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COMUNITÀ IN CAMMINO

BOLLETTINO PARROCCHIALE LOSONE - onsernone N.2 - Giugno 2017


I nostri contatti Preti don Jean–Luc Farine

091 791 41 15 076 442 41 15 farjluc@gmail.com

don Marco Nichetti

091 791 41 15 076 693 99 07 marcnic78@gmail.com

casa parrocchiale, via san Materno 7, 6616 Losone sito: www.leparrocchie.ch

Presidenti dei Consigli parrocchiali Losone Auressio Loco Berzona Mosogno Russo Crana Comologno Vergeletto-Gresso

Silvano Beretta Claudia Locatelli Graziella Dellamora (membro) Ursula Terribilini Sonia Gianini Laura Perlini Olimpio Poncioni Martina Gamboni Marco Garbani-Nerini

076 449 16 88 091 780 60 58 091 797 14 64 091 797 12 19 091 797 17 80 091 797 13 27 091 797 12 24 079 428 43 04

Avvertenza Per ragioni di praticità questo bollettino viene distribuito a tutti i fuochi. Ci scusiamo con coloro che non fossero interessati a riceverlo e confidiamo nella loro comprensione. Coloro che volessero segnalare un lettore interessato, ma residente fuori parrocchia, indichino l’indirizzo al rispettivo Consiglio parrocchiale. copertina: Sergio Simona


la lettera del parroco

Dove andremo? In queste settimane mi sono venuti alla mano dei bollettini parrocchiali della valle Onsernone dal 1950 in avanti e sfogliandoli mi sono posto una domanda: “Dove andremo”? Domanda che possiamo riferire immediatamente a questo tempo estivo che ci attende, alle vacanze. Domanda che però deve diventare matura, deve riprendere la nostra vita “completa”, in tutto ciò che facciamo e non essere solo legata al tempo che sfruttiamo. E sfogliando questi bollettini ho osservato come, cinquant’anni fa, vi era un’insistenza sull’importanza e sul significato dei sacramenti, della morale cattolica, della vita dei santi, sulle feste. Da qui possiamo notare come sempre si è cercato di catechizzare in un modo semplice i cristiani, cercando di far accogliere l’annuncio di salvezza che le parole scritte proponevano. Certo vi era un aiuto, la società si riconosceva cristiana e per alcuni aspetti le cose andavano avanti senza porsi troppe domande. Oggi la nostra società si è staccata e si vuole staccare dal riconoscersi come parte del progetto di Dio e va in tutte le direzioni possibili, senza nessun fine, ma perseguendo i propri piaceri e i propri interessi in modo egoistico; e ciò in tutti gli ambiti, da quello economico a quello educativo, mettendo Dio e ciò che lo riguarda in secondo piano. Di fronte a questa società in cui noi cristiani siamo chiamati a vivere, ecco che il papa Francesco ci catechizza, non smette di ricordarci di fare una scelta per Cristo, di essere cristiani autentici. Nella sua visita alla diocesi di Genova, nella messa

del 27 maggio, ha sottolineato l’importanza della preghiera e dello slancio missionario. Il mondo ha bisogno della preghiera, di fermarsi, altrimenti la frenesia della vita ci fa arrivare al termine delle nostre giornate stanchi e con l’anima appesantita, senza frutto. La soluzione per Francesco è “gettare l’ancora in Dio” dando “a Lui i pesi, le persone e le situazioni”, affidandogli tutto. È questa la forza della preghiera che collega cielo e terra, che permette a Dio di entrare nel nostro tempo. E lo slancio missionario non può essere rinchiuso e sigillato, perché l’amore di Dio è dinamico e vuole raggiungere tutti. Per annunciare occorre andare, uscire da sé stessi, il cristiano non è fermo. Il Signore ci vuole liberi dalla tentazione di accontentarci quando stiamo bene e abbiamo tutto sotto controllo. Il cristiano non è fermo, ma in cammino, è quindi necessario che ci mettiamo in gioco. Pertanto “dove andremo?” in questa estate non lasciamo il Signore da parte, ma approfittiamo per pregare e annunciare. Buona estate.

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il messaggio

La rivoluzione della tenerezza Discorso di papa Francesco al Ted In occasione della conferenza annuale dell’organizzazione privata non profit “TED” (Technology Entertainment Design), papa Francesco è intervenuto con un video messaggio. Abbiamo pensato proporlo ai nostri lettori come lettura estiva. “Buona sera – oppure buon giorno, non so che ora è lì da voi! A qualsiasi ora, sono però contento di partecipare al vostro incontro. Mi è piaciuto molto il titolo – “The future you” – perché, mentre guarda al domani, invita già da oggi al dialogo: guardando al futuro, invita a rivolgersi a un “tu”. “The future you”, il futuro è fatto di te, è fatto cioè di incontri, perché la vita scorre attraverso le relazioni. Parecchi anni di vita mi hanno fatto maturare sempre più la convinzione che l’esistenza di ciascuno di noi è legata a quella degli altri: la vita non è tempo che passa, ma tempo di incontro. Incontrando o ascoltando ammalati che soffrono, migranti che affrontano tremende difficoltà in cerca di un futuro migliore, carcerati che portano l’inferno nel proprio cuore, persone, specialmente giovani, che non hanno lavoro, mi accompagna spesso una domanda: “Perché loro e non io?” Anch’io sono nato in una famiglia di migranti: mio papà, i miei nonni, come tanti altri italiani, sono partiti per l’Argentina e hanno conosciuto la sorte di chi resta senza nulla. Anch’io avrei potuto essere tra gli “scar-

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tati” di oggi. Perciò nel mio cuore rimane sempre quella domanda: “Perché loro e non io?” Mi piacerebbe innanzitutto che questo incontro ci aiuti a ricordare che abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri, che nessuno di noi è un’isola, un io autonomo e indipendente dagli altri, che possiamo costruire il futuro solo insieme, senza escludere nessuno. Spesso non ci pensiamo, ma in realtà tutto è collegato e abbiamo bisogno di risanare i nostri collegamenti: anche quel giudizio duro che porto nel cuore contro mio fratello o mia sorella, quella ferita non curata, quel male non perdonato, quel rancore che mi farà solo male, è un pezzetto di guerra che porto dentro, è un focolaio nel cuore, da spegnere perché non divampi in un incendio e non lasci cenere. Molti oggi, per diversi motivi, sembrano non credere che sia possibile un futuro felice. Questi timori vanno presi sul serio. Ma non sono invincibili. Si possono superare, se non ci chiudiamo in noi stessi. Perché la felicità si sperimenta solo come dono di armonia di ogni particolare col tutto. Anche le scienze – lo sapete meglio di me – ci indicano oggi una comprensione della realtà, dove ogni cosa esiste in collegamento, in interazione continua con le altre.  E qui arrivo al mio secondo messaggio. Come sarebbe bello se alla crescita delle innovazioni scientifiche e tecnologi-


che corrispondesse anche una sempre maggiore equità e inclusione sociale! Come sarebbe bello se, mentre scopriamo nuovi pianeti lontani, riscoprissimo i bisogni del fratello e della sorella che mi orbitano attorno! Come sarebbe bello che la fraternità, questa parola così bella e a volte scomoda, non si riducesse solo a assistenza sociale, ma diventasse atteggiamento di fondo nelle scelte a livello politico, economico, scientifico, nei rapporti tra le persone, tra i popoli e i Paesi. Solo l’educazione alla fraternità, a una solidarietà concreta, può superare la “cultura dello scarto”, che non riguarda solo il cibo e i beni, ma prima di tutto le persone che vengono emarginate da sistemi tecno-economici dove al centro, senza accorgerci, spesso non c’è più l’uomo, ma i prodotti dell’uomo. La solidarietà è una parola che tanti vogliono togliere dal dizionario. La solidarietà però non è un meccanismo automatico, non si può programmare o comandare: è una risposta libera che nasce dal cuore di ciascuno. Sì, una risposta

libera! Se uno comprende che la sua vita, anche in mezzo a tante contraddizioni, è un dono, che l’amore è la sorgente e il senso della vita, come può trattenere il desiderio di fare del bene agli altri? Per essere attivi nel bene ci vuole memoria, ci vuole coraggio e anche creatività. Mi hanno detto che a TED c’è riunita tanta gente molto creativa. Sì, l’amore chiede una risposta creativa, concreta, ingegnosa. Non bastano i buoni propositi e le formule di rito, che spesso servono solo a tranquillizzare le coscienze. Insieme, aiutiamoci a ricordare che gli altri non sono statistiche o numeri: l’altro ha un volto, il “tu” è sempre un volto concreto, un fratello di cui prendersi cura. C’è una storia che Gesù ha raccontato per far comprendere la differenza tra chi non si scomoda e chi si prende cura dell’altro. Probabilmente ne avrete sentito parlare: è la parabola del Buon Samaritano. Quando hanno chiesto a Gesù chi è il mio prossimo – cioè: di chi devo prendermi cura? – Gesù ha raccontato

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questa storia, la storia di un uomo che i ladri avevano assalito, derubato, percosso e abbandonato lungo la strada. Due persone molto rispettabili del tempo, un sacerdote e un levita, lo videro, ma passarono oltre senza fermarsi. Poi arrivò un samaritano, che apparteneva a una etnia disprezzata, e questo samaritano, alla vista di quell’uomo ferito a terra, non passò oltre come gli altri, come se nulla fosse, ma ne ebbe compassione. Si commosse e questa compassione lo portò a compiere gesti molto concreti: versò olio e vino sulle ferite di quell’uomo, lo portò in un albergo e pagò di tasca sua per la sua assistenza. La storia del Buon Samaritano è la storia dell’umanità di oggi. Sul cammino dei popoli ci sono ferite provocate dal fatto che al centro c’è il denaro, ci sono le cose, non le persone. E c’è l’abitudine

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spesso di chi si ritiene “per bene”, di non curarsi degli altri, lasciando tanti esseri umani, interi popoli, indietro, a terra per la strada. C’è però anche chi dà vita a un mondo nuovo, prendendosi cura degli altri, anche a proprie spese. Infatti – diceva Madre Teresa di Calcutta – non si può amare se non a proprie spese. Abbiamo tanto da fare, e dobbiamo farlo insieme. Ma come fare, con il male che respiriamo? Grazie a Dio, nessun sistema può annullare l’apertura al bene, la compassione, la capacità di reagire al male che nascono dal cuore dell’uomo. Ora voi mi direte: “sì, sono belle parole, ma io non sono il Buon Samaritano e nemmeno Madre Teresa di Calcutta”. Invece ciascuno di noi è prezioso; ciascuno di noi è insostituibile agli occhi di Dio. Nella notte dei conflitti che stiamo attraversando, ognuno di noi può essere una candela accesa che ricorda che la luce prevale sulle tenebre, non il contrario. Per noi cristiani il futuro ha un nome e questo nome è speranza. Avere speranza non significa essere ottimisti ingenui che ignorano il dramma del male dell’umanità. La speranza è la virtù di un cuore che non si chiude nel buio, non si ferma al passato, non vivacchia nel presente, ma sa vedere il domani. La speranza è la porta aperta sull’avvenire. La speranza è un seme di vita umile e nascosto, che però si trasforma col tempo in un grande albero; è come un lievito invisibile, che fa crescere tutta la pasta, che dà sapore a tutta la vita. E può fare tanto, perché basta una sola piccola luce che si alimenta di speranza, e il buio non sarà più completo. Basta un solo uomo perché ci sia speranza, e quell’uomo puoi essere tu.


Poi c’è un altro “tu” e un altro “tu”, e allora diventiamo “noi”. E quando c’è il “noi”, comincia la speranza? No. Quella è incominciata con il “tu”. Quando c’è il noi, comincia una rivoluzione. Il terzo e ultimo messaggio che vorrei condividere oggi riguarda proprio la rivoluzione: la rivoluzione della tenerezza. Che cos’è la tenerezza? È l’amore che si fa vicino e concreto. È un movimento che parte dal cuore e arriva agli occhi, alle orecchie, alle mani. La tenerezza è usare gli occhi per vedere l’altro, usare le orecchie per sentire l’altro, per ascoltare il grido dei piccoli, dei poveri, di chi teme il futuro; ascoltare anche il grido silenzioso della nostra casa comune, della terra contaminata e malata. La tenerezza significa usare le mani e il cuore per accarezzare l’altro. Per prendersi cura di lui.  La tenerezza è il linguaggio dei più piccoli, di chi ha bisogno dell’altro: un bambino si affeziona e conosce il papà e la mamma per le carezze, per lo sguardo, per la voce, per la tenerezza. A me piace sentire quando il papà o la mamma parlano al loro piccolo bambino, quando anche loro si fanno bambini, parlando come parla lui, il bambino. Questa è la tenerezza: abbassarsi al livello dell’altro. Anche Dio si è abbassato in Gesù per stare al nostro livello. Questa è la strada percorsa dal Buon Samaritano. Questa è la strada percorsa da Gesù, che si è abbassato, che ha attraversato tutta la vita dell’uomo con il linguaggio concreto dell’amore.   Sì, la tenerezza è la strada che hanno percorso gli uomini e le donne più co-

raggiosi e forti. Non è debolezza la tenerezza, è fortezza. È la strada della solidarietà, la strada dell’umiltà. Permettetemi di dirlo chiaramente: quanto più sei potente, quanto più le tue azioni hanno un impatto sulla gente, tanto più sei chiamato a essere umile. Perché altrimenti il potere ti rovina e tu rovinerai gli altri. In Argentina si diceva che il potere è come il gin preso a digiuno: ti fa girare la testa, ti fa ubriacare, ti fa perdere l’equilibrio e ti porta a fare del male a te stesso e agli altri, se non lo metti insieme all’umiltà e alla tenerezza. Con l’umiltà e l’amore concreto, invece, il potere – il più alto, il più forte – diventa servizio e diffonde il bene. Il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei politici, dei grandi leader, delle grandi aziende. Sì, la loro responsabilità è enorme. Ma il futuro è soprattutto nelle mani delle persone che riconoscono l’altro come un “tu” e se stessi come parte di un “noi”. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. E perciò, per favore, ricordatevi anche di me con tenerezza, perché svolga il compito che mi è stato affidato per il bene degli altri, di tutti, di tutti voi, di tutti noi.  Grazie.”

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calendario liturgico

Losone L’orario estivo delle messe previste da sabato 17 giugno alla domenica 10 settembre è il seguente: sabato ore 18 in san Lorenzo domenica ore 10 in san Lorenzo ore 20 in san Giorgio Le messe feriali sono celebrate il lunedì in san Lorenzo, il martedì in san Giorgio, il mercoledì in casa Patrizia, il giovedì in san Rocco, il venerdì all’oratorio di Arbigo. festa dei santi Pietro e Paolo giovedì 29 giugno ore 10 messa in san Lorenzo ore 20 messa in san Giorgio

sabato 12 agosto ore 18 messa in san Lorenzo festa di san Rocco domenica 13 agosto ore 10 messa in san Rocco ore 17 vespri in san Rocco ore 20 messa in san Giorgio Assunzione martedì 15 agosto Ci uniamo alla comunità di Ascona alla Madonna della fontana ore 10:30 messa ore 16:30 vespri ore 20 messa in San Giorgio festa patronale di san Lorenzo sabato 19 agosto ore 18 messa in san Lorenzo domenica 20 agosto ore 10 messa in san Lorenzo aperitivo e incanto dei doni dopo la messa ore 17 vespri in san Lorenzo è sospesa la messa della sera festa della Madonna di Arbigo sabato 8 settembre ore 18 messa in san Lorenzo domenica 9 settembre ore 10:30 messa all’oratorio di Arbigo ore 17 vespri all’oratorio di Arbigo In occasione della festa di Arbigo il gruppo mamme organizza la tradizionale lotteria sotto il portico della chiesetta.

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Onsernone ss. Pietro e Paolo giovedĂŹ 29 giugno ore 10:30 Crana (patronale) XIII domenica ordinaria sabato 1 luglio ore 17 Vergeletto (PartĂźs) ore 18:15 Berzona domenica 2 luglio ore 9 Crana ore 10:30 Auressio (legato Calzonio) XIV domenica ordinaria sabato 8 luglio ore 16 Mosogno (Neveria) ore 18 Gresso domenica 9 luglio ore 9 Comologno ore 10:30 Loco XV domenica ordinaria sabato 15 luglio ore 17 Russo ore 18:15 Berzona domenica 16 luglio ore 10:30 Auressio (Madonna sponde) ore 10:30 Crana (Madonna del Carmelo)

XVI domenica ordinaria sabato 22 luglio ore 17 Comologno ore 18:15 Mosogno (oratorio Chiosso) domenica 23 luglio ore 10:30 Vergeletto (patronale) XVII domenica ordinaria sabato 29 luglio ore 17 Gresso ore 18:15 Berzona domenica 30 luglio ore 10:30 Comologno (patronale) Trasfigurazione sabato 5 agosto ore 17 Crana ore 18:15 Auressio (Madonna sponde) domenica 6 agosto ore 9 Vergeletto ore 10:30 Loco XIX domenica ordinaria sabato 12 agosto ore 17 Comologno ore 18:15 Mosogno domenica 13 agosto ore 10:30 Berzona (patronale) Assunzione martedĂŹ 15 agosto ore 10:30 Russo (patronale) XX domenica ordinaria sabato 19 agosto ore 17 Gresso ore 18:15 Loco domenica 20 agosto ore 10:30 Mosogno (patronale)

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XXI domenica ordinaria sabato 26 agosto ore 17 Vergeletto ore 18:15 Berzona domenica 27 agosto ore 9 Auressio (Madonna sponde) ore 10:30 Comologno XXII domenica ordinaria sabato 2 settembre ore 17 Gresso ore 18:15 Mosogno (Barione) domenica 3 settembre ore 9 Crana ore 10:30 Loco XXIII domenica ordinaria sabato 9 settembre ore 17 Vergeletto (PartĂźs) ore 18:15 Berzona (Matro) domenica 10 settembre ore 9 Comologno ore 10:30 Russo XXIV domenica ordinaria sabato 16 settembre ore 17 Crana ore 18:15 Auressio (Madonna sponde) domenica 17 settembre ore 10:30 Loco (s.s. Crocefisso)

9 aprile, cresima di Manuel e Isabelle a Crana

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XXV domenica ordinaria sabato 23 settembre gita parrocchiale domenica 24 settembre ore 9 Comologno ore 10:30 Berzona XXVI domenica ordinaria sabato 30 settembre ore 16 Vergeletto ore 17:15 Mosogno (Sotto) domenica 1 ottobre ore 10:30 Auressio (patronale) XXVII domenica ordinaria sabato 7 ottobre ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 8 ottobre ore 9 Crana ore 10:30 Loco XXVIII domenica ordinaria sabato 14 ottobre ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 15 ottobre ore 9 Vergeletto ore 10:30 Auressio


l’iniziativa

Preghiere verso Haiti Uno scambio tra Chiese sorelle in ambito missionario Nasce da un desiderio di vivere l’anno della misericordia con un gesto concreto verso le periferie del mondo, il nuovo progetto missionario diocesano tra la diocesi di Anse-à-Veau e quella di Lugano. Dopo i campi estivi con i giovani, organizzati dalla Conferenza Missionaria della Svizzera italiana (CMSI) a seguito del terre-moto, e dopo le visite che il vescovo di quella diocesi haitiana ha fatto da noi, comincia quest’anno una collaborazione nell’ambito dell’educazione. A partire da ottobre alcuni cooperanti partiranno alla volta dell’isola caraibica per studiare questo progetto di collaborazione nella formazione di docenti delle scuole elementari delle parrocchie. Si calcola che attualmente le scuole disseminate sul territorio e gestite dalle

comunità parrocchiali vedano all’opera un migliaio di docenti per quasi 10’000 allievi. Le condizioni d’insegnamento e la preparazione professionale degli stessi insegnanti sono lacunose e con questa collaborazione la diocesi di Anse-à-veau ed i responsabili diocesani della formazione scolastica sperano di ottenere da noi un appoggio determinante. In contraccambio il vescovo di laggiù non ha altro da offrirci che la preghiera delle stesse comunità. Quella scatoletta che trovate in chiesa raccoglie le vostre intenzioni. Verranno tradotte e spedite ad Haiti affinché i cristiani di laggiù, riuniti nelle celebrazioni domenicali, possano integrarle nelle loro preghiere. I poveri ci aiutano così a presentare al Signore le nostre intenzioni.

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i consigli parrocchiali informano

Losone Partenze e nuovi arrivi Lo scorso 23 aprile l’assemblea parrocchiale di Losone ha ratificato alcuni avvicendamenti in seno al suo consiglio. Dopo 40 anni di impegno per la parrocchia e tre legislature di lavoro nell’esecutivo, ha lasciato la propria carica Carla Fornera. Partenza anche per Costantino Trapletti, attivo in consiglio da 18 anni. Ad entrambi è andato un sincero ringraziamento per quanto fatto nel lungo periodo di militanza. A loro sono subentrate Maria Fornera e Enrica Pasinelli. Durante i lavori sono pure stati approvati i conti consuntivi 2016, che hanno fatto registrare una perdita d’esercizio di circa 24 mila franchi, a fronte di un deficit preventivato attorno ai 51 mila franchi. Il presidente Silvano Beretta ha poi fatto il punto sulla situazione della residenza Dorotea, che già lo scorso anno ha

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Da sinistra: Carla Fornera, Silvano Beretta e Costantino Trapletti

permesso di incassare circa 18 mila franchi di affitti. Dal mese di luglio, quando i 21 appartamenti saranno tutti occupati, l’incasso mensile si aggirerà sui 31 mila franchi. Da sinistra: Antonio Ceresa, Remo Fornera, Mario Bianda, Enrica Pasinelli, Jean-Luc Farine, Maria Fornera e Silvano Beretta.


L’assemblea di fine legislatura è anche stata l’occasione per trarre un bilancio del quadriennio, che ha visto il consiglio impegnato su molteplici fronti. Dalla chiusura della chiesa di san Lorenzo al progetto di allacciamento alla centrale ERL, dai problemi di riscaldamento a san Lorenzo e san Giorgio alla rottura della campana di quest’ultima chiesa.

Mosogno Il consiglio parrocchiale informa che nell’oratorio di Neveria, a causa del tarlo capricorno, che ha intaccato alcune travi, si sta intervenendo al trattamento completo di tutte le travi portanti del tetto. La spesa preventiva ammonta a Fr. 4.123.Inoltre s’informa che nell’oratorio Chiosso, si trova un quadro, raffigurante san Michele, in precarie condizioni (vedi foto) e urge un intervento conservativo la cui spesa è di Fr. 5.340.- Il restauro è affidato alla restauratrice di Losone Sabrina Pedrocchi. Il consiglio parrocchiale confida nel vostro sostegno.

Onsernone Rinnovo dei consigli

Nelle 2 foto le condizioni precarie del quadro di san Michele.

In questo anno di rinnovo dei mandati per i membri dei consigli parrocchiali, in valle si sono svolte le varie assemblee. L’amministratore parrocchiale don Marco Nichetti è membro di diritto, seguono gli altri membri per il quadriennio 2017-2021: Auressio: Claudia Locatelli, Marisa Losa; Loco: Roberto Carazzetti, Graziella Rusconi, Ursula Tortelli, Graziella Dellamora; Berzona: Ursula Terribillini, Massimo Mancini, Francesco D’Aliesio; Mosogno: Sonia Gianini, Trudy Darni, Samantha Darni; Russo: Laura Perlini, Lina Domenigoni, Danila Bellinato; Crana: Olimpio Poncioni, Jean-Claude Barrant, Gemma Mordasini; Vergeletto: Marco Garbani Nerini, Claudio Speziali, Monica Biadici, Elena Colombini.

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la visita

Luce e colori a maggior gloria di Dio La missione delle suore artiste di santa Hildegardis

Nella produzione del monastero anche croci, piccole sculture e quadri.

Un ramo giovane dell’albero di san Benedetto. Un ramo fiorito. Colorato e luminoso. È l’ordine fondato nel 1935, in Olanda, dall’artista Hidelgard Michaelis. Riconosciuto da Roma nel 1952, cinque anni dopo da quel ramo un fiore sbocciò a Orselina. E là continua ad emanare la sua fragranza, attraverso la testimonianza delle sette suore guidate da sorella Simona. Fede, preghiera, arte e creazioni artigianali costituiscono il fondamento della loro vita. Elementi che aleggiano ovunque nel monastero di santa Hildegardis, dove luce e colori regnano sovrani. Un’atmosfera di variopinta serenità

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che rende unica la visita al convento. Luogo singolare, che affianca agli elementi tradizionali (dal refettorio alle celle, per arrivare alla cappella, comunque tutti caratterizzati da un gusto estetico particolare) i molti laboratori, dove si respira la regola dell’“ora et labora”. In alcune camere dominano i grandi telai, sui quali nascono preziosi tessuti per stole e casule. In altre i supporti su cui vengono fissati i tessuti da decorare con la tecnica del batik, dando vita a suggestivi, grandi arazzi. Poi ci sono le brillanti ceramiche, gli smalti, i mosaici. E i dipinti. Acquerelli e olii. Infiniti inni alla bellezza. Luce


e colori a maggior gloria di Dio. Cui, fra l’altro, si unisce anche la cultura del canto gregoriano, che le suore continuano a far vivere durante le celebrazioni. “La nostra madre fondatrice – racconta suor Simona, che (come le sue consorelle) viene dall’Olanda – era luterana e nel 1927 si convertì al cattolicesimo. Decise di mettere al servizio della Chiesa – che tanto amava – i suoi doni artistici, per renderla più bella e amorevole. Una missione che anche noi abbiamo fatta nostra, cercando di testimoniare e accrescere la bellezza del Creato, pur con tutti i nostri limiti”. Per entrare nell’ordine di santa Hildegardis non è comunque necessario essere artiste. “No – conferma suor Simona -, diverse delle nostre attività sono di carattere artigianale. E poi ogni oggetto che esce dal monastero è firmato ‘OM’,‘Orsa minore’ – dal nome della fondazione cui facevamo capo inizialmente – e questo perché siamo convinte che sia opera di tutte le sorelle. Di colei che gli ha dato concretamente forma, ma anche di chi si è occupata dei pasti o delle pulizie… L’importante è vivere secondo il carisma della bellezza”. Ma il monastero di santa Hildegardis, non bisogna dimenticarlo, è appunto sempre un… monastero. “E dunque – racconta ancora suor Simona – anche la preghiera ha una grande importanza nella nostra vita quotidiana. ‘Ora et labora’, appunto. Ci sono molte persone che vengono a chiederci di pregare per loro. E noi, a nostra volta, lo facciamo per il mondo, che ne ha sempre più bisogno. Come quello della bellezza, anche la preghiera è un servizio. Fondamentale”. Che l’ordine di queste singolari benedettine dovesse giungere a Orselina, per

suor Simona era volontà divina. “La nostra madre fondatrice – spiega – era alla ricerca di un luogo luminoso e colorato, che potesse ispirare il lavoro delle consorelle più di quanto non accadesse nella nordica Olanda. Un padre benedettino le fece il nome dell’allora parroco di Orselina, don Luigi Agustoni. In un viaggio verso Roma, decise di fare tappa qui e la volontà del Signore si concretizzò”. Accanto alla chiesa vi erano infatti un rustico e una stalla, la cui proprieta-

Arazzo della risurrezione in batik realizzato a Orselina.

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ria avrebbe voluto vendere. Sua sorella, però, che era una suora, si opponeva a qualunque utilizzo “profano” del sedime, considerando che quest’ultimo si trovava proprio fra la parrocchiale e il cimitero. “Sembrava una situazione fatta apposta per noi – commenta suor Simona – e fu quindi concluso l’accordo”. Nei decenni (l’arrivo nel Locarnese risale al 1957) attorno a quegli edifici originari (la stalla è divenuta la cappella del monastero), ne sono nati altri. “Tutti – sottolinea orgogliosa la nostra interlocutrice – finanziati grazie al nostro lavoro”. Ora, però, quei tempi sono ormai passati. Il numero delle suore (che, ai tempi d’oro, avevano raggiunto anche la ventina) è in costante diminuzione. “E con gli anni che passano – aggiunge suor Simona – anche noi siamo sempre meno in grado di lavorare”. Significa che il monastero si estinguerà? “Chi può dirlo? Solo il Signore lo sa. E se quella sarà la sua volon-

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Suor Simona, vive con 7 consorelle nel monastero di santa Hildegardis.

tà, noi l’accetteremo di buon grado. In fondo noi non facciamo altro che lavorare per Lui e ci sono sicuramente molti altri modi per farlo”. Barbara Gianetti Lorenzetti


l’ospite

Rintocchi per amore Incontro con Carlo Suter, il campanaro di Berzona Il suono della vita. Per Carlo Suter è il rintocco di una campana. Finché quella vibrazione si librerà nell’aria, vorrà dire che il definitivo declino – seppur in agguato dietro l’angolo – ancora non l’avrà avuta vinta. Per questo lui, discendente di una famiglia protestante e libero pensatore, si è offerto – assieme alla compagna Yvonne – di continuare a dar voce al campanile di Berzona, diventando campanaro e vice sacrestano. Per amore delle proprie radici e per rispetto della valle e della sua gente. “Perché la Chiesa e la dimensione religiosa – racconta lui stesso – sono state parte integrante e fondamentale della realtà sociale e spiri-

tuale dell’Onsernone e il nostro compito, oggi, è di mantenere vivi i pochi elementi sui quali ancora abbiamo la possibilità di agire”. A dispetto del cognome, Suter ha un legame molto forte con la valle. Suo nonno, Edoardo Schira, fu anche sindaco di Berzona, di ritorno da una storia di emigrazione. “Nell’Ottocento – racconta – gli Schira andarono a Ginevra in cerca di fortuna, come molti altri abitanti del villaggio. Nella città di Calvino, poi, divennero protestanti”. Fra loro vi erano personaggi eclettici, personalità forti e indipendenti, a volte anche contestate. Edoardo era uno di loro. E, oggi, suo ni-

Carlo Suter nella chiesa dedicata ai santi Rocco e Defendente.

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pote ne parla con rispetto e curiosità, affascinato da quella figura che pare aver avuto un ruolo importante nella sua vita. Nato, cresciuto e per tutta la vita radicato a Zurigo – dove ha studiato psicologia applicata e dove è pure stato professore e co-rettore del Dipartimento di scienze sociali della Scuola universitaria professionale – con l’Onsernone Carlo Suter ha avuto rapporti da subito. “Dicono – ricorda – che venni per la prima volta a Berzona quando avevo tre mesi. Da allora il Ticino ha rappresentato l’antitesi della dimensione urbana zurighese. Un luogo senza troppi impegni, con ritmi diversi e un profondo legame con la natura”. Trascorrendovi per decenni le proprie vacanze e ritiri lavorativi, il nostro interlocutore ha vissuto da vicino i grandi cambiamenti avvenuti in valle. “Che sono iniziati – aggiunge – già a cavallo fra Ottocento e Novecento, con il declino della lavorazione della paglia e poi, vieppiù, delle attività agricole, in concomitanza con l’industrializzazione dei centri urbani”. Da qui i grandi flussi dell’emigrazione e l’inizio di un lento processo di spopolamento. Che, nel caso particolare dell’Onsernone, si sono accompagnati ad un fenomeno inverso, con l’arrivo e l’insediamento di personalità particolari – scrittori, intellettuali, artisti europei di vario genere – che prese avvio in concomitanza con le correnti che fiorirono sul Monte Verità di Ascona. Ci si trovò così in bilico fra la realtà di una tradizione comunque ancora forte e radicata e l’aria innovatrice e diversa portata dai “nuovi” onsernonesi. Fra quelli di Berzona, il più consociuto è certo Max Frisch, scrittore e dramma-

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turgo svizzero fra i più noti del secondo dopoguerra. E anche attraverso la figura di Frisch si è concretizzato l’impegno di Carlo Suter per individuare la via giusta sulla quale assicurare un futuro alla valle. Da quando vi si è insediato definitivamente, tornando alla casa dei nonni, nel 2005. “Sono ad esempio – racconta ancora il nostro interlocutore – entrato a far parte del comitato del Museo onsernonese”. Un gremio privilegiato che cerca, appunto, di dare nuova vita al passato per renderlo una risorsa vitale orientata al domani. La mostra su Frisch – con relativa pubblicazione – e l’esposizione


ruolo determinate in tutti questi ambiti – aggiunge – potrebbe averlo la costituzione dell’oggi candidato Parco nazionale del Locarnese”. Un’iniziativa il cui cammino si annuncia comunque irto di ostacoli. Come in chiaroscuro si presenta il futuro di una valle oggettivamente in declino, teatro dello spopolamento e della scomparsa graduale, ma costante, di molti servizi primari. Eppure Suter non si scoraggia e, come diversi altri in Onsernone, continua ad impegnarsi, pur abitando nel nucleo storico di Berzona, che passa dal centinaio di persone che lo popolano in estate ai 9 residenti fissi – suddivisi in 5 case – che si contano durante l’inverno.

Carlo Suter al… lavoro mentre fa rintoccare le campane.

“Cinquant’anni della nostra vita” sono solo degli esempi. Di recente, poi, si è aggiunto il progetto delle passeggiate culturali nei vari villaggi, per contribuire a un’adeguata lettura socio-culturale del territorio. Non solo. Confrontato con l’esigenza di preservare le bellezze e le peculiarità territoriali, Suter è pure stato il motore per la nascita dell’associazione degli Amici di Berzona, che conta oggi un’ottantina di aderenti (per lo più proprietari di residenze secondarie). “Un

Anche per loro – ma, soprattutto, per la frazione di Seghellina, più abitata - il campanaro e la sua compagna continuano il lavoro. Facendo risuonare i propri rintocchi prima delle messe, per le occasioni importanti e per le celebrazioni di funerali, matrimoni e battesimi. Con una cura particolare, perché suonare le campane è un’arte che si deve imparare. La si concretizza nel modo più conosciuto – utilizzando le funi -, ma anche “a concerto” oppure con l’antica tecnica del “rebatt”, usando una tastiera. Suter si è fatto una vera cultura sull’argomento e ricorda, ad esempio, le diverse modalità dell’accompagnamento funebre, a dipendenza se il morto era un uomo, una donna o un bambino. “In passato – conclude – il campanile aveva un vasto repertorio di rintocchi. Uno per ogni occasione, non tutte necessariamente religiose. Perché, a quei tempi, le campane erano ancora la voce del villaggio”. bgl

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l’intervista

“Troppe persone non ce la fanno più!” In aumento individui e famiglie nel bisogno Anche a Locarno verrà aperta tra qualche tempo una mensa sociale. Ce lo conferma fra Martino Dotta. E, manco a dirlo, sarà lui l’anima della struttura, come lo è per quella che da tempo già opera a Lugano. Un luogo di condivisione e incontro del quale nel Locarnese – ci dice – si avverte sempre più la mancanza. È da alcuni anni che lui ci sta lavorando, spinto anche dalle richieste di aiuto che gli arrivano da vari operatori sociali attivi nella regione. Approfittiamo dell’incontro con il frate per chiedergli quali sono, alla luce dell’esperienza che gli deriva dal suo operare quotidianamente al servizio dei meno fortunati, i bisogni sociali e le risposte che siamo in grado di dare. I bisogni sono in continuo aumento come lo sono, di conseguenza le richieste di aiuto. Troppa gente non ce la fa più ad

arrivare a fine mese. I motivi sono molteplici. Persone che avevano un lavoro e l’hanno perso, per esempio. Si trovano così con una inferiore disponibilità di

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Non solo un pasto caldo Il Centro Bethlehem della Resega a Lugano non ha le connotazioni di una “mensa dei poveri”. Certo, la maggior parte di chi lo frequenta è sicuramente in una difficile situazione economica. È una mensa sociale, aperta non solo a chi non ha i soldi per pagarsi il pranzo, ma anche a persone sole, a quanti vogliono trovare un po’ di compagnia, che desiderano avere la possibilità di mangiare scambiando due chiacchiere o conoscendo gente nuova. Per chi può pagarlo, al Centro Bethlehem il pranzo costa cinque franchi. Il pasto è completo e abbondante: verdura, diversi contorni, carne o pesce e spesso anche il dessert, ci dice fra Martino. E in più c’è la possibilità di fare la doccia, di lavare i propri abiti o semmai di riceverne altri. Sarà così anche a “Casa Martini” a Locarno. Con qualcosa in più. Un qualcosa di molto importante: ci sarà anche la possibilità di dormire. Perché, anche se non si vedono, ci sono pure nella nostra regione persone rimaste senza tetto, per vari motivi. Provvisoriamente magari. Ma con un gran bisogno di avere un posto dove appoggiare la testa e ritrovare un po’ di calore umano. E lo troveranno a “Casa Martini”!


soldi, devono perciò, a volte, cercare un appartamento più a buon mercato. Una difficoltà in crescita è legata alle separazioni coniugali: l’ex moglie sta con i figli e il padre deve trovare una nuova casa a prezzi abbordabili… Quello delle pigioni moderate è un problema un po’ tutto il cantone. Si costruisce molto, si ristruttura tanto e gli affitti aumentano parecchio. Non tutti possono permettersi di spendere 1’550 o 2’000 franchi per un 3 locali e mezzo! Trovare appartamenti a buon mercato ma in condizioni dignitose è sempre più difficile. La tendenza è ormai quella d’investire in costruzioni con standard medio-alti. Già, ma non crediamo siano solo gli affitti a generare povertà… Ovviamente no. Semmai tralasciare di pagare l’affitto è il primo passo. Poi si aggiungono altri debiti, ci sono i premi della cassa ammalati, la luce, il telefono, le tasse, spese extra per i figli. Insomma, quando i soldi sono pochi vengono a mancare un po’ per tutto. Sono situazioni che incontro quasi tutti i giorni.

Ma mi preoccupa il fatto che, proprio dall’inizio dell’anno, le domande sono in forte aumento. Incontro sempre più individui e soprattutto nuclei familiari che proprio non ce la fanno più. Il Fondo solidarietà è un sistema di microcredito: dopo aver verificato le problematiche presentate, saldiamo le fatture in sospeso (è raro che consegniamo soldi in contanti). Proponiamo ai beneficiari di tali interventi finanziari di rimborsarli attraverso rate anche minime, persino di venti o cinquanta franchi secondo le loro possibilità, senza spese né interessi. Ci sono casi nei quali il nostro aiuto può limitarsi a qualche centinaia di franchi o a buoni per la spesa. Ma ce ne sono altri nei quali ci vogliono parecchi biglietti da mille. Capita soprattutto quando ci sono in ballo precetti esecutivi. Pensiamo, ad esempio, ad una famiglia che non riesce

Come intervenire, allora? Con il Fondo solidarietà, gestito dalla Fondazione Francesco per l’aiuto sociale, cerco di rispondere al maggior numero di richieste di aiuto.

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a pagare i premi della cassa malati, magari per un intero anno. O pensiamo a quelle famiglie che prima avevano diritto agli assegni di prima infanzia o agli assegni integrativi e che ora se li sono visti diminuire o addirittura eliminare. E magari si tratta di casi nei quali uno dei coniugi è straniero al beneficio di un permesso B: se si rivolge all’assistenza arrischia che gli salti il permesso, indipendentemente dal fatto che sia sposato, abbia figli e l’altro coniuge sia svizzero. Il Fondo solidarietà fornisce dunque un aiuto immediato, ma forse le situazioni di disagio rimangono… Direi di più: questo fondo è sì un sostegno sussidiario come lo è quello fornito da altre istituzioni, quali ad esempio le conferenze di san Vincenzo, ma nella maggior parte dei casi costituisce proprio l’ultima spiaggia, l’ultima àncora alla quale aggrapparsi per non affogare. Gli aiuti sono distribuiti un po’ in tutto il cantone. Momenti difficili, spese impreviste che scombussolano il già magro bilancio familiare, tempi tecnici tra la domanda di prestazioni sociali e l’evasione della pratica... Sono tutte situazioni che a volte lasciano chi è nel bisogno addirittura senza i soldi per poter comprarsi il cibo. Ma il Fondo solidarietà come riesce a rispondere a tanti bisogni? Quest’anno, nei soli primi tre mesi, abbiamo già distribuito più di 60 mila franchi, parecchi di più di quanto elargito negli scorsi anni. Sono preoccupato perché, se andiamo avanti di questo passo, mi chiedo dove arriveremo. Il Fondo

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solidarietà non è un pozzo di san Patrizio e un giorno potrebbe esaurirsi se non riusciamo a trovare altri finanziamenti. È vero che chi è stato aiutato è invitato a rimborsare il debito poco alla volta. Ma sono rientri minimi. Bisogna pensare che il Fondo è alimentato solo da donazioni, da gente insomma che ci aiuta ad aiutare. E grazie a Dio di generosi ce ne sono! Anche la proposta del “Regalo Amico”, tramite lo spot televisivo prima di Natale, è stata una bella gara di solidarietà che ci ha permesso di rimpolpare le casse del Fondo. Insomma, fra Martino, il quadro che dipinge è solo a tinte fosche? È vero, ne sono preoccupato. E la preoccupazione è legata anche alle restrizioni già adottate l’anno scorso dall’ente pubblico e a quelle che sono ancora previste. La situazione è difficile. Ci viene confermata anche da altri enti, addirittura da quelli comunali e cantonali che a volte non sanno più bene come muoversi. E allora mi chiedo: dove è finita la politica sociale del nostro cantone? Anche perché i comuni, che si devono accollare sempre maggiori oneri imposti dal cantone, hanno meno disponibilità finanziarie da investire negli aiuti sociali. Pure il cantone ha le sue difficoltà e da qualche parte deve risparmiare… In realtà, non vedo bene quale sarà il vero risparmio per la nostra collettività. Si risparmia da una parte, generando ulteriori spese dall’altra. Vedo che la società nel suo insieme, persino le parrocchie, le varie associazioni umanitarie come Tavolino magico devono sempre più in-


tervenire perché lo Stato si tira indietro, senza però avere una chiara politica sociale. Ritengo che, al momento, manchi soprattutto una politica coerente a favore delle famiglie. Va bene ridurre la spesa pubblica. Nessuno lo mette in discussione. Ma c’è modo e modo per farlo. Secondo me, con le decisioni prese in campo sociale dal Consiglio di Stato e dal Gran Consiglio negli ultimi due anni, si va verso uno spendere meno oggi per spendere di più domani. Nell’immediato ci sarà anche un riduzione delle uscite, ma che nel futuro immediato arrischiamo di pagare con gli interessi. E interessi vogliono dire anche rabbia, frustrazione, magari malattie. Non dimentichiamo le ripercussioni psichiche dei problemi finanziari. Non sarà un caso che esse siano in aumento, non solo da noi, bensì in tutta la Svizzera. Persone che cadono in depressione dopo la perdita del lavoro, che non riescono più a uscire dalla spirale del disagio sociale e che pian piano si trovano invischiate nei debiti. Non sono uno specialista di finanze pubbliche e quindi è per me difficile dire dove si potrebbe tagliare la spesa. Ma vedo giornalmente gli effetti e le conseguenze delle riduzioni adottate sulla socialità. Insomma, vedo che per me e per tutte le persone che mi aiutano, ci sarà ancora molto da fare. Ma non è un bel segnale, tutt’altro! Perché vuol dire che la società stessa si tira la zappa sui piedi e si mette quindi nella condizione di stare sempre peggio. Che prospettive diamo ai giovani? Studiano, s’impegnano a scuola, cercano di avere un diploma professionale o una laurea accademica, e poi?

Eppure in Svizzera non manca la ricchezza… È uno dei paradossi del nostro cantone e della Svizzera nel suo insieme: la ricchezza globale è in crescita, ma sempre più si concentra nelle mani di pochi. C’è dunque un grosso problema di ridistribuzione delle ricchezze, quindi anche di tassazione e, in definitiva, di come sono gestiti i mezzi finanziari di comuni, cantoni e confederazione. Per non parlare dei problema dei salari. Facciamo un esempio: popolo e cantoni hanno approvato l’iniziativa Minder per contenere le retribuzioni eccessive, ma poco o nulla è cambiato. Continua a non esserci proporzione tra gli stipendi stratosferici di alcuni e quelli della maggioranza dei lavoratori. E per concludere, non dimentichiamo quanta violenza nelle famiglie è legata alle difficoltà economiche. Anche se si è soliti pensare che violenti siano solo gli stranieri… È necessario che ci rimbocchiamo tutti insieme le maniche per dare un tono diverso alla nostra società! Paolo Storelli

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cultura

…lemà sabactàni? …perché mi hai abbandonato? Esposizione di crocifissi ad Ascona

Nella bella cornice dell’oratorio di san Sebastiano ad Ascona – che ospita il museo parrocchiale di arte sacra - è aperta fino al prossimo 30 luglio l’esposizione “...lemà sabactàni?”. La mostra propone al visitatore 64 crocifissi appartenenti al gioielliere Charly Zenger e collezionati negli anni dalla moglie Yvonne. Ogni pezzo esposto rappresenta un piccolo capolavoro di arte povera - fatta eccezione per un pregiato Cristo in avorio – e si inserisce in un percorso che mostra uno dei simboli religiosi più forti nelle sue diverse rappresentazioni. Dalle croci delle origini, a quelle provenienti da diversi paesi del mondo, passando a quelle con il Cristo trionfante, con il Cristo sofferente, o da cui la figura umana scompare. Un’arte spesso copiata e ricopiata, ma nella sua semplicità ricca di una storia umana che non smette di suscitare molti sentimenti, non necessariamente religiosi. La mostra, oltre ad essere un momento di cultura generale, si prefigge come obiettivo quello di solle-

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citare i visitatori ad immaginare i pensieri e le emozioni di tutte quelle persone, che hanno ammirato e tenuto in mano questi piccoli oggetti sacri. Ma anche gli stati d’animo di quanti hanno pregato contemplando i piccoli crocifissi. Di riflettere sulla fede altrui. Perché, come dicono i curatori, forse l’accettare e il capire la fede di un altro potrebbe aprire un nuovo spiraglio anche a un non credente, anche se sarà solo uno spiraglio di meraviglia e quindi di tolleranza. La mostra è aperta fino al 30 luglio 2017 Oratorio di san Sebastiano Orari: giovedì, venerdì e sabato dalle 17.00 alle 18.30. Entrata libera Ulteriori visite: www.parrocchiaascona.ch


sguardo dal sud

Un oro che non può luccicare Milioni di bambini sfruttati e schiavizzati Una gioielleria a Locarno. La collana scintillante sotto le luci mirate della vetrina è splendida. Ci interessa. O meglio, facciamo finta che ci interessi. Vorremmo però saperne di più oltre alle informazioni che la commessa ci offre con molta professionalità. Vorremmo sapere, soprattutto, se può garantirci che quell’oro non provenga da miniere nelle quali sgobbano bambini sfruttati e schiavizzati. “No, non posso garantirglielo. Non esiste nessuna certificazione in merito”, ci dice. Altro negozio e altra sceneggiata. La risposta, parola più parola meno, è la stessa: non c’è modo di sapere se a scavare quell’oro siano stati operai-bambini. Non c’è la certezza che siano stati loro. Ma non si sbaglia a dire che c’è la “quasi certezza” che quell’oro sia proprio frutto delle fatiche immani, del sangue e troppe volte della morte di quei piccoli minatori. “Oro maledetto” e… Il 70 per cento dell’oro grezzo estratto nel mondo è lavorato in quattro raffinerie svizzere: in Ticino e nel canton Neuchâtel. Ma è un “oro maledetto”, per riprendere un titolo del quotidiano La Repubblica che riportava una dura denuncia dell’Ong elvetica Associazione per i Popoli minacciati: “Quell’oro è maledetto perché nei giacimenti in cui viene estratto lavorano dei minatori-bambini.” Una denuncia, quella citata, diretta prin-

cipalmente contro la raffineria Metalor di Neuchâtel. Si riferiva principalmente all’oro proveniente dal Perù, uno dei paesi del pianeta più ricchi di metallo giallo. “Il reato indubbiamente più odioso – sempre secondo la citata Ong - è lo sfruttamento di 50 mila minatori-bambini, alcuni dei quali di appena 5 anni, da parte di caporali senza scrupoli”. Il dato è confermato dall’Organizzazione internazionale del lavoro. Della fatica di questi piccoli minatori ne approfittano, sia pure in forma indiretta,

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non solo le aziende che raffinano l’oro ma anche l’industria orologiera e, naturalmente, le banche. … oro avvelenato Secondo il fondo delle Nazioni unite per l’infanzia (UNICEF) nel mondo lavorano 150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni. Non tutti, ovviamente, nelle miniere. Ma sono comunque milioni, tra adulti e bambini, quelli che muoiono scavando il prezioso metallo. Negli ultimi dieci anni in Asia, Africa e Sud America moltissime persone sono state esposte ad elevati livelli di mercurio, sostanza usata appunto per estrarre l’oro. Un oro avvelenato, dunque. Il programma ambientale delle Nazioni Unite stima in almeno 10 milioni i minatori - di cui quasi la metà donne e bambini - che lavorano nelle piccole miniere ar-

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tigianali dalle quali proviene circa il 15 per cento dell’oro mondiale. Uomini, bambini e donne. Pure quelle incinte. La conseguenza è che, nella sola Indonesia, almeno 10-20 mila bambini risultano affetti da malattie e malformazioni dovute all’esposizione al mercurio quando ancora erano nel grembo materno (fonte: pediatra Bose-O’Reilly, attivista del gruppo ambientalista indonesiano BaliFokus). Burkina Faso? Frontiere aggirate Una ingente quantità di oro importato in Svizzera proviene dal Togo. Provenga da una paese o provenga da un altro, vien da dire, dove sta la differenza? È sempre oro “sporco”. Già, ma il fatto è che in Togo di oro… non ce n’è. Un mistero? No, semplicemente, come vedremo, una “furbata” per aggirare il fisco.


Un rapporto pubblicato dalla Dichiarazione di Berna rivela che quell’oro in effetti proviene dalle miniere del Burkina Faso “dove è estratto da bambini in condizioni abominevoli”. Il frutto del loro lavoro è poi trasportato fino in Togo dai contrabbandieri. Da lì viene importato in Svizzera da una società commerciale ginevrina che lo rivende alla raffineria ticinese Valcambi. Nel 2014 con questo raggiro sono arrivate nel nostro paese circa 7 tonnellate di oro. Un raggiro che, secondo le stime della Dichiarazione di Berna, ha causato al Burkina Faso perdite fiscali di 6 milioni e mezzo di franchi nel solo 2014. E stiamo parlando di uno dei paesi più poveri del mondo. Un paese che beneficia di un aiuto svizzero allo sviluppo. Ebbene, l’importo “rubato” al fisco da imprenditori e contrabbandieri senza scrupoli corrisponde ad un quarto di quell’aiuto. Anche nel Burkina Faso, ovviamente, tra i minatori ci sono molti bambini. Sempre secondo la Dichiarazione di Berna dal 30 al 50 per cento dei lavoratori sono minorenni. Ogni giorno rischiano la vita scendendo in condotti poco sicuri e mal ventilati, a contatto con prodotti tossici che provocano loro malattie polmonari e respiratorie, con turni di lavoro e orari massacranti. Il materiale di protezione è inesistente. Sono situazioni, insomma, che fanno dire all’Organizzazione internazionale del lavoro (LIO) di trovarsi di fronte ad una delle “peggiori forme di lavoro infantile”. Un silenzio assordante Dello scandalo dell’oro non si parla quasi mai. Lo ha fatto ampiamente l’anno

scorso Sacrificio quaresimale destinando al tema impegnativi programmi. Ci sono in Svizzera (e in Ticino) raffinerie tra le più importanti al mondo. Ma chi le conosce? Vien da pensare che ammantarsi di silenzio sia proprio uno dei loro obiettivi. Gli affari legati all’oro sono sempre stati discreti, poco trasparenti. Meno se ne sa, meglio è, insomma. L’oro che arriva dal Terzo mondo volutamente non fa notizia. Come i capitali che affluiscono dall’estero. Ma è un silenzio assordante, rotto dalle grida di un’immane ingiustizia e da quelle di coloro che la subiscono. pas

L’appello di papa Francesco Decine di milioni di bambini sono costretti a lavorare in condizioni degradanti esposti a forme di schiavitù e di sfruttamento come anche ad abusi, maltrattamenti e discriminazioni. Auspico vivamente che la comunità internazionale possa estendere la protezione sociale dei minori per debellare questa piaga dello sfruttamento dei bambini. Rinnoviamo tutti il nostro impegno, in particolare le famiglie, per garantire ad ogni bambino e bambina la salvaguardia della sua dignità e la possibilità di una crescita sana. Una fanciullezza serena permette ai bambini di guardare con fiducia alla vita e al futuro. Udienza generale dell’11 giugno 2014.

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verso le periferie

Viaggio in Madagascar Solidarietà in memoria di Rosaria Quattrini All’inizio degli anni Novanta, Rosaria Quattrini effettua un primo viaggio in Madagascar e rimane affascinata dal paese africano e dalla sua gente. Ad Antananarivo incontra un operatore turistico del luogo, Angelo, e sua moglie con cui nasce un sincero rapporto di amicizia. Insieme ai coniugi Rakotonirina costruisce una casa che diventa la sua base operativa per sostenere il paese di cui si è innamorata e in cui si reca non appena il lavoro e la salute glielo permettono. Nel tempo, grazie alla sua vivace personalità, coinvolge nella sua opera caritatevole molte persone a Losone (e non solo). Scomparsa lo scorso 12 novembre 2016, Rosaria Quattrini ha chiesto ai familiari di fare in modo che le offerte raccolte in sua memoria fossero interamente devolute ai bisognosi del Madagascar. Per dare seguito alla sua volontà, lo scorso mese di febbraio il figlio Mauro si è recato nel paese africano per consegnare in prima persona gli aiuti. Lo abbiamo incontrato al suo ritorno per farci raccontare del viaggio.

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Squilibri economici e sociali “Negli ultimi dieci anni il Madagascar ha conosciuto un’importante crescita demografica. La capitale - Antananarivo - conta all’incirca 4,5 milioni di abitanti ed è caratterizzata da grandi squilibri sociali ed economici. Anche la situazione ambientale è preoccupante, come pure quella del traffico” racconta Mauro Quattrini mostrandoci alcune immagini della città. È un legame forte quello che negli anni sua madre Rosaria ha stretto con il Madagascar. “Durante i suoi regolari soggiorni in Madagascar ha costruito una fitta rete di contatti. Non solo con Angelo e la sua famiglia. Angelo rimane sempre il nostro referente in loco e si adopera affinché gli aiuti inviati vengano destinati ai beneficiari finali. Per gestire al meglio le risorse a nostra disposizione è stato deciso di concentrare gli aiuti nelle vicinanze del nostro referente che conosce bene le persone che sosteniamo e la loro realtà famigliare. Da sempre puntiamo


La solidarietà continua

sulla massima trasparenza e per ogni famiglia è stato realizzato un apposito quaderno contabile per tenere sotto controllo le uscite”, spiega garantendo che ogni franco raccolto viene destinato ai più bisognosi e aggiunge: “mia madre ha sviluppato un sistema di adozioni a distanza che permette la scolarizzazione di una ventina di bambini e ragazzi, orfani o provenienti da famiglie povere. Nel corso del mio recente viaggio in Madagascar ho nuovamente potuto toccare con mano come il sostegno portato sia fondamentale per permettere a questi bambini e giovani di accedere alla formazione. Una parte delle offerte è poi stata destinata all’orfanotrofio nelle vicinanze di Andasibe gestito dalle missionarie carmelitane per far fronte ad alcuni bisogni concreti della struttura. Ascoltando i racconti di suor Catherine - che per anni ha collaborato con mia madre - ho potuto apprendere come la frequenza scolastica abbia permesso a molti dei ragazzi sostenuti dalle madrine e padrini ticinesi, di avere maggiori opportunità professionali e di poter acquisire nozioni importanti per la propria formazione umana e morale, come pure di comprendere i propri diritti e doveri”.

Resoconti e racconti che Mauro Quattrini ha raccolto, insieme a numerose fotografie, in un ordinato classificatore. Mentre parliamo oltre ai documenti ci mostra le immagini dei ragazzi “adottati a distanza” dal Ticino. Ognuna è accompagnata da una lettera di Angelo Rakotonirina che ne racconta la storia e il percorso scolastico. Guardiamo i loro volti sorridenti e chiediamo se l’impegno portato avanti per tanti anni con tanta dedizione e tanto amore da Rosaria continuerà. “Ci stiamo organizzando” risponde prontamente Mauro Quattrini “sia chiedendo ai sostenitori attuali di confermaci il proprio sostegno, sia cercando nuove persone interessate a dare un aiuto mirato a queste famiglie. Con circa trecento franchi all’anno è possibile garantire la scolarizzazione di un bambino”. Per maggiori informazioni sul progetto ci si può rivolgere direttamente a Mauro Quattrini scrivendo a m.quattrini@pcilocarno.ch Nathalie Ghiggi Imperatori

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cognome nome iscrivono il loro figlio / la loro figlia al catechismo in preparazione a ricevere il sacramento della comunione della cresima

segnare con una X ciò che fa al caso

e si impegnano ad accompagnarlo/la e a sostenerlo/la in quest’impegno di vita cristiana. data di nascita luogo di nascita padre madre telefono e-mail via domicilio classe frequentata luogo di battesimo data di battesimo Per la cresima: luogo di 1 comunione data di 1 comunione Se lo ritenete opportuno, potete precisarci l’indirizzo per il recapito della corrispondenza: recapito nome recapito via recapito domicilio firma dei genitori

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Pedrazzini Tipografia SA, Locarno

I genitori di

firma del/la candidato/a

Iscrizione al catechismo di cresima

Iscrizione al catechismo di prima comunione

Diocesi di Lugano Parrocchia di ...


Recapiti parrocchiali Centro la Torre Alfredo Soldati 091 785 81 10 (ufficio), 079 352 76 74 alfredo.soldati@lgsa.ch Corale parrocchiale Unitas Candida Gnarini 091 791 58 32 / 078 847 65 08 Emilia Maggi 079 545 97 78 Leslaw Skorski maestro e organista titolare 091 780 73 76 Gruppo animazione messe delle famiglie (GAMF) Eva Perissinotto 091 791 76 86 Daniela Monaco 091 791 36 50 Gruppo mamme Emiliana Andreocchi 091 791 84 75 Gabriella Orru 091 792 14 80 Piccolo grande coro (PGC) Chiara Metrico 076 573 93 83 Sezione scout laTorre Losone casella postale 618, 6616 Losone www.scout-latorre.ch latorrelosone@yahoo.it Consiglio pastorale dell’Onsernone Edy Mancini, Berzona 091 797 15 28

Comitato di redazione don Jean – Luc Farine, don Marco Nichetti, Nathalie Ghiggi Imperatori, Barbara Gianetti Lorenzetti, Antonio Ceresa, Paolo Storelli


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Bollettino Losone n2 2017  

Bollettino parrocchiale di Losone, estate 2017

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