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ANIMALI 12

>> LA FORZA è FEMMINA LA MANTIDE RELIGIOSA ANNO 2

N.9

Rivista on-line Gratuita ------------------------------------------------------------------------------------------

DIRETTORE RESPONSABILE Pasquale Ragone DIRETTORE EDITORIALE Gipponi Laura Maria HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Diana Ghisolfi, Nicola Guarneri, Luca Romeo, Gianmarco Soldi, Rachele Donati De Conti, Gianluca Corbani, Simone Zerbini, Serena Cominetti, Francesco Cianciarelli. DIREZIONE_REDAZIONE_PUBBLICITA’ AURAOFFICE EDIZIONI S.R.L. a socio unico 26013 Crema (Cr) _ Via Diaz 37 Tel 0373 80522 _ Fax 0373 254399 edizioni@auraoffice.com GRAFICA E IMPAGINAZIONE Stile Libero adv_Francesco Ettari_Cremona www.lineastilelibero.it ©Testi e foto non possono essere riprodotti senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le opinioni espresse negli articoli appartengono ai singoli autori dei quali si intende rispettare la piena libertà di espressione.

Registrato al ROC n°: 23491 iscrizione al Tribunale N: 1411V.G. dal 29 ottobre 2013

MUSICA >> “JUSTICE” BIEBER

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CUCINA 32

>> Focaccia di San Giuseppe (ruccolo) >> Torta Mimosa


VIAGGI

NATURA 04

>> PRAGA

TELEFILM

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>> IL PARCO DEI LAGHI DI PLITVICE

LIBRI 16

>> COMMUNITY: Il college movie diventa serie

SPORT

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>> Carofiglio torna al noir e all’avvocato Guerrieri >> Gli altri (splendenti) libertini di Margaret

RED CARPET 26

>> NEL MEZZO DEL CAMMIN DI NBA

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>> L’oscar è d’oro ma gli abiti sono “Black or White”

PRIMAVERA 34

>> Botticelli >> Vivaldi >> fiori >> Alda Merini Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo. Henry Ford

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VIAGGI | PRAGA

La capitale della Repubblica Ceca, con i suoi 1,3 milioni di abitanti, è uno dei centri culturali e turistici più importanti di tutta l’Europa continentale. Andiamo a scoprire la “madre delle città” (come veniva chiamata ai tempi dell’Impero Romano), inclusa dal 1992 nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

PRAGA di Gianluca Corbani

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Non si va lontano dal vero nel dire che Praga è la Firenze del micro-continente mitteleuropeo. Apparentemente azzardato, il parallelo resta commovente perché la vicinanza tra centro storico e fiume cittadino (Arno/Moldava) produce lo stesso spettacolo di rara bellezza, lasciando alla capitale della Repubblica Ceca una patente artistica di primo livello. Più prosaicamente: Praga ha mille anni di storia, ma anche la birra più buona – e low cost – d’Europa. Poche città al mondo mescolano suggestione e divertimento con la stessa forza. Piccola retromarcia, dunque: come Firenze, okay, ma con una spruzzatina di Amsterdam. Praga ha una storia tormentata e orgogliosa: è sopravvissuta all’occupazione austriaca, ha resistito al nazismo, è rinata dal comunismo. Sempre restando Praga. Ecco, il nostro tour parte da Piazza Venceslao, teatro dei principali avvenimenti della storia ceca. Quando nel 1968 le truppe sovietiche invasero la città per soffocare il sogno riformista della Primavera di Praga, la maggior parte degli scontri avvenne in prossimità della parte alta della piazza, dove lo studente Jan Palach si diede fuoco in segno di protesta. Nonostante

la ‘normalizzazione’ imposta dalle armi russe, la Primavera di fatto annunciò con due decenni d’anticipo la Rivoluzione di Velluto. Sempre Piazza Venceslao, infatti, fece da sfondo al raduno della folla dissidente che nel 1989 chiuse l’epoca del regime, restituendo


VIAGGI | PRAGA

all’Europa una città magnifica e piena di monumenti. Saltato il tappo, negli ultimi vent’anni Praga è semplicemente rifiorita. E riaprendosi al mondo si è inserita a pieno titolo tra le migliori città europee.

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Ve ne accorgerete perdendovi tra le sue vie acciottolate, le chiese barocche e i cortili nascosti. Il centro storico, Stare Mesto, sorge sulla riva orientale della Moldava e ha nella piazza della Città Vecchia il suo cuore pulsante: spazio urbano tra i più ampi e suggestivi d’Europa, raduna ogni giorno migliaia di turisti attorno al celebre Orologio Astronomico del municipio. La seconda piazza del nostro tour, però, è soprattutto luogo della varietà umana (l’abbiamo attraversata in piena notte, trovandola gonfia di giovani intenti a bivaccare col sedere a terra). Volendo

individuare un’arteria principale nel labirinto di viuzze del centro il consiglio è quello di seguire la cosiddetta Via Reale, l’antica via dell’incoronazione che conduce al Castello di Praga. Passerete dall’affollatissimo Ponte Carlo, dove la scoperta della città tocca probabilmente il suo punto culminante: oltre alla stupenda vista sul fiume, il ponte vero e proprio è di una bellezza antica e struggente. Oltre la Moldava, si apre il quartiere barocco di Mala Strana (letteralmente “Parte Piccola”), che si estende sul fianco della collina tra il castello e il fiume. Non resta che salire seguendo la pittoresca Via Nerudova. Immerso nel verde, il Castello di Praga è una cittadella nella città, sede di chiese, torri, vicoli e palazzi. Se Piazza Venceslao è il luogo dei grandi avvenimenti contemporanei, il castello racchiude mille


anni di storia medievale e moderna. Mala Strana è dominata anche dalla gigantesca cupola verde della Chiesa di San Nicola, uno dei più begli edifici barocchi dell’Europa Centrale. Due consigli: visto il castello, infilatevi nel museo di Franz Kafka (suggestivo e coinvolgente) oppure scarpinate fino al cortile del Monastero di Strahov, luogo di pace e isolamento. Più in centro, il rilassante giardino di Wallenstein è il luogo ideale per una pausa nel verde. Anche a Praga, ogni tanto, serve staccare. Soprattutto d’estate, quando il caldo è da Pianura Padana. Consiglio finale: la misteriosa e libertina Praga è a cinque ore di treno dalla diversissima Vienna (un altro mondo: ordinata e imperiale). Non proprio dietro l’angolo, ma se avete tempo e risorse vale la pena abbinare e allungarsi verso l’Austria.


NATURA | IL PARCO DEI LAGHI DI PLITVICE

Il Parco dei laghi di Plitvice di Diana Ghisolfi

Il più celebre tra gli otto parchi nazionali della Croazia, il Parco dei laghi di Plitvice è una realtà naturale che comprende montagne, foreste, corsi d’acqua, cascate e sedici laghi. Si trova nella regione della Lika e di Segna, occupando ben 33.000 chilometri quadrati di territorio.

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L’elemento principale del parco dei laghi di Plitvice è sicuramente l’acqua: il fiume Bianco e il fiume Nero con le loro acque ricche di sali calcarei generano i sedici laghi, uniti tra loro da cascate di roccia. Una struttura che intreccia roccia e vegetazione dando vita a uno dei luoghi più affascinanti d’Europa. I laghi vengono classificati in inferiori (quattro) e superiori (dodici). Tra questi ultimi primeggia per le sue misure il lago Kozjak, con i suoi 47 metri di profondità e gli 81 ettari di estensione. Ciò che conferisce un aspetto fantastico all’ambiente sono i sali,

o meglio, la concentrazione di carbonato di calcio e carbonato di magnesio presente nelle acque. La disgregazione delle rocce carbonatiche permette la dispersione dei sali, che vanno a formare strati di travertino, una roccia sedimentaria che con il tempo crea un insieme di dighe naturali che bloccano il corso dei fiumi. Quando la pressione crepa le barriere, l’acqua si apre e segue nuovi percorsi, trasformando continuamente l’immagine e la morfologia del territorio. Oltre che dallo spettacolo acquatico, il visitatore del parco resta incantato dalle


NATURA | IL PARCO DEI LAGHI DI PLITVICE

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numerose grotte, dalla flora e dalla fauna che anima la zona. Numerosissime specie di uccelli, di pipistrelli e di farfalle volano nel cielo croato, invece animali quali l’orso bruno, il lupo, la lince, il riccio, il cinghiale, la faina e tanti altri scorrazzano in questo paradiso terrestre. Per quanto riguarda la vegetazione, degna di nota è la Scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus), l’orchidea più bella del continente, ma anche le piante carnivore Rosolida (Drosera rotundifolia) e l’Utricularia minor. Il misticismo che avvolge questo parco è evidenziato già a partire dall’antichità. I laghi di Plitvice sono avvolti da una sottile magia: vengono anche chiamati “il Giardino del Diavolo” poiché la leggenda narra di una Regina Nera e della inondazione che scaturì da un incantesimo lanciato per esaudire le preghiere degli abitanti stremati da una lunga siccità. I documenti a noi pervenuti testimoniano che i primi disegni cartografici riguardanti i laghi risalgono al XVII secolo, mentre i primi testi che nominano i laghi sono della seconda metà del Settecento. I laghi di Plitvice diventano una meta ambita alla fine dell’Ottocento: i regnanti dei territori limitrofi

scoprono questa meraviglia della natura e iniziano a frequentare il posto con una certa assiduità. L’importanza di questo spettacolo naturale viene riconosciuta ufficialmente nel 1949, quando i laghi di Plitvice vengono classificati come area protetta e viene istituito il primo parco nazionale croato. Inoltre, a partire dal 1979, il parco nazionale dei laghi di Plitvice fa parte dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.


ANIMALI | LA FORZA È FEMMINA: LA MANTIDE RELIGIOSA

Un insetto affascinante, con un nome mistico e un particolare rito di accoppiamento: andiamo alla scoperta della mantide religiosa, l’animale in grado di predire il futuro.

La forza è femmina

La Mantide Religiosa 12

di Diana Ghisolfi


Nell’antichità la mantide religiosa aveva una pessima reputazione: la sua presenza preannunciavacarestia e disgrazie sia per gli uomini che per gli animali. Aristarco, fisico greco, affermava che la mantide fosse portatrice di mala sorte e che il suo sguardo fosse fonte di sciagura e malattie. In altre tradizioni invece la mantide (Mantis significa profeta, indovino) era vista come un’indovina in grado di sentire la posizione del lupo e quindi di indicare il giusto cammino ai bambini smarriti. Appartenente all’ordine Mantodea, genere Mantis, la specie Mantis religiosa è la più comune sul territorio

europeo. Originaria dell’Africa, si è diffusa anche nell’Europa meridionale grazie alle temperature medio elevate. In Italia è presente sia nelle zone prealpine che sulle coste. Le differenze tra maschi e femmine si individuano già dalle dimensioni: la femmina è lunga 7,5 cm mentre il maschio 6 cm. Il corpo assume colori che variano dal verde brillante al marrone ma la femmina si distingue grazie alla presenza di due macchie nere all’interno di ogni zampa anteriore. Le parti principali sono essenzialmente tre: capo, torace e addome. Il capo è triangolare e alla apparenza è minaccioso a causa


ANIMALI | LA FORZA È FEMMINA: LA MANTIDE RELIGIOSA

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degli occhi composti, posizionati ai lati della testa. Ci sono poi gli ocelli che si trovano sul capo, in mezzo alle lunghe antenne. Sotto la testa, affusolati e robusti, si presentano il protorace e il torace dal quale dipartono le sei zampe: le anteriori, le mediane e le posteriori. Infine l’addome, che contiene gli organi vitali, e le ali membranose, utilizzate unicamente dal maschio per volare. Il sesso si determina contando i segmenti addominali: le femmine ne hanno sei mentre i maschi sette o otto. La parte più interessante sono gli arti raptatori, cioè le zampe anteriori composte da lunghe coxe, femori e tibie. Quando i femori vengo avvicinati alle coxe e le tibie sono ripiegate sui femori, la mantide religiosa assume la tipica posizione di preghiera da cui prende il nome:

l’alone di spiritualità deriva proprio dalla posizione di attacco o difesa che la mantide forma piegando le zampe anteriori e tenendo il torace eretto. Cacciatore diurno, questo insetto riesce a mimetizzarsi nell’ambiente e una volta avvistata la preda si lancia su di essa catturandola con le zampe anteriori, che essendo ricoperte di spine impediscono alla vittima la fuga. Le zampe immobilizzano la creatura davanti alla bocca e la cena è servita! I pasti sono costituiti da insetti, piccoli vertebrati e anche animali della stessa specie. Il cannibalismo è un comportamento che si estende anche alla sfera sessuale. Premettendo che la femmina è più grande del maschio e che per portare avanti la specie il maschio è utile esclusivamente per fecondare, l’accoppiamento è uno dei comportamenti che ha reso più interessante questo insetto. Il maschio dunque feconda la femmina e prima che l’atto sessuale sia terminato questa gli stacca la testa, mentre gli organi genitali proseguono nell’accoppiamento.


Si pensa infatti che gli spasmi nervosi del maschio morente rendano più prolifico l’atto. La mantide dopo la copula divora e inghiotte il maschio poiché ha un estremo bisogno di proteine per poter produrre rapidamente le uova. Durante la stagione fredda la mantide depone generalmente due o tre ooteche, involucri schiumosi di colore marrone che possono contenere fino a duecento uova l’uno. Le ooteche vengono collocate sui rami oppure sui muri, sugli infissi e anche sulle rocce. La schiusa avviene circa sessanta giorni dopo la deposizione. Le larve, prima di diventare adulte, mutano

dalle sei alle dodici volte. Il ciclo di vita di una mantide religiosa è piuttosto ridotto: otto mesi circa durante i quali la mantide nasce, diventa adulta, sopravvive e si riproduce.


TELEFILM | COMMUNITY: il college-movie diventa serie

COMMUNITY Il college-movie diventa serie

di Francesco Cianciarelli

Una serie tv che esula dagli schemi, senza regole fisse e con un gusto per il demenziale che permea ogni puntata: questo mese vi presentiamo Community.

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Due caratteristiche principali: impossibilità di ancorarsi a una forma fissa e parodismo divertito (e fin troppo ovvio) delle varie forme audio-visive nella piccola chicca che fluttua nel post-etere contemporaneo e cade sotto il titolo di Community. Citazionismo auto-masturbatorio, impossibilità di ancorarsi a una forma fissa e parodismo divertito (e fin troppo ovvio) delle varie forme audio-visive sono solo alcune delle caratteristiche di questa piccola chicca che fluttua nel post-etere contemporaneo.

La serie è stata ideata da Dan Harmon ed è trasmessa dal canale televisivo NBC dal 2009 (in Italia dal 2010 su Comedy Central). Attualmente è in corso di trasmissione la quinta stagione sul canale statunitense, mentre in Italia risale all’estate del 2013 la quarta stagione. La serie racconta le avventura di un gruppo di sette studenti iscritti allo scalcagnato Greendale Community College, una università di mezza tacca situata in una anonima località del Colorado. Parlavamo poco sopra di una chicca che


fluttua nel panorama seriale contemporaneo, anche se, più che fluttuare, il termine corretto è “vampirizzare”: la serie, infatti, si pone agli occhi del pubblico come un blob indefinito in costante (e scanzonato) scambio di identità mutevoli con l’intero panorama audio-visivo contemporaneo. Unica ancora di salvezza dalla schizofrenia totale è il gruppo di personaggi che costella ogni episodio: i sette amici che creano un gruppo di studio da cui si dipartono le varie avventure che alimentano la narrazione. La figura fondamentale di questi, più che i due protagonisti Jeff e Britta a cui la prima serie affida una sorta di tresca sentimentale come motore di avvio dell’universo narrativo, è senza dubbio l’enigmatico e surreale Abed. Questi si trova a metà strada tra il geek, trascinato di peso da Big Bang Theory, e il caso psichiatrico per schizofrenia e processi nevrotici alienanti: Abed è un disadattato sociale, un eterno bambino che si rifugia nel mondo dell’audiovisivo per scappare dal mondo. Del cinema e dei suoi correlati conosce tutto e, inoltre, è anche un aspirante filmaker: è quindi il cardine narrativo perfetto per permettere agli sceneggiatori di sperimentare qualsiasi forma visiva e narrativa essi desiderino (dal videogame al cartone animato in stop-motion, dal finto documentario

al film noir e via discorrendo). Abed permette di motivare qualsiasi infrazione alla continuità stilistica e di genere (se mai questo telefilm ne abbia mai posseduta una!). Dicevamo dei protagonisti come nucleo da cui si diparte un’identità liquida: in realtà la serie è caratterizzata anche da numerosi personaggi secondari che presentano delle essenze mutevoli. Ad esempio morti improvvise di deliziosi comprimari trash (uno su tutti è “Basette a stella”), cambi repentini di sceneggiatura che portano alcuni protagonisti minori a cambiare radicalmente nel corso delle varie serie (Chang, ora Kevin dalla quarta serie, passa dal titolo di professore a studente, a inquilino dei condotti dell’aria, a poliziotto, a dittatore spietato, a caso da manuale di una nuova malattia psichica). Il gusto per il demenziale tipico del college-movie resta in ogni caso la cifra distintiva della serie, ma qualsiasi tentativo di dare una definizione univoca di questo prodotto televisivo rimane necessariamente frustrato dalla eterogeneità dei formati che essa assume e dalla ricchezza di comprimari legati solo dalla follia. Sarebbe quindi altrettanto assurdo dilungarsi oltre: l’unica cosa sensata è guardarla.. Buona visione!


LIBRI | Carofiglio torna al noir e all’avvocato Guerrieri

Carofiglio torna al noir e all’avvocato Guerrieri di Luca Romeo

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Avvocato Guido Guerrieri: il ritorno. Non sarà certo questo il titolo del nuovo thriller, ma la notizia che trapelava da tempo nell’ aria (e nei sogni degli amanti del genere) è ufficiale: il personaggio dei noirgiudiziari di Gianrico Carofiglio è pronto a rimettersi in gioco.

politica (è Senatore, ma di lui in Parlamento si sente poco parlare) e meno male: i suoi libri continuano a vendere e i suoi racconti polizieschi hanno aperto un nuovo filone tutto italiano, chiamato noir-legale o noirgiudiziario, che sta appassionando i lettori nostrani, come quelli all’estero.

La conferma è arrivata proprio dalla bocca dello scrittore (e politico ed ex magistrato) barese, che in un seminario sulla comunicazione tenuto a Verona nelle scorse settimane, ha trovato il tempo di parlare dei suoi romanzi di grande successo, che hanno venduto ben 4 milioni di copie e sono stati tradotti in ventiquattro lingue diverse. Il titolo del nuovo noir di Gianrico Carofiglio non lo si conosce ancora, ma il ritorno di Guerrieri al centro della trama è una certezza, anzi, una manna dal cielo, con l’avvocato che si riprende la scena (del crimine) dopo quattro anni di assenza, dal 2010, cioè quando era stato pubblicato Le perfezioni provvisorie. Il personaggio, amatissimo dal pubblico, era comparso nelle prime opere di Carofiglio, da Testimone inconsapevole (2002) a Ragionevoli dubbi (2006) passando per Ad occhi chiusi (2003), diventando un po’ l’alter ego minore del commissario Montalbano e ponendo per alcuni critici Carofiglio come il nuovo Andrea Camilleri.

Dalla letteratura al cinema, il passaggio è quasi scontato, ma per il caso Carofiglio anche questo salto non è stato banale: nel 2004 è uscito il romanzo Il passato è una terra straniera, ambientato nella Bari dell’autore e sulle coste della Spagna orientale e quattro anni più tardi il regista Daniele Vicari (uno dei migliori giovani in circolazione) ne ha fatto un film impegnato,con Elio Giordano e Michele Riondino.

Paragoni a parte, la carriera letteraria di Carofiglio non si è mai assopita, al contrario di quella da magistrato (con la toga appesa al chiodo da alcuni mesi) e da quella

E adesso? Adesso la toga da magistrato non c’è più, mentre la voglia di scrivere resta inesauribile. Tutto quello che si sa del nuovo romanzo di Carofiglio è che non sarà tratto da una storia legale veramente accaduta. “Non mi piace parlare di vicende reali - ha recentemente spiegato sempre al seminario di Verona - non amo parlare di casi giudiziari, anche per la correttezza che mi ha sempre legato al mestiere di magistrato”. Però tornano i noir - legali di Carofiglio, questo è ufficiale, come è sicuro che torna l’avvocato Guido Guerrieri. Ventiquattro lingue diverse sono pronte a tradurre le sue gesta.


LIBRI | Gli altri (splendenti) libertini di Margaret

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Gli altri (splendenti) libertini di Margaret

di Luca Romeo

“Splendore”, l’ultimo libro di Margaret Mazzantini, è in cima alle classifiche delle vendite letterarie di questo inverno. L’autrice, un habituée del successo editoriale, racconta la bellezza di un amore omosessuale tra due ragazzi, partendo dalla loro amicizia in età adolescenziale e seguendo il loro percorso fino agli anni della piena maturità.

Quando esce un nuovo libro di Margaret Mazzantini, sai già come andrà a finire: successo immediato, record di vendite, lettura ‘aggressiva’ che ti fa divorare centinaia di pagine in pochi giorni, soggetto ideale che qualche mese dopo diventerà un film del marito Sergio Castellitto. A parte l’ultimo elemento (almeno per ora) tutto il resto si è già avverato. Parliamo di Splendore, ultimo romanzo della scrittrice italo-irlandese, pubblicato lo scorso autunno. Si prende un rischio, la cara Margaret, andando a sconfinare in un tema molto dibattuto nell’ultimo periodo, forse troppo, con il pericolo di saturarne il mercato e di banalizzarlo: l’amore omosessuale. Veniamo dalla Palma d’oro a Cannes per La vie d’Adèle,

lungometraggio di Abdellatif Kechiche, dai tanti sportivi che cominciano a fare coming out e dalle ferite aperte lasciate dalla Russia di Putin (e dalle sue leggi anti-gay), in clima olimpico Paese ospitante della Olimpiadi invernali. Ed è ancora di amore tra persone dello stesso sesso che si parla. Ma la Mazzantini - anche qui squisitamente prevedibile - si lascia alle spalle le polemiche da bar e sceglie piuttosto la strada del romanticismo, senza condizioni, sceglie l’intimità di un rapporto. Guido e Costantino, per sessanta pagine amici in età adolescenzialee fermamente eterosessuali, cominceranno a scoprire (e a scoprirsi) un nuovo mondo, che dall’interiorità dei loro desideri li farà guardarsi l’un l’altro con occhi diversi e rinnovati. Una storia d’amore normale, con i suoi alti e bassi, come tutte. Un racconto che sa essere forte e spietato, ma anche semplice e mieloso, che ricorda lo stile del mai dimenticato Pier Vittorio Tondelli con i suoi Altri libertini, ma soprattutto con quelle Camere separate (1989) che ai tempi hanno fatto scandalo, ma che hanno saputo insegnare a qualcuno il valore dell’amore, oltre le distinzioni di genere. Chiede scusa ai propri figli, la Mazzantini, perché per scrivere il romanzo ha badato poco a loro. Ma i suoi milioni di lettori (i suoi romanzi sono tradotti in trentacinque lingue) non possono che perdonarla. Splendore non è un libro facile, farà storcere il naso a qualcuno e farà sbottare chi non ne può più di parlare di amori omosessuali. Ma forse, invece, è giusto così, giusto ribadire il concetto fin tanto che l’Italia non avrà superato queste distinzioni pregiudiziali. E poi cosa da non sottovalutare - se a parlare di certe cose è Margaret Mazzantini e se il risultato del suo lavoro è sempre un gioiello di letteratura contemporanea, non si può che togliersi il cappello, leggere tutto d’un fiato e aspettare (perché no?) che il buon Castellitto ne faccia un film di successo. Onore, dunque, a Guido e Costantino: altri nuovi libertini del ventunesimo secolo.


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MUSICA | “JUSTICE” BIEBER

“JUSTICE” BIEBER di Gianmarco Soldi

Un anno da ricordare per Justin Bieber e i suoi fan. Forse ancora di più per i suoi detrattori e oppositori giurati. Un anno senza dubbi fuori dagli schemi e, in alcuni episodi, anche fuori dalla legalità.

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Ormai è noto a tutti, il 2013 e l’inizio del 2014 hanno visto la vita della giovane star canadese attraversare più di un momento turbolento: tra un colpo di testa e l’altro, Bieber è stato nuovamente abbandonato da Selena Gomez, entrata in rehab per trascorrere qualche giorno di riposo assoluto lontano dai riflettori e dagli impegni in tutto il mondo. Ma l’ormai ex storia d’amore con la Gomez non è che una goccia nel mare: infatti è notizia di qualche settimana fa l’arresto di Bieber a Miami. Quello che è emerso più

recentemente è che Bieber non era da solo quella notte. Accanto a lui, sul sedile del passeggero, c’era Chantel Jeffries, modella ventunenne con la fedina penale decisamente impegnativa (“vanta” cinque arresti) e una grande passione per le corse clandestine. Emergono ancora nuovi particolari sulla bravata del cantante canadese, che ha passato un’intera notte in carcere prima di essere rilasciato su cauzione. Sembra che una delle cause dell’imprevisto


comportamento da bad boy sia una sorta di dipendenza da steroidi, colpevoli dei continui cambi d’umore del cantante (le testate scandalistiche americane parlano addirittura di farmaci per cavalli in aggiunta al regolare uso di alcol e marijuana). Un’altra perla del 2013 di Bieber è avvenuta quando, con tanto di telecamere di sicurezza puntate contro, si è fatto riprendere mentre tirava divertito delle uova dalla sua casa verso quella dei vicini. E, mentre Justin giocava dalla finestra, un suo amico sniffava cocaina in salotto: la polizia ha beccato in flagranza entrambi. Circa un mese prima, l’indomito ragazzotto si è dilettato con un paio di escort brasiliane. Dopo essersi fatto cacciare da un primo hotel si è rifugiato in un secondo alloggio che pare abbia messo a ferro e fuoco. La signorina che lo accompagnava, dopo aver stremato Justin, si è fatta un breve video ricordo dell’evento che poi ha postato

su YouTube. Inutile commentare il numero impressionante di visualizzazioni in rete e le rivendicazioni da parte delle sue fan, le cosiddette “Beliebers”. Proprio durante il tour in Sud America, Bieber ha calpestato la bandiera argentina allontanandola dal palco e rischiando l’incidente diplomatico Canada - Argentina. Nell’ultimo anno, poi, non si contano le denunce per risse, l’allontanamento dai locali notturni, gli schiamazzi, le multe per eccesso di velocità e le volte in cui Bieber è stato trovato ubriaco pur non avendo l’età legale per bere. Senza parlare della petizione da parte dei cittadini statunitensi che chiedevano l’espulsione della star dal Paese. L’ultimo, clamoroso episodio pare sia avvenuto proprio agli inizi di febbraio: tra conferme e smentite non si placa il pettegolezzo secondo cui la pop star canadese sarebbe stata presa a schiaffi dal


MUSICA | “JUSTICE” BIEBER

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sua figura, però, non accenna a fermarsi: il volto della giovane stella, infatti, sta girando anche tra le sale cinematografiche nel docufilm Believe, la cui release è scaduta proprio il giorno di Natale (si noti che Justin Bieber ha totalizzato la bellezza di 12 milioni di vendite solamente con il singolo Baby e che nelle ultime edizione dei Music Awards ha totalmente schiacciato la concorrenza vincendo un numero impressionante di premi e riconoscimenti). Nel frattempo, per il cantante canadese si prospetta un periodo in rehab come pena per la bravata delle corse clandestine. Riuscirà il centro di riabilitazione a rimettere in riga “Justice” Bieber?

cestista dei Los Angeles Clippers Blake Griffin. Il fatto sarebbe accaduto all’interno di uno Starbucks, dove l’idolo delle teenager avrebbe insultato e minacciato un commesso, colpevole di averlo invitato a lasciare il locale poiché senza t-shirt. Secondo le fonti, nello stesso locale si trovava il cestista Griffin, intervenuto in difesa del commesso schiaffeggiando Bieber, fuggito poi in lacrime. Ma quello che suscita più clamore, tra collassi, attacchi di vomito e malori che impediscono persino la conclusione dei concerti della star canadese, è la notizia di un probabile ritiro dalle scene, comunicata dallo stesso Bieber attraverso un tweet a Natale. In molti sostengono si tratti di una mossa commerciale in vista di un nuovo album, maggiormente improntato sull’hip hop, motivo per cui Bieber si sarebbe trasferito ad Atlanta insieme al suo manager. La macchina da soldi che ruota intorno alla


SPORT | Nel mezzo del cammin di NBA

Nel mezzo del cammin di NBA di Simone Zerbini

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Come con la Serie A di calcio italiana, vediamo quanti pronostici sono stati azzeccati al giro di boa della stagione regolare di NBA


Scrivi Eastern Conference, leggi Miami vs. Indiana. Lo si sapeva già da inizio stagione che il panorama sull’Atlantico sarebbe stato meno ricco di quello sul Pacifico, ma sinceramente non ce lo aspettavamo così desolante: basti pensare che la terza forza a Est (Toronto mentre scriviamo) non sarebbe nemmeno nei playoff a Ovest. La “sorpresa” è che Indiana è davanti a Miami. I Pacers giocano come se non ci fosse un domani in attacco e in difesa, con una cattiveria agonistica incredibile, hanno un titolare e una riserva nella squadra All-Star (George e Hibbert) e uno che meritava di esserci (“Born Ready” Lance Stephenson). Parlando personalmente, sarei molto contento di vederli in finale contro Oklahoma (ma anche San Antonio e Portland andrebbero benissimo). Il più grande nemico per i Miami Heat potrebbe e sembra essere la voglia e la pancia piena. Difficile avere le stesse motivazioni del passato, soprattutto dopo due campionati vinti consecutivamente. Ma quando in squadra hai Wade e The Chosen One discorsi come questi sono inutili; la sensazione che però gli Heat siano più battibili che in passato rimane. Via Rudy Gay, chiavi di Toronto in mano a

DeMar DeRozan: ecco la formula vincente del g.m. Masai Ujiri, un colpo da vero mago. L’altra novità sono gli Atlanta Hawks, che giocano una pallacanestro piacevole ma energica e possono vantare un cecchino come Korver e la coppia con la mano calda Teague-Millsap. Quest’anno finalmente i Washington Wizards potrebbero approdare ai playoff (ma diciamolo sottovoce), complici le scelte fatte in passato che finalmente stanno pagando: John Wall sta giocando una stagione ad alti livelli e senza infortuni e Beal si sta rivelando un’ottima presa dello scorso draft. Finalmente ho capito il segreto dei Chicago Bulls, e scusate se per arrivarci mi ci sono voluti l’ennesimo, durissimo infortunio a Rose e le cessioni di Korver e Deng : i tori hanno uno dei migliori coach in circolazione, forse il migliore a Est calcolando il materiale che si trova a disposizione (non ce ne voglia Vogel). Thibodeau sta veramente facendo un miracolo nonostante i mille guai stagionali. Da un allenatore all’altro, all’opposto in tutti i sensi. Se Thibodeau è l’arma in più dei Bulls, lo stesso non si può dire di Jason Kidd per i Brooklyn Nets. Non ci sentiamo di incolpare totalmente lui, ma soprattutto chi l’ha messo lì, consegnando una squadra potenzialmente da finale di Conference a uno che allena da quattro mesi. Poi, come sempre, la sfiga ci vede benissimo, infatti il buon Jason ha dovuto privarsi a lungo di Garnett e Pierce e, guarda caso, quando sono rientrati i Nets hanno cominciato a macinare gioco e vittorie. Se la regular season finisse oggi, l’ultimo biglietto disponibile per i playoff lo staccherebbero i Charlotte Bobcats. Si, avete capito bene. Non spenderemo troppe parole per loro, sappiate solamente che li reputiamo gli Steven Bradbury del basket: vincono perché gli avversari si autoeliminano. Alla galleria degli orrori dell’Est non


SPORT | Nel mezzo del cammin di NBA

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possiamo non aggiungere i New York Knicks, dove Carmelo Anthony ha il nulla cosmico attorno a sé (forse è anche colpa del suo essere accentratore) e i Boston Celtics, ma in questo caso si sapeva ampiamente, vista la totale smobilitazione attuata a inizio anno (Rondo profeta nel deserto). Passiamo ora a terre decisamente più fertili per il basket. A Ovest stiamo assistendo al sorpasso. Finalmente Kevin Durant è completamente sbocciato in tutto il suo splendore. L’ennesimo infortunio a Westbrook l’ha costretto a prendere le redini degli Oklahoma City Thunder, e lo sta facendo con una maturità assoluta e a suon di prestazioni da vero campione: dodici volte consecutive sopra i 30 punti, career high di 54 punti contro Golden State e media punti di 35.9 nel mese di Gennaio. Lebron è avvisato. I San Antonio Spurs continuano ad essere una “sorpresa” (oppure no): tutti gli anni la maggior parte della gente si aspetta che la magia di coach Pop finisca, che i “vecchiolini” Ginobili e Duncan finiscano la benzina, ma puntualmente tutti gli anni queste persone vengono smentite. Quest’anno non fa eccezione. Ora, alzi la mano chi avrebbe puntato sui Portland Trailblazers così in alto a inizio stagione. Aldridge sta avendo un’altra annata super, su Lillard c’è poco da dire, penso basti il fatto che, al suo secondo anno in NBA, parteciperà a tutte le gare del weekend di New Orleans. Finalmente una cosa l’abbiamo azzeccata: il sorpasso nella Città degli Angeli è veramente avvenuto (e non ci voleva un mago per prevederlo). La cura Doc Rivers funziona, a Chris Paul

(ora infortunato, ma ad aprile ci sarà, e scommettiamo sarà carichissimo) e Blake Griffin si è aggiunto un DeAndre Jordan che finalmente ha imparato la parola difesa. Per quanto riguarda i giallo-viola, beh, le facce di Kobe dalla panchina parlano da sole. Scommettiamo che Houston Rockets e Golden State Warriors saranno due belle gatte da pelare per chiunque ai playoff. I primi hanno James Harden sui livelli dello scorso anno, Dwight Howard in netta ripresa rispetto all’anno passato (peggio di così), più buoni giocatori quali Lin, Parsons e Terrence Jones; per i secondi basterebbe un solo nome: Stephen Curry, un vero e proprio artista con la palla a spicchi. Inoltre sono una squadra giovane, divertente, che corre e segna. Speriamo vivamente facciano strada nei playoff. Sorpresa numero due: Phoenix Suns. Ancora, alzi la mano chi ci credeva a settembre. Qualunque strano sortilegio abbia fatto Hornacek pare funzionare, con Goran Dragic, Plumlee e Gerald Green sugli scudi. Se sono aggrappati, non si sa bene come (oppure si) al treno playoff, i Dallas Mavericks lo devono a una sola persona, l’immenso Dirk Nowitzki, per cui personalmente ho finito gli aggettivi. Ma devono fare attenzione alle loro spalle ai Memphis Grizzlies, che non avevano iniziato un granché, ma poi toh, torna Marc Gasol e il giocattolino riparte. E poi, se l’anno scorso hanno buttato fuori Okc (ok, squadra monca senza Westbrook) non sarà solo un caso. Ora non ci resta che aspettare a prile e goderci, come ogni anno, lo spettacolo, che viste le premesse ci pare assicurato.


RED CARPET | L’Oscar è d’oro ma gli abiti sono “Black or White”

L’oscar è d’oro ma gli abiti sono “Black or White” di Serena Cominetti

Così cantava Michael Jackson in una canzone del ’91, e questa è stata la scelta delle star di Hollywood. Per la notte degli Oscar, e prima ancora per l’osservatissimo red carpet, le donne più belle hanno fatto una scelta ben definita: abito chiaro o abito scuro. Nessuna via di mezzo e pochissimo colore scelto solo da poche star.

La statuetta dell’Oscar sarà anche d’oro, ma sono stati il bianco – in tutte le sue declinazioni – e il nero i due colori scelti dalle star USA nella notte che celebra il cinema americano ed internazionale.

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I nomi più importanti dello star system hanno scelto le nuance chiare. Dal bianco all’avorio, dallo champagne al beige sono state le tonalità scelte da attrici del calibro di Angelina Jolie, Naomi Watts, Kristen Bell, Goldie Hawn, Jessica Biel, Kate Hudson, Calista Flockhart e Portia De Rossi. Cate Blanchett, migliore attrice per Blue Jasmine, e Lupita Nyong’o, migliore attrice non protagonista per 12 anni schiavo, sono state le regine delle nuance chiare, salendo addirittura sul palco per la consegna della statuetta. Sull’altro versante ci sono star altrettanto belle ed affermate, come Julia Roberts, Charlize Theron, Glenn Close, Olivia Wilde, Anna Kendrik che hanno scelto il total black per il tappeto rosso. D’altro

canto si sa: il nero ha sempre il suo fascino e la sua eleganza. Poi non manca una manciata di donne bellissime che hanno scelto altri colori: Amy Adams e Sandra Bullock il blu, Kerry Washington il grigio, Penelope Cruz il cipria. Si parla però di scelte singole: infatti, la maggior parte delle attrici per l’edizione 2014 ha scelto abiti chiari o scuri. Niente vie di mezzo, niente tonalità di grigio. Paillettes e organza, seta e chiffon, nulla è mancato alle stelle più brillanti sul red carpet di Hollywood: la notte degli Oscar è in genere dominata dagli uomini, ma sono le donne – attrici, mogli o fidanzate che siano – le vere protagoniste dell’entrata Dolby Theatre. Perché la notte degli Oscar inizia lì: sul tappeto rosso dove a sfilare sono tanto i protagonisti del cinema quanto le maison che li vestono.


CUCINA | Focaccia di San Giuseppe (ruccolo) / Torta Mimosa

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Focaccia di San Giuseppe (ruccolo)

I DIENT INGRE

Per l’impasto: 1 kg di semola di grano duro rimacinata, 50 gr di olio d’oliva, 1 cucchiaio di sale, 1 cucchiaio di zucchero, 1 lievito di birra

Per il ripieno: 1,3 kg di porri, 180 g di alici sott’olio, 150 gr di uva passa, pepe, zucchero, olio d’oliva

PREPARAZIONE

•Eliminare la parte verde dei porri e le radici. Inciderli per tutta la lunghezza in quattro parti e lavarli bene sotto l’acqua corrente. •Mettere un po’ di olio in una padella ampia e tagliare i porri a rondelle sottili, aggiungere il sale, e lasciarli a stufare nella padella per una ventina di minuti. Se necessario aggiungere un po’ di acqua. •Una volta cotti, spegnere il fornello e tenere da parte i porri stufati: se risultassero troppo bagnati metterli a raffreddare e colare in un colapasta. •Questa operazione si può fare anche il giorno prima. •Tagliare le alici a pezzettini. •Pesare l’uva passa. •Sciogliere il lievito in un bicchiere di acqua tiepida. •Mettere sul piano da lavoro la farina facendo un buco al centro e versarvi lo zucchero, l’olio e il mix di acqua e lievito. Iniziare ad impastare e, verso la fine del processo, aggiungere il sale. •Impastare aggiungendo altra acqua tiepida finché l’impasto sarà solido, liscio e compatto. •Le stesse operazioni possono essere svolte con un’impastatrice elettrica. •L’impasto va ora riposto in un recipiente ampio e coperto con un canovaccio, sotto il quale dovrà riposare per 2 o 3 ore. •Terminato il tempo di lievitazione prendere l’impasto, dividerlo in quattro parti uguali (da circa 250 grammi l’una). •Prendere una delle quattro parti e stenderla con un mattarello fino ad ottenere una sfoglia tonda e sottilissima. Per facilitare le operazioni è meglio stenderla su un pezzo di carta da forno infarinata,

quindi infarinare il mattarello e stendere. Anche in questo caso si può usare la macchina per tirare la pasta, lo spessore va regolato in base alla macchina ma deve risultare di qualche millimetro. •Ora occorre farcire le sfoglie: la sfoglia pronta sul piano da lavoro va cosparsa di porri stufati (un quarto di quelli preparati), di alcuni pezzetti di alici e di uva passa (un quarto del totale). Spolverare con pepe, cospargere con un pizzichino di zucchero e condire con un buon giro di olio d’oliva. •Arrotolare la prima sfoglia su sé stessa aiutandosi con la carta da forno. •Cospargere con abbondante olio una teglia rotonda (di almeno 26 centimetri di diametro) e posizionarvi il primo “salsicciotto” realizzato. •Procedere nello stesso modo con le altre sfoglie finendo di riempire la teglia. •Lasciare lievitare di nuovo per un paio d’ore circa, quindi infornare a 200° per un’oretta a forno statico già caldo. •Scolare l’olio in eccesso appena tolta la focaccia dal forno per evitare che lo assorba.


Torta Mimosa

I DIENT INGRE

Per il Pan di Spagna: 75 g di farina, 150 gr di zucchero, 75 g di fecola di patate, 6 uova

Per la panna montata: 200 ml di panna da montare, 50 g di zucchero a velo

Per la crema pasticcera: 500 ml di latte, 110 g di zucchero, 4 tuorli, 30 g farina, scorza di un limone, rum o succo d’arancia per bagnare il pan di spagna q.b.

spessore e scavare il restante Pan di Spagna ricavando dei pezzetti simili a cubetti che serviranno per la copertura. •Bagnare con il rum il Pan di Spagna scavato.

PREPARAZIONE •Per preparare il Pan di Spagna sbattere a lungo le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto ben fermo. •Aggiungere lentamente la farina e la fecola setacciate mescolando delicatamente. •Versare il composto ottenuto in uno stampo tondo e cuocere in forno a 150 gradi per circa 40 minuti. •Capovolgere lo stampo del Pan di Spagna e lasciar raffreddare. •Mentre il Pan di Spagna cuoce, preparare la crema pasticcera. Mettere il latte in un pentolino con la scorza di un limone e portare a bollore. Togliere la scorza e far raffreddare un po’ il latte. •Incorporare le uova sbattute con lo zucchero e la farina, mescolare bene, portare sul fuoco dolce e fare addensare per qualche minuto, mescolando in continuazione con un cucchiaio di legno e seguendo sempre un verso (orario o antiorario, ma sempre quello). Lasciar raffreddare la crema, mescolandola di tanto in tanto. •Montare con le fruste la panna addolcendola con lo zucchero a velo. •Tagliare orizzontalmente un disco di 1 cm di

•Mescolare delicatamente la panna alla crema pasticcera ottenendo una crema con cui farcire il Pan di Spagna scavato. •Coprire col disco tagliato. Stendere il resto della crema e ricoprire con i ciuffetti di mollica ricavati scavando la base in modo da formare la torta mimosa.


PRIMAVERA | Botticelli / Vivaldi / fiori / Alda Merini

Botticelli

La Primavera di Botticelli è una tempera su tavola custodita nella Galleria degli Uffizi di Firenze. Tra le opere più famose sia di Botticelli sia del rinascimento italiano, è ancora oggi una delle tele più apprezzate del museo fiorentino. Un boschetto ombroso ricco di aranci e di diverse specie floreali fa da cornice ad una donna dai capelli lunghi che indossa un abito cipria e stringe tra le mani un drappo rosso: Venere. Il quadro è ambientato nel giardino delle Esperidi e i personaggi presenti sono numerosi. Leggendo il quadro da destra, si possono apprezzare Zefiro (vento appunto di primavera) che per amore abbraccia la ninfa Clori in attesa di suo figlio. Da questa unione, Clori si trasforma in Flora (personificazione della primavera) rappresentata da una donna avvolta in un vestito fiorito ed impegnata a distribuire essenze dal grembo. Venere, al centro, dirige la scena ed è lei il simbolo dell’amore più elevato, simboleggiato anche dal figlio Cupido in volo sopra di lei. La carrellata di personaggi termina con le Grazie impegnate in una danza e Mercurio che scaccia le nubi proprio per preservare la primavera in eterno. La Primavera di Botticelli, come avviene anche per altre opere del Rinascimento italiano, può avere diverse chiavi di lettura: la prima mitologica (legata ai soggetti rappresentati); la seconda filosofica (legata a diverse dottrine); e la terza storica-dinastica (legata alle vicende del periodo e del committente).

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PRIMA Vivaldi

La Primavera è il primo dei quattro concerti di Antonio Vivaldi inserito nelle Quattro stagioni. La composizione descrive i tre momenti della stagione sottolineati da due andamenti speculari: il canto degli uccelli in allegro, il riposo del pastore con il suo cane in largo e la danza finale nuovamente in allegro. Pensata per gli strumenti ad arco, in particolare per i violini, la Primavera si apre con un sonetto. Giunt’è la Primavera e festosetti La salutan gl’augei con lieto canto, E i fonti allo spirar de’ zeffiretti Con dolce mormorìo scorrono intanto; Vengon coprendo l’aer di nero manto E lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti Indi tacendo questi, gl’augelletti Tornan di nuovo al lor canoro incanto: E quindi sul fiorito ameno prato Al caro mormorìo di fronde e piante Dorme ‘l caprar col fido can’ a lato. Di pastoral zampogna al suon festante Danzan ninfe e pastor nel tetto amato Di Primavera all’apparir brillante.

Composta in Mi maggiore, l’opera di Vivaldi è l’esaltazione degli strumenti ad arco: il canto degli uccelli è affidato a tre violini solisti. Il violino è di nuovo lo strumento che riesce a dare vita al pastore che dorme mentre le viole, intense nelle ribattute, imitano il verso del cane che grida. La danza finale è nuovamente un tripudio di strumenti ad arco.


AVERA Alda Merini Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta. Così Proserpina lieve vede piovere sulle erbe, sui grossi frumenti gentili e piange sempre la sera. Forse è la sua preghiera.

Questi versi tratti da Vuoto d’amore sono di Alda Merini, celebre poetessa milanese. Nata proprio il giorno dell’equinozio di primavera, Alda Merini ha vissuto una vita caratterizzata da giorni belli come una mattina di primavera e, purtroppo, anche da tanti giorni bui come un pomeriggio di novembre. La poetessa milanese fa riferimento alla stagione anche in altre composizioni: “Non avrei potuto scrivere in quel momento nulla che riguardasse i fiori perché io stessa ero diventata un fiore, io stessa avevo un gambo e una linfa”. A queste parole, tratte da L’altra verità. Diario di una diversa, la Merini affida alla fine degli anni ’80 una sintesi di quanto avvenuto nei ricoveri ospedalieri. Alda Merini teneva molto al suo giorno di nascita, infatti così inizia prima la poesia poi il testo autobiografico dettato alla giornalista Cristiana Ceci nell’autunno del 2004: “Sono nata a Milano il 21 marzo 1931, a casa mia, in via Mangone, a Porta Genova”, queste le parole di una delle poetesse simbolo del novecento. Come la sua poesia, anche la sua scomparsa ha qualcosa di mistico: Alda Merini ha lasciato questo pianeta il primo novembre 2009, il giorno dedicato ad Ognissanti.

Fiori

Primavera è sinonimo di fiori. I due termini vanno di pari passo, così, mentre le giornate si scaldano e si allungano, ritorna la voglia di indossare i guanti (non quelli in lana dell’inverno) e di dedicarsi al giardinaggio. Giacinti, museali, narcisi, tulipani, fresie, fritillarie, nerine, peonie erbacee e iris: sono queste le prime piante che si vedono sbocciare a primavera. Specialmente quest’anno che, grazie all’inverno poco freddo, piante e fiori non hanno sofferto e si sentono pronti a sbocciare rapidamente; ancor più pronte vi sono viole e primule per decorare balconi e finestre. In primavera, dopo il grigiore dell’autunno e dell’inverno, viene sicuramente voglia di dedicarsi al verde: sia l’ampio giardino sia il piccolo angolo botanico sul balcone sono un ottimo motivo per mettersi all’opera. Una pianta fiorita porta una ventata di novità nella stanza; se poi si scelgono varietà come giacinto o iris, l’intero spazio sarà inebriato anche dal piacevole profumo, cosicché oltre alla vista anche l’olfatto sarà stimolato dalla piacevole novità. Per quanto riguarda i colori, fiori dalle tonalità allegre e brillanti sono i più graditi: meglio scegliere di uniformare il colore con nuance luminose o pastello. Se si scelgono invece fiori dello stesso colore, meglio raccoglierne di diversa varietà. Narcisi, tulipani o crocus permettono decorazioni più innovative e d’impatto. Se l’ambiente è essenziale, meglio esaltarlo con un singolo fiore nel vaso: il delfinio è un prezioso alleato. Naturalmente non si può dimenticare la mimosa: la pianta che anticipa la primavera è anche il simbolo della festa della donna (8 marzo). Nonostante la ricorrenza, si tratta di un fiore che o si ama o si odia: alcune donne ne apprezzano sempre il profumo, altre lo trovano decisamente fastidioso.


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Foto a cura di Stefano Subitoni da Corno Giovine scattata a ROMA INVIACI LE TUE FOTO E LE PUBBLICHEREMO NEL NUMERO SUCCESSIVO. Scrivi a info@lapausa.eu


Foto a cura di Anna Zigliani da Grumello Cremonese scattata a CREMONA INVIACI LE TUE FOTO E LE PUBBLICHEREMO NEL NUMERO SUCCESSIVO. Scrivi a info@lapausa.eu



LA PAUSA - N.9