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il Corriere delle Donne INVERNO 2013-2014 | n. 85

Edizioni LARaffaella NEREIDE Mauceri

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di

TRIBUNALE DI SIRACUSA - REGISTRAZIONE N. 16 DEL 07/09/92 - P. IVA 00959430893 MARCHIO DEPOSITATO UFFICIO MINISTERIALE BREVETTI E MARCHI N° 0001075124 06/11/2007

Dai forza a questo giornale! Dai forza alle donne!

Sommario

Le due natività. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 Capodanno che noia che barba…. . . . . . . . . . . . . . . . . . 5 L’avvocata “antiviolenza”: chi è costei? . . . . . . . . . . . . . . . . 7 Quanto vale la vita di una donna?. . . . . . . . . . . . . . . . . . 9 Uomini che pagano le donne . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13 Il pensiero ribelle. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15 Inserto Rete Centri Antiviolenza L’appello internazionale del 25 novembre . . . Rete news. . . . . . . . . . . . . . “Donne da amare” . . . . . . . . . . . Dai un volto al patriarcato . . . . . . . .

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La leggenda del Papa umile. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25 Agenda sanità. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 I limiti della prevenzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29 Premiata ditta vaccini & C.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30 Carta di Milano. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31 Salvia: l’alleata delle donne. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33 Breve storia dell’interruzione di gravidanza. . . . . . . . . . . . . . 35

direttora responsabile

Raffaella MAUCERI

IN QUESTO NUMERO LE FIRME DI:

Angela ADAMO Giada BARUCCO Tiziana BARTOLINI Pamela LI MANNI Sofia MILAZZO Gabriella TIRALONGO Laura UCCELLO

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE

Via Acquaviva Platani, 12 - 96100 Siracusa Tel. 0931 492383 - Fax 0931 1846186 Cell. 347 7758401 E-mail: lanereide.edizioni@gmail.com Sito: www.lanereide-edizioni.it REalizzazione e stampa

grafica & stampa 339 7708276 - SR dueellegrafica@gmail.com


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Edizioni LA NEREIDE di

Raffaella Mauceri

attualità | scienze | cultura | opinioni È l’unica rivista femminile di questa provincia ed oltre. Una rivista lussuosa, colta e prestigiosa che: • ha 21 anni di storia!

Per la pubblicità Tel. 0931 492383 Fax 0931 1846186 Cell.

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• è diretta da una giornalista iscritta all’Albo da 32 anni • ha una redazione altamente qualificata • tira migliaia di copie + la versione online • è capillarmente diffusa nel territorio e va a ruba dovunque. Viene diffusa attraverso

ambulatori medici • inserzionisti • convegni • farmacie • edicole • banche • librerie • cinema • scuole… Attenzione! “il Corriere delle Donne” pratica tariffe pubblicitarie a mera copertura dei costi di produzione perché non è un’impresa commerciale ma un’iniziativa di puro volontariato sociale che sostiene la Rete Centri Antiviolenza di Siracusa in difesa delle donne e dei bambini vittime di maltrattamenti, violenza, privazioni e abusi.

E-mail e sito lanereide.edizioni@gmail.com • www.lanereide-edizioni.it Prenota la tua copia omaggio presso questi punti di diffusione: Edicole Alderuccio Viale Zecchino, 115 Barreca Viale Scala Greca c/o Bar Conchiglia Battaglia Via dei Lidi, 466 Fontane Bianche (SR) Biemme Via G. di Natale, 24 Bonanno Via S. Panagia, 102 Briscio Largo Servi di Maria, 1 Buccheri Via Siracusa, 146 Belvedere (SR) Calvo Viale S. Panagia, 4 Cannata Largo Aretusa, 8 Carcò Via Maestranza, 15 Cardì Corso Gelone, 73 Carpitano Via Trogilo Priolo (SR) Caschetto Via Piave, 100 Cordieri Viale Tunisi, 61 D’Angelo Via Taranto, 8 Priolo (SR) Di Maria Via Monteforte, 96 Di Mauro Via Tisia, 55 Drago Via Avola c/o Hotel Scala Greca Edicola Stazione ferroviaria Edicola del Tribunale Viale S. Panagia Fortuna Via Puglia, 3 Iozzia Via A. da Messina La Braca Via A. Specchi, 71 La Spada Via Castel Lentini, 125 Lopez Viale S. Panagia 204 Mirabella Viale Teracati, 68 Moncada Via Tucidide, 6 Orecchia Viale Teocrito, 3 Perna Largo II Giugno Pisano Via Torino, 99 Puglisi Via Brenta, 33

Rizzotto Via Agatocle, 37 Santini Viale dei Comuni, 141 Scalora Piazza Duomo Siringo Chiosco Piazza Pancali Riggio Piazza Dolomiti, Villaggio Miano (SR) Librerie Biblios Cafè Via Consiglio Reginale, 2 Diana Corso Gelone, 57 Domus Via Tisia, 116 Mascali Via Maestranza, 20

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editoriale

Le due natività DI RAFFAELLA MAUCERI DIRETTORA

Quelle che state vedendo sembrano due antiche rappresentazioni della natività di Cristo. Sembrano. In realtà solo quella a destra raffigura la Madonna che allatta Gesù, mentre l’altra, cioè quella a sinistra, rappresenta la dea Iside che allatta Horus, il dio egiziano appena nato. Di fatto, le due mamme sono così simili che alcuni dei primi fedeli cristiani le adoravano indifferentemente entrambe. Ma, dunque, che cosa festeggiamo veramente a Natale? In quali antichissime tradizioni affonda le sue radici questa festa? Facciamo un passo indietro. In ordine di tempo, la religione cristiana è la più “giovane” delle religioni patriarcali che sostanzialmente non sono granché differenti fra di loro, anzi diciamo pure che si somigliano come gocce d’acqua. Per prima cosa, cominciano tutte con una vergine incinta che, restando inspiegabilmente vergine, partorisce un pargoletto divino rigorosamente maschio. Si tratta di fanciulle giovanissime, praticamente adolescenti e perfettamente sconosciute che d’improvviso diventano strumento di vicende soprannaturali. Vediamone alcuni esempi. Chrisna, il messia degli induisti, nato tremila anni prima di Cristo (notare la somiglianza fra i due nomi), fu partorito dalla vergine Davanagny e la sua nascita fu preannunciata da svariati profeti. Divenuto adulto, Chrisna abbandonò la sua famiglia, si proclamò seconda persona della santissima trinità indù, disse di essere venuto al mondo per redimere l’umanità dal peccato originale, si dedicò alla predicazione e fece tantissimi miracoli. Gesù fece resuscitare Lazzaro? Beh, Chrisna fece resuscitare 30.000 soldati morti in battaglia e 40.000 pastori colpiti da un fulmine! Gesù fece il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci? Chrisna moltiplicando tre sole manate di riso, sfamò tutto il popolo indiano! In Egitto il succitato dio-Sole Horus, duemila anni prima di Cristo, fu partorito dalla vergine Iside, ebbe 12 discepoli, veniva chiamato il buon pastore, faceva miracoli, resuscitò un morto che si chiamava Azarus (notare la somiglianza con Lazzaro), fu sepolto e resuscitò anche se stesso. Mithra, 600 anni prima di Cristo, fu partorito anche lui da una vergine, era chiamato il redentore, anche lui ebbe 12 apostoli e anche lui resuscitò tre giorni dopo la morte. E così via… E quando nacque costui? Il 25 dicembre. E quando nacque Budda? Il 25 dicembre. E così pure tutti gli altri dei a capo delle altre consimili religioni patriarcali. E sapete perché? Perché il 25 dicembre altro non è che la data in cui, in Egitto, si festeggiava la nascita del Dio-Sole Horus. Ed è così che, circa 330 anni dopo la nascita di Gesù avvenuta in una data non meglio precisata, Costantino decise che il 25 dicembre andava bene anche per lui, e da allora il 25 dicembre è il giorno della natività cristiana.

Buon Natale! il Corriere delle Donne Edizioni La Nereide di Raffaella Mauceri Inverno 2013-2014

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Gesù tenta di offrire pani e pesci…


il Corriere delle Donne Edizioni La Nereide di Raffaella Mauceri Estate 2013

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attualità

Capodanno

che noia che barbache noia che barba che noia… DI RAFFAELA MAUCERI

- E così è passato un altro anno. Accidenti come vola il tempo! - Ehi voi, i compiti per le vacanze quando li cominciate? - Capodanno è la festa dei supermercati e dei ristoranti. - Chi ha mal di testa a capodanno, ha mal di testa tutto l’anno? - Il cenone di San Silvestro? Dodici portate! Aiuto, non mi si chiude più la cerniera! - Odio queste feste: invece di riposarmi, lavoro il doppio. - Mia zia è nata a capodanno. E ogni anno, com’è come non è, fa sempre 45 anni. - Quando eravamo bambini noi, il capodanno si aspettava giocando a tombola. - Stai a dieta tre mesi per perdere 3 chili, e poi a capodanno li recuperi in una notte sola! - Cretino, che spari a fare all’anno vecchio? tanto, quest’anno sarà anche peggio! - Pranzi, cene, dopo-cene... ormai mi viene la nausea solo a guardare una tavola apparecchiata. - Sempre con questi dannati mortaretti! Vediamo quanti morti e feriti ci scappano quest’anno! - Avessi soldi, il capodanno lo passerei a Honolulu, invece mi tocca cenare con tua madre! - L’anno scorso tua sorella non ci ha invitati.

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Quest’anno, se non ti fa schifo, non la invito io. - Vuoi vedere che mi tocca fare gli auguri a quello stronzo di mio cognato? - Bambini, se questo capodanno vi fate male un’altra volta, al pronto soccorso vi ci porta la befana. - Finiamola con questa fissa dello champagne, lo spumante italiano è più buono e costa meno. - Come abbiamo passato le feste? Non siamo finiti in ospedale. Che vuoi di più?

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attualità una delle più detestabili e subdole negazioni della dignità umana. Con un intento: quello di far nascere un rifiuto partecipato, una presa di posizione e una disponibilità ad agire contro un modello negativo anche nel proprio quotidiano, presente e futuro. Perché più si dà voce ai diritti e visibilità alla violenza, più le si toglie quella protezione che il silenzio le assicura.

L’avvocata “antiviolenza”: chi è costei? DI GABRIELLA TIRALONGO

Essere avvocata di un centro antiviolenza è una scelta di vita che ti cambia la vita, e non solo la tua ma anche quella della tua famiglia che deve essere disposta a convivere con i tuoi tempi e ritmi. Significa essere sempre in prima linea e senza orario, disponibile ad intervenire, ad accogliere, a rassicurare, a rifugiare in qualunque momento, anche di notte, e a battagliare in tribunale. Significa sapere individuare la tempistica ed essere nel contempo tempestive, perché una valutazione errata può avere effetti devastanti. Significa ascoltare le angosce delle donne e sapere offrire il fazzoletto nel momento più opportuno, mantenendoti, però, a quella “distanza di sicurezza” che ti consente di mettere veramente a disposizione la tua professionalità in nome delle donne. Quelle stesse donne per le quali gioisci quando raggiungono obiettivi importanti, quando recuperano se stesse e la propria autostima, quando riescono ad uscire fuori dal tunnel e riscoprono che cosa significa progettare il proprio futuro. Non è per nulla semplice, anzi, ma è qualcosa di straordinario che dà un senso di pienezza, è la magia della sorellanza che ci rende partecipi di un dolore cosmico. Essere avvocata di un centro antiviolenza è, oserei dire, quasi una missione, quella stessa missione che inseguivo, forse sognavo quando, al ginnasio, sconcertata per quello che era successo al Circeo alle due ragazze massacrate dai loro stupratori, decisi, in cuor mio, che avrei difeso le donne e sarei stata in prima linea accanto a loro. Oggi, questo, vuol dire anche correre il rischio di diventare bersaglio dell’ex marito, ex compagno, ex convivente, ricevere le loro minacce anche davanti agli avvocati colleghi maschi che anziché intervenire per tenere a bada il proprio assistito, come le norme deontologiche impongono, ti guardano con quell’aria sprezzante quasi a dire “te la sei cercata”. No, non è per niente facile sopportare il senso di frustrazione che ti pervade quando non riesci ad ottenere con tempestività, una misura cautelare contro l’aguzzino, che può servire a salvare una vita, o quando il Comune tarda a dare la propria disponibilità ad autorizzare il rifugio di una madre con i propri bambini in una struttura protetta, consapevole che un ritardo burocratico può essere fatale. Ancora più insopportabile è la frustrazione quando ti rendi conto che l’obbligo per le forze dell’ordine o per i medici del pronto soccorso, di informare le vittime dell’esistenza e dell’operatività di un centro di antiviolenza è solo un escamotage per scaricare una responsabilità che non può essere solo di noi volontarie, ma deve essere condivisa fra tutti gli operatori, le istituzioni e soprattutto l’autorità giudiziaria. A quel punto, infatti, ti rendi conto che la rete può e deve fare la differenza, incidendo anche e soprattutto sulla cultura, perché è in quella direzione che bisogna organizzarsi: la prevenzione. Sì, la prevenzione, partendo proprio dalla scuola che si presenta ben poco preparata ad affrontare la complessa realtà della violenza di genere. E l’unica arma efficace per conoscerla, leggerla nei suoi diversi aspetti e quindi poterla prevenire è la comunicazione, anzi l’anticomunicazione. Solo così si può penetrare il silenzio che avvolge le vittime, i carnefici, i testimoni e la società, solo così si può aprire lo sguardo e la mente, attraverso il dialogo e il confronto, su

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…ma non per tutte

Lo sguardo sulla violenza e sulle violenze spesso si sofferma sulle manifestazioni più macroscopiche e drammatiche, trascurando che ogni giorno, in qualsiasi relazione fra uomini e donne, fra adulti e minori, si nascondono piccole, ma non meno gravi espressioni che la evocano. Se la violenza è una “malattia”, bisogna prestare attenzione ai suoi sintomi. Proprio attraverso di essi, infatti, è possibile risalire ai modelli sociali e culturali che la alimentano, modelli di cui generalmente vi è scarsa consapevolezza, per individuare i segnali di negazione dei diritti umani, di cui la violenza contro le donne è una delle più vergognose espressioni. Il Centro antiviolenza diventa, quindi, una sorta di “ripetitore” dal quale si propaga un nuovo e potente segnale per diffondere una cultura consapevole e attiva contro la violazione dei diritti delle donne e dei minori. Il Centro antiviolenza diventa quella scuola di pensiero che porta avanti da trent’anni Raffaella Mauceri, la fondatrice e presidente della nostra Rete Centri Antiviolenza di Siracusa.


attualità

Quanto vale la vita di una donna? La considerazione che molti uomini hanno delle donne, nasce da un archetipo antichissimo, da una cultura estremamente diffusa in tutto il mondo. Una cultura che ha posto la donna, procreatrice di vita, come un oggetto di potere; è proprio il potere e questa presunta superiorità maschile a tradursi, a volte, in violenza psicologica e/o fisica contro la donna. La ragione, o meglio le ragioni di questa considerazione di superiorità maschile, si perdono nella notte dei tempi e si basano su di una cultura maschilista basata essenzialmente su rapporti di forza in cui, non a caso, la donna era considerata il ‘sesso debole’. L’evoluzione dell’emancipazione femminile avvenuta negli ultimi cento anni ha però sempre di più messo in discussione questa impostazione culturale di suddivisione dei ruoli basata sulla figura del ‘maschio dominante’, che ora reagisce, a volte con violenza brutale, nel momento in cui viene messo in discussione e viene meno il suo potere. Non basta, né può bastare solo la volontà di una parte di genere a stabilire una supremazia con i relativi rischi a caduta. Ci troviamo di fronte a qualcosa di più vasto; esiste, infatti, una mentalità condivisa che s’insegna appena nati e che poggia su valori etici, religiosi, sociali ed anche filosofici. Il luogo di questa formazione è il più delle volte la famiglia, dimora stessa dei soprusi che spesso sfociano in violenze brutali. Partendo da queste considerazioni abbiamo deciso di analizzare il fenomeno del femminicidio in Italia nel corso degli ultimi anni sulla base dei dati disponibili. Dalle statistiche appare evidente l’escalation del fenomeno da 84 casi di femminicidio del 2005 siamo passati a 128 nel 2013, tanto che il governo Letta ha varato un Decreto Legge nell’agosto scorso proprio contro questo fenomeno. Decreto convertito in Legge nel mese di ottobre, che reca alcune importanti novità a tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica: la rilevanza della relazione affettiva tra due persone (a prescindere da convivenza o matrimonio), l’aggravante in caso di violenza nei confronti di donne in gravidanza o minori, l’irrevocabilità della querela in casi gravi, l’allontanamento da casa se colti in flagranza ed altre. Certo è che in Italia la violenza sulle donne è ancora vista come un problema di ordine pubblico piuttosto che culturale e, in questo senso, non c’è un sistema di interventi organici contro simile piaga. L’unica richiesta andata a buon fine, in tal senso, è stata la ratifica della Convenzione europea contro la violenza sulle donne, approvata a Istanbul l’11 Maggio 2011 e ratificata dall’Italia solo nel mese di Giugno 2013. Anche i dati sui Femminicidi per 100.000 donne confermano tale la crescita. Infatti dallo 0,28 del 2005, il tasso si è posizionato su valori intorno allo 0,40 negli anni 2009/2012. Ma perché oggi ci troviamo a dibattere e discutere di un dato che, seppure allarmante per la sua crescita, è insito nella nostra società da sempre? Nel 1970 Ettore Scola diresse il film ‘Dramma della gelosia, tutti i particolari in cronaca’, con Marcello Mastroianni, Monica Vitti e Giancarlo Giannini, film che ebbe giustamente un successo notevole e numerosi riconoscimenti. In questo film (ne citiamo un altro a memoria, ‘Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto’  del 1974, di Lina Wertmuller con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato) si descrivono, con cruenza estremamente realistica, scene in cui la donna viene malmenata ripetutamente ma, alla fine, è lei stessa ad essere quasi riconoscente del brutale trattamento. Ora la domanda sorge spontanea: come sarebbe accolto oggi un film in cui la donna è malmenata e alla fine ne è anche contenta?

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Lungi dal giudicare negativamente i film appena citati, la domanda che ci dobbiamo porre è un’altra: cosa è cambiato da allora? Cos’è successo in questi ultimi decenni? Sicuramente esiste una maggior coscienza del problema unito al fatto che la donna, forte di un maggior sostegno dei propri diritti, denuncia. Esiste però anche un ulteriore dato su cui riflettere. La donna è sempre più, nella società moderna, al centro di strategie di mercato; associata indistintamente ad autovetture oppure a compagnie telefoniche, viene usata per vendere, come una qualsiasi merce di scambio. Ora, se pensiamo che qualcosa possa essere scambiata, comprata o venduta, la consideriamo merce, per cui di nostra proprietà, ed è per questo che spesso la trattiamo come tale. Una merce, inoltre, può anche essere semplicemente osservata ed ammirata. Ecco che entrano in gioco, ad esempio, i Concorsi di bellezza. Nel nostro paese il più noto è di certo ‘Miss Italia’. Nel concetto stesso di ‘Concorso di bellezza’ si esprime l’aspetto estetico come principale metro di giudizio, quindi sarebbe questo l’aspetto da giudicare. Come si pone tutto ciò nel più ampio discorso della figura femminile nella società odierna? Da un lato va detto che rispetto ai suoi esordi il Concorso si è evoluto, dando più spazio alle ragazze che hanno maggiormente modo di esprimere opinioni, aspirazioni e abilità mentali e fisiche. Dall’altro, però, rimane pur sempre una passerella, dove giovani donne si fanno guardare. È difficile poter dire se tutto ciò sia riduttivo della personalità di una donna. In fondo, le ragazze si iscrivono liberamente e sono consapevoli di esporsi ad una vetrina mediatica. Se ci si volesse far apprezzare per le proprie doti intellettive, si percorrerebbero di certo altre strade. Sull’argomento, è intervenuta pochi mesi fa la Presidente della Camera Laura Boldrini approvando la scelta della Rai di abolire la trasmissione del


“UN LICEO CHE GUARDA AL FUTURO” Il Liceo “Quintiliano” è l’Istituto più all’avanguardia della provincia di Siracusa perché ha sempre precorso i tempi sia nella sperimentazione didattica sia nell’impegno a porre l’alunno al centro di tutte le azioni didattiche ed educative. L’articolazione dell’Istituto in quattro licei: Classico, Linguistico, Scientifico opzione Scienze Applicate e Scienze Umane permette un’offerta in grado di rispondere alle più svariate esigenze formative e i diplomi conseguiti presso il “Quintiliano” permettono il proseguimento degli studi in tutte le facoltà universitarie. Ed è nostro vanto l’alta percentuale di diplomati che ha superato i test d’accesso alle Università. La scelta della Scuola superiore è importante oggi più che in passato perché sia il mondo del lavoro che quello universitario richiedono valide competenze: la presenza di numerosi laboratori, dotati di lavagna LIM ( Lingue, Informatica, Fisica, Biologia, Chimica, Disegno) consente ai ragazzi il cosiddetto “learning by doing”, imparare facendo. La nostra offerta formativa si è ampliata con l’attivazione del Progetto ESABAC (un percorso di eccellenza che permette di ottenere insieme il diploma del Liceo Linguistico e il Baccalaureato in Francia) e con l’introduzione dell’insegnamento CLIL (più discipline insegnate in lingua straniera). Vasta è poi l’offerta formativa relativamente ai progetti POF, tutti studiati per far emergere le potenzialità e la creatività degli allievi, per sostenerli nello studio, per migliorare l’integrazione, per certificare competenze informatiche e linguistiche (oltre alle certificazioni per le quattro lingue curriculari Inglese, Tedesco, Francese, Spagnolo, da questo anno scolastico sarà attuato un progetto per la conoscenza della lingua russa), per valorizzare le eccellenze (Olimpiadi di Italiano, Latino, Matematica). Nell’ambito di alcuni di questi progetti, i nostri ragazzi svolgono stage e attività di studio e ricerca presso istituzioni come l’INDA, il Museo Paolo Orsi, l’Archivio di Stato e presso aziende del territorio. I nostri alunni partecipano a programmi di scambio con studenti stranieri: vengono ospitati in Paesi esteri ed ospitano studenti di quei Paesi nel quadro delle attività di Gemellaggio e nei programmi di Intercultura. Ma ciò che importa di più è che il Liceo “Quintiliano” garantisce ai suoi allievi un ambiente stimolante per la loro crescita culturale e personale. Un ambiente in cui stanno bene. Giuseppe Mammano


attualità Concorso di Miss Italia. La Boldrini ha visto questa decisione come un segno di civiltà e modernità, poiché le ragazze italiane hanno dei talenti e non dovrebbero svilirsi sfilando con un numero sul petto. Pronta è arrivata la risposta della madrina del concorso Patrizia Mirigliani, che difende l’evento dipingendolo come un trampolino di lancio per ragazze che, altrimenti, non avrebbero la stessa visibilità in altri ambiti, soprattutto con la stessa serietà e pulizia. A questo punto, a chi delle due dar ragione? A nessuna o forse a entrambe. In fondo un concorso di bellezza è tale se ci sono “bellezze” da giudicare. Ma è altrettanto vero che nel 2013, e a fronte dei fatti di cronaca che riempiono i media, sembra ormai un concetto superato. Sono forse le donne stesse che dovrebbero volersi scrollare di dosso questo stereotipo. Ma esiste un legame reale tra questi esempi di ‘donna-merce’ e la violenza dilagante che verso di esse si sta compiendo da parte degli uomini? In questa risposta, si racchiude la chiave di quest’ampio discorso. Esiste forse un aspetto legato al possesso di qualcosa (merce) di nostra proprietà, non a caso il 50% dei delitti sono legati a separazione o gelosia e vengono perpetrati in ambito familiare,

perciò quello che rischiamo di perdere come “nostro” non può essere di altra persona e quindi va distrutto. (Tratto da “Il Fatto Quotidiano”)

Matri-monio = merci-monio di Raffaella Mauceri Quando le femministe diciamo che anche il linguaggio è un luogo di lotta non diciamo nulla di fanatico ma di assolutamente concreto e reale per la semplice quanto lampante ragione che la lingua esprime la cultura che contiene. Una delle istituzioni che contiene un altissimo potenziale di violenza è tutta la terminologia che fa riferimento al matrimonio, giacché si porta dentro la bieca idea del possesso. Tre prove: - Il corteggiatore chiede al padre di concedergli la mano della corteggiata, ma la parola mano viene dal latino manus che significa proprietà. Infatti, nella messinscena della cosiddetta cerimonia nuziale, lo sposo attende la sposa all’altare e il padre va a consegnargli la figlia che passa così “di mano” dal padre al marito, cioè da un uomo all’altro, cioè da un proprietario all’altro.  - a conferma del concetto intrinseco di proprietà, infatti, la formula matrimoniale dice: “finché morte non vi separi.” Da nessuna parte si evince a quale tipo di morte si fa riferimento, ma...   - molto più esplicita la formula matrimoniale inglese che non dice: Vi dichiaro marito e moglie ma “Vi dichiaro Uomo e moglie”. Nel matrimonio dunque, c’è già la radice del crimine, una radice che la separazione legale e poi il divorzio non sono ancora riusciti ad intaccare. Tanto vero è che i mariti separati quando è lei che ha deciso di spezzare il vincolo matrimoniale, arrivano perfino ad accoltellare la ex-moglie, e se non la uccidono, le rendono la vita invivibile fino alla fine dei suoi giorni. E cioè “finché morte (se non fisica, psicologica) non li separi”: esattamente come dice la formula cattolica. In che modo dunque il linguaggio può diventare luogo di lotta e quindi apportare dei correttivi al lessico “matrimoniale”? Per prima cosa dobbiamo contrastare (fino alla eliminazione) alcune dizioni pericolose come “la mia ragazza” o “la mia donna”, perché veicolano l’idea di proprietà della donna. Ed è questo il binario su cui viaggia indisturbato il maledetto treno del femminicidio!

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in libreria

Uomini che pagano le donne Un libro coraggioso, edito da Ediesse nella collana sessismoerazzismo, scritto da una giovane donna, Giorgia Serughetti, che affronta un argomento che per gli uomini è ancora dato naturale e tabù sociale, mentre invece, per capire davvero il fenomeno prostituzione, bisogna cominciare a guardarlo non solo dal lato della prostituta, ma proprio da quello del cliente, senza stigmi sociali ma consapevoli che domanda e offerta costruiscono la relazione su cui si costruisce il mercato del sesso. Non è vero che tutte le sex workers sono «vittime». Non è vero che i clienti sono necessariamente «carnefici». Il fenomeno è molto più complesso: il libro di Giorgia Serughetti è un percorso di esplorazione nel territorio pieno di ombre e di silenzi degli uomini che pagano le donne, fino a oggi in Italia poco studiati e ancor meno compresi. Il libro viene presentato in questo periodo in molte città, da Roma, a Milano, a Genova, Firenze. Chi è il cliente? Spesso il pubblico chiede. Chiunque, risponde Giorgia, di qualsiasi età, classe sociale, desideri e orientamento sessuale. Ma mentre per le prostitute ci sono innumerevoli definizioni, chi le paga invece è solo un anonimo cliente. Perché gli uomini pagano per il sesso? Tante e svariate le ragioni, che il libro esamina, attraverso testimonianze, interviste ai clienti, la ricerca sui siti dove si svolgono i “forum” tra i clienti, gli annunci via web, ecc. Quanti sono? Il mercato del sesso del nuovo millennio rivela l’esistenza di una domanda crescente, formata da numeri impressionanti di uomini in tutti i paesi occidentali. Chi sostiene che sia una patologia di pochi, viene smentito. In Italia si calcolano intorno ai 2 milioni e mezzo. Di cosa si discute oggi nella società, nella politica? Quale il dibattito interno al femminismo? In politica: colpire la domanda per contrastare la proliferazione dei mercati sessuali è oggi, dopo secoli di silenzio e di rimozione della responsabilità dei clienti, l’idea guida dell’intervento pubblico anti-prostituzione, sostiene Giorgia Serughetti. Nell’Italia del disegno di legge Carfagna o delle ordinanze antiprostituzione, come nella Francia della nuova Ministra per i diritti delle donne o nella Svezia che per prima punì i clienti, come negli Stati Uniti che proibiscono la prostituzione a tutto campo,sono in atto strategie simili di colpevolizzazione dei clienti e di rimozione della prostituzione dagli scenari molto concreti, reali, delle strade e dei viali, ovvero dai luoghi pubblici delle città, così come si tende a fare del resto anche rispetto ad altre categorie: ultrà, tossicomani, migranti, nomadi, mendicanti, come analizza e sostiene Tamar Pitch, nel suo recente libro Contro il decoro. L’uso politico della pubblica decenza (Laterza). Insomma, in Italia in particolare, il mercato del sesso all’aperto crea allarme sociale, meglio confinarlo in altri luoghi, protetti da pareti che lo nascondono allo sguardo. Il commercio sessuale, espulso dai centri urbani, bollato come indecoroso, confinato in aree periferiche e non residenziali, è sospinto verso l’invisibilità di appartamenti, hotel, club, sale massaggi…Il cliente maschio della classe media, sempre più attento a proteggere il proprio anonimato e la sicurezza delle transazioni, trova forme di consumo sessuale adeguate ai propri bisogni: una molteplicità di strutture private, servizi differenziati per tipologia e costo, e l’agevolazione del web per gli scambi e le comunicazioni. Se queste sono le prevalenti politiche pubbliche o che almeno appaiono tali , è su queste che discute e si dilania il femminismo, come di recente è avvenuto in Francia. Maria Rosa Cutrufelli,

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autrice del primo libro in Italia sui clienti (1981) e autrice altresì della prefazione al libro di Giorgia, stabilendo così un ponte di più di trent’anni tra le due ricerche, ricostruisce il dibattito tra le donne fin dai tempi del suo primo libro: anni di forti tensione, tra chi sosteneva che la prostituzione era colpevole esercizio del potere maschile sul corpo delle donne, e chi metteva in luce l’autonomia e la soggettività delle prostitute, la cui sindacalizzazione successiva e la rivendicazione di diritti civili ha poi finito con oscurare la problematica della sessualità maschile e dei rapporti tra i sessi; si è poi oscillato tra stigmatizzazione e accettazione di una “normalità”, le cui forme oggi appaiono però nella loro novità: il superamento dei confini tra sessualità e mercato, il confondersi dell’atto prostitutivo in una pornografia di massa, quasi un surrogato della prostituzione vera e propria, la confusività del mercato, in cui possono rientrare le escort di lusso e le prostitute di strada, volontarie o coatte che siano. Prevale l’ideologia della disponibilità estrema del corpo femminile che pubblicità e trasmissioni televisive propongono e rilanciano in un gioco di specchi di degrado dei corpi femminili sempre più giovani e di desiderio maschile. Corpi disponibili al consumo ma anche reificati in un modello in cui sessismo razzismo e classismo puntano a costruire pulsioni non solo finalizzate al consumo delle merci e delle persone come si dimostra nel libro diLaura Corradi Specchio delle sue brame (Ediesse, collana sessismoerazzismo, 2012), ma norma dominante di comportamento sociale. La tensione nel dibattito tra le donne? Dai dibattiti svoltisi finora intorno a questo libro, e non solo, non crediamo che il dilemma sia più tra prostituzio-


in libreria ne si o no, tra considerare le prostitute vittime o sex workers (come da diversi anni avviene in Italia), ma tra chi sostiene politiche pubbliche di patologicizzazione e criminalizzazione dei clienti (fatti salvi ovviamente i ricchi utilizzatori finali o i clienti “rispettabili” perché invisibili) e chi rivendica comunque l’autonomia e la soggettività delle donne e lotta contro l’uso ipocrita del concetto di “decoro urbano” per marginalizzare spazi e “categorie” sociali. Abbiamo detto come tutto ciò investa la visione e la politica delle città e le modalità di normalizzare spazi, mercato del sesso e consumi sessuali; in Italia però appare particolarmente ipocrita e ambiguo, perché il fenomeno della “ privatizzazione delle donne pubbliche”, come le definisce Giorgia Serughetti, corrisponde non solo a una crisi della sessualità maschile, che non vuole esporsi sul piano della compravendita pubblica mantenendo un ruolo sociale immacolato, ma anche all’esibizione di potere politico ed economico. Assistiamo in questi giorni alla dichiarazioni di legittimità di costruzioni di harem pagati, esibiti nella pratica e negati a parole, che non solo incontrano un immaginario maschile, ma vengono sdoganati da giornalisti e politici come fatto privato e legittimo di uomini potenti. Se la criminalizzazione del cliente era susseguente all’idea negativa della prostituta, ora assistiamo al movimento inverso che è quello che se il cliente è ricco e potente e famoso anche la prostituta non è altro che una professionista o una giovane donna calunniata per invidiosa malevolenza, mentre quando si tratta di una prostituta di strada è contro di lei più che per i clienti che sono state fatte le ordinanze comunali, come dimostrano i dati- e non le parole - dei sindaci. Ma, al di là delle politiche messe in atto, leggendo il libro, e soprattutto assistendo ai dibattiti sul tema, la domanda sul perché gli uomini pagano le donne resta aperta;anche se qualche risposta viene dall’analisi condotta in questo libro sui processi di commercializzazione della sessualità, che sono in atto in ambiti sempre più estesi del vivere, dal mondo della comunicazio-

ne a quello della pubblicità, dove si compenetrano gli immaginari del mercato del sesso e del mercato tout court, nonché sui processi che vedono uno spostamento/ mutazione del clienti che ricercano nelle prostituzione momenti di relax dalla vita normale. E tanto le nostre città si fanno inospitali verso i corpi in carne ed ossa delle donne (e delle transessuali, e degli uomini) che si prostituiscono (o sono prostituite/ i), tanto più accoglienti si fanno verso i corpi offerti al consumo che colonizzano tutto lo spazio visivo, rappresentando città immaginarie. Ecco, dentro a questi processi il cliente emerge come la figura maschile che interpreta nei suoi esiti più radicali e contraddittori l’ingiunzione contemporanea allo sguardo e al consumo sessuale; ingiunzione che, mentre rafforza un potere monosessuato, ne fa emergere insieme alla capacità normativa la pre-potenza, la fragilità e la crisi. (02 Giugno 2013)

Il senso del design

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attualità

Il pensiero ribelle DI ANGELA ADAMO

Streghe, sante, donne libere, traviate o no hanno preso posto nella mia vita in modo precoce e prepotente. Ricordo quando, da piccola, vedevo le mie zie fascinose ed eleganti, tutto, tranne che bigotte, inginocchiarsi commosse davanti al simulacro di Santa Lucia pregando compunte e teatrali per “avere una grazia”! La sera mia madre accendeva la radio e io ascoltavo rapita la meravigliose arie della Traviata o le struggenti melodie di Giacomo Puccini. Le mie zie e mia madre, che sarebbero morte per Santa Lucia, detestavano i preti raccomandandomi sempre di stare alla larga dalle tonache! Mia nonna materna, Francesca, non l’ho mai conosciuta, ma di lei mi raccontavano storie meravigliose di bontà e di carità verso tutti, soprattutto di solidarietà verso le donne specialmente le più povere e disprezzate. A lei devo la lettura di un libro che mia madre conservava con affettuosa e gelosa cura: “I fioretti di Santa Chiara”. Veramente a casa mia giravano libri di ogni genere e alcuni riguardavano proprio le donne, mio padre teneva nello scaffale più alto della libreria, un volume spesso e pesante, dal titolo autorevole e suggestivo: “Enciclopedia delle donne illustri”. Questo aggettivo mi sapeva di radioso, di stellare, di eternità! E desiderosa di essere rischiarata dalla loro luce, appena potevo, andavo a cercare queste mie amiche “illustri”. Mi arrampicavo sopra il tavolo e su, su, prendevo il librone e me lo divoravo diligentemente, giorno dopo giorno, come un topolino che rosicchia la sua porzione di formaggio giornaliera. Ed ecco Cleopatra, l’imperatrice Teodora, ancora un’imperatrice Irene di Bisanzio e la grande Elisabetta d’Inghilterra, Santa Chiara, Santa Rita, Olimpia De Gouges, Florence Nightngale, Santa Caterina, Maria Montessori ed Eva Curie, Eleonora Duse e...tante altre venirmi incontro complici, sorelle e ciascuna a suo modo maestra e guida. Ma che cosa avevano in comune tutte queste donne per me, imperatrici, cortigiane, studiose e sante? Erano tutte delle innamorate! Innamorate di un ideale, di un uomo, di un popolo, di un dio, tutte quante divorate da una mistica passione per gli altri e per le altre a tal punto da spingerle a scelte estreme, donne geniali e rivoluzionarie, creature coraggiose al cui confronto persino i più audaci condottieri sembrano narcisi sociopatici capaci soltanto di uccidere, saccheggiare e distruggere. Ed è ancora più straordinaria la loro affermazione se pensiamo al contesto storico e sociale in cui si trovavano! Proviamo a immedesimarci, per esempio, nella mente e nel cuore di due donne di eccezionale grandezza, due mistiche: Chiara D’Assisi e Caterina Da Siena vissute entrambe nel medioevo, un’epoca ricca di fermenti ma spietata e crudele. L’uomo veniva continuamente ucciso dai suoi congeneri: sgozzato nel buio delle strade, impiccato, squartato, decapitato sui patiboli, abbandonato lebbroso dai parenti, fatto fuori nelle guerre! E la donna? Oltre alla routine mortuaria in comune con l’uomo, le venivano riservati questi trattamenti di favore: veniva lasciata priva d’istruzione, segregata in casa, sfruttata solo per mettere al mondo i figli, stuprata ad ogni occasione, costretta a subire qualsiasi imposizione dal marito compresi i pugni, gli schiaffi e le nerbate che aveva il diritto e l’arbitrio di elargirle, e infine considerata meno di niente. Caterina Benincasa da Siena, figlia di Jacopo tintore, fanciulla benestante, dotata di un’intelligenza brillante e un senso critico corrosivo, molto presto rifiuta quel mondo. Sceglie di vivere altrove. La salvezza per lei era stare lontana da quegli uomini chiassosi e violenti, sempre in rissa economica e politica, lontana dai loro commenti triviali sulla sua bellezza, fuori dalle loro grinfie, insomma. Solo così non avrebbe patito l’oltraggio dei loro coiti indesiderati, non avrebbe messo al mondo venti figli come sua madre, non sarebbe morta di parto come Bona, la sorella amatissima, la cui orribile agonia aveva seguito fino all’ultimo disperato rantolo! Lei avrebbe scelto liberamente la sua strada con l’unico uomo a cui poteva dedicarsi totalmente, l’unico di cui conosceva l’amore per gli altri soprattutto per le altre, l’unico degno del suo appassionato amore:

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Gesù Cristo! Stessa cosa per Chiara, anche lei bellissima, intelligente, appartenente alla più ricca e nobile famiglia d’Assisi, si schiudeva un’esistenza dove tutto era già stato deciso: un matrimonio facoltoso con un uomo molto più anziano di lei che le sarebbe stato guida, maestro, signore e padrone! Chiusa nella sua confortevole stanza, serrata nelle vesti di seta e di broccato, Chiara pensava alla sua vita, rivedeva il suo dolce amico d’infanzia, Francesco, spogliarsi dei suoi abiti eleganti, gettare in faccia al padre la sua ricchezza, uscire sicuro per andare incontro al suo destino. A lei tutto ciò era precluso: era una donna. Chiara sognava la libertà, sentiva dentro di sé una sconfinata sete di strade, d’avventura. Un amore più forte d’ogni condizionamento la guidava, e allora la decisione temeraria: di notte, rapida e silenziosa Chiara scende dalla sua casa attraverso una piccola porta, va e si libera dei suoi preziosi vestiti e dei gioielli, va e sceglie l’immensa e scandalosa libertà di non possedere niente al di fuori della sua volontà. Sbaglia però chi crede che queste donne se ne siano state tranquille dedite soltanto alla preghiera e alla devozione, in realtà svolgevano una stupefacente quantità di lavoro! Scrivevano, trattavano alla pari con vescovi, cardinali, principi, papi e imperatori, si prendevano cura delle loro comunità, curavano i malati e guarivano ogni sorta di malattie, portando sempre pace e amore: Caterina riuscì a scongiurare la distruzione di Siena e Chiara salvò Assisi dall’invasione dei Saraceni, altro che donne in carriera! La chiesa con perfida lungimiranza, elevandole agli altari e riducendole a statuine e immaginette, le ha rese innocue e le ha relegate al silenzio. Ma l’impeto del loro carisma non è stato domato perché il loro misticismo è eversivo, ed è quanto mai attuale. La mistica infatti tende a stabilire un contatto con il proprio assoluto ideale senza alcuna mediazione, cerca di manifestare l’amore verso gli altri oltrepassando tutte le barriere che lo status le mette davanti, anela alla verità che è radicata profondamente in sé senza appoggiarsi ad alcuna certezza dogmatica, ha un pensiero ribelle e irriducibilmente autonomo e per questo incute rispetto, fascinazione e paura.


Bollettino a cura di Giada Barucco

Rete News

Rete Centri antiviolenza Siracusa c/o ASL 8 - Tel. 0931 492752 www.reteantiviolenza.siracusa.it

LA PRESIDENTE RAFFAELLA MAUCERI

I N S E R T O

La Rete Centri antiviolenza di Siracusa ha aderito allo “Sciopero delle donne” L’appello internazionale del 25 novembre 2013

“Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza”: sette parole per fare una proposta che fa discutere, che può piacere o meno, sembrare anacronistica, inutile, naif, idealista, fastidiosamente utopica e poco realista. Però anche ballare in piazza, lo stesso giorno, in tutto il pianeta, sembrava una cosa assurda, e sappiamo come è andata il One Billion Raising ideato da Eve Ensler il 14 febbraio di quest’anno: un miliardo di donne lo ha fatto! L’appello, lanciato in rete da due giornaliste freelance, Barbara Romagnoli e Adriana Terzo e da Tiziana Dal Pra, presidente dell’associazione Trama di Terre, ha cominciato a girare nelle liste, ed è arrivato poco dopo l’ennesimo drammatico episodio di violenza su una donna a Napoli, trovata in fin di vita abbandonata dentro un sacco della spazzatura, una raccapricciante ed eloquente immagine che evoca decine di pellicole cinematografiche, dietro le quali ci si può schermare pensando che, appunto, si tratta di un film, mentre invece è vita vera. L’appello, indirizzato per prime alle donne più in vista della rappresentanza istituzionale, la presidente della Camera, Laura Boldrini, la ministra delle Pari Opportunità, la segretaria della Confederazione Generale del Lavoro, Susanna Camusso e poi a “tutte le donne delle istituzioni, delle arti e dei mestieri, a tutte noi”, riflette l’urgenza che in molte (e anche molti uomini) proviamo per una sequenza senza tregua non solo di femminicidi, ma per una recrudescenza di violenza diffusa che parte dal linguaggio, essuda nei comportamenti sociali, rischia di diventare, dove già non è diventata, normalità nelle relazioni sociali. Non basta più il lavoro dei centri antiviolenza, fondamentale e prezioso. E non bastano le promesse di leggi che neanche arrivano. La ratifica della convenzione di Istanbul? Un passo importante, ma bisogna aspettare e sempre aspettare. E noi non vogliamo più limitarci a lanciare appelli che raccolgono migliaia di firme ma restano solo sulla carta; a proclamarci indignate per una violenza che non accenna a smettere; a fare tavole rotonde, dibattiti politici, incontri. Adesso chiediamo di più. Chiediamo di poter vivere in una società che vuole realmente cambiare la cultura che alimenta questa mentalità maschilista, patriarcale, trasversale, acclarata e spesso occulta, che noi riteniamo totalmente responsabile della mancanza di rispetto per le donne, e che non fa nulla per fermare questo inutile e doloroso femminicidio italiano. Chiediamo che la parola femminicidio non venga più sottovalutata, svilita, criticata. Perché racconta di un fenomeno che ancora in troppi negano, o che sia qualcosa che non li riguarda. O addirittura che molte delle donne uccise o violate, in fondo in fondo, qualche sbaglio lo avevano fatto. Quanta disumanità nel non voler vedere il nostro immenso lavoro, quello pagato e quello non pagato, il lavoro di cura e riproduttivo, il genio, la creatività, il ruolo multiforme delle donne.

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La richiesta delle firmatarie è quella di dare una prova fisica, che si concretizzi non solo e non tanto in una manifestazione tradizionale (corteo, sit in, ballo) ma che abbia un nome preciso: uno sciopero vero e proprio, una disconnessione condivisa dalle attività quotidiane. Per chi ha più di 40 anni non si tratta di una proposta nuova: le femministe degli anni ’70 provarono a pensare ad uno sciopero delle casalinghe, per protesta contro una cultura patriarcale che purtroppo, allora come ora, fa spesso dire alle ragazze e ai ragazzi che le loro mamme casalinghe non lavorano stando solo a casa, e che molte di esse sono casalinghe “per scelta”. Torna alla mente Lisistrata, figura del mito che per la vulgata fu artefice dello sciopero del sesso contro la guerra fratricida tra Atene e Sparta, ma che in realtà è la prima scintilla dell’arte della diplomazia e dell’arte della cittadinanza. “Fermiamoci per 24 ore da tutto quello che normalmente facciamo – diceva l’appello – Proclamiamo uno sciopero generale delle donne che blocchi questo maledetto paese. Perché sia chiaro che senza di noi donne, non si va da nessuna parte. Senza il rispetto per la nostra autodeterminazione e il nostro corpo non c’è società che tenga. Perché la rabbia e il dolore, lo sconforto e l’indignazione, la denuncia e la consapevolezza, hanno bisogno di un gesto forte. Scioperiamo per noi e per tutte le donne che ogni giorno rischiano la loro vita. Per le donne che verranno, per gli uomini che staranno loro accanto”.


I N S E R T O

Rete News Rete News - Le Conferenze n Priolo 14 settembre – Nella splendida location di piazza Malvin Jones il nostro sportello di Priolo nel suo nuovo e grintoso staff “capitanato” dall’avvocata Mariagrazia Lazzara, ha esordito con un’affollata e applaudita conferenza “Questo non è amore”. Da sinistra: la presidente di “Artemide” Carmela Zocco, l’avvocata Lazzara, la presidente di Rete Raffaella Mauceri, l’attore di “Amore criminale” Fabio Boga, la presidente di “Calipso” avv. Pilar Castiglia, il giudice Santino Mirabella e la presidente dell’Unitre di Priolo, Marialuisa Vanacore. Applauditissimo l’intermezzo lirico della nostra Dalila Farina che ha cantato la celebre romanza “Habanera” dalla Carmen di Bizet. n Melilli 29 settembre - “La mia mamma è una Nereide”. Lo porta scritto sulla maglietta la bimba della dott.ssa Veronica Castro vicepresidente di “Melite” il nostro sportello antiviolenza melillese, in onore de La Nereide per antonomasia: Raffaella Mauceri. Contesto: la “Festa democratica”. n Giarre 6 ottobre – Palazzo degli specchi. Invitata dalla capo di gabinetto del Presidente Crocetta, dott.ssa Marina La Farina, in qualità di presidente del Coordinamento regionale Donne Siciliane contro la violenza, Raffaella Mauceri relaziona, applauditissima, sul fenomeno della violenza di genere quale crimine di stato. Alla sua destra il dott. Paolo Patanè, alla sua sinistra la dott. ssa La Farina, la prof.ssa Tedesco e l’assessora Piera Bonaccorsi. n Siracusa 9 novembre - Villa Politi. Raffaella Mauceri e Paolo Portoghese presentano il libro “Tante donne tutte di mio gusto” di Vittoria De Marco Veneziano. La serata, presentata dalla giornalista Dominella Santoro, si è arricchita della piacevole lettura di alcuni passi a cura dell’attore Miano e del bellissimo sfondo musicale di Santino Strano alla pianola e alla fisarmonica. n Pachino 20 novembre - Istituto Bartolo. Incontro con la scolaresca sul femminicidio. Nella foto, tra i relatori, il commissario dott. Paolo Arena, l’avvocata Antonella Girmenia responsabile legale del nostro sportello pachinese e la dott.ssa Cannata, presidente di distretto. n Pachino 23 novembre – Promossa dalla Fidapa pachinese, presieduta dall’Arch. Alessandra Lucifora, si è svolta la conferenza “La morte annunciata”. Al contenuto del titolo, suggestivamente illustrato dalla parola amore che affoga nel sangue, hanno dato seguito la presidente di Rete Raffaella Mauceri e l’avvocata Gabriella Tiralongo. n Melilli 24 novembre – Sponsorizzato dal Comune, il nostro sportello antiviolenza “Melite”, promuove presso l’Auditorium “E. Carta” la manifestazione “Io mi sento donna”, tra videoclip, musica, flash mob e l’intervento legale dell’avvocata Marzia Aliano. n Siracusa – 25 novembre: vedi pagine seguenti. n Palermo – 26 novembre – Assemblea Regionale Siciliana - Invitate all’incontro promosso dalle onorevoli Cirone, Maggio, Raia ecc. la Rete di Siracusa era rappresentata dall’avvocata Tea Romano presidente di “Doride”. Mentre andiamo in stampa altri numerosi eventi si susseguono nell’interland dove i nostri centri antiviolenza comunali, come ormai da tradizione, si sono attivati su tutto il territorio aretuseo.

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Priolo G. - 14 settembre

Giarre - 6 ottobre

Siracusa - Villa Politi - 9 novembre

Pachino - 20 novembre

Marzamemi - 23 novembre


Rete News n Visita in tribunale – Visita al nuovo Presidente del Tribunale di Siracusa, dott. Antonio Martorana, persona di grande squisitezza e sensibilità, con il quale si è parlato del fenomeno della violenza di genere e della nuova legge contro il femminicidio. La delegazione, oltre che dalla presidente Raffaella Mauceri, era costituita da quattro delle 18 avvocate dell’ufficio legale della Rete: da sinistra Daniela La Runa, Ester Malvagna, Loredana Battaglia e Alessia Lo Tauro. n Inaugurazioni - Inaugurate le nuove sedi dello sportello antiviolenza di Sortino, principale punto di riferimento per i comuni della “Valle degli Iblei”, del centro antiviolenza “Agave” che abbraccia i comuni di Lentini, Carlentini, Francofonte, e del comune di Noto riassegnata al nuovo staff costituito dalla prof. Angela Adamo, responsabile dello sportello, dell’avvocata Viviana Bonfanti, responsabile legale, e dalle operatrici ins. Luciana Sipione e dott.ssa Mariagrazia Quartarone. n Corso di criminologia Riprende l’attività di formazione in ambito criminologico, della Rete Centri Antiviolenza di Raffaella Mauceri con il “Corso base di psicologia criminale” che si articolerà in due giornate per un totale di 14 ore di lavoro: venerdì 24 gennaio (h: 15.00/20.00) e sabato 25 gennaio (h: 9.00/13.00; 14.00/19.00) e avrà luogo prevedibilmente presso la sala conferenze di Villa Reimann, via Necropoli Grotticelle 14, Siracusa. In collaborazione con l’associazione antiracket antiusura “Salvatore Raiti” con il cui coordinamento provinciale la Rete è protocollata sin dal 2009, il corso intende offrire una formazione basilare sui temi della psicologia criminale e delle tecniche investigative; sugli aspetti psicodinamici e penali del comportamento criminale e violento; sui modelli teorici e sulle pratiche connesse all’osservazione e al trattamento del reo in ambito detentivo. Com’è ovvio, il sorso si rivolge soprattutto a psicologi, avvocati, operatori delle FF.OO., operatori socio-sanitari, consulenti tecnici, studenti universitari e a tutti coloro che, a vario titolo, possono essere interessati ad acquisire competenze nell’ambito della psicologia criminale, per esempio ai giornalisti di cronaca nera. Questi in dettaglio, i temi trattati: Lineamenti di Psicologia criminale e investigativa; Genogramma della criminalità; Criminali si nasce?; Elementi di diritto penale; Imputabilità e pericolosità sociale; Trattamento penitenziario e riabilitazione del criminale; Il caso del “mostro di Cassibile”; Scena del crimine e  Criminal profiling; Elementi di Vittimologia; Cold case: analisi di alcuni casi di cronaca giudiziaria. Il corso è coordinato dalla dott.ssa Sofia Milazzo, Psicologa Esperta in Psicologia Giuridica e Criminologia nonché socia storica della Rete antiviolenza di Siracusa, e si avvale di due docenti d’eccezione: la dott.ssa Angela Gianì, già Direttrice del Penitenziario di Cavadonna e il dott. Giovanni Mazzone, Professore di Diritto Penale presso l’Università di Catania. Al presidente dell’associazione antiracket, Giuseppe Barreca, il compito di presentare, come di consueto, questa iniziativa di così grande attualità, stante che nel nostro paese la criminalità è drammaticamente in crescita in ogni settore e direzione. Come sempre, per gli appartenenti alle Forze dell’Ordine, il corso verrà erogato a titolo gratuito. Tutti i partecipanti al corso riceveranno le dispense dei moduli in formato digitale e, al termine del corso, l’attestato di partecipazione. Le iscrizioni sono aperte (ne sono già arrivate 63!) e poiché i posti non Su “Sicilia in Rosa” una bella intervista sulla nuova legge sono illimitati si consiglia di prenotarsi telefonando tempestivamente al sul femminicidio alla nostra avvocata Daniela La Runa cell. 339.4737143. il Corriere delle Donne Edizioni La Nereide di Raffaella Mauceri Inverno 2013-2014

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Manifestazione del 2 “Donne da Amare”

Tesserino di socia onoraria alla coraggiosa amica Marialetizia per avere respinto la violenza del marito e per essere fuggita da una struttura pubblica dove invece di essere protetta ha subito maltrattamenti e umiliazioni. Proiezioni di videoclip, recital e lettura recitativa di brani emozionanti, intermezzi di hip hop e di canto lirico, coccarde per gli uomini, sceneggiatura a base di tanti coloratissimi e bellissimi banner, …di tutto di più per trasmettere al pubblico della manifestazione-spettacolo “DONNE DA AMARE” e rendere indimenticabile questo 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza alle donne realizzata dalla Rete Centri Antiviolenza di Raffaella Mauceri. Una giornata che, come ormai da tradizione, vede le volontarie dei 15 centri della Rete siracusana

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tutte unite in un’unica grande manifestazione frutto ed espressione di tutto ciò che le lega: l’affetto, la stima, la scelta esistenziale di dedicare energie e competenze alla Causa delle donne. Quest’anno però, eccezionalmente, l’appuntamento con la protesta contro la violenza di genere non ha avuto luogo a Siracusa ma a Priolo perché soltanto lo sportello priolese era in grado di offrire una location adeguata e cioè completa di palcoscenico, di una immensa sala che fa 200 posti a sedere, e di un’ulteriore sala attigua per eventuali mostre ed esposizioni.

E r p s D li P v d ta se G b v li C B in su tu v e c e


l 25 novembre 2013

a e di a e e

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iolenza sulle donne è… …amare tutti e non amare se stessa

…dire alla donna che prende botte: dai, fai la pace con tuo marito …sentirti dire che l’uomo che ti picchia lo fa perché ti ama …dire alla donna che prende botte: eh, bella mia, che ti credevi? il matrimonio mica è tutto rose e fiori …dire alla donna che prende botte: ma che hai fatto per farlo incazzare tanto? … dire alla donna che prende botte: tieniti l’uomo tuo col difetto suo … quando la donna vuole lasciare l’uomo che la prende a botte, e dirle: sei pazza? vuoi sfasciare la famiglia? … averle convinte che se soffrono molto alla fine saranno amate … ferire, denigrare, umiliare una donna e poi farla passare per pazza … quando dici a una bambina: tu non puoi fare questo e quest’altro perché sei una femminuccia … quando dici ad un bambino: non piangere come una femminuccia … protestare per le ingiustizie che ti fanno e sentirsi dire: mamma mia quanto rompi! …quando un uomo sfotte una donna perché non sa parcheggiare e poi lui si mette al volante ubriaco e ammazza la gente …dire che fare la prostituta è un lavoro come un altro … aver fatto finta di essere il suo principe azzurro Ed ecco, in dettaglio, il ricchissimo programma presentato dalla giornalista Nadia Germano. Dopo i saluti istituzionali dell’assessora alle P.O. Paola Catanzaro e dei vertici delle locali Forze dell’Ordine, apre lo spettacolo la videoclip “… semplicemente donne” di Guenda Giusto, segue un balletto allegorico sulla violenza di genere realizzato dalla scuola Sport Center diretta da Lidia Bramante. Dopodiché inizia il recital “Violenza sulle donne è…” e la lettura di alcuni brani, per le voci di Mariagrazia, Raffaella, Rosy, Guenda, Jessica, Rosanna, Dalila, Laura e Lina.

Inoltre, poiché la Rete partecipa all’evento mondiale “One Billion Rising for Justice” è stata proiettata anche la bellissima videoclip che ne illustra i contenuti. Segue l’intermezzo di musica lirica per la voce di Dalila Farina che canterà la celebre romanza “Habanera” tratta dalla Carmen di Bizet. Altra videoclip particolarmente commovente su “La denuncia” e balletto di chiusura con l’arduo compito di rappresentare ciò che tutti ci auguriamo: che giunga il tempo in cui uomini e donne riusciranno a sconfiggere la violenza, ritrovare il dialogo, il rispetto, la sinergia e l’amore.

… che se lavori, c’è sempre qualcuno che ti dice che quel lavoro lo stai rubando ad un uomo … dovere scegliere tra fare un figlio o tenersi il lavoro … lasciare il lavoro per potere avere un figlio … prendere una laurea con 110 e lode per poi sentirsi dire: a lavorare ci vado io, tu stai a casa … quando ti dicono che le donne stanno sedute su una fortuna e non lo sanno … chiedergli i soldi ogni santo giorno per fare la spesa … quando tu sfacchini in casa tutto il giorno e tuo marito ti dice che fai la mantenuta … scipparti i figli solo perché sei povera … ricoverare nella stessa stanza una donna che ha abortito insieme ad altre che hanno appena partorito … quando il medico ti nega la pillola del giorno dopo … quando i genitori sono anziani se e li deve accudire la figlia femmina … dire che lui l’ha ammazzata per amore … non rispettarle, non ammirarle, non amarle, non ringraziarle di esistere … sentire il papa che si addolora per tutti… E per le donne ammazzate? Niente. Silenzio. Nemmeno una parola.

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I N S E R T O

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Concorso letterario internazionale “Inchiostro e anima” 2013/14 “La Carovana degli Artisti”, costituita da Pamela Li Manni, Giusy Cancemi Di Maria, Cetta Lentinello e Gianluca Pipitò, presenta la seconda edizione del Concorso Internazionale “Inchiostro e anima 2013/14 dedicato alla straordinaria Franca Viola, prima donna in Italia, ad aver denunciato uno stupro, nel 1966. Donna coraggiosa che sfidò la mafia rifiutando di sposare l’uomo che l’aveva violentata. In questa seconda edizione, il concorso Inchiostro e Anima, ideato e fondato nel 2011 dalla poetessa Giusy Cancemi Di Maria, ha lo scopo di far sentire la voce delle donne che dicono NO alla violenza!I soci fondatori de “La Carovana degli Artisti” e la prestigiosa giuria, presieduta da Raffaella Mauceri, giornalista-editrice e Presidente regionale del Coordinamento Donne Siciliane contro la violenza, hanno deciso infatti di fare cerchio intorno a quelle donne cui è stata cucita la bocca, per negare loro il diritto all’integrità fisica e alla dignità morale. Il ricavato di questo concorso sarà devoluto alla Rete Centri antiviolenza che, collaborando con “La Carovana degli Artisti”, considera la poesia sinonimo di sensibilità e desidera metterla al servizio di chi ha sofferto e soffre le ingiustizie, la violenza, il Corriere delle Donne Edizioni La Nereide di Raffaella Mauceri Inverno 2013-2014

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le iniquità.  Il concorso è dedicato a quella ragazza la cui vicenda fece enorme scalpore,  una ragazza che sebbene giovanissima ebbe il coraggio di sfidare i titani della malavita nel suo paese, uomini che rappresentavano il volto truce di una Sicilia lontana, dove l’onore ed il rispetto erano legati ai feroci costumi del patriarcato. Una ragazza che ci ha dimostrato che l’onore, invece, risiede nel rispetto che ogni donna deve  a  se stessa. Grazie, Franca Viola. Pamela Li Manni Per info:

lacarovanadegliartisti@gmail.it


Rete News

Dai un volto al patriarcato Si definisce patriarcato quell’ordinamento sociale in cui tutti i poteri, economico, politico, etico, religioso, militare, familiare sono gestiti dal genere maschile. Patriarcato infatti è la somma di quegli uomini che lo rappresentano e lo incarnano in ogni regione del mondo, con ogni abito, con ogni ruolo e mansione e in ogni luogo pubblico e privato. Ne deriva dunque che il termine patriarcato ha un’unica accezione negativa perché è sinonimo di maschilismo, fallocrazia, dittatura anche se non sempre dichiarata e manifesta.

e d a r a P t i H o t a c r a i r t a del p

È una parola in cui si concentra la misoginia cioè il disprezzo e l’inferiorizzazione delle donne. Alle corsiste dei due corsi che si sono tenuti parallelamente a Modica e a Siracusa è stato chiesto di dare un volto al patriarcato. Ed ecco i volti che sono giunti in redazione. Primi in classifica papi, clero cattolico e tutto il Vaticano. A seguire Berlusconi e Hitler. A pari (DE)merito, Napolitano, Gheddafi, Totò Riina e Sgarbi. Dopodichè una divertente e sorprendente miscellanea che va da Bin Laden a Mussolini, da Morsi a Napoleone, da Freud a Pitagora a Ulisse e trionfalmente si conclude con Zeus e dio in persona… con la pia speranza di non aver scandalizzato le caste orecchie di nessuno.

I N S E R T O


Rete News I N Lettere dalle corsiste S E Care amiche Teresa e Santina grazie per avermi indicato il corso di formazioRete di Siracusa, sono felice di averlo frequentato. Mai come in queR sto casoneildella mio aforisma preferito risulta calzante: “Il vero viaggio di scoperta non nello scoprire nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” (Marcel Proust). T consiste Da questo corso, infatti, ho imparato ad acquisire nuovi occhi per guardare il monO do e le cose, un corso che mi ha trasmesso un profondo desiderio e una grandissima voglia di dare, nel mio piccolo, un contributo il più adeguato possibile alle tante donne vittime di violenza fisica e psicologica che chiedono aiuto o che vorrebbero chiedere aiuto ma non trovano la forza e il coraggio per farlo. Ho acquisito, grazie a questo corso, non solo nuove conoscenze riguardo alla violenza di genere, ma ho arricchito il mio bagaglio personale e professionale di nuovi stimoli, sensazioni ed emozioni, tanto che avverto, intimamente e profondamente, un prorompente sentire comune dell’essere femminile, dell’essere donna e quindi della solidarietà tra donne. Le lezioni che si sono susseguite mi hanno fatto molto riflettere e mi hanno portato a so-stare rispetto ad un’oggettività e un reale fortemente radicato dalla differenza di genere e quindi dalla cultura del maschilismo, una società dove tale cultura è inculcata nella stessa aria che si respira. Ho trovato molto interessante la lezione sulla normativa. La violenza di genere è, pertanto, la manifestazione estrema della disuguaglianza, un fenomeno inaccettabile che colpisce la dignità e l’identità non solo della donna ma dell’umanità intera.  Per quanto riguarda, poi, il femminismo e lo staff di femministe doc, devo dire che sono stata semplicemente travolta da tutte le docenti che conducono questi corsi e che ho avuto il piacere di conoscere. Mi hanno trasmesso una grande energia e grinta, ho apprezzato tutte ed in particolar modo la psicologa Sofia Milazzo per il suo modo di condurre e guidare

il gruppo, perché ci ha portati ad esperire e costruire esperienze concrete e pratiche, tirandoci in ballo e ponendoci a confronto prima di tutto con noi stesse per ampliare le nostre capacità di accoglienza e per comprendere quanto delicato sia diventare operatrice antiviolenza. Concludo affermando di aver ricevuto un dono prezioso nell’avere conosciuto questo team di femministe Doc,  ed ho potuto constatare che uno staff d’eccellenza è tale solo grazie alla guida e all’operato competente e puntuale della Presidente Donna e Femminista d’eccellenza Raffaella Mauceri, che sta scrivendo la storia delle donne siciliane con il suo impegno ed impiego di risorse ed energie in una importante e fondamentale sfida finalizzata a voltare pagina. Una donna che mi ha colpito moltissimo e che ho stimato ed ammirato subito, appena conosciuta, per il lavoro che ha svolto, che svolge e che continuerà a svolgere.  Con tutta la mia ammirazione, porgo a lei i miei ringraziamenti più sentiti per tutto ciò che mi ha donato”. Dott.ssa Luisa Lucifora psicologa-psicodiagnosta

Cara Loredana, anche se siamo lontane ti porto sempre nel cuore e mi piace aggiornarti su quello che faccio. Quando mi hai chiamata, domenica, ero ad un corso, ma non ti ho ancora spiegato di cosa si tratta. Sai che mi occupo anche di diritto di famiglia e quindi seguo corsi di aggiornamento e specializzazione attinenti a questa materia. A metà maggio ho seguito un convegno a Ragusa sugli aspetti psicologici e legali della “Violenza in famiglia”: è stato interessantissimo. Ma la cosa straordinaria è stata la molla che mi è scattata dentro, dopo aver appreso in quell’occasione che esiste una rete di Centri Antiviolenza a Siracusa e provincia che intendeva aprire un centro a Modica. Era da tempo che covava in me un’idea del genere, ne avevo parlato anche con alcune colleghe, ma non avevamo punti di riferimento certi. In quei giorni ho pensato molto: la violenza che avevo conosciuto in passato, nella mia famiglia di origine, dopo il percorso seguito, mi regalava un’occasione e una forte motivazione. Sono fortunata oggi, pensavo: chiudo la porta di casa e dormo sonni tranquilli, vivo in una famiglia serena, mia madre non piange più, il terrore che sembrava infinito è un ricordo lontano… Ma le sensazioni di sgomento ed impotenza me le ricordo bene: mia madre non chiedeva aiuto e ci provavo io, a modo mio, senza sapere a chi rivolgermi, non esisteva neppure un Centro Antiviolenza. Il mio grido di dolore restava

inascoltato, sempre. Tornavo a casa più impotente di prima, piena di rabbia. Oggi, memore di quella sensazione, ho pensato che è arrivato il momento in cui io faccia qualcosa per quelle donne che gridano, urlano, ma nessuno le sente. Perché il loro grido non resti inascoltato, eco sordo nell’anima violata. Questa è la mia grande motivazione per diventare operatrice di un centro antiviolenza, che ho avuto il coraggio di condividere con le altre. E dopo questo corso mi sento ancora più forte, più consapevole, più libera. Giusi Conti avvocata

Care colleghe di corso, il femminismo rappresenta ogni sforzo, ogni battaglia, ogni scelta che compie una donna giorno per giorno, poiché ogni piccola o grande conquista è una piccola o grande conquista per tutte noi. Il femminismo è ribellione, è l’urlo di una donna che sta urlando per tutte noi e insieme a noi. Perché il femminismo è sorellanza e io sono grata alle grandi femministe per quello che ci hanno dato. Ad ogni femminista che ci ha restituito un briciolo di libertà, ad ogni femminista che ci ha permesso di studiare, leggere, scrivere, esprimerci, sapere, partecipare, amare, ridere, ballare, giocare, godere, conoscere, lavorare, scegliere. Sono grata ad ogni femminista che con le sue battaglie ci ha permesso di esistere. Perché il femminismo è lottare per le proprie idee, per poter essere quello che si vuole, per poter amare chi si vuole, per vivere la sessualità che si vuole. Il femminismo, quello doc, ha dato la forza ad ogni donna di ribellarsi alla violenza maschile, ad ogni donna di smettere di piangere, di rifiutarsi di essere una martire, un capro espiatorio, un agnello sacrificale, di mandare a quel paese l’idea di sacrificio che tutti le imponevano, per il bene della patria, della famiglia, dei mariti, dei padri, dei padri dei padri, ad ogni donna di vivere la propria vita da protagonista, lottando e scegliendo, presente a se stessa, sempre.

Per me femminismo vuol dire anche uguaglianza e libertà per ogni essere umano, senza sottomissione né sfruttamento né discriminazione. Il femminismo ci ha rese sorelle, orgogliose, fiere, felici, in pubblico, in privato, in piazza, sul posto di lavoro, a scuola, in casa, ogni giorno a combattere contro il maschilismo ed il patriarcato. Ecco l’idea che mi sono fatta del femminismo, quello doc, ora, che ho avuto la fortuna di conoscere un intero staff di femministe doc sotto la guida della femminista storica Raffaella Mauceri! Sabrina Micarelli avvocata

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attualità

La leggenda del Papaumile Lo so che il Papa deve dire cose da Papa. Ma essendo che Papa Francesco ha la prima pagina di Repubblica fissa e un notevole spazio in tutti i sistemi dis-informativi di questo paese, le cose che dice hanno un certo impatto sulla società civile, se poi queste vengono fatte passare per grandi innovazioni, per ribaltamenti epocali della dottrina della Chiesa a favore, si dice, di donne, gay, divorziati ecc… ecco che allora ritengo utile scriverne per dire che non è vero, che non c’è nessuna apertura e che papa Francesco continua a dire le solite cose da papa. Il Papa argentino è, con una costanza quotidiana, descritto come umile e vicino ai poveri. Viaggia lowcost risparmiando su portaborse, intrattiene conversazioni telefoniche con i fedeli, invia assegni a povere vecchiette derubate.
Il nome del santo di Assisi, una faccia simpatica, la provenienza sudamericana, che fa subito fiesta, carnevale, allegria, ed è subito marketing.
Fuori l’immagine stantia del tedesco teologo, così cupo e tanto lontano dai fedeli e dentro Papa Francesco che sa veramente usare twitter e potrebbe avere anche il tuo numero di telefono sulla rubrica del suo Ipod. L’umile Papa, per riavvicinare i fedeli che, un po’ stanchi dei rigidi codici deontologici della morale cattolica – e il preservativo no, e il sesso no…- si sono allontanati dalla casa del Padre, indossa le vesti del papa aperto alla modernità. Ed ecco Papa Francesco che apre ai gay, ai divorziati e addirittura alle donne che hanno abortito.
Saranno perdonati quegli omosessuali che si pentiranno tanto di essere nati omosessuali e si impegneranno a comportarsi da eterosessuali.
Saranno perdonate quelle persone divorziate che si pentiranno tanto di aver mentito su quel “per sempre”, se poi sono molto ricche da potersi permettere l’annullamento della Sacra Rota possono pure evitare di pentirsi, va bene lo stesso.
Saranno perdonate quelle donne che si contorceranno dal dolore e saranno attanagliate dai sensi di colpa per aver abortito. Assassine le chiama la Chiesa e se vogliono essere perdonate dal papa umile è assassine che si devono ritenere. Non c’è nessuna apertura, non c’è nessuna modernità, c’è un’operazione reazionaria che in maniera subdola crea l’illusione di una maggiore libertà, di una maggiore accettazione, ma in realtà si continua a discriminare e criminalizzare. “Papa Francesco apre alle donne”, questa è la tappa odierna della costruzione mediatica della figura del papa umile. Dal momento che davanti alla parola Chiesa ci mettiamo l’articolo determinativo femminile singolare, ne consegue che la Chiesa è donna e, data l’identità Donna/Madre, deduciamo che la Chiesa è Madre. Tante cose possono cambiare e sono cambiate nell’evoluzione culturale e sociale, ma rimane il fatto che è la donna che concepisce, porta in grembo e partorisce i figli degli uomini. Il ruolo della donna è quello di sfornare figli, i quali figli, stando alle parole del pontefice, non appartengono a se stessi, come dovrebbe essere, non appartengono nemmeno alla madre, appartengono agli uomini.
Quindi la donna è una incubatrice. “ridurre la maternità ad un ruolo sociale, ad un compito, anche se nobile, ma che di fatto mette in disparte la donna con le sue potenzialità, non la valorizza pienamente nella costruzione della comunità.” In questo passaggio Papa Francesco dimostra di essere molto moderno e di tenere particolarmente al problema della conciliazione lavoro/ruoli di cura. Un po’ come molte sezioni femminili dei quotidiani online che un giorno sì e l’altro pure ci presentano il

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segreto della perfetta conciliazione cura/ lavoro per le donne, senza mettere quasi mai in discussione il fatto che a conciliare non dovrebbero essere solo le donne. “L’altro pericolo, come reazione a questo, in senso opposto”: “promuovere una specie di emancipazione che, per occupare gli spazi sottratti dal maschile, abbandona il femminile con i tratti preziosi che lo caratterizza. Qui il Papa ci dice che esistono degli spazi degli uomini e che le donne che cercano di collocarsi in tali spazi li sottrarrebbero a coloro ai quali spettano di diritto.
Però la natura femminile è tanto preziosa eh! Non tanto da permettere alle donne di diventare papa, cardinale, vescovo, prete di campagna. Ma è comunque tanto preziosa. Cosa ti aspetti dal Papa? Deve dire queste cose. Ve bene, deve dire queste cose, ma è proprio così necessario che quotidiani, telegiornali, radio ci raccontino costantemente tutto quello che dice? È proprio necessaria questa mistificazione di posizioni anacronistche e reazionarie spacciate per aperture e tanta bontà? In una società in cui i ruoli di cura sono tutti assegnati alle donne come se spettassero a queste per destinazione “naturale”, in cui si parla ancora di spazi e di ruoli maschili e femminili, in cui le donne vengono trattate come oggetti deboli da tutelare e non come soggetti di diritti, io non me la prendo con le parole di papa Francesco, lui deve dire cose da papa, me la prendo con quegli organi di informazione che riportando le parole del pontefice in maniera martellante, ricamandoci sopra la storiella del papa buono e umile, presentando idee reazionarie come aperture incredibili, legittimano  questo stato di subordinazione economica, sociale e culturale delle donne, alimentano idee omo-lesbo-transfobiche, permettono il cristallizzarsi della situazione attuale senza   che nulla cambi. (Tratto da “Un altro genere di comunicazione” blog contro il sessismo, l’omofobia e tutte le disuguaglianze di genere)


agenda

sanità

Farmacie diurne e notturne Prenota la tua copia omaggio

presso questi punti di diffusione:

Angelo Custode via Custode, 6 Priolo............................................ 0931 Arezzi via Giusti, 129 Floridia....................................................................... 0931 Bongiovanni viale Teracati, 156................................................................ 0931 Brunetto via Ariosto, 5 Floridia................................................................. 0931 Caruso Salvatore via N. Grotticelle, 25/D................................. 0931 Cassaniti via D’Agostino, 44 Floridia.................................................... 0931 Cataldi viale Teocrito, 114............................................................................... 0931 Catania via Ariosto, 137 Floridia............................................................... 0931 Centrale via Maestranza, 42........................................................................... 0931 Ciulla via Algeri, 65.................................................................................................... 0931 Dei Comuni viale dei Comuni, 7............................................................. 0931 Del Popolo via Archia, 32................................................................................. 0931 Di Luca via Indipendenza, 22 Belvedere............................................ 0931 Di Vincenzo via Palestro, 182 Priolo................................................... 0931 Euripide piazza Euripide, 5............................................................................... 0931 Favara viale Scala Greca, 300......................................................................... 0931 Fichera corso Gelone, 91.................................................................................. 0931 Fontane Bianche via dei Lidi, 513/C................................................... 0931 Formica Magro Città Giardino................................................................. 0931 Gibiino via Roma, 81............................................................................................... 0931 Giuliano c. V. Emanuele, 306 Floridia................................................... 0931 Grottasanta via Grottasanta, 69.............................................................. 0931 La Madonnina corso Gelone, 1................................................................ 0931 Li Destri via Nazionale, 177 Cassibile.................................................. 0931 Lo Bello corso Regina Margherita, 16.................................................. 0931 Lupo viale Teocrito, 31......................................................................................... 0931 Mangiafico corso Matteotti, 53.................................................................. 0931 Nigro viale Scala Greca, 311........................................................................... 0931 Pappalardo Epipoli, 180/B Belvedere.................................................. 0931 Paravizzini via Piave, 57...................................................................................... 0931 Piazza viale Tica, 56................................................................................................. 0931 Rizzo viale S. Panagia, 204.................................................................................. 0931 Santa Panagia viale S. Panagia, 92.......................................................... 0931 Tisia via Tisia, 56.......................................................................................................... 0931 Turco via Monteforte, 11................................................................................... 0931 Valvo largo XXV luglio, 6................................................................................... 0931 Vitale via Mostringiano, 11 Priolo............................................................. 0931 Zecchino viale Zecchino, 199....................................................................... 0931

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Numeri utili Ospedali cittadini centralone.....................................0931 724111 Pronto soccorso............... 0931 68555 Guardia medica Siracusa........................................0931 484629 Guardia medica Cassibile.......................................0931 718722 Guardia medica Belvedere..................................0931 712342 Ufficio informazioni.........................0931 724236 Ambulatorio ginecologico via Brenta, 1.........0931 484332/484177 Consultorio via Italia, 7......................................0931 484465 Consultorio viale Tunisi, 34.........................0931 484220 Consultorio Via Ierone I, 37.......................0931 465484 Centro antimobbing ‘Il Leonardo’...............................328 4128500 Clinica S. Lucia via Lombardia...........................0931 410111 Villa Azzurra via Cassaro...................................0931 409811 Villa Mauritius via Francofonte......................0931 491510 Villa Rizzo via Agati............................................0931 400211


sanità

I limiti della prevenzione DI Tiziana Bartolini

Prevenire è meglio che combattere. Come non essere d’accordo? Anni di campagne informative hanno puntato ad un’educazione di ampio respiro affinché i soggetti a rischio imparassero a riconoscersi come tali, sviluppando capacità di auto-osservazione. Messi al bando, dunque, l’obesità, il fumo o la cattiva alimentazione, l’obiettivo condiviso è stato quello di indirizzarsi verso stili di vita all’insegna delle buone abitudini. L’idea di prevenzione si è inscritta in un ambito di ragionevolezza che non escludeva l’eventualità di potersi, comunque, ammalare. Oggi il tema è la declinazione di quel pre-venire, l’interpretazione che si da all’inter-venire prima della malattia, tempi e strumenti compresi. La scelta della star internazionale Angelina Jolie di sottoporsi ad una doppia mastectomia per diminuire - ma non azzerare - le possibilità di avere il cancro ha ottenuto l’effetto voluto: far esplodere il dibattito sulla validità e opportunità della chirurgia preventiva. Cure sicure per il cancro non ce ne sono e quindi si amputa, quando ancora si è in salute, l’organo o la parte del corpo statisticamente a rischio. Si tratta di una scelta enorme, senza possibilità di ritorno e potenzialmente devastante, ma che si pone nel ventaglio delle possibilità a disposizione e con la quale dobbiamo fare i conti. La partita è aperta e le reazioni sono le più disparate: da chi condivide la scelta della Jolie a chi non la farebbe mai a chi la vieterebbe. Il punto è che oggi approfondite conoscenze mediche e della genetica riescono a nominare nuove patologie e ad individuare processi e meccanismi in dimensioni sempre più infinitesimali del nostro organismo. Ma questi livelli scientifici non corrispondono - non ancora e non necessariamente - alla possibilità di trovare cure o rimedi atti a sconfiggere le malattie. Siamo, sembra, in una terra di mezzo in cui le potenzialità tecnico-scientifiche sono molte e ci mettono nella condizione di sapere dettagli destabilizzanti, come quello di avere scritto un tumore nel patrimonio genetico. Questo livello di conoscenza non riesce ad offrire prospettive di cura ma in compenso genera aspettative che sono destinate a rimanere deluse per un tempo non definito o

definibile. Sembriamo quindi condannati a gestire la patologia quando è diagnosticata, ma - paradossalmente - a vivere con analoga preoccupazione anche la sua potenziale insorgenza. Siamo solo apparentemente senza vie d’uscita. Nel confine che intercorre tra la possibilità di ammalarsi e la fiducia nella scienza si apre lo spazio della coscienza individuale e delle scelte personali dove hanno un ruolo decisivo il singolo patrimonio culturale e il senso della vita per ciascuno. È lo spazio dell’autodeterminazione, un luogo precluso allo Stato, alla scienza, alla morale e ad ogni altra possibile ingerenza che non sia ammessa dalla persona interessata. Vi è, invece, una sfera di intervento sociale su cui dobbiamo mantenere vivissima l’attenzione: la posizione del servizio pubblico rispetto a questi nuovi scenari e le possibilità che esso può offrire a ciascuno con pari opportunità e dignità. D’altro canto non possono essere sottovalutati gli enormi interessi in campo da parte di soggetti privati sempre agguerriti, spesso rapaci, talvolta senza scrupoli. È indispensabile aprire un dibattito rigoroso sul senso della parola cura, e studiare i confini che delimitano un approccio equilibrato alla prevenzione e l’ossessione insita nel delirio di onnipotenza o nella vana ricerca della vita eterna. (Tratto da “Noi donne” luglio-agosto 2013)

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sanità

Premiata ditta Vaccini & C. Nascono i recordman dei vaccini. Lo propone la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale). I medici di famiglia che vaccinano di più, superando una certa soglia di percentuale dei loro pazienti, saranno gratificati da premi in denaro. Così ci si prepara a decimare Victoria, il virus che arriverà dall’Australia con il freddo acuto, quindi presumibilmente a partire da dicembre. L’idea della Fimmg milanese si ispira all’Asl di Melegnano, dove il direttore Antonio Mobilia ha siglato un accordo per garantire 8 euro a vaccinazione, invece dei 6 previsti a livello regionale, a chi raggiunge una percentuale di vaccinati del 65% e 10 euro se si sale al 75%. Si prevede un novembre di iniezioni per i milanesi. “Intanto tranquilliziamoci. Il ceppo influenzale sarà di media entità nell’inverno 2013. Significa che interesserà 4 milioni di persone, di cui 150 mila a Milano. Consiglio sempre la vaccinazione. È vero che l’influenza è ritenuta una malattia non molto grave, ma è altrettanto vero che su quei 4 milioni circa 2 o 3 mila potrebbero morire” commenta Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano. Il 2012 è stata un’annata critica per le vaccinazioni, precipitate del 25%. La gente non voleva saperne. «La pratica ha perduto via via di credibilità a partire dal 2009 – continua Pregliasco - quando si attendeva la pandemia della suina, una pandemia che poi non è avvenuta. Si è creata una grande paura per niente. Questa però non è una buona ragione per non fidarsi del vaccino, che dovrebbero fare tutti, e non solo le categorie più a rischio come gli ammalati, i bambini, le mamme e gli anziani». Secondo la Fimmg la caduta delle vaccinazioni è dovuta anche alla scarsa cultura che i pazienti hanno in proposito, per questo è partita la campagna di incentivazione dei camici bianchi. «Il mese migliore per vaccinarsi è novembre, ma si può farlo fino alla fine di dicembre» consiglia Fabrizio Pregliasco. Victoria non è un virus particolarmente forte, ma

Vivisezione: l’inutile crudeltà

non è comunque da sottovalutare. Molti decessi identificati come cardiopatie o complicazioni polmonari sono ascrivibili a quell’influenza ritenuta abbastanza innocua. Centomila italiani hanno cominciato ad avere tosse, raffreddori e uno spossante senso di malessere dovuto a fenomeni di costipazione. Ma Victoria non è il responsabile di questa pre - influenza. Si tratta di agenti patogeni simil influenzali che portano tosse, raffreddori e a volte qualche linea di febbre. «Sono circa 160 i virus in circolazione, che non hanno niente a che vedere con quello del ceppo che arriverà in pieno inverno». Le cure d’autunno sono i farmaci da banco, che sono ricchi di vitamina C, B e E, oppure i sani rimedi naturali in grado di rafforzare il corpo che deve essere pronto per l’attacco d’inverno.


infanzia 8 La fragilità dei bambini e delle bambine e il loro bisogno di protezione non devono essere strumentalizzati per indurre negli adulti senso di colpa, inadeguatezza o allarmismo.

Carta di Milano

Per il rispetto delle bambine e dei bambini nella comunicazione

9 La rappresentazione di bambini e bambine affetti da patologie non deve ricorrere a immagini, descrizioni o discorsi che possano ledere la loro dignità.

1 Le bambine e i bambini non sono oggetti, bensì soggetti attivi, con la loro dignità, i loro gusti, speranze, sensibilità, idee e valori di cui si arricchiscono e che con loro si rafforzano. Hanno diritti inalienabili e doveri. La rappresentazione delle bambine e dei bambini dovrebbe sempre tenere conto di questa grande ricchezza coinvolgendoli in modo attivo e coerente con gli obiettivi di comunicazione ed evitando l’uso meramente ostensivo, sensazionalistico e artificioso della loro immagine. 2 I bambini e le bambine sono tali indipendentemente dal colore della loro pelle, dalla provenienza etnica, dalla loro fede religiosa e dalla loro condizione sociale. La comunicazione deve saper raccontare tutte le diversità etniche, religiose, sociali e geografiche evitando stereotipi e messaggi discriminatori. 3 La comunicazione deve tenere conto delle differenti età dei bambini e delle bambine coinvolti rispettandone la naturale evoluzione. Non bisogna rappresentarli in comportamenti, atteggiamenti e pose inadeguati alla loro età e comunque non corrispondenti al loro sviluppo psichico, fisico ed emotivo. Ogni precoce erotizzazione dei bambini e delle bambine va bandita dalla comunicazione. 4 La comunicazione dovrebbe rappresentare le bambine e i bambini in maniera veritiera, rifuggendo da ogni idealizzazione, buonismo o pietismo e bandendo, nel contempo, ogni promozione o incitamento di comportamenti devianti o violenti. La comunicazione dovrebbe rispettare la fantasia, la creatività e la curiosità dei bambini e delle bambine, così come quel delicato mondo di relazioni e interazioni in cui vivono ogni giorno. 5 I bambini e le bambine non devono essere rappresentati attraverso la raffigurazione adultizzata di stati d’animo negativi quali noia, depressione, rabbia, paura, o insoddisfazione che mirano solo a una loro strumentalizzazione a fini commerciali. Quando questi sentimenti negativi vengono rappresentati, lo devono essere secondo una modalità coerente, autenticamente corrispondente al significato che essi hanno per i bambini. 6 I bambini sono bambini. Sono femmine e sono maschi, con lo stesso diritto a essere rispettati come persone a tutto tondo. La comunicazione non deve rappresentare il genere in categorie fisse, esaltando attributi di virilità e forza, da un lato, di dolcezza e remissività dall’altro. La comunicazione non deve presentare continuamente i bambini e le bambine in attività convenzionalmente destinate a uomini o a donne, rafforzando le discriminazioni di genere. 7 Le bambine e i bambini hanno bisogno di punti di riferimento forti che trovano soprattutto nei loro familiari e nelle figure affettive a loro più vicine ovvero in chiunque si prenda cura del loro benessere psico-fisico. La comunicazione non dovrebbe sminuire nessuna di queste figure, togliendo ai bambini, specie i più piccoli, la fiducia nelle persone che sono fondamentali per il loro sviluppo psicologico, fisico e per la loro educazione.

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10 Il benessere delle bambine e dei bambini è prezioso e la loro alimentazione è fondamentale perché possano crescere in modo sano ed equilibrato. La comunicazione dovrebbe promuovere un corretto stile di vita fisico e alimentare, cercando di rafforzare comportamenti che salvaguardino il benessere presente e futuro dei bambini.


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salute

Salvia: l’alleata delle donne Vi siete mai chiesti da dove viene il nome salvia? deriva dal latino “salvo” ovvero guarisco, sano e questo già la dice lunga sulle numerose virtù di questa pianta. La salvia è da sempre associata al femminile ed è un’alleata preziosa delle donne in particolare per quei piccoli o grandi disturbi del ciclo mestruale ma anche nell’età della menopausa. Gli effetti di questa pianta sul benessere delle donne sono dovuti in particolare all’azione di alcuni flavonoidi che aiutano a riequilibrare il sistema ormonale. In caso di amenorrea, per esempio, perché favorisce la comparsa del ciclo e allo stesso tempo aiuta ad alleviare crampi e dolori. Per quanto riguarda la menopausa, l’effetto positivo della salvia è soprattutto nell’alleviare il fastidioso problema delle vampate di calore. Utile poi anche in caso di ritenzione idrica, emicranie (in particolare se a provocarle sono appunto ciclo o menopausa) e problemi dell’apparato respiratorio soprattutto in presenza di catarro. Il modo più semplice per utilizzarla è avere una bella piantina in giardino o sul balcone da cui poter staccare le foglie per preparare un infuso semplicemente mettendo 4-5 foglie di salvia in una tazza d’acqua bollente, lasciandole in infusione per circa 5 minuti per poi filtrarle e bere la tisana magari aggiungendo un cucchiaino di miele (soprattutto se si utilizza per problemi di tosse o febbre, in questo caso

“La psicologa risponde”

con lo stesso infuso si possono fare anche dei gargarismi). La tisana di salvia, che si può acquistare anche in erboristeria o preparare da soli seccando le foglie della pianta prima della fioritura, è perfetta poi in caso di cattiva digestione. Ottima anche in caso di diabete dato che alla salvia è stato riconosciuto un buon effetto ipoglicemizzante. Per quanto riguarda l’olio essenziale questo si può utilizzare ad esempio per fare un bagno caldo, aggiungendo 5 - 6 gocce ai sali da bagno o a un bagnoschiuma neutro oppure, in caso di crampi mestruali, diluire una o due gocce in olio di mandorle dolci o altro olio vegetale per fare dei massaggi nella zona addominale o ancora diffondere 4 - 5 gocce nell’ambiente per avere un effetto rilassante sulla psiche e sul corpo. Attenzione però, non va mai preso per uso interno né utilizzato sia pure esternamente durante la gravidanza.

rubrica

Dott.ssa Laura Uccello

La Psicologa Risponde è una linea amica, un servizio e-mail gratuito di counseling on linedell’associazione Stonewall rivolto a tutte la persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali o ai loro familiari che sentono il bisogno di supporto per crescere, affrontare e accettare la propria o l’altrui omosessualità/transessualità, per aver subìto discriminazioni e casi di omofobia/transfobia tra i banchi di scuola o sul posto di lavoro, per far fronte a problemi di coppia o per chiarire i propri dubbi. Trovare uno specialista con cui parlare non è semplice, soprattutto se si è giovani, e non si ha la possibilità economica, il coraggio o a volte una situazione familiare che consenta di domandare aiuto. Il servizio è coordinato da due psicologhe Dott.ssa Laura Uccello e Dott.ssa Sofia Milazzo. Se non sai a chi chiedere aiuto da oggi puoi scrivere a: psicologarisponde@stonewall.it troverai le nostre psicologhe sempre pronte ad ascoltarti e a darti una mano. Altre info su www.stonewall.it

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Dott.ssa Sofia Milazzo

Baci in parlamento, Finalmente! Avevamo visto solo botte.

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sanità contraccettivi non dà scampo alle donne, stante che la chiesa cattolica definisce l’interruzione di gravidanza un genocidio! E addirittura canonizza le donne che preferiscono morire di cancro piuttosto che curarsi pur di non mettere a rischio la sopravvivenza del feto. Nel dicembre del 1991 il movimento

Breve storia dell’interruzione di gravidanza

L’aborto è una piaga sociale fin dalla notte dei tempi; anche nell’antichità le maternità indesiderate erano spesso oggetto di decisioni “estreme”, mai semplici da prendere. Tuttavia, solo nel Novecento si è affacciata, e poi diffusa, la tesi che lo Stato debba garantire alla donne che si ritrovano in questa situazione di poter decidere (da sole) se interrompere la propria gravidanza. Molti sono i motivi che giustificano la legalizzazione dell’aborto, tra questi: • il vietarlo non ne impedisce la pratica, la rende invece clandestina, costosa e pericolosa; • la vita di una madre ha più valore di quella di un feto; • la maternità deve essere una scelta responsabile e consapevole, e non il frutto, ad esempio, del malfunzionamento di un contraccettivo; di un incesto, di una violenza sessuale ecc… • la vita per un bambino non desiderato può non essere la migliore. Fino al 1975 l’aborto era in Italia ancora una pratica illegale: uno degli ultimi Paesi europei a considerarlo un reato. Le donne italiane, dunAnni ’70 - Emma Bonino si fa arrestare que, quando incappavano in una gravidanza non voluta si dovevano aquilano Armata Bianca, col beneplacito rivolgere clandestinamente alle “mammane”, praticone che, con mezzi non idonei “ridel sindaco erige nel cimitero un mosolvevano il problema”, o anche medici senza scrupoli che eseguivano l’intervento clannumento ai “bambini mai nati”. Sembrò destinamente e senza anestesia dietro lauti compensi e senza rendere conto alla giustizia allora quasi una scena folkloristica (ed in se la donna moriva di emorragia o di setticemia. seguito i vertici di quel movimento furoNel 1975 una sentenza della Corte Costituzionale stabiliva finalmente la differenza tra un embrione e un essere umano e sanciva la prevalenza della salute della madre rispetto alla vita del nascituro. Il 22 maggio 1978 veniva approvata così la storica legge 194 con la quale si riconosceva il diritto della donna ad interrompere, gratuitamente e nelle strutture pubbliche, la gravidanza indesiderata. L a legge prevede anche politiche di prevenzione da attuarsi presso i consultori familiari ma purtroppo, ammette anche la possibilità che il medico si dichiari obiettore di coscienza. La legge fu confermata dal referendum indetto dai Radicali che bocciò a furor di popolo la proposta cattolica di abrogazione della legge medesima.   Le tesi della chiesa cattolica contro l’aborto Nei primi secoli della sua storia la chiesa non ebbe una posizione unanime sull’aborto. Ancora al tempo di Agostino molti vescovi lo consideravano lecito fino al terzo mese, mentre san Tommaso d’Aquino riteneva che un feto diviene un essere umano e acquisisce l’anima dopo 40 giorni se maschio e dopo 80 giorni se femmina (vai a capire Anni ’70 - I cortei perché!). A partire dal XVII secolo il feto fu considerato una persona no anche perseguiti per turpi reati come da battezzare anche a costo della vita della madre (che tanto era già battezzata, e quindi la violenza sessuale e la truffa), fu invece salva). Solo a partire dal XIX secolo feto ed essere umano si sono unificati in senso temil primo segnale di una escalation antiaporale, sicché la Chiesa ritiene che il feto vada considerato come una persona, dotata di bortista destinata a diventare una piaga un’anima fin dal primo istante del concepimento. Cioè nel preciso istante in cui l’uovo sociale impressionante. e lo spermatozoo si incontrano e si fondono. Una rigida posizione di chiusura, dimenNel 1997 l’assessore regionale piemontica della piaga degli aborti clandestini, e nello stesso tempo contraria anche all’uso dei

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sanità tese alla Sanità autorizza un’associazione antiabortista di Novara ad organizzare ogni fine mese un macabro “funerale dei feti”. Il 16 dicembre 1999 il giudice tutelare, sotto le pressioni della stampa e delle gerarchie cattoliche che ne hanno fatto un caso nazionale, decide di revocare la decisione precedentemente presa dal tutore di far abortire una tredicenne psicolabile di Pozzallo, violentata dal padre. Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre, al pronto soccorso dell’ospedale S. Camillo di Roma due sacerdoti entrano nel nosocomio, facendosi largo con la forza tra il personale, allo scopo di bloccare un intervento urgente per l’interruzione della gravidanza di un’altra tredicenne, regolarmente ricoverata con l’autorizzazione del giudice tutelare: per allontanarli occorre l’intervento delle guardie giurate. Il 7 febbraio 2000 l’abate di Subiaco, dalle colonne dell’Osservatore Romano, chiede di sospendere le interruzioni di gravidanza per tutto il periodo giubilare. Nell’aprile 2000 in una scuola di Bolzano una professoressa di religione porta in classe dei feti di plastica, in presenza di esponenti di un’organizzazione antiabortista, costringendo le alunne a giurare sulla loro castità presente e futura. Il 7 agosto a Battipaglia il sindaco inaugura ufficialmente un «monumento alla vita», definendo il locale ospedale un abortificio. Nel novembre 2001 sponsorizza l’improbabile appello al Parlamento di un ventiquattrenne di Pesaro, affinché l’ex fidanzata non abortisse: in barba al fatto che la decisione fosse stata presa “dopo aver capito che il ragazzo ha dei seri problemi, e aveva raccontato molte cose non vere di sé”. Non che all’estero la situazione sia migliore: in Scozia la Chiesa è arrivata a finanziare bambine dodicenni affinché portassero avanti la gravidanza. Nessuno che si chiedesse dov’erano finiti i loro stupratori. Negli Stati Uniti i cristiani sono perfino scesi nell’illegalità: i medici abortisti sono oramai

Cattolici all’attacco

vittime di continue intimidazioni e l’equiparazione dell’aborto a un assassinio ha spinto diversi facinorosi ad assaltare le cliniche dove viene, legalmente, praticata l’interruzione di gravidanza. Diversi medici sono stati addirittura sparati e i casi sono talmente numerosi che la NAF (National Abortion Federation) redige periodici “bollettini di guerra” nei quali si contano le vittime. Nel febbraio 2003, in Nicaragua, una bambina di nove anni, stuprata e rimasta incinta, ha potuto essere sottoposta a interruzione di gravidanza solo segre-


sanità tamente perché l’arcivescovo di Managua - il cardinale Miguel Obando y Bravo - dopo avere inutilmente pressato perché portasse a termine la gravidanza, ha scomunicato i medici abortisti chiedendone pure l’incarcerazione. Nel 2006, in Colombia, un’undicenne stuprata è stata sottoposta ad aborto in seguito a un provvedimento della Corte Costituzionale perché il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del pontificio Consiglio per la Famiglia, ha immediatamente ricordato in un’intervista che l’articolo 1398 del Codice di diritto canonico stabilisce che qualsiasi persona che pratichi l’aborto, o sia complice in esso, è automaticamente scomunicata. Nel 2009, il vescovo brasiliano Jose Cardoso Sobrinho, saputo che una bambina di nove anni, ripetutamente stuprata dal patrigno e rimasta incinta di due gemelli, aveva abortito, ha scomunicato i medici e la madre della piccola, colpevoli di aver “ucciso” due bambini!   La legge 194: chi la difende e chi la vuole abrogare Negli ultimi  anni le gerarchie vaticane non si limitano a rendere note le proprie opinioni, indirizzandole ai propri fedeli: intervengono, continuamente e deliberatamente, sulla scena politica al fine di ottenere che le loro leggi canoniche vengano applicate al popolo italiano. I vescovi sono anche intervenuti affinché la carta dei diritti fondamentali dei cittadini dell’Unione Europea contenesse un articolo sul «rispetto del diritto alla vita dal suo inizio alla sua fine naturale», al fine di rendere illegali le leggi nazionali su aborto ed eutanasia. La strategia cattolica è molto semplice: anzitutto, nell’ambito della legge sulla fecondazione, è stato fatto passare il concetto dei “diritti del concepito”. Si è aperto così un conflitto con l’articolato della 194, per cui si potrebbe essere “costretti” a intervenire anche su quest’altra legge, per modificarla in un senso ovviamente più restrittivo, se non per abolirla. Diversi partiti si sono prontamente mobilitati in tal senso: esponenti di PDL, UDC, PD hanno più volte riaffermato la loro intenzione di modificare o abrogare la legge 194. L’ex presidente della Regione Lazio, poi ministro della Sanità, Francesco Storace, attraverso una serie di diversi interventi restrittivi aveva tentato di rendere praticamente inapplicabile la legge nella sua regione. Nel novembre 2005 proprio Storace diede nuova linfa alla lotta antiabortista, “minacciando” di inviare nei consultori i volontari del Movimento per la Vita. La proposta piacque all’UDC che, nella rincorsa al sostegno vaticano, propose un’indagine parlamentare conoscitiva sull’attuazione della legge 194, autorizzata poi in tempi-record dal Presidente della Camera dei Deputati Pierferdinando Casini noto cattolico incallito come suo padre. Il 14 luglio 2009, il Parlamento approva una mozione presentata dal deputato e presidente Udc Rocco Buttiglione, altro cattolico incallito, di sostegno alla proposta di moratoria internazionale dell’aborto. La mozione impegna l’Italia a sostenere una risoluzione presso l’Onu contro “l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico” e per affermare “il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto”. Nel 2010, dopo la vittoria elettorale del centrodestra nelle elezioni amministrative, il tentativo di depotenziare la legge già avviato da Regioni come la Lombardia e il Veneto è stato ulteriormente esteso ad altre realtà, come il Lazio o il Piemonte, cercando di intervenire sui consultori e introducendo volontari e associazioni del Movimento per la Vita negli ospedali. Il 20 giugno 2012 la Corte costituzionale è stata inoltre chiamata a pronunciarsi sulla legge. Il Tribunale di Spoleto aveva infatti pretestuosamente sollevato una questione di illegittimità costituzionale, della legge, portando a proprio sostegno una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Contro l’eventualità di un’ulteriore ferita ai diritti delle donne è nato sulla rete il movimento Save 194 (salva la 194). La Consulta ha poi dichiarato “manifestamente inammissibile” la richiesta del tribunale. In questo contesto sono purtroppo poche le voci che si levano a difesa della legge: essa è di solito affidata ad alcune parlamentari che lavorano spesso isolate. A fronte

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di numerose proposte di legge volte a peggiorare, se non ad abrogare, l’attuale normativa, quelle migliorative si contano sulle dita di una mano. La situazione non migliora nella cosiddetta “società civile”: la percezione del rischio che si corre è molto flebile. A difendere la legge sono rimaste alcune associazioni storiche come l’UDI (Unione Donne Italiane) o come l’Aied (associazione italiana educazione donne).

Anni ’70 - Tina Lagostena Bassi

Tra le poche altre associazioni attive sulla materia segnaliamo la Consulta di Bioetica, la Luca Coscioni e l’Aduc. Fortunatamente, però, essendo l’Italia uno stato facente parte dell’Unione Europea insieme ad altre nazioni più evolute su queste tematiche, le ingerenze vaticane non possono spingersi oltre certi limiti: un’ottima risoluzione del Parlamento europeo è stata approvata il 3 luglio 2002. Anche durante il vertice ONU di Johannesburg del settembre 2002 il Vaticano (alleato agli USA e ad altri Paesi islamici e con il supporto nemmeno tanto velato


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sanità via libera da parte dell’AIFA, l’Authoridella delegazione italiana) ha tentato un blitz, stoppato in extremis quando era già in ty italiana del farmaco, il sottosegretario dirittura d’arrivo. Meno bene è andata la conferenza di Rio dove il Vaticano era formalal welfare Eugenia Roccella (già presenmente alleato con i paesi islamici ed è emerso con ancora maggiore chiarezza la loro tatrice del Family Day) ha fatto dell’aucaratterisgica comune di stati misogini e reazionari.   L’attualità della legge 194 Se la legge 194 è riuscita in gran parte ad eliminare la piaga degli aborti clandestini, le finalità sociali e di prevenzione della legge non sono state attuate seriamente proprio per colpa di chi doveva farla applicare e che non di rado era contrario alla legge stessa. Il polverone sollevato dalla Chiesa Cattolica sulla pillola del giorno dopo ha dimostrato, una volta di più, come il Vaticano sia assolutamente indisponibile a dare un apporto per il miglioramento della situazione. A ciò contribuiscono anche i medici “obiettori” di comodo che hanno fatto sì che in molte zone della penisola abortire è una vera e propria impresa e a volte del tutto impossibile. Già nel 2006 il 69,2% dei ginecologi, il 50,4% degli anestesisti e Alemanno “fanatizza” i giovani il 42,6% del personale non medico si era dichiarato obiettore tentico terrorismo psicologico, parlando di coscienza. Oggi le cifre sono notevolmente lievitate. di sedicenti rischi scientifici: rischi che la L’obiezione infatti assicura vantaggi anche dal punto di vista della carriera: l’aborto è stessa scienza e l’ampia mole di dati emun’operazione relativamente semplice, e rifiutandosi di praticarlo si resta “casualmente” pirici ormai disponibile a livello mondiale disponibili per interventi più impegnativi. Ragion per cui, sarebbe ora che si impedisca smentiscono abbondantemente. Come l’assunzione negli ospedali pubblici di ginecologi che si rifiutano di praticare interruzioni se non bastasse, come ultimo tentatidi gravidanza. vo di bloccare la commercializzazione, Gli ultimi dati dicono che in Italia si praticano annualmente 7,2 aborti ogni mille donne la Commissione Sanità del Senato, con tra i 15 e i 49 anni: un dato molto basso, inferiore ad esempio a paesi come il Regno voto bipartisan, ha stabilito di creare una Unito, gli Stati Uniti e l’Australia. Il numero tra l’altro è in costante calo il che dimostra commissione d’inchiesta sul farmaco. che la legge funziona e funzionerebbe anche meglio se si applicasse la parte dedicata alla prevenzione ma in Italia manca una seria politica di informazione sulla contraccezione e Per concludere vogliamo ricordare pronon c’è nessuna volontà di darvi seguito. prio in questo contesto che si sprecano Inoltre, l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato il calo nel numero degli aborti clanle inchieste giornalistiche e giudiziarie destini, limitati, prevalentemente, all’Italia insulare e meridionale dove maggiore è l’obiesulla diffusione, negli ambienti della chiezione di coscienza. sa cattolica (leggi uomini di chiesa dai saInsomma, un bilancio positivo, dove le ombre nascono proprio dalla non applicazione cerdoti ai cardinali) delle pratiche dello completa della legge. Il Guttmacher Institute di New York, specializzato nello studio stupro, dell’aborto e della pedofilia. delle politiche riproduttive, confrontando i dati di 46 nazioni è arrivato a commentare “è È pacifico, dunque, che se c’è una classe chiaro che l’atteggiamento pragmatico degli europei sulle attività sessuali dei giovani sociale che non dovrebbe osare pronunfunziona: l’Europa e l’Italia hanno tanto da insegnarci, le giovani americane meritano di ciarsi su questi temi è proprio quella che meglio”. invece si pronuncia ininterrottamente: la   chiesa cattolica. La pillola RU-486 È un farmaco abortivo: ha il grande vantaggio di impedire l’ospedalizzazione della donna e il conseguente intervento chirurgico. Più indolore, quindi, e causa di minori traumi e, anche, di minori costi per il Servizio Sanitario. In Italia è stata autorizzata soltanto  nel luglio 2009, quando ormai era l’ultimo paese europeo, insieme all’Irlanda, a non permetterne l’uso. Persino in Tunisia è utilizzata da anni senza problemi. La lobby vaticana, onnipresente sulla scena politica italiana, ne ha impedito a lungo la legalizzazione, nonostante i vantaggi evidenti. Un programma sperimentale, avviato presso l’ospedale “Sant’Anna” di Torino, ha trovato ostacoli sia nel Ministero che dalla Procura. Persino il giorno prima del

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Senza lecultura donne

Ada Lovelace

Hedy Lamarr

l’informatica per come la conosciamo non esisterebbe! ha inventato il calcolo scientifico

grazie a lei oggi abbiamo gps, wi-fi e bluetooth

Top Secret Rosies

Grace Hopper

le prime programmatrici della storia

ha scritto il primo compilatore

i clienti del “Quanto vuoi?” In Germania, la legge che nel 2002 legalizzò  la prostituzione, non sembra aver ottenuto i risultati sperati. Oggi, stando a quanto riportato dal quotidiano tedesco Spiegel, le prostitute sono vittime di uno sfruttamento ancora più spietato e il numero dei bordelli è aumentato a dismisura, facendo diventare la Germania, la nazione del sesso a pagamento per definizione. La legge fu approvata dal parlamento tedesco nel 2001 ed entrò in vigore l’1 gennaio 2002 con l’obiettivo di professionalizzare e di proteggere le prostitute che operano sul territorio tedesco. Ma gli effetti della legge sono totalmente negativi rispetto alle aspettative: sono circa 200 mila le prostitute che lavorano nel Paese e una cifra tra il 65 e l’80% di loro proviene dall’estero, in prevalenza da Paesi come la Romania e la Bulgaria. Nel 2000, furono condannate 151 persone per sfruttamento della prostituzione, mentre nel 2011 soltanto 32; attualmente ci sono tra i 3 mila e i 3.500 stabilimenti a luci rosse e questo genera un ricavo di circa  14,5 miliardi di euro all’anno. La legge sulla prostituzione condanna lo sfruttamento da parte di protettori, ma questo, più che combattere il problema, lo ha solo nascosto. Ora molte prostitute lavorano legalmente nei sex-club del Paese, per poi pagare i loro protettori lontano da occhi indiscreti. In questo modo la polizia non può intervenire: “Non possiamo provare nulla. Non possiamo fare nulla.” ha detto Wilhelm Schmidbauer, capo della polizia di Monaco. Stando infatti agli ultimi dati dell’Ufficio federale di polizia criminale tedesco nel 2011 ci sono stati 636 casi di traffico di esseri umani e sfruttamento della prostituzione, meno di un terzo rispetto a 10 anni prima. Oggi, molti agenti di polizia sono convinti che la legge approvata con le migliori intenzioni sia in realtà poco più di un programma

a vantaggio dei protettori che non a favore delle prostitute stesse. “È politicamente corretto in Germania rispettare le decisioni delle singole donne, ma se si desidera proteggerle, questa non è la legge giusta per farlo”, ha detto Rahel Gugel, professore di diritto presso la Baden-Wurttemberg Cooperative State University che ha fatto del diritto alla prostituzione l’oggetto della sua tesi di laurea. Axel Dreher, professore di politica internazionale e di sviluppo presso l’Università di Heidelberg, ha raccolto i dati di 150 Paesi, riuscendo ad evidenziare un’interessante costante: il flusso del traffico di esseri umani è più grande in tutti quei Paesi dove il sesso a pagamento è legalizzato. La Svezia ha imboccato la strada opposta a quella della Germania, decidendo di vietare la prostituzione e condannando gli uomini che pagano in cambio di prestazioni sessuali. Una decisione che ha visto diminuire la percentuale di uomini che hanno rapporti con delle prostitute da uno su otto a uno su dodici e la diminuzione del numero totale di prostitute da circa 2.500 a circa 1.000. La pena per i clienti delle prostitute è fissata a 12 mesi di carcere. L’Islanda è il paese più adatto alle donne. Per il quinto anno consecutivo il Paese dove i diritti delle donne sono maggiormente rispettati è l’Islanda. Dalla sanità, alle possibilità di sopravvivenza, all’accesso all’istruzione, alla partecipazione alla vita lavorativa, sociale, politica ed economica. Sono questi gli ambiti valutati dallo studio World Gender Gapa Report per stilare World Economic Forum (WEF), classifica mondiale sulle pari opportunità. Italiani ipocriti! tutti scandalizzati come se non si sapesse che esiste una prostituzione minorile! Italiani ipocriti e misogini pronti a condannare le ragazzine e non mai i luridi clienti! Italiani ipocriti e sporcaccioni che sono i primi nella classifica internazionale dei cosiddetti turisti sessuali, cioè di quei bravi padri di famiglia che vanno a stuprare le bambine di 8 e 9 anni dei bordelli sudasiatici. Italiani ipocriti che organizzano talk show dove i signori padri delle baby prostitute non vengono nemmeno menzionati, come fossero tutte orfane dei loro bravi papà …e chissà quanti di costoro vanno a prostitute e a baby prostitute!



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