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www.scriveresistere.it

Maggio 2021 ANNO 2 - N° 5

"il magazine di chi scrive con gli occhi"

La Meridiana Società Cooperativa Sociale Viale Cesare Battisti 86 20900, Monza (MB)

Iscrizione Num. R.G. 24/2021 Tribunale Ordinario di Monza (MB)

“Fermate il mondo, voglio scendere!”

Anche la Terra ha bisogno di cura

U

n film degli anni '70 si intitolava "Fermate il mondo, voglio scendere". Non si può scappare dal nostro pianeta, almeno non tutti… forse solo qualcuno super ricco che crede di avere il Potere di ri-creare il mondo da un’altra parte! Ma l’uomo è proprio così spietato da autodistruggersi? Dov’è finito l’amore? Assistiamo forse alla sua morte o siamo di fronte a un odio mascherato dal ben-essere? Che faranno i nostri figli tra inquinamento, incendi, frane, allagamenti, coltivazioni e allevamenti intensivi, razzismo? Come saranno costretti a salvarsi, a relazionarsi con gli altri? Il motto sarà forse “Mors tua, vita mea”? “Fratelli tutti” di Papa Francesco è un grido disperato, un’utopia oppure vuole indicare una via d’uscita, di salvezza? Un mondo senza amore per la cura è

dell’egoismo esasperato di qualcuno, come fa la SLA quando decide di possedere il nostro corpo e costringe all’immobilismo … ma almeno lei lascia libera la mente di riflettere. Forse dovremmo tutti pensare di più… Tante domande, forse ingenue, che desideriamo lanciare a chi ci legge nel desiderio di consolarci a vicenda arrogandoci almeno il potere della parola, visto che il vero padrone sembra essere un’entità senza volto, un denaro senz’anima. Se potessimo mandare un messaggio o scrivere una lettera alla terra, cosa vorremmo dirle? Proviamo a cominciare noi di scriveresistere… un mondo senza speranza. Sembra di viaggiare su un mezzo che non si governa più, che sbanda e non consente di tenere la rotta: dove stiamo andando?

“Niente 1.

«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba ». (dal cantico delle creature)

di questo mondo ci risulta 2. indifferente.” Così inizia la lettera enciclica “Laudato si’” del santo Padre Francesco sulla cura della casa comune:

Pippo Musso Lettera alla Terra

a pagina 2

Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta,

Julius Neumann Una storia di famiglia

a pagina 4

Come riprendere la guida? Come fermare la corsa, … “scendere”? Forse tutti gli uomini sono bloccati dalla malattia dell’avidità, vittime

a cura della Redazione

LA DOMANDA La nostra bellissima Terra è un posto magnifico. Anche se io non ho fatto molti viaggi, guardo molti documentari. Ci sono bellissimi animali. Il vero problema è l’essere umano che continua a inquinare la terra, il mare, le falde acquifere, altera lo strato di ozono con i milioni di macchine, rifiuti industriali e con i diserbanti chimici. Tra poco tempo, circa 80 anni, i poli si scioglieranno.

Perché non troviamo una soluzione affinché questo non avvenga? di Claudio A. F. Messa

Luigi Picheca Ci sono ricordi che si fissano nel DNA a pagina 5

Laura Tangorra La musica è nostalgia

a pagina 6


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SENTIRE

Un mondo senza amore per la cura è un mondo senza speranza.

Cara terra, ti scrivo...

di Pippo Musso

I

l mondo è prezioso per ognuno di noi, non distruggerlo se puoi ..

Sempre più si sta distruggendo il nostro pianeta! Sembra proprio che stia andando alla deriva. Si potrebbe declamare “Oh fratello sole… oh sorella discarica...” visto che continuiamo a inquinarlo con i nostri infiniti prodotti dalle belle confezioni, che appaiono così inoffensivi, mentre sappiamo che sono tutti pugni nello stomaco dela terra! Non è bastato il disastro di Chernobyl! Come Giuda gli giriamo le spalle facendo finta di niente, ignorando tutto il male che stiamo facendo con tutti questi scarichi inquinanti, le navi che al primo impatto buttano in mare tonnellate e tonnellate di petrolio, o di qualche altra sostanza tossica, uccidendo migliaia e migliaia di specie di pesci, colorando le nostre spiagge di nero e di catrame, trasformando i profumi in puzza di cadaveri. E ancora non ci vergogniamo di pensare così egoisticamente da distruggere il dono di Dio, la creazione! Il pensiero principale è “far cassa” trattando la nostra terra come qualcosa da spremere, da sfruttare e basta, fino a girarla sotto sopra nella speranza che dalle sue tasche cada qualcosa ancor

Lettera alla Terra

più preziosa, per poi metterla ancora una volta in questo immenso territorio di rottami, creato in un mondo in cui si pensa solo a produrre e produrre ancora. Abbattiamo milioni e milioni di alberi, disboscando intere foreste vitali per l’ossigenazione, soltanto per far posto a terreni magari per la coltivazione della soia per gli animali da allevamento, per poi produrre tonnellate e tonnellate di carne che viene addirittura buttata. Non abbiamo riguardo per i mari perché li sfruttiamo senza ritegno, sterminando tutto quello che incontriamo e, per assurdo, dopo aver tanto preso, come ricompensa regaliamo milioni e milioni di bottiglie di plastica. Fabbrichiamo grattacieli, costruiamo ponti e autostrade, scaviamo pozzi petroliferi per fare arricchire chi è già ricco e impoverire chi è già povero. Respiriamo sempre più cemento, polveri di amianto che il vento porta e deposita come neve nelle nostre case, nei giardini dove portiamo i nostri bambini, illudendoci di far loro respirare aria pulita, invece è come stare dentro fabbriche inquinate. Cuciniamo cibi che solo all’apparenza sembrano freschi e sani, mentre contengono sostanze nocive fatte ingoiare agli animali per accelerarne la crescita, per

gonfiarli in fretta e aumentarne il peso nel minor tempo possibile.

… Per la tua mania di vivere in una città,

Dobbiamo diventare sempre più compratori responsabili che sanno quello che mettono dentro il corpo. E che sanno pure che qualcuno per arricchirsi è disposto a fare dell’umanità… una discarica!

guarda bene come ci ha conciati la metropoli...

E poi parliamo di progresso! A questo punto, campavano meglio i nostri nonni che mangiando pane e cipolla forse morivano di vecchiaia senza conoscere ambulatori, cliniche e ospedali, ma solo osterie, trattorie e feste di paese. Oggi, con tutta questa ricchezza tecnologica, sicuramente ci siamo rinnovati immaginando di avere tutto quanto sottomano e a nostra disposizione. Però, pensando alla civiltà oramai passata, mai più nessuno ci porterà indietro i nostri profumi di fiori di zaghare (bergamotto) e di mandorli in fiore, in compenso, vedremo nascere sugli alberi computer e cellulari.

Celentano aveva già capito tutto A questo punto, mi ritorna in mente la canzone di Celentano che diceva così:

belli come noi ben pochi sai ce n’erano, e dicevano quelli vengono dalla campagna e ridevano, si spanciavano, già sapevano che saremmo ben presto anche noi diventati come loro: tutti grigi come grattacieli con la faccia di cera, con la faccia di cera… è la legge di questa atmosfera che sfuggire non puoi, fino a quando tu vivi in città... Nuda sulla pianta prendevi il sole con me , e cantavano per noi sui rami le allodole... ora invece qui nella città i motori

Il raccolto brilla... Il raccolto brilla come fosse oro e sembra raccontare la storia d'amore fra la terra e l'uomo. Il frutto sembra latte che sgorga dal seno di una madre che non si stanca di produrlo, per ricordarci che lei c’è, che è tutta per noi e che nello stesso tempo ha bisogno di noi, del nostro lavoro, della nostra gratitudine, della nostra cura. Nonostante sappiamo di essere figli di un mondo in perfetta armonia con i nostri bisogni, di essere amati da una madre-terra che ci garantisce il bene della vita, noi – forse presi da un delirio di onnipotenza - lo devastiamo!

di Lisetta

per le macchine già ci cantano la marcia funebre... e le fabbriche ci profumano anche l’aria colorandoci il cielo di nero che odora di morte… ma il comune dice che però la città è moderna, non ci devi far caso se c’è vento e ti chiude anche il naso, la nevrosi è di moda, chi non l’ha ripudiato sarà ... ah io non respiro più , mi sento che soffoco un po’, sento il fiato che va giù, va giù e non vien su.. vedo solo che qualcosa sta nascendo… forse è un albero, si è un albero di trenta piani ...


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SAPERE

Alla fine, chi vince è sempre l'amore.

Il «COVID» non si vince con la paura. La pandemia è un’occasione per educare all’amore

É

vero, non si fa che parlare di Covid. Quando incontro qualche collega, qualche familiare o quando faccio una telefonata ad un amico, l’argomento rischia di diventare sempre lo stesso. Tanto che sono arrivato a mettere le cose in chiaro subito: “Se ci incontriamo non si parla di Covid, mi raccomando!”. Contravvenendo a quanto appena scritto, adesso parlerò di Covid. La ragione? La frequente mancanza, nei dibattiti pubblici e privati, di una prospettiva alternativa e di uno sguardo diverso sulla realtà pandemica. Non ho intenzione di scrivere stranezze o di promulgare teorie. Non ne avrei nemmeno le competenze. Semplicemente, appartengo a quella categorie di persone che fatica a sopportare e a giustificare l’uso della paura e del terrore come unica forma di difesa da questo virus. Ascoltando i media, sembra che provare il sentimento della paura sia direttamente proporzionale allo sviluppo del senso di responsabilità. Se si ha paura del virus, si metteranno in atto tutte quelle strategie che servono a prevenire il contagio. Viceversa, non avendone si abbasserà l’attenzione e

si commetterà quella disattenzione fatale che potrà mettere a rischio la tua vita o quella degli altri. Si deduce che è bene vivere impauriti. Sempre. Molte persone sostengono che questo sia necessario proprio in Italia perché, rispetto ai paesi nordici ad esempio, vi è meno senso civico e comportamenti più sregolati. Quindi mai abbassare la guardia. Non nego che in questi pensieri ci sia un fondo di verità. Gli italiani sono davvero un popolo con scarso senso civico. Ed è altrettanto vero che quando provo paura, ho una maggior tensione verso ciò che mi impaurisce. Tuttavia, non sono convinto che vivere impauriti sia la “conditio sine qua non” si sviluppi quell’atteggiamento di attenzione necessario al superamento dell’attuale situazione pandemica. Personalmente non ho mai sviluppato un maggior senso di responsabilità grazie alla paura. Anzi, i maggiori sbagli li ho commessi proprio provando questo sentimento o quando ero in uno stato di tensione. Ho imparato il senso di responsabilità unicamente quando sono stato educato all’amore. Sant’Agostino diceva: “Ama e fa ciò che vuoi”. Aveva ragione. Se amo veramente, proteggo l’altro facendo anche delle rinunce perché ritengo che esista un

bene superiore da salvaguardare. E queste rinunce possono anche essere superiori rispetto a ciò che mi indica la legge o i vari DPCM. Viceversa se ho paura, non sviluppo senso di responsabilità ma egoismo. Non coopero per risolvere insieme alla mia comunità il problema ma mi rintano in me stesso e nei miei spazi. E in una società già improntata all’individualismo questo può diventare devastante. Forse ci accorgeremo un giorno di quanta umanità è andata perduta dopo aver vissuto questo periodo storico. Esiste un alternativa? Credo di sì. Se, al posto di divulgare i numeri di morti e contagiati come fossimo in guerra, si fossero mandati messaggi costruttivi alla popolazione, credo che ci troveremmo in una situazione differente. Soprattutto a livello psicologico. Perché non raccontare con maggior enfasi le gesta di chi in ospedale ha lavorato duramente per salvare vite? Perché non partire da loro per chiedere qualche rinuncia o sacrificio? Si è sentito spesso incolpare i giovani per i loro comportamenti da “irresponsabili”. Ma a un giovane per potergli chiedere una rinuncia o un gesto di responsabilità devi proporgli un ideale in cui credere.

Se lo lasci abbandonato a se stesso, contornato da messaggi di divieti vari non gli si potrà mai chiedere qualcosa di più. Se l’unico sentimento che unisce il paese è la paura, il giovane ti guarda dall’alto dei suoi 20 anni e ti sfida appositamente. Dobbiamo tornare a sfornare valori condivisi in cui credere e coltivare il sentimento della speranza. Basta con le paure. Se guardo ai nostri amici della SLA sono sempre più convinto di questo. Tutti i giorni mi insegnano a guardare alla vita con positività. Sanno che per sopravvivere e soprattutto per vivere non si può fare a meno degli altri. Non si lamentano per ciò che non possono più fare ma si reinventano ogni giorno nei modi più fantasiosi. E combattono quotidianamente il sentimento invalidante della paura come fossero guerrieri. Come fanno? Credendo nel nostro lavoro, affidandosi e accettando serenamente anche i nostri errori. Forse è per questo che alcune persone che passano dalla San Pietro rimangono colpite dall’aver toccato con mano tanta umanità. Sono i nostri malati che, con questo atteggiamento, rischiarano il nostro piccolo mondo e lo riscaldano.

di Stefano Galbiati

SCRIVERE L’AMORE PER LA VITA Concorso di scrittura 2021 "RACCONTI FAMILIARI & SANITARI"

• Racconta la tua esperienza accanto alla persona che ami e che curi... • Racconta i tuoi segreti, i timori, le gioie, i successi e gli insuccessi, le lotte e le scoperte… • Racconta quei piccoli episodi quotidiani che sanno portare il sorriso, lascia che scriva il cuore… • Racconta come trovi e trasmetti la forza e la fiducia, come attingi alla speranza e la infondi… • Racconta l’Amore per la vita!


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SCRIVERE

Ci sono storie dentro le storie, fatte di resilienza, coraggio e di una buona dose di fortuna.

UNA STORIA DI FAMIGLIA

di Julius Neumann

L

e guerre, si sa, sono tragiche, fatte di storie di sofferenza e di morte. Ma ci sono storie dentro le storie, fatte di resilienza, coraggio e di una buona dose di fortuna. Oggi vi racconto una storia di famiglia capitata a mio padre durante la 2ª guerra mondiale. Mio padre, Polacco, classe 1919, non aveva neanche 20 anni quando i Tedeschi invasero la Polonia il 1º Settembre 1939. Seguendo una tradizione di famiglia, mio padre era nell'accademia militare quando i Tedeschi attaccarono. Il governo Polacco mobilitò tutte le forze militari a disposizione per affrontare le forze di Hitler, molto più potenti ed organizzate. Forse vi ricorderete che i Polacchi attaccarono i carri armati Tedeschi a cavallo perché non avevano abbastanza mezzi moderni per contrastare le superiori forze di Hitler. Mio padre era uno di quei coraggiosi, ed incoscienti, giovani Polacchi che, a cavallo, cercarono di opporsi alle forze Tedesche. Ovviamente i Polacchi batterono la ritirata e fuggirono verso la Polonia orientale. A questo punto è doveroso fare una precisazione storica. Il patto SovieticoTedesco di non aggressione MolotovRibbentrop del 23 Agosto 1939, spalancò ai Sovietici le porte della Polonia orientale. E così, il 17 Settembre 1939, senza una ufficiale dichiarazione di guerra, le truppe di Stalin invasero la Polonia. I mesi che seguirono furono di violenza e pulizia etnica. È ben documentata la violenza delle truppe di Hitler in Polonia, meno si sa sui 9 mesi di occupazione Sovietica. Susseguenti governi Sovietici del dopoguerra negarono qualsiasi azione di sterminio nella Polonia occupata, solo nella seconda metà degli anni ‘80 il governo di Gorbachev ammise velatamente a qualche azione di 'ripulitura' di elementi anti-Sovietici. Si stima che 1,5 milioni di Polacchi, incluso donne e bambini, furono spediti da Stalin nei campi di lavoro in Siberia e Kazakhstan. Stalin ordinò l'eliminazione di tutte le persone reputate un rischio per il suo governo e culminato con il massacro della foresta di Katyn, dove 22.000 tra ufficiali, politici, giornalisti, professori ed industriali Polacchi furono assassinati e gettati nelle fosse comuni. Il 7 Ottobre 1939 la Polonia cessava di esistere. La Polonia occidentale era in mano ai Tedeschi, quella orientale ai Sovietici, a molti soldati Polacchi non restava che una scelta, da chi farsi catturare. Mio padre fu catturato dai Sovietici, caricato su un camion e mandato in un campo di lavoro in Siberia. Durante il lungo, interminabile viaggio deve aver pensato alla sua famiglia. Dove erano finiti? Erano stati catturati anche loro? Erano vivi? Erano in buona salute? Domande che non avrebbero avuto risposta per almeno 2 anni.

A mio padre non piaceva parlare della vita nel campo di lavoro, ma sappiamo, dalle testimonianze di altri sopravvissuti, che le condizioni erano durissime. Si stima che il gelo, la malnutrizione, le malattie e le pessime condizioni dei campi causarono la morte, tra il 1940 e il 1942, di circa la metà dei Polacchi internati nei gulag (i tristemente famosi campi di lavoro). Mio padre se la cavò con l'amputazione di un dito del piede sinistro. C'è un film del 2010 (The Way Back), piuttosto bello, che racconta la storia di un giovane ufficiale Polacco arrestato dai Sovietici, internato in un campo in Siberia, e fuggito verso l'India Inglese. Le cose cominciarono a cambiare per i Polacchi quando, nel Giugno 1941, le forze militari di Hitler invasero l'Unione Sovietica ed avanzarono rapidamente verso Mosca. Stalin avrebbe deciso di liberare tutti i militari Polacchi internati nei gulag Sovietici e mandarli immediatamente verso il fronte. Stremati da 2 anni nei campi di lavoro, i militari Polacchi sarebbero certamente diventati carne da macello per salvare i soldati Sovietici, è forse questo che Stalin voleva veramente. I nuovi alleati Inglesi ed il Generale Polacco Anders, comandante delle forze Polacche, riuscirono a far cambiare idea a Stalin ed a convincerlo di liberare tutti i soldati Polacchi e consegnarli agli alleati. Mio padre mi raccontò che un giorno i guardiani Sovietici del campo aprirono i cancelli del gulag e fecero uscire tutti i Polacchi, militari e civili. Da giorni circolavano nel campo voci di una ricostituzione delle forze armate Polacche sotto il comando Inglese, ma non si sapeva dove. Cominciò così la lunga marcia di migliaia di chilometri verso i centri di smistamento Sovietici di Tashkent, Kermine, Samarkand e Ashkhabad. Da lì si sarebbero recati al porto Sovietico di Krasnovodsk sul mar Caspio per imbarcarsi alla volta di Bandar Pahlavi (Anzali) in territorio Iraniano. È in Iran infatti che si sarebbe ricostituito l'esercito Polacco sotto il comando Inglese. Centinaia di migliaia di Polacchi, militari, anziani, donne e bambini uscirono dai campi e si misero in marcia, un esodo biblico. Sfiniti, malati e malnutriti, moltissimi Polacchi morirono per strada. Nella tragedia dell'esodo ci furono anche riunioni miracolose, mio padre ritrovò suo fratello minore! Arrivati ai campi Sovietici di smistamento, la maggior parte dei Polacchi, anche civili con donne e bambini, cercarono di iscriversi nell'armata Polacca. Le condizioni nei campi di smistamento erano orribili, la mancanza di cibo, di cure mediche e di posti letto, causarono ancora morti tra i Polacchi già colpiti da tante traversie. Finalmente Stalin, convinto dagli Inglesi, diede l'ordine di evacuare verso l'Iran una minima parte dei rifugiati Polacchi. Tra Marzo ed Agosto 1942, 115.000 rifugiati Polacchi, fra i quali 37.000 civili e 18.000 bambini, vennero imbarcati su navi Sovietiche con direzione Bandar Pahlavi in Iran. Mio padre e suo fratello

Campo rifugiati a Tehran erano tra questi 'fortunati' rifugiati. Arrivati a Bandar Pahlavi, mio padre e suo fratello furono trasportati al campo rifugiati di Tehran dove, altro miracolo, mio padre trovò sua madre, sua sorella e suo fratello maggiore, la famiglia era finalmente riunita! Stalin non diede ulteriori ordini per l'evacuazione di altri rifugiati Polacchi verso l'Iran. Poco si sa sulla sorte delle centinaia di migliaia di Polacchi ancora nei campi di smistamento Sovietici. Sappiamo che Stalin offrì ai rifugiati Polacchi la cittadinanza Sovietica ma, con il disdegno che Stalin nutriva per i Polacchi, certamente non avranno avuto una vita facile. Per i rifugiati Polacchi in Iran le cose non andavano molto bene. Molti di loro erano troppo malati e i 2 anni di lavori forzati, il digiuno prolungato e il viaggio estenuante avevano lasciato il segno. Nelle settimane e mesi che seguirono il loro arrivo in Iran, migliaia di Polacchi morirono e furono seppelliti in diversi cimiteri Cristiani in Iran che si possono visitare ancora oggi. Mio padre e la sua famiglia ripresero la salute gradualmente. Dopo diversi mesi di recupero, mio padre ed i suoi fratelli furono inviati in Palestina (oggi Israele) per completare l'addestramento militare con il nuovo esercito Polacco. Completato l'addestramento, mio padre fu mandato in Italia, partecipò al sanguinoso assalto a Monte Cassino e risalì l'Italia come ufficiale nell'esercito Polacco .... ma questa è un'altra storia.

Non riesco a trovare una morale per una storia così drammatica, proprio non ci riesco. Forse gli insegnamenti che possiamo estrarre da questa storia sono due: non fidarsi mai delle apparenze e cercare sempre la verità. Le azioni crudeli di Stalin rivolte verso il popolo Polacco hanno tutte le caratteristiche del genocidio. Ma per molti decenni dopo la guerra, anche dopo la morte del dittatore Sovietico, i fatti concreti e le testimonianze di migliaia di testimoni sono stati ignorati per interessi politici difficili da digerire. La storia ci insegna che non impariamo mai e preferiamo seguire chi urla più forte. Quello che possiamo fare è custodire e raccontare queste storie nella speranza che il maggior numero di persone impari ad interpretare i fatti fuori dalle convenzioni accettate.

Nave dei rifugiati a Bandar Pahlavi


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ESISTERE

Ognuno di noi è un mondo intero...

CI SONO RICORDI CHE SI FISSANO NEL DNA! “m” come mamma e… come mercato di Luigi Picheca

F

ino agli anni '60 le catene dei supermercati non erano ancora così diffuse e rimaneva ben radicata la tradizione del mercato cittadino e mamma ci era particolarmente

affezionata. Lei era cresciuta fin da bambina a Sesto San Giovanni, dopo aver lasciato il paese di origine situato alla foce del Po ed era stata subito affascinata dalla abbondante esposizione di merci esposte e dal grande movimento di gente che c'era intorno alle bancarelle. I miei ricordi del mercato quindi provengono da lontano, quando mamma mi portava con sé e per sfuggire alla noiosa routine degli acquisti dei generi alimentari avevo scoperto l'esistenza delle bancarelle di giocattoli davanti alle quali restavo incantato. Una volta mi ero talmente distratto da non accorgermi di aver preso per mano una signora che non conoscevo e che mi stava portando con sé senza che me ne rendessi conto, finché per fortuna me ne sono accorto sollevando lo sguardo. Così mi sono liberato dalla sua presa, scappando indietro verso la bancarella dei giocattoli, dove mi cercava mamma. Sentito il mio racconto di quella signora che mi aveva preso per mano, mamma dapprima si è arrabbiata con me, ma poi si è calmata per lo scampato pericolo e mi ha fatto scegliere uno dei giocattoli che allora erano ancora fabbricati in metallo e in legno. Quando ci siamo trasferiti a Monza, mamma ha continuato a frequentare il mercato di Sesto perché ormai conosceva bene gli esercenti e perché aveva occasione di rivedere le sue amiche e i suoi genitori che abitavano tutti a Sesto. Mamma aveva un legame particolare con mia cugina, la più tosta contrattattrice di affari che ho visto all'opera. Era capace

di portare allo sfinimento i poveri commercianti che osavano esporre qualche cosa di suo gradimento: li cominciava a lavorare ai fianchi fino a strappare il prezzo che lei fissava e i malcapitati di turno dovevano alzare bandiera bianca per potersela togliere di mezzo e continuare a lavorare. Mamma e mia cugina Mariuccia avevano pochi anni di differenza ed erano cresciute insieme durante la guerra, una volta sono andate a Milano e sono rimaste sotto i bombardamenti inglesi, condividendo così un'esperienza drammatica che le ha unite in modo ancora più forte. La nostra era una famiglia numerosa e i prodotti che si acquistavano al mercato erano più convenienti e più freschi di quelli dei negozi, inoltre, chi aveva l'abitudine di andare al mercato aveva l'occhio clinico e sapeva cosa scegliere e a chi rivolgersi. L'altra faccia della medaglia era la via del ritorno, non era facile mettere le pesanti borse in equilibrio sul manubrio della bicicletta per non rischiare di cadere, la strada era lunga e la stanchezza si faceva sentire nelle gambe. Il nostro lavoro era stato faticoso ma ne valeva la pena. Una volta a casa c'era la soddisfazione di aver contribuito al benessere della famiglia con prodotti il cui profumo e la cui freschezza erano davvero tangibili e che invogliavano a consumare quel ben di Dio umile ma eccellente come quelli che si coglievano dal vecchio orto di famiglia di quando abitavamo a Sesto e c'erano meno soldi. La nostra tappa al mercato è rimasta nel nostro DNA anche negli anni successivi e quando ci si recava in vacanza al lago da zia Italia, che nel frattempo si era trasferita per curare la silicosi di zio Donato, si percorrevano decine di chilometri per andare al mercato di Lovere o di Iseo, dove lo zio comprava anche conigli e galline per il suo piccolo ma prezioso allevamento che serviva per il sostentamento della numerosa famiglia.

PAUSA DI RIFLESSIONE

pr

Il “vissuto”- l’esperienza personale di vita che si porta con sé - è un vero e proprio mondo interiore in cui si intrecciano infinite percezioni, in cui avvengono “connessioni” incredibili che ci permettono di immergerci nella realtà che ci circonda e nello stesso tempo di sognare, di passare da uno stato all’altro, immersi in un tutto fatto di dentro e fuori di noi, di passato e di presente, di reale e di simbolico... È bello scoprirsi “proprietari della propria storia”, usare il ricordo per riprovare, ri-vivere, ri-afferrare, ri-pensare fatti e stati d’animo che sono parte integrante di noi stessi, basi che stanno lì alla radice di tutto ciò che man mano cresce e fiorisce mentre viviamo.

...Leggi e poi scrivi!

di Pippo Musso

Ciao amico/a, io sono chiuso nel mio letto eppure quando ricordo e scrivo mi sento libero, mi sembra di correre e persino volare! Vuoi provare a scrivere anche tu? Forza, provaci, senza preoccuparti! Chiudi gli occhi e pesca dentro di te il primo ricordo che viene a galla e scrivilo. Lascia andare la memoria e scrivi ciò che lei racconta di te: se te ne ricordi vuol dire che c’è traccia di un’esperienza che vale la pena rammentare. Comincia pure con poche righe, senza pensare alla correttezza

PAUSA DI RIFLESSIONE

del testo ma solo a ricordare fatti, rimasti impressi nella tua memoria! Credimi, puoi scoprire di possedere tesori nascosti e fare del bene non solo a te stesso, ma anche agli altri, raccontando di come te la sei cavata di fronte alle difficoltà della vita, grandi o piccole. L’indirizzo e-mail a cui mandare il tuo scritto è scriveresistere@cooplameridiana.it. Io e gli amici della redazione contiamo su di te, grazie!

pr

Quanto è importante comunicare, ma comunicare veramente, non solo fare gesti apparenti, ma entrando in contatto uno con l’altro, partecipando alle emozioni uno dell’altro, dicendosi le reciproche verità… Quante volte si sta apparentemente insieme! Quante volte ci si sente come di fronte ad una porta chiusa! “Entrare dentro le relazioni” è il gioco bellissimo della condivisione.


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Maggio 2021

Le emozioni sono il sapore della vita e ci permettono di tenere a memoria le nostre esperienze che, così, si trasformano in inestimabile patrimonio.

La musica è NOSTALGIA di Laura Tangorra

L

La musica è come una macchina del tempo

a musica è come una macchina del tempo. È incredibile quello che avviene nella nostra mente quando ascoltiamo una melodia, ed è affascinante pensare alle migliaia di connessioni che si attivano all'istante tra i neuroni, in risposta a qualche nota. Quasi mi sembra di vederlo il cervello: dalla corteccia uditiva, in una frazione di secondo si scatena una frenesia silenziosa, uno scambio di informazioni che corre in diverse direzioni andando ad attivare i ricordi. E così, mi basta sentire "Breathe in the Air" che subito nella mia memoria si apre un'immagine che amo tantissimo: noi tre sorelle, tra i quindici e i diciotto anni, sedute sui letti dei nostri cugini, anche loro tre, e della nostra stessa età. E mentre ascoltiamo i sacri vinili dei Pink Floyd, ci ammazziamo dalle risate per le loro uscite in dialetto barese, quello sguaiato che si sente nei mercati di pesce nel quartiere di Bari vecchia. E quando le corde della chitarra di Pino Daniele vibrano sulle note di "A me me

piace 'o blues", la melodia mi scaraventa nel 1981. Ho diciotto anni, sono a Milano in piazza Duomo con mia sorella Elisabetta e Paolo: concerto di Pino! Siamo arrivati alle 2 del pomeriggio per prendere posto in prima fila, proprio davanti al palco subito dietro alle transenne. Mentre il nostro Pino canta, riesco quasi a vedere le sue gocce di sudore sulla fronte, sotto quei lunghi e indomabili capelli neri. Tutti cantano fortissimo... penso che gli stonati d'Italia si siano dati appuntamento proprio qui, dietro di noi. Cantano e ci spingono in avanti, sempre più avanti finché ci ritroviamo abbracciati alle transenne... ho anche un po' paura, ma poi tutto si calma. Ho venticinque anni invece, al primo accordo di "Prendi la Luna" di Concato. È il mio compleanno e sono in chiesa: ho sposato Franco pochi minuti fa... E dopo i "tanti auguri" cantati dal mio coro, che ha anche animato la cerimonia, mia sorella ci ha dedicato questa canzone stupenda cantata da lei...

Non VIVIAMO per soldi ma per AMORE di Claudio Messa

La musica è complice della nostalgia. Io che spesso tengo la musica di sottofondo, combatto di continuo con questo sentimento che a volte mi massacra. Però, non volendo rinunciare anche alla musica, ho imparato a convivere con la nostalgia. Ma non è sempre facile...: vorrei avere

ancora i figli piccoli sempre attaccati a me come cozze, vorrei rivedere il mio papà per dirgli tutte le cose che non gli ho mai detto, vorrei ancora insegnare di fronte a tanti occhietti che mi guardano attenti, vorrei ancora parlare, camminare, abbracciare...

GARA DI EMOZIONI

È un'illusione pensare che i soldi siano tutto e il coronavirus ce lo sta confermando!

Tempo fa ho scritto un libro che ho dedicato alla natura con queste parole. L'umanità sta profanando la Natura. Dobbiamo salvarla altrimenti saremo condannati. L'uomo, purtroppo, è talmente stupido e schiavo del “dio denaro” che per ottenere ciò che vuole, cioè, più “progresso” e ricchezza, è disposto a tutto. Ma c’è un particolare non trascurabile: se non rispetta tutte le forme di vita esistenti e fa l’errore di considerarle “superflue” o semplicemente a completa disposizione del suo benessere, è un povero illuso destinato a piangere. Dobbiamo finalmente capire che tutte le vite presenti su questo favoloso pianeta, sono strettamente conviventi in una forma simbiotica, in un immenso atto d’amore inclusivo. Quindi tutti siamo indispensabili per la sopravvivenza di tutti, senza alcuna esclusione. La pandemia ci sta insegnando a pensare anche all’ambiente e agli altri. Facciamo tesoro di questa difficile esperienza.

Se durante la tua giornata qualcosa ti colpisce, attira la tua attenzione in modo particolare e non sai neppure perché, scatta subito una foto, portala a casa e quando sei tranquillo riguardala. Ripensa a quel momento e racconta “Cosa mi è successo oggi”. Pubblicheremo la foto e il tuo commento e creeremo una grande raccolta di immagini e pensieri per dare profondità a tutti gli istanti della nostra vita.

scriveresistere@cooplameridiana.it


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Maggio 2021

Di capitolo in capitolo, lasciamoci trasportare dalla fantasia senza paura dello spazio aperto, senza temere di sognare...

«Bisogna trovare i VAMPIRI» di Claudio A.F. Messa

E

ris mi osservava e, conoscendomi cosi bene, disse: “ hai in mente qualcosa?”

“L’alieno che abbiamo conosciuto a Milano, vicino a casa, mi ha detto che dobbiamo trovare gli altri vampiri. È quello che stavo pensando”. Claudio chiese a Eris di avvicinarsi, perché sentiva una nuova sensazione interiore. Eris si avvicinò e Claudio sentiva più forte la nuova sensazione: “forse, Eris, sei un vampiro?”. Chiese a Fabiola di dargli il suo coltello, si tagliò il braccio e chiese a Eris di bere il suo sangue blu. Il cognato disse: “Col cazzo che bevo quella poltiglia blu!”. Ma dopo l’insistenza determinata di Claudio cedette e bevve il suo sangue. Appena bevuto, Eris si rese conto di essere un vampiro. Claudio comunicò a tutti nel bunker che con Eris dovranno andare a trovare gli altri vampiri, come ci disse Baland a Milano; perciò presero due fucili e Eris prese la pistola. Uscirono fuori dal bunker e presero fucili dagli alieni uccisi da Claudio, quindi salirono sulla moto e decisero che la base operativa era la casa a Milano. Mentre andavano a casa, entrambi percepirono una strana sensazione e fermarono la moto. Si diressero in una strada secondaria dove era parcheggiata una macchina e impugnarono i due fucili che avevano. Gli esseri, vedendo le loro armature, scesero dalla macchina, era una strada di alieni, così Claudio e Eris spararono e li uccisero tutti. Andarono nella macchina a sbirciare. C’era tantissimo cibo, dei fichi e tanta carne, Claudio la assaggiò e sapeva di pollo, noci e miele, quindi presero tutto il cibo intatto. Arrivarono a casa e Claudio premette il comunicatore dato da Baland in segreto, e Fabiola lo sapeva. Claudio cliccò il pulsante, accostò la porta e aspettò che l’amica aliena arrivasse. Quando arrivò Naland, gli raccontò del

bunker e dell’uccisione degli alieni fuori dal rifugio e gli mostrò il cibo trovato e l’uccisione degli alieni diversi da lei. L’amica spiegò chi sono gli alieni nella macchina: dei conquistatori di mondi come noi, in questo caso, dei mercenari al nostro servizio. Assaggiò il cibo e disse “Per voi una carne serve per tre pasti, conviene che la dividiate in tre pezzi per un giorno”. È un animale, come l’intinti Mattun… che appartiene a un pianeta lontanissimo dalla vostra galassia, da dove vengono gli alieni uccisi. Il pianeta si chiama Excykkàl ed è distante 20.000 anni luce dalla vostra galassia.

Siamo arrivati al capitolo 5 del fantastico racconto intitolato

L'INVASIONE EXTRATERRESTRE DAL PIANETA NIBIRU

Per quanto riguarda il cibo dovete metterlo sotto vuoto perché non vada a male e così durerà circa 2 mesi. Poi l’amica extraterrestre disse una cosa terribile: “se trovano gli alieni vicino al bunker prima di noi, possono estrarre gli ultimi ricordi e sterminare tutti nel vostro rifugio sotterraneo”. Dovete imparare qualche frase nella nostra lingua, perché i droni ci parlano, quindi, dovete prendere del disinfettante e mettere le cuffie e il microfono dei nostri soldati uccisi nel bunker. Le frasi sono queste: zaruers esctt mtasrm, (sono solo umani), e non dovete mai sbagliare.

L’amica si congratulò con i due amici e partì correndo perché non rispondessero E poi: gli altri alieni, mentre Claudio e Eris decisero di trovare gli altri vampiri e si vutdtm (ciao), kuntod (buongiorno). diressero verso il piccolo supermercato dove era la vita sociale, decisero di provare Però, Baland, ci deve insegnare come si le frasi imparate e se non rispondevano pronunciano. Dopo due ore i due vampiri forse erano vampiri. erano pronti. “Ora voi prendete la moto, io prenderò una macchina e della benzina e quando arrivo mettiamo i corpi nella macchina e li bruciamo. Non dimenticatevi dell’alcol per il microfono”. Presero la moto, arrivati la nascosero tra gli alberi, mentre nei bunker tramite lo schermo videro tutto. Eris disinfettò i commutatori e quando arrivò l’amica si misero i dispositivi per comunicare, presero i corpi nella macchina, versarono la benzina e bruciarono tutto. Dopo 4 minuti arrivò un drone e fece le domande predette da Baland e passarono la prova per miracolo.

scriviconnoi

I primi alieni trovati vestiti come loro, ma senza dispositivi di commutazione, gli dissero vutdtm, ovviamente non risposero, Claudio si avvicino e disse “il significato della parola è buongiorno, noi due siamo umani come voi e dovete seguirmi per favore, dopo vi spiego tutto”. I due terresti acconsentirono chinando la testa. Si avvicinarono altri due veri estraterrestri, Eris disse vutdtm e loro risposero cordialmente, poi si diressero dai due umani, qui ci fu il panico, Eris fece cenno con la mano di seguirci in una specie di cantina e tutti li seguirono. Dalla strada nessuno poteva vederli e così Claudio li sparò uccidendoli. Li nascosero in un cassonetto della spazzatura.

Diventiamo un coro di voci che raccontano la vita

I due umani li seguirono verso casa, Claudio disse loro “questa è la nostra base operativa per eliminare i recinti di Nubiro”. E disse ciò che aveva detto Baland. I due facevano moltissima fatica a crederci. Eris disse: “noi vogliamo sapere se anche voi siete dei vampiri, cosa vi costa provarcelo?” I due con riluttanza acconsentirono. Eris prese il coltello di Claudio e si taglio il braccio, ovviamente il sangue era blu, gli altri succhiarono e tutto cambiò: erano dei vampiri.

Il prossimo Capitolo 6 si intitola LA GUERRA DEI VAMPIRI

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8

Maggio 2021

Alla realtà piace farsi guardare

A VOLTE CAPITA DI di Luigi Picheca

Z

io Donato non stava mai fermo un attimo, se non andava a funghi porcini andava a pesca al lago e non si fermava sotto al paese ma si spingeva anche lontano, alla ricerca di posti fuori mano e un po' nascosti. Uno dei luoghi da lui preferiti si trovava a parecchi chilometri di distanza dal paese in cui si era trasferito da qualche anno. Prima abitava in un altro paese sul lago d'Iseo, Toline, ma una notte la sua casa è stata distrutta da una frana, mentre dormiva, così ha deciso di andare ad abitare a Sale Marasino, dove la montagna era meno scoscesa e la casa era più distante dal torrente.

VEDERE

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"Le avventure di zio Donato"

Una volta ha portato anche me, e vi assicuro che in quel posto, a quell'ora, è buio e fa un freddo cane, io battevo i denti anche se era estate, e ai tempi di questa avventura era ottobre. Il sole ci arriva tardi perché è nascosto dalle montagne che circondano il lago e fino alle 10 non arriva a scaldare la riva in quel punto, è un luogo davvero infernale.

ispezionare quel tratto di costa isolato. Vedendo lo zio così agitato e spaventato, e sentendolo gridare "Il mostro, il mostro!!" avevano subito intuito l'equivoco e stavano cercando di tranquillizzarlo tra le risate che già non riuscivano a trattenere.

Alla fine del suo racconto siamo scoppiati tutti a ridere e siccome poi lo ha raccontato anche agli amici dell'osteria, la leggenda si è presto diffusa in tutto il paese, fino alla piccola osteria di Portole, il punto di sosta dello zio per quando andava a cercare i funghi.

pr

Comunque certi pescatori vanno a cercare posti simili per stare soli e per coltivare la loro passione e il loro pezzetto di sponda, con la presunzione che tutti i pesci del lago si radunino lì per abboccare alle loro lenze. E qualche volta hanno fortuna. Quella mattina a zio Donato non stava andando male, aveva preso un paio di cavedani abbastanza grossi ed era soddisfatto.

La paura a volte gioca brutti scherzi!

Dicevo che uno dei posti preferiti dallo zio si trovava lungo una vecchia strada costiera che a sua volta era stata interrotta da una frana ed era stata abbandonata dopo la costruzione della nuova strada e della galleria.

Poi, verso le nove, quando il cestino era già pieno, il dramma! Ci ha raccontato che ha visto ribollire l'acqua del lago in alcuni punti vicino a lui e poi affiorare due esseri mostruosi. Ha mollato tutto, canne e pesci, e se l'è data a gambe.

Soprattutto quando impedisce di vivere la situazione realisticamente, cioè, senza la distorsione provocata dai “fantasmi”…

Naturalmente, la vecchia strada era caduta in disuso, però si poteva raggiungere e percorrere, a piedi, in alcuni tratti, e lo zio aveva scelto il più isolato.

Lo zio si era ricordato del mostro di Loch ness e non ha esitato un attimo a scappare. Non si è mai fermato, né voltato indietro, fino a quando ha incontrato un gruppo di persone che armeggiavano con delle strane attrezzature. Era un gruppo di sub che si stava preparando a seguire i due istruttori che si erano già immersi per

Così, dopo aver pasturato il posto segreto, si è alzato di buon'ora, erano le 4 del mattino, e ha raggiunto la sua postazione.

PAUSA DI RIFLESSIONE

Il lato positivo della paura è che serve a raccomandare prudenza e attenzione.


9

Maggio 2021

Credere per amare, amare per gioire, gioire per vivere l'eternità

I FARMACI DELL’ANIMA di Paolo Marchiori - CVS Brescia

Q

uante volte mi sono detto che Maria e Gesù ci hanno lasciato una testimonianza viva, vera, completa e unica per affrontare la vita in ogni sua forma e condizione, soprattutto nella sofferenza. Ci hanno regalato parole e frasi di verità, come se fossero degli antibiotici per ogni malattia, fisica, morale e spirituale. Tutto questo non significa che non dobbiamo usare i farmaci o non ascoltare i medici, ma se la nostra Fede è forte e autentica, ogni difficoltà si potrebbe affrontare con più serenità e speranza .

1

Non TEMERE, l'angelo disse a Maria. LEI questo verbo ce lo ha regalato tante volte, un verbo da ricordare quando ci assale la paura e la disperazione. Nel momento del Bisogno LEI C'È: Non TEMERE ti sono accanto.

2

FATE QUELLO CHE VI DIRÀ, sempre Maria ci ha regalato queste parole alle nozze di Cana. Ci ha indicato la via per trovare la gioia del cuore e ci esorta ad avere FIDUCIA in GESÙ, soprattutto quando siamo tristi, infelici, quando abbiamo un vuoto e ci manca l'amore, ci indica la VIA da seguire che è la Sua Parola, il VANGELO.

3

Dal vangelo di Luca "Ebbene, io vi dico: CHIEDETE e vi SARÀ DATO, CERCATE e TROVERETE, BUSSATE e vi SARÀ APERTO. Perché chiunque CHIEDE RICEVE e chi CERCA TROVA e a chi BUSSA sarà APERTO." Questa frase chiara e sintetica ci suggerisce che per realizzare i nostri sogni o desideri, bisogna perseverare in questo. E fa di più, ci offre il suo aiuto, ci aspetta in ogni momento, perché il suo amore è immenso. “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Apoc 3,20). LUI ha pronunciato queste parole, perché si è fatto uomo e conosce le nostre paure e le nostre fragilità. Quando siamo nello sconforto per grandi difficoltà e non vediamo nessuno sbocco, LUI C'È sempre, se crediamo, se abbiamo abbastanza Fede, la PROVVIDENZA arriva.

4

Dal vangelo di Matteo, Gesù disse " In Verità vi dico, CHIEDETE ed OTTERRETE, CERCATE e TROVERETE, PICCHIATE e vi sarà APERTO! ". Questa frase simile alla precedente, con solo un verbo diverso, ci incoraggia ancora di più alla perseveranza. Se crediamo in Dio, dovremmo avere un cuore desideroso di andare alla ricerca della verità e mantenere le parole del Signore nel nostro cuore, cercare con intensità il suo amore per trovare quella guarigione interiore necessaria per portare gioia al cuore e indispensabile per affrontare ogni difficoltà fisica, morale e spirituale con serenità e speranza.

5

Dal vangelo di Giovanni: "In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà ". Un’altra frase che ci può aiutare quando interiormente ci troviamo nel deserto, possiamo chiedere con Fede "DIO nel Nome di TUO FIGLIO GESÙ, AIUTAMI ho Bisogno del TUO AMORE, del TUO Sostegno, ti PREGO, concedimi questa GRAZIA ". Pregare nel nome di GESÙ significa pregare con la Sua autorità e chiedere a DIO PADRE di agire in base alle nostre preghiere perché andiamo a Lui nel nome del Suo Figlio, Gesù. Questo equivale a pregare con fiducia in LUI secondo la SUA VOLONTÀ, certi che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà egli ci esaudisce, perché DIO ci conosce e sa quale è la cosa migliore per noi.

6

Dal vangelo di Matteo: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. "ABBRACCIA LA TUA CROCE E SEGUIMI ". È sempre difficile interpretare questa frase, ma è un invito a prendere e portare la nostra croce quando diventa pesante, il che non significa accettare il dolore, ma trasformarlo in amore con l'aiuto della preghiera. La preghiera è l’arma più efficace per seguirlo , per avvicinarci sempre di più a Gesù e la nostra croce diventerà più leggera.

7

Dal vangelo di Giovanni: " AMATEVI gli uni gli altri, come io ho AMATO VOI": questa è la ricetta per vivere una vita in pienezza con gioia anche nelle difficoltà e soprattutto nella sofferenza.

8

Dal Vangelo di Marco: "Tutto è Possibile per chi CREDE ". Una frase corta ma immensa di significato, una frase da meditare, una frase da imprigionare nella nostra anima quando siamo nello sconforto, quando la prova diventa pesante da vivere, ecco questo è il momento di togliere le nostre resistenze e lasciarsi andare alla Sua volontà. TUTTO È POSSIBILE SE CREDIAMO, SE ABBIAMO FIDUCIA, SE LA NOSTRA FEDE È FORTE, quando preghiamo, quando chiediamo, sicuri che ci donerà il meglio per noi, secondo la sua volontà. Che bello innamorarsi e credere in Gesù e nella sua Parola, sapendo che non siamo soli nel vivere la vita in ogni sua forma e situazione, certi che nulla è impossibile a Dio, che tutto è possibile se crediamo in Lui.

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Dal vangelo di Luca: "Perché osservi la PAGLIUZZA nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della TRAVE che hai nel tuo occhio?".

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Dal vangelo di Giovanni: Gesù disse: “Chi di voi è SENZA PECCATO, scagli la PRIMA PIETRA ”. Nella vita, queste due frasi - che sono molto simili come significato - mi hanno fatto comprendere che siamo tutti peccatori e che per prima cosa dobbiamo imparare a correggere i nostri sbagli. Riconoscere i nostri errori e le nostre fragilità e chiedere il perdono, che è la via che porta all'amore di Dio, perché l'odio genera odio, l'amore genera amore. Se vogliamo raggiungere la serenità con un cuore gioioso, non entriamo nel tranello della critica, ma impariamo a curare la nostra anima, che ci porta a vedere la parte buona delle persone e il bene che fanno, il resto non ci interessa perché il giudizio non ci appartiene. Con queste poche parole Gesù ci rasserena e ci insegna a vivere bene, a trovare la pace interiore nel modo più semplice, cioè, a guardarci nel nostro profondo per curare i nostri difetti e le nostre fragilità, ma soprattutto a guardare le persone con gli occhi del cuore e usare la mente dell'anima, che è colma del Suo Amore.

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Dal vangelo di Matteo: "IL Cielo e la Terra PASSERANNO, ma le MIE PAROLE NON PASSERANNO" Questa frase dimostra che tutto quello che ha detto Gesù è verità, perché solo

la verità rimane all'infinito, quindi, se mettiamo in atto il suo insegnamento, la nostra vita migliorerà, anche e soprattutto nelle difficoltà. Se vogliamo sempre la VERITÀ, dobbiamo leggere e cercare di seguire il Vangelo, le uniche parole sempre moderne perché non hanno tempo. Per questo, ogni volta che ci prende l'ansia, la preoccupazione, la tensione o lo stress, apriamo a caso una pagina del Vangelo e leggiamo un brano, sarà efficace.

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Dagli Atti degli Apostoli, Gesù disse:" Vi è PIÙ GIOIA nel dare che nel RICEVERE!". Questa frase è talmente chiara e semplice, che tutti dovremmo attuarla. Eppure non è così, perché l'egoismo nell'uomo non muore mai. Un'altra frase da immortalare come una medicina nella nostra vita, soprattutto quando siamo insoddisfatti, quando abbiamo un vuoto interiore e non riusciamo a trovare qualcosa per modificare il nostro stato d'animo. Questa frase diventa la cura migliore per dare un senso umano e spirituale alla nostra vita, cioè, mettere a disposizione le nostre capacità per il bene comune. Aiutare chi ha bisogno, per come si può, colma il nostro vuoto interiore e ci riempie il cuore di gioia. Donare amore come ci ha insegnato Gesù significa trasformare la nostra vita in un capolavoro, eliminando la noia, l'apatia e la tristezza, perché un vero cristiano è sempre in movimento! Facciamo tesoro di tutto quello che ci ha insegnato attraverso le sacre scritture che contengono la verità, per vivere in pienezza e con gioia la nostra vita, anche e soprattutto nella sofferenza.

Credere per Amare, Amare per Gioire, Gioire per vivere l'eternità…


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Maggio 2021

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ScriverEsistere Magazine n5 - 2021  

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