__MAIN_TEXT__

Page 1

Benvenuti al Santuario della

Consolata

antica chiesa di Sant’Andrea (Torino)


La sacra Immagine della Consolata Il Santuario della Consolata custodisce l’immagine votiva della Madre di Dio col santo Bambino, “Consolatrice e Consolata”, il cui ritrovamento si fa risalire al 1104. La storia narra che essa fu riscoperta grazie a un giovane cieco originario di Briançon che in tale occasione recuperò la vista. La tradizione del culto mariano è quindi molto antica, mentre non così per l’icona della Consolata che risale alla seconda metà del Quattrocento.

L’Immagine della Consolata

Il ritrovamento della sacra Immagine a opera del cieco di Briançon in un dipinto del Settecento


La devozione verso la Consolata La devozione verso la Consolata si esprime concretamente anche attraverso il flusso di ex voto che da secoli pervengono alla chiesa che custodisce la sua Immagine. Già nel 1584 la visita apostolica di monsignor Peruzzi descrive la cappella della Vergine col Bambino molto frequentata e ricca di cuori d’argento. Il Santuario possiede ex voto dipinti del XVII secolo. Questi affluiscono sempre più numerosi tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Un patrimonio storico e religioso che appartiene non solo al Santuario ma a tutta la Città.

Guarigione di un’indemoniata (1670)

Uno fra i mille cuori d’argento conservati all’interno del Santuario


Gli ex voto della Città alla

Consolata

Il Santuario della Consolata ha sempre avuto stretti rapporti con gli abitanti e con le istituzioni della città di Torino. In occasione dell’esito vittorioso dell’assedio del 1706, Vittorio Amedeo II fa collocare per le strade alcuni piloni votivi con impressa la data dell’evento e l’immagine della Consolata. Durante l’epidemia di colera del 1835 il Corpo Decurionale esprime un voto al Santuario cittadino perché la Consolata preservi la città dal contagio. L’avvenimento è ricordato nel dipinto del pittore Amedeo Augero, conservato all’interno del Municipio.

Uno dei piloni votivi del 1706 collocato all’esterno del Santuario

AMEDEO AUGERO, Il Decurionale fa voto alla Consolata per l’epidemia di colera (1835)


I monaci benedettini alla Consolata (926-1589) Il Santuario della Consolata sorge sulle fondamenta di una chiesa molto più antica dedicata all’apostolo Andrea. La chiesa di sant’Andrea e l’annesso monastero furono la prima sede dei monaci benedettini che, in fuga dall’Abbazia della Novalesa (in Val di Susa), arrivarono a Torino nel 906.

Porticato della chiesa di sant’Andrea verso l’attuale via Maria Adelaide in una riproduzione del 1640 Abside e campanile della chiesa di sant’Andrea in una stampa del 1583


I cistercensi alla

Consolata (1589-1834)

I monaci benedettini lasciarono il monastero nel 1589. A loro subentrarono i monaci cistercensi “Foglianti”, della regola riformata di san Bernardo. I cistercensi attuarono modifiche importanti al complesso e valorizzarono il culto mariano che aveva già una lunghissima tradizione. L’opera architettonica più significativa fu quella del rifacimento dell’antica chiesa (1678-1704) trasformata su progetto dell’architetto Guarino Guarini.

Pianta della chiesa di sant’Andrea orientata sull’asse est-ovest

Pianta del nuovo edificio con la nuova cappella esagonale della Madonna col Bambino in un disegno di Guarino Guarini

Sezione della chiesa guariniana


La chiesa si trasforma in Santuario (Guarini-Juvarra) Il progetto di Guarino Guarini valorizza architettonicamente la cappella della Consolata e il Santuario mariano acquista molta più importanza rispetto alla chiesa di sant’Andrea. L’Immagine della Madonna col Bambino fu posta su un nuovo altare progettato da Filippo Juvarra (1729-1740) e inserito in uno sfondato verso nord dell’esagono guariniano.

Pianta della chiesa dopo la trasformazione juvarriana del 1729-1740

Altare progettato da Filippo Juvarra sul quale viene posta l’Immagine della Consolata


Il chiostro dei cistercensi e la trasformazione del monastero in Convitto Ecclesiastico Il chiostro del monastero fu costruito tra il 1730 e il 1736 ad opera dei cistercensi. Nel 1834 i cistercensi furono sostituiti dagli Oblati di Maria Vergine. Questi di lÏ a poco, nel 1857, lasciarono il posto ai frati Minori Osservanti. Il soppresso monastero passò nel 1871 al clero secolare. Alla Consolata venne trasferito il Convitto Ecclesiastico per la formazione dei preti, fino ad allora sito nei locali adiacenti alla chiesa di san Francesco d’Assisi. Padre Pio Bruno Lanteri (1759-1830), fondatore degli Oblati di Maria Vergine. Dipinto di Michele Baretta (1960)

San Giuseppe Cafasso (1811-1860), direttore spirituale e rettore del Convitto Ecclesiastico


La Consolata nell’Ottocento Il Santuario durante il XIX secolo subÏ alcune modifiche che, tuttavia, lasciarono inalterata la struttura progettata da Guarini-Juvarra. Nel 1836 fu innalzata la colonna votiva con la statua della Vergine col Bambino in occasione dello scampato pericolo dal colera.

Progetto scartato per il rifacimento della facciata

Colonna votiva del 1836

Tra il 1855 e il 1860 fu costruito il pronao neoclassico verso via Maria Adelaide ad opera di Boffa e Marone. Venne invece scartato il progetto di rifacimento totale della facciata.


L’ultimo ampliamento (1899-1904) Il Santuario assunse le forme attuali nell’ampliamento promosso dall’allora rettore Giuseppe Allamano. Venne attuato tra il 1899 e il 1904 dagli architetti Carlo Ceppi, Antonio Vandone e G.B. Ferrante. Il nuovo disegno stravolse l’impianto guariniano distruggendo alcune parti di muratura e due cappelle settecentesche. Anche la decorazione venne rinnovata con l’inserimento di nuovi altari e il rivestimento in marmo di tutta la superficie interna del Santuario.

Pianta del Santuario dopo l’ampliamento del 1899-1904

Altare di san Valerico nella nuova cappella nata dall’ampliamento


La Consolata nel Novecento Durante la seconda guerra mondiale il Santuario subì gravi danni nel famoso bombardamento americano del 13 agosto del 1943. Fu necessario ricostruire quasi interamente il coretto di Silvio Pellico e tutto il lato nord (verso via Giulio) dell’antico monastero.

Lato di via Giulio dopo i bombardamenti

Il chiostro del Convitto dopo i bombardamenti del 1943

La ricostruzione del Convitto terminò nel 1948. Da allora non vi furono più lavori di ricostruzione consistenti ma furono avviati in periodi diversi campagne di restauro e ristrutturazione che non modificarono in modo sostanziale la struttura generale degli edifici.


Santi e beati alla

Consolata

Fra i santi legati alla Consolata ricordiamo in primo luogo san Francesco di Sales (1567-1622), che soggiornò nel monastero attiguo alla chiesa per lunghi e diversi periodi. Il beato Sebastiano Valfré intrattenne stretti rapporti col Santuario ed ebbe un ruolo di primo piano durante l’assedio di Torino del 1706 e nella proclamazione della Consolata a Patrona (1714). San Giuseppe Cafasso fu rettore del Convitto Ecclesiastico prima che questo venisse trasferito alla Consolata mentre il beato Giuseppe Allamano resse il Santuario dal 1880 e il Convitto dal 1882 fino all’anno della sua morte avvenuta nel 1926.

San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa

Il Beato Sebastiano Valfré


Il beato Giuseppe Allamano:

la Consolata nel mondo Giuseppe Allamano, Rettore del Santuario, fondò nel 1901 l'Istituto dei Missionari della Consolata. L’evento fu annunciato dal bollettino-rivista del Santuario, nato nel 1899, con la seguente frase: «Il culto della Consolata non sarà soltanto contemplativo, ma attivo ed evangelizzatore». Con le missioni, il Santuario acquisterà una dimensione mondiale. Nel 1902 partirono i primi missionari per il Kenya. Da allora continuarono a nascere nuovi santuari sulla scia di un’antica tradizione di fondazioni dedicate alla Madonna della Consolazione, come quella di West Grinstead in Gran Bretagna (XVII sec).

Il beato Giuseppe Allamano

Santuario di "Nostra Signora della Consolazione" a West Grinstead (UK)

Profile for Conso_TO

Benvenuti al Santuario  

piccola guida sfogliabile introduttiva

Benvenuti al Santuario  

piccola guida sfogliabile introduttiva

Advertisement