JUST - MEN, MOTORS & LIFESTYLE - NUMERO 1

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MEN, MOTORS & LIFESTYLE

Special JUST “ GREEN ” Men Giacomo Agostini • Michele Brusa • Bruno Gotti • Gigi Rota Massimo Baldi • Orlando Redolfi • Claudio Rozza Vittoria Acerbis • Nadia Morselli • Maurizio Secomandi

Motors Mercedes AMG GT S • Opel Omega Lotus Passat Variant di Bonaldi Motori • Iperauto Bergamo JUST Motocross • KTM Farioli • Bruno Moto • Autorota Harley Davidson Bergamo • Lodauto • BMW Motorrad Bonaldi Motori • Carrozzeria Pezzucchi

Lifestyle Bellini Nautica • C.E.A. • Interni • Paràchic Bistrot Afrodita • Le Due Torri • Equipe Solutions Poligono Indoor Bergamo • Tacchi in sella I racconti del Guizzo • JUST Red Carpet

Copia omaggio

Cover Story “I’m back”

Periodico trimestrale - Primavera 2015 - Anno I - N° 1

WWW.JUSTBG.IT





Editoriale di Giovanni Volpe

Festa e… fiera! MEN, MOTORS & LIFESTYLE a qualche mese a questa parte, non appena comunico gioiosamente ad amici e clienti di sempre di aver aperto, senza “santi in paradiso”, JUST, una rivista locale di motori, la più ricorrente delle cose che mi sento dire è: “era ora… bravo… chi meglio di te… io ci sono… passa a trovarmi!”…

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Sulle prime, confesso di aver contemplato il rischio che potesse trattarsi di, pur belle, frasi di circostanza… Mi sbagliavo… Dal termine della distribuzione del numero zero, è stato, infatti, un susseguirsi di apprezzamenti positivi, proposte di collaborazione, critiche costruttive e, soprattutto di continui e appassionati incoraggiamenti ad andare avanti, a far crescere e conoscere la mia idea, la mia infinita passione, JUST… E, anche se siamo solo al “n. 1” di JUST, penso sia bello, oltre che doveroso, fare qualche ringraziamento… Sì, perché JUST è il frutto del duro lavoro di poche, ma buone, persone che ci hanno creduto, che hanno creduto in chi l’ha ideata, che si sono rimboccate le maniche e hanno creato il numero uno che state per sfogliare… Chiara e Michele, ai quali non sarò mai abbastanza grato per aver creato il baffuto logo di JUST, subito entrato nelle menti e nei cuori di tanti di voi… Marco, fotografo sorprendente per capacità e rapidità, harleysta in pectore e persona di cuore che, i motori, li vive anche quando ce n’è davvero bisogno, come autista volontario del 118… Silvia, piccola grande donna, al mio fianco da anni, che non conosce il significato di parole come “difficoltà“, “stanchezza”, “weekend”; dovessi pagarla per l’impegno, la passione e le ore che mette in JUST, non mi basterebbero i ricavi di tutta l’RCS! E poi Raul, Paolo, Fernando e Marco, che JUST lo stampano e rilegano, bello e forte, come fosse una loro creatura… Infine un grazie il più spassionato possibile alle grandi persone e agli amici veri che ho scoperto e riscoperto in tanti di voi, clienti… GRAZIE! Ora, non mi resta che invitarvi tutti a “BergaMoto 2015”, il 24, 25 e 26 aprile, a Chiuduno… Noi di JUST – media partner di questa grande fiera nostrana della motocicletta – ci saremo e, insieme a tutti voi, daremo libero sfogo alla nostra viscerale passione per le due ruote! Buona lettura!

Questo primo numero di JUST è dedicato ad Aleardo Paganoni, un grande appassionato di motori... Ciao Leo!

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Editoriale


Men Special JUST “GREEN” “Silenzio... si gira!”

34 | Bruno Gotti “Un sogno lungo

Sommario 46 | Orlando Redolfi “L’Orlando... vincente!”

quarant’anni...”

Guarda chi guida Marco Dalvai “e-lettrizzato!”

COVER STORY Tag Factory “I’m back”

26 | Giacomo Agostini “Chi meglio di lui”

30 | Michele Brusa “Proiettato nel futuro”

38 | Gigi Rota

50 | Claudio Rozza

“1994: iniziano le

“Una passione davvero...

‘trasmissioni’”

SPECIAL!”

42 | Massimo Baldi “Un’avventura lunga 25 ore”

54 | Vittoria Acerbis

62 | Maurizio Secomandi “La strada giusta!”

58 | Nadia Morselli

“La più grande... Vittoria”

“The Lady of Harley”

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Sommario


100 | Harley Davidson Bergamo “H-D Street Glide Special”

Motors 68 | Supercar

84 | JUST Motocross

“Mercedes fa

“Cairoli o Villopoto?

la voce grossa...!”

Red Bull o Monster Energy?”

72 | Brutte & Cattive

88 | KTM Farioli

104 | Lodauto “Il bello di distinguersi”

108 | BMW Motorrad

“Opel Omega Lotus

“‘READY TO RACE’...

“Un viaggio nel “cuore”

C’è cura... e cura!”

sempre!”

del divertimento”

76 | Provate dal direttore “Si chiama ancora Passat...

92 | Bruno Moto “Ragione e sentimento”

112 | Bonaldi Motori “Buon sangue... non mente!”

ma è già nel futuro”

80 | Iperauto Bergamo “SUV a chi?”

96 | Autorota

116 | Carrozzeria Pezzucchi

“È diventata grande!”

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Sommario

“Esperienza e passione”


160 | Tacchi in sella “La principessa incontra il barone”

Lifestyle 122 | Bellini Nautica “Restauro storico Riva”

130 | C.E.A. “Vito Pavone...

142 | Bistrot Afrodita “Il piacere”

164 | I racconti del Guizzo “In Patagonia”

146 | Le Due Torri “Le persone... al ‘centro’”

168 | JUST RED CARPET “Pronti per l’avventura?”

sempre un passo avanti”

134 | Interni “Metti una moto...

150 | Equipe Solutions “Solo soluzioni di qualità”

in salotto!”

138 | Paràchic “Chic Different”

156 | Poligono Indoor Bergamo “Due fratelli che hanno fatto centro!”

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Sommario

170 | JUST RED CARPET “Una “fushion” di gusto e tradizione...”

172 | JUST RED CARPET “Parata di stelle”



Special JUST “Green” “Silenzio... si gira!” di Phil Green • ph Marco Pesenti - Atomika Production

mmaginate di poter girare tranquillamente in centro città in moto anche nelle giornate di blocco del traffico o nelle ZTL dove normalmente è vietato l’accesso. E poi, visto che Bergamo è la patria del fuoristrada, immaginate pure di percorrere, sempre in sella, boschi e sentieri di montagna senza disturbare nessuno, escursionisti o animali che siano. Un sogno, vero? No: è realtà. Perché con la nuova KTM Freeride E (dove E sta per elettrica), la passione per le due ruote abbraccia la coscienza ecologica. Il futuro, inevitabilmente, vedrà sempre più veicoli elettrici, nelle città e anche fuori. Questa non è la prima moto a propulsione elettrica, ma certamente è la più matura e ben realizzata. L’unica che non fa rimpiangere il motore endotermico: a Mattighofen, in Austria, ci hanno lavorato parecchio, e finalmente è ora disponibile. Siamo di fronte ad una rivoluzione epocale e questa “Kappa” si mette in prima fila. Lo fa con il meglio della tecnologia oggi disponibile: il motore è di tipo brushless (senza spazzole) a magneti permanenti, capace di erogare 11 kW (il che permette di guidare la Freeride E anche a 16 anni), con picco a 16 kW. Sopra di

esso è installata la batteria (facilmente asportabile e sostituibile) agli ioni di litio, che garantisce percorrenze di circa 50 km. Per la ricarica basta attaccarla ad una qualunque presa della corrente di casa. Comodo ed economico: un “pieno” viene a costare meno di 1 euro. Mica male! Appena sali in sella, un occhio va spesso al display di diagnostica dietro la piastra di sterzo, che indica il livello di carica della batteria e la mappa selezionata. Niente leve a pedale: non c’è cambio e i freni sono entrambi a manubrio. Ma bastano cinque minuti a farci l’abitudine; poi è solo divertimento, perché la maneggevolezza è esagerata e l’erogazione è… fulminea. Senti subito di poter fare il cretino, perché tutto è veramente facile e dosare l’acceleratore diventa un gioco, con l’immediatezza di accendere una lampadina: diversamente da un motore a scoppio, che deve prendere giri, qui apri tutto e la potenza arriva senza incertezze. La ciclistica, poi, è da moto “vera”, ed è identica a quella delle Freeride 250R e 350: telaio misto acciaio/alluminio, sospensioni pienamente regolabili, freni ad attacco radiale leggeri e potenti. Se

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KTM Freeride E

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Il motore è di tipo brushless a magneti permanenti, capace di erogare 11 kW, con picco a 16 kW.

vi sembra una moto “small size”, aspettate di salirci in sella: snella e leggera, ma non così piccola da sembrare un giocattolo. Anche se con lei ci si diverte come bambini… Farioli, primo concessionario in Italia ad averla, ha la Freeride disponibile in tre declinazioni: cross, enduro e motard (quest’ultima in arrivo in tarda primavera: quella della nostra prova è una enduro “motardizzata” con ruote da 17”).

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www.ktmfarioli.it

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Guarda chi guida - Marco Dalvai “e-lettrizzato!” di Marco Dalvai • ph Marco Pesenti - Atomika Production

uesto il mio stato d’animo mentre mi avvicinavo al salone Audi pochi istanti prima di poter realizzare un mio piccolo sogno: diventare tester e giornalista di motori per un giorno. Quando ho saputo dell’opportunità offertami da JUST di provare l’Audi A3 Sportback e-tron, potendone poi trarre l’articolo d’esordio di una nuova rubrica studiata ad hoc per il Gruppo Bonaldi, mi sono sentito davvero lusingato e ho subito accettato. Sono un grande appassionato di auto e, dando un primo sguardo all’Audi A3 Sportback che mi accingevo a guidare, non ho potuto che constatarne la teutonica bellezza, merito di un moderno design in grado di renderla sportiva quanto basta e, allo stesso tempo, molto elegante. La proporzione tra i volumi è perfetta, compatta fuori e spaziosa dentro. L’esemplare che mi è stato messo a disposizione per questa prova è veramente accattivante: in particolare il suo colore bianco metallizzato risaltava al meglio il dinamismo della carrozzeria anche grazie a cerchi da 18 pollici dedicati veramente bellissimi! Una volta al volante, dopo aver impiegato pochi istanti per trovare la mia posizione di guida ideale, ho acceso l’auto ed ecco la prima sorpresa: nessun rumore, zero vibrazioni, ero alla guida di un’affascinate Audi… ibrida! Posizionata la leva del moderno doppia frizione S-Tronic in “drive”, ho così iniziato

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la mia prova nel più totale silenzio; un silenzio figlio non solo della modalità elettrica con cui si è mossa da ferma la vettura, ma anche della sua notevole insonorizzazione, che definirei da ammiraglia, più che da compatta premium! Già dopo pochi chilometri mi sembrava di guidarla da sempre: intuitiva, con un assetto sportivo ma sempre molto confortevole, nonostante i generosi cerchi calzati da pneumatici ribassati. Presa la debita confidenza era giunto il momento di saggiare le qualità dinamiche di questa moderna A3, di “strapazzarla” un po’: una volta impostati i parametri della vettura in modalità Dynamic - una delle 4 dinamiche di guida selezionabili attraverso l’intuitivo computer di bordo - l’auto ha immediatamente cambiato carattere; il grintoso 1.4l TSI da 150cv di potenza, entrato simultaneamente in azione, non ha tardato a far sentire la sua, pur non eccessiva voce,e soprattutto a regalare alla e-tron consistenti allunghi... Ma la componente più gustosa e che ha davvero piacevolmente stupito anche chi, come me, predilige ed è abituato alla guida sportiva anche a scapito dei consumi, è stato senza dubbio il motore elettrico della e-tron, che con la sua coppia incredibile spingeva la vettura con grande forza, regalandomi riprese e sensazioni degne di un sei cilindri di cubatura elevata. Una volta raggiunta Bergamo Alta, dove mi aspettavano il direttore di Just e il fotografo, era il momento di immortalare questa splendida A3 nell’incantevole cornice di Piazza Vecchia. Anche lì, tra tante bellezze architettoniche, la e-tron non è affatto passata inosservata tanto che anche alcune sorridenti turiste straniere, dopo aver ammirato la vettura, hanno voluto prendere parte al nostro servizio fotografico. Le due ore dedicate alla mia prima prova su strada sono davvero volate, e questa mia prima esperienza alla guida di una moderna Plug-In Audi, con tanto di direttore e fotografo al seguito, mi ha dato davvero molta soddisfazione. Come per ogni giornalista di motori che si rispetti, anche per me, è tempo di bilanci… Non posso che promuovere a pieni voti questa A3 Sportback e-tron, una vettura ecologica e rilassante in modalità completamente elettrica, esuberante e molto appagante, proprio come piace a me, in modalità ibrida; il tutto a fronte di consumi combinati praticamente irrisori, al volante di un’Audi dell’ultima generazione che, non a caso, è già bestseller nel suo segmento.

Marco Dalvai

Audi A3 e-tron Sportback

Bergamo: Classe ‘71 Professione: Promotore Finanziario Passioni e sport: Auto & Moto, golf Auto posseduta: Porsche Macan S

Cilindrata: 1395cc Motore: Elettrico + benzina 1.4 TFSI Potenza totale: 150kw/204cv Coppia: 350Nm Cambio: S tronic Vel. max: 222Km/h Acc. 0-100Km/h: 7.4 sec. Consumo medio: 62,5Km/l

www.bonaldi.it

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Ho acceso l’auto ed ecco la prima sorpresa: nessun rumore, zero vibrazioni, ero alla guida di un’affascinate Audi… ibrida!

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Tag Factory “I’m back” di Ezio Righetti • ph Marco Pesenti - Atomika Production

a passione per tutto ciò che sia in qualche modo speciale, diverso, e oltre i soliti standard, ce l’ho nel sangue da quando sono nato. Sin da ragazzino, andavo infatti in cerca di oggetti che potessero stimolare la mia spiccata creatività, dai quali potessi trarre la convinzione di poterne presto far nascere qualcosa di unico… Questa mia naturale propensione, unita alla mia spiccata passione di sempre per i motori e l’elettronica, esplose la bellezza di trent’anni fa; era infatti l’ormai lontano 1984, anno in cui aprii la mia prima, piccolissima, officina: Tag Moto. Tag Moto nasceva in una sorta di piccolo scantinato in via Galgario; e proprio lì e a quei tempi, iniziai a ideare e a realizzare vere e proprie moto “special” destinate ai più duri e suggestivi rally di sempre, come la Dakar e il Rally dei Faraoni, competizioni che, in quel periodo, dominavano la scena motoristica. Tag Factory - nata nel 2010, in previsione di sviluppare il reparto corse GR5 e, con esso, la vendita di prodotti “special parts”, molto richiesti all’estero - dunque, non è altro che la naturale continuazione della passione e della mia professione di quei tempi, ed è nata da un ramo di Tag Moto, la società che gestiva la sfera commerciale delle mie due concessionarie, BMW e Triumph. Investire e credere, oggi, nelle moto “special”, significa innanzitutto aver messo bene a fuoco il mondo che ci circonda, aver carpito al meglio i segnali di generale fermento che, proprio la grande crisi che stiamo attraversando, sta stimolando sempre più, un po’ ovunque nel mondo; un fermento socio economico che, oggi più che mai, si traduce in un sempre più diffuso desiderio di cambiamento, di distinzione, quasi di ribellione nei confronti di tutto ciò che è routine, normalità. Ebbene, anche nelle due ruote questo straordinario e implacabile desiderio di novità, di concetti e stili tutti nuovi, ha un naturale sbocco chiamato, appunto, moto “special”.

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La passione, che oggi come per magia sto vedendo riaffiorare in tanti amanti delle due ruote, rappresenta al meglio il filo conduttore delle “special” di “Tag Factory”; pezzi unici interamente ideati e realizzati da me e dal mio esperto staff.

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Tra vent'anni, mi vedo ancora qui, nella mia Tag Factory, a un tornio, magari seduto davanti a un computer, o più semplicemente con un foglio di carta bianco in mano. Di certo, sarò lì, tutto intento a disegnare la mia ennesima nuova “special”.

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I giovani, in primis, mi fa piacere stiano tornando alla passione di molti dei loro papà… Una passione che si traduce, oggi come ieri, nel desiderio di dare una pur piccola impronta distintiva alla propria moto, mettendo sempre più spesso da parte anche le prestazioni pure, perché oggi, la cosa più importante è non avere moto tutte uguali… Insomma, pare proprio che, piano piano, si stia tornando alla passione più genuina per le motociclette, quella che significava aggregazione, amicizia, quella dei vecchi tempi durante i quali bastava una telefonata o, al più, una birra in compagnia, la sera, al solito bar… Ci si accordava e in men che non si dica si era già tutti in sella alle proprie fedeli compagne a due ruote, pronti per l’avventura, quella condivisa… quella vera! E, proprio quella passione, che oggi come per magia sto vedendo riaffiorare in tanti amanti delle due ruote, vecchi e nuovi, rappresenta al meglio il filo conduttore delle “special” di “Tag Factory”; pezzi unici interamente ideati e realizzati da me e dal mio esperto staff, sono moto che trasudano originalità da ogni bullone. Non ce n’è e non ce ne sarà mai una uguale all’altra ma continueranno ad essere l’ideale concretizzazione del mio quasi maniacale concetto di ricerca, applicato ora alla tecnica, ora all’estetica; una ricerca sempre in controtendenza e che per certi versi ricalca il mio carattere: ribelle, rispettoso delle regole ma mai… “schiavo” di quelle stesse regole… Ecco perché, oggi più che mai, sono fiero e felice di Tag Factory: qui dentro, prima ancora delle mie moto, ci sono io, c’è la mia vita, c’è la migliore espressione


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dell’Ezio Righetti di ieri e, soprattutto di oggi e di domani… Lo stesso Ezio che nel 2010, appena ripartito da zero e rimessosi in gioco in questa nuova avventura, ha da subito visto arrivare appassionati di ogni età ed estrazione sociale a visitare quello che, loro per primi, hanno voluto definire “atelier” e, non più negozio… concessionaria. Ecco una delle mie più grandi soddisfazioni: ricevere visite da parte di appassionati e potenziali clienti in cerca di emozioni, uniche, come quelle che solo una “special” realizzata ad hoc, sa regalare, magari anche solo sbirciandola dalla vetrina, durante i giorni di chiusura... con le telecamere lì a riprenderli. Per entrare un po’ più nel tecnico l’idea che mi muove oggi, come sempre, è quella del fattore tecnico portato all’estremo; che si tratti di una “cafè racer” o di un “bobber”, io tendo a immaginarvi l’eccellenza, la moto da gara nascosta in lei; eccellenza che non può che passare attraverso componenti che ideo personalmente per poi essere progettati al CAD, quindi realizzati rigorosamente con macchinari a controllo numerico. In questa non facile trafila, tra progettazione e realizzazione, sono sempre naturalmente supportato da vari collaboratori, sia interni che esterni, a Tag Factory. E basta anche solo un tappo del serbatoio per scoprire l’assoluta unicità e l’artigianalità di ogni singolo dettaglio delle mie “special”, quasi ne fosse una specie di documento d’identità: tutto ricavato da un blocco unico di

lega, un design particolare che richiama magicamente gli anni ‘40 e ‘50 ma, in realtà, appena sfornato da una macchina tensile dalla quale escono anche componenti destinati alle missioni spaziali! Un tappo, un dettaglio prezioso in lavorazioni che durano in media dai due ai sei mesi; tanto serve per poter montare in sella a una “special” targata Tag Factory. È questo il bello di Tag Factory… Mi sono ripreso la mia vita, ho ricominciato a fare ciò che da sempre mi piace di più… Ero a dir poco stanco di sottostare a ricatti e tranelli, oltre che e a uno svilimento pressoché totale della mia passione e della mia professione, ai quali ero sottoposto al solo scopo di mantenere a tutti i costi un marchio che poi, in definitiva, di passionale e di veramente emozionante, non conteneva ormai più nulla; solo numeri, fatturato, e ancora numeri e problemi su problemi ma, nel contempo, zero emozioni, zero poesia! La domanda del direttore Come ti vedi fra vent’anni? Ahi… Ahi… Domanda difficile! Quando penso al mio futuro, professionale e non solo, non posso fare a meno di far correre la mente a mio figlio, Luca; sono un padre e, come tale, avevo via via puntato su di lui, facendo del mio meglio perché la mia esperienza e le sue capacità di efficace comunicatore – aspetto molto importante per un’attività moderna che si rispetti – si amalgamassero al meglio dando così vita a una nuova azienda, proiettata con successo nel futuro… Ma si sa, “non tutti i telai escono dritti” e purtroppo le nostre strade professionali si sono separate… Anche per questa ragione, tra vent'anni, mi vedo ancora qui, nella mia Tag Factory, a un tornio, magari seduto davanti a un computer, o più semplicemente con un foglio di carta bianco in mano. Di certo, sarò lì, tutto intento a disegnare la mia ennesima nuova “special” da presentare, chissà, sull’ottantesima edizione di JUST!

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Men Giacomo Agostini

Gigi Rota

Michele Brusa

Bruno Gotti

Claudio Rozza

Massimo Baldi

Orlando Redolfi

Vittoria Acerbis

Maurizio Secomandi

Nadia Morselli

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Giacomo Agostini

“Chi meglio di lui” di Giacomo Agostini • ph Marco Pesenti - Atomika Production

on potevo sperare in una giornata migliore per questo mio primo test targato JUST… Un sole splendido e colori primaverili che iniziano a prendere il posto di quelli di questo inverno ormai agli sgoccioli… E poi c’è lei, la mia MV Agusta F3 800 Ago, un’opera d’arte su due ruote e sulla quale sono stato ben lieto di apporre la mia firma. Per i primi scatti ho appuntamento, con il direttore e il suo fotografo, a due passi da casa mia, in Val Verde… Sono quasi le 15 e, visto che non amo far aspettare la gente, indosso il mio fedele casco, giro la chiave nella mia Tre Pistoni Ago rigorosamente n.0001/300, e raggiungo il luogo di questo simpatico servizio. Pochi minuti e sono sul posto… Non devo essermi avvicinato alla meta esattamente a passo d’uomo visto che il direttore, una volta alzata la visiera e in attesa delle prime indicazioni, sorride nel dirmi di aver sentito il caratteristico suono di una MV farsi sempre più vicino… per poi comparire in un lampo, in tutto il suo splendore, fatto anche di cerchi color oro e tricolore sulla carena. Come dargli torto… In effetti, proprio il suono di questa speciale edizione della F3 a me dedicata, richiama quello delle MV tre cilindri in sella alle quali ho vinto tanti titoli. Il suo potente Tre Pistoni, al minimo - che rimane sempre piacevolmente alto e un poco irregolare - ha una voce cupa, ma basta dare un pizzico di gas per scatenare i suoi 140cv e una sinfonia corposamente metallica che esce dallo splendido scarico “tre in uno”… Oggi non scenderò in pista con la mia F3 ma, mentre faccio qualche avanti-indietro a favore di camera, avvolto in questo bel paesaggio che richiama in me luoghi lontani da Bergamo, non posso che godermi questo capolavoro di MV. Una moto corsaiola, dal telaio super, tre cilindri come piace a me e con tanta tecnologia al servizio di sicurezza e piacere di guida; ma, allo stesso tempo, gestibile e molto gradevole anche su strade di tutti i giorni, come questa… Che sia, poi, una moto a dir poco riuscita e vincente anche in pista, sono già i fatti a dirlo.

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La stagione 2015 del Team Reparto Corse MV Agusta, si è infatti aperta il 22 febbraio scorso con una strepitosa doppietta nella World SuperSport australiana, sul circuito di Phillip Island, che ha visto trionfare Jules Cluzel seguito, a meno di quattro secondi, dal

compagno Lorenzo Zanetti… Era dal 1973 che l’MV non faceva una doppietta del genere… Quella volta, al Gran Premio di Finlandia, a vincere davanti al compagno Phil Read, fui, ovviamente, io!

Una moto corsaiola, dal telaio super, tre cilindri come piace a me e con tanta tecnologia al servizio di sicurezza e piacere di guida. .

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Michele Brusa

“Proiettato nel futuro” di Michele Brusa • ph Marco Pesenti - Atomika Production

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Siamo l’unica concessionaria Lamborghini per il Nord Italia oltre a essere una delle poche realtà ad avere un vero e proprio reparto corse interno che, negli anni, ha messo a punto macchine capaci di primeggiare in ogni angolo del pianeta.

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onosco il direttore di JUST dai tempi del liceo, anni durante i quali capitava che, due appassionati di motori come noi, fossero un po’ distratti, presi com’erano a commentare l’ultima nata di questa o quella casa costruttrice, o a sfidarsi all’ultimo centesimo di secondo sulle prestazioni della supercar di turno… Certo, che i motori, prima o poi, sarebbero stati protagonisti della mia quotidianità, penso non sarebbe stato difficile prevederlo… Ma la passione per i motori, quella vera, viscerale, è un’altra cosa ed è parte di me da sempre, da ben prima che io potessi capire che, un giorno, avrei avuto la possibilità di ricoprire ruoli di responsabilità all’interno dell’azienda di famiglia, il Gruppo Bonaldi. Il mio percorso professionale all’interno dell’azienda parte da lontano: già nel 1998 mi occupavo del settore due ruote - concessionarie Moto Guzzi ed MBK - mentre oggi ricopro il ruolo di responsabile dei marchi Audi e Lamborghini; sono innanzitutto fiero di aver fatto una vera propria gavetta iniziata, tra l’altro, seguendo la mia grande passione di sempre per i motori. L’esperienza maturata nei primi anni all’interno dell’azienda mi ha fatto capire la centralità del ruolo di uno staff nei confronti della clientela, e mi ha anche aiutato a capire che il mercato, presto, sarebbe sensibilmente cambiato. Un cambiamento carpito con largo anticipo sulla concorrenza da parte di mio padre, di mia zia Simona e del caro zio Piero che ebbi la fortuna di affiancare quando mossi i miei primi passi in azienda, prematuramente scomparso nel 2005. Intuirono che di lì a poco sarebbe stato strategicamente fondamentale andare a colmare l’eccessivo gap tra la vendita di vetture nuove e di vetture usate – dove al termine “usato”, il più delle volte corrispondevano esemplari oggettivamente datati e di non facile ricommercializzazione per

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un’azienda da sempre imperniata sul concetto di qualità, come Bonaldi – e, per questa ragione, nel 1998 crearono Supernova Car Outlet. Con Supernova cambiava, di fatto, il modo di intendere l’usato e, per la prima volta, si iniziava a diffondere il concetto di “pari al nuovo” trasferendo cioè la qualità ed i servizi normalmente attesi dal cliente nell’acquisto di una vettura nuova, anche all’usato. E, proprio in Supernova, brand indipendente dagli altri del Gruppo, ho avuto la possibilità di misurarmi appieno con me stesso e con un mercato in fermento; ero di fatto il responsabile marketing e degli acquisti di Supernova; sì, ora eravamo noi ad andare a cercare vetture usate – o meglio, seminuove – da proporre alla nostra esigente clientela… Viaggi ed esperienze davvero formanti a livello umano oltre che professionale per chi, come me, andava in giro per l’Europa a caccia di vetture all’altezza dei severi standard qualitativi di Supernova. Il nostro usato di qualità era diventato una valida alternativa al nuovo, era l’inizio di una nuova stagione per il Gruppo Bonaldi. Altra tappa fondamentale per la mia crescita umana e professionale è coincisa con l’acquisizione da parte del Gruppo, nel 2008, di un marchio prestigioso e di nicchia come Lamborghini. Un marchio sul quale abbiamo puntato per diverse ragioni, ovviamente strategiche e di mercato, ma anche emozionali e legate sempre più alle competizioni, settore che ho avuto il privilegio di seguire. Oggi, infatti, siamo l’unica concessionaria Lamborghini per il Nord Italia oltre a essere una delle poche realtà ad avere un vero e proprio reparto corse interno che, negli anni, ha messo a punto macchine capaci di primeggiare in ogni angolo del pianeta. Pensando alle nostre Lamborghini da competizione e alle tante vittorie conquistate per merito di uno staff di primissimo piano, e grazie alle gesta di grandi piloti, mi fa piacere sottolineare i colori delle livree scelti dal

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Gruppo Bonaldi, il giallo e il rosso; sono i colori simbolo di una città, Bergamo, che ci ha dato molto negli anni e alla quale anche noi siamo orgogliosi di aver dato lustro ben oltre i nostri confini. Ci sono poi momenti nei quali provo a rallentare, a fermarmi qualche istante a riflettere su ciò che ho dato alla mia azienda in tutti questi anni, e a ciò che sarò in grado di dare in futuro… È in questi momenti che ripenso a ciò che di straordinario seppero costruire e far crescere mio nonno e mia nonna; penso all’impegno senza riserve di mio padre, e ogni giorno faccio del mio meglio per onorare gli insegnamenti di chi, prima di me, non ha mai smesso di vivere l’azienda badando alla sua solidità. Ogni mia giornata si conclude con un intimo e onesto resoconto

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che passa attraverso una semplice domanda che non smetto mai di pormi: ”cosa ho fatto di buono oggi per la mia azienda?”… Beh, ogni giornata che volge al termine merita un bilancio a sé, proprio come il nuovo giorno che sta per iniziare, che avrà di certo bisogno del massimo impegno mio e di chi, come me, si impegna e crede nel proprio lavoro e nella propria azienda.

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Calendario del Lamborghini Blancpain Super Trofeo europeo 2015 APRIL Saturday, April 11th, 2015 - Sunday, April 12th, 2015 - SUPER TROFEO EUROPE MONZA MAY Friday, May 22nd, 2015 - Sunday, May 24th, 2015 - SUPER TROFEO EUROPE SILVERSTONE JUNE Friday, June 19th, 2015 - Sunday, June 21st, 2015 - SUPER TROFEO EUROPE PAUL RICARD JULY Wednesday, July 22nd, 2015 - Sunday, July 26th, 2015 - SUPER TROFEO EUROPE SPA FRANCORCHAMPS SEPTEMBER Friday, September 18th, 2015 - Sunday, September 20th, 2015 - SUPER TROFEO EUROPE NÜRBURGRING NOVEMBER Thursday, November 19th, 2015 - Friday, November 20th, 2015 - SUPER TROFEO EUROPE SEBRING Saturday, November 21st, 2015 - Sunday, November 22nd, 2015 - SUPER TROFEO WORLD FINAL SEBRING

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Bruno Gotti

“Un sogno lungo quarant’anni…” di Bruno Gotti • ph Marco Pesenti - Atomika Production

on amo i riflettori e mettermi in posa non è esattamente il mio forte… Sarà la mia cultura del lavoro per certi versi d’altri tempi… O forse, più semplicemente, l’abitudine che da sempre ho di non ostentare ciò che ho creato durante tanti anni di duro lavoro… L’idea di raccontarmi, di raccontare, cioè, l’uomo che si cela dietro il Gruppo che ho costruito passo passo, mi ha però stimolato; credo, infatti, che dopo quarant’anni di crescita umana e professionale, sia importante far passare il messaggio che certi traguardi siano raggiungibili solo grazie a sacrificio, costanza, dedizione e passione per ciò che si fa… Un amore, il mio per le due ruote, che ho dentro da sempre, per intenderci da quando, ancora bambino, mi divertivo a riparare biciclette di ogni genere, in attesa, solo dodicenne, di iniziare a mettere le mani sui primi motorini… Impiegai ben poco a capire che sarebbe stata questa la mia strada, tant’è che a soli quattordici anni questa mia grande passione diventò il mio primo vero e proprio mestiere… Sono trascorsi quarant’anni e pare ieri; a quei tempi riparare motociclette di ogni genere era a tutti gli effetti un lavoro, il mio lavoro… Ma la mia gran voglia di fare e di sperimentare, con una buona dose di fantasia, non tardarono a prendere forma; ben presto, infatti, ideai e costruii con le mie mani una sorta di prototipo da regolarità ottenuto attraverso un certosino lavoro di assemblaggio di parti usate “di recupero”, provenienti da moto diverse. Certo, in quarant’anni, sono stati diversi i passaggi importanti che mi hanno portato fin qui, alla guida del Gruppo Bruno Moto; un viaggio a tappe iniziato in sordina, tanto tempo fa, e che mi ha portato lontano.

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Un amore, il mio per le due ruote, che ho dentro da sempre, per intenderci da quando, ancora bambino, mi divertivo a riparare biciclette di ogni genere, in attesa, solo dodicenne, di iniziare a mettere le mani sui primi motorini‌

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La mia carriera d’imprenditore è iniziata quando di anni ne avevo solo venti; dopo diversi anni durante i quali avevo lavorato come meccanico in un rivenditore di motociclette, spinto dal mio viscerale desiderio di provarci e di emergere, con l’aiuto dei miei genitori decisi di aprire la mia prima officina; si trovava ad Almenno San Salvatore, correva l’ormai lontano anno 1981. Iniziò proprio da quella piccola officina il mio lungo percorso umano e imprenditoriale sfociato, nel 1990, nell’apertura dello storico negozio di Paladina, oggi concessionaria di marchi come MV Agusta, Kawasaki, Kymco, Beta, Sherco e Fantic Motor; da ben venticinque anni questo negozio rappresenta un’importante vetrina per quanti amino davvero le due ruote oltre che una “casa” ideale per un mito chiamato MV Agusta. Poi, nel 2006 e nel 2011, è stata la volta di altri due strategici e decisivi investimenti con i quali ho di fatto consolidato la presenza capillare, su Bergamo

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e provincia, del marchio Bruno Moto; mi riferisco all’apertura dei due punti vendita Yamaha, il primo di Petosino, e quello più recente di Orio al Serio, la chiusura del cerchio. Eppure, è dal lontano 1975 che la passione per il mio lavoro, non smette di regalarmi stimoli sempre nuovi; una passione mai venuta meno, e tanta, tanta esperienza maturata in questo competitivo settore. Due elementi che, uniti, mi restituiscono un’immagine intatta dell’uomo Bruno Gotti, oggi come ieri, un ragazzo appassionato di motociclette. Ma si sa, quelli come me non smettono mai di porsi obiettivi, di individuare nuovi traguardi, di rincorrere sogni sempre nuovi… Ho appena compiuto quarant’anni di carriera e un mio grande sogno sta per diventare realtà… Presto festeggerò insieme a tutti voi!

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Gigi Rota

“1994: iniziano le ‘trasmissioni’!” di Gigi Rota • ph Marco Pesenti - Atomika Production

e ripenso alla mia vita, agli anni della spensieratezza, al periodo del mio ingresso nel mondo del lavoro, fino a quelli della mia avventura d’imprenditore iniziata con la fondazione di Bergamo Trasmissioni, mi rendo conto di come, la mia passione per le due ruote non sia mai venuta meno, anzi… Una passione esplosa quando di anni ne avevo solo quattordici e, già da tempo attento a questi affascinanti oggetti, ho mosso i primi passi in sella del mio indimenticabile FBM, il motorino 48cc col quale ho iniziato ad andare alla scoperta del mondo. Il tempo pareva volare… Ormai acquisito il tiolo di disegnatore meccanico e, al lavoro in un magazzino di materiale industriale, ho sempre e comunque trovato il modo di tenere viva e di alimentare la mia grande passione per le motociclette. Passione che, ben presto, ho incanalato nel mondo della regolarità, partecipando a numerose gare e manifestazioni; si è davvero trattato di un periodo magico durante il quale ho avuto il grande piacere di montare in sella ad alcune moto che mi sono rimaste nel cuore. Ricordo, come fosse ieri, la mia OSSA, la mitica Gilera “6 giorni” 125cc, la PHANTOM e il PUCK. E poi c’è questa fedele compagna con cui sono venuto all’appuntamento con JUST; sono particolarmente affezionato a questa mia S.W.M GS 250cc del 1974, una motocicletta in sella alla quale ho corso per circa tre anni prendendomi non poche soddisfazioni. Merito, in particolare, di una sua grande qualità che, soprattutto nei tratti più accidentati e impervi, la rendeva imprendibile anche per le più performanti KTM dei tempi; sto parlando della straordinaria coppia di questa moto, dei suoi bassi ec-

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cezionali, grazie ai quali era davvero possibile arrampicarsi ovunque! Ho smesso di fare regolarità alla soglia dei quarant’anni, in un periodo durante il quale, anche nella bergamasca – storicamente patria del fuoristrada e, come noto, terra natale di numerosi campioni - iniziavano a essere chiusi diversi sentieri prima percorribili. Nel 1994, poi, è iniziata la mia avventura imprenditoriale targata Bergamo Trasmissioni, il sogno lavorativo di una vita al quale mi sono dedicato e mi dedico anima e corpo, e che a oltre vent’anni di distanza, non smette di regalarmi grandi soddisfazioni. Ho iniziato così ad avvicinarmi anche alle moto da strada delle quali mi sono ben presto appassionato; oggi ho una Ducati 999S con la quale, grazie ai suoi 140cv di razza, mi tolgo ancora grosse soddisfazioni. Si tratta di una moto nella quale, a mio parere, design e tecnica, sintetizzano al meglio i concetti d’innovazione e tradizione del Made in Italy. Ovviamente tutto cambia molto rapidamente, anche le moto, che oggi raggiungono spesso potenze stratosferiche e sono sovraccariche di elettronica grazie alla quale tutti, o quasi, si ritrovano, come per incanto, piloti provetti… Ma volete mettere un’impennata senza tempo con la mia inossidabile S.W.M?

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Ricordo, come fosse ieri, la mia OSSA, la mitica Gilera “6 giorni” 125cc, la PHANTOM e il PUCK. E poi c’è questa fedele compagna con cui sono venuto all’appuntamento con JUST; sono particolarmente affezionato a questa mia S.W.M GS 250cc del 1974.

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Gian Luigi Rota Disegnatore meccanico, opera nel settore delle trasmissioni di potenza dal 1972. Nel 1994 ha fondato Bergamo Trasmissioni, società di cui è amministratore delegato e che si occupa della distribuzione di prodotti industriali per il settore industriale metalmeccanico, siderurgico, chimico, tessile e agricolo.

La S.W.M GS 250cc è la motocicletta in sella alla quale ho corso per circa tre anni prendendomi non poche soddisfazioni. .

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Bergamo Trasmissioni rappresenta un esempio di imprenditoria di successo di casa nostra; lo testimonia la continua crescita di un’azienda che, oggi, è presente in modo capillare in altri centri strategici della nostra regione ed è divenuta un vero e proprio punto di riferimento del settore, anche per le province di Brescia, Lecco, Como e Cremona.

www.bergamotrasmissioni.it

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Massimo Baldi

“Un’avventura lunga 25 ore” di Massimo Baldi

ifficile, difficile cercar di spiegare il motivo per cui quattro persone, apparentemente normali, decidano di partire a bordo di un camper in direzione del Belgio, più precisamente delle Ardenne, dove il generale Patton contribuì a liberare il vecchio continente dalla morsa del nazismo; luoghi dove si respira un’aria diversa, dove si vive un’atmosfera quasi magica, e soprattutto dove lo sport automobilistico può ancora regalare emozioni forti sia a chi lo pratica che a quanti si accontentino di stare a guardare. Tutto questo ha un nome che fin da subito ti dice molto, anche se non hai una passione che ti chiude lo stomaco: Spa-Francorchamps, l’ultimo baluardo dell’automobilismo sportivo “vero”; quello che ancora oggi viene considerato il circuito più bello di tutto il panorama mondiale. È inconfondibile: il tornantino della Source, l’Eau Rouge e il Radillon, il Kemmel, Pouon, Malmedy, Stavelot, Blanchimont e la Bus Stop; nomi che sono diventati un mito nel mondo delle corse, e che ancora oggi, come da tanti anni a questa parte, assistono allo sfrecciare di auto provenienti da ogni dove, perché qui ogni pilota può orgogliosamente fregiarsi di tale appellativo. Quando si accede al circuito, transitando attraverso un tunnel sotto il rettilineo in discesa che porta all’Eau Rouge, appare alla tua sinistra, in mezzo alle colline verdi di conifere, una parte della pista in salita con una pendenza che ti rende incredibile ci si possa passare con un’auto; si rimane affascinati, a bocca aperta, e si comincia a realizzare di essere giunti in un luogo fino a quel momento inimmaginabile. Ecco, probabilmente questa è una parte di quella profonda motivazione che, a un’età di circa cinquant’anni, ti porta ad attraversare l’Europa per tornare a provare il piacere di gareggiare in una corsa d’altri tempi: 160 avversari circa, provenienti da ogni parte del mondo e a bordo di auto uguali, pronti a sfidarsi in duelli epici ma sempre rispettosi degli altri, perché in una gara come questa, non è così importante vincere, quanto invece esserci e passare sotto la bandiera a scacchi, dopo un’avventura lunga 25 ore. 25 ore, un’ora in più rispetto alla mitica 24 ore di Le Mans; ma con una sostanziale differenza: qui il raggruppamento è unico; le auto sono tutte uguali, Maggiolini Fun Cup motorizzati Volkswagen, che ti portano alla ricerca spasmodica di

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160 avversari circa, provenienti da ogni parte del mondo e a bordo di auto uguali, pronti a sfidarsi in duelli epici ma sempre rispettosi degli altri, perchÊ in una gara come questa, non è cosÏ importante vincere, quanto invece esserci...

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qualsiasi accorgimento per poter sopravanzare colui che ti precede; perché quando le prestazioni sono livellate, a far la differenza può essere solo il pilota. Ed ecco allora che si cerca di sfruttare nel miglior modo possibile la scia di chi ti precede per poter effettuare il sorpasso, senza contare che qualcun altro sta sfruttando la tua di scia, e ti ritrovi in fondo al rettilineo del Kemmel in mezzo ad altri tre che, come te, cercano di entrare per primi nella curva successiva; e non è assolutamente impossibile, anzi tutt’altro, che in quattro auto, perfettamente appaiate, si tenti di percorrere la curva, che ovviamente le vedrà inserirsi con un determinato ordine… ma al giro successivo tutto si riproporrà, se non con gli stessi protagonisti… quasi. Insomma, la “bagarre”, ciò che anima e contraddistingue questa gara… ti ritrovi in bagarre per 25 ore, dall’inizio alla fine, passando per i particolari pit-stop, divisi in due

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tempi, sia per quanto riguarda la tempistica che la location. Mi spiego meglio: prima di rientrare al box per il cambio pilota, più o meno ogni due ore, dopo che dal muretto ti hanno esposto il cartello “IN”, percorri tutto il circuito fino a Stavelot, dove esiste un secondo box atto solo ed esclusivamente al rifornimento… e che rifornimento. Ci sono tre comunissime pompe di benzina, quindi puoi trovare bagarre anche qui; ti slacci le cinture a quattro punti, scendi dall’auto senza alcun aiuto, fai rifornimento sotto gli occhi di un commissario che annota il numero della tua auto e i litri di benzina immessi nel serbatoio, che a fine gara ti verranno addebitati, dopodiché risali in macchina, ti leghi le cinture sempre senza alcun aiuto, rimetti in moto e rientri in gara, fino al tuo box dove i tuoi compagni ti stanno aspettando per il cambio pilota… E così per un giorno intero.

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Mentre sei al box cerchi di rilassarti, rifocillandoti e perché no, magari dormendo un po’… ma è praticamente impossibile… l’adrenalina continua a tenerti sveglio… È come se fossi in uno stato di totale benessere… una droga estremamente positiva che continua a navigarti nel sangue. Spettacolare e forse il momento più duro, l’albeggiare, ti porta a immaginare di trovarti in un posto al di fuori del mondo conosciuto, quasi come se ti trovassi su un altro pianeta… ma non appena il sole torna a risplendere, o meglio torna la luce, perché qui non sempre si vede il sole, vieni riportato su ciò che da un punto di vista terreno, ami fare più di qualsiasi cosa: correre in auto. Arrivi così alle 17.00 sotto la bandiera a scacchi, e qualunque sia la posizione finale, hai vinto, perché portare a termine una gara come questa, è sempre una vittoria; chiaro che, come è successo a me, non salire sul terzo gradino

del podio dopo 25 ore di gara, per soli venti secondi, ti lascia dell’amaro in bocca; ma passa tutto non appena entri nel box dopo l’arrivo, perché solo questo è estremamente appagante e vale il “biglietto”; sei costretto a procedere a passo d’uomo tra ali di folla che inneggiano come se fossi il vincitore, dandoti manate sulla carrozzeria e additandoti con il pollice alzato. E quando finalmente raggiungi il tuo box, e il tuo meccanico ti apre la portiera per aiutarti a scendere, perché hai preso la forma del sedile, ale’… una secchiata di acqua gelida ricopre te e l’abitacolo, riportandoti freddamente alla realtà… Il sogno, durato 25 ore, di colpo svanisce e tu cominci già a pianificare la prossima avventura. Non c’è altra kermesse automobilistica, ovviamente amatoriale o quasi, minimamente paragonabile a questa… Fidatevi!

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Orlando Redolfi

“L’Orlando... vincente!” di Orlando Redolfi • ph Marco Pesenti - Atomika Production

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a passione per i motori ce l’ho dentro… sono più che certo sia parte integrante del mio DNA… Era il lontano 1965 quando trovai occupazione nella concessionaria “Moto Guzzi” di Bonaldi che ai tempi si trovava in Via Angelo Maj. Solo tre mesi dopo mi trasferirono nel reparto Volkswagen che era al primo piano; facevo il magazziniere ma la mia aspirazione era fare il meccanico. Un desiderio, il mio, che venne presto ascoltato tanto che fui trasferito in officina: fu questo, a tutti gli effetti, il mio vero e proprio debutto in un mondo che, negli anni a seguire, divenne poi la mia vita oltre che fonte di tante, tantissime soddisfazioni. Fui fortunato perché sulla mia strada incontrai da subito grandi persone e grandi maestri, capaci di inculcare in me disciplina, nozioni tecniche e operative; un uomo che ricordo su tutti, ormai giunto nella nuova sede di Bonaldi, è senza dubbio il maestro Zilioli che ai tempi era capo officina e accetta-

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tore…Mi prese ben presto al suo fianco e cominciai a lavorare alle prime Porsche 911. Il 1968 fu un anno decisivo per la mia preparazione e per la mia carriera; venne infatti in visita un tecnico tedesco che mi trovò al lavoro come aiutante del maestro Zilioli; proprio il tecnico chiese a Zilioli poi direttamente al patron Bonaldi, se fosse loro interesse mandare in Zuffenhausen Porsche un giovane che potesse frequentare complessi corsi d’aggiornamento; ottenni il via libera e accettai con grande entusiasmo questa meravigliosa proposta! C’era solo un piccolo problema, non ero mai uscito dall’Italia e non sapevo una sola parola di tedesco… Ma ero giovane, l’adrenalina era alle stelle, e tutte queste “difficoltà” non mi impedirono di partire da Milano con un biglietto in tasca per Stoccarda! Era l’inizio di un sogno… Una volta in sede conobbi ben presto ingegneri e maestri di grande professionalità e talento come Jurgen Barth e Gerd Schmidt; rimasi sei mesi studiando

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e lavorando in tutti i reparti: telai, elettrico, motore, comandi e, per ultimo, nel reparto corse e sportivo. Al rientro in sede da Bonaldi avevo un bagaglio di esperienza non indifferente che dovetti mettere da parte: partii per il servizio militare; e fu al rientro al lavoro che la mia mai sopita “malattia da reparto sportivo” tornò a fare capolino nella mia mente… Ai tempi tra i numeri uno assoluti c’era il preparatore bresciano Bonomelli che avevo conosciuto qualche tempo prima nel reparto corse in Germania. Non potevo più aspettare e fu così che, con grande incoscienza ma anche con tanto entusiasmo, decisi di tentare l’avventura sportiva al fianco proprio di Bonomelli; per circa due anni mi ritrovai ad andare tutti i giorni al lavoro partendo da Pedrengo per raggiungere Brescia; mia indimenticabile e fedelissima compagna di viaggio, la mia Fiat 500 che mi ero preparato ad hoc, di quelle ancora con le portiere controvento; aveva le ruote rovesciate per allargare le carreggiate, e un prestante motore Abarth 700cc! Nel 1972 cominciai l’avventura professionale in proprio prendendo in prestito il garage di mio zio Morlacchi anche se nel frattempo stavo già costruendo la mia prima officina. Il mio primo cliente sportivo ricordo che fu Carlo Fabbri – CAM – per il quale preparai una Porsche 914/6: vincemmo l’italiano nel 1974 proprio davanti al mio maestro Bonomelli. Era un periodo magico per il mondo dell’auto, di vero e proprio boom a livello economico e tecnico. Per questa ragione anche i piccoli costruttori e i preparatori più giovani, se talentuosi, potevano emergere e competere, spesso battendole, con le case costruttrici più importanti e blasonate che, proprio in

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quegli anni stavano in qualche modo ripartendo da zero o quasi, entrando in una nuova era del motorsport. Oggi l’entusiasmo, il mio e quello dei miei collaboratori, è sempre alle stelle; non viviamo più “solo” di competizioni, ambito nel quale continuiamo a vincere in diverse categorie e competizioni. Siamo, infatti, specializzati in ogni genere di vettura per la quale mettiamo a disposizione la nostra grande esperienza sportiva; di certo un valore aggiunto anche per quanti guidino la più classica e tranquilla delle vetture di tutti i giorni. La nostra organizzazione si concentra su quattro settori principali: il reparto corse, il centro assistenza Porsche, l’officina multimarca con gommista, e il reparto revisioni periodiche MTCT; in ognuno di questi ambiti, mi fa molto piacere ed è importante sottolineare operi un personale altamente specializzato e continuamente aggiornato. E a quanti ci “accusano” di essere “cari come il fuoco” rispondo col sorriso che, nel settore delle vetture di serie siamo concorrenziali su tagliandi revisioni con manodopera adeguata al modello della vettura sulla quale intervenire. Inoltre il nostro personale specializzato offre preventivi per diversi step di riparazione della singola auto; sarà poi il cliente a decidere se optare per un profondo ripristino o per operazioni minime necessarie a garantire la sicurezza e il funzionamento del proprio veicolo. Posso anche dire che anche nel settore Porsche Service - siamo entrati nelle rete Porsche nel 2006 - pur trattando un prodotto di alto livello, con conseguenti costi di gestione impegnativi, siamo competitivi e contiamo su un personale qualificato che può soddisfare anche il più esigente cliente Porsche. Do a tutti appuntamento alla prossima edizione di JUST nella quale vi accompagnerò alla scoperta di alcune belve e di alcuni aneddoti sportivi targati Orlando R.!

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Il mio primo cliente sportivo ricordo che fu Carlo Fabbri CAM - per il quale preparai una Porsche 914/6: vincemmo l’italiano nel 1974 proprio davanti al mio maestro Bonomelli. .

www.orlandor.com

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Claudio Rozza

“Una passione davvero… SPECIAL!” di Claudio Rozza • ph Alberto Maurici

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uando ho scoperto JUST e, sfogliandolo, ho scoperto la sezione “MEN”, mi sono trovato proiettato in un mondo di passione vera per i motori nella quale ho impiegato pochi istanti a specchiarmi. Una passione che, pur non essendo io esattamente un addetto ai lavori, non ho mai smesso di coltivare e di vivere nella mia quotidianità; inizialmente questa mia passione faceva rima con sport… Col passare degli anni questo mio amore per le due ruote è andato via via mutando, trasformandosi in una sorta di hobby dal più genuino dei sapori artigianali, qualcosa attraverso cui nutrire innanzitutto l’anima, e tenere vive amicizie vecchie e nuove con appassionati veri, come me. Poco fa parlavo di sport, un termine che per me, appena quattordicenne, aveva un’unica, chiara traduzione: fuoristrada. Non a caso la prima moto tutta mia, tanto desiderata e poi finalmente ottenuta, fu una mitica Gori; e fu proprio in sella a questa mia prima compagna a due ruote che la mia passione per le competizioni si trasformò nel mio sport, in un’attività alla quale devo molto anche dal punto di vista personale. Il fuoristrada, così come il cross, sono sport ma sono anche, se non soprattutto, attività nelle quali si affronta, con la massima concentrazione, una sfida continua con se stessi prima ancora che con gli altri; per un adolescente, soprattutto in quegli anni, penso dunque che difficilmente potessero

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YAMAHA & BMW

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Uno dei ricordi più belli della mia carriera, riguarda le due selezioni Yamaha Italia che vinsi verso la fine degli anni ’80.

esserci, soprattutto per chi come me amava i motori, uno sport migliore per forgiare il carattere. Ormai diciottenne, dal fuoristrada passai poi al cross; furono gli anni durante i quali, non solo raggiunsi la mia maturità di pilota, ma ottenni anche i migliori piazzamenti in competizioni di livello nazionale. Uno dei ricordi più belli della mia carriera, riguarda le due selezioni Yamaha Italia che vinsi verso la fine degli anni ’80; una vittoria che mi spalancò le porte del Rally del Nevada e, successivamente quelle della Transamazzonica, ovviamente come pilota ufficiale Yamaha. Anche il 1989 fu per me un anno indimenticabile; vinsi, infatti, la selezione Cagiva per la partecipazione, sempre in veste di pilota ufficiale, a un rally africano. Il mio vanto rimane comunque quello di aver gareggiato per anni nelle più impegnative e prestigiose competizioni crossistiche a livello nazionale piazzandomi più volte, a fine stagione, entro i primi quindici classificati del campionato. Abbandonate le competizioni, ma di certo non sopita la mia grande passione per le motociclette, ho iniziato a vivere questo mondo diversamente, ma sempre molto intensamente; conquistato dalla splendida gamma della BMW GS, nel corso degli anni ne ho acquistato tutti i modelli; nonostante la loro effettiva bellezza, le indubbie qualità dinamiche e il fascino di cui solo BMW è capace, sentivo di essermi forse un po’ allontanato dalla vera essenza della moto. E, per quanto io per primo pensi che il mio, visto da fuori, possa sembrare un percorso inverso rispetto a quello di quasi tutti gli appassionati come me, l’anima pura e semplice del mio concetto di moto, l’ho riscoperta qualche tempo fa in un monocilindrico, mitico, leggero, d’altri tempi: quello di moto chiamate XT e Teneré. Moto d’altri tempi, progettate e assemblate rigorosamente in Giappone, terra della quale, non a caso, ripropongono in ogni loro dettaglio la minimalista genialità, la non banale essenzialità e quello spassionato concetto di fedeltà – qui ovviamente declinato al rapporto tra macchina e uomo – che credo solo gli orientali abbiano dentro. Oggi colleziono amorevolmente queste moto, le curo con dedizione e grande passione, una passione dalla quale recentemente è scoccata in me la scintilla per moto, mai come di questi tempi in gran voga: le café racer scrambler. Ho presto scoperto la grande soddisfazione che si prova vedendo diventar realtà, giorno dopo giorno e pezzo dopo pezzo, una moto inizialmente disegnata quasi per gioco; vedere realizzato un proprio progetto, condividere con altri amici il piacere di creare un pezzo unico e scoprirsi in qualche modo “artigiano della propria passione”, è stato ed è davvero bellissimo. Sarebbe bello se, in futuro, questa mia passione potesse trasformarsi anche in una mia nuova realtà professionale… Staremo a vedere… Nel frattempo ho realizzato da me, e mi sono regalato, una fiammante R65 scrambler e, visto che da buon “artigiano bergamasco” non amo stare con le mani in mano, ho già in cantiere una BMW GS 1150 scrambler che farò in modo di rendere SPECIAL!

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Vittoria Acerbis

“La più grande… Vittoria” di Giovanni Volpe • ph Marco Pesenti - Atomika Production

uante volte abbiamo sentito dire che dietro a un grande uomo non possa che esserci una grande donna? Sin dal primo istante io e Valter Donadini, nel concordare come descrivere Equa srl, l’azienda di famiglia, avevamo deciso di ripercorrere in più tappe la storia di questa realtà imprenditoriale di successo del nostro territorio ma, ancor prima, l’affascinante storia di una famiglia fatta di persone genuine, volitive, sognatrici quanto basta e, senza dubbio, di grandi lavoratori. E in questo sogno diventato realtà, Vittoria Acerbis ha avuto e ha senza dubbio un ruolo fondamentale. Erano anni che non terminavo un’intervista e allontanandomi non mi capitava di sentirmi umanamente tanto soddisfatto, arricchito… Ecco perché farò del mio meglio per trasmettervi ciò che ho provato io e per farvi capire che questa grande donna possa stare a pieno tiolo tra i nostri “MEN” di questo numero 1 di JUST. Vittoria, ci racconti le origini di EQUA srl… Per farlo, dovremo compiere un grande salto nel passato, fino al lontano 1968; mio marito Battista lavorava alla Filati Lastex dove rimase fino al 1973; nel pomeriggio e, molto spesso, di notte, faceva il carrozziere proprio qui, sul retro della nostra casa.

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L’azienda di famiglia era intestata a me e la società si chiamava Cucirini Sole. Facevo roccatura e cucirini per la Singer, la Cucirini Cantoni, la Fillatice di Capriate, la Corazza di Padova, la Ubic di Milano‌

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Sia ben chiaro, era tutto in regola; l’azienda di famiglia era infatti intestata a me e la società si chiamava Cucirini Sole; sì, perché mentre mio marito faceva lavori di carrozzeria, io, aiutata anche dalle mie sorelle, facevo roccatura e cucirini per la Singer, la Cucirini Cantoni, la Fillatice di Capriate, la Corazza di Padova, la Ubic di Milano e tante altre importanti aziende… Ero però io il contabile di casa e, in qualche modo, il sergente di ferro… Cosa intende? Non usciva una sola macchina dalla nostra piccola officina se non c’era il conto sul sedile! I conti li facevo io e ho poi sempre continuato a farli io anche quando mio marito è andato in pensione; seguivo scrupolosamente la contabilità e poi mi occupavo della dichiarazione dei redditi e di tutto ciò che avesse un risvolto burocratico.

In tutto questo, però, sono fiera di aver sempre avuto con mio marito un occhio di riguardo per i nostri clienti e di aver insegnato ai nostri figli quello che era da sempre il nostro motto: meglio rischiare di perdere diecimila lire ma avendo la certezza di aver trattato bene il cliente; e le diecimila lire delle quali parlo, sono diecimila lire di qualche decennio fa! I suoi figli mi hanno raccontato che lei è da sempre una grande appassionata di motori e che ha sempre amato le auto… È vero! Ho sempre detto che se fosse per me la cambierei ogni sei mesi! Ricordo come fosse ieri la mia prima auto, una Bianchina Panoramica di colore grigio metallizzato… Arrivò e fu mia il 22 luglio del 1965! Ho la patente da ormai più di 50 anni durante i quali non ho mai smesso di esclamare ai miei che, prima o poi, avrei assolutamente voluto guidare una

Ricordo come fosse ieri la mia prima auto, una Bianchina Panoramica di colore grigio metallizzato… Arrivò e fu mia il 22 luglio del 1965!

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Mercedes… Bene, da qualche anno possiedo e guido ogni giorno una Mercedes classe C! Chissà quante auto avrà visto entrare amaccate per poi uscire immacolate dalla vostra prima carrozzeria sotto casa… Ne ricorda qualcuna in particolare? Certo! Due su tutte! Innanzitutto la Opel Capitan che era stata del nostro Papa Buono che potemmo riparare grazie alle ottime referenze che il caro dottor Paganoni diede a chi si occupava di questi delicati interventi; fu una grande soddisfazione… E poi la mia mitica Giulietta che avevo distrutto alla fine di uno spettacolare testacoda a Villa di Serio nel 1987! Mi dica… Cosa c’è della signora Vittoria Acerbis nella EQUA srl di oggi? Ci sonoi figli - e con loro mio genero Marcello che amo e stimo come un figlio

- che continuano a portare avanti il sogno mio e di mio marito… C’è l’orgoglio, del quale nessuno potrà mai privarmi, di averli cresciuti negli “scatoloni di cartone” ma sempre cercando di inculcargli i sani principi con i quali io e mio marito abbiamo fatto tanta strada insieme nella vita, prima ancora che nel lavoro… C’è il desiderio di scoprire, di non fermarsi, di guardare avanti con fiducia e con curiosità… E poi c’è ciò che credo debba essere alla base di ogni azienda che si rispetti: il rigore, il controllo costante dei conti, il rispetto delle regole… Cari amici, mi auguro di cuore che voi come me abbiate capito perché la signora Vittoria, questa grande donna, sia a pieno titolo protagonista di una delle più belle storie che, insieme ai motori, rappresentano al meglio il cuore pulsante di JUST.

www.fosfatazione.it

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Nadia Morselli

“The Lady of Harley” di Giovanni Volpe • ph Marco Pesenti - Atomika Production

lzi la mano chi, tra noi appassionati e quasi invasati di tutto ciò che abbia un motore, non si sia piacevolmente accorto di quante centaure sfreccino sempre più spesso in sella alle loro fiammanti moto… e che moto! Sì, perché un altro dei tabù che si stanno via via sgretolando, è quello che voleva il gentil sesso tassativamente alla guida di motorette con poca personalità, le cui doti principali dovevano esclusivamente essere il peso ridotto e la scarsa altezza da terra della sella… altrimenti “come farà a stare in piedi”? Ecco perché siamo se possibile ancor più lieti di presentarvi Nadia Morselli, una forza della natura ancor prima che Officer del gruppo femminile del Chapter della concessionaria ufficiale Harley Davidson Bergamo, di San Paolo d’Argon. Beh, che Nadia abbia una marcia in più, abbiamo impiegato davvero pochi istanti a capirlo, giusto il tempo di vederla arrivare sulla soglia del nostro studio fotografico in sella alla sua nuova, possente e meravigliosamente rumorosa De Luxe. Spiegaci che cosa significhi per te essere “The Lady of Harley”… È semplicemente bellissimo e molto divertente; è stato proprio il direttivo del Chapter di Bergamo a volere a tutti i costi che anche noi harleyste fossimo in qualche modo rappresentate all’interno di un mondo che si è da sempre propensi a pensare esclusivamente maschile. Quante siete e che atmosfera respirate in H-D Bergamo? Il nostro “gruppo nel gruppo” è nato solo durante la scorsa stagione ma siamo già otto e contiamo di crescere ancora; spesso la distanza tra una centaura e una Harley, è semplicemente il fatto che non abbia ancora mai provato a sedersi e ad accenderne una… Tutto il resto viene da sé; in concessionaria e durante le numerose iniziative organizzate dal nostro Chapter, il clima è davvero splendido e di massima sintonia e condivisione. Parlaci delle attività del gruppo che dirigi…

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L’anno scorso ho avuto il piacere di iniziare a organizzare qualcosa che potesse essere per noi harleyste una sorta di battesimo del fuoco; abbiamo così esordito con un giro del Lago d’Iseo e, per quanto non si sia evidentemente trattato di un coast to coast, durante tutto il tragitto, non solo ci siamo divertite come matte e abbiamo iniziato a fare gruppo, ma ci siamo ritrovate spesso con gli occhi addosso… Non male per un gruppetto di signorine in Harley, non trovi? Per il 2015 sto invece ultimando l’organizzazione del giro del Lago di

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Como che scatterà in settembre… non vedo l’ora! Ma come sei arrivata a questa tua splendida De Luxe? Ho sempre amato i motori e in particolar modo le due ruote che, negli anni sono state indispensabili anche nella mia vita lavorativa. La mia prima “moto” fu una fiammante Motorella della Alfa Romeo; fu poi il momento di una sobria e affidabilissima Vespa 125 Primavera nera che fu per anni anche la mia fedele compagna di lavoro visto che ai tempi facevo la portalettere.

È una moto comodissima, bassa di assetto, con i pesi ottimamente bilanciati e poi il suo cuore 1700cc si sente, è poderoso e ha coppia da vendere…

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Cinque anni fa, dopo un anno da “zavorrina” di mio marito sulla parte posteriore della sella alla sua H-D 883, ho acquistato la mia prima Harley, una Super Low… un sogno! Un sogno che dopo nemmeno un anno ha preso le sembianze della mia seconda H-D, una 1200 Custom… Non avevo saputo resistere al suo fascino! Raccontaci la tua splendida De Luxe… Sbaglio o ha una “voce” un po’ particolare? Beh, la De Luxe è il modello H-D vintage per eccellenza e visto che anch’io sono vintage… come resisterle? Non sbagli; un’Harley non è un’Harley se non le cambi subito le marmitte… Ti presento le responsabili di quell’inconfondibile vocione: sono le mie due

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Screaming Eagle! Ho poi aggiunto due manopole – vere opere d’arte – Rebuffini, il parabrezza maggiorato, il copri puleggia e un paramotore che impedisce di fatto la caduta laterale della moto. Come ti senti in sella alla tua nuova compagna d’avventura? Alla grande! È una moto comodissima, pesante come si confà a ogni H-D che si rispetti, ma bassa di assetto, con i pesi ottimamente bilanciati e dunque molto maneggevole anche per me che non sono esattamente un gigante; e poi il suo cuore 1700cc si sente, è poderoso e ha coppia da vendere… Un’ultima domanda… La tua Harley è la più bella del gruppo? Adesso sì…!

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Maurizio Secomandi

“La strada giusta!” di Maurizio Secomandi • ph Marco Pesenti - Atomika Production

ono nato nel mondo dei motori, più in particolare in quello delle vetture; mio padre era, infatti, un commerciante del settore e, anche grazie a questa sua vicinanza, sono presto diventato un vero e proprio appassionato. Ho seguito le orme di mio padre e proprio quest’anno compierò la bellezza di ben trent’anni di carriera in un settore che, da quando appena ventenne iniziai a operarvi, ha subito una miriade di cambiamenti. In realtà è in primis il mercato globale a essere radicalmente cambiato; il settore del commercio di auto è sempre sotto i riflettori perché riguarda un prodotto del quale davvero pochi di noi possono fare a meno. Quello che, prima dell’inizio del profondo periodo di crisi che attraversiamo, era anche considerato un tipico esempio di acquisto emozionale, oggi è sempre più legato a bisogni della quotidianità, al lavoro, alla famiglia. Ecco dunque che la figura del venditore è andata via via assumendo un’importanza strategica e prioritaria perché, se è vero che ormai, una volta individuato il prodotto desiderato, ci si sposta molto di più prima alla ricerca

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dell’affare della vita, è altrettanto vero che specialmente chi non è “vincolato” alla vendita di questo o quel prodotto, può consigliare al meglio il potenziale cliente. Per questa ragione, dopo oltre un ventennio di esperienza in importanti concessionarie del territorio e altri anni in proprio, tre anni fa ho deciso di aprire Cars&Luxury; un cambiamento netto di vita figlio di un evidente mutamento di tutto ciò che mi circondava e che, non sempre le concessionarie potevano permettersi di considerare, dovendo raggiungere precisi volumi di vendita. La mia infinita passione per i motori e l’ormai grande abitudine di rapportarmi in maniera schietta e onesta col pubblico, sono alla base di un’attività, la mia, in cui tutto è ancora piacevolmente a misura d’uomo, in cui conoscere una persona nuova e avere il piacere di accompagnarla passo passo fino all’acquisto della vettura migliore per le sue esigenze, costituisce il mio primo obiettivo quotidiano, oltre che una soddisfazione. Sì, perché parlare oggi di margini sulla vendita della singola vettura, è a dir

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www.carsluxury.it

poco anacronistico; ciò che conta è il rapporto col cliente, poter dedicare il tempo necessario a far sì che si ha di fronte sia soddisfatto senza riserve, tanto da ingenerare un passaparola positivo. Non ho mai amato e continuo a non amare la vendita a tutti i costi e grazie a questa attività che gestisco personalmente, sono finalmente libero di seguire ogni mio singolo cliente certo che, la vettura che gli proporrò, sarà senza dubbio la migliore alla quale potesse aspirare. Vendere dall’utilitaria fino alla più esclusiva delle supercar permette inoltre di avere sempre in tempo reale il polso della situazione, sapere in che direzione stia andando l’economia reale della nostra città e non solo. E poi c’è tutto il servizio di postvendita che curo con assoluta attenzione e disponibilità perché, mai come da qualche anno a questa parte, l’automobile significa mobilità per la famiglia e il lavoro. È proprio sulla qualità delle vetture che vendo e su quella dei rapporti umani che instauro con la stragrande maggioranza dei miei clienti, che baso il mio lavoro. E, a trent’anni di distanza, sono fiero e certo di poter dire di aver scelto la strada giusta!

È proprio sulla qualità delle vetture che vendo e su quella dei rapporti umani che instauro con i miei clienti, che baso il mio lavoro.

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Harley Davidson Bergamo

Motors Supercar

JUST Motocross

Lodauto

Brutte & Cattive

KTM Farioli

BMW Motorrad

Provate dal direttore

Bruno Moto

Bonaldi Motori

Iperauto Bergamo

Autorota

Carrozzeria Pezzucchi

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Supercar “Mercedes fa la voce grossa…!” di Michael Knight

ari amici, non sembra anche a voi che questi tre mesi siano volati? Nemmeno il tempo di archiviare la prima “Supercar” di JUST ed eccomi qui nuovamente pronto a presentarvi un altro gioiello capace di far battere forte il cuore a chi, come me e tantissimi di voi, ami vetture in grado di regalare emozioni forti. In questo numero 1 di JUST è Mercedes a tornare prepotentemente protagonista e lo fa regalandoci un vero e proprio gioiello capace di conquistare al primo sguardo. Sto parlando della nuova AMG GT una sportiva di razza con la quale il costruttore tedesco intende ora conquistare anche quella nutrita schiera gentlemen drivers, notoriamente ghiotti di vetture di classe ad altissime prestazioni. Beh, che sin dal primo sguardo la AMG GT sappia emozionare, è fuori discussione; merito innanzitutto delle proporzioni del corpo vettura che, a una lunghezza non esagerata – 4,546m – fanno corrispondere una larghezza di ben 1,939m; queste misure e il design mozzafiato che non a caso ricorda quello della “sorella maggiore” SLS, regala un’immagine d’insieme davvero d’effetto. Che questa Mercedes rappresenti, poi, una strategica mossa del costruttore ora a caccia di estimatori in una nicchia nella quale, da tempo, è un’altra tedesca a dominare, lo si evince da alcune soluzioni in grado di renderla anche qualcosa di molto vicino a una vettura ideale lontano dai cordoli. Le portiere, se pur ovviamente meno scenografiche di quelle ad ali di gabbiano, risultano di certo più pratiche e, quel portellone posteriore spuntato

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come per magia che, unitamente alla scelta di fare della AMG GT una “due posti secchi”, rendono la vettura insospettabilmente capiente e pratica. Come di consueto, design e qualità dell’abitacolo - volendo profondamente personalizzabile - propongono uno standard molto elevato; colpisce soprattutto il sapiente mix tra quanto di meglio offrano oggi hi-tech e infotainment, e i diversi dettagli che richiamano le Mercedes sportive di ieri. Ma veniamo ora all’anima di questa splendida Mercedes… La AMG GT S è una vettura dai contenuti tecnologici e meccanici di altissimo livello e ogni dettaglio è stato opportunamente curato per far sì che la si possa sfruttare a fondo, con la massima efficacia, e in tutta sicurezza. Non mi stupisce, dunque, che ben il 90% della sua struttura sia realizzato in alluminio e che la distribuzione dei pesi – il poderoso propulsore da 6.2 litri è posizionato all’avantreno mentre trazione e abitacolo sono “tutto dietro” – contribuiscano da sole a fare di questo prezioso oggetto, un bolide votato al piacere di guida più estremo. A tutto ciò, contribuisce in maniera decisiva anche il cuore di questa supercar; si tratta di un 6.2l biturbo da 510cv, opportunamente abbinato a un cambio doppia frizione Speedshift DCT AMG a 7 rapporti valido alleato in pista e, all’occorrenza, a proprio agio anche lungo le meno veloci strade di tutti i giorni. Non ho ancora avuto il piacere di testare personalmente questa affascinante e sportivissima Mercedes - che potremo presto toccare con mano in una delle sedi della concessionaria ufficiale Lodauto - ma non ho alcun dubbio sul fatto

La AMG GT S è una vettura dai contenuti tecnologici e meccanici di altissimo livello e ogni dettaglio è stato opportunamente curato per far sì che la si possa sfruttare a fondo, con la massima efficacia, e in tutta sicurezza.

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che le prestazioni dichiarate dal costruttore siano tranquillamente alla sua portata. Per l’esattezza stiamo parlando di 310Km/h di velocità massima, di 3.8 secondi per raggiungere i 100Km/h da fermo e di circa 21 secondi per bruciare, sempre da fermo, il chilometro. Numeri ed emozioni da “Supercar” sapientemente mixati a stile ed eleganza tipicamente Mercedes: è questa la ricetta con la quale la nuova AMG GT lancia il guanto di sfida alle agguerrite rivali che tenterà di intimorire, anche con un suono, promettono i tecnici che l’hanno messo a punto, letteralmente da pelle d’oca…!

LODAUTO Tel. 035 882426 - www.lodauto.it 70

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Brutte & Cattive “Opel Omega Lotus - C’è cura… e cura!” di Giovanni Volpe

i sa, per tenere a bada il vostro colesterolo il massimo continua a essere assumere Omega 3… Ma circa vent’anni fa c’era un altro “omega” col quale sfidare, su strada, le leggi della fisica e curare il morboso desiderio di andar forte… Come? Assumendo tutti d’un fiato i trecentosettantasette cavalli di potenza che galoppavano sotto il cofano di una delle più brutali, emozionanti, inutili e non esattamente belle berline di tutti i tempi, la Opel Omega Lotus. Il costruttore anglo-tedesco, infatti, stanco del dominio incontrastato delle connazionali ipervitaminizzate Mercedes AMG e BMW “M”, si rivolse a un marchio specializzato in fatto di prestazioni, competizioni ed emozione, Lotus appunto. La gestazione di quella che per anni e anni fu la berlina più veloce, oltre che ovviamente meno aggraziata, del mondo, non fu affatto semplice; questo perché i tecnici Opel, inizialmente, si erano messi in testa di trapiantare nel cofano dell’anonima ma molto aerodinamica berlinona tedesca, niente meno che il V8 a stelle e strisce della Corvette ZR1 dei tempi.

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Cattiva di razza: 5.1 secondi netti nello 0/100 e un crescendo mozzafiato sui 400m e sul chilometro. VelocitĂ massima effettiva: 283Km/h.

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Fallita l’operazione - con i designer tutti intenti a rendere pressoché inguardabile la linea di una vettura ancora tutta da fare - i tecnici Lotus decisero di dopare pesantemente il 3mila a sei cilindri che già equipaggiava la Omega; risultato: due turbo Garret T25, enormi intercooler per non bruciare tutto, e la bellezza di 377cv imbizzarriti. Una volta definiti gli ultimi dettagli meccanici – come i freni tutti enormi e autoventilanti e il cambio a sei marce della “Vette” – era il momento di scegliere il design definitivo della vettura; ed ecco che ebbe inizio il festival dell’horror di casa Opel. Paraurti anteriore enorme e pieno zeppo di prese d’aria – utili ma davvero eccessive - bombature anteriori e posteriori sostanzialmente ottenute incollando passaruota a go go; “minigonne” degne della più volgare delle conigliette, e cerchi in lega belli ma piuttosto piccoli, soprattutto davanti, a fatica in grado di riempire tali curve da tuning selvaggio. Ma ora eccoci giunti all’apoteosi dell’azzardo estetico: l’alettone posteriore, il mostruoso e sovrabbondante alettone posteriore; pareva un prototipo di ponte sullo Stretto con l’aggravante, però, di essere reale. E gli interni? Una tristezza senza precedenti, fatta di sediloni sportivi rivestiti di pelle trapuntata del divano della nonna, un volantone Opel con la targhetta Lotus al centro, e nemmeno l’ombra di strumenti supplementari, manco uno straccio di manometro del turbo! Ma ora è tempo di essere meno superficiali e di concentrarsi su ciò che rendeva a suo modo meravigliosa la Omega Lotus, la sostanza, la cattiveria; e in questo, credetemi, la Omega Lotus, non aveva rivali: trazione posteriore senza alcun sedativo elettronico, sei cilindri, due turbo e la bellezza di 377 cavalli! Una vettura da sogno, castiga Ferrari e Porsche… sul dritto… che, anche grazie all’impronta a terra dei suoi pneumatici – quelli dietro erano più larghi – riusciva a prodursi in accelerazioni brutali, da cattiva di razza: 5.1 secondi netti nello 0/100 e un crescendo mozzafiato sui 400m e sul chilometro. Dimenticavo la velocità massima effettiva: 283Km/h; gli unici che all’inizio degli anni ’90 furono in grado di essere più rapidi di lei? Beh, i danarosi appassionati che non esitarono ad assicurarsi uno dei soli 1100 bruttissimi ma cattivissimi esemplari prodotti.

Modello

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Prezzo

Opel Omega Lotus periodo di vendita 1990-1994 73.170 €

Dimensioni Dimensioni Passo Carreggiata Peso

4768x1812x1435 mm 2730 mm - Carreggiata Ant. 1488 mm / Post. 1533 mm 1690 kg

Motore Motore Cilindrata Alimentazione Potenza max/regime Coppia max Trazione Cambio Marce

6 cilindri in linea 3615 Benzina 277kW (377 CV) a 5500 giri/min 569 Nm Posteriore Manuale 6

Pneumatici e Freni Pneumatici anteriori Pneumatici posteriori Freni anteriori Freni posteriori

235/45/17 265/40/17 Dischi ventilati (330 mm) 4 pist. pinze Dischi ventilati (330 mm) 2 pist. pinze

Prestazioni Velocità max Accelerazione 0-100km/h Omologazione antinquin. Emissioni CO2 (g/km)

283 km/h 5.1 secondi 0 Emissioni 0

Consumi (litri/100 km) Urbano

11.5

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Provate dal direttore “Si chiama ancora Passat… ma è già nel futuro” di Giovanni Volpe • ph Marco Pesenti - Atomika Production

a protagonista della mia prima prova su strada 2015 di JUST, ci è stata messa a disposizione della concessionaria ufficiale Volkswagen, Bonaldi Motori. Si tratta della nuova Passat Variant, per l’occasione in allestimento Highline, il più ricco, equipaggiata con un propulsore turbodiesel due litri da 150cv di potenza abbinato alla trasmissione DSG a sei rapporti. Prima di partire per il test ho osservato attentamente la nuova Passat Variant e la prima considerazione che credo vada fatta riguarda l’abilità dei designer della casa tedesca che, ancora una volta, hanno saputo regalare alla nuova generazione – per l’esattezza l’ottava – di questo apprezzato modello, un design moderno e ricco di dettagli innovativi, senza però dover ricorrere a vere e proprie rotture stilistiche col passato. Le linee sono più squadrate e nette in ogni porzione della vettura che ora vanta un frontale piuttosto severo con proiettori a Led sottili e dal disegno molto personale; la fiancata, segnata da una nervatura molto marcata e da “muscoli” più evidenti che nella settima serie, risulta comunque slanciata e regala da subito una convincente sensazione di dinamismo. Merita, infine, un cenno particolare il posteriore della nuova Passat; nessuna rivoluzione, come dicevo poco fa, ma pulizia e rigore delle linee, i fari sostan-

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zialmente monocromatici e, soprattutto, l’inedito taglio trapezoidale dei doppi terminali cromati, chiudono a mio parere nel migliore dei modi una linea moderna e dallo spiccato sapore hi-tech. Hi-tech che ritroviamo nel design, nella plancia e un po’ in tutto l’abitacolo della nuova station tedesca, anch’essa nata dalla piattaforma modulare inaugurata due anni fa con la settima edizione della Golf. Nell’abitacolo la qualità percepita in ogni più insignificante dettaglio è molto elevata e una volta al volante ho apprezzato molto la molteplicità e l’intuitività delle regolazioni del mio sedile che, come il resto della selleria in questa versione Highline, era rivestito in pelle e alcantara. Molto ergonomica e ben fatta, la plancia della Passat che ho testato, sfoggiava una strumentazione digitale scenografica oltre che estremamente completa; in abbinamento al navigatore touch screen di generose dimensioni, l’effetto d’insieme è stato davvero d’impatto. Tutti i comandi, anche quelli lungo il ben rifinito tunnel centrale, sono ben disposti, compreso il comando con cui si può agevolmente azionare il freno a mano elettronico; una volta in movimento, con il propulsore a gasolio che, senza tirare i rapporti più bassi, quasi non si sente, sono stato colpito da quello che ormai definisco “l’effetto Volkswagen”: dopo pochi metri percorsi

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Le linee sono pi첫 squadrate e nette. Frontale piuttosto severo con proiettori a Led sottili e dal disegno molto personale. .

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la sintonia con questa nuova Passat era pressoché totale, nemmeno vi avessi già percorso centinaia di chilometri. Con la nuova strumentazione digitale, ben visibile e mai fastidiosa, ho potuto via via tenere sotto controllo tutti i principali parametri della vettura, non ultimo il rapporto del cambio inserito; ciò che ho notato rispetto a vetture con cambio DSG più datate, è stato un sensibile miglioramento del funzionamento di questa trasmissione che, sia in “D” che in modalità sequenziale – azionando cioè le palette poste dietro le razze del volante – mi è parsa molto morbida e priva di pur minimi scompensi in grado di compromettere l’ottimo comfort. Questo motore da 150cv fila via liscio e senza incertezze, con il computer di bordo che, lungo le strade extraurbane che ho percorso inizialmente, mi parlava di percorrenze prossime ai 24, 25 chilometri con un litro; ho poi voluto testare la Passat su tracciati più tortuosi ed ecco un’altra sorpresa: questa

nuova Volkswagen, nonostante le sue dimensioni esterne non esattamente contenute, si è dimostrata molto maneggevole e gestibile anche sullo stretto. Ormai giunto al termine della mia prova, ho testato il cruise control con frenata adattiva; non nascondo di aver avuto, sulle prime, un pizzico di resistenza prima di impiegarlo, avendo iniziato a guidare quando tutta questa elettronica al servizio della sicurezza attiva, non era nemmeno immaginabile, men che meno un computer che frenasse al posto nostro. In realtà ho ben presto potuto constatare la stupefacente efficienza di questo sistema di frenata adattiva che, una volta impostata la distanza desiderata dal veicolo che precedeva, ha saputo regolare simultaneamente la velocità di fatto riducendo a zero ogni rischio d’impatto. Tecnologia e qualità a tutto tondo; ancora una volta Volkswagen ha fatto centro.

Pulizia e rigore delle linee, fari sostanzialmente monocromatici e taglio trapezoidale dei doppi terminali cromati.

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BONALDI MOTORI Tel. 035 4532711 - www.bonaldi.it 79

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Iperauto Bergamo “SUV a chi?” di Giovanni Volpe

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IPERAUTO BERGAMO

i sono definizioni, anche nel mondo dell’auto, che in alcuni casi possono risultare poco calzanti se non addirittura inadatte. Una di queste, mentre mi appresto a presentarvi la nuova Land Rover Discovery Sport, è senza dubbio “SUV”, come noto acronimo di “Sport Utility Wagon”. Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito a un vero e proprio boom di questa inedita categoria di vetture; modelli spesso di dimensioni generose, dotati di sofisticate trazioni integrali e di sistemi elettronici all’avanguardia, ma che, il più delle volte, appena abbandonate le

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rassicuranti strade asfaltate, finivano per risultare goffe e tutt’altro che a proprio agio. Ecco perché faccio non poca fatica a definire un SUV la nuova Discovery Sport, una vettura dal design molto affascinante, dai contenuti tecnologici di assoluto rilievo ma, ancor prima, un fuoristrada duro e puro, modernissimo e studiato in ogni suo meno visibile particolare per affrontare con disinvoltura anche il più complicato tracciato off-road. Nel design la nuova Discovery Sport ripropone il meglio dei più recenti modelli di casa Land Rover che mette però al servizio della sua inimitabile anima fuoristradistica; ecco dunque che la vettura è in grado di proporre, un angolo d'attacco di 25 gradi, uno d'uscita di 31, e un angolo di dosso di ben 21 gradi, con la possibilità, reale, di affrontare guadi profondi ben 60 centimetri. La Discovery è lunga meno di 4,6 metri e un po’ in ognuna delle sue componenti strutturali e di carrozzeria, si registra l’utilizzo di materiali ad altissima resistenza e, contestualmente dal peso decisamente più

La vettura è in grado di proporre un angolo d'attacco di 25 gradi, uno d'uscita di 31, e un angolo di dosso di ben 21 gradi, con la possibilità, reale, di affrontare guadi profondi ben 60 centimetri.

IPERAUTO BERGAMO Tel. 035 2924211 - www.iperautobg.it 81

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contenuto; risultato? Questa nuova Land Rover pesa ben il 20% meno rispetto al modello precedente, e l’adozione di un’inedita sospensione posteriore Multilink in alluminio offre la possibilità di posizionare al meglio due posti – il sesto e il settimo – nell’altrimenti molto ampio e regolare vano bagagli, oltre a regalare performance dinamiche sempre di alto livello. Sì, perché per quanto sia un fuoristrada vero, la nuova Discovery Sport è anche una vettura molto raffinata, qualitativamente di primissimo piano e molto appagante su strada, una vera ammiraglia. L’abitacolo è ampio, luminoso, ricercato nel design e nei materiali, con assemblaggi estremamente curati; molto elevato anche il livello di infotainment con sistemi dell’ultima generazione che regalano un livello di confort regale e, allo stesso tempo, permettono di tenere costantemente sotto controllo ogni parametro dinamico della vettura. In fatto di sicurezza attiva, poi, non si può non citare il modernissimo radar che, a velocità comprese tra 5 e 80 chilometri l’ora, in caso d’emergenza interviene automaticamente evitando l’impatto con il veicolo che precede; infine una chicca: a bordo della nuova Discovery Sport vi sono porte USB un po’ ovunque, se ne contano ben sei! In attesa di testare personalmente una Discovery Sport messami a disposizione dalla concessionaria Iperauto Spa di Bergamo, meritano un cenno le grandi doti di affidabilità e le qualità dinamiche che sono emerse durante durissimi test di resistenza svolti da riviste specializzate nel Nord Europa; performance frutto anche di un’ideale sinergia tra propulsori e inedite trasmissioni. In Italia la Discovery Sport viene offerta con tre propulsori; un benzina – 2.0Si4 – da 240cv di potenza e due unità a gasolio – 2.2 TD4 e SD4 – con potenze rispettivamente di 150 e 190 cavalli. In entrambi i casi questi propulsori potranno essere idealmente sfruttati attraverso un modernissimo cambio automatico a ben nove rapporti grazie al quale, anche in off-road, le Discovery promettono di essere pienamente sfruttabili e gestibili. Insomma, che la si scelga per partecipare a una serata di gala o che si decida di chiederle di sfoderare tutta la sua anima da fuoristradista vera, la nuova Land Rover Discovery Sport siamo certi saprà colpire dritti al cuore coloro i quali non amino etichette e schemi preconfezionati.

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JUST Motocross “Cairoli o Villopoto? Red Bull o Monster Energy?” di Giovanni Volpe

’edizione 2015 del Mondiale di Motocross si annuncia come una delle più spettacolari, avvincenti e seguite di sempre! Merito dell’otto volte campione del mondo Antonio Cairoli che, anche attraverso il suo “Velocità, fango e gloria”, oltre che ovviamente demolendo tutti i record, ha costruito il suo “essere personaggio” con grande umiltà e senza eccessi. Quest’anno, in un circus come quello del motocross che non conosce più confini e presenta gare in calendario in ogni angolo del mondo oltre alle classiche del Vecchio Continente, saranno numerosi e quanto mai agguerriti gli avversari del nostro campione dei campioni nostrano; il belga Desalle, il francese Paulin, un altro belga Vanhorebeek con tanto di team italiano alle spalle guidato da Michele Rinaldi, un italiano, ex campione del mondo 2008, David Philippaerts, e tanti altri ancora. Ma la vera minaccia al dominio assoluto di Cairoli, quest’anno ha un nome e un

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cognome ben preciso, Ryan Villopoto, stella fra le stelle di un mondo del motocross a sé, quello americano, quello degli stadi del baseball gremiti con oltre sessantamila spettatori, delle acrobazie spettacolari, dei funamboli dai nervi d’acciaio, quello del più americano show nello show. Ebbene, quest’anno, il re del supercross d’Oltre Oceano, opportunamente e massicciamente supportato dal principale sponsor del Supercross americano, Monster Energy, entra di prepotenza nel circus del motocross di “casa nostra” e lancia senza mezzi termini il guanto di sfida al nostro Antonio Cairoli. Una sfida epocale che, come ovvio, va ben oltre la competizione umana e sportiva tra due stelle come l’italiano e lo statunitense; si tratta, infatti, anche – e per alcuni soprattutto – del più grande testa a testa tra due simboli planetari dell’energy drink, la capostipite Red Bull con Cairoli e la sempre più rampante Monster Energy con Ryan Villopoto.

La vera minaccia al dominio assoluto di Cairoli, quest’anno ha un nome e un cognome ben preciso, Ryan Villopoto, stella fra le stelle del motocross americano. .

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25 222 12 2 461 21 22 777 47 24 28 89 19 39 259 17 111 183 999 9 177 100 400 23 123 11

Desalle, C. Cairoli, A. Nagl, M. Villopoto, R. Febvre, Romain Paulin, G. Strijbos, K. Bobryshev, E. Waters, Todd Simpson, Shaun Rattray, Tyla Van Horebeek, J. Philippaerts, D. Guarneri, D. Coldenhoff, G. Butron, Jose Ferris, Dean Frossard, S. Goncalves, Rui de Dycker, Ken Coates, Paul Searle, Tommy Yamamoto, Kei Charlier, C. Hoshino, Y. Bengtsson, F.

BEL ITA GER USA FRA FRA BEL RUS AUS GBR RSA BEL ITA ITA NED ESP AUS FRA POR BEL GBR GBR JPN FRA JPN SWE

SUZ KTM HUS KAW YAM HON SUZ HON HUS KTM KAW YAM YAM TM SUZ KTM HUS KTM HUS KTM YAM KTM HON HON KTM HON

88 79 78 70 67 67 55 45 40 38 35 32 31 28 27 25 17 16 14 8 7 5 5 3 2 2

22-22 20-18 25-25 12-13 15-14 18-20 9-15 13-12 6-8 14-7 4-5 16-16 11-0 8-9 3-11 7-10 0-4 10-0 0-3 2-6 0-0 5-0 0-0 1-2 -0-1

22-22 16-25 18-10 25-20 20-18 14-15 15-16 11-9 12-14 10-7 13-13 0-0 9-11 6-5 5-8 8-0 1-12 0-6 7-4 0-0 4-3 0-0 3-2 -2-0 0-1

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Chi vincerà? Quale di queste due stelle indiscusse avrà la meglio? E quanto, più o meno direttamente, questa epica sfida sportiva potrà essere influenzata da interessi economici tanto forti e, fino ad oggi, lontani dal pur dorato circus del motocross? Cairoli o Villopoto… Red Bull o Monster Energy? Staremo a vedere… Noi intanto, grazie anche ai diritti tv acquistati da Mediaset, potremo ammirare un bel pezzo dell’imprenditoria bergamasca amante delle due ruote, cucito addosso a Cairoli: caschi rigorosamente Airoh e abbigliamento firmato Scorpion Bay… Che la sfida delle sfide abbia inizio!

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KTM Farioli “‘READY TO RACE’... sempre!” di Giovanni Volpe • ph Marco Pesenti - Atomika Production

Farioli, concessionaria ufficiale KTM unica per Bergamo e provincia, rappresenta più che mai un vero e proprio punto di riferimento per i sempre più numerosi estimatori di questo blasonato marchio.

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FA R I O L I

orreva l'anno 1969, l'enduro si chiamava ancora moto regolarità. Una KTM 125cc e un pilota di nome Arnaldo Farioli vincevano il Campionato Italiano e si apriva così una storia di uomini e motori divenuta leggenda mondiale. Una leggenda, oltre al Team KTM Farioli, da ormai più di trent’anni significa vendita, assistenza e preparazione, esclusivamente per le due ruote KTM. Farioli, infatti, oggi concessionaria ufficiale KTM unica per Bergamo e provincia, rappresenta più che mai un vero e proprio punto di riferimento per i sempre più numerosi estimatori di questo blasonato marchio. La moderna e recentissima struttura sorge su una superficie complessiva di ben 2700mq perfettamente distribuiti e organizzati; all’interno opera uno staff composto da quattordici elementi tra i quali otto meccanici qualificati e poi addetti alle vendite, al web, ai ricambi e all’amministrazione. Davvero d’impatto l’ampio showroom all’interno del quale è esposta l’intera gamma KTM; una gamma che, mai come in questo 2015, si presenta vasta e decisamente ben articolata, tra “strada” e “fuoristrada”. Se, fino a qualche anno fa, nell’immaginario collettivo KTM significava quasi esclusivamente “fuoristrada”, oggi risulta evidente la sterzata della casa austriaca nella direzione di prodotti stradali in grado di soddisfare ogni esigenza e di trovare una propria collocazione anche nelle più piccole nicchie di mercato. La gamma attuale può vantare la bellezza di ben quattordici modelli stradali con cilindrate strategicamente comprese tra i 125cc e 1290cc.

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E proprio la 1290cc è la regina delle novità della gamma KTM 2015, la Super Adventure. Si tratta di una moderna maxi-enduro votata ai lunghi viaggi ma che, nel proprio DNA, mantiene intatte le doti delle migliori KTM di sempre: piacere di guida, prestazioni elevate e capacità di distinguersi in una nicchia di mercato sempre più affollata e competitiva. Merito del suo V2 derivato da quello della cattivissima 1290 Super Duke R, qui dotato di 160cv di potenza a cui corrispondono ben 108 dei 140Nm di coppia massima, già a soli 2500 giri; la nuova Super Adventure sfoggia poi un comparto elettronico di primo livello grazie al quale ogni parametro dinamico della moto può essere del tutto regolato secondo le esigenze del pilota e le condizioni esterne. Infine una chicca di questa nuova KTM, le sospensioni semiattive targate WP che, grazie alla possibilità di intervento diretto sull’assetto – con ben 4 diverse mappature, Rain, Street, Sport ed Enduro – garantiscono performance sempre molto efficaci ottenibili in totale sicurezza. Ma KTM Farioli vuol sempre dire anche ruote tassellate, eccome: Enduro, Freeride, Sx e Mini; e ancora, a partire dallo scorso autunno 2014, il benvenuto di KTM al “mondo elettrico” con la FREERIDE E omologata anche per uso su strada: leggera, potente, maneggevole, silenziosa e facilissima da guidare. Che sia un safari in fuoristrada o una giungla urbana, in sella a questa elettrica ed elettrizzante KTM, nulla potrà fermarvi, noi di JUST l’abbiamo già provata! Ma non è finita qui perché lo showroom presenta uno spazio interamente dedicato all’abbigliamento che propone indumenti tecnici di altissima qualità e sicurezza, oltre ad una parte più modaiola alla quale attingere per avere sempre sulla propria pelle il logo KTM. Anche i più piccoli hanno un coloratissimo spazio dedicato, fatto di modellini, magliette, tutine “racing” e tanto altro ancora. Un altro spazio che, al di là della generosità delle dimensioni, ci ha colpiti, è stata senza dubbio l’officina della concessionaria Farioli: al suo interno ordine e pulizia ovunque, attrezzature d’avanguardia e uno staff al lavoro in un’atmosfera ovattata oltre che in spazi particolarmente funzionali. Infine il piano superiore che ospita un vasto magazzino ricambi nel quale reperire, con facilità e grande rapidità, ricambi originali e parti speciali. Da vedere…

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FARIOLI SRL Tel. 035 294249 - www.ktmfarioli.com 91

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Bruno Moto “Ragione e sentimento” di Phil Green • ph Marco Pesenti - Atomika Production

anno entrambe tre cilindri, ma le similitudini finiscono qui. La MV Agusta Brutale 800 Dragster e la Yamaha MT-09 Tracer non potrebbero essere più diverse. Le abbiamo provate insieme, perché a Bergamo si trovano sotto le insegne di Bruno Moto (che, oltre alla sede storica a Paladina, sulla

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provinciale Dalmine-Villa d’Almè, ha anche un faraonico show-room a Petosino di Sorisole) e perché, insieme, sintetizzano i desideri dei moderni motociclisti: eccitante e “ignorante” la Dragster, “intelligente” e poliedrica la Tracer. Potendo permettercelo, le vorremmo entrambe nel nostro box…

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L’italiana è come una femme fatale: attraente, sexy, irresistibile. Ma anche impegnativa. Non solo dal punto di vista economico: esige esperienza di guida e sale in zucca, perché è talmente vivace e “cattiva” da spingere anche il più tranquillo dei piloti ad alzare il ritmo e mollare i freni inibitori. Con un motore potente (125 CV) ed esplosivo, abbinato ad un peso contenuto (167 kg) e ad una ciclistica svelta e reattiva, impennate, burn-out e accelerazioni brucianti sono all’ordine del giorno. Per tenere a bada tutta la grinta della Dragster viene in aiuto una sofisticata elettronica, che supporta il pilota con ABS, traction control (settabile su 8 diversi livelli o addirittura escludibile), e quattro mappe per la gestione dell’erogazione. C’è persino il quick-shift, per cambi di marcia ultra-rapidi, come sulle MotoGP. Ma quello che ti fa rimanere imbambolato, prima ancora delle adrenaliniche sensazioni di guida e del sound inimitabile (lo scarico con tre uscite che sembrano canne d’organo, emette musica per le orecchie di ogni appassionato!), prima di tutto questo ti colpisce l’estetica. La stretta parentela con la Brutale 800 è evidente, telaio e motore sono gli stessi, ma il codino ancora più rastremato e la muscolosa gomma posteriore da 200/50 la rendono più arrapante di una modella col tacco dodici. Se invece siete più da sneakers (tanto per mantenere metafore calzaturiere…) e con la moto amate macinare una valanga di chilometri, meglio se tutti di curve e tornanti, allora alla sconcertante bellezza italiana preferirete di certo la indubbia praticità giapponese. Yamaha, con la Tracer, ha evoluto il concetto di crossover, abbinando la facilità e l’immediatezza di guida della naked MT-09 alla duttilità di una moto con carena e manubrio alto. Con 115 CV ed un’erogazione talmente lineare che sembra tirata col righello, una ci-

BRUNO MOTO Tel. 035 533615 - www.brunomoto.it 93

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clistica agile e sincera, oltre che un comfort da riferimento per la categoria, alla Yamaha non manca nulla per divertire e, col giusto manico in sella, tenersi dietro persino qualche sportiva. La vorremmo per andare tutti i giorni in ufficio, sbronzarci di curve nel weekend e, perché no, spendere le nostre vacanze in lunghi viaggi, magari con passeggero al seguito. L’aspetto avventuroso, le sospensioni con buona escursione e il manubrio

largo ci invogliano a portarla anche in un leggero off-road (dove se la cava alla grande), ma la Tracer è fatta per incidere con rigore l’asfalto, in ogni condizione. È la “moto totale”, insomma. Se poi ci mettiamo un prezzo d’acquisto inferiore ai 10.000 euro, non troviamo più scuse per non andare da Bruno Moto con un assegno in mano e farci trovare pronti per affrontare in sella la bella stagione alle porte.

Hanno entrambe tre cilindri, ma le similitudini finiscono qui. La MV Agusta Brutale 800 Dragster e la Yamaha MT-09 Tracer non potrebbero essere più diverse.

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Autorota “È diventata grande!” di Giovanni Volpe • ph Marco Pesenti - Atomika Production

e ha fatta di strada la Suzuki Vitara, il compatto SUV giapponese di cui, proprio in questi giorni, viene presentata e commercializzata la quarta generazione. La prima, che arrivò in Italia nell’ormai lontano 1988, lasciò senza dubbio il segno per via del suo look originale ed elegante, oltre che per la sua proverbiale efficacia su tutti i terreni. Ebbene, la nuova Vitara ripropone in chiave moderna quanto di meglio offrisse la sua antenata, rispetto alla quale è però cresciuta in tutti i sensi. Le dimensioni sono generose, se pur sempre da SUV compatto, e sono aumentate rispetto al passato soprattutto in lunghezza; la nuova Vitara misura infatti ben 4,17 metri. Il design offre un riuscito mix tra modernità ed eleganza. Il frontale, anche grazie a uno scudo di forma trapezoidale e di colore a contrasto rispetto a quello della carrozzeria, e per via di proiettori molto moderni, siamo certi renderà questa nuova Suzuki, immediatamente riconoscibile. Lateralmente vi è poi una nervatura che corre fino all’estremità posteriore della vettura rendendo non poco dinamica e muscolosa una silohuette che trova, solo nella zona del portellone, la parte più tradizionale. Anche dentro la Vitara 2015 è tutta nuova.

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La plancia, tipicamente giapponese come il resto dell’abitacolo, spicca per razionalità, solidità e, oggi come mai prima, appaga anche l’occhio grazie a inserti simil metallo che si estendono anche a tutto il tunnel; d’effetto, infine, il grande tetto apribile in cristallo che offre all’abitacolo, comodissimo anche per cinque passeggeri, un’ariosità senza precedenti. Un grande passo avanti è stato fatto anche in fatto di infotainment; la Vitara monta un moderno sistema di navigazione, offre il meglio in materia di connettività per smartphone e tablet e, nelle versioni ai vertici della gamma, è presente anche una retrocamera che facilita non poco le manovre. Su strada sono due i termini che riassumono idealmente la nuova Vitara: efficienza ed efficacia; Il SUV giapponese, come ormai le sue più agguerrite rivali, viene offerta con l’immancabile trazione integrale ma anche con la più stradale trazione anteriore. In entrambi i casi la vettura risulta sicura e maneggevole con un ovvio plus alla quattro ruote motrici che, a seconda del tratto di strada o fuoristrada che si intenderà affrontare, potra essere sfruttata al meglio semplicemente agendo su un joystick posto alla base della leva del cambio. Due i motori previsti di identica cilindrata e potenza ma dal carattere molto diverso.

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Le dimensioni sono generose e sono aumentate rispetto al passato soprattutto in lunghezza; la nuova Vitara misura infatti ben 4,17 metri.

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Diverso anche il tipo di trasmissione automatica – in alternativa a quella manuale – a cui saranno abbinati i due millesei da 120cv di potenza; quello a benzina potrà contare su un tradizionale converitore di coppia, mentre il più brillante diesel, ancora di origine Fiat, sarà sfruttabile al meglio attraverso un inedito doppia frizione a 6 rapporti. Un ultimo elemento che, da solo, conferma le innegabili ambizioni della nuova Suzuki Vitara di conquistare il mercato europeo, è la possibilità di personalizzare attraverso diversi pacchetti dedicati, abitacolo e corpo vettura. Un elemento non trascurabile che siamo certi sarà molto apprezzato anche dall’esigente clientela bergamasca.

Lateralmente vi è poi una nervatura che corre fino all’estremità posteriore della vettura rendendone la silohuette dinamica e muscolosa.

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AUTOROTA Tel. 035 5098042 - www.autorota.net 99

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Harley Davidson Bergamo “H-D Street Glide Special” di Phil Green • ph Marco Pesenti - Atomika Production

L’emozione di guidare il mito americano è alla portata di tutti, con il programma di noleggio disponibile presso l’Authorized Rental di Harley-Davidson Bergamo.

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evo ammetterlo: la Street Glide è la mia Harley-Davidson preferita. Forse perché, degli oltre trenta modelli a catalogo del Marchio di Milwaukee, è l’unica che sa fondere il fascino delle più scintillanti custom americane con il comfort di una touring. E, nonostante la mole importante, si lascia guidare con incredibile facilità. È maschia e insieme sexy. Stando in sella, gongolo vedendomi riflesso nelle vetrine del centro, e solo i pressanti impegni quotidiani mi impediscono di volgere le ruote verso l’orizzonte e fermarmi solo per fare rifornimento o per godermi il panorama: questa moto è godibile tanto in città quanto nei lunghi viaggi. Peccato non possa permettermela, attualmente… Il prezzo è impegnativo, anche se bisogna tenere conto che un’Harley mantiene il suo valore nel tempo più elevato di qualunque altra moto. Ma l’emozione di guidare il mito americano è alla portata di tutti, con il programma di noleggio disponibile presso l’Authorized Rental di Harley-Davidson Bergamo. Ed è così che mi sono regalato l’opportunità di provare con calma questa bellezza. La nuova versione della Street Glide, che ora aggiunge al proprio nome la dicitura Special, introduce grosse novità, pur senza rinnegare la tradizione. Tanto per cominciare la si riconosce dall’estetica, non solo per il vivace arancione perlato (Amber Whiskey) dell’esemplare in prova: la caratteristica carenatura “bat-fly” ha una presa d’aria per ridurre i vortici dietro di essa e le borse si arricchiscono di un più pratico sistema di apertura “one-touch”. La ciclistica gode di sospensioni posteriori a gas regolabili e di una ruota anteriore di ben 19” che, oltre a donare un aspetto più prezioso, rende la moto ancor più maneggevole e precisa. Ma questi sono solo dettagli: il sistema Infotaitment di serie mi introduce in un nuovo livello di info-intrattenimento: radio Boom! Box 6.5GT, navigatore GPS, comandi vocali e Bluetooth e impianto Juke-

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box con porta USB per lettore iPod e iPhone. I comandi a manubrio sono pratici e facili da usare, ma c’è anche il display touchscreen a colori da 6,5”. Alla fine però eleggo a vero protagonista dell’esperienza di guida il monumentale motore Twin cam 103 che, con i suoi 1.690 cc, ha un “tiro” da rimorchiatore sin dai più bassi regimi, ma erogato in maniera corposa e progressiva.

HARLEY DAVIDSON BERGAMO Tel. 035 958567 - www.harley-davidson-bergamo.com

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Lodauto “Il bello di distinguersi” di Giovanni Volpe

rocede senza sosta il processo di rinnovamento della gamma delle compatte Mercedes che, con la commercializzazione della nuova CLA Shooting Brake, danno di fatto vita a una nuova nicchia di mercato evidentemente dedicata a quanti vogliano il massimo in termini di immagine, qualità, praticità e dinamismo anche da vetture premium di questa categoria. Le carte in regola per distinguersi e piacere anche alla più esigente clientela, questa nuova CLA le ha davvero tutte, a partire dal design che ripropone in scala opportunamente ridotta originalità e un pizzico di sportività della più grande CLS Shooting Brake, prima Mercedes a fregiarsi di questa sigla. Mercedes ha saputo approntare una vettura tutta nuova partendo da una CLA berlina della quale, questa wagon compatta, mantiene la struttura fino all’altezza dei montanti posteriori; proprio nella porzione posteriore si concentrano, dunque, tutti gli elementi di discontinuità dalla berlina. Le superfici vetrate sono più ampie e il tetto ha ora una forma un poco meno spiovente il che giova sia agli occupanti dei posti posteriori – che ora potranno contare su un padiglione più alto di circa 4cm – che al bagagliaio che, in conformazione standard, raggiunge così 495 litri di capienza. L’abitacolo riprende fedelmente quello molto moderno e ben rifinito della CLA; la disponibilità di sistemi di infotainmet è ai vertici della categoria e un po’ ovunque si percepisce una particolare cura dei dettagli. Passando alla tecnica e alle qualità dinamiche di questa CLA Shooting Brake va subito detto che l’estrema cura aerodinamica alla quale la vettura è stata

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sottoposta, ha fatto sì che il coeffciente di penetrazione dell’aria sia pari a soli 0.26. Questo dato, unitamente all’efficienza dei numerosi propulsori disponibili sin dalla commercializzazione di questo modello, contribuisce a fare di questa CLA una vettura sempre molto parca nei consumi; i motori a gasolio - con potenze comprese tra i 120cv della 180CDI e i 170cv della 220CDI - così come i benzina - con potenze comprese tra i 211cv della 250 e i 360cv della 45 AMG sono tra l’altro tutti abbinabili a un moderno cambio doppia frizione a sette rapporti.

L’estrema cura aerodinamica alla quale la vettura è stata sottoposta, ha fatto sì che il coeffciente di penetrazione dell’aria sia pari a soli 0.26.

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Molto affascinante oltre che estremamente performante è l’appena citata CLA 45 AMG, una vettura che il preparatore ufficiale tedesco non si è limitato a modificare in alcuni dettagli; come nel caso della Classe A 45 AMG della quale riprende la sofisticata meccanica e lo schema di trazione integrale, anche la più cattiva delle Shooting Brake è una vettura realizzata ad hoc in modo tale che le stratosferiche prestazioni delle quali è capace, siano raggiungibili in totale sicurezza. 250 chilometri l’ora autolimitati e 4.7 secondi sul classico 0/100 si sposano a meraviglia con l’esclusiva livrea opaca e gli originali interni rivestiti in pelle e microfibra che caratterizzano l’edizione di lancio della più performante ed esclusiva delle CLA Shooting Brake che sarà presto disponibile nella concessionaria ufficiale Lodauto.

250 chilometri l’ora autolimitati e 4.7 secondi sul classico 0/100 si sposano a meraviglia con l’esclusiva livrea opaca e gli originali interni rivestiti in pelle e microfibra.

LODAUTO Tel. 035 882426 - www.lodauto.it 107

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BMW Motorrad R 1200 R “Un viaggio nel “cuore” del divertimento” di Phil Green • ph Marco Pesenti - Atomika Production • modella per un giorno Erika Sorti

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on c’era nulla, nella “vecchia” BMW R 1200 R che non andasse: piacevole da guidare, comoda anche in coppia ed equilibrata come nessun’altra maxinaked. Tanto è vero che, nel 2014, è stata la nuda di grossa cilindrata più venduta in Italia. Ma a Monaco hanno imposto una svolta decisa, con il modello 2015. E il risultato è azzeccatissimo. La nuova R 1200 R mantiene il DNA della roadster più amata, ma ora è più performante e coinvolgente anche nell’estetica. Le modifiche partono dal motore, il boxer di ultima generazione raffreddato a liquido che già equipaggia le BMW GS e RT, abbinato ad un efficiente cambio a sei marce, morbido e preciso. L’erogazione è robusta e fluida, ma anche più brillante di prima. E soprattutto c’è più potenza: ora i CV a disposizione sono ben 125. Per tenerli a bada, c’è il controllo di stabilità ASC di serie, con due modalità di guida (Road e Rain) che variano la prontezza di risposta al comando del gas, ma non la potenza massima. In optional si può aggiungere la modalità Pro, selezionabile in Dynamic (più grintosa) o User (che consente di regolare a piacimento il tipo di erogazione). Anche la ciclistica è stata rivista e subito salta all’occhio la forcella a steli rovesciati, che sostituisce il classico sistema Telelever in favore di una più immediata confidenza, un peso ridotto e una estetica più tradizionale e sportiva. Sulla versione base è priva di regolazioni, ma volendo la si può connettere al sistema di sospensioni semiattive DDC (Dynamic Dumper Control). In ogni caso, l’equilibrio generale della R 1200 R regala al pilota tantissima confidenza in qualunque condizione di guida. Uno dei punti di forza della boxerona tedesca è, da sempre, il comfort di marcia e anche su questo nuovo modello si riscopre tutto il piacere di guida dei modelli che l’hanno preceduta. E poi la cosa bella è che, questa moto, la si può personalizzare a piacimento. Controllo di trazione, sospensioni semiattive, cruise control, manopole riscaldate, sistema keyless, navigatore, cupolino e borse da viaggio.

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L’erogazione è robusta e fluida, ma anche più brillante di prima. C’è più potenza: ora i CV a disposizione sono ben 125.

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Ci sono anche quattro differenti selle (da 760 a 840 mm da terra) per disegnarsi su misura la propria R 1200 R. Persino la strumentazione digitale TFT ha tre differenti stili selezionabili dal pilota! La BMW R 1200 R è, in definitiva, una roadster elegante e buona anche per viaggiare in coppia, versatile e adatta a ogni situazione, dalla gita fuoriporta al quotidiano tragitto casa-ufficio, fino al viaggio più lungo e impegnativo. Ora con un aspetto più accattivante e un cuore più sportivo.

www.perego.bmw-motorrad.it

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Bonaldi Motori “Buon sangue… non mente!” di Giovanni Volpe

Look aggressivo, studiato ad hoc, merito di un frontale caratterizzato da prese d’aria generose e dal design dedicato, e di proiettori xeno plus dal taglio specifico.

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e la ricordate la mitica e cattivissima Audi S1 degli anni ’80? Più nota col nome di Audi Quattro, fu la regina incontrastata del Mondiale Rally del 1982 e continuò a primeggiare a lungo. Bene, se pur in chiave decisamente più “urban” la nuova Audi S1, oltre trent’anni più tardi, richiama in molti aspetti il carattere della sua gloriosa antenata. Un look aggressivo, studiato ad hoc, in grado dunque di distinguerla al primo sguardo da tutte le altre sorelle minori; merito di un frontale caratterizzato da prese d’aria generose e dal design dedicato, e di proiettori xeno plus dal taglio specifico. Molto belli anche gli specchietti di colore argento satinato che dominano una porzione laterale contraddistinta da minigonne molto pronunciate e dal logo “quattro”. Originale e marcatamente sportivo, risulta infine il posteriore che sfoggia uno spoiler molto pronunciato, una fascia opaca tra i fari a Led con tanto di logo “S1”, un estrattore inferiore decisamente elaborato e, per finire, quattro splendidi terminali ovali cromati. Nell’abitacolo, anche se in maniera molto più funzionale e mo-

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serie più potente che sia mai stata prodotta; il suo cuore è, infatti, un moderno due litri TFSI da ben 231cv di potenza a cui corrisponde la notevole coppia di 370Nm. Se a questi numeri da sportiva di rango aggiungete la trazione integrale “Quattro” e una trasmissione manuale a sei rapporti dagli innesti fulminei e ben disposta a essere maltrattata, non vi sarà difficile credere ai soli 5.8 secondi sul classico 0/100 – solo un decimo in più per la Sportback – e ben 250Km/h di velocità massima. Prestazioni alle quali corrispondono decelerazioni altrettanto degne di nota, merito di dischi anteriori da ben 310mm sui quali agiscono potenti pinze che, a richiesta, possono essere di ordinate di colore rosso e griffate “S1”. Termina così questo primo contatto di JUST con la nuova, esclusiva e ipervitaminizzata Audi S1; siamo certi che la sua vincente antenata degli anni ’80, sarebbe molto fiera di lei!

derna, non mancano richiami alla spartana S1 di un tempo; nella piccola ed esclusiva di oggi le finiture sono, come di consueto impeccabili, i materiali ovunque di alto livello; ciò che rende esclusiva questa vettura è una certa caratterizzazione sportiva fatta di dettagli di colore rosso sapientemente distribuiti, un volante tagliato in basso, di diametro limitato e recante il logo S1, e una leva del cambio manuale a sei rapporti, corta e perfettamente posizionata, a tutto vantaggio della guida realmente sportiva. E parlare di comportamento sportivo, oggi come allora, non è affatto eccessivo. Fatte, infatti, le debite distinzioni, le due S1 rappresentano al meglio l’evoluzione del concetto di sportività del marchio Audi. La prima tremendamente efficace su ogni terreno e in grado di mettersi dietro mostri sacri delle competizioni dei tempi. Da par suo, la S1 di oggi è la Audi A1 di grande

Il suo cuore è un moderno due litri TFSI da ben 231cv di potenza a cui corrisponde la notevole coppia di 370Nm.

BONALDI MOTORI Tel. 035 4532711 - www.bonaldi.it 114

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Carrozzeria Pezzucchi “Esperienza e passione” di Giovanni Volpe • ph Marco Pesenti - Atomika Production

per me un grande piacere poter ospitare fra le pagine di JUST Marco Pezzucchi e la sua nota carrozzeria di via Stezzano. Un piacere figlio di sue indubbie doti umane che, unite alla sua grande esperienza e alla passione con la quale affronta ogni singolo intervento, fanno della Carrozzeria Pezzucchi di via Stezzano, 47 a Colognola, un vero e proprio punto di riferimento bergamasco in questo competitivo settore, ormai da oltre vent’anni. Questo 2015 porta con sé più d’una novità che riguarda la tua azienda… Quali? Da qualche mese abbiamo innanzitutto ufficializzato la nostra inedita attività di riparazione e ripristino totale degli intramontabili Volkswagen Westfalia, mezzi molto diffusi in tutta Europa e oltre, che rappresentano un simbolo per gli amanti delle vacanze in camper e più in generale dell’avventura. Esiste un mondo dietro il nome Westfalia e la mia carrozzeria oggi, oltre alla grande passione di sempre, dispone di uno staff altamente specializzato e di tutte le specifiche attrezzature necessarie a far tornare all’antico splendore anche il più malconcio di questi mitici compagni di viaggio tedeschi. Ora disponiamo, tra l’altro, di numerosi pezzi di ricambio originali, spesso introvabili, con i quali gli appassionati di questo originale veicolo, potranno completare ogni genere di intervento. A pochi mesi dall’introduzione di una efficientissima officina meccanica, vi siete anche specializzati nella riparazione e nella manutenzione di Camper… Sì, si tratta di una novità importante e che giunge in un periodo strategico vista la stagione calda alle porte; con questa inedita attività unisco la mia grande passione per questo genere di veicoli e la grande preparazione del mio staff che ha un’esperienza specifica anche in questa nicchia di prodotto; ci proponiamo e già operiamo, dunque, come punto di riferimento per la manutenzione di camper di addetti ai lavori e privati.

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Da qualche mese abbiamo ufficializzato la nostra inedita attività di riparazione e ripristino totale degli intramontabili Volkswagen Westfalia.

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Infine so che anche in materia di comunicazione vi saranno presto importanti novità… Esattamente; tempi e tecnologie scorrono a velocità sempre più sostenuta; una velocità tale da rendere inevitabilmente datato anche il più recente dei metodi di comunicazione; visto che, da sempre investo molto nel rapporto umano con la mia clientela, ed essendo sempre più convinto che, se ben impiegata, la tecnologia possa davvero aiutare una categoria spesso restia a cambiamenti come la nostra, ho deciso di rivoluzionare il sito web della Carrozzeria Pezzucchi. Il nuovo sito sarà quindi presto dotato di funzionalità all’avanguardia che rendano sempre più semplice, intuitivo ed efficace il rapporto tra me e il mio staff, e la clientela.

Ho deciso di rivoluzionare il sito web della Carrozzeria Pezzucchi che sarà presto dotato di funzionalità all’avanguardia...

CARROZZERIA PEZZUCCHI Tel. 035 310664 - www.pezzucchi.it 118

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Tacchi in sella

Lifestyle Bellini Nautica

Bistrot Afrodita

I racconti del Guizzo

C.E.A.

Le Due Torri

JUST Red Carpet Iperauto Bergamo

Interni

Equipe Solutions

JUST Red Carpet Bar H

ParĂ chic

Poligono Indoor Bergamo

JUST Red Carpet Parallelo di Natale

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Bellini Nautica “Restauro storico Riva” Nove mesi di meticolosa passione per un affascinante viaggio nel tempo di Battista Bellini

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ome un corteggiamento, il restauro di un’imbarcazione Riva d’epoca ha bisogno di pazienza, rispetto dei tempi, passione e meticolosità. Le fasi del restauro storico Riva, che porteranno l’esemplare sottoposto, allo splendore originale, si susseguono come un rituale e vanno portate a termine con estrema precisione, attingendo da un know-how che, solo chi conosce profondamente la storia e il fascino Riva, può possedere. Ogni volta che uno scafo Riva varca le soglie dei cantieri di Bellini Nautica B&C, si attiva una sequenza di operazioni coordinate e combinate che, come gli ingranaggi di un orologio, procedono in perfetta sintonia. Il team Bellini dà così il via a un recupero di altissimo livello, raggiungendo ogni traguardo intermedio con eccellente professionalità e dedizione.

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Le fasi di un restauro completo

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Come prima cosa, l’imbarcazione è subito messa in acqua per la prova motori e compressioni. Una volta in cantiere, vengono sbarcati i motori e l’officina interna specializzata se ne prende carico per la revisione completa. Smontati poi i serbatoi, le strumentazioni di bordo e gli interni, si passano in rassegna le componenti cromate che – se opportuno – vengono sottoposte ad una certosina ricromatura con 20 micron. Dalla barca vengono tolte anche tutte le sellerie e un tecnico specializzato controlla i telai, che in seguito sono rivestiti con una nuova similpelle rigorosamente originale.

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La barca viene totalmente sverniciata e raschiata a mano, portando alla luce il legno nudo. Una volta identificate le parti da riparare o sostituire, lo scafo viene capovolto e si procede allo smantellamento totale della carena, per poi passare alla cura delle ordinate detta, che sono l’ossatura della barca. Le sedi delle oltre mille viti presenti nelle ordinate vengono riempite e chiuse una ad una con minuscoli cunei di legno e colla. Dopo la smerigliatura del basamento dell’ossatura, è la volta del montaggio dei compensati, eseguito utilizzando apposite maschere bagnate e piegate a vapore, per poi dedicarsi all’incollaggio e all’avvitatura. Terminate queste operazioni, si passa alla verniciatura dell’esterno, con un apposito prodotto anticorrosivo, e una prima mano di vernice antivegetativa.

Dopo la smerigliatura del basamento dell’ossatura, è la volta del montaggio dei compensati, eseguito utilizzando apposite maschere bagnate e piegate a vapore, per poi dedicarsi all’incollaggio e all’avvitatura.

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Capovolto nuovamente lo scafo, lo staff di esperti restauratori inizia l’intervento di sostituzione della coperta filettata, prestando attenzione che il passo del filetto sia tassativamente di 34 millimetri. Smantellata la vecchia coperta, vengono passati in rassegna, ed eventualmente riparati, i bagli e solo in seguito si potrà procedere all’installazione della nuova coperta, fissata con viti nascoste, coperte da tappi dello stesso identico legno, incollati a loro volta con la venatura perfettamente orientata, in modo che risultino meno visibili possibile.

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Inizia ora un processo lungo, laborioso e delicato, a cui si possono approcciare solo operatori eccellentemente qualificati. Lo scafo viene carteggiato con varie grane di carta abrasiva e si dà inizio alla fase di verniciatura. Quest’operazione prevede dalle 22 alle 24 mani, delle quali le prime 15 sono eseguite esclusivamente a pennello. In questo modo, si riesce a distribuire abbondantemente la vernice, consentendo una maggiore e più profonda penetrazione nel poro del legno. Questo processo dura ben sei, sette mesi in quanto ogni tre applicazioni l’imbarcazione viene ricarteggiata e lasciata riposare, il che permette al legno di completare il suo calo naturale. Infine, le mani conclusive vengono applicate a spruzzo e a forno, per ottenere un brillante effetto a specchio.

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Concluso il ciclo completo di verniciatura, si procede al montaggio degli accessori di bordo, che nel frattempo sono stati tutti rigorosamente ripristinati uno a uno, così come l’impianto elettrico, idraulico e carburante. La barca riprende forma e si può tornare a intravedere l’inimitabile bellezza di quando era nata. È come un ritorno alla vita, una magnifica fenice che risorge dalle sue ceneri. Man mano vengono quindi montate tutte le parti cromate, accertandosi che le croci delle viti siano tutte esattamente dritte e allineate: la barca si è finalmente rimpossessata della sua luminosa brillantezza.

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Importantissime sono infine le operazioni di collaudo e la prova in acqua, effettuate con lo scafo non del tutto allestito, così da localizzare immediatamente eventuali perdite o anomalie.

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Nella fase successiva vengono montati gli interni e i fianchetti. Dopo aver riverniciato a nuovo gli squadrotti e i pagliolati, si procede con l’installazione dei motori, dei serbatoi e della strumentazione di bordo. Importantissime sono infine le operazioni di collaudo e la prova in acqua, effettuate con lo scafo non del tutto allestito, così da localizzare immediatamente eventuali perdite o anomalie. Superato il primo controllo, la barca fa ritorno in cantiere per il momento conclusivo del montaggio, durante il quale vengono rimesse a bordo tutte le tappezzerie, rigorosamente rifatte con scrupolosa cura, dalla prima all’ultima cucitura. Da qui il lavaggio finale, con annessa prova di tenuta delle guarnizioni del parabrezza, e consegna finale all’armatore. Ecco come noi di Bellini Nautica B&C restituiamo a queste bellezze senza tempo il meritato splendore originario.

www.bellininautica.it 128

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Via Silvio Spaventa, 7 - 24121 Bergamo Tel. +39 035 222 283 - anteprima@internionline.it


C.E.A. “Vito Pavone… sempre un passo avanti” di Giovanni Volpe • ph Marco Pesenti - Atomika Production • modella per un giorno Erika Sorti

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ai come di questi tempi può essere un’idea o anche una semplice intuizione a fare la differenza. In questo senso Vito Pavone, titolare della C.E.A. di Treviolo, a due passi da Bergamo, non è davvero secondo a

nessuno. Da anni, infatti, riesce ad anticipare e, spesso, a lanciare vere e proprie tendenze in grado di conquistare consensi anche ben oltre la nostra città e la nostra provincia. Il wrapping – ovvero la tecnica di rivestire di pellicole dalla funzione protettiva ed estetica, auto, moto e ogni altro genere d’oggetto – a Bergamo è stato introdotto proprio da Vito Pavone che, già oltre tre anni fa, aveva saputo carpire, quindi soddisfare, il desiderio di molti bergamaschi di personalizzare e rendere unica la propria vettura. Un esperimento che ha definitivamente consacrati Vito Pavone e il suo Centro Estetico dell’Auto quale punto di riferimento trasversale per quanti amino distinguersi e abbiano cura della propria auto.

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Il wrapping - ovvero la tecnica di rivestire di pellicole dalla funzione protettiva ed estetica, auto, moto e ogni altro genere d’oggetto - a Bergamo è stato introdotto proprio da Vito Pavone.

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Nel corso degli anni abbiamo dunque assistito a una moltitudine di proposte di wrapping proposte da Vito pavone e realizzate ad hoc da uno staff che, nel tempo, ha via via raggiunto standard qualitativi di riguardo, non a caso apprezzati dai più importanti concessionari ed opinion leader della nostra provincia. Ultima collaborazione in ordine di tempo, che si sposa a meraviglia con la primavera ormai alle porte e con un prodotto d’eccellenza come l’affascinante BMW NineT, è quella con la concessionaria ufficiale Perego Motorrad. Risultato? Due splendidi esemplari unici di NineT wrappate sfruttando una nuova pellicola glitterata, una color blu e l’altra di un color arancione quasi fluo. A completamento di queste due piccole grandi opere d’arte su due ruote, sono poi state realizzate ad hoc selle in pelle naturale e in tinte a contrasto. Appena giunte in salone – e kittate con pregiati pezzi Rizoma – le due reginette di Perego Motorrad hanno immediatamente colpito al cuore due estimatori di questa splendida e moderna moto dal sapore vintage, che non hanno perso un solo istante prima di farle proprie. Non ci rimane che salutarvi e darvi appuntamento con l’istrionico Vito Pavone che, sul prossimo numero di JUST, ci svelerà un inedito trattamento col quale cambiare rapidamente ed efficacemente pelle alla propria compagna a due e quattro ruote… e non solo!

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www.centroesteticoauto.it

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Motors & Design

Interni

“Metti una moto… in salotto!” ph Marco Pesenti - Atomika Production

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assare per via Paleocapa e per via Paglia, nel pieno centro di Bergamo, senza sbirciare attraverso le vetrine di Interni, senza dubbio uno dei più affascinanti e prestigiosi di arredo design della nostra città, sarebbe di per se stesso alquanto difficile. Da appassionato di due ruote quale sono, scorgere poi due splendide motociclette d’epoca strategicamente posizionate all’interno dello show-room, è stato se possibile ancor più appagante. Una scelta di stile e d’indubbio impatto perfettamente in linea con la tradizione di Interni che, non a caso, da oltre ottant’anni rappresenta un irrinunciabile punto di riferimento per la vendita, il design, la progettazione e l’arredamento della casa e dell’ufficio; da sempre la filosofia aziendale fa di ogni ambiente un vero e proprio microcosmo da modellare secondo i gusti e le esigenze di chi lo abiterà. Queste bellissime moto d’epoca sono state prestate da un caro cliente che da

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Queste bellissime moto d’epoca sono state prestate da un caro cliente che da tempo colleziona rari oggetti come questi.

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tempo colleziona rari oggetti come questi; l’idea di posizionarle in modo che potessero far bella mostra di sé all’interno dell’elegante show-room, ci spiegano sia nata dopo averle precedentemente viste “parcheggiate” proprio nello splendido soggiorno del collezionista.

Così lo staff di Interni: “è stata una gradita sorpresa scoprire quanto queste due splendide motociclette vengano ammirate… Per noi sono oggetti di valore che impreziosiscono ogni ambiente, proprio come un quadro d’autore”. Come non essere d’accordo!

www.internionline.it

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Paràchic “Chic Different” ph Marco Pesenti - Atomika Production modelli per un giorno Maria Giulia Bazzani e Battista Bellini moto MV Agusta Dragster RR - Courtesy of Concessionaria Bruno Moto

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iù di un occhiale. Uno strumento di libertà e leggerezza paracadutato per rivoluzionare il tuo essere Smart. La nostra filosofia Secondo il nostro modo di pensare, un prodotto per essere unico dev’essere costituito in ogni singolo dettaglio da elementi di alta qualità, assemblati con la cura tipica degli artigiani italiani. Ma Paràchic è andato oltre: stampe e materiali sino ad ora mai utilizzati per un occhiale, e pelli naturali, in tanti colori, per soddisfare ogni tipo di gusto.

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Paràchic è… libertà Paràchic nasce da un’idea molto semplice: migliorare un oggetto già esistente, e di per sé accattivante, rendendolo unicamente chic. Questa tipologia di occhiale viene collaudata da paracadutisti di tutto il mondo, ed apprezzata per la protezione dall’aria e per la flessibilità, che ne fanno un gadget per tutti i giorni.

Paràchic è… leggerezza La maschera Paràchic viene prodotta in una vasta gamma di finiture, pelli naturali e materiali tecnici. Il tutto è completato da fibbie anallergiche metalliche incise, elastici con scritte jacquard, e una lente infrangibile, sia nella tonalità “neutra” (per l’utilizzo in carenza di luce) che nella versione “miele”, in materiale anti-fog.

Questa tipologia di occhiale viene collaudata da paracadutisti di tutto il mondo, ed apprezzata per la protezione dall’aria e per la flessibilità, che ne fanno un gadget per tutti i giorni.

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QualitĂ italiana, chiaramente L’indiscussa qualitĂ del prodotto è garantita da una lavorazione interamente made in Italy completata da un packaging di sicuro effetto in juta. I designers del nostro team valutano tutte le situazioni e tutti gli input che il mondo della moda lancia per sperimentare ed andare oltre, ottenendo qualcosa di bello e unico.

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GROPPETTI LUXURY STORE San Paolo d'Argon (Bg) www.groppetti.eu ARMANNI STORE Verdellino (Bg) www.armannistore.it OCCHIAL HOUSE Milano www.occhialhouse.it

OFFICINE MERMAID Milano www.officinemermaid.com HOT STUFF STORE Jesolo Lido (Ve) www.hotstuffstore.com marketing@parachic.it info: 3319557303

www.parachic.it

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Bistrot Afrodita “Il piacere” di Giovanni Volpe • ph Marco Pesenti - Atomika Production

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roporre il cibo come veicolo ideale per trasmettere piacere… È in sintesi questo il principio fondante di Afrodita, il nuovo bistrot nato nel cuore di Bergamo dalla piena sintonia tra i due volti principali del locale, Giulio e Simone che, insieme ad Elena e Mirko, hanno creato un ambiente intimo e familiare nel quale, ad un’atmosfera che richiama i primi del ‘900 parigini, fa da eco una cucina di alto livello, semplice ma ricca di spunti innovativi. Ma cos’è davvero Afrodita? Bastano pochi istanti per capire che si tratta di un bistrot nel quale si ha la possibilità di nutrire la propria anima oltre che, ovviamente, di soddisfare il desiderio di buona cucina. Proprio questo è il primo netto elemento che fa di Afrodita un locale unico: un tratto che da solo basta a rappresentare al meglio Giulio che, ad un certo punto della sua vita, ha deciso di reinventarsi per puntare su ciò che maggiormente gli da soddisfazione: far stare spassionatamente bene la gente. Ecco perché Afrodita si propone come una sorta di

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nostra seconda casa nella quale recarsi, come ospiti, a ogni ora del giorno per gustare una ricca colazione, un pranzo di lavoro, una merenda tra amici, un aperitivo diverso o la più romantica delle cene. In Afrodita tutto è studiato fin nei minimi particolari: l’aspetto del locale e, in esso, arredi, fiori, colori e luce… La meticolosa scelta dei prodotti offerti rappresenta il meglio della nostra produzione e della tradizione - vini, bevande, succhi di frutta e tanto altro ancora - ed il servizio mira ad appagare tutti i sensi.

Bastano pochi istanti per capire che si tratta di un bistrot nel quale si ha la possibilità di nutrire la propria anima oltre che, ovviamente, di soddisfare il desiderio di buona cucina.

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Parlando di cucina, sempre protagonista - dalla spettacolare colazione in avanti - a farla da padrona è la grande capacità dello chef Simone, cresciuto in rinomati locali bergamaschi. La sua abilità è quella di esaltare i piatti della tradizione rinnovandoli, curando sempre in modo meticoloso l’impiattamento per appagare oltre al gusto anche la vista. Il suo ingrediente segreto è la reale passione che - unita alla conoscenza della cucina e della materia prima - rende esplosivo gustare i suoi piatti. Questo quindi il segreto di Afrodita: regalare piacere dedicando al cliente ogni singolo beneficio di un’organizzazione curatissima, in tutto. Non è, dunque, un caso che già leggere il menù di Afrodita - scritto su lavagne a muro - significhi partire per un originale viaggio in sapori e profumi: nessuna distinzione tra primi e secondi, solo piatti unici che possono essere anche assaggiati nel formato “tapa”. Presentazione e sapore di ogni singola pietanza, sia essa servita in porzione intera o in gustoso assaggio, si trasformano perciò in un’esperienza sensoriale sempre nuova e ricca d’armonia; un locale dedicato a chi desideri gustare ciò che vuole all’ora che

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vuole, a partire da una colazione dolce diversa - qui niente brioche, solo dolci fatti in casa - o salata - dal sapore americano con uova strapazzate e bacon, oppure un vero brunch domenicale. Il tutto condito da una piacevole sorpresa finale, il conto, mai salato in assoluto e, a maggior ragione, tenendo conto della magica e gustosa esperienza appena vissuta. Afrodita è la dimostrazione concreta di come, volendo, si possa aprire un locale che brilli di luce propria, diverso dagli standard e che, soprattutto, offra prodotti non commerciali e di alta qualità senza eccedere nei costi.

www.bistrotafrodita.it

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Le Due Torri “Le persone… al ‘centro’” di Giovanni Volpe • ph Marco Pesenti - Atomika Production

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egli ultimi vent’anni la provincia di Bergamo ha visto fiorire un numero sempre maggiore di grossi centri commerciali, solitamente posizionati strategicamente e comunque capaci di attrarre milioni di visitatori ogni anno. A decretarne il successo, spesso, concorrono in maniera decisiva alcuni elementi, uno su tutti il marchio della grande distribuzione presente all’interno o, ancora, il colosso dell’elettronica o i franchisee dei più disparati settori che vi si siano insediati. JUST, che come noto ha i motori come tematica principale, ha intervistato Roberto Speri, direttore de Le Due Torri Shopping Center di Stezzano, per capire meglio cosa significhi dirigere una realtà come questa, e come una struttura tanto vasta possa trasformarsi in un ideale punto di riferimento anche per il mondo delle due e delle quattro ruote. Qui a Stezzano lei è, di fatto, il padrone di casa… una responsabilità non da poco… Qui a Le Due Torri rivesto il duplice ruolo di direttore e di responsabile della sicurezza; si tratta in effetti, di una responsabilità non indifferente se considera che, ogni giorno, in questo centro lavorano, tra fisse e indotto, oltre mille persone, mentre in un anno riceviamo oltre sei milioni di visite. Svolgo con estremo piacere, ogni giorno, tutte le mie mansioni e lo faccio col vanto di rappresentare la proprietà di questo e altri cinque centri commerciali sul territorio nazionale, per i quali sono anche il responsabile delle gestioni. Ha parlato di vanto pochi istanti fa… Esattamente; deve sapere che la proprietà, Altarea Italia – a Milano dal 2001 dove sorge la prima filiale europea del gruppo Altarea-Cogedim – ha un concetto di centro commerciale quanto più possibile prossimo a quello di una grande comunità fatta innanzitutto di persone, prima ancora che di numeri, negozi e marchi... Mi ritrovo appieno in questa filosofia, in questo modo di intendere una grande struttura come questa che, io per primo, ogni giorno amo condividere, toccare con mano, partecipare e, spero, migliorare. Immagino si tratti di un’avventura molto stimolante… Lo è ogni giorno, eccome! Stimoli sempre nuovi che nascono da persone sempre nuove, da una concreta intenzione di riportare a misura d’uomo un pur vasto centro come questo. Come? Beh, innanzitutto attraverso iniziative che siano motivo di aggregazione e che, per questo, spesso ricalcano le più classiche attività organizzate nel centro delle più dinamiche cittadine a misura d’uomo della penisola.

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Da subito la nostra struttura e il nostro modo di accogliere e coinvolgere la gente, ha attratto molti appassionati e addetti ai lavori del settore delle due e delle quattro ruote...

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Ci faccia qualche esempio… Un’iniziativa legata al mondo della musica è, per esempio, “il firma copie” durante il quale i più grandi della musica italiana e internazionale regalano veri e propri bagni di folla alla nostra clientela; proprio lo scorso weekend abbiamo ospitato NEK e l’evento ha avuto un grandissimo successo. Periodicamente, proprio come nelle piazze di un qualsiasi paese, organizziamo fiere durante le quali a essere protagoniste assolute sono vere e proprie bancarelle di produttori locali e non. E in che modo vi siete sin qui avvicinati al mondo dei motori, pane quotidiano di JUST? Da subito la nostra struttura e il nostro modo di accogliere e coinvolgere la gente, ha attratto molti appassionati e addetti ai lavori del settore delle due e delle quattro ruote; basti pensare alla classica delle classiche delle motociclette, la Cavalcata delle Valli Orobiche, che ha proprio Le Due Torri come punto d’arrivo. Oppure le numerose concessionarie che, negli anni, hanno scelto il nostro centro per la presentazione di nuovi modelli o per il lancio di particolari offerte espressamente dedicate alla nostra clientela. Anche la nautica ha avuto grande spazio con la prestigiosa ed ammiratissima esposizione di meravigliose barche RIVA da parte dei Cantieri Bellini di Iseo. Come saprà, anche nel mondo dei motori il concetto di sostenibilità viene sempre più tenuto in grande considerazione; come rispondono, in merito, Le Due Torri? Anche la proprietà ed io siamo molto sensibili a queste tematiche; a tal proposito ci stiamo proiettando nella direzione di sistemi al servizio della mobilità “eco-friendly” di cui potremo presto fregiarci. A questo punto non vedo l’ora di sedermi con lei attorno a un tavolo per organizzare qualcosa che faccia battere forte il cuore dei lettori di JUST e di tutti gli appassionati di motori doc di casa nostra… La aspetto e sono certo sarà un successo!

www.leduetorri.net

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Equipe Solutions “Solo soluzioni di qualità” di Moira Maffeis • ph Marco Pesenti - Atomika Production

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ORLE: Quartiere Baio. Esclusivo e signorile appartamento quadrilocale di 150 mq con cucina separata abitabile e doppi servizi. Piccolo contesto. Ottime finiture e totale pavimentazione in parquet. La soluzione è caratterizzata da un patio di 50 mq elegantemente arredato. Completano la proprietà il box e la cantina. Classe F (152,6 Kwh/m2a).

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ERGAMO VIALE VITTORIO EMANUELE: elegante appartamento di 150 mq posto al piano alto con terrazzo e stupenda vista panoramica su CittĂ Alta. Ampio e luminoso soggiorno con cucina separata abitabile, doppi servizi e tre camere da letto. Totale pavimentazione in parquet. Signorile palazzina comodamente servita da ascensore. Completano la proprietĂ l'ampio box e la cantina. Classe D (114,32 Kwh/m2a).

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ANICA: in zona collinare e tranquilla con ottima esposizione al sole. Attico quadrilocale in recentissima palazzina. In contesto trifamiliare e libero sui quattro lati. Internamente composto da ampio soggiorno, doppi servizi e cabina armadio. Le spese condominiali sono nulle. Finiture interne di alta qualitĂ , tutto parquet. Dotato di impianti solari e in regola con le ultime normative in ambito di risparmio energetico. Completa la proprietĂ il box doppio. Classe B (57,75 Kwh/m2a).

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ORLE: zona Bajo. Elegante villa di nuova costruzione in classe A+ dotata di domotica, fotovoltaico e pompa di calore. Ingresso totalmente indipendente e giardino privato. Ascensore che dal box porta ai vari piani. Antifurto perimetrale e volumetrico, luci ad incasso e parquet in rovere trattato. Luminosa taverna seminterrata con possibitĂ di unitĂ abitativa totalmente indipendente. Classe A+ (16 Kwh/m2a).

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ORLE: quartiere Baio. Signorile villa composta da doppio soggiorno, cucina con dispensa e sala da pranzo, bagno. Luminosa veranda con camino e zona barbecue che si affacciano sul giardino privato di 300 mq. Al piano primo tre camere da letto e doppi servizi, accesso alla mansarda. Al piano seminterrato si trova la taverna, lo studio con camino, la cantina e la lavanderia. Tutta la casa è climatizzata e dotata di impianto di antintrusione. Ottimamente finita con parquet nella zona notte e cotto nella zona giorno e taverna. Classe G (191,75 Kwh/m2a).

EQUIPE SOLUTIONS AGENCY GORLE Via Don Mazza, 10/A Tel. 035 664519 www.equipe-solutions.it

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Il Gruppo Equipe Solutions Agency, nasce nel 1999, creato sulle basi delle grandi esperienze immobiliari dei titolari Casadoro Francesco, sin dal 1996, e Spinelli Giovanni dal 2003; è ormai una realtà lavorativa consolidata sul territorio, grazie alle quattro agenzie di Albino, Alzano Lombardo, Gorle e Torre Boldone. Il gruppo Equipe Solutions Agency vanta un rigoroso metodo operativo con il quale il cliente viene seguito in tutte le delicate fasi della compravendita di una casa, bene fondamentale nella vita di ciascuno. L’assistenza professionale che viene messa a disposizione spazia dal campo immobiliare a quello creditizio e finanziario, con la consapevolezza che alla base di un servizio eccellente vi sono la comprensione e l’ascolto delle necessità dei clienti. La vendita immobiliare viene condotta tramite pubblicità mirate su riviste di rappresentanza, con assoluta discrezione e conoscenze di alto livello, avvalendosi di una figura pubblicitaria dedicata e di fotografi professionisti.

GORLE (BG) Via Don Mazza, 10/A Tel. 035.66.45.19 gorle@equipe-solutions.it

TORRE BOLDONE (BG) Via Borghetto, 26 Tel. 035.369.23.46 torreboldone@equipe-solutions.it

ALZANO L. (BG) Via San Pietro, 2 Tel. 035.45.36.622 alzano@equipe-solutions.it

ALBINO (BG) Via Mazzini, 6 Tel. 035.77.30.50 albino@equipe-solutions.it

www.equipe-solutions.it


Poligono Indoor Bergamo “Due fratelli che hanno fatto centro!” di Giovanni Volpe • ph Alberto Maurici

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o scorso mese di settembre del 2014, Tomaso e Biba Giupponi, titolari dal 1993 della Grande Armeria Bergamasca di Via Portico 15, a Orio al Serio, hanno inaugurato un moderno poligono di tiro sportivo coperto che, da subito, ha riscosso un successo sempre crescente tra i clienti più affezionati e, anche, tra i tanti neofiti che, incuriositi, si sono poi appassionati a questa attività sportiva. La struttura, molto moderna e accogliente, sorge in un generoso spazio posto nel piano interrato sotto l’armeria rivelandosi davvero molto pratico per quanti, dopo una visita all’armeria, decidessero di misurarsi con la propria mira. Il poligono è perfettamente insonorizzato e attraverso ampie vetrate

è possibile assistere in tutta sicurezza ai tesserati alle prese con un allenamento; l’atmosfera, come si conviene a un impianto di questo genere, è ovattata ma, allo stesso tempo, anche il meno esperto degli spettatori può farsi un’idea precisa di cosa significhi imbracciare un’arma tentando poi di colpire un ostacolo posto ad alcuni metri di distanza. Tomaso e Biba sono davvero due ottimi padroni di casa; alla guida dell’armeria da quando, subito dopo il servizio militare, suo padre la rilevò da un amico per poi affidargliela, ha accumulato una grande esperienza e ha saputo creare un’atmosfera idealmente a metà strada tra il conviviale e l’altamente professionale.

Il poligono è perfettamente insonorizzato e attraverso ampie vetrate è possibile assistere in tutta sicurezza ai tesserati alle prese con un allenamento e farsi un’idea precisa di cosa significhi imbracciare un’arma.

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Ne traggono beneficio i numerosi clienti fidelizzati dell’armeria che, come mi spiega Tomaso, possono ora contare su una struttura in linea col classico modello americano che vuole le armerie più prestigiose affiancate da moderni poligoni. Ma a chi è dedicato questo nuovo poligono e come vi si può accedere? Le possibilità sono davvero molteplici; Tomaso mi spiega innanzitutto che il suo poligono è aperto e frequentato da

di tempo insieme, sfidandosi all’ultimo bersaglio. Molto interessante, infine, la chiacchierata con Michela Regonesi, giovane assessore allo sport e alle politiche giovanili del Comune di Stezzano; Michela, grande sportiva e cresciuta in una famiglia di cacciatori, ha scoperto per caso il nuovo poligono della Grande Armeria Bergamasca; dopo aver provato per scherzo a imbracciare un’arma, è rimasta affascinata da questo sport; indicativa, a tal proposito, la frase con la

gano organizzati corsi specificatamente dedicati al corretto maneggio dell’arma. Prima di terminare l’intervista, Biba mi ha spiegato che la percentuale di donne che accedono abitualmente al poligono, inizialmente del 30%, è ora in costante e rapida crescita; ho avuto inoltre la possibilità di scambiare due parole con un professionista bergamasco e con la figlia ventiquattrenne che, all’unisono mi hanno parlato di questa attività come di un modo ideale per trascorrere un poco

privati e forze dell’ordine che, possono impiegarlo come ideale struttura per tenersi in allenamento. Al poligono, all’interno del quale Tomaso opera affiancato da uno staff di professionisti, accedono sempre più spesso anche completi neofiti del genere; gli orari di apertura - dal martedì al sabato, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19 - aiutano non poco i titolari di una licenza che, una volta fatta per poche decine di euro la tessera annuale, avranno libero accesso alla struttura.

quale, al termine della breve chiacchierata, mi saluta Michela: ”quando esco da una sessione qui al poligono, mi sento rilassata come se avessi fatto cento chilometri di bicicletta tutti d’un fiato”. Insomma, nessun fanatismo, nessuna corsa alle armi, ma tanta professionalità e disponibilità a raccontare ogni dettaglio di questo originale sport indoor, da parte di Tomaso e Biba, due fratelli che, con il loro nuovo poligono, hanno senza dubbio fatto centro!

Inoltre, il giovedì sera, anche quanti non fossero in possesso della licenza di tiro, e di un’arma di proprietà, grazie all’affiancamento da parte di istruttori professionisti, potranno provare l’emozione di testare in completa sicurezza un’arma noleggiata sul posto. Infine, a conferma del servizio realmente a 360° offerto dalla Grande Armeria Bergamasca all’interno di questo nuovo poligono, merita una menzione anche il fatto che ven-

Per info: 3480421772 www.grandearmeriabergamasca.it

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Tacchi in sella “La principessa incontra il barone” testo e ph Astasia

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ome mi aspettavo il Barone è tirato a lustro come per le grandi occasioni. Passato sotto la pelle di daino, fin dentro la marmitta, mi attende ammiccante insieme al suo pilota Umberto. Ci caliamo nella parte dei turisti retrò perché oggi faremo un passo di un secolo indietro nel tempo. Il Barone è un BMW R1200R ed è maledettamente tedesco. Muscoloso, energico e possente. Stabile e nello stesso tempo agile da manovrare con un partner, Umberto, che sembra disegnato per la sua sella. Mi guardano entrambi convinti e decisi. Le tappe sono tante quindi meglio tirare su la bandana e infilare il jet; Umberto completa il look con un paio di occhialoni rigorosamente vintage. Si parte! Il tour seguirà le vecchie stazioni del treno che da Bergamo saliva lungo la Valle Brembana, quel treno che aveva segnato la svolta economica della valle rendendola più vicina alla città. Nel 1885 la Provincia di Bergamo deliberò la costruzione di una ferrovia che collegasse il centro città alle valli, Brembana e Seriana. Ripercorreremo questo tragitto fermandoci nelle vecchie stazioni. Umberto tiene la mappa sul dorso del Barone che, rombando arrabbiato, obbedisce ai suoi comandi. La splendida stazione centrale della Ferrovia della Valle Brembana è il nostro punto di partenza. Sorge a fianco di quella della Ferrovia della Valle Seriana. Ancora oggi, è meravigliosa con la sua imponente architettura stile "belle èpoque", opera dell'architetto Squadrelli, lo stesso che aveva progettato il Casinò di San Pellegrino e che disegnò le stazioni intermedie da Borgo S. Caterina a San Giovanni Bianco, tutte quante imbellettate di Liberty. La seconda stazione dista solo una manciata di minuti dalla prima, a Borgo Santa Caterina, e attualmente è un’abitazione privata. Rimane ancora ben visibile il sedime del vecchio binario che corre lungo la facciata della casa e si spinge verso Valtesse dove, precisamente in via Crocefisso, rimane il rudere della terza fermata. Dopo queste prime tappe “cittadine” ci spingiamo verso la periferia, superiamo il capolinea di Pontevico fino a Ponteranica. La costruzione è in bello stato, circondata da un parcheggio pubblico dove decidiamo di lasciare il Barone per poi percorrere un breve tratto di pista esattamente in corrispondenza dei vecchi binari del treno. Scopriamo così una delle trenta gallerie che furono costruite per far transitare il treno. All’interno hanno trovato rifugio enormi stampe appese sulla volta della galleria, fotografie delle stazioni nelle quali donne con gonne lunghe, e uomini con cappello in doppio petto, bastone e scarpe lucide, sostano in attesa del loro treno. Nelle immagini

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Affiancando le rotaie del treno che saliva la Valle Brembana scopriamo l’eleganza di un passato che fa parte della nostra storia.

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riscopriamo una fisionomia della valle diversa da oggi. È curioso pensare a come l’uomo cambi l’assetto del territorio in cui vive: si insedia, lo modella e lo adatta al mutare di suoi spostamenti, abitudini ed economie. Con questo pensiero rimontiamo in sella, la successiva stazione è da scovare, visto che non abbiamo informazioni. Umberto è un gentleman, nella vita come nella guida, e mi sento davvero una principessa coccolata, adagiata sul suo trono, comoda e fiera. La sella è molto ampia e alle maniglie posteriori prediligo i fianchi di Umberto: molto più saldi! Facciamo qualche scatto alle stazioni di Petosino, Paladina, Villa d’Almè e Sedrina. Le tappe si fanno sempre più brevi per non togliere troppo tempo al piacere di guidare su una strada così bella e adatta a una moto come questa. Umberto saluta i motociclisti che incrociamo e tutti contraccambiano il gesto com’è giusto che accada in una galanteria che gli automobilisti non possono comprendere. Il Barone, dal canto suo, ha un viaggiare così regale e un rombo baritonale che, nonostante il volume, non può che definirsi elegante. A Zogno troviamo una stazione che non dimostra gli anni che ha; nonostante l’intonaco scrostato, si leggono infatti ancora le scritte dei bagni. È rimasto vivido il tipico colore aranciato con i profili ocra. Superiamo Ambria e arriviamo nella ben più famosa San Pellegrino. Umberto si sente a casa, l’orologio retrò, i guanti in pelle color testa di moro, e il papillon camouflage hanno finalmente trovato un’adeguata collocazione. La stazione di “Sampe” è stata restaurata e ora ospita un ristorante; vederla così immutata nel tempo ci trasporta in un viaggio mentale lungo più di un secolo. Ci aggiriamo come fossimo spettatori che dal passato sono tornati per dare un’occhiata al tabellone degli orari dei treni. La stazione, come tutte le costruzioni di San Pellegrino, ha quel fascino liberty decadente e romantico che rende la cittadina unica e suggestiva. Tutto è ornato, civettuolo e inalterato da decenni. Raccogliamo informazioni e scopriamo che la linea ferroviaria, col passare del tempo, venne estesa e ampliata fino a San Giovanni Bianco, Camerata Cornello e Lenna, per poi terminare definitivamente a Piazza Brembana. Grazie a questa ferrovia gli anni ’20 furono un periodo di grande ripresa e fermento economico con un aumento dei traffici di merci e di persone. Ciò che accadde dopo e come finì la storia di questo storico treno, è di un’altra epoca, di un’altra storia, di un altro viaggio….

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I racconti del Guizzo “In Patagonia” di Emilio Guizzetti • illustrazioni Sergio Algeri

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a leggenda narra che, per respirare aria di casa, molti nazisti scelsero come rifugio la città argentina di San Carlos de Bariloche. Ma in Patagonia, si sa, il confine tra Storia e Leggenda, è sempre molto labile. Posso assicurarvi però che, in quel dicembre del 2011, raggiungere da Cordoba la Patagonia nord occidentale fu veramente un’impresa. L’eruzione del vulcano cileno Puyehue aveva provocato la chiusura di tutti gli aeroporti nel sud dell’Argentina, pertanto dovetti sobbarcarmi 15 ore di pullman. Il mio scopo era quello di percorrere in moto la ruta de los siete lagos, i sette laghi di colore diverso, ma nessuno sembrava disposto ad affittarmi un mezzo a causa delle scarse condizioni di visibilità. Infine, senza che dichiarassi le mie intenzioni, riuscii a noleggiare una Chrysler Corsa, del tutto identica ad una Opel Corsa, per pochi pesos. A mano

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a mano che mi dirigevo verso il Cile, la situazione si faceva sempre più critica. Mi trovavo nel mezzo di una scena spettarle. Tutto era di un grigio uniforme, la popolazione, che viveva di turismo, era in ginocchio. Le mucche mi guardavano con occhi supplichevoli ed un cavallo bianco si scosse, lasciando intravvedere il suo reale manto nero. La superficie dei laghi era coperta da una coltre di cenere, tanto che risultava impossibile distinguere l’acqua dalla riva. L’unica cosa divertente di quel paesaggio lunare era poter schiacciare l’acceleratore a tavoletta e lasciar scivolare gli pneumatici sullo sterrato sdrucciolevole. Ad un certo punto venni però sverniciato da un’utilitaria che mi lasciò di stucco. Il diavoletto sulla mia spalla sinistra incominciò ad agitarsi chiedendomi di lavare l’onta con un controsorpasso, ma l’angioletto a destra mi fece notare che la visibilità, consi-

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Dopo qualche chilometro, all’uscita di una curva, trovai d’improvviso un ostacolo al centro della carreggiata e per evitarlo finii in testacoda. Si trattava dell’auto che mi aveva superato e che si era capottata.

derato anche il polverone alzato dal mio avversario, era praticamente nulla ed un incidente in quella parte sperduta di mondo l’avrei pagato veramente caro. Dopo qualche chilometro, all’uscita di una curva, trovai d’improvviso un ostacolo al centro della carreggiata e per evitarlo finii in testacoda. Si trattava dell’auto che mi aveva superato e che si era capottata. Mi avvicinai all’abitacolo e, con grande sorpresa, constatai che si trattava di una famigliola. L’uomo al volante sembrava sotto shock. La donna al suo fianco alternava irripetibili improperi verso di lui a dolcissime frasi dirette al sedile posteriore dove, legata ad un seggiolino, piangeva disperatamente una bimba. L’auto capovolta si trovava in una posizione tale che mi risultò facile estrarre l’uomo, anche se in verità era l’ultimo dei tre che avrei salvato. Insieme riuscimmo a tirar fuori anche la donna. La bambina era impossibile da raggiungere. Fortunatamente sopraggiunse un pick up con a bordo due ragazzi. Noi quattro uomini sollevammo un pochino l’auto e la mujer riuscì a liberare la figlioletta. La coccolò finché non smise di piangere. A questo punto la donna mi mise in braccio la piccola e incominciò a tirare calci e pugni

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al marito, sfoderando una nuova straordinaria serie di insulti in castigliano. Nessuno di noi, naturalmente, mosse un dito in soccorso dell’idiota, il quale non diede segni di reazione. Quando ebbe terminato, tornò verso di me. Solo in quel momento notai che, nonostante fosse leggermente in sovrappeso, la ragazza esprimeva un’esplosiva sensualità latina accentuata probabilmente dalla foga della lite. Mi ringraziò stampandomi un bacio sulle labbra, saltò a bordo del pick up e urlò al marito di restare vicino all’auto finché non fosse arrivato il soccorso stradale. Ripartii anch’io senza salutarlo. Lo guardai nello specchietto retrovisore. Immobile, di fianco all’auto, ancora inebetito, si stava ricoprendo della cenere che sempre più forte pioveva dal cielo. Non sono sicuro che la donna abbia chiamato i soccorsi. Mi piace pensare che, fra qualche centinaio d’anni, il corpo fossilizzato dell’uomo verrà ritrovato di fianco alla sua macchina. Qualche archeologo cercherà di ricostruirne la vicenda e chissà cosa si inventerà. Del resto in Patagonia, si sa, il confine tra Storia e Leggenda, è sempre molto sottile.

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JUST Red carpet

IPERAUTO BERGAMO

“Pronti per l’avventura?” di Giovanni Volpe • ph Marco Pesenti - Atomika Production

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o scorso 13 marzo la concessionaria Land Rover del gruppo Iperauto Bergamo S.p.a. di Via Borgo Palazzo, ha presentato l’ultima nata della casa inglese, la Discovery Sport, e per l’occasione ha organizzato un evento al quale hanno partecipato numerosi estimatori del marchio, la stampa locale, e una folta schiera di bergamaschi appassionati delle quattro ruote. In salone gli ospiti hanno potuto ammirare la nuova Discovery che, per l’occasione, era presente in diversi colori e allestimenti. Molti gli apprezzamenti positivi ricevuti da una vettura da subito apprezzata per il design moderno, se pur in linea con la migliore tradizione del marchio, per la qualità delle finiture interne, e per la grande versatilità offerta, in particolar modo dalla versione a sette posti. Durante la serata è stata, inoltre, presentata la squadra 2015 del Team Mystic Free Ride composta da ben 20 elementi e capitanata dal fondatore Gian Andrea Lecco. Nato nel 2003, da sempre specializzato in viaggi-avventura e sport ad alto tasso adrenalinico, il reparto “bike” del team, sponsorizzato, tra gli altri, proprio da Iperauto Bergamo, ha sfoggiato due nuove biciclette, la Scott Genius da enduro e la Scott Gambler da down-hill, che saranno le protagoniste della stagione 2015 appena iniziata. A testimonianza della grande versatilità e dell’inconfondibile anima avventuriera della nuova Discovery Sport, le Scott del Team Mystic Free Ride sono state posizionate sul tetto della nuova Land attraverso portabici dedicati… Pronti per l’avventura?

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JUST Red carpet “Una “fushion” di gusto e tradizione…”

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o scorso 27 febbraio sono partiti i venerdì "FUSHION Bar H" durante i quali le migliori tradizioni culinarie orientali, si fondono idealmente nell'affascinante locale, dando vita a un'atmosfera davvero intrigante; drink magistralmente preparati, pietanze sushi e roll e, ancora, raffinato finger food, stuzzicheranno il vostro appetito per trascorrere poi, una divertente serata con la migliore musica. L'Apericena parte alle 20.30 offrendo portate dall’eccezionale rapporto qualità prezzo, considerata anche la location e l’esclusivo dopocena che potrete vivere; a partire dalle 23.00, infatti, spazio alla musica con dj Ervin Allko che vi intratterrà fino alle due di notte. Powered by Gioiaevents

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JUST Red carpet “Parata di stelle” di Davide Bertocchi

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nche il 25° Parallelo di Natale, a partire dalla sua serata di presentazione dello scorso 22 dicembre, svoltasi nell’incantevole cornice del Casinò di San Pellegrino Terme, ha riscosso un grande successo. La serata di gala, perfettamente organizzata da Brembo Ski in collaborazione con lo Sci Club Selvino Toni Morandi, ha ospitato ben 350 invitati tra autorità, rappresentanti degli sponsor e vip. Di spicco la presenza dello special guest Alberto Tomba che durante la serata è stato premiato alla carriera da Antonio Rossi, oggi assessore allo sport della Regione Lombadia. Durante la serata non sono mancati spettacoli con balli e tante, tantissime risate in compagnia di Max Cavallari dei famosi Fichi D’India, accompagnato per l’occasione da Francesca Macrì, la tutorial girl di Detto Fatto di Rai2 e comica di Colorado Cafè. Alla serata era presente anche Nicolò Bongiorno, figlio dell’indimenticato Mike, il grande presentatore che durante la sua vita aveva sempre avuto un occhio di riguardo per la stazione sciistica di Foppolo, che oggi, non a caso, visto il rapporto di stima e amicizia, gli ha anche intitolato due piste. Durante la serata Nicolò Bongiorno ha ricevuto in dono una particolare scultura dell’artista Edy Gree di Taormina, consegnatagli dal noto gioielliere bergamasco Cesare Curnis. Alla serata non sono inoltre mancati altri vip tra i quali la medaglia d’oro olimpica Paola Magoni, nativa di Selvino, Ivan Gotti, ex ciclista professionista vincitore di due edizioni del Giro d’Italia, Daniela Merighetti, attuale sciatrice della nazionale italiana di sci, e Luca Betti, pilota noto anche per aver partecipato all’ultima edizione di Pechino Express. Il 24 dicembre, come da tradizione, si è poi svolta a Foppolo la gara dei campioni di sci; nella categoria maschile Riccardo Tonetti ha avuto la meglio su Lorenzo Moschini, secondo a sorpresa e vincitore del Premio Angelo Vergani, attribuito al miglior giovane. Nel settore femminile invece è stata Irene Curtoni a mettere i suoi sci davanti al gruppo delle "magnifiche otto" battendo in finale Federica Sosio. Ad azionare il detonatore però, non solo Alberto Tomba, ma una perfetta macchina organizzativa orchestrata da Angelo Bertocchi e dal suo Sci Club Selvino Toni Morandi, che ha avuto nella struttura di Brembo Ski un ideale alleato per il raggiungimento di un risultato finale davvero di alto livello, degno del mitico Alberto Tomba e dell’ormai tradizionale Parallelo di Natale.

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® MEN, MOTORS & LIFESTYLE

JUST

Just - Ringraziamenti Chiara Cattaneo • Giacomo Agostini • Gigi Rota Micol Muraglia • Paolo Farioli • Martina Valli Federico Passirani • Cristina Caccia Paola Bergamelli • Fabio Fassini • Raul Montanari Paolo Poma • Ezio Righetti • Francesca Vitali Chiara Pennati • Antonio Locatelli Nicola Gavardi • Valter Donadini • Fernando Lilli Marco Lilli • Sereno Terzi • Simone Doneda Michela Mantecca • Joel Brunel • Andrea Bassoli Rossella Redolfi • Marco Pezzucchi Andrea Perego • Giacomo Perego Roberto Rampello • Alessandro Curtò Stella Todde • Giambattista Rota Simone Ravasio • Omar Parimbelli Marco Martelli • Silvia Leoni • Stefano Sancinelli Biba Giupponi • Tomaso Giupponi • Pietro Batta Francesco Preda • Cinzia Paleni • Angela Landi

Periodico trimestrale Primavera 2015 - N° 1

Direttore Responsabile Giovanni Volpe direzione.just@gmail.com

Graphic & Art Director Silvia Benaglia redazione.just@gmail.com

Photo Marco Pesenti - Atomika Production

Just Web & Social Atomika Production

Modelle per un giorno Erika Sorti • Maria Giulia Bazzani

Amministrazione Studio Landi - Bergamo

Illustrazioni Sergio Algeri

Editore Guarda chi guida S.r. l.s. - Bergamo

Contributors Phil Green • Marco Dalvai • Alberto Maurici Astasia • Emilio Guizzetti • Moira Maffeis

Stampa Errestampa S.r.l. - Orio al Serio (Bg)

Men Giacomo Agostini • Gigi Rota • Claudio Rozza Michele Brusa • Massimo Baldi • Bruno Gotti Orlando Redolfi • Maurizio Secomandi

Iscrizione n. 21/14 del 17/11/2014 - Registro Stampa del Tribunale di Bergamo. Testi e materiale fotografico contenuti in questa pubblicazione, sono di proprietà esclusiva di Guarda chi Guida S.r.l.s. È pertanto vietata ogni riproduzione, anche solo parziale, non autorizzata dall’editore.

Women Vittoria Acerbis • Nadia Morselli

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Lifestyle Battista Bellini • Vito Pavone • Roberto Speri Davide Bertocchi

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