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Metropolzine n. 30 Metropolzine è un periodico dell’Associazione Culturale “Italian Dreamers” Casella Postale 161 47838 Riccione Centro RN Tiratura: 1500 copie Finito di Stampare: ottobre 2007 Italian Dreamers Staff: Simone Fabbri Marco Petrini Collaboratori: Ivan Iapichella Emiliano Maiello Andrea Baietti Igor Italiani Web Master: Alessandro Tramonti Francesco Castaldo Sede Legale ed Iscrizioni: Italian Dreamers Casella Postale 161 47838 Riccione Centro RN Internet Home Page: www.italiandreamers.net Forum: www.ytseitalia.net Photo Credits: Italian Dreamers Staff Daragh McDonagh Darko Bohringer Francesco Castaldo (GOM) www.dereksherinian.com Ignazio Verzicco Marco Vettorello Robert Dorion Stampa: Studiostampa s.a. - RSM

www.ytsejamrecords.com Sono disponibili 4 nuovi Official Bootlegs disponibili sul sito della Ytsejam Records Falling into Infinity Demos 1996-1997 2CD La documentazione completa del periodo antecedente il quarto album dei Dream Theater, compresi molti brani scartati da FII e le prove inedite del 1996 di Metropolis Pt. 2

Made in Japan 1CD Il calssico dei Deep Purple suonato dai DT dal vivo il 15 gennaio 2006 a Osaka in Giappone. Il Live è mixato direttamente dal bassista dei Deep Purple Roger Glover.

New York City, NY 3/4/93 2CD La prima assoluta degli “An Evening with…” Show, include l’esecuzione live per la prima volta di To Live Forever e A Change of Seasons con James alla voce, prima assoluta in versione live anche di Eve.

Bucharest, Romania, 7/4/02 2DVD L’intero concerto di Bucarest durante il World Tourbulence Tour. Il secondo disco contiene immagini dal concerto di Mexico City dello stesso anno, il documentario completo intitolato “9 Degrees of Backstage Footage” girato dal Fan Club tedesco “The Mirror”, ed il documentario della TV rumena sul concerto di Bucarest. Marco Sfogli “There’s Hope” Il disco del chitarrista italiano esce a Gennaio per la Lion Music. Questa è la tracklist: 1) Still Hurts 2) Andromeda 3) Seven 4) There’s Hope 5) Spread The Disease 6) Farewell 7) Sunset Lights 8) Genius 9) Never Forgive Me 10) Memories 11) Texas BBQ Tra gli ospiti ci saranno: Andrea Casali e Dino Fiorenza al basso, John Macaluso alla batteria, Alex Argento e Matt Guillory alle tastiere. Il disco è stato mixato interamente da Marco con la partecipazione di Richard Chycki su un brano.


Liquid Tension Experiment 3: ecco la verità! Ultimamente si è discusso su più fronti circa l’annuncio, da parte di Magna Carta, di un nuovo disco del combo formato da Petrucci, Portnoy, Rudess e Tony Levin. “Spontaneous Combustion” è in uscita per l’Italia il 22 ottobre. Cosa contiene questo disco? Nell’ottobre 1998, durante la registrazioni del secondo album dell’LTE, Petrucci dovette abbandonare in fretta e furia lo studio per raggiungere la moglie che partorì prima del previsto. Mike, Jordan e Tony rimasero soli in studio nell’attesa del ritorno di Petrucci e ciò che ne venne fuori furono due giorni intensi di jam session senza capo ne fine. Come dice Mike in una recente intervista: “Ci divertimmo tantissimo, suonammo per il solo gusto dell’improvvisazione, senza discutere prima le strutture dei brani e senza avere idea di che cosa ne sarebbe venuto fuori; il tutto senza darci un limite preciso. Una registrazione grezza di un DAT a 2 tracce, senza editing, overdubs ne mix” Riguardo, invece, la possibilità di un nuovo disco, ora i tempi potrebbero essere maturi; tra pochi mesi sarà il decimo anniversario dall’uscita del primo cd di LTE ed i 4 membri del gruppo si sono incontrati recentemente a New York e hanno discusso anche sul fatto di poter ritrovarsi un giorno e comporre nuova musica insieme. Intanto godetevi queste jam session ricordando che il prossimo anno il gruppo sarà presente come headliner al NearFest 2008 nella serata di sabato 21 giugno. Chissà che nelle prossime settimane non arrivino ulteriori novità in merito!!! Spontaneous Combustion Tracklist: 1- Chris and Kevin’s Bogus Journey 2- Hot Rod 3- RPP 4- Hawaiian Funk 5- Cappuccino 6- Jazz Odyssey 7- Fire Dance 8- The Rubberband Man 9- Holes 10- Tony’s Nightmare 11- Boom Boom 12- Return of the Rubberband Man 13- Disneyland Symphony

Cinque concerti dei Dream Theater in sei giorni. Sembra il titolo di una cura dimagrante ed in effetti non ci andiamo tanto lontano. Oltre all’investimento economico, chi vorrà seguire tutte le date italiane, si dovrà sobbarcare anche una marea di chilometri con un solo giorno libero nel mezzo. Si parte da Bologna, nel famoso “Madison” di Piazzale Azzarita, tempio per gli amanti del basket italiano. Scendiamo a Roma nell’immenso Palaeur, ricordo dei memorabili concerti del 2004 e del 2005. Coast to coast per approdare per la prima volta in Puglia, punta meridionale mai toccata dalla band. Pausa con orecchie arrosto e piedi fumanti. Si riparte da Milano, Forum, non aggiungiamo altro per poi planare ai piedi dei Colli Euganei. Dopo Padova, chi è ancora vivo è un eroe. Noi ci proviamo e sparpagliandoci per tutta l’Italia, saremo presenti a tutti i concerti accogliendovi nelle tribune riservate al Fan Club. Questo nostro sforzo organizzativo ci ha portato, putroppo, a subire delle critiche per la mancanza di alcuni “servizi” presenti in passato e mancanti in questo tour. Nessun oscuro segreto da mantenere e la verità è presto svelata. 1) Niente entrate anticipate riservete ai soci. Per poter organizzare questo e per poter garantire la vostra incolumità servono cinque persone dello staff del FC, + security, + SIAE, + forza pubblica. Dovendoci dividere per tutte le date, non riusciamo materialmente ad essere in numero sufficiente per organizzare ciò. 2) Solo a Roma mancherà la tribuna riservata. Solo a Roma ogni biglietto, tranne il parterre, avrà il proprio posto assegnato. Come potevamo riservare cento biglietti di una tribuna X e venderli a voi, visto che non ci è più permesso effettuare le prevendite? 3) Ci sarà un solo After Show, richiesto espressamente dalla band ad Andria per poter incontrare gli YtsejamKr e per parlare con noi del futuro dei Fan Club, quindi zero possibilità di effettuare concorsi. Sappiate che se non riusciamo ad organizzare qualcosa in favore dei soci, siamo noi, i primi ad essere delusi, ma, a volte, poco è meglio di niente. Pensate alla musica, Symphony X e DT insieme era un sogno per molti di voi, eccoli dunque, si stanno spegnendo le luci. Buon viaggio, buon ascolto e buon divertimento. Italian Dreamers Staff


Nello scrivere il preambolo a questo articolo mi trovo confuso e (molto) incazzato, alla faccia di colei che invece riusciva ad essere “felice”. Già nell’ultima pagina di questa fanzine abbiamo titolato ironicamente, ma non troppo, la pagina dei concorsi: “come tirare le mele al baghino” facendo notare a tutti che spesso e volentieri noi cerchiamo di mettere a disposizione vere chicche sia come premi che come possibilità di farsi notare; e cosa succede? Il NULLA, il beatissimo e amatissimo nulla. Per il detto popolare di cui sopra sfogliate ancora qualche pagina ed avrete tutte le risposte ma, per quanto riguarda questo articolo devo fare i miei complimenti personali e più vivi che mai a tutti i frequentatori della nostra board: YtseItalia.Net !!! I commenti sono retorici ovviamente; questo poiché giorni fa’ è stato lanciato un concorso lampo riguardante la possibilità di scrivere una vostra recensione del Gods Of Metal, visto con i vostri occhi e sentito con le vostre orecchie, per questa fanzine. Non solo, quindi, la possibilità di poter collaborare, come tanti chiedono spesso, con noi dello Staff di Italian Dreamers; sapevamo che non vi sarebbe bastato, per cui abbiamo messo a disposizione di colui o colei che avrebbe usato le parole più interessanti e coinvolgenti, un singolo di “Costant Motion” autografato da tutti e cinque i Dream Theater. E’ vero, il tempo era veramente poco, circa 5 giorni per consegnare la propria recensione. Però, vedere arrivare solo 3 e dico TRE recensioni, dopo un’estate intera in cui il topic principale della nostra comunità internet è stato quello riguardante il passato Gods of Metal, è stata una notizia veramente disarmante. Questo mi fa solo pensare ad una cosa: fino a che c’è da dire cazzate le mani volano sulla tastiera che è un piacere, quando c’è da mettere l’impegno e mostrarsi in prima linea, tutti a nascondersi dietro ai propri monitor… e scusate lo sfogo !!! E’ stato un peccato non riuscire ad organizzare qualcosa in maniera differente, magari anche tramite il nostro sito internet e/o la fanzine; ma è stata un’improvvisata. Siamo delusi, talmente delusi che premieremo tutti e 3 coloro che hanno fatto la recensione: il vincitore con la promessa copia del singolo autografato. I due non vincenti con una maglietta e un marsupio ciascuno. Alla faccia vostra!!! La parola al vincitore. Petrus ‘Grazie Davvero’ di Carlo Giulini tessera 5057 A volte nella vita, per qualche strana ragione, sentiamo l’assoluta esigenza di non farci scappare delle occasioni veramente speciali, forse per il timore di non aver più la possibilità, in futuro, di vivere delle emozioni che potrebbero durare per sempre e rimanere indissolubilmente fisse nella nostra memoria. Ebbene, quando fu annunciato che i Dream Theater avrebbero suonato al Gods Of Metal 2007 sentii immediatamente che quello non sarebbe stato un concerto come gli

altri visti gli scorsi anni nel nostro Paese, ma avvertivo che ci sarebbe stata qualche chicca speciale, riservata ai fans italiani tanto amanti dei Dream Theater. Sarà stata l’incontrollabile euforia pre-uscita del nuovo album targato Roadrunner Records, o forse la curiosità di vedere i Nostri in azione per la prima volta dopo lo storico concerto tenutosi al Radio City Music Hall di New York, o magari il desiderio di vedere ‘per primi’ il nuovo kit ‘Drum-Monster’ generato dalla malata mente di Mike Portnoy… non lo so! Iniziai subito a contattare vari amici ed a valutare la fattibilità dell’andata a Milano ma

purtroppo le risposte furono solo sconfortanti e negative (anche da un membro dell’ Italian Dreamers… ahi ahi ahi!) e per quanto riguarda l’organizzazione della trasferta… pur di essere a casa (ovviamente non a Milano) entro la notte, decisi di rinunciare ad assistere allo show degli Heaven & Hell (lo so’, una pazzia, ma come si dice molto banalmente in queste occasioni… per i Dream questo e altro!!!). Dunque, ‘carico’ al punto giusto, il giorno prima del concerto comprai Systematic Chaos e lo ‘divorai’ ascoltando i brani diverse volte e guardando


l’interessante DVD del Making of…, supponendo che il gruppo avrebbe basato la maggior parte del concerto al Gods proprio sulle canzoni del nuovo album (come direbbe Diego Abatantuono nei panni di Attila Flagello di Dio: “ma dovve… ma dovve…”). Così il giorno seguente, ubriacato dai controtempi e dai tempi dispari di ‘In the Presence of Enemies’ non ancora ben digeriti dai troppo pochi ascolti del giorno precedente, mi recai all’Idroscalo nella speranza di assistere a qualcosa di breve (considerando i tempi da festival e confrontandoli alle durate dei concerti dreamtheateriani a cui siamo stati viziati) ma molto, molto intenso, e soprattutto magico. Dopo gli apprezzabili concerti di Anathema, Dark Tranquillity, Symphony X, Dimmu Borgir e Blind Guardian, l’atmosfera comincia a farsi calda, e i numerosissimi fan dei Dream Theater cominciano a scalpitare; neanche il pantano viscido (che si insinua prepotentemente nelle mie Converse All Star di tela) può distrarci dal desiderio in via di compimento di sentire di nuovo i nostri idoli dal vivo, proprio loro che hanno l’invidiabile capacità di rendere ogni singolo concerto unico. Ecco che finalmente parte una clip audio che offre un assaggio di molti brani del passato dei Dream, per poi sfociare nell’intro di ‘Pull Me Under’… si potrebbe dire, la storia si scrive a partire dalla storia stessa! La band appare in forma: in particolare si nota un Petrucci con un taglio di capelli alla Metropolis 2000, e un Mike Portnoy che fa’ sfoggio della sua

nuova creazione: la ‘Mirage Monster’, una bellissima e trasparentissima batteria in acrilico (proprio come quella di Dominic Howard dei Muse… ah ah, guarda un po’!!!), destinata a diventare nei mesi seguenti il sogno di molti batteristi. Ottima esecuzione… ma è solo l’inizio. Infatti, appena finito il brano, James LaBrie, con tanto di pizzetto, afferma che la band oggi festeggerà il quindicesimo anniversario dell’uscita di un loro album molto speciale, suonandolo tutto dall’inizio alla fine. A quel punto, in preparazione anche dell’imminente Esame di Stato, mi ingegno in un complicatissimo calcolo matematico: 2007 meno 15 uguale 1992…uguale ‘IMAGES & WORDS’!!! Sono senza fiato: mi trovo davanti la mia band preferita che eseguirà completamente il mio album preferito di tutti i tempi, e che ha segnato di più il mio percorso musicale fino ad oggi… un sogno che pensavo destinato solo alla più astrusa fantasia. Sull’incipit di ‘Another Day’ si levano urla di tutti i tipi, e diciamo che si cerca di applicare il verbo del mitico Fabio Caressa pronunciato durante la telecronaca della finale dei Mondiali 2006 contro la Francia: ABBRACCIAMOCI FORTE E VOGLIAMOCI TANTO BENE!!! Come previsto da un immutabile e grandioso copione seguono ‘Take The Time’, con cantato iniziale rappato di MP; ‘Surrounded’, impreziosita dall’assolo di ‘Mother’ dei Pink Floyd e

da una sezione di ‘Sugar Mice’ dei Marillion; una sempre apprezzatissima ‘Metropolis’; ‘Under A Glass Moon’; come gran finale ’Wait For Sleep’,che in Italia mancava da troppo tempo; e ‘Learning To Live’, con Portnoy che indossa una maglia di Ibrahimovic dell’ Inter. Immagino che molti dello Staff dell’Italian Dreamers forse non avranno gradito troppo, ma per me, da interista, è stata un po’ la realizzazione di un miracolo! (leggi nota a fondo articolo. N.d.IDStaff). Messe da parte le maglie da calcio, i Dream Theater concedono come encore ‘Home’ e ‘As I Am’, adatte a far muovere i metalheads dell’Idroscalo e, concluso il concerto, i nostri eroi salutano il pubblico in estasi promettendo di tornare in Italia in autunno, per le ormai abituali date vicine al giorno di Halloween. Come direbbe la PFM, ‘Grazie Davvero’, Dream Theater.


Mi rendo conto che questo resoconto può apparire troppo entusiastico e poco obiettivo, ma sinceramente questa è una di quelle occasioni in cui penso che, una volta tanto, l’emozione debba prevalere sulla razionalità e sullo spirito di giudizio: è vero, per esempio l’acustica dell’Idroscalo non faceva gridare al miracolo, ma questo non ha nulla a che fare con l’alone di magia che ha avvolto il palco quel tardo pomeriggio. Penso che piuttosto che analizzare il volume del basso o le sbavature di chitarra, fosse più importante accogliere nelle orecchie la musica per quello che era e che offriva… come direbbe qualcuno, ‘Art for Art’s sake’. ------------------------------------Nota a margine dall’Italian Dreamers: Quando il gatto non c’è i topi ballano, ma ballano solo per un po’, perché poi il gatto lo viene a sapere e fa’ il culo ai topi ;-) Questo in soldoni quanto accaduto durante e dopo il Gods of Metal di quest’anno: qualche furbone mattacchione (sfortunatamente per lui pure interista) ha deciso di regalare a Mike Portnoy una maglia dell’internazionale (dal 1908 la seconda squadra di Milano) da sfoggiare durante la fine del concerto del giugno scorso in barba allo staff dell’Italian Dreamers non presente alla manifestazione. Quel simpatico mattacchione non ha fatto i calcoli con l’oste: infatti l’oste e buona parte dei soci iscritti al fan club sono di fede rossonera o bianconera (doriani a parte!!!). Ma soprattutto, il furbacchione mai si sarebbe immaginato che Mike avrebbe chiesto lumi qualche giorno dopo

il Gods, in quel di Bonn (Germania), allo staff Italian Dreamers del perché dei tanti fischi sentiti durante la fine del concerto… così è stato!!! Dopo il concerto in terra nemica, con tutto Images & Words riproposto per il pubblico presente, ed anche un po’ per noi che all’Idroscalo non c’eravamo, abbiamo atteso per circa un’oretta il nostro barbone preferito il quale aveva un impegno irrimandabile per un set fotografico per il nuovo tourbook. Un’oretta passata piacevolmente tra una battuta di James sul nostro superTafio Marco Sfogli, il solletico di Petrucci per avere un sorriso in una foto, i racconti di Jordan Rudess alle prese con due nuovi strumenti (sci e racchette) e un John Myung loquace più che mai che ci ha spiegato il suo nuovo endorsment con Music Man e le caratteristiche dei suoi nuovi bassi. Ecco infine apparire Mike; qualche convenevole e andiamo subito al dunque poiché è lui a chiederci lumi riguardo i fischi di Milano. Non abbiamo esitato a informarlo che la maglia neroazzura da lui indossata al Gods of Metal non era stata apprezzata perché “di parte”, gli abbiamo proprio detto che è stata presa come un’offesa da parte dei fans italiani presenti; un pò “come mettere una maglia dei Mets allo Yankee Stadium”. Mike non ha pienamente colto la nostra ironia e ci ha preso sul serio! Le sue parole sono state: “Erik (suo tecnico di palco), mi raccomando, non

accettare e non portami mai più sul palco di un concerto italiano maglie di una squadra che non siano le maglie dell’Italia di calcio o di basket, sennò la prossima volta mi fanno la pelle!”. Tra le fragorose risate dei partecipanti a questo piccolo siparietto Mike si è “scusato” dicendo che solitamente a fine concerto ha necessità di una maglietta nuova, fresca e non sudata; e che al Gods la “casa” ha offerto quella. Purtroppo, o per fortuna, per il popolo di fede nerazzurra, non siamo riusciti ad avere una foto decente di Mike sul palco con la maglia di “Zlatan” in bello sfoggio e questa cosa ha rovinato quella che sarebbe dovuta essere la copertina di questo numero di Metropolzine che, come cita il famoso coro di San Siro durante e a fine derby, avrebbe avuto come titolo “Non vincete Mai(k)!!!” Per dubbi, proteste, attentati e sfilatini… dei conti si occupa lo “Ziu Antunello!!!” Petrus (che milanista non è!)


Dopo il secondo giorno del Gods of Metal si sono rincorse parecchie voci riguardo ad un episodio strano accaduto durante il pomeriggio proprio nel parco dell’Idroscalo di Milano. Le classiche voci di chi ha avuto più o meno libero accesso all’area VIP del Backstage dalla quale si potevano vedere, incrociare ed incontrare le varie band protagoniste della giornata. La domanda che ha fatto il giro di tutti i forum è stata questa: “Perché Petrucci non si è visto per tutto il pomeriggio all’interno della zona dei camerini e poi è apparso sul palco come se nulla fosse?” Noi lo sappiamo e siamo gli unici che vi possiamo dire cosa è successo veramente… e cosa sarebbe potuto accadere!!! Facciamo un passo indietro, è il 27 aprile 2007, in un hotel di Milano ci sono James Labrie e Mike Portnoy in tour promozionale di Systematic Chaos. Ci sono alcuni giornalisti che intervisteranno i due Dream Theater e ci siamo anche noi dell’Italian Dreamers, pronti a fare il nostro degno lavoro di Fan Club facendo

alcune domande ai nostri amici d’oltreoceano per preparare l’articolo presente su Metropolzine 29. Si parla del più e del meno ed a un certo punto (nell’intervista della Fanzine precedente non ve l’avevamo detto!!!) viene fuori la famosa Finale (!) del novembre 2006 a Rimini in cui gli YtsejamKR sono diventati la Tribute band Ufficiale per l’Italia dei Dream Theater. Mike ha in mano una fanzine del Fan Club Tedesco “The Mirror” che riporta un articolo sulla nostra festa e dichiara quanto “fottutamente” (parole sue!!!) sia identico a lui Davide Calabretta batterista del gruppo vincitore e anche di quanto “fottutamente” (sempre parole sue!!!) sia identico a Petrucci il signor Marco Santaniello chitarrista dei Progeny, l’altra band finalista. Anche alla fine dell’intervista si parla, si scherza e prima di salutarci a Mike viene un’idea, ironica, ma che ci ha fatto balzare dal divano: due giorni prima del Gods of Metal italiano John Petrucci ha un impegno irrimandabile a New York per cui raggiungerà la band solo nella mattinata del primo

concerto del tour estivo, a Milano. Gli altri Dream arriveranno due giorni prima per fare un po’ di prove e per prendere confidenza con il fuso orario europeo, mentre Petrucci arriverà il giorno stesso ed avrà poco tempo per ambientarsi. E qui scatta la “gufata” del buon Portnoy alla sua stessa band e sulla quale cade l’attenzione del signor Murphy sempre in ascolto alla ricerca di nuove vittime!!! “Se John non arrivasse in tempo si potrebbe chiamare il vostro amico chitarrista, Marco, e buttarlo sul palco al volo con noi? Magari lo terremo un po’ lontano dalle luci ma la somiglianza ci sarebbe e il suo modo di suonare è veramente splendido”. Chi l’avrebbe mai detto che tutto ciò sarebbe potuto accadere sul serio??? Scherzi a parte, sicuramente Marco Santaniello sul palco con i Dream Theater sarebbe stata cosa impossibile per motivi logistici ed organizzativi ma un concerto saltato avrebbe avuto conseguenze letali per tutti… Dove eravamo rimasti in una passata fanzine? A Iapo, nostro illustre e storico collaboratore di Gallarate, che aveva perso per ben 3 volte l’aereo per venire a New York a vedere il concerto del 01 aprile 2006 al Radio City Music Hall. (Per chi si fosse messo in contatto con il Fan Club solo nel 2007, è possibile leggere l’articolo scaricando Metropolzine 26 in formato PDF direttamente dal nostro sito web).


Quella volta Mr. Murphy aveva fatto un ottimo lavoro con il nostro caro amico Iapo, e un altro ottimo lavoro l’aveva fatto il caro “amicone” di Delta Airlines vendendo un volo standby ad un collega (Iapo appunto!). L’amicone è stato punito, ma quel giorno, al nostro ritorno dalla Grande Mela, Iapo aveva gridato vendetta e vendetta è stata. Ovviamente questa volta Iapo non ha né perso né preso nessun aereo, ma diciamo che il suo lavoro e la conoscenza a fondo di ogni angolo e personaggio che lavora allo scalo milanese di Malpensa sono serviti anche a tutti voi che eravate al Gods of Metal a divertirvi ascoltando i Symphony X, i Blind Guardian, in attesa dei Dream Theater. Partiamo, quindi, dall’inizio: come detto Iapo lavora all’interno dell’aeroporto di Malpensa e ha accesso praticamente ad ogni aerea. Mike Portnoy sa del lavoro di Iapo e proprio due sere prima si erano anche incontrati in aeroporto al loro arrivo dagli States e, sia questo incontro fortuito che la memoria incredibile del barbone sono stati utili alla risoluzione del “problema”. Inizialmente volevo che a raccontare il tutto fosse direttamente Iapo con le sue parole ma poi ho avuto modo, due settimane dopo il Gods of Metal, di parlare anche con l’altro “protagonista” della vicenda, John Petrucci, così ho pensato bene di unire le due “versioni” dell’episodio e di raccontarle a tutti. Arriviamo quindi al 03 Giugno 2007: Milano, è appena iniziato il pomeriggio del Gods of Metal, il sottoscritto è da tutt’altra parte d’Italia per un impegno di lavoro; della serie “do not disturb”. Arriva una telefonata di Iapo in pieno panico

perché un security sembra non volerlo fare entrare nell’area VIP dell’Idro-scalo. L’appuntamento è con Jordan, senti-to telefonicamente la sera prima, per fare due chiacchiere, salutarsi e godersi un bel concerto. Taglio corto al telefono per i motivi di cui sopra, spiego a Iapo cosa poter dire al Security per convincerlo a passare e dopo mezzora mi arriva un messaggio di Iapo: “Sto andando a Malpensa, Petrucci ha perso l’aereo su Linate, lo vado a recuperare io!!!”. Non è cio per cui mi aveva contattato, sinceramente ho altro a cui pensare in quel momento. Poi mi rendo conto che non è raro che qualcuno dello staff del Fan Club vada a prendere i membri della band in aeroporto al loro arrivo, questa volta però è molto strano: sono quasi le 4 e mezza di pomeriggio, all’inizio del concerto dei Dream Theater non manca molto e soprattutto, che cazzo ci fa Petrucci a Malpensa quando tutti sono arrivati due giorni prima? Poi mi ricordo delle parole di Mike del 27 Aprile e mi metto a ridere come un cretino: Mr. Murphy ci ha fatto ancora visita? Non lo so, potrebbe anche essere stato tutto pianificato in questo modo, ma io ricordavo che fosse in previsione un arrivo di John per la mattina… non due ore prima del concerto!. Mi dimentico di tutto fino a che in piena serata mi arriva un’altra telefonata di Iapo, un po’ incazzato ma felice!!! E’ all’ingresso dell’area dei camerini, il concerto è finito e c’è Jordan che mi vuole salutare al telefono; tutto regolare fino a qui, saluto Rudess e saluto anche Iapo che sta per andare a Malpensa per prendere il suo turno notturno al lavoro. I Dream Theater hanno appena fatto Images and Words, la promessa

di una grande sorpresa Mike l’aveva fatta in Aprile all’Italian Dreamers, e noi, che immaginavano quale era questa sorpresa, avevamo già festeggiato l’anniversario del secondo album dei Dream facendo suonare agli YtseJamKR tutto l’album per intero durante la nostra festa di Fan Club al Sottosopra di Este il 26 Maggio 2007 in barba ai veri Dream Theater. In fin dei conti però, mi rode un po’ il fatto di essermi perso questa esibizione live ed appena prendo possesso del mio computer invio una mail a Mike chiedendo il bis della stessa esibizione per il concerto di Bonn, l’unico del tour a cui parteciperemo di staff (e mai avrei pensato che la mia richiesta fosse stata esaudita, ma questo è un altro discorso). La sera dopo sono di nuovo a casa, sdraiato sul mio divano e mi richiama Iapo il quale mi racconta tutti i retroscena del giorno prima: arrivato all’ingresso dell’area VIP (dove il security non lo voleva fare passare) si vede arrivare Mike e Rikk (il tour manager dei Dream Theater) che gli comunicano che John Petrucci “is terribly late” (è terribilmente in ritardo). L’aereo che portava il chitarrista americano da New York a Londra ha tardato e la coincidenza per Linate (che è a due passi dal parco dell’Idroscalo) è andata persa. John appena arrivato a Londra ha chiamato dicendo che fortunatamente era stato riprotetto su un altro volo per Milano ma che, sfortunatamente, il volo era solo dopo due ore e che, peggio ancora, sarebbe atterrato a Malpensa (che NON è a due passi dal parco dell’Idroscalo). A Malpensa viene subito inviato un incaricato del promoter che organizza il Gods of Metal ad attendere


Petrucci ma Mike si ricorda del suo arrivo in Italia due sere prima e soprattutto della fila per il controllo passaporti in uscita; facendo due calcoli, la cosa è preoccupante: due ore per il primo volo disponibile su Milano, un paio d’ore di volo, almeno un’ora per gli sdoganamenti del bagaglio e di John Petrucci; un’oretta di macchina da Malpensa all’Idroscalo… i calcoli non quadrano con l’inizio del concerto. Bisogna fare qualcosa!!! Ecco quindi Mike e Rikk rapiscono Iapo, lo buttano su una macchina con un altro incaricato del promoter e si fiondano verso Malpensa. Nessuno sarebbe stato in grado di fare qualcosa; in fondo all’interno di un aeroporto vanno seguiti regolamenti rigidi, soprattutto per chi arriva da un volo transatlantico (così imparano a farci togliere le scarpe, farci la foto e prenderci le impronte digitali ogni volta che noi europei sbarchiamo in America dopo un volo devastante di almeno 8 ore!!!) ed ancor più per chi, come Petrucci, ha un bagaglio “papale” per un tour di un mese. E qui entra in gioco Iapo, in barba a tutti i regolamenti e le leggi italiane ed internazionali vigenti allo scalo meneghino. Individuato il gate da dove esce John, prende contatto con il soggetto, lo trascina con sé e munito di tesserino di riconoscimento si inventa varie supercazzole per saltare tutte le file possibili ed in cinque minuti netti sono al ritiro bagagli. Servono pochi minuti per capire che il bagaglio è andato perso su Londra a causa del cambio di volo per cui si bypassano anche gli ultimi controlli e in due minuti John è su una macchina in corsa verso l’Idroscalo. Iapo invece rimane a Malpensa con l’altro incaricato della Live per sbrigare facilmente

le pratiche del recupero bagaglio; purtroppo non così troppo facilmente, ahime! Un impiegato non troppo preciso e veloce fa perdere del tempo al nostro collaboratore, il traffico della tangenziale di Milano della domenica sera fa il resto e Iapo arriva al concerto giusto in tempo per ascoltare le ultime note di Learning to Live ed i due bis proposti. Il tempo dell’ennesimo vaffanculo al signor Murphy e arriva John con Rikk a ringraziare il nostro Ivan felicitandosi per aver reso questo servizio impossibile nel nome dell’Italian Dreamers e gli regalano buona parte del concerto degli Heaven and Hell direttamente sul palco. …Ma la versione di John non la volete sapere? Complice una trasferta a Bonn per il relativo concerto dei Dream Theater e complice anche la necessità di aspettare Mr. Portnoy in aftershow, ecco la possibilità di parlare a ruota libera con Petrucci, visto anche il ristrettissimo numero di persone presenti al dopo concerto: 6 persone del Fan Club tedesco, Marco Vettorello (colui che ha scritto alcune parti dell’articolo di Gilles, nonché impiegato dell’Intel in Germania) e noi. John ci racconta del ritardo accusato dal volo su Londra e della sua immensa preoccupazione che sarebbe potuta sfociare in seri problemi con l’esibizione dei Dream Theater al primo concerto in Europa. “Arrivato in aeroporto ero spaesato, l’idea di tutta la trafila per bagagli e passaporti mi preoccupava non poco e mai avrei immaginato di vedere il faccione di Ivan arrivare verso di me. Ricordavo che lavorasse a Malpensa, già altre volte ci eravamo incontrati in quell’aeroporto nei tour precedenti ma, mai e poi mai

avrei immaginato che fosse lì per me! Mi ha detto solo due parole ‘vieni! seguimi!’ e ho subito capito che stava per fare il miracolo che ha fatto. Mi ha fatto saltare tutte le file possibili ed immaginabili, la gente in coda mi guardava senza capire, e neanche io capivo! Ivan mi trascinava dietro di lui dicendo cose alle persone addette ai vari posti di controllo, non capivo cosa diceva ma vedevo che tutti annuivano e noi passavamo avanti. Poi ci siamo resi conto che il bagaglio era perso e mi hanno caricato su una macchina diretta al luogo del concerto mentre Ivan è rimasto a sbrigare le pratiche del mio bagaglio.” Mentre John racconta Rikk ride divertito ed i ragazzi del Fan Club tedesco apprendono i fatti con stupore dicendo frasi del tipo “i soliti italiani !!! (in realtà, la loro è invidia, come il fatto che ‘Fabio Grosso ce l’abbiamo noi!!!’). Il racconto di John termina con lui che arriva all’Idroscalo ed ha giusto il tempo di cambiarsi la maglietta, prendere la chitarra in braccio ed andare sul palco a suonarsi tutto Images and Words davanti a migliaia di fans impazziti per l’evento. Rimaniamo ancora un po’ nella sala del museo preposta per i camerini nell’attesa di Mike, divertiti dai racconti di Jordan sulla sua nuova esperienza sciistica e poi, per tutti è tempo di andare. I nostri amici tedeschi ci portano in un ristorante per festeggiare la serata e il nostro incontro. Il ristorante, consigliato dal ‘Ben Stiller’ del museo locale, è uno dei migliori della zona ma… è un ristorante Italiano!!! Avete mai mangiato una carbonara in Germania? Beh, non fatelo… ma questa è un’altra storia. Petrus


Quando scrissi il primo articolo riguardante la strumentazione del nostro Jordan era tutto molto semplice, si sapeva già da tempo cosa utilizzava in studio ed in tour. Poche settimane fa, però, Petrus mi ha aperto una finestra in MSN dicendomi “ho bisogno di un tuo articolo sulla strumentazione attuale di Rudess”, e mi sono venuti un po’ di brividi. Ho iniziato a pensare a cosa stesse utilizzando Jordan in tour, e a tutte le varie apparizioni che “sbucavano” in rete con vari tipi di strumentazione. Vista la vastità del discorso, poiché Jordan non si ferma mai a cambiare “giocattoli”, ho chiesto aiuto ad altri tastieristi e soprattutto amici della board. Per chi legge il forum i keyboardmen interessati sono: keywiz, ugum, maniele e alex didonna (tastierista della tribute band ufficiale). Questo è un articolo che prende spunto da domande fatte da noi a Jordan (mediante Petrus), da una recensione della strumentazione che usa ora (anche se non mi stupirei che in questi giorni cambi qualcosa :D) e da un articolo molto interessante sul suo lavoro con la INTEL. Non mi soffermo a dare giudizi personali sul lavoro di Jordan perché ogni persona la pensa in modo diverso. Sono (siamo) qui solo per aprirvi gli occhi su cosa ora sta sotto alle dita del nostro pazzo tastierista pelato.

Facciamo un passo alla volta riprendendo da dove avevo terminato il primo articolo. Giunti alla fine del tour di Octavarium siamo restati un po’ spiazzati per quanto riguarda la parte tastieristica nei Dream. Jordan aveva cambiato considerevolmente il suo sound grazie al cambio di endorser e al completo rinnovamento della sua strumentazione, c’era chi piangeva la sua vecchia Kurzweil, chi invece era rimasto entusiasta. Aspettavamo tutti il nuovo album dei Dream per vedere che novità apportava Jordan

al sound generale ed alla sua strumentazione, finché un giorno nel suo forum è stata pubblicata la foto qui sopra. Si è capita subito la piega che Jordan stava prendendo, cioè tastiere esclusivamente di casa Korg (es.Oasys) e Roland (es.Fantom x8, VSynth).Come ha spiegato nel suo forum questa era solo la strumentazione “fissa”, però usava anche

altri aggeggi tra i quali un Korg Radias e un Mini Moog. E così si diede addio al mondo Kurzweil (non del tutto e poi vi dirò perché:D). Iniziò l’ansia pre cd. Tutti volevano sapere e sentire il nuovo sound, ed ecco cosa ne è uscito. Un po’ spaesati dal nuovo stile dei Dream, è saltato subito all’orecchio un Jordan molto diverso, meno presente di un tempo, dedicato al mix generale più che alla parte solistica. Il suo lead era di nuovo cambiato, suoni meno invadenti e più miscelati nel contesto, forse anche troppo visto le vecchie abitudini. Intanto su YouTube iniziarono a girare video del Namm 2007. Accompagnato da Morgenstein, Rudess faceva sfoggio di strumenti made in Roland, un Fantom x8 e un VSynth GT (versione potenziata del VSynth a tastiera). Jordan li ha utilizzati per svolgere song tratte dal cd “Rudess Morgenstein Project”. I suoni erano identici agli originali e altri avevano più grinta.


Pensavamo fosse il setup del nuovo tour dei Dream, ma non era così, Jordan cambiava anche a causa dei live show con scaletta ridotta. Per il tour estivo ha utilizzato questo gear, “piccolo” e un po’ traballante visto l’eccessivo peso caricato nel porta tastiera. Come master principale utilizzava sempre la “vecchia” Oasys nel classico supporto girevole, ma a fare da “lato” alla tastiera ha inserito 2 novità, da un lato un Memotron e dall’altro

un Korg Radias, strumenti nuovi. Spiego subito le loro caratteristiche. Il Memotron altro non è che un Mellotron digitale. Questo strumento, usato negli anni 70/80, simile ad una normale tastiera, utilizzava delle registrazioni a nastro di vari strumenti. Premendo un tasto partiva una registrazione dello strumento selezionato, cioè archi, flauti e cori. Sherinian già in Falling Into Infinity usò un Mellotron originale, lo si può sentire su Peruvian Skies.

Il Korg Radias è un “aggeggio” nuovo, si tratta di un sintetizzatore di casa Korg usato addirittura in certe occasioni per suoni di musica trance o dance. E’ costituito da 2 moduli, una parte è la tastiera, l’altra è il vero e proprio modulo sonoro, ed è quest’ultimo che Rudess utilizza. Alcuni si sono chiesti come mai non lo avesse messo assieme ai vari rack che ha dietro, la risposta è semplice. Il modulo è costituito da una serie di potenziometri utilizzati in sede live per modificare il suono a proprio piacimento in real time, simile ad un synth analogico. Quindi averlo a portata di mano è una cosa ottima, se non d’obbligo, per una macchina simile. Inoltre dietro a lui fa sempre da sfondo il suo solito rack, identico al tour precedente: mixer Makie, 2 VSynth (1 sempre di scorta), e i vari power protector. Non si vede più il Receptor. C’è da chiedersi come mai l’utilizzo del VSynth poiché il Continuum non era usato. Il synth di casa Roland era stato usato nel tour di Octavarium non solo per il Continuum ma anche per altre parti (es. intermezzo di Never Enough), inoltre nel tour estivo molti lead erano stati cambiati e si sentiva una predominanza del sound Roland. A mio avviso anche il suo lead principale è dato dal VSynth. In generale però il suono è più o meno ai livelli di Octavarium. E’ stato usato un diverso

campionamento di piano durante le date, un po’ più caldo del precedente (personalmente non soddisfa ancora). Si aspettava l’inizio del tour invernale per “giudicare” meglio l’operato di Rudess e vedere cosa poteva sfornare. Come prima cosa il setup si ingrandisce, tornano il Continuum, la Lapsteel guitar e il Modular vicino al rack. In più il supporto girevole è modernizzato, e una grossa mano metallica a 3 dita ora sorregge la Oasys con il Memotron e il Radias. Ma una grossissima (anche se piccola di dimensioni) sorpresa allieta i tastieristi.


dello strumento per passare da una ottava all’altra. Novità assoluta di questo strumento è un midi wireless integrato con una portata di 180 metri. E’ il primo strumento che usa questa tecnologia. C’è da dire che questa sorta di tastiera non ha suoni propri, ed in questo caso è utilizzato sempre il VSynth. Rudess la imbraccia come se fosse una chitarra e la utilizza in mezzo al palco per fare soli, duetti ecc. Ha un po’ stupito questo aggeggio nelle mani di Jordan, abituati alla sua “posizione” classica sulla tastiera e soprattutto abituati a soli, come nel tour di Metropolis 2000, dove veniva utilizzato ogni singolo tasto della sua 88 tasti ... ed ora vederlo con questo aggeggio monosuono a 2 ottave, fa un certo che. Grazie a Petrus siamo riusciti a far arrivare delle nostre domande a Jordan, il quale ha subito risposto.

Un nuovissimo “giocattolo” nelle mani di Jordan: lo Zen Riffer, successore delle Keytar (tastiere a tracolla che simulano la posizione di una chitarra come le Roland AX 7 o Yamaha SHS 10). Ha la forma di una specie di ascia, 2 ottave e molte funzioni midi. Può esser usato come una 88 tasti mediante un pulsante posto sul “collo”

Abbiamo chiesto come mai utilizzasse strumenti di stampo vintage come il Modular e il Memotron, affiancati a “mostri” della tecnologia come la Oasys. Di risposta ci ha detto che ha deciso di inserire nella sua strumentazione delle tastiere classiche del prog, seppur “copiabili” dagli strumenti attuali, perchè mantengono sempre il loro sound vintage. Un’altra curiosità è stata del perché, abituati ad un Rudess mono tastiera, ora usasse tantissime tastiere. La risposta è che oltre ad avere un risultato pratico, ha anche un suo risvolto visivo. Abbiamo appreso che in sede live non usa computer.

Invece in studio usa VST della Native Instruments, della Spectrasonics, East West e Sonivox, ed è endorser del programma “Ivory Piano” Gli abbiamo chiesto anche quanti tecnici ora collaborano con lui. In sede live lo segue da molti anni Robert Dorion, a casa e in studio invece al suo fianco c’è Richard Rainhart, e comunque è sempre aiutato dall’oramai famoso Bert Baldwin...o come dice lui stesso :” the mysterious and infamous Bert (shhh) Baldwin “. Alla domanda: “se ha ancora contatti con la Kurz” ha risposto che ormai è da molti anni che non ci lavora più


assieme. Ora è a stretto contatto con Roland e Korg, per le quali ha fatto sia molti video dimostrativi per la Oasys sia molti live con strumenti quali Roland VSynth GT. Ha parlato anche dei suoi vari lead attuali dicendo che ci ha lavorato molto per riprodurre i suoni che aveva in mente grazie a Oasys e VSynth e … sono molto ... rock :D La scorsa primavera c’è stata un’altra apparizione di Rudess nel mondo di internet, affiancato da un pc portatile e promuovendo processori Intel. Un po’ tutti ci siamo chiesti come mai anche questa novità. Petrus ha contattato Marco Vettorello di Intel, il quale ha lavorato con Jordan a questo progetto. Lascio a lui la parola. I tempi in cui scrivere e suonare musica con l’ausilio di un computer richiedevano l’inserimento manuale delle note usando il joystick (altrimenti usato per giocare a MicroProse Soccer e Summer Games - quelli fra voi che possedevano un Commodore 64 se li ricorderanno) sono ormai passati. I sequencer allora disponibili erano in grado di gestire solamente una singola traccia e i suoni che ne uscivano erano fastidiosi del ronzio di una zanzara. Da allora, le tecnologie hardware e software hanno compiuto passi da gigante. I prodotti oggi disponibili sono incredibilmente versatili e potenti, i costi ormai alla portata di qualunque portafoglio. Jordan Rudess, sempre molto interessato agli ultimi sviluppi della tecnologia musicale, dice che “Oggi il computer é diventato un vero e proprio strumento musicale. I tools

oggi disponibili, stanno aumentando in quantità, qualità e funzionalità. Ogni musicista che lavora con il computer fa molta fatica a stare al passo con i tempi. In passato, quando mettevo le mani su un nuovo synth, mi prendevo tutto il tempo necessario per poter tirare fuori il massimo dallo strumento. Con la varietà di tools di cui dispongo oggi, sia hardware sia software, é impossibile impararne ogni singola funzione. Dovrei prendermi un anno di pausa dai Dream Theater per imparare tutto!”. La qualità dei prodotti software di produttori come Steinberg, Native Instruments e Synthogy, sta raggiungendo un livello di qualità senza precedenti. “Se un paio di anni fa mi aveste chiesto se fossi stato in grado di distinguere il suono di uno strumento reale da quello prodotto da uno strumento virtuale, avrei risposto di si. Ma con i prodotti sul mercato oggi, é praticamente impossibile fare una distinzione”. Di recente, grazie ad una collaborazione con Intel, Jordan ha aggiunto alla sua

strumentazione un notebook basato sulla piattaforma Intel® Centrino® Duo. Tale notebook, insieme al software Massive della Native Instruments, é stato utilizzato per creare alcuni passaggi dell’ultimo capolavoro dei DT “Systematic Chaos”. Ne sono un esempio i suoni in vena psichedelica come sottofondo alla sezione parlata in “Repentance”. Attualmente, Jordan sta valutando la possibilistá di utilizzare tale tecnologia anche durante i suoi concerti live, data l’affidabilità e versatilità del notebook, che ormai é uno strumento musicale a tutti gli effetti.


Perché altra tecnologia, oltre a quella che giá utilizza? “Per me la tecnologia é il mezzo per creare suoni, faccio e utilizzo tutto quello che occorre per ricreare quelli che sento nella mia testa”. I processori Intel portano numerosi benefici a chi li utilizza in ambito musicale, grazie anche alla stretta collaborazione con le maggiori case produttrici di software (es. Steinberg, Native Instruments, Cakewalk e Apple). “Sul mio nuovo notebook ho installato i miei software musicali preferiti. Ne sono entusiasta, non potrei immaginarmi di possedere un computer senza un processore Intel. Rock on, Intel!” Cercate l’articolo ed il filmato di Jordan sul sito: www.intel.co.uk/music. Un’ultima curiosità. Avevo accennato prima ad una non totale sparizione della Kurz da sotto le sue mani. Infatti tra i tanti video che girano su YouTube si può notare ancora come Jordan utilizzi la k2600 sia nel suo studio (ha fatto delle dimostrazioni di vst) sia in sede live. In un concerto con Steve Wilson (Porcupine Tree) ha utilizzato per l’appunto la sua k2600 affiancata dal suo notebook. Non entro in giudizi o critiche sull’operato di Jordan. questo articolo è stato pensato esclusivamente per fare una panoramica del suo vastissimo mondo.

Ognuno di noi può pensarla come vuole sul lavoro di ogni membro dei Dream, nella board si è sentito di tutto, ma sta di fatto che una cosa innegabile si può dire, quest’uomo non si fermerà mai. Da quando lo si conosce ha sempre cambiato, modernizzato, aggiunto, tolto, provato. Ovviamente è “aiutato” dalle sue possibilità di provare qualsiasi cosa, visto e considerato che è endorser delle più famose case di tastiere, e ormai ogni “marca” lo vuole. Però c’è da dire che non è nato con le tastiere in mano, ma è stato solo grazie ad anni e anni di studio, di concerti, di cd e collaborazioni, che ora è diventato quello che è, ed ha la possibilità di provare quello che vuole. Questo è l’attuale mondo di Jordan. Ma sicuramente non è finita qui. Gilles Boscolo Marco Vettorello

JORDAN RUDESS “The road home” (Magna Carta) Il lettore mi scuserà, ma sento il bisogno di fare una piccola premessa prima di gettarmi a capofitto nella disamina di “The road home”, ottava fatica solista di quello che si può considerare a ragione uno dei più talentuosi musicisti in circolazione sul versante progressive odierno, ovvero Jordan Rudess (attuale tastierista dei Dream Theater): a me i dischi pieni zeppi di cover hanno proprio stancato! Basta! Non se ne può più! Ma il mercato discografico attuale non attraversa una, più volte, ribadita crisi? E gli stessi artisti, oltre a proporsi in centocinquanta progetti diversi che ormai si accavallano uno sull’altro (manco fosse un’orgia), non trovano niente di meglio da fare che sedersi in studio, prendere una manciata di brani evergreen e reinterpretarli (vabbé, spesso e volentieri conferendo al pezzo soltanto un suono più moderno) al volo per darli, poi, in pasto ai fan bavosi e desiderosi di ascoltare qualsiasi (e dico qualsiasi) nota registrata dall’individuo in questione? Come dite? Carenza di idee? Barile da


raschiare fino in fondo? Mmmhhh…meglio cambiare discorso và. Scusate lo sfogo. Dunque, ricomponiamoci. “The road home”, come traspare dal titolo, vuole significare il ritorno alle sonorità che hanno influenzato il buon Jordan a tal punto da farlo rinunciare ad una promettente carriera da pianista classico. Sonorità decisamente prog rock, che forse faticano ad affiorare all’interno delle ultime realizzazioni della band newyorchese che ha fatto conoscere l’estro di Rudess in tutto il mondo, ma che in questo frangente sgorgano splendidamente dai tasti del nuovo gioiello della Korg, la maestosa Oasys. Comunque andiamo oltre. Raggruppato un team di collaboratori/amici da infarto, tra cui il fidato Rod Morgenstein alla batteria, Rudess si lancia in primis su “Dance on a volcano”, composizione di incredibile bellezza dei Genesis postGabriel. L’apertura lisergica ci porta subito a respirare le vette del prog rock più pregiato, grazie anche all’ingresso vocale di Neal Morse, exleader dei portentosi Spock’s Beard, che lascia subito la sua impronta tra le variopinte partiture musicali. La scelta di Neal è vincente, ma a prima vista anche logica, dato che il già citato gruppo americano ha sempre scavato il solco della tradizione cavalcando sia i Genesis che i Gentle Giant ed anche gli ultimi lavori solisti di Neal risentono spesso delle medesime influenze progressive. Come spesso accade, però, la parte più interessante dell’apripista arriva al break strumentale intorno al quinto minuto, quando il brillante fraseggio solistico di Rudess si interrompe per dare spazio al contrappunto chitarristico di Marco Sfogli, che conferma una classe sopraffina nel

cesellare un assolo da brividi, al quale Jordan è costretto a rispondere con tutta la tecnica che possiede. E’ forse questo l’highlight principale di tutto il lavoro, ma ciò non significa che possiamo mettere in loop il lettore e lasciare perdere il resto. Anzi, dopo una “Sound Chaser” discreta ma che ha il merito più che altro di mostrare una monumentale prestazione vocale sia di Kip Winger che di Nick D’Virgilio (impegnati a piene mani nella sostituzione delle “mostruose” armonie di casa Yes), arriva il momento di un brano misconosciuto ai più ma dal grande appeal. Stiamo parlando di “Just the same” dei fantastici Gentle Giant, che a quanto pare ha rivestito il ruolo della classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendo Jordan verso il mondo dei synth, dei moog, delle tastiere. Beh… c’è da dire che in questo caso il musicista di upstate New York si sdebita nel migliore dei modi, fornendo un’interpretazione magistrale grazie all’arrangiamento che mantiene il mood vibrante ed unico della band guidata dai fratelli Schulman, pur trasportandolo nel terzo millennio con una miriade di suoni dal chiaro trademark rudessiano. Ma l’omaggio non sarebbe completo senza un bis da applausi dietro al microfono di Kip Winger, il quale sembra non perdere mai occasione per confermare la sua bravura. Perlomeno particolare, invece, la medley successiva, che in poco meno di nove minuti unisce “Soon”, coda dell’immensa “Gates of delirium” sempre degli Yes, “Supper’s ready”

dei Genesis, “I talk to the wind” dei King Crimson e di nuovo gli Yes con “And you and I”. In pratica il pezzo diventa una struggente interpretazione al piano di Jordan, che si concede anche un piccolo intervento vocale proprio nella parte che richiama il gruppo guidato da Robert Fripp. Anzi, prima della chiusura affidata alla celeberrima “Tarkus” degli Emerson, Lake e Palmer, c’è persino il tempo per una canzone del tutto inedita, quella “Piece of the Pi” piena zeppa degli effettini e dei fraseggi che Jordan abitualmente regala agli spettatori durante la sua breve vetrina in tour, che però stenta a decollare. Di certo non aiuta il posizionamento in mezzo a veri e propri monumenti che da oltre trent’anni resistono all’usura del tempo. Peccato, d’altronde ritengo che il meglio del Rudess solista lo si possa trovare nel pregevole “Feeding the wheel”, targato 2001. Detto questo che altro aggiungere? “The road home” rappresenta di sicuro un interessante motivo di approfondimento per chi adora senza mezzi termini il buon Jordan, mentre agli altri consiglierei di dirottare le loro attenzioni (qualora non lo avessero già fatto) verso le opere originali dei gruppi sopra citati. Non ve ne pentirete di certo. Igor Italiani


Non ci può essere titolo migliore per iniziare un nuovo entusiasmante viaggio, accompagnati dalle note di questo nono lavoro targato Dream Theater, nei meandri di uno scenario del tutto inedito, dominato da intrecci dal sapore gothic/ horror di storie da Paradiso perduto: Angeli caduti dal cielo, Vampiri, Demoni, un Dark Master Signore del Male e chi più ne ha più ne metta... Accomunate da un unico filo conduttore, Forsaken, The Dark Eternal Night, Ministry of Lost Soul ne sono un valido esempio. La creatività di John Petrucci dà vita, infatti, a tre racconti fantasy dalla vena “noir”, destinati ad affascinare l’ascoltatore. La novità assoluta, però, scorre proprio tra le note del brano principe dell’intero album: In The Presence Of Enemies. Da una traccia del genere ci si aspetta di tutto, sarà perchè costituisce l’epica suite dell’album, o perchè musicalmente meglio esprime, a tratti, la genialità compositiva dei nostri cari cinque; il fatto certo è che, personalmente, questo pezzo denota un livello compositivo lirico-strumentale al di sopra delle altre tracks. Certo è che non avremmo mai immaginato che a tracciare le righe della trama potesse essere un fumetto! Già, perchè per le liriche della suite JP si affida alla penna e alla china del coreano Hyung Min-Woo. E mai scelta fu più azzeccata! Min-Woo è

un esperto disegnatore di Manhwa, fumetti coreani differenti dai Manga, loro”cugini” nipponici. L’opera a cui si ispira il nostro chitarrista, per la precisione, si intitola Priest, edito in Italia dalla Jpop (per intenderci stessa casa editrice dei ben più noti Hellsing e Trigun) e mostra nella sua totalità i punti di forza dello stile “wooiano”: tratti decisi,linee spigolose, squadrate ma con un uso della china attento e meticoloso, danno un’immagine molto realistica della scena e dei personaggi. La trama non è affatto banale, ed è d’obbligo riassumerla in un excursus che chiarisca i passaggi fondamentali della narrazione: Un prete su una croce: così si apre la saga di Priest. Ivan Isaacs si trova incatenato sulla croce di sofferenza,calato in un imprecisato limbo oscuro, consumato dal rimorso per la morte della donna di cui era da sempre innamorato, Zena, e dal profondo rancore verso Dio,che non gli ha offerto possibilità di redenzione. Incaricato anni prima, dagli alti ordini della Chiesa, di condurre un’indagine sulla Domus Forata, Ivan inavvertitamente libera lo spirito malvagio di un Demone, Temosare, ivi imprigionato da Dio in

una statua,ed ora libero di sfogare la sua ira. L’inaspettato imprevisto sarà, indirettamente,la causa della morte di Zena. Ivan si ritrova così a piangere la sua amata morente tra le sue braccia. Ormai privo di qualunque motivo di felicità, si abbandona su questa croce spezzato in due dalla sofferenza. Dopo di ciò entra in scena un’altra figura chiave della storia: un altro demone,Belial,da tempo avverso a Temosare, che scruta nel profondo inconscio di Ivan,riuscendo a corrompere metà della sua l’anima. Ecco, dunque, principiare la crociata del nostro eroe contro gli Angeli caduti e i servitori di Temosare. In uno sfondo ottocentesco da farwest,egli comincia a mietere


numerose vittime, vestendo i panni di un giustiziere al servizio dell’ Oscuro Maestro Belial. Non passerà molto tempo,però, a che Ivan si accorga che la lotta non è solo contro i servi del Male, ma è generata soprattutto dal suo interno, focalizzata contro quel demone che lo ha posseduto rendendolo schiavo per l’eternità. Ora, dunque, è tutto nelle nostre mani: La storia, la musica, il testo. Non ci resta che digitare play e sulle note della song, lasciare che ognuno dia libero sfogo alle proprie interpretazioni. Noi, muniti di testo e traduzione, proviamo a darvene una visione d’insieme... Il risultato? Giudicate voi: IN THE PRESENCE OF ENEMIES PART I

“I Saw a white light,shining there before me And walking to it, i waited for the end A Final vision, promising salvation A resurrection, for a fallen man” Gli stanno indicando una via d’uscita. Le chances di salvezza e resurrezione passano per le mani di un Qualcuno che non è certo quel Dio in cui Ivan ha sempre creduto e che sembrerebbe averlo abbandonato al suo tragico destino. Alla domanda: “Do you still wait for you God?” Il dubbio si fa strada dal suo interno, lo indebolisce, quasi vulnerabile ad un atto di corruzione che non tarda ad arrivare, e lo si scorge in queste due frasi:

PRELUDIO L’incipit è di quelli col botto, farcito di classici virtuosismi in puro stile theateriano. Nessuna parola a far da contorno a questo preludio,solo note,tante note che per due abbondanti minuti incalzano incessantemen-te, sembrano interminabili, quasi a voler descrivere l’agonia di un Fallen Man sofferente, peccatore. Giunti agli inizi del secondo minuto, il ritmo rallenta; Petrucci dipinge le note del main theme di tutto il brano, che fa da sfondo ad un Ivan messo in croce per la sua colpa, abbandonato al suo destino, relegato negli inferi e destinato all’eterna sofferenza.

“I can free you from this hell and misery” “I can give you power beyond Anything”

RESURRECTION Finchè una nuova possibilità gli appare dinanzi, un’alternativa alla pena e al dolore. La speranza passa attraverso ciò che desta la sua attenzione:

“A sinner not worth savin’”

Costui lo rincuora con affetto paterno: “You should never be ashamed my son” A questo punto, è Ivan che cerca risposte dentro di se, vedendo ciò che è diventato: “I was forgotten,A body scorned and broken My soul rejected tainted by this blood” oltre che un peccatore:

Finchè non diventa chiaro in lui il motivo del suo rancore per Dio che ha permesso la perdita della sua amata:

“Forever taken from the one I loved” Qui si scorge una verità inconfutabile della natura umana: il rifiuto totale della morte e della sofferenza; la paura, l’impossibilità di accettarla non solo perché termine ultimo della vita, ma anche come dolore profondo. Ivan, infatti, si trova faccia a faccia con la morte fisica di un essere umano che ama e soprattutto con una morte interiore che mette in dubbio tutto ciò in cui ha creduto, ovvero la bontà di Dio. Adesso nella sua mente si rafforza il dubbio insinuatosi: “Do I still wait for my God? And the symbol of my faith?” L’offerta si fa allettante, il Demone sa dove colpire: “I can lead you down the path and back to life I can help you seek revenge and save yourself Give you life for all eternity” e sa cosa chiedere in cambio: “All I ask is that you worship me” Il quadro ormai è chiaro ed Ivan ha deciso. Ora sa che prima o poi si troverà In Presenza Dei Nemici:


“Servants of the fallen Fight to pave the way” E’ strumento del Male: “With a vicious blade One man rises up” Un’altra esplosione di note stavolta introduce la chiusura alla prima parte della suite. Accompagnata da un grido: “Redemption... Redemption for Humanity!!” Fallen contro Servants of the fallen, quindi, metafora della dicotomia insita nel Male stesso: per quanto strano possa sembrare, i nemici con cui Ivan si trova a combattere e contro i quali ha giurato vendetta sono gli stessi servi dei Caduti, gli angeli ribelli. Questa incrinatura non la si trova solo (ovviamente) fra Bene e Male, ma nel Male stesso i cui Principi sono in lotta per ataviche ed arcane rivalità e gelosie. IN THE PRESENCE OF ENEMIES PART II HERETIC Ivan è ormai un Eretico, il Demone ha conquistato metà della sua anima; inizia il suo cammino di vendetta, e i primi nemici già lo attendono:

“Welcome tired pilgrim Into the circle We have been waiting” e si preparano a fronteggiarlo: “Now we can begin Let this hallowed Day of Judgment reign” Uno dei dodici Fallen Angels, Xavilon, gli viene incontro dicendogli: “You shall never rest I have known you but do you know me?” La parola passa quindi ad Ivan, il quale grida la sua fedeltà a Belial, Signore Oscuro:

“Fight, Slay”

“Dark Master within, I will fight for you Dark Master of sin, now my soul is yours Dark Master, my guide, I will die for you Dark Master inside”

Sono i due imperativi che segnano il malvagio volere di Belial. Ma c’è anche tempo di rendersi conto dell’errore commesso:

Xavilon, pur non riuscendo a scorgere il suo vero volto, percepisce una forza oscura che corrompe il suo corpo e la sua anima:

L’ aver venduto parte della sua anima:

“I cannot see his face But I could feel his spite A presence from the dead Abandoned by the light” In questi versi emerge la vera essenza di tutta la vicenda: l’uomo tentato dal Male ne viene sopraffatto, e letteralmente consumato: “This shadow will consume him From within” THE SLAUGHTER OF THE DAMNED Le grida dei dannati segnano l’inizio del massacro. Un riff cattivo, decisamente heavy, accompagna il protagonista lungo il corso della sua crociata. La chiave di lettura della suite passa attraverso queste parole:

“Sin...”

“Sold...” Giudica la realtà, con l’occhio di chi osserva il male celato dentro ognuno di noi: “I judge as my eyes see I judge and I am just For I speak of the beast That lives in all of us” Coloro che non meritano di vivere, meritano di morire: “Unwelcome ones Your time has come” Seguita quindi lo sterminio degli undead. Lo fa professando queste parole: “Lord, You are my God and my shepherd Nothing more shall I want......”


Colpisce, nelle tre lunghe strofe, il chiaro riferimento biblico al salmo 23 di Davide. E’ tuttavia, un’amara professione di fede non rivolta a Dio ma al Signore Oscuro da cui è dominato: “.....Cup overflows With my enemies blood.. ...Decay in the house of the lord.. ....Death Will follow me All the days of my life” Incapace di ribellarsi ad una condizione che lo logora dall’interno continua nella sua inesorabile lotta. RECKONING Una frase introduce la seconda parte strumentale dell’intera suite: “It’s time for your reckoning” Cinque minuti per dar sfogo a lunghe ed articolate trame musicali tipico marchio di fabbrica della band americana, il tutto a dominare lo scenario di una sanguinosa battaglia, quella condotta da Ivan contro l’ennesimo servo del Male: un Angelo ribelle dal nome Jarbilong. SALVATION Il ricordo di Gena, con cui Belial lo tormenta è alimentato dalla vista di una donna, Lizzie, terribilmente somigliante alla sua amata e verso la quale Ivan, risparmiandole la vita, compie un inaspettato gesto di carità. Ciò riaccende in lui la voglia di riscattare la sua anima, che pian piano, ormai priva di ogni potere, s’indebolisce: “My soul grows weaker” L’Oscuro Signore sa, lo scruta e lo attende: “He knows and he waits He watches over me

Standing at the infernal gates In the hour of darkness” Ma ormai Ivan non teme più nulla: “The moment I feared has passed The moment I lost my faith Promising salvation” E finalmente urla il suo grido di ribellione: “My soul is my own now I do not fight for you Dark Master !!!” La seconda parte della suite, segna indubbiamente un cammino molto più introspettivo del nostro protagonista. Petrucci ci guida in un viaggio all’interno dell’inquietudine dell’animo umano, costretto a confrontarsi continuamente

col suo lato oscuro. Ivan soccombe, si ribella, si riappropria di se stesso, ma comunque non smette mai di lottare. Il tutto potrebbe essere letto in chiave metaforica, come un invito a guardare e a scrutare dentro noi stessi conoscendo più a fondo “...the beast that lives in all of us”. Provocazione allettante quella di John, che non può svanire tra le pagine di questo articolo, ma meriterebbe di essere ravvivata anche nella nostra cara board laddove, a volte, ci si aiuta a conoscersi e a conoscere meglio.... Ignazio Jacopo Fabrizio Veronica


In The Presence Of Enemies – Part I

In presenza di nemici – Parte I

The Heretic And The Dark Master

L’Eretico e il Maestro Oscuro

I. Prelude

I. Preludio

[Instrumental]

[Strumentale]

II. Resurrection

II. Resurrezione

I saw a white light Shining there before me And walking to it I waited for the end A final vision Promising salvation A resurrection For a fallen man

Vidi una luce bianca splendere dinanzi a me E camminando verso di essa Attesi la fine Una visione finale Che prometteva la salvezza Una resurrezione Per un uomo caduto

Do you still wait for your god? And the symbol of your faith

aspetti ancora il tuo dio? E il simbolo della tua fede

A can free you from this hell and misery You should never be ashamed my son I can give you power beyond anything Trust me you will be the chosen one

Io posso liberarti da questo inferno e miseria Non dovresti mai vergognarti, figlio mio posso darti un potere al di sopra di qualsiasi cosa fidati di me, tu sarai il prescelto

I was forgotten A body scorned and broken My soul rejected Tainted by this blood

Sono stato dimenticato Un corpo disprezzato e spezzato La mia anima rifiutata contaminata dal suo sangue

Beyond redemption A sinner not worth saving Forever taken From the one I loved

senza possibilita’ di redenzione Un peccatore indegno di salvezza portato via per sempre Da colei che amavo

Do I still wait for my god? And the symbol of my faith

aspetto ancora il mio dio? E il simbolo della mia fede

I can lead you down the path and back to life All I ask is that you worship me I can help you seek revenge and save yourself Give you life for all eternity

Io posso guidarti lungo il cammino e riportarti alla vita Tutto ciò che chiedo è che tu mi veneri Io posso aiutarti a vendicarti e salvare te stesso Darti la vita per tutta l’eternità

Servants of the fallen Fight to pave the way For their saviour’s calling On this wicked day

I servitori del caduto Combattono per aprire la strada alla chiamata del loro salvatore In questo giorno malvagio

Through a veil of madness With a vicious blade One man rises up Standing in their way

Attraverso un velo di follia Con una lama crudele Un uomo si erge Sbarrando loro la via

Redemption Redemption for humanity

Redenzione Redenzione per l’umanità


In The Presence Of Enemies – Part II

In presenza di nemici – Parte II

The Heretic And The Dark Master

L’Eretico e il Maestro Oscuro

III. Heretic

III. Eretico

Welcome tired pilgrim Into the circle We have been waiting

Benvenuto stanco pellegrino Nel cerchio Ti stavamo aspettando

Everyone’s gathered for your arrival All the believers

Tutti riuniti Per il tuo arrivo Tutti i fedeli

Angels fall all for you heretic Demon heart bleed for us

Gli angeli cadono Tutti per te Eretico Cuore di demone Sanguina per noi

I’ve been waiting for you Weary preacher man You have been expected Now we can begin Let this hallowed Day of Judgment reign

Ti stavo aspettando stanco predicatore Eri atteso Ora possiamo cominciare Che questo sacro Giorno del Giudizio regni

I have known you father And your sacred quest Blessed soldier fighting You shall never rest I have known you but do you know me?

Ti ho conosciuto padre E la tua sacra ricerca Un soldato benedetto che combatte Non avrai mai riposo Io ti ho conosciuto, ma tu conosci me?

Angels fall all for you heretic Demon heart bleed for us

Gli angeli cadono Tutti per te Eretico Cuore di demone Sanguina per noi

(My soul is yours Dark Master I will fight for you)

(La mia anima è tua, Maestro Oscuro, combatterò per te)

Dark Master within, I will fight for you Dark Master of sin, now my soul is yours Dark Master, my guide, I will die for you Dark Master inside

Maestro Oscuro in me, combatterò per te Maestro Oscuro del peccato, ora la mia anima è tua Maestro Oscuro, mia guida, morirò per te Maestro Oscuro in me

I cannot see his face But I could feel his spite A presence from the dead Abandoned by the light This shadow will consume him From within

Non riesco a scorgere il suo volto Ma posso sentire il suo rancore Una presenza dai morti Abbandonato dalla luce Questa ombra lo consumerà Da dentro

This power that I sense The rage behind those eyes Is just a shrouded ghost A spirit sealed inside The body and the soul both threats For they are one

Questo potere che percepisco La rabbia dietro quegli occhi E’ solo un fantasma celato Uno spirito sigillato dentro il corpo e l’anima entrambi minacce Poiché sono una cosa sola


Angels fall all for you heretic Demon heart bleed for us

Gli angeli cadono Tutti per te Eretico Cuore di demone Sanguina per noi

(My soul is yours Dark Master I will fight for you)

(La mia anima è tua, Maestro Oscuro, combatterò per te)

Dark Master within, I will fight for you Dark Master of sin, now my soul is yours Dark Master, my guide, I will die for you Dark Master insie Dark Master amen I belong to you Dark Master within…

Maestro Oscuro in me, combatterò per te Maestro Oscuro del peccato, ora la mia anima è tua Maestro Oscuro, mia guida, morirò per te Maestro Oscuro in me Amen Maestro Oscuro Appartengo a te Maestro oscuro in me

IV. The Slaughter of The Damned

Il Massacro Dei Dannati

Don’t Bother trying to find them They will be coming to you Fight Fight and destroy until you can’t take anymore

Non Preoccuparti di cercarli Verranno da te Combatti Combatti e distruggi finché non ne puoi più

Slay Spill the blood of the rebels They are the children of hell Flesh Of the undead Stopping at nothing to kill

Uccidi Versa il sangue dei ribelli Sono i figli dell’inferno Carne Dei non-morti Non fermandoti davanti a nulla pur di uccidere

Sin Caught in a moment of weakness Committed the greatest of all Sold, Half of my soul And now it’s too late for you

Peccato Preso in un momento di debolezza Ho commesso il più grande di tutti Ho venduto Metà della mia anima E ora è troppo tardi per te

I judge as my eyes see I judge and I am just For I speak of the beast That lives in all of us

Giudico ciò che I miei occhi vedono Giudico e sono giusto Poiché parlo della bestia Che vive in ognuno di noi

Unwelcome ones your time has come

Voi che non siete i benvenuti E’ giunto il vostro momento

Lord You are my god and my shepherd Nothing more shall I want Walk, Through the abyss Into the shadow of death

Signore Sei il mio dio e il mio pastore Non desidererò niente di piu’ Cammina Attraverso l’abisso dentro l’ombra della morte

Fear There is no evil to fear now For I know you are with me

Paura Non c’è nessun male da temere adesso Poiché so che sei con me


My Cup overflows With my enemies blood

La mia Coppa trabocca Del sangue dei miei nemici

I Decay in the house of the lord Forever amen Death Will follow me All the days of my life

Io marcisco nella casa del signore Amen, per sempre La morte Mi seguirà Ogni giorno della mia vita

I judge us my eyes see I judge and I am just For I speak of the beast That lives in all of us

Giudico ciò che I miei occhi vedono Giudico e sono giusto Poiché parlo della bestia Che vive in ognuno di noi

Unwelcome ones Your time has come

Voi che non siete i benvenuti E’ giunto il vostro momento

Servants of the fallen Fight to pave the way For their savior’s calling On this wicked day

I servitori del caduto Combattono per aprire la strada alla chiamata del loro salvatore In questo giorno malvagio

Through a veil of madness With a vicious play One man rises up Standing in their way

Attraverso un velo di follia Con una lama crudele Un uomo si erge Sbarrando loro la via

It’s time for your reckoning

E’ tempo per la resa dei conti

V. The Reckoning

V. La Resa Dei Conti

[Instrumental]

[Strumentale]

VI. Salvation

VI. Salvezza

My soul grows weaker He knows and he waits He watches over me Standing at the infernal gates In the hour of darkness The moment I feared has passed The moment I lost my faith Promising salvation My soul is my own now I do not fight for you Dark Master

La mia anima si indebolisce Lui sa e attende Mi sorveglia Dai cancelli dell’inferno Nell’ora dell’oscurità Il momento che temevo è passato Il momento in cui persi la mia fede promettendo la salvezza La mia anima mi appartiene adesso Non combatto per te Maestro Oscuro Traduzione a cura di Veronica


Per questo numero di Metropolzine abbiamo deciso di dare spazio anche agli ex; ispirati dalla pazzia musicale del duo Sherinian/Donati e con ancora alla mente i ricordi della venuta degli alieni del Pianeta X sulla nostra penisola, abbiamo deciso di presentarvi una intervista recentemente apparsa su Guitar World e di dare la nostra valutazione sul nuovo disco “Quantum” uscito dopo cinque lunghi anni in cui si pensava che sul pianeta degli alieni la vita si fosse estinta. La penna, ovvero i tasti, li abbiamo lasciati al “solito” Igor Italiani che non solo è un grande estimatore di Sherinian ma, avendo già curato personalmente altri articoli relativi al tastierista di L.A., è persona di fiducia dello staff Italian Dreamers ed anche ottimo giornalista musicale.Cosi come per la recensione del nuovo disco solista di Jordan Rudess, abbiamo dato ad Igor “carta bianca” per esprimere le sue idee in campo musicale e per tradurre liberamente, con le sue impressioni, l’intervista apparsa recentemente sul sito di Guitar World. DEREK SHERINIAN Il Re delle Tastiere “La musica che ho in mente copre sempre un ampio spettro sonoro”: un’affermazione che può apparire senz’altro pretenziosa di primo acchito, ma che un musicista straordinario come Derek Sherinian può permettersi di esternare senza tanti patemi d’animo, dato che

alle parole l’istrionico prodigio dei tasti d’avorio chiamato poco più di dieci anni orsono a sostituire Kevin Moore, una delle massime icone dei Dream Theater, ha sempre fatto seguire le note. Soprattutto dopo la repentina uscita di scena dal teatro del sogno in favore di Jordan Rudess, più adatto ad incarnare il ruolo di perno silenzioso nella macchina da virtuosismi perfezionata dalla sagace coppia Portnoy/ Petrucci. Anzi, la pubblicazione tramite la validissima Inside Out di “Quantum”, il quarto sigillo targato Planet X, ci permette di approfondire la figura di questa persona squisita anche dal punto di vista umano, come ho già avuto modo di raccontare nell’incontro organizzato tre anni fa quando il pianeta X si è mostrato in tutto il suo peculiare fascino con un concerto da cardiopalma al Transilvania Live di Milano. Utilizziamo, quindi, la recente intervista di Joe Lalaina per Guitar World, grazie alla quale affiora un quadro molto approfondito di Derek e delle numerose collaborazioni artistiche che contrassegnano sia i lavori solisti che quelli a nome Planet X. “Non penso che esista un chitarrista in grado di coprire alla perfezione l’insieme di tutti gli stili che normalmente includo all’interno dei miei album. In questo senso sono un vero e proprio purista, che va dritto alla fonte di quel particolare suono che desidero, sia esso metal, jazz-fusion o progressive rock. D’altronde che colpa ne ho se

gran parte dei chitarristi che hanno suonato nei miei dischi sono molto famosi?”. Già, perché in questi anni la lista di artisti che hanno prestato i propri servigi al tastierista di Los Angeles è pressoché interminabile: Steve Lukather, Yngwie Malmsteen, John Petrucci, Al Di Meola, Allan Holdsworth, Zakk Wilde, Slash, Tony MacAlpine, Steve Stevens, John Sykes…soltanto per citare i maestri della sei corde. Insomma, Sherinian sta vivendo un’esperienza che tantissimi altri tastieristi riescono a malapena ad immaginare nei sogni più solenni: “Devi pensare in grande e non essere timoroso nel prendere in mano il telefono per chiedere alle persone di partecipare alle tue composizioni”, dice Derek, “Inoltre bisogna circondarsi di tanti altri musicisti dalla diversa estrazione perché un tastierista non può sopravvivere da solo. Difatti, sempre che tu non sia un cantante/tastierista, non è affatto facile costruirsi una reputazione di un certo tipo. Io sono stato davvero molto fortunato ad avere avuto un cospicuo numero di grandi artisti di fama internazionale in studio al mio fianco. Ogni volta che volevo un certo musicista ho cercato di coinvolgerlo anche se non lo conoscevo affatto. Ho sempre pensato che valesse la pena tentare e che non avessi niente da perdere. Voglio dire, in fondo il peggio che poteva succedere era di sentirsi dire di no”. Beh…


una filosofia intraprendente che, a quanto pare, ha portato i suoi frutti. “Scelgo uno ad uno i musicisti per i miei album nella stessa maniera in cui un agente di casting seleziona gli attori per un film. Ognuno di loro è adatto per un ruolo ben specifico. Scrivo sempre del materiale che è legato alle mie influenze e che tiene conto della prospettiva dei miei ascoltatori più fedeli. Non appena mi viene in mente la struttura o la melodia di una canzone cerco di immaginare quale sarebbe la formazione ideale per interpretarla al meglio. Se conosco in anticipo le persone che saranno su quel determinato pezzo cerco di comporre con le loro peculiarità bene in mente. Ho una sorta di equipe di base che comprende Zakk Wilde, Steve Lukather, Simon Phillips e Tony Franklin, ma adoro inserire sempre nuove persone per rendere più elettrizzanti le cose. Dedico un grandissimo impegno nello scrivere ed arrangiare la mia musica, perciò sono necessari i migliori musicisti del mondo per fare in modo che la magia prenda forma”. Ma andiamo ad analizzare in dettaglio alcune di queste partnerships, grazie anche alla voce dei protagonisti diretti. La prima, forse la più salda, è quella con il rude Zakk. “Era il 1989” ricorda Derek, “Ed io mi trovavo in tour con Alice Cooper. Zakk venne nel backstage con Ozzy. Mi congratulai con lui per quella chance ricevuta e poi, nei primi anni novanta, ci incontrammo spesso in giro per Los Angeles”. Da allora i due sono diventati grandi amici. “Zakk è il chitarrista più heavy in assoluto. I suoi riff sono infuocati e si notano subito in un brano. Di lui cerco sempre di catturare la sonorità rocciosa, conferendogli però un’ambientazione diversa rispetto a quella che potresti sentire con i Black Label Society o con Ozzy stesso. Tuttavia sono solito lasciargli molto spazio nell’interpretazione delle linee melodiche, perché spesso e volentieri tira fuori delle grandi idee”. Ed è proprio il barbuto axeman a sfidare amichevolmente la personalità più eclettica del metal neoclassico, ovvero lo

svedese Yngwie Malmsteen, nelle spettacolari “Axis of evil” e “The monsoon”. “Su ‘Axis of evil’ desideravo avere una sorta di duello tra lo shredding americano e quello europeo. Ho pensato che Zakk fosse il chitarrista migliore per rappresentare gli Stati Uniti, così come Yngwie per l’Europa. Speravo di averli in contemporanea dentro lo studio nella fase dei solos, ma non è stato possibile. Ciononostante lo scontro si è rivelato epico. Zakk ha registrato per primo, sapendo che anche Yngwie avrebbe partecipato al brano, per cui ti posso assicurare che era proprio su di giri. D’altronde lui considera Yngwie il miglior chitarrista al mondo!”. Sherinian sembra annuire ed aggiunge: “Malmsteen è il chitarrista più eccitante che abbia mai prodotto. Ascolta la canzone una volta e suona alla perfezione la sua parte sempre al primo tentativo. E’ pazzesco assistere ad una fluidità così naturale da parte di un musicista. Molti devono lavorare duramente per raggiungere una certa dimestichezza con lo strumento, per lui è tutto facile”. A quanto pare non si tratta di puro caso. “Una volta completata la parte di Zakk su ‘The monsoon’ mi sono recato nello studio privato di Yngwie a Miami con il mio hard disk pieno di files ProTools per terminare le registrazioni. Beh… nell’arco di qualche minuto me ne potevo già tornare a casa, dato che Yngwie aveva tirato fuori due assoli pazzeschi ovviamente al primo tentativo utile”. Derek, però, sceglie di ritornare un attimo sul suo amico Wilde: “Quando Zakk suona nei miei album ci sono sempre quei tre/cinque giorni di party selvaggio a casa mia. Alla fine delle registrazioni sembra di abitare in un giardino pieno di bottiglie di birra. Zakk lavora a getto continuo, di solito tra una serie di racconti e delle imitazioni. Va davanti al microfono e comincia a cantare impersonificando in maniera buffa Axl Rose, Paul Stanley oppure David

Lee Roth”. Zakk conferma: “E’ per certi versi incredibile che si riesca a registrare qualcosa, perché siamo costantemente devastati. Derek mi dice, ‘Amico mio, voglio che mi suoni un assolo in questo punto’. Mi rammenta tutti i formidabili musicisti che suoneranno nel disco, salvo poi incitarmi a fare del mio meglio senza troppi condizionamenti. La vita così è bella. Suoniamo, beviamo e ridiamo tutto il tempo. Infatti, mi si può trovare spesso a dormire sul pavimento o sul divano una volta conclusi i lavori”. Eppure questa spensieratezza pare giovare al risultato finale, come dimostra persino la portentosa “Day of the dead”, dove a Wylde si affianca un altro mostro sacro dello strumento come Allan Holdsworth. “La parte di chitarra di Allan su ‘Day of the dead’ è in assoluto la performance più sbalorditiva di tutti i miei album. Il brano parte con un riff di chiara matrice heavy e tre minuti dopo passa ad un’atmosfera spaziale vicina ai Led Zeppelin dove Holdsworh regala un assolo da infarto di circa due minuti. Dopodichè il clima si fa di nuovo pesante ed Allan continua a stupire sopra le granitiche ritmiche di Zakk. Non c’è niente di simile. Voglio dire, dove puoi sentire un’accoppiata del genere?”. Derek non si vergogna a rendere nota la casuale scoperta del virtuoso inglese. “Stavo leggendo


un’intervista del mio idolo Eddie Van Halen, il quale affermava che Allan Holdsworth era il più grande chitarrista del mondo. Quindi non ho perso nemmeno un attimo di tempo e sono andato a comprare ogni opera che potevo trovare di questo musicista, analizzandola fino in fondo. Il fraseggio di Allan e le sue improvvisazioni non temono rivali. Non potevo crederci quando l’ho convinto a suonare con me, dato che collabora molto raramente con altri musicisti”. Ecco, quindi, un’ulteriore testimonianza su questo contributo. “Ho conosciuto Allan nel 2004 grazie ad un amico in comune. Ero al settimo cielo quando ha accettato di suonare sul mio disco. Qualche settimana dopo averlo incontrato ricevo un suo messaggio sulla segreteria telefonica che recita, ‘Derek, ho appena composto un solo per te, spero che ti piaccia. Non sono sicuro che sia proprio il massimo’. Poi parte la musica e ti posso dire che lo trovavo così bello da avere i giramenti di testa! Holdsworth non pensa affatto di essere un numero uno. Inoltre non è mai soddisfatto delle sue composizioni, ma gli altri grandi chitarristi lo venerano come un semidio’. Oltre a “Day of the dead” le note eteree di Allan manifestano la loro presenza anche su di un paio di tracce (“Desert girl” e “The thinking stone”) del quarto album in studio dei Planet X “Quantum”. “In origine speravo di avere Holdsworth in tutto il lavoro” afferma Derek, “ma alla fine ci siamo dovuti accontentare soltanto di due canzoni per

un problema di tempistica. Inutile dire, però, che le sue prestazioni sono ancora una volta incredibili!”. Ma qual è il segreto che permette a Sherinian di radunare sempre un vero e proprio all-star team di artisti? “Ai musicisti piace suonare con Derek perché è un tipo molto alla mano, oltre ad essere un tastierista davvero in gamba”, dice Malmsteen. “Lui si

eccita da morire e scova subito l’ispirazione quando si trova con certi mostri sacri. E poi ha un buon giro di amicizie ed ama sempre socializzare con gente nuova. Io, invece, non esco mai con nessuno!”. Zakk Wilde aggiunge: “Derek non ha bisogno di leccare il culo a nessuno per convincerlo a suonare in un suo disco. Le persone vogliono suonare con lui perché è proprio bravo. Può suonare qualsiasi cosa, dai motivetti elementari alle composizioni più complesse di Beethoven senza difficoltà alcuna”. Tuttavia permane la peculiarità di un nutrito numero di chitarristi alla sua corte. Il suo ex-collega nei Dream Theater, John Petrucci, prova a darne una spiegazione. “Suonando con Derek nei Dream Theater ho scoperto che molti dei suoi musicisti preferiti sono chitarristi. I tastieristi, di solito, suonano così delicati. Invece lui, considerato che è proprio un grande appassionato di musica rock, della sua storia, dei chitarristi, possiede quel fuoco interiore che la quasi totalità dei musicisti alle prese coi tasti d’avorio ignora”. In verità Sherinian ha nutrito l’idea di cimentarsi con la chitarra durante i primi anni alle prese con gli spartiti. “Il passaggio alla sei corde ha attraversato spesso e volentieri la mia

mente, ma ci avrei impiegato troppo tempo a raggiungere una velocità ragguardevole anche con questo strumento, per cui ho scelto di rimanere sulle tastiere. A quei tempi ero un grandissimo fan di Elton John, ed i miei genitori mi regalarono ‘Goodbye yellow brick road’ per Natale. Cercavo di suonarci sopra, imparando le canzoni ad orecchio. Inoltre ero affascinato dall’idea che Elton fosse il cardine di quella band. Poi, però, cominciai ad apprezzare quasi esclusivamente chitarristi. A 12 anni fui folgorato da Angus Young, che divenne il mio primo guitar hero. Dopodichè un mio amico mi fece conoscere gli UFO, così Michael Schenker prese il posto di Angus nel mio cuore. Quando l’album ‘Van Halen’ fece la sua comparsa nel 1978 non ci fu più partita. Da lì


in poi fu solo Eddie Van Halen, almeno fino al 1981 quando arrivò Randy Rhoads con ‘Blizzard of Ozz’”. In seguito nel 1982, alla tenera età di sedici anni, Sherinian ricevette una borsa di studio per l’arcinoto Berklee College of Music di Boston. “Berklee era un vero e proprio paradiso musicale”. Così afferma Sherinian, che adesso ha quaranta anni. “Era bellissimo pascolare in un ambiente dove c’erano tanti altri musicisti della mia età che provenivano da ogni parte del mondo e che desideravano studiare le singole tecniche con l’intento di sviluppare una carriera come musicista professionista. Jammavo con persone quali il chitarrista Al Pitrelli, che poi sarebbe andato a suonare come me con Alice Cooper, oppure con Will Calhoun, che sarebbe diventato il batterista dei Living Colour. Dopo le lezioni impiegavo ore ed ore ad allenarmi con lo strumento, poi la sera suonavamo tutti insieme. Che figata!”. Beh, che bella vita, passata a suonare con alcuni dei musicisti più rappresentativi della musica rock, avendo la possibilità di visitare una marea di paesi attraverso tour mondiali, diventando inoltre uno dei tastieristi più richiesti in assoluto. Eppure ci deve essere qualcosa che Derek ancora desidera, o no? “Mi piacerebbe lavorare con Jeff Beck. L’anno scorso, mentre ero in tour con Billy Idol, l’ho incrociato per qualche minuto a Francoforte, nella sala d’attesa della Business Class di un volo della Lufthansa. Gli ho dato subito uno dei miei CD e gli ho accennato che avrei desiderato un sacco suonare con lui un giorno. Spero solo che non lo abbia usato come poggia bicchiere, hahaha…”. PLANET X “Quantum” (Inside Out) Dopo aver dato alle stampe due lavori consecutivi in ambito solista stavo iniziando a sospettare che non ci fosse più vita sul pianeta X dell’amico Derek Sherinian! Ed invece ecco che l’ex-keyboard wizard di origine armena riprende a tessere le atmosfere alienanti

di questo mutante satellite sonoro grazie ai 50 minuti di “Quantum”, ovvero il quarto lavoro in studio. Già, perché se a distanza di 5 anni dal precedente “Moon Babies” risponde ancora all’appello quella piovra umana di Virgil Donati (autore di otto delle nove composizioni presenti sul CD), così non si può dire per il resto degli elementi che armeggiano a vario titolo le corde della strumentazione. Salutati sia il poliedrico Tony MacAlpine che il promettente T.J. Helmerich (presente solo in sede live) alla chitarra si accomodano, infatti, due musicisti di un certo spessore come Brett Garsed ed Allan Holdsworth, mentre al basso si dividono i compiti Jimmy Johnson e Rufus Philpot (anche lui presente nel tour che ha toccato l’Italia tre anni orsono). Tuttavia questi avvicendamenti non influiscono più di tanto sulla proposta d’insieme definita a più riprese dal tastierista americano come “sickest instrumental band in the world”, anche perché come già accennato in precedenza il nocciolo duro di questo pianeta etereo continua ad essere rappresentato dall’accoppiata Derek/Virgil. Un pianeta volutamente “malato”, per l’appunto, che si mostra di nuovo alle nostre orecchie con la traccia d’apertura “Alien hip hop”, dove Brett Garsed e Virgil Donati danno vita ad un andamento singhiozzante, mentre Derek ammanta il tutto con le sue caratteristiche sonorità spaziali. Ma è con la successiva “Desert girl” che il lavoro comincia davvero a lievitare, e non è un caso che questo sia il primo dei due brani dove Allan Holdsworth prende in mano le redini della situazione. Difatti è l’assolo del virtuoso chitarrista inglese il punto focale attorno al quale ruota una struttura ritmica che passa con grande naturalezza da vellutati fraseggi fusion a riff cerebrali dal chiaro flavour prog metal. Ancor più arcigna e monumentale si presenta, però, la seguente “Matrix gate”, dove un ruolo di primo piano viene concesso anche alle voluttuose note del basso elettrico. L’alternanza tra climi più inclini

alla fusion e sfuriate prog metal è presente pure in “The thinking stone”, dove Holdsworth ritorna per la seconda (ed ultima) comparsata fornendo un solo stellare a metà brano che la dice lunga sulle sue notevoli capacità tecniche. Ciononostante i due pezzi che più mi catturano in questo “Quantum” sono i seguenti “Space foam” e “Poland”, dove si può notare la maestria di Derek Sherinian nel creare una trama sonora in cui viene dato largo spazio all’improvvisazione degli altri musicisti. Insomma, una caratteristica che denota uno spiccato altruismo, visto che in fin dei conti stiamo parlando della persona che per prima ha dato un’anima a questo progetto musicale. “Snuff”, invece, porta alla ribalta proprio il rig di tastiere inclinate del buon Derek, grazie soprattutto ad una serie di solos infuocati che replicano a dovere le sortite di cui si rende protagonista la chitarra del bravissimo Garsed. Peccato soltanto che ogni tanto affiori una certa stanchezza a livello compositivo, la quale non risparmia nemmeno il pezzo di chiusura “Quantum factor”, dove Donati piazza un break che forse si spinge troppo in là persino per una struttura armonica così complessa. Tuttavia i Planet X sono principalmente questo, prendere o lasciare. Amare od odiare. Io ancora una volta prendo, sebbene debba constatare come le recenti prove soliste del buon Derek posseggano una decisa marcia in più rispetto a quanto ci offre l’ultima fatica “Quantum”. Buon viaggio. Igor Italiani


Tracciamo una breve storia della nuova etichetta dei Dream Theater. Per chi, come noi, ha già qualche capello bianco in testa, ROADRUNNER ha sempre significato Metal allo stato puro. Chi lo avrebbe immaginato che dopo “Demanufacture” e “Symbolic”, ROADRUNNER sarebbe comparsa, un giorno, di fianco al nome dei DT. La creatura è cresciuta, vediamo come. Simone Fabbri La compagnia mondiale, che fu fondata ad Amsterdam nel 1980 dall’attuale presidente, Cees Wessels, inventò presto un nome per sé stessa autorizzando il repertorio hard rock americano e inglese per una pubblicazione europea. Il primo catalogo della compagnia vantava album di alcuni dei più importanti nomi del genere hard rock e metal inclusi Metallica, Slayer e Megadeath. Mentre l’hard rock e il metal erano la linfa vitale della compagnia, la Roadrunner rappresentava anche alcuni delle seminali etichette americane di rock, punk e alternative incluse SST, Taang!, Triple X, Twin Tone e Relativity- casa di artisti di grande portata come i Black Flag, Jane’s Addiction e Corrosion of Conformity. Le diversità nutrite in quei primi anni vivono ancora ai nostri giorni, con artisti di successo in tutti i sottogeneri del rock- come anche alcuni degli articoli sorprendenti del catalogo. Era il Novembre 1986 quando la ROADRUNNER aprì il primo ufficio Americano a New York City. L’ufficio aprì per due ragioni: per firmare, registrare, produrre e sviluppare le band americane più all’avanguardia per una pubblicazione internazionale, e per gestire direttamente il marketing di quelle attività negli US. L’ufficio degli US è da allora diventato la fonte A&R più significativa della ROADRUNNER.

Le sedi internazionali della compagnia sono situate in Olanda, ma la Roadrunner possiede anche degli uffici nei mercati chiave in UK, Germania, Francia, Giappone e Australia, con uno staff dedicato di circa 150 persone divise tra i suoi sette uffici. Oltre a gestire il marketing e le promozioni dei progetti firmati negli US, il Giappone, l’Australia e la Germania sono anche attivi nel firmare artisti locali. Le pubblicazioni della Roadrunner sono gestite da una rete di partners per l’autorizzazione e la distribuzione, che include la CNR Entertainment in Benelux, Edel in Austria, Musikvertrieb in Svizzera, Bonnier Amigo in Svezia e FM Records in Grecia. Alla fine dell’Agosto 2001, la Roadrunner stabilì una collaborazione con The Island Def Jam Music Group, che ebbe come risultato il trasferimento della distribuzione negli US, UK, Germania, Francia, Giappone e Australia alla Universal Music. In Russia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Portogallo e Italia, la Universal, in aggiunta alla distribuzione, offre anche servizi di Marketing e Promozione sotto la guida del dipartimento Internazionale della Roadrunner situato in Olanda. Per aprire nuovi mercati nel Europa Orientale la Roadrunner recentemente è entrata in accordi di distribuzione per i territori di Ucraina, Bulgaria, Romania, Estonia e Libano e il Medio-Oriente. L’obiettivo è quello di espandersi e in più sviluppare l’etichetta e i suoi artisti nel Sud-Est dell’Asia e Sud America. Il livello di successo di cui gode oggi l’etichetta è costruito sopra a solide basi di artisti innovativi che divennero le colonne della compagnia e del genere e la sua cultura. King Diamond, con la sua voce operistica, le sue narrazioni epiche e liriche e la sua faccia dipinta di bianco da fantasma, introdusse un sound


e immagine che può essere ancora visto e sentito negli artisti più grandi di oggi da Marylin Mandon a Evanescence. Guerrieri seminali del metal, i Sepultura, portarono il genere a un nuovo completo livello integrando elementi musicali della loro terra d’origine, il Brasile, e mostrandolo su di un palco mondiale. Gli ultimi anni 90 videro il grande successo di band che la Roadrunner ebbe prodotto per alcuni tempi. I Brooklyniani Type O Negative staccarono alla grande con il singolo “Christian Woman” che scoppiò nella US radio e infine continuò per diventare il primo atto che ottenne il certificato d’Oro per la Roadrunner. Nel frattempo, da qualche altra parte, i Sepultura guadagnavano dischi d’oro con le pietre miliari del metal “Chaos AD” e “Roots”. Che maturarono e guadagnarono vendite considerevoli ci furono anche i Coal Chamber, con il loro proprio marchio di “spookycore” e i Fear Factory con il loro seminale e ben definito genere electro-trash. E per concluderli tutti ci furono i padroni mascherati provenienti da una città nel centro del nulla: Des Moines, Iowa, chiamati Slipknot. Non solamente una band, ma un movimento, questa fusione del cervello di nove teste, di forza muscolare e di caos scarsamente contenuto ha cavalcato un’onda di un milione di “maggot” al primo certificato di platino della Roadrunner negli U.S. La band è comparsa sulle copertine di riviste, nelle playlists delle radio e in show televisivi in prima serata, sfidando le usuali coperture guadagnate da qualsiasi metal band. Gli SLIPKNOT furono niente meno che un fenomeno. Debuttando al numero 1 nella classifica degli album negli UK (scacciando competizioni illustri come Bjork, l’album debutto dei The Strokes e la super classificata band dei Five), il loro secondo album ‘Iowa’ rimane ai nostri giorni, l’album più pesante ed estremo del metal ad aver mai raggiunto il numero 1 della clas-

sifica inglese degli album. Non molto dopo che gli SLIPKNOT sollevarono una tempesta globale, una band dal Canada chiamata NICKELBACK irruppe nella Billboard Top 200 al secondo posto con un album intitolato “Silver Side Up”, che risultò la vendita più grande nella storia globale della Roadrunner Records. “Silver Side Up” spese 2 settimane al numero 1 della classifica degli album negli UK e guadagnò vari premi di platino in innumerevoli paesi, incluso un doppio platino in Australia, un triplo platino negli UK e oltre 5 negli US. L’album ebbe vendite superiori a 10 milioni di copie in tutto il mondo. I Nickelback sono entrati in una nuova era per l’etichetta, permettendo alla Roadrunner di tendere i muscoli non solo come preminente etichetta metal, ma anche come una potenza rock da tenere in considerazione. L’onnipresente “How You Remind Me” della band divenne la canzone più suonata del 2002 negli Stati Uniti e inserita in Tv Internazionali e radio playlist per mesi e mesi. Ancor oggi gira molto su canali Tv e radio di tutto il mondo. Durante la sua evoluzione, l’etichetta ha sistematicamente fatto del nome ROADRUNNER un marchio di se stessa, al quale i consumatori, gli artisti e i partner del marketing sono egualmente attratti, così che possano connettersi al miglior rock e metal del mondo. Determinazione grintosa, onore, la base dell’anima dell’etichetta e la conoscenza del genere rock su ampia scala che viene solo con l’esperienza, ha portato la ROADRUNNER RE-

CORDS sulla cresta dell’onda rock per un quarto di secolo. In più, il modo di fare affari della ROADRUNNER continua ad evolversi quanto la tecnologia ha fatto, investendo un buon accordo di importanza per le attività online da curare. RR Australia progettò e ospitò la più grande community metal d’Australia – Metalshop – tra il 1999-2003. La Roadrunner inoltre inventò e pubblicò quello che fu, allora, l’unico brillante magazine metal nel paese – Outsider (1998-2003). Attraverso database di marketing, street teams, iniziative online e ricerca, la Roadrunner ha sistemato gli standard del marketing per l’industria musicale che raramente sono stati copiati. Per esempio, il sito inglese dell’etichetta www. roadrunnerrecords.co.uk è cresciuto in una community online centrata sulle band Roadrunner. Il traffico è cresciuto di 10 volte dal 2001. Nel 2005, la Roadrunner Records segna il suo Anniversario d’Argento con iniziative in tutti gli aspetti del music business, da speciali riedizioni dei titoli fondamentali dell’etichetta, a tour che presentano il meglio del futuro della Roadrunner, a musica esclusiva e performance dei nomi più grandi dell’etichetta e molto altro. Nel 2007 la firma del contratto con i Dream Theater lascia i “puristi” dell’etichetta a bocca spalancata. Dall’altro lato, questa apertura è di buon auspicio nella speranza di ascoltare nuova musica trattata e distribuita con l’immancabile professionalità Roadrunner.


WE’RE BACK!!! Il 26 agosto 2007 il nostro sito ha riaperto con un vestito tutto nuovo. Un lungo lavoro, che ha coinvolto lo staff del Fan Club durante questa estate, ha regalato a tutti voi il nuovo sito migliorato sia nella grafica che nei contenuti, per rendere più interessante l’attesa dei concerti di ottobre. Il progetto è stato realizzato per soddisfare sia le esigenze del semplice utente di passaggio, curioso di news, biografie e poco altro; che per i nostri soci e fan più incalliti i quali, grazie alla loro tessera d’iscrizione, potranno accedere ad aree private e sviscerare tutto il passato, presente e futuro dell’Italian Dreamers e dei Dream Theater. Sul nuovo sito sono presenti quattro sezioni principali create appositamente per guidare il visitatore alla scoperta di tutti i contenuti che sono costantemente aggiornati ed ampliati. La sezione Dream Theater è stata completamente restaurata: biografie dei singoli elementi, storia della band, discografie e videografie aggiornate e completissime, tutte le scalette e i nostri racconti dei concerti italiani e dei concerti “storici” dei Dream Theater. Ed ancora: la traduzione dei testi di tutti gli album ed un aggiornatissimo (ed in continua crescita) photobook completissimo con le foto in alta risoluzione di quasi tutti i concerti italiani dei Dream Theater dal 1995 ad oggi. La sezione Italian Dreamers è stata notevolmente ampliata con la possibilità di scaricare tutti i numeri di Metropolzine in formato digitale in alta risoluzione, pronti per essere stampati. A completare l’opera anche i numeri di YtseItalia Magazine ed i racconti di tutti gli “Italian Dreamers Parties”, oltre alla pagina Merchandise e Arretrati dove poter ancora recuperare il materiale degli anni passati. La sezione YtseItalia, oltre a dare accesso al nostro forum ed ai link dei siti più interessanti del panorama Dream Theater, vede l’aggiunta dei tanti “Youtube Videos”, selezionati per voi dal nostro Staff, a fare da spalla alla fornitissima pagina dedicata ai “Media” che sarà aggiornata più volte durante l’anno con sempre nuovi concerti in formato MP3 da scaricare. Attenzione sempre anche alla pagina concorsi !!! Una nuova sezione Tribute Band è stata creata e pubblicata appositamente per ripercorrere insieme a voi tutto il percorso che ha visto arrivare il titolo nelle mani dei crotonesi YtsejamKR. All’interno della sezione trovate tutto spiegato nei minimi dettagli con la possibilità di visionare anche le scalette della serata e di scaricare alcuni brani audio e un video in attesa del doppio DVD della Finale! Dalla prima settimana di novembre fino al 31 dicembre, con cadenza settimanale, ci saranno concorsi che mettono in palio copie del singolo “Costant Motion”. Per cui documentatevi sul mondo dei Dream Theater, la risposta potrebbe trovarsi proprio sul sito Italian Dreamers!!! Non ci resta che dirvi di allacciare la cinture ed augurarvi “buona navigazione”. Italian Dreamers Staff


Ciao a tutti, il titolo parla chiaro; per chi non conosce il detto consigliamo una ricerca su google o su wikipedia, per tutti gli altri bastano le parole... Rimaniamo delusi di fronte ad un concorso che non ha avuto partecipanti, un concorso in cui vi abbiamo chiesto un pò più del solito impegno di scrivere tre risposte che si trovano su internet ed inviare una lettera alla nostra redazione. Speravamo di mettere alla prova tutti i batteristi nascosti tra di voi per poter poi continuare mettendo in gioco anche chitarristi, bassisti, tastieristi e cantanti ma, cosi non è stato e così non sarà. Vi abbiamo chiesto qualcosa di troppo complicato e vi siete offesi? Beh, in questa pagina siamo tornati per farci scusare e, per questo numero di Metropolzine abbiamo deciso di dare fondo ai nostri archivi dando il via a ben sei concorsi, ecco le domande e ricordatevi di seguire minuziosamente le istruzioni a fondo pagina: CONCORSO 1: TRE LIVE DIGIPACK composto da: Live Scenes from New York, Live at Budokan e Score. domande: a. durante il concerto di New York del 30 agosto 2000, ad un certo punto Portnoy ferma l’esecuzione del brano in corso per scattare 3 foto; quale era il brano che i Dream Theater stavano suonando in quel momento? b. che album storico hanno eseguito i Dream Theater ad Osaka, due sere prima delle registrazioni del concerto al Budokan di Tokyo? c. a cosa servivano gli specchi

laterali montati sulla batteria di Mike solo per il concerto del Radio City Music Hall? CONCORSO 2: SCORE COMBO composto da: Score Doppio DVD + Score Triplo CD. domanda: E’ vero o falso che nei 6 concerti italiani del tour di Scenes from a Memory del 1999/2000 il totale dei presenti ha superato le 75mila unità? CONCORSO 3: Yellow Matter Custard DVD domande: a. Quanti e quali furono i brani di Falling into Infinity presentati durante il tour europeo dell’aprile del 1997? b. Quale era il nome del tour? CONCORSO 4: Sysdrumatic Chaos DVD domanda: Quanti e quali sono tutti i DVD didattici di Mike Portnoy della stessa serie di Sysdrumatic Chaos prodotti dalla MP4 Production? CONCORSO 5: As I Am (single) domanda: E’ mai stato suonato tutto Train of Thought per intero durante un concerto? (Non necessariamente un brano dopo l’altro, ma anche brani sparsi durante tutta la durata dello show). CONCORSO 6: IN CONSTANT MOTION: Triplo DVD Mike Portnoy domande: a. Quale era il nome del primo gruppo con cui Mike Portnoy registrò un disco? b. Cosa successe a Mike la sera dell’11 aprile 1997 durante il concerto di Monaco? Gli effetti dell’evento furono ben visibili al pubblico presente la sera successiva

al concerto di Milano. c. Per quale brano Mike Portnoy ha preso in giro i fans italiani durante una recente video intervista trasmessa da All Music alcuni mesi fa? Contenti? Ci siamo andati “leggermente” pesanti; le risposte sono rintracciabili ovunque, sta a voi darvi da fare per trovarle. E non è tutto, dal 5 novembre, ogni settimana fino a fine anno, verrà messo in palio un singolo di “Costant Motion” nella sezione concorsi del nostro sito www. italiandreamers.net per cui restate sempre collegati. MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE: a. possono partecipare ai concorsi tutti i soci iscritti, esclusi coloro che hanno già vinto premi in passato. b. si può partecipare a tutti i concorsi rispondendo contemporaneamente a tutte le domande. c. si può partecipare inviando una lettera alla casella postale della nostra redazione oppure inviando una email a: concorsi@italiandreamers.net che abbia come soggetto “Concorsi Metropolzine 30”. Ricordate di inserire nella mail, oltre alle risposte dei concorsi, anche il vostro nome, cognome e numero di tessera ; email con soggetto diverso o dati incompleti verranno automaticamente scartate. d. il termine ultimo per partecipare ai concorsi è il 25 dicembre 2007, i nomi dei vincitori saranno pubblicati sul sito Italian Dreamers entro il 31 dicembre 2007. Auguri Italian Dreamers Staff


Dream Theater & Chaos in Motion World Tour 2007/2008 crew. Altri ringraziamenti vanno a: Barbara, Elena ed Alberto@Roadrunner Italia, Gianni Andreotti & Elena Zermiani @Warner Italia, Rosario, Andrea & Elena @Live, Elena, Marzia, Cristina & Aldo @Barley Arts, Elio Bordi @Fontiers records. Inside Out Staff and Audioglobe Staff. Un ringraziamento va inoltre agli altri DT Fan Clubs sparsi nel mondo: Seb, Bertrand & Stephane @Your Majesty Francia, Steffen, Margret, Michael & Darko @The Mirror Germania, Masa e Famiglia @Carpe Diem Giappone, Kim @DT Norway, Tom & Kerry @Voices UK. Special thanks to: Mike Portnoy per aver eseguito tutta “Images and Words” a Bonn solo ed esclusivamente per noi. Alessandra per aver curato la realizzazione del nostro MySpace. Marco Vettorello di Intel per averci introdotto al nuovo progetto con Jordan. Michael, Sebel, Michaela, Darko & Suzanne per averci ospitato in Germania per un week end fantastico. Il ristorante “Italiano” di Bonn per la carbonara più cattiva dell’universo e il security che ce l’ha consigliato. Complimenti a tutti quelli che hanno sfidato pioggia e fango al Gods of Metal nel giorno di “Images and Words”: ne è valsa la pena. Special NO thanks: al maestro di vela di Zarzis Eden Village per essersela tirata due giorni prima di darci una barca a vela!!!

Metropolzine 30  

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