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HOTEL SELVA CANDIDA

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Il posto giusto per i vostri incontri.

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Roma

Via di Selva Candida, 200 00166 Roma Tel. +39 06 6157211

Roma

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Anno XXII • N. 110 - Novembre/Dicembre 2012 - redazione@ilpungolo.org - comit.narno@tiscali.it

Periodico del Comitato di Quartiere Nuove Alleanze Roma Nord-Ovest CASALOTTI - SELVA CANDIDA

Via Boccea: non è la volta buona L

Il T.A.R. accoglie il ricorso ed i lavori per l’ampliamento sembrano ormai un miraggio

a manifestazione dell’8 febbraio 1992, organizzata dal nostro Comitato, ha portato circa mille persone in piazza al grido “ci siamo anche noi”, per i servizi primari del quartiere e per l’allargamento della via Boccea. Due anni dopo volevamo ripeterla, ma la sensibilità dei cittadini era cambiata. “Quando volete bloccare la Boccea, fatecelo sapere prima, perché così cambiamo strada”. Nel frattempo il progetto di allargamento della Via Boccea arrivava sulla scrivania dell’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Roma. Sembrava tutto pronto. Siamo agli inizi del 1997. Come Comitato gli abbiamo dato uno sguardo e abbiamo notato delle anomalie progettuali. Sono vere. Convocato il progettista si è cercato di eliminare gli errori tecnici e procedere alla variante urbanistica presso la Regione Lazio.

UN PATRIMONIO SOTTO IL CEMENTO

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e fosse ancora in vita, stenterebbe a credere a tutto ciò sta capitando intorno al suo Ipogeo (sepolcro), ma senza dubbio si starà rivoltando nella tomba, in questo caso sarcofago, nella tediosità della solitudine a cui è stato condannato. Stiamo parlando di Octavius Felix, e del suo Ipogeo risalente al III secolo d.C. CANTARELLA a pag 8

SALUS: DIPENDENTI SUL PIEDE DI GUERRA

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posti letto a disposizione della collettività, 80 dipendenti specializzati con un futuro ancora a tinte fosche ed una struttura che accoglie annualmente ben 14.188 pazienti. Un esempio virtuoso di buona sanità pubblica che produce dividendi e che rischia di naufragare nel nome del risparmio LIBERATORI a pag 4

A

LUCIANO LANDONIO a pag 9

RACCOLTA PET: 1200 Kg IN SOLI 2 MESI

poco più di due mesi dall’inaugurazione della torretta ospitante i macchinari per la raccolta della plastica da destinare al riciclo, la situazione è positiva oltre le più rosee aspettative. 1200 kg di plastica (PET per la precisione) raccolti fino ad oggi rappresentano già un importante traguardo. RASO a pag 7


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L’ intervista

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Il ricordo più bello è legato alla Reggina di Nevio Scala, una stagione fantastica

A tu per tu con Maurizio Raggi

di Davide Liberatori @Dave983

Riscoprire le radici sportive di una società da un passato importante e che negli ultimi tempi sta facendo i passi giusti per tornare a far parlare di sé. Dei passi rivolti essenzialmente alla crescita dei suoi tesserati con l’ambizione, nemmeno poi tanto velata, di diventare in breve tempo uno dei più importanti settori giovanili di Roma Nord. Stiamo parlando dell’ASD Football Club Casalotti e, per l’occasione, abbiamo combinato un faccia a faccia con Maurizio Raggi, ex calciatore professionista degli anni ’80 ed oggi Direttore dell’area tecnica della società.

Dopo un passato tra i campi di serie B e serie C, diversi scudetti di categoria vinti e centinaia di battaglie affrontate, hai ricevuto la chiamata del presidente dell’ASD Casalotti Francesco Lotrionte, che ti ha consegnato le chiavi dello staff tecnico. E’ una grande soddisfazione per me riuscire a mettere a disposizione della società la mia esperienza professionale. Devo dire però che le cose stanno funzionando particolarmente bene perché il presidente ha allestito uno staff di professionisti impeccabili, tutti qualificati e diplomati UEFA. Permettimi di citarli perché se lo meritano: Mauro La Salva, responsabile del settore giovanile, Giorgio Baric Coordinatore delle attività motorie, la Dott.ssa Mimma Pietrucci che fornisce il necessario supporto psicologico, continuando poi per Paolo Pizzetti

il nostro fisioterapista ufficiale e concludendo con Antonio Rana Responsabile dei magazzini. Il nostro è un gruppo di lavoro che si muove come una squadra, dove ogni ingranaggio gira armonicamente per un unico obiettivo finale: la crescita dei nostri ragazzi.

Ed è qui che arrivolevo vare: parlaci un po’ dei ragazzi dell’ASD Casalotti. L’ASD FC Casalotti ha in questo momento circa 200 tesserati divisi per fascia d’età dai più piccolini del 2007 fino ai più grandi del 2000 che giocano nella categoria dei giovanissimi provinciali. Abbiamo impostato il nostro lavoro in funzione dello sviluppo delle capacità dei nostri ragazzi perché il nostro scopo, visto che siamo una scuola calcio, è insegnare a giocare a calcio. Per questo motivo vige un’unica grande regola: all’ASD Casalotti tutti giocano al calcio.

In che senso Maurizio, spiegati meglio. In sostanza non stiamo a guardare la classifica. Per noi è importante sfornare buoni calciatori. Nessuno dei ragazzi da quelli dei primi calci (2007) fino a giovanissimi, finisce a marcire in panchina ma tutti, a rotazione, scendono in campo almeno un tempo a partita,

Un’immagine storica di Maurizio Raggi negli anni della Reggina di Nevio Scala

in quanto non ci interessa occupare una determinata posizione di classifica o difendere una categoria: per la società è importante insegnare il calcio e trasmettere i valori del calcio pulito quali il rispetto per il compagno o la dedizione e il sacrificio che ogni attività sportiva richiede.

Non avete quindi l’assillo del risultato? Assolutamente no. Chi viene qui, viene innanzitutto per imparare e lo fa attraverso la filosofia tattica che abbiamo scelto: quella basata sul giocare sempre la palla. Questo atteggiamento ad esempio è riscontrabile nelle indicazioni tattiche impartite ai nostri portieri, ai quali chiediamo frequentemente di far ripartire l’azione

palla a terra e non con lanci lunghi, anche a costo di poter sbagliare. Non abbiamo l’assillo della categoria ed è un grande vantaggio: non ci importa se per raggiungere i nostri obiettivi formativi possiamo incappare in qualche giornata storta o in qualche imbarcata, l’importante è che i ragazzi imparino a giocare e capiscano cos’è il gioco del calcio. Proprio in virtù di questa concezione i nostri giovanissimi provinciali sono del 2000 e sono più piccoli di un anno rispetto alla media della categoria (1999 n.d.r.). Un po’ come succedeva da bambini quando si giocava in piazza… Esattamente. Quando si giocava per strada non si esibiva la carta d’identità. Allo stesso modo abbiamo preferito abbassare di un anno l’età media dei giovanissimi per farli confrontare con chi è più grande: secondo noi questo è il modo migliore per testare i concetti che insegniamo ai ragazzi nel corso della settimana.

L’attenzione allo sviluppo delle giovani leve calcistiche , passa anche attraverso un monitoraggio constante nei confronti di ciò che offre il panorama locale? Si, Roma Nord infatti è un grande bacino di giovani calciatori e ci guardiamo con attenzione intorno a noi. Questa è reso possibile grazie ad una società al passo con i tempi, che è stata capace di creare un circuito economico attraverso una rosa di sponsor che ci sostengono continuamente e che noi coinvolgiamo in nostre iniziative. Dai calciatori fino agli sponsor, non lasciamo soli nessuno. Un lavoro, a quanto so, che sem-

bra aver attirato l’attenzione di chi occupa i piani alti. Si, a breve faremo uno stage con una importante società di Serie A, (preferisce per ora non svelare il suo nome n.d.r.), che verrà direttamente qui da noi a vedere i nostri ragazzi giocare. Questo ci riempie di grande orgoglio e ci fa capire che la strada intrapresa è quella giusta

Parlando di serie A non posso esimermi dal farti una domanda sul tuo passato calcistico: puoi raccontare al Pungolo il tuo ricordo più caro. Sei autorizzato ad aprire i fazzoletti… (Ride n.d.r.) Si, quando penso al mio passato da calciatore professionista ho una grande nostalgia perchè ho avuto la fortuna di avere una bellissima carriera: sono cresciuto nel Banco Roma per poi passare alla primavera dell’AS Roma ai tempi in cui in prima squadra c’era il barone Liedholm. Un’esperienza fantastica che mi son portato dietro per tutta la mia carriera che si è snocciolata tra Brindisi, Latina, Nocerina, Taranto, Ternana e Casarano. Il ricordo più bello è legato alla Reggina di Nevio Scala. Quella è stata una stagione fantastica nella quale noi ragazzi terribili di Scala abbiamo sfiorato la serie A con gli spareggi persi contro la Cremonese. Ricordo ancora i calci di rigore che ci sono stati fatali ed il mio, in particolare, insaccato alle spalle di un giovanissimo Gianluca Rampulla, che ai tempi, militava nella formazione grigio rossa. Per tutti coloro che volessero conoscere più approfonditamente la società: www.fccasalotti.com


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Scuola & Sanità

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Salus Infirmorum: dipendenti sul piede di guerra Un esempio di buona sanità rischia di naufragare in nome del risparmio

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di Davide Liberatori @Dave983

posti letto a disposizione della collettività, 80 dipendenti specializzati con un futuro ancora a tinte fosche ed una struttura che accoglie annualmente ben 14.188 pazienti. Un esempio virtuoso di buona sanità pubblica che produce dividendi e che rischia di naufragare nel nome del risparmio: stiamo parlando della Salus Infirmorum, il polo sanitario di via della Lucchina 41, legato fino al 31/12/2011 al complesso ospedaliero S. Filippo Neri ed oggi ad un passo dal baratro, da quando cioè è scaduta la convenzione che garantiva a dipendenti e cittadini la certezza di avere una struttura sanitaria locale capace di decongestionare reparti ospedalieri di elevata specializzazione. Da allora si sono succeduti due direttori, è saltato il banco alla regione, sono state allertate associazioni cittadine ma, sul futuro della Salus, rimangono ben poche certezze. Una situazione che rischia di diventare esplosiva e che monta giorno dopo giorno con dipendenti e pazienti che remano dalla stessa parte. Una struttura quindi che riveste un’importante valenza sociosanitaria perchè non soltanto serve un bacino molto vasto( che complice ovviamente il rapporto diretto con il S. Filippo Neri, si estende ben oltre i confini cittadini abbracciando una buona fetta dell’inter-

land romano, vedi la zona di Bracciano e Cesano ), ma che fa della qualità del suo lavoro il tratto emergente come dimostra la centralità conferita al recupero psicofisico del paziente. Qualità queste che degenti, presenti e passati riconoscono di aver ricevuto. Tra le pratiche mediche svolte, particolare rilievo meritano di esser menzionate le strutture specialistiche per la riabilitazione cardiologica, la riabilitazione respiratoria, la radiologia, la patologica clinica e le prestazioni ambulatoriali. Tra le varie eccellenze: • un servizio ambulatoriale specifico con oltre 1200 prestazioni l’anno è dedicato presso la Salus Infirmorum al monitoraggio e alla correzione dell’ipertensione arteriosa; • servizio di psicologia che eroga più di 250 prestazioni annue diventando un punto di riferimento per i cittadini bi-

L’entrata della clinica Salus Infirmorum e lo striscione di protesta esposto

sognosi di un sostegno e accompagnamento nella gestione dei rischi che determinano patologie croniche; • un efficiente supporto di dietisti con oltre 750 pratiche ambulatoriali l’anno; • ambulatorio di logopedia attivo da anni; • pratiche di riabilitazione attraverso superfici senso-percettive e cura del dolore vertebrale; • terapia occupazionale rivolta a pazienti con patologie invalidanti neurologiche, ortopediche respiratorie e cardiologiche. Un patrimonio di saperi e servizi che rischia di esser perso in un territorio, il nostro, in continua espansione e che la crescita urbana ( vedi su tutti il programma urbanistico Palmarola-Lucchina

che “verserà” sul territorio altri 2000 abitanti) contribuirà inevitabilmente ad intasare ancor di più i già asfittici reparti ospedalieri delle limitrofe strutture sanitarie pubbliche. Una storia lontana da una conclusione e che ha favorito la mobilitazione di dipendenti ed associazioni locali: in questi giorni infatti sta per esser diffuso un documento nominato “NOI DIFENDIAMO LA SALUS INFIRMORUM“ che forte delle migliaia di firme di pazienti e liberi cittadini mira a smuovere le convinzioni del direttore sanitario della struttura e della Regione Lazio affinché venga rinnovata la convenzione con il S. Filippo Neri. Non soltanto un documento che funga da manifesto della struttura, ma la presa di posizione di dipendenti e pazienti ha prodotto alla diffusione di un comunicato stampa nel quale 90 dipendenti (e 90 famiglie a rischio povertà assoluta) utenti dei servizi, cittadini

singoli e associazioni si : «Mobilitano per il mancato rinnovo della convenzione [...] e per opporsi allo smantellamento dei servizi che da oltre 40 anni vengono erogati nella struttura messa a disposizione dalla congregazione delle Suore Ancelle dell’Incarnazione di via della Lucchina». Come si legge nel comunicato l’intento della mobilitazione annunciata è quello di: «Coinvolgere tutte le realtà civiche ed istituzionali in particolare dei tre municipi perché si attivi un dialogo trasparente, di partecipazione aperta, propositiva, responsabile che coinvolga tutte le istituzioni, anche locali, chiamate alla funzione responsabile di valutazione ed approfondimento della decisione di chiudere i servizi presso il Presidio Salus, che sembrerebbe essere strategia prioritaria della direzione dell’ACO San Filippo Neri». E i primi frutti di questa mobilitazione non tardano ad arrivare: grazie infatti in particolare, all’opera dei dipendenti Elisabetta Papini e Claudia Della Bella (CGIL FP RSA Salus) e Paolo Severi (CISL FP RSA Salus) sono state già raccolte oltre 6.000 firme tra dipendenti, pazienti e semplici cittadini allo scopo di sensibilizzare la collettività al problema e nuovi iniziative verranno portate avanti nei prossimi mesi se non verrà superato lo stallo che tiene con il fiato sospeso un’intera comunità. Una storia questa, che dà la sensazione di esser ancora ferma alla sua prima puntata.


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Tornano le zecche al nido Alfonso Spina

O

di Gabriele Cantarella @Parsifal87

ltre al danno pure la beffa, verrebbe da dire. Come accadde esattamente un anno fa, l’asilo nido Antonio Spina si è reso protagonista di un’altra spiacevole contaminazione da zecche, ed anche in questo caso le responsabilità sono le medesime: la presenza di rifiuti, sterpaglie

ed erba alta nel terreno adiacente la struttura. In seguito alla scoperta degli sgraditi parassiti, l’asilo è rimasto chiuso mercoledì 24 e giovedì 25 ottobre per consentire alla ditta di disinfestazioni di bonificare le aule. Il famigerato terreno adiacente è stato reso famoso dalla “cronaca”, non tanto perché fonte inesauribile di spiacevoli esseri, ma in quanto area destinata alla costruzione dell’altrettanto fa-

migerata scuola elementare da 15 aule mai realizzata. Una delle numerose incompiute del quadrante nord ovest, che viste le recenti dichiarazioni del Presidente del municipio XIX, a preoccupare non sono i tempi di costruzione, ma è la realizzazione stessa ad essere in serio pericolo. Proroghe, rinvii, scavi archeologici, e riprogettazioni, di questo è fatta la storia della scuola senza un mattone. L’unico servizio “pubblico” che si concede di eseguire è una fornitura incessante di parassiti nell’asilo, e a farne le spese, sono i malcapitati bimbi e i loro genitori in improvvisa emergenza. L’amministrazione, obbliga migliaia di cittadini a levate alle prime ore del giorno, e ad estenuanti “sedute” di traffico quotidiano per accompagnare bambini e ragazzi in scuole lontane, perché incapace di realizzarle dove servono. Che almeno la sua inefficienza non venga a

Di fianco a sinistra: un’immagine dell’asilo Alfonso Spina; In alto: L’avviso di chiusura del nido per i giorni 24 e 25 Ottobre causa disinfestazione, affisso al cancello d’ingresso

danneggiare una delle poche opere realizzate: prenda coscienza delle sue capacità, e nell’attesa di vedere i lavori iniziare, venga a ripulire e bonificare l’area.

OCCHIO SUL QUARTIERE

SEGNALAZIONE VIA MORBEGNO

Utilizzata dagli abitanti della zona è sufficiente percorrere con qualsiasi mezzo il manto stradale, per constatare immediatamente la totale mancanza di manutenzione. La strada presenta le problematiche che affliggono costantemente la viabilità locale: asfalto dissestato e profonde buche che peggiorano ad ogni nuovo temporale.


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Elettrosmog & Ambiente

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Nasce il primo “Osservatorio Rifiuti Zero Roma Nord”

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Composto da un massimo di quattro membri per comune, coinvolgerà anche associazioni e comitati

di Sandra Angelici @sandraangelici

l 23 ottobre scorso si è costituito il primo “Osservatorio Rifiuti Zero Roma Nord”, primo sia nel Lazio che in Italia in quanto osservatorio intercomunale. Tale osservatorio avrà la funzione di monitorare la concreta attuazione del percorso Verso Rifiuti Zero e il conseguimento degli obiettivi prefissati, indicando criticità, innovazioni e soluzioni per rendere il percorso verificabile e costantemente aggiornato sul quadro nazionale ed internazionale. Per il momento vengono inclusi i cinque comuni della Valle del Tevere: Campagnano, Formello, Riano, Rignano Flaminio, Sant’Oreste, che hanno già precedentemente adottato la Strategia Rifiuti Zero. L’assemblea costitutiva è stata formata dalle Amministrazioni comunali e Organizzazioni civiche, che operano nella prospettiva dell’attuazione della Strategia Rifiuti Zero. Recentemente infatti è stato svolto un lavoro di raccordo fra molti dei Comuni aderenti con i Comitati, le Associazioni e le Reti presenti nel territorio per una più compatta collaborazione in vista dell’obiettivo finale su tutto il territorio laziale. L’Osservatorio sarà composto da un massimo di quattro membri per ciascun comune, in particolare saranno ammessi due componenti di ogni comune nominati dal sindaco e due scelti dai comitati, associazioni e reti. Per il primo anno di attività è stato eletto, Massimo Piras come presidente, il sindaco di Rignano Flaminio Fabio Di Lorenzi come vicepresidente e Melania Tommolillo del Comitato “rifiuti zero valle del Tevere” come segretaria. Tutte cariche a titolo gratuito e operanti, in collaborazione con i

comitati e le associazioni locali. «Si è scelto di adottare un osservatorio intercomunale poichè in un territorio con più di dieci mila abitanti, un osservatorio comunale sarebbe stato dispersivo. L’obiettivo – afferma Piras - è invece quello di condividere esperienze, tra i comuni che arrivano al 60% di raccolta differenziata e comuni che arrivano a poco più del 10%, in modo tale da uniformare le percentuali e raggiungere i massimi risultati. Occorre capire le

L

Qui di fianco il logo dello Zero Waste (Rifiuti Zero) di riferimento per l’Italia, quello di Capannori

motivazioni di queste discrepanze poichè ognuno possa essere responsabilizzato al proprio dovere, cittadini e amministrazioni». In vista di questi obiettivi si costituiscono gli Osservatori, in quanto organizzazioni istituzionalizzate. «Attraverso la sola forza di volontà dei cittadini, ma senza il

reale impegno delle amministrazioni non si raggiungono risultati concreti, è importante far capire che questi rifiuti una volta raccolti, hanno bisogno di piccoli impianti per la fase di trattamento e questi impianti non sono presenti nel Lazio» ci spiega il neopresidente. Lo scorso 19 Novembre un altro

Osservatorio ha preso forma nella parte Nord della Capitale: l’ “Osservatorio Tuscia Romana” tra i Comuni di Anguillara, Bracciano, Cerveteri, Ladispoli, Manziana, Oriolo Romano. Si parte quindi dalla provincia, affinchè le soluzioni possano essere di esempio per la gestione dei rifiuti a Roma, dove la situazione si fa più complessa.

Monti dell’Ortaccio: visita del Comm. Europeo

o scorso lunedì 29 Ottobre è stata una giornata importante per i residenti di Valle Galeria: infatti dopo due petizioni portate avanti dagli stessi cittadini, è avvenuto il sopralluogo da parte della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo. Con lo scopo di valutare la situazione romana, che ha allarmato così fortemente gli abitanti della zona, i membri della commissione hanno visitato il sito della vecchia discarica di Malagrotta, per poi passare a Monti dell’Ortaccio. Quest’ultimo, al centro di numerose discussioni, sembra essere stato bocciato anche dalla Commissione Europea, poiché troppo vicino alla vecchia discarica e situato in un’area già molto degradata e fortemente inquinata. Ma vista la complessità della situazione, nella quale si intrecciano diversi interessi e vincoli socio ambientali, il verdetto finale arriverà entro la fine dell’anno. L’emergenza rifiuti infatti non si può risolvere in pochi mesi, visto che il livello di raccolta differenziata è ancora molto basso e non in linea con le normative europee, e per il ritardo nell’unifor-

marsi alle normative vigenti, l’Italia ha già ricevuto una procedura di infrazione dall’ Unione Europea. Nel corso dell’incontro tra i delegati europei e il Commisario per l’emergenza rifiuti Goffredo Sottile, i cittadini hanno esortato quest’ultimo ad ascoltare le proposte di chi vive in zona e il parere degli enti locali dei due municipi interessati (il XV e XVI) fortemente contrari al sito. Sottile però tira dritto per la sua strada: stupisce infatti la tenacia del Commissario che ha ribadito di voler realizzare la nuova discarica nel sito della Valle Galeria, andando contro a pareri tecnici e a quelli degli enti locali, nonché Comune, Provincia e Regione. “Se entro il 1 Gennaio 2013 non si prende una decisione

definitiva, l’alternativa al nuovo sito saranno i rifiuti a via Nazionale”, ribadisce il commissario. Dal Gennaio 2009 ad oggi si sono succedute ben 6 proroghe, per la discarica più grande d’Europa, e l’ultima scade proprio il 31 Dicembre 2012. Ma ecco che all’orizzonte si delinea la proposta di un ulteriore prolungamento dell’attività fino al 30 Aprile 2013. La discarica dovrebbe infatti, da Gennaio ad Aprile, accogliere solo rifiuti trattati, mentre tutti gli altri verranno inviati all’estero. “Lo scopo dell’attesissima visita della Commissione Europea è quello di far capire la pericolosa situazione in cui si trova la Valle Galeria, in gioco c’è la salute di tutti gli abitanti della zona“, spiegano i cittadini presenti all’incontro. Molte sono infatti le famiglie colpite da lutti, riconducibili a cause di inquinamento ambientale: “La nostra richiesta è che venga fatta al più presto una bonifica e una riqualificazione della zona, tra l’altro già promessa ma mai mantenuta”. Di fianco: un’immagine dei nostri tempi


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Raccolta PET: superata la prima tonnellata

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1200 kg raccolti in 60gg. I cittadini in prima linea per l’ambiente

OCCHIO SUL QUARTIERE

di Francesco Raso @francescoraso

poco più di due mesi dall’inaugurazione della torretta ospitante i macchinari per la raccolta della plastica da destinare al riciclo, la situazione è positiva oltre le più rosee aspettative. 1200 kg di plastica (PET per la precisione) raccolti fino ad oggi rappresentano già un importante traguardo, segno della partecipazione attiva dei cittadini del territorio al progetto della raccolta differenziata. Un traguardo destinato ad essere battuto già dal prossimo mese, considerando che momentaneamente è stata sospesa la raccolta di HDPE (flaconi e contenitori per detersivi) per potenziare quella destinata al PET, dato il grande afflusso registrato nel mese appena trascorso. L’ampio riscontro di partecipazione non si è verificato solo da parte dei cittadini ma anche da parte di molti commercianti, che hanno deciso di riconoscere un valore economico alla raccolta differenziata, accettando lo scontrino rilasciato dalla macchina come buono sconto presso le loro attività commerciali. In questo momento di crisi per le famiglie italiane, poter ammortizzare, anche se in minima parte, le spese familiari, semplicemente facendo attenzione a dove si gettano determinati rifiuti che quotidianamente riempiono il generico cestino domestico dell’immondizia, può risultare un supporto fondamentale. A questo proposito è bene ricordare che la macchina accetta esclusivamente PET e che per accertarsi che il prodotto che state per gettare sia idoneo,

Qui sopra: una delle varianti, la più comune, con la quale si può riconoscere sulle confezioni il simbolo del PET Qui di fianco: La Torretta di raccolta PET presente dal 6 Ottobre nel parcheggio superiore del supermercato PIM di Via Piedicavallo

basta verificare la presenza del simbolo qui sopra sull’etichetta. Un’informazione di servizio per tutti coloro i quali usufruiscono della promozione messa a disposizione del supermercato PIM di Via Piedicavallo:

per ogni bottiglia introdotta nella macchina si ha diritto ad un punto GARBY e solo ogni 30 punti GARBY si ha diritto ad 1 punto della Fidelity Card del supermercato.

La macchina espelle automaticamente lo scontrino ogni 30 bottiglie introdotte, quindi, per gli interessati ai punti PIM, si consiglia di aspettarne l’uscita senza intervenire sul pulsante.

Ad un passo l’acquisizione del Parco

N

di Gabriele Cantarella @Parsifal87

La prima delle 7 pagine della Deliberazione n.48 votata nella seduta pubblica del 22 Novembre 2012 dall’Assemble Capitolina

ella seduta pubblica del 22 Novembre scorso, l’Assemblea Capitolina ha votato all’unanimità la Proposta n.10/2012, tramutandola in Deliberazione n.48 approvando “l’autorizzazione all’acquisto dall’ex Ente Nazionale per la Cellulosa e per la carta e per esso liquidatore Ligestra Due SRL dell’area denominata “Parco della cellulosa – monumento Naturale” ricadente nel Municipio XVIII, individuata al catasto al foglio 344 partt. nn. 44-45-84-86-223224-226-2911528-1529-1536-1537-15381549-1550-1560-1561-1562-1 563, per la realizzazione di un parco pubblico.”

Si tratta quindi del parere positivo della Capitale a procedere, ma, viste le notizie circolate, è bene specificare che non si tratta ancora dell’acquisizione vera e propria, poichè insistono delle condizioni preliminari che debbono essere soddisfatte prima del passaggio definitivo. L’Assemblea ha in ogni caso garantito che una volta acquisito il Parco la sua gestione avverrà tramite bando ad evidenza pubblica e che la destinazione degli immobili ricadenti nell’area sarà a fini sociali o socialmente utili. Una buona notizia per tutte le associazioni del territorio che hanno proprio tale scopo e che da tanti anni attendono una sistemazione ufficiale nei quartieri dove svolgono la loro attività.

SELVA CANDIDA E VIA PONDERANO FINALMENTE PERCORRIBILI Un intervento davvero necessario in quanto l’ultimo rifacimento su Via di Selva Candida risaliva ormai a circa 4 anni fa: da tempo infatti la strada era dominata da grandi buche, pericolo per automobilisti, motociclisti e pedoni. Si aggiungeva poi al disagio anche l’illuminazione stradale, assente in tutto il tratto da diversi mesi, che finalmente in questi giorni torna a funzionare. Un restyling che, ed è notizia fresca delle ultime ore, ha interessato anche via Ponderano, la strada realizzata in occasione del nuovo complesso abitativo (Piano di zona B51) costruito qualche anno fa.


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Urbanistica &Viabilità

Altri 75.000 mq di costruzioni rischiano di compromettere una zona ricca di reperti

Un patrimonio sotto il cemento

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di Gabriele Cantarella @Parsifal87

e fosse ancora in vita, stenterebbe a credere a tutto ciò sta capitando intorno al suo Ipogeo (sepolcro), ma senza dubbio si starà rivoltando nella tomba, in questo caso sarcofago, nella tediosità della solitudine a cui è stato condannato. Stiamo parlando di Octavius Felix, e del suo Ipogeo risalente al III secolo d.C., scoperto intorno agli anni venti del secolo scorso, che cedette il nome alla zona residenziale che successivamente vi nacque. Pater Familias di un’ importante stirpe romana, decise molti anni orsono, di edificare la sua tomba proprio al centro di quella che oggi è diventata una delle aree più densamente popolate della periferia romana. Il primo di una lunga serie di ritrovamenti archeologici nell’area, che avrebbe potuto trasformare Ottavia in uno dei quartieri romani (ad esclusione delle zone centrali) tra i più ricchi

di patrimoni artistici. Esso presentava quattro sarcofagi, quello di Octavius Felix che contrariamente alla tradizione era il più povero e semplice di tutti, quello di due congiunte con stupendi affreschi di scene marine e infine quello della figlia Paolina di soli sei anni, il più sfarzoso di tutti. A dispetto di quanto sarebbe lecito pensare, praticamente nulla di questo patrimonio artistico è rimasto alla fruizione della cittadinanza del luogo: uno dei due sarcofagi con scene marine si trova in un corridoio del Ministero della Pubblica Istruzione, mentre

l’altro al Museo Nazionale di Palazzo Massimo, infine Paolina si trova a Milano in una collezione privata. L’unico rimasto nella sua sede originale è il Pater Familias, il meno pregiato dal punto di vista artistico. Il primo di una lunga serie di reperti ritrovati nella zona di Ottavia e puntualmente oscurati da una colata di cemento, oppure immediatamente trasferiti in musei o collezioni private. Non fanno eccezione le venti tombe etrusche ritrovate a Poggio Verde, e immediatamente prelevate e trasportate via dal luogo. Oppure, la strada romana scoperta pochi mesi fa nel consorzio Palmarolina, o quella vicino la stazione Ottavia, o il Ninfeo della Lucchina situato vicino l’area di servizio Selva Candida Interna. Non c’è un progetto per un museo, non c’è un piano per la rivalutazione della zona in funzione dell’importanza artistica che essa ricopre, senza considerare il poten-

ziale inespresso che ancora giace nel sottosuolo. Ora la sovraintendenza sta scavando nei pressi dell’area interessata dal nuovo complesso abitativo “monumentale” (75.000mq-oltre 2000 abitanti), derivante dalla compensazione di diritti edificatori provenienti da Tor Marancia e Tor Cervara, e nonostante sia trascorso poco tempo dall’inizio degli scavi, già sono venuti alla luce nuovi reperti di interesse storico. Il rischio che anche questi nuovi ritrovamenti finiscano sommersi dai “polveroni” dei cantieri è molto alto, sopratutto perché risiedono in un’area che dovrà diventare la fonte di un grande arricchimento economico per le ditte appaltatrici, le quali oltretutto hanno già subìto rallentamenti dovuti a precedenti problemi riscontrati ad edificare a Tor Marancia e Tor Cervara. Ogni nuovo intralcio all’avanzamento dei lavori comporterà una perdita di tempo, che oggi significa denaro. Quale costruttore vuole perdere del denaro? Con la Deliberazione N. 3 del 2012 del Municipio XIX, il Consiglio ha mosso i primi passi verso una retta via, e ha autorizzato il presidente del Municipio a chiedere alla Sovraintendenza di prevedere l’apertura al pubblico e l’affidamento della gestione del Ninfeo ad una O.N.L.U.S. che si occuperà della pulizia e dell’organiz-

zazione di visite guidate al suo interno. Ci auguriamo tutti che questa goccia di speranza in un oceano di anni di non curanza, sia la prima di una lunga serie. Per far capire appieno quanto stiamo tralasciando nel sottosuolo, mi sembra lecito concludere con le parole della Dott.ssa Silvia Ripà, esperta in storia e conservazione del patrimonio artistico e archeologico: ”Nel descrivere la grandiosità dei resti dell’Ipogeo degli Ottavi, la tenerezza dell’affetto paterno espressa dall’epigrafe di Paolina, non possiamo evitare di pensare anche alle

mancanze, a tutto quel potenziale informativo che stava per essere espresso dagli altri rinvenimenti, a cui uno studio stratigrafico avrebbe potuto restituire dignità: di tutte le altre vite e dei frammenti di quotidianità che giacciono sotto i nostri piedi, sotto le strade che percorriamo abitudinariamente, abbiamo deciso volontariamente di non sapere più nulla.” In alto e qui sotto a destra: affreschi interni alle pareti dell’ipogeo di Octavius Felix; In basso a sinistra: uno dei muri esterni dell’Ipogeo che da il nome alla zona stessa


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Via Boccea: il T.A.R. accoglie il ricorso ed i lavori per l’ampliamento sembrano ormai un miraggio

L’allargamento non si farà più?

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di Luciano Landonio

manifestazione a dell’8 febbraio 1992, organizzata dal nostro Comitato, ha portato circa mille persone in piazza al grido “ci siamo anche noi”, per i servizi primari del quartiere e per l’allargamento della via Boccea. Due anni dopo volevamo ripeterla, ma la sensibilità dei cittadini era cambiata. “Quando volete bloccare la Boccea, fatecelo sapere prima, perché così cambiamo strada”. Nel frattempo il progetto di allargamento della Via Boccea arrivava sulla scrivania dell’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Roma. Sembrava tutto pronto. Siamo agli inizi del 1997. Come Comitato gli abbiamo dato uno sguardo e abbiamo notato delle anomalie progettuali. Sono vere. Convocato il progettista si è cercato di eliminare gli errori tecnici e procedere alla variante urbanistica presso la Regione Lazio. Intanto noi, come Comitato, abbandonata la strategia delle manifestazioni, decidemmo di raccogliere delle firme per l’allargamento della Via Boccea. Sotto le feste di Natale del 1998, davanti ai supermercati ed alle piazze del quartiere, organizzammo dei tavoli di raccolta firme. Raccogliamo settemila firme in quindici giorni (da Natale 1998 alla Befana del 1999). Le inviammo alle Istituzioni

Un’immagine ben nota a tutti i cittadini di Casalotti e non solo. Con l’accoglimento del ricorso c’è il serio rischio che tale istantanea diventi permanente.

(Regione – Provincia – Comune) in attesa di risposta. L’8 febbraio 1999 ci rispose l’Assessore all’Urbanistica della Regione Lazio e ci fece presente che le carte prodotte dall’Amministrazione Comunale non erano in regola per la relativa variante urbanistica. Tuttavia, conclude la lettera: “Si fa presente, in ogni caso, che a quanto risulta a questo Assessorato, il Comune di Roma sta provvedendo ad elaborare ed approvare un adeguato progetto e ad adottare la corrispondente variante urbanistica. A condizione che venga data ad entrambi

gli atti citati la pubblicità prevista dalla legislazione in vigore, si dichiara, sin d’ora, la disponibilità ad esaminare tali atti in tempi strettissimi”. Eccoli i tempi strettissimi. A marzo del 2008, (nove anni dopo: erano già cambiati sia il Sindaco e l’ Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Roma e l’Assessore all’Urbanistica della Regione Lazio) , la segreteria tecnica dell’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Roma inviava al nostro Comitato di Quartiere la seguente e-mail: “Definizione opera: Allargamento di Via Boccea da Via Mingazzini a Via Selva Can-

dida (C1. Importo lavori: 6.500.000 euro; Status: Progetto Preliminare Integrato ultimato il 22 Novembre 2007 trasmesso all’Ufficio Speciale Emergenza Traffico e Mobilità. Già approvato in Conferenza di Servizi. Prossima approvazione con Ordinanza del Sindaco. Già realizzate le attività per la variante urbanistica e le successive comunicazioni ai privati per le aree sottoposte ad esproprio. Avviate le attività progettuali definitive. Deve essere indetta la gara presumibile inizio lavori primo trimestre 2009.” Nel 2008 ci sono state le elezioni amministrative. Cambio di guardia. Si passa dal centro-sinistra al centro-destra. Da Veltroni ad Alemanno. A febbraio del 2011, a seguito del bando di gara europeo, avvenuto il 15 dicembre 2010, avevamo scritto sul nostro giornale di quartiere il Pungolo “sarà la volta buona ?”. Qualcuno ci accusò pubblicamente di disfattismo e cassandrismo, ma anche quella volta avevamo visto un po’ più in là del nostro naso. Non è stato il “patto di stabilità” a bloccare i lavori, né la carenza di fondi, ma un banale errore amministrativo, se il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) , al termine di un ricorso indetto

dalla Società arrivata seconda al bando di Gara del Campidoglio, ha dato ragione al ricorrente e ha messo in discussione l’assegnazione. Che si fa? Si attende il ricorso al Consiglio di Stato da parte della Pubblica Amministrazione o si ricomincia tutto l’iter procedurale del bando dall’inizio? E perché tutto ciò è avvenuto? Per interesse o per negligenza? E chi paga? O meglio, come si paga? Come per la scuola di via Gaverina? Diminuendo le aule da costruire per non aumentare i costi pretesi dalla ditta appaltatrice? Cioè facendo, tanto per capirci, una rotatoria in meno prevista dal progetto di allargamento della via Boccea o regalando qualche cubatura in più a compensazione dell’aumento dei costi che la prossima Società vincitrice di gara pretenderà dalla Pubblica Amministrazione? Errori tecnici o errori amministrativi, buona volontà o cattiva volontà della politica o degli amministratori, ci hanno fatto trascorrere venti anni (febbraio 1992 – febbraio 2012) della nostra vita nell’infernale attesa dell’allargamento della via Boccea. Se poi conside-

riamo che, senza la realizzazione delle vie alternative alla Boccea, ci aspetterebbero due anni di traffico da incubo per la cantierizzazione e per la realizzazione dell’opera, si può capire la rabbia e la rassegnazione del cittadino che afferma: “domani sarà peggiore dell’oggi”. Ma noi non ci stiamo. Anche solo per confermare la volontà di miglioramento della vita dei cittadini del territorio che abbiamo sempre voluto e manifestato in questi anni e l’assoluta volontà di ricerca della verità sulla cosa pubblica. Noi, come Comitato, non ci stiamo a stare zitti e a non scrivere e a non ricercare la verità sui fatti. Continueremo a cercarla e ad informare. Questo vuole essere il nostro messaggio di ottimismo, nonostante tutto, in vista anche delle prossime festività natalizie.


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TecnologicaMente

www.ilpungolo.org

L’

di Stefano Bastianelli

Etere, che passione

@StebastianDE

atteso passaggio al sistema televisivo digitale terrestre, sembra ormai compiuto, con buona pace dei pochi che ne hanno beneficiato aumentando il proprio “potenziale divulgativo” e dei restanti (molti) che ne hanno colto l’aspetto meno ludico ma sicuramente oneroso, legato all’acquisto obbligato di un decoder o, se non peggio, di un nuovo apparato TV. Quale sia stata la necessità di aumentare il numero dei canali disponibili, francamente sfugge a chi, dotato di un filo logico razionale, compie vanamente il sovrumano sforzo nel chiedersi chi mai guarderà cotanta TV offerta dai nascenti canali digitali. Certamente, se costretti in clinica, ci si adeguerà riluttanti ai gusti del vicino vagando tra le immancabili cucine dei maestri cuochi ormai divenuti superstar, passando per sommessi costruttori di barche e finendo a improbabili sontuose ristrutturazioni di antichi casali che gettano lo spettatore nel più profondo sconforto nella certezza palese di non poter mai in proprio raggiungere quanto allegramente mostratogli dal presentatore “in erba” di turno. Comunque, ancora una volta, si è sapientemente spacciata per innovazione, un semplice “cambio di pelle”, un rinnovo per non cambiare nulla, in tipico stile italiano. Sin dai

Le due immagini mostrano il medesimo affaccio nei pressi del Quirinale, uno come appare in realtà e l’altro come dovrebbe apparire. La presenza delle antenne, una tralaltro estremamente vistosa, evidenzia la crescente distanza che il mondo moderno ha assunto dalla bellezza.

primissimi anni ’80 in Francia e Germania, ma ancor prima in America, cominciava la capillare diffusione della TV via cavo con obbligo tassativo di rimozione delle obsolete antenne. Trenta anni fa veniva distribuito un servizio che aumentava notevolmente in quei paesi i canali visibili (anche esteri) abbattendo nel contempo, l’inquinamento da onde elettromagnetiche. Certamente si obietterà che in Italia non sarebbe mai possibile un tale approccio tecnologico, se non altro per il fatto che, essendo i cavi installati nelle singole abitazioni, costringerebbero di fatto i soliti furbi al pagamento del canone, ma si sa, oltre alpe, è più spiccato il senso di equità sociale. Che dire poi ai sostenitori

dell’autarchica tecnologia marconiana… Si lascino dunque le antenne ad abbellire finanche il Quirinale passando indistintamente per medievali centri storici sino alle campagne più sperdute. E’ notizia recente l’inappellabile necessità di passare al digitale anche per il sistema della radio diffusione. Ne gioiranno sicuramente gli installatori di autoradio che negli ultimi tempi pure avevano perso un po’ di smalto. In nome dell’innovazione, interminabili file di automobilisti stazioneranno pazienti davanti alle officine per rottamare la vecchia radio in favore del nuovo oggetto, che conserva certamente la sua funzione a tutti nota, arricchendosi di ser-

vizi aggiuntivi di natura incerta. Ma tant’è che, come recita un vecchio adagio, “il treno dei ricordi non giunge mai in stazione” e quindi avanti al nuovo e mano al portafogli. Se non si intende seriamente considerare il problema dal punto di vista ecologico, varrà la pena ricordare almeno che l’Italia deve ai propri turisti un aspetto più dignitoso. L’occhio irrimediabilmente assuefatto a selve di antenne, parabole satellitari e ripetitori di fonia cellulare, ne trascura l’inesorabile proliferazione. La soluzione è data dalle nuove generazioni che superano di fatto l’obsoleto sistema dei palinsesti, prelevando dalla Rete con formula “on demand” contenuti di intrattenimento veramente liberi

da quelle sovrastrutture tipiche dei programmi broadcast. Dunque un digitale si, ma consapevole e schivo delle monumentali risorse necessarie alla diffusione dei canali TV tradizionali. Ne è dimostrazione il costante calo di adesioni ai canali privati a pagamento costretti ad aumentare a dismisura la presenza di inserzionisti pubblicitari, snaturando un servizio che, proprio perché non gratuito, ne dovrebbe (e ne era in passato) privo. Più volte, in questa sede, si è ribadita l’evidenza che la tecnologia è utile unicamente quando porti un effettivo vantaggio al suo fruitore finale: l’uomo. Il martellante slogan dei telegiornali equamente appartenenti a tutte le fazioni politiche, recitava, qualche mese or sono, che l’Italia era il primo paese ad introdurre una capillare trasmissione TV con forma digitale in Europa. In effetti rispondeva al vero ma ciò era, e tuttora è, dovuto al fatto che l’Italia è semplicemente l’unica ad aver adottato la trasmissione basata su onde radio poiché non dispone di una rete cablata in grado di raggiungere tutte le utenze come del resto risulta tristemente evidente dalla costatazione che ancora oggi non tutti possono disporre di una connessione stabile ADSL. Ma l’utenza italiana sembra soddisfatta, convinta dai media dominanti, di essere all’avanguardia tecnologica.


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I R IO NI

di Martina Casadio

l caso vuole che si inizi nuovamente a parlare di questo rione partendo dalle curiose corruzioni fonetiche che caratterizzano la nostra città. Anche il nome “Regola”, come il Parione, ha una sua storia e viene dal latino renula, la sottilissima sabbia che si depositava in queste zone dopo le frequenti inondazioni del Tevere. Una canzone popolare romana inizia proprio così: “Alla Renella... più sale er fiume e più legna vie' a galla io più ve guardo e più ve fate bella...”. Bisogna infatti sapere che Roma, più di ogni altra città della sua importanza, è stata da sempre soggetta ad allagamenti e vere e proprie alluvioni catastrofiche causate dal fiume che la attraversa. Le piene del Tevere hanno fatto parte della storia della città per oltre 2600 anni, dalla sua fondazione fino al XX secolo tanto che anche la leggenda vuole che fosse una piena di 28 secoli fa a trascinare la cesta di Romolo e Remo nel punto in cui vennero trovati dalla lupa. Se oggi le rive sono protette muraglioni di contenimento ultimati nel 1926 (che tanto hanno cambiato la fisionomia della città), dobbiamo immaginare quanto in passato fossero frequenti gli straripamenti del fiume e quanto condizionassero la vita dei cittadini soprattutto in questa zona che vi si affacciava direttamente. Guardandolo dall’alto, ancora oggi Regola appare come un lungo parallelepipedo che dalla zona di Campo de’ Fiori arriva fino al fiume e lo accompagna nel suo corso con due tra le più belle strade di Roma, la tortuosa via di Monserrato e l’elegante e rettilinea via Giulia. Anche il bellissimo Ponte Sisto, oggi famoso passaggio pedonale tra i più pittoreschi di Roma collegando via dei Pettinari e piazza Trilussa, crocevia di turisti, ambulanti, suonatori gruppi di amici o coppie di innamorati, era un tempo famoso per per il suo cosiddetto "occhialone" che forniva il livello delle

DI RO MA

piene del Tevere. Le belle arcate circolari funzionavano per i romani come un vero e proprio strumento idrometrico: se pioveva a lungo e il fiume s'ingrossava era frequente udire espressioni come "Guarda l'occhialone de ponte Sisto e datte 'na regolata a che punto sta er fiume: si l'acqua nun c'è arivata, vo' di' che nun straripa", o ancora “Si a Ponte Sisto all’Occhialone ce passa l’acqua, pòi stà sicuro che mezza Roma starà sott’acqua”. Il vasto arenile doveva essersi già formato già in età medievale perchè l’intera area del Regola

di via Arenula), e di San Salvatore in Cacabariis, il cui nome fu cambiato in quello di Santa Maria del Pianto dall XVI secolo. La vicinanza con il fiume non rimanda però solo ad eventi negativi e calamità naturali: prima dei lavori di costruzione del Lungotevere, il tratto immediatamente precedente alla biforcazione dell’isola Tiberina si affacciava in una serie di piacevoli spiaggette divenendo la stazione balneare più gettonata dai romani. Questi “stabilimenti fluviali” famosi per la loro dalla soffice sabbia rimasero in

veniva chiamata Regio Arenule et Chacabariorum, anche ai chacabariis, anche in riferimento ai numerosi artigiani calderai che sie erano inseiati nelle sue strade realizzando pentole e utensili da cucina. Questo pezzo di storia è contenuto ancora oggi nel nome della grande strada ottocentesca che collega Largo di Torre Argentina a Ponte Garibaldi, la Via Arenula, e nelle due chiese di Santa Maria de' Calderari (distrutta curiosamente proprio durante i lavori di costruzione

uso fino agli anni immediatamente precedenti alla prima guerra mondiale per poi essere abbandonati dopo la costruzione dei muraglioni. Un’altra meraviglia scomparsa di questo rione, era il susseguirsi di bellissimi palazzetti che dal livello stradale scendevano fino a quello dell’acqua attraverso deliziosi giardinetti privati che si affacciavano al fiume. Possiamo farci un’idea di quanto diversa fosse questa zona di Roma osservando la bella incisione settecentesca di Giuseppe Vasi in

cui spicca la bellissima cupola di San Carlo ai Catinari. Ci troviamo di fronte, come è già successo per il Parione, ad un rione dalle molteplici sfaccettature, che deve molto del suo fascino alla stratificazione medievale, rinascimentale, barocca e rococò. Perdersi per il rione Regola significa ripercorrere la storia millenaria di una Roma ancora autentica e popolare. E’ il rione che ha dato i natali a Cola di Rienzo, il tribuno del popolo romano figlio di una lavandaia e un taverniere, delle antiche corporazioni, delle arti e dei mestieri, ma anche dei palazzi rinascimentali, dei grandi papi e delle tormentate vicende di Beatrice Cenci. Abbiamo già visto, nella scorsa passeggiata, quante strade e piazze debbano il loro nome alla presenza di botteghe o laboratori artigiani tramandati nel corso dei secoli: via dei Giubbonari, via dei Chiavari, via dei Baullari, via dei Pettinari, vicolo dei Catinari, via dei Balestrari, via dei Cappellari e altre ancora. Tra tutti questi mestieri vorrei fare un ultimo accenno ad alcuni mestieri tipici di questo rione. In primo luogo i conciatori di pelli e i tintori che, favoriti dalla vicinanza del Tevere in cui venivano appunto trattate le pellicce della vaccine, erano una vera istituzione del rione. A questi si legavano i macellai perchè la tiratura delle pelli seguiva ovviamente la mattazione delle vacche. Per questo motivo si dice che la famosa "coda alla vaccinara", piatto tipico e vera icona della gastronomia capitolina, sia figlia proprio del rione Regola, riconosciuto da molti come il regno della vera cucina romana: qui si possono gustare anche i veri carciofi alla giudìa, per la vicinanza con l’antico ghetto che si sviluppò nel vicino rione Sant’Angelo, o i famosi filetti di baccalà di via dei Giubbonari. Al centro: Lo stemma del Regola e la mappa con i confini del Rione; In basso a sinistra: Vista di Ponte Sisto (1473-1479) da Trastevere; In basso a destra: Giuseppe Vasi, Spiag gia detta La Regola, 1791.


I Rioni di Roma PASSEGGIANDO PER IL RIONE REGOLA UN CHILOMETRO DI BELLEZZA PASSEGGIARE PER VIA GIULIA

Da quando ho iniziato questa mia rubrica sui rioni di Roma ho aspettato con ansia il momento in cui avrei potuto portarvi in quello che io considero dei luoghi più belli della mia città. Ognuno ha delle strade che entrano nel cuore, legate a ricordi particolari o semplicemente perché ogni volta che le si percorrono ci si sente appagati e in pace con se stessi. Ecco, tutto questo per me è via Giulia, prima strada rettilinea di Roma che si estende per circa un chilometro tra Regola e Ponte. Ricordo distintamente che l’idea di scrivere una rubrica sui rioni sia nata proprio qui, in un caldissimo pomeriggio di luglio con la voglia di mostrare il fascino di questa strada ad un amico. Non mi stancherei mai di percorrerla, annusarla, osservarla, al punto che spesso mi è capitato di allungare i miei tragittti solo per il gusto di immergermi nel suo elegante andamento rinascimentale e spero davvero che questa lunga e ricca passeggiata faccia scoprire e amare anche a voi questo gioiello Innanzitutto un po’ di storia: Papa Giulio II della Rovere (1503-1513) è senza dubbio uno dei più celebri pontefici del Rinascimento nonchè uno dei più grandi mecenati che l’arte italiana abbia avuto. Fu proprio lui, per intenderci, a commissionare la decorazione della Cappella Sistina a Michelangelo e delle Stanze Vaticane a Raffaello. Durante gli anni del suo pontificato egli portò avanti un piano di modernizzazione e riorganizzazione della città che prevedeva l’abbandono delle vecchie strutture medioevali e la realizzazione di due assi viari che avrebbero facilitato i collegamenti tra le diverse parti della città: la “strada Julia”, destinata ad assumere carattere di rappresentanza delle attività finanziarie che si svolgevano nella vicina zone dei Banchi, e Via della Lungara, in perfetta simmetria, sulla sponda opposta del Tevere. Un programma per una Renovatio Urbis, che facesse di Roma la Capitale di uno Stato della Chiesa ed evidenziasse in modo più esplicito la stretta connessione tra il potere temporale e il potere spirituale della Chiesa. Il progetto di Giulio II è efficacemente riassunto in una lapide posta sulla facciata di Palazzo Sterbini in Via Banchi Nuovi. L’epigrafe, scritta in latino, celebra il papa che, che dopo aver liberato l’Italia ed aver ampliato i domini di Santa Romana Chiesa, si impegnava ad abbellire la città di Roma. Fu Donato Bramante l’architetto chiamato a disegnare i nuovi rettifili e a progettare, sulla stessa via Giulia, un

enorme palazzo che avrebbe ospitato tutti i Tribunali della città, in una sorta di ‘nuovo Campidoglio’ della Roma dei Papi che sarebbe dovuto sorgere accanto alla Chiesa di San Biagio della Pagnotta. Così racconta il Vasari di questo imponente progetto: "Si risolvé il papa di mettere in Strada Giulia, da Bramante indirizzata, tutti gli uffici e le ragioni di Roma in un luogo, per la comodità ch'ai negoziatori avria recato nelle faccende, essendo continuamente fino allora state molto scomode”. Del grandioso edificio furono purtroppo gettate solo le fondamenta: le morti, quasi contemporanee, del papa e dell’artista fecero sospendere definitivamente i lavori nel 1513. Percorrendo la strada all’altezza di via del Cefalo e via del Gonfalone potrete osservare degli strani e massicci basamenti in travertino che sporgono in grosso bugnato che il popolino ha ribattezzato i sofà di Via Giulia: non sono

altro che i resti di questo colossale progetto irrealizzato: "... ch'è stato un gran danno che una sì onorata ed utile e magnifica opra non sia finita..." (Giorgio Vasari). Pur avendo perso la sua funzione ideologica, Via Giulia rimase comunque uno dei fulcri urbanistici di Roma divenendo, con la costruzione della grandiosa residenza dei Farnese, una sorta di alternativa al grande piano di Giulio II. E’ proprio da questa zona che partiremo per la nostra passeggiata, tralasciando solo il tratto che affaccia verso San Giovanni dei Fiorentini e la zona dei Banchi Vecchi appartenente al rione Ponte. Non è questa la sede per affrontare il discorso “Palazzo Farnese”, meraviglia del cinquecento romano che ha cambiato le sorti dell’architettura e della pittura tra cinque e seicento. La presenza di artisti del calibro di Antonio da Sangallo, Michelangelo e Annibale Carracci ne hanno fatto un capolavoro assoluto dell’arte italiana (peccato sia oggi aperto al pubblico solo in rare occasioni perchè sede dell’ambasciata di Francia). Partiremo invece dal bellissimo Arco dei Farnese, il passaggio sopraelevato che collega il retro del palazzo con a quelli che un tempo erano i Camerini Farnesiani, gli ambienti che conservavano la ricca collezione di statue e opere d’arte dei Farnese che furono abbattuti con la costruzione dei fabbricati attuali. In realtà l'arco era stato pensato come anche come inizio di una passerella più lunga, mai realizzata, che avrebbe dovuto attraversare il Tevere collegando il palazzo di famiglia all'altra ricca residenza che possedevano sulla sponda opposta del fiume, la Villa Farnesina affrescata da Raffaello. Dall’arco osserverete alla vostra sinistra

la Fontana del Mascherone, chiamata così proprio per il grande mascherone di epoca romana che, con gli occhi sbarrati, continua da secoli a far uscire acqua dalla bocca. Commissionata dal cardinale Odoardo Farnese all’architetto Girolamo Rainaldi, la fontana fu completata nel 1626 solo dopo l’ultimazione della canalizzazione dell’Acqua Paola avvenuta nel 1612. Nella sua sistemazione seicentesca era situata nella piazza che si apriva sul retro del Palazzo Farnese e che nel 1660 secolo ospitò un teatro all’aperto. La fontana riutilizzava un’antica vasca termale di granito, di forma rettangolare, addossata ad un prospetto di marmo bianco con due volute laterali e mascherone centrale, che ha dato il nome alla fontana. Il giglio, simbolo dei Farnese, in

origine era in travertino e sovrastava, come oggi, il culmine del fondale. Dalla bocca del mascherone, in occasione di feste particolari, i Farnese fecero uscire anche del buon vino, come nel 1720, per l'elezione del nuovo gran maestro di Malta: Via Giulia fu completamente addobbata per il passaggio di splendide carrozze e verso sera il mascherone cominciò a versare vino per la gioia e sollazzo di tutti quei romani che vi si affollarono intorno. Torniamo ora a guardare via Giulia e rimmergiamoci in uno dei quadri monumentali e urbanistici più belli della città. Immediatamente dopo l'arco troviamo la piccola chiesa di Santa Maria dell'Orazione e Morte, una tappa imperdibile nel nostro percorso. Ricostruita splendidamente da Ferdinando Fuga nel 1737, appartiene dalla fine del cinquecento all’Arciconfraternita dell'Orazione e Morte, congregazione nata con lo scopo di dare sepoltura ai morti senza identità che non potevano ricevere degne esequie. Già osservando le decorazioni della chiesa notiamo espliciti riferimenti al macabro compito dei congregati, con la


I Rioni di Roma presenza di allegorie del tempo e della morte (clessidre alate, teschi, scheletri). Il vero motivo della visita è però la cripta sotterranea, un tempo parte del vecchio cimitero della confraternita (distrutto per la costruzione dei muraglioni sul Tevere) dove furono inumate tra il 1552 e il 1896 più di 8000 salme. Scendendo le buie scalette del piccolo corridoio dietro l’altare vi troverete in un ambiente in cui tutto l’arredamento (decorazioni, sculture e lampadari) è costruito con ossa umane. A Roma, in passato, diverse istituzioni religiose esponevano resti umani sulle pareti e sui soffitti delle cripte. Questa bizzarra abitudine terminò verso i primi dell'800 e oggi soltanto la chiesa dei cappuccini di Via Veneto ne conserva esempi di analoghi. Usciti dalla chiesa e guardando alla vostra sinistra vedrete una grossa testa di falco dal curioso busto femminile scrutare i passanti dall'alto di una lesena: in questo punto la facciata della chiesa si unisce a Palazzo Falconieri, altra storica residenza cinquecentesca anche ai Ceci, agli Odescalchi e ai soliti Farnese. Nel 1646 Orazio Falconieri ebbe l’ottima idea di chiamare Francesco Borromini per l'ampliamento e la ristrutturazione del palazzo. Il suo estro creativo si nota nelle splendide decorazioni di quattro sale del piano nobile e nella facciata rivolta sul Tevere. A questo punto propongo una piccola deviazione sulla tabella di marcia, che potrà avvenire subito o alla fine del percorso. Aggirando Palazzo Farnese da Via del Polverone vi troverete sulla deliziosa Piazza della Quercia (dal secolare albero che vi cresce nel mezzo), dove si affaccia un altro importantissimo edificio riccamente ornato, Palazzo Spada, la cui facciata particolarissima presenta fregi e statue di personaggi famosi della Roma antica. Ex Palazzo Capodiferro fu acquistato dal cardinale Bernardino Spada, grande amico e protettore di Borromini. Tra il 1652-53 l’architetto elaborò per lui una famosa “galleria prospettica” che, con un abile gioco di colonne, simula uno spazio grandioso in un area di dimensioni estremamente ridotte. Il monu-

mentale ingresso al “giardinetto segreto” è in realtà un piccolissimo cortile con una statuetta di Marte di 80 cm! Questo effetto ottico semplice ma davvero strabiliante dimostra come gli architetti barocchi sapessero divertire i loro committenti, fondendo l'originalità alle conoscenze tecniche e scientifiche. Oggi sede di un'importante collezione di pitture rinascimentali e barocche, la Galleria Spada merita di essere visitata anche solo per la curiosità di essere sbeffeggiati da Borromini! Ma torniamo a via Giulia dove, proseguendo da Palazzo

Falconieri troveremo, sul lato opposto, la chiesetta di Santa Caterina da Siena. Voglio spendere due parole per raccontare che già dal trecento vi fu a Roma una presenza di senesi talmente massiccia che tutta l'area compresa tra via del Monserrato ed il Tevere era denominata ‘Castrum Senese’. Nel 1526 la Confraternita dei Senesi, nata da qualche anno, decise di erigere proprio qui la propria chiesa chiamando il conterraneo Baldassarre Peruzzi, architetto a quel tempo famosissimo. Mi sarebbe piaciuto a questo punto poter dire: “entrate e ammirate gli affreschi cinquecenteschi di Timoteo Viti e Girolamo Genga negli altari laterali” ma purtroppo l’edificio, caduto in rovina anche a causa delle piene del Tevere, fu completamente ristrutturato nel 1775. Superata la chiesa, poco più avanti, oltre via della Barchetta, troveremo un altro gioiellino cinquecentesco per cui varrà la pena fare una piccola deviazione: Palazzo Ricci. L’anonimo affaccio su via Giulia con semplici portali bugnati e finestre architravate, nasconde il vero fronte posto sull’omonima piazzetta,

unico esempio di “facciata a gomito” presente a Questa Roma. non è l’unica partroticolarità: viamo qui di nuovo gli affreschi di Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze. Avevamo già parlato, a proposito di Palazzo Milesi nel Campo della Marzio, consuetudine tutta cinquecentesca di far decorare agli artisti le facciate delle abitazioni. Anche questo palazzo presenta un bellissimo fregio che corre continuo sotto le finestre del primo piano e illustra episodi che esaltano le virtù romane: la Modera-

zione di Scipione, La Cattura di Muzio Scevola, Muzio Scevola di fronte a Porsenna. Sopra il portale sono dipinte immagini di trofei e di prigioni. ll restauro ottocentesco del palazzo fu affidato all’architetto Luigi Fontana che aggiunse altre decorazioni similari a quelle cinquecentesche e aggiungendo, al secondo piano Fontana, un elaborato e complesso motivo composto di grottesche con vari stemmi. Purtroppo molti affreschi ci sono stati tramandati attraverso incisioni settecentesche e vecchie fotografie, perché alcuni furono rimossi nel corso dei restauri del XIX secolo. Una piccola curiosità: in palazzo Ricci abitò, intorno al 1555, monsignor Della Casa, letterato, scrittore, arcivescovo e segretario di Stato di Paolo III Farnese, che qui scrisse il suo celebre "Galateo". Ritornando su Via Giulia troveremo, esattamente sul lato opposto rispetto a via della Barchetta, un’altra stradina, Via di Sant’Eligio, che ci porterà ad un’altra chiesa ricca di storia. Si tratta infatti di una delle poche opere architettoniche di Raffaello Sanzio giunte fino a noi. Nel

giugno del 1509 Giulio II autorizzò l'Università degli Orefici a scegliere presso la Via Giulia il luogo per la costruzione di una chiesa dedicata a S. Eligio (590 – 665 d.C.) orefice e maestro di zecca. Se le prime guide ottocentesche di Roma attribuivano a Bramante il progetto della chiesa, un disegno conservato al Gabinetto degli Uffizi rappresentante la sezione, il prospetto e particolari della chiesa di S. Eligio, ha restituito a Raffaello la paternità dell’opera. L’artista si trovava a Roma dal 1508, chiamato proprio da Giulio II per affrescare le stanze vaticane, le commissioni che avrebbero cambiato per sempre la sua vita. La chiesa non era ancora completa alla morte di Raffaello, nel 1520, e i lavori furono proseguiti da Baldassarre Peruzzi che la condusse a termine dopo il 1526. La facciata, crollata nel 1601, fu invece ricostruita fedelmente al progetto originario di Raffaello da Flaminio Ponzio. Muoveremo gli ultimi passi del nostro percorso a testa in su, prima ammirando la deliziosa chiesa di San Filippino, con il suo bellissimo ovale in stucco raffigurante San Filippo accolto in cielo dalla Madonna e dal Bambino, poi, al civico 131, concluderemo la passeggiata con un sorriso. Una targa marmorea in latino ricorda le parole del defunto notario apostolico Giovanni Boselli, morto nel 1518 per il calcio della sua mula: "Se, conforme al costume antico, mi fossi sbarazzato della mia mula e della bestia da lei partorito, forse non sarei sceso tanto presto nella tomba e non sarei oggi citato ad esempio di fatto prodigioso". A quei tempi si diceva che il parto di una mula fosse un cattivo presagio. Nella pagina accanto: In alto a sinistra: Via Giulia vista dall’Ar co dei Far n ese. In alto a destra: Particolare con “sofà di Via Giulia” tra via del Cefalo e via del Gonfalone. Al centro: La Fontana del Mascher on e, via Giulia. In questa pagina: In alto: Particolare del portale della chiesa di Santa Maria dell’Or az ione e Mor te, via Giulia. In basso a sinistra: Lastra di marmo per la raccolta delle elemosina sulla facciata della chiesa di Santa Maria dell’Or az ione e Mor te, Via Giulia. Al centro: Francesco Borromini, Galler ia pr ospettica all’interno di Palazzo Spada-Capodiferro. In basso a destra: Polidoro da Caravaggio, particolare dell’affresco di facciata in Palazzo Ricci, 1525.


I Rioni di Roma LE CURIOSITA’ DEL RIONE REGOLA

LA FONTANA SPOSTATA

delle Strade, cercò di arginare il problema facendo apporre agli angoli dei palazzi in cui il popolo creava Vi sarà capitato, soprattutto durante qualche sera i cosiddetti “mondezzari”, dei cartelli di divieto in estiva, di fare una passeggiata per le vie di Trastevere e di sostare a piazza Trilussa seduti sui gradini della famosa fontana di Ponte Sisto. Molti la chiamano il “fontanone dei cento preti” ma pochi sanno che questo nome è legato alla sua origine, dal lato opposto del Tevere. Voluta da Papa Paolo V Borghese (1605-1620), si trovava infatti all’estremità di via Giulia, di cui costituiva un bellissimo fondale, a ridosso dell’Ospizio dei Mendicanti edificato pochi anni prima da Papa Sisto V Peretti (1585-1590). I quartieri del lato sinistro del Tevere erano ormai serviti dalle varie ramificazioni degli acquedotti “Vergine” e “Felice”, ma in alcune zone la pressione dell’acqua era estremamente bassa. marmo con iscrizioni che vietavano di accumulare imEra il caso del rione Regola nel quale sorgeva, edifi- mondizia nel luogo in cui erano apposti. cato circa un ventennio prima da Papa Sisto V, un Generalmente queste targhe erano scritte in italiano complesso comprendente un ospizio ed un ospedale (spesso con una punta di romanesco), anziché in laper poveri, proprio allo sbocco di Ponte Sisto. Si prov- tino, proprio per una facile comprensione da parte di vide quindi a prolungare il condotto principale fino a tutto il popolo romano. valle, facendogli poi attraversare il fiume appog- Oltre ad eventuali pene pecuniarie o corporali, a cui giando la conduttura sul ponte. Raggiunto il com- sarebbero stati soggetti i trasgressori, generalmente plesso ospedaliero, allora denominato “Ospizio dei veniva citato l'editto in cui si sanciva il divieto e la data di affissione della targa. Nel cuore di Roma se ne contano ancora oggi 67 superstiti, tutte datate tra il 1646 e il 1790, oltre a una decina di divieti specifici in prossimità di chiese, fontane e palazzi. Lo scopo di queste sanzioni multiple era di colpire sia il mandante che il reale esecutore del misfatto: quest'ultimo (spessso un servo) era solitamente soggetto alle pene corporali, mentre l'altro (il padrone) avrebbe dovuto pagare la salata multa, poiché come recita più d'una targa, “alla pena pecuniaria sia tenuto il padre per li figli e li padroni per li servitori”. La pena corporale per aver fatto il mondezzaro, come Cento Frati”, fu commissionata anche l’edificazione nel caso di altri reati minori, consisteva invece nel codi una fontana che, tra l’altro, ricordasse con un’epi- siddetto “tratto di corda”, un efferato supplizio in cui grafe l’intervento del pontefice. Concepita come un il malcapitato veniva legato per i polsi ad una carruarco monumentale con una nicchia centrale fiancheg- cola e strattonato numerose volte fino alla lussazione giata da due colonne ioniche, la fontana presenta un delle spalle. Tutto ciò avveniva in pubblico, per punire alto attico sul quale giganteggia lo stemma della fa- il colpevole e contemporaneamente ammonire il resto miglia Borghese (aquila e drago) e l’iscrizione cele- del popolo. Nel rione Regola il “palo della iustitia" brativa che ricorda i meriti del pontefice per aver venne montato nella scomparsa piazza Giudia presso condotto la nuova acqua anche sulla sponda sinistra il ghetto, con tanto di carrucola, come possiamo vedel Tevere. dere nella bella incisione di Giuseppe Vasi del 1786. La fontana fu smontata nel 1879 per la costruzione degli argini del Tevere che impose anche la distruzione dell’Ospizio. Ricostruita sulla sponda destra del fiume soltanto nel 1898, fu concepita come una struttura isolata posta in cima ad una scalinata con due nuove iscrizioni all’interno dell’arcata centrale e all’esterno della fiancata destra per ricordare il trasferimento. La nuova posizione ha creato una panoramica di sicuro effetto: dal lato di Ponte Sisto da cui è stata rimossa si può vedere, sull’altra sponda del fiume, il collegamento visivo con l’imponente mostra dell’Acqua Paola, il famoso “fontanone”, collocata sulla sommità del Gianicolo. Circa le aspre multe da pagare lascio, come di consueto, la parola a Gioachino Belli, che ci racconta con “ER MONNEZZARO PROIBBITO” la solita ironia le punizioni per aver creato “er monnezzaro”: Le numerosissime targhe dei “Mondezzari” che troPagà dieci scudacci de penale viamo in giro per la città ci ricordano in modo alIo pover'omo che nun ciò un quadrino! quanto pittoresco che la questione dei rifiuti lasciati Io che nemmanco posso beve vino qua e là per le strade di Roma non è un fatto recente Antro che quanno vado a lo spedale! ma ha una lunga storia iniziata centinaia di anni fa. A Eppuro me toccò a buttà un lustrino partire dal XVIII secolo il Monsignore Presidente

Pe ffamme stenne drent'ar momoriale La raggione da disse ar Tribbunale De le Strade, indov'è quell'assassino.

Je ce dicevo: « Monziggnore mio, Quanno lei trova er reo, voi gastigatelo: Ma er monnezzaro nun ce l'ho ffatt'io. » E ssai che m'arispose quer Nerone? « Questo nun me confìnfera: arifàtelo: Ch'io nun vojo sentì ttante raggione ». Roma, 18 aprile 1834

IL FANTASMA DI BEATRICE CENCI

Una delle più affascinanti credenze romane è quello dell’inquietante presenza del fantasma di Beatrice Cenci, la giovane nobildonna romana che l'11 settembre 1599 saliva i gradini del patibolo a Castel Sant'Angelo, dando vita ad una leggenda oscura e commovente che persiste ancora ai giorni nostri. La storia drammatica di Beatrice ha colpito la fantasia di artisti, musicisti, poeti e drammaturghi, particolarmente dall'Ottocento in poi, in opere di tono diverso, nelle quali si sottolineavano via via gli aspetti romantici, tragici, anticlericali, patriottici, storici della vicenda. Beatrice era la figlia di Francesco Cenci, nobiluomo violento che in più di un'occasione aveva avuto problemi con la giustizia: maltrattava moglie e i figli, e sembra avesse rapporti incestuosi con Beatrice. I Cenci vivevano nel Rione della Regola, in un palazzo oggi situato tra via dell'Arco de' Cenci, piazza Cenci, via Beatrice Cenci e da via Monte de' Cenci. Disperati e stanchi delle continue violenze i Cenci uccisero l’uomo; la congiura venne però scoperta, e tutti i membri della famiglia arrestati, giudicati colpevoli, e condannati a morte. Il popolo di Roma, conoscendo i retroscena del delitto, si sollevò contro la decisione del tribunale, ottenendo una breve proroga dell'esecuzione. Clemente VIII non mostrò però alcuna pietà e l'11 settembre 1599, all'alba, furono condotti al patibolo per le esecuzioni pubbliche di Ponte Sant’angelo. Beatrice venne decapitata e sepolta nella chiesa di San Pietro in Montorio. Si dice che il suo fantasma compaia nella notte fra il 10 e l'11 Settembre, lungo il ponte che conduce a Castel Sant'Angelo. In alto a sinistra: Giuseppe Vasi, Veduta del Collegio Ecclesiastico di Ponte Sisto e Fontana dei Cento preti , 1759. In alto al centro: Targa settecentesca contro un mondezzaro in Via di Monserrato. In basso al centro: Giuseppe Vasi, V ista di Piazza Giudia, 1786. A destra: Scuola di Guido Reni, Ritratto di Beatrice Cenci, 1599, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica Palazzo Barberini.


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Spazio Associazioni

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Visita al Canile di Valle Grande

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OCCHIO SUL QUARTIERE

Situato sulla Via Braccianese è l’unico per il quadrante di Roma Nord

di Sandra Angelici @sandraangelici

ggi vi raccontiamo la storia di uno dei canili della nostra città, uno dei pochi presenti però nel quadrante di Roma nord. Stiamo parlando del Canile di Valle Grande, situato sulla via Braccianese, ex hotel cani e gatti, ora canile privato e che grazie ad una convenzione con il Comune di Roma e altri comuni della provincia, ha trovato il modo di riuscire ad operare in zone dove non esistono altri canili comunali o strutture volte ad accogliere l’ingente numero degli animali abbandonati. Il Canile di Valle Grande si muove attraverso la sinergia tra tre associazioni di volontariato: Fido e Ambiente ONLUS, che da diversi anni rappresentano lo zoccolo duro del gruppo e Amici di Fido ONLUS entrata da circa un anno nella famiglia. La fattiva collaborazione tra le associazioni oltre ad essere di estrema importanza per i suoi inquilini a quattro zampe, è necessaria affinché vengano svolte nel migliore dei modi le attività di accoglienza e di adozione: infatti le associazioni, regolarmente iscritte al Registro Regionale, oltre a monitorare regolarmente lo stato di salute degli animali, allietano le loro giornate grazie all’opera dei vo-

S.FILIPPO NERI A RISCHIO CHIUSURA

lontari che accompagnano i cani in lunghe passeggiate, permettendogli così di socializzare e di fare movimento all’aria aperta. “Amici di Fido, è un associazione autonoma nata dall’idea di un gruppo di volontari con l’obiettivo di tutelare e cercare una nuova abitazione ai cani abbandonati – spiega Diana Bisaccia una delle volontarie -. Impieghiamo tutto il nostro amore, la nostra dedizione e il nostro tempo per rendere migliore la vita di questi “prigionieri senza colpa”. Ad oggi il canile ospita 500 cani circa e il supporto comunale copre le spese di pulizia della

struttura, di alimentazione e ospitalità ma non sono sufficienti. Spesso infatti questi animali hanno bisogno di cure particolari e cibi adeguati alla loro dieta, costi questi spesso non convenzionati. C’è bisogno perciò dell’intervento economico da parte delle associazioni e dei singoli volontari che con sistemi di finanziamento quali l’autotassazione dei membri, la quota di iscrizione, contributi volontari dei simpatizzanti e tecniche di sponsorizzazione (tramite mercatini, vendita di gadget e calendari) riescono a riutilizzare i denari accumulati per garantire ai cani le terapie mediche ordinarie o speciali necessarie per mantenerli in buona salute. “L’obiettivo per l’associazione sarebbe quello di costruire un rifugio in cui accogliere le emergenze, i maltrattamenti, le cucciolate, i feriti, i cani anziani che per sovraffollamento di tutte le strutture pubbliche spesso vengono abbandonati al loro destino. Il terreno sarebbe stato individuato, ma manca il denaro per la recinzione, l’acqua, la luce e la struttura”, conclude Diana Bisaccia. Ognuno di que-

sti animali ha una storia incredibile alle spalle: alcuni di loro sono stati abbandonati da piccolissimi e campeggiano nel canile da molti anni in attesa che qualcuno li accolga con amore, altri invece hanno subito maltrattamenti, portano con loro i segni fisici della violenza e hanno bisogno di tornare a fidarsi dell’essere umano. Il primo passo sarebbe sicuramente quello di essere adottati. Queste le foto di alcuni dei cani del canile: Petrosino, Neretto e Zaira. Petrosino, è un giovane meticcio fulvo, sano e di struttura forte, educato e gioviale, con un grande bisogno di camminare e di ricevere affetto. Neretto, è un dolcissimo cagnolino di taglia media contenuta, di ottima indole, fiducioso, adora ricevere le coccole. Zaira infine, di un anno e mezzo, bellissima solare e vivace, è un cane tripode e da poco ha avuto una splendida cucciolata. Per ulteriori informazione è possibile contattare il canile scrivendo una mail a :

adozionivallegrande@gmail.com

Dopo aver sottolineato la mancanza di un ospedale pubblico a distanza accettabile, stiamo osservando il lento smantellamento dell’unico presente nel raggio di chilometri. Un taglio netto di 170 posti letto su 500, per iniziare, e un futuro che si prospetta molto cupo. Ma la privatizzazione della sanità è un’eventualità da scongiurare o una strada già intrapresa?

CRATERE IN VIA FORNO SARACENO

Sono trascorsi già numerosi giorni dall’apertura di una vera e propria voragine in Via Forno Saraceno, all’altezza di Via Rimella, causata dal cedimento del manto stradale dovuto al passaggio di acqua nel sottosuolo. La buca è stata transennata, ma rimane molto pericolosa soprattutto per la profondità. Occorre un intervento urgente.


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Sport Locale

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Body Cumbia: fitness e ritmo colombiano B di Alessandro Casale

oris Diaz, questo è il nome dell’uomo più desiderato del momento… l’ideatore della “Body Cumbia” una nuova disciplina tutta da scoprire che sta già spopolando nel mondo del fitness. La Cumbia è il ritmo colombiano per eccellenza e chi meglio di un vero Colombiano poteva portarla qui da noi?? Lui si chiama Boris Diaz e sono davvero pochi quelli che ancora non lo conoscono. Ispiratosi ai balli che lui stesso faceva da piccolo per divertirsi con gli altri bambini, Boris ha creato un nuovo concetto di allenamento promuovendo la sua stessa cultura e le sue origini. Un mix vincente per allenare la mente e il corpo divertendosi sulle note calienti dei ritmi latini. Allenamento aerobico e ballo tradizionale caraibico, questa è la Body Cumbia. La disciplina è un magico mix tra reggaeton, soca (ballo caraibico accompagnato dalla chitarra), samba e afro. Un ritmo che associato al fitness ha dato vita a questa nuova disciplina, ottima come allenamento poichè coinvolge tutti i muscoli del corpo. Un nuovo modo di ballare, tonificare il corpo, mantenersi in forma e allo stesso tempo, assaporare la cultura tradizionale colombiana. E dove poteva insegnare Boris se non nella già ultranota palestra Extragym di Palmarola? Questa

palestra di via Cusano Milanino, nata come piccola realtà di quartiere sta ormai diventando il vero punto di rifermento del Fitness di Roma Nord; le novità più trendy, i più grandi campioni, i trainer di livello internazionale ormai sono tutti alla Extragym e Boris Diaz non poteva mancare. Tutti i mercoledì è proprio lui in persona ad insegnare i ritmi ed i passi ed a creare coreografie sempre nuove per le sue lezioni che stanno scatenando una vera e propria Boris-mania che ha ormai contagiato il popolo del fitness. Boris Diaz ha cominciato a ballare tra le strade di Cartagena de Indias (Colombia) all'età di 5 anni e, seguendo questa sua grande passione, ha fatto diventare il ballo una professione, entrando a far parte di prestigiose compagnie di ballo in Colombia. Ha iniziato in Italia come ballerino, cantante e animatore nelle più grandi discoteche di Roma. Nel 2002 ha fatto parte del gruppo di Cristiano Malgioglio con il quale ha partecipato a “Domenica in”, “Music farm”, “Fiesta Italiana”, “Vita in diretta”, “Uno mattina” ecc. Con Cecilia Gayle (la cantante del Pam Pam) ha fatto un tour in tutta Italia. Ha partecipato come ballerino, in Colombia, al video di Ricky Martin “La vida loca". Nel 2008, insieme ad altri due ballerini fonda una boy band, di cui diventa il leader, i Saphiro Latin Project, pubblicando vari dischi. Il genere che prediligono è il reg-

gaetton e le loro canzoni cominciano a spopolare in Italia e in sud America. Bravissimo coreografo, insegnante e animatore, Boris gode di una enorme popolarità che lo rende tra i più richiesti animatori nelle discoteche della Capitale, nonché come insegnate e coreografo per corsi di Body Cumbia, di Reggaeton e Salsa cubana.

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Boris Diaz, l’ideatore della Body Cumbia: un mix di allenamento aerobico e balli tradizionali caraibici

Nuoto: riparte la stagione agonistica

l 27 ottobre scorso, nella piscina del Centro Federale di Ostia, è iniziata, con la prima prova in vasca da 25mt., la fase invernale del Campionato: “L’altra piscina…in acqua a tutte le età” organizzato dal Comitato Regionale Lazio della Confsport Italia, sotto l’attenta supervisione del Direttore Tecnico Regionale Paolo Melchiorri. Hanno gareggiato oltre 400 atleti di ben 21 Società sportive, con un numero di presenze gara pari a 636, di cui 33 staffette. Le categorie Baby, Giovanissimi, Allievi ed Esordienti C si sono confrontate nel pomeriggio di sabato nei 25mt rana, 25mt stile libero e staffetta 4X25 misti. Gli Esordienti B invece hanno partecipato con competizioni di 25mt rana, 100mt misti e staffetta 4X25 misti. Domenica 4 novembre – nel polo natatorio del Salaria Sport Village – è stato il turno delle categorie Esordienti A, Ragazzi/e, Junior e Cadetti che si

sono sfidati nei 50 metri dorso, 100 metri rana e staffetta 4x50 misti. La società sportiva ASD Edoardo Antonelli ha partecipato a questa prima fase con un nutrito gruppo di giovani atleti che, con grinta, spirito di squadra e determinazione, ha portato a casa ben 3 ori, 5 argenti e 7 bronzi. L’attività natatoria rappresenta il fiore all’occhiello della società ed il settore propaganda del pre/agonismo e master conta un nutrito gruppo di atleti che vanno dai 7 ai 18 anni. L’attività agonistica, in particolare, rappresenta un percorso di crescita personale e sportiva che ha inizio con la scuola nuoto, prosegue con il preagonismo e termina con l’agonismo. Con l’attività agonistica, l’atleta cerca di migliorare se stesso confrontandosi con gli altri attraverso allenamenti, gare e gioco. La partecipazione alle gare rappresenta uno stimolo che sprona, piccoli e grandi, al miglioramento della tec-

nica e al dare il massimo di sé stessi prima ancora del riscontro cronometrico. Nel nuoto agonistico è importante la continuità e la serietà nell’impegno, lo spirito di squadra, il confronto, il rispetto delle regole e la condivisione con i propri compagni. Le attività agonistiche si svolgono – con frequenza pressoché giornaliera – presso il Centro di via della Cellulosa e sono coordinate da un team di giovani tecnici attenti non soltanto ai risultati, ma soprattutto all’aspetto formativo, educativo e ludico della disciplina; l’allenamento – infatti – è prima di tutto, un’occasione per stare in compagnia e stringere nuove amicizie che non si limita al solo apprendimento della tecnica o al miglioramento delle prestazioni. Insomma, questa è la filosofia che anima gli istruttori del Centro: trasmettere la passione per il nuoto, secondo i principi di correttezza e D.L. spirito sportivo.


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Tennis: Viola e Marfutina campioni regionali

onostante le condizioni atmosferiche poco propizie per una giornata di sport all’aria aperta, ieri presso il circolo sportivo di Casalotti è calato il sipario sugli Assoluti Regionali 2012. La manifestazione ha riscosso l’interesse di sportivi, media e semplici appassionati che si sono ritrovati nel pomeriggio per assistere alle due finali di categoria. A scendere per prime sulla terra rossa sono state l’italiana Lombardo Beatrice e

la russa Maria Marfutina. Entrambe under 16 si sono date battaglia per il titolo in un match che, dopo un avvio in sostanziale equilibrio, si è risolto con la schiacciante supremazia della Marfutina che ha vinto la finale con un punteggio di 2 set a 1: 6 -7 /61 / 6-1 recita il tabellino. Un tennis, quello della giovane campionessa russa che fa della potenza fisica la sua dote più importante e che non ha lasciato scampo alla pur brava Lombardo. Di tutt’altra caratura (ma non poteva essere altrimenti vista la maggiore esperienza degli interpreti), la prova dei due finalisti della categoria maschile: Marco

Qui sopra un’immagine Viola (29 guire il della finale. anni ) e Matmatch. In basso a sinistra: teo Fago (25 Si è deciso Viola e Fago In basso a destra: anni) hanno così di riMarfutina e Lombardo dato vita ad prendere la un incontro finale all’inche ha appagato le aspetta- terno del campo coperto. tive di tutti i presenti e ro- Un imprevisto che ha un vinato in parte solo da un po’ scombussolato i piani tempo poco clemente: alla degli organizzatori ( che a fine del primo set, termi- dire la verità avrebbero nato al tie break 6-7 in fa- dovuto predisporre il vore di Viola, l’incontro è campo con largo anticipo stato interroto per un vio- visto che le previsioni atlento acquazzone ed a mosferiche non promettenulla sono serviti i tenta- vano nulla di buono) che tivi degli atleti di prose- piano piano sono riusciti a

ricreare le condizioni giuste per permettere il regolare svolgimento del match. Il torneo si è chiuso con la vittoria di Viola che ha sconfitto Fago con un netto 7-6 / 6-4. Un risultato questo che non rende giustizia ad un incontro per lunghi tratti incerto e dominato, giusto sul finale, dalla maggiore caparbietà ed esperienza di Viola sembrato, rispetto all’avversario, un tennista dalle chiare idee di gioco. Fago invece ha messo in mostra un buona tecnica non sufficiente però per battere Viola, forse anche a causa di una maggiore difficoltà caratteriale che gli ha impedito di riproporre in fi-

nale quanto di buono aveva mostrato nel corso del torneo. La manifestazione si è conclusa con la premiazione alla quale ha partecipato come special guest, Mara Santangelo ex campionessa ormai in seno alla Federazione Italiana Tennis. Un rifresco offerto dagli sponsor ha chiuso l’evento con la viva soddisfazione dei partecipanti e di Gianluca Palombini, presidente del Casalotti Tennis Club che ha rinviato i presenti ad appuntamenti sportivi futuri.

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Eventi &Cultura

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Nasce la B Evolution Art Factory In zona “La Storta” una nuova Associazione Culturale dedita alla ricerca di giovani talenti

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di Federica Gualtieri @Fede_Gualtieri

ottobre scorso, in via Tornaco, zona La Storta, è stata inaugurata la B Evolution Art Factory, una nuova Associazione Culturale dedita alla ricerca di talenti e promotrice dell'arte in tutta la sua poliedricità. Fondata e diretta da Fabrizio Campoli, con cui abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere all'interno della sua stessa struttura, l'Associazione nasce come una scuola d'arte con la specifica “intenzione di concentrare in un unico centro le discipline e i vari settori formativi”. Un' intenzione derivata da due esigenze strettamente interconnesse: dare ai giovani talenti l'importante possibilità di confrontarsi in sfere diverse da quelle per cui si sentono portati, e l' urgente bisogno per un artista di crescere in modo completo. Con l'evoluzione del Musical approdato finalmente anche in Italia, infatti, ad ogni interprete è richiesto di saper danzare, cantare, recitare e anche di essere acrobata. La missione della B Evolution è proprio “quella di creare l'artista secondo ciò che viene richiesto oggi dal mondo dello spettacolo”, spiega Fabrizio. La scuola è destinata, secondo le intezioni del suo fondatore, ad evolvere e diventare una vera e propria accademia d'arte: a tal fine, oltre alla professionalità degli insegnanti, sono previsti degli esami interni, e saranno inseriti a breve degli esami ulteriori per avere riconoscimenti importanti anche al di fuori della scuola. Sempre in linea con la mission di formare in modo eclettico i talentuosi, la B Evolution ha inserito un corso di Photo Style per insegnare agli aspiranti artisti come comportarsi davanti alla teleca-

mera o in un casting. Spesso, come ci svela Fabrizio, “chi si presenta ad una selezione non sa bene come proporsi e sottovaluta il fatto che l'audizione comincia a giocarsi già da quel brevissimo momento in cui ti presenti davanti alla giuria. Contano moltissimo l'atteggiamento e il modo in cui ti vesti”. Altre peculiarità della neonata Associazione Culturale sono la totale predisposizione verso la sperimentazione di diverse forme di arte, nonché corsi di aggiornamento continui per gli insegnanti stessi. Per il fondatore, un artista e un atleta che ha spaziato in vari ambienti dello spettacolo, dalla televisione al cinema fino al teatro, la B Evolution costituisce la realizzazione in progress di un desiderio fortissimo maturato nel tempo: quello di continuare ad essere un Artist Producer, un insegnante e un talent scout, perché “negli anni, ho imparato ad accorgermi della sensibilità artistica dei ragazzi e nutro una forte volontà di portarli avanti, farli crescere e renderli consapevoli del proprio talento”. Oltre a Fabrizio Campoli, nella scuola sono presenti insegnanti di livello che hanno partecipato a grandi show quali: Ivan Trimarchi, in Notre Dame, Peter Pan, Flash Dance; Samuele Brancato in Notre Dame, Gormiti, Peter Pan; Francesco Sanna, in Notre Dame; Marianna Bombace, in Dracula Rock Opera e Notre Dame; Marco Menghini in Tosca; Marco Gerace in Notre Dame, Tosca, Waterwall; Manuel Mercuri in La Bella e la Bestia; Gianluca Petruzzelli in Amore con Raffaella Carrà, in tour con Renato Zero e Hairspray. E tanti altri. E, cosa che non guasta e orgogliosamente sottolineata dallo stesso Campoli, i suddetti artisti provengono in larga parte dal nostro ter-

ritorio: “Come quartiere di Roma abbiamo una fucina di talenti. Io, nel mio piccolo e nella B Evolution, nel tempo sto creando un ambiente sociale positivo, i cui l'agonismo è sano. L'umiltà deve essere la prima cosa. Questi sono per me i prerequisiti fondanti di tutto il centro”. Per l'iscrizione è prevista una quota associativa annuale, grazie alla quale si possono frequentare corsi di tutti i generi alla portata di tutti.

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Avventura di un enfant prodige

omenica scorsa, a casa di una famiglia del nostro quartiere giunge del materiale per la preparazione di un'importantissima audizione per uno dei musical tra i più famosi al mondo: Priscilla, la Regina del Deserto. Su suggerimento di uno dei suoi insegnanti di recitazione, Roberto Daniele, per tutti Robertino, ha fatto domanda di partecipazione al casting e, in soli due giorni, ha preparato il provino sulle note del famosissimo pezzo “Mamma Mia!” per ambire ad interpretare il personaggio del bambino Benji. Il provino, infatti, è stato proprio il martedì successivo e si è svolto al Teatro Brancaccio di Roma, dove, è risaputo, la Stage Entertainment ospita, da qualche anno a questa parte, le sue più grandi produzioni come, per esempio, La Bella e la Bestia e Mamma Mia il Musical. E adesso è il turno, appunto, di Priscilla, Queen of the Desert. Roberto Daniele è un bambino di 7 anni e mezzo, frequenta la seconda elementare alla Baiocco di Casalotti, va bene a scuola e riesce in tutto: nel canto e nella recitazione (il provino per il

piccolo ruolo di Benji era sopratutto canoro e di interpretazione), nonché in tutti gli stili di danza. Addirittura tiene testa a tutti gli altri new styler nella lezione di New Style, un particolare genere di danza hip hop che non prevede danzatori della sua giovanissima età. Un enfant prodige, dunque che a detta di Daniela, la sua mamma, ha dimostrato di avere del talento già all'età di tre anni, quando chiudeva gli occhi ascoltando la musica e si metteva a ballare. Un talento innato o ereditato? Il papà è un imprenditore, ma mamma Daniela ha sempre studiato danza fin da giovane, mentre la sorellina di Robertino, Valentina, ha studiato danza e insegna Zumba alla B Evolution.

Per chi non lo sapesse, Priscilla la Regina del Deserto, è una spassosa, coloratissima e travolgente avventura on the road di tre amici en travesti che, a bordo di un vecchio bus rosa soprannominato Priscilla, partono per un viaggio attraverso il deserto australiano alla ricerca di amore e amicizia, finendo per trovare molto di più di quanto avessero mai immaginato. Un musical sfavillante con oltre 500 magnifici costumi, una sceneggiatura esilarante ed una intramontabile colonna sonora che include 25 strepitosi successi internazionali, suonati dal vivo, tra cui I Will Survive, Finally, It's Raining Men e Go West. Un grande in bocca al lupo a Robertino per la sua nuova avventura.


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Profumi della Calabria: Serata di beneficenza

D

di Fabio Allegrini

opo l’ormai storico appuntamento dell’annuale festa di Cache raccoglie salotti produttori e distributori di prodotti tipici calabresi e l’ultima sortita estiva di Maccarese per la nomina di una Miss, lo scorso 24 Novembre, presso il ristorante “Meal Time” sulla Via Aurelia, l’Associazione “Profumi della Calabria” ha organizzato questa volta una piacevole serata all’insegna della beneficenza.

Numerose associazioni, compreso il Comitato N.A.R.N.O, hanno patrocinato la lodevole iniziativa, che ha visto la partecipazione di oltre 400 persone. La pianificazione dell’evento, curata dai soci Rosa Riccardi, Manuela Minali, Gabriele Garofano, Rita Nosdeo, Rosalba Nanci, Giusy Cancellara, Diana Pancu e Rocco Serratore ha previsto per il tardo pomeriggio un torneo di Burraco, per la sera una cena a base di prodotti tipici della cucina calabrese e per il postcena una piccola lotteria. «Mi permetta di ringraziare tutti i cittadini che hanno raccolto l’invito – ci dice Francesco Serratore, Presidente dell’Associazione “Profumi

PARCO RESIDENZIALE

della Calabria” – poiché la loro numerosa partecipazione ci permetterà di sostenere l’associazione “Cetronix Elimu Kenya”, a sostegno dei bambini poveri di Kifili e le suore calasanziane di Casalotti (fondazione Linda Penotti ndr), obiettivo principale dell’evento. Mi permetta inoltre di ringraziare la madrina della serata, la bella e famosa Giò di Sarno, che

ha dedicato a tutti i partecipanti la canzone napoletana “Maruzzella”». Una piacevole serata che ci auguriamo possa ripetersi al più presto.

MIRACOLO SU VIA GAVERINA

A distanza di una settimana dalla pubblicazione, su ilpungolo.org, dell’articolo riguardante la buca quinquennale in fondo Via Gaverina, le istituzioni si sono mosse e l’intervento è stato portato a termine, provocando senza dubbio sconcerto e stupore nei cittadini locali, abituati com’erano a “integrarla nel paesaggio”.

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Economia & Società

La povertà è diminuita del 55%, la disoccupazione è scesa al 3,5%, il Pil medio è salito all’ 8%

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L’altra fine dell’Argentina

di Giuseppe Strazzera @G_Strazzera

l 5 dicembre 2008, in una delle sue rare previsioni profetiche, l’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti dichiarava: “Alla fine della crisi, l’Argentina saranno gli altri”. Il 3 agosto 2012, neanche 4 anni dopo, l’Argentina saldava il suo debito con il Fondo Monetario Internazionale, con un anticipo di 16 mesi sulla scadenza (fissata al 31 dicembre 2013). Il Presidente dell’Argentina, Cristina Kirchner, alla simbolica consegna dell’assegno da 12 miliardi di euro relativi all’ultima “rata”, dichiarava: “[…]con questa tranche, l'Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi. Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo. Per

dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del FMI che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fossero l’unica strada. Noi abbiamo seguito una strada opposta: quella keynesiana, impostata sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare. Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi e siamo in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del FMI e della Banca Mondiale

sono idee errate, sbagliate. Lo erano allora, lo sono ancor di più oggi.” E nonostante gli attacchi mediatici, scontati quando ci si ribella a determinati poteri, i dati sembrano darle ragione: la povertà è diminuita del 55%, la disoccupazione è scesa al 3,5% (in Italia è al 12% e la giovanile superiore al 30%), la produttività indu-

striale è aumentata del 300% ed il PIL viaggia ad un ritmo medio dell’8% l’anno. Il tutto da quando l’Argentina ha accettato di fallire a causa del suo debito insostenibile, prova che la via attualmente imposta all’Italia non è “inevitabile” e soprattutto non è l’unica. L’Ecuador ad esempio, altro Paese del Sudamerica, riguardo al debito pubblico, dal 1948 applica (ed è per ora il solo al mondo a farlo) il concetto di “debito immorale” ossia “il rifiuto politico e tecnico di saldare alla comunità internazionale i debiti consolidati dallo Stato perché ottenuti dai precedenti governi con la corruzione, la violazione dello Stato di diritto e delle norme costitu-

zionali interne”. Nel dicembre 2008 infatti, il Presidente Rafael Correa dichiarò di “aver deciso di cancellare il debito nazionale, considerandolo immondo, perché immorale; hanno alterato la costituzione per opprimere il popolo raccontando il falso. Hanno fatto credere che ciò che è legge, cioè legittimo, è giusto. Non è così: da oggi in Ecuador vale il nuovo principio costituzionale per cui ciò che è giusto per la collettività allora diventa legittimo”. Naturalmente la reazione del FMI fu il tentativo di “embargo”, lo stesso di cui hanno paura tutti i cittadini dei Paesi a rischio default e grave leva sulla quale fanno carico gli investitori internazionali. Ma il tentativo di isolare l’Ecuador fallì. Non solo. Si mise in moto una sorta di corsa alla solidarietà, partecipata da Venezuela (Chavez), Brasile (Lula), Bolivia (Evo Morales) e Argentina (Kirchner appunto) i quali provvidero a rifornire gratuitamente l’Ecuador di gas,

grano, soya, carne, frutta ed altri generi di prima necessità. L’Ecuador e gli stati ad esso solidali dimostrarono alla finanza internazionale e ai cittadini del mondo che c’è debito e debito, legittimità presunta e legittimità reale, comunità presunta e comunità reale, inevitabilità presunta ed alternativa reale. La fiducia che ne conseguì diede origine alla CELAC (Comunità di Stati latinoamericani e dei Caraibi) alla quale partecipano gli Stati sovrani del Nuovo Mondo ad esclusione di USA e Canada. L’Europa, l’Italia e in particolare la Grecia, hanno preso una strada diversa, opposta, imposta. Per una volta Tremonti aveva visto lungo «Alla fine della crisi, l’Argentina saranno gli altri». Purtroppo.


LA NOSTRA DISTRIBUZIONE http://www.ilpungolo.org Periodico di informazione bimestrale delle zone: Casalotti, Palmarola, Ottavia Selva Candida, Selva Nera, Via Boccea, Casal Selce, La Storta, Castel di Guido. Uno dei free press più antichi d’Italia, che non riceve e non ha mai ricevuto alcun finanziamento pubblico. Il giornale che si occupa del tuo territorio da oltre vent’anni.

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L’OPERA N°1 MAI REALIZZATA

Buonasera, volevo chiedervi se esiste un progetto per il collegamento selva candida-lucchina o selva candida- ipogeo degli ottavi, visto che basterebbe credo poco per unire le due zone e decongestionare il traffico mattutino nella nostra zona (abito in via poggio delle corti) e permettendoci così di usufruire anche del treno metropolitano per arrivare in centro? Grazie Athos B. Gentile Sign. Athos la ringraziamo per averci contattato. L’opera via Esperia Sperani-Casorezzo è stata progettata e finanziata. Trattasi di opera pubblica, legata allo strumento urbanistico denominato art.11. In realtà il finanziamento risulta insufficiente per ragioni tecniche-progettuali. Il Comune è in attesa di reperire altri fondi per mandare il progetto in appalto. Il nostro dubbio è che, in questi casi, la realizzazione dell’opera è sicuramente indispensabile, ma, stando così le cose, difficilmente realizzabili in tempi decenti, cioè utili a risolvere il problema di cui lei parla.

ABBANDONO E DEGRADO CONTINUANO

Leggo e mi associo a quanto scritto dal Sig. Enzo nella lettera da Voi pubblicata nel nr:109 sett/ott c.a Da poco meno di un anno abito in Via A.Marighetto e molto spesso sono costretta a percorrere quel tratto di strada con la carrozzina per accompagnare mia nipote al non lontalo nido , di fronte alla Chiesa SS Martiri di Selva Candida. Ho il terrore di essere investita e l'unico pezzetto di marciapiede esistente, tra l'altro pendente verso la strada, costeggia un tratto di "bosco" dove è scaricato di tutto ritengo da diversi anni ( persino la scocca di una macchina ), baracche abbandonate e rifugi occasionali; per localizzare il punto è in prossimità del capolinea 998. Non si può lasciare un quartiere in continuo sviluppo per le migliaia di appartamenti che vengono costruiti, ritengo con reletivi permessi rilasciati dal Comune, lasciando le infrastrutture come 40/50 anni fa. Grazie per chi ci potrà dare un aiuto. Cordialmente Germana

Lettere a: redazione@ilpungolo.org QUANDO MANCANO I SERVIZI PRIMARI

Buongiorno, mi chiamo C. Corrado e abito dal aprile 2006 in via Bregnano 105/b. Vi scrivo questa email per chiederVi di pubblicare un articolo sul giornale locale “Il Pungolo”, riguardo ad un grande problema che abbiamo come abitanti di via Bregnano e via Rovato , a Palmarola. Da circa quattro anni, al centro di via Bregnano, la fogna è collassata. Questo sembra attribuibile al convoglio abusivo creato dall’ANAS ,che scarica l’acqua piovana della strada (tratto del raccordo altezza Selva Candida) nella fogna di via Rovato . La notevole pressione ha causato il cedimento delle fognature di via Bregnano in tre punti,a dodici metri di profondità. L’ ANAS ha riconosciuto il danno e si offre di rifare le fognature ex novo in tutta via Bregnano. La gara d’appalto ha assegnato il lavoro ad una ditta che dopo pochi giorni ha sospeso la realizzazione della fogna per dei motivi tecnici. Ad oggi, il lavoro non è stato mai ripreso e portato avanti. Noi abitanti siamo sempre in allarme e di guardia alle case per la paura di un allagamento ( evento che si è già verificato più volte ),durante i temporali non ci possiamo muovere di casa e siamo in ansia appena sentiamo un preallarme della protezione civile. Facciamo numerosi solleciti all’ANAS e alla circoscrizione d’appartenenza, ci rispondono sempre dicendo che il lavoro è programmato ed inizierà, ma non si vede mai nessuno da più di 6 mesi. Siamo disponibili per un colloquio-intervista per fornirvi maggiori informazioni. Certi di un vostro interessamento inviamo distinti saluti Corrado C.

CITTADINI DI SERIE B

Abito da 12 anni in via Casal Selce e ho visto crescere questo quartiere più nel numero dei suoi abitanti che nei servizi. Da diversi anni ormai si parla di una creazione di una piazza con panchine e verde pubblico di fronte alla chiesa di S.Marco e Pio X ( piazza don Gustavo Pepe), ma di chiacchiere ne sono state spese tante, mentre i fatti parlano di uno spiazzale sterrato usato in modo improprio come parcheggio dagli

abitanti della zona. Altro neo è quello dei cassonetti: all'altezza del civico 393 ne sostano due che defatiscenti sarebbe un scrivere eufemismo...e poi si parla di raccolta differenziata... Riagganciandomi alla lettera del sig.Alberto pubblicata su Il Pungolo di settembre/ottobre, confermo che nei quartieri "bene" di Roma, i fortunati residenti beneficiano di cassonetti nuovi e comunque decorosi. Costerebbe così tanto sostituire quei cassonetti di periferia che non si riescono neanche ad aprire? Approfitto di questo spazio per sollecitare chi di dovere all'apertura nella mia zona di una farmacia e di un'edicola, totalmente mancanti nel raggio di 3 km. Chiudo la mia lettera con la speranza che presto si risolva l'annoso problema viario dell'incrocio di via di Casalotti con via Boccea, causa di traffico esasperante a tutte le ore del giorno. Avevo sentito parlare di imminenti lavori per creare una rotatoria, ma ad oggi 20 ottobre 2012 tutto è fermo. Grazie alla redazione di questo periodico per l'impegno e la passione che profonde per cercare di contribuire a migliorare le condizioni del nostro quartiere che nonostante tutto ritengo ancora più abitabile di molte altre zone di Roma anche più centrali. Valerio V.

OLTRE AL DANNO, LA BEFFA

Caro Pungolo, Ieri il nido ha comunicato la chiusura di due giorni per la presenza di zecche. Il campo adiacente al nido e dal quale sembrerebbe arrivare la zecca è il famoso terreno destinato all a scuola elementare. Dato che nessuno si preoccupa di pulirlo chi ci rimette sono i bambini del nido con un forte preoccupazione dei genitori. Spero con questa segnalazione fatta non solo al vostro giornale ma agli organi competenti che qualcosa si muova perché questo è il secondo anno che accade. Grazie Cinzia B. Gentilissima Sig.ra. Cinzia, conosciamo bene il problema da lei sottolineato, il quale è stato trattato più volte sul giornale on line, ilpun-

golo.org. Come giustamente afferma, la reale causa della comparsa degli insetti risiede nello stato di abbandono in cui versa l’adiacente terreno. Esso è stato destinato, da tempo, alla costruzione di una scuola elementare, che ancora non ha visto la luce, e dopo le recenti dichiarazioni del Pres.Milioni, le possibilità che la scuola si faccia sono sempre meno. Questo che lei denuncia, potrebbe essere, il secondo, di una lunga serie di episodi di infestazioni.

VIA GANDIN ABBANDONATA A SE STESSA

Buongiorno redazione, volevo portare alla vostra attenzione viale antonio Gandin, praticamente il viale che va da via selva candida a via rovato, creato sopra la galleria selva candida del G.R.A.. Da quando è stato aperto al passaggio pubblico , il viale si è subito rivelato problematico in quanto ad ogni pioggia si allaga tutto, ed ora si è aggiunto il problema dell'illuminazione che da circa 3 mesi è del tutto assente. Il viale è molto frequentato non solo da vetture, ma anche da numerosi pedoni che preferiscono questo tratto di strada per il collegamento selva candida/palmarola, che a volte risulta molto più rapido a piedi che con i mezzi atac per non parlare delle persone che fanno joggin sul viale in mancanza di parchi. Cordiali saluti Bruno O.

Gentile Sig. Bruno, anche noi abbiamo potuto verificare il problema di persona, dato che, ad ogni nuovo temporale, la strada si trasforma in una pericolosa piscina per automobili. L’opera è stata realizzata dall’ANAS, ma, in seguito alla cessione alla Pubblica Amministrazione, la manutenzione è di competenza Municipale. Stesso discorso vale per i lampioni, i quali rappresentano uno dei primi modelli di fotovoltaico istallati sul nostro territorio. Purtroppo però, per come sono concepiti, se soltanto uno di loro manifesta dei malfunzionamenti, smettono di funzionare tutti insieme, lasciando la strada completamente al buoi fino all’intervento di riparazione.


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PONTICELLO VIA DELLA STORTA

Vi invio, in allegato, copia della richiesta da me avanzata in qualità di presidente dell'Organizzazione Europea Vigili del Fuoco Volontari di Protezione Civile distaccamento "LA STORTA" per segnalare un problema urgente da risolvere al più presto. Il ponticello di via della Storta incrocio con via Boccea, (ormai bisogna chiamarlo così) è largo 5 metri e i pedoni per attraversarlo rischiano di essere investiti. La nostra proposta è quella di realizzare un passaggio pedonale al lato del ponticello stesso. Aspetto con fiducia augurando una buona giornata. Grazie dell'attenzione. Rinaldo S. Gentile Sig Rinaldo, come abbiamo scritto più volte nel nostro giornale, il ponticello di Via della Storta è un nodo cruciale per la viabilità del nostro territorio. I lavori per l'adeguamento del ponte, come riportato, sembrano vicini, ma in effetti ad oggi nessun lavoro è stato avviato. Il progetto finale prevede un "allargamento del ponte con spartitraffico centrale e vie d’accesso facilitate, ed un semaforo per regolare il traffico dell’incrocio tra via della Storta, via Boccea e via di Casal Selce". Un'opera quindi strutturale con una finalità riorganizzativa, non parziale e adeguativa. Non crediamo dunque che sia proficuo per la cittadinanza impegnare le istituzioni nella realizzazione di un'opera parziale come la realizzazione di un solo passaggio pedonale al lato del ponticello, ma sarebbe invece proficuo unire le nostre voci per cercare di ottenere quello a cui si è già prossimi, ovvero l'allargamento totale e la riorganizzazione dell'incrocio. Confidando in un Suo riscontro Le porgo Cordiali saluti

IMPATTO AMBIENTALE CASAL SELCE

Salve, siamo una famiglia di quattro persone che vorrebbe trasferirsi nella zona di Casal Selce. Abbiamo visionato un casa in Via Umberto Ricci e stilisticamente e strutturalmente ci convince. Il problema è che ho letto, poco fa, in un blog, del possibile effetto inquinante dannosissimo per la salute della Cava di ghisa e sabbia nella vicina area di Colle Monastero. Abbiamo due bambini piccoli e siamo, ovviamente, allarmati da questa scoperta. Abbiamo contattato l'Arpa ma si sono rifiutati di fornirci informazioni più precise rimandandoci ad un fantomatico bollettino pubblicato sul sito. Vorremmo, dunque, sapere se siete in grado di aiutarci fornendoci informazioni più certe. Ringraziamo anticipatamente per la disponibilità e Le porgiamo i nostri più affettuosi saluti sperando di poter presto leggere da residenti il vostro bel periodico. Cordialmente, Vincenzo e famiglia.

PRESIDIO CASALOTTI Via Boccea n. 625

Gentile Sig. Vincenzo,

non appena letta la Sua mail ho iniziato a cercare materiale che potesse avallare o estinguere i suoi dubbi. In realtà ho trovato molto poco sulla rete ed il sito dell'Arpa non è così accessibile. In compenso però ho girato la Sua mail ad un biologo che collabora con noi per effettuare delle verifiche approfondite. Non credo sarà un accertamento lampo, ma non appena avremo novità sarà nostra premura comunicarlo a Lei e a tutta la cittadinanza. Una buona giornata a Lei e alla Sua famiglia.

AMBULATORIO INFERMIERISTICO

06.68354550

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NUMERI UTILI

ISOLA ECOLOGICA Via Mattia Battistini:

I Cittadini potranno depositare: nei giorni feriali con orario: 7.00 - 12.00 e 14.00 - 19.00 nei giorni festivi con orario: 7.00 - 12.00

IL MATERIALE DEPOSITABILE COMPRENDE: ELETTRODOMESTICI, FRIGORIFERI, COMPUTER, TV, MATERIALE ELETTRONICO, MOBILI, BATTERIE, OLII ALIMENTARI, MATERASSI, RETI, ARREDI VARI IN LEGNO E METALLO, CALCINACCI E PIASTRELLE.

Buongiorno, volevo segnalare (e sicuramente voi sarete più celeri di vigili o altri attori competenti) che su via morbegno dopo le ultime piogge si sono aperte delle buche e buchette su tutta la strada. Naturalmente queste buche e buchette sono le figlie di vecchi rattoppi alcuni anche "fai da te". Inoltre da circa 3 anni ormai il muro all'altezza di via morbegno 50 è stato distrutto da un camion dell'AMA per un secchio che lo ha urtato. Penso e spero che il proprietario abbia fatto tutto ciò che doveva fare, ma questo scempio di macerie è ancora là. Non ho foto perché arrivando sempre la sera è troppo buio per osservare la mesta realtà, ma basta toccare la realtà di persona. Se vi fa di fare una passeggiata........ Cordialità Roberto M.

Dalle mie ricerche ho trovato che i quartieri di Selva Nera e Selva Candida sono molto poco forniti di edifici per la collettività e di edifici scolastici. Volevo sapere se possedevate delle informazioni e possibilmente anche della documentazione riguardo un qualche intervento architettonico (scolastico e non) previsto nei quartieri sopra citati, o nei quartieri limitrofi. Vi ringrazio in anticipo. Saluti, Simone B.

ABBATTIAMO IL MURO “BEACH VOLLEY”

Salve, Ho partecipato alla prima edizione del tornerò di beach volley di beneficenza "Abbattiamo il muro" e sono fortemente curioso di vedere le immagini scattate in quell’occasione… mi potete gentilmente dire dove posso vedere le foto? Grazie mille Tommy

Gentile Sig. Massini,

è grazie alle segnalazioni di cittadini attenti come Lei che riusciamo a monitorare quotidianamente il territorio e, dando spazio alle vere problematiche, sensibilizzare le istituzioni che troppo spesso latitano nella periferia. Con la speranza che la situazione di Via Morbegno si risolva quanto prima Le auguro una buona giornata.

PROPOSTA COLLABORAZIONE

Salve, sono un laureando alla facoltà di architettura di Roma, sto eseguendo una tesi in progettazione di un edificio pubblico (probabilmente un polo scolastico) nella periferia nord-ovest di Roma.

AGGIORNAMENTO FORNICE TRIONFALE

Buongiorno, cara direzione sarebbe possibile avere un aggiornamento dei lavori annunciati questa estate dell'incrocio tra via Trionfale e via Eugenio Di Mattei. Ringrazio per l'attenzione Maurizio B. Gentile Sig. Maurizio,

al momento non ci sono pervenuti aggiornamenti per quanto riguarda i lavori in questione. Non appena ci saranno novità sarà nostra premura redigere un articolo per informare la cittadinanza.

IL PUNGOLO, PERIODICO DEL COMITATO DI QUARTIERE: "NUOVE ALLEANZE ROMA NORD OVEST CASALOTTI - SELVA CANDIDA”

Sede Legale: Via Morsasco, 9 - 00166 Roma - Tel. e Fax 06.61565142

Prestazioni erogate:

Terapia iniettiva sottocutanea, intramuscolare e fleboclisi; Rilevazione e monitoraggio parametri fisiologici; Rilevazione glicemia capillare (one-touch); Medicazione semplice; Medicazione di ferite con punti di sutura e/o rimozione degli stessi; Gestione cateteri vescicali (sostituzione, lavaggio, educazione all’autocura); Terapia educazionale paziente con scompenso cardiaco cronico (PDTA Mar, Gio e Ven); Terapia educazionale al paziente in prevenzione per cardiopatia ischemica; Terapia educazionale del diabetico Orientamento all’accesso ed all’utilizzo dei Servizi Sanitari Pubblici.

SEGNALAZIONE VIA MORBEGNO

CARABINIERI

POLIZIA

VIGILI DEL  FUOCO

06.06.06

DIREZIONE AMMINISTRATIVA

Via Rimella n. 156, Tel/Fax: 0661565142

e-mail: comit.narno@tiscali.it - redazione@ilpungolo.org PRESIDENTE Luciano Landonio DIRETTORE RESPONSABILE Enrico Sarzanini CAPOREDATTORE Giuseppe Strazzera RESPONSABILE COMMERCIALE Fabio Allegrini REDATTORI

Sandra Angelici, Stefano Bastianelli, Andrea Cangialosi, Gabriele Cantarella, Alessio Carbonara, Alessandro Cardinali, Martina Casadio, Artemio Ceccherini, Angelo De Bonis, Sara De Santis, Antonio De Simoni, Luca Di Marco, Federica Gualtieri, Simone Guida, Davide Liberatori, Virgil Racu, Francesco Raso, Alessandro Scendoni, Simone Soccolini.

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REG. TRIB. n° 451 del 18-07-1990

STAMPATO PRESSO LO STABILIMENTO TIPOGRAFICO “GRAFFIETTI STAMPATI”



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