GRIP SHEETTM sono interfalde di carta, rivestite da uno strato di antiscivolo, inserite tra uno strato e l'altro per evitare lo scivolamento delle confezioni sui pallet. Esistono anche del tipo resistenti all'acqua e adesive per pallet in plastica. Ideali per scatolame di qualunque peso e dimensione.
Antiscivolo liquido per la
pallettizzazione
L'innovativo sistema per la stabilizzazione delle pedane basato sull’antiscivolo liquido a base acqua GRIP FIXTM che non rovina le superfici e non altera gli inchiostri. GRIP FIXTM è solubile in acqua, atossico e senza solventi, è un prodotto 100% ecologico. Le confezioni su cui può essere utilizzato possono essere: sacchi in PE, sacchi di carta, cartoni, vassoi aperti, sacchi in PP (rafia) e fardelli in PE.
Angolari per applicazioni speciali
Grazie ai nostri speciali angolari è possibile preservare qualunque tipo di merce. Una vasta tipologia di varianti vi consente di proteggere le vostre merci e di mettere in sicurezza i vostri carichi qualunque sia il peso e la forma della confezione. Con gli angolari ultraresistenti è inoltre possibile sovrapporre bancali altrimenti non sovrapponibili.
Airbag riempitivi per gli spazi vuoti
Gli Airbag per container sono cuscini gonfiabili di varie misure realizzati con carta riciclabile e PE che vengono posizionati negli spazi vuoti presenti tra le merci e gonfiati con aria compressa riempiendo così tali spazi. In questo modo il carico è sicuro e stabile, protetto efficacemente dai costosi danni che si possono verificare durante il trasporto.
Disseccanti antimuffa per container
I sali disidratanti o disseccanti sono prodotti per la protezione delle merci dall'umidità che durante i lunghi tragitti può danneggiare i metalli, tramite ossidazione o cibi e tessuti su cui si creano muffe. I sali disidratanti possono essere usati sia nei container che nelle scatole direttamente a contatto con il prodotto da preservare.
Coperta termica per container e pallet
Grazie a Thermo Protector le merci sono protette da eccessivi sbalzi di temperatura. Thermo Protector è un materiale utilizzabile come pratica fodera interna per i container 20 e 40 piedi (anche su misura) o per realizzare una coperta per il bancale. In entrambi i casi la merce è sigillata all'interno di un ambiente protetto dove il calore o il gelo non possono penetrare creando danni alle merci.
IL VINO DI FRONTE A BIVI EPOCALI
Mentre la vendemmia 2025 incombe il settore del vino si interroga - forse come non mai - sulle tante variabili che condizionano l’andamento del mercato. I fattori sul tavolo sono numerosi. Quella con cui confezioniamo il nostro numero estivo - che per sua natura vuole essere fresco e leggero - è una riflessione più ampia che nasce da una serie di scambi di opinioni avuti questa estate in cui il vino è sempre comunque stato al centro. Parlo di eventi, convegni, degustazioni, ascolto di podcast o anche semplicemente serate estive da godere sotto le stelle.
E’ IL MOMENTO DELLA
“CALMA
E GESSO”
- consapevoli che di periodi di flessione (la parola crisi fa a tutti paura, si sa, e quindi si fatica ad usarla) il mercato del vino ne ha già fisiologicamente trascorsi numerosi nella sua storia? Oppure, è il momento del coraggio che porti al cambiamento perché così non si può andare avanti? L’evidenza ci porta a considerare la seconda ipotesi come quella più realistica, anche considerate le tante sollecitazioni che la filiera sta mettendo in campo per cambiare approccio. Produrre meno (stop a nuovi impianti; ripensare le denominazioni); produrre diversamente (più bianchi? più bollicine?); prendere in esame misure anche drastiche (distillazione di sostegno; estirpazione); contemplare mercati finora secondari per contrastare le difficoltà sul mercato Usa (Mercosur ad esempio) anche attraverso una nuova fase di promozione che torni a mettere il vino al centro (lo ha chiesto la filiera al Governo per controbattere agli attacchi anche del fronte salutista).
TANTE
POSSIBILITÀ SI STANNO FACENDO LARGO
e sicuramente la strada migliore sta sempre nel mezzo: non è tempo di far prevalere l’ansia (i dazi possono insegnarci qualcosa, nel male ma anche nel bene) ma neanche stare fermi aiuta. Il cambiamento parte dall’azione. Quindi, sì, è tempo di muoversi!
WINE AT A CROSSROADS OF HISTORIC PROPORTIONS
As the 2025 harvest looms, the wine sector is facing – perhaps now more than ever – a series of questions about the many variables that influence the market’s performance. Numerous factors are on the table. This summer edition –which, by nature, aims to be fresh and light – is shaped by a broader reflection born from various exchanges of opinions over the past months, in which wine has always remained at the center. I’m referring to events, conferences, tastings, podcasts, or simply summer evenings spent under the stars.
IS THIS A TIME FOR “CALM AND CHALK” – a moment of pause and reflection – with the awareness that the wine market has already gone through several downturns over its history (the word crisis still frightens many, which makes it hard to say out loud). Or maybe is this the moment for courage and transformation, because continuing like this is no longer sustainable? The evidence seems to favor the second option as the more realistic one, especially considering the numerous initiatives throughout the supply chain aimed at changing course. Producing less (a halt to new vineyards; rethinking designations of origin); producing differently (more whites? more sparkling wines?); considering even drastic measures (support distillation; vine uprooting); exploring markets that were previously secondary to counter difficulties in the U.S. market (such as Mercosur), possibly through a new wave of promotional efforts to put wine back at the center (something the industry has formally requested from the government in response to growing criticism, including from healthfocused movements). MANY POSSIBLE PATHS ARE EMERGING, and the best route likely lies in the middle: it’s not the time to give in to panic (tariffs have taught us something – for better or worse), but standing still doesn’t help either. Change begins with action. So yes, it’s time to move!
Giovanni Pellicci g.pellicci@igrandivini.com
VINPLAS
SOMMARIO
Luglio / Agosto
2025
4. Editoriale / Editorial
IL VINO DI FRONTE A BIVI EPOCALI WINE AT A CROSSROADS OF HISTORIC PROPORTIONS
6. Ultime dal mondo del vino / Wine News
12. Faccia@Faccia / Face@Face CON GABRIELE CASTELLI - DIRETTORE
GENERALE FEDERVINI
WITH GABRIELE CASTELLI GENERAL DIRECTOR OF FEDERVINI
16. Il Binocolo / Binoculars
IL MOMENTO D’ORO DEGLI SPUMANTI ITALIANI
THE GOLDEN MOMENT OF ITALIAN SPARKLING WINES
17. Appunti di gusto / Tasting Notes
CINA: IL VINO DELLE HELAN MOUNTAINS THE WINE OF THE HELAN MOUNTAINS
18. Politica nel vino / Wine Policy
PRODURRE MENO: A CHI DIAMO LE FORBICI? PRODUCE LESS: WHO GETS TO HOLD THE SHEARS?
PROSECCO DOC È OFFICIAL
SPARKLING WINE SPONSOR DEI GIOCHI OLIMPICI E
PARALIMPICI
INVERNALI DI MILANO CORTINA 2026
36
GIOÌ BLANC DE NOIR. L’ANIMA INNOVATIVA DEL CILENTO IN UN CALICE
20. Professione Vino / Wine Profession
LA SICUREZZA SUL LAVORO A PORTATA DI
IMPRESE VINICOLA WORKPLACE SAFETY WITHIN REACH FOR WINERIES
22. New Generation Wine IL DIGITAL WINE LOVER HA MENO DI 30 ANNI E PUNTA SULLA FORMAZIONE THE DIGITAL WINE LOVER IS UNDER 30 AND FOCUSED ON EDUCATION
26. Social Wine
TELLYWINE: IL VINO RACCONTATO
OLTRE L’ETICHETTA
TELLYWINE: WINE TOLD BEYOND THE LABEL
28. Senza, Ma Con Gusto / Without, But With Taste
SBLOCCATE LE NORME, LE TECNOLOGIE SONO PRONTE REGULATIONS UNLOCKED, TECHNOLOGIES READY
TAPPI DI SUGHERO SPUMANTE
•Controllo sensoriale individuale al 100%
•Controllo unitario al 100% della densità sulle rondelle
•Controllo della densità complessiva al 100% del tappo
•Qualità Flor a contatto con il vino
•Affinamento con preservazione aromatica
• TCA < 0.5 ng/L Contenuto di TCA inferiore al limite di quantificazione di 0,5 ng/L. Analisi eseguita secondo ISO 20752.
-589,2 g tappo
56. Food&beveragenda
60. Pellicole di gusto / Films of taste
LANGHE DOC E L’ITALIA CONTROCORRENTE LANGHE DOC AND ITALY BUCKS THE TREND
ASTI E MIXOLOGY, QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE
64. Vigna&Cantina
MACCHINARI PER L’ENOLOGIA PULIZIA E QUALITÀ DEL SUGHERO: LE SFIDE DELLA FILIERA MODERNA
65. Vigna&Cantina VIVAISMO IL VIVAISMO?
UN’ECCELLENZA AL PARI DI VINO E OLIO
61. Liquori e Distillati/ Liquor and Distillate
62. Olio Evo/Evo Oil
63. Birra / Beer
FIBRA VERDE, IL PACKAGING CHE ISPIRA
una nuova idea di cura e stile
LA RICERCA/ THE RESEARCH
UN BIANCO PER LA TOSCANA CENTRALE: APERTO UN TAVOLO DI RIFLESSIONE
La Toscana centrale punta ad individuare un vitigno bianco col quale dare vita ad un grande vino, capace di rispondere al cambiamento climatico e alle nuove tendenze di mercato. Da Enoteca Italiana Siena - di nuovo operativa dopo anni di oblio - è partito un tavolo che coinvolge l’Accademia Italiana della Vite e del Vino, l’associazione Donne del Vino della Toscana, i sommelier di Ais Toscana con il contributo del Consorzio Vino Toscana. “E’ il bianco la risposta al futuro e in una terra di grandi rossi come la Toscana interna possiamo giocarci la partita producendo un grande vino di riferimento per i consumatori internazionali”, ha spiegato Donatella Cinelli Colombini, delegata delle Donne del Vino della Toscana, e ideatrice dell’iniziativa. Il dibattito, moderato dal nostro direttore Giovanni Pellicci, ha portato in assaggio vitigni autoctoni rari come Orpicchio, Grechetto, Procanico, Canaiolo Bianco e non solo Trebbiano e Malvasia, i quali già oggi costituiscono una risorsa ancora da approfondire.
A WHITE WINE FOR CENTRAL TUSCANY: A ROUNDTABLE FOR REFLECTION BEGINS
Central Tuscany is aiming to identify a white grape variety capable of producing a great wine—one that can respond effectively to climate change and new market trends. At Enoteca Italiana in Siena—now back in operation after years of neglect—a roundtable has been launched involving the Italian Academy of Vine and Wine, the Tuscan chapter of the Women of Wine association, AIS Toscana sommeliers, and with the support of the Consorzio Vino Toscana.
“White wine is the answer to the future, and in a land of great reds like inland Tuscany, we have the opportunity to create a flagship white wine for international consumers,” Donatella Cinelli Colombini explained, she is Tuscany’s delegate for the Women of Wine and the initiator of the project.
The discussion, moderated by our editor Giovanni Pellicci, included tastings of rare native grape varieties such as Orpicchio, Grechetto, Procanico, and Canaiolo Bianco, as well as the better-known Trebbiano and Malvasia, which remain an underexplored yet valuable resource.
DAZI/ TARIFFS
LA PARTITA DEI DAZI SI CHIUDE AL 15%?
L’altalena dei dazi americani sui prodotti europei sembra essersi fermata al 15%. L’ultima puntata è stata quella scozzese del 27 luglio scorso tra gli Usa e l’Unione Europea. Dal 1° agosto tariffe al 15% per auto, farmaci, siderurgia e alimentare, vino compreso. “Con i dazi al 15% il bicchiere rimarrà mezzo vuoto per almeno l’80% del vino italiano. Il danno che stimiamo per le nostre imprese è di circa 317 milioni di euro. Il danno salirebbe a 460 milioni di euro qualora il dollaro dovesse mantenere l’attuale livello di svalutazione”. Questo il commento a caldo del presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi “Secondo le nostre analisi, a
inizio anno la bottiglia italiana che usciva dalla cantina a 5 euro veniva venduta in corsia a 11,5 dollari; ora, tra dazio e svalutazione della moneta statunitense, il prezzo della stessa bottiglia sarebbe vicino ai 15 dollari. Con la conseguenza che, se prima il prezzo finale rispetto al valore all’origine aumentava del 123%, da oggi lieviterà al 186%”.
ARE TARIFFS SETTLING AT 15%?
The rollercoaster of US tariffs on European products seems to have stopped at 15%. The latest development was the meeting in Scotland on July 27 between the US and the European Union. Starting August 1, a 15% tariff will apply to cars, pharmaceuticals, steel, and food products, including wine.
“With 15% tariffs, the glass will remain half empty for at least 80% of Italian wine. We estimate the damage to our businesses at around 317 million euros. This figure could rise to 460 million euros if the dollar maintains its current level of devaluation,” commented Lamberto Frescobaldi, president of UIV (Italian Wine Union).
“According to our analysis, at the beginning of the year, an Italian bottle leaving the winery at 5 euros was sold on the shelf for $11.50. Now, due to the tariff and the devaluation of the US dollar, the price of that same bottle would be close to $15. As a result, while the final price used to increase by 123% compared to the original value, it will now rise by 186%.”
cura di Giovanni Pellicci
Il gruppo di lavoro all’Enoteca Italiana Siena
GIRO DI NOMINE/ NOMINATIONS
LE CARICHE NEL VINO ALL’INSEGNA DI CONTINUITÀ ED ESPERIENZA
Nuovo giro di nomine nel mondo del vino nazionale e regionale. Federdoc ha scelto il suo nuovo Cda che sarà in carica fino al 2028: confermato alla presidenza Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, così da garantire continuità operativa e progettuale nel percorso di valorizzazione delle denominazioni di origine italiane. In Toscana, Avito - il Consorzio dei Consorzi del vino regionali - ha scelto in Andrea Rossi, già presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, il suo nuovo numero uno. Rossi raccoglie il testimone da Francesco Mazzei. Buon lavoro!
NEW ROLES IN THE WINE SECTOR MARKED BY CONTINUITY AND EXPERIENCE
A new round of appointments has taken place across the national and regional wine sector. Federdoc has announced its new Board of Directors, which will serve until 2028: Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi has been confirmed as president, ensuring operational and strategic continuity in the promotion of Italy’s appellation system.
In Tuscany, Avito-the consortium of regional wine consortia-has appointed Andrea Rossi, former president of the Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, as its new leader. Rossi succeeds Francesco Mazzei.
Best wishes for a successful term!
ASSOVINI SICILIA SCOMMETTE SULLE NUOVE LEVE
La Sicilia del vino fa spazio ai giovani con il nuovo gruppo di produttori under 40. Si tratta del progetto Generazione Next di Assovini Sicilia che coinvolge 26 membri under 40, già operativi delle aziende familiari. Gabriella Favara la presidente, con lei anche Enrica Spadafora, vicepresidente, e sei consiglieri del Consiglio direttivo.
“Generazione Next è futuro, unione, continuità. Mi emoziona vedere come passo dopo passo questa squadra sta prendendo forma, con l’entusiasmo sempre maggiore di contribuire tutti insieme al successo del nostro settore e della nostra Sicilia-continente”- ha dichiarato Gabriella Favara -. Nuove forme di comunicazione, coinvolgimento della generazione Z, formazione interna, valorizzazione del territorio, sono i principali elementi del nostro “Manifesto”.
ASSOVINI SICILIA BETS ON THE NEW GENERATION
Sicilian wine is making room for the next generation with a new group of producers under 40. The initiative, called Generazione Next, is a project by Assovini Sicilia that brings together 26 members under 40, all already active within their family-run wineries. Gabriella Favara has been appointed president, alongside Enrica Spadafora as vice president and six board members on the executive council.
“Generazione Next is about the future, unity, and continuity. I’m deeply moved to see this team taking shape step by step, with growing enthusiasm to contribute to-
gether to the success of our industry and our Sicily-our ‘continent,’” said Gabriella Favara.
New forms of communication, engagement with Gen Z, internal training, and promotion of the local territory are the core pillars of their “Manifesto.”
LARGO AI GIOVANI/ IT’S TIME FOR THE YOUNG
Andrea Rossi
“E’ IL MOMENTO DELLA CALMA E SANGUE FREDDO”
IL NEO DG DI FEDERVINI, GABRIELE CASTELLI, 40ENNE, INVITA LA FILIERA A NON AGIRE DI IMPULSO, VALUTANDO BENE L’IMPATTO DELLA FASE CONGIUNTURALE
PRIMA DI ADOTTARE DECISIONI STRUTTURALI
DI GIOVANNI PELLICCI
Il nuovo direttore generale di Federvini è Gabriele Castelli, nominato insieme a Francesca Migliarucci come vice direttore. Le due figure lavoreranno a stretto contatto con il Presidente Ponti, eletto a sua
volta a luglio mentre Albiera Antinori è stata confermata presidente del Gruppo Vino. L’obiettivo è quello di affrontare le sfide del settore vitivinicolo e di promuovere gli interessi delle imprese associate. Con Castelli, classe 1985 nato nella provincia di Bologna, abbiamo toccato i principali temi di questa fase della filiera. @ Alla vigilia della vendemmia 2025 c’è molta agitazione nella filiera per le tendenze negative del mercato e le riflessioni su scelte sistemiche che la politica al momento non sembra cogliere. Che posizione ha in merito? “Va tenuto distinto il dato strutturale da quello congiunturale. La riflessione di questa fase è fondata su analisi sul dato congiunturale, che vede un consumo di vino che non brilla – principalmente - per una diminuzione del potere d’acquisto per gli effetti dell’inflazione post-Covid e, per il continente europeo, legato alla fiammata della componente energetica successiva al conflitto russo-ucraino. In questo contesto, si sono innestati i continui venti di guerra, le tensioni geo-politiche e, per quello che è il principale mercato di esportazione del vino italiano, la disputa
dei dazi Ue-Usa. Va poi aggiunto che il rallentamento riguarda maggiormente il mercato domestico, mentre sul mercato estero non va così male come potrebbe sembrare. Sul piano strutturale stiamo leggendo un tendenziale cambio dei consumi, ma allo stato attuale è ancora difficile stabilire se i nuovi modelli comportino una diminuzione del consumo globale o una sua rimodulazione secondo le diverse fasce di prodotto. La domanda di made in Italy non è diminuita e gli spazi per crescere nel segmento dei prodotti di qualità esistono, nei mercati maturi come in quelli più lontani. Sarebbero dunque da evitare misure di intervento di tipo strutturale, prima di aver contezza degli effetti congiunturali. Andrebbero invece rafforzati gli interventi di cura e stimolo della domanda.
@ Sullo stop a nuovi vigneti e sulla riduzione delle denominazioni quale opinione avete?
“La posizione della Federazione è chiara: calma e sangue freddo. Un blocco degli impianti repentino, orizzontale e calato dall’alto su base nazionale non appare la soluzione più appropriata per una razionale gestione del potenziale produttivo. Oltre ai dubbi sulla reale efficacia della misura (per memoria, le autorizzazioni per i nuovi impianti hanno una durata triennale e, quindi, gli effetti di un blocco si vedrebbero non prima di tre annualità), preoccupa l’impatto sui piani di sviluppo viticolo delle singole aziende. In ragione, infatti, dei limitatissimi quantitativi disponibili ogni anno, le aziende che fanno acquisizioni di terreni
Gabriele Castelli
devono necessariamente fare piani di impianto pluriennali: non è, quindi, ammissibile intervenire in questo modo poiché s’impatterebbe su quei programmi. Così facendo l’unico effetto di una simile misura rischierebbe di essere l’annullamento della concorrenza tra imprese con un livellamento verso il basso delle singole performance aziendali. Al contrario, sarebbe da preferire una riflessione più ampia sulla gestione del potenziale produttivo, attivando quegli interventi puntuali, calati sulle singole specificità territoriali, anche di gestione dell’offerta produttiva, che la Legge già offre”.
@ Il segmento bollicine ha finora trainato tutto il comparto. In alcune Regioni si riflette se non riconvertire certe scelte produttive in quella direzione. Quanto è alto il rischio di ingolfare il mercato e perdere identità?
“Il segmento delle bollicine ha dato e sta dando buone soddisfazioni. Ma non dobbiamo dimenticare che l’Italia è terra di grandi rossi e di vini bianchi che dall’Alto Adige alla Sicilia hanno raggiunto ottimi livelli qualitativi. Non dobbiamo spaventarci se alcuni territori decidono di introdurre la tipologia spumante, mentre è chiaro che l’omologazione difficilmente possa creare valore, sul quale l’Italia del vino deve continuare a puntare con rinnovata ostinazione”.
@ Al momento di completare questa intervista è in sospeso la decisione degli Usa sui dazi ma è chiaro che il rapporto con il mercato Usa è in profondo cambiamento. Mentre si parla di promozione anche verso mete finora non esplorate a fondo. Cosa ne pensa?
“Sì, la questione dei dazi ha rappresentato un vero “campanello d’allarme” sull’importanza crescente di diversificare i mercati di sbocco per il vino italiano, riducendo la dipendenza dai nostri principali sbocchi commerciali, fra cui il mercato americano. Dobbiamo però essere estremamente realisti: sostituire il mercato statunitense non è possibile, se non nel lungo periodo. Le aziende italiane sono presenti da decenni nel mercato americano, hanno sviluppato e consolidato rapporti. Non va poi sottovalutato il ruolo della comunità italiana, anche di seconda e terza generazione che ha permesso di promuovere una cultura enogastronomica italiana nel consumatore americano. Ciò premesso, è chiaro che la diversificazione è una buona regola, sulla quale peraltro le aziende sono da tempo impegnate. Anche per questo, l’iniziativa diplomatica del Governo italiano deve essere accompagnata da interventi mirati di promozione commerciale. In particolare, lo strumento della misura OCM va potenziato e semplificato, prevedendo un aumento dell’intensità di aiuto e maggiore flessibilità, anche nella rendicontazione delle spese, per sostenere efficacemente le imprese nelle azioni promozionali sul mercato Usa e sui mercati alternativi”.
@ Come Federvini cosa avete in mente per rafforzare ulteriormente il dialogo costruttivo con le nuove generazioni di consumatori?
“Con il progetto “Comunicare il Consumo Respon-
sabile”, Federvini rafforza il dialogo con i giovani promuovendo campagne ideate dagli studenti universitari stessi, favorendo un’educazione tra pari che parla il loro linguaggio e valorizza i loro valo ri. Il coinvolgimento diretto, la collaborazione con università e istituzioni, e la partecipazione a contesti nazionali ed europei ne fanno uno strumento concre to e in evoluzione per una comunicazione autentica e responsabile”.
@ Sul mercato interno si può lavorare verso un riequilibrio dell’offerta che consente di stimolare consumi e cultura del vino?
“Dobbiamo lavorare di più e meglio sulla domanda, curare il rapporto con i consumatori, vecchi e nuovi, esplorare nuove opportunità e spazi di sviluppo.
Siamo altresì convinti che sia il momento di aprire riflessioni più ampie sull’uso di fondi sullo sviluppo dell’enoturismo, oltre campagne di promozione del bere consapevole”.
NOW IS THE TIME FOR CALM AND CLEAR THINKING
The new General Director of Federvini, 40-yearold Gabriele Castelli, urges the industry not to act impulsively, but to carefully assess the impact of the current economic phase before making structural decisions
The new General Director of Federvini is Gabriele Cas telli, appointed along with Francesca Migliarucci as his Deputy. The two will work closely with President Ponti, who was elected in July, while Albiera Antinori has been confirmed as President of the Wine Group. Their goal is to address the challenges of the wine sector and promote the interests of member companies. We spoke with Castelli, born in 1985 in the province of Bologna, about the main issues currently facing the industry.
@ On the 2025 harvest’s eve, there’s a lot of unrest in the supply chain due to negative market trends and considerations about systemic decisions that politics doesn’t seem to grasp at the moment. What is your position on this?
“We must distinguish between structural and cyclical data. The current concerns are based on cyclical factors: wine consumption is lackluster, mainly due to a decline in purchasing power caused by post-Covid inflation and, in Europe, the spike in energy prices following the Russia-Ukraine conflict. On top of this, there are ongoing war tensions and geopolitical instability, and for what is Italy’s main wine export market, the EU-US tariff dispute. It’s also worth noting that the slowdown is mainly affecting the domestic market, while the export market isn’t doing as badly as it may seem.
Structurally, we are witnessing a trend shift in consumption, but it’s still too early to say whether this will lead to a reduction in overall consumption or simply a reshaping across product categories. Demand for Italian products hasn’t declined, and there are still opportunities for growth in the quality segment, both in mature and emerging markets. Therefore, structural intervention measures should be avoided until the effects of the
Faccia@Faccia / Face@Face
current economic context are fully understood. Instead, efforts should be directed at supporting and stimulating demand.”
@ What is your opinion on the proposed halt to new vineyards and reduction in wine denominations?
“The Federation’s position is clear: calm and clear thinking are essential. A sudden, top-down national freeze on new vineyard planting is not the most appropriate solution for rational management of production potential. Beyond doubts about the real effectiveness of such a measure (remember, new planting authorizations are valid for three years, so the effects of a freeze wouldn’t be seen for at least that long), we are concerned about
the impact on individual companies’ vineyard development plans. Given the very limited quantities available each year, companies acquiring land must plan years in advance. A sudden intervention like this would directly interfere with those long-term plans. The only likely outcome would be reduced competition among businesses and a general lowering of performance across the board. Instead, we should engage in broader discussions about managing production potential, using targeted, territory-specific measures-including managing production supply-that existing legislation already allows.”
@ The sparkling wine segment has been driving the entire sector. In some regions, there’s talk of shifting
production in that direction. How high is the risk of oversaturating the market and losing identity?
“The sparkling wine segment has delivered and continues to deliver strong results. But we must not forget that Italy is a land of great red wines and white wines-from Alto Adige to Sicily-with excellent quality levels.
We shouldn’t be alarmed if some regions choose to introduce sparkling wines, but it’s also clear that uniformity rarely creates value. Italy’s wine industry must continue to focus on differentiation and quality with renewed determination.”
@ As we complete this interview, the U.S. has yet to make a decision on tariffs, but it’s clear the relationship with the American market is changing. There’s also talk of promoting wine in markets not yet fully explored. What’s your take?
“Yes, the issue of tariffs was a real wake-up call about the growing importance of diversifying export markets for Italian wine and reducing dependency on our main commercial outlets, including the U.S.
But let’s be realistic: replacing the U.S. market isn’t feasible—except in the very long term. Italian companies have been present in the American market for decades and have developed solid relationships. We also shouldn’t underestimate the role of the Italian-American community, even second- and third-generation, which has helped establishing an appreciation of Italian food and wine culture among American consumers.
That said, diversification is a sound strategy, and companies have been working on it for some time. For this reason, the Italian government’s diplomatic initiatives must be accompanied by targeted commercial promotion actions. In particular, the OCM (Common Market Organization) support measure should be strengthened and simplified, with increased aid intensity and greater flexibility in expense reporting, to effectively support promotional efforts in the U.S. and alternative markets.”
@ What is Federvini planning to do to strengthen dialogue with the new generations of consumers?
“With the “Communicating Responsible Consumption” project, Federvini is strengthening its dialogue with young people by promoting campaigns designed by university students themselves. This peer-to-peer education approach uses their language and values to promote authentic and responsible communication.
Direct involvement, partnerships with universities and institutions, and participation in national and European forums make it a concrete and evolving tool.”
@ Is it possible to work towards rebalancing the domestic market to stimulate both consumption and wine culture?
“We need to work harder and smarter on demand—nurturing the relationship with consumers, both old and new, and exploring new opportunities and development avenues. We also believe this is the right time to open broader discussions on the use of funds for developing wine tourism, as well as on campaigns promoting responsible drinking.”
espositori: grandi maison e vigneron
IL PIÙ GRANDE EVENTO
LE MASTER CLASS 700+ etichette in degustazione 130+
IL BINOCOLO / BINOCULARS
A CURA DI STEFANIA TACCONI
IL MOMENTO D’ORO DEGLI SPUMANTI ITALIANI
SECONDO ESSIE AVELLAN UNA PROMOZIONE PIÙ COORDINATA PORTEREBBE GRANDI RISULTATI
Essie Avellan, Master of Wine esperta e giudice di bollicine, ci parla degli spumanti italiani. Come vanno gli spumanti all’estero?
“Gli spumanti vivono un forte slancio a livello globale, con il Prosecco che prospera. Tuttavia, la vasta gamma di vini metodo classico italiani di alta qualità ha ora l’opportunità di conquistare maggiori quote di mercato, soprattutto grazie all’aumento dei prezzi dello Champagne”.
Come si può promuoverli meglio?
“Franciacorta e Trentodoc producono spumanti eccezionali, ma la loro presenza internazionale è limitata. Uno sforzo promozionale più coordinato potrebbe aiutarli a elevarne il riconoscimento globale. La qualità eccellente, i prezzi competitivi e una crescente domanda globale di spumanti — unita al fascino dello stile di vita e della cucina italiana — creano un potenziale scenario di espansione”.
Quali sono i più apprezzati?
“Produttori come Ferrari e Ca’ del Bosco godono già di fama internazionale. È entusiasmante vedere emergere l’Alta Langa, l’Oltrepò Pavese e l’Alto Adige. Più a sud, Campania e Sicilia producono spumanti eccezionali. C’è una grande varietà di spumanti da esplorare in Italia! Oltre ai vitigni tradizionali dello Champagne, vengono sempre più usate uve autoctone che danno un carattere regionale unico alla categoria”.
THE
GOLDEN MOMENT OF ITALIAN SPARKLING WINES
According to Essi Avellan, more coordinated promotion could yield great results
Essi Avellan, Master of Wine and renowned sparkling wine expert and judge, shares her insights on Italian sparkling wines.
How are Italian sparkling wines performing abroad?
“Sparkling wines are experiencing strong global momentum, with Prosecco thriving. However, Italy’s broad range of high-quality traditional method wines now has the opportunity to gain greater market share, especially given
“Per il metodo classico vengono sempre più usate uve autoctone che danno un carattere regionale unico alla categoria”
the rising prices of Champagne.”
How can they be better promoted?
“Franciacorta and Trentodoc produce outstanding sparkling wines, but their international presence is still limited. A more coordinated promotional effort could help boost their global recognition. Excellent quality, competitive pricing, and the growing global demand for sparkling wines — combined with the appeal of the Italian lifestyle and cuisine — create a strong potential for expansion.”
Which ones are most appreciated?
“Producers like Ferrari and Ca’ del Bosco already enjoy
international fame. It’s exciting to see the emergence of regions such as Alta Langa, Oltrepò Pavese, and Alto Adige. Further south, Campania and Sicily are also producing outstanding sparkling wines. There’s a rich variety of sparkling wines to explore in Italy! In addition to traditional Champagne grapes, more and more native varieties are being used, adding a unique regional character to the category.”
For traditional method sparkling wines made in Italy, native grape varieties are increasingly being used, bringing a unique regional character to the category. tional Polish cuisine.”
Essi AvellanFoto di Vesa Laitinen
CINA: IL VINO DELLE
HELAN MOUNTAINS
Un mercato in espansione e sempre più proiettato verso l’estero
Si parla tanto di Cina come mercato potenzialmente di svolta per l’approdo dei nostri vini. Ma i cinesi il vino lo producono anche. Ningxia è una regione della Cina continentale situata a ridosso delle Helan Mountains, la catena montuosa che segna il confine con la Mongolia. Queste montagne, barriera naturale nelle battaglie contro i mongoli, oggi contribuiscono a creare un microclima ideale per la viticoltura. Rispetto al passato oggi il paesaggio è cambiato grazie a imponenti opere di riassetto territoriale. Qui sorgono alcune tra le più grandi cantine della Cina, protagoniste della crescente produzione vitivinicola di qualità. I fattori che la rendono vocata sono: clima continentale, altitudine, suoli ben drenati e il Yellow River, che garantisce l’irrigazione necessaria. Il governo cinese sostiene attivamente lo sviluppo della viticoltura, puntando su qualità e sostenibilità. Tutti gli impianti, ad esempio, sono alimentati esclusivamente da energia solare. La transizione da un’agricoltura essenziale
a una viticoltura moderna è avvenuta negli anni ’80, con l’arrivo di importanti produttori, consulenti dall’Occidente e l’introduzione di tecnologie all’avanguardia. L’influenza europea si riflette anche nella scelta dei vitigni: Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Marselan, Chardonnay e Riesling Italico. Nel 2013 la regione ha adottato un sistema di classificazione paragonabile alle nostre IGP per certificare la qualità dei vini prodotti.
THE WINE OF THE HELAN MOUNTAINS
An expanding market increasingly geared toward international horizons
Ningxia is a region in mainland China located at the foot of the Helan Mountains, the mountain range that marks the border with Mongolia. These mountains, once a natural barrier in battles against the Mongols, now help create a microclimate ideally suited to viticulture. Compared to the past, the landscape has been dramatically transformed
Fiere di settore, eventi internazionali e competizioni enologiche si fanno via via più frequenti, a testimonianza di un’ambizione chiara: la Cina vuole affermarsi come protagonista nello scenario vitivinicolo globale
thanks to major land redevelopment projects. Today, some of China’s largest wineries are based here, playing a leading role in the country’s growing production of quality wine.
Several key factors make the area particularly suited to vine growing: a continental climate, high altitude, welldrained soils, and the presence of the Yellow River, which provides essential irrigation. The Chinese government actively supports the development of viticulture, with a strong focus on quality and sustainability. All production facilities, for example, are powered exclusively by solar energy.
The shift from basic agriculture to modern winemaking began in the 1980s, with the arrival of major producers, Western consultants, and cutting-edge technologies. European influence is also evident in the choice of grape varieties: Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, and Marselan for reds; Chardonnay and Welschriesling for whites. In 2013, the region introduced a classification system comparable to the European PGI (Protected Geographical Indication) to certify the quality of its wines.
Industry fairs, international events, and wine competitions are becoming increasingly frequent — a clear sign of China’s ambition to establish itself as a key player on the global wine scene.
APPUNTI DI GUSTO / TASTE NOTES
DI FRANCESCA GRANELLI
Helan Mountain
POLITICA NEL VINO / WINE POLICY
PRODURRE MENO: A CHI DIAMO LE FORBICI?
NUOVO APPELLO DI UNIONE ITALIANA VINI IN VISTA
DELLA PROSSIMA VENDEMMIA, ALLA LUCE DEL CALO DEI CONSUMI E RALLENTAMENTO DEI MERCATI
La filiera insiste. E’ tempo di produrre meno vino. Ma la politica ha i suoi tempi, non sempre compatibili. “In uno scenario complesso, il settore è chiamato a una presa di coscienza. Uiv chiama a raccolta il settore per riunirsi e lanciare un piano di revisione del Testo unico del vino, in coerenza con l’attuale situazione di mercato. L’obiettivo è attualizzare la legge e i suoi decreti attuativi entro il 2026, a
DI GIOVANNI PELLICCI
10 anni dalla sua entrata in vigore”. Sono le parole lanciate lo scorso luglio da Lamberto Frescobaldi che, al momento della conferma alla guida di Uiv, ha parlato - senza mezzi termini - e lanciato una proposta che punta a fare sintesi delle istanze del settore, per stringere la cinghia produttiva e garantire la sostenibilità di tutta la filiera. “Visto il calo dei consumi a livello globale – ha aggiunto
Frescobaldi –, non possiamo più permetterci di inondare la cantina Italia con vendemmie da 50 milioni di ettolitri, che rappresentano la media produttiva degli ultimi 25 anni”. Il tutto alla vigilia della vendemmia 2025 - in cui le forbici saranno in mano soprattutto al meteo e alle sue bizze -, nel bel mezzo di tante incognite tra cui il rallentamento dei mercati e la possibilità di ritrovarsi 90 milioni ettolitri di
Rischio 90 milioni di ettolitri nelle cantine italiane
hectoliters in Italian wine cellars.
vino (tra giacenze e nuovo raccolto) da gestire. Le richieste di riduzione delle rese, estirpazione volontaria e - come ultima ratio - distillazione di sostegno arrivano anche da vari fronti regionali importanti come Piemonte e Toscana. E in questo contesto, l’Italia è l’unico Paese produttore che continua ad applicare annualmente la norma che prevede l’aumento della superficie vitata dell’1% annuo. “I problemi c’erano anche prima – ha aggiunto Frescobaldi – ma siamo stati ‘salvati’ da 2 vendemmie eccezionalmente contenute rispetto alle medie;
degli asset italiani più remunerativi della nostra bilancia commerciale”.
Tutti ragionamenti di cui scriviamo e ragioniamo da anni ma che mai come in questa fase sono decisamente urgenti da affrontare, considerato anche l’attuale andamento dei mercati internazionali e l’incognita dazi.
PRODUCE LESS: WHO GETS TO HOLD THE SHEARS?
A new appeal from Unione Italiana Vini ahead of
Italian wine arrives at Vinitaly with tariffs looming as a major concern. While 2024 closed with record-breaking export figures (€8.1 billion, +5.5% compared to 2023), there is already a clear awareness that surpassing these numbers this year wi ll be challenging. The industry faces numerous uncertainties—perhaps more than ever—including geopolitical tensions, declining consumption due to generational shifts, and the growing influence of health-conscious trends. However, it is the return of Trump to the U.S. presidency that has thrown global trade into a rollercoaster ride, with the risk of drastic measures one day and their reversal the next. With the imposition of tariffs on EU-made steel and aluminum, a full-blown trade dispute has begun, with unpredictable developments at the time of writing. The consequences for the wine industry could be devastating: the U.S. is the largest market for Italian wine exports, accounting for €1.9 billts subject to trade barriers; the second is a European-level strategy to develop compensatnd spirits are not used as bargaining chips in trade disputes that have little to do with our supply chains.”
Paolo Castelletti e Lamberto Frescobaldi di UIV
PROFESSIONE VINO/ WINE PROFESSION
LA SICUREZZA SUL LAVORO A PORTATA DI IMPRESE VINICOLA
Il progetto “Distretti del Vino e della Sicurezza” ha lo scopo di creare un modello per la prevenzione e la formazione sulla salute esportabile in tutti i consorzi
DI TOMMASO NUTARELLI
“Il progetto “Distretti del Vino e della Sicurezza” nasce da una sinergia tra Equalitas e il Festival Luci sul Lavoro e prende come primo case study il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, primo ad aver ottenuto la certificazione Equalitas. E quando oggi parliamo di sostenibilità non possiamo non pensare anche alla salute e alla sicurezza sul lavoro”. Così Michele Manelli, vicepresidente di Equalitas.
“L’idea è quella di creare un modello per la formazione e la prevenzione sulla sicurezza replicabile in altri 500 consorzi e per circa 800mila addetti. Ci sono una serie di rischi che possono presentarsi in tutti i distretti del vino. Nell’indagine che abbiamo condotto ne abbiamo individuati sei principali: tagli dovuti a forbici o fili metallici, lesioni oculari per i tralci, punture di insetti, mentre, in cantina, contatto con sostanze chimiche, tagli inflitti dal vetro e cadute dall’alto. Poi se ci spostiamo verso chi produce spumante o prosecco possono emergere altri pericoli”.
“Mettendo assieme questi dati possiamo offrire ai consorzi un quadro statistico utile per aiutare le piccole imprese ad adeguarsi alla normativa in materia di sicurezza o per compilare il documento di valutazione dei rischi e attuare poi tutto quelle misure di formazione e prevenzione per ridurre i rischi. Una formazione che può essere erogata in modo più tradizionale oppure con l’uso della realtà aumentata. In questo modo c’è maggiore percezione del pericolo, un coinvolgimento più attivo del lavoratore e si è anche in grado di riprodurre i possibili danni causati dall’infortunio”.
Dal case study del Vino Nobile di Montepulciano
un modello per la salute e la sicurezza sul lavoro per tutti i consorzi
WORKPLACE SAFETY WITHIN REACH FOR WINERIES
The “Wine and Safety Districts” project aims to develop a scalable model for workplace health training and prevention that can be implemented across all consortia.
“The ‘Wine and Safety Districts’ project was born from a collaboration between Equalitas and the Luci sul Lavoro Festival, with the Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano as its first case study — the first consortium to receive Equalitas certification. Today, when we talk about sustainability, we must also include health and workplace safety,” says Michele Manelli, Vice President of Equalitas. The goal is to create a replicable model for safety training and prevention that could be extended to over 500 consortia and around 800,000 workers in the wine sector. “There are common risks present in nearly all wine districts,” Manelli explains. “In the study we conducted, we identified six main risks: cuts from shears or metal wires, eye injuries from vine shoots, insect stings, and, in the cellar, exposure to chemicals, cuts from glass, and falls from heights. In sparkling wine or Prosecco production, additional hazards may arise.” By compiling and analyzing this data, the initiative can offer a statistical framework to consortia, helping small businesses comply with safety regulations, complete risk assessment documents, and implement necessary training and prevention measures to reduce incidents. “Training can be delivered in traditional formats or through augmented reality. This approach improves risk perception, actively engages the worker, and can simulate the possible consequences of workplace accidents.”
Michele Manelli
From the case study of Vino Nobile di Montepulciano, a new model for workplace health and safety could be extended to the entire Italian wine consortium system
Il Consorzio Asti Docg e l’Istituto Umberto I di Alba hanno avviato, nel mese di giugno, la sperimentazione in Piemonte su varietà aromatiche Piwi.
Obiettivo: testare l’inserimento di vitigni resistenti in vigneti di Moscato Bianco per ridurre l’impatto fitosanitario, senza compromettere tipicità e qualità. “La sostenibilità non è più una scelta, ma una necessità. Il clima cambia e dobbiamo adattarci. Come Consorzio – dichiara Stefano Ricagno, presidente Asti Docg –mettiamo a disposizione il nostro know-how sul Moscato Bianco per capire se varietà aromatiche resistenti possano integrarsi nei disciplinari futuri.
Il Muscaris sarà il primo banco di prova, ma stiamo valutando altre selezioni. L’approccio? Scientifico, rigoroso e orientato alla tutela della nostra identità produttiva.”
La sperimentazione prevede il sovrainnesto T-bud su 50 ceppi per varietà, in due vigneti pilota (Alba e un’azienda socia). Dal 2026, per tre anni, verranno eseguiti rilievi fenologici, analisi produttive, monitoraggi fitosanitari e microvinificazioni con protocollo standard per bianco fermo. Al termine, se i risultati lo consentiranno, si valuterà la richiesta di autorizzazione alla coltivazione in Piemonte.
ASTI DOCG
Experimental Trials Begin in Piedmont on DiseaseResistant Aromatic Varieties
In June, the Asti DOCG Consortium and the Umberto I Institute of Alba launched an experimental project in Piedmont focused on PIWI aromatic grape varieties. The aim is to test the integration of disease-resistant cultivars within Moscato Bianco vineyards in order to reduce phytosanitary impact—without compromising the typical character and quality of the wines. “Sustainability is no longer a choice—it’s a necessity. The climate is changing, and we must adapt,” says Stefano Ricagno, President of the Asti DOCG Consortium. “As a Consortium, we are leveraging our expertise in Moscato Bianco to assess whether resistant aromatic varieties can be integrated into future production protocols. Muscaris will be our first testing ground, but we are also evaluating other selections. Our approach is scientific, rigorous, and focused on protecting our production identity.” The experiment involves T-bud grafting on 50 vines per variety in two pilot vineyards—one located in Alba and the other on the property of a Consortium member.
Starting in 2026 and continuing for three years, the trial will include phenological monitoring, production analysis, phytosanitary assessments, and small-scale vinifications using a standardized protocol for still white wines. If results prove positive, the project may lead to an official request to authorize cultivation of these varieties in Piedmont.
PIWI REVOLUTION
A CURA DI ELISA BERTI
ASTI DOCG
AL VIA IN PIEMONTE LA SPERIMENTAZIONE SU VARIETÀ AROMATICHE RESISTENTI
Le prime sperimentazioni sui vitigni resistenti in Piemonte sono iniziate oltre dieci anni fa, quando alcuni produttori pionieri hanno dato il via a microvinificazioni che hanno da subito mostrato risultati promettenti. In seguito, anche altri vignaioli hanno intrapreso percorsi di prova, avvicinandosi gradualmente a queste nuove varietà.
Solo nel 2022, però, la Regione Piemonte ha iscritto le prime quattro varietà PIWI nel registro regionale delle viti da vino. Per questo motivo, i primi vini PIWI piemontesi sono arrivati ufficialmente sul mercato solo dopo la vendemmia 2024.
The first experiments with PIWI grape varieties in Piedmont began over a decade ago, when pioneering producers initiated micro-vinifications that immediately showed promising results. Over time, other winemakers began their own trials, gradually embracing these innovative varieties. However, it was only in 2022 that the Piedmont Region officially registered the first four PIWI varieties in the regional catalog of wine grapes. As a result, the first officially recognized PIWI wines from Piedmont reached the market only after the 2024 harvest.
Stefano Ricagno
IL DIGITAL WINE LOVER
HA MENO DI 30 ANNI E PUNTA SULLA FORMAZIONE
ONAV RIPARTE A SETTEMBRE CON IL PROGETTO
DI DIGITAL LEARNING #VINODENTRO: ECCO LE OPINIONI DI CRISTINA
DEGLI AGLI E MAURO NEGRI
Torna a settembre #vinodentro, il progetto formativo di digital learning promosso da Onav per le nuove generazioni di wine lover. Sono previste 21 lezioni tra teoriche e degustazioni. Analizzare l’identikit dell’appassionato di vino 2.0 sorprende. E’ infatti giovane, anche più del previsto (nel 58% dei casi ha meno di 30 anni), è curioso e connesso da ogni angolo d’Italia. Inoltre, chi sceglie di fare formazione digitale è motivato; nel 60% dei casi è uomo, il 40% donna. Ecco dunque la conferma che la nuova generazione di consumatori di vino ha voglia di approfondire la sua conoscenza del settore. Con il nuovo appuntamento di New Generation Wine ne abbiamo intervistati due - Cristina Degli Agli, 33enne di Bressanone, e Mauro Negri, 36 anni di Chieti - che hanno le idee decisamente chiare su cosa può fare il settore del vino per sintonizzarsi in modo più efficace con la loro generazione.
1 Soddisfare le aspettative delle nuove generazioni di consumatori di vino è l’obiettivo delle aziende vitivinicole di oggi: ma quali sono le tue 3 principali aspettative quando ti approcci ad un’azienda di vino?
2 Tra digitale e reale, quali sono i contesti più stimolanti in cui la tua generazione desidera scoprire ed approfondire il vino?
3 Che tipo di linguaggio deve essere messo al bando e quale invece deve essere incentivato per favorire un approccio più in sintonia con la tua generazione?
4 Tra sostenibilità, innovazione, salute e accoglienza in cantina con format diversi quale ritieni più importante per un’azienda italiana e su quali ritieni che siamo ancora troppo deboli?
5 In ambito digitale quali strumenti apprezza di più la tua generazione per scoprire e quindi seguire ciò che le aziende fanno?
6 Il tuo rapporto con il vino: cosa ti piace bere di più e quali sono le tue mete enoturistiche preferite in Italia e all’estero?
Etá: 33 anni
Residenza: Bressanone (BZ)
Professione: redattrice tecnica
1.“Le mie principali aspettative quando mi approccio ad un’azienda vitivinicola, soprattutto pensando con la sensibilità delle nuove generazioni, sono: autenticità, sostenibilità; esperienze e coinvolgimento; comunicazione chiara e inclusiva. Le nuove generazioni non vogliono tecnicismi incomprensibili o un tono elitario: preferiscono aziende che parlano con trasparenza, che rendono il vino accessibile a tutti, anche ai non esperti. Bonus se c’è anche attenzione all’estetica, al design e alla cura dell’etichetta!
2. “I contesti più stimolanti per scoprire il vino sono gli eventi esperienziali e sociali; festival, aperitivi in vigna, wine tour, picnic tra i filari, serate a tema in enoteca o nei locali. Occasioni rilassate e conviviali, dove il vino si scopre con amici e si collega a un ricordo piacevole. Più che tecnicismi, vogliamo emozioni e connessioni. Sono utili anche contenuti digitali coinvolgenti su TikTok o Instagram Reels che
raccontano come nasce un vino, chi c’è dietro, come si abbina in modo creativo. Anche podcast brevi, mini-guide e quiz interattivi: il digitale è il primo passo per incuriosirci e poi portarci sul territorio. Infine, servono anche luoghi ibridi e contaminati: pop-up wine bar in città, collaborazioni con brand di moda, arte o musica, degustazioni durante eventi culturali. Il vino si inserisce in contesti nuovi, freschi, dove non è protagonista assoluto ma parte di un’esperienza più ampia”.
3. “Personalmente credo che sia da mettere al bando il gergo tecnico esasperato. Deve essere il giusto! Inoltre non è utile neanche il linguaggio vuoto e autoreferenziale: “passione”, “tradizione”, “amore per il territorio”; parole usate da tutte le aziende, spesso senza veri contenuti dietro..bisogna dimostrarlo con i fatti (storie, volti, scelte concrete). Da mettere al bando anche l’elitismo comunicativo: il vino non è solo per intenditori. Comunicare come se si stesse parlando solo a sommelier scoraggia i curiosi e chi si avvicina per la prima volta. Bisogna incentivare: linguaggio semplice, diretto e umano; parla come se stessi raccontando il vino a un amico; dai contesto:
quando berlo, con chi, in che occasione. Usare immagini concrete, ironia, emozioni vere”.
4. “Il valore più importante oggi è l’accoglienza in cantina, ma con format nuovi. La cantina non è più solo un luogo di produzione, ma un’esperienza da vivere. Le nuove generazioni vogliono: • esperienze immersive (picnic tra i filari, cene in vigna, concerti); ambienti curati e accessibili (non serve il lusso, ma attenzione al dettaglio); racconti autentici: vogliamo conoscere chi c’è dietro il vino, sentirci coinvolti. Una cantina che accoglie bene, lascia un segno. Siamo ancora deboli su di una vera sostenibilità; su salute e moderazione come valore positivo e su innovazione nella comunicazione”.
5. “Instagram e sempre più TikTok ma non solo con post patinati, ma stories vere, reels dinamici, mini-video su raccolta, vendemmia, degustazioni, backstage. Contenuti brevi, autentici, visivi. L’algoritmo premia chi racconta, non chi si limita a “mostrare”. Aiutano anche newsletter ben fatte (ma non noiose); siti web semplici e mobile-first; collaborazioni con creator; spotify, podcast e contenuti audio”.
6. “Il vino per me è esperienza e scoperta. Non cerco solo un gusto, ma un contesto: chi c’è dietro, dove nasce, cosa racconta. Mi piace bere: bollicine italiane (TrentoDoc, Franciacorta) per brindare senza formalismi; bianchi freschi e aromatici (Verdicchio, Fiano, Sauvignon) per l’aperitivo o una cena estiva; rossi leggeri (Nebbiolo giovane, Pinot Nero, Chianti) per accompagnare i momenti più rilassati. Amo quando un vino ha personalità, ma non ha bisogno di troppe spiegazioni. In Italia: Langhe e Monferrato; Etna e Toscana meno battuta come la Maremma o il Casentino. All’estero Portogallo (Douro e Alentejo); Francia alternativa (Alsazia, Languedoc); Slovenia e Georgia”.
CRISTINA DEGLI AGLI
Cristina
Degli Agli
MAURO
Etá: 36 anni
Residenza: Chieti
1. “Sostenibilità in campo (rispetto ambiente, equità sociale); stili di vino innovativi e ricambio generazionale”.
2. “Il digitale è sicuramente importante. Molte delle mie ricerche le faccio online. Mi piacerebbe però, soprattutto, avere la possibilità di visitare una cantina, fare degli assaggi, possibilmente pranzare, anche nei weekend e non solo durante eventi dedicati (tipo cantine aperte)”.
3. “Un linguaggio informale e diretto è preferibile. È importante raccontare la propria storia, che sia di legame con il territorio, famiglia, ecc, ma senza romanzare troppo”.
4. “Almeno in Abruzzo, dove vivo, l’accoglienza è dove siamo più indietro (almeno rispetto all’estero o altre cantine visitate); i temi dell’innovazione sono sempre da portare avanti”.
5. “Sito internet, vendita/acquisto online, video interattivi”.
6. “Bevo tutto, rosso, bianco, rosato, frizzante. Non mi sono mai approcciato al dealcolato, a parte per ragioni lavorative, ma non mi interessa affatto. Vorrei approfondire le cantine italiane della Sicilia e Piemonte, in Francia champagne e Porto in Portogallo. Sono curioso anche delle aree enoturistiche emergenti come l’Armenia”.
are highly motivated; 60% are male and 40% female. This confirms that the new generation of wine consumers is eager to deepen their knowledge of the industry. As part of the New Generation Wine series, we interviewed two of them—Cristina Degliagli, 33, from Bressanone, and Mauro Negri, 36, from Chieti—who shared some clear and insightful ideas on how the wine world can better engage with their generation.
THE QUESTIONS
1. Meeting the expectations of the new generations of wine consumers is one of the key goals for today’s wineries. But what are your top three expectations when approaching a wine company?
2. Between digital and real-life experiences, what are the most engaging contexts in which your generation wants to discover and learn more about wine?
6. Your personal relationship with wine: what do you most enjoy drinking, and what are your favorite wine tourism destinations in Italy and abroad?
CRISTINA DEGLI AGLI
Age: 33
Residence: Bressanone (BZ)
Profession: Technical Editor
1. “My main expectations when approaching a winery—especially from the perspective of the younger generation—are: authenticity and sustainability; engaging experiences; and clear, inclusive communication. Younger consumers aren’t looking for overly technical language or an elitist tone. They prefer companies that speak transparently and make wine accessible, even to those who aren’t experts. Bonus points for attention to aesthetics, label design, and visual identity!”
2. “The most engaging settings to discover wine are experiential and social events: festivals, vineyard aperitifs, wine tours, picnics among the vines, themed evenings in wine bars or local spots. These are relaxed and convivial occasions, where wine is discovered with friends and linked to pleasant memories. More than technicality, we want emotions and connections. Engaging digital content on TikTok or Instagram Reels can also be useful—stories about how a wine is made, who’s behind it, how to pair it creatively. Even short podcasts, mini-guides, or interactive quizzes: digital tools are often the first step to spark curiosity, then bring us to the territory. I also love hybrid and cross-over spaces: pop-up wine bars in cities, collaborations with fashion, art, or music brands, tastings during cultural events. Wine fits naturally into fresh, contemporary settings, where it’s not the absolute focus but part of a broader experience.”
THE DIGITAL WINE LOVER IS UNDER 30 AND FOCUSED ON EDUCATION
Onav resumes in September with the digital learning project #vinodentro: here’s what Cristina Degli Agli and Mauro Negri have to say Returning this September is #vinodentro, the digital learning initiative launched by Onav for the new generation of wine lovers. The program includes 21 sessions combining theory and guided tastings. The profile of today’s wine enthusiast—version 2.0—might surprise you: they’re young, even more so than expected (58% are under 30), curious, and connected from every corner of Italy. What’s more, those who choose digital education
3. What type of language should be eliminated, and what kind should be encouraged to create a communication style that resonates more with your generation?
4. Among sustainability, innovation, health, and hospitality in the winery with different formats, which do you consider most important for an Italian wine company, and where do you think we are still too weak?
5. In the digital world, what tools or platforms does your generation appreciate most when it comes to discovering and following what wine companies are doing?
3. “In my opinion, overly technical jargon should be avoided. There needs to be a balance. Also unhelpful is empty, self-referential language: words like ‘passion,’ ‘tradition,’ and ‘love for the land’ are overused and often lack real substance. These values should be demonstrated with facts—stories, faces, concrete choices. Elitist communication should also be banned: wine is not just for connoisseurs. Speaking only to sommeliers discourages the curious and newcomers. What should be encouraged? Simple, direct, human language. Talk about wine as if you were sharing it with a friend. Give context—when to drink it, with whom, on what occasion. Use vivid images, a touch of humor, and genuine emotion.”
4. “Today’s most important value is hospitality in the winery—but with new formats. The winery is no longer just a place of production, but a space for experience. The younger generation wants: immersive activities (pic-
Mauro Negri
NEGRI
nics in the vineyard, dinners among the rows, concerts); curated and welcoming environments (not luxury, but attention to detail); and authentic storytelling—we want to know who’s behind the wine and feel personally involved. A winery that offers good hospitality leaves a lasting impression. Where are we still weak? In true sustainability; in promoting health and moderation as positive values; and in innovation in communication.”
5. “Instagram and increasingly TikTok—but not just polished posts. We want real stories, dynamic reels, short videos showing the harvest, winemaking, tastings, and behind-the-scenes content. Short, authentic, visual storytelling. Algorithms reward those who tell a story, not just those who show a product. Also effective: well-crafted (not boring) newsletters, mobile-friendly websites, collaborations with creators, Spotify content, podcasts, and other
audio formats.”
6. “For me, wine is all about experience and discovery. I’m not only looking for flavor, but also for context—who made it, where it comes from, what story it tells. I enjoy drinking: Italian bubbles (TrentoDoc, Franciacorta) to celebrate informally; fresh and aromatic whites (Verdicchio, Fiano, Sauvignon) for aperitifs or summer dinners; light reds (young Nebbiolo, Pinot Noir, Chianti) for more relaxed moments. I love wines with personality, but that don’t need too many explanations.
In Italy, my favorite wine travel destinations are: Langhe and Monferrato, Mount Etna, and the lesser-known parts of Tuscany like Maremma or Casentino. Abroad: Portugal (Douro and Alentejo), alternative France (Alsace, Languedoc), Slovenia, and Georgia.”
MAURO NEGRI
Age: 36
Residence: Chieti
1. “My expectations focus on: sustainability in the field (respect for the environment and social equity); innovative wine styles; and generational renewal within wineries.”
2. “Digital tools are definitely important—I do a lot of research online. However, what I’d really like is the chance to visit wineries, do tastings, and ideally have lunch there, even on weekends—not just during special events like ‘Cantine Aperte’.”
3. “A direct and informal tone is preferable. It’s important to tell your story—whether it’s about your bond with the land, family traditions, and so on—but without over-romanticizing it.”
4. “At least here in Abruzzo, where I live, I think hospitality is where we’re lagging behind—especially when compared to other countries or wineries I’ve visited. Innovation is also something we should continue to pursue and invest in.”
5. “Websites, e-commerce for direct purchase, and interactive videos are the tools I find most effective.”
6. “I drink everything—red, white, rosé, sparkling. I’ve never really explored dealcoholized wines, except for work-related reasons, but I’m not interested in them at all. I’d like to explore wineries in Sicily and Piedmont in Italy, Champagne in France, and Porto in Portugal. I’m also curious about emerging wine tourism areas like Armenia.”
SOCIAL WINE
TELLYWINE: IL VINO RACCONTATO OLTRE L’ETICHETTA
CON UNA SEMPLICE SCANSIONE TELLYWINE ENTRA NEI DETTAGLI DELLA BOTTIGLIA E AIUTA A CONOSCERE E A SCEGLIERE IL VINO CON
MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA
A CURA DI MARIA VITTORIA SPARANO
Inquadrare un’etichetta e ottenere in breve tempo moltissime informazioni utili: uvaggio, luogo preciso di provenienza, metodo di produzione, residuo zuccherino, calorie, calcolo alcolemia, certificazioni e molto altro. È questa la promessa di TellyWine, una nuova app che si propone come guida d’approfondimento di tutte le etichette presenti in commercio in Italia. Presentata ufficialmente al Vinitaly 2025, l’app, gratuita e interamente made in
Italy, consente di accedere ai dati tecnici ufficiali di oltre 400.000 etichette. Nessuna nota soggettiva, solo quanto dice il produttore. Il funzionamento è semplice e intuitivo: s’inquadra l’etichetta, si scansiona e una funzione di riconoscimento integrata permette all’utente di accedere a tutte quelle informazioni, sacrificate in etichetta, utili a una maggiore comprensione e quindi a una scelta più consapevole di acquisto e di consumo.
Inoltre TellyWine permette di costruire una propria cantina digitale: si possono annotare degustazioni, salvare preferenze e creare così un vero diario di bordo enologico. Uno strumento utile sia per chi si avvicina al mondo del vino, sia per appassionati e operatori.
L’app si rivolge anche ai produtto ri, che possono a loro volta arricchire il profilo delle proprie bottiglie con contenuti extra: video, storie, collegamenti a e-commerce o servizi turistici. In questo modo la bottiglia diventa anche un canale di comunicazione e promozione.
TellyWine risponde a una richiesta crescente di trasparenza, accessibilità e approfondimento: l’eti chetta smette di essere solo vetrina e diventa portale narrativo, ponte tra produttore e consumatore di rapida fruizione, in qualunque momento e a portata di smartphone.
TELLYWINE: WINE TOLD BEYOND THE LABEL
With a simple scan, TellyWine reveals the details behind the bottle and helps users understand and choose wine more consciously By simply scanning a label, users can quickly access a wealth of useful information: grape variety, precise origin, production method, sugar content, calories, al cohol level estimation, certifications, and much more. This is the promise of TellyWine, a new app designed as an in-depth guide to all wine labels available on the
SENZA, MA CON GUSTO / WITHOUT, BUT WITH TASTE
A CURA DI FRANCESCO CARRUBBA
SBLOCCATE LE NORME, LE TECNOLOGIE SONO PRONTE
FRA LE SFIDE, RICORDA VASONGROUP, LA PERCEZIONE GUSTATIVA POST RIMOZIONE DELL’ALCOL, LA STABILITÀ E LA STRUTTURA DEL VINO
L’orizzonte si fa concreto con lo sblocco dello stallo normativo per i dealcolati. Dai dicasteri dell’Agricoltura e dell’Economia dipende il decreto interministeriale sulle condizioni, le accise e le autorizzazioni fiscali per i dealcolati, che in Italia ora valgono 3,3 milioni di euro ma in 4 anni dovrebbero raggiungere i 15 milioni. Lo dice l’Osservatorio Uiv-Vinitaly che sul fronte globale attuale stima 2,4 miliardi di dollari, “con prospettive di crescita fino a 3,3 miliardi entro il 2028”. Stando al Masaf, la firma del testo è attesa tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Intanto cresce l’attenzione generale verso un consumo di alcol più consapevole e moderato. In parallelo i mercati affrontano il tema dei dazi in un contesto di crisi e insicurezza. Una “forte preoccupazione” è stata espressa al riguardo da Federdoc per le denominazioni d’origine. Così il segmento no-low può rivelarsi ancora più attrattivo. D’altra parte le aziende investono da tempo e le tecniche per produrli sono pronte.
In particolare, secondo VasonGroup, la tecnologia “a membrana” - un approccio delicato sul vino, condotto a pressione e temperatura ambiente, tramite membrane contattore - potrebbe essere adatta per molte realtà: “Rispetto ai sistemi ‘evaporativi’spiega il Direttore Generale Albano Vason, “permette un’importante ottimizzazione dei costi e una flessibilità maggiore”.
Tra le sfide che il vino dealcolato fronteggia ci sono poi “la sua stabilità, la necessità di ribilanciare struttura e percezione gustativa dopo la rimozione dell’alcol e l’adattamento della vinificazione in funzione della dealcolazione finale”. VasonGroup propone l’approccio integrato “Mild Technologies”, che “si basa su una combinazione di tecniche enologiche avanzate e l’uso di biotecnologie specifiche, in
Sui dealcolati l’Italia è in ritardo rispetto agli altri principali competitor dove i dealcolati sono già in vendita da anni: “Lì oggi si lavora su qualità, brand identity e segmentazione del target”
Albano Vason
grado di ottimizzare il processo e garantire risultati di alta qualità”.
Nel frattempo il Belpaese è in ritardo rispetto a Usa, Germania, Uk, Spagna e Australia dove i dealcolati sono presenti sugli scaffali da anni “e stanno affermando un loro posizionamento”, conclude Vason: “In questi Paesi si è già superata la curiosità iniziale: oggi si lavora su qualità, brand identity e segmentazione del target”.
REGULATIONS UNLOCKED, TECHNOLOGIES READY
VasonGroup highlights key challenges: taste perception after alcohol removal, wine stability, and structure
The horizon is becoming clearer with the resolution of regulatory gridlock around dealcoholized wines. The interministerial decree — setting the conditions, excise duties, and tax authorizations — now awaits approval from Italy’s Ministries of Agriculture and Economy. Though currently valued at €3.3 million in Italy, the dealcoholized wine market is expected to reach €15 million within four years, according to the UIV-Vinitaly Observatory. On a global scale, the current market is estimated at $2.4 billion, with growth projections reaching $3.3 billion by 2028. According to the Minis-
try of Agriculture (Masaf), the decree is expected to be signed between the end of summer and early autumn. BMeanwhile, awareness around more conscious and moderate alcohol consumption continues to rise. At
the same time, international markets are dealing with tariffs amid a context of crisis and uncertainty. Federdoc has expressed “serious concern” regarding the impact on protected designations of origin. In this evolving landscape, the no- and low-alcohol segment is becoming even more attractive. On the production side, companies have already been investing for years, and the technologies are ready. VasonGroup points to “membrane technology” — a gentle method conducted at ambient pressure and temperature through contactor membranes — as particularly suitable for many producers. “Compared to evaporative systems,” explains General Manager Albano Vason, “it allows for significant cost optimization and greater flexibility.” Nonetheless, dealcoholized wines face several challenges, including “ensuring product stability, rebalancing structure and sensory perception after alcohol removal, and adapting vinification processes with the final dealcoholization in mind.” VasonGroup promotes its integrated “Mild Technologies” approach, which “combines advanced oenological techniques with targeted biotechnologies to optimize the process and deliver high-quality results.” Italy, however, lags behind countries like the US, Germany, the UK, Spain, and Australia — where dealcoholized wines have been on shelves for years and are already carving out a defined market position. As Vason concludes: “In these countries, the initial curiosity phase is over — now the focus is on quality, brand identity, and audience segmentation.”
Italy is lagging behind its main international competitors, where dealcoholized wines have been available for years: “There, the focus is now on quality, brand identity, and target segmentation.”
GIOCO DI SQUADRA DEL MADE IN ITALY
A cura di Valentina Migliaccio
PROSECCO DOC È OFFICIAL SPARKLING WINE
SPONSOR DEI GIOCHI OLIMPICI E PARALIMPICI INVERNALI DI MILANO CORTINA 2026
Ancora una volta la denominazione più venduta al mondo è ambasciatrice internazionale dell’eccellenza italiana all’interno di una manifestazione in cui sport e cultura sono protagonisti.
Un rapporto, quello tra le famose bollicine frutto dell’Italian Genio e il mondo sportivo, sempre più indissolubile che vede la denominazione impegnata fin dalla fondazione a sostenere attivamente competizioni di fama mondiale nelle più svariate discipline: dalla vela allo sci, dal volley al rugby, ma anche al podismo e al motociclismo. Ma come nasce questo connubio tra Prosecco Doc e sport che ha portato la denominazione a questa importante partnership?
Ne parliamo con Giancarlo Guidolin, Presidente del Consorzio di Tutela Prosecco Doc.
Milano Cortina 2026 sarà una vetrina importantissima, ma c’è dell’altro?
“La partecipazione del Consorzio di Tutela del Prosecco DOC ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 rappresenta per noi molto più
di un’opportunità di visibilità: è il naturale sviluppo di una strategia promozionale costruita con coerenza e visione negli anni. Da sempre scegliamo di sostenere eventi sportivi che, pur nascendo dal territorio, abbiano una portata e un respiro internazionale. Penso, ad esempio, alla nostra presenza accanto alla Prosecco DOC Imoco Volley, squadra che ci ha dato e continua a portare grandi soddisfazioni. Oppure alla Benetton Rugby, di cui siamo jersey main sponsor. E ancora, siamo vicini al mondo del running - sostenendo maratone di riferimento come la VeniceMarathon - e a WorldSBK come Official Sparkling Wine e a MotoGP come Sparkling Wine, coinvolgendo migliaia di sportivi e appassionati. Milano Cortina 2026 rappresenta quindi il punto più alto di un percorso già molto articolato, che si completa oggi con una grande attenzione agli sport invernali. Abbiamo voluto, inoltre, affidarci a Brand Ambassador che incarnano la dedizione e l’eccellenza: René De Silvestro per lo sci alpino, Matteo Guarise e Lucrezia Beccari per il
Giancarlo Guidolin, Presidente del Consorzio di Tutela Prosecco Doc
pattinaggio artistico.”
Quale ruolo giocherà il territorio del Prosecco Doc?
“Il territorio è il nucleo del nostro essere. Scegliere Milano Cortina 2026 significa valorizzare il patrimonio enogastronomico e paesaggistico della Denominazione, che in quanto tale non poteva non essere protagonista. Cortina d’Ampezzo, la vera e propria ‘Perla delle Dolomiti’, rientra nei confini del Prosecco DOC, e la nostra presenza lì è consolidata. Infatti, collaboriamo da tempo con Fondazione Cortina e con l’associazione Musincantus, iniziative culturali che rendono la città ancora più viva e attrattiva.”
Dove e come incontreremo Prosecco Doc durante la manifestazione?
“In qualità di Official Sparkling Wine Sponsor, Prosecco DOC sarà l’unico spumante servito durante la manifestazione e potrà essere degustato in tutte le venue Olimpiche e nelle lounge ufficiali.
In particolare, il Consorzio accoglierà i propri ospiti in due lounge d’eccezione, firmate Prosecco DOC: una a Cortina e l’altra nel cuore di Milano, a San Babila. Quest’ultima ospiterà un progetto a cui teniamo molto: il Consorzio, infatti, sta costruendo un vero e proprio percorso artistico per accompagnare Milano verso i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026. Un ciclo di sette murales i quali, celebrando i diversi linguaggi dell’arte, presidieranno tutti i maggiori eventi dal respiro internazionale della città fino a febbraio 2026.
Ma non ci fermiamo qui. Prosecco DOC accompagnerà anche uno dei momenti più iconici del periodo Olimpico: la Staffetta della Fiamma Olimpica, che attraverserà l’Italia per 63 giorni toccando 60 tappe. Da Roma a Milano, la Torcia passerà per Cortina e le maggiori città della Denominazione, attraversando gli incantevoli vigneti che danno origine al nostro amato vino. E infine, per rendere davvero indimenticabile questa esperienza, abbiamo realizzato un’etichetta
esclusiva dedicata ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026.”
C’è un brindisi ideale che le piacerebbe fare durante i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026?
“Il brindisi ideale? Sicuramente uno con tutti gli atleti, magari al termine delle gare, quando la tensione si scioglie e lascia spazio ai festeggiamenti. Mi piacerebbe che quel momento onorasse non solo le medaglie conquistate, ma anche l’impegno, la tenacia e la sportività che ognuno di loro ha dimostrato.”
EN - TEAMWORK MADE IN ITALY
Prosecco DOC is the Official Sparkling Wine Sponsor of the Milano-Cortina 2026 Olympic and Paralympic Winter Games.
Once again, the world’s best-selling denomination is an international ambassador of Italian excellence during an event where sport and culture take center stage. The relationship between the famous sparkling wine, result of the Italian genius, and the world of sport is increasingly inseparable, with the denomination actively supporting world-renowned competitions in a wide variety of disciplines since its founding: from sailing to skiing, from volleyball to rugby, but also from running to motorcycling. But how did this union between Prosecco DOC and sport come about, leading the denomination to this important partnership?
We spoke with Giancarlo Guidolin, President of the Consortium for the Protection of Prosecco DOC. Milano Cortina 2026 will be a crucial showcase, but is there more?
The Consortium for the Protection of Prosecco DOC’s participation in the Milano Cortina 2026 Winter Olympic and Paralympic Games represents much more than a visi bility opportunity for us: it is the natural progression of a promotional strategy built with consistency and vision over the years. We have always chosen to support
sporting events that, while originating locally, have an international reach and scope.
I’m thinking, for example, of our presence alongside Prosecco DOC Imoco Volley, a team that has given us and continues to bring us great success.
Or Benetton Rugby, for which we are the main jersey sponsor. We are also close to the world of running—supporting leading marathons like the Venice Marathon— and to WorldSBK as the Official Sparkling Wine, and to MotoGP as the Sparkling Wine, engaging thousands of athletes and enthusiasts. Milano Cortina 2026 therefore represents the pinnacle of an already extensive journey, which is now completed with a strong focus on winter sports. We also wanted to rely on Brand Ambassadors who embody dedication and excellence: René De Si lvestro for alpine skiing, Matteo Guarise and Lucrezia Beccari for figure skating.”
What role will the Prosecco DOC territory play?
“The territory is at the core of our being. Choosing Milano Cortina 2026 means enhancing the food, wine, and landscape heritage of the Denomination, which as such could not fai l to be a protagonist. Cortina d’Ampezzo, the true “Pearl of the Dolomites,” falls within the Prosecco DOC boundaries, and our presence there is consolidated. In fact, we have long collaborated with the
Cortina Foundation and the Musincantus association, cultural initiatives that make the city even more vibrant and attractive.”
Where and how will we meet Prosecco DOC during the event?
As the Official Sparkling Wine Sponsor, Prosecco DOC will be the only sparkling wine served during the event and can be tasted in all Olympic venues and official lounges.
In particular, the Consortium will welcome its guests in two exceptional lounges, each featuring Prosecco DOC: one in Cortina and the other in the heart of Milan, in San Babila.
The latter will host a project we care deeply about: the Consortium is developing a truly artistic journey to accompany Milan towards the Milano Cortina 2026 Olympic and Paralympic Winter Games.
A cycle of seven murals, celebrating the different languages of art, will grace all the city’s major international events unti l February 2026. But we don’t stop there. Prosecco DOC will also accompany one of the most iconic moments of the Olympic period: the Olympic Torch
Relay, which wi ll cross Italy for 63 days, reaching 60 stages. From Rome to Milan, the Torch will pass through Cortina and the major cities of the Denomination, crossing the enchanting vineyards that produce our beloved wine.
And finally, to make this experience truly unforgettable, we have created an exclusive label dedicated to the Milan Cortina 2026 Olympic and Paralympic Winter Games.”
Is there an ideal toast you would like to make during the Milano Cortina 2026 Olympic and Paralympic Winter Games?
Denominazione di Origine Controllata Prosecco
La Denominazione di Origine Controllata Prosecco nasce nel 2009 dall’unione di viticoltori, vinificatori e imbottigliatori di 9 Province tra Veneto (Treviso, Belluno, Padova, Venezia e Vicenza) e Friuli-Venezia Giulia (Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine) per legare indissolubilmente questo vino al suo territorio di origine.
Compiti principali del Consorzio Prosecco DOC: garantire la qualità del prodotto, tutelare il consumatore, valorizzare la produzione attraverso la promozione e la protezione della denominazione “Prosecco” in Italia e nel mondo. Oggi il Prosecco DOC è lo spumante più venduto al mondo, con 660 milioni di bottiglie prodotte nel 2024. Di queste, oltre l’82% è destinato all’export (USA, UK, Germania, Francia i primi mercati).
“The ideal toast? Definitely one with all the athletes, perhaps at the end of the competitions, when the tension eases and gives way to celebration. I would like that moment to honor not only the medals won, but also the commitment, tenacity, and sportsmanship that each of them has demonstrated.”
BOX. The Prosecco Controlled Designation of Origin was established in 2009 by the union of winegrowers, winemakers, and bottlers from nine provinces in Veneto (Treviso, Belluno, Padua, Venice, and Vicenza) and Friuli-Venezia Giulia (Gorizia, Pordenone, Trieste, and Udine) to inextricably link this wine to its terroir of origin.
The main tasks of the Prosecco DOC Consortium: ensuring product quality, protecting consumers, and enhancing production through the promotion and protection of the “Prosecco” designation in Italy and around the world. Today, Prosecco DOC is the world’s best-selling sparkling wine, with 660 million bottles produced by 2024. Of these, over 82% is destined for export (USA, UK, Germany, and France being the leading markets).
Prosecco DOC
Prosecco DOC Treviso e Trieste
Asolo Prosecco DOCG
Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG
SPONSOR OF MILANO CORTINA 2026
BELLUSSI: NON SOLO BOLLICINE
ICONICO IL PROSECCO DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE DOCG, MA IL VIAGGIO ENOLOGICO NON FINISCE LÌ E PROMETTE SORPRESE
a cura di Stefania Abbattista
Conoscere da vicino Bellussi significa entrare in contatto con una realtà solida e composita. Solida perché la famiglia Martellozzo ha rilevato l’azienda – per mano di Enrico - nel ‘93, e da allora il legame col vino non si è che rafforzato; composita perché al centro di questa rete c’è una valorizzazione che non abbraccia un’area soltanto, ma ben tre regioni.
Giovanni Martellozzo, classe ‘96, è la quarta generazione e ha respirato passione enologica fin da piccolo. Oggi ci racconta alcune tappe fondamentali dell’azienda, costantemente guidata dall’enologo Francesco Adami: un faro.
Dall’Alto Adige (dove la nuova linea Natöra, “natura” in ladino, vinifica il meglio della Valle Isarco), a Conegliano e Valdobbiadene (il Prosecco Dogc è l’humus
dal quale tutto è nato e che ancora oggi è l’identità primaria), passando per la Toscana (20 anni fa è arrivata la prestigiosa Tenuta Belpoggio a Montalcino): le espressioni in bottiglia di questo “sogno” sono moltissime. “Il Prosecco ha avuto in questi anni una crescita esponenziale, noi abbiamo sia il Doc che il Docg di Conegliano e Valdobbiadene: quest’ultimo, in particolare, è di una fine e indiscussa riconoscibilità. L’ultimo arrivato invece nella linea Bellussì e presentato a Vinitaly ‘25, è un Blanc de Blancs da uve 100% Chardonnay della Val di Cembra. Uno Charmat molto lungo grazie alla sua permanenza in autocalve con i lieviti per un anno”, spiega Giovanni. E poi, dopo i bianchi e le bollicine, arriva la Toscana: i cipressi, la suggestione, il Sangiovese Grosso: “Era il
sogno di mio nonno paterno, una Tenuta in Toscana; è arrivata Montalcino quasi inaspettata: la qualità lì è al massimo”. Tenuta Belpoggio: 5 ettari di vigna nella zona di Castelnuovo dell’Abate, una cantina costruita ex novo, 4 camere per coccolare i clienti e gli ospiti. Così, la “contaminazione” è una delle caratteristiche distintive di Bellussi. Montalcino insegna il rigoroso rispetto dei tempi: maturazione, complessità, prestigio. Il Veneto regala invece freschezza, dinamicità, brio, bevibilità. Due poli antitetici in grado di dialogare e arricchirsi reciprocamente, dai primi anni ’90 fino ad oggi. Osservando la quarta generazione, incarnata oggi da Giovanni e dalle sorelle Francesca e Paola viene solo da aggiungere: “ad maiora!”.
EN - Bellussi: More Than Just Bubbles
The Prosecco from Conegliano and Valdobbiadene DOCG is iconic, but the winery’s journey goes far beyond — and promises unexpected discoveries. Getting to know Bellussi up close means discovering a solid and multifaceted reality. Solid, because the Martellozzo family — led by Enrico — took over the company in 1993, and since then, their bond with wine has only grown stronger. Multifaceted, because at the heart of this network lies a commitment to enhancing not just one territory, but three distinct regions. Giovanni Martellozzo, born in 1996, represents the fourth generation and has been immersed in winemaking passion since childhood. Today, he shares key milestones of a winery consistently guided by oenologist Francesco Adami — a true beacon. From Alto Adige (where the new Natöra line — meaning “nature” in Ladin — showcases the best of the Isarco Valley), to Conegliano and Valdobbiadene (where the DOCG Prosecco represents both the origin and the enduring core identity), and on to Tuscany (where, twenty years ago, the prestigious Tenuta Belpoggio in Montalcino was acquired), Bellussi’s wines reflect many facets of a singular vision. “Prosecco has seen exponential growth over the years. We produce both DOC and DOCG from Conegliano and Valdobbiadene — the latter, in particular, stands out for its elegance and
unmistakable character,” Giovanni explains. “The latest addition to the Bellussì line, presented at Vinitaly 2025, is a Blanc de Blancs made from 100% Chardonnay grapes from Val di Cembra. It’s a long Charmat-method sparkling wine, aged on the lees in autoclave for a full year.” And after whites and sparkling wines, Tuscany enters the stage — with its cypress trees, evocative landscapes, and Sangiovese Grosso grapes: “It was my paternal grandfather’s dream to own an estate in Tuscany. Montalcino came into our lives almost unexpectedly, but the quality there is extraordinary.” Tenuta Belpoggio includes 5 hectares of vineyards in the Castelnuovo dell’Abate area, a newly built winery, and four guest rooms to welcome clients and visitors. This cross-regional “contamination” is one of Bellussi’s defining traits. Montalcino brings with it the rigorous respect for time — for maturation, complexity, and prestige. Veneto, by contrast, contributes freshness, vibrancy, and drinkability. Two seemingly opposing poles that have found a way to communicate and enrich one another, from the early 1990s to today. Observing the fourth generation — now represented by Giovanni and his sisters Francesca and Paola — one can only say: ad maiora!
W BELLUSSI.COM
FB: BELLUSSI
IG: BELLUSSI_WINES
LINKEDIN: BELLUSSI-SPUMANTI SRL
Di lunga data le collaborazioni di Bellussi con la Biennale di Venezia, Fondazione Cini e con il Teatro la Fenice, di cui l’azienda è socia sostenitrice, partner e sponsor: l’arte da queste parti è da sempre una preziosa priorità.
Bellussi has long-standing collaborations with the Venice Biennale, Fondazione Cini, and Teatro La Fenice, of which the company is a supporting member, partner, and sponsor — a testament to how, in this corner of the world, art has always been a treasured priority.
Gioì Blanc de Noir L’ANIMA INNOVATIVA
DEL CILENTO IN UN CALICE
SAN SALVATORE 1988 PRESENTA UN NUOVO METODO
CLASSICO DA AGLIANICO VINIFICATO IN BIANCO: FRESCHEZZA, ELEGANZA E IDENTITÀ TERRITORIALE
Nel silenzio delle colline cilentane, dove la terra sa ancora parlare con voce antica, nasce un vino che sorprende: è Gioì Blanc de Noir ed è l’ultima sfida di San Salvatore 19.88, l’azienda vitivinicola fondata da Peppino Pagano. Un nome ormai familiare nel panorama enologico campano e nazionale, San Salvatore ha deciso di rompere gli schemi senza allontanarsi dalle proprie radici, dando nuova vita a un vitigno storico del Sud come l’Aglianico, trasformandolo in un elegante spumante Metodo Classico vinificato in bianco. Il risultato?
Un calice che racconta il Cilento con freschezza e personalità: perlage fine e continuo, profumi di agrumi, fiori bianchi e piccoli frutti rossi, una bocca sapida, verticale, con una nota minerale che richiama le terre calcaree dove affondano le radici delle viti. È un vino
che nasce per piacere, ma anche per sorprendere: una reinterpretazione brillante che conserva il carattere del vitigno, ma lo traduce in una nuova lingua.
Il Gioì Blanc de Noir si affianca così all’intera linea, creando una collezione completa, capace di parlare al pubblico italiano e internazionale.
L’orizzonte di San Salvatore 19.88 è decisamente ampio: l’azienda si sta espandendo verso l’Asia e l’Oceania per affermarsi in nuovi mercati.
Consapevole della costante evoluzione del mondo del vino e della necessità di diversificare per mitigare l’instabilità di alcuni sbocchi storici, San Salvatore 19.88 punta sulla conduzione rigorosamente sostenibile e su prodotti innovativi, riconoscibili e capaci di narrare una storia unica.
EN- Gioì Blanc de Noir: the innovative soul of Cilento in a glass
San Salvatore 1988 presents a new Metodo Classico from Aglianico vinified as a white wine: freshness, elegance, and territorial identity
In the silence of the Cilento hills, where the land still speaks with an ancient voice, a surprising wine is born: Gioì Blanc de Noir, the latest challenge from San Salvatore 19.88, the winery founded by Peppino Pagano. A familiar name in the Campania and national winemaking scene, San Salvatore has decided to break the mold without abandoning its roots, breathing new life into a historic Southern grape variety like Aglvianico, transforming it into an elegant Metodo Classico sparkling wine vinified as a white wine.
The result?
A glass that expresses Cilento with freshness and personality: fine and persistent perlage, aromas of citrus, white flowers, and small red fruits, a savory, vertical palate, with a mineral note that recalls the calcareous soil where the vines are rooted. It’s a wine created to please, but also to surprise: a brilliant reinterpretation that preserves the character of the grape variety, yet translates it into a new language. Gioì Blanc de Noir thus joins the entire line, creating a complete collection capable of appealing to both
Gioì Blanc de Noir non è solo uno spumante: è il simbolo di un territorio che sa reinventarsi senza perdere la propria anima.
Italian and international audiences.
San Salvatore 19.88’s horizons are decidedly broad: the company is expanding into Asia and Oceania to establish itself in new markets.
Aware of the constant evolution of the wine world and the need to diversify to mitigate the instability of some historic outlets, San Salvatore 19.88 focuses on rigorously sustainable management and innovative, recognizable products capable of telling a unique story.
Gioì Blanc de Noir is more than just a sparkling wine: it is the symbol of an area capable of reinventing itself without losing its soul.
MONTELVINI
Una storia di oltre un secolo fatta di passione per il vino e radici profonde nel territorio: è l’essenza di Montelvini, cantina veneta ambasciatrice della DOCG
Asolo e Montello. Dal 1881, cinque generazioni si sono succedute nella produzione di vini che raccontano un luogo unico, che è un vero patrimonio da tutelare, valorizzare e preservare.
MONTELVINI
A story spanning over a century, built on a passion for wine and deep roots in the land: this is the essence of Montelvini, a Venetian winery and ambassador of the Asolo and Montello DOCG. Since 1881, five generations have been dedicated to crafting wines that tell the story of a unique place — a true heritage to be protected, promoted, and preserved.
ASOLO PROSECCO E VINI DEL MONTELLO NEL MONDO
L’Asolo Prosecco Superiore DOCG è la punta di diamante dell’azienda, prodotto nel rispetto di un disciplinare che è il più severo in assoluto tra quelli del Prosecco: a rappresentarlo, FM333, il primo cru con questa denominazione, nato da un unico vigneto chiamato Fontana Masorin, situato sulle colline del Montello a 333 m s.l.m. Un’innovativa tecnica spumantistica sviluppata dagli enologi di Montelvini ha dato vita ad un vino di assoluta fragranza e originalità, che spicca per lo stile inconfondibile e che rappresenta l’eleganza della produzione della cantina veneta.
Asolo Prosecco Superiore DOCG is the crown jewel of the winery, produced in accordance with the strictest set of regulations among all Prosecco appellations. Representing this excellence is FM333, the first cru with this designation, born from a single vineyard called Fontana Masorin, located on the Montello hills at 333 meters above sea level. An innovative sparkling wine technique developed by Montelvini’s winemakers has given rise to a wine of remarkable fragrance and originality, distinguished by its unmistakable style and representing the elegance of the Venetian winery’s production.
PODERE CASELLA MUZIGHIN
A due passi da Urbino nel nord delle Marche, sorge l’Azienda Agricola Biologica Casella Muzighin, fondata nel 2003 da Oberdan Pizzoni per portare avanti la tradizione familiare iniziata dai genitori Serafino e Serena. In località Orsaiola, tra boschi, vigneti e viscioleti, l’Azienda coltiva un fondo di 5,5 ettari, dando vita a produzioni artigianali di alta qualità come il vino di visciole, confetture, vini a base di Aleatico e distillati naturali.
PODERE CASELLA MUZIGHIN
Just a stone’s throw from Urbino in northern Marche, Casella Muzighin Organic Farm was founded in 2003 by Oberdan Pizzoni to carry on the family tradition started by his parents, Serafino and Serena. Located in the hamlet of Orsaiola, amidst woods, vineyards, and sour cherry orchards, the farm cultivates 5.5 hectares of land, producing highquality artisanal products such as vino di visciole (sour cherry wine), preserves, Aleatico-based wines, and natural spirits.
SPUMANTE ROSÉ EXTRA BRUT BIO “POGGIO AI PRATI”
Ottenuto da uve Aleatico coltivate biologicamente a 400 m di altitudine, questo spumante rosé si distingue per la lavorazione artigianale e il profondo legame con il territorio. Il mosto fermenta in acciaio per otto mesi e più, poi rifermenta in bottiglia con una sosta di almeno 24 mesi sui lieviti. Non filtrato, si presenta con bollicine fini, note floreali intense e un sorso caldo, fresco e persistente. Perfetto per aperitivi oprimi piatti a base di carne e pesce, è un vino autentico ed elegante.
Made from organically grown Aleatico grapes cultivated at 400 meters above sea level, this rosé sparkling wine stands out for its artisanal craftsmanship and strong connection to the land. The must ferments in stainless steel for over eight months, followed by a secondary fermentation in the bottle with a minimum aging of 24 months on the lees. Unfiltered, it reveals fine bubbles, intense floral notes, and a warm, fresh, and lingering taste. Ideal as an aperitif or paired with meat- or fish-based first courses, it is an authentic and elegant wine
W MONTELVINI.IT
W MUZIGHIN.IT
COME NASCE UNO SPUMANTE?
Metodo classico, Charmat, ancestrale e oltre: ecco cosa cambia davvero tra le principali tecniche di produzione delle bollicine
DI FRANCESCA GRANELLI
Lo spumante è una delle espressioni più vivaci e affascinanti del mondo del vino. Alla base della produzione degli spumanti c’è la rifermentazione, un processo attraverso cui si sviluppa anidride carbonica in modo naturale, trasformando un vino base fermo in uno spumante. I principali metodi per ottenerla sono il
metodo classico, il metodo Martinotti (o Charmat) e il metodo ancestrale. A questi si uniscono il metodo transfer, il metodo Asti, e la semplice carbonazione. Ognuno di questi influisce in modo determinante sul profilo aromatico, sulla finezza della bollicina e sulla complessità del vino.
Il metodo classico
Conosciuto anche come méthode champenoise (riservato legalmente allo Champagne, altrove “metodo tradizionale”), prevede la seconda fermentazione in bottiglia. Si aggiunge al vino base la “liqueur de tirage” (zucchero, lieviti, nutrienti), e si imbottiglia
con tappo corona. La rifermentazione genera CO2, il vino resta sui lieviti per mesi o anni (minimo 9–15 mesi). Poi si pratica il remuage, manuale o meccanizzato, per raccogliere le fecce verso il collo, si effettua la sboccatura (disgorgement), e si aggiunge la “liqueur d’expédition” per il dosaggio zuccherino finale (Brut, Extra Brut, ecc.).
Il risultato è un vino elegante, complesso, con bollicina fine e aromi evoluti (pane tostato, brioche, nocciola). In Italia, Franciacorta, Trento Doc, Alta Langa sono esempi pregiati di metodo tradizionale.
Il Metodo Transfer
Una variante di questo metodo è il Transfer dove, dopo la rifermentazione in bottiglia, il vino viene trasferito in un’autoclave, filtrato per eliminare i sedi-
menti, e quindi imbottigliato sotto pressione. Conserva complessità aromatica simile al Classico, ma con costi e variabilità di bottiglia inferiori. Questo metodo viene adottato maggiormente nel Nuovo Mondo.
Il Metodo Charmat o Martinotti
Ideato da Federico Martinotti e brevettato da Eugène Charmat, si svolge interamente in autoclavi di acciaio inox: il vino base, con zuccheri e lieviti, rifermenta in serbatoi pressurizzati a temperatura controllata. L’intero processo dura da poche settimane fino a pochi mesi, salvo la versione “Charmat lungo” che può estendere il contatto con i lieviti fino a 9 mesi.
Adatto ai vitigni aromatici o semi-aromatici (Glera, Moscato, Lambrusco), permette di preservare profumi floreali e fruttati, il risultato è fresco, beverino, comu-
I vini spumanti si ottengono tramite diversi metodi di rifermentazione, tra cui il metodo classico in bottiglia, il metodo Charmat in autoclave, il metodo ancestrale e la semplice carbonazione, ciascuno con caratteristiche distintive
nicativo. Prosecco Doc e Docg, Lambrusco e molti Asti Spumante adottano questo metodo.
Il metodo Asti
Può essere considerato una variante del Charmat, usata esclusivamente per Moscato Bianco in Asti Docg e Moscato d’Asti Docg. Il mosto fermenta in autoclave, ma la fermentazione viene interrotta tramite refrigerazione al raggiungimento del livello di dolcezza e pressione desiderati. Non si aggiunge zucchero esterno né lieviti. Il vino è dolce, leggero (4,5–6,5 % alcol), e pensato per essere consumato giovane.
Il metodo ancestrale
Un metodo antico, come suggerisce il suo nome, in cui il mosto viene imbottigliato prima della fine della fermentazione primaria, e termina la fermentazione in bottiglia con lieviti indigeni, senza la necessità di aggiungere nulla. Oltre alla creazione delle bollicine, spesso si trova un residuo di lieviti in bottiglia. Il risultato è rustico, territoriale, imprevedibile: effervescenza lieve, acidità viva, sapori unici da cantina a cantina.
La carbonazione
Si aggiunge la CO2 artificialmente nel vino fermo. Il metodo è rapido, economico, ma sicuramente meno nobile. I vini che si ottengono sono semplici frizzanti dal sapore immediato.
HOW IS A SPARKLING WINE MADE?
Traditional Method, Charmat, Ancestral, and Beyond: What Truly Differentiates the Main Sparkling Wine Production Techniques
Sparkling wine is one of the most vibrant and captivating expressions in the world of wine. At the heart of its production lies refermentation — a natural process through which carbon dioxide is developed, transforming a still base wine into a sparkling one. The primary methods used to achieve this are the Traditional Method, the Martinotti (or Charmat) Method, and the Ancestral Method. Additional techniques include the Transfer Method, the Asti Method, and simple carbonation. Each method significantly affects the wine’s aromatic profile, bubble finesse, and overall complexity.
The Traditional Method
Also known as méthode champenoise (legally reserved for Champagne, and referred to elsewhere as the “traditional method”), this process involves a second fermentation in the bottle. A “liqueur de tirage” — a mixture of sugar, yeast, and nutrients — is added to the base wine, which is then bottled with a crown cap. The refermentation generates CO2, and the wine remains on the lees for several months or even years (a minimum of 9–15 months). Afterward, remuage (riddling) is performed, either manually or mechanically, to collect the lees in the neck of the bottle. The wine then undergoes disgorgement, followed by the addition of the liqueur d’expédition to determine the
final dosage (Brut, Extra Brut, etc.). The result is an elegant, complex wine with fine bubbles and developed aromas such as toasted bread, brioche, and hazelnut. In Italy, Franciacorta, Trento DOC, and Alta Langa are outstanding examples of the traditional method.
The Transfer Method
A variation of the traditional method, the Transfer Method involves refermentation in the bottle, after which the wine is transferred to a pressurized tank, filtered to remove the lees, and re-bottled under pres sure. It maintains a similar aromatic complexity to the Traditional Method but offers lower costs and greater consistency from bottle to bottle. This method is more commonly used in New World wine regions.
The Charmat or Martinotti Method
Originally developed by Federico Martinotti and later patented by Eugène Charmat, this method takes place entirely in stainless steel pressurized tanks. The base wine, along with sugar and yeast, undergoes refermen tation at controlled temperatures in these tanks. The entire process lasts from a few weeks to a few months, though the “long Charmat” version can extend lees contact up to nine months. Ideal for aromatic or se mi-aromatic grape varieties (such as Glera, Moscato, and Lambrusco
fruity aromas. The result is a fresh, approachable, and expressive wine. Prosecco DOC and DOCG, Lambru sco, and many Asti Spumante wines are made using this technique.
The Asti M
A specialized version of the Charmat method, this is used exclusively for Moscato Bianco in Asti DOCG and Moscato d’Asti DOCG wines. Here, the must fermen ts directly in a pressurized tank, with fermentation halted by chi and pressure is reached. No additional sugar or yeast is added. The resulting wine is sweet, light (4.5–6.5% alcohol), and meant to be enjoyed young.
The Ancestral Method
As the name suggests, this is an ancient technique in which the must is bottled before the end of primary fermentation. The fermentation is completed in the bottle using indigenous yeasts, without any additi ves. This method not only creates bubbles but often leaves r
terroir-driven, and unpredictable: soft effervescence, vibrant acidity, and unique, cellar-specific flavors.
Carbonation
In this method, CO
It’s quick, inexpensive, and certainly less prestigious. The wines produced are simple, fizzy, and offer imme diate, straightforward enjoyment
Sparkling wines are produced through various refermentation methods, including the traditional bottle method, the Charmat method in pressurized tanks, the ancestral method, and simple carbonation — each with its own distinctive characteristics.
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Franciacorta
IL FRANCIACORTA VISTO DALLA DANIMARCA
Chiara Graziani, miglior sommelier 2025 secondo Identità Golose, racconta le potenzialità della denominazione nel fine dining internazionale, tra pairing creativi e sostenibilità
DI ALESSIA MANOLI
“La Franciacorta in Danimarca non lascia più interdetti – dichiara Chiara Graziani, Miglior Sommelier 2025 secondo Identità Golose, premio sostenuto da Guido Berlucchi, e professionista in sala al Geranium, tre stelle Michelin di Copenaghen – anzi, è una zona che si ‘mastica’, anche se il pregiudizio po-
sitivo verso le bollicine francesi resta forte”. L’approccio di Graziani è tecnico e sensibile al contesto gastronomico. “Apprezziamo che in una zona calda come la Franciacorta si riesca a ottenere una certa maturità del frutto anche con dosaggi contenuti – spiega – dando vita a vini succosi e vibranti, piacevoli all’aperitivo ma capaci di reggere l’intero percorso a tavola”.
Il Franciacorta oggi si conosce, ma bisogna ancora lavorare per conquistarne la fiducia fuori dall’Italia
Sulla crescente diffusione di pas dosé e lunghi affinamenti, invita all’equilibrio: “C’è sicuramente una richiesta di tagli più affilati – dice – ma se il vino ha struttura, un lungo affinamento può essere un valore. È importante affiancare alla cuvée più complessa anche una versione più fresca e immediata”.
Interessante anche l’idea di abbinamento: “Lavorando con crudi, fermentazioni lattiche e piatti vegetali, trovo che satèn e extra brut funzionino benissimo– racconta – abbiamo proposto anche pairing spinti, come con un pas dosé a lungo affinamento accanto a un piatto di löjrom (uova di pesce svedesi), succo di cavolo e mela verde, latticini fermentati e tempura al dashi: le bollicine riprendono le note tostate e agrumate del piatto, con grande armonia”.
FRANCIACORTA THROUGH THE EYES OF DENMARK
Chiara Graziani, Best Sommelier 2025 according to Identità Golose, shares her perspective on the potential of the Franciacorta appellation in the world
of international fine dining — between creative pairings and a growing focus on sustainability “Franciacorta no longer surprises Danish diners,” says Chiara Graziani, named Best Sommelier 2025 by Identità Golose (an award supported by Guido Berlucchi), and currently working in the dining room of Geranium, the three-Michelin-starred restaurant in Copenhagen. “It’s a region people are starting to ‘digest’, although the strong positive bias toward French sparkling wines still remains.” Graziani’s approach is highly technical and attuned to the gastronomic context. “We appreciate that in a warm region like Franciacorta, it’s still possible to achieve a certain ripeness of fruit even with low dosage,” she explains. “The result is juicy, vibrant wines — pleasant as an aperitif but also structured enough to accompany an entire meal.”Regarding the rise in popularity of pas dosé styles and extended aging, she encourages balance: “There’s definitely a demand for sharper profiles,” she says, “but if the wine has the structure to support it, extended aging can be a real asset. It’s important to offer both a more complex cuvée and a fresher, more immediate version.” Her perspective on food pairing is equally insightful: “Working with raw dishes, lactic fermentations, and plant-based creations, I find satèn and extra brut work wonderfully,” she says. “We’ve also experimented with bolder pairings — such as a long-aged pas doséserved with a dish of löjrom (Swedish fish roe), cabbage and green apple juice, fermented dairy, and dashi tempura. The bubbles complemented the toasty and citrusy notes of the dish with remarkable harmony.”
“Franciacorta is now known abroad, but there’s still work to be done to earn full trust beyond Italy.”
Prosecco Docg
IL SEGRETO DEL SISTEMA PROSECCO? “LA COOPETITION”
Unicità e futuro del Prosecco Docg: il cuore del primo convegno pubblico del neonato Comitato Conegliano e Valdobbiadene
“Il Prosecco Docg è unico”. Il Comitato Conegliano e Valdobbiadene, nato per difendere le specificità storiche e geografiche del territorio, lo ha messo nero su bianco nella prima uscita pubblica a Farra di Soligo. Il Conegliano Valdobbiadene è “il precursore del successo di tutta la famiglia del Prosecco”, ricorda Franco Carlo Guzzi dell’Università degli Studi di Milano, “I valori unicizzanti vanno dalle caratteristiche naturali e climatiche al luogo d’origine”. Qui operano 12 mila addetti perlopiù giovani e donne, 3.500 famiglie, 450 cantine, 180 aziende: “Devono condividere sempre più esperienze e competenze perché le sfide future si giocano su scala globale e non locale - spiega Umberto Marchiori, presidente di Uva Sapiens -. Se tutti si adopereranno per il suo bene, la Denominazione farà stare bene tutti”. Stefano Dindo, avvocato di diritto commerciale e vitivinicolo, parla di “azione coordinata e sinergica” fra le tre denominazioni del Prosecco. L’obiettivo è “la coopetition”, secondo Guzzi, ovvero la cooperazione nella competizione.
THE SECRET OF THE PROSECCO SYSTEM? “COOPETITION”
Uniqueness and the future of Prosecco DOCG at the heart of the first public conference by the newly formed Comitato Conegliano e Valdobbiadene
“Prosecco DOCG is unique.” This was the message delivered loud and clear by the Comitato Conegliano e Valdobbiadene during its first public appearance in Farra di Soligo. The committee was established to defend the historical and geographical specificities of the territory. “Conegliano Valdobbiadene is the forerunner of the entire Prosecco family’s success,” noted Franco Carlo Guzzi from the University of Milan. “Its unique value stems from both natural and climatic features, as well as its place of origin.” The area is home to over 12,000 professionals
Per Marchiori, “le persone che operano nel Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg devono condividere sempre più esperienze e competenze perché le sfide future si giocano su scala globale e non locale”
— predominantly young people and women — 3,500 families, 450 wineries, and 180 companies. “They must increasingly share experiences and expertise, because future challenges will be played out on a global, not local, scale,” explains Umberto Marchiori, President of Uva Sapiens. “If everyone works for the good of the
denomination, it will bring benefits to all.” Commercial and wine law expert Stefano Dindo emphasized the need for a “coordinated and synergistic approach”among the three Prosecco denominations. The goal? “Coopetition”, as Guzzi defines it — a strategy that combines cooperation within competition.
Marchiori echoes this, adding: “Those working within the Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG area must increasingly exchange knowledge and know-how, because the challenges ahead are global.”
DI FRANCESCO CARRUBBA
UNA VENTATA DI FRESCHEZZA NEL CALICE
Dal sushi alla zuppa d’orzo: gli abbinamenti che non ti aspetti
DI ANNARITA CACCIAMANI
Il Prosecco Doc deve essere vivace, ma equilibrato con bollicine fini e persistenti che accarezzano il palato senza aggredirlo
chiodini – propone – è un abbinamento inaspettato che racconta il passaggio tra estate e autunno con eleganza e personalità”.
A BREATH OF FRESHNESS IN THE GLASS WITH A SIP OF PROSECCO DOC
From sushi to barley soup: unexpected food pairings
““Freshness is the soul of Prosecco DOC.” This is how Gianpaolo Breda, President of AIS Veneto, sums up the essence of these internationally celebrated sparkling wines.
Describing the essential qualities of a good Prosecco, Breda emphasizes the importance of a delicate aromatic profile, where notes of apple, pear, and white flowers intertwine.
“It should be lively yet balanced,” he explains, “with fine, persistent bubbles that caress the palate without overwhelming it. The key is harmony between acidity and softness, which results in a dry or gently off-dry finish, depending on the chosen style.” Prosecco remains the most popular choice for aperitifs, but its potential goes far beyond. “In addition to pairing beautifully with Venetian cicchetti or Spanish tapas,” Breda continues, “Prosecco shines in more unconventional combinations as well.” One of the most surprising suggestions comes from Asian cuisine:
“La freschezza è l’anima del Prosecco Doc”. Così Gianpaolo Breda, presidente di AIS Veneto, riassume l’essenza delle bollicine al vertice dei consumi internazionali. Parlando delle caratteristiche imprescindibili di un buon Prosecco, Breda sottolinea l’importanza di un profilo aromatico delicato, dove si intrecciano sentori di mela, pera e fiori bianchi. “Deve essere vivace, ma equilibrato – spiega – con bollicine fini e persistenti che accarezzano il palato senza aggredirlo. La chiave è l’armonia tra acidità e morbidezza, che si traduce in un finale secco o
lievemente amabile, a seconda della versione scelta”. Il Prosecco è il vino più consumato durante gli aperitivi, ma offre tanto di più. “Oltre a essere perfetto con i cicchetti veneziani o le tapas spagnole – continua Breda – si esprime al meglio anche in abbinamenti più insoliti”. Tra i suggerimenti più sorprendenti c’è la cucina asiatica: “La versione extra dry si sposa meravigliosamente con piatti a base di soia, alghe, sushi e sashimi, dove l’acidità del vino bilancia le componenti dolci e sapide”. E per chi cerca un tocco stagionale? “Provate una zuppa d’orzo con funghi
“The Extra Dry version pairs wonderfully with dishes featuring soy sauce, seaweed, sushi, and sashimi, where the wine’s acidity balances sweet and savory elements.” Looking for a seasonal twist? “Try it with a barley and honey mushroom soup,” he suggests.
“It’s an unexpected pairing that gracefully expresses the transition from summer to autumn with elegance and personality.”
“Prosecco DOC should be lively yet well-balanced, with fine and persistent bubbles that gently caress the palate without being aggressive.”
Gianpaolo
Breda
Trentodoc
IL TRENTODOC SI ESALTA CON IL SUO FESTIVAL
Dal 26 al 28 settembre 128 appuntamenti con 53 cantine protagoniste e aperte al pubblico con degustazioni e abbinamenti insoliti
Le bollicine di montagna si esalteranno nel Trentodoc Festival, in programma dal 26 al 28 settembre 2025, con eventi diffusi su tutto il territorio, cantine comprese, delle Dolomiti.
Il programma propone 128 appuntamenti nelle case spumantistiche, dove sarà possibile vivere esperienze insolite, in atmosfere eleganti, ricercate e poco usuali.
“Il Trentodoc Festival è la consacrazione del valore non solo edonistico, ma culturale (ed economico) del vino - scrive sul sito Luciano Ferraro, Direttore Artistico del Trentodoc Festival e Vicedirettore del Corriere della Sera -. Bottiglie stappate e bollicine da degustare, ma anche un insieme di forme artistiche: spettacoli, eventi, incontri culturali, tra letteratura, teatro, musica. Che accompagnano il vino e ruotano intorno al centro cittadino. E, in un gioco di specchi, rimandano alle cantine che producono il Trentodoc. I vigneti ai piedi delle Dolomiti trentine sono beni culturali. Il Metodo classico del Trentino, in tutte le sue forme, è anch’esso un bene culturale che racchiude l’anima delle Dolomiti. Il Trentodoc Festival è il racconto di questa sintonia tra i vigneti e l’arte, tra il piacere e la bellezza”.
Nel programma serate speciali, cene sfiziose, degustazioni rare o laboratori dove cimentarsi personalmente nella sboccatura o in attività artistiche; tanti i momenti in cui divertirsi in contesti autentici. Per un’esperienza diversa, alcune realtà propongono un calice di bollicine di montagna dopo un trekking tra i filari o una sessione di yoga. Inoltre, per tutto il fine settimana cinquantatre case spumantistiche sono aperte per accogliere gli ospiti. Tutte le info utili si trovano sul sito trentodocfestival.it e sull’App Trentodoc.
TRENTODOC SHINES AT ITS FESTIVAL
From September 26 to 28: 128 events with 53 winer-
ies offering tastings and unexpected pairings
The mountain bubbles of Trentodoc will take center stage during the Trentodoc Festival, scheduled from September 26 to 28, 2025, with events spread across the region, including the wineries nestled in the Dolomites. The program features 128 events inside sparkling wine estates, where guests can enjoy unique and refined experiencesin elegant, unconventional settings. “The Trentodoc Festival is a celebration not only of wine’s hedonistic value, but also its cultural (and economic) significance,” writes Luciano Ferraro, Artistic Director of the Trentodoc Festival and Deputy Editor of Corriere della Sera, on the official website. “Bottles being uncorked and bubbles to taste, but also a rich blend of artistic forms: performances, cultural events, literary talks, theater, and music. These happenings animate the city center and, li ke a play of mirrors, reflect the essence of the wineries producing Trentodoc. The vineyards at the foot of the
Trentino Dolomites are cultural treasures. The traditional method sparkling wine of Trentino, in all its expressions, is also a cultural asset—one that embodies the spirit of the Dolomites. The Trentodoc Festival tells the story of this harmony between vineyards and the arts, between pleasure and beauty.” The program includes special evenings, gourmet dinners, rare tastings, and hands-on workshops, where participants can try their hand at disgorgement or take part in artistic
activities. For a more immersive experience, some events combine a glass of mountain bubbles with trekking among the vineyards or a yoga session. Throughout the weekend, 53 sparkling wine houses will open their doors to welcome visitors. All useful information can be found at trentodocfestival.it and on the Trentodoc App.
DI GIOVANNI PELLICCI
SPECIALE SPUMANTI / SPECIAL SPARKLING WINES
Asti e Moscato d’Asti
ASTI E MIXOLOGY, QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE
Le bollicine di Asti e Moscato si legano perfettamente con il mondo dei cocktail.
Parola del bartender Giorgio Facchinetti
DI TOMMASO NUTARELLI
Le bollicine di Asti e Moscato sono un prodotto finito e di qualità, equilibrate nella nota zuccherina e acida. L’ideale per la mixology
“Bisogna partire dal presupposto che le persone tendono a bere in modo tradizionale le bollicine dell’Asti e del Moscato d’Asti. Quindi dobbiamo essere noi a guidarle verso uno stile di consumo diverso, grazie i cocktail”. È questo il giudizio di Giorgio Facchinetti, flair bartender internazionale e brand ambassador del Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti. “Le bollicine dell’Asti e del Moscato si sposano perfettamente con l’arte della mixology. Sono due prodotti di alta qualità e finiti – dice Facchinetti nel senso che la parte zuccherina e quella acida sono tutte bilanciate e poi hanno le bollicine. Tutti elementi che sono ricercati per la creazione di un cocktail”.
E tra i cocktail quello più iconico, creato da Facchinetti per il Consorzio, è l’Asti Signature. “Gli ingredienti sono basilico in foglie, una fetta di pompelmo rosa, pepe di Sichuan, ghiaccio e ovviamente Asti Spumante Dolce. Ma l’Asti si presta altrettanto bene come top per altri cocktail, come il French 75”.
“Grazie alla mixology – conclude Facchinetti – è possibile slegare le bollicine da un consumo tradizionale, focalizzato in precisi periodi dell’anno. I cocktail che realizzo con Asti e Moscato sono tutti molto
freschi, adatti per l’estate, da consumarsi in spiaggia o a bordo piscina”. E per quanto riguarda la tipologia di consumatore “assolutamente trasversale” risponde il bartender.
ASTI AND MIXOLOGY: A PERFECT MATCH
The sparkling wines of Asti and Moscato are a natural fit for the world of cocktails — just ask bartender Giorgio Facchinetti
“We need to start with the fact that people tend to enjoy Asti and Moscato d’Asti in a traditional way,” says international flair bartender Giorgio Facchinetti, brand ambassador for the Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti. “That’s why it’s up to us to guide them toward a new style of consumption — through cocktails.” Facchinetti sees Asti and Moscato as ideal partners for mixology: “These are high-quality, finished products,” he explains. “Balanced in both sweetness and acidity, and with their own natural bubbles — all of which are highly desirable traits when crafting a cocktail.” Among his creations, the most iconic is the Asti Signature, a cocktail developed specifically for the Consorzio: “The ingredients are fresh basil leaves, a slice of pink grapefruit, Sichuan pepper, ice, and of course, Asti Spumante Dolce.” But Asti is also an excellent sparkling topper for other cocktai ls — like the classic French 75. “Thanks to mixology,” Facchinetti adds, “we can break away from the traditional, seasonal consumption of Asti and Moscato. The cocktails I make with these wines are fresh and vibrant — perfect for summer, beachside, or poolside enjoyment.” And when it comes to the target audience? “Absolutely cross-generational,” says the bartender.
Asti and Moscato are complete, well-balanced wines — ideal for modern mixology.
Oltrepò Pavese
OLTREPÒ PAVESE E PINOT NERO, BINOMIO PERFETTO
Artur Vaso illustra le caratteristiche del vitigno principe della produzione spumantistica della zona, tra struttura, freschezza e aromi distintivi
Nel panorama delle bollicine italiane, il Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese riveste un ruolo centrale. “Il Pinot Nero qui si distingue per una struttura vivace e complessa, che unisce piccoli frutti rossi, erbe di campo e leggere note speziate, il tutto sorretto da una fresca acidità che ne definisce il carattere” spiega il sommelier Artur Vaso, curatore della guida ViniPlus di Lombardia, realizzata da AIS Lombardia. Particolare attenzione merita il rosé Metodo Classico dell’Oltrepò, sul quale Vaso sottolinea: “Il colore nasce da una macerazione controllata, ma è l’equilibrio gustativo a definire il profilo del vino. Si avvertono fragolina di bosco, ribes e melograno”. Anche gli abbinamenti gastronomici evidenziano le qualità del Pinot Nero. “Un crostino con burrata e alici del Cantabrico è un esempio efficace: la dolcezza cremosa della burrata contrasta con la sapidità delle alici, mentre l’acidità del vino regala equilibrio all’insieme”. La versatilità del Metodo Classico emerge anche con piatti semplici. “Una pasta al pomodoro e basilico è un abbinamento riuscito: la dolcezza del pomodoro e l’aromaticità del basilico si sposano bene con la freschezza e l’effervescenza del vino”, aggiunge Vaso. Infine, il sommelier precisa: “Il Pinot Nero dell’Oltrepò non richiede piatti strutturati per esprimersi al meglio. Si esalta con preparazioni di media struttura, che ne valorizzino freschezza e complessità aromatica senza sovrastarli”.
OLTREPÒ PAVESE AND PINOT NOIR:
A PERFECT MATCH
Artur Vaso outlines the key characteristics of the region’s signature grape variety for sparkling wine production, highlighting its structure, freshness, and distinctive aromas
In the landscape of Italian sparkling wines, Pinot Noir from Oltrepò Pavese plays a leading role.
“Pinot Noir here stands out for its lively and complex
DI ANNARITA CACCIAMANI
structure, combining small red berries, wild herbs, and subtle spicy notes, all supported by a bright acidity that defines its character,” explains sommelier Artur Vaso, editor of the ViniPlus di Lombardia wine guide published by AIS Lombardia. Particular attention is given to the region’s rosé Metodo Classico, about which Vaso notes: “Its color results from carefully managed maceration, but it is the balance on the palate that truly defines the wine’s profile. Hints of wild strawberry, red currant, and pomegranate come through clearly.” Food pairings also enhance the qualities of Pinot Noir. “A crostino with burrata and Cantabrian anchovies is an effective example: the creamy sweetness of the burrata contrasts with the savory notes of the anchovies, whi le the wine’s acidity brings harmony
Il Pinot Nero dell’Oltrepò si esalta con preparazioni di media struttura, che ne valorizzino freschezza e complessità aromatica senza sovrastarli
to the dish.”The versatility of Metodo Classico also shines through with simpler dishes. “Tomato and basil pasta is a successful match: the sweetness of the tomato and the aromatic freshness of the basil pair beautifully with the wine’s freshness and fine perlage,” adds Vaso. Finally, the sommelier points out: “Oltrepò Pinot Noir doesn’t require rich or structured dishes to express its full potential. It truly shines with moderately structured preparations that enhance its freshness and aromatic complexity without overpowering them.”
Oltrepò’s Pinot Noir shines when paired with moderately structured dishes that enhance its freshness and aromatic complexity without overwhelming it.
Artur Vaso
SPECIALE SPUMANTI / SPECIAL SPARKLING WINES Alta
Langa
ALTA LANGA PASSION, LA VERSIONE ESTIVA E FRESCA DEL METODO CLASSICO
Il cocktail è nato dalla fantasia del bar manager Giacomo Colamarino
Vodka, lime, sciroppo di passion fruit e ovviamente le bollicine dell’Alta Langa. È questa l’anima dell’Alta Langa Passion, il cocktail ideato dal bartender Giacomo Colamarino di Ai Piani Sottobanco di Roma.
La bevanda è stata appositamente creata per l’evento Alta Langa Roma 2025. “Il segreto per un cocktail di successo –spiega Colamarino – è partire da prodotti di qualità. Ovviamente la sperimentazione è passaggio importante della mixology, e non sempre tutte le bollicine sono adatte per creare un cocktail di successo. Ma senza qualità ogni strada che si vuole intraprendere rischia di fallire”. “Le morbide bollicine dell’Alta Langa – afferma il bartender - si legano perfettamente al passion fruit e al lime. Il risultato è un cocktail molto fresco, apprezzato dal pubblico più giovane e soprattutto femminile, ideale per essere bevuto durante il caldo estivo. Anche la componente alcolica, che comunque non è trascurabile, non incide particolarmente”.
Dalle morbide bollicine dell’Alta Langa nasce il cocktail Alta Langa Passion del bartender Giacomo Colamarino
ALTA LANGA PASSION: A FRESH, SUMMER TAKE ON METODO CLASSICO
A cocktail born from the creativity of bar manager Giacomo Colamarino
Vodka, lime, passion fruit syrup — and of course, Alta Langa bubbles. These are the core ingredients of Alta Langa Passion, the cocktail created by bartender Giacomo Colamarino of Ai Piani Sottobanco in Rome. The drink was specially designed for the Alta Langa Roma 2025 event. “The key to a successful cocktail,” explains Colamarino, “is starting with quality ingredients. Experimentation is an essential part of mixology, but not all sparkling wines are suited for cocktail-making. Without quality, any creative path risks failure.” According to Colamarino, “The smooth bubbles of Alta Langa pair perfectly with passion fruit and lime. The result is an incredibly fresh cocktail, especially appreciated by younger drinkers and women in particular — perfect for warm summer days. And even though the alcohol content isn’t negligible, it doesn’t come across as overpowering.”
“This approach,” Colamarino adds, “allows people to enjoy these sparkling wines — traditionally associated with festive occasions like the holidays — outside those typical contexts. Mixology is a powerful way to give sparkling wines a new perspective.”
“In questo modo – conclude Colamarino –è possibile degustare queste bollicine, che per tradizione sono legate a particolari momenti di consumo, come le festività natalizie, al di fuori di questi contesti. La mixology è sicuramente una via per bere le bollicine con una prospettiva diversa”.
From the smooth bubbles of Alta Langa comes the cocktail Alta Langa Passion, created by bartender Giacomo Colamarino.
DI TOMMASO NUTARELLI
L’ITALIA DELLE BOLLICINE SI ALLARGA
Durello, Etna, Appennini: crescono i territori emergenti della spumantistica.
Ma senza volumi e identità condivisa, la sfida sarà restare competitivi sui mercati esteri
Cresce una spumantistica diffusa e ambiziosa, che punta sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni e su tecniche produttive orientate alla qualità. La spinta del Prosecco ha acceso i riflettori su nuovi territori. “Fino a poco tempo fa non si scavalcava il Po – osserva Carlo Flamini, Direttore dell’Osservatorio del Vino di Unione Italiana Vini - ora si spumantizza in Sicilia, in Puglia, in Campania”. I dati dell’Osservatorio Uiv-Ismea 2024 confermano il trend: oltre un miliardo di bottiglie prodotte e commercializzate. Il Lessini Durello ha superato il milione di bottiglie, distinguendo Metodo Classico e Charmat con un disciplinare aggiornato e un nuovo posizionamento riserva per i “Monti Lessini”. Sull’Etna il disciplinare revisionato impone metodo classico con minimo 18 mesi sui lieviti e una componente prevalente di Nerello Mascalese. Nell’Appennino, spumanti da Verdicchio e Pecorino rispondono a una domanda più specializzata. Ma il nodo è strategico. “Negli Usa –continua Flamini – gli indicatori di crescita del Prosecco segnano un rallentamento dell’1-2% annuo. La sfida sarà far scegliere al consumatore cosa acquistare. E i territori piccoli, senza massa critica, hanno forza relativa solo sul mercato domestico”. Serve una visione d’insieme. “Siamo diventati uno sparkling wine country, ma la nostra cartina spumantistica nazionale non è ancora scritta. Sarebbe il momento di analizzare tutti i ‘campanili’ del metodo italiano”.
ITALY’S SPARKLING WINE SCENE EXPANDS: THE RISE OF EMERGING TERRITORIES
Durello, Etna, and the Apennines are among the new frontiers of Italian sparkling wine. But without volume and a shared identity, staying competitive in foreign markets will be a major challenge
A new wave of ambitious sparkling wine production is emerging across Italy, driven by the value of native grape varieties and a focus on quality-oriented pro-
duction techniques. The success of Prosecco has cast a spotlight on lesser-known territories.
“Until recently, sparkling wine production rarely ventured beyond the Po River,” notes Carlo Flamini, Director of the Wine Observatory of Unione Italiana Vini. “Now, we see it in Sicily, Puglia, and Campania.”
The 2024 UIV-Ismea Observatory data confirms the trend: more than one billion bottles of sparkling wine are now produced and sold. The Lessini Durello region has surpassed one million bottles, distinguishing between traditional method and Charmat thanks to a revised production code and a new “Riserva” classification for Monti Lessini. On Mount Etna, the updated regulations require the traditional method with a minimum of 18 months on the lees and a majority of Nerello Mascalese in the blend. In the Apennines, sparkling wines made
La prossima evoluzione dello spumante italiano non sarà una questione di metodo, ma di geografia competitiva
from Verdicchio and Pecorino grapes are answering a more niche, quality-driven demand. But the real challenge is strategic. “In the U.S.,” continues Flamini, “Prosecco’s growth indicators have slowed, showing a 1–2% annual decline. The key will be guiding consumers in their choices. Smaller territories without critical mass can only maintain relative strength within the domestic market.” A broader vision is needed. “We’ve become a sparkling wine country, but our national sparkling wine map is still unwritten. Now is the time to analyze all the ‘local towers’ of the Italian method.”
“The next evolution of Italian sparkling wine won’t be about method — it will be about competitive geography.”
DI ALESSIA MANOLI
Carlo Flamini
SPECIALE SPUMANTI / SPECIAL SPARKLING WINES
Italia / Italy
DAGLI SPUMANTI ITALIANI IL PANORAMA PIÙ BELLO
Nonostante le difficoltà del settore e le criticità globali, le bollicine mantengono il loro status e trainano il settore
DI FRANCESCO CARRUBBA
In un quadro di crisi, incertezze e dazi per i mercati internazionali, l’Italia può contare sui sulla fondamentale leva degli spumanti, capaci di fare da bussola e àncora per l’intero comparto nazionale del vino, all’insegna dell’eleganza e della freschezza, tra l’aperitivo e la cena. Non a caso guardando alle vendite nella grande distribuzione organizzata, il Metodo Classico cresce del 7,1% e lo Charmat dolce del 2%, secondo le rilevazioni condotte da Nomisma per l’Osservatorio Federvini sui primi tre mesi del 2025. Così il nord est culla le denominazioni d’eccellenza come il Prosecco Doc, il Conegliano Valdobbiadene Docg e il Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese, fino al Me-
Mentre nella Gdo il Metodo Classico cresce del 7,1% e lo Charmat dolce del 2%, le bollicine del Belpaese tengono bene, dal Prosecco al Trentodoc, dal Franciacorta fino all’Asti Docg e all’Alta Langa
todo Classico di montagna del Trentodoc, ai piedi delle Alpi. Dal canto suo, partendo dai 19 Comuni bresciani dove nasce, lo “Champagne italiano” Franciacorta ha visto quasi 17 milioni di bottiglie vendute nel Belpaese pensando solo al 2024. Intanto, a ovest, il Consorzio Asti Docg testa le varietà aromatiche
resistenti, Piwi, e l’Alta Langa si gode le antiche Alte Bollicine piemontesi.
ITALIAN SPARKLING WINES OFFER THE MOST BEAUTIFUL PANORAMA
Despite the difficulties facing the sector and global challenges, sparkling wines maintain their status and drive the sector
In a context of crisis, uncertainty and tariffs for international markets, Italy can count on the fundamental leverage of sparkling wines, capable of acting as a compass and anchor for the entire national wine sector, in the name of elegance and freshness, between aperitif and dinner. It is no coincidence that, looking at sales in large-scale retail, the Metodo Classico has grown by 7.1% and the sweet Charmat by 2%, according to surveys conducted by Nomisma for the Federvini Observatory on the first three months of 2025. Thus, the north-east is home to excellent appellations such as Prosecco DOC, Conegliano Valdobbiadene DOCG and Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese, as well as the mountain Metodo Classico of Trentodoc, at the foot of the Alps. For its part, starting from the 19 municipalities in Brescia where it originates, the “Italian Champagne” Franciacorta has seen almost 17 million bottles sold in Italy in 2024 alone. Meanwhile, in the west, the Asti DOCG Consortium is testing resistant aromatic varieties, Piwi, and Alta Langa is enjoying the ancient Alte Bollicine of Piedmont.
While the Metodo Classico is growing by 7.1% and the sweet Charmat by 2% in large-scale distribution, Italian sparkling wines are holding up well, from Prosecco to Trentodoc, from Franciacorta to Asti DOCG and Alta Langa.
Abbinamenti / Pairings
LE NUOVE TENDENZE DELLE BOLLICINE GASTRONOMICHE
Il pairing fuori dagli schemi di Luca Giuliano Salvigni del ristorante Villa Naj, in Oltrepò Pavese
DI ALESSIA MANOLI
Villa Naj*, ristorante fine dining a Torrazza Coste, è guidato da una cucina territoriale ma contemporanea. In sala, il sommelier Luca Giuliano Salvigni porta avanti una visione personale e dinamica del vino. Nel suo approccio alla carta vini, quali parametri considera?
“La carta vini mi rappresenta: non ci sono nomi altisonanti, ma tanta ricerca. Lavoriamo molto con l’Oltrepò Pavese, ma ogni referenza deve avere carattere, stile e piacermi davvero”.
Quando lavora con pas dosé, quali accorgimenti prende?
“C’è l’idea che il pas dosé sia per forza molto secco, ma dipende da come è fatto. Se ha morbidezze può cercare il suo alter ego nell’amaro. Se invece è amaricante, serve un elemento dolce nel piatto a compensare: basta un buon olio evo”.
Quali territori italiani oggi esprimono i migliori spumanti gastronomici?
“L’Oltrepò offre una selezione sorprendente per qualità, varietà e complessità. Anche la zona del Lambrusco ha un potenziale straordinario abbinato alla cucina tradizionale”.
Nel pairing meglio equilibrio o tensione? Un esempio di abbinamento dissonante ma riuscito?
“Dipende dall’ospite: posso restare sul tradizionale o osare. Abbiamo un risotto al nero di seppia con burro agli agrumi, tartare di seppia e mandorla: lo abbiniamo a un Lambrusco di Sorbara Metodo Classico rifermentato in bottiglia”.
Come valuta il futuro degli spumanti a tavola nei ristoranti fine dining?
“Sembravano una moda passeggera, ma dopo la pandemia il desiderio di leggerezza le ha rese protagoniste. Con la giusta visione eno-gastronomica, un menu tutto bollicine può essere coerente, elegante e totalizzante”.
THE LATEST TRENDS IN SPARKLING WINES
Luca Giuliano Salvigni’s unconventional pairings at Villa Naj restaurant in Oltrepò Pavese
Villa Naj*, a fine dining restaurant in Torrazza Coste,
is guided by a local yet contemporary cuisine. In the dining room, sommelier Luca Giuliano Salvigni pursues a personal and dynamic vision of wine. What parameters do you consider in your approach to the wine list?
“The wine list represents me: there are no big names, but a lot of research. We work a lot with Oltrepò Pavese, but every reference must have character, style and really appeal to me.”
When working with pas dosé, what precautions do you take?
“There is the idea that pas dosé is necessarily very dry, but it depends on how it is made. If it has softness, it can find its alter ego in bitterness. If, on the other hand, it is bitter, you need a sweet element in the dish to compensate: a good extra virgin olive oil is enough.”
Which Italian regions currently produce the best sparkling wines for food pairing?
“Oltrepò offers a surprising selection in terms of quality, variety and complexity. The Lambrusco area also has extraordinary potential when paired with traditional cuisine.”
Nel fine dining, le bollicine non sono solo apertura: se scelte con criterio, possono accompagnare l’intero menu, creando equilibrio, tensione e nuovi orizzonti gastronomici.
In pairing, is balance or tension better? Can you give an example of a dissonant but successful pairing?
“It depends on the guest: I can stick to tradition or be daring. We have a cuttlefish ink risotto with citrus butter, cuttlefish tartare and almonds: we pair it with a Lambrusco di Sorbara Metodo Classico refermented in the bottle.”
How do you see the future of sparkling wines at the
table in fine dining restaurants?
“They seemed like a passing fad, but after the pandemic, the desire for lightness has made them protagonists. With the right food and wine vision, an all-sparkling wine menu can be coherent, elegant and totalising.”
In fine dining, sparkling wines are not just an aperitif: if chosen wisely, they can accompany the entire menu, creating balance, tension and new gastronomic horizons.
Luca Giuliano Salvigni
Sostenibilità / Sustainability
CHI NON È SOSTENIBILE… RESTA FUORI!
Secondo Stefanucci (Equalitas) gli spumanti certificati hanno maggiori possibilità di accesso ai mercati globali
Nel comparto spumantistico la sostenibilità non è più un obiettivo ma un vero e proprio criterio di accesso ai mercati. “Le spinte arrivano dai buyer e dai rating internazionali – osserva Stefano Stefanucci, direttore di Equalitas –. Oggi chi non dimostra un impegno concreto resta fuori dai grandi canali”. A confermarlo è anche un’indagine di Nomisma Wine Monitor, secondo cui l’81% dei consumatori italiani considera le certificazioni green un fattore prioritario nella scelta d’acquisto. “Ormai esistono organismi internazionali di rating che determinano l’affidabilità delle certificazioni di sostenibilità in ambito vitivinicolo; sulla base di questi rating, i retailer stabiliscono quali certificazioni richiedere ai produttori. La certificazione diventa così una scelta tecnica, ma anche commerciale”. Intanto, il mercato premia il segmento spumantistico: secondo l’Annual Report 2025 di Valoritalia, nel 2024 sono state immesse 2,019 miliardi di bottiglie, con un +5% per gli spumanti rispetto al 2023.
THOSE WHO ARE NOT SUSTAINABLE... ARE OUT!
According to Stefanucci (Equalitas), certified sparkling wines have more opportunities to access global markets
In the sparkling wine sector, sustainability is no longer a goal but a real requirement for market access. “The pressure comes from buyers and international ratings,” observes Stefano Stefanucci, director of Equalitas. “Today, those who do not demonstrate a concrete commitment are left out of the major channels.” This is also confirmed by a survey by Nomisma Wine Monitor, according to which 81% of Italian consumers consider green certifications to be a priority factor in their purchasing decisions. “There are now international rating agencies that determine the reliability of sustainability
DI GIUSY CAROSELLA
La sostenibilità guida la crescita degli spumanti italiani: certificazioni e pratiche a basso impatto aprono le porte ai mercati internazionali
certifications in the wine sector; based on these ratings, retailers decide which certifications to require from producers. Certification thus becomes a technical choice, but also a commercial one.” Meanwhile, the market is rewarding the sparkling wine segment: according to Valoritalia’s Annual Report 2025, 2.019 billion bottles
were released in 2024, with a 5% increase for sparkling wines compared to 2023.
Sustainability drives the growth of Italian sparkling wines: certifications and low-impact practices open the doors to international markets.
Stefano Stefanucci
Mixology
BOLLICINE E CARAIBI, QUANDO LO SPUMANTE INCONTRA IL RUM
Jimmy Bertazzoli, fondatore di Aguardiente, racconta un uso misurato e consapevole delle bollicine nella miscelazione d’autore
Da Aguardiente (Marina di Ravenna), uno dei bar italiani più profondi nel racconto del rum, entrato nella piattaforma 50 Best Discovery di 50 Best, lo spumante entra con discrezione. “Lo uso per dinamiche precise - spiega Jimmy Bertazzoli, fondatore e bartender - nella miscelazione caraibica tradizionale non c’è, quindi deve avere un senso tecnico chiaro”.
Il rum viene sempre prima, spiega: “è il protagonista. La canna da zucchero ha un’identità forte, spesso monovarietale o parcellare. Lo spumante non deve coprire, ma contribuire con una funzione precisa. Servono bollicine spinte sulle durezze, non morbidezze: acidità, citricità e tensione fanno venire voglia di un altro sorso. È quello che cerco”.
Uno degli esempi è l’Old Cuban rivisitato con Champagne e menta, ispirazione caraibica ma nato a New York nel 2004, in pieno revival sparkling. “Gli spumanti funzionano se sostenuti da aromaticità. I rum giamaicani, troppo fermentati, tendono a coprire tutto. Gli agricoli invece, con la loro freschezza vegetale, si abbinano meglio. Anche gli spumanti ossidativi, se ben equilibrati, possono avere spazio nella miscelazione caraibica”.
Se un produttore volesse creare una bolla per la mixology caraibica? Bertazzoli è chiaro: “Il barman deve leggere il vignaiolo, non il contrario. Serve un vino dritto, vivo, coerente. Non un prodotto costruito per il bancone, ma uno che sappia farsi interpretare”.
BUBBLES AND THE CARIBBEAN, WHEN SPARKLING WINE MEETS RUM
Jimmy Bertazzoli, founder of Aguardiente, talks about the measured and conscious use of bubbles in signature cocktails
At Aguardiente (Marina di Ravenna), one of Italy’s most knowledgeable bars in terms of rum, which has been included in the 50 Best Discovery platform of 50 Best, sparkling wine is used with discretion. “I use it for specific purposes,” explains Jimmy Bertazzoli, founder and bartender. “It’s not used in traditional Caribbean mixology, so it has to have a clear technical purpose.” Rum always comes first, he explains: “It’s the star of the
DI ALESSIA MANOLI
Nella miscelazione caraibica lo spumante trova spazio solo se ha una funzione precisa: apportare acidità, tensione o verticalità senza mai sovrastare l’identità del rum.
show. Sugar cane has a strong identity, often single-varietal. Sparkling wine should not cover it up, but contri bute with a specific function. You need bubbles that are hard, not soft: acidity, citrus and tension make you want another sip. That’s what I’m looking for.”
One example is the Old Cuban revisited with Champagne and mint, Caribbean-inspired but born in New York in 2004, in the midst of a sparkling revival. “Sparkling wines work if they are supported by aroma. Jamaican rums, which are over-fermented, tend to cover everything. On the other hand, agricultural rums, with their vegetal freshness, pair better. Even oxidative sparkling wines, if well balanced, can have a place in Caribbean mixology.”
If a producer wanted to create a bubble for Caribbean
mixology? Bertazzoli is clear: “The bartender must read the winemaker, not the other way around. You need a straightforward, lively, consistent wine. Not a product made for the bar, but one that knows how to be interpreted.”
In Caribbean mixology, sparkling wine only has a place if it has a specific function: to add acidity, tension or verticality without ever overpowering the identity of the rum.
Champagne
CON L’E-LEARNING IL COMITÉ CHAMPAGNE SCOMMETTE SULL’ITALIA
Articolato su tre livelli di apprendimento e ricco di contenuti interattivi, il corso di formazione
sulle bollicine francesi consente di ricevere una certificazione delle competenze
Il sistema Champagne investe sulla formazione anche in Italia. Nasce Champagne E-Learning, il nuovo strumento online dedicato alle bollicine francesi, ora disponibile anche in italiano. Il servizio, pensato soprattutto per professionisti, è creato dal Comité Champagne ed è gratuito. Il corso prevede tre diversi livelli di apprendimento, pensati per soddisfare le competenze di tutti i partecipanti: si parte dal grado di “Esploratore” per arrivare a “Esperto”, passando da “Intenditore”, in un viaggio di conoscenza che porterà gli studenti a scoprire e approfondire tutti i segreti dello Champagne, dalla storia al terroir, dal metodo di elaborazione alla tecnica di degustazione. Al termine di ogni livello, un test permetterà di valutare i progressi e di ottenere una certificazione. I primi due livelli sono già disponibili, mentre il terzo sarà accessibile da settembre. Il corso è totalmente interattivo, è formato da contenuti che spaziano dai video ai giochi, dalle infografiche ai quiz e può essere completato in circa 5 ore.
“Champagne E-Learning offre una visione a 360° del mondo dello Champagne attraverso un approccio didattico dinamico e divertente - spiega Stéphanie Martel, responsabile del Dipartimento Formazione del Comité Champagne -. Siamo certi che sarà accolto con entusiasmo in Italia, così com’è avvenuto per la precedente piattaforme: in 5 anni, infatti, quasi 4.000 utenti italiani si sono iscritti al nostro precedente corso online. Un risultato che ha portato l’Italia al terzo posto per numero di iscritti, dopo Francia e Stati Uniti e che ha contribuito al successo a livello globale del progetto, che ha raccolto complessivamente oltre 36 mila partecipanti dal 2019 a oggi”.
DI GIOVANNI PELLICCI
WITH E-LEARNING, THE COMITÉ CHAMPAGNE IS BETTING ON ITALY
Structured on three levels of learning and rich in interactive content, the training course on French sparkling wines allows participants to receive a certification of their skills
The Champagne system is also investing in training in Italy. Champagne E-Learning, the new online tool dedicated to French sparkling wines, is now available in Italian. The service, designed primarily for professionals, was created by the Comité Champagne and is free of charge. The course has three different learning levels, designed to meet the skills of all participants: it starts with the “Explorer” level and goes up to “Expert”, passing through “Connoisseur”, in a journey of discovery that will lead students to discover and explore all the secrets of Champagne, from its history to its terroir, from the production method to tasting techniques. At the end of each level, a test will assess progress and award a certificate. The first two levels are already available, while the third will be accessible from September. The course is fully interactive, with content ranging from videos to games, infographics to quizzes, and can be completed in around 5 hours. “Champagne E-Learning offers a 360° view of the
world of Champagne through a dynamic and entertaining educational approach,” explains Stéphanie Martel, head of the Comité Champagne’s Training Department. “We are confident that it will be enthusiastically received in Italy, as was the case with the previous platforms: in 5 years, almost 4,000 Italian users have enrolled in our previous online course. This result has placed Italy in third place in terms of number of registrations, after France and the United States, and has contributed to the global success of the project, which has attracted a total of over 36,000 participants since 2019.”
Champagne Rodez
RADICI PROFONDE, VISIONE BIODINAMICA
DA NOVE GENERAZIONI LA FAMIGLIA RODEZ
PRODUCE CHAMPAGNE DAL TAGLIO ARTIGIANALE
CON LO STESSO RISPETTO PER LA NATURA, TRAMANDATO DI PADRE IN FIGLIO
raccoglie questo patrimonio e continua a piantare vigne che daranno frutto tra vent’anni, recuperando parcelle storiche. Inoltre, microvinifica cru d’autore come Les Beurys, Les Genettes, Les Fournettes, La Pierre aux Larrons, La Grande Ruelle. I suoi Champagne sono opere d’arte, mai opulente, sempre fresche, tese e profonde. La visione produttiva della maison si articola in tre universi: Champagne d’Auteur, nati dall’assemblaggio di più annate e varietà; Champagne de Parcelle, espressioni monovitigno di una sola vendemmia e parcella; Champagne de Terroir, frutto delle migliori parcelle dell’annata, affinati per dieci anni. Negli ultimi due anni, questa filosofia si è intrecciata con quella di VITEVINI, realtà che distribuisce in esclusiva per l’Italia i preziosi Champagne Rodez.
Nove generazioni. Questo è il numero che racconta la profondità delle radici di Champagne Rodez, storica maison di Ambonnay fondata nel 1757 da Jean-Baptiste. Oggi, sotto la guida di Mickaël Rodez, la tradizione continua a vivere, ma con uno sguardo contemporaneo. La svolta per la famiglia Rodez arriva nel 1984, quando una vendemmia difficile spinge Eric Rodez a mettere tutto in discussione. Formatosi in giovane età presso la prestigiosa Maison Krug, Eric porta con sé un’eredità di finezza e rigore, che ha saputo trasformare in uno stile
inconfondibile. È lui a costruire il patrimonio enologico della cantina: una vera “biblioteca liquida” che conta circa 50.000 bottiglie prodotte ogni anno e custodisce dieci annate stoccate in cantina, di cui tre come vin de réserve e sette in affinamento sui lieviti. Un tesoro che rappresenta la materia prima per una firma assoluta del mondo Champagne: quella di Rodez, simbolo di altissimo artigianato. Nel 2007 la svolta biodinamica diventa definitiva e nel 2012 la cantina ottiene la certificazione HVE, la prima in Francia. Mickaël Rodez
Prosegue il tour enogastronomico di Borgo diVino in Tour 2025, che ha già toccato alcune delle località più affascinanti d’Italia e si prepara ora a vivere la sua seconda metà con le prossime 10 tappe in programma fino a ottobre. Un’occasione imperdibile per scoprire borghi incantevoli e assaporare le oltre 100 etichette in degustazione, proposte da cantine provenienti da tutta Italia. Scopri la tappa più vicina a te! W BORGODIVINO.IT
CALICI DI STELLE
dal 25 luglio al 24 agosto
Evento itinerante nelle cantine italiane: degustazioni, concerti, mostre e tante serate con protagonisti i calici sotto le stelle. Quest’anno a sorpresa, la collaborazione con le pizze dell’Associazione Verace Pizza Napoletana. W MOVIMENTOTURISMOVINO.IT
9/25
VINÒFORUM
Roma, dall’8 al 14 settembre W LOSPAZIODELGUSTO.IT
IO, BAROLO
Roddi, 13 settembre W STRADADELBAROLO.IT
MILANO WINE WEEK
Milano, dal 4 al 12 ottobre W MILANOWINEWEEK.COM
CHAMPAGNE EXPERIENCE
Bologna, 5 e 6 ottobre W CHAMPAGNEEXPERIENCE.IT
COLLIO EVOLUTION
Consorzio Tutela Vini DOC Collio, 26 e 27 ottobre W COLLIO.IT
FINE #WINETOURISM MARKETPLACE
Riva del Garda, 28 e 29 ottobre W FINE-ITALY.COM
RIVE
Pordenone, dal 5 al 7 novembre W EXPORIVE.COM
MERANO WINEFESTIVAL
Merano, dal 7 all’11 novembre W MERANOWINEFESTIVAL.COM
SITEVI
Montpellier, dal 25 al 27 novembre W SITEVI.COM
Borgo diVino in Tour Villages of Italy
The 2025 edition of Borgo diVino in Tour, the food and wine journey through Italy’s most charming villages, continues. Having already visited some of the country’s most picturesque locations, the tour now enters its second half with 10 more stops scheduled through October. An unmissable opportunity to discover enchanting towns and taste over 100 labels from wineries all across Italy. Find the stop closest to you! www.borgodivino.it
Calici di Stelle
July 25 to August 24
A traveling event hosted by Italian wineries, featuring wine tastings, concerts, exhibitions, and countless magical evenings under the stars with wine glasses in hand. This year’s surprise: a special collaboration with the Associazione Verace Pizza Napoletana to celebrate authentic Neapolitan pizza. www.movimentoturismovino.it
Vinòforum
Rome, September 8–14 www.lospaziodelgusto.it
Io, Barolo Roddi, September 13 www.stradadelbarolo.it
Milano Wine Week
Milan, from October 4 to 12 www.milanowineweek.com
Champagne Experience
Bologna, 5 and 6 October www.champagneexperience.it
Collio Evolution
Consorzio Tutela Vini DOC Collio, 26 and 27 October www.collio.it
FINE #WineTourism Marketplace
Riva del Garda, 28 and 29 October www.fine-italy.com
RIVE
Pordenone, from 5 to 7 November www.exporive.com
Merano WineFestival
Meran, 7-11 November www.meranowinefestival.com
SITEVI
Montpellier, from 25 to 27 November www.sitevi.com
CHAMPAGNE EXPERIENCE 2025 BRINDA A BOLOGNA
Il 5 e 6 ottobre l’appuntamento italiano dedicato allo Champagne cambia location, lasciando Modena per accogliere la crescita della manifestazione tra grandi Maison, Vigneron e masterclass d’autore
Champagne Experience 2025 scrive un nuovo capitolo della sua storia: domenica 5 e lunedì 6 ottobre, la kermesse simbolo dello Champagne in Italia si trasferisce per la prima volta a Bologna, all’interno del padiglione 15 di BolognaFiere, per la sua ottava edizione.
Un cambio di sede fortemente voluto da Excellence SIDI, organizzatore dell’evento e riferimento nazionale per l’importazione e distribuzione di vini d’eccellenza, per rispondere a una crescita continua di pubblico e operatori del settore.
Non mancheranno le masterclass tematiche condotte da esperti del settore, affiancate dalla degustazione di centinaia di etichette, tra storiche Maison e piccoli Vigneron, suddivise per zona di provenienza: Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Côte des Blancs, Aube.
Le Maison classiche saranno riunite in un’area dedicata, in un allestimento ancora più funzionale e accogliente grazie agli spazi di BolognaFiere.
“Le oltre 6000 presenze registrate a Modena nel 2024 confermano l’interesse crescente per lo cham-
pagne tra operatori e appassionati – ha sottolineato Pietro Pellegrini, vicepresidente di Excellence SIDI – Lo spostamento a Bologna rappresenta un passo strategico, non solo per lo sviluppo di Champagne Experience ma anche per tutte le iniziative future di Excellence SIDI”.
L’appuntamento è dunque per ottobre, con due giorni all’insegna dell’eccellenza, della cultura e del fascino intramontabile delle bollicine francesi.
W CHAMPAGNEEXPERIENCE.IT
CHAMPAGNE EXPERIENCE
food&beveragenda
SITEVI 2025
SITEVI 2025
La fiera di Montpellier si conferma un appuntamento strategico per la filiera
Dal 25 al 27 novembre 2025, il Parco Espositivo di Montpellier ospiterà una nuova edizione di SITEVI, salone internazionale di riferimento per le filiere vitivinicola, olivicola e arboricola.
Con il 75% della superficie espositiva già prenotata a sei mesi dall’apertura, l’evento si preannuncia come
un’edizione record, pronta ad accogliere 1.000 espositori e oltre 55 mila operatori del settore.
UN CROCEVIA INTERNAZIONALE PER L’INNOVAZIONE DI FILIERA
La forte adesione da parte di aziende, tra cui 122
espositori esteri, conferma la portata globale del salone, diventato un vero punto di riferimento per chi opera in contesti agricoli sempre più esigenti. A sostenere l’iniziativa, anche per l’edizione 2025, la Regione Occitania, insieme a partner istituzionali e tecnici come l’IFV, France Olive, Les Œnologues
de France, La Ferme Digitale, Wine Tech e Agri SudOuest Innovation.
Grazie alla presenza di numerosi nuovi espositori provenienti da tutti i comparti, SITEVI continua a proporsi come un laboratorio di idee, confronto e sviluppo, dove imprenditori e professionisti possono aggiornarsi, stringere relazioni e ripensare il proprio futuro.
UN SALONE STRATEGICO IN UN CONTESTO
CHE CAMBIA
In uno scenario economico segnato da pressioni sui prezzi, incertezze climatiche e crescente competitività internazionale, SITEVI 2025 rappresenta un’occasione cruciale per ripensare modelli produttivi e ampliare gli orizzonti imprenditoriali.
La varietà e la qualità dell’offerta espositiva – con aziende provenienti da oltre 60 paesi – fanno di SITEVI una piattaforma unica per esplorare nuove opportunità di mercato, diversificare l’attività agricola e scoprire soluzioni innovative, in particolare nell’ambito delle tecnologie digitali applicate alle tre filiere.
Che si tratti di agriturismo, prodotti alternativi o mercati emergenti, il salone accompagna gli operatori nella transizione verso nuovi modelli economici e produttivi più resilienti.
UN PROGRAMMA RICCO
TRA PREMI, INNOVAZIONI E MOMENTI DI
F ORMAZIONE
Ad arricchire l’esperienza della visita, SITEVI 2025 offrirà numerosi appuntamenti chiave:
• SITEVI Innovations Awards, premi dedicati alle innovazioni più promettenti del settore;
• lo spazio LabTech, realizzato in collaborazione con Agri Sud-Ouest Innovation, La Ferme Digitale e Wine Tech, dove saranno presentate le tecnologie d’avanguardia;
• un programma fitto di conferenze, workshop e Masterclass di degustazione, pensato per favo-
rire la formazione e lo scambio di competenze. Più che un evento fieristico, SITEVI si conferma un catalizzatore di trasformazioni per la filiera agroalimentare europea. Una tappa imprescindibile per chi desidera restare al passo con l’evoluzione del settore e affrontare le sfide del futuro con strumenti concreti.
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Langhe Doc e l’Italia controcorrente
CURA DI LORENZO BIANCIARDI
Paolo Casalis, ben prima di Barolo Boys (2014), con un altro documentario dal titolo Langhe Doc (2011) ha scelto di immergersi nei colli di Alba all’imbrunire, per raccontare tre storie di quelli che definisce degli «eretici», nel contesto di un’Italia che sembra sposare la logica del cemento e dei supermercati.
Contro la globalizzazione, l’omologazione e il pensiero unico, quest’opera scorge nelle vite di tre “rivoluzionari” uno squarcio del nostro belpaese più autentico e genuino, fatto di lavoro manuale, ritmi di produzione lenti e cene in campagna tra fisarmoniche e strofe inventate. Un’Italia che sta scomparendo? Forse non del tutto, osservando la scelta coraggiosa di Silvio Pistone, che ha lasciato l’edilizia per dedicarsi alle pecore, all’arte di fare formaggi, alla coltivazione di campi di grano alla vecchia maniera, senza mietitrebbia. Oppure incrociando la strada di Mauro Musso, artigiano della pasta, che ha deciso di cercare la qualità estrema dei grani antichi, senza forzare troppo le tappe produttive, per non andare a discapito della salubrità e digeribilità del prodotto. Sono davvero «gli altri che hanno sbagliato strada»? Pare pensarla così anche Maria Teresa Mascarello, che prosegue con perseveranza la storia di famiglia e la tradizione di quei grappoli di Nebbiolo che si trasformano in Barolo: fare numeri a lei non interessa, preferisce rispettare i tempi della natura e non quelli del mercato. Così, attraverso tre storie di interpreti coraggiosi e controcorrente, le immagini raccontano la trasformazione di territori rurali che tendono a spopo-
larsi e un paesaggio che cambia radicalmente. Ad impreziosire il documentario, le parole del grande giornalista Giorgio Bocca invitano a riflettere sul paese che vogliamo: preferiamo un’Italia dei discount e «dei capannoni» o un’Italia delle «cose in miniatura»? Siamo ancora in tempo, sembra indicarci nel finale, a difendere la bellezza e «salvare questo paesaggio» che, ammonisce, «in gran parte abbiamo già distrutto».
LANGHE DOC AND ITALY BUCKS THE TREND
Well before Barolo Boys (2014), Paolo Casalis chose to immerse himself in the hills of Alba at dusk in another documentary entitled Langhe Doc (2011), to tell three stories of what he calls «heretics», in the context of an Italy that seems to embrace the logic of concrete and supermarkets. Against globalisation, standardisation and conventional thinking, this work sees in the lives of three «revolutionaries» a glimpse of our most authentic and genuine country, made up of manual labour, slow production rhythms and dinners in the countryside accompanied by accordions and improvised songs. Is this Italy disappearing? Perhaps not entirely, judging by the courageous choice of Silvio Pistone, who left construction to devote himself to sheep, the art of cheese making and the cultivation of wheat fields in the old-fashioned way, without a combine harvester.
Or by crossing paths with Mauro Musso, a pasta artisan who decided to seek out the extreme quality of ancient grains, without forcing the production stages too much, so as not to compromise the healthiness and digestibility of the product. Are «the others really the ones who have
taken the wrong path»? Maria Teresa Mascarello seems to think so, as she perseveres in continuing the family history and tradition of those Nebbiolo grapes that are transformed into Barolo: she is not interested in numbers, preferring to respect the rhythms of nature rather than those of the market.
Thus, through three stories of courageous and unconventional protagonists, the images tell the story of the transformation of rural areas that are becoming depopulated and a landscape that is changing radically. Enriching the documentary, the words of the great journalist Giorgio Bocca invite us to reflect on the country we want: do we prefer an Italy of discount stores and «warehouses» or an Italy of «miniature things»? We still have time, he seems to tell us at the end, to defend beauty and «save this landscape» which, he warns, «we have already largely destroyed».
A
ASSODISTIL:
CULTURA
TUTELARE
Rapporti sempre più tesi tra l’Organizzazione Mondiale della Sanità e i produttori di distillati e spirits. Il contraccolpo mediatico della “guerra” che l’OMS ha dichiarato all’alcool ha scosso anche i piani alti di Assodistil. Su “The Lancet Public Healt”, infatti, l’OMS sostiene che “non esiste una quantità di alcool che non abbia effetti sulla salute”. Dall’Inghilterra al Giappone si alzano voci di protesta, e da noi Cesare Mazzetti di Assodistil replica allarmato: “Una posizione assolutista, non accettabile, che non tiene conto della nostra cultura del bere responsabile, delle nostre tradizioni produttive e delle ricadute economiche di una simile campagna. Questo attacco indiscriminato all’alcool non si basa su nessuna evidenza scientifica, osteggiando secoli di storia e la libertà di agire del singolo individuo”.
ASSODISTIL:
SPIRITS CONSUMPTION IS A CULTURE TO BE PROTECTED
Relations between the World Health Organisation and distillate and spirits producers are becoming increasingly tense. The media repercussions of the “war” declared by the WHO on alcohol have also shaken the upper echelons of Assodistil. In “The Lancet Public Health”, the WHO argues that “there is no amount of alcohol that does not affect health”. Voices of protest are being raised from England to Japan, and Cesare Mazzetti of Assodistil responds with alarm: “An absolutist, unacceptable position that does not take into account our culture of responsible drinking, our production traditions and the economic repercussions of such a campaign. This indiscriminate attack on alcohol is not based on any scientific evidence, opposing centuries of history and the freedom of action of the individual”.
A FINE AGOSTO, MILANO TORNA CAPITALE DEL GIN
Più di 400 gin selezionati, masterclass, degustazioni, area market e musica dal vivo: all’ex Macello di Milano, dal 29 al 31 agosto prossimi andrà in scena il “Gin & Tonic Festival”. Ad ingresso gratuito, l’opportunità è ghiotta per gli appassionati di allargare le proprie conoscenze scoprendo sapori e aromi del distillato, anche dalla voce dei diversi produttori. Sei le aree tematiche, suddivise per altrettante zone di provenienza: Italia, Francia, Spagna, Regno Unito, Germania-Olanda-Belgio e resto del mondo.
Info su: www.gintonicfestival.com
AT THE END OF AUGUST, MILAN RETURNS AS THE CAPITAL OF GIN
More than 400 selected gins, masterclasses, tastings, a market area and live music: the “Gin & Tonic Festival” will take place at the former Macello di Milano from 29 to 31 August. With free admission, this is a great opportunity for enthusiasts to broaden their knowledge by discovering the flavours and aromas of the spirit, including from the voices of the various producers. There are six thematic areas, divided into six zones of origin: Italy, France, Spain, the United Kingdom, Germany-Netherlands-Belgium and the rest of the world.
Info at: www.gintonicfestival.com
Dal 5 luglio sono in vigore i dazi antidumping, voluti dal Ministero del Commercio cinese, sulle acquaviti e sul vino da vinaccia esportati in Cina. Decisione arrivata nonostante una dettagliata indagine, durata oltre un anno, con la quale l’Europa ha dimostrato l’assenza di pratiche di dumping. Anag e Federvini hanno espresso preoccupazione, auspicando un dietrofront del Governo cinese: “La decisione è una barriera tariffaria che riteniamo del tutto ingiustificata, anche vista l’attiva collaborazione prestata
dalle aziende italiane ed europee che hanno partecipato ai numerosi ed onerosi adempimenti legati all’indagine richiesti dall’Autorità cinesi”, ha sottolineato Giacomo Ponti, nuovo presidente di Federvini.
Anti-dumping tariffs imposed by the Chinese Ministry of Commerce on spirits and marc wine exported to China have been in force since 5 July. The decision was taken despite a detailed investigation, lasting over a year, in which Europe demonstrated the absence of dumping practices. Anag and Federvini have expressed concern, hoping for a U-turn by the Chinese government: “The decision is a tariff barrier that we consider completely unjustified, also in view of the active cooperation provided by Italian and European companies that participated in the numerous and burdensome requirements related to the investigation requested by the Chinese authorities,” emphasised Giacomo Ponti, the new president of Federvini.
a cura di Stefania Abbattista
GIN & TONIC FESTIVAL 2025
CHINA IMPOSES DEFINITIVE ANTI-DUMPING TARIFFS OF 32.2%
Giacomo Ponti
Cesare Mazzetti
LEGISLAZIONE / LAW
ARRIVA IL DDL SULL’OLIO EVO: NASCE IL MARCHIO DI QUALITÀ PER L’EXTRAVERGINE ITALIANO
Depositato al Senato il disegno di legge “Disposizioni per lo sviluppo e la competitività del settore olivicolo nazionale”, firmato dalla senatrice Gisella Naturale (M5S). Nasce il “Sistema Evo Qualità” con parametri chimici più restrittivi e un nuovo marchio “Olio EVO 100% italiano di alta qualità”. In arrivo 30 milioni in 3 anni per le imprese, contributi maggiorati per giovani e donne, fondi per la ricerca e una piattaforma blockchain per la tracciabilità. Dal 2026, l’olio si studierà anche a scuola. Al via il Centro OlivoCULTURA per promuovere la cultura e l’identità dell’oro verde italiano.
THE EVO OIL BILL ARRIVES: A QUALITY MARK FOR ITALIAN EXTRA VIRGIN OLIVE OIL IS BORN
The bill “Provisions for the development and competitiveness of the national olive sector”, signed by Senator Gisella Naturale (M5S), has been submitted to the Senate. The “Evo Quality System” is born, with more restrictive chemical parameters and a new “100% Italian high-quality EVO oil” label. 30 million euros over three years for businesses, increased subsidies for young people and women, funds for research and a blockchain platform for traceability are on the way. From 2026, oil will also be studied in schools. The OlivoCULTURA Centre is being launched to promote the culture and identity of Italian green gold.
OLIO, COLDIRETTI/UNAPROL:
+25%
ULIVETI PER SALVARE L’AUTOSUFFICIENZA ITALIANA
Per garantire l’autosufficienza dell’Italia nella produzione di olio extravergine d’oliva, Coldiretti e Unaprol propongono di aumentare del 25% gli uliveti italiani entro 7-10 anni. Tra le priorità: recupero degli oliveti abbandonati, impianti moderni, lotta alla Xylella e alle pratiche sleali, blocco delle importazioni extra Ue senza regole comuni, tracciabilità europea, investimenti in innovazione, formazione e comunicazione. Si chiede anche l’adeguamento dei limiti sugli steroli per tutelare cultivar italiane di eccellenza.
COLDIRETTI/UNAPROL ON OLIVE OIL: +25% OLIVE GROVES TO SAVE ITALIAN
SELF-SUFFICIENCY
To ensure Italy’s self-sufficiency in the production of extra virgin olive oil, Coldiretti and Unaprol propose increasing Italian olive groves by 25% within 7-10 years. Priorities include: recovering abandoned olive groves, modern facilities, combating Xylella and unfair practices, blocking extra-EU imports without common rules, European traceability, investment in innovation, training and communication. They are also calling for the adjustment of sterol limits to protect Italian cultivars of excellence.
RICERCA / RESEARCH
FRANTOIO E LECCINO, IL DNA DELL’OLIVO ITALIANO È FINALMENTE SVELATO
Completato per la prima volta il sequenziamento del dna delle cultivar Frantoio e Leccino, due pilastri dell’olivicoltura italiana.
Il progetto, condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa con partner in Arabia Saudita e Usa, è stato pubblicato su Scientific Data.
Oltre al valore scientifico, lo studio permette di confrontare i genomi e migliorare le varietà, potenziandone la resistenza a stress climatici e malattie.
Un passo cruciale per il futuro dell’olivo e per la valorizzazione del patrimonio agricolo nazionale.
FRANTOIO AND LECCINO, THE DNA OF THE ITALIAN OLIVE TREE IS FINALLY REVEALED
The DNA sequencing of the Frantoio and Leccino cultivars, two pillars of Italian olive growing, has been completed for the first time. The project, conducted by the Sant’Anna School of Advanced Studies in Pisa with partners in Saudi Arabia and the USA, has been published in Scientific Data. In addition to its scientific value, the study allows genomes to be compared and varieties to be improved, enhancing their resistance to climatic stress and disease. This is a crucial step for the future of olive trees and for the enhancement of the national agricultural heritage.
a cura di Alessia Manoli
NORMATIVA / REGULATION
LA TOSCANA APPROVA LA LEGGE SULLA BIRRA ARTIGIANALE
La Toscana si dota di una legge per la valorizzazione della birra artigianale e agricola. Si tratta di un passo avanti importante per il riconoscimento istituzionale del comparto e per il rafforzamento di una filiera produttiva che unisce agricoltura, artigianato, sostenibilità e promozione territoriale. La legge regionale, presentata dal consigliere Mario Puppa, ha visto il voto unanime dell’Aula, prevede contributi fino a 200 mila euro l’anno per interventi a favore dei microbirrifici con sede in Toscana, da destinare ad ammodernamenti strutturali, tecnologie, certificazioni, formazione e valorizzazione delle materie prime locali come luppolo, cereali e castagne. Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici indipendenti, accoglie con grande soddisfazione la notizia.
TUSCANY APPROVES CRAFT BEER LAW
Tuscany has passed a law to promote craft and agricultural beer. This is an important step forward for the institutional recognition of the sector and for strengthening a production chain that combines agriculture, craftsmanship, sustainability and regional promotion. The regional law, presented by Councillor Mario Puppa, was unanimously approved by the Chamber and provides for subsidies of up to €200,000 per year for microbreweries based in Tuscany, to be used for structural modernisation, technology, certification, training and the promotion of local raw materials such as hops, cereals and chestnuts. Unionbirrai, the trade association of small independent breweries, welcomes the news with great satisfaction.
LUCA LOSURDO VINCE LA HEINEKEN MASTERCLASS 2025
Luca Losurdo è il vincitore della Heineken Masterclass 2025, la sfida che ha visto protagonisti 16 spillatori professionisti alla Santeria Toscana a Milano. Durante la finale, i partecipanti si sono messi alla prova in tre sessioni di spillatura seguendo i cinque passaggi fondamentali dello Star Serve Heineken: risciacquo, spillatura, taglio della schiuma, controllo e servizio, il tutto eseguito con il bicchiere e il sottobicchiere ideali. Il vincitore si è aggiudicato un viaggio ad Amsterdam e l’opportunità di rappresentare l’Italia al Draught Master, la prestigiosa competizione internazionale riservata ai migliori spillatori di birra al mondo. Losurdo, 25 anni, è il barman all’Amsterdam Pub di Marina di Ravenna. La Masterclass rappresenta il momento culminante di un percorso formativo avviato in primavera, che ha coinvolto oltre cinquanta locali e punti di consumo in tutta Italia.
LUCA LOSURDO WINS THE HEINEKEN MASTERCLASS 2025
Luca Losurdo is the winner of the Heineken Masterclass 2025, the challenge that saw 16 professional bartenders compete at Santeria Toscana in Milan. During the final, participants were tested in three tapping sessions following the five fundamental steps of Star Serve Heineken: rinsing, tapping, skimming, checking and serving, all performed with the ideal glass and coaster. The winner won a trip to Amsterdam and the opportunity to represent Italy at the Draught Master, the prestigious international competition reserved for the best beer pourers in the world. Losurdo is 25 years old and is the barman at the Amsterdam Pub in Marina di Ravenna. The Masterclass represents the culmination of a training programme that began in the spring, involving over fifty bars and restaurants throughout Italy.
EVENTO / EVENT
A BIELLA LA DECIMA EDIZIONE DI
BOLLE DI MALTO
Dal 25 agosto al 1° settembre Biella ospita la 10^ edizione di Bolle di Malto, evento dedicato alla birra artigianale. 23 birrifici artigianali saranno in piazza Martiri della Libertà e piazza Primo Maggio. Accanto, una food court completamente rinnovata, un’area dedicata alle famiglie e ben 20 concerti dal vivo. E, poi, un focus sulle esigenze dei giovani con “Generation Bolle”, piattaforma che valorizza la creatività giovanile. E, ancora, piazza Duomo, dal 28 al 30 agosto sarà sede del Salone Italiano della Birra, agorà per il dialogo tra aziende, istituzioni, formazione e cultura. L’Arena Bolle ospiterà la 4^ edizione degli Stati Generali della Birra che vedono il patrocinio di MIMIT e MASAF e il debutto di “Parole a Bolle”, format che racconta l’impresa mettendo l’uomo al centro. Infine, dal 28 al 30 agosto, nella cornice del Piazzo torna BDM Sour Jazz, un incontro tre birre artigianali e jazz.
THE 10TH EDITION OF BOLLE DI MALTO IN BIELLA
From 25 August to 1 September, Biella will host the 10th edition of Bolle di Malto, an event dedicated to craft beer. Twenty-three craft breweries will be in Piazza Martiri della Libertà and Piazza Primo Maggio. Next to them, there will be a completely renovated food court, an area dedicated to families and 20 live concerts. There will also be a focus on the needs of young people with “Generation Bolle”, a platform that promotes youth creativity. Furthermore, from 28 to 30 August, Piazza Duomo will host the Italian Beer Fair, a forum for dialogue between companies, institutions, education and culture. The Arena Bolle will host the 4th edition of the Stati Generali della Birra (Beer States General), sponsored by MIMIT and MASAF, and the debut of “Parole a Bolle”, a format that tells the story of the company by putting people at the centre. Finally, from 28 to 30 August, BDM Sour Jazz returns to Piazzo, a meeting of craft beers and jazz.
BIRRA / BEER
PREMIO / PRIZE
MACCHINARI PER L’ENOLOGIA
PULIZIA E QUALITÀ DEL SUGHERO: LE SFIDE DELLA
FILIERA MODERNA
Tecnologie avanzate e selezione rigorosa per garantire la qualità del sughero, dal momento della raccolta fino al tappo finito
DI FRANCESCA GRANELLI
Negli ultimi anni il controllo della qualità del sughero ha conosciuto un’evoluzione profonda. L’intera filiera si è orientata verso tecnologie sempre più avanzate e integrate, con l’obiettivo di ridurre i difetti, migliorare la selezione della materia prima e aumentare l’affidabilità del prodotto finito. Una necessità resa urgente dalla crescente sensibilità del mercato nei confronti di contaminazioni come il TCA (2,4,6-tricloroanisolo), principale responsabile del cosiddetto “odore di tappo”.
Dalla quercia al tappo
La filiera può essere suddivisa in due fasi distinte: la prima riguarda la gestione della Quercus suber e la raccolta manuale della cortica; la seconda include tutte le operazioni di trasformazione industriale, dalla bollitura iniziale fino alla produzione e marchiatura del tappo. La raccolta della cortica avviene tra fine maggio e fine agosto, ogni nove anni: l’albero deve essere in piena attività vegetativa per consentire il distacco della corteccia senza danneggiarlo. All’estrazione segue una lunga fase di stagionatura all’aperto, minimo sei mesi, e una selezione accurata seguendo diversi parametri: spessore, porosità, omogeneità, presenza di canali resiniferi o difetti visibili. Solo quelle che soddisfano requisiti morfologici e strutturali adeguati sono destinate alla produzione di tappi, in particolare monopezzo. Le restanti vengono destinate ad altre lavorazioni o alla produzione di microgranina.
Selezione, controllo e trattamento del monopezzo I tappi monopezzo rappresentano la principale sfida tecnica per la filiera. La loro struttura naturale, compatta, rende complesso il trattamento profondo delle eventuali molecole contaminanti. A differenza dei tappi in microgranina, che vengono omogeneizzati e trattati
in massa, il monopezzo deve essere trattato individualmente o con sistemi in grado di agire anche internamente. E’ fondamentale garantire la selezione accurata della cortica, la prevenzione della cross-contamination in fase produttiva e l’impiego di tecnologie di pulizia ad alte prestazioni.
Le tecniche oggi disponibili per la pulizia e il controllo del sughero comprendono trattamenti termici sofisticati, come l’applicazione di vapore ad alta pressione e cicli controllati di temperatura e umidità, progettati per rimuovere efficacemente contaminanti organici e microbiologici senza alterare le proprietà fisiche del materiale. Questi metodi sono supportati da strumenti analitici all’avanguardia, tra cui spettroscopia molecolare, sensori a infrarossi per l’identificazione rapida di composti volatili, raggi X per l’ispezione non distruttiva della struttura interna, e sistemi basati su intelligenza artificiale che integrano dati complessi per il riconoscimento di anomalie e pattern.
L’impiego combinato di queste tecnologie permette di effettuare un controllo più esteso e meno invasivo rispetto ai metodi tradizionali, migliorando significativamente l’affidabilità statistica del processo di selezione e riducendo al minimo i margini di errore e scarto, con un impatto positivo sulla qualità finale del tappo.
Un esempio di tecnologia applicata al controllo del tappo
Tra le innovazioni più significative troviamo la tecnologia Onebyone® di Masilva, che consente l’analisi individuale dei tappi in sughero naturale tramite spettroscopia in fase gassosa. Il sistema rileva la presenza di TCA in concentrazioni anche inferiori al limite percettivo umano (circa 1,5 ng/L), con una soglia operativa pari a 0,5 ng/L. Il processo avviene in linea, è completamente automatizzato, non distruttivo e consente di scartare selettivamente solo i tappi potenzialmente contaminati, ottimizzando l’efficienza produttiva.
Tecnologia, controllo e selezione mirata: come l’industria del sughero sta affrontando le nuove sfide qualitative lungo tutta la filiera, dalla foresta alla bottiglia
IL VIVAISMO? UN’ECCELLENZA AL PARI DI VINO E OLIO
I tre
settori agricoli sono
distinti ma hanno fatturati simili: per Nicolò Begliomini “serve una promozione condivisa”
DI FRANCESCO CARRUBBA
Il vivaismo tricolore, terzo settore agricolo nazionale, nasce alla metà dell’800 a Pistoia. È naturale che qui abbia sede l’AVI, l’Associazione Vivaisti Italiani che ha appena rinnovato il Consiglio. Il nuovo presidente è Vannino Vannucci, con vicepresidenti Marco Romiti e Massimo Bartolini. L’organizzazione si è dotata, inoltre, di una figura inedita: è il responsabile comunicazione e marketing Nicolò Begliomini, che non ha dubbi sulle sfide da affrontare. “Il cambiamento climatico in atto è senza dubbio la più urgente - spiega l’esperto - Troppo spesso è stata data per scontata la presenza del verde nelle nostre città, in Italia più che altrove. E invece le piante sono molto più che un ornamento, sono ossigeno e ombra, vita e futuro. Dobbiamo ricostruire un dialogo con cittadini, enti e istituzioni perché si comprenda il ruolo cruciale di piante e alberi.
L’Italia è il secondo mercato in Europa in ambito florovivaistico: abbiamo gli strumenti per lavorare in questa direzione”.
Il fronte idrico è altrettanto delicato. “Il tema dell’acqua è ovviamente sentito in ambito vivaistico e il settore si è dimostrato profondamente innovatore in questo senso. Una maggiore efficienza attraverso sistemi di irrigazione localizzata e a goccia, il recupero delle acque e l’azzeramento delle dispersioni idriche sono priorità su cui le aziende lavorano costantemente, con l’obiettivo di affinare sempre più il metodo. I progressi fatti negli ultimi anni sono molti, segno di una responsabilità chiara e forte avvertita da tutto il settore che
Il tema dell’acqua è molto sentito.
Le priorità: “Una maggiore efficienza attraverso sistemi di irrigazione localizzata e a goccia, il recupero delle acque e l’azzeramento delle dispersioni idriche”
km zero. E poi la ricerca e il riciclo, di cui due grandi progetti in essere sono senza dubbio bandiera. Il primo, Fitolab, un laboratorio prossimo a entrare in attività dove ricerca e visione green s’incontrano grazie a Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia che sostiene il percorso. Il secondo si chiama ‘Revive Pot’ e consentirà di produrre un numero sempre maggiore di vasi 100% riciclati e riciclabili. In sei mesi dall’attivazione 112.690 chili di scarti plastici dai vivai combinati agli imballaggi provenienti dalle differenziate domestiche toscane sono stati riconvertiti in 28 milioni di vasi a bassissima impronta carbonica”.
Uno degli obiettivi è l’affermazione del vivaismo come prodotto d’eccellenza al pari del vino e dell’olio. Come si può raggiungere? “Prima di tutto leggendo e facendo leggere i numeri, che in pochi conoscono. Stiamo parlando di tre settori agricoli distinti che però hanno fatturati pressoché analoghi. Vino e olio hanno tracciato nel tempo percorsi virtuosi, si sono costruiti una propria identità e riconoscibilità. Preso atto che il vivaismo ha i requisiti per percorrere quella stessa strada, serve poi essere sostenuti attivamente e sinergicamente dagli enti e dalle istituzioni competenti. In poche parole, promozione
ha potuto constatare coi propri occhi e sulle proprie produzioni gli effetti del cambiamento climatico. Ma l’impegno delle aziende dev’essere accompagnato da un uguale impegno istituzionale. E la Regione Toscana sta investendo molto”.
Gli sforzi delle imprese vivaistiche nella sostenibilità sono importanti. “Da anni lavoriamo per aggiornarci e ottenere sempre più certificazioni a tutela ambientale. Sul tavolo c’è molto altro: la gestione efficiente delle acque come detto, la lotta integrata, la pacciamatura a
condivisa”.
Infine si vogliono attrarre i ragazzi dando continuità a un dialogo con le Scuole Agrarie: “Sono allo studio nuovi percorsi di inserimento nel settore, così come abbiamo in programma già da settembre un’apertura decisa verso le fasce più giovani. Questo si traduce in progetti didattici precisi che facciano entrare il verde nelle scuole e restituiscano appetibilità a un mestiere che più di altri ha a che fare con il futuro e che, quindi, riguarda tutti”.
70 ANNI DI STORIA, RADICI PROFONDE E SGUARDO AL FUTURO
DAL 1955 UNA COOPERATIVA UNITA E INNOVATIVA AL FIANCO DEI VITICOLTORI, TRA ESPERIENZA, RICERCA E SOSTENIBILITÀ
Settant’anni di storia sono un traguardo importante, da festeggiare con orgoglio e gratitudine. I Vivai Viticoli Cooperativi di Padergnone celebrano questo anniversario guardando al passato con riconoscenza e al futuro con entusiasmo. Dal 1955, anno della fondazione, la cooperativa è cresciuta grazie allo spirito di collaborazione tra soci uniti dall’obiettivo comune di rafforzarsi reciprocamente, condividendo competenze e affrontando insieme le sfide di un settore in continua evoluzione. Sempre al fianco dei viticoltori, Vivai di Padergnone si è distinta per un’assistenza tecnica
competente e costante, diventando un punto di riferimento per la viticoltura trentina e nazionale. Al centro di questa lunga storia ci sono i soci, la vera forza della cooperativa. Con passione e dedizione, generazione dopo generazione, si occupano in prima persona di ogni processo della produzione della barbatella, garantendo così una qualità per ogni
prodotto indirizzato al viticoltore.
Fondamentale in questo percorso è anche l’investimento costante nella ricerca, da sempre al centro della visione della cooperativa. Un impegno reso possibile grazie alla collaborazione con il consorzio CIVIT (Consorzio Innovazione Vite), che unisce AVIT (Associazione Vivaisti Viticoli Trentini) e la Fondazione Edmund Mach, e con il consorzio nazionale Ampelos (Consorzio Italiano Vivaisti Viticoli). Attraverso quest’ultimo, sono state attivate importanti convenzioni con le Università di Ancona, Bologna e Padova, rafforzando il legame tra vivaisti e mondo accademico.
È proprio dalla ricerca che sono nate barbatelle innovative, resistenti alle malattie fungine (PIWI) e più sostenibili per l’ambiente. L’omologazione di nuove varietà a bacca bianca e rossa, come Valnosia, Charvir, Nermantis e Termantis, dimostra l’impegno concreto verso un’agricoltura più moderna e rispettosa del territorio. Tradizione e innovazione camminano insieme: è questo il segreto di Vivai Viticoli Cooperativi di Padergnone che da 70 anni continua a guardare lontano.
L’UNICA FIERA ITALIANA DEDICATA ALL’INTERA
FILIERA DEL VINO, DALLA VITE ALLA BOTTIGLIA
CONDAIR, SPECIALISTI DEL CONTROLLO CLIMATICO IN CANTINA
SOLUZIONI PROGETTATE PER LE ESIGENZE REALI DELLE CANTINE, CON REGOLAZIONE PRECISA DELL’UMIDITÀ, NON INVASIVA E CONSUMI RIDOTTI
Per far sì che un vino esprima appieno le qualità organolettiche che lo rendono unico, è indispensabile che l’affinamento avvenga in un ambiente con temperatura ottimale e umidità sotto controllo. È qui che entra in gioco il Gruppo Condair, leader mondiale nei sistemi di umidificazione, deumidificazione e raffrescamento evaporativo in ambito industriale e commerciale, che dal 1948 affianca i produttori creando soluzioni su misura per ogni cantina. Numerose realtà consolidate del panorama enologico si sono affidate
all’esperienza pluridecennale di Condair per garantire condizioni ideali nei propri spazi di affinamento.
Tra queste, la Cantina Colterenzio – Kellerei Schreckbichl, cooperativa altoatesina con oltre 300 soci e 300 ettari vitati, che ha scelto di collaborare con Condair per la climatizzazione di una barricaia della superficie di 500 m². Dietro ai grandi vini di questa realtà non c’è solo un terroir straordinario, ma anche la capacità di far esprimere al meglio ogni bottiglia, grazie all’artigianalità delle lavorazioni e
alla professionalità dell’enologo Martin Lemayr e dei suoi collaboratori. “L’esigenza era duplice: da un lato mantenere costantemente 14 °C di temperatura e un’umidità relativa tra il 70 e il 75%; dall’altro, disporre di un sistema discreto, silenzioso e facilmente integrabile, che non interferisse con l’estetica della cantina né con le attività operative”, afferma Lemayr. A queste richieste si aggiungeva la necessità di una soluzione efficiente, modulare e compatibile con la struttura esistente, installabile senza opere murarie invasive. Dopo
un’accurata fase di analisi e progettazione condivisa, la scelta è ricaduta sul sistema MLP 100 + Flex, tra i più avanzati nella gamma Condair per l’umidificazione ad alta pressione in ambienti vinicoli. Il sistema si basa sulla nebulizzazione ad alta pressione dell’acqua: una tecnologia che permette di frammentare il liquido in microgocce grazie a pompe che lavorano a 70 bar, evitando la formazione di condensa o bagnature indesiderate. L’acqua evapora rapidamente, contribuendo a mantenere stabili i parametri igrometrici e portando con sé un benefico effetto di riduzione della temperatura. Grazie a una sonda termo-igrometrica, la centralina elettronica mantiene in modo automatico i valori di umidità impostati e, all’occorrenza, invia allarmi e avvisi per la manutenzione o il controllo. Inoltre, un sistema Condair ad alta pressione può essere posato a posteriori, in cantine già esistenti – proprio come nel caso della Cantina Colterenzio – in quanto non richiede alcun intervento di muratura. Il cuore dell’impianto è lo SKID, una struttura compatta in acciaio inox su cui si trovano: l’unità di pressurizzazione, l’unità di
trattamento dell’acqua, le tubazioni dotate di ugelli in acciaio inox AISI316 e un sistema di controllo per la gestione della nebulizzazione. Una logica avanzata di gestione degli stadi di funzionamento consente un’accuratezza della regolazione di ±4%, garantendo un’umidificazione così precisa da rendere il sistema adatto anche alle situazioni più esigenti. Un altro elemento fondamentale è l’efficienza energetica. Il sistema MLP 100 + Flex consente di nebulizzare 50 litri d’acqua consumando appena 0,6 kW. Si tratta di un vantaggio rilevante non solo in termini economici, ma anche sul piano della sostenibilità ambientale, sempre più centrale per le aziende vitivinicole. Il sistema è inoltre certificato “Legionella free” e conforme agli standard igienicosanitari HACCP e ISO22000, grazie all’impiego di materiali resistenti alla corrosione e alla progettazione che garantisce la massima igiene. La manutenzione è semplice e pianificabile: Condair fornisce assistenza programmata, con controlli periodici su filtri, ugelli e performance della pompa.
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Questo innovativo prodotto è stato ideato nel 1979 in Germania e conta oltre 4.000 clienti nel mondo. La stabilità garantita da GRIP FIX permette di poter
rimuovere altri dispositivi utilizzati per avere bancali ben stabili come regge, angolari e film. I costi sono contenuti, talvolta anche la sola rimozione di una o due falde di cartone permette il rientro dei costi dell’antiscivolo. Oltre al risparmio nel packaging si ha un risparmio di tempo, energetico e smaltimento.
Maggiori informazioni si possono trovare sul sito www.antislip.it dove vi sono anche video e casi di successo.
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MASSIMA DELICATEZZA, ZERO DISPERSIONI!
LA POMPA VINO VOGELSANG VY: LA SCELTA
IDEALE PER LAVORAZIONI ISOBARICHE NELLA
PRODUZIONE DI SPUMANTI
Nel mondo degli spumanti, ogni fase del processo produttivo richiede precisione, ma soprattutto rispetto per la qualità del prodotto. In particolare, quando si adotta il metodo Charmat, dove la fermentazione avviene in autoclave a pressione controllata, è fondamentale poter contare su una pompa capace di operare in isobarica, senza alterare le proprietà del vino. Vogelsang risponde a questa esigenza con la pompa a lobi rotativi VY, progettata per trasferire il vino spumantizzato in modo delicato, efficiente e senza dispersioni di CO². Questo significa non solo preservare la struttura e l’effervescenza del vino, ma anche
garantire un processo fluido e stabile, in ogni condizione operativa.
La pressione costante e la capacità della pompa a lobi rotativi VY di adattarsi alle esigenze della cantina fanno la differenza soprattutto nelle fasi più critiche, dove è in gioco la qualità finale dello spumante.
Inoltre, la pompa assicura minima ossigenazione, nessuna formazione di schiuma e facilità di manutenzione sul posto.
Affidabilità, precisione e rispetto del prodotto: con la pompa vino VY di Vogelsang, la tecnologia è al servizio della tradizione spumantistica italiana.
Scatolificio 3 Elle: confezioni e imballaggi che si fanno ricordare
Azienda specializzata nel confezionamento di articoli regalo e promozionali, lo Scatolificio 3 Elle nasce nel maggio 1979. Negli anni il mercato si è notevolmente evoluto e l’Azienda ha investito nella ricerca di novità da proporre ad una clientela via via crescente e sempre più esigente. L’attività si è così ampliata e diversificata, arrivando a commercializzare e importare tantissime alternative pronte a soddisfare ogni tipo di richiesta di confezioni per cantine, enoteche e supermercati. Cassette in legno, scatole e valigette per vino, borse in carta, bag in box, scatole per panettone con bottiglia, accessori e scatole per vino: cavatappi, tappi, sciabole, calici e bicchieri, borse in juta per vino, olio e porta vasetti. Una particolare attenzione e cura è rivolta ai regali di Natale. Si eseguono personalizzazioni su valigette in cartone, scatole stese in cartone kraft e seta, cavatappi, tappi, porta calici in tnt, cassette in legno. Le tecniche di stampa usate sono serigrafia, marchi a fuoco, laser e tampografia colore monocromatico.
Scatolificio 3 Elle S.r.l. Via della Repubblica, 11 - 35014 Fontaniva (PD) Tel. +39 049 5941622 Fax: +39 049 5941941 - info@scatolificio3elle.it - www.scatolificio3elle.com
Condair: sistemi ad alta pressione per il controllo climatico in cantina
Installazione flessibile, consumi ridotti e performance elevate per l’umidificazione e il raffrescamento
Il Gruppo Condair, fondato nel 1948 vicino a Zurigo e oggi presente in oltre 50 Paesi con una sede italiana ad Agrate Brianza (MB), è leader mondiale nei sistemi di umidificazione, deumidificazione e raffrescamento evaporativo per ambienti industriali e commerciali. Nel settore vitivinicolo, i sistemi ad alta pressione Condair si distinguono per l’efficienza energetica e l’elevata capacità modulare. Una sola stazione di pompaggio può alimentare più umidificatori, offrendo umidificazione dell’aria e raffrescamento evaporativo in un’unica soluzione. Ogni impianto è integrato in SKID compatti in acciaio inox, progettati per essere installati rapidamente, senza opere murarie e con ingombri ridotti. La manutenzione è semplice e pianificabile. L’installazione può avvenire anche in cantine già operative, senza modifiche strutturali, garantendo massima flessibilità in ogni fase progettuale.