Waterbones - Loris Cecchini

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“La natura in sé mi affascina: l’organizzazione fenomenica del movimento dei liquidi, le forme delle foglie, la struttura dei semi, le complessità delle forme minerali… La osservo e mi lascio indicare una via, poi mi piace spesso elaborarla attraverso un pensiero tecnologico, che per me è una forma di sapere importante. Guardo alla relazione tra estetica e scienza: resto sul confine tra naturale e artificiale, attingo alla natura che poi elaboro alla luce di altri saperi e, alla fine, cerco di mettere in atto uno slittamento, una sospensione poetica” “Nature fascinates me: the phenomenal organization of the movement of liquids, the forms of leaves, the structure of seeds, the complexity of minerals… i look at them for inspiration, to know what direction to take, and i then develop the idea through technology, which for me is an important thing to know. I look at the relationships between aesthetics and science: i stand on the border between natural and artificial, i draw from nature, then develop the work with additional skills, and, in the end, i try to activate a deviation, a poetic suspension” Loris Cecchini


INDEX

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GALLERY HOTEL ART, FIRENZE (ITALY) 2018

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ISTITUTO CULTURALE E DI DOCUMENTAZIONE LAZZERINI, PRATO (ITALY) 2018

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SPAZIO C.O.S.M.O, MILANO (ITALY) 2018

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GALLERIA CONTINUA, SAN GIMIGNANO (ITALY) 2018

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LE CENTQUATRE, PARIS (FRANCE) 2017

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GALERIE AVELINE, PARIS (FRANCE) 2017

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EVENT PAVILLON - T FONDACO DEI TEDESCHI, VENEZIA (ITALY) 2017

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COLUMBUS METROPOLITAN LIBRARY’S NORTHSIDE BRANCH, (USA) 2017

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HANAM UNION SQUARE, SEOUL (SOUTH COREA) 2016

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GALLERIA CONTINUA, LES MOULINS (FRANCE) 2016

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VILLA PACCHIANI, SANTA CROCE SULL’ARNO (ITALY) 2016

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PRIVATE COLLECTION, GRENOBLE (FRANCE) 2016

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AZERBAIJAN PAVILLON - LA BIENNALE DI VENEZIA (ITALY) 2015

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FONDAZIONE ARNALDO POMODORO, MILANO (ITALY) 2014

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LES TERRASSES DU PORT, MARSEILLE (FRANCE) 2014

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CLEVELAND CLINIC - ARTS & MEDICINE INSTITUTE (USA) 2013

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GALLERIA CONTINUA, BEIJING (CHINA) 2013

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DIANA LOWENSTEIN FINE ARTS, MIAMI (USA) 2012

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FONDAZIONE PALAZZO STROZZI, FIRENZE (ITALY) 2012

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FATTORIA DI CELLE, PISTOIA (ITALY) 2012

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CENTRO PECCI, PRATO (ITALY) 2009

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CHANEL CONTEMPORARY ART CONTAINER, HONG KONG / TOKYO / NEW YORK 2007-2008

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PRIVATE COLLECTION, SHANGHAI (CHINA) 2007

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GALLERIA CONTINUA, BEIJING (CHINA) 2006 PALAIS DE TOKYO, PARIS (FRANCE) 2007 MAMBO BOLOGNA (ITALY) 2008

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FUNDAMENT FOUNDATION, TILBURG (NETHERLANDS) 2005

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LORIS CECCHINI: NOTE BIOGRAFICHE | BIOGRAPHICAL NOTES

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MANTECO FOR LORIS CECCHINI


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“ANATOMIA” DELL’ARTE MODULARE DI LORIS CECCHINI “ANATOMY” OF THE MODULE-BASED ART BY LORIS CECCHINI Stefano Pezzato

L’occasione di questa monografia dedicata all’opera di Loris Cecchini è molteplice e per questo ricca di significati. La ricorrenza dei trent’anni di attività del Centro Pecci, dove l’artista ha tenuto un’estesa mostra personale nel 2009, ha coinciso con l’acquisizione da parte della città di Prato di una sua nuova “opera pubblica” che sarà installata davanti all’ingresso della biblioteca comunale, nel complesso ristrutturato di archeologia industriale della ex fabbrica tessile Campolmi; inoltre con l’invito a realizzare un’installazione temporanea sulla facciata del Gallery Hotel Art di Firenze, a pochi passi dal Ponte Vecchio e dai numerosi monumenti e capolavori della grande arte del passato; quindi con la conferma del legame fra l’artista e la Toscana, terra dove è cresciuto e ha lavorato per anni e dove, fra l’altro, ha realizzato le sue ultime pubblicazioni (per Pacini, Pisa e Gli Ori, Pistoia nel 2017) e mostre recenti (alla Villa Pacchiani di Santa Croce sull’Arno nel 2016 e alla Galleria Continua di San Gimignano nel 2018), mentre adesso inaugura un’inedita collaborazione con la ditta Manteco di Montemurlo per la produzione sperimentale di uno speciale tessuto jacquard disegnato dall’artista e utilizzato per rivestire questo libro.

The occasion for this monograph dedicated to the work of Loris Cecchini is multi-faceted, and for this reason, it holds a wealth of importance. The 30th anniversary of the Centro Pecci, where the artist displayed an extensive solo exhibition in 2009, coincides with the acquisition by the City of Prato of a new public artwork that will be installed in front of the entrance to the civic library, housed in the renovated complex of the former Campolmi textile factory, as well as the invitation to create a temporary installation for the façade of the Gallery Hotel Art in Florence, a short walk from Ponte Vecchio and many monuments and masterpieces of the great art of the past; the artist’s involvement affirms his bond with Tuscany, where Cecchini grew up and has worked for several years, and where he’s published his last volumes (for Pacini, Pisa and Gli Ori, in Pistoia in 2017) and made recent exhibitions (at Villa Pacchiani in Santa Croce sull’Arno in 2016 and the Galleria Continua in San Gimignano in 2018). Additionally, in an unprecedented collaboration with the Manteco textile company in Montemurlo, the artist is engaged in the experimental production of a special jacquard fabric which he personally designed and is used for the cover of this book.

I vari progetti e realizzazioni di Cecchini selezionati e documentati in questo volume, siano permanenti o temporanei, di carattere pubblico o privato, riguarda-

Cecchini’s various projects and creations that have been selected and documented in this volume, both permanent and temporary, public and private, particu-

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no in particolare la forma modulare e strutturale, l’interesse sistemico e combinatorio, la pratica compositiva e installativa della sua arte, sviluppata negli ultimi quindici anni e definita in concomitanza e successivamente all’abbandono delle “repliche di oggetti”, tratte dal quotidiano e basate su una “evidenza scenica” (Stage Evidence) di parti del mondo interpretate come simulacri illusivi quanto metafisici. Fra le prime serie di fotoassemblaggi e le sculture o installazioni in gomma monocroma grigia, che hanno lanciato e affermato Cecchini nel panorama artistico nazionale e internazionale tra la fine degli anni Novanta e i primi del Duemila, e le successive ricerche plastiche e spaziali caratterizzate dall’invenzione e progressione di “corpi estrusi” e installazioni modulari risulta esserci comunque una costante: la sospensione, l’effetto da “fermo immagine” che trattiene nell’opera un’azione in potenza e contiene per forza un’energia evocata dal recente deflagrare di bolle, risonanze, vibrazioni, emersioni sulle pareti e poi nell’espandersi di onde, nuvole, bozzoli, cristalli, germinazioni negli ambienti.

larly concern modular and structural forms, systematic and combinatorial interests and the compositional and installation practices in his art, developed over the last 15 years and defined simultaneously to and following his abandonment of the “replicas of objects,” taken from the everyday and based on a Stage Evidence of parts of the world interpreted as likenesses that are as illusory as they are metaphysical. There are nonetheless constant elements that can be found in the artist’s first series of photo assemblages and sculptures, his installations in grey monochrome rubber, which launched and affirmed Cecchini’s place in the Italian and international art scene in the late 1990s/early 2000s, and his subsequent work with plastic and spatial themes characterized by the invention and progression of “extruding bodies” and his module-based installations: suspension, the effect of a “stationary image” that restrains a potential action in the work and necessarily limits an energy evoked by the recent bursting of bubbles, resonances, vibrations, emergences on the walls, as well as in the expansion of waves, clouds, cocoons, crystals and germinations within the settings.

Ciò che risalta nell’arte di Cecchini dell’ultimo decennio è il progressivo allontanarsi da una dimensione antropica, con lavori sempre meno incentrati sulla presenza umana diretta (protagonista delle prime serie di fotoassemblaggi) o indiretta (tramite l’impiego di oggetti quotidiani, ancora oggi evocati da librerie e finestre che fuoriescono dalle pareti; oppure di forme architettoniche, rielaborate come roulottes e moduli abitativi fantastici). La sua opera attuale appare indirizzata ad indagini scientifiche e processi naturali, attratta dalla morfologia di piante o minerali, ispirata a strutture reticolari e conformazioni molecolari. La creazione di elementi modulari come sfere, sfere sdoppiate e triple sfere, pri-

What stands out in Cecchini’s art over the last ten years is the progressive distancing from an anthropic dimension, with works that are less and less focused on direct human presence (a key theme in his early series of photo assemblages), as well as indirect (through the use of everyday objects, which are still today evoked by bookcases and windows that stick out of the walls, or architectural forms that are reworked as roulottes and fantastical housing modules). His current works appear to focus on scientific research and natural processes, attracted by the morphology of plants and minerals, inspired by reticular structures and molecular forms. The creation of mod-

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ular elements, like spheres, halved spheres and triple spheres, prisms, helixes, seeds, shells, shrubs, thorns, stems and droplets have ensured that various kinds of combinations, aggregation and proliferation come to life and fill the field, both literally and metaphorically.

smi, eliche, semi, gusci, cespugli, spine, gambi, gocce ha fatto sì che svariate forme di combinazione, aggregazione e proliferazione prendessero vita e occupassero il campo, letteralmente e metaforicamente. Le prime serie di “anti-nebulose”, Cloudless sospese e aggrovigliate a scale (Pechino e New York, 2006; Parigi, 2007; Bologna, 2008) o incagliate ad un albero (Shanghai, 2007); i micro-ambienti praticabili incastonati come “gioielli” fra i rami (Gallarate, 2004; Grenoble, 2016) e la grande capsula iridescente premiata alla Biennale di Venezia (2005); gli involucri “orbitali” luccicanti (Shanghai, 2007; Prato, 2009) e le concrezioni aeree cristallizzate (Hong Kong, Tokyo, New York, 2007-2008; Firenze, 2012); l’accorpamento volante e brulicante con un albero secolare alla Fattoria di Celle (Santomato di Pistoia, 2012): sono tutte prove tecniche e poetiche di un’arte che non rappresenta ne intende simulare più il mondo, anzi propone continue deviazioni e alternative ad esso, autonome perfino rispetto alla semplice dicotomia fra il naturale e l’artificiale, in grado ormai di disegnare e fare proprie nuove forme materiali e mentali, nuove ricognizioni fisiche e filosofiche.

His first series of “anti-nebula,” Cloudless, suspended and entangled in ladders (Beijing and New York, 2006; Paris, 2007; Bologna, 2008) or weaved through a tree (Shanghai, 2007); the habitable micro-settings mounted like “jewels” amongst branches (Gallarate, 2004; Grenoble, 2016) and the large iridescent capsule awarded at the Venice Biennale (2005); the glittering “orbital” casings (Shanghai, 2007; Prato, 2009) and the crystalized aerial concretions (Hong Kong, Tokyo, New York, 2007-2008; Florence, 2012); the flying, swarming fusion with a secular tree at the Fattoria di Celle (Santomato in Pistoia, 2012): these are all technical and poetic evidences of an art that neither represents nor intends to simulate the world, but rather proposes continuous and alternative deviations from it, autonomous even from the simple dichotomy between the natural and artificial, capable of designing and creating new material and mental forms, new physical and philosophical explorations.

Di volta in volta come un ingegnere o un gioielliere, un chimico o un botanico, o piuttosto un “giardiniere” come si è definito ultimamente, Cecchini appronta il proprio laboratorio di trasfigurazione della realtà, dove un ingrandimento al microscopio, un elemento sintetizzato e rielaborato al computer viene prodotto industrialmente per confluire e moltiplicarsi nell’opera, secondo un’apparente ripetizione e organizzazione automatica di se stesso. La sua realizzazione, pertanto, risulta essere sempre unica e potenzialmente aperta a sviluppi ulteriori; come una sostanza parcellizzata e distributiva, in cui ogni elemento del sistema

Every so often, like an engineer or jeweller, a chemist or botanist, or even a “gardener,” as he’s recently been defining himself, Cecchini preps his laboratory where he transforms reality, enlarging his subject under the microscope, an element that’s been synthesized and reworked on the computer before being industrially produced to merge and multiply within the work according to an illusory repetition and automatic organization of itself. His work, therefore, is always unique and potentially open to further developments; like a fragmented and distributive substance, in which every

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assume valore sul modello della rete internet e il suo insieme diffuso si propone come traguardo relativo (un’altra sospensione) all’interno di un processo creativo continuo, evolutivo e inclusivo della scultura e dell’architettura, della forma esterna e della struttura interna.

element of the system can be likened to the internet, its diffused totality presenting itself as a stand-alone objective (another suspension) within a continuous, evolutionary and inclusive creative process of the sculpture and architecture, the external form and the internal structure.

La nuova serie di Waterbones, licenza artistica che immagina “ossa d’acqua” per farci superare i limiti dell’apparenza, rimanda alla proprietà fondamentale, alla struttura profonda della materia: ogni cosa che si manifesta è un fluire di eventi; anche se sembra solida come le ossa che ci sostengono, in realtà è mobile come l’acqua che emerge in forma di onda per rituffarsi nel mare aperto. È stata la fisica quantistica a descrivere, invece di oggetti, i processi formati da interazioni, sistemi di relazione fra sistemi, che presentano ai nostri occhi i passaggi (le tappe, come sono le opere di Cecchini) nel campo continuo dell’universo (della sua arte). La struttura fisica della materia è granulare, le relazioni fra entità elementari sono forme del probabile, dove il micro e il macro sono relativi, anzi si confondono esattamente come avviene nelle installazioni di questo artista visionario.

The new series Waterbones, an artistic license that envisages bones made of water, allowing us to exceed the limits of appearance, recalls the fundamental properties, the deepest structure of the material: everything that manifests is a flow of events; even if it seems as solid as the bones that keep us together, in reality, it’s as mobile as the water that emerges as a wave rushing out to sea. It was quantum physics that described, instead of objects, the processes formed by interactions, the rapports between systems, which demonstrate to us the steps (the stages, as Cecchini’s works are) in the continuous field of his universe (his art). The physical structure of the material is granular, the relationships between the elemental entities are forms of what is probable, where the micro and macro are connected, or rather, blend exactly like in the installations of this visionary artist.

Con le sue “repliche” in gomma Cecchini aveva già sperimentato il disequilibrio nella materia, negando stabilità e solidezza agli oggetti riprodotti come grigi fantasmi di se stessi; poi ha adottato la forma “atomizzata” di un’onda fluttuante (Tillburg, 2005; San Gimignano, 2007), sperimentando con le prime installazioni di moduli sferici in plastica o polietilene un vero e proprio processo di trasformazione in corso, un sistema di coagulazione o dispersione in atto, presentando un organismo in simultanea tensione ambientale fra l’interno e l’esterno (la galleria in cui è sospeso e il cielo o il mare a cui aspira).

With his rubber “replicas” Cecchini previously experimented with the imbalance within materials, rejecting stability and solidity for the objects reproduced as grey ghosts of themselves. He then adopted the “atomized” form of a floating wave (Tillburg, 2005; San Gimignano, 2007), experimenting with his first installations of spherical modules in plastic or polythene a veritable process of transformation underway, a system of coagulation or ongoing dispersion, presenting an organism in simultaneous environmental tension between the interior and exterior (the gallery where it is suspended and the sky or the sea to which it aspires).

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Nella sua mostra al Centro Pecci (Prato, 2009) l’artista ha messo in atto un sistema modulare auto-generativo in acciaio, realizzato altre volte in PVC, esemplare di installazione istantanea “che si può costruire continuamente”; configurato successivamente sul modello di una proliferazione naturale in The Developed Seed (Monfalcone, 2011; Cleveland, 2013); sulla base di strutture vegetali e ipotesi di ubiquità, Diagram bushes Here and There and Everywhere (Pechino, 2013); su “interazioni sequenziali” in cui si organizza un ammasso vibrante di particelle, Nuages de la mer et de l’air, symphonie des flux (Marsiglia, 2014).

In his exhibition at the Centro Pecci (Prato, 2009), the artist activated a self-generating modular system in steel, sometimes made from PVC, a model of an momentary installation “that can continuously build”; it was later configured based on the model of natural proliferation in The Developed Seed (Monfalcone, 2011; Cleveland, 2013); plant structures and theories of ubiquity in Diagram Bushes Here and There and Everywhere (Beijing, 2013); and “sequential interactions,” in which he organized a vibrating mass of particles in Nuages de la mer et de l’air, symphonie des flux (Marseilles, 2014).

Insieme alla sperimentazione in serie di Open diagram (dynamics of efficient distribution) e di Physiological configuration, realizzate nel 2013 in plastica granulare su superfici di alluminio anodizzato, Cecchini ha iniziato a sviluppare il modulo d’acciaio in versione di triade “ossea” che si espande dinamicamente, proponendo una varietà di aggregazioni e composizioni ambientali della serie Waterbones: appoggiate a terra, aggrovigliate ed estese come morfologie biologiche random (Miami, 2012; Milano, 2014; Les Moulins, 2016; Parigi, 2017; San Gimignano, 2018); aggrappate a parete e affacciate sul vuoto come forme rampicanti spontanee (Venezia, 2015; Les Moulins, 2016); sospese per aria come nugoli di sciami fluttuanti (Seul, 2016; Columbus Ohio, 2017); diffuse fino a contaminare interi ambienti con effetti simultanei di contrazione ed espansione, densità e rarefazione (Venezia, 2017; San Gimignano, 2018). In ogni situazione queste strutture combinatorie, in apparenza libere e caotiche ma fondate su schemi matematici o calcoli algoritmici, assumono caratteri peculiari e rispondenti alle caratteristiche del luogo, oltreché agli elementi coinvolti e al tipo di organizzazione spaziale a cui sono sottoposti: come algoritmi,

Together with the experimentation in the series Open Diagram (Dynamics of Efficient Distribution) and Physiological Configuration, made in 2013 in granular plastic on anodized aluminium surfaces, Cecchini began to develop the steel module as a “bone” triad that expands dynamically, proposing a variety of environmental aggregations and compositions in the series Waterbones: laid on the ground, tangled and extended like random organic morphologies (Miami, 2012; Milan, 2014; Les Moulins, 2016; Paris, 2017; San Gimignano, 2018), clinging to walls and overlooking the void like spontaneous, climbing forms (Venice, 2015; Les Moulins, 2016), suspended in the air like clumps of floating swarms (Seoul, 2016; Columbus, Ohio, 2017) or spread out, contaminating entire areas with the simultaneous effects of contraction and expansion, density and rarefaction (Venice, 2017; San Gimignano, 2018). In every situation, these combinatorial structures, seemingly free and chaotic but based on mathematical patterns and algorithmic calculations, take on peculiar traits that respond to the characteristics of the place, as well as the involved elements and the type of spatial organization they’re met with: like al-

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OPEN DIAGRAMS, 2013 SINAPSIS PARADIGMS AND MICROLOGIES, 2012 Photo Oak Taylor-Smith

queste organizzazioni modulari diventano “processi” creativi per trovare “soluzioni” interpretative al contesto espositivo di riferimento.

gorithms, these modular arrangements become creative “processes” for finding interpretive “solutions” to the exhibition setting.

In nuove varianti del 2018 le installazioni modulari di Waterbones assumono caratteristiche specifiche. Alla Galleria Continua di San Gimignano diventano una diffusa concatenazione d’acciaio, un sistema frattale vibrante come il suono ambientale composto per l’occasione da Alessio de Girolamo e riflettente il colore verde acido della stanza in cui sono tutti immersi (opera, suono e colore); l’insieme assorbe completamente il visitatore in una sinestesia di stimoli visivi, uditivi e tattili. Sulla candida facciata del Gallery Hotel Art di Firenze l’artista propone invece un’esplosione temporanea di sinapsi d’acciaio, un formicolio controllato di nervature cromate, brillanti come gioielli sbalzati che ammiccano al cangiare continuo della luce diurna, audaci e distinte come strutture rampicanti che invadono il muro nel controluce notturno. Per la città di Prato, inoltre, Cecchini ha ideato una tramatura sinuosa d’acciaio per invadere diffusamente la parete in cemento di fianco all’ingresso della biblioteca (Istituto Culturale e di Documentazione Alessandro Lazzerini), quale simbolo di rigenerazione e trasformazione, di riattivazione e crescita insite nella memoria dell’antica fabbrica tessile recuperata a nuova vita culturale e del lungo lavoro che vi è sotteso, agganciando il passato e il presente. Alla storica realtà industriale di Prato l’artista ha rivolto il proprio interesse anche in occasione della collaborazione con Manteco, che ha realizzato un tessuto originale “firmato” da Cecchini; in una produzione inedita (per l’autore e per l’azienda tessile) il reticolo grafico di Waterbones assume un nuovo rilievo e richiama la “distribuzione dinamica” di Open diagram, vera fonte d’ispirazione di questa ricerca artistica.

In the new variations made in 2018, the module installations of the Waterbones series have specific characteristics. At the Galleria Continua in San Gimignano, they become a diffused sequence of steel, a vibrating fractal system like the environmental sound composed for the occasion by Alessio de Girolamo and reflecting the sharp, green colour of the room where they’re all installed (work, sound and colour); the whole of the setting completely engages the visitor in a synesthesia of visual, auditory and tactile stimuli. On the white façade of the Gallery Hotel Art in Florence, the artist has installed a temporary explosion of steel synapses, a controlled mass of chrome nerves, glittering like embossed jewels that wink at the continuous changes of light as the day progresses, intrepid and distinct like climbing structures that inundate the wall in the evening’s backlight. For the city of Prato, Cecchini designed a sinuous weave of steel to invade the cement wall flanking the entrance to the library (Istituto Culturale e di Documentazione Alessandro Lazzerini), a symbol of regeneration and transformation, reactivation and innate growth in the memory of the historic textile factory that was renovated and given a new life as a cultural and professional centre, linking the past and present. The artist also expressed his interest in Prato’s history of textile production through the collaboration with Manteco, who created a brand-new fabric designed by Cecchini; in this original production (for both the artist and the textile company), the graphic lattice of Waterbones takes on new significance and recalls the “dynamic distribution” of Open Diagram, a true source of inspiration for this artistic research.

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GALLERY HOTEL ART FIRENZE (ITALY) 2018

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WATERBONES (CLIMBING WALLS), 2018 Rendering di progetto | Project rendering Paolo Calimici, Loris Cecchini Studio

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ISTITUTO CULTURALE E DI DOCUMENTAZIONE LAZZERINI PRATO (ITALY) 2018

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WATERBONES (CLIMBING IN TRANSITION STATES), 2018 Rendering di progetto | Project rendering Paolo Calimici, Loris Cecchini Studio

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SPAZIO C.O.S.M.O MILANO (ITALY) 2018

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WATERBONES (ATTIC’S GRAPHS + L SYSTEM), 2018 Sistema sonoro | Sound system Alessio de Girolamo Photo Luca Pancrazzi

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GALLERIA CONTINUA SAN GIMIGNANO (ITALY) 2018

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SEED SYLLABLES, 2018 Photo Ela Bialkowska

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MONOCRYSTALS IN DIAGRAMATIC FUZZINESS (125), 2018 SPIN-ORBITS (128), 2018 Photo Ela Bialkowska

DIDASCALI FOTO xxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxxxx xxxxxxx xxxxxxxxxxx ph. xxxxxxxxx

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DIDASCALI FOTO xxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxxxx WATERBONES xxxxxxx xxxxxxxxxxx (STOCHASTIC CHORAL SINPHONY), 2018 Photo Ela Bialkowska ph. xxxxxxxxx

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DIDASCALI FOTO xxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxxxx xxxxxxx xxxxxxxxxxx ph. xxxxxxxxx

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NOCTURNAL THESIS FRAGMENTS, 2018 Photo Ela Bialkowska

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WATERBONES (GREEN SPONGE + L SYSTEM), 2018 Sistema sonoro | Sound system Alessio de Girolamo Photo Ela Bialkowska

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“Le forme sono una ‘estrusione trasparente’ dall’aspetto molecolare, come concrezioni artificiali, elementi organici estranei all’architettura stessa, una sorta di virus artificiale rispetto al corpo architettonico”

LE CENTQUATRE PARIS (FRANCE) 2017

“The forms are a ‘transparent potrusion’ with a molecular appearance, like artificial concretions, organic elements that are foreign to the architecture itself, a sort of artificial virus within the architectural body”

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WATERBONES (CONTINUA SPHERES ENSEMBLE) 2017 Photo Oak Taylor-Smith




GALERIE AVELINE - JEAN-MARIE ROSSI PARIS (FRANCE) 2017

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WATERBONES 2017 Photo Oak Taylor-Smith


WATERBONES, 2017 Photo Oak Taylor-Smith



“Il modulo, componente base delle sculture, dà luogo a morfologie diverse, superfici vibranti e preziose come dei gioielli su grande scala”

EVENT PAVILLON - T FONDACO DEI TEDESCHI VENEZIA (ITALY) 2017

“The forms “the module, a base component of the sculptures, creates different morphologies, vibrant, precious surfaces, like large-scale jewels”

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WATERBONES, 2017 Photo Oak Taylor-Smith




COLUMBUS METROPOLITAN LIBRARY’S NORTHSIDE BRANCH COLUMBUS OHIO (USA) 2017

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WATERBONES, 2017 Installazione permanente | Permanent installation



HANAM UNION SQUARE SEOUL (SOUTH KOREA) 2016

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WATERBONES, 2016 Installazione permanente | Permanent installation Photo Jin Kyoung Kim




GALLERIA CONTINUA LES MOULINS (FRANCE) 2016

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WATERBONES (SENSITIVE CHAOS), 2016 Photo Oak Taylor-Smith





WATERBONES (SHAMBLE HUMBLE DIAGRAM), 2016 Photo Oak Taylor-Smith



VILLA PACCHIANI SANTA CROCE SULL’ARNO (ITALY) 2016

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WATERBONES, 2016 Photo Ela Bialkowska


“In genere la necessità complessiva dei lavori di matrice più architettonica mi porta a pensare a delle forme che diventano luoghi praticabili e al tempo stesso che si manifestano come elementi sognati e sospesi in una dimensione più legata al privato e alla sfera emotiva. Spero che questi ambienti diano la possibilità a chi li guarda di entrare nella materia del sogno, in un territorio legato al gioco e alla leggerezza”

PRIVATE COLLECTION GRENOBLE (FRANCE) 2016

“Generally, the overall necessity of the more architectural moulds leads me to think of some forms that become accessible places and which, at the same time, manifest themselves as imagined and suspended elements of a dimension tied more to the private and emotional sphere. I hope these settings offer the possibility to those that look at them to enter inside the substance of the dream, in a territory tied to play and levity”

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THE GARDEN’S JEWEL (TREE-HOUSE SCULPTURE), 2016 Installazione permanente | Permanent installation Photo Quentin Simon


AZERBAIJAN PAVILLON - LA BIENNALE DI VENEZIA VENEZIA (ITALY) 2015

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WATERBONES, 2015 Photo Ugo Camerini


FONDAZIONE ARNALDO POMODORO MILANO (ITALY) 2014

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WALLVAVE VIBRATIONS, 2014 WATERBONES, 2014 Photo Ugo La Pietra


LES TERRASSES DU PORT MARSEILLE (FRANCE) 2014

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NUAGES DE LA MER ET DE L’AIR, SYMPHONIE DES FLUX, 2014 Installazione permanente | Permanent installation Photo Giacomo Ricci



CLEVELAND CLINIC - ARTS & MEDICINE INSTITUTE CLEVELAND (USA) 2013

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THE INEFFABLE GARDENER AND THE DEVELOPED SEED, 2013 Installazione permanente | Permanent installation



GALLERIA CONTINUA BEIJING (CHINA) 2013

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IT HAS ALWAYS BEEN HERE, 2013 Photo Oak Taylor-Smith



DIAGRAM BUSHES HERE AND THERE AND EVERYWHERE, 2013 IT HAS ALWAYS BEEN HERE, 2013 Photo Oak Taylor-Smith


THE INEFFABLE GARDENER AND INHERENT TRANSIENCE, 2013 SINAPSIS PARADIGMS AND MICROLOGIES, 2012 Photo Oak Taylor-Smith



“Questo tipo di lavoro si espande e contrae in qualsiasi tipo di spazio, diventando una sorta di instant sculpture, come le modalità delle piante, degli organismi e allo stesso tempo di infiniti calcoli…”

DIANA LOWENSTEIN FINE ARTS MIAMI (USA) 2012

“This kind of work expands and contracts in every type of space, becoming a sort of instant sculpture, similar to plants, organisms, with infinite calculations…”

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WATERBONES, 2012 Photo courtesy Diana Lowenstein Fine Arts



“Vorrei che lo spazio del lavoro continuasse ad essere l’istante del miraggio, di una certa forma tra delirio e progettualità, tra astrazione e praticabilità, tra sospensione e materialità”

FONDAZIONE PALAZZO STROZZI FIRENZE (ITALY) 2012

“I would like the work space to continue to be the moment of illusion, of a certain form between frenzy and planning, abstraction and practicability, suspension and materiality”

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AERIAL BOUNDARIES, 2012 Photo courtesy Fondazione Palazzo Strozzi




“Le caratteristiche del manufatto industriale si perdono nella peculiarità dell’assemblaggio: in questo senso mi piace pensare ad un iniziale rigore progettuale, per poi ricollocarlo in termini di improvvisazione, riconquistando una libertà che esce dalle griglie della progettualità troppo rigida e schematica, per farsi forma così come si manifesta la pianta nel suo divenire”

COLLEZIONE GORI, FATTORIA DI CELLE SANTOMATO DI PISTOIA (ITALY) 2012

“The characteristics of the industrial production are lost in the detail of the assemblage: in this sense, i like to think of an initial strictness in the planning stages, later adopting improvisation, reconquering a freedom that leaves behind the grids of planning that are too rigid and schematic, coming into form just as plant does in its growth”

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THE HAND, THE CREATURES, THE SINGING GARDEN, 2012 Installazione permanente | Permanent installation Photo Ela Bialkowska




CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA LUIGI PECCI PRATO (ITALY) 2009

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MONOLOGUE PATTERNS (CHRISALIS), 2005 Collezione Museo MAXXI, Roma Rome, MAXXI Museum Collection Photo Carlo Fei


AROUND AND AROUND, (YOUR FREE ABSORDING PERIPHERY), 2009 STEELORBITALCOCOONS, 2009 Collezione Centro Pecci, Prato Prato, Centro Pecci Collection Photo Carlo Fei




STEELORBITALCOCOONS (EDEN’S MODEL, FREE CELLS ON UNITE TIME), 2009 Photo ZepStudio


CRYSTAL ENGINEERING IN SELF-ASSEMBLY NETWORKS, 2009 Photo Carlo Fei



CHANEL CONTEMPORARY ART CONTAINER BY ZAHA HADID HONG KONG / TOKYO / NEW YORK 2007-2008

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FLOATHING CRYSTALS (INCOHERENT EXTENSIVE FORMATIONS FOR MY DEEPEST VIBRATIONS), 2007-2008


PRIVATE COLLECTION SHANGHAI (CHINA) 2007

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STEELORBITALCOCOONS, 2007 Installazione permanente | Permanent installation



“Cloudless nasce per in-formarsi nell’architettura che lo ospita, è di volta in volta variabile con le circostanze cercando un istantaneo adattamento”

GALLERIA CONTINUA | BEIJING (CHINA) 2006 PALAIS DE TOKYO | PARIS (FRANCE) 2007 MAMBO MUSEO D’ARTE MODERNA | BOLOGNA (ITALY) 2008

“Cloudless is shaped for the architecture that hosts it; it occasionally varies with the circumstances, searching for the right moment”

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CLOUDLESS, 2006 Photo Zhao Zhao



CLOUDLESS, 2007 Photo Lorenzo Fiaschi


CLOUDLESS, 2008 Collezione Unicredit | Unicredit Collection Photo courtesy MAMbo



“La scultura intesa come diagramma aperto mi dà la possibilità di lavorare sull’espansione e la contrazione di una forma nello spazio”

FUNDAMENT FOUNDATION, AABE FABRIKEN TILBURG (NETHERLANDS) 2005

“The sculpture as an open diagram offers me the possibility of working on the expansion and contraction of a form in the space”

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MORPHING WAVE, 2005 Photo courtesy Fundament Foundation, AaBe Fabriken, Tilburg



LORIS CECCHINI: NOTE BIOGRAFICHE - BIOGRAPHICAL NOTES Biancalucia Maglione

Loris Cecchini nasce a Milano nel maggio del 1969. A una disamina, anche solo preliminare, della sua biografia, emerge immediato e preponderante un dato: la dimensione artistica risulta fin da subito presente, se non addirittura pervasiva. Nel 1977 la famiglia Cecchini si trasferisce a Siena, dove Loris conseguirà il diploma all’Istituto d’Arte e dove rimarrà sino al 1989. Anche nel contesto universitario Cecchini impronta stabilmente il suo percorso all’ambito artistico: dopo due anni di Accademia di Belle Arti a Firenze, egli concluderà il proprio percorso a Brera, dove nel 1994 discuterà una tesi sui film di Wim Wenders Il cielo sopra Berlino e Così lontano così vicino. L’esperienza accademica milanese avrà sul giovane Cecchini risonanze di rilevanza non trascurabile: gli studi di disegno e di pittura, seppur apparentemente eccentrici rispetto alle strade in seguito intraprese dall’artista, lo sono solo ad una lettura poco approfondita di queste. «Quando penso ad un lavoro inizio degli schizzi, su dei quaderni, su dei fogli», afferma lo stesso Cecchini, quasi riconducendo la genesi progettuale di ogni sua opera ad un processo di ideazione mentale che si accompagna estemporaneamente all’atto grafico, sintesi e oggettivazione di quella. Pressappoco al momento di formazione in Accademia risalgono anche le prime partecipazioni di Cecchini a mostre collettive. Nel 1995, ad esempio, l’artista espone nell’ambito di Anni ’90. Arte a Milano: Profanazioni, rassegna collettiva tenutasi presso l’Openspace Arengario di Milano. In occasioni come questa l’artista presenta per lo più opere plastiche in resina o altri materiali, «oggetti un po’ ansiosi», come li definisce egli stesso con probabili riferimenti rosenberghiani, che presto verranno abbandonati in favore di diverse forme espressive. La passione per il mondo cinematografico e l’e-

Loris Cecchini was born in Milan in 1969. Upon examining his biography, even if just preliminarily, one fact remains prevalent and immediate: his artistic scope was there from the very beginning, pervasive even. In 1977, the Cecchini family moved to Siena, where Loris graduated from the Istituto d’Arte and where he would stay until 1989. Even in his university years, Cecchini firmly shaped his artistic direction: after two years at the Accademia di Belle Arti in Florence, he finished his studies in Brera, where in 1994, he submitted his thesis on Wim Wender’s films Wings of Desire and Faraway, So Close!. His educational experiences in Milan were significant for young Cecchini: his studies of drawing and painting, though seemingly eccentric compared to the paths the artist would later take, only appear as such if not adequately analyzed. “When I think about a work, I start with sketches, on my notebooks, pieces of paper,” Cecchini says, almost attributing the origins of his planning for every single one of his works to a process of mental conception that only just happens to accompany the graphic side of things, its summary and objectification. Roughly around the time of his studies at the Accademia, we see Cecchini’s early participation in group exhibitions. In 1995, for example, the artist figured in the show Anni ’90. Arte a Milano: Profanazioni, a collective held at Openspace Arengario in Milan. For events such as this one, the artist primarily displayed works in resin and other materials, “somewhat agitated objects,” as he defined them, with likely references to Rosenberg, which he would soon abandon to focus on different forms of expression. A passion for the world of cinema and an experience in a photographic workshop in Monza, right

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sperienza in un laboratorio fotografico di Monza, proprio nel momento di passaggio dall’analogico al digitale, infatti, agiscono congiuntamente su Cecchini, che alla metà degli anni ’90 sceglie di servirsi della modellazione digitale per l’elaborazione di lavori fotografici. Si tratta di serie come Pause in background e No Casting, ‘collage digitali’ esposti per la prima volta nel 1996 a Milano nelle sale della galleria Bordone – in occasione della prima personale in assoluto di Cecchini -, e riproposte dall’artista successivamente in importanti occasioni, come la Quadriennale di Roma del 1999. I titoli di queste serie testimoniano l’interesse di Cecchini per il mondo del teatro, interesse dovuto in parte a fattori biografici. L’artista proviene infatti da una famiglia con una lunga esperienza teatrale e ha avuto così modo di entrare in contatto con il palcoscenico e di assimilare le dinamiche dello spettacolo e i suoi retroscena, tanto da aver affermato: «fin da bambino, sono cresciuto avendo la percezione di una realtà che va in scena». Alla preparazione di una scena teatrale allude anche il titolo di una nota serie successiva: Stage Evidences. In questo caso, calchi in gomma in scala 1:1 di oggetti di ‘affezione quotidiana’ evocano lo svolgimento di uno spettacolo che in realtà non ha mai avuto luogo, ma per il quale il palco è stato accuratamente preparato e i vari elementi ‘messi in scena’. Si tratta di opere realizzate da Cecchini sin dagli ultimi anni ’90 e presentati in occasioni sia nazionali che internazionali. Per quanto riguarda le influenze alla base di tali lavori l’artista stesso ha spesso fatto riferimento ad alcune istanze filosofiche degli inizi del decennio, da Baudrillard a Virilio, legate alla riflessione sulla perdita e sulla conseguente ridefinizione del concetto di ‘reale’. A una particolare opera appartenente agli Stage

at the time when the world was switching from analogue to digital, made a joint impact on Cecchini, who in the mid-1990s chose to use digital modelling for processing his photographic works. This can be seen in series like Pause in Background and No Casting, “digital collages” that were displayed for the first time in 1996 in Milan in the rooms at the Bordone Gallery – during Cecchini’s very first solo exhibition – and later re-proposed by the artist on important occasions, like the Quadriennale di Roma in 1999. The title of these series attest to Cecchini’s interest in the world of theatre, an interest owed in part to certain elements in his background. The artist in fact comes from a family with a long history in the theatre and was exposed early on to the stage, allowing him to assimilate the dynamics of performance and its backstage, so much so that he once said, “I grew up with the perception of reality as a play.” The preparation for a theatrical performance is even alluded to in the title of a renowned later series: Stage Evidences. Here, rubber moulds of objects of “everyday attachment” in 1:1 scale evoke the execution of a performance that in reality never took place, but for which the stage was carefully prepared and the various elements “put on show”. These are works made by Cecchini beginning in the late 1990s, and which were presented at both national and international events. With regard to the influences at the base of these works, the artist has often referenced some philosophical issues proposed early in the decade by scholars such as Baudrillard and Virilio, tied to a reflection on the loss and resulting redefinition of the concept of “real”. One particular work belonging to the series Stage

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Evidences viene affidata la prima partecipazione di Cecchini alla Biennale veneziana, nel 2001 (esperienza che verrà reiterata nel 2005 e nel 2015). A tale manifestazione l’artista viene invitato da Harald Szeemann, che dirige l’evento quell’anno e che quindi diviene figura fondamentale per l’affermazione internazionale dell’artista milanese. L’opera in questione, BBBreathless, calco di una cella di isolamento, costituisce, insieme alla complessa installazione H()ME, realizzata nello stesso 2001 per lo Spazio Armani di Milano, la prima opera scultorea che evidenzi in maniera preponderante l’interesse dell’artista per problematiche spaziali e architettoniche, problematiche che nei decenni successivi verranno concretizzate tramite la realizzazione di micro-architetture o spazi percorribili. Dopo essere intervenuto in senso ‘grafico’ sulle pareti di un’architettura esistente - il Sonar di Colle Val d’Elsa, nel 2001 - l’anno successivo Cecchini dà avvio alla serie DensitySpectrumZone, installazioni ambientali percorribili, presentate nel 2003 alla Galleria Continua di San Gimignano, punto di riferimento per l’artista fin dall’inizio della sua carriera. Nello stesso giro di anni Cecchini realizza vere e proprie piccole architetture, ‘strutture di monologo’, come le intitola, alcune delle quali sono state precocemente musealizzate – è il caso di Monologue patterns. Reading books in the park, presso la Galleria civica di arte moderna di Gallarate, o a Monologue Patterns. Crisalide, vincitrice del premio Giovane Arte Italiana 2004/2005 e in seguito acquisita dal museo MAXXI di Roma. Agli inizi degli anni 2000 l’interesse per lo spazio e per le dinamiche site-specific, insieme alla fascinazione per il mondo scientifico e naturale, portano l’artista a iniziare una sperimentazione in campo modulare. Il primo modulo utilizzato da Cecchini per istallazioni di grande scala può essere considerato l’elemento

Evidences marked Cecchini’s first participation in the Venice Biennale in 2001 (an experience that would be repeated in 2005 and 2015). The artist was invited by Harald Szeemann, the director of the exhibition that year, thus serving as a fundamental figure in the Milanese artist’s affirmation on the international stage. The piece in question BBBreathless, a mould of an isolation cell, together with the complex installation H()ME, made in 2001 for Spazio Armani in Milan, is the first work of sculpture that predominantly highlights the artist’s interest in spatial and architectural problems, issues that over the decades he would materialize in the form of micro-architectures and accessible spaces. After intervening “graphically” on the walls of an existing structure – the Sonar in Colle Val d’Elsa in 2001 – the following year, Cecchini launched the series DensitySpectrumZone, accessible environmental installations that were presented in 2003 at the Galleria Continua in San Gimignano, a key place for the artist since the start of his career. During those same years, Cecchini created veritable tiny architectures, “monologue structures,” as he titled them, some of which were soon integrated into museum collections, like Monologue Patterns. Reading Books in the Park, now in the Gallery of Modern Art in Gallarate, or Monologue Patterns. Chrisalis, winner of the 2004/2005 Giovane Arte Italiana Award and later bought by the MAXXI in Rome. In the early 2000s, an interest in space and site-specific dynamics, together with a fascination for the world of science and nature, led the artist to start experimenting with modules. The first module Cecchini used for large-scale installations could be considered the spherical polythene ele-

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sferico di polietilene che reiterato costituisce la serie Morphing wave, esposta per la prima volta in Olanda, nel 2005, alla mostra Space: Now and Then. Art and architecture, e riallestita successivamente in varie occasioni, tra le quali l’esposizione alla Galleria Continua di San Gimignano (2007-2008) che trarrà il titolo proprio dalla denominazione di quest’opera. Alcuni limiti dal punto di vista strutturale spingono Cecchini a riformulare il modulo base di Morphing wave creandone uno esteticamente simile al precedente, ma più stabile e di più facile utilizzo. Tramite l’assemblaggio di queste nuove ‘cellule’, Cecchini realizza una serie di opere intitolate Cloudless. Il primo esemplare viene esposto nel 2006 a Pechino, prima tappa di una mostra itinerante che toccherà, tra la primavera del 2006 e l’autunno del 2007, oltre alla Cina, le città di Parigi, Roma e New York, assicurando visibilità all’artista in alcuni dei più importanti centri di arte contemporanea del mondo (rispettivamente il Palais de Tokyo – dove Cecchini era già stato presente nel 2004 -, il P.S.1 MoMA, e Villa Medici). A partire dal 2007 circa, attratto dalle infinite possibilità che la sperimentazione materica offre, Cecchini inizia a declinare i suoi moduli in acciaio. Uno degli iniziali esempi in questo senso è costituito dalla prima versione di Steelorbitalcocoons, pensata per uno spazio pubblico a Shanghai. Dal 2009, sotto lo stesso titolo, Cecchini realizzerà lavori composti da un modulo diverso, ancora in acciaio specchiante, ma dalla forma ‘bilobata’ per così dire. La prima di queste opere, Steelorbitalcocoons (Eden’s model, free cells on unit time), venne realizzata per la mostra Dotsandloops, a cura di Marco Bazzini e Stefano Pezzato, tenutasi presso il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato nel 2009, ed è poi entrata a far parte della collezione permanente del Museo. Tale mostra si configura come un momento cruciale nella carrie-

ment that, repeated over and over, comprises the series Morphing Wave, displayed for the first time in The Netherlands in 2005 at the exhibition Space: Now and Then. Art and Architecture, and re-staged on various occasions, including the exposition at the Galleria Continua in San Gimignano in 20072008, which took its name from this very work. Some limits from a structural point of view led Cecchini to reformulate the Morphing Wave module, creating one that was aesthetically similar to the previous model but more stable and which could be used more easily. Through the assemblage of these new “cells;” Cecchini created a series of works titled Cloudless. The first one was displayed in 2006 in Beijing, the first stop in a traveling exhibition that continued on to Paris, Rome and New York between the spring of 2006 and autumn of 2007, ensuring visibility for the artist in some of the most important contemporary art centres in the world (locations included the Palais de Tokyo, where Cecchini had already been featured in 2004, the P.S.1 MoMA and Villa Medici). Beginning in 2007, attracted to the infinite possibilities that material experimentation offers, Cecchini started to make his modules out of steel. One of his first such models appears in the initial version of Steelorbitalcocoons, designed for a public space in Shanghai. Since 2009, under the same title, Cecchini has created works comprising various modules, still in reflective steel, but in a “bilobate” form so to speak. The first of these works, Steelorbitalcocoons (Eden’s model, free cells on unit time), was created for the exhibition Dotsandloops at the Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci in Prato in 2009, curated by Marco Bazzini and Stefano Pezzato; the piece was later added to the museum’s permanent collec-

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ra dell’artista, che ha in questa occasione la prima e onnicomprensiva antologica, in cui poter esporre gli esiti principali della sua carriera pregressa, nonché sperimentazioni recenti (si pensi alla serie Wallwave Vibrations). Il modulo di Steelorbitalcocoons verrà in seguito utilizzato anche per diverse altre installazioni, ad esempio, nel 2012, The Hand, the Creatures, The Singing Garden, installazione site specific appartenente alla collezione di Giuliano Gori, a Santomato di Pistoia. Il 2012, che segna peraltro il momentaneo trasferimento di Cecchini a Berlino, è anche l’anno di numerose importanti esposizioni: oltre alla 9° edizione della Biennale di Shanghai, alla quale Cecchini aveva preso parte anche nel 2006, l’artista allestisce nel cortile di palazzo Strozzi l’installazione modulare site specific Aerial Boundaries. Nel 2013 Cecchini ha modo di presentare le ultime ricerche in campo modulare nell’ampia personale tenutasi nella sede cinese della Galleria Continua: cinque diverse tipologie modulari in acciaio vengono presentate in questo caso accanto a estrusioni a muro e a nuove opere a parete costituite dall’addizione di granuli di plastica bianca su superficie nera. L’anno successivo il punto sull’interesse dell’artista per il ‘modulo e modello’ viene indagato nell’omonima mostra realizzata alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano (dove l’artista aveva già esposto in una collettiva del 2011) in concomitanza all’attribuzione all’artista milanese del Premio Arnaldo Pomodoro per la scultura. Il 2014 è peraltro l’anno in cui sempre più frequentemente Cecchini sceglie come modulo d’elezione, ma non esclusivo, quello che forma le strutture Waterbones, cosiddette proprio dalla forma del modulo costituente. Nello stesso anno un esemplare di Waterbones viene installato a Edicola Notte, a Roma, e nel 2015 e nel 2017 a Venezia, alla

tion. The Pecci show took place during a crucial time in the artist’s career, who in this period saw his first and all-encompassing anthological exhibition, for which he displayed his early works as well as recent creations (like the series Wallwave Vibrations). The module in Steelorbitalcocoons was later used for various other installations, such as The Hand, The Creatures, The Singing Garden in 2012, a site-specific installation belonging to the Giuliano Gori collection in Santomato, near Pistoia. That same year, which was marked by Cecchini’s temporary move to Berlin, the artist also held many important exhibitions: in addition to the 9th edition of the Shanghai Biennal, which Cecchini participated in in 2006, the artist’s site-specific modular installation Aerial Boundaries was featured in the courtyard at Palazzo Strozzi. In 2013, Cecchini presented his most recent research for his module creations in the wide-ranging solo exhibition held in the Chinese branch of the Galleria Continua: five different types of steel modules were presented alongside protrusions from the walls and new wall pieces comprised of groups of white, plastic granules against black backgrounds. The following year, the artist’s interests in “module and model” was examined in the namesake exhibition at the Fondazione Arnaldo Pomodoro in Milan (where the artist was previously featured in 2011), and at the same time, he was presented with the Arnaldo Pomodoro Award for sculpture. 2014 is also when the artist increasingly chose the module, though not exclusively, that comprises his Waterbones structures, so-called because of the form of the module. That same year, a piece from Waterbones was installed in Edicola

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Biennale lagunare nel primo caso e al Fondaco dei Tedeschi nel secondo. Questa e altre tipologie modulari, anche di morfologia e tecniche costruttive peculiari, sono peraltro negli ultimi anni al centro di un’attività che corrobora l’interesse dell’artista - già manifestato nei citati casi di Shanghai e Santomato - a realizzare, sia sul piano nazionale che, specialmente, internazionale, installazioni permanenti su larga scala. Esempi rappresentativi in tal senso sono l’opera Nuages de la mer et de l’air, symphonie des flux, installata permanentemente a Marsiglia; The Ineffable Gardener and the Developed Seed, che trova collocazione dal 2013 al Cleveland Clinic Arts & Medicine Institute, USA; Waterbones (2016), all’Hanam Union Square di Seoul; o ancora, a Grenoble, The garden’s Jewel (2016), in cui i moduli in acciaio ricoprono come una tessitura preziosa una struttura abitativa memore di progetti antecedenti. Nel medesimo solco di interesse per la creazione di grandi lavori modulari permanenti vanno collocate, inoltre, la nuova installazione per la città di Prato e un progetto pubblico a Beijing. Il modulo di Waterbones aumentato di dimensione ha dato tra l’altro vita a installazioni ‘attraversabili’, che sono state recentemente esposte in Francia (nella personale Testing Effects, Dancing Reactions, alla Continua), e a San Gimignano, nel 2018, presso la medesima Galleria. In questo caso l’artista ha potuto peraltro presentare nuovi esiti delle sue ricerche. Accanto a opere di consolidata ‘tradizione’, all’interno della produzione dell’artista, è stato possibile ammirare sculture in marmo di Carrara e nuove tipologie di opere a parete, ‘bassorilievi’ la cui superficie è stata sottoposta a una complessa procedura di ‘vellutazione’ in cui il colore, puro e intenso, ritorna assoluto protagonista dopo anni di predilezione per la configurazione monocromatica.

Notte in Rome, followed in 2015 and 2017 at the Venice Biennale and the Fondaco dei Tedeschi, respectively. This and other types of modules, different in their variation of morphology and particular architectural techniques, have in recent years been at the centre of an activity that affirms the artist’s interest – which previously showed itself in Shanghai and Santomato – in creating, at both the national and international level, permanent large-scale installations. Key examples are the work Nuages de la mer et de l’air, symphonie des flux, permanently installed in Marseilles, The Ineffable Gardener and the Developed Seed, located at the Cleveland Clinic Arts & Medicine Institute, USA since 2013, Waterbones (2016), in Hanam Union Square in Seoul, and The Garden’s Jewel (2016) in Grenoble, which features steel modules that cover a housing unite like a precious weave, a reference to previous projects. Along the same line of this interest in creating large, permanent module pieces, we see the new installation for the city of Prato and a public project in Beijing. The Waterbones module, increased in size, is at the base of the “crossable” installations that were recently on display in France (in the solo show Testing Effects, Dancing Reactions, at the Continua) and in San Gimignano in 2018 at the same gallery. On this occasion, Cecchini presented the newest results of his research. Alongside the “traditional” works, it was also possible to admire sculptures in Carrara marble and new types of wall art, “low-reliefs” whose surfaces underwent a complex procedure of flocking, in which colour, pure and intense, came to the forefront after years of favouring monochromatic creations.

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MANTECO FOR LORIS CECCHINI 2018

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Quella di Manteco è una storia fatta di passione, cura, attenzione per il prodotto. Un percorso che nasce dalla conoscenza delle materie prime. Manteco nasce nel 1943 nel distretto Pratese, dall’intuizione di Enzo Mantellassi, che avvia una manifattura per produzione di tessuti per capispalla. Nel 1967 è il figlio Franco Mantellassi a prendere le redini dell’azienda, facendola crescere e diventare un modello di responsabilità, innovazione e sostenibilità. Oggi trova nel lavoro dei figli, Marco e Matteo Mantellassi, gli interpreti di una nuova storia che si basa su un know-how unico, un archivio di oltre 40.000 pezzi e la capacità produttiva di oltre 7 milioni di metri di tessuto l’anno, nonchè la possibilità di realizzare progetti madeto-measure di elevata complessità, come ad esempio la creazione della copertina di questo volume. Trasformare la struttura frattale di Waterbones in tessuto è stato un progetto ambizioso, sul quale Loris Cecchini e Manteco hanno lavorato a stretto contatto. Dopo una lettura bidimensionale del disegno delle ossa d’acqua su fibre tessili lo studio si è evoluto verso la tridimensionalità per ricreare la poetica metafora dell’installazione, fluttuante e mutevole, evocativa e ricca di rimandi alla natura. Così come “Waterbones” è il risultato dell’intreccio di più discipline - ingegneria, scultura, design, biologia - così è stato anche per il tessuto/copertina di questo libro, involucro d’avanguardia e punto di arrivo di un lavoro che unisce artigianalità e tecnologia. Un tessuto tattile, rigido e compatto, composto da lana cardata un’eccellenza di Manteco - lamé e poliestere. La trama ha una struttura atipica data da effetti di intreccio; l’impiego di fili di lamé fino a quattro volte superiore al filo cardato sottolinea ombreggiatura e definizione del disegno, mentre l’ordito in poliestere crea struttura e resistenza. Il risultato è un effetto 3D di massima definizione, resistente all’abrasione e all’utilizzo, adatto per una copertina che duri nel tempo. Un‘altra peculiarità è la struttura double face, con un effetto negativo/positivo sia su diritto che sul rovescio, motivo per il quale abbiamo deciso di lanciare due diverse copertine per lo stesso volume.

The legacy of Manteco is a story of passion, care and great attention for the product and a path determined by the knowledge of its raw materials. In 1943 Manteco opens in Prato, thanks to the intuition of Enzo Mantellassi, who begins production for outerwear. In 1967 Enzo’s son Franco Mantellassi assumes command of the Company. Franco enables Manteco to grow, while becoming an example of responsibility, innovation and sustainability. Today Franco has been joined by his sons Marco and Matteo, interpreters of a new story, which is based on a unique know how, an archive of 40,000 prototypes, with a capacity of production of more than 7 million meters of fabric per year, as well as the possibility to successfully achieve projects of made-to measure of noteworthy complexity such as thecover of this volume. Transforming the fatal structure of Waterbones into fabric was an ambitious project, which Loris Cecchini and Manteco worked closely on together. After a 2D recreation of the Waterbone design on fibres, the study evolved towards the 3D to reconstruct the poetic metaphor of the installation, floating and variable, evocative and rich in references to nature. Waterbones is the result of a weave of various disciplines engineering, sculpture, design, biology - and so is the textile/cover of this book, an avant-garde casing and the outcome of a job that combines craftsmanship and technology. The tactile fabric is rigid and compact, made of carded wool - a feature of Manteco - lamé and polyester. The weft has an atypical structure created by effects of the weave and the use of threads of lamé up to four times that of the carded threads, highlighting the shading and the sharpness of the design, while the polyester warp creates structure and resistance. The result is a high-definition 3D effect, resistant to abrasion and wear, perfect for a long-lasting cover. Another feature is the double face structure, with a negative/positive effect on the front and back, the reason for which we decided to launch two versions of the cover for the same book.


Volume pubblicato in occasione dell’installazione temporanea al Book published on the occasion of the temporary installation at

E dell’acquisizione dell’opera pubblica per la Città di Prato And the purchase of the public work for the City of Prato Progetti curati e coordinati dal | Projects curated and coordinated by

In collaborazione con | In collaboration with

Per cortesia di | Courtesy of Loris Cecchini

Grazie a | Thanks to Jade Vlietstra, Alessia Panella Centro Pecci, Prato: Irene Sanesi, Cristiana Perrella, Stefano Pezzato, Giacomo Forte, Raffaele Di Vaia Comune di Prato: Simone Mangani, Rosanna Tocco, Antonio Avitabile, Enrico Brandi Galleria Continua, San Gimignano: Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi, Maurizio Rigillo, Fabrizio Paperini, Verusca Piazzesi Gallery Hotel Art, Firenze: Valeriano Antonioli, Cristina Fogliatto, Domenico Catturegli, Alessio Ianna, Annalisa Sibillo Manteco, Montemurlo: Franco Mantellassi, Marco Mantellassi, Matteo Mantellassi, Cecilia Crociani, Andrea Merlotti Studio Loris Cecchini: Paolo Calimici, Giulia Contri, Alessio De Girolamo, Domenico Laterza, Cağdaş Sari AdArte, Barberino Val d’Elsa: Franco Miccinesi, Giacomo Ricci, Filippo Falciani, Enrico Pasquini, Francesco Pucci Published by

Alex Vittorio Lana & Matteo Parigi Bini Testo | Text Stefano Pezzato Note biografiche e apparati | Biographical notes and appendix Biancalucia Maglione Fotografie | Photos Ela Bialkowska, Ugo Camerini, Loris Cecchini, Carlo Fei, Jin Kyoung Kim, Ugo La Pietra, Luca Pancrazzi, Giacomo Ricci, Matthew Septimus, Quentin Simon, Oak Taylor-Smith, Zhao Zhao Grafica | Layout Martina Alessi, Chiara Bini Radazione | Editorial Office Sabrina Bozzoni, Teresa Favi, Francesca Lombardi, Virginia Mammoli, Mila Montagni Tessuto di copertina | Cover Fabric Manteco for Loris Cecchini Traduzioni | Translations The Florentine © 2018 Gruppo Editoriale © Loris Cecchini per le immagini | for the images © Centro Pecci per i testi | for the texts Tutti i diritti riservati | All rights reserved Finito di stampare nel mese di giugno 2018 Printed in Italy - Tipografia Baroni e Gori