"La nave dei folli" - anteprima

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Marco Taddei · Michele Rocchetti

Marco Taddei

Nave

euro 16,50

Un racconto fatto di meraviglia e di divertimento sfrenato, dove la realtà soccombe alla fantasia e la saggezza alla follia.

9 788899 064310

Michele Rocchetti

dei folli

la Nave dei folli

Brandano, un po’ Ulisse un po’ eroe picaresco, ha fatto un sogno: la terra non è piatta come un tappeto, ma tonda come una botte. Dal villaggio di Saggionia parte all’avventura con un vascello bucato e una ciurma di folli.

la

orecchio

acerbo



la Marco Taddei

Nave

Michele Rocchetti

dei folli


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B

Come Brandano si ritrovò a pensarla diverso da tutti randano era il figlio del bottaio di Saggionia, un villaggetto grosso quanto un moscerino, adagiato in riva al grande fiume Rubbone. Di mettere mano alle botti poco gli calava però e quello che più gli piaceva fare era schiacciare sonnellini.

Un giorno ne schiacciò uno sotto il sole di mezzogiorno e se ne svegliò sudato come un merluzzo, con la certezza che il mondo fosse tondo. Era questa una corbezzolata assai smagata poiché tutti sapevano pensavano e professavano, che il mondo fosse piatto come il tappeto damascato di un re. Ma oramai Brandano la pensava così e si metteva a parlare a gridare a cantare, all’alba piuttosto che al tramonto, di come il mondo potesse entrare facilmente nella bocca tonda di un pozzo - se quel pozzo fosse stato abbastanza grande, s’intenda.



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I

Come Brandano fu messo in una bagnarola

l Borgomastro di Saggionia poco gradiva il chiassoso pensiero di quello stagionato perdigiorno di Brandano, così, secondo l’usanza dell’epoca, mescolando astuzia a malizia, esumò una bagnarola dal fondo del fiume e, tappandone due buchi su tre, la of frì al giovanotto per invitarlo ad attraversare il mare e provare quel che andava tanto sperticando. Siccome il gioco pareva facile, il Borgomastro gli mise sulla barcaccia un altro paio di tizi che tutti mal dicevano e che lui ancor meno digeriva. Uno era Tundalo, vecchio canuto che se ne andava per la città con un nido di piccioni pigolanti per copricapo, l’altro era Morello, un colosso saraceno bianco come uno straccio che avesse visto un fantasma. A Brandano costoro parvero la ciurma ideale e nominò Tundalo nocchiero e Morello lustratore di ponte.



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E

Come Brandano trovò un’illustre ciurma per la sua bagnarola

sulle dolci creste del fiume Rubbone, che scherzi non fece mai a nessun navigatore, Brandano, già proclamatosi capitano saggio e lungimirante, si rese conto che per il suo viaggio abbisognava di una compagnia ben più corposa dei due che si era ritrovato come soci. Fu così che per prima cosa attraccò - a stento - al porto della Città dei Mercanti, dove si poteva comprare tutto, persino un’illustre ciurma edotta agli azzardi del mare, a patto di sborsare i giusti fioroni d’oro. Ma si dava il caso che Brandano ed i suoi messi assieme possedessero a malapena un pezzo di pane che solo per provvidenza non s’era ancora ammuf fito. L’unica merce che i barbuti mercanti davano via senza contropartita erano i mentecatti, di cui le pubbliche galere erano strapiene. Anzi pagavano per darli via. «Meraviglia! Li prendiamo tutti noi, allora» esclamò Brandano, senza un attimo di indugio. E subito una dozzina dei più valorosissimi matti tonanti, prodigi di gattabuia, gli furono consegnati assieme ad un bel mucchietto d’oro. Con l’oro si comprò ed armò un vascelletto sodo e af filato per af frontare gli esorbitanti scossoni dei sentieri marini.





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Di come fosse composta la ciurma di Brandano

A

l liberarsi delle vele, sulla nave, sembrava di vedere danzare un mazzo di Tarocchi. Cef fi, nasi, bocche, orecchie, barbe, braghe e casacche colorate d’ogni sorta combriccolavano e garrivano come bandiere al vento.

C’era Calcippa, pelatore di cipolle, anche quando cipolle non ce n’erano; Mordacchio, zufolatore di pollici; Prigola, bestemmiatore aggraziato; Narrone, matto in massimo grado, che giurava di diventar upupa la notte e Carpalin che correva ogn’ora a cercare di spiccare due mele dall’albero maestro. Altri ancora si potevano vedere che covavano uova, carezzavano topi, raganellavano raganelle, festeggiavano gioiosi il nessun-sa-cosa col sole o con la luna, con la pioggia o con il vento. E tutti stavano sotto Morello che n’era il flagello, mastro di ponte severo ma giusto.



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Come Tundalo e Brandano decisero la rotta

G

iunti in mare, si decise il da farsi: «Tundalo, nocchiero sbalestro, che rotta pigliare per verificare la vera natura del mondo?» «Io direi di andare ad Oriente.» «E perché non ad Occidente?» «Ad Oriente possiamo cercare la fabbrica dei soli che sta proprio laggiù appena balzato l’orizzonte.» «E lì che faremo?» «Frugheremo nel retro bottega e conteremo quanti sono i soli che hanno fabbricato così da capire i giorni che questo mondo ha ancora davanti.» «E a che pro?» e Tundalo serio serio: «Se avranno pochi dischi solari vorrà dire che inizieremo una vita di privazione e pentimento, giacché, rimanendo solo pochi giorni, il gran giudizio sarà ad un passo. Ma se invece di scudi fiammanti ne contiamo un pantinume, saremo sicuri che ci potremo goder la vita, dato che quel giudizio così grande ed ecumenico sarà lungi a venire... se però ti par ch’io svirgoli di’ pure la tua!», ma Brandano non ebbe da ridire, ed anzi s’intonarono in un gran riso felice come due assetati che trovano un’oasi nel bel mezzo del deserto.



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Come Brandano scappò dal saccheggio dei pirati grazie ad un bestione marino

N

el bel mezzo delle vie salmastre, il guscio di Brandano incocciò in Erik il Bergamotto. Era questi un vichingo di modi rozzi e barba aguzza, che stranamente promanava un olezzo di bergamotto. Rintanato nei suoi scodellami da guerra, con voce di ciaramella di metallo, pretese che gli si cedesse il vascelletto e che tutta la ciurma si facesse docilmente gettare in mare, senza se e senza ma. Brandano non sapeva come reagire a quelle metalliche minacce e già disperava, quand’ecco che sorse dal mare un gran serpentone, fatto di scaglie d’oro e fogliame d’argento, che in un baleno si ingoiò il predone con tutto il suo ligneo bastione! Poi sazia, la feroce biscia ridiscese nei suoi sottomarini nidi lasciando tutti col fiato mozzato. «Per le testuggini di tutti i mari!» esclamò Brandano «Tundalo hai visto anche tu quel bestione? Di dove veniva?» e Tundalo «L’avrà attratto l’odor di bergamotto!»



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B

Come la ciurma stesse per morire di fame e si salvò grazie alla provvidenza

randano presto comprese di come il mare fosse un coacervo di bizze e perigli, ed anche di come i neri crampi della fame mal s’addicevano alla vivace attività di una ciurma. Viaggiavano verso Est da giorni, quando anche le ultime scorte di acciughe, zucchini e convolvolo in agrodolce terminarono. Proprio nel momento in cui si stava progettando di fare allo spiedo i quattro gallinacci che Tundalo portava in testa, Carpalin, sgolando come il matto che era, dall’alto gridò «Terraaaaaaaa!» Furono allora presso un’isola che splendeva di alberi e zampillava di fonti. Pareva un Paradiso ma Morello aguzzò subito il naso e, sfoderata una scimitarra più grossa di lui, saltò giù dalla nave, ficcandosi lesto tra sabbie e alberi con fare degno del miglior segugio alla caccia. E cosa ti salta fuori? Draghi! E quanti ce n’erano! Draghi d’Oriente come mai Brandano ne aveva veduti: tutti rutilanti, vorticosi, frastagliati, fiammeggianti. Il ferro di Morello mulinava con la stessa foga delle loro spire, e pure di più, in una bolgia che spalancava le bocche all’equipaggio rimasto al sicuro sul vascello. Fu così che, a sera, grosse code di lucertolone su braci illustrissime scoppiettarono allegramente in mezzo al mare, tra vino annacquato, broda spiritosa e altro verace cuocibudella. «È un po’ cruda» fece Tundalo azzannando. «Ah, ci fosse un solo bravo cuoco in mezzo a noi!» disse Brandano, sciroppandosi per benino i polpastrelli.



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I

Come Brandano incontrò la meravigliosa Isola dei Sonnambuli

l mare aveva ancora molti prodigi da squadernare e dopo i vichinghi e i draghi d’Oriente ecco all’orizzonte apparire l’Isola dei Sonnambuli. Era questa una scaglia di terra a forma di scudo di tartaruga. C’era una bella città, un bel palazzo reale ed una bella sala del trono, ma tutti quelli che Brandano ed i suoi incontrarono, re e regina compresi, parevano più dormienti che svegli. Tundalo, che di certe cose era ben concimato, s’accorse che ovunque occhieggiavano strani cimoni con dei bacelli grossi come uova di Gargaruzzo, che è struzzo assai grande e che gargarozza. «Sono le Sonnule, piante che costringono le genti a cedere senz’indugio al sonno.» Non aveva finito di parlare, che Morello sbadigliò con copiosa soffia quasi a sgranarsi la mandibola. Si pigliò quello come segno ammonitore e si decise subito che era tempo di tornare sulla nave per riprendere il viaggio.