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N°31 gennaio-febbraio 2019

periodico bimestrale d’Arte e Cultura

www.rivista20.jimdo.com

ARTE E CULTURA NELLE 20 REGIONI ITALIANE

Edito dal Centro Culturale ARIELE

GIACOMO BALLA Villa Borghese - Roma


ENZO BRISCESE

BIMESTRALE DI INFORMAZIONE CULTURALE

del Centro Culturale Ariele

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Hanno collaborato: Giovanna Alberta Arancio Monia Frulla Tommaso Evangelista Lodovico Gierut Silvia Grandi Irene Ramponi Letizia Caiazzo Graziella Valeria Rota Alessandra Primicerio Virginia Magoga Enzo Briscese Susanna Susy Tartari Cinzia Memola Miriam Levi Barbara Vincenzi www. riv is t a 2 0 . jimd o . c om

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Rivista20 del Centro Culturale Ariele Presidente: Enzo Briscese Vicepresidente: Giovanna Alberta Arancio orario ufficio: dalle 10 alle 12 da lunedĂŹ al venerdĂŹ tel. 347.99 39 710 mail galleriariele@gmail.com -----------------------------------------------------

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Opere del 2006 serie: Fabbriche dismesse - Torino

In copertina: Giacomo Balla


Sommario N° 31 * gennaio-febbraio 2019

In copertina GIACOMO BALLA Villa Borghese - Roma

4 Patrimonio culturale Europeo 7 Italo Zopolo

32 Eventi Emilia Romagna Barbara Pellandra Avanguardie in Germania

49 Futurismo al Maschio Angioino

8 157° mostra sociale Circolo degli Artisti - Torino

36 Renzo Mezzacapo

50 Eventi Campania - I tesori del SICHUAN

14 Salvator Dalì Dal nulla al sogno

38 Eventi Toscana, Protagonista Leonardo

51 Eventi Campania - Jorit Agoch a Napoli

16 Multimedia speciali

39 Leonardo D’Amicis

18 Artisti del C.C. Ariele

40 Eventi Marche Michele carmelo Bellezza

22 Schifano 20 Picasso 26 Guido Mannini 28 Eventi Friuli Lucio Scortegagna Enzo Valentinuz 30 Giovanni Carpignano

42 Eventi Lazio Balla a Villa Borghese

52 Eventi Calabria - Pasquale Colucci 53 Eventi Calabria

Il complesso di San Francesco

44 Eventi Puglia Renato Guttuso

53 Eventi Calabria

46 Oronzo Mastro

56 Eventi Sicilia Antonio Leto

48 Eventi Campaniaa Il fututrista Carlo Carrà

56 Eventi Sicilia Io Salvator Dalì

Escher

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PIEMONTE

Giovanna Arancio

IL VISSUTO IDENTITARIO DELL’ARTE VISIVA CONTEMPORANEA Il 2018 è l’anno europeo del patrimonio culturale.

Facendo riferimento alla Dichiarazione di Friburgo- Unesco 2007, all’art.7 si legge: “ Nell’ambito generale del diritto alla libertà di espressione, ivi compresa quella artistica,delle libertà di opinione e informazione e del rispetto delle diversità culturali,ogni persona, sola o in comune con altri, ha diritto a un’informazione libera e pluralistica che contribuisca al pieno sviluppo della sua identità culturale;..” Tenuto conto che specialmente le grandi opere d’arte non sono mai state celebrative possiamo aggiungere che esse hanno sempre riguardato i destini, la vita, i contesti e gli interrogativi dell’uomo attraversando i percorsi fertili delle affinità e delle differenze. A nostro parere, pertanto opinabile, oggi constatiamo troppi “strappi” nella trasmissione delle conoscenze delle arti visive rivolte alle ultime generazioni; in particolare in Italia, ricucire gli “strappi” richiede che si metta a disposizione dei cittadini il nostro patrimonio e lo si racconti non solo a partire dalle radici storiche ma anche dedicando tempo a quelle prossime, ancora poco conosciute e meno ancora comprese. Sono lacune che lasciano spazio al vuoto che prospera nell’incertezza e nello sconcerto e che sfiducia sia la nuova creatività sia la propensione del pubblico al coinvolgimento e alla riflessione. Riconoscersi reciprocamente equivale a puntare in modo vitale sul futuro, mitigare l’attuale diffidenza senza nemmeno nascondersi da ingenui la complessità degli operatori in campo e il continuo rinnovamento delle tecnologie che richiedono spazio, capacità di gestione, compresenza consapevole. Si tratta anche di vedere le opere d’arte recenti come risposte creative alla luce delle conquiste e delle pesanti vicende che le hanno accompagnate. Nel contempo , se si incrementano lo scambio di idee e le conoscenze, aumenta la prospettiva di visibilità che rappresenta un fattore importante per gli artisti. La nostra Rivista20, bimensile di cultura e arte che evidenzia eventi , riflessioni, nuove proposte creative che coinvolgono tutto il territorio nazionale, si pone questo centrale obiettivo,ossia la visibilità, e lavora da tempo in tal senso. Ci proponiamo di informare sulle sperimentazioni valide delle varie regioni approfondendo ogni volta le tematiche in atto così da veicolare stimoli tra le diverse caratteristiche zonali per proiettare queste realtà artistiche d’Italia nel mondo, grazie anche ad un intelligente uso di Internet. Partecipare alla vita culturale e artistica, all’edu-

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cazione e all’identità fa parte dei diritti propri dell’uomo, sanciti inoltre dalla Dichiarazione di Friburgo, citata in precedenza. Oggi aprirsi ad un pubblico allargato comporta prestare attenzione sia al profilo dello spettatore, di cui occorrerebbe conoscere le diffidenze e le aspettative sia non finire con l’ appiattirsi su di esso alla ricerca di un facile consenso quanto piuttosto facilitare ai visitatori, fornendo loro tutti quegli elementi non ancora familiari, l’incontro con la pittura, la scultura, la fotografia, e le altri arti visive. In una realtà difficile come la nostra impegnarsi in questa direzione con linguaggi articolati e condivisibili significa non arrendersi e non rimettere in circolo le superficiali impressioni circolanti ma dare ad esse profondità di contenuto. Come artisti siamo attenti nel considerare la martellante sovraesposizione alle immagini cariche di violenza cui siamo giornalmente e a raffica sottoposti tenendo nello stesso tempo presente il diritto ad un responsabile e pluralistico diritto ad essere informati.


Sappiamo che questa sommersione anestetizzante di notizie tragiche che debordano nei media è letale per le emozioni perché produce assuefazione e la conseguente chiusura impermeabile alle sollecitazioni esterne. Per i cittadini più sforniti di capacità selettive il rischio di cadere in un disorientamento di fondo e di assumere un comportamento anaffettivo è reale: in questo caso all’opera d’arte viene riservato un assenso “freddo”, solo uno sguardo “tecnicamente estetico”.

ressava delle opere esposte mentre ora è il mondo dell’arte che cerca il pubblico. Per quanto riguarda Torino, tra le varie sedi,tutte di buon livello, si distingueva La Bussola dove non mancavano mai mostre interessanti; spesso si trattava di grandi artisti quali Picasso, Braque, Dalì, Scanavino,Baj, Arrojo, Masson, Spazzapan, etc. Quel contesto, vivace, è una realtà superata, modificata profondamente. D’altronde non avrebbe senso oggi e il passato lo si rispetta solo se si conosce e si “tradisce”.

Non passa una comunicazione profonda. Di fronte a tali ostacoli non serve certo reagire con una risposta provocatoria per scuotere l’apatia , anzi da troppo tempo viene impiegato questo ripiego, spesso macabro e cinico, da smaliziati venditori del nulla. Perchè al vuoto si contrappone impotenza. Di furberie o semplici sfoghi privi di forza espressiva siamo stanchi. Il presente ci lancia la sfida attraverso questi comportamenti omologati di una parte del pubblico da raggirare con una pluralità di voci,di disponibilità, da parte degli artisti . A tal proposito il mondo attuale ha reso impraticabile il binomio museo e galleria vecchio stile e resistono le sedi espositive storiche che, comunque, sono presenze attive e articolate sul territorio all’interno di reti di operatori e artisti.

Nel terzo millennio, in una società globale difficilmente governabile, le arti visive affrontano un imprescindibile rapporto con altre forme espressive sviluppate dal mondo tecno-robotico in cui viviamo. Per i nativi digitali è più facile,in molti casi, familiarizzare, dapprima o contemporaneamente, con riproduzioni tecnologiche di opere d’arte , ossia con il museo multimediale, perché questa realtà immersiva plurisensoriale è capace di coinvolgerli grazie alle sue atmosfere avvolgenti trasmettendo in formato tridimensionale mostre di pittori, scultori,etc. In diverse periferie si sperimentano proiezioni di street art sulle pareti delle case con funzione sociale attrattiva. Ancora: assistiamo ad un diffondersi, grazie all’evoluzione della robotica, di interventi massivi dell’intelligenza artificiale anche nel campo delle arti visive. Sono processi che non vanno demonizzati sia perché sarebbe un tentativo senza successo sia perché appartengono a quei segni di ibridazione che fanno parte integrante della nostra epoca.

Museo civico e galleria tradizionale erano ancora vitali negli anni settanta /ottanta del secolo scorso quando era il pubblico che entrava in galleria e curiosava, girava, si inte-

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PIEMONTE

Piuttosto tutte queste manifestazioni comunicative inestricabilmente intrecciate con l’arte ci richiedono adeguate riflessioni e dialoghi franchi. Secondo noi sono fallimentari gli atteggiamenti rassegnati come quelli sprovveduti e lanciati in facili entusiasmi. Se non c’è più tempo per decorative ripetizioni del passato non vuol dire neanche che, all’opposto, occorra buttarsi a capofitto tra le macchine super sofisticate dubitando che possano prendere il posto dell’artista. Sono strumenti e realizzano lavori “autonomi” grazie alla massiccia immissione di dati relativi alle opere visive e alla storia dell’arte. L’uomo però resta l’artigiano e l’artefice dell’opera d’arte. Dicono invece gli operatori tecnici del settore robotico: “Noi crediamo che l’Intelligenza Artificiale possa provvedere ad aiutare artisti, gallerie, collezionisti di tutto il mondo a raggiungere i propri traguardi. L’aspetto centrale della nostra innovazione sta nell’abilità di quantificare nozioni estetiche e concetti che sono, per troppo tempo, stati interpretati come soggettivi...Basandosi sull’analisi visiva i nostri modelli sono stati capaci di prevedere cambiamenti di stile e correnti tramite lo studio della cronologia storica. In un mercato artistico dal valore globale di 64 miliardi di dollari dove la massa critica di quel mercato consiste in opere comprate come investimento, la nostra tecnologia può diventare uno strumento essenziale per discernere il valore di un’opera” (Artrendex) Quindi l’Intelligenza Artificiale, secondo questi operatori, si porrebbe sia a livello di creazione che di critica. E qui si apre in breve il capitolo dell’opera d’arte come investimento, con costi folli, capace di calmierare le incertezze che provoca la crisi che stiamo attraversando. Certo,

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questi strumenti tecnologi ci sono utili ma per avere un’opera artistica non basta frullare molti ingredienti estrapolati da molti lavori creativi o dalla storia dell’arte: il risultato finale sarà un prodotto algido. Può risultare un esperimento interessante ma una creazione è decisamente altro: essa, ribadiamo, ha bisogno dell’uomo, con la sua manualità e la sua fragile “poesia”. Riteniamo piuttosto che i software gestiti con intelligenza artificiale fino ai nanomateriali siano in grado di diventare un aiuto prezioso nei laboratori destinati alla salvaguardia e alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale e rappresentano un sostegno sostenibile di cui abbiamo estremo bisogno. Il dibattito resta naturalmente aperto.


ITALO ZOPOLO

Il pittore Italo Zopolo, dalle solide basi figurative, trapassa dapprima ad un informale di vibrante matericità per poi proseguire attraversando e precorrendo nuovi linguaggi e insieme declinandoli con la forza espressiva e poetica della sua formazione classica. La sua rigorosa ricerca oltrepassa l’esistenzialismo nichilista per approdare ad un’opera istallativa, ad un “racconto”nato dai frammenti del nostro vivere presente “senza mai dimenticare il faro della creatività e della sensibilità” come chiarisce Floriano De Santi. Zopolo, nella sua ultima poetica, parte da un oggetto di scarto che viene decontestualizzato ma, a differenza di Duchamp e delle diverse e successive avanguardie fino ad arrivare all’arte povera,l’umile scarto viene in qualche modo “elevato” e conserva in sé tracce di memoria, di trasparenza e di delicatezza. Tecnicamente, descrivo per esemplificare: nella mostra Nextmillenium gli oggetti di plastica sono in primo piano, racchiusi in una teca mentre sullo sfondo la stessa immagine, elaborata al computer, permette di creare una composizione tridimensionale. Il racconto non è più un quadro in se stesso ma dà sempre luogo ad una sequen-

za, così come il complesso dell’opera, quale elaborato di frammenti, ha molteplici possibili interpretazioni. L’arte non è una semplice impresa digitale perché se si riducesse a questo sarebbe la fine della natura, della coscienza, del pensiero e di quel limite ultimo, “la pietas” come la chiama Zopolo, quell’oltre che l’artista lascia aperto. Pietas è, in particolare, una sequenza di tre teche. Nella prima opera non c’è alcuna pietà, per una delle innumerevoli vittime senza nome del mondo attuale. Nella seconda si profila un orizzonte di speranza. Ciascuno,secondo l’autore, attribuisca significato alla terza. Non c’è relativismo piuttosto, come affermava già Platone”Sembra impossibile concepire le molteplici cose in modo univoco.. “(Repubblica) I lavori dell’artista non si consegnano al vuoto, non si esauriscono in superficie né si accontentano di una prima visione. Zopolo ha sempre considerato favorevolmente i mezzi tecnologici ritenendoli una conquista positiva da mettere a servizio dell’uomo ma nel contempo trasmette la profondità valoriale e di pensiero che le sue radici culturali gli hanno consegnato.

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MOSTRA COLLETTIVA 157° MOSTRA SOCIALE La mostra si svolgerà presso la Camera di Commercio di Torino, nel settecentesco Palazzo Birago di Borgaro in via Carlo Alberto 16. dal 11al 24 gennaio 2019

CIRCOLO DEGLI ARTISTI DI TORINO Giardiniera Reale Giardini Reali - C.so San Maurizio 6 – 10124 - Torino

espongono:

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BARBIER MARINA – BERTA PIETRO - BERTAGLIA LUCINA (IAIA) – BETTA CASALE ANGELA BORGARELLI ANNA – BORRA VILMA - BRAGGIO GIAN LUIGI – BRANGERO GIANPAOLO BRUNO DANIELA – CAFFARATTI PATRIZIA – CAPELLO MEA – CARUSO MIRELLA CHIRONE GUGLIEMINETTI MARIELL - CIOBANU MARIUT PAULA - COSENZA ERNESTO CRAVERO GIAN – CROSIO MARIELLA - CUCCO – CUCCO VIONE – CUMANI PAOLO DELL’ANGELO SANDRA – DEPAOLI GIANNI LORENZO - DESTEFANIS MARA – DIANA MASSIMO D’URSO SILVANA – FRANCESCHINI MARIA TERESA – GAJ AMALIA GASPARIN GIANCARLO ALEARDO - GIORDA ADRIANA – GIORZA VIRGILIO – ICARDI CARLA INVERSI TIZIANA - KELLER GUGLIELMO - LO BUE ROSA MARIA - LUBATTI STEFANIA MABELLINI DAVIDE - MANTOVANI ELDA - MAROGLIO ISABELLA – MASSAROTTO LORELLA MASTRANGELO CLARA – MIGLIOTTI CELESTINA - MURLO FRANCESCO – PISTONE LUCIANA POGLIANI LUIGI - REVIGLIO PAOLA - RIVA ROBERTA - RIZZO VENERE – ROMANO ROSANNA ROSATO GERARDO - ROSSO ANGELA - RUSSO ANNA MARIA - SANALITRO BEATRICE SCALERANDI ALESSIO - SCAVINO ADELAIDE – SCIARRILLO ANNA – SPINAPOLICE CIRO TAMIETTO ROSEUGENIA - TAMMARO ANTIDA - TESIO WALTER -UBERTI ELIO UDOVICICH PICCOLO TULLIA - VALLE MARISA – VERCELLOTTI ROSETTA – VIALE SUSANNA VIGLIONE RAUL – VOTTERO VIUTRELLA ROSANNA – ZACCARIA ANNA – ZARA ELISABETTA


Fondato nel 1847 da un gruppo di artisti, letterati ed aristocratici appassionati d’arte, il Circolo degli Artisti ha segnato la vita culturale della città nel corso di oltre 170 anni di storia. Tra i suoi soci sono passati i più bei nomi dell’arte subalpina e non solo; Avondo espose ininterrottamente dal 1863 al 1906; Bistolfi dal 1883 al 1888 e poi alla 66° Esposizione nel 1925, quando presentò il bozzetto per il monumento a Garibaldi a Savona; Davide Calandra dal 1880 al 1890; Delleani dall’inizio del 1908 alla sua morte; Ferro dal 1901 al 1933; Fontanesi dal 19 all’81; Giacomo Grosso presentò opere dal 1881, quando era appena ventenne, fino alla morte nel 1938; Michelangelo Monti dal 1912 al 1944. Questa è solo una parte dei grandi nomi che si sono legati alla storia del Circolo degli Artisti, senza contare i più recenti e contemporanei. Impossibile ricordare le numerosissime mostre personali dei singoli artisti, pittori, scultori, fotografi, incisori e scenografi, che in questo lungo periodo si sono intercalati anche nelle tradizionali esposizioni collettive annuali. Ancora oggi la crea-

tività continua ad animarne la programmazione artistica e culturale, celebrata nello scorso 2017 con i 170 anni dalla fondazione e nel 2018 con i 160 anni a palazzo Graneri della Roccia, sua sede storica. Un radicale cambiamento è stato operato negli ultimi mesi con il trasloco in una nuova sede, a pochi passi dalla storica e sempre contestualizzata nel centro di Torino. Battezzata dagli Artisti in “Giardiniera Reale”, non l’antipasto piemontese ma il nuovo ciabot del Circolo, si trova ora in quella che era la casa del capo giardiniere di Palazzo reale ed ha tutte le caratteristiche per diventare luogo di incontro tra artisti, pittori, musicisti, attori o letterati, così come nella tradizione del Circolo, grazie a nuove ed interessantissime iniziative, promosse anche da giovanissimi iscritti. A causa degli ultimi lavori di riallestimento seguiti al trasloco, le nuove sale espositive non sono ancora pronte ad ospitare la Sociale, che tuttavia, verrà accolta dalla presidenza della Camera di Commercio di Torino, nel settecentesco palazzo Birago di Borgaro in via Carlo Alberto 16.

Palazzo Birago di Borgaro in via Carlo Alberto 16. - TORINO 9


Barbier Marina Bevendo tĂŠ

Betta Casale Angela Il cavaliere delle ombre

Braggio Gian Luigi Happiness Garden 64 (le tre Grazie ispirate da Antonio Zucchi)

Berta Pietro - Riflessioni mattutine

Borra Vilma - Giostre a S. Caterina Novi Ligure

Bruno Daniela - Scorcio a Buriano

Caruso Mirella - Il suono dei colori

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Chirone Guglielminetti Mariell Prigione, omaggio a Michelangelo

Borgarelli Anna - Luce e riflessi a Mallorca

Brangero Gianpaolo - Verso la luce

Caffarati Patrizia Primavera

Capello Mea Senza titolo

Ciobanu Mariut Paula - Fantasia di colori


Cosenza Ernesto - Natur Art

Crosio Mariella - Nero

Diana Massimo Via Guglielminetti, solo con la luna

Icardi Carla - Samoa

Dell’Angelo Sandra The English Greyhound

D’Urso Silvana Il Guardiano

Inversi Tiziana - Non siamo soli

Cravero Gian - Gatto danzante

Depaoli Gianni Silence Kills

Cumani Paolo Ritratto di Benedetta

Destefanis Mara - Sculture

Gasparin Giancarlo Aleardo - Ritratto di Noemi

Giorza Virgilio Ricordando Gandhi

Keller Guglielmo - I giocatori di carte di P. Cezanne

Lo Bue Rosa Maria Mi manchi

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Lubatti Stefania - Marina astratta

Massarotto Lorella Interno di Magritte, serie Wunderkammer

Mastrangelo Clara Bambina Keniota

Pistone Luciana - Ombre e luci

Rizzo Venere - Underwater

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Mabellini Davide - Pes Koi

Maroglio Isabella Sorelle

Migliotti Celestina - Il gatto e la farfalla

Reviglio Paola Contadina russa

Romano Rosanna (RoRo) Afrodite CNIDE

Pogliani Luigi - Berbero

Riva Roberta - Casa rosa di Quarto

Rosato Gerardo - Sottovuoto


Rosso Angela - Infinito

Scalerandi Alessio Roaring nineteen

Spinapolice Ciro Non so dove vivono gli angeli

Tammaro Antida Blue whale

Viglione Raul Interno controluce

Scavino Adelaide Le scarpe della sposa

Russo Anna Maria Autoritratto

Tamietto Roseugenia Il silenzio

Uberti Elio Omaggio a DalĂŹ

Vottero Viutrella Rosanna Guardando n.8

Tesio Walter - Rosso al Valentino

Valle Marisa Scorcio della Mole dai giardini Reali

Zaccaria Anna Rintocchi di suoni universali

Vercellotti Rosetta 67 B equilibrio

Zara Elisabetta Graphic Streets

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DAL NULLA AL SOGNO Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen. A cura di Marco Vallora, Fondazione Ferrero di Alba, Strada di Mezzo, 44 12051 Alba (CN) Tel. 0173 295 259 info@fondazioneferrero.it

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E’ una rassegna meditata e ben preparata che si articola in nove sezioni all’interno delle quali si sviluppano i “racconti” del dadaismo e del surrealismo, intrecciati con il contesto, ricco e complesso a livello internazionale. Il titolo è significativo in quanto fa stretto riferimento ai due movimenti: “Dal nulla (Dada, nulla) al sogno (Surreale)”. La mostra rimanda agli anni Venti del Novecento: è composta da due collettive, che sono per la maggior parte inedite in Italia, con vari artisti a rappresentanza dei periodi e con personalità molto differenti tra loro. L’intento è quello di coinvolgere un pubblico allargato e non soltanto gli appassionati d’arte, dando spazio anche ai giovani e alle scuole. Il nichilismo dadaista si è sempre presentato come una forma di anti-arte, in realtà è stato un movimento artistico a livello europeo che condannava il manierismo e la rigidità facendo spesso uso del “caso”; tra i dadaisti basti ricordare Tzara, Arp, Tauber, Grosz, Herfeide, Duchamp.... Quest’ultimo, a partire dagli anni Trenta, cessò di essere artista e, mosso dall’intento polemico e sarcastico, volle distruggere l’idea di genio artistico con corrosiva ironia. Il surrealismo è invece noto per la sua propositività e per l’attenzione rivolta al sociale: vi ritroviamo artisti del calibro di Dalì, Magritte, De Chirico, Delvaux...La collezione surrealista comprende oltre 125 dipinti e sculture e una serie di pubblicazioni rare, richiamando a sé gli amanti dell’arte di tutto il mondo e incuriosendo anche il pubblico. Fanno inoltre parte delle testimonianze che offre la rassegna diversi manifesti d’epoca, spezzoni cinematografici, libri vari, poesie. La curatela realizza una progressione prevalentemente tematica e presta una considerazione particolare per la cronologia degli eventi. I lavori esposti riflettono alcune delle problematiche che segnano i confini tra la poetica del movimento Dada e quella tipica del Surrealismo. Sono previsti quattro tracciati didattici gratuiti: La scatola delle meraviglie, Sogni e visioni, L’enigma del cassetto, Questa non è una finestra. Lo scopo di questi percorsi è quello di permettere l’approfondimento delle due correnti artistiche rappresentate oppure la possibilità di concentrarsi su un autore specifico. Le opere della mostra albese dialogano tra loro, in sintonia o in contrappunto.

Orari: giorni feriali, dalle 15 alle 19 giorni di chiusura, il martedì, il 24-25-31 dicembre e il 1 gennaio 2019 Ingresso gratuito Dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019

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2016 MULTIMEDIA SPECIALI Come dipinge una intelligenza artificiale? Immaginate di essere un’intelligenza artificiale, come dipingereste le immagini che vedete? Ecco cosa accade quando un algoritmo di deep learning, cioè apprendimento profondo, “dipinge” la realtà nello stile dei grandi artisti del passato, da Vincent Van Gogh a Pablo Picasso Veronica Nicosia 29 dicembre 2016 alle 14:00

Crediti immagine: Università del Tubingen, Germania SPECIALE DICEMBRE – Pensate ai girasoli e alle notti stellate dipinte da Vincent Van Gogh. Oppure alla Guernica di Pablo Picasso o alle ballerine di Edgar Degas e Claude Monet. Dietro a queste grandi opere d’arte si cela il lavoro (cerebrale) e la sensibilità artistica dei grandi pittori. Ma cosa accadrebbe oggi se a dipingere ciò che vedono, e con quegli stili, non fossero degli umani ma una intelligenza artificiale, che è in grado di imparare dagli stimoli visivi che riceve e di elaborare algoritmi che la portano ad avere una creatività propria o ad applicare dei filtri per rielaborare le immagini?

A rispondere sono gli scienziati dell’università di Tubingen, in Germania, che hanno sviluppato un algoritmo, che fa parte degli algoritmi di deep learning, cioè apprendimento profondo, in grado di dipingere fotografie nello stile dei vari pittori. Che cos’è il deep learning? Nello sviluppo di una intelligenza artificiale, l’obiettivo degli scienziati è quello di ottenere sistemi che siano in grado di apprendere da stimoli esterni e dall’esperienza, proprio come accade nel cervello umano. Per fare questo sono stati sviluppati algoritmi di apprendimento profondo, il deep learning, dove il sistema non agisce come un classico algoritmo in cui è già codificato cosa fare se si verifica una precisa istruzione del programmatore, ma dove si formano reti neurali che simulano le reti create dai neuroni nel cervello umano. MULTIMEDIA SPECIALI Immaginate di avere a vostra disposizione miliardi di neuroni, come accade proprio nel cervello umano: questi interagiranno con gli stimoli esterni, li elaboreranno e costruiranno reti in cui si immagazzinano le conoscenze. Quando si verifica una situazione, il nostro cervello cercherà

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l’informazione già codificata che è la risposta più adatta nel suo database e permetterà una reazione allo stimolo ricevuto. Ogni stimolo nuovo costituisce un’esperienza che arricchisce il nostro database “umano”. Immaginate ora invece di avere a disposizione un neurone “informatico”, o meglio un algoritmo, e di voler replicare il complicato meccanismo di immagazzinaggio delle informazioniche si verifica nel cervello umano. Si avrà bisogno innanzitutto di un numero superiore di algoritmi, ma sarà necessario che siano in grado di elaborare ogni volta gli stimoli a cui vengono sottoposti e ri-programmarsi sulla base di quanto imparato e non solo delle istruzioni singole che il programmatore può fornirgli. Questi algoritmi che riescono così ad imparare dai loro errori, creando vere e proprie reti neurali che ricordano il cervello umano, sono gli algoritmi di deep learning, cioè in grado di simulare e

Quadri realizzati con l’algoritmo prodotto dal collettivo francese Obvius


replicare un meccanismo di apprendimento di tipo umano. La potenza di questi algoritmi nello sviluppo di un’intelligenza artificiale appare chiara e le potenzialità, proprio come per il cervello umano, sono molte dato che l’apprendimento profondo avviene, proprio come per i bambini, anche attraverso stimoli che possono essere immagini. Da questi concetti base si ottengono così programmi e applicazioni che possono leggere le immagini ed elaborarle, come per esempio la ricerca per immagini di Google o il riconoscimento facciale e il tag dei propri amici su Facebook, ma si possono anche sviluppare software in grado di riprodurre opere d’arte o, in futuro, di produrre opere d’arte inedite grazie alla loro capacità di apprendere e di rielaborare, proprio come accade con gli esseri umani. Come dipinge un algoritmo? I ricercatori dell’università tedesca di Tubingen hanno utilizzato un sistema di rappresentazione neurale che è stato in grado di separare e ricombinare il contenuto delle singole foto e gli stili, per poi elaborare un algoritmo neurale che a sua volta ne ha riprodotto immagini artistiche. Un vero e proprio sistema di intelligenza artificiale, basato sulle reti neurali, in grado di produrre opere d’arte di alta qualità. Gli scienziati hanno preso come esempio una foto di un appartamento vicino a un fiume a Tubingen, vicino dunque all’università, e hanno lasciato che l’algoritmo elaborasse le immagini, ottenendo un’opera d’arte che ricordava gli stili di grandi artisti, come la “Notte stellata” di Van Gogh, “L’Urlo” di Edvard Munch e ancora il “Relitto di una nave da trasporto” di William Turner. Questo accadeva nel 2015, e i risultati dello studio venivano pubblicati su ArXiv, ma dopo un anno a che punto siamo con il deep learning nel campo dell’arte? La risposta è che c’è ancora molto da fare, ma sempre più università e aziende stanno sviluppando software in grado di rielaborare le immagini. Lo scorso settembre 2016 è stato pubblicato sulla rivista Evolutionary Computation un nuovo studio condotto da Anh Nguyen, dell’università del Wyoming, che analizza come un algoritmo possa essere “incoraggiato” a scegliere in autonomia di rappresentare un’immagine piuttosto che affidarsi a scelte basate su processi stocastici e quindi causali. Attualmente dunque gli scienziati non solo sviluppano algoritmi sempre più in grado di elaborare le informazioni, ma iniziano anche a comprendere come un’intelligenza artificiale possa essere dotata di un “animo” indipendente, che sia rigorosamente

algoritmico e matematico, ma anche artistico. Se in un primo momento questi algoritmi venivano impiegati soprattutto per le ricerche per immagini, ora offrono uno sguardo anche al funzionamento della creatività umana. Proprio come gli esseri umani infatti questi algoritmi sono in grado di apprendere, creando complesse reti neurali, e di elaborare un’immagine applicando un determinato filtro, che nel linguaggio umano definiremmo creatività. Un algoritmo è diventato così capace di dipingere e non resta da chiedersi cosa ne direbbero i grandi artisti del passato di questa “concorrenza” artificiale.

Per concludere ci pare opportuno visionare questo fenomeno in atto secondo considerazioni provenienti da molti artisti del presente. La pittura artificiale appare decorativa e fredda: che faccia pure il suo corso ma, intendiamoci, la pittura è un’altra cosa. L’uomo ancora oggi la ridefinisce con soggettività, emozione, pensiero, in un tempo che gli è proprio, dentro a uno sforzo che si muove all’interno dell’immaginario collettivo, con le sue spinte storiche. Le opere sono elaborate con singolare concretezza, accessibili al virtuale, ma rimangono l’elaborato del sentire di un artista, ossia di un personaggio fragile ed insostituibile interprete della realtà che si sta vivendo. Ciò non toglie che si possa vedere con interesse un lavoro artificiale. A proposito, un braccio robotico pittorico per ora costa più di tremila euro.

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ARTISTI DEL CENTRO CULTURALE ARIELE

Il Centro Culturale Ariele, è un’Associazione culturale senza scopo di lucro che ha sempre operato nel settore delle Arti Visive, in particolare nell’area dell’Arte Contemporanea. Abbiamo fin da subito allestito mostre, aperto un laboratorio con corsi di disegno e di pittura il quale rappresenta ancora un appuntamento fisso per la periferia torinese in cui è dislocato. Tra le nostre varie attività annoveriamo la gestione di uno spazio espositivo in Barriera di Milano e nel 2013 abbiamo aperto in corso Casale, 85 a Torino un nuovo spazio espositivo “Galleria20” dove sono state organizzate numerose prestigiose mostre facendo incontrare artisti affermati con colleghi capaci ma meno affermati. Dal 2012 pubblichiamo una rivista virtuale e in cartaceo diffusa a livello nazionale,”Rivista20”(www.rivista20jimdo.com) in cui convergono approfondimenti e notizie culturali e artistiche a cura dei responsabili della nostra

ENZO BRISCESE

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Associazione sparsi sul territorio nazionale. L’obiettivo è quello di circolarizzare su tutto il territorio informazioni su mostre, artisti, gallerie, critici di arte, e di promuovere iniziative e ricerche culturali che permettano lo sviluppo della rete di conoscenza individuale e lo scambio/confronto con pubblico qualificato. Fino ad oggi abbiamo continuato a sviluppare progetti e realizzato mostre itineranti di arte contemporanea toccando cittadine di provincia e città importanti sia al nord che al sud della penisola. Da parte nostra abbiamo intenzione di continuare nell’opera di coinvolgimento di realtà vivaci e positive per dar luogo a scambi di qualità a livello ideativo e a confronti di competenze e lo faremo anche incrementando la rete a livello locale e nazionale tramite la Rivista20. In questo numero del nostro bimestrale presentiamo diversi interessanti soci sia del nostro Centro sia amici artisti validi e professionisti.

UMBERTO SALMERI


FRANCO BOLZONI

CORRADO ALDERUCCI

LORENZO CURIONI

MARCO LONGO

GIORGIO BILLIA

DISCEPOLO GIRARDI

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GIOVANNI CARPIGNANO

GIOVANNI SPINAZZOLA

SARKA MRAZOVA

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ENRICO MEO

GIULIO GAMBERUCCI

ELISA FUKSA-ANSELME


RENZO SBOLCI

GINA FORTUNATO

NICOLE GRAMMI

SANTO NANIA

ANTONIO TRAMONTANO

GUIDO MANNINI

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LOMBARDIA

Mario Schifano ha esposto varie volte alla Fondazione Marconi di Milano, nel dicembre del 1970 espone i suoi Paesaggi TV. È su questo preciso momento della carriera di Mario Schifano che la Fondazione Marconi concentra l’attenzione dedicandogli un omaggio, a vent’anni dalla morte, e ripercorrendo gli inizi della sua collaborazione con Studio Marconi. La pittura di Schifano nasce nei primi anni Sessanta, dopo un apprendistato all’insegna di esperienze informali. La sua prima mostra ha luogo alla galleria La Salita di Roma nel 1959, insieme a Festa, Angeli, Lo Savio, Uncini. Nel catalogo della mostra Cesare Vivaldi scrive: “Mario Schifano è forse il talento pittorico più genuino che sia apparso a Roma dopo Burri.”

È il momento dei monocromi, originalissimi quadri verniciati con una sola tinta o due, quasi a voler evocare il grado zero della pittura, il raggiungimento di un punto di non ritorno.

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Ma è solo un punto di partenza poiché già dal 1962, le sue opere si popolano di frammenti di immagini e segnali del paesaggio metropolitano, per aprirsi poco dopo a nuove espressioni pittoriche con le strade, gli incidenti, la natura “en plein air”, i “paesaggi anemici”, i “particolari” e gli “alberi”.

Giorgio Marconi entra in contatto con l’artista in questo periodo, dopo averne visto i lavori alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e da Mara Coccia. Acquista le prime opere alla Galleria Odyssia di Federico Quadrani, dove ha l’occasione di conoscerlo di persona. Nella seconda metà del 1963 stabilisce direttamente con lui i primi accordi di collaborazione, che nella primavera dell’anno seguente vengono formalizzati da un contratto di lavoro in esclusiva. Profondamente affascinato dai suoi quadri, Marconi lo definisce “un vulcano geniale” e lo considera uno dei più grandi talenti pittorici italiani del suo tempo.


Il sodalizio tra i due finisce nel 1970, ma non si estingue l’interesse per l’artista da parte di Marconi che continua a organizzare mostre di sue opere (nel 1974, 1990, 2002) fino alle più recenti del 2005 e 2006, rispettivamente intitolate Schifano 1960-1964. Dal monocromo alla strada e Schifano. Dal paesaggio alla TV, e corredate da due importanti volumi editi da Skira. Il percorso espositivo mira oggi a ricostruire le mostre che ebbero luogo dal 1965 al 1970; al piano terra si parte da Vero amore (1965), dove l’immagine principale raffigura un albero frondoso, robusto e vitale, ripetuto innumerevoli volte in versioni differenti; seguono Inventario con anima e senza anima (1966) – in cui Schifano presenta il ciclo Futurismo rivisitato, riprendendo la nota fotografia del gruppo futurista scattata a Parigi nel 1912 – e Tuttestelle (1967) in cui le stelle dipinte a spruzzo evocano ricordi infantili e l’artista comincia a utilizzare calotte di perspex trasparente o colorato per ottenere originali effetti di velatura.

Un’intera sala è poi dedicata ai capolavori di grandi dimensioni, mentre al primo piano figurano i Compagni, compagni (1968) ispirati all’attualità politica, in cui la fotografia di alcuni operai o studenti cinesi, muniti di falce e martello, si trasforma in icona mediatica.

Il percorso si conclude al secondo piano con i Paesaggi TV (1970) nei quali immagini riprese dallo schermo televisivo, isolate dal contesto e rielaborate con tocchi di colore alla nitro o all’anilina, vengono riportate su tela emulsionata, carta o pellicola. Se, da un lato, l’obiettivo della mostra è rendere un dovuto omaggio all’artista, dall’altro, si vuol celebrare la sua collaborazione con la storica galleria milanese che aveva da poco iniziato la sua attività. Il pubblico potrà così vedere (o ri-vedere) opere che furono presentate a Milano in quegli anni – spesso per la prima volta – e che ancor oggi fanno parte integrante della collezione Marconi. Completa il percorso espositivo un’ampia e variegata selezione di materiali di repertorio, tra pubblicazioni, fotografie, scritti.

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LOMBARDIA

Picasso-”Metamorfosi”

Milano, Palazzo Reale Piazza del Duomo, 12, 10122 - Milano A cura di Pascale Picard, direttrice dei Musei civici di Avignone Dal 18 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019

Orari: Martedì - Mercoledì - Venerdì - Domenica: 9.30 - 19.30 Giovedì e Sabato: 9.30 - 22.30 - Lunedì: 14.30 - 19.30 (Lunedì: 9.00 - 14.00 - Scuole)

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Questa importante mostra milanese è dedicata al genio versatile di Picasso, artista che ha cambiato incessantemente modi e stile. Picasso stesso affermò: “La maggior parte dei pittori fabbrica una stampo per le torte. Poi fa sempre le stesse torte. Sono molto contenti. Un pittore non deve mai fare quello che la gente si aspetta da lui. Il peggior nemico di un pittore è lo stile”

“Metamorfosi”, dunque, è il titolo significativo della rassegna. E’ un percorso in cui si analizzano le influenze della cultura classica e di quella mediterranea attraverso duecento opere. L’esposizione si articola in sei sezioni; la prima tratta la mitologia del bacio e vi si trovano diversi dipinti e disegni dell’artista affiancati alle opere di Rodin e Ingres. Il bacio per Picasso è qualcosa di profondamente sensuale. La seconda sezione indaga il mito di Arianna tra Minotauro e Fauno, dove sono numerose le raffigurazioni dedicate ai nudi femminili.

“Se tutte le tappe della mia vita potessero essere rappresentate come punti su una mappa e unite con una linea, il risultato sarebbe la figura del Minotauro.” (Picasso) L’artista spagnolo prestò anche particolare attenzione alle opere dei greci, degli etruschi e dei fenici, molti di questi lavori li aveva apprezzati al Louvre. La sezione dedicata alle ceramiche è di certo la meno conosciuta. Picasso vi si dedicò dopo la seconda guerra mondiale con la sua solita geniale vena creativa. Da segnalare inoltre una serie di disegni incisi con la tecnica dell’acquaforte ispirati alle Metamorfosi di Ovidio. La città di Milano ha già presentato diverse volte la produzione creativa intensa e complessa di questo grande artista e l’approfondimento attuale si risolve in una nuova e ampia prospettiva che lega l’autore alla cultura della classicità europea: un interessante dialogo tra antico (fino a risalire al 2500 a.c.) e attuale, fra tradizione e innovazione attraverso la sua lunga e prolifica carriera. Il mondo visivo picassiano è stato popolato fin dalle opere giovanili di personaggi mitologici, esseri ibridi come centauri e fauni che se da una parte sono delle trasposizioni delle vicende biografiche dell’artista, dall’altra si riallacciano alle simbologie antiche. Il suo intento non fu mai quello di rifiutare i maestri classici quanto piuttosto di ritrovarne lo spirito con modalità nuove e moderne.

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GUIDO MANNINI

TORINO – Incontrammo per la prima volta Guido Mannini molti anni fa (fine anni ’90). Ancora giovane, in quel tempo “studiava” riproducendo – attenzione! non copiando, poiché aggiungeva sempre qualcosa di suo, magari un piccolissimo particolare.. – i grandi maestri del passato. Tra l’altro scrivemmo di lui: […] smaterializzare per capirne e raffigurare i preziosi messaggi racchiusi, le grandi opere dei maestri del Novecento […], concludendo con: […] Mannini non è solo un bravo riproduttore, e si pone all’inizio di un cammino che prevediamo lungo; in grado di offrire insospettabili sorprese […] . Yoice Carol Oates ha detto che l’artista crea ma è anche creato dalla propria arte. Mannini ha percorso molta strada da quel periodo in cui riproduceva archetipi di grandi maestri più o meno figurativi, ed oggi le offre quelle “inso-

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spettabili sorprese..”, dopo un tempo dedicato alla ricerca di continue novità – tra l’altro un lungo periodo in Paesi esteri, soprattutto Arabi. Era il 2005 quando lo rincontrammo più maturo ma ancora non soddisfatto, già proiettato verso nuovi traguardi, non ancora completamente messi a fuoco. Ammirammo diverse creazioni che spaziavano sorprendentemente tra vari filoni produttivi, ora ricchi di lirismo e pregnanza materica, ora tenui germogli di luce tra le case, le oasi, le dune giocose, alternate a geometrie architettoniche schiette e pure. D’incontri con cieli aperti e vasti orizzonti, spazi, tra cui la vita, il verde, l’acqua irrompevano, in una sintesi equilibrata ed organica che il sole spaccava ma la sabbia non possedeva, in un tempo in cui le ore scivolavano lente, come nella vita quotidiana, nel quadrante di quegli universi.


Lì, atmosfere ed ambiente “ingoiavano” i particolari, proponendo deserti/oceani saturi di cieli e di pensieri, di dune e orizzonti che danzano sulla tela interrotti qua e la dalla calura che, imprigionata, baciava appena le palme e ardeva nell’area tremula che dialogava coi cammelli e scrutava curiosa le carovane. Sono seguite alcune sperimentazioni coraggiose nel non iconico, che vedemmo nel suo studio di Cirié, ma che non erano ancora “mature”, sperimentazioni sia sui soggetti sia sulle tecniche. Ora ha raggiunto quest’altro, importante, traguardo. Nell’attuale periodo, queste mani, questi tocchi di pennello propongono un, allora insospettabile, informale amma-

liatore vibrante per cromia e intrigante nel corpus, comunque che si fa non solo osservare ma studiare con piacere. Una realtà non più vista e riprodotta con gli occhi, ma incorporata, digerita e riprodotta con tutto il corpo, quindi sintetizzata sulla tela con campiture simboliche e cromie dense di luce. Come avesse acquisito nuova consapevolezza dell’Universo e, dopo essersi continuamente interrogato su cos’è la Natura e cos’è l’Uomo in questo mondo, fosse infine giunto a quelle conclusioni espresse con lo smalto ammaliante. Osservando attentamente il suo oggi, notiamo spesso Guido riproporre quel curato iper realismo (cura dei particolari) dei primi anni, che non ha mai dimenticato, e che fa ormai parte del suo background. Franco Cortese

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FRIULI VENEZIA GIULIA

Le opinioni di Graziella Valeria Rota Due artisti che raccontano …dalla memoria alla materia da plasmare con Lucio Scortegagna pittore e scultore veneto ed Enzo Valentinuz tra pittura affresco, graffito e materiale da assemblare… Lucio Scortegagna

<Lacrime Di Piombo>

<Campo Di Battaglia>

“Zona Sette Croci” San Martino del Carso, opera polimaterica 1969, ispirata dalla poesia di Giuseppe Ungaretti. <Attacco Al Pensiero >(particolare)

Info: genteadriatica@libero.it

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Lucio Scortegagna è nato a Monte Magrè, Schio (Vicenza), ove ha studio di pittura e scultura. Ha svolto gli studi umanistici a Schio e gli studi artistici a Venezia presso il Liceo Artistico e l’Accademia delle Belle Arti. Frequenta i maestri del panorama artistico veneziano degli anni 1970/80 tra i quali: Alberto Viani, Giuseppe Santommaso, Virgilio Guidi, Bruno Saetti, Carmelo Zotti, Benito Tiozzo, Giorgio Zennaro. Dipinge dal 1963 ed espone dal 1966. Dal 1977 svolge l’attività di scultore non tralasciando mai la pittura, che riprende i temi del rapporto forma - spazio. Come incisore, nei primi anni ‘70, ha partecipato ai corsi tenuti alla Scuola Internazionale di Grafica a Venezia approfondendone i contenuti e la tecnica con i maestri Pio Penzo e Ada Zanolo. Per trent’anni è stato docente di discipline plastiche nei licei artistici “U. Boccioni”di Valdagno e “A. Martini”di Schio. Ha organizzato e tenuto corsi di scultura. Di rilievo, per la sua formazione artistico-culturale, sono stati i frequenti incontri con Pierre Restany (1989-2002), a Milano, a Malo - Museo Casa Bianca, a Venezia, a Padova e Parigi. Dal 1989 collabora e partecipa all’attività artistico-culturale della “Fondazione D’Ars Oscar Signorini” Onlus di Milano.


Incontro a Trieste tra l’artista Enzo Valentinuz e Graziella Valeria Rota Enzo Valentinuz lavora nel suo laboratorio tra pittura affresco, graffito su intonaco, fino a giungere in questi ultimi anni, all’utilizzo delle pietre carsiche, meticolosamente raccolte, scheggiate, assemblate e colorate. L’artista è l’anima delle pietre che raccontano. E’ nato e risiede a Romans d’Isonzo GO, Friuli Venezia Giulia, ha alle spalle un lungo itinerario artistico, iniziato alla scuola d’Arte di Gorizia e proseguito all’Istituto d’Arte “Max Fabiani”, dove avverte intensamente il fascino del maestro Cesare Mocchiutti. Il cammino formativo continua all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove perfeziona il suo linguaggio creativo sotto la guida dei pittori Bruno Saetti e Carmelo Zotti. La sua espressività artistica si è sempre contraddistinta dalla matericità. Con <I colori della memoria>dal 2011 ad oggi l’artista va <Nel Mare dei Ricordi> 2018 trittico, pietre, pigmenti e additivi su legno per narrare la storia e la natura.

L’anima delle pietre

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GIOVANNI CARPIGNANO

Diplomato al Liceo Artistico di Taranto, ha completato gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bari. La sua ricerca muove tra identità storica e archeologia dell’anima, dai RitrovaMenti alla RiCreazione attraverso genetica, corpo, memoria e spirito. Nel 1987 viene segnalato al “Premio Italia per le Arti Visive” a Firenze da “Eco d’Arte Moderna”, con mostra premio presso la galleria “Il Candelaio” del capoluogo toscano. Nel 2011 è stato invitato a partecipare alla 54a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia Regione Puglia – Lecce, a cura di Vittorio Sgarbi. Dal dicembre 2012 con l’opera “Guerriero o Contadino” (2007) viene invitato da Massimo Guastella ad aderire al progetto “Simposio della scultura”, raccolta permanente del Museo Mediterraneo dell’Arte Presente (MAP) allestito da CRACC, spin-off dell’Università del Salento, nell’ex chiesa di San Michele Arcangelo a Brindisi.Nell’agosto 2013 è invitato dalla Fondazione San Domenico a presentare le sue opere presso il Parco Rupestre di Lama d’Antico a Fasano (BR), in occasione dell’inaugurazione da parte del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Massimo Bray con la presenza di Mimmo Paladino. Nello stesso mese partecipa alla mostra “Mustinart. Corpo 2. Il percorso della scultura”, progetto espositivo ideato e coordinato da Toti Carpentieri presso il museo MUST di Lecce.Nel 2014 viene invitato dalla Fondazione Museo Pino Pascali a “Piccolo Mondo Antico”, a cura di A. Frugis e R. Lacarbonara, con un’installazione site-specific presso il Giardino Botanico “Lama degli ulivi”, Monopoli (BA).

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Nel 2015 in occasione del progetto “Sull’arte contemporanea. Metodologia e ricerca nei luoghi dell’Università”, a cura di Letizia Gaeta e Massimo Guastella, ha presentato un’installazione site-specific dal titolo “Comunicazione tra due volatili”, Università del Salento, Dipartimento di Beni Culturali . sempre nel 2015 espone alla Galleria del Mitreo Iside di Roma nella mostra “Percorsi d’Arte in Italia” a cura di Giorgio Di Genova. Nel 2016 presenta delle installazioni alla Fondazione San Domenico in occasione del “VII Convegno internazionale Civiltà Rupestre”, Savelletri di Fasano (BR) su segnalazione del Direttore Cosimo Damiano Fonseca, Accademico die Lincei.


Nel 2017 una sua opera entra a far parte della collezione del “Museo del giocattolo povero e del gioco di strada” ad Albano di Lucania (Potenza). Sempre nel 2017 espone ad “At Full Blast” con istallazioni nei Giardini del Convento di Sant’Agostino a Matera. Il suo lavoro è stato oggetto di tesi di Laurea presso l’Università del Salento e dell’Università di Bari. Ha realizzato monumenti pubblici, inoltre sue opere figurano in musei, Università, Fondazioni, Chiese, Palazzi di città, e collezioni private.

OLTRE IL VISIBILE La scultura è anzitutto uno scenario sperimentale entro cui una pietra sbozzata o delle lamiere contorte assumono la stessa dignità di un marmo scolpito. Un raffronto che può far inorridire i puristi eppure sostenuto da non poche attestazioni d’eccellenza. Dal legno nodoso della Maddalena donatelliana alla scomposta Portinaia di Medardo Rosso, fino allo Scolabottiglie di Duchamp e alle Sculture viventi di Piero Manzoni, la Storia dell’Arte brulica di esempi irriverenti. Opere uniche, accomunate dalla “povertà” – se non banalità – del materiale, rese eccezionali dallo spirito visionario dei rispettivi autori che hanno saputo guardare oltre il dato naturale, esaltando doti plastiche e potenzialità espressive di ciascun materiale. Scolpire, dunque, significa plasmare, fondere, incidere ma anche scegliere. Lo sa bene Giovanni Carpignano che da tempo scolpisce assemblando materiali eterogenei, spesso residuali, carichi di energie inespresse. Egli non leva e non pone, ma sceglie, per poi affiancare o montare; riutilizza oggetti già plasmati e decontestualizzati, rivelandosi un credente di stretta osservanza dell’autonomia plastica. Ferri di risulta, attrezzi agricoli arrugginiti, materiale da ferramenta sono i componenti primari del suo operare, elementi del quotidiano sottratti al consueto utilizzo ed elevati alla dimensione artistica: pretesti plastici riconsiderati, visti con gli occhi dello scultore anziché del fabbro, dell’agricoltore o del faccendiere. Consapevole testimone della civiltà rurale – fiera custode di un sapere ancestrale e crogiolo di tradizioni millenarie – Carpignano crea figure totemiche, prodotto di una coscienza forgiata nel rispetto di una secolare koinè artistica. Raffinato interprete della cultura mediterranea, compone sculture essenziali, filiformi o geometrizzate, archetipi di resistenza campestre e muti testimoni dell’eterno dialogo tra cielo e terra. Il suo modus operandi rivela un processo speculativo in cui alla nostalgia contemplativa segue la produzione attiva. Egli non appartiene alla categoria dei formatori del vo-

lume e del modellato di tradizione, bensì a quella del ferro e della fiamma ossidrica, mezzi con i quali si rende partecipe di quei problemi di linguaggio che da sempre rendono inquieta la cultura artistica. La sua è una ricerca plastica in cui un certo primitivismo dialoga con la grazia di una bella forma, conservando chiari rapporti con la memoria del passato attraverso una revisione della scultura classica, rivissuta in chiave esistenziale. Lavorato con sapienza artigianale e grande sensibilità estetica, il ferro si tramuta in organismi frementi di energia, in un’alchimia di contrasti capaci di esprimere tutta la potenza dell’atto creativo. Alla precarietà ideologica e all’insincerità di molte ricerche estetiche attuali, lo scultore contrappone un’indagine plastica ferrea nelle forme e nella condotta, foriera di valori stabili e rispettosa di sedimentate tradizioni culturali, ataviche e durature. Una ricerca nata dal passato e proiettata al futuro, ispirata dalla terra e indirizzata al cielo, senza spazio né tempo. Carmelo Cipriani

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EMILIA ROMAGNA

Barbara Pellandra, un’artista di grande forza!

Gaia Conventi

Quando parliamo di Barbara, ci piace chiamarla “giovane artista” perché lei, pur essendo madre di una ragazza quasi trentenne, è una donna senza tempo che vive nel presente più di chiunque altro, portandosi addosso il passato come un abito e proiettandolo nel futuro, attraverso le sue opere. Diplomata presso l’Istituto d’arte Dosso Dossi di Ferrara, affronta la vita di tutti i giorni facendo diversi lavori, anche la capo linea in una grande industria del settore agricolo. Il suo percorso artistico inizia aprendo un atelier a Cento (FE), dove realizza oggetti per la casa. Barbara, però, sente che la sua arte, è molto più di quegli oggetti e, riaperti i cassetti dove conservava pennelli e colori, realizza un’opera da spedire alla mostra collettiva “Artist in the World”, dove vince il Premio Washington. Era il 2010. Poco tempo dopo, sente la necessità di spostarsi verso una città più stimolante e nel 2012 inaugura lo show room Alba Art a Ferrara. In questo piccolo ma importante spazio, continua il percorso di sperimentazione, cominciando ad usare materiali innovativi come il plexiglass e la resina che, uniti alle tecniche artistiche tradizionali del mosaico, della pittura e del restauro la portano a realizza quadri, dipinti murali, complementi di arredo, arrivando a recuperare e personalizzare vecchi mobili. Da alcuni anni sviluppa progetti di interior design in collaborazione con architetti, artigiani e arredatori, realizzando lavori su commissione. Alcuni suoi lavori sono esposti presso lo Studio di architetti-interiordesigne Mark Maset a Parigi e lo Studio Mi.Made a Milano. Dopo aver esposto in diverse collettive, decide che è arrivato il momento di una Personale. Così, affidandosi all’art director Susanna Tartari, che lavora per lei ad un progetto dal titolo “Angeli e Dei” (di cui abbiamo parlato nei numeri precedenti della nostra rivista), espone nel 2018, con la sua personale, presso lo spazio espositivo Cloister e successivamente al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara.

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Nell’opera di Barbara, vediamo svilupparsi una forza incredibile, ci dice Susanna. Lei, plasma forme umane estraendole da una lamina di plexiglass, portandola a 600° di calore con un phon per carrozzieri. Stessa cosa nel lavoro pittorico, dove enorme tele vengono impresse da colori, resine ed altri materiali che lei fissa seguendo la legge della natura e dei sogni. Spesso, i suoi “Angeli” in plexiglass, li troviamo sospesi, anche, nelle gigantesche tele. Possiamo dire che il 2018, è stato un anno molto importante per questa “giovane artista”, perché oltre al progetto “Angeli e Dei” - con la realizzazione di un catalogo e delle due mostre - si stanno sviluppando grandi cose nell’ambito del suo lavoro di creatrice/designer d’interni e siamo certi che, con l’anno nuovo, avremo fantastiche notizie. Se volete conoscere meglio Barbara Pellandra, vi invitiamo a visitare la sua pagina facebookhttps://www.facebook.com/Albaartdesign/


DALL'ESPRESSIONISMO TEDESCO ALLA NUOVA OGGETTIVITA': AVANGUARDIE IN GERMANIA Palazzo del Governatore Piazza Giuseppe Garibaldi, 19 - PARMA 10 novembre 2018 – 24 febbraio 2019 Orari: Martedì e mercoledì 15-19. Da giovedì a domenica e festivi 10-19. Lunedì chiuso. Chiuso il 25 dicembre e 1 gennaio Biglietti: intero 10 euro, ridotto 6 euro, ridotto scuole e studenti 4 euro Informazioni: tel IAT 0521 218889 Per la sua qualità, l’esposizione di Palazzo del Governatore di Parma è stata inserita tra gli eventi dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018, promosso dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea, coordinato dal MiBAC – Ministero per i beni e le attività culturali.

La mostra percorre l’ampio arco dell’Espressionismo tedesco, presentando nella prima parte le opere degli artisti del “Die Brücke” di Dresda (Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluf, Max Pechstein, Otto Mueller, Emil Nolde) e del “Der Blaue Reiter” di Monaco (Wassily Kandinsky, Alexei Jawlensky, Franz Marc, August Macke) e di “Der Sturm” (Heinrich M. Davringhausen, Max Beckmann, Karl Grossberg), rivista d’arte e galleria con base a Berlino.

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La seconda parte espositiva tratta invece la produzione artistica negli anni del dopoguerra, quando la “Nuova Oggettività”, sotto l’influenza del Razionalismo e del Funzionalismo, ha creato una nuova atmosfera artistica in cui sono stati rappresentati i modelli della vita moderna e urbana e il loro paesaggio industriale (Karl Hofer, Eberhard Viegener, Otto Dix, Max Ernst, Jankel Adler).

Da tempo non si realizzano manifestazioni culturali in Italia riguardanti l’ Espressionismo tedesco, uno dei più importanti movimenti del primo Novecento. Il contesto sociale e politico presentato dell’Espressionismo, così come la sua apparizione in architettura, musica, letteratura sono serviti come utile materiale documentario. Specialmente nelle arti visive, ma non solo, il movimento diventa simbolo di modernità e rappresenta il rifiuto critico della vecchia Europa e dei suoi valori, ossia il positivismo, il materialismo, il riformismo: esso porta con sé l’esaltazione dell’intimità e dell’interiorità e una nuova libertà dt espressione. Si è parlato di una svolta da un sociale corrotto e utilitarista, lontano dalla cultura creativa e dalla natura; nella rivista espressionista “Der Strum” si afferma:” Viviamo in un’epoca in cui l’arte non accompagna più la vita. L’ artista deve mantenere una distanza dalla vita ufficiale”.

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Gli artisti si avvicinano all’antropologia, alla teosofia e al Romanticismo, all’arte africana e al folclore; si evocano le forze interiori e l’immaginazione, e si aprono gallerie d ‘arte, riviste culturali e politiche. Nel 1905 è l’anno di fondazione del “Die Brucke”, gruppo artistico nato a Dresda. Nel 1911 Kandinskij e Franz Marc formano un secondo gruppo, il “Der Blaue Reiter” e un anno dopo Kandinskij scrive “Lo spirituale nell’arte”. Ben presto l’Espressionismo tedesco diviene parte delle avanguardie internazionali e la galleria “Der Strum” un punto di riferimento di primo piano. Tra gli anni 1905/14 si scatena la Prima guerra mondiale con le sue atrocità e dopo di essa le arti riflettono la disil-

lusione della generazione che ha vissuto il conflitto: La nuova Oggettività,”Neu Sachlichkeit” è il movimento di questo nuovo periodo. In particolare Otto Dix e George Grosz giungono ad una forma di realismo tramite strade diverse, il primo raffigura la nascente società intellettuale con cinismo e distacco, il secondo è paradossale e illustra le condizioni di vita, in modo bruciante, dei tedeschi durante la Repubblica di Weimar. La nuova Oggettività sostituisce quel variegato mondo espressionista, agitato, confuso e nervoso dove tutto è sperimentazione e viene ridiscusso trovando linguaggi, ancora oggi, di confronto e persino, in alcuni casi, di attualità.

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TOSCANA

RENZO MEZZACAPO

Renzo Mezzacapo nasce nel 1945 in un piccolo paese del Monte Amiata in Provincia di Siena, Vivo d’Orcia. Alla terra di Siena, al Monte Amiata e alla Val d’Orcia rimarrà per sempre profondamente legato. Fin dagli anni ’70 alterna la sua attività tra pittura e organizzazione di attività culturali. Inizia a dipingere molto giovane, da autodidatta, sviluppando nel tempo un linguaggio personale che, unito ad una intensa ricerca artistica, lo orienteranno verso una seria attività professionale.Nel 1985, dopo un periodo in cui si definisce “impiegato di giorno e pittore di notte”, sceglie definitivamente l’attività artistica abbandonando l’impiego nell’industria siderurgica. Da quel momento esporrà le sue opere in moltissime mostre personali, in Italia e all’estero. In qualità di Direttore Artistico viene chiamato ad organizzare manifestazioni di notevole rilievo: dal 1988, per 11 anni, “Etruriarte” a Venturina (Li), poi la prima edizione di “Artisti in Fiera” alla fiera di Parma e “Arte Europa

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Reggio 2000” alla fiera di Reggio Emilia. Nel Gennaio del 2006 viene chiamato come consulente e Direttore Artistico per la sezione Italiana della Fiera d’Arte giapponese “Tokyo Art Collection”. Dal 1999 al 2011 organizza “Immagina”, mostra Mercato di Arte Moderna e Contemporanea alla Fiera di Reggio Emilia. Per sei anni ha l’incarico di Direttore Artistico alla Galleria Comunale di Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Piombino. Nel 2008 gli viene dato l’incarico di Direttore Artistico alla Galleria di Arte Moderna e Contemporanea “Renaissance” di Firenze. Dal 2011 al 2012 ha l’incarico di Direttore Artistico e Organizzativo per la Fiera d’Arte Moderna e Contemporanea ARTEXPO di Arezzo. Attualmente è Presidente dell’Associazione Culturale “ARTISTI-CA”, da lui fondata a Piombino nel 1973. Nell’agosto 2018 esce il suo romanzo “Due corvi neri volarono sul campanile della chiesa - Storie di frati, streghe e povera gente nella Toscana del XVI secolo” edito dal “Gruppo editoriale Albatros” .

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TOSCANA

Toscana. Protagonista Leonardo da Vinci

Se tra le varie importati mostre nel cuore del 2018 ce ne sono state alcune – con conferenze e incontri anche di valenza didattica – su Michelangelo Buonarroti, anche per via del triennio che tale genio trascorse tra il 1518 e il 1520 in Versilia (celebrazioni che però continueranno sino al 2020), il cosiddetto “Anno di Leonardo da Vinci”, nel 500. mo anniversario della morte s’è in un certo senso aperto in anticipo con l’esposizione fiorentina presso l’Aula Magliabechiana degli Uffizi del famoso “Codice Leicester”, acquistato nel 1994 da Bill Gates, dove, con teorie e appunti, l’acqua è l’indiscussa protagonista. Se poi a tale evento si unisce a quello titolato “Leonardo disegnato da Hollar” inaugurato a dicembre presso Villa Baronti-Pezzatini, sede della Fondazione Rossana & Carlo Pedretti a Vinci (Pedretti, scomparso abbastanza recentemente, è stato giudicato il massimo esperto mondiale sull’attività di Leonardo da Vinci), il cerchio, con visibilità assoluta delle opere dell’artista praghese Wenceslaus Hollar (1607-1667) sino a maggio, anziché chiudersi si apre su nuove prospettive. Dall’11 maggio all’11 giugno 2019 – infatti – sarà Marina di Pietrasanta ad accogliere “Leonardo 500. 1519-2019” grazie alla Fondazione Versiliana, l’esposizione a cura di Lodovico Gierut e di Stefano Giraldi, che sarà presentata da Ugo Barlozzetti e Sara Taglialagamba, che, parole dello stesso Giraldi “... vuole essere una sorta di “filo di Arianna” nell’esplorazione della labirintica mente dell’artista e della sua estrosa personalità”. Il tutto è diviso in sezioni con quadri di grande formato di 4 Pittori Contemporanei: Massimo Cantini, Andrea Granchi, Alessandro Reggioli, Angelo Vadalà; disegni Umoristici di artisti Italiani di livello europeo, opere di Dino Aloi, Massimo Cavezzali, Gianni Audisio, Marco De Angelis, Mirko Dalla Battista, Mauro Pispoli, Lido Contemori, Sergio Staino e altri. Non mancherà una “Distraction” su la “Gioconda”, stampe di Dalì, Duchamp, Botero, come le musiche del ‘500 con l’arpa di Antonella Natangelo e l’esposizione di una “Sedia/Arte” di Davide Manfroni ed opere di artisti contemporanei quali Roberto Altmann, Alberto Bongini, Roberto Braida, Anna Chromy, Raffaele De Rosa, Feofeo (Federica Oddone), Riccardo Ghiribelli, Paolo Grigò, Francesco Guadagnuolo, Antonio Ieradi, Riccardo Luchini, Renzo Maggi, Giancarlo Marcali, Annamaria Maremmi, Giovanni Masuno, Giacomo Mozzi, Andrea Prandi, Marcello Scarselli, Gabriele Vicari. Il tutto verrà collegato da un intervento Musicale delle Canzoni di Leonardo arrangiate e suonate in maniera contemporanea da Andrea Garavelli, Gianni Nesto, Carlo Guardamagna, Nicola Farinello. L’esposizone sarà poi trasferita a Lucca dal 28 settembre al 6 ottobre presso Villa Bottini ed inserita nel programma

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della venticinquesima edizione del Festival Letterario guidato da Demetrio Brandi “LuccaAutori”. Toscana attiva al massimo, dunque, dato che sino al mese di marzo il Museo Novecento sito a Firenze ricorda lo “sperimentatore, anticipatore indiscusso della contemporaneità” Medardo Rosso (Torino 1858-Milano 1928) con una esposizione curata da Marco Fagioli e Sergio Risaliti ricca, tra l’altro, di varie sculture di piccole dimensioni antimonumentali. Lodovico Gierut

Lodovico Gierut e Stefano Giraldi


LEONARDO D’AMICIS

La musica plastica di Leonardo D’Amicis non si risolve in edonismi meramente estetici, ma tende quasi sempre a trasferire l’immediata materia della percezione visiva in un linguaggio di risonanza polivalente che trova nelle strutture metriche e volumetriche, di origine cubo-futuristica, e nelle suggestive sonorità del processo ritmico, la sua più profonda ragion d’essere. In altri termini, la massa delle emozioni, suscitate nel lettore dalle connotazioni musicali dei vari elementi compositivi, viene sempre assunta nell’ordinata articolazione di un linguaggio, il quale, oltre al nitore lessicale, alla solida nervatura sintattica e alla purezza architettonica, capaci di controllare i moti psicologici dell’artista, ha una complessa funzione semantica, che arricchisce e trasforma il pattern plastico in un vero e proprio messaggio. Ma ciò che più colpisce nelle opere

di Leonardo D’Amicis è che gli elementi linguistici non provocano mai ingorghi e confusione, ma trovano sempre una loro giusta collocazione, creando dei rapporti metrici di vasta risonanza. Inoltre, le occasioni-spinte, dalle quali scaturiscano le ispirazioni, si risolvono in una globalità di forme, il cui dinamismo, avvalendosi anche di un giuoco intenso di luci e di ombre, spinge il tutto verso un pittoricismo che dissolve la staticità dei limiti corporei, facendoli vibrare in un clima che dinamizza ed esalta lo spazio circostante. Come si può dedurre da questa nostra brevissima nota, D’Amicis è un artista complesso, tutto proteso nella ricerca di mezzi espressivi che, pur includendo le grandi esperienze del passato, siano vivi, nuovi e attuali. Luigi Valerio

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MARCHE

MICHELE CARMELO BELLEZZA Palazzo Camerata, Sede Assessorato alla Cultura di Ancona Alle porte delle festività natalizie, ad Ancona nei locali del Palazzo Camerata, sede dell’Assessorato alla Cultura, si è inaugurata lo scorso 8 dicembre la mostra di Michele Carmelo Bellezza. Un artista che si è cimentato fin da piccolo con il disegno e le varie tecniche grafiche osservando e riproducendo tutto quello che lo circondava, ma solo dopo il 2002 si avvicina alla pittura scoprendo un universo espressivo nuovo e pieno di possibilità di sperimentazioni. Con alti e bassi creativi intervallati addirittura da silenzi produttivi giunge nel 2016 ad abbandonare la tecnica precedente scoprendo una maturazione personale che implica necessariamente anche un percorso evolutivo supportato dalla curiosità e dall’interesse artistico verso gli artisti che hanno segnato passaggi importanti della storia dell’arte e della cultura (Vincent Van Gogh, Michelangelo Buonarroti, Piet Mondrian, Raffaello Sanzio, Jackson Pollock, Caravaggio ). Uno sguardo consapevole ed attento alla realtà contemporanea spinge Michele ad imprimere nelle sue tele sprazzi di questa realtà adottando però un’interpretazione estremamente personale in cui il colore diventa la chiave interpretativa della sua produzione.. Ad una prima e disattenta osservazione si è portati ad avvicinare la tecnica pittorica di Michele a quella di Pollok , in realtà la conoscenza dell’artista contemporaneo altro non è che la base costruttiva della sua produzione.

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Ovviamente lo studio degli artisti contemporanei ha influito notevolmente sulla scelta dei soggetti e della tecnica al pari della coscienza del suo essere sociale con il bagaglio culturale che gli appartiene, senza dubbio è una pittura emozionale, d’impeto, di trasporto emotivo, un mezzo espressivo con cui l’artista esprime il proprio “io”, mezzo adatto a legare il mondo reale al vissuto personale raggiungendo un equilibrio che si appoggia nell’immaginario. Il suo è un colore dalla forte personalità: dominante, esplosivo, vitale e attraente con i suoi toni quasi magici

inondati da spruzzi di luce vibrante, non un semplice riflesso ma elemento costitutivo del colore che si origina nella cromaticità dell’opera e dal colore affiorano Le linee del disegno come graffi impressi sulla tela, un segno forte x imprimere ricordi e immagini di una realtà vissuta, un ricordo o un particolare caro all’artista in un affascinante percorso dell’immaginario. Monia Frulla presidente ass.cult.Movimento Art.Introvisione

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LAZIO

BALLA A VILLA BORGHESE Dal 28 novembre 2018 al 17 Febbraio 2019 Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese - Roma Viale Fiorello La Guardia,6 A cura di Elena Gigli Il museo che ospita la mostra antologica di Giacomo Balla si trova al centro del bellissimo parco romano di Villa Borghese: è il museo Carlo Bilotti Aranciera, luogo ideale per raccogliere la collezione. Tutti i lavori dell’artista esposti, circa una trentina di opere, sono stati dipinti sul posto e permettono di conoscere quella parte della pittura attenta allo studio della luce e del colore e precedente il

Nel 1904 Balla stabilisce il suo studio in una zona tranquilla, all’epoca era periferia della città, dipingendo cosa vede dal balcone o nelle vicinanze. Il tema della natura ai confini urbani diventa il tema dominante su cui lavora e sperimenta fino ad arrivare all’astrazione. Si tratta di una trentina di opere tra cui l’imponente polittico Villa Borghese del 1910. Ancor prima, quando il pittore si stabilisce a Roma nel 1895, cerca visibilità con successo attraverso i ritratti e inizia inoltre una serie di bellissimi autoritratti introspettivi e luminosi: sono realizzati spesso su carta e con i pastelli a cera che graffiava “con il retro del pennello o con il temperino per tirare fuori la luce “chiarisce la curatrice Elena Gigli, L’artista era anche un appassionato fotografo

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periodo futurista. Balla passeggiava per Villa Borghese, scopriva luoghi nascosti e scorci che riprendeva poi come soggetti dei suoi dipinti, “cercava la verità nella natura trovandola nelle foglie degli alberi, nel rivolo d’acqua che cade nella vasca della fontana, nelle ombre dei tronchi e nei colori del cielo e dei prati”(curatrice Elena Gigli).


e questa passione torna all’attenzione del pubblico, attualizzata attraverso una serie di scatti del fotografo Mario Ceppi compiuti negli stessi luoghi delle opere esposte. Nella sezione documentari d’arte viene proiettato il film ormai storico sulla vita e i lavori del pittore prodotto da Jack Clemente “Balla e il Futurismo”. La mostra si concentra su questo primo periodo dell’artista ma va rammentato che Balla è stato un esponente di spicco del movimento futurista grazie al suo spirito di ricerca e il suo talento per poi ri-

tornare al primato delle figure e del “vero visibile” dopo il 1937 quando decreta il suo distacco dal Futurismo. L’inizio della sua poetica futurista si colloca intorno al 1909 quando Marinetti pubbica il primo manifesto mentre l’anno successivo esce il manifesto del colore: Balla partecipa all’elaborazione dei documenti teorici e si manifesta un artista instancabile e una mente vulcanica e geniale. Dopo il distacco dal movimento è accantonato dalla cultura ufficiale, fino alla rivalutazione, nel dopoguerra delle sue opere e di quelle futuriste in genere.

Ingresso gratuito alla mostra info@museocarlobilotti.it www.ballavillaborghese.it Informazioni: 06 0608 tutti i giorni - Chiusura: lunedì (compresi 24-31 dicembre1 gennaio)

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PUGLIA

Renato GUTTUSO, Luigi GUERRICCHIO, grandi esponenti del neorealismo del Mezzogiorno e lo scultore Antonio BIBBO’ arrivano a Bari, accolti nella pregevole chiesa della Vallisa. Si tratta di una mostra antologica, un viaggio tra tele e sculture che sembrano come impregnate dalle tinte accese,vivide, in grado di suggellare nel perimetro dell’opera l’intento di quel preciso tempo e di quel preciso spazio, lo stesso che ne ha ispirato la nascita. Sono tre poeti che hanno saputo compiere un profondo scavo interiore e nel reale offrendo al pubblico lavori rigorosi e sentiti, intensamente espressivi. Guttuso, siciliano, porta sempre nelle opere quella sen-

sibilità esasperata tipica della sua terra così ricca di contrasti; eppure l’artista con la sua poetica, filtrata da ideali socialisti, tenta di mutare le atrocità dell’epoca. A Milano fa parte di “Corrente” all’interno del quale approfondisce l’idea dell’arte come impegno morale. Dà spazio ai temi legati alla vita contadina e l’espressionismo dei suoi quadri è drammatico, Nel dopoguerra stilizza le figure ma è lontano dall’astrattismo rimanendo sempre fortemente coinvolto dalla inquietante realtà delle cose. Guerricchio, materano, è radicato nelle proprie origini, egli racconta la vita della gente, il lavoro, le traditzioni, i mestieri, i luoghi, e anche la natura con i suoi paesaggi.

L’arte fa comunità e riscopre la bellezza Biennale Internazionale d’Arte di Bari e Area Metropolitana 2 edizione con esposizione di opere in concorso 160 artisti provenienti da tutto il mondo per la Biennale che è visitabile a Bari Fuori concorso tre valenti maestri del Novecento: Guttuso, Guerricchio, Bibbò 15 dicembre 2018 – 31 gennaio 2019 I GRANDI MAESTRI IL NEOREALISMO DI RENATO GUTTUSO, LUGI GUERRICCHIO, ANTONIO BIBBÒ Mostra di tre grandi esponenti del Neorealismo del Mezzogiorno allestita alla Chiesa della Vallisa, Strada Vallisa, 11 A cura di Siria Bottazzo La mostra è aperta tutti i giorni dalle 9,30 alle 13,00 e dalle 16,30 alle 20,00 Chiusura: 24/12, 25/12, 31/12 e 01/01 Ingresso: € 5,00 intero; € 3,00 ridotto per scuole, università e over65 44


Dalla pittura al disegno, all’incisione e ai mosaici, spazia la sua produzione artistica che lo rende uno degli interpreti più rappresentativi della cultura figurativa lucana degli ultimi decenni. Antonio Bibbò, avellinese, è scultore e pittore. E’ tra i più valenti scultori che operano all’oggi in Puglia, impegnato nel rinnovamento delle arti plastiche, e declina la miglio-

re tradizione con i nuovi linguaggi espressivi. Affronta i drammi irrisolti della nostra società comunicando, dando spazio ai grandi temi dell’esistenza. La sua poetica si rivolge al contesto attuale con l’intento di entrare nelle pieghe del sociale educando e allargando la ristrettezza fruitiva delle masse.

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PUGLIA

ORONZO MASTRO Mi chiamo Oronzo Mastro, sono nato a Grottaglie in provincia di Taranto il 27 ottobre 1950. Ho conseguito il titolo di maestro d’arte nell’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica del mio paese ma, i primi insegnamenti di disegno, pittura e modellato, li ho ricevuti da mio padre, nella sua bottega di ceramica. Nel 1967 mi sono trasferito a Firenze (studente lavoratore) e nell’Accademia di belle Arti di questa città mi sono diplomato in pittura sotto la guida di Afro Basaldella e, in modo particolare, di Carlo Severa che ritengo sia stato il mio vero maestro. Dal 1975 al 2007, ho insegnato discipline pittoriche presso il Liceo Artistico statale di Novara e negli stessi anni ho tenuto dei corsi serali di pittura e ceramica, presso la fondazione Roncalli di Vigevano. Dal 2005, insegno pittura all’ACME di Novara. Ho eseguito su commissione numerosi ritratti tra cui quel-

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lo di Sandro Pertini per il comune di Vigevano; quello dei Vescovi Mons. Cambiaghi, Mons. Del Monte, Mons. Corti per la diocesi di Novara; quello di Mons. Locatelli per il Seminario Vescovile di Vigevano e il ritratto di Papa Giovanni Paolo II per la Parrocchia della Madonna Pellegrina di Novara. Inoltre, sempre su commissione, ho eseguito le seguenti opere: la grande pala d’Altare per la Chiesa del cimitero di Vaprio D’Agogna, i pannelli decorativi per gli uffici della Nobili rubinetterie, i pannelli in ceramica dipinti per la casa dello scrittore Sebastiano Vassalli ,il grande pannello in maiolica per la facciata della chiesa della Madonna Pellegrina, il monumento a Papa Giovanni Paolo II per il piazzale della Madonna del Bosco a Novara e un pannello in maiolica per il monumentale calvario a S. Cataldo di Caltanissetta.


PERCHÉ? Perché i gatti? Perché i pesci? Sono le domande ricorrenti che puntualmente mi vengono fatte in occasione di una mia mostra.Rispondere non è difficile; difficile, semmai, è rendere con le parole le motivazioni che spingono a raffigurare certi esseri. Come Alice si chiese che cosa ci fosse dall’altra parte dello specchio, riuscendo, con suo enorme stupore, a passarci attraverso e a trovare risposta alle sue curiosità, anche di fronte a un dipinto bisognerebbe tentare la stessa operazione. Tuttavia, per accontentare tutti e non sconvolgere le menti di nessuno, tenterò di rispondere con semplicità a questi “angoscianti interrogativi”.

convinzione, cercando di affinare sempre più la conoscenza e l’uso degli strumenti più tradizionali del dipingere. Ho sempre pensato, magari sbagliando, che le arti figurative non sono scienza; che la pittura non è logica, non è ragione, ma cuore; e che è bella quando arriva all’anima. Rispetto le scelte oneste, quelle che travalicano le mode, quelle dettate da animo puro e passione sincera; ma questa purtroppo è un’epoca nella quale chi dipinge la realtà è considerato un fossile e deve fare i conti con i massimalismi e gli schematismi ideologici. Se nel passato le sperimentazioni, le avanguardie hanno saputo aprire ambiti nuovi alla creazione artistica, oggi sono perlopiù pretesti per lo sbragato e impigrito accademismo di tanta parte dell’attuale produzione. Penso sia tempo di superare l’omologazione del pensiero, di diventare eretici contraddicendo quelle ortodossie diventate ormai assiomi. Perciò, eroici conformisti, fanatici sostenitori delle ultime mode, non perdete la speranza: magari un giorno, ma con convinzione, diventerò informale. Oronzo

In ognuno dei miei dipinti, anche in quelli che apparentemente si allontano dalle consuete tematiche, cerco di raccontare gli assordanti silenzi in cui l’umanità sembra immersa. Mi riferisco alle tacite passioni, alle cose, anche le più semplici, non dette, alle carezze non date, alle amicizie richieste su internet e non alle persone reali. Mi riferisco agli sguardi vuoti che ti guardano senza vederti, alla spiacevole sensazione di essere trasparenti, all’essere così vicini eppure sentirsi tanto distanti. I pesci, notoriamente poco ciarlieri, sottolineano con la loro presenza questi siderali silenzi. Ci sarebbero comunque, a causa del mio sconfinato amore per il mare. Il gatto merita un discorso a parte, data la sua complessa ed enigmatica natura. Nei secoli è stato adorato e perseguitato. Gli aggettivi per descriverlo si sprecano, tanti sono i libri che gli sono stati dedicati; ma lui è rimasto sempre indifferente alle umane pulsioni. Tra le sue caratteristiche, due, per me, hanno grande rilevanza: l’estremo individualismo e la capacità di vedere al buio. Quest’ultima sarebbe bene che appartenesse al genere umano: potremmo così finalmente sconfiggere la notte delle nostre anime e forare le tenebre della nostra indifferenza. Soddisfatti? C’è però un altro perché, che quasi mai mi viene posto esplicitamente, ma si coglie negli sguardi di sufficienza che alcuni riservano ai miei quadri: perché figurativo? Potrei anche sottrarmi alla domanda e dire semplicemente: fatti miei. Ma, una volta per tutte, tenterò di soddisfare anche questa curiosità. Sono cresciuto e sono stato educato in una bottega. Ho imparato fin dalla prima infanzia il senso delle proporzioni e dell’eleganza dei modelli ceramici prima e del corpo umano poi. Con gli anni, pur essendo stato allievo di Afro Basaldella, pur amando la sua pittura, al pari peraltro delle opere di Burri, Capogrossi, Vedova, Klee, Pollock e altri, non ne ho condiviso le scelte. Ho invece continuato la mia ricerca con estrema

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CAMPANIA

IL futurista Carlo Carrà a cura di Letizia Caiazzo

Carlo Dalmazzo Carrà nasce in una famiglia di artigiani a Quargnento ( Alessandria) nel 1881. Fu pittore,critico d’arte e scrittore ma è famoso soprattutto, perchè fu uno dei firmatari del Manifesto Futurista nonchè ricercatore instancabile di varie tendenze artistiche che lo resero protagonista per quasi un decennio delle avanguardie italiane, dal Futurismo alla Metafisica.

Carrà nasce “futurista” nel momento in cui assiste ai funerali dell’anarchico Galli avvenuti nel 1904 restandone sconvolto. Sicchè ritornato a casa , cominciò a disegnare la scena cui aveva assistito. Più tardi , racconta: - “Vedevo innanzi a me la bara tutta coperta di garofani rossi ondeggiare minacciosamente sulle spalle dei portatori – scriverà in seguito, rievocando l’evento -; vedevo i cavalli imbizzarrirsi, i bastoni e le lance urtarsi, sì che a me parve che la salma avesse a cadere da un momento all’altro in terra e i cavalli la calpestassero. Fortemente impressionato, appena tornato a casa feci un disegno di ciò a cui ero stato spettatore. Da questo disegno, e da altri successivi, presi lo spunto, più tardi, per il mio quadro”. Sei anni dopo con Boccioni e Russolo, e dopo un incontro con Marinetti, si riuniscono e compilano un manifesto per tutti gli artisti onde invitarli “a scuotersi dal letargo che soffocava ogni più legittima aspirazione”. In tal modo nacque il Futurismo italiano che esprime l’amore per la velocità e la tecnologia. Carrà dirà, a proposito dell’esperienza futurista: “Aggiornare l’Italia ai sensi della modernità in arte era il nostro primo scopo”. Il movimento futurista fece parte del panorama culturale

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italiano ed europeo come espressione dei veloci cambiamenti dell’epoca: il rapido progredire della scienza, l’industrializzazione massiccia, l’avvento dell’elettricità e dei mezzi di trasporto pubblici, l’irruzione delle masse nella vita politica e sociale. Carlo Carrà , grande pittore va certamente ammirato e onorato per la sua arte, ma sopratutto, secondo una mia riflessione, per il suo mettersi in gioco sperimentando continuamente stili diversi partendo anche dal passato senza negare il presente con le sue innovazioni e i vari cambiamenti. La sua arte si trasforma col passare del tempo ,grazie alla sua crescita non solo artistica ma anche umana. Pertanto non solo è protagonista di tutte le svariate proposte di avanguardie dal Futurismo alla Metafisica, ma riesce dopo uno studio approfondito a sentire l’esigenza di un contatto più strutturato con il reale, attraversando cosi varie tendenze artistiche che più si adattavano al suo stato d’animo. Nelle sue ultime opere si avverte un senso di pace che ci riporta ad una realtà più autentica, semplice e vera si da conferire una solennità e grandezza anche alle piccole cose e al mondo che ci circonda.


Mostra sul Futurismo al Maschio Angioino di Napoli

A Napoli in esclusiva le straordinarie opere di Boccioni, Balla, Carrà, Severini e di tanti altri artisti della prima e più importante delle avanguardie europee. Dal 19 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019 ben sessantaquattro capolavori che raccontano 20 anni della prima avanguardiaitaliana ed internazionale del Futurismo saranno in mostra nella Cappella Palatina del Maschio Angioino di Napoli. L’evento si chiama “Il Futurismo anni ’10 – anni ‘20” e ci consentirà di ammirare le straordinarie opere di Boccioni,

Balla, Carrà, Severini e di tanti altri artisti per conoscere la prima e più importante delle avanguardie europee. Opere importanti alla mostra “Il Futurismo anni ’10 – anni ‘20”, opere, dagli anni dieci agli anni venti del ‘900, portate in via esclusiva in questa mostra a Napoli e ammirate nelle principali collettive storiche del movimento futurista. Una mostra che ricostruisce lo sviluppo dei temi del Futurismo dagli anni ‘10 agli anni ‘20 e cioè la simbiosi con tecnologia, con la materia bruta e con i prodotti di consumo adottando un taglio sia iconografico che formale.

“Il Futurismo anni ’10 – anni ‘20” prezzi e orari Dal lunedì al sabato il prezzo del biglietto Intero sarà di € 10,00 e ridotto € 8,00 e comprende l’ingresso alla mostra e al Museo Castel Nuovo – Maschio Angioino. La Domenica, biglietto Intero sarà di € 8,00 e ridotto € 6,00 e sarà valido per la sola visita alla mostra. Gli orari di apertura saranno dal lunedì al sabato 10:00 – 19:00 mentre la domenica e festivi 10:00 – 14:00. Maggiori informazioni “Il Futurismo anni ’10 – anni ‘20” Cappella Palatina del Maschio Angioino – Napoli tel 081/5628040

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CAMPANIA

MORTALI IMMORTALI. I TESORI DEL SICHUAN NELL’ANTICA CINA AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI Una mostra eccezionale arriva al MANN mostrandoci i tesori dell’antico Sichuan: sarà un’esposizione mai vista in Europa

“Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina”: l’esposizione, realizzata in collaborazione con l’Ufficio provinciale della Cultura del Sichuan, durerà fino al l’11 marzo 2019 . La mostra raccoglie importanti reperti, databili dall’età del bronzo sino all’epoca della dinastia Han (II sec. d.C.). La mostra presenta reperti dell’Impero Han, contemporaneo all’Impero Romano. L’evento è eccezionale perché è un’esposizione mai vista in Europa, molto vasta e completa e ha un percorso ricchissimo. Sono presente infatti anche le misteriose maschere di Sanxingdui, di una sconosciuta cultura dell’età del bronzo, ma anche favolosi oggetti in oro, giada, armi, vasellami e tanto altro. Un percorso espositivo che è di una vastità e di una completezza mai vista in Occidente.

La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00 il sabato dalle 9.00 alle 14.00

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Jorit Agoch a Napoli

E’ uno dei massimi esponenti mondiali della Street Art, i suoi murales si trovano nelle periferie di molte capitali, da San Francisco a Lima, da Santiago del Cile a Buenos Aires e perfino in Cina. Per qualcuno è il Caravaggio moderno e con i suoi graffiti, che ritraggono volti di personaggi noti ma anche di sconosciuti, sta cambiando il volto di Napoli e dell’hinterland napoletano. Si chiama Jorit Agoch , il primo è il nome e il secondo il suo pseudonimo, 28enne, di padre Italiano e madre olandese. Ha cominciato a dipingere sui muri della sua città natale Quarto, nella periferia nord di Napoli, quando era ancora alle scuole medie e, dopo gli studi scientifici, la passione per i graffiti, lo ha portatoa frequentare l’Accademia Di Belle Arti di Napoli, dove ha appreso le tecniche dell’acrilico e dell’olio che usa sia nei dipinti su tela sia nelle sue bellissime opere sui muri dei palazzi nelle strade di tutto il mondo. Il suo più famoso murales, quel San Gennaro dipinto sulla facciata di un palazzo di Forcella, scendendo da Spaccanapoli, è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Napoli. Si tratta di un dipinto alto 15 metri, dal forte impatto visivo, con il volto del Santo Patrono della città con lo sguardo rivolto verso l’alto. Jorit lo ha realizzato lavorando ininterrottamente e gratuitamente per una settimana, con il solo scopo di migliorare e recuperare una zona di Napoli tristemente famosa solo per le faide tra clan. Tra i suoi ultimi lavori il volto di Ilaria Cucchi, dipinto nel quartiere Arenella nei giorni in cui venivano diffuse le dichiarazioni del carabiniere Francesco Tedesco, che ha denunciato il pestaggio subito dal fratello Stefano ad opera di suoi colleghi dell’Arma e quello di Nelson Mandela in Piazza Leopoldo a Firenze, un grandioso murale di 120 metri quadrati inaugurato il 5 dicembre, a 5 anni esatti dalla scomparsa del leader sudafricano, attivista per i diritti umani. Jorit ha anche collaborato ha realizzato anche i ritratti di Eduardo De Filippo al Teatro San Ferdinando di Napoli in occasione del Forum Universale delle Culture e ha eseguito le due opere “Ael. Tutt’egual song’ecriature” nell’ambito della campagna nazionale “No a Tutti i Razzismi” . Se si gira per Napoli o per le cittadine limitrofe numerosi sono i ritratti che sono facilmente riconoscibili grazie al suo marchio di fabbrica, due strisce rosse verticali sulle guance dei volti dipinti, elemento caratteristico di alcuni rituali africani, in particolare della procedura della “scarnificazione”, un rito di passaggio dall’ infanzia all’età adulta, reminiscenza del gemellaggio con la Tanzania, nazione

dove si è recato spesso come volontario insieme a sua madre e dove ci sono alcune delle sue opere. Quest’estate è diventato tristemente famoso per essere stato incarcerato in Palestina dall’esercito israelianomentre si accingeva a dipingere un murale in onore di Ahed Tamimi, la 17enne palestinese arrestata per aver schiaffeggiato un soldato israeliano. Ha ricevuto in autunno il 23° “Premio Penisola Sorrentina Arturo Esposito”®con questa motivazione: “Jorit è interprete di una umanità universale, che si collega alle liturgie e ai rituali di una fratellanza. I suoi segni, i suoi marchi sui ritratti del mondo sono emblema di una cosmogonia antropica che ogni volta lascia l’osservatore incantato dinanzi ad un pensiero e ad una storia in immagine”. Lui è convinto che la cultura dia dignità alle persone, che gli artisti veri sono sempre stati dei militanti schierati come Dalì e Picasso che l’arte e il bello possano contribuire a cambiare il mondo, e con questo spirito continua a viaggiare e a colorare i muri grigidelle periferie con opere luminose e perfette inneggianti ai grandi, ai protagonisti grazie ai quali si può sperare di cambiare il mondo. Vittoria Samaria

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CALABRIA

MUSICA, CREATIVITA’ E SOGNI NELLE OPERE DI PASQUALE COLUCCI.

Pasquale Colucci ha iniziato a disegnare e a suonare (inizialmentestrumenti giocattolo) quando era ancora un bambino, incoraggiato e stimolato dalla sua famiglia. Suo padre, musicista, gli ha trasmesso l’amore per la musica. Compie gli studi a Milano ma rimane legato alla sua terra, il sud , la Calabria, la Basilicata e la Puglia (il nonno era originario di Bari). Predilige la campagna con il suo bel verde dove trova ispirazione per le sue opere, mentre fugge dalle città perché non ama il rumore dei concerti , degli stadi e dellavita di strada. Musa ispiratrice delle sue opere è la natura ma anche la musica che ha studiato a Milano nella CPM Music Institute, specializzandosi in chitarra jazz e armonia avanzata, insegnamenti che, successivamente, gli saranno utiliper armonizzare i colori ele forme sulla tela. Visitando musei e studiando tanti artisti Colucci ha maturato un suo stile personale. Infatti le sue composizioni sono un mix di arte e musica, create in simbiosi: sono indispensabili l’una all’altra.Il dipinto è immagine della mia musica e la mia musica è il suono del mio dipinto, dice l’artista. I suoi dipinti vengono alla luce grazie alle sue composizioni musicali e la sua musica erompe dai colori presenti nella sua mente.L’artista ha fuso in modo esemplare tutto quello che ha appreso nel corso degli anni attraverso studi e ricerche aggiungendo e valorizzando le sue opere attraverso l’espressione dei suoi sentimenti e dei suoi gusti. Non è possibile dividere la musica dalla pittura perché sarebbe come togliere un pezzo vitale alla sua creazione. Colucci utilizza l’acrilico su tela perché grazie alla sua proprietà di asciugarsi rapidamente si presta ad esprimere velocemente la sua creatività. Il suo stile è personale e riconoscibile ma alcuni particolari mi riconducono a due grandi artisti Klee e Kandinsky. Con Paul Klee, artista svizzero vissuto tra ‘800 e ‘900, Pasquale Colucci, ha in comune il desiderio di rappresentare forme, luoghi e colori ispirati alla natura in modo gioioso e con disciplina geometrica, traducendo il tutto in immagini semplici ed eleganti che producono atmosfere da sogno. Come in Kandinsky anche nelle opere di Pasquale troviamo un forte e stretto legame arte- musica. La musica così come l’arte è in grado di trasmettere emozioni e sensazioni senza ricorrere alla rappresentazione della realtà.

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Le linee creano in noi sensazioni. Per esempio unalinea spezzata genera nervosismo, obliqua dinamismo, rettaimmobilità e così via. Ad ogni forma (quadrato, cerchio, triangolo) si può associare un’emozione. I colori da lui utilizzati trasmettono passione e forza con il rosso, dinamismo con il giallo e spiritualità con l’azzurro. Così viene spontaneo, guardando un’opera di Colucci,di associare al colore una nostra sensazione vissuta o percepita in quel momento. La chiave di lettura delleopere dell’artista è sicuramente l’eco che produce sull’interiorità, sulle nostre emozioni. Gli eventi vengono interiorizzati e le sensazioni traboccano e si proiettano verso l’esterno. È comese ad ogni colore e ad ogni forma dei quadri di Colucci corrispondesse una nota musicale. Per farci partecipi ancor di più del suo mondo interiore e darci la possibilità di entrare in comunione con il nostro spirito, l’artista accomuna ad ogni sua creazione una musica da lui composta così da darci l’ occasione di immergerci nel suo e nel nostro mondo magico e fantastico. (http://www.colucciweb.com/) Alessandra Primicerio Critico d’arte


Il Complesso di San Francesco d’Assisi (Cosenza)

La chiesa e l’annesso convento di San Francesco d’Assisi vennero edificati forse su i resti di un monastero dell’ordine benedettino. Secondo una tradizione antica il convento fu ricostruito ne 1217 dal discepolo di San Francesco il beato Pietro Cathin che fondò anche altri conventi francescani in Calabria. Gli Osservanti subentrarono nel 1434 e completarono il complesso con un chiostro quadrilatero a cinque arcate su pilastri prismatici. Alla fine del XVII secolo la chiesa fu modificata. L’asse dell’edificio venne ruotato di 90° trasformando la navata in transetto e il presbiterio in cappella dell’Immacolata. Il chiostro e il convento vennero a trovarsi così alle spalle dell’altare. Lafacciata fu rifatta dopo il terremoto del 1834 ed è divisain tre fasceorizzontali. In quella superiore due nicchie laterali contengono lestatue dell’Immacolata e di San Francesco d’Assisi. Nel timpano dellafacciata l’iscrizione latina tratta dalle preghiere di S.Francesco d’Assisi “Deus meus et omnia”. L’interno è acrocelatina atre navate divise da pilastri quadrangolari con soffitto abotte. Nel secondo altare troviamo la statua in marmo della Madonna della Febbre di Giuseppe Bottone o di un allievo del Mazzolo (prima metà del Cinquecento). La scultura poggia su uno scannello a rilievo che rappresenta la presentazione al tempio , ai lati gli stemmi nobiliari e l’agnello. Un altare custodisce unatela ad olio firmata G. Greco del 1928 raffigurante San Francesco con i sette martiri francescani. In fondo alla navata la cappella di San Francesco di Paola con tre nicchie vuote (un tempo controfacciata dellachiesa). Nel presbiterio su l’altare ligneo è inserito Il Perdono d’Assisi o la Porziuncola opera di Daniele Russo di Trenta, attivo tra il XVII e XVIII secolo. La cappella di Santa Caterina d’Alessandria fu costruita per volere della famiglia Migliarese. Le pareti intagliate e dorate in stile barocco sono un tipico esempio della scuo-

la di intagliatori roglianesi. Sei grandi tele commissionate dai frati francescani narrano la vita della santa e furono eseguite dal fiammingo Guglielmo Borremans di Aversa nel 1705. Sull’altaremaggiore è raffigurato il martirio di Santa Caterina opera di un artista proveniente dalla bottega dei D’Amato (1600). Altra cappella importante è quella dell’Immacolata progettata dal roglianese Maugerio nel 1657 e decorata da Giovanni Calì o Calieri. La cappella contiene opere di Daniele Russo e del napoletano Gerolamo Cenatiempo. Dietro l’altare in una sala del XIII secolo è custodita in un’arca lignea il corpo del Beato Giovanni da Castrovillari. Alessandra Primicerio (critico d’arte)

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CALABRIA

Escher. “La Calabria, il mito” (Catanzaro).

MauritsCornelis Escher , incisore e grafico olandese, è in mostra nel complesso monumentale di san Giovanni a Catanzaro dal 20 novembre al 20 gennaio 2019. La mostra prodotta e organizzata dal comunedi Catanzaro e Assessorato alla Cultura dellacittà di Catanzaro con il gruppo Arthemisia , vede il contributo della Regione Calabria, è in collaborazionecon la M.C. Escher Foundation ed è curata da Federico Giudiceandrea e Domenico Piraina. Scale che non hanno né inizio né fine, uccelli in volo che fondono come il giorno e la notte, mondi che sembrano partoriti da sogni. Guardando le sue opere si compie un viaggio negli angoli più nascosti e profondi della nostra mente e che ci pone degli interrogativi su ciò che è reale e ciò che pura apparenza. Escher (1898-1972) è noto per le sue simmetriche incisioni che esplorano l’infinito, con prospettive concretamente impossibili. Da ragazzo a scuola eccelleva solo nel disegno. L’Italia per lui ha un peso rilevante: dal 1923 al 1935 vive a Roma con sua moglie e in Italia nascono i suoi due figli. Per lui gli anni trascorsi nel nostro paese sono stati “I migliori anni della sua vita”. Visita tutta l’Italia in cerca di ispirazione. Lo attraggano soprattutto i villaggi calabresi come Pentedattilo e i villaggi siciliani. A causa di un pesante clima politico dovuto al fascismo lascia l’Italia. Negli anni ’40 si trasferisce in Belgio e poi in Olanda dove inizierà a rappresentare il suo mondo interiore. Componenti fondamentali per comprendere leopere di Escher sono il calcolo e la matematica. Fu molto amato dagli Hippie per la sua capacità di deformare lo spazio creando mondi alternativi. Mick Jagger chiese al maestro di creare una copertina per l’album dei Rolling Stone, ma Escher si offese perché la lettera era troppo amichevole e non realizzò nulla per Jagger e il suo gruppo. Vendeva a caro prezzo le sue opere perché non voleva che circolassero e non amava la vita pubblica. Si racconta che da bambinosi divertiva a sistemare i pezzettini di formaggio su una grande fetta di pane imburrata in modo danon lasciare spazi vuoti. Ritornando ai suoi viaggi nel sud d’Italia Escher rimase

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colpito dalla luce del Mezzogiorno e dalla commistione di elementi saraceni, greci e romani. Quando l’artista si fermò a Pentedattilo si trovò di fronte a un paesino montano scontento dell’operato di Mussolini, tanto che un anziano signore gli chiese di compiere una missione diplomatica presso il Duce. A Pentedattilo Escher mangiò solo pane duro con miele , formaggio e latte di capra. Poi visitò Melito di Porto Salvo. Sulla costa ionica fu ospite con alcuni suoi amici di un viticoltore che gli fece assaggiare i suoi vini. Nelle sue opere rappresenta i mondi antropomorfi di Pentedattilo e in una litografia ha rappresentato Castrovalva con disegnate alcune case. In altre opere rappresenta Morano, Rocca Imperiale, la veduta di Scilla, Tropea, S.Severina e Rossano. Attraverso un touch screen all’interno della mostra si potranno sfogliare ricordi e luoghi dell’’artista. La Calabria amata da Escher è la Calabria della Magna Grecia e del mito, filo conduttore della mostra.In esposizione 86 opere, alcune esposte per la prima volta in Italia che rispecchiano i viaggi che Escher ha compiuto in Italia e nel Meridione. Le opere sono divise in sei sezioni, la cui terza è dedicata alla Calabria. Critico d’arte Alessandra Primicerio


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SICILIA

Tra l’epopea dei Florio e la luce di Capri, di Antonino Leto Con la mostra dedicata ad Antonio Leto (Monreale 1844 - Capri 1913), intitolata “Antonino Leto - Tra l’epopea dei Florio e la luce di Capri” e che sarà aperta al pubblico nella Galleria d’Arte Moderna di Palermo dal 13 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019, si intende restituire la statura europea che compete a questo grande protagonista della pittura in Sicilia.

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Curata da Luisa Martorelli, Fernando Mazzocca, Antonella Purpura e Gioacchino Barbera, la mostra è promossa dal Comune di Palermo – Assessorato alla Cultura, dalla Galleria d’Arte Moderna E. Restivo, in occasione di Palermo Capitale della Cultura 2018. L’organizzazione è affidata a Civita. Il Catalogo è edito da Silvana Editoriale

Mostra a cura di: Luisa Martorelli, Fernando Mazzocca, Antonella Purpura e Gioacchino Barbera Promossa da: Comune di Palermo - Assessorato alla Cultura e Galleria d’Arte Moderna E. Restivo in occasione di Palermo Capitale della Cultura 2018 Orari: Dal martedì alla domenica ore 9.30 – 18.30. Lunedì chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima Biglietti: la mostra è accessibile con un biglietto dedicato o con un biglietto cumulativo che comprende la visita della Galleria d’Arte Moderna

Con circa 100 opere, la mostra sarà la grande occasione per riconsiderare Leto, nel suo articolato percorso artistico: dalla formazione a Napoli fino al Parigi, il ritorno a Palermo e il definitivo ritiro nell’Isola di Capri.

Intero € 10,00 Ridotto € 7,00 per gruppi (minimo 15 persone), visitatori tra i 19 e i 25 anni, maggiori di 65 anni, titolari di apposite convenzioni Gratuito per visitatori fino ai 18 anni, scolaresche, un accompagnatore per classe, visitatori diversamente abili con accompagnatore, studenti dell’Accademia Belle Arti di Palermo, giornalisti (iscritti all’Albo o accreditati), soci ICOM, guide turistiche Cumulativo - Mostra + Museo € 12,00 Info Galleria d’Arte Moderna - Via Sant’Anna, 21 - Palermo

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SICILIA

MUSEO CIVICO CASTELLO URSINO, CATANIA 17 novembre 2018 - 10 febbraio 2019

“Con Dalì ci addentriamo in un universo singolare, complesso e sconvolgente, che ci affascina e inquieta, ci interroga e ci invita a sognare, nel senso più alto del termine” (Montse Aguer) La mostra catanese è allestita, a trent’anni dalla morte di Dalì, nello splendido Castello Ursino dove sono esposti i capolavori del maestro catalano che comprendono non

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solo dipinti ma anche opere su carta, fotografie e diversa documentazione così da fornire una visione d’insieme chiara e suggestiva dell’impegno creativo del poliedrico artista. Infatti Dalì è contemporaneamente pittore disegnatore, scrittore, amante delle scienze, illustratore, designer, cineasta, scenografo.


Usa molteplici linguaggi, anche contrastanti fra loro, e si cimenta con i media narrando e promuovendosi come personaggio e creando un mito della sua vita così come della sua arte. E’ stato, non è un caso, un punto di riferimento per Andy Warhol. Eccentrico e caotico come le sue opere è sempre pronto a lavorare su una scena teatrale, una copertina di rivista, o per la realizzazione di eventi cercando nuove frontiere della visione. A testimonianza degli anni

‘20 fino agli anni ‘40 sono in rassegna autoritratti e diversi disegni per un’autobiografia segreta pubblicata nel ‘42; i suoi capolavori di fine anni ‘60 e’70 sono opere stereoscopiche messe in risalto in mostra. Il percorso espositivo curato per questo grande surrealista è cronologico e ben strutturato e il filo rosso tematico giustifica il titolo “io Salvador Dalì” mettendo in risalto il suo talento e l’unicità.

Comune di Catania Assessorato alla Cultura Museo Civico Castello Ursino Piazza Federico II di Svevia @assessoratoculturacatania Tel.: 095.7423253 A di Laura Bartolomè, Lucia Moni e Francesca Villanti Costo: 12 euro Orari: tutti i giorni

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MOSTRA COLLETTIVA 157° MOSTRA SOCIALE La mostra si svolgerà presso la Camera di Commercio di Torino, nel settecentesco Palazzo Birago di Borgaro in via Carlo Alberto 16. dal 11al 24 gennaio 2019

CIRCOLO DEGLI ARTISTI DI TORINO Giardiniera Reale Giardini Reali - C.so San Maurizio 6 – 10124 - Torino

espongono: BARBIER MARINA – BERTA PIETRO - BERTAGLIA LUCINA (IAIA) – BETTA CASALE ANGELA BORGARELLI ANNA – BORRA VILMA - BRAGGIO GIAN LUIGI – BRANGERO GIANPAOLO BRUNO DANIELA – CAFFARATTI PATRIZIA – CAPELLO MEA – CARUSO MIRELLA CHIRONE GUGLIEMINETTI MARIELL - CIOBANU MARIUT PAULA - COSENZA ERNESTO CRAVERO GIAN – CROSIO MARIELLA - CUCCO – CUCCO VIONE – CUMANI PAOLO DELL’ANGELO SANDRA – DEPAOLI GIANNI LORENZO - DESTEFANIS MARA – DIANA MASSIMO D’URSO SILVANA – FRANCESCHINI MARIA TERESA – GAJ AMALIA GASPARIN GIANCARLO ALEARDO - GIORDA ADRIANA – GIORZA VIRGILIO – ICARDI CARLA INVERSI TIZIANA - KELLER GUGLIELMO - LO BUE ROSA MARIA - LUBATTI STEFANIA MABELLINI DAVIDE - MANTOVANI ELDA - MAROGLIO ISABELLA – MASSAROTTO LORELLA MASTRANGELO CLARA – MIGLIOTTI CELESTINA - MURLO FRANCESCO – PISTONE LUCIANA POGLIANI LUIGI - REVIGLIO PAOLA - RIVA ROBERTA - RIZZO VENERE – ROMANO ROSANNA ROSATO GERARDO - ROSSO ANGELA - RUSSO ANNA MARIA - SANALITRO BEATRICE SCALERANDI ALESSIO - SCAVINO ADELAIDE – SCIARRILLO ANNA – SPINAPOLICE CIRO TAMIETTO ROSEUGENIA - TAMMARO ANTIDA - TESIO WALTER -UBERTI ELIO UDOVICICH PICCOLO TULLIA - VALLE MARISA – VERCELLOTTI ROSETTA – VIALE SUSANNA VIGLIONE RAUL – VOTTERO VIUTRELLA ROSANNA – ZACCARIA ANNA – ZARA ELISABETTA

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Rivista20 - gen-febb. 2019  

Il Centro Culturale Ariele presenta il nuovo numero della rivista20 di gennaio-febbraio 2019

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