Catalogo mostra firenze 2018

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DAL SEGNO AL COLORE Esposizione d’arte contemporanea CENTRO CULTURALE ARIELE Artisti del Centro Culturale Ariele a Firenze 12 - 22 maggio 2018


Centro Culturale Ariele www.rivista20.jimdo.com www.galleria-ariele.com www.facebook.com/centroariele/ galleriariele@gmail.com


Esposizione d’arte contemporanea

“DAL SEGNO AL COLORE” 12- 22 maggio 2018


“Dal segno al colore” “Dal segno al colore”:è un viaggio all’interno del processo creativo disvelato dai nostri artisti, padroni del mestiere come bravi artigiani e capaci di pensiero ed emozioni come validi creativi. I partecipanti presentano infatti i loro lavori consegnandoci, attraverso l’utilizzo libero di diversi generi, tecniche e materiali, un peculiare scenario del mondo contemporaneo. Le loro poetiche ci aprono una visuale artistica che ha radici nella nostra storia e si sviluppa nell’immaginario del presente. Le opere di questi professionisti operanti in Italia sono di ordine astratto, informale, figurativo, ossia si delineano come creazioni attualizzate e cresciute sul crinale delle correnti del Novecento rivelando un nuovo profilo delle arti visive. Le caratteristiche della mostra appaiono quelle di un evento articolato e intrigante, di una carrellata dalle molteplici sfaccettature. Sono lontani gli echi delle forme pseudoartistiche e provoca-

torie che si attardano, ormai datate e fuori tempo massimo, in certi spazi espositivi all’insegna del pessimo gusto. “Dal segno al colore” è una rassegna dove tecniche, supporti, materia cromatica, ricerca e sperimentazioni digitali apportano la ricchezza di visioni diverse e nel contempo simili per rigore concettuale ed esecutivo. L’arte visiva delle ultime generazioni parla il più delle volte un linguaggio influenzato tanto dalla cultura globalizzata quanto da da quella autoctona: sono nuove espressioni, temi, figure, stilemi e grammatiche. L’importanza di esposizioni come questa consiste nell’efficacia della comunicazione diretta con il pubblico e nella possibilità concessa a questo settore, poco visibile, di emergere e farsi conoscere mentre il messaggio che consegna è la riaffermazione della rilevanza creativa raggiunta nel nostro tempo. Le opere esposte, proponendosi, raccontano. Giovanna Arancio

Simultanea Spazi d’Arte

Spazio curatoriale / Associazione artistico culturale Via San Zanobi 45 rosso 50129 Firenze SIMULTANEA - SPAZI D’ARTE, non una galleria, ma uno spazio curatoriale che sostiene il dialogo tra artisti e curatori, ospitando mostre, eventi poliartistici e progetti

espositivi che coinvolgono oltre ai linguaggi artistici tradizionali, anche il design e la creatività a tuttotondo.


CORRADO ALDERUCCI

Se guardiamo un’opera di Corrado Alderuccisorge naturale notare alcuni canoni che richiamano in parte il movimento artistico del Simbolismo. Non parlo del classico simbolismo di Moreau ma vorrei sottolineare come sia importante l’”idea” concepita come protagonista dei quadri di Alderucci e come elemento di incontro tra variepercezioni, sia materiali che più spirituali. L’arte pittorica di Alderucci è molto raffinata, e si contraddistingue per un’aurea artistica che rapisce l’osservatore. Il suo percorso artistico è molto ricco di partecipazioni ad importanti collettive ed eventi di notevole rilevanza e ciò dimostra che la sua arte è molto apprezzata sia dagli addetti ai lavori che dagli appassionati. Alcune opere di Alderucci testimoniano come continuamente il suo “io” si sovrapponga a pensieri differenti talvolta più drammatici, altre più solari. Si creano dunque simbologie geometriche create trascendendo la realtà e immergendo la propria anima in un vortice di forme scomposte, che richiamano soggetti come la casa, la matita, un profilo di un uomo. Dunque la sua arte s’ispira ad una visione informale ove i simboli sopra citati captano sentimenti contrastanti che assumono un significato talvolta psicologico, molto amplificato dalle

personali emozioni. Nascono particolarità che rimandano ad idee già presenti nell’animo del pittore e che vengono raffigurate perseguendo una singolare creatività che fa nascere differenti trasposizioni. La sua pittura percorre a volte sentieri informali che sono precursori di un mondo esterno guardato con occhi diversi, con il desiderio di raccontare un viaggio molto profondo. L’opera dal titolo “Dove la notte e il giorno si abbracciano senza fine” rivela la capacità di Alderucci di entrare nelle parti più recondite dell’animo e riportarne i segni per mostrarli al pubblico. Sussiste una composizione segnica e cromatica ove risalta un’elaborazione molto raffinata che evidenzia un’autorevolezza tecnica importante. La qualità artistica della sua ricerca può essere considerata un mezzo per estrinsecare un messaggio più nascosto e innalzarlo ad una dimensione sublime.

e-mail: corrado.alderucc@asa-pro.it tel. 393.17 16 518


FRANCO BOLZONI

Diplomato al liceo artistico di Torino nel 74, un po’ di Accademia, un po’ di Architettura e tanta pittura. Nel 1977 inizio ad occuparmi di illustrazione e di grafica come free lance e come art director in importanti agenzie pubblicitarie. Nel 2006, riprendo la mia ricerca artistica, i primi studi, i primi tentativi, le prime garze colorate. Sono nati così i primi oggetti mummia, oggetti d’uso comune come una bottiglia, un libro, una fetta d’anguria, oppure animali, animali che mantengono la loro forma, la loro struttura, animali “vivi” che a tratti emergono dalle fasce che li avvolgono e li costringono. I curiosi e intriganti quadri mummia di Franco Bolzoni. Formatosi al Liceo Artistico, ha lungamente lavorato nel campo dell’illustrazione e della pubblicità come art director dell’agenzia Armando Testa, mentre alla fine degli anni Settanta ha allestito una personale alla Galleria Quaglino di Torino con opere classicamente figurative. Ora la sua esperienza si identifica con una ricerca intorno alle mummie, a un universo di immagini celate dalle fasce, a una realtà negata all’osservatore, ma sicuramente misteriosa e, talvolta, sottilmente inquietante: «Rappresentare un oggetto qualsiasi - suggerisce il pittore - da un animale ad una fetta d’anguria,

senza mostrarlo nei suoi colori, nelle sue superfici e materiali, apre ampi spazi di libertà...». E’ la libertà dell’immaginazione che unisce la forma di un pesce verde a quella di una bottiglia blu o di una tazzina arancio. Così le scarpe dal colore oro, i sassi grigi, una stilografica e un libro aperto avvolto con strisce di tela, diventano altrettanti capitoli di un racconto che si snoda sulle pareti della galleria in una sorta di percorso tra immaginazione, sogno e affiorante struttura degli oggetti. In particolare, le composizioni di Bolzoni possono essere viste e «lette» come quadri-sculture estremamente essenziali, nitidi, caratterizzati dall’impiego del colore acrilico e dal poliuretano per formare l’immagine: «Desidero che in qualche modo siano vissuti ancora come veri e propri quadri e cerco più che altro il gioco, l’ironia, il divertimento anche a rischio di apparire ingenuo». Non solo gioco. Perchè tra le opere esposte si nota l’opera «Aviaria gallina rossa»: un documento dell’angoscia che ha coinvolto la popolazione mondiale. Angelo Mistrangelo e-mail: info@francobolzoni.it sito: www.francobolzoni.it tel. 349.23 44 880


ENZO BRISCESE

Enzo Briscese è autore di visioni rivissute in una dialettica di momenti coinvolgenti. Egli privilegia la scomposizione di piani, come esplorazione visionaria, e colta ricerca concettuale, che riprende il pensiero cubista e costruttivista del primo Novecento. Questa pittura riafferma con garbo la possibilità di momenti arcani, grazie a uno scenario dove reminiscenze figurali, più o meno esplicitate, si coniugano in un contesto liricamente informale, mettendo a punto un microcosmo che si ricompone in un unicum ragionato e reso coerente, tramite segnali e richiami allusivi. Vibrano sentimenti inespressi in queste ricognizioni di eventi, il cui significato resta comunque sospeso e accessibile solo come intuizione. Il percorso visivo si traduce in un segno rapido, elegante, e in una materia trasparente, leggera, a suo modo dialogante, e poeticamente armonizzata nei giochi tonali. Si può ben dire quanto Briscese sia pittore della positività, anche nel momento in cui le sue visioni assumono le sembianze di una realtà sfuggente; non c’è infatti conflitto in queste composizioni dove l’inconscio non è tenebra perturbante, ma processo chiarificatore, autobiografico si direbbe, che si apre allo sguardo come accogliente

repertorio di oggetti teneramente quotidiani, avvolti nella dolcezza ipnotica e nel silenzio ovattato di uno spazio metafisico. Briscese si rivela qui come abile manipolatore di una realtà estremizzata fino ai limiti dell’assurdo, e tuttavia autore di una narrazione veritiera, attendibile, aperta alla condivisione. La sua cultura pittorica, superando il conflitto tra figurazione e informale, si radica nel Museo del secolo scorso, ma va anche detto che questo richiamo spiega solo in parte la verità poliedrica del suo operare, dove risuonano chiari gli echi della nostra inquietante quotidianità. Paolo Levi

e-mail: enzobriscese6@gmail.com sito: www.galleria-ariele.com tel. 347.99 39 710


MIRELLA CARUSO

Mirella Caruso è nata a Sciacca, luogo di atmosfere mediterranee che l’ha sempre ispirata nei suoi dipinti. Si è laureata in Giurisprudenza dedicandosi all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche. Trasferitasi a Torino ha approfondito i suoi studi di arte pittorica, a lei particolarmente cara, seguendo i corsi dei maestri Gian Cravero, Titina Alacevich e Dino Pasquero. Ha ottenuto piazzamenti d’onore in concorsi nazionali e internazionali; ha sviluppato nel corso degli anni, in contrapposizione all’arte digitale, una pittura materica, facendo uso anche della spatola al fine di dare dinamicità e vibrazione ai suoi quadri. Nel suo percorso artistico è da citare la mostra collettiva a Mestre-Venezia presso l’atelier 3+10. Ha inoltre allestito una personale a Firenze nella Galleria Centro Storico, dove le è stato conferito il premio alla carriera. Tra le altre personali quella di Sciacca al Circolo di Cultura e la mostra al Container Concept Store di Torino. Ha inoltre preso parte a rassegne artistiche a Villar Perosa, Pescara e Torino, dove ha esposto nell’ambito di diverse collettive allestite alla Promotrice delle Belle Arti.

mail: mire.caruso@gmail.com website:http://www.mirellacaruso.com/ tel.: 339.36 56 046


LORENZO CURIONI

Lorenzo Curioni intesse sulla tela un profondo rapporto tra l’uomo e l’habitat urbano dove la presenza umana fa sentire i diversi ritmi della sua quotidianità e impregna di sé anche attraverso i segni del suo passato. L’artista dipinge questa realtà complessa, ne conosce luci ed ombre. Inoltrandosi nelle periferie, nei suoi angoli più degradati tra le fabbriche dismesse, si rimane catturati ascoltando il silenzio che ci investe in un’atmosfera intrisa da un inquieto legame uomo-spazio. Sono opere senza retorici rimpianti che ritraggono un mondo di intensa vita vissuta. Il novecento lombardo, con la sua rapida industrializzazione, ha lasciato un ricco bagaglio di testimonianze. I pietrificati silenzi dei paesaggi urbani sironiani, le irrequietezze chiariste, i disagi e le speranze,che si vissero all’epoca si ritrovano in quella tradizione lombarda di cui Curioni porta i segni, naturalmente ormai lontani e rivisitati. L’artista tratteggia la fine irreversibile di un periodo e nel contempo ciò che appare in questa prima parte del terzo millennio. Gli spazi periferici , seppure anonimi, rivendicano una loro identità collettiva, trasposti con una tavolozza chiara fra gamme di grigi e celestini, terre

ocracee, luci pacate. I contorni delle cose sono leggeri mentre i piani cromatici si susseguono in profondità all’interno di un contesto di rigorosa coerenza. Da questi quadri si esce con la sensazione di aver compiuto un viaggio in un passato che si sfalda e l’opera fa riflettere su quei luoghi intravisti che chiedono un recupero dignitoso. La centralità del rapporto fra l’uomo e la macchina si è spostata altrove, in zone di altri quartieri dipinti dall’artista. L’arte di Curioni racconta l’uomo e il suo operato attraverso scenari racchiusi da una sobria luce, tratteggiati con sottile lirismo.

e-mail: curionilorenzo@tiscali.it tel. 340.97 24 174


FRANCESCO DI MARTINO

Una passione, quella di Francesco Di Martino, coltivata fin dalla giovinezza a Caltagirone dove frequenta il locale Istituto d’Arte e impara gli elementi base delle tecniche di lavorazione della materia,. Alimentata da anni di pratica e di sperimentazioni, la passione gli consente col tempo di acquisire quelle competenze necessarie per ‘andare oltre’ l’oggetto decorativo.Ma la vera svolta avviene a Torino, seguendo il corso di Scultura dell’Accademia di Belle Arti: da qui nasce in Di Martino non solo una nuova consapevolezza delle sue stesse possibilità creative ma anche viene a definirsi in lui il senso vero e proprio della scultura, la sua logica strutturale,.Intanto non rinnega la scelta per la creta, materiale che diventa strumento per un messaggio contemporaneo e poi comincia ora a cercare i suoi temi nella natura, tra la figura umana e gli animali. Sente il bisogno di ridurre le forme, di sintetizzarle e quindi prende a lavorare per sottrazione allo scopo di eliminare ogni elemento ornamentale in eccesso, che possa disturbare la lettura compatta e essenziale delle masse e delle forme stesse. E, per questo, gli viene in aiuto la geometria che gli consente di riassumere la complessità della realtà in forme elementari, primarie, (cerchi, sfere, tronchi di cono, triangoli…). E’ in un certo senso lo stesso processo intuito dai minimalisti,

verso la metà degli anni ’60, per ribellarsi all’esuberanza della pop Art . . Ma sono passati decenni dal minimalismo, non avrebbe più senso riproporre quel medesimo linguaggio: infatti le sculture di Di Martino acquistano una nuova moderna vitalità. Nascono dunque i cavalli, i tori, gli elefanti, i gufi, gli stambecchi, i tucani, le rane …. figure cariche di simbologia antica, che sembrano uscite da un immaginario mondo mitologico, liberamente dipinto, quasi surreale. Nasce da qui un panorama ricchissimo di animali colorati che tutto sembrano, a prima vista, fuorché fischietti. Perché sono veramente sculture, anche abbastanza grandi, equilibrate negli incastri delle masse e nel gioco tra concavità e convessità .Va dunque sottolineato il carattere sperimentale di tutto il percorso di ricerca dell’artista siciliano, che è riuscito a coniugare i contenuti e il linguaggio dell’arte ufficiale con quelli più spontanei e genuini dell’arte della tradizione popolare. Paola Malato e-mail: fp.dimartino@yahoo.it sito: www.facebook.com/francesco.dimartino.12382923 tel. 340.66 88 690


FRANCO ERRENI

Nato a Milano nel 1952, ha ereditato dal padre Sergio la passione per la pittura iniziando sotto la sua guida ad usare colori ad olio. Diplomato perito meccanico nel 1971 ha continuato, nei ritagli di tempo, a dipingere, cercando valide alternative al classico paesaggio a cui lo aveva iniziato il padre. Nel 1989 frequenta il corso di disegno, pittura e Storia dell’Arte organizzato dal Comune di Gorgonzola e tenuto dai maestri Loris Riva e Giorgio Carlassara, che è rimasto in ottimi rapporti col pittore.Nel 1991 vince il primo premio all’esposizione concorso della “Biblioteca Popolare del Volontariato” di Cernusco sul Naviglio. Dal 2008 al 2013 ha frequentato corsi di pittura e corsi di disegno dal vero presso la Nuova Accademia di Belle Arti (NABA). Nel febbraio 2010 partecipa alla collettiva “Spaccato artistico 2010” organizzata dalla Galleria Ariele di Torino. A settembre dello stesso anno presenta le sue opere in una personale presso “Art e Caffè” di Trezzo sull’Adda. Nell’aprile 2011 partecipa, con i colleghi del NABA, all’esposizione collettiva “ Insoliti Percorsi”, presentando una

serie di disegni realizzati con gessi Contè. Nel Maggio 2014, 2015 e 2016 ha partecipato alle collettive “Martesana” in Vaprio organizzate dal Lions Club. Nel 2014 e nel 2016 ha partecipato a collettive organizzate da “Galleria 20” di Torino. Nel 2015 è stato selezionato dallo storico e critici d’arte Dott. Giorgio Grasso per partecipare alla mostra collettiva internazionale, da lui curata, dal 2 Maggio al 31 Ottobre 2015, presso la centrale idroelettrica di Trezzo sull’Adda, in concomitanza con EXPO Milano. Nel Maggio 2016 ha partecipato alla collettiva “Contemporanea Ovest” presso la Galleria “Antonello da Messina” a Legnano (MI). Da due anni a questa parte ha cominciato a dedicarsi alla scultura.

e-mail: franco.erreni@libero.it sito: www.francoerreni.it tel. 347. 11 89 886


GINA FORTUNATO

Gina Fortunato nasce a Spinazzola, in provincia di Bari, nel 1964. Fin da giovanissima ha sviluppato la sua naturale predisposizione per il disegno, ma con lo scorrere del tempo ha maturato la convinzione che l’arte va sperimentata in tutte le sue forme. Per approfondire la conoscenza delle molteplici forme d’arte si iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Bari, dove lo studio approfondito delle varie discipline l’hanno portata a perfezionare il disegno, l’equilibrio formale delle composizioni, lo studio e l’analisi del colore e le varie tecniche pittoriche, plastiche e scenografiche. Le diverse matrici della pittura figurativa europea sono state indubbiamente la sua fonte di ispirazione. Le prime opere della stessa, infatti, già ad un primo esame, denotano una ispirazione classica, insegnamento e base fondamentale nelle scuole d’arte e accademie di belle arti di anni addietro. Se oggi nelle scuole artistiche prevalgono indirizzi più sperimentali, finalizzati alla conoscenza dell’avanguardia contemporanea, è indubbio che per chi, come la FORTUNATO abbia voluto improntare un lavoro figurativo prettamente pittorico - decorativo, lo studio della tecnica classica tradizionale è di fondamentale importanza.

Nei primissimi tempi del suo percorso artistico,Gina ha lavorato molto eseguendo elaborati in locali pubblici e privati: esecuzioni pittoriche impegnative soprattutto se eseguite con una tecnica complessa e difficoltosa quale l’affresco. Colorista raffinata e sensibile, capace disegnatrice, alterna tecniche diverse in composizioni ben studiate ed equilibrate. Artista estrosa ed eclettica, esprime in diverse forme figurative i suoi linguaggi pittorici: dal ritratto al paesaggio, dalle composizioni di invenzione alle “nature morte”, fino a raggiungere uno stile personale di tipo astratto dove trova, con estrema convinzione, una dimensione totalmente confacente alla propria personalità.

e-mail: ginaeffestudio@alice.it sito: www.premioceleste.it/Gina.Fortunato tel. 349.84 49 227


ELISA FUKSA ANSELME

Elisa Fuksa-Anselme è nata a Parigi nel 1951. Vive e lavora a La Fontanette, in Savoia. Associate, Doctor in Plastic Arts, trasmette la sua passione insegnando fotografia fino al 2011 come Docente presso l’Università di Belle Arti, Paris I, Panthéon-Sorbonne. Oggi si dedica interamente alla sua pratica artistica, dove unisce i suoi interessi in fotografia e pittura. Dal 1980, ha esposto il suo lavoro di fotografa, e più recentemente la sua ricerca plastica in cui la nozione di memoria deriva da cliché fotografici e trame pittoriche. Alcune date: 2012 “Al crocevia” Spazio culturale di Saint-Jean-de-Maurienne, Savoia. “La gente da qui” Ufficio del turismo Les Bottières, Savoia / 2011 “Persone” MAA Parigi. Fiera del libro di Hermillon, Savoia / 2006 e 2005 Extraordener, Parigi / 2005 “Immagini dall’alto” Grande salone dell’antico Eveche di Saint-Jean-de-Maurienne, Savoia. Collezione pubblica: Sous-Préfecture di Saint-Jean-deMaurienne, 2005. Ordine pubblico: Municipio di Saint-Jean-de-Maurienne, 2013. Edizioni-pubblicazioni, alcuni titoli: 2012 Mostra catalogo

“All’incrocio” / 2011 Collaborazione a “L’atelier du regardeur” http://expositions.museedelaphoto.fr / 2001 “Doubleview” / 1998 “Clichés pour mémoire “. Sito web dell’artista: http://www.elisa-fuksa-anselme.com


GIULIO GAMBERUCCI

Rivela la figura e il paesaggio iperreale, e poi sembra anticiparne la scomposizione, in una caduta appena accennata di gocce “dripping”, o in spatolate più dense di colore, ma anche di noncolore, vere portavoce di un dramma ignorato nel virtuale del quotidiano. Vedute post industriali o volti in primissimo piano, la pittura di Giulio Gamberucci, sembra confrontarsi, con eleganza, maestria e con un profondo senso del proprio tempo, con il ricorrere lirico e inarrestabile del vero protagonista: il vuoto. L’allestimento espositivo è in scala di bianchi e di neri, fino alla totalizzazione sfumata del grigio, coinvolgente per l’impatto rocambolesco della dinamica interna delle opere e nell’ipnotizzante pannello installativo dei volti reiterati di “vuoti a perdere”. Maschere irreversibili, causa ed effetto di una “retrostante” voragine interiore. Il paesaggio “atteso” non ha solarità. E’ sublime, ma crepuscolare in una luce post-bellica, allietata da qualche sintetico riverbero remoto, o dalla freccia familiare e a prima vista rassicurante del tasto “play” di un video, che ne attualizza anche il codice di comunicazione. Forse chiave interpretativa di tutta l’esposizione, il web esplici-

tato o sotteso, è amplificato nei suoi effetti perversi e finali sul passato recente e già improvvisamente remoto e simbolico. Pittore del silenzio come Hopper, Gamberucci restituisce gli effetti post ‘post moderni’ di un ambiente sintetico che sgancia le emozioni dall’immedesimazione reale ed empatica della sofferenza. Un grande spettacolo, ma con una grande assente: l’anima. Elena Capone

e-mail: gamberucci.giulio@alice.it sito: www.premioceleste.it/giuliogamberucci tel. 340.56 83 133


DOMENICO LASALA

Per Domenico Lasala la rilettura dei classici e dei successivi passaggi artistici avvengono alla luce degli sviluppi contemporanei. Ne deriva un’interpretazione personale in cui le ambientazioni all’aperto e gli interni colpiscono per la loro essenzialità: i paesaggi rammentano il rigore dell’ultimo Carrà e le architetture urbane rimandano alle costruzioni sironiane, in una struttura dischiusa come una quinta teatrale. I personaggi, enigmatici alla stregua di quelli di Piero della Francesca e torniti secondo l’insegnamento masaccesco, si inseriscono in una ritmica di incastri spesso sotto le sembianze di musici e cantori. La musica nella trattatistica classica possiede uno spessore sapienziale e l’artista evoca questo antico collante per farne dono ad un mondo pervaso da una drammatica frenesia. Quando si accenna alla musicalità antica vanno sia ricordate le sue origini razionali che legano la bellezza con l’armonia, la misura , l’equilibrio, sia le profonde radici del pathos che apporta all’insieme tono e vigore. Si intuisce questo nesso che alimenta la cultura collettiva, ricca di contrasti tragici e coreutici, e nel contempo intensi e catartici. Anche il caos ha un suo senso, nella magia di un mondo di vibrante marca razionale. Di certo è facile

cadere in ingenue nostalgie del passato. Così pure mi pare distruttivo abbarbicarsi alla ricerca di una storica ripetizione tra l’apollinea ragione e la dionisiaca ebbrezza, con una disperante ricerca nietzscheana. Pertanto restiamo nel difficile presente senza però privarci della suggestione che “il bello” ci lascia trapassare per mezzo dei secoli. Questo fascino influisce sulla luminosità cromatica che vivifica la prospettiva di Lasala e i suoi luoghi e le sue stanze animate ci trasportano in scenari, dove suoni, danze, rapporti, perfino il sonno, non vengono sbarrati da mura di solitudine. Non ci sono ombre portate e lo spazio diventa “assoluto”, percorso da una sonorità silenziosa.

e-mail: lasaladomenico@virgilio.it tel. 320.93 21 564


MARCO LONGO

Marco Longo è nato a Torino il 27/11/56. insegna disegno e pittura presso lo studio” Ricerche Visive di Torino”in via Giulia di Barolo 12. Diplomato al liceo artistico, ha frequentato l’Accademia Albertina, diplomato alla “scuola Internazionale di grafica”a Venezia. Dal 1978 al 1994 fa parte della cooperativa “arti visive “di Torino Partecipa a numerose mostre personali e collettive. Nel 2004 riceve il 1° premio concorso pittura “Città di Novara” Marco Longo con somma poesia crea i suoi riflessi di strada: periferie e scorci della città raccontati attraverso i riflessi dell’acqua. Sono luoghi luoghi urbani e periferie dai viali alberati solitari completamente infradiciati dalle piogge, dalle strade asfaltate e bagnate percorse da sparute automobili che ordinate viaggiano con le luci accese. L’acqua crea un mondo riflesso, un mondo doppio dove i lunghi filari di alberi lungo il ciglio delle provinciali si riflettono silenziosi sull’asfalto ed i guard rail e i palazzi inseguono il procedere delle automobili. È una realtà fatta di pioggia e di umida consistenza, in cui la presenza umana è solo suggerita dalle automobili. E poi i suoi palazzi che Longo ritrae in primo piano e che con le loro vetrate raccontano il mondo circostante. Sono città riflesse. In questa realtà quasi monocro

matica, dove lo sfondo sembra sfumarsi con l’incanto della memoria e il grigio diventa colore dominante, l’artista taglia l’orizzonte e il cielo, che si vedono solo nei riflessi delle pozzanghere e delle vetrate. Con sottile malinconia ci immerge nella poesia dell’acqua e della memoria, della strada e della silenziosa ed ordinata umanità che vive le periferie delle città. Emanuela Fortuna(catalogo Urban Soul Exibition Projet 2014 10-25 Maggio Novara) e-mail: longo.m@aruba.it sito: www.premioceleste.it/marc.longo tel. 339.26 69 414


SANTO NANIA

Santo Nania, pittore di formazione figurativa, ha frequentato il Liceo Artistico e la scuola d’Arte del Castello Sforzesco di Milano, ha sempre trattato immagini che emozionalmente sentiva di rappresentare, con l’associazione di tecniche e valori di ricerca che accompagnano la sua scelta di vita, cioè quella di vivere questo mondo misterioso che è l’Arte con lo studio e la ricerca che porta a valorizzare quei valori di interpretazione che danno all’Artista un DNA individuale.Il Pittore Santo Nania è Presidente e Insegnante di Disegno e Pittura presso l’Associazione creata da lui nel 1980 e denominata “Antonello da Messina”, in memoria del grande pittore Siciliano, con sede in via Della Vittoria, 44 a Legnano, con scopi e finalità culturali.Negli ultimi 25 anni ha scelto di percorrere la Pittura Informale, come mezzo di espressione e di interpretazione altamente individuale, dove la propria libertà interiore viene messa in risalto dal segno, dal gesto e dalla ricerca coloristica che ogni volta riesce a mimetizzare il tuo stato d’essere. Valorizza sapientemente gli spazi tonali, con attenta valutazione sugli equilibri e stabilità dell’opera. Ogni intervento gestuale scandisce la disposizione della formazione del dipinto, per creare quella giusta sintonia tra materia e spiritualità. Osservare un’opera informale non per capire ma per scoprire un nuovo mondo interiore capace di trasmettere emozioni.

e-mail: santonania574@gmail.com sito: www.santonania.it tel. 333.39 89 131


UMBERTO SALMERI

Umberto Salmeri vive e lavora a Roma. Dopo aver vissuto le prime esperienze nell’ambito del neoespressionismo e dell’informale, si è orientato per una esigenza spirituale verso i Maestri del Due-Trecento, sviluppando in modo del tutto personale un concetto pittorico di carattere neo-metafisico. Successivamente rivolge il suo interesse all’elaborazione informatica dei dati visivi, mixando tecniche digitali con tecniche tradizionali (olio e acrilico su tela). Negli ultimi tempi si registra nella sua opera un ritorno, seppur rielaborato dal linguaggio digitale, alla tematica mistico-psichedelica dei primi anni ’90. L’autore peraltro è stato sempre impegnato nello studio delle dottrine orientali ed esoteriche ed al riguardo ha pubblicato nel passato un opuscolo con le Edizioni Serarcangeli intitolato “La Compagnia dei Siderali”. L’operetta è stata anche divulgata personalmente tramite YouTube sull’apposito canale “umbsalmeri01”. Esteriorizzare con le parole quello che si prova ascoltando un brano musicale è forse descrivere troppo freddamente quella pioggia di calde emozioni che ci investono, ma rap-

presentarle con dei colori ed un pennello è prolungare ancora per un attimo quel piacere così effimero. Questo ha fatto Umberto Salmeri, giovane artista romano, in queste tele ispirate a brani musicali di gruppi pop-rock degli anni sessanta. J. Hendrix, Cream, Pink Floyd, Vanilla Fudge, Iron Butterfly, tutti gruppi di grande successo e non ancora tramontati per l’attualità dei loro testi e labellezza coinvolgente della loro musica. Musica che a tratti è violenta, risoluta, rivoluzionaria ed a tratti è carezzevole, intima, proprio l’espressione degli anni sessanta, anni di grandi capovolgimenti nella ricerca della libertà in tutte le sue forme, in un disperato bisogno di spazio e di espressione. (Dalla Mostra “Cinque Fiori Psichedelici” testo critico a cura di Lorella Giudici)

e-mail: umbertosalmeri@virgilio.it sito: www.premioceleste.it/artista-ita/idu:2550/ tel. 389.20 07 013


RENZO SBOLCI

“Se Ingres ha posto ordine alla quiete, io vorrei, al di là del pathos, porre ordine al movimento”. Ernst Paul Klee, grande interprete dell’astrattismo, intende l’arte come un discorso sulla realtà, e non solo come “riproduzione” del reale. Questo pensiero nitido e complesso è la via che Sbolci percorre da sempre. Abbandonate le tele e gli oli, trasporta la sua visione del mondo, coniugata attraverso l’astratto, sulla tavola lignea, sagomata e lavorata come fosse materiale plastico. Forandola come fece Fontana con le tele, ne muove bordi e superfici interne alla ricerca della plasticità e crea il connubio tra pittura e scultura trasformando le sue opere e i suoi Totem in una “terza via” espressiva. Usa il pastello e la matita acquerellabile con maestria e leggerezza, e con un risultato astratto e di profondità di segno molto interessante. La matericità lascia posto a stratificazioni cromatiche leggere che arrivano a evidenze coloristiche intense quando non urlate, o al contrario molto tenui, ma sempre elaborate in modo astratto. Le definizioni delle campiture cromatiche nette, i volumi ascritti a piani di composizione e di lettura, l’iterazione di segni e segmenti,

la successione di linee curve e spigolosità: tutto restituisce profondità e dinamismo alle tavole. Nelle opere di Sbolci si declinano la ricerca del “movimento ordinato del caos” e il dialogo che l’artista compie nell’incontro-scontro tra pieni e vuoti, tra assenza ed essenza. E’ un dialogo profondamente vissuto, ma esposto in maniera gioiosa, un confronto teso e sincero, colmo di domande sulla realtà circostante e sulla vita nell’accezione più vasta del termine, con spunti improvvisi e dubbi. Sbolci sdrammatizza con ironia toscana le brutture materializzando il suo personale pensiero di uomo ed artista. Torino il 25-01-2018 Michele Franco

e-mail: racconti47@hotmail.it tel. 340.25 43 732


Centro Culturale ARIELE - Edizione 2018