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“Ci vuole coraggio per smettere, non per cominciare” Bambini affetti da cardiopatie e malformazioni congenite che vivono in paesi dove mancano ospedali e medici. Per loro c’è la missione di volontariato ‘Cuore di bimbi’. Le testimonianze di un cardiochirurgo e di una cardiologa pediatrici di Carlo Ciocci

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ono oltre 730 i bambini cardiopatici nati in Paesi poveri ai quali si è contribuito a salvare la vita grazie all’intervento di cardiochirurghi volontari. Altre centinaia i piccoli pazienti visitati dagli specialisti. Questi sino a inizio anno i risultati della campagna ‘Cuore di bimbi’ che, partita nel 2005, viene organizzata e sostenuta da una fondazione milanese. Tra i medici che partecipano a queste missioni c’è Stefano Marianeschi (nella foto in alto a sini-

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stra), responsabile della cardiochirurgia pediatrica all’ospedale Niguarda di Milano. “Mi trovavo in Albania al confine con il Kosovo – racconta Marianeschi citando una storia che gli è rimasta impressa –. Erano gli anni della guerra e un gruppo di ragazzi kosovari scappavano lasciandosi alle spalle gli echi dei colpi di mortaio. Correvano tutti, tranne una bambina che invece camminava lentamente e aveva le labbra blu. Capii subito che si trattava di una

cardiopatica. Una volta affidata alle nostre cure la portammo in Italia con l’elicottero dove, grazie a un’operazione, risolse tutti i suoi problemi. Il suo nome era Sherife”. Quella ragazzina tornò in Albania a guerra finita: prima dell’operazione viveva da emarginata anche all’interno della sua stessa famiglia, a causa della patologia che non le consentiva una vita normale. L’incontro con i medici italiani rappresentò per lei l’inizio di una nuova e più serena esistenza.


Volontariato

Il progetto

CUORE DI BIMBI Ad organizzare le missioni è la onlus ‘Aiutare i bambini’, una fondazione italiana nata nel 2000 per dare un aiuto concreto ai poveri, ammalati o senza istruzione che hanno subìto violenze fisiche o morali e garantire loro l’opportunità e la speranza di una vita degna di una persona. In tredici anni di attività – dice l’organizzazione –, ‘Aiutare i bambini’ ha sostenuto più di 1 milione di bambini, finanziando 1.034 progetti di aiuto in 72 Paesi. I medici interessati a partire per le missioni di volontariato potranno rivolgersi a: Fondazione ‘Aiutare i bambini’ onlus, Via Ronchi 17, 20134 Milano, tel. 02 21.00.241, info@aiutareibambini.it, www.aiutareibambini.it. È dal 1996, all’età di 35, anni che Marianeschi gira per il mondo alla ricerca di cuori di bambini da curare, dapprima in Kenya, nell’ambito di un progetto di volontariato organizzato dal suo professore, Lucio Parenzan. Quattro anni fa, poi, Marianeschi incontra la Fondazione ‘Aiutare i bambini’ che aveva avviato la campagna ‘Cuore di bimbi’ in favore dei bambini cardiopatici che vivono in Paesi disagiati. “Attualmente – dice il cardiochirurgo lombardo – sono responsabile medico della missione in

La Fondazione paga il viaggio mentre il Paese ospitante fornisce l’alloggio. “A noi non rimane che prendere le ferie e partire”

Uzbekistan che si concluderà entro due anni e di quella in Cambogia che proprio ora ha mosso i primi passi”. I medici che scelgono di fare volontariato partono per una o due missioni l’anno della durata di una settimana o dieci giorni: l’obiettivo è operare i tanti piccoli pazienti in lista di attesa e, allo stesso tempo, insegnare ai medici del luogo le tecniche operatorie. Le equipe che partono si compongono di cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti, intensivisti e infermieri. Provengono dall’Italia ma anche da altri Paesi europei, come Spagna e Inghilterra. La Fondazione paga il viaggio mentre il Paese ospitante fornisce l’alloggio. “A noi non rimane che prendere le ferie e partire”, dice Marianeschi.

ALTRO CONTINENTE, ALTRA MISSIONE La dottoressa Nadia Assanta, cardiologa pediatra, lavora presso l’Ospedale del Cuore ‘Gaetano Pasquinucci’ di Massa. Riusciamo a parlarci dodici ore prima che parta per la missione umanitaria ‘Cuore di bimbi’ in Eritrea: “Nel corso delle missioni – dice – ci Nadia Assanta durante siamo resi una visita conto che molti bambini lì nascono sani, ma a causa di un banale mal di gola da streptococco il cuore si ammala di un’affezione reumatica sino al punto di dover essere operato.

Per affrontare il problema abbiamo organizzato un progetto di prevenzione: andiamo nelle scuole per insegnare ai bambini cosa sia il mal di gola e cosa fare per curarlo”. In cinque missioni sono state visitate 51 scuole di circa mille ragazzi ognuna, poco meno di quattromila bambini hanno richiesto accertamenti e tra questi in 120 sono state riscontrate forme iniziali di patologie cardiologiche. Ma Assanta, che fa il medico volontario da undici anni, non si occupa solo di prevenzione. Quando in missione ci sono bambini che hanno bisogno di un intervento, qualcuno deve stabilire chi è operabile: “Una selezione che purtroppo spetta a me”, dice sospirando. “Una volta un bambino di otto anni ci chiese di essere curato per poter giocare a calcio come i suoi amichetti – racconta Nadia Assanta –. Dopo l’operazione tornò da noi e al chirurgo regalò un pallone, come segno di riconoscenza”. Episodi come questi fanno capire che cosa spinge i volontari a partire: “Per un medico ci vuole coraggio per smettere di fare volontariato, non per cominciare”. n

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