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FLEETIME

N°2 2018

AUTOMOTIVE NEWS FOR YOUR BUSINESS

Nuova Audi Q8 .

Non limitate la vostra capacità di stupirvi Dossier Audi

Cross licensing

Idrogeno carburante del futuro


FLEETIME - automotive news for your business

Quando le aziende si alleano Si, perchè uno dei temi di cui si sta tanto parlando ultimamente, è proprio l'alleanza tra costruttori di auto. Sia chiaro, accadeva anche in passato, soprattutto nel 2015, quando il mercato dell'auto godeva ancora di ottima salute, che ha portato i costruttori a ingenti investimenti, 409 milioni di dollari a livello globale in start-up, investimenti rivolti all'auto del futuro. In questa edizione parliamo di cross licensig (Nella legislazione sui brevetti, un accordo di cross-licensing è un accordo in base al quale due o più parti concedono una licenza l'una all'altra per lo sfruttamento della materia rivendicata in uno o più dei brevetti di cui sono titolari) una sorta di baratto, scambio di know how per le auto del futuro.

Buona alleanza a tutti

Giuseppe Donadei


FLEETIME

www.fleetime.it

OIRAMMOS

AUTOMOTIVE NEWS FOR YOUR BUSINESS

6

Editore Giuseppe Donadei

Dossier Audi

10

L'ibrido che piace

14

Idrogeno carburante del futuro

15

Noleggio privati

18

L'auto in uso promiscuo

20

Le strade intelligenti della Cina

22

Cross licensing

24

Auto elettriche

26

Car sharing

28

MobilitĂ elettrica

giuseppe.donadei@fleetime.it

Fleetime Magazine Direzione e redazione Viale Monza 270 - 20128 Milano Tel. 02.80888386 redazione@fleetime.it

Redazione Flavio Prada, Barbara Davi redazione@fleetime.it

Direttore responsabile

Iternet Datum srl p.iva 07067801212

Armando Prada redazione@fleetime.it

pubblicitĂ Tel. 02.80888286 advertising@fleetime.it

Hanno collaborato Armando Prada,Flavio Prada, Elisa Sarrocchi, Andrea Barbieri, Elia Diego Donadei, Giulia Marrone, Dott.Giuseppe Mancini, Francesca Druidi.


Dossier di Armando Prada

Q8

Non limitate capacità di

la vettura che coniuga l’eleganza e le prestazioni di una coupé premium cinque porte alla pratica versatilità di un Suv mild- hybrid di grandi dimensioni. La spiccata dinamica di marcia espressa dalle quattro ruote sterzanti e la trazione quattro unitamente all’innovativa interfaccia touch response, ai sistemi predittivi di assistenza alla guida e al nuovo linguaggio stilistico caratterizzano l’ammiraglia Audi della gamma Q. Sviluppata assieme ad A6, A7 e A8 su un’avanzata piattaforma tecnica e tecnologica comune, Audi Q8 punta a una nuova idea di mobilità: connessa, personalizzata, intuitiva ed efficiente.


la vostra stupirvi.

7


Dossier di Armando Prada

Lasciati guidare

D N

el futuro i cruscotti delle auto diventeranno dei display con immagini ad alta risoluzione, funzionanti grazie a tecnologie laser e a nanomateriali di ultima generazione che proietteranno video e informazioni. E’ questo l’obiettivo di Miledi, il progetto europeo di ricerca coordinato dall’Enea al quale, per almeno 3 anni, lavorerà un team composto da 9 partner tra cui il Centro Ricerche Fiat. “Ci concentreremo sulla realizzazione di micro display da montare a bordo delle automobili, abbattendo i costi per l’installazione di singoli schermi e valorizzando il design della vettura” recita un comunicato dei coordinatori del progetto.

esign

a plancia della nuova Audi Q8, ad andamento orizzontale, ha tutta l’aria di essere “ricavata dal pieno”. Dominata dai due schermi del sistema multimediale, vanta anche scenografiche linee L illuminate, con i LED che accendono pure il marchio quattro. Il touchscreen superiore, da 10,1″, permette di gestire infotainment e navigazione. Quello sotto, da 8,6″, comanda climatizzazione e immissione dei testi: quando il dito richiama una funzione, si percepisce un “clic” di conferma sia tattile sia acustico. A proposito di schermi, non manca quello da 12,3″ dietro al volante, che funge da strumentazione, cioè l’apprezzato Audi Virtual Cockpit. A richiesta l’abitacolo può essere arricchito dai sedili con profilo personalizzato, funzioni ventilazione e massaggio, dal climatizzatore a quattro zone e dal pacchetto Air Quality con diffusore di fragranze e ionizzatore.


Nelle intenzioni degli uomini dei quattro anelli, la nuova Audi Q8 doveva essere la SUV più performante della gamma. Ecco perché sono arrivate ruote posteriori sterzanti (sino a un massimo di 5 gradi, optional), sterzo a rapporto variabile (di serie) e ammortizzatori regolabili. A richiesta ecco le sospensioni pneumatiche, con quattro livelli e la possibilità di cambiare l’altezza dell’auto di 90 millimetri. Sotto il cofano, inizialmente, ci sarà il 3.0 TDI da 286 cv. Nel 2019 arriverà la variante da 231 cv e il benzina 3.0 TFSI da 340 cv. Scaricati a terra dalla trazione integrale quattro con differenziale centrale meccanico che, in condizioni normali, invia il 60% della coppia al retrotreno e il 40% davanti. Tutte le Q8 sono mild-hybrid: lo Start&Stop si attiva già da 22 km/h mentre in fase di rilascio lo starteralternatore può recuperare fino a 12 kW di potenza.

Ruote sterzanti e mild-hybrid

9

Infine la sicurezza di Audi Q8. Fra i tanti sistemi citiamo l’adaptive cruise assist, l’efficiency assistant, il sistema di assistenza agli incroci, gli avvertimenti al cambio di corsia, la segnalazione d’avvicinamento al cordolo dei marciapiedi e le telecamere perimetrali. Un ulteriore plus è costituito dal Remote Garage Pilot che, grazie allo scanner laser, è in grado di avvicinare la vettura alle pareti e agli ostacoli tipici dei garage, come ad esempio le biciclette. Per evitare disdicevoli (e costose) visite dal carrozziere.


Mobilità sostenibile di Rita Sarrocchi

L’ibrido che piace, non im

a sfida per chi debba prendere il posto dei carburanti di origine fossile è stata vinta decisamente da una tecnologia, quella ibrida. Forse neppure Toyota si sarebbe aspettata, ancora alla fine del L secolo scorso, che in un breve lasso di tempo (parliamo del ventennio trascorso dal lancio della Prius) il mercato dell’auto avrebbe imboccato un sentiero in costante crescita almeno per quanto riguarda questa forma di alimentazione. Il mercato auto generale e il noleggio

Basta guardare i dati che ogni mese diffonde il Ministero dei Trasporti. O i numeri comunicati da ANIASA nell’ultimo Rapporto sull’andamento delle formule alternative per la mobilità (noleggio e car sharing) nell’anno 2017. Nel settore del renting a lungo termine, la tecnologia ibrida ha coperto il 2,4% all’interno di uno “spicchio di torta” più ampio (5,2%) riservato alle motorizzazioni diverse dalle tradizionali benzina e diesel.Ricordiamo brevemente che i risultati del mese scorso (maggio 2018) indicano, per le autovetture ibride, una crescita del 12%. Sommandovi anche le performance, per lo stesso periodo, dei modelli 100% zero emissioni (elettriche), si arriva a una quota di mercato di oltre 4 punti percentuali. Soglia che può sembrare ridotta, ma è “figlia” di un paese, l’Italia, dove l’anzianità del parco circolante (numeri, quindi, legati al ricambio), secondo le stime dell’ACI, è vicinissima agli 11 anni.


11 porta se proprio o condiviso

Una tecnologia in costante ascesa

Eppure, nel corso del 2017, oltre un milione di auto elettriche e ibride plug-in è stato venduto nel mondo, portando il numero complessivo degli esemplari circolanti a circa 3,1 milioni di unità. La fotografia, che ritrae un incremento, anno su anno, del 54%, è stata scattata dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA). A livello di volumi, la gara è stata vinta dalla Cina, a cui va scritta pressoché la metà delle vendite registrate lo scorso anno con 580mila veicoli. Secondi, ma nettamente più staccati, gli Stati Uniti, con 280mila vetture “green” acquistate. I due colossi devono comunque arrendersi, in termini di penetrazione in percentuale sul territorio, ad alcuni rappresentanti del Vecchio Continente (Europa): la Norvegia (39%), l’Islanda (11,7%) e la Svezia (6,5%). L’esperienza di Toyota

con il servizio

Yukõ

Torniamo però a concentrarci sulla realtà italiana. Laddove la diffusione dei modelli elettrificati non beneficia della vasta offerta proposta - o in corso di sviluppo - da parte pressoché di tutti i costruttori, anche l’evoluzione in corso nelle abitudini degli automobilisti italiani può prestarsi a diventare un vettore di crescita per il settore. Il pensiero corre a “Yukõ with Toyota” (la prima parola è giapponese e significa “andiamo”), il servizio di car sharing (ri)lanciato a Venezia dopo l’esordio a Forlì. Partito ufficialmente nella città lagunare lo scorso primo giugno, è il primo e unico in Italia ad abbinare modalità “station based” (Yukõ One) e “free floating” (Yukõ Way). La prenotazione delle vetture in flotta può avvenire o via Internet (computer/tablet), oppure attraverso un’App dedicata per smartphone. In futuro sarà possibile utilizzare per l’operazione anche lo Smart Watch. Per gli utenti affetti da disabilità è stato appositamente allestito un esemplare di Toyota Proace Verso. “Yukõ with Toyota” sintetizza l’attenzione verso la mobilità sostenibile del costruttore nipponico con la spinta continua all’innovazione tecnologica. L’accesso alle auto in flotta è keyless. La piattaforma che consente l’assegnazione delle vetture porta la firma di Omoove, società del Gruppo Octo Telematics. Ad Assistant Digital si devono invece la gestione della control room del parco auto, l’attività di fleet management e il servizio di customer service. Sinora l’unica concessione al tema dell’ecosostenibilità da parte dei player della mobilità condivisa (car sharing) era arrivata da operatori quali Share’ngo, con la sua flotta di biposto elettriche gialle in giro a Milano, Roma, Firenze e da poco anche a Modena; e da car2go, con la decisione di limitare ai modelli zero emissioni l’offerta di servizio nelle città di Stoccarda, Amsterdam e Madrid. Costruire una flotta con sole ibride non si era invece ancora visto…


Mobilità sostenibile

si

di Elisa Sarrocchi ricava dall’acqua e da tutti i composti organici/organismi viventi. Non a caso

Idrogeno

il

carburante

che farà

“correre” i.a situazione normativa

il futuro Massimiliano Archiapatti, presidente Aniasa

’idrogeno sembrava essere la scelta L principe dell’industria automotive quando ha iniziato a fare seriamente i conti con il contrasto all’inquinamento atmosferico.

Eppure, ad oggi, questo elemento così presente in natura ha solo lambito il settore, fermato prima da una normativa ancorata al passato e poi da alcune barriere tecniche.

La situazione normativa

La prima difficoltà è stata superata. Il 16 dicembre 2016 (con pubblicazione in G.U. in data 13/01/2017) è stato infatti approvato il D.Lgs n. 267 “sulla

realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi”, tra i quali, al punto 2) del secondo articolo, figura proprio l’idrogeno.


15 è il primo elemento chimico riportato sulla tavola periodica con il simbolo “H”.

Sin qui, la cornice normativa. Ma sul piano del prodotto che cosa troviamo al momento? L’unica vettura fuel cell (ossia, con celle di combustibile) a circolare in Italia, nella sola area di Bolzano, è la versione speciale di Hyundai ix35. Un Suv, quindi. Già definite nella loro fisionomia e in vendita, seppure non in Europa, sono anche due berline giapponesi, Toyota Mirai e Honda FCX Clarity, mentre l’europea BMW continua a lavorare su progetti dedicati e, dopo la Serie 7 Hyrdrogen in edizione limitata, ha mostrato al pubblico i prototipi i8 Fuel Cell e Serie 5 GT Fuel Cell. Non stupirebbe quindi vedere il Marchio della Doppia Elica schierato al via della classe speciale riservata ai veicoli a idrogeno che l’Automobile Club de l’Ouest ha intenzione di introdurre a partire dal 2024 all’interno della 24 Ore di Le Mans. Le questioni ancora sul tavolo/1

Bisogna tuttavia prima risolvere due questioni, rispettivamente “a monte” e “a valle” dell’effettivo utilizzo di questa soluzione per il mondo del trasporto.

A livello di produzione, si impone il solito ragionamento “dal pozzo alla ruota” che vale anche per l’auto elettrica. Va bene, le emissioni di un’auto alimentata con idrogeno liquido o sotto forma di gas si limitano a vapore acqueo. Ma il procedimento di elettrolisi (che separa l’idrogeno mediante passaggio di energia elettrica), eccezion fatta per l’acqua (H2o), comporta che si liberino sostanze inquinanti nel momento in cui si scinde l’elemento chimico dalla materia prima. Le questioni ancora sul tavolo/2

Vi sono poi da considerare l’efficienza energetica e lo stoccaggio. In termini volumetrici l’idrogeno risulta mille volte inferiore rispetto alla benzina (si parla di megajoule per litro). A parità di massa, invece, si ha una densità, e quindi una resa, dell’idrogeno nettamente a favore. Ecco quindi porsi, da un lato, la necessità di ricorrere a serbatoi molto grandi, che sottraggono spazio al vano di carico del mezzo; mentre, dall’altro, nel tentativo di contenere le dimensioni, il problema di raffreddare il gas per

preservarne la stabilità. La compressione determina infatti un incremento nella tIl punto di ebollizione dell’elemento chimico è fissato a meno 253 gradi. Soglia che, per essere mantenuta, richiede un considerevole dispendio energetico. emperatura dell’idrogeno. Per la costruzione dei serbatoi occorrono inoltre materiali con un determinato grado di resistenza. Come si sta muovendo l’Italia

L’Unione Europea ha stimato che, di qui al 2030, nel Vecchio Continente si troveranno oltre 16 milioni di veicoli a idrogeno in circolazione. Guardando ancora più avanti, al 2050, la previsione è che, a poco a poco, questo elemento chimico arriverà a sostituire almeno per il 40% il ricorso al petrolio. Attualmente l’unico impianto italiano per la produzione e distribuzione di idrogeno derivato da fonti rinnovabili si trova a Bolzano. Alle spalle conta su Autostrada del Brennero SpA, gestore della A22, che ha investito 4,5 dei 9,6 milioni di euro richiesti per la sua realizzazione (la differenza è stata coperta dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale).


NLT

ualcuno che fa confusione tra i Q diversi servizi di mobilità e chi li offre ancora c’è. Si può tuttavia affermare che la maggior parte della potenziale clientela privata ha scoperto che cosa sia il noleggio a lungo termine e quali benefici ne possono derivare. Per raggiungere questo risultato, è stato però necessario che gli operatori del settore uscissero dal loro perimetro abituale e che si affacciassero alcuni principali stakeholder. Non bisogna tuttavia dimenticare l’opera portata avanti dal popolo dei concessionari, i quali già da anni propongono un’offerta di prodotto appoggiata o alle società captive (ossia controllate direttamente dalle case costruttrici) o agli accordi sottoscritti con le major del noleggio a lungo termine.

di Elisa Sarrocchi

PRIVATI, LA VERA MOLLA DEL NOLEGGIO A LUNGO TERMINE


17 L’arrivo del servizio nella

GDO

Già nel 2016 si sono avute le prime notizie di supermercati e centri commerciali con corner dedicati al servizio di renting, come nel caso della collaborazione avviata tra l’emiliana Car Server e Coop.Ma anche “Il Centro”, il megastore realizzato su parte dell’ex area Alfa Romeo ad Arese (MI), ha ceduto al richiamo di ALD Automotive, lasciando che a un passo dall’ipermercato interno fosse installato l’angolo battezzato “Ipermobility”, dove chi frequenta abitualmente quell’ambiente può fermarsi a chiedere informazioni sui tanti pacchetti costruiti dal player. Altri centri dove far

“base”

Sempre alla divisione del Gruppo Société Générale si collega il progetto dei BASE, spazi con un forte radicamento territoriale, creati appositamente per riuscire a rispondere a qualsiasi esigenza di mobilità della clientela di settore.

Ribattezzati “experience points”, integrano la selezione dei modelli a listino, comprese le auto elettriche E-Go proposte in collaborazione con Enel, con un’attività formativa e divulgativa, che va a integrare quelle più tradizionali ruotate intorno a consulenza e assistenza post-vendita. Al momento ne sono aperti tre: Monza, Verona e Napoli.

Gli “investimenti”

sul renting

L’altro attore emergente del noleggio a lungo termine è rappresentato, appunto, dal settore del credito. Procedendo a ritroso nel tempo, troviamo che Banca Popolare di Sondrio, Gruppo Autotorino e Gruppo Barchetti hanno versato ciascuno una quota di pari importo per dare vita alla nuova società “Rent2Go”. Un altro esempio, dove un istituto di credito non è il mero promotore di una o più soluzioni di mobilità, ma parte vitale del processo di proposizione sul mercato, è fornito dalla partnership tra SIFÀ (Società Italiana Flotte Aziendali) e Bper Banca,

entrata nel 2015 nel business del noleggio a lungo termine con una quota del 35%, oggi salita invece al 51%.

Quando il noleggio passa dallo

sportello

Per il resto si dà conto di accordi firmati tra le parti, grazie ai quali è possibile le società di renting consentono ai vari istituti di credito di proporre i propri prodotti ai loro correntisti. Ricordiamo l’alleanza tra Car Server e Banco Popolare per le soluzioni commercializzate sotto l’insegna “Drive Different”, che sostiene anche gli store omonimi, veri e propri salotti dove l’utenza privata può fermarsi per esaurire tutte le curiosità e le domande sulle caratteristiche e sui vaUbi Banca promuove da tempo “Ubi Rent” in collaborazione con ALD Automotive. Il prodotto consente ai correntisti, a fronte della corresponsione di un canone mensile fisso, di poter beneficiare di 10 servizi, tra i quali si ritrovano la -

CONTINUA


NLT manutenzione sia ordinaria sia straordinaria (la rete di appoggio conta 10mila centri convenzionati), il soccorso stradale 24 ore su 24 e la copertura assicurativa completa (RCA, furto, incendio, danni al veicolo).ntaggi del servizio. LeasePlan Italia ha invece individuato dal 2015 in UniCredit, con “Subito Banca Store”, il partner di riferimento.

Un polo d’attrazione per chi ancora?

l noleggio a lungo termine può quindi Icontare su molte altre frecce al suo arco oltre alle attività dirette in capo alle società di noleggio o al giro d’affari alimentato dalle figure di intermediazione come i broker

. Viene da chiedersi:

chi altro potrà

inserirsi in questo

discorso così

redditizio?


Fisco a cura di Dott. Giuseppe Mancini

L'auto in uso promiscuo

Il corretto

trattamento

fiscale

trattamento fiscale dei costi delle auto IL aziendali concesse in uso promiscuo agli amministratori di società di capitali è un’annosa vicenda fonte di innumerevoli contenziosi con il Fisco, che sovente contesta la deducibilità degli stessi o la detraibilità dell’Iva. Per questo motivo è necessario, che il management aziendale ponga particolare attenzione ed adotti tutte le dovute precauzioni nella gestione del parco auto. Per fronteggiare eventuali contestazioni

da parte dell’Amministrazione Finanziaria, potrebbe essere opportuno disporre della documentazione comprovante l’utilizzo, dell’auto da parte dell’amministratore concessa in uso promiscuo, per finalità aziendali. A tal proposito, partendo dal presupposto che l’autorizzazione all’utilizzo dell’autoveicolo aziendale anche per finalità personali è prerogativa riservata all’assemblea dei soci, un documento che potrebbe avere un’idonea efficacia probatoria è senz’altro il

verbale dell’assemblea dei soci. In tale occasione sarebbe opportuno che la compagine sociale approvi un regolamento che disciplini l’utilizzo delle auto aziendali, che individui il modello dell’autovettura assegnata o il budget messo a disposizione dell’amministratore nel caso in cui gli venga riconosciuta la possibilità di scelta. Per la corretta comprensione del trattamento fiscale da applicare alle auto in uso promiscuo non si può prescindere dai possibili inquadramenti della figura di


21 all'amministratore

amministratore e, di conseguenza, dalla qualificazione dei relativi redditi. La figura dell’amministratore collaboratore è senza dubbio quella più frequente nella prassi. In questi casi i compensi per svolgere i compiti di amministratore sono inquadrabili nella categoria dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Ipotesi rara è quella, invece,dell’amministratore dipen dente in virtù dell’incompatibilità esistente fra rapporto di lavoro subordinato e carica di presidente del CdA, di amministratore unico e di consigliere delegato in quanto, in questi casi, verrebbe meno il requisito della subordinazione, visto che la figura del “controllore si confonderebbe con quella del controllato”. Pertanto, la coesistenza nella stessa persona della figura di amministratore e dipendente è possibile soltanto nei rari casi in cui l’amministratore non possegga i poteri di controllo, gestione, comando e disciplina. Da ultimo, si è di fronte all’amministratore professionista nell’ipotesi in cui la carica

rientri nell’oggetto proprio della professione, come può accadere per il dottore commercialista, oppure se la carica rientri tra le mansioni di categoria o è oggettivamente connessa, come succede all’avvocato o all’ingegnere edile membro del consiglio di amministrazione di una società edile. In queste ipotesi, i proventi derivanti dal mandato di amministratore sono riconducibili all’attività professionale e, di conseguenza, vengono attratti nei redditi di lavoro autonomo. Il trattamento fiscale

L’utilizzo dell’auto aziendale per finalità personali da parte dell’amministratore genera un compenso in natura meglio conosciuto come “fringe benefit”. Se il beneficiario è inquadrato come collaboratore o dipendente, per la quantificazione della parte di “fringe benefit” da tassare in capo allo stesso, considerate le obiettive difficoltà, il Tuir prevede un metodo forfetario in forza del quale la base imponibile Irpef è

assunta pari al 30% dei costi calcolati dall’ACI, con riferimento ad una percorrenza convenzionale di 15.000 Km desumibili dalle tabelle nazionali elaborate ogni anno. Nel caso in cui la società dovesse decidere, a fronte della concessione ad utilizzare l’auto anche per finalità estranee a quelle propriamente aziendali, di chiedere il pagamento di un corrispettivo, allora l’importo da tassare sarebbe da considerare al netto di quanto riaddebitato all’amministratore a titolo di rimborso spese dalla stessa società. Pertanto, se l’azienda ad esempio riaddebita l’intero benefit, la componente tassabile si azzera. La società per il corrispettivo chiesto all’amministratore dovrà emettere fattura, da incassare entro la fine dell’esercizio, indicando la prestazione imponibile e l’Iva. Anche nell’ipotesi di concessione dell’auto in uso promiscuo all’amministratore professionista, si genera un compenso in natura tassabile. Unica differenza è il metodo da seguire per la quantificazione.


Fisco

a cura di Dott. Giuseppe Mancini

Al riguardo, l’art.9 del Tuir, prevede l’adozione del valore normale.

La deducibilità dei costi

nche sul versante azienda, la deducibilità dei costi sostenuti per la A gestione del parco auto, dipende dall’inquadramento del beneficiario. Se questo è un dipendente, allora come confermato dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 1/E del 2007, i costi sono deducibili nella misura del 70% sempreché la concessione in uso promiscuo si manifesti per la maggior parte del periodo d’imposta, senza possibilità di prededuzione dell’eventuale benefit tassabile in capo al lavoratore. Se il veicolo viene comprato in corso d’anno, l’assegnazione deve essere prevalente con riferimento al periodo decorrente dalla data di acquisto fino al termine del periodo d’imposta. Tuttavia, queste regole non valgono per le auto aziendali date in uso promiscuo agli amministratori collaboratori (circolare 48/E del 1998 del Ministero delle Finanze). In questo caso il fringe benefit che concorre a formare il reddito dell’amministratore è interamente deducibile per l’impresa fino a concorrenza delle spese sostenute. Sull’eventuale eccedenza delle spese sostenute dalla società rispetto al benefit tassato, la deducibilità ammessa scende al 20%. In caso di auto concesse in uso promiscuo ad amministratori professionisti, analogamente ai collaboratori, la società può dedurre i costi dell’auto concessa, nei limiti del compenso in natura erogato, ma calcolato sulla base di quanto disposto dell’art.9 del TUIR.


Nuova gamma Renault business a misura di flotte aziendali

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Mobilità

Le strade intelligenti della Cina

All'infrastruttura saranno integrati sistemi per la produzione di energia dal fotovoltaico. Big data e nuove tecnologie aiuteranno a gestire traffico e sicurezza. I lavori saranno completati entro il 2022 La Cina è sempre più concentrata sulla smart mobility. Nella provincia cinese orientale di Zhejiang sono infatti cominciati i lavori per realizzare una super-autostrada “intelligente” che integrerà big data e nuove tecnologie per ridurre l’impatto ambientale e garantire alti standard di sicurezza e gestione del traffico.

Autostrada pronta

entro il 2022

La prima “super-autostrada” cinese, con sei corsie per senso di marcia e un limite di velocità di 120 chilometri orari, contro i 90 attualmente in vigore nelle autostrade cinesi, aprirà i battenti nel 2022 nella provincia cinese orientale di Zhejiang. La nuova autostrada sarà lunga 120 chilometri, ed è entrata in fase di realizzazione. Oltre alle dimensioni e al limite di velocità più elevato, l’infrastruttura integrerà una serie di tecnologie per la sicurezza, la gestione del traffico e la riduzione dell’impatto ambientale, che concorreranno a farne una cosiddetta “smart road”.

Big data e nuove tecnol ogie

All’infrastruttura saranno integrati sistemi per la produzione di energia dal fotovoltaico, che tra le altre cose serviranno in futuro ad alimentare colonnine di ricarica per le auto a propulsione elettrica. Fatto che non sorprende vista la quantità di investimenti del governo di Xi Jinping sul fronte dei nuovi motori ibridi ed elettrici. La “super-autostrada” fornirà anche una serie di sistemi di posizionamento e visibilità aumentata per l’integrazione della guida autonoma e l’aumento della sicurezza degli automobilisti, sfruttando big data e nuove tecnologie. Tutto sarà automatizzato. Gli automobilisti non dovranno nemmeno più fermarsi per pagare l’ingresso al casello.


Economia di Andrea Barbieri

Cross licensing, ec

Molti costruttori condividono con aziende concorrenti il proprio know how in campo tecnologico e i propri brevetti. Obiettivo: suddividere le spese in un settore, quello della ricerca, sul quale si gioca la competitività industriale del domani Ford con Volkswagen, Hyundai con Audi, Honda con General

Ecco la nuova (si fa per dire) strategia di molte case auto, che puntano al cross licensing per condividere con aziende partner o anche concorrenti la tecnologia - o parte di essa – accumulata nel corso del tempo e frutto di costosi investimenti. In altri casi, le case auto siglano degli accordi bilaterali per sviluppare insieme prodotti o software molto costosi e dagli esiti incerti. Quanto messo in campo da Tesla è emblematico: il colosso californiano, che produce solo auto elettriche di lusso e con prestazioni simili a quelle delle supercar dei film polizieschi, sembra che voglia rinunciare al diritto di utilizzo dei propri brevetti mettendoli a disposizione della concorrenza, magari agli sviluppatori di app che in cambio cedono la loro tecnologia o ad altri costruttori che per “pareggiare i conti” restituiscono altri segreti industriali costosissimi da sviluppare in proprio. Sul piatto della partnership tra Hyundai/Kia e Audi c’è invece lo sviluppo dei veicoli fuuel cell alimentati a idrogeno. In dettaglio: l’accordo siglato dalle parti prevede la libera condivisione dei brevetti esistenti e anche futuri in questo settore che, secondo alcuni, rappresenterebbe il futuro dell’alimentazione nell’automotive.


27 co le auto “condivise”

Motors. Ma anche Toyota con Mazda e Tesla…con tutti.

La casa giapponese permetterà ad Audi di accedere ai risultati conseguiti dagli ingegneri nello sviluppo della ix35 Fuel Cell - 600 km di autonomia e 135 CV - e della Nexo, il suv da 52mila euro in vendita solo in Corea del Sud da inizio primavera. Dal canto suo, la casa tedesca continuerà nello sviluppo di questa fonte energetica per vetture scambiando i dati con i partner coreani. Si gioca sull’asse Germania-Michigan l’accordo tra Volkswagen e Ford, che hanno reso noto di voler iniziare un’alleanza strategica destinata a fabbricare nuovi veicoli commerciali, magari aggirando i dazi commerciali attualmente in vigore tra Ue e Usa. Questa sinergia punterebbe soprattutto alla creazione di mezzi a basse emissioni, per soddisfare le regole sempre più strette imposte dalle autorità di Europa e Cina in fatto di inquinamento. Il risparmio delle spese di sviluppo attraverso il cross licensing avrebbe come risultato quello di evitare (o ridurre) eventuali futuri tagli di personale. continua


Mobilità di Andrea Barbieri

Accordo

transpacifico

. d . .

all’atlantico al Pacifico: finalizzato allo sviluppo della tecnologia elettrica è il Trasportation Electrification Accord, cui hanno aderito General Motors e Honda, oltre che alla cinese Byd a un’azienda che costruisce bus emissioni zero, a una di motocicli ed alcune utility dell’energia. Obiettivo: puntare allo sviluppo capillare di una rete di ricarica per EV con nuovi standard operativi e alla creazione di un programma di supporto per l’estensione di una rete elettrica per automotive. a partita delle alleanze si gioca anche “in casa”: la partnership tra L Toyota e Mazda, iniziata nel 2015 con uno scambio azionario, si è rinsaldata con l’entrata di Denso, un fornitore di componentistica automotive con sede nell’are metropolitana di Nagoya, in Giappone. Anche se non si tratta di un vero e proprio cross licensing, poco ci manca: le multinazionali hanno creato una joint venture (a guida Toyota, che detiene il 90% delle “azioni”) per lo sviluppo di una piattaforma comune che dovrebbe dare vita a vetture elettriche di nuova generazione e di varie dimensioni, alcune delle quali potrebbero essere prodotte negli Stati Uniti dove si prevede l’apertura di uno stabilimento da 4mila dipendenti che assemblino 300mila auto ogni anno.

M

entre Toyota punta ad allargarsi in Cina, Mazda ritiene di poter mettere in listino la sua prima EV nel corso del prossimo anno.


Mobilità

Auto elettrica

di Andrea Barbieri da Edison arriva il noleggio lungo termine

L

’azienda energetica lancia PlugGo, una soluzione che prevede l’installazione di una colonnina di ricarica nella propria abitazione (o in ufficio) e l’utilizzo di una vettura emissioni zero a prezzi di mercato, aggirando i costi di possesso, ancora molto elevati. Intanto i costruttori investono risorse sulle EV

’utente si troverebbe così a non dover occuparsi dei L costi del veicolo a emissioni zero, come spiega Alessandro Zunino, amministratore delegato Edison Energia: “Il nostro obiettivo è quello di rimuovere i principali ostacoli all’adozione dell’auto elettrica, ossia l’investimento iniziale e la difficoltà di ricarica, installando anche colonnine di ricarica in alcuni dei luoghi di sosta più infatti alla proposta Plug&Go, frequenti”. Gli utilizzatori mondo delle auto lungo termine. All’utente che avranno anche a disposizione elettriche sta IL compiendo passi da mette a disposizione dei un’app in grado di trovare la clienti diverse auto elettriche colonnina di ricarica più vicina. gigante. Costruttori che con la formula del noleggio investono miliardi di euro in Fra le auto proposte per 4 anni, viene installata una wall box ricerca e sviluppo, utility che una Renault C Zero a 340 euro direttamente nel giardino o siglano accordi con comuni e al mese (+ anticipo di 3mila aziende per installare colonnine nel garage, siano essi di euro), una Bmw i3 a 595 euro al un’abitazione privata o in di ricarica e molto ancora in un mese (+ anticipo di 4mila euro) azienda con l’accordo di settore che in tutto il mondo e il van Nissan E-NV200 Courier ricevere il rimborso totale di rappresenta lo 0,2% del parco 4 porte a 490 euro al mese per quanto speso in ricarica nei circolante (2 milioni su 1 3 anni (+ anticipo di 4mila euro). miliardo) ma che in Italia stenta a primi 12 mesi, a patto di decollare visto che tocca lo 0,1% attivare la fornitura dell’energia elettrica con del venduto con un parco Edison. Grazie al sistema di circolante di 1.967 unità contro Power Management, la Wall le oltre 500mila dell’intera Box consentirà una ricarica Europa. L’ultima frontiera di questo settore arriva da Edison, “intelligente”, dando priorità ai tra le principali società di energia consumi domestici ed evitando di lasciare la casa al in Italia e in Europa fondata nel buio. 1884 e oggi parte del gruppo francese EDF: l’azienda punta


La svolta elettrica

Mentre il governo italiano potrebbe varare incentivi per l’acquisto di auto emissioni zero – anche per sostituire i 7,6 milioni di vetture euro 0, 1 e 2 circolanti in Italia (dati Unrae) – in Danimarca le elettriche sono già alla fase 2.0: i possessori possono vendere al gestore dell’energia l’elettricità presente nelle batterie dell’auto. Il meccanismo è semplice: caricare l’auto durante la notte, quando il prezzo è basso e rivenderla di giorno quanto il prezzo sale, grazie alla tecnologia “vehicle-to-grid” sperimentata da un gruppo di aziende tra cui Enel e Nissan. Intanto la svolta elettrica riguarda diverse case auto: Sergio Marchionne ha annunciato che FCA investirà 9 miliardi di euro sull’elettrificazione delle proprie vetture. I 10 nuovi modelli Jeep lanciati tra il 2018 e il 2022 avranno l’opzione elettrica, così come alcune nuove Alfa Romeo, auto ideali per le flotte aziendali. E il 2022 sembra essere la data di svolta anche per Renault, che a metà giugno ha annunciato un investimento di oltre 1,2 miliardi di euro per ampliare la produzione di emissioni zero in 4 stabilimenti, dove saranno prodotti 8 nuovi

La Cina corre, l’Europa segue

modelli totalmente elettrici e altri 12 ibridi. Le piattaforme per costruire queste nuove vetture saranno utilizzate anche dai partner Nissan e Mitsubishi. A beneficiare dell’investimento soprattutto la già collaudata Renault Zoe, che nel giro di 4 anni passerà dalle 60mila unità annue prodotte a oltre 120mila. Addirittura entro il 2022 il 50% del listino Renault sarà di emissioni zero con vendite attorno al 20%. alle utilitarie alle auto di lusso, dove Jaguar punta a far concorrenza a Tesla mettendo “in campo” la IPace, una all electric da 400 km di autonomia che ha saputo mantenere la potenza e lo stile delle vetture del “giaguaro”. Del resto anche Maserati punta su questo settore, come confermato da Sergio Marchionne nel piano industriale 2018-2022: un coupè di lusso con piattaforma e trazione integrale elettrificata, con accelerazione da 0-100 in 2 secondi netti. Anche grazie a questa super vettura, la casa modenese potrebbe arrivare, tra 4 anni, a produrre 100mila vetture tra termiche ed elettriche, contro le 6mila vendute 5 anni fa.

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Negli ultimi 12 mesi, la Cina ha investito 21,7 miliardi nella produzione di veicoli elettrici contro i 3,2 miliardi dell’Europa, ancora radicata verso modelli di sviluppo legati ai motori a benzina e Diesel. A dirlo è il rapporto “Auto elettrica: investimenti e nuovi posti di lavoro in Cina. E l’Europa?”, che la Federazione europea trasporto e ambiente ha pubblicato il 21 giugno scorso. A far la parte del leone in questo boom sono Volkswagen – grazie a una joint venture con un’azienda cinese – Daimler e Renault-Nissan. Dove ricaricare?

Importante quanto messo in campo da Audi: oltre al debutto del suv elettrico etron, previsto a fine 2018, la casa tedesca sta lavorando a un sistema per favorire la ricarica domestica, che rappresenterà addirittura una trasformazione del proprio core business. La soluzione di ricarica in fase di implementazione prevede l’interazione intelligente tra veicolo elettrico e rete domestica con soluzioni da 11 o da 22 kW, in grado di collegare auto e infrastruttura in modalità wi fi, privilegiando le fasce orarie di minor richiesta energetica favorendo l’accumulo di energia con impianti fotovoltaici..


Mobilità di Susanne Furini

targa Tele

partner tec

4USM ati alla mano, il car sharing si sta diffondendo sempre più ed è un fenomeno che sta i nnovando radicalmente il modo di approcciarsi al trasporto individuale, non solo nelle aree D metropolitane. Ne sono convinti i fondatori di MOBILE4US S.R.L., la start up nata nel Salento per sviluppare sistemi legati alla mobilità urbana ed extra urbana, dando vita a “4USMobile”, il primo servizio di car sharing elettrico del Salento. Partner tecnologico di questo progetto è Targa Telematics, azienda leader nelle soluzioni dedicate ai noleggiatori di veicoli e alla smart mobility. intende promuovere un concetto di mobilità integrata, nel quale il car sharing è considerato un servizio complementare al trasporto pubblico ed è eco-friendly, utilizzando esclusivamente veicoli elettrici ZOE di Renault. Il servizio è attivo in tutto il territorio del Salento, coinvolgendo 97 Comuni della Provincia di Lecce sino all’Aeroporto di Brindisi e mettendo a disposizione 45 colonnine distribuite capillarmente per un totale di 90 punti di ricarica, per agevolare non solo gli spostamenti urbani ma anche i collegamenti sull’intero territorio provinciale.

4USMobile

’obiettivo è di favorire l’utilizzo delle auto elettriche e di poter dare un servizio in più anche ai turisti che affollano la zona nel periodo estivo e non solo. Inoltre, vuole contribuire alla L mobilità di un territorio in cui i sistemi di trasporto pubblico non sono in grado di soddisfare la domanda dell’utenza. La piattaforma digitale di Targa Telematics gestisce la tecnologia del servizio, dalla registrazione dell’utente alla prenotazione del veicolo, alle diverse modalità di pagamento. Con l’app mobile l’utente può prenotare, ritirare e restituire l’auto elettrica presso le aree abilitate. Non c’è bisogno di avere la chiave dell’auto, perché tutto viene gestito con lo smartphone: apertura e chiusura delle portiere, localizzazione e disponibilità dei mezzi, accesso ai dati su noleggio e pagamenti. Inoltre, il gestore del servizio MOBILE4US riceve alert specifici sulla manutenzione e tutte le informazioni per ottimizzare la gestione della flotta.


33 matics È il

nologico di

OBILE

Il Primo servizio di

car sharing 100% elettrico

disponibile nel

#SALENTO

“Siamo molto orgogliosi di fornire il nostro know-how e la nostra esperienza nel car sharing a 4USMobile, collaborando ad un progetto che si estende su un territorio così vasto ed extraurbano”, afferma Silvia Salemi, Direttore Marketing di Targa Telematics. “È una scommessa che abbiamo accolto con grande entusiasmo. La tecnologia è senza dubbio il volàno per nuovi modelli di mobilità eco-sostenibili ed un valido supporto per la crescita delle infrastrutture dedicate sul nostro territorio nazionale”.


Mobilità di Armando Prada

Le case automobilistich

mobilità elettr

Le case automobilistiche europee investono 7 volte di più nella mobilità elettrica in

Un'occasione persa

questo il rischio al quale è esposto il settore della mobilità elettrica in Europa. Infatti sia la produzione che gli investimenti si stanno spostando rapidamente in Cina, piuttosto che nel È Vecchio continente. A rivelarlo sono i dati elaborati dalthink tank europeo che lavora per lo sviluppo della mobilità sostenibile Transport and Environment che mostrano come nell’ultimo anno le case automobilistiche europee abbiano investito in Cina 21,7 miliardi di euro per la produzione di veicoli elettrici, e solo 3,2 miliardi in Europa. Questo nonostante la Cina produca solo un terzo in più di veicoli elettrici rispetto all’Europa, ovvero 23,5 milioni di veicoli contro 17 milioni. Una differenza che non spiegherebbe l’enorme disparità di investimenti, secondo Transport and Environment. “Per garantire posti di lavoro nel settore automobilistico in Europa e non in Asia – ha detto in una nota Veronica Aneris, rappresentante italiano del think tank – il Parlamento e l’Unione europea devono fissare un obiettivo vincolante di riduzione del 20 per cento delle emissioni di CO2 per il 2025 ed uno sulle vendite di veicoli elettrici. Il mandato per i veicoli a emissioni zero introdotto dalla Cina lo scorso anno è il fattore principale della sua leadership nel settore della mobilità elettrica, ma non è troppo tardi perché l’Europa recuperi il suo ritardo”.


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e europee investono nella

rica, ma in Cina in Cina che nella stessa Europa. Perché? "Seguiamo il mercato", è la risposta.

La Cina corre sull’auto elettrica, grazie anche all'Europa

Con l’emanazione del “mandato per i veicoli a energia nuova” dello scorso gennaio, la Cina ha dato un forte impulso al mercato dei veicoli elettrici, che dovrebbe arrivare a coprire il 10 per cento del mercato nel 2019 e il 12 per cento l’anno successivo. Ad oggi il gigante asiatico è il mercato più florido per quanto riguarda gli Ev, con 579mila auto vendute solo lo scorso anno. Oggi può vantare la flotta di veicoli a zero emissioni più grande al mondo, con 1,23 milioni di esemplari. Un mercato che cresce del 50 per cento l’anno e che ingolosisce le case automobilistiche europee. Il gruppo Volkswagen, a fine 2017, ha annunciato una joint venture da 10 miliardi di euro con la cinese Anhui Jianghuai nell’ambito dell’iniziativa Roadmap E, per aumentare le vendite di veicoli elettrici a 1,5 milioni di euro entro il 2025. Nissan ha promesso 8 miliardi di euro come parte di una joint venture con Renault e Dongfeng nel tentativo di diventare il principale produttore di veicoli elettrici in Cina. Daimler Ag si è associata con la cinese Baic in una joint venture da 1,6 miliardi di euro per aumentare la produzione di veicoli elettrici Mercedes nel nuovo stabilimento di Pechino. A seguito della sua decisione di produrre la Mini elettrica in Cina, Bmw ha detto: “La produzione segue il mercato”.


Mobilità dI Armando Prada

l’Europa non può

perdere

l’occasione Il passaggio dal motore endotermico a quello elettrico non avrebbe solo un ruolo di riduzione delle emissioni inquinanti e di gas serra, ma porterebbe alla creazione di 206mila nuovi posti di lavoro, secondo uno studio di Cambridge Econometrics. “Ma affinché ciò accada – spiega Transport and Environment – sono necessarie norme severe che spingano l’industria a investire in questo settore. Si stima che se in Europa nel 2030 le automobili elettriche venissero per la maggior parte importate, un terzo dei posti di lavoro nel settore manifatturiero andrebbe perso”. Si tratta di un momento fondamentale dunque, che ha spinto la maggior parte delle associazioni ambientaliste a scrivere al ministro dell’Ambiente Sergio Costa perché introduca “obiettivi di vendita obbligatori per i veicoli low e zero emissioni” e per sostenere “obiettivi più ambiziosi di riduzione delle emissioni di CO2 di auto e furgoni, in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi”.


FLEETIME MAGAZINE DIGITALE LUGLIO - AGOSTO - SETTEMBRE 2018  
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