Giugno 2012
n. 49
LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA
La Filarmonica e la grande musica Dopo La Traviata nel Concerto di Novembre, la Filarmonica propone un altro incontro con l’opera. L’idea di Rigoletto nasce innanzitutto da una richiesta per un concerto a Giarole in provincia di Alessandria che anticipa il nostro tradizionale appuntamento del Concerto di Giugno; entrambi gli eventi sono realizzati in collaborazione con la Scuola Musicale di Milano. Credo che sia una bella esperienza poter affrontare alcune pagine di quest’opera. Per quanto riguarda la parte strumentale, con la commissione artistica si è scelto di proporre una prima parte importante, riprendendo dopo tanti anni i Carmina Burana, Finlandia e la marcia dal Tannhäuser con una Filarmonica, da allora, per gran parte rinnovata nell’organico. Mi piace anche questa combinazione Verdi-Wagner, i due colossi della scena operistica dell’‘800, entrambi nati nel 1813. Quella di Orff, poi, è una partitura che considero particolarmente interessante sia perché varia come tempi e carattere, sia perché dà soddisfazione a chi suona e a chi ascolta. Ecco un’altra grande serata che la Filarmonica offre al suo amato pubblico. Carlo Zappa
www.bandafilarmonica.it
Frontespizio della partitura completa di Rigoletto pubblicata a Milano dalla casa editrice Ricordi
Domenica 17 giugno 2012 - ore 21 CONCERTO VOCALE-STRUMENTALE Quadriportico Basilica S. Maria Nuova - Abbiategrasso (MI)
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Come ogni anno, in occasione del Concerto di Giugno ritengo sia opportuno fare il punto sulle iniziative poste in essere dalla nostra Associazione e sulle evoluzioni della nostra vita associativa. Mi sembra importante sottolineare la continua attività di ricerca e perfezionamento artistico portata avanti grazie alla professionalità e alla capacità del Maestro Carlo Zappa e alla partecipazione e alla dedizione di tutti i componenti del nostro complesso bandistico. In questi anni abbiamo assistito ad una costante conferma del livello di eccellenza ormai raggiunto dal nostro sodalizio che si è via via cimentato con iniziative coraggiose offrendo un prodotto da tutti apprezzato e ritengo che anche il programma che offriremo quest’anno si rivelerà all’altezza della tradizione. Giova poi ricordare la continua e costante attività di formazione rivolta ai più giovani che, attraverso la partecipazione ai corsi organizzati dalla scuola Abriani, si avvicinano alla Musica: grazie alla costante assistenza dei nostri insegnanti e dei responsabili della medesima scuola, possono perfezionare le loro capacità costituendo quel serbatoio indispensabile alla vita della Banda Filarmonica. Ricordo al riguardo che ogni anno, in occasione del Concerto di Novembre - e anche quest’anno avverrà la stessa cosa - alcuni giovani allievi entrano a tutti gli effetti a far parte dell’organico del nostro Complesso Bandistico e questo rappresenta uno dei maggiori motivi di orgoglio per tutti noi. Stiamo inoltre valutando nuove iniziative che possano meglio valorizzare il lavoro svolto dai nostri insegnanti e dai responsabili della scuola con l’obiettivo di avvicinare un numero sempre maggiore di allievi. Accanto a queste attività, che rappresentano il cuore della vita della nostra Associazione, c’è poi una serie di iniziative che si prefiggono come obiettivo principale quello di dare la maggiore visibilità possibile anche all’esterno: in questo senso possiamo ricordare l’attività svolta nei confronti di A.N.B.I.M.A. (Associazione che raggruppa tutte le Bande Italiane) dove, grazie anche all’avvenuta elezione di un nostro Consigliere nei Direttivi Provinciale e Nazionale, si sta cercando di porsi come interlocutori delle Bande locali per condividere esperienze e problematiche comuni. Tutto questo e molto altro ancora con l’obiettivo di offrire sempre la miglior immagine possibile della nostra Filarmonica nel rispetto della tradizione, senza quindi trascurare le attività canoniche come la partecipazione alle manifestazioni pubbliche, le tradizionali proposte di concerti ed esibizioni, senza dimenticare la necessaria attenzione a quanto di nuovo possa permetterci di crescere e di sperimentare nuove proposte. Il Presidente Alessandro Bagnaschi
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COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA
Concerto vocale-strumentale PRIMA PARTE
Carl Orff
Carmina Burana
Jean Sibelius
Finlandia
Richard Wagner
Tannhäuser (Marcia)
SECONDA PARTE
RI GOL ET TO Opera in tre atti di Giuseppe Verdi Libretto di Francesco Maria Piave ARIE
Il duca di Mantova Rigoletto Gilda Maddalena Voce narrante
SCELTE
Cho Sam Yeul Park Eun Yong Son Ji Yeong Elena Serra Giuseppe Comincini
Direttore CARLO ZAPPA In collaborazione con la Scuola Musicale di Milano La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione di questa edizione del Concerto vocale-strumentale. In caso di maltempo il concerto si terrà nella Basilica di Santa Maria Nuova.
Col patrocinio della
Città di Abbiategrasso
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GUIDA ALL’ASCOLTO
Carl Orff
Carmina Burana
Carl Orff (1895-1982), musicista tedesco pressoché contemporaneo, si occupò di composizione, pedagogia e didattica. Diplomatosi a Monaco nel 1914, iniziò la sua attività di compositore prendendo come modello prima Debussy, poi Strauss; nel contempo si affermò come direttore d’orchestra a Mannheim e a Darmstadt. Nel 1924 fondò a Monaco, con Dorothea Günther, la Günther Schule, in cui si insegnavano musica, danza e ginnastica. Il grande successo arrivò nel 1937 con i Carmina Burana, prima opera di una trilogia, chiamata Trionfi, che include Catulli Carmina e il Trionfo di Afrodite. I Carmina, prima ancora di essere una composizione musicale, sono un fondamentale documento poetico del Medioevo e sono raccolti nel Codex Latinus Monacenis. Il termine Carmina Burana, coniato dallo studioso Johannes Andreas Schmeller nel 1847 in occasione della prima pubblicazione del manoscritto, è ispirato all’abbazia benedettina di Benediktbeureun, (o Bura Sancti Benedicti fondata nell’VIII secolo da San Bonifacio). I testi sono inframmezzati da note morali e didattiche, com’era d’uso nel Medioevo; la varietà degli argomenti (religioso, ma anche profano e licenzioso) e delle lingue adottate riassume le vicende degli autori, i clerici vagantes (o goliardi) che si spostavano tra le nascenti università assimilandone lo spirito concreto e terreno. Orff riveste ex novo di note testi scritti secoli prima, ed unisce alla chiarezza tonale, all’incisività del ritmo, al suggestivo smalto timbrico, un rimpianto del tempo antico declinato in una maliziosa e personale modernità di accenti. L’opera è strutturata in un prologo e tre parti; nel prologo c’è l’invocazione alla Dea Fortuna imperatrix mundi (“O Fortuna”), seguita da personaggi emblematici dei destini individuali. Nella prima parte si celebra la Veris laeta facies (“Il lieto aspetto della primavera”); nella seconda, In taberna (“All’osteria”), si hanno per lo più canti goliardici; la terza, Cour d’amours (“Le corti dell’amore”) contiene brani che inneggiano all’amore, che si concludono con il coro di grazie (“Ave, formosissima”). Il finale riprende il coro iniziale alla Fortuna.
Finlandia
Jean Sibelius
Jean Sibelius (1865-1957), compositore e violinista finlandese, nacque quando il suo paese era sotto il dominio russo; Sibelius, insieme a Johan Ludwig Runeberg, è simbolo musicale dell’identità nazionale: l’avvicinamento al nazionalismo romantico fu parte importante della sua produzione artistica e della formazione sue idee politiche. Sibelius si colloca da un lato nel solco delle Scuole nazionali della seconda metà del XIX secolo, che cercano di riattivare il rapporto con le tradizioni musicali dei propri paesi e di sfuggire all’influenza della tradizione italofranco-tedesca; dall’altro, propone una soluzione alla crisi della musica nel ‘900 diversa da quella proposta dalla Scuola di Vienna: mentre compositori come Schönberg e Webern abbandonano la tonalità, Sibelius cerca nuova ispirazione nella tradizione più antica. Il poema sinfonico Finlandia si compone di un unico movimento suddiviso in diverse sezioni; quella iniziale è particolarmente impetuosa e dai toni cupi; ne segue una più ritmica e solenne. Verso la fine del brano compare una melodia lenta in seguito ribattezzata Finlandia-hymni. A questa melodia nel 1941 lo scrittore Veikko Antero Koskenniemi adattò un testo. Per la sua bellezza e per la popolarità acquisita, nel 2001 il parlamento finlandese ha presentato una mozione per trasformarlo in inno nazionale, ma la richiesta è stata respinta.
Richard Wagner
Tannhäuser (Marcia)
La prima rappresentazione di quest’opera romantica in tre atti, che Wagner compose su proprio libretto, avvenne a Dresda nel 1845. Come nelle precedenti Rienzi e L’Olandese Volante, il tema della redenzione è al centro della concezione wagneriana. Inoltre qui si fondono leggende medievali con quella di Santa Elisabetta e appare il sempre attuale tema del conflitto tra anima e corpo: la protagonista Elisabetta incarna il puro amore spirituale, induce il pentimento nel cavaliere e trovatore Tannhäuser, irretito dalla dea Venere: essa rappresenta l’amore terreno e sensuale che nell’ouverture dell’opera si esprime in una contorta melodia ricca di cromatismi, che torneranno a dare una connotazione prettamente erotica anche al Tristano e Isotta del 1864. Preso dal rimorso, Tannhäuser si reca pellegrino a Roma per ottenere il perdono dal Papa. Respinto, sta per tornare in potere di Venere, ma Elisabetta, che lo ha sempre amato con fedeltà e dedizione, muore per lui, che a questo punto si salverà.
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RIGOLETTO
Giuseppe Verdi al tempo in cui scrisse Rigoletto
LA SCELTA DEL SOGGETTO Rigoletto è la prima opera della cosiddetta trilogia popolare (Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata), con cui si afferma pienamente il genio drammatico e musicale verdiano. Nessuna altra opera di Verdi - è stato scritto - presenta un equilibrio così perfetto tra elementi lirici e drammatici, nessuna è così ben proporzionata, così ricca di idee nitidamente concatenate e collegate organicamente al tutto. Fu rappresentata per la prima volta l’11 marzo 1851 al teatro La Fenice di Venezia. Il libretto è opera di Francesco Maria Piave, che a Verdi aveva già dato quattro libretti (Ernani, I due foscari, Macbeth, Il corsaro) e ne stava scrivendo un quinto destinato a Trieste (Stiffelio), ed è tratto dal dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse (Il Re si diverte). Per la prima volta, nelle lettere di Verdi, il dramma di Hugo è ricordato il 7 settembre 1849. Verdi stava scrivendo per il teatro di San Carlo di Napoli Luisa Miller, rappresentata 1’8 dicembre di quell’anno, e in una lettera all’impresario napoletano in cui proponeva “un’altra opera da andare in scena il giorno dopo Pasqua del 1850” consigliava il soggetto di Le Roi s’amuse: “bel dramma con posizioni [ossia situazioni] stupende, e in cui avvi due parti magnifiche per la Frezzolini e De Bassini”. Il progetto non andò in porto, ma Verdi non abbandonò l’idea e qualche mese dopo, in una lettera del 28 aprile 1850, il compositore suggerì lo stesso soggetto a Francesco Maria Piave per un’opera da rappresentarsi alla Fenice di Venezia tra il carnevale e la quaresima del 1851: “Il soggetto è grande, immenso,
ed avvi un carattere che è una delle più grandi creazioni che vanti il teatro di tutti i paesi e di tutte le epoche. Il soggetto è Le Roi s’amuse, ed il carattere di cui ti parlo sarebbe Triboulet” [nell’opera di Verdi Rigoletto]. Ma Piave non doveva essere proprio convinto della scelta, e qualche tempo dopo, in una lettera dell’8 maggio 1850 Verdi cercò nuovamente di persuaderlo: “Oh, Le Roi s’amuse è il più gran soggetto e forse il più gran dramma dei tempi moderni. Triboulet è creazione degna di Shakespeare!! Altro che Ernani!! È soggetto che non può mancare”. Come al solito Piave dovette cedere alla volontà del compositore. Restava il problema dell’autorizzazione da parte della censura. Piave ottenne vaghe assicurazioni che il soggetto del dramma di Hugo sarebbe stato permesso.
VERDI E HUGO Vediamo adesso la trama del soggetto da cui Rigoletto fu tratto, Le Roi s’amuse. Lo riassume lo stesso Hugo nella sua prefazione alla prima edizione del dramma: “Un dramma immorale? Davvero? Immorale nel suo fondo? Eccolo, il suo fondo. Triboulet [ossia Rigoletto] è deforme, Triboulet è malato, Triboulet è buffone di corte: triplice miseria che lo rende cattivo. Triboulet odia il re perché è il re, i signori perché sono signori, gli uomini perché non hanno una gobba sulla schiena. [...] Triboulet deprava il re, lo corrompe, lo abbruttisce; lo spinge alla tirannia, all’ignoranza, al vizio; lo molla fra tutte le
Victor Hugo
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Frontespizio di “Le Roi s'amuse” di Victor Hugo (Edizione del 1843)
famiglie dei gentiluomini, additandogli senza posa la moglie da sedurre, la sorella da rapire, la figlia da disonorare. Un giorno, durante una festa, il signore di Saint-Vallier [nell’opera di Verdi, Monterone] penetra fino al re e gli rimprovera apertamente il disonore di Diane de Poitiers. Questo padre a cui il re ha tolto la figlia, Triboulet lo schernisce e l’insulta: il padre leva il braccio e maledice Triboulet. Da qui tutta la storia. Il vero soggetto del dramma è la maledizione del signore di Saint-Vallier. Siamo al second’atto. Questa maledizione, su chi è caduta? Su Triboulet uomo, padre, che ha un cuore, che ha una figlia. Triboulet ha una figlia, tutto qui. Triboulet al mondo non ha che una figlia; e la cela agli occhi di tutti, in un quartiere deserto, in una casa solitaria. La educa nell’innocenza, nella fede e nel pudore; il suo timore più grande è ch’ella cada nel male giacché sa, lui malvagio, la sofferenza che ne deriva. Ebbene. La maledizione del vecchio colpirà Triboulet nella sola cosa al mondo ch’egli ami, nella figlia. Quello stesso re che Triboulet spinge al ratto rapirà la figlia a Triboulet. Il buffone sarà colpito dalla Provvidenza esattamente nel modo del signore di Saint-Vallier. Dopodiché, una volta la figlia sedotta e perduta, tenderà una trappola al re per vendicarla; ma chi ci andrà dentro sarà la figlia. Triboulet ha due allievi, il re e la sua propria figlia, il re che ammaestra al vizio, la
erano giustificati; i problemi con la censura, assai complessi, furono infatti risolti solo a poche settimane dalla prima.
IL TRIONFO DELLA PRIMA
Giuseppe Di Stefano nel ruolo del Duca di Mantova
figlia che fa crescere per la virtù. L’uno perderà l’altra. Vuole rapire per il re la signora di Cossé, e rapisce la propria figlia; vuole assassinare il re per vendicare la figlia, e assassina la figlia”. Verdi, lo si è visto, si entusiasmò di questo soggetto e già nel giugno del 1850, quando ancora lavorava a Stiffelio, si incontrò a Busseto col librettista per discutere l’impostazione che si sarebbe dovuto dare alla tragedia di Hugo. In agosto il compositore spedì il librettista a Venezia con una lettera da consegnare al presidente della Fenice, Carlo Marzari. Verdi temeva i fulmini della censura: “II dubbio che Le Roi s’amuse non si permetta mi mette in grave imbarazzo. Fui assicurato da Piave che non eravi ostacolo per quel soggetto, ed io, fidando nel suo poeta, mi posi a studiarlo, a meditarlo profondamente, e l’idea, la tinta musicale erano nella mia mente trovate. [...] Se ora fossi costretto appigliarmi ad altro soggetto, non basterebbe più il tempo di fare tale studio, e non potrei scrivere un’opera di cui la mia coscienza fosse contenta”. I timori di Verdi
L’11 marzo del 1851 Rigoletto fu rappresentato alla Fenice ed ebbe un enorme successo (“La donna è mobile” fu ripetuta per ben tre volte). Alla prima seguirono venti rappresentazioni. Fu soprattutto successo di pubblico: la critica fu infatti piuttosto negativa nei confronti del libretto, giudicato immorale, e qualcuno attaccò pesantemente anche la musica di questo capolavoro. Ma Verdi considerò sempre Rigoletto una delle sue opere più riuscite. Era consapevole del suo carattere assolutamente nuovo e originale. Ad Antonio Somma, autore del libretto di Un ballo in maschera, Verdi così descriveva l’opera: “Il miglior soggetto in quanto ad effetto che io m’abbia finora posto in musica. Vi sono posizioni potentissime, varietà, brio, patetico: tutte le perizie nascono dal personaggio leggero, libertino del Duca, da questo i timori di Rigoletto, la passione di Gilda, ecc. ecc.”. In una lettera a De Sanctis il compositore descrive Rigoletto come la sua “opera migliore”, a Piave non nasconde il suo carattere “rivoluzionario”, e sono giudizi successivi alla composizione di altri due capolavori, Il Trovatore e La Traviata. Ciò si deve al fatto che per la prima volta la trama del libretto gli permetteva quella “varietà di effetti” che da anni desiderava mettere in musica.
gonfio”. Il 16 novembre Verdi scrisse a Piave perché sollecitasse il permesso di rappresentare l’opera. Ai primi di dicembre giunse la notizia che il libretto era stato proibito: “Sua Eccellenza il Signor Governatore Militare Cavaliere de Gorzkowski”, si legge nella lettera del direttore centrale d’ordine pubblico alla presidenza della Fenice, “mi ha ordinato di partecipare a codesta Nobile Presidenza ch’egli deplora che il poeta Piave ed il celebre maestro Verdi non abbiano saputo scegliere altro campo per far emergere i loro talenti, che quello di una ributtante immoralità ed oscena trivialità”. Il direttore d’ordine pubblico era però un ammiratore di Verdi, e suggerì a Piave il modo di trasformare il libretto per evitare il veto austriaco: era necessario cambiare luogo ed epoca dell’azione (dalla corte di Francia a un ducato indipendente), ma si potevano “conservare al libretto stesso le tinte ed i caratteri originali”. Così Triboulet divenne Rigoletto, Francesco I il duca di Mantova, Blanche Gilda, Maguelonne Maddalena, Saltabadil Sparafucile, il poeta Clément Marot Marullo, Saint-Vallier Monterone e Cossé Ceprano. Il permesso ufficiale di rappresentare Rigoletto arrivò solo il 25 gennaio 1851, ma Verdi aveva già iniziato
RIGOLETTO E LA CENSURA L’11 novembre 1850 il presidente della Fenice scriveva a Verdi che la locale imperial-regia Direzione centrale d’ordine pubblico aveva richiesto di esaminare il libretto di Piave perché Le Roi s’amuse aveva avuto a Parigi sfavorevole accoglienza “per la dissolutezza di cui va
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Leo Nucci nei panni di Rigoletto
da tempo la composizione dell’opera, tanto che il 5 febbraio essa era già terminata. Mancava solo la strumentazione, che Verdi era solito rinviare al momento delle prove e che fu conclusa solo a pochi giorni dalla prima rappresentazione.
HANNO DETTO... Un difetto capitalissimo del Rigoletto è la mancanza assoluta e continua d’invenzione. Tutto è sentito e risentito e, aggiungi, non d’ottimo gusto. “Italia Musicale”, Milano, 18 gennaio 1853 Rigoletto è una fiumana di melodia, un torrente di luce. Si ha un bell’appuntare gli strali della critica contro il vecchio scheletro melodrammatico che ancora sostiene quest’opera; ogni dardo, com’entra in quella massa incandescente ch’è la musica di Rigoletto, si fonde. Gino Roncaglia, musicologo Quando domandavano a Verdi quale delle sue opere preferisse, egli rispondeva che preferiva il Rigoletto, perché il Rigoletto sono parole sue - “lo divertiva”. È necessario aggiungere in quanti sensi, e soprattutto in qual senso illustre va inteso il verbo “divertire”? Alberto Savinio, pittore e scrittore C’è più sostanza e più genuina invenzione ne La donna è mobile che nella retorica e nelle vociferazioni della Tetralogia [di Wagner]. Igor Stravinskij, musicista Servo ma padre, Rigoletto. E nel nome dell’amore paterno Verdi canta, ama e piange come non mai per l’addietro, con libertà assoluta di mezzi... Franco Abbiati, musicologo Padre? Buffone? Oppresso? Vendicatore?
Nessuna di tali definizioni esaurisce la sua figura. Rigoletto ci viene incontro come una persona completa e individuata: la prima creatura viva di Verdi. Massimo Mila, musicologo Tratto dalla guida all’ascolto di Rigoletto “Un Palco all’opera” (Corriere della Sera, 2004)
LE NOVITÀ DI RIGOLETTO
valutazione negativa, questa recensione coglieva nel segno: Rigoletto presenta una mescolanza (che in certi momenti diventa vera e propria compenetrazione) di elementi drammatici, lirici e “comici”. Non c’è bisogno d’indicare quali siano gli elementi drammatici e lirici di Rigoletto, mentre a proposito degli elementi “comici” è necessario specificare in quale accezione viene qui usato questo termine. Ad esempio, è comica la prima scena dell’opera, non tanto per i suoi contenuti, quanto per le affinità con lo stile dell’opera comica, come il dialogo rapido a base di brevi battute, il ritmo vivace, l’orchestrazione brillante: eppure un ascoltatore attento si accorge - messo sulla giusta strada anche dal breve preludio - che questa chiassosa allegria è sovrastata da un senso di oscura minaccia. All’interno di questa scena è collocata la celeberrima ballata del Duca (“Questa o quella per me pari sono”), assolutamente impensabile in qualsiasi precedente melodramma di Verdi; forse Budden esagera quando scrive che “naturalmente, qui ci troviamo in piena opera buffa”, ma ha completamente ragione quando, precisando meglio
Rigoletto ebbe un successo immediato e una rapida circolazione, raggiungendo presto un’enorme popolarità, superiore a ogni altra opera ver-diana, com’è testimoniato dal fatto che molte espressioni del libretto divennero proverbiali: “La donna è mobile”, “Questa o quella per me pari sono”, “Vil razza dannata”, “Vendetta, tremenda vendetta”, e altre ancora. Ma, se il pubblico reagì subito positivamente, la critica restò disorien-tata. Dopo la prima veneziana un recensore passò in rassegna le novità (e le stranezze) nel soggetto, nello stile, nella forma, nella strumentazione, nella vocalità; a un altro sembrò invece che Verdi fosse tornato indietro, a Mozart ed ai suoi contemporanei; a un altro ancora l’opera sembrò totalmente priva d’originalità. Significativa è questa stroncatura: “La mostruosità dell’argomento zeppo di caratteri e senza alcun carattere spiegato, fa sì che non si sappia categorizzare se lo spartito appartenga all’opera seria, semiseria, buffa o che so io”. In effetti, se si Stefania Bonfadelli interpreta Gilda prescinde dalla
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quest’affermazione, rimarca che “Verdi si sta impadronendo di una nuova dimensione artistica che gli permette di abbandonare gli stereotipi tragici, creando questo modello di radiosa eleganza senza danneggiare l’integrità della concezione drammatica”. E non sono questi gli unici momenti “comici” di Rigoletto. È inevitabile pensare ad un’altra opera in cui, come in Rigoletto, tragico e comico sono non solo confinanti ma sovrapposti e inscindibili: Don Giovanni di Mozart. Sempre nella prima scena di Rigoletto, le due bande in palcoscenico e il minuetto su cui si svolge il dialogo galante fra il Duca e la Contessa di Ceprano sono rimandi puntuali proprio a Don Giovanni. Si è dunque costretti ad assolvere l’autore di una delle recensioni citate che, solo apparentemente a sproposito, tirava in ballo Mozart. È giusto sottolineare i molti elementi di novità di Rigoletto, ma non bisogna perdere di vista il fatto che quest’opera usa un linguaggio sostanzialmente uguale a quello delle precedenti opere di Verdi: la novità sta ancora una volta nel modo di usarlo, plasmandolo in forme nuove e più libere, per non parlare della ricchezza delle idee e della felicità dell’invenzione melodica, che si sottraggono a qualsiasi tentativo di spiegazione. “Senz’arie, senza finali, con una filza interminabile di duetti”, così Verdi stesso descrisse sinteticamente la sua opera: esagerava, ma effettivamente una sola aria ricalca il vecchio schema bipartito e mancano del tutto (caso unico nell’intera produzione di Verdi) i tradizionali concertati di fine atto, mentre i duetti hanno cospicua importanza. Ma il momento che più stupì i contemporanei per la sua novità fu il quartetto dell’ultimo
atto: quattro personaggi - di cui due risolutiva con il concetto che non c’è dialogano fra loro, mentre gli altri due li quindi ragione di piangere. Questa parola spiano, non visti e ignorandosi è fornita dalla seconda metà del duetto”. reciprocamente - e quattro diverse melodie sovrapposte, che esprimono Tratto da “Verdi”, Mauro Mariani parole, pensieri e situazioni (Giunti Lisciani Editori) profondamente differenziate. La scena che segue questo quartetto si distacca ancor più nettamente dalle forme operistiche tradizionali: è una scena d’azione, che non può essere messa sotto nessuna delle etichette a disposizione per catalogare le varie parti d’un’opera. La densità del quartetto si rarefa in uno scambio di frasi brevi, nervose, sus-surrate, ora declamate, ora cantabili, mentre l’orchestra assume un ruolo da coprotagonista. L’opera può dirsi conclusa con queste due scene così nuove e così potenti ma prosegue con un duetto piuttosto convenzionale rispetto a quanto si è ascoltato subito prima. Mila ha ragione, quando scrive che “musicalmente non è spregevole” e che il suo difetto è che “teatralmente è ridicolo che Gilda emerga ancora un poco dal suo sacco per cantare un lungo discorso [...] perché Gilda è morta nel momento in cui ha varcato la soglia dell’osteria”. Ma ha ragione anche Budden, quando scrive che “l’uso, oggi fortunatamente caduto, di tagliare questo pezzo è completamente estraneo allo spirito del dramma. Per quanto melodrammatico sia, Rigoletto non è Grand Guignol. Come in ogni tragedia greca, il suo finale dovrebbe Rigoletto (Leo Nucci) scopre Gilda morente (Elena Mosuc) contenere una parola Teatro alla Scala, 2010
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IL MIO PRIMO CONCERTO DI NOVEMBRE I NUOVI ALLIEVI RACCONTANO Lo scorso 19 novembre un foltissimo pubblico ha assistito al tradizionale Concerto della Filarmonica, quest’anno declinato in chiave operistica. Con la collaborazione della Scuola Musicale di Milano, e di tre splendide voci, la Filarmonica ha infatti “messo in scena” una trascrizione dell’opera La Traviata di Giuseppe Verdi. Il concerto, applauditissimo, ha visto, come da tradizione, l’inserimento in organico di alcuni nuovi bandisti provenienti dalla Scuola Allievi “Corrado Abriani”. Abbiamo chiesto loro di raccontare come hanno vissuto l’inserimento in banda, le prime prove con Carlo Zappa, e soprattutto l’emozione del primo concerto. Per me non è stato difficile ambientarmi con gli altri bandisti e con il maestro. Già dalla prima prova ho conosciuto tante persone nuove oltre al mio insegnante (Cecco) e agli altri ragazzini (con i quali adesso formiamo un bel gruppo). Una persona “speciale” che ho conosciuto è Maurizio, o meglio Ice, abbreviazione di Ice Man, che ha aiutato me e Ilaria (che ha debuttato con a me) a imparare nuove tecniche per suonare meglio da soli e con agli altri. Un’altra persona che ho conosciuto è Raffaele, che per me e Ilaria ha trovato i soprannomi di Tip (lei) e Tap (io). Ho scoperto poi la “tradizione” di andare al Cantinone dopo la prova del venerdì, e anche questo ha contribuito a farmi conoscere meglio molti altri bandisti. Durante le prove ho conosciuto a più fondo il maestro Carlo Zappa: secondo me è un bravissimo direttore. Ha molta pazienza con noi ragazzi e spiega le cose in maniera molto chiara e precisa; oltre ai consigli su come suonare, dà molte altre informazioni, arricchendo la nostra cultura musicale. Canta anche discretamente bene, anche se in maniera diversa dai cantanti che si sono poi esibiti con noi, anche perché erano dei veri cantanti lirici. Quindi non ho trovato particolari difficoltà nell’integrarmi e suonare con la banda; naturalmente si migliora prova dopo prova, oltre che alle lezioni settimanali con Cecco, nelle quali provavamo ancora La Traviata per perfezionare i punti più difficili, cosa che facevamo anche con il prezioso aiuto di Ice, nel pomeriggio del sabato, fermandoci dopo la lezione. Sono dunque arrivato pronto alla sera del mio primo concerto; nel momento in cui, durante le
premiazioni, hanno detto il mio nome, ho fatto il mio ingresso ufficiale in Filarmonica. È stato un momento bellissimo e molto emozionante. Penso che d’ora in poi avrò sempre più conoscenze nel campo musicale, e sicuramente mi divertirò molto suonando con gli altri. Ludovico Pareti Le prime prove mi annoiavano perché non ero abituata a stare alzata fino a tardi per suonare, ma poi mi sono abituata; dopo il Concerto di Novembre mi mancavano, e alla sera non sapevo cosa fare! Il maestro Carlo Zappa è molto simpatico e socievole: quando sono arrivata mi sono sentita a mio agio perché mi ha accolta con gentilezza. Al concerto non ero molto emozionata: le mie parti erano facili, non potevo sbagliare. In divisa mi sentivo in imbarazzo, anche se non era la prima volta che la indossavo in pubblico. Quando poi mi hanno consegnato l’attestato ero agitata perché hanno detto il mio nome davanti a tutti. Tanita Lafirenze Quando sono arrivato al Teatro Fiera la sera del concerto di Novembre, non ero agitato: mio papà ogni anno suona in questo concerto ed io l’ho sempre accompagnato; quindi mi sono sempre sentito a mio agio in questa situazione. Però, man mano che si avvicinava l’inizio del concerto, la tensione aumentava ed avevo paura di sbagliare tutte le note. Quando si è aperto il sipario ero tesissimo, ma dopo il primo pezzo mi sono rilassato ed è andato tutto liscio. Simone Ramezzana Il 19 novembre 2011 la banda Filarmonica ha eseguito brani scelti da La Traviata di Verdi per il Concerto di Novembre. Per la prima volta anch’io ero nell’organico. Ho iniziato a partecipare alle prove con il Maestro Zappa alla fine di agosto; ciò 9
che mi ha colpito di più è come i suoni degli strumenti si amalgamassero perfettamente. Dopo molte prove ero finalmente pronta per il mio primo concerto. Durante la serata ero molto tesa poiché avevo paura di sbagliare. Ricordo che in molti mi chiesero se stessi bene, perché ero molto agitata e taciturna, al contrario del mio solito. Alla fine del secondo atto c’è stato un piccolo intervallo preceduto dalle premiazioni e dalla consegna degli attestati ai “nuovi arrivati” nell’organico. In quel momento mi sono sentita molto sollevata e durante il terzo atto mi sono tranquillizzata completamente. Alla fine del concerto ero molto felice di essere riuscita a suonare un’opera così complessa come La Traviata: grazie al Maestro e ai suoi preziosi consigli ci sono riuscita. Ilaria Bartsch La mia prima prova in Filarmonica è stata nel settembre 2011. Il primo brano che ho suonato è stato un pezzo da La Traviata: è stato difficile perché non riuscivo a suonare a tempo con tutti gli altri bandisti. Le altre prove sono state migliori, perché mi sono esercitato a casa e in Filarmonica con il mio insegnante Francesco Broglio. Poi è arrivato il giorno del mio primo concerto in Filarmonica. Il Concerto di Novembre per me è stato molto importante perché “entravo veramente” in banda. A un certo punto mi hanno chiamato per premiarmi con gli altri nuovi allievi e mi hanno dato l’attestato per aver completato le lezioni di teoria e di strumento. Ero molto emozionato perché c’era tutta quella gente davanti a me che applaudiva. Anche durante il concerto ero emozionato, ma poco, perché lì non mi vedeva nessuno, tranne mio fratello Paolo, che suona la tromba. Il maestro Zappa è giovane e scherzoso con tutti, fa battute ed è molto allegro. Devo ringraziarlo perché ci ha fatto fare delle prove bellissime e ringrazio anche il mio maestro di sax Francesco Broglio e tutta la Filarmonica. Daniele Cavallotti
LA FILARMONICA IN VETRINA Il concerto di Novembre 2011 ha visto la felice collaborazione della Filarmonica con la pasticceria Besuschio, che ha dedicato una vetrina all’evento. L’iniziativa è scaturita da un’idea di alcuni bandisti che ne hanno steso il progetto: Giorgio Borghi, Francesco Broglio, Andrea Ramezzana. All’allestimento hanno contribuito Andrea Bartsch, Stefano Pareti, Stefano Ramezzana, Maurizio Sangalli e Alex Di Lenardo, mentre al reperimento degli oggetti che ricordano momenti e personaggi dell’opera hanno collaborato Ernesto Balzarotti, Sonia Paiano e Andreina Zappa. Il dipinto che evoca un’orchestra all’opera è stato eseguito da Pio Cocomazzi. La Filarmonica esprime la sua riconoscenza ad Andrea Besuschio, titolare della pasticceria, per aver dato la sua disponibilità ad accogliere questa proposta e ringrazia tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questa iniziativa.
SFILATA CON LA BÜRGERGARDE DI ELLWANGEN In occasione della Fiera di San Giuseppe, rappresentanti delle contrade cittadine in Abbiategrasso ha ricevuto la visita delle costume tipico ed una delegazione del delegazioni delle due città gemellate, la Corpo dei Fucilieri di Ellwangen: 36 elementi francese Langres e la in costume tradizionale, tedesca Ellwangen. con trombe, tamburi e, Lo scopo, quello di far ovviamente, fucili. conoscere loro le bellezze Il corteo è partito dal della città e del territorio, è piazzale antistante il stato pienamente raggiunto complesso dell’Annunciata anche grazie al soleggiato ed ha percorso le vie più week-end primaverile. importanti della città fino a Ad un evento del genere la piazza Marconi ed alla musica non poteva certo Fiera, ove la mamancare: la Filarmonica ha nifestazione si è conclusa. infatti partecipato, nel Paola Magnaghi pomeriggio di sabato 17 marzo, ad una sfilata un po’ particolare. Erano infatti Il Meister e il vicemaestro Bellati presenti, oltre alla banda, i
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CHI BEN COMINCIA… MUSICA, CIBO E GIOCHI PER APRIRE LA NUOVA STAGIONE Domenica 19 febbraio i musicanti e gli amici della Banda Filarmonica si sono ritrovati per il pranzo sociale, che ha segnato come di consueto l’apertura di una nuova stagione ricca di appuntamenti e di buona musica. La banda ha sfilato lungo le vie della città in un percorso che si è snodato dalla sede di via Alfieri alla chiesa di San Pietro, facendo tappa al cimitero per ricordare ed omaggiare i defunti della Filarmonica. Dopo la Messa di suffragio celebrata in San Pietro, il corteo è ritornato in sede, accompagnato da un folto seguito di amici e famigliari dei musicanti. Grazie all’aiuto dei nostri volontari e degli amici della Cappelletta è stato imbandito un pranzo per oltre 100 persone, che ci ha
dato l’occasione di ritrovarci tutti insieme dopo la pausa invernale nella nostra “casa”, di cui proprio quest’anno ricorrono i 10 anni dalla costruzione. Tra una portata e l’altra – servite come da tradizione dai più giovani tra i musicanti – abbiamo avuto l’opportunità di conoscere meglio le nuove leve della Filarmonica ed i nuovi eletti a seguito del rinnovo delle cariche sociali. La giornata si è chiusa con una ricca tombolata, animata dai bambini che estraevano i numeri vincenti e dalle nostre “veline” addette al tabellone segna-numeri e alla consegna dei premi. Andrea Capelli
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LA FILARMONICA IN CAMPAGNA Con l’arrivo dei primi caldi raggi del sole primaverili la banda Filarmonica porta l’augurio di un buon raccolto agli agricoltori delle cascine del territorio abbiatense. I giri delle cascine, che hanno tenuto impegnati noi bandisti per tre domeniche nei mesi di marzo e aprile, sono un’occasione per trascorrere del tempo insieme e per divertirsi stando a contatto con la natura e a una realtà sempre più distante e sconosciuta per coloro che vivono in città. Questi appuntamenti riempiono tutti di felicità e allegria. Molti agricoltori, per dimostrare la propria gratitudine, offrono a noi bandisti un piccolo rinfresco ricco di pizzette, torte e panini sempre ben accetti. I giri delle cascine inoltre costituiscono un ottimo trampolino di lancio per i nuovi allievi che sono ormai pronti per entrare a far parte dell’organico e permettono agli altri bandisti di consolidare le amicizie e di farne di nuove. Un dovuto ringraziamento è rivolto agli agricoltori che ogni anno attendono come un appuntamento fisso l’arrivo di noi bandisti nelle loro cascine e che con un significativo contributo sostengono da molto tempo la banda Filarmonica. Chiara Magistrelli
AUGURI MUSICALI Come ogni anno la Banda Filarmonica ha portato gli auguri di un felice Natale a suo modo. Come? Ovviamente con l’armonia delle note musicali. Circa un mese prima di Natale i componenti della banda si sono recati ogni domenica presso le case dei loro “affezionati” e per le vie della città per portare il proprio augurio. Queste domeniche, che hanno avuto come sottofondo Jingle bells e il tradizionale Piva piva, trasmettono ai passanti, che siano nonni, genitori o bambini, la classica atmosfera natalizia. Certo, per chi suona queste giornate rappresentano un impegno gravoso (il
freddo, gli strumenti gelati...) ma ampiamente ripagato dall’affetto e dalla simpatia dei nostri amici e seguaci! Ancora più soddisfacente e appagante è la Piva: per tutta la notte di Natale due gruppi di volenterosi musicanti suonano di casa in casa per portare gli auguri. Questa è un’altra delle numerose iniziative che la Banda Filarmonica mette in campo e che serve per farsi conoscere sempre di più ai cittadini abbiatensi e non solo.
Disegno della musicante Manuela Bassetti
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Eleonora Bagnaschi
CONCERTO DEL 25 APRILE
“FIATO… ALLA FANTASIA” È questo il filo conduttore del concerto del 25 aprile che la banda Filarmonica ha presentato quest’anno: un programma tutto all’insegna del fantastico e dell’immaginario. Le atmosfere di ispi-
razione fiabesca della suite Shéhérazade di Rimsky-Korsakov si sono alternate a colonne sonore di famosi film di animazione, come Shrek, Il Principe d’Egitto, I pirati dei Carabi e Hook - Ca-
pitan Uncino. Tutte musiche di grande effetto che fanno viaggiare la fantasia nella magia e nella leggerezza delle fiabe facendo rivivere il bambino che è dentro ognuno di noi.
MUSICA E FIABA “C’era una volta in un paese lontano...”. Sin da quando eravamo bambini basta questa formula per trasportarci nel mondo dell’immaginario e nella liberazione della fantasia. La narrazione di una fiaba inizia sempre con un’espressione che esprime la fuoriuscita dal tempo e dallo spazio reale e termina con un’altra frase che reintroduce nella realtà comune: “… e vissero felici e contenti”. Si può dire che la fiaba è la narrazione di un’immaginazione, di una fantasia, ma anche una rivelazione di un’esperienza vissuta a distanza dalla realtà e, al tempo stesso, è specchio di una verità. La vera forza della fiaba risiede nella sua capacità di comunicare emozioni, senza esprimerle in maniera esplicita; ha un modo elementare di raccontare fenomeni e trame complesse, utilizzando un linguaggio che si lascia interpretare. Quando una fiaba è musicata, oltre ad accrescere l’attrattiva del racconto, assorbe ed amplifica il contenuto emozionale. Uno degli aspetti magici della musica è proprio il suo potere di evocare: i suoni aggiungono tutta una serie di sensazioni misteriose e impalpabili, capaci di risvegliare magicamente emozioni e stati d’animo. La musica, come la fiaba, comporta lontananze di tempo e di spazio, ed è veramente un campo magnetico in cui
convergono da ogni parte segreti e visioni inesprimibili. La fiaba si offre come spunto per tragitti musicali magici e fantastici, capaci di spalancare favolosi sipari, grazie alle capacità erranti e migratorie dei suoni; essa ha compiuto prodigi sui pentagrammi e ha offerto il ‘la’ a compositori quali Tchaikovsky, Prokofiev, Rimsky-Korsakov, Busoni, Puccini, Stravinskij; più che l’intreccio narrativo, talvolta frammentario (come in Ma mère l’oye di Ravel) o incompiuto (come in Turandot di Puccini), i testi fiabeschi a cui i compositori si sono ispirati spaziano dalla fiaba popolare di ogni tempo e luogo alle fiabe d’autore più note della cultura europea ed extraeuropea (da Basile e Perrault a Le mille e una notte, da Gozzi, Grimm, Hoffmann ad Andersen, Afanasjev, Saint-Exupéry e Calvino, fino alle fiabe ‘moderne’, ricche di nonsense e di tecniche surrealistiche). Lanciando uno sguardo sulla produzione di fiabe musicali dall’Ottocento ad oggi, ne emerge un quadro che rivela quanto il tema fiabesco sia, in campo musicale, un’esperienza cruciale, capace di dar vita alle più varie forme, dal balletto alla suite sinfonica, dall’opera lirica al musical, a conferma dell’universalità della fiaba e della sua flessibilità e adattabilità. Ne ricordiamo qui solo alcune tra le più note, iniziando da quel vasto repertorio fiabesco che ha ispirato a molti compositori, 13
Leonardo Pecoraro consegna il riconoscimento dell’ANBIMA ad Enrico Bianchi per i suoi 60 anni in Filarmonica
soprattutto Russi, le musiche per i più famosi balletti: Il lago dei cigni, balletto in 4 atti musicato da Pëtr Il’ič Tchaikovskij (1840-1893) su soggetto di Vladimir Begisev e Vasilij Gelcer da una fiaba di J.K.A. Musaus. Nel giardino di un sontuoso castello si festeggia Siegfried, che compie 21 anni; il giorno dopo, durante un ballo, egli dovrà
scegliere una fidanzata. Ma Siegfried non si sente attratto dall’idea e a sera decide di andare a caccia. Il secondo atto si svolge sulla riva di un lago, è notte e dei cigni si mutano in fanciulle. Odette, la più bella, gli narra di essere vittima, con le sue compagne, dell’incantesimo di un perfido mago e che sarà liberata solo dall’uomo che l’amerà in assoluta fedeltà. Il principe, innamoratosi, la invita al ballo. Ma il mago, nascosto nel buio, ha udito tutto a trama un inganno. Nel terzo atto, nella sala da ballo del castello, arriva un cavaliere (il mago travestito) con la figlia, in cui Siegfried crede di riconoscere Odette e perciò la sceglie come sposa, tradendo il giuramento e segnando la fine di Odette. Nel quarto atto Odette è disperata, ma Siegfried le spiega l’inganno e la forza dell’amore vince sulla forza del male. La bella addormentata, ballet-féerie in un prologo e 3 atti, musicato da Pëtr Il’ič Tchaikovskij (1840-1893) su soggetto di Marius Petipa e Ivan Vsevoložskij-Gerngrass. Oltre a Tchaikovskij moltissimi altri compositori sono stati attratti da questa fiaba di Charles Perrault, contenuta nella sua raccolta Contes de ma mère l’oie (1696), e presente, con molte varianti, anche nelle raccolte di Basile, di Calvino e dei fratelli Grimm (Kinder und Hausmärchen, Fiabe per bambini e famiglie). Lo schiaccianoci, balletto fantastico, in 2 atti e 3 quadri, di Pëtr Il’ič Tchaikovskij, su soggetto di Marius Petipa dal racconto Schiaccianoci e il Re dei topi di E.T.A. Hoffmann nella versione di A. Dumas padre. Alla vigilia di Natale in casa del sindaco si prepara una grande festa. Tra gli ospiti, il mago Drosselmayer regala a Clara, la figlia del sindaco, uno Schiaccianoci. A mezzanotte Clara si addormenta e sogna un esercito di topi che
irrompono nella sala, distruggendo gli addobbi dell’albero di Natale. Lo Schiaccianoci si anima al comando di un piccolo esercito e sfida il re dei topi e lo uccide. Clara e lo Schiaccianoci si trasformano in principe e principessa che danzano in una magica foresta tra i fiocchi di neve. Dopo altre magiche avventure (il mondo dei confetti, il castello delle caramelle...) Clara si sveglia e pensa Il balletto “Lo schiaccianoci” in scena nel dicembre 2011 con gioia al suo sogno all'Opera di Roma incantato. Il bacio della fata, balletto allegorico in un atto e nascosto in un uovo. Ivan lo rompe e Kaščej 4 scene musicato da Igor Stravinskij (1882-1971) muore. Tutti tornano liberi e Ivan può riunirsi alla su suo soggetto, dalla fiaba La vergine dei ghiacci sua amata. Dal balletto Stravinskij ha ricavato 3 di Hans Christian Andersen, e dedicato alla suites per orchestra ed alcune trascrizioni per memoria di Tchaikovskij. Stravinskij ne ha anche violino e pianoforte. ricavato una suite sinfonica sotto il titolo di La scatola dei balocchi, ballet pour enfants in un Divertissement, eseguita nel febbraio 1931 e atto e 4 quadri, musicata da Claude Debussy pubblicata a Parigi nel 1938. (1862-1918) su soggetto e costumi di André L’uccello di fuoco, balletto fantastico in 2 quadri Hellè. In Italia il balletto è stato allestito molte ispirato alla leggenda russa Kaščej l’immortale già volte, la prima rappresentazione risale al 1923, a musicata da Rimsky-Korsakov nel 1902 (e simile Milano, con le marionette della Compagnia Colla. alla fiaba L’uccello d’oro dei Grimm), musicato da In un negozio di giocattoli, dove danzano Igor Stravinskij con coreografia di Michel Fokine e Pulcinella, Arlecchino, Colombina, bambole e dedicato a Andrei Rimsky-Korsakov. Una notte lo soldatini, nasce una storia d’amore tra una zarevič Ivan trova nel giardino incantato un albero bambolina e un soldatino. Quest’ultimo ingaggia dai frutti d’oro, sul quale è posato un uccello una battaglia col rivale Pulcinella e, dopo essere splendente con le piume d’oro; Ivan riesce a stato guarito dalle ferite riportate, per opera della catturarlo, ma lo libera in cambio di una sua bambolina amata riesce a sposarla. I due penna d’oro. Al sorgere del sole, Ivan sente dei innamorati si ritroveranno alla fine in una fattoria, lamenti provenire da un castello: sono le dove hanno fortuna allevando pecore. principesse, tenute prigioniere del mago Kaščej, Ma se la forma del balletto ha sempre attratto i tra le quali c’è anche la fanciulla da lui amata. compositori di scuola Russa, ma non solo, la Mentre va a liberarle, viene catturato dai mostri forma della Suite sinfonica, ispirata alla fiaba, ha che sono di guardia e si difende dai loro malefici riscosso nei secoli altrettanto successo, grazie alla penna d’oro, che appena scossa fa regalandoci musiche di grande intensità e apparire l’uccello di fuoco, il quale rivela ad Ivan fascino. che il segreto dell’immortalità di Kaščej è Schéhérazade, suite sinfonica in quattro
Alessandra Amato e Igor Yebra nel balletto “Il lago dei cigni” 14
movimenti di Nikolaj Rimsky-Korsakov (18441908). La bella principessa, protagonista della raccolta di fiabe persiane Le mille e una notte (scritte intorno al X secolo d.C.), sposa un crudele re che uccide le proprie mogli la notte successiva alle nozze. Ma Schéhérazade racconta al re, per mille notti, un gran numero di fiabe che lo affascinano; alla fine, conquistato dalle virtù della fanciulla, decide di vivere per sempre con lei. Sulla musica della suite di Rimsky-Korsakov il coreografo Michel Fokine ideò poi un balletto. Con lo stesso titolo Maurice Ravel nel 1903 compose Tre liriche per canto e orchestra su testi di Tristan Klingsor. L’apprendista stregone, scherzo sinfonico per orchestra di Paul Dukas (1865-1935), liberamente ispirato alla ballata di Goethe Der Zauberlehring (1797). Racconta le peripezie di un apprendista stregone che, in assenza del maestro, utilizza maldestramente una formula magica per ordinare a una scopa e a un secchio di pulire il pavimento al suo posto. Pierino e il lupo, favola sinfonica per voce recitante e orchestra su soggetto e musiche di Sergej Prokofiev (1891-1953). All’inizio della partitura l’autore dichiara che la finalità dell’opera è far conoscere ai bambini gli strumenti dell’orchestra. La partitura fu poi elaborata come balletto e in questa forma fu rappresentata per la prima volta nel 1940. L’usignolo, conte lyrique in 3 atti musicato da Igor Stravinskij (1882-1971) su soggetto proprio e di Stepan Mitusov dalla fiaba L’usignolo di Andersen. Dalla partitura dell’opera il compositore ricavò inoltre il poema sinfonico Le chant du rossignol. Narra di un antico imperatore della Cina che viveva in un castello di porcellana e aveva immensi giardini, dove un usignolo cantava divinamente. L’imperatore lo invitò a corte e lo ascoltò commosso. Ma un giorno l’imperatore del Giappone mandò all’imperatore della Cina un usignolo meccanico che fu preferito all’usignolo vero. Quando quello meccanico si ruppe, l’imperatore si ammalò ed era quasi in punto di morte quando tornò l’altro
usignolo, che cantò così bene che la Morte si distrasse, dimenticandosi di portar via l’imperatore. L’usignolo chiese all’imperatore di essere lasciato libero: sarebbe tornato a cantare per lui, ma avrebbe allietato tutti, umili e potenti, con i suoi gorgheggi. Tra le già citate forme La fiaba del soldatino di stagno nel film “Fantasia 2000”, sulle note del d’arte, l’opera lirica è forse Concerto per pianoforte n.2 in fa maggiore di Shostakhovich quella che più si addice alla rappresentazione in musica della fiaba, che Turandot riuscirà a scoprire il suo nome, che a viene così messa in scena oltre che musicata. Pechino nessuno conosce, lui sarà pronto a Ne ricordiamo le più famose, insieme ad alcuni morire; altrimenti dovrà accettarlo come sposo. esempi di fiabe musicate per voci soliste e coro. Turandot non esita a sottoporre a tortura Turandot, dramma lirico in 3 atti e 5 quadri l’innocente schiava Liù per cavarle di bocca il musicato da Giacomo Puccini (1858-1924) su nome da pronunciare; Liù, che è innamorata di libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, Calaf, pur di non rivelarne il nome si uccide. Il opera lasciata incompiuta per la morte del sacrificio della giovane schiava turba Turandot, Maestro. Si ispira all’omonima fiaba teatrale di nel cui cuore si è insinuato un sentimento Carlo Gozzi suc-cessivamente rielaborata da d’amore per lo straniero. Così, quando Calaf le Friedrich Schiller. È ambientata in una Cina rivela il suo nome, Turandot annuncia al padre remota, dove una prin-cipessa bellissima, che lo straniero si chiama “Amore”, tra il giubilo insensibile e sanguinaria ha fatto il sacro voto di della folla. sposare solo il pretendente che saprà sciogliere i Il flauto magico, opera tedesca in 2 atti, tre enigmi da lei proposti; chi sbaglia pagherà con la vita, perdendo la testa. Quando però alla reggia arriva Calaf, che si presenta come Principe Ignoto non solo nobile e bello, ma anche avveduto enigmista, le cose cambiano. Egli risolve gli indovinelli e la principessa, disperata, supplica il padre di non darla in sposa allo straniero. Calaf propone quindi a sua volta un L'apprendista stregone nel film “Fantasia” di Walt Disney, enigma: se prima dell’alba accompagnato dalla musica dell'omonima composizione di P. Dukas
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musicata da Wolfgang Amadeus Mozart (17561791) su libretto di Emanuel Schikaneder ed in parte ricavato dal racconto Lulu oder die Zauberflöte di Margarethe Dedekind. La trama dell’opera costituisce un complesso ed esteso arazzo, in cui si intrecciano personaggi e situazioni ed è basata in parte sulla storia di un cacciatore di uccelli ed un flauto magico ed in parte su rituali e ideali della massoneria. Nel finale l’eroe è visto unito all’eroina mentre un coro inneggia al trionfo della virtù. Il canto del lamento, fiaba musicale per solisti, coro e orchestra di Gustav Mahler (1860-1911) su testo proprio, ispirato all’omonimo racconto fiabesco di Ludwig Bechstein, e alla fiaba L’osso che canta dei Grimm. La fiaba è in 3 parti: 1. Fiaba della foresta. Una Regina offre la propria mano a chi troverà un fiore rosso nascosto nella foresta; due giovani si accingono all’impresa, ma il più anziano uccide il rivale e lo seppellisce sotto un salice. Si avvia poi alla reggia per sposare la Regina. 2. Il menestrello. Un giorno un menestrello si ferma sotto il salice e vedendo nella sabbia un ossicino pensa di farne un flauto, ma quando suona l’ossicino canta da solo e narra la storia del delitto. Il menestrello decide di portarlo alla reggia. 3. Scena di nozze. Al castello c’è la festa di nozze, ma la triste storia che esce dal flauto terrorizza tutti e le mura del castello crollano. Terminiamo questa carrellata con alcuni esempi di musical, versione moderna dell’ottocentesca opera lirica. Cats, musical in 2 atti di Andrew Lloyd Webber (1948), basato sulla raccolta Old Possum’s Book of Pratical Cats e su altri scritti inediti di Thomas Stearns Eliot. I gatti si riuniscono sopra un mucchio di immondizie per il Jellicle Ball, una festa che si tiene ogni anno e durante la
Una scena del musical “Cats”
quale ad uno di loro viene data l’opportunità di vivere una nuova vita; toccherà alla gatta Grizabella, un tempo affascinante, ora malandata, la sorte di rinascere nuovamente, mentre la serata e il ballo si concludono. New Year (Anno nuovo), opera in 3 atti su musica e libretto di Michael Tippett (1905-1998) composta su commissione del Grand Tamino fra gli animali Opera di Houston, del Litografia di Emanuele Luzzati per “Il flauto magico” Festival di Glyndebourne e della BBC. un ruolo sempre più importante della musica nei Inizialmente concepita come musical, venne poi film di animazione, sino a diventarne elemento realizzata in forma di opera, con songs, numeri fondamentale e di grande successo. di danza ed elementi di musica leggera e popolare. La vicenda contrappone due mondi, Gianni Rainoldi l’oggi e il domani, in cui sono possibili i viaggi nel tempo. Un pilota di una navicella spaziotemporale, guidata dal computer Mago Merlino, anziché andare nel futuro dove era diretta, finisce nel passato. I due mondi così si incontrano proprio nel giorno in cui si festeggia il Capodanno. Il pilota incontra una giovane psicologa che non riesce ad inserirsi nella vita reale. L’incontro farà bene alla giovane che, alla partenza del pilota, riuscirà a guardare al futuro con maggior fiducia, proclamando il suo sogno di “una sola umanità, una sola giustizia”. Il binomio fiaba-musica non si è rivelato una realtà statica, bensì fortemente capace di evolversi seguendo il progredire delle forme e delle tecniche di comunicazione. Alla parola della fiaba raccontata si è così sostituito il disegno, nelle sue tecniche via via sempre più evolute, sino a diventare un racconto globale audiovisivo: parola + immagine + musica + colori + effetti speciali. Il pioniere di questa evoluzione è stato Walt Disney nel 1940 con il primo storico esperimento di musiche classiche abbinate a disegni animati che rappresenta il trionfo cinematografico di suoni e colori, Fantasia. Nel film del 1940 e nel sequel Fantasia 2000 sono presenti sia favole musicate (Lo schiaccianoci, L’apprendista stregone, L’uccello di fuoco, Il soldatino di stagno) sia musiche trasformate in immagini (La Quinta Sinfonia di Beethoven o la Toccata e fuga in re minore di Bach); ciò ha aperto la strada ad 16
Una scena di “Pierino e il lupo” dell'illustratrice Alessia Girasole
DUE EX-ALLIEVI: STESSA SCUOLA, STORIE DIVERSE Incontriamo due musicanti della Filarmonica che, pur avendo mosso i loro primi passi all’interno della scuola della banda, hanno poi percorso due strade molto diverse, sebbene accomunate dalla passione per la musica. Giorgio Magistrelli: prima allievo della scuola della Filarmonica, poi studente di conservatorio, adesso insegnante della scuola allievi della banda. Come ti è nata la passione per la musica? Mi ricordo che ero piccolino e a Natale mi hanno regalato un sassofono di plastica, uno di quei giocattoli che fanno solo 8 note. Io ho iniziato a suonarci dentro e mi piaceva: la mia voglia di suonare è cominciata con un giocattolo. Poi, dopo qualche tempo, ho detto a mio papà: “A me piacerebbe suonare in banda”. Mio papà lavorava insieme a Enrico Lucini, che faceva parte della Filarmonica (primo clarinetto solista) e che era diplomato in clarinetto; quindi ha chiesto a lui come si faceva a entrare in banda. Io ho cominciato a prendere contatto con lui e mi sono iscritto. Ma è stato lui il tuo primo insegnante? No, il mio primo insegnante è stato Marco Sciocchi, che mi ha insegnato teoria. Quando ho cominciato io, la scuola allievi era solo su base volontaria: musicanti con esperienza e conoscenze specifiche insegnavano i loro strumenti e la teoria. Io avevo lezione tutti i martedì e venerdì sera alle nove al bar delle ACLI, un bar zeppo di fumo! La nostra aula di insegnamento era nella cantina del bar. Dopo un anno, a giugno, mi hanno dato il sax contralto. Quel giorno un signore mi ha detto: “Toh, nan, questo è il sax”, e io ho chiesto: “Va bene, ma come si fa?”. “Tì bufa!”. Basta, “soffia”; e per tre mesi io a casa ho detto: “Chissà qui come si suona?”. Cose impensabili nella scuola di oggi! A ottobre è iniziata la vera e propria scuola; l’ANBIMA aveva messo a disposizione un insegnante per le bande. Il primo insegnante extra banda era il professor Nazzi, un clarinettista: ha impostato una classe di teoria che hanno frequentato tanti dei ragazzi che poi sono entrati in banda. Io, siccome la teoria l’avevo iniziata l’anno prima, ho frequentato le lezioni di strumento. Eri un allievo volenteroso? A dire il vero non tanto. Io, come tanti dei miei allievi, studiavo all’ultimo momento e sono sicuro che il mio insegnante se ne accorgeva, come io mi accorgo quando lo fan-
no i miei. Bisogna superare il primo mese, in cui si fatica ad emettere suoni; poi l’impegno cresce con il miglioramento e il piacere di fare musica. Come è maturata la tua decisione di proseguire e di arrivare a diplomarti? Alla fine delle medie ho iniziato a sentire l’interesse di imparare a suonare sempre meglio e quindi mi è nata la voglia di proseguire col conservatorio. Purtroppo a quel tempo nei conservatori italiani non c’era la classe di saxofono; allora ho dato l’esame di ammissione per clarinetto e oboe. I posti erano pochi e naturalmente scelsero i ragazzi che già sapevano suonare; io sapevo suonare solo il sax! Non mi sono dato per vinto. Mi sono iscritto alla Civica Scuola di Musica di Vigevano “L. Costa”, scuola i cui allievi facevano poi gli esami presso il Conservatorio di Milano. A quel punto ero così appassionato di musica che ogni momento era buono per mettermi lì a studiare e a suonare in tante altre bande e situazioni che mi capitavano (duo, trio, quartetto, concerti solistici, gruppi di musica leggera), così da costruirmi una grossa esperienza. È così che poi sono arrivato a diplomarmi in clarinetto. Per tornare alla scuola allievi: come hai cominciato ad insegnare? Io qualche lezione, per arrotondare, già la davo. Da qualche tempo insegnavo agli allievi della banda di Rosate. Poi successe che Enrico Lucini iniziò a non stare bene, e la sua malattia, molto grave, lo costringeva a saltare delle lezioni; quindi c’era bisogno di qualcuno che gli desse una mano e che lo sostituisse temporaneamente. Quando poi lui è mancato io mi sono trovato nel ruolo di insegnante. Era l’88, quasi venticinque anni fa. Ci vorrebbe adesso qualcuno che ti dia una mano… Eh sì, magari qualcuno che si decida a studiare clarinetto in conservatorio, che potrebbe aiutare insegnando ai più grandi, mentre io invece mi concentrerei sull’impostazione degli allievi più giovani. Hai avuto tanti allievi? Tanti, più di cento; anzi, contando anche 17
Giorgio Magistrelli e Fabio Cardullo
quelli che sono venuti per poche lezioni e poi hanno abbandonato, sono 126. Dai più volenterosi a quelli che studiavano proprio solo a fatica. C’è stato qualche allievo che ho dovuto rimproverare seriamente per farlo studiare. Qualcun altro non aveva mai tempo di suonare, e allora io per stimolarlo lo facevo entrare in banda: quando ci si trova a quel punto, qualcuno inizia a darsi da fare seriamente e chi non ha proprio interesse abbandona. Tanti altri mi hanno subito dato soddisfazioni. Dal tuo punto di vista che ruolo ha la scuola nel contesto della Filarmonica? È il futuro: senza la scuola, nel giro di quarant’anni non ci sarebbe più nessuno in banda. La scuola, oltre a preparare musicalmente, educa anche al silenzio, all’ascolto e all’aiuto reciproco, al rispetto, al buon comportamento sia in banda che nella vita. È un ambiente sano, il cui fine - studiare musica passa attraverso una serie di valori e di principi che la Filarmonica persegue da 166 anni! La banda è musica, ma è soprattutto musica insieme agli altri… I nostri sono strumenti monofonici (suonano una nota alla volta) e da soli sono un po’ nudi. Questi strumenti ci “costringono” a suonare insieme un repertorio che negli ultimi tempi è diventato davvero molto vasto e che tocca tantissimi generi. Suonare insieme è anche una forma di educazione e di arricchimento. Infatti imposto le mie lezioni proprio affinché portino gli allievi a suonare al meglio insieme nella banda. Dopo il
fondamentale lavoro di impostazione iniziale, curo molto il suono ed il ritmo, oltre all’intonazione. Questi sono due aspetti molto importanti, più che il puro virtuosismo. Un bel suono si integra bene in tutta la banda e valorizza l’eventuale spunto solistico; il ritmo, invece, elemento primordiale della musica, va curato anche per le svariate situazioni che la banda può incontrare: ogni luogo in cui si tiene un concerto ha una sua particolare acustica; ogni sfilata, via, piazza, stagione, temperatura, influenza il senso del ritmo. Consiglio poi ai miei allievi, e a tutti, di ascoltare tanta musica, di ogni genere, per avere una visione aperta e rispettosa di ogni opinione e gusto. Le ultime parole sulla nostra scuola allievi... Posso dire con sincerità ed orgoglio che la scuola allievi della Filarmonica è ben strutturata, che cura con attenzione il dettaglio della preparazione degli allievi, che offre la possibilità di unire solide basi di teoria con la pratica assieme a musicanti di maggiore esperienza (ottima base di partenza per un eventuale ingresso in conservatorio), tutti condividendo il sano interesse per una forma d’arte in cui si può essere protagonisti e non solamente spettatori. Fabio Ullo Cardullo: ex-allievo della Filarmonica ed ora membro di un gruppo che suona un po’ in tutta Europa. Cos’è la musica nella tua vita attuale, cosa suoni, con chi e dove (il tuo gruppo, le bande, i tipi e gli stili di musica che suoni attualmente)? La musica occupa gran parte delle mie giornate; non solo quella suonata, ma anche quella ascoltata, vissuta e “amministrata”. Dalle prime ore del mattino fino a tarda notte, sono circondato da note, ritmi, rumori, suoni, pentagrammi, gruppi, artisti, maestri, tour manager, promoter, tecnici, facchini, musicisti, fonici, borderò, scalette, program-
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mi, tour rider, diritti d’autore, licenze, soundcheck, metronomi, accordi, armonie, biglietti, sale prove, microfoni, leggii, cavi, amplificatori, programmazioni, demo, edizioni, dischi, artisti… Cosa faccio di lavoro? Suono il mio saxofono in diversi gruppi musicali e curo la contabilità e l’ammi-nistrazione di un noto locale di musica live (e DJ set) della provincia di Milano. Come ho già detto suono il saxofono, principalmente il tenore, ma senza difficoltà passo al soprano, al contralto e al baritono. Prediligo la musica jazz, classica e quella di tradizione popolare e folcloristica, anche se non disdegno di tanto in tanto ascoltare musica più leggera o moderna. Principalmente suono: - con i Figli di Madre Ignota, gruppo che ha riscosso molto successo in Italia e soprattutto all’estero: mischiamo la musica popolare italiana del dopoguerra con lo swing americano degli anni trenta, la tradizione balcanica e il kletzmer ebraico dell’est Europa, un pizzico di scale arabe e melodie mediterranee, tutto farcito da un groove rock, elettrico e chitarre surf. Abbiamo inventato un genere attingendo da tutto quello che ci piaceva nel panorama musicale: noi lo definiamo “Spaghetti Balkan”. Provate ad immaginare Carosone e Buscaglione che vanno a cena con Kusturica e Bregovic a casa di Tom Waits. - Con i Calma & Jess, che sono invece più semplicemente un laboratorio di musica jazz, semplice nella definizione ma vi assicuro che eseguiamo pezzi di elevata difficoltà! :-) Siamo seguiti ed illuminati dal Maestro Massimo Maltese. - Con le bande a cui sono legato: la nostra Filarmonica di Abbiategrasso, dove ho iniziato più di venti anni fa, dove sono cresciuto sia fisicamente che musicalmente, dove mi sento a casa e dove ritrovo la maggior parte dei miei più cari Amici; poi c’è la banda Santa Margherita di Paina, dove ho tro-
vato moglie, nuovi amici e tante persone disponibili. Come e quando ti è nata la passione per la musica? Credo di avere avuto sempre la passione per la musica. Da piccolo ascoltavo i miei fratelli strimpellare la chitarra e le tastiere; forse sono stati loro a passarmi la curiosità verso la musica. Raccontaci del tuo incontro con la Filarmonica. Ho iniziato piuttosto tardi a suonare “seriamente”. Il mio insegnante di musica delle medie mi suggerì di iscrivermi ad una banda. Sinceramente fino ad allora non avevo mai considerato questa possibilità; sapevo che ad Abbiategrasso c’erano due bande, ma ignoravo assolutamente le differenze e le caratteristiche dell’una o dell’altra. Per puro caso scelsi di iscrivermi alla Filarmonica e fu la scelta giusta perché incontrai due persone essenziali nella mia crescita musicale: Giorgio Magistrelli (primo clarinetto solista ed attuale insegnante di clarinetto) e il Maestro Carlo Zappa. Ad ogni modo l’incontro con la Filarmonica fu folgorante, amore a prima vista, e mi rammarico tutt’ora di non averla scoperta prima. Entri nella scuola di musica ed incontri il tuo primo insegnante… Le cose che fanno la differenza in una banda sono una buona scuola allievi, un geniale direttore d’orchestra e un solido consiglio amministrativo. La Filarmonica ha tutti e tre questi requisiti. I corsi di musica sono tenuti da insegnanti molto preparati, molti dei quali diplomati in conservatorio e con tanta esperienza. Giorgio Magistrelli è stato il mio primo Maestro di saxofono: gli devo tantissimo, soprattutto la passione per il jazz. Ho perso il conto di quanti dischi mi ha copiato su cassetta. … ed incontri gli altri allievi…
Miei coetanei? I compagni di classe? Michele Berardino e Valeria Rebuzzini erano miei compagni. Abbiamo iniziato le lezioni di solfeggio insieme nell’ormai lontano settembre del 1989 e adesso sono due bravissimi bandisti. Come loro, tantissimi altri allievi adesso suonano attivamente nella banda e altrettanti in gruppi che si esibiscono abitualmente in giro per l’Italia e alcuni all’estero, non sto scherzando; altri ancora hanno proseguito gli studi in conservatorio. La scuola della banda Filarmonica fornisce una buona preparazione, le giuste basi per diventare degli ottimi musicisti. Hai avuto momenti di crisi? Sì, c’è stato un periodo in cui ho messo da parte il sax e la musica: per circa due settimane, durante il viaggio di nozze, poi tornato ho ricominciato a pieno regime!! :-) Come hai proseguito a studiare e ad approfondire la musica? La musica è una di quelle cose che non smetti mai di studiare e scoprire. Più studi, più sei bravo; più studi, più ti stupisce. Circa dieci anni fa ho scoperto Massimo Maltese, saxofonista jazz, e mi sono iscritto ai suoi corsi di musica, prima presso la scuola civica di Trezzano sul Naviglio, poi all’Accademia Musicale Canone Inverso a Buccinasco. Ho acquisito la tecnica e la musicalità che ho con il saxofono seguendo le sue lezioni e i suoi consigli; se non l’avessi incontrato, probabilmente il jazz per me sarebbe ancora solo un sogno molto lontano :) . Ad ogni modo frequento ancora le sue lezioni, ho ancora molto da imparare. Poi c’è l’altra scuola, quella che fai direttamente sul campo, quando ti confronti con tanti altri musicisti che incontri in giro per il mondo, veri e propri seminari. C’è sempre da imparare da ogni persona. Quando per te la musica è diventata più di un hobby? Non c’è un momento preciso, forse quando ho cominciato a crederci sul serio. Comunque vivere di musica non è 19
facile, soprattutto in un paese come l’Italia; tant’è vero che mantengo sempre il mio posticino da contabile, porto avanti le due attività parallelamente. Bisogna sempre rimanere con i piedi per terra e non montarsi mai la testa. Quanto la scuola di musica ha contribuito a portarti a questo? Tantissimo: oltre alla preparazione musicale, la scuola di musica ti dà la possibilità di incontrare altre persone che hanno voglia di suonare. Le prime esperienze con altri gruppi le ho fatte proprio con altri giovani filarmonici che studiavano come me in banda. Cosa diresti agli attuali allievi della scuola? Suggerisco di essere costanti nello studio e di fare molte esperienze: è la strada per ottenere il meglio dalle proprie capacità. E ai ragazzi che sono incuriositi ed indecisi se iniziare a studiare musica? Fatevi coraggio ed unitevi a questa grande realtà, primo grande passo per entrare nel variopinto mondo della musica. A cura di Andrea Bartsch
INTERVISTA DOPPIA - ANDREA BARTSCH E STEFANO PARETI: DUE PAPÀ CON TANTE COSE IN COMUNE, A PARTIRE DALL’ENTUSIASMO
Andrea Bartsch
Nome: A - Andrea. S - Stefano. Età: A - 48 anni. S - Ci penso, eh… 45. Professione: A - Sono chimico. S - Impiegato. Come hai conosciuto la banda? A - Tramite mia figlia. S - L’ho sempre vista in giro e l’ho conosciuta quando Ludovico, in terza elementare, ha deciso di suonare il sax. Sei il papà di… A - Ilaria. S - Ludovico. Cosa suona tuo/a figlio/a? A - Il sassofono contralto. S - Il sassofono. Come vive la mamma/moglie questa passione condivisa? A - Mi sembra che sia molto contenta e ci guardi con curiosità. S - Tra alti e bassi, abbastanza bene. Cosa ti ha convinto ad iscrivere tuo/a figlio/a alla banda? A - È stato un suo desiderio: aveva fatto delle lezioni a scuola con un insegnante della Filarmonica; un giorno è tornata a casa da scuola dicendoci chiaramente: “Io voglio fare lezione in Filarmonica perché voglio suonare il sassofono”. Aveva già deciso che il sassofono sarebbe stato il suo strumento. S - La sua passione per la musica, che ha sempre avuto; e poi perché è uno “sport sano”. Qual è il tuo ruolo in banda? A - In questo momento sono consigliere e
sono anche allievo. S - In questo momento mi è capitato di fare il consigliere. E poi sono anche allievo. Cosa ti ha spinto ad impegnarti come consigliere? A - Da una parte mi è stata fatta una richiesta e dall’altra parte ho visto che tanta gente era attiva nel lavorare e darsi da fare per la banda, e ho deciso di impegnarmi anch’io. S - La voglia di dare una mano sia all’organizzazione che a una crescita sempre maggiore dell’associazione. Cosa pensavi della banda guardandola “da fuori”? A - La vedevo come una realtà interessante, dove tanta gente collabora, quantomeno a suonare insieme, e poi a far funzionare comunque tutto il resto; quindi ero curioso. A me sono sempre piaciute le realtà comunitarie, dove tanta gente lavora insieme per fare qualcosa di bello. S - Mi è sempre piaciuta l’idea della banda, sia da vedere che da ascoltare; da lontano viene sempre quella voglia di andare, di avvicinarsi e seguirla. Ed oggi, “da dentro”, cosa pensi che possa dare al mondo attuale un’associazione come la banda? A - Secondo me, tante cose diverse: è una fonte di aggregazione dove si vede tanta gente che lavora insieme; per i più giovani è un buon insegnamento non solo per la parte musicale, ma anche come insegnamento di comunità, di collaborazione. Per alcuni è addirittura l’occasione per evitare situazioni e compagnie meno belle, impegnandosi e facendo qualcosa di bello e di educativo. S - Sicuramente, senza esagerare, una migliore qualità della vita; soprattutto per chi sta fuori, ma anche per chi sta dentro. Qual è stata la tua prima impressione quando hai iniziato a frequentare l’ambiente della banda? A - In termini generali, ho visto un bell’ambiente, dove ci sono diverse persone che si danno veramente da fare; altri magari lo vivono in maniera un po’ più superficiale, ma c’è sempre comunque il contributo di tutti. Ovviamente ogni persona lo fa secondo il suo stile, la sua modalità, la sua voglia di impegnarsi ed il tempo disponibile. S - Ho notato la grande disponibilità delle persone. Perché hai scelto di imparare a suonare uno strumento? A - Ero incuriosito, ma il desiderio di imparare a suonare uno strumento l’ho 20
Stefano Pareti
sempre avuto nella mia vita; magari in alcuni momenti era un po’ più presente, un po’ più forte, e in altri momenti l’ho accantonato. Per esempio, un anno prima di decidere di iniziare a imparare il sassofono tenore mi sono fatto regalare da Ilaria un’armonica a bocca; quindi questo desiderio lo avevo già. S - Quando avevo l’età di mio figlio ho suonato il pianoforte e il violino per diversi anni; poi, logicamente, per gli spostamenti e la vita che va avanti, ho lasciato da parte la musica vissuta direttamente, cioè suonando, e ho continuato solo ad ascoltarla. Ho colto l’occasione per ricominciare a suonare visto che il figlio è contento e intende comunque proseguire questo impegno. Quale strumento suoni e di che marca è? A - Suono un sassofono tenore; è un Grassi ed è uno strumento della banda. S - Suono il trombone a coulisse. È un Orsi. Come hai scelto lo strumento che suoni? A - Mi piaceva il sassofono di mia figlia e mi piaceva il suono della tonalità di tenore, e quindi ho chiesto di imparare quello. C’è da dire che il sassofono è uno strumento che ha un fascino tutto suo… S - L’ho scelto perché è uno strumento che mi ha sempre affascinato e, a differenza di tutti gli strumenti a tasti, o pistoni, o qualsiasi cosa che sia predeterminato, quello che conta sei tu che devi cercare le note: non escono da sole. Io ci trovo una certa affinità con il violino che suonavo quando ero piccolo, perché le posizioni della coulisse non sono stampate o scritte da qualche parte sullo strumento, ma le devi cercare, sia con l’occhio che con l’orecchio; la stessa cosa vale per il violino che, a differenza
della chitarra, non ha la tastiera segnata. Quando hai iniziato a suonare? A - A maggio 2011. S - A “suonare” non ho ancora iniziato… :-) A “soffiarci dentro” ho iniziato a novembre scorso. Suoni o hai suonato altri strumenti? A - A scuola, il flauto; poi la melodica, che veramente mi deludeva. La melodica è uno strumento che usano tanto in àmbito didattico, ma secondo me allontana più che avvicinare alla musica, perché ha una voce discutibile e poi non è né una tastiera né uno strumento a fiato. È una cosa a metà strada, e ha i difetti di entrambi: ha il difetto dello strumento a fiato perché comunque hai a che fare con la saliva; e ha i difetti della tastiera, per di più potendo e dovendo usare una sola mano, almeno per la melodica che avevo io, che non era quella che si appoggia sul tavolo. Sarebbe molto meglio una tastierina… Poi ho provato un po’ con la chitarra, però anche lì sono rimasto abbastanza deluso, perché erano lezioni di chitarra classica, e un ragazzino - avevo forse 14 o 15 anni - vorrebbe iniziare a fare qualche accordo, qualche giro… S - Il violino e il pianoforte. C’è un altro strumento che ti piacerebbe suonare? A - L’armonica blues che mi sono fatto comprare... prima o poi la riprendo, però il sassofono è quello che mi piace di più. S - L’arpa. Meglio ottoni o legni? A - Legni, ovviamente! S - Beh, devo dire che mi ha sempre affascinato il sax, però secondo me… meglio ottoni. Chi è il tuo insegnante? A - Francesco Broglio. S - Emanuele Dal Secco. Qual è la frase che il tuo insegnante ti ripete più spesso? A - “Andrea, devi stare attento!”; devo stare attento mentre leggo la musica, mentre
ONORANZE FUNEBRI
provo il brano: devo stare attento a volte al tempo, a volte proprio a beccare la nota… S - “Ho fame” è un classico, visto che io ho lezione comunque alla sera. Mi dice spesso: “Respira”. Com’è iniziare a studiare uno strumento “da grandi”? A - È difficile. Avendo iniziato tardi ho fatto poco solfeggio e non sono veloce nel leggere la musica. Con l’impegno, studiando un brano, poi le cose vengono; ma in prima lettura ho indubbiamente delle difficoltà. Io ho visto Ilaria, che ha fatto tre anni di solfeggio e dopo due anni e mezzo ha iniziato ad avere in mano lo strumento; Ilaria legge la musica come io non so se riuscirò mai a leggere. E poi anche l’esecuzione le è molto più facile, mentre per me è un meccanismo che devo imparare e che mi devo imporre; per lei è più istintivo, più naturale, come quando si impara a leggere da piccoli, e ormai non si legge più lettera per lettera, ma si leggono le parole direttamente. S - È più difficile che da piccoli. Datti un voto come allievo: A - 6… S - Diciamo 6 per avere la sufficienza… Chi, tra padre e figlio/a, è più diligente? A - La figlia! S - Il figlio! Hai parenti che suonano o hanno suonato in banda? A - A parte mia figlia, nessun altro. S - No. Un cugino di mio padre suona il contrabbasso: l’ho scoperto dopo aver iniziato a suonare il trombone. Pare sia anche famoso: Raffaello Pareti. Suona in un gruppo: fanno jazz, hanno inciso dischi, vanno in giro. Ha iniziato con Umbria Jazz, poi va spesso negli Stati Uniti. Quale brano vorresti suonare una volta entrato in organico? A - Qualcosa di swing; il mio è uno strumento che in genere è un po’ più di accompagnamento, avendo un registro piuttosto basso; quindi non mi pongo problemi di seguire una melodia. Poi c’è un altro brano,
più moderno, che ha anche delle parti soliste per sax tenore, però è al di là della mia portata: Too Much, degli Hong Kong Syndikat. S - Magari è stato già fatto prima del mio arrivo: rimanendo sul classico, il mio preferito è il Requiem di Mozart. Altrimenti, diciamo che la banda secondo me si presterebbe bene a qualcosa del genere delle band del sud degli Stati Uniti. Un pregio e un difetto di Carlo Zappa: A - È un grande conoscitore della musica e secondo me, vedendolo da inesperto, quando dirige, soprattutto alle prove, coglie dettagli e corregge in modo molto puntuale alcune inesattezze di singoli strumentisti o di singole sezioni al punto che io dico: “Ma come ha fatto a sentire questa cosa?”; e la correzione di questi piccoli particolari fa poi un insieme di valore. Il difetto… penso che Carlo subisca molto di sé l’umore che ha il giorno e il momento in cui fa una prova: ci sono delle prove in cui, pur sempre con lo stesso spirito critico che è fondamentale per guidare un gruppo musicale, affronta le cose in modo più leggero rispetto ad altre volte in cui lascia trasparire magari un suo momento di nervosismo, e questo poi viene trasmesso al gruppo. S - Il pregio di Carlo è che sa ascoltare molto, soprattutto i ragazzi; e li sa portare dove vuole portarli senza forzarli. Un difetto? È sempre di fretta! Quando hai conosciuto Stefano /
Albini di Amodeo G. & C. srl
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Andrea? A - Ho conosciuto bene Stefano qui in banda; l’avevo visto un paio di volte in altre occasioni perché abbiamo una conoscenza comune. Eravamo già usciti a mangiare insieme per caso ma senza frequentarci abitualmente come da quando facciamo parte tutti e due della Filarmonica. S - Ho conosciuto Andrea prima di arrivare qui in banda, fumando il sigaro e degustando grappa o whisky, non ricordo. Era forse 4 o 5 anni fa ad Abbiategusto. Tre parole per descrivere l’altro: A - Stefano ha tante idee, tanta iniziativa e a volte è un po’ irruento. S - Posato, simpatico, preciso. Cosa ti piace della nostra banda? A - Mi piace il fatto che c’è il contributo di tante persone con tanti caratteri e con caratteristiche diverse, e che ognuno porta del suo e, come in un’orchestra, nell’insieme questo contributo diverso rende una realtà bella e valida. S - Il livello musicale è sicuramente elevato rispetto alla maggior parte delle bande che mi è capitato di sentire in giro; a livello generale, l’insieme delle persone nel loro complesso. Qual è l’“evento” bandistico che più ti ha colpito finora? A - Due cose che sono un po’ agli estremi: il concerto di Novembre perché è il momento in cui veramente è venuta fuori tutta la potenzialità della Filarmonica: una capacità di impegnarsi su brani di una certa difficoltà e di elevato pregio con un’ottima guida e con un impegno personale di tutti e con risultati veramente ammirevoli; l’altra esperienza, proprio all’opposto, è la piva, perché è una cosa particolare: si suona insieme, sia chi è già bravo, sia chi sta imparando, e si suona per tutta la notte in una notte molto speciale. Questa è la particolarità: si sta fuori dalla sera fino all’alba del giorno dopo; non avviene tutti i giorni! S - La follia che ho fatto a partecipare alla piva suonando, dopo un mese che avevo iniziato a suonare… La cosa strana è che sono anche riuscito a suonare! Vivere la banda insieme a tuo/a figlio/a ha fatto emergere dimensioni nuove nel vostro rapporto? A - Sì, certamente. È un momento in comune in più e poi è un momento in cui lei è “più avanti” di me, quindi c’è anche questa dimensione: il papà non è sempre il più esperto, quello che dà l’esempio. S - Sì; diciamo che riesco a parlargli di più di musica. Era un interesse che coltivava già da prima: nessuno glielo ha mai inculcato, nessuno lo ha mai indirizzato. Diciamo che adesso, visto che anch’io sto tentando questa
avventura, ascolta di più quello che ho da dire. vecchi del blues: Muddy Waters, Mississippi Perché consiglieresti a un genitore di John Hurt. avvicinare il proprio figlio alla banda? S - I Queen. A - Per prima cosa il figlio deve essere Qual è stato l’ultimo concerto cui hai interessato alla musica; non ci deve essere assistito? nessuna spinta esterna. Secondo me le cose A - È stato anni e anni fa, un concerto di di questo tipo non possono essere vissute Prince. come obbligo; se c’è la curiosità verso la S - L’ultimo in ordine di tempo è il concerto musica, secondo me la banda è il passaggio di Novembre della banda. Extra banda: un migliore per poi fare le esperienze musicali che concerto d’organo a Notre-Dame a Parigi. si preferiscono, perché con l’apprendimento Qual è il tuo stato d’animo attuale? nella banda prima di tutto si impara una cosa A - Tranquillo. che anche con i normali insegnanti di solito S - Tranquillo. non si impara, ed è il suonare insieme, e non è Sei felice che sia finita questa intervista? una cosa banale. Oltre alle basi musicali - A - (ride) Ma sì, è stata una bella quelle comunque si imparano quando ci si chiacchierata più che un’intervista. avvicina alla musica - il suonare insieme è una S - No, mi stavo abituando! cosa un po’ particolare e che sia per chi suona Saluta l’altro: per divertimento sia per chi vuole approfondire A - Ciao, Stefano! Sono curioso di come hai è una parte che diventa molto utile. risposto! S - Perché secondo me dà una disciplina - S - Non ti far male con quel pezzo di legno “disciplina” nel senso buono - a un ragazzo in cui soffi! preadolescente e adolescente e lo inserisce in un mondo “sano”. A cura di S. Comincini e P. Magnaghi Quali sono gli altri tuoi interessi “extrabandistici” ed “extra-lavorativi”? A - La montagna, sciare, correre, la lettura. S - Tanti… I principali sono andare a cavallo e, quando riesco, andare in barca a vela. Riesco ad andarci forse due volte all’anno quando torno in Toscana. Qual è l’ultimo libro che hai letto? A - Q; è di un collettivo di autori che ha preso il nome di Luther Blissett. È un romanzo storico ambientato in Germania, Olanda, Italia - in particolar modo a Venezia - nel periodo della riforma e della controriforma. S - I 10 libri di George Martin, delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Qual è l’ultimo film che hai visto? A - Il segreto dei suoi occhi. È un giallo ambientato in Argentina negli anni ’70-’80. S - I film li divoro in tarda ora, soprattutto sono film vecchissimi. Qual è il tuo genere musicale preferito? A - Rock e blues. S - Classica. Qual è il tuo cantante/gruppo preferito? A - I Led Zeppelin, perché secondo me hanno fatto la storia del rock e nei loro brani hanno sperimentato i generi più diversi: non c’è un brano uguale all’altro, a differenza di autori che ne fanno uno e poi tutti gli altri sono delle fotocopie. Poi i Lynyrd Skynyrd, che è un gruppo rock del sud degli Stati Uniti; il loro brano più conosciuto è Sweet Home Alabama. Per il blues, direi i Andrea Bartsch, Ludovico Pareti, Ilaria Bartsch e Stefano Pareti 22
1846: NASCE AD ABBIATEGRASSO LA FILARMONICA… E POI? La Filarmonica nasce, come tutti sappiamo, nel 1846, sotto l’Impero Asburgico. Ma in quell’anno quali furono i più importanti eventi sociali, economici e scientifici accaduti in Italia e nel mondo? Ci furono importanti scoperte arrivate fino ai giorni nostri? Sicuramente sì, ma procediamo con ordine partendo dall’Italia. Il fatto più importante per noi avviene il 16 giugno: il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti viene eletto Papa con il nome di Pio IX. Oltre a risultare il pontificato più lungo con i suoi 31 anni e mezzo, Pio IX verrà anche ricordato per avere concesso, dopo un solo mese dalla sua elezione, l’amnistia per reati politici, dando impulso alle aspirazioni di libertà dei liberali italiani. Il 13 gennaio viene costruito, sulla ferrovia Milano - Venezia, il ponte sulla laguna tra Mestre e Venezia, che risulterà, con i suoi 3,2 Km, il più lungo mai costruito dal 1151 (per la cronaca, fino ad allora il primato era
detenuto dal ponte Wuli, costruito in Cina e lungo 2223 m). In Europa inizia la grande carestia dell’Irlanda, dovuta a molti fattori, ma in particolare alla peronospora, una malattia delle piante che colpisce un alimento fondamentale come la patata. In un paese dove un terzo della popolazione è del tutto dipendente dal tubero, più di un milione di abitanti è costretto ad emigrare. Il 25 aprile in America scoppia la guerra messicano-americana: la California dichiara la propria indipendenza dal Messico mentre il 15 giugno, con il trattato dell’Oregon, vengono decisi i confini tra Stati Uniti e Canada; il 28 dicembre l’Iowa diventa il 29° stato americano. Nel settore scientifico-tecnologico il 10 settembre Elias Howe deposita negli Stati Uniti il primo brevetto per una macchina da cucire, perfezionata in seguito dal più famoso Singer. Il 23 settembre l’astronomo francese Urbain Le Verrier e l’astronomo britannico John
QUAL È LA BANDA PIÙ VECCHIA D’ITALIA? Nell’avvicinarmi alla vita della Filarmonica sono rimasto affascinato dal fatto che la banda è stata costituita prima dell’unità d’Italia. Ma a questo punto è venuto naturale chiedersi qual è la banda più vecchia d’Italia. In realtà ho scoperto che sono due le bande che così si definiscono e per par condicio le indico entrambe. Inizialmente ho trovato traccia della Banda Comunale di Poggio Mirteto - Nazionale Garibaldina, in provincia di Rieti. Fondata nel 1592, partecipò alle battaglie di Monterotondo e di Mentana e, in occasione del centenario, fu insignita in Mentana del nome di “Nazionale Garibaldina”. Non contento, ho continuato le mie ricerche scoprendo casualmente che nel 1998 la
banda di Pietra Ligure ha festeggiato i suoi 480 anni di vita, con tanto di mostra e libro a cura di Guido Gonfalonieri dal titolo, appunto, “480 anni di musica in piazza”: perciò la banda musicale cittadina, la Filarmonica “Guido Moretti”, fu fondata come testimoniano gli antichi atti notarili l’8 luglio 1518. A me non resta che fare i complimenti a queste due bande per aver raggiunto questa venerabile età, augurando a loro e naturalmente alla nostra Filarmonica… altri 500 anni e più di vita musicale.
Couch Adams scoprono il pianeta Nettuno. Il 16 ottobre viene utilizzato come anestetico l’etere: William Green Morton, utilizzando l’etere, permette a John Collins Warren di praticare il primo intervento in narcosi. E in campo musicale? Il 28 giugno il belga Adolphe Sax brevetta il Saxofono. Ma questa è un’altra storia. Gianni Milanese
Osteria S. Antonio Chiuso il mercoledì e sabato a mezzogiorno 20081 ABBIATEGRASSO (MI) Via Alzaia Naviglio Grande, 16 Tel. 02.94699293 - Fax 02.36543084
Gianni Milanese
20081 ABBIATEGRASSO (MI) VIA NOVARA, 54 - TEL. 02 9421571 r.a. - FAX 02 9421692 23
NONSOLOMUSICA ANDREA VITALI, ALMENO IL CAPPELLO (GARZANTI, 2009) Un libro che si legge tutto d’un fiato e che, indipendentemente dall’ambientazione storico-geografica, mette a fuoco le difficoltà di una piccola fanfara che ha l’ambizione di diventare una vera e propria banda di paese. Ambientato a Bellano, sulle sponde del lago di Como, nel 1927, racconta di una scalcagnata fanfara e delle storie personali dei suoi musicanti. Determinante l’incontro con un personaggio venuto dall’altra sponda del lago, “musicista” dilettante che ne prende le redini con l’intenzione, e l’ambizione, di farne una vera e propria Banda di paese. Si vivono atmosfere d’altri tempi, si sorride al particolare teatrino dovuto al periodo storico, dove il nuovo “Maestro” si doveva preoccupare di coinvolgere e interessare alle sorti della Banda i notabili del paese: dal podestà, al parroco, al funzionario di partito. Si intrecciano quindi tra loro le storie personali di molti personaggi, che però finiscono per
influire sulle sorti della “Banda”. Dall’eterna lotta per avere un luogo dove suonare, anche cadente e malmesso ma senza dover tirare fuori una lira, alle difficoltà e agli espedienti per avere una divisa decente o per far si che i musicanti si presentino a suonare… Insomma, cambiano i tempi ma gli ostacoli che si incontrano per stare insieme a fare musica sono quelli di sempre. Ma come sempre alla fine ci si riesce, e i risultati riempiono d’orgoglio, indipendentemente dal finale. In definitiva questo libro offre un momento di piacevole distrazione e una visione della “Banda” che con gli anni non è poi troppo cambiata, pur adeguandosi ai tempi che ovviamente sono diversi. Stefano Pareti
PSICOLOGIA E MUSICA SUONARE AIUTA IL CERVELLO A RESTARE GIOVANE Lo studio della musica può posticipare il declino fisiologico delle funzioni cognitive La musica aiuta a crescere meglio. E fa bene anche al cervello, non nel senso che migliora l’umore, ma che rinvia l’attacco di eventuali malattie neurodegenerative in agguato in tarda età. Dunque, le molte lezioni di musica a volte sopportate in tenera età, producono i loro benefici a distanza di anni. Non nel senso che tutti diventano musicisti, ma che il loro cervello si mantiene più sveglio e attivo con l’invecchiamento. Sono i risultati di uno studio dell’American Psychological Association pubblicato sulla rivista “Neuropsychology”. I ricercatori hanno studiato 70 adulti sani, tra i 60 e 83 anni, dividendoli in gruppi a seconda del livello di esperienza musicale. Il risultato è stato che i “musicisti” hanno eseguito meglio i vari test cognitivi rispetto a quelli che non avevano mai imparato a suonare uno strumento o a leggere la musica. “L’attività musicale durante la vita funziona da esercizio cognitivo - spiega Brenda Hanna-Pladdy, coordinatrice dello studio - mantenendo il cervello in forma e in grado di affrontare le sfide dell’invecchiamento. Poiché lo studio di uno strumento richiede anni di pratica e
apprendimento, può creare connessioni alternative nel cervello che compensano il declino cognitivo della vecchiaia”. Tutti i musicisti studiati erano amatori che avevano iniziato a suonare uno strumento all’età di 10 anni e hanno continuato per almeno altri dieci. Più della metà suonava il pianoforte mentre un quarto strumenti a fiato. Quelli che avevano studiato più a lungo hanno ottenuto i migliori risultati ai test cognitivi, seguiti dai musicisti di più basso livello e da chi non ha studiato musica, rivelando un andamento proporzionale agli anni di pratica musicale. In particolare, i musicisti di alto livello hanno ottenuto punteggi migliori dei non musicisti per la memoria videospaziale, i nomi degli oggetti, la flessibilità cognitiva e la capacità di adattarsi a nuove informazioni. “È emerso anche - conclude - che la durata degli studi musicali è più importante che il continuare a suonare a un livello avanzato”. Benefici sul cervello, ma anche sull’udito. L’udito, come è noto, si perde in genere con l’età: entro i 60 anni il 10-30% delle persone soffre di una perdita moderata; a 80 anni
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almeno il 60% delle persone ha una perdita di udito lieve. Gli esperti hanno confrontato con svariati test l’udito del campione della ricerca. È emerso che, in media, chi si è dedicato per molti anni alla musica ha l’udito migliore dei coetanei non musicisti. Per esempio un 70enne musicista aveva l’udito buono quanto quello di un 50enne che non ha mai suonato. Hanna-Pladdy nel suo lavoro ha diviso gli anziani per livello di istruzione e stili di vita simili; ha sottoposto tutto il campione a una serie di test cognitivi e riscontrato che, a parità di altri fattori, sono sempre coloro che si sono dedicati anni alla musica che hanno la meglio ai test. In qualche modo, la musica preserva le funzioni cognitive dal declino fisiologico indotto dall’età. Anna Della Moretta (tratto da “Giornale di Brescia” 27 settembre 2011)
CONCERTO A CASORATE PRIMO Continua il racconto in versi degli eventi più significativi della storia della banda attraverso le poesie di Carlo Mereghetti riunite nella raccolta celebrativa del primo centenario della Filarmonica. Apriamo la pagina che ricorda il concerto a Casorate Primo eseguito nella piazza della cittadina la sera del 3 agosto 1946: un successo paragonabile alla trasferta a Lugano del 20 luglio dello stesso anno, quando la Filarmonica sfilò per le vie suscitando ammirazione e stupore, tenendo poi un concerto memorabile. Il poeta ci racconta l’eccezionale affluenza di pubblico dai paesi nei dintorni di Casorate Primo per poi far riflettere sul potere che la musica ha di alleviare gli affanni e di rappacificare. El spettacol ch’hann daa i Casoratin sabet sira in occasion del Concert de la Banda de Bià - voruu da Pin l’è staa macnifich e superior cert, a quant de mèi se podeva pensà. E quest l’onora i gent de Casorà.
della Banda di Abbiategrasso - voluto dal Pin è stato magnifico e certamente superiore a quanto di meglio si poteva pensare. E questo fa onore alla gente di Casorate. Prima ancora che arrivassero i bandisti il grandissimo piazzale era gremito come al tempo dei comizi socialisti. C’era gente venuta fin da Casarile, da Rosate, da Motta, da Binasco, da Trovo, Besate, Marcignago e Calvignasco;
Prima ancamò che arrivass i bandista el grandissim piazzal l’era gremii come al temp di comizi socialista. Even gent vegnuu fin da Casarii, de Rosà, da la Mota, da Binasch, da Troeuv, da Besà, Marsgnagh e Calvignasch;
chi in automobile, chi perfino a piedi, chi in bicicletta e chi perfino sui carri; tutti impazienti di sentire e di vedere la Banda grande di sessantasette suonatori, vestiti più bianchi del latte che sembravano pronti per farsi fare il ritratto.
chi in automobil e chi fin a pee, chi in bicicletta e chi fin su i carrett; tucc impazient de sentì e de vedee la Banda grossa de sessantasett sonador - vestii pussee in bianch del latt che pareven pront per fass fa el ritratt.
Sia l’accoglienza che il successo del Concerto si possono sintetizzare come “Una piccola Lugano”; tanto che tutti i convenuti, con animo aperto, hanno applaudito i bandisti abbiatensi; e tanto ha fatto il Comitato d’occasione per far star bene il seguito e il bandone.
Tant i accoglienz che ‘l success del Concert se po sintetizzai: “On Luganin”; tant tucc i convenuu - con anim vert hann applaudii i bandista biegrassin; e tant l’ha faa el Comitaa d’occasion per fa sta ben el seguit e ‘l bandon.
I concerti che il bandone di Abbiategrasso dà fuori casa sono provvidenziali, perché rappresentano un vero sollievo in mezzo ai nostri guai e ai nostri mali. Sono un refrigerio e poi un diversivo che fanno dimenticare la fatica che si fa per vivere.
I concert che ‘l bandon de Biegrass el dà foeura da cà hin provvidenzial, perché rappresenten on ver sollass in mezz ai noster guai e ai noster mal. Hin on refrigeri e peu in diversiv che stornen dai vit che se fa per viv.
Già che l’uomo è costretto dal bisogno a lottare contro il suo simile, vediamo di litigare senza tante rampogne! E se proprio è destino che non avremo mai pace, mescoliamo la musica con la lite … e che il Padre eterno ci benedica.
Oh già che l’om l’è costrett dal bisogn a lottà contra el so simil, vedèm de taccà lit senza tanti rampogn! E se propri l’è destin che gh’avrèm mai paas, mescèm la musica in la lissa … e che ‘l Padreterno el ne benedisa. La spettacolo che hanno dato i Casoratini sabato sera in occasione del Concerto
20081 ABBIATEGRASSO (MI) CORSO G. MATTEOTTI, 21 TEL. 02 94967702
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NOTIZIE IN BREVE Congratulazioni a Leonardo Pecoraro per la sua elezione nel Consiglio Provinciale e nel Consiglio Nazionale dell’ANBIMA: direttivo e musicanti della Filarmonica gli augurano buon lavoro in questa nuova importante avventura.
Nella ricorrenza del decennale della costruzione della nuova sede della banda Filarmonica è doveroso ricordare il cav. Pietro Volpi che, in collaborazione con l’impresa edile del sig. Bruno Bianchi, è stato “Maister” della squadra che ha operato nel cantiere. Andavo a trovarlo, specialmente d’estate: se mi presentavo a mani vuote, quasi non mi guardava; se invece gli portavo del fresco frizzante, si intratteneva con me spiegandomi l’andamento del cantiere. Se gli chiedevo il perché di certi lavori, prontamente mi rispondeva: “Tì e el prufesur (Sabino Galasso, n.d.r.) sarìes mej che andassi ancamò a scola! Capisì nient de edilissia!”. Caro Pierino, con il tuo generoso contributo sei stato veramente il Maestro della costruzione, e per questo ti saremo sempre riconoscenti.
Culla Secondo fiocco rosa per il nostro musicante Michele Berardino: a lui e a mamma Valeria felicitazioni per la nascita di Chiara. Tanti auguri a Fabio Daghetta e a Paola Mola per l’arrivo della piccola Carolina. Esami In bocca al lupo ai nostri musicanti Ilaria Bartsch, Fabiana Belloni, Tanita Lafirenze, Andrea Mor, Ludovico Pareti, Emanuele Rainoldi e Simone Ramezzana, che alla fine di questo anno scolastico sosterranno gli esami di terza media. Lutti La famiglia della Filarmonica si stringe intorno al suo musicante Damiano Lazzarin per la perdita della sorella suor Gilberta e della suocera Maria Bassi. La banda si unisce al cordoglio di Paolo Miramondi e della sorella Roberta ricordando la mamma Giovanna Bighiani. La Filarmonica è accanto ai suoi musicanti Elisa ed Emanuele Parma nel dolore per la scomparsa della cara nonna Angelina Marconi; partecipa al lutto di Paola Magnaghi per la perdita dell’amata nonna Bruna Monzani. Ricordiamo
Gianfranco Rocca
Il cav. Pietro Volpi (1940 - 2004)
CARICHE BIENNIO 2012-2013 Consiglio Direttivo Presidente
PROSSIMI APPUNTAMENTI MAGGIO Lunedì 28
Alessandro Bagnaschi
Processione all’Istituto Golgi
GIUGNO Vicepresidenti
Segretario
Domenica 3
Giuseppe Comincini Paola Magnaghi
Ornella Zattin
Domenica 10
Concerto a Giarole (AL)
Domenica 17
Concerto vocale-strumentale
Domenica 24
Processione e Concerto di San Pietro
Venerdì 29 Consiglieri
Vicemaestro
Palio a Novara
Festa di Balon de San Peder
LUGLIO
Andrea Bartsch Francesco Bellati Mauro Bianchi Giorgio Borghi Gianni Milanese Sonia Paiano Stefano Pareti Leonardo Pecoraro Francesco Ragona Gianni Rainoldi
Sabato 21
Festa della Birra presso “La Cappelletta”
LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA Redazione Gabriella Colombo, Giuseppe Comincini, Serena Comincini, Damiano Lazzarin, Paola Magnaghi, Gianni Milanese, Stefano Pareti, Gianni Rainoldi
Francesco Bellati
Hanno collaborato Eleonora Bagnaschi, Andrea Bartsch, Ilaria Bartsch, Manuela Bassetti, Andrea Capelli, Daniele Cavallotti, Tanita Lafirenze, Felice Locatelli, Chiara Magistrelli, Ludovico Pareti, Simone Ramezzana, Gianfranco Rocca
Responsabile della Scuola di Musica “Corrado Abriani” Carlo Marnati
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Abbiategrasso - Via V. Alfieri, 1 Tel. 02 94.08.74.42 Tel./Fax 02 946.29.73 f il arm on ic a @a l ic e. it ww w. ba n daf i larm o nic a .i t
Riparazione Gioielli Antichi Produzione propria Marchio di fabbrica 1907 PIAZZA MARCONI, 59 TELEFONO (02) 94.96.64.79
ABBIATEGRASSO (MI) Corso S. Pietro, 39 - Tel. 02.94965929
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LA FILARMONICA È…
… le prove... ... e il dopo prove