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PERIODICO DI INFORMAZIONE A CURA DI FIDAS VERONA – DONATORI VOLONTARI DI SANGUE

N. 37 - dicembre 2020

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www.fidasverona.it


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Chiara Donadelli Presidente Fidas Verona Mai come in quest’anno segnato dalla pandemia, l’arrivo del Natale ci ricorda che fare del bene non è una formula trita e ritrita: i gesti concreti di generosità sono alla base del nostro vivere, anche se spesso ce ne dimentichiamo. Per fortuna ci siete voi donatori a rammentarcelo, con gli esempi di altruismo portati avanti ogni singolo giorno dell’anno: grazie di cuore. Nel numero precedente di questo giornale, appena cinque mesi fa, ci auguravamo che il peggio fosse alle spalle. Stavamo affrontando un’estate anomala, priva dei tornei e delle consuete iniziative a cui, da anni, eravamo abituati. Con rammarico, ma senza perdere la speranza, abbiamo rinviato manifestazioni ed eventi, ingegnandoci al contempo per escogitare nuove modalità di promozione. E le abbiamo trovate, come leggerete in queste pagine: dalla distribuzione di gel igienizzanti all’invio di pandori e calendari con i simboli di Fidas Verona, solo per citarne alcune.

APPUNTI PER L'ANNO CHE VERRÀ

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Purtroppo sul fronte della diffusione del Covid-19 il peggio non è ancora passato. In attesa di un vaccino e di una cura efficace, siamo chiamati a continuare a esercitare la prudenza, per tutelare la nostra salute e quella degli altri. Attenzione sì, senza però astenerci dal dare il nostro contributo: gli ospedali veronesi hanno sempre bisogno di sangue e plasma e anche in questo periodo è importante vincere la paura e recarsi ai Centri trasfusionali. Farlo, pur in mezzo a una pandemia, è sicuro: lo ripetiamo da marzo, lo ricordiamo oggi.

so gli incontri di persona, la condivisione faccia a faccia, il passaparola per strada, a scuola, tra gli amici. L’abbiamo trasferito sui canali digitali, investendo sulla comunicazione social, incontrando le classi stando dietro allo schermo di un computer, moltiplicando gli appelli al dono via WhatsApp. Tutto utile e necessario, in tempo di contatti fisici proibiti; però, non nascondiamocelo, è molto limitante. Quello che ci auguriamo è, quindi, che si possa al più presto tornare a coltivare i rapporti umani in presenza: è tutta un’altra cosa e ci manca.

Che Natale sarà, quello alle porte? E il 2021 cosa ci riserverà? Difficile fare previsioni. Nonostante le incognite, tuttavia, ci sono delle certezze che è bene sottolineare: i donatori di sangue continueranno a farsi promotori del dono. In questi mesi ardui abbiamo sospe-

“La vita si vive nell’incertezza, per quanto ci si sforzi del contrario”, diceva il sociologo Zygmunt Bauman. È vero, ma noi donatori una certezza ce l’abbiamo: vogliamo fare del bene. Quella è la nostra stella polare e non c’è pandemia che possa oscurarla.

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VITA ASSOCIATIVA

IGIENIZZATI !

Colonnine per la distribuzione di gel e boccette per l’igienizzazione delle mani, targate Fidas Verona, regalati alla comunità e alle scuole. È l’originale iniziativa che ha visto coinvolte le zone Nord-Ovest, Est e Nord della nostra associazione. ZONA NORD-OVEST A fine ottobre le dieci sezioni della Valpolicella (Fane, Fumane, Istituto Calabrese-Levi, Marano, Negrar, Ospedale Sacro Cuore, Parona, Pedemonte, San Floriano e Sant’Ambrogio) hanno donato al Centro trasfusionale dell’ospedale di Negrar una colonnina per l’erogazione di gel igienizzante. «Abbiamo voluto dare un servizio aggiuntivo ai donatori di sangue in questo periodo così critico per tutti, rinnovando l’invito a donare in sicurezza», dice il coordinatore della zona Nord-Ovest Nicola Trande.

ZONA NORD Duemila boccette di gel igienizzante distribuite nelle scuole della Valpantena e della Lessinia, dai nidi alle medie. Merito della zona Nord di Fidas Verona, che raggruppa le sezioni di Alcenago, Bosco Chiesanuova, Cerro Veronese-Azzago, Erbezzo, Grezzana, Lugo, Romagnano, Roverè Veronese e Stallavena. Un kit prezioso, corredato dallo slogan “Una goccia di gel protegge la salute, una sacca di sangue dona la vita”, che contiene i contatti dei referenti di Fidas Verona e informazioni utili su come donare. «È il nostro modo di stare vicini a bambini, ragazzi e alle loro famiglie in questo difficile momento: siamo convinti che la promozione all’interno delle scuole sia fondamentale per far crescere nuovi donatori», commenta Claudio Zanini, coordinatore della zona Nord. Il 24 novembre scorso i flaconcini sono stati consegnati ai dirigenti dell’Istituto comprensivo “Giovanni Pascoli” di Grezzana, Sergio Cavarzere, e dell’Istituto comprensivo di Bosco Chiesanuova, Alessio Perpolli, entrambi donatori.

ZONA EST A inizio novembre si sono mobilitate pure le dieci sezioni Fidas della zona Est (Badia Calavena-Selva di Progno, Castelletto di Soave, Colognola ai Colli, Lavagno, Mezzane, Perzacco, San Martino Buon Albergo, Terme di Giunone-Caldiero, Tregnago, Velo Veronese-San Mauro di Saline). Hanno distribuito 29 colonnine personalizzate sul territorio, destinate a scuole, chiese, municipi e altri luoghi aperti al pubblico. «Ognuna contiene 5 litri di gel alcolico; si azionano a pedale o con un meccanismo manuale per le persone con disabilità: speriamo che chi le usa sia incentivato a donare», spiega Pietro Balzanello, coordinatore della zona Est.

Periodico della FIDAS VERONA Donatori Volontari di Sangue Via Polveriera Vecchia, 2 - 37134 Verona Tel. 045 8202990 - Fax 045 8278521

info@fidasverona.it www.fidasverona.it Autorizzazione Tribunale di Verona n.1535 del 13.03.2003 Presidente Fidas Verona: CHIARA DONADELLI Direttore responsabile: ADRIANA VALLISARI Grafica e stampa: FIDES srl - via Pacinotti, 11A 37135 Verona Hanno collaborato alla buona riuscita di questo numero e per questo li ringraziamo: Pietro Balzanello, Emma Battistoni, Ismaele Benaglio, Massimiliano Bonifacio, Gianantonio Bussola, Don Giacomo Cordioli, Chiara Donadelli, Mirko Faccioni, Barbara Feder, Riccardo Fontana, Giorgio Gandini, Filippo Mazzi, Giovanni Musso, Elena Remonato, Vincenzo Ronca, Silvano Salvagno, Fabio Sgarabottolo, Stefano Tassini, Nicola Trande, Marco Turco, Claudio Zanini.

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FIDAS NAZIONALE

IL PRESIDENTE NAZIONALE CI SCRIVE... Giovanni Musso Presidente Fidas

Questo 2020 che si appresta alla sua chiusura ci ha insegnato tanto come singoli, come cittadini: ci ha ricordato quanto dalla capacità che ha ognuno di esser responsabile delle proprie azioni dipenda anche il futuro della propria comunità. Una diretta correlazione che ormai dovrebbe essere evidente a tutti, di fronte alla pandemia dovuta alla circolazione di Sars-CoV-2. Una correlazione che noi donatori di sangue conoscevamo già: è grazie al dono responsabile di ognuno di noi che tanti possono ricevere la propria terapia salva-vita, ogni giorno. Ed è proprio quel senso di responsabilità che dobbiamo continuare a coltivare anche nelle nuove generazioni. Voi, cari amici di Fidas Verona, lo sapete bene. Ho infatti appreso con piacere le iniziative da voi portate avanti durante gli ultimi mesi: non ultima la collaborazione con le scuole del territorio per la distribuzione di flaconi gel igienizzanti. Un’ottima idea per promuovere l’attenzione dei più giovani nel prevenire i contagi e al contempo mantenere salde le relazioni con le scuole stesse, le quali negli anni e in ogni città d’Italia, si sono sempre dimostrate un ponte solido per raggiungere nuovi donatori (tra i più giovani, così come tra il personale scolastico).

muovere il dono, ma in un periodo storico in cui il tema del dono è toccato frequentemente da giornali e dalle trasmissioni televisive, in un periodo in cui sui social di molte delle persone che conosciamo possiamo leggere riferimenti al tema della donazione del cosiddetto “plasma iperimmune”, ci viene richiesto anche di informarci, tutti noi. Di saper risalire alle fonti di quello che leggiamo, di evitare di diffondere fake news, distinguendole dalle notizie che affondano le proprie radici nella verità, e questo, lo sappiamo, non sempre è facile. Eppure, se vogliamo coltivare quel senso di responsabilità al quale accennavo, se vogliamo dimostrare che delle nostre associazioni ci si può fidare, dobbiamo saper dimostrare di essere responsabili anche nelle notizie che condividiamo, dobbiamo dimostrare di non tradire la fiducia che cerchiamo.

Un nuovo modo di fare volontariato In questi mesi le nostre realtà sono cambiate a causa della pandemia: è cambiato il modo di pensare il lavoro, il modo di fare scuola, ma anche il nostro modo di fare volontariato è necessariamente cambiato. All’interno delle nostre città e nel Paese tutto è aumentata la consapevolezza dell’importanza strategica dei volontari e delle organizzazioni di volontariato presenti sul territorio. Questo cambiamento sociale e culturale, ci richiede di continuare a dare testimonianza – tutti noi – di un volontariato che si impegna, e che sa assumersi responsabilità nell’essere parte attiva di un territorio. Ad oggi non ci viene più richiesto solamente di pro-

L’obiettivo dell’indipendenza Un’altra cosa che questo 2020 ci sta insegnando, e probabilmente stiamo ancora imparando, è quanto sia importante riuscire ad essere indipendenti. Un’indipendenza che, per fare riferimento alle nostre realtà associative, non abbiamo ancora raggiunto in termini di produzione di medicinali plasmaderivati. Una mancata indipendenza che rischia di costarci cara nei prossimi mesi, quando potremmo subire le conseguenze di un rallentamento nella raccolta 4


FIDAS NAZIONALE che donare il plasma è un modo per sperimentare ancora una volta quelle stesse emozioni. Vi saluto augurando a tutti voi di trascorrere delle festività serene, per quanto possibile. Nonostante la distanza, possiate sentire sempre vicino l’affetto dei vostri cari: familiari e amici e, perché no, anche “colleghi” di volontariato. Nella speranza che il 2021 ci consenta di lasciarci alle spalle questo brutto periodo e ci regali tante belle novità e magari, tra queste, l’impegno di ognuno di noi ci permetterà di ottenere il regalo dell’autosufficienza.

del plasma che si sta registrando nei Paesi dai quali l’Italia importa medicinali plasmaderivati. Per questo colgo l’occasione per invitare tutti quei donatori di sangue che non abbiano ancora mai sperimentato la donazione in aferesi, a programmare il prima possibile la propria donazione di plasma. Insieme possiamo rendere l’Italia indipendente, insieme possiamo essere più vicini ai tanti pazienti (dagli emofilici ai pazienti affetti da immunodeficienze primitive, e molti altri) che necessitano di medicinali plasmaderivati. Ricordate l’emozione provata la prima volta che avete donato? Vi assicuro

ASSEMBLEA PROVINCIALE

VITA ASSOCIATIVA

In forma ristretta e nel rispetto delle norme anti-Covid, con distanziamento, misurazione della temperatura all’ingresso, igienizzazioni frequenti. Così si è svolta l’assemblea provinciale di Fidas Verona sabato 17 ottobre,

al Teatro David di Cadidavid. Un appuntamento a suo modo indimenticabile... Hanno potuto partecipare solo i presidenti (o delegati) delle 79 sezioni di Fidas Verona, chiamati ad approvare il bilancio associativo. 5


FIDAS VENETO

PERCHÉ FIDAS È Fabio Sgarabottolo Presidente Fidas Veneto Mi capita spesso che amici, conoscenti o persone che trovo quando sono impegnato nell’attività di volontario Fidas mi chiedano: cos’è la Fidas? Perché dovrei iscrivermi a quest’associazione? Provo a rispondere a queste domande e a descrivere come il livello regionale, di cui sono presidente, partecipa al sistema trasfusionale. Spesso si pensa che la donazione di sangue sia un semplice atto compiuto da un singolo individuo. In estrema sostanza lo è! Ma tutto ciò che vi sta dietro è di una complessità tale che occorrerebbe un libro per descriverne i processi... In alcune società, specie quelle del Nord Europa, le associazioni non sono presenti e, forse, neppure necessarie perché la coscienza sociale diffusa è che la donazione sia un dovere civico e quindi i cittadini spontaneamente si prestano al gesto senza alcun tipo di sollecitazione. In altri Stati, invece, al donatore viene rilasciato un corrispettivo all’atto della donazione, che di fatto fornisce al donatore una ragione di interesse a compiere questo gesto (col pericolo, però, che le persone possano prestarsi alla donazione pur avendo avuto comportamenti a rischio che potrebbero portare danni gravissimi al ricevente). In Italia le cose sono diverse: c’è la necessità di comunicare alle persone l’importanza del gesto, è necessario procedere periodicamente alla chiamata al donatore per farlo accedere alla donazione con regolare cadenza e, ancora, è indispensabile

organizzare la raccolta del sangue sul territorio, perché l’organizzazione sanitaria pubblica non è sufficientemente capace di raccogliere tutte le unità che si rendono disponibili. Quindi, nel tempo, il ruolo delle associazioni si è evoluto, così com’è cambiato il contesto in cui operano le associazioni. Siamo passati da un volontariato volenteroso a un volontariato professionalizzato. Chi oggi è impegnato nel volontariato attivo e assume un ruolo associativo è un “D2”, un donatore al quadrato.

Perché è importante associarsi Il gesto del dono dev’essere fatto volontariamente, responsabilmente, periodicamente, gratuitamente e, aggiungiamo noi, da associati. L’associazionismo assume un ruolo fondamentale non solo per le attività

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FIDAS VENETO

le risorse e le competenze e di interagire con le strutture nazionali che hanno un ruolo nel sistema trasfusionale (Ministero della Salute, Commissioni parlamentari, Centro Nazionale Sangue, associazioni del coordinamento Civis).

Cosa fa Fidas Veneto? Grazie alla riforma del titolo quinto della Costituzione, avvenuta con legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, è posta in capo alle regioni la responsabilità per l’organizzazione e la gestione dei sistemi sanitari. Risulta quindi necessario essere dotati di una struttura regionale che svolga compiti similari a quelli di livello nazionale, visto che spesso le normative devono essere adottate a livello regionale per trovare applicazione uniforme in tutte le realtà del mondo della donazione. Fare questo non è affatto semplice: richiede uno sforzo particolare e un dispendio di risorse non banale. Già nel 1996 le federate venete che aderivano alla Fidas hanno deciso di organizzarsi in un’associazione regionale, che ha assunto il nome di Fidas Veneto. Fidas Veneto dà voce a livello regionale alle federate del proprio territorio, le rappresenta nei contesti degli organismi regionali e aiuta le federate numericamente meno forti ma rappresentative di realtà locali importanti. Sostiene tutte le federate fornendo continui aggiornamenti sulle norme e prescrizioni emanate per tutelare la salute dei donatori e dei riceventi. Organizza per questo attività formative e corsi su tematiche specifiche. E, ancora, essa partecipa all’attività di programmazione regionale, necessaria ad assicurare l’autosufficienza dell’organizzazione trasfusionale della regione, non trascurando di tenere conto della compensazione verso le regioni non autosufficienti (l’autosufficienza nazionale è un obiettivo cardine della legge 219/2005 che disciplina a livello nazionale le attività trasfusionali e la produzione nazionale degli emoderivati). Ecco quindi, una risposta alla questione posta all’inizio e la ragione per cui è giusto aderire alla grande famiglia Fidas, sia come donatori sia come donatori del proprio tempo per il bene della comunità. Perché quando un volontario decide di mettersi al servizio dell’associazione, trova conferma l’equazione

di propaganda di cui tutti voi siete a conoscenza, grazie alle iniziative nel territorio o per la predisposizione di materiali informativi come quello che adesso avete fra le mani; l’associazione è chiamata anche a far sì che il donatore possa avere le corrette informazioni per compiere il proprio atto generoso in piena sicurezza e in modo responsabile. Per questa ragione i volontari devono essere preparati a fornire le corrette informazioni, a saper gestire le criticità, ad arruolare nuovi donatori, ad assicurare il ricambio dei volontari associativi, a gestire i rapporti con le istituzioni, a organizzare eventi divulgativi e formativi. Insomma, a portare avanti un vero e proprio lavoro, ma svolto da puri volontari. Ecco perché Fidas ha ragione di esistere. Nessuno di noi potrebbe fare tutto questo da solo, nessuno di noi avrebbe la forza e le risorse per trasmettere la “cultura del dono”. Fidas è volutamente strutturata come una federazione, cioè un insieme in cui ogni entità è autonoma e aderisce a un’associazione nazionale riconoscendone i principi. Quindi, sul territorio, le sezioni si organizzano in maniera capillare per essere il più possibile presenti e vicine alla popolazione, in tutti i contesti (scuole, luoghi di culto, manifestazioni...). La struttura nazionale, che ha sede a Roma, si occupa di coordinare le iniziative nell’interesse di tutte le federate, di mettere a fattore comune

Donatore di sangue x Donatore di tempo = Donatore2 7


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SANGUE

FABBISOGNO E DISPONIBILITÀ Giorgio Gandini Direttore UOC Medicina Trasfusionale di AOUI Verona Coordinatore Responsabile DIMT Verona Cerchiamo ora di analizzare insieme un po’ di dati degli ultimi anni, perché possano aiutarci a capire alcune dinamiche sociali; in un successivo momento potremo cercare di approfondire aspetti demografici, antropologici e sociali che ci permettano di disegnare un quadro complessivo per aiutarci a capire e gestire gli anni prossimi, sul tempo breve e medio. Vediamo, quindi, le dimensioni del problema e facciamo un pensiero alle prospettive in termini di potenziale disponibilità della risorsa sangue (per definizione una risorsa finita e al momento non sostituibile).

Nel pieno della pandemia da Sars-CoV-2 il sistema trasfusionale (istituzioni, associazioni di volontariato del sangue, strutture trasfusionali) si è trovato di fronte a una situazione del tutto nuova, dovendo con urgenza gestire complessivamente le dinamiche di consumo e di raccolta di sangue ed emocomponenti che si sono venute a creare di giorno in giorno e di settimana in settimana. In piena sinergia tra le diverse componenti del sistema, sono stati gestiti i rischi di eccesso e di carenza di sangue che si sono via via presentati, creatisi in relazione all’andamento della pandemia, alla riduzione delle attività chirurgiche programmate e a un certo sconcerto che si è inevitabilmente verificato tra i donatori nelle fasi più intense della pandemia. E quanto successo in primavera lo stiamo rivivendo anche in questi mesi invernali.

DONATORI - ITALIA

Pur in una contingenza così critica e impegnativa, il sistema trasfusionale deve tuttavia gestire l’oggi avendo sempre uno sguardo vigile e prospettico sul domani. L’autosufficienza attuale va mantenuta e rafforzata, sia in termini di quantità di donazioni che di tipologia di donazioni; ma va rafforzata soprattutto per quanto riguarda il numero dei donatori. Bisogna essere in tanti donatori per donare tutti il giusto necessario e per avere la possibilità di garantire sempre, anche in momenti di epidemia o di pandemia, il pieno supporto trasfusionale a tutti coloro che ne hanno bisogno. Da tanti anni tutti diciamo che il bacino di donatori deve essere il più ampio possibile: in questo l’impegno delle associazioni e federazioni di volontariato del sangue è molto esteso e intenso. La tanto temuta pandemia (che dovesse arrivare era annunciato da tempo dal mondo scientifico, quando non era invece prevedibile…) è effettivamente sopraggiunta e ha evidenziato che avere tanti donatori vuol dire reale garanzia di approvvigionamento di sangue ed emocomponenti in ogni momento e quindi speranza e vita per tutti gli ammalati.

1.727.483

2011

2.679.581

2012

1.739.712

2012

2.683.127

2013

1.734.669

2013

2.633.175

2014

1.712.456

2014

2.587.869

2015

1.717.520

2015

2.576.473

2016

1.687.627

2016

2.577.212

2017

1.680.146

2017

2.579.438

2018

1.682.724

2018

2.569.275

2019

1.683.470

2019

2.566.446

Concentrati eritrocitari prodotti - ITALIA

8

DONATORI SANGUE INTERO ITALIA

2011

2011

2.665.899

2012

2.666.726

2013

2.625.608

2014

2.564.799

2015

2.572.567

2016

2.572.557

2017

2.560.000

2018

2.550.046

2019

2.546.914

Concentrati eritrocitari eliminati ITALIA

(cause sanitarie, tecniche, CQ, scadenza) Tra parentesi la % rispetto a quanto prodotto

2011

113.498 (4,2%)

2012

125.298 (4,6%)

2013

138.587 (5,2%)

2014

108.981 (4,2%)

2015

97.540 (3,8%)

2016

96.990 (3,7%)

2017

84.252 (3,3%)

2018

77.888 (3,1%)

2019

75.061 (2,9%)

M

FO

ED

FOCUS MEDICO


ICO

ED

FOCUS MEDICO

M

FO

CUS

Anno 2012 vs 2017 vs 2019 ITALIA

(dati da Rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità – Centro Nazionale Sangue ISTISAN)

DONATORI

2012

2017

2019

N. donatori/1.000 pop

29,29

27,73

27,89

Rapporto M/F: percentuale donatrici

30,48

31,23

31,98

N. donatori/1.000 pop nella fascia di età 18-65 anni

46,28

44,39

44,77

N. donatori nella fascia di età 18-25/1.000 pop

3,89

3,52

3,54

N. donatori in fascia di età 18-25/1.000 pop in fascia età 18-65

6,14

5,63

5,68

N. donatori periodici/1.000 pop

24,31

22,71

23,15

N. donatori alla prima donazione/1.000 pop

6,48

6,36

6,01

N. donatori alla prima donazione non differita/1.000 pop

4,83

4,39

3,99

N. donatori alla prima donazione differita/1.000 pop

1,64

1,98

2,01

N. aspiranti donatori che non hanno donato nell’anno/1.000 pop

2,58

3,07

3,05

prime donazioni differite: significa che più strutture seguono il percorso dell’aspirante donatore; • il numero degli aspiranti donatori è anche un parametro diretto per la valutazione dell’efficacia della promozione svolta dalle associazioni e federazioni dei donatori.

La percentuale di coloro che si iscrivono come aspiranti donatori in un anno e che non fanno la prima donazione nello stesso anno è di circa 50% (una parte sono quelli che hanno fatto l'aspirantato negli ultimi mesi dell’anno e non hanno fatto ancora in tempo a donare; una parte sono coloro dichiarati non idonei; una parte sono quelli dichiarati idonei ma che poi non sono venuti a donare pur avendo davanti un lungo scorcio dell’anno per farlo).

Facciamo qualche commento sui donatori Dal 2012 al 2019 calano praticamente tutti gli indicatori in 9 anni e in particolare: • il numero dei donatori rapportato alla popolazione complessiva e in rapporto alla popolazione in fascia di età (18-65 anni) idonea alla donazione; • il numero dei donatori in fascia di età giovanile (1825 anni) in rapporto alla popolazione complessiva e in rapporto alla popolazione nella medesima fascia di età. Tuttavia: • migliora la percentuale di donatrici (+ 1,5 %); • aumenta il numero degli aspiranti donatori e delle

DONAZIONI

2012

2017

2019

N. donazioni (SI + aferesi)/1.000 pop

53,76

49,62

49,64

N. donazioni (SI + aferesi)/N. totale donatori (indice di donazione)

1,84

1,79

1,78

N. donazioni SI/1.000 pop

45,12

42,57

42,52

N. donazioni SI/N. donatori di SI (indice di donazione)

1,65

1,64

1,63

N. donazioni in aferesi/1.000 pop

8,59

7,05

7,12

N. donazioni in aferesi/N. donatori in aferesi (indice donazione)

2,12

2,08

2,12

Facciamo qualche commento sulle donazioni Calano praticamente tutti gli indicatori, dal 2012 al 2019. Il calo dell’indice donazionale complessivo (totale donazioni in rapporto al numero totale dei donatori) è pari allo 0,06 %, da 1,84 a 1,78. Va ricordato che 0,06 moltiplicato per 1.683.470 donatori attivi nel 2019 equivale a 101.008 donazioni in un anno. 9


ICO

CUS

Dai dati nazionali passiamo ora a vedere alcuni dati del Dipartimento Interaziendale di Medicina Trasfusionale della provincia di Verona (DIMT VR).

Anno 2012 vs 2017 vs 2019 DIMT VERONA

Il numero dei donatori resta sostanzialmente stabile, ma calano l’indice di donazione complessivo (da 2,25 a 2,08 donazioni per donatore per anno in media) e il numero di donazioni sia in assoluto, sia rapportato alla popolazione residente. In merito alla donazione multicomponente, il calo è stato voluto e guidato, per la modifica di produzione dei concentrati piastrinici (ora prevalentemente ottenuti a partire dalle unità di sangue intero); va peraltro notato che non è avvenuta una piena conversione delle donazioni in aferesi Concentrati eritrocitari multicomponente in altre trasfusi - ITALIA tipologie di donazione (ad 2011 2.535.224 esempio verso la plasma2012 2.529.803 feresi). 2013

2.482.473

2014

2.456.571

2015

2.471.435

2016

2.471.412

2017

2.457.300

2018

2.443.359

2019

2.449.139

DONATORI e DONAZIONI VERONA

2012

2017

2019

N. Donatori totale

30.122

30.868

30.614

N. Donatori SI

27.799

27.512

27.697

N. Donatori in aferesi

6.784

6.600

6.221

N. Donatori di sola aferesi

2.323

3.356

2.917

Donazioni di sangue intero

54.643

53.083

53.001

Donazioni di plasma (plasmaferesi)

11.488

11.169

10.273

Donazioni in aferesi multicomponente

1.660

569

553

N. donazioni (SI + aferesi)/1.000 pop

73,68

70,46

68,72

N. donazioni (SI + aferesi)/ N. totale donatori (indice di donazione)

2,25

2,10

2,08

59,39

57,69

57,06

1,96

1,93

1,91

14,29

12,76

11,65

1,93

1,78

1,74

N. donazioni SI/1.000 pop N. donazioni SI/ N. donatori di SI (indice di donazione)

Un ultimo sguardo a livello nazionale, per valutare la trasfusione eritrocitaria e il margine operativo residuo (di sicurezza) in merito alla disponibilità di concentrati eritrocitari.

N. donazioni in aferesi/ 1.000 pop N. donazioni in aferesi/ N. donatori in aferesi (indice donazione)

Margine operativo ITALIA (prodotto - trasfuso - eliminato) 2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019

GRC prodotti – GRC trasfusi

150.702

131.298

105.038

105.800

102.700

106.687

97.775

GR eliminati

138.587

108.981

97.540

96.990

84.252

77.888

75.061

12.115

22.317

7.498

8.810

18.448

28.799

22.714

Margine operativo effettivo

Come vediamo, il margine operativo è stretto: in media ogni giorno in Italia vengono trasfusi circa 6.750 unità eritrocitarie; il che significa che a livello di autosufficienza nazionale certamente sono possibili, e oggi forse inevitabili, momenti di sofferenza che solo il sistema in rete attuale può sostenere, nello spirito ormai consolidato che l’autosufficienza non è solo locale ma regionale e nazionale.

Nei centri trasfusionali l’attività è regolare. Se siete in salute Vi invitiamo a recarvi senza timore nei centri trasfusionali. L’ATTIVITÀ È MONITORATA E SICURA!

Per ora fermiamoci qui. Rimandiamo a un successivo momento alcune valutazioni per interpretare i numeri e lanciare lo sguardo verso il futuro.

c’è sempre bisogno di noi! 10

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FOCUS MEDICO


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I VOLTI DEL DONO

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FATE COME LORO:

DONATE! VINCENZO RONCA

180 DONAZIONI

simo Sez. S. Mas Basson ca n Croce bia

«Ho iniziato a 18 anni, invogliato da mio padre Gino, uno dei fondatori della San Camillo di San Massimo-Croce Bianca, nel 1964; mio zio, Natale Cerpelloni, fu uno dei primi ad arrivare alle cento donazioni. Dopo le nozze ho donato assieme a mia moglie Isabella e poi ai miei figli, Gregorio e Gabriele. Sono stato consigliere di sezione per vari mandati, da due sono presidente a San Massimo. Faccio sei donazioni all’anno, eppure quando vedo l’ago ancora mi giro dall’altra parte! Certo, 180 è un bel traguardo, ma spero di continuare, perché a fare il bene c’è solo da guadagnare».

GIANANTONIO BUSSOLA

150 DONAZIONI

a o - Valgatar Sez. Maran

«Ho cominciato “tardi”, a 23 anni: eppure dai 18 mio zio Gianfranco Bussola, per 36 anni presidente della sezione Marano-Valgatara, continuava a tormentarmi. A far scattare la molla è stato un incidente accaduto a mia moglie Morena, allora fidanzata, che ebbe bisogno di 7 sacche di sangue. Perché non dono?, mi sono chiesto; così ho iniziato. Per 8 anni sono stato presidente di sezione, oltre che consigliere e segretario per diversi mandati. Alle mie figlie Silvia e Sara ripeto spesso che servono i giovani, per garantire il ricambio. C’è sempre bisogno di nuovi donatori!».

MARCO TURCO

145 DONAZIONI

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Sez. Lavagn

«Una volta ho consegnato una targa per le 90 donazioni: ho pensato “Io non ci arriverò mai”, e invece... Fortuna e salute mi hanno portato fin qua. Ho cominciato su consiglio di un amico, a 18 anni, era il 1966. Ci trovavamo la domenica mattina alle scuole, dove arrivava l’autoemoteca; il sangue si trasportava in flaconi di vetro, dentro cassoni di legno, erano altri tempi! Dopo anni come segretariocassiere della sezione ho lasciato spazio ai giovani e sono orgoglioso del bel gruppo creatosi. Oltre a me, donano mia moglie Loretta e mio figlio Eugenio (nella foto, sul lettino)».

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APPROFONDIMENTI

W IL PLASMA!

NON SOLO "IPERIMMUNE"... Da marzo a oggi ne abbiamo sentito parlare molto. Con tanto di appelli in televisione e sui giornali rivolti ai guariti dal Covid-19: donate il plasma! Il mese scorso anche l’Ulss 9 Scaligera è tornata sul tema, invitando le persone idonee a effettuare il prelievo, donando così il proprio plasma “iperimmune” alla “Banca del plasma” della Regione Veneto e mettendolo a disposizione dei pazienti ricoverati in ospedale (la trasfusione è utilizzata per trasferire gli anticorpi anti-Sars-CoV-2, sviluppati dai pazienti guariti, a quelli con infezione in atto che non ne abbiano prodotti di propri). Va precisato – e forse questo non lo si fa mai abbastanza – che però non ci sono ancora prove scientifiche sufficienti in grado di dimostrare la reale efficacia di questa cura. Come

avevamo spiegato nel precedente numero di Noi Donatori, la terapia con plasma da convalescente è da considerarsi al momento sperimentale. La grande attenzione che ha suscitato l’argomento, sull’ondata emotiva della pandemia, rischia di far passare in secondo piano un altro aspetto altrettanto importante: di plasma, come di sangue, c’è bisogno sempre. L’eccezionalità del periodo che stiamo vivendo non deve farcelo perdere di vista. Fidas Verona promuove da sempre la donazione di sangue e di emocomponenti, tra cui appunto il plasma, che viene utilizzato nella cura di molte patologie e nella preparazione di farmaci salvavita: ecco perché il dono di plasma riguarda tutti, non solo i guariti da Covid-19.

COME SI DONA IL PLASMA "IPERIMMUNE"? PUÒ DONARLO CHI HA TUTTI QUESTI REQUISITI: - un’età compresa tra i 18 e i 60 anni; - rientra nei normali criteri di idoneità per il donatore di sangue ed emocomponenti; - è risultato positivo al virus Sars-CoV-2 (tampone molecolare positivo); - ha manifestato sintomi correlati alla malattia (febbre, raffreddore, artralgie, perdita di gusto/ olfatto, polmonite, ecc.) e ha poi eseguito almeno un tampone molecolare con risultato negativo dopo almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi e dopo almeno 3 giorni senza sintomi.

NO

Chi, rispondendo a questi requisiti, fosse interessato a chiarimenti o volesse manifestare la propria intenzione di donare può contattare le strutture trasfusionali veronesi, dal lunedì al venerdì, a questi numeri: - Ospedale di Verona Borgo Trento: 045.8122150 (ore 8-13) - Ospedale di Verona Borgo Roma: 045.8122150 (8-13) - Ospedale di San Bonifacio: 045.6138466 (8-13) - Ospedale di Bussolengo: 045.6712256 (8-13) - Ospedale di Legnago: 0442.622535 (12-13) - Ospedale di Negrar: 045.6013032 (8-11)

Sono esclusi dalla donazione di plasma “iperimmune”: - donne che abbiano avuto gravidanze e aborti; - uomini e donne che abbiano ricevuto precedenti trasfusioni; - pazienti affetti anche in passato da patologie neoplastiche. 12


APPROFONDIMENTI

I TEMPI (LUNGHI) DELLA SCIENZA E QUELLI DELL’INFORMAZIONE...

Invitiamo perciò chi ha conosciuto il mondo della donazione grazie al plasma “iperimmune” a rendersi disponibile per diventare donatore periodico, qualora non lo sia già, perché il bisogno di sangue e plasma non è iniziato con questa terapia e di sicuro non finirà con il termine dell’emergenza: è importante che i donatori ci siano sempre!

PRENOTA LA TUA DONAZIONE DI SANGUE INTERO E PLASMAFERESI! Chiama questi numeri:

800 31 06 11

(numero verde gratuito per chiamate da telefono fisso)

0442 62 28 67

(numero a pagamento per chiamate da cellulare)

339 36 07 451

(cellulare a pagamento per telefonate o sms) Oppure scrivi una mail a prenota.trasfusionale@aulss9.veneto.it 13

I risultati di uno studio randomizzato condotto in Argentina tra maggio e settembre 2020, pubblicati il 24 novembre scorso sul New England Journal of Medicine, non evidenziano nessuna differenza in termini di mortalità a 30 giorni tra pazienti trattati con plasma da convalescente Covid-19 (10,9%) o placebo (11,4%) e nessuna differenza in altri outcome secondari. Nell’analisi per sottogruppi i pazienti con età inferiore a 65 anni hanno addirittura una miglior sopravvivenza se trattati con placebo (soluzione fisiologica). A differenza di altri studi randomizzati, qui si è raggiunto il target di arruolamento, sono stati scelti pazienti con malattia severa ma non troppo avanzata (tempo mediano tra i primi sintomi e il trattamento 8 giorni) ed è stato valutato il titolo di anticorpi nei donatori. Possiamo dire che viene definitivamente dimostrata la non utilità del plasma iperimmune? No, uno studio, per quanto ben disegnato e ben condotto, non dice la verità, ma fornisce un tassello. Si stanno portando avanti molti studi in Europa (tra cui il trial italiano “Tsunami”, ancora in corso) e la metanalisi delle evidenze è tra gli obiettivi del programma “Support-E”, finanziato dalla Commissione Europea. La scienza ha i suoi tempi e le risposte non arriveranno prima di qualche mese; tuttavia, nel frattempo sarebbe preferibile proporre il plasma iperimmune solo all’interno dello studio randomizzato controllato e non come terapia compassionevole. Va poi spiegato chiaramente ai convalescenti, invitati con tanta insistenza a donare il loro plasma, che lo si sta facendo per scopo di ricerca, e che nessuna evidenza al momento dimostra che il plasma iperimmune sia una terapia efficace, men che meno salvavita. Se non lo diciamo in modo chiaro, quelli che si avvicineranno alla donazione per la prima volta perché convalescenti Covid-19 non solo non diventeranno donatori periodici (che è e rimane il solo unico obiettivo delle associazioni di donatori di sangue) ma alimenteranno diffidenza verso il mondo trasfusionale. È un rischio che non possiamo permetterci. Massimiliano Bonifacio Ricercatore di Ematologia Università di Verona


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NOTIZIE NE

ECCO IL NOSTRO

CALENDARIO 2021

L’argomento scelto quest’anno per il calendario di Fidas Verona è “Yellow&Red – I colori della solidarietà”. Le immagini e le didascalie sottolineano l’importanza del dono – sia del sangue che del plasma – e di come entrambi vengano impiegati per numerose cure. Oltre a un’autosufficienza di sangue ed emocomponenti, un importante obiettivo nazionale a cui noi di Fidas Verona siamo invitati a

contribuire, è quello di arrivare anche a disporre in autonomia di farmaci plasmaderivati; per questo abbiamo pensato di concentrare le immagini dei 12 mesi su questi temi. Donare sangue e plasma è sempre un gesto di grande altruismo e di pubblica utilità che non può prescindere dal gesto caritatevole compiuto da migliaia di volonterosi cittadini. Grazie a tutti voi che donate o lo avete fatto!

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... E LA NUOVA CAMPAGNA SOCIAL

Il tema del calendario associativo rientra in una più ampia campagna di comunicazione social che ci accompagnerà per tutto l’anno prossimo. Questo grazie alla collaborazione delle sezioni Fidas Verona, che ne daranno ampia visibilità visto che, per il momento, i social rimangono uno dei pochissimi mezzi con cui promuovere la donazione. La campagna prevede l’uso di video e immagini per WhatsApp, Facebook e Instagram per invitare le persone a donare il sangue. «L’idea di fondo è quella di creare un tamtam – spiega Stefano Tassini, segretario organizzativo di Fidas Verona –. I responsabili delle sezioni invieranno con periodicità le immagini sulle chat di WhatsApp a donatori, amici, simpatizzanti che, a loro volta, saranno invitati a inoltrare i messaggi ad altre persone, in modo

da creare una catena solidale che sensibilizzi sempre più i cittadini verso un gesto così importante per la collettività». Ma non è tutto. «Anche il video e le immagini della campagna saranno inseriti sulle piattaforme social, come YouTube, Facebook o Instagram, per dare il via alla loro condivisione; in questo modo daremo nuova visibilità al nostro messaggio di tutela della vita durante questi mesi difficili in cui non possiamo incontrare persone nelle nostre città e paesi. Le sezioni Fidas Verona – conclude Tassini – giocheranno un ruolo fondamentale per la buona riuscita del progetto. Ecco perché facciamo affidamento su di loro e sui gruppi dirigenti, che ringraziamo fin da ora perché sappiamo che su di loro possiamo sempre contare».

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VITA ASSOCIATIVA

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A SCUOLA DI DONO... CON IL COMPUTER Parlare di donazione di sangue in classe... senza entrare a scuola. Impossibile? Poteva sembrarlo, viste le difficoltà con cui era iniziato l’anno scolastico 2020/2021, rivoluzionato dalla pandemia. E invece no! Grazie alla disponibilità dei docenti e alla didattica digitale integrata, è stato possibile organizzare alcuni collegamenti video per parlare di sangue. «È un’iniziativa che sta riscuotendo successo e che ci permette di continuare a diffondere il nostro messaggio negli istituti superiori di Verona e provincia: entriamo virtualmente in classe, dialogando con gli studenti e ascoltandone le domande», sottolinea la presidente Chiara Donadelli, che porta avanti gli incontri. Sono tante le richieste di collegamento giunte in sede

La presidente provinciale Chiara Donadelli in collegamento con l’Educandato Agli Angeli. A sinistra, alcuni studenti dell'Istituto Lavinia Mondin alla visita per l'aspirantato a inizio dicembre

provinciale. L’esperienza si è svolta positivamente con l’Educandato Agli Angeli a metà novembre: in tre giornate la presidente provinciale ha incontrato 7 classi quinte, nelle quali erano presenti alcuni giovani che sono andati a donare da soli in tempo di Covid. A inizio dicembre, invece, si sono sottoposti alla visita medica e al prelievo per l’aspirantato degli alunni dell’Istituto Lavinia Mondin. «Sono gesti concreti che ci fanno ben sperare: ancora una volta abbiamo avuto conferma che andare nelle scuole è un’attività vitale», conclude la presidente. Le lezioni di dono a distanza saranno replicate nei prossimi mesi con tutti gli istituti superiori che hanno fatto (o faranno) richiesta.

I VOLONTARI ALL'AGSM FORUM

non mollano! Fin dal 2006 i volontari di Fidas Verona prestano servizio all’Agsm Forum, in collaborazione con la BluVolley, società che milita nella SuperLega maschile di pallavolo. Nonostante la pandemia, anche quest’anno il palasport ha visto i nostri volontari sugli spalti per i primi incontri del campionato ad accompagnare gli spettatori (purtroppo pochi) alle proprie sedute e a verificare il rispetto delle norme anti-Covid. «Certo, siamo stati soggetti a diverse limitazioni, ma non ci siamo affatto scoraggiati e abbiamo svolto il nostro ruolo finché i decreti del Governo non hanno imposto

le partite a porte chiuse – informa il referente Stefano Tassini –. Sapevamo che stavolta sarebbe stato più difficile esserci, ma non volevamo dichiarare forfait perché il gruppo si è cementato nel corso delle stagioni sportive e si era reso disponibile a garantire la presenza anche in questo campionato, nel rispetto delle norme». Speriamo che si possa al più presto tornare a divertirci con la BluVolley Verona e a promuovere il dono del sangue. Quando si potrà, le nostre sgargianti magliette rosse di Fidas brilleranno di nuovo all’Agsm Forum! 16


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I VOLTI DEL DONO

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! I N A V O I G I A O LARG

Avere 18 o 19 anni e iniziare il percorso del dono in un periodo non semplice. C’entra il Covid-19 (in senso positivo però!) con la scelta significativa che molti giovani hanno voluto fare in questi mesi: andare per la prima volta al Centro trasfusionale. «Proprio in un momento in cui è difficile dare una mano ad altre persone con la presenza fisica, ho pensato che donare il sangue fosse un buon modo per fare volontariato: è un impegno che non pesa e lo suggerirò di sicuro ad altri», racconta Riccardo Fontana, diciannovenne di Dossobuono, studente di Giurisprudenza all’Università di Verona. Il 5 novembre scorso Riccardo si è recato all’ospedale di Borgo Roma per la visita di idoneità, accompagnato da due amiche, entrambe di Dossobuono e studentesse universitarie: Martina Rosana, che ha donato per la prima volta, e Alessia Pietropoli, aspirante. «È stato emozionante ed è filato tutto liscio», ricorda il giovane, che ha immortalato il momento con un selfie all’esterno dell’ospedale.

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Ha invece pubblicato una storia su Instagram Emma Battistoni, studentessa di Economia e commercio, pure lei diciannovenne di Dossobuono; nel giro di poco le sono arrivate diverse domande dai coetanei: “Com’è donare?”, “Come si fa?”. Il 7 novembre a Borgo Roma ha regalato la sua prima sacca, affiancata dal cugino Antonio Riccadona e da Davide Bonomi Costa, entrambi alla seconda donazione, e da Elia Fantoni e Sara Merzi, aspiranti donatori. «Ho sempre sentito parlare di Fidas in paese, anche perché le mie cugine ne fanno parte: mi è venuta voglia di scoprire meglio questa associazione», racconta Emma. Arrivare sul lettino del Centro trasfusionale è stata la naturale conseguenza. «Ero curiosa di capire cosa si provasse e posso dire che sono stata bene, non ho avuto paura – ammette –. Adesso spero di continuare con un buon ritmo, dando l’esempio; comincio in famiglia: mio fratello Giulio, che il 3 dicembre ha compiuto 18 anni, mi ha già detto di essere interessato a donare».

BRAVI!


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I VOLTI DEL DONO

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UNA LETTERA DAGLI STATI UNITI

PER IL BEL GESTO DI FILIPPO “La tua donazione non è importante solo per me, ma per tutta la mia famiglia. Il tuo dono altruista mi permetterà di trascorrere altri anni con mia moglie, i miei figli e i miei nipoti”.

Un “immenso grazie”, unito all’augurio di una vita piena di salute e di felicità, arrivato da “un completo sconosciuto, che vive lontano”. È una lettera da pelle d’oca, quella che si è visto consegnare Filippo Mazzi qualche mese fa, durante un controllo di routine dopo la donazione di midollo osseo, effettuata il 3 e 4 marzo a Borgo Roma. Diciotto righe in inglese, scritte a mano, che iniziano con “Caro donatore” e finiscono con “Il tuo ricevente”. «È bello sapere che il mio dono è arrivato dall’altra parte del mondo e spero che, nonostante il Covid-19, il ricevente possa stare bene a lungo. Non so chi sia, perché la donazione è anonima, ma mi sento legato a vita a questa persona». Filippo ha 44 anni e vive a San Massimo; è iscritto alla locale sezione di Fidas Verona e 8 anni fa si era fatto tipizzare, dando la disponibilità a donare le cellule staminali emopoietiche. «Sono un impiegato, non salvo vite: ma in questo

2020 disastroso spero di aver contribuito a dare speranza a qualcuno; quando ho ricevuto la chiamata, l’ho vissuta come un’opportunità», dice con grande umiltà. Ha tradotto il biglietto e l’ha letto alla moglie Elena – che 14 anni fa l’aveva convinto a donare il sangue – e ai suoi tre figli: Sofia (di 11 anni), Anita (9) e Marco (6), ai quali aveva detto “Papà va a donare il midollo”. «In quei giorni ero la persona più contenta del mondo: dopo il tampone e i controlli sono rimasto disteso sul lettino, senza fare nulla; sono stato fortunato, non ho avuto nemmeno un mal di testa e il personale ospedaliero è stato sempre gentile e attento». Lì ha assistito anche alle operazioni logistiche per l’invio delle sacche prelevate. «Sono state consegnate a un pilota americano, perché la persona in attesa di trapianto si trovava negli Stati Uniti, lo stesso Paese in cui ero stato a gennaio per una settimana di lavoro a New York», precisa Filippo. Le coincidenze della vita... «Sono ancora stupito da ciò che è successo: un piccolo gesto gratuito può riempire il cuore di gioia – conclude –. Le reazioni degli altri? I miei genitori sono orgogliosi, perché mi hanno sempre trasmesso il valore dell’altruismo; i colleghi in ufficio sono entusiasti: più di uno è andato in ospedale a tipizzarsi. Non sempre è possibile fare volontariato, ma questo è davvero un modo semplice per rendersi utili».

HAI MENO DI 35 ANNI? ISCRIVITI SUBITO! Un semplice prelievo al Centro trasfusionale: così chi ha tra i 18 e i 35 anni, pesa almeno 50 kg ed è in buona salute può iscriversi al Registro dei donatori di midollo osseo, valido in tutto il mondo. Un piccolo gesto che può salvare una vita! Per info: www.adocesverona.it - tel. 045.8309585 18


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VITA ASSOCIATIVA EVENTI ESTIVI

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“VALE SOLO CIÒ CHE È STATO DONATO” Di cuore saluto tutti gli amici di Fidas Verona, entrando in punta di piedi nella grande famiglia che è l’associazione. Vi porto la benedizione di san Giovanni Calabria, il santo veronese della carità e della Provvidenza. Desidero salutarvi con un messaggio, che pesco da un racconto che ho letto poco tempo fa. Si narra che un ricco, dopo una vita lussuosa e spensierata, morendo ebbe la fortuna di entrare in paradiso “per il rotto della cuffia”. Felice della sorte, il primo giorno, passeggiando per il Regno dei cieli, notò che anche lì vi erano negozi, botteghe, banchi come nella precedente vita. E soprattutto notò come i prezzi erano molto, molto bassi. Si risvegliò in lui lo spi-

Don Giacomo Cordioli Assistente spirituale Fidas Verona rito affaristico. Entrò in un negozio e mise sul carrello le cose più lussuose. Alla cassa, sbattè sul bancone un mazzetto di banconote di grosso taglio. Ma l’angelo che era alla cassa, gli disse: “Mi dispiace, signore! Questo denaro non ha valore qui!”. Allora il ricco domandò: “Cos’è che qui ha valore?” E l’angelo gli rispose: “In Paradiso vale solo ciò che in terra è stato donato”. Cari amici donatori, “vale solo ciò che è stato donato”! Grazie per il bene che fate e auguri di buone Feste!

UN DOLCE GRAZIE PER NATALE Come ringraziare i donatori di sangue in occasione del Natale? Quest’anno tutti i tradizionali appuntamenti per lo scambio di auguri sono saltati. Così la sezione di Isola Rizza di Fidas Verona ha avuto un’idea: regalare ai propri associati un pandoro Melegatti, con una confezione personalizzata coi colori del dono. Un dolce pensiero a cui hanno aderito pure le sezioni di Casaleone, Castelletto di Soave, Lavagno, Perzacco, Tregnago, Romagnano, Roverchiara e Velo Veronese-San Mauro di Saline. In tutto, sono stati distribuiti 1.343 pandori. «È stato un modo per entrare nelle case dei donatori e ringraziarli dell’inestimabile gesto che compiono ogni volta che si recano al Centro trasfusionale», spiega Mirko Faccioni, presidente della sezione Fidas Verona di Isola Rizza, affiancato da Cinzia Andriani, compo-

EVENTI ISOLA RIZZA ESTIVI

nente del direttivo che ha fatto da ponte per l’iniziativa. Coronata dalla concreta collaborazione di Melegatti, che ha fornito i dolci a un prezzo “solidale”, e di Matteo Pizzoli, donatore e titolare della Prismagraf di Bovolone, il quale ha realizzato grafiche differenziate per ogni sezione.

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CASELLE DI SOMMACAMPAGNA

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CAMPAGNA SOCIAL PER IL 50°

50 anni di noi per gli altri DONARE IL SANGUE È... ... un nobile gesto, nulla di più, solo questo!

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DONARE IL SANGUE È... ... eccezionale. È diventare influencer nel sociale!

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• 2021

DONARE IL SANGUE È... ... alternativo. Sì! Perchè mi fa sentire sempre vivo!

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• 2021 SEZIONE CASELLE

DONARE IL SANGUE È...

... libertà di ridare speranza a chi non ce l’ha!

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• 2021

DONARE IL SANGUE È... ... passione. Salvare una vita è una soddisfazione!

SEZIONE CASELLE

DONARE IL SANGUE È... ... solidarietà. È un piccolo gesto che dà felicità!

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• 2021 SEZIONE CASELLE

... una parte di te che si offre a un fratello malato che soffre!

SEZIONE CASELLE

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• 2021

DONARE IL SANGUE È...

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• 2021 SEZIONE CASELLE

DONARE IL SANGUE È...

SEZIONE CASELLE

... un gesto d’amore... senza interessi, solo di cuore!

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• 2021

... un’emozione. Fare gol e sentirsi campione!

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• 2021 SEZIONE CASELLE

DONARE IL SANGUE È...

• 2021 SEZIONE CASELLE

SEZIONE CASELLE

S. MASSIMO-CROCE BIANCA-BASSON

Il 2021 sarà una bella tappa per i donatori di Caselle, visto che spegneranno le prime 50 candeline del gruppo, fondato nel 1971. «Purtroppo la pandemia ha fortemente limitato le nostre attività – informa il segretario della sezione, Stefano Tassini –; quindi, non potendo da diversi mesi organizzare attività e momenti d’incontro, per limitare il disagio e invitare le persone a donare attraverso nuove modalità abbiamo pensato di attivare una campagna divulgativa su WhatsApp, Facebook e Instagram, iniziata il 6 novembre. Con l’occasione del 50° abbiamo creato il logo celebrativo e dato il via al percorso che ci porterà all’anno prossimo con lo slogan “Donare sangue è...”». La campagna terminerà il 21 febbraio 2021, in coincidenza con il giorno della fondazione (avvenuta nel 1971): ogni venerdì sui social uscirà un post in rima, che spiegherà quanto sia bello e pieno di significati donare. Con l’occasione ricordiamo che i Centri trasfusionali sono sicuri e monitorati; i donatori possono prenotare le donazioni con fiducia. C’è davvero bisogno di noi!

SPORT E ARTE… CON FIDAS! «La prossimità è la chiave per riuscire a portare le persone a donare, ma in questi mesi è stata una vera sfida». Finché era consentito, la sezione di San Massimo-Croce Bianca-Basson ci ha sempre provato. «Quand’era possibile, i nostri volontari con magliette e felpe Fidas hanno presenziato ad alcuni eventi, rendendo visibile il messaggio del dono», conferma il presidente Vincenzo Ronca. Quest’estate, ad esempio, la sezione ha donato dei portachiavi alle squadre finaliste del quinto torneo di calcio a 5 “Enrico Bianchi”, organizzato al centro sportivo “Pupi” di San Massimo, con tutte le precauzioni sanitarie prescritte. Il 26 settembre, invece, i donatori erano presenti nel parco di Villa Pullè, a Chievo, per “Art è a Pullè”, manifestazione organizzata dalla Terza circoscrizione. Infine, il 25 ottobre, è stato ricordato con una Messa il 56° anniversario di fondazione della sezione, che raduna oltre 200 donatori. 20


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PERZACCO EVENTI ESTIVI

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"CAMINARDONANDO" VIRTUALE, MA SUPER!

Arriva un defibrillatore! La sezione di Perzacco ha donato di recente un defibrillatore all’associazione ANIOC (Associazione Nazionale Insigniti Onorificenze Cavalleresche), che si occupa di sorveglianza nei luoghi pubblici. Un dispositivo salvavita che verrà usato dai volontari, abilitati e formati al primo soccorso.

Al motto #seDoni6fico, il 5 aprile scorso il Gruppo podistico Svenati della sezione Fidas Verona di Perzacco e il giovane direttivo erano pronti a una marcia podistica non competitiva volta alla raccolta fondi per AS.IT.O.I. onlus (Associazione Italiana Osteogenesi Imperfetta), a sostegno della ricerca su questa malattia genetica rara. A causa del Covid-19, le organizzatrici Elena Remonato e Barbara Feder, in sinergia col direttivo, hanno dato vita all’evoluzione necessaria della marcia, facendone una “Virtual run”. Al grido di “Lontani ma vicini, insieme per AS.IT.O.I.”, dal 28 agosto al 12 settembre la corsa si è fatta largo per le strade dell’Italia, sconfinando nei paesaggi olandesi e spagnoli, persino lungo i sentieri che conducono a Santiago di Compostela. Una “CaminarDonando” moderna, dunque, che racchiudeva in sé il vero principio del dono: non solo quello silenzioso e generoso di chi allunga periodicamente il braccio per donare gocce di vita, ma anche quello urlato, perché mai si dimentichi che la ricerca sulle malattie rare ha bisogno di noi. L’intero ricavato della “CaminarDonando” sosterrà i progetti che AS.IT.O.I. onlus, presieduta da Leonardo Panzeri, riterrà necessari per sostenere la ricerca o collaborare con uno dei centri di riferimento nazionale, quello di Verona. Grazie ai 581 partecipanti che si sono uniti a noi per far sentire la forza del dono, dimostrando che non serve molto per aiutare gli altri: basta allungare una mano e camminare assieme! Grazie per aver creduto nel progetto e aver donato con noi fiducia nel futuro. Arrivederci al prossimo anno, nella speranza che la “Virtual” diventi realtà! 21


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IERI E OGGI...

LE SFIDE DEL DONO

Silvano Salvagno Presidente onorario di Fidas Verona

Ho appena terminato di leggere la circolare 4/2020, gentilmente inviata dalla presidente Chiara Donadelli ai consiglieri provinciali e alle sezioni; l’ho riletta e mi sono sentito a casa, insieme alla grande famiglia dei donatori e della Fidas. È stata l’ultima notizia ricevuta dalla sede, ma una delle tante che mi arrivano puntualmente tutti i mesi, sotto forma dei verbali delle riunioni del consiglio provinciale e di tutto quanto concerne l’attività della Fidas. Da qualche anno non sono più presente e attivo ma sempre informato. Così ho partecipato alle preoccupazioni di questo momento duro, sorretto dalla fiducia nei donatori; al lavoro oscuro di “tante formichine”, collaboratori che fanno e vorrebbero magari fare di più e chiedono qualche aiuto; alle belle e importanti iniziative dei giovani, purtroppo ora frenate da quella peste del Covid-19 che ci circonda. Ho apprezzato le immagini del nuovo calendario e degli spunti che offre e che avrà un suo naturale seguito nella campagna promozionale proposta; i rapporti sempre corretti e cordiali con i primari e i medici trasfusionisti, pur con qualche contrarietà; e poi la scuola, quel progetto che, nato ancor prima della costituzione della Fidas, ci ha indicato la via migliore ove indirizzare il messaggio ed è diventato un impegno sempre maggiore, ma che ha portato e porta tanti giovani a contatto della donazione dopo una corretta informazione.

L’importanza di informare L’informazione, che nel contempo diventa promozione, è sempre stata la base di partenza per le più proficue iniziative che hanno prodotto una conoscenza responsabile della donazione e dei bisogni di tanti ammalati in difficoltà che la attendono come la miglior medicina. E poi il giornale associativo, purtroppo sempre meno cartaceo e difficile da leggere per chi non ha facilità con il computer, quel Noi Donatori che, dal mese di aprile del 2003 continua a chiacchierare con i donatori raccontando storie, personaggi, feste, avvenimenti sportivi, tanta informazione medicoscientifica, i contatti con altre associazioni vicine e lontane, e poi quelle curiosità che stimolano a ricercarne delle altre. Noi Donatori è sempre stato nel mio cuore, perché l’ho fortemente voluto e seguito per oltre 10 anni e mi auguro che continui nel tempo con lo stesso spirito, evidenziando tutte le iniziative che, spesso, sono di stimolo per altre e per essere migliorate. E i numeri delle donazioni? E cosa posso dire dei donatori? Bravi a loro e buone le prime, anzi ottime, considerata la situazione pandemica. L’impressione

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molto positiva che ne ricevo è che, chi oggi dona con una corretta continuità lo fa convinto e cosciente di quel bene prezioso che è il sangue, ne conosce il percorso e soprattutto il fine benefico che può valere la vita di una persona. Le difficoltà? Se guardiamo indietro... Capisco che in questi mesi che stiamo vivendo è difficile essere costanti ma, e qui riporto la frase finale della circolare della presidente: “...con collaborazione e amicizia supereremo questo periodo”; sono le due parole iniziali la base e la forza della Fidas. Ce la faremo senz’altro, come in diversi casi, alcuni lontani nel tempo ma altri vicini o attuali, e scavalcheremo questo nuovo ostacolo, e non saremo solo noi a vincere ma soprattutto chi si aspetta quel meraviglioso gesto di fratellanza che è la donazione. Permettetemi qualche ricordo. Tanti anni sono passati ormai, però ricordo chiaramente la delusione dei donatori quando venivano chiamati per il dono solo due volte l’anno; lo sconcerto e l’insicurezza creata dall’individuazione dell’Aids, poi l’epatite C, che fece eliminare in pochi mesi il 3% dei volontari. E non parliamo delle zanzare, che tuttora prevedono precisi controlli e attenzione; tuttavia ne siamo usciti, più deboli nei numeri ma più forti nelle nostre convinzioni.

e ai donatori, con la loro disponibilità e presenza. Alla fine insieme abbiamo vinto: non un campionato ma qualche partita, perché il campionato della vita non terminerà finché un ammalato avrà bisogno di noi, del nostro sangue. Sempre con collaborazione e amicizia. Un grande augurio e un ciao a tutti.

“... con collaborazione e amicizia supereremo questo periodo”

OCCHIO ALLE BUFALE! Nei giorni scorsi girava via WhatsApp un audio in cui un certo Andrea, il quale aveva parlato con un fantomatico “amico di La Spezia”, diffondeva una notizia falsa: ovvero che per donare il sangue sarebbe obbligatorio fare il vaccino antinfluenzale e quello anti-Covid, con tutta una serie di invenzioni su quarantene e sangue geneticamente modificato. Fidas Verona assicura ai donatori che queste vaccinazioni non sono obbligatorie per donare il sangue e che, qualora un donatore si fosse sottoposto alla vaccinazione antinfluenzale, non è necessaria alcuna quarantena preventiva. Facciamo attenzione alle catene di Sant’Antonio che circolano sui telefonini e alle bufale sul web!

C’eravamo e ci siamo: sempre insieme A fronte di queste difficoltà non ci siamo fermati: i giovani erano dappertutto, nello sport con il calcio e i “mitici” berrettini indossati dai calciatori del Verona e anche dagli avversari durante le interviste; la pallavolo, già all’inizio del 2000, e altri sport frequentati da molte persone; con la loro mongolfiera i giovani di Fidas Verona arrivavano, come anche ora, a tutte le manifestazioni e spettacoli, che sarebbe troppo lungo elencare. Mi rileggo talvolta i primi numeri del giornale associativo e mi sembra di rivederli contenti delle loro promozioni immortalate in tantissime foto. Poi l’entusiasmo delle sezioni alle loro feste, la partecipazione delle altre, quasi in gara per superarsi. Potrei scrivere un libro su questo, ma tralascerei senz’altro qualcosa o qualcuno. Ricordo, da ultimo, il congresso nazionale del 2006, al quale hanno collaborato tutti, dai consiglieri provinciali alle sezioni 23


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"NOI DONATORI" n. 37 - Dicembre 2020  

PERIODICO DI INFORMAZIONE A CURA DI FIDAS VERONA – DONATORI VOLONTARI DI SANGUE www.fidasverona.it

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