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PERIODICO DI INFORMAZIONE A CURA DI FIDAS VERONA – DONATORI VOLONTARI DI SANGUE

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www.fidasverona.it

N. 38 - luglio 2021


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Chiara Donadelli Presidente Fidas Verona A che punto siamo del guado? Vien da chiederselo, dopo altri sei mesi vissuti con lo spettro della pandemia. Sapevamo che la strada sarebbe stata lunga; per fortuna, grazie all’intensa campagna vaccinale, le conseguenze più nefaste del nuovo Coronavirus – almeno dal punto di vista della salute – sono alle spalle. La nostra vita associativa va avanti, con nuove modalità e accortezze. Però... Soprattutto in questi mesi estivi la spinta propositiva delle nostre sezioni, abituate a organizzare tornei, sagre, raduni, deve ancora

fare i conti con le misure anti-contagio. C’è una giusta prudenza da mantenere, dopo l’anno e mezzo che abbiamo vissuto; d’altro canto, però, c’è una sana e comprensibile spinta a ripartire, a ritrovarsi, a vivere il dono di persona. Si respira voglia di riscatto. Tutto sommato, guardandoci indietro, il terribile 2020 è stato a suo modo straordinario. Sì, sono stati cancellati quasi tutti gli ap-

È QUESTIONE DI SGUARDI puntamenti che permettevano ai nostri instancabili volontari di promuovere il dono. Tuttavia, per ricordare questa necessità sempre presente, abbiamo studiato altre strade, potenziando la comunicazione sui social network, facendo pubblicità persino sugli autobus pubblici, regalando colonnine e boccette di gel igienizzante a comuni e scuole del territorio. Grazie all’estro di molti siamo riusciti a trovare delle opportunità nelle difficoltà. Un bel segnale è arrivato dalle scuole, che ci hanno chiesto incontri a distanza prima ancora che li proponessimo noi;

inoltre, molti studenti sono andati a donare e hanno partecipato al nostro concorso “A scuola di dono”. Nonostante le sacche raccolte siano state inferiori a quelle dell'anno precedente, possiamo dirci soddisfatti. Grazie al coordinamento fra associazioni, uffici di chiamata e Dipartimento di Medicina trasfusionale (Dimt), infatti, si è sempre raccolto quanto 2

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era necessario agli ospedali, gestendo un’ondata emozionale che avrebbe potuto causare contraccolpi notevoli. Per questo risultato bisogna dire grazie ai donatori, che si sono impegnati per non far mai mancare sangue e plasma quando serviva, ai volontari di sala e a quelli di chiamata, che hanno sempre risposto con prontezza a dubbi e richieste. Ora si riparte, perciò è fondamentale risvegliare i donatori “dormienti” e aumentare il numero di donazioni annue. Incluse quelle di plasma, a lungo considerato di “serie B”, eppure molto prezioso. Se, per esempio, chi dona il sangue una volta all’anno raddoppiasse la sua generosità aggiungendo anche una donazione di plasma annuale, il sistema ospedaliero riuscirebbe meglio a far fronte a tutte le necessità. Questo è un obiettivo da focalizzare, ricordiamocelo tutti. In definitiva, si può scegliere di abbattersi, di lamentarsi, di rimpiangere i tempi andati. Oppure si può provare a cambiare le cose e metterci testa e cuore per trovare nuovi modi di esserci. Sapendo che in gioco c’è la salute di tanti malati, noi di Fidas Verona abbiamo scelto di coltivare fiducia, anziché lasciarci paralizzare dall’ignoto. In fondo, è questione di sguardi.


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VITA ASSOCIATIVA

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ASSEMBLEA PROVINCIALE

GIORNATA MONDIALE DEL DONATORE

«Non solo Green pass: prima di andare in vacanza, prenotate la vostra donazione di sangue e plasma!». È l’appello lanciato da Fidas Verona in occasione dell’assemblea provinciale che si è svolta il 26 giugno a Castelnuovo del Garda. Un incontro tenutosi in forma ristretta, nel rispetto delle norme anti-contagio, con i soli presidenti delle 79 sezioni. Oltre all’approvazione del bilancio e della relazione morale 2020, l’assemblea ha richiamato l’importanza sui prossimi obiettivi da raggiungere. Per dare continuità alla raccolta è fondamentale allargare la platea di donatori e sollecitare chi ha già maturato questa scelta a praticarla con regolarità.

«Donate sangue e plasma: gli ospedali veronesi contano sul vostro gesto gratuito, anonimo e volontario». È l’appello congiunto che i presidenti provinciali delle associazioni del dono – Fidas Verona, Avis e Asfa – hanno lanciato il 14 giugno scorso, Giornata mondiale del donatore di sangue. Pur con numeri contingentati, i donatori si sono resi visibili con due gazebi in piazza Bra e hanno distribuito materiale informativo e penne di gel igienizzante, regalate pure a chi è andato a donare nel “World Blood Donor Day”. Un gesto per ringraziare chi dona e per incoraggiare possibili aspiranti, soprattutto giovani. A rimarcare che sangue e plasma sono vitali ci hanno pensato la presidente di Fidas Verona, Chiara Donadelli, insieme ai presidenti provinciali di Avis, Paola Silvestri, e Asfa, Alessandro Toaiari.

Per prenotare la donazione basta telefonare al numero verde gratuito 800.310.611 (da fisso), allo 0442.622867 (per chiamate da cellulare), al 339.3607451 (cellulare per telefonate/sms) oppure inviare una mail a prenota.trasfusionale@aulss9.veneto.it. I requisiti sono sempre gli stessi: godere di buona salute, pesare almeno 50 chilogrammi e avere fra i 18 e i 65 anni.

Periodico della FIDAS VERONA Donatori Volontari di Sangue Via Polveriera Vecchia, 2 - 37134 Verona Tel. 045 8202990 - Fax 045 8278521

info@fidasverona.it www.fidasverona.it Autorizzazione Tribunale di Verona n.1535 del 13.03.2003 Presidente Fidas Verona: CHIARA DONADELLI Direttore responsabile: ADRIANA VALLISARI Grafica e stampa: FIDES srl - via Pacinotti, 11A 37135 Verona Ringraziamo chi ha collaborato a questo numero.

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VACCINI ANTI-COVID-19 FACCIAMO IL PUNTO

Massimiliano Bonifacio Ricercatore di Ematologia Università di Verona

replicarsi e infettare l’uomo) all’interno del quale sono inserite le informazioni genetiche di SARS-CoV-2. In entrambi i casi, il sistema immune del vaccinato viene educato a riconoscere l’antigene estraneo e a preparare una rapida risposta difensiva in caso di futuro incontro con il virus naturale. Secondo il piano vaccinale stabilito dal Governo italiano sulla base delle informazioni fornite dalle case produttrici e dagli accordi stipulati dalla Commissione Europea, nei prossimi mesi dovrebbero rendersi disponibili altri due vaccini: uno a mRNA, prodotto dall’azienda tedesca Curevac, e uno basato su proteine adiuvate (quindi senza presenza di materiale genetico) prodotto dalla partnership Sanofi/GlaxoSmithKline. Circa una decina di altri vaccini è stata approvata al di fuori dell’Europa (prevalentemente in Russia e Cina), ma pare al momento lontana o improbabile la loro autorizzazione da parte delle autorità regolatorie europee. Nel frattempo procede rapidamente lo sviluppo di vaccini a mRNA di seconda generazione che promettono di offrire risposte immunitarie migliori e dovrebbero consentire di contrastare in modo più efficace anche le varianti emergenti del virus SARS-CoV-2.

Fin dalle prime settimane della pandemia da SARSCoV-2 è stato chiaro che la diffusione globale di un nuovo virus avrebbe potuto essere fermata solo tramite una vaccinazione su ampia scala della popolazione. L’alternativa di raggiungere la ormai ben nota immunità di gregge tramite la diffusione spontanea dell’infezione fino al punto in cui un numero sufficiente di individui si fosse immunizzato per via naturale è apparsa infatti da subito impercorribile a motivo dell’alta letalità di tale strategia, in particolare nelle categorie fragili della popolazione. L’arrivo dei vaccini anti-SARS-CoV-2 alla fine del 2020 è stato accolto con entusiasmo e speranza, ma quasi contemporaneamente sono iniziati timori e scetticismi, alimentati da una pre-esistente diffidenza nei confronti dei vaccini in generale (che aveva anche nel recente passato alimentato polemiche circa l’obbligatorietà di vaccinare i bambini in età infantile/ prescolare contro le infezioni endemiche potenzialmente associate a gravi conseguenze per la salute), oltre che da dubbi relativi a questo specifico tipo di vaccino. Cerchiamo di fare chiarezza sull’argomento, premettendo che questa è la fotografia delle conoscenze all’inizio di giugno 2021, e può contenere elementi destinati ad essere riconsiderati alla luce di un fenomeno in continua evoluzione.

I vaccini anti-COVID sono farmaci sperimentali? No. Su questa definizione si è fatta molta confusione e la convinzione che il periodo di sperimentazione dei vaccini duri fino al 2024 e oltre è stata cavalcata molto spesso dai no-vax. Anche se i tempi di produzione dei vaccini anti-SARS-CoV-2 sono stati molto inferiori ai tempi normali di realizzazione di un normale vaccino, nessuna delle fasi regolatorie necessarie alla definizione della loro efficacia e sicurezza è stata saltata. Questo è avvenuto per una serie di ragioni, tra le quali la convergenza di ricerche e investimenti a livello mondiale, la conduzione in parallelo delle fasi iniziali e di conferma, l’inizio della produzione su larga scala dei vaccini ancor prima che fossero conclusi gli studi clinici e fosse stata data l’autorizzazione all’immissione in commercio.

Quali sono i vaccini oggi disponibili contro SARS-CoV-2 e quali potrebbero arrivare nei prossimi mesi? In Europa sono attualmente autorizzati 4 vaccini anti-SARS-CoV-2, due basati sulla nuova tecnologia a mRNA (Pfizer/BioNTech e Moderna) e due basati sulla piattaforma più tradizionale dei vettori virali inattivati (AstraZeneca e Janssen). I vaccini a mRNA trasferiscono direttamente nelle cellule del nostro sistema immunitario le informazioni per sintetizzare e presentare ai linfociti la proteina Spike di SARS-CoV-2, mentre i vaccini a vettore virale sono degli ibridi rappresentati da un virus di diversa specie (reso incapace di 4

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(si presume a causa della mitigazione della risposta immune all’adenovirus usato come vettore; in altre parole, una somministrazione troppo ravvicinata della seconda dose induce una risposta contro il veicolo e non contro il virus SARS-CoV-2).

Quando un farmaco ha superato i test di sicurezza (fase 1), di efficacia (fase 2) e di superiorità rispetto a placebo o altra miglior terapia disponibile (fase 3) non è più da considerarsi sperimentale. La confusione sui termini e sui tempi della sperimentazione dei vaccini deriva dal fatto che qualsiasi farmaco utilizzato su larga scala nella popolazione è soggetto alle procedure della farmacovigilanza, che viene definita fase 4. Questa fase è effettivamente in corso e serve a raccogliere ulteriori informazioni indispensabili a formare il fascicolo completo di un farmaco, in particolare consentendo la rilevazione di eventi avversi molto rari (meno di 1 su 10.000, a volte anche meno di 1 su 100.000), che per definizione non possono essere intercettati nelle fasi 1-2-3 della sperimentazione che coinvolgono al più qualche migliaio di soggetti.

Quali reazioni avverse si sono registrate con i vaccini anti-COVID-19? Nessun prodotto medicinale può mai essere considerato esente da rischi. Verificare che i benefici di un vaccino siano superiori ai rischi, anche in relazione a differenti classi di età o di patologie concomitanti, è responsabilità delle autorità sanitarie che regolano l’immissione in commercio dei prodotti medicinali. Per poter disporre degli elementi necessari a tale valutazione è necessaria la farmacovigilanza, un sistema aperto e dinamico cui tutti (professionisti sanitari, pazienti, genitori, cittadini) possono inviare le proprie segnalazioni contribuendo al monitoraggio dell’uso sicuro dei vaccini e dei medicinali in genere. Il 5° rapporto sulla sorveglianza dei vaccini COVID-19 è stato pubblicato il 10 giugno 2021 e copre le segnalazioni inviate tra il 27 dicembre 2020 e il 26 maggio 2021, che sono state 204 ogni 100.000 dosi di vaccino somministrate. Le segnalazioni riguardano soprattutto il vaccino Pfizer/BioNTech (quello più utilizzato) e a seguire i vaccini AstraZeneca, Moderna e Janssen. La maggior parte degli eventi segnalati sono classificati come non gravi che si risolvono completamente e solo in minor misura (10% circa) sono riportati come gravi, anche questi esitati in risoluzione completa o miglioramento nella maggior parte dei casi. Per tutti i vaccini, gli eventi avversi più segnalati sono

Quale grado di protezione offrono i vaccini antiCOVID-19 oggi utilizzati? Tutti i vaccini disponibili offrono una protezione molto elevata (>90%) nei confronti della malattia severa e del rischio di morte da COVID-19. La principale differenza tra i vaccini sta nel tempo necessario a ottenere una risposta anticorpale completa: una protezione ottimale è raggiunta una settimana dopo la somministrazione della seconda dose di Pfizer/BioNTech e due settimane dopo la seconda dose di Moderna. Il vaccino AstraZeneca necessita di un richiamo circa 3 mesi dopo la prima dose: è interessante osservare che, all’inizio della sperimentazione, anche questo vaccino prevedeva il richiamo dopo 4 settimane ma si è osservato che posticipando la seconda dose a 12 settimane si ottenevano reazioni anticorpali maggiori 5


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febbre, stanchezza, cefalea, dolori muscolari/articolari, dolore in sede di iniezione, brividi e nausea. Per tutti i vaccini, gli eventi avversi gravi più segnalati sono quadri simil-influenzali con sintomatologia intensa, più frequentemente dopo la seconda dose dei vaccini a mRNA e dopo la prima dose di AstraZeneca.

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simili) o anticoagulanti (eparina) prima del vaccino si è purtroppo rapidamente diffuso e pare anche sia stato fornito dagli stessi operatori sanitari operanti nei centri vaccinali, ma è privo di evidenza scientifica ed è sicuramente più pericoloso che protettivo. Nella stragrande maggioranza di coloro che sono destinati a non avere complicanze trombotiche dal vaccino una terapia antiaggregante/anticoagulante aumenta il rischio di eventi emorragici ingiustificati, e nei rarissimi pazienti predisposti alla VITT l’impiego di eparina avrebbe l’effetto di aggiungere benzina sul fuoco vista la patogenesi autoimmune di tale reazione.

Perché è stato sconsigliato e più recentemente vietato l’impiego del vaccino AstraZeneca nelle persone con meno di 60 anni? A partire da febbraio sono stati segnalati rari casi di una nuova patologia definita trombocitopenia trombotica indotta dalla vaccinazione (VITT), caratterizzata dalla inusuale combinazione di trombosi in sede atipica e severa riduzione del numero delle piastrine, insorta da 7 a 30 giorni dopo la prima dose di AstraZeneca o da 5 a 21 giorni dopo la dose unica di Janssen. La frequenza di tale evento è molto bassa (1 caso ogni 100.000 prime dosi, nessun caso dopo la seconda dose). Il meccanismo di tale complicanza sembra essere la formazione di autoanticorpi contro una proteina delle piastrine, determinante distruzione delle stesse e nel contempo formazione di coaguli intravascolari. Perché ciò accada e quali fattori predispongano a questa rara complicanza ancora non è noto, tuttavia si è osservato essere un fenomeno più frequente nelle donne e in persone con meno di 60 anni.

Perché non è stata realizzata una campagna vaccinale specificamente dedicata ai donatori di sangue? Una prima comunicazione del Ministero della Salute datata 22 gennaio 2021, richiamante il piano strategico vaccinale del 24 dicembre 2020, aveva chiarito che il personale sanitario e il personale volontario interessato direttamente all’attività sanitaria di raccolta presso le sedi trasfusionali e presso le unità di raccolta gestite direttamente dalle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue erano equiparati alla categoria prioritaria degli operatori sanitari, mentre tutti gli altri donatori volontari avrebbero potuto essere sottoposti a vaccinazione in una fase successiva rispetto a quella delle categorie “fragili” (età avanzata, patologie croniche o fattori di rischio clinici, immunodeficienze, disabilità etc…). Ciò aveva fatto intendere, e in alcuni casi anche incautamente annunciare, che

È opportuno assumere farmaci antiaggreganti o anticoagulanti in funzione del vaccino? No. Il consiglio di assumere antiaggreganti (aspirina e

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i donatori di sangue e i loro familiari avrebbero avuto una corsia prioritaria. Il successivo insediamento del nuovo Commissario Straordinario ha invece definito uno stringente ordine di priorità basato sulle patologie e sulle fasce di età. Considerato che la disponibilità di dosi di vaccino è andata via via aumentando, si è di fatto arrivati ad allargare la campagna a tutte le classi di età prima del previsto, ed è venuta meno la spinta a realizzare iniziative specifiche a favore dei donatori di sangue, che pure avrebbero meritato e meritereb-

bero tuttora un maggior livello di attenzione, in particolare dalle Regioni in cui i soggetti più giovani (under 50) possono formalmente prenotare senza indicare una particolare priorità ma ottengono appuntamenti a distanza di mesi, a volte anche dopo l’estate. E vale sempre la pena ricordare che l’estate è il periodo in cui si registra in genere un calo delle donazioni per contrastare il quale una campagna ad hoc per la vaccinazione dei donatori periodici avrebbe quanto meno rappresentato un segnale di attenzione.

Figura 1. Segnalazioni di sospette reazioni avverse ai vaccini COVID-19 riportate al Sistema Nazionale di Farmacovigilanza (fonte: AIFA). La frequenza di reazioni avverse è circa dello 0,2% e oltre il 90% di tali reazioni è classificato di grado lieve e transitorio.

Figura 2. Distribuzione per sesso ed età delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ai vaccini COVID-19 riportate al Sistema Nazionale di Farmacovigilanza (fonte: AIFA)

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ECCO COME FARE FELICE UN PAPÀ Sorrisi dietro le mascherine, emozione e anche un pizzico di orgoglio paterno per un appuntamento atteso da tempo. Lo scorso 16 marzo, al Centro trasfusionale di Borgo Roma, Giancarlo Ruffo ha realizzato un piccolo-grande sogno: donare il sangue con la sua famiglia al completo. È il regalo, arrivato qualche giorno in anticipo, che gli hanno fatto le figlie e la moglie per la “Festa del papà”. Il Covid-19 non ha fermato i piani del geometra di 57 anni, che ha coronato la sua 149a donazione circondato dagli affetti più cari. «Ho iniziato a tendere il braccio subito dopo il servizio militare, spinto da mia mamma Luigina Turrini, classe 1929, donatrice di Caselle – racconta Giancarlo –. In passato ho anche fatto parte del direttivo della sezione e da tempo pungolo le mie figlie affinché continuino questa tradizione di famiglia». Strategia che, a ben vedere, ha funzionato. L’hanno infatti seguito le figlie Annalisa Ruffo, 25 anni, e Laura Ruffo, 21 anni, e la moglie Irma Bussinello, che si è aggiunta per ultima alla schiera dei donatori domestici. «Perché no?, mi sono detta, e così ho iniziato un paio d’anni fa, donando il plasma ogni tre mesi», spiega Irma.

Donazione di famiglia per Giancarlo Ruffo, le figlie Annalisa e Laura e la moglie Irma, tutti iscritti alla sezione Fidas Verona di Caselle di Sommacampagna

sono stati invitati a pubblicare su Facebook una foto con i figli, accompagnandola dall’hashtag #FestadelpapàContest. «Spesso si inizia a donare grazie alle testimonianze dei genitori,

perciò ringraziamo tutti i donatori e le donatrici che tramandano questo messaggio di generazione in generazione», commenta Chiara Donadelli, presidente di Fidas Verona.

Nei centri trasfusionali l’attività è regolare. Se siete in salute Vi invitiamo a recarvi senza timore nei centri trasfusionali. L’ATTIVITÀ È MONITORATA E SICURA!

La famiglia Ruffo al completo ha fatto da testimonial alla campagna lanciata da Fidas Verona per il 19 marzo, quando i papà donatori 8


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I VOLTI EVENTI DEL DONO ESTIVI

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SUPERMAMME CHE DONANO! Trib. di TOMELLERI - Aut. responsabile: RAFFAELE redazione@tvverona.com - ANNO 24 - Direttore 1 - E-mail: - NUMERO 2901 - Telefono 045961276 8 MAGGIO 2021 - 37121 Verona Via Frattini 12/c

srl - Le Cronache del 20/01/1997 RISERVATI Verona n° 41356 - Tutti i diritti Stampa in proprio

GIORNO L’ARGOMENTO DEL

PARLIAMONE

Quando vince la normalità di Raffael e Tomelle ri

. Quante Quando vince la normalità scritsentito, volte abbiamo usato, adesso è il to,questa parola? Bene, contenuto, un momento di darle un è quella di significato. La normalità qui, mamma Elisa, che vedete tre banbini. Una con Andrea e i loro ue sorrisi strafoto troppo bella,cinq à. Mamordinari nella loro semplicit particolari da ma Elisa non ha storie sua. “Donate il raccontare, se non la gesto semplice, sangue” dice. “E’ un ha fatto nell’amma importante”. Lo che ha Fidas, bito dell’iniziativa della anche questo chiesto alle donne, la presidente gesto: “Le donne - dice per sempre abi- sono da sempre e o a loro di dare Chiediam dare. a tuate e loro ci ancora, perchè c’è bisogno possono aiutare”. largo, vero, Ecco allora che il sorriso di Andrea ci ha contagioso di Elisa e di protagostregato. Nessuna voglia certo di di sanno Non anzi. nismo, “da coperessere, oggi, una famiglia lo vorrebbero tina”. Di certo, non l’hanno fatto neppure. Di sicuro, non un mondo in cui per questo. Però, in sempre?) vince troppo spesso (quasi scelto abbiamo stavolta l’apparenza, La semplicità. la sostanza. La verità. mamma Elisa: Guardate il sorriso di all’amore. Alla è lo spot più bello mamme... parola donare. Viva le

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Mamma Elisa ascoltiamola ! celebrarla con una mamma. Vogliamo Domani è la festa della amore, di generosità e coraggio. Elisa e di che fa dell’amore e storia di semplicità una donna come tante ini e ad Andrea non è un’eroina, è bamb suoi . Assieme ai del sorriso la sua forza

Emanuel Vignato

il Chievo manIl talento sbocciato con C’è già chi lo da in delirio il Bologna.e Totti dopo gli avvicina a BulgarelliPalacio per una assist regalati a pensa ai giovani. tripletta. Alla Diga si

Maria Antunes

ministra dell’AgriC’è un accordo con la re vini. A Verona, coltura per deaclolizza i alzano già le terra a vocazione enoica, di vendere barricate, ma c’è chi pensa i. Cin cin! già il vino ai paesi musulman

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@tvverona.com ici su redazione iverona.com, scriv Visita cronacad

Per donare non occorrono superpoteri: basta star bene e scegliere di fare questo gesto. Per la “Festa della mamma” del 9 maggio scorso, Fidas Verona ha voluto sensibilizzare le donne, in particolare quelle diventate mamme, a tendere il braccio. Sui gruppi WhatsApp e sulle pagine Facebook delle sezioni di Fidas Verona è diventato virale il messaggio rivolto alle “Supermom” (supermamme). Tra queste, Elisa Tosi, mamma donatrice nonché vicepresidente della

sezione di Colognola ai Colli e coordinatrice dell’ufficio chiamate per la zona Verona Est. Elisa ha prestato volentieri il suo volto per comunicare questo invito, ripreso sia sulle pagine di molti giornali locali che da interviste televisive. «Se ho trovato io il tempo di andare a donare, con un lavoro a tempo pieno nell’officina di famiglia e tre figli da crescere, può farcela chiunque altra!», dice con il consueto entusiasmo. Mamma di Matteo (10 anni), Francesco (9) e Nicola (3 e mezzo), avuti dal marito Andrea Gradizzi, la nostra “Supermom” racconta di non aver smesso di donare nemmeno con la pandemia. «Mai come in questo periodo storico dovremmo aver compreso che la salute è un bene prezioso – sottolinea Elisa –. Io ho iniziato tardi, solo cinque anni fa, dopo che mio papà Mario, donatore di sangue per 40 anni, era stato operato per un tumore: essere diventata donatrice per me è un orgoglio, oltre che un bel ricordo che mi lega a lui, ora che non c’è più». Brava Elisa e viva le supermamme di Fidas Verona! Lei ci ha messo la faccia: ecco la mammadonatrice Elisa Tosi, vicepresidente della sezione Fidas Verona di Colognola ai Colli, con la sua splendida famiglia

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ROBERTO OLTRE LE 200... «TUTTA COLPA DI NICOLA» Roberto Amadio, sul lettino, affiancato da Cinzia Rossi, Chiara Donadelli, Nicola Trande e dal personale sanitario

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Ha superato la boa delle 200 donazioni. Un traguardo invidiabile per Roberto Amadio, vicepresidente della sezione Fidas Verona di Negrar. Cinquantanove anni, agente di commercio, Roberto è stato festeggiato all’Ospedale “Sacro Cuore” di Negrar.

suo tempo per donare, visto che è un lavoratore autonomo», commenta l’amico Nicola Trande, che a nome dell’associazione negrarese gli ha consegnato un regalo insolito: 201 mascherine, tante quante le donazioni fatte finora. «Siamo orgogliosi, perché è il primo della nostra sezione a raggiungere questo traguardo: il suo esempio è un bel messaggio positivo in un periodo ancora difficile», aggiunge Cinzia Rossi, prima presidente donna della sezione negrarese, che raggruppa 190 donatori.

Un percorso che, ci tiene a sottolineare, è stato merito della sana rivalità con una colonna della Fidas valpolicellese: Nicola Trande, coordinatore della zona Verona Nord-Ovest. «Lui ha fatto 187 donazioni in vent’anni, poi si è dovuto fermare per motivi di salute, altrimenti avrebbe raggiunto quota 200 ben prima di me; se non mi avesse portato nella famiglia Fidas, né “sfidato” a chi faceva più donazioni, non sarei mai arrivato alle 200 prima dei 60 anni», precisa.

Un plauso è arrivato anche dalla presidente provinciale di Fidas Verona, Chiara Donadelli. «Diciamo grazie a Roberto, perché con la sua costanza ha aiutato decine e decine di persone in questi anni: speriamo che chi leggerà di questa sua impresa sia spinto a chiedersi “E io, perché non dono?”». Alle congratulazioni e alla foto di rito si è unito pure lo staff sanitario, con la dottoressa Francesca Moretta e l’infermiere Maurizio Albertini.

I Coppi e Bartali della donazione si sono ritrovati così a festeggiare. «Siamo felici per Roberto, una persona generosa che ha sempre usato il

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«Dono sempre di lunedì, il mio giorno di riposo». Francesca Danzi, 55 anni, fa la parrucchiera e non ha mai mancato un appuntamento col dono. Il 7 giugno scorso, al Centro trasfusionale di Borgo Roma, si è seduta sul lettino e ha compiuto la sua 140a donazione. Con dedizione e senza clamore, com’è sua abitudine. Per fortuna passava da lì la presidente provinciale di Fidas Verona, Chiara Donadelli, e il momento straordinario è stato immortalato in questa foto. Francesca è una dei 153 donatori iscritti alla sezione di Alpo, guidata dalla presidente Moira Molani; da un decennio fa parte del direttivo, col ruolo di segretaria. «Partecipo anche alle attività di chiamata ai donatori, che spesso hanno bisogno di essere sollecitati – dice –. Se tutti si impegnassero a fare 2-3 donazioni all’anno si farebbe presto a raccogliere le sacche necessarie agli ospedali». La parrucchiera-donatrice è diventata un punto

di riferimento sul territorio. «Se qualcuno mi chiama per avere informazioni o per prenotare una donazione cerco sempre di darmi da fare...», racconta. E quando qualche cliente chiede come si fa a donare il sangue, lei ha sempre pronto un bigliettino con i contatti utili. Francesca è l’esempio di come il tempo per donare si trovi, se si vuole. «Mi sembra il minimo che una persona possa fare, se sta bene: in fondo, è solo un’ora ogni tanto», osserva. Lei ha cominciato a tendere il braccio a 18 anni; è figlia di donatori: sia papà Leonilde, mancato tre anni fa, che mamma Lorenza, 90 anni ad agosto, hanno fatto la propria parte. «Ho sempre donato perché è una cosa in cui credo e forse ha inciso l’aver accompagnato mio papà dentro e fuori dagli ospedali – racconta –. Ora mia figlia Barbara prosegue la tradizione di famiglia: ha vent’anni e ogni tre mesi dona il plasma». Se a Francesca si chiede quali sogni ha nel cassetto, lei resta con i piedi saldi a terra. «Ma non mi dispiacerebbe raggiungere almeno le 150 donazioni», ammette.

La donatrice di Alpo Francesca Danzi con la presidente provinciale Chiara Donadelli

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MANUTENZIONI SPECIALI

Tutto iniziò così... Quando nella mia memoria affiorano i ricordi di sezioni nelle quali i giovani sono stati i protagonisti, ritorno giovane anch’io e mi sento parte viva di quella grande famiglia che è la Fidas. Rivedo i ragazzi del “Giorgi” col loro entusiasmo e il desiderio di entrare nel pieno della vita in modo responsabile. Rivedo il caro amico Fabio Fossati, docente dell’istituto, donatore e anima organizzativa della nuova sezione; il preside Roberto De Robertis, che al termine degli incontri informativi passava a salutare me e il medico relatore (spesso era il dottor Giorgio Gandini), per ringraziarci e invitarci a tornare. Ai ragazzi aveva concesso una

L’anno scolastico 2020/2021 non è stato certo semplice, eppure l’attività di promozione del dono è proseguita. «Abbiamo fatto un incontro a distanza con la presidente provinciale di Fidas Verona, Chiara Donadelli, coinvolgendo le quarte e le quinte – riferisce la professoressa Cecilia Gaglione, docente di sostegno che tiene i collegamenti con Fidas –. Con la Dad è stato tutto più complicato e quest’anno la prima visita degli aspiranti al Centro trasfusionale non si è potuta fare in gruppo, come

bacheca e un piccolo locale per ritrovarsi con gli amici che desideravano saperne di più sulla donazione. Avere delle sezioni scolastiche ci poneva un piccolo, non tanto però, problema: l’accompagnamento ai Centri trasfusionali. Spesso non c’era la disponibilità di un insegnante; lo risolvemmo inviando dei taxi: per dei giovani donatori si fa questo e altro. E poi, che belle le serate “pizza e birra”, a cui partecipavano con tanta allegria donatori, aspiranti e sempre alcuni insegnanti, nostri collaboratori interni. E come dimenticare quel sabato mattina in cui il sindaco di Verona, Paolo Zanotto, conferì alla sezione il diploma di merito e la medaglia del Comune per il miglior risultato donazionale tra gli anni

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AL GIORGI

Iniziamo con questo numero un viaggio alla scoperta delle 9 sezioni scolastiche di Fidas Verona. Una delle più longeve è quella dell’Istituto professionale per l’industria e l’artigianato “Giovanni Giorgi”, diretto da Irene Grossi e frequentato da quasi 900 studenti, futuri manutentori di impianti tecnici e mezzi di trasporto, nelle sedi di Verona e Bovolone. «Siamo fieri di essere parte della famiglia di Fidas Verona: per i ragazzi essere sensibilizzati sul dono è un’occasione di riflessione e di educazione alla cittadinanza», commenta il professor Agazio Geracitano, che da 22 anni è al Giorgi e a lungo è stato il referente della sezione.

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2004/2005? La notizia apparve sul quotidiano L’Arena e sul numero del nostro Noi Donatori del giugno 2006 con una bella foto, che guardo mentre scrivo queste parole. Che soddisfazione per quella piccola sezione aperta nei primi anni ’90, che seguiva di poco quella dell’Itis "Marconi", per coloro che dedicavano tempo per farla sviluppare, per i primi “coraggiosi” che avevano scelto la donazione come una sfida. È importante che rimanga negli studenti lo spirito iniziale di chi la volle come un’azione qualificante nel mondo dell’istruzione, perché anche oggi, come allora, c’è tanto bisogno di sangue. Silvano Salvagno Presidente onorario di Fidas Verona


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consuetudine». Non per questo, però, la curiosità attorno alla donazione è venuta meno. «I ragazzi pongono sempre molte domande: per esempio, cosa succede se mi faccio un tatuaggio o vado in viaggio all’estero? Anche se a noi adulti magari non sembra, sono molto sensibili alle tematiche di salute e ne parlano tra loro, facendosi portavoce tra gli amici», osserva la professoressa di inglese Angela Tancredi,

altra referente dell’istituto per questa tematica. Fra gli obiettivi della sezione, che oggi conta 42 donatori, c’è quello di organizzare un “Trofeo Fidas” di ping pong a squadre miste (con docenti e alunni); inoltre, si punta a potenziare la promozione del dono, stimolando anche altri istituti a far nascere nuove sezioni. Bravi ragazzi, continuate così!

STUDENTI A SOSTEGNO DEL NUOTO PARALIMPICO Quando si mette in circolo il dono nascono nuove collaborazioni. La sezione Fidas Verona del “Giorgi” ha deciso di sponsorizzare la squadra di nuoto Asd Verona Swimming Team, che conta 14 atleti paralimpici di spessore, fra cui Stefano Raimondi, Xenia e Misha Palazzo. Si tratta di una realtà che ha raggiunto risultati incredibili, tanto da sfornare atleti per le Paralimpiadi di Tokyo. «Ringraziamo gli studenti perché ogni sostegno è fondamentale, dato che la nostra squadra si reg-

ge su sponsor e donazioni – spiega l’allenatore Marcello Rigamonti –. Noi proponiamo dei programmi personalizzati, ponendo sempre al centro la crescita dei ragazzi attraverso l’agonismo». Qui, chi si tuffa in corsia fa un’attività sportiva intensa, che spazia dai 3 ai 10 allenamenti settimanali. «Fare sport ad alto livello e cimentarsi in gare fa crescere i nostri atleti, li fa sentire realizzati e inclusi nella società, perciò grazie a chi ci aiuta a proseguire in questa strada», conclude.

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A SCUOLA SI IMPARA CHE LA VITA È UN DONO Quante volte si fanno incontri nelle scuole per parlare di donazione di sangue a studenti di varie età, magari in collaborazione con altre associazioni locali collegate per affinità! Da qualche anno, per esempio, all’Istituto

“Da Vinci” di Cerea organizziamo una mattinata in cui i ragazzi di quinta superiore ricevono la cosiddetta “lezione di vita”. L’incontro, di solito programmato a gennaio, veniva abbozzato almeno un paio di mesi prima con gli insegnanti. Quest’anno, con l’emergenza Covid, la didattica a distanza e tutti i problemi legati ai contagi, non avremmo mai immaginato di riuscire a concludere qualcosa... E invece sono stata contattata dall’insegnante di riferimento a fine febbraio, perché la scuola guidata dalla dirigente Carmen De Simone non voleva perdere la consueta tradizione. Proprio in questo periodo difficile ha voluto intitolare l’incontro “La vita è un dono”, per parlare di questo bene così prezioso con i relatori e le testimonianze di più persone collegate ad associazioni e gruppi che risaltano la vita: Fidas Verona, Avis, Aido, Ail e BluVolley Verona. Per procedere in sicurezza, gli incontri si sono svolti il 7 maggio in aula magna, rispettando il distanziamento e dividendo i 95 ragazzi in tre gruppi con turni di due ore ciascuno; i rappresentanti di Fidas, Avis e BluVolley erano in presenza, mentre quelli di Ail e Aido collegati da remoto. È stata ribadita l’importanza del dono come momento di condivisione e di solidarietà nei confronti degli ammalati; è stato proposto uno stile di vita sano nell’alimentazione, nel non volere assumere droghe o alcool per star bene noi stessi e per praticare sport, per goderci appieno la vita, ma soprattutto per diventare noi stessi dono con i nostri gesti e le nostre scelte. Ai ragazzi è stato consegnato del materiale informativo, con la raccomandazione di condividerlo con familiari e amici. Sono fiera di appartenere alla famiglia di Fidas Verona perché, oltre a essere donatrice di sangue, mi ha dato la possibilità di diventare strumento di comunicazione, di collaborazione e di trasmissione di valori. Un grazie alla nostra presidente Chiara Donadelli, che anche in questa occasione ha dato il suo prezioso contributo. Roberta Zenti Presidente della sezione Fidas Verona di San Pietro di Morubio 14


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Foto di Nicola Vivian

SCATENIAMO I MASTINI!

Fare squadra per promuovere i valori della solidarietà attraverso lo sport. Lo scorso 5 giugno si è tenuto il terzo “Fidas Day” con gli Agsm Aim Mastini Verona. Un appuntamento per ricordare a tutti che “Donare il sangue è il touchdown più importante”. L’evento, trasmesso in diretta streaming su YouTube, ha visto i cagnacci gialloblù di coach Franco Bernardi raggiungere la quinta vittoria consecutiva. «Il “Fidas Day” è ormai un punto fermo nella nostra stagione sportiva: la collaborazione con Fidas Verona ci permette di lanciare con grande orgoglio un segnale forte, che vogliamo arrivi ai nostri ragazzi, al mondo del football americano, ai nostri tifosi, a tutti», dice il vicepresidente della formazione gialloblù Michele De Martin. Per l’occasione, la presidente di Fidas Verona Chiara Donadelli ha ringraziato i giocatori e i dirigenti dei Mastini che hanno già scelto di diventare donatori, invitando i tifosi a unirsi nella partita della vita. Facciamo squadra insieme!

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SANTA LUCIA

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MEZZO SECOLO MONUMENTALE

S. MASSIMO-CROCE BIANCA-BASSON

In occasione del 50° anniversario della fondazione della sezione Fidas Verona di Santa Lucia, il 13 giugno è stato inaugurato il monumento dedicato “Al donatore di sangue”, alla presenza dell’assessore Marco Padovani, del presidente della Quarta Circoscrizione Carlo Badalini, della presidente provinciale di Fidas Verona Chiara Donadelli e di altre autorità civili e religiose. La struttura, in marmo e acciaio, capace di toccare la sensibilità di chi osserva, è stata progettata dall’architetto Giovanni Stanzial e posizionata in un’aiuola a fianco della chiesa. Come ha ricordato la presidente della sezione Rosanna Bosi, «il monumento è stato fortemente voluto dal direttivo, affinché nel nostro territorio ci fosse un concreto e duraturo riconoscimento del gesto insostituibile del dono del sangue, a memoria di chi ci ha preceduto nel cammino della solidarietà ma anche un invito alla donazione per le nuove generazioni. Un legame della nostra associazione col territorio». Il coro "La Parete", diretto dal maestro Luigi Melchiori, che prima aveva animato la Messa, dopo l’inaugurazione ha cantato l’Inno del Donatore, armonizzato dal maestro Sergio Mazzi. Francesco Rossetto

ANGELO È “CITTADINO DELL’ANNO” Angelo Fasoli è stato incoronato dal sindaco di Verona Federico Sboarina “cittadino dell’anno”. Il 30 gennaio, in sala Arazzi, ha ricevuto la medaglia della città “per aver concluso la sua carriera da donatore di sangue a inizio pandemia, arrivando a quota 204 donazioni”. Un onore per il nostro Angelone, che da instancabile promotore del dono si è presentato a Palazzo Barbieri con una copia del giornale associativo in bella mostra (v. foto). Il sindaco gli ha detto grazie a nome della comuni-

tà per la grande generosità coltivata in tutti questi anni. Anche la sezione di San Massimo/Croce Bianca/Basson, a cui Angelo appartiene, l’ha festeggiato, nel rispetto delle norme anticontagio. «Ci congratuliamo con lui per questa benemerenza e per il suo esempio di altruismo», commenta Vincenzo Ronca, il presidente della sezione che nelle scorse settimane è tornata a veicolare il dono, sponsorizzando i tornei di calcio maschili e femminili di San Massimo. 16


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EVENTI SALIZZOLE ESTIVI

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50 ANNI DI GENEROSITÀ Mezzo secolo di donazioni nel segno della solidarietà per la sezione di Salizzole, che conta 435 donatori. Ora un maestoso monumento al donatore omaggia tutti coloro che hanno contribuito a far diventare grande l’associazione. L’opera è stata svelata lo scorso 6 giugno, giorno esatto dell’anniversario. Era infatti il 6 giugno 1971 quando si organizzò la prima raccolta di sangue in paese. A metterla in piedi, su impulso dell’allora presidente del Gruppo Samaritano Giuseppe Manzini e del parroco don Angelo Righetti, fu Arrigo Scapini. Quel 6 giugno di 50 anni fa, dopo un appello lanciato alla fine della Messa, aderirono i primi 13 generosi donatori; il 10 settembre vi fu una seconda raccolta, con 26 donatori. In seguito, Scapini – oggi 93enne – passava per le vie del paese col megafono sull’auto, veicolando la voce delle figlie che invitavano a donare. «Grazie a quei ge-

sti spontanei nacque nel nostro paese l’associazione – riconosce Luca Guarnieri, presidente della sezione –. In 50 anni di strada ne abbiamo fatta tanta, perciò abbiamo voluto renderla visibile in un monumento: sia per non dimenticare mai l’impegno di tutti i volontari presenti e passati, sia per incoraggiare altre persone a far parte di questa grande famiglia». Nell’opera, creata da Enrico Faccio, spicca al centro una goccia di sangue racchiusa in un cuore; attorno c’è un girotondo di cinque figure stilizzate, a simboleggiare le comunità di Salizzole, Bionde, Engazzà, Crosare di Bovolone e Merle di Isola Rizza, che diedero vita al gruppo. Per il 50°, inoltre, la sezione ha diffuso sulla pagina Facebook un video commemorativo e delle “pillole” di storia associativa. Auguri!

EVENTI BOVOLONE ESTIVI

DONO A PORTATA DI MANO

Una penna spray in regalo ai 550 donatori di Bovolone. È il dono speciale che la più numerosa sezione di Fidas Verona ha voluto fare a chi tende il braccio. Si tratta di un gadget utile in tempo di pandemia, disponibile nella farmacia di via San Pierino, dove si può ritirare esibendo il tesserino da donatore. «Un grazie va al presidente Michele Venturi, che ha supportato questa iniziativa, a Filippo Scapini che ha avuto l’idea e a Securex che ha realizzato la penna», dice Fausto Bazzani, coordinatore della zona Sud. La speciale penna spray è ricaricabile: basta aprirla e rifornirla di liquido igienizzante per riutilizzarla all’infinito. 17


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PERZACCO

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QUI CI SI METTE PROPRIO IL CUORE La sezione Fidas Verona di Perzacco ha donato un defibrillatore semiautomatico al gruppo Vo Dae dell’associazione ANIOC (Associazione Nazionale Insigniti Onorificenze Cavalleresche), che si occupa di sorveglian-

za e assistenza nei luoghi pubblici e nelle manifestazioni. Il dispositivo salvavita verrà usato dai volontari, formati al primo soccorso e abilitati a effettuare la rianimazione cardio-polmonare. «Conosciamo da tempo questo gruppo, perché alcuni componenti del nostro direttivo ne fanno parte – dice il presidente della sezione, Ismaele Benaglio –. I volontari sono in grado di intervenire tempestivamente nel caso di arresti cardiaci, estraendo dallo zaino il defibrillatore. Perciò siamo felici di contribuire a questa causa, nell’ambito dello scambio tra associazioni». Il nuovo strumento verrà impiegato nell’intero territorio veronese, nei luoghi in cui sarà richiesta la presenza del Vo Dae. «Speriamo che questo dispositivo regalato dai donatori perzacchesi possa salvare la vita a qualcuno – conclude Benaglio –. Mai come in questi mesi abbiamo constatato quanto sia importante la salute e quanto contino i piccoli gesti: anche una sacca di sangue può fare la differenza, perciò rinnoviamo il nostro invito a donare!».

PRONTI PER LA “CAMINAR DONANDO”?!

ttembre torna la “CaDal 13 agosto al 19 se run”, iniziativa di sucminar donando virtual sezione Fidas Verocesso organizzata dalla o gruppo podistico, gli na di Perzacco e dal su “Svenati”. trà correre o cammiAnche quest’anno si po poi foto e video agli nare ovunque, inviando ndivideranno sui soorganizzatori, che li co arcia “virtuale” si social. Iscrivendosi alla m (Associazione Italiana sterrà AS.IT.O.I. onlus ) e quindi la ricerca Osteogenesi Imperfetta tica rara. su questa malattia gene evono al numero Le iscrizioni si ric , all’indirizzo 347.7014210 o via mail gmail.com. svenati.fidasperzacco@

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TERME DI GIUNONE

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IL DONO IN UNO SCATTO Ha avuto successo il quarto concorso fotografico organizzato dalla sezione Fidas Verona Terme di Giunone - Caldiero. Sono stati 18 i partecipanti che hanno inviato i propri scatti, accomunati dal medesimo tema: “Rosso sangue”. Un colore che rappresenta il gesto altruistico di tendere il braccio e che i fotografi, non professionisti, hanno valorizzato col loro sguardo. Ad aggiudicarsi il primo posto, e un abbonamento stagionale alle Terme di Giunone come premio, è stato Alessandro Schiavo, con la foto “Goccia rossa con dedica”: un’immagine che gioca con i riflessi e col logo di Fidas Verona. Il secondo posto è andato invece Andrea Ruzzene, con “Tramonto rosso in un calice di vino”: un suggestivo accostamento di effetti speciali che gli è valso 10 ingressi gratuiti alle Terme di Giunone. Al terzo posto, con “L’albero della vita”, si è classificato Luca Tavoso, che ha catturato la maestosità di una pianta ad alto fusto in un cielo infuocato; per lui il “Premio Fidas”, una bottiglia di rosé personalizzata. Le premiazioni si sono tenute, in forma ristretta, il 14 febbraio all’Hotel Brusco di Caldiero. Erano presenti il sindaco Marcello Lovato e, in rappresentanza delle Terme di Giunone, la presidente Roberta Dal Colle, la consigliera Nicoletta Toffaletti e il direttore Vittorio Gazzabini.

«Siamo contenti di aver potuto riproporre il concorso anche quest’anno – commenta Roberto Tebaldi, presidente della sezione, che raduna 150 donatori –. Oggi siamo costretti a fare promozione del dono soprattutto con l’aiuto della tecnologia e dei social, però il messaggio non cambia: c’è sempre bisogno di sangue, perciò venite presto a donare!».

3° CLASSIFICATO

2° CLASSIFICATO 1° CLASSIFICATO

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"NOI DONATORI" n. 38 Luglio 2021  

Periodico di informazione a cura di Fidas Verona - Donatori volontari di sangue www.fidasverona.it

"NOI DONATORI" n. 38 Luglio 2021  

Periodico di informazione a cura di Fidas Verona - Donatori volontari di sangue www.fidasverona.it

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