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721 GIUGNO AGOSTO 2019

MAGAZINE UFFICIALE

All’interno: Listino prezzi materiali di interesse per la meccanica varia n.739 - Costo orario medio dell’operaio n.25 - Rilevazioni statistiche prestazioni di personale gennaio 2019


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UN CENTENARIO NON CONVENZIONALE


Da 100 anni il magazine di ANIMA L’Industria Meccanica racconta la storia di imprese e soluzioni tecnologiche, che hanno accompagnato cambiamenti straordinari. Il 28 ottobre a Milano festeggiamo con una iniziativa non convenzionale, alla presenza di ospiti e performer fuori dall’ordinario per un confronto innovativo ed emozioni uniche. Un evento nel quale rievocare la voce della meccanica che ha ancora molto da dire. La serata è rivolta ai Soci ANIMA e altri ospiti su invito, a partire dalle ore 19. info: eventi@anima.it

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DONA IL TUO 5x1000 A SOS VILLAGGI DEI BAMBINI CODICE FISCALE

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In Italia sono oltre 26.000 i bambini che crescono senza il sostegno dei genitori. Il tuo 5x1000 può restituire loro un luogo da chiamare casa. Li aiuterai a sentirsi amati e protetti. Grazie a te avranno al proprio fianco qualcuno che si prende cura di loro e, attraverso un sostegno psicologico costante e personalizzato, potranno superare i traumi subiti e ritrovare la fiducia in se stessi e negli altri. Il tuo 5x1000 a SOS Villaggi dei Bambini può fare qualcosa di straordinario. Come te! www.sositalia.it/5x1000


PERCHÉ DONARE IL 5x1000 A SOS VILLAGGI DEI BAMBINI Perché in Italia sono oltre 26.000 i bambini che crescono senza il sostegno dei loro genitori e una tua semplice firma può garantire a centinaia di questi bambini e ragazzi la presenza di qualcuno che si prende cura di loro. Che li ascolta, che chiede loro “Com’è andata la giornata?”, “Il compito in classe era difficile?”. Perché grazie al tuo 5 per mille questi bambini potranno sentirsi amati e protetti. E perché non ti costa nulla!

COME DONARE IL TUO 5x1000

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2

Inserisci sotto la tua firma il codice fiscale di SOS Villaggi dei Bambini: 80017510225

SOSTEGNO DEL VOLONTARIATO E DELLE ALTRE ORGANIZZAZIONI NON LUCRATIVE DI UTILITÀ SOCIALE, DELLE ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE E DELLE ASSOCIAZIONI E FONDAZIONI RICONOSCIUTE CHE OPERANO NEI SETTORI DI CUI ALL’ART. 10, C. 1, LETT A), DEL D.LGS. N.460 DEL 1997

FIRMA Codice Fiscale del Beneficiario (eventuale)

* Puoi donare il 5x1000 anche se non devi presentare la dichiarazione dei redditi. Per farlo basta recarsi presso gli uffici postali o a un CAF. Il servizio è gratuito.

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€ 40.000

€ 11.520

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* Valore indicativo basato sull'imposta netta del contribuente, al lordo di eventuali deduzioni, detrazioni, ritenute o crediti di imposta. Questi sono alcuni esempi di come SOS Villaggi dei Bambini utilizza i fondi raccolti.

INSIEME POSSIAMO FARE LA DIFFERENZA ANIMA Confindustria Meccanica Varia supporta SOS Villaggi dei Bambini, la più grande organizzazione a livello mondiale, impegnata nel sostegno di bambini privi di cure familiari o a rischio di perderle. È presente in 135 Paesi del mondo e in Italia opera dal 1963, dove accoglie nei suoi 6 Villaggi SOS (Trento, Ostuni, Vicenza, Saronno, Roma e Mantova) bambini che non possono più contare sul sostegno e il calore della loro famiglia. È in questi luoghi che le educatrici, con amore, affetto e professionalità accompagnano ogni giorno i bambini nel percorso di crescita e li aiutano a superare i traumi e le sofferenze che hanno subito. Grazie alla donazione del 5x1000 possiamo realizzare tanti progetti speciali per il futuro dei bambini. Per maggiori informazioni contattare SOS VILLAGGI DEI BAMBINI ONLUS Via Durazzo, 5 - 20134 Milano - Tel. 02.92870948 - Fax 02.56804567 - aziende@sositalia.it - www.sositalia.it


La rivista in 2 minuti Il percorso di questo numero della rivista parte dalla pubblicazione del Decreto crescita, che ha portato alcuni strumenti a supporto della trasformazione digitale delle Pmi. Pubblichiamo un’analisi punto per punto delle novità per le imprese che investono (a pagina 18). L’intervista ad Andrea Bianchi di Confindustria (a pagina 26) fa il punto della situazione sul 4.0 in Italia: tanti gli effetti sull’industria e le potenzialità, ma anche incognite all’orizzonte. A maggio 2019 sono state presentate molte novità tecnologiche alla fiera Sps di Parma. Nel presente e nel futuro dell’automazione la collaborazione tra uomo e macchina, e una sempre più sviluppata integrazione tra It e Ot (a pagina 30). Nella sezione Logistica&Movimentazione, diamo alcuni chiarimenti sulla corretta fornitura di scaffalature industriali, magazzini compattabili, sistemi automatici di deposito e prelievo, scaffalature servite da shuttle (a pagina 44). Si prosegue con la refrigerazione commerciale: dalle vicende legate all’iperammortamento (pagina 48), alle nuove regole in arrivo dalla Commissione europea per gli apparecchi del comparto (pagina 52). Sicurezza&Ambiente si apre con le “buone pratiche di fabbricazione”, o Gmp, secondo cui le aziende del settore sono tenute a creare un sistema di qualità specifico per i Moca che possa essere documentato da manuali e procedure (a pagina 58). Segue la certificazione dei prodotti e componenti a contatto con l’acqua: la Commissione europea ha proposto uno schema di nuova direttiva; in Italia, dovrebbe essere introdotta l’obbligatorietà di certificazione da parte di un ente terzo, così come anche un registro nazionale dei prodotti (pagina 62). Il percorso ci porta in Indonesia (pagina 68), un paese che punta a diventare una delle prime potenze mondiali entro il 2045 e che ha attirato l’interesse di alcune aziende italiane. Sempre nella sezione Export&Mercati (a pagina 72) l’accordo firmato il 30 giugno tra Ue e Vietnam che garantisce l’abbattimento del 99% dei dazi all’importazione in entrambe le parti. Allo stesso modo, un accordo tra Ue e Mercosur porterà a una liberalizzazione delle importazioni ed esportazioni tra le due aree. Chiudiamo con lo sviluppo tecnologico degli impianti di finitura, un intervista al presidente di Ucif Marco Leva (pagina 76). Gli step tecnologici saranno raccontati in occasione del convegno Ucif del 6 novembre “La finitura diventa Smart”, durante il quale si potranno toccare con mano i nuovi trend innovativi.

L’Industria Meccanica - Pubblicazione bimestrale di ANIMA/Confindustria Registrazione Tribunale di Milano N. 427 del 17.11.73 Direttore responsabile Alessandro Durante - durante@anima.it Direttore editoriale Carlo Fumagalli - fumagalli@anima.it Comitato editoriale Michele Bendotti, Giuseppe Bonacina, Sandro Bonomi, Maurizio Brancaleoni, Alberto Caprari, Alessandro Durante, Paola Ferroli, Andrea Orlando, Mario Salvi Comitato tecnico-scientifico Pierangelo Andreini, Antonio Calabrese, Roberto Camporese, Alessandro Clerici, Rodolfo De Santis, Marco Fortis, Ennio Macchi, Giovanni Riva, Pietro Torretta, Giuseppe Zampini In redazione Laura Aldorisio - aldorisio@anima.it, Cinzia Alchieri (Segreteria di Redazione) - alchieri@anima.it Simone Gila - gila@anima.it Hanno collaborato a questo numero: Pasquale Alfano, Riccardo Berardi, Franco Canna, Giuseppe Fabbri, Paolo Gianoglio, Angelo Malvasi, Francesco Mastrapasqua, Giovanni Mirabelli, Andrea Pasquini, Antonio Passarelli, Vanda Spina, Domenico Suma Impaginazione Abc Production Fabio Lunardon - lunardon@anima.it Raccolta pubblicitaria Mario Salvi, Simonetta Galletti, Mariarosa Morselli - redazione@anima.it Direzione e Redazione Anima Confindustria Meccanica Varia Via Scarsellini 13 - 20161 Milano | Tel. 02 45418.500 - Fax 02 45418.545 www.anima.it - anima@anima.it Online: www.industriameccanica.it | Twitter: @IndMeccanica Gestione, amministrazione, abbonamenti e pubblicità A.S.A. Azienda Servizi ANIMA S.r.l. Via Scarsellini 13 - 20161 Milano - Tel. 02 45418.200 Abbonamento annuo Italia 80 euro - Estero 110 euro Si comunica ai Sigg. abbonati che, avvalendosi del contenuto dell’art. 74 lettera C del D.P.R. 26.10.1972 N. 633 e del D.M. 28.12.89, A.S.A. S.r.l. non emetterà fatture relative agli abbonamenti Stampa Bonazzi Grafica - Sondrio - www.bonazzi.it È vietata la riproduzione di articoli e illustrazioni de “L’Industria Meccanica” senza autorizzazione e senza citarne la fonte. La collaborazione alla rivista è subordinata insindacabilmente al giudizio della Redazione. Le idee espresse dagli autori non impegnano né la rivista né ANIMA e la responsabilità di quanto viene pubblicato rimane degli autori stessi.

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La Redazione - @IndMeccanica

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10 Non staccate la spina 12 RUBRICA | Donne e uomini al timone 14 RUBRICA | i 400 caratteri 18 Decreto Crescita, tutte le novità per le imprese che investono

di Franco Canna

24 AUTOMAZIONE&PRODUZIONE 26 A che punto è il 4.0. Una rivoluzione mancata? Non ancora, ma siamo partiti tardi

di Laura Aldorisio

30 Il District 4.0 di Sps Italia 34 Sps Italia 2019, Quanto vale il Roi di un investimento in software industriale?

di Franco Canna

38 Manutenzione predittiva? Una strategia aziendale

di Angelo Malvasi, Domenica Suma (Cetma)

SOMMARIO N. 721

42 LOGISTICA&MOVIMENTAZIONE

Impariamo di più quando dobbiamo inventare (Jean Piaget)

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44 Scaffalature industriali: normative applicabili e consigli per una corretta fornitura

68 Indonesia, un paese in costante crescita economica (e politicamente incostante)

di Andrea Pasquini e Giuseppe Fabbri

di Antonio Passarelli

48 Iperammortamento, le applicazioni nel settore della refrigerazione

72 Corsa al libero scambio: accordi con Vietnam e Mercosur sempre più vicini

di Paolo Gianoglio

52 La buona etichettatura

di team R&D Easyfrontier

76 Finitura Smart. L’innovazione negli impianti è strettamente connessa allo sviluppo dei settori di destinazione

di Francesco Mastrapasqua

78 RUBRICA | Recensioni

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80 ABBONAMENTI 81 TABELLE ANIMA - BIANCHE, BLU, ARANCIO

SICUREZZA&AMBIENTE 58 Le Gmp, Interpretazione e applicazione delle “buone pratiche di fabbricazione”

di Pasquale Alfano, Riccardo Berardi e Giovanni Mirabelli

62 La certificazione dei prodotti e componenti a contatto con l’acqua destinata al consumo umano

di Vanda Spina

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SOMMARIO N. 721

EXPORT&MERCATI

Il più grande spreco nel mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare (Ben Herbster)

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EDITORIALE

Non staccate la spina

Non staccate la spina al 4.0. È il titolo che abbiamo dato alla copertina di questo numero della rivista. Significa esattamente quello che sembra: date alle imprese un orizzonte certo e permetterete loro di investire. Non che ci sia il timore di veder davvero sparire d’un tratto il piano che ha permesso agli investimenti nel settore della meccanica di volare a un +14% già solo l’anno scorso. Ma – come dice anche il direttore delle politiche industriali di Confindustria Andrea Bianchi in un’intervista pubblicata a pagina 26 – «Oggi regna un clima di incertezza». Per chi avesse dei dubbi: la vicenda del superammortamento, annullato e poi riconfermato nella pubblicazione del Decreto Crescita, dovrebbe rendere l’idea. Ma per noi “staccare la spina” ha un significato ancora più ampio. Non solo è importante un sistema che incentivi lo sviluppo di una manifattura al passo coi tempi: se c’è una cosa che abbiamo imparato dalla crisi del 2008, infatti, è che il tessuto manifatturiero deve essere supportato da una politica industriale di medio-lungo periodo. Di tutto questo abbiamo parlato lo scorso 16 luglio, durante l’assemblea dei soci Anima Confindustria. Non un semplice evento, ma un luogo di lavoro e di scambio, in cui gli imprenditori della meccanica si sono confrontati per scrivere le linee di un Manifesto per la meccanica da sottoporre al Governo a ottobre. Nel manifesto saranno elaborati i temi più sentiti fra quelli emersi dalla discussione. Dal sostegno all’innovazione fra digitalizzazione e cybersecurity; il supporto per la ricerca di

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competenze necessarie da portare in azienda; la carenza di infrastrutture per supportare l’export; e poi ancora la centralità del tema energetico per la meccanica e il ruolo dell’idrogeno nella transizione energetica. All’incontro ha preso parte anche – l’ho appena citato – Andrea Bianchi di Confindustria, e vorrei riprendere alcuni punti del suo intervento per aiutarmi a definire i fattori che stanno caratterizzando il momento di transizione che stiamo vivendo. Sono cambiate innanzitutto le condizioni di mercato. Di fatto siamo passati da una globalizzazione caratterizzata da scambi internazionali e accordi multilaterali a una “regionalizzazione degli scambi”. Contesto in cui si è sviluppata la creazione di due grandi piattaforme manifatturiere, quella americana e quella asiatica. Diventa quindi fondamentale rafforzare la dimensione europea dell’industria. C’è poi la variabile tecnologica, e penso alla rivoluzione del 4.0, diventata fondamentale per l’economia. Dove però, come sistema-Italia, siamo partiti molto tardi rispetto ad altri paesi. Inoltre l’emergenza ambientale sta condizionando, e condizionerà, tutte le politiche industriali: la lotta ai cambiamenti climatici, l’uso efficiente delle risorse, l’economia circolare, sono elementi che devono essere presi in considerazione nello sviluppo dell’industria e delle tecnologie. I fattori determinanti per vedere al di là dell’orizzonte più prossimo e delle incertezze, anche politiche,

di questi tempi, diventano così un’indipendenza tecnologica rispetto ad Asia e America (cosa che rende necessario un supporto alla ricerca e sviluppo per l’innovazione tecnologica), una revisione delle norme sulla concorrenza per consentire lo sviluppo industriale, e puntare poi sulla creazione di Value Chain Center che consentano di lavorare sullo sviluppo della filiera industriale europea. Ma il dialogo fra il sistema Confindustria (e con esso le imprese) e le istituzioni non manca. Il 19 luglio, per esempio, ha avuto luogo l’incontro tra le imprese e gli esponenti del il ministero dello Sviluppo economico per discutere le modalità di supporto alle imprese nel loro percorso di innovazione e trasformazione digitale. Da questo confronto, e altri a seguire, sta nascendo una vera e propria proposta per una strategia nazionale dell’innovazione, che individuerà – a livello di governance e di strategia – le linee d’azione e gli strumenti più importanti per continuare a essere competitivi. Non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche degli strumenti a supporto dello sviluppo delle competenze, il vero asset strategico per l’integrazione delle tecnologie digitali nei processi produttivi. Quando parliamo di meccanica parliamo di un settore che grazie all’export porta in Italia 28 miliardi di euro. Sono risorse reali che entrano nel nostro paese, valgono quanto una finanziaria. Non staccate la spina. Fateci guardare avanti e continuare a lavorare.

Andrea Orlando, direttore generale Anima Confindustria

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Marco Polizzi

Mauro Ferrari

L’Assemblea di Assoferma, l’associazione nazionale fabbricanti di serrature, ferramenta e maniglie all’interno di Anima Confindustria, ha eletto come nuovo presidente Marco Paolizzi che rimarrà in carica fino al 2021. Il neoeletto presidente ha ringraziato tutti i presenti per la fiducia espressa e ha dichiarato: «Raccolgo un impegnativo testimone dalle mani del past president Fausto Fustini. Mi auguro di essere all’altezza di un compito così impegnativo».

Sarà Mauro Ferrari a guidare l’European Research Council. Lo ha annunciato l’ente scientifico internazionale che sarà guidato da Ferrari a partire da gennaio 2020, allo scadere del mandato dell’attuale presidente Jean-Pierre Bourguignon. “È un onore essere stato scelto per guidare il Consiglio europeo della ricerca”, ha commentato Ferrari che lavorerà da Bruxelles con un incarico della durata di quattro anni.

Natalia Sellibara

Stefano Sampaolo

RUBRICA | Donne e Uomini al timone

è il nuovo presidente di Assoferma

è il nuovo direttore marketing di Whirlpool Italia Nuova nomina nel marketing di Whirlpool Italia, con l’arrivo di Natalia Sellibara nel ruolo di direttore marketing Italia. Sellibara ha maturato una vasta esperienza a livello internazionale. È entrata in Whirlpool Corporation nel 2004 a San Paolo, in Brasile, poi in Italia nel 2014 come senior product manager lavastoviglie fino al 2016, quando ha assunto il ruolo di senior product manager built-in frigoriferi. Nel marzo 2017 è approdata all’organizzazione consumer service come direttore marketing e vendite.

a capo dell’European Research Council

è il nuovo presidente di Assopompe Assopompe, l’associazione italiana produttori di pompe all’interno di Anima Confindustria, ha eletto Stefano Sampaolo come nuovo presidente. «Sarà importante mantenere una partecipazione attiva in associazione per dare vita alle nostre iniziative», dichiara il neopresidente Stefano Sampaolo. Uno degli obiettivi principali del nuovo presidente vede l’associazione e il settore posizionarsi come proposta innovativa per contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei – in primis il Piano Energia e Clima. Sampaolo parla della necessità di aprirsi a nuove tecnologie per costruire una proposta di valore che possa portare i prodotti del comparto nel mondo delle smart technologies: intelligenza artificiale, IoT, data gathering.

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Donne e Uomini

Fabio Pompei

è il nuovo Ceo Deloitte Italia A partire dal 1° giugno 2019, Fabio Pompei è il nuovo executive officer (Ceo) di Deloitte Italia. Partner di Deloitte dal 2000, Fabio Pompei è stato dal 2015 amministratore delegato di Deloitte & Touche SpA, la società di revisione e organizzazione contabile appartenente a Deloitte, e membro del comitato esecutivo di Deloitte Central Mediterranean. Fabio Pompei succede a Enrico Ciai.

Roberto Ottaviani

è il nuovo direttore generale Loran Roberto Ottaviani è il nuovo direttore generale di Loran. Ottaviani, profondo conoscitore del mercato del riscaldamento, della ventilazione e del condizionamento aria (Hvac), dapprima come manager, in Ferroli e Aermec, poi come imprenditore con Hidros SpA, subentra a Stefano Guantieri, direttore generale di Vortice. Loran, con sede a Isola della Scala in provincia di Verona, nel 2010 è entrata a far parte di Vortice Group. «L’obiettivo è di aumentare la quota dell’export e arrivare al 50% nel giro di tre anni. Una sfida non facile» afferma Roberto Ottaviani «da vincere insieme alla rete di Vortice Group».

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i 400 caratteri CHIMICA E MECCANICA

Icim SpA acquisisce il 100% delle quote di Omeco Srl Icim SpA, ente di certificazione a maggioranza Anima Confindustria, completa l’acquisizione di Omeco Srl, laboratorio italiano che opera nei settori delle prove chimiche e meccaniche. «Con l’acquisizione di Omeco, Icim completa l’offerta dei propri già numerosi servizi a disposizione delle imprese» afferma Marco Nocivelli, presidente Anima. «Entra così nella galassia Anima un interlocutore di primo livello. A fine anno – conclude Nocivelli – definiremo il nuovo piano strategico triennale di Icim, nel quale l’integrazione di Omeco avrà un ruolo importante, con il primo obiettivo di superare i 20milioni di fatturato nel 2020». Omeco è laboratorio accreditato per prove meccaniche e tecnologiche, analisi chimiche e metallografiche, controlli non distruttivi, prove di tenuta, scoppio, corrosione, prove speciali, prove su materiali da costruzione, saldatura, formazione professionale (è anche sede di esame per tecnici specializzati) ed è inoltre accreditato come centro per la taratura degli strumenti. SUPERCOMPUTER

A Bologna uno dei computer più veloci del mondo L’Italia è stata scelta dall’Unione europea per ospitare uno dei centri di calcolo più avanzati a livello mondiale. All’interno del Tecnopolo di Bologna sarà installato un supercomputer, cioè una macchina capace di elaborare 1 miliardo di miliardi di calcoli al secondo. Il congegno permetterà di affrontare problemi talmente complessi a livello computazionale da non poter essere risolti mediante computer generici: potrà svolgere in un’ora ciò che un computer esegue in decenni. Il dispositivo, che dovrebbe diventare operativo nella seconda metà del 2020, sarà messo a disposizione delle università, degli istituti di ricerca e delle aziende tramite applicativi cloud.

BIO-INGEGNERIA

Oli vegetali in biocarburanti A luglio è stata avviata la bioraffineria Eni di Gela. «L’impianto della bioraffineria Steam Reforming, che produce idrogeno da gas metano, è in marcia da alcuni giorni - sottolineano - mentre l’Ecofining, che trasforma gli oli vegetali in biocarburante grazie a un brevetto proprietario Eni, è in fase di avviamento». Per la riconversione della raffineria sono stati spesi 322 milioni di euro. In termini di occupazione, a oggi stanno lavorando nel cantiere della bioraffineria circa 800 risorse prevalentemente locali (circa il 90%), di cui circa 120 impiegate in attività di ingegneria e project management.

BELT AND ROAD

Italia-Cina, firmate sette intese commerciali Il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio ha incontrato a Palazzo Chigi (15 luglio) il segretario del partito comunista della città di Tianjin, Li Hongzhong, per un colloquio bilaterale. La visita di Li Hongzhong segue quella in Italia del presidente cinese Xi Jinping avvenuta lo scorso marzo, che ha portato alla firma della “Belt and Road Initiative” (Bri). Al termine dell’incontro sono state firmate sette intese commerciali da parte di enti e aziende italiane e cinesi nell’ambito dei settori industriale, culturale e sportivo, per un valore potenziale di 500 milioni di euro.

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Fiera e conferenza internazionale per le tecnologie produttive del futuro FUGA DI CAPITALI

Francoforte, Germania, 19 – 22 novembre 2019 formnext.com

Effetto Brexit Calano gli investimenti esteri nel Regno Unito nel primo trimestre del 2019. Un dato che si somma al costo pagato dalle principali società di servizi finanziari del paese per fronteggiare l’impatto dell’uscita dell’isola inglese dall’Unione europea. A lanciare l’allarme è stata la Banca d’Inghilterra, che ha segnalato la fuga dei capitali esteri nel report sulla stabilità finanziaria. Secondo gli autori, “la probabilità percepita di una Brexit senza accordo è cresciuta dall’inizio dell’anno”.

PISTE CICLABILI LUMINESCENTI

In bici anche di notte La prima pista ciclabile fotoluminescente in Italia si trova a Borgo a Mozzano, a circa 20 Km da Lucca. La realizzazione è frutto della collaborazione del comune con l’azienda Saint-Gobain Weber. Si tratta infatti di una pista realizzata abbinando una resina poliuretanica speciale, denominata Weberdry Pur Trans e prodotta da Saint-Gobain Weber, a una graniglia vetrosa fotoluminescente in due diversi colori, creando l’effetto definito “del cielo stellato”. Oltre a rendere possibile la pedalata nelle ore più buie, l’idea apporta un notevole risparmio energetico.

Sulla rivista online puoi trovare altre notizie di impresa, economia e industria. Visita industriameccanica.it e seguici su Twitter @IndMeccanica

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L’Industria Meccanica compie 100 anni nasce così il progetto Atlante 1919-2019: L’Industria Meccanica è una delle testate tecniche più longeve del paese e con orgoglio quest’anno festeggia il centesimo compleanno. In occasione di questo speciale anniversario Anima Confindustria mette in campo innovativi strumenti per continuare a garantire sempre maggiori opportunità agli associati e a tutte le imprese del comparto, a partire dal rinnovato sito web della rivista, che sarà presto online. Inoltre, tutti i soci e i lettori del magazine avranno la possibilità di diventare protagonisti del nuovissimo Atlante dell’Industria Meccanica, una vetrina costruita dalle aziende per le aziende, che mira a rappresentare a 360° i protagonisti del settore, sviluppandosi su diversi canali con respiro internazionale.

Il progetto L’Atlante dell’Industria Meccanica sarà costituito attraverso un censimento, pubblicato in italiano e in inglese, che ha l’obiettivo di offrire uno strumento di promozione nazionale e internazionale alle migliaia di aziende che fanno parte del comparto o che operano nell’indotto. La struttura del progetto è rivoluzionaria: le imprese aderenti avranno la possibilità di essere presenti gratuitamente sul portale dedicato www.atlantemeccanica.com, mentre chi lo vorrà potrà accedere ad ulteriori strumenti innovativi di promozione, raccontandosi con la data visualization, valorizzando i propri plus o la propria storia con una scheda infografica o attraverso un video istituzionale in più lingue. L’Industria Meccanica ha scelto la data visualization proprio per l’efficacia e per la carica innovativa: oggi le imprese sanno che la rappresentazione grafica di dati e processi lascia il segno su qualsiasi media e canale di comunicazione. È proprio l’innovazione uno degli ingredienti chiave del progetto dell’Atlante dell’Industria Meccanica, che si rafforza grazie al patrocinio delle istituzioni. Parallelamente all’edizione digitale, inoltre, verrà realizzato un volume celebrativo dei 100 anni della rivista L’Industria Meccanica, libro che verrà inviato presso le principali ambasciate e distribuito nel corso degli eventi istituzionali e commerciali presidiati da Anima Confindustria in Italia e nel mondo.

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Decreto crescita, tutte le novitĂ per le imprese che investono di Franco Canna

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Maggiore sostegno alla trasformazione digitale delle Pmi, e fra le novità più interessanti anche un incentivo per la partecipazione a fiere internazionali italiane ed estere

Il ritorno del superammortamento L’articolo 1 del Decreto Crescita non riceve modifiche sostanziali. È quindi confermato il grande ritorno del superammortamento: la maggiorazione del 30% degli ammortamenti per gli acquisti di beni strumentali è in vigore per gli investimenti effettuati dal 1 aprile 2019 al 31 dicembre 2019 con possibile proroga delle consegne al 30 giugno 2020 in caso di ordine e conferma (con versamento di un acconto pari ad almeno il 20% del prezzo) entro dicembre 2019.

È

in vigore dallo scorso 30 giugno la legge 58 del 28 giugno 2019, che converte in legge il decreto-legge 34 del 30 aprile 2019 (cosiddetto Decreto Crescita). Il provvedimento ha sensibilmente modificato e ampliato il numero e la portata delle misure previste nel provvedimento originale. In questo articolo faremo quindi il punto sulle misure stabilite per le imprese in ottica sviluppo economico, innovazione e digitale.

La Nuova Sabatini Nessuna modifica di rilievo nemmeno per la Nuova Sabatini, l’agevolazione messa a disposizione per facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo, sostenendo gli investimenti per acquistare o acquisire in leasing macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali. Ricordiamo che la Nuova Sabatini offre alle micro, piccole e medie imprese un contributo del 2,75% per gli investimenti ordinari e del 3,575% per gli investimenti in beni 4.0 (cosiddetta Sabatini Tech) e che misura era stata rifinanziata nell’ultima legge di Bilancio con una dotazione di 480 milioni, che dovrebbero garantire la copertura dello strumento almeno fino a fine 2019. Tra le novità previste dal Decreto Crescita le più rilevanti sono la possibilità di ottenere i fondi in un’unica soluzione per i finanziamenti fino a 100 mila euro e l’aumento del tetto massimo agevolabile da 2 a 4 milioni di euro. Quest’ultima misura, in particolare, consente a chi aveva già raggiunto il “cap” di ricominciare a fruire della misura.

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La nuova mini-Ires Colpo di spugna sulla complicatissima mini-Ires introdotta nell’ultima legge di bilancio, che viene cancellata dopo soli quattro mesi. La misura viene sostituita, oltre che dal ritorno del superammortamento, da una nuova mini-Ires, meno sostanziosa ma di più semplice fruizione. Si tratta infatti di una riduzione dell’Ires per gli utili non distribuiti diversi dalle riserve non disponibili, cioè gli utili tenuti in cassa per potenziali investimenti. La riduzione dell’aliquota sarà graduale. Nel 2019 (letteralmente “per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018”) l’aliquota è ridotta di 1,5 punti percentuali, passando quindi dal 24% al 22,5%. L’anno successivo l’aliquota agevolata scenderà di 2,5 punti percentuali (al 21,5%), l’anno dopo di 3 punti percentuali (al 21%), poi di 3,5 punti percentuali (al 20,5%) per poi arrivare a regime nel 2023, quando la riduzione sarà di 4 punti percentuali, passando quindi dall’attuale 24% al 20%. Si noti che nella legge viene riportata solo la percentuale della riduzione rispetto all’aliquota Ires normale. Questo significa che, qualora l’attuale aliquota del 24% dovesse variare, varierà con essa anche l’aliquota incentivata, secondo il differenziale indicato (cioè -4% dal 2023).

Per quanto riguarda gli investimenti oggetto dell’agevolazione, devono essere diretti “a sostenere la realizzazione dei progetti relativi all’attuazione del piano Impresa 4.0, in particolare advanced manufacturing solutions, additive manufacturing, realtà aumentata, simulation, integrazione orizzontale e verticale, industrial internet, cloud, cybersecurity, big data e analytics”. A questi, che già erano innovazioni contemplate nel Decreto Crescita, si aggiungono ora anche le tecnologie relative a “soluzioni tecnologiche digitali di filiera finalizzate all’ottimizzazione della gestione della catena di distribuzione e della gestione delle relazioni con i diversi attori, al software, alle piattaforme e applicazioni digitali per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio nonché ad altre tecnologie quali sistemi di e-commerce, sistemi di pagamento mobile e via internet, fintech, sistemi elettronici per lo scambio di dati (electronic data interchange, Edi), geolocalizzazione, tecnologie per l’in-store customer experience, system integration applicata all’automazione dei processi, blockchain, intelligenza artificiale, IoT”. Più larghe anche le maglie dei requisiti oggettivi e soggettivi necessari a richiedere l’agevolazione. Per ottenere il finanziamento, il progetto deve presentare un importo di spesa pari ad almeno 50 mila euro (nel Decreto Crescita la soglia era quattro volte superiore, 200 mila euro). Inoltre bisogna aver conseguito, nell’esercizio dell’ultimo bilancio approvato, un importo dei ricavi delle vendite e delle prestazioni pari almeno a euro 100 mila euro, mentre in precedenza si richiedeva un fatturato di almeno 500 mila euro. Le imprese, inoltre, possono presentare progetti anche in forma aggregata (contratto di rete o altre forme contrattuali di collaborazione). Ultima novità di rilievo prevista nella legge di conversione è che, accanto al settore manifatturiero e a quello dei servizi collegati, per il 2019-2020 è incluso, in via sperimentale, anche il settore turistico.

Il sostegno alla trasformazione digitale delle Pmi Nell’articolo 21 del Decreto Crescita è stata introdotta una nuova, interessante agevolazione a supporto delle micro e Pmi che effettuino investimenti finalizzati a sostenere “la realizzazione dei progetti di trasformazione tecnologica e digitale”. La misura prevede un contributo pari al 50% delle somme investite nelle tecnologie abilitanti individuate nel piano Impresa 4.0. Anche questo incentivo è stato modificato in maniera rilevante con la legge di conversione. Vediamo come funziona adesso.

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La deducibilità dell’Imu sui capannoni La legge di conversione del Decreto Crescita interviene anche sulla progressiva maggiorazione della deducibilità dell’Imu per gli immobili strumentali (cosiddetta Imu sui capannoni). A regime sarà possibile dedurre completamente l’imposta, ma ci vorrà un anno in più: occorrerà infatti attendere, anche in questo caso, il 2023 (cioè “il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2022”). Ci si arriverà per gradi: la deducibilità si applicherà nella misura del 50% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, del 60% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 e al 31 dicembre 2020, e nella misura del 70% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2021. Il nuovo articolo 3 ter, inoltre, modifica le scadenze. Quella per la dichiarazione relativa all’Imu passa dal 30 giugno al 31 dicembre.

Incentivi per chi fa fiere (anche in Italia) La legge di conversione del Decreto Crescita apporta una modifica sostanziale al nuovo credito di imposta per la partecipazione alle fiere internazionali, pensato per favorire la visibilità e le occasioni di business delle Pmi. La misura, introdotta in extremis con l’articolo 49 del Decreto Crescita, prevedeva un incentivo in forma di credito di imposta pari al 30% delle spese sostenute per la partecipazione a fiere internazionali all’estero. La legge di conversione amplia in maniera significativa la possibilità di fruire dell’incentivo: potranno infatti godere delle agevolazioni anche le aziende che parteciperanno a fiere internazionali che si svolgono in Italia. L’incentivo prevede un credito d’imposta nella misura del 30% sulle spese ammissibili fino a un massimo di 60.000 euro. Le spese coperte sono l’affitto degli spazi espositivi, l’allestimento dei medesimi spazi, le attività pubblicitarie, di promozione e di comunicazione, connesse alla partecipazione. Per la piena operatività della misura, occorrerà attendere un decreto attuativo del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze, che arriverà entro 60 giorni e conterrà: le tipologie dettagliate delle spese ammesse al beneficio; le procedure per l’ammissione al beneficio, che avverrà comunque secondo l’ordine cronologico di presentazione delle relative domande; l’elenco delle manifestazioni fieristiche internazionali di settore, che si svolgono in Italia o all’estero, per cui è ammesso il credito di imposta; le procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo dei crediti d’imposta. Da notare che le somme stanziate sono pari a 5 milioni di euro, una cifra sicuramente molto bassa rispetto alla potenziale portata dell’incentivo. Ne conseguirà una “corsa” all’acquisto degli spazi espositivi che avvantaggerà le fiere più “prossime” alla data di effettiva entrata in vigore del provvedimento (cioè dopo la pubblicazione del decreto attuativo).

La riduzione delle tariffe Inail Il taglio delle tariffe Inail introdotto dalla Legge di Bilancio 2019 diviene strutturale a decorrere dal 2023. La legge infatti precisa che fino al 2021 la riduzione viene finanziata con le risorse già stanziate nella Legge di Bilancio, mentre a partire dal 2023 diventa strutturale. C’è un curioso “buco” nel finanziamento: per il 2022 infatti non sono previste coperture e quindi al momento per quell’anno le tariffe non saranno scontate. Il Governo ha garantito che la cosa sarà sistemata.

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Eco-Bonus e Sisma-bonus L’articolo 10 contiene “modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico”. Per l’eco-bonus, cioè la detrazione riconosciuta per i lavori di risparmio energetico, e il sisma-bonus, per i lavori di adeguamento antisismico, il cliente potrà richiedere che l’incentivo sia riconosciuto direttamente “alla cassa”, girando il credito al fornitore, che lo potrà recuperare in cinque rate annuali di pari importo: “Il soggetto avente diritto alle detrazioni può optare, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo”. La novità della legge di conversione è che “il fornitore che ha effettuato gli interventi ha a sua volta facoltà di cedere il credito d’imposta ai propri fornitori di beni e servizi, con esclusione della possibilità di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi. Rimane in ogni caso esclusa la cessione a istituti di credito e ad intermediari finanziari”.

Altre misure Non riguardano gli investimenti in innovazione, ma sono comunque rilevanti per le imprese anche queste altre novità che vi riportiamo brevemente. Pace fiscale, si riaprono fino al 31 luglio 2019 i termini per aderire alla Rottamazione ter e al saldo e stralcio. Dichiarazioni, il termine per presentare il modello Redditi 2019 slitta a fine novembre. Fatture elettroniche, sale a 12 giorni (dagli attuali 10) la possibilità di inviare la fattura al sistema di interscambio senza incorrere in ritardo. Imposte, proroga al 30 settembre del versamento delle tasse per i contribuenti per presentano gli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa). Scontrino elettronico, previsto un periodo di sei mesi senza sanzioni per l’invio telematico dei corrispettivi.

Decreto Crescita: da Assoclima e Assotermica sì a nuove modalità di fruizione degli incentivi, ma evitando distorsioni del mercato I costruttori di sistemi di climatizzazione e di apparecchi e componenti per impianti termici valutano positivamente l’introduzione di nuovi strumenti volti a favorire interventi di riqualificazione energetica degli edifici e di semplificazione delle procedure per usufruire dei relativi incentivi fiscali. Già nel febbraio scorso, in occasione dell’audizione della X Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, le associazioni Assoclima e Assotermica avevano avanzato alcune proposte per rendere più attrattivo l’Ecobonus e accrescere l’interesse degli utenti verso soluzioni di climatizzazione più efficienti ed ecocompatibili, ad esempio riducendo da 10 a 5 anni il periodo di erogazione dell’incentivo. «Apprezziamo gli sforzi che il Legislatore sta compiendo per accelerare il passaggio a tecnologie sempre più moderne ed efficienti che consentano di ridurre i consumi energetici e le emissioni climalteranti», ha detto il presidente di Assoclima Roberto Saccone, «Riteniamo quindi positivo che il Decreto Crescita abbia previsto per l’utente finale una nuova modalità di fruizione degli incentivi fiscali per interventi di riqualificazione energetica sotto forma di sconto immediato sul corrispettivo dovuto. Esprimiamo però alcuni dubbi sulle modalità di cessione del credito previste dal Decreto Crescita». «Auspichiamo» aggiunge il presidente di Assotermica Alberto Montanini, «un intervento volto a evitare distorsioni del mercato a danno delle piccole imprese di installazione e delle imprese di distribuzione e a semplificare al massimo le procedure, ad esempio introducendo la possibilità per l’utente finale o il fornitore di cedere il credito direttamente a banche e intermediari finanziari». Entrambe le associazioni offrono la propria disponibilità per un incontro col Governo al fine di correggere e ottimizzare il meccanismo.

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A che punto è il 4.0. Una rivoluzione mancata? Non ancora, ma siamo partiti tardi

AUTOMAZIONE&PRODUZIONE

Macchinari, analisi dati, nuovi processi. Ma anche relazioni, filiere e nuove competenze. Sono le caratteristiche del Piano 4.0. Facciamo il punto con Andrea Bianchi, direttore area Politiche industriali, Confindustria

di Laura Aldorisio

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Il 4.0 è una rivoluzione mancata o completa? Non possiamo ancora parlare di rivoluzione mancata perché siamo all’inizio del percorso. Purtroppo, siamo partiti in ritardo. Ma il nostro sistema produttivo vanta caratteristiche tali che ci consentono di recuperare terreno. Il 4.0 è una rivoluzione il cui cuore sono le tecnologie ma, ancora più, l’impatto delle tecnologie sui modelli di business. Questo cambia il mercato. Ed è un cambiamento che avviene lungo due direttrici. Da un lato, l’accentuazione sulla personalizzazione del prodotto. Dall’altro, il dato di fatto che il prodotto è legato a un servizio adeguato per la soddisfazione di un bisogno. Anche la manifattura oggi ha compreso che non è richiesto più solo il prodotto, ma una sinergia tra manifattura e servizi. Questo è l’elemento più stravolgente del 4.0 ed è possibile perché le tecnologie consentono di conoscere quali siano i bisogni del consumatore. Un sistema, quindi, che sa fare dello sfruttamento della nicchia una forza e che è molto orientato sul consumatore. Gli investimenti industriali oggi non hanno più la spinta che avevano sotto il ministro Calenda. Perché? Paura, incertezza, un 4.0 col fiato corto? La decisione di investire dipende dalla fiducia sul futuro. Oggi regna un clima di incertezza. Se solo si considera il continuo rimpallo di alcuni incentivi se ne capisce l’entità: la vicenda del super-ammortamento, annullato e poi confermato, è emblematica. Senza una prospettiva di medio termine gli incentivi rischiano di non spostare più le decisioni degli imprenditori. È alta la probabilità di lasciare a metà il processo di digitalizzazione. Questo può avere un impatto doppiamente negativo. Se non si dà continuità al percorso si potrebbe verificare un effetto boomerang. Perché, oltre al mancato efficientamento del sistema, saremmo costretti a subire il 4.0: gli investimenti si trasformeranno solo in un costo. Il 4.0 ha creato sistema, dettato una direzione, rinvigorito legami clienti-fornitori: si rischia una nuova parcellizzazione dell’economia? Certo, il rischio permane. Per noi il 4.0 era anche un processo con cui rafforzare i legami di filiere che erano sempre stati deboli perché non abbiamo grandi soggetti che facciano da collettore. Esistono, però, oggi esperienze in cui stiamo scommettendo: ad esempio, stiamo facendo un esperimento particolarmente interessante con Ansaldo Energia. È proprio un assessment di filiera. Abbiamo individuato 100 fornitori con i quali stiamo portando avanti un processo condiviso con Ansaldo, proprio per

diffondere una cultura nuova comunitaria ed evitare la parcellizzazione. Questo è un metodo che dovrebbe essere replicato anche con altri soggetti perché favorisce il consolidamento di ciascuno e di tutti. Questo processo, strategico, non sarebbe possibile senza il supporto della digitalizzazione, del 4.0. Oggi a che punto siamo? Il super-ammortamento, appena rintrodotto, scadrà a fine anno come l’iper-ammortamento. Il credito d’imposta alla ricerca ha vita annuale, mentre la formazione è ferma al palo. Il governo giallo-verde ha creduto nel 4.0 al punto di rinnovare gli strumenti ereditati dal governo precedente. Confindustria nota, però, una discontinuità rispetto alla leadership. Parliamo di una leadership sia politica sia imprenditoriale di scala. Senza questa, il tema rischia di essere interpretato come una questione tecnologica mentre è il sistema che deve cambiare. Il 4.0 in Italia ha un’accezione ingegneristica perché abbiamo puntato molto sul tema delle macchine. Questo si è verificato perché ha dato respiro a un’industria importante nel nostro paese. È chiaro, però, che l’inserimento di nuove macchine richieda una modifica del modello di business. Si deve fare spazio a una nuova formazione culturale e manageriale per un utilizzo sinergico delle tecnologie e il necessario cambiamento culturale. È il momento, quindi, di non aspettare più un sistema di incentivazione, ma favorire la crescita di strutture che supportino il cambiamento? L’idea del digital innovation hub è nata proprio per dare continuità e vita al processo con un nuovo protagonismo dell’associazione. Tra gli obiettivi anche quello di rafforzare la connessione tra piccole e medie imprese. C’è uno spazio enorme per i corpi intermedi che sono quel tessuto connettivo necessario per vivere in una società avanzata. Il digital innovation hub nasce con l’intento di contrap-

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La decisione di investire dipende dalla fiducia sul futuro. Oggi regna un clima di incertezza: la vicenda del superammortamento, annullato e poi confermato, è emblematica


I settori dell’edilizia e dell’efficientamento energetico hanno avuto opportunità limitate di sfruttare il piano 4.0, ma si sta lavorando per una migliore integrazione dei settori nel piano, anche per raggiungere gli obiettivi comunitari porsi all’individualismo che oggi non può rappresentare la via di sviluppo del paese. Confindustria non è stata solo rappresentanza rispetto alle istituzioni, ma si è assunta la responsabilità di costruire una fase del piano 4.0, come dimostrano i digital innovation hub. Confindustria stessa si sta riposizionando da un asse di rappresentanza a un asse di connessione tra le imprese. Il 4.0 è stato inclusivo grazie anche al lavoro confindustriale. Ci sono settori che sono rimasti fuori dal cono di luce? Il programma aveva forze limitate e si rivolgeva all’industria manifatturiera. Il settore che è rimasto più marginale, mentre avrebbe grandi potenzialità, è il settore dell’edilizia. L’applicazione delle tecnologie ci consentirebbe di rendere sinergico il 4.0 con il tema di efficientamento energetico degli edifici, problema italiano di grandi dimensioni. Gli incentivi hanno in qualche modo agevolato un processo di efficienza energetica, ma è un processo che va affrontato ampiamente. Quindi, una declinazione edile sul 4.0 ci consentirebbe di unire i problemi ambientali e i vantaggi del digitale. Dobbiamo investire molto per aumentare la percentuale di energie rinnovabili del 30% da qui al 2030. Mettere in connessione la finanza, la sostenibilità e il 4.0 è vincente per raggiungere gli obiettivi comunitari. Cosa ci dobbiamo augurare, tenendo conto delle attuali condizioni del nostro paese? Si dovrebbe fare di più: è necessaria una prospettiva di medio-lungo termine perché il ciclo di investimenti delle imprese è molto lungo. Da questo punto di vista abbiamo apprezzato durante l’assemblea annuale di Confindustria l’annuncio del ministro Luigi Di Maio di riconvocare la cabina di regia. A oggi non abbiamo notizie, pur avendo sollecitato l’inizio dei lavori. Il tema ha carattere d’urgenza perché vogliamo affrontare la prossima legge di bilancio

in un quadro condiviso. Quello che è rimasto quasi lettera morta del 4.0, ripeto, è il problema della formazione. Ne sono coinvolti due aspetti: da un lato, abbiamo necessità di nuove figure professionali. Come sistema abbiamo indicato nel potenziamento degli Its uno strumento per adeguare l’offerta di figure professionali al nuovo mondo 4.0. Dall’altro, rimane un’emergenza la riqualificazione delle persone che sono già inserite nel mercato del lavoro. Anche questo caso contribuisce a far sì che le nuove tecnologie possano essere inserite nel processo minimizzando gli impatti sull’occupazione.

Cresce

l’industria

4.0,

dice il Politecnico di Milano _________________________________ Il piano 4.0 ha portato a un’accelerazione dello sviluppo industriale in ambito tecnologico. 236 imprese analizzate dall’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano hanno adottato circa 900 nuove applicazioni (3,7 per azienda) per rinnovare i processi aziendali. L’Industrial IoT è cresciuta del 30% rispetto all’anno precedente: ha rappresentato, nel 2017, il 60% del mercato IoT con un valore di circa 1,4 miliardi di euro (riferito alla sola componentistica). Il cosiddetto Cloud manufacturing ha aumentato del +35% il proprio valore, l’Industrial analytics del 25% raggiungendo 410 milioni di euro. L’8% del mercato è stato rappresentato da soluzioni di Advanced automation (145 milioni di euro, +20%), mentre l’Advanced human machine interface è stata la prima per crescita rispetto all’anno precedente (+50%).

Il 4.0 è anche un processo con cui rafforzare i legami di filiere che sono sempre stati deboli, perché senza grandi soggetti che facciano da collettore. Confindustria sta cercando di diffondere una nuova cultura comunitaria e evitare la parcellizzazione, come nel caso di Ansaldo Energia e di altri 100 fornitori

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Sps, un viaggio nel District 4.0 Cresce l’integrazione della robotica mobile con la robotica collaborativa: il futuro è in una produzione più flessibile e riconfigurabile a tutti gli effetti. E la comunicazione fra It e Ot è sempre più forte. Un percorso fra le tecnologie più innovative e le skills per portarle in azienda

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obotica collaborativa, robotica mobile, intelligenza artificiale e gestionali sempre più integrati nelle applicazioni industriali. La fiera Sps (l’edizione di quest’anno si è tenuta, come sempre a Parma, dal 28 al 30 maggio) ha visto confermati alcuni trend importanti della digitalizzazione industriale. Una vetrina importante è stata rappresentata dalla

nuova area District 4.0, un percorso in cui aziende diverse hanno studiato e installato progetti legati alle aree di rinnovamento del settore manifatturiero attraverso le nuove tecnologie e la digitalizzazione dei processi. Un modo per mostrare le potenzialità di una tecnologia, ma soprattutto evidenziare le competenze e le skills necessarie alle aziende per poter im-

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plementare le applicazioni più innovative. Per disegnare un percorso all’interno dei nuovi trend dell’industria 4.0, seguiamo una traccia raccontata da Giambattista Gruosso, docente al Politecnico di Milano e membro del comitato scientifico di Sps, che ha coordinato lo sviluppo dell’area dimostrativa.


Robotica e meccatronica

Dentro l’ambiente del robot

«Il tema della robotica oggi è un tema complesso, con molte sfaccettature», spiega Giambattista Gruosso, docente al Politecnico di Milano e membro del comitato scientifico di Sps. E in effetti tutta l’area dedicata a robotica e meccatronica si è popolata di piccoli robot, facilmente integrabili all’interno di macchine, adatti a diversi settori (dal packaging fino al farmaceutico), ma anche temi evoluti come la robotica collaborativa e i temi dell’intelligenza artificiale applicati alla robotica. Fra gli esempi di robotica collaborativa è interessante l’esempio portato da Festo: un robot che può essere controllato tramite un guanto indossato dall’operatore. Il robot replica con precisione i movimenti dell’operatore nei casi in cui – per ragioni di sicurezza, per esempio – è meglio che il lavoratore non esegua in prima persona l’operazione. Viene in mente l’esempio della chirurgia avanzata, ma in questo caso l’applicazione fa di più: «Da un certo punto di vista, la chirurgia avanzata ha delle semplicità, poiché l’intervento viene preparato prima, e il robot è guidato a fare operazioni in un punto ben localizzato» spiega Gruosso. «Qui, il robot può fare qualsiasi operazione in qualunque momento, in maniera anche incontrollata: se l’operatore si passa una mano tra i capelli, il robot lo segue». L’operatore è in grado di interagire con dashboard per visualizzare operazioni o selezionare ricette. «È una tecnologia che può essere usata per fare addestramento: insegno al robot a svolgere delle operazioni, se sono ripetitive e sequenziali, l’operatore potrà smettere di controllare il sistema e il robot inizierà a eseguire tali operazioni in maniera continua».

Se il caso di Festo rappresenta una collaborazione “a distanza”, l’applicazione preparata da Bosch Rexroth racconta la storia inversa: cosa succede se l’operatore vuole interagire con lo spazio di lavoro del robot? «In questo caso il robot è in grado di riconoscere la presenza dell’operatore tramite una “pelle” montata intorno alla macchina, e tramite un campo magnetico» continua Gruosso. «Riconosce la presenza dell’operatore a distanza di qualche centimetro e si comporta di conseguenza. Può decidere, per esempio, di fermarsi o rallentare i movimenti». Inoltre tutta l’applicazione è rivolta a una maggiore ergonomia di processo: «Oltre alla collaborazione con l’operatore, il robot è in grado di riconoscere determinate posizioni, e può quindi aiutare l’operatore stesso in alcune operazioni legate al montaggio».

L’interazione con un braccio collaborativo permette all’uomo di replicare un’azione in ambienti pericolosi. Il cobot viene comandato tramite una maglia tecnica che comunica al braccio fisico la ripetitività del movimento che l’operatore sta compiendo. Si tratta di uno studio di Festo che può trovare applicazione in ambito industriale.

Bosch Rexroth ha dotato un robot con una “pelle” che nasconde speciali schede elettroniche capaci di generale un campo capacitivo. Grazie a questa sensibilità, l’uomo può lavorare in sicurezza: se si avvicina al braccio (a circa 5 cm di distanza) il cobot agisce di conseguenza. Il robot presentato può caricare al polso fino a 5kg, e può muoversi a 0,5 metri al secondo. Veloce per un collaborativo.

Fanuc ha installato un cobot capace di lavorare in maniera cooperativa grazie a un sistema di visione: preleva un particolare, lo porge all’operatore che completa il montaggio, e dopo aver ricevuto un “ok” con un tocco della mano lo colloca tra i pezzi finiti. Nonostante ciò rimane importante la robotica tradizionale: Fanuc ha infatti installato anche un robot Scara fra le sue demo al District 4.0

Altro esempio interessante è dato dall’integrazione dei robot in ambienti dove di solito non viene utilizzata. È il caso di Mitsubishi Electric, che ha installato nella postazione di guida di un’automobile, un sistema meccatronico capace di comandare i pedali e un robot capace di operare sul cambio come un essere umano. In questo caso un sensore raccoglie dati sullo sforzo impresso sulla leva del cambio per valutare l’usura dei componenti, dato fondamentale per i test.

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Trasformare operazioni complesse di programmazione in operazioni di configurazione è la sfida della robotica collaborativa, ma anche la robotica più tradizionale sta seguendo questa linea. A dimostrazione di questo trend l’applicazione di Fanuc, dove un robot Scara è inserito in una soluzione integrata con sistemi di misura capace di compiere operazioni molto velocemente: «Gli Scara sono una tecnologia matura» spiega Giambattista Gruosso, «ma se integrata all’interno della macchina è ancora tra le tecnologie migliori: compatte, veloci, affidabili, possono operare su uno spazio di quasi 360°. Al contrario la robotica collaborativa, che deve garantire sicurezza, è necessariamente più lenta».

L’applicazione di Mitsubishi Electric e l’integratore Custom 2.0 ha l’obiettivo di mettere sotto stress il componente cambio a bordo veicolo. Il sistema composto da 4 componenti: robot antropomorfo che fa azionamento sulla leva del cambio, una pedaliera automatizzata, una control box, e un sensore di forza che misura quanta la forza impressa sulla leva del cambio.


Se il cobot si muove da solo nello spazio Comau, oltre a dimostrare le notevoli proprietà applicative di una interessante serie di installazioni compatte (pensate per essere replicate su settori diversissimi, come finitura, packaging, verniciatura o altro), porta all’interno del District 4.0 la sua tecnologia di punta dedicata alla movimentazione interna, con il ben noto robot mobile Agile. «Quando si parla di robotica, non dobbiamo solo immaginare i robot che assomigliano all’uomo o agli arti dell’uomo, ma bisogna pensare a trasporti robotizzati all’interno delle aziende», spiega Gruosso. «Oggi, il tema della guida autonoma è molto sentito in ambito civile, ma se guardiamo all’industria è un tema che prende sempre più piede e diventa sempre più una realtà».

Capacità di integrarsi con elettronica di altri fornitori. Comau fornisce la parte meccanica del braccio che viene gestita dal punto di vista software da tre distinti controlli, ognuno con funzionalità specifiche nel settore di appartenenza. In fiera sono presenti tre applicazioni sviluppate con tre diversi partner: Keba, Siemens, e B&R.

Anche Omron è presente nell’area con una soluzione mobile, in questo caso addirittura integrata con un cobot. «Queste navette, in tutti e due i casi, sono in grado di muoversi nell’area dello stabilimento, fare delle operazioni senza avere bisogno di un percorso, pianificare le loro operazioni in base alle indicazioni che ricevono dalla centrale operativa o in base ai sensori che hanno a bordo, e avviare una guida autonoma a tutti gli effetti in un ambiente trafficato come la fabbrica». Due tecnologie, cobot e robot mobile, sempre più in crescita. «Il futuro» conclude Gruosso, «è montare a bordo di queste navette anche dei robot, e far eseguire quindi operazioni legate non solo a una postazione, ma indirizzate sempre di più a produzioni flessibili a tutti gli effetti, e riconfigurabili».

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Omron unisce due nicchie tecnologiche in forte crescita: un cobot (in questo caso con sistema integrato di visione montata sul polso) viene installato su un robot mobile, che a differenza di un Agv è in grado – in fase di set up – di registrare il profilo dell’ambiente e muoversi nello spazio autonomamente.


Un cobot di Omron lancia ripetutamente dei dadi su un tappeto verde, ma è integrato con le dashboard del lato It. È l’applicazione presentata da Oracle, che punta a creare statistiche intelligenti per arrivare al massimo gradi di conoscenza di ciò che avviene a bordo macchina.

Digital e software Il tema del digitale entra sempre di più nel mondo industriale, e i cloud gestionali sono sempre più integrati con le applicazioni. È il tema di fondo dell’area Digital e software del District 4.0 a Sps. Oracle, per esempio, ha mostrato l’integrazione tra un robot e mondo digitale, capace di gestire i dati del mondo Ot. «Nel mondo digitale posso fare analisi di dati, previsioni, elaborare degli ordini» spiega Giambattista Gruosso, «ordini automaticamente mandati al robot che riesce a eseguirli». Se inoltre il robot sta lavorando in maniera corretta o ha dei fermo macchina, «è possibile mettere in relazione i singoli lotti di produzione con chi ha fatto l’ordine e con le condizioni con cui è stato prodotto. È una forte integrazione tra automazione, meccatronica, ecc. e il mondo digitale».

La simulazione di una linea di riempimento di flaconi cosmetici realizzata da Arca Etichette, Idm Automation, Tecnosas, Mitsubishi Electric e Sap. Il flacone viene prima riempito e controllato, viene customizzato da una marcatura laser, e poi immagazzinato. L’interconnessione di tutte le macchine è gestita da Sap, che dà l’ordine di monitorare in real time il processo.

Sap, altro attore importante dell’It, ha presentato una particolare demo che simula la gestione di una linea di produzione di cosmetici personalizzati. «In quest’area c’è una forte integrazione fra tutto quello che oggi è il cloud e applicazioni che possono essere anche di fornitori differenti, e soprattutto grazie alle tecnologie di automazione, direttamente con i produttori di macchine» spiega Gruosso, «è possibile fare statistiche, studi sull’andamento della produzione, e decidere di personalizzare la produzione». Nella comunicazione fra mondo It e Ot è centrale il passaggio che avviene a livello del dato. «I dati non sono necessariamente dove c’è la produzione, anzi, possono essere gestiti nel luogo dove si prendono effettivamente le decisioni, o possono addirittura essere presso il cliente» conclude Gruosso. «Oggi, insomma, il dato viene prodotto e generato in un luogo che non è quello in cui viene utilizzato. Questa è forse la differenza principale con l’uso dei metodi tradizionali». Non più rivolti solo verso la fabbrica, ma verso il mondo esterno. c.f.

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Quanto vale il ROI di un investimento in software industriale? Un modello per calcolare il ritorno di investimento: semplice quando si parla di beni materiali, più difficile quando sono coinvolti i paradigmi di Industria 4.0. Un nuovo lavoro fra università e industria risponde a questa esigenza di Franco Canna

alcolare i costi e i benefici di un investimento in beni materiali è relativamente semplice. Molto meno facile è farlo quando si tratta di beni immateriali e ancor meno quando sono in ballo i software che consentono di abbracciare il paradigma Industria 4.0. Questo per diverse ragioni. In primo luogo perché spesso non si tratta di un unico investimento, ma di un “set” di acquisizioni che richiedono del tempo per andare a regime; in secondo luogo perché non è semplice calcolare l’apporto di queste soluzioni alla produttività aziendale; in terzo e ultimo luogo, perché è operazione particolarmente complessa arrivare a un indice che rifletta il valore monetario dell’investimento. Il problema è sempre più sentito in un periodo in cui questi investimenti iniziano a diventare sempre più rilevanti dal punto di vista quantitativo. Basti pensare che, secondo i dati elaborati dal Ministero delle Finanze e del Centro Studi di Confindustria sulle dichiarazioni dei redditi relative all’anno 2017, iperammortamento al 250% e maxi ammortamento per il software al 140% hanno generato oltre 13 miliardi di investimenti privati, di cui circa 3 miliardi solo per i beni immateriali. Di qui l’esigenza di realizzare un modello, al quale stanno lavorando tre università – la Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna di Pisa, l’Università di Firenze e l’Università di Pisa, in collaborazione con il working group software industriale di Anie Automazione – in grado di calcolare il ritorno dell’investimento quando si investe in software industriale “4.0”. Il modello, denominato “Roi evoluto”, è stato appositamente pensato per essere applicabile nel contesto delle Pmi, in cui spesso mancano dati analitici e benchmark su cui basare le stime dei benefici conseguibili con l’adozione di tali tecnologie. L’iniziativa, presentata lo scorso 6 febbraio in occasione del Forum Software Industriale organizzato proprio da Anie Automazione e Messe Frankfurt Italia, è tutt’ora un work in progress. Lo scorso 10 luglio uno dei ricercatori che sta curando il progetto, il professor Lino Cinquini della Sant’Anna, ha raccontato lo stato di avanzamento dello studio, che ha definito un «buon esempio di collaborazione tra università e industria».

La ricerca Lo studio, le cui prime risultanze sono contenute in un white paper, è stato realizzato in due fasi. Prima un’indagine basata su un questionario sul valore di servitizzazione, service innovation e Industria 4.0, dalla quale

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è emerso che un quarto del fatturato delle imprese campione arriva proprio dai servizi abilitati dal software; poi il lavoro per creare il modello per il calcolo del Roi. «Il primo obiettivo che ci siamo posti – spiega Cinquini – è dare dei valori monetari sul ritorno degli investimenti in software industriale 4.0. Naturalmente la misurazione economico-finanziaria non basta e va poi integrata con considerazioni di carattere qualitativo». Il modello si basa sull’analisi dell’impatto sulle prestazioni operative secondo il Digital Compass elaborato da McKinsey, cerca di convertire queste variabili non monetarie in termini monetari e infine integra questi risultati con analisi qualitative di aspetti intangibili. Per quanto riguarda l’impatto sulle prestazioni operative, i parametri presi in considerazione sono quattro – tempi, qualità, volumi e costi – che incidono sulle prestazioni dei processi. Poi vengono calcolate le variazioni di costi, ricavi e capitale investito e infine viene effettuata una stima della creazione del valore dell’investimento.

La formula della creazione di valore Per calcolare la creazione di valore economico derivante dagli investimenti in nuove tecnologie i ricercatori propongono un approccio basato sul concetto di reddito residuale, integrato da un’analisi dei driver che ne determinano l’ammontare. In questo modo si collegano i cambiamenti delle prestazioni dei processi determinati dagli investimenti in Industry 4.0, con le variabili monetarie (ricavi, costi, capitale investito e costo del capitale) che determinano la redditività dell’investimento. Il reddito residuale rappresenta il reddito che residua dopo avere sottratto ai ricavi i costi operativi e il costo del capitale investito. RRo = (ROIn – cmpc) x Coin Dove: RRo è il Reddito Residuale operativo ROIn è il rendimento netto del capitale investito cmpc è il costo medio ponderato del capitale investito Coin è il capitale operativo investito.

CREAZIONE DI VALORE DI ESERCIZIO E TOTALE Variazione risultato operativo per investimento 1 in qualità Variazione risultato operativo per investimento 2 in qualità Variazione risultato operativo per investimento 3 in qualità RISULTATO OPERATIVO DIFFERENZIALE

2.820,00 € 9.760,00 € 320,00 € 12.900,00 €

Investimento incrementale 1 Investimento incrementale 2 Investimento incrementale 3 INVESTIMENTO INCREMENTALE (VALORE NETTO CONTABILE)

20.000,00 € 10.000,00 € 20.000,00 € 50.000,00 €

Variazione crediti verso clienti Variazione debiti verso fornitori Variazione magazzino prodotti VARIAZIONE CCN

2.100,00 € -822,00 € -6.920,00 € -5.702,00 €

Risultato operativo differenziale Aliquota media d'imposta aziendale Costo medio ponderato del capitale Costo medio ponderato del capitale Investimento incrementale Variazione capitale circolante netto CREAZIONE VALORE DI ESERCIZIO

2019 12.900,00 € 40% 7.740,00 € 5,87% 50.000,00 € -5.702,00 € 5.140,75 €

ROI netto imposte (risultato operativo netto imposte / investimento netto) Costo medio ponderato del capitale (Cmpc) Spread (ROIn-Cmpc) Investimento netto incrementale REDDITO RESIDUALE O CREAZIONE DI VALORE DI ESERCIZIO (2019)

17,47% 5,87% 11,60% 44.298,00 € 5.140,75 €

valore attuale scenario ottimistico valore attuale scenario neutro valore attuale scenario pessimistico CREAZIONE DI VALORE TOTALE SCENARIO NEUTRO (somma valori attuali anni 19-23)

2020 40.000,00 €

2021 30.000,00 €

2022 20.000,00 €

2023 10.000,00 €

2020 12.900,00 € 40% 7.740,00 € 5,87% 40.000,00 € -5.702,00 € 5.727,52 €

2021 12.900,00 € 40% 7.740,00 € 5,87% 30.000,00 € -5.702,00 € 6.314,28 €

2022 12.900,00 € 40% 7.740,00 € 5,87% 20.000,00 € -5.702,00 € 6.901,04 €

2023 12.900,00 € 40% 7.740,00 € 5,87% 10.000,00 € -5.702,00 € 7.487,81 €

2019

2020

2021

2022

2023

4.855,83

5.110,22

5.321,50

5.493,66

5.630,39

26.411,60 €

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La formula evidenzia che il reddito residuale operativo dipende dalla differenza, in punti percentuali, tra rendimento netto del capitale investito e il costo del capitale utilizzato per finanziare l’investimento. La determinazione del Reddito Residuale operativo mediante questa formula consente di calcolare la creazione di valore economico di esercizio dell’azienda nel suo complesso, di divisioni/business unit della medesima o di specifici investimenti. In altre parole, la condizione necessaria per creare valore, cioè di aumentare il capitale economico, è che vi sia un rendimento degli investimenti effettuati superiore al costo del capitale (proprio e di terzi) utilizzato per finanziare tali investimenti. Frutto di questo studio è – nemmeno a dirlo – un software che consente di calcolare in modo operativo questo valore. «Abbiamo iniziato con un caso concreto, per averne poi diversi e valutare l’impatto dell’investimento secondo questo approccio», spiega Cinquini.

Gli aspetti intangibili Come accennavamo, c’è poi l’esigenza di introdurre nel modello una valutazione qualitativa su alcuni aspetti intangibili. Si tratta di considerare una serie di dimensioni rispetto alle quali, grazie alle tecnologie 4.0, si determina la possibilità di sviluppare risorse intangibili ad alto impatto strategico che sono difficilmente monetizzabili, ma che sono estremamente importanti nella prospettiva dello sviluppo di un vantaggio competitivo sostenibile per l’impresa. Per illustrare questi ulteriori elementi i ricercatori si sono serviti di un modello per l’analisi delle competenze manageriali necessarie per l’appropriato utilizzo delle tecnologie I4.0. In esso sono identificate sei aree nelle quali possono svilupparsi le nuove capabilities in grado di realizzare decisioni e approcci efficaci nei nuovi contesti di business 4.0: • Analysis & Strategy: su cosa focalizzarsi per prendere decisioni strategiche I4.0 • Planning & Implementation: come valutare, pianificare e implementare le decisioni su investimenti 4.0 • Cooperation & Networks: come considerare adeguatamente alleanze strategiche e partnership collaborative • Business Models: come sviluppare/adattare il BM sulla base di nuove Value Propositions • Human Resources: come comprendere gli impatti di I4.0 sul sistema umano/personale

• Change & Leadership: come governare e controllare il cambiamento culturale ed organizzativo determinato da I4.0.

Work in progress Il lavoro, dicevamo, è ora nella fase sperimentale. Lo strumento non si presta soltanto alla valutazione degli investimenti in essere, ma può essere utilizzato anche per fare una valutazione a posteriori degli investimenti già effettuati. In questo modo, spiega Cinquini, “può rappresentare per l’imprenditore uno strumento documentale di supporto alle decisioni di investimento che magari può diventare anche la base per prendere decisioni sulle politiche di prezzo”.

Appuntamento l’8 ottobre a Napoli Dopo l’esordio dello scorso febbraio e prima della nuova edizione prevista sempre a Milano, in autunno il Forum Software Industriale farà tappa a Napoli. L’appuntamento è per martedì 8 ottobre presso l’Apple Developer Academy di Napoli, dove si terrà una tavola rotonda intitolata “Software Industriale 4.0: il motore della crescita”. Intelligenza artificiale e collaborazione uomo-macchina, il valore dei dati nell’integrazione dei sistemi di fabbrica e la necessità, sempre più stringente, di proteggerli dai cyber attacchi sono alcuni dei temi che saranno affrontati durante l’evento. L’incontro intende promuovere una nuova opportunità di confronto, questa volta nel Mezzogiorno, per discutere i benefici derivanti dalle infrastrutture IT in un bacino importante, caratterizzato da una presenza capillare di imprese manifatturiere. Tra le aziende che hanno aderito: Abb, Hpe, Miraitek, Oracle, Rockwell Automation, Schneider Electric, Servitecno, Siemens Italia, Techsol, Var Group. L’evento è patrocinato da: Unioni Industriali Napoli, Comune di Napoli, Punti Impresa Digitale, Confindustria Salerno, Campania Dih.

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AUTOMAZIONE&PRODUZIONE

Manutenzione predittiva? Una strategia aziendale Un paradigma, a vantaggio delle imprese di Angelo Malvasi, Domenica Suma, Cetma

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ome può tradursi in un vantaggio per le imprese il nuovo paradigma “industria 4.0”? Secondo il Cetma (organizzazione di ricerca e tecnologia), dopo avere analizzato diversi casi di studio – inerenti sia le tecnologie pilastro dell’industria 4.0 sia il miglioramento dei processi produttivi – la manutenzione predittiva rappresenta una leva concreta e strategica per l’evoluzione verso il modello di industria 4.0.

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Convergenza del modello di industria 4.0 e della strategia di manutenzione predittiva I costi di manutenzione possono rappresentare tra il 15% e il 60% del costo dei beni prodotti, e principalmente includono: manodopera; tempi complessivi di fermo impianto; scarsa qualità del prodotto dovuta a inadeguata gestione della manutenzione.


Per l’ottimizzazione dei processi produttivi e riduzione dei costi operativi è quindi necessario tener conto delle operazioni di manutenzione che comportano costi rilevanti. Ciò è possibile grazie all’ingegneria di manutenzione, che ha come scopo la progettazione delle attività basandosi sulle effettive condizioni di funzionamento degli impianti, Acquisizione/controllo con l’obiettivo di definire eda/per realizzare l’applicazione solo le attività necessarie a garantire fisica

La ragione principale dell’inefficacia della gestione della manutenzione è la mancanza di dati per quantificare le necessità di intervento sulle macchine, attrezzature e impianti

Acquisizione/controllo da/per l’applicazione fisica

Industria 4.0 Connessione e gestione dati

Interfaccia ed interazione uomo-macchina

Industria 4.0 Connessione e gestione dati

Interfaccia ed interazione uomo-macchina

Analisi dati e business intelligence Analisi dati e business intelligence

Industria 4.0 e CMMS: una convergenza naturale

01. Dati digitali da sensori/attuatori e macchinari che...

02.

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nelle attività di manutenzione e riparazione Miglioramento dell’automazione Miglioramento per ridurre i dell’automazione tempi di fermo per ridurre i tempi di fermo impianto impianto

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Reportistica e avvisi in tempo reale per interventi immediati Reportistica e avvisi in tempo per nelle attività direale manuinterventi immediati tenzione e riparazione

Raccolta, elaborazione ed analisi dei dati per fornire previsioni più accurate e supporRaccolta, elaborazione ed analisi dei dati to decisionale

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Creazione di valore tramite l’acquisizione di nuovi dati

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...usando interconnessioni da reti fisse e mobili consentono di ottenere informazioni sullo stato operativo...

03.

...e permettono una maggiore automatizzazione per incrementare efficienza ed efficacia sia del flusso produtivo...

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le condizioni di funzionamento ottimali e la gestione economica della manutenzione. Tuttavia, la ragione dominante dell’inefficacia della gestione della manutenzione è la mancanza di dati per quantificare le necessità di intervento sulle macchine, attrezzature e impianti. Una soluzione a questa mancanza possono essere i sistemi Cmms (Computerized maintenance managment system) a supporto della piattaforma informativa usata per l’implementazione di adeguate politiche di manutenzione (preventiva, predittiva o prescrittiva) all’interno dell’organizzazione aziendale. Quindi, la manutenzione predittiva non è una tecnologia ma una strategia aziendale che, con il supporto di sistemi avanzati (e.g. Cmms), oltre a ridurre l’impatto dei fermi macchina è anche l’asset fondante di una visione di lungo termine, in grado di cambiare non solo modelli operativi, ma anche di business. In quest’ottica è molto evidente la convergenza (Figura 1) delle direttrici tecnologiche del modello industria 4.0 con i suddetti sistemi per la realizzazione di una strategia di manutenzione predittiva.

Figura 1: Convergenza delle funzionalità dei sistemi Cmms con le direttrici tecnologiche del modello industria 4.0


La manutenzione predittiva non è una tecnologia ma una strategia aziendale che, con il supporto di sistemi avanzati, oltre a ridurre l’impatto dei fermi macchina è anche l’asset fondante di una visione a lungo termine Contesto produttivo e obiettivo del caso di studio Il contesto preso in considerazione è quello della produzione di sacchetti in plastica utilizzando come materia prima in ingresso i rifiuti (di plastica) provenienti da impianti di cernita preliminare della raccolta differenziata urbana. Nello stabilimento sono attivi impianti per la trasformazione della materia prima in granuli polimerizzati che vengono successivamente utilizzati per l’estrusione dei prodotti finali. Il processo produttivo di prima trasformazione è caratterizzato da impianti in linea e operanti in ciclo continuo e quindi con criticità di fermo molto importanti. Altri aspetti rilevanti del flusso produttivo considerato sono i seguenti: • i macchinari sono operativi da circa 4 anni; • viene applicata una politica di manutenzione a guasto (intervento solo a guasto avvenuto); • i macchinari più critici sono quelli della sezione di lavaggio (due turbo wash) e della triturazione fine (un trituratore) con un tempo medio annuo di fermo complessivo (dovuto a questi 3 macchinari) di 360h; • la linea di impianti può processare fino a (circa) 2 ton/h di materiale plastico; • nel caso di sacchetti di plastica, in-

dicativamente, il costo del processo è di circa $4.000/ton per un ricavo di circa $8.000/ton. In questo scenario, l’obiettivo del caso di studio è quello di valutare la convenienza di un investimento per un sistema che abiliti l’implementazione di una strategia di manutenzione predittiva.

Valutazione quantitativa dei benefici La valutazione quantitativa dei benefici è stata perseguita stimando il Roi (Return of investment) previsionale di un sistema automatizzato e computerizzato (comprensivo di sensori, dispositivi di interfacciamento e comunicazione dati e da un software per l’elaborazione e l’interfaccia utente) che permetta di implementare una strategia di manutenzione predittiva sull’impianto, ed in particolare sui tre macchinari più critici. Nella fattispecie, le ipotesi fatte per il calcolo previsionale del ritorno di investimento sono:

• la linea di produzione viene bloccata dal singolo guasto; • il tempo medio annuo di fermo impianto dovuto al singolo macchinario della linea di produzione è di 120h; • il costo di un’ora di fermo macchina può essere quantificata in $8.000 di mancato guadagno oltre le spese relative ai costi indiretti; • il sistema contribuisce a migliorare, mediamente, del 15% le tempistiche degli interventi e delle attività di manutenzione sul singolo macchinario in termini di tempi di individuazione del guasto, pianificazione delle attività di intervento e approvvigionamento dei pezzi da sostituire; • il costo iniziale del sistema è di 75.000 dollari e il costo incrementale su altri macchinari è di 20.000 dollari. Nelle ipotesi sopra specificate e nel caso di applicazione su un solo macchinario, l’investimento iniziale sul sistema di riferimento viene compensato nel giro di circa un anno; nel caso in cui lo stesso viene applicato su tutti e tre i macchinari più critici, il Roi (stessa base temporale), arriva anche a superare il 100%. In conclusione, secondo le valutazioni effettuate nel presente caso di studio ci sono importanti benefici derivanti dall’ottimizzazione dei processi produttivi che le imprese possono innescare facendo leva sulle strategie di manutenzione come strumento evolutivo verso il modello di industria 4.0.

Nel caso di studio del Cetma, l’investimento iniziale viene compensato nel giro di circa un anno; in altri casi, il Roi arriva anche a superare il 100%

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LOGISTICA&MOVIMENTAZIONE

Scaffalature industriali: normative applicabili e consigli per una corretta fornitura Dal lavoro congiunto fra produttori di scaffalature e carrelli industriali, un documento che spiega le norme attualmente valide e gli obblighi del fornitore e dell’utilizzatore

di Andrea Pasquini e Giuseppe Fabbri

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Non solo scaffalature e carrelli elevatori, i principi si applicano anche a soluzioni avanzate: magazzini compattabili, sistemi automatici di deposito e prelievo, scaffalature servite da shuttle

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a logistica, fondamentale nel mondo moderno, ha come punto cardine un magazzino organizzato ed efficiente. Sicuramente all’interno di questo magazzino troviamo carrelli e scaffalature, due prodotti che seguono logiche di fornitura separate ma che devono necessariamente convergere nel momento in cui la soluzione finale viene consegnata al cliente. Partendo da questa consapevolezza, nel corso degli ultimi mesi, la sezione Carrelli Industriali e la sezione Scaffalature Cisi di Aisem (l’associazione italiana sistemi di sollevamento, elevazione e movimentazione) hanno unito le proprie conoscenze per lavorare insieme a un documento che raccoglie una serie di informazioni utili a chi opera con le scaffalature industriali, indicando quali siano le norme attualmente valide e quali siano gli obblighi del fornitore e dell’utilizzatore. È nato cosi il “Position paper 01/2019 - Scaffalature industriali: normative applicabili e consigli per una corretta fornitura” liberamente scaricabile dal sito web di Aisem. Per una corretta progettazione e relativa fornitura di una scaffalatura porta pallet, la necessità di chiarezza nello scambio delle informazioni tra cliente e fornitore è un elemento basilare. Inoltre, dato che la progettazione sismoresistente di qualsiasi struttura dipende dalla posizione geografica del luogo di installazione rispetto al reticolo sismico nazionale, oltreché dalle condizioni dell’edificio ospitante e dai carichi di utilizzo, si rendono oggi necessari nuovi strumenti di comunicazione tra cliente e fornitore, affinché il primo trasmetta tutti i dati di sua competenza al fornitore che formula un progetto adeguato e restituisce al cliente le informazioni vincolanti nel modo più comprensibile possibile. Il documento redatto da Aisem si pone dunque l’obiettivo di strutturare questo scambio di informazioni di modo che il risultato finale sia la soluzione migliore per l’esigenza da soddisfare nel rispetto di tutte le normative applicabili. Il position paper in sintesi Il primo documento di qualsiasi rapporto commerciale è il contratto, del quale si propone un indice che raccoglie tutti i paragrafi che dovrebbero essere sviluppati, condivisi e sottoscritti al momento della firma dell’ordine. Si propone in seguito il modulo “Raccolta dati per la progettazione di scaffalature” che rappresenta uno schema di riferimento per un cliente che intenda richiedere un’offerta al mercato. Facendosi aiutare dai propri tecnici di fiducia, il cliente compila questo modulo rispondendo a quante più domande possibile, consapevole che ogni risposta fornita consentirà al progettista di lavorare con minori incognite e maggiore economicità. Occorre considerare che la scaffalatura si inserisce nell’ambito di un luogo di lavoro di cui diventa parte integrante; per questo motivo è imprescindibile che la progettazione tenga in considerazione le caratteristiche del luogo di lavoro e quindi, soprattutto, l’analisi dei rischi derivanti dalle attività lavorative e dal tipo di merci che vengono immagazzinate.

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Presentando la propria soluzione, il fornitore riporterà le principali caratteristiche e ipotesi progettuali in un formato chiaro e leggibile, che consentirà al cliente un rapido ed efficace confronto tra soluzioni differenti. Per questo scopo è proposto il modulo “Parametri di progetto per scaffalatura Apr” che, insieme al precedente “Raccolta dati per la progettazione di scaffalature Apr” darà al cliente le informazioni necessarie per la comprensione dell’opera. Nella fornitura di un’attrezzatura di lavoro, la documentazione tecnica di supporto assume sempre grande rilevanza al fine dell’assunzione della responsabilità di rispondenza alle norme costruttive applicabili da parte del fornitore e dell’utilizzo, in modo sicuro, da parte dell’utilizzatore. In assenza o carenza del contratto definito inizialmente come documento principale ed essenziale per la corretta definizione di una fornitura, qualora il cliente sia interessato a ricevere una dichiarazione esplicita delle caratteristiche di utilizzo della scaffalatura, il contenuto di tale dichiarazione è proposto nell’attestato di conformità – che, riferendosi ai due documenti tecnici di supporto, riepiloga i riferimenti normativi utilizzati per il dimensionamento della scaffalatura ed eventualmente degli spazi adibiti a magazzino. Il fornitore della struttura deve consegnare, insieme

all’impianto, anche un manuale di montaggio dei particolari strutturali più comuni, al fine di suggerire gli interventi di manutenzione più semplici. A queste istruzioni si aggiungono indicazioni sul corretto uso della scaffalatura e sui controlli che periodicamente devono essere fatti, se la struttura è esposta a condizioni di impiego particolari. Ma il discorso non si ferma alle semplici scaffalature di un magazzino tradizionale con carrelli elevatori, ma si estende anche a soluzioni più avanzate, che oggi si presentano sempre più spesso: magazzini compattabili, sistemi automatici di deposito e prelievo, scaffalature servite da shuttles. Chi immette sul mercato un sistema di scaffalature compattabili, per esempio, costituito da scaffalature montate su carrelli (o basi mobili), dovrà apporre la marcatura Ce e redigere una dichiarazione di conformità alla Direttiva Macchine 2006/42/CE. L’esercizio svolto in maniera sinergica dalle sezioni scaffalature e carrelli di Aisem ha permesso di costruire un linguaggio documentale univoco con il quale rivolgersi al mercato.Tutto ciò renderà più trasparente e strutturato il processo di fornitura delle scaffalature porta pallet, a totale vantaggio della sicurezza della soluzione che sarà in ultima battuta adottata dall’utilizzatore.

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IPERammortamento,

le applicazioni nel settore della refrigerazione

di Paolo Gianoglio, direttore Hr e relazioni esterne Icim SpA

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Inizialmente, i macchinari della refrigerazione industriale e commerciale apparivano esclusi dall’iperammortamento, poiché non esplicitamente citati nel provvedimento

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ardine del Piano Industria 4.0, lo strumento dell’iperammortamento ha rappresentato una delle più importanti agevolazioni fiscali dedicate alle imprese italiane, e ha favorito l’accelerazione di un processo di digitalizzazione che nel 2016 vedeva l’Italia in ritardo rispetto ai paesi concorrenti. Sebbene non siano ancora disponibili statistiche ufficiali, per le quali si dovrà attendere l’analisi delle dichiarazioni dei redditi 2017, molti indicatori testimoniano la crescita degli investimenti tecnologici da parte delle imprese manifatturiere. Meno evidente e probabilmente meno rilevante il successo che la misura ha avuto negli investimenti delle imprese non manifatturiere, che spesso hanno avuto difficoltà nell’applicazione di un provvedimento la cui genesi era orientata a sviluppare investimenti prettamente industriali, e che solo successivamente si è cercato di indirizzare verso la generalità delle imprese. Uno dei casi più rilevanti è rappresentato dal settore della refrigerazione industriale e commerciale. Costola portante di uno dei settori – la produzione alimentare – che vede il Made in Italy come elemento trainante e rappresenta una delle eccellenze italiane, la refrigerazione appariva esclusa – ad un primo esame – dalle categorie di beni citati nell’allegato A della Legge 232/2016. Tra macchine utensili per asportazione, robot, macchine per la manifattura additiva e magazzini automatizza-

ti interconnessi, nessuna categoria citava espressamente macchine e sistemi per la refrigerazione e la conservazione di alimenti. Unico spiraglio poteva apparire la categoria ampia e generica delle “macchine e impianti per la realizzazione di prodotti mediante la trasformazione dei materiali e delle materie prime”. Questa definizione, che sembrava lasciare spazio alla refrigerazione utilizzata nell’ambito dei sistemi di produzione nella filiera agro-alimentare, poco si prestava per l’inserimento della refrigerazione nel contesto del settore commerciale, che non rispondeva ai criteri di “produzione” e “trasformazione”. I requisiti per rientrare nell’iperammortamento: fabbrica, trasformazione e scambio di dati Finalmente, il 12 luglio 2017 il ministero dello Sviluppo economico (Mise) pubblica una serie di risposte ai Quesiti Profili Tecnologici iper e super ammortamento nei quali si precisa: “La parola fabbrica deve essere intesa come l’insieme di attività integrate nella catena del valore di uno o più soggetti, interni o esterni all’azienda, che trasformano delle risorse (input del processo) in un prodotto finito (output del processo). Tali attività sono inerenti ai processi aziendali, ovvero alle attività di acquisto, produzione e distribuzione associate a una o più famiglie di prodotto realizzate dalla fabbrica stessa.” “Si specifica inoltre che con il termine

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“trasformazione” si definisce un processo che modifica lo stato di materie prime, semilavorati e prodotti, eseguito lungo la catena del valore necessaria al fine di rendere disponibile e fruibile un prodotto. Il processo di trasformazione si realizza per mezzo di macchine, impianti o sistemi che utilizzano energia e che necessitano di scambiare informazioni. Per informazioni si intendono i dati, in input o in output, necessari a guidare la corretta esecuzione del processo (ad esempio part program, ricette per processi chimici, letture di sensori, misure svolte sul materiale/semilavorato/pezzo finito, composizione di lotti di lavorazione, informazioni di collaudo, codici identificativi di materie, prime/semilavorati/prodotti finiti, ecc.). In funzione di come i fattori sopra menzionati si esplicitano e combinano, possono essere definite varie tipologie di trasformazione, di seguito riportate a titolo esemplificativo: • di forma/geometria, mediante la sottrazione, aggiunta o deformazione permanente del materiale; • chimico/fisiche, in grado di modificare a livello micro o macro la composizione o la struttura del materiale, o di preservare – mediante conservazione – alterazioni naturali che sarebbero altrimenti avvenute; • di relazione tra le parti, mediante processi di unione (es. saldatura, incollaggio, cucitura, ecc.), confezionamento, assemblaggio, etc.; • logistiche, in grado di modificare la localizzazione del materiale all’interno della fabbrica o di altri luoghi della catena del valore; • di superficie, che vanno a modificare le parti superficiali del materiale al fine di variarne le proprietà a livello estetico (colore, apposizione di scritte, disegni, pattern, ecc.) o funzionale (pulizia, proprietà tri-


bologiche, idrofobiche/idrofile, resistenza al fuoco, etc.).” In questo modo il Mise chiarisce: a) che il settore distributivo è incluso nel concetto di fabbrica in quanto facente parte della medesima catena del valore; b) che il concetto di trasformazione deve intendersi in senso esteso, a comprendere tutte le attività necessarie per rendere disponibile e fruibile un prodotto. La definizione di “macchine e impianti per la realizzazione di prodotti mediante la trasformazione dei materiali e delle materie prime” può quindi contemplare anche tutti i sistemi per la refrigerazione commerciale, a condizione che siano soddisfatte le condizioni tecnologiche previste per i beni materiali inclusi nell’allegato A. Interconnessione Tra questi, il requisito principale di interconnessione prevede che sia realizzata una “interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program”. Ancora una volta occorre che il termine “fabbrica” non è da intendere necessariamente come ambiente interno all’azienda (nel caso dei sistemi per refrigerazione il singolo punto vendita) ma può significare “l’insieme di attività integrate nella catena del valore di uno o più soggetti, interni o esterni all’azienda”. Il sistema di refrigerazione può quindi essere interconnesso con un centro di gestione, manutenzione e controllo esterno al punto vendita, e l’interconnessione permette la gestione delle temperature di funzionamento, in funzione delle temperature esterne, del contenuto e di altre variabili legate all’utilizzo, garantendo elevate prestazioni e limitando il consumo energetico. È opportuno ricordare che per parlare di interconnessione il bene deve:

Il 12 luglio 2017 il Mise chiarisce: la definizione di macchine e impianti per la realizzazione di prodotti mediante la trasformazione dei materiali può contemplare anche tutti i sistemi per la refrigerazione commerciale, a condizione che siano soddisfatte le condizioni tecnologiche previste (come il requisito di interconnessione) • scambiare informazioni con sistemi interni (es.: sistema gestionale, sistemi di pianificazione, sistemi di progettazione e sviluppo del prodotto, monitoraggio, anche in remoto, e controllo, altre macchine dello stabilimento, ecc.) per mezzo di un collegamento basato su specifiche documentate, disponibili pubblicamente e internazionalmente riconosciute (esempi: Tcp-Ip, Http, Mqtt, ecc.) • essere identificato univocamente, al fine di riconoscere l’origine delle informazioni, mediante l’utilizzo di standard di indirizzamento internazionalmente riconosciuti (es.: indirizzo Ip). L’integrazione automatizzata con il sistema logistico La seconda condizione tecnologica “critica” sulla quale è opportuno soffermarsi riguarda l’integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura e/o con altre macchine del ciclo produttivo. Questa condizione in ambito industriale è soddisfatta quando il bene è in grado di scambiare dati di carattere logistico (numero di pezzi prodotti, avanzamento e posizione di lotti etc.), e mal si presta ai sistemi per refrigerazione in ambito

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commerciale, che per loro natura si inseriscono in un contesto nel quale le informazioni di carattere logistico sono gestite con altri strumenti che non coinvolgono il bene oggetto di iperammortamento. Ancora una volta, l’interpretazione corretta è fornita da una Circolare Mise, la n. 177355 del 23 maggio 2018: “Occorre qui opportunamente sottolineare che quelli menzionati dalla circolare (si intende la 4/E del 30 marzo 2017 NdR) non costituiscono gli unici esempi attraverso i quali può realizzarsi l’integrazione automatizzata con il sistema logistico. Va infatti osservato che le funzioni di “movimentazione” e “tracciabilità” sono solo alcune delle componenti riconducibili in senso ampio alla logistica di fabbrica; disciplina all’interno della quale ricadono tutte le componenti rilevanti per una gestione organica e sistematica, capace di integrare le diverse funzioni dell’intero ciclo operativo dell’azienda, industriale o del terziario. In particolare, può osservarsi che è proprio attraverso l’integrazione delle diverse funzioni di gestione dei materiali (quali ad esempio le materie prime, i semi lavorati, i componenti), la gestione della produzione (programmazio-


Il termine “fabbrica” ha creato non pochi fraintendimenti: non è da intendere solo come ambiente interno all’azienda (nel caso dei sistemi per refrigerazione il singolo punto vendita), ma può significare l’insieme di attività integrate nella catena del valore di uno o più soggetti, interni o esterni all’azienda ne, schedulazione, fabbricazione, assemblaggio, controllo di qualità), la gestione della distribuzione fisica dei prodotti finiti (movimentazione, stoccaggio, trasporto, imballo, ricezione e spedizione, assistenza pre e post vendita), che la logistica di fabbrica supporta l’azienda nel raggiungimento e mantenimento degli obiettivi atti a garantire i necessari livelli di performance in termini di qualità elevata, costi contenuti, tempi di risposta rapidi ed elevato servizio al cliente. All’interno di tale catena logistica sono individuabili due principali e distinti flussi: quello fisico (di prodotti, materiali oppure di servizi) e quello informativo, a livello interno ed esterno, andando a coinvolgere l’intero sistema clienti/ fornitori. Appare quindi chiaro come il requisito di integrazione divenga, insieme a quello di interconnessione, un fattore chiave alla base della digitalizzazione del processo produttivo e, più in generale, dell’intero processo di creazione del valore. Il soddisfacimento di tale requisito potrà quindi essere valutato in tutti quei casi in cui la gestione automatizzata dei flussi fisici o informativi abbia un impatto significativo su una o più funzioni riferibili alla logistica di fabbrica, quale disciplina trasver-

sale e permeante l’intero ciclo operativo dell’azienda e, dunque, non strettamente circoscritta solo alla movimentazione o alla tracciabilità.” Un ostacolo superato Pertanto, nel caso di sistemi di refrigerazione, il requisito di integrazione automatizzata può essere soddisfatto attraverso l’impiego di beni immateriali tra quelli citati dall’allegato B (software, sistemi e system integration, piattaforme e applicazioni) e anche con l’impiego di più sistemi operanti in modo concorrente e complementare (ad esempio: rilievo dati e generazione di indicatori di prestazione ed efficienza; manutenzione predittiva; applicazioni di supporto alle decisioni per migliorare l’efficienza; applicazioni di A.I. e machine learning in grado di affi-

nare il comportamento del sistema). In conclusione, appare chiaro come i sistemi per refrigerazione commerciale rientrino a pieno titolo nei beni che possono godere di iperammortamento, a condizione che l’acquirente individui correttamente le modalità con cui – nel proprio caso specifico – sono soddisfatte le condizioni di interconnessione e integrazione. In virtù di quanto previsto dalla Legge 232/2016, l’iperammortamento potrà essere richiesto anche per beni acquisiti nel 2017 o nel 2018, non appena verificate le condizioni tecnologiche. Occorre sottolineare che – come precisato nella circolare 4/E del 30 marzo 2017 – “le macchine che possono fruire della maggiorazione in esame sono agevolabili solo nella misura in cui siano utilizzate secondo il paradigma di “Industria 4.0” e non soltanto per le loro caratteristiche intrinseche”. Non è pertanto sufficiente che le macchine siano “dichiarate” conformi dal fornitore, ma è necessario che siano interconnesse e che l’acquirente sia consapevole delle modalità con cui avviene lo scambio di dati da e verso la macchina. Per maggior tutela, soprattutto nel caso di forniture importanti, la società acquirente potrà richiedere un’attestazione di conformità rilasciata da un Ente di certificazione accreditato da Accredia.

Non è sufficiente che le macchine siano dichiarate conformi dal fornitore, è necessario che siano interconnesse e che l’acquirente sia consapevole delle modalità con cui avviene lo scambio di dati da e verso la macchina 51 | GIUGNO AGOSTO 2019


La buona etichettatura nuove norme per gli apparecchi di refrigerazione Entro la fine del 2019 la Commissione europea pubblicherĂ nuove regole per alcuni gruppi di prodotti della refrigerazione

di Francesco Mastrapasqua, presidente Assocold

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L’Italia negli ultimi anni si è distinta in Europa per l’attenzione alla sostenibilità ambientale nel campo della refrigerazione commerciale e della produzione del freddo in generale

I

l settore della refrigerazione commerciale in Europa sta vivendo un’epoca di grandi trasformazioni, cambiamenti rapidi e importanti, che hanno un notevole impatto sulle aziende. Il cambiamento è innescato dai macro-obiettivi europei di riduzione delle emissioni globali di gas serra, miglioramento dell’efficienza delle attrezzature per ridurne i consumi e incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili. Questo si è tradotto a livello normativo nel regolamento europeo F-Gas, nei nuovi regolamenti di Eco design ed Energy labelling e in una serie di implementazioni normative nazionali relative all’utilizzo dei refrigeranti serra.

I gas serra in Italia L’Italia negli ultimi anni è stata fra i paesi europei che si sono fatti maggiormente interpreti di questi cambiamenti, arrivando a distinguersi per l’attenzione ai temi della sostenibilità ambientale nel campo della refrigerazione commerciale e della produzione del freddo in generale. Siamo passati ad esempio in pochi anni dall’utilizzo pressoché esclusivo dei gas serra ad altissimo potenziale di riscaldamento Gwp, come ad esempio R404A, R507A, R410A, ai refrigeranti naturali e miscele Hfo a bassissimo impatto serra. Una vera e propria trasformazione tecnologica, che investe l’intero catalogo prodotti e sistemi. Il regolamento F-Gas è poi stato attuato in Italia dal Dpr 146/2018, probabilmente il più avanzato regolamento in Europa per il controllo dell’utilizzo dei gas serra nel territorio nazionale comprendente la creazione di una banca dati per la raccolta delle informazioni relative alle vendite di gas fluorurati e alle attività di installazione, manutenzione, riparazione e smantellamento delle apparecchiature contenenti F-Gas, che possono essere fatte unicamente da imprese certificate e regolarmente iscritte al registro telematico nazionale.

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Normative europee: Ecodesign…

Le informazioni in etichetta

Entro la fine di quest’anno la Commissione europea pubblicherà nuove regole di Eco-progettazione ed Etichettatura energetica per alcuni gruppi di prodotti, tra cui gli apparecchi di refrigerazione con funzione di vendita diretta, ossia i banchi frigoriferi per i supermercati, i distributori automatici refrigerati, i refrigeratori per bevande e le vetrine per il gelato. Si tratta di nuovi regolamenti che andranno a sostituire e/o integrare l’attuale direttiva 2009/125/CE sull’Eco-progettazione (Ecodesign) contenente requisiti obbligatori e informazioni di prodotto per accedere al mercato comunitario e il regolamento 2017/1369/UE, con l’introduzione di informazioni agli utilizzatori finali mediante etichetta energetica e scheda informativa prodotto. Le nuove regole sono fatte per premiare l’innovazione, assicurando che il mercato si evolva in linea con gli obiettivi di sostenibilità dell’Europa.

A partire dal 1 marzo 2021 dunque tutti i prodotti immessi sul mercato dovranno essere provvisti di un’etichetta stampata conforme a quanto stabilito dalla legge per formato e per contenuto informativo. Le informazioni da esibire in etichetta dovranno essere ottenute tramite procedure di misurazione (secondo lo standard EN/ISO 23953 per i banchi frigoriferi, EN 16902 per i distributori di bevande e EN 16901 per i mobili per gelati) e di calcolo affidabili, accurate e riproducibili, basate su metodi tecnicamente supportati e riconosciuti. Si dovrà altresì rendere disponibile una scheda prodotto con i dati tecnici e, su richiesta delle autorità degli stati membri, dovrà essere fornita la documentazione tecnica completa, anch’essa conforme ai requisiti di legge. Gli stessi obblighi valgono anche per la vendita di prodotti online. Le novità in ambito Etichettatura energetica ed Ecode-

REFRIGERATORI PER BEVANDE

DISTRIBUTORI AUTOMATICI REFRIGERATI

…ed Etichettatura energetica Le nuove etichette energetiche appariranno da marzo 2021 e saranno più affidabili, visibili e di maggiore impatto, indirizzando i consumatori verso i prodotti più efficienti e rispettosi per l’ambiente. Inoltre tutte le informazioni sul prodotto saranno obbligatoriamente registrate nel database europeo Eprel, che aiuterà le autorità di vigilanza del mercato a verificare che i prodotti siano conformi ai requisiti di efficienza energetica e che le informazioni sull’etichetta siano accurate. Per il settore cosiddetto Ecodesign Lot 12, ossia i mobili per l’esposizione e la vendita diretta, i banchi frigoriferi per supermercato, mobili plug-in a gruppo incorporato, mobili per la conservazione e la vendita dei gelati, distributori di bevande e distributori automatici refrigerati, l’Etichettatura energetica si accompagnerà all’Eco-progettazione (Ecodesign) che impone precisi limiti di efficienza per la commercializzazione stessa dei prodotti.

ARMADI FRIGORIFERO E CONGELATORI DA SUPERMERCATO

CONGELATORI PER GELATI E VETRINE PER GELATO SFUSO

sign previste per il 2021 si configurano come un importante input per promuovere innovazione e investimenti a favore di uno sviluppo sempre più green nel settore della refrigerazione commerciale. Queste norme permetteranno inoltre di premiare le realtà più virtuose ed impegnate nella riduzione dei consumi e nello sviluppo di una economia sostenibile e attenta all’ambiente.

Gli obiettivi dell’economia circolare I nuovi regolamenti introducono infatti per la prima volta norme precise relative all’economia circolare, per cui l’Unione europea ha un preciso piano d’azione. Il concetto di economia circolare prevede che i prodotti e i materiali siano valorizzati, a differenza del tradizionale modello economico lineare basato sul modello “prendere-fare-consumare-eliminare”. Quando un prodotto raggiunge la fine della sua vita i materiali devono essere mantenuti, ove possibile,

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A partire dal 1 marzo 2021 tutti i prodotti immessi sul mercato dovranno essere provvisti di un’etichetta stampata conforme alla legge, per indirizzare i consumatori verso i prodotti più efficienti e rispettosi per l’ambiente all’interno del ciclo economico utilizzandoli più volte in modo produttivo, attraverso il riutilizzo, la riparazione, il ricondizionamento e il riciclaggio, creando così ulteriore valore. Obiettivi dell’economia circolare sono dunque l’estensione della vita dei prodotti, la produzione di beni di lunga durata, le attività di ricondizionamento e la riduzione della produzione di rifiuti, per sviluppare un’economia che sia sostenibile, rilasci poche emissioni di biossido di carbonio, utilizzi le risorse in modo efficiente e resti competitiva. I nuovi regolamenti di Ecodesign contengono importanti novità in tal senso, con precisi requisiti riguardanti la disponibilità e il termine massimo di consegna delle parti di ricambio, informazioni sulla riparazione e sulla manutenzione, specifiche istruzioni per lo smantellamento a fini di recupero e riciclaggio dei materiali per evitare l’inquinamento. I controlli e la vigilanza, ossia l’insieme di attività svolte e dei provvedimenti emessi dalle autorità competenti per garantire che i prodotti siano conformi ai requisiti applicabili stabiliti dalla normativa di armonizzazione e non pregiudichino la salute, la sicurezza o qualsiasi altro aspetto della protezione del pubblico interesse, resteranno funzioni demandate ai singoli stati membri dell’Unione Europea.

Il compito di Assocold In un’epoca di trasformazioni così importanti del settore della refrigerazione, il compito di Assocold è di accompagnare in maniera puntuale ed efficace i propri associati attraverso queste sfide tecnologiche e normative, aiutandoli a superarle per assicurare un’evoluzione continua.

Per questo il 25 giugno l’associazione ha organizzato a Milano il workshop “Eco-design ed Etichettatura energetica per gli apparecchi di refrigerazione con funzione di vendita diretta” per promuovere l’applicazione uniforme di questi nuovi regolamenti in modo sostenibile per le nostre imprese, garantendo disciplina e rispetto delle leggi. L’evento ha visto la partecipazione di tutte le aziende italiane del settore ed è stato l’occasione per un confronto molto utile e costruttivo, grazie anche alla partecipazione dei partner istituzionali Enea, Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi ed Eurovent che collaborano con Assocold ormai da anni. È certamente auspicabile dal nostro punto di vista che gli sforzi e gli investimenti delle imprese italiane ed europee, certificati da prodotti e numerosi brevetti che vanno nella direzione degli obiettivi europei di protezione dell’ambiente, siano salvaguardati anche da un sistema di incentivazione nazionale a favore dei migliori e più virtuosi prodotti che oggi più che mai devono fronteggiare sfide concorrenziali da paesi extra europei che operano secondo logiche di produzione e di sviluppo diverse basata sul basso prezzo. La tutela dell’avanguardia tecnologica del settore passa anche per una altissima qualità di servizio, installazione e manutenzione, che deve sempre di più divenire qualità certificata attraverso precise metodologie di formazione e qualificazione anche nel campo delle tecnologie di efficientamento degli impianti e di refrigerazione naturale.

I nuovi regolamenti di Ecodesign contengono precisi requisiti riguardanti le parti di ricambio, informazioni sulla riparazione e sulla manutenzione, specifiche istruzioni per lo smantellamento a fini di recupero e riciclaggio dei materiali

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SICU REZZ AMB TE l’industria meccanica 721 | 56


ZA E IEN57 | GIUGNO AGOSTO 2019


SICUREZZA&AMBIENTE

Le Gmp,

Interpretazione e applicazione delle “buone pratiche di fabbricazione” Tracciabilità e rintracciabilità sono requisiti fondamentali Pasquale Alfano e Riccardo Berardi, Tifq Lab, e Giovanni Mirabelli, Università della Calabria, dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica e gestionale

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I materiali e oggetti a contatto con alimenti (Moca) non possono cambiare le proprietà organolettiche degli alimenti e non devono cedere sostanze in quantità tali da costituire un pericolo per la salute

I

l Regolamento CE 1935/2004 stabilisce i requisiti generali applicabili ai materiali e agli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti (Moca). In particolare l’Art. 3 del Regolamento prescrive che i materiali, compresi gli oggetti attivi e intelligenti utilizzati, devono essere realizzati conformemente alle buone pratiche di fabbricazione (Good manufacturing practices, Gmp) affinché, in condizioni d’impiego normali o prevedibili, non trasferiscano ai prodotti alimentari sostanze in quantità tali da costituire un pericolo per la salute umana. Il testo normativo citato prescrive che è necessario utilizzare le misure più idonee, per evitare il deterioramento delle caratteristiche organolettiche degli alimenti e per preservarne inalterata la composizione chimico/fisica. Dalla lettura del testo, si evince inoltre l’assenza di indicazioni tali da definire le modalità e gli strumenti da adottare per rispettare le buone pratiche di fabbricazione. Tale carenza viene sanata dal Regolamento CE 2023/2006 che codifica e stabilisce le buone pratiche di fabbricazione dei materiali e degli oggetti destinati a venire a contatto con prodotti alimentari. Infatti, il Regolamento CE 2023/2006 impone l’adozione e l’implementazione di un Sistema di Gestione della qualità per operare nel rispetto dei requisiti indicati dalle norme applicabili. Un modello di gestione della qualità Le aziende che operano nel settore e fanno parte della filiera come produttori, trasformatori, distributori di

Moca (a esclusione dei fornitori delle materie prime), devono implementare un modello di gestione della qualità per operare secondo le Gmp. Pertanto si possono individuare tre aspetti fondamentali dai quali non si può derogare: 1) creare e implementare un Sistema di qualità specifico per i Moca che possa essere documentato tramite l’elaborazione e l’emissione di specifici documenti (manuali e procedure); 2) adottare e implementare procedure operative e gestionali; 3) effettuare registrazioni che diano evidenza dei controlli realizzati e della conformità dei risultati. Un manuale specifico per le Gmp rappresenta un valido documento mediante il quale l’azienda definisce gli obiettivi e identifica le linee programmatiche per raggiungerli. Facendo riferimento alle tecniche utilizzate nella Total quality management, e riprese successivamente dalle norme ISO 9001, per raggiungere in maniera efficace gli obbiettivi prefissati garantendone la misurabilità in termini qualitativi e quantitativi, occorre gestire le attività e le risorse in ottica di “gestione di processo”. Utilizzando tale approccio sarà possibile stabilire le risorse da impiegare, definire concretamente tempi e modalità di attuazione, valutare le prestazioni ed i risultati ottenuti. Pertanto le procedure, per mantenere e assicurare un’effettiva validità nel tempo, devono essere chiaramente definite e correttamente attuate. Le registrazioni a cui si perviene, riportate su apposita modulistica, daranno evidenza documentata dell’attuazione del sistema di assicurazione e controllo della qualità. Tutti i processi L’azienda che intende adottare sistematicamente le Gmp deve identificare, definire, pianificare e implementare tutti i processi che intervengono nella realizzazione del prodotto, a partire dalla fase di approvvigionamento delle materie prime fino alla spedizione del prodotto finito, passando per le attività di lavorazione e trasformazione. È all’interno di tali processi che le procedure descrivono “come” devono essere svolte le attività lavorative per rispettare gli obiettivi prefissati. Nella stesura delle procedure può essere opportuno ricorrere alla mappatura dei processi mediante diagrammi di flusso. Tale approccio può rivelarsi funzionale per comprendere meglio l’organizzazione e le attività aziendali con particolare riferimento alla logica di attuazione, alle risorse impiegate, ai materiali in input ed ai prodotti in output, alle responsabilità connesse alle fasi realizzative.

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01.

Produzione

Tracciabilità e rintracciabilità

02.

Magazzino

04.

Approvvigionamento

03.

Spedizione

INPUT

OUTPUT

Figura 1 - Schematizzazione dei concetti di tracciabilità e rintracciabilità

Per garantire la sicurezza e la salute del consumatore, gli operatori Moca devono garantire la tracciabilità e la rintracciabilità (Art. 17 RE 1935/2004) dei prodotti realizzati. Secondo la norma UNI 10939:2001 per tracciabilità si intende la “capacità di ricostruire la storia e di seguire l’utilizzo di un prodotto mediante identificazioni documentate relativamente ai flussi materiali e agli operatori di filiera”. Invece, il Regolamento (CE) N. 178/2002 del Parlamento europeo, in vigore dal 1 gennaio 2005, definisce la rintracciabilità come “la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale destinato alla produzione alimentare o di una sostanza destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento o di un mangime attraverso tutte le fasi della

produzione, della trasformazione e della distribuzione”. La tracciabilità (tracking) è quindi il processo che segue il prodotto da monte a valle della filiera in modo che, ad ogni transizione vengano lasciate opportune informazioni. La rintracciabilità (tracing) invece, è il processo inverso alla tracciabilità, che deve essere in grado di raccogliere e analizzare le informazioni precedentemente acquisite. Appare quindi evidente che non può esserci rintracciabilità se non c’è tracciabilità. (Cfr. Fig. 1). Pertanto, in qualunque processo di fabbricazione i dati e le informazioni ritenuti rilevanti e significativi, devono essere registrati a partire dalla fase di ricezione della materia prima fino alla distribuzione del prodotto finito. Tale impostazione metodologica risulta fondamentale per attivare i processi di rintracciabilità nei casi in cui

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Secondo le Gmp (buone pratiche di fabbricazione) le aziende del settore sono tenute a creare un sistema di qualità specifico per i Moca che possa essere documentato da manuali e procedure, oltre a effettuare registrazioni che certifichino i controlli realizzati e la conformità dei risultati

Una componente per qualità ed efficienza Per quanto detto finora, risulta evidente che un’organizzazione, attenta ai fabbisogni del cliente, deve intraprendere un percorso finalizzato ad attuare un sistema integrato di gestione della qualità, che sia in grado di rispondere adeguatamente alle richieste di un mercato sempre più attento e sensibile agli aspetti salutistici degli alimenti consumati. Un sistema integrato che riesca a coniugare e soddisfare anche i desideri dei propri dipendenti che quotidianamente si confrontano con i problemi legati alla gestione della produzione, al contenimento dei costi, all’efficienza produttiva, alla riduzione delle non conformità, al benessere ed alla sicurezza sui luoghi di lavoro. In questo scenario, un utilizzo sistematico ed efficace di un robusto piano Gmp diventa una componente essenziale per accrescere la qualità, fidelizzare la clientela e migliorare l’efficienza aziendale.

il cliente finale segnali fenomeni di contaminazione, ovvero presenza di sostanze potenzialmente rilevanti per la salute dei consumatori. In tali contesti è basilare poter ottenere rapidamente le informazioni riguardo alle risorse utilizzate per la realizzazione dell’alimento contaminato (materie prime, additivi, macchinari, attrezzature, impianti, manodopera, etc.). Le aziende, per sfruttare efficacemente la propria struttura produttiva riducendo al minimo i costi di produzione, molto spesso attuano congiuntamente piani fabbricazione sia per i prodotti classificabili come Moca sia per altre tipologie di prodotto classificabili come non Moca. Questa prassi introduce un’evidente criticità ascrivibile all’ambito di applicazione delle Gmp. Infatti, in uno scenario produttivo così descritto è fondamentale stabilire univocamente in quale parte dell’impianto, per quali unità produttive, per quali lavorazioni, per quali lotti di materie prime e per quali prodotti bisogna applicare le buone prassi di fabbricazione. Occorre quindi effettuare un’analisi molto dettagliata che stabilisca, prima dell’inizio delle attività realizzative, anche le misure e le procedure da attuare per sanificare gli impianti e renderli idonei alla fabbricazione dei Moca.

Gli operatori Moca devono garantire la tracciabilità e la rintracciabilità (Art. 17 RE 1935/2004) dei prodotti realizzati. La tracciabilità tramite la storia e la documentazione relative al prodotto, rintracciabilità come “la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento”

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SICUREZZA&AMBIENTE

La certificazione dei prodotti e componenti a contatto con l’acqua destinata al consumo umano Risulterà fondamentale aggiornare la lista dei materiali consentiti per la fabbricazione di ogni singolo elemento

di Vanda Spina, responsabile tecnico Icim SpA

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La filiera dell’acqua potabile inizia dalla falda acquifera e termina al punto di erogazione. I fabbricanti dei prodotti utilizzati in questo percorso sono obbligati a redigere una dichiarazione di conformità nel momento in cui li immettono sul mercato

L

a sicurezza dell’acqua potabile è un tema di grande attualità: l’emergenza climatica e l’inquinamento ambientale minacciano sempre più da vicino la riserva di questa risorsa fondamentale per la vita degli esseri umani. Non solo: sta crescendo la sensibilità dell’opinione pubblica verso l’acqua – da più parti invocata come diritto fondamentale – e, in generale, diventa sempre più ferreo il rigore del legislatore sui criteri igienico-sanitari relativi all’acqua potabile. In attesa che vengano realizzate le grandi opere per ridurre la dispersione dei grandi adduttori e la depurazione di ogni falda acquifera “destinata al consumo umano”, le aziende italiane produttrici di materiali, oggetti, componenti, attrezzature o impianti che entrano in contatto con acqua potabile conoscono bene la necessità di agire in conformità al DM 174/2004, per evitare rischi da cessioni fuori norma e pericoli per la salute pubblica e per non incorrere in sanzioni. Infatti, poiché la filiera dell’acqua potabile inizia dalla falda acquifera e termina al punto di erogazione, i fabbricanti di tutti i prodotti che vengono utilizzati in questo per-

corso sono obbligati a redigere una dichiarazione di conformità nel momento in cui li immettono sul mercato, a garanzia della qualità e salubrità dell’acqua con cui gli stessi entreranno in contatto. Si parla di un mondo produttivo molto ampio che, in Italia, coinvolge piccole, medie e grandi industrie – numerose quelle associate e federate Anima Confindustria – in diversi settori merceologici (idraulico, componentistico, cantieristico, ecc.) e che, spesso, esporta oltre i confini nazionali. A fornire le linee guida sulla sicurezza dell’acqua potabile in Europa è, invece, la direttiva EU 98/83/CE Dwd-Drinking water directive, nata con l’obiettivo di armonizzare le legislazioni in materia in vigore nei diversi stati membri ma il cui rispetto, di fatto, rende spesso difficoltosa la libera circolazione delle merci.

Come sarà il nuovo decreto La Commissione europea, lo scorso anno, ha proposto uno schema di nuova direttiva che aggiorna e rivede i parametri di qualità dell’acqua potabile. Si tratta di una manovra di

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vasto respiro – che comprende l’introduzione dell’analisi di rischio dei sistemi acquedottistici (Water safety plan), le informazioni da fornire ai cittadini, i contaminanti emergenti ecc. – che solleva, tuttavia, alcune criticità riguardo gli aspetti tecnici, economici e sanitari a partire dal non completo allineamento alle ultime e più aggiornate indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità. L’ultimo aggiornamento riguarda l’intesa raggiunta su criteri di igiene comuni per una prima lista di materiali a contatto con l’acqua, elaborata sulla base di quanto sperimentato dai quattro stati membri Germania, Inghilterra, Francia, Olanda. Seppur faticosa, un’armonizzazione a livello legislativo è necessaria e rappresenterebbe un’opportunità di crescita non indifferente per l’industria di riferimento, garantendo alle aziende la libera circolazione dei prodotti. In ambito Ue. E in Italia? L’aggiornamento del decreto 174 – che coinvolge sia il ministero della Salute sia il ministero delle Attività Produttive – sembrerebbe essere ormai in dirittura d’arrivo: l’impostazione scelta dal legislatore dovrebbe seguire l’approccio dei quattro stati membri, introducendo obblighi diversi per i produttori in base al materiale utilizzato e all’analisi dei rischi legati all’utilizzo dello specifico prodotto. Salvo modifiche dell’ultima ora, il nuovo decreto dovrebbe introdurre l’obbligatorietà di certificazione da parte di un ente terzo, così come anche un registro nazionale dei prodotti con tutte le specifiche tecniche. A prescindere dai materiali, non sarà più sufficiente, perciò, per i fabbricanti, dichiarare la conformità dei propri prodotti.


La Commissione europea ha proposto uno schema di nuova direttiva che aggiorna e rivede i parametri di qualità dell’acqua potabile. In Italia, l’aggiornamento del decreto 174 dovrebbe introdurre l’obbligatorietà di certificazione da parte di un ente terzo, così come anche un registro nazionale dei prodotti La certificazione volontaria Icim Un concreto supporto in questo ambito è dato dallo schema proprietario di certificazione volontaria Icim per “prodotti e componenti a contatto con l’acqua potabile”, disponibile già dallo scorso anno e unico sul mercato italiano riconosciuto da Accredia. La certificazione Icim è coerente con quella che, secondo quanto annunciato, sarà la nuova normativa italiana e, seguendo gli stessi principi che sono alla base della revisione della regolamentazione nazionale sui materiali e gli oggetti che possono essere utilizzati negli impianti fissi di captazione, trattamento adduzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano, indirizza i produttori sulle corrette scelte da adottare all’interno della propria filiera. Lo schema di certificazione Icim si rivolge a tutti i produttori di tubazioni, pompe, valvole, serbatoi di contenimento e riscaldamento dell’acqua come anche ai costruttori di impianti e componenti per il trattamento delle acque, rubinetterie, componentistica varia. Si tratta di un percorso che, gra-

zie alle verifiche di conformità condotte da un ente di terza parte, offre alle aziende la possibilità di dimostrare al mercato la corretta rispondenza ai requisiti legislativi dei propri processi produttivi e dei materiali utilizzati. Grazie alla certificazione, infatti, le aziende possono gestire i rischi derivanti da cessioni chimiche o fisiche e identificare la corretta rispondenza dei propri processi e dei test di laboratorio ai requisiti legislativi. Gli audit di sorveglianza annuali sul sistema di produzione e le prove di cessione su un campione dei materiali/prodotti, consentono il mantenimento dei requisiti di idoneità del prodotto e quindi del certificato Icim per 5 anni. La certificazione secondo lo schema Icim è già stata rilasciata a diverse aziende, tra cui, ad esempio: Caprari SpA per varie tipologie di pompe utilizzate per la captazione dell’acqua dai pozzi; Di Marco SpA per diversi prodotti usati in ambito acquedottistico; Axioma Metering, azienda della Lettonia che commercializza i propri dispositivi per la misurazione dell’acqua sul mercato italiano; Hemina, che in

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Italia produce misuratori di portata per acquedottistica, Valvorobica Industriale che ha certificato le proprie valvole a saracinesca. Tale certificazione rappresenta per le aziende un indiscusso vantaggio, per garantire la correttezza delle informazioni dichiarate sui propri prodotti e per posizionarsi in maniera qualitativa e distintiva sul mercato di riferimento, anche in relazione a commesse e gare d’appalto. L’aggiornamento del decreto 174 – che si applicherà ai prodotti di nuova installazione e a quelli utilizzati negli interventi di manutenzione – sarà inoltre un’occasione, per tutte le imprese, di ripensare i prodotti fin dalla loro progettazione: risulterà fondamentale aggiornare la lista dei materiali consentiti per la fabbricazione di ogni singolo elemento a contatto con l’acqua potabile, così come potrebbe essere utile rivedere anche la fase di ingegnerizzazione di ogni singolo prodotto per valutare qualsiasi fattore di rischio ed eventualmente mitigarlo.

La certificazione Icim è coerente con quella che sarà la nuova normativa italiana e indirizza i produttori sulle corrette scelte da adottare all’interno della propria filiera


HANNOVER EXPRESS L’unico volo DIRETTO dall’Italia ad Hannover. L’UNICA POSSIBILITÀ di visitare la fiera per 8 ore in un solo giorno

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EXPO & ME CATI l’industria meccanica 721 | 66


ORT ERI 67 | GIUGNO AGOSTO 2019


EXPORT&MERCATI

Indonesia, un paese in costante crescita economica (e politicamente incostante) Attira l’interesse delle imprese italiane nel “food processing”

di Antonio Passarelli, desk Anima presso Ice Agenzia

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Lo scorso maggio è stata lanciata “Indonesia Vision 2045”, una visione per il paese che fissa al 2045 il termine per raggiungere lo status di high income country con un Pil pro-capite di oltre 23.000 dollari - partendo da meno dei 4.000 dollari attuali

L’

Indonesia è a pieno titolo una potenza regionale con un ruolo guida in ambito Asean: con oltre 260 milioni di abitanti (4° paese al mondo) rappresenta la terza democrazia più estesa del globo e il più grande arcipelago, con le sue oltre 17.000 isole e 2/3 del territorio coperto dal mare. Durante la presidenza di Joko Widodo, eletto nel luglio 2014, il paese si è accreditato sempre di più su scala globale su tematiche di rilievo quali lotta al terrorismo, cambiamento climatico e promozione del dialogo interreligioso; la sua riconferma con oltre il 55% dei consensi alle recenti elezioni presidenziali, in un contesto caratterizzato da minore entusiasmo rispetto al 2014, esprime la volontà di continuità nel mantenere la traiettoria di crescita intrapresa in questi anni. Le ultime elezioni La Corte costituzionale indonesiana ha ratificato i risultati delle ultime elezioni solo il 28 giugno, respingendo all’unanimità il ricorso del candidato Prabowo Subianto che aveva denunciato irregolarità e brogli. La decisione della suprema corte ha messo fine al lungo e complesso processo elettorale iniziato con l’election day del 17 aprile, i cui risultati ufficiali sono stati annunciati il 22 maggio, scatenando le ire e le contestazioni dei sostenitori dello sconfitto e riportando per le strade di Jakarta un clima che non si vedeva dai tempi della caduta del dittatore Suharto nel 1998: 24 ore di scene da guerra civile, decine di veicoli dati alle fiamme, un’irruzione

tentata negli uffici della commissione elettorale, 8 morti e oltre 200 feriti. Nel 2014 Widodo è stato il primo a raggiungere la carica più alta nella democrazia presidenziale indonesiana senza provenire dalle élites economiche o militari del paese, e ha potuto contare da sempre sul sostegno della dinamica classe imprenditoriale indonesiana e delle classi popolari ormai logorate dalle dinamiche consolidate (e corrotte) del potere. Durante il suo mandato ha promosso una strenua lotta contro la corruzione, puntato sullo sviluppo tecnologico dell’industria manifatturiera locale e sulla crescita del capitale umano, imponendo anche delle limitazioni alla presenza di lavoratori stranieri delle molte multinazionali con basi nella capitale indonesiana. In questo momento siamo in attesa della formazione del nuovo governo - prevista per ottobre - nel quale ci saranno energie nuove alla guida del paese, come dichiarato dal presidente, “mirando” millennials del calibro di Nadiem Makarim, fondatore di “GoJack” (emulo di Uber su due ruote). Economia in crescita Lo scorso maggio è stata lanciata “Indonesia Vision 2045”, una visione per il paese di domani dove “Sovranità, Progresso, Giustizia e Prosperità” saranno i fari della società e che fissa al 2045 il termine per raggiungere lo status di high income country con un Pil pro-capite di oltre 23.000 dollari - partendo dai meno dei 4.000 dollari attuali. La realtà contingente dell’economia indonesiana è rappresentata efficacemente dalla Banca mondiale nell’ultimo “Indonesia economic quarterly”, che guarda ai risultati nel breve termine collocandoli in un contesto di lungo periodo e in una prospettiva globale. Nel rapporto si sottolinea come i rischi per le prospettive di crescita dell’Indonesia siano certamente aumentati con il riaccendersi delle tensioni commerciali globali che probabilmente peseranno ulteriormente sul commercio mondiale, così come una più lenta crescita globale tra le economie sviluppate e la Cina. Nel 2019 si prevede che l’economia dell’Indonesia crescerà del 5,1% per risalire al 5,2% nel 2020: per il 14° trimestre consecutivo la crescita nel paese ha oscillato in un range ristretto (4,9%-5,3%), a dimostrazione del-

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Joko Widodo, presidente eletto nel 2014, ha puntato sullo sviluppo tecnologico dell’industria manifatturiera locale e sulla crescita del capitale umano, imponendo anche delle limitazioni alla presenza di lavoratori stranieri la continua e stabile crescita che lo ha caratterizzato in questi anni. La Banca mondiale sottolinea come a sostenere la crescita nei prossimi anni saranno i consumi privati che dovrebbero continuare ad accelerare in presenza di bassa inflazione e di un mercato del lavoro forte e dinamico, oltre al fatto che si stimano anche maggiori investimenti pubblici destinati a nuovi progetti infrastrutturali e allo sforzo di ricostruzione delle zone colpite dalle recenti calamità naturali, come Lombok e Palu. Nell’ottica di promuovere la crescita dell’industria locale e la diminuzione della dipendenza dalle importa-

Nel 2019 si prevede che l’economia dell’Indonesia crescerà del 5,1% per risalire al 5,2% nel 2020: per il 14° trimestre consecutivo la crescita nel paese ha oscillato in un range ristretto (4,9%-5,3%), a dimostrazione del continuo e stabile sviluppo che lo ha caratterizzato in questi anni

zioni, il progetto “Making Indonesia 4.0” promosso dal ministero dell’Industria guarda innanzitutto a quanto già fatto dai vicini più dinamici nell’Asean e a diversi esempi di implementazione anche in Europa e America individuando 5 settori prioritari sui quali puntare: automotive, chimica, tessile e abbigliamento, elettronica e food & beverage. L’Italia ha molto da offrire in termini di know how e trasferimento tecnologico, considerata la presenza di un importante mercato interno con consumi pubblici e privati in crescita, e un’industria in evoluzione che offre interessanti opportunità da cogliere per l’industria meccanica italiana.

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Il food processing tra Indonesia e Italia Il workshop e la missione di imprese organizzata dal 26 al 28 giugno 2019 dall’Agenzia Ice in collaborazione con Anima/Assofoodtec “Advanced technology of the Italian food processing machines for Indonesian industry” hanno focalizzato l’attenzione della comunità imprenditoriale locale sulle tecnologie italiane per la trasformazione alimentare e il packaging. I lavori del workshop del 26 giugno introdotti dal trade commissioner a Jakarta, Alessandro Liberatori, hanno visto alternarsi per illustrare i piani di sviluppo, le prospettive di crescita e di investimento dell’industria locale il Chairman della Gapmmi, la locale associazione dell’industria alimentare e delle bevande, Adhi Lukman ed il direttore esecutivo della Ipf, locale associazione dell’industria del packaging, Henky Wibawa, oltre al Dg Agroindustria del ministero dell’Industria, Abdul Rochim, che nei loro interventi hanno illustrato la visione che anima le prospettive di sviluppo settoriale nel grande mercato indonesiano citando i due importanti programmi governativi. Al centro dell’interesse e dell’attenzione dei molti operatori locali partecipanti al workshop, gli interventi di presentazione da parte delle 7 imprese italiane presenti, in rappresentanza della filiera - Arol SpA, Bonfiglioli Engineering Srl, John Bean Technologies SpA, Rama Srl, Tecnovac Srl, Tropical Food Machinery Srl e Zilli e Bellini Srl - introdotti dalla presentazione di Anima/ Assofoodtec.

Durante la missione di imprese organizzata dal 26 al 28 giugno 2019 l’interesse di imprese università indonesiane a collaborare con l’Italia nell’ambito della trasformazione alimentare

Nelle giornate successive del 27 e del 28 giugno sono state realizzate visite a importanti imprese di trasformazione locali e presso l’università Agraria di Bogor, che ha manifestato interesse per delle azioni di collaborazione nell’ambito della trasformazione alimentare, dalla materia prima al prodotto finito. L’iniziativa - la prima focalizzata sulle tecnologie per la trasformazione, il packaging e la conservazione alimentare negli ultimi anni nel paese - si inserisce in linea di continuità con le attività di promozione della filiera in Italia dove regolarmente operatori dell’industria locale vengono invitati a partecipare alle principali manifestazioni fieristiche come già fatto nel 2019 in occasione del Sigep (Rimini, 19-23 gennaio 2019) e come in programma in occasione di Sana (Bologna, 6-9 settembre 2019) e CibusTec (Parma, 22-25 ottobre 2019).

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EXPORT&MERCATI

Corsa al libero scambio: accordi con Vietnam e Mercosur sempre più vicini Forti investimenti e apertura agli imprenditori stranieri, ma restano le tensioni con alcuni paesi dell’area di team R&D Easyfrontier

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I

l 30 giugno scorso è stato firmato l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Vietnam, congiuntamente a un accordo di protezione degli investimenti. Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, l’accordo garantirà l’abbattimento del 99% dei dazi all’importazione in entrambe le parti, la protezione delle indicazioni geografiche e l’apertura dei rispettivi mercati dei servizi e degli appalti pubblici.

Ad oggi, il Vietnam è il sedicesimo partner commerciale della Ue per volume di scambi di beni. Nel 2018, l’Italia ha importato prodotti del Capitolo 84 del Sistema armonizzato (il Vietnam, così come l’Unione europea, è parte contraente della Harmonized System Convention, 1986) per un valore di quasi 187 milioni di euro e ha esportato verso il Vietnam, sempre nell’ambito del Capitolo 84, 467 milioni di euro di beni (fonte dati: Istat). I dazi Mfn (Most favoured nation) all’import in Vietnam di tali prodotti variano in un range che va da 0% al 50%. Sulla base del testo provvisorio dell’accordo, pubblicato sul sito della Commissione europea, i prodotti della meccanica classificati nel Capitolo 84 e originari dell’Unione europea beneficeranno, in parte, di un abbattimento immediato dei dazi all’importazione in Vietnam; talune linee tariffarie, invece, andranno incontro a una riduzione progressiva dei dazi in tappe annuali uguali, in periodi che andranno da 6 a 11 anni dall’entrata in vigore dell’accordo. Il beneficio daziario all’importazione, in Vietnam e in Ue, potrà essere garantito solo a fronte del rispetto delle specifiche regole di origine preferenziale contenute nell’accordo medesimo. Tali regole, la cui versione non definitiva è contenuta nel testo dell’accordo pubblicato dalla Commissione, ricalcano quelle degli altri accordi

dell’Unione europea: per i prodotti della meccanica, esse si baseranno prevalentemente sulla regola del valore massimo dei materiali non originari impiegati nella fabbricazione dei prodotti. Talvolta, tale regola sarà presentata in alternativa alla regola del Cth (Change of Tariff Heading – Salto di Voce).

8481

L’accordo con il Vietnam apporta una novità, seppur marginale, in relazione alle prove di origine: infatti, se da un lato, gli accordi di prima generazione dell’Ue prevedono il certificato Eur.1 e, in alternativa, una dichiarazione su fattura rilasciata da un esportatore autorizzato (fatta eccezione per l’accordo con la Corea

Oggetti di rubinetterie e organi simili per tubi, caldaie, serbatoi, vasche, tini o recipienti simili, compresi i riduttori di compressione e le valvole termostatiche.

Fabbricazione a partire da materiali di qualsiasi sottovoce, eccetto quelli della stessa sottovoce del prodotto; o fabbricazione in cui il valore di tutti i materiali utilizzati non supera il 70% del prezzo franco fabbrica del prodotto.

Figura 1. Regole di origine per prodotti della VD 8481, Allegato II, Protocollo 1, Accordo Ue-Vietnam.

L’articolo 15 del Protocollo 1 “relativo alla definizione della nozione di “prodotti originari” e ai metodi di cooperazione amministrativa” prevede che i prodotti originari della Ue importati in Vietnam e i prodotti originari del Vietnam importati in Ue potranno beneficiare del trattamento preferenziale sulla base di (in alternativa): 1) Un certificato di origine (che, ai sensi dell’accordo, assume la forma di un certificato di circolazione Eur.1); 2) Una dichiarazione su fattura rilasciata da un esportatore autorizzato; 3) Una dichiarazione su fattura rilasciata da un esportatore registrato.

del Sud che prevede esclusivamente quest’ultima tipologia di prova dell’origine) e gli accordi di seconda generazione (l’accordo Ue-Canada e l’accordo Ue-Giappone) prevedono un’attestazione di origine su fattura rilasciata da un esportatore registrato, in Ue, alla banca dati Rex, l’accordo con il Vietnam garantisce, invece, all’esportatore la possibilità di ricorrere ad una delle tre prove di origine. Tuttavia, le parti contraenti potranno decidere di eliminare, negli scambi di prodotti originari, l’utilizzo dell’Eur.1 (l’UE potrebbe decidere di mantenere solo l’attestazione di origine rilasciata da un esportatore registrato al Rex). Ciò sarebbe in linea con la strategia adottata dalla Ue nei più recenti ne-

L’accordo firmato lo scorso 30 giugno tra Ue e Vietnam garantisce l’abbattimento del 99% dei dazi all’importazione in entrambe le parti. Ad oggi, il Vietnam è il sedicesimo partner commerciale della Ue per volume di scambi di beni l’industria meccanica 721 | 74


I prodotti della meccanica godranno, in parte, di un abbattimento immediato dei dazi all’importazione in Vietnam; alcune linee tariffarie andranno invece incontro a una riduzione progressiva goziati che mira alla semplificazione del rilascio delle prove di origine, eliminando oneri non necessari a carico dell’esportatore (costi di rilascio dell’Eur.1, tra gli altri). Affinché l’accordo di libero scambio tra Ue e Vietnam entri in vigore, esso dovrà essere ratificato dall’Assemblea nazionale del Vietnam e dal Parlamento europeo (per l’accordo di protezione degli investimenti sarà necessaria anche la ratifica da parte dei parlamenti nazionali dei paesi membri dell’Ue). La Commissione europea auspica che ciò avvenga nei prossimi mesi. Fino a quando l’accordo non entrerà in vigore, il Vietnam rimarrà paese beneficiario del Sistema di preferenze generalizzate (Spg) della Ue (il Spg garantisce ai paesi beneficiari l’abbattimento daziario all’importazione in Ue dei loro prodotti originari), come da Regolamento 978/2012. Il 28 giugno 2019 l’Unione europea e il Mercosur (Mercado Común del Sur: Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) hanno raggiunto un accordo politico per quello che sarà l’accordo commerciale tra le due

parti. Il 1° luglio 2019, come risultato di tale intesa, è stato pubblicato, sul sito della Commissione europea, un testo contenente i principi su cui sarà incardinato l’accordo. Sulla base dei dati riportati nel documento pubblicato dalla Commissione, il futuro accordo porterà ad una liberalizzazione di circa il 91% delle importazioni di prodotti Ue nei Paesi del Mercosur e del 92% delle importazioni in Ue dal Mercosur. Nello specifico, la totalità dei prodotti industriali, ivi compresi quelli della meccanica, godrà di un abbattimento, immediato o progressivo, dei dazi, a condizione che essi abbiano acquisito il carattere originario sulla base delle regole di origine previste dall’accordo. Il trattamento preferenziale all’import nelle due parti sarà garantito solo a fronte della presentazione di un’attestazione di origine rilasciata dall’esportatore che, in Ue, dovrà essere registrato al sistema Rex. Infine, in materia di verifica dell’origine, il documento specifica che le autorità doganali del paese di importazione potranno richiedere l’avvio

I prodotti Ue-Vietnam potranno beneficiare del trattamento preferenziale sulla base di un certificato di origine, una dichiarazione su fattura rilasciata da un esportatore autorizzato, e una dichiarazione su fattura rilasciata da un esportatore registrato

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di una procedura di cooperazione amministrativa per ottenere dalle autorità della parte esportatrice le informazioni necessarie alla verifica dell’origine dei beni importati. Sembrerebbe, dunque, che il meccanismo di verifica previsto dall’accordo tra Ue e Giappone (le autorità doganali della parte importatrice, al fine di verificare l’effettiva origine dei prodotti importati, possono richiedere all’importatore informazioni sul processo produttivo di tali beni), che ha suscitato molte preoccupazioni negli operatori italiani e unionali, non sarà replicato nell’accordo con il Mercosur. Rimangono ancora ignoti i prossimi passi che Ue e Mercosur intendono intraprendere sulla strada dei negoziati per un accordo di libero scambio definitivo. Easyfrontier e il progetto Dogana facile rimangono a disposizione delle imprese associate per supportarle in materia di origine e accordi di libero scambio.

Sulla base dei dati pubblicati dalla Commissione europea, il futuro accordo tra Ue e Mercosur porterà a una liberalizzazione di circa il 91% delle importazioni di prodotti Ue nei paesi del Mercosur, e del 92% delle importazioni in Ue dal Mercosur


FINITURA SMART L’innovazione negli impianti è strettamente connessa allo sviluppo dei settori di destinazione Il 6 novembre a Milano il convegno Ucif dedicato alle nuove tecnologie per i trattamenti di superficie

«T

rent’anni fa, quando installavamo e mettevamo in marcia un impianto di verniciatura da un cliente, parlavamo con il responsabile della verniciatura. Era lui l’incaricato alla messa a punto delle apparecchiature. Aveva occhio, se lo riteneva necessario aggiungeva mezzo litro di diluente, la viscosità cambiava e regolava di conseguenza le apparecchiature di verniciatura ad ogni cambio lotto di produzione. Spesso il giorno dopo lo stesso lotto di produzione aveva una regolazione diversa perché era il “verniciatore” a decidere». Altri tempi. Marco Leva, general manager della Imf Engineering, l’azienda di famiglia nella quale è cresciuto («Ho iniziato da fattorino sottopagato» ci dice scherzando), ha visto evolversi il mondo del trattamento delle superfici: «Oggi è cambiata la figura di riferimento e sono aumentate le performance dei prodotti», dice, «Quello che una volta era il risultato di una miscela di ingredienti e professionalità oggi è sempre più standardizzato e automatizzato».

Il settore va sempre più verso la ricerca di cicli “a scarico zero”, quindi che siano in grado di ridurre sensibilmente le emissioni gassose e nelle acque di scarico

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Una trasformazione che accomuna tutta l’industria della finitura. Marco Leva, in effetti, oltre all’attività in azienda nel settore verniciatura, dal 2014 è alla guida di Ucif, l’associazione dei costruttori di impianti di trattamento delle superfici in Anima Confindustria. «In generale nel settore finitura il grande passo in avanti è stato fatto nella direzione dell’automazione, che ha stravolto i processi e ha dato impulso al cambiamento». Proprio per raccontare al mondo industriale le novità del settore trattamenti di superficie, l’associazione organizza, il prossimo 6 novembre, il convegno “La finitura diventa Smart” (al Centro congressi Fondazione Cariplo di Milano). Un modo per offrire una panoramica della ricerca e dell’applicazione di nuovi impianti, soluzioni e processi volti a migliorare la resa finale di un materiale o di un componente, trattando poi in dettaglio le singole tematiche. Ma in che direzione va l’innovazione nel trattamento delle superfici? Gli ambiti di sviluppo tecnologico degli impianti e delle soluzioni legate alla finitura sono strettamente connessi allo sviluppo dei settori in cui essi vengono venduti. I fattori di mercato spingono a una continua innovazione. Oggi per esempio si parla molto di ecologia, performance, prestazioni dell’oggetto trattato, ma non c’è mai un traguardo. Come dire: l’asticella si alza sempre. Partiamo allora dall’ecosostenibilità, come si lega a un impianto di finitura? Quando si parla di impatto ambientale oggi si parla soprattutto di consumo energetico. Il settore tende anche verso la ricerca di cicli “a scarico zero”, quindi di impianti che siano in grado – se non di funzionare a circuito chiuso – di ridurre sensibilmente le emissioni gassose e nelle acque di scarico fino ad arrivare, per alcuni processi, ad impianti a “circuito chiuso”.

La robotica ha un ruolo chiave, anche la robotica collaborativa è in fase di sviluppo? Sono tutte funzioni che ormai sono di uso quotidiano nell’impiantistica. Contribuiscono a ottimizzare il rendimento dell’impianto. La robotizzazione garantisce la ripetitività dei cicli, quindi una qualità costante e riduzione degli scarti. Vista anche le concorrenza dei paesi produttori emergenti, per noi è sempre più importante garantire una qualità totale e costante. L’uso dell’additive manufacturing è in crescita in ambito industriale, è una sfida in più per la finitura? Sì, i sistemi di stampa 3D a livello industriale sono ormai presenti in molte fra le aziende manufatturiere più avanzate. Ed è nata di conseguenza la necessità di creare conoscenze e tecnologie per modificare le superfici delle parti prodotte. Penso per esempio alla difficoltà di dover gestire l’alta rugosità dei componenti prodotti all’interno di canali e camere. È in ogni caso un tema su cui siamo molto attenti all’interno di Ucif, proprio lo scorso novembre, per esempio, abbiamo organizzato con Poliefun una giornata di approfondimento tecnico e scientifico dedicato alle tecnologie avanzate di superficie per l’additive manufacturing. Cosa possiamo aspettarci invece dal convegno di questo novembre? Sarà un evento pensato per parlare di quella che è il fiore all’occhiello dell’associazione: la tecnologia che sappiamo offrire in settori così diversi fra loro. Racconteremo quindi le nostre esperienze e coinvolgeremo, in alcuni casi, i clienti che hanno sperimentato la tecnologia e testato i risultati raggiunti. c.f.

L’efficienza in teoria genera anche competitività di prodotto. Certo, la ricerca è rivolta anche all’ottimizzazione del processo. Faccio un esempio personale: nel caso della verniciatura, che è un processo energivoro, ogni variazione sulla produttività dell’impianto e sui parametri di processo, riducendo per esempio le temperature di polimerizzazione delle vernici, si traduce in minor costi di produzione per il cliente, che a sua volta sarà più competitivo sul mercato.

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Il mondo del trattamento delle superfici si è molto evoluto negli ultimi anni, adesso la nuova sfida è rappresentata dalle tecnologie avanzate di superficie per l’additive manufacturing


recensioni Coolhunting Evolution

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RUBRICA | Recensioni

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Einstein lo aveva predetto: il 14 settembre 2015 viene captata un’onda che avvolge la Terra, originata dalla fusione di due buchi neri e avvenuta a una distanza di 1,3 miliardi di anni luce. Un evento astronomico straordinario che ci fa conoscere l’universo oltre le onde elettromagnetiche. Successivamente un’altra onda, generata dalla collisione di due stelle di neutroni, ci ha consentito di andare all’origine della formazione di metalli pesanti come l’oro e il piombo e di investigare la struttura della materia nucleare. Un modo nuovo di osservare l’universo che svelerà un giorno il mistero del Big Bang?

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INSERTI ECONOMICI alchieri@anima.it - redazione@anima.it

(disponibili anche in inglese) Listino prezzi materiale di interesse della meccanica varia | Tabella arancio ultimo aggiornamento n. 739 - 1^ Quindicina di giugno 2019 - pubblicata su questo numero Computo costo orario medio di un operaio del settore della meccanica generale | Tabella azzurra ultimo aggiornamento n. 25 - 31 gennaio 2019 - pubblicata su questo numero | Tabella bianca 1° gennaio 2019 “Settore industria meccanica varia ed affine” e “Settore impianti e componenti di grande dimensione per la produzione di energia” - pubblicata su questo numero


TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale

IN ITALIA

SETTORE INDUSTRIA MECCANICA VARIA ED AFFINE January 2019

Statistical survey on average tariff quotation for staff ’s services in Italy Sector mechanical and engineering industries

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Edizioni: A.S.A. S.r.l. - Via A. Scarsellini 13 - 20161 Milano - tel. +39 0245418.200 - fax +39 0245418.240 | Direttore Responsabile: Alessandro Durante | Riproduzione vietata - Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 334.1981.

TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale in Italia


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TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale in Italia


TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale

ALL’ESTERO

SETTORE INDUSTRIA MECCANICA VARIA ED AFFINE January 2019

Statistical survey on average tariff quotation for staff ’s services abroad Sector mechanical and engineering industries

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TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale all’estero


TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale

nei Paesi europei ed extra europei

SETTORE IMPIANTI E COMPONENTI DI GRANDE DIMENSIONE PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA January 2019 Statistical survey on average tariff quotation for staff services in Europe and outside Europe Sector energy generation plants and large components

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TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni personale nei Paesi europei ed extra europei


TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni personale nei Paesi europei ed extra europei

Janvier 2019

Enero 2019

Relevés statistiques des cotations moyennes des tarifs pour les prestations du personnel en europe et en dehors de l’europe Secteur installations et composants de grandes dimensions pour la production d’energie Estudio estadìstico de las cotizaciones medias de las tarifas por prestaciones del personal en europa y fuera de europa Sector instalacionesy grandes componentes para la producción de energía

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TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni personale nei Paesi europei ed extra europei

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TABELLA N. 25 - 31 GENNAIO Costo| orario di un operaio del settore della meccanica generale TABELLA N. 25 - 2019 GENNAIO| 2019 Costo medio orario medio di un operaio del settore della meccanica generale


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TABELLA N. 25 - GENNAIO 2019 | Costo orario medio di un operaio del settore della meccanica generale


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TABELLE 1^ QUINDICINA DI DIGIUGNO 2019| Listino | Listino Prezzi Materiali di Interesse Meccanica N. 739 (Piazza di Milano) TABELLE 1^ QUINDICINA GIUGNO 2019 Prezzi Materiali di Interesse delladella Meccanica VariaVaria N. 739 (Piazza di Milano)

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TABELLE 1^ QUINDICINA DI GIUGNO 2019 | Listino Prezzi Materiali di Interesse della Meccanica Varia N. 739 (Piazza di Milano)


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TABELLE 1^ QUINDICINA DI GIUGNO 2019 | Listino Prezzi Materiali di Interesse della Meccanica Varia N. 739 (Piazza di Milano)

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TABELLE 1^ QUINDICINA DI GIUGNO 2019 | Listino Prezzi Materiali di Interesse della Meccanica Varia N. 739 (Piazza di Milano)

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l'Industria Meccanica 721 - giugno-luglio_agosto 2019  

Pubblicazione tecnico-economica per gli atti di ANIMA Confindustria Meccanica Varia

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