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Lavorare con il dragone senza farsi mangiare

FORMAZIONE, IL LAVORO CHE C’è LE FUNI SOLLEVANO POLEMICHE TRA VALVOLE E DIRETTIVA MACCHINE

720 APRILE

MAGGIO 2019 MAGAZINE UFFICIALE

All’interno: Listino prezzi materiali di interesse per la meccanica varia n.737 - Costo orario medio dell’operaio n.25 - Rilevazioni statistiche prestazioni di personale gennaio 2019


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In Italia sono oltre 26.000 i bambini che crescono senza il sostegno dei genitori. Il tuo 5x1000 può restituire loro un luogo da chiamare casa. Li aiuterai a sentirsi amati e protetti. Grazie a te avranno al proprio fianco qualcuno che si prende cura di loro e, attraverso un sostegno psicologico costante e personalizzato, potranno superare i traumi subiti e ritrovare la fiducia in se stessi e negli altri. Il tuo 5x1000 a SOS Villaggi dei Bambini può fare qualcosa di straordinario. Come te! www.sositalia.it/5x1000


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* Valore indicativo basato sull'imposta netta del contribuente, al lordo di eventuali deduzioni, detrazioni, ritenute o crediti di imposta. Questi sono alcuni esempi di come SOS Villaggi dei Bambini utilizza i fondi raccolti.

INSIEME POSSIAMO FARE LA DIFFERENZA ANIMA Confindustria Meccanica Varia supporta SOS Villaggi dei Bambini, la più grande organizzazione a livello mondiale, impegnata nel sostegno di bambini privi di cure familiari o a rischio di perderle. È presente in 135 Paesi del mondo e in Italia opera dal 1963, dove accoglie nei suoi 6 Villaggi SOS (Trento, Ostuni, Vicenza, Saronno, Roma e Mantova) bambini che non possono più contare sul sostegno e il calore della loro famiglia. È in questi luoghi che le educatrici, con amore, affetto e professionalità accompagnano ogni giorno i bambini nel percorso di crescita e li aiutano a superare i traumi e le sofferenze che hanno subito. Grazie alla donazione del 5x1000 possiamo realizzare tanti progetti speciali per il futuro dei bambini. Per maggiori informazioni contattare SOS VILLAGGI DEI BAMBINI ONLUS Via Durazzo, 5 - 20134 Milano - Tel. 02.92870948 - Fax 02.56804567 - aziende@sositalia.it - www.sositalia.it


AvviCinamento L’Industria Meccanica - Pubblicazione bimestrale di ANIMA/Confindustria Registrazione Tribunale di Milano N. 427 del 17.11.73 Direttore responsabile Alessandro Durante - durante@anima.it

Trump aumenta i dazi sui prodotti cinesi. La Cina risponde

Direttore editoriale Carlo Fumagalli - fumagalli@anima.it

alzando le tasse sulle merci provenienti dagli Usa. Il governo statunitense impone allora disposizioni contro le aziende ci-

Comitato editoriale Michele Bendotti, Giuseppe Bonacina, Sandro Bonomi, Maurizio Brancaleoni, Alberto Caprari, Alessandro Durante, Paola Ferroli, Andrea Orlando, Mario Salvi

nesi, in particolare per colpire Huawei e limitare la sua licenza per utilizzare il sistema operativo Android. Ora ci si aspetta una risposta da Pechino. Il mercato cinese, insomma, è difficile, ma ci sono aperture importanti: a marzo, il governo italiano ha incontrato a Roma il presidente cinese Xi Jinping per firmare il Memorandum of Understanding della nuova Belt

Comitato tecnico-scientifico Pierangelo Andreini, Antonio Calabrese, Roberto Camporese, Pietro Luigi Cavallotti, Alessandro Clerici, Rodolfo De Santis, Marco Fortis, Ennio Macchi, Giovanni Riva, Pietro Torretta, Giuseppe Zampini In redazione Laura Aldorisio - aldorisio@anima.it, Cinzia Alchieri (Segreteria di Redazione) - alchieri@anima.it Simone Gila - gila@anima.it

and Road Initiative, ossia la nuova via della seta. L’Italia è così la prima nazione del G7 a siglare un accordo con la nazione più popolosa del mondo, per lo sviluppo di un progetto che

Hanno collaborato a questo numero: Mauro Ippolito, Matilde Poidomani, Paolo Gianoglio, Michele Strozzi

aumenterà gli scambi commerciali tra i due paesi.

Impaginazione Abc Production Fabio Lunardon - lunardon@anima.it

Questo per dire: si può lavorare con la Cina. Anzi, forse bisogna. Ma senza farsi “mangiare dal dragone”, come diciamo nella nostra copertina. Le aziende cinesi sono colossi da 10,

Raccolta pubblicitaria Mario Salvi, Simonetta Galletti, Mariarosa Morselli - redazione@anima.it

20, 30 miliardi di dollari di fatturato, quasi sempre partecipate dallo stato; la realtà italiana è prevalentemente costituita da Pmi. Per avere successo siamo, quindi, costretti a fare sistema, a creare una controparte che possa dialogare ragionando con numeri e cifre simili. La nuova via della seta parte, quindi,

Direzione e Redazione Anima Confindustria Meccanica Varia Via Scarsellini 13 - 20161 Milano | Tel. 02 45418.500 - Fax 02 45418.545 www.anima.it - anima@anima.it Online: www.industriameccanica.it | Twitter: @IndMeccanica

dall’Italia.

Gestione, amministrazione, abbonamenti e pubblicità A.S.A. Azienda Servizi ANIMA S.r.l. Via Scarsellini 13 - 20161 Milano - Tel. 02 45418.200

In questo numero parliamo anche di stampa 3D e di alcune in-

Abbonamento annuo Italia 80 euro - Estero 110 euro Si comunica ai Sigg. abbonati che, avvalendosi del contenuto dell’art. 74 lettera C del D.P.R. 26.10.1972 N. 633 e del D.M. 28.12.89, A.S.A. S.r.l. non emetterà fatture relative agli abbonamenti

novazioni introdotte nel mondo della finitura delle superfici. Trattiamo inoltre il rapporto fra lavoro e scuola: la mancanza di nuovo personale qualificato per l’industria italiana rimane nervo scoperto per le imprese, anche se qualche cambiamento

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in atto potrebbe migliorare la situazione. Nella sezione Logistica e Movimentazione: le funi hanno sollevato polemiche, ma adesso cerchiamo di fare chiarezza sul Magnetic rope test. Infine valvole e Direttiva macchine, un dibattito senza fine (forse) tra due direttive e le interpretazioni

È vietata la riproduzione di articoli e illustrazioni de “L’Industria Meccanica” senza autorizzazione e senza citarne la fonte. La collaborazione alla rivista è subordinata insindacabilmente al giudizio della Redazione. Le idee espresse dagli autori non impegnano né la rivista né ANIMA e la responsabilità di quanto viene pubblicato rimane degli autori stessi.

di Ceir e Commissione europea. Approfondimenti tecnici e recensioni completano questo nuAssociato all’Unione Stampa Periodica Italiana ROC N. 4397

mero dell’Industria Meccanica. Che, a proposito, quest’anno compie 100 anni.

La Redazione - @IndMeccanica

l’industria meccanica 720 | 6


10 EDITORIALE | Fare sistema per essere più forti Il ruolo delle associazioni di categoria 12 RUBRICA | Donne e uomini al timone 14 RUBRICA | i 400 caratteri 18 Il lavoro chiama. Chi risponde?

di Laura Aldorisio

22 AUTOMAZIONE&PRODUZIONE 24 Ri(de)finire il 3d di Carlo Fumagalli 28 Sps Italia, formazione al centro del dibattito di Simone Gila 40 I nuovi trend del caffè sbarcano a HostMilano

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SOMMARIO N. 720

EXPORT&MERCATI

L’operare senza regole è il più faticoso e difficile mestiere di questo mondo. (Alessandro Manzoni)

7 | APRILE MAGGIO 2019


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46 “Il Milione” cinese. Il viaggio al contrario della Cina in Italia di Mauro Ippolito

72

50 Costretti a fare sistema di Alessandro Durante 56 Il ruolo della dogana nei rapporti commerciali tra Ue e Cina di Matilde Poidomani 60 Copertura del rischio manageriale: quando i “rischi del mestiere” sono troppo alti per rimetterci di tasca propria

LOGISTICA&MOVIMENTAZIONE 74 Manutenzione funi: basta incomprensioni sul metodo Mrt di Michele Strozzi

64

78 RUBRICA | Recensioni 80 ABBONAMENTI 81 TABELLE ANIMA – BIANCHE, BLU, ARANCIO

EFFICIENZA&ENERGIA 66 Il clima è un climax? di Laura Aldorisio 68 Valvole e Direttiva macchine, il matrimonio non s’ha da fare di Paolo Gianoglio

SOMMARIO N. 720

71 Le valvole parlano italiano (e viaggiano all’estero)

Impariamo di più quando dobbiamo inventare (Jean Piaget)

9 | APRILE MAGGIO 2019


EDITORIALE

Il ruolo delle associazioni di categoria tra gli anni ’80 e i primi 2000 ha subito una forte spinta al cambiamento che ha rischiato di farne perdere di vista la mission: la tutela e la promozione dei settori rappresentati. Il consolidamento industriale e la situazione di relativa stabilità avevano spinto le associazioni a spostare progressivamente la propria attività più verso la fornitura di servizi, molto vicini alla consulenza aziendale, che la rappresentanza del settore. La formazione a prezzi ridotti, l’assistenza per l’applicazione di normative e un’analisi consulenziale erano diventati elementi primari per coinvolgere un’azienda in un’associazione di categoria. Le brochure con i servizi e le convenzioni compresi all’interno della quota di adesione avevano sostituito le brochure istituzionali. Ma quando il ruolo delle associazioni sembrava destinato a essere quello di un mero facilitatore di servizi, nel 2008 scoppia una crisi senza precedenti e le imprese riscoprono la necessità di avere un interlocutore terzo che sostenga le loro esigenze. Non servono più servizi e consulenze per applicare norme o seguire corsi di formazione. Le aziende hanno bisogno di fare sentire la propria voce. Individuare proposte per l’industria, entrare in nuovi mercati con il sostegno del proprio paese, usufruire di una struttura che tuteli e promuova il settore, diventa elemento indispensabile per la sopravvivenza dell’industria. Ecco quindi che le imprese riscoprono il ruolo delle associazioni e l’esperienza accumulata in decine di anni di storia, che nel caso di Anima diventano oltre cento, rappresentano un elemento essenziale per sostenere le esigenze imprenditoriali. Allo stesso modo le istituzioni riscoprono l’importanza di avere un soggetto garante delle esigenze di un intero settore che attraverso un’opera di mediazione dà a tutti, grandi e piccoli, la possibilità di fare sentire le proprie ragioni promuovendo interessi collettivi, mai individuali. Per svolgere il proprio ruolo però le associazioni devono operare in maniera continua perché è necessaria una attività costante per conoscere a fondo un settore industriale e per mantenere sempre attiva una rete di contatti a livello nazionale e internazionale. L’associazione può essere paragonata alla polizza assicurativa, paghiamo un servizio che probabilmente non useremo mai nella nostra vita o quasi. Ma nel momento del bisogno ci può salvare l’azienda e la vita delle tante famiglie che ci lavorano.

l’industria meccanica 720 | 10

Fare sistema per essere più forti Il ruolo delle associazioni di categoria, strutture che tutelano e promuovono i propri settori

Andrea Orlando, direttore generale Anima Confindustria


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Andrea Salati Chiodini

Francesco Mastrapasqua

Andrea Salati Chiodini è stato eletto nuovo presidente Assofoodtec dal consiglio direttivo dello scorso 12 marzo. Succede a Marco Nocivelli, nuovo presidente Anima Confindustria Meccanica. Assofoodtec è l’associazione italiana costruttori di macchine, impianti, attrezzature per la produzione, la lavorazione e la conservazione alimentare, federata Anima Confindustria. «Il nostro settore esporta più della metà di quello che produce. Impianti per pastifici, per l’industria dolciaria, per la lavorazione delle carni, macchine per caffè espresso, attrezzature frigorifere sono le tecnologie italiane che il mondo richiede», afferma il neopresidente Salati Chiodini.

Francesco Mastrapasqua è stato eletto nuovo presidente Assocold – costruttori tecnologie per il freddo, federata ad Assofoodtec/Anima – per il prossimo biennio. Mastrapasqua succede a Marco Nocivelli. «Accetto la sfida di condurre un comparto eccellente come quello rappresentato da Assocold. Ricevo il testimone da Marco Nocivelli con un carico di attività già svolte e una proiezione positiva di lavoro. Sono convinto che i problemi comuni alle imprese del settore si possano tradurre in soluzioni comuni a vantaggio del singolo, del settore e dell’intero Sistema Paese», afferma il presidente neoeletto.

Parvin Afsar

Frank Melzer

Parvin Afsar è il nuovo General manager di Sitindustrie Valvometal, azienda metalmeccanica di Valduggia specializzata nella produzione di valvole custom-made per impianti energetici. Essenziale per il successo dell’azienda è la cura del prodotto Made in Italy, valorizzando il know-how artigianale in modo manageriale. Parvin Afsar è figlia di Mahmoud Afsar, che nel 1997 ha fondato Ital Parts Group, che ha acquisito nel 2012 Sitindustrie Valvometal.

Frank Melzer, membro del board direttivo Festo, è stato nominato alla guida del comitato direttivo della piattaforma tedesca Industry 4.0. Melzer prende il posto di Bernd Leukert, membro del direttivo Sap. “Nel corso del mio mandato vorrei focalizzarmi sullo sviluppo tecnologico – ha detto Melzer -, in particolare quello di sistemi autonomi e decentralizzati e dell’intelligenza artificiale, che forniscono strumenti eccellenti per l’ottimizzazione dei processi industriali del futuro”.

RUBRICA | Donne e Uomini al timone

è il nuovo presidente Assofoodtec

è il nuovo manager a capo di Sitindustrie Valvometal

è il nuovo presidente di Assocold

nominato alla guida nel direttivo 4.0 per Festo

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Donne e Uomini

Marco Ferlito

Luca Manuelli

Marco Ferlito è stato eletto presidente dal comparto affettatrici, tritacarne ed affini. “Il nostro settore avanza per l’innovazione e per una continua capacità di investire. I dati lo testimoniano dato che nel 2019 si prevede un aumento pari al +6,8% di investimenti”, dichiara il neoeletto Ferlito. “Il 4.0 ha saputo suggerire la direzione al Sistema Paese. Abbiamo bisogno di poter procedere lungo il percorso intrapreso perché se crescono le aziende produttrici allora può anche crescere la disponibilità occupazionale e lo sviluppo delle filiere connesse”.

Luca Manuelli, attuale chief Digital Officer di Ansaldo Energia è stato nominato nuovo presidente del Cfi, l’associazione riconosciuta dal Miur che unisce oltre 300 tra imprese di grandi e mediopiccole dimensioni, università e centri di ricerca, associazioni imprenditoriali e stakeholder del manufacturing avanzato. “Essere il nuovo presidente di una squadra che ha saputo raggiungere risultati così positivi è un forte stimolo a dare ulteriore impulso allo sviluppo del Cluster Fabbrica Intelligente nella direzione della continuità «ha dichiarato Luca Manuelli, Presidente neoeletto del Cfi.»

è il nuovo presidente del comparto Costruttori affettatrici, tritacarne ed affini

è stato nominato nuovo presidente del Cluster Fabbrica Intelligente

Andrea Baio

nuovo presidente Cicof Le aziende associate a Cicof, l’associazione che all’interno di Anima Confindustria rappresenta i produttori di forni industriali, hanno eletto Andrea Baio come nuovo presidente. Andrea Baio, laureato in ingegneria aerospaziale presso il Politecnico di Milano nel 2003, ha iniziato la carriera lavorativa presso Esa SpA. Ad aprile è stato eletto, nell’ambito dell’Assemblea dei Soci Cicof – comitato italiano dei costruttori di forni industriali - il nuovo presidente dell’associazione per il biennio 2019-2020. Dal 2015 è delegato tecnico per Cicof con diverse partecipazioni a Comitati Tecnici a livello italiano ed europeo, e da settembre 2018 occupa la carica di vicepresidente di Cecof, Comitato europeo costruttori di forni.

13 | APRILE MAGGIO 2019


i 400 caratteri

FORMAZIONE

STORIA

100 anni di Ing. Enea Mattei Spa

Cento anni di storia sono una tappa significativa nel percorso evolutivo di un’azienda che, da sempre, guarda al futuro e punta all’innovazione sostenibile dei suoi prodotti. La storia dell’azienda Mattei, come oggi la conosciamo, inizia nel 1919 in una piccola officina di via Padova a Milano, dove l’Ing. Enea Mattei lavora su residuati bellici acquistati dallo Stato. «Il traguardo dei 100 anni di storia, che poche aziende italiane possono vantare, ci riempie di orgoglio per il lavoro svolto e per i risultati raggiunti nel mondo dell’aria compressa, di cui siamo stati pionieri con la grande intuizione della tecnologia rotativa a palette. C’è però anche la consapevolezza che questo sia un nuovo punto di partenza, non di arrivo». Business

Microsoft, business e Ai

Secondo la ricerca “Business leaders in the age of Ai” di Microsoft esiste una stretta correlazione tra l’adozione dell’Artificial intelligence, la crescita del business e l’atteggiamento dei leader verso l’Ai. Il 41% delle aziende in rapida crescita (tasso di crescita a doppia cifra) sta, infatti, attivamente implementando l’Ai, mentre solo il 18% di quelle in lenta crescita (tasso di crescita a una cifra) è attivo su questo fronte. L’Italia risulta essere leggermente in ritardo, ma emerge comunque un gap tra le aziende più e meno performanti. Emerge inoltre che più verrà utilizzata l’intelligenza artificiale, più i business leader potranno investire tempo nel motivare e ispirare le proprie risorse. Rimane il problema della formazione e dell’adattamento a un mercato in continua evoluzione e cambiamento. AUTOSTRADE

In Svezia la prima tratta autostradale al mondo con ricarica in movimento

La Svezia costruirà il primo tratto autostradale dotato di ricarica elettrica a induzione integrata, per alimentare autobus, navette e camion a zero emissioni mentre sono in movimento. Passando sopra una serie di piastre a induzione, sviluppate dall’azienda israeliana Electron Wireless, i veicoli dotati di un apparato di carica a induzione riceveranno l’energia elettrica necessaria e potranno persino ricaricare le proprie batterie. La tratta sperimentale coprirà 1,6 km dei 4,1 km che separano la città di Visby dall’aeroporto dell’isola Gotland.

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Premiati i progetti di diverse scuole italiane alle Olimpiadi dell’Automazione 52 scuole italiane (tra Istituti tecnici e professionali) con un totale di 58 progetti in concorso quest’anno per le Olimpiadi dell’Automazione 2019. Diverse le scuole premiate alla cerimonia di giovedì 9 maggio a Piacenza, con progetti pensati per la realizzazione di un’impresa 4.0 attiva nel campo della meccatronica, per la schematizzazione di un sistema di deposito e di prelievo di materiale industriale, o per un sistema integrato in grado di distribuire medicinali specifici in condizioni di emergenza. Il concorso, organizzato da Siemens Sce (Siemens Automation Cooperates with Education) e parte del Programma annuale di Promozione delle eccellenze del Miur, è giunto quest’anno alla decima edizione, con l’obiettivo di fornire a studenti e docenti la possibilità di tradurre il proprio patrimonio di nozioni apprese sui banchi di scuola in esperienza professionale, attraverso l’opportunità del lavoro di gruppo.


15 | APRILE MAGGIO 2019


i 400 caratteri Cina e Usa

Più oro, meno dollari per Cina e Russia Cina e Usa non sembrano trovare un punto di accordo, con il presidente Trump che ha confermato l’entrata in vigore di nuove sanzioni per 200 miliardi di dollari e con la Cina che ha risposto con l’aumento, dal primo giugno, delle tariffe doganali su una lunga lista di 2.493 beni, colpiti da dazi al 10%, al 20% e al 25%. Intanto la Cina si muove anche su un altro fronte, ovvero quello di sostituire parte delle proprie riserve valutarie (in particolare dollari) con riserve aurifere. Infatti la People’s Bank of China ha ripreso a acquistare oro ad aprile per un totale di 61,5 milioni di once (14,9 tonnellate) di oro registrando l’aumento più ampio dal 2016. Una progressiva sostituzione di dollaro in oro potrebbe continuare anche nei prossimi mesi. Il processo di de-dollarizzazione interessa non solo il gigante asiatico; infatti molte altre banche centrali, tra cui la Russia, hanno avviato un processo di riduzione delle riserve in dollari a favore di altre valute (euro e yuan) e oro. ECONOMIA

Germania in calo Il calo congiunturale degli ordini del 4,2%, il ribasso più robusto da due anni, contraddice le attese di un incremento dello 0,3%. Su base annua la flessione è arrivata allo 8,4%, la più grave in dieci anni. Il ministero dell’Economia tedesco ha sottolineato che l’attività manifatturiera, già in calo del 2,1% a gennaio, «continuerà ad essere debole nei prossimi mesi, in particolare per la scarsa domanda estera (in calo del 6%, ndr)». Numeri che fanno effetto, anche in rapporto alla previsione del taglio di 100mila posti nei colossi industriali tedeschi. A questo indebolimento si somma il nervosismo per il taglio alle stime di crescita complessive. I principali istituti di ricerca tedeschi (Ifo, Ivw, Diw, IfW e Rwi) hanno più che dimezzato le stime di espansione per l’anno in corso dall’1,9% allo 0,8%. Capannoni On/Off

Capannoni dismessi in Veneto

ROBOTICA

In Veneto ci sono 92mila capannoni industriali, che occupano un totale di 41mila ettari di territorio. Undici mila di questi sono dismessi, per un valore che sfiora i 4 miliardi di euro e che la regione vuole iniziare a recuperare. Per questo motivo, è stato creato il progetto “Capannoni On/Off”, avviato dalle province di Padova e Treviso, dalle camere di commercio, da Assindustria Venetocentro e da Bim Piave. I costi saranno sostenuti sia dal pubblico sia dal privato: un lavoro a cui collaborano i funzionari dei comuni coinvolti e, nel contempo, anche i privati interessati ad accasare le proprie aziende nei capannoni riqualificati.

Italia e robotica: nel 2018 record di robot installati

Sono 9.237 i robot installati in Italia: è record. Dieci anni fa, nel 2008, il numero di robot risultava pari a 4.556 unità. L’incremento medio annuo nel periodo 2008-2018 è stato del 7,3%, con una crescita maggiore registrata nell’ultimo anno. Questo è quanto emerge dai dati Ucimu-Siri. Nel 2018, la produzione italiana ha raggiunto le 3.460 unità, per un incremento, sul 2017, del 28,7%. Positivo anche l’export italiano di comparto che, attestatosi a 2.042 unità, ha segnato una crescita del 39,7%. Ma il risultato più eclatante è senza ogni dubbio quello relativo al consumo: nel 2018, il numero di robot installati in Italia è cresciuto dell’11,5% in più rispetto al 2017. L’85% della domanda interna è stata soddisfatta dall’import, cresciuto del 10,8% rispetto all’anno precedente. l’industria meccanica 720 | 16


17 | APRILE MAGGIO 2019


Il lavoro chiama. Chi risponde? Migliaia di posti disponibili, ma poche competenze per occuparli: è il grande paradosso che va in scena nelle imprese della meccanica italiana di Laura Aldorisio

l’industria meccanica 720 | 18


Nei prossimi tre anni ci saranno 193mila nuove assunzioni di profili tecnici, di cui 68mila solo nella meccanica, ma queste figure professionali saranno introvabili in un caso su tre

S

i definisce mismatch o gap. Tra domanda e offerta. Domanda delle imprese e offerta del mercato del lavoro. Secondo l’Ufficio studi di Confindustria nei prossimi tre anni ci saranno 193mila nuove assunzioni di profili tecnici. Ma il punto è che queste figure professionali scarseggiano. «In un caso su tre saranno introvabili, vista l’offerta formativa che è carente soprattutto per le competenze tecnico-scientifiche medio-alte», sentenzia la ricerca di Confindustria sul fabbisogno delle imprese nel triennio 2019-2021 presentata nella XXV Giornata nazionale Orientagiovani. Solo la meccanica metterà a disposizione 68mila posti di lavoro nel triennio. Di questi, circa un terzo saranno disponibili per professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione, come ingegneri, progettisti e specialisti in scienze informatiche, e per professioni tecniche, come i tecnici della gestione dei processi produttivi e per la conduzione di impianti produttivi. Il Nord fa la parte del leone con un fabbisogno del 32,8%, pari a 22mila posti di lavoro nella meccanica. Un esempio fra tutti quello della bresciana Carpenteria Meccanica Almici. «Si fa fatica a trovare manodopera specializzata in grado di dare un ricambio generazionale all’azienda», dice Pietro Almici. «Con Quota 100 nella mia azienda si liberano sette posti per meccatronici, operatori di macchine utensili e assemblatori. Io assumerei giovani senza esperienza che abbiano però una formazione tecnica alle spalle. La scuola deve fare la sua parte che poi noi completiamo con l’esperienza sul campo».

In Italia solo il 3,4% del nostro Pil è dedicato all’istruzione. Usa e Germania investono il 5%. Abbiamo, inoltre, una bassa percentuale di laureati nelle materie scientifiche 19 | APRILE MAGGIO 2019


Dove siamo e dove dobbiamo arrivare? Guardiamo l’Europa Gli Stati generali dell’Education di Confindustria, che ha avuto luogo a Torino il 13 maggio, ha diffuso nuovi dati dell’istruzione italiana in confronto alla media europea e a paesi quali Cina, Usa, India. «Il nostro obiettivo non è condividere ricette o soluzioni, ma farci le domande giuste per inaugurare un percorso che porti a risultati concreti», dichiara Giovanni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria per il capitale umano. «In Italia solo il 3,4% del nostro Pil è dedicato all’istruzione. Ci sono paesi, come Usa e Germania, i nostri principali competitori, che sono al 5%. Vogliamo collaborare con il governo per un obiettivo concreto: aumentare dell’1% le risorse da destinare all’istruzione», afferma il vicepresidente Brugnoli. Siamo indietro: il 3,2% dei giovani italiani tra i 16 e 29 anni ha zero competenze digitali di base e il 75,2% dei docenti ha urgente bisogno di formazione in materia Ict. Inoltre, soltanto l’1% degli studenti terziari fa percorsi di formazione professionalizzante, fondamentali per trovare un lavoro e mantenerlo nel tempo. Il numero annuale dei diplomati Its è ancora basso, circa 2.600 persone. Ne servono almeno 20mila, come nei paesi presi a riferimento, soltanto per rispondere all’emergenza di competenze delle imprese nei prossimi dodici mesi. Così come sono ancora pochi i laureati in Italia e pochissimi i laureati nelle materie Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Una situazione molto differente dal resto del mondo. Basti pensare che l’India, come testimoniato da Adhitya Iier, strategist indiano, ogni anno laurea un numero di ingegneri doppio rispetto alla popolazione islandese. Sian Proctor, astronauta e divulgatrice scientifica americana, rileva invece un gender gap: le donne difficilmente intraprendono una carriera negli Stem. In America il past president Obama ha favorito la riduzione di questo gap con la diffusione di una nuova cultura. La Cina ha fatto ancora di più: ha accompagnato, invece, il piano strategico “Made in China 2025” con una “Guida dello sviluppo del personale dell’industria” a cura del ministero cinese dell’Educazione. Perché? Perché la rivoluzione industriale pretende nuove competenze professionali. Obiettivi al 2049 con un aumento del personale hi tech del 28% e un +22% dei lavoratori con una formazione universitaria. L’Europa non è da meno: nel 2030 punta a raggiungere i 17 obiettivi condivisi tra tutti i paesi dell’unione. Il quarto è dedicato all’istruzione. Secondo Joao Santos, vicecapo

Per i giovani il lavoro in un’azienda manifatturiera è poco attraente perché ritenuto faticoso e manuale, ripetitivo, poco creativo e poco riconosciuto socialmente unità Dg Employment, Social affair and inclusion della Commissione europea, se fino a 25 anni fa esisteva il tempo della formazione, a cui seguiva quello del lavoro e poi la pensione, oggi la formazione è permanente di pari passo con il lavoro fino al pensionamento. È la life long learning utile a essere considerati sempre occupabili. E il sistema di formazione deve adattarsi velocemente a questo nuovo modello del mercato del lavoro. La tecnologia cambia le competenze e aumenta le possibilità per l’uomo. Un pit stop nel 1950 durava 66 secondi e impiegava 5 persone. Oggi dura 4 secondi e richiede l’intervento di 22 tecnici. La nuova sfida è quella di una diversa organizzazione rispetto alla complessità attuale: questa è la dinamica del cambiamento. Obiettivi a lungo termine all’estero, quindi, mentre l’Italia si sofferma sul brevissimo termine politico delle elezioni europee.

L’industria sa farsi capire dai giovani? «Le imprese hanno fame di talento, ma per far venir fuori quello dei giovani c’è bisogno di una formazione aperta all’industria», ha detto il vicepresidente Brugnoli che invita a «scegliere i centri di formazione professionale, le scuole, gli Its e le università che sono più aperte al mondo del lavoro e che valorizzano il know-how e le tecnologie delle imprese». Ma il mondo delle imprese è ancora attrattivo per i giovani? Blueeggs, società specializzata nei Deep Trend di consumo emergenti e nelle strategie di branding, ha tracciato un’analisi sul manifatturiero italiano. Tra gli elementi che potrebbero rendere poco attraente per i giovani il lavoro in un’azienda manifatturiera, al primo posto vince l’idea che nelle aziende manifatturiere si richieda lavoro faticoso e manuale (64%), seguita da una visione di lavoro ripetitivo, poco creativo (48%) e che il lavoro in fabbrica sia poco riconosciuto socialmente (41%). Il 29% degli imprenditori intervistati, inoltre, pensa che ad influire possa

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Il binomio scuola-azienda è risultato vincente in molti casi. Un esempio a Borgomanero grazie alla collaborazione tra scuola, Cimberio SpA e Randstad, o a Udine con la multinazionale Danieli essere anche l’immaginario dell’azienda manifatturiera come luogo “tecnologicamente arretrato”, e riconduce ai fattori poco appealing l’idea che gli spazi e i tempi di lavoro siano a “orari fissi e vincolanti”, lontani quindi dall’attuale stile di vita più orientato alla flessibilità e allo smart working. Non tutte le aziende, certamente sono al passo con i tempi. Lo dimostra l’Istat secondo cui il 63% delle imprese italiane si dichiara indifferente alla trasformazione digitale. Per questa ragione, lo scorso marzo è stato firmato un accordo tra Google e Confindustria per favorire la digitalizzazione della manifattura. Secondo Diego Ciulli di Google Italia se la sfida formativa è chiara nei giovani, tanto più la sfida culturale deve diventare urgente anche per gli imprenditori. In campo è scesa anche Microsoft con il progetto “Ambizione Italia” per contribuire alla crescita delle capacità digitali del Sistema Paese colmando il divario tra le competenze del futuro e le competenze attuali.

La scuola lavora con le imprese In prima linea per ridurre il gap ci sono ancora una volta il mondo educativo e quello industriale. Come è accaduto a Magenta dove l’istituto professionale Aslam nel dialogo con alcune aziende del territorio ha creato il Training Center Frigoristi, il primo laboratorio scolastico del freddo in Italia. Al suo fianco le associazioni Assocold e Assofrigoristi interessate a favorire la formazione di futuri tecnici frigoristi. Si tratta anche della prima scuola in Europa, dove è riprodotto un intero piccolo punto vendita dotato dell’innovativa tecnologia a CO2 transcritico. La volontà di investire nella professionalizzazione dei tecnici frigoristi nasce dalla crescente esigenza del mercato di rivolgersi a una figura esperta anche nella gestione dei nuovi fluidi refrigeranti naturali, che costituiscono le soluzioni del futuro a basso impatto ambientale.

Le imprese al lavoro con la scuola Il binomio scuola-azienda è risultato vincente a Borgomanero. 16 giovani senza competenze né esperienze nel settore meccanico sono diventati operatori di macchine utensili, una figura professionale molto ricercata nel territorio. Un risultato reso possibile dalla collaborazione tra la Cimberio SpA e Randstad. Il corso di 240 ore di formazione ha visto il susseguirsi di lezioni teoriche di lettura del disegno meccanico, strumenti di misura, uso del tornio e della fresa tradizionali e a controllo numerico, basi di programmazione ISO, e prove pratiche presso l’azienda Cimberio. «Abbiamo progettato questo corso per rispondere alle esigenze delle imprese del settore meccanico del territorio, un’area molto vitale che ha bisogno di profili specializzati ma non sempre riesce a trovare candidati con competenze adeguate», afferma Anna Mora, Unit Manager di Randstad. «L’obiettivo è quello di facilitare e accompagnare i candidati nello sviluppo di competenze spendibili sul mercato del lavoro e nel successivo inserimento in azienda». «Uno dei punti cardine di Cimberio, fin dalla sua fondazione oltre 60 anni fa, è stato quello di ottenere la migliore qualità dei nostri prodotti attraverso le migliori tecnologie disponibili», ha dichiarato Roberto Cimberio, Ceo di Cimberio. «Il continuo aggiornamento delle competenze delle nostre persone è dunque un elemento chiave per raggiungere questo risultato e abbiamo quindi aderito con piacere a questa iniziativa per costruire e migliorare le competenze tecniche di chi si affaccia al mondo del lavoro in un distretto ad alto valore tecnologico come quello della rubinetteria in cui operiamo». E, ancora, la multinazionale Danieli, che a Udine produce impianti siderurgici, ha individuato nella Danieli Academy la strada per lo sviluppo delle competenze. L’azienda ha stretto 70 collaborazioni tra università italiane ed estere, centri di ricerca e Its. «La forza Its in Italia è rappresentata da circa 9.000 giovani in formazione contro i quasi 800mila della Germania. Gli Its sono percorsi virtuosi che rispondono alle richieste delle aziende che sono soci fondatori degli stessi: un circolo ottimale!», dice Paola Perabò, vicepresident Danieli Academy. In circa un anno vengono somministrate agli interni 40mila ore di formazione, sia per competenze tecniche sia per le “soft skills”, competenze trasversali fondamentali nel lavoro in team. Questo modello, costituito a Buttrio (Ud), viene esportato in tutto il mondo. Si tratta di iniziative virtuose, ma, è da chiedersi, sufficienti senza un Sistema Paese adeguato?

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AUTO ZION PROD ZION l’industria meccanica 720 | 22


OMANE E DUNE 23 | APRILE MAGGIO 2019


AUTOMAZIONE&PRODUZIONE

Ri(de)finire il 3D

Un nuovo brand dedicato all’additive manufacturing sviluppato da Rösler insieme a partner tecnologici si propone come supporto per l’intera filiera di Carlo Fumagalli

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In Italia la richiesta di pezzi in metallo stampati in 3D sta superando quella dei prodotti in plastica La storia è nata così. La filiale italiana di Rösler – specializzata in impianti di finitura di massa e tecnologia di granigliatura – propone alla casa madre un’espansione dell’azienda per offrire servizi aggiuntivi e sviluppare nuove idee di business. Ma dalla Germania il titolare, Stephan Rösler, rilancia: si farà anche di più. Rösler, infatti, sta lavorando alla creazione di una nuova unità per fornire servizi legati all’additive manufacturing, completando così la propria visione strategica. A novembre dell’anno scorso, a Formnext (la fiera di Francoforte dedicata alle tecnologie additive) viene così lanciato Am Solutions, il nuovo brand di Rösler che lega la finitura alla stampa 3D. La nuova divisione è pensata per seguire l’intera filiera della produzione additiva, dal supporto nell’ottimizzazione dei disegni alla produzione vera e propria di stampe 3D, oltre a consulenza su attrezzature, fornitura di impianti, processi e materiali di consumo per il post-trattamento e la finitura superficiale. Il mercato dell’additive manufacturing, insomma, è maturo. Rösler arriva alla creazione del nuovo brand dopo anni di sviluppo di soluzioni di post-trattamento e finitura per stampe 3D in metallo, plastica, ceramica, altri materiali inerti e materiali composti. Soluzioni che permettano di sopperire alle principali sfide per la finitura dovute alla stampa 3D, come la rimozione delle strutture di supporto e delle polveri sinterizzate dai componenti, la pulitura e lisciatura delle superfici, la rottura degli spigoli, la lucidatura ad alto gloss e la preparazione alla verniciatura.

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E in Italia? In Italia la nascita di Am Solutions avrà sviluppi molto concreti. È prevista infatti la nascita di un nuovo polo operativo nel complesso di Concorezzo (dove ha sede Rösler Italiana) dedicato sia al mercato domestico che a quello internazionale. E non è un caso, pensando a come si sta sviluppando – in ambito additive – il settore della meccanica: «Se contiamo il numero di macchine installato, la stampa 3D in plastica è ancora prevalente» spiega Maurizio Foppa Pedretti, consigliere delegato di Rösler che coordina lo sviluppo italiano di Am Solutions, «ma è curioso osservare che in paesi come Italia e Francia l’interesse per la stampa 3D metallica è prevalente. Vale sicuramente per i nostri clienti ma è un trend visibile su tutto il mercato, che chiede sempre più pezzi stampati in metallo». Il tutto nel contesto di una tecnologia che, per quanto nata soprattutto per lavori di prototipazione e sviluppata in settori quali il medicale e l’aerospace, «sta diventando sempre più impiegata per produzione di serie e customizzazione di massa» spiega Foppa Pedretti, «anche nei comparti della meccanica varia, dove, ad esempio, possono essere superate le complessità di alcuni componenti».

Un lavoro di squadra Cambiano i mercati, nascono nuove polveri e nuove leghe con caratteristiche ancora da scoprire. Ma rispetto alla manifattura tradizionale cambiano anche le sfide per la finitura delle superfici, per esempio dovute all’alta rugosità dei componenti prodotti all’interno di canali e camere. Per affrontare le criticità del settore, Am Solutions si basa su partnership tecnologiche con aziende innovative specializzate in maniera verticale su determinati aspetti dell’additive manufacturing.

Fra le sfide per la finitura delle superfici stampate in 3D c’è l’alta rugosità dei componenti prodotti all’interno di canali e camere

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Post trattamento automatico per qualunque lega metallica Dalla cooperazione con un player austriaco è nato lo sviluppo di un sistema per il post-trattamento completamente automatico di pezzi stampati in qualunque tipo di metallo o lega metallica (fra cui titanio, alluminio, acciaio inox e Inconel). Questa macchina plug-and-play consente di combinare diversi metodi di trattamento. Dopo la stampa e il trattamento termico, i componenti vengono immessi nell’impianto per essere sottoposti a un post-trattamento automatico. Tenendo in considerazione la finitura funzionale e cosmetica richiesta, in un primo passaggio le strutture di supporto e le particelle di metallo sinterizzato sono rimosse dalle superfici con un processo chimico/elettrochimico e i substrati vengono pre-lisciati; una seconda fase di lucidatura fine assicura invece finiture estremamente lisce, corrispondenti ai requisiti di ruvidità richiesti e senza effetti di raggiatura indesiderati. In alternativa, è possibile ottenere anche finiture ad alto gloss. Dopo il trattamento, i pezzi sono pronti per le successive lavorazioni senza la necessità di una pulizia interoperazionale o altre fasi intermedie.

Lisciatura delle superfici È dalla collaborazione con un’azienda statunitense che nascono soluzioni dedicate alla rimozione delle strutture di supporto e la lisciatura delle superfici, con processi specificamente adattati a ciascun metodo di produzione additiva: parametri quali le aree da trattare, la durata del processo e la sua intensità vengono definiti in base all’operazione di stampa 3D precedente. Questa tecnologia viene impiegata principalmente nel post-trattamento di componenti in plastica, ma permette anche di trattare pezzi in metallo prodotti con metodi additivi.

Lucidatura senza elettroliti liquidi Una fase importante riguarda l’operazione completamente automatica di lucidatura e la levigatura, anche a specchio, di componenti additive di metallo, sfruttando i meccanismi di trasporto ionico di particelle solide libere. A differenza dell’elettrolucidatura classica, il metodo utilizzato dalla partnership fra Am Solutions e un’azienda spagnola specializzata non utilizza elettroliti liquidi, ma granuli solidi in grado di lavorare sulla maggior parte delle superfici, anche in presenza di geometrie complesse, incluse la cavità, garantendo la finitura almeno parziale dei contorni interni dei pezzi. Questo produce finiture omogenee senza solchi di rettifica o micro graffi. La forma originale dei componenti non viene alterata e vengono rispettate tutte le tolleranze dimensionali.

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Sps Italia 2019

Formazione al centro del dibattito La manifestazione negli anni ha favorito l’unione di competenze ed esperienze di innovazione RUBRICA: SPS Italia 2019

di Simone Gila

Esistono 300.000 posti di lavoro cercati, dal manifatturiero alla tecnologia. Si prevede che il 40% delle mansioni cambierà nei prossimi 10 anni

«I

mmaginate il mondo del futuro: in Europa abbiamo bisogno già oggi di 1 milione di persone che sappiano lavorare sui robot. Ma chi insegna agli umani a utilizzarli?». È uno dei quesiti posti all’evento di pre-

sentazione di Sps Italia 2019, tenutosi a Milano lo scorso dicembre. La risposta a questa domanda è semplice quando a parlare è Fiorella Operto, presidente del consiglio direttivo della Scuola di robotica «Bisogna iniziare fin da piccoli, soprattutto a scuola». Eppure dal 1990 ad oggi, gli iscritti agli istituti tecnici sono diminuiti dal 44% al 35%. Secondo Renato Cerioli, presidente di Cariplo Factory, «esistono 300.000 posti di lavoro cercati, dal manifatturiero alla tecnologia» in un contesto che vedrà «il 40% delle mansioni mutare nei prossimi 10 anni». In questa corsa all’innovazione e alla formazione degli stu-

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Fondazione Cariplo ha presentato Sif (scuola-impresa-famiglia), un progetto con l’obiettivo di creare network tra le aziende, gli studenti, i collaboratori e le famiglie denti in cui l’Italia sembra sempre inseguire con il fiato corto, Sps Italia e Fondazione Cariplo provano a dare una spinta in più. Rimane il fiato corto, ma si pensa a come accorciare la distanza con i corridori del gruppo di testa. Bisogna quindi partire dal miglioramento della formazione degli studenti in ambito tecnologico, problema indiscutibilmente collegato alla mancanza di personale qualificato (nei settori inerenti alla tecnologia). Un tema, quello della formazione, che si concretizza in fiera Sps Italia (a Parma dal 28 al 30 maggio) all’interno del percorso “District_4.0”, un percorso di digital transformation composto da quattro aree fondamentali del settore industriale con casi applicativi di automazione avanzata, digital & software, robotica e meccatronica. Per ognuna di queste aree industriali è previsto il coinvolgimento di un partner accademico, per rafforzare il concetto di formazione, anche con momenti didattici in aula.

Un lavoro che parte dalla scuola Un progetto interessante sta però partendo, su iniziativa di Fondazione Cariplo in collaborazione con alcune associazioni, il Politecnico e con il partenariato di alcune grandi aziende, rivolto soprattutto agli studenti degli istituti tecnici, molte volte impreparati (spesso i macchinari installati presso le scuole sono obsoleti o quasi inutilizzati dalle aziende di oggi) alle richieste del mercato attuale. Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo, ha presentato Sif (scuola-impresa-famiglia), evoluzione del progetto “Si”, con l’obiettivo di creare network tra le aziende, gli studenti, i collaboratori e le famiglie. Anche gli insegnanti sono all’interno di questo progetto, dal momento che vanno aggiornati sugli sviluppi dell’industria 4.0. Per adesso, già 150 docenti sono stati formati, e ce ne sono ancora altri da formare: basti pensare che gli istituti tecnici coinvolti in Sif tra Lombardia, Novara e Cuneo Ossola sono 76 (su 87 totali presenti sul territorio). Ma l’apporto fondamentale di Sif alle scuole è soprattutto materiale: grazie a Fondazione Cariplo saranno portati e installati entro fine gennaio macchinari di ultima generazione nelle scuole, che in alcuni casi

andranno a sostituire i loro vecchi parenti degli anni ’80 che ancora resistono. Così l’alternanza scuola-lavoro partirà da basi più solide acquisite negli istituti stessi, dove gli studenti affineranno le proprie capacità lavorative in corrispondenza dei bisogni reali dell’industria contemporanea».

Sps Italia unisce formazione, competenze e lavoro Formazione e competenze sono state al centro del percorso di avvicinamento a Sps Italia 2019. Giuseppe Guzzetti si rivolge direttamente ai giovani durante la presentazione del progetto Sif: «Dobbiamo preparare il futuro: molte aziende hanno posti che non vengono occupati perché non vi viene data la formazione necessaria. Viviamo in un’epoca di cambiamenti repentini, pensate al passaggio dall’informatica al digitale. Anche se in Lombardia la situazione è migliore rispetto ad altre zone in Italia, ci sono ancora i torni a pedale nelle scuole e materiale risalente agli anni ‘80». «Partire da una Pmi aiuta, spesso la grande azienda non ti dà quel know how che ti serve all’inizio» sostiene Alessandro Basso, Ceo di MecTho Srl. «Considerate bene le vostre idee, spesso l’amore per il proprio progetto non ci fa vedere difficoltà e limiti. I risultati si vedono sul lungo periodo, e spesso il fallimento ci aiuta a ripartire meglio». Per quanto riguarda la formazione: «Cerchiamo ragazzi usciti dall’Itis con competenze, ma non troviamo personale adatto. Ci siamo rivolti direttamente alle scuole e alle agenzie interinali per inquadrare le persone da inserire all’interno dell’azienda: abbiamo vissuto esperienze non molto positive, è difficile trovare candidati. Arrivano pochi Cv, pur cercando competenze basilari di informatica e elettronica. Spesso sento dire dagli studenti “questo a scuola non lo abbiamo fatto”: spingetevi oltre, non fermatevi alle conoscenze acquisite a scuola». Con l’inizio del progetto «gli istituti saranno dotati di macchinari moderni tramite fondazione Cariplo e le aziende partner» prosegue Guzzetti, «Speriamo di migliorare la situazione attuale, solo in Lombardia ci sono 260mila giovani che non studiano e non cercano lavoro. Dobbiamo tenere presente che il futuro dei giovani dipende da noi».

Casi applicativi di automazione avanzata, digital & software, robotica e meccatronica a Sps Italia 2019

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Sps Italia, nuove tecnologie da tenere d’occhio

Una selezione di soluzioni per la meccanica esposte in fiera (Parma, 28-30 marzo)

RUBRICA

Approfondimenti su www.industriameccanica.it

Isola di valvole con tecnologia CoilVision La Serie D di Camozzi dà la possibilità di mixare due taglie differenti di valvole nella medesima isola con l’ausilio di un’unica parte elettrica iniziale. Tratto distintivo della Serie D è la tecnologia CoilVision, che consente di monitorare costantemente i parametri funzionali dell’elettropilota. Nello specifico, questo sistema di diagnostica assicura, mediante piattaforma web con indicatori grafici sintetici, una visibilità sullo stato on/off di ciascuna valvola, sul numero di cicli, sul livello di consumo di energia elettrica e l’eventuale surriscaldamento della bobina.

www.camozzigroup.com

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Elaborazione immagini per l’industria Il sistema Machine Vision Balluff è pensato per supportare l’efficienza dei processi produttivi. Le soluzioni Smart Vision sono utilizzabili per identificare e verificare qualità e posizione dei pezzi prodotti. Sensori di visione, scanner manuali, Smart Camera con software integrato, i relativi obiettivi e i sistemi d’illuminazione armonizzati in base alle esigenze. Le soluzioni Bvs Balluff spaziano dal controllo di posizione, dimensioni, allineamento, e distanza dagli oggetti alla verifica d’integrità, sino alla lettura e alla verifica di testi (Ocr / Ocv). www.balluff.com

Embedded, Modulare, Multi-bus I Programmable Automation Controller di Cannon Automata, sono stati sviluppati, progettati e prodotti per trovare impiego in diversi settori industriali. Controlli modulari e facilmente integrabili con soluzioni di terze parti. La famiglia Pac comprende il controllo embedded F6, la soluzione flessibile e modulare F3, e la soluzione integrata A2 & K1 che supporta un’ampia varietà di interfacce di comunicazione. Il tutto fornito con una suite software per la programmazione logica. www.cannon-automata.com

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Nuovi motori modulari Ebm-papst St. Georgen ha ridisegnato il suo motore modulare Eci-42. Nella nuova configurazione diam. 42 mm e grado di protezione IP54, sono disponibili encoder incrementali magnetici (risoluzione a 12 bit) e connettori industriali. La configurazione standard prevede un connettore angolare con attacco a baionetta. Per applicazioni in spazi ristretti, viene fornito un connettore assiale, oppure a cavo. Raggiunge livelli di potenza utile di circa 45 o 90 watt con una coppia nominale di 110 o 220 mNm e una velocitĂ nominale di 4.000 rpm. www.ebmpapst.it

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In alto a sinistra Sistema a motore planare: mover flottanti a sei gradi di libertà Grazie a mover in grado di fluttuare liberamente sopra piastre planari in formato 240 x 240 mm, XPlanar di Beckhoff combina la possibilità di disporre liberamente le piastre alle capacità di movimento multi-dimensionali dei mover flottanti. I mover possono essere movimentati nelle due dimensioni, senza contatto a velocità fino a 4 m/s con accelerazioni di 2 g e una ripetibilità nel posizionamento di 50 μm. Il sistema a motore planare, scalabile in funzione delle necessità, consente di semplificare la progettazione di macchine e impianti. Grazie al posizionamento dei mover e alle dinamiche nei movimenti, è ad esempio possibile separare flussi di prodotto fino al singolo elemento, così da sostituire robot e altri dispositivi meccanici non flessibili necessari in precedenza. Grazie al sistema senza contatto dei mover vengono meno fenomeni di usura, emissioni e diffusione di impurità. XPlanar è un sistema di trasporto adatto per l’intero settore della costruzione di macchine, in particolare per l’automazione di processi di imballaggio, assemblaggio, smistamento e prelievo. www.beckhoff.it

A sinistra Il cobot integrato nell’Agv Il robot mobile Kmr iiwa di Kuka combina i punti di forza del cobot leggero sensibile Lbr iiwa con una piattaforma mobile e autonoma Agv. È adatto alla collaborazione tra uomo e robot, è indipendente dalla collocazione e altamente flessibile. Kmr iiwa può navigare in modo completamente autonomo grazie agli scanner laser di cui è dotato l’Agv. Le quattro ruote non sterzanti Mecanum della piattaforma Agvconsentono di eseguire movimenti omnidirezionali e rotazioni di 360°, e il sistema intelligente di navigazione, Kuka. NavigationSolution, permette al Kmr iiwa di pianificarne al meglio le traiettorie sfruttando la massima mobilità assicurata dalle suddette ruote e le funzionalità dei laser scanner posizionati sugli spigoli dell’Agv. Questi gli consentono di ricrearsi, anche da solo e senza che gli sia stata preimpostata, la mappa dell’area in cui si sta muovendo per essere in grado di capire, istante per istante, qual è la sua posizione e quali ostacoli gli si parano davanti. Kmr iiwa può inoltre fare un avvicinamento fine con una precisione di ± 1 mm. www.kuka.com


In alto Robot collaborativi La serie di robot collaborativi Omron Tm offre una soluzione che consente di installare facilmente un robot, automatizzando applicazioni come il picking, il confezionamento e l’avvitamento, attività normalmente svolte da esseri umani e difficili da automatizzare. Nell’ambito del lancio della serie di robot collaborativi, Omron ha proposto un modello compatibile e in grado di integrarsi perfettamente con i robot mobili autonomi della serie Ld. Ciò consentirà agli utenti di automatizzare attività più complesse come il pick & place su vassoi o contenitori e di collegare i processi di produzione ai robot mobili autonomi, rendendo più flessibile la produzione. www.omron.it A destra in basso Laser scanner di sicurezza Sls-M5 (Master) e Sls-R5 (Slave), due nuovi modelli di laser scanner di sicurezza della famiglia Laser Sentinel. Con questa gamma Datalogic vuole offrire una soluzione in grado di gestire sia applicazioni statiche orizzontali e verticali che applicazioni dinamiche (muletti e carrelli). Utilizzando i modelli Master e Slave si possono collegare fino a 4 Laser Sentinel tra loro, comunicanti tra loro su base Ethernet. Gli slave sono collegati al master con un singolo cavo che fornisce anche loro l’alimentazione. La sincronizzazione dei quattro scanner è una funzione integrata e dinamica; non sono necessarie unità di controllo esterne. www.datalogic.com

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Multifunzionalità dell’isola “Smart Robot” Isola “Smart Robot” è la novità lanciata da Tiesse che vede all’opera un robot Kawasaki Duaro a doppio braccio collegato a un sistema di visione tridimensionale. Il sistema può così interagire con l’operatore. Il doppio braccio robotizzato “Duaro” è specializzato per operazioni di assemblaggio, test o ispezione di particolari meccanici, elettronici etc. Il robot ha portata di 2 kg, lunghezza di bracci e polso modificabili secondo necessità, montato su carrello mobile contenente l’unità di controllo. Può avere una configurazione minima di 4+4 assi con end effector di tipo pneumatico o servocontrollato, fino a un massimo di 6+6 assi. A sofisticati sistemi di visione, il collegamento eleva ulteriormente la flessibilità del sistema. www.tiesserobot.it

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Laser scanner di sicurezza outdoor Il laser scanner di sicurezza OutdoorScan3 di Sick è certificato per l’uso in ambiente esterno. Il dispositivo utilizza la tecnologia safeHddm per scansionare e misurare gli ostacoli presenti nelle aree di lavoro anche con intensità luminosa molto elevata. Inoltre, filtra i disturbi legati alla caduta di pioggia e neve, e lavora in presenza di nebbia; il tutto in temperature comprese tra -25° e +50°C.

www.sick.com

L’esoscheletro Mate e la Robotica integrata L’esoscheletro Mate è stato progettato per migliorare la qualità del lavoro in modo altamente ergonomico, fornendo assistenza costante e avanzata all’operatore. Mate è in grado di replicare accuratamente qualsiasi movimento della spalla, aderendo al corpo come una seconda pelle. Commercializzato da Comau, Mate è stato sviluppato nel quadro di una partnership stretta da Comau con Össur e Iuvo, azienda spin-off dell’Istituto di BioRobotica (Scuola Superiore Sant’Anna) specializzata in dispositivi indossabili. Rispecchiando la visione e l’impegno di Comau per lo sviluppo di tecnologie innovative, aperte e di facile uso, Mate è un componente fondamentale della strategia HuManufacturing dell’azienda, che vede le persone al centro della “fabbrica intelligente”. Mate è stato progettato e realizzato per il Comau HuManufacturing Innovation Center di Pontedera (Pisa). www.comau.com

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Sostenibilità e gestione energetica Sew-Eurodrive presenta un sistema che applica un approccio smart alla gestione energetica sia di tutta la fabbrica che dei singoli macchinari o impianti, basato sulla piattaforma di automazione modulare e connessa Movi-C. Pe-S è stata studiata per gestire in maniera intelligente le risorse energetiche. La soluzione All-in-One di SewEurodrive è un sistema unico per diversi voltaggi ed è in grado inoltre di ridurre i picchi di potenza e recuperare l’energia rigenerata con un potenziale risparmio energetico del 25%. Pe-S è indipendente dalla tensione e dalle frequenze di alimentazione, è compatibile con reti Dc e con fonti di energia rinnovabile e lavora senza batterie addizionali. Il sistema, infine, utilizza un sistema di Online Monitoring per la raccolta e la gestione dei dati in conformità sia della norma ISO 50001 sia delle normative Emc. www.sew-eurodrive.it

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I nuovi trend del caffè sbarcano a HostMilano

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In Italia abbiamo assistito a un aumento della produzione di macchine professionali per caffè espresso del 4,8% nel 2018, mentre l’export è cresciuto del 5,8%

da e Usa, a cui si sono aggiunti negli ultimi tempi Cina e Hong Kong, Sud Corea, Emirati Arabi Uniti e Australia. Tra le mete delle vendite italiane del comparto - con 2,7 miliardi di euro nel 2018, il Belpaese si conferma il leader di mercato a livello globale nelle esportazioni PremiumPrice, e specificatamente nei segmenti dei distributori automatici - ci sono soprattutto Germania, Francia, Stati Uniti, Russia (in crescita), Regno Unito e Austria.

I

Anche in Italia si fanno strada specialty ed estrazioni alternative

n tutto il mondo, l’universo del caffè è in continua evoluzione, tra nuovi trend e nuove tipologie capaci di affiancarsi al tradizionale e intramontabile espresso. Proprio come accade al Sic (Salone Internazionale del Caffè), storico appuntamento ospitato all’interno di HostMilano (a Fieramilano dal 18 al 22 ottobre 2019). Cold brew, nitro e specialty. E poi ancora, monorigine ed estrazioni alternative. Un mondo, quello del chicco nero e delle sue mille sfaccettature, che torna quindi ad essere protagonista tra i padiglioni di Fieramilano non solo con tutte le più importanti aziende del settore, ma anche attraverso una lunga serie di eventi, contest e iniziative rivolte alla formazione; pensate per offrire a baristi e addetti ai lavori il più completo panorama a livello globale su trend e caratteristiche del caffè del terzo millennio.

Il commercio mondiale del comparto tocca il record di 17 miliardi di euro Che tutto ciò che ruota intorno al caffè sia in piena salute, non solo in Italia ma un po’ ovunque ai cinque angoli del pianeta, lo confermano anche i dati. Secondo il Sistema informativo Ulisse, il commercio mondiale del comparto Caffè - Macchine per caffè - Vending machine ha raggiunto nel 2018 un nuovo massimo, superando quota 17 miliardi di euro (l’aumento medio nel decennio in corso è stato prossimo al 10% annuo). I dati dell’Ufficio studi di Anima Confindustria mostrano, in Italia, un aumento della produzione di macchine professionali per caffè espresso del 4,8% nel 2018, mentre l’export cresce del 5,8%. E non è tutto, perché le prospettive di crescita dell’intero settore riguardano anche gli anni fino al 2022 (+6.1% medio annuo in euro). In buona salute appaiono in particolare i segmenti Premium-Price (nel periodo 2008-2018 il loro market share è passato dall’11.2% al 25.7% del totale mondiale) e quelli di fascia medio-alta, che hanno aumentato di quasi 7 punti la propria incidenza rispetto a dieci anni prima. Per quanto riguarda l’export a livello mondiale, a trainare la domanda di importazioni a elevato valore aggiunto sono mercati come Francia, Regno Unito, Germania, Olanda, Spagna, Cana-

Di certo, quest’anno non sarà la produzione il problema del caffè. Con l’Arabica più abbondante che la Robusta, a livello generale il chicco nero sarà nuovamente in surplus rispetto al consumo del tostato (ipotizzato a 165 milioni di sacchi). Piuttosto, sottolineano gli esperti, il problema potrebbero essere i prezzi, sempre troppo bassi, secondo una tendenza iniziata già nel 2018. Sul fronte del consumo, invece, oltre all’immortale espresso, anche in Italia si fanno strada le nuove frontiere dello specialty coffee e delle estrazioni alternative. Merito certo dell’arrivo di un colosso come Starbucks, ma anche di una pattuglia sempre più folta di baristi in grado di proporre, come dei veri e propri sommelier, prodotti diversi, raccontando a chi sta dall’altra parte del bancone le qualità intrinseche di ogni proposta. Ma quali saranno i must have della prossima estate? In prima fila il Cold Brew, il caffè estratto a freddo. Puro o con cocco, latte, latte di mandorle, acqua tonica, spremuta o chinotto, è la base ideale per mix alcolici o analcolici, preferito al caffè shakerato per la sua semplicità e l’assenza di zucchero, oltre che per l’inconfondibile aroma. Non da meno sarà il nitro coffee, il caffè all’azoto che ha conquistato gli Stati Uniti, il nord Europa e l’Asia, e che si appresta a sbarcare sempre più massicciamente anche in Italia. Con una densa crema in superficie, al pari di una birra stout, promette di essere la preparazione ideale per diventare la bevanda dei mesi più caldi, grazie alla freschezza e alle proprietà dissetanti.

Il commercio mondiale del comparto Caffè - Macchine per caffè Vending machine ha superato quota 17 miliardi di euro nel 2018, stabilendo un nuovo record

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L’Industria Meccanica compie 100 anni nasce così il progetto Atlante 1919-2019: L’Industria Meccanica è una delle testate tecniche più longeve del paese e con orgoglio quest’anno festeggia il centesimo compleanno. In occasione di questo speciale anniversario Anima Confindustria mette in campo innovativi strumenti per continuare a garantire sempre maggiori opportunità agli associati e a tutte le imprese del comparto, a partire dal rinnovato sito web della rivista, che sarà presto online. Inoltre, tutti i soci e i lettori del magazine avranno la possibilità di diventare protagonisti del nuovissimo Atlante dell’Industria Meccanica, una vetrina costruita dalle aziende per le aziende, che mira a rappresentare a 360° i protagonisti del settore, sviluppandosi su diversi canali con respiro internazionale.

Il progetto L’Atlante dell’Industria Meccanica sarà costituito attraverso un censimento, pubblicato in italiano e in inglese, che ha l’obiettivo di offrire uno strumento di promozione nazionale e internazionale alle migliaia di aziende che fanno parte del comparto o che operano nell’indotto. La struttura del progetto è rivoluzionaria: le imprese aderenti avranno la possibilità di essere presenti gratuitamente sul portale dedicato www.atlantemeccanica.com, mentre chi lo vorrà potrà accedere ad ulteriori strumenti innovativi di promozione, raccontandosi con la data visualization, valorizzando i propri plus o la propria storia con una scheda infografica o attraverso un video istituzionale in più lingue. L’Industria Meccanica ha scelto la data visualization proprio per l’efficacia e per la carica innovativa: oggi le imprese sanno che la rappresentazione grafica di dati e processi lascia il segno su qualsiasi media e canale di comunicazione. È proprio l’innovazione uno degli ingredienti chiave del progetto dell’Atlante dell’Industria Meccanica, che si rafforza grazie al patrocinio delle istituzioni. Parallelamente all’edizione digitale, inoltre, verrà realizzato un volume celebrativo dei 100 anni della rivista L’Industria Meccanica, libro che verrà inviato presso le principali ambasciate e distribuito nel corso degli eventi istituzionali e commerciali presidiati da Anima Confindustria in Italia e nel mondo.

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EXPORT&MERCATI

“Il Milione” cinese. Il viaggio al contrario della Cina in Italia L’Italia è l’unica nazione del G7 ad aver firmato un memorandum con il presidente Xi Jinping per lo sviluppo della nuova via della seta. Un’occasione per aumentare le relazioni commerciali con l’Asia e migliorare le infrastrutture del paese. Ma non mancano i rischi.

di Mauro Ippolito

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P

otrebbe essere definito come il viaggio in senso contrario (e a distanza di 720 anni) de “Il Milione” di Marco Polo, quello che è stato appena siglato dal governo italiano con il presidente cinese Xi Jinping nel Memorandum of Understanding della nuova Belt and Road Initiative, soprannominata non a caso la nuova via della seta (seppur di seta se ne vedrà poca su questa rotta). Via che parte dalla Cina e arriva in Italia (ma anche in Europa) al fine di sviluppare nuovi scambi commerciali con la seconda potenza mondiale. L’Italia è così la prima nazione del G7 a siglare un accordo con la Cina per lo sviluppo di un progetto partito nel 2014 con lo stanziamento governativo iniziale di 40 miliardi di dollari poi aumentati a quasi 60 miliardi pochi anni dopo attraverso la Silk Road Fund ma che vede uno stanziamento totale compreso tra i 2.000-3.000 miliardi di dollari, ovvero 12 volte quello stanziato dal Piano Marshall, con contributi da parte della “Asian Development Bank”, della New Development Bank, della Asian Infrastructure Investment Bank a cui si aggiungeranno gli investimenti dei paesi coinvolti nonché di banche multilaterali e privati. L’Italia rappresenta, in questo scenario, la via naturale per il traffico marittimo nel Mediterraneo sia per il commercio verso il nord Europa sia per quelli verso l’Oriente. Anche dal punto di vista prettamente storico, l’Italia ha sempre rappresentato lo snodo cruciale degli scambi avviati nel Mediterraneo già prima della nascita dell’Impero Romano ed accresciuti successivamente dalle Repubbliche Marinare e dal ruolo logistico di Trieste nell’Europa durante l’impero austro-ungarico. La rotta commerciale marittima della Belt and Road Initiative è quindi cruciale per il ruolo strategico del progetto considerando che i porti di Trieste e Genova giusto per citare i due più importanti porti nel nord Italia (senza considerare quelli di Taranto e Gioia Tauro nel sud Italia), ricoprono già un importante terminale delle merci in transito nel mediterraneo che giungono dal canale di Suez.

Un’occasione per sviluppare le vie dell’export Per l’Italia la rotta marittima potrebbe rappresentare un’occasione sia per aumentare le relazioni commerciali con la Cina, e in generale con l’Asia, sia per migliorare le infrastrutture del paese e tornare al centro dell’interesse economico dell’Europa. L’Italia, infatti, pur registrando un crescente aumento degli scambi commerciali con la Cina, al momento rappresenta solo il quarto paese eu-

ropeo per l’export verso il colosso asiatico superato da Germania (94 miliardi di euro nel 2018 secondo Eurostat), Gran Bretagna (23 miliardi di euro) e Francia (21 miliardi di euro). Con un volume di scambi di 13 miliardi di euro rappresenta solo il 6,5% delle esportazioni extra Ue nel 2018 posizionandosi al sedicesimo posto tra i paesi dell’Unione Europea. Inoltre il surplus della bilancia commerciale italiana verso i paesi extra-Ue a febbraio si è attestata a 2 miliardi di euro ovvero sui livelli medi degli ultimi 5 anni, registrando però mesi di deficit, mentre l’export verso la Cina ha segnato un –9,7% su base annua con conseguente saldo negativo della bilancia commerciale per 1,4 miliardi euro. Considerando che la Cina rappresenta al momento l’unico vero motore dell’economia mondiale (anche rispetto agli Stati Uniti ed alla politica protezionistica dell’amministrazione Trump), aumentare l’export verso la Cina porterebbe a una crescita economica dell’Italia che da troppo tempo risente della mancanza di mercati di sbocco dei propri prodotti e soprattutto della mancanza di competitività rispetto agli stessi paesi europei. Il mercato di riferimento dei prodotti italiani storicamente è rappresentato dall’Europa, dagli Stati Uniti, dalla Turchia e dalla Russia; tuttavia con la frenata dell’economia europea, le barriere d’ingresso in Usa (le cui importazioni di prodotti italiani sono risultate invariate nel mese di febbraio), l’incertezza economica in Turchia e le sanzioni sulla Russia, aumentare l’export verso altri paesi in cui la crescita economica, seppur in rallentamento, resta ancora alta è obbligatorio per diminuire i rischi recessivi e accrescere le relazioni economiche con più paesi in modo da diminuire l’effetto negativo di politiche economiche e fattori esogeni che frenano l’economia italiana.

L’export verso la Cina può rappresentare una crescita economica per l’Italia, che vede sempre più mercati chiudersi fra le barriere di ingresso negli Usa, l’incertezza turca, le sanzioni sulla Russia

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Non mancano rassicurazioni ma nemmeno i rischi Naturalmente l’accordo appena siglato non è esente da rischi, nonostante le rassicurazioni fornite in occasione della firma del Memorandum of Understanding. Una tra tutte è rappresentata dallo status di “porto franco” del porto di Trieste che gode quindi di particolari privilegi, assenza di oneri doganali ed assenza di limiti temporali per lo stoccaggio delle merci. Questo potrebbe avere dei risvolti negativi nel caso, estremo, in cui aziende cinesi che lavorano con controparti italiane, assumendo lavoratori locali per assemblare merci importate prima di esportarle nel resto d’Europa o sulle navi di ritorno in Cina, riuscissero a dimostrare di aver assolto alle esigenze doganali per poter commercializzare i propri prodotti con l’etichettatura “Made in Italy”. Un ulteriore rischio è di natura strettamente geopolitico e di sicurezza nazionale (e non solo dei confini nazionali). Infatti, l’accordo della Belt and Road Initiative è affiancato allo sviluppo delle telecomunicazioni 5G in Europa da parte di Huawei e Zte. Entrambe le società sono sotto l’occhio attento degli Stati Uniti per rischi di cyberspionaggio e collaborazione con Iran e Corea del Nord sotto embargo; considerando che l’Italia è all’interno della coalizione Nato con sedi militari sparse in tutto lo stivale, il rischio che comunicazioni militari riservate possano finire in mano cinese mettendo a rischio non solo la sicurezza nazionale ma dell’intera coalizione, crea forti tensioni con gli Stati Uniti. Inoltre, nonostante alcune società abbiano affidato lo sviluppo della tecnologia a società europee, il rischio di assegnazione di questa tecnologia a società cinesi senza l’adeguata dotazione di regole e certificazioni per evitare falle nella sicurezza delle infrastrutture digitali europee, potrebbe creare gravi danni all’economia europea e favorire le aziende cinesi con pratiche sleali già registrate in alcuni campi industriali. D’altra parte, gli investimenti cinesi nel tessuto commerciale italiano appaiono, in questa fase storica dell’economia, importanti e fondamentali per non essere tenuti in considerazione. I rischi per l’Italia potrebbero essere rappresentati da richieste troppo forti da parte del governo cinese per lo sviluppo della Belt and Road Initiative con ripercussioni importanti in caso di mancato accordo con l’Italia (boicottaggio di prodotti italiani o peggio tassazioni in ingresso di prodotti made in Italy), oppure il dirottamento di investimenti verso stati confinanti ed attualmente liberi da regole europee (Croazia e Slovenia i

Con l’accordo Italia-Cina non mancano le criticità: dallo status di “porto franco” del porto di Trieste allo sviluppo del 5G, oltre al rischio di eventuali richieste troppo forti da parte del governo cinese per lo sviluppo della Belt and Road cui porti di Fiume e Capodistria rientrano già nel progetto Belt and Road) che porterebbe non solo a una perdita diretta degli investimenti ma anche al permanere del rischio di inondazione di prodotti cinesi in Europa. L’Italia, pertanto, deve guardare alla Cina ed agli investimenti che giungeranno con essa, ma deve dotarsi di tutele per salvaguardare l’interesse economico e sociale dell’intera nazione.

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Costretti a fare sistema

EXPORT&MERCATI

La Cina lo chiede all’industria italiana. Forse è la volta buona. Per evitare l’estinzione della manifattura sul territorio nazionale. di Alessandro Durante

L

a visita di Xi Jinping a Roma il 22 marzo è stata un successo di diplomazia economica italiana, forse il primo grande colpo che questo governo ha messo a segno in 12 mesi di attività. Nella visione cinese tutto è simbolo e tutto è significato, perciò il fatto che l’Italia sia il primo paese europeo visitato dal presidente cinese in un roadshow non può essere un caso. Partendo da questa lettura, per la Cina l’Europa inizia dall’Italia. Elemento che ha già irritato la Francia, e sicuramente porterà con sé delle conseguenze da tenere in seria considerazione nelle future analisi per i rapporti Ue-Cina. È quindi importante comprendere il nostro nuovo vicino cinese, potenziale grande partner commerciale che, forse, in un prossimo futuro potrà essere anche partner politico su numerosi fronti.

un punto di vista politico sia da un punto di vista industriale. Appaiono essere un’evoluzione delle associazioni di rappresentanza, naturalmente in stile cinese: rappresento perché sono (ne ho la delega dalle aziende), rappresento perché ho (importo e produco beni e servizi), rappresento perché garantisco una scala gerarchica che fa quello che il vertice indica (per non dire ordina). Un mondo alieno per il nostro sistema industriale, per caratteristiche, dimensioni ed efficienza. Siamo ben oltre la vituperata lobby. In questo contesto, le nostre aziende devono avere come controparte dei colossi da 10, 20, 30 miliardi di dollari di fatturato. Soggetti con cui le nostre Pmi non hanno alcuna possibilità di interazione diretta poiché troppo sottodimensionate le une rispetto alle altre.

Polemiche Ue – Italia

Non farsi assorbire

Il Business Forum Italia-Cina dello scorso marzo ha portato a Roma grandi aziende a cui noi italiani non siamo molto abituati. Si tratta di strutture in parte private, in parte statali, che rappresentano interi settori sia da

Come interagire quindi con queste grandi entità cinesi che ogni volta appaiono affascinate dalle nostre piccole e medie imprese? Molto probabilmente una strada sarà quella di riuscire a proporre una filiera di “soluzioni in-

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Il Business Forum Italia-Cina ha portato a Roma grandi aziende e strutture in parte private, in parte statali, che rappresentano interi settori sia da un punto di vista politico sia da un punto di vista industriale

Belt and Road

dustriali” per progetti specifici. Se vogliamo vedere con occhi diversi la situazione, potremmo dire che i cinesi ci stanno forzando a trovare un’alternativa alla costituzione di vere e proprie reti di aziende o joint venture a cui i nostri imprenditori sono tanto allergici. In realtà ci stiamo sforzando di trovare una soluzione per entrare in rapporto con i cinesi che, senza rendercene conto, potrebbe rappresentare l’elemento rivoluzionario per trasformare il nostro approccio industriale. I benefici di questa operazione potrebbero andare ben oltre i benefici che le singole aziende potranno ottenere dall’accesso alle partnership con questi grandi soggetti per specifici progetti. Riuscire a trovare un modo per interagire con i cinesi, in particolare verso i Paesi terzi (Cina esclusa intendiamoci), diventa un’insperata occasione per dare una struttura di network al nostro sistema produttivo. Da un lato le grandi aziende-enti cinesi proteggono le Pmi presenti nel loro mercato interno dai potenziali competitor italiani, dall’altro aiuteranno le imprese italiane a essere competitive nei paesi Belt and Road in cui parteciperanno come parte della stessa squadra. Un ruolo centrale lo avranno i soggetti di rappresentanza italiana perché diventeranno quelle terze parti che consentiranno di avere un unico referente, non industriale e senza velleità commerciali, che quindi evita di apparire come un soggetto prevaricante per le Pmi italiane; d’altro canto permette ai cinesi di confrontarsi con un unico soggetto per la ricerca di una filiera di “soluzioni industriali” appunto, dedicata a uno o più progetti. Come ha letteralmente detto il ministro degli Affari esteri cinese Wang Yi in occasione del Business forum «La torta è grande, mangiamo tutti». Sempre facendo attenzione a non diventare noi la torta.

68 paesi coinvolti in sei linee di comunicazione, quattro terrestri e due marittime. È la nuova via della seta. Un progetto che ha iniziato a chiamarsi così da pochi anni a questa parte, ma che nella testa del governo cinese è ben presente e radicato da diversi piani quinquennali ormai. È all’inizio degli anni duemila che l’Ue offre su un piatto d’argento alla Cina l’opportunità di iniziare una penetrazione commerciale che satura velocemente gli abituali canali attraverso cui viaggiano le merci. Nasce così l’esigenza di costruire nuovi percorsi commerciali che permettano di realizzare non solo nuove e più efficienti vie per il trasporto delle merci, ma anche grandi opportunità di business nella realizzazione delle stesse. Non solo. Diventa asse portante di una politica di espansione internazionale che permea ogni iniziativa cinese con il fine di affermarsi come leader globale. Arriviamo così oggi ad avere voglia, noi stessi, di costruire queste autostrade commerciali che ci permetteranno di essere sempre più vicini alla Cina, tornando probabilmente a orientare il nostro sguardo a est anziché a ovest per immaginare il nostro futuro, come abbiamo fatto per millenni.

Sumec, Anima e Sace L’evento del 22 marzo 2019 è stato anche l’occasione per comprendere come interagire con alcune grandi realtà cinesi. Uno in particolare si sta dedicando a costruire un rapporto speciale proprio con la Federazione Anima Confindustria. Si tratta di Sumec, colosso cinese della manifattura che rappresenta il settore di una serie di tecnologie meccaniche come un’associazione, importa le medesime tecnologie come un distributore con 35 filiali nel mondo, produce come un’azienda manifatturiera che ha più di 18mila dipendenti e 35 siti industriali. Il tutto per un fatturato da 10 miliardi di dollari l’anno. Con questo importante player Anima Confindustria si è trovata immediatamente d’accordo su due aspetti: da un lato la valorizzazione delle Pmi italiane ricche di tecnologia che la Federazione rappresenta, dall’altro il fatto che Sumec fosse interessata ad avere un unico referente che potesse metterla in contatto con una moltitudine di piccole aziende creative, dinamiche, efficienti e flessibili come le nostre. Nasce così un immediato feeling che sfocerà in autunno nella sigla di un Memorandum of Understanding con la multinazionale cinese delle tecno-

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68 paesi coinvolti in sei linee di comunicazione, quattro terrestri e due marittime. È la nuova via della seta logie. In tutto questo la conferma dell’interesse e delle potenzialità di tale accordo arriva sempre da parte cinese che coinvolge Sace alla quale viene chiesto di trovare il modo per concretizzare l’interesse di entrambe le parti, Sumec e Anima, anche da un punto di vista economico. Ancora una volta ci vediamo “costretti” dai cinesi a fare sistema, in questo caso tra Pmi e mondo creditizio e finanziario nazionale. Come ha detto il premier Giuseppe Conte in occasione del Business Forum «Italia e Cina devono impostare relazioni più efficaci e costruire meglio rapporti che sono già molto buoni». L’industria italiana non vede l’ora di farlo veramente.

Vino e caldaie Un esempio di quanto sia complicato essere presenti nel mercato cinese può essere dato da due brevi storie che riguardano vino e caldaie. Per i cinesi il vino è francese: poche qualità (Champagne e Bordeaux sono denominazioni/marchi che hanno una storia di ormai qualche secolo) che possono essere offerte al mercato cinese in milioni di bottiglie all’anno, quantitativo necessario per la Gdo locale. In pochi anni il desiderio della crescente borghesia cinese di avvicinarsi a una serie di nuovi lussi diventa un trend irrinunciabile, che per essere soddisfatto ha però bisogno – nel caso del vino – di tante e tante bottiglie che la Francia in breve tempo fornisce. Questa richiesta conquista immediatamente il cuore, ben prima del palato, del nuovo target cinese. E il gioco è fatto. Oggi la quota di mercato dell’enorme mercato del vino cinese è dominata dai vini francesi, e i nostri, seppur buonissimi, faticano a essere presi in considerazione per i limiti strutturali dell’offerta limitata a poche decine di migliaia di bottiglie all’anno offerte dai tantissimi ma microscopici produttori italiani di qualità. Qualche anno dopo la storia si ripete con alcune tecnologie italiane per la produzione di energia, come nel caso delle caldaie industriali. Tali prodotti accendono

l’interesse dei cinesi e dopo lunghi corteggiamenti i prodotti nazionali riescono a conquistare il cuore dei nuovi imprenditori cinesi, quelli che hanno studiato all’estero, che sono consapevoli che la qualità delle tecnologie non si inventa in pochi mesi e che quindi sono disposti a pagare per avere il meglio, soprattutto se a un prezzo ragionevole. Questa volta sembra fatta. Siamo in cima alla lista delle preferenze ma, a differenza del vino francese, qui la qualità del prodotto non riesce a coniugarsi con la quantità della richiesta cinese che in un anno chiede una produzione di caldaie tale che una delle maggiori aziende di questo settore riesce, forse, a realizzare in dieci. Quando questa azienda prova a coinvolgere altri competitor per provare a soddisfare la richiesta unendo le forze industriali, pur mantenendo l’identità di ogni produttore, emerge forte il nostro atavico individualismo che rende sempre difficile sviluppare azioni sinergiche tra aziende diverse. Questa semplice fotografia fa capire esattamente il tipo di interazione tra Italia e Cina e dove stanno limiti e opportunità. Forse nel caso delle caldaie industriali siamo ancora in tempo a superare i primi e a cogliere le seconde, sempre che i Cinesi ci “costringano” a farlo.

L’evento del 22 marzo 2019 è stato anche l’occasione per costruire un rapporto speciale proprio tra la Federazione Anima Confindustria e Sumec, colosso cinese della manifattura che rappresenta il settore di una serie di tecnologie meccaniche come un’associazione, con 35 filiali nel mondo, più di 18mila dipendenti e 35 siti industriali

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La Cina che importa Quali sono gli spazi di manovra per l’export italiano in Cina? L’elaborazione dell’Ufficio studi Anima, su dati Un Comtrade relativi all’import della Cina dall’Italia, riguarda i 5 settori più importanti della meccanica per l’accordo tra Anima, Sace e Sumec. Si tratta di caldareria, macchine edili, pompe, turbine e valvolame. I valori dell’import (colonne a sinistra) sono espressi in milioni di dollari.

TUTTI E 5 I SETTORI Considerando i settori della caldareria, macchine edili, pompe, turbine, valvolame, l’Italia è il sesto paese esportatore per la Cina. Il totale delle importazioni (delle tecnologie sopracitate) della Repubblica Popolare dalla nostra penisola si aggira intorno al 4,5% nel quinquennio 2013-2017, stando ai dati UN Comtrade. Sono due gli anni in cui la Cina ha importato oltre un miliardo di dollari dall’Italia: il 2014 e il 2017. 7.000 USA

6.000 5.000 4.000

Germany

3.000

Japan

2.000

France Rep. of Korea Italy United Kingdom

1.000 0 2013

2014

2015

2016

2017

CALDARERIA E PRESSURE EQUIPMENT Calano le importazioni cinesi della caldareria per molti paesi, mentre Svezia, Finlandia, Austria e soprattutto Corea crescono negli ultimi anni. In aumento nel 2013-14, la caldareria italiana cala leggermente fino al 2017.

200,00 Rep. of Korea

175,00 150,00 125,00

Japan Germany

USA

100,00 Other Asia, nes

75,00 50,00

Finland

25,00

France Denmark Sweden

0 2013

2014

2015

2016

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2017

Austria

Italy

United Kingdom


MACCHINE EDILI Rappresentano il settore italiano cresciuto maggiormente, in percentuale, negli ultimi anni: se nel 2013 occupava l’1,1% del totale delle importazioni cinesi del settore, nel 2017 si è arrivati a conquistare l’8,9% nel mercato import delle macchine edili. Tonfo degli Stai Uniti dal 2015, mentre la Germania rimbalza, diventando il primo paese di importazione dopo aver perso circa il 10% tra il 2013 e il 2015.

700,00 600,00 500,00 400,00 300,00

Germany

200,00 USA Italy Austria United Kingdom

100,00 0,0 2013

2014

2015

2016

Rep. of Korea Norway France Singapore

2017

POMPE POMPE

Si mantiene abbastanza costante l’importazione cinese delle pompe provenienti dall’Italia, così come per gli altri paesi esportatori. Si nota un calo nel 2015 per la maggior parte dei paesi a favore degli Stati Uniti, ma già nel 2017 lo scenario appare molto simile a quello pre-2015.

900,00 800,00 700,00

Germany

600,00

Japan

USA

500,00 400,00 300,00 Rep. of Korea 200,00

Italy Other Asia, nes France Switzerland United Kingdom

100,00 0,0 2013

2014

2015

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2016

2017


TURBINE Oltre la metà delle turbine proviene dagli Stati Uniti. Triplicate le importazioni dall’Italia, che guadagnano punti ogni anno: dall’1,0% del 2013, nel 2017 il 3,2% delle turbine importate in Cina sono italiane. Cala la Germania nel 2016 (valori inferiori all’Italia), che si riprende durante l’anno successivo.

USA

4.000,00 3.500,00 3.000,00 2.500,00 2.000,00 1.500,00

France

1.000,00 500,00

United Kingdom Germany Italy Japan

0,00 2013

2014

2015

2016

2017

VALVOLE E RUBINETTERIA VALVOLAME L’Italia rappresenta il quinto esportatore di valvolame in Cina, con una percentuale del 6,3% sul totale delle importazioni cinesi nell’arco 2013-2017. Come per le pompe, il 2015 coincide con una battuta d’arresto per molti paesi.

2.200,00 Germany

Japan

1.700,00

USA

1.200,00

700,00 Rep. of Korea Italy France

200,00

United

2013

2014

2015

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2016

2017


EXPORT&MERCATI

Il ruolo della dogana nei rapporti commerciali tra Ue e Cina Le due parti stanno lavorando per lo sviluppo di un partenariato commerciale strategico di Matilde Poidomani, Team Ricerca e sviluppo Easyfrontier

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N

elle ultime settimane, i rappresentanti del Governo cinese e dell’Unione europea, oltreché del Governo italiano, si sono incontrati più volte per discutere delle relazioni commerciali tra le parti. Il 9 aprile 2019, il primo ministro cinese Li Keqiang e i presidenti, rispettivamente, di Consiglio europeo e Commissione europea, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker, hanno partecipato al 21° vertice Ue-Cina voto all’elaborazione di un programma congiunto per lo sviluppo del partenariato strategico tra le due parti. Tra i tanti temi affrontati, il commercio è sicuramente uno dei più rilevanti. In particolare, Ue e Cina si sono impegnate a favore di un sistema commerciale disciplinato da regole condivise e di una riforma della Wto (World trade organization – Organizzazione mondiale del Commercio), di cui entrambe sono membri attivi.

Le relazioni commerciali tra Ue e Cina sono già disciplinate dal Gatt (General agreement on tariffs and trade, 1994), l’accordo alla base del Wto

La membership comune alla Wto garantisce, già oggi, che le relazioni commerciali tra Ue e Cina – così come con gli altri stati aderenti – siano disciplinate e conformi all’accordo che sta alla base della Wto, il Gatt (General agreement on tariffs and trade, 1994), il quale detta regole generali volte ad assicurare, pur non violando la sovranità degli Stati, pratiche commerciali leali e non discriminatorie. Uno dei risultati del Gatt è l’applicazione della clausola Mfn – Most favoured nation (nazione più favorita) nella determinazione dei dazi all’importazione in ciascun paese. Ciascun membro della Wto deve garantire l’imposizione delle stesse tariffe doganali all’importazione nel proprio territorio a tutti gli altri membri, non potendo stabilire aliquote diverse per prodotti proveniente da diversi Stati. Ciò non vale nei confronti dei Paesi che non sono parte della Wto: ciascuno dei membri è libero di praticare dazi diversi dalle tariffe Mfn nei confronti di tali paesi. Nella Figura 1, è riportato un estratto del Market access database (Madb) che riporta le aliquote dei dazi per talune pompe per liquidi della Voce doganale (Vd) 8413;

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Nonostante il Gatt vincoli gli stati membri ad attuare politiche e pratiche commerciali nel rispetto del principio di libera e leale concorrenza, talvolta tale obbligo non è osservato sotto la colonna “Mfn”, sono riportati i dazi applicati ai paesi membri Wto, mentre sotto la colonna “Gen” sono indicati i dazi applicati ai prodotti dei paesi non facenti parti della Wto. Nonostante il Gatt vincoli gli stati membri ad attuare politiche e pratiche commerciali nel rispetto del principio di libera e leale concorrenza, talvolta tale obbligo non è osservato. Negli ultimi tempi, è stato spesso constatato che operatori cinesi violassero tale principio, per esempio attuando pratiche di dumping, ossia praticando prezzi nettamente inferiori a quelli di mercato e causando distorsioni nel mercato internazionale. Il Gatt prevede, in deroga alla clausola Mfn, che gli stati membri possano attuare specifiche misure per “corregCODE 8413

8413.11 8413.19 8413.20 8413.30 8413.30.21 8413.30.29 8413.30.30 8413.30.90 8413.40

gere” tali distorsioni: all’inizio del 2018, per esempio, l’Unione europea ha imposto dazi antidumping sui tubi di acciaio prodotti da alcune compagnie cinesi (Regolamento di esecuzione 2018/186), che vanno a sommarsi, al momento dell’importazione in Ue, ai dazi Mfn previsti per tali prodotti. La Cina è protagonista della “guerra dei dazi” intrapresa dagli Stati Uniti, che ha, in parte, colpito anche l’Unione europea. Come noto, l’amministrazione americana ha imposto una serie di dazi aggiuntivi su specifiche categorie di prodotti di origine cinese, tra cui si annoverano diverse linee tariffarie del Capitolo 84. È opportuno specificare che i dazi aggiuntivi statunitensi si applicano su prodotti di origine non preferenziale cinese a prescindere dalla loro provenienza fisica: un prodotto di origine cinese importato in Italia che qui non subisce alcuna lavorazione che ne modifichi l’origine sarà soggetto al dazio addizionale in Usa anche se proveniente dall’Italia. La Cina e l’Ue sono, inoltre, membri della Wco – World customs organization (l’Organizzazione mondiale delle Dogane) e sono entrambi segnatari della Revised Kyoto convention (1999), firmata in sede Wco, con lo scopo di armonizzare e semplificare le procedure doganali. La Revised Kyoto convention detta i principi generali che vengono recepiti e integrati dalle legislazioni doganali dei Paesi membri. Ciò implica che un medesimo istituto trattato dalla Convenzione, quale il valore in dogana, è disciplinato allo stesso modo in Ue e in Cina, seppur nor-

PRODUCT DESCRIPTION Pumps for liquids, whether or not fitted with a measuring device; liquid elevators: - Pumps fitted or designed to be fitted with a measuring device: - - Pumps for dispensing fuel or lubricants, of the type used in filling stations or in garages - - Other - Handpumps, other than those of subheading 8413.11 or 8413.19 - Fuel, lubricating or cooling medium pumps for internal combustion piston engines: - - Fuel pumps: - - - For engines of an output of 132.39 kW (180 hp) or more - - - Other - - Lubrication pumps - - Other - Concrete pumps

Figura 1. Estratto Market Access Database per la VD 8413.

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GEN

MFN

30%

6%

30%

6%

30%

10%

30% 30% 30% 30% 30%

3% 3% 3% 3% 8%


Tra i membri della World customs organization Ue e Cina, entrambi segnatari della Revised Kyoto convention (1999), firmata in sede Wco, con lo scopo di armonizzare e semplificare le procedure doganali mato nel dettaglio indipendentemente da ciascun Paese. Tra i temi trattati dalla Revised Kyoto convention, uno dei più importanti è senz’altro quello dei regimi doganali. Infatti, è proprio la Convenzione che stabilisce le regole generali e fornisce la cornice giuridica all’interno della quale i Paesi della Wco si muovono per disciplinare, con la normativa nazionale, tali regimi. Pertanto, la Cina adotta e applica gli stessi regimi e le stesse procedure doganali che sono previste dalla normativa doganale unionale. Di particolare importanza per le imprese unionali e italiane sono le opportunità date dalle free trade zone (Ftz), che permettono di assoggettare la merce ad uno specifico regime doganale (la zona franca) e all’interno delle quali società straniere possono intraprendere attività economiche a condizioni più vantaggiose. Negli, ultimi anni, la Cina ha investito molto nella costituzione sul proprio territorio di Ftz – la prima delle quali è stata fondata a Shanghai (Shanghai free trade zone) nel 2013 – al fine di dare impulso all’apertura del mercato nazionale a investitori esteri. Imprese straniere, che normalmente non riuscirebbero a competere sul mercato cinese, possono decidere di stabilirsi all’interno di una Ftz: in tal modo, esse avrebbero la possibilità di produrre, stoccare e movimentare le merci, mantenendole prossime al mercato cinese e a quello del Far East, senza dover pagare dazi all’importazione, beneficiando di procedure doganali facilitate e di vantaggi economici, quali tassazione agevolata e costi del lavoro contenuti. Analogamente all’Unione europea, anche la Cina ha con-

cluso diversi accordi di libero scambio con Paesi terzi. Tra questi, i più importanti sono gli accordi con Australia, Corea, Svizzera e Asean (Brunei, Myanmar, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Filippine, Singapore, Vietnam e Tailandia). È in corso di negoziazione, poi, un accordo regionale comprensivo tra gli stati dell’Asean e i sei Paesi dell’Asia-Pacifico (Australia, Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Nuova Zelanda) con cui l’Asean ha già concluso accordi bilaterali. La proposta di accordo prende il nome di Regional comprehensive economic partnership (Rcep) e potrebbe essere firmata entro la fine del 2019. Seppur gli operatori unionali non possano beneficiare direttamente degli accordi di libero scambio conclusi dalla Cina, i prodotti importati in Cina dall’Ue, se sottoposti a lavorazioni sufficienti (in Cina), potrebbero ottenere l’origine preferenziale Cina e godere di trattamento preferenziale all’importazione nei Paesi accordisti. Infine, è opportuno segnalare che dal novembre 2015 è in vigore, tra Ue e Cina, un accordo di mutuo riconoscimento (mutual recognition agreement – Mra) dei rispettivi programmi di compliance doganale e commerciale: l’Aeo (Authorized economic operator), in Ue, e il Measures on classified management of enterprises (Mcme), in Cina. Tale accordo garantisce agli operatori qualificati di godere, nell’altra parte, degli stessi benefici e dello stesso trattamento riservati agli operatori nazionali autorizzati/certificati: un Aeo autorizzato in Italia godrà, in Cina, degli stessi vantaggi garantiti agli operatori cinesi che sono parte del programma Mcme e viceversa. Il progetto Dogana Facile Anima è a disposizione delle imprese per supporto nell’ambito delle tematiche doganali.

I prodotti importati in Cina dall’Ue, se sottoposti a lavorazioni sufficienti (in Cina), potrebbero ottenere l’origine preferenziale Cina e godere di trattamento preferenziale all’importazione nei Paesi interni all’accordo Rcep, non ancora firmato

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Intervista a Aldo Iaquinta, presidente e fondatore della Aim Underwriting Agency Sempre più spesso i manager in posizione dirigenziale, e i membri dei Consigli d’amministrazione e Collegi sindacali vengono chiamati a rispondere con il proprio patrimonio a eventuali richieste di risarcimento danni indirizzate alle aziende di appartenenza

Copertura del rischio manageriale: quando i “rischi del mestiere” sono troppo alti per rimetterci di tasca propria D

alle 13 richieste di risarcimento del 2000 si è passati alle 1.700 del 2014, e il dato è in ulteriore aumento. Stiamo parlando di rischio manageriale e copertura assicurativa D&O (dall’inglese Directors & Officers). Sempre più spesso, infatti, i manager in posizione dirigenziale e i membri dei Consigli d’amministrazione e Collegi sindacali vengono chiamati a rispondere con il proprio patrimonio a eventuali richieste di risarcimento danni indirizzate alle aziende di appartenenza. Negli ultimi tre anni circa il 30% delle aziende ha denunciato un sinistro D&O.

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milioni di euro

Premi lordi in Italia 300 250 200 150 100 50 0

2012

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Occorre però segnalare che nelle aule di tribunale da sempre si amministrano cause civili e penali contro i manager. Il basso numero di sinistri registrati in Italia nel tempo non è indice di un numero basso di procedimenti giudiziari intentati contro di loro, ma riflette piuttosto la scarsa diffusione della polizza. I settori che fanno ricorso maggiormente alla copertura sono il manifatturiero (89%), il bancario/finanziario (60%), il settore del wholesale e retail (59%), il business services (58%), quello relativo alle costruzioni (56%) e l’alimentare (42%). Per approfondire l’argomento abbiamo chiesto il supporto di Aldo Iaquinta, presidente e fondatore della Aim Underwriting Agency, una società di soluzioni assicurative D&O. Da dove nasce questa esigenza? «Il contesto giuridico attuale rende più rischioso l’esercizio delle funzioni manageriali». Infatti, i manager in posizione dirigenziale, i membri dei Consigli d’amministrazione e Collegi sindacali sono chiamati a rispondere illimitatamente e con il loro patrimonio personale per la violazione degli obblighi, ossia per la colposa inosservanza dei doveri loro imposti dalla legge e dall’atto costitutivo delle società in cui operano. La riforma del diritto societario ha introdotto inoltre nuove categorie di rischio e rinnovato le responsabilità degli organi di gestione, proporzionalmente all’aumentata sfera dei poteri esercitati.

2020

«Da prodotto di nicchia, ha raggiunto i 240 milioni di premi lordi nel 2016 e si stima arriveranno a 255 milioni di euro nel 2020. Anche se si avverte una sensibilità crescente da parte delle aziende – prosegue Aldo Iaquinta – come dimostrano i dati di diffusione della polizza, manca però ancora una reale consapevolezza da parte degli amministratori sui rischi in cui possono incorrere, dai danni al loro patrimonio personale a quelli relativi alla reputazione e alla professionalità dei manager stessi, fino alle ricadute sul business e sull’immagine dell’azienda».

Cosa protegge la polizza D&O? È un’assicurazione che tiene indenni gli amministratori, i sindaci, i direttori generali, i dirigenti in conseguenza di richieste di risarcimento per danni, esclusivamente di natura patrimoniale, avanzate da terzi in seguito a un comportamento colposo durante l’assolvimento dell’incarico. Aldo Iaquinta spiega che «generalmente è una copertura di tipo collettivo, con la quale vengono (automaticamente e contemporaneamente) assicurati con un unico contratto tutti i soggetti appartenenti alle posizioni apicali della società. Gli assicurati ottengono così una copertura idonea a proteggere il proprio patrimonio personale». È dunque possibile «l’assicurazione del rischio indi-

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L’offerta di strumenti di protezione rappresenta un fattore di mitigazione. Il mercato è tuttavia molto selettivo perché riservato a operatori specializzati. viduale, che consente all’assicurato di procurarsi una protezione che non sia intaccata dalle concorrenti responsabilità di altri soggetti – ovvero una copertura che sia disciplinata da speciali condizioni contrattuali che attengono alla propria particolare carica».

Che tipo di risarcimento D&O è maggiormente richiesto? «I sinistri più ricorrenti per i quali sono chiamati in causa i manager sono liquidazioni, fallimenti e altre procedure concorsuali, a cui fanno seguito i procedimenti penali come le violazioni in materia di sicurezza e prevenzione sui luoghi di lavoro e i reati in materia ambientale. Ricorrenti anche i procedimenti dell’autorità di vigilanza e relativi a reati fiscali e tributari».

Come si valuta il rischio? Occorre effettuare un’analisi pre-contrattuale approfondita. Per esempio, spiega Iaquinta, «Aim stima la valutazione del rischio in fase di quotazione del premio. Generalmente comporta la raccolta di un questionario preliminare che consente di ottenere la fotografia dell’organizzazione societaria, divisa per: settore di attività; presenza sul mercato; operazioni straordinarie; composizione del gruppo; assetti proprietari; esponenti aziendali; precedenti assicurativi; sinistri occorsi. Fondamentale, infine, la conoscenza dei bilanci societari». Superato il test di “assicurabilità”, la determinazione del premio è effettuata tenendo conto dei parametri specificamente riferibili alla società, ma anche al più generale settore di attività e non per ultimo al livello del massimale richiesto.

Chi può promuovere un’azione nei confronti degli assicurati? Si tratta di un ampio numero di soggetti: gli azionisti, i dipendenti, i concorrenti, l’autorità di vigilanza, i creditori, la Corte dei Conti, le associazioni di consumatori etc.

Parliamo dei possibili sinistri

Cosa occorre tenere in considerazione se si stipula una polizza D&O? Secondo Aldo Iaquinta «occorre evitare di cadere nell’errore di acquistare polizze non conformi o non sufficientemente estese ai rischi che una data attività imprenditoriale comporta. Per questo è determinante la fase iniziale di mappatura e individuazione del rischio». Ad esempio, per quanto riguarda i procedimenti penali di amministratori e sindaci, bisogna accertarsi che la polizza copra non solo i costi di difesa, ma anche quelli di investigazione, necessari per effettuare delle eventuali perizie. La polizza andrebbe dunque modulata a seconda della tipologia dell’azienda, ma allo stato attuale dovrebbe anche offrire un più elevato livello di copertura sia per le persone assicurate, sia per la Società, relativamente a tutti i rischi emergenti legati alle modifiche legislative, dal Gdpr alla Tutela legale per la Legge 231 fino alla Responsabilità ambientale. «Da sottolineare che la polizza prevede ulteriori estensioni di copertura, da valutare a seconda delle necessità del cliente, quali per esempio l’inclusione delle società controllate e partecipate, dei costi di difesa legale, delle spese di pubblicità e della retroattività illimitata. Importante è sottolineare la deducibilità fiscale della polizza».

«Si parla di assicurazione D&O soprattutto quando crisi o scandali aziendali vengono portati alla ribalta della cronaca dai media, ma i rischi e le relative tutele devono essere argomento di serio e continuativo dibattito, costantemente a confronto con il controllo di gestione e il settore legale delle società. L’elenco dei sinistri – prosegue Iaquinta – è vasto e annovera diverse fattispecie quali per esempio le perdite conseguenti a dichiarazioni inesatte, negligenze o inadempienze ai doveri connessi alla qualità di amministratore, falsi in bilancio, operazioni straordinarie, errori o omissioni, conflitto di interesse, eccessivo indebitamento. Tale elenco comprende per la maggior parte dei sinistri giudiziali». s.g.

I manager sono principalmente chiamati in causa per liquidazioni, fallimenti e altre procedure concorsuali, violazioni in materia di sicurezza, prevenzione sui luoghi di lavoro e reati in materia ambientale. Inoltre, reati fiscali e tributari

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Dalmec a world of handling solutions Manipolatori Industriali

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Industrial Manipulators


EFFICIEN ENER l’industria meccanica 720 | 64


ZA & RGIA 65 | APRILE MAGGIO 2019


EFFICIENZA&ENERGIA

Il clima è un climax? Inquinamento, siccità, alluvioni: cresce l’intensità dei disastri ambientali. Ci sono tecnologie che rispondano a tono all’emergenza? Le imprese italiane e le Istituzioni sono al lavoro per gli obiettivi comunitari. di Laura Aldorisio

«S

iamo sull’orlo di una crisi climatica planetaria per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello globale». È l’allarme, che suona da invito, del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. È il 12 marzo e il capo dello Stato visita le terre venete colpite duramente dal maltempo lo scorso autunno. Ambiente, clima, futuro sono le tre grandi priorità che chiamano in causa cambiamenti «a livello globale». A inizio marzo a Nairobi è stata convocata l’assemblea delle Nazioni Unite sull’ambiente focalizzata sul ruolo dell’innovazione nelle scelte di produzione e di consumo. Ci sono anche iniziative dei singoli che stanno

Decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, maggiore ricerca, innovazione e competitività sono i traguardi da raggiungere entro il 2030 muovendo le coscienze mondiali. “Fridays for future”, ad esempio, è il movimento per la lotta ai cambiamenti climatici fondato dalla studentessa svedese Greta Thunberg, candidata al premio Nobel per la pace. Ma ci sono anche iniziative nate dalle imprese che possono generare le possibili soluzioni. È evidente che non esista una via d’uscita unica e valida per tutte le situazioni.

Obiettivi per il 2030 A inizio gennaio il ministero dello Sviluppo economico ha inviato alla Commissione europea la proposta di Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), piano con cui il nostro Paese dichiara come intenda raggiungere gli obiettivi 2020-2030-2050. Decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, maggiore ricerca, innovazione e competitività sono i traguardi da non mancare. Ma con quali tecnologie? Assotermica stessa raggruppa al suo interno imprese che producono soluzioni molto diversificate, che possono ridurre i consumi, tagliare le emissioni così come sfruttare i nuovi combustibili green. I sistemi ibridi, ad esempio, sono tecnologie che vogliono raccogliere la sfida climatica e contribuire a una svolta. Un approccio di sistema di tecnologie, inoltre, favorisce anche il giusto approccio legislativo perché, al contrario, un unico punto di vista farebbe scrivere leggi miopi. Gli imprenditori italiani, che progettano e costruiscono le tecnologie per il riscaldamento e per il freddo, sanno che è il momento di rendere esecutive le linee di indirizzo.

Nuove proposte emerse Sono tre i binari di azione. Si lavora su incentivi e proposte di sensibilizzazione a partire dalla riqualificazione dell’esistente. La proposta di Assotermica riguarda i prodotti obsoleti che riscaldano le case italiane. Sull’esempio dell’etichettatura energetica dei nuovi elettrodomestici, che indica il grado di efficienza energetica, l’associazione propone un’etichetta valutativa della

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Ci sono tre binari di azione: incentivi e proposte di sensibilizzazione a partire dalla riqualificazione dell’esistente, controllo di mercato, o una restituzione dell’investimento performance energetica da applicare alle caldaie già installate. È un’iniziativa che consente al cittadino di conoscere la classe di appartenenza del prodotto così da poter compiere la scelta giusta: investire in un nuovo acquisto, recuperabile in parte anche con le detrazioni, e nel tempo risparmiare in bolletta o valutare il mantenimento dell’esistente. Sostituire gli apparecchi obsoleti con impianti nuovi e meno inquinanti sarebbe risolutivo fino a ridurre del 56% le emissioni attuali e anticiperebbe l’aggiornamento delle direttive europee sui limiti inquinanti di questi apparecchi. Il secondo tema è il controllo di mercato: le regole possono essere rigide, ma senza controllo viene danneggiato chi ha investito e chi è in regola. Il protocollo di sorveglianza è un’iniziativa volontaria delle aziende per il monitoraggio delle caldaie immesse sul mercato nazionale ai sensi dei regolamenti di etichettatura energetica e di Eco-design. Il progetto vede il coinvolgimento di Enea. Valorizzare il protocollo è un segno di maturità del settore che vuole chiarire alcune zone grigie della legislazione sia a livello nazionale sia europeo. Il protocollo è il primo caso in Europa e sta facendo scuola. E, infine, la qualità dell’aria: le grosse città stanno ampliando le ztl ma si deve lavorare sulle caldaie inefficienti. Il comune di Milano, ad esempio, ha definito un bando per la sostituzione delle grosse caldaie a gasolio. Il caso potrebbe fare scuola, ma ad oggi, purtroppo, non esiste ancora un catasto delle caldaie a livello nazionale, cosa che sarebbe invece utile per una visione uniforme in tutto il Paese. Infine, a livello federativo Anima ha richiesto un’audizione alla Camera dei deputati, in particolare alla Commissione Attività produttive nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al Piano nazionale Energia e Clima per il 2030. Tra le proposte emerse si è sottolineato in particolare come l’Italia domini il mercato degli apparecchi ibridi che le istituzioni hanno scelto di incentivare, ad esempio con l’Ecobonus. Si auspica una restituzione dell’investimento con una rata iniziale

che potrebbe corrispondere al 22% di Iva, senza attendere il rientro dell’investimento nel corso dei dieci anni successivi. Preservare l’ambiente e il clima non è solo un obiettivo morale, ma una fetta di mercato molto appetibile a cui puntare. La Germania è arrivata circa al 34% di produzione elettrica da fonti rinnovabili con un surplus mostruoso. Ma c’è un problema legato all’energia elettrica: non si può stoccarla come altre forme di energia. Una delle nuove frontiere sarà convertire l’energia elettrica in idrogeno. In campo, quindi, rimangono rilevanti interessi economici.

Preservare l’ambiente e il clima non è solo un obiettivo morale, ma può rappresentare una fetta di mercato molto appetibile a cui puntare MCE in THE CITy: Anima e le sue associazioni per Mce in the City 2019 - nell’ambito della Settimana Energie Sostenibili del Comune di Milano (18-24 marzo) - hanno organizzato un’iniziativa speciale rivolta a operatori professionali, amministratori di condominio, amministrazioni comunali, cittadini. Sono stati presentati gli strumenti di efficientamento disponibili per gli edifici pubblici e privati, che, attraverso l’utilizzo di tecnologie innovative, garantiscono sostenibilità e risparmio.

Watertech day ANIMA: Anima Confindustria, in collaborazione con Fondazione Univerde, lo scorso 28 marzo in Senato, ha promosso un confronto sull’evoluzione dello scenario normativo per il settore idrico. Anima tutela le imprese che producono apparecchi e strumenti che servono al trasporto, alla regolazione, al trattamento e infine alla misura dell’acqua. Anima è protagonista del processo normativo sulle tecnologie necessarie all’efficienza del ciclo idrico, in tutte le sue parti: le discipline fondamentali sono la direttiva sull’acqua potabile, il decreto 174/2004 e le norme di metrologie legale per la misura.

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EFFICIENZA&ENERGIA

Valvole e Direttiva macchine, il matrimonio non s’ha da fare Le valvole sono da considerare macchine? Un dibattito senza fine. In mezzo ci sono due direttive. E le interpretazioni di Ceir e Commissione europea

di Paolo Gianoglio, Icim

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All’inizio le valvole sono state considerate al di fuori del campo di applicazione della Direttiva macchine, fino al 2014, quando alcuni costruttori hanno ricevuto le prime richieste di applicazione della Direttiva

S

ono ormai oltre 4 anni che in Europa si discute l’applicazione della Direttiva macchine al settore delle valvole. Il dibattito, sollecitato inizialmente dalla Germania, non ha finora portato a una conclusione condivisa, con evidenti incertezze per costruttori e utilizzatori. La considerazione a favore dell’applicabilità è costituita dalla definizione di macchina contenuta nell’articolo 2 comma a della Direttiva 2006/42/ CE. Secondo tale definizione la macchina è un “insieme equipaggiato o destinato a essere equipaggiato di un sistema di azionamento diverso dalla forza umana o animale diretta, composto di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidamente per un’applicazione ben determinata”. Pertanto, la tesi sostenuta da alcuni paesi è che tutte le valvole attuate o destinate a essere attuate sarebbero macchine, e quindi soggette alla Direttiva macchine. Il parere espresso dal Ceir, l’associazione europea dei costruttori di valvole a cui anche Avr aderisce, parte invece dalla medesima definizione di macchina per sviluppare una più attenta valutazione, le cui conclusioni sono a parere di chi scrive più coerenti con alcuni principi generali che riguardano l’applicazione delle Direttive europee. L’elemento “formale” da cui prendono origine le considerazioni del Ceir riguarda il fatto che, salvo casi parti-

colari, non sussiste per le valvole l’elemento fondante della “applicazione ben determinata”. Non solo: poiché le valvole non sono necessariamente destinate all’utilizzo all’interno di macchine, ma possono essere invece utilizzate all’interno di un sistema di trasporto fluidi (piping), o di un recipiente in pressione o di una caldaia, manca il presupposto per considerare la valvola attuata come “quasi macchina”. La posizione del Ceir tra Direttiva Ped e Direttiva macchine Ma sono a nostro avviso più interessanti le considerazioni “di sostanza” sostenute con forza dal Ceir. Fin dall’inizio le valvole sono state considerate al di fuori del campo di applicazione della Direttiva macchine; fino al 2014, quando alcuni costruttori hanno ricevuto le prime richieste di applicazione della Direttiva macchine, con conseguenti distorsioni del mercato. Per quasi 20 anni il mercato si è regolato a livello europeo applicando la Direttiva Ped, e senza

che venissero rilevati particolari incidenti connessi a una errata valutazione del rischio. È necessario considerare che nella maggioranza dei casi le parti mobili della valvola non sono accessibili quando la valvola è installata, e che pertanto il maggior rischio preso in esame dalla Direttiva macchine è intrinsecamente gestito. La posizione del Ceir prosegue ricordando che la “Guida blu all’attuazione della normativa Ue sui prodotti 2016” al par. 2.6 tratta la questione dei prodotti a cui possono essere applicate diverse direttive: “Lo stesso prodotto, rischio o impatto può essere coperto da due o più atti di armonizzazione. In tal caso il problema della sovrapposizione può essere risolto privilegiando l’atto di armonizzazione dell’Unione più specifico. A tal fine è di solito necessaria un’analisi dei rischi del prodotto, o talvolta un’analisi della sua destinazione, che determina quale sia la legislazione applicabile. Nello specificare i rischi connessi a un prodotto, il fabbricante può ricorrere alle pertinenti norme armonizzate applicabili al prodotto in questione”. La Direttiva macchine è ancora più specifica in tal senso, poiché all’articolo 3 recita: “quando per una macchina i pericoli citati all’allegato I sono interamente o parzialmente oggetto in modo più specifico di altre direttive comunitarie, la presente direttiva non si applica o cessa di es-

Per quasi 20 anni il mercato si è regolato a livello europeo applicando la Direttiva Ped. Secondo il Ceir, l’atto di armonizzazione più specifico per le valvole è proprio questa Direttiva, ma escluderebbe 3 prodotti su 4 nel settore delle valvole

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I costruttori dovranno effettuare una corretta analisi dei rischi, prendendo in esame i requisiti essenziali della Direttiva macchine quando la situazione lo richieda, ma senza dichiarare la conformità del prodotto alla direttiva sere applicata a tale macchina e per tali pericoli dalla data di attuazione di tali altre direttive”. Secondo il Ceir, l’atto di armonizzazione più specifico per le valvole è la Direttiva Ped. Vi è anzi il timore che l’applicazione della Direttiva macchine escluda la maggior parte delle valvole, per effetto delle specifiche esclusioni riportate dalla medesima Direttiva Ped all’articolo 1, con gravi ripercussioni sul mercato in termini di sicurezza. L’articolo 1 esclude infatti: f) le attrezzature appartenenti al massimo alla categoria I a norma dell’articolo 13 della presente direttiva e contemplate da una delle seguenti direttive: i) direttiva 2006/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio L’analisi condotta dal Ceir dimostra come questa esclusione riguarderebbe 3 prodotti su 4 nel settore delle valvole, molti dei quali potenzialmente critici per i rischi connessi all’utilizzo in pressione. L’esclusione autorizzerebbe i produttori (non solo europei) a non utilizzare le norme armonizzate Ped, a evitare determinati controlli in fase di produzione, a non eseguire test in pressione. Diverse interpretazioni, manca il pieno consenso Icim, organismo notificato sia per la Direttiva macchine che per la Direttiva Ped, ritiene che la posizione Ceir

risulti maggiormente equilibrata rispetto ad altre posizioni sottoposte al Machinery Working Group di Bruxelles, coordinato dalla Commissione europea e al quale partecipano i rappresenti delle autorità nazionali (per l’Italia, il ministero dello Sviluppo economico). Purtroppo, al momento tale posizione non ha ancora trovato un pieno consenso, e forse la situazione potrà essere definitivamente risolta solo nella prossima revisione della Direttiva macchine, per la quale lo scorso gennaio la Commissione europea ha lanciato un primo documento per valutare i possibili impatti, e che potrebbe portare a una nuova direttiva (o regolamento) entro la fine del 2021. Lo scopo della revisione è principalmente quello di prendere in esame i nuovi scenari, in termini di modificazione della valutazione dei rischi, a seguito della digitalizzazione delle macchine. È tuttavia previsto che una corretta ridefinizione del campo di applicazione possa portare una riduzione dei costi per le imprese, in particolare per le Pmi.

In attesa di questa ridefinizione, e in assenza di decisioni definitive del Machinery Working Group, la posizione del Ceir soddisfa a nostro avviso l’aspetto formale, ma ancora di più l’aspetto sostanziale della valutazione di conformità delle valvole. La direttiva di riferimento resta la Ped, in analogia con il corpo normativo applicato anche in altri contesti extra-europei (come ad esempio l’Asme), mentre solo in casi specifici e particolari può essere applicabile la Direttiva macchine. Per quanto concerne i requisiti connessi agli organi in movimento delle valvole e degli attuatori, i costruttori dovranno effettuare una corretta analisi dei rischi, eventualmente prendendo in esame i requisiti essenziali della Direttiva macchine quando la situazione lo richieda, ma senza dichiarare la conformità del prodotto a questa direttiva. Nel frattempo, è innegabile che anche per il settore delle valvole la digitalizzazione introduca nuove opportunità per la precisione del controllo e per la sicurezza, ma anche nuovi rischi, non ultimo quello della protezione delle valvole connesse da potenziali cyber-attacchi. Sarebbe quindi auspicabile che, anziché introdurre nuovi obblighi per l’applicazione di una direttiva sostanzialmente estranea ai rischi del settore, la Commissione europea incentivasse la riflessione sulle tematiche emergenti, per rendere sempre più sicuro e competitivo il mercato europeo del settore valvole.

La Commissione europea ha lanciato lo scorso gennaio un primo documento per valutare i possibili impatti, e che potrebbe portare a una nuova direttiva entro la fine del 2021

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I

Le valvole parlano italiano (e viaggiano all’estero) I dati presentati a Ivs 2019: quasi un terzo di tutte le valvole industriali prodotte in Europa è made in Italy

dati dell’Osservatorio Confindustria Bergamo-Prometeia “The oil & gas valve industry in Italy” riconfermano il settore delle valvole tra le eccellenze italiane: 1278 imprese, 8.4 miliardi di euro di fatturato complessivo e 27.850 addetti impiegati. In Europa, nessuno come l’Italia. La manifestazione che raduna stakeholders e vari player del settore è Ivs - Industrial Valve Summit, il più importante evento internazionale dedicato alle tecnologie delle valvole industriali e alle soluzioni di flow control ormai alla sua terza edizione, quest’anno a Bergamo il 22 e 23 maggio. Sempre secondo i dati dell’Osservatorio – presentato all’apertura della fiera – le valvole destinate al mondo Oil&Gas generano un fatturato complessivo di 3,2 miliardi di euro e impiegano circa 10.000 addetti; il totale della produzione Ue28 del settore non raggiunge i 9 miliardi di fatturato. Le 290 imprese (di cui il 94% Pmi) che costituiscono l’industria italiana delle valvole per Oil&Gas rappresentano una delle “eccellenze nascoste” del made in Italy, il cui contributo è paragonabile a quello garantito da altri settori più noti come ad esempio la maglieria, gli alcolici o il biomedicale. Inoltre, con una quota di fatturato estero pari al 90% il comparto ha numeri da primato anche per l’export e le imprese italiane produttrici di valvole per l’Oil&Gas si confermano un’eccellenza anche su scala europea: in base agli ultimi dati disponibili, quasi un terzo di tutte le valvole industriali prodotte in Europa è made in Italy. E il 90% della produzione nazionale del comparto avviene nel raggio di 100 km da Bergamo. «È stato investito molto sulla conoscenza di questo settore e delle sue complesse dinamiche di mercato – ha affermato il vice presidente di Confindustria Bergamo Alberto Paccanelli – e oggi Ivs non è solo un’iniziativa pensata per i produttori delle valvole e dei vari componenti. A Bergamo i grandi player internazionali dell’Oil&Gas possono trovare un’ampia gamma di fornitori: piping, scambiatori di calore, pressure vessels, fittings, costruzioni speciali, lavorazioni, macchinari ed engineering». Alla manifestazione hanno partecipato 250 aziende che hanno richiamato oltre 10.000 visitatori alla Fiera di Bergamo, circa il 20% in più delle 8000 presenze registrate nel 2017. L’edizione 2019 di Ivs - Industrial Valve Summit è stata caratterizzata da un aumento dell’internazionalizzazione degli espositori e dallo standing delle delegazioni della collettiva Anima/Ice provenienti da Algeria, Angola, Azerbaigian, Corea del Sud, Egitto, Ghana, Indonesia, Libano, Malesia, Myanmar, Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi. s.g.

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LOGISTICA&MOVIMENTAZIONE

Manutenzione funi: basta incomprensioni sul metodo Mrt L’innovazione introdotta dalla norma ISO 4309, a dicembre 2017, riguarda l’introduzione del Magnetic rope test quale test di controllo non distruttivo dello stato di salute delle funi per apparecchi di sollevamento. In questo modo, è stato messo a protocollo un metodo complementare, rispetto ad altri strumenti diagnostici già esistenti, e non obbligatorio per l’ispezione interna delle funi di Michele Strozzi

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Il Magnetic rope test è usato dal tecnico manutentore come ausilio a ispezione visiva o apertura meccanica Cosa dice la norma La norma ISO 4309 chiarisce subito, in riferimento al Mrt, che “…il test costituisce un contributo per l’ispezione interna delle funi, ovvero uno strumento complementare rispetto ad altri strumenti diagnostici già disponibili”. Il termine complementare, che ricorre spesso all’interno della norma, compare anche in quest’altro passaggio: “il Mrt è complementare ai controlli visivi, eseguiti da persona competente”. Ciò significa che il metodo Mrt, da solo, non permette al tecnico manutentore di valutare lo stato della fune, quindi, deve necessariamente essere affiancato da altri metodi come per esempio quello visivo. Proprio su questo punto Aisem, l’associazione italiana sistemi di sollevamento, elevazione e movimentazione aderente ad Anima Confindustria, attraverso il position paper di febbraio 2018, dichiara che “La norma tecnica ISO 4309 […] ribadisce l’importanza della professionalità, competenza e discrezionalità di giudizio delle persone, che si devono assumere e si assumono la responsabilità di valutare i rischi relativi all’uso di una macchina di sollevamento che utilizza funi”.

La centralità del tecnico manutentore Sul termine “discrezionalità” impiegato da Aisem nel documento, tuttavia, è stata fatta non poca polemica per cui chiediamo chiarimenti a Maurizio Tansini, capogruppo della sezione sollevamento di Aisem, e a Matteo Frigo, entrambi di Konecranes Italia. «Gli apparecchi di sollevamento – dice Maurizio Tansini – sono soggetti a una disciplina come molti altri apparecchi industriali, per cui, chiunque ci metta le mani deve essere una persona che abbia competenze, conoscenze strumenti ed esperienza specifici. Quando parliamo di un tecnico manutentore, in questo ambito, dobbiamo pensare a

un ispettore specializzato che deve avere una specifica formazione e che, quindi, ha la piena responsabilità di quello che fa utilizzando gli strumenti normativi». Matteo Frigo spiega che: «nella norma, i criteri di scarto, oltre i quali le funi devono essere sostituite, non sono assolutamente discrezionali perché ci sono valori di riferimento numerici oggettivi. La discrezionalità è nella scelta di quali tipologie di controlli adottare per un certo tipo di fune o di applicazione. Ci sono dei casi in cui il controllo di per sé costerebbe di più della sostituzione della fune, per cui sovente il manutentore sceglie la seconda opzione». Sostenere, dunque, che il metodo Mrt sia stato inserito nella norma come strumento di valutazione che fornisca evidenze incontestabili a differenza degli altri metodi presenti sul mercato che, invece, sono discrezionali, è sia sbagliato che fuorviante. Il metodo Mrt, tra l’altro, non è fisicamente applicabile in tutti i punti della fune, a volte proprio nei tratti dove è maggiore il rischio di rottura. In ogni caso la centralità del tecnico manutentore rimane intatta come ribadisce Matteo Frigo: «la lettura dei dati forniti da uno strumento deve essere comunque eseguita da una persona competente, quindi, la competenza del manutentore che deve valutare la condizione della fune è requisito essenziale anche per la norma».

La norma parla chiaro Anche Uni è intervenuta sulla questione all’interno del convegno, organizzato insieme ad Aisem e Anima, “Funi per apparecchi di sollevamento. Giornata di approfondimento sulle norme UNI EN 13001-2-3 e UNI ISO 4309” tenutosi lo scorso 6 marzo. Roberto Cianotti, Presidente Commissione UNI CT 005 “Apparecchi di sollevamento e relativi accessori” fa una chiosa introduttiva sul ruolo e il rispetto delle norme tecniche: «L’applicazione delle norme En, cioè quelle armonizzate, fatte su mandato della Commissione al Cen (Comitato europeo di normalizzazione, NdR) danno la presunzione di conformità ai requisiti di una direttiva, quindi, un costruttore non può essere confutato da parte di uno Stato se ha rispettato quella norma. Tuttavia, una norma rimane pur sempre volontaria. Nel caso specifico, quasi tutte le norme En relative agli apparecchi di sollevamento riportano, come indicazioni per il costruttore da dare nelle istruzioni per l’uso, il rispetto della ISO 4309. Da un punto di vista formale, ciò significa che la norma, ancorché Iso, poiché citata

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in una norma En, ai fini dell’assorbimento dei requisiti essenziali di sicurezza, è essenziale». Entrando nel merito dell’introduzione del Mrt nella ISO 4309, Cianotti si dichiara sorpreso per il polverone sollevatosi spiegando che: «in questa norma c’è scritto chiaramente che per verificare lo stato di una fune metallica “può” essere utilizzato, non obbligatoriamente, anche un controllo magnetico, con tutti i limiti di applicabilità che esso comporta; e che tale controllo deve essere fatto da personale competente e tenendo memoria dello stato iniziale e delle successive verifiche della fune. L’uso dei controlli magnetici rappresenta un accertamento più profondo che ha senso laddove il manutentore non riesca a facilmente a vedere l’entità del danno della fune. È il caso, per esempio, di funi che lavorano costantemente all’aperto soggette a corrosione che parte sovente parte dall’interno della fune stessa».

Il parere dell’Inail Fin qui le dichiarazioni dei rappresentanti dell’associazione di categoria e dell’ente italiano di normazione. Per chiudere il cerchio sull’argomento, che in fondo ruota intorno alla sicurezza sul luogo di lavoro ove, chiaramente, via sia un sistema di sollevamento, non poteva mancare il sigillo dell’Inail. La posizione dell’Istituto ce la spiega Luigi Monica membro Inail della commissione Uni funi, apparecchi e accessori di sollevamento nonché responsabile della sezione tecnico-scientifica “accertamenti tecnici” Inail del dipartimento d’innovazione tecnologica e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici. «Il metodo Mrt è certamente un controllo più approfondito ed efficace per riscontrare determinati danneggiamenti della fune, quindi, è un’ulteriore possibilità che può adottare la persona competente indicata dal datore di lavoro per esprimere un giudizio sullo stato della fune. Tuttavia, questo metodo, per essere applicato, deve seguire un processo logico che prevede prima la verifica delle istruzioni del fabbricante, in secondo luogo l’applicazione della norma e, quindi, l’intervento di una persona competente che faccia prima un esame visivo e, poi, prenda in considerazione anche un possibile esame più approfondito come quello magneto-induttivo. Il metodo Mrt indicato nella norma, pertanto, non è obbligatorio, semplicemente, supporta un’indagine più approfondita che va svolta qualora la persona esperta la ritenga necessaria».

Chiediamo a Luigi Monica qual è l’attività di Inail di fronte alla stesura di nuove norme o all’introduzione di innovazioni in quelle esistenti. «Inail partecipa alla redazione delle norme. Pertanto, se ritenessimo una norma non corretta potremmo agire in fase di stesura o supportare l’autorità di sorveglianza del mercato nel caso di ritiro della norma stessa».

Un test in aggiunta ai metodi tradizionali Ricapitolando, la normativa ISO 4309, introducendo il Mrt, dice come tale metodo deve essere usato, qualora il tecnico manutentore competente, addetto alla sicurezza delle funi di sollevamento, decide di applicarlo come ausilio importante ai metodi tradizionali, quali, per esempio, l’ispezione visiva o l’apertura meccanica. Bisogna anche aggiungere che la corretta lettura dei dati forniti dal Mrt è subordinata a una traccia campione eseguita o quando la fune è nuova, oppure, a fune appena sostituita, seguendo lo stesso principio per cui un cardiologo valutando un elettrocardiogramma di controllo di un paziente, ha bisogno di vedere i tracciati precedenti. Quindi, in ultima analisi, la normativa porta un vento di novità inserendo il metodo Mrt senza, tuttavia stravolgere l’aspetto delle procedure di verifica in vigore da decenni sulle funi di sollevamento. La cosa fondamentale è che il datore di lavoro, avvalendosi di personale specializzato, esperto, competente, garantisca la corretta valutazione dello stato di conservazione della fune, indipendentemente dal metodo di controllo usato.

La competenza del manutentore che deve valutare la condizione della fune è requisito essenziale anche per la norma

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INSERTI ECONOMICI 717 COME CONTROLLARE LE ATTIVITÀ COMMERCIALI NEI PAESI CRITICI UN PIANO PER LE

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TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale

IN ITALIA

SETTORE INDUSTRIA MECCANICA VARIA ED AFFINE January 2019

Statistical survey on average tariff quotation for staff ’s services in Italy Sector mechanical and engineering industries

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TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale in Italia


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TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale in Italia


TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale

ALL’ESTERO

SETTORE INDUSTRIA MECCANICA VARIA ED AFFINE January 2019

Statistical survey on average tariff quotation for staff ’s services abroad Sector mechanical and engineering industries

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TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale all’estero


TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale

nei Paesi europei ed extra europei

SETTORE IMPIANTI E COMPONENTI DI GRANDE DIMENSIONE PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA January 2019 Statistical survey on average tariff quotation for staff services in Europe and outside Europe Sector energy generation plants and large components

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TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni personale nei Paesi europei ed extra europei


TABELLA GENNAIO 2019 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni personale nei Paesi europei ed extra europei

Janvier 2019

Enero 2019

Relevés statistiques des cotations moyennes des tarifs pour les prestations du personnel en europe et en dehors de l’europe Secteur installations et composants de grandes dimensions pour la production d’energie Estudio estadìstico de las cotizaciones medias de las tarifas por prestaciones del personal en europa y fuera de europa Sector instalacionesy grandes componentes para la producción de energía

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TABELLA N. 25 - 31 GENNAIO Costo| orario di un operaio del settore della meccanica generale TABELLA N. 25 - 2019 GENNAIO| 2019 Costo medio orario medio di un operaio del settore della meccanica generale


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TABELLA N. 25 - GENNAIO 2019 | Costo orario medio di un operaio del settore della meccanica generale


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TABELLE 1^ QUINDICINA DI APRILE 2019 | Listino Prezzi Materiali di Interesse della Meccanica Varia N. 737 (Piazza di Milano)


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Pubblicazione tecnico-economica per gli atti di ANIMA Confindustria Meccanica Varia

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