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715 MAGGIO GIUGNO 2018 MAGAZINE uffIcIALE ANIMA confindustria

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ha ancora bisogno di una mamma. aiuTaci a non LasciarLa soLa. Ci sono bimbi che una mamma non ce l’hanno, sono bimbi che per crescere non possono contare sulla presenza dei loro genitori. Talvolta patologie gravi ed emergenze sociali lasciano mamma e bambino senza casa nè famiglia. Noi non possiamo lasciarli soli! ogni bimbo ha bisogno della sua mamma per crescere. Aiutaci ad accogliere ogni bambino solo e ad accompagnare la sua mamma fuori dall'emergenza. Per tornare, forte, ad abbracciarlo e sostenerlo passo dopo passo.

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marTa E La sua bambina di nuoVo insiEmE marta era una donna disperata, la violenza l'aveva segnata nel profondo, le aveva tolto ogni forza e coraggio, non riusciva più a badare neppure a se stessa. La sua bimba, bella come il sole, con la frangetta che arriva sopra gli occhi, si nascondeva dentro gli armadi per non sentire gli urli in casa. avrebbe voluto sparire, dire alla mamma "ho paura, aiutami". L'allontanamento è stato doloroso per entrambe, ci sono voluti mesi prima che Marta potesse riabbracciare sua figlia. grazie a sos Villaggi dei bambini hanno iniziato un percorso di riavvicinamento e oggi marta vive insieme alla sua bambina e la vede crescere serena.

Le sue parole commuovono.

Mi sentivo inutile e ancora peggio dannosa per mia figlia. Avevo paura, tanta paura di non farcela. Al Villaggio SOS sono stati accanto prima a mia figlia poi a me e adesso, finalmente, siamo di nuovo insieme, serene.

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Marta


Io, Cobot Interagiscono con gli operatori in maniera complessa, operano senza bisogno di barriere protettive, imparano secondo i metodi del machine learning. I cobot, i robot collaborativi, sono soluzioni sempre più diffuse fra le tecnologie 4.0, tanto più che oggi anche piccole e medie imprese possono sempre più permettersi soluzioni robotizzate flessibili e convenienti. Ma industria 4.0 non solo questo: nella smart factory macchine, uomini e processi collaborano attraverso esperienze di analisi dei dati, sistemi di visione, intelligenza artificiale. Ed è questo che abbiamo voluto disegnare sulla copertina di questo numero. Attraverso l’apprendimento, il monitoraggio dei dati, e la collaborazione uomo/macchina possiamo migliorare la produzione a livelli sempre più alti. Ed è quello che ci aspettiamo di trovare fra le novità presenti alla fiera Sps Ipc Drives Italia (a Parma il 22-24 maggio), in questo numero anticipiamo alcune applicazioni presenti nell’area Know How 4.0 e nel nuovo digital district: fra cobotica, dialogo tra automazione di campo e sistema gestionale, cloud per l’industria e realtà virtuale. C’è poi un settore specifico in grande trasformazione grazie alla rivoluzione digitale: la movimentazione interna. Per raccontarlo, diamo la parola a due importanti realtà del retail e della Gdo, che ogni giorno si trovano a gestire magazzini complessi. Sono aziende che si confronteranno, dal 29 maggio al 1 giugno a Fiera Milano Rho, alla manifestazione Intralogistica Italia, dove Anima Confindustria e Aisem saranno presenti per dare il via a tre momenti di incontro: “La trasformazione della logistica in chiave 4.0: un’esigenza per le Fabbriche Intelligenti”, il convegno “Come cambia la logistica con l’avvento dell’e-commerce. Tecnologie, magazzini e distribuzione interconnessi nella produzione e nel b2b”, e “Sempre più efficienza energetica anche per la logistica”. Insieme a Ipack-Ima, Meat Tech, Plast, e Print4all, Intralogistica Italia costituisce il network dell’”Innovation Alliance”, che riunisce cinque importanti settori industriali italiani in una logica di fiera. Proprio a Meat Tech, Assofoodtec e Anima con la collaborazione di Icim, hanno organizzato un workshop per analizzare gli obblighi e le responsabilità delle aziende introdotte dalla normativa Moca, e – insieme a Ul Underwriters Laboratories – il workshop “Accesso agli Usa: norme e servizi di certificazione per i produttori e gli utilizzatori di etichette”. In questo numero anche contributi dedicati alla cybersecurity, alla finitura delle superfici nel settore medicale, e – tema di stringente attualità – al Gdpr, il regolamento europeo per la protezione dei dati personali in vigore a partire dal 25 maggio. Parliamo poi di Export&Mercati, dove ci focalizziamo sulle opportunità della meccanica nei paesi dell’area Asean e sulla riforma Iva a livello unionale. Mentre stampiamo questo numero, inoltre, il presidente Usa Donald Trump ritira gli Stati Uniti dall’accordo nucleare sull’Iran, ma non è l’unica decisione dell’America in questo periodo: ci concentriamo allora sul tema dei dazi americani verso la Russia. Continuiamo inoltre con la sezioni Efficienza&Energia e, nella sezione Sicurezza&Ambiente, con gli approfondimenti dedicati al corretto trattamento dei Raee, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Completano questo numero dell’Industria Meccanica argomenti di carattere legale, come il collaudo degli impianti tecnologico, la tutela del know how aziendale, e il coordinamento tra le clausole di un contratto.

L’Industria Meccanica - Pubblicazione bimestrale di ANIMA/Confindustria Registrazione Tribunale di Milano N. 427 del 17.11.73 Direttore responsabile Giuseppe Bonacina - bonacina@anima.it CMYK

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Direttore editoriale Alessandro Durante - durante@anima.it 100 72 0 18

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Comitato editoriale Michele Bendotti, Giuseppe Bonacina, Sandro Bonomi, Maurizio Brancaleoni, Alberto Caprari, Alessandro Durante, Paola Ferroli, Andrea Orlando, Mario Salvi Comitato tecnico-scientifico Pierangelo Andreini, Antonio Calabrese, Roberto Camporese, Pietro Luigi Cavallotti, Alessandro Clerici, Rodolfo De Santis, Marco Fortis, Ennio Macchi, Giovanni Riva, Pietro Torretta, Giuseppe Zampini Redattore Carlo Fumagalli - fumagalli@anima.it Segretaria di redazione Cinzia Alchieri - alchieri@anima.it - Tel. 02 45418.211 Hanno collaborato a questo numero: Laura Aldorisio, Franco Canna, Roberto Cattaneo, Dario Formenti, Mauro Ippolito, Matteo Mussi, Giacomo Pescatore, Marco Polizzi, Mara Portoso, Michele Strozzi Impaginazione Abc Production Fabio Lunardon - lunardon@anima.it Illustrazione di copertina Fabrizio Fabrici, Martina Acetti, Federico Ravasio Responsabile della pubblicità Mario Salvi - salvi@anima.it Direzione e Redazione ANIMA Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica Varia e Affine Via Scarsellini 13 - 20161 Milano | Tel. 02 45418.500 - Fax 02 45418.545 www.anima.it - anima@anima.it Online: www.industriameccanica.it | Twitter: @IndMeccanica Gestione, amministrazione, abbonamenti e pubblicità A.S.A. Azienda Servizi ANIMA S.r.l. Via Scarsellini 13 - 20161 Milano - Tel. 02 45418.200 Abbonamento annuo (6 numeri) Italia 80 euro - Estero 110 euro Si comunica ai Sigg. abbonati che, avvalendosi del contenuto dell’art. 74 lettera C del D.P.R. 26.10.1972 N. 633 e del D.M. 28.12.89, A.S.A. S.r.l. non emetterà fatture relative agli abbonamenti Progetto editoriale e grafico ANIMA - L’Industria Meccanica Stampa Bonazzi Grafica - Sondrio - www.bonazzi.it È vietata la riproduzione di articoli e illustrazioni de “L’Industria Meccanica” senza autorizzazione e senza citarne la fonte. La collaborazione alla rivista è subordinata insindacabilmente al giudizio della Redazione. Le idee espresse dagli autori non impegnano né la rivista né ANIMA e la responsabilità di quanto viene pubblicato rimane degli autori stessi.

Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana ROC N. 4397

La Redazione - @IndMeccanica

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10 RUBRICA | i 400 caratteri Brevi dal mondo dell’industria

14 EFFICIENZA&ENERGIA 16 Il collaudo volontario di impianti tecnologici complessi per la climatizzazione degli edifici di Roberto Cattaneo

20 Climatizzazione, si stabilizza la crescita degli anni precedenti di Mara Portoso

24 Viva la conectividad! A Siviglia il prossimo Eurovent Summit 26 Le valvole europee a giugno parlano italiano 28 I dati delle persone fisiche: il GDPR rinnova la tutela

32 SOMMARIO N. 715

AUTOMAZIONE&PRODUZIONE 34 SPS ITALIA HUB Non solo robot di Franco Canna

42 Cyber Security by design di Dario Formenti

La differenza tra i robot e gli uomini? I robot sono sostanzialmente creature per bene. (Isaac Asimov)

46 Medicale: il settore piĂš difficile per la finitura di Michele Strozzi

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LOGISTICA&MOVIMENTAZIONE 52 Online e offline: il retail totale di Laura Aldorisio

56 La Gdo muove grandi numeri 58 Scaffalature nella logistica 4.0 60 Tecnologia, le novità da tenere d’occhio a Intralogistica Italia

SICUREZZA&AMBIENTE 92 La gestione dei Raee fuori dall’Italia 94 RUBRICA | Recensioni 96 ABBONAMENTI 97 TABELLE ANIMA – BIANCHE, BLU, ARANCIO

70 EXPORT&MERCATI

72 Il continente Asean sempre più vicino all’Italia 76 Stop alle frodi carosello, l’Europa trasforma il sistema Iva unionale di Marco Polizzi

SOMMARIO N. 715

80 L’attacco di Trump alla Russia, e il prezzo dei metalli vola di Mauro Ippolito

82 Tutelare il know how in azienda, l’Europa in aiuto delle Pmi di Matteo Mussi

85 Moca, materiali a contatto con gli alimenti 86 Il coordinamento tra le clausole contrattuali di Giacomo Pescatore

Per poter volare veloce come il pensiero e dovunque tu voglia, devi partire pensando di essere già arrivato. (Richard Bach)

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i 400 caratteri INTRALOGISTICA

Carico/scarico e movimentazione. Anche le macchine senza guida automatica sono iper-ammortizzabili Carrelli elevatori, sollevatori, carriponte, gru mobili e a portale. Sono incluse nell’elenco delle macchine che possono accedere agli incentivi del piano 4.0? Certo. Anche le macchine che non hanno sistemi di guida automatica o semi-automatica? Anche in questo caso, sì. A fare chiarezza sull’argomento un position paper di Aisem, l’associazione italiana sistemi di sollevamento, elevazione e movimentazione in Anima Confindustria. La definizione dei requisiti richiesti alle macchine per carico, scarico e movimentazione, oltre ai classici vincoli “5+2”, aveva generato, infatti, alcune incomprensioni. In particolare la circolare 4/D del 30 marzo 2017 dell’Agenzia delle Entrate, che fornisce linee guida e chiarimenti per la fruizione dell’iperammortamento, precisa al punto 11 di pagina 82 che nel caso di macchine operatrici e motrici la caratteristica dell’interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni o part program è soddisfatta solo nel caso in cui le macchine siano a guida automatica o semi-automatica. Da qui l’incomprensione. Ma tale vincolo, come spiega il position paper, vale solo per le macchine operatrici e motrici, macchine quindi utilizzate di solito in agricoltura e nelle costruzioni. Una categoria a cui non appartengono carrelli elevatori, sollevatori, carriponte, gru mobili e a portale. ANIMA E ABI

ITALIANI ALL’ESTERO

EUROPA

Bond di filiera, un accordo per la meccanica

Un nuovo ufficio a Los Angeles

Nei concorsi Ue si parla sempre più italiano

Anima ha firmato con l’Associazione bancaria italiana (Abi) un accordo per favorire l’accesso delle imprese al mercato della raccolta diretta di risorse finanziarie, con particolare attenzione per le aziende che intendono utilizzare soluzioni che diversifichino la propria struttura finanziaria ed entrare in contatto con una platea più ampia di operatori finanziari. Il primo risultato dell’intesa sarà la predisposizione di un’analisi di fattibilità dei cosiddetti bond di filiera.

Valla & Associates apre una nuova sede a Los Angeles, dopo l’espansione sulla costa est degli Usa con l’ufficio di New York nel 2013 e l’apertura a Milano nel 2015 del proprio ufficio di rappresentanza. Molta industria italiana punta al mercato sud-californiano: nel 2016 l’economia “LA Basin” ha toccato gli 1,2 trilioni di dollari. Oltre a design ed economia creativa sono circa 350mila le persone impiegate nel manifatturiero, distribuite su 12.500 stabilimenti.

Come l’anno scorso, l’italiano farà parte del ristretto gruppo ristretto di lingue in cui si svolge la selezione finale dei funzionari dell’Unione Europea. Lo comunica l’Ufficio europeo di reclutamento del personale in una nota sui dati sulla seconda lingua conosciuta, almeno al livello B2, da parte dei candidati al prossimo concorso generale 2018: inglese (97,86%), francese (51,30%), spagnolo (27,98%), italiano (26,73%) e tedesco (19,33%).

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I SEGRETI DELLA LEVITAZIONE Manipolatori industriali per sollevare e movimentare qualsiasi oggetto da 10 a 1.500 kg usando solo aria compressa.


i 400 caratteri brescia

Da un lingotto di alluminio al componente finito per il settore automotive. Alla fiera Bie (Brescia Industrial Exhibition) il processo viene mostrato dal vivo attraverso una linea di produzione con macchine funzionanti. Il progetto si chiama La Fabbrica in Fiera ed è coordinato dall’Associazione industriale bresciana. Lo scorso anno erano state riprodotte tutte le fasi di fabbricazione di un rubinetto a sfera partendo da una barra di ottone. In questa edizione 15 aziende del territorio hanno collaborato per ricreare una nuova linea secondo una logica di filiera. Il ciclo parte da lingotti di alluminio che vengono caricati nel forno fusorio.

Il braccio alimentatore della pressa preleva l’alluminio fuso dal forno e tramite un sistema a pistone lo “spinge” nello stampo che si trova a temperatura controllata. Un sistema informatizzato a bordo macchina permette di visualizzare e memorizzare i valori e le curve di andamento dei parametri del processo di pressocolata. Una volta stampato il componente, un robot antropomorfo estrae la stampata dalla pressa, la mette in una vasca di raffreddamento, e lo passa alla fase di tranciatura e sabbiatura. Dopo un controllo dell’omogeneità della struttura ai raggi X, si passa a lavorazioni meccaniche in un centro di lavoro. Poi lavaggio e asciugatura, collaudo e misurazione. Fuori dalla linea di produzione, inoltre, alcuni pezzi prelevati a campione vengono analizzati al microscopio elettronico per verifiche metallurgiche.

EUROPA

ENTRO IL 25 MAGGIO

Clean energy package, al via la prima direttiva

Un bando di gara nel settore rinnovabili ed efficienza

Approvato dal Parlamento europeo l’aggiornamento della Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia. È una delle otto proposte legislative contenuto nel pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”. Fissa obiettivi sull’efficienza di costruzione e ristrutturazione edili, pone indicatori misurabili, introduce nuovi requisiti sulla mobilità. Si attende l’approvazione formale del Consiglio.

Sul sito del Consip nella sezione bandi di gara si può partecipare, tramite la compilazione di un questionario, alla consultazione del mercato per l’iniziativa relativa a un sistema dinamico di acquisizione per la fornitura di impianti e beni per la produzione di energia da fonte rinnovabile e per l’efficienza energetica. Il termine ultimo è fissato al 25 maggio.

Pressocolata e automazione in fiera, una linea completa in funzione al Bie

TEST

Ul inaugura un nuovo laboratorio a Carugate Ul, organizzazione globale impegnata nella scienza della sicurezza, ha inaugurato quest’anno a Carugate un laboratorio di test per apparecchi elettrodomestici e a gas, prodotti di illuminazione e di Hvac. Il nuovo centro (su una superficie di circa 2500 metri quadrati), sarà un polo di riferimento per il mercato europeo, e sarà destinato alle diverse tipologie di test di sicurezza, efficienza energetica e performance. Sulla rivista online puoi trovare altre notizie di impresa, economia e industria. Visita industriameccanica.it e seguici su Twitter @IndMeccanica

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EFFICIEN ENER l’industria meccanica 715 | 14


ZA & RGIA 15 | MAGGIO GIUGNO 2018


EFFICIENZA&ENERGIA

Il collaudo volontario di impianti tecnologici complessi per la climatizzazione degli edifici

Al di fuori del collaudo statico delle costruzioni non ci sono norme precise che regolano l’opera di un collaudatore qualificato nei confronti del committente Ecco le principali esigenze da identificare fra collaudatore e committente per evitare gli inconvenienti più grossolani in vigenza del rapporto contrattuale di Roberto Cattaneo

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ollàudo s. m. [der. di collaudare]. – Verifica sperimentale di costruzioni, impianti o sistemi, macchine o materiali diversi, diretta ad accertare se essi siano idonei all’uso cui sono destinati, o anche, in taluni casi, se corrispondano alle norme di legge o ai requisiti contrattuali: fare il c., o procedere al c., di un ponte, di un ascensore, di un aeroplano; verbale, capitolato, certificato di collaudo. Partiamo da qui, dalla limpida definizione del vocabolario Treccani, per comprendere quali siano le possibili fonti di equivoco tra il committente di un impianto tecnologico e il compito che può essere affidato ad un collaudatore.

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Se si ritiene opportuno il ricorso a normative tecniche, edite da ente normatore nazionale o internazionale, devono essere richiamate nel contratto e il loro contenuto condiviso da committente e collaudatore Alla definizione potremmo aggiungere che deve trattarsi di un soggetto indipendente rispetto a quelli che hanno partecipato all’opera da collaudare, altrimenti il suo giudizio potrebbe non essere obiettivo, e che deve essere qualificato per l’esecuzione del proprio lavoro. Le norme disciplinano il collaudo statico delle costruzioni; relativamente a questo particolare collaudo si sono diffusi anche documenti esplicativi, modelli per la redazione dei certificati di collaudo e altri riferimenti documentali che contribuiscono a stabilire quale sia il risultato dei compiti affidati al collaudatore atteso dal committente. Per tutti gli altri ambiti di diritto privato in cui può essere utile, e quindi richiesta dal committente, l’opera di un collaudatore qualificato, non ci sono norme cogenti, e la mancanza di norme produce un certo disorientamento, una certa anarchia dei comportamenti. È così: quando ci sono le norme è difficile rispettarle, quando non ci sono, se ne sente la mancanza e se ne subiscono le conseguenze. Capita comunque che vengano mutuate alcune disposizioni relative al collaudo statico, anche per altri tipi di collaudo, come, per esempio, la designazione di una terna di professionisti tra i quali scegliere il collaudatore. Ma si potrebbero trovare altre analogie tra il collaudo statico di costruzioni e quello degli impianti tecnologici. Tuttavia, l’utilizzo delle disposizioni previste per il collaudo statico per regolare, analogicamente, altri tipi di collaudo non offre sempre risultati soddisfacenti e può, anzi, generare qualche equivoco nel rapporto tra committente e collaudatore. Regolare il rapporto tra il collaudatore ed il committente Se la legge non prevede disposizioni speciali per regolare il rapporto tra il collaudatore e il committente esiste la piena libertà di regolare al meglio il rapporto tra committente e collaudatore, naturalmente nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento.

La possibilità di disciplinare liberamente il rapporto tra committente e collaudatore consente alle due parti contrattuali di esprimere le reciproche esigenze. Da una parte, sarà necessario evidenziare quali siano le esigenze di verifica sperimentale del committente, dall’altra quella di predisporre i modi, tempi, mezzi necessari per compiere il lavoro richiesto. Il committente deve essere consapevole di quello che deve aspettarsi dal collaudatore, prima che il collaudo stesso sia stato iniziato. Risultati attesi dal collaudo, l’importanza di redigere un contratto Prima di affidare un incarico di collaudo è quindi necessario che il committente si chieda quali siano i risultati che si attende dal collaudo stesso, perché non c’è un comportamento esecutivo univoco riconducibile a ciò che può costituire un “collaudo”. Tanti collaudatori, tanti collaudi diversi. La redazione di un contratto scritto è uno strumento che può prevenire ogni fraintendimento sul contenuto e il significato che le parti intendono attribuire al collaudo per l’impianto tecnologico. Potrebbe essere utilizzato, come punto di partenza, il contratto d’opera, già previsto nel nostro codice civile (con il quale una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente). Tra le esigenze che potrebbero essere considerate prima dell’affidamento di un collaudo, potrebbero esserci le seguenti: 1. Determinare in quale momento deve essere eseguito il collaudo. L’opera esige dei collaudi intermedi o solo un collaudo finale? La risposta dipenderà per la massima parte, dalla complessità dell’opera stessa e dovrà essere scritta nel contratto. 2. Se sono previsti più interventi necessari per l’esecu-

Prima di affidare un incarico di collaudo il committente deve avere chiari i risultati che intende ottenere, non c’è infatti un comportamento esecutivo univoco riconducibile a ciò che può costituire un collaudo

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zione del collaudo, sarà necessario prevedere il coordinamento tra l’esecutore dell’opera ed il committente, in modo che il collaudatore possa intervenire al momento opportuno. 3. Quale deve essere il riferimento rispetto al quale eseguire il collaudo? L’idoneità all’uso di destinazione? La conformità alla legge o alle norme di prodotto? La conformità alle disposizioni contrattuali (progetto)? Queste domande resteranno senza risposta certa, se le parti non decideranno quale sia l’esigenza da soddisfare. 4. Il collaudo dovrà essere documentato opportunamente con certificati che consentano di conoscere lo stato dell’opera al momento del collaudo. Potrebbe essere necessario determinare il contenuto dei certificati e il momento in cui devono essere prodotti, in relazione al numero di interventi del collaudatore. 5. Sarà necessario stabilire quali saranno le azioni conseguenti ad un collaudo cha abbia avuto un esito negativo. Essendo il rapporto contrattuale tra committente e collaudatore, quest’ultimo dovrebbe riferire l’esito del collaudo al committente, il quale deciderà sulle azioni da intraprendere per rimediare alla mancanza di conformità dell’opera rilevata. Al collaudatore potrebbero essere affidati anche compiti riguardanti la risoluzione di problemi tecnici o contenziosi tecnici. La sua terzietà è infatti da considerare rispetto agli esecutori dell’opera e non certo nei confronti del committente. La notizia di eventuali difetti di gravità tale da configurare un reato perseguibile d’ufficio, di cui il collaudatore sia venuto a conoscenza nel corso del proprio lavoro, non è oggetto di obbligo di denuncia. L’obbligo è riservato a pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio, mentre l’ipotesi che stiamo considerando riguarda un rapporto di diritto privato tra il committente ed un professionista, il collaudatore. Il contenuto del rapporto contrattuale tra collaudatore e committente sarà tanto più sodisfacente quanto più le parti avranno saputo identificare le proprie esigenze. Quelle appena elencate potrebbero essere un buon inizio per evitare gli inconvenienti più grossolani in vigenza del rapporto contrattuale. Se si ritiene opportuno il ricorso a normative di natura tecnica, edite da ente normatore nazionale o internazionale, per integrare il rapporto contrattuale, soprattutto nella descrizione delle operazioni di verifica da effettuare sull’impianto, possono essere certamente utilizzate.

Bisognerà che vengano richiamate nel contratto e che il loro contenuto sia condiviso da committente e collaudatore. Non bisogna pensare che a sola pubblicazione delle norme tecniche sia sufficiente a renderla l’applicazione obbligatoria. Le ragioni di incomprensione e di contenzioso, relative ai compiti e alle conseguenti responsabilità del collaudatore, saranno proporzionali alla lacunosità del contratto sottoscritto. Il rapporto con gli altri soggetti interessati all’esecuzione dell’opera Proprio in ragione del fatto che al collaudatore, sostanzialmente, è affidato il giudizio sul lavoro altrui, cioè gli esecutori dell’opera, il rapporto tra collaudatore e questi ultimi dovrebbe giusto essere limitato al soddisfacimento delle esigenze del collaudo. Il fornitore dei componenti tecnologici può essere coinvolto non certo per determinare quali siano i compiti del collaudatore, ma solo se il collaudo riveli che i manufatti forniti non siano conformi alle previsioni del contratto di fornitura, oppure abbiano manifestato difetti tali da non superare la fase di collaudo. Naturalmente dovrà essere il medesimo collaudo a determinare se il malfunzionamento sia riconducibile ad un difetto dell’apparecchiatura oppure ad altre cause, come, per esempio, l’installazione. Installazione, sicurezza, verifiche periodiche e collaudo Gli impianti tecnologici complessi sono oggetto di attenzione normativa in diversi momenti dalla loro installazione; le norme classificano le categorie di impianti secondo criteri tecnici e dispongono prescrizioni relative a determinate circostanze. Per esempio, al momento dell’installazione sono da considerare le certificazioni previste dal D.P.R. 1/8/2011 n. 151, la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/2008; per le attrezzature a pressione il DM 329/2004. La corretta applicazione di queste disposizioni e la completezza della relativa documentazione dovrebbe essere inclusa nei compiti affidati dal committente al collaudatore. Altre norme riguardano la verifica periodica obbligatoria di alcune apparecchiature/insiemi, ma si può ritenere che il compito proprio del collaudatore sia concluso con la verifica della conformità dell’impianto, secondo gli accordi col committente, al momento della messa in servizio.

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Climatizzazione, si stabilizza la crescita degli anni precedenti Predominio delle pompe di calore nel comparto idronico fino a 17kW Il mercato cresce, ma resta ancora da definire l’applicazione del regolamento che disciplina i gas refrigeranti

di Mara Portoso

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+28,1%


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er il terzo anno consecutivo prevale il segno positivo nelle rilevazioni statistiche di Assoclima sul mercato dei componenti per impianti di climatizzazione. Il settore avrebbe le ragioni per ritenersi soddisfatto. «Non è però il caso di abbassare la guardia perché resta da risolvere l’importante problema del phase out degli F-gas» sottolinea il presidente Roberto Saccone, «Assoclima è favorevole all’applicazione del Regolamento 517/2014 che disciplina l’utilizzo dei gas refrigeranti e condivide pienamente l’obiettivo strategico alla base del regolamento. Questa posizione implica però per le nostre aziende un enorme impegno organizzativo, economico-finanziario e commerciale. In questo momento ci troviamo a gestire un transitorio con problematiche molto complesse che, se non risolte rapidamente, potrebbero avere ripercussioni negative sull’andamento del mercato nei prossimi mesi». Nel 2017 in calo solo monosplit e multisplit La rilevazione statistica ha mostrato rispetto al 2016, anno in cui si era verificata una significativa ripresa del settore, un leggero incremento della produzione nazionale (+1,8%), principalmente grazie a pompe di calore, unità di trattamento aria e ventilconvettori, e una minima riduzione (–1,5%) del mercato Italia, che nel 2017 ha raggiunto il valore di 1.362.980.000 euro. Il trend è stato positivo per tutte le tipologie di prodotti esaminati, con l’eccezione dei sistemi monosplit (–8% a valore e –12% a quantità) e multisplit (–16% a valore e –15% a quantità). «L’onda di calore arrivata nel luglio 2015 aveva impattato positivamente sui risultati del 2016, facendo registrare per questo comparto incrementi complessivi del 49% a volume e del 36% a valore» commenta Antonio Galante di Toshiba, «Il 2017, pur manifestando un leggero decremento rispetto al 2016, si posiziona comunque in crescita rispetto al 2015. È interessante notare che per i monosplit, a fronte di una diminuzione dei volumi di vendita, non si è assistito a una diminuzione del prezzo medio». È proseguita invece anche nel 2017 la crescita dei sistemi Vrf (+6% a valore e +6% a quantità), guidata principalmente dal settore light commercial, e dei condizionatori roof top con +6% a valore e +3% a quantità. «I sistemi Vrf mostrano un incremento per il terzo anno consecutivo, ritornando così ai valori degli anni pre-crisi» evidenzia Stefania Bracco di Daikin, «Si tratta di una tecnologia ormai affermata che ha lambito alcuni territori limitrofi, che vanno dai multisplit ai minichiller, sfociando anche in applicazioni di tipo residenziale senza però subirne l’effetto stagionale».

Ulteriore affermazione dei sistemi a pompa di calore Nel 2017 segno positivo anche per le apparecchiature idroniche con condensazione ad aria, che rappresentano il 55% della produzione nazionale e si confermano un prodotto ad elevato tasso di crescita: +8% a valore e +14% a quantità. Tra gli apparecchi idronici, la migliore performance è quella degli apparecchi con potenze inferiori a 17 kW, cresciuti del 22% a valore e a quantità. «In questo segmento» spiega Luigi Zucchi di Aermec, «sono in atto fenomeni molto interessanti: il mercato Italia nella fascia fino a 17 kW è per il 94% dominato dai sistemi a pompa di calore; di fatto c’è stato il progressivo annullamento delle macchine solo freddo. Inoltre, il 75% del venduto in Italia viene prodotto all’estero. Sono aspetti su cui riflettere perché hanno risvolti produttivi importanti». «Se per le potenze inferiori a 17 kW parliamo di predominio» aggiunge Paolo Bussolotto di Mitsubishi Electric Hydronics & It Cooling Systems, «per le taglie superiori rileviamo un’affermazione delle pompe di calore. Un altro aspetto da evidenziare è il crescente utilizzo dell’inverter nelle macchine condensate ad aria. In sintesi, è un mercato che si sta sempre più qualificando». In controtendenza il comparto delle apparecchiature idroniche con condensazione ad acqua, che nel 2017 segna un risultato negativo nella produzione (–5%), recuperando però in termini di fatturato (+6%). Torna a crescere la richiesta di ventilconvettori Per quanto riguarda i ventilconvettori, il 2017 è stato un anno di crescita (+7% a valore e +5% a quantità). «Fino al 2014 il mercato dei ventilconvettori è diminuito, nel 2015 ci sono stati i primi segnali di inversione di tendenza e l’anno scorso la richiesta di questo prodotto ha ricominciato a crescere» dichiara Luca Binaghi di Sabiana, «Tra le motivazioni della crescita indicherei una ripresa delle sostituzioni e, nelle nuove costruzioni del terziario, un incremento generale degli investimenti sulla climatizzazione, ma con un riconoscimento del valore degli impianti idronici». Dario Neri di Eurapo evidenzia come nel 2017 sia cresciuta anche l’esportazione di ventilconvettori. «Il mercato estero si sta riprendendo a macchia di leopardo, ci sono zone in cui c’è un grosso fermento e altre in cui ce n’è meno. Possiamo sicuramente parlare di segnali positivi ma siamo ancora lontani dal poter affermare che questo segmento, almeno per quanto riguarda l’export, ha ripreso a correre come nel passato».

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EFFICIENZA&ENERGIA

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Viva la conectividad! A Siviglia il prossimo Eurovent Summit Indoor climate, process cooling, e food cold chain, il focus sarà su digitale e opportunità del mercato del Sud Europa

edizione 2018 dell’Eurovent Summit, in collaborazione con gli associati Eurovent spagnoli Afec e Aefyt, avrà luogo in Siviglia, Spagna, dal 25 al 28 settembre. L’Eurovent Summit rappresenta il principale evento Europeo dell’industria dell’Indoor climate (Hvac), process cooling, and food cold chain. Più di 500 decision maker del settore, dall’Europa al Medio Oriente, dal Nord Africa all’America Latina, si incontreranno nel corso dei quattro giorni del Summit. L’industria dell’Hvac&R sarà la vera protagonista dei più di 40 meeting, seminari e flagship event, powered by ebm-papst ed organizzati da Eurovent Association, Eurovent Certita Certification ed Eurovent Market Intelligence. Le nuove sfide derivanti dalla rivoluzione digitale saranno il focus dell’evento: #VivaLaConectividad! sarà infatti il claim centrale. «A livello globale osserviamo una nuova rivoluzione industriale, una rivoluzione industriale che si avvicina sino quasi a coincidere con una vera e propria rivoluzione digitale» ha detto Francesco Scuderi, vice segretario generale Eurovent, «In questo senso le sfide e le opportunità derivanti da Industria 4.0, internet delle cose, smart appliances, data security e life cycle cost, saranno al centro del nostro evento biennale». Ancora: «Ogni giorno i Product Group di Eurovent Association e i Compliance Committee di Eurovent Certification si incontreranno, elaboreranno e discuteranno circa queste tematiche, sino a fornire il punto di vista e la posizione di un’industria che ha brillantemente superato la crisi economica congiunturale degli ultimi anni e che si affaccia con sincero ottimismo al prossimo futuro, un futuro che si preannuncia sin da ora fortemente sfidante». Dopo le due passate edizioni dell’Eurovent Summit a Berlino e Cracovia, l’edizione 2018 porrà un particolare accento su le opportunità che il mercato dell’Europa del Sud riserva all’industria dell’Hvac&R. Lo spirito Andaluso pervaderà l’intero evento, da non perdere saranno l’Eurovent Innovation/Hub, le celebrazioni per il sessantesimo anniversario di Eurovent Association, il simposio dell’industria spagnola (in inglese ed in spagnolo), organizzato da Aefyt e Afec, il workshop per gli installatori spagnoli (in inglese ed in spagnolo), organizzato dalla federazione spagnola Conaif e gli altri eventi a latere che vedranno, tra gli altri, la partecipazione dei maggiori policy maker europei e andalusi.

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Le valvole europee a giugno parlano italiano In programma a Gardone Riviera il summit annuale del Ceir

Ugo Pettinaroli, presidente Ceir e Avr

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a tutto il mondo a giugno si ritroveranno sulle Rive del Garda. Sono i costruttori europei di valvole e rubinetteria che aderiscono all’associazione europea Ceir. Il convegno annuale è promosso dall’Associazione Avr che ha fissato l’appuntamento a Gardone Riviera, presso lo storico Hotel Savoy Palace, dal 6 all’8 giugno 2018. L’Italia ricopre un ruolo di assoluto rilievo nell’ambito del Ceir. A conferma di questo la Presidenza dell’Associazione europea è stata affidata al nostro Paese l’anno scorso per un biennio. Il programma prevede le riunioni istituzionali del Board, del Marketing e dei Comitati tecnici e, a seguire, l’Assemblea Generale. Particolare risalto viene dato all’evento del 7 giugno, il Conference Day, che prevede interessanti interventi di alcune personalità italiane ed europee, ospiti dell’evento. Nel corso del Congresso sono programmate alcune visite aziendali. Il settore delle valvole e rubinetteria in Italia, rappresentato da Avr, ha concluso l’anno 2017 con un incremento del valore della produzione (+4,1%), trend positivo che si prevede prosegua anche nel 2018 (+1,8%). Le esportazioni, che nel 2017 sono diminuite rispetto all’anno precedente (-0,4%), si crede possano crescere nell’anno in corso (+3,3%). Lo scenario degli ultimi anni è risultato particolarmente complesso. Nonostante il clima di incertezza generale, il settore continua ad investire: nel corso del 2017 gli investimenti sono cresciuti (+11,3%) e per il 2018 si prevede un deciso aumento (+13,7%). Fra i temi sul tavolo previsti durante il summit partono da un’analisi sull’attuale situazione geo-politica internazionale, fra scenario, sfide e prospettive per l’industria. In questo ambito avrà luogo l’intervento “Internal and external barriers to competition, a different perspective” a cura di Cranfield University e Deloitte. Mentre un altro argomento forte sarà lo stato dell’arte della legislazione sui materiali a contatto con l’acqua potabile: è previsto infatti un intervento di Enrico Veschetti dell’Istituto superiore della sanità incentrato sulla revisione della Drinking water directive. Spazio poi ad aggiornamenti da parte della Edw (European drinking water), e al panel One certification - one Test . A completare le sessioni di lavoro i temi dell’efficienza energetica e dell’economia circolare, la robotica, i trend dell’industria globale delle valvole fra mercato, opportunità e investimenti.

l’industria meccanica 715 | 26


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I dati delle persone fisiche: il GDPR rinnova la tutela

e agli adempimenti contrattuali, condivise tra soggetto interessato e soggetto che usa i dati personali – spesso non si percepisce quali problemi possano sorgere dal loro trattamento, ove sia rispettoso dei criteri etici. Progressivamente le imprese hanno imparato che la tutela dei dati personali deve diventare un criterio di organizzazione dell’impresa che coinvolge, in modo diverso e trasversale, ogni ambito dell’impresa stessa. Nei casi in cui la tutela dei dati dovesse essere ancora ridotta a elaborazione di formule o alchimie informatiche di rimedio, significa, semplicemente, che non è diventata tutela e che la mancanza di un livello di controllo generale, sulla gestione dei dati, continuerà a rivelare fonti di dati personali senza alcuna tutela.

Il nuovo regolamento Ue non è poi così nuovo Le imprese che si sono preoccupate di tutelare i dati con le norme del codice privacy del 1996 non troveranno grosse difficoltà, anzi, per molti versi incontreranno, in ragione dell’abbandono dei criteri autorizzativi da parte del regolamento, semplificazioni favorevoli a una migliore gestione. Il primo lavoro da fare potrebbe essere quello di un elenco dei trattamenti previsti e delle attività di tutela dedicate a ciascuno, per confrontarle con il nuovo regolamento. Il Garante dei dati personali ha pubblicato, a questo proposito, una guida all’applicazione del nuovo regolamento. In questo modo sarà più facile identificare le attività da mettere in atto, con la consapevolezza che si sta lavorando in continuità rispetto a quanto già fatto, fin dal r.c. 1996.

Cos’è il Gdpr?

I

l tema della tutela dei dati delle persone fisiche ha assunto attualità per l’uso indiscriminato che ne fanno i social media e per la prossima entrata in vigore del regolamento Ue sulla tutela dei dati personali. Per le imprese manifatturiere, in cui i dati personali non costituiscono, di per sé, strumento primario per l’implementazione di un’attività economica, come avviene, per esempio, per le società di servizi, comunicazione e marketing, la tutela richiesta dalle norme, ormai dal 1996, è sopportata con una certa insofferenza. Subita e poco considerata, ma solo perché – visto l’uso dei dati personali, strettamente legato alle necessità di lavoro

La sigla sta per General data protection regulation, il regolamento europeo generale per la protezione dei dati personali. Sarà pienamente applicabile il 25 maggio, con lo scopo di tutelare persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e alla libera circolazione di tali dati. Il Gdpr riguarda le aziende che gestiscono qualsiasi tipo di dato personale, dalle informazioni sui propri dipendenti alla profilatura dei clienti per conto terzi. Le sanzioni per chi viola il regolamento sono elevate, arrivano fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo, anche se dovrebbe essere previsto un periodo di 6 mesi per permettere ai ritardatari di mettersi in regola.

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L’ESPERIENZA DI AIZOON

Come sviluppare un progetto di conformità? Dato l’impatto trasversale su tutta l’organizzazione e l’ampiezza dei temi da analizzare, il progetto di comformità al Gdpr deve essere realizzato da un team multidisciplinare composto da esperti sui temi legali, privacy e cybersecurity in grado di affrontare sia gli aspetti organizzativi che quelli tecnologici. L’approccio progettuale sviluppato da Aizoon – spiega Roberto Obialero, delivery unit manager - risk & compliance cybersecurity – consiste in una prima fase dedicata all’effettuazione di una gap analysis di tipo organizzativo, procedurale e tecnologico nei confronti dei punti chiave di applicazione del regolamento Gdpr, al termine della quale vengano presentate, sotto forma di un piano operativo, le proposte di adeguamento verso i punti riscontrati non conformi. I principali filoni del regolamento da affrontare sono la gestione dell’esercizio dei diritti dell’interessato, ovvero l’accesso ai dati personali, la possibilità di rettifica, la cancellazione, la limitazione del trattamento, la portabilità dei dati ed il diritto di opposizione. Oltre alla cosiddetta accountability del titolare del trattamento, occorre implementare misure tecniche ed organizzative dimostrabili, la privacy by design/by default, la gestione dei responsabili esterni e delle catene di fornitura, la gestione del registro dei trattamenti, la sicurezza del trattamento, la notifica degli episodi di data breach, la Data Protection Impact Assessment e la valutazione del ricorso alla figura Data Protection Officer. Infine occorre valutare i temi relativi ai mezzi di ricorso, ovvero la possibilità dei soggetti interessati di farsi rappresentare in sede giudiziaria, le responsabilità e le sanzioni rilevanti che secondo la normativa saranno effettive, proporzionate e dissuasive.

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L’ESPERIENZA DI KAMZAN

L’ESPERIENZA DI SHARP ELECTRONICS ITALIA

Una case history nel settore food & beverage

Servizi basati su outsourcing e cloud

Lavorare nel rispetto del Gdpr, significa adottare misure e strumenti con chiari e trasparenti processi nel trattamento dei dati. Per fare ciò Kamzan – startup nata nel 2017 che fornisce uno spazio di archiviazione altamente personalizzabile e sicuro per le aziende – rispetta la privacy non effettuando nessun tipo di profilazione e garantisce la proprietà fisica ed intellettuale dei dati caricati sui server localizzati in Germania o in Italia. Soluzione adottata anche da Food Brand SpA, azienda leader nella progettazione e sviluppo di format di ristorazione di successo. Il loro team si trovava quotidianamente a condividere documenti riservati, come anagrafiche dei clienti e progetti architettonici dei nuovi punti vendita e grazie al certificato Tls e alla crittografia fino a 256 bit di Kamzan, può farlo senza preoccuparsi del “man in the middle”. In più, collaborando con consulenti esterni ed altri stakeholder, Food Brand aveva bisogno di poter gestire e controllare i flussi di dati e di avere strumenti di data recovery, soluzioni che ha trovato in Kamzan, grazie alla codifica e replica delle cancellazioni per garantire il recupero dati e alla protezione da accessi non autorizzati con crittografia AES-256 con grado militare. Grazie a Kamzan, Food Brand ora gestisce la data protection con la stessa attenzione ed impegno con la quale si dedica agli standard di sicurezza alimentare o alla selezione dei propri fornitori di prodotti alimentari. Come ha afferma Salvatore Grizzanti business development and franchising director di Food Brand SpA – la soluzione, conforme al Gdpr per la sicurezza dei clienti, dei dipendenti e del business, ha dato la possibilità di personalizzare completamente la piattaforma, e un rapporto diretto con gli sviluppatori in Italia.

Le aziende, per soddisfare la normativa Gdpr, devono poter tenere sotto controllo in tempo reale tutti i processi aziendali ed essere in grado di individuare, attraverso questo monitoraggio, l’insorgere di eventuali problematiche di sicurezza It, notificando le eventuali violazioni al Garante per la protezione dei dati personali. Di recente – come spiega il responsabile divisione servizi It di Sharp Andrea Piazza – So.Ge. Cam, società del Gruppo Ferrero, una realtà privata piemontese attiva nei rami energetico, finanziario, agricolo e siderurgico, ha adottato i servizi di Sharp offerti dal dealer Gruppo Digito di Torino. A cui Sharp, per soddisfare la normativa Gdpr aggiunge soluzioni di monitoring, sicurezza gestita, backup, disaster recovery e altre soluzioni di data Center in modalità as a service. I servizi It sono basati sull’outsourcing e sfruttano le potenzialità del cloud. Per Sharp, secondo il responsabile divisione servizi It Andrea Piazza, l’obiettivo è dare la possibilità a tutte le aziende, anche quelle più piccole, di lavorare seguendo il proprio business e rispondere alla normativa Gdpr, delegando la gestione di infrastrutture hardware e software che li distrarrebbe dalle loro attività quotidiane e imporrebbe forti investimenti sul piano economico. In particolare facilitando la tracciabilità dei dati, la raccolta dei log dei sistemi, la correlazione degli eventi e la scansione della vulnerabilità. Con una soluzione di security print management, invece, l’azienda può assumere il controllo dei flussi di stampa: ogni utente dispone di una password o di un badge personale; quando lancia delle stampe su una multifunzione condivisa può ritirarle soltanto dopo essersi autenticato. Si elimina così il rischio che le informazioni riservate aziendali possano essere divulgate.

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Produzione Impianti e Macchine Utensili: SISTEMI PER PRODURRE

INTERVISTA A GIULIANO POGLIAGHI

Responsabile Business Unit Jgalileo SANMARCO INFORMATICA Sanmarco Informatica, azienda leader nel settore dell’informatica e del mondo IT dedicato al manifatturiero è una delle “nuove imprese” che parteciperanno all’assemblea di Anima del 2018. In attesa dell’appuntamento abbiamo intervistato Giuliano Pogliaghi, responsabile della Business Unit di Sanmarco che si occupa delle aziende che producono impianti e macchine utensili. Anzitutto Giuliano ci presenti brevemente Sanmarco Informatica. Sanmarco Informatica è una software house con trent’anni di esperienza e oltre 400 dipendenti. Forniamo soluzioni ERP estremamente flessibili che accompagnano l’intera attività aziendale. La grande esperienza fatta sul campo a partire dal territorio nel quale siamo nati - l’area vicentina – ci ha permesso di specializzarci nella fornitura di soluzioni particolarmente adatte alle PMI che operano nel settore manifatturiero e in quello metalmeccanico in particolare. Per questo parteciperemo alla assemblea di Anima. Cosa cerca un’azienda che si rivolge a voi? Un’azienda che si rivolge a noi per la prima volta cerca di capire come possiamo aiutarla nel razionalizzare e gestire i processi aziendali. Se all’inizio della nostra storia di impresa i clienti partivano dalla richiesta di avere un “semplice software gestionale” oggi invece chiedono un partner informatico in grado di assisterli dalla fase di progettazione a quella di gestione del post-vendita. In effetti il mondo, in trent’anni, è cambiato e noi siamo cresciuti con le aziende nostre clienti. Il nostri core sono evidentemente lo sviluppo, l’implementazione e la consulenza, attività che svolgiamo completamente all’interno della nostra azienda. Dei 400 dipendenti, 130 sono dedicati a sviluppo e engineering Sì questo significa che il nostro prodotto nasce e cresce dentro le mura di Sanmarco, nulla di questa attività delicatissima è affidato a risorse esterne. L’azienda è fortemente orientata allo sviluppo ed alla integrazione delle nostre soluzioni e questo è un vantaggio evidente sia per il prodotto che offriamo sia per il servizio di assistenza. Conosciamo ogni dettaglio di ciò che forniamo perché lo abbiamo creato. D’altra parte l’attività di Ricerca e Sviluppo impegna ogni anno tra il 17% e il 21% del fatturato aziendale e, per essere certi di intercettare e, se possibile, anticipare i trend dei settori a cui ci rivolgiamo, abbiamo partnership attive continue con Università di Padova, Ca Forscari di Venezia e Politecnico di Milano. Quale è la forza della vostra offerta? Sicuramente l’aver creato con Jgalileo un sistema completo dotato di un set ampissimo di tools facilmente rispondente alle esigenze delle nostre aziende. Grazie al lavoro di progettazione e al continuo miglioramento abbiamo uno strumento che, già nella sua versione standard, è in grado di rispondere

alla quasi totalità delle esigenze delle imprese metalmeccaniche. Ovviamente, proprio perché ci siamo specializzati sul mondo commessa, tipico di settori come quello delle macchine e delle tecnologie di produzione, possiamo oltre che sfruttare delle “best practices” presenti, effettuare customizzazioni ad hoc. Partiamo già da una base molto ricca e solida di offerta, semplificando così l’inserimento in azienda del sistema e riducendo i costi che inevitabilmente crescono quando entrano in gioco le personalizzazioni. Ci fai un esempio concreto di come Jgalileo può essere utile alle aziende costruttrici di macchine utensili, dei robot e dell’automazione? Le aziende delle macchine utensili, si sa, lavorano tantissimo all’estero. Hanno sedi e filiali ovunque nel mondo: Jgalileo gestisce numerose lingue e fiscalità estere. Le stesse aziende consegnano le loro macchine ovunque anche nei paesi più remoti. La manutenzione predittiva e in remoto diventa dunque decisiva se si vuole reggere il passo dell’internazionalizzazione. Con l’integrazione della nostra soluzione all’interno della macchina, il costruttore vende un sistema che permette all’utilizzatore di macchina di verificare da un qualsiasi device: stato di salute della macchina, consumo del materiale, necessità di ricambi, inviando direttamente una richiesta di ordine di materiale, ricambio, intervento tecnico ai fornitori. L’utilizzo del nostro ERP in un’azienda di macchine utensili, che ha una catena del valore decisamente articolata, aiuta poi la raccolta, e la gestione dati così come la schedulazione e regolazione dei tempi di ciascun processo produttivo permettendo l’aggiornamento dei tempi di avanzamento e rilascio delle singole attività. Come vi presenterete all’assemblea di Anima? Le aziende di macchine utensili e di sistemi di produzione, alcune delle quali sono già nostre clienti, rappresentano una delle eccellenze del made in Italy ed operano sul mercato internazionale lavorando su innovazione e sviluppo continui - oggi ancora di più grazie all’onda di Industria 4.0. La loro missione è la nostra missione: con Jgalileo porteremo un sistema capace di migliorare produttività e performance di queste imprese.

Sanmarco Informatica S.p.A.

Via Vittorio Veneto, 153 - 36040 Grisignano di Zocco (VI) Telefono: 0444 419333 Email: commerciale@sanmarcoinformatica.it

Dedicato a tutti gli iscritti ad Anima

Visita i nostri siti e iscriviti ai

è

Frida Kahlo, la visione di un’artista: “Scegli una persona che ti guardi come se fosse una magia.”

15 Giugno 09:30 Jgalileo Commessa

11:30 JPM Project Manager

22 Giugno 09:30 JPA Workflow Scegli la data per il webinar su: www.jgalileo.com e www.sanmarcoinformatica.com

Sanmarco Informatica sarà presente all’assemblea di ANIMA

Sanmarco Informatica SpA

lieta di invitarla ad un evento unico:

FRIDA KAHLO “Oltre il mito” MILANO - MUDEC

31 MAGGIO 2018

Un viaggio esclusivo tra arte e gastronomia: museo MUDEC, mostra di Frida Kahlo e degustazione gastronomica con il catering Enrico Bartolini tutto organizzato da Jgalileo di Sanmarco Informatica PROGRAMMA 16:30 Accoglienza 17:00 Visita guidata della mostra di Frida Kahlo 18:30 Aperitivo e Cena a buffet presso l’Innovation Center 1

Un invito UNICO per partecipare scrivi a

31 | MAGGIO GIUGNO 2018

cgiacomelli@sanmarcoinformatica.it


AUTO ZION PROD ZION l’industria meccanica 715 | 32


OMANE E DUNE 33 | MAGGIO GIUGNO 2018


RUBRICA

SPS ITALIA HUB

Non solo robot

Nell’area Know How 4.0 a collaborare saranno macchine, uomini e processi attraverso esperienze di analisi dati, intelligenza artificiale e sistemi di visione A Sps Italia una vetrina di esperienze d’innovazione in ambito robotica, automazione, meccatronica e tecnologie digitali. di Franco Canna

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I

ndustria 4.0 non è solo tecnologie, ma anche competenze e conoscenze. Sps Italia da diverse edizioni dedica ampio spazio proprio alla condivisione del “saper fare”, offrendo un luogo dove potersi confrontare sul tema delle tecnologie, del loro modo di uso e della capacità che hanno di portare innovazione sia nei prodotti che nei processi. Quest’anno in fiera a Parma, dal 22 al 24 maggio, l’area Know How 4.0 sarà protagonista con una rivisitazione del format. Si inserisce, infatti, in un percorso – quello della digital trasformation – protagonista in tutta la fiera, proponendosi come un contenitore di diverse esperienze e casi volti a far comprendere al visitatore le potenzialità e lo stato dell’industria 4.0 in Italia. Nello stesso tempo l’area si conferma come luogo dove lanciare e proporre nuove idee da quest’anno anche grazie agli abilitatori di tecnologia.

L’area Know How 4.0 Curatore del progetto è Giambattista Gruosso, professore del Politecnico di Milano, che spiega: «L’area Know How 4.0 rinnova la sua vocazione di luogo in cui confrontarsi e condividere le soluzioni migliori in tema di Impresa 4.0. Diventa un luogo dove le migliori innovazioni implementate dall’industria italiana con l’impiego delle tecnologie dell’automazione e del digitale danno vita alle migliori soluzioni di Industria 4.0 e trasformazione digitale dell’impresa. Inoltre l’area si allarga e si focalizza su automazione, robot & Co e digitale. I primi due settori occuperanno il padiglione 4, mentre il mondo del digitale sarà ospitato nella nuova area espositiva del Digital District con un’accezione di trasformazione digitale dell’impresa. Diventa ancora una volta l’area da cui leggere e comprendere cosa ci riserva il domani delle tecnologie». Nell’area Robot & Co saranno in mostra applicazioni della robotica tradizionale e collaborativa che, insieme alle tecnologie dell’automazione, contribuiscono alla concreta realizzazione di una fabbrica intelligente. L’obiettivo delle vetrine è mostrare al visitatore esperienze d’uso reali e, nello stesso tempo, dare voce direttamente

ai protagonisti del settore per portare la propria visione e le proprie esperienze. Ma nell’area Know How 4.0 non si parlerà solo di robot: a collaborare saranno macchine, uomini e processi attraverso esperienze di analisi dati, intelligenza artificiale e sistemi di visione. L’area continua quindi con le soluzioni di automazione e meccatronica avanzata che sono per vocazione innovative ed abilitatrici di nuovi modi di produrre e che, connesse, sono in grado di interagire con le soluzioni del mondo digitale. È proprio da qui che partirà il link verso il mondo del Digital District, l’area ospitata in un nuovo padiglione tra il 3 e il 5 che, oltre a mostrare demo proposte dal mondo digitale, ospiterà demo del mondo 4.0 che nascono dal mondo dei fornitori di tecnologia. Saranno diverse le applicazioni esposte nel padiglione 4 che saranno “interconnesse” con altre parti delle demo esposte proprio nel Digital District.

4.it: dal saper fare al machine learning Il progetto 4.It, che nasce in collaborazione con Aidam, l’associazione italiana di automazione e meccatronica, ha l’obiettivo di ampliare il percorso espositivo dell’area Know How 4.0 per mostrare sempre di più soluzioni di integrazione tecnologica, con la peculiarità di valorizzare quelle implementate da imprese italiane. Il punto di forza è il coinvolgimento delle aziende costruttrici di sistemi meccatronici complessi per i processi di produzione più disparati, che usano tradizionalmente soluzioni dell’automazione industriale, ma nello stesso tempo hanno iniziato ad immaginarne nuovi usi e nuove forme di integrazione con il digitale per la fornitura di nuovi servizi evoluti. Le soluzioni meccatroniche presentate mostreranno l’integrazione tra automazione, motion control, sistemi di misura e di visione, ma anche di sistemi di simulazione avanzata, analytics e big data che insieme danno vita a soluzioni “ispiranti” di nuovi processi e di nuove lavorazioni.

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RUBRICA

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obot&Co, dicevamo, è uno dei due filoni tematici nei quali si articola quest’anno l’area Know How 4.0 di Sps Italia nel padiglione 4: qui i fari saranno puntati sulle concrete applicazioni della robotica e della robotica collaborativa e sulla loro integrazione con l’automazione. Tra i protagonisti di questo spazio esperienziale ci sarà una demo messa a punto da Pilz e Kuka che punta a mostrare dal vivo come sia possibile realizzare una fruttuosa collaborazione tra un cobot e un avanzato sistema di sicurezza. L’applicazione in questione mette in mostra un semplice sistema di pick & place e confezionamento di cioccolatini. In un contenitore sono collocati quattro tipi diversi di cioccolatini; il cobot Kuka ne preleva uno, lo propone a un sistema di visione che ne identifica la tipologia e successivamente lo colloca nella giusta confezione. Questa operazione è però solo la “scusa” per mostrare al pubblico l’integrazione tra due distinte tecnologie: quella del robot collaborativo, costruito per poter operare a contatto con l’uomo, e quella di SafetyEye, un sistema di visione composto da un Plc di sicurezza e una telecamera 3D montata a soffitto. SafetyEye riconosce la presenza di persone nello spazio d’azione del robot o l’avvenuto accesso in una zona con categoria di sicurezza elevata. I movimenti del robot vengono quindi rallentati o arrestati.

Collaborazione sicura tra uomo e robot Aziende: Pilz Kuka showcase 1

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Che ragione c’è di utilizzare un sistema del genere in accoppiata con un cobot? La risposta è presto detta: se è vero che i robot collaborativi sono costruiti per lavorare a stretto contatto con l’uomo, sono comunque in grado di arrecare danni all’operatore; possono infatti funzionare con diverse velocità e, in qualche caso, portare degli utensili pericolosi. Ad essere collaborativa e sicura, quindi, deve essere l’intera applicazione. Ecco quindi il motivo per cui è particolarmente utile integrare una tecnologia di sicurezza come quella proposta da Pilz per rendere le operazioni del cobot realmente sicure, riducendone la velocità (o arrestandolo) a seconda della presenza di un operatore nello spazio di lavoro. L’applicazione proposta è governata in tutte le sue fasi da un Plc di sicurezza Pilz che, oltre a essere il “cervello” del sistema SafetyEye, gestisce anche le altre sicurezze della macchina e si interfaccia con il controllore del cobot. Di prossima introduzione sul mercato sarà poi un nuovo prodotto di sicurezza Pilz denominato PseNmat: un “tappeto smart”, la cui superficie è ricoperta di nume-

rosi transponder, che è in grado di rilevare presenza e posizione di un operatore su una superficie. Il PseNmat renderebbe quindi possibile realizzare un’applicazione come questa utilizzando un tappeto al posto della telecamera 3D a soffitto.

Per essere del tutto in sicurezza l’intera applicazione è integrata con tecnologie che sorvegliano le operazioni del cobot

Dal sensore all’ERP Aziende: Sap Ifm Gib showcase 2 37 | MAGGIO GIUGNO 2018


showcase 2

RUBRICA

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ell’area Know How 4.0 Ifm presenterà quest’anno l’evoluzione del concetto “Dal sensore all’Erp”. All’interno dell’area collocata nel padiglione 4 verranno esposte tre demo funzionanti con monitor dedicato per spiegare in concreto il percorso dei dati/informazioni dal sensore fino all’Erp, nella fattispecie Sap. Ifm riesce a realizzare questo percorso completo verso Industria 4.0 grazie all’implementazione di soluzioni hardware e software proprie e alla cooperazione con partner che garantiscono l’integrazione di specifiche soluzioni capaci di far parlare il campo (Ot) con il sistema gestionale aziendale (It), per guidare e automatizzare processi ad oggi ancora manuali. Le soluzioni Ifm in campo sono LineRecorder Agent Cp, un connettore software per collegare il campo all’Erp, e Lr SmartObserver, un software per memorizzazione dati, manutenzione predittiva e monitoraggio energetico. Nella fattispecie le tre demo illustreranno tre distinte funzioni. La prima è il condition monitoring: la stazione sarà collegata a una postazione fisicamente collocata nello stand principale di Ifm nel padiglione 5 dove sono presenti 4 soluzioni Ifm “smart” dedicate al monitoraggio di pompa, compressore, ventilatore industriale e al monitoraggio di liquidi di refrigerazione. La seconda demo è dedicata al concetto di realtime maintenance (Rtm, manutenzione in tempo reale di organi in movimento). I valori raccolti dai sensori di processo e dai controlli macchina integrati in tutti i processi critici della sequenza produttiva forniscono le basi per la manutenzione in tempo reale e il condition monitoring. Il software Lr SmartObserver elabora i dati di misurazione e genera informazioni che possono essere visualizzate in diversi cockpit. La gestione integrata degli allarmi semplifica l’organizzazione della manutenzione, ripristina e fornisce preventivamente informazioni quali, ad esempio, la sostituzione di componenti difettosi (manutenzione predittiva).

La terza illustrerà invece il concetto di shop floor integration (Sfi). Qui l’azienda Gib, che è partner di Ifm e SilverPartner certificato di Sap, presenta un’integrazione dello standard Sap che consente, mediante regole personalizzabili, l’elaborazione e l’inoltro di eventi macchina e informazioni rilevanti per il processo dalla sorgente a un sistema Sap collegato. Con uno sforzo minimo di integrazione è possibile avviare e controllare automaticamente le attività di follow-up per creare un processo di supply chain reattivo e automatizzato, consentendo l’analisi dei dati di produzione in tempo reale in Sap, la possibilità di abilitare modelli preconfigurati in Sap per attività successive dettate dai sensori, una manutenzione predittiva, la riduzione dello stock di parti di ricambio, il coordinamento delle attività di manutenzione e di produzione, il tutto tramite un’implementazione semplice e veloce. L’allestimento verra’ completato con un ulteriore monitor con video esplicativi del processo prodotti da Ifm e Gib.

Condition monitoring, realtime maintenance, shop floor integration: il campo dialoga con il sistema gestionale aziendale per guidare e automatizzare processi ad oggi ancora manuali

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Biscotti in cloud

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uale contributo può realmente apportare il cloud a chi opera in ambito industriale? Per cogliere il vero valore della “nuvola” è necessario considerarla una piattaforma attraverso la quale fruire di servizi: dal monitoraggio della produzione alla gestione degli allarmi, dalla manutenzione alla manufacturing analytics. Per mostrare le potenzialità del cloud in ambito manifatturiero, Esa Automation porterà nell’area Know How 4.0 di Sps Italia un’innovativa l’applicazione sviluppata in collaborazione con Fanuc e Var Sirio Industria. Si tratta di una vera e propria linea di confezionamento di biscotti: i pezzi, distribuiti in maniera casuale su un nastro trasportatore, vengono raccolti da un robot delta di Fanuc per essere depositati all’interno di un vassoio. Un secondo robot, un antropomorfo della famiglia Lr Mate, preleva i vassoi completi e li porta su un secondo nastro.

Aziende: Esa Automation Fanuc Var Sirio Industria Microsoft

showcase 3

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Grazie al protocollo Focas2CNC e a un collegamento Ethernet, i controllori Fanuc trasferiscono le informazioni sulla produzione a un Pc Esa Automation che si trova accanto alla linea di produzione. Questo Pc si fa carico di trasmettere al cloud, tramite connessione sicura Vpn, una serie di variabili (pezzi presi, pezzi persi, pezzi depositati, velocità del nastro in ingresso, velocità dei vassoi in uscita, numero dei vassoi depositati sul nastro in uscita ed eventuali allarmi). La soluzione cloud proposta da Esa, però, non si limita soltanto a mettere a disposizione questi dati agli operatori remoti: fruire di dati grezzi, infatti, rischia di essere, in alcuni casi, poco significativo. E qui entra in gioco la partnership con Var Sirio Industria, azienda specializzata nell’integrazione dei sistemi di produzione con il livello gestionale e nello sviluppo di soluzioni di analisi. Tramite un broker Mqtt il server cloud di Esa Automation mette a disposizione di una appliance di Var Sirio (sarà collocata nel padiglione 5) i dati provenienti dalla fabbrica di biscotti. La soluzione Var Sirio Industria si occuperà di fare una serie di analisi su questi dati e

In volo con Leonardo tra cloud e realtà virtuale

generare report, rendendoli a loro volta disponibili su piattaforma web. Una volta rilevato un allarme, tramite un’applicazione di mixed reality realizzata con gli Hololens di Microsoft, sarà possibile entrare virtualmente in fabbrica per verificare la sorgente del problema.

I dati provenienti dalla fabbrica vengono analizzati per generare report disponibili su piattaforma web

Aziende: B&R Lab Network Smart Meter Busnet showcase 4

Controllo remoto, macchine, realtà virtuale ed elettronica open source in un’unica applicazione l’industria meccanica 715 | 40


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l Vitruvian Game 2.0, che sarà presentato da B&R e Lab Network nell’area Know How 4.0 di SPS Italia, è uno strumento che permette di provare in maniera molto realistica le sensazioni del volo con la tuta alare attraverso un movimento preciso e sicuro, regolato da un raffinatissimo controllo del moto realizzato con hardware e software B&R, che muove meccaniche di altissima qualità, realizzate da un artigianato esperto e competente, unendolo alla realtà virtuale e combinandolo con elettronica open source. «La nostra mission – spiega Paolo Moro di Lab Network – è divulgare la tecnologia innovativa nel mondo dell’impresa attraverso la digital transformation. Mettendo insieme tecnologie ben connotate, dall’informatica, al mobile, al social, fino alla tecnologia dei Plc, i controllori logici programmabili, e cercando di farle comunicare tra loro». Per fare questo Lab Network si muove attraverso tre direzioni: la formazione, la creazione di prototipi aziendali, il marketing. «La nostra è un’azienda che aiuta da un lato le imprese a portare la tecnologia al proprio interno – prosegue Moro – e dall’altro i laboratori di innovazione digitale a far emergere le competenze. In pratica mettiamo a sistema quello che serve alle aziende e chi può offrire questi servizi». E proprio in questa direzione rientra la presenza a Sps Italia dove, insieme con B&R, nell’area Know How 4.0, sono state portate due imprese molti interessanti, Smart Meter, che ha partecipato alla realizzazione della Vitruvian Game 1.0 e ha deciso di trasformarlo da prototipo a prodotto vendibile con l’aggiunta di nuove funzionalità, e Busnet, una software house che porterà nello spazio arancio uno strato software sviluppato con protocollo Opc Ua per velocizzare la comunicazione tra macchine e cloud. L’idea, ancora una volta, è quella di fare qualcosa che prima non c’era e, in questo caso, la possibilità di provare il volo con la “tuta alare” mettendo nello stesso progetto un hardware “rinascimentale” – la forma della macchina riprende l’uomo vitruviano di Leonardo – con l’altissima

tecnologia della realtà virtuale, ma anche l’uso di particolari giroscopi e di motori di alta precisione. Grazie a questo l’utilizzatore può decidere autonomamente la propria direzione di volo mentre i parametri biometrici vengono acquisiti, analizzati e impiegati per modulare l’intensità della reazione del sistema ai comandi del pilota. Questo permette di offrire una grande naturalezza nella dinamica garantita dalle funzioni evolute di controllo di movimento presenti all’interno degli azionamenti B&R. In questo modo lo strumento è in grado di reagire in modo precisissimo, in tempo reale, adattandosi alle condizioni dettate dai controlli del “pilota” e dalle informazioni biometriche. A questo si aggiunge la possibilità di tracciare e visualizzare, in remoto, tutto ciò che il pilota vede e questo permette di interagire con qualunque dispositivo attraverso piattaforme standard web. Vitruvian Game, che è stato realizzato in circa 9 mesi, è stato prima laboratorio per l’ibridazione tra saper fare artigiano e nuove tecnologie, e ora è uno strumento per portare l’applicazione della realtà virtuale a numerosi ambiti di ricerca a cui collabora una intera squadra di innovatori in seno a Lab Network. Alla fiera Sps di Parma Lab Network porterà anche un altro prodotto particolarmente innovativo realizzato da Busnet, una software house che sta costruendo una soluzione in cloud, interfacciata al campo tramite protocollo Opc Ua, che permette di velocizzare l’utilizzo dei dati dei motori e degli attuatori e rendere una fabbrica molto più semplice e rapida nell’analisi dei processi. “Il problema che hanno le aziende è quello di collegare i motori on line – spiega Moro – e trasportare in uno strato cloud indipendente tutti i dati della produzione per gestirli e trasferire informazione all’interno dell’automazione. Portiamo uno strato software collaudato, che applichiamo al Vitruvian Game e, attraverso realtà virtuale e altre applicazioni, potremo verificare in tempo reale i giri del motore, la coppia, e tutta una serie di parametri che potremo leggere direttamente, mentre la persona gioca».

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AUTOMAZIONE E PRODUZIONE

CyberSecurity by design Per una Pmi è importante partire da valutazione del rischio e considerare i problemi della sicurezza fin dalle prime fasi di progettazione dei nuovi processi produttivi integrati e connessi

di Dario Formenti, responsabile tecnico Industria 4.0, Icim SpA

A disposizione delle piccole aziende esistono vari schemi di valutazione del rischio, ma le aziende, che non sono mai identiche tra loro, non dovrebbero farvi esclusivo affidamento

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a trasformazione digitale coinvolge tutti i settori produttivi. Un’industria che voglia sviluppare il proprio potenziale competitivo con produzioni integrate, flessibili e sempre più connesse non può però permettersi di sottostimare il rischio che l’interconnessione degli asset comporta. Com’è noto, nell’era dell’industria 4.0 qualsiasi dispositivo, oltre ad essere una preziosa fonte di dati, può trasformarsi in un potenziale pericolo, un punto di accesso alla rete aziendale da parte dei cybercriminali. E non solo a causa di una scarsa protezione perimetrale. Se è vero, infatti, che IoT e Cloud allargano i confini aziendali, tutte le più recenti analisi dimostrano che gli attacchi arrivano ormai anche dall’interno delle organizzazioni e che il fattore umano conta almeno quanto quello tecnologico. La moderna manifattura è always on, sempre connessa, una modalità cui ci stiamo abituando anche a livello personale ma che, di fatto, aumenta la superficie di attacco cybercrime. Sottrazione e perdita dei dati, infiltrazioni di malware, transazioni fraudolente, attacchi con effetti sulla produzione fino al fermo della stessa; le stime riferite al mercato globale della cyber security – per citare i numeri spiegati a fine anno dall’Ad di Leonardo, Alessandro Profumo – salgono dai 120 miliardi di euro nel 2017 a circa 180 miliardi di euro nel 2021; l’Europa rappresenta circa il 25% del mercato globale e se ne prevede una crescita a 44,6 miliardi nel 2021. Sono cifre che, se da una parte rappresentano un’opportunità di business e di occupazione specializzata, dall’altra sgomentano le imprese non avvezze a misurarsi in contesti non protetti e già impegnate ad allocare risorse

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per investimenti tecnici e organizzativi necessari alla compliance con altre misure, ad esempio quelle previste dal Gdpr (General data protection regulation).

Risk Assessment per difendersi dal cybercrime «Ma come difendersi? Serve, inanzitutto, consapevolezza della pervasività che consegue alla trasformazione 4.0 da parte di tutti, imprese e professionisti del settore industriale, che devono riconsiderare radicalmente la propria governance della cybersicurezza. Consapevolezza significa, in primis, dotarsi di una fotografia più reale possibile del proprio rischio. In Italia manca il concetto di prevenzione e si tende a investire, quasi sempre, a fronte di un evento disastroso. La prevenzione, e dunque il risk assessment, con il coinvolgimento di tutte le strutture aziendali nei processi di sicurezza, sono argomenti che dovrebbero, invece, essere sul tavolo di discussione di tutte le aziende. Non si può dimenticare, tuttavia, che anche nel campo della cybersecurity è indispensabile fare i conti con la specificità tutta italiana della massiccia presenza delle Pmi, quel 95% di aziende inserite in numerose filiere produttive che rischiano di essere l’anello debole dell’intera supply chain. Per mancanza di competenze specifiche al loro interno o per cultura, queste aziende hanno più difficoltà ad abbracciare la digital transformation e, in particolare, a recepire quanto sia importante prevedere una soglia più alta di sicurezza informatica e a non prendere scorciatoie nei requisiti non funzionali di progetto, in particolare quando l’accelerazione degli investimenti 4.0 porta all’inserimento a volte troppo rapido di nuove macchine su architetture esistenti. All’interno delle grandi aziende, in particolare se certificate 22301 (Business Continuity) o 27001 (Sistema di Gestione per la Sicurezza delle Informazioni) l’analisi del rischio e la “manutenzione della sicurezza” sono concetti acquisiti; diversamente le Pmi non hanno un’organizzazione It al proprio interno e per le esigenze di innovazione e integrazione informatica si appoggiano a software house che, pur vantando una forte competenza nei processi produttivi e di approvvigionamento, non hanno expertise nella gestione della cyber security. A disposizione delle piccole aziende esistono vari schemi di valutazione del rischio, come il framework nazio-

nale per la cybersecurity, realizzato dal Cis-Sapienza e dal laboratorio nazionale di cybersecurity che fornisce 15 controlli essenziali di sicurezza informatica. Sono, questi, strumenti estremamente utili ma le aziende, che non sono mai identiche tra loro, non dovrebbero farvi esclusivo affidamento: il rischio è di “flaggare” le varie voci di questi template senza alcuna intelligence innovativa e aggiornata sulle minacce, che può invece arrivare da operatori in grado di fornire servizi e strumenti completi di protezione, monitoraggio, rilevamento, avviso e reporting. Un ruolo importante può essere svolto anche dalle associazioni, spesso il punto di riferimento per i corsi di formazione sui rischi della fabbrica digitale. Il risk assessment deve portare a sviluppare un approccio predittivo e non meramente reattivo, con un occhio alla sicurezza e uno alle prestazioni, e deve prevedere uno specifico vulnerability assessment mirato a identificare la percentuale di rischio di penetrazione del proprio sistema azienda. Tra gli interlocutori più qualificati allo svolgimento delle analisi dei fattori di rischio, occupano una posizione di rilievo gli enti di certificazione accreditati che possono vantare competenze multidisciplinari e profonda conoscenza dei processi industriali. Il risk assessment deve essere perciò uno strumento “vivo”, con scadenze ravvicinate in virtù del fatto che solo un aggiornamento veloce e continuo del sistema consente all’azienda di proteggersi dalle minacce cyber – basti pensare che il timeframe tra il rilascio di una nuova

Il personale It interno, così come i consulenti informatici esterni, devono essere coinvolti nel percorso di digital innovation intrapreso dall’azienda già dalla fase progettuale.

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patch e il rilascio di un nuovo virus è diventato sempre più stretto – e, soprattutto, impegnandosi a rispettare le linee guida che ne derivano: tentare di creare una strategia di sicurezza senza questa conoscenza significa bruciare le proprie risorse, per non dire dei possibili problemi di natura legale legati, ad esempio, alla sicurezza di proprietà dei dati.

Un approccio che parte dalla fase progettuale A livello di implementazione, l’unica, valida soluzione sembra essere la security by design, ovvero considerare i problemi della sicurezza fin dalle prime fasi di progettazione dei nuovi processi produttivi integrati e connessi. Il personale It interno, così come i consulenti informatici esterni, devono essere coinvolti nel percorso di digital innovation intrapreso dall’azienda già dalla fase progettuale. Il loro contributo è fondamentale per monitorare i fornitori che progettano e installano macchinari produttivi di ultima generazione (o che ne programmano l’aggiornamento per l’interconnessione 4.0) senza essere in grado di prendere in adeguata considerazione il grado di rischio introdotto e sottovalutare così i rischi connessi alla connettività. E in ogni caso, quale che sia l’investimento in infrastrutture per la sicurezza, esso non può considerarsi risolutivo ma deve includere, necessariamente, il servizio di gestione e sorveglianza, con assistenza strutturata su diversi livelli e capacità di intervento h24. Della security by design fa parte anche il concetto di difesa in profondità. Con l’approccio Did - defence in depth, si realizza un piano di security “multistrato” che indica potenziali vulnerabilità, procedure, policy di recupero da eventuali incidenti e ci si assicura che le procedure siano operate correttamente da chi lavora in azienda. A partire dal piano, si predispone la separazione delle reti che riguardano l’automazione del processo e il controllo dei sistemi da altre reti interne o esterne, creando delle zone sicure in cui possa essere indirizzato solo il traffico autorizzato, arrivando anche a segmentare internamente le reti. Questo non impedisce l’interazione fra la fabbrica e altri processi, ma consente di aumentare al massimo la possibilità di proteggersi dai rischi. Sono concetti familiari alle realtà industriali – avvezze a proteggere impianti, reti e sistemi secondo le norme ISA 99 e IEC 62443, gli standard più importanti per la sicurezza nel settore dell’automazione industriale – ora

di stringente attualità anche nella smart factory 4.0. Per dirla più semplicemente, è un’architettura “a cipolla”, con diversi livelli di accesso, che vede la protezione del sistema come parte integrante della progettazione dei prodotti: chiaramente ciò porta alla necessità di avere disponibilità (interna o esterna) di personale specificamente qualificato per la cybersecurity nei team It anche in ambito produttivo e industriale.

Investire in sicurezza Mentre si attestano sempre più esempi di intelligenza artificiale in grado di riconoscere, con latenza estremamente ridotta, comportamenti anomali all’interno dei pattern di processo, per un pronto intervento a difesa dei sistemi, l’unico modo per mettere in atto le opportune procedure di difesa e di recovery è attivare un’azione di monitoraggio continuo: degli allarmi e degli eventi che avvengono in rete, così come dei dispositivi e dei macchinari utilizzati. Ne deriva la conseguenza, o meglio, la premessa, che siano allocate alla cybersecurity le risorse necessarie, al punto che una quota parte del saving derivato dall’iperammortamento deve necessariamente diventare investimento per la sicurezza. La sicurezza informatica non va considerata come un costo, ma va vissuta come un investimento che nel medio-lungo termine può garantire la sostenibilità del nuovo modello produttivo di Industria 4.0. In altre parole, la cybersecurity deve includere – by design – un budget adeguato.

Una quota parte del saving derivato dall’iperammortamento dovrebbe diventare investimento per la sicurezza.

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AUTOMAZIONE&PRODUZIONE

Medicale: il settore più difficile per la finitura Esiste un ambito più delicato? Precisione, affidabilità e sostenibilità sono le nuove frontiere del trattamento delle superfici in un campo dove è vietato sbagliare. Rösler ha sfruttato la propria esperienza nell’ambito della finitura di massa e della granigliatura in altri settori strategici, per sviluppare macchine dedicate al comparto sanitario di Michele Strozzi

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uando si parla di componenti per il settore medicale, il pensiero va subito alle protesi che devono essere impiantate nel nostro corpo. In realtà vi è una serie di strumentazioni impiegate in ambito ospedaliero piuttosto che in studi dentistici, il cui trattamento superficiale richiede molta attenzione e competenza specifica. Parliamo per esempio di pinze, utensili chirurgici, ma anche di cestelli di sterilizzazione e lavaggio, di componenti che, anche solo accidentalmente, possono entrare in contatto con operatori o pazienti. «Precisione, affidabilità e sostenibilità sono caratteristiche comuni a tutta la strumentazione ospedaliera, strettamente legate al trattamento superficiale a cui è sottoposta» dice Marco Colombo di Rösler Italiana, specializzata in trattamenti superficiali come finitura di massa e la granigliatura, in combinazione con il lavaggio industriale. «Lo scopo della finitura superficiale per alcuni componenti medicali è quello di conferire al pezzo estetica e funzionalità». Come dire anche l’occhio vuole la sua parte, ma alla sicurezza e alla praticità non si può rinunciare. «La maneggevolezza di uno strumento – sottolinea Riccardo Leoni – è fondamentale. Una pinza, un bisturi, una forbice vengono realizzati per forgiatura e stampaggio, operazioni che non lasciano sul manico una superficie adatta a essere maneggiati in sala operatoria, perché potrebbe danneggiare, per esempio, il guanto del chirurgo. Ma c’è anche un aspetto legato alla pulizia e alla

sterilizzazione degli strumenti. Pensiamo a un cestello di un autoclave dove vengono depositati gli strumenti per essere disinfettati. I fori dei cestelli vengono realizzati tramite taglio laser che può lasciare bave, o comunque dei corpi, che devono essere eliminati per levigatura o sbavatura onde evitare che si liberino nel momento meno opportuno. Ma non solo. Le superfici di questi componenti deve essere perfettamente lucide e levigate perché non deve esserci possibilità alcuna che sporco, germi e batteri si possano annidare». La necessità di avere un trattamento superficiale di alta qualità per la strumentazione ospedaliera è, quindi, orientata essenzialmente alla sicurezza sia di chi deve maneggiarli, sia dei pazienti, come ricorda Marco Colombo: «Un altro ambito in cui abbiamo venduto le nostre macchine è quello della componentistica montata per esempio sulle barelle delle ambulanze, in particolare tutti i meccanismi di sgancio delle ruote, di sollevamento, oppure, manigliette e leve varie. Una possibile asperità del materiale potrebbe ferire, magari in momenti particolarmente concitati, infermiere o paziente». Tuttavia il trattamento delle superfici non deve modificare la geometria del pezzo lavorato, «in questo caso entra in gioco la funzionalità dello strumento – dice Riccardo Leoni. Se una pinza è perfetta dal punto di vista superficiale, ma non serra più in modo corretto non si può più utilizzare».

Apparecchi, strumenti e utensili destinati a ogni genere di struttura sanitaria devono essere adeguatamente trattati con l’obiettivo di rispettare una serie di esigenze legate al loro utilizzo 47 | MAGGIO GIUGNO 2018


L’approccio al settore medicale Chiediamo ai nostri interlocutori come è nato l’interesse di Rösler per il settore medicale che, da un punto di vista delle tecnologie di finitura è particolarmente difficile. «Il tutto è nato dalla lavorazione delle protesi ossee per il ginocchio, sfruttando e perfezionando le tecnologie impiegate nel settore della meccanica. Visti gli ottimi risultati raggiunti e rendendoci conto che il settore medicale andava ben oltre le protesi metalliche, come abbiamo visto, ci siamo via via specializzati in macchine sempre più finalizzate a questo comparto. A parte la finitura delle protesi, dove vengono impiegati sistemi drag finishing, per il resto sono impianti a vibrazione sia circolari che rettangolari di medie e piccole dimensioni a fare la differenza. Questo perché le serie di pezzi da lavorare sono generalmente limitate» ci spiega Marco Colombo. Vi sono altri settori come quello alimentare, dell’imballaggio e farmaceutico che, per gli stessi motivi visti, hanno l’esigenza di avere componenti con finiture superficiali di alto livello. Può essere un altro sbocco per gli impianti Rösler? «Assolutamente sì. Rösler è già presente in questi mercati. Nonostante non si arrivi a richieste di finitura superficiale così spinta, l’aspetto igienico è comunque molto importante. Si pensi che abbiamo persino macchine dedicate alla pulizia delle posate delle strutture alberghiere» conclude Ricardo Leoni.

Impianti a vibrazione circolari e rettangolari di medie e piccole dimensioni fanno la differenza nella lavorazione di serie di pezzi generalmente limitate

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LOGISTICA&MOVIMENTAZIONE

Online e offline: il retail totale Big data, nuove strategie, partnership con i competitor all’insegna della velocità: la sfida di Leroy Merlin.

di Laura Aldorisio

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“Spesso il cliente va sul posto vede, testa e ordina on line, una sfida complessa”, dice il direttore logistica Marco Lattuada

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inestre, piastrelle, trapani e casette da giardino: l’offerta di Leroy Merlin è eclettica. Ma oggi la varietà non è più sufficiente. La qualità del servizio e della consegna è il mantra. «Bisogna essere veloci, dove è possibile, e puntuali, dove non è possibile essere veloci». Lo garantisce Marco Lattuada, direttore logistica Leroy Merlin Italia, che delinea i volumi registrati nel 2017: 1,2 Milioni di bancali spediti (dove un bancale misura 80x120cm), 15 mila prodotti a stock nel deposito, 4mila container ricevuti dal Far East, 27mila viaggi da deposito per rifornire i punti vendita . Sono circa 80 mila gli ordini on line consegnati a domicilio o al punto di ritiro. L’e-commerce è il 5% del fatturato, mentre il 95% deriva dagli acquisti off line. «Sono 15mila le referenze dell’e-commerce gestite in deposito, 80 mila l’offerta complessiva per i nostri clienti. Spesso il cliente va sul posto vede, testa e ordina on line. Una sfida complessa. Di media un ordine pesa 28 kg, dato che cresce quando ci sono promozioni legati a consegne gratuite sul territorio. La ceramica, ad esempio, è nella top 30 degli ordini. Il voluminoso ricopre il 65% delle vendite in ecommerce e porta con sé la problematica delle squadre specializzate di montaggio o di posa». Membro dell’Advisory panel della fiera Intralogistica Italia (a Milano dal 29 maggio al 1 giugno), Leroy Merlin è un’azienda omnicanale. Sono 48 i negozi nell’intero Paese, ma la politica di apertura nei prossimi cinque anni prevede circa dieci inaugurazioni. Da 21 anni in Italia, Leroy Merlin fa parte della galassia del gruppo francese Adeo, che riunisce altri marchi, tra i quali Bricocenter, Bricoman, Zodio. Adeo è il primo player nel mercato internazionale del bricolage e del fai-da-te in Europa e al terzo posto nel mondo. Sono presenti in tutto il mondo 13 business unit. «Si cerca di prendere esempio dalle best practices. Francia, Spagna e Polonia

sono più avanti come esperienza di e-commerce. Noi abbiamo iniziato solo quattro anni fa. A livello logistico la Spagna ha tutto centralizzato, mentre la Polonia ha un modello leggermente diverso, con referenze in deposito e in due negozi. Il modello italiano è ancora differente: abbiamo distribuito la merce ai negozi e nelle piattaforme regionali. Da ultimo la Russia muove volumi non paragonabili a noi, di media 200 milioni a negozio mentre un punto vendita italiano non supera i 35 milioni». Il deposito centralizzato a Castel San Giovanni misura 140mila metri quadrati e rifornisce negozi e clienti, B2B e B2C. «Da una strategia di completa centralizzazione ci stiamo avvicinando sempre più a chi acquista. Organizziamo i negozi come punti di ritiro o piccoli centri di distribuzione. Ma non è ancora sufficiente. La flessibilità dei negozi non è così elevata. Quindi vogliamo integrare la nostra rete produttiva con piattaforme regionali per abbattere le tempistiche». Leroy Merlin ha già un’architettura anche per la logistica dell’ultimo miglio. Unire i volumi di diverse realtà anche competitive tra loro permette di sfruttare la capienza dei trasporti e di accontentare il cliente secondo i tempi stabiliti perché «dobbiamo rispettare la promessa dei cinque giorni di consegna. Questo avviene già nelle regioni meno servite». Veloci e puntuali: questa è l’identità della logistica di Leroy Merlin. «La nostra strategia è in continua evoluzione. Per essere performanti e ottimizzare stiamo spingendo sull’automazione. Sfruttiamo i big data per migliorare il più possibile le esposizioni sui punti vendita, per capire su quali e quante referenze puntare, il riordino dei prodotti, le previsioni e le simulazioni. I segreti di un’azienda di retail, oltre a prodotti e servizi, sono due: la supply chain e l’It, due fattori in aggiornamento costante».

Per abbattere le tempistiche, l’azienda punta a integrare la rete produttiva con piattaforme regionali

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LOGISTICA&MOVIMENTAZIONE

La GDO muove grandi numeri La case history di “Iper, La grande i” e la sua logistica ad architettura classica

di Laura Aldorisio

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i aprono le porte scorrevoli, il carrello si riempie spuntando la lista della spesa, si paga e si torna a casa. Questione di decine di minuti al giorno o a settimana. Ma ogni prodotto che si trova su ogni scaffale richiede un’organizzazione logistica al millimetro. Velocità, quantità, voluminosità: questi sono i tre asset della scommessa quotidiana che la grande distribuzione organizzata cerca di vincere. Iper, La grande i – membro dell’Advisory panel della fiera Intralogistica Italia (a Milano dal 29 maggio al 1 giugno) – è presente in sette regioni italiane con 27 punti vendita. Assieme a Unes fa parte del Gruppo Finiper. «La nostra logistica ha un’architettura classica», spiega Giuseppe Femia, responsabile della logistica per Iper, La grande i. «A Soresina, vicino a Cremona, il nostro magazzino di 60mila metri quadrati gestisce all’anno 25 milioni di colli di food secco e non food. La cifra non corrisponde all’intero nostro volume perché la strategia non è centralizzare tutto. Per una ragione volumetrica da un lato, ma soprattutto per il profilo culturale della tradizione aziendale: Iper, La grande i nasce come un aggregato di piccole realtà fra loro autonome. Ogni punto vendita ha al suo interno alcune scorte necessarie a rispondere alle richieste dei clienti». Liscate ospita in 15mila metri quadrati la piattaforma di freschissimo per il pesce, i salumi, la frutta e la verdura. Per l’Adriatico, invece, la piattaforma di riferimento è a Cesena, di circa 2mila metri quadrati, sempre per il freschissimo. L’azienda si affida a un fornitore terzo per quanto riguarda, invece, il surgelato, i cui volumi non giustificano una gestione interna. A livello globale sono circa 35mila le referenze gestite. Ogni punto vendita attira circa 500 referenze locali di fornitura diretta per il fresco e per il secco. Una quantità simile di

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referenze sta richiedendo una sempre maggiore integrazione della logistica tradizionale con l’automazione. «Oggi tra referenze che entrano e che escono abbiamo mediamente una referenza in più al giorno. A fine anno ne contiamo 400 in più di media. Distribuiamo al giorno tra tutti i depositi tra gli 80mila e i 100mila colli a giornata. In numero maggiore il venerdì e il sabato», continua Femia. Iper, La grande i per il secondo anno consecutivo si conferma la migliore insegna sul web in Italia. È quanto emerge dalla classifica stilata da Bem Research, che ha analizzato le performance digitali dei vari brand della Gdo in Rete secondo parametri come le ricerche su Google, la velocità di caricamento delle pagine web e simili. Oggi Iper, La grande i offre ai clienti il servizio IperDrive: ordina la spesa on line e ritira la spesa nel punto vendita scegliendo data e ora. Dagli ultimi dati tale servizio incide dall’1% al 2% sul fatturato totale per circa 1500 spese al giorno. Dare seguito all’ordine del cliente spetta al punto vendita del ritiro. Così fino a oggi ma «a maggio sarà inaugurato un hub», anticipa Femia. «Lo scopo è svincolare il singolo negozio dalla preparazione della spesa. L’hub sarà ad Arese e servirà il Nord Italia. Il ritiro sarà presso il punto prescelto, ma per la prima volta sarà anche disponibile l’opzione della consegna a domicilio».

La logistica deve essere sempre più prossima alle grandi città e ai centri abitati, la formula dell’ hub centrale che serve negozi o il delivery non sarà più sufficiente


Scaffalature 4.0 Le strutture si arricchiscono di accessori dedicati al corretto stoccaggio delle merci, alla loro facile reperibilitĂ , al controllo elettronico, al picking automatico, diventando sistemi complessi e personalizzati

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Il mercato italiano sta vivendo anche nel settore delle scaffalature i benefici degli ammortamenti

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volgono la funzione di ospitare ogni tipologia di merce in qualsiasi tipologia di confezionamento, in produzione come al consumo finale, in qualsiasi ambiente, all’aperto o al chiuso, in atmosfera controllata, in aree refrigerate. Così il libro bianco di Anima Confindustria dedicato alle scaffalature descrive il prodotto. Costituite da due componenti essenziali (correnti o superfici orizzontali per sostenere i carichi e spalle verticali per consentire la realizzazione di livelli di carico multipli), si arricchiscono di una serie pressoché infinita di accessori dedicati al corretto stoccaggio delle merci, alla loro facile reperibilità, al controllo elettronico, al picking automatico, diventando sistemi complessi ed estremamente personalizzati in ogni installazione. In effetti si tratta di strutture che stanno cambiando in chiave 4.0 insieme all’intero mondo della logistica. Il cambiamento è in atto, e nel corso della fiera Intralogistica Italia (a Milano dal 29 maggio al 1 giugno) sarà visibile attraverso le applicazioni delle aziende del settore. Fra gli espositori i produttori di scaffalature saranno Ferretto Group, Lyto’s, Gs Industry, Temrex, Mecalux, Scaff System e Feral. Per molti end user le scaffalature sono sempre più connesse ai sistemi di controllo delle attrezzature di movimentazione automatica, e i produttori stanno seguendo questo trend. «Da alcuni anni abbiamo affiancato alla tradizionale produzione di strutture statiche soluzioni specifiche per l’integrazione con sistemi automatici di movimentazione, prelievo e stoccaggio» spiega Domenico Laviola, export manager di Scaff System, «in particolare con strutture che si integrano con navette satellitari», in questo caso vengono prodotte anche le guide stesse su cui andrà a scorrere la navetta, per effettuare le operazioni tipiche del carrellista ottimizzando tempi e costi. Anche Ferretto Group sarà presente alla manifestazione con soluzioni 4.0, «dalle macchine live, come il magazzino

automatico verticale Vertimag EF e il pallet shuttle Flexy, ai magazzini automatici che verranno presentati con video immersivi» fanno sapere dall’azienda. Il mercato italiano, inoltre, sta vivendo anche in questo settore i benefici portati dal piano industria 4.0: «Lavoriamo in tutto il mondo, dagli Usa, l’America Latina, Asia e Australia» spiega Paolo Bertocco, responsabile commerciale di Lyto’s, «normalmente il nostro fatturato è per l’80% export e per il 20% Italia, ma con l’iperammortamento abbiamo di fatto ribaltato la percentuale». Anche Temrex registra segnali positivi nel mercato domestico: «Dal 2016 stiamo notando una leggera ma costante crescita del nostro settore di mercato, e l’andamento è stato sicuramente influenzato, in Italia, da Industry 4.0 che ha di nuovo stimolato gli investimenti» spiega Federico Bassi, business support dell’azienda, «puntiamo ad un prodotto sempre più automatizzato e con una massima tracciabilità dei prodotti, grazie ad innumerevoli aggiornamenti dei nostri software». Oltre alle sfide dell’automazione il filo conduttore dei produttori italiani è la sicurezza: scaffalature sicure, efficienti e ben mantenute sono investimenti durevoli ad alta redditività. Il settore delle scaffalature industriali rappresentato da Anima Confindustria ha registrato nel 2017 una crescita netta del valore della produzione (+5,9%) raggiungendo i 630 milioni di euro, e secondo le previsioni nel corso del 2018 dovrebbe registrare un’ulteriore crescita, seppur di minore entità (+2,4%). Le esportazioni sono cresciute l’anno scorso del 6,9% e si prevede un’ulteriore crescita (+2,6%) nel 2018. Anche l’occupazione nel settore è leggermente aumentata (+0,7%) e si prevede stabile quest’anno. Ma il dato più importante riguarda gli investimenti, aumentati del 13,4% nel corso del 2017, e previsti in crescita (+7,9%) anche nel 2018. c.f.

Gli investimenti sono aumentati del 13,4% nel 2017, e si prevede una crescita anche quest’anno

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Speciale Intralogistica Italia

Una selezione delle Tecnologia, soluzioni più interessanti novità per il manufacturing. da tenere d’occhio In collaborazione con la redazione di Tecn’è.

Approfondimenti su www.industriameccanica.it

RUBRICA

MAGAZZINI Disegnato per piccoli componenti Kardex Remstar propone il magazzino automatico verticale LR35, Vertical Buffer Module, risposta alle esigenze dell’industria manifatturiera per un’automazione intelligente del flusso dei materiali, maggior flessibilità e miglior gestione di una vasta gamma di variabili prodotto. Il design è studiato su misura per il prelievo di piccoli componenti: composto da stazioni che possono essere formate da uno o più magazzini automatici. Una soluzione di stoccaggio estremamente conveniente. www.kardex-remstar.it

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In alto INTRALOGISTICA Mototamburi rivoluzionari Interroll innova il mondo dei mototamburi con una generazione rivoluzionaria di Drum Motors, che si distingue per una serie importante di innovazioni quali assi e cuscinetti a sfera più robusti, coppie più elevate, rumorosità contenuta, grazie all’ingranaggio epicicloidale stabile, grado di protezione IP69k. Gli ultimi modelli, tra cui figura il DM0113, per i vantaggi che presentano nel montaggio e nella manutenzione, si distinguono per essere davvero una soluzione plug&play. www.interroll.it A sinistra VEICOLI Igv a guida intelligente La partnership tra Agilox e Cls promuove sul mercato italiano gli Igv, Intelligent Guided Vehicles, prodotti dall’azienda austriaca. I veicoli a guida intelligente sono caratterizzati da una comunicazione diretta con i sistemi di produzione e gli altri macchinari presenti nella catena produttiva o distributiva; non necessitano di un’unità di controllo centrale per la gestione dei singoli veicoli, che presentano un’interfaccia open e, grazie al design compatto, sono adatti all’impiego anche in aree piccole. www.cls.it - www.agilox.net

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In alto INTRALOGISTICA Flussi di smistamento Il futuro del material handling è racchiuso nell’innovativo concept del Bg Line Sorter di Beumer Group, soluzione che stabilisce nuovi parametri di riferimento per la movimentazione di materiali di medie dimensioni, combinando la semplicità di un sorter lineare con le capacità di smistamento ad alta velocità del cross-belt. Il Bg Line Sorter tratta un ampio spettro di pacchi su un unico sistema e riduce la percentuale di articoli non macchinabili, contenendo il costo di gestione complessivo. www.beumergroup.com A destra INTRALOGISTICA Unità per stoccaggio pallet Il sistema modulare di nuova generazione AutosatMover di Automha è ideale per l’automazione dello stoccaggio in multiprofondità dei pallet. È essenzialmente composto dalla navetta madre, Mover, che scorre sui binari perpendicolari ai canali di stoccaggio, alimentata da blindosbarra a ogni livello di carico, e da Supercap, il satellite a bordo, comandato dalla navetta madre via wifi, e destinato alle operazioni nei diversi canali di stoccaggio per il prelievo/deposito dei pallet in automatico.. www.automha.it

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STOCCAGGIO Automazione in verticale OnePick di Modula assicura l’automazione ai massimi livelli in un magazzino verticale. La novità risiede nella sua baia completamente automatica che non necessita di operatori. Il sistema è ideale per stoccare insieme pesi, volumi, forme e geometrie diversi. OnePick è dotato di una baia di picking speciale, equipaggiata con un robot cartesiano che si muove su due assi (X e Y), e di una pinza che preleva la scatola e la deposita su un piano di appoggio esterno. Garantendo tutte le doti dei magazzini verticali, quali il risparmio di spazio a terra, OnePick rende possibile il prelievo anche su più file. Un avanzato sistema di sincronizzazione dei movimenti della pinza e dei cassetti rende la presa delle scatole sempre precisa, anche in zone difficilmente accessibili, scomode o lontane dalle postazioni in cui serve la merce. www.modula.eu – www.system-group.it

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In alto INTRALOGISTICA L’evoluzione del picking Al fine di migliorare i processi di picking e la gestione dei materiali, FasThink presenta P2Light: la versione wireless presenta notevoli vantaggi rispetto a quella cablata, grazie alla comunicazione bidirezionale in radiofrequenza, che semplifica l’integrazione e l’installazione del sistema, azzerando i costi di cablaggio. P2Light assicura un sensibile risparmio del tempo di svolgimento delle operazioni di picking, una riduzione degli errori e un deciso incremento della produttività. www.fasthink.com A destra SPOSTAMENTO CARICHI Movimentatori elettrici Specializzata nella distribuzione di sistemi per la movimentazione dei carichi, bimatLT ha avviato una collaborazione con MasterMover, produttore di soluzioni sicure ed economiche indicate per lo spostamento di carichi su ruota, con portate da 50 a 120.000 kg. La gamma di movimentatori elettrici con operatore in piedi, a batteria, migliora l’efficienza operativa, riduce la movimentazione manuale e permette di velocizzare la produzione in numerosi settori industriali. www.bimat.it - www.mastermover.it

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INTRALOGISTICA La stazione dell’efficienza La postazione di lavoro Fast Pick Station, proposta da Winkel, incrementa l’efficienza nella pallettizzazione, depallettizzazione e approntamento. Al contempo, preserva la salute dei collaboratori e aumenta la sicurezza della merce durante i trasporti. Grazie a ciò, questa soluzione, affidabile ed economica, è facilmente integrabile nei processi produttivi e logistici già esistenti. Grazie alla “stazione di lavoro” di Winkel possono essere eseguite fino a 800 prese/ ora, senza alcuna difficoltà e senza la necessità di alzare pesi. Inoltre, durante il processo, il numero di errori è praticamente pari a zero. Un’efficienza maggiore è possibile assegnando alla stazione due operatori. L’area di lavoro è accessibile da tutti i lati e la stazione può essere completamente automatizzata con tecnologia robotica. www.winkel-srl.it

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In alto MAGAZZINI Spazio allo stoccaggio La gamma di magazzini automatici verticali denominati Spazio, proposti da Zecchetti, rappresenta, grazie alla struttura componibile per moduli, la soluzione ideale per realizzare “su misura” il sistema di stoccaggio ottimale per ciascuna tipologia d’impresa. Nello specifico, prevede da 2 a 7 moduli per poter disporre della soluzione di magazzinaggio ideale per ogni impresa, al fine di ottimizzare i propri spazi per un’adeguata capacità di stoccaggio e per una maggiore efficienza logistica. www.zecchetti.it A destra MOVIMENTAZIONE La ruota della stabilità La versatile ruota motrice Tente e-drive garantisce una semplice movimentazione dei carichi pesanti. Costituita essenzialmente da un’unità di trasmissione, da un modulo di controllo, un’unità di comando, batteria, caricabatterie e kit di montaggio, la soluzione migliora la stabilità nel trasporto, aumenta le prestazioni del personale, riducendone la fatica, salvaguarda la salute, prevenendo il rischio d’infortuni. Il tutto grazie a un prodotto plug & play adattabile a ogni carrello industriale. www.tente.com/it

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INTRALOGISTICA Portone a scorrimento rapido Il portone a scorrimento rapido per spazi ridotti V 4015 SEL Alu R di Hörmann è particolarmente indicato per supermercati e capannoni logistici dove di frequente i corselli tra le scaffalature portapallet, disposte fino al vano murario, non consentono l’impiego di una chiusura con riduttori sporgenti lateralmente. Grazie alla superficie in alluminio anodizzata, alle piastre di testa, al cablaggio integrato e agli elementi laterali in alluminio compatti, questa chiusura per uso interno è caratterizzata da una gradevole estetica. Il portone Hörmann, con una velocità di apertura di 1,5 m/s, può essere montato anche in luce e necessita, rispettivamente a destra e a sinistra, di pochissimo spazio, pari a soli 145 mm per le guide. Una barriera a raggi infrarossi e la guarnizione inferiore SoftEdge assicurano un’elevata sicurezza operativa. www.kollmorgen.com/it

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In alto COBOTICA I robot nella logistica La soluzione AutoPiQ di Swisslog, basata sul robot collaborativo Kuka Lbr iiwa, trasforma i sistemi di stoccaggio e picking AutoStore e CarryPick in isole di lavoro interattive. La postazione può essere servita da una persona e da un robot in contemporanea, senza necessità di barriere o recinzioni tra uomo e macchina. Utilizzando le tecnologie di imaging e i sensori Lbr di iiwa, Swisslog e Kuka danno vita a soluzioni logistiche articolate per applicazioni industriali 4.0. www.swisslog.com/it

A destra MOVIMENTAZIONE Un compatto transpallet Il transpallet elettrico compatto WP 3010 è una soluzione che, nonostante la portata fino a 1.600 kg, si muove con agilità anche in spazi ristretti e, grazie ai pannelli di copertura in acciaio ad alta resistenza, sopporta impatti e collisioni per tutta la sua vita lavorativa. Estremamente maneggevole, velocizza la movimentazione delle merci e migliora la produttività, ottimizzando i costi. Con un peso a partire da 279 kg, senza batteria, è decisamente leggero, ma, allo stesso tempo, robusto e molto potente. www.crown.com

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INTRALOGISTICA Un retrattile automatizzato Linde Material Handling ha recentemente ampliato il proprio portfolio di soluzioni Robotics con l’introduzione del retrattile automatizzato R-Matic. Il carrello movimenta merci fino a 1,6 t, depositandole e prelevandole in modo automatizzato fino a 10 m di altezza. L’R-Matic lavora senza fermarsi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, depositando e prelevando merci dagli scaffali. Grazie ai sensori posizionati sul carrello, i pallet vengono depositati o prelevati in modo sicuro e preciso. Un ulteriore sensore, montato sulla piastra portaforche, risolve il problema dei carichi sporgenti. Telecamere tridimensionali sono utilizzate per rilevare la posizione di stoccaggio sullo scaffale e regolare conseguentemente le forche. Il carrello è dotato di un sistema di geonavigazione che lo guida in modo sicuro attraverso il percorso più veloce. www.linde-mh.it

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EXPO & ME CATI


ORT ERI


Il continente Asean sempre più vicino all’Italia

EXPORT&MERCATI

S

i è appena conclusa la seconda edizione del Forum High Level Dialogue on Asean Italy Economic Relations organizzato da The European House – Ambrosetti (l’11 e il 12 aprile scorso NdR), e già da questi giorni vediamo svilupparsi numerose iniziative che hanno come obiettivo quello di promuovere le relazioni economiche tra l’Italia e i paesi rappresentati dall’Asean, l’associazione delle nazioni del Sud Est asiatico. In occasione del Forum Asean Italy Economic Relations, Confindustria ha rinnovato il memorandum di cooperazione con la Smf - Singapore Manufacturing Federation. Nel contesto del Forum, inoltre, è stato organizzato da Confindustria e Ice un incontro di promozione del made in Italy dedicato agli imprenditori e alla stampa locale presso la Smf, in collaborazione con le associazioni di categoria del comparto meccanica e tecnologie (Ucimu, Anima, Confindustria digitale), Italian Life Style (Confindustria Moda, Assocalzaturifici, Aimpes, Cosmetica Italia, Federlegno Arredo), Healthcare (Farmindustria). Il dato positivo registrato dall’export della meccanica italiana verso i mercati più popolosi (Vietnam +15,1%; Indonesia +35,9%; Malesia +17,2%; Filippine +38,6% ) e la flessione di Thailandia (–41%) e Singapore (–31,3%) sono significativi e importanti da analizzare. Il totale degli scambi commerciali si attesta a circa 780 milioni di euro, secondo i dati elaborati dall’ufficio studi Anima. Come ha affermato il presidente di Anima Alberto Caprari «Ci aspettiamo una grande richiesta di tecnologie ad alta efficienza energetica di classe a partire dagli impianti di raffreddamento e dalla tecnologia di trattamento delle acque, nonché componenti industriali e attrezzature (valvole, pompe, attrezzature a pressione, turbine) dai più grandi mercati dell’Asean, mentre le tecnologie di costruzione e tecnologie alimentari in particolare dal Vietnam e dalle Filippine». L’apprezzamento delle tecnologie italiane cresce esponenzialmente e possiamo prospettare una crescita di quota di mercato nei prossimi anni, guadagnando rispetto ai concorrenti giapponesi, coreani e cinesi. Il 14 maggio scorso si è tenuto in Anima Confindustria un incontro di approfondimento dedicato alle Filippine, in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana a Manila e Ice mentre dal 5 al 7 settembre si terrà la collettiva Ice-Anima dedicata ai settori Hvac+R in occasione della manifestazione Mce Asia a Singapore. a.d.

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Export della meccanic


Export della meccanica verso i paesi Asean - Anima Confindustria Meccanica Varia (2017 su 2016)

ca verso i paesi Asean - Anima Confindustria Meccanica Varia (2017 su 2016)

Dati in milioni di euro

10,0

LAOS 1,3% (2016: 1,6 • 511,7%)

74,6

filippine 9,5% (2016: 53,9 •

15,1

Brunei, Myanmar, Cambogia 1,9% -26,9%) (2016: 20,6 •

186,6

malesia 23,8% (2016: 159,1 • 17,2%)

38,6%)

86,2

VIETNAM 11,0% (2016: 74,9 •

782,7

15,1%)

Totale paesi ASEAN 100% (2016: 805,5 • -2,8%)

106,1

Thailandia 13,6% (2016: 179,9 •

-41,0%)

127,2

Singapore 16,3% (2016: 185,3 •

176,9

-31,3%)

Indonesia 22,6% (2016: 130,1 • 35,9%)

Dati in milioni di euro. Fonte: Uffi cio Studi Anima Confindustria - aprile Fonte: Ufficio Studi Anima Confindustria - aprile2018 2018

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LEGENDA Export 2017 mln €

Variazione mln % 2017-2016

LEGENDA 6,2% mln % 3.218.781 • Variazione Export 2017 mln €

2.074.428• -10,2% Macchine per caffè espresso • 2% 2.074.428• -10,2% Macchine per caffè espresso • 2%

2017-2016

Macchine e forni per pane • 2% 3.218.781 • 6,2% Incidenza % Categoria merceologica sul totale dell’export Macchine e forni per pane • 2% Categoria merceologica

Incidenza % sul totale dell’export

SINGAPORE SINGAPORE 127.233.417 127.233.417 2016: 185,3 mln • 2016: 185,3 mln •

-31,3% -31,3%

29.514.697 • -28,0% Valvolame e rubinetteria • 23% 29.514.697 • -28,0% Valvolame e rubinetteria • 23%

2.164.408 •

-0,9% Compressori frigoriferi • 2% 2.164.408 • -0,9% Compressori frigoriferi • 2% 2.264.239 • -17,8% Motori a combustione Interna • 2% 2.264.239 • -17,8% Motori a combustione Interna • 2% 2.906.411• -45,4% Saldatura - Tecnologie e prodotti • 2% 2.906.411• -45,4% Saldatura - Tecnologie e prodotti • 2% 3.017.663 • -7,4% Serrature e ferramenta • 2% 3.017.663 • -7,4% Serrature e ferramenta • 2% 6.871.845 • -31,1% Macchine e imp. Per sollevamento e trasporto • 5% 6.871.845 • -31,1% Macchine e imp. Per sollevamento e trasporto • 5% 7.531.873 • 44,3% Caldareria • 6% 7.531.873 • 44,3% Caldareria • 6%

22.571.936 • -3,5% Macchine edili stradali • 18% minerarie ed affini 22.571.936 • -3,5% Macchine edili stradali • 18% minerarie ed affini

19.489.512 •

-58,0% Turbine a gas • 15% -58,0% Turbine a gas • 15%

19.489.512 •

14.151.547 •

-47,6% Pompe • 11% -47,6% Pompe • 11%

14.151.547 •

2.984.530 •

2.755.404 • 60,5% Macchine e forni per pane • 3% 2.755.404 • 60,5% Macchine e forni per pane • 3%

-0,9% Compressori per aria • 3% -0,9% Compressori per aria • 3%

2.984.530 •

thailandia thailandia 106.084.870 2016: 179,9 mln • 106.084.870 2016: 179,9 mln •

-41,0% -41,0%

3.830.700 •

-31,9% Forni industriali • 4% 3.830.700 • -31,9% Forni industriali • 4%

2.636.922 •

5.619.415 • -57,1% Macchine e imp. Per sollevamento e trasporto • 5% 5.619.415 • -57,1% Macchine e imp. Per sollevamento e trasporto • 5%

2.363.572 •

-49,9% Caldareria • 2% 2.636.922 • -49,9% Caldareria • 2% 232,2% Macchine e imp. • 2%

Per ind. Molitoria 2.363.572 • 232,2%

Macchine e imp. • 2% Per ind. Molitoria -16,7% Pompe • 17% 18.058.692• -16,7% Pompe • 17% 17.048.574 • -62,2% Valvolame e rubinetteria •16% 17.048.574 • -62,2% Valvolame e rubinetteria •16%

8.142.914 •

-0,9% Serrature e ferramenta • 8% 8.142.914 • -0,9% Serrature e ferramenta • 8%

18.058.692•

8.223.443• 6,5% Macchine edili stradali minerarie ed affini • 8% 8.223.443• 6,5% Macchine edili stradali minerarie ed affini • 8% 10.908.500 •

11.880.326• -4,9% Macchine per caffè espresso •11% 11.880.326• -4,9% Macchine per caffè espresso •11%

-67,9% Turbine a gas •10% -67,9% Turbine a gas •10%

10.908.500 •

LEGENDA Export 2017 mln €

Dati in milioni di euro Variazione mln % 2017-2016

2.929.292 •

51,0% Serrature e ferramenta • 2%

6,2% Macchine e forni per pane • 2%

3.218.781 •

Categoria merceologica

47.429.724 • 20,4% Valvolame e rubinetteria • 25%

Incidenza % sul totale dell’export

MALESIA 186.558.673 2016: 159,1 mln •

3.218.781 •

32.664.008•

6,2% Macchine e forni per pane • 2%

-18,9% Turbine a gas •18%

4.441.454 •

372,2% Compressori per aria • 2%

17,2%

4.516.274 •

-36,2% Macchine edili stradali minerarie • 2% ed affini

30.209.997 •

26,8% Caldareria • 16%

4.894.340 •

-13,9% Macchine e impianti per sollevamento • 3% e trasporto

9.261.587• 499,2% Forni industriali • 5% 15.487.943 • Pompe • 8%

14,5%

6.389.297 •

-44,1% Macchine e forni • 4% per pane

INDONESIA

16.864.206 •

2781,3% Turbine a vapore • 9%

3.154.208 • 45,8% Serrature e ferramenta • 2%

l’industria meccanica 715 | 74

2.643.186 • 6.639.991 •

18,2% Macchine per caffè espresso • 4%

25,2% Carrelli • 1%


am am .354

.354

8 mln • 8 mln •

PINE PINE .957 SIA mln• .957

2.288.348 •

101,4% Misuratori gas • 3% 2.288.348 • 101,4% Misuratori gas • 3%

3.346.562 •

15,1% 15,1%

11.005.512 •

-6,4% pompe •13% 11.005.512 • -6,4% pompe •13% 9.709.780 • -44,9% Valvolame e rubinetteria •11% 9.709.780 • -44,9% Valvolame e rubinetteria •11%

18,4% Serrature e ferramenta • 4% 3.841.167 • 18,4% Serrature e ferramenta • 4%

6.658.256 • 79,4% Macchine e imp. per • 8% sollevamento e trasporto 6.658.256 • 79,4% Macchine e imp. per • 8% sollevamento e trasporto 5.727.635 •

4.397.124 •

-34,2% Motori a comb. Interna • 5% 4.397.124 • -34,2% Motori a comb. Interna • 5%

707,8% Caldareria • 7% 5.727.635 • 707,8% Caldareria • 7% 4.768.433 • 77,8% Macchine edili stradali minerarie ed affini • 6% 4.768.433 • 77,8% Macchine edili stradali minerarie ed affini • 6%

1.425.796 •

1 mln •

17,2%

25,5% Caldareria • 2% 1.425.796 • 25,5% Caldareria • 2% 2.238.580 • 36,8% Forni industriali • 3% 2.929.292 • 51,0% Serrature e ferramenta • 2% 2.238.580 • 36,8% Forni industriali • 3% 2.682.978 • 13,0% Macchine per caffè espresso • 4% 2.682.978•• 6,2% 13,0% 3.218.781 Macchineeper caffè Macchine forni perespresso pane • 2%• 4% 2.996.634 • 3,1% Valvolame e rubinetteria • 4% 2.996.634•• 372,2% 3,1% 4.441.454 Valvolame e per rubinetteria Compressori aria • 2% • 4% 3.996.183• 74,2% Macchine e forni per pane • 5% 3.996.183• -36,2% 74,2% 4.516.274 Macchineedili e forni per pane • 5% • 2% Macchine stradali minerarie 5.724.027 ed affini • 13,0% Macchine edili stradali minerarie ed affini • 8% 5.724.027•• -13,9% 13,0% 4.894.340 Macchineeedili stradali minerarie ed affini Macchine impianti per sollevamento • 3% • 8% 8.367.171 • 119,7% e trasporto Macchine e imp. Per sollevamento e trasporto • 11% 8.367.171 • 119,7% 9.261.587• 499,2% Macchine e imp. Per sollevamento e trasporto • 11% Forni industriali • 5%

15.487.943 • Pompe • 8%

14,5%

6.389.297 •

-44,1% Macchine e forni • 4% per pane

NESIA

1 mln •

144,5% Forni industriali • 15% 12.606.621 • 144,5% Forni industriali • 15%

3.841.167 •

3221,3% Macchine e imp. • 5% Trasf. Frutta 3.991.916 • 3221,3% Macchine e imp. • 5% Trasf. Frutta 4.033.548 • 206,9% Macchine e forni per pane • 5% 4.033.548 • 206,9% Macchine e forni per pane • 5%

38,6% 38,6%

6.164

12.606.621 •

387,1% Saldatura Tecnologie • 2% e1.767.886 Prodotti • 387,1% Saldatura Tecnologie • 2% e Prodotti

3.991.916 •

8 mln•

8.673

53,6% Macchine per caffè • 4% espresso 3.346.562 • 53,6% Macchine per caffè • 4% espresso 3.670.496 • 946,2% Impianti di finitura • 4% 3.670.496 • 946,2% Impianti di finitura • 4%

1.767.886 •

1.413.833 • -16,5% Articoli casalinghi • 2% 1.413.833 • -16,5% Articoli casalinghi • 2%

Dati in milioni di euro

47.429.724 • 20,4% Valvolame e rubinetteria •1.245.072 25% • 35,7% Serrature e ferramenta • 2% 1.245.072 • 35,7% Serrature e ferramenta • 2% 1.097.270 • 241,1% 32.664.008Carrelli • -18,9% • 1% Turbine a gas •18% 1.097.270 • 241,1% Carrelli • 1%

27.982.833•

132,8% Macchine e imp. • 37% Per ind. Molitoria 27.982.833• 132,8% Macchine e imp. • 37% Per ind. Molitoria 30.209.997 • 26,8% Caldareria • 16%

10.096.885 •

-9,8% Pompe • 14% 10.096.885 • -9,8% Pompe • 14%

16.864.206 •

2781,3% Turbine a vapore • 9%

3.154.208 • 45,8% Serrature e ferramenta • 2% 2.643.186 •

25,2% Carrelli • 1%

6.639.991 •

18,2% Macchine per caffè espresso • 4%

35,9%

9.545.041 •

493,5% Turbine a vapore • 5%

9.862.599 • Pompe • 6%

65.547.630 •

512,3% Turbine a gas • 37%

15,2%

11.473.627 •

Caldareria• 6%

-14,9%

17.979.779 • -14,9% Macchine e imp. Per sollevamento e trasporto • 10% 12.196.455 •

-37,3% Valvolame e rubinetteria • 7%

13.133.322 • 37,2% Macchine edili stradali minerarie ed affini • 7%

Dati in milioni di euro. Fonte: Uffi cio Studi Anima Confi ndustria - aprile 2018

Fonte: Ufficio Studi Anima Confindustria - aprile 2018

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EXPORT&MERCATI

Stop alle frodi carosello, l’Europa trasforma il sistema IVA unionale Il nuovo pacchetto di proposte spinge verso l’idea dell’impresa affidabile come partner degli Stati e dell’Unione europea di Marco Polizzi, Easyfrontier * Marco Polizzi è senior consultant di Easyfrontier e presidente della commissione di studio Diritto delle Dogane dell’ordine dei dottori commercialisti di Bologna

l’industria meccanica 715 | 76


Il rimedio proposto dalla Commissione europea elimina l’inversione contabile: meccanismo per cui l’acquirente è tenuto all’assolvimento dell’imposta in luogo del cedente o prestatore del bene o servizio

I

l sistema dell’Iva intraunionale attualmente in uso (definito transitorio), risalente a 25 anni fa e frutto di inevitabili compromessi legati al “disallineamento” di aliquote e normativa in materia di imposta sul valore aggiunto, presenta numerose debolezze e necessita di riforme che consentano un adeguamento alle sfide che il commercio mondiale oggi pone agli operatori e alle istituzioni, nazionali e sovranazionali. È proprio in tale ottica che la Commissione europea ha varato un pacchetto di proposte – Vat Package – volte all’ammodernamento e al rafforzamento del regime Iva negli scambi intraunionali. Uno dei punti di maggior debolezza dell’attuale normativa Ue in materia di imposta sul valore aggiunto è la sua eccessiva esposizione alle frodi fiscali, che trovano il loro presupposto nel principio della non imponibilità delle cessioni intraunionali di beni. Tali frodi, di cui si ha notizia dal 1997 ma che potrebbero essere cominciate ben prima, prendono il nome di “frodi carosello”.

noto, per esempio un rubinetto1: un fornitore residente in Francia vende a un’azienda italiana (detta cartiera) un rubinetto a 100 euro non imponibile Iva. La cartiera è una società fittizia, solitamente stabilita dal distributore proprio al fine di mettere in atto la frode. La cartiera vende lo stesso prodotto a un distributore italiano ad un prezzo inferiore, per esempio 87 euro + Iva; il distributore italiano, generalmente soggetto inconsapevole della truffa messa in atto, vende il rubinetto a un rivenditore, caricando il prezzo di un margine di guadagno, per esempio 90 euro + Iva. Infine, il rivenditore vende il rubinetto al consumatore finale italiano a 93 euro + Iva. La frode si compie con la cartiera che scompare senza mai assolvere l’Iva. In questo modo, la cartiera (quasi mai ideatrice della truffa) consente a un rivenditore di cedere il rubinetto al consumatore finale ad un prezzo competitivo, guadagnando dal mancato versamento dell’Iva. Secondo alcuni studi, tra cui quelli di E&Y e Taxud, la frode carosello ha raggiunto risultati straordinari: ogni

Una frode da 50 miliardi all’anno

Per evitare conseguenze sul piano finanziario per le imprese che effettuano acquisti all’interno dell’Ue, la Commissione ha proposto l’introduzione dello status di Certified Taxable Person

Per comprenderne meglio il funzionamento, immaginiamo un componente il cui prezzo è comunemente

anno circa 50 miliardi di euro vengono sottratti ai cittadini e alle imprese unionali, finendo nelle tasche di furbi, organizzazioni criminali e terroristi. Il Vat Package tiene conto di questo enorme problema, proponendo strumenti volti a stroncare le opportunità della frode carosello e di altre frodi fiscali.

Le contromisure dell’Europa Il rimedio proposto dalla Commissione europea – che dovrà essere adottato, presumibilmente, entro il 2021 – consiste nell’eliminazione del “reverse charge” (l’inversione contabile): meccanismo di applicazione dell’Iva per effetto del quale il destinatario di una cessione di beni o prestazione di servizi, se soggetto passivo nel territorio di uno Stato, è tenuto all’assolvimento dell’imposta in luogo del cedente o prestatore. Con l’eliminazione del reverse charge, il fornitore (cedente) emetterà la fattura applicando l’Iva secondo

1. Abbiamo scelto volutamente un esempio per il quale non si hanno notizie certe di frodi carosello ma che può risultare particolarmente “evocativo” per le imprese del nostro settore.

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È probabile che l’autorizzazione Aeo possa contribuire all’ottenimento dello status di soggetto passivo certificato l’aliquota del Paese nel quale il bene venduto è destinato ad essere immesso in consumo; la dichiarazione e il versamento dell’Iva dovrà avvenire attraverso il one stop shop (Oss) nello Stato membro in cui il cedente ha sede. Gli uffici fiscali nel luogo di residenza dello stesso, in seguito, provvederanno a trasferire l’Iva agli uffici fiscali del Paese dell’acquirente (cessionario). Questi si troverà così nella posizione di creditore d’Iva, analogamente a quanto avviene negli acquisti interni; l’unica differenza risiede nel fatto che tale credito verrà maturato solo al momento della positiva conclusione della transazione tra i due uffici fiscali.

Lo status di Certified Taxable Person riduce a zero il rischio truffe

Tale proposta di riforma potrebbe colpire le imprese che effettuano acquisti e vendite all’interno dell’Unione europea: infatti, una volta entrato in vigore il nuovo sistema dell’Iva unionale, gli acquisti di materie prime e componenti sul mercato unionale comporteranno il pagamento dell’Iva nelle mani del fornitore, sia pure secondo l’aliquota del Paese di destinazione del bene. Per evitare pesanti conseguenze sul piano finanziario per le imprese che effettuano acquisti sul mercato unionale, la Commissione europea ha proposto l’introduzione dello status di Certified Taxable Person (Ctp) – il “soggetto passivo certificato” – che permette di certificare l’affidabilità dell’impresa dal punto di vista fiscale. Un soggetto passivo in uno Stato membro, che ottiene lo status di Ctp dalle autorità fiscali del proprio Paese, potrà continuare ad utilizzare il reverse charge nell’acquisto intraunionale di beni: essendo per definizione la Ctp un soggetto affidabile, il rischio che prenda parte ad una frode fiscale è praticamente nullo. La Ctp sarà modellata sull’autorizzazione Aeo (Authorized Economic Operator), già presente nell’ordinamento unionale dal 2008 ed emblema di affidabilità in campo doganale. Seppure sia compito dei diversi Stati membri definire nel dettaglio i requisiti per il rilascio dello status di Ctp, la Commissione europea ha proposto alcuni criteri generali – analoghi a quelli previsti dal Codice Doganale dell’Unione per gli Aeo – sulla base dei quali i Paesi potranno certificare i soggetti passivi. Nello specifico, potranno diventare certified taxable person gli operatori

2 Regolamento (UE) 2017/2454 e Regolamento di Esecuzione (UE) 2017/2459. 3 Direttiva (UE) 2017/2455.

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che non hanno commesso violazioni gravi della normativa doganale e fiscale, che sono dotati di un sistema di gestione delle scritture commerciali che consenta il controllo delle operazioni e del flusso delle merci e che sono solvibili dal punto di vista finanziario. I requisiti appena menzionati risultano senz’altro familiari alle aziende già autorizzate Aeo; per questo, è lecito ritenere che l’autorizzazione Aeo potrà contribuire, in senso positivo, all’ottenimento dello status di Ctp, anche nell’ottica di evitare inutili e onerose sovrapposizioni di procedure, di fatto identiche, che comporterebbero un impiego non necessario di risorse finanziarie e umane.

L’applicazione entro il 2021, con l’incognita brexit In questi mesi, dopo la pubblicazione dei primi due Regolamenti2 e della prima Direttiva3 del Vat Package, la riforma dell’Iva intraunionale è ancora in corso e ne è prevista l’applicazione nel 2021. Tuttavia, la Brexit (annunciata per il 29 marzo 2019) potrebbe incidere significativamente sull’attuazione della riforma Iva. A tal proposito, è opportuno segnalare che, nelle discussioni in merito alle soluzioni proposte per la Brexit, particolare attenzione è posta sull’Aeo: il mutuo riconoscimento dello status di Aeo tra Unione europea e Regno Unito potrebbe divenire la chiave per garantire velocità ed efficienza delle procedure doganali negli scambi commerciali tra le due parti.


ANIMA INTERNAZIONALE: SUPPORTO QUALIFICATO ALLE AZIENDE DELLA MECCANICA PER IL BUSINESS ESTERO PRESENTA

FOCUS PAESE 2018: PER TROVARE LE RISPOSTE CHE CERCHI

COSA SONO I Focus Paese sono incontri specialistici di approfondimento (non convegni) su una selezione di mercati esteri interessanti per lo sviluppo del business della filiera Meccanica. PERCHÉ PARTECIPARE L’obiettivo è fornire NUOVE CONOSCENZE e STRUMENTI CONCRETI utili allo sviluppo commerciale internazionale. L’approccio è mirato alle esigenze dei partecipanti, infatti vengono forniti dati e strategie anche in base ai codici doganali dei prodotti. TEMI TRATTATI Evoluzione del mercato - Posizionamento dei settori della meccanica - Opportunità di sviluppo business - Strumenti concreti di supporto alle imprese dai punti di vista contrattuale, legale, bancario e doganale. I RELATORI ITA/ICE Italian Trade Agency (da anni main partner dei Focus Paese ANIMA) | Consolati | Ambasciate | Esperti in tematiche doganali | Studi legali internazionali | Istituti Bancari | Professionisti per lo sviluppo del business estero. A CHI SI RIVOLGONO Export manager, imprenditori, customs specialist, business developer, amministratori e manager di aziende già inserite nei Paesi o al primo approccio. COME SI SVOLGONO Tavola rotonda di massimo 20 persone, nella quale, dopo le esposizioni introduttive dei relatori, si sviluppa il confronto con le imprese tra domande, casistiche e soluzioni concrete. LE DOMANDE CHE SERVONO: su problematiche specifiche, criticità, approfondimenti e opportunità. LE RISPOSTE CHE CONTANO: che risolvono dubbi, ampliano le strategie, grazie a nuovi elementi e suggerimenti concreti. I CONTATTI CHE AIUTANO: i relatori, autorevoli professionisti con specifiche conoscenze dei mercati, restano utili interlocutori di riferimento.

PROSSIMI APPUNTAMENTI

26 GENNAIO => CANADA 28 FEBBRAIO => IRAN 23 MARZO => CINA (Distretto Eff. Energetica - Pechino) 18 APRILE => MALESIA 11 MAGGIO => RUSSIA 13 GIUGNO => ASEAN 19 SETTEMBRE DUBAI 10 OTTOBRE CINA 7 NOVEMBRE USA PREPARATI AI FOCUS PAESE E POI PARTECIPA ALLE INIZIATIVE ANIMA DI PRESENZA DIRETTA SUI MERCATI ESTERI CON MISSIONI, FIERE E BUSINESS MEETING. Contattaci: internazionalizzazione@anima.it

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EXPORT&MERCATI

L’attacco di Trump alla Russia, e il prezzo dei metalli vola Di Mauro Ippolito, Wings Partners

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In 10 giorni l’alluminio è balzato da 2000 a 2700 dollari a tonnellata, con effetti anche su altri metalli, come il nichel

L

a politica di Trump entra in una seconda fase, forse più calda delle precedenti che hanno visto colpire soprattutto la Cina, andando a mettere sotto attacco la Russia di Putin e la cerchia ristretta di persone a lui vicine. A seguito del “Kremlin Report” pubblicato a fine gennaio in Usa, il presidente Trump ha deciso di porre sanzioni e congelare i patrimoni negli Stati Uniti di sette businessmen, dodici compagnie legate a loro e diciassette alti funzionari. Tra questi spicca il nome di Oleg Deripaska, principale attore dell’economia mondiale essendo a capo della Rusal, primo produttore di alluminio russo e secondo al mondo con una produzione di 3,7 milioni di tonnellate di alluminio nel 2017. La decisione di attaccare il principale azionista della Rusal ha avuto il duplice effetto di stringere i cordoni alla cerchia d’oro di Putin e ridurre il potenziale produttivo in un settore strategico per gli Usa che aveva già portato all’imputazione di dazi doganali all’ingresso di alluminio estero. Oltre alla decisione di sanzionare la Rusal, le sanzioni sarebbero state estese a chiunque avesse avuto rapporti finanziari con la Rusal mettendo in serie difficoltà molti operatori. Tra questi la stessa borsa metalli di Londra (il London Metal Exchange) che è dovuta correre subito al riparo dichiarando di non poter accettare più materiale a marchio Rusal nei propri magazzini ufficiali a partire dal 17 aprile, mentre quello prodotto prima del 6 aprile (giorno delle sanzioni) ed attualmente nei magazzini Lme sarebbe risultato esente da sanzioni. L’effetto è stato un’impennata di prezzi dell’alluminio, passati da area 2.000 dollari per tonnellata ad area 2.700 dollari per tonnellata nel giro di 10 giorni, dei premi per la consegna di fisico (in una settimana il premio per la consegna di metallo leggero ha registrato un balzo tra il 30% ed 40% rispetto alla precedente settimana, raddoppiando di valore rispetto alle indicazioni di inizio anno) e nel mutamento della curva forwards dei prezzi dell’alluminio da una situazione di contango (ovvero di sconto sul prezzo

per le quotazioni a breve, situazione di normalità sull’alluminio con un’eccedenza di metallo) ad una situazione di backwardation, ovvero con un premio per la richiesta di metallo a pronti tipica in caso di scarsità di metallo (non comune all’alluminio visto l’ampia disponibilità di metallo con oltre 1 milione di tonnellate di metallo nei magazzini Lme a cui si aggiungo altre 900.000 tonnellate in quelle Shfe). Questo ha portato molti operatori a consegnare metallo nei magazzini portando un aumento di 200.000 tonnellate in pochissimi giorni confermando l’anomalia della situazione attuale. Il timore di una ripercussione anche su altri fronti ha spinto altri metalli a seguire l’andamento dell’alluminio, in particolare il nickel per timori di ripercussioni sulla Norilsk Nickel, principale società produttrice di nichel in Russia. Anche in questo caso l’impennata dei prezzi ha visto rialzi oltre i reali fondamenti del mercato e soprattutto senza il supporto di notizie reali. Tuttavia se sul nichel si trattava di una ipotesi, sull’alluminio i fondamentali alla luce di queste nuove sanzioni supportavano il movimento rialzista del mercato. Ma così come si è sviluppato al rialzo, altrettanto velocemente si è annullato il movimento complice iniziali aperture da parte dell’amministrazione Trump. In particolare la possibilità di un ritiro delle sanzioni nel caso di una vendita del proprio pacchetto azionario da parte di Oleg Deripaska. Il segretario al Tesoro Usa, Stephen Mnuchin, ha concesso altri cinque mesi di tempo (fino al 23 ottobre anziché il 5 giugno) affinché le imprese statunitensi sistemino i propri interessi con la Rusal e cerchino altri fornitori alternativi. L’Europa, invece, sembra essere esentata tornando a poter continuare ad effettuare le proprie attività nella normalità del passato. Sicuramente il mercato continuerà ad essere interessato dall’alta volatilità e dall’andamento delle relazioni tra Russia e Stati Uniti, con il presidente Trump che ha iniziato ad attaccare anche l’Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) ampliando i fronti della propria guerra commerciale con l’intero globo a colpi di tweet.

Con le sanzioni ai produttori russi gli Usa vogliono proteggere un settore strategico

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Tutelare il know how in azienda, l’Europa in aiuto delle Pmi La direttiva europea sulla protezione del know how riservato e dei segreti commerciali dovrà essere attuata in Italia entro il 9 giugno, ma molto dipenderà dagli sviluppi dell’attuale situazione politica di Matteo Mussi* * Matteo Mussi, partner dello studio legale Lawtelier Avvocati Associati si occupa di proprietà intellettuale e diritto della concorrenza

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M

ai come in questo periodo storico si è assistito a un’attenzione sempre più crescente per il tema della tutela delle innovazioni da parte sia del legislatore nazionale sia del legislatore europeo. A livello nazionale, basti ricordare, da ultimo, l’introduzione del cosiddetto Patent box, un’agevolazione fiscale che premia, con una vantaggiosa riduzione delle imposte, quelle aziende che tutelano e valorizzano i propri beni di proprietà intellettuale, quali brevetti, modelli, segreti industriali (il cosiddetto know how) e software. Del resto, che la proprietà intellettuale sia ormai il terreno su cui si costruiscono e giocano le fortune di molte aziende – e tra queste tantissime sono le Pmi – è, ad esempio, attestato dal fatto che uno dei temi più “spinosi” messi sul tavolo dal presidente americano Donald Trump nell’ambito del confronto commerciale con la Cina sia proprio quello del “furto” di segreti industriali relativi a tecnologia “made in Usa”, da cui la decisione di introdurre dazi doganali su prodotti tecnologici. Non deve quindi stupire se, chi è deputato a fare le leggi, sia oggi portato a rivolgere l’attenzione, in maniera più significativa e insistente che non in passato, proprio al tema della proprietà intellettuale, con una particolare preoccupazione per il profilo della sua tutela. In tale contesto, va senz’altro segnalata la Direttiva EU n. 943/2016 sulla protezione del know how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione illeciti, che dovrà essere attuata nel nostro ordinamento nazionale entro il 9 giugno prossimo (ma è evidente che molto dipenderà dagli sviluppi dell’attuale situazione politica). In realtà, in tema di protezione del know how riservato e di segreti commerciali, l’Italia dispone già di una legislazione avanzata ed efficace (artt. 98 e 99 del Codice della proprietà industriale). Il Governo, pertanto, in fase di attuazione è orientato ad adottare un approccio conservativo, limitando gli interventi a quelle disposizioni che andranno a rafforzare la protezione già esistente e a quelle strettamente obbligatorie. Tra le altre, ad esempio, dovrebbe essere introdotta una nuova norma in base alla quale anche i soggetti che ignorano incolpevolmente l’origine illegale di un segreto commerciale potranno comunque essere destinatari di provvedimenti a tutela del segreto stesso. Ad ogni buon conto, a prescindere da come verrà in concreto attuata, la Direttiva in questione si segnala già

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In media le Pmi italiane fanno più affidamento ai segreti commerciali che a brevetti e altre forme di diritto di proprietà intellettuale soltanto per il fatto che il legislatore europeo, evidentemente sempre più consapevole del valore economico e strategico delle informazioni aziendali riservate, ha voluto fornire una tutela ad hoc con il dichiarato intento di accrescere la competitività e la capacità innovativa delle imprese, specialmente di quelle piccole e medie. Nei “Considerando” della Direttiva, infatti, si prende atto che, se in linea generale è vero che le imprese, a prescindere dalla loro dimensione, attribuiscono ai segreti commerciali lo stesso valore dei brevetti e di altre forme di diritto di proprietà intellettuale, in realtà le piccole e medie imprese attribuiscono un valore anche maggiore ai segreti commerciali e vi fanno un più grande affidamento. La Direttiva in questione, quindi, risponde ad una esigenza – quella della tutela dei segreti aziendali – su cui in particolare le Pmi sono piuttosto sensibili. Tale considerazione del legislatore europeo riporta alla mente un articolo comparso non molto tempo fa su un quotidiano nazionale (La Stampa del 21 febbraio 2018), dal titolo “Aziende strategiche e hi-tech nel mirino degli 007 stranieri”. In tale articolo viene rivelato come molte Pmi italiane, notoriamente depositarie di know-how di pregio, siano sempre più oggetto di “attenzioni” – spesso a loro insaputa – da parte di servizi di intelligence di paesi stranieri, con la finalità di entrare indebitamente in possesso di dati sensibili oppure di acquisire l’azienda stessa, ricorrendo, in questo caso, anche a triangolazioni finanziarie nel tentativo di celare operazioni scorrette. Tali iniziative, infatti – si legge nella relazione an-

nuale del Dis, il dipartimento delle informazioni per la sicurezza, citata dall’articolista – sono «tese a sottrarre tecnologie pregiate, a eliminare o comprimere la competitività e la concorrenzialità delle nostre aziende». A tale proposito il Dis lancia quindi un allarme, poiché le aziende italiane risultano essere alquanto permeabili rispetto a tali manovre, ammonendo che «Questa vulnerabilità richiede la necessaria salvaguardia delle capacità produttive nazionali, del loro know how pregiato e dei rispettivi livelli occupazionali». Tale permeabilità trova, peraltro, conferma nei risultati di un’indagine dell’Unione europea pubblicata la scorsa estate, dalla quale emerge come, da un lato le aziende italiane prediligano di gran lunga mantenere le proprie innovazioni in regime di segreto aziendale piuttosto che proteggerle ricorrendo alla brevettazione, dall’altro, tuttavia, le medesime aziende risultare essere, al contempo, tra quelle europee, le peggio attrezzate proprio in tema di protezione dei segreti aziendali. In tale contesto è dunque quanto mai attuale l’esortazione “conoscere per decidere” di Luigi Einaudi: oggi, più che in passato, è necessario che le aziende italiane conoscano a fondo gli strumenti di tutela – quelli attuali e quelli in procinto di entrare in vigore – del loro sapere aziendale, al fine di pianificare al meglio lo sviluppo e la messa in sicurezza dell’azienda. In questo senso, verranno prossimamente proposti alcuni workshop circa le recenti novità legislative in merito alla tutela delle innovazioni aziendali.

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Moca, materiali a contatto con gli alimenti Appuntamento alla fiera Meat-Tech per conoscere le responsabilità delle aziende, e le soluzioni per dimostrare la conformità dei prodotti

È

entrato in vigore il 2 aprile il decreto legislativo n. 29 del 10 febbraio 2017, che stabilisce la disciplina sanzionatoria per la violazione degli obblighi derivanti dai regolamenti comunitari che normano i materiali e gli oggetti che possono venire a contatto con gli alimenti, i cosiddetti Moca. Sono materiali e oggetti a contatto con gli alimenti tutti i manufatti che sono destinati a essere messi a contatto con prodotti alimentari, che sono già a contatto con prodotti alimentari e sono destinati a questo fine, che si prevede possano essere messi a contatto con prodotti alimentari o possano trasferire i propri componenti ai prodotti alimentari nelle normali condizioni di impiego. I Moca sono ampiamente regolamentati a livello nazionale ed europeo, anche se ad oggi non esiste un unico corpus legislativo armonizzato. Tra le principali violazioni per le quali è prevista sanzione amministrativa pecuniaria si possono segnalare: produzione e commercializzazione di prodotti che costituiscono un pericolo per la salute umana; violazione dei limiti di migrazione previsti, deterioramento delle caratteristiche organolettiche, mancato rispetto delle buone pratiche di fabbricazione; violazione degli obblighi di comunicazione, di rintracciabilità o in materia di etichettatura.

Inoltre il decreto legislativo 29/2017 prevede l’obbligo di notifica dell’autorità sanitaria competente di tutti gli stabilimenti che svolgono attività di importazione, produzione, trasformazione o distribuzione di Moca, a eccezione degli stabilimenti di cui si svolge esclusivamente attività di distribuzione al consumatore finale. Assofoodtec e Anima, con la collaborazione di Icim, hanno organizzato un workshop per analizzare gli obblighi e le responsabilità delle aziende introdotte dalla normativa Moca e le soluzioni per poter dimostrare la conformità dei propri prodotti. Il workshop si terrà il 30 maggio 2018 alle 15:30 presso il Pad. 2 Sala Epsilon, terzo piano in Fieramilano Rho. Le figure professionali interessate: titolari, progettisti, R&D, tecnici di laboratorio, responsabili della qualità, responsabili della certificazione del prodotto, responsabili ufficio acquisti. La certificazione Moca di Icim è dedicata a tutti i produttori di materiali e oggetti che entrano a contatto con gli alimenti. Le verifiche di conformità condotte da un ente di terza parte consentono alle imprese di dimostrare al mercato la corretta corrispondenza ai requisiti legislativi, l’adozione di buone pratiche di fabbricazione, il rispetto dei requisiti di sicurezza dei propri prodotti a tutela della salute. Meat-Tech è la fiera dedicata al processing e packaging nell’industria delle carni. È una fiera targata Ipack-Ima, e insieme proprio a Ipack-Ima, Plast, Print4all, e Intralogistica, costituisce il network dell’”Innovation Alliance”, che riunisce cinque importanti settori industriali italiani in una logica di fiera: dal processing al packaging, dalla lavorazione delle materie plastiche e della gomma alla stampa industriale, commerciale e della personalizzazione grafica, dagli imballaggi alle etichette, fino a sistemi di stoccaggio e movimentazione di fine-linea.

Le figure professionali interessate: titolari, progettisti, R&D, tecnici di laboratorio, responsabili della qualità, responsabili della certificazione del prodotto, responsabili ufficio acquisti

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Il coordinamento tra le clausole contrattuali All’interno dello stesso contratto, o in contratti differenti, è importante affrontare con cura sia i dettagli a monte, con il proprio fornitore, sia a valle, con i clienti finali

di Giacomo Pescatore* * Giacomo. Pescatore è socio di uno Studio legale che si occupa di diritto commerciale (e quindi di contrattualistica, diritto industriale, diritto societario e diritto fallimentare) in ambito nazionale e internazionale.

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N

el primo intervento apparso nel numero di marzo di questa rivista si è ricordato come, salvo rare eccezioni in cui la forma scritta è prevista ai fini della validità del contratto, ogni rapporto di un’impresa con i propri fornitori e clienti, in Italia o all’estero, costituisca un rapporto contrattuale a prescindere dal fatto che esso risulti o meno formalizzato da un contratto scritto. E anche in presenza di una forma scritta il rapporto contrattuale debba essere interpretato alla luce del comportamento delle parti prima, durante e dopo la redazione del testo contrattuale. A quest’ultimo riguardo, si è infatti ribadito come, al pari di un qualsiasi macchinario industriale, il contratto debba interfacciarsi in modo efficiente con ciò che si pone prima e dopo di esso (come in un’ideale linea di produzione) e debba al contempo vedere un operare armonico tra le proprie componenti. In questo articolo ci occuperemo, quindi, del coordinamento di alcune clausole contrattuali all’interno dello stesso contratto o di contratti differenti. Al riguardo, occorre effettuare una premessa, tanto scontata quanto importante: il contratto perfetto non esiste e, qualora anche esistesse, comporterebbe una tale mole di clausole contrattuali da non risultare di fatto sottoponibile per la firma ai propri clienti o fornitori della maggior parte delle imprese italiane (che, per dimensioni e cultura, hanno un approccio diverso, ad esempio, alle grandi multinazionali statunitensi, note invece per tentare di imporre i propri format contrattuali). Nel predisporre un testo contrattuale occorre quindi sottoporsi ad una sorta di check up preventivo e chiedersi quali siano i rischi principali che ci si attende possano derivare dal rapporto contrattuale, in modo da orientare la contrattualistica di conseguenza. Così, ad esempio, se un’impresa italiana fornisce un macchinario che storicamente non risulta sottoposto a contestazioni circa il suo funzionamento da parte dei clienti, ma il cui prezzo non deve essere pagato dal cliente integralmente entro la consegna, uno dei rischi da gestire attraverso il contratto risulterà essere quello del mancato pagamento di tutta o parte del corrispettivo contrattuale. In tal caso, sarà pertanto opportuno che la contrattualistica non sia orientata tanto su aspetti legati alla garanzia e alla limitazione della responsabilità quanto su ciò che consenta un tempestivo recupero del credito. In questo caso, la previsione della risoluzione delle controversie contrattuali attraverso un arbitrato,

oltre ad essere particolarmente oneroso (soprattutto qualora sia prevista la presenza di più arbitri nel contesto di un arbitrato Cci), risulta controproducente per l’impresa fornitrice, che deve affrontare i tempi e i costi di un intero arbitrato anziché poter chiedere un decreto ingiuntivo (o un provvedimento ad esso equivalente in un paese straniero). Allo stesso modo, anche laddove non sia prevista una clausola arbitrale ma il ricorso ad un giudice ordinario, la clausola contrattuale risulterebbe poco tutelante per l’impresa creditrice laddove sia previsto che il suo è il foro esclusivamente competente; infatti, salvi i casi in cui il debitore risulti una controparte europea (in cui la normativa di riferimento consente ad un titolo esecutivo ottenuto in Italia di poter essere utilizzato per una procedura esecutiva anche in altro paese europeo), ottenere un titolo esecutivo in Italia da eseguire in un Paese straniero risulta il più delle volte controproducente, perché si corre il rischio di non vederne riconosciuta la validità ai fini dell’esecuzione nel paese straniero. Più che prevedere la competenza esclusiva del proprio foro competente, quindi, può essere consigliabile una clausola più bilanciata quale quella che preveda quale foro competente quello della parte di volta in volta convenuta in giudizio: in questo modo se l’impresa fornitrice deve agire per ottenere il pagamento del prezzo residuo, lo farà presso il foro del luogo in cui si trova il cliente (e, solitamente, i beni/crediti di questo che possono essere aggrediti per mezzo di una procedura

Più che prevedere la competenza esclusiva del proprio foro competente, può essere consigliabile una clausola che preveda, quale foro competente, quello della parte di volta in volta convenuta in giudizio

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esecutiva), mentre eventuali contestazioni circa il funzionamento del macchinario venduto dovrebbero essere effettuate presso il foro dell’impresa che lo ha fornito. Ancora, non è detto che sia consigliabile, per un’impresa italiana che intenda sottoscrivere un contratto di agenzia con una controparte straniera, sottoporre il rapporto contrattuale la legge italiana; se infatti ad essere agente è la controparte straniera, potrebbe essere opportuno sottoporre il contratto alla legge dell’agente; è infatti ben possibile che tale legge non preveda un’indennità e, quindi, che sottoporre il rapporto contrattuale alla legge italiana risulti controproducente per la proponente. È ovvio poi che clausole contrattuali come quelle relative alla legge applicabile e al foro competente debbano risultare coordinate tra loro (prevedere l’applicabilità della legge italiana ma la sottoposizione ad un Foro straniero risulta infatti scarsamente utile in quanto, magari anche in modo involontario, il giudice straniero tenderà ad applicare il contratto alla luce delle norme che gli sono più familiari). Il problema della connessione tra queste tipologie di clausole si pone anche tra contratti diversi tra loro; se infatti un’impresa voglia tutelarsi rispetto a eventuali contestazioni dei clienti finali chiamando in causa un proprio fornitore per esserne manlevata e tenuta indenne, occorrerà che le relative clausole del contratto “a monte” (quello cioè con il proprio fornitore) e del contratto “a valle” (quello cioè con il proprio cliente finale) siano coordinate tra loro. Se infatti questi due contratti prevedessero due clausole di risoluzione delle controversie diverse tra loro (perché sono previsti fori esclusivamente competenti diversi o solo uno dei due preveda una clausola arbitrale), ci si troverebbe nella situazione paradossale di rischiare di dover sostenere ben due cause (una con il cliente finale e l’altra con il fornitore da cui si pretende di essere manierati) con una duplicazione di costi e di rischi circa l’esito finale. Lo stesso dicasi laddove, a non essere coordinata, sia la durata della garanzia che un’impresa riceve dai propri fornitori rispetto a quella che viene data ai clienti finali. Quelli che precedono sono solo gli esempi più immediati di interconnessione tra clausole di uno stesso o di diversi contratti; il tema ovviamente molto più ampio e variegato, potendo riguardare tutti i principali aspetti della contrattualistica d’impresa, dal coordinamento tra le clausole di consegna (ed eventuale collaudo), garanzia e pagamento del prezzo a quello delle eventuali penali con le clausole di limitazione della garanzia e con le

clausole risolutive espresse. Il tutto senza dimenticare che, qualunque sia la previsione delle clausole contrattuali, la condotta delle parti in fase di esecuzione del contratto si rivelerà fondamentale per l’interpretazione dello stesso e degli obblighi che ne scaturiscano; di questo parleremo nel terzo e ultimo intervento, previsto sul numero di settembre di questa rivista.

Tre tappe per conoscere la meccanica dei contratti L’articolo che pubblichiamo su questo numero è il secondo di tre interventi finalizzati a chiarire, o anche solo a ricordare, l’importanza della “meccanica dei contratti”:

1

Nel primo intervento (L’Industria Meccanica n. 714) viene affrontata la fase precontrattuale, e come il comportamento delle parti possa influire sulla qualificazione e sull’interpretazione del contratto;

2

In questo intervento ci occupiamo del coordinamento di alcune clausole contrattuali (all’interno dello stesso contratto o di contratti differenti;

3

Nel terzo articolo, previsto sul numero di settembre, il tema sarà l’esecuzione del contratto, e in che modo anche in tale fase la condotta delle parti si riveli fondamentale rispetto all’interpretazione del contratto in essere e degli obblighi che da esso scaturiscano effettivamente.

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ZA E IEN91 | MAGGIO GIUGNO 2018


SICUREZZA&AMBIENTE

La gestione dei RAEE fuori dall’Italia La direttiva europea 2012/19/ UE regolamenta a livello comunitario la gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee). Introduce il principio della responsabilità estesa del produttore (Epr), e garantisce ai soggetti obbligati la possibilità di adempiere a quanto stabilito dalla normativa in un contesto di libero mercato. L’attuale direttiva è stata recepita attraverso specifiche norme nazionali. Come conseguenza, si assiste talvolta a differenze nell’adozione dei principi della direttiva. Intervista a Giuliano Maddalena, direttore dei Consorzi Raee Ecoped e Ridomus

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C

on la direttiva originaria, l’essere stabiliti in uno Stato membro era condizione necessaria per adempiere agli obblighi previsti dai recepimenti nazionali della direttiva Raee. Ma non tutte le Pmi hanno nei mercati in cui operano strutture dedicate o personale specializzato. Cosa è cambiato? Innanzitutto con la nuova direttiva è data la possibilità a chi produce in un altro stato membro di nominare un rappresentante autorizzato in ogni paese in cui esporta. Uno dei punti fondanti, infatti, è l’identificazione del soggetto tenuto ad adempiere gli obblighi connessi alla direttiva stessa: il cosiddetto Produttore Raee. Le sue responsabilità sono: registrazione e reporting delle apparecchiature immesse sui singoli mercati, iscrizione ad uno dei sistemi collettivi (consorzi), finanziamento delle corrette attività di raccolta e trattamento. La prima cosa da fare, insomma, è individuare questa figura. Ma quali soggetti sono definiti come “produttori” secondo la nuova normativa? La definizione di produttore è ampia. Include (a prescindere dalla modalità di vendita adottata, ed inclusa la vendita a distanza) chi, stabilito in uno Stato membro, commercializza Aee apponendovi il proprio nome o marchio di fabbrica, nel territorio di detto stato membro; chi, stabilito in uno stato membro, immette sul mercato di tale stato membro, nell’ambito di un’attività professionale, apparecchiature di un paese terzo o di un altro stato membro (importatore); chi vende apparecchiature mediante tecniche di comunicazione a distanza direttamente a nuclei domestici o a utilizzatori diversi dai nuclei domestici, in uno stato membro, stabilito in un altro stato membro o in un paese terzo.

Quindi questa opportunità è un’alternativa per le aziende che vendono su mercati europei senza avere una struttura organizzativa nel paese di esportazione? Sì. E non solo. È anche un’importante leva commerciale che può essere sfruttata sul canale distributivo: in assenza di un rappresentante autorizzato è infatti l’importatore a doversi assumere l’onere di compliance con i dettami della direttiva Raee. Ma l’individuazione di un rappresentante autorizzato può esentare l’importatore da tali obblighi e in questo modo l’azienda italiana che esporta (senza avere una struttura operativa nello Stato membro) non risulta penalizzata rispetto a concorrenti nazionali o aziende con struttura operativa. È bene ricordare che, se alcuni adempimenti sono puramente amministrativi, altri sono legati alle attività di raccolta e trattamento dei rifiuti: è quindi fondamentale un expertise nazionale che assicuri non solo una corretta filiera di recupero ma anche il raggiungimento degli obiettivi di recupero fissati, e garantisca completa tracciabilità della filiera. Come può organizzarsi una Pmi per adempiere agli obblighi della direttiva Raee? I Consorzi Ecoped e Ridomus hanno sviluppato un servizio dedicato, scalabile e personalizzabile per i produttori italiani: dopo averci incaricati, per determinate nazioni di interesse, è sufficiente fornirci i dati di immesso, al resto pensiamo noi. L’idea è stata quella di non creare un’unica struttura pan-europea (che avrebbe avuto costi di mantenimento tipici delle strutture internazionali), né di dare vita a partnership fisse con un singolo consorzio in ogni paese. Ab-

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biamo invece scelto di adottare lo stile delle grandi multinazionali che, in ogni Stato, analizzano le specifiche modalità di recepimento, valutano e confrontano i diversi Sistemi Collettivi disponibili, talvolta effettuando benchmarking bi-annuali al fine di revisionare la strategia, e infine scelgono quello che, nell’insieme, risulta migliore rispetto alle loro esigenze e tipologia di prodotto immesso sul mercato. Non esiste infatti un sistema collettivo migliore in assoluto, ma esiste il sistema collettivo che meglio si adatta alle esigenze di ogni singola azienda in ogni nazione. Che tipo di personalizzazione può essere sviluppata in questo approccio? Il livello di personalizzazione garantisce nel tempo, a ogni socio che decida di avvalersi del servizio, la soluzione più adatta alle specifiche esigenze e lo pone nella condizione di revisionare e valutare nel tempo eventuali cambi che dovessero rendersi necessari. Questo servizio si chiama We&Eu, ed è disponibile dal 2018. Ecoped e Ridomus hanno stretto accordi con rappresentanti autorizzati nei diversi stati membri. Quando viene scelto un sistema collettivo in un altro stato membro non viene valutato solo l’aspetto economico (stiamo parlando di rifiuti), ma viene in particolare valutata la capacità del sistema collettivo di tracciare e qualificare tutta la filiera cercando standard il più possibile uguali a quelli utilizzati da noi con il modello di gestione dei Rae EcoGuard. L’azienda può quindi trovare, per nostro tramite, lo stesso livello di competenza e competitività che ci impegniamo a garantire in Italia da oltre 10 anni. c.f.


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(disponibili anche in inglese) Listino prezzi materiale di interesse della meccanica varia | Tabella arancio ultimo aggiornamento n. 726 20182017 - pubblicata su questo numero 721 - 1^ Quindicina di aprile novembre - pubblicata su questo numero Computo costo orario medio di un operaio del settore della meccanica generale | Tabella azzurra ultimo aggiornamento n. 24 23 - 31 gennaio 2018 2017 - pubblicata su questo numero Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe prestazioni di personale Italia/estero || Tabella Tabella bianca bianca 1° gennaio 2018 “Settore industria meccanica varia ed affine” e “Settore impianti e componenti di grande dimensione per per la la produzione produzione di di energia” energia” -- pubblicata pubblicata su su questo questo numero numero


TABELLA GENNAIO 2018 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale

IN ITALIA

SETTORE INDUSTRIA MECCANICA VARIA ED AFFINE January 2018

Statistical survey on average tariff quotation for staff â&#x20AC;&#x2122;s services in Italy Sector mechanical and engineering industries

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TABELLA GENNAIO 2018 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale in Italia


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TABELLA GENNAIO 2018 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale in Italia


TABELLA GENNAIO 2018 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale

ALL’ESTERO

SETTORE INDUSTRIA MECCANICA VARIA ED AFFINE January 2018

Statistical survey on average tariff quotation for staff ’s services abroad Sector mechanical and engineering industries

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TABELLA GENNAIO 2018 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale allâ&#x20AC;&#x2122;estero


TABELLA GENNAIO 2018 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale

nei Paesi europei ed extra europei

SETTORE IMPIANTI E COMPONENTI DI GRANDE DIMENSIONE PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA January 2018 Statistical survey on average tariff quotation for staff services in Europe and outside Europe Sector energy generation plants and large components

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TABELLA GENNAIO 2018 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni personale nei Paesi europei ed extra europei


TABELLA GENNAIO 2018 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni personale nei Paesi europei ed extra europei

Janvier 2018

Enero 2018

Relevés statistiques des cotations moyennes des tarifs pour les prestations du personnel en europe et en dehors de l’europe Secteur installations et composants de grandes dimensions pour la production d’energie Estudio estadìstico de las cotizaciones medias de las tarifas por prestaciones del personal en europa y fuera de europa Sector instalacionesy grandes componentes para la producción de energía

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TABELLA N. 24 - 31 GENNAIO Costo| orario di un operaio del settore della meccanica generale TABELLA N. 23 - 2018 GENNAIO| 2017 Costo medio orario medio di un operaio del settore della meccanica generale


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TABELLA N. 23 - GENNAIO 2017 | Costo orario medio di un operaio del settore della meccanica generale


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l'Industria Meccanica 715 - maggio-giugno 2018  

Pubblicazione bimestrale tecnico-economica per gli atti di ANIMA Confindustria Meccanica Varia

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