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712 NOVEMBRE

OCCHIO AGLI HACKER Come prepararsi, e in fretta, ad attacchi informatici in azienda

Verso Intralogistica 2018: le storie di Linde, Crown e Cooperativa Ceramica d’Imola Export control e dual use: cosa cambierà in Italia e in Europa Strumenti finanziari e regolatori per sviluppare l’efficienza energetica

All’interno: Listino prezzi materiali di interesse per la meccanica varia n.720 - Costo orario medio dell’operaio n. 23 - Rilevazioni statistiche prestazioni di personale gennaio 2017

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A Natale scegli di disegnare un futuro migliore Quest’anno, per fare gli auguri di Buon Natale a clienti, fornitori e dipendenti della tua azienda puoi scegliere di fare un gesto speciale per aiutare SOS Villaggi dei Bambini. Puoi disegnare un futuro migliore per migliaia di bambini in Italia e in Swaziland. Scegli i biglietti, le e-card o la lettera augurale e trasformerai la tua donazione in un gesto concreto per i bambini.

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Insieme per disegnare un futuro migliore Quest’anno abbiamo deciso di trasformare il Natale nell’occasione giusta per disegnare un futuro migliore: contribuiremo a un progetto di SOS Villaggi dei Bambini per tutelare la salute di moltissimi bambini e adolescenti in Swaziland, in Africa del Sud. one a livello mondiale è la più grande organizzazi di perderle. Bambini cure familiari o a rischio dove aiuta SOS Villaggi dei di bambini privi di l’Italia, impegnata nel sostegno in 135 Paesi nel mondo, compresa lavora Da più di 60 anni persone. oltre 1 milione di sitalia.it www.sositalia.it, aziende@so

SOS Villag gi dei Bambini e Azienda vi augurano Buone Feste SOS Villaggi è ladei piùBambini grande organizzazione a livello mondiale impegnata nel sostegno di bambini privi di cure familiari o a rischio di perderle. Da più di 60 anni lavora in 135 Paesi nel mondo, compresa l’Italia, dove aiuta oltre 1 milione di persone. www.sositalia.it, aziende@sositalia.it

Insieme per grande, disegnare futuro migliore Un’azienda haun prima di tutto un grande cuore. Quest’anno abbiamo deciso deciso di di trasformare trasformareililNatale Natalenell’occasione nell’occasionegiusta giustaper per disegnare un futuro migliore: contribuiremo a un progetto di SOS dei e metterci tutto il nostro cuore: contribuiremo ad aiutare tantiVillaggi bambini Bambini per aaiutare tantilabambini adolescenti a ritrovare la serenità adolescenti ritrovare serenitàedi cui hannoitaliani bisogno per crescere, con di cui hanno bisogno per crescere, con programmi basati tutela del programmi basati sulla tutela del minorenne e sull’aiuto allasulla sua famiglia, in minorenne e sull’aiuto alla sua famiglia, in Italia e nel mondo. Italia e nel mondo.

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LETTERA AUGURALE Firmata dalla Presidente di SOS Villaggi dei Bambini Milano, dicembre 2017

Per richiedere i biglietti, le e-card o la lettera augurale chiama il numero 02 92870948 oppure scrivi all’indirizzo aziende@sositalia.it Per maggiori informazioni visita il sito www.sositalia.it/nataleaziende

Gentili signori, è arrivato uno dei momenti più lieti di tutto l’anno: Natale. Quest’anno la vostra azienda ha deciso di fare un regalo importante, un regalo di cuore, col cuore che da sempre la caratterizza. E con questa lettera vogliamorendervi partecipi di un gesto davvero speciale. NOME AZIENDA ha deciso di contribuire, in modo concreto, a tutelare la salute di moltissimi bambini e adolescenti, e non, di un Villaggio SOS in Swaziland, in Africa del Sud. Ha deciso di supportare SOS Villaggi dei Bambini , la più grande organizzazione a livello mondiale, impegnata in 135 Paesi nel mondo nel sostegno di bambini privi di cure familiari o a rischio di perderle. Dal 1949 è a fianco dei più piccoli, cui garantisce accoglienza, sostegno, istruzione, cure mediche e tutela in situazioni di emergenza. Con la donazione di NOME AZIENDA, SOS Villaggi dei Bambini potrà operare sul villaggio di Siteki, con un progetto dedicato alla prevenzione e alla salute. In particolar modo, aiuterà oltre 500 bambini e adolescenti – orfani, vittime di violenza domestica e sociale e abbandonati – e 200 famiglie con vissuti problematici. Siamo certi che disegnare un futuro migliore sia possibile. E il gesto di NOME AZIENDA ne è la prova.

Le donazioni a favore di SOS Villaggi dei Bambini, in quanto ONLUS, sono fiscalmente deducibili. Un motivo in più a Natale per fare del bene!

SOS Villag gi dei Bambini e Azienda vi augurano Buone Feste. Maria Grazia Lanzani Rodriguez Y Baena Presidente SOS Villaggi dei Bambini Onlus Ufficio di Milano: Dura zzo 5 - 20134 Milan o

T +39 02 36533320

F +39 02 56804567 info@sositalia.it - www.sositalia.it

Membro di SOS K inderdor f I nterna tiona l

SOS Villaggi dei Bambini è la più grande organizzazione a livello mondiale, impegnata nel sostegno di bambini privi di cure familiari o a rischio di perderle. Da oltre 60 anni accoglie, all’interno dei Villaggi SOS, oltre 86.000 bambini, bambine, ragazzi e ragazze in 135 Paesi del mondo. In Italia aiuta oltre 700 persone, tra bambini, ragazzi e le loro famiglie attraverso 7 Villaggi SOS, un Programma di affido familiare a Torino e un Programma di sostegno psicosociale per Minori Stranieri Non Accompagnati a Crotone e in provincia di Siena.


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L’Industria Meccanica - Pubblicazione bimestrale di ANIMA/Confindustria Registrazione Tribunale di Milano N. 427 del 17.11.73

Direttore responsabile Giuseppe Bonacina - bonacina@anima.it CMYK

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Direttore editoriale Alessandro Durante - durante@anima.it

Essere connessi è un vantaggio importantissimo per fare impresa oggi. Allo stesso tempo, per completare il processo di trasformazione 4.0, è anche necessario saper proteggere i propri dati. In altre parole: “occhio all’hacker”, la cyber security non è mai stata così attuale come in questo momento. Con la copertina di questo numero abbiamo voluto andarci un po’ pesanti, ma potevamo fare di peggio senza timore di esagerare: oggi qualsiasi dispositivo può trasformarsi in un punto di accesso alla rete aziendale da parte di un cybercriminale. Ecco perché pubblichiamo un focus per dare una dimensione al problema e per essere preparati al contrattacco. Il cuore di questa rivista è dedicato all’export e all’internazionalizzazione. Il 13 dicembre, infatti, è in programma l’appuntamento di fine anno di Anima Confindustria Meccanica Varia che, in questa edizione, riunisce la community degli export & sales manager della meccanica italiana. In queste pagine parliamo allora di dogane, e facciamo il punto sui cambiamenti imminenti per il dual use e le norme dell’export control. Ma anche dei rischi dovuti a un euro forte, come avviene in questo periodo. E scriviamo infine di paesi. In particolare di Federazione Russa, dove le esportazioni della meccanica stanno crescendo a doppia cifra. E di Stati Uniti: mercato in cui è importante essere preparati su contratti, strategie, immigration e contenziosi. La sezione Logistica e Movimentazione è dedicata alle esperienze di alcune aziende protagoniste dell’Advisory board della fiera Intralogistica Italia 2018 (in programma a Milano dal 29 maggio al 1 giugno prossimi). Raccontiamo le strategie e le storie di Cooperativa Ceramica d’Imola, di Linde Materials Handling, e di Crown Lift Trucks. Pubblichiamo inoltre un’analisi dedicata all’economia circolare nei contesti urbani: progettisti, architetti e urbanisti stanno introducendo sempre di più soluzioni capaci di ottimizzare l’utilizzo delle risorse. E, nella sezione dedicata alla sicurezza, una panoramica sul settore delle serrature e delle casseforti italiane. Prendiamo poi spunto da un convegno organizzato dall’associazione Italcogen nel corso della fiera Ecomondo-Key Energy per parlare di efficienza energetica: emergono spunti importanti su temi ambientali ed economici: dal Clean energy package, ai certificati bianchi, fino alla Strategia energetica nazionale. Approfondimenti tecnici e recensioni completano questo numero dell’Industria Meccanica.

Comitato editoriale Michele Bendotti, Giuseppe Bonacina, Sandro Bonomi, Maurizio Brancaleoni, Alberto Caprari, Alessandro Durante, Paola Ferroli, Andrea Orlando, Mario Salvi Comitato tecnico-scientifico Pierangelo Andreini, Antonio Calabrese, Roberto Camporese, Pietro Luigi Cavallotti, Alessandro Clerici, Rodolfo De Santis, Marco Fortis, Ennio Macchi, Giovanni Riva, Pietro Torretta, Giuseppe Zampini Redattore Carlo Fumagalli - fumagalli@anima.it Segretaria di redazione Cinzia Alchieri - alchieri@anima.it - Tel. 02 45418.211 Hanno collaborato a questo numero: Laura Aldorisio, Danilo Bonato, Luca Buferli, Franco Canna, Alessandro Fontana, Dante Ghisi, Mauro Ippolito, Maria Grazia Micucci, Roberto Obialero Impaginazione ABC Production Fabio Lunardon - lunardon@anima.it Responsabile della pubblicità Mario Salvi - salvi@anima.it Direzione e Redazione ANIMA Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica Varia e Affine Via Scarsellini 13 - 20161 Milano | Tel. 02 45418.500 - Fax 02 45418.545 www.anima.it - anima@anima.it Online: www.industriameccanica.it | Twitter: @IndMeccanica Gestione, amministrazione, abbonamenti e pubblicità A.S.A. Azienda Servizi ANIMA S.r.l. Via Scarsellini 13 - 20161 Milano - Tel. 02 45418.200 Abbonamento annuo (6 numeri) Italia 80 euro - Estero 110 euro Si comunica ai Sigg. abbonati che, avvalendosi del contenuto dell’art. 74 lettera C del D.P.R. 26.10.1972 N. 633 e del D.M. 28.12.89, A.S.A. S.r.l. non emetterà fatture relative agli abbonamenti Stampa Bonazzi Grafica - Sondrio - www.bonazzi.it

È vietata la riproduzione di articoli e illustrazioni de “L’Industria Meccanica” senza autorizzazione e senza citarne la fonte. La collaborazione alla rivista è subordinata insindacabilmente al giudizio della Redazione. Le idee espresse dagli autori non impegnano né la rivista né ANIMA e la responsabilità di quanto viene pubblicato rimane degli autori stessi.

Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana ROC N. 4397

La Redazione - @IndMeccanica

l’industria meccanica 712 | 12


16 RUBRICA | Donne e uomini al timone

40 Smart Export 2018, le nuove corsie preferenziali

18 Approfondimenti tecnici

42 Euro forte: un rischio per l’export se non si fa hedging

20 Come affrontare il GDPR

di Mauro Ippolito

di Roberto Obialero

44 Italia-Russia più vicine. E l’export della meccanica cresce a doppia cifra di Alessandro Durante

22

48 Italiani negli USA: il primo passo è rilevare un’attività di Carlo Fumagalli

52 Quando l’export viene frenato di Luca Buferli

EFFICIENZA&ENERGIA

56 Flash internazionalizzazione 24 Strumenti finanziari e regolatori per sviluppare l’efficienza energetica di Alessandro Fontana

26

58 Ritardi della PA, nasce una piattaforma per il finanziamento dei crediti certificati

60

AUTOMAZIONE&PRODUZIONE

LOGISTICA&MOVIMENTAZIONE

28 Hacking Industry di Franco Canna

34 RUBRICA | SPS Italia HUB Nel Digital District l’automazione incontra l’It

SOMMARIO N. 712

36 Valvole e rubinetti italiani sul podio del mondo di Mariagrazia Micucci

38

Cerco sempre di fare ciò che non sono capace di fare, per imparare come farlo. (Pablo Picasso)

EXPORT&MERCATI

13 | NOVEMBRE DICEMBRE 2017


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62 Gps e una regia unica movimentano la ceramica italiana nel mondo di Laura Aldorisio

64 Soluzioni per il picking e gestione della flotta da cloud: ecco la logistica che aumenta la produttività e ridurre lo stress degli operatori 66 Ora il carrello calcola da solo il tempo di breakeven in base all’uso 68 Dal report Euler Hermes: crescono le vendite di automobili. In Italia profittabilità al massimo per la componentistica

70 SICUREZZA&AMBIENTE 72 Ripensare la città. L’economia circolare nei contesti urbani di Danilo Bonato

76 Serrature e casseforti italiane: la chiave di un successo 80 Corporate identity: i più efficaci ambasciatori del nostro brand sono i dipendenti di Dante Ghisi

86 RUBRICA | Recensioni

SOMMARIO N. 712

88 ABBONAMENTI 89 TABELLE ANIMA – BIANCHE, BLU, ARANCIO

L’uomo rimane il più straordinario dei computer. (John Fitzgerald Kennedy)

15 | NOVEMBRE DICEMBRE 2017


Kim Fausing

Matteo Restelli

Fausing negli scorsi nove anni ha ricoperto il ruolo di Chief Operating Officer e ha lavorato a stretto contatto con il precedente amministratore delegato di Danfoss, Niels B. Christiansen. «Fin dal primo giorno di lavoro in Danfoss mi sono sentito come a casa mia. Insieme al management team, abbiamo definito la strategia e il percorso di evoluzione futura per Danfoss» ha affermato Kim Fausing. Il presidente del Consiglio di Amministrazione, Jørgen M. Clausen, è molto lieto di poter continuare l’ottima collaborazione instaurata con Kim Fausing nel suo nuovo ruolo.

Matteo Restelli entra nella squadra di Syneto come business strategic partner della sede italiana. Il top manager lavorerà al fianco del Ceo Vadim Comanescu portando la sua grande esperienza nel settore Ict. «L’Italia è da sempre il paese delle Pmi – ha detto Restelli – aziende flessibili, rapide, innovative, che, oggi più che mai, non possono fermarsi, ma quando capita, debbono ripartire subito. Syneto, offre quello che serve per ripartire in 15 minuti (e non è un modo di dire), ad un prezzo giusto per una Pmi: una sfida affascinante, un mix di tecnologia e conoscenza del mercato».

Andrea Longo

Carlo Robiglio

Contactlab amplia il suo organico direttivo con l’ingresso di Andrea Longo nel ruolo di vicepresidente Customer Success. Il manager è chiamato a dirigere la divisione che riunisce in sé competenze trasversali di customer management: sviluppo del business sui clienti acquisiti, gestione di progetti complessi, aspetto creativo, consulenza strategica sino ai servizi di system integration e soluzioni su misura. Nel 2016, inoltre, è membro del Consiglio Direttivo di Hd Forum Italia, associazione nata per promuovere, sostenere e diffondere tecnologie per l’alta definizione e altre soluzioni audiovisive evolute.

Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria del Piemonte, è stato eletto lo scorso 23 novembre dal Consiglio Centrale Piccola Industria di Confindustria all’unanimità nuovo presidente per il biennio 2017-2019. Come tale, entra di diritto nella squadra del presidente Vincenzo Boccia come vicepresidente di Confindustria. È imprenditore di prima generazione, fondatore, presidente e Ceo del Gruppo Ebano, holding che opera in campo editoriale, leader di mercato in Italia nei corsi professionali, nella formazione a distanza e nell’e-learning.

RUBRICA | Donne e Uomini al timone

nuovo presidente e Ceo di Danfoss

è il nuovo vicepresidente Customer success di Contactlab

business strategic partner in Syneto

è il nuovo presidente Piccola Industria

l’industria meccanica 712 | 16


Donne e Uomini

Christopher Rossi

Massimo Nalli

Il consiglio di amministrazione di Kennametal Inc. ha nominato Christopher Rossi presidente e Ceo della società e, contestualmente, lo ha cooptato nel consiglio. Christopher Rossi succede a Ron De Feo, al quale il consiglio ha affidato il ruolo di presidente esecutivo. Entrambe le nomine sono entrate in vigore dal 1 agosto 2017. «Non vediamo l´ora che Chris con la sua esperienza traghetti Kennametal verso un nuovo capitolo della sua trasformazione», ha commentato Ron De Feo, attuale presidente e Ceo di Kennametal. «È stato un piacere guidare il team Kennametal in questi ultimi 18 mesi. Insieme abbiamo fatto grandi progressi ed abbiamo posto l’azienda nelle condizioni ottimali per assicurarsi un futuro di successo».

A partire dal 1° novembre 2017, Massimo Nalli è stato nominato presidente di Suzuki Italia SpA, filiale italiana della multinazionale di Hamamatsu che commercializza auto, moto e motori marini sul territorio nazionale. L’Italia è il primo tra i grandi mercati europei dove il ruolo di presidente della filiale Suzuki non sarà ricoperto da un rappresentante diretto della Casa di Hamamatsu. Si tratta di un importante riconoscimento da parte del management giapponese, a testimonianza dell’apprezzamento dei risultati ottenuti nel nostro Paese e della fiducia riposta dal quartier generale nel team e nel management sviluppato localmente.

nuovo Ceo di Kennametal

presidente di Suzuki Italia

17 | NOVEMBRE DICEMBRE 2017


RUBRICA | Approfondimenti tecnici

Legislazione, Direttive

Legislazione, Direttive

Guida Nomad: come riportare correttamente i livelli di emissione sonora nelle istruzioni

Il Bim nel comparto edile e industriale: la normativa italiana come driver nella transizione digitale nazionale

Con il progetto Nomad, la Commissione europea aveva analizzato le dichiarazioni dei livelli di emissione sonora delle macchine nei manuali d’uso manutenzione dei costruttori. A seguito di tale attività, la Commissione europea ha ritenuto utile sviluppare una linea guida per aiutare i costruttori a soddisfare i requisiti legali nella dichiarazione dei valori nei manuali secondo la Direttiva Macchine 2006/42/CE. La guida tratta anche il caso delle macchine per le quali è applicabile anche la Direttiva 200/14/CE sui livelli di emissione sonora delle macchine destinate a funzionare all’aperto. La guida è disponibile nelle lingue delle autorità di sorveglianza nazionali che hanno partecipato al progetto (inglese, francese, spagnolo, olandese, tedesco, svedese, polacco).

l’industria meccanica 712 | 18

Avviata nel 2009, la norma UNI 11337 mira a codificare un processo di digitalizzazione radicale che riguarderà in pochi anni il comparto edile e industriale: se da un lato i lavori in essere mirano a definire le regole del gioco nella salvaguardia delle peculiarità dei settori coinvolti, dall’altro ci si inserisce in un contesto più ampio e di confronto con gruppi di lavoro quali il CEN/TC/442 e l’ ISO/ TC 59/SC 13. Nel mese di settembre, presso il Politecnico di Milano, la Federazione Anima, in qualità di membro dell’UNI/CT 33/GL 05 - Codificazione dei prodotti e dei processi costruttivi in edilizia, ha aderito al tavolo di lavoro per il proseguimento della norma Uni 11337, parte 2-3-7. È noto che, con l’emanazione del Co-


approfondimenti tecnici

dice degli Appalti, in attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE, il Bim, entrerà in vigore negli appalti pubblici dal 2019, divenendo obbligatorio dal 2025. Si attende la versione definitiva. Se da un lato il processo di digitalizzazione impone e imporrà una crescente qualità progettuale, costruttiva e di gestione di qualsiasi opera costruita e nuova, dall’altro, è ampiamente condiviso il suo potenziale in termici di risparmio, crescita economica e occupazionale. Anima, ritenendo sempre più preponderante il ruolo dell’approccio sistemico per lo sviluppo della filiera industriale, sta avviando nuove sinergie e attività trasversali Bim, sia sul fronte nazionale che europeo, con l’obiettivo di supportare l’industria meccanica in questa sfida. Legislazione, Direttive

Nuove regole Antidumping - Il voto del Parlamento europeo Nel corso della seduta del 15 novembre, il Parlamento europeo ha

votato il regolamento di modifica della metodologia antidumping, che introdurrà nuove norme per contrastare le importazioni da paesi terzi oggetto di dumping e sovvenzioni. Nell’ottobre scorso era già stato raggiunto un accordo informale tra i deputati e i negoziatori del Consiglio dell’Unione europea, ma per l’entrata in vigore delle nuove regole era necessaria l’approvazione della Plenaria. Il risultato raggiunto rappresenta un compromesso tra le diverse spinte e, grazie anche all’intervento deciso dell’Italia soprattutto in sede di Consiglio dell’Unione, ha segnato l’abbandono dell’ipotesi del riconoscimento dello status di Economia di mercato alla Cina e l’introduzione di un nuovo meccanismo di calcolo del dumping basato sul concetto di presenza di distorsioni significative. Tra gli aspetti introdotti, le nuove norme imporranno ai partner commerciali e ai produttori al di fuori dell’Unione europea, per la prima volta a livello mondiale, il rispetto delle norme internazionali sul lavoro e sull’ambiente. La Commissione europea monitorerà la situazione nei Paesi esportatori e le imprese dell’Unione potranno basarsi sulle relazioni della Commissione per la presentazione di reclami e non dovranno fornire alcuna prova supplementare sul dumping. Ultimo passo è l’approvazione formale da parte del Consiglio dei ministri del Commercio Ue.

portazione. In vista dell’entrata in vigore definitiva dell’Accordo di Libero Scambio Ue-Canada (già approvato dal Parlamento europeo, ma slittato per rallentamenti dell’iter da parte del Canada) la Commissione europea ha pubblicato la procedura da seguire per usufruire della liberalizzazione daziaria. Nel testo dell’accordo Ceta, contrariamente a quanto accade per la maggior parte degli accordi di libero scambio, non si fa riferimento al certificato di circolazione EUR 1 che non può, quindi, essere utilizzato negli scambi con il Canada. I prodotti di origine preferenziale devono essere accompagnati da una dichiarazione d’origine e, nel caso di esportazioni di valore superiore ai 6.000 euro l’esportatore deve essere registrato nella banca dati Rex. L’azienda esportatrice deve pertanto fare richiesta del numero di “Esportatore registrato” Rex attraverso l’apposito formulario da inviare ai competenti uffici doganali e ricevere il numero di registrazione Rex da indicare nella “dichiarazione di origine” che dovrà essere allegata ai documenti commerciali descrittivi del prodotto.

Legislazione, Direttive

Accordo Ceta ItaliaCanada - Operativo il Rex Diventa operativo il sistema Rex (Registered Exporters) come parte del Nuovo Codice Doganale dell’Unione Europea e punto fondamentale per le Imprese che vogliono esportare nel mondo abbattendo i dazi di im-

19 | NOVEMBRE DICEMBRE 2017

Contenuti a cura dell’area tecnica Anima Per iscriversi alla newsletter: tecnico@anima.it


Regolamento Europeo sulla Data Protection

zione delle sanzioni che potranno avere degli impatti economici rilevanti, per cui è fondamentale che le organizzazioni non sottovalutino la vasta portata del provvedimento e provvedano a pianificare accuratamente e con tempestività il percorso da intraprendere verso la conformità. A chi si applica? Il Regolamento si applica a tutte le organizzazioni che trattano un numero significativo di dati personali di cittadini Ue, siano essi dipendenti oppure soggetti interessati esterni. Tutte le aziende anche a carattere multinazionale, che hanno la sede principale in Europa. Tutte le aziende extraeuropee che trattano un numero significativo di dati di cittadini Ue. Le pubbliche amministrazioni, le organizzazioni che trattano dati sanitari o giudiziari.

Come affrontare il GDPR

Le opportunità che derivano da una corretta applicazione. Maggior esercizio delle libertà fondamentali dei soggetti interessati. Spinta verso un uso più confidente del mercato unico europeo dell’informazione. Miglioramento del livello di maturità dei soggetti titolari e responsabili del trattamento. Vantaggio competitivo rappresentato da una gestione consapevole dei dati personali.

di Roberto Obialero, Risk & Compliance Delivery Unit, Gdpr manager di AizoOn group

I

l 24 maggio 2016 è entrato in vigore a livello comunitario il Regolamento europeo sulla Data protection, che armonizza e sostituisce, con requisiti più attuali e stringenti, le normative nazionali dei 28 paesi Ue in materia di protezione dei dati. Il provvedimento normativo offre maggiori tutele ai cittadini interessati dal trattamento informatico dei dati personali ed impone l’adozione di maggiori cautele nell’esercizio delle attività da parte delle organizzazioni titolari, oltre ad introdurre nell’eventualità di episodi di data breach, l’obbligo di notifica ai soggetti interessati ed all’Autorità garante della privacy. Il tempo fissato per l’adeguamento alle disposizioni normative è di due anni, trascorsi i quali scatterà l’applica-

Le possibili ricadute negative in caso di mancata applicazione. Perdita di fiducia da parte dei clienti (esistenti e potenziali); sanzioni pecuniarie ed amministrative di rilevante entità; danni reputazionali in caso di episodi di data breach che saranno resi pubblici; rischio di incappare in azioni collettive di risarcimento. Quali passi per prepararsi? Per affrontare il Gdpr è possibile un approccio progettuale: dedicare una prima fase all’effettuazione di una Gap Analysis di tipo organizzativo, procedurale e tecnologico nei confronti dei punti chiave di applicazione del regolamento Gdpr, e in seguito individuare proposte di adeguamento dello stato dell’arte esistente verso i punti in cui si rilevi una evidente scopertura normativa.

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EFFICIENZA&ENERGIA

Strumenti finanziari e regolatori per sviluppare l’efficienza energetica A Ecomondo-Key Energy il convegno di Italcogen ha unito ambiente, economia ed energia: dallo sviluppo del Clean energy package ai certificati bianchi e alla Sen.

di Alessandro Fontana

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l futuro degli strumenti di sviluppo dell’efficienza energetica passa attraverso l’integrazione con gli strumenti finanziari e regolatori. Questo il tema principale al centro dell’evento istituzionale Italcogen svoltosi giovedì 9 novembre in occasione della fiera EcomondoKey Energy a Rimini e presieduto dal presidente Italcogen Marco Golinelli.

Ne hanno parlato, Marco Manchisi (Italcogen) che partecipa al lavori del Panel Eefig, Stefan Buettner, Eep Università di Stoccarda con il loro “Barometro dell’Efficienza Energetica”, Marcello Capra - MiSe, Alessandro Carettoni e Sebastiano Serra del ministero dell’Ambiente, Davide Valenzano del Gse, Emanuele Regalini Aeegsi, Stefano Vaccari Senatore Pd e membro della 13ª Commissione permanente territorio, ambiente, beni ambientali. Ambiente, economia ed energia si legano sempre di più, come dimostrano le politiche europee con lo sviluppo del Clean Energy Package (Cep), che rimodellerà il quadro legislativo per i prossimi anni, in linea con gli obiettivi al 2020, 2030 e 2050 e della Cop21 di Parigi. Gli obiettivi per il nostro paese sono sfidanti, come ad esempio il target del 30% di efficienza energetica al 2030 insieme a un rateo di risparmio annuo dell’1,5%, dato che l’Italia parte da una posizione di intensità energetica già bassa, quindi con costi marginali degli interventi sempre più elevati. Servono quindi strumenti di efficientamento più efficaci oltre che efficienti, dato che i costi dell’efficienza energetica per l’Italia raggiungono oggi i 16 miliardi di euro l’anno (con la componente A3 in bolletta che si è ora stabilizzata). Rispetto a settori come il civile/terziario e ai trasporti dove c’è ancora molto da fare, l’industria si trova in una posizione avanzata, con gli interventi più “facili” già realizzati, ma anche con più strumenti a disposizione quali i certificati bianchi che, sia pur con il forte aumento del oro prezzo, rimangono lo strumento di efficientamento con il minor costo per Tep risparmiata.

zione all’industria (anche grazie alla piattaforma Deep) e al sondaggio semestrale del “Barometro per l’Efficienza Energetica nell’Industria” sviluppato dall’Università di Stoccarda, che raccoglie dati da ben 88 nazioni e che è oggi a disposizione anche per l’industria italiana. Un ruolo importante è ovviamente giocato dalle istituzioni, che lavorano di concerto per far evolvere e rendere efficaci strumenti che favoriscano la crescita della filiera dell’efficienza energetica. Non mancano i fondi europei, disponibili su varie piattaforme, tra cui il Set plan, nonché l’impegno di 22 paesi europei con il progetto “Mission innovation” con impegno a raddoppiare per il 2021 gli investimenti in ricerca e innovazione in ambito Cep. In arrivo, poi, l’atteso fondo per l’efficienza energetica, già passato al vaglio della Commissione unificata StatoRegioni. Circa la Sen 2017, da poco presentata dopo la consultazione pubblica e che punta molto su efficienza energetica e rinnovabili dovrà essere supportata da una politica di sostegno stabile e coerente con gli obiettivi per essere efficace. Sul tema oneri di sistema per utenze non domestiche, la nuova struttura è ormai definita è la riforma andrà di pari passo con quella della disciplina sugli aiuti alle imprese energivore. Certo è che l’autoproduzione risulterà in qualche modo penalizzata dal punto di vista economico, dato che il peso della componente variabile degli oneri (c€/kWh) che oggi pesa per circa il 95%, scenderà a circa il 70% dato il maggior peso delle componenti “fisse” (punto di prelievo e impegno di potenza). Per gli strumenti a supporto dell’efficienza si propone di allargare la platea dei soggetti obbligati (non solo i distributori di energia elettrica e gas) e di premiare direttamente i kWh auto-consumati piuttosto che quelli immessi in rete. Il quadro è comunque sfidante anche per il raggiungimento dei target nei settori esterni all’industria, dove la consapevolezza sull’efficienza energetica e è minore, così come le risorse a disposizione.

Entrando nel vivo dell’evento, la definizione del quadro attuale e degli strumenti più adatti per individuare gli interventi di efficientamento più efficaci, è svolta grazie ai lavori del panel Eefig - Energy efficiency financial institutions group e che si dedicherà con maggior atten-

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AUTO ZION PROD ZION l’industria meccanica 712 | 26


OMANE E DUNE 27 | NOVEMBRE DICEMBRE 2017


AUTOMAZIONE&PRODUZIONE

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INDUSTRY di Franco Canna

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Nell’era dell’industria 4.0 qualsiasi dispositivo può trasformarsi da preziosa fonte di dati in un punto di accesso alla rete aziendale da parte dei cybercriminali. Se oggi subire un attacco è una certezza sapervi reagire è una sfida da vincere.

Ecco come.

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Le conseguenze di una preparazione non adeguata? Non solo il danno economico del fermo macchina/impianto, ma anche perdita dei dati aziendali, della proprietà intellettuale, danno d’immagine, i danni che si possono procurare a terzi, e sicurezza fisica degli operatori.

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5.600 euro. A tanto ammonta, secondo un recente studio di Kaspersky Lab, il danno causato mediamente alle Pmi italiane ogni anno dalle violazioni di dati. Una cifra che, nel caso delle grandi aziende, lievita fino a oltre 850 mila euro. Sono numeri di tutto rilievo che dovrebbero spingere le imprese a investire in sistemi di difesa e – sempre secondo lo studio Kaspersky Lab – anche a tener d’occhio i propri partner di filiera, visto che le perdite più gravi derivano proprio da incidenti dovuti a falle che hanno colpito fornitori con cui condividevano dati. Secondo Clusit, l’associazione degli esperti di sicurezza informatica, i criminali informatici hanno avuto vita facile perché le aziende hanno preso sotto gamba il pericolo di attacchi alla Cyber Security e non hanno fatto investimenti per proteggersi. In parallelo è aumentato il perimetro aggredibile da parte dei criminali informatici. L’internet of things, il telelavoro, i dispositivi di industria 4.0 di fatto aumentano il numero di punti da cui un hacker può violare un’azienda. E se queste non adottano contromisure, il rischio di essere attaccati è dietro l’angolo. «Nel primo semestre 2017 la cyber-insicurezza ha effettuato un “salto quantico” a livello globale, raggiungendo livelli in precedenza inimmaginabili», spiega Andrea Zapparoli Manzoni, membro del comitato direttivo di Clusit (l’associazione italiana per la sicurezza informatica) e tra gli autori del Rapporto Clusit 2017. E aggiunge: «Questo a fronte di investimenti in Sicurezza Ict ancora

del tutto insufficienti rispetto al valore del mercato di beni e servizi Ict, nonché alla percentuale di Pil generato tramite l’applicazione dell’Ict da parte di organizzazioni pubbliche e private e dai privati cittadini. È quindi necessario mettere a punto un nuovo modello di investimenti in Cyber Security, commisurandoli adeguatamente alle minacce attuali. Pena una crescente e significativa erosione dei benefici attesi dal processo oggi in atto di digitalizzazione della società». Secondo Assolombarda «Gli investimenti in Cyber Security sono in crescita del 6% a quota 1.224 milioni di euro, così come le certificazioni su questo tema. Ma non possiamo ritenerci soddisfatti: gli attacchi diventano sempre più frequenti e sofisticati», dice Alessandro Spada, vicepresidente dell’associazione. «Occorre una strategia di Cyber Security che sia diffusa a tutti i livelli delle organizzazioni aziendali e promuovere la diffusione di piattaforme aperte che rendano accessibili anche alle Pmi gli strumenti di difesa».

Cyber Security: spesso gli incidenti informatici sono dovuti a falle che hanno colpito fornitori con cui un’azienda condivideva i propri dati. Cyber attacchi? Basta un click. «Se il 2016 è stato l’annus horribilis della sicurezza cyber, nel 2017 la situazione è persino peggiorata», sostiene il presidente del Clusit, Gabriele Faggioli. «Oggi in Italia, come nel mondo, qualsiasi organizzazione è concretamente a rischio di un attacco informatico significativo». A destare preoccupazione – sottolinea Faggioli – è anche «la crescita delle minacce verso gli smartphone, un oggetto ormai posseduto da tutti spesso senza adeguati sistemi di protezione, e in generale la crescente esposizione degli utenti a social, cloud o Internet of Things, senza le necessarie misure di sicurezza. Mentre è in crescita l’aggressività degli attaccanti e sul mercato nero si diffondono strumenti di attacco sempre più sofisticati». Un esempio lampante è quello del phishing, la tecnica utilizzata dai cyber criminali per rubare dati sensibili tramite l’invio di mail. Su questo è interessante leggere i

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dati di uno studio realizzato dal Cefriel, società partecipata da università, imprese e pubbliche amministrazioni che realizza progetti di innovazione digitale e di sviluppo del capitale umano. Dopo un attacco di phishing fino al 60% dei destinatari clicca su link ingannevoli e circa tre quarti (75%) di questi cede anche le proprie credenziali senza verificare l’attendibilità del mittente, specie nei primi venti minuti dal ricevimento della mail stessa. Analizzando i dati per settore, paradossalmente quello bancario/assicurativo è risultato il più vulnerabile. Dagli attacchi condotti su più aziende del settore risulta che in media il 41% clicca sul link ingannevole, mentre in media il 27% inserisce le proprie credenziali. Numeri più bassi, ma comunque preoccupanti, per chi opera nel settore manifatturiero: il 34% clicca sul link, il 18% inserisce anche le credenziali. «Ogni volta che facciamo questi test – ha dichiarato Alfonso Fuggetta, Ceo di Cefriel – ci accorgiamo che è determinante il fattore umano oltre all’aspetto tecnico. La velocità con cui questi attacchi prendono piede è la dimostrazione che è necessario un progetto di formazione per cambiare l’approccio culturale degli utenti. Ormai – ha proseguito Fuggetta – ogni persona con il suo smartphone, computer o tablet è una potenziale vittima degli hacker. Per prevenire questi attacchi – ha concluso – bisogna farsi sempre una domanda in più e nell’incertezza non fare quel click che può risultare quasi istintivo».

Le peculiarità dell’industria e la sfida della digitalizzazione Un’industria che voglia sviluppare il proprio potenziale competitivo e rispondere alla sfida di produzioni integrate, flessibili e sempre più connesse non può permettersi di sottostimare il rischio che l’interconnessione degli asset comporta.

Nell’era dell’industria 4.0 qualsiasi dispositivo può trasformarsi da preziosa fonte di dati in un potenziale pericolo, un punto di accesso alla rete aziendale da parte dei cybercriminali. E non solo a causa di una scarsa protezione perimetrale: non solo perché IoT e Cloud stanno allargando il perimetro aziendale, ma anche perché tutte le più recenti analisi dimostrano che gli attacchi ormai arrivano anche dall’interno delle organizzazioni e che il fattore umano conta almeno quanto quello tecnologico. «Oggi i temi della Ot security e della continuità operativa sono di estrema importanza nello sviluppo dei piani di innovazione e digitalizzazione in ottica industria 4.0 e utility 4.0, sia quindi nei contesti tipici del manufacturing che nelle infrastrutture per erogazione di servizi essenziali», spiega Enzo Maria Tieghi, presidente dello steering comittee di Ics Forum. Per questo è importante «segmentare e segregare» le reti industriali come base di partenza per dotarsi di un’architettura in grado di resistere e reagire ai cyber attacchi. «Teniamo conto – sottolinea Tieghi – che questo è un tema che ha a che fare con la business continuity delle imprese e per questo, oltre a proteggersi superando le tradizionali tecniche che puntano a erigere muri a difesa di un perimetro industriale sempre più liquido, le imprese devono anche imparare a prevedere un piano B da mettere in atto nel caso in cui si subisca un attacco». Se oggi subire un attacco è una certezza, sapervi reagire è una sfida da vincere. Le conseguenze di una preparazione non adeguata possono infatti essere davvero pesanti, come tutti i più recenti episodi hanno dimostrato: oltre al danno economico legato a un fermo macchina/ impianto imprevisto, bisogna mettere in conto la potenziale perdita dei dati aziendali e della proprietà intellettuale, il danno d’immagine, i danni che si possono procurare a terzi, per non parlare dei pericoli per la sicurezza fisica degli operatori. Sul tema della Cyber Security industriale il percorso che le imprese hanno davanti è ancora lungo, soprattutto sul piano culturale. “Industria 4.0 rende necessaria un’analisi dell’affidabilità dei sistemi aziendali e una maggiore diffusione della cultura della sicurezza informatica tra le imprese”, sottolinea Alvise Biffi, coordinatore dell’Advisory Board Cyber Security di Assolombarda e vicepresidente della Piccola Industria di Confindustria e Assolombarda.

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Chiudersi a riccio non è la soluzione Le preoccupazioni relative ai rischi sulla Cyber Security sembrerebbero mettere gli imprenditori davanti a un dubbio quasi amletico: lasciarsi attrarre dalle opportunità offerte dall’apertura dei sistemi industriali o cedere alla paura e chiudersi a riccio, rifiutando i concetti di base dello smart manufacturing? La risposta sta – come spesso accade – nel mezzo: aprirsi con giudizio, cioè ponendo la dovuta attenzione alla gestione attiva del tema “sicurezza”. «Il rischio cyber è una componente del rischio economico della gestione di impresa. La sicurezza non deve rimanere al livello del tecnico del Ced (centro elaborazione dati NdR)», dice Roberto Baldoni, professore dell’Università La Sapienza di Roma e direttore del Laboratorio Nazionale di Cyber Security del Consorzio Cini. «La crescente interconnessione ha portato a una perdita del confine tra spazio fisico e cyberspace. Oggi la Cyber Security è dappertutto. Nelle Cpu, nel software, negli smart devices, nella supply chain… ma anche e soprattutto nell’umano come attore principe del gioco». Tre gli strumenti. Il Framework Nazionale per la Cyber

Esistono strumenti per aiutare le aziende a operare un risk management avanzato e per ottenere un quadro sul livello di rischio della propria azienda. Security è uno strumento di autovalutazione tramite best practices per definire una roadmap, che nasce per aiutare le aziende a operare un risk management avanzato. Per rendere la gestione della Cyber Security accessibile alle Pmi sono invece stati pensati i “controlli essenziali”, 15 controlli che consentono alle Pmi di innalzare immediatamente il loro livello di sicurezza. Ultimo passo è il Cyber Security Check sviluppato da Assolombarda: un tool disponibile online, e aperto a tutte le imprese, che consente di ottenere un quadro sul livello di rischio della propria azienda individuando gli aspetti strategici per mettere in sicurezza i propri sistemi.

Di questi temi si discuterà il prossimo 30 gennaio a Milano in occasione di Ics Forum, evento sulla Industrial Cyber Security organizzato da Messe Frankfurt Italia e Innovation Post dedicato non soltanto a chi opera nel settore della sicurezza informatica, ma anche e soprattutto a chi con questi temi deve, suo malgrado, confrontarsi ormai quotidianamente in azienda: dai tecnici dei reparti produttivi fino ad arrivare al top management delle imprese manifatturiere. Nel corso della giornata, che gode del patrocinio di Anima ed è a partecipazione gratuita, si parlerà del rapporto tra Cyber Security e Digital Transformation, degli impatti sulla proprietà intellettuale e sulla gestione della privacy, anche in vista della prossima entrata in vigore del regolamento Gdpr, di normative, di gestione del rischio negli impianti industriali. Saranno inoltre presentati dei casi aziendali, al fine di fornire degli esempi di come aziende di diversi settori e dimensioni stanno affrontando questo argomento. A presiedere ai contenuti del Forum è uno Steering Committee del quale fanno parte esperti provenienti da università, aziende utilizzatrici, associazioni patrocinanti, realtà che sviluppano soluzioni di automazione, aziende fornitrici di tecnologie IT, integratori di sistemi, aziende specializzate nella fornitura di soluzioni per la sicurezza dei sistemi, società di servizi e consulenza. Ics Forum sarà strutturato in tre momenti: una parte informativa-formativa, al mattino, in cui saranno offerti ai partecipanti non soltanto informazioni generali sul tema, ma anche indicazioni concrete per aiutare le imprese a passare dalla teoria alla pratica; delle sessioni in cui sarà possibile ascoltare le esperienze di aziende di diverse dimensioni e che operano in diversi ambiti; dei workshop paralleli sulle soluzioni tecnologicamente disponibili.

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RUBRICA: SPS Italia Hub

Nel Digital District l’automazione incontra l’IT Ecco la prima piattaforma in Italia per la convergenza tra il mondo della produzione e quello delle tecnologie IT

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L

a lunga strada che porta all’edizione 2018 di Sps Italia (dal 22 al 24 maggio a Parma) è costellata di interessanti momenti di approfondimento sulle diverse tematiche che saranno poi al centro dell’esposizione, che quest’anno sarà ulteriormente rinnovata. Già nell’edizione 2017, con un record di espositori (+15%) e visitatori (+16%), la fiera ha dato prova della sua piena maturità e completezza, proponendosi come fiera di riferimento e “laboratorio” del 4.0 che accompagna l’industria nella digital trasformation. Questo percorso di sviluppo e crescita trova conferma nelle tante novità che contraddistinguono l’edizione 2018 della fiera.

Le tappe di avvicinamento Il percorso verso l’ottava edizione inizia a dicembre: il 14 a Milano presso la sede del Corriere della Sera saranno presentate le novità della fiera (che in questo articolo vi anticipiamo in esclusiva), oltre ai risultati dell’Osservatorio “Mappatura delle Competenze Meccatroniche” con focus sulle Marche redatto dal gruppo di studiosi del Politecnico di Milano capitanato da Giambattista Gruosso. Il 30 gennaio, sempre a Milano, sarà la volta di Ics Forum, prima edizione di una nuova mostra convegno sulla Cyber Security industriale, uno dei temi qualificanti per le imprese che affrontano il tema della digital transformation. Alle aziende – anche piccole e medie – saranno offerti strumenti concreti per scoprire come muoversi sulla strada di un’industria connessa e sicura. A inizio anno si aprirà poi il tradizionale ciclo di incontri sul territorio in forma di tavole rotonde, realizzate quest’anno con il contributo di Porsche Consulting. Il roadshow “L’automazione e il digitale nelle filiere e nei territori” farà tappa innanzitutto a Piacenza, l’8 febbraio, dove si parlerà di Agrifood & Beauty. Il 28 febbraio a Verona il tema è quello delle tecnologie abilitanti per il Food Processing. Il 28 marzo a Lucca fari puntati sui settori Farmaceutico, Carta e Arti grafiche. Il 18 aprile, infine, a Bari tavola rotonda “Automazione 4.0 e trasformazione digitale: esperienze e opportunità dei distretti pugliesi”.

Novità in fiera: Il Digital District Ma le vere novità saranno in fiera: la crescita dell’area dedicata al mondo delle tecnologie digitali troverà sbocco in

un nuovo padiglione significativamente intitolato Digital District. Questa iniziativa pone di fatto Sps Italia come la prima piattaforma in Italia per la convergenza tra il mondo della produzione e quello delle tecnologie It. Qui troverà spazio il rinnovato progetto Know how 4.0, attraverso il quale i visitatori della fiera già da due anni possono vedere e “toccare con mano” le prime realizzazioni in linea con i concetti di Industry 4.0, ma anche il progetto Digital e Iiot. Ci sarà anche un’area dedicata alla formazione “Education: fare cultura 4.0”, con la presenza di istituti tecnici e università, incubatori e start up, digital hub e competence centre. Prevista infine la collaborazione su progetti dedicati con diverse associazioni di categoria tra cui Anima, Anie, Assofluid e Aidam.

Un contest per le aziende che immaginano il futuro A Sps Italia 2018 Porsche Consulting, in collaborazione con Messe Frankfurt Italia, lancerà un’iniziativa – il “Porsche Consulting Digital Transformation Contest” – mirata a promuovere e contaminare un network virtuoso di aziende in grado di condividere esperienze ed ecosistemi tecnologici a supporto delle decisioni strategiche. Il contest è finalizzato a premiare e dare visibilità sia alle grandi aziende che alle Pmi che si distingueranno in questo percorso. I vincitori avranno la possibilità di confrontarsi direttamente con la casa automobilistica più profittevole al mondo attraverso una visita benchmark in Germania, là dove è nata Industria 4.0. Porsche Consulting affiancherà inoltre i vincitori con una consulenza strategica del valore di 20mila euro.

4.it: dal saper fare al machine learning Ai padiglioni nei quali troveranno spazio componenti, sistemi e soluzioni di automazione, si aggiungerà infine un nuovo percorso, realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana di Automazione Meccatronica (Aidam), dove saranno presentate soluzioni di assemblaggio, robot e sistemi di visione. Quest’area si chiamerà “4.it, dal saper fare al machine learning”. f.c.

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Valvole e rubinetti italiani sul podio del mondo

scorso 10 novembre. Focus dell’incontro è stata la robotica, tema quanto mai attuale, declinato in funzione di Industry 4.0 e di trasformazione digitale applicata al comparto delle valvole. In questo senso è intervenuto nel corso della giornata Salvatore Majorana, direttore del Parco scientifico tecnologico Kilometro Rosso, che ha spiegato le implicazioni per le imprese della prossima rivoluzione nella robotica alla luce dei nuovi sviluppi tecnologici 4.0, e Riccardo Cecchini (Sistema Imprese) che ha tracciato una vera e propria radiografia aziendale partendo dai semplici dati di bilancio. È un settore, quello delle valvole e della rubinetteria, in cui non mancano le novità in ambito tecnico. Sono stati infatti tracciati gli aggiornamenti su importanti argomenti, come il Bim - Building Information Modeling; l’efficienza energetica nelle valvole termostatiche e l’evoluzione della normativa europea EN215; i forti cambiamenti previsti a livello europeo con il Water Label per rubinetterie sempre più performanti nell’utilizzo delle risorse idriche; le nuove prospettive a livello nazionale ed europeo per il settore delle valvole di bilanciamento.

Un settore che si trasforma grazie a robotica e la digitalizzazione. Il punto sul convegno annuale dell’associazione Avr

L’incontro si è concluso con il discorso del presidente Ceir, nonché presidente Avr, Ugo Pettinaroli, che ha ribadito la solidità dell’alleanza strategica Avr con il Comitato europeo dei costruttori di valvole e rubinetteria Ceir. Il prossimo Congresso Ceir 2018, ospitato da Avr in Italia, costituirà un’occasione di confronto e di crescita per gli associati.

di Mariagrazia Micucci

L’

Italia è il secondo paese al mondo per il comparto valvole e rubinetteria: questo il dato emerso dallo studio presentato da Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, al recente evento Avr, l’associazione italiana dei costruttori di valvole e rubinetteria. Importanti anche i dati sulle vendite di valvole dei due principali distretti italiani, Cusio/Valsesia e Lumezzane/Brescia. Il distretto piemontese, con 85 aziende eccellenti produttori di valvole, ha raggiunto infatti il 17,5% del totale nazionale, mentre il distretto di Lumezzane/Brescia, che conta 74 aziende produttrici, si è attestato al 20% del dato complessivo di vendita. Di questo e di molto altro si è parlato all’evento annuale dell’associazione federata ad Anima a Iseo (Brescia) lo

Fra i temi tecnici di attualità il BIM, l’efficienza energetica nelle valvole termostatiche, l’evoluzione della EN215, il Water Label e il futuro del settore delle valvole di bilanciamento

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Dynamical . L’evoluzione della valvola radiatore Ž

Valvola termostatica dinamica Serie 230-231-232-233-234-237

Mantiene la portata che passa attraverso il radiatore ad un valore costante indipendentemente dalle condizioni di lavoro del resto dell’impianto Rende possibile e facile la riqualificazione di tutti gli impianti a radiatore con distribuzione bitubo esistenti con valvole termostatiche

Abbinata ad un comando termostatico o elettrotermico permette anche di controllare la portata in funzione della temperatura ambiente In grado di estendere i notevoli benefici di comfort termico e risparmio energetico, ottenibili con le regolazioni termostatiche, anche ad impianti in precedenza esclusi

www.caleffi.com 37 | NOVEMBRE DICEMBRE 2017


EXPO & ME CATI l’industria meccanica 712 | 38


ORT ERI 39 | NOVEMBRE DICEMBRE 2017


Smart Export 2018

EXPORT&MERCATI

Le nuove corsie preferenziali

Il 13 dicembre l’appuntamento di fine anno di Anima Confindustria riunisce la community degli export and sales manager della

L’

appuntamento di fine anno di Anima Confindustria per parlare dell’Export che verrà, è diventato l’occasione per riunire la community degli export and Sales manager della meccanica italiana. Un’occasione utile per stabilire un dialogo e un confronto sui temi di attualità più importanti e urgenti. Il 13 dicembre 2017 alla Fondazione Palazzo Stelline a Milano saranno esplorate le “corsie preferenziali” per l’export. Quali sono? Dove sono? Come faccio a utilizzarle? Rappresentano alcune delle domande a cui l’evento vuole dare risposta. In particolare verrà focalizzata l’attenzione sul concetto di Global Value Chain che sempre più permette (o impedisce) a tante aziende di emergere tra i propri competitor Per capire come applicare questo concetto anche nelle Pmi italiane all’evento è stato invitato Hans-Michael Wolffgang di Incu/World Customs Organization University, l’ente di formazione dell’Organizzazione mondiale delle dogane (Wco). Verranno analizzati alcuni casi aziendali attraverso le esperienze dirette di Tenaris Dalmine, Rota Guido e Fondital e indirette di esperti nell’accompagnamento delle imprese all’estero come Pwc, in generale, e EasyFrontier, per i temi doganali. Per commentare i dati elaborati dall’Ufficio Studi Anima interverranno Michele Scannavini, Presidente Ice/Ita Italian Trade Agency, Vincenzo De Luca, direttore generale per la promozione del sistema paese del ministero degli Esteri e Marco Fortis, vicepresidente Fondazione Edison. L’incontro del 13 dicembre sarà anche l’occasione per assegnare i premi Anima per 20 anni associativi, export e customs management excellence. Al termine dell’incontro, infine, il Presidente di Anima Confindustria Meccanica Varia firmerà un memorandum of understanding con Sos Villaggi dei Bambini Onlus per diffondere al meglio l’importanza del sostegno alle cause sociali in ogni parte del mondo si operi. a.d.

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ANIMA INTERNAZIONALE: SUPPORTO QUALIFICATO ALLE AZIENDE DELLA MECCANICA PER IL BUSINESS ESTERO PRESENTA

FOCUS PAESE 2018: PER TROVARE LE RISPOSTE CHE CERCHI

COSA SONO I Focus Paese sono incontri specialistici di approfondimento (non convegni) su una selezione di mercati esteri interessanti per lo sviluppo del business della filiera Meccanica. PERCHÉ PARTECIPARE L’obiettivo è fornire NUOVE CONOSCENZE e STRUMENTI CONCRETI utili allo sviluppo commerciale internazionale. L’approccio è mirato alle esigenze dei partecipanti, infatti vengono forniti dati e strategie anche in base ai codici doganali dei prodotti. TEMI TRATTATI Evoluzione del mercato - Posizionamento dei settori della meccanica - Opportunità di sviluppo business - Strumenti concreti di supporto alle imprese dai punti di vista contrattuale, legale, bancario e doganale. I RELATORI ITA/ICE Italian Trade Agency (da anni main partner dei Focus Paese ANIMA) | Consolati | Ambasciate | Esperti in tematiche doganali | Studi legali internazionali | Istituti Bancari | Professionisti per lo sviluppo del business estero. A CHI SI RIVOLGONO Export manager, imprenditori, customs specialist, business developer, amministratori e manager di aziende già inserite nei Paesi o al primo approccio. COME SI SVOLGONO Tavola rotonda di massimo 20 persone, nella quale, dopo le esposizioni introduttive dei relatori, si sviluppa il confronto con le imprese tra domande, casistiche e soluzioni concrete. LE DOMANDE CHE SERVONO: su problematiche specifiche, criticità, approfondimenti e opportunità. LE RISPOSTE CHE CONTANO: che risolvono dubbi, ampliano le strategie, grazie a nuovi elementi e suggerimenti concreti. I CONTATTI CHE AIUTANO: i relatori, autorevoli professionisti con specifiche conoscenze dei mercati, restano utili interlocutori di riferimento.

PROSSIMI APPUNTAMENTI

26 GENNAIO => CANADA 7 FEBBRAIO => MALESIA 28 FEBBRAIO => IRAN 23 MARZO => CINA (Distretto Eff. Energetica - Pechino) 18 APRILE => RUSSIA 16 MAGGIO => DUBAI (EAU) - OMAN 13 GIUGNO => TURCHIA 27 GIUGNO => POLONIA 19 SETTEMBRE => KUWAIT-ARABIA S. 10 OTTOBRE => USA 7 NOVEMBRE => EGITTO PREPARATI AI FOCUS PAESE E POI PARTECIPA ALLE INIZIATIVE ANIMA DI PRESENZA DIRETTA SUI MERCATI ESTERI CON MISSIONI, FIERE E BUSINESS MEETING. Contattaci: internazionalizzazione@anima.it

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EXPORT&MERCATI

Euro forte: un rischio per l’export se non si fa hedging Con una strategia di copertura il rischio di oscillazione avversa dei cambi sul mercato può essere compensato dalla deliberata assunzione di un rischio uguale e contrario sul mercato finanziario.

di Mauro Ippolito, Wings Partners

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L’

andamento dei tassi di cambio è, per le aziende esportatrici, un fattore cruciale da cui dipende l’andamento dell’attività economica aziendale. Pertanto, una buona pianificazione dei flussi di cassa in entrata e degli effetti che questi subiscono dall’andamento del tasso di cambio meritano un’analisi attenta da parte degli esportatori. Se da una parte l’andamento dell’export italiano sembra restare ancora in salute, evidenziando un trend crescente pluriennale, dall’altro le fluttuazioni del mercato dei cambi rischia di compromettere il risultato positivo della vendita di beni e servizi all’estero erodendone i margini o, in alcuni casi, comportando una perdita. L’effetto contrario è ancora più evidente quando l’euro si apprezza e l’incasso è da effettuarsi in valuta estera (ad esempio in dollari per semplicità). Naturalmente i problemi dell’andamento avverso dei cambi sono più evidenti con un trend ben definito e contrario (ad esempio nel biennio 2010-2011, il cambio eur-usd è passato da area 1,2300 ad area 1,4900 mettendo in crisi non pochi esportatori), in quanto l’incasso dei dollari porta ad avere un peggioramento in qualunque momento questo verrà tramutato in euro. Nella situazione attuale, in cui il mercato tende a muoversi all’interno di un ampio range, l’attenta analisi delle quotazioni potrebbe limitare i rischi (a patto di non sbagliare il timing della conversione e, soprattutto, monitorare con attenzione minuziosa l’andamento giornaliero dei cambi). I rischi legati alla volatilità del mercato sono principalmente due: il primo è una perdita di guadagno legato all’avverso movimento dei cambi, mentre il secondo è una rigidità dell’azienda nel venire incontro alle


esigenze del cliente. Infatti non potendo cautelarsi dall’andamento del cambio si è costretti a chiedere pagamenti precisi e standardizzati per tutti i differenti clienti (ad esempio il primo giorno di un determinato mese) in modo da non avere troppe incognite durante l’anno e sperare nel movimento favorevole nella data del pagamento. Tuttavia, oltre ad essere completamenti esposti a fattori esogeni alla propria attività, si resta esposti da fattori endogeni relativi al cambio come ad esempio dichiarazioni di banchieri centrali, azioni sui tassi o su politiche espansive/restrittive (si veda il Quantitative Easing o il Tapering) nonché effetti sui cambi di elezioni popolari o referendarie (Catalogna e Brexit per citarne alcune). Per ovviare a questi rischi si deve, pertanto, avviare una strategia di copertura finanziaria (hedging) dei propri flussi di cassa esteri grazie al supporto di consulenti specializzati. In pratica si annulla il rischio cambio effettuando operazioni di hedging mirate per ogni necessità. Nello specifico l’hedging consente di fissare in anticipo i flussi di cassa in entrata (nel caso dell’export) andando a vendere l’ammontare di dollari atteso (ipotizziamo 1 milione di dollari) a scadenza (ipotizziamo che il pagamento avviene dopo 60 giorni) sul mercato dei cambi per poi riacquistare il medesimo ammontare nel momento in cui si riceve l’incasso pattuito dal nostro cliente. Di fatto fissiamo in anticipo il cambio, che evidentemente era stato preso in considerazione nel momento in cui è stato chiuso il contratto di vendita, in modo da non essere esposti sul cambio. Di fatto l’hedging implica che il rischio di oscillazione avversa dei cambi sul mercato possa essere com-

pensato dalla deliberata assunzione di un rischio uguale e contrario sul mercato finanziario. Un caso pratico Facciamo un esempio pratico. Se in data 10 novembre 2017 concludiamo un contratto di vendita di prodotti per 1.000.000 di dollari con pagamento a 60 giorni (10 gennaio 2018), nello stesso giorno effettueremo sul mercato finanziario una vendita di 1.000.000 di dollari con scadenza 10 gennaio 2018. In questo momento ho fissato il cambio

eur-usd a termine per l’incasso che si riceverà il 10 gennaio 2018. Indipendentemente dall’andamento del cambio (al rialzo o al ribasso) il cambio fissato in data 10 novembre non subisce variazioni. Questo perché nel caso in cui il mercato dovesse subire un deprezzamento del dollaro e quindi nel momento della conversione dell’incasso effettivamente si incasserebbe di meno, allo stesso tempo la posizione finanziaria a copertura otterrebbe un risultato positivo capace di compensare perfettamente la perdita subita dall’incasso.

Risultato senza l’hedging Data

Scadenza

Ammontare in $

Cambio eur-usd

Controvalore atteso in €

10/11/2017

10/01/2018

- $1.000.000

1,1650

- €858.369,1

8/01/2018

10/01/2018

+ $1.000.000

1,1750

+ €851.063,83

Ammontare in $

Cambio eur-usd

Controvalore atteso in €

Risultato senza l’hedging - Operazione fisico Data

Scadenza

10/11/2017

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- $1.000.000

1,1650

- €858.369,1

8/01/2018

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+ $1.000.000

1,1750

+ €851.063,83

Ammontare in $

Cambio eur-usd

Controvalore atteso in €

Operazione Borsa Data

Scadenza

10/11/2018

10/01/2018

- $1.000.000

1,1650

+ €858.369,1

8/01/2018

10/01/2018

+ $1.000.000

1,1750

- €851.063,83

Risultato dell’operazione: + €7.305,27

Alla luce dell’esempio sopra esposto senza l’utilizzo dell’hedging si otterrà una perdita pari a 7.305,27 euro, mentre grazie all’utilizzo dell’hedging la perdita sarà compensata dal medesimo guadagno in borsa. In questo caso a parità di volumi d’affari, un hedging perfetto preserva i profitti e fornisce maggiore flessibilità all’azienda esportatrice. Lo stesso discorso fatto per l’export può essere fatto dal lato degli acquisti (dal lato dell’import), con i pagamenti di materia prima che potrebbero risultare più cari di quanto realmente pattuito in occasione della chiusura del contratto a causa dell’apprezzamento del dollaro (o di altre valute estere) nei confronti dell’euro. Anche in questo caso coprire i flussi di cassa in uscita è fondamentale per non rischiare di trovarsi a dover subire costi più alti di quelli dovuti, solo a causa dell’avverso movimento del cambio. La strategia di hedging, quindi, verrà fatta esattamente al contrario di quanto visto in precedenza. Quello che cambierà sarà il segno dell’operazione, non il suo risultato.

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EXPORT&MERCATI

Italia-Russia più vicine. E l’export della meccanica cresce a doppia cifra La Task Force Italo Russa di ottobre a Ekaterinburg ha rinnovato l’impegno bilaterale nel far crescere l’interscambio commerciale e tecnologico di Alessandro Durante

l’industria meccanica 712 | 44


È

stata una tappa decisamente positiva quella che ha portato a Ekaterinburg una nutrita rappresentanza italiana. Guidata dal direttore generale Promozione e Internazionalizzazione del ministero dello Sviluppo economico Fabrizio Lucentini, in coordinamento con l’Ambasciata d’Italia in Russia per la quale era presente Niccolò Fontana in qualità di consigliere commerciale, la XXVI Task Force Italo-Russa è stata realizzata grazie all’organizzazione fornita dal team di PierPaolo Celeste direttore ufficio di Mosca dell’Ice e dal supporto della sede Ice di Roma. Sono stati più di 200 gli incontri avuti tra Pmi italiane e Russe nel corso del 12 ottobre. Nella sessione plenaria e conclusiva dell’evento Fabrizio Lucentini e il suo omologo russo Maxim Parshin, Co-presidente della Task Force, hanno firmato un protocollo d’intesa che rinnova l’impegno bilaterale a far crescere l’interscambio commerciale, tecnologico e di partnership tra Italia e Russia. Al successo dell’iniziativa hanno contribuito anche la Camera di Commercio Italo-Russa per la quale era presente il segretario generale Leonora Barbiani e Gim Unimpresa con il vicepresidente Vittorio Torrembini. La Task Force nasce nei travagliati primi anni ’90 per volontà dei rispettivi ministeri dello Sviluppo economico, con l’obiettivo di mantenere aperto un canale di comunicazione tra i due paesi che partisse dalla costruzione di una reciproca collaborazione. A cominciare dal sostegno al tessuto industriale più delicato, ma al contempo importante, per la Russia, in particolare in quegli anni, e per l’Italia che già era avviata a mettere le basi delle grandi performance all’estero che oggi vediamo realizzati. La visita al museo dedicato a Boris Eltsin, cittadino illustre di Ekate-

rinburg, ha avuto il pregio di far ricordare da cosa siamo partiti, e quanta strada abbiano fatto entrambi i paesi dal punto di vista industriale e delle Pmi. I dati dei primi 6 mesi dell’anno sembrano confermare il buon andamento delle relazioni commerciali con i russi, segnando un +46% rispetto a giugno 2016. Osservando questi numeri sembra che il piano nazionale di sostituzione all’import voluto dal presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, possa anche diventare un volano per le nostre esportazioni, e non solo un ostacolo. In particolare su alcuni settori per i quali la Task Force Italo Russa ha riunito aziende italiane e Russe interessate a sviluppare nuove e proficue relazioni a partire da tre tavoli tematici specifici dedicati a building (nuove tecnologie per l’edilizia e materiali da costruzione, arredamento e complementi, domotica, illuminotecnica, progetti infrastrutturali congiunti), macchine utensili (macchine elettromeccaniche, macchine lavorazione metallo, macchine per fonderia) oltre a tecnologie e subfornitura per l’oil&gas (industria chimica, petrolchimica, produzione di polietilene, polipropilene, prodotti di caucciù sintetici/copertoni, compressori e pompe, sistemi di combustione, valvole). L’export della meccanica in Russia segna un +46% E in effetti i dati di export sembrano più che confermare la bontà delle relazioni commerciali tra Mosca e Roma. Nel confronto tra i primi 6 mesi 2017 e lo stesso periodo del 2016 l’export delle tecnologie e dei prodotti Anima meccanica varia ha raggiunti i 450 milioni di euro che rendono la Federazione Russa sesto paese di destinazione per il nostro export. In particolare turbine a gas,

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motori a combustione interna, impianti di climatizzazione stanno registrando le migliori performance tra i comparti più rappresentati con dimensioni di export tra i 40 e gli 80 milioni di euro. Notevoli anche i risultati relativi al settore caldareria/ pressure equipment, macchine edili, stradali e minerarie così come il sollevamento e movimentazione, i forni industriali e i carrelli che segnano incrementi notevolissimi, tra il 50 e il 150%. Le macchine per la lavorazione della carne rappresentano una novità dal punto di vista di questo mercato che sembra accogliere con grande favore le tecnologie italiane di questo settore. Battuta d’arresto invece per uno dei nostri comparti più importanti e conosciuti nel mondo come quello delle valvole e rubinetteria, diminuito di un terzo, dei forni per pane (–40%) e in misura più limitata le macchine per la trasformazione della frutta (–8%) e i distributori di carburante (–18%).

450 milioni di export, la Federazione Russa è il sesto paese di destinazione della meccanica italiana


1°sem. 2017

Un quartiere modello negli Urali: l’efficienza energetica sta diventando una priorità anche in Russia

«È

una nuova Ekaternburg quello che abbiamo in mente, che abbiamo costruito e che costruiremo in futuro» dice Victor Nikolaievic Kiselov, anima della società che l’ha realizzata. Un nuovo quartiere sviluppato a misura d’uomo utilizzando soluzioni nuove per gli edifici della capitale della Regione di Sverlovsk: «I nostri inquilini spendono in riscaldamento il 50% in meno rispetto ai vicini di quartiere» continua Kiselov, «possono contare su un sistema di teleriscaldamento che fornisce energia per riscaldare le abitazioni dotate di sistema centralizzato e di un secondo sistema a pavimento gestito in maniera indipendente da ogni singola abitazione». Un risparmio notevole per chi deve convivere con inverni durante i qua-

distributori di carburante

macchine e imp per molini

compressori frigoriferi

macchine caffè espresso

macchine imp per pastifici

apparecchi riscaldamento

macchine forni pane

compressori per aria

articoli casalinghi

macchine trasf. frutta

carrelli

forni industriali

sollevamento e movimentazione

macchine per la lavorazione delle carni

macchine edili stradali minerarie

caldareria

valvolame e rubinetteria

impianti climatizzazione estiva e invernale

motori a comb interna

90 80 70 60 50 40 30 20 10 0

turbine a gas

milioni

Export in Fed. Russa 1°sem 2017 vs 1°sem 2016 - Anima Industria Meccanica Varia

1°sem. 2016

li la temperatura media per almeno 5 mesi è ben al di sotto dei 15 gradi sotto zero. I piani di sviluppo sono ambiziosi. L’area del quartiere Akademicheskaia è stata progettata da uno studio di architetti francese e conta oggi già 1 milione di metri cubi di edifici, ospita 45mila abitanti e punta ad arrivare a 300mila. «Sarà un esperimento di integrazione sociale e industriale. Le automobili non hanno accesso all’area, ma hanno tutte uno spazio dedicato nei box sotterranei e nei parcheggi al limitare del quartiere. La costruzione di Akademicheskaia è stata possibile anche grazie al lavoro di tanti giovani dei gruppi studenteschi che durante le vacanze estive sono venuti qui a lavorare da tutta la Federazione Russa, da Murmansk a Kaliningrad, per dare il proprio contributo a realizzare quest’opera innovativa di cui siamo orgogliosi». Situate all’interno dell’area verde e pedonale le scuole materne, elementari e medie assicurano il facile accesso per mamme e bambini. L’esperimento sociale si amplia all’ambito della sicurezza personale che a Ekaterinburg comunque rappresenta un elemento da non trascurare, pur essendo già più contenuta rispetto

l’industria meccanica 712 | 46

ad alcuni anni fa. Il quartiere è dotato di 2mila 500 videocamere che sorvegliano 24 ore su 24 tutti gli spazi comuni, box e ascensori compresi, facendo abbassare di ben 10 volte il livello di criminalità registrato in quest’area rispetto ai quartieri circostanti. «In realtà è solo grazie alla collaborazione di ogni singolo abitante del quartiere che riusciamo a ottenere questi risultati» spiega Nikolai Smirniaghin, consigliere della Duma locale «la tempestiva segnalazione di anomalie, sospetti o problemi da parte dei residenti è la chiave per il successo di ogni sistema di sicurezza. Le famiglie che vivono qui sentono il parco, le aree comuni, le scuole, come parte integrante della loro proprietà e come tale se ne prendono cura e la difendono segnalando al centro di controllo situazioni anomale che potrebbero degenerare». Neanche la cultura è trascurata, tanto che è presente nel quartiere anche una galleria d’arte di preziose ceramiche iconografiche di Neviansk, città celebrata in tutta la Russia per la finezza di tali opere artistiche. La strada verso il cambiamento all’insegna dell’efficienza energetica e sociale della nuova Federazione Russa è tracciata. a.d.


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EXPORT&MERCATI

Italiani negli USA: il primo passo è rilevare un’attività Hai un prodotto valido? Nel mercato americano potrebbe non bastare. Per avere successo è importante costituire una struttura tecnica preparata, una rete marketing madrelingua e garantire un’assistenza locale. Meglio se già esistente. Abbiamo intervistato Antonio Valla, titolare dello Studio legale Valla & Associates, Inc., P.C, per scoprire i segreti di un mercato esigente, ed evitare passi falsi (e costosi). di Carlo Fumagalli

l’industria meccanica 712 | 48

C

’è stato un momento in cui una piccola o media impresa italiana poteva permettersi di entrare nel mercato statunitense con relativa calma: prima l’apertura di un nuovo ufficio, di solito commerciale, che poi si espandeva in centro assistenza o focalizzato sui ricambi. Ma nel 2009 arriva la crisi, l’esigenza di internazionalizzare si fa più urgente, e il tempo a disposizione diventa tutto un tratto brevissimo. Come muoversi allora? «Due vie possibili: una ha funzionato e l’altra mediamente no» ci dice Antonio Valla, avvocato da quasi 30 anni che gestisce uno studio – con sede a San Francisco, New York e Milano – specializzato nell’internazionalizzazione delle imprese negli Usa. Partiamo da quella che ha funzionato di meno? Invece di commercializzare semplicemente i propri prodotti, alcune aziende hanno costituito joint venture con imprese locali. Di solito questa è un’idea che funziona… Ma ricordiamoci che la mentalità imprenditoriale italiana è molto diversa da quella anglosassone, molto più basata sul concetto di “socio”. In media chi ha scelto questa via si è trovato malissimo, e spesso ha scelto una controparte più per ragioni di parentela o lingua che per le reali necessità. Qual è allora il trend che ha avuto più successo? Questo: rilevare direttamente un’attività negli Stati Uniti. Con una struttura tecnica già preparata, una rete marketing già presente e – non sottovalutiamolo – madrelingua. Negli ultimi 5 anni abbiamo assistito una quarantina di imprese in questo genere di operazione: non c’è ne è una che sia andata male. Una soluzione chiavi in mano insomma. Ma quali passi seguire per individuare e acquisire un’at-


tività negli Usa? La prima cosa da fare è capire se c’è azienda concorrente o complementare oltreoceano che possa divenire oggetto di acquisizione. Ed è importante valutarne la collocazione geografica (la logistica negli Usa è estremamente complessa). Dopo di che comprendere e valutare il target. Secondo la sua esperienza quali settori sono i più dinamici? La maggior parte dei casi che abbiamo seguito appartiene ai settori food e moda. Ma il resto è tutto metalmeccanica. Nella primavera del 2015 abbiamo curato un’acquisizione nel settore oil & gas: il petrolio era quotato a 45 dollari, era il momento giusto, e sta avendo ora ottimi risultati. L’oil & gas dunque è fra i comparti principali. Sono interessati i produttori di valvole, di attrezzature per il drilling, fino ai sistemi di sicurezza. Ma anche la movimentazione è un settore molto importante: penso alle attrezzature per sollevamento e trasporto. In questo campo abbiamo avuto l’esperienza di un’azienda italiana che, con un’acquisizione, è cresciuta molto e ha mantenuto la produzione in Italia. In alcuni casi abbiamo visto aziende addirittura raddoppiare il proprio fatturato. Ma con quale sentimento viene vista una Pmi italiana negli Usa? Viene percepita in maniera molto positiva. Del resto anche

gli Usa sono un paese fatto di piccole e medie imprese. La vera spina dorsale dell’America è costituita da imprenditori (molto spesso dei soci) che gestiscono aziende da 20 a 150 dipendenti. Insomma c’è intesa. Ma è un paese ancora aperto alle novità imprenditoriali? Lo è. Parlo soprattutto nel settore business to business, probabilmente il mercato rivolto ai consumatori è reso più difficile dai giganti della distribuzione. Ma se un’impresa ha un prodotto valido, anche di nicchia, e se è in grado di offrire assistenza locale, e di farlo in buon inglese, avrà successo. È già la terza volta che cita la lingua come elemento di vantaggio o di ostacolo. È davvero così decisivo… voglio dire, l’inglese lo parliamo quasi tutti. Non solo la lingua, c’è di più: per avere successo negli Usa le persone sono fondamentali. È impensabile per un’azienda estera avere una seria presenza americana senza responsabili di gestione e controllo di gestione perfettamente bilingui e biculturali. È un mercato molto esigente, e non perdona. A proposito di doppia cultura e doppia lingua. La sua storia personale parla di Italia, di Stati Uniti d’America, e di industria meccanica. La mia famiglia è di Bobbio, in Val Trebbia, e vengo da una famiglia di industriali. Mio nonno, insieme a mio papà, aveva dato il via all’azienda di famiglia, attiva nel settore sollevamento e trasporto. È stata venduta nel 2013 a un gruppo americano. Americano, appunto. E quando inizia la sua esperienza negli States? Ho finito il liceo in Italia, e ho studiato economia e legge in America, ci siamo trasferiti nel 1983. Faccio l’avvocato da quando ho 24 anni. E dopo un’esperienza in un grande studio, e dopo averne poi co-fondato un altro, è nato, appunto, lo studio legale Valla & Associates, per assistere aziende internazionali che desiderano inserirsi o espandersi nel mercato statunitense. Certo, a New York o a San Francisco ci sono studi di avvocati con più di 1000 professionisti associati. Il caso dello studio Valla racconta una storia diversa. Contiamo fra i nostri clienti anche grandi nomi da 40 miliardi di fatturato. Ma è vero che con noi si relazionano so-

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prattutto le piccole e medie imprese estere. E siamo molto strutturati nei confronti delle aziende italiane, diciamo che ci consideriamo un buon punto di osservazione per comprendere le dinamiche degli investimenti italiani negli Usa. Nell’approcciare un mercato come quello americano una delle criticità più attuali riguarda l’immigration e l’ottenimento dei visti. L’amministrazione Trump sta rendendo le cose più difficili? Lavoriamo su un centinaio di pratiche all’anno legate ai visti di lavoro. È vero, il mondo sta cambiando e Donald Trump ha stretto le maglie, sarà sempre più difficile ottenere visti per gli Usa. Ma le aziende italiane hanno ancora dei vantaggi. Che genere di vantaggi? Ci sono sostanzialmente due tipologie di visto. Il canale comune è il visto “L”, consente il trasferimento di dipendenti esteri negli usa fino a un massimo di 3 anni e consente il trasferimento della famiglia e permesso lavoro per il coniuge. La persona trasferita però deve aver lavorato per l’azienda italiana per i precedenti 12 mesi. Ma il vantaggio riservato agli italiani? Per l’Italia e pochi altri paesi c’è un secondo canale. Una tipologia di visto ammessa solo se fra i due Stati esista un trattato di friendship, commerce and navigation: l’Italia lo stipulò con gli Usa a fine ’800, ed è ancora in vigore. Grazie a questo accordo bilaterale, aziende e investitori di uno dei due paesi possono ottenere un visto e lavorare anche a lungo termine sul suolo estero. Al momento l’amministrazione Trump non ha toccato nessuno dei due visti. Ma non ci sono garanzie. Il mio consiglio è: anticipare. Un altro tema caldo è legato a dispute e contenziosi. Come difendersi dai rischi di un mercato caratterizzato da cause molto costose? Primo tema importante: provvedere a una assicurazione ben fatta. Anni fa si parlava di massimali di copertura da uno o due milioni. Oggi muoversi con una copertura inferiore ai 5 milioni di dollari lo definirei imprudente. E il secondo elemento? Il secondo tema è contrattuale. Nel caso di una disputa si può finire in un tribunale federale o statale, con tempi abbastanza veloci: in 18 mesi si arriva alla sentenza, e quasi mai vi è possibilità di appello. E il tribunale ordinario presenta una problematica fondamentale per un’azienda estera: tro-

varsi davanti a una giuria popolare, dove il campanilismo pesa ancora molto, bisogna prenderne atto. Come evitare di finire in tribunale? È fondamentale che ogni contratto contenga una clausola di arbitrato. Negli Usa l’arbitrato funziona bene, è privato, nessuno può avere accesso alle carte, è estremamente veloce (circa 6 mesi), è inappellabile, e costa circa la metà della giustizia ordinaria. 200 mila dollari magari, ma sarebbe potuta andare peggio. Abbiamo parlato di contratti. Spesso i contratti stipulati sono corposi e nascondono molte insidie. Effettivamente la libertà contrattuale è altissima. Il codice commerciale e civile sono contenuti rispetto all’Europa, perciò il contratto viene negoziato. È ampio e dettagliato. Non basta una stretta di mano e una lettera di intenti; quando un’azienda riceve un contratto dal partner americano si trova di fronte – se siamo fortunati – a un documento di 30 pagine. Che cosa non si dovrebbe mai fare? L’azienda non deve firmare nulla senza negoziare con un legale e un esperto fiscale a fianco. Il contratto deve essere scritto in una forma che permetta due cose: una via di risoluzione che eviti il tribunale per ogni eventuale disputa, e la possibilità di uscire dal contratto. Certo, ci si può difendere in tribunale, ma i costi sono allucinanti. Quanto allucinanti? Si raggiunge facilmente il mezzo milione di dollari. A volte si potrebbe pensare di risparmiare 25mila dollari per la redazione di un contratto, sulla fiducia, ma se le cose vanno male si possono spendere 300mila dollari, o più, per uscirne. Una grande azienda italiana di telecomunicazioni, per uscire da un contratto, ha speso 850mila dollari. Per chi si attrezza il mercato Usa si sta dimostrando un paese più interessante di tanti altri che dovevano essere emergenti. L’evoluzione è davvero positiva. Il mercato Usa è uscito dalla crisi nel 2011. Non posso generalizzare, ma l’economia è matura: il Pil cresce di 2 o 3 punti ogni anno e l’evoluzione è riflessa anche nel mercato azionario. Gli Usa rimangono non un optional per le aziende estere, ma una necessità se la politica aziendale è di crescita e non di mera sopravvivenza. Con la preparazione e gli appoggi giusti, anche consulenziali, il passo va intrapreso.

l’industria meccanica 712 | 50


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EXPORT&MERCATI

Quando l’export viene frenato Cosa cambierà per il dual use e le altre norme dell’export control in UE e in Italia.

di Luca Buferli, team Export control Easyfrontier

l’industria meccanica 712 | 52


L’export control vede da un lato la necessità per le imprese dell’Unione di esportare i propri prodotti nel mercato globale, dall’altra impedire la proliferazione nucleare e degli armamenti in zone critiche del pianeta.

N

el complesso scacchiere internazionale, esasperato dal momento di tensione sociopolitica con cui i governi di tutto il mondo sono costretti a confrontarsi, gli scambi commerciali di beni strategici stanno assumendo un ruolo sempre più considerevole. Infatti, di export control, ovvero della politica di monitoraggio e controllo delle esportazioni, si parla oggi più che mai nei tavoli diplomatici di tutto il mondo, essendo ormai evidente il suo ruolo chiave nella gestione delle criticità internazionali. L’export control si basa, però, su un’antitesi che vede, da una parte la necessità per le imprese dell’Unione di esportare i propri prodotti per essere competitive nel crescente mercato globale e, dall’altra, la necessità di impedire la proliferazione nucleare e degli armamenti in zone critiche del pianeta e di garantire efficacia agli embarghi e alle altre restrizioni soggettive. È la legge che deve regolare questo delicatissimo meccanismo al fine di decidere quanto strette dovranno essere le maglie del filtro che vaglierà le esportazioni, avendo cura di non soffocare le imprese senza però permettere che le merci vengano usate per scopi non leciti. Presa coscienza del grande rilievo dell’export control, l’Unione europea si è dotata di diversi strumenti per normare le restrizioni all’esportazione: il Regolamento CE 428/2009, conosciuto come “regolamento dual use”, il Regolamento CE 267/2012 riguardante gli scambi con l’Iran, il Regolamento CE 1236/2005 concernente le restrizioni in merito al commercio di prodotti che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte o la tortura. Il Regolamento CE 428/2009 ha subito nel tempo diversi aggiornamenti, principalmente intervenendo sull’elenco delle merci duali a causa delle novità tecnologiche che hanno interessato i diversi settori.

A partire dallo scorso anno, a seguito della Comunicazione (2014)244 della Commissione, è iniziata una revisione profonda del regolamento stesso, sfociata in una proposta (presentata il 28 settembre 2016 dalla Commissione) che, oltre ad aggiornare una volta di più l’elenco delle restrizioni sulla base di protocolli internazionali (“Australia Group” - AG, Nuclear Suppliers Group” - NSG, “Wassenaar Arrangement”, “Missile Technology Control Regime - MTCR), ridefinirà ambiti di applicazione e clausole. Come noto, già nell’attuale versione il Regolamento CE 428/2009 prevede all’articolo 4 la possibilità per l’autorità competente di bloccare le esportazioni di beni che potrebbero essere ritenuti comunque pericolosi o ad utilizzo duale. Si tratta della cosiddetta clausola catch all: nella versione attualmente in revisione del regolamento si prevede un’estensione anche per casi attualmente non previsti. Le innovazioni apportate nell’ultima revisione toccano anche temi sensibili dal punto di vista sociale, che non di rado preoccupano l’opinione pubblica: saranno infatti passibili di autorizzazione sistemi, infrastrutture e tecnologie digitali che possano causare la violazione dei diritti umani, la cosiddetta human security. I prodotti di sorveglianza digitale (cyber-surveillance), infatti, quali i centri di controllo o i sistemi di conservazione dei dati a causa della possibilità che possano essere utilizzati a fini repressivi dai governi autoritari, verrebbero assoggettati a controlli ed autorizzazione sia in virtù del loro inserimento negli elenchi degli allegati al regolamento sia mediante l’estensione della clausola catch-all. Il sistema autorizzativo attualmente vigente, invece non viene particolarmente ristrutturato, mantenendo l’attuale ripartizione che prevede 4 tipi di autorizzazioni:

53 | NOVEMBRE DICEMBRE 2017


Autorizzazione Generale Unionale (AGEU)

Consente l’esportazione di determinati prodotti a duplice uso verso determinate destinazioni a determinate condizioni

Autorizzazioni Nazionali Generali

Possono essere rilasciate dagli stati membri se coerenti con le EU GEA esistenti

Licenze globali

Rilasciate dalle autorità nazionali a un esportatore, possono coprire più prodotti, più paesi e possono essere diretti a più destinatari

Licenze individuali

Rilasciate dalle autorità nazionali a un esportatore possono coprire più prodotti diretti allo stesso destinatario

Ad esse sarà aggiunta un’ulteriore autorizzazione attualmente non disponibile, ma dai forti risvolti pratici: per favorire i progetti pluriennali di grandi dimensioni consentirà, sotto stringenti ipotesi, l’utilizzo di una licenza unica, valida per tutta la durata del progetto. In sintesi, la proposta cerca di coniugare l’urgenza di un aggiornamento che allinei la normativa con la realtà economica, con un approccio equilibrato alla risoluzione di un problema dalle implicazioni non sempre evidenti. Nell’Unione, le transazioni attualmente soggette a controlli rappresentano 59 miliardi di euro, ovvero il 3,4% del totale delle esportazioni (e ancor più in Italia: parliamo di molto meno dell’1% sul totale delle esportazioni). L’ipotesi di nuovo regolamento porterebbe la percentuale a crescere significativamente, rendendo il tema delle esportazioni dual use ancor più d’impatto per le imprese.

L’Unione europea si è dotata di diversi strumenti per normare le restrizioni all’esportazione Parallelamente, il governo italiano è oggi impegnato nell’emanazione di un decreto legislativo che ha già ottenuto parere favorevole da parte del Senato il 15 settembre 2017 e dalla Camera il 24 ottobre 2017. Il decreto legislativo avrebbe il fine di adeguare la normativa nazionale alle disposizioni unionali e di riunire i diversi profili sanzionatori e autorizzativi per le merci dual use, soggette al regolamento anti tortura e listate

per effetto di misure restrittive unionali. Esso inserirebbe, inoltre, tra i prodotti passibili di autorizzazione anche i trasferimenti intangibili di informazioni. Attualmente, la disciplina nazionale di riferimento è rappresentata dai decreti legislativi 96/2003 per quanto riguarda le merci dual use, 11/2007 per quanto riguarda le restrizioni all’esportazione di merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte o la tortura, nonché trattamenti inumani e crudeli e, infine, il 64/2009 concernente le sanzioni per le violazioni delle restrizioni nei confronti dell’Iran. I procedimenti autorizzativi saranno sensibilmente rivisti dal decreto legislativo, in primis con l’introduzione della cosiddetta “licenza zero” che prevede il rilascio da parte del ministero dello Sviluppo economico di una dichiarazione che attesterà la non soggezione di un determinato bene ad autorizzazione e, in secondo luogo, mutando la durata di validità dell’autorizzazione specifica individuale. L’autorizzazione specifica individuale, statisticamente più frequente, riguarderà un ampio

L’Italia è impegnata nell’emanazione di un decreto legislativo per adeguare la normativa nazionale alle disposizioni unionali e riunire i diversi profili sanzionatori e autorizzativi per le merci dual use

l’industria meccanica 712 | 54


spettro di soggetti coinvolti nella filiera: l’esportatore, gli intermediari e i fornitori di assistenza tecnica. È sempre più evidente che interessi apparentemente opposti come quelli degli operatori economici che vorrebbero procedure snelle e veloci e quelli delle istituzioni costrette ad effettuare controlli sempre più capillari ed accurati, debbano essere riuniti sotto l’egida di una soluzione cooperativa. Al riguardo, si ricorda che la Risoluzione 1540 adottata dal consiglio di sicurezza Onu nel 2004, prevedeva una cooperazione tra gli stati in questo senso: i risultati ad oggi sono stati deludenti, come ricordato dalla relazione presentata dalla Commissione al Parlamento europeo nel novembre 2015: la relazione evidenzia un funzionamento molto critico

del coordinamento tra gli stati membri. Una soluzione, ipotizzata in numerose sedi, sarebbe l’istituzione di una sorta di cabina di regia internazionale composta da esperti provenienti dal mondo accademico, industriale e istituzionale, che dovrebbe elaborare soluzioni in grado di conciliare gli interessi dei diversi soggetti coinvolti. Il futuro delle restrizioni all’esportazione si presenta quindi molto articolato e le imprese devono attrezzarsi per poterlo affrontare al meglio: Easyfrontier mette a disposizione delle aziende associate specifici servizi per l’assistenza sia nell’individuazione dei prodotti da sottoporre ad autorizzazione sia in tutte le fasi connesse all’istruttoria e al controllo dei prodotti esportati.

INNOVAZIONI PREVISTE DALLE RIFORME DELLA NORMATIVA RESTRITTIVA Tematica oggetto di intervento da parte del testo di riforma NORMATIVA UNIONALE (aggiornamento del regolamento 428/2009) Elenco dei beni sottoposti ad autorizzazione

Ampliato con l’aggiunta di tecnologie intangibili

Definizioni

Cambia la definizione di esportatore e di assistenza tecnica

Sistemi autorizzativi

Confermate le attuali 4 autorizzazione, con l’aggiunta di un nuovo format studiato per i progetti di ampia durata

Diritti umani

Vengono considerate lesive dei diritti umani tecnologie informatiche finalizzate alla cybersorveglianza, quali centri di controllo o sistemi di conservazione dei dati

Periodi di validità delle autorizzazioni

Uniformazione delle durate delle autorizzazioni e dei requisiti per l’ottenimento delle autorizzazioni medesime.

NORMATIVA NAZIONALE (aggiornamento dei Dlgs 96/2003, 11/2007, 64/2009) Nuovi istituti

Viene introdotto l’istituto della “licenza zero”, una dichiarazione dell’autorità competente che sancisce la non soggezione del bene ad autorizzazione

Autorizzazioni

Stabiliscono un periodo di tempo in cui l’autorità competente può negare o sospendere l’autorizzazione.

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flash internazionalizzazione Fiere internazionali: Le collettive di Anima Per fornire alle aziende supporto e promozione sui mercati esteri, la Federazione Anima ha in programma una partecipazione organizzata in collettive di aziende, una soluzione per quanti vogliano ricercare nuove opportunità di business all’estero con un investimento contenuto, senza doversi occupare di problemi logistici e della fornitura di tutti i servizi necessari. Egyps 2018 - Il Cairo (12-16 febbraio 2018) Moc 2018 - Alessandria d’Egitto (17-19 aprile 2018) (Fonte: Anima)

Mes Cina: accordo tra Parlamento Europeo, Commissione e Consiglio sulla modifica della metodologia di calcolo dell’antidumping Si è concluso il trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue che ha portato ad un’intesa sul nuovo sistema di calcolo dei dazi antidumping che si applicherà anche alla Cina. La nuova disciplina configura un sistema country neutral, eliminando la distinzione tra economie di mercato e non; nel calcolare i margini di dumping per le importazioni provenienti da paesi terzi in presenza di distorsioni significative del mercato (e non sia, dunque, opportuno utilizzare i prezzi e i costi del paese esportatore), la Commissione europea: - prenderà a riferimento prezzi, costi o benchmark internazionali; - pubblicherà rapporti specifici su settori economici o Paesi, che metteranno in evidenza le distorsioni e che costituiranno il riferimento per giustificare l’adozione della metodologia di calcolo alternativa a quella standard ed il presupposto per attivarla. Nella valutazione delle distorsioni, dovrà tener conto del rispetto dei criteri ambientali e dei diritti del lavoro in linea con gli standard dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo).

A livello procedurale, il testo su cui è stato raggiunto l’accordo sarà sottoposto alla votazione del Pe, in sede di Commissione Inta (scorso 12 ottobre) e, successivamente, nella sessione plenaria a Strasburgo (12 novembre 2017). L’entrata in vigore delle nuove norme sarebbe fissata per il 20 dicembre prossimo. (Fonte: Confindustria)

Libano - Gare per trattamento acque reflue Il Governo libanese, per il tramite del Council for Development and Reconstruction (Cdr), ha lanciato due gare internazionali per la realizzazione di impianti per il trattamento delle acque reflue. I progetti ricadono nell’azione di cooperazione bilaterale Italia-Libano e pertanto sono riservati ad aziende italiane. - realizzazione di un sistema di raccolta e trattamento delle acque reflue, incluse reti e relativa gestione e manutenzione a Michmich (Libano). - realizzazione di un sistema di raccolta e trattamento delle acque reflue, incluse reti e relativa gestione e manutenzione a Hrajel (Libano). (Fonte: Istituzioni)

Arabia Saudita: opportunità di collaborazione con Saudi Aramco Saudi Aramco, la compagnia petrolifera di proprietà del Regno dell’Arabia Saudita, leader mondiale nell’estrazione, produzione, raffinazione, distribuzione, trasporto e commercializzazione di idrocarburi e primo esportatore al mondo di petrolio greggio e liquidi di gas naturale (Gnl), intende avviare delle collaborazioni con aziende italiane che operano nel settore. Le aziende italiane interessate potranno prendere contatti con il gruppo saudita al fine di essere inclusi tra i fornitori dei servizi richiesti.

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(Fonte: Ice)


L’eccelenza SOL nelle applicazioni Laser

Le esigenze di rapidità, precisione e versalità richieste dal mercato della metal fabrication hanno portato all’affermazione del Laser come tecnologia essenziale per poter competere nel settore.

SOL si propone a questo mercato con gas tecnici industriali e puri, impianti di distribuzione e servizi dedicati alle applicazioni di taglio, saldatura, cladding e metal additive manufacturing.

www.sol.it


Ritardi della PA, nasce una piattaforma per il finanziamento dei crediti certificati Nel 2016 le imprese ricevono i pagamenti con un ritardo che va da 41 a 55 giorni. Banca Ifis Impresa lancia un servizio digitale per fronteggiare le insolvenze

dei crediti certificati, cioè quei crediti commerciali, non prescritti, liquidi ed esigibili maturati dalle imprese nei confronti della Pa. Dopo aver effettuato l’accesso al sito, la user experience accompagna il cliente passo dopo passo nel caricamento delle proprie fatture certificate e, attraverso due calcolatori dedicati ai preventivi, è possibile scoprire in pochi secondi la cifra che si può ottenere grazie a TiAnticipo. Se i crediti rispondono ai requisiti richiesti, Banca IFIS Impresa procede all’erogazione della liquidità entro 10 giorni al massimo. Un processo che viene gestito online, senza spese notarili e costi di gestione. Prima di caricare la fattura su www.tianticipo. it, l’impresa deve far certificare gratuitamente il proprio credito allo Stato tramite l’apposita Piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti (Pcc) del ministero dell’Economia e delle finanze. «Il prossimo sviluppo della piattaforma» spiega Raffale Zingone, responsabile di Banca Ifis Impresa Italia «vedrà attivo anche il riconoscimento a distanza dell’impresa grazie alla firma digitale».

Tempi di pagamento e di ritardo della Pubblica Amministrazione Enti in arretrato e giorni medi di ritardo ( campione di 349 amministratori )

L

a mappa dei crediti commerciali delle imprese fornitrici della pubblica amministrazione mostra un’Italia ancora in ritardo, seppure in miglioramento rispetto ai trimestri precedenti in questo settore. È il quadro che emerge dall’analisi presentata a ottobre da Banca Ifis Impresa, la divisione di Banca Ifis che si dedica al supporto finanziario e ai servizi di gestione del credito delle imprese italiane. I debiti commerciali di fornitura della pubblica amministrazione in Italia alla fine del 2016 ammontano infatti a 61 miliardi di euro, con una media di giorni di ritardo nei pagamenti che oscilla fra i 41 e i 55, e con il 62% degli enti pubblici che paga strutturalmente in ritardo. Più colpiti i settori edilizia, energia e servizi, e bandiera nera (con 71,5 giorni medi di ritardo) alle Asl. Insieme all’analisi, Ifis Impresa ha presentato una possibile soluzione per il finanziamento dei crediti certificati delle imprese. Si chiama TiAnticipo, ed è una piattaforma web (online dal 31 ottobre) pensata per offrire liquidità alle piccole e medie imprese che vantano crediti certificati verso la pubblica amministrazione. Il servizio è sviluppato per fornire in pochi giorni l’anticipo

Ente

Giorni medi di ritardo*

Incidenza % enti che pagano in ritardo**

Ministeri

27,9

71,4

Regioni

32,3

35

Province e città metropolitane

57,9

57,6

Comuni capoluogo di provincia

51,5

77,2

ASL

71,5

56

Principali evidenze Nel 2017, cinque anni dopo l’emersione del problema sul debito commerciale del 2012 (91 Mld), il problema del ritardo dei pagamenti dei debiti commerciali rimane rilevante: media generale tra i 41 e 55 giorni di ritardo sul totale della Pubblica Amministrazione, con il 62% degli enti pubblici che paga strutturalmente in ritardo rispetto alla scadenza scritta nella fattura. In 206 amministrazioni, l’indicatore registra il fatto che il pagamento arriva mediamente dopo la scadenza, con un ritardo medio che oscilla fra i 28 giorni dei Ministeri e i 71,5 giorni delle ASL. * Indicatore annuale di tempestività dei pagamenti: differenza ponderata tra tempi effettivi di pagamento delle PA e termini di saldo delle fatture previsti dalla legge (30 giorni, o 60 in casi particolari più ASL e ospedali). ** Percentuale calcolata sul campione monitorato. Fonte: Elaborazione Marketing Banca IFIS su dati Sole 24 Ore e Banca d’Italia.

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Carrelli elettrici OM STILL. Pronti a ogni utilizzo

Porto di Reine. Isole Lofoten-Norvegia

Eccellenza elettrica! Caratteristiche tecniche all’avanguardia ed uniche nell’ambito della movimentazione elettrica, rendono i carrelli elevatori OM STILL i partner ideali per ogni tipologia di movimentazione. Forti di prestazioni di primo livello i carrelli della serie RX si pongono sul mercato come validi sostituti dei carrelli termici anche nelle applicazioni più gravose con evidenti vantaggi: + emissioni zero + elevati risparmi energetici + produttività pari ad un carrello termico E per chi lavora su più turni, la sostituzione batteria, grazie all’esclusivo sistema OM STILL, non richiederà più tempo di un normale rifornimento di carburante! Scopri la gamma elettrica di OM STILL su: www.om-still.it

first in intralogistics


LOGI CA & MOVI MENT l’industria meccanica 712 | 60


ISTI& ITA61 | NOVEMBRE DICEMBRE 2017


LOGISTICA&MOVIMENTAZIONE

Gps e una regia unica movimentano la ceramica italiana nel mondo Dentro i processi logistici di Cooperativa Ceramica d’Imola: un fatturato da 250 milioni esportato in 142 paesi

di Laura Aldorisio

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Nel magazzino automatizzato i carrelli sono organizzati con un sistema di ottimizzazione dei processi e dei percorsi

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anni di produzione di ceramiche, 250 milioni di euro di fatturato, 1.300 dipendenti, tre stabilimenti tra Imola e Faenza che lavorano su turni di 24 ore. Questi sono i numeri della Cooperativa Ceramica d’Imola. Nata nel 1874, quando Giuseppe Bucci cede ai propri operai la fabbrica di stoviglie e maioliche, oggi è rinnovata nel marchio (un’ape laboriosa) e nella fabbricazione innovativa di piastrelle e rivestimenti. Logistica compresa. «Esportiamo il 70% della produzione», dice Michele Migliardi, direttore della supply chain di Cooperativa Ceramica d’Imola. «Nel magazzino centrale di ImolaCorrecchio abbiamo informatizzato i processi con sistemi automatici e lì andremo a concentrare le spedizioni». L’Industria 4.0 è diventata realtà a Imola ben prima delle agevolazioni fiscali del piano avviato dal ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Negli stabilimenti la necessità ha reso urgente alcune innovazioni. Il magazzino automatizzato è alto 13 metri, dotato di scaffalature per un totale di 13mila locazioni. Nei piaz-

zali i carrelli attrezzati con antenne Gps movimentano i pallet secondo le coordinate cartesiane che vengono assegnate. «Questo significa che quando devo prelevare una merce il sistema mi guida esattamente nella posizione corretta. Con un sistema di ottimizzazione dei processi e dei percorsi, la regia centrale sceglie di movimentare il carrello più vicino e organizza le missioni in modo tale da far viaggiare sempre i mezzi saturi». Si tratta della georeferenziazione dei pallet con una precisione tale da avere un margine di approssimazione pari a soli due centimetri. La merce richiesta viene depositata nelle baie di picking dove gli operatori a terra allestiscono i pallet. La presenza del personale sussiste soprattutto per l’attività di sorting. Entro il 2018 a Correcchio ci sarà un unico magazzino centrale di spedizione multimarchio, servito da due magazzini di fabbrica destinati allo stoccaggio della produzione. Sotto il cappello Cooperativa Ceramica d’Imola, membro dell’Advisory panel di Intralogistica Italia 2018, entrano in commercio i prodotti marchiati La Faenza e Leonardo. Sono 260 mila i metri quadrati della superficie complessiva dei magazzini sia a prelievo manuale sia magazzini verticali con distanze di percorrenza nel picking anche di un chilometro. «La distribuzione è molto parcellizzata perché serviamo la grande distribuzione, le grandi catene, ma anche negozi e showroom. E da Imola esportiamo in 142 paesi del mondo».

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LOGISTICA&MOVIMENTAZIONE

Soluzioni per il picking e gestione della flotta da cloud: ecco la logistica che aumenta la produttività e riduce lo stress degli operatori Diciannove stabilimenti di produzione in tutto il mondo e oltre 500 distributori in 84 paesi, Crown è da poco entrata nel mercato italiano con la distribuzione, l’assistenza e il supporto di prodotti per la movimentazione di materiali.

Intervista a Roberto De Gasperin, direttore generale di Crown Lift Trucks srl

Il mercato italiano dei carrelli industriali in Italia, dopo un calo a fasi alterne fra il 2009 e il 2012, ha iniziato una crescita che dura ormai da 5 anni e che ha da poco superato i livelli pre-crisi. Sembra il momento giusto per investire in Italia, partono da questi trend le motivazioni principali che vi hanno portato a sviluppare una presenza in Italia?

nomia italiana in generale e che lo specifico mercato dei carrelli elevatori stia recuperando positivamente dopo la crisi del 2008 conferma solo che la decisione originaria di Crown fosse stata ben programmata

Crown ha deciso negli anni scorsi di entrare in un’arena commerciale importante come quella italiana, uno dei mercati logistici più grandi d’Europa. Il fatto che l’eco-

I prodotti Crown si rivolgono ad ogni settore industriale e commerciale, i nostri clienti spaziano da quelli appartenenti allo S & P 500 ai piccoli imprenditori individuali.

Qual è il vostro cliente-tipo?

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Verso quali settori e verso quali specializzazioni puntate? I settori del magazzinaggio e della logistica sono il nostro terreno di gioco preferito. La nostra tecnologia di prelievo (QuickPick Remote NdR), ad esempio, è una soluzione semiautomatica pensata per la distribuzione alimentare e non food. Fin dal suo lancio nel 2013, questo sistema ha dimostrato i propri benefici per la produttività in migliaia di ore di lavoro in tutto il mondo. Lo stesso vale per il nostro software per la gestione della flotta di carrelli (InfoLink), basato su supporto cloud. Fra le altre soluzioni automatizzate che sviluppiamo possiamo citare l’Aps (Automated Positioning System) basato su tecnologia Rfid, un efficiente sistema di navigazione nei magazzini per i veicoli Vna (Very Narrow Isle) che garantisce un miglioramento fino al 25% della produttività.

La fiera Intralogistica Italia sarà l’occasione per avere un’ampia panoramica del settore, quali obiettivi vi siete posti per questo appuntamento?

Intralogistica Italia rappresenterà l’occasione ideale per vedere (ed ovviamente mostrare) gli ultimi sviluppi nel settore dei carrelli elevatori e noi stiamo per partecipare con il ruolo che ci viene dato dalla nostra posizione a livello mondiale in questo specifico settore. I nostri visitatori avranno la possibilità di vedere il nostro portafoglio di prodotti per il magazzino futuro. Non mancheranno alcune interessanti novità.

Può raccontarci alcuni casi di successo registrati finora? La catena olandese di supermercati Jumbo, ad esempio, ha registrato un aumento del 7,5% della produttività, con notevole riduzione dell’affaticamento e dello stress degli operatori, usando la nostra tecnologia di picking QuickPick Remote. Un altro esempio: il nostro sistema di gestione della flotta InfoLink ha permesso al nostro cliente britannico Spicers di tagliare i costi di danni del 90%, riducendo contemporaneamente la propria flotta del 40%. Questi risultati illustrano chiaramente ciò che intendiamo fare: rafforzare i nostri clienti nella loro attività di logistica.

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LOGISTICA&MOVIMENTAZIONE

Materials Handling: il futuro si gioca su autonomia e affidabilità Linde lancia sul mercato nuovi carrelli con batterie agli ioni di litio: capacità di carico da due a tre tonnellate

U

na delle prossime frontiere della movimentazione interna, stando agli investimenti di Linde Materials Handling, riguarda l’autonomia delle batterie. L’azienda lancia sul mercato, infatti, nuovi carrelli con batterie agli ioni di litio con capacità di carico da due a tre tonnellate, le vendite dei primi carrelli controbilanciati con batterie agli ioni di litio da 90V sono da poco iniziate. I modelli, con una capacità di carico di 2, 2,5 o 3 tonnellate, sono dotati di batterie a bassa manutenzione, di lunga durata e a risparmio energetico. «La tecnologia è affidabile ed estremamente efficiente dal punto di vista energetico ed è molto facile da gestire» spiega Stefan Prokosch, responsabile di prodotto per i carrelli controbilanciati alla Linde Material Handling. Ciò è dovuto alla tensione costante applicata, fino al 30 per cento in più di rendimento energetico netto, alla

maggiore disponibilità dovuta alla ricarica intermedia in qualsiasi momento e alla lunga durata. Inoltre, l’apparecchiatura agli ioni di litio elimina la necessità di sostituzioni, revisione e misure di manutenzione della batteria. Infatti, durante la revisione e la manutenzione delle batterie al piombo si verificano ripetutamente lesioni causate da acidi e gas che fuoriescono dalle batterie o schiacciamenti dovuti ad una sostituzione scorretta della batteria. La batteria agli ioni di litio, priva di manutenzione, è pensata per eliminare questi pericoli fin dall’inizio. Allo stesso tempo, il concetto di sicurezza a più stadi esclude danni e guasti provocati da sovrapressione, surriscaldamento e scariche superiori o profonde. Il sistema di gestione della batteria controlla continuamente tutti i parametri pertinenti e mette in stato controllato il veicolo in caso di difetto tecnico. Un vano batteria in

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acciaio massiccio protegge le celle delle batterie dai danni provocati dall’esterno. Per garantire un’alimentazione sufficiente per i carrelli elettrici, inoltre, grande importanza è data alla sistemazione intelligente delle celle di litio, che, di conseguenza, forniscono una tensione quasi uniforme di 90V. Ciò riduce il carico termico dei componenti del veicolo anche in condizioni gravose e consente un utilizzo più efficiente dell’energia. Un vantaggio importante è la marcatura Ce, che il costruttore di carrelli emette per l’intero veicolo, inclusa la batteria. «Per la nostra apparecchiatura a ioni di litio, non si sostituisce semplicemente la batteria. Piuttosto, sviluppiamo una soluzione completa per ogni modello. Di conseguenza, la batteria e il carrello sono perfettamente accoppiati tra loro», conclude Stefan Prokosch.


Gestire il magazzino con un drone Oggi un drone può lavorare in un magazzino accoppiato a un carrello elevatore automatico. Linde risolve così due problematiche che hanno impedito l’utilizzo dei droni nei magazzini: l’alimentazione elettrica (le batterie di un drone durano solitamente solo 15 minuti) e la localizzazione all’interno di un magazzino senza ricezione Gps. Grazie al sistema innovativo di geo-navigazione, il dispositivo Linde conosce sempre in modo esatto la posizione del drone. Largo 50 centimetri, equipaggiato con sei rotori, videocamera, scanner di codici a barre e un telemetro, “Flybox”, questo il nome del drone, sale dal lato frontale della scaffalatura, scatta una foto a ogni posizione di stoccaggio dei pallet e registra i codici a barre delle merci immagazzinate. Una volta raggiunto lo scaffale più alto, il drone si sposta verso destra o sinistra in sincronia con lo stoccatore posizionato a terra e continua il processo di documentazione dall’alto verso il basso. Il drone si muove verso la posizione successiva e procede con un movimento alternato fino a quando non avrà registrato l’intera scaffalatura e i relativi pallet. Un software applicativo mostra sullo schermo la posizione dello scaffale con il codice a barre corrispondente e la relativa foto. Il drone, sviluppato in collaborazione con Balyo, è progettato per semplificare i processi di gestione dei magazzini richiesti per legge, garantendo un prezioso risparmio di tempo e una riduzione significativa di costi per le aziende.

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Dal report Euler Hermes: crescono le vendite di automobili. In Italia profittabilità al massimo per la componentistica

C

ina e India sono in pole position: la competizione è particolarmente interessante per quanto riguarda la vendita globale dei veicoli, in un settore che si sta rapidamente evolvendo, ormai pronto a superare i 100 milioni annui di vendite nel 2019. Sono le previsioni di Euler Hermes, società del gruppo Allianz specializzata nell’assicurazione crediti. Nel suo ultimo report economico, intitolato “The Auto World Championship”, il dipartimento economico della ha analizzato dati e trend nel settore automobilistico, concentrandosi sulla “Gara delle vendite, macchine elettriche, redditività e innovazione”. Il report, inoltre, valuta il settore automobilistico in otto Paesi – Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti. «Si attende che le immatricolazioni di nuovi veicoli crescano globalmente del 2,1% nel 2017» dice Ludovic Subran, chief economist di Euler Hermes. «Tuttavia, questa è solo metà della crescita registrata nel 2016 in quanto le nuove immatricolazioni negli Stati Uniti e

nel Regno Unito diminuiscono, mentre, le vendite delle macchine usate sono in aumento, e poiché la Cina ha cancellato le imposte fiscali per le vendite di automobili all’inizio di quest’anno». Euler Hermes prevede che le vendite mondiali di veicoli si attesteranno a 95,8 milioni di unità nel 2017 (+2,1% di crescita annuale) e 98,2 milioni nel 2018 (+2,5%), prima di superare i 100 milioni di veicoli nel 2019.

Italia nella corsia di sorpasso L’Italia rappresenta il mercato automobilistico con la crescita più sostenuta in Europa Occidentale, grazie alle vendite dei nuovi veicoli che aumenteranno del 7,0% nel 2017 e del 5,0% nel 2018 (che corrispondono rispettivamente a 2,2 milioni e 2,3 milioni di unità). «Questo forte impulso» dichiara Loeiz Limon Duparcmeur, country manager Euler Hermes Italia «è dovuto a una forte battaglia per le quote di mercato generata dalle case automobilistiche attraverso un crescente numero di sconti. Inoltre, la fiducia positiva dei consumatori e delle imprese hanno fatto il resto. In ogni modo le prospettive delle vendite a medio termine rimangono incerte; gli alti livelli di debito pubblico e un sistema bancario esposto a un elevato volume di Npl potrebbero portare a gravi restrizioni del credito e a ridurre la fiducia dei consumatori». La marginalità rappresentata dall’Ebit dei produttori italiani è inferiore alla media dei paesi esaminati nell’analisi con un 4,6% nel 2016. Il driver positivo è stato il forte risultato finanziario di Fiat Chrysler Automobiles (Fca) che ha raggiunto una marginalità del 5,5% nel 2016. I fornitori e quindi tutta la componentistica rappresentano una grande eccellenza a livello mondiale per qualità e innovazione. La profittabilità del comparto è quindi al top a livello mondiale con un Ebit che supera il 9%. In un settore prevalentemente composto da Pmi solo il 4% dei brevetti automobilistici mondiali è stato garantito dall’industria italiana nel 2015. Gli investimenti in Ricerca e Sviluppo ammontano a 5 miliardi di euro rispetto ai 37 miliardi di euro in Germania e ai 6,1 miliardi della Francia. Con un basso supporto da parte del governo e una infrastruttura dedicata alla ricarica che si evolve lentamente, le macchine elettriche sono in una fase ancora di decollo in Italia.

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SICU REZZ AMB TE l’industria meccanica 712 | 70


ZA E IEN71 | NOVEMBRE DICEMBRE 2017


SICUREZZA&AMBIENTE

Ripensare la città. L’economia circolare nei contesti urbani Una strategia di sviluppo che punta sulla qualità

di Danilo Bonato, direttore generale Remedia e membro del Comitato di alto livello Materie prime della Commissione europea

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olti sono convinti che l’economia circolare sia la nostra migliore alternativa al modello economico tradizionale di consumo e smaltimento di beni e prodotti, che non si preoccupa del recupero della materia di cui questi sono costituiti. Sappiamo che introducendo modelli economici e sociali fondati sull’economia circolare possiamo mantenere le risorse in uso il più a lungo possibile, ricavarne il massimo valore durante l’utilizzo e poi recuperare e rigenerare prodotti e materiali alla fine di ogni ciclo di vita. L’economia circolare riguarda dunque la nostra vita quotidiana, il nostro ruolo di cittadini e consumatori e plasmerà il futuro in cui vivranno i nostri figli. L’economia circolare rappresenta una prospettiva interessante soprattutto per le persone che vivono nelle città. Nel 2050 il 75% della popolazione globale risiederà nelle grandi e medie aree urbane. Le città sono il motore della crescita economica, dato che circa l’85% del Pil globale è generato da quest’ultime. Tale rapida crescita esercita un’enorme pressione sulle risorse naturali, sull’impronta ambientale della società moderna e sulla qualità della vita. La ragione di un auspicabile successo dell’economia circolare nelle grandi città mondiali sta nell’efficacia con cui questa ci consentirebbe di far fronte ai problemi generati dal modello di sviluppo del ventesimo secolo: degrado, inquinamento, rifiuti e spreco. Le città sono luoghi ideali per combattere le sfide complesse e interdipendenti legate all’esaurimento delle risorse naturali, agli impatti dei cambiamenti climatici, al degrado ambientale, all’inquinamento, ai problemi di salute e all’esclusione sociale. I tipici paradossi dell’economia lineare nelle città europee possono essere decritti con i seguenti esempi:

Dalle strade fatte di rifiuti di plastica ai mattoni ricavati da vecchi scarti di costruzione: architetti, progettisti e urbanisti stanno ripensando il modo in cui operano i nostri attuali sistemi introducendo soluzioni capaci di ottimizzare l’utilizzo delle risorse. una tipica auto europea è parcheggiata per il 92% del suo ciclo di funzionamento; il 10-15% del materiale edile viene sprecato durante la costruzione; il 50% della superficie del territorio cittadino è utilizzato per strade e altre infrastrutture relative ai trasporti. In Europa il ruolo delle città come attori chiave e incubatori di soluzioni innovative che affrontano queste sfide è stato riconosciuto in una nuova “agenda urbana”, che si fonda su un approccio sistemico e intersettoriale. In tutta Europa stiamo vivendo una fase di vigorosa affermazione dell’economia circolare spinta proprio da alcune delle principali città europee, anche grazie alle numerose iniziative attivate nell’ambito di Orizzonte 2020, il principale programma strutturale di innovazione dell’Unione Europea. Attraverso attività trasversali

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per lo sviluppo di città intelligenti e sostenibili, l’Europa sta investendo in progetti volti a potenziare la capacità di innovazione delle città affinché fungano da centri di innovazione nella progettazione e attuazione di percorsi di transizione verso obiettivi di resilienza, sostenibilità, basse emissioni di carbonio, alta efficienza sotto il profilo delle risorse, impronta ambientale ridotta e un approccio inclusivo allo sviluppo sociale. Sono stati inoltre attivati programmi complementari di ricerca e innovazione per rafforzare la cooperazione sull’urbanizzazione sostenibile tra l’Europa e altre importanti economie, quali Stati Uniti, Cina e India, al fine di sostenere la capacità di innovazione complessiva delle città, aiutandole a progettare e attuare percorsi di transizione verso un’elevata sostenibilità ambientale, sociale ed


economica, all’interno di un quadro sistemico di economia circolare. Un ruolo chiave potrebbe essere svolto dalle cosiddette soluzioni basate sull’imitazione della natura (nature based solutions), che nell’attuale quadro della politica di ricerca e innovazione dell’UE rivestono un ruolo strategico. La sfida consiste nel portare soluzioni che imitano i processi biologici naturali per migliorare la sostenibilità, proteggere i paesaggi urbani e marini, creare ambienti di alta qualità ed efficienti per i cittadini, in termini di utilizzo delle risorse. Oggi molte importanti città stanno abbracciando con successo l’economia circolare e rappresentano un eccellente catalizzatore di energie e investimenti. I leader delle città europee stanno sistematicamente reingegnerizzando gli attuali sistemi urbani, per esplorare nuove modalità di creazione e ottimizzazione del valore, assicurando nel contempo prosperità a lungo termine, autonomia nell’uso delle risorse, redditività economica e benessere. Mentre le popolazioni urbane continuano a crescere, i leader più preparati devono trovare nuove modalità per far fronte alle sempre crescenti richieste di risorse e di spazio e la strategia principale per fare ciò è la sistematica applicazione dei concetti dell’economia circolare urbana. Applicando i principi dell’economia circolare, gli architetti, i progettisti e gli urbanisti stanno ripensando il modo in cui operano i nostri attuali sistemi urbani, evitando gli errori del passato e introducendo soluzioni intrinsecamente resilienti nel lungo periodo, capaci di ottimizzare l’utilizzo delle risorse e assicurare prosperità economica e benessere ai cittadini. Dalle strade fatte di rifiuti di plastica ai mattoni ricavati da vecchi rifiuti di costruzione, molte

città stanno sviluppando progetti che coinvolgono amministrazioni locali, imprese e cittadini in un modo completamente nuovo di cooperare e condividere valore. In questo contesto, le aree urbane intensamente edificate creano condizioni perfette per lo sviluppo di modelli di business peer-to-peer. In Europa, ad esempio, dove quasi il 90% delle famiglie possiede un’auto, è stato dimostrato che il car sharing contribuisce a ridurre il traffico senza togliere alle persone la libertà di guidare. La domanda dunque diventa: come andare oltre ai singoli esempi di innovazione per costruire un sistema basato sull’economia circolare a livello urbano? A tale riguardo, le imprese avranno un ruolo importante nello sviluppo di città circolari, attraverso la fornitura di prodotti e servizi rivoluzionari, realizzati attraverso processi di eco-innovazione e co-creazione.

Amsterdam, Londra, Parigi e Milano all’avanguardia nell’economia circolare urbana. Le grandi città possono davvero fare la differenza, mostrando al mondo come realizzare nella pratica l’economia circolare. La città di Amsterdam, nei Paesi Bassi, ha già compreso che l’economia circolare urbana può aiutare a preservare e migliorare il capitale naturale, ottimizzare l’utilizzo delle risorse, raggiungere obiettivi di resilienza attraverso la varietà delle soluzioni adottate e progettare la

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trasformazione dei rifiuti in risorse. Insieme al suo approccio sistemico al cambiamento, l’economia circolare urbana ha il potenziale per fornire gli strumenti necessari per la costruzione di una comunità resiliente e prospera, che a sua volta cooperi con un contesto imprenditoriale florido e moderno. Grazie ad un importante centro di ricerca dedicato allo studio dei principi dell’economia circolare, Amsterdam si colloca oggi tra le città leader per tutto ciò che riguarda la circolarità urbana. Le soluzioni sviluppate vengono tradotte in progetti pilota, tra cui il laboratorio vivente per la città circolare di Buiksloterham, un’area sperimentale per l’ottimizzazione dei flussi di materiali e la prevenzione delle emissioni di CO2 e lo studio di ciò che può essere ottenuto introducendo norme più efficaci per i nuovi edifici a basso impatto ambientale. La vicina Haarlemmermeer, che ospita l’aeroporto di Schiphol e il parco commerciale circostante, è un altro caso in cui è stata realizzata un’ambiziosa visione sulla gestione ottimizzata delle risorse. I progetti includono Park 20/20, un distretto industriale in cui il concetto di simbiosi industriale viene spinto ai limiti della conoscenza e lo Schiphol Trade Park, che costituisce un polo tecnologico di eccellenza per la rigenerazione dei materiali. Londra è stata una delle prime grandi città europee a lanciare una roadmap per la trasformazione dei modelli economici in chiave “circolare”. Il London Waste and Recycling Board (Lwarb) stima che la transizione verso un’economia circolare potrebbe valere 10 miliardi di dollari l’anno per l’economia della città. La Greater London Authority punta a raggiungere questo obiettivo attraverso una gestione a ciclo chiuso dei flussi delle risorse urbane creando, tra l’altro,


oltre 12.000 nuovi posti di lavoro attraverso le industrie del riutilizzo, rigenerazione e manutenzione dei prodotti. Anche Parigi è in prima linea nei processi di trasformazione per incorporare modelli più circolari nel suo ecosistema urbano. La capitale francese ha lanciato il libro bianco della città sull’economia circolare, che offre una panoramica delle principali sfide nel campo delle risorse, dell’economia, dell’ambiente e della società. Il Libro bianco presenta una strategia globale su come affrontare il tema dell’economia circolare attraverso 65 specifiche iniziative, che coprono settori quali istruzione e sensibilizzazione del pubblico, appalti pubblici, misure fiscali e legislative. La Greater Paris Metropolis (Gpm), con una popolazione di quasi 7 milioni di abitanti, ha introdotto progetti pilota in quattro importanti aree di responsabilità: pianificazione dell’area metropolitana; politica abitativa locale; sviluppo e pianificazione economica, sociale e culturale; protezione ambientale. La Metropolis è anche responsabile dell’armonizzazione delle reti di distribuzione di elettricità, gas, riscaldamento e raffreddamento. Grazie alle sue autorità di pianificazione, il Gpm è in grado di promuovere l’economia circolare su larga scala. Ad esempio, lo sviluppo di centri per il riutilizzo contribuisce alla creazione di ecosistemi regionali che promuovono il reimpiego dei beni e il sostegno all’economia sociale, con un approccio più rispettoso dell’ambiente e delle risorse naturali, foriero di nuovi stili di vita più sostenibili. Nonostante sia parte di una nazione con il più alto tasso di auto private per abitanti in Europa (700 auto su 1000 persone), Milano è diventata in pochi anni un punto di riferimento europeo sul tema della sostenibilità

del trasporto e la mobilità condivisa, un vero e proprio laboratorio di nuovi modelli economici e sociali. La città sta gradualmente passando da un sistema di mobilità basato su veicoli privati a uno più sostenibile, fondato su condivisione delle risorse e tutela dell’ambiente. In pochi anni il numero di utenti di mobilità condivisa e il numero di veicoli e operatori non privati è aumentato costantemente, portando ad un maggiore apprezzamento da parte dei cittadini di servizi più comodi e pratici oltre che più economici e più puliti. Le condizioni per raggiungere questo risultato sono state l’abbandono delle sovvenzioni ai veicoli privati, il miglioramento dei servizi di trasporto pubblico, nuovi finanziamenti alle infrastrutture per biciclette e pedoni e, parallelamente, il sostegno al nuovo modello di condivisione dei sistemi di mobilità. Il principale risultato di questa politica innovativa della città è stato una riduzione nel 2016 dell’uso di veicoli privati per viaggi in città che ha raggiunto il 30% (contro

il 65% di Roma). Di fatto si è verificata una vera e propria esplosione del fenomeno del car sharing (4% di veicoli provenienti da schemi di car-sharing e 10.000 noleggi di car sharing al giorno in città) e del bike sharing (5.000 biciclette condivise e 270 stazioni operative). Milano ha dimostrato che la mobilità non può essere trattata separatamente dalla pianificazione urbana. Uno dei motivi principali del successo della capitale industriale italiana è stata l’idea di investire sul concetto di rigenerazione urbana, mantenendo una città “compatta”, che adotta un modello circolare per l’edilizia e l’architettura, puntando a limitare l’espansione urbana. Gli esempi che abbiamo brevemente descritto dimostrano che le grandi città europee si stanno muovendo nella direzione giusta, ispirando le imprese e i cittadini a riempire di contenuti i nuovi modelli di economia circolare che caratterizzeranno lo sviluppo della nostra società, dei nostri cittadini e delle nostre imprese nei prossimi trent’anni.

Il laboratorio vivente per prevenire le emissioni di CO2 ad Amsterdam, e il boom della mobilità condivisa a Milano: le grandi città mostrano al mondo come realizzare nella pratica l’economia circolare. 75 | NOVEMBRE DICEMBRE 2017


SICUREZZA&AMBIENTE

Serrature e casseforti italiane: la chiave di un successo Quali sono i settori applicativi? Quali i trend e le novitĂ tecnologiche del momento? Lo abbiamo chiesto a 8 aziende protagoniste del comparto

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I

l settore industriale delle serrature, e quindi della sicurezza, sta vivendo un trend in crescita. Se consideriamo il comparto che comprende la ferramenta in genere e le maniglie, il 2016 si è chiuso con un aumento del valore della produzione dell’1,4%, con un andamento positivo che l’ufficio studi Anima prevede positivo anche per il 2017. Mentre il settore casseforti, porte corazzate e cassette di sicurezza, è cresciuto in produzione dell’1,5%, ed è previsto un incremento del 2,8% per il 2017. Nell’ambito di un export cresciuto l’anno scorso del 2,3% (serrature/maniglie) e dell’1,4% (casseforti), quali sono i settori in cui trova applicazione questa tecnologia? Quali le novità tecniche del momento? Lo abbiamo chiesto ad alcune aziende protagoniste del comparto: Assa Abloy, Cisa, CoMeta, Juwel, Lem, Viro e Ztf, in gran parte realtà associate ad Anima Sicurezza, l’associazione rappresenta la filiera della sicurezza fisica: produttori di casseforti e serrature, distributori e manutentori.

Serrature. Dove vengono applicate? Una grande varietà contraddistingue gli ambiti applicativi di un prodotto come le serrature. «Da ambienti civili, pubblici, fino all’ambiente industriale» spiega l’amministratore delegato di Viro Gianfranco Dondarini, «porte interne ed esterne, garage, box, portoni basculanti e/o sezionali anche motorizzati, cancelli ad anta e/o scorrevoli anche motorizzati, cancelli pedonali, serrande avvolgibili» sono alcuni degli esempi più diffusi. Anche Gian Piero Marchetti, senior product manager di Assa Abloy, allarga il campo di applicazione a porte blindate, porte in alluminio, ferro o legno/Pvc:

«L’azienda diventa un interlocutore unico per configurare ogni tipo di esigenza: dalle serrature ai cilindri, maniglie e chiudiporta». Fausto Fustini, direttore R&D manager di Cisa, specifica l’importanza, inoltre, di «sistemi che consentano il transito di persone anche con ridotta mobilità, in caso di pericolo o difficoltà», la sicurezza, insomma, è il primo obiettivo in ogni situazione di controllo, con soluzioni integrate meccatroniche nella gestione degli accessi: «Dalle case private ai centri direzionali, dalle scuole agli ospedali fino agli alberghi» continua Fustini. All’ambito privato è rivolta in particolare la produzione di Juwel: «Sia serrature per casseforti a combinazione meccanica da 2 a 4 dischi coassiali, sia serrature per portoncini in legno bilaterali a 6 o a 8 leve» spiega il direttore generale Marco Quaresima. Serrature e riferme possono essere meccaniche, elettriche ed elettroniche. «L’elettroriferma si differenzia dall’elettroserratura perché comandata solo elettricamente, mentre l’elettroserratura ha un comando sia elettrico che meccanico (attraverso cilindo e/o quadro maniglia)» spiega Simone Serni, corporate brand manager di CoMeta , «l’elettroriferme infatti vengono utilizzate in particolar modo per sicurezza di gate, sportelli, vetrine, ecc. – ovunque non sia previsto il passaggio di persone, dove invece vengono utilizzate le serrature/ elettroserrature perché offrono anche la possibilità di un’apertura/chiusura manuale, di emergenza». Un ambito particolare è rappresentato invece dalle serrature a combinazione digitale: «Vengono installate su tutti i mezzi di custodi, dall’armadio blindato alla porta corazzata del caveau» racconta Enzo Garbelli di Lem. L’ambito bancario e postale è inoltre il settore principale dei prodotti svilup-

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pati da Ztf: «Dai mezzi forti semplici fino a soluzioni più complesse, dove sistemi multi-serratura sono gestiti da un’unica consolle» spiega il titolare Alfio Ferri. Ambiente in cui è specializzata anche Tecnosicurezza: «Banche, uffici postali, grande distribuzione organizzata, trasporto valori, oltre a costruttori di casseforti, e tutto il settore della manutenzione dei mezzi di custodia» spiega il presidente Franco Miller.

Quali sono le principali novità tecnologiche? L’aspetto più interessante guardando al mondo delle serrature riguarda l’inventiva dei progettisti del passato e del presente. Ci sono aziende che hanno introdotto innovazioni che oggi sono diventate parte della vita quotidiana. Viro, per esempio, racconta l’amministratore delegato Gianfranco Dondarini, «ha ideato, fra le altre cose, il profilo chiave con invito all’introduzione nella toppa; ma anche i cilindri con apertura di emergenza (che consentono l’apertura dall’esterno anche se una chiave è inserita nel lato interno); lucchetti corazzati che hanno contribuito a chiudere in maniera più sicura milioni di serrande in tutto il mondo e in tutto il mondo sono stati imitati; lucchetti blindati longitudinali alle catene; o la spranga di sicurezza, che ha tenacemente difeso un gran numero di porte principali nelle abitazioni con grande anticipo rispetto all’arrivo delle porte blindate». Ma anche la prima cassaforte elettronica in Europa, «lanciata nel 1985, oggi arrivata alla sesta generazione», e «la prima elettroserratura progettata per l’uso su cancelli scorrevoli, manuali o automatizzati; così come una innovativa serratura blindata brevettata, per serrande e porte in metallo, con roset-


ta di sicurezza» pensata per cilindri a profilo europeo. Tra le tecnologie più interessanti degli ultimi anni, per CoMeta, spicca invece «il meccanismo a riarmo automatico che ha portato allo sviluppo di elettroserrature di nuova generazione» spiega Simone Serni, corporate brand manager, «si richiudono in sicurezza automaticamente e hanno al loro interno sensori che consentono di verificare il loro “stato” in tempo reale da remoto, via Pc, consolle o tablet. Questo tipo di serrature si riarma automaticamente, «quindi la persona in transito può anche dimenticarsi di mettere le mandate, al ritorno troverà la porta chiusa con i cilindri rilasciati». Assa Abloy ha invece lavorato a una nuova esclusiva serratura a brand Mul-T-Lock, specializzato nella fascia di altissima sicurezza, con concetto di cilindro incorporato con chiave a duplicazione protetta, e punta sul continuo aggiornamento delle serie Smart Living sviluppate da Yale, «che comprendono cilindri motorizzati, allarmi di ultima generazione, controllo accessi e spioncini elettronici» spiega Gian Piero Marchetti, senior product manager di Assa Abloy. «Cisa progetta e realizza sistemi ammaestrati (per aprire più porte con una sola chiave) al fine di gestire in maniera comoda ed economica più accessi mantenendo i massimi livelli di sicurezza» spiega invece Fausto Fustini, direttore R&D manager, «Il tutto attraverso un efficace sistema di controllo della duplica della chiave (Security Card)». «Oggi il prodotto che contraddistingue la nostra azienda» dice Franco Miller di Tecnosicurezza, «è il Techmaster remotizzato, che montato sulla cassaforte consente di gestire apertura e chiusura (ma anche gestione e configurazioni) da centrali operative». Tema condiviso anche da Ztf, che ha

lavorato a un «sistema di centralizzazione wireless» spiega Alfio Ferri, «che consente di far dialogare le varie serrature con un una consolle remota». Per quanto riguarda lo sviluppo di soluzioni per la protezione antifurto e antirapina per i bancomat, Lem srl ha realizzato diversi prodotti specifici, come spiega Enzo Garbelli: «Dal macchia banconote al sistema antigas fino alla protezione contro esplosivi solidi».

I punti di forza dei produttori italiani Innovazione e affidabilità sono i due termini più ricorrenti nel descrivere i punti di forza dell’industria italiana delle serrature. «Ciò che ci differenzia e su cui crediamo è, oltre allo sviluppo, la realizzazione dei prodotti meccanici ed elettronici esclusivamente all’interno della Lem» spiega Enzo Garbelli. Non solo un sinonimo di qualità, ma di personalizzazione: «questo ci dà la possibilità di adeguare, in tempi rapidi, le richieste non standard dei clienti sia meccanicamente che elettronicamente». Tale caratteristica accomuna molti produttori, fra cui Ztf, che investe in questo senso – spiega Alfio Ferri, «per gestire sempre più situazioni in sicurezza». Oppure Tecnosicurezza: «A parte le schede elettroniche» dice Franco Miller, «seguiamo internamente la produzione della serratura dalla materia prima al prodotto». Così come Juwel: «il congegno che viene montato sulle casseforti» dice Marco Quaresima, «è lo stesso che viene montato sulle serrature dei portoncini di casa (anche se in questo caso bilaterale e non monolaterale». Sul concetto di affidabilità CoMeta ha addirittura composto il proprio

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payoff: «Reliable Security, ovvero sicurezza affidabile, elemento per niente trascurabile» dice Simone Serni, «Il concetto di risparmio a tutti i costi che pervade il mondo attuale è fuorviante nel settore della sicurezza – continua – se ci riflettiamo bene, un portale che ha una reale resistenza all’effrazione e agli spari o una porta di emergenza che si apre con la corretta modalità e tempistica in caso di emergenza possono davvero salvare delle vite umane. Risparmiare sulla sicurezza limita l’efficacia dei sistemi di protezione». «Gli elementi distintivi di Assa Abloy sono l’innovazione, le acquisizioni mirate e la forte presenza a livello mondiale» spiega invece Gian Piero Marchetti, «Attraverso acquisizioni mirate e continuo focus su Ricerca e Sviluppo, il gruppo può vantare prodotti d’eccellenza in ogni ambito, meccanici, meccatronici o elettronici». Non può mancare l’attenzione per la customer experience fra i punti distintivi delle aziende italiane: «In Cisa vi è un team competente e un customer care altamente professionalizzato ed è il punto di partenza di un rapporto azienda/cliente di fiducia e duraturo nel tempo» dice Fausto Fustini. E ci sono poi aziende che sull’innovazione hanno fondato la propria identità: «Nel 1996 Viro è stata ufficialmente nominata “Laboratorio di Ricerca” dal ministero dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica» racconta Gianfranco Dondarini, «Bisogna cercare di restare sempre un passo avanti rispetto alle tecniche usate dai ladri e agli attrezzi (pensati per usi leciti, ma spesso facilmente adattabili a scopi criminali) oggi facilmente reperibili. Per questo motivo la ricerca non si ferma mai».


VIRO Viro nasce a Bologna nel 1942 grazie alla perizia tecnica ed all’intraprendenza di Vincenzo Rossetti, le cui iniziali costituiscono l’acronimo dell’azienda. Grazie al contributo di Scipione Innocenti (che nel 1955 rilevò poi l’intero pacchetto azionario della società) il marchio si sviluppa ben presto in molti paesi europei ed extraeuropei. Al 1964 risale l’apertura dello stabilimento di Zola Predosa (molto moderno per i tempi) su di una superficie di circa 25.000 mq, oltre la metà dei quali coperti.

COMETA Da oltre 30 anni nel 1986, i fratelli Anselmi dettero vita alla CoMeta Snc specializzandosi nella produzione di serrature di sicurezza professionali, nel 1990 CoMeta ha iniziato a produrre le prime cabine di sicurezza autogestite a porte interbloccanti (chiamate in Italia “bussole”). Durante tutti gli anni 2000 l’azienda cresce con l’apertura della sede parigina (nel 1999), la nascita del consorzio CiCoS, l’ottenimento della certificazione di Sistema Qualità ISO 9001, l’apertura della filiale di Padova e la creazione della società di produzione di gruppo: Ison. Nel 2009 avviene la trasformazione in CoMeta SpA e nel 2016 l’espansione dello stabilimento per intensificare le varie linee di produzione.

ASSA ABLOY Le serrature sono da sempre un fiore all’occhiello del gruppo, dalla nascita di Assa Abloy nel 1994 quando ha iniziato da subito a distinguersi tramite acquisizioni di aziende di ogni dimensione. Tra le acquisizioni più

importanti vi sono Yale, noto brand mondiale focalizzato sul settore residential, Mul-T-Lock, azienda specializzata in altissima sicurezza (serrature per porte blindate, cilindri, lucchetti…), Gardesa (porte blindate), Valli&Valli (maniglie di design).

CISA Cisa, Costruzioni Italiane Serrature e Affini, nasce a Firenze nel 1926 da Luigi Bucci e Pina Dell’Agnello. Il marchio diventa subito noto grazie al brevetto della serratura elettrocomandata che rivoluziona il principio di azionamento dei portoni e dei cancelli. Oggi Cisa è top brand nel settore dei sistemi di chiusura e controllo accessi e, dal dicembre 2013, è tra i fondatori del gruppo internazionale Allegion insieme a marchi di primo livello nel settore della tecnologia della sicurezza.

LEM L’inizio della progettazione delle combinazioni digitali elettroniche è iniziata nel 1984, quando si stava passando dal telefono a rotella al telefono con tastiera e sul mercato esistevano solo pochissimi prodotti digitale. Non ebbe successo. Ma l’anno successivo viene progettato e messo in vendita una combinazione elettronica denominata Lem 2000: da allora, considerando il numero molto elevato delle vendite, l’azienda ha investito tempo e risorse nella progettazione e realizzazioni delle successive combinazione elettroniche - 2001 - 2001 M - 2002 100/1 - 2011 - Secur drive - Duo 4000 - fino all’attuale Hal 600 nelle varie configurazioni e prestazioni.

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TECNOSICUREZZA L’azienda nasce nel 1983. Operava, in principio, esclusivamente con serrature di tipo meccanico. Ma è fra le prime a partecipare all’avvento dell’elettronica nei sistemi di chiusura per casseforti. Tecnosicurezza è presente direttamente sui mercati italiano e spagnolo e, attraverso una rete di distribuzione, in molti paesi europei ed extraeuropei.

JUWEL La storia di Juwel parte nel 1922. La prima grande evoluzione avviene negli anni ’50, grazie anche alla figura di Giancarlo Parma, che dopo una tesi in ingegneria sulla serratura a doppia mappa, lancerà l’azienda negli anni successivi. Nel 1981 Juwel ha ampliato lo stabilimento di Polverigi (Ancona) dove attualmente è concentrata tutta la produzione di casseforti e serrature.

ZTF Ztf è presente da circa 20 anni nel settore della sicurezza e dell’automazione bancaria. Oltre ai prodotti tipici del settore bancario (combinazioni elettroniche, gestione sistemi di versamento, ecc.), ha sviluppato una linea di terminali di rilevazione presenze, controllo di produzione e controllo degli accessi. Grazie alla tecnologia della biometria ha realizzato numerose applicazioni sia in ambito bancario che nel controllo degli accessi sia fisico che logico. Nel corso degli anni ha instaurato collaborazioni con le principali aziende costruttrici di bancomat per la realizzazione delle interfacce per la gestione delle casse continue abbinate al bancomat.


evolutivi, cioè di adattamento positivo agli scenari. Ho assistito, mio malgrado, a illustrazioni di “prossimi passi per il cambiamento” fatti da dirigenti che trasmettevano ansia organizzativa, anziché motivare i dipendenti convocati per l’annuncio del nuovo corso.

Corporate identity: i più efficaci ambasciatori del nostro brand sono i dipendenti Crisi di identità in azienda? Dirigenti, abituiamoci a “scendere” in azienda più spesso di quanto già facciamo

di Dante Ghisi

I

comportamenti dei board e dei primi livelli dirigenziali permeano e plasmano le culture delle imprese. È da qui che si parte per innescare un cambiamento evolutivo. Ho aggiunto l’aggettivo evolutivo, perché spesso mi imbatto in organizzazioni che mi parlano di modalità di cambiamento in atto, ma non tutte portano ad effetti

Queste modalità, seppur mosse da ottime intenzioni, creano discrasie che incrinano le fondamenta della struttura organizzativa, prima fra tutte quella tra le dichiarazioni che i portavoce del board fanno al mercato ed il sentiment che i dipendenti trasmettono. Recentemente intervistai, nell’ambito di un head hunting, il responsabile dello sviluppo prodotti di un gruppo leader nel proprio settore e decisi di presentarlo al mio cliente, certo che la trattativa successiva sarebbe stata di quelle intense. Sondai pertanto alcuni dipendenti della medesima azienda ed emerse a vari livelli organizzativi una insoddisfazione causata da percepita inadeguatezza al ruolo di alcuni dirigenti. Questi sono segnali forti. Esistono anche segnali deboli, naturalmente, quelli che normalmente si percepiscono quando entriamo in una azienda per qualunque motivo, oppure quelli nei quali ci imbattiamo nel loro call center. Ho scelto di dedicare questo mio intervento alle crisi di identità aziendali, per sottolineare l’importanza, per i membri del board e per i primi livelli dirigenziali, di “scendere” in azienda più spesso di quanto stiano già facendo. Vi sono ancora aziende nelle quali la corporate identity è l’espressione della personalità del fondatore ed in quanto tale è unica: il fondatore è anche il monitoratore quotidiano del morale e delle performances dei dipendenti, sia direttamente sia attraverso i suoi dirigenti e responsabili. L’orgoglio di far parte di una realtà definita, solida e coerente è un motore potentissimo: nello svolgere i propri compiti quotidiani così come nel diffondere dell’azienda un’immagine positiva e pulita. Ne consegue non solo un miglioramento della produttività, ma anche dell’immagine comunicata all’esterno (fornitori, distributori, media, istituzioni, ecc.). I fondatori vanno in pensione, ad essi si sostituiscono figli oppure gruppi nazionali o multinazionali. Questi ultimi hanno il dovere e il piacere, oltre che il sacrosanto interesse, di coltivare e sviluppare i giacimenti di perle che hanno acquisito. Come? Con l’aiuto dei dipendenti, ovviamente, che sono i migliori ambasciatori.

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RUBRICA | Recensioni

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Statistical survey on average tariff quotation for staff â&#x20AC;&#x2122;s services in Italy Sector mechanical and engineering industries

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81 | gennaio febbraio 2017


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TABELLA GENNAIO 2017 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale in Italia


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TABELLA GENNAIO 2017 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale in Italia


TABELLA GENNAIO 2017 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale

ALL’ESTERO

SETTORE INDUSTRIA MECCANICA VARIA ED AFFINE January 2017

Statistical survey on average tariff quotation for staff ’s services abroad Sector mechanical and engineering industries

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TABELLA GENNAIO 2017 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale allâ&#x20AC;&#x2122;estero


TABELLA GENNAIO 2017 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni di personale

nei Paesi europei ed extra europei

SETTORE IMPIANTI E COMPONENTI DI GRANDE DIMENSIONE PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA January 2017 Statistical survey on average tariff quotation for staff services in Europe and outside Europe Sector energy generation plants and large components

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TABELLA GENNAIO 2017 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni personale nei Paesi europei ed extra europei


TABELLA GENNAIO 2017 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni personale nei Paesi europei ed extra europei

Janvier 2017

Enero 2017

Relevés statistiques des cotations moyennes des tarifs pour les prestations du personnel en europe et en dehors de l’europe Secteur installations et composants de grandes dimensions pour la production d’energie Estudio estadìstico de las cotizaciones medias de las tarifas por prestaciones del personal en europa y fuera de europa Sector instalacionesy grandes componentes para la producción de energía

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TABELLA GENNAIO 2017 | Rilevazioni statistiche delle quotazioni medie delle tariffe per prestazioni personale nei Paesi europei ed extra europei

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TABELLA N. 22 - 14 GENNAIO Costo| orario di un operaio del settore della meccanica generale TABELLA N. 22 - 2016 GENNAIO| 2016 Costo medio orario medio di un operaio del settore della meccanica generale


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TABELLA N. 22 - GENNAIO 2016 | Costo orario medio di un operaio del settore della meccanica generale


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TABELLETABELLE 1^ QUINDICINA | Listino Prezzi Materiali di Interesse della Meccanica 721 (Piazza di Milano) 1^ QUINDICINADIDI NOVEMBRE NOVEMBRE 20172017 | Listino Prezzi Materiali di Interesse della Meccanica Varia N.Varia 721 N. (Piazza di Milano)

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TABELLE 1^ QUINDICINA DI NOVEMBRE 2017 | Listino Prezzi Materiali di Interesse della Meccanica Varia N. 721 (Piazza di Milano)


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TABELLE 1^ QUINDICINA DI NOVEMBRE 2017 | Listino Prezzi Materiali di Interesse della Meccanica Varia N. 721 (Piazza di Milano)

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l'Industria Meccanica 712 - novembre-dicembre 2017  
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Pubblicazione bimestrale tecnico-economica per gli atti dell'ANIMA, Federazione delle Associazioni Nazionali della Industria Meccanica Varia...