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FATTO & DIRITTO La cronaca giudiziaria secondo gli esperti

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In questo numero... 1912

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1912 Affoda il Titanic Oltre 1500 Vittime Il mondo intero grida:

Anno 2012, Gennaio, Numero 6

Per quanto una nave possa essere inaffondabile, l'uomo resta, per natura... inaffidabile Maurizio Crozza Dakar nel sangue. ROMA: Killer uccidono padre e figlia di nazionalitĂ Cinese

Muoreil pilota argentino Boero

Il caso Roberto Straccia

L'ultimo Boss di Gomorra

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Gennaio 2012 - In questo numero...

ITALIA

San Silvestro Botti killer per centinaia di animali La solita Dakar di sangue Nella prima tappa muore il pilota argentino Boero Blitz del fisco a Cortina Tra mal di pancia ed evasione. Roma Padre e figlia di sei mesi uccisi in strada. Roma Frase Choc su Facebook di un sonsigliere leghista 'per gli emigrati servono i forni' Padre e figlia di sei mesi uccisi in strada come cani per 5.000 euro Bari: la madre di Roberto Straccia ESTERO riconosce chiavi e I-pod addosso al cadavere Francobollo Reale per Turing. Il padre dell'intelligenza artificiale castrato negli anni '50 Frase choc su Facebook di un consigliere leghista ‘per gli immigrati servono i forni’ Polonia: procuratore militare del caso "Smolensk" La solita Dakar di Sangue Si spara durante una conferenza stampa. Nella prima tappa muore il pilota argentino Boero L’autopsia conferma REGIONE Il cadavere è Roberto Straccia Censimento delle prostitute a Bologna L'Arma promette di segnalarle al fisco Il boss Spatola viene convocato come teste Ma il Tribunale non sa che è morto da 4 anni Uno Bianca dopo 21 anni Marino Occhipinti chiede la semilibertà Restauro del Colosseo Ora indagano anche la Procura e la Corte dei Conti Cosentino salvo Il Caso Roberto Straccia Dal riconoscimento della salma all'autopsia La Camera vota contro l’arresto Cinesi uccisi a Roma Concordia Indagini sul money transfer della famiglia Zeng Anche io mi chiamo Giovanni Tizian Liberalizzazioni Esplode la protesta dei tassisti Aperta inchiesta sulle offese di CasaPound alla memoria del magistrato Pietro Saviotti E su Facebook la pagina incriminata scompare. Naufragio della Costa Concordia Tre morti e migliaia di dispersi Uno speciale dedicato alla Concordia Il fascino della morte Le telefonate, le inchieste, fino alle riflessioni. Urbino, tra mummie e tombe profanate FOCUS Concordia: fermo del comandante per omicidio colposo plurimo e abbandono di nave. Ancora 38 dispersi Detersivi, elettrodomestici, olii: i veleni casalinghi Il progresso che inquina Naufragio Concordia Le telefonate-choc che inchiodano Schettino e Il fascino della morte l'ombra dell'ammutinamento. Urbino, tra mummie e tombe profanate


Gennaio 2012 - In questo numero...

ITALIA

Uccisero e sciolsero nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo 5 ergastoli per i boss Primo sì alla Camera per chiudere gli allevamenti per la vivisezione. Green Hill potrebbe rimanere un brutto ricordo Megavideo e Megaupload chiusi dall'Fbi. Siti della giustizia a stelle e strisce sotto l'attacco degli hacker Vespri Siciliani:continua la protesta, isola ko. Il figlio dello stallone Varenne correrà per lo stato Tensione tra Confindustria e movimenti di protesta. Sequestrato a evasore Liberalizzazioni al via dopo 8 ore di Consiglio dei Ministri Ecco cosa cambia Emanuela Orlandi Sit-in contro la tomba di De Pedis a Sant’Apollinare Il figlio dello stallone Varenne correrà per lo Stato. Sequestrato a evasore Carceri italiane: una inciviltà per un Paese civile. Intervista al Presidente di Antigone Marche. Vaticano contro ‘Gli intoccabili’ e La7 Nuzzi sarebbe imparziale e fazioso Si è spento il Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro Vaticano contro 'Gli Intoccabili' e La7 Nuzzi sarebbe imparziale e fazioso Un uomo dalla schiena diritta. Stefano Cucchi morì dopo il pestaggio in cella La perizia-choc verso la verità Pensieri e colori per augurarvi Buon 2012 dalla redazione di Fatto&Diritto " Spero che il nuovo anno porti finalmente le risposte a chi le aspetta. Alle famiglie delle vittime della mafia porti la serenità e la speranza di una giustizia giusta e dell’effettività della pena. Mi auguro che nelle carceri vi siano sempre i veri colpevoli e che la Giustizia faccia il suo corso senza ostacoli o condizionamenti di qualsiasi tipo. Auguro a tutti voi che, nonostante l’incalzare della crisi economica, troviate ancora la forza di lottare per realizzare i vostri sogni" . Sabrina Salmeri Un augurio speciale di Buon Anno, perchè questo 2012 possa sottrarre spazio alla sofferenza e all'incertezza e ognuno possa riuscire a realizzare la pienezza della propria dignità personale, sentendosi sereno" . Federica Fiordelmondo Abbiamo vinto e perso, riso e pianto. Abbiamo agito, siamo stati protagonisti, ma in certi casi abbiamo preferito stare a guardare e rimanere in panchina. In ogni caso varrà la pena ricordarselo questo 2011 che, sì, ci ha messo alla prova, ma sarà un ottimo spunto per fare ancora meglio nel 2012. Un augurio sincero per un nuovo anno che possa soddisfare tutti i vostri progetti" . Eleonora Dottori Auguro che in questo nuovo anno ognuno di noi possa non preoccuparsi per il futuro ma semplicemente VIVERLO… Auguro ad ognuno di noi di trovare qualcosa in cui credere, per cui sorridere, cantare ma se serve anche piangere, arrabbiarsi… che sia un amore, un’amicizia, un lavoro, un progetto, un viaggio, l’importante è che ci faccia sentire vivi, protagonisti della NOSTRA vita e di quell’opportunità che non possiamo lasciare semplicemente scorrere.E’ un augurio a me stessa e a tutti voi lettori di Fatto & Diritto che, credendo in noi, avete già saputo rendere davvero speciali questi mesi con voi!" Valentina Copparoni Auguri a quello che siamo, a ciò che non siamo più e a ciò che vogliamo diventare, perché ognuno è farfalla che trasforma se stesso per raggiungere la libertà. Auguri a ogni donna, di trovare di fronte a sé il rispetto, dentro di sé il coraggio, davanti le scelte per essere felice" . Talita Frezzi Il mio pensiero va a quanti ci hanno affiancato fin dal primo giorno in questa splendida sfida lanciata da Fatto&Diritto,a chi ha creduto che è possibile fare informazione in maniera libera e di qualità. Ma va anche ai tanti protagonisti e vittime delle vicende che abbiamo raccontato, per molti di loro non è stato un buon anno, per molti non ci sarà un nuovo anno. La mia speranza è che sempre di più si possa raccontare di storie belle e di persone che rendono il mondo migliore. Felice Anno Nuovo a tutti" . Tommaso Rossi


La Redazione Avv. Tommaso Rossi Fondatore - Capo Editore Commentatore, Moderatore Talita Frezzi Co-Fondatore - Direttore Capo Redattore, Moderatore Avv. Valentina Copparoni Commentatore Andrea Dattilo Redattore Cronaca Dott. Giorgio Rossi Commentatore Medico Federica Fiordelmondo Redattore Cronaca Eleonora Dottori Redattore Cronaca Avv. Sabrina Salmeri Collaboratrice Lorenzo Berti Web Strategist & Analist Giorgio Di Prossimo Webmaster, Webdesign, Developing Graphics & Almanacco Desing


San Silvestro Botti killer per centinaia di animali ROMA, 2 GENNAIO '12 – I provvedimenti adottati dalle amministrazioni di molte città italiane per impedire l'uso di botti e fuochi d'artificio nella notte di San Silvestro, aveva come scopo non solo la salvaguardia dell'uomo ma anche quella degli animali. È l'associazione italiana per la difesa degli animai e dell'ambiente, Aidaa, a riferire i numeri di quella notte di festeggiamenti quando, proprio a causa degli spari, 132 cani sono rimasti uccisi, oltre 400 sono fuggiti, un centinaio sono i gatti morti e quasi 500 quelli scappati per la paura. Dati che fanno riflettere ma senz'altro incoraggianti rispetto alle ben più numerose vittime tra gli animali registrate nel Capodanno del 2011. La maglia nera va alle regioni del Sud Italia, in primis la Campania, seguita da Puglia e Sicilia da dove provengono la maggior parte delle segnalazioni di cani trovati morti, la maggior parte dei quali erano di proprietà. Lombardia, Toscana ed Emilia

Romagna sono invece le regioni da dove sono pervenute le più numerose segnalazioni di cani e gatti scappati. Anche i Verdi lanciano l'allarme sottolineando come la situazione non riguarda esclusivamente i due più diffusi animali da compagnia anche se sono proprio i cani e i gatti ad essere le vittime più numerose, a causa della paura, delle traiettorie impazzite dei botti e anche dell'atrocità di qualcuno che si è divertito ad attaccare i petardi alla coda di questi animali. ELEONORA DOTTORI D: I provvedimenti anti-botti sembrano aver funzionato ma in molte città sono stati disattesi. Quali conseguenze possono profilarsi per i trasgressori? R: Le ordinanze sindacali prevedono delle sanzioni di tipo amministrativo in caso di mancato rispetto dei divieti. Inoltre il codice penale prevede un reato contravvenzionale per chi non osserva i provvedimento

dell'autorità emanati per ragioni di giustizia o sicurezza o igiene o ordine pubblico, punito con l'arresto fino a tre mesi. D: Tanti gli animali di proprietà morti a causa dei botti di Capodanno. Gli eventuali responsabili possono essere denunciati? R: Per gli animali morti può ipotizzarsi i reato di uccisione di animali che punisce con la reclusione da 4 mesi a due anni chi per crudeltà o senza necessità cagiona la morte di un animale. Inoltre, in tutti casi di sottoposizione a stress psicofisico o lesioni dovute ai botti, può ravvisarsi il reato di maltrattamento di animali che punisce con la reclusione da 3 a 18 mesi o con la multa fino a 30000 euro chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche. AVV.TOMMASO ROSSI

La solita Dakar di sangue Nella prima tappa muore il pilota argentino Boero MAR DE LA PLATA, 2 GENNAIO gravissimo incidente che è costato la '12 – Anche quest’anno, come vita al motociclista argentino Jorge oramai da quattro a questa parte, la Martinez Boero, 38 anni, che Dakar, celebre gara rally che si partecipava per la seconda volta alla corre ogni anno, si svolge in competizione. America Latina. Boero aveva percorso sulla sua Beta La prima tappa della 33/a edizione , RR 450 circa 55 chilometri e ne in Argentina, prevedeva un tragitto mancavano pochi per il primo fra Mar de la Plata e Santa Rosa traguardo quando, dopo una brutta della Plata. Purtroppo la corsa è caduta, è volato al suolo riportando cominciata in tragedia e con un ferite al torace e alla testa sbattendo,

pare, contro un tombino. Il motociclista è stato immediatamente trasportato in elicottero all’ospedale di Mar de La Plata ma i medici non sono riusciti a rianimarlo ed è deceduto durante il trasporto dopo aver avuto un arresto cardiaco. Lo scorso anno il pilota argentino si era ritirato a causa di un altro incidente accadutogli in Cile quando era finito in un precipizio, ma aveva


deciso d’insistere e riprovare anche per onorare la memoria di suo padre, anche lui ex pilota denominato ‘ El Gaucho’. A quanto riferito dai suoi amici, a quella gara ci teneva proprio tanto, come d’altronde s’intuisce dall’ultimo post lasciato su twitter, dove, dopo aver ringraziato per i vari auguri, si diceva ‘ pronto a tutto’ e ribadiva che ‘ ciò che non ti uccide, ti rafforza’. Purtroppo la sfortuna lo aspettava su quella strada che tanto lo affascinava. La Dakar (si chiamava Parigi- Dakar quando si correva fra la Francia e il Senegal per poi mantenere il nome della seconda capitale), ha sempre lasciato vittime sul percorso e negli anni sono decedute 57 persone fra piloti, copiloti e spettatori del rally che ogni anno è seguitissimo. Quest’anno i veicoli partecipanti fra auto, moto, quad e camion sono 443 che dovranno percorrere una distanza di 8.373 chilometri ( di cui 4.406 di prove speciali fra dune ed insidie ) e l’arrivo è previsto il 15 gennaio a Lima, in Perù. Da sempre

suscita un fascino particolare per gli amanti del rally e il parteciparvi per molti è ben più di un vanto. Sta di fatto che ogni anno lungo il tragitto si contano le vittime e da sempre in molti chiedono che la storica gara sia sospesa definitivamente. ANDREA DATTILO D: I partecipanti alla competizione, sono evidentemente appassionati del rally: è possibile che la Dakar sia definitivamente fermata a causa della sua pericolosità e chi potrebbe farlo? R: Potrebbero farlo solo gli Stati in cui si corre. La Dakar è organizzata da una società privata e non appartiene ad un circuito mondiale coma la FIFA o il CIO etc., che potrebbe sempre decidere di spostare semplicemente la “sede” di svolgimento delle gare, come già fatto peraltro. D: Probabilmente i piloti prima di partire devono firmare una liberatoria, ma è possibile parlare di responsabilità degli organizzatori ( anche visto che la

gara si svolge su un tragitto volutamente accidentato ) ? R: Chi pratica competizioni sportive pericolose o sport di per sé violenti è giustificato in caso di lesioni o morte causate ad un altro partecipante, purché la sua condotta rientri nelle regole del gioco e non oltrepassi la soglia del rischio consentito. E' il caso, per esempio, del pilota che ha causato la morte del povero Simoncelli. Discorso simile vale per gli organizzatori di eventi sportivi pericolosi. La responsabilità sussiste solo quando per problemi strutturali, organizzativi, di sicurezza garantita, insomma per qualche genere di condotta colposa, si sia contribuito a causare l'evento. Il giudice, dunque, dovrà fare un ragionamento controfattuale per verificare se, ipotizzando una condotta diversa e corrispondente a quella ideale da parte degli organizzatori, la morte si sarebbe prodotta ugualmente o no. AVV.TOMMASO ROSSI


Blitz del fisco a Cortina Tra mal di pancia ed evasione. CORTINA D’AMPEZZO, 4 GENNAIO ’12 - Il fatto. Un blitz in piena regola quello che durante le ultime festività ha messo a soqquadro Cortina d’Ampezzo, località turistica nota come la “Regina delle Dolomiti”. Cortina, durante il periodo natalizio, è meta ambita per i più abbienti e presenta la più alta concentrazione di vip del nostro Paese: è quindi un campione molto rappresentativo di quella ricchezza che permette ville lussuose, ristoranti di classe, auto costose, gioielli e pellicce. Questo il motivo che ha spinto l’Agenzia delle Entrate ad inviare nella nota località sciistica – dove, fra l’altro, proprio in questi giorni si trova in vacanza il direttore Attilio Befera, anche presidente di Equitalia - ben 80 ispettori nel tentativo di individuare i “furbetti” che agiscono illegalmente nel tentativo di frodare il fisco, là dove il denaro che circola è davvero tanto. Il blitz ha visto coinvolte decine di lussuosi alberghi, negozi e gioiellerie e i controlli, cominciati sin dalle prime ore del mattino, si sono protratti fino a tarda notte fra il 30 dicembre e San Silvestro. Le reazioni. L'operazione ha suscitato non poche polemiche e lamentele, soprattutto fra gli albergatori e i titolari dei vari esercizi commerciali e ristoranti coinvolti, che si sono trovati a passare l’intera giornata a fianco degli uomini dell’Agenzia dell’Entrate, attenti a ogni scontrino emesso. “Sono arrivati alle 8 del mattino e se ne sono andati dieci minuti dopo la mezzanotte, ho

firmato il verbale che ero già in camicia da notte. Un blitz del genere in queste date è un attentato per chi lavora. Da mesi aspettiamo queste giornate, visto che la stagione è cominciata in ritardo e abbiamo incassato poco, i miei clienti hanno detto che se ne vanno a Sant Moritz, questo stato poliziesco nessuno lo vuole accettare” afferma contrariata l’albergatrice di un noto hotel del centro. L’ordine, partito da Roma, ha colto di sorpresa anche lo stesso capitano della Guardia di Finanza della compagnia di Cortina, Leonardo Landi, che, perplesso, ha dichiarato al Gazzettino: “Non giudichiamo il lavoro dell'Agenzia delle Entrate, ma come Guardia di Finanza non ci sogneremmo mai di "sguinzagliare" i nostri uomini nei negozi dalle 8 alle 24 a cavallo di San Silvestro. Già c'è la crisi, se ci mettiamo anche noi a intralciare l'importante lavoro di questi giorni...preferiamo operazioni realizzate in modo selettivo e chirurgico come quella che ha portato alla luce 4 evasori totali”. Anche l’assessore comunale al commercio Luca Alfonsi si è unito al coro di lamentele affermando che si tratta di “uno shock per la località che così perde anche in immagine” e aggiungendo “Del difficile momento per l'economia soffre pure Cortina, ci sono 200 negozi e 50 ristoranti ma ci sono attività e alberghi in vendita”.I risultati dell'operazione. E i risultati del tanto malvisto blitz di capodanno non hanno tardato ad arrivare. L'Agenzia delle Entrate del Veneto ha infatti controllato le

dichiarazioni dei proprietari di 251 auto di lusso di grossa cilindrata e ha verificato che su 133 auto intestate a persone fisiche 42 appartengono a cittadini che hanno dichiarato 30.000 euro lordi di reddito (nel 2009 e 2010). Altre 16 auto sono intestate invece a contribuenti che hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi. E gli altri 118 "superbolidi" sono intestati a società che nel 2009 e nel 2010 hanno dichiarato in 19 casi di essere in perdita, mentre in 37 casi hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi.Ma non basta. Nel giorno del controllo, gli incassi di 35 esercizi commerciali, tra cui alberghi, bar, ristoranti, gioiellerie, boutique, farmacie, saloni di bellezza, sono letteralmente lievitati. In particolare, i ristoranti hanno registrato incrementi negli incassi fino al 300% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+ 110% rispetto al giorno prima), i commercianti di beni di lusso fino al 400% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+106% rispetto al giorno prima), i bar fino al 40% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+104% rispetto al giorno prima).Clamoroso infine il caso di un commerciante che deteneva beni di lusso in conto vendita per più di 1,6 milioni di euro, senza alcun documento fiscale. FEDERICA FIORDELMONDO D: Nell’estate scorsa la c.d. manovra di ferragosto ha inasprito le sanzioni per i reati tributari. Quali le novità? R: La manovra fiscale dell’agosto


scorso (decreto legge n.138/2011, convertito in Legge n.148/2011) ha apportato importanti modifiche alla disciplina dei reati tributari più frequentemente contestati, in particolare prevedendo un abbassamento delle soglie di punibilità delle fattispecie di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art.3 D.Lgs. n.74/2000), dichiarazione infedele (art.4 D.Lgs. n.74/2000); omessa dichiarazione (art.5 D.Lgs. n.74/2000). Con l’introduzione della nuova legge, in tema di dichiarazione fraudolenta mediante artifici, è prevista la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni nel caso si evada un’imposta di 30.000 euro (in precedenza erano 77.468,53 euro), con riferimento a taluna delle singole imposte e l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al 5% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o comunque superiore a 1.000.000,00 di euro (in

precedenza erano 1.549.370,70 euro). Il delitto di dichiarazione infedele è punito con la reclusione da uno a tre anni quando congiuntamente l’imposta evasa, con riferimento a taluna delle singole imposte, è superiore a 50.000,00 euro (in precedenza erano 103.291,38 euro) e l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione è superiore al 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o comunque è superiore a 2.000.000,00 di euro (in precedenza erano 2.065.827,60 euro). L’omessa dichiarazione è punita con la reclusione da uno a tre anni quando l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a 30.000,00 euro (in precedenza erano 77.468,53 euro). D: Sono state introdotte novità anche per la mancata emissione di scontrini/ricevute fiscali? R: Sì, la manovra ha introdotto importanti novità anche in caso di mancata emissione di scontrini fiscali. Tale condotta è solitamente punita con una sanzione pecuniaria

di natura amministrativa, ma con la manovra è stata introdotta (con entrata in vigore il 13 agosto scorso) la sanzione accessoria della sospensione dall’albo per i professionisti o i commercianti per chi commette, in giorni diversi, quattro violazioni di obblighi di emissione dello scontrino o documento certificativo di corrispettivi. La sanzione è automatica, è resa pubblica sui siti degli ordini collegiali e degli albi ed è effettuata in modo automatico senza contradditorio con il contribuente. L’omissione dovrà essere integrale (quindi non solo una sottofatturazione) e la mancata emissione opera al momento del pagamento. Ricordiamo inoltre che a decorrere dal 2 ottobre 2003 è stata soppressa la sanzione amministrativa da 51 a 1032 euro applicabile al destinatario dello scontrino o ricevuta fiscale che a richiesta degli accertatori non esibiva il documento o lo esibiva con indicazione di un corrispettivo inferiore a quello reale. AVV.VALENTINACOPPARONI

Roma Padre e figlia di sei mesi uccisi in strada come cani per 5.000 euro ROMA, 5 GENNAIO ’12 - Una famigliola cinese sterminata ieri sera durante una brutale rapina. Una pallottola sparata a bruciapelo contro il padre Zhou Zheng, 31 anni, che muore all’istante. La figlia di sei mesi che tiene in braccio, ferita alla fronte, smetterà di lottare dopo pochi minuti durante il trasporto in ospedale. La mamma, Zheng Lia, 26

anni, ferita al braccio con un coltello. E’ a terra, spinta da quei due banditi con il volto coperto dai caschi, italiani con spiccato accento romano, che prima hanno tentato di strapparle la borsa con l’incasso del bar, poi quando lei ha opposto resistenza, l’hanno ferita, buttata a terra e hanno sparato al marito. “T’ammazziamo come un cane”, hanno urlato

all’uomo, poi gli hanno sparato quel colpo che l’ha ucciso all’istante. Zheng Lia è sotto choc. Ha assistito con il terrore negli occhi al massacro della sua famiglia, senza pietà neanche per la creatura di pochi mesi. Due vite stroncate selvaggiamente per 5.000 euro, l’incasso serale del bar di proprietà della famigliola cinese a pochi metri


dalla loro abitazione a Tor Pignattara. Quasi un’esecuzione, avvenuta poco dopo le 22 lungo via Giovannoli, nel quartiere di Tor Pignattara, nella periferia della Casilina. Mentre la donna superstite dell’agguato di sangue è assistita dai sanitari, le forze di polizia e i carabinieri stanno setacciando Roma. Ricerche, posti di blocco, indagini che vanno avanti ininterrottamente da ieri sera. L’ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti è quella dell’omicidio a scopo di rapina, ma non è escluso che dietro il massacro vi possano essere altri motivi. Con ogni probabilità, i due malviventi hanno pedinato la famigliola dal bar, dalla chiusura, seguendola fino a casa. E sono entrati in azione proprio mentre la donna stava infilando la chiave nel portone dell’abitazione. Una reazione eccessiva, uccidere due persone, solo perché si sono rifiutati di consegnare il denaro. E poi a insospettire c’è quella frase “t’ammazzo come un cane”, urlata quasi come una vendetta, non per

minaccia ma come un sigillo a un regolamento di conti. Anche su questo stanno lavorando gli inquirenti. E’ una Roma sotto choc quella che si sveglia oggi. E’ una Roma che deve fare i conti con una criminalità spietata, dura, raddoppiata. E’ la Roma dei 35 omicidi nel 2011, è la Roma che deve convocare in nottata un vertice di sicurezza urgente in Questura con tutte le forze dell’ordine dispiegate sul territorio per cercare i due killer che, con il casco e armati, hanno ucciso in strada due persone. E’ la Roma delle forze di polizia che questa mattina faranno il punto in Prefettura e di fronte al Prefetto Giuseppe Pecoraro dovranno dispiegare uomini e mezzi, risorse e tempi stretti, per far tornare l’ordine pubblico nella Capitale. TALITA FREZZI D: Quale reato si profila in questa drammatica storia? R: Rapina tentata e omicidio, la pena partirebbe dall'ergastolo, la

competenza sarebbe della Corte di Assise e quando si capirà che sono gli indagati verranno di certo richieste misure cautelari. D: L’uso delle armi e la crudeltà possono essere considerate aggravanti? R: Sono aggravanti, così come lo è per l'omicidio l'aver commesso il fatto per assicurarsi l'impunità della precedente tentata rapina. Inoltre bisognerà indagare se alla base dei fatti vi fosse un regolamento di conti, e non una violenta reazione immediata: in quel caso si avrebbe anche l'ulteriore aggravante della premeditazione. D: Come si procede a inizio indagine, quando non si hanno ancora elementi certi per indicare dei responsabili? R: Si iscrive la notizia di reati nel fascicolo contro ignoti e si cerca di raccogliere quanto più materiale probatorio possibile al fine di individuare i colpevoli del fatto. AVV.TOMMASO ROSSI

Bari: la madre di Roberto Straccia riconosce chiavi e I-pod addosso al cadavere BARI, 8 GENNAIO ’12 - La speranza che Mario, Rita e Lorena Straccia serbavano nel cuore di ritrovare vivo il loro Roberto, dopo 24 giorni di agonia, ricerche e false segnalazioni, si infrange contro gli scogli del lungomare di Bari, che ieri mattina in burrasca ha restituito il cadavere di un giovane. L’età apparente era quella di Roberto. Il corpo, reso irriconoscibile dall’avanzato stato di decomposizione e dalla prolungata immersione, poteva essere quello di

Roberto Straccia, lo studente di 24 anni scomparso da Moresco (provincia di Fermo) il 14 dicembre scorso. Poteva. Ma i genitori, la sorella e tutta la comunità speravano che non fosse lui. Irriconoscibili quei poveri resti restituiti dal mare. Irriconoscibili anche per l’occhio disperato di una madre che riconosce invece, con la morte nel cuore, gli stessi indumenti con cui suo figlio era uscito quel pomeriggio del 14 dicembre per andare a correre. Pantaloncini rossi con la

banda laterale bianca; scarpe da tennis grigie, calzettoni, felpa e kway blu. Anche se la conferma ufficiale dell’identità del cadavere ripescato in mare arriverà solo domani, con l’esame del Dna e l’autopsia come disposto dalla Procura, nel cuore di mamma Rita la speranza è ormai affogata nel lungomare di Bari. Non solo coincidono gli indumenti, ma nelle tasche di quel povero ragazzo c’erano un mazzo di chiavi e un I.pod. Le chiavi di casa e l’I.pod di


Roberto. Ora questi tristi araldi di morte sono stati consegnati ai carabinieri che li sottoporranno ad ulteriori accertamenti scientifici. Domani, le conferme ufficiali. I dubbi e le speranze che fino a quest’ultimo riconoscimento lottavano per restare vivi, ora si affievoliscono. Per la famiglia Straccia sono ore ancora più terribili di quelle che fino ad oggi li hanno tenuti aggrappati al dubbio e all’incertezza. Chi è Roberto Straccia? Roberto Straccia ha compiuto 24 anni lo scorso 28 dicembre. Li ha compiuti lontano da casa, nel limbo oscuro degli scomparsi. Mentre i genitori Rita e Mario, con la sorella Lorena stavano setacciando il territorio per cercarlo. Originario di Moresco (Fermo), Roberto era studente in Mediazione Linguistica all’Università di Pescara. Viveva a Pescara, vicino all’ateneo (via Teofilo D’Annunzio) in un appartamento con altri studenti. Si stava avvicinando l’agognato traguardo della laurea. Sportivo, tifoso, giocava a calcio e amava tenersi in forma con corsette quotidiane. Ragazzo solare, tranquillo e sempre sorridente, viene descritto come un giovane apparentemente senza problemi e senza scheletri nell’armadio. Non si sarebbe mai allontanato spontaneamente, come hanno ribadito più volte i genitori sia agli inquirenti che ai media. Né si sarebbe ucciso, mai avrebbe dato un dispiacere del genere alla madre. La scomparsa. Roberto Straccia è uscito di casa nel primo pomeriggio del 14 dicembre scorso. Andava a correre, come al solito. Indossava un cappello nero, un k-way blu, dei

pantaloncini rossi con bande laterali bianche, calzettoni e un paio di scarpe da tennis grigie. Niente cellulare ne portafogli, ma solo l’inseparabile I.pod per ascoltare la musica e ritmare la corsa e le chiavi di casa. Si è avviato di corsa verso il lungomare di Pescara dove andava di solito. Una telecamera di sorveglianza posizionata a fianco al porto turistico ha ripreso quelli che sembrano essere gli ultimi istanti di vita di Roberto, di spalle, l’occhio elettronico lo ha registrato mentre correva la strada del senza ritorno. Da quella registrazione, datata 14 dicembre 2010 – h.14:39, di Roberto si perdono le tracce. Ventiquattro giorni di ricerche. A dare l’allarme ai carabinieri sono i coinquilini che non lo vedono rientrare a casa. Scattano le ricerche, coordinate dal comandante del Reparto operativo di Pescara Giovanni Di Niso. E’ la sera del 14 dicembre, i militari, la famiglia, gli amici cercano lo studente ovunque. Viene battuto il percorso abituale di corsa, setacciato il porto, scandagliato ininterrottamente il lungomare. Vengono messi sotto la lente d’ingrandimento i luoghi abituali frequentati da Roberto per fare sport: la pineta, tutto il capoluogo pescarese, Montesilvano, Francavilla e oltre. Si cerca Roberto anche nel laghetto artificiale della pineta con l’ausilio dei sommozzatori. Il percorso viene esaminato dai cani molecolari, che annusano con il loro fiuto infallibile la presenza di Roberto sul lungomare e alla pineta dannunziana, forse era stato lì o vi era passato. Ma tutti gli sforzi messi in campo non bastano a ritrovarlo. Viene aperto un gruppo su Facebook

“Ritroviamo Roberto Straccia”, poi il tam-tam di volantini, viene attivato un numero verde per le segnalazioni (ne arrivano oltre 600 in pochi giorni). Si organizza un evento podistico benefico e il giorno dell’Epifania, l’ultimo corteo sul lungomare di Pescara in cui tutta Moresco e tutta Pescara si stringono alla famiglia Straccia. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pescara incarica un perito informatico per setacciare telefono e computer del ragazzo scomparso. Le indagini. Mentre i familiari escludono che quella di Roberto possa essere stata una fuga volontaria, la Procura di Bari ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, ma l’ipotesi di reato è un atto tecnico che consente agli inquirenti di disporre gli accertamenti necessari. La Procura di Pescara aveva aperto un fascicolo sulla scomparsa di Roberto Straccia per sequestro di persona. Agli atti c’è anche un vecchio episodio risalente al 2004, quando Roberto, all’epoca dei fatti 17enne, finì in ospedale per aver bevuto una Coca Cola avvelenata, si pensò ad un tentativo autolesionistico e il fascicolo venne archiviato. Domani saranno effettuati l’esame del Dna e l’autopsia per chiarire, dopo aver stabilito se il cadavere restituito dal mare è davvero di Roberto Straccia, le cause della morte. Apparentemente sul corpo non vi sono segni di violenza, come dichiarato dal medico legale. Ma servono altri accertamenti più approfonditi. Gli inquirenti per il momento non scartano nessuna ipotesi. Familiari e amici non credono che possa essere caduto in acqua o che si sia ucciso. Anzi,


ipotizzano che in mare ci sia stato gettato da qualcuno. La rete condanna “Spinoza.it”. La famiglia Straccia sta vivendo momenti terribili. Intanto sulla rete impazza la polemica. Nella pagina Facebook “Troviamo Roberto Straccia” viene segnalato un forum sul sito satirico “Spinoza.it” in cui vari utenti trovano dell’ironia nel ritrovamento del cadavere che potrebbe essere di Roberto. Ironia macabra. Ironia che non fa ridere, ma fa piangere. Battute sciocche e fuori luogo che hanno sollevato indignazione e sdegno non solo nell’entourage di amici e conoscenti in ansia per le sorti di Roberto, ma anche nell’opinione pubblica e nel popolo di Facebook. Un episodio di sciacallaggio mediatico messo alla gogna al pari della pagina Facebook in cui si scommetteva sulla morte di Roberto Straccia, per la quale sono stati coinvolti gli agenti della Polizia Postale che hanno lanciato l’allarme dei falsi gruppi – solitamente in riferimento ai casi di cronaca più letti e commentati - usati dagli hacker per carpire informazioni sensibili e password con cui violare gli account. TALITA FREZZI D: Come mai è stato aperto un fascicolo per istigazione al suicidio? R: Per svolgere una serie di accertamenti tecnici da parte della Procura è necessario indagare su un reato ed escludere la morte naturale. In questo caso evidentemente, escludendo almeno all'inizio la possibilità che si tratti di un omicidio, in quanto evidentemente non vi sono a prima vista segni

esterni di violenza sul corpo ritrovato, è stato iscritto il fasciolo per questa ipotesi di reato iniziale, salvo ovviamente la possibilità di mutare il titolo di reato laddove emergessero degli indizi ulteriori. D: Su quali reperti è possibile estrarre il Dna? R: Praticamente da qualsiasi oggetto che presenti tracce di materiale biologico: si è riusciti persino ad estrarre il DNA dell’uomo preistorico di Neanderthal da reperti fossili. Le tecniche di repertazione però richiedono grande cautela, perchè le tracce biologiche possono trasferirsi con facilità: basta che, semplicemente, un oggetto venga toccato da un essere umano che, poco prima, aveva toccato altre tracce biologiche perchè avvenga un trasferimento che, logicamente, renderebbe inattendibile il risultato. Talvolta non è possibile stabilire quale sia la natura della traccia biologica: se esigua e risalente nel tempo, infatti, non si riesce a distinguere se si tratti di saliva, sangue od altro reperto biologico, anche se magari rimane possibile estrarre il codice genetico di chi l’ha lasciata. D: L’analisi sul DNA di una persona, quando viene effettuata per cercare il colpevole di un reato, può lasciare margini di dubbio in merito alla paternità del codice genetico con quello confrontato? R: L’esame del DNA è volto alla ricerca delle tracce biologiche presenti sulla scena del delitto:l’esame ha lo scopo di isolare gli alleli, cioè i componenti dei cromosomi presenti nel DNA umano. Le indicazioni principali dell’esame del DNA sono due:

l’identificazione personale da residui biologici e l’identificazione del rapporto parentale. L’esame può essere effettuato su qualsiasi materiale che abbia una componente cellulare da cui estrarre il DNA: sangue, sperma, bulbi piliferi, saliva, sudore. Le probabilità che un altro soggetto abbia lo stesso Dna sono molto ridotte, inferiori al miliardo. Anche se, secondo la giurisprudenza, per diventare prova certa in un processo gli «alleli» compatibili debbano essere almeno trenta. Le analisi basate sulla tipizzazione del DNA sono attualmente altamente attndibili, tuttavia non possono essere considerate esenti da errori. Oltre a banali errori umani (scambio di campioni, cattiva conservazione dei reperti) esiste una serie di fattori interferenti di cui occorre sempre tener conto: D: Come vengono nominati i periti dalla Procura? R: Sarebbe più corretto parlare di “consulente tecnico” piuttosto che di perito. La seconda definizione riguarda l’esperto nominato dal Giudice. Comunque l’ambito di competenza è lo stesso e la nomina è necessaria quando sono richieste, per la valutazione di un fatto o di una traccia, competenze tecniche o scientifiche specifiche, che esulano dalla preparazione giuridica del Giudice o del Pubblico Ministero. La differenza, rispetto al testimone consiste proprio nella possibilità di esprimere pareri o valutazioni: il testimone invece può solo riferire fatti. La regola dell’art.233 del Codice di Procedura Penale prevede che non sia possibile nominare più di 2 periti per ciascuna parte del processo (difensori compresi).


AVV.TOMMASO ROSSI

Francobollo Reale per Turing. Il padre dell'intelligenza artificiale castrato negli anni '50 LONDRA, 10 GENNAIO '12 - Alan Turing, il genio matematico inglese perseguitato dall'omofobia degli anni '50, a cento anni dalla nascita sta per essere onorato con un francobollo della Royal Mail (Poste Reali inglesi). Turing è annoverato tra i padri della moderna informatica (nel 1946 presentò il primo modello di computer), ma nel 1952 il suo Paese lo condannò a una fine terribile. Mentre il Parlamento britannico discuteva dell'abrogazione del reato di omosessualità, il matematico fu infatti condannato alla castrazione chimica per "oscena indecenza", in quanto omosessuale. Turing ammise con coraggio e dignità il proprio orientamento e dichiarò di non scorgere nulla di male nelle sue azioni. Scelse la pena della castrazione in alternativa al carcere, ma non riuscì a sopportare a lungo le conseguenze di quell'atroce violenza. La castrazione lo rese impotente, gli provocò lo sviluppo del seno e una

grave depressione che nel 1954, a soli 42 anni, lo condusse al suicidio. La mela avvelenata. Da eccentrico qual'era, prendendo spunto dalla fiaba di Biancaneve che amava fin da bambino, Turing scelse di togliersi la vita ingerendo una mela avvelenata con cianuro di potassio. La madre del matematico sostenne che il figlio, con le dita sporche per via di qualche esperimento chimico, avesse ingerito per errore la dose fatale di veleno. I documenti dell'epoca parlarono però, senza incertezze, di suicidio. Oggi alcuni sostengono che il logo della mela col morso di Apple - la celebre azienda informatica fondata da Steve Jobs nel 1976 - non sia altro che omaggio implicito alla memoria del grande genio. Le scuse postume. Il francobollo delle Poste Reali dedicato a Turing è l'ultimo atto di pentimento degli inglesi, dopo che nel 2009 l'allora primo ministro Gordon Brown, dopo aver ricevuto una petizione, presentò online le scuse alla memoria del

matematico.' 'Per quelli fra noi che sono nati dopo il 1945, in un'Europa unita, democratica e in pace, è difficile immaginare che il nostro continente fu un tempo teatro del momento più buio dell'umanità'', disse Brown. ''Così, per conto del governo britannico, e di tutti coloro che vivono liberi grazie al lavoro di Alan, sono orgoglioso di dire: ci dispiace, avresti meritato di meglio''. "La Gran Bretagna - aveva detto precisato l'ex premier laburista - ha un grosso debito ne confronti di Turing". Durante la seconda guerra mondiale, il genio della matematica mise infatti le sue capacità al servizio del "Department of Communications" inglese per decifrare i codici usati nelle comunicazioni tedesche, criptate tramite il cosiddetto sistema Enigma. In questo modo contribuì a cambiare le sorti della seconda guerra mondiale. FEDERICA FIORDELMONDO

Frase choc su Facebook di un consigliere leghista ‘per gli immigrati servono i forni’ SAVONA, 9 GENNAIO – A sentire quelle parole si raggela il sangue ricordando gli anni più neri dell’umanità. Ora il consigliere comunale leghista di Albenga, Mauro Aicardi, chiede scusa a tutti cercando di spiegare che la frase, condivisa sulla sua bacheca di Facebook, non rifletteva in alcun

modo il suo pensiero e parla di ‘battuta di pessimo gusto’ figlia non di una seria riflessione, ma solo dell’estemporanea esasperazione dopo una rapina compiuta da due magrebini nei giorni scorsi nella città ligure. Ma come si sa, scripta manent ed anche se il consigliere s’è affrettato a rimuovere quell’odioso

commento dalla sua bacheca, le reazioni sdegnate non sono mancate. Aicardi ha ribadito di non voler risultare razzista ne’ di voler discriminare nessuno, ma di prendersela con i criminali, pregiudicati e clandestini, di qualsiasi razza e origine confermando che molti cittadini


provano la sua stessa insofferenza. Il sindaco leghista di Albenga, Rosalia Guarnieri, getta acqua sul fuoco e parla di attacco feroce ed eccessivo nei confronti del consigliere comunale, gli fa eco il capogruppo della Lega, Sergio Savorè, secondo cui il caso può ritenersi chiuso dopo che Aicardi ha chiarito chiedendo scusa ed ha poi ribadito che gli attacchi mediatici ( ha parlato di ‘gogna mediatica’) contro il consigliere sono da ritenere ingiusti e strumentali. A segnalare la frase, sono stati alcuni esponenti di Futuro e Libertà di Albenga che denunciando l’episodio hanno parlato di ‘ inaccettabile istigazione all’odio razziale’, mentre il PD locale ha chiesto le dimissioni del consigliere, invitando il sindaco a dissociarsi e a condannare quelle parole xenofobe e razziste pronunciate sul web. Il segretario cittadino, Alessandro Andreis, ha ipotizzato anche una mozione di sfiducia vista la gravità delle affermazioni di contro alla superficialità con cui sono state pronunciate ed ha invitato il consigliere Aicardi a prendere parte

alle commemorazione durante la prossima giornata della Memoria che si terrà il 27 gennaio, anniversario della liberazione di Auschwitz. ANDREA DATTILO D: A prescindere dalle conseguenze politiche, il consigliere potrebbe essere querelato per quella frase infelice? Il pronunciare frasi razziste, integra una qualche fattispecie di reato? R: Per le offese rivolte agli ebrei e per la diffusione di idee antisemite e xenofobe il politico potrebbe essere accusato del reato di istigazione all’odio razziale previsto dalla c.d.legge Mancino.. La legge c.d. Mancino (n. 205/1993) prevede che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi e chi, in qualsiasi modo incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla

violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. E’ altresì vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza cosi come sono puniti coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi. La legge Mancino prevede poi all’articolo 3 la c.d. aggravante razziale secondo cui per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà. AVV.TOMMASO ROSSI

Polonia: procuratore militare del caso "Smolensk" Si spara durante una conferenza stampa. VARSAVIA, 10 GENNAIO '11 Mikolaj Przybyl, il procuratore militare che indagava sulle fughe di notizie nell'ambito del disastro aereo in cui morì il presidente polacco Lech Kaczynski (10 aprile 2010), ieri ha tentato il suicidio durante una conferenza stampa. Il militare si è sparato con la pistola di servizio mentre incontrava i giornalisti per respingere le accuse di aver violato la legge chiedendo ad alcune

compagnie telefoniche di rivelargli il contenuto di sms scambiati tra giornalisti e magistrati dopo la tragedia aerea. Nel corso dell'incontro Przybyl ha chiesto ai cronisti una pausa di cinque minuti per riposarsi e, una volta solo, ha premuto il grilletto. Soccorso dagli stessi operatori, che avevano sentito il colpo, è stato immediatamente trasportato all'ospedale con la pallottola esplosa

conficcata nel cranio. L'uomo non sembra però essere in pericolo di vita. Le accuse e le minacce. Durante la conferenza, Przybyl aveva sostenuto che le accuse che gli erano state rivolte dalla stampa fossero state "manipolate" da qualcuno con l'intenzione di ostacolare la sua attività investigativa. Dal canto suo, il procuratore capo Andrzej Seremet ha ammesso,


invece, che la legge è stata violata da Przybyl, ma ha anche aggiunto che "questo caso è stato accompagnato da talmente tante emozioni, compresa un'inutile isteria", e che l'analisi dei tabulati degli operatori dell'informazione sarebbe stata comunque necessaria. Przybyl ha quindi ottenuto l'appoggio di tutti i vertici militari. Nei mesi scorsi il militare aveva denunciato di avere subito minacce e intimidazioni, inclusi un'effrazione al domcilio e

danneggiamenti alla macchina. Ieri, il crollo psicologico. Il disastro aereo. Il 10 aprile 2010 l'aereo sul quale il presidente della Repubblica polacco viaggiava con la moglie e il suo staff si schiantò al suolo, in fase di atterraggio, in Russia, a Smolensk. Il volo era diretto ad una cerimonia di commemorazione delle vittime dell'eccidio di Katyń (una strage di 22.000 uomini avvenuta durante la II guerra mondiale). A causare l'incidente furono

probabilmente la fitta nebbia e una manovra sbagliata del pilota. Nel disastro persero la vita, oltre a Lech Kaczyński, la moglie Maria e altre 94 persone, di cui 86 esponenti di primo piano della vita politica, economica e militare polacca. Il gemello del presidente, Jaroslaw, si salvò perché rimase ad assistere l'anziana madre malata. FEDERICA FIORDELMONDO

L’autopsia conferma Il cadavere è Roberto Straccia BARI, 11 GENNAIO ’12 – La notizia è di pochi minuti fa. Il cadavere rinvenuto sugli scogli del lungomare di Bari-Palese il 7 gennaio scorso è quello di Roberto Straccia, lo studente fermano scomparso da Moresco il 14 dicembre. La sentenza che per la famiglia Straccia è una condanna, arriva dall’esito dell’autopsia effettuata questo pomeriggio e affidata dal pm Baldo Pisani della Procura di Bari all’anatomopatologo Gianfranco Divella. “L’attività istruttoria svolta consente di ritenere con sufficiente grado di verosimiglianza che il cadavere rinvenuto sia quello di Roberto Straccia”, come si legge in una nota della Procura di Bari. L’esame autoptico - effettuato presso l’Istituto di Medicina Legale di Bari - si è concluso nel tardo pomeriggio. Hanno preso parte anche i familiari di Roberto, arrivati ieri in Puglia. Erano presenti anche un odontoiatra forense e dei consulenti del pool di periti incaricato dalla famiglia

Straccia: l'ex comandante del Ris di Parma generale Luciano Garofano (biologo), il dottor Enrico Risso (medico legale), l'avvocato Emilia Velletri, lo psichiatra Alessandro Meluzzi. La conferma ufficiale dell’identità del cadavere si avrà solo fra trenta giorni, all’esito dell'esame del Dna. Le indagini sulla morte del ragazzo restano comunque aperte. I genitori non credono che si sia suicidato, tanto che il padre Mario Straccia, aveva lanciato un appello accorato al Tg2 nei giorni scorsi. “Se qualcuno sa qualcosa di questo evento, ce lo dica, che sicuramente ci farà stare meglio”. Due inchieste, parallele, sono state aperte e procedono contemporaneamente per far luce sulla morte di Roberto Straccia: quella della Procura di Pescara che indaga per sequestro di persona, e quella della Procura di Bari, per istigazione al suicidio. Dopo l’autopsia e altri esami necessari (tra cui quello del Dna), l’inchiesta con ogni probabilità tornerà a Pescara.

L’esame autoptico. Il cadavere non era in avanzato stato di decomposizione, perché in qualche modo era rimasto conservato dal freddo dell’acqua, ma restando per ventiquattro giorni immerso il volume è aumentato di tre volte rispetto a quello che una volta era il corpo di Roberto, giovane e sportivo. Lo stato sarebbe compatibile con una lunga permanenza in mare. Ulteriori elementi raccolti durante l’esame autoptico non sono stati resi noti. La Procura sta ancora lavorando per capire le cause della morte. Se sul cadavere sarà confermata l’assenza (già riscontrata dal medico legale) di ferite da taglio, da armi da fuoco o da corpo contundente, si perseguirà l’ipotesi e la pista investigativa del suicidio. Ipotesi che per il momento, resta quella più accreditata dagli inquirenti, ma scartata con forza dai familiari e amici di Roberto. L’ipotesi del suicidio. Gli investigatori della Procura credono che Roberto si sia tolto la


vita. Ad accreditare questa ipotesi, c’è quel maledetto precedente del 2004, un gesto di autolesionismo. Roberto, che all’epoca aveva 17 anni, ingerì una Coca Cola mescolata al ddt. Poi mancano elementi tali da far pensare a un omicidio. Manca il movente. Roberto non aveva nemici, era amato e benvoluto. Non per nulla il suo è diventato un caso, per cercarlo si è creata una vera e propria mobilitazione popolare. Conduceva un vita tranquilla, studente, sportivo. Niente droga, eccessi. Non aveva

una relazione sentimentale ufficiale, quindi neanche il movente passionale o la pista dell’omicidio per gelosia o rabbia, reggerebbero. Computer e telefono sono ‘puliti’. Come lui, un bravo ragazzo dalla faccia pulita e dalla vita trasparente. Se fosse stato spinto in acqua da un malintenzionato o da uno squilibrato, avrebbe reagito, era sportivo, forte e con i riflessi pronti. Oltretutto il pomeriggio del 14 dicembre c’era sole, tanta gente in giro. Qualcuno avrebbe notato movimenti strani. Invece niente.

Roberto ha corso verso la morte. Si sa solo questo per ora. Potrebbe essere caduto accidentalmente nel fiume o dal molo a causa di un malore, ma sarebbe impossibile stabilirlo. E’ una morte difficile. Difficile da accettare specie per i familiari, per i quali ogni referto, ogni risposta e ogni risultato scientifico saranno sempre insufficienti a dire loro come e soprattutto perché il loro Roberto ha scelto a 24 anni di togliersi la vita. TALITA FREZZI

Censimento delle prostitute a Bologna L'Arma promette di segnalarle al fisco BOLOGNA, 12 GENNAIO '12 - A lanciare l'idea, tanto audace quanto discussa, di una "identificazione" delle lucciole era stato Alfonso Manzo, colonnello del comando provinciale dei carabinieri di Bologna da tempo impegnato nel contrasto alla prostituzione. E così, dalla teoria ai fatti, per tre mesi i carabinieri della compagnia "Bologna centro" e gli agenti del radiomobile hanno battuto instancabilmente i viali del capoluogo emiliano per "censire" le prostitute della zona. I singoli carabinieri durante i controlli si sono presentati con un modulo operativo, una sorta di questionario, dal titolo inequivocabile "Annotazione di servizio relativa alle attività d'indagine volte al contrasto del fenomeno della prostituzione su strada" e hanno cercato di assumere informazioni utili. Una volta messi a verbale l'ora, il luogo e l'ufficiale incaricato della verifica, i carabinieri hanno chiesto alle prostitute fermate in strada: nome e cognome,

residenza, luogo e data di nascita, recapito telefonico ed estremi del documento d’identità. Altre domande, più specifiche, hanno poi riguardato i tempi e modi di svolgimento dell'attività di meretrice e, sopratutto, l'entità del "guadagno medio giornaliero" e l'ammontare del "compenso medio della prestazione". Alle ragazze è stato inoltre chiesto di indicare l'ammontare del canone di locazione dei loro appartamenti e la sussistenza di eventuali situazioni di sfruttamento. Denunce e controlli ulteriori. Nel corso delle verifiche sono poi scattate fotosegnalazioni e denunce per una trentina di ragazze: alcune hanno fornito false generalità, altre erano troppo poco vestite per stare sulla pubblica via, altre ancora sono state sorprese in atteggiamenti osceni. I controlli si sono poi estesi anche nelle abitazioni delle lucciole, per verificare l’esatta corrispondenza tra la residenza dichiarata e quella effettiva. "Sono state fotosegnalate

solo le prostitute che hanno commesso reati, le altre sono state solo identificate", puntualizza l’Arma. "I controlli nelle case, spesso bugigattoli fatiscenti e pericolosi, sono stati fatti col consenso delle ragazze e senza alcuna arbitrarietà. Tutto si è svolto nel rispetto delle norme", concludono i carabinieri. Le reazioni. L'iniziativa, com'era prevedibile, ha innescato la polemica delle associazioni e dei comitati che tutelano i diritti dell prostitute. A loro avviso quella realizzata è una sorta di schedatura vietata dalla legge Merlin del '50, che impedisce alle forze di pubblica sicurezza, alle autorità sanitarie e a qualsiasi altra autorità amministrativa di procedere a forme dirette o indirette di registrazione dell'attività di meretricio. Immediata la replica dell'Arma: "Non è un questionario, nessuna schedatura, è un modulo che serve per capire chi sono le prostitute, in che condizioni vivono, se pagano affitti regolari e


quanto guadagnano (alcune guadagnano anche 500 euro al giorno ndr). I dati verranno poi girati all’Agenzia delle Entrate per le verifiche fiscali". Un controllo promosso anche a fini fiscali, dunque, teso a monitorare i guadagni delle prostitute, per poi magari poterli sottoporre a tassazione. Ma non solo. Il comando di via dei Bersaglieri a Bologna ha definito il controllo un modo "pioneristico" per "contrastare un fenomeno che crea disagi e degrado soprattutto sui viali". "Riteniamo di fare un'attività soprattutto a tutela delle donne che sono sulla strada", ha detto il colonnello Manzo. Ragazze, per la maggior parte romene (lo è il 95% delle 72 'abituali' rilevate sui marciapiedi dei viali di

circonvallazione), "che vengono sfruttate da professionisti e purtroppo vivono in condizioni di degrado, spesso in alloggi non idonei e in nero". FEDERICA FIORDELMONDO

comune (spesso irrogato alle prostitute di strada). In questi termini l'operazione è ineccepibile. D: E far pagare le tasse alle prostitute è possibile? R: Anche qui, mi pare che l'operazione abbia scopo simbolico e mediatico. Le prostitute non possono pagare le tasse per il semplice fatto che non si saprebbe come registrare l'attività commerciale all'agenzia delle entrate. Quando si inserirà tra le voci di attività quella di “Meretricio, prostituzione e servizio escort” allora ovviamente le prostitute dovrebbero registrarsi, prendere una partita IVA e pagare IVA e tasse.

D: Ma è possibile schedare le prostitute? R: A me sembra francamente che questa operazione abbia perlopiù valenza simbolica. In realtà come scritto già nell'articolo è vietato, ai sensi della Legge Merlin, procedere ad una schedatura delle prostitute. In questo caso si può parlare di controlli di ordini pubblico alla ricerca di eventuali clandestine o persone colpite da misure di prevenzione, quali il foglio di vio AVV.TOMMASO ROSSI obbligatorio da un determinato

Il boss Spatola viene convocato come teste Ma il Tribunale non sa che è morto da 4 anni TRAPANI, 12 GENNAIO '12 Rosario Spatola, noto pentito di Cosa nostra, era stato citato come teste d'accusa nel processo per l'uccisione di Mauro Rostagno, il sociologo e giornalista italiano tra i fondatori di Lotta Continua. Ma ieri, all'apertura dell'udienza, il Pm Francesco Del Bene, ha comunicato il decesso del boss, senza specificare altro. Nel tardo pomeriggio si è poi appreso che la morte del collaboratore di giustizia risale al 10 agosto 2008, cioè a ben tre anni e mezzo fa. L'uomo in questi anni si era allontanato dal servizio di protezione ed era stato quasi dimenticato, tanto che nessuno sapeva che fosse morto. Un "difetto di comunicazione" si sono affrettati

a puntualizzare dalla procura. Chi era Spatola. Aveva detto di essersi messo a collaborare perchè temeva di essere ucciso, Rosario Spatola, classe 1949. La sua figura però non ha mai convinto fino in fondo i magistrati. Aveva sempre sostenuto che per lui la mafia e la politica inquinata non avevano segreti, ma i veri pentiti, quelli importanti, a cominciare da Giovanni Brusca, hanno sempre detto di non averlo mai conosciuto. Cominciata la collaborazione con Paolo Borsellino, al tempo in cui il magistato dirigeva la Procula di Marsala, Spatola aveva fatto riempire verbali delle vicende più disparate. Era stato ritenuto attendibile fino a quando aveva

parlato di storie di minori e traffici di droga. Ma poi, estesi i racconti a vicende più complicate e oscure (relazioni tra la mafia, la politica e la massoneria), la sua credibilità era stata messa in ombra dagli inquirenti. E, in particolare, proprio da Paolo Borsellino. A quel punto il boss aveva voluto alzare il tiro e aveva accusato Bruno Contrada, ex dirigente di pubblica sicurezza della Polizia di Stato, di avere avuto rapporti con il boss Rosario Riccobono. Spatola nel corso degli anni tirò dentro anche numerosi politici, tra cui l'ex ministro Calogero Mannino, assolto dopo 17 anni dall'accusa di mafia. Fece clamorose interviste televisive. E diventò un caso quando il pm


Francesco Taurisano, poi sanzionato dal Csm, denunciò la scomparsa dai suoi cassetti di alcuni verbali di Spatola e di Giacoma Filippello, un'altra discussa pentita trapanese. Il controverso collaboratore raccontò poi alcune storie sul caso "Messina" (relazioni tra mafia e magistrati), sull' uccisione nel 1985 di Graziella Campagna, una ragazza di 17 anni ritenuta una testimone scomoda, e su tante altre vicende sulle quali non fu mai pienamente creduto. Il 22 dicembre del 1989 Borsellino fece perfino mettere a verbale che Spatola non era mafioso: suo padre era stato maresciallo di polizia e la mafia non arruola neppure parenti di vigili urbani. Il fatto non aveva fermato Spatola che, tempo dopo, aveva addirittura dichiarato di essere legato a una cosca in Svizzera. Probabilmente l'ennesima bugia di un "piccolo" pentito, un ex trafficante di droga con alle spalle condanne anche per traffico d'armi, che molto aveva conosciuto, ma di sicuro molto aveva anche inventato. Della strage di via D'Amelio aveva detto: "Sono rimasto orfano. Non

tornero' piu' in Sicilia. Con l'assassinio Borsellino muore un giudice galantuomo, il viso onesto della Sicilia autentica". FEDERICA FIORDELMONDO

quando il collaboratore non rispetta gli impegni assunto al momento dell’inserimento nel programma di protezione ed anche la revisione dei processi nei quali siano state concesse riduzioni di pena conseguenti ad una falsa, incompleta o reticente collaborazione. In ogni caso le dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia necessitano, per assumere valore di piena prova, di un riscontro sia sull’ attendibilità soggettiva del dichiarante sia sull’attendibilità estrinseca della dichiarazione resa ossia la sussistenza di riscontri oggettivi .Diversa cosa rispetto ai collaboratori di giustizia, sono i “testimoni di giustizia”, cioè persone in grado di riferire circostanze utili su gravi fatti di reato. In relazione alle determinate circostanze concrete posso essere ammesse ad un programma di protezione stilato dallo Stato, che può constare di cambiamento di residenza, di identità, aiuti economici e protezione di polizia.

D: Come funziona il sistema di collaborazione tra il pentito e i magistrati? Quali garanzie per il pentito? E per i magistrati? R: Nel 2001 è stata approvata la legge sui c.d. collaboratori di giustizia che è andata a modificare la precedente normativa risalente a 10 anni prima; la testimonianza di tali soggetti, imputati a loro volta, comporta per gli stessi sconti di pena, misure di protezioni ad hoc ed anche misure di assistenza economica ed anche legale a condizione però che il collaboratore riferisca ciò che sa entro un tempo limitato (6 mesi) da quando si dichiara disponibile a collaborare (pena l’inutilizzabilità), sconti almeno ¼ di pena per avere benefici penitenziari legati allo status di collaboratore di giustizia. Inoltre è prevista la revoca delle misure AVV.TOMMASO ROSSI tutorie e assistenziali accordate

Uno Bianca dopo 21 anni Marino Occhipinti chiede la semilibertà VENEZIA, 10 GENNAIO ’12 Marino Occhipinti, 46 anni, ex poliziotto-bandito membro assieme ai fratelli Roberto, Fabio e Alberto Savi della temibile banda della Uno Bianca che in pochi anni trucidò 24 persone e ne ferì oltre 100, è stato ammesso dal tribunale di Sorveglianza di Venezia alla semilibertà. E’ detenuto dal 29 novembre 1994 al carcere di Padova

con una condanna all’ergastolo per i crimini commessi con la banda e per reati che vanno dall’associazione a delinquere, all’omicidio volontario e rapina. A ventuno anni dalla strage del 4 gennaio 1991 in cui la Uno Bianca incrociò una pattuglia dei carabinieri a Bologna, uccidendo tre giovani militari, si torna ancora a parlare di questa terribile banda le cui gesta criminali sconvolsero

l’Italia intera. Occhipinti, all’epoca dei fatti poliziotto nella squadra mobile di Bologna, nel febbraio 1988 partecipò all’assalto armato a un furgone della Coop di Castel Maggiore in cui rimase uccisa una guardia giurata, nel tentativo di difendere il furgone. Quando scattarono le manette ai polsi del poliziotto-bandito, nel 1994, Occhipinti era stato nominato vice-


sovrintendente della sezione narcotici. Sta scontando la condanna all’ergastolo. E’ uscito dal carcere nell’aprile del 2010 grazie ad un permesso premio concesso con un decreto a firma del giudice Giovanni Maria Pavarin. E in quelle poche ore di ottenuta libertà, partecipò alla Via Crucis organizzata a Sarmeola di Rubano, a Padova, da Comunione e Liberazione. Il Tribunale di Sorveglianza affermò che per quel detenuto, nonostante la condanna all’ergastolo sussistevano tutti i requisiti di legge per l’ammissione all’esperienza dei permessi premio. Una pioggia di critiche da parte dell’associazione “Vittime della Uno Bianca”, che si è costituita come un cordone per unire il dolore dei familiari e il ricordo degli innocenti brutalmente uccisi dalla banda. Dopo pochi mesi, l’ex poliziotto-bandito chiese scusa alla città, alle vittime come gesto di umiltà ma anche di auto-redenzione da un passato in cui non si riconosceva più. Dal 2010 ha chiesto e ottenuto altri permessi premio. Ora ad Occhipinti - che ha

già scontato in carcere 17 anni ai quali ne vanno sommati 4 per buona condotta – è stata concessa la semilibertà dal Tribunale di Sorveglianza di Venezia. E dopo lo choc dell’opinione pubblica, arriva la polemica. Sono ancora in carcere tutti gli altri membri della banda della Uno Bianca: Roberto Savi, expoliziotto e cofondatore della banda criminale è rinchiuso al carcere di Opera. Ha chiesto la grazia al Tribunale di Bologna nel 2006, ma gli è stata ritirata. Il fratello, Fabio unico componente assieme a Roberto di tutti i crimini della banda, è detenuto a Orvieto. Il fratello minore, Alberto, anch’egli poliziotto fino all’arresto, è rinchiuso nel carcere di Padova assieme a Occhipinti. "Siamo fuori dalla grazia di Dio", ha detto Rosanna Zecchi, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime. TALITA FREZZI

R: Il beneficio della semilibertà concesso dal Tribunale di Sorveglianza consiste nella concessione della possibilità di svolgere lavori all’esterno dell’Istituto Penitenziario durante la giornata, con obbligo di farvi rientro per il pernottamento. D: Quando può essere concessa la semilibertà? R: La semilibertà può essere concessa dopo aver scontato la metà della pena o, in caso di ergastolo, dopo aver scontato almeno 20 anni. Per il condannato all’ergastolo il beneficio può essere concesso dopo 20 anni di pena espiata. Non si tratta di 20 anni effettivi, ma di un periodo minore nella realtà, poichè in esso si computano anche gli sconti concessi per la buona condotta. Una volta ammesso alla semilibertà, il condannato può usufruire di permessi con maggiore libertà di movimento, per periodi non superiori, complessivamente, a 45 giorni nel corso dell’anno.

D: In che consiste la semilibertà? AVV.TOMMASO ROSSI

Restauro del Colosseo Ora indagano anche la Procura e la Corte dei Conti ROMA, 12 GENNAIO ’12 – L’accordo fra l’imprenditore marchigiano Diego Della Valle e il Ministero dei Beni Culturali per l’aggiudicazione dei lavori di restauro del Colosseo, fu firmato nel Gennaio 2011 : nello specifico, a firmare la convenzione di sponsorizzazione dei i lavori, per un importo di 25 milioni di euro con il Presidente della Tod’s, fu l’allora commissario straordinario all’area

archeologica romana, Roberto Cecchi, che ora è divenuto sottosegretario ai Beni Culturali. Quell’accordo ha suscitato da subito l’interesse sia del Codacons che della Uil-Beni Culturali, che si sono rispettivamente rivolti ai vari organi di garanzia e giudiziari, perché indagassero su quella sponsorizzazione a tutela dell’Anfiteatro Flavio.Il Codacons aveva interpellato l’Antitrust, che

proprio nei giorni scorsi ha diffuso un parere dove vengono sollevati dubbi in merito alla regolarità della procedura seguita dal Ministero e Cecchi ora dovrà fornire i chiarimenti richiesti entro 2 mesi. Intanto si attende nei prossimi giorni la pronuncia del Tar del Lazio anch’esso interpellato sulla materia . La Uil- BC, ha fatto sapere che dopo l’esposto presentato dal Sindacato nel marzo scorso, ora indagano sulla


sponsorizzazione firmata Tod’s, anche la Corte dei Conti e la Procura di Roma. L’accusa sarebbe quella di abuso d’ufficio nei confronti di Cecchi che nel condurre la procedura, avrebbe sottostimato l’affare, commettendo un grave errore di valutazione ( la Uil parla di potenziali 200 milioni di euro, piuttosto che di 25 come da accordi ). Nulla da eccepire a Della Valle che avrebbe ben fatto il suo ruolo di imprenditore.Il Ministeri dei Ceni Culturali ha ribadito che ci si è rifatti al Codice degli Appalti e che la procedura è pienamente legittima, versione confermata dalla Tod’s e dallo stesso Cecchi che si è detto tranquillo, anche perché gli altri partecipanti alla gara di appalto ( Ryain Air e Fimit ), non hanno sollevato obiezioni.Anche il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si è fatto paladino della sponsorizzazione e si è detto ‘indignato’ dal tentativo di fermare i lavori di ristrutturazione, mentre uno dei monumenti più importanti e belli del mondo rischia di cadere a pezzi ed ha ribadito che, pur nella giustezza di ogni indagine,

bloccare quei 25 milioni di euro, R: L’abuso d’ufficio è un reato sarebbe ‘una pazzia’. previsto dall’art. 323 del nostro codice penale che punisce, salvo che ANDREA DATTILO il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o D: Nel caso del Tar, una l’incaricato di un pubblico servizio sospensiva farebbe sì che i lavori che nello svolgimento delle funzioni non siano bloccati; ma nel caso in o del servizio, in violazioni di norme cui l’inchiesta della Procura vada di legge o di regolamento ovvero avanti, si fermerebbero i lavori di omettendo di astenersi in presenza di restauro? un interesse proprio o di un prossimo R: Quanto al TAR, dipende cose congiunto o negli altri casi prescritti, viene chiesto con la sospensiva, che procura a sé o ad altri, in modo è un provvedimento urgente in attesa intenzionale, un ingiusto vantaggio della valutazione del Tribunale patrimoniale ovvero arreca ad altri amministrativo sul merito dei fatti. un danno ingiusto. La pena prevista Potrebbe essere stato chiesto il è la reclusione da 6 mesi a 3 anni, blocco immediato dei lavori, cosa ma si ha un aumento di pena qualora probabile, in attesa di una nuova il danno o il vantaggio siano di aggiudicazione degli stessi: in quel rilevante entità. caso si fermerebbe tutto. La procura, Quanto alla seconda parte della invece, nell'ambito dell'indagine domanda, questo non è dato penale, potrebbe disporre il pronosticarlo, dipenderà da come le sequestro preventivo dell'area e indagini ricostruiranno le varie bloccare i lavori. responsabilità. Astrattamente sì, D: Quando si configura un abuso potrebbe essere bloccata l'intera d’ufficio? Se fossero dimostrate procedura. delle irregolarità, la concessione AVV.TOMMASO ROSSI della sponsorizzazione potrebbe saltare?

Cosentino salvo La Camera vota contro l’arresto ROMA, 12 GENNAIO ’12 – Con 309 voti contrari, la Camera vota no all’arresto di Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia e coordinatore del Pdl campano, accusato di una presunta collusione con la Camorra. La votazione, avvenuta a scrutinio segreto (come chiesto dal Pdl, ndr), ha visto il voto favorevole all’arresto di 298 deputati e nessuna astensione. Tra quelli che non hanno partecipato al voto figurano otto deputati del Pdl, due

della Lega Nord tra cui Umberto Bossi, due del Pd e uno dell’Udc. Sei sono stati i voti, determinanti, dei radicali. Immediati in aula i gesti di solidarietà nei confronti di Cosentino che è stato raggiunto dai deputati del Pdl, non appena il presidente della Camera Gianfranco Fini ha dato lettura del risultato. Non si è scomposto invece Silvio Berlusconi, che però ha palesato la propria soddisfazione ai colleghi del partito. La reazione più calorosa è stata

senz’altro quella di Alfonso Papa, deputato pidiellino a cui sono stati revocati i domiciliari lo scorso dicembre, dopo che la Camera aveva votato a favore dell’arresto nell’ambito dell’inchiesta sulla P4 (sempre con scrutinio segreto, 319 voti a favore, 293 i contrari, ndr). Nicola Cosentino è indagato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli per corruzione, falso e riciclaggio. Sarebbe lui, secondo l’accusa il referente del clan


dei Casalesi: Cosentino avrebbe fatto pressioni sulla Unicredit affinché venisse concesso un finanziamento ad una società legata al clan camorristico per realizzare un grosso centro commerciale a Villa Briano. Non solo, il deputato sarebbe coinvolto anche in un giro per lo scambio di voti durante le amministrative del 2007 e del 2010, come accertato dagli inquirenti. Tante le reazioni del mondo politico dopo il voto in relazione al quale lo stesso Cosentino, nei giorni scorsi, si era detto tranquillo. ELEONORA DOTTORI D: Il voto contrario all’arresto significa che l’inchiesta su Cosentino è chiusa? R: No, assolutamente no. Significa che in quanto parlamentare è stato

detto no al suo arresto e all'applicazione in questa fase di misure cautelari. Il procedimento a suo carico procederà comunque, in libertà, sino all'esito. D: Perché è la Camera a doversi pronunciare sull’arresto di un parlamentare? R: Si pronuncia la camera di appartenenza, Camera o Senato. D: Perché esiste questo privilegio per i nostri Parlamentari? R:La nostra Costituzione all’art. 68 (come modificato dalle legge costituzionale n. 3 del 1993) prevede che senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun parlamentare può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale e mantenuto in detenzione

(tranne nelle ipotesi di esecuzione di una condanna irrevocabile oppure di arresto in flagranza di un reato per il quale è previsto l’arresto obbligatorio). Anche per la sottoposizione dei membri del Parlamento ad intercettazioni in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni o a sequestro di corrispondenza è necessaria l’autorizzazione della Camera del Parlamento cui appartiene. Tale particolare trattamento riservato ai parlamentari è giustificato, o meglio lo era nelle intenzioni originarie dell’assemblea costituente, dalle funzioni di rilievo costituzionale dagli stessi esercitate e dalla paura che le stesse potessero essere in qualche modo limitate. AVV.TOMMASO ROSSI

Cinesi uccisi a Roma Indagini sul money transfer della famiglia Zeng ROMA, 11 GENNAIO ’12 – La comunità cinese di Tor Pignattara si nasconde dietro fiori bianchi e candele nel lungo corteo di ricordo di Zhou Zeng, l’imprenditore cinese di 31 anni e di sua figlia Joy, pochi mesi appena, uccisi la sera del 4 gennaio davanti alla loro abitazione con un colpo di pistola. Una tentata rapina, si ipotizza. E mentre la città si prepara a dare domani l’ultimo pietoso addio a queste due vittime di una recrudescenza in preoccupante crescita nella Capitale, le indagini continuano per trovare i loro killer, due magrebini tra i 20 e i 30 anni. C’è un decreto di arresto emesso nei loro confronti, diffuso in Italia e all’estero. C’è un identikit. Ci sono nomi e precedenti. E’ caccia

all’uomo. Ma non basta sguinzagliare uomini e mezzi per trovare i due che hanno impugnato la pistola e fatto fuoco, non basta perché quelli sembrano essere solo due esecutori materiali, due delinquenti di bassa lega per nulla professionisti, che si sono fatti prendere dal panico dopo aver ucciso quelle vittime che con ogni probabilità dovevano solo minacciare, avvertire, spaventare. Si sono innervositi, hanno perso il controllo e con esso, anche la lucidità di una fuga senza tracce. Dietro di sé hanno lasciato una marea di piste che stanno indirizzando le indagini e che presto li inchioderanno. Dalle banconote della rapina, quei 16.000 euro

contenuti nella borsa della donna, Lia Zeng, sporchi di sangue di uno dei rapinatori; ai caschi usati per travisare il volto; fino al cellulare di lei le cui celle hanno permesso il ritrovamento del bottino, abbandonato poco distante da Tor Pignattara. E poi la maglia di uno dei due killer, ancora imbrattata di sangue, da cui è stato estratto il Dan dell’assassino. Insomma, una serie di punti a favore degli inquirenti che stanno stringendo il cerchio attorno ai due scapestrati banditi e anche ai loro mandanti. Troppo denaro per provenire dal bar. Ma c’è dell’altro. Perché nel dolore e nella ricerca, si staglia una luce di interesse da parte della Procura di


Roma sull’ingente somma di denaro che la famigliola Zeng aveva con sé quella sera. Tra il contenuto della borsa di Lia (16.000 euro); quello del borsello della vittima (oltre 4.000 euro), pare che marito moglie e la loro bimba tornassero a casa con più di 20.000 euro, che poi sono stati recuperati perché stranamente i banditi dopo aver ucciso a sangue freddo per prenderli, poi li hanno abbandonati. Se non hanno portato via altro denaro agli Zeng, e questo è ancora da chiarire, si tratta comunque di una somma troppo alta per essere l’incasso serale di un bar (“New Sidrik Bar”, che la famigliola gestisce) che si trova in uno dei quartieri periferici di Roma e per lo più, quasi esclusivamente abitato dalla comunità cinese con uffici aperti solo di mattina e, trattandosi del periodo natalizio, quel 4 dicembre molti erano ancora chiusi. Che i cinesi bevano per 20.000 euro e più, appare agli investigatori quanto mai sospetto. L’attività di money transfer, nuova pista investigativa. Nuovamente interrogata, la superstite dell’agguato mortale, Lia Zeng ha confessato di aver mentito, dopo aver più volte cambiato versione sul contenuto della borsa. In realtà quei 16.000 euro erano il guadagno della loro attività di money transfer, la vera fonte di introito per gli Zeng, che il bar alla Casilina lo gestiscono solo per “arrotondare”. “Ho mentito”, ha detto agli inquirenti Lia Zeng. “Quei soldi non sono l’incasso del bar, ma vengono dalla nostra attività di money transfer in cui raccogliamo denaro da per trasferirlo all’estero, soprattutto ai nostri connazionali”. Dichiarazioni che aprono un nuovo

scenario investigativo. La loro attività, che si trova sempre nel quartiere di Tor Pignattara, è un punto di riferimento per la comunità cinese. C’è alla base una grossa fiducia e un grosso, reciproco silenzio. Nel giro dei soldi che gli Zeng trasferiscono all’estero, però potrebbero esserci non solo quelli dei clandestini asiatici, ma anche i proventi di attività illecite. Su questo insistono gli investigatori, ma Lia non ha saputo, voluto o potuto rispondere. Dice che loro aiutavano tutti “anche quelli che non potevano figurare come emittenti delle transazioni”. Ora dalla Procura si sta lavorando per capire se tra questi ci siano anche dei personaggi sospetti. Dunque, se il vero movente dell’agguato finito nel sangue non era la rapina, le carte in tavola cambiano radicalmente. Forse, chi ha colpito quella sera sapeva che la coppia aveva con sé tanto denaro. Così tanto che quel ben oleato meccanismo di money transfer potrebbe aver dato fastidio a qualcuno. Dopotutto, non sarebbe un’ipotesi troppo assurda, specie alla luce della confessione di Lia Zeng, che ha raccontato di aver subito sette mesi fa delle pesanti minacce. Le minacce alla famiglia. Lo scorso giugno, stando a quanto raccontato da Lia Zeng, nel loro bar si presentarono alcuni personaggi che avrebbero parlato con accento campano. Pretendevano di “piazzare” nel Sidrik Bar le loro slot machines. Ma quando Zheng si è rifiutato, sarebbero seguite minacce sempre più pressanti. Proprio per questo precedente gli inquirenti ora battono due piste d’indagine: o la famiglia Zeng con il money transfer è finita in un giro di denaro sporco

che ha dato fastidio a qualche personaggio malavitoso; o l’aver rifiutato di piazzare le slot machine è stata come un’offesa che meritava una punizione, un altro avvertimento pesante o che, peggio, andava lavata col sangue. Le indagini continuano. TALITA FREZZI D: Nella nostra legislazione come vengono regolamentate giuridicamente le attività di money transfer? R: In Italia quasi tutte le principali società finanziarie che offrono il servizio di money transfer ossia il servizio di incasso e trasferimento di fondi, anche all’estero, attraverso la raccolta e la consegna delle somme da trasferire, si avvalgono di reti indirette di punti vendita, le cui società e i cui operatori devono essere iscritti nell’apposito Elenco degli Agenti in attività finanziaria. L’attuale normativa prevede che l’Agente in attività finanziaria che svolga la sola attività di money transfer, tra quelle esercitabili quale Agente in attività finanziaria, possa svolgere altre attività, oltre a quella di money transfer, senza specifiche limitazioni (art. 5 comma 3 Decreto 13 Dicembre 2001 n. 485). A partire dal 7 settembre 2009 (legge 15 luglio 2009– c.d. pacchetto sicurezza 2009) le società che offrono questo servizio sono obbligate a chiedere ai cittadini extracomunitari di esibire, prima dell’effettuazione della transazione money transfer, un titolo di soggiorno che ne attesti la regolare presenza sul territorio italiano. Qualora il cittadino extra comunitario non sia in grado di esibire un valido titolo di soggiorno, l’Agente money transfer, dopo aver effettuato la transazione, è obbligato a segnalare – entro le successive 12


ore- i dati identificativi del cliente all’Autorità Locale di Pubblica Sicurezza. Il mancato rispetto di tale disposizione è sanzionato con la cancellazione dall’elenco degli agenti in attività finanziaria. D: In concreto come avviene questa attività? R: Il servizio è offerto principalmente da due circuiti internazionali maggiori e da altri intermediari minori che si avvalgono di una rete mondiale di agenti e subagenti, questi ultimi denominati “locations”. In Italia gli intermediari che operano in qualità di agenti delle multinazionali del settore svolgono in proprio parte della attività, ma si avvalgono anche di una rete di subagenti quali cartolerie, ricevitorie del lotto etc.. ove vengono effettuale le operazioni di trasferimento del denaro. In concreto questa attività si realizza con alcuni passaggi. L’operatore del punto money trasfer provvede ad identificare il cliente sia esso sender (che invia) o receiver (che riceve) consegnandogli un modulo da compilare sul quale il cliente deve

indicare le proprie generalità, l’importo che intende trasferire, il nome e il paese del destinatario; l’operatore contatta quindi la centrale operativa dell’agente per l’autorizzazione ad effettuare l’operazione mediante la comunicazione del proprio codice riservato. L’agente, dopo aver effettuato le necessarie verifiche antiriciclaggio, finalizzate a controllare che non sia superata la soglia massima per il trasferimento di denaro prevista dalla legge in vigore, contatta tramite una rete telematica protetta la sede operativa del circuito internazionale cui fa riferimento chiedendo l’autorizzazione ad effettuare l’operazione; il circuito internazionale compie verifiche per accertare che le parti del trasferimento siano soggetti a rischio, come nel caso in cui siano inseriti in apposite liste antiterrorismo e poi sulla stessa rete telematica concede l’autorizzazione fornendo uno specifico codice; l’agente infine comunica al subagente l’autorizzazione e fornisce

il codice della transazione che servirà al destinatario del denaro per il ritiro dello stesso. D: In quali illeciti si potrebbe incorrere? R: Con lo sviluppo sempre più rilevante di questo servizio di trasferimento di denaro è sorta anche la inevitabile preoccupazione che tale sistema possa diventare strumenti per fini illeciti, in particolare, per finalità di riciclaggio da parte della criminalità organizzata internazionale sia di tipo mafioso che di tipo terroristico. Ricordiamo che il reato di riciclaggio punisce chiunque, fuori dal concorso nel reato, sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo ovvero compie in relazione ad esse altre operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa. Il reato è punito più gravemente se il fatto è compiuto nell’esercizio di un’attività professionale. AVV. VALENTINA COPPARONI

Anche io mi chiamo Giovanni Tizian Questa è la frase che da diversi giorni viene riportata più spesso sui profili di Facebook. Questo è anche il titolo della campagna portata avanti dall'associazione daSud, impegnata nella lotta contro tutte le mafie. E ancora una volta la Rete si muove in massa per far sentire la propria vicinanza ad un giovane giornalista, Giovanni Tizian per l'appunto, il quale da diverse settimane vive sotto scorta dopo aver ricevuto minacce di morte da parte

della mafia. Tizian ha da poco pubblicato un libro - che sarà presentato a Modena il prossimo 15 gennaio - dal titolo "Gotica. 'Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea" nel quale svela i risultati di una lunga inchiesta sulle infiltrazioni mafiose al Nord, e in particolare in Emilia Romagna. <Bisogna rendersi conto – dice che le mafie da queste parti non sono più un fenomeno formato da quattro persone venute a stare qui

per il soggiorno obbligatorio, bensì una realtà radicata sul territorio, che vive di relazioni sociali e opera pienamente dentro il tessuto economico e sociale>. Vive a Modena da diversi anni, da quando la 'ndrangheta ha ucciso suo padre, Giuseppe Tizian, a Locri, dove viveva con tutta la sua famiglia e dove svolgeva il suo lavoro presso la banca Monte dei Paschi di Siena. Giuseppe Tizian aveva solo 36 anni. L'omicidio è rimasto senza


colpevoli. Giovanni Tizian conosce bene l'argomento Mafia, in tutte le sue ramificazioni, tanto da farne l'oggetto della sua tesi di laurea in Criminologia. In una delle ultime interviste concesse mette in guardia l'ascoltatore: <il problema è che siccome il fenomeno violento è sicuramente scemato, non che è

scomparso, è scemato, non fa più clamore e quindi "la mafia non esiste". Il problema è che non crea più allarme sociale.> Quando gli si chiede se ha paura lui risponde così: <Paura no, perchè io agisco nella legalità. Io scrivo, e scrivere è legale: non devo avere paura di una cosa legale. Sono loro magari ad

avere paura rispetto ad una vita fatta di galera, di sangue, di violenza di arresti, di privazioni affettive.> Anche noi della Redazione di Fatto&Diritto ci chiamiamo Giovanni Tizian.

Liberalizzazioni Esplode la protesta dei tassisti ROMA, 13 GENNAIO ’12 - In realtà, non è solo la Capitale ad essere colpita dalla protesta dei tassisti, ma bensì un po’ tutte le grandi città, dove già dai giorni scorsi si ripetono blocchi continui dei relativi servizi ed assemblee di categoria nelle piazze. La protesta è esplosa dopo la notizia che nel Decreto sulle liberalizzazioni a cui sta lavorando il Governo Monti, e che dovrebbe essere emanato la prossima settimana, si fa menzione anche alle licenze dei tassisti (che in pratica aumenteranno) e alle tariffe applicabili. Già ieri la protesta era cominciata fra l’aeroporto di Fiumicino e la stazione Termini, dove i parcheggi riservati ai taxi erano rimasti liberi, mettendo in seria difficoltà i viaggiatori in arrivo. I disagi si sono poi moltiplicati nella giornata di oggi ed i mezzi stanno attuando un blocco

totale delle corse. In queste ore è in atto un sit in avanti a Palazzo Chigi, dove l’Esecutivo sta discutendo il provvedimento normativo. Ieri, Piazza del Plebiscito a Napoli è stata invasa da auto bianche che per tutta la notte hanno sostato innanzi al Palazzo Reale dove i tassisti hanno dato vita ad un’assemblea pubblica per discutere sulla questione ed organizzare la protesta, mentre nella piazza continuavano ad arrivare mezzi di servizio in ‘ agitazione’. Quasi impossibile trovare un taxi anche a Milano, Torino e Trieste con enormi disagi per i trasporti in particolare da aeroporti e stazioni. In tutte le città e stata comunque mobilitata la Polizia municipale e si è cercato di arginare il malcontento dei cittadini, integrando le corse dei pulman urbani.

I tassisti hanno confermato uno sciopero nazionale per la giornata del 23 gennaio. Sulle manifestazioni e sull’astensione del servizio è però intervenuta l’Authotity sugli scioperi che ha dichiarato illegale il blocco totale previsto per il 23, specificando che laddove fosse confermato, l’Autorità Garante potrebbe intervenire a norma di legge. Lo sciopero, è stato spiegato, pur essendo un diritto riconosciuto al lavoratore, dev’essere attuato con dei limiti ed in maniera tale che esso possa non ledere interessi primari dei cittadini ( alcuni servizi vanno comunque garantiti per legge ). D’altronde, i tassisti avevano preannunciato che avrebbero tenuto duro. E nessuno si scorda le ‘lenzuolate’ di Bersani. ANDREA DATTILO


D: Il diritto di sciopero è garantito dalla nostra Costituzione: vi sono leggi ordinarie che lo disciplinano? R: Sì, la nostra Carta Costituzionale stabilisce all’art. 40 che il diritto allo sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano e per quanto riguarda, ad esempio, i servizi di pubblica utilità (sanità, trasporti, sicurezza, istruzione etc) questo diritto è regolamentato dalla legge 146/90 che stabilisce i tempi e le precise modalità di attuazione e le relative sanzioni in caso di mancato rispetto delle stesse. Il c.d. Statuto dei Lavoratori (legge 300/1970) prevede altresì che ogni forma di impedimento o limitazione da parte del datore di lavoro del diritto allo

sciopero o dell’attività sindacale costituiscono forme di c.d. condotta antisindacale (prevista e punita dall’art. 28 del medesimo Statuto). D: L’Authority per gli scioperi ha dichiarato l’illegittimità del blocco per il 23 gennaio. Si prevede che i tassisti aderiranno in massa: saranno passibili di sanzioni? R: In alcuni casi per i servizi di interesse pubblico, dal momento che il diritto allo sciopero deve essere contemperato con la necessità di erogare servizi indispensabili per i cittadini, lo sciopero può essere annullato tramite la c.d. precettazione da parte delle autorità competenti di pubblica sicurezza , della Sanità o Trasporti ed il mancato rispetto di tale precettazione

si configura anche quale reato ossia quello di interruzione di pubblico servizio. Tale condotta può comportare anche sanzioni disciplinari per i lavoratori proporzionate alla gravità dell’infrazione con esclusione in ogni caso della cessazione del rapporto di lavoro. In caso si sanzioni disciplinari di tipo pecuniario, il relativo importo viene versato dal datore di lavoro all'Istituto nazionale della previdenza sociale, gestione dell'assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria. AVV. COPPARONI

VALENTINA

Aperta inchiesta sulle offese di CasaPound alla memoria del magistrato Pietro Saviotti . E su Facebook la pagina incriminata scompare. ROMA 14 GENNAIO '12 - Nuova bufera su CasaPound. Mercoledì, mentre la capitale piangeva la prematura scomparsa di Pietro Saviotti, procuratore aggiunto di Roma e capo del pool antiterrorismo, il noto movimento di estrema destra è tornato a dare scandalo. Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia, ha infatti affidato al suo profilo Facebook un pensiero choc sulla morte del magistrato: "Il 2012 si apre con prospettive interessanti... Evviva". Immediata la reazione della Procura di Roma che ha aperto un fascicolo per il reato di "istigazione a delinquere". Il vicepresidente di CasaPound, Andrea Antonini, ha però minimizzato e ha precisato che:

"Si tratta di un commento sul profilo personale di Iannone e non su quello di CasaPound Italia". I magistrati titolari dell'inchiesta Giancarlo Capaldo e Eugenio Albamonte, da parte loro, hanno dato delega investigativa alla polizia postale per approfondire la questione e identificare gli autori dei messaggi offensivi postati sulle pagine del social network.Nelle scorse ore gli inquirenti hanno inoltre dichiarato di voler richiedere alla sede centrale di Facebook, a Palo Alto in California, la rimozione della pagina personale di Iannone (registrato come Gianluca Tortuga). Al momento la pagina non è più reperibile. Ma non è chiaro se a rimuoverla sia stato lo stesso Iannone o la direzione di Facebook,

a seguito di segnalazioni da parte degli utenti, oltre che della magistratura italiana. Ipocrita aspettarsi contrizione. E in risposta alle polemiche sollevate dall'opinione pubblica e dal mondo politico sulle esternazioni dell'esponente di CasaPound, il vicepresidente Antonini rincara la dose: "è francamente ipocrita aspettarsi contrizione da parte nostra dato che questo pm ha avuto a che fare almeno due volte con noi, prima negli scontri studenteschi di Piazza Navona con 12 indagati a torto, come abbiamo sempre ribadito, e poi nel caso di Alberto Palladino, attualmente ai domiciliari in isolamento e prima per 28 giorni in carcere, accusato da Saviotti di


lesioni aggravate nei confronti del capogruppo del Pd del IV Municipio Paolo Marchionne. In Italia non ricordo nessun caso di giovane incensurato che deve fare 28 giorni di carcere con l'accusa di rissa aggravata. Nessuno quindi conclude - si aspetti da noi dolore o ipocrita contrizione". Alemanno si dissocia. "Una cosa scellerata, non ci posso credere" ha affermato il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha reso omaggio al magistrato partecipando alla camera ardente nella sala Occorsio del tribunale di piazzale Clodio. "Saviotti aveva cuore oltre che cervello - ha aggiunto Alemanno - Era una persona straordinaria, con lui stavo coltivando un'amicizia". La morte di Pietro Saviotti rappresenta "una grave perdita della nostra città". Il sindaco si è poi detto "personalmente addolorato" e ha sottolineato come quella del procuratore aggiunto fosse "una bellissima figura di rappresentante delle istituzioni, un vero uomo delle istituzioni". Zingaretti. Anche il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti è intervenuto, con una nota, sulla triste vicenda e ha dichiarato: "Vomitevoli e indegne per la razza umana. Solo così si possono definire

le parole con cui il leader di CasaPound ha voluto commentare la morte del Capo del pool antiterrorismo di Roma, il procuratore aggiunto Pietro Saviotti". Zingaretti ha poi aggiunto che Saviotti è stato "un servitore della patria a cui tutti gli italiani devono rendere omaggio. Il resto è solo spazzatura ideologica". Il Pd ricorda il caso Vattani. Marco Miccoli, segretario del Pd Roma, ha poi attaccato il sindaco Alemanno e ha ricordato il caso del console fasciorock Mario Vattani (di cui Fatto & Diritto si è occupato http://www.fattodiritto.it/il-ministrodegli-esteri-terzi-deferisce-ilconsole-italiano-fasciorock/) e ha detto: "I rapporti oscuri di questo sindaco non solo con CasaPound, ma anche con personaggi come Vattani, il console fascio-rock nei confronti del quale la Farnesina ha già avviato una procedura per il deferimento alla Commissione di Disciplina, non sono più tollerabili. Siamo arcistufi di veder sporcata la reputazione della Capitale dall’attività ambigua e poco trasparente di un sindaco che non solo non sa fare il suo mestiere, ma che è evidentemente incapace di scegliersi alleati e collaboratori".

D: In che cosa consiste il reato di istigazione a delinquere? Perchè potrebbe essere ravvisabile in questa vicenda? R: Il reato di istigazione a delinquere, considerato delitto contro l'ordine pubblico, punisce chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell'istigazione:1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;2) con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a euro 206, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.Se l'istigazione o l'apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l'umanità la pena è aumentata della metà. In questo caso, però, a mio avviso, al di là dell'esecrabile atteggiamento umano e dello squallore di cui questa vicenda è sintomatica, non si ravvisa alcun reato, in quanto si manifesta contentezza non per un fatto delittuoso (diverso sarebbe stato se avesse esultato ad un omicidio), ma ad un evento naturale. Solo la vergogna, in questi casi, può punire meglio della legge. Ma essa, come si sa, si fonda su un codice di autoregolamentazione!

FEDERICA FIORDELMONDO

AVV.TOMMASO ROSSI


Naufragio della Costa Concordia Tre morti e migliaia di dispersi CIVITAVECCHIA, 14 GENNAIO ’12 - Serata di gala sul ponte della lussuosa nave da crociera Costa Concordia, diretta a Savona. Signore in abito lungo e tacchi che stanno raggiungendo la sala ristorante accompagnate da uomini in completo scuro, la musica dal vivo che invita alla serata; un evento moda a fare da cornice. Poi un boato, le luci si spengono e la nave si inclina. E’ panico, è morte. Le scialuppe di salvataggio vengono calate in mare, urla, paura. Non stiamo raccontando come iniziò il naufragio del Titanic, sarebbe stato meglio perché quella tragedia appartiene al passato. Parliamo invece della tragedia accaduta ieri sera alla nave Costa Concordia, salpata da Civitavecchia alle 19 per un giro del Mediterraneo e diretta al porto di Savona. Un’imbarcazione su cui viaggiavano, tra passeggeri ed equipaggio, ben 5.700 persone. Nella notte la nave è rimasta incagliata nei pressi di Isola del Giglio per via di una secca di Punta Gabbianara. E’ rimasta inclinata su un lato, imbarcava acqua. La crociera da sogno è diventata un incubo, una tragedia. Il bilancio, per il momento, è di quattro morti, 14 feriti e migliaia di dispersi. Ma sono ancora in corso le operazioni di salvataggio e recupero dei passeggeri. Il numero delle vittime potrebbe salire, come quello dei feriti. La parte sommersa dell’imbarcazione è ancora da ispezionare. A rendere ancora più inquietante la vicenda, è il precedente, che risale al 2008 quando la stessa nave da crociera

ebbe lo stesso incidente. Tutto è successo in pochi drammatici minuti, al largo delle coste toscane. La nave imbarcava acqua, immediatamente sono scattate le manovre di evacuazione della nave. Sono state calate in mare le scialuppe di salvataggio, il comandante ha ordinato ai passeggeri di indossare i giubbotti, qualcuno preso dal panico si è gettato in mare. Poco dopo mezzanotte, la mastodontica nave si è adagiata su un fianco. Una tragedia. Il Prefetto di Grosseto Giuseppe Linardi ha riferito che la prima vittima è un uomo tra i 65 e i 70 anni, forse ucciso da un malore, forse dalle acque gelide dopo il naufragio. Ancora nessuna informazione invece sulle altre vittime della sciagura. Come reso noto dal Comando generale delle Capitanerie di porto, stanno continuando anche in queste ore le operazioni di salvataggio delle persone rimaste a bordo del gigante del mare disteso a Isola del Giglio. Operazioni coadiuvate da un aerosoccorritore della Guardia Costiera che, attraccato tramite verricello da un elicottero sulla nave, ha effettuato il primo sopralluogo per aiutare i soccorsi tramite elicotteri. Sono tre i velivoli della Guardia Costiera, della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare che si stanno alternando per il recupero dei naufraghi ancora a bordo. Un lavoro di squadra portato avanti con precisione e velocità insieme alle motovedette della Capitaneria di porto. Sono ancora quasi trecento le persone a bordo che

attendono di essere portate in salvo, sulla terraferma. Il Prefetto di Grosseto informa che le operazioni di evacuazione sono quasi completate e solo successivamente al trasbordo di tutti i passeggeri, una volta ottenuti gli elenchi dei passeggeri (già richiesti alla Compagnia di navigazione), si procederà all’appello per stabilire se vi siano ulteriori dispersi. Sul tratto di mare dove si è verificato il naufragio, sono arrivate delle imbarcazioni in soccorso e un traghetto della Toremar che si trovava a Porto Santo Stefano all'Argentario. Le navi stanno imbarcando molti naufraghi che passeranno le prossime ore a Porto Santo Stefano. "Siamo in piena emergenza", dichiara il sindaco dell'isola del Giglio Sergio Ortelli, il quale ha disposto che sull’isola a mezzanotte, sbarcassero 2.000 passeggeri, di cui molti sono stati ospitati in una cattedrale aperta per far fronte all’enorme numero di persone da soccorrere. Altri hanno trovato ospitalità all'asilo della parrocchia, tutti gli hotel sono stati messi a disposizione per ospitare i naufraghi. All'albergo “Bahamas” che era chiuso è stata imposta l'apertura. Il precedente. Il 28 novembre 2008, come detto, la stessa nave da crociera aveva avuto un incidente simile, entrando in collisione – forse a causa delle forti raffiche di vento – contro la banchina del porto di Palermo dove stava attraccando. Il bilancio fu meno grave: nessun pericolo per le


persone a bordo, solo danni ingenti alla nave che riportò uno squarcio tra la prua e la fiancata destra, distruggendo il portellone di prua. Le cause del naufragio. Non sono ancora chiare le cause che hanno portato al naufragio della Costa Concordia. Sembra - da quanto è stato possibile apprendere in questi momenti di concitazione e di paura per le migliaia di persone a bordo - che la nave sia sbandata di diversi gradi rispetto alla rotta. Per questo, il comandante avrebbe deciso di avvicinarsi il più possibile alle coste dell'isola del Giglio, ma sono informazioni che attendono un riscontro ufficiale dalle autorità. La Compagnia di navigazione in una nota fa sapere che “al momento non è possibile definire le cause del problema occorso. L'azienda si sta adoperando per dare la massima assistenza”. Per il momento si avanzano solo ipotesi alla base del naufragio. Dal black-out elettrico a una secca. Saranno le autorità preposte ad accertare la dinamica e le eventuali responsabilità di Costa Crociere. I testimoni. I passeggeri che hanno vissuto l’inferno della Concordia, raccontano ai media quei momenti di panico in cui hanno visto la morte in faccia. Una morte che aveva

l’aspetto di un grande mare gelido pronto a inghiottire quasi 6.000 persone. Tra la paura del naufragio e la gioia di essere sopravvissuti, c’è spazio anche per le accuse. C’è chi ha parlato di “staff inadeguato e nave fuori rotta”, di una falsa dichiarazione del comandante che avrebbe imputato al boato solo un guasto alle macchine mentre già dalla chiglia squarciata entrava acqua. Qualcuno ha raccontato che “le scialuppe precipitavano sulla gente, era buio e non sapevamo cosa fare”. Tra i testimoni della sciagura, la giornalista Mara Parmegiani Alfonsi, a bordo della Costa Concordia per seguire un evento di moda. “E’ stato un momento infernale. Erano circa le 21 e stavamo per andare a cena, quindi eravamo anche vestiti abbastanza leggeri - spiega la giornalista abbiamo sentito un urto e le luci si sono spente, dai tavoli sono caduti gli oggetti e i bicchieri. Siamo tutti corsi verso il ponte e a fatica abbiamo raccolto i salvagente, ma il comandante ci ha assicurato che si trattava solamente di un guasto alle macchine. E non era vero: sotto la chiglia già c'era uno squarcio di cento metri”. TALITA FREZZI

D: Si può ravvisare una responsabilità della Compagnia? R: Beh, certamente è ipotizzabile una responsabilità contrattuale risarcitoria di tipo civilistico sicuramente, e ovviamente l'assicurazione coprirà il tutto. Dal punto di vista penale, un'eventuale responsabilità per disastro colposo da parte delle singole persone fisiche (nella fattispecie il Capitano e i più stretti collaboratori) dovrà passare attraverso una attenta analisi delle circostanze di fatto, per capire se è stato un evento della natura a scatenare l'incidente o una errata manovra umana. Nel primo caso non vi sarebbe alcuna responsabilità laddove, mediante un ragionamento controfattuale, si dovesse escludere che un diverso comportamento tenuto da parte del capitano avrebbe impedito l'evento. D: Che reato sarebbe eventualmente? R: Il reato sarebbe il disastro colposo aggravato, che punisce con la reclusione da 2 a 10 anni proprio la causazione per colpa ( comportamento caratterizzato da imprudenza, negligenza, imperizia di tipo omissivo o commissivo) il naufragio di nave adibita al trasporto di persone. AVV.TOMMASO ROSSI

Il fascino della morte Urbino, tra mummie e tombe profanate PESARO-URBINO, 15 GENNAIO ’12 - Il fascino della morte. Quella strana suggestione che porta l’uomo a indagare sull’aldilà, a cercare di scoprire cosa c’è - se c’è qualcosa -

dopo la morte. Quel sinistro desiderio di sfidare quasi il trapasso fisico e terreno, cercando di comprendere se è possibile che anima e corpo restino attaccati anche

dopo che il cuore smette di battere, anche sotto tre metri di terra. Il trapasso. Il passaggio da uno stadio a un altro, dal mondo dei vivi al limbo delle anime morte. Come accade?


Perché? Dove si va? E il corpo? Se esiste la resurrezione cristiana, come possiamo riprendere il nostro corpo ormai attaccato dal tempo, dalla distruzione di un processo che cristianamente ci porta a tornare a essere polvere? Oppure ci si reincarna, e quindi basta salvare l’anima? Le domande dell’uomo che dall’inizio del mondo fino alla sua fine ci accompagneranno e inevitabilmente si intersecheranno alla religione, al mito, alla leggenda. Perché vivere e morire sono una faccenda personale, come il credere o no. Nelle Marche questo disegno del corpo che sfida il tempo, la morte e il cristiano “polvere eri e polvere ritornerai”, trova esempi tangibili a San Donaci, nell’Urbinate, dove i corpi seppelliti erano rimasti intatti, in perfetto stato di conservazione dopo 50 anni. Fenomeni di autoconservazione dovuti alle condizioni e alla particolare composizione del terreno. Basta spostarsi di pochi chilometri, a Urbania, piccolo centro salito alla ribalta delle cronache nazionali per la sua suggestiva quanto macabra Chiesa dei Morti, il cui nome nulla lascia all’immaginazione. La chiesa oltre a essere luogo di culto è anche meta del pellegrinaggio di molti curiosi. Al suo interno si trova il Cimitero delle Mummie, dove sono stati rinvenuti 18 corpi perfettamente mummificati e conservati. Le mummie dopo un decennio dal loro ritrovamento, sono state studiate ed esposte dietro l’altare. Grazie a un particolare fenomeno naturale infatti, i cadaveri si sarebbero essiccati perdendo i liquidi e conservando quindi perfettamente le sembianze, anche nel tempo.

Nella chiesa sono anche custoditi alcuni corpi ancora ben conservati di persone morte tra il Seicento e il Settecento. Le salme, recentemente ritrovate, sono state seppellite sotto terra senza una bara, come era consueto seppellire i morti all’epoca. Le salme, ritrovate ai primi dell’Ottocento, sono state oggetto di numerosi studi e di altrettante suggestioni e leggende. Fenomeno soprannaturale per alcuni, opera del diavolo per altri, mistero per i più, solo dopo approfondite analisi e studi condotte dalle migliori università italiane si è scoperto che grazie a una particolare condizione ambientale, i cadaveri potevano subire naturalmente il processo della mummificazione. I cadaveri mummificati sono stati sistemati dalla Confraternita della Buona Morte, che si occupava del trasporto, sepoltura delle salme (specie dei condannati a morte), assistenza dei moribondi e registrazione dei defunti. Grazie a questo lavoro di catalogazione e di registro dei morti, attraverso manoscritti dell’epoca è stato possibile dunque stabilire identità e storia personale di ciascuna delle mummie: il ragazzo accoltellato durante la veglia danzante; la donna morta di parto per il taglio cesareo e l’inquietante storia dell’uomo sepolto vivo in quanto versava in una specie di coma, di morte apparente da cui si è risvegliato solo dopo la sepoltura. E sempre a Urbino, forse per la fascinazione di questo fenomeno naturale che sfida la decomposizione e la distruzione fisica della morte stessa, si è verificato un nuovo caso di profanazione di tombe e di apertura della cassetta-ossario. Il

grave episodio che ha violato la sacralità del cimitero comunale di Torrette di San Tommaso, si è verificato nella notte tra lunedì e martedì. Due tombe, in particolare due cappelle private di altrettante famiglie urbinati, sono state aperte e profanate. Ignoti si sono introdotti all’interno del cimitero passando per un cancelletto periferico che solitamente resta aperto. Nella prima cappella hanno forzato il cancelletto, rotto un loculo con un piccone e asportato una cassetta ossario, poi rinvenuta all’esterno, aperta, nei pressi della cappella. Quindi, nella seconda cappella poco distante, anch’essa facilmente accessibile, hanno tentato di rompere con il piccone un altro loculo, ma non ci sono riusciti. Poi i profanatori hanno forzato l’ingresso della chiesetta del cimitero, ma non sembra sia stato asportato nulla. Parlavamo di nuovo caso di profanazione, perché il cimitero di San Tommaso era salito alle cronache per un episodio simile, vent’anni fa, quando vennero rubate delle cassette ossario poi ritrovate nell’altro cimitero cittadino, a Schieti. Delle indagini si occupano i carabinieri di Urbino. Al momento, nessuna pista viene esclusa: dalla bravata, alla ricerca di ossa per compiere approssimativi e rudimentali riti esoterici (nessun rituale, di alcun tipo di magia bianca, rossa, verde e nera - prevede tra gli strumenti e gli oggetti rituali l’uso di ossa umane), fino al semplice macabro scherzo.

TALITA FREZZI


Concordia: fermo del comandante per omicidio colposo plurimo e abbandono di nave. Ancora 38 dispersi ROMA, 15 GENNAIO ’12 - Mentre negli occhi dei superstiti al naufragio della Costa Concordia si staglia la luce dei sopravvissuti, dei miracolati, degli scampati alla sciagura, continuano le operazioni di salvataggio e di ricerca dei dispersi. Tre i morti accertati per annegamento. Attualmente mancano all’appello 38 persone, disperse forse in mare forse inghiottite nel relitto della nave inclinata sul fianco a Isola del Giglio, dopo lo scontro con gli scogli che venerdì sera ha provocato uno squarcio dello scafo di oltre 70 metri che ha imbarcato migliaia di tonnellate d’acqua. Il comandante della nave Francesco Schettino è in stato di fermo con le accuse gravissime di manovra maldestra, omicidio plurimo colposo, naufragio, abbandono di nave. In stato di fermo, detenuto in cella, anche il primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio. Secondo la Procura della Repubblica di Grosseto infatti, la nave si trovava troppo vicina all’isola e quel naufragio - in cui sono morte 3 persone, ferite 40 di cui due gravissime e disperse al momento, ancora 38 - si poteva evitare. Francesco Schettino ha trascorso la prima notte dopo il naufragio in carcere. Il comandante rischia fino a 15 anni di carcere per aver condotto la Concordia fuori rotta e a ridosso dell’Isola del Giglio, causando per imperizia, il naufragio e aver abbandonato la nave senza sovrintendere alle operazioni di

soccorso. Anche se, come accertato e come dichiarato poi dalla Procura, Schettino “non è stato sicuramente l'ultimo a lasciare la nave”. L’inchiesta potrà svilupparsi meglio e trovare altri elementi di indagine appena sarà esaminata la scatola nera, ritrovata ieri e sottoposta a sequestro. Il Procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, ha dichiarato che “il comandante non poteva avvicinare così tanto la nave all'isola. Avvicinandosi così tanto era inevitabile che questo scoglio se lo trovasse sotto la nave. Questo scoglio ha tranciato la parte laterale della nave, che si è inclinata su un lato”. Tre le inchieste avviate sulla sciagura. Indagano la Procura di Grosseto, la capitaneria di porto e il Ministero dei Trasporti. Salvati gli sposini in luna di miele e il capo commissario di bordo. Questa mattina la corsa contro il tempo dei soccorritori ha permesso di recuperare i due sposini coreani in luna di miele, sono sani e salvi, stanno bene. Li hanno salvati dopo 24 ore dal naufragio. Marito e moglie erano rimasti imprigionati nella loro cabina. Mentre i soccorritori ispezionavano la nave alla ricerca di altre persone, hanno udito le loro grida straziate che imploravano aiuto. Li hanno estratti vivi e spaventati. Sotto choc. Eppure quello avrebbe dovuto essere il viaggio più bello della loro vita. Intanto proseguono affannose le ricerche di quelle 38 persone, tra

passeggeri e membri dell’equipaggio, che mancano ancora all’appello. Una terza persona è stata salvata. E’ un membro dell’equipaggio, il capo commissario di bordo Marrico Giampetroni, che era rimasto intrappolato nella sua cabina. E’ ferito, ha una frattura a una gamba. Giampetroni ha guidato i soccorritori fino alla sua cabina facendo rumore. I vigili del fuoco nell’ispezione del relitto hanno sentito i colpi, che man mano aumentavano di intensità e sono arrivati appena in tempo alla cabina del marinaio, che si trova nell’area allagata, proprio nella parte dove la Concordia è a livello delle acque. Tre i morti accertati e ancora 38 i dispersi. Le liste dei passeggeri assegnati alle cabine e l’elenco dei dispersi vengono confrontati, incrociati, controllati con affanno in una corsa contro il tempo per salvare altre vite. A bordo della nave da crociera Concordia c’erano 3.216 passeggeri (989 italiani, 569 tedeschi, 462 francesi, 177 spagnoli, 129 americani, 127 croati e 56 di altre nazionalità) e 1.013 membri dell’equipaggio. Per un totale di 4.229 persone (e non 5.700 come inizialmente era stato diffuso). Mancano ancora 38 persone. I superstiti sono stati portati in salvo a Isola del Giglio, dove ogni struttura d’accoglienza, ogni scuola, chiesa e centro di ritrovo sono diventati campi base per ospitare i naufraghi.


Restano tre le vittime accertate in questa tragedia in mare: due turisti francesi, Francis Serve e Jean-Pierre Micheaud, e un marinaio peruviano Thomas Alberto Costiglia. Secondo gli accertamenti necroscopici condotti dal medico legale sarebbero morti per annegamento. Ma con ogni probabilità, sarà disposta un’autopsia per chiarire meglio le cause del decesso. Le salme si trovano all’obitorio di Orbetello a disposizione dell’autorità giudiziaria. I soccorritori stanno ancora scandagliando e ispezionando il relitto, convinti che vi siano ancora persone vive a bordo magari rimaste intrappolate nelle cabine o in qualche sala; e nella speranza che molti dei 38 nominativi che mancano all’appello si siano messi in salvo da soli. La paura maggiore è per l’equipaggio. Perché se la speranza dei 38 naufraghi si trasformasse invece nel ritrovamento dei corpi ormai senza vita, sarebbero quelli del personale di bordo: cuochi, aiutocuochi, camerieri, addetti a lavanderia e pulizia delle cabine; personale di diverse nazionalità che trovandosi a lavorare nella parte della nave rimasta più a contatto col fondo marino, dove si è incagliata, potrebbero avere avuto la peggio. Li stanno cercando i sommozzatori, che dalle prime luci dell’alba hanno ripreso le immersioni. Polemiche sulla gestione dell’emergenza a bordo. Passeggeri finiti in mare, altri che vi si sono gettati presi dal panico mentre il Concordia si inclinava minacciosamente e imbarcava acqua dallo scafo. Panico. Si è anche detto delle scialuppe che cadevano sulle persone. Tutte dichiarazioni rese agli inquirenti, che ora attendono un

riscontro e che potrebbero svelare altre responsabilità in questa tragedia. Delle molte polemiche sui soccorsi non tempestivi, sul fatto che il comandante avesse imputato a un guasto delle macchine il black-out seguito all’incagliamento cercando di tranquillizzare per quanto possibile i passeggeri sta indagando la Procura. Ma la compagnia di navigazione Costa Crociere respinge le accuse. Il direttore generale della Costa Crociere, Gianni Onorato, smentisce, dichiarando invece che “le procedure di sicurezza previste in questi casi sono state eseguite nei tempi corretti, e corretta è stata anche la decisione del comandante di evacuare la nave Concordia quando ha ritenuto che ci fossero le condizioni di sicurezza”. Danno ambientale. Quando sarà superata l’emergenza umana, con il recupero di tutte le persone e il ritrovamento degli assenti, si dovrà affrontare anche un altro problema cagionato dal naufragio. Il danno ambientale, visto che la nave da crociera aveva nella sua cisterna interna, ben 2.380 tonnellate di gasolio che rischiano di finire in mare. Prelevare il carburante dai serbatoi potrebbe comportare un impatto sulla stabilità della nave, farla inclinare ancora in maniera peggiore. Un rischio da valutare anche per le persone che nella peggiore ipotesi ventilata, possano essere imprigionati nel fondo della nave.

imprudenza, negligenza o imperizia. Disastro colposo aggravato, che punisce con la reclusione da 2 a 10 anni proprio la causazione per colpa ( comportamento caratterizzato da imprudenza, negligenza, imperizia di tipo omissivo o commissivo) il naufragio di nave adibita al trasporto di persone. E poi i reati del codice della navigazione. D: Il codice della navigazione, quindi, prevede anche delle sanzioni per reati? R: Sì, ve ne sono molto assolutamente specifiche ed altre che in parte si rifanno ai reati codicistici. In questo caso vengono contestato al comandate e al primo ufficiale l'abbandono di nave, reato gravissimo che rispecchi quel motto marinaro in cui il comandante deve andare a fondo con la propria nave, e la manovra maldestra. Il reato di abbandono di nave punisce, con la reclusione fino a due anni, il comandante (e in misura ridotta anche altri membri dell'equipaggio), che, in caso di abbandono della nave non scende per ultimo da bordo. Se dal fatto deriva l’incendio, il naufragio o la sommersione della nave la pena è da 2 a 8 anni. D: Quali responsabilità per gli armatori della nave? R: Da un punto di vista civilistico la Costa avrà grossissime ripercussioni di tipo risarcitorio. Il CODACONS (forse con un eccesso di frettoloso zelo) ha già avviato una sottoscrizione per avviare una class TALITA FREZZI action contro la Costa. Inoltre D: Quali reati vengono contestati bisognerà capire se potranno ravvisarsi anche delle responsabilità al comandante della nave? R: Omicidio colposo di più persone, penali in concorso per non aver per aver cagionato la loro morte per garantito sistemi di sicurezza ed


evacuazione adeguati.

AVV.TOMMASO ROSSI

Detersivi, elettrodomestici, olii: i veleni casalinghi, Il progresso che inquina ROMA, 16 GENNAIO '12 Pensereste mai che le nostre case possano essere uno dei peggiori contenitori esistenti di veleni e rifiuti pericolosi? Forse. O forse no. Siamo ormai abituati a vivere il nostro rapporto con il progresso con disinvoltura, ma i pericoli per la salute e per l'ambiente che si nascondono dietro le nostre abitudini quotidiane sono molteplici. Secondo l'Epa (l'Environment Protection Agency), l'agenzia americana per la protezione dell'ambiente, ogni giorno produciamo una quantità di rifiuti speciali pericolosi con una concentrazione addirittura superiore a quella che si trova nelle strade delle grandi metropoli. Prodotti per la persona e la casa. Il primo contatto con i veleni lo stringiamo già duranti i primi minuti della nostra giornata, la mattina in bagno. Saponi e shampoo non biodegradabili e deodoranti spray diffondono nell'aria composti organici volatili, potenzialmente tossici ed irritanti. Spostandoci in cucina per la colazione, il rifiuto speciale inaspettatamente pericoloso è il caffè, non quello della moka tradizionale, ma quello delle capsule di alluminio delle macchine automatiche. Nespresso, l'azienda di punta italiana nella produzione delle cialde di caffè espresso, da luglio dell'anno scorso sta istituendo centri di raccolta delle cialde esaurite, ma quella allo smaltimento è una lotta complessa. In cucina, però, il bollino rosso dei veleni casalinghi trova la

sua massima espressione nei prodotti per la pulizia. Tutti i detersivi e i detergenti per la casa contengono solventi e sbiancanti potenzialmente pericolosi e inquinanti. E anche quando i prodotti sono biodegradabili il loro uso deve essere controllato ed è necessario evitare le dosi eccessive. La biodegradabilità infatti non è mai totale. Infine, non possiamo sentirci protetti nemmeno davanti a una romantica cena a lume di candela, dal momento che le candele, bruciando, diffondono nell'aria sostanze che possono provocare allergie. Olio di frittura. Un discorso a parte merita l'olio di frittura. Oggi è utilizzabile come bio carburante, tanto che negli Stati Uniti sono sempre più diffusi, chi l'avrebbe mai detto, i casi di furto di olio nei ristoranti (Fatto & Diritto si è occupato di ciò http://www.fattodiritto.it/olio-frittoa-ruba-negli-usa-venduto-per-farnecarburante-biologico/). In Italia produciamo ogni anno circa 280 mila tonnellate di olio esausto (in gran parte sotto forma di fritture), pari a quasi 5 chili a testa. Quest'olio è però ricco di sostanze inquinanti e va necessariamente smaltito con le corrette procedure. L'olio esausto non è infatti biodegradabile e non è organico. Se viene disperso nell'acqua forma una sorta di "velo" che impedisce ai raggi del sole di penetrare, causando ingenti danni all'ambiente. Se poi raggiunge le falde acquifere, anche nell'esigua

quantità di un solo chilogrammo, rende l'acqua non potabile e arreca gravi danni al regolare funzionamento dei depuratori. Guai, quindi, a gettarlo nei tombini, negli scarichi o nei normali bidoni della spazzatura. Va raccolto e depositato negli appositi contenitori predisposti per l'uso in molti comuni italiani o consegnato nelle "isole ecologiche" (centri ambientali) di cui le città sono oggi dotate.Elettrodomestici. Anche tutti gli elettrodomestici, e in particolare i telefonini e i relativi accessori, devono essere considerati rifiuti speciali. Nonostante sia in vigore una direttiva europea del 2003 sui rifiuti elettrici ed elettronici che prevede la creazione di appositi sistemi di raccolta e che impone ai venditori di riprendere gratuitamente indietro telefonini e alimentatori usati, è però ancora difficile trovare dei negozi che effettuino questo tipo di servizio.Farmaci, pile e lampadine a basso consumo. Anche farmaci scaduti, pile esauste e lampadine a basso consumo conquistano un posto rilevante tra le sostanze inquinanti. Le lampadine a basso consumo, in particolare, sono fortemente inquinanti e vanno portate nelle "isole ecologiche" costituite dai comuni oppure riconsegnate al negoziante, per averne in cambio di nuove. FEDERICA FIORDELMONDO D: Quale è la disciplina che regola lo smaltimento dei rifiuti


elettronici? R: La materia della gestione dei c.d. Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) è regolata da diverse direttive europee (es. 2002/96/CE e 2003/108/CE) che sono state recepite in Italia con il Decreto Legislativo 151/2005 entrato in vigore con DM 185/2007. La normativa prevede che i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche debbono iscriversi in un registro per dichiararne le quantità immesse sul mercato ed entrare a far parte di un sistema collettivo/Consorzio che si occupa di raccolta, trasporto, stoccaggio, disassemblaggio, riciclaggio e smaltimento dei RAEE. Il trattamento di questi speciali rifiuti avviene in centri attrezzati, autorizzati alla gestione dei rifiuti ed adeguati alla normativa del decreto 151/2005. Per inviare tali materiali ai suddetti centri di trattamento è prevista anche la raccolta differenziata di tali apparecchiature presso speciali isole ecologiche oppure attraverso la riconsegna gratuita del rifiuto direttamente al rivenditore al momento di acquisto di un altro apparecchio dello stesso tipo. In particolare una delle direttive RAEE stabilisce che il finanziamento e l’organizzazione della raccolta e del trattamento dei materiali e apparecchiature elettriche ed elettroniche sono a carico de produttori. Per sostenere questi nuovi costi, i produttori possono far pagare un eco-contributo al momento dell’acquisto di un’apparecchiatura nuova ma l’ecocontributo non deve superare i costi di trattamento.Ai sensi del nostro d.lgs. 151/2005 i “produttori” sono

coloro che fabbricano o importano un prodotto elettrico o elettronico oppure lo commercializzino con proprio marchio indipendentemente dalla provenienza geografica del bene ovvero tutti coloro che per primi immettono il prodotto sul mercato e pertanto ne sono responsabili. I “distributori”, invece, sono obbligati al ritiro dell’apparecchio da gettare al momento dell’acquisto di un nuovo apparecchio equivalente. In Italia sono stati emanati in materia anche il D.M. 185/2007 “Istituzione e modalità di funzionamento del registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE)” e il D.I. 208/2008 che ha rinviato al 1 gennaio 2010 l’entrata in vigore del regime del c.d. “new waste” per cui ogni produttore di apparecchi elettrici ed elettronici deve sostenere i costi della raccolta, del recupero e dello smaltimento sicuro di tutti i gli apparecchi che ha immesso sul mercato italiano. D: Quale la disciplina per i c.d. reati ambientali in Italia? R: A seguito dell’entrata in vigore del Codice dell’Ambiente (d.lgs. 152/2006) è stata dettata una disciplina più omogenea della normativa in materia di tutela dell’ambiente la cui violazione può comportare sanzioni amministrative, ma anche penali. La disciplina quindi non è contenuta nel codice penale (scelta molto discussa e differente da quella adottata da molti altri paesi europei quali Germania e Francia). Lo scorso agosto è anche in entrato in vigore il d.lgs. 121/2011 che attua una serie di direttive

europee sulla tutela dell’ambiente prevedendo per la prima volta l’estensione della responsabilità per i c.d. reati ambientali anche alle persone giuridiche. In particolare la nostra disciplina classifica i rifiuti in base all’origine (rifiuti urbani e rifiuti speciali) ed in base alle loro caratteristiche di pericolosità (rifiuti pericolosi e non pericolosi). D: Come è regolamentato lo smaltimento degli oli c.d. Esausti? R:Gli olii c.d. esausti si dividono in tre categorie per ognuna delle quali sono previsti metodi diversi di ritiro e smaltimento.In particolare ci sono i c.d. olii chiari che provengono delle industrie, quelli scuri che derivano soprattutto dalle macchine e contengono quindi metalli e residui di combustione e ossidati e quelli solubili come l’ olio vegetale per frittura. In base alle loro caratteristiche questi olii possono essere sottoposti a diverse operazioni quali la combustione, la rigenerazione, il trattamento o la termo-distruzione Ad esempio la maggior parte dell’ olio lubrificante usato raccolto viene inviato al recupero tramite processo di un processo di rigenerazione che consiste nell'ottenere nuove basi lubrificanti con le stesse caratteristiche delle basi ricavate dalla raffinazione del petrolio. Dal processo di rigenerazione si ottengono anche altri prodotti petroliferi quali il gasolio o il bitume. La struttura degli olii alimentari, invece, subisce una modifica dopo la frittura, infatti l'olio è ossidato, assorbe le sostanze inquinanti dalla carbonizzazione dei residui alimentari e la sua densità lo fa galleggiare, ad esempio,


sull'acqua delle fognature. Questa il ritiro degli oli alimentari esausti produzione di lubrificanti o caratteristica è dunque causa di consente il loro riciclo per uso biodiesel. inquinamento ambientale per questo industriale ma anche per la AVV. VALENTINA COPPARONI

Naufragio Concordia Le telefonate-choc che inchiodano Schettino e l'ombra dell'ammutinamento. GROSSETO, 17 GENNAIO ’12 - Se esistesse un reato di vigliaccheria, i capi di imputazione per il comandante del Concordia Francesco Schettino aumenterebbero ancora oltre a manovra maldestra, naufragio, omicidio plurimo colposo e abbandono di nave. Quelle tra il comandante della nave che si stava inabissando dopo l’impatto con gli scogli a Isola del Giglio e gli ufficiali della Capitaneria di Porto di Livorno sono comunicazioni-choc. Il capitano nega l’emergenza, parla di ‘piccoli problemi tecnici’ e non manda il mayday, il codice internazionale di richiesta di soccorso, inviato sembra, da una passeggera. Quando la Capitaneria insiste nel chiedere se hanno bisogno d’aiuto, il comandante tranquillizza che tutti i problemi si risolveranno solo con l’ausilio di un rimorchiatore. E quando i carabinieri di Prato vengono chiamati da un passeggero che pronuncia la parola “naufragio”, da terra scattano le operazioni per accertare cosa sta accadendo a bordo del Concordia ed eventualmente per intervenire subito. Le operazioni di soccorso partono prima di essere richieste. Ma il comandante è già sceso, quando viene chiamato dalla Capitaneria si trova già sugli scogli del Giglio, pronto a svignarsela. E, forse anche peggio dell’aver abbandonato la sua nave e il suo equipaggio che intanto si sta adoperando per evacuarla, mente sul numero dei passeggeri,

mente sulla sua posizione (dice che è a bordo, ma sta andando via). Tredici minuti prima della comunicazione di «abbandono nave» ricevuta dalla Guardia costiera i membri dell'equipaggio, alcuni ufficiali in particolare, prendono i passeggeri dalle cabine, preparano le scialuppe per lasciare la Concordia,. iniziano cioè da soli le operazioni di salvataggio. Quando poi viene intimato a Schettino dagli ufficiali a terra l’ordine di non abbandonare la nave, ma di tornare sul ponte e coordinare l’evacuazione visto che ci sono già dei cadaveri, dopo un istante di incertezza e di silenzio risponde che lo farà. Invece sale su un taxi e va via. Ecco la drammatica sequenza delle telefonate e delle comunicazioni via radio con la sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno e con la Guardia costiera in quei primi, già concitati, momenti di emergenza venerdì sera, mentre il Concordia imbarca tonnellate d’acqua dallo scafo, si inclina su un fianco e si inabissa. Ore 21,49. Il Concordia è finito contro la secca a 150 metri dal molo dell’Isola del Giglio. Lo stesso punto dove adesso si sta inabissando. Capitaneria: “Concordia, è tutto ok?”. Schettino: “Positivo - abbiamo solo un piccolo guasto tecnico”. Ore 21,54. Appena cinque minuti più tardi la sala operativa chiama ancora. I carabinieri di Prato hanno

ricevuto una chiamata d’aiuto da un passeggero a bordo che parlava di naufragio. Insistono da terra, vogliono sapere davvero che sta succedendo alla nave. Capitaneria: “Concordia, chiediamo se da voi è tutto ok”. Schettino: “Solo un problema tecnico”. Capitaneria: “Ci comunicate la vostra posizione?”. Schettino: “Abbiamo solo un problema tecnico e non siamo in grado, ma appena risolto vi comunichiamo noi”. Le comunicazioni con la sala operativa si interrompono. Alle successive chiamate da terra, il Concordia non risponderà. L’equipaggio è sulle scialuppe, ha già iniziato da solo le manovre per evacuare la nave e salvare quante più persone possibile. Nessuno può rispondere alla radio, bisogna pensare alle persone. Alle donne, ai bambini, ai feriti. Ore 23,10. Una motovedetta della Guardia di Finanza comunica che i primi passeggeri sono scesi dalla nave, sono sulle scialuppe e stanno raggiungendo terra. Ore 00,32. Il comandante Francesco Schettino è sullo scoglio di Isola del Giglio. E’ sceso. Ha abbandonato la nave, mentre da oltre 15 minuti i suoi marinai stanno facendo il loro dovere e portando in salvo i passeggeri, evacuando il Concordia. Arriva la prima telefonata dalla sala comando della Capitaneria di


Livorno al comandante. Capitaneria: “Quante persone ci sono a bordo?”. Schettino: “Due, trecento”. (Sul Concordia, in realtà, ci sono in tutto, tra equipaggio e passeggeri, 4.200 persone). A quaranta minuti circa dall’ordine di evacuazione della nave, il comandante comunica a terra che sta tornando a controllare. Schettino: “Torno sul ponte, vado a vedere”. Ore 00,42. Una seconda telefonata da terra per avere le proporzioni del disastro e capire quante persone stanno scendendo e come aiutare il Concordia. Capitaneria: “Quanta gente deve scendere?”. Schettino: “Ho chiamato l’armatore e mi dicono che mancano una quarantina di persone”. In realtà il comandante è già sugli scogli. Lo hanno visto, riconosciuto dalla divisa e dai gradi. Capitaneria: “Com’è possibile così poche persone? Ma lei è a bordo?”. Schettino: “No, non sono a bordo perché la nave sta appoppando, l’abbiamo abbandonata”. Capitaneria: “Ma come, ha abbandonato la nave?”. Schettino: “No, ma che abbandonata, sono qui”. Ore 1,46. La terza chiamata, mentre il comandante si trova ancora sugli scogli, vicino al molo. L’emergenza è già scattata. I toni sono concitati, preoccupati. Sta accadendo una sciagura a poche centinaia di metri dalla costa. Capitaneria: “Parlo con il comandante?”. Schettino: “Sì, sono il comandante.

Sì sono Schettino”. Capitaneria: “Allora, lei adesso torna a bordo, risale la bigaccina (scaletta) e torna a prua e coordina i lavori”. Schettino: nessuna risposta. Attimi di silenzio, di sospensione. Capitaneria: “Lei mi deve dire quante persone ci sono, quanti passeggeri, donne e bambini e lì coordina i soccorsi”. Schettino: “Sono a bordo…. ma sono qui”. Capitaneria: “Comandante questo è un ordine, adesso comando io, lei ha dichiarato l’abbandono della nave e va a coordinare i soccorsi a prua. Ci sono già dei cadaveri”. Schettino: “Quanti?”. Capitaneria: “Dovrebbe dirmelo lei. Cosa vuole fare, vuole andare a casa? Lei ora torna sopra e mi dice cosa si può fare, quante persone ci sono, e di cosa hanno bisogno”. Schettino: “Va bene, sto andando”. Il comandante chiude la telefonata con l’ufficiale della Capitaneria di Porto di Livorno che gli ha appena ordinato di risalire a bordo, raggiunge il molo del Gigli, sale su un taxi e se ne va. TALITA FREZZI

2 a 8 anni D: In che consiste l’ammutinamento? R: Il reato punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni i componenti dell’equipaggio della nave che in numero non inferiore al terzo disobbediscono, collettivamente o previo accordo, ad un ordine del comandante. Non si ravvisa a mio avviso nel caso in questione il reato in quanto i membri dell'equipaggio hanno agito in seguito alla totale mancanza di ordini da parte del comandante e per la necessità di salvare sé e soprattutto i passeggeri da un imminente pericolo di vita. D: Quanto rischia complessivamente l’ufficiale per naufragio, omicidio plurimo colposo, manovra errata e abbandono di nave? R: Il reato più grave è il naufragio, forma aggravata di disastro colposo punita con la reclusione da 2 a 10 anni. Gli altri reati verranno applicati in continuazione sulla pena prevista per il reato più grave. Rischia all'incirca una decina di anni di reclusione. D: In caso di disastro ambientale (come si teme) a pagare il prezzo di questa sciagura sarebbe la stessa compagnia di navigazione? R: Certamente sì, in quanto responsabile civile dei danni causati anche per colpa o dolo dai suoi dipendenti. Infatti è proprio la compagnia a doversi attivare in questa fase per evitare il realizzarsi del danno ambientale sostenendo i costi per la messa in sicurezza della nave.

D: Nel codice della navigazione, in che consiste il reato di abbandono di nave? R: Il reato di abbandono di nave punisce, con la reclusione fino a due anni, il comandante (e in misura ridotta anche altri membri dell’equipaggio), che, in caso di abbandono della nave non scende per ultimo da bordo. Se dal fatto deriva l’incendio, il naufragio o la sommersione della nave la pena è da AVV.TOMMASO ROSSI


Uccisero e sciolsero nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo 5 ergastoli per i boss PALERMO, 17 GENNAIO ’12- Chi nel 1996 c’era, non può non ricordarsi di Giuseppe e di quella sua foto che lo ritrae a cavallo. Il ragazzino era il figlio del pentito di mafia Mario Santo Di Matteo, detto Santino, le cui dichiarazioni furono fondamentali per condannare i mandanti di tante stragi mafiose, a cominciare dalle quelle di Capaci e via D’Amelio nell’estate ’92. Giuseppe, aveva 13 anni quando il 23 novembre del 1993 fu rapito dagli uomini di Cosa Nostra, che lo tennero prigioniero per 779 giorni e alla fine lo uccisero, dopo di che il suo corpo venne sciolto nell’acido: a quanto risulta fu proprio Giovanni Brusca a farlo, colui che azionò anche il famigerato telecomando a Capaci. I sequestratori si travestirono da poliziotti e andarono a prelevare il piccolo Giuseppe al maneggio, spiegandogli che lo avrebbero condotto da suo padre, in quel periodo nascosto in un luogo segreto per sicurezza. Il pentito Gaspare Spatuzza (uno dei tre rapitori de facto), ha affermato che il piccolo alla notizia fu felicissimo e commentò ‘ Papà mio, amore mio’. Purtroppo però quello fu l’inizio di un calvario che si concluse tragicamente l’undici gennaio 1996. Per quel rapimento e per quell’atroce delitto, la Corte d’Assise di Palermo ha già celebrato 4 processi e l’ultima sentenza è arrivata nei giorni scorsi: il collegio giudicante, presieduto dal Giudice Alfredo Montalto, ha accolto le richieste del p.m. Fernando Asaro, condannando a 5 ergastoli rispettivamente i boss

Matteo Messina Denaro (latitante) e Giuseppe Graviano oltre a Francesco Giuliano, Salvatore Benigno e Luigi Giacalone: i cinque ebbero ruoli differenti, ma tutti erano consapevoli che il bambino sarebbe stato ucciso. Al pentito Spatuzza, condannato a 12 annio, sono state riconosciute le attenuanti, vista la sua collaborazione ritenuta dal p.m. fondamentale. Già condannati all’ergastolo quali mandanti Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella. I sei condannati dovranno inoltre risarcire complessivamente 130.000 euro alle parti civili, la madre e il fratello del piccolo Giuseppe. Il pentito Spatuzza nel 2010 ha chiesto il perdono alla famiglia del bambino e alla società civile, affermando che oltre alla giustizia terrena, ci sarà anche quella Divina ad attenderlo. Franca Castellese, madre del piccolo, ha detto che ‘ le hanno strappato il cuore’ e che perdonare i carnefici di Giuseppe, sarebbe impossibile. ANDREA DATTILO D: La legge sui pentiti è un norma molto delicata e ha fatto condannare molti mafiosi accusati di crimini atroci, ma le dichiarazioni di un pentito possono far fede o abbisognano di riscontri effettivi per portare ad una sentenza? R: Nel 2001 è stata approvata la legge sui c.d. collaboratori di giustizia che è andata a modificare la precedente normativa risalente a 10

anni prima; la testimonianza di tali soggetti comporta per gli stessi sconti di pena, misure di protezioni ad hoc ed anche misure di assistenza economica ed anche legale a condizione però che il collaboratore riferisca ciò che sa entro un tempo limitato (6 mesi) da quando si dichiara disponibile a collaborare (pena l’inutilizzabilità). E' previsto che il collaboratore sconti almeno ¼ di pena per avere benefici penitenziari legati allo status di collaboratore di giustizia. Inoltre è prevista la revoca delle misure tutorie e assistenziali accordate quando il collaboratore non rispetta gli impegni assunto al momento dell’inserimento nel programma di protezione ed anche la revisione dei processi nei quali siano state concesse riduzioni di pena conseguenti ad una falsa, incompleta o reticente collaborazione. In ogni caso le dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia necessitano, per assumere valore di piena prova, di un riscontro sia sull’ attendibilità soggettiva del dichiarante sia sull’attendibilità estrinseca della dichiarazione resa ossia la sussistenza di riscontri oggettivi . D: I pentiti sono sottoposti a misure di protezione speciale, per lo più devono cambiare città e identità, tale regime è applicabile in via cautelare anche ai familiari del pentito? R: Vanno innanzitutto distinti i collaboratori di giustizia e i testimoni di giustizia, cioè persone in grado di riferire circostanze utili su


gravi fatti di reato. In relazione alle determinate circostanze concrete anche questi ultimi posso essere ammesse ad un programma di protezione stilato dallo Stato, che

può constare di cambiamento di comunque, sono previste delle tutele residenza, di identità, aiuti anche dei familiari. economici e protezione di polizia. Per entrambe le categorie, AVV.TOMMASO ROSSI

Primo sì alla Camera per chiudere gli allevamenti per la vivisezione. Green Hill potrebbe rimanere un brutto ricordo MILANO, 20 GENNAIO '12 - La commissione Politiche comunitarie della Camera ha detto sì all'emendamento che porta la firma dell'onorevole, ex ministro del Turismo, Michela Brambilla. Tale provvedimento, che approderà a Montecitorio per proseguire il suo iter la prossima settimana, potrebbe portare al divieto di allevare cani, gatti e altri animali destinati alla vivisezione nel territorio nazionale. La direttiva comunitaria del 2010 infatti, non esclude la pratica della vivisezione per questo motivo la Brambilla è intervenuta portando all'attenzione della Camera questo particolare aspetto. L'emendamento dell'ex ministro oltre all'abolizione

della vivisezione, elemento senza dubbio di primaria importanza, porta altre modifiche a quanto approvato da Buxelles come ad esempio la reintroduzione dell'anestesia, una pratica che era stata tolta e che invece diventerebbe obbligatoria; l'abolizione degli esperimenti sugli animali per qualsiasi scopo didattico; finanziamenti importanti verrebbero destinati alle pratiche alternative alla vivisezione e l'obbligo per il Consiglio Superiore di Sanità, di cui fanno parte anche i veterinari, di autorizzare gli esperimenti, decisione che altrimenti spetta a qualche funzionario ministeriale. Non viene invece toccata la questione, prevista dalla direttiva europea, dell'utilizzo

dei cani randagi per la vivisezione ma solo perché in Italia è già vietata dalla legge che tutela gli animali vaganti. Il primo sì della Camera potrebbe significare anche la chiusura del canile lager di Green Hill, l'allevamento della morte in provincia di Brescia che ospita, secondo i dati delle associazioni animaliste, oltre 2mila beagle destinati ai laboratori di tutto il mondo per essere vivisezionati e utilizzati per esperimenti scientifici. Le condizioni in cui questi cani vengono tenuti nel canile, dove la luce è solo artificiale come pure l'impianto di areazione, sono oggetto dell'esposto che la stessa Brambilla ha presentato alla Procura di Brescia


e ai Nas. In ogni caso se l'emendamento dell'ex ministro dovesse essere concludere positivamente l'iter parlamentare, Green Hill dovrà chiudere i battenti. “Quell’orrore sta per finire” ha commentato la Brambilla, “la multinazionale Marshall, proprietaria dell’allevamento lager, dovrà fare le valigie e chiudere per sempre”. ELEONORA DOTTORI D: In Italia come è regolata la sperimentazione animale? R: In Italia la sperimentazione animale è regolamentata principalmente dal Decreto Legislativo n. 116 del 27 gennaio 1992 “Attuazione della direttiva (CEE) n.609/86 in materia di protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici” . Tale decreto ha introdotto un articolato regime di controllo che impone a qualsiasi ricercatore, persona fisica o giuridica, pubblica o privata, il rispetto di precisi requisiti, limiti e condizioni stabiliti in ciascuna fase di utilizzazione degli animali. In altre parole la sperimentazione è ammessa e lecita soltanto nel rispetto di criteri molto restrittivi al di fuori dei quali (escluse le possibile deroghe), si configura un illecito di natura amministrativa e nei casi più gravi, di natura penale. In particolare il decreto legislativo 116/1992 prevede che chiunque

voglia intraprendere un’attività di ricerca con utilizzo di animali deve in ogni caso rispondere a specifiche esigenze imposte dalla normativa stessa e cioè dimostrare che non è possibile ricorrere ad altri metodi scientificamente validi che non comportino l’uso di animali,dimostrare la scelta del ricorso ad una determinata specie, mettere in atto procedure che evitino sprechi, ripetizioni e sofferenze inutili , operare con strumenti adeguati in strutture autorizzate, esercitare l’autocontrollo con dimostrata preparazione al corretto uso dell’animale, operare sotto il controllo sanitario permanente di un medico veterinario a ciò preposto. Gli esperimenti possono essere fatti solo previa comunicazione al Ministero della Sanità o se prevista, dopo aver ricevuto l’autorizzazione in deroga a divieti prescritti dallalegge. Gli esperimenti devono essere eseguiti conformemente al protocollo inviato al Ministero e ogni comunicazione deve essere comunicata. Tra i divieti espressi quello di eseguire sperimentazioni su cani, gatti, primati, specie in via di estinzione, di eseguire esperimenti senza anestesia, generale o locale, di eseguire sperimentazioni a solo scopo didattico, di praticare procedure che inducano forti dolori e privazioni. Deroghe a tali divieti possono essere concesse dal Ministero della Sanità per ricerche

considerate di elevato contenuto scientifico. La c.d. obiezione di coscienza alla sperimentazione animale è regolata invece dalla Legge n. 413 del 12 ottobre 1993 “Norme sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale”. D: In Italia come viene disciplinato il randagismo? R: La legge 281 del 1991 disciplina la tutela degli animali da affezione e la prevenzione dal randagismo. E’ previsto che i cani vaganti ritrovati o catturati non possono essere soppressi né destinati alla sperimentazione.I cani vaganti catturati, regolarmente tatuati, sono restituiti al proprietario o al detentore. I cani vaganti non tatuati catturati, nonche’ i cani presso le strutture devono essere tatuati; se non reclamati entro il termine di sessanta giorni possono essere ceduti a privati che diano garanzie di buon trattamento o ad associazioni protezioniste, previo trattamento profilattico contro la rabbia, l’echinococcosi e altre malattie trasmissibili. I cani ricoverati nelle strutture appositamente previste, possono essere soppressi in modo esclusivamente eutanasico, ad opera di medici veterinari soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosita’. AVV.TOMMASO ROSSI


Megavideo e Megaupload chiusi dall'Fbi. Siti della giustizia a stelle e strisce sotto l'attacco degli hacker NEW YORK, 20 GENNAIO '12 – “Non ho nulla da nascondere”. Con queste parole Kim Schmitz, il fondatore di Megaupload, ha commentato il suo arresto da parte dell'Fbi che lo accusa di aver commesso vari reati informatici. L'Fbi in collaborazione con il Dipartimento di Giustizia americano ha disposto la chiusura di Megaupload.com e Megavideo.com nell'ambito di un'operazione contro la pirateria informatica che conta sette indagati. Oltre a Schmitz le manette ai polsi sono scattate per altre tre persone, arrestate come lui in Nuova Zelanda, mentre altre due sono ricercate. Il fondatore di uno dei più famosi archivi di film, musica e software, Megaupload appunto, rischia 50 anni di prigione se l'accusa che viene mossa nei suoi confronti dovesse essere confermata. Nello specifico il sito avrebbe pubblicato questo materiale senza autorizzazione causando un danno di 500milioni di dollari ai detentori del copyright. L'accusa. Secondo l'accusa Megaupload avrebbe distribuito su ampia scala copie di materiale, come film, musica e libri elettronici ad esempio, protetto dal diritto d'autore senza autorizzazione e quindi in maniera illegittima. I reati sono di cui dovranno rispondere gli imputato sono associazione a delinquere finalizzata all'estorsione, al riciclaggio e alla violazione del diritto d'autore. La difesa.

Dal canto suo Megaupload ha fatto sapere di non temere queste accuse, che ha definito “ridicole”, spiegando che gran parte del traffico generato è assolutamente legale. Qui infatti gli utenti possono archiviare materiale troppo pesante per essere scambiato con altri utenti in modo “tradizionale”, ad esempio tramite email. Gli introiti per il sito arrivano dalla pubblicità e dagli utenti che chiedono un servizio più veloce. Tutto regolare se non fosse che nel portale circola anche materiale pirata. Basta un link che rimanda a un forum o un blog per scaricare file protetti dal copyright che nel giro di poco tempo sono accessibili su larghissima scala. Gli hacker contro il governo. Tempestiva l'offensiva degli hacker che si sono introdotti nei siti del Dipartimento di Giustizia a stelle e strisce, della Universal e di altre case discografiche e cinematografiche, rendendoli di fatto irraggiungibili. L'Fbi e lo sciopero di internet. Sarà un caso ma l'operazione dell'Fbi arriva il giorno dopo dello sciopero di internet, a cui hanno aderito anche Google e Wikipedia, indetto per protestare contro il disegno di legge americano antipirateria che, se votato, potrebbe minacciate la libertà di espressione sulla rete. ELEONORA DOTTORI D: Con l'arrivo delle rete è divenuto molto semplice eludere il copyright visto l'estrema facilità con cui si può recuperare il materiale che si desidera eludendone il costo. Il copyright il

rete come viene tutelato? R: La rete spesso rappresenta un po’ una sorta di giungla informatica. Un luogo anarchico e spesso troppo vasto per essere controllato al 100%. Spesso navighiamo in siti ospitati all’estero e neanche ce ne accorgiamo. Tecnicamente il copyright nella rete viene tutelato in egual modo come altrove. La dove c’è una distribuzione che sia cartacea, video o telematica ci sono anche i relativi diritti di distribuzione. Tutto questo lo si può raggirare ‘alloggiando’ il proprio sito internet di filesharing all’estero (Russia, Ucraina, ecc…) in questo caso la nostra legge non avendo giurisdizione in altri paesi non può farci nulla, non può quindi intervenire e chiudere il sito. Quello che può fare però è oscurarlo. Quando navighiamo su internet e digitiamo il classico www-puntositoweb-punto-com inviamo una richiesta ad un server chiamato DNS (Domain Name System) il quale traduce l’indirizzo da noi digitato da lettere in numeri (es: 123.221.219.012 ) e manda così una ‘chiamata’ alla pagina da noi richiesta (Google corrisponde a: 173.194.35.56, se si tenta di scrivere come indirizzo http://173.194.35.56 ci apparirà il noto motore di ricerca). Gli organi di polizia postale spesso intervengono proprio sul server DNS che è nazionale, alloggia in italia, sostituendo l’indirizzo ip (es:15.235.43.20) corrispondente a www-punto-sitopirata-punto-com con uno di loro proprietà (la classica


pagina che informa l’oscuramento da parte della PP) digitando quindi tale url vengo dirottato altrove anziché alla fonte originale. D: Google, Wikipedia e altri siti hanno protestato contro il disegno di legge antipirateria perché lo stesso potrebbe minacciare la libertà di espressione in rete. La Casa Bianca ha anticipato che porrà il veto e anche diversi parlamentari non sembrano d'accordo con la proposta. Questo atteggiamento fa pensare, ma sarà il voto a dimostrarlo, che in realtà il pericolo di censura sia minimo. In quali Paesi la rete è censurata? R: In molti paesi dove non c’è libertà di stampa e di informazione esistono delle gravi e

antidemocratiche restrizioni nella rete. Uno dei casi di censura più noti è quello cinese il quale ha installato una barriera (dove appunto il DNS viene scrupolosamente controllato) ai margini dei confini del proprio stato chiamandolo, con un sottile senso dell’umorismo, The Great Wall, la grande muraglia. Considerando che a volte il controllo del DNS non è sufficiente (termine tecnico filtering and redirection) il Great Wall presenta notevoli implementazioni a garantire questo genere di censura come: ip blocking (digitando http://173.194.35.56 si potrebbe infatti raggirare il DNS) URL Filtering (si basa sul nome dell’indirizzo internet) e il Packet

filtering (analisi dei dati e dei contenuti presenti nella pagina web). Eclatanti furono i casi di censura imposti anche a Google infatti accedendo alla versione cinese e cercando nomi come ‘Dalai Lama’ il motore di ricerca più famoso e potente al mondo ‘casualmente’ non trovava nulla. Tali imposizioni costrinsero l’azienda americana a chiudere la sede cinese e a trasferirsi ad Honk Kong. Noti anche casi di oscuramento Youtube durante le rivolte arabe, sempre con gli stessi metodi. GIORGIO (Webmaster)

DI

PROSSIMO

Vespri Siciliani:continua la protesta, isola ko. Tensione tra Confindustria e movimenti di protesta. PALERMO, 21 GENNAIO '12 - L' "operazione dei vespri siciliani" continua a sconvolgere la Sicilia. Lo sciopero proclamato dal movimento "Forza d'urto" (sigla che raccoglie gli autotrasportatori aderenti all'Associazione imprese autotrasportatori siciliani), dal "Movimento dei forconi" (agricoltori) e dai pescatori dell'isola è arrivato al suo quarto giorno e sta causando disagi notevoli. I manifestanti da lunedì protestano uniti contro l'aumento delle accise sui carburanti e contro l'aumento delle tariffe autostradali, e continuano a bloccare strade, ferrovie e porti. A Palermo la benzina è ormai esaurita nei distributori. E nelle poche stazioni di rifornimento provviste di scorte si

sono registrate code chilometriche che hanno mandato il traffico in tilt (Fatto & Diritto si è occupato dell'avvio della protesta http://www.fattodiritto.it/tornano-ivespri-siciliani-serrata-dei-tir-unmanifestante-accoltellato-a-lentini/) Vertice con Lombardo. Ieri mattina a Palazzo D'Orleans, sede della presidenza della Regione Sicilia, il governatore Raffaele Lombardo ha convocato una riunione per discutere del blocco con le delegazioni dell'Aias, dei "Forconi" e dei pescatori. Presenti anche i prefetti di Palermo e Catania. Il presidente di Confindustria parla di mafia. Il presidente di Confindustria in Sicilia, Ivan Lo Bello, ha denunciato circostanze allarmanti: "Tra gli agricoltori e gli

autotrasportatori che stanno creando notevoli danni al sistema imprenditoriale abbiamo rilevato direttamente, e attraverso i nostri associati, la presenza di personaggi legati alla criminalità organizzata. Non cerchiamo frasi ad effetto: se diciamo certe cose è perché si tratta di presenze inquietanti". Lo Bello ha proseguito poi parlando dei danni conseguenti allo sciopero: "La situazione peggiora di giorno in giorno, i blocchi che impediscono la consegna delle merci non solo continuano ma sono in aumento. I danni subiti dal sistema delle imprese sono ingenti. Stiamo valutando l'impatto, ma posso dire che è rilevante". "Dietro questa mobilitazione - ha aggiunto Lo Bello - vedo un vecchio


ribellismo siciliano, con dei leader che fanno politica e qualche politico trombato che vuole ritrovare la scena alimentando la protesta. La preoccupazione è che tutto ciò si possa risolvere in una grande operazione di trasformismo". Il presidente di Confindustria si è appellato poi agli studenti che sono scesi in strada con i movimenti e ha detto: "Manifestate autonomamente mettendo in campo una piattaforma seria, che non può essere solo il costo della benzina, ma che dia risposte al disagio sociale che gli industriali denunciano da tre anni senza alcuna risposta da parte dei politici. Non lasciatevi intrappolare da demagoghi in servizio permanente che non tutelano i vostri interessi". La reazione dei movimenti. "E'

grave - dice Franco Calderone, del movimento Forza D'Urto - quanto denunciato dal presidente di Confindustria Sicilia. Con questa protesta stiamo solo cercando di evitare che le nostre aziende finiscano nelle mani della mafia". Martino Morsello, uno dei rappresentanti di Forconi di Palermo, scrive invece in un nota: "Sono gravi le dichiarazioni da parte di Confindustria Sicilia, per questo inizio lo sciopero della fame. Con sdegno il nostro movimento denuncia una campagna denigratoria del presidente degli industriali siciliani, Ivan Lo Bello, e di tutti i rappresentanti di categoria, per le gravi dichiarazioni diffamatorie rese alla stampa, dove parlano di infiltrazioni di mafia dietro il Movimento dei forconi.

Ivan Lo Bello e i rappresentanti dei sindacati, che si sono macchiati di questa infame accusa, facciano i nomi e dimostrino quanto da loro dichiarato e si assumano la grave responsabilità di simili infamanti accuse e di non essere omertosi di fronte alla popolazione siciliana che è stata ridotta alla fame dalla classe politica, dalla burocrazia con la complicità dei sindacati e della grande industria. Inizierò da stamattina lo sciopero della fame, per sensibilizzare e portare a conoscenza a milioni di italiani che hanno dimostrato solidarietà, condividendo le scelte del Movimento dei forconi". FEDERICA FIORDELMONDO

Liberalizzazioni al via dopo 8 ore di Consiglio dei Ministri Ecco cosa cambia ROMA, 21 GENNAIO '12 – Quella che si è svolta ieri a Palazzo Chigi, è stata una delle più lunghe sedute del Consiglio dei Ministri degli ultimi decenni: il Presidente del Consiglio Mario Monti con il suo Esecutivo sono rimasti fino a tarda sera a lavorare sul Decreto che va ad introdurre le tanto sospirate (non da tutti), liberalizzazioni. Il provvedimento, è stato poi illustrato da Monti, accompagnato da alcuni dei suoi Ministri più rappresentativi (c’era il Ministro allo sviluppo economico e infrastrutture Corrado Passera, quello della Salute Renato Balduzzi e il Guardasigilli Paola Severino insieme al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà ), in una conferenza stampa, il Premier ha

spiegato di essere soddisfatto del lavoro svolto, avendo cercato di temperare le esigenze delle varie categorie interessate dalla norme, con la necessità oramai inderogabile, di apportare riforme strutturali al nostro sistema paese. Monti ha parlato di misure volte ad un’azione congiunta ‘ economica e sociale’, volta a favorire una maggiore concorrenza sui mercati con conseguenti benefici anche per i contribuenti e di possibilità per il Governo di contrastare le inadeguatezze infrastrutturali. Ha inoltre affermato che il Decreto pone norme volte a favorire i giovani, abolendo privilegi corporativi che spesso bloccano la libera iniziativa. E’ stato comunque chiarito che, quello approvato ieri, prevede solo

una parte delle novità legislative che diverranno esecutive nelle prossime settimane, poiché già la prossima settimana, il Consiglio dei Ministri si ritroverà per continuare il lavoro cominciato ieri: in particolare, Monti ha spiegato che verranno varate misure che apportino una chiara e netta semplificazione delle procedure amministrative in tutti i campi, in modo da eliminare pratiche burocratiche spesso eccessive ed inutili. E’ probabile che nella prossima seduta, l’Esecutivo possa procedere anche a mettere a punto alcune misure varate ieri, anche perché le reazioni delle categorie interessate non si faranno attendere e, mentre gli avvocati hanno già proclamato uno sciopero nazionale con tanto di manifestazione fissata


per il 26 gennaio a Roma, i benzinai minacciano la serrata per 10 giorni, rischiando, nel caso, di essere precettati. Nel merito, il piano approvato ieri va a colpire un po’ tutte le categorie, dalle aziende pubbliche ai privati, dai commercianti ai liberi professionisti. Per quanto riguarda la rete di distribuzione dell’energia, è stata prevista in particolare la separazione, entro sei mesi, di Eni dalla Snam Rete Gas che al momento ha la gestione esclusiva per il trasporto del gas. Per i carburanti, non vi saranno più contratti di esclusiva fra i gestori e le compagnie e in pratica i distributori potranno acquistare la benzina dove meglio credono, potranno vendere merce ulteriore al loro interno ed avranno anche la possibilità di riscattare in parte la postazione lavorativa attualmente di proprietà delle compagnie di gestione. Questo dovrebbe comportare un netto calo del prezzo della benzina che attualmente è uno dei più alti d’Europa. Novità anche per il servizio ferroviario, dove ai dipendenti di Ferrovie dello Stato e alla Ntv di Montezemolo, non sarà più applicabile il contratto collettivo nazionale: in pratica ora il rapporto fra Rfi che gestisce la rete ferroviaria e Trenitalia ( e Ntv), sarà di competenza dell’Authority del Trasporto istituita con il Decreto in esame. Le compagnie di assicurazioni, potranno proporre sconti sulle RCA, a patto che l’automobilista si faccia inserire, a bordo del proprio veicolo, una sorta di piccola ‘ scatola nera’,

cioè un congegno elettronico in grado di registrare in diretta le dinamiche dei sinistri occorsi: in tale maniera si eviterebbero numerose truffe alle assicurazioni stesse, che appunto diminuirebbero così il premio da pagare- chiaramente l’apposizione del congegno è discrezionale. Le farmacie aumenteranno di numero e ce ne saranno 5000 in più, da 18.000 a 23.000 e le Regioni dovranno adeguarsi entro 4 mesi, altrimenti arriverà un commissario governativo : dovranno avere turni e orari liberi e i farmacisti potranno applicare sconti sui farmaci di fascia A pagati direttamente dal cliente, mentre quelli di fascia C ( già scontabili ) non potranno essere venduti in altro tipo di esercizio commerciale. Il Ministro della Salute Balduzzi ha anche riferito che a breve verrà indetto un grande concorso nazionale per ampliare la categoria e che i giovani farmacisti potranno riunirsi per aprire nuovi esercizi. Novità anche per avvocati e notai. Il Ministro della Giustizia, Paola Severino ha annunciato che per i princìpi del foro non potranno più applicare tariffe minime o massime e che ogni professionista sarà libero di applicare il prezzo che meglio crede: la misura, già prevista al tempo da Bersani, dovrebbe potenzialmente favorire i giovani legali. Per i giuristi in erba, invece, sarà possibile effettuare i primi 6 mesi dei 18 destinati alla pratica legale, presso la propria Università di provenienza, semplificando così l’accesso alla professione.

Aumenteranno i notai e saranno previsti nuovi bandi di concorso fino al 2014 per abilitarne 500 in più. Sarà più facile anche aprire una nuova impresa, poiché sono state soppresse numerosi vincoli burocratici, in particolare nulla osta, licenze e autorizzazioni varie che si frapponevano fra il futuro imprenditore e l’apertura della nuova attività. Il Sottosegretario Catricalà ha spiegato che per i giovani è stata prevista la possibilità di aprire un nuovo tipo di società, la Ssrl: Società semplificata a responsabilità limitata, che sarà possibile costituire versando un solo euro e non abbisognerà di atti notarili. Per le imprese sarà inoltre previsto un apposita sezione dei Tribunali, chiamato appunto Tribunale delle imprese che renderà più celeri i relativi contenziosi comportando numerosi vantaggi. Gli edicolanti potranno scontare le riviste e commercializzare merce di vario tipo, mentre per i commercianti sono stati liberalizzati gli orari di apertura e chiusura anche se non sarà possibile effettuare liberamente i saldi. E infine i tassisti, categoria su cui Catricalà ha glissato fino alla domanda diretta di un giornalista: il Sottosegretario ha spiegato che sul punto, vista la delicatezza del problema, il Governo ha preferito delegare parzialmente alla Authority dei trasporti perché essa possa valutare i singoli casi, decidendo poi sulle concessioni e sulle tariffe da applicare in concerto con i Sindaci delle varie città. Sarà così possibile valutare meglio procedendo ad una puntuale ‘analisi dei


fabbisogni’.Vedremo le reazioni Ma, a quanto pare, sta volta si fa sul ANDREA DATTILO delle categorie nei prossimi giorni. serio.

Emanuela Orlandi Sit-in contro la tomba di De Pedis a Sant’Apollinare ROMA, 23 GENNAIO ’12 - Tanta gente in strada per chiedere verità e giustizia sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la giovane vaticana di cui si sono perse le tracce 28 anni fa. Il sit-in, organizzato dal fratello di Emanuela, si è concentrato sabato davanti alla chiesa di Sant’Apollinare, dove è ospitata una cripta con la tomba del boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis. Personaggio inquietante e controverso, forse coinvolto nella scomparsa della ragazza, tanto che il suo ruolo in questa difficile storia che affonda le radici in un mistero lungo 28 anni, è ancora oggetto di indagine. La manifestazione di ieri a Roma, organizzata dalla famiglia Orlandi, chiedeva proprio che la tomba del boss fosse spostata e portata fuori dalla Basilica. Proprio

accanto a Sant’Apollinare c’era la scuola di musica che Emanuela frequentava ed è da lì che uscì l'ultima volta la sera del 22 giugno 1983, quando scomparve inghiottita da un mistero rimasto irrisolto. La vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi ha attraversato 28 anni della storia del nostro Paese e ancora oggi scuote le coscienze di migliaia di persone che continuano a battersi per la verità. Di Emanuela si persero le tracce il 22 giugno del 1983 a Roma. La giovane all’epoca dei fatti aveva 15 anni (oggi ne avrebbe 43) ed era una cittadina vaticana, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia.Il suo caso, uno dei più oscuri e complessi della storia d’Italia, negli anni è stato messo in relazione con un intreccio di mai

chiariti rapporti tra lo Stato Vaticano, lo Stato Italiano, l’Istituto per le Opere di Religione (IOR: la banca del Vaticano), il Banco Ambrosiano, la Banda della Magliana e i servizi segreti di diversi Paesi.Di Emanuela e della sua misteriosa scomparsa dunque non si è mai smesso di parlare e nel corso degli ultimi 30 anni si sono registrate decine di teorie, di inchieste, di segnalazioni e testimonianze (da quella di Mehmet Ali Ağca, attentatore di Giovanni Paolo II, a quella di Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico De Pedis, il capo della Banda della Magnana, stranamente sepolto nella cripta della Basilica si Sant’Apollinare a Roma) che non hanno però mai portato ad una verità certa. TALITA FREZZI

Il figlio dello stallone Varenne correrà per lo Stato. Sequestrato a evasore PADOVA, 24 GENNAIO '12 – A sostenere le casse dello Stato non ci sono solo gli onesti contribuenti ma anche un cavallo, Mustang Grif, figlio del ben più noto Varenne. Ogni volta infatti che l'animale vince una gara, cosa che accade spesso, il premio va a vantaggio dell'erario, un sistema che nelle casse dello Stato ha già portato 150mila euro. Il purosangue, insieme ad altri undici cavalli da corsa, era stato sequestrato nell'ambito di un'indagine per

evasione fiscale, iniziata tre anni a e conclusasi recentemente, che ha portato alla denuncia di un imprenditore padovano proprietario di una ditta di trasporti. L'uomo, secondo l'inchiesta della Guardia di finanza di Padova, avrebbe fatto sparire i contributi provvidenziali e assistenziali dei suoi 300 dipendenti, per oltre 2milioni di euro, e avrebbe omesso il pagamento di Iva e Irpef per un altro milione e mezzo di euro. Il denaro non dichiarato al Fisco

veniva riciclato per mezzo di una società fiduciaria in Svizzera e quindi fatto rientrare in Italia per soddisfare la passione dell'imprenditore e cioè l'acquisto dei cavalli da corsa. Per lui le accuse vanno dalla bancarotta fraudolenta al riciclaggio internazionale fino all'impiego di beni di provenienza illecita. Le fiamme gialle padovane si erano insospettite per via dell'elevato tenore di vita dell'imprenditore a fronte di quanto


invece era il reddito dichiarato. L'uomo, avendo intuito di essere finito nel mirino degli agenti, aveva fatto preparare tutta la documentazione contabile in due camion pronta per essere fatta sparire e aveva tentato di intestate la scuderia a un prestanome. Oltre a lui sono indagati la moglie per riciclaggio, un terzo soggetto che sebbene fosse stato a conoscenza della provenienza illecita del denaro con cui venivano mantenuti i cavalli, li avrebbe fatti gareggiare in competizioni ufficiali, e un quarto uomo per l'occultamento e la distruzione delle scritture contabili. Nell'ambito di questa operazione quindi sono stati sequestrati tutti i cavalli appartenuti all'imprenditore tra cui Mustang Grif, valutato più di mezzo milione di euro. Dopo il sequestro il figlio di Varenne fa parte, con gli altri purosangue, della scuderia della Guardia di finanza di Padova. Le vincite dei purosangue andranno al "Fondo unico giustizia". ELEONORA DOTTORI

D: Tra i reati contestati figura l'impiego di beni di provenienza illecita. Di che cosa si tratta? R: Si tratta di un delitto previsto dall’art. 648 ter nel nostro codice penale che punisce chi, al di fuori del concorso nel reato e delle ipotesi di ricettazione e riciclaggio, impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da un delitto. La pena prevista è la reclusione da 4 a 12 anni e ma multa da 1032 a 15493 euro. E’ poi prevista un’ ipotesi aggravata qualora il fatto venga commesso nell’esercizio di un’attività professionale mentre è ipotesi meno grave qualora il fatto è di particolare tenuità.

prevede varie tipologie di sequestri a seconda della loro natura e finalità. In particolare con funzioni probatorie, il c.d. sequestro probatorio, disposto dall’Autorità Giudiziaria al fine di ricercare elementi di prova e di accertare i fatti. Con funzioni cautelari, invece, sono previsti il sequestro preventivo e conservativo: il primo serve ad impedire l’ulteriore consumazione dello stesso o altro reato o la prosecuzione delle illecite conseguenze (ha per oggetto ad es. le cose che sono servite a commette il reato). il secondo è finalizzato ad assicurare il pagamento delle pene pecuniarie e del risarcimento dei danni derivanti dal reato (ha per oggetto beni mobili, immobili, crediti etc). Il sequestro preventivo che in alcuni casi è obbligatorio può convertirsi in quello probatorio, in quello conservativo oppure essere sostituito con la confisca che comporta la definitiva acquisizione del bene da parte dello Stato.

D: In questo caso i cavalli sequestrati correranno per la scuderia delle fiamme gialle portando guadagni nelle casse dello Stato. Si tratta di una situazione particolare? Come funziona generalmente un sequestro e quando viene disposto? R: Il nostro ordinamento penale AVV.VALENTINA COPPARONI

Carceri italiane: una inciviltà per un Paese civile. Intervista al Presidente di Antigone Marche. Continua il viaggio di Fatto&Diritto nella realtà carceraria italiana. È notizia di qualche giorno fa la protesta di un gruppo di detenuti del carcere di Bolzano che ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Il penitenziario soffre il sovraffollamento e pertanto non è nuovo ad azioni di questo tipo. Bilancio dell’ultima protesta è stato di una guardia e tre detenuti ricoverati in ospedale e di sei celle

distrutte. Abbiamo affrontato la questione con il presidente dell’Associazione Antigone Marche, Samuele Animali, che si occupa di tutela dei diritti sul territorio regionale, a partire da uno sguardo attento sull'esecuzione penale e sulle condizioni delle persone detenute. Morti in carcere: il 2011 si è chiuso con dati allarmanti e il 2012 non è certo iniziato sotto i migliori auspici. Ma perché i detenuti

compiono questi gesti estremi? In effetti il tasso di suicidio in carcere è molto elevato. E' un fenomeno che purtroppo coinvolge anche la polizia penitenziaria, ed anche questo è un particolare da tenere in considerazione per tentare di fornire delle spiegazioni. Il primo elemento rilevante è senz'altro l'affollamento. Gli istituti penitenziari sono di per sé luoghi nei quali si è costretti ad una convivenza


forzata in spazi ristretti e tale condizione può risultare insostenibile. La situazione si aggrava, naturalmente, considerando che molte carceri italiane debbono custodire più del doppio delle persone per cui sono state progettate, Il tasso medio di sovraffollamento è del 150%, ma si tratta di una media: ci sono degli istituti che sono sovraffollati per motivi strutturali (come ad esempio l’impossibilità di aggiungere letti nelle celle o ristrutturazioni in corso); per motivi giuridici (come la presenza di detenuti cosiddetti 41 bis, cioè necessariamente in isolamento); e ancora per ragioni territoriali (in alcune regioni ci sono pochi detenuti). Questo incide anche sulla possibilità di realizzare all'interno le attività previste dal nostro ordinamento, compreso il lavoro (non va dimenticato che ex art. 27 della Costituzione la pena ha una finalità principalmente "rieducativa"). Contemporaneamente gli agenti che si occupano della sicurezza (anche della sicurezza dei reclusi) sono sotto organico rispetto alle dotazioni ordinarie. Va poi considerato che vi è una presenza rilevante di persone con malattie fisiche o psichiche più o meno riconosciute: un buon 40% dei reclusi sono persone immigrate, e altrettanti sono i tossicodipendenti. Specie questi ultimi vivono problematiche spesso incompatibili con la reclusione. Anche la scarsità di risorse destinate al sostegno psicologico contribuisce, credo, ad aggravare la situazione. Vengono consumate elevate quantità di farmaci, specie antidolorifici, per ottenere effetti sedativi. Gli agenti di

polizia penitenziaria imputano alcuni suicidi a errori fatali, in quanto il gas, i farmaci, i sacchetti sono talvolta utilizzati dai reclusi per ottenere qualche momento di "sballo". Nel corso dell’inchiesta di Fatto&Diritto sulla realtà carceraria italiana si è parlato di amnistia, indulto ma anche di depenalizzazione di reati minori o punizione soltanto con sanzioni sostitutive e di investimenti strutturali di edilizia carceraria. Secondo lei come è possibile fermare la strage? Non credo che l'edilizia carceraria sia una soluzione ragionevole al problema dell'affollamento. In Italia vi è un gran numero di strutture carcerarie chiuse, o sotto-utilizzate, o non terminate; per problemi burocratici, tecnici, strutturali o anche semplicemente per carenza di personale. In un momento in cui le ricorse destinate al sistema carcere sono insufficienti e in ulteriore diminuzione. Si dovrebbe, quantomeno per coerenza, effettuare delle scelte volte a diminuire il ricorso alla pena della reclusione già a livello di codice penale, con un'ampia depenalizzazione dei reati minori o comunque che generano meno allarme sociale, un minore ricorso alla detenzione preventiva ed un maggiore ricorso a forme di sanzione penale alternative là dove possono essere adeguate (la detenzione domiciliare, ma anche pene pecuniarie, lavori socialmente utili, sanzioni a carattere interdittivo). Bisognerebbe inoltre far fuoriuscire dal sistema penale tutte quelle persone che vi entrano principalmente per motivi di

clandestinità, di tossicodipendenza, di disagio psichico. I veri investimenti strutturali nel carcere sono quelli che riguardano il trattamento, che richiede spazi, personale adeguatamente formato, supporto di esperti, misure che agevolano il reinserimento sociale, sensibilizzazione del territorio. Va anche considerato che il carcere non è che l'ultimo elemento di un meccanismo che non funziona nel suo complesso: processi troppo lunghi riempiono il carcere di persone tecnicamente innocenti perché ancora in attesa di una condanna definitiva, oppure di persone che si vedono andare in esecuzione la pena a molti anni di distanza dal delitto che hanno commesso, vanificando del tutto la funzione della pena quando non anche determinando effetti controproducenti. Occorrerebbe dunque anche una riforma del codice di procedura abbinata ad una progressiva ri-funzionalizzazione dell'intera macchina della giustizia. In questo quadro misure quali l'amnistia e l'indulto mi sembrano importanti per evitare l'ulteriore degenerare della situazione ed indispensabili per poter impostare un più sistematico intervento sull'intero sistema. Perché siamo arrivati a questo punto? A mio credere una precisa responsabilità va imputata ad una ideologia della "sicurezza" che ha grossa presa sull'opinione pubblica ed è stata ampiamente utilizzata dalla politica (senza sostanziali distinzioni di campo, con alcune lodevoli eccezioni...) e coltivata dai media. Su questo si innesta un


consapevole uso del carcere quale discarica sociale, un uso che non richiede gli investimenti che invece sarebbero necessari per attuare politiche carcerarie più in linea con quanto previsto dalla Costituzione e dalle norme europee ed internazionali, volte al recupero delle persone che entrano nel circuito penale e comunque al rispetto della loro dignità come condizione imprescindibile della possibilità di una privazione della libertà personale. Di fatto il carcere non ha mai rappresentato una "priorità", ed è difficile, e forse addirittura scarsamente tollerabile in alcuni settori della pubblica opinione, che lo diventi ora, in una fase di acuta crisi economica. Come si può mantenere elevata l’attenzione sulle morti nei carceri? Bisognerebbe rendersi conto che quando si calpesta la dignità dell'uomo, ovunque ciò avvenga e chiunque sia quell'uomo, sono minacciati anche il fondamento dei nostri diritti e i valori della democrazia nel suo complesso. Per questo un'opera di sensibilizzazione ed un lavoro culturale sul significato e sulle condizioni del carcere non rappresentano un interesse "di nicchia". Ancora non si riesce a cogliere a livello di opinione pubblica quanto sia aberrante e pericoloso che lo Stato, la comunità dei cittadini, non riesca concretamente a garantire la vita e la dignità delle persone che ha in sua custodia. Occorre dunque informare e riflettere su questa questione, a partire dalla scuola fino ad arrivare ai mezzi di informazione passando per la politica. Occorre poi che vi sia

una forte presenza della società civile nel carcere, attraverso il volontariato, le visite ispettive, le iniziative nel carcere o per il carcere, non solo per una questione di controllo democratico di ciò che avviene dentro quelle mura, ma soprattutto per garantire il riconoscimento del carcere non come corpo separato ma come parte integrante della società.

28 - attesa di primo giudizio: 27 - condannati in primo grado: 3 - misura di sicurezza detentiva: 8 Istituti Penitenziari: numero suicidi, numero medio detenuti nell'anno e tasso affollamento Torino: 4 suicidi, (1.650 presenti, 146% affollamento) Padova C.R.: 3 suicidi, (840 presenti, 184% affollamento) Genova Marassi: 3 suicidi, (760 I dati. presenti, 170% affollamento) Anno 2011 - Totale delle morti in Bologna: 2 suicidi, (1.150 presenti, carcere: 186 220% affollamento) - per suicidio: 66 Cagliari: 2 suicidi, (540 presenti, - per cause da accertare: 23 (in corso 157% affollamento) indagini giudiziarie) Castrovillari (Cs): 2 suicidi, (285 - per cause naturali: 96 presenti, 217% affollamento) - per omicidio: 1 Livorno: 2 suicidi, (500 presenti, Età media dei detenuti morti: 39,3 175% affollamento) Età media dei detenuti suicidi: 37,8 Opg Aversa (Ce): 2 suicidi, (350 Suicidi: presenti, 135% affollamento) - italiani: 45 Opg Barcellona P.G. (Me): 2 suicidi, - stranieri: 21 ( 350 presenti, 80% affollamento) - uomini: 64 Perugia: 2 suicidi, (370 presenti - donne: 2 165% affollamento) Metodo utilizzato: Poggioreale (Na): 2 suicidi, (2.600 - impiccagione: 44 presenti, 160% affollamento) - inalazione gas: 12 (da bomboletta In altri 40 Istituti: 1 suicidio butano) ciascuno - avvelenamento: 6 (con farmaci, Relazione tra frequenza dei suicidi e droghe, detersivi, etc.) tasso di sovraffollamento - soffocamento: 4 (con sacco infilato Il tasso medio di sovraffollamento a in testa, etc.) livello nazionale è pari a circa il Condizione detentiva: 150% (circa 68.000 detenuti in - sezione "comune": 46 45.000 posti). - sezione "internati": 10 (Opg 9, Casa di Lavoro 1) ELEONORA DOTTORI - sezione "isolamento": 4 (Isolati per disposizione dell'A.G.) Approvato in Senato il decreto - sezione "protetti": 3 scuotacarceri - sezione "infermeria": 2 ROMA, 26 GENNAIO '12 - L'Aula - sezione "alta sicurezza": 1 del Senato ha approvato con 175 sì, Posizione giuridica: 66 voti contrari e 27 astenuti, un - condannati con sentenza definitiva:


emendamento al decreto "svuotacarceri" del Ministro Severino che impone la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG), gli ex manicomi giudiziali, entro il 31 marzo 2013. Il decreto indicherà le caratteristiche e i tempi per il passaggio alle nuove strutture che andranno a sostituirli, strutture di tipo esclusivamente ospedaliero, con una rete di vigilanza esclusivamente esterna. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un suo intervento di alcuni mesi fa, definì "un orrore" gli OPG che restringono al loro interno, al momento, circa 1.500 persone. Il Senato ha anche approvato con 226 sì 40 no e otto astenuti il decreto sul sovraffollamento delle carceri che passa ora all'esame della Camera. A favore Pdl, Pd e Terzo Polo, contro Lega Nord e l'Idv. "Ad un provvedimento su cui il giudizio della Lega Nord è già estremamente

negativo perché comporta il cedimento nei confronti della criminalità, consentendo a molti colpevoli di reati di stare comodamente a casa propria anziché in carcere, è stato aggiunto un emendamento che creerà enormi problemi al Paese. Infatti, seguendo una logica tipica della sinistra ideologica, la norma impone di chiudere entro il 31 marzo 2013 gli ospedali psichiatrici giudiziari". Questo il commento espresso in una nota dalla Lega nord al Senato. "Per usare un linguaggio più crudo, ma forse più comprensibile, stiamo parlando -prosegue la nota- di manicomi criminali, dove sfortunati esseri umani incapace di intendere e di volere ma con incontrollabili istinti criminali vengono tenuti rinchiusi sia per tentare di guarirli sia per impedire loro di fare del male a loro stessi e ad altri". Assurda, ovviamente, al di là di ogni

valutazione politica, questa banalizzazione di giudizio di fronte ad un problema annoso e gravissimo, della contenzione dei criminali malati psichiatrici. Superata la logica puramente contenitiva dei vecchi "manicomi criminali" l'idea dell'OPG sarebbe stata quella di affiancare contenzione c cura. Spesso purtroppo, vuoi per carenza di strutture e di personale, spesso non è così e l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario diveniva un mondo chiuso a parte dove il criminalemalato precipitava in una spirale sempre più profonda di emarginazione sociale e psichiatrica. La speranza è che, con questo scatto in avanti, si riesca davvero a curare il malato che non dobbiamo mai dimenticare che, prima di criminale, è e resta malato. AVV.TOMMASO ROSSI

Vaticano contro ‘ Gli intoccabili’ e La7 Nuzzi sarebbe imparziale e fazioso ROMA, 27 GENNAIO ’12 – E’ arrivata quasi subito la reazione del Vaticano, dopo la trasmissione andata in onda mercoledì sera su La7 che denunciava un presunto malaffare legato ad appalti conferiti dalla Santa Sede attraverso una giro di mazzette e corruzione. Durante la trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi, è stata letta una lettera del 2011 che il Monsignore Carlo Maria Viganò, che al tempo era ancora Segretario Generale del Governorato Vaticano, ha inviato al

Pontefice Benedetto XVI tramite la Segreteria di Stato. Viganò, chiamato a dirigere un piano di risanamento delle casse vaticane, nella sua missiva parlava di situazione finanziaria disastrosa (il bilancio nel 2009 era in perdita di 8 milioni di euro) ed in particolare se la prende con il Comitato di Finanza e Gestione, organo costituito ad hoc per tale risanamento. Il Comitato, a quanto pare, sarebbe stato in mano ad un manipolo di banchieri, che pensavano più ai propri interessi che a quelli del Vaticano. In particolare

si parla di poca trasparenza degli appalti, affidati sempre alle medesime ditte e di preventivi gonfiati con importi addirittura raddoppiati rispetto al normale. Nella lettera indirizzata al Pontefice, il Monsignore ventilava l’ipotesi di non essere trasferito negli Usa. La replica del Vaticano al programma di Nuzzi è giunta tramite il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, che in una nota ufficiale ha annunciato la possibilità di querelare La7 e la trasmissione, anche per


garantire l’onorabilità e la professionalità degli organi di governo e gestione del Vaticano: la versione data da ‘Gli Intoccabili’ sarebbe di parte e banale, a tratti faziosa, ipotizzando anche liti e divisioni interne al Vaticano, che di fatto non esistono. Lombardi, pur non smentendo l’autenticità della lettera, ha parlato di metodi discutibili, di disinformazione e di espedienti giornalistici, parlando di mancanza di stile nella pubblicazione di documenti riservati. Per quanto riguarda Monsignor Viganò, è stato ribadito l’ottimo lavoro svolto nell’opera di risanamenti dei conti, attuato attraverso il rigore amministrativo e il risparmio delle risorse. Proprio questo sarebbe stato il motivo del trasferimento di Monsignor Viganò alla Nunziatura di Washington, a conferma della stima e della fiducia che il Pontefice ha verso di lui e, vista l’importanza di tale nomina, sarebbe fuori luogo parlare di rimozione forzata. Gianluigi Nuzzi controreplica difendendo la sua trasmissione e ribadendo di aver ben svolto il lavoro di cronisti, esibendo documenti e verificandone l’autenticità attraverso le parole di un Monsignore che denuncia affari sporchi. Intanto padre Lombardi sarà invitato alla prossima puntata de ‘ Gli Intoccabili’.

con la multa fino a 1032 euro chiunque offende l’onore o il decoro di altri comunicando con più persone. La pena è aggravata (reclusione fino a due anni o multa fino a € 2065) se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto specifico e determinato ed è ulteriormente aggravata se la diffamazione è compiuta a mezzo stampa, media televisivi o internet. Per quanto riguarda la diffamazione a mezzo stampa, esclude il reato il c.d. “diritto di cronaca” purchè sussistano contemporaneamente tre condizioni: che la notizia data sia vera, che esista un interesse pubblico alla conoscenza di quei fatti e che siano rispettati i limiti in cui tale interesse sussiste mantenendo l’informazione entro i confini dell’obiettività. D: Laddove l’autenticità della lettera inviata dal Monsignor Viganò, fosse confermata, potrebbe comunque ipotizzarsi il reato di diffamazione? R: In materia di diffamazione a mezzo stampa o comunque con ogni mezzo di pubblicità l’art. 596 del nostro codice penale prevede che il colpevole dei delitti di ingiuria e diffamazione non e' ammesso a provare, a sua discolpa, la verita' o la notorieta' del fatto attribuito alla persona offesa (c.d. prova liberatoria).Tuttavia, quando l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la persona offesa e l'offensore possono, d'accordo prima ANDREA DATTILO che sia pronunciata sentenza irrevocabile, deferire ad un giuri' D: Cosa prevede il reato di d'onore il giudizio sulla verita' del diffamazione? fatto medesimo. Quando poi l'offesa R: Il reato di diffamazione punisce consiste nella attribuzione di un fatto con la reclusione fino ad un anno o determinato, la prova della verita' del

fatto medesimo e' sempre ammessa nel procedimento penale: 1) se la persona offesa e' un pubblico ufficiale ed il fatto ad esso attribuito si riferisce all'esercizio delle sue funzioni; 2) se per il fatto attribuito alla persona offesa e' tuttora aperto o si inizia contro di essa un procedimento penale; 3) se il querelante domanda formalmente che il giudizio si estenda ad accertare la verità o la falsità del fatto ad esso attribuito. Se la verità del fatto è provata o se per esso la persona, a cui il fatto è attribuito, è per esso condannata dopo l'attribuzione del fatto medesimo, l'autore della imputazione non e' punibile (salvo che i modi usati non rendano comunque applicabili le disposizioni in materia di ingiuria e diffamazione). La Corte costituzionale, inoltre, con sentenza 14 luglio 1971, n. 175, ha stabilito che la cd. prova liberatoria deve ritenersi sempre ammessa allorché la diffamazione (con attribuzione di un fatto determinato) sia stata commessa nell’esercizio del diritto di cronaca, in quanto tale prova mira a dimostrare l’esistenza della causa di giustificazione di cui all’art. 51 c.p. D: Quali reati in materia di tutela della riservatezza della corrispondenza? R: Il nostro codice penale prevede, tra gli altri, il reato di “rivelazione del contenuto di corrispondenza” che punisce chi essendo venuto a conoscenza abusivamente del contenuto di una corrispondenza a lui non diretta e che doveva rimanere segreta, senza giusta causa lo rivela, in tutto o in parte, causando un


danno. E’ previsto poi anche il reato di “rivelazione del contenuto di documenti segreti” che invece punisce chi, essendo venuto abusivamente a conoscenza del

contenuto che debba rimanere proprio o altrui profitto con altrui segreto di atti o documenti, pubblici danno. o privati, (non costituenti corrispondenza) lo rivela, senza AVV.VALENTINA COPPARONI giusta causa ovvero lo impiega a

Si è spento il Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro Un uomo dalla schiena diritta. ROMA, 29 GENNAIO '12 – Quando arrivano queste notizie, un brivido di coglie lungo la schiena, in un senso di inaspettato spiazzamento. Poi ti fermi a pensare e capisci che è la natura che fa il suo corso, ma che quella figura così rigorosa, passionale, dignitosa, ti mancherà. E' morto nella notte il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro. Politico ed ex magistrato italiano, Scalfaro è stato il nono Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999, eletto due giorni dopo la strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta. Era nato a Novara nel 1918. Prima della Presidenza della Repubblica è stato deputato per l'intera storia repubblicana, a partire dal primo Parlamento repubblicano del '48 e, prima ancora, dall'assemblea Costituente del 1946. Più volte ministro, rivestì le altre due principali cariche dello Stato, ovvero la presidenza del Senato, seppure in via provvisoria all'inizio della XV legislatura, e quella della Camera. Sulle pagine del sito del Quirinale è scritto: «sin dall'inizio del suo mandato Scalfaro è chiamato ad affrontare la più grave crisi della storia repubblicana con preoccupanti manifestazioni sul piano politico ed

economico. Esplode il fenomeno di "Tangentopoli" che provoca un serio affievolimento della rappresentatività della politica e nel contempo si verifica anche una inquietante perdita della capacità di acquisto della moneta, con evidenti ripercussioni di carattere generale. Si sforza in ogni circostanza di rincuorare il Paese e di rassicurare gli osservatori internazionali sulla saldezza delle istituzioni italiane. E' anche frutto di questa azione se la lira, nonostante le previsioni negative di molti, giunge all'approdo nell'Euro. Durante questi "sette anni drammatici", come li definisce la stampa, Scàlfaro difende costantemente i valori fondanti della Repubblica contenuti nella prima parte della Carta Costituzionale, auspicando che ogni possibile modifica della seconda parte della Costituzione avvenga a larga maggioranza con il concorso delle forze politiche sia di governo che di opposizione. Così per la legge elettorale». Ma noi lo ricorderemo soprattutto per quel suo: "Non ci sto", pronunciata a reti unificate il 3 novembre 1993, per difendersi dalle accuse di avere gestito fondi neri ad uso personale nell'epoca in cui era stato ministro dell'Interno. Scalfaro

parlò di «gioco al massacro» e imputò l'esplosione dello scandalo Sisde ad un tentativo di infangare la presidenza della Repubblica come vendetta disperata della vecchia classe politica che stava per essere spazzata via dalle inchieste di «Mani Pulite». Immediato è giunto il messaggio di cordoglio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «È con profonda commozione che rendo omaggio alla figura di Oscar Luigi Scalfaro nel momento della sua scomparsa, ricordando tutto quel che egli ha dato al servizio del paese, e l'amicizia limpida e affettuosa che mi ha donato - ha detto in una nota il capo dello Stato -. È stato un protagonista della vita politica democratica nei decenni dell'Italia repubblicana, esempio di coerenza ideale e di integrità morale. " Già, anche noi che non lo abbiamo mai conosciuto direttamente, lo ricorderemo per questo, perchè questo è ciò che traspariva dalla tv, dal suo volto pulito e dalle sue parole. Un esempio di coerenza ideale e di integrità morale. Categorie, purtroppo, che se ne vanno come questi grandi uomini che hanno fatto la storia dell'Italia Repubblicana. TOMMASO ROSSI


Stefano Cucchi morì dopo il pestaggio in cella La perizia-choc verso la verità ROMA, 28 GENNAIO ’12 - Una svolta importante verso la verità quella durate la ventiquattresima udienza per il processo sulla morte di Stefano Cucchi, il ragazzo romano fermato nell’ottobre 2009 per droga e morto sei giorni dopo, nel reparto carcerario dell’ospedale “Pertini”. Il processo vede come imputati principali i medici che seguirono Stefano e tre agenti della polizia penitenziaria. I primi, accusati di aver abbandonato il paziente senza cure adeguate; gli altri cui viene contestato il reato di lesioni, per averlo picchiato in una cella del Tribunale. Secondo la perizia-choc dei periti della famiglia, la morte di Stefano non è stata decesso naturale ma causato dai colpi ricevuti al viso e alla schiena in carcere e dalla successiva negligenza dei medici. I periti dei Cucchi contestano le conclusioni dei consulenti della Procura. “Finalmente arriva una spiegazione scientifica e ascoltiamo la verità - ha detto Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, autrice peraltro di un bellissimo libro sulla vita del fratello “Vorrei dirti che non eri solo” di cui ci eravamo occupati in un focus (http://www.fattodiritto.it/focusdiritto-cultura-“vorrei-dirti-che-noneri-solo”-ilaria-cucchi-racconta-suo-

fratello/ ). Durante il processo sono state proiettate le foto di Stefano Cucchi al momento dell’arresto, dopo la morte, sul tavolo dell’obitorio prima, durante e dopo l’autopsia. Foto-choc per una storia orribile. “Il giorno prima dell’arresto per droga, mio fratello era in palestra sul tapis-roulant, poi è successo quello che è successo”, incalza Ilaria Cucchi. Le perizie contrapposte. Mentre i periti della famiglia Cucchi - con a capo il dottor Vittorio Fineschi (docente di Medicina legale all’Università di Foggia) - ritengono che Stefano non morì per una fatalità, ma “per una serie di incontestabili eventi” e quindi il legale della famiglia Fabio Anselmo chiede che l’imputazione contro gli agenti della polizia penitenziaria sia trasformata da lesioni a omicidio. “Una radiografia - spiega il dottor Fineschi - ha certificato una frattura a una vertebra lombare e l’autopsia ha confermato tutto questo. Sono elementi incontestabili da cui nasce una convinzione: le lesioni subite da Cucchi sono intimamente legate al decesso. Con il passare delle ore la lesione alla vertebra ha alterato il funzionamento della vescica. In ospedale non ci si rese conto della situazione. Il catetere messo

aldetenuto finì fuori sede, le urine si accumularono”. Fineschi aggiunge che l’autopsia ha accertato un ristagno di urine di un litro e mezzo, “condizione che ha provocato un problema di circolo sanguigno e la morte”. Inoltre, tra le cause della morte di Stefano secondo lo specialista c’è un “edema polmonare acuto in un soggetto politraumatizzato in decubito coatto con quadro di insufficienza cardiaca”. D’altra parte, la contrapposta tesi dei consulenti del pm (un pool di docenti dell’Istituto di Medicina Legale della “Sapienza” di Roma), i quali continuano a sostenere che le lesioni sul corpo di Stefano Cucchi non erano assolutamente fatali. Morì per negligenza dei medici che ne trascurarono le condizioni fisiche, debilitate da anni di tossicodipendenza. La frattura alla vertebra - secondo i docenti romani – risalirebbe a molto tempo prima in quanto si era formato un “callo osseo” e perché se ne sarebbe parlato in una vecchia cartella clinica. La prossima udienza è fissata per il 9 febbraio.

TALITA FREZZI


Mai più! Le grandi tragedie del mare, dal Titanic alla Concordia 'Mai più!' gridò il mondo intero dopo la tragedia del Titanic. Eppure la storia in questi ultimi 100 anni, da quel triste aprile del 1912 ad oggi non ha risparmiato il ripetersi di tragedie analoghe. Per ultimo il Concordia. Quello che più fa rimanere impressionato il pubblico che passivo assiste a queste vicende tristi è che l’uomo sa creare colossi, sa creare veramente mostri inaffondabili, veri e propri ‘titani’ che solcano il mare mostrandosi imponenti in tutta la loro maestà ed eleganza. Quello che l’uomo però non sa fare è creare una figura di se stesso efficace ed affidabile allo stesso tempo. Il denaro, l’imperizia, l’imprudenza e la vanità hanno letteralmente affondato tutto ciò che la nostra creatività e, per assurdo, le nostre competenze hanno eretto. I più grandi naufragi della storia hanno infatti dimostrato che l’uomo è sempre la causa di tutto ciò nonostante le moderne tecnologie ormai permettano una navigazione sicura a ZERO rischi anche in caso di visibilità ridotta. Percorriamo insieme una breve sintesi, analisi e riflessione delle quattro più grandi sciagure negli ultimi cento anni: Il Titanic, L’Andrea Doria, il Moby Prince e il Concordia.

quel tempo unico modo per ‘approdare’ nel nuovo mondo. Questo transatlantico rappresentava tutto ciò che di moderno e tecnologico c’era all’epoca e venne da subito definito ‘l’inaffondabile’. Il proprietario era la White Star Line di Liverpool. La notte tra il 12 e il 13 aprile a seguito dell’urto con un iceberg affondò trascinando con se 1325 tra uomini, donne e bambini. Tutto il resto è storia. L’analisi: Il Titanic era veramente inaffondabile e lo sarebbe stato anche nell’urto contro l’iceberg. Cos’è allora che non ha funzionato? La risposta è la stessa che caratterizzerà d’ora in poi tutti i naufragi che andremmo a narrare, ossia: l’uomo! L’avvistamento dell’iceber avvenne ormai in ritardo quando la collisione era inevitabile. Infatti le vedette Fleet e Lee diedero l’allarme solo quando riuscirono a vederlo ad ‘occhio nudo’. La mancanza di binocoli era dovuta alla fretta di dover salpare da Southampton nei tempi concordati e quindi, per questa ragione, non furono distribuiti a bordo. Lo scafo della nave, fortificato a prua avrebbe permesso di urtare in pieno l’iceberg danneggiando al massimo due compartimenti (stagni) e permettendo comunque al Titanic di Il Titanic terminare la sua rotta a NewYork. L’allarmismo del pericolo La Sintesi: Nel 10 aprile 1912 viene ravvicinato ha invece portato il varato il Titanic classe Olimpyc, primo ufficiale a virare seconda di altre due sorelle gemelle immediatamente a sinistra destinata alle traversate atlantiche a

permettendo all’iceberg di strisciare sulla fiancata e aprire un varco allagando 6 compartimenti (anche se stagni ormai il peso dell’acqua era eccessivo). Naufragio: Evitabile! L’ Andrea Doria La Sintesi: Varata nel 16 giugno del 51 rappresentava uno dei fiori all’occhiello dell’ Italia marittima che stava cercando di rialzarsi dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto nella reputazione. Il 25 luglio del 1956 lontano dalla costa di Nantucket e diretta a New York si scontra con la nave svedese Stockholm. Morirono ‘solo’ 46 passeggeri non per il naufragio ma per l’urto di prua della nave. Dopo 11 ore con una fiancata squarciata l’Andrea Doria, come un’animale ferito mortalmente, si coricò ed affondo adagiandosi su un fianco. Tutt’ora è lì. L’analisi: alle 23:10 il transatlantico italiano stava attraversando un corridoio marittimo molto affollato in più la presenza di nebbia non rendeva certo l’operazione semplice. Il radar permetteva comunque una manovra sicura. Nonostante tutto la nave viene urtata. Nel processo del 1956 entrambe le parti Italiane e Svedesi si passarono le responsabilità. La Svezia accusava l’Italia di aver effettuato una manovra (di evasione) sbagliata, viceversa un ufficiale svedese venne accusato di imperizia nella lettura del radar. Entrambe le compagnie risarcirono le proprie


vittime. Periti delle parti civili invece portarono alla conclusione che entrambe le navi sostenevano una velocità troppo elevata. Finì così al ‘50e50’ anche se la teoria dell’erronea lettura del radar resta la più valida. Naufragio: Evitabile! Moby Prince La sintesi: Varata il 2 frabbio 1968 il Moby Prince era un traghetto di linea che collegava la Sardegna al ‘continente’. Al largo del Porto di Livorno, la sera del 10 aprile 1991 l’urto con la petroliera Agip-Abruzzo diede vita a quello che tutt’oggi è uno dei più tragici e disastrosi incidenti avvenuto nei mari italiani. Morirono tutti e 140 passeggeri ad eccezione del giovane mozzo Alessio Bertrand miracolosamente scampato al disastro. L’analisi: mollati gli ormeggi il traghetto durante la percorrenza del cono di uscita del porto colpì la prua della petroliea Agip Abruzzo penetrando completamente la cisterna numero 7. Parte del petrolio fuoriuscì investendo in pieno la prua del traghetto, parte finì in mare. A

seguito della manovra di disincagliamento lo sfregare delle lamiere provocò una serie di scintille sufficienti ad innescare un incendio che in poco tempo (circa 30minuti) investì quasi completamente il traghetto. Agghiacciante fu la scena che si trovarono di fronte i soccorritori arrivati all’altezza del ‘Salon De lux’ dove trovarono ammassati quasi tutti i 140 passeggeri della nave. Il malfunzionamento di apparecchiature di sicurezza dovute all’incuria, la mancata attenzione nelle procedure di uscita dal porto e l’elevata velocità aggiunta all’aver lasciato aperto il portello del traghetto in fasi di navigazione sono le cause che hanno condannato e reso responsabile l’equipaggio del Moby della collisione. Naufragio: Evitabile! Per ultimo il Concordia, naufragio più che evitabile le cui dinamiche sono ormai note e più volte trattate nei vari articoli di Fatto&Diritto. Di queste quattro tragedie dove più di 1500 persone hanno perso la vita nell’arco di cento anni è

impressionabile quanto il fattore umano sia stato l’unico protagonista: Il Titanic: superficialità ‘non servono i binocoli, tanto è inaffondabile’. Andrea Doria: Imperizia. Moby Prince: imprudenza. Concordia: stupidità e leggerezza.Spesso è facile dare la colpa ad un Capitano, ad un equipaggio, ad un’altra nave o ad un armatore. C’è sempre qualcuno dietro, si, questo è vero. Anche solo la paura di affondare, come gran parte dei superstiti del Concordia, è un trauma che difficilmente passerà in particolar modo per i bambini ed è grave tanto la morte stessa. Quello su cui è necessario approfondire la ricerca non è tanto la tecnologia, ormai arrivata a livelli più che efficienti, bensì su l’uomo stesso sulla coscienza e soprattutto sul potere decisionale del singolo individuo. Su questo dovrà lavorare tutta la collettività e solo dopo che sarà raggiunto questo scopo, questa efficienza, potremmo finalmente dire… Mai più! GIORGIO DI PROSSIMO

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