FASHION N 5 2021

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Dicembre 2021/ Gennaio 2022

ANNO 52 - N°5 - 12 EURO

PRIVATE EQUITY

Permira e Carlyle puntano gli occhi sulla moda 19

BLOCKCHAIN

Lo strumento giusto per certificare la filiera

Poste Italiane S.P.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N.46) Art. 1, Comma 1 Lom/Mi/1769

S T R A T E G I A,

I N N O V A Z I O N E E

METAVERSO

A braccetto con gli Nft la strada è segnata

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BLACK DESIGNER 42

Tutti i nomi caldi nel segno di Virgil Abloh

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M E R C A T I

IL GRAFFIO DELLA TIGRE Affrontare terre incognite richiede abilità straordinarie Cover: DEL CORE EDIZIONI ECOMARKET SPA


Fashion Mag_225x285.indd 1

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DICEMBRE 2021/GENNAIO 2022

Features

Contents 7 EDITORIALE

INTERVISTE 8

CLAUDIO ANTONIOLI «Meno logiche di gruppo e più passione. Ecco perché ho scelto Ann Demeulemeester»

11 CLAUDIO MARENZI «Herno e Montura? Nella moda ancora tante possibilità. Mai smettere di guardare avanti»

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NEW GOALS PER ANTONIOLI CON DREAMERS FACTORY

LE PROSSIME MIRE DEL PRIVATE EQUITY

Dopo avere ceduto Ngg a Farfetch, l'imprenditore punta a coltivare progetti più legati alle sue passioni

Sotto osservazione brand, fornitori e fashion e-commerce. Lo prevedono gli esperti di finanza d'impresa

15 PIERLUIGI COCCHINI/RINASCENTE «I nostri negozi sono per giovani: più del 40% dei clienti registrati è Millennial»

STRATEGIA 19 LA MODA NEL MIRINO DEI FONDI Private equity di nuovo in azione. Nel radar marchi, fornitori e fashion e-tailer 25 LA MODA FA SISTEMA Piccolo è bello, un modello che oggi non funziona più 28 CEO ROUNDTABLE ON BEING BEST- IN-CLASS Experience, intelligenza artificiale e trasversalità sono booster imprescindibili 34 FLASH E-COMMERCE SUMMIT Più pulizia nel business-to-consumer

INNOVAZIONE

42 L'INIZIO DI UNA RIVOLUZIONE VIA WEB Blockchain: un passo quasi naturale per i marchi technology driven 47 IL MONDO PARALLELO NEL CYBERSPAZIO La corsa al Metaverso: bolla o nuovo Eldorado?

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53 VIDEOSHOPPING Non solo mainstream: il live selling sarà anche a misura del cliente d’élite

I CEO DELLA MODA E DEL DIGITAL A CONFRONTO

I BRAND SPERIMENTANO LA BLOCKCHAIN

57 DESIGNER TO WATCH Linee di concetto

Come essere "best-in-class" negli scenari post pandemia? Se ne è parlato alla Ceo Roundtable di Fashion

Diffusasi con i Bitcoin, può essere uno strumento utile per affrontare le nuove sfide della sostenibilità e molto altro

MERCATI 63 IN FORTEZZA INSIEME A PITTI BIMBO Pitti Uomo conferma il format post pandemia e si proietta verso giugno 66 MILANO MODA UOMO Sfilate live e il ritorno dei big brand: la moda a Milano riparte così 69 BUYERS' SURVEY Lo shopping torna a livelli pre-pandemia, ma la stretta delle griffe cambia il mercato 78 PARLANO I RAPPRESENTANTI Non solo big: grazie a coraggio e visione, ecco i marchi giovani che iniziano a volare 83 DAGLI STATI UNITI AL MERCATO ITALIANO Black Designers Matter: vero, ma non sempre

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ALLA SCOPERTA DEL METAVERSO

AL VIA LA FASHION WEEK DI GENNAIO

Quali chance si aprono per la fashion industry? La sfida è aperta e le aziende non perdono tempo

Il round di appuntamenti si apre a Firenze con Pitti Uomo e prosegue a Milano con le sfilate, il White e le showroom

89 FALL-WINTER 2022/2023 Le anticipazioni uomo, donna, resort e bimbo 120 ANTONIO TARANTINI/FASHION DESIGNER «Non mi piacciono barriere ed etichette: la mia è una moda libera» 122 PATRICIA URQUIOLA «Fra retail e colab, per la moda mi reinvento anche stilista. Come è stato con Virgil Abloh»

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VITALEBARBERISCANONICO.IT


EDITORIALE

Imparare a correre Marc Sondermann m.sondermann@fashionmagazine.it

C

on il 2021 si è chiuso un anno particolare; drammatico sì, ma per tanti versi straordinario. Forte della leadership di Mario Draghi, per la prima volta da decenni l’Italia è tornata prepotentemente alla ribalta mondiale. Siamo Country of the Year, secondo l’Economist, e in prima posizione come location cool nella graduatoria di Monocle. Ma lo scenario attuale va ben oltre e ha dell’incredibile. Basti pensare che il Belpaese ha fatto registrare più del doppio della crescita rispetto alla Germania, tradizionale traino del continente, segnando al contempo la metà del suo tasso d’inflazione. Da palla al piede a locomotiva della Ue: è questo il cambio di passo di cui siamo stati in qualche modo tutti e, a pieno titolo, protagonisti. E non è finita qui. Oltre al rimbalzo fisiologico dopo l’anno devastante della pandemia, si scorge all’orizzonte un’importante novità macroeconomica, che molto probabilmente altererà in modo fondamentale gli equilibri negli anni a venire. Nei due Paesi in passato più rigoristi dell’area dell’euro, infatti, sia a Berlino, sia all’Aia, si sono recentemente installati governi forieri di una forte discontinuità rispetto all’ottusa austerity del passato. Questo vuol dire che l’Italia tornerà ad avere margini di manovra e la forte rincorsa in atto non verrà strozzata sul nascere da strette fiscali imposte da Paesi ‘forti’, che per un’ironia della sorte sono oggi i fanalini di coda. Ovviamente si tratta di un’occasione più unica che rara, che va attentamente valorizzata in un’ottica responsabile, non solo a livello governativo, ma anche della singola azienda che trae beneficio dall’alterato clima congiunturale. In questo contesto, la strada da percorrere è chiaramente segnata. Dopo la fuga

in avanti imposta dalla doppia crisi finanziaria del 2008 (crack Lehman Brothers) e del 2011 (spread impazzito sul debito sovrano), che portò il sistema moda a internazionalizzare in modo deciso il proprio perimetro di business, oggi è in pieno corso la partita dei superpoteri tecnologici. Di questo, infatti, si tratta quando i modelli di business acquisiscono inedite ed esplosive potenzialità, ma sono soggetti anche a formidabili nuove pressioni competitive. E-commerce, omnicanalità, metaverso, Nft, blockchain: non tutti gli strumenti sono imprescindibili per ciascuno, ma dotarsi dell’arma giusta nel modo strategicamente più indicato è certamente la più potente chiave di volta per il futuro. Non soccombere in questa corsa agli armamenti è dunque l’imperativo del momento. I nuovi arti meccanici vanno montati con molta cura, empatia, intelligenza e senso dell’equilibrio. Dopo il mondo geografico, l’imprenditoria italiana si appresta a conquistare l’universo virtuale. Sicuramente ce l’abbiamo nelle corde. Attenzione, però, a non fare passi falsi.

Direttore Responsabile

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INTERVISTA Claudio Antonioli Imprenditore e retailer

«Meno logiche di gruppo e più passione. Ecco perché ho scelto Ann Demeulemeester» Dopo avere ceduto il gruppo Ngg a Farfetch, Claudio Antonioli ha trovato una dimensione più legata al piacere e al concetto di responsabilità verso la moda. Emblematica l’acquisizione di Ann Demeulemeester, special guest a Pitti Uomo e prima scommessa della sua newco Dreamers Factory. Ma le sfide per lui non sono finite, nel fashion e non solo DI CARLA MERCURIO

Che navighi nei mari del retail o si confronti con le dinamiche di un grande gruppo, che lavori al rilancio di un brand iconico o si cimenti con l’universo techno, nel percorso di Claudio Antonioli c’è un filo conduttore. Che è l’inclinazione all’indipendenza, quel restare a distanza dalla mischia mediatica per coltivare i suoi interessi e passioni, pronto a cogliere l’occasione per nuovi progetti: l'importante è che siano in sintonia con la sua visione della moda, legata alla ricerca e alla sperimentazione. Come nel caso di Dreamers Factory, il polo lanciato nel 2021, dopo avere ceduto nel 2019 il gruppo Ngg-New Guards Group a Farfetch per 675 milioni di dollari. Un incubatore destinato a racchiudere le iniziative legate al fashion di Antonioli, che per il momento sono due. Da una parte c'è il progetto Ann Demeulemeester, acquisito nel 2020 in un’ottica di rilancio e di scena il 12 gennaio a Pitti Uomo, special guest alla stazione Leopolda. Dall’altra c’è 44 Label Group, etichetta legata alla musica techno (grande passione di Antonioli), varata a giugno con due soci e in calendario il 14 gennaio a Milano Moda Uomo. Ce ne parla l’imprenditore milanese, che oltre a disegnare percorsi moda inediti con la sua newco, si divide tra molti altri ambiti, in primis i Claudio Antonioli Store a Milano, Torino, Lugano e Ibiza, ma anche la ristorazione (in arrivo un ristorante vegan), le discoteche e la protezione degli animali abbandonati. Un universo racchiuso sotto il cappello di Antonioli Holding. 8

1. Claudio Antonioli 2. Un outfit di Ann Demeulemeester della Spring-Summer 2022 3. Un insieme del nuovo marchio 44 Label Group 4. Lo store Antonioli a Milano 1

Il 2021 è stato un anno intenso, con la nascita del nuovo polo Dreamers Factory, cui fanno capo Ann Demeulemeester e 44 Label Group: è l’inizio di un nuovo gruppo? Dreamers Factory è nato come incubatore di nuovi progetti legati alla moda, con una visione trasversale che abbraccia anche altre forme espressive. In realtà la mia non è una visione di gruppo, perché in questo momento voglio dedicarmi con spirito indipendente alle cose che mi piacciono e che sento particolarmente. Iniziative legate alle mie passioni e al mio modo di vedere le cose, che mi stimolino e mi soddisfino. Sento molta energia positiva in questo momento. Quindi se mi capitano gli spunti giusti, non mi tiro certo indietro. Ma sempre con coerenza.

«L'aggregazione? Non la escludo, purché fondata su visioni etiche e imprenditoriali condivise» Qual è stato lo stimolo che l’ha portata a rilevare Ann Demeulemeester? L’ho fatto perché amo da sempre il brand. Per l’affetto e la stima che nutro per Ann e che finalmente si è riavvicinata al marchio, dopo averlo lasciato otto anni fa. Ho pensato che fosse importante tutelare il nome e il dna della griffe, preservando la sua unicità. Si tratta di un di-

scorso affettivo, ma anche di un dovere nei confronti della moda e quindi meno legato al business (che ovviamente ha la sua importanza). Un senso di responsabilità che nutro da sempre, perché a mio avviso chi ha fortuna in questo settore deve dedicare tempo, soldi ed energie per dare risalto a progetti importanti. Come verrà concepita la sfilata di Ann Demeulemeester a Pitti Uomo? Saranno protagonisti i capi di archivio, più una selezione di proposte delle ultime due collezioni, nate dopo il mio ingresso nel brand. Un modo per sottolineare la continuità e la modernità del marchio. Basti pensare che ci sono creazioni di Ann di tanti anni fa che non si possono considerare neanche vintage, per quanto sono attuali e senza tempo. Tra poco, invece, sarà la volta della Fall-Winter 2022, che sfilerà alla Fashion Week donna di Parigi dove, come agli inizi della storia di Ann, faremo uno show co-ed per menswear e womenswear. È cambiato qualcosa nel posizionamento della label? Il brand gravita sempre nella sfera lusso e design, ma è cresciuta molto la qualità. Abbiamo portato tutta la produzione in Italia, tranne alcuni capi in jersey, che vengono realizzati in Portogallo. Un upgrading che non si è tradotto in un aumento dei prezzi, visto che abbiamo deciso di rinunciare ai margini, in una visione proiettata verso il futuro.


Come è nato il progetto? Amo la musica elettronica. E non a caso sono anche proprietario della discoteca Volt a Milano. Ora con Matteo Milleri voglio amplificare la visione creativa di artisti e creator internazionali, mettendo a loro disposizione gli strumenti per esprimere al meglio le loro potenzialità. Ha in cantiere altre iniziative? Tra qualche mese aprirò un ristorante vegano a Milano, vicino a corso Genova, in un ex asilo risalente alla metà dell’Ottocento che ho rilevato come immobile. Sono animalista e vegetariano convintissimo e spero che più gente possa apprezzare questo tipo di approccio. Non a caso vivo con otto cani e quattro gatti e sono a capo di una fondazione che si occupa della cura dei cani abbandonati, per i quali ora sto aprendo un rifugio a Bernate Ticino. 3

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Un discorso che si riflette anche sulle logiche distributive? Abbiamo effettuato un’attenta selezione della rete wholesale, oggi ridotta del 50%, con un taglio delle vetrine non allineate all’immagine. Oggi siamo presenti in 160 door, tra cui realtà come The Broken Arm, Dover Street Market e Maxfield, che non erano più clienti di Ann da anni. Anche il retail è nel mirino? Sempre nell’ottica di un riallineamento dell’immagine del brand, lo scorso settembre abbiamo riaperto le porte dello storico negozio di Anversa, oggetto di un’operazione di restyling curata dal marito e socio di Ann, Patrick Robyn. Basti pensare che nei tre giorni successivi all'inaugurazione ha fatto l’incasso dei tre mesi precedenti e continua a lavorare con cifre importanti. Una vetrina a cui vorrei affiancare presto punti vendita a Milano, Parigi, Londra e New York. Nel frattempo stiamo completando la ristrutturazione della showroom nel Marais a Parigi. Quanto c’entra in questo percorso l’apporto di Ann Demeulemeester? In seguito al mio arrivo Ann è tornata ad avvicinarsi alla label, da cui era uscita otto anni fa. È venuta alla sfilata a Parigi, lo scorso ottobre, e alla riapertura dello store di Anversa. Mi ha dato molti consigli, ma non mi sento di forzarla a prendere delle decisioni. Se vorrà tornare a disegnare la collezione ne sarò felicissimo, ma

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non è nelle previsioni. Per il momento lo stile è siglato da un team interno. Preziosa anche la collaborazione dello stylist belga Oliver Rizzo, e di Willy Vanderperre, fotografo della collezione e videomaker del film realizzato per la Fall-Winter in corso. Quali obiettivi si pone in termini di fatturato? Al momento sono concentrato sull’immagine e sul posizionamento della label. Non voglio troppi capi in giro; preferisco l’assenza di prodotto a saldi e promozioni. Per questo a molti negozi che mi hanno chiesto budget elevati ho proposto di dimezzarli. L’e-commerce è gestito con la medesima ottica selettiva. La collezione è venduta sul sito della label, sulla piattaforma antonioli.eu o su realtà come MyTheresa, Ssense e L’Eclaireur. Cosa può dirci del marchio 44 Label Group, lanciato lo scorso giugno? 44 Label Group è un brand profondamente influenzato dalla musica techno, che ho lanciato insieme a due dj internazionali, il tedesco Max Kobosil e l’italiano Matteo Milleri, che fa parte del duo musicale Tale of Us. Una label dallo stile metropolitano che supera gli stereotipi di genere, frutto della visione creativa di Kobosil, la cui identità di artista è legata al quartiere multietnico di Berlino in cui è nato e dove vive.

Cosa è cambiato dopo la pandemia per il suo network di Antonioli store a Milano, Torino, Lugano e Ibiza? Con le chiusure dovute al Covid l’e-commerce ha avuto un diverso bilanciamento all’interno del fatturato di Antonioli boutique, di cui copre il 50% su un giro di affari di 70 milioni di euro, con una crescita del 20% durante la pandemia. Ma in seguito alla riaperture i negozi stanno lavorando molto bene. Non credo si possa parlare di rivoluzione, bensì di evoluzione. La pandemia, infatti, ci ha fatto scoprire o guardare con occhi diversi molti aspetti. Il digital serve, ma se vogliamo toccare un capo, vedere delle persone o andare a ballare, continueremo a recarci in negozio, al ristorante o in discoteca. C’è spazio per nuove aperture? A dicembre abbiamo inaugurato a Torino uno store Antonioli Inner, il format focalizzato sullo streetwear, che si aggiunge alle nove vetrine Antonioli attive tra Milano, Torino, Lugano e Ibiza. La mia è una realtà in continua evoluzione, che conta 150 collaboratori. Come concilia le passioni con il business? Ho sempre investito in progetti che ho amato e che ho ritenuto belli. Con gli anni ho acquisito una maturità che ora mi permette di avere una visione chiara e delle certezze che mi aiutano a prendere decisioni mirate. In questo è stata importante l’esperienza con Ngg Group, che mi ha posto di fronte a sfide e decisioni per me nuove e determinanti. Continuerà a custodire gelosamente la sua indipendenza? Non escludo a priori l’idea dell’aggregazione, a patto che alla base ci siano delle visioni etiche e imprenditoriali condivise. Non a caso 44 Label Group è frutto di una partnership. ■ 9


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INTERVISTA Claudio Marenzi Herno

«Herno e Montura? Nella moda ancora tante possibilità. Mai smettere di guardare avanti» «Stiamo andando bene. Sono ottimista per il 2022, che supererà i livelli di vendita del 2019». Così vede l'andamento del gruppo l'imprenditore, attualmente impegnato nella nuova sfida legata all'acquisizione di Montura: «Vogliamo conquistare una community giovane» DI ANDREA BIGOZZI

«È iniziato un anno davvero importante. Un anno che, per Herno, sarà di crescita assoluta, con livelli di fatturato finalmente superiori a quelli del 2019 pre-pandemici. Un anno che sarà anche di grande progettualità, legata all’acquisizione di Montura. Stiamo lavorando su programmi importanti con un obiettivo chiaro: valorizzare l'identità del brand e, contemporaneamente, potenziarne l’infrastruttura, per sostenerne l’evoluzione internazionale». Dopo un anno e mezzo trascorso tenendo i nervi saldi, Claudio Marenzi è ora concentrato più che mai sui tanti progetti accelerati, o persino innescati, dalla pandemia e sui risultati positivi che idee e investimenti stanno già dando, a cominciare dall’acquisizione - con il socio minoritario Nuo, la newco costituita da Exor, la holding della famiglia Agnelli con Wwicl, il più antico family office di Hong Kong - del marchio per alpinisti Montura, che da quando è stata annunciata alla fine del 2021 continua a far parlare gli addetti ai lavori, forse perché è stata accolta come il segnale di un cambio di passo in tutto il settore moda.

Perché comprare un marchio di giacche da sci? Montura è molto di più di un brand tecnico. È vero, gli esperti di alpinismo lo considerano il miglior prodotto sul mercato, ma da qualche stagione è diventato, in maniera spontanea, un marchio molto vicino ai giovani, capace di comunicare con loro grazie al legame profondo con la natura e all’ideale di libertà, oltre a un logo molto interessante (un piccolo fiore stilizzato, ndr) su cui si potrà lavorare benissimo. Vorrei fare con Montura quello che ho fatto con Herno, ovvero portare valore alla marca. Con una differenza: con Herno quando presi in mano il progetto partivo da zero, in questo caso invece l’azienda è già ben avviata. Come è nata la scelta di avere un socio in questa avventura? Ero impegnato a portare avanti individualmente la trattativa con Roberto Giordani, fondatore di Montura, già da otto mesi, quando sono entrato in contatto con Nuo. Parlo sempre con diversi investitori ma

non ho mai trovato quella chimica e sintonia che mi hanno spinto in quell’occasione a condividere con loro il progetto a cui stavo lavorando. In pochissimo tempo abbiamo chiuso la trattativa. Credo che sia giustissima la scelta fatta: Nuo è il partner finanziario perfetto e come family office ha orizzonti temporali diversi da un fondo. Non pensano solo a quanto potrà fatturare Montura nel breve termine. Con loro c’è una clausola di way out dall’ottavo anno in avanti, anche se non escludiamo di restare con questo asseto anche più a lungo. Che tipo di marchio costruirete? Non lo abbiamo ancora definito al 100%, d’altronde l’acquisizione è appena stata formalizzata, ma sicuramente sarà nel posizionamento di cui parlavo prima, che ci consenta di dialogare con le nuove generazioni e gli appassionati di outdoor: due nicchie che nel mercato del menswear stanno crescendo a dismisura, senza dimenticare tutti i clienti storici, che è l’ultima cosa che vogliamo fare. Tutto avverrà nel pieno rispetto dell'identità e dell’autonomia del 11


1. Uno dei circa 30 punti vendita Montura presenti in Italia 2. Il pop up Herno aperto a Shanghai a fine 2021

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marchio, anche nel processo di internazionalizzazione: se si eccettua una discreta distribuzione in Corea, infatti, Montura è un marchio italiano e dell’arco alpino, dove ha già una buona distribuzione retail. Herno metterà a disposizione l’esperienza maturata sui mercati stranieri, nel mondo retail fisico e digitale. È prevista una fusione dei due team? I due brand resteranno indipendenti. Non ci sarà da parte di Herno un controllo diretto sullo stile e anche le reti commerciali non si fonderanno mai. Ogni marchio presenterà in autonomia le proprie collezioni. Viceversa, nella supply chain, logistica e servizi, potranno essere previste delle sinergie. Come nell’e-commerce, l’altro settore da sviluppare, ci potrà essere l’utilizzo di una piattaforma comune. A proposito di e-commerce, è il progetto più nuovo di Herno, accelerato dalla pandemia . Come sta andando ? Lo abbiamo lanciato nell’agosto del 2020 e nei primi 4 mesi ha subito superato i 3 milioni di vendite. Oggi fattura già come due flagship store e certamente crescerà ancora. Un successo che vi farà riconsiderare gli equilibri dei diversi canali? Ragioniamo con una logica pluricanale, concentrandoci su convergenza tra il negozio fisico e quello virtuale, tutto senza trascurare il wholesale, che per noi resta fondamentale. Non pensiamo a ridurne l’incidenza, come sta accadendo per alcuni grandi marchi, ma anche in questo canale 12

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PREVIEW FW22/23

Monogram è il protagonista di stagione Il progetto Herno Monogram, contraddistinto dall'utilizzo della stampa con il motivo ad H, sarà protagonista delle collezioni autunno-inverno 2022/2023 presentate a Pitti Uomo e Bimbo, con il primo modello di bomber imbottito stampa H all over, destinato a diventare protagonista assoluto per la nuova stagione invernale.

vogliamo fare un passo in avanti, trasformando i nostri migliori clienti in veri e propri partner. Sul fronte retail ci saranno nuove aperture per Herno? Le stiamo valutando. Quest’anno porteremo avanti anche ampliamenti di negozi già esistenti e investiremo sull’apertura di qualche pop up store in più, privilegiando aree come gli Stati Uniti, la Russia e la Cina che sono i mercati che ci stanno dando le migliori soddisfazioni. È ottimista per il 2022? L’anno davvero importante per il settore sarà il 2023. Per molte aziende il 2022 non segnerà ancora il recupero di quanto perso

a causa della pandemia, per Herno invece la svolta arriverà già quest’anno. I risultati della campagna vendita SS 22 sono ottimi e ci proiettano verso un 2022 con ricavi oltre i livelli del 2019, quando avevamo raggiunto i 135 milioni di euro di fatturato. Siamo davvero soddisfatti: l’immagine del nostro marchio oggi è più forte e affidabile di prima. Merito del momento d’oro che il segmento dell’outdoor sta vivendo in generale, ma anche del nostro rigore gestionale e del lavoro fatto sul prodotto: stiamo ampliando i progetti Monogram e Globe, coprendo ogni stagione con proposte nuove e autentiche. Le lavorazioni sono le più innovative, ma stiamo vivendo anche una fase creativa importante, lavorando sul colore, le lane e i volumi. 




INTERVISTA Pierluigi Cocchini Rinascente

«I nostri negozi sono per giovani: più del 40% dei clienti registrati è Millennial» In attesa del ritorno dei turisti asiatici, «si spera per la fine del 2022», l'a.d. del department store parla della nuova strategia, sempre più incentrata su contenuti creativi forti, ideali per instaurare un dialogo con le nuove generazioni: «A Milano durante la fashion week donna lanceremo un'area riservata a progetti speciali sempre nuovi». Focus sul food di lusso e sul beauty alternativo e sostenibile «Ma la la moda non si tocca». DI ANDREA BIGOZZI

La carta migliore di Rinascente? I Millennials. Le nuove generazioni sono sempre più importanti per la catena di grandi magazzini italiani: «Dei 2,5 milioni di Rinascente card attive, il 41% è in mano a under 40 e il 15% a clienti di età compresa tra i 18 e i 26 anni, ma potrebbero essere anche di più, se fosse consentito rilasciare tessere agli under 18. La Gen Z, che tutti dicono non amare granché lo shopping fisico, è invece è presenza fissa nei nostri store, tanto da condizionarci sempre più nelle scelte strategiche», racconta Pierluigi Cocchini, amministratore delegato della catena di department store con 11 punti vendita sul territorio italiano, che metterà in campo una serie di azioni per potenziare il ruolo dei giovani consumatori nella crescita futura della società. Come siete diventati un punto di riferimento per Millennial e GenZ? Fondamentalmente focalizzandoci sui loro desideri. Abbiamo iniziato ad accorgerci della loro massiccia presenza, perché marchi della nuova guardia registravano vendite in costante aumento. Casi come Palm Angels, Off-White, Amiri, Carhartt, Gcds: hanno iniziato vendendo T-shirt, sneaker e felpe e nel giro di poche stagioni sono finiti col conquistare veri e propri shop in shop. Dal 2019 abbiamo lanciato una serie di eventi live e ci siamo legati al mondo della musica. Dopo che il Covid ha messo in stop

Pierlugi Cocchini è ottimista: Rinascente, che dal 2017 guida come amministratore delegato, continuerà a incrementare i fatturati nel 2022 ma per tornare ai fatturati record del 2019 si dovrà attendere oltre

questo genere di iniziative, che torneranno appena possibile, ci siamo concentrati su progetti pop up e colab speciali come quella con il marchio Propaganda che ha realizzato una mini-collezione in esclusiva per noi. Altri esempi di "giovanilizzazione" di Rinascente? Il Beauty Bar aperto nella parte Annex del flagship store di Milano, da sempre pensata per un pubblico molto giovane: si tratta di un concept dedicato a profumi e cosmetici, che stiamo estendendo a tutti i negozi.

«Moltiplicheremo le grandi operazioni mirate, incentrate su home, green, vintage e food»

Non ci sono i grandi brand che si trovano entrando da piazza Duomo, ma marchi magari poco conosciuti, ma originali nella formulazione e nel packaging, spesso sostenibili. In quest'area abbiamo aggiunto una serie di servizi Beauty Express, che da subito hanno attratto i giovani, ma con il tempo sono arrivati anche i genitori. Un altro format molto innovativo a cui stiamo lavorando è quello che lanceremo a febbraio, proprio durante la fashion week donna. Si chiamerà Air Snake, un'area esperienziale nel segno dell'interattività, destinata a cambiare l'immagine del piano meno uno di Milano Duomo. Sarà dedicata a progetti speciali, che cambieranno a rotazione. La prima operazione sarà legata alla moda, con un brand al debutto in Italia. L'attenzione al beauty e al food non rischia di andare a discapito della 15


Il focus è su Roma Fiume con oltre 30 milioni di investimenti

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Nuova facciata, nuove vetrine e un remodeling che coinvolge tutti gli spazi, a cominciare da quelli dedicati alla moda donna, i primi a essere stati completati

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1. I tre piani dedicati alla moda donna di Rinascente Duomo sono stati rivisitati 2. Dopo anni di lavori a rotazione, nel 2022 lo store di Firenze ha finalmente completato il restyling

moda, che è sempre stato il core business dei vostri negozi? Lavoriamo per essere una vetrina il più completa possibile di tutto lo stile di vita italiano, anche in vista del ritorno dei turisti, specialmente quelli che arrivano da lontano. È vero che abbiamo investito molto anche sul food di lusso, a cui dedicheremo due grandi operazioni durante il 2022: Olio&Vino e la novità Liquori& Cioccolato, perché è quello che la clientela ci chiede. Si tratta di una categoria capace di interagire molto bene con il lusso. Questa attenzione per bellezza e cibo non deve comunque penalizzare l'abbigliamento e gli accessori, come dimostrano gli investimenti continui nel rinnovo degli spazi dedicati. A Milano quest'anno presenteremo la rivisitazione completa dei piani donna, con il terzo dedicato alle calzature, il quarto alla moda contemporary e il quinto all'offerta timeless, che ha conquistato 16

quasi 1.000 metri quadrati in più. Sempre a Milano sarà rinnovata la sezione dedicata ai gioielli. A Roma Fiume, dove sono in corso lavori di ristrutturazione a rotazione per non tenere mai chiuso il negozio, siamo partiti proprio dal restyling dei piani donna per far capire il nuovo concept del punto vendita. Il 2022 sarà anche l’anno in cui i fatturati torneranno ai livelli pre-pandemia? L'anno scorso siamo cresciuti del 20% su un 2020 che aveva visto un calo del 40% delle vendite sul 2019: il nostro anno migliore di sempre, con ricavi netti a quota 800 milioni e tutti i negozi che avevano segnato record di fatturato. Pensiamo che quest'anno sarà certamente positivo, ma temo che non riusciremo ancora a tor-

«L'e-shop è in costante aggiornamento: nel 2022 arriveranno i big brand finora assenti»

nare sui livelli pre-pandemici. La svolta arriverà solo con il ritorno dei turisti stranieri, specie quelli cinesi che per noi sono determinanti e che non prevediamo possa avvenire a breve. Abbiamo messo in agenda il comeback dei turisti asiatici non prima dell'ultimo quarter del 2022. A compensare, almeno parzialmente, ci sono le vendite online, visto che avete lanciato l'e-commerce da poco più di un anno... Il nostro e-shop ha debuttato durante la pandemia, ma il progetto è ancora in piena fase sviluppo. Ci vorranno anni, probabilmente almeno cinque, per arrivare alla piena maturazione di questo canale, che nel 2021 ha comunque contribuito per 15 milioni di euro al giro d'affari complessivo del gruppo. Un risultato non da poco, se consideriamo che all’interno della boutique online non sono ancora presenti i main top brand, che invece ospitiamo all'interno dei negozi fisici. Un gap che colmeremo proprio quest'anno, diventando a tutti gli effetti un marketplace. ■




STRATEGIA FINANZA D’IMPRESA LA MODA NEL MIRINO DEI FONDI Il trend e il profilo delle aziende target La view di protagonisti ed esperti

Private equity di nuovo in azione. Nel radar marchi, fornitori e fashion e-tailer I recenti investimenti dei fondi nella moda sono l’occasione per riflettere sull’effetto-pandemia, sul cambio di prospettiva degli imprenditori e sulle possibili prede

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Le M&A della moda in Italia (2019/2021)

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Corporate 6 4 2 0

Q1’19 Q2’19 Q3’19 Q4’19 Q1’20 Q2’20 Q3’20 Q4’20 Q1’21 Q2’21 Q3’21

In base a un’analisi di PwC su dati Refinitiv, nei primi nove mesi del 2021 le operazioni del private equity in Italia sono salite del 25% rispetto a un anno prima, ma sono rimaste al di sotto di quelle dell’analogo periodo del 2020 (-44%). Gli operatori strategici hanno invece segnato un +93% sul 2020 e un +61% rispetto ai livelli pre-pandemia.

DI ELISABETTA FABBRI

Dopo il picco di interesse raggiunto nel 2019, la moda è tornata nel mirino delle società di private equity che, nei primi nove mesi del 2021, hanno concluso 15 operazioni in Italia: il 25% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Siamo lontani dai 28 deal pre-pandemia, ma sembra che il trend non si sia per nulla esaurito. «La crescita - commenta Emanuela Pettenò, Consumer markets & Deals markets leader di PwC Italia - è stata trainata da operatori specializzati, tra cui L Catterton, Style Capital, Made In Italy Fund e Lion Capital ma anche da piattaforme di investimento sponsorizzate da fondi generalisti come Florence di Vam e Fondo Italiano di Investimento, Amf di Alpha Private Equity e Gmi di Consilium, oltre che dai fondi internazionali, in primis Permira e Carlyle». «Una tendenza sicuramente destinata a proseguire - aggiunge - poiché la situazione emergenziale innescata dalla pandemia ha aperto gli occhi agli imprenditori individuali e alle aziende famigliari sulla necessità di espandere il business all’estero, vendere tramite i canali digitali e comunicare con le nuove generazioni in modo diverso dal passato». Le aziende sono state frenate per carenza di risorse finanziarie (destinate in primis al prodotto) e per la difficoltà di attrarre manager che potessero agevolare il passo. «Il private equity può

fornire la dotazione necessaria, affiancando all’imprenditore/fondatore una squadra di manager che porti a costruire un percorso di successo». «Il gran fermento del 2021 è il risultato di operazioni diverse - osserva Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi-Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt -. In alcuni casi di buy out l’imprenditore ha ceduto l’azienda per far entrare nuovi manager e dare il via a un altro ciclo di sviluppo. Qualcuno ha venduto per motivi anagrafici: il Covid ha accelerato i passaggi di testimone. Altri imprendi-

Le società di investimento forniscono capitali e manager per un percorso di successo tori hanno deciso di non affrontare questo periodo sfidante, che richiede grande impegno, grandi capitali e nuove aggregazioni. Aziende che puntano a crescere hanno fatto entrare i fondi di sviluppo. Qualche private equity ha rilevato quote di minoranza, a dimostrazione della flessibilità

dello strumento, che si adatta alle imprese, rendendo possibili operazioni “su misura”». Di certo la pandemia ha portato alla luce una serie di problematiche, a partire dal livello di digitalizzazione e di sviluppo dell’e-commerce e dell’omnicanalità, alla diversificazione dei mercati di riferimento. In più ha messo in discussione strategie di management come il miglioramento continuo, a piccoli passi, ispirato dai principi del Kaizen giapponese e il just in time del magazzino, che esclude gli accumuli per limitarsi alle scorte necessarie. «L’imprenditoria - dice Gervasoni - si trova in mezzo a un guado e si chiede: “Cosa faremo tra cinque anni? Saremo ancora attivi? Quanto ci costerà?”. È tutto un ripensamento, che comprende anche temi chiave come la sostenibilità e la buona governance». Ma che caratteristiche deve avere un’azienda della moda per essere attraente agli occhi delle investment firm? «L’investimento in un marchio, dal luxury al fast fashion, è potenzialmente quello più rischioso per il private equity - risponde Pettenò -. Il successo dell’operazione è legato a scelte stilistiche e fattori esogeni talvolta difficili da prevedere. Inoltre i brand han19


STRATEGIA FINANZA D’IMPRESA

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no in molti casi una forte dipendenza dalla figura dell’imprenditore/fondatore, che tende a coincidere con lo stilista. L’azienda ne porta spesso il nome, cosa che rappresenta un potenziale elemento di debolezza, da gestire attraverso un adeguato piano di successione, che potrebbe includere un “renaming”». «I fondi con una minore propensione al rischio - aggiunge - tendono invece a orientarsi sullo sportswear, meno dipendente dalle mode e in sintonia con gli attuali stili di vita. Negli ultimi due-tre anni sono cresciute in modo significativo anche le operazioni di piattaforma sulla filiera, volte ad aggregare eccellenze del made in Italy, per realizzare sinergie produttive, commerciali e nei servizi generali». Pettenò (PwC) prospetta ora nuove operazioni su e-tailer e brand dalla forte componente digital, a seguito dell’Ipo di MyTheresa, dell’ingresso del fondo Style Capital in LuisaViaRoma e della volon-

Notorietà, presenza all’estero, allineamento ai trend sono fattori chiave nella valutazione di un marchio tà espressa da Richemont di cedere una quota di Yoox-Net-A-Porter. Dal punto di osservazione di PwC, i fattori principali per la valutazione di un marchio sono la notorietà, la presenza sui mercati internazionali e l’allineamento con le tendenze, gli stili di vita e di consumo. «Organizzazione, digitalizzazione e aspetti Esg sono tipicamente quei fattori su cui un fondo di private equity può costruire un piano di creazione di valore, se assenti o scarsamente presenti», afferma Pettenò. Se invece il target è un’azienda della filiera, vanno considerati in primis l’ampiezza e la qualità del portafoglio dei brand serviti: i 20

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terzisti mono-brand e quelli al servizio del fast fashion sono tipicamente più rischiosi rispetto ai luxury oriented. Altri fattori che devono spiccare sono le capacità tecniche di manifattura, l’adeguatezza del sito produttivo dal punto di vista impiantistico/ ambientale e il corretto inquadramento del personale (area potenzialmente a rischio nelle realtà medio piccole). Nel caso di un fashion retailer, vanno valutati soprattutto la base clienti (numerosità, fidelizzazione, composizione B2B versus B2C, location), l’ubicazione degli store fisici e l’integrazione con il canale e-commerce, come pure l’adeguatezza dell’infrastruttura tecnologica a supporto dell’e-commerce e della logistica. Sul fatto che tuttora si possano rilevare realtà interessanti senza pagare cifre gonfiate, l’esperta di PwC non ha dubbi. «Sicuramente sì - risponde - soprattutto se si tratta di aziende familiari e imprenditoriali con molto da costruire. Tenendo però presente che quelle al secondo/terzo giro di private equity sono tipicamente soggette a valutazioni più elevate, perché includono il ritorno del fondo di investimento. Inoltre i multipli del lusso, dei digital brand e degli e-tailer sono di regola più alti, rispetto a quelli dei marchi sportivi e delle imprese della filiera». «I deal recenti hanno mostrato valutazioni buone, che tengono conto soprattutto della capacità progettuale e di mettersi in discussione di un’azienda, come pure le sue risorse umane», fa notare Gervasoni (Aifi), che non esclude anche nuove ope-

1. L’ingresso di Style Capital in LuisaViaRoma fa supporre nuove operazioni nel fashion e-commerce 2. La couture del designer Yuima Nakazato presenta nuovi volumi con Brewed Protein, bio-polimero creato da Spiber, recente investimento di Carlyle

Anna Gervasoni

Aifi «Le buone valutazioni delle aziende tengono conto della loro capacità progettuale e delle risorse umane»

Emanuela Pettenò

PwC Italia «Il private equity può creare valore a livello di organizzazione, digitalizzazione e fattori Esg»



STRATEGIA FINANZA D’IMPRESA

razioni a opera di consorzi di fondi. «È il caso, per esempio, di un fondo più piccolo, locale, che ne coinvolge uno più grande per fare massa critica e per diversificare». Sono probabili pure ulteriori passaggi di quote da un private equity all’altro. «Una staffetta abbastanza fisiologica - spiega Gervasoni - perché nuovi interlocutori finanziari possono dare supporti diversi in momenti successivi, per portare avanti un dato piano». In media si parla di investimenti della durata di cinque anni come orizzonte per la realizzazione di un piano realistico. Ma il timing può andare anche oltre: «Oggi - conferma il direttore di Aifi - l’approccio è più industriale e meno finanziario». Non sempre, tuttavia, i matrimoni con le società di private equity funzionano e in certi casi arrivano pure nelle aule del tribunale. Come nel caso della Corneliani, che ora tenta di ripartire con l’intervento del Mise, in aggiunta al socio di maggio-

Lo store End. di Londra, a Soho

ranza, il fondo del Bahrein Investcorp. «La finanza d’impresa - commenta Gervasoni - è un’attività a rischio con tante variabili. I casi di insuccesso possono essere legati al fatto che non si crea una chimica tra fondo e imprenditore, oppure si parte da un piano troppo ambizioso, se non irrealistico o si investe troppo nella direzione sbagliata. Capita pure che azienda e management vengano sovrastimati: il fondo non fa il manager, scommette su un professionista o un designer ma può succedere che non siano quelli adatti per un certo progetto. Ci vuole sensibilità: l’aspetto umano conta nel bene e nel male». Potrebbero danneggiare anche l’eccessivo uso della leva, sebbene nelle acquisizioni italiane non sia una pratica ricorrente, e 22

LO PAROLA AI FONDI/CARLYLE

PRONTI A NUOVE ACQUISIZIONI MA NON A FARE PAZZIE

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Massimiliano Caraffa Managing director head Consumer & Retail di Carlyle per l’Europa

In questo momento abbiamo diversi dossier sul tavolo, ma nel fashion&consumer bisogna fare molta selezione e muoversi con cautela, perché le valutazioni delle aziende sono alte. L’e-commerce sembra non fermarsi mai, ma è pure vero che il retail tradizionale non è morto. I brand della moda sono sempre nel nostro cuore, anche se ora i nostri investitori chiedono una maggiore focus sul tech e sui fattori Esg. Alcune operazioni sono già andate in porto e ce n’è una che speriamo di poter annunciare presto. Nel valutare un’acquisizione ci basiamo sui fondamentali, esattamente come avveniva prima del Covid. Le incertezze legate all’evoluzione del virus, che hanno implicazioni sui consumi ma anche su materie prime, energia e trasporti sono tutti temi attuali, ma non vediamo effetti nel lungo periodo: saranno considerati costi straordinari nel business plan. Anche se il 2022 non si prospetta come un anno facile, ipotizziamo una progressiva normalizzazione di alcuni fattori nel giro di 18-24 mesi. Il problema vero è il panorama competitivo. Valutazioni come quelle di Allbirds e Mytheresa in sede di Ipo non sembrano giustificate dai fondamentali. Il prezzo alto delle azioni è pure legato alla scarsità: le società del lusso quotate sono limitate. Noi non facciamo pazzie, diamo valore ai fondamentali e ci poniamo delle domande. L’azienda cosa racconta? È unica oppure no? Perché è meglio di altre? In Golden Twinset Milano è nel portafoglio del Goose, per esempio, abbiamo visto fondo americano dal 2012 un unicum. Ci chiediamo anche cosa pensa il consumatore e valutiamo la presenza del marchio su Internet, sui social e l’effetto community, per percepirne il consenso. L’acquisizione di End., che vende sportswear di alta gamma on e offline, è arrivata adesso, ma poteva capitare anche prima: stavamo valutando un investimento nell’e-commerce dal 2014-2015. Di End. ci piace il fatto che sia un multimarca molto connotato, concentrato sullo streetwear di alta gamma, che spazia anche nel lifestyle. Attualmente i tre negozi in Uk sono diventati cinque e l’idea è di proseguire l’espansione fra Europa, Usa e Asia, perché il retail tradizionale è una sorta di guida per il consumatore. Lo sviluppo europeo di End. dovrebbe partire nel 2022: in valutazione ci sono Milano, Parigi e Berlino. Quanto alle vendite online, sono concentrate soprattutto in Europa ma stanno accelerando negli States e in Giappone e puntiamo all’approdo in Cina. Stiamo spaziando nelle linee donna in punta di piedi, ma a breve pensiamo di aprire un negozio di womenswear a Newcastle e di includere un concept donna con i futuri opening. Carlyle sta investendo anche intra-filiera, selezionando realtà green. In settembre ha rilevato una minoranza del produttore giapponese di biomateriali tessili Spiber, mentre nel 2019 ha acquisito una quota della spagnola Jeanologia, attiva nelle tecnologie per il trattamento ecofriendly del denim. Anche il packaging “eco” ci sembra un settore interessante. Quanto al marchio di womenswear Twinset Milano, l’andamento del 2021 è stato ancora influenzato dal Covid, ma l’azienda è uscita dallo stress finanziario e ci aspettiamo che il 2022 sia l’anno del vero recupero, con conti in ordine e una sana generazione di cassa. La porteremo dove doveva essere se non arrivava la pandemia, dopodiché cercheremo una soluzione per una nuova proprietà.


LA PAROLA AI FONDI/PERMIRA

PREZZI ALTI, MA CREARE VALORE SI PUÒ. SPECIE NEL LUSSO

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Francesco Pascalizi Head di Permira in Italia

La moda è una delle verticali su cui siamo più attivi e uno dei pilastri della nostra strategia di investimento nel consumer. Guardiamo con particolare attenzione i brand - il segmento dove ci muoviamo con più sicurezza, visti anche i nostri track record - e il consumer tech. Di certo oggi il mestiere di chi compra non è facile, perché ci sono tante variabili da considerare. Il primo fattore che complica il nostro lavoro è sicuramente il contesto di valutazioni alte e poi il Covid, che ha rimescolato le carte. Non parlo solo delle disruption temporanee ma di cambiamenti in atto nelle preferenze di consumo: qui vediamo il fattore di massima incertezza. Inoltre è diventato cruciale il tema, ancora relativamente nuovo, della sostenibilità: pensiamo che avrà un impatto fortissimo sul successo futuro delle aziende, viste le richieste dei consumatori e di tutti gli stakeholder. La somma di questi fattori complica la nostra attività, ma siamo certi che nel mondo dei brand ci sia ancora possibilità di creare molto valore. Specie nel lusso, un segmento che Permira conosce bene e che, nelle stime recenti, rappresenta un mercato da 300 miliardi di dollari di valore, con un alto livello di fidelizzazione da parte dei consumatori. Un’azienda-target per noi deve dimostrare di avere un marchio forte, dai caratteri distintivi e di avere sviluppato un rapporto stretto con il consumatore di riferimento. Deve inoltre mostrare i presupposti per un percorso che sia già orientato alla sostenibilità: un’area in cui sentiamo di poter dare un forte contributo, come avviene per la digitalizzazione. Un esempio è Golden Goose, con cui abbiamo iniziato un progetto di ulteriore crescita dal luglio 2020 (il closing per l’acquisto della quota di controllo in mano al fondo Carlyle è avvenuto nel giugno 2020, ndr): in un anno e mezzo circa l’e-commerce è passato dal 5% a circa il 20% dei ricavi totali. Di fatto il marchio è nato e cresciuto con il passaparola, mentre ora pensiamo di avvalerci di un mix fra canali tradizionali e digitali, per raccontare la storia di Golden Goose in modo più diretto. Abbiamo realizzato anche investimenti nel Crm e nel marketing, per rafforzare il rapporto con il cliente. Il Covid è stato un acceleratore, nel ripensare la distribuzione fisica e digitale, per questo pensiamo di investire su tutti i fronti. Stiamo anche lavorando all’innovazione di prodotto, con esperimenti interessanti nel ready-to-wear, per testare il potenziale del marchio e in tutto questo percorso è essenziale investire nel capitale umano. Non a caso abbiamo inserito ex novo figure professionali come un chief brand officer, nuovi responsabili del digital e del Crm e un chief sustainability officer di grande esperienza. Golden Goose cambia design con le Space-Star, in vendita da gennaio. Nel suo percorso di crescita il brand è stato affiancato da fondi come Ergon Capital Partners, Dgpa, Carlyle (oggi titolare di una quota di minoranza) e Permira, che dal giugno 2020 controlla l’azienda

l’emergere di fattori inattesi, come l’imporsi di stili di vita e di consumo lontani dal dna del brand. «Basti pensare al progressivo imporsi del casualwear e di uno stile più informale anche nei luoghi di lavoro, a scapito dell’abbigliamento formale», ricorda Pettenò. A sentire i fondi (vedi Carlyle e Permira in queste pagine), i sodalizi falliti fanno capire che il fashion non è un settore per tutte le società di investimento. Il semplice taglio dei costi in questo business non basta, «perché non

La sfilata Etro per la prossima estate: nel 2021 il 60% del brand è passato a L Catterton, fondo di cui fanno parte Lvmh e Groupe Arnault. L’azienda è stata valutata 500 milioni di euro

si può stare fermi, altrimenti si affonda». Allo stesso tempo può succedere che la struttura del capitale si riveli inadeguata al percorso di crescita ipotizzato. Talvolta il fondo sbaglia nel prevedere fenomeni che non accadono o nell’affidarsi all’imprenditore, perché quando entra nel business non ha le idee chiare. Possono capitare anche storie di governance complicate, con visioni diverse e in certi casi non conciliabili. «Generalmente - dicono gli investitori - il private equity ha il ruolo di portare disciplina nel modo di gestire un’impresa e prendere le decisioni: mettendo gli stop loss salgono a galla le criticità». Altre acquisizioni flop sono quelle relative a label che raggiungono in breve tempo un grande successo ma in realtà sono fragili, con storytelling non costruiti sulla sostanza. Dal punto di vista del private equity bisognerebbe pensare che un progetto di sviluppo o rilancio parte sempre con le migliori intenzioni: «Con l’idea di provarci davvero, per il bene dell’azienda». ■ 23



STRATEGIA M&A CORPORATE

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LA MODA FA SISTEMA L'aggregazione come strategia di crescita Aziende e fornitori insieme contro la crisi

Piccolo è bello, un modello che oggi non funziona più Mai come nel 2021 si sono viste così tante sinergie industriali, con fornitori inglobati in grandi gruppi e alleanze tra aziende per fare massa critica. Un modo per salvare le eccellenze dei distretti, presidiare la filiera e difenderla dai predatori stranieri. E affrontare le sfide attuali, come la circolarità DI ANGELA TOVAZZI

Il 2021 è stato un anno d’oro per le operazioni di fusione e acquisizione, con volumi che nei primi nove mesi dell’anno, secondo le stime di Global Data, hanno già superato quelli di tutto il 2020 e il 2019. Una febbre da M&A che ha spostato i capitali non solo delle realtà di private equity (vedi articolo nelle pagine precedenti), ma anche di numerose aziende del made in Italy, che nel post pandemia hanno stretto alleanze strategiche, facendo quadrato contro la crisi. Tre i modelli che si sono visti, come osserva Luca Bettale di Long Term Partners, con «il brand che acquisisce il fornitore (integrazione verticale), alcuni fornitori dello stesso business che si mettono insieme per fare scala (integrazione orizzontale), alcuni fornitori di attività complementari, ma non sovrapposte, che si integrano e cercano di sviluppare sinergie commerciali e industriali». Manovre di aggregazione portate avanti spesso da nomi autorevoli del tessile-

moda per difendere l’eccellenza dei distretti produttivi nazionali, ma anche per presidiare - a colpi di quote - la propria catena di fornitura, difendendola da predatori stranieri. Il patto di forza tra Gildo Zegna e Patrizio Bertelli per controllare una manifattura come Filati Biagioli Modesto (l’impresa pistoiese attiva da un più di un secolo nella produzione di filati nobili) sarebbe stata improbabile qualche anno fa, anche se il gruppo di Trivero sta costituendo da tempo un polo a monte, con nomi come Bonotto, Dondi, Tessitura di Novara e - ultima arrivata - la Tessitura Ubertino. Quello di Prada e Zegna non è l’unico esempio. Nell’ultimo anno altre operazioni in quest’ottica di concentrazione hanno contribuito a ridensificare il polverizzato tessuto industriale del nostro Paese, oltre a incrinare la proverbiale immagine autarchica e autoriferita degli imprenditori italiani: il gruppo

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1. Un'immagine del reparto di modellistica alla Pattern di Torino, che recentemente ha acquisito il 54% della toscana Idee Partners 2. Uno scatto di Filati Biagioli Modesto, manifattura rilevata da Zegna e Prada

bergamasco Albini (che vanta sette stabilimenti e una filiera completamente integrata) si è unito alla pratese Beste, attiva nello sviluppo e nella nobilitazione di tessuti per l’abbigliamento. Ratti e Mantero, entrambi del distretto comasco, sono entrati nel capitale di Foto Azzurra, società che dal 1989 opera nella realizzazione dei supporti per la stampa serigrafica applicata ai tessuti. Reda e Lanificio F.lli Cerruti dal 1881 si sono coalizzati per il lancio della piattaforma digitale Collection. Le imprese tessili di intimo, 25


STRATEGIA M&A CORPORATE

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beachwear e sportswear Iluna Group e Maglificio Ripa hanno messo in atto «una sorta di simbiosi strategica - fanno sapere - volta a sviluppare insieme percorsi nuovi in grado di farci crescere entrambi». In un momento ancora molto critico, in cui la ripresa post Covid è minata dal forte rialzo dei costi delle materie prime e il mercato esige standard green proibitivi per i player più piccoli, crescere dimensionalmente rappresenta la conditio sine qua non per competere. «La necessità di affrontare seriamente la transizione verso la sostenibilità, la digitalizzazione e un rapporto con i clienti più flessibile e integrato - osserva Bettale - impongono investimenti e scala come presupposto». Nella consapevolezza che chi presidia la filiera acquisisce forza e orienta il mercato. «Le sfide da vincere - precisa Bettale - sono quelle della sostenibilità e della circolarità del prodotto sulle piattaforme di produzione più importanti, dove Italia e Francia dovrebbero dettare le regole a tutto il mondo, e sulla capacità di creare una filiera moderna, ossia flessibile sui volumi e competitiva su lotti piccoli, ma ricchi di creatività per i clienti più esigenti». Obiettivi raggiungibili attraverso una «capacità organizzativa e tecnologica» che solo certe dimensioni infrastrutturali possono assicurare. Proprio in quest’ottica sta lavorando Holding Industriale-Hind: dopo le performance di Uno Maglia (azienda specializzata nel jersey che a quattro anni dall'acquisizione aveva quadruplicato i volumi e raddoppiato il personale) ha creato Holding Moda come insieme di più aziende e più imprenditori, «pronti a entrare a far parte - spiega l’a.d. Giulio Guasco - di un gruppo maggiormente strutturato, condividendo un progetto di natura industriale e sviluppo sostenibile, attraverso sinergie commerciali, operative e finanziarie». Nonostante le difficoltà iniziali dovute a una certa «impreparazione del mercato a concepire l’aggregazione di realtà imprenditoriali diverse», il gruppo è riuscito a diversificare l’offerta, inserendo in portafo26

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1.Un'immagine di Foto Azzurra, nel cui capitale sono entrati Ratti e Mantero 2. Al lavoro da Manifatture Cesari, nel portafoglio del Gruppo Florence 3. Alcuni capi Monobi di Beste, alleatasi con Albini 4. Gli interni della Project di Malo (Vi), una delle sette realtà nel carnet di Holding Moda

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Nell'attuale scenario di mercato le dimensioni contano e fanno la differenza

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glio terzisti come Alex & Co. (abbigliamento in pelle), Rbs (outerwear sportivo), Albachiara (abbigliamento leggero donna), Gab (pelletteria), Project Officina Creativa (denim) e, ultimo arrivato prima di Natale, il calzaturificio Valmor. «Chiudiamo il 2021 con sette aziende e un fatturato consolidato di 125 milioni di euro e oltre 400 dipendenti - dice Guasco - e ora proseguiremo nel percorso di individuazione di nuove eccellenze, con l’obiettivo di creare una filiera produttiva certificata e sostenibile». Gli investimenti si focalizzeranno su spazi adeguati a ospitare le diverse realtà - nel 2022 verrà completato il progetto di Campi Bisenzio per Gab e i princi-

pali subfornitori -, sul ricambio generazionale della manodopera, con la formazione di nuove classi dell’Accademia Holding Moda, avviata nel 2020, e infine sulla tecnologia, in grado di sfruttare sinergie ed economie di scala della holding. Si tratta di un business model di stampo industriale riproposto anche dal Gruppo Florence di Francesco Trapani, che dopo il recente salvataggio del maglificio Metaphor ha conquistato un altro step in direzione della costituzione di un polo produttivo integrato al servizio della moda di alta gamma. «A breve - ha detto recentemente il ceo Attila Kiss - il gruppo arriverà a quota 12 imprese, con un fatturato consolidato di oltre 170 milioni». Ben prima dello tsunami pandemico, anche la Pattern di Torino aveva cominciato a costruire l’«hub italiano del luxury fashion engineering», inglobando nel 2017 l’umbra Roscini Atelier e nel 2019 il produttore di maglieria di lusso S.M.T.. Lo scorso ottobre un altro step: l’incursione nella pelletteria di alta gamma con l’acquisizione del 54% della toscana Idee Partners. «Il nostro progetto non è di natura finanziaria ma industriale - rimarca il ceo Luca Sburlati - e fondato sull’idea di costruire un’azienda diffusa. Non una multinazionale ma una “multiregionale”, con più eccellenze dei distretti produttivi italiani». Che da sole sarebbero troppo piccole, destrutturate e deboli per competere negli attuali scenari di mercato. «La dimensione conta, eccome, e fa la differenza - aggiunge Sburlati - soprattutto alla luce delle sfide di circolarità e sostenibilità che attendono il comparto, per le quali servono forti investimenti in tecnologia». Che solo chi ha massa critica potrà permettersi. 


CANADIANCLASSICS.IT


STRATEGIA DRIVER DI CRESCITA

CEO ROUNDTABLE ON BEING BEST-IN-CLASS

VINCERE IN SCENARI MULTIFORMI

Experience, intelligenza artificiale e trasversalità sono booster imprescindibili Da una grande realtà come Land’s End a Gcds, marchio-icona per i giovani, passando per Klarna, a cui l’etichetta di società legata ai pagamenti, seppure con una formula disruptive, sta stretta: le strategie di chi affronta da pioniere l’attuale fase di mercato DI CRISTIANA BONZI

Concreti, visionari, multitasking, trasversali: come bisogna essere per ritagliarsi un ruolo da “best-in-class” nello scenario post pandemico e tenerselo ben stretto? Le risposte sono arrivate dalla recente Ceo Roundtable digitale di Fashion (la decima in sette anni), in cui si sono messi a confronto top executive di marchi di lusso e della moda da un lato e, dall’altro, i responsabili di importanti aziende specializzate nel digitale e nell’high tech. Nel corso del primo panel, moderato come gli altri dal direttore e ceo di Fashion Marc Sondermann, il tema della digitalizzazione che ancora una volta si pone come driver del futuro è stato al centro delle testimonianze di Constanze Freienstein (managing director di Land’s End Europe), Giordano Calza (ceo di Gcds) e Francesco Passone (country manager per l’Italia e responsabile dei team Solutions & Delivery a livello globale di Klarna). «Stiamo attraversando un momento emozionante, che in alcuni casi può diventare di crescita vertiginosa - ha esordito Sondermann - ma non senza zone d’ombra. Se in Cina il mercato del lusso rallenta, il mondo occidentale è in ripresa, con gli Usa a fare da traino e l’Italia che, per la prima volta, cresce a ritmi quasi cinesi: un quadro molto diverso da un anno fa». Solo chi investe in modo massiccio ma mirato nell’omnichannel esce avvantaggiato, specie quando opera nei grandi numeri come Land’s End, brand americano di abbigliamento e accessori casual con oltre 150 milioni di ricavi solo nel nostro continente su 5 miliardi worldwide, in grado di spedire i suoi articoli

brand identity. «I nostri giovani clienti non devono perdere la capacità di comunicare ha affermato Calza -. Per questo è tuttora importante entrare in negozio, tenendo vive le relazioni. Il nostro è un marchio inclusivo». Ciò non significa tagliare fuori la tecnologia: non a caso, è stato proprio Gcds a lanciare nel settembre 2020 una sfilata virtuale con avatar in 3D. «Tutto si gioca sulle contaminazioni - ha chiosato il ceo di Gcds - esplorando nuovi segmenti e puntando sulla trasversalità anche nel pricing: più che un solo killer product, preferiamo proporre diverse categorie merceologiche per tutte le tasche, spingendo sulle collaborazioni anche al di fuori del perimetro della moda». in oltre 180 Paesi. «La digitaliz«Definirci una A chiudere il cerchio è stato zazione è il key driver di Land’s società fintech Francesco Passone di Klarna, soEnd - ha sottolineato Constanci limita: vogliamo cietà fintech nota per essere arteze Freienstein - uno dei primi essere al centro fice dello smoooth shopping con della shopping online retailer a operare tramite tre “o”, basato sulla formula Buy experience della una piattaforma cloud-based e Now Pay Later. «La communinostra community» anche un pioniere nell’ottimizty di Klarna - ha affermato - è di zazione dei processi». InterFrancesco Passone circa 90 milioni di utenti, il 70% cettare il cliente tramite diversi Klarna dei quali giovani e influenzati dai touchpoint e usare l’AI per cresocial. Vogliamo essere al centro are un customer journey ricco della loro shopping experience, comunicando e integrato è una priorità per l’azienda stacon loro sui canali social attraverso l’ecosistetunitense, che come ha ricordato la manager ma della nostra app, e investire in trasversaha avviato a marzo un marketplace aperto a lità dei partner, da H&M ai luxury brand». terze parti in Europa. «Le nostre strategie di La definizione di piattaforma di pagamenti crescita - ha concluso la manager - si basano sta stretta a Klarna, che a luglio ha annunciasu cinque pilastri: assortimento, sviluppo dei to l’acquisizione di Hero (social shopping), web shop, ampliamento della reach esplorandopo essersi accaparrata Shoptail (sito di do nuove aree, servizio evoluto e, non ultima, comparazione dei prezzi) e Toplooks, realtà intelligenza artificiale». che con l’AI trasforma in contenuti “shoppaL’online è imprescindibile, ma il valore ble” per retailer e brand l’analisi continua e dell’offline non si discute: questo il punto di dettagliata di stili fashion, look e post di oltre vista di Giordano Calza di Gcds, convinto che 100mila tra influencer, blogger e stylist.  entrambi i canali concorrano a rafforzare la

GIORDANO CALZA

CONSTANZE FREIENSTEIN

FRANCESCO PASSONE

CEO

MANAGING DIRECTOR EUROPE

COUNTRY MANAGER ITALY

GCDS

Lands’ End

Klarna

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FA N 5 PAG 28-32 DEF.indd 28

20/12/21 17:56


IL MADE IN ITALY SI RIPENSA E RILANCIA

Parlare ai brand lover con linguaggi nuovi: missione possibile, anzi necessaria Le case history di Cavalli e Hogan insegnano che l’heritage è molto, ma non è tutto. Occorre valorizzarlo presso fasce inesplorate di consumatori, usando il digitale come leva per fidelizzarli e aprire loro le porte dell’universo dei brand

SERGIO AZZOLARI GENERAL MANAGER

DI ALESSANDRA BIGOTTA

Hogan & Fay

Nel secondo panel della Ceo Roundtable si sono Quando entrano nei negozi, ad attenderli devono essusseguite le testimonianze di Ennio Fontana (ge- serci addetti alla vendita evoluti e multitasking, che neral manager di Roberto Cavalli), Sergio Azzo- devono avere sempre la risposta pronta e la soluziolari (general manager di Hogan e Fay), Mario Da- ne in tasca per le problematiche più frequenti (per valli (country manager Southern Europe di Cegid) e esempio un articolo non disponibile instore), ma anGuido Mengoni (cmo & partner di Temera). che conoscere molto a fondo chi hanno davanti». Per Su Cavalli Ennio Fontana ha detto che «la sfida è con- Davalli essere omnichannel oggi è un obbligo, «come notare il brand come prodotto trasverasale, non solo dimostra una statistica che evidenzia un -13% a livello per le occasioni ma anche per la quotidianità sia della di nuovi clienti e un -10% di profittabilità per chi resta donna che dell’uomo, un segmento in crescita, oltre indietro. La tecnologia è diventata banale, nel senso che dei giovani». L’omnicanalità è un mantra anche che permette di “leggere” facilmente il cliente». per questa griffe, ora disegnata da Fausto Puglisi: Let The Product Do The Talking è, infine, l’imperati«Abbiamo creato un team ad hoc, mentre nel retail vo di Temera, che con la tecnologia Nfc fornisce alla fisico apriremo a Miami e rinnoveremo il flagship in clientela la possibilità di ottenere informazioni che Montenapoleone». Ma il wholesale, secondo Fon- rendono il prodotto una porta d’accesso al mondo del tana, «è la Champions League della brand. La piattaforma dell’azienda spe«La tecnologia moda: se funzioni nei multibrand, funcializzata in IT «è in grado di integrare è diventata zioni ovunque». la blockchain - ha detto Guido Mengobanale, nel senso L’intervento di Sergio Azzolari si è conni - permettendo a un marchio di essere che permette di centrato su Hogan, che ha costruito il trasparente soprattutto in tema di seleggere facilmente proprio successo sulle sneaker e che si cond hand, made in e materie prime». le abitudini del proietta verso il lifestyle. «Siamo nel Recente il lancio di t!Care, strumento cliente» pieno di una Hogan Journey - ha afsulla tracciabilità a monte della filieMario Davalli fermato - in cui va monitorata la conra. L’integrazione nella blockchain di Cegid version su tutta la linea: retail, vendite Aura Consortium, la prima del lusso online e anche gli outlet. Un ecosistema a livello globale, «è già live per un brand che deve risultare credibile per il consumatore su e sta per completarsi con altri due, di cui uno leader ogni touchpoint». Alle strategie cliente-centriche si è nell’alto di gamma. In quest’ottica rientrano anche i riallacciato Mario Davalli di Cegid, leader nelle solu- progetti con Everledger e Luxochain». Con Luxozioni di business management per la trasformazione chain, Var Group e Pwc Arcangelo d’Onofrio, digitale e omnicanale del retail specializzato, fashion a capo di Temera, ha fondato due anni fa Virgo, soe luxury. «Le persone si aspettano dai brand un ser- luzione integrata per tracciare la catena di valore e vizio più personalizzato ed efficiente - ha esordito -. l’autenticità dei beni di lusso. 

ENNIO FONTANA GENERAL MANAGER

Roberto Cavalli

MARIO DAVALLI COUNTRY MANAGER

Cegid

GUIDO MENGONI CMO & PARTNER

Temera

IVANO CAULI (ACCENTURE INTERACTIVE)

contenuti, media mix e all’analisi della capacità di spesa di un brand, per usare le risorse media in modo smart». Tutto questo partendo da un presupposto, ossia la misurazione seamless della conversion: «Online e offline, l’experience è unica, Vendite record durante la pandemia e adesso una fase considerato anche il fatto che in quest’ultimo anno tanta tecnologia è entrata e sta entrando nei punti vendita fisici». Creare ponti e investire sulle contaminazioni, di normalizzazione: per il digitale è il momento di questa la strada indicata dal manager. Cauli è convinto che il giusto cerimoniere rilanciare su basi diverse. È quanto ha ribadito Ivano di un marchio non sia «solo o necessariamente un influencer, ma un giovane Cauli, fondatore di Openmind, azienda con un focus talento che lavora insieme al resto dell’azienda per collegarla al mondo sulla digital transformation, che a luglio è stata scelta da Accenture Interactive circostante. Bisogna iniziare a parlare la lingua del proprio target». Complici per la sua prima acquisizione in Italia. «Un deal che ci consente di ampliare le aree di intervento su cui già ci focalizzavamo, ossia Crm, creatività, media e gestione i social, il controllo del brand si fa più difficile, ma con risvolti anche inattesi: «Avviare le giuste collaborazioni può dare una sferzata di energia dal punto di del dato, facendo parte di una grande famiglia», ha spiegato l’imprenditore vista della conversione», ha osservato Cauli, che tra le «cose bellissime» di questo digitale, ora managing director di Accenture Interactive. Ma come può un tempo così complesso, ma anche così stimolante, ha citato il Buy Now Pay Later: brand spingersi al next level? «Deve affrontare i nuovi scenari con creatività «Una modalità di acquisto che avanza anche nel luxury e che converte, perché analitica - ha risposto Cauli - partendo dai basic ossia prodotto, posizionamento, il pagamento fa parte dell’experience. La può valorizzare, ma anche rovinare». buon assortimento in catalogo, un’adeguata infrastruttura tecnologica e L’importante è che la relazione con il cliente sia «preziosa e di lungo periodo, un’organizzazione funzionante e prestando una rinnovata attenzione a target, anche grazie al monitoraggio costante del traffico di ritorno». (a.b.)

«LA CONVERSION È UN PERCORSO UNICO»

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STRATEGIA DRIVER DI CRESCITA

CEO ROUNDTABLE ON BEING BEST-IN-CLASS

FATTORE UMANO VS TECNOLOGIA

Affinare la potenza del marchio è un fatto di sinergie Per conquistare un consumatore in cerca di un’experience gratificante a tutto tondo, pagamenti compresi, l’high tech è imprescindibile: ma le soluzioni che vanno bene a un marchio possono non essere adatte a un altro. E per un brand italiano il fattore umano resta fondamentale DI ELISABETTA FABBRI

Durante la nostra Ceo Roundtable diverse storie all’insegna del made in Italy si sono intrecciate e raccontate: nel terzo panel, in particolare, sono saliti alla ribalta Mario Filippi Coccetta (ceo di Fabiana Filippi) ed Enrico Moretti Polegato (presidente di Diadora Sport), insieme a Federica Ronchi (country manager Italy di Clearpay) e Gianluigi Alberici (partner di Arsenalia, società che controlla Alpenite). Filippi Coccetta, in particolare, ha ripercorso l’iter di Fabiana Filippi, marchio nato a fine anni Ottanta basandosi sulla tradizione umbra del cashmere, che puntando sul bello e ben fatto si è imposto nel segmento medioalto del mercato «investendo sul prodotto - ha sottolineato l’imprenditore e manager per trasformarlo in un brand che faccia sentire la cliente parte di un mondo». Cliente che, in futuro, potrebbe avere anche un’età più bassa di quella attuale. «Ragionando in questi anni sempre più in chiave B2C - ha spiegato Filippi Coccetta - ci siamo sintonizzati sempre meglio su una consumatrice che si muove su diversi canali, con la

vello di engagement della clientela, anziché una noiosa e non sempre fluida pratica da sbrigare. Lo dimostra il successo di Clearpay, servizio Buy Now Pay Later oggi utilizzato da oltre 95 milioni di shopper al mondo e integrato da più di 100mila merchant. Lavorare a stretto contatto con i marchi e ragionare in un’ottica di community con i clienti è la strategia dell’azienda, che tra i Millennials e la Gen Z conta il 70% del totale utenti. «Consumatori - ha fatto notare Federica Ronchi - alla ricerca di soluzioni semplici per pagare, svincolate da carte di credito o banche, che ci ripagano con la fedeltà, verso di noi ma anche verso i merchant che adottano la nostra soluzione». Proposto per la prima volta in Australia nel 2014 dalla casa madre Afterpay (da agosto in capo a Square, la società di pagamenconvinzione che il cliente è del «Più che system ti digitali guidata dal fondatore marchio e non del canale in sé. integrator ci di Twitter, Jack Dorsey), Il wholesale resterà importante, sentiamo adattatori il pagamento dilazionato Buy se strutturato e specializzato, culturali, che Now Pay Later è stato esporma deve lavorare in sinergia con aiutano le imprese a utilizzare al meglio tato negli Stati Uniti nel 2018. noi». Una delle sfide di Fabiana le tecnologie» Arrivato in Italia, ma anche in Filippi sarà offrire servizi semFrancia e Spagna quest’anno pre più personalizzati, prendenGianluigi Alberici con il braccio europeo Clearpay, do il meglio sia dalla capacità di Alpenite ora si prepara a raggiungere il instaurare un rapporto umano Nord Europa. con le consumatrici, sia dalla Alpenite, infine, vuole essere per i marchi tecnologia: «Noi mandiamo ancora biglietti della moda clienti un «adattatore culturale», d’auguri scritti a mano e a questa abitudine come ha affermato Gianluigi Alberici, partnon rinunceremo mai». ner della controllante Arsenalia. Il system Anche Diadora Sport, pur agendo in un segintegrator focalizzato sulla trasformazione mento di mercato diverso da quello di Fabiadigitale delle aziende, che nel 2021 dovrebna Filippi, ha basato il proprio rilancio sull’ebe raggiungere 22 milioni di euro di ricavi, redità di una label forte e su una strategia di spazia in tutte le fasi dell’innovazione digital. prodotto efficace. Coerenza è stato un termi«Vogliamo far capire alle imprese come utine ricorrente nello speech di Enrico Moretti lizzare al meglio le tecnologie, evitando di coPolegato: pur spaziando le sneaker del brand piare gli altri in modo ossessivo», ha puntuatra linee heritage, sportive e di antinfortulizzato Alberici. Oltre alle veloci evoluzioni nistica, e interfacciandosi con un consumadel digitale, Alpenite è in grado di comprentore mutevole, «il filo che non si deve mai dere e includere il passo più “lento”, umano, spezzare è l’identità del progetto. Quello che degli artisti e dei creativi di varia estrazione, cambia è l’esecuzione», ha osservato il presila cui visione il più delle volte ha la capacidente di Diadora Sport. Sulla questione raptà di sorprendere. Lo dimostra la campagna porti umani e tecnologie Moretti Polegato ha di comunicazione realizzata di recente per il ribattuto: «Parlerei soprattutto di inclusività. lancio di Fly, la scarpa antinfortunistica di Noi puntiamo a far sentire tutti i portatori di Diadora Utility che, ispirandosi ai modelli interesse parte di un progetto, non solo destida running, è una delle più leggere calzature natari di un messaggio». Anche i pagamenti da lavoro in circolazione.  possono diventare un mezzo per alzare il li-

MARIO FILIPPI COCCETTA

ENRICO MORETTI POLEGATO

CEO

PRESIDENTE

Fabiana Filippi

Diadora Sport

GIANLUIGI ALBERICI PARTNER

Alpenite

FEDERICA RONCHI COUNTRY MANAGER ITALY

Clearpay

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SEBASTIAN SUHL E DAVIDE GUZZETTI

in questo campo si delineano prospettive di espansione. L’a.d. di Trussardi, azienda oggi controllata dal fondo QuattroR, prospetta altre evoluzioni per il Levriero, che a maggio chiamato il duo Serhat Isık e Benjamin A. Huseby a occuparsi non solo dello stile della griffe, ma anche di tutti gli aspetti legati all’immagine, branding compreso, a SEBASTIAN SUHL partire dalla collezione autunno-inverno CEO 2022: «Vogliamo tornare al prêt-à-vivre Questo è un momento unico e affascinante Trussardi delle origini del brand, legandoci al concetto per l’alto di gamma, come ha detto Sebastian di lifestyle a partire dal food». La fase di reSuhl, da un anno ceo di Trussardi. Tuttavia, vival include la rivisitazione dello store conha ricordato Davide Guzzetti di Keros, «è cept, a partire dalla boutique che tornerà fondamentale saper gestire la crescente a Palazzo Trussardi, accanto al Teatro alla complessità dei canali» Scala, dove si concentrano anche le attività strategiche della maison come la direzione DI ELISABETTA FABBRI creativa, il marketing e lo sviluppo prodotto. Guzzetti di Keros Digital ha posto l’attenzioIl ceo di Trussardi, Sebastian Suhl, ha DAVIDE GUZZETTI ne sulla complessità del passaggio dal B2B dialogato con Davide Guzzetti, managing MANAGING DIRECTOR al B2C e della gestione dell’omnicanalità, director di Keros Digital: ancora una volKeros Digital facendo notare che «oggi il consumatore ta, dunque, nella nostra tavola rotonda digiha alte aspettative dal suo shoptale sono stati messi a confronto i portavoce ping, dal packaging al tempo di da un lato di un marchio che sintetizza lusso aprire alla maison del Levriero «Occorre alzare reazione del brand». «Capire e nuovi orizzonti, a livello sia di e made in Italy (la fondazione risale al 1911) l’asticella colmare il gap tra vendite fisiche aree geografiche, sia di target. e, dall’altro, di una società di tecnologie per dell’efficienza e digitali - ha proseguito - per«Abbiamo una customer base l’e-commerce per la quale il 2021 è stato un soprattutto mette di cogliere anche delle opmolto diversificata tra mercato anno speciale, all’insegna del passaggio alla a livello operativo portunità, come quella dell’onliholding emiliana Polo Digitale e al fondo domestico ed estero - ha sote di gestione ne che può dirottare il traffico degli stock» tolineato - con l’ambizione di lussemburghese Digital Native Capital. in boutique, a patto che si sia coinvolgere sempre più i gioDue testimonianze, quelle di Suhl e GuzzetDavide Guzzetti raggiunto un certo grado di effivani o, comunque, le persone ti, dalle quali è emersa la consapevolezza Keros Digital cienza, specie a livello operativo young minded. Oltre all’Italia, che nel mondo e nella moda la pandemia e di gestione degli stock». Come non ha spazzato via le opportunità. Esistono allo stato attuale sono Est Euha precisato l’executive, i marketplace stanropa, Russia e Cina i Paesi in cui siamo meancora ampi spazi per crescere, ma solo se no spuntando come funghi e vengono usati glio posizionati, ma per esempio in quest’ulsi è in grado di gestire al meglio una realtà sempre più dalla moda, perché le persone tima nazione si può fare di più ed esistono in perenne trasformazione. Suhl, in partine esplorano parecchi contemporaneamenterritori, come gli Usa e le Americhe, oltre colare, ha ricordato che «tutto si giocherà te. «L’importante, per un marchio che decisulla flessibilità e la capacità di adattamenalla più vicina Germania, ancora da conquida di investire in omnicanalità - ha concluso stare. Siamo internazionali e vogliamo dito, in un momento unico e affascinante per - è riuscire a mantenere le promesse e non ventare globali». Fra i canali, l’e-commerce il lusso». Il manager, in carica da un anno, deludere mai gli shopper internazionali».  per ora è attivo solo in Europa, quindi anche sta lavorando insieme alla sua squadra per

Il lusso è come un concerto: tutti gli strumenti devono suonare all’unisono

TERZA EDIZIONE

IL PREMIO ANDREAS SCHMEIDLER VA A GIORGIA SINA Alla vincitrice una somma di 1.500 euro e la possibilità di seguire un Master Executive in e-commerce management e tecnologia 4.0, offerto dall’Associazione Amici di Andreas

Laureata in Marketing e Comunicazione a Londra e con un Master in Fashion Promotion, Communication e Media all’Istituto Marangoni, Giorgia Sina è la vincitrice della terza edizione del premio Andreas SchmeidlerYoung creative leader of tomorrow-Digital Content/ Web Marketing, in memoria del manager italiano scomparso a 53 anni nel 2018. Per lei 1.500 euro e la possibilità di seguire un Master Executive in E-commerce management e tecnologia 4.0, offerto dall’Associazione

Amici di Andreas. Giorgia, che ha partecipato digitalmente alla nostra Ceo Roundtable, aveva già ritirato il premio fisicamente durante l’International Lab of Mittelmoda-The Fashion Award 2021, in concomitanza con il Micam di settembre. L’iniziativa, nata nel 2019 in collaborazione con Fashion Magazine, scommette sulla creatività di giovani talenti votati al digital e all’omnichannel, in sintonia con la visione di Schmeidler, che aveva guidato il department store Tsum, era stato country manager Italia di Vente-privee e già nel 2008 aveva fondato Canalecorto.com, società di marketing e consulenza con un focus sui nuovi canali distributivi. L’Associazione - nata per volontà della moglie di Schmeidler, Elena Possenti -, è formata da executive e imprenditori, tra cui il direttore e ceo di Fashion, Marc Sondermann, e Renato Baldassari, commercial director del marchio Maurizio Baldassari, che hanno “consegnato” su Zoom il riconoscimento a Giorgia.

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STRATEGIA DRIVER DI CRESCITA

CEO ROUNDTABLE ON BEING BEST-IN-CLASS

LA SHOPPING EXPERIENCE PERFETTA

Il miglior storyteller di un brand è il cliente: bisogna ascoltarlo In un’esperienza d’acquisto che si svolge senza divisioni tra l’online e l’offline non è solo importante essere impeccabili a livello operativo ma anche saper emozionare la clientela. Gli errori, anche banali, che si presentano nella customer journey non vanno sottovalutati DI ANDREA BIGOZZI

Esiste la shopping experience perfetta? E soprattutto, come garantirla? Su questi interrogativi si è sviluppato il quarto panel della Ceo Roundtable di Fashion, aperto dall’intervento di Antonio de Matteis, amministratore delegato di Kiton, marchio dalla lunga tradizione che, attraverso progetti come la linea Ktn, in capo ai gemelli Mariano e Walter de Matteis, si sta aprendo a un’eleganza contemporanea. «Si avverte la voglia di godersi la vita che prima non c’era ha esordito de Matteis - e questo è il primo aspetto da tener presente quando pensiamo a come regalare alla clientela un’esperienza d’acquisto all’insegna dell’eccellenza». Esperienza che passa attraverso la trasversalità («Il consumatore non fa più differenza tra online e offline»), ma mette al centro anche il prodotto, di altissima qualità e al tempo stesso innovativo. In tempi di una supremazia dell’online che viene data per scontata, il dialogo con il cliente finale prende a volte pieghe inaspettate. «La nostra azienda, che nel 2021 sta registrando tassi di crescita del 40%, ha

e gli input che giungono quotidianamente dai piccoli consumatori, «veri generatori di contenuti». Non è facile trovare la formula giusta per un engagement che rischia di essere rovinato da errori banali: come ha fatto notare Francesco Rendina, senior manager di Loqate Gbg, società data specialist che offre in tutto il mondo un servizio di location intelligence, «spesso i brand investono milioni di euro in campagne social o in strumenti digitali fin troppo avanzati, trascurando gli aspetti più semplici, ma estremamente insidiosi della customer journey: bastano un indirizzo sbagliato o un errore di battitura mentre si effettua un ordine per far saltare meccanismi che si credono perfetti». «È così che si arriva a perdere un imparato durante la pandemia «Ragionare in numero altissimo di transazioni a intrattenere e servire il consuun’ottica time to market e saper (la stima è tra il 10% e il 20%, matore digitalmente - ha spieusare al meglio ndr)», ha messo in guardia Rengato il ceo di Kiton - ma con il i dati, spesso dina, aggiungendo che «non recupero degli scenari pre-Covid disponibili in gran solo il singolo acquisto, ma l’inriprenderemo a fare anche marquantità, è tutto» tera relazione con il cliente diketing tradizionale». Un «marMaurizio Alberti pendono anche da fattori come keting puro», come lo ha chiaMapp la possibilità di verificare in temmato de Matteis, che comprenpo reale l’esattezza dei dati insede il ripristino delle “giornate riti in fase di checkout. Tra l’altro, ogni vasu misura”, con i 350 sarti del brand in giro lidazione dei dati costa pochi centesimi». per il mondo a coccolare i migliori clienti e, Non ultima la testimonianza di Mapp, perché no, la pizza cucinata a domicilio dai società specializzata in digital marketing più blasonati chef partenopei. che durante i mesi di lockdown ha aiutato Nel childrenswear il discorso non cambia: il i brand ad affrontare l’emergenza e ora li consumatore, epicentro delle strategie, diassiste affinché spendano al meglio i propri venta quasi un consulente. Lo ha ribadito budget in un’ottica di medio periodo. Con Christian Simoni, amministratore delegal’obiettivo di garantire la migliore espeto di Monnalisa, sottolineando che i migliorienza d’acquisto possibile al cliente vecri storyteller sono i follower del brand. «Per chio e nuovo, digitale e fisico, può accadere noi il loro valore - ha osservato Simoni - è che alle aziende vengano offerti strumenti molto superiore a quello dello scontrino che sovradimensionati e quindi troppo onerogenerano». Certo, la pandemia ha bloccato o si. «La realtà è che oggi i dati a disposizioridotto gli eventi instore, che convogliavano ne delle imprese ci sono e anche in abbonin negozio genitori e bambini. «Un grande danza - ha osservato Maurizio Alberti, flusso di creatività e divertimento che si è vice president global sales -. Bisogna solo dovuto interrompere - ha continuato Simosaperli attivare rapidamente, puntando ni - rimettendo in discussione la shopping innanzitutto sulla personalizzazione dei experience ideale, un concetto che ora non contenuti durante la navigazione». Fondaè facile inquadrare con chiarezza. Le uniche mentale, dunque, essere in grado di monicertezze sono che non esiste più un’esperientorare in tempo reale le performance, «per za unica, in grado di andare bene per tutti, e intervenire altrettanto rapidamente, in che il pubblico non può essere uno spettatore modo da ottimizzare l’experience. Ragiooccasionale di happening fisici isolati». Per nare in un’ottica time to market è tutto».  risolvere i dilemmi sono d’aiuto la tecnologia

ANTONIO DE MATTEIS

CHRISTIAN SIMONI

MAURIZIO ALBERTI

FRANCESCO RENDINA

CEO

CEO

VICE PRESIDENT GLOBAL SALES

SENIOR MANAGER

Kiton

Monnalisa

Mapp

Loqate, Gbg

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STRATEGIA OMNICHANNEL

FLASH E-COMMERCE SUMMIT

IL FUTURO DELLA SHOPPING EXPERIENCE

Più pulizia nel business-to-consumer Un tempo si parlava di Black Friday, ora di Black Month: ma cosa ci ha insegnato questo mese così speciale per gli acquisti? La risposta nei panel di discussione del nostro summit digitale, partendo dalle testimonianze di Carsten Trenz di Vf International e Diego Morgandi di Kiko DI CARLA MERCURIO

Un Flash E-commerce Summit su Zoom, per stilare il bilancio di un Black Month vissuto più che mai all’insegna dell’omnicanalità: attraverso un format snello e veloce, Fashion magazine ha coinvolto sei digital manager di grandi realtà della moda e del lifestyle, che con le loro testimonianze hanno delineato i grandi cambiamenti in atto sul mercato, al di là del mese tradizionalmente dedicato alle vendite a prezzi ribassati, che peraltro un tempo si limitava a un solo giorno. Nel primo panel, che ha visto protagonisti Carsten Trenz (vp digital Emea di Vf International) e Diego Morgandi (global e-commerce director di Kiko), il filo conduttore sono state le strategie per aumentare il potere della conversion nell’era della “dtc transition”, «in cui marchi e negozianti - ha sottolineato Marc Sondermann, ceo e direttore della nostra testata - imparano a dialogare con il consumatore non solo tramite il negozio, ma anche con strumenti digitali, di comunicazione, commerciali e, non ultimi, piattaforme e marketplace». Carsten Trenz - che milita nelle fila di un colosso da 12 miliardi di dollari di turnover previsti per il fiscal year 2022, presente in 170 Paesi e a cui fanno capo, tra gli altri, The North Face, Timberland e Vans - ha sottolineato come l’azienda abbia ridotto stavolta le politiche di discount rispetto al 2020, «un approccio che ci ha premiato». «Più che seguire logiche di scontistica, vogliamo attrarre più persone e ascoltare la voce del mercato. In quest’ottica abbiamo iniziato a confrontarci anche con partner come Facebook e Google, in modo da raccogliere ulteriori insight». Diego Morgandi di Kiko ha ricordato che il termine di paragone di questo Black Month è stato un mese particolare come il novembre di un anno fa, scandito dai lockdown e dalla conseguente impennata dell’e-commerce. «A livello globale - ha detto il manager - i risultati sono cresciuti, grazie all’estensione del perimetro di vendita, passando da una a due settimane, e alla presenza su nuovi canali come i marketplace, dove siamo approdati da poco meno di un anno e che sono in crescita. L’andamento del sell out ha dimostrato che sono molti i consumatori che, avendo sperimentato l’e-commerce durante la pandemia

CARSTEN TRENZ

DIEGO MORGANDI

VICE PRESIDENT, DIGITAL, EMEA

GLOBAL ECOMMERCE DIRECTOR

VF INTERNATIONAL

KIKO MILANO

nel 2020, sono rimasti affezionati all’e-commerce». Importante, secondo Carsten Trenz, è mantenere la comunicazione diretta con il consumatore attraverso un numero sempre maggiore di touchpoint, da connettere nel modo più seamless possibile, tenendo ben presente la complessità dello scenario «e stando anche a vedere cosa accadrà nel gaming e nel virtual environment». «Si tratta di un viaggio impegnativo: ma quale sarà la meta e come far sì che l’acquisto online

non sia solo legato a un’offerta one-off?», ha chiesto Sondermann. «L’obiettivo è servire il consumatore dove vuole comprare, compresi i marketplace, ma cercando in parallelo di trattenere le persone sui nostri canali fisici e digitali», ha risposto Morgandi, aggiungendo che il goal comune è creare valore e rendere felice il cliente: «Vogliamo lasciarlo libero di decidere dove fare shopping ma tenendo alto il livello del direct channel, per essere pronti ad allargare la nostra community». 

NUOVI CONSUMATORI, NUOVE SFIDE

Non solo sconti: anche il Black Month può diventare un vettore di valori Mentre Geox ha affrontato il periodo clou dell’anno con strategie diversificate tra i marketplace e le vendite dirette, come ha spiegato Giulio Salvucci, Salewa ha puntato sul Green Friday, «per essere in sintonia con i tempi attuali», ha sottolineato Antonella Girone DI ALESSANDRA BIGOTTA

Parlando più di una Black Week che di un vero e proprio Black Month, durante il terzo panel del Flash E-commerce Summit, il web & digital transformation director di Geox, Giulio Salvucci, ha descritto una strategia impostata su un doppio binario, con i marketplace da un lato e le vendite dirette dall’altro, «dove volutamente il numero delle referenze scontate è stato ridotto, utilizzando come leva promozionale la qualità». Facendo

una media, «la marginalità è stata più soddisfacente dello scorso anno, mentre il sell out è risultato stabile rispetto a un Black Friday da record come quello del 2020. Va detto che ben il 30% delle vendite della Black Week ha riguardato articoli non in promozione». I marketplace, secondo Salvucci, devono essere affrontati con un approccio ibrido, tra wholesale e retail: «Una parte della catena del valore resta in carico alla piattaforma, ma sono sempre più i pezzi da riportare a

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IL CHECKOUT, DA FASE CRITICA A PLUS

Verso l’ascesa delle inspiration platform Comprare online è soprattutto vivere un’esperienza, da affrontare in modo gratificante e senza intoppi dal momento dell’ispirazione fino a quello della transazione. Ne hanno parlato Giuseppe Giglio di Giglio.com e Simone Mancini di Scalapay

GIUSEPPE GIGLIO

SIMONE MANCINI

CHAIRMAN & CEO

CO-FOUNDER E CEO

GIGLIO.COM

SCALAPAY

DI ANGELA TOVAZZI

«Noi parliamo un linguaggio digitale che è agli antipodi dei tipici marketplace alla Amazon, dove se sfogli il catalogo vedi solo un insieme disarmonico di prodotti»: ha esordito così Giuseppe Giglio, alla guida del luxury e-commerce Giglio.com, durante il secondo panel del nostro summit, che ha condiviso con Simone Mancini, ceo e co-founder di Scalapay. Prima società quotata di Palermo, sbarcata sull’Euronext Growth Milan a luglio, con i suoi 250 brand Giglio.com rappresenta un osservatorio privilegiato per fare un bilancio sul Black Month, «periodo in cui abbiamo raddoppiato i volumi del 2020 e quadruplicato quelli del 2019». Forte di un dna nel retail fisico, Giglio.com porta nell’online il valore aggiunto offerto dal lavoro del vero negoziante, ossia individuare nuovi prodotti, nuovi stilisti e nuovi designer emergenti, «utilizzando però un filtro interpretativo, per scrivere la nostra storia». L’obiettivo è massimizzare la qualità dell’esperienza d’acquisto

«Aiutiamo to o al checkout per permettere digitale: una mission condivisa i merchant ai clienti, dopo la prima spesa, a rendere piacevole da Scalapay, startup che grazie anche il momento di fare shopping senza inserire al Buy now pay later si sta avdel pagamento, dati o password». «Il momento viando a diventare una unicorn aumentando del checkout è il più spigoloso company, valutata 700 milioni la conversion» ha confermato Giuseppe Giglio di dollari con l’ultimo round da Simone Mancini - Ben vengano dunque innova155 milioni, capitanato da Tiger Scalapay zioni come quelle di Scalapay. Il Global. «Aiutiamo i merchant futuro è nella digitalizzazione». a costruire qualcosa di magico Quello del “tempo” - in termini di velocità, ha detto Simone Mancini - partendo dal prefluidità, facilità nel passare attraverso i disupposto che il checkout è il momento meno versi step nel processo d’acquisto - sarà uno piacevole del processo d’acquisto». Il pagadei temi chiave del futuro. «Oggi l’ispirazione mento spalmato su più mesi «permette scelte allo shopping - ha detto Simone Mancini - avin linea con il proprio stile e più responsabili viene soprattutto su Instagram, Facebodal punto dei budget - ha proseguito - ma vook, Tik Tok, YouTube, Netflix. Abilitare gliamo andare oltre, riducendo al massimo il ogni singolo merchant a vendere direttamentempo tra l’ispirazione dell’acquisto e la trante da queste piattaforme cambierà le carte in sazione». Da questa consapevolezza è nata tavola». Ma a fare la vera differenza sarà la la soluzione Magic Checkout, che «ha fatto quantità di tempo tra l’ispirazione e la conclupiù volumi in due mesi che nell’intero anno sione dell’acquisto: «Più si ridurrà, maggiori dal lancio di Scalapay». Ai merchant «basta saranno le chance per i brand».  un bottone da inserire sulla pagina prodot-

e iniziative come il blocco di alcune casa, per esempio il merchandising, senza contare il ruolo chiasedi di Amazon nel Regno Unito, ve giocato dalla supply chain. Se per fermare le vendite del periodo». Un’azione estrema, che però non va non si fornisce il prodotto giusto al momento giusto, non si va da sottovalutata: «Occorre andare oltre la semplice promozione e ragionare nessuna parte». Supply chain la cui gestione, con tempistiche e nell’ottica di una customer journey ecmodalità completamente ribalcellente, in tempi in cui la sostenibiliANTONELLA GIRONE GIULIO SALVUCCI tate rispetto a un passato non tà, legata soprattutto all’outdoor in cui GROUP E-COMMERCE & DIGITAL GLOBAL E-COMMERCE & DIGITAL troppo lontano, è una delle sfide noi operiamo e ai giovani, è un tema MARKETING MANAGER TRANSFORMATION DIRECTOR da fronteggiare, nel contesto di alla ribalta». Salewa, e per esteso ObeSALEWA GEOX un più ampio impegno a portare ralp, stanno vivendo una fase dinamial next level un’azienda il cui fatca, all’insegna di una forte interazione turato nel 2021 dovrebbe collocarsi poco al tra la sede di Bolzano e le filiali estere, spinta Oberalp, il Venerdì Nero si è tinto di verde. di sotto dei 600 milioni di euro, con una peranche dall’abitudine ormai consolidata al re«Il nostro è stato un Green Friday - ha afcentuale di e-commerce intorno al 30%, dal mote working. «Si lavora su vari fronti - ha fermato la global e-commerce & digital mar17% di due anni fa. «In Geox abbiamo istituconcluso la manager - tra cui il Sea (Search keting manager Antonella Girone - in cui ito un comitato di digital transformation che Engine Advertising) e la Seo (Search Engine il 20% del venduto è andato in beneficenza, coinvolge tutte le aree strategiche dell’azienOptimization), nonché l’ottimizzazione del supportando per esempio i pastori della Val da - ha informato Salvucci -. Ogni progetto checkout. Al centro c’è sempre il prodotto: di Funes». Soprattutto tra i giovani, molti dei rappresenta la tessera di un puzzle e anche tra le iniziative più interessanti dell’azienda quali sposano l’attivismo sostenibile, «l’atla formazione è un investimento chiave per una collezione ideata dalle donne per le donteggiamento verso il Venerdì Nero è critico l’upskilling digitale». Per Salewa, marchio ne e l’eliminazione dei termini di garanzia - ha proseguito Girone -. Basti pensare al diflegato al mondo active nell’orbita del gruppo per i capi, che diventano “lifetime”».  fondersi dell’hashtag #boycottblackfriday 35

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STRATEGIA CAREERS A CURA DI ANGELA TOVAZZI

Leena Nair un’outsider alla guida di Chanel

PICCOLI ARNAULT CRESCONO: ANCHE JEAN NELLA GALASSIA LVMH Con il ruolo di direttore marketing e sviluppo prodotto degli orologi di Louis Vuitton, Jean Arnault - 23 anni - entra nella galassia Lvmh, dove sono già operativi i fratelli Antoine, Frédéric, Alexandre e Delphine. Il figlio minore di Bernard Arnault, che riporterà a Catherine Lacaze, affronta l’incarico con alle spalle diverse esperienze presso Louis Vuitton e nel dipartimento orologi e gioielli. Di alto livello la formazione: un master in matematica finanziaria al Massachusetts Institute of Technology e un altro in ingegneria meccanica all’Imperial College di Londra, dopo il diploma di maturità scientifica con il massimo dei voti alla Saint Louis de Gonzague-Franklin di Parigi.

Indiana naturalizzata britannica, 52 anni, l’executive proviene dalla multinazionale dei consumer goods Unilever. Prende il posto di Alain Wertheimer, co-owner della griffe, che diventa presidente esecutivo globale Ha suscitato una certa curiosità la recente nomina di Leena Nair a ceo di Chanel. Non tanto perché si tratta di una donna - ricordiamo che il brand è stato fondato dalla mitica Coco e fino al 2016 ai vertici c’era Maureen Chiquet - quanto piuttosto per il suo pedigree, fuori dai canoni tradizionali del classico dirigente del lusso europeo. Nair, 52 anni, indiana naturalizzata inglese, viene infatti dalla multinazionale dei consumer goods Unilever, dove ha passato 30 anni, fino a ricoprire il ruolo di chief human resources officer. Certo, altre case di moda hanno attinto dal largo consumo per il loro top management: pensiamo a Pietro Beccari (oggi ceo e chairman di Dior), Yves Carcelle (figura storica di Lvmh) o Robert Polet, anche lui manager Unilever e uomo di spicco nel passato di Gucci. Ma la loro estrazione era spiccatamente finanziaria. Leena Nair, invece, durante tutta la sua carriera si è occupata di persone, cultura, valori. Asset in realtà fondamentali per i moderni gruppi del lusso, Kering in primis, che ha messo proprio questi

aspetti al centro del suo corporate rebrand. «Il capitale umano è importante quanto il capitale finanziario», ha detto Leena Nair al Time. L’approccio è chiaro. Ma quale impronta potrebbe dare a Chanel? Secondo alcuni osservatori la sua guida porterebbe nuova linfa per la modernizzazione della griffe, che dopo la morte di Karl Lagerfeld ha dovuto riorganizzarsi (molti manager di lunga data sono usciti dalla società) e, come per gli altri attori del mercato, si è trovata a dover incassare il colpo inaspettato della pandemia. Nel 2020 Chanel aveva perso il 18%, anche se nella prima parte di quest’anno si è ripresa, con entrate cresciute a doppia cifra. Ora la parola passa a Leena Nair, in carica da gennaio 2022 al posto di Alain Wertheimer, co-owner della griffe, che assume il ruolo di presidente esecutivo globale.

VETEMENTS: LA DIREZIONE CREATIVA AL CEO GURAM GVASALIA

Guram Gvasalia, oltre che ceo, sarà anche direttore creativo di Vetements. Il debutto è avvenuto in occasione della FW 2022/2023, insieme al lancio del progetto Vtmns. Fino a quel momento il marchio veniva descritto come «un collettivo di menti creative», dopo l’uscita nel 2019 del fratello e co-fondatore Demna, troppo impegnato a tenere le redini stilistiche di Balenciaga. Una scelta fatta anche per proteggere il marchio: «Dobbiamo tutelare il nostro duro lavoro e il dna della griffe - ha detto Guram - rivendicandone il “diritto di nascita” e l’originalità».

INIZIA L’ERA GOBBETTI DA FERRAGAMO: LASCIA NORSA, ENTRA VISCONTI

● Comincia il mandato di Marco Gobbetti da Salvatore Ferragamo. Dal primo

gennaio 2022 l’ex ceo di Burberry assume l’incarico di amministratore delegato e direttore generale del gruppo fiorentino al posto di Micaela le Divelec Lemmi, uscita dalla stanza dei bottoni lo scorso settembre. Dopo aver guidato il periodo di transizione, Michele Norsa lascia il ruolo di vicepresidente esecutivo (congedato con una buonuscita di quasi un milione di euro), anche se «continuerà - ha detto Leonardo Ferragamo - a rimanere a fianco degli azionisti in relazione ad altre attività della famiglia». Norsa è stato una figura chiave nello sviluppo imprenditoriale del marchio, visto che l’ha guidato per dieci anni (dal 2006 al 2016), portandolo in Borsa nel 2011. Quasi due anni la durata del suo secondo incarico, in qualità di vicepresidente, iniziato a maggio 2020 nel climax della pandemia. La sua poltrona sarà occupata da un altro membro della dinastia Ferragamo, Angelica Visconti (figlia di Fulvia Ferragamo, scomparsa tre anni fa), che però non avrà deleghe operative. Confermando così la decisione della famiglia di fare un passo indietro rispetto alla gestione.

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ONCE THERE WAS

www.teleriazed.com Pitti Immagine Uomo 101 Padiglione Centrale Salone M - Stand 51


STRATEGIA NEWS

A CURA DI ELISABETTA FABBRI

PERSONAL LUXURY GOODS MARKET

UN SETTORE CHE VALE 280 MILIARDI TRAINATO DA CINA E USA

LISTING

Il mercato dei beni di lusso personali è stato valutato, per il 2021, 283 miliardi di euro (+29% sul 2020 e +1% rispetto al 2019). La prospettiva, come emerge dal recente Altagamma-Bain Worldwide Luxury Market Monitor 2021, è che il segmento salga a 360-380 miliardi entro il 2025, ipotizzando un tasso di crescita composto (cagr) fra il 6% e l'8%. «Il 2020 e il 2021 sono un punto di svolta per il lusso come lo conoscevamo - commenta Claudia d'Arpizio, senior partner di Bain & Company -. Cambiano le geografie, i consumatori, la comunicazione e i valori, tanto che le divisioni tra lusso aspirazionale, accessibile e assoluto perdono di significato. Oggi conta il lusso human-centric, che "fa cultura" attraverso il prodotto, il messaggio e l'impegno etico, in un'era definibile come post-consumistica, in cui entrano in gioco nuove realtà come gli Nft e il metaverso». In base al monitor, il recupero del 2021 è stato guidato dalla Cina continentale e dagli Usa, che secondo gli analisti di Barclays continueranno a trainare il settore nel 2022. L'aumento della domanda cinese resta legato alla classe media: nel 2030 si stima che il 61% della popolazione sarà della middle/upper class, dal 48% del 2020. Tra i fattori di rischio ci sarebbe il fatto che il Grande Paese ha intenzione di introdurre, in via sperimentale, una tassa generale sulla proprietà. Sono ancora da capire, inoltre, gli effetti del nuovo slogan di Pechino, quello della “common prosperity”, la ricchezza condivisa tra tutti gli abitanti. Alcuni la considerano una strategia anti-ricchi, altri ne apprezzano il focus sulla classe media, che potrebbe avere risvolti positivi sui consumi, anche se non si tratterà di lusso estremo. ●

ZEGNA A WALL STREET CON INVESTINDUSTRIAL Il Gruppo Zegna è approdato in dicembre alla Borsa di New York. Non mediante un'Ipo ma dopo una business combination con la Spac (Special purpose acquisition company) Investindustrial Acquisition, società veicolo promossa dal private equity Investindustrial di Andrea Bonomi. Dalla fusione è derivata un’entità - la Ermenegildo Zegna NV - con una capitalizzazione di mercato iniziale di 2,4 miliardi, saliti a 2,68 miliardi il giorno dell'esordio sul Nyse, ad attestare l'interesse degli investitori. Sul mercato è andato il 21% del capitale. Alla famiglia resta circa il 66%. ●

M&A

ECCELLENZE ITALIANE PRONTA ALLO SHOPPING Eccellenze Italiane - la holding fondata da Marco Marchi di cui fanno parte Liu Jo, Blufin (marchio Blumarine) ed Eli (calzature) - valuta nuove acquisizioni. L'imprenditore ha ipotizzato un deal entro marzo, che potrebbe riguardare anche un'azienda del monte della filiera. «Dopo la fase di acquisizioni straniere degli anni passati, e il mancato ricambio generazionale, è diventato prioritario salvaguardare le eccellenze italiane della produzione», afferma Marchi, che si dice pronto anche al rafforzamento di tutti i business in portafoglio. Intanto fa sapere che i fatturati delle controllate sono tornati ai livelli del 2019, mentre i margini sono migliorati, «grazie a una struttura più snella e reattiva». Blumarine (nella foto, un look per la prossima estate), in particolare, sta recuperando terreno e l'obiettivo di Marchi per il 2023 è raggiungere i 50 milioni di fatturato. ●

UN'ANALISI DI DELOITTE

LUSSO: NONOSTANTE LA PANDEMIA ITALIA IN VETTA PER NUMERO DI AZIENDE Nonostante la pandemia, nel 2020 le 100 maggiori aziende mondiali del lusso hanno generato 252 miliardi di dollari di vendite, 29 miliardi in meno rispetto al 2019 (-12% a cambi costanti), ma il profit margin è risultato del 5,1%. È quanto emerge dalla ottava edizione del Global Powers of Luxury Goods di Deloitte, che ha esaminato i bilanci dell'anno fiscale 2020. L'Italia si conferma come primo Paese del lusso mondiale per numero di aziende: 26 fra le 100 in graduatoria, tra cui new entry come Golden Goose (86°), Morellato (87°), Sportswear Company (Stone Island, 88°), CrisConf (Pinko, 100°) e rientri come Damiani (99°). Alcune sono entrate anche nella classifica - guidata da Farfetch - delle aziende a sviluppo più rapido, sulla base del tasso annuo di crescita composto fra il 2017 e il 2020 (vedi tabella). La classifica dei 100, che tiene conto del solo andamento del 2020, vede ai primi posti i colossi Lvmh, Kering, Estée Lauder e Richemont. Nella top 10 c'è un po' di Italia, con EssilorLuxottica. Ai piani alti anche Prada (23°) e Giorgio Armani (29°) e Moncler (33°). ●

Le società con una marcia in più # Azienda

1 Farfetch 2 Richard Mille 3 Canada Goose Holdings 4 Golden Goose 5 Sportswear Company 6 Titan Company 7 TFG Brands (London) 8 Morellato Group 9 Lao Feng Xiang 10 Zadig & Voltaire 11 J Barbour & Sons 12 Movado Group 13 Kosé Corp. 14 PVH Corp. 15 Chow Tai Seng Jewelry Co. Fonte: Deloitte

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Paese d'origine

Posizione in Top 100

FY17-20 Cagr

FY20 Sales growth

Regno Unito Svizzera Canada Italia Italia India Regno Unito Italia Cina Francia Regno Unito Usa Giappone Usa Cina

52 51 58 86 88 22 66 87 15 76 84 60 25 8 62

146.4% 44.7% 33.4% 23.0% 17.8% 17.0% 15.7% 15.5% 13.9% 11.9% 9.4% 8.2% 8.2% 8.0% 7.7%

107.3% -12.4% 15.4% 1.5% 0.8% 7.9% -4.6% n/a 2.6% 0.0% 7.8% 3.1% -1.2% 3.8% -10.3%



INNOVAZIONE TECNOLOGIE DI FRONTIERA

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L’INIZIO DI UNA RIVOLUZIONE VIA WEB Dalle criptovalute alla tracciabilità Parlano gli addetti ai lavori

Blockchain: un passo quasi naturale per i marchi technology driven La moda deve affrontare nuove sfide in materia di comunicazione dell’autenticità, approvvigionamento responsabile e sostenibilità. Per chi cerca un formato digitale sicuro c’è la tecnologia della “catena di blocchi” da valutare, che offre anche nuovi spunti per il marketing. Finora il suo habitat è stato quello delle criptovalute, ma può spaziare - garantiscono gli esperti - arrivando persino al metaverso DI ELISABETTA FABBRI

Il livello di conoscenza della blockchain (letteralmente “catena di blocchi”) fra i top manager è ancora scarso, come attesta un recente sondaggio presentato dalla società di consulenza EY, in collaborazione con gli esperti di comunicazione di Quiibee (vedi box a pag. 44). Siamo solo agli inizi di quella che alcuni definiscono una rivoluzione digitale, nata dal mondo delle criptovalute: il primo “blocco” pare, infatti, che sia connesso al varo di una delle più note, il Bitcoin, nel 2009. La moda - abituata com’è a cavalcare le novità - si sta muovendo in questo campo da almeno un triennio, con progetti che riguardano soprattutto la tracciabilità, l’autenticità del prodotto e gli Nft-Non fungible token (“certificati di prorietà di beni non fungibili”, vedi anche a pag. 47), considerati sempre di più un nuovo modo di promuovere il brand, specie in connessione con il mondo dell’arte e del collezionismo. Ma c’è molto altro e gli esperti di trasformazione digitale sperano che in breve il settore arrivi a una comprensione migliore delle potenzialità di questo digital enabler e a un’adozione più diffusa. 42

Con il termine blockchain si intende un registro di dati digitale e, in particolare, un database distribuito tra i vari partecipanti che costituiscono la rete informatica. I dati non sono conservati né sottoposti a un ente centrale, risultando quindi meno vulnerabili ad attacchi degli hacker, ma

La moda si sta muovendo con progetti legati alla tracciabilità, all’autenticità e agli Nft anche al potere o alla discrezionalità dello stesso ente: l’idea alla base è quella di creare fiducia attraverso la disintermediazione. Mancando l’autorità centralizzata che verifica l’autenticità dei dati, la validazione è affidata a un meccanismo di consenso distribuito su tutti i nodi della rete (qualsiasi dispositivo hardware del sistema, in grado di comunicare con gli altri dispositivi), autorizzati a partecipare al processo di validazione di ciò che deve essere incluso nel registro digitale. Senza il consenso

della rete i dati non possono nemmeno essere modificati. Ogni elemento del registro è tracciabile, con la possibilità di risalire alla sua provenienza. Raggruppati in blocchi e concatenati in ordine cronologico, i dati sono al riparo da eventuali violazioni e manipolazioni, grazie a un sistema di crittografia. Queste infrastrutture si dividono principalmente i due categorie. Nelle blockchain permissionless (o pubbliche) chiunque può diventare un nodo della rete, leggere e scrivere i dati e partecipare al processo di validazione. Quelle permissioned (o private), al contrario, sono caratterizzate da un accesso alla rete limitato ad alcuni partecipanti autorizzati e da un processo di validazione in capo a un gruppo ristretto di attori. In genere sono più performanti delle pubbliche, in termini di calcolo, ma perdono in decentralizzazione. Esistono poi versioni ibride, che permettono a chiunque di partecipare alla rete, ma solo alcuni si occupano della validazione. Facebook, oggi ridenominata Meta, aveva incuriosito la moda nel 2019 con l’annuncio del progetto Libra, che identificava una criptovaluta basata sulla tecnologia


1. Nella blockchain i dati sono raggruppati in blocchi e concatenati in ordine cronologico 2. Virgo è una piattaforma realizzata da Temera con PwC, Luxochain e Var Group, per tracciare la catena di valore e certificare l’autenticità dei beni di lusso 3. Un tag Nfc con protocollo blockchain consente al consumatore che acquista un capo MCQ di interagire con il brand attraverso lo smartphone (Photo credit: MCQ)

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blockchain e un sistema di pagamenti che avrebbe dovuto partire nel 2020. Un’iniziativa accolta con favore da realtà come il marketplace Farfetch, che era diventato funding member della Libra Association, l’entità no profit alla base del progetto. Il fondatore José Neves era del parere che il lusso dovesse beneficiare della blockchain specie per una maggiore IpIngress protection, per la trasparenza nel ciclo di vita dei prodotti e per uno shopping online frictionless su scala globale. Dopo le numerose critiche arrivate da capi di Stato e ministri delle Finanze del G7, alcuni membri fondatori si sono via via defilati e, a tutt’oggi, la valuta digitale Libra non c’è, però è stata ribattezzata Diem, a indicare che il patron Mark Zuckerberg non ha intenzione di disimpegnarsi da questo mondo, strategico anche nell’ottica del metaverso, l’universo virtuale in cui in futuro si dovrebbe anche poter acquistare beni e servizi. Tra le più recenti iniziative lanciate nella moda c’è V.I.R.T.U.S., in capo a Kering Eyewear, la controllata di Kering che realizza le montature di marchi in portafoglio come Gucci, Ysl e Bottega Veneta. Si tratta di una piattaforma proprietaria di scambio dati “Verified, Integrated, Reliable, Trustworthy, Unique and Secure” (come indica l’acronimo) per la valutazione e la tracciabilità di tutte le operazioni coinvolte nel sistema produttivo. «V.I.R.T.U.S. rappresenta una sfida e un viaggio complesso attraverso la vera innovazione e la sostenibilità - spiega Barbara Lissi, global head Supply Chain di Kering Eyewear -. Dopo una fase di lancio di tre anni, oggi siamo in grado di cominciare una mappatura chiara e trasparente di tutta la nostra catena produttiva, ottenendo un’analisi e una conoscenza dettagliata della provenienza e delle caratteristiche di ogni materiale e di ogni processo produttivo». «Crediamo prosegue - che la raccolta e la condivisione di informazioni attendibili, per monitorare

Barbara Lissi Kering Eyewear

«Raccogliere e condividere informazioni attendibili è la via più corretta per avvalorare la qualità»

Toni Belloni Lvmh

«La blockchain è una grande opportunità per il lusso, di rafforzare il rapporto con i clienti»

Il gemello digitale di un prodotto fisico facilita i passaggi di proprietà nel second hand l’origine delle materie e dei componenti utilizzati, siano la via più solida e corretta per avvalorare la qualità dei nostri prodotti e il pieno rispetto dei nostri standard etici ed estetici». «Promuovere l’innovazione significa adattare le tecnologie di ultima generazione alla filosofia di collaborazione e condivisione al cuore della nostra azienda - prosegue Daniel Bellini, global head IT & Planning del produttore di occhiali -. Il nostro sistema blockchain garantisce la protezione, la sicurezza e l’autenticità

di ogni transazione, fornendo la completa identificazione e tracciabilità dei prodotti e dei nostri partner attraverso dati immutabili e verificabili. Questa iniziativa non rappresenta solo un’autentica rivoluzione di settore ma anche una trasformazione profonda e inevitabile, nel nostro percorso verso la massima efficienza e trasparenza nelle comunicazioni». Nel 2020 Kering ha lanciato anche un progetto per Alexander McQueen. Il marchio di proprietà ora ha una sua piattaforma digitale blockchain-powered per la seconda linea MCQ - MyMCQ - che è quasi un hub multimediale, dove chiunque può interagire con il brand e avere a disposizione una serie di informazioni e di contenuti. Grazie al partner Temera, realtà fiorentina specializzata in innovation & technology, è possibile l’identificazione e la tracciabilità di filiera dei prodotti tramite la tecnologia Rfid-Uhf. Dei chip aggiuntivi che sfruttano la tecnologia Nfc-Near field communication inseriti nei capi consentono inoltre l’interazione diretta con il consumatore tramite smartphone. La tecnologia blockchain di Everledger rende invece possibile la scrittura e la gestione del “gemello digitale” del prodotto fisico. Così, se dopo il primo acquisto l’acquirente decide di rivendere il capo sui canali del second hand, può trasferirne la proprietà, che risulta certificata. Temera si sta muovendo nella moda anche con Virgo: una piattaforma realizzata nel 2019 con partner come la società di consulenza PwC, la blockchain Luxochain e l’azienda delle soluzioni Ict Var Group, per tracciare la catena di valore e certificare l’autenticità dei beni di lusso, dall’acquisizione delle materie prime, fino alla vendita e ai passaggi di proprietà sui canali dell’usato. La soluzione è piaciuta a Peuterey, che l’ha scelta per il suo marchio di outerwear Geospirit. Un Nfc integrato nel logo apposto sulla manica dei capi è in grado di tracciare le collezioni e 43


INNOVAZIONE TECNOLOGIE DI FRONTIERA

basta uno smartphone per verificare l’autenticità dell’acquisto, conoscere i materiali utilizzati e i vantaggi per l’ambiente. Pinko invece ha scelto Virgo per il progetto di moda circolare Reimagine, che sigla una capsule realizzata con stoffe e materiali di rimanenza e con abiti rimasti in magazzino che sono stati rielaborati. I capi, uno diverso dall’altro, sono stati certificati anche tramite blockchain. «Nel giro di sei mesi abbiamo assistito a un’esplosione di interesse da parte del fashion e di iniziative - dice Guido Mengoni, chief digital officer e partner di Temera -. La blockchain nasce con l’idea di certificare e rendere immodificabile un dato che potrebbe rischiare di essere violato. Oggi la moda la sta adottando perché, specie nel lusso, le nuove generazioni chiedono più trasparenza. Persino le aziende che negli anni si sono rifornite in Cina e quelle del fast fashion si stanno orientando alla trasparenza, perché l’utente è attento al tema del greenwashing». Un’altra esigenza molto sentita è quella di garantire l’autenticità di un capo o un accessorio. «Non è un tema nuovo - conferma Mengoni - però adesso, con i tag Nfc, si può arrivare al più alto livello di certificazione possibile. I brand li scelgono per tutelarsi, come strumento di autodifesa». Ne è un esempio Moncler che a fine luglio, nell’annunciare il rafforzamento della sua digital strategy e l’obiettivo di raddoppiare il business online in tre anni, ha citato il sistema anticontraffazione Rfid-Nfc per l’identificazione univoca del capo tramite smartphone, «che ora si sta evolvendo attraverso la tecnologia blockchain». Uno dei progetti su cui Temera è attualmente al la-

LUXURY CLIENTS PERSONALISATION

CREATIVE OF BRANDS

CREATION

TRACEABILITY

TECHNOLOGICAL COMMUTINIES

PROVIDERS & VENDORS INNOVATION

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voro è invece una piattaforma per lo scambio di moda, arte e musica (altro settore che ha bisogno di protezione, basti pensare al copyright, ndr). «Alcuni brand - prosegue Mengoni - adottano la blockchain per le strategie di marketing legate agli Nft, che credo diventeranno il tormentone alla

progetti e, per evitare che vengano falsificati, si troveranno a valutare gli Nft per ogni singolo prodotto». «Bisogna anche tenere presente che i social andranno nella direzione delle immagini, a scapito del testo - aggiunge Mengoni -. Perciò avrà sempre più valore la certificazione delle immagini e degli oggetti. Se pensiamo anche al boom del second hand, la certificazione digitale rafforza l’autenticità di un prodotto, anche se è sul mercato soltanto da un anno». Tra le blockchain pubbliche che si stanno legando alla fashion industry emergono anche VeChain, che ha collaborato con H&M e Givenchy (Gruppo Lvmh), come pure Arianee, partner di marchi di orologi come Audemars Piguet, Vacheron Constantin (Gruppo Richemont) e Breitling, e Lukso, nei mesi scorsi scelta da Eric Pfunder, ex direttore artistico di Chanel, per la registrazione della raccolta di oltre 120mila fotografie ereditate

Le nuove generazioni chiedono più trasparenza e sono attente al greenwashing base del metaverso. La moda inizia adesso a muoversi nel metaverso, a pensare che anche in quel mondo si vorranno indossare i capi preferiti nel mondo reale. Forse si arriverà a un punto in cui i brand dovranno sviluppare digital twin (omologo digitale di un prodotto reale, ndr) per tutti i loro

EY-QIIBEE BLOCKCHAIN SURVEY

Manager poco preparati ma propensi all’investimento Alla recente edizione italiana dell’EY Blockchain Summit sono stati presentati i risultati dell’EYQiibee Blockchain Survey, un sondaggio su scala europea condotto su più di 100 manager C-level di aziende e pubbliche amministrazioni, per valutare la loro percezione delle nuove tecnologie. Il livello di conoscenza della blockchain, in un’autovalutazione tra 0 e 100, è fermo in media a 48. L’intelligenza artificiale (AI), il 5G e l’Internet of Things (IoT) sono le tecnologie più note, anche se rimangono su un valore intermedio (rispettivamente 53, 52 e 51 su 100). Invece i manager sono più esperti di realtà virtuale e aumentata (34 su 100) e di quantum computing (29 su 100). La blockchain risulta però tra le tecnologie che i manager dichiarano di voler adottare maggiormente in azienda, perché ritenute ad alto impatto sul business: la predisposizione media all’adozione è del 57%, subito dopo l’AI (74%) e l’IoT (63%). Le applicazioni sono moltissime ma, per ora, se ne conoscono solo alcune. Le più note

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TRANSPARENCY

CREATIVE COMMUNITIES

sono la tracciabilità (per il 24% dei rispondenti) e la token economy (18%). L’utilizzo di smart contract per l’automazione dei processi, l’implementazione di processi blockchain-based per la loyalty, la creazione di Nft e l’adozione di paradigmi di identità digitali basati sulla Self Sovereign Identity hanno percentuali più basse (rispettivamente 15%, 14%, 13% e 11%). Soltanto il 4% conosce e/o ha realizzato casi d’uso in ambito DeFi, la finanza decentralizzata abilitata dalla blockchain, ancora poco diffusa in Italia perché è percepita come legata a operazioni speculative e poco trasparenti, viene poco approfondita e non è regolamentata. L’adozione della blockchain è ostacolata da una serie di fattori come le preoccupazioni dei manager in tema di privacy e sicurezza (ad esempio per i dati coperti da segreto industriale). I dubbi riguardano anche la rigidità di adattamento, rispetto all’infrastruttura già in essere e l’interoperabilità. Mancano inoltre cultura e conoscenza della materia e una regolamentazione chiara.


1. Bulgari è uno dei marchi già attivi sulla piattaforma Aura 2. Il progetto di Aura Blockchain Consortium è stato concepito come aperto a tutti i player del lusso, secondo differenti possibilità di membership e partecipazione alla governance 3. Un Nft creato da Matthew M. Williams, designer di Givenchy (Gruppo Lvmh), in collaborazione con il graphic artist Chito 4. Luxochain, con sede a Lugano, si è specializzata nel garantire l’autenticità dei prodotti di alta gamma attraverso un sistema di tracciamento e autenticazione basato su blockchain

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da Karl Lagerfeld. La blockchain privata di cui si parla di più invece è Aura, che vede come partner tecnologici ConsenSys e Microsoft. Dietro questo progetto, ufficializzato lo scorso aprile, c’è un inedito consorzio creato da Lvmh, Prada Group e Richemont, a cui di recente si è aggiunto il Gruppo Otb. Mentre scriviamo sulla blockchain sono attivi marchi come Bulgari, Cartier, Hublot, Louis Vuitton e Prada, ma Aura vuole essere aperta a tutti i brand del lusso. Si pone, infatti, come una struttura flessibile, in grado di supportare aziende di varie dimensioni e di adattarsi alle esigenze dei singoli. «Aura Blockchain Consortium - spiega Toni Belloni, direttore generale di Lvmh - è una grande opportunità per il nostro settore di rafforzare il rapporto con i clienti, offrendo loro soluzioni semplici per conoscere meglio i nostri prodotti. Unendo le forze con altri marchi del lusso, stiamo aprendo la strada alla trasparenza e alla tracciabilità. Spero che altri prestigiosi brand abbraccino questa soluzione». Tra i progetti al momento in fase di sviluppo figurano il lancio di Aura Light, cioà la versione software as a service di Aura (per marchi che intendono partecipare al consorzio, ma non hanno le risorse per sviluppare un proprio sistema) e i certificati Nft. «Sono convinta che la tecnologia particolarmente all’avanguardia e innovativa che offriamo ai nostri clienti aumenterà ulteriormente la loro fiducia nella qualità dei prodotti dei nostri partner», sostiene Daniela Ott, in giugno nominata segretario generale di Aura Blockchain Consortium ed esperta di lusso, dopo circa 15 anni di attività in vari ruoli presso Kering. Mentre Aura sperimenta una sorprendente alleanza tra rivali, per affrontare le nuove sfide del lusso, è lecito chiedersi quanto possa essere strategico adottare una blockchain che non sia pubblica. «A nostro modo di vedere la blockchain del futuro sarà una infrastruttura pubblica, come

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Giuseppe Perrone EY

«La blockchain del futuro sarà una struttura pubblica, come pubblica è la sua natura, che parte dall’idea di democratizzazione»

Guido Mengoni Temera

«La moda comincia ora a pensare che nel metaverso si vorranno indossare i vestiti preferiti nel mondo reale»

L’aspetto energivoro delle blockchain dovrebbe migliorare con gli algoritmi probabilistici pubblica è la sua natura, che parte dall’idea di democratizzazione e decentralizzazione - dice Giuseppe Perrone, Emeia Blockchain leader di EY -. Nelle blockchain pubbliche i nodi sono fuori da qualsiasi logica di controllo e alla base del modello c’è la piena trasparenza e fiducia tra le parti in quello che viene registrato e scambiato sulla chain». Certo è che la moda a vario titolo si sta attivando sempre di più e, in attesa

che comprenda appieno le potenzialità della blockchain, questa tecnologia di frontiera continua a evolvere per smussare i suoi aspetti critici. Per esempio i costi. «Se la blockchain è privata - osserva Perrone - bisogna mettere in conto elevati investimenti nelle infrastrutture e nei protocolli da codificare. Se è pubblica, non occorre spendere in nuove infrastrutture ma si devono valutare soprattutto gli oneri di validazione. A tal proposito stanno emergendo modi nuovi per validare, che permettono di ridurre i relativi costi, come dimostra il nostro protocollo Nightfall per transazioni private su blockchain pubbliche». Le blockchain sono anche accusate di essere energivore, in particolare quando si tratta di processare e validare i blocchi. «Anche su questo fronte - anticipa l’esperto di EY - si stanno aprendo nuovi scenari, grazie all’uso di algoritmi probabilistici, al posto della potenza computazionale legata ai nodi. Probabilmente in un paio di anni l’aspetto green migliorerà». EY ha fatto un altro passo avanti pure sul fronte della privacy con Microsoft e ConsenSys. Con il protocollo Baseline, basato sulla blockchain di Ethereum, si potranno registrare informazioni che non si vogliono condividere con tutti, come dati sensibili e riservati. La “catena di blocchi” appare però un territorio scarsamente regolamentato. «L’auspicio - dice Perrone - è che nell’arco di cinque anni si arrivi a regole più chiare e a una regolamentazione utile allo sviluppo di nuovi business model abilitati su questa tecnologia». Per le aziende sarebbero utili anche sgravi o sostegni agli investimenti in queste infrastrutture e va in questa direzione il recente provvedimento pubblicato dal Mise, che destina 45 milioni alle imprese per investimenti in blockchain e intelligenza artificiale. Ormai è chiaro che questa specifica tecnologia potrebbe portare a una svolta nelle relazioni tra pubbliche amministrazioni, cittadini e imprese. ■ 45


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INNOVAZIONE LA NUOVA FRONTIERA DEL WEB

La collaborazione in-game tra Moncler e Fortnite

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IL MONDO PARALLELO NEL CYBERSPAZIO Opportunità per la fashion industry Sfide e criticità

La corsa al Metaverso: bolla o nuovo Eldorado? C’è chi considera questa nuova dimensione immersiva, accompagnata da una criptoeconomia costruita sugli Nft, il passaggio cruciale della quarta rivoluzione industriale, dove fisico e virtuale si integrano senza soluzione di continuità. È presto per dirlo, ma intanto le aziende moda, arrivate in ritardo sul fronte della digitalizzazione, adesso non perdono tempo e hanno già iniziato a sperimentare DI ANGELA TOVAZZI

Correva il 1992 quando lo scrittore Neal Stephenson nel suo romanzo Snow Crash coniava il termine Metaverso, immaginandolo come uno spazio virtuale tridimensionale, all’interno del quale le persone fisiche possono muoversi e interagire attraverso avatar personalizzati. Una visione distopica, che 30 anni dopo sembra destinata a materializzarsi in quella che è considerata la nuova frontiera del Web 2.0, l’evoluzione dei social media o - secondo le parole di Mark Zuckerberg - il nuovo Internet 3D, «dove invece che vedere i contenuti ci sei dentro». I tempi sarebbero maturi, incalzati dall’accelerazione digitale impressa dalla pande-

mia, e la corsa delle Big Tech per conquistare questa nuova prateria digitale è già iniziata. Facebook ci crede così tanto da aver cambiato il suo nome in Meta, prevedendo che questa tecnologia raggiungerà un miliardo di persone nel prossimo decennio. Microsoft si sta preparando con nuove funzioni di augmented reality, Tencent ha registrato quasi 100 marchi relativi al Metaverso, i colossi del social gaming, da Epic Games a Nintendo, investono cifre ingenti. Bloomberg Intelligence stima che il mercato del Metaverso entro il 2024 potrebbe raggiungere gli 800 miliardi di dollari, con opportunità di business anche per la

moda: la banca d’affari Morgan Stanley parla di un settore da oltre 40 miliardi di euro nel 2030 per la fashion industry e con profitti che potrebbero crescere del 25%, anche se si tratta di un asset che «impiegherà anni a svilupparsi». Ma esempi di protoMetaverso sono già qui: pensiamo a piattaforme come Fortnite (dove sono sbarcati con le proprie collezioni Balenciaga e Moncler), Roblox (scelto da Gucci e Vans) o Animal Crossing (preferito da Valentino e H&M). Chiamarli videogame è riduttivo: si tratta di ambienti virtuali dove già oggi gli user non entrano solo per giocare con il proprio alter ego digitale, pos47


INNOVAZIONE LA NUOVA FRONTIERA DEL WEB

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1. L'Nft di Jimmy Choo con l'artista Eric Haze 2 La sneaker The Prototype di Diesel in Nft by The Fabricant 3. L'Nft look realizzato da The Fabricant con la digital artist Ruby 9100M per la Crypto Fashion Week 3

sibilmente brandizzato, ma anche per assistere a concerti (il rapper Travis Scott ha portato su Fortnite 12 milioni di persone nel 2020) e socializzare con gli altri utenti. Detto altrimenti, si tratta di cyber-microcosmi che in futuro sono destinati a diventare ancora più immersivi e interattivi grazie alla realtà aumentata e teatro di una vera e propria “second life”, dove l’entertainment avrà un posto di rilievo sì, ma in cui ci sarà posto per tante altre attività: partecipare a riunioni di lavoro, avere incontri ravvicinati con persone che stanno dall’altra parte del globo, fare shopping come se ci si trovasse in un negozio fisico. Una rete di mondi paralleli, idealmente condivisi e interoperabili (e qui si gioca una grande sfida) a disposizione di una nuova generazione di internauti, che potrà navigare con il proprio avatar, con i propri beni digitali e le proprie criptovalute. E naturalmente senza muoversi da casa, con dispositivi AR o tool indossabili in grado di catapultare ognuno in un altro universo, il Metaverso appunto, che ricrea uno spazio utopico smaterializzando la fisicità. C’è chi dice che è solo un hype, un azzardo tanto avveniristico quanto fantascientifico, ma intanto anche le realtà della moda si stanno muovendo a grande velocità, memori del ritardo con cui in passato hanno av48

viato la loro digitalizzazione. «In questi mondi virtuali trasporteremo probabilmente le nostre abitudini, i nostri interessi e i nostri gusti del mondo reale, scelte di moda comprese - spiega Gian Luca Comandini, imprenditore e divulgatore tecnologico, tra i principali esperti italiani di blockchain -. Se mi vesto con un determinato tipo di pantaloni qui, è probabile lo farò anche là, perché l’imperativo alla base è sempre lo stesso: differenziarsi». Come l’identità IRL (In Real Life), anche l’identità URL può essere suscettibile di una moltitudine di per-

Morgan Stanley prevede che il Metaverso rappresenterà un mercato da oltre 40 miliardi di euro per la moda nel 2030 mutazioni, grazie a skin e accessori. Basta ricordare che un quinto degli utenti presenti su Roblox (parliamo di 8,6 milioni di persone) modifica quotidianamente il proprio avatar, per esprimersi nella propria forma migliore e raggiungere un maggior engagement collettivo. Tanto che l'azienda di videoludica ha annunciato il lancio della beta di Layered Clothing Studio, che permetterà

INSTITUTE OF DIGITAL FASHION

Dall’identità IRL a quella URL: tra avatar reali e surreali Chi naviga nei mondi digitali con il proprio avatar porta se stesso o un'immagine diversa? Quali gli spunti per la fashion industry? A fare chiarezza è uno studio globale dell'Institute of Digital Fashion, realizzato interpellando 6mila persone, la metà tra i 18 e i 24 anni e l'altra metà tra i 25 e i 54. Risultato: quasi il 60% del campione parla di uno stile URL simile o uguale a quello IRL (In Real Life), mentre il restante 40% lo preferisce più «surreale», diverso da quello reale. Fondamentale (per il 92%) è anche la personalizzazione, attraverso pezzi unici da poter cambiare frequentemente, ma soprattutto l'inclusività, che secondo il 60% degli intervistati è latitante negli ambienti digitali. Un monito importante per chi sta costruendo il suo Metaverso e le aziende della moda impegnate a immaginare le proprie "meta-collezioni".


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una «esplosione combinatoria di possibilità» nella personalizzazione del proprio avatar. «Con la crescente importanza nel coltivare la propria digital identity in questi nuovi ecosistemi - spiega da Londra un portavoce di Jimmy Choo - potrebbero esserci grandi opportunità per il settore e non sorprenderebbe se ci fosse la volontà di replicare la stessa attenzione per la propria individualità anche in ambiente virtuale». Ed è qui che entrano in gioco gli Nft, acronimo di Non Fungible Token, certificati di proprietà in grado di attestare l’originalità di un bene intangibile, grazie a un codice criptato e protetto da blockchain. Strumenti high-tech per costruire una catena del valore completamente digitale e assicurare l’unicità e la non riproducibilità di un oggetto virtuale: ossia che quel determinato virtual item è autentico, è solo mio e non può essere copiato o riprodotto da nessuno. I primi esperimenti in questo ambito hanno ottenuto risultati inaspettati: Dolce&Gabbana, con i token della sua digital collection Genesi messa all’asta da Unxd, ha raccolto 5,6 milioni di euro, Gucci ha venduto per 25mila dollari il fashion film Nft per la collezione Aria, mentre la borsa Gucci Dionysus è stata “battuta” online a 4.115 dollari, il

20% in più del prezzo della sua versione fisica. Le 8.888 mistery box digitali di Jimmy Choo sono finite sold out in soli 50 minuti ed esiti sorprendenti sono stati ottenuti anche dal marchio Karl Lagerfeld. «Gli Nft della nostra collezione Chromatic Karl sono andati a ruba in 35 secondi», racconta al nostro giornale il ceo Pier Paolo Righi, che si dice convinto: «Metaverso e Nft sono qui per restare. E per offrire finalmente la possibilità a tutti i brand di fondere davvero i propri mondi offline e online, conquistando un ulteriore step di sviluppo». Burberry è stato il primo fashion brand a entrare in Blankos Block Party (sviluppato da

La moda si sta attrezzando, con il presidio di lotti sulle piattaforme di gaming e nuove business unit Mythical Games e legato ai sistemi blockchain) e Louis Vuitton, uno dei pionieri in questo settore, è tornato alla carica con 30 Nft da collezione, alcuni disegnati dall’illustratore americano Beeple. Per chi non lo conoscesse, si tratta del terzo artista vivente più valutato al mondo, dopo che a

1. Lo stile Balenciaga, primo luxury brand a sbarcare su Fortnite, con abiti e accessori sotto forma di skin e dorsi decorativi firmati da Demna Gvasalia 2. Una creazione vista su Republiqe, e-store specializzato in look digitali 3. Nikeland, la città virtuale che Nike ha edificato sulla piattaforma di gaming Roblox

marzo l’Nft della sua opera digitale Everydays: The first 5000 Days, 2021 è stata battuta da Christie’s alla cifra record di 69,3 milioni di dollari. Ma attenzione. «Nell’ambiente aperto e senza barriere del cyberspazio - avverte Gian Luca Comandini - per i fashion brand sarà più difficile imporre la propria leadership. Anche perché una dodicenne di oggi potrebbe preferire un marchio sconosciuto a marchi blasonati come Balenciaga o Louis Vuitton». Le case di moda si stanno comunque attrezzando per competere e cavalcare il cambiamento, appoggiandosi (per il momento) agli specialisti. Nike sta edificando la sua Nikeland su Roblox, ha acquisito il player di moda digitale Rtfkt e depositato una serie di nuovi marchi che vivranno nel Metaverso. Adidas si è preso un lotto virtuale sulla piattaforma The Sandbox, che non sarà certo solo uno spazio espositivo ma un vero e proprio “AdiVerso”, da esplorare per vivere esperienze sempre diverse. Balenciaga e Otb (il gruppo di Renzo Rosso) hanno annunciato la creazione di divisioni ad hoc che si occuperanno di sviluppare contenuti, prodotti e customer experience legati alla virtualizzazione. Per chi ha un background analogico non è facile comprendere tutta la portata del feno49


INNOVAZIONE LA NUOVA FRONTIERA DEL WEB

ALL'ARREMBAGGIO DEL METAVERSO

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Nell'ambiente democratico del cyberspazio sarà più difficile imporre la propria leadership e democratica». Sulla piattaforma di co-creazione The Fabricant Studio, appena lanciata, tutti i creator 3D possono mettersi alla prova con gli Nft e monetizzare i loro sforzi: «Un ragazzo di Dakar - dice Michaela Larosse - ha le stesse possibilità di un 50

coetaneo di Parigi di diventare un attore influente della moda digitale». Insomma, potremmo dire di essere all’alba di un nuovo salto evolutivo, ma non sappiamo ancora se si tratta, come ritengono alcuni osservatori, dello snodo cruciale della quarta rivoluzione industriale o piuttosto di una bolla speculativa, che prima o poi si sgonfierà. «Finora - osserva Gian Luca Comandini - da parte delle aziende fashion abbiamo visto esperimenti piuttosto banali, pensati più che altro per “annusare” questa materia e queste tecnologie e finalizzati quasi esclusivamente a fare storytelling». Di sicuro Nft e Metaverso sono diventati un mantra e nessuno vuol perdere questo treno, seppur senza una destinazione certa: «Nella fase attuale la bolla c’è - precisa l’esperto - ma probabilmente succederà quello che è avvenuto negli anni Duemila con le Dot.Com». All’epoca la bolla era scoppiata, con ingenti perdite, ma non spazzò via Internet. Si limitò a ripulire il mercato, selezionando pochi attori, che oggi si chiamano Facebook e Amazon. «Sono convinto - aggiunge Comandini - che questa fiammata si spegnerà, lasciando il campo libero ai progetti che hanno ragione di esistere e che da quel momento partirà il vero trend». 

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Michaela Larosse The Fabricant

I capi digi-couture realizzati da The Fabricant prendono forma su schermi ad alta risoluzione. Lo storytelling delle collezioni influenza i disegni e successivamente vengono sviluppate le silhouette. Il nostro team di designer digitali, creatori di ambienti 3D e artisti visivi mette insieme i progetti, lavorando sui dettagli, la vestibilità e l'illuminazione. Sono tutti specialisti nel proprio campo e il loro lavoro è molto artigianale. Non usano né forbici, né tavoli da taglio, ma mettono la stessa passione per il design che ci si aspetta dai couturier.

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meno, ma come sottolinea Michaela Larosse, creative strategy & communications della digital fashion house olandese The Fabricant, «le vite digitali dei giovani di oggi hanno la stessa validità delle loro esperienze fisiche» e la distinzione fra offline e online, dal loro punto di vista, risulta un’operazione inutile e anacronistica. Un discorso che vale soprattutto per l’apparel, secondo Larosse: «La moda è un’esperienza emozionale e non c’è bisogno della fisicità per provare emozioni. Chi indossa capi digi-couture sente lo stesso brivido provato nell’indossare pezzi fisici». L’unica - grande - differenza è che «la filiera digitale non necessita di produzione, non inquina, è più sostenibile

1. Un pezzo della capsule Day Zero di Puma, realizzata in collaborazione con The Fabricant 2. La digi-couture di Auroboros, primo marchio digital-only che ha debuttato, a Londra, a una fashion week fisica 3. Un item visto su The Dematerialised, il marketplace esperienziale per fashion Nft, fondato nel 2020 da Karinna Nobbs e Marjorie Hernandez

In futuro non ci sarà un solo Metaverso, ma piattaforme multiple che comunicheranno tra loro. Ognuno potrà muoversi attraverso il proprio avatar, utilizzando diversi tipi di criptovaluta. Sarà un mondo non alternativo, ma complementare a quello reale, sia per le persone, sia per le aziende.

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Gian Luca Comandini Esperto di blockchain




INNOVAZIONE SHOPPING IN LIVE STREAMING

Aziende di lusso come Lvmh, Burberry, Gucci, Valentino sono tra le prime ad aver colto la tendenza e utilizzare soluzioni di commercio in tempo reale per invogliare i consumatori cinesi dove il mercato vale già circa 160 miliardi di euro

IL LATO UMANO DELL’E-COMMERCE Trend o investimento a lungo termine? Vendite video via web e instore

Non solo mainstream: il live selling sarà anche a misura del cliente d’élite Le vendite attraverso il video sono diventate un investimento a medio termine per le aziende di moda, lusso incluso. Gucci, dopo l’Europa, ha esteso il servizio Live a Cina, Usa, Corea e presto Giappone. Cucinelli ha prodotto centinaia di dirette dagli studi di Solomeo e New York. Valentino continua a testare nuovi format. I tassi di conversione sono superiori all’e-commerce tradizionale, perché questo servizio offre un’esperienza reale, non semplici immagini statiche DI ANDREA BIGOZZI

Perché tutti parlano ancora di shopping in live streaming? Doveva essere uno strumento temporaneo per rispondere al lockdown nonchè al confinamento e invece le aziende della moda, lusso compreso, continuano a utilizzarlo. Anzi sono motivate a potenziare queste soluzioni di commercio in tempo reale. Il motivo è semplice: i brand hanno capito che, con l’esplosione di TikTok e affini, i consumatori sono attirati più dai video che dalle immagini statiche con didascalia di un sito web. Anche Klarna, la fintech specializzata in Buy Now Pay Later, non ha dubbi: gli eventi di live streaming shopping, dove i brand presentano e promuovono articoli interagendo con il pubblico attraverso piattaforme digitali, si

faranno sempre più strada ovunque, Italia compresa. E questo soprattutto tra le giovani generazioni: secondo le ultime analisi elaborate dalla società, il 57% dei Millennials e il 48% della Gen Z sono interessati a questo tipo di shopping experience. Ma fino a che punto questa soluzione di commercio potrà crescere? Resterà uno dei tanti servizi “extra” dell’e-commerce o diventerà un canale a se stante? In Cina - si sa - il settore è letteralmente esploso dal suo lancio nel 2016. Secondo un Rapporto di iResearch Institute, società cinese che misura gli orientamenti degli acquirenti online, il 40% della popolazione Internet cinese utilizza l’e-commerce in livestream, mentre il 66,2% acquista prodotti mentre guarda

i live streaming. In valori assoluti, questo vuol dire un totale di oltre 256 milioni di persone e un mercato delle dimensioni di circa 160 miliardi di euro già nel 2020, ancora poca cosa rispetto alle vendite totali dell’e-commerce che si avvicinano rapidamente ai 2mila miliardi di dollari. «L’anno scorso in Cina - racconta lo stilista Philipp Plein - abbiamo realizzato una serie di live selling, il più importante dei quali in occasione del Singles’ Day: quattro ore di diretta in prima serata sfruttando la piattaforma T Mall, con quattro key opinion leader, ognuno dei quali era impegnato a promuovere specifiche categorie di prodotto. Finora si è trattato di eventi speciali, ma da quest’anno vorremmo trasformare queste 53


INNOVAZIONE SHOPPING IN LIVE STREAMING

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1.Il servizio Gucci Live non è considerato un semplice sito ma un’esperienza reale 2. Il live selling di Tommy Hilfiger, con protagonista Lewis Hamilton 3. Per Giulia Torelli i negozi dei brand sono diventati un set per live session di closet organizer 4. Valentino sta utilizzando il video shopping per rivelare in anteprima le collezioni ai top clients

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sessioni di vendita in appuntamenti mensili, con dirette dai nostri negozi. Sarebbe anche un modo efficacie per promuovere i numerosi new opening previsti nel Paese nel 2022». Il successo cinese è reso possibile grazie a un ecosistema molto evoluto, composto di piattaforme di streaming e di e-commerce in grado di raggiungere centinaia di milioni di persone, host formati professionalmente per vendere dal vivo. Uno scenario che potrebbe presto replicarsi anche in Europa, dove numerosi marchi, retailer e marketplace stanno intensificando le iniziative di commercio dal vivo, investendo su piattaforme e formazione di personale preposto alla vendita. Ma su scala probabilmente diversa. «Abbiamo iniziato a testare lo shopping in live streaming nel 2019 come soluzione one to many per poi renderci conto che, a nostro avviso, le potenzialità di questo strumento sono maggiori in un’ottica one to one ed è lì ci che ci stiamo indirizzando, con la prospettiva di presentare i primi servizi già da inizio 2022», racconta Nicola Antonelli, chief 54

Presto lanceremo i primi servizi live steaming di LuisaViaRoma in un’ottica one to one Nicola Antonelli

marketing officer di LuisaViaRoma. Le startup che offrono soluzioni integrate di commercio dal vivo a grandi brand della moda (tra cui la svedese Bambuser, la canadese Livescale e le americane Ntwrk e Powerfront) garantiscono tassi di conversione in continua crescita. Ma mentre i livestream cinesi tendono a essere più mainstream, in Europa e negli Stati Uniti si inseguono altre logiche: crescita degli scontrini medi e acquisti ripetuti. «Se pensiamo quindi a come il live shopping si svilupperà in Occidente - prosegue Anto-

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nelli - non immaginiamo le televendite con migliaia di pezzi venduti in pochi secondi, come sta succedendo in Cina, ma un’evoluzione del servizio di personal shopping per la clientela migliore, che da sempre esiste nel settore lusso: il nostro video shopping sarà per i customer che occupano la punta della piramide». Anche i big brand del lusso, rendendosi conto che l’hype delle vendite in live streaming non è calato con il ritorno agli eventi dal vivo e agli acquisti in negozio, e continuano a investirci, mettendo da parte le chiamate via Zoom o WhatsApp e puntando sull’allestimento di mini Tv set con operatori di ripresa e assistenti fuori campo, per aiutare addetti alla vendita a presentare i prodotti ai clienti. Il più avanti nello sviluppo di questo tipo di soluzioni sembra essere Gucci, anche se avere un quadro chiaro della situazione generale è difficile, visto che molti player di settore preferiscono non comunicare questo tipo di attività. Da maggio 2020 la maison della doppia G ha lanciato Gucci Live, un servizio attivo da subito in Europa, che consente ai clienti che visitano il sito del brand, cliccando sotto l’icona videochiamata che appare in corrispondenza dei prodotti, di avviare una video-call per accedere alla consulenza di uno degli online client advisor. Il servizio ha subito riscosso feedback molto positivi, che hanno portato Gucci a estendere il servizio ad altri territori, tra cui Corea, Cina e Usa e nei prossimi


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mesi è prevista anche l’estensione del servizio di Gucci Live in Giappone. Brunello Cucinelli ha costruito quella che in azienda chiamano Casa Cucinelli: studi a Solomeo e New York attrezzati con luci, fondali e arredi per trasmissione di vendita al dettaglio virtuale, da cui sono state realizzate alcune centinaia di sessioni di vendita. Anche Valentino ha adottato strumenti di live streaming per lo shopping, sperimentandoli principalmente su progetti speciali: nel 2021 ha attivato in Usa, Emea, Sea e Giappone delle dirette dedicate alla

Abbiamo lanciato i live selling per il Singles’ Day e ora diventeranno un appuntamento fisso Philipp Plein

collezione Roman Palazzo: appuntamenti riservati ad alcuni top clients per rivelare loro in anteprima la collezione. In precedenza la maison aveva utilizzato la boutique di via Montenapoleone a Milano come un set per presentare live delle sneaker personalizzabili, che potevano essere ordinate in

anteprima. Tra i precursori di questa modalità di vendita tecnologica, ma con un tocco umano c’è Tommy Hilfiger che nel 2020 ha fatto un vero e proprio live selling globale con protagonista Lewis Hamilton ma che a livello locale utilizza sempre più frequentemente. Perché, se sulla carta il video selling deve servire per conquistare clienti in ogni parte del mondo, capita spesso che gli spettatori di questi contenuti si trovano molto vicino ai negozi da cui la diretta ha luogo. «Niente di strano», commenta Giulia Torelli, una delle closet organizer più note in Italia, spesso protagonista di dirette live streaming per conto dei brand di moda. «Questo strumento - prosegue - è importante e lo sarà sempre di più perché il giovane GenZ e Millennial avverte sempre più, il bisogno di farsi raccontare e spiegare un capo. Le immagini di un e-shop non gli bastano più, c’è bisogno di qualcosa di più umano dell’e-commerce, ma allo stesso tempo manca in queste generazioni l’abitudine al punto vendita, che trovano freddo. Le dirette fatte da influencer servono per creare un legame emotivo non solo con i marchi, ma anche con i loro negozi perché dopo un live selling la fanbase torna spesso nel punto vendita». 

LA MARTINA for

LA MARTINA CAMPIONE OMNICHANNEL. E L’INDIA È PIÙ VICINA MOLTE LE NOVITÀ PER LO STORICO BRAND ISPIRATO AL POLO: DALLA NOMINA DI ALESSANDRO SANTAMARIA A VICE PRESIDENTE, ALL’ACCORDO CON IL COLOSSO INDIANO RELIANCE LIMITED INDUSTRIES In un mondo che cambia a velocità accelerata, un marchio storico come La Martina (fondato nel 1985 a Buenos Aires da Lando Simonetti e Gachi Ferrari) investe in innovazione e omnicanalità. Il 2021 è stato una pietra miliare per il brand ispirato al mondo del polo, distribuito nel canale fisico all’interno di 100 monomarca - tra cui i flagship di Londra, Parigi, Dubai, Johannesburg, Buenos Aires, New Delhi, Riyad e Il Cairo - e 600 multimarca, con sedi principali nella capitale argentina e a Chiasso, in Svizzera. Tra le novità spicca la nomina a vice presidente di Alessandro Santamaria, già ai vertici di Giglio Group e in precedenza direttore generale di Italtouch, realtà incaricata di ideare e gestire la strategia di e-commerce del gruppo Tod’s. Obiettivo di Santamaria è un business model integrato omnichannel B2B e B2C in grado di coinvolgere tutti i livelli, le funzioni e i partner dell’azienda, dagli store ai licenziatari, ossia Principe (pelletteria), Giano (calzature), Gimel (kidswear), Venice Olfactory (profumi) e Jet Set (eyewear). Le basi sono solide: è da tempo che il processo di digitalizzazione di La Martina è in atto e nel 2021 i ricavi su tutti i canali online sono cresciuti del 36%. Una

rivoluzione permanente che coinvolge anche il canale fisico, al centro di un progetto di riaperture di flagship e shop in shop nei department store italiani e tedeschi il cui concept, grazie alla tecnologia, prende le distanze dal negozio classico per offrire ai clienti B2B e B2C servizi personalizzati, dallo scaffale infinito con diretto accesso ai magazzini della label al drive to store. Intanto non si ferma la conquista di nuovi mercati: grazie a un accordo in India con Reliance Limited Industries (la più grande compagnia privata della nazione), La Martina distribuirà i propri prodotti sul mercato indiano attraverso corner e in shop, ma agendo anche sul fronte retail, con l’apertura di almeno cinque monomarca in tre anni, accompagnata da eventi dedicati allo “sport dei re”, per il quale La Martina è tra l’altro un punto di riferimento anche in fatto di equipaggiamento tecnico. Non a caso, nel Duemila è nato il Polo Management Group, guidato da Adrian Simonetti per gestire numerosi eventi occupandosi dell’organizzazione, del supporto tecnico per cavalli e giocatori, delle sponsorizzazioni e anche dei social, con il recente lancio di una piattaforma per sportivi e appassionati.

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QB24 for

QB24: QUANTO BASTA ALL’UOMO PER VIVERE APPIENO LE SUE 24 ORE QB24 È L’ULTIMO NATO TRA I BRAND DEL GRUPPO TEDDY, LEADER GLOBALE NEL SETTORE ABBIGLIAMENTO: UN MARCHIO DA VIVERE PER TUTTA LA GIORNATA, CON SPICCATA PERSONALITÀ MA SENZA ECCESSI, SINTESI DI VERSATILITÀ, STILE, CONTEMPORANEITÀ E ANCHE ATTENZIONE AL PIANETA. FORTE DEI RISULTATI RAGGIUNTI IN SOLI TRE ANNI, QB24 È PRONTO A RADDOPPIARE LA PRESENZA NEL CANALE MULTIMARCA E AD AMPLIARE LA RETE DEI MONOMARCA Lanciato nel 2018 e già distribuito in 200 negozi multimarca tra Italia ed Europa, QB24 è il più recente dei brand commercializzati dal Gruppo Teddy, realtà in grado di competere su scala globale nel settore dell’abbigliamento tramite attività retail e wholesale, con più di 700 punti vendita monomarca e 9mila clienti trade in oltre 90 Paesi. Da 60 anni Teddy è la concretizzazione del sogno del fondatore Vittorio Tadei, ossia costruire “una grande azienda che guadagni molto, per creare occupazione e una parte degli utili destinarli ad opere sociali, sia in Italia che all’estero”. QB24 deve il suo nome all’idea di accompagnare l’uomo nell’arco delle 24 ore, facendolo sentire a proprio agio grazie a un look adatto a ogni situazione. Ma QB ricorda anche “quanto basta”, espressione tipica del mondo del food: una scelta non casuale, perché come per cucinare un buon piatto occorrono una selezione dei migliori ingredienti, l’estro creativo di saperli abbinare nel modo giusto e il perfetto equilibrio dei sapori, così il marchio si rivolge a un giovane uomo che sa esprimere se stesso con personalità, ma senza eccessi. Attento ai particolari, non segue le tendenze ma le usa per costruire uno stile personale, che lasci il segno e che riveli le sue caratteristiche: determinazione, forte identità, capacità di sorprendersi ed emozionarsi e un’inestinguibile curiosità che lo spinge a viaggiare, conoscere nuove culture e rinnovarsi costantemente, ma restando fedele a se stesso. Proprio il viaggio è la principale fonte di ispirazione della collezione, che per la primavera-estate 2022 fa rotta ver-

so Cuba, isola caraibica dove storia, arte, cultura e musica si fondono. Il risultato è una capsule di pantaloni, giacche e gilet dallo stile fluido e contemporaneo, realizzati in tessuto tecnico e in tela paracadute, per garantire un livello elevato di comfort, funzionalità e versatilità. Le carte da giocare ci sono tutte per centrare gli obiettivi dei prossimi anni: in particolare, potenziare la distribuzione nel canale multibrand, per arrivare al posizionamento in 400 negozi selezionati, ampliando in parallelo il network dei monomarca (attualmente tre) dedicati al total look del brand. Il tutto sorretto da valori concreti e profondi, con la consapevolezza che il nuovo modo

di vestire non è fatto esclusivamente per apparire ma soprattutto per sentirsi in armonia con se stessi, con gli altri e anche con il pianeta. Il Gruppo Teddy, infatti, è più che mai consapevole di come l’evoluzione del business non possa più prescindere dal considerare la sostenibilità come principio guida e per questo ha intenzione di consolidare le azioni già intraprese per migliorare le performance ambientali e sociali. Nel caso di QB24, della collezione fanno parte T-shirt e camicie realizzate in cotone organico, maglie e giacche prodotte con lana riciclata e, non ultimi, piumini confezionati con il rivoluzionario tessuto REPREVE, ottenuto dalle bottiglie di plastica riciclate.

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INNOVAZIONE DESIGNER TO WATCH

LINEE

di concetto

I codici estetici dei giovani creativi rifuggono dai dogmi: muovendosi fuori dai postulati del passato sanno rischiare e sperimentare per mettersi in gioco come singoli, ma anche collettivamente, e offrire una visione mutante del mondo. DI ALBERTO CORRADO

PROGETTO COLLETTIVO

Questo giovane brand di abbigliamento sostenibile è nato in Veneto, con un focus su costumi e accessori per gli amanti degli sport acquatici. Disegnato, prodotto e distribuito da un collettivo di amici amanti del surf, SEAY sono un esempio virtuoso di startup ad economia Designer circolare e a impatto positivo dal punto di vista Team Designer ambientale. Tutti i tessuti utilizzati sono prodotti Collettivo utilizzando tessuti rigenerati, a partire dalla plastica www.soseaty.com/it post-consumo abbandonata in ambienti naturali, come il mare. Inoltre l'attenzione si focalizza non solo sullo sviluppo delle collezioni ma su tutta la value chain, con un focus sulla catena di approvvigionamento, le modalità di spedizione dei capi e il packaging.

TWIST CONTEMPORANEO

Iuri è un advanced contemporary accessory brand di pelletteria 100% made in Italy, dalle silhouette pure e autentiche, creato da Jure Stropnik. Nato a Velenje, una piccola città della Slovenia, all’età di 23 anni Jure si è trasferito a Berlino, dove ha completato gli studi in Economia e Commercio. In seguito ha iniziato a lavorare nella fashion industry, prima come modello e poi da Fendi, presso Selfridges a Londra, per poi laurearsi in Fashion Brand Management presso Istituto Marangoni di Milano. Prima di lanciare il proprio brand, ha collaborato con successo con Zegna, Pringle of Scotland e Slowear. Il passaporto del marchio sono i prodotti stessi, che parlano di uno stile raffinato, sofisticato e forte.

IURI

Designer Jure Stropnik www.iurionline.com

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DA NEW YORK AL GIAPPONE E RITORNO

Una vera fuoriclasse Valentina Ilardi, romana di nascita e viaggiatrice nomade nel mondo. Dopo essersi laureata in Fashion Styling, Fashion Forecasting e Art Direction al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, nel 2009 fonda la rivista Grey, distribuita in 32 Paesi, pubblicando progetti speciali per maison tra cui Fendi, Chanel e Rodarte. Nel 2019 arriva la nomina di docente di Fotografia di Moda alla Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza a Roma. Debutta nel 2020 con una collezione dagli accenti streetwear, all'insegna di un mix di contaminazioni - da New York al Giappone - ma con un fascino sartoriale tipicamente romano, per un guardaroba fatto di capi interscambiabili.

VI MMXX

Designer Valentina Ilardi www.vimmxx.com

NEOCLASSICISMO POP

CAROLINA CUCCURULLO ATELIER Designer Carolina Cuccurullo

Un marchio di calzature 100% made in Italy, nato da un'idea di Mariano La Barbera, fondatore e stilista del brand. Grazie al suo profondo gusto estetico e alla passione per la storia dell’arte e della mitologia, Mariano ha creato la sua prima collezione di scarpe unendo il gusto neoclassico alla potenza cromatica della cultura pop, in una contaminazione tutta italica. Predominano linee essenziali e colori vivaci, con suola e tacco protagonisti indiscussi in color matching con la tomaia.

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SARTORIA NAPOLETANA 4.0

La stilista napoletana Carolina Cuccurullo ha fondato il brand Carolina Cuccurullo Atelier nel 2020. Laureata presso la Central Saint Martins Fashion Women’s wear di Londra, ha poi lavorato presso famose case di moda internazionali tra cui Miu Miu, Prada, Kostas Murkudis, Lanvin accanto a Alber Elbaz, Haider Ackermann e Kiton, con esperienze tra Berlino, Parigi e Milano. La sua costante passione per il design, le tecniche del moulage e del drappeggio su manichino, lo studio della modellistica, l’hanno portata alla creazione di una collezione estremamente elegante: la sua ricerca continua di tessuti e materiali qualitativamente elevati, silhouette decostruite, fra trasparenze e stratificazioni, ricerca di volumi e cuciture grezze a vista e non, è alla base delle sue creazioni. Il risultato è una capsule di abiti di lusso: capispalla, top, pantaloni e gonne con tagli asimmetrici e dettagli dalla femminilità orientale, contraddistinte da una palette di toni caldi e freddi. Carolina Cuccurullo Atelier è la reinterpretazione in chiave moderna dell’antica arte della sartoria napoletana. 58

MARIÆN

Designer Mariano La Barbera www.mariaen.com


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RINO PETINO for

RINO PETINO: «CON LA BUSINESS INTELLIGENCE METTIAMO LA TECNOLOGIA AL CENTRO DELLA STRATEGIA» DAL 1977 AGENTE MONOMANDATARIO PER CONTO DI ADIDAS, LA RINO PETINO SI È TRASFORMATA DA SEMPLICE AGENZIA DI RAPPRESENTANZA IN UN’AZIENDA A TUTTI GLI EFFETTI, CHE CON OTTO DIVISIONI E STRUMENTI DI ULTIMA GENERAZIONE OFFRE AI CLIENTI UN SERVIZIO AVANZATO E TAYLOR MADE. SENZA DIMENTICARE IL FATTORE UMANO, ALLA BASE DI TUTTO

Innovatori si nasce, come dimostra la storia di Rino Petino, da 44 anni agente monomandatario per conto di Adidas con accordo di esclusività sulle regioni Puglia e Basilicata, che non ha mai smesso di investire in risorse umane e, da pioniere, anche in tecnologie all’avanguardia per offrire alla clientela - un termine che comprende l’azienda mandante, i negozi e per esteso il consumatore finale - un servizio che non conosce concorrenti. Esistono alcuni step chiave nella sua storia: uno è il 2004, quando Rino Petino costruisce a Monopoli un quartier generale che si sviluppa su 1.200 metri quadri di showroom (più 300 di uffici), pensando a uno spazio che possa rap-

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presentare un boost emozionale, oltre che di business, per i clienti. Con l’idea fissa di innalzare il livello di servizio, Rino Petino - nel frattempo affiancato dal figlio Francesco, oggi 38enne - inizia a studiare nel 2012 un nuovo piano industriale e strategico. È il primo passo per una vera rivoluzione nel 2016, quando viene attuata una riconversione imprenditoriale, con la tecnologia al centro di un processo di rilancio all’insegna di una cultura dell’innovazione che permea l’intero network del proprio team, dei clienti e dei partner e colloca Rino Petino al di sopra di tutte le altre agenzie di commercio. «Il motore di tutto è un sofisticato sistema di Business Intelligence (B.I.), che

convoglia in una Data Warehouse i flussi informativi sui canali retail e wholesale, non solo del nostro territorio ma a livello nazionale», spiega Francesco Petino, entrato in azienda «praticamente dopo due giorni dalla maturità» e cresciuto a pane e tecnologia («Ricordo ancora il regalo di compleanno in prima media, la connessione a Netscape»). «Con la consapevolezza che conoscenza è potere - aggiunge - riusciamo a ottenere una comprensione profonda del mercato, definendo i KPI strategici per il business, a partire dalla sostenibilità finanziaria e dalla valutazione commerciale, grazie a una clusterizzazione della clientela in base a location, fatturato, analisi di credito, pedonabilità del negozio e molto altro. È un continuo flusso di informazioni, che si trasformano in dati e sono la base di quello che chiamiamo processo D, come Decisione, per mettere a punto un attack plan commerciale vincente per il cliente». A quest’ultimo non resta che affidarsi all’azienda completamente, tanto per le fasi legate al business, quanto per la completa gestione commerciale, logistica e finanziaria. In un’ottica di servizio esclusivo e taylor made, il fattore umano

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è importante quanto la tecnologia: «In sede siamo in 26 - racconta Francesco Petino - ma il nostro network totale, con una forte operatività sul territorio, è di 126 persone, accomunate da una formazione tecnologica e professionale avanzata e da un mindset “alla Rino Petino”. Il nostro motto? Essere evoluti e anche un po’ diversi». Otto le divisioni aziendali, che interagiscono continuamente: Business Development, Sales Analysis, Marketing, Retailer, Wholesale, Logistica, Amministrazione & Controlling e Credit Management. Intanto l’azienda guarda avanti. «Ci stiamo concentrando molto sul Crm - informa Francesco Petino - per rendere ancora più veloce l’interazione con il cliente ma anche con il consumatore finale. Prioritario potenziare il concetto di su misura applicato al servizio e migliorare i già elevati standard del nostro quartier generale». Il che significa più efficienza ma anche più sostenibilità, per rendere la sede autodidatta a livello di energia elettrica e sfruttamento dell’energia solare: «Saremo presto certificati, ma più in generale va detto che la Csr è nel nostro dna - commenta il giovane manager -. Basti pensare che nell’organico le quote rosa sono circa il 70% e che la flessibilità sul lavoro, compreso lo smart working, per noi è una realtà da ben prima della pandemia». Rino Petino pensa anche al territorio, impegnandosi a inculcare i valori dello sport soprattutto tra i più piccoli e finanziando alcune attività sportive per coloro che non se le possono permettere.

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MERCATI SALONI IN FORTEZZA INSIEME A PITTI BIMBO Dall’11 al 13 gennaio Dall’estate si cambia

Pitti Uomo conferma il format post pandemia e si proietta verso giugno In Fortezza da Basso dall’11 al 13 gennaio, il salone ripropone per l’edizione numero 101 il format della scorsa estate, insieme a Pitti Bimbo, con durata tre giorni e il supporto della piattaforma online Connect. Un momento di passaggio, in vista dell’appuntamento di giugno, quando si punta a tornare alla formula pre-pandemia, con date separate per menswear, childrenswear e filati DI CARLA MERCURIO

L’edizione 101 di Pitti Uomo, ai blocchi di partenza l’11 gennaio, è lo specchio di questo momento particolare per la moda, la società e l’economia in generale, con tanta animazione, voglia di ripartire e desiderio di socializzare, ma ancora cautela per le incognite legate alla pandemia. Non a caso il tema della manifestazione è Reflections, che significa riflessioni, quanto mai importanti in questo momento, ma anche riflessi, come specchi interiori ed esteriori, finestre che si aprono e fanno guardare lontano e che invitano a scoprire nuovi punti di vista. Tra questi c’è sicuramente la prospettiva di tornare alla formula pre-Covid dei saloni di Pitti Immagine, alla prossima edizione di giugno, quando la morsa della pandemia dovrebbe finalmente, e speriamo definitivamente, allentarsi e le rassegne del menswear, childrenswear e filati potrebbero, secondo le intenzioni degli organizzatori, tornare a svolgersi con tempistiche separate all’interno della Fortezza da Basso. I numeri lasciano ben sperare. Con circa 610 marchi attesi per il menswear, di cui 202 esteri, e 180 per Pitti Bimbo (numeri aggiornati 1

Attesi in Fortezza da Basso circa 610 marchi per l’uomo e 180 per il childrenswear

1.Un’immagine di Reflections, il tema dell’edizione 101 del salone, interpretato per la campagna pubblicitaria dal duo Narènte 2. Una suggestione evocativa del mood di Ann Demeulemeester, special guest a Pitti Uomo

al 14 dicembre scorso), la Fortezza da Basso, che come la scorsa estate accoglierà insieme le due rassegne nell’arco di tre giorni, si sta riempiendo e le distanze tra gli stand si sono accorciate. Un segnale positivo che vale anche per i filati, alla Stazione Leopolda dal 2 al 4 febbraio, con spazi fully booked ed espositori che chiedono stand più ampi per presentare le loro collezioni. Anche sul fronte buyer le aspettative sono alte, nonostante le incertezze legate alla pandemia. «Alla limitata adesione asiatica farà da contraltare la positiva risposta di Nord America, Medio Oriente e Russia sul piano delle presenze più importanti», sotto-

linea Raffaello Napoleone, a.d. di Pitti Immagine, che attende a Firenze realtà come Galeries Lafayette Francia e Qatar, Harvey Nichols Londra e Arabia Saudita Joyce Hong Kong, Saks Fifth Avenue Usa e Selfridges dal Regno Unito. «Per il sistema fieristico a livello mondiale è tempo di riconquistare le posizioni perdute dopo mesi difficilissimi - auspica Napoleone -, che hanno visto il giro di affari globale scendere dasticamente dai 28,4 miliardi di euro di fatturato nel 2019 a 9 miliardi nel 2020, secondo una ricerca di Grs, società che si occupa di customer satisfaction in relazione al comparto

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MERCATI SCENARI

fiere». Strategico per Pitti Uomo è il sostegno di Maeci (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) e Ice, con il loro contributo ai programmi di incoming degli operatori esteri, per gli eventi e la promozione. Prosegue la liaison con Unicredit, main sponsor con un focus sui temi della sostenibilità e dell’innovazione. Una partnership che si concretizza in due distinti progetti. Da una parte l’iniziativa Sustainable Style, giunta alla quarta edizione, dedicata alla selezione di marchi attenti al tema eco. Dall’altra gli appuntamenti all’UniCredit Theatre, che tornano con un calendario di talk e conversazioni dedicate a sostenibilità e innovazione, tra moda, economia, retail e lifestyle. Anche questa volta il percorso attraverso gli stand segue le tre tematiche Fantastic Classic, che rappresenta l’evoluzione del classico nelle sue versioni più contemporanee, Dynamic Attitude, che ha al centro l’outdoor come punto di incontro tra sport e streetwear e Superstyling, che pone l’enfasi sui nuovi canoni stilistici, anticipatori di tendenze. All’interno di Fantastic Classic si segnala il nuovo format di Futuro Maschile, sezione dedicata al contemporary menswear più evoluto, che

Ad affiancare la vetrina fisica ci sarà come sempre la fiera online Connect, attiva già dallo scorso 7 dicembre prende casa al Piano Attico con un layout tra design e intrattenimento, per un totale di 6mila metri quadri. Da segnalare il ritorno in scena dell’area speciale Scandinavian Manifesto, con una selezione di brand scandinavi innovativi, frutto della liaison con il salone Revolver di Copenhagen. Una partnership che questa stagione prevede anche il lancio dello spazio The Italian Team all’interno della kermesse nordeuropea, dal 2 al 4 febbraio, con una selezione di label italiane curata da Pitti Immagine. L’offerta alla manifestazione si arricchisce con il calendario di eventi speciali, dove spiccano i nomi di Ann Demeulemeester, Knt di Kiton, Caruso e Cucinelli (si veda il box in queste pagine). Ad affiancare la vetrina offiline del salone c’è come d’abitudine la fiera online Connect, che lavora sempre più sull’anticipo delle date, per rispondere alle esigenze degli operatori desiderosi di potersi organizzare e capire per tempo come va la moda. Non a caso la rassegna digital è partita lo scorso 7 dicembre. La piattaforma integra la manifestazione fisica, grazie alla vetrina digitale dedicata alle label esposte e al programma di progetti speciali, online su The Billboard. 

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NON SOLO ANN DEMEULEMEESTER

Tra gli ospiti speciali Caruso, Knt e Cucinelli Come sempre denso di appuntamenti, il calendario di incontri speciali in occasione di Pitti Uomo si caratterizza per la centralità della Fortezza, per facilitare il lavoro degli operatori, anche se non mancano gli eventi in altri luoghi simbolo della città. Come la Stazione Leoploda, che il 12 gennaio è teatro dell’evento dedicato alla special guest Ann Demeulemeester. E che avviene in un momento di rilancio per la griffe, acquisita in piena pandemia da Claudio Antonioli (si veda l’intervista in questo numero). Tra i progetti speciali promossi da Pitti Immagine spicca la presentazione della linea sperimentale Knt di Kiton, per la prima volta nel polo espositivo fiorentino, con un’installazione nel padiglione centrale. È Caruso (foto 1) lo special event alla manifestazione con una serata in un club jazz l’11 gennaio, dove viene presentata la collezione della Fall-Winter 2022 ispirata alla figura di Miles Davis e disegnata da Aldo Maria Camillo. Quest’ultimo aveva lanciato il suo marchio aldomariacamillo a Pitti Uomo nel 2019 e ora sarà protagonista di una presentazione in Fortezza, dedicata alla sua collezione. Sempre a proposito di highlight si segnala la doppia presenza di Cucinelli alla Fortezza da Basso e con un dinner nella serata dell’11 gennaio. Torna Lardini, con una capsule speciale della FW22/23, che sarà presentata con un’installazione nel Giardino del Glicine in Fortezza. On schedule la partecipazione speciale di Paul&Shark con la collezione invernale e con le ultime proposte sul fronte sostenibilità, insieme a un nuovo episodio della capsule Paul&Shark x White Mountaineering, in colab con il designer giapponese Yosuke Aizawa. In tema di sostenibilità si segnalano anche le presenze di Ecoalf, con la nuova linea Ecoalf 1.0, che si avvale di tecnologie di ultima generazione (foto 2), dell’etichetta britannica Raeburn, della label di outerwear americana Holden e di Run of Runwastable, progetto di upcycling di sneaker. Sul fronte

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phygital spicca l’experience proposta da Ten C, alla Sala della Volta con un tuffo immersivo nella collezione. Non mancano gli anniversari, tra cui i 125 anni di Filson (foto 3), il brand made in Usa di cui Wp Lavori in Corso ha di recente annunciato la licenza e distribuzione europea, oltre all’acquisizione di una quota del 10%. Si brinda anche ai 10 anni Save The Duck, il marchio di capispalla 100% animal e cruelty-free (foto 4). Da inserire in agenda infine gli appuntamenti con Marc O’Polo, etichetta contemporary di Stoccolma al Padiglione delle Ghiaia, della label inglese Connolly, che debutta alla manifestazione e di Premiata, che torna sulla ribalta fiorentina per presentare nel nuovo Futuro Maschile una sfida inedita, il menswear (foto 5). (c.me.)


QUASI 180 BRAND IN FORTEZZA

Pitti Bimbo al via tra grandi griffe, avanguardie e sostenibilità La 94esima edizione della manifestazione va in scena dall’11 al 13 gennaio in Fortezza insieme al menswear. E da giugno punta a tornare indipendente Di nuovo in tandem con Pitti Uomo, negli stessi giorni e in Fortezza da Basso, Pitti Bimbo vedrà in campo circa 180 marchi (numer0 aggiornato al 14 dicembre scorso). Nuove location all’interno della Fortezza ospitano le collezioni delle aziende, segmentate in due grandi anime, insieme a un focus ormai imprescindibile sulla sostenibilità. Le grandi griffe e i marchi da sempre impegnati a vestire i bambini trovano spazio nella sezione 100% Bambino (in scena alla Sala delle Nazioni, alla Sala della Ronda e al Rondino), che punta a offrire un ampio ventaglio di scelte per il guardaroba dalla culla ai teen: luxury, sartoriale, sportivo e urban. Tra i brand protagonisti ci saranno, tra gli altri, Aletta (Italia), Byblos (Italia), Canadiens (Italia), Crocs (Stati Uniti), Falcotto (Italia), iDO (Italia), Kickers (Francia), Naturino (Italia), Perry Ellis America Kids (Regno Unito), Refrigiwear (Italia), Sarabanda (Italia), Stella Cove (Stati Uniti) e Superga Kidswear (Italia). New entry sarà P.a.r.o.s.h con una collezione bambina in stile mini me. In vetrina anche

le proposte bambino esposte a Pitti Uomo insieme all’adulto, per un racconto più organico dei singoli marchi, con brand come Herno al Teatrino Lorenese, Blauer Junior al Padiglione delle Ghiaia, Invicta al Padiglione Cavaniglia e MC2 Saint Barth negli esterni delle Costruzioni Lorenesi. E poi Ecoalf al Padiglione delle Ghiaia con un progetto speciale, visto che è la prima volta che il marchio green espone la sua linea kids, lanciata nel 2009 proprio a seguito della nascita dei due figli del fondatore Javier Goyeneche: in primo piano giacconi e gilet creati con bottiglie di plastica riciclate, felpe e T-shirt in cotone riciclato, sneaker in nylon riciclato. All’Arena Strozzi Pitti Bimbo torna invece a presentare la sezione riservata alle avanguardie del kidswear e del kids lifestyle, The Kids Lab!: brand giovani

e pionieristici che si distinguono per stile, materiali e filosofia, con il minimo comune di una ricerca costante. Qualche nome: 3 Sprouts (Canada), A Muffin in the Oven (Stati Uniti), Boboux (Nuova Zelanda), C’era una volta (Italia), Collégien (Francia), Infantium Victoria (Germania), Ivy & Oak (Germania), Izipizi (Francia), L’Orsobruno (Italia), Mr Tiggle (Italia), Ria Menorca (Spagna), Shirtaporter Kids (Italia) e Ulla Lab (Italia). I want to be green, infine, rimarca l’attenzione alla sostenibilità, in tutte le sue declinazioni di etica, di rispetto, di upcycling. Si tratta di un contenuto che passa attraverso i grandi e i piccoli marchi, nati con questa spiccata vocazione. A curarlo, sia in Fortezza che su Pitti Connect, è Dimitra Zavakou del concept lab berlinese Little Pop Up. (a.t.)

Pitti Filati in pista alla Leopolda sotto il segno del dualismo In calendario dal 2 al 4 febbraio, Pitti Filati schiera alla Stazione Leopolda un totale di circa 80 marchi. Fulcro della manifestazione sarà lo Spazio Ricerca, che ruota intorno al concept Dual, firmato da Angelo Figus e Nicola Miller, che suggerisce la dualità presente in ogni tema proposto, sia dal punto di vista materico che concettuale. Il concept racchiude i tre filoni in cui si si incanalano le tendenze della Spring-Summer 2023, basate sui concetti di libertà, qualità e necessità. Tra i nomi in pista figurano Botto Giuseppe, Cariaggi Fine Yarns Collection, Cotonificio Olcese Ferrari, E. Miroglio, Ecafil Best Industria Filati, Filati Be.Mi.Va., Filati Biagioli Modesto, Filmar, Filpucci, Iafil, Igea, Lanificio Dell’Olivo, Loro Piana & C., Pecci Filati, Shima Seiki Italia, Stoll, The Woolmark Company, Tollegno 1900, Zegna Baruffa Lane Borgosesia. Tornano i Pitti Studios, il servizio di produzione contenuti per valorizzare le proposte degli espositori. A partire da soli 30 centimetri di filo, Pitti Immagine, in collaborazione con Shima Seiki e lo studio creativo Kerned, è in grado di realizzare una versione animata e in 3D del capo finito, indossato da un avatar come in una vera e propria sfilata. Un modo per comunicare al meglio le peculiarità delle collezioni, con focus dedicati su Connect.

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1.Il tema Reflections declinato per la rassegna dei filati 2. Una veduta della Stazione Leopolda, dove si svolge il salone

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MERCATI MILANO FASHION WEEK PIÙ SPAZIO ALLA MODA INDIPENDENTE

Sfilate live e il ritorno dei big: la moda a Milano riparte così

MATTHEW WILLIAMS

Con 23 sfilate, 24 presentazioni fisiche e solo nove contenuti digitali la fashion week di gennaio segna un ritorno alla normalità per le settimane della moda, che a febbraio vedranno il ritorno di Gucci e Bottega Veneta

ZEGNA

CSM FA SISTEMA CON CNMI E WHITE

«Faremo scoprire a 1.200 buyer le potenzialità dei piccoli brand»

DI ANDREA BIGOZZI

Un fatturato di settore cresciuto nel 2021 del 20%. Il ritorno agli eventi in presenza durante la fashion week e la conferma che da febbraio saranno di nuovo in passerella a Milano sia Gucci sia Bottega Veneta, i grandi assenti delle ultime stagioni. Sono queste le buone notizie di cui potranno parlare stampa e buyer che parteciperanno alla Milano Fashion Week Men's Collection in programma dal 14 al 18 gennaio. Una settimana che segna il ritorno agli eventi fisici, con un calendario di 23 sfilate (erano solo due in più nel gennaio 2020, ovvero prima della pandemia) e 24 presentazioni. Nove i contenuti digitali e 12 gli eventi, per un totale di 47 brand per 68 appuntamenti. «Abbiamo dedicato una giornata, quella del 18, agli eventi digitali, che non spariranno con il ritorno alla normalità, ma diventeranno uno strumento forte, alternativo alle sfilate fisiche», sottolinea Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. L'edizione della fashion week dedicata alle collezioni maschili della Fall-Winter 2022/2023 sarà aperta da Zegna (la prima sfilata post quotazione a Wall Street) e vedrà sei brand presenti per la prima volta nel calendario sfilate tra cui JW Anderson e 1017Alyx9SM, il progetto fondato da Matthew Williams (direttore creativo di Givenchy) con Luca Benini di Slam Jam. Tra i debuttanti sulle passerelle milanesi ci saranno anche 44 Label Group, Federico Cina, Justin Gall e Jordanluca, a cui si aggiungono cinque nomi presenti per la prima volta nel calendario delle 66

JW ANDERSON

presentazioni fisiche: Ardusse, Canaku, Family First, Dhruv Kapoor e Jet Set. Del calendario ufficiale farà parte anche il Fashion Film Festival, alla sua ottava edizione, con presidente Pier Paolo Piccioli e 260 film in concorso da 60 nazioni. «Milano sta diventando sempre più un hub di riferimento che riunisce i big, i nuovi talenti e i creativi indipendenti, mostrandosi come città d'elezione per favorire non solo la creatività, ma anche per accelerare l'evoluzione commerciale delle collezioni, vista la presenza in città delle più importanti showroom multimarca a livello globale», ha commentato il presidente di Cnmi menzionando la recente partnership siglata con Csm e White con Confartigianato. «Milano e la moda - aggiunge Capasa - non hanno rivali e questo è il momento di lavorare insieme per raggiungere nuovi successi». Confermata anche la collaborazione con Palazzo Marino: «A breve - annuncia Alessia Cappello, neo assessora allo Sviluppo Economico e Politiche del Lavoro, con un passato da responsabile dei progetti e-commerce per Luxottica - Comune e Cnmi rinnoveranno il reciproco impegno, firmando un nuovo protocollo dì intesa». ■

Intese sempre più allargate per Camera Showroom Milano, per assicurare un'attività di incoming da record alla fashion week Fare sistema, mettendo la città di Milano al centro, e fungere da catalizzatore della ripartenza in chiave internazionale del settore moda, rilanciando anche le piccole e medie imprese, che rappresentano il 95% della filiera tessile italiana. Questa la filosofia che ha portato alla nascita, nel 2020, di Csm-Camera Showroom Milano e che caratterizzerà tutte le attività in programma per il 2022, in concomitanza con le quattro Milano Fashion Week. «Dopo un proficuo percorso di un anno - fa il punto la presidente di Csm, Gigliola Maule - siamo grati a Confartigianato, Ice e Ministero degli Affari Esteri per l'importante sinergia che si è creata». «Grazie a questo progetto - precisa Francesco Lubrano, che di Camera Showroom Milano è vicepresidente - facciamo squadra per la prima volta anche con Camera Moda e White con un obiettivo: assicurare un'attività di incoming senza precedenti. Vogliamo ospitare a Milano nel corso del 2022 oltre 1.200 compratori internazionali a cui mostrare le potenzialità dei piccoli brand, la nostra eccellenza». «L'obiettivo di questa nuova


AL TRAGUARDO DEI 20 ANNI

Bizzi: «White si espande e si ispira al concetto di Expo per la città» Il salone, che si chiamerà White-Sign of the Times, si allarga al Mudec e al Padiglione Visconti per un totale di 18mila metri quadrati di superficie DI ELISABETTA FABBRI

La nuova campagna di comunicazione di White coinvolge la ballerina Letizia Masini, l’attrice Gala Martinucci e la violinista Laura Marzadori

Da tempo alla ricerca di una nuova dimensione, in grado di conciliare l’esperienza instore con le ultimissime novità tecnologiche, i punti vendita fisici sono stati travolti dal ciclone Covid-19, che ne ha minato le logiche e le fondpo alla ricerca di una nuova dimensione, in grado di conciliare l’esperienza instore con le ultimissime novità tecnologiche, i punti vendita fisici sono stati travolti dal ciclone Covid-19, che ne ha minato le logiche e le fondamenta, soprattutto dopo che il lockdown ha trasformato l’online nell’unico (o quasi) canale di acquisto. I dati parlano chiaro: nel periodo gennaio-maggio 2020 i consumi nei negozpo-alla ricerca di una nuovaMicco dimensinergia aggiunge Maria Grazia sione, in grado diModa conciliare l’esperienza di Confartigianato - è continuare a instore ultimissime novità tecnologicrescerecon nellemercato interno e all'estero, che, i punti vendita fisici sono stati travolti coniugando l'eccellenza di produzione dal ciclone Covid-19, ne hadesigner». minato le e distribuzione con i che giovani logiche e le fondamenta, soprattutto dopo «Durante le fashion week del 2022 proseche il lockdown ha trasformato l’online guiranno gli eventi espositivi di Artisanal nell’unico (o- anticipa quasi) canale di acquisto. Evolution il direttore della co- I dati parlano chiaro: periodo gennaiomunicazione di Csm,nel Mauro Galligari maggio 2020 i consumi nei negozpo alla - patrocinati dal Comune di Milano e supricerca da di una nuovaBuyer dimensione, grado portati Camera Italia, in con un di conciliare instore nel con2021 le ulupgrade: allel’esperienza realtà già presenti timissime novità tecnologiche, i punti si aggiungeranno quelle direttamente vensedita fisici dalle sono stati travolti daldurante ciclone un Colezionate aziende stesse vid-19, chedine ha2021. minato le logiche e le fonworkshop fine Tutte saranno ospidamenta, soprattutto dopo che il lockdown tate nelle nostre showroom in un'area apha trasformato l’online nell’unico (o di quasi) posita, contraddistinta da un totem ricanale di acquisto. dati parlano chiaro: conoscibilità». ElisaIGaito, segreteria genel periodo gennaio-maggio i consunerale di Csm, pone l'accento 2020 sul green per mi nei negozamenta, soprattutto dopo che annunciare la prossima edizione di Csm il lockdown ha trasformato l’online nell’uMeets Sustainability, in collaborazione nico (o quasi) canale di acquisto. I dati

Due location aggiuntive e la decisione di rendere Wsm-White Sustainable Milano parte integrante delle manifestazioni di febbraio e settembre. Sono queste le nuove armi con cui White si presenta all'appuntamento con il 2022, anno che segna il ventennale del salone della moda contemporary fondato da Massimiliano Bizzi. Il cambiamento più significativo sarà proprio nelle location: dal

Il comitato direttivo di Csm, associazione che rappresenta il mondo delle showroom milanesi, è composto da Francesco Casile,Elisa Gaito, Daniele Ghiselli, Francesco Lubrano, Gigliola Maule e Mauro Galligari

con Confartigianato Moda. «Durante le quattro fashion week - ha affermato - le showroom associate potranno dare visibilità a tutti i loro marchi con certificazioni eco-sostenibilità». L'eco-sostenibilità farà da fil vert all'app Waooo, una sorta di “fashion pass”, online già da settembre 2021 per fruire della Milano Fashion Week in modo interattivo, «che ha raggiunto i 12mila download - annuncia soddisfatto Daniele Ghiselli, a.d. di Csm - la maggior parte dei quali da compratori e che dalla prossima stagione, pur continuando a puntare su Milano e i suoi servizi, includerà altre città della moda, ovvero Parigi, Londra e New York». Nel futuro per l'associazione si profila anche un accordo con l'Istituto Marangoni. «L'unione fa la forza non è mai stato un concetto così chiaro», sottolinea Francesco Casile, socio fondatore di Csm. (c.bo.)

24 al 27 febbraio, infatti, la fiera supererà i confini del Superstudio Più e dell'ex-Ansaldo per conquistare altri indirizzi del Tortona district: il museo del Mudec e il Padiglione Visconti. In totale si tratta di 18mila metri quadrati di superficie espositiva, per dare visibilità ad aziende internazionali e micro-realtà del saper fare italiano, fino alle imprese della filiera. «D’ora in avanti ci chiameremo WhiteSign of the Times perché vogliamo cogliere l’attimo - spiega Bizzi -. White si espande, ispirandosi al concetto di Expo per la città, per fare emergere le potenzialità di Milano, mentre vedo concretizzarsi il vero “fare sistema”, grazie alla collaborazione con Csm e Camera Moda, alla partnership con Confartigianato Imprese, al supporto di Ice Agenzia e Maeci, oltre al il patrocinio del Comune di Milano». «Abbiamo creato 40 eventi in città lo scorso anno - aggiunge l'imprenditore - con l’iniziativa Milano Loves Italy e spero se ne possano realizzare anche di più il prossimo febbraio». Un'altra delle novità di febbraio è Wsm-White Sustainable Milano, che si terrà nelle date della moda donna anziché a gennaio e giugno. Nel Padiglione Visconti oltre alla

Wsm, l'evento dedicato alla sostenibilità, si svolgerà nelle date della moda donna moda sostenibile andranno in scena anche alcuni operatori della filiera - dalle tecnologie ai software, fino ai ritrovati chimici - per una moda sempre più green. Al Mudec, invece, ci sarà uno spazio, dove si uniranno moda (brand nuovi e consolidati), musica, e performance artistiche, a sottolineare l’importanza dell’esperienza fisica, dopo che il Covid ha imposto anche alle fiere il formato digital. Cambiamenti sono in corso anche per la storica location del Superstudio Più, mentre prosegue la collaborazione con Beppe Angiolini di Sugar. La location avrà una parte centrale, chiamata Circle Room con sette aziende e offrirà un’esperienza immersiva. Nell’inedita sezione White Cube saranno invece presenti marchi internazionali delle calzature. Quanto all’area dell’ex-Ansaldo, si ispirerà a un suk per accogliere abbigliamento e accessori, ma anche beauty e lifestyle. ■ 67



MERCATI BUYERS' SURVEY

STONE ISLAND

LA PAROLA AI RETAILER MULTIBRAND Il polso delle vendite di menswear Più spazio a scouting e diversificazione

Lo shopping torna a livelli pre-pandemia, ma la stretta delle griffe cambia il mercato Per molti dettaglianti il giro d'affari è tornato quello del 2019, mentre continuano a soffrire le vendite di capi speciali a causa dell'assenza di turisti stranieri, specie, americani. I dettaglianti però devono fare i conti con la stretta delle griffe e puntano a diversificare l'offerta, aprendo al design

Come sono andate le VENDITE UOMO della F/W 2021/22?

86%

SONO CRESCIUTE RISPETTO ALLA STESSA STAGIONE DEL 2020/21

DI ANDREA BIGOZZI

«Restiamo aperti, ma cosa venderemo in futuro?». È questa la domanda che molti titolari di multimarca si stanno ponendo a conclusione della stagione autunno inverno 21/22. A generare incertezza non è stato l'andamento delle vendite di moda uomo, che sono state in crescita per l'86% dei negozianti intervistati (per il 29% di loro gli incrementi del sell out sono stati addirittura superiori al 20%), quanto le notizie sempre meno incoraggianti in arrivo dagli uffici commerciali dei brand best seller: Gucci ha ridotto il wholesale da 1,2 miliardi di euro del 2019 a 750 milioni

circa del 2021 (tagliando anche Neiman Marcus) e Prada dice di considerare ormai il canale multimarca come attività di marketing. Se a questo si aggiunge il timore che anche Valentino e Stone Island possano intraprendere delle politica selettive, ecco spiegato il perché alcuni buyer si stiano interrogando su quale brand o prodotto sia meglio indirizzare i loro budget stagionali. Interrogativo a cui in parecchi stanno rispondendo in maniera sorprendente: sul design. Parlando con oltre 40 buyer emerge che in molti stanno aprendo - o sono intenzionati a farlo - la loro offer-

29%

L'INCREMENTO È STATO SUPERIORE AL 20%

14%

HANNO MANTENUTO GLI STESSI LIVELLI DI UN ANNO FA

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MERCATI BUYERS' SURVEY

LA PAROLA AI RETAILER MULTIBRAND Qual è stato il marchio di abbigliamento PIÙ VENDUTO in negozio?

Qual è stato il marchio best seller ONLINE?

1 Stone Island

1 Stone Island, Gucci, Moncler

2 Moncler

2 Prada, Burberry

3 Gucci

3 Dior

4 Prada, Barbour Moncler

Gucci

Di quale brand avete venduto più ACCESSORI?

Quali sono i NOMI EMERGENTI che hanno registrato i migliori sell out?

1 Gucci 2 Golden Goose

1 Gallery Dept

3 Tod's

2 Jacquemus

4 Versace, Dior

3 Barrow 4 Andersson Bell

Tod's Jacquemus

Qual è la MERCEOLOGIA risultata vincente?* Calzature

24%

Maglieria

23%

Capospalla per il tempo libero

23%

T-shirt

11%

Abbigliamento formale (cappotti e abiti) Camicie Felpe

9,5% 5,5% 4% *Risposte multiple

70

Celine

Dior


10 CORSO COMO - Milano

SIR ANDREW'S - Carpi (Mo)

LA BOUTIQUE DI ADANI - Modena

L'interesse dei clienti giovani va più che mai stimolato con designer emergenti e progetti speciali. Ma anche il servizio conta: per loro i buyer stanno investendo in sistemi di pagamento innovativi, come il buy now pay later

PAOLO PESSINA - Monza BONVICINI - Montecatini Terme (Pi)

Avete visto TURISTI STRANIERI?

86%

SOLO CLIENTELA ITALIANA

29%

PIÙ PRESENZE ESTERE DEL PREVISTO DA FRANCIA E SVIZZERA

14%

POCHE PRESENZA AMERICANE, MA DI PESO

ta merceologica al mondo del design e dei complementi di arredo: nel nuovo punto vendita di Ravenna Gaudenzi ha introdotto una selezione di oggettistica per la casa e lo stesso ha fatto a Novara Ercole Cellino de Il Duomo, mentre Cuccuini ha inserito una sezione design nel sito online. «Lavoriamo solo sull'ordinato, che è un bel vantaggio di questi tempi», spiega Gino Cuccuini, titolare del retailer basato a Livorno. Anche Julian Fashion ha annunciato investimenti su homewear e lifestyle: «Sarà una fetta di mercato importante nel prossimo futuro» si dice certa la titolare della catena, Sabina Zabberoni, che parallelamente intende continuare ad ampliare il suo network inaugurando uno store a San Marino. Anche 10 Corso Como ha deciso di lanciare una linea home, che in 30 anni esatti di attività non aveva mai fatto parte della sua offerta: «Un progetto che ci sta appassionando e sul quale puntiamo molto» commenta Tiziana Fausti, da un anno entrata alla

guida del concept store milanese. Senza dimenticare che Beppe Angiolini di Sugar ha da tempo annunciato che nello spazio di 8mila metri quadrati, che sta costruendo alle porte di Arezzo, sarà ospitata oltre alla divisione digital anche la nuova linea di design, che dovrebbe vedere la luce nel 2022. La voglia di diversificare da parte dei retailer quindi c'è e non riguarda solo l'oggettistica e l'arredamento: Giordano Ollari ha scelto il food inaugurando a Parma l'O'Bistrot, destinato a diventare un format da replicare in altre città dell'Emilia-Romagna. Vito Addadi di Gente, invece, sta mettendo a punto un progetto beauty molto articolato che prevede anche un punto vendita dedicato a Roma. Ma la rincorsa all'extra settore, che sembra essere scattata nell'era post Covid, non distoglie i negozianti dal loro core business. La propensione a investire sull'abbigliamento e sugli accessori di moda uomo resta comunque elevata, anche perché il consumatore sta dando segnali di risveglio 71


MERCATI BUYERS' SURVEY

AGNETTI - Macerata

NOHA - Brindisi

VELA SHOP - Cagliari

DELL'OGLIO Palermo

PAPILLON - Corigliano (Cs)

JULIAN FASHION - Milano Marittima (Ra)

Quale sarà lo STILE VINCENTE in vista della SS22?

37,5% 29% 21% 12,5% 0% 72

TORNERÀ IL BEL VESTIRE SI IMPORRÀ UN GUSTO FASHION/ CONTEMPORARY CONTINUERÀ IL TREND VERSO PROPOSTE COMODE IL NO GENDER RISORGERÀ LO STREETWEAR

decisi come dimostrano i dati di sell out, che per la maggioranza dei retailer sono tornati ai livelli pre-Covid. Un dato importante perché ottenuto alla fine di una stagione che sul fronte delle consegne si è rilevata, «la peggiore di sempre», con ritardi legati alla carenza di materie prime (sneaker in particolare), che neanche nel pieno

Torna la richiesta di brand più eleganti: per i dettaglianti è il segnale che sta tornando la voglia di vestire bene dell'emergenza Covid si erano registrati. «Rispetto al 2019 abbiamo venduto molta più merce in negozio ma lo scontrino medio è calato, perché a fare shopping sono stati soprattutto italiani e qualche turista francese, tradizionalmente poco propensi a comparae capi importanti», è l'analisi di molti buyer, che fotografa l'andamento di

una stagione sempre meno condizionata dai saldi di gennaio «perché ormai siamo sempre in saldo», rispondono all'unisono gli intervistati. Gli affari migliori li hanno fatti i rivenditori di marchi come Stone Island (che anche questa stagione si conferma il più venduto sia all'interno del negozio, sia online), Moncler e Gucci, che funziona bene nell'abbigliamento e domina letteralmente il mercato degli accessori. Golden Goose è il leader nella categoria sneaker di lusso e Tod's, grazie al lavoro del nuovo stilista Walter Chiapponi sta recuperando gradimento nei multimarca italiani. L'incidenza sempre maggiore di una clientela giovane (anche se gli over 50 dopo due stagioni di riflessione sono tornati a fare shopping in maniera più convinta) ha spinto le vendite di brand alternativi ed emergenti. «Un mondo a cui stiamo destinando budget crescenti - racconta Claudio Betti, numero uno di Spinnaker - e anche se talvolta le vendite non raggiungono livelli esorbitanti, per noi si tratta di un investi-


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MERCATI BUYERS' SURVEY

RINGRAZIAMO PER IL CONTRIBUTO

MARCOS - Mondovì (Cn)

NUGNES1920 -Trani (Bt)

MICHELE INZERILLO- Palermo

Il BUDGET per la FW 22/23: come sarà?

58% IN AUMENTO

38% STABILE

4% IN CALO

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MORAS- Intimiano (Co)

mento sul futuro. Stilisti emergenti, brand sostenibili, capsule sono il modo migliore per stimolare l'interesse dei clienti, specie quelli più giovani, con cui intensificare il dialogo è una delle nostre priorità». E proprio a proposito di brand fuori dai circuiti, questa volta i buyer non si sono fatti pregare, quando abbiamo chiesto loro di segnalare i nomi su cui stanno scommettendo. Impossibile citarli tutti, ma sono in molti a credere nell'espansione anche nel segmento menswear di Jacquemus, il marchio francese che si è appena conquistato il suo primo shop in shop al di fuori dai confini patri, aperto a Viareggio all'interno di Càos di Silivia Bini. Tra gli altri nomi in ascesa spiccano Barrow (premiato da un pricing democratico: felpe entro i 150 euro e hoodie intorno ai 200 euro) e Gallery Department, entrambi richie-

10 CORSO COMO Milano - AGNETTI Macerata - BERNARDELLI UOMO Mantova -BERNARDO Firenze - BIFFI BOUTIQUES Milano, Bergamo - BONVICINI FASHION GALLERY & STORES Montecatini Terme (Pt) - BOUTIQUE STELLA Asiago (Vi) - COLOGNESE 1882 Montebelluna (Tv) - DEFLORIO Noicattaro (Ba) - DELL'OGLIO Palermo - DIVO BOUTIQUE Santa Maria a Monte e Pontedera (Pi) - ELEONORA BONUCCI Viterbo - FILIPPO MARCHESANI Cupello e Vasto (Ch) - GALIANO Napoli e Sorrento - GENTE Roma - GIANNI CUCCUINI Livorno, Forte dei Marmi (Lu), Punta Ala (Gr) - GISA BOUTIQUE THE CORNER Ancona - GIORDANO BOUTIQUE Pompei (Na) - IL DUOMO Novara e Chamonix - JULIAN FASHION Milano Marittima (Ra), Rimini, Lido degli Estensi (Ra) - LA BOUTIQUE DI ADANI E TIP TAP DI ADANI Modena - LEAM Roma - L’INCONTRO Modena - LUISAVIAROMA Firenze - MANTOVANI San Giovanni Valdarno (Ar) - MARCELLO Benevento - MARCOS Mondovì (Cn), Prato Nevoso, Verbier - MICHELE FRANZESE Napoli - MICHELE INZERILLO Palermo -MODES Milano, Portofino (Ge), Forte dei Marmi (Lu), Porto Cervo (SS), Forte Village Cagliari, Sankt Moritz, Trapani, Favignana (Tp); MORAS BOUTIQUE Intimiano (Co) - NOHA Brindisi - NUGNES1920 Trani - PAOLO PESSINA Monza - PAPILLON Corigliano (Cs) - PARISI TAORMINA Taormina (Me) - PORRINI MODA & CASA Besozzo (Va) - SILIVA BINI PASSEGGIATA e CÀOS Viareggio - SIR ANDREW'S Carpi (Mo) - SPINNAKER Alassio (Sv),Sanremo (Im), Santa Margherita Ligure (Ge), Portofino (Ge) - TUFANO MODA Pompei (Na) e Scafati (Sa) - VALTELLINI Rovato in Franciacorta (Bs) - VELA SHOP Cagliari - VINICIO BOUTIQUE Legnano (Mi).

stissimi dalla Gen Z. Mentre Casablanca e Andersson Bell sono gettonatissimi per gli amanti del leisurewear d'elite. Ma i negozianti hanno ben presente che l'attività di buying non basta più per accontentare i clienti: ci vuole un surplus nel servizio, che non significa però solo consulenza personalizzata. Se la cerimonia di vendita - di cui tanto si è parlato in occasione della riapertura dei negozi fisici post lockdown - può ancora rivelarsi una leva di vendita per la clientela over40, per i giovani consumatori ci sono aspetti che contano molto di più, come poter accedere a sistemi moderni di pagamento. Un fenonemo che i buyer si stanno impegnando a gestire investendo su servizi di pay now buy later, che come rivelano nel nostro sondaggio sono sempre più presenti anche all'interno dei punti vendita fisici. 


CONNECTED RETAIL for

CONNECTED RETAIL ARRIVA IN ITALIA: UN’OPPORTUNITÀ UNICA PER I RIVENDITORI Lanciato per la prima volta nell’ottobre 2018, Zalando Connected Retail si sta espandendo in tutta Europa ed è attualmente disponibile in Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Polonia, Spagna, Svezia, Norvegia, Finlandia, Austria, Francia, Belgio e Svizzera. Appena approdato anche in Italia, Connected Retail permette ai rivenditori italiani di collegare i propri negozi direttamente alla piattaforma e-commerce, tra i leader in Europa per la moda e il lifestyle, e vendere online i propri prodotti a milioni di clienti. Un passo che segna la quinta espansione nel 2021, rendendo il programma disponibile in 13 dei 23 mercati europei di Zalando. Molti rivenditori possono ottenere in media un aumento giornaliero delle vendite di 20 ordini per negozio. Come funziona Connected Retail connette i negozi fisici rapidamente, facilmente e senza costi di connessione alla piattaforma Zalando, permettendo a marchi e rivenditori di ottenere una maggiore visibilità online e di aumentare le proprie vendite, collegandoli a milioni di clienti di Zalando. Poste Italiane ritirerà gli ordini direttamente nel punto vendita, come farebbe normalmente un cliente, e li consegnerà al consumatore finale. Su richiesta, i partner possono anche usufruire di servizi di marketing, tramite l’unità Zalando Marketing Services (Zms). I clienti italiani della piattaforma potranno inoltre presto supportare in maniera diretta i rivenditori locali, scegliendo la consegna da un negozio tra i filtri di ricerca. Vantaggi e obiettivi Connected Retail si pone l’obiettivo di fornire una soluzione per le vendite online in grado di collegare il mondo virtuale con quello fisico, dando al rivenditore il pieno controllo sulla gamma, la quantità e i prezzi degli articoli commercializzati.

Uno strumento grazie al quale Zalando stabilisce partnership a lungo termine su un piano di parità, costruite sulla fiducia. Connected Retail è disponibile per tutti i tipi di negozi: mono e multimarca, piccoli e grandi, non necessariamente avanzati a livello tecnologico. Vale per tutti coloro che gestiscono uno store con un assortimento rilevante per i clienti Zalando e fino a fine 2021 le commissioni per i nuovi iscritti sono a prezzo ridotto. Regole pratiche Abbigliamento, scarpe, sport e accessori sono le categorie merceologiche di riferimento per Connected Retail. Devono essere dotati di un codice Gtin/Ean. Gli articoli che sono stati già inseriti nel sistema Zalando possono essere venduti, con l’aggiunta di quelli nuovi. Il collegamento tecnico avviene tramite un merchandise management system ad hoc, mentre la logistica è affidata,

come si diceva, a Poste Italiane. Zalando fornisce il software per la connessione, i contenuti online e le strategie di marketing, oltre alle opzioni di pagamento, all’assistenza clienti e agli account manager personali, solo per citare alcuni servizi. Alla voce Costi, il collegamento tecnico e la collaborazione sono gratuiti. Per ogni ordine ricevuto via Connected Retail è trattenuta una commissione, il cui importo dipende dal prezzo di vendita dell’articolo e viene scaglionato a seconda della categoria merceologica e del prezzo. Per gli articoli restituiti dal cliente è previsto un rimborso della commissione Oltre alla commissione, sono da considerare costi logistici per i pacchi spediti e restituiti. Non ultimo, il prezzo, che viene determinato dal rivenditore, così come il numero degli articoli, da stabilire in piena libertà.

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I 60 ANNI DI CENERE GB

«Non ci

fermiamo: nuovo concept per gli store e poi rilanciamo l'e-shop»

Teresa e Vittorio Cenere sono a capo dell'attività di famiglia, fondata nel 1961 dal padre Giambattista: si occupano rispettivamente dell'attività di buying donna e uomo.

Teresa Cenere, che con il fratello Vittorio guida lo storico multibrand di Bassano del Grappa, racconta il restyling del negozio donna, da cui parte la nuova strategia omnichannel A fine 2021 il restyling completo dello storico negozio Cenere GB di Bassano del Grappa, preceduto dal rilancio dello spazio bimbo (Cenerino), mentre nella prima parte di quest'anno sarà svelata la boutique uomo con il nuovo format e il reboot del sito di e-commerce. Teresa e Vittorio Cenere sono riusciti a far coincidere le celebrazioni per i 60 anni dell'insegna multibrand (fondata dal padre Giambattista nel 1961) con una serie di novità. «A spingerci a questi investimenti - spiega Teresa che si occupa del buying donna, mentre è il fratello Vittorio a fare le scelte per il menswear - sono stati gli ottimi risultati registrati nell'ultimo biennio. Nel 2020 la crescita a doppia cifra è stata possibile soprattutto grazie alle vendite online, ma nel 2021 si è visto un forte interesse per lo shopping instore e questo ci ha spinto a muoverci su entrambi i canali». Per prima cosa si è scelto di riorganizzare la presenza fisica in via Jacopo da Ponte, dove da tempo erano presenti due negozi, entrambi uomo e donna, che offrivano rispettivamente le grandi griffe e i marchi più di prodotto e timeless. «Ora invece - spiega la buyer - abbiamo deciso di creare due contenuti sepa-

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FIRMATO DA STUDIO BACIOCCHI rati per uomo e per donna, dove poter raccontare al meglio la nostra visione commerciale che mixa grandi griffe con proposte di brand emergenti o artigianali». Questa riorganizzazione è rappresentata dalla maxi boutique donna du oltre 600 metri quadrati su tre piani (nella foto sotto), dove sono stati posizionati una serie di maxischermi che offrono la possibilità al cliente di fare shopping anche sulla piattaforma digitale: «Queste postazioni per noi sono delle boutique nella boutique, visto che offrono diversi prodotti che non sono disponibili nel punto vendita fisico». Con lo stesso approccio omnicanale sarà costruita anche la shopping experience del punto vendita uomo e subito dopo anche l'e-shop verrà aggiornato e arricchito di nuove potenzialità. Il passo successivo per i due fratelli imprenditori potrebbe essere quello di ampliare il network di negozi fisici, anche oltre i confini di Bassano del Grappa. «La nostra location - conclude Teresa Cenere - è strategica in quanto ci offre una clientela locale fidelizzata, oltre a diversi turisti. Questo non ci impedisce di valutare un'espansione: possbilità ce ne sono, le valuteremo con attenzione». (an.bi.)

Michele Franzese conquista palazzo Caracciolo a Napoli: nuovo store da 700 metri quadrati

Quella di ristrutturare palazzi storici e trasformarli in negozi sembra l'ultima tendenza nel mondo dei multimarca italiani. Dopo le recenti inaugurazioni di Nugnes1920 all'interno di Palazzo Pugliese a Trani e di Gaudenzi nella Galleria Fabbri di Ravenna, anche Michele Franzese ha portato la sua insegna dentro le sale affrescate di Palazzo Calabritto. Il luxury multibrand store partenopeo ha infatti annesso alla tradizionale location di via Morelli le sale dello storico edificio di piazza dei Martiri, su cui è intervenuto lo Studio Baciocchi. Progettato con l'obiettivo di creare uno spazio aperto all'omnicanalità, ma capace anche di valorizzare l'esperienza del punto vendita fisico, il nuovo store si sviluppa su una superficie di oltre 700 metri quadrati e ospita collezioni di abbigliamento e accessori per uomo e donna di circa 50 brand del lusso, più una serie di nuovi nomi in arrivo a partire dalla prossima stagione primavera-estate. Uno spazio senza confini dove fisico e digitale si incontrano, grazie alla presenza di totem digitali che consentono al cliente di gestire al meglio l'acquisto, usufruendo di servizi come la consegna a domicilio. L'introduzione di tool tecnologici è il primo passo verso il potenziamento in chiave omnichannel del retailer, che secondo il business plan, sarà ottimizzato entro il 2025.


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MERCATI SHOWROOMS' OPINION PARLANO I RAPPRESENTANTI Marchi giovani e rilanci vincenti I best performer di stagione

Non solo big: grazie a coraggio e visione, ecco i marchi giovani che iniziano a volare Come fare per imporsi all’attenzione del settore in uno scenario dominato dai grandi nomi? La ricetta non è facile, ma ci sono marchi giovani che ce l’hanno fatta, anche in tempi di pandemia. Lo raccontano alcune showroom top milanesi di moda, che in questa inchiesta ci presentano i loro hot ticket ACT Nº1

DI CARLA MERCURIO

Sono nati da poco, spesso si autofinanziano e quindi non possono contare sul sostegno di un grande gruppo. Ma hanno dalla loro la flessibilità e l’agilità di poter cambiare più rapidamente le proprie strategie, cogliendo e anticipando gli orientamenti del mercato. Anche in periodo di pandemia molti brand giovani hanno rappresentato quel quid in più per dare nuova verve al mix di prodotto all’interno dei negozi, con prezzi competitivi e idee fresche e innovative. Realtà che hanno saputo cavalcare la potenza dei social per presentare le loro proposte, spesso diventate virali grazie al giusto influencer o all’iniziativa vincente, che hanno permesso di bruciare i tempi, facendo breccia presso consumatori a volte più reattivi degli stessi negozianti. Ma non è certo facile, come spiega Marina Guidi, della showroom Garage di Milano: «I social sono molto importanti, ma è fondamentale che tutti i tasselli, dallo stile alla produzione, dalla comunicazione alla distribuzione, siano ben allineati». Purtroppo, prosegue, «le aziende e anche i buyer hanno paura di investire. Tutti dicono di voler scommettere sui giovani, ma alla fine si punta prevalentemente sui “giovani conosciuti"». In questo momento le aspettative di Marina Guidi sono riposte su un brand nato con la Spring-Summer 2022, che ha alle spalle uno stilista noto. Si tratta di Twobc, disegnato da Antonio Berardi: «Un prodotto rivolto a una donna contemporanea, un po’ androgina, con un mix tra femminilità e military. Una collezione prodotta in Italia da un’azienda che collabora con i grandi gruppi della moda, con una façon molto alta e prezzi sell out dai 350600 euro di una camicia alle 700-900 di una giacca sartoriale». Presentata lo scorso settembre, ha riscosso l’interesse di realtà come Cose a Cremona, Blu a Capri, Pene78

TWOBC

Fodamentale che tutti i tasselli, dallo stile, alla produzione alla distribuzione, siano ben allineati lope a Brescia e, fuori Italia, dal gruppo AlOthman in Medio Oriente, e riscontri positivi presso i buyer americani, rivela Marina Guidi. Tra le label in progress da Garage c'è anche Peech, disegnata da Amedeo Piccione: «Un marchio fresco e carino, che cresce costantemente, apprezzato da una clientela trasversale per le proposte in seta stampata come le iconiche gonne a pieghe, che costano circa 500 euro sell out o gli abiti (tra i 700 e gli 800 euro), ma anche per i capi in cotone meno costosi». Venduta da Wait and See e Imarika a Milano, dal gruppo Vakko a Istanbul e da Pois a Sin-

gapore. Un caso particolare è Stella Jean, label consolidata, che sta vivendo una seconda giovinezza, come spiega Guidi, che la rappresenta fuori dall’Italia, con clienti come Saks Fifth Avenue e Shopbop negli Stati Uniti, Etoile a Dubai, Marissa Colletions in Florida. «Abbiamo ripreso in mano il brand da un paio di stagioni e possiamo parlare di un ottimo sell out - informa Guidi - con richieste di riassortimenti soprattutto in Medio Oriente e in America. Bene anche la Francia e il Sud Europa. Merito dello stile multirazziale della label, in grado di accontentare un pubblico trasversale, con listini ben calibrati». Conquistare il successo o tornare a nuova vita anche durante la pandemia dunque si può. Lo ribadisce Matteo Falcone della showroom Riccardo Grassi, che mette sul tavolo le sue carte vincenti. Tra queste c’è Giuseppe Di Morabito, collezione disegnata dallo stilista omonimo: «Un marchio cresciuto a ritmi vivaci grazie all’estetica chiara e alla sensualità molto italiana. Nei mesi scorsi ha introdotto la maglieria, ma è rimasto fedele alla sua visione non casual, cosa che ha premiato con il ritorno della cerimonia e delle occasioni». La label è autoprodotta e distribuita in 140 negozi nel mondo come LuisaViaRoma, Harvey Nichols a Londra o Tsum a Mosca, e ha avuto ottimi riscontri in termini di sell-through e di riassortimenti, sottolinea Falcone: «Merito dell’ottimo lavoro svolto sulla collezione, sui materiali e sulla façon da top line, a cui corrispondono prezzi competitivi, con punte di 700-800900 euro per un abito o una giacca, rispetto ai 1.500-2.000 di una prima linea». Altro cavallo vincente da Riccardo Grassi è Act N°1, «che si è fatto notare allo scorso Milano Moda Donna grazie a una bella sfilata d'impatto. Un marchio con un’estetica par-


PEECH

ticolare, non presente nel mercato, che deriva dalla fusione dello stile dei due designer, Luca Lin e Galib Gassanoff, che si autoproducono in laboratori di fiducia», sottolinea Falcone. Un gusto apprezzato particolarmente all’estero, dove la griffe è presente in realtà come la catena cinese I.T, Net-aPorter in Asia e Beymen a Istanbul. Tra i punti di forza della label c’è anche il prezzo, che parte dai 200-300 euro delle camicie per arrivare ai 500-600 euro degli abiti, con punte anche di 2mila per i capi più teatrali. Altro piccolo fenomeno, molto italiano, citato da Matteo Falcone è Federica Tosi, stilista romana presente da quattro stagioni da Riccardo Grassi, dove durante la pandemia è cresciuta al ritmo del +30% di stagione in stagione: «Un marchio partito con i bijoux e più di recente approdato all'abbigliamento, con un'offerta made in Italy dal gusto quotidiano, con prezzi decisamente competitivi (dai 50 euro di una T-shirt ai 200 della maglieria in cashmere, fino ai 550 di un cappotto ben fatto), distribuita in boutique come Gente a Roma, Tiziana Fausti a Bergamo, Eraldo a Ceggia». In tema di outwerwear, da Breramode Giacomo Pagani ci parla di Ahirain: «Un brand che fa leva sui volumi moderni, le tecniche di lavorazione avanzate e la ricerca spinta sui materiali e sui dettagli. Capi in vendita dai 250 a 350 euro sell in negozi come Macondo di Verona, Boon The Shop in Corea, Apropos in Germania, e prodotti da Pellemoda, un’azienda di Empoli specializzata nell’outerwear». Altra carta vincente da Breramode è Apuntob, «collezione che seguiamo per l’estero completamente made in Italy, disegnata dalla stilista Barbara Garofalo - racconta Pagani -. Una label dedicata a una consumatrice minimalista, caratterizzata da linee rigorose e pulite, che

GIUSEPPE DI MORABITO

APUNTOB

I social media rappresentano un trampolino di lancio importante per conquistare i consumatori nell’estate ha il punto di forza nella maglieria in cashmere leggerissimo e nei lini con tinture particolari, con abiti in vendita dai 190 ai 250 euro sell in e pantaloni da 80 a 140 euro sell in». Sul fronte streetwear, ottimi riscontri in Breramode arrivano da Family First, label in capo a due giovani milanesi, Giorgio Mallone e Alessandro Zanchi: «Felpe, pantaloni e T-shirt che hanno conquistato negozi come Eraldo, Rinascente, Base Blu e Sugar (ma anche punti vendita più tipicamente street), con all’attivo capsule insieme al rapper Emis Killa e al brand Iceberg, e inedite

FEDERICA TOSI

colab in arrivo». A proposito di streetwear si segnala anche il caso di Barrow, etichetta del gruppo Daddato, che ha alle spalle un’esperienza più che ventennale nel kidswear di alta gamma. Nato da circa un anno, Barrow ha conquistando il favore di una clientela giovane, grazie a una strategia fondata sulle collaborazioni e sui progetti con artisti, influencer e personaggi del mondo musicale. «Approdata nei best shop come Antonia e Tessabit, la label si inserisce nel filone di Off-White e Palm Angels, con prezzi sensibilmente inferiori, e cresce del +50% a ogni drop con un sell out altissimo», spiega Alessandro Falconieri, della showroom Falconieri di Milano, che la segue per il Nord Italia. Emblematiche in questo momento sono anche le case history di marchi non giovanissimi cronologicamente, ma che stanno vivendo stagioni di grande dinamismo, complice il giusto equilibrio prezzo-qualità-immagine, le scelte legate al prodotto o ancora grazie a operazioni di rilancio mirate. Significativi sono tre esempi citati da Francesco Lubrano di Panorama Moda. In primis c'è Mc2 Saint Barth, «una realtà non giovanissima, ma che sta avendo un exploit negli ultimi tempi. Gestiamo il marchio da sei anni sui mercati dell’Est Europa, compresa la Russia (dove non era presente) e da allora siamo cresciuti del 500% - spiega -. Oggi siamo in un network di 150 clienti con un bellissimo volume d’affari. La collezione è nata con il beachwear e identifica oggi un total look apprezzato per il mood leggero, con le stampe colorate, gli slogan stampati su T-shirt e maglieria o i costumi da bagno dalle fantasie divertenti. Capi che partono dai 60 euro sell out di una T-shirt per arrivare ai 200 di una maglia, con un posizionamento cresciuto molto negli ultimi sei anni, 79


MERCATI SHOWROOMS' OPINION

DUVETICA

AHIRAIN

BARROW

Grazie a operazioni mirate di rilancio ci sono griffe che stanno vivendo una seconda giovinezza

HAUS OF HONEY

tanto che oggi è presente nei best shop in Italia». Altro marchio citato da Francesco Lubrano è Le Tricot Perugia, che l'agenzia segue per Italia ed estero. «Un’etichetta partita con la maglieria e oggi approdata a un total look che fa riferimento al mondo di Cucinelli, Fabiana Filippi, Peserico, ma con prezzi molto inferiori. La collezione è rivolta a un target di donne dai 35 ai 65 anni che rifuggono dai logo e che chiedono qualità, volumi indovinati e raffinatezza». Per finire Francesco Lubrano parla di Duvetica, il marchio di piumini dal 2018 nell’orbita di F&F (società quotata alla Borsa di Seoul) «al centro di un progetto di rilancio che abbiamo preso in gestione da un paio di stagioni per Italia ed Est Europa e che abbiamo riposizionato in best shop 80

come Coltorti, Modes, J&B, Vinicio, Rinascente e Tsum. La collezione orbita nel target premium dell'outerwear, con un’offerta contemporary in grado di coniugare ricerca, qualità e performance. I capi hanno prezzi dai 700 ai 1.500 euro al pubblico, che vedono il brand competere con Stone Island e Moncler, etichette che hanno ridotto molto il wholesale, lasciando spazi importanti nei negozi». Il tour nelle showroom milanesi si conclude con Massimo Bonini, dello studio di rappresentanze omonimo a Milano, specialista negli accessori: «Sposiamo realtà che abbiano una filosofia e una visione chiara della moda. A monte deve esserci un progetto preciso e un dialogo tra il designer e il suo consumatore», spiega. Tra i brand vincenti c’è la label di calzature Haus of Honey, dello stilista Stefano Miele, alla seconda collezione con la Spring-Summer 2022: «Scarpe dal forte impatto, caratterizzate dalle platform alte e da dettagli particolari, aspetti che sono il punto di forza nella comunicazione, giocata su video e immagini emozionali. Creazioni che stanno performando benissimo presso insegne quali Saks Fifth Avenue, LuisaViaRoma, Sugar, Antonia, Gente, in vendita dagli 800 ai 1.000 euro sell out. Altro hot ticket sul fronte scarpe è 3Juin, lanciato durante la pandemia dalle giovani so-

MIETIS

relle Antonia, Perla e Margherita Alessandri. Una sfida importante nell'ambito di una famiglia che da anni produceva calzature con il marchio Grey Mer: «Una proposta dallo stile contemporaneo concentrata sui colori, con un look pulito e semplice e un ottimo rapporto qualità-prezzo». A proposito di borse, Bonini cita Mietis, collezione di una designer di Barcellona, basata su modelli molto costruiti: «Proposte caratterizzate da una scocca che strizza l’occhio ai giovani con colori divertenti.». Concludendo all’insegna della sostenibilità, la showroom sta avendo ottimi riscontri con Themoirè, «label milanese nata un paio di anni fa, che propone borse in eco-pelle o materiali naturali come sughero o rafia, o ancora riciclati». 


MERCATI NEWS IL BRAND DI LUXURY JEANSWEAR APRE IL PRIMO FLAGSHIP

Per Tramarossa inizia l'avventura nel retail Lo spazio in via Sirtori, adiacente alla showroom, «rappresenta - dice il direttore generale dell'azienda veneta Roberto Chemello - tutto ciò che siamo e vogliamo diventare»

L'inizio del 2022 coincide con l'avvio di una nuova avventura per il jeanswear sartoriale di Tramarossa, che a gennaio - in occasione di Milano Moda Uomo - debutta nel canale retail con il suo primo monomarca. Il Tramarossa Denim Atelier, questo il nome dell’insegna, si trova a Milano in via Sirtori 32, adiacente alla showroom dell'azienda vicentina, e vuole rappresentare, come racconta il direttore generale Roberto Chemello «tutto ciò che siamo e vogliamo diventare». Uno spazio per far respirare ai clienti la filosofia del brand, che oltre a realizzare «un prodotto denim di eccellenza, fedele al claim “the best jeans in the world”, ha sempre puntato al continuo miglioramento delle relazioni con la propria community, dai fornitori ai distributori, fino ai consumatori». Particolare il concept - che potrebbe essere replicato all’estero, dove il marchio realizza il 95% del fatturato - perché darà spazio alle main collection della società ma anche ad alcune capsule, frutto della collaborazione con altre realtà presenti sul mercato. «Restiamo maniacalmente concentrati sul denim, che nel nostro caso, pur avendo un posizionamento d’élite, è un prodotto versatile e democratico sotto il profilo della distribuzione, perché può essere venduto a tutte le latitudini, in tutti i periodi dell’anno - precisa Chemello -. Al tempo stesso però, vogliamo essere aperti all’esterno e al futuro attraverso delle sperimentazioni». Parallelamente al primo step nell'universo del retail, Tramarossa porta avanti anche l’espansione nel canale wholesale - presidiato da 2mila multimarca, di cui 550 in Italia - con investimenti ad hoc per consolidare i mercati storici del Nord Europa, ma anche quelli più giovani, come l’Australia, il Middle East e gli Stati Uniti, dove è stata creata una succursale. Senza dimenticare l’eshop Tramarossa.it, le cui vendite nel 2022 sono previste in crescita del 50%. «L’obiettivo a medio-lungo termine aggiunge l’imprenditore - è di acquisire una distribuzione all over the world, con una copertura capillare». Asso nella manica sarà anche il Programma 365, con prodotti “never out of stock”, riassortibili ogni giorno e con consegna in 24 ore: «Una strategia commerciale spiega Roberto Chemello - che ci ha aiutato ad attutire l’impatto della pandemia e che porteremo avanti in maniera ancora più efficiente». (a.t.)

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MERCATI INCLUSIVITÀ DAGLI STATI UNITI AL MERCATO ITALIANO Alla ricerca del nuovo Abloh L’opinione di designer e retailer

Black Designers Matter: vero, ma non sempre La scomparsa di Virgil Abloh ha lasciato un grande vuoto non solo per la moda ma per la comunità degli stilisti di colore, sotto i riflettori all’estero (in Italia c’è ancora molto da fare), ma sempre con il dubbio che l’inclusività sia più una questione di marketing che di altro. Non a caso proprio Abloh ha pensato ai new black designer con un fondo da un milione di dollari DI ALESSANDRA BIGOTTA

È passato più di un mese da quando Virgil Abloh se ne è andato a 41 anni, ancora una volta prendendo tutti in contropiede, come sempre ha fatto nella vita. Sarà difficile individuare il suo erede da Louis Vuitton Uomo (forse Kanye West? Al momento di andare in stampa magari il mistero sarà stato svelato), anche se di giovani black designer di talento in giro se ne vedono sempre di più. Soprattutto all’estero, e negli Usa in particolare, sembra finalmente vero che “Black Designers Matter”, parafrasando il nome del movimento Black Lives Matter (Blm): tra gli ultimi in ordine di tempo a balzare agli onori delle cronache c’è Edvin Thompson di Theophilio, giamaicano di nascita e newyorkese di adozione, che ha vinto nel 2021 il premio Emerging Designer of The Year ai Cfda Awards, facendosi notare grazie ad abiti descritti come «biografie indossabili». Ma avanzano anche, fra i tanti, Taofeek Abijako di Head of State, che si è recentemente aggiudicato il Visionary Small Business Grant alla prima edizione del progetto #BlackDesign Visionaries di Instagram oppure Maximilian Davis, che a soli 25 anni ha fondato il proprio marchio ed è già tra i preferiti di clienti top come Naomi Campbell e Rihanna. Maximilian si è fatto le ossa come junior designer da Grace Wales Bonner, nata in Inghilterra da padre giamaicano e madre british, che in soli sette

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anni ha scalato le vette del fashion, portando a casa riconoscimenti importanti e collaborando tra gli altri con Dior. Tutto alla grande, dunque, ma se fa ancora notizia la presenza di Kerby JeanRaymond di Pyer Moss, non certo un novellino, nel calendario dell’alta moda di Parigi lo scorso luglio come primo stilista black American a presentare una collezione di alta moda nella Ville Lumière, significa che non tutti i pregiudizi sono stati superati.

Negli Usa dopo l’effetto Blm sulle vendite dei black designer c’è stata una “normalizzazione” 2

Allo stesso modo, un designer come Brett Johnson, nato in Virginia ma con un forte legame con l’Italia, dove produce le sue collezioni di menswear, si dice «particolarmente orgoglioso di scardinare un preconcetto più radicato di quanto si pensi, ossia black designer uguale streetwear. I miei benchmark sono Loro Piana, Kiton, Cucinelli e Zegna». Johnson riflette sulla situazione dei

1. Un’uscita della sfilata di Louis Vuitton Uomo a Miami, intitolata Virgil Was Here e andata in scena pochi giorni dopo la scomparsa dello stilista, che aveva studiato lo show nei minimi dettagli 2. Un modello di Wales Bonner: di origine giamaicana ma di cittadinanza inglese, ha esordito nella moda dedicandosi al menswear, per poi completare la collezione che porta il suo nome con le proposte donna 83


MERCATI INCLUSIVITÀ

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brand Bipoc (Black, Indigenous & People of Color) in questo momento. Nonostante la black wave che sta inondando cover di magazine, pubblicità e social e malgrado l’impegno crescente delle grandi griffe (ma anche del fast fashion) nell’inclusività, non è tutto rose e fiori per i singoli talenti di colore che vogliono assicurarsi un posto al sole. Dopo il boom l’anno scorso del movimento Black Lives Matter, che ha spinto in alto le vendite di tanti marchi Bipoc soprattutto negli Stati Uniti, «la situazione si è normalizzata - osserva Johnson - ed è il momento che grandi realtà che al tempo si erano esposte mantengano le promesse di allora». Un giovane stilista americano di colore può metterci il doppio della fatica rispetto a un collega bianco a portare avanti il proprio business in un contesto in cui, come spiega lo stesso Johnson, la disparità di reddito tra bianchi e neri è ancora fortissima («157mila dollari per i primi, 17mila per i secondi») e quindi, banalmente, per un black designer emergente che richiede un prestito in banca ottenerlo può essere complicato. Consapevole di questo, prima di morire Virgil Abloh ha pensato a questi nuovi talenti attraverso il PostModern Scholarship Fund, un fondo da un milione di dollari per sostenere i ragazzi afroamericani o di discendenza africana che studiano moda. E in Italia a che punto siamo? Sicuramente un passo indietro rispetto per esempio agli States e, non a caso, chiederlo a Edward Buchanan - che dopo esperienze presso realtà come Bottega Veneta ha fondato a Milano il proprio marchio di menswear Sansovino 6 - è come scoperchiare il vaso di Pandora. «Mentre a livello internazionale il Blm ha mosso le acque anche nella moda 84

1. Un modello di Edward Buchanan (photo ©Alfredo Piola, modella ©Debra Show) 2. Un abito di Frida Kiza 3. Un look di Brett Johnson 4. Un insieme di Stella Jean: tra gli impegni della stilista a Milano Moda Uomo di gennaio una conversazione con Gloria Maria Cappelletti e Constanza Etro sulla creatività black all’interno del Fashion Film Festival 5. Lo stile di Thebe Magugu 6. Edvin Thompson di Theophilio

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In Italia il gruppo di lavoro Wami all’interno di Cnmi sta smuovendo le acque - sottolinea - nella Penisola la maggioranza delle aziende e delle griffe che durante il picco del movimento postavano su Instagram un riquadro nero in segno di solidarietà non ha fatto il passo successivo, ossia allearsi con brand che hanno bisogno di farsi conoscere e che spesso sono considerati stranieri, diciamo pure invisibili, anche se fatti in Italia da creativi nati qui». Buchanan, insieme alla fashion designer italo-haitiana Stella Jean (unica nera tra i membri di Camera Moda), Michelle Francine Ngonmo (a capo della Afro Fashion Association), ha fondato all’interno di Cnmi - che si sta impegnando sempre più nell’inclusività - il gruppo di lavoro Wami-We Are Made In Italy, che a

febbraio ha portato alla ribalta, in apertura della fashion week milanese, cinque talenti con radici in Africa ma operativi nel nostro Paese: Gisèle Claudia Ntsama, Frida Kiza, Mokodou Fall, Karim Daoudi e Joy Meribe. Il progetto è proseguito a settembre con i Fab 5 Sheetal Shah, Nyny Ryke Goungou, Romy Calzado Celda, Zineb Hazim e Judith Saint Germain ed è in cantiere l’istituzione di un Fab Five International Program. «Stiamo costruendo un database - informa Edward Buchanan - e abbiamo creato un magnifico team di collaboratori, per fornire un servizio a 360 gradi». «Resta il fatto che l’attenzione ricevuta da questi marchi all’estero è stata certamente maggiore di quella avuta in Italia», denuncia. Eppure realtà come Frida Kiza, per citare un solo nome, label che fa capo a Fabiola Manirakiza (originaria del Burundi ma residente nelle Marche), sembrano fatte apposta per attrarre l’attenzione di consumatori, soprattutto giovani, sempre più attenti a temi come la sostenibilità e l’inclusività. «Produco tutto in Italia - racconta Fabiola - e anche i tessuti sono made in Italy, naturali ed ecosostenibili, con stampe create da me». Dal fronte retailer, Beppe Angiolini di Sugar ribatte che quello che interessa ai dettaglianti non è il colore della pelle di un designer, ma la sua commerciabilità. «Mi


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piace molto, per esempio, Thebe Magugu, che sa essere forte e sofisticato al tempo stesso - osserva -. I giovani marchi Bipoc sono un concentrato di creatività, ma attenzione a non esagerare: non serve stupire». «Purtroppo questo, in generale - riflette Angiolini - è un momento piuttosto complicato per gli emergenti, che si trovano tutti discriminati, bianchi o neri che siano. La verità è che c’è poca propensione a investire su questo fronte da parte delle aziende». Chiude il cerchio Carla

Cereda Biffi, art director del Gruppo Biffi Boutiques, con negozi a Milano e Bergamo. «Collaboriamo, e abbiamo collaborato in passato, con diversi fashion designer di colore e brand Bipoc - spiega -. Da Duro Olowu a Stella Jean, passando per Péro, Made for a Woman, Telfar Clemens, Thebe Magugu, Studio 189 e altri. Abbiamo inoltre aderito a iniziative per far conoscere la creatività di stilisti black, come l’Itc Ethical Fashion Initiative e Beat of Africa, che durante

Q&A CON MAKI MANDELA

«The Struggle Series, la collezione che sarebbe piaciuta a mio padre» La figlia di Nelson Mandela è stata l’ospite d’onore alla recente Torino Fashion Week, dove ha presentato la collezione The Struggle Series, realizzata in Sudafrica insieme alla figlia Tukwini attraverso la società The House of Mandela: un nuovo progetto che sarebbe piaciuto al presidente sudafricano, le cui camicie sono state da poco messe in mostra a New York The Struggle Series propone alcuni disegni realizzati da suo padre. Cosa avrebbe detto vedendo lo show? Si sarebbe mostrato divertito, ma non sorpreso. A Madiba, come lo chiamavano, piaceva vestirsi bene: le camicie che indossava sono diventate a sua insaputa un simbolo di eleganza e recentemente sono state esposte a una mostra al New York Fashion Institute of Technology. Mio padre avrebbe di sicuro approvato il fatto che una dei suoi figli e sua nipote si dedichino alla moda e sarebbe stato orgoglioso di sapere che ci ispiriamo all’Africa. Sentirsi sempre a posto, in versione casual o più formale, era il suo diktat. Del resto ha fatto parte di un’epoca in cui quello che indossavi indicava ciò che tu eri, innanzitutto come essere umano.

Altaroma aveva coinvolto diversi marchi, tra cui Maxhosa by Laduma e Sinidiso Khumalo». «Più che di designer neri in senso allargato, come categoria - aggiunge - per noi ha senso parlare di singole griffe, perché quando scegliamo una collezione l’elemento determinante è la collezione stessa, il modo in cui ci parla attraverso la sua estetica intrinseca: ognuno è un mondo a sé». Per il consumatore, puntualizza la retailer, il côté emozionale di primo impatto (visivo, tattile, di vestibilità e design del capo, senza contare la qualità del tessuto) rimane il fattore più importante: «Un collezione legata a un progetto più ampio, che può essere raccontato e spiegato, è un plus apprezzato - precisa -. Il made in Italy resta una garanzia di qualità, ma ci sono casi in cui l’utilizzo da parte dello stilista di expertise ed eccellenze artigiane di altre aree del mondo rappresenta un vantaggio. Penso a Péro, che usa tessuti con ricami che fanno sognare, realizzati in India da artisti locali, o alla stessa Stella Jean: di lei ricordo una splendida serie di capispalla in tessuti rigati fatti a telaio in Burkina Faso, per non parlare dei gioielli realizzati ad Haiti da artigiani del luogo». 

Dietro il brand c’è una storia che parte da lontano… È la storia di Nelson Mandela e delle generazioni che lo hanno preceduto. In tanti pensano che lui fosse una figura mitica, quasi caduta dal cielo, ma i suoi ideali li aveva assorbiti dal padre, un abile politico che gli insegnò la leadership. Noi non vogliamo trasmettere un messaggio politico, ma mostrare il meglio che l’Africa può produrre. Immagino che la collezione sia prodotta in Sudafrica. Certo, anche se non mancano le difficoltà, in quanto l’industria manifatturiera sudafricana è praticamente estinta. Usiamo stampe uniche, ideate da noi e vogliamo in futuro creare anche i nostri tessuti. Per ora abbiamo realizzato 10 look ma l’obiettivo è crescere, anche con gli accessori, anche in base alla risposta che ci arriverà dalla presenza alla Torino Fashion Week. Per la distribuzione il primo passo sarà l’e-commerce. Pensa che i giovani possano apprezzare le vostre proposte? Ne sono certa, perché The Struggle Series evoca le cause sociali del nostro tempo, dal razzismo alla crisi dei migranti, fino alle sfide ambientali e all’inclusività. Le parole chiave cui ci ispiriamo sono streetwear, Africa e un tocco di avanguardia. Lei e sua figlia seguite i designer Bipoc? A Tukwini, anima creativa della collezione, piacciono gli stilisti nigeriani, come Lisa Folawiyo, e in Sudafrica il suo preferito è Thebe Magugu. Nella lista dei preferiti ci sono poi Brother Vellies, Duro Olowu e Christie Brown. Entrambe amiamo Kofi Ansah, dal Ghana, che interpreta l’estetica afro in modo universale e accessibile. Ma sono solo alcuni nomi: l’Africa è una fucina di talenti.

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TELERIA ZED

FOCUS SU SERVIZIO E TEMPISTICHE

Presente a Pitti Uomo nel Salone M del Padiglione Centrale, Teleria Zed lancia con la FW 22/23 il progetto Once: una capsule per ora al maschile che, mettendo a frutto l’esperienza pluriennale dell’azienda nella produzione di jeanswear, si affida al denim per raccontare una storia di autenticità al di sopra del prodotto di massa. Il destinatario, per ora solo al maschile, è un vero appassionato del settore, alla ricerca di tele ricercate, cimosati originali giapponesi e di un approfondito studio sulle vestibilità. Il nome della capsule si rifà all’unità di misura per pesare i tessuti in denim, perché un’attenzione speciale viene proprio riservata al “peso”: i materiali sono più pesanti per rendere gli indumenti consistenti al tatto, resistenti e adatti a un uso quotidiano. I lavaggi spaziano dal raw al vintage, sinonimo di capi invecchiati e regola d'arte con tecniche innovative e sostenibili, ma non mancano proposte fashion. Il trait d’union è l’ispirazione alla California, simbolo di libertà, ma con il know how di una realtà italiana.

Combinare il servizio “just in time” Nos (Never Out of Stock) con le proposte stagionali è una delle leve del successo di Digel, marchio tedesco di menswear che partecipa a Pitti Uomo con uno stand al piano terra del Padiglione Centrale. L’Italia per il brand è il secondo mercato, in grado di apprezzare soprattutto gli abiti semi-intelati in lane hi-tech con fodere comfort e le spalle di taglio “naturale”. Italiani in gran parte anche i fornitori mentre le unità produttive, di proprietà, sono europee, nell’ottica di garantire una filiera sostenibile e sicura. La collezione FW 22/23 si contraddistingue grazie a un’eleganza confortevole, che si traduce in morbide giacche in jersey e completi mix and match, da abbinare in modo studiato ma spontaneo con giacconi, cappotti, pantaloni e capi in maglia. «Siamo pronti al nuovo mondo commentano dall’azienda - forti del fatto che la rotazione dei prodotti e il servizio just in time garantiscono ai negozi una redditività che non esitiamo a definire sorprendente».

Debutta Once, denim per intenditori

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Digel: «La nostra formula win win avvantaggia i dettaglianti»

T h a t’s New!

6|7|8 March 2022

FASHN-ROOMS.COM SEE & ORDER AREAL BÖHLER SHOES-DUESSELDORF.COM 87



MOSCHINO

MEN’S ART SCENE

Nel mondo dell’abbigliamento maschile affiora una nuova estetica, che lega a sé una clientela sofisticata, intellettuale e appassionata ma non vittima della moda, in cerca di una silhouette forte e allo stesso tempo discreta e attenta a una funzionalità ad alto contenuto di originalità. Le immagini delle aziende pensate per le collezioni FW 2022/2023 creano pagina dopo pagina un discorso del vestiario maschile proiettato verso il futuro eppure fatto di regole del passato che acquistano dei nuovi valori. Il risultato è una perfetta liaison, senza fine, tra l’uomo e il suo abito. DI ALBERTO CORRADO

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ESCAPE ROOM

L'universo del viaggio diventa un pay-off per l’uomo contemporaneo, che ama esplorare nuovi mondi con capispalla che si spingono oltre la quotidianità sperimentando un mix di performance, sostenibilità e tecnologia. TWO SOULS

STILNOLOGY

Comfort e protezione sono le parole chiave di questo brand, caratterizzato dal perfetto equilibrio tra un’anima evergreen, con la collezione Stilnology traditional, e i nuovi materiali tecnici della linea Stilnology.

OUTDOOR SPIRIT

OUTHERE ROCK SOUND

GMS 75

Il sound del passato sperimenta nuove vibrazioni, attraverso un’estetica 4.0 dove le giacche in felpa, lavate e tinte in capo con inserti in suede, si accompagnano a biker in camoscio cerato dall’aspetto vintage, per un vero ribelle dal cuore rock.

Un capo versatile, dai dettagli performanti, il cui spirito outdoor è rappresentato dalle bretelle interne, dal cappuccio aggiustabile e dai polsini regolabili. DRIP DYE

AHIRAIN

Ahirain si distingue anche per questa stagione grazie a innovazione e stile, frutto di una stretta collaborazione fra il team stilistico e i più qualificati produttori italiani di tessuti. Ne è l’esempio il piumino Drip Dye, che nasce da un nylon sofisticato, poi trattato con una tecnica di tintura a sgocciolatura per un effetto tie-dye.

NATURAL CARE

AT.P.CO

SOUTH AMERICAN TRAIL

BACK PACK

DISTRETTO 12

PREMIATA

Materiali high performance si mixano con i colori delle terre andine, esprimendo il connubio tra l’uomo esploratore e la natura. I capispalla realizzati con i tessuti made in Toscana si accostano alla maglieria patchwork, dai colori vivaci, di ispirazione sudamericana. 90

Uno zaino compatto in gabardine di nylon di prima qualità, con schienale imbottito, spallacci con anima interna in EVA, cerniere da 8 mm. con finitura nichel sulle tasche basse e tracolla in pelle di vitello, stampata con i motivi iconici del marchio.

Per il prossimo inverno il brand presenta una collezione focalizzata su diversi modelli di capospalla trapuntati 100gr. con imbottitura ovatta, esterno in nylon, bicolor con interno in contrasto, abbinandoli a maglie e pantaloni per un look smart-casual.


SWEATPANT MANIA Un'espressione coniata su Twitter, per poi esplodere su Tik Tok, per i jogger che non solo sono perfetti per andare a correre e mantenersi in forma, ma anche per lo smart working o per ricevere ospiti a casa, restando comodi.

POLO KING

LA MARTINA

Fit rilassato ed essenzialità sono essenzialli per un inverno che si tinge di proposte ton sur ton, con qualche touch orange e blu. Pulite e fluide le grafiche e continui i riferimenti allo sport dei Re, reinterpretato in chiave British.

NEW VISION

STW

L’accurato design geometrico è un filo rosso che lega tutte le collezioni, con un’idea di fondo: riscrivere le regole delle sneaker tra comodità e moda.

THE NEW RAW

BIRKENSTOCK

Zermatt è una pantofola in feltro con plantare estraibile, il che rappresenta un vantaggio straordinario perché consente di scegliere fra tre plantari: Standard, Soft e Shearling. Ideale per tutto l’anno. TUSCAN LAND

IL BISONTE

Un tributo alla purezza architettonica dei castelli della Toscana, regione in cui nascono tutte le borse e gli accessori del marchio. Tre le linee: Brollo, caratterizzata da morbide curve per marsupi e messenger; Meleto, dalle linee squadrate per zaini, cartelle e tote bag; e infine Trebbio, inconfondibile grazie ai dettagli a rilievo e alle cuciture frontali di tote bag e zaini.

FW 2022/2023

TOLLEGNO 1900

CITY WAR BAGS

DYNAMIC ATTITUDE

MANIKOMIO DSGN

SHOE

Accessori di pregio e di gusto, dallo stile unico e dall’intramontabile sapore vintage, per contenere il tanto per un weekend, ma anche il il poco per la palestra.

Capi versatili e ultra comfy, pensati per chi cerca un minimalismo urbano ribadito da pack creativi con dettagli a contrasto, stampe all-over e colori dinamici.

La collezione porta in sé segni tangibili dell’eco attitude e della sublimazione di tutti i valori di un'azienda di riferimento mondiale per la Lana Merino. Ed è proprio questo filato a rivelarsi protagonista, con otto famiglie che sono la sintesi perfetta della creatività: "Harmony and Free”, “Eco Attitude”, “Felted and Hairy”, “4.0 Area”, “Refined”, “Bulky Wool”, “Stretch” e “Blends”. 91


REALITY CHECK

Il nuovo formale si evolve nella sintesi equilibrata tra sartoria e forme, per capi pensati e riprogettati guardando sempre di più alla multifunzionalità e, soprattutto, all’adattamento del capo stesso alle varie situazioni atmosferiche. Si impongono giochi di sovrapposizioni a contrasto fra lane, cotoni e tessuti tecnici e anche tra i colori, talvolta molto differenti tra loro, ma sempre in equilibrio. HOME LIVING

FELISI

Con il ritorno in presenza al Pitti Immagine 101, l’azienda presenta una nuova collezione ideata per abbellire la casa con cesti, accessori per la scrivania e cornici in pelle di vacchetta in colori caldi, che si mescolano in un twist con prodotti iconici.

CACHEMIRE EFFECT

ALESSANDRO GHERARDI FANTASTIC CLASSIC

FERRANTE

Prendendo il meglio della tradizione e della modernità, l’azienda celebra il suo know how con una collezione dal sapore rétro, dallo stile senza tempo. Eccellenti i materiali, mentre un sapiente mix di filati viene esaltato da una palette dai colori morbidi.

Tessuti unici, come questa flanella di cotone creata con telai a navetta che risalgono agli anni '40, rendono un capo speciale. Anche il trattamento finale fa la sua parte: la camicia viene infatti lasciata a riposare a temperatura controllata e umidità costante.

FW 2022/2023

BOTTO GIUSEPPE

La collezione si concentra sui filati in lana Slowool in diverse finezze e in cashmere, anche mischiato con lana e seta, alpaca e vicuña. Sempre centrale il tema della sostenibilità, per una realtà che di stagione in stagione si arricchisce di certificazioni e partner che condividono la stessa attenzione all’ambiente.

ABSOLUTELY MADE IN ITALY

ON THE ROAD

EXPRESS YOURSELF

WOOL & CO

THE JACK LEATHERS

PANTANETTI

Da quasi 30 anni questa azienda produce una maglieria che unisce la tradizione all'autenticità del filato artigianale. Non manca un tocco di innovazione, per creare proposte che destano emozioni. 92

Capispalla dall’anima used, che oscillano fra trattamenti estremi per texture vibranti in colorazioni tridimensionali e un gusto “time-worn”, frutto dall’artigianalità di tinture in bottali di legno, conce vegetali, lavaggi e cerature manuali.

Le forme tradizionali degli stivaletti si lasciano contaminare da nuove tendenze che prendono ispirazione da oggetti di design, per un’identità non convenzionale e un fitting perfetto.



SUSTAINABLE ENDEAVOUR Nel corso degli ultimi 50 anni le temperature nella Penisola Artica sono aumentate di ben cinque volte rispetto al resto del pianeta, causando reazioni a catena nel clima mondiale. Per cercare di invertire questa tendenza e, più in generale, di salvaguardare l'ecosistema dobbiamo lavorare tutti insieme: anche la moda può fare molto, realizzando prodotti che salvaguardino l’ambiente e assicurino la durabilità, sinonimo di sostenibilità.

SAVE THE PLANET

ECOALF

Il brand creato da Javier Goyeneche fonde le ultime innovazioni nel campo della sostenibilità con uno stile contemporaneo: i capi dai colori neutri e dalle forme minimali possono essere indossati oggi, domani e per molti anni a venire. tailor made

VIGNOLA BAGS A GREEN THREAD THE BIG CHILL

ARMATA DI MARE

Una collezione che presta grande attenzione alla sostenibilità e alla salvaguardia del mare: tutti i capi sono altamente termici, ma al contempo super leggeri.

BREKKA

Il fil rouge di questa collezione è l’attenzione alla sostenibilità ambientale. La filosofia green è un tema più che mai attuale, sposato dall’azienda come valore fondamentale della propria vision: non a caso, il 70% della collezione è realizzata con tessuti e imbottiture ricavati da bottiglie di plastica riciclate.

Nata nel 1972 come azienda specializzata in copriabiti e buste per la maglieria, Vignola Bags si contraddistingue per la qualità artigianale delle lavorazioni: una vera propria "sartoria del sacchetto", con il basso impatto ambientale come priorità.

ECO-WARRIOR SECOND CHANCE

JUNK

I rifiuti trovano una seconda chance, trasformandosi in occhiali con decori stravaganti e preziosi. I modelli sono unisex e hanno un QrCode che fornisce le informazioni sul progetto e sul luogo dal quale è stata rimossa la plastica utilizzata. 94

MYTHS

Il percorso di questo brand si sviluppa in diverse direzioni: dalla capsule luxury wool recycled limited edition di 499 pezzi numerati alla capsule Edition, in tela Bio-Hemp rigenerata in pieno stile eco friendly, fino al pantalone sartoriale personalizzato con tinture marmorizzate in capo.

NATURE INSPIRED

PYRENEX

Una nuova estetica ispirata dalla natura, con l'impegno a sviluppare modelli con una percentuale sempre maggiore di materiale riciclato. La gamma colori si ispira ai toni della natura: dal viola dei cieli al grafite delle rocce, evocando anche tempeste, laghi ghiacciati e il verde intenso degli abeti.


VELVET UNDERGROUND

Un filo rosso è alla base di un nuovo stile che richiama gli anni ’90, andando dal documentario del 1995 Unzipped, biopic su Isaac Mizrahi diretto da Douglas Keeve, al film Prêt-a-Porter (1994) di Robert Altman. Un universo di forme e idee per appassionati consumatori che apprezzano, nostalgici, abiti da lavoro e abbigliamento sportivo, mescolati al gusto freak più scatenato.

OUTSIDE THE BOX BACK TO THE FUTURE

RED

La scelta della calza, come accessorio ricco di personalità, è molto importante per l’uomo, che ricerca matericità ma anche geometrie a contrasto con il proprio outfit, come nelle creazioni di Red, basate su disegni heritage. ARTSY SPIRIT

TRANSIT

Le collezioni uomo del brand sono disegnate e prodotte interamente dell’azienda a conduzione famigliare Tam & Company, in provincia di Vicenza. Un prodotto con influssi artigianali, senza marchiature esterne e in tessuti d'eccellenza, dove lavorazioni e trattamenti rendono i capi materici ed elegantemente vissuti.

RED SEPTEMBER

Un brand al maschile e al femminile, fondato nel 2018 dalla stilista Olga Vasyukova, ingegnere ferroviario e in seguito diplomata in Fashion Design al Polimoda. Un mix sartoriale che riprende la vecchia modellistica artigianale e l’arte contemporanea, una delle passioni della stilista.

HISTORY DETAILS

GAVAZZENI

La capacità artigiana di rendere nuovo il classico è insita in questa azienda, che anno dopo anno crea accessori in grado di sorprendere il cliente finale, grazie alla massima accuratezza nella scelta del pellame e di dettagli creativi di classe.

RIMINI MOOD NEW COLAB

ARTHUR ARBESSER X BALDININI L’azienda romagnola di calzature inizia il suo percorso di restyling avviando la prima colab con lo stilista austriaco. Cinque modelli da uomo e altrettanti da donna rendono omaggio all’heritage di Baldinini, con un twist contemporaneo: dai mocassini alle stringate, dai tronchetti d’ispirazione texana decorati da grafismi black & white, fino ai boot in fantasie optical.

SARAGHINA

La Saraghina è il pesce dell’Adriatico per antonomasia, tant’è che il regista Federico Fellini chiamò con questo nome uno dei personaggi del suo “8 e mezzo”. Saraghina Eyewear è il brand fondato dal riminese Angelo Di Stefano per celebrare l’eccellenza della propria terra, attraverso occhiali che rappresentano la filosofia di vita della riviera romagnola, autentica, spensierata e colorata.

COTTON LODEN

SCHNEIDERS

Il Loden ormai non rappresenta più soltanto un tessuto in lana, ma uno stile e un modo di essere. In quest'ottica Schneiders Salzburg, da oltre 70 anni specialista nel loden coat, ripensa totalmente la materia con cui viene tradizionalmente realizzato questo capo, sostituendo la lana con il cotone. 95


WATCHTOWER BLUES

Il genere country non tramonta mai: non è un caso che per il prossimo autunno molte aziende esprimano al meglio questo stile, affidandosi a stivali da lord nella brughiera, sneaker comode o scarponcini con pantaloni infilati nei calzettoni, gilet di cuoio o fustagno, sciarpa lunga e over di vigogna e pelle. Tutto quanto parla di libertà di scegliere, esprimendo al meglio la propria personalità, immaginando una vita in una villa di campagna.

COOL AND COMFY

BROOKSFIELD

Il parka in tessuto militare, foderato in pile orsetto, è un must per il tempo libero da riporre in valigia per un weekend in campagna o anche per viaggiare nelle lunghe tratte in aereo, portandosi addosso il tepore della propria casa.

COUNTRY GENTLEMAN

GIMO’S CROSS LUXURY

OUTFIT ITALY

Il marchio, di proprietà di To.Do, è nato con l’idea di proporre capi ispirati a un design trendy e innovativo, che spazia dal casual allo sportivo, riuscendo a soddisfare le esigenze di ogni uomo.

La tradizione italiana incontra la competenza e la passione per la pelle. Le giacche da uomo hanno una lavorazione artigianale unita all’alta qualità delle pelli conciate per un perfetto stile classico ma raffinato, da signore di campagna.

MADE IN MILAN

VALSTAR

Il marchio meneghino, ma mantovano d’adozione, è stato recentemente acquistato dai Fratelli Fila. Il suo prodotto iconico è il Valstarino, un giubbino in pelle scamosciata, tagliato in vita con cintura, collo e polsi in maglia e due tasconi applicati, che nelle corso delle stagioni si è evoluto e trasformato, sempre con successo.

COMBO COUNTRY

DRM

La giacca combo in maglia di cotone 100% finezza 7 si abbina a un gilet in cotone Canvas, imbottito in piuma d’oca riciclata e interamente tinto in capo. 96

KM 0

URBAN NATURE

YUKO

LUMBERJACK

Il brand fa capo a Dik Sportswear, storica azienda toscana specializzata in sartoria, fondata nel 1955 da Gino Fantozzi come piccola attività sartoriale. Circa l'80% della collezione è realizzata a Km 0, avvalendosi di artigiani locali e laboratori italiani.

Il brand si prepara alla nuova edizione di Pitti Uomo con una ricca gamma di proposte, che spaziano dall'abbigliamento alle calzature: proposte accomunate dall'ispirazione a due ecosistemi, Urban e Nature, interpretati con un approccio green.


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WISHFUL THINKING

QUALITY FABRICS

LBM 1911

Il team creativo del marchio ha lavorato approfonditamente sulla qualità dei materiali, che mai come ora riflettono l’eccellenza, uno dei valori cardine del brand.

Il colore come impulso di un rinnovato entusiasmo espresso in un innovativo lessico dell’eleganza, che attinge al classico ma è aperto a originali declinazioni, dove trame e armature diverse convivono secondo umori e amori.

METROPOLITAN RÉTRO

DUNO

Dalla collezione FW 22/23 emergono nuovi fashion concept. Il punto di partenza sono le stampe ispirate agli anni '70, che ricordano le carte da parati di design di quel periodo.

CIRCULAR ECONOMY

ANT 45

Dal 1945 questa azienda opera nel cuore del settore della calzetteria. Nel 2015 ha ricevuto la certificazione Tessile&Salute, grazie ad articoli in filati bio, realizzati con materiali riciclati nell'ottica di un'economia circolare. SS2023

CARIAGGI

Una collezione luccicante, che regala emozioni e proietta nella modernità tutto ciò che è raro e prezioso, come il cashmere, esaltato da giochi di luce unici ed esclusivi, ottenuti con la presenza del lurex e di micro paillettes.

HIGH SOCIETY

BIKER BOOTS

THE POWER OF SIMPLICITY

LARDINI

RBRSL

BOMBOOGIE

Il blazer monopetto a un bottone, in velluto liscio color rame, presenta revers a punta lancia e va indossato con un dolcevita in lana color ocra e un pantalone modello Suez in lana british check, con risvolto di 8 centimetri. 98

L’elemento distintivo del design di RBRSL è la matericità, che si evolve attraverso la sperimentazione di idee nuove. Innovazione e tecnologia sono la chiave per il futuro, mantenendo il meglio del passato.

Capi accuratamente progettati, fatti per essere amati a lungo termine. In primo piano tessuti e imbottiture riciclati e riciclabili, lavorazioni sostenibili, speciali finissaggi e tinture eco-friendly.


WRINKLE FREE

Per non avere un aspetto trasandato ma essere eleganti la tendenza del momento è usare indumenti che non richiedano il ferro da stiro, perché fatti con materiali poco inclini alle piegature, da indossare senza perdere tempo. In ascesa dunque il denim assieme ai tessuti a maglia, al cashmere e alla lana.

AMERICAN DREAM

ROY ROGER’S

Roy Roger’s reinterpreta il denim in una capsule, partendo dai 70 capi più iconici dell’archivio storico, insieme ad altrettante immagini che raccontano la crescita e l’evoluzione del brand dal 1952.

SOFT TOUCH

HANDPICKED

UPCYCLE STOCK

BLUE OF KIND

Il lusso contemporaneo è fatto di capi sofisticati e casual al tempo stesso: per questo Handpicked predilige tessuti power stretch selezionati, in modo da realizzare pantaloni confortevoli e con un soft touch.

Giacca bicolor regular fit con tasche esterne, realizzata con jeans upcycled e tessuto di stock. Ogni articolo upcycled è realizzato partendo da un singolo paio di jeans, vintage o di stock. L'originale viene smontato, rifilato e lavorato singolarmente a mano, tutto in Italia. I tessuti extra provengono da tessuti di stock industriali. THE BEST JEANS IN THE WORLD

TRAMAROSSA

La massima espressione del know-how del brand veneto è l’estrema ricerca dei filat,i come quelli di Loro Piana in lana e cotone “superior”, resi unici dalla lavorazione artigianale.

FRENCH GIRL ITALIAN EXCELLENCE

RE-HASH

La caratteristica saliente dei pantaloni e delle giacche in denim di questo brand è la produzione sartoriale abbinata alla qualità dei tessuti, unita alla cura dei dettagli, per capi super raffinati.

CELINE

Una collezione senza tempo, dove il blazer su misura e i pezzi in paillettes si mescolano con outfit atheleisure, mentre i pochi accessori come borse, slingback e sneaker rimarcano il tocco della tipica eleganza parigina.

ARCHIVE RELOADED

2STAR

Metropolitano e sportivo, classico e di ricerca è lo stile di 2Star che ancora volta stupisce e si reinventa nelle forme e nei colori: dal verde muschio al rosso, dal bianco optical al nero. 99


HIGHLAND GLEN

Gli inconfondibili quadretti assumono un'attitude nuova e inaspettata, con un deciso twist contemporaneo, e talvolta irriverente, quando rompono le regole e si allargano o si rimpiccioliscono secondo l’estro del designer.

MUST HAVE

TELA GENOVA

Le camicie in flanella tornano in auge nel guardaroba maschile. I morbidi mix di lana e cotone sono perfetti con denim e sneaker, oppure si abbinano ai pantaloni di velluto e alle stringate, rivisitando il look da ufficio.

NEW VISION

GIANNETTO PORTOFINO

Era il 1979 quando Riccardo e Nunzia Sansonne realizzarono il loro sogno di aprire un'azienda di camiceria di alta qualità, per poi lanciare questo marchio nel Duemila. Il fil rouge è la tradizione che si rinnova nella visione futura dei figli, Vincenzo e Stefania, che preservano i valori delle origini.

WILD NATURE

MCS

Il brand celebra 35 anni con una collezione ispirata alla natura selvaggia: un inno all’outdoor e all’animo di chi vuole sentirsi profondamente libero in ogni attimo della sua vita.

PERFORMING WELLBEING

TOLLEGNO TESSUTI

La Linea Tollegno, codificata dall’esclusiva etichetta 3DWOOL, reinterpreta l’abbigliamento maschile, attualizzando i classici tessuti per pantalone, giacca e abito a livello di stile, disegnature e colori, per rispondere alle esigenze dell’uomo contemporaneo.

BUFFALO CHECK HIGH QUALITY

GIAMPAOLO

Questo marchio made in Italy, riconosciuto nel mondo grazie alla camiceria di alta qualità, da un paio di stagioni presenta un total look uomo dallo stile tipicamente italiano: camicie, giacche, pantaloni, maglieria e capispalla. Materie prime pregiate raccontano le eccellenze territoriali, come i filati biellesi, il cashmere e le lane 180S. 100

BERWICH

Il brand di pantaloni super luxury reinterpreta il disegno Buffalo Check, che erroneamente viene considerato americano. In realtà si tratta di una fantasia plurisecolare scozzese, originariamente chiamata Rob Roy MacGregor Tartan. Il motivo è stato esportato in Nord America grazie a Big Jock MacCluskey, montanaro scozzese che scambiava coperte in tartan con pelli di bufalo nel Dakota.

MOUNTAIN HERITAGE

ZERMATT

Stile, manifattura e qualità italiani sono gli elementi alla base del successo di questa azienda, che da oltre 60 anni produce scarpe da montagna secondo antiche tecniche artigianali. Ora si è aperto un nuovo corso, ma sempre con la massima attenzione all’impegno preso nel passato con i clienti.



Checking sustainability since 2012. Neonyt approved collections: fashion meeting highest sustainability standards. Neonyt in Frankfurt is the internationally most relevant platform for fashion, sustainability and innovation. The icon Neonyt approved signifies that all presented collections have undergone a successful sustainability check – making it visible at first glance that all exhibitors meet the event’s strict sustainability requirements.

Sustainable collections through and through: becoming Neonyt approved in seven steps. 1

The labels provide for their collections certifications such as Bluesign, GOTS, Fairtrade or Made in Green

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The labels engage in relevant multi-stakeholderprogrammes such as Fair Wear Foundation

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The labels provide full transparency on the collection‘s carbon footprint

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The labels provide full transparency on the collection‘s water footprint

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The labels provide full transparency on the collection‘s supply and value chains.

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The collection is resource-efficient

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The collection’s production is based on innovative production cycles Only collections that meet at least 70% of the requirements may be exhibited – guaranteeing visitors to find only authentic and sustainable fashion collections at Neonyt.


DIOR

CONFIDENCE AND REFINEMENT

Cappotti e maglioni riscaldano ancora una volta la moda di stagione. Chesterfield, peacoat e, tra i materiali, lane e cachemire sono in cima alla wish list delle preferenze invernali. Intanto l’imbottito gioca il proprio successo sul ritorno di capi costituiti a più strati, utilizzando forme classiche e abbinandole a materie prime tecnologiche e sperimentali. DI ALBERTO CORRADO

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Fine wiring La stagione pone i riflettori su maglioni, cardigan e berretti realizzati in pregiate fibre naturali come lana merinos, cachemire e alpaca, che rappresentano una scelta sostenibile perché rinnovabili, riciclabili, riutilizzabili e biodegradabili.

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1 IMPULSO 2 ALPHA STUDIO 3 LORENZONI 4 PAL ZILERI 5 JAIL JAM 6 MONTECHIARO 7 ALTEA 4

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Dynamic dwellers Capi pensati per i viaggiatori del mondo e i cittadini dei grandi centri urbani, costantemente in movimento e privi di confini demografici, geografici e culturali. Dai parka ai bomber, il know-tecnologico assicura la massima protezione dagli agenti atmosferici, assicurando un'ottimale tenuta termica.

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1 PARAJUMPERS 6

2 TEN C_PARKA 3 PEOPLE OF SHIBUYA 4 FILSON 5 FREEDOMDAY 6 BLAUER 7 POLLINI

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Modenatie Torna alla ribalta una voglia di ricerca che ricorda Modenatie, ambizioso progetto cresciuto ad Anversa come epicentro della moda belga più all'avanguardia. Si fa strada, di conseguenza, una moda "neutrale", sulla quale chiunque può sovrapporre la propria personalità.

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1 HYDROGEN 2 XACUS 3 MOACONCEPT 4 BIKKEMBERGS 5

5 BIAGINI 6 TOMBOLINI 7 PT TORINO

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Double ply Uno degli elementi indispensabili del guardaroba maschile, quando le temperature si abbassano, è il cappotto. Ne esistono molte varianti: dai modelli ritenuti più versatili, come nel caso del monopetto Chesterfiled e del doppiopetto Ulster, per arrivare a quelli ibridati con lo sportswear, in primis peacoat e montgomery.

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1 VITALE BARBERIS CANONICO 2 HEVO 3 TAGLIATORE 4 DIOR MEN 5 BALMAIN

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6 LUIGI BIANCHI SARTORIA 7 GABRIELE PASINI

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ONE TOUCH OF NATURE MAKES THE WHOLE WORLD KIN WILLIAM SHAKESPEARE

CARIAGGI

ENVIRONMENTAL SUSTAINABILITY


ELEGANZA IN MOVIMENTO Le collezioni Pre-fall 2022 uomo e donna trasmettono un messaggio molto semplice, ma che costituisce la base stessa del senso della moda e del suo riuscire a imporsi al di là del contesto storico: basta incarnare l’intramontabile concetto di bellezza, utilizzando tecniche sartoriali antiche che sono la misura di un heritage ammirato in tutto il mondo DI ALBERTO CORRADO

MISSONI Per la stagione Pre-Fall 2022 Missoni e il suo direttore creativo, Alberto Caliri, raccontano una femminilità concreta, che trascende il concetto di età e abbraccia quello di stile. Ne risulta un guardaroba fatto di pezzi che dialogano tra loro: caldi cappotti e avvolgenti modelli in maglia double trovano posto accanto a piccoli bomber, pantaloni asciutti a sigaretta e proposte di ispirazione cargo. Il denim laminato è arricchito da inserti in raschel, mentre la pelle risplende di sfumature glossy. Due mondi che incontrano e si fondono, in un gioco di contaminazioni.

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MAX MARA «Classico non è sinonimo di conservatore». Un concetto molto caro all’estetica Max Mara, ben rappresentato da tre icone di stile. La prima è Frances Ann Leibowitz, scrittrice spiritosa e irriverente, la seconda è la cantautrice Patti Smith e l’ultima Kaia Gerber, modella, musa e attrice. Da qui nasce un guardaroba ispirato dove il blu scuro e i gessati funzionano perfettamente con il denim stone washed dal taglio maschile. Stampe cravatteria patchwork strizzano l’occhio a una palette colori dominata da tocchi di rosa e blu ghiaccio.

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CHANEL Una collezione composta da 59 uscite, dove i materiali e i decori sono in evidenza per comunicare quanto la moda può essere eccellenza, applicando un gioco interessante di sovrapposizioni di pesi e volumi. Forti i richiami agli anni Ottanta e Novanta, rivisitati in base alla sensibilità contemporanea.

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ROBERTO CAVALLI Un guardaroba urbano, venato dall’eccentricità tipica di Cavalli, ma filtrata dalla lente internazionale di Fausto Puglisi. Elementi immancabili della maison, come le stampe e i motivi jacquard ispirati ai felini, si mescolano con un mondo di ispirazione British e Scottish, dando vita a look cool e metropolitani. Uno spirito che troviamo sia nella collezione donna che in quella uomo, dove i blazer sartoriali e la maglieria patchwork, che armonizza pattern diversi, diventano indispensabili passepartout del quotidiano ma anche pezzi speciali, da esibire al calare della sera.

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Starter’s kit

Affrontare l’arrivo di un bébé è tutta questione di organizzazione. E di idee: ecco le più originali. DI ALBERTO CORRADO

MINIBANDA Un brand che veste da sempre i più piccoli, da 0 a 24 mesi, e si distingue per la qualità, la ricercatezza e il comfort. Oltre alla linea di abbigliamento, nella collezione sono presenti accessori e articoliper il corredino.

TATANATURA La nuova collezione di coperte by Tatanatura Mikro, realizzate con materiali bio e con certificazione Gots,è un inno al colore, alla delicatezza e ovviamente alla natura, come è nella filosofia dell'azienda

PEHR Un marchio diventato simbolo di lifestyle a livello internazionale, grazie alla passione delle due amiche Jen Kelly e Rebecca Perren. Tutti i loro prodotti sono creati artigianalmente in India, con criteri responsabili ed etici, a partire dall’impegno a tutelare le donne sul posto di lavoro.

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A LITTLE LOVE COMPANY Dalla passione di Judith de Ruijter e Nikki Hateley, mamme di sette bambini in totale, nasce nel 2014 una linea dedicata a home e décor. La loro idea viene dalla voglia di trasformare alcuni oggetti normali in qualcosa di personale e unico: dalle luci ai giochi da bagno, passando per i porta-pranzo.

KARINÙ Un’ampia collezione per i più piccoli da 0 a 2 anni, contraddistinta da uno stile confortevole e senza tempo, fatto di colori vivaci e con una grande attenzione ai tessuti, come il cotone Pima 100% e la lana Baby Alpaca.

ZOMBIE DASH Questo marchio, creato e prodotto in Polonia, è dedicato a bambini superenergici, che amano giocare e divertirsi. Tra i modelli, soprattutto pantaloni e felpe, spicca l'inconico Hungry One, caratterizzato per intenderci da una stampa che riproduce i 32 denti.


Sweet and sour

Pensando a una primavera che sembra lontana, si può cercare di anticiparla scegliendo un guardaroba colorato e floreale. PESERICO Una collezione che si struttura in tre macro temi - libertà, gentilezza e determinazione - declinati in una palette colori che va dai beige naturali a sfumature acquatiche, per una donna proiettata verso il futuro.

ESHVIKIDS Una collezione eco-compatibile, basata su quattro elementi: tessuti naturali, design creativo, impostazione unisex e linee semplici. Ogni capo di abbigliamento è cucito come se fosse unico, in nome di una piccola couture per bambini.

MC2 SAINT BARTH Due giovani imprenditori, entrambi con un dna nel tessile, hanno lanciato il marchio nel Duemila, ispirandosi allo stile coloniale dei Caraibi.

SHIRTAPORTER KIDS La collezione ha come focus lo stile Brith. Dal tartan alle piccole giacche sartoriali, è tutto un susseguirsi di pezzi iconici e modelli ispirati alla collezione donna, con fantasie animalier alternate a stampe tappezzeria.

MONNALISA Un colore sontuoso, regale ed energetico come l’arancione, è protagonista della pre-collezione Monnalisa. Il k-pop e le tendenze iconiche delle band coreane sono reinterpretate con il knitwear multirighe, mentre la felpa è protagonista nei completi comfy chic, con fiori impunturati o bande a contrasto.

SIENA HAIR ACCESSORIES Tutti abbiamo bisogno di un accessorio che enfatizzi la nostra mise, a partire dai capelli: anche un semplice cerchietto può trasformare un outfit in qualcosa di speciale.

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We are chilling

Il guardaroba per il tempo libero firmato dai grandi marchi propone tanti must-have, reinterpretati in chiave comfort.

ELEVENTY La tradizione sartoriale si coniuga con l’innovazione attraverso un mix di materie, stili e cromie. I cappotti diventano avvolgenti, le giacche e gli abiti interpretano un nuovo concetto di formale mentre giacche, blouson e giubbini uniscono comfort e ricercatezza.

WHATEVS Una collezione che promuove uno stile di vita autentico e semplice, ma soprattutto rispettoso dell’ambiente: un principio assoluto per il marchio, fondato da due genitori, Bea e Marco. BIANCA&NOE La collezione è dedicata all’architetto e designer tedesco Mies Van Der Rohe, pioniere dell’architettura d’avanguardia e maestro del Movimento Moderno. Un guardaroba che comprende pezzi dal taglio comfy e, come sempre, un po’ oversize per coprire due o più anni della crescita del bambino e consentire una maggiore durata dei capi.

PERRY ELLIS AMERICA Uno dei brand storici degli anni ’90, che si presenta al Pitti con proposte di abbigliamento dedicate ai più piccoli, puntando sempre all’equilibrio tra abbigliamento casual e sportivo, con il comfort come filo conduttore.

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ATLANTA MOCASSIN Un marchio fondato nel 1987 da imprenditori portoghesi appassionati del mare. Le loro collezioni, due l'anno, sono basate su un'accurata selezione di colori e materiali biologici e riciclati, mentre i prodotti sono realizzati su ordinazione, in modo da evitare sprechi.

RAIZZED Un brand inclusivo, che fin dalla sua nascita ha ribadito l’appartenenza alle radici e alla cultura urban. Arte, fotografia e moda si mescolano, dando vita a un guardaroba per piccoli skater ma non solo.



INTERVISTA Antonio Tarantini Fashion designer ATXV

ha cresciuto e che ho quasi perso durante la pandemia. Il numero romano XV sintetizza la mia e la sua data di nascita. È un modo per portarla sempre con me.

«Non mi piacciono barriere ed etichette: la mia è una moda libera» Nato a Milano, dopo esperienze top da Dolce&Gabbana, Dior, Versace e Pucci, Antonio Tarantini ha fatto il grande passo e nel 2020 ha lanciato il proprio brand. Bucando subito lo schermo, grazie a una moda genderless e antispreco DI ANGELA TOVAZZI

Ha sempre pensato di diventare uno stilista? Ho iniziato a disegnare vestiti a cinque-sei anni e la moda è sempre stata la mia valvola di sfogo. Ma a 13, quando dovetti scegliere il mio nuovo percorso scolastico, mi iscrissi al liceo artistico, lasciando da parte la passione per la moda. Che però tornò prepotentemente allo scoperto a 19 anni. Ero ancora uno studente dell’Istituto Marangoni quando Dolce&Gabbana mi chiamò per un colloquio. Che andò bene… A 20 anni ho avuto la possibilità di imparare il mestiere alla “scuola” di Dolce&Gabbana, dove ho disegnato di tutto, dai reggiseni agli abiti con gli Swarovski. E subito dopo ho avuto la fortuna di poter esaudire altri due sogni: lavorare per Dior e Versace. A Parigi

DIRETTORE RESPONSABILE E A.D. Marc Sondermann (m.sondermann@fashionmagazine.it) CAPOSERVIZIO Alessandra Bigotta (a.bigotta@fashionmagazine.it) REDAZIONE Andrea Bigozzi (a.bigozzi@fashionmagazine.it) Elisabetta Fabbri (e.fabbri@fashionmagazine.it) Carla Mercurio (c.mercurio@fashionmagazine.it) Angela Tovazzi (a.tovazzi@fashionmagazine.it) REALIZZAZIONE GRAFICA Nadia Blasevich (n.blasevich@fashionmagazine.it) Carlo Maraschi (c.maraschi@fashionmagazine.it) FASHION EDITOR Alberto Corrado (a.corrado@fashionmagazine.it) COLLABORATORI Mariella Barnaba, Annalisa Betti, Cristiana Bonzi PUBBLICITÀ E PROMOZIONE Barbara Sertorini (b.sertorini@fashionmagazine.it) Laura Pianazza (l.pianazza@fashionmagazine.it) SENIOR DIGITAL ADVISOR Stefania Navaretti (s.navaretti@fashionmagazine.it)

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La sua moda parla un linguaggio genderless: perché questa scelta? È stata una scelta naturale. Volevo essere libero da etichette. Non mi piacciono le strade già tracciate, le barriere, le regole che imprigionano. Credo questa sarà una caratteristica che farà sempre parte del dna del brand, come la sostenibilità.

sono arrivato senza sapere una parola di inglese e di francese, ma all’ufficio stile ho trovato una “famiglia” e un ambiente che mi ha insegnato che tutto è possibile. Da Versace è stata l’esperienza più importante, come head designer per il rtw donna e Atelier: mi sono messo in gioco in prima persona e Donatella Versace mi ha dato piena fiducia. L’idea di lanciare un suo brand è arrivato in piena pandemia, mentre era da Pucci. Com'è scattata la molla? Quel periodo difficile mi ha portato a guardarmi allo specchio e a chiedermi se stavo facendo quello che veramente volevo. Desideravo realizzare qualcosa di mio, ma di indole sono pigro e tutte le volte che lavoro in un’azienda tendo a radicarmi, solidarizzando con le persone. Però, sotto la spinta e la paura del Covid, mi sono detto: o adesso o mai più. Ho lasciato Pucci e mi sono concentrato su me stesso. Il nome di ATXV da dove viene? Mi piaceva l’idea di un nome strano, che parlasse di futuro. La “A” è la mia iniziale e “T” quella di mia nonna Teresa, 96 anni, che mi SPECIAL PROJECTS Matteo Ferrante Veneziani (m.veneziani@fashionmagazine.it) ASSISTENTE DI DIREZIONE / UFFICIO TRAFFICO Valentina Capra (v.capra@fashionmagazine.it) AMMINISTRAZIONE Cristina Damiano (c.damiano@fashionmagazine.it)

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Per un piccolo brand non è facile essere sostenibile… Esserlo al 100% è difficilissimo, oltre che costoso. Io cerco di esserlo il più possibile: recupero le rimanenze di magazzino ed evito gli sprechi. Anche nel momento della progettazione. Prima ero abituato a disegnare e su 100 prototipi 99 venivano buttati. Ora faccio tutto su manichino e procedo per via empirica: visualizzo la forma, la trasformo, la adatto. E il bozzetto lo faccio solo alla fine. Che obiettivi ha per la sua linea? Ho avuto la fortuna di iniziare il mio percorso commerciale nei multimarca con la showroom di Riccardo Grassi, raccogliendo buoni feedback all’estero. Non nascondo che con la seconda collezione, alla quale sto lavorando, mi piacerebbe approdare in qualche negozio italiano… Oltre ad ATXV c’è un altro sogno nel cassetto di Antonio Tarantini? Sono scaramantico e preferisco non dirlo. Però un altro sogno c’è. Anzi, è davvero grande e occupa il 90% dei miei pensieri. Sembrerebbe qualcosa di personale… È così. Il lavoro è la mia vita. Ma sono gli affetti la cosa più importante. ■ EDIZIONI ECOMARKET SPA Redazione, Amministrazione, Pubblicità Piazzale Cadorna 15 20123 Milano telefono 02 80620-1 FASHION - IL MAGAZINE DI STRATEGIA, INNOVAZIONE E MERCATI Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 389 del 6-11-1970 Iscrizione n. 1418 al ROC Registro Operatori della Comunicazione Stampa: Aziende Grafiche Printing Srl - Via Milano 5 20068 Peschiera Borromeo (Mi) MDM Milano Distribuzione Media Srl È vietata la riproduzione anche parziale Articoli, disegni e fotografie, anche se non pubblicati, non verranno restituiti © FASHION 2022 Edizioni Ecomarket - Milano



PEOPLE Patricia Urquiola Architetto e designer

Nel carnet di progetti retail realizzati per il mondo della moda, la nota architetta e designer ha all’attivo anche alcune esperienze come creativa. Emblematica la capsule di borse nata in tandem con lo stilista statunitense, scomparso di recente: «Una figura fondamentale per la moda e non solo. Sono orgogliosa di averlo conosciuto», racconta DI CARLA MERCURIO

Nella foto, Patricia Urquiola con Giampiero e Andrea Molteni in occasione dell'inaugurazione dello store Tessabit a Bellagio. In alto, l'architetto e designer nella showroom di Cassina con la poltroncina Dudet e il tavolo Sengu, da lei firmati

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© Valentina Sommariva per Cassina

«Fra retail e colab, per la moda mi reinvento anche stilista. Come è stato con Virgil Abloh»

privata e lavoro, da quando possiamo tornare a frequentare gli ambienti pubblici cerchiamo qualcosa in più in un negozio. Il design delle boutique Tessabit a Bellagio e Menaggio che ho progettato, per esempio, nasce da questa riflessione. I visitatori ritrovano salottini pensati per trascorrere del tempo ‘dilatato’ e rilassante, sempre a stretto contatto con il lago, che filtra nello spazio di vendita.

Ha all’attivo collaborazioni con il mondo della moda, a volte anche nei panni di stilista. Come vive questo settore? Negli anni ho lavorato con tanti marchi del fashion, con cui sono nate principalmente liaison in ambito retail. Realtà come Missoni, Gianvito Rossi, Santoni. Ci sono state altre collaborazioni, come quella con il Pitti. Con Valextra, invece, mi sono divertita a reinterpretare la borsa iconica Iside, per cui ho progettato nuovi manici e chiusure in marmo con l’aiuto di Budri. Cerco di avere sempre un forte approccio progettuale, capace di adattarsi alle diverse anime delle aziende. Tra le esperienze fashion c’è la recente capsule di borse Off-White™ c/o Patricia Urquiola, destinata in esclusiva alle boutique Tessabit. Come è nata? Da tempo io e Abloh volevamo lavorare a una collaborazione e Tessabit si è rivelato l’occasione e il partner ideale. Virgil è stato una figura fondamentale per la moda e non solo. Ha creato ponti, ha aperto la prospettiva della creatività tutta, dando avvio a tantissime contaminazioni positive. Sono orgogliosa di averlo conosciuto e di aver potuto lavorare a questo progetto con lui. Ha in cantiere nuovi progetti moda? Mi piace quando si creano dei percorsi con le aziende, quelli che chiamo ‘viaggi empatici’. Come nel caso del nuovo store di Santoni a Milano, in Galleria Vittorio Emanuele, proseguimento del racconto progettuale dello spazio di Montenapoleone. E ci saranno presto nuove iniziative, che al momento non posso svelare. Come sono cambiati i negozi fashion dopo la pandemia? Gli ambienti in cui viviamo sono diventati più fluidi. Dopo avere condiviso gli spazi fra vita

I suoi prodotti sono nei musei più importanti: a quale è più affezionata? Difficile rispondere. Ogni progetto è un viaggio con il cliente e il mio studio, fatto di scoperte, errori, ripartenze e condivisione. Spazio dal design industriale all’architettura, ma dialogo anche con l’artigianato: si veda la collezione di pezzi unici Hybrida, in collaborazione con i maestri e gli studenti dell’Istituto Caselli-Real Fabbrica di Capodimonte. In architettura siamo focalizzati su iniziative di hospitality, retail e residenziali, anche con un grande progetto di interior per il palazzo della Famiglia Borghese a Roma. E siamo al lavoro con i nostri clienti per le novità al prossimo Salone. Quali le opportunità che l’universo virtuale apre al mondo dell’architettura e del design? È un ambito che emerge già nel mio lavoro e nelle continue conversazioni con i clienti e i ragazzi dello studio. Il gaming e gli Nft hanno già creato connessioni molto stimolanti nella moda e offrono applicazioni interessanti anche in ambito design. Identità di genere, pari opportunità, uguaglianza razziale: quanto impattano questi concetti sul design e l'architettura? Dobbiamo garantire a tutti le stesse condizioni di partenza. Per questo sono importanti le borse di studio, le residenze artistiche, i progetti di scambio universitario. Parlando di donne, nel mondo dell’architettura occupano posizioni manageriali in misura molto minore rispetto agli uomini, anche se le laureate sono più degli uomini. Personalmente, all’inizio della carriera mi sono ritrovata donna e straniera in un ambito molto maschile. Ma avere una ‘doppia minoranza’ mi ha aiutato a trovare il mio ritmo nel lavoro. Il nuovo concept dell’hotel Four Seasons di Milano: come è cambiato il format? Il Four Seasons a Milano è un luogo-statement, per il quale i clienti provano grande affetto. Abbiamo reinterpretato gli spazi tenendo conto di ciò e con grande rispetto verso la storia dell’immobile. Abbiamo anche voluto creare degli spazi aperti verso la città che potessero essere sempre vivi, come il ristorante e il bar nel giardino. ■


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