Fashion 16 2015

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Anno 46 | N°16 del 16.11.2015 | quindicinale | € 5,50 | www.fashionmagazine.it

E H I S SI D GL IN EN ION RS VE

Il magazine di news, business e trend

Ceo Roundtable on Digital Fashion

E-commerce e made in Italy alla prova della sinergia

Giuseppe Zanotti Design «Per me ogni donna

è una star»

Retail Real Estate Anche al Mapic 2015 va in scena il click and mortar

Betting on the

Future Come gli imprenditori della moda italiana si agganciano al treno in corsa del digitale

Nella foto: Dolce&Gabbana

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sommario

n°16

16 novembre 2015 www.fashionmagazine.it

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L’Editoriale

protagonisti

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Giuseppe Zanotti «Per me ogni donna è una star»

news

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10 In primo piano Osservatorio Altagamma

BUSINESS

12 Digital marketing La moda all’assalto dei Big Data 17 Vendere sui marketplace Quando la moda made in Italy va in Rete

In copertina

Dolce&Gabbana primavera-estate 2016 (photo courtesy of Dolce&Gabbana)

20 Focus Stati Uniti Lezioni americane dai big alle startup 22 Focus Cina I giganti devono crescere all’estero 25 Piattaforme per l’e-commerce Magento, Demandware e Kooomo Tre player a confronto

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sommario

n°16

16 novembre 2015 www.fashionmagazine.it

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CEO ROUNDTABLE 28 Macrotrend

Moda e web, un binomio in crescita

30 Luxury e digital Due mondi a confronto 34 Ecommerce e moda Puntare in alto si può 38 People watching I protagonisti della giornata

40 Strategie Ipo, M&A, cessioni: la partita sul web si fa più accesa 41 Digital news 45 Tecnologia in negozio Oltre agli effetti speciali c’è molto di più 48 Centri commerciali L’Italia val bene altri 500mila metri quadri

60 Persone e poltrone 62 Q&A Susana Traça: «Scarpe: la mia vita, la mia passione»

pEOPLE 65 Spotlight 66 Red carpet

50 Retail news Primadonna Collection: «Il palcoscenico giusto per scarpe belle e possibili»

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52 Shop opening

54 Digital fashion Cloud commerce: la parola alle aziende 58 Ritratti Roberta Benaglia: la signora del private equity colpisce ancora con Style

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L’EDITORIALE

Marc Sondermann

Direttore/Editor-in-Chief

Parte la rincorsa Italian fashion companies are coming up to speed with regards to their ecommerce operations. Thanks to digital professionals stemming from the hotbeds of innovation, an increased ability to solve the complex business challenges of Italian exporters and a much more favourable investment climate, in the Belpaese the digital revolution is about to take off for good.

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on è un segreto che in campo digitale il nostro fashion system abbia ancora tanto terreno da recuperare. Ci sono, però, ottimi motivi per ritenere che la rincorsa sia ormai iniziata. Basti pensare che i motivi principali per il ritardo accumulato erano tre: di ordine tecnologico, strutturale e finanziario. Tutti e tre gli ostacoli sono ormai in procinto di essere superati. Dal punto di vista tecnologico, tanta incertezza derivava dal fatto di avere, sul mercato italiano, pochi professionisti di lungo corso, in grado di effettuare una vera selezione di ciò che serve. Questo quadro sta ormai cambiando. Le voci di nostri talenti in rientro da hotspot dell’innovazione digitale quali la Silicon Valley, Londra o Berlino si susseguono quotidianamente. Dal punto di vista strutturale, invece, bisogna sottolineare che i modelli di business delle nostre aziende sono ben più complessi di quelli delle

loro controparti del mondo anglosassone o nordeuropeo. Il grado di internazionalizzazione e la relativa importanza del canale wholesale delle nostre imprese comportano una serie di sfide che un retailer inglese o statunitense non deve affrontare fin dall’inizio della sua avventura sul web. Per i nostri player si tratta, al contrario, di aspetti decisivi. Dal punto di vista finanziario, infine, abbiamo vissuto negli ultimi anni in un regime assolutamente anomalo, se paragonato a quello di gran parte del mondo occidentale. In tempi di tassi alti e di credit crunch non c’è da meravigliarsi se le nostre aziende hanno avuto altre gatte da pelare. Assicurarsi le risorse per crescere era tutt’altro che scontato, tranne che in pochissimi casi di assoluta eccellenza. Questo quadro è ormai profondamente mutato. Il mercato dei capitali ha riscoperto l’Italia come meta di investimenti. E con essa il potenziale digitale inespresso delle sue aziende del lusso e della moda.

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protagonisti

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giuseppe zanotti design

«Per me ogni donna è una star»

La sua azienda è stata inserita fra le 50 realtà “eccellenti” di Fashion, Food e Furniture da ICM Research. Le sue scarpe sono adorate dalle celebrity. Il fatturato è in crescita, a 157 milioni di euro. Giuseppe Zanotti si racconta di/by Alessandra Bigotta

Artisan, designer, entrepreneur, loved by international celebrities: an interview with Giuseppe Zanotti, who started his activity working at home and now heads a business with revenues around 157 million euro.

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a San Mauro Pascoli alle star americane: come ha trasformato una piccola realtà quale era inizialmente la Vicini in un’azienda che produce oltre 400mila paia di scarpe luxury l’anno, con il marchio Giuseppe Zanotti Design? Mi sono avvicinato a questo mondo da giovane, quando nel mio paese, di grande tradizione calzaturiera, questo settore rappresentava l’ambito professionale naturale. Allora la figura dello stilista ancora non esisteva, c’erano i tecnici modellisti. Lo stile e la ricerca hanno cominciato a imporsi in seguito, ma io mi trovavo già su quella rotta. Nel 1981 ho iniziato la mia esperienza come designer free-lance e consulente per diverse maison di moda. La svolta è arrivata nel 1994, quando ho rilevato a San

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Mauro Pascoli un piccolo calzaturificio con pochi operai, per produrre in autonomia il mio marchio. Non avevo un business plan programmato: volevo dare alle donne il prodotto che credevo fosse giusto per le loro esigenze. L’idea di diventare imprenditore è maturata solo in seguito ed è stata figlia dell’evoluzione che ha avuto il lavoro. Il mio team è solito dire che ho una dote soprannaturale, la capacità di prevedere il futuro. Probabilmente ho ottime intuizioni ma anche una volontà ferrea, capace di determinare l’accadimento degli eventi. Cosa ricorda degli inizi? Ho cominciato creando scarpe in casa, lavorando alla mia scrivania, con una procedura particolare. Siccome non ero

molto abile a immaginare la realizzazione finale del bozzetto, realizzavo veri prototipi in pelle, carta, tessuto e plastilina, per modellare i tacchi. Cos’è per lei l’eccellenza? La parola chiave è lusso, un concetto fortemente radicato nell’identità del made in Italy. È profondamente connesso all’eredità dell’inimitabile manifattura italiana, che si compone del know-how di artigiani esperti, dei tessuti più pregiati, dei pellami più morbidi e, infine, della perfezione delle finiture. In altri termini, il lusso, e quindi l’eccellenza, è la perfetta sinergia tra il design contemporaneo e innovativo e la tradizione sapiente del made in Italy.


1. Giuseppe Zanotti 2. Il nuovo store Giuseppe Zanotti Design di Houston 3. Il cantante sudcoreano G-Dragon con le nuove calzature Giuseppe for G-Dragon, dallo stile in bilico tra punk, rock’n.roll e hip hop 4. 5. Modelli Giuseppe Zanotti Design per l’estate 2016 6. Lo stabilimento Vicini: l’azienda è partecipata al 30% da L Capital 7. Dwayne Wade indossa Giuseppe Zanotti Design 8. Miranda Kerr con un paio di sandali del brand

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d’impresa. Siamo rimasti in pochi. La magA proposito di made in Italy, che valenze gior parte dei produttori delocalizza e diverha oggi questa espressione, soprattutto sifica il prodotto in diverse aziende, facendo nell’ambito in cui lei lavora? sì che si perda un po’ l’anima, l’identità che Già dal qualche anno la nostra non è più un creativo vorrebbe sempre mantenere. una nazione di produzioni calzaturiere. Il consumo si è rarefatto e l’orientamento ha Come vive le nuove sfide dell’era 3.0? Per virato su produzioni industriali, di proveesempio i social: o si amano o si odiano. nienza asiatica o sudamericana, per via dei Lei da che parte sta? prezzi più competitivi. L’Italia rappresenta ormai una nicchia circoscritta di produttori, Inutile negarlo, i social sono le nuove piatmolti dei quali sono fashionisti che lavorataforme di informazione e comunicazione no per i grandi brand della moda e altri che globale, che ci permettono di raggiungere producono per se stessi, come nel nostro più facilmente e più velocemente il nostro caso. Sono rare le aziende che progettano pubblico, i clienti e i follower, in qualsiasi collezioni e hanno una manifattura creatiparte del mondo. Lo definirei un universo va che permetta loro di spainterattivo, contemporaneo e ziare in modo flessibile tra attraente, dove arte, musica e Vicini SpA diverse tipologie di prodotto. moda si mixano e interagiscofacts & figures 2014 Maison-laboratorio, più che no. Diventando per me imaziende, dove stile e mani157 milioni di euro portanti fonti di ispirazione. fattura possano convivere e di fatturato dove tutti parlino la stessa Tutti parlano di omnicana(115 nel 2013) lingua, dallo stilista all’olità. Lei come la affronta? peratore. Realtà strutturate Io e il mio team siamo conExport 95% sulla base di uffici stile che sapevoli del fatto che il bu(89% nel 2013) inventano, distributori che siness delle vendite online è distribuiscono, venditori che in grande crescita, ma anche vendono il prodotto. Noi facciamo parte di che di frequente emergono nuovi progetquesta nicchia: contiamo circa 100 negozi e ti e idee di e-commerce e/o shopping via una decina di uffici stampa worldwide, olweb, che vorrebbero “tagliare le gambe” tre a diverse piattaforme online. Abbiamo ai tradizionali canali di vendita. Ma siamo una nostra direzione artistica, una nostra altrettanto convinti che, garantendo una manifattura, cerchiamo in modo verticale forte attenzione al cliente, un servizio di di controllare e crescere in questa missione vendita e una customer care personalizzati,

lo store tradizionale resisterà a lungo. Coltiviamo i canali sia virtuali, sia tradizionali, cercando di cogliere e soddisfare le richieste dei clienti e di cavalcare le sfide che arrivano dalle nuove generazioni. Cosa significa per lei la parola e-commerce? So che avete investito circa 1 milione di euro per lo sviluppo dell’online e che ormai il 15% del fatturato retail viene da questo canale... Lo stiamo affrontando da oltre cinque anni. In partnership con Yoox, abbiamo lanciato la boutique online a livello globale, offrendo un servizio di vendita e customer care in tutti i Paesi. Per questioni strategiche, abbiamo poi deciso di internalizzare la funzione, così da poter avere totale autonomia. L’e-commerce è un validissimo e veloce strumento, che dà la possibilità sia di avere un’overview completa sulle tendenze sia, a chi vive lontano dalle città, di poter acquistare. Attori, attrici, popstar e altri personaggi famosi amano lo stile Giuseppe Zanotti Design. Ce n’è uno che le “manca”? Non saprei...Quando ricevo la richiesta da una di queste celebrity mi sento gratificato, stimolato a collaborare a un progetto specifico. Non ho preferenze tra loro, ne amo tante. Ma per me ogni donna è una star. E sarebbe appagante se ognuna avesse una mia scarpa nel proprio guardaroba! ● 16_11_2015

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NEWS IN PRIMO PIANO a cura di Elisabetta Campana

Il trend del mercato dei beni di lusso per la persona (2006-2015*- mld di euro)

Accordo Unicredit e Smi: 2 miliardi di euro in tre anni per la filiera tessile Italy’s Unicredit bank has signed agreements with Sistema Moda Italia aimed at supporting the made in Italy textile chain.

Fonte: Bain & Company (*stime)  % a cambi correnti,  % a cambi costanti

OSSERVATORIO ALTAGAMMA

LVMH E KERING GROUP

The personal luxury goods market reached 253 billion in 2015. This represents 13% growth at current exchange rates, while real growth is significantly slowing to+1-2%.

Focus on environmental protection: Lvmh launches a 5 million euros carbon fund and Kering is sponsoring an award and a research.

Il mercato totale dei beni di lusso supererà nel 2015 la soglia dei mille miliardi di euro, anche se per qualche tempo bisognerà scordarsi gli incrementi a doppia cifra. Secondo l’Osservatorio Altagamma, le vendite del personal luxury chiuderanno il 2015 a quota 253 miliardi di euro, in aumento del 1-2% in termini reali (13% a cambi correnti). «La performance di quest’anno è sostenuta dalle oscillazioni valutarie e dai consumatori sempre più globetrotter - commenta Claudia D’Arpizio di Bain&Company -. L’incremento è guidato principalmente dal canale online (7% del mercato globale) e dagli outlet». Sul fronte mercati, Europa e Giappone hanno beneficiato di valute deboli attraendo la maggior parte dei flussi turistici. «Gli Stati Uniti, all’opposto, soffrono per il dollaro forte, ma anche per l’andamento poco soddisfacente della Borsa - precisa D’Arpizio -. Ci aspettavamo una crescita che non c’è stata». L’Asia ha registrato la peggiore performance storica (a tassi di cambio costanti) a causa dell’andamento debole della Cina e della forte contrazione delle vendite a Hong Kong e Macao che hanno perso il 25%. Nel 2016 il lusso, a cambi costanti, aumenterà in media del 3%. L’Europa, con un +4%, andrà meglio del Nord America (+3%) e anche dell’Asia (+2%) a eccezione del Giappone, che dovrebbe registrare un +5%. A livello merceologico solo borse, calzature e accessori in pelle, oltre al beauty, progrediranno più della media, al 4%.

La salvaguardia dell’ambiente diventa sempre più una priorità per il mondo della moda e del lusso. Lvmh ha lanciato un carbon fund da 5 milioni di euro per finanziare progetti volti a ridurre il consumo di energia e per la produzione di rinnovabile a livello internazionale. Ogni casa di moda verserà un contributo di 15 euro a tonnellata per le proprie emissioni di gas serra e il dispendio energetico.«La performance ambientale è stata integrata nella strategia di crescita delle nostre aziende, al pari di qualità, innovazione e creatività dice Bernard Arnault, presidente e ceo di di Lvmh (in alto) -. Oggi la sostenibilità non è solo un imperativo, ma è anche una leva che spinge il progresso». Kering Group ha invece indetto un award “For Sustainable Fashion” in collaborazione con il London College of Fashion (Lcf), vinto da Ingrid Rautemberg (sopra a sinistra) e Neliana Fuenmayor (sopra a destra). Le due premiate - una per la presentazione di una bioplastica, ottenuta riciclando i rifiuti degli oceani, l’altra per un progetto di comunicazione - hanno ottenuto una borsa di studio di 10mila euro, oltre a uno stage rispettivamente da Alexander McQueen e Stella McCartney. Kering ha anche pubblicato un rapporto insieme a Bsr (Business for Social Responsibility) che esamina il tema dell’influenza dei cambiamenti climatici sull’industria del lusso.

Il lusso diventa “new normal”

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I diversi volti della sostenibilità

Due miliardi di euro in tre anni destinati alle imprese della filiera del tessile abbigliamento: li mette a disposizione Unicredit, grazie all’accordo sottoscritto con Sistema Moda Italia. «In un momento in cui la moda sta vivendo un periodo di rinnovato successo - dice il ceo Federico Ghizzoni - vogliamo aiutare le imprese a crescere. Unicredit vanta già impieghi per 2,3 miliardi di euro al settore, ma questo è il momento giusto per fare di più». Centrale per l’accesso al credito sarà l’utilizzo della piattaforma di reverse factoring messa a disposizione da Unicredit Factoring. «Quello che desideriamo - sottolinea il presidente di Smi Claudio Marenzi - è dare la possibilità ad aziende medio-grandi di essere capofila di aziende piccolissime per poter scaricare il rating della capofila sui piccoli fornitori. Alcuni grandi colossi come Gucci e Only the Brave lo fanno già. I piccolissimi non riescono». L’accordo prevede che l’azienda capo filiera offra ai fornitori lo smobilizzo per cessione del credito di fatture che vantano nei confronti dell’azienda stessa. «Sono certo - conclude Marenzi - che in questo modo smuoveremo grandi quantità di produzione, rilanciando un sistema che nel 2015 tornerà ai livelli pre-crisi con (an.bi.) un giro d’affari di 54 miliardi di euro».

Calenda vuole un super salone a Milano durante la fashion week

The fashion system plans “a big fair” to be held in September during Milan fashion week. Il sistema moda lavora a un grande salone che, a partire dal 2016, coinvolga tutta la filiera. L’appuntamento dovrebbe svolgersi alla fiera di Rho due volte all’anno (febbraio e settembre), in concomitanza con le sfilate milanesi. Il progetto è ambizioso e rivoluzionario e ci sta lavorando il vice ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. «Stiamo discutendo da tempo di questa ipotesi con tutte le associazioni coinvolte. A nostro avviso, è importante avere intorno al momento delle sfilate un’unica piattaforma fieristica che unisca tutte le aziende del settore, dal tessile all’accessorio fino all’abbigliamento», ha dichiarato l’esponente del governo che, con il suo ministero, ha già investito quasi 40 milioni di euro per il sistema fiere del tessile moda. Stretti i tempi, almeno secondo Calenda, presente alla firma dell’accordo tra la Federazione Tessile Moda - Sistema Moda Italia e Unicredit: «Ci piacerebbe presentare l’iniziativa durante la settimana della moda di febbraio 2016 e di vederla concretizzata già a partire dal settembre successivo». (an.bi.)

Un look Alex McQueen per l’estate 2016

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Analysis

new Technology Case history grow predict

La moda all’assalto dei Big Data Leggere, decifrare, utilizzare i Big Data per elaborare strategie vincenti è l’ultima frontiera del marketing 3.0. Che ha capito una regola fondamentale: per conquistare il consumatore bisogna conoscerlo, toccare le sue corde, instaurare un rapporto one to one con comunicazioni mirate. Facendo appello alle nuove tecnologie. di Angela Tovazzi

Using big data analytics as a tool to improve your business is the last frontier of marketing 3.0 to conquer the consumer. You must know him and establish a one to one relationship through targeted communications, fuelled by customer insight. Staying abreast of newest technologies is fundamental. 12

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«S

iamo entrati ufficialmente nell’era dei Big Data», titolava un articolo apparso tre anni fa sul New York Times. Un’era contrassegnata da un’enorme mole di informazioni relative agli utenti del web, che possono essere raccolte e immagazzinate, e che grazie all’Internet of Things (l’impiego di oggetti di uso quotidiano connessi costantemente alla Rete) e all’avvento dei social network stanno cambiando in maniera epocale, oltre che la società, il modus operandi delle aziende. Come si generano? «In tantissimi modi - spiega Roberto Lei, vp sales Italy di Thron, piattaforma cloud-based che gestisce, distribuisce e analizza contenuti digitali-. Per esempio, quando si fa un ordine o la spedizione di un prodotto, quando si acquista online, quando si pubblica un contenuto sul web o sui social media, quando si usa il gps dello smartphone. Tanto per avere un’idea: ogni giorno nel mondo vengono prodotti un quintilione di byte. Una cifra con un 1 davanti e dietro...30 zeri!». Un ecosiste-

ma che con l’attuale digital generation è destinato per sua natura a crescere in maniera esponenziale (secondo alcune stime entro il 2020 verranno creati 35 zettabyte di dati, ovvero 35mila miliardi di gigabyte) e che, se adeguatamente sfruttato, può migliorare nettamente l’attività di decision making e le performance delle imprese. A una condizione: che questa massa destrutturata di insight relativi agli utenti venga strutturata e soprattutto interpretata a colpi di inferenze e correlazioni, trasformando i Big Data in “Smart Data”, estraendo così suggerimenti utili ed efficaci per orientare i marketer. E qui arrivano gli specialisti: data scientist oppure società ad hoc che masticano le nuove tecnologie e hanno le competenze per districare questo ammasso di informazioni, riconoscere quelle rilevanti, mapparle e comporle in un quadro intellegibile. «Quando un contenuto viene caricato in piattaforma, che si tratti di un documento, un’immagine o un video - dice Lei - Thron lo classifica in base agli ar-


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gomenti che affronta, assegnando delle tag. E in modo del tutto automatico». I benefici? «Innanzitutto il controllo sui contenuti, a prescindere dalla quantità di touch point su cui vengono fruiti, e poi l’analisi in tempo reale degli interessi dell’utente, in modo da comunicare con lui in maniera personalizzata, migliorando la relazione, la fidelizzazione, il coinvolgimento». Un esempio: «Dai contenuti che consulta attraverso il sito, i social, l’app mobile o la newsletter, si può intuire se una persona è più interessata ai tessuti naturali, alle novità dell’ultima collezione o ai prodotti indossati dalle celebrities e adattare la comunicazione, veicolando immagini, articoli e video mirati. In questa logica, l’home page del sito non sarà più uguale per tutti ma si modificherà in funzione dell’utente che la sta guardando». Perché “coinvolgere” significa in primis proporre il contenuto giusto, al momento giusto, per la persona giusta. Il websurfer? Se lo conosci lo conquisti

Del resto è proprio “engagement” la parola-mantra che sta dettando le regole del marketing 3.0 e cambiando le modalità di incontro tra domanda e offerta, nelle grandi come nelle piccole aziende. «I nostri sono dei little-big data - scherza Sauro Mariani, direttore marketing e retail del fashion brand Antony Morato - ma con la loro analisi riusciamo a profilare il cliente e a portare

1. Un’immagine tratta dal sito di Teradata 2. La digital generation in un video di Thron 3. L’home page dell’outlet online Privalia

avanti azioni mirate, online e offline». Che cosa si studia riguardo al consumatore? «Per esempio quanto, quante volte, che cosa acquista»: informazioni dettagliate su un preciso target di interlocutori, che consentono di agire in maniera individualizzata con «attività di mailing ad hoc, riattivazione di clienti silent, iniziative push come l’accesso preferenziale a particolari promozioni». In altre parole: una customer intelligente, one to one, che “capisca” e vada a toccare le corde dei singoli e-shopper. Del resto, è proprio questa la sfida di un marketing data-driven: «Una sfida affascinante - precisa Maurizio Alberti, managing director di Teradata Marketing Applications - e al tempo stesso complessa, che noi suddividiamo in quattro fasi: identificare le fonti di dati che consentono ai brand di conoscere

The Age of Big Data

44 ZB

Growing 40% per year M2M Sensor Data WEB LOGS 4.4 ZB DOCUMENTS GEOLOCATION OLTP ERP EMAILS SOCIAL MEDIA CRM

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1 Zettabyte = 1 Trillion Gigabytes

Source: IDC The Digital Universe of Opportunities: Rich Data and the Increasing Value of The Internet of Things, 2014

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meglio i propri clienti, integrarli abbattendo le barriere tra online e offline, isolare i KPI (Key Performance Indicator, ndr) necessari per comprendere e ottimizzare i risultati della strategia scelta, costruire un programma di campagne, sia manuali che automatiche, per seguire la customer journey, cercando di inviare contenuti rilevanti tramite il canale preferito al momento giusto». Una politica di interventi integrata e mirata, tailor made, che punta a convogliare le energie nel conquistare, fidelizzare, mantenere vivo l’interesse dei singoli utenti, senza disperdersi in mille rivoli. «Gli effetti non possono che essere positivi - tiene a evidenziare Alberti - perché questa strategia permette di diminuire il numero di comunicazioni irrilevanti a causa di contenuti non interessanti, oppure momenti o canali di contatto non efficaci, e di concentrarsi invece sull’identificazione dei percorsi preferiti da cluster di consumatori, associando a ogni momento un contenuto dedicato, che dovrà essere deliverato tramite lo strumento e il momento ideale per ciascuno». Così si minimizza il cosiddetto effetto “creepy”, «riducendo i contatti indesiderati, la percezione di spam, il numero di cancellazione dei messaggi» e in parallelo aumentano i benefici, con «un incremento dei tassi di apertura, click e conversione delle varie comunicazioni, via e-mail, sms, notifiche push, social posting o social adv». 16_11_2015

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DIGITAL MARKETING

la parola agli avvocati

Ma come la mettiamo con la privacy?

How to protect one’s privacy with the exponential growth of Big Data?

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La “rilevanza” come paradigma per il marketing individuale

Una cosa è certa: i big data analytics stanno riscrivendo la catena del valore, sull’onda di una rivoluzione copernicana che mette al centro il singolo consumatore e i suoi bisogni, espressi e inespressi. Oggi la strategia vincente, come conferma Valentina Visconti, country manager per l’Italia dell’outlet online Privalia, è quella che poggia sul concetto di “rilevanza”. Per il cliente finale, naturalmente. «Il fatto di avere di fronte una neomamma con due gemelli o un manager - spiega - impone da parte nostra una risposta diversa. A partire dalla costruzione della vetrina e del merchandising mix, che varia a seconda dell’interlocutore, con campagne di flash sale (10-15 al giorno, ndr) ordinate dall’alto verso il basso in maniera differente, con banner più o meno grandi». Una capacità camaleontica di adattarsi al proprio interlocutore che deve essere giocoforza flessibile e dinamica, seguendo la sua evoluzione nel tempo, con «comunicazioni targettizzate per incentivarlo alla spesa, se per esempio ha messo i prodotti in carrello ma non ha finalizzato l’acquisto o per riattivare clienti latenti». Senza esagerare: «Se notiamo che un habitué non ci visita più non ci accaniamo - sottolinea Visconti -. Piuttosto abbassiamo la frequenza dei contatti e, a distanza di tempo, mandiamo un messaggio specifico, con promozioni su misura». C’è anche chi sta puntando su strategie ad hoc per “prevenire” la disaffezione del consumatore: è il caso di Prudsys, società tedesca specializzata in soluzioni di recommendation e Data Mining, che ha recentemente messo a punto il modulo Prudsys RDE/Scoring, con la capacità di prevedere in tempo reale i comportamenti dell’utente. La tecnologia arriva spesso in soccorso quando il cliente, timoroso di mettere mano alla propria carta di credito, ha 14

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1. Un’immagine della campagna di Antony Morato 2. Le “raccomandazioni” in tempo reale formulate da Prudsys per Liu Jo, uno dei clienti italiani in portafoglio

già abbandonato il carrello. Prudsys invece gioca d’anticipo, «perché - spiega Andrea Allara, direttore commerciale di Prudsys Italia - riesce a riconoscere una condizione a rischio, permettendo al retailer di decidere se e come incentivare l’e-shopper». Interagire real time con il cliente e personalizzare la relazione è proprio il plus della società, come ribadisce il manager: «Prudsys consiglia capi e accessori in modo mirato, secondo i gusti e gli interessi di ogni singolo visitatore. Proprio come un commesso reale in un negozio offline». Una logica d’intervento abbracciata anche da un brand come Timberland, che nel segmento calzature, tra le strategie adottate, sta utilizzando gli insight dei consumatori per ridurre la percentuale dei resi: «Negli acquisti di footwear la restituzione è un fenomeno frequente per il problema della taglia - racconta Lisa Calatroni, responsabile e-commerce customer experience manager Emea -. Attraverso l’analisi delle motivazioni di reso e del comportamento dei clienti sul sito, abbiamo inserito “suggerimenti” nei punti chiave della navigazione per alcune famiglie di articoli, lavorando sulla descrizione del prodotto e la guida alle taglie». Con domande del tipo: “Che numero stai indossando adesso? Di che marchio?”. «Se l’utente risponde per esempio “Sto portando un 38 della Nike” - spiega Calatroni - Timberland ha subito la risposta pronta, indirizzandolo verso la misura giusta». Benvenuti ● nell’era del servizio 3.0.

«La normativa applicabile in tema di dati personali tavolta fatica a tenere il passo con le novità - spiega l’avvocato Giangiacomo Olivi, partner di DLA Piper -. In ogni caso significativo è l’ultimo provvedimento del Garante Privacy, dove viene previsto un sistema di doppia informativa, con una prima informativa breve e un consenso in forma semplificata». Si tratta, come sottolinea Olivi, di «un ottimo compromesso tra l’esigenza di garantire sia la tutela dei dati personali degli individui, sia la fruizione di Internet senza troppi ostacoli». Una duplice istanza che sarà d’attualità soprattutto in futuro, visto che i dati trattati stanno aumentando in maniera esponenziale. «Non esiste è ancora una normativa organica in merito alla gestione dei Big Data - specifica l’avvocato - ma oltre all’applicazione dei principi previsti dal nostro Codice, sarà senz’altro di aiuto il nuovo regolamento europeo sulla tutela della privacy, che dovrebbe essere approvato a breve». E in materia di cookie, cosa dice la normativa vigente? «L’8 maggio 2014 - informa l’avvocato Paolo Peroni, partner di Rödl & Partner - il Garante Privacy ha emesso un provvedimento, ribattezzato “Cookie Law”, per disciplinare l’uso dei cookie, quei piccoli file di testo che i siti visitati inviano al terminale dell’utente, dove vengono memorizzati, per poi essere ritrasmessi alla visita successiva». Gli adempimenti variano a seconda si tratti di cookie “tecnici” oppure cookie di “profilazione”, spesso usati dalle aziende di e-commerce per inviare messaggi promozionali in linea con le preferenze degli e-shopper. Riguardo a questi ultimi, «la Cookie Law - spiega l’avvocato - ha stabilito che quando si accede all’home page o a un’altra pagina web che usa cookie, deve immediatamente comparire un banner ben visibile, in cui sia indicato chiaramente che il sito utilizza cookie di profilazione e che il medesimo consente anche l’invio di cookie di “terze parti”, ossia cookie installati da un sito diverso tramite la piattaforma che si sta visitando». Obbligatorio inoltre avvertire che, proseguendo nella navigazione, si presta automaticamente il consenso al loro utilizzo. «A partire dallo scorso luglio - conclude Peroni - chi non rispetta la disciplina sui cookie rischia di vedersi comminare delle sanzioni amministrative di importo anche non irrilevante». (a.t.)


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VENDERE SUI MARKETPLACE

Alcune foto esemplificano il processo delle vendite su eBay

QUANDO LA MODA made Italy VA IN Rete I grandi marketplace internazionali, come eBay e Amazon, offrono anche alle piccole realtà della moda la possibilità di sperimentare le vendite attraverso il canale Internet. Ma per farlo ci sono delle regole d’oro da conoscere e rispettare di Elena Azzola

eBay and Amazon offer small Italian fashion companies the opportunity to experiment with Internet sales on large scale. But there are golden rules to be considered with regards to content and service level.

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li ultimi dati presentati dell’Osservatorio e-commerce b2c, promosso dal Politecnico di Milano e da Netcomm (vedi box nella pagina che segue), parlano chiaro: il balzo in avanti dell’ecommerce in Italia (+16% nel 2015 rispetto allo scorso anno, per un valore complessivo di 16,6 miliardi di euro) ne fa un settore ormai “maturo”, con 11,1 milioni di clienti abituali (ovvero che effettuano un acquisto online almeno ogni tre mesi) e uno scontrino medio di 89 euro. Ad attirare i consumatori sulla Rete sono soprattutto i servizi (turismo e assicurazioni su tutti) ma si fanno largo anche i prodotti, che crescono a un tasso più elevato: del 21% contro il 12%. Gran parte di questi risultati si devono al lavoro, alla notorietà e all’affidabilità, conquistati anche nel nostro Paese dai grandi marketplace internazionali, come eBay e Amazon. Questi ultimi offrono anche alle piccole realtà la possibilità di sperimentare le vendite attraverso il canale Internet e sono al centro, insieme alle istituzioni, alle associazioni di categoria e ai media di azioni di promozione dell’utilizzo del digitale nella Penisola. Soprattutto in chiave di opportunità per le imprese, sia produt-

trici che distributrici, per battere la crisi, rilanciare le vendite, dare ossigeno al business e uscire dal mercato di prossimità, in cui magari sono relegate per ragioni geografiche o di budget. «Ma le vendite online non si improvvisano ed esserci non basta. Neanche sui marketplace mette in guardia Giulio Finzi, segretario generale di Netcomm e uno degli autori della guida di Corriere Imprese “Come aprire un negozio online (e avere successo)” -. Quello che serve innanzitutto è avere contenuti di qualità, che siano capaci di raccontare la storia dei prodotti in pochi secondi. Bisogna poi essere pronti a gestire il servizio in tempo reale, evadendo con puntualità gli ordini, perché il marketplace è aperto 24 ore al giorno, sette giorni su sette, e controllando di conseguenza il magazzino. Il cliente va seguito dall’inizio alla fine, informandolo costantemente sullo stato degli ordini ed essendo pronti a gestire eventuali resi. Infine, bisogna considerare i commenti degli acquirenti come il più grande patrimonio per ottimizzare e far evolvere l’attività». Nell’ambito delle iniziative messe in campo per far comprendere le potenzialità del mezzo, si segnala la recente collaborazione tra eBay

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VENDERE SUI MARKETPLACE e Confcommercio, che ha già ketplace manager di Amazon portato alla pubblicazione Italia -. Le imprese possono della guida “Vendere su eBay”, iniziare a vendere su Amazon. vademecum per i piccoli imit e sugli altri siti web di Amaprenditori che vogliono aprire zon mantenendo tutta la geun negozio sul famoso sito. stione degli ordini e la logistica Un modello firmato Per gli associati a Confcomnelle loro mani oppure, qualoMrs Q Couture by mercio che sbarcheranno su ra non abbiamo la possibilità Paola Quadretti, eBay entro il 30 settembre di organizzare un magazzino in vendita nel nuovo 2016 è stata pensata anche Michele Simone, o le spedizioni, o non voglianegozio dedicato una convenzione speciale che responsabile seller strategy no investire in questi processi, al Made in Italy di Amazon prevede sei mesi gratuiti di di eBay in Italia possono appoggiarsi alla lonegozio “premium” (formula gistica di Amazon, inviando i che consente di creare anche loro prodotti nei nostri centri inserzioni per l’estero). eBay e di distribuzione e facendoci Confcommercio nei prossimi gestire non solo le spedizioni mesi organizzeranno, infine, ma anche l’assistenza clienti: roadshow nelle regioni italiaun servizio a consumo, senza ne per incontrare le imprese costi di abbonamento e requie aiutarle a intraprendere il siti minimi di invio». Inoltre, Italy, il cui fine è aprire le porte delle botnuovo percorso. «Sul nostro grazie all’account europeo teghe artigiane al pubblico di Internet. marketplace sono numero- Giulio Lampugnani, Amazon, si ha accesso imme«All’interno di Made in Italy si presentase le storie di successo legate marketplace manager diato e simultaneo ai cinque no realtà della moda come Mrs Q Coualla moda - racconta Michele di Amazon Italia marketplace europei (Italia, ture by Paola Quadretti e Delle Piane Simone, responsabile seller Francia, Germania, Spagna e Cashmere, che stanno già vendendo non strategy di eBay in Italia -. Spesso si tratGran Bretagna) del colosso del commersolo in Italia ma anche nel Regno Unito», ta di Pmi che hanno trovato in eBay un cio internazionale creato da Jeff Bezos, fa presente Giulio Lampugnani. Amazon, vero e proprio abilitatore di commercio. basandosi sulla filosofia della centralità lo ricordiamo, è attiva anche con il canale È il caso di Fashion Follies, negozio con del cliente finale. Recentemente Amazon, specifico Amazon Moda, dedicato all’ofsede a Guidonia, in provincia di Roma, partendo da Firenze, culla dell’artigianato ferta fashion del player dell’e-commerce, che grazie allo sbarco sulla piattaforma italiano, ha lanciato su Amazon.it e Amache sulla moda sta facendo ingenti inveha iniziato a esportare capi di abbigliazon.co.uk il negozio dedicato al Made in ● stimenti a livello internazionale. mento e accessori in tutto il mondo, dall’Inghilterra alle Seychelles. Oppure di Cravattamania, realtà di Follina, in I dati dell’Osservatorio e-commerce b2c provincia di Treviso, attiva dagli anni Quaranta, che ha trovato grazie a eBay nuova linfa: il fatturato cresce del 20% According to the latest data from the B2C E-commerce Observatory put forward ogni anno, grazie al fatto che le craby Milan’s Politecnico University and Netcomm, internet sales for clothes and vatte realizzate dalla famiglia Zanussi accessories are up by 19% in 2015. raggiungono clienti “worldwide”». Ma su eBay aprono i propri negozi anche Secondo gli ultimi dati raccolti ed elaborati dell’Osservatorio e-commerce b2c, promosso dal grandi marchi internazionali come Gas Politecnico di Milano e da Netcomm, abbigliamento e accessori crescono del 19% nel 2015 rispetto Jeans, che sfruttano la possibilità di creal 2014 (la progressione media annua era stata del 32% nel periodo 2011-2014). La moda arriva a are spazi virtuali personalizzati, in cui valere 1.512 milioni di euro e a pesare per il 9% fra tutti i comparti di prodotto venduti online, secondo l’identità del brand è pienamente risolo all’informatica e all’elettronica. Il tasso di penetrazione dell’e-commerce di moda è del 4% rispetto spettata. «eBay crede che l’omnicanalità al retail del settore nel suo complesso, in linea con il tasso di penetrazione medio delle vendite online sia il futuro del commercio - spiega nel Paese, considerando sia i servizi (tasso di penetrazione dell’8,5%) che i prodotti (tasso del 2,5%). Michele Simone -. Vendere online su Quanto ai dati sull’e-commerce 2015 in Italia nel loro complesso, il valore degli acquisti online ha una piattaforma sicura e affidabile come raggiunto i 16,6 miliardi di euro, con un incremento in valore del 16% rispetto al 2014. «Contribuiscono la nostra è semplice e apre le porte a un a questa crescita i settori che hanno trainato l’e-commerce fino a oggi, come il turismo (+14%), mercato, nazionale e globale, complel’informatica e l’elettronica (+21%) e l’abbigliamento (+19%), ma anche l’editoria (+31%) e, mentare e non dannoso per il canale trafinalmente, i settori emergenti come il food&grocery, l’arredamento e l’home living e il beauty- ha dizionale. In quest’ottica, il negozio su spiegato Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di eBay non sostituisce il sito di e-commerMilano -. La penetrazione dell’e-commerce raggiunge il 4% delle vendite retail, ma siamo ancora lontani ce dell’azienda, ma lo affianca, amplifidai principali mercati occidentali (Francia, Germania, Uk e Usa), dove i livelli di diffusione sono fino a cando il business totale». «Il marketplace è uno strumento self-service e scalabile, quattro volte più elevati». «La strada per trasformare il commercio elettronico in una reale consuetudine ideale per quelle aziende che gestiscono di acquisto è tracciata dai principali player - ha concluso -. Occorre migliorare le prestazioni dei direttamente le vendite al cliente finale cosiddetti basics, ossia gamma, prezzo e servizio». (e.a.) - aggiunge Giulio Lampugnani, mar-

La moda su Internet cresce del 19% nel 2015

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MERCATI Focus stati uniti

Lezioni americane Dai big alle startup Gli Usa restano i numeri uno dell’e-commerce: Gucci li sceglie per lanciare il nuovo sito, per i marchi al debutto sono uno sbocco virtuale d’elezione. Merito di un mercato maturo, ma in crescita. Con vendite online che nel 2018 supereranno 86 miliardi di dollari di Andrea Bigozzi

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The US remain leaders in e-commerce: «This is the most important digital market» says Gucci CEO Marco Bizzarri. But North America is also a key area for Italian startups. Thanks to 60 billion dollar revenues from e-sales.

1. L’home page di Bill Blass: per il ritorno sul mercato il brand Usa si baserà solo sul’e-commerce 2. Gucci ha scelto gli Usa per lanciare il nuovo website 3. La startup di calzature Dis si è lanciata negli States anche attraverso il crowdfunding

ill Blass, storico marchio a stelle e B strisce, che torna sul mercato vendendo solo attraverso e-commerce.

Gucci, che per testare il nuovo sito ufficiale sceglie di debuttare negli Usa. Gli storici marchi del made in Italy che, dopo l’ubriacatura di opening in Asia, tornano a occuparsi in fatto di distribuzione (virtuale inclusa) del Nord America. Realtà diverse, in termini di prodotto oltre che di fatturato, con una cosa in comune: per far decollare l’ecommerce mettono al centro gli Stati Uniti. Una scelta giustificata dai numeri: secondo il portale statista.com, nel 2014 negli Usa l’e-commerce di apparel e accessori ha raggiunto i 52,2 miliardi di dollari e si prepara a chiudere l’anno in corso a quota 60 miliardi, mentre le previsioni parlano di un giro d’affari di 86,4 miliardi entro il 2018. «Per Gucci ha raccontato alla stampa il ceo Marco Bizzarri - si tratta del digital market più importante. Storicamente i consumatori americani sono i più avanti di tutti in termini di attenzione all’e-commerce e al digital». Pur riconoscendo che i consumatori cinesi sono «molto avanzati» in materia, il numero uno di Gucci non ha avuto dubbi su dove perfezionare il nuovo sito prima di lanciarlo altrove, «anche perché - ha sottolineato - qui le infrastrutture sono più consolidate e più mature». Addirittura per il suo rilancio in chiave “e-commerce only” Bill Blass ha messo a punto un nuovo sito che gestirà direttamente e su cui l’azienda conta di immettere quasi quotidianamente nuovi prodotti. Per ottimizzare il servi-

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zio il marchio si è anche dotato di un digital studio, per far sì che i nuovi capi passino a tempo di record dalla “fototografia” alla commercializzazione. Un altro aspetto che conta nella scelta delle aziende di fare rotta sugli Stati Uniti è che qui si registrano ancora oggi i tassi di conversione maggiori. «Gli Usa - conferma Alessio Barbati, chief e-commerce officer di Triboo Digitale, realtà che si occupa del commercio elettronico e della strategia digital di brand come Benetton, Stefanel, Alviero Martini 1a Classe, L’Autre Chose e Coccinelle - sono il nostro primo mercato di riferimento, anche perché qui non si assiste, come in Cina, allo strapotere dei marketplace. I colossi ci sono, ma per il momento restano più generalisti e meno fashion». «E poi - aggiunge - i marchi che sbarcano negli States sono solitamente più inclini a strategie omnichannel e pronti a integrare canali fisici con quelli digitali». Conferma il risveglio degli Usa anche il successo dell’americana TradeGlobal, l’e-commerce service provider (tra i clienti Calvin Klein, Tory Burch, Tommy Hilfiger) da poco acquisita dalla cinese Singapore Post, che ora punta a diventare un player

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senza barriere geografiche. «Come parte della famiglia SingPost - ha dichiarato Dave Eckley, ceo di TradeGlobal - i nostri clienti potranno approfittare della conoscenza del mercato asiatico e delle radici nella logistica internazionale del gruppo cinese». Tra le best practice del momento c’è, nella moda, Les Copains. Il marchio della Bvm ha affrontato il Nord America con la doppietta “click&mortar”: un sito e-commerce nuovo e, parallelamente, un piano di espansione retail con due opening nel 2015 e altri ancora nei prossimi due anni. Ma anche una start up in America può trovare spazio: il brand di calzature fatte a mano Dis - Design Italian Shoes non solo ha lanciato l’e-commerce, ma sta finanziando la sua produzione attraverso il crowdfunding. Tutto facile dunque? Non proprio: delle criticità esistono. «Sono principalmente legate agli stock - conclude Barbati -. Molte aziende preferiscono non sostenere un doppio investimento, preferendo lavorare dall’Europa. Questo causa costi aggiuntivi di spedizione del 20% e tempi di consegna più lunghi di un altro 20%. Date le potenzialità del mercato, do● vrebbero osare di più».



MERCATI Focus cina

i giganti devono crescere all’estero I colossi cinesi dell’e-commerce rilanciano il business su scala globale. Anche l’Italia è nel mirino: mentre Alibaba aprirà qui nuovi uffici, Jd.com e Vip.com vanno a caccia di made in Italy di Andrea Bigozzi

China’s top e-commerce marketplaces are opening up with top speeds towards Italian fashion brands.

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a Cina, per quanto immensa, ai grandi marketplace locali non basta più. Secondo il rapporto del China e-commerce Research Center, nel primo semestre del 2015 le transazioni su Internet sono aumentate del 30,4%, arrivando a quota 1,2 trilioni di dollari e assorbendo l’11,4% delle vendite retail totali. Ma per muovere i numeri di bilancio dei colossi servono ora nuovi clienti (fuori dai confini nazionali) e soprattutto nuovi prodotti. Per questo negli ultimi mesi si sono 3 intensificate le trasferte all’estero da parte dei big player. Singapore Post (che tra gli azionisti di rilievo conta Alibaba) ha appena acquisito il service provider statunitense TradeGlobal per espandere oltreconfine la propria attività e-commerce, facendo leva sulle componenti logistiche. Ma anche l’Italia è nelle roadmap dei market place. Chiara la mission: aiutare il made in Italy a vendere in Cina e la Cina a vendere in Italia, promuovendo i propri brand come vetrine globali e non solo “locali”. Alibaba, il numero uno dell’e-commerce cinese, ha annunciato che entro la fine del 2015 saranno aperti nel nostro Paese uffici commerciali guidati da Rodrigo Cipriano Foresio, ex a.d. di Media Shopping. Anche Jd.com, che con una quota del 23% delle vendite online è il numero due cinese del settore, è stato protagonista dell’ultima fashion week milanese, dove ha presentato il progetto Italian Fashion Mall e incontrato diver22

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1. Jack Ma con gli altri fondatori di Alibaba nel 1998. 2. I manager di Vip.com hanno incontrato 100 aziende italiane in cerca di alleanze 3. Lijun Xin, vice presidente di JD.com, con Mario Boselli a Milano, in occasione del lancio di Italian Fashion Malls

se aziende del settore per trovare possibili alleanze. Stesso iter seguito da Vip. com, terzo operatore di e-commerce in Cina, il cui modello di business è basato sulle flash sale, che ha fatto tappa nel capoluogo lombardo per incontrare un centinaio di aziende, fra cui Trussardi e Damiani. Ma perché l’Italia? Perché i marketplace lavorano principalmente con le imprese di medie e piccole dimensioni e l’Italia possiede decine di migliaia di Pmi con prodotti di qualità. In Cina la classe media è cresciuta. Tutti potenziali consumatori del made in Italy. «Finora a prosperare in Cina erano soprattutto i grandi marchi - fa il punto Paolo Peroni, partner di Rödl & Partner - mentre le tante Pmi erano bloccate dalle barriere commerciali e dalla necessità di forti investimenti d’ingresso. Dal 2015 il governo ha posto delle facilitazioni per le aziende straniere. Certo, entrare nel Paese da subito con un proprio soggetto giuridico è ancora consigliabile alle realtà che vogliono affermare il proprio marchio sul territorio e che hanno rilevanti obiettivi di fatturato». Per tutti gli altri il marketplace resta la soluzione più “facile”. Al contrario del mercato e-commerce Usa (dove circa il 76% degli e-shop è gestito dall’azienda che fornisce i prodotti), in Cina il 90% è in mano ad aggregatori. «Ma anche in questo caso - conclude Peroni - le aziende devono regolamentare il rapporto con le piattaforme e affrontare temi come la ● proprietà intellettuale».

iPai

Le aste in Cina alla prova della classe media iPai is the first wholly foreign-owned auction house in China. It was formed in 2012 under the leadership of Deb Weidenhamer, founder of American Auction Company.

Soprattutto per le Pmi, un mezzo alternativo all’e-commerce per affrontare il mercato cinese sono le aste, a patto che vengano gestite da professionisti. La prima casa d’aste nella Repubblica Popolare al 100% di proprietà straniera è iPai, lanciata tre anni fa a Shanghai dalla statunitense Deb Weidenhamer. Ex business analyst, Deb ha fondato vent’anni fa l’American Auction Company, multinazionale da 140 milioni di dollari l’anno di ricavi. «Nel 2012 è stata la volta di iPai - spiega - e oggi sul progetto sono impegnate una quarantina di persone». Attraverso vendite realizzate sia online, sia in una sede fisica, iPai si rivolge a un consumatore medio. «Lavoriamo con quasi 150 marchi, un numero in aumento - informa l’imprenditrice -. In pole position pelletteria e moda, gioielli compresi, con gli italiani in crescita. Del resto, la middle class cinese considera il made in Italy un brand e ne è attratta: il momento per approcciarla è adesso». Secondo Credit Suisse, in Cina la classe media è composta da 109 milioni di adulti, contro i 92 milioni degli Usa. «Ma il numero dei potenziali acquirenti tramite le aste è più alto - conclude Weidenhamer - e potrebbe arrivare ai 600 milioni». (a.b.)


DROP for

Da questa chiacchierata con l’Ing. Alfredo Celiberti di Drop (e-commerce provider specialista nel settore fashion, www.drop.it) emergono alcuni dati interessanti. L’e-commerce è oggi percepito come reale attività di retail, ben oltre il semplice concetto di web site con shopping cart. Nell’illustrazione qui a sinistra (fornita da Drop) è chiaro come il successo di un’attività di retail online sia oggi basato su un ciclo tendente alla continua ottimizzazione delle variabili in gioco: UI/UX, prodotto, pricing, assetto logistico, servizi al cliente, azioni di web marketing, strategia commerciale, business intelligence, etc.

L’importanza della Business Intelligence nella gestione del retail online L’e-commerce è giunto a maturità. Da una fase iniziale in cui veniva percepito come sperimentazione creativa, siamo passati velocemente attraverso una stagione “tecnologica” nella quale l’e-commerce veniva confuso con “piattaforma e-commerce”. Certamente la scelta della giusta soluzione tecnologica rappresenta oggi una condizione necessaria. Ma non sufficiente. A che punto è oggi il retail online? Direi che ci siamo… siamo usciti da quella stagione tecnologica in cui la piattaforma era tutto e siamo entrati nell’era della gestione. Oggi è chiaro che un ecommerce di successo è in primis una “attività di retail” con un proprio conto economico, dei KPIs (key performance indicators) costantemente monitorati, personale dedicato specializzato, un assetto logistico ottimizzato… Tra i tanti elementi di un e-commerce, sicuramente quello più certo e controllabile è la piattaforma tecnologica: in 1/3 dei casi si tratta di Magento Commerce, ma il mercato offre soluzioni per qualsiasi esigenza: Demandware, Big Commerce, Volusion, Lemonstand, Prestashop, Hybris… tutte soluzioni dalle caratteristiche e costi diversissimi, ma valide relativamente al proprio segmento di mercato. Ripeto, il punto non è qui, in questo caso è sufficiente avere l’accortezza di investire il giusto in riferimento alle dimensioni del progetto senza imbrigliarsi in piattaforme troppo chiuse: l’e-commerce necessita di agilità, flessibilità, di manovre rapide per cui è consigliabile adottare una piattaforma open per la massima libertà di intervento sul codice.

Quindi quali sono secondo voi gli elementi di un e-commerce che oggi fanno la differenza? Sicuramente un buon business plan ed un buon ciclo azione-feedback (A/F). Il business plan ci aiuta a capire come impostare il progetto e se effettivamente è saggio partire. Il ciclo A/F permette di ottimizzare i risultati mediante una continua analisi (analytics e BI) sulla base della quale si interviene com misure correttive e/o innovative. Quali sono le componenti tipiche di un BP in un progetto di retail online? Definizione degli obiettivi (es: stesso fatturato del flagship store principale entro 2 anni), scelta della piattaforma e del team (interno e/o esterno), definizione del mercato e dell’assetto logistico; redazione di un conto economico che includerà i ricavi attesi dalle vendite, i costi del personale e dei servizi esterni, costi della piattaforma tecnologica... Gli obiettivi di vendita dipendono fortemente dal traffico inerziale (traffico naturale del web site prima del lancio dell’ecommerce) e da quello che verrà acquisito grazie agli investimenti in adv. Emerge chiaramente a questo punto l’importanza del tasso di conversione e dello scontrino medio: all’aumentare di questi due valori il conto economico migliora. Questi due valori, che incidono in maniera determinante nel business plan, sono tipicamente modulati ed ottimizzati durante la gestione dell’esercizio; il ciclo A/F citato prima riguarda proprio il controllo delle performances in generale e l’ottimizzazione, in particolare, di questi due valori. Per fare un paio di esempi pratici: capire

Drop/Intervista ad Alfredo Celiberti CEO di Drop, e-commerce provider

in base ai numeri quale è l’assortimento che garantisce maggiori vendite a parità di traffico o definire i criteri in base ai quali offrire un plus (spedizione gratuita, sconto, …) che ci porti ad aumentare il numero medio di prodotti per ordine, con un conseguente aumento dello scontrino medio. Quali sono quindi gli elementi tipici del ciclo A/F? Principalmente una buona analisi dei numeri, sia di traffico che di vendita, che porta alla progettazione di interventi volti all’aumento di fatturato: [traffico]*[rapporto di conversione]*[scontrino medio]=[fatturato] Emerge a questo punto come FONDAMENTALE la necessità di strumenti di BI ed Analytics utili a “far parlare i numeri” esplicitando KPIs spesso difficili da cogliere nella nube di informazioni. Proprio su questo fronte Drop ha deciso di investire in una startup che ha sviluppato una piattaforma di BI dedicata esclusivamente al retail online e verticalizzata nella moda. Questa piattaforma di BI è già operativa? Si, è utilizzata per ora internamente in alcuni progetti nei quali Drop è attiva come e-commerce provider o come consulente: Harmont&Blaine, Cesare Paciotti, Gilmar, Loriblu, A.G.Spalding&Bros, Merrell, Cult, Kickers.

DROP, e-commerce provider C.so Umberto I 171 - 62012 Civitanova Marche (MC) tel. +39 0733 779539 - email. info@drop.it - www.drop.it



Piattaforme per l’e-commerce Magento, Demandware e Kooomo

Tre player a confronto «Quale piattaforma per l’e-commerce è più idonea a sviluppare il mio business?» è la domanda per eccellenza di imprenditori e manager intenzionati ad avviare o potenziare le vendite attraverso il canale Internet. Fashion mette a confronto le caratteristiche di tre player di riferimento: Magento, Demandware e Kooomo di Elena Azzola

“Which e-commerce platform is most suitable for developing my business?” This is the fundamental question asked by entrepreneurs and managers who intend to start or develop internet sales. Fashion compares the different features of three players: Magento, Demandware and Kooomo.

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a tecnologia migliore è quella che non si vede». La famosa frase di Donald Norman - professore emerito di psicologia, scienze cognitive e informatica alla Northwestern University, nonché fondatore nel 1998, insieme a Jakob Nielsen, del Nielsen Norman Group, azienda di consulenza alle imprese per la realizzazione di servizi e prodotti centrati sull’uomo - dà l’assist ideale per introdurre l’ostico quesito: «Quale piattaforma per l’e-commerce è più idonea a sviluppare il mio business?». La domanda per eccellenza di imprenditori e manager che accarezzano l’idea di avviare o potenziare le vendite attraverso il canale Internet, soprattutto alla luce del fatto che le tecnologie sono il fattore abilitante cardine per portar avanti progetti di questo tipo. Magento è stato ed è tuttora il leader del settore. Si tratta di una piattaforma nata negli Stati Uniti e da tempo presente sul mercato internazionale: un sistema che si è dimostrato in grado di supportare i progetti più diversi. Tuttavia, i tempi stanno cambiando e l’intero settore dell’e-commerce si sta lentamente spostando verso soluzioni cloud. Magento mostra una certa rigidità: quando ci sono aggiornamenti è necessario implementare tutto manualmente. Ciò determina costi in termini di risorse umane. Demandware

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Otto aspetti da valutare nella scelta di una piattaforma per l’e-commerce Gli investimenti iniziali Le spese da sostenere in corso d’opera

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1./2. Un’uscita della sfilata di Elisabetta Franchi dell’autunno-inverno 2015/2016: la stilista si è rivolta a FiloBlu per rinnovare il suo digital store: un progetto gestito in modalità full outsourcing che integra Magento e WordPress 3. Un’immagine scattata allo scorso Meet Magento di Milano, il cui prossimo appuntamento è fissato per il 3 e 4 marzo 2016. Meet Magento è un’associazione internazionale senza scopo di lucro che intende essere un punto di riferimento per tutta la community della piattaforma Magento

Il supporto in termini di multicanalità e omnicanalità La scalabilità Le funzionalità avanzate L’affidabilità La facilità operativa Il potenziale collaborativo

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Piattaforme per l’e-commerce è uno degli attori della scena oggi di maggior successo. Recentemente la società americana ha celebrato il suo sbarco in Italia, con un evento al Boscolo hotel di Milano, in cui ha fatto parlare soprattutto le aziende-clienti (vedi articolo a pagina…). Sono emersi gli oggettivi vantaggi di una piattaforma cloud aperta, con un alto livello di innovazione continua. Le aziende che affrontano l’e-commerce non devono farsi carico delle infrastrutture per supportare le proprie iniziative: possono personalizzare, ottimizzare e innovare la customer experience scegliendo tra un’ampia gamma di tecnologie ulteriori, tratte dall’ “ecosistema” integrato LINK. Lavorando con Demandware si diventa partner di una comunità interconnessa, che diventa fonte d’ispirazione e approfondimento. Inoltre, poiché l’interazione di ogni consumatore avviene attraverso la piattaforma di Demandware, questo player è in grado di fornire un quadro incredibilmente ricco di dati comportamentali, utilizzabile come benchmark per guidare l’evoluzione continua. I suoi Shopping Index trimestrali consentono di comprendere meglio i trend del retail. Tuttavia, anche l’offerta di Demandware non è esente da criticità. I suoi dettrattori sostengono che, essendo una realtà basata negli Usa, il suo sviluppo sia stato influenzato dall’esigenza di servire un enorme mercato interno. Il risultato di tale approccio sarebbe una maggiore complessità nel

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supportare le transazioni commerciali trans-nazionali, sebbene sia stato fatto successivamente un grande sforzo in questo senso. Altro punto da considerare: la scalabilità. Demandware è un’opzione scalabile adatta però a iniziative di caratura media e grande. È una piattaforma potente, in grado di fornire quasi tutto ciò che può essere

Arvato, Bitbull, Boraso

Un nuovo sodalizio per un e-commerce integrato e full outsourcing Arvato, Bitbull and Boraso have formed a partnership that will allow Italian companies that want to engage in an e-commerce project to be supported by a single group.

Nel panorama italiano dei servizi all’e-commerce si segnala una novità: la partnership tra Arvato, Bitbull e Boraso. Un’alleanza che permetterà alle aziende che vogliono cimentarsi in un progetto di commercio digitale di essere seguite da un solo gruppo, focalizzato nel perseguire obiettivi di vendita online e di espansione in nuovi mercati. All’interno del sodalizio Bitbull è il partner tecnologico, con competenze verticali nello sviluppo di e-shop sulla piattaforma Magento. Boraso è invece una realtà specializzata nel digital marketing. Infine, Arvato Italia è la filiale nazionale del provider leader mondiale nell’e-commerce e nei servizi logistici b2c e b2b, in particolare per la moda, la cosmesi e il retail. Arvato Italia offrirà sostanzialmente soluzioni integrate per le operazioni di commercio elettronico, dal fulfillment alla logistica, dal customer service ai servizi finaziari. «Le esperienze locali maturate da Bitbull e Boraso unite alle infrastrutture di Arvato sono la chiave di volta per supportare le aziende che vogliono intraprendere un percorso di crescita o di maturazione nell’ambito delle vendite via web», dichiara Matteo Borneto, e-commerce director di Arvato Italia. (e.a.)

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1. Una pagina del sito dedicato a Kooomo, piattaforma cloud sviluppata dall’italiana Zerogrey 2. Un momento del convegno di Demandware a Milano

contemplato nell’ambito del commercio elettronico e proprio in virtù di ciò risulta per ora poco “abbordabile” da parte delle imprese piccole e medie, che non hanno la possibilità di attivare tutte le risorse che la piattaforma mette a disposizione per questioni di budget. Al contrario Kooomo, piattaforma cloud sviluppata dall’italiana Zerogrey, risulta completamente scalabile e adatta dunque a supportare i progetti di e-commerce sia delle Pmi che dei grandi marchi internazionali della moda e del lusso. Il concetto in base al quale è stata creata è di permettere una facile integrazione dei processi, a prescindere dalle loro dimensioni. In sostanza integra una serie di connettori per dialogare con tutti gli attori della filiera: dai magazzini alle web agency e alle società di marketing. Il suo “potenziale collaborativo”, l’alto tasso di scalabilità e di personalizzazione lo rendono l’outsider più interessante del mercato in questo momento, anche per un ulteriore aspetto legato all’immagine e alla creatività dei siti. Magento e Demandware si affidano prevalentemente su layout grafici predefiniti: sviluppatori e store manager sono vincolati a modelli più o meno standard. Kooomo, essendo stata concepita da principio come piattaforma per i marchi del fashion, permette maggiori possibilità in fase di progettazione grafica, vista anche l’integrazione di un proprio CMS. ●


eTRACTION for

Russia uguale e-commerce in crescita. Ma solo insieme a un vero leader In Russia cresce l’e-commerce: un’opportunità che i marchi occidentali, soprattutto del fashion, non possono lasciarsi sfuggire. In questa sfida devono però rivolgersi a veri professionisti: un leader è eTraction, realtà che fa parte del più grande rivenditore in Rete del Paese, Otto Group Russia.

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i fa presto a dire online shop: non si tratta semplicemente di un negozio virtuale, dove presentare e vendere i propri prodotti, ma di un sistema IT basato su interconnessioni complesse. Un discorso ancora più valido quando, attraverso l’e-commerce, si intende approcciare mercati stranieri, di cui non si ha una conoscenza approfondita. Uno di questi è la Russia, dove gli oltre 25 milioni di acquirenti online sono solo il 30% di tutti gli utenti attivi connessi a Internet. Per sfruttare le enormi potenzialità di un’area molto ricettiva verso il made in Italy è fondamentale affidarsi a professionisti in loco e, tra questi, eTraction è leader incontrastato: fondato nel 2013, fa parte di una realtà di spicco come Otto Group Russia, il più grande rivenditore in Rete nel Paese, con un giro d’affari di oltre 400 milioni di euro e una media di 16 milioni di ordini evasi l’anno. All’interno di eTraction lavora un

team di 55 professionisti, il cui obiettivo è costruire insieme al cliente un business online di successo, attraverso una consulenza a 360 gradi. Sono già molti i nomi grandi e piccoli della moda che si sono avvalsi di eTraction per avviare e sviluppare i propri estore, attraverso programmi personalizzati sia sulle esigenze specifiche dei marchi, sia sul settore di appartenenza, con risultati eccellenti e a costi competitivi. Del resto, nel 2015 gli ordini elaborati tramite eTraction supereranno il milione, con un fatturato di oltre 75 milioni di euro, frutto di una crescita costante a doppia cifra. Insieme a eTraction, i brand italiani possono fare il grande passo: andare oltre alle zone già sfruttate di Mosca e San Pietroburgo, per guadagnare importanti posizioni in regioni meno battute, con eTraction come testa di ponte per far decollare il proprio e-business, azzerando i rischi e moltiplicando i vantaggi.

Un’organizzazione perfetta, un’approfondita conoscenza del mercato russo, un ruolo da leader: eTraction (Otto Group) è il partner ideale per aprire un e-store in Russia. A destra, Evgeniy Schepelin, Managing Director, LLC eSolutions/eTraction

eTraction (membro di Otto Group) Bldg. 22-23, 27 Vyatskaya St., Moscow, 127015 - Russian Federation - Tel. +7 495 775 86 87 - info@etraction.ru - www.eTraction.ru


Foto di Nicola Righetti

CEO ROUNDTABLE ON DIGITAL FASHION

IMPRESE + ONLINE

NEGOZI,WEB E MOBILE: IL CLIENTE È MULTICHANNEL

Tanto interesse e crescente dinamismo. Le aziende italiane, distanti dai gruppi stranieri, hanno finalmente compreso che l’e-commerce è una necessità per crescere. Marenzi (Smi): «Altro che competitor, l’online non farà scomparire il wholesale». Liscia (Netcomm): «In Italia utenti più avanti dei brand: è necessario colmare il gap» di Andrea Bigozzi

Our Ceo roundtable on developments in e-commerce and digital strategy was the first event of its kind to concentrate on the viewpoints of Italian brands.

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onarchia o repubblica? Con i segnali di ripresa previsti a partire dal 2015, i marchi della moda italiana si trovano a un bivio: abbandonare il vecchio modello di gestione retail dell’impresa, dove il negozio fisico (mono e multimarca) è tuttora un re, per passare a un’organizzazione multichannel, con l’e-commerce parte integrante del business e in grado di vincere le sfide di un mercato sempre più interconnesso. Un mercato, per dirla con le parole di David Schneider, ceo di Zalando, ospite della prima Ceo roundtable on digital fashion organizzata da Fashion, che non può più non tener conto dell’invasione pacifica e “democratica” del mobile (in ascesa sul desktop) e dei

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social media. «Mi piacerebbe acquistare un paio di scarpe via web e vederle consegnate dopo poco nel negozio più vicino»: aspirazione di molti, se non di tutti. Ma prima che ciò avvenga, l’industria italiana del fashion deve crescere nell’e-commerce e recuperare il ritardo accumulato in termini di mercato: oggi nel nostro Paese solo il 4,8% degli acquisti avviene online

E-COMMERCE 2015

Global turnover forecast

E 1,760 bn

e in Europa siamo davanti solo a Spagna e Portogallo. Per fare questo serviranno uomini nuovi (il chief digital officer si sta affermando sulla scena manageriale), ma anche un’iniezione di nuove tecnologie e aziende capaci di creare piattaforme web chiare ed efficienti. «L’e-commerce fa bene a tutta la filiera del tessile-abbigliamento», ha sottolineato il presidente di Sistema Moda Italia, Claudio Marenzi, introducendo i lavori della Ceo roundtable, che si è svolta a Milano lo scorso 11 novembre, in concomitanza con il Singles Day. Intanto, secondo lo scenario tracciato da un’indagine svolta da Smi presso i propri associati, localizzati lungo tutta la filiera tessile-moda italiana, le imprese hanno


Lusso: i clienti online sempre più potenti

L’Asia Pacific regina dell’e-commerce

Le vendite via web di luxury good sono il 6% del totale

$ 740 bn

+18%

Europa

$ 545 bn

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Nord America

$ 495 bn

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America Latina

$ 39 bn

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MENA

$ 21 bn

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192

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4

2009 Fonte: European B2C e-commerce report 2015

ormai ben chiaro la centralità del commercio elettronico. «Il 35% degli associati - ha aggiunto Marenzi - ha intrapreso la strada dell’online questa percentuale sale al 54% se si considerano le aziende del settore a valle, quelle cioè che trattano il prodotto finito». «Si può e si deve fare di più - ha proseguito il numero uno di Smi - e lo hanno capito i nostri associati: per il 45% di loro le vendite digital rappresenteranno almeno il 20% del business entro 10 anni». Un settore, dunque, ancora da educare alle logiche digitali, con l’Italia che si deve accontentare di una quota del 3,1% del mercato e-commerce europeo. «Il nostro Paese è ancora indietro, ma ci sono chiari segnali di un cambiamento. Le aziende si stanno adeguando», ha sottolineato con convinzione Marc Sondermann, direttore e ceo di Fashion, che ha condotto i lavori della tavola rotonda a all’hotel Four Seasons di Milano. Un’indagine di Netcomm dimostra che il consumatore italiano si è digitalizzato prima delle imprese: nel 50% delle famiglie infatti c’è almeno un componente che fa shopping in Rete. «I consumatori ha sottolineato Roberto Liscia, presidente del consorzio del commercio elettronico italiano - sono più avanti delle imprese: nel nostro Paese viene importata più merce online di quanta venga esportata. È il momento di colmare il gap». Ciononostante, le potenzialità per crescere esistono. Lo dicono i dati di Netcomm che, citando l’European B2C e-commerce report 2015, ricordano che nel Vecchio Continente la moda, l’anno scorso, ha assorbito il 21% delle vendite totali dell’online con quasi 47 miliardi di dollari spesi in abbigliamento e 7,8 miliardi in calzature. Come ha rilevato Liscia, tra le sfide da affrontare spicca il multidevice, l’abitudine ad acquistare attraverso più dispositivi. «Su 19 milioni di italiani connessi agli smartphone - ha spiegato - 13,6 milioni hanno cercato in negozio un prodotto visto online. Al contrario, 8,5 milioni mentre erano instore sono andati a

224 Offline

Asia-Pacific

+7% p.a

Online

Il mercato delle vendite online cresce in tutto il mondo

+27% p.a

Fonte: McKinsey

«L’e-commerce fa bene a tutta la filiera, ma non deve essere usato come mini-parallelo. il 45% dei nostri imprenditori è convinto che in10 anni le vendite digital saranno almeno il 20% del totale»

Claudio Marenzi Sistema Moda Italia

caccia di informazioni via web su una proposta». Proprio l’ingresso della tecnologia all’interno del negozio fisico è stato visto in passato come un possibile boomerang per le aziende: «A lungo - ha osservato Marenzi - a frenare molte aziende, concentrate sul wholesale, è stata la possibilità che l’online potessero penalizzare i multimarca, ma ormai è chiaro che le vendite si influenzano reciprocamente». «Dal punto di vista imprenditoriale - conclude - devo fare coming out e ammettere che Herno, la mia azienda, non ha ancora l’e-commerce, non perché non ci crediamo, ma perché vorremmo farlo nel modo più opportuno, attraverso una piattaforma chiara: l’e-commerce non deve essere utilizzato come un discount o  come mini-parallelo».

KooOmo

È italiana la piattaforma più “collaborativa” This e-commerce platform is is the option ideally for brands who think of themselves as international players

«la sfida da affrontare è la multicanalità: su 19 milioni di italiani connessi agli smartphone, 13,6 milioni hanno cercato instore un prodotto visto online»

Roberto Liscia Netcomm

Fra le piattaforme per l’e-commerce della moda e del lusso rappresenta l’alternativa italiana più interessante e, per questo, ha voluto essere tra i partner di Fashion al convegno su made in Italy e digital. Stiamo parlando di Kooomo, divisione del gruppo Zerogrey. Per gestire i processi di e-commerce internazionali utilizza un software che si basa su una soluzione fruibile in cloud. Kooomo è in grado di assecondare le variabilità stagionali e le esigenze di prodotto delle aziende del fashion. In questo contesto si inserisce anche il concetto di piattaforma collaborativa, che unisce in un click partner specifici per competenza o territorio.

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TradeGlobal for

TradeGlobal amplia gli orizzonti con la nuova proprietà, Singapore Post La fusione con Singapore Post permetterà a TradeGlobal - uno dei maggiori player statunitensi nell’e-commerce end to end - di ampliare l’offerta e di fornire ai propri clienti della moda servizi ed expertise, con particolare focus su Asia e Pacifico.

S

i aprono nuove sfide per TradeGlobal, omnichannel e-commerce provider con base a Cincinnati (Ohio), focalizzato su moda, beauty e lifestyle: in ottobre la proprietà è passata dalla società di private equity Bregal Sagemount a Singapore Post (SignPost), storico fornitore di servizi postali a Singapore, che dal 2013 sta diversificando nelle spedizioni e nella logistica per l’ecommerce in tutta l’Asia-Pacifico. Il nuovo azionista di maggioranza ha in programma di creare nuove sinergie e di espandere l’attività di TradeGlobal oltre i confini nazionali. Ne beneficeranno i brand clienti in Nord America, Asia ed Europa (Versace, Giuseppe Zanotti, Hugo Boss e Puma, solo per citarne alcuni), che potranno fare affidamen-

to su un vincente mix fra risorse, tecnologie ografici: la profonda conoscenza, maturata ed expertise per sviluppare le loro strategie dalla nuova proprietà, del mercato asiatico di distribuzione omnicanale. A seguito della e della logistica su scala internazionale. Trafusione, TradeGlobal potrà rafforzare ulteriordeGlobal si riconferma un player in grado di mente l’attività nei servizi già in portafoglio fornire soluzioni “global”, implementate da che include lo sviluppo della piattaforma Deprofessionisti con expertise “local”, maturate mandware, il web content management, il negli Stati Uniti, in Europa, Asia e Sud Amedigital marketing e il digital imaging, la realizrica (grazie a collaboratori locali). zazione delle strategie multicanali, la logistica e la customer care - oltre a proporre nuove soluzioni su scala globale. Entrando nella famiglia di SignPost, infatti, TradeGlobal fornirà qualcosa in più alle aziende della moda che vogliono Andreas du Plessis Dave Eckley Dave Cook VP Global Business estendere i loro confini geCeo Executive Chairman

TRADEGLOBAL 5389 EAST PROVIDENT DRIVE, CINCINNATI, OHIO 45246 USA

Development


CEO ROUNDTABLE ON DIGITAL FASHION LUXURY&DIGITAL

TUTTE LE STRADE PORTANO AL CONSUMATORE

Anche online il cliente-protagonista detta ai brand le strategie da perseguire. Il Crm è indispensabile per dialogare in modo mirato, se non personalizzato, con il proprio target. E la digitalizzazione, sempre più evoluta, è il mezzo, non il fine. Lo hanno ribadito i top manager di Mytheresa.com, Furla, Sutor Mantellassi e Value Lab di Elisabetta Campana

Customer-centric culture, innovative CRM solutions to create personalised customer relationships and best technologies are the hot topics suggested by Mytheresa.com, Furla, Sutor Mantellassi and Value Lab to be successful in the luxury market, also on web

U

no storico motto dice che il «cliente ha sofisticato Crm, che permetta di effettuare estrema sintesi quanto emerso dalla prima sempre ragione». Ed è vero anche nel targetizzazioni mirate, se non addirittuparte della “Ceo Roundtable on Digital mondo del digitale. Spesso approcciando ra personalizzate, per dialogare al meglio Fashion”, organizzata da Fashion l’11 nol’e-commerce si è portati a pensare che con il proprio pubblico. L’informatizzavembre a Milano, a cui hanno partecipato l’imprescindibile componente informatizione sempre più evoluta è il mezzo ini top manager di Mytheresa.com, Furla, ca contribuisca in modo rilevante, se non dispensabile, non certo il fine. Questo, in Sutor Mantellassi e ValueLab. «Vendere determinante, al successo di un busiil lusso online non è certo facile - ha ness online. Non è esattamente così. premesso il direttore della nostra teFermo restando che una piattaforma stata Marc Sondermann - in particoE-COMMERCE NEL MONDO (fatturato in mld) e/o un sito efficenti ed efficaci siano lar modo alla clientela italiana che 1 Cina $ 500 6 Francia $ 460 la “conditio sine qua non”, la vera difnel 56% dei casi abbandona il “carrelferenza la fa, come nel mondo reale, lo” prima di aver ultimato l’iter». Nel 2 Usa $ 460 7 Australia $ 460 il consumatore. A maggior ragione variegato universo dell’e-commerce, 3 Regno Unito $ 460 8 Canada $ 460 nel settore del lusso, per definizione Mytheresa.com è un esempio d’ecsinonimo di servizio ed eccellenza, cellenza, con i suoi oltre 100 milioni 4 Giappone $ 460 9 Russia $ 460 il cliente-protagonista, sempre più di euro di fatturato. «Perché abbiamo 5 Germania $ 500 10 S. Corea $ 460 orientato alla omnicanalità, detta le successo? - ha esordito Michael Klistrategie da perseguire. Diventa perger, presidente del noto sito e-comFonte: Ecommerce Europe, European B2C Ecommerce Report 2015 tanto fondamentale investire in un merce, acquisito nel settembre 2014 16_11_2015

FA N 16 convegno pag 31-32 DEF ok.indd 31

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IL CEO Ceo Roundtable ROUNDTABLE onDIDigital FASHION Fashion

Eraldo Poletto Furla

Un momento della tavola rotonda sul digital fashion. Da sinistra, Anton Magnani, Eraldo Poletto e Marc Sondermann

dal Neiman Marcus Group -. La risposta viene dalla consumatrice. Le nostre clienti sono il più bell’asset che abbiamo: noi le amiamo e facciamo del nostro meglio per soddisfare le loro esigenze». Nulla deve essere sbagliato, «anche il minimo dettaglio conta - ha precisato -. A partire dalla nostra selezione moda, perché innazitutto siamo retailer, fino ai servizi come la durata di attesa, brevissima, del call center, i tempi minimi di consegna e il packaging ricercato: chi spende anche 8mila euro per una borsa o 4mila per un vestito pretende la perfezione». «Parallelamente la nostra attenzione è rivolta ai brand - ha proseguito Kliger - che consideriamo a tutti gli effetti nostri partner e che aiutiamo nel costruire e consolidare la loro reputazione, evidenziandone storytelling, heritage, lavorazioni artigianali e tutti gli aspetti che li rendono speciali, anche organizzando eventi ad hoc». Concorde Eraldo Poletto, ceo di Furla, che ha osservato: «Proprio perché il cliente trova sempre la strada per fare quello che desidera, il digitale, e anche i social media, devono essere parte integrante di un’azienda per interagire con il mercato nel migliore dei modi». Non è certo facile, «ma bisogna imparare a farlo - ha sottolineato il top manager -. Un esempio lampante della rivoluzione in atto è che la top blogger Chiara Ferragni conta 4,9 milioni di follower e un brand come Hermès solo 1,9». Il risultati di conseguenza arrivano: «Alla recente inaugurazione del nostro store a Ginza - ha spiegato Poletto - grazie a tutte le attività di marketing e comunicazione digitale messe in atto abbiamo avuto 600mila like in 20 giorni». «Il Crm è indispensabile - ha precisato - perché non c’è niente di peggio che dire la cosa sbagliata alla persona sbagliata. La gente vuole essere “chiamata” per nome 32

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Michael Kliger Mytheresa.com

e cognome». «Il digitale non è solo futuro, ma è gia presente» ha sottolineato Anton Magnani, a.d. di Sutor Mantellassi, alle prese con il rilancio di un marchio storico che, a maggior ragione, deve essere raccontato: «Prima abbiamo agito sul prodotto, perché fosse all’altezza delle aspettative, e poi investito sulla comunicazione utilizzando il digitale, grazie al sito lanciato lo scorso gennaio». All’inizio del nuovo anno «debutteremo con l’e-commerce - ha anticipato Magnani - proprio per accontentare chiunque e fargli avere ovunque desideri un nostro paio di calzature». «Sono contento che in questa roundtable più che di e-commerce e digitale si sia parlato di cliente - ha detto Marco Di Dio Roccazzella, equity partner della società di consulenza ValueLab -. Non bisogna però commettere l’errore di pensare che anche nel lusso tutti i consumatori siano uguali: ci sono i top client che guardano il web proprio per vedere cosa non acquistare, poi vanno in negozio e comprano solo pezzi personalizzati, spendendo anche 150mila euro in una sola volta». «Per capire il consumatore - ha concluso il consulente - bisogna segmentarlo e valutarlo in tutti i suoi aspetti. Mirando meglio l’offerta si può anche ridurre l’incidenza dei saldi e vendere di più full price. Un aspetto da non sottovalutare». E che riconduce, inevitabilmente, alla  centralità del cliente.

Teradata

Un filo diretto con il cliente

Anton Magnani SUTOR MANTELLASSI

Marco Di Dio Roccazzella Valuelab

Teradata Marketing Applications helps brands customize their multi-channel campaigns.

Sempre connesso, multicanale, alla ricerca di contenuti rilevanti e feeback in tempo reale: vincere la partita con il consumatore di oggi è una sfida. A supportare i brand arriva in soccorso la tecnologia, come quella di Teradata Marketing Applications, partner del convegno. «Aiutiamo le aziende a utilizzare i dati dei clienti per ottimizzare le proprie campagne multicanale e instaurare con loro un rapporto one to one», spiega il managing director Maurizio Alberti. A renderlo possibile è il “Digital Marketing Center”, la piattaforma integrata tramite cui inviare messaggi via e-mail, mobile, social, web, aumentando l’engagement con newsletter personalizzate, notifiche push, sms, landing page, social posting e listening, couponing digitale e messaggi transazionali.


Rödl & Partner for

Con Rödl & Partner il made in Italy è senza confini La forza di Rödl & Partner consiste nell’operare tramite team interdisciplinari e internazionali in grado di assistere le aziende del settore luxury & fashion che intendono cogliere le nuove sfide dell’economia digitale. Una consulenza a 360° che va dagli aspetti fiscali e contrattuali connessi all’e-commerce diretto e indiretto ai principi su privacy, pubblicità e concorrenza.

C

on 4000 collaboratori e 102 uffici in 46 Paesi, Rödl & Partner è uno dei maggiori studi multidisciplinari del mondo, capace di offrire consulenza legale e fiscale, servizi di revisione e consulenza del lavoro. Tutto senza confini. Avvocati e commercialisti coniugano competenze di diritto societario, commerciale e amministrativo, proprietà intellettuale e fiscalità internazionale con una conoscenza specializzata del quadro regolamentare in cui si muovono le aziende del settore luxury, fashion e design. Lo studio è a fianco di piccole, medie e grandi imprese attive in tutti i settori in cui l’innovazione e la tecnologia sono protagoniste. La formula di Rödl & Partner è semplice: operare tramite team interdisciplinari in grado di sviluppare soluzioni integrate e originali, mettendo al servizio dei clienti sensibilità tec-

Rödl & Partner Milano Tel. +39 (02) 63 28 841 - milano@roedl.it Padova Tel. +39 (049) 80 46 911 - padova@roedl.it Roma Tel. +39 (06) 96 70 12 70 - roma@roedl.it Bolzano Tel. +39 (0471) 19 43 200 - bozen@roedl.it

nico-legale ma anche spirito imprenditoriale e capacità di cogliere le innumerevoli sfide dell’economia digitale. In particolare Rödl & Partner fornisce consulenza a 360° nella strutturazione legale e fiscale di progetti e-commerce. Supporta i clienti nella stesura e negoziazione di contratti con market place e player della filiera logistica e distributiva. Cura la compliance rispetto a tutti i profili regolatori nel contesto dell’implementazione di business online, occupandosi di privacy, concorrenza, pubblicità e tutela dei consumatori. Offre consulenza worldwide in ambiti tax e transfer pricing. Garantisce assistenza contrattuale e giudiziale nella protezione di diritti di proprietà intellettuale nel web.

Camilla Manfredi, associate partner dello studio Rödl&Partner

Paolo Peroni, partner dello studio Rödl & Partner


CEO ROUNDTABLE on digital FASHION

e-commerce e aziende DELLA moda

La sfida più difficile? Cavalcare il cambiamento Per vincere la scommessa dell’e-commerce bisogna essere aperti al nuovo. Soprattutto aperti al nuovo consumatore, un surfer volubile che si muove tra offline e online di Angela Tovazzi

In order to win the challenge of e-commerce, companies must be ready to change. And to satisfy the needs of a multichannel and multidevice consumer.

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a digital disruption ha cambiato il mondo. Il consumatore sfugge a qualsiasi definizione, è multicanale, multidevice, fedele solo a se stesso e ai suoi desideri. E le aziende? Tutti i relatori alla nostra tavola rotonda si sono mostrati d’accordo: le aziende non possono più stare a guardare, anche quelle che hanno costruito la propria fortuna su heritage ed esclusività. «La parola “esclusività” viene da “escludere” - ha ricordato Enrico Roselli, ceo di La Martina - ma il digitale non esclude. Certo, sottrae sicurezza, toglie il “sipario” al marchio e sen34

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tirsi spaventati è normale. Eppure, in questo contesto, conviene affrontare, costringersi a fare un’analisi dei processi aziendali, dei difetti interni e di distribuzione. Cambiare abitudini è una noia, ma è preferibile governare quello che succede, piuttosto che subirlo. Questa la grande sfida». «La resistenza al cambiamento e la tendenza a eliminare il rischio, reiterando schemi conosciuti, accomuna molte imprese ha confermato Maurizio Alberti, managing director di Teradata Marketing Applications -. È questo il primo ostacolo, anche se fisiologico, da rimuo-

vere per correre alla velocità del mercato». Un mercato che fotografa un consumatore volubile, che si muove in un contesto “liquido”, bypassando gli antichi compartimenti stagni dell’offline e dell’online. «Ci si deve rendere conto - ha precisato Alberti - che l’ecommerce è solo uno dei touch point con il cliente finale e, come tale, deve essere integrato e inserito in una più ampia strategia aziendale». Diretta da un solo direttore d’orchestra: il consumatore. Che nella sua forza centripeta sta costringendo grandi e piccole industrie a scendere a patti con le sue esi-


genze, i suoi ritmi, le sue aspirazioni. Per questo conoscerlo è fondamentale. Per conquistarlo, ma anche per non perderlo: «Non possiamo mandare la stessa mail a una persona che ha comprato una maglietta La Martina online oppure a uno dei 1.500 membri del Polo Club della Regina d’Inghilterra», ha sottolineato Roselli. Detto altrimenti: comunicazione e servizio non devono essere massificati e uguali per tutti, ma personalizzati e targettizzati sui particolari interessi dell’interlocutore. Se il consumatore diventa il baricentro di qualsiasi approccio strategico, vengono meno anche le tradizionali barricate tra i diversi canali di vendita: «Wholesale, retail ed e-commerce non sono concorrenti ma complementari», ha ribadito Enrico Moretti Polegato, chairman e ceo di Diadora. Un’osmosi e una sinergia che possono dare sprint alle vendite, perché spesso succede che «da una vi-

arvato

Nell’e-commerce vince il tailor made Arvato provides tailor made e-commerce solutions and integrated logistics B2C & B2B for fashion, cosmetics and retail.

Lo sviluppo di un progetto di e-commerce è un processo articolato, in grado di assicurare buone performance se i diversi step vengono affrontati in un’ottica tailor made, avendo ben chiare le aspettative del cliente. È necessario quindi affidarsi a partner affidabili, non solo per quanto riguarda l’aspetto tecnologico, ma anche per ciò che riguarda la conoscenza del settore in cui si opera e dei mercati dove si intende penetrare. La moda, insieme alla cosmesi e al retail, è il focus di Arvato, partner del nostro convegno, provider europeo controllato da Bertelsmann SE&Co. KGaA, che offre soluzioni e-commerce integrate e logistica B2C & B2B per moda, cosmesi e retail. Con sedi in tutto il mondo, Arvato assicura le necessarie scalabilità, flessibilità ed esperienza per garantire un servizio competitivo. Acqua di Parma (Lvmh), CucinaBarilla (Barilla Group), Profumerie Douglas e Nescafé Dolce Gusto sono fra i clienti italiani del big player.

David Schneider/Zalando

«Nell’era del mobile, il futuro è tutto da reinventare» A world that is changing at a supersonic speed, in which mobile is outnumbering the use of desktop. According to David Schneider, ceo of Zalando, the future of e-commerce is all about reimagination. Provided that the dialogue between companies and consumers becomes closer and closer.

di Carla Mercurio Un universo digital che cambia alla velocità della luce. Per David Schneider, ceo di Zalando, il futuro dell’e-commerce è tutto da reinventare. A patto di rendere sempre più serrato il dialogo tra azienda e consumatore. Le possibilità sono infinite. «Sette anni fa l’online era il diavolo - ha spiegato Schneider -. Oggi tutti saltano sul treno. Ma c’è già un treno più veloce, il mobile, che sta soppiantando l’uso del desktop e che sta cambiando profondamente i comportamenti. La gente non fa più surf tra il web alla ricerca di contenuti ma “vive” nei propri recinti personali, dove riunisce contenuti, aspetti social, musica, eccetera tramite le app». Se un tempo esistevano destinazioni diverse delineate da confini precisi, oggi tutto è interconnesso, tramite Google o Facebook, che dai contenuti conducono verso l’e-commerce. «Ora è normale che un editore faccia un passo verso l’e-commerce o che, viceversa, l’e-commerce rimandi ai contenuti editoriali - ha aggiunto Schneider -. Tutto si mescola in un contesto che crea infinite possibilità nel modo di dialogare con i consumatori». È proprio su queste infinite opzioni che si deve ragionare per cavalcare il cambiamento. Le potenzialità sono tantissime. A partire dalla chance di trovare tramite Internet il negozio che vende il prodotto che cerchiamo vicino a casa nostra, di andare a comprarlo in negozio o di ordinarlo e farcelo consegnare in pochi minuti a casa. «Abbiamo tante informazioni sul consumatore, sul suo comportamento, sui prodotti che ama - ha proseguito Schneider -. Allora perché non permettergli di seguire i brand e i prodotti che ama? Perché non metterlo in contatto con esperti e personal stylist? Non necessariamente nostri dipendenti, ma comunque persone in carne e ossa in grado di dare consigli mirati di stile. Perché non usare gli insight dei consumatori per fare un advertising mirato? Ci sono tanti altri esempi che si possono fare nel mondo del mobile, nuove cose che si possono sviluppare». Schneider ha posto l’accento proprio sui grandi cambiamenti che la sua azienda ha affrontato da quando è stata fondata, sette anni fa. Una realtà

partita come un department store digitale, dotato di una vasta gamma di prodotti, ampia disponibilità di merce, prezzi convenienti, consegne rapide, resi facili e una struttura organizzativa centralizzata. Un colosso con un fatturato di 2,2 miliardi di euro nel 2014, in volo verso i 3 miliardi nel 2015, che ora si prepara a nuove sfide. « Da un lato vogliamo innovare la customer experience e dall’altro aprire nuove opportunità per i brand, dare loro la chance di instaurare un dialogo più stretto con i consumatori e vogliamo che anche i negozi siano parte di questo cambiamento. Puntiamo a essere la best platform per i marchi, dare loro la chance di raccontare la loro storia a un cliente che avrà sempre più accessi, sviluppando inediti format, soprattutto nel mobile. Un lavoro che la grande quantità di dati a nostra disposizione rende sempre più possibile». Una mission che nel mondo di Zalando sta già producendo i primi risultati. Di recente il player tedesco ha integrato la sezione “Il tuo Zalando” nella app mobile per i dispositivi iOS e Android, per migliorare l’esperienza di quanti fanno shopping dal telefonino. Oltre a mostrare una combinazione di articoli, outfit e brand, costruita sulla base del comportamento di acquisto del consumatore, la sezione include ora anche gli outfit streetstyle, curati direttamente dal team editoriale di Zalando. In questo processo di ispirazione e personalizzazione dell’offerta, si è deciso di coinvolgere anche il consumatore finale, testando - al momento solo per dispositivi iOS - la sezione “Qual è il tuo zalandostyle?” nell’area “Consigli” della app, che ospita gli outfit condivisi dai surfer su Instagram, rendendoli protagonisti del processo di scelta e selezione che è alla base di ogni ricerca sulla piattaforma.

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CEO ROUNDTABLE on digital FASHION sita su Internet scaturisca un acquisto online e che da una nuova insegna vista per strada si curiosi sul web per scoprire qualcosa in più». La partita da giocare non è facile ma offre grandi opportunità, come ha sottolineato il direttore di Fashion, Marc Sondermann: «Se pensiamo che alcuni grandi gruppi, come Vf, stanno realizzando il 30-50% dei loro ricavi con il business online, ci possiamo rendere conto delle opportunità perse, se non ci si decide a scendere in campo». Insomma, scendere in campo (digitale) è ormai imprescindibile: ma con che modalità? «All’inizio, soprattutto nel caso delle medie-piccole imprese, è utile affidarsi a degli specialisti - ha suggerito Fabio Candido, presidente di Fenicia, cui fa capo Camicissima -. Nel nostro caso ci siamo appoggiati a una piattaforma, tenendo in casa la “gestione” del negozio con un online store manager, orientato più al côté marketing che a quello operativo». I risultati sono stati sorprendenti, come sottolinea Candido: «Il 10% del nostro fatturato online viene dalla Francia, un Paese dove non abbiamo nessun negozio fisico. E dove, proprio grazie alle performance dell’e-shop, stiamo pensando di aprire  un monomarca».

demandware

Più vicini ai brand made in Italy Global leader for the cloud commerce solutions for fashion and retail, Demandware recently landed in Italy with offices in Milan.

Enrico Roselli LA MARTINA

Fabio Candido CAMICISSIMA

mercato B2C: nel 2014 regno unito ancora al top, l’italia supera il 3%

Rödl & Partner

Chi detta legge nell’e-commerce

Regno Unito › 30.0% Germania › 16.8% Francia › 13.4%

Maurizio Alberti

Resto d’Europa › 12.2%

TERADATA MARKETING APPLICATIONS

Russia › 4.4% Spagna › 4.0% Paesi Bassi › 3.3%

Italia › 3.1% Svizzera › 3.0% Austria › 2.8% Norvegia › 2.4% Svezia › 2.3% Danimarca › 2.3%

Enrico Moretti Polegato Fonte: Ecommerce Foundation, 2015 Elaborazione Netcomm

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Demandware - leader globale nelle soluzioni cloud commerce per le imprese della moda e del retail - è recentemente sbarcata in Italia con propri uffici a Milano per seguire da vicino i clienti della Penisola e non ha voluto mancare di essere tra i partner di Fashion in occasione della Ceo Roundtable. Demandware offre una piattaforma cloud aperta con innovazioni continue, essendo previste da 6 a 8 nuove release ogni anno. Le aziende non si devono preoccupare delle infrastrutture per supportare le proprie iniziative: possono personalizzare, ottimizzare e innovare la customer experience con un’ampia scelta di tecnologie dall’“ecosistema” integrato LINK. Tra le aziende-clienti di Demandware in Italia spiccano Ovs, Timberland e Vibram.

Diadora

The international law firm assists its clients to fulfill their e-commerce business, from the deals with marketplaces, to the copyright rules.

Dietro un e-commerce di successo non c’è solo un buon provider o una web agency, ma anche uno studio legale, anzi uno studio multidisciplinare. Lo dimostra la storia di Rödl & Partner, che ha collaborato con Fashion alla Ceo roundtable, che con i suoi oltre 4mila collaboratori fornisce consulenza a 360 gradi nella strutturazione legale e fiscale di progetti e-commerce nel mondo. Lo studio, con 102 uffici in 46 Paesi, è al fianco di grandi marchi, ma anche piccole e medie imprese del made in Italy nella negoziazione dei contratti con i grandi marketplace come nella protezione del diritto intellettuale.


TRIBOO GROUP for

Triboo Group: un nuovo assetto per ampliare l’offerta Contenuto e performance: questi i pilastri della nuova strategia, che si affiancano all’offerta core di Triboo Digitale.

I

l 2015 è stato un anno cruciale per Triboo Digitale, la società di Triboo Group dedicata all’e-commerce: ha superato il traguardo dei 100 shop online gestiti, consolidato il posizionamento nel settore fashion, con rilasci di rilievo come Luisa Spagnoli, Baldinini e Boglioli, e realizzato una serie di importanti acquisizioni. Operazioni che hanno permesso di arricchire il know-how della società e del gruppo, creando importanti sinergie. L’ingresso di Sevenlike, prima azienda italiana a ottenere la cer-

tificazione Magento già nel 2010, ha contribuito a rafforzare la componente tecnologica di sviluppo e progettazione di piattaforme e-commerce. La nascita di Bootique ha invece aggiunto competenze nelle aree della strategia di marketing, della creatività nella comunicazione e della produzione di contenuti di marca. Bootique è il risultato dell’acquisizione dell’agenzia di Zodiak Active - distintasi negli anni per l’offerta di branded content, digital e social media marketing e clienti come Ferrero, La-

TRIBOO DIGITALE Viale Sarca 336, edificio sedici - 20126 Milano - Tel. +39 02 64 74 14 01- www.triboodigitale.it

Da sinistra: Davide Scodeggio, CEO di Bootique Giulio Corno, Presidente di Triboo Alessio Barbati, CEO di Triboo Digitale Andrea Bortolazzi, Fondatore di Sevenlike

vazza, Jack Daniel’s - e dalla sua integrazione con il team di Triboo Digitale focalizzato sul performance marketing. Grazie a Bootique la creatività, la strategia di marketing e la cultura della performance diventano sinergici, offrendo al cliente contenuti di qualità e ritorni misurabili. Triboo si presenta così sul mercato con un’offerta ancora più completa e trasversale, attraverso un ecosistema di società dedicate all’e-commerce, alla comunicazione di marca, all’advertising e all’editoria digitale.


Ceo Roundtable on Digital Fashion

moda e web fanno network building

Il virtuale sta guadagnando terreno in tutte le dinamiche del commercio e della vita quotidiana, ma nei rapporti sia umani, sia di lavoro, una stretta di mano resta più importante di qualsiasi scambio di mail. Il convegno di Fashion è servito anche a questo, a fare “network building” tra i protagonisti di due mondi, il digital e la moda, che hanno molto da raccontarsi e da progettare insieme. di Alessandra Bigotta

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1. Eraldo Poletto (Furla) con Stephanie Ouadfel e Barbara Sertorini di Fashion 2. Mario Boselli (Camera Nazionale della Moda Italiana) 3. Victoria Hennessy (Giuseppe Zanotti Design) 4. Flavio Sciuccati (Ambrosetti The European House) 5. Da sinistra, Cristina Andresano (Furla), Stefan Mayer (Arvato Bertelsmann), Matteo Borneto (Arvato Bertelsmann), Marco Galtelli (Arvato Bertelsmann) 6. Federica Beneventi (vente-privee.com) e Marta Casadei (Il Sole 24 Ore) 7. Da sinistra, Marcelo Crescenti (TextilWirtschaft), Fiorenzo Schincaglia (Lanificio Colombo), Stefano Giordano (Fashion) 8. Leonardo Girombelli (Prada Group) 9. Marc Sondermann (Fashion) e Carlo Pambianco (Pambianco) 8

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value lab

Specialisti nella “go-to-market strategy” ValueLab supports its clients to achieve sustainable competitive advantage in the omnichannel challenges.

In un mercato sempre più globale e interattivo, è indispensabile che le aziende mettano in atto strategie sinergiche. «Noi di ValueLab supportiamo i principali brand nella definizione ed esecuzione della “go-to-market strategy”, integrando approcci di omnichannel customer experience, merchandising, retailing, e-commerce and sales force» spiega Marco Di Dio Roccazzella, equity partner di questa realtà, partner del convegno. «Agiamo anche sul fronte dell’internazionalizzazione - sottolinea identificando i mercati più interessanti e i partner migliori. Creiamo quindi un modello di servizio, valutando le aspettative dalla clientela potenziale attraverso attività di benchmarking e survey».

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10. Giovanni Meda (Zerogrey) e Paolo Xoccato (Xacus) 11. Gianfranco Di Natale (Sistema Moda Italia) 12. Maurizio Capobianco (Demandware) 13. Patrizia Giangrossi (Pierre Mantoux) 14. Alessio Barbati (Triboo Digitale) con alcune giornaliste di Fashion: da sinistra, Angela Tovazzi, Carla Mercurio, Alessandra Bigotta, Elisabetta Campana 15. Lorenzo Buzzavo (Quintegia) 16. David Schneider di Zalando (a sinistra) con il nostro direttore Marc Sondermann 17. Juan Carlos Venti (Lir Capital/Geox-Diadora) ed Enrico Moretti Polegato (Diadora) 18. Andrea Bucalossi (Mr&Mrs Italy)

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The first edition of the Ceo roundtable organized by Fashion in Milan has been not only a precious source of information and reflections about the future of fashion and e-commerce, two more and more inteconnected worlds. It was also a “physical” meeting point for the top representatives of the fashion and digital sectors. Because even in the 3.0 age, the best way to understand each other is the more traditional and “physical” one: shaking hands, exchanging experiences and points of view.

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STRATEGIE concorrenza e concorrenti

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ipo, M&A, cessioni la partita sul web si fa più accesa I web retailer affilano le armi per conquistare nuovi shopper. Tra uno sbarco in Borsa e il collocamento di bond, spuntano un grande matrimonio e un divorzio annunciato di Elisabetta Fabbri

Each web retailer has his own strategy to finance his growth. Some companies were listed on the stock exchange or placed bonds, others decided to merger or divorce, in order to gain agility. uello di Showroomprivé, ai primi di Q novembre, è stato uno dei collocamenti più importanti degli ultimi tempi,

sul mercato Euronext di Parigi, specializzato nei titoli tecnologici. Un passo azzardato, visto il trend altalenante dei mercati azionari, che all’esordio ha penalizzato le performance del titolo, ma ormai quasi indispensabile per affrontare le nuove sfide del commercio online. Lo testimonia il listing, circa un anno fa, di operatori come Alibaba, il più grande operatore e-commerce cinese (circa 210 miliardi di dollari, la capitalizzazione sul Nyse) e Zalando, tra i leader europei delle vendite di moda online, con ricavi annuali pari a 2,2 miliardi di euro (7,8 miliardi di euro la capitalizzazione alla Borsa di Francoforte). Al momento di andare in stampa, le azioni Showroomprivé stanno pian piano risalendo verso il prezzo di collocamento di 19,50 euro per azione (fissato sulla parte bassa della forchetta indicativa che arrivava fino a 26,30 euro) e capitalizzano quasi 640 milioni di euro (circa 1,8 volte i ricavi 2014, pari a 350 milioni di euro). L’Ipo - che comprendeva un aumento di capitale da 50 milioni di euro e la cessione di titoli, per 176 milioni di euro, in mano ai fondatori Thierry Petit e David Dayan e al fondo americano Accel - ha permesso di raccogliere oltre 250 milioni di euro. L’azienda ha preso un impegno importante con gli azionisti: più che raddoppiare i ricavi a 750 milioni di euro entro il 2018, potendo contare su una quota dell’export pari al 25% delle vendite totali. Nelle intenzioni di Dayan e Petit, l’ingresso in Borsa 40

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1. La cerimonia dell’opening bell, al debutto di Showroomprivé sull’Euronext. Da sinistra, Thierry Petit e David Dayan (fondatori e co-ceo di Showroomprive. com), Antony Attia (ceo di Euronext) ed Emmanuel Macron (ministro francese dell’Economia) 2. La Borsa di Milano“infiocchettata” come il packaging di Net-a-Porter, nel primo giorno di scambi di Yoox Net a Porter Group

dovrebbe accelerare quattro priorità: il consolidamento del numero di utenti attivi, il rafforzamento dei rapporti con i brand partner, lo sviluppo della piattaforma internazionale e il lancio di prodotti e servizi innovativi. In Italia, Yoox, che ha mosso i primi passi in Borsa nel 2009, ha invece deciso di rafforzarsi nel segmento luxury, grazie alla fusione con la britannica Net-a-porter. Dallo scorso 5 ottobre alla Borsa di Milano sono scambiate le azioni di una nuova entità, Yoox Net a Porter Group, da circa 1,3 miliardi di euro di ricavi e 2,6 miliardi di capitalizzazione. «Abbiamo due asset fondamentali e irripetibili: oltre 2 milioni di clienti attivi con alto potenziale di spesa, fedeli e soddisfatti, nonché relazioni stabili, proficue e durature con i più straordinari brand del lusso mon-

diale», ha spiegato Federico Marchetti, fondatore di Yoox e ceo del nuovo gruppo allargato. All’annuncio del merger, in marzo, era stato stimato un potenziale sinergico, a livello di ebitda, di 60 milioni di euro nel 2018: stime che, secondo Marchetti, potrebbero rivelarsi «conservative». In attesa che venga presentato il piano industriale (probabilmente nella primavera-estate 2016) si attende un aumento di capitale «fino a 200 milioni», previsto dal progetto Yoox Net a Porter, per finanziare nuove opportunità di crescita, oltre a favorire l’ingresso di altri investitori. Chi invece disgrega, anziché aggregare, è la spagnola delle vendite flash di moda Privalia: questo mese ha ceduto l’e-tailer tedesco Dress for Less al suo management, per una cifra non resa nota. Lo aveva comprato nel 2011 per diversificare (il sito vende con la formula full price, oltre che discount) e per mettere un piede nel mercato tedesco, ai tempi percepito come promettente. Ora il dietrofront, preannunciato l’estate scorsa, per ritornare a concentrarsi su mercati consolidati come Spagna, Italia, Brasile e Messico. E per ridurre le perdite, passate nel 2014 da 1,9 a 126,8 milioni di euro. Con l’idea di sviluppare il business in Nord Europa, la francese Venteprivee ha invece acquisito in settembre la maggioranza di vente-exclusive.com, pioniere delle vendite evento in Belgio e Lussemburgo con un fatturato di 90 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi agli 1,7 miliardi dell’acquirente. La tedesca Rocket Internet sta investendo in America Latina (vedi i siti brasiliani Kanui and Tricae), con l’obiettivo di diventare «la maggiore piattaforma Internet al di fuori di Usa e Cina». Dopo l’Ipo del 2014, per finanziare i suoi piani di espansione in luglio ha emesso un bond convertibile da 550 milioni di euro, che scadrà nel 2022, piazzato con successo tra gli investitori istituzionali. ●


NETFAIR

L’azienda è affidabile? Lo si scopre online Netfair.eu is a new B2B website, created to pinpoint firms you can really trust.

«Tutti noi imprenditori abbiamo incontrato persone che non rispettano gli impegni presi, persone che non onorano i loro debiti, imprese che ostacolano altre imprese, persone che tradiscono altre persone»: così si legge sul portale netfair.eu, per spiegare il perché di questo sito business to business, il cui obiettivo è identificare le aziende in base alla maggiore o minore affidabilità. Iscrivendosi a Netfair si ha accesso a una vasta community, dove è possibile sia esprimere le proprie valutazioni su un cliente, un fornitore o un’altra realtà, sia dare un’occhiata ai “voti” altrui, in modo da farsi un’idea per decidere con chi lavorare, senza perdite di tempo e soprattutto di denaro. (a.b.)

EUROSTEP

Al servizio della moda. Anche in versione “chiavi in mano” The Italian provider of e-commerce solutions adds new fashion brands to its portfolio and offers a new “full outsurcing” formula.

Sopra, Simone Bittoto, chief executive officer di Eurostep

Eurostep sempre più punto di riferimento per la fashion industry. Con un’esperienza pluriennale nei progetti e-commerce, soprattutto quelli focalizzati sulla multicanalità, la società di Treviso (con uffici a Milano, Parma e New York) ha appena acquisito clienti come Seventy, per cui si è occupata di supportare le attività di internazionalizzazione, e Silvian Heach, con cui ha iniziato a collaborare, partendo dall’e-commerce B2C (lo store di Milano sarà il primo punto vendita del marchio a offrire un’esperienza d’acquisto totalmente digitalizzata in un’ottica omnichannel). Accordi con altri marchi sono previsti per il 2016: andranno a rafforzare la posizione di Eurostep nel business della moda, che sta espandendosi grazie a plus come la presenza in cinque continenti con piattaforme logistiche all’avanguardia, che permettono alle fashion company di essere presenti fin da subito in nuovi mercati, senza accollarsi complessi iter burocratici e amministrativi. Tra i servizi offerti anche la customer care (in 35 lingue), i pagamenti (attraverso 50 piattaforme diverse) e il marketing strategico. Da circa un anno, inoltre, Eurostep è in grado di garantire una gestione del commercio online in “full outsourcing”. (e.f.)

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DIGITAL News

human resources

«Nell’era digitale la creatività segue percorsi nuovi. E superare gli schemi è ancora più importante» Lang&Partners is a HR consulting company specialised in a custom-oriented service. «In the digital age - explains managing partner Roberto D’Incau - new roles and dynamics dominate creative jobs. And to “think out of the box” becomes more and more important».

In un mondo in continua accelerazione e che tende a omologarsi per merito (o a causa) del virtuale, offrire soluzioni personalizzate e soprattutto creative diventa una priorità. Questa è la strada perseguita da Lang&Partners, società internazionale di consulenza in risorse umane (HR) che punta su un servizio customizzato. «Mai come adesso è attuale la frase “think out of the box”, ovvero andare oltre agli schemi - commenta Roberto D’Incau, managing partner di Lang&Partners a Milano -. In quanto head hunter, notiamo un grande dinamismo sul fronte dei creativi, con scelte da parte delle aziende che non sono per nulla scontate e che valicano i confini territoriali, con parigini che vengono a Milano, italiani che vanno a Londra o in giro per il mondo». Premessa fondamentale di tutto ciò è fare un vero scouting, ma anche supportare i propri clienti nelle fasi successive, grazie al coaching e all’advisory. «Abbiamo introdotto l’attività di coaching pure per i designer di moda - spiega D’Incau -. Li seguiamo nella parte manageriale, favorendo la loro interazione nelle strategie aziendali». Sempre il coaching sta dando ottime soddisfazioni in ambito team: «In questo caso, per esempio, si applica perfettamente al personale di un negozio, la cui gestione deve essere coerente e complessiva, come quando si movimenta un’orchestra». Fondamentale anche la parte advisory: «Alcuni clienti della finanza o di altri settori ci hanno chiesto una mano per avvicinarsi al mondo del fashion e del lifestyle - racconta -. Interveniamo anche sui progetti di brand e stilisti emergenti, aiutandoli a individuare la strategia migliore per il loro sviluppo». Come un sarto, che sa cucire addosso l’abito perfetto. (e.c.)

Roberto D’Incau, managing partner di Lang&Partners

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Ligatus

Dieci anni col turbo. E ora si regala un nuovo look e il rilancio del website A new logo and the relaunch of the website characterize the tenth of Ligatus, a big player of native and performance advertising, with revenue growth of 300% in the first half of 2015.

Per festeggiare la crescita degli ultimi 10 anni Ligatus - uno dei maggiori operatori europei nel campo del native e performance advertising - lancia una serie di novità. Non solo un nuovo logo, all’insegna dell’essenzialità, ma anche il rilancio del sito web, più all’avanguardia. Non basta: la realtà con base a Colonia, controllata da Gruner+Jahr (Gruppo Bertelsmann), ha semplificato il portafoglio prodotti. I brand inserzionisti potranno fare affidamento in primis su “Direct Response”, per indirizzarsi alla persona giusta e utilizzare i clic del traffico di alta qualità, in modo da generare contatti utili, ordini o vendite. “Content Promotion”, invece, indirizza il traffico e coinvolge un pubblico selezionato, promuovendo i contenuti grazie all’engagement dell’audience premium di Ligatus. «In meno di due anni dall’inizio delle attività in Italia - dice Sebastiano Cappa, sales and publisher director della unit italiana - Ligatus è riuscita a imporsi come leader di mercato nel native advertising. Lo dimostra una crescita dei ricavi del 300% nei primi sei mesi del 2015. I continui investimenti nelle tecnologie ci permettono di proporre una piattaforma con caratteristiche uniche. Intendiamo rafforzarci in questa posizione, nella rinnovata corporate identity, mantenendo alta l’attenzione ai risultati dei nostri clienti». (e.f.)

MARKETIZATOR

Il tool che incrementa il tasso di conversione Intergic, the e-commerce solution provider based in Milan, distributes a new tool in Italy, Marketizator, which aims to increase web sellers’ conversion rate.

Nuovo asso nella manica per Intergic. L’azienda italiana con sede operativa a Milano, che seleziona le migliori tecnologie e-commerce nel mondo e le offre al mercato italiano, questa volta ha fatto rotta sulla Romania, dove un gruppo di giovani esperti di web marketing guidati da Valentin Radu ha ideato una piattaforma - Marketizator - che ambisce a trasformare il visitatore in cliente. Distribuito in Italia da Intergic da questo autunno, il tool che ottimizza il tasso di conversione copre tre aree. La prima riguarda le indagini di mercato, indispensabili per ottenere informazioni sui futuri clienti. Uno specifico editor permette ai responsabili marketing di modificare i testi e le immagini a piacere, senza che siano necessarie competenze tecniche ad hoc. Inoltre, sono possibili interazioni con i visitatori in tempo reale, per esempio attraverso messaggi persuasivi lanciati in momenti chiave, come quando stanno per abbandonare il negozio online. Marketizatior porta all’estremo il concetto di personalizzazione nel marketing digitale. Con la variabile “referrer domain” l’e-tailer può mostrare un messaggio diverso a seconda del mezzo da cui il visitatore proviene: se è arrivato al webstore da Facebook, può suggerire di mettere un “mi piace” nella pagina ufficiale o offrirgli uno sconto a determinate condizioni. Del visitatore si possono conoscere anche Paese, regione e città: una localizzazione precisa permette di inviare particolari promozioni, come quelle attive entro i confini regionali, o di prossimità, nell’ambito della medesima città. Si possono inviare offerte mirate persino a seconda delle condizioni climatiche del luogo in cui si trova il potenziale e-shopper. I vantaggi? «È uno strumento intuitivo e di facile utilizzo per il marketing manager - rispondono da Intergic -. E il visitatore acquista e ritorna». Per saperne di più si può consultare l’e-book di Marketizator, “Turn shoppers into buyers. The fashion e-commerce guide to conversion rate optimization”, che include il parere di noti esperti della materia. (e.f.) Il ceo di Marketizator, Valentin Radu, a una conferenza sull’ottimizzazione del tasso di conversione


WORKUP

nuovi accordi

At its 20th birthday in 2016, Workup focuses on digital strategies, marketing, usability, web design and system integration. New projects are in the pipeline.

New e-commerce cloud projects will arise from the alliance between the Italian company Officina Idee and OSF Global Service from Canada.

«Anche nell’e-commerce il made in Italy ha una marcia in più»

In 20 anni Workup ha acquisito una notevole expertise nei servizi per l’e-commerce

Officina Idee si allea con OSF Global Service

Nel 2016 Workup taglierà il traguardo dei 20 anni. Una tappa importante per un’azienda che gravita in un settore giovane come quello del digital e dell’e-commerce. Una realtà con sede a Bassano del Grappa, che nel corso delle stagioni ha acquisito un’expertise notevole nell’ambito dei servizi e-commerce: strategie digitali, marketing e usabilità, web design e system integration. Un bagaglio di esperienze che sempre più mette al servizio del mondo della moda, per sviluppare progetti legati allo shopping online, insieme a nomi come Geox, Replay, Furla, Deha, Inghirami Company. «Aiutiamo le aziende ad avere un e-commerce proprio e a gestirlo da sole o, dove la piattaforma è già esistente, ottimizziamo i processi di gestione, formiamo personale. Inoltre, siamo a fianco del cliente per far funzionare un portale tramite progetti di web marketing e consulenze specifiche, volte a migliorarne le performance», spiega Maurizio Prosdocimo, responsabile marketing e comunicazione di Workup. E prosegue: «Il nostro è un modello studiato per consentire alle aziende di gestire in proprio un canale sempre più strategico e assolutamente non delegabile, in un momento in cui gli utenti si muovono sempre più online». Il prossimo gennaio Workup festeggerà il ventesimo compleanno. Uno step significativo che sarà suggellato da una serie di iniziative. Fra queste il rilascio di una nuova piattaforma tecnologica per realizzare siti e portali, con caratteristiche innovative anche per la gestione della presenza nei mercati mondiali. «Un’iniziativa sulla quale per ora non posso dire di più - conclude Prosdocimo -. Aspettate e vedrete». (c.me.)

Nato nel Duemila e partner certificato da Google, Officina Idee è un e-commerce provider che gestisce progetti di vendita online in full outsourcing per aziende leader di mercato. Ora la realtà con sede a Cernusco sul Naviglio, alle porte di Milano, amplia gli orizzonti, alleandosi con la multinazionale canadese OSF Global Service. L’obiettivo è sviluppare progetti di e-commerce cloud per realtà di respiro globale. OSF Global Service offrirà la sua esperienza nella messa a punto di iniziative innovative in quest’ambito, anche in qualità di partner di Demandware. Officina Idee si occuperà delle strategie legate a e-commerce, project management, web marketing strategico e di tutti i servizi complementari. (a.b.)

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OMNICANALITÀ LA TECNOLOGIA IN NEGOZIO

Oltre agli effetTi speciali c’è molto di più Camerini “magici”, chioschi interattivi, droni volanti, sfilate virtuali: la tecnologia si fa strada in negozio per regalare al consumatore una shopping esperience più gratificante e incentivarlo negli acquisti. Ma il coinvolgimento fine a se stesso non basta: occorre mettere in atto strategie omnichannel, che leghino lo store fisico ai canali digital di Carla Mercurio

Technology makes its way into the store to give consumers a more rewarding shopping experience and push sales. But building engagement in itself is not enough: it’s necessary to implement omnichannel strategies, in order to link the physical store with the digital world.

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amerini virtuali, chioschi interattivi, droni che volano, vestiti che suonano, sfilate virtuali, addetti alla vendita muniti di iPad. Non ci troviamo sul set di un film di fantascienza ma all’interno di negozi in grado di offrire ai clienti formule di shopping experience sempre più gratificanti e incentivanti. Case history che fanno da apripista in un territorio in cui tutti, prima o poi, dovranno addentrarsi. Ma che molti, a quanto pare, sono ancora restii ad adottare. «Fra i retailer c’è sempre maggiore consapevolezza di quanto sia necessario innovare ma a questa consapevolezza non corrispondono né adeguati investimenti né una corretta impostazione strategica dei percorsi di innovazione - spiega Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. Finora, chiarisce Perego, le incursioni più frequenti sono quelle nell’ambito

Un dispositivo Samsung GearVR permette di vedere la sfilata di Tommy Hilfiger stando in negozio. Il cliente è trasportato in un’avveniristica realtà virtuale a 360 gradi

del back-end, ossie quelle in grado di c’è Ovs, che nel nuovo flagship store di assicurare maggiori certezze a livello di corso Buenos Aires, a Milano, ha riunito riduzione dei costi e/o miglioramento una summa delle innovazioni tecnodelle performance. Ma è sul terreno del logiche più all’avanguardia fino a oggi front end, il negozio fisico, che si deve impiegate in altri punti vendita, con svolgere la sfida più arl’aggiunta di significative dua, quella alle grandi Dot brick-and-mortar novità. Un ulteriore step Com: una scommessa che evolutivo nella customer vs digital deve necessariamente fare experience ominchannel, leva su strategie ominchansviluppata in collabomilioni nel che leghino lo store razione con Google for di italiani hanno cercato materiale ai canali digital. informazioni online mentre Work. Camerini “magici” Non è tempo di indugiapermettono di vedere tuterano in un negozio re, se si considera che lo te le alternative di capi e milioni scorso anno 8,5 milioni di i possibili complementi di utenti cercano oggi italiani hanno cercato inper integrare l’articolo che in un negozio un prodotto formazioni online mentre si sta provando ma anche già visto in Rete erano in un negozio fisico di scattare selfie da postaDati Net Retail e che, viceversa, 13,6 miliore sui social network. Speni di utenti cercano oggi in un negozio ciali chioschi interattivi spiccano al piaun prodotto già visto in Rete nel mese no donna mentre nel reparto bambino precedente (dati Net Retail: Human la piattaforma “Play your look” permetHighway per Consorzio Netcomm). In te ai più piccoli di far suonare i capi. A prima linea sul versante della tecnologia disposizione c’è una digital shopping ex-

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OMNICANALITÀ perience completa: assistenti alla vendita muniti di iPad, servizio click & collect e una app dedicata, per accedere a informazioni sui prodotti, ricevere notifiche personalizzate con le logiche di proximity marketing, collezionare virtual point con la Ovs Card e pagare direttamente dal proprio smartphone. Un investimento importante che, come tiene a sottolineare Monica Gagliardi, responsabile ecommerce, partnership e Crm di Ovs, «si inquadra nell’ambito di una stategia più ampia di omnicanalità che ci vede dialogare con un cliente unico, in più touch point. Si tratta di integrazioni fisiche della digital experience molto importanti per l’ingaggio del cliente nel negozio, che al momento stiamo valutando a livello di risultati, al fine di mettere a punto piani di espansione». Di recente Tommy Hilfiger ha portato una ventata di tecnologia nello store di New York sulla 5th Avenue (e presto, tra gli altri, anche in quello di Milano) grazie a un dispositivo Samsung GearVR, che proietta i clienti in un’avveniristica realtà virtuale tridimensionale a 360 gradi, “conducendoli” in prima fila nel salone sfilate del Manhattan Park Avenue Armory, proprio nel bel mezzo del défilé dello scorso 16 febbraio 2015. Una novità che rientra nella mission dell’azienda, orientata a elevare l’esperienza dello shopping attraverso l’innovazione digitale. Un’idea realizzata in collaborazione con WeMakeVR, sviluppatori di esperienze di realtà virtuale 3D a 360 gradi. Anche Motivi, marchio di Miroglio Group, è avanti da questo punto di vista. Recente il progetto trasversale “Made on Me”, che prevede iniziative su Tv, web, social media e nei negozi in tutta Italia. Una app trasforma il marchio in uno style coach che elargisce consigli in negozio e sulla piattaforma di e-commerce in base alle diverse silhouette, permettendo di scoprire il look giusto per ogni occasione. Negozi virtuali e boutique interattive: il futuro è già qui

Come puntualizza Amalia Fuschini, fashion industry leader di Ibm, «l’ingaggio fine a se stesso non basta. È un’opzione che richiede investimenti importanti, senza avere chiari i risultati di vendita. È fondamentale ragionare in un’ottica più ampia, che tenga conto dei social e del web. Occorre una storia da costruire, un disegno concreto. Altrimenti si rischia di scadere nella gadgettistica». «Fra le novità di Ibm - prosegue - c’è l’al-

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leanza industriale con Apple, che consentirà di utilizzare sui device della nota azienda una nostra app per supportare il venditore nel caring del cliente». «Tutte le aziende che operano nel mondo del Fashion&Luxury stanno integrando la tecnologia all’interno delle proprie strategie - spiega Federico Gasparotto, Accenture digital, e-commerce strategy lead Accenture Interactive -. Nelle realtà di segmento alto si tratta di un contenuto quasi invisibile, che aiuta a migliorare

i processi di “cerimonia” del marchio e a beneficiare del grande patrimonio informativo, attraverso azioni intermediate dal personale presente nelle boutique. Nel settore del mass e del fast market la tecnologia è utilizzata moltissimo anche per l’ampliamento del bacino dei clienti. In questo caso diventa occasione di contatto e le tattiche di interazione sono sempre più divertenti e frequenti». Alcune realtà di posizionamento più alto, in contesti specifici, adottano soluzioni

Osservatorio Innovazione Digitale nel retail

Tecnologia instore: in quanti ci credono?

During 2014, 36% of Italian retailers has invested in interactive kiosks, totems or touch points, while 25% has bet on solutions like digital signage and smart interactive windows.

In attesa del 18 novembre, data in cui saranno presentati i risultati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail del Politecnico di Milano relativo al 2015, le elaborazioni dello scorso anno, frutto della survey di 250 top retailer italiani, mettono in evidenza una serie di dati significativi. Durante il 2014 il 36% dei retailer del campione ha già investito in chioschi interattivi, totem o touch point, mentre il 34% aveva intenzione di farlo nell’anno in corso, il 25% ha scommesso su soluzioni innovative come digital signage, vetrine intelligenti e interattive e il 43% era propenso a farlo, il 17% ha puntato su cartellini interattivi e scaffalature intelligenti per fornire maggiori informazioni sul prodotto, in attesa che il 28% si decidesse a emularli. Per finire il 4% ha investito in sistemi di indoor positioning, mentre il 42% dei coinvolti ha dichiarato il proprio interesse. Per massimizzare il valore delle visite in negozio, il 30% dei retailer italiani ha dato priorità all’integrazione del punto vendita fisico con quello digitale, con l’obiettivo di estendere la gamma del punto vendita, attraverso tablet in dotazione alla forza vendita o sistemi di self service, che consentono di finalizzare instore l’acquisto online. (c.me.)


che puntano sul “wow effect”: «Si veda il caso dei droni - esemplifica - che accompagnano i clienti nei mall del lusso, collegati con personale qualificato del customer care». In questo scenario, Accenture si muove con la Interactive Boutique, piattaforma lanciata nel 2015, che si basa sulle migliori tecnologie disponibili sul mercato, selezionate e integrate dai professionisti dell’eCommerce Center of Excellence di Milano. Una soluzione che consente ai marchi di creare un’esperienza unica per i propri clienti, attraverso una continuità della relazione tramite i canali digital e i punti vendita, enfatizzando la brand ceremony e rafforzando la brand identity, grazie soprattutto allo sviluppo di strategie omnichannel da un lato e all’utilizzo di device mobili dall’altro, che permettono il riconoscimento immediato del cliente e la personalizzazione della relazione. Lo scorso febbraio Ds Group ha lanciato una Digital Boutique dedicata al mon3 2 do del fashion e del lusso, allestita nella TW38_AP_210x145mm_Fashionmagazine_TW_Ital 1.Il camerino virtuale di Ovs 2. La Digital Boutique allestita nella sede milanese di Ds Group 3. La vetrina olografica interattiva della boutique Polo Ralph Lauren sulla 5th avenue, allestita in occasione del lancio della linea Polo Sport, lo scorso agosto

propria sede milanese in collaborazione con realtà come Samsung Electronics, Microsoft, Sap e Intel. «Uno spazio in cui commercio al dettaglio e tecnologie digitali convivono per seguire una persona da quando è davanti alle vetrine, fino al momento dell’acquisto e poi del check out - racconta il responsabile marketing, Marcello Colombo -. Si va dal riconoscimento e mappatura del cliente che entra in negozio agli schermi che proiettano video e contenuti personalizzati, da tavoli e totem touch interattivi che permettono l’e-shopping nello store ai camerini multimediali, fino ai sistemi di mobile payment, fra cui il Mobile Pos, che “smaterializza” la cassa, eliminando code e attese. A oggi sono state 100 le visite di clienti potenziali, che hanno portato al perfezionamento di circa dieci progetti. I costi? Non facilmente quantificabili. «Dipende dal progetto», chiarisce Colombo. E per valutare gli eventuali “benefici” bisognerà aspettare: ● la rivoluzione è solo all’inizio.

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Retail real estate

Centri Commerciali

L’Italia val bene altri 500mila metri quadri Il mercato italiano del retail real estate e dei centri commerciali sta attraversando un periodo di rinnovato dinamismo e offre interessanti opportunità di business per investitori e retailer. Con questi presupposti il settore si presenta al Mapic di Cannes di Elisabetta Campana

The Italian shopping centers sector, with 500,000 square metres under construction, is showing a renewed energy and offering interesting business opportunities for investors and retailers. Under these auspices, the sector is ready for the Mapic retail real estate show in Cannes.

«I

l settore dei centri commerciali sta dando un contributo importante all’economia italiana, con 500mila metri quadri in costruzione, pari a un investimento tra gli 1,5 e i 2 miliardi di euro. Altrettanti metri quadri sono previsti nei prossimi duetre». Lo dice Massimo Moretti, presidente di Cncc, Consiglio Nazionale Centri Commerciali in Italia e head of business unit portfolio retail di Beni Stabili Siiq. Nel 2015 sono due i segnali positivi emersi. Oltre ai deal di investitori stranieri come il Palmanova Outlet Village passato all’americano Blackstone Group, La Cartiera di Pompei al tedesco Ece e il 50% del Fiordaliso di Rozzano (Mi) all’olandese Eurocommercial, «sono ripartite le transazioni su progetti futuri: un esempio significativo è il centro commerciale Valle Aurelia di Roma, acquisito da Orion Capital Managers», afferma il manager. Attualmente, come spiega Moretti, gli shopping center in Italia con una superficie lorda affittabile (gla) superiore a 5mila metri quadri sono 969 (compresi 29 outlet center), pari a 15,8 milioni di metri quadri di gla (circa 261 metri quadri di gla per mille abitanti) e 1,8 miliardi di visitatori l’anno. Il turnover complessivo è di 51 miliardi di euro e i dipendenti 324mila. Tra i dieci cantieri aperti nella Penisola spiccano Scalo Milano a Locate di Triulzi (Mi)

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di 40 mila metri quadri (la fase uno), l’Arese Shopping Center (Mi) di 92mila metri quadri, il Brescia-Roncadelle Shopping (88mila metri quadri), il Maximo di Roma (60mila metri quadri) e il GrandApulia di Foggia (40mila metri quadri). «Conseguenza diretta di questi progetti in costruzione è che viene coinvolto anche il settore edile, non solo quello commerciale

I numeri

969

centri commerciali, retail park, outlet center

15,8 mln

metri quadri di superficie lorda affittabile (gla)

1,8 mld

visitatori all’anno

51 mld

fatturato all’anno (in euro)

324mila

dipendenti

- sottolinea Moretti -. Inoltre con gli shopping center si recuperano spesso spazi già edificati, “ricucendo” il territorio e creando luoghi dove la gente può andare in sicurezza e tranquillità. Senza dimenticare che vengono pagati anche oneri di urbanizzazione molto alti, di cui beneficiano tutti». «D’altra parte, il comparto tiene bene - precisa –. Nel secondo trimestre 2015 le vendite sono aumentate del 3%: è il quarto trimestre consecutivo di crescita consolidata, con dati interessanti per tutti i settori merceologici». «Non parliamo più di crisi o di ripresa, questa è una fase economica» evidenzia il presidente del Cncc. Al Mapic focus su retailtainment e digitale. Aspettando Milano

Con queste premesse il settore si prepara alla 21esima edizione del Mapic di Cannes - la fiera internazionale che riunisce il gotha del retail real estate nel Palais des Festivals dal 18 al 20 novembre, organizzata da Reed Midem. «Parteciperanno oltre 8.400 addetti ai lavori, tra i quali 2.400 retailer, 2.300 developer e 340 società d’investimento. Gli espositori saranno 700» annuncia Nathalie Depetro, direttore del Mapic, precisando: «Ci saranno ancor più retailer, non solo nuove società ma anche nuovi concept. L’obiettivo è creare maggiori occasioni di incontro e confronto con proprietari e sviluppatori di centri commerciali, outlet center, retail park. Inoltre spingeremo ulteriormente l’acceleratore da un lato sul retailtainment e, dall’altro, sul digitale, in un’ottica multichannel». Non a caso il Digital Summit, svoltosi negli ultimi anni il giorno prima della fiera, diventa


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1. Un rendering del Design District Milano all’interno di Scalo Milano, che debutterà nel settembre 2016 alle porte del capoluogo lombardo. 2. Il progetto di Avenue Mall, Silicon Oasis a opera di Lulu Group International e firmato da Design International a Dubai 3. The Prague Outlet, nei pressi dell’areoporto internazionale di Praga nella Repubblica Ceca, il cui opening è programmato nel 2016

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parte integrante della manifestazione con una serie di conferenze e presentazioni che si svolgeranno all’interno dell’Innovation Forum. Ospite d’onore della 21esima edizione del Mapic saranno gli Stati Uniti, con oltre 200 aziende presenti, tra cui Thor Equities, official partner, e Related Companies, artefice di Hudson Yards a New York, dove aprirà anche il primo Neiman Marcus della Grande Mela. Numerosi i mega progetti presenti al Mapic, anche da Paesi poco frequentati, come l’Iran Mall (250mila metri quadri) di Tat Group, che aprirà tra Teheran e Karaj, e il Mall of Oman (134mila metri quadri di gla) di Majid Al Futtaim. In Cina, a Shanghai, si punta sul mall InCity (190mila metri quadri) di Scpg e sui Raffles City di CapitaLand Mall. In Russia, il leader Ikea Centres Russia scommette sul Mega Mytischi Moscow, mentre in Repubblica Ceca, nei

pressi dell’aeroporto internazionale di Praga, l’attenzione è rivolta al The Prague Outlet (di 31mila metri quadri di gla). A Dubai primeggia l’Avenue Mall, Silicon Oasis di Lulu Group International firmato da Design International (che sigla anche il Cleopatra Mall al Cairo). Il nostro Paese è ben rappresentato al Mapic dalle iniziative di big come Igd, Cogest Retail, Prelios, Grandi Stazioni, Arcoretail, Rustioni & Partners, Promos, oltre al Cncc. «A Cannes - dice Filippo Maffioli, a.d. di Promos - ufficializzeremo per Scalo Milano, che aprirà nel settembre 2016, sia la nascita del Design District Milano, sulla falsariga di quelli di Londra, Miami e Los Angeles, sia la partnership con Artissima per il premio “Promos Scalo Milano New Entries”, grazie al quale la galleria vincitrice, questa prima edizione Laurent Mueller, realizzerà un’opera specifica per il pro-

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getto “Piazze d’Artista” all’interno del nostro city-style». «Data l’importanza che ricopre la manifestazione per noi italiani, quest’anno abbiamo rafforzato la collaborazione con il Mapic, introducendo rivoluzionarie novità - anticipa Massimo Moretti -. Oltre al consueto convegno di giovedì 19 novembre ne organizzeremo un altro mercoledì 18, che delineerà le caratteristiche del centro commerciale italiano. Abbiamo inoltre previsto un business lunch a inviti il secondo giorno e l’ultimo ci sarà un workshop a porte chiuse con top retailer internazionali». La forte intesa del Cncc con il Mapic hanno portato anche alla nascita di Mapic Italy, sempre organizzato da Reed Midem, che debutterà il 24 e il 25 maggio prossimi a Milano all’interno del Superstudio Più. A conferma del rinnovato dinamismo e dell’attrat● tiva del nostro mercato.

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RETAIL News Distante Cashmere

Primo opening a Firenze, pensando già a Milano Un negozio Primadonna Collection e Valerio Tatarella, fondatore e amministratore delegato della catena verticale di calzature femminili

Primadonna Collection

Il palcoscenico giusto per scarpe belle e “possibili” Valerio Tatarella, founder and CEO of the Primadonna Collection footwear brand targeted on women, explains the formula that allowed him to open 336 company-owned and franchised stores in Italy and Europe.

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rimadonna Collection rappresenta una delle realtà attualmente più dinamiche nel panorama dei negozi di calzature donna in Italia. Il progetto è stato elaborato nei primi anni Duemila da Valerio Tatarella, imprenditore pugliese con una solida tradizione famigliare nella distribuzione di scarpe, che si è ispirato a una formula verticalizzata. Con il titolare dell’azienda abbiamo approfondito alcuni aspetti che hanno determinato l’imporsi di questa insegna, che lo stesso Tatarella sintetizza così: «Facciamo scarpe belle a prezzi accessibili e le inseriamo in negozi altrettanto belli». A che punto siete con lo sviluppo del vostro piano di espansione commerciale? Siamo molto soddisfatti dell’anno che sta per chiudersi. Primadonna ha confermato il trend di forte crescita: il network dei punti vendita ha raggiunto quota 336, 285 negozi in Italia e 51 all’estero, distribuiti tra i centri storici e le gallerie commerciali di ben 16 Paesi diversi. Su 336 negozi, 90 sono di proprietà e 246 affiliati con formula franchising. Su quali mercati esteri state spingendo di più per l’apertura di nuovi store? I mercati più importanti per Primadonna Collection, dopo quello italiano, sono la Spagna, dove abbiamo già 20 punti vendita, e la Francia, dove contiamo di aprire nel medio termine molti nuovi store. Il nostro piano di sviluppo prevede new opening anche in Albania, Kosovo, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Svizzera e pure negli Stati Uniti. Quali sono le più importanti caratteristiche del vostro contratto di affiliazione? Il contratto di affiliazione ha una durata minima di cinque anni e prevede, a fronte di un investimento iniziale di 650 euro al metro quadro per i soli arredi, un fatturato annuo a regime dai 6mila ai 10mila euro a metro quadro di vendita. Non sono richiesti né fee d’ingresso, né royalty. Alla pubblicità a livello nazionale pensiamo noi. La for-

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mula commerciale è quella del conto vendita, con reso totale dell’invenduto e un margine contributivo costante tutto l’anno. Il riassortimento avviene a cadenza settimanale. Per presentare al meglio le collezioni Primadonna Collection mettiamo a disposizione un supporto visual pre e post apertura. Per questo non richiediamo alcuna esperienza nel settore, ma anzi offriamo noi stessi un periodo di formazione presso la Primadonna Academy. Come va l’attività di Primadonna Academy? Primadonna Academy è il cuore dell’azienda. Il luogo in cui i nostri esperti formano gli affiliati trasferendo loro le informazioni e le metodologie necessarie per condurre con successo il business. Il periodo di formazione iniziale ha una durata di due settimane e prevede ore di lezione in sede e ore di affiancamento nei negozi-scuola. Gli argomenti trattati vanno dalle tecniche di vendita al visual merchandising, il tutto condito da una buona dose di entusiasmo e motivazione. State pensando anche al canale Internet? Quello dell’e-commerce è un progetto molto importante sul quale stiamo lavorando intensamente. L’obiettivo è quello di creare entro il 2016 un grande negozio virtuale accessibile da chiunque, ovunque si trovi. La sfida consiste nel trovare la formula che meglio si adatti alle caratteristiche della nostra struttura aziendale. Quale previsione di fatturato avete per il 2015? Il fatturato per quest’anno si attesterà intorno ai 100 milioni di euro, con una crescita del 19,5% rispetto allo scorso anno. Entro la fine del 2015 il sell out raggiungerà quota 160 milioni di euro, con +20% rispetto al 2014. Su che cosa vi state focalizzando attualmente? Continuiamo a lavorare sulle calzature e gli accessori, con la consueta attenzione per il design e l’Italian style. Alle scarpe poi affiancheremo una selezione sempre più ampia di abbigliamento, per un total look da Primadonna. (e.a.)

The Florentine cashmere company is opening a multipurpose space of over 300 square meters in its hometown and is also planning a monobrand store in Milan.

Distante Cashmere apre nella città natale, Firenze, il suo primo monomarca: uno spazio multifunzionale di oltre 300 metri quadri, articolato su più livelli, in un palazzo storico di via dell’Oriuolo, vicino al Duomo. Un passo importante per la fiorentina Marielle, che vanta quasi 60 anni di esperienza nella maglieria di alta gamma e nel 2012, con la collezione Distante Cashmere, ha deciso di avviare un proprio marchio di knitwear femminile. Un progetto in cui crede talmente tanto da avere costituito una società ad hoc - la Distante Srl - che ora ha sede, showroom e boutique in via dell’Oriuolo. Fortemente export oriented (il 70% dei ricavi sono realizzati all’estero), il brand si sta affermando soprattutto in Europa e Asia, Giappone e Corea in testa, ma per rafforzare le posizioni sul mercato domestico, è in valutazione un secondo opening a Milano. L’etichetta continua inoltre a innovare sul fronte prodotto: con l’autunno-inverno 2015/2016 debutta una capsule collection pensata per la donna in viaggio: 12 pezzi nelle declinazioni più fini del cashmere (il peso medio è intorno ai 100 grammi), senza stagione, funzionali e dalle linee essenziali, in un colore ai confini tra il blu e il nero, per facilitare il mix and match. Tutto il kit può essere organizzato in una piccola borsa in raso tecnico e tasche in organza: soddisferà anche le globetrotter più esigenti. (e.f.) Una proposta della Top Travel Luxury Capsule Collection di Distante Cashmere


Brums for

Il business si fa insieme: parola di Brums 60 anni di storia, un network di oltre 200 negozi, un’azienda alle spalle, la Preca Brummel, con in portafoglio cinque brand specializzati nel childrenswear: questi i numeri di Brums, un marchio con un grande heritage, ora pronto a nuove sfide. Con una formula in affiliazione ancora più appealing.

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ato nel 1955, Brums è stato un pioniere, tra i marchi di abbigliamento per bambini, nello sviluppo di negozi in franchising. Il primo store in affiliazione fece il proprio debutto sul finire degli anni Ottanta in corso Buenos Aires a Milano: cellula distributiva iniziale di una catena che da quel momento non si sarebbe più fermata. Oggi il brand di casa Preca Brummel (a capo anche delle label Bimbus e Mek, della licenza maschile Mcs e di quella femminile Santoro’s Gorjuss) è sinonimo di 23 monomarca diretti e di 182 gestiti in tandem con franchisee, oltre che di una trentina di corner, di circa 460 punti vendita wholesale e, dallo scorso aprile, della piattaforma e-commerce Brums.com. Un’azienda sana e dinamica, che nel 60esimo anniversario di Brums offre ai potenziali partner una formula di affiliazione ancora più vantaggiosa a partire già dalle aperture previste nella stagione Primavera/

Estate 2016. Tra i plus garantiti spiccano la fornitura in comodato d’uso gratuito dell’intera struttura d’arredo del negozio per tutta la durata del contratto, un’importante formazione in fase di apertura e un supporto costante nella gestione del business per un gioco di squadra efficace ed efficiente.

I VANTAGGI PER IL FRANCHISEE Fornitura in comodato d’uso gratuito dell’intera struttura d’arredo Attività a 360 gradi per promuovere il brand e il sell out Formazione e supporto costante nella gestione del business

Servizi esclusivi, che si aggiungono a un piano di investimenti portati avanti dalla casa madre, al fine di potenziare la visibilità del brand e sostenere le vendite del singolo store: si va da iniziative ed eventi promozionali per comunicare l’opening del negozio alla realizzazione di materiali pop dedicati, passando per la comunicazione sulla pagina Facebook istituzionale del Brand (oltre 117.000 fan) e per le strategie di direct marketing con invio di sms ed e-mail per tenere vivo il dialogo con i consumatori. Le caratteristiche ideali di uno spazio Brums? Una superficie espositiva tra i 90 e i 150 metri quadri e minimo due vetrine e l’appartenenza a un Comune con almeno 30mila abitanti. Soprattutto, la regia di un imprenditore motivato, che sposi la filosofia delle collezioni dell’insegna: una moda raffinata, calorosa, rassicurante e che accompagna la crescita dei bambini dalla nascita fino ai 16 anni.

Preca Brummel S.p.A. Via Galliano - 21040 Carnago (VA) - Tel. 0331 98 81 11 - franchising@precabrummel.com - www.precabrummel.com


OPENING di Elisabetta Campana

Coin Excelsior debutta nel cuore di Venezia

Tatras fa tris a Osaka

Lo storico Coin di Cannaregio, vicino a Rialto, cambia immagine e diventa Coin Excelsior. Il premium contemporary department store, di 2.200 metri quadri, offre alla città un’esperienza di acquisto in linea con i trend attuali del lusso accessibile. Il concept è firmato dallo Studio Vincenzo De Cotiis Architects.

Dopo Tokyo e Milano, Tatras apre a Osaka, nel district di Umeda, il terzo flagship. Lo spazio di 250 metri quadri è stato progettato da Masanaka Sakao, designer e presidente di Tatras.

New life for the Venetian Coin store that becomes Coin Excelsior. The new premium contemporary department store, 2.200 sqm, offers an affordable luxury experience.

After Tokyo and Milano, Tatras opens its third flagship store in Umeda district, Osaka.

New York e Tokyo per Furla

Fendi apre nel Miami Design District

Furla sbarca a New York inaugurando un flagship store fra la 51esima e Fifth Avenue. Parallelamente riapre dopo un completo restyling il monobrand di Tokyo, nel quartiere di Ginza (nella foto).

L’architetto Johanna Grawunder firma il nuovo concept store Fendi, di 500 metri quadri, inaugurato nel Miami Design District. La facciata a blocchi di colore rosso, azzurro e verde e gli elementi di design interni evidenziano il legame del brand con il mondo dell’arte.

Furla lands in Fifth avenue, New York, and reopens, after a complete restyling, its Ginza store in Tokyo.

Designed by the architect Johanna Grawunder, the new 500 smq Fendi concept store in the Miami Design District shows a colourful facade.

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LA MARTINA for

Un inedito progetto retail, tra reale e virtuale Punto di riferimento per i giocatori di polo dal 1985, La Martina presenta una nuova formula di partnership, all’insegna dell’omnicanalità, per affrontare al meglio le sfide di mercato. usiamo il gioco del polo per pro«Non muovere il marchio. Noi siamo il

polo». Sta tutta in questa frase del fondatore Lando Simonetti l’essenza di La Martina. Un brand nato 30 anni fa in Argentina per realizzare l’equipaggiamento tecnico dei giocatori di polo e diventato via via sinonimo di un’offerta lifestyle, che di questo antico sport mutua i valori più profondi: il fair play, l’etica, l’emozione, l’autenticità. Un concept forte, originale, che ha fatto il giro del mondo con una novantina di monomarca fra diretti e in franchising e oltre 1.200 clienti wholesale: una community legata dalla passione per lo “sport dei re”, a cui ora il brand dedica un nuovo progetto in

franchising, all’insegna della “polo experience” e dell’omnicanalità. Due gli aspetti inediti della formula. Da un lato l’azienda mette a disposizione dei partner la propria piattaforma online e le elevate competenze tecnologiche. Dall’altro, seguendo una strategia “glocal”, offre “polo experience” mirate ai negozianti, invitandoli a eventi dedicati all’esclusivo sport, organizzando con media internazionali iniziative in store e garantendo un coinvolgimento sui social, per condividere e amplificare la visibilità del marchio e dei singoli punti vendita, grazie anche al supporto di un sofisticato sistema di customer relationship management (crm). Fondamentale è il ruolo giocato

dall’e-commerce, concepito non come un canale antagonista al negozio fisico, ma come una risorsa. Il partner di La Martina diventa automaticamente il referente locale anche per le vendite via Internet e offre la possibilità a chi acquista online di ritirare gli articoli in negozio, partecipando agli utili dell’azienda. La prossima edizione di Pitti Uomo a Firenze sarà l’occasione per incontrare La Martina e approfondire i contenuti di questo interessante progetto.

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DIGITAL FASHION DEMANDWARE

Cloud commerce: la parola ALLE AZIENDE Il leader globale nella fornitura di soluzioni cloud commerce per le imprese del retail e i brand della moda ha celebrato il suo sbarco in Italia con un animato convegno al Boscolo hotel di Milano, in cui le aziende-clienti hanno raccontato la loro esperienza di Elena Azzola

The leading global provider of cloud commerce celebrated its landing in Italy with a lively conference at the Boscolo Hotel in Milan, where corporate clients described their digital experiences.

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rande partecipazione di pubblico all’evento con cui Demandware - leader globale nella fornitura di soluzioni cloud commerce per le imprese del retail e i brand della moda - ha celebrato il suo sbarco in Italia. Demandware ha fatto parlare soprattutto le aziendeclienti, che hanno già sperimentato la sua piattaforma. Dopo il saluto e una breve introduzione di Tom Ebling, chairman e ceo di Demandware, hanno parlato Giulio Finzi, segretario generale di Netcomm, e Maurizio Capobianco, chiamato dall’azienda americana a guidare lo sviluppo del business in Italia con il ruolo di sales director. «Nel nostro Paese ci sono 16 milioni di compratori online - ha premesso Finzi - di cui 10 milioni abituali, con un alto grado di soddisfazione nello shopping digitale. Un altro aspetto è significativo: 8,5 milioni di persone cercano informazioni in Rete con il telefonino mentre sono in negozio. Un’abitudine che sta di fatto rivoluzionando il retail nel suo complesso e di cui non si può non tenere conto». “Mobile first” è la nuova parola d’ordine dunque, in un mondo che cambia rapidamente. Capobianco ha parlato anche dell’engagement verso il consumatore finale, sempre più importante, e della personalizzazione dei siti di e-commerce in base a chi li sta visitando. A questo proposito sono stati fatti gli esempi degli store Ovs, particolarmente “interattivi” e “integrati”, e del sito di Ugg, che permette all’utente di customizzare il prodotto che intende acquistare. È seguita una tavola roton-

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da, con le testimonianze di Lisa Calatroni, e-commerce customer experience manager di Timberland, Giuseppe Grandinetti, global digital director di Vibram e Alessio Rossi, esperto di direct to consumer retail & marketing per grandi gruppi del lusso, moderate da Marc Sondermann, direttore di Fashion. È emerso che dopo una fase pionieristica, prevale oggi l’esigenza di utilizzare piattaforme aperte in grado di offrire un altro grado di scalabilità e velocità: solo così si possono mettere in atto rapide strategie di coinvolgimento del cliente e di crescita del business. L’innovazione continua è un’altra caratteristica richiesta, con la possibilità di riunire e integrare i migliori partner in ogni ambito di attività e le conoscenze aquisite da tutta la community per ottimizzare le esperienze pregresse. In Italia finora chi ha affrontato l’e-commerce ha preferito in genere farlo in modalità “full outsourcing”, ma ora l’integrazione dei canali fa sì che le strategie digitali dei brand investano da vicino l’azienda nel suo complesso. Alessio Rossi ha parlato di cambiamenti che «comportano inevitabili momenti di rottura organizzativa nelle imprese». Giuseppe Grandinetti di Vibram, azienda italiana ancora a gestione famigliare ma presente con sedi in tutto il mondo e attiva sia nel b2b che nel b2c, ha raccontato la propria esperienza per portare utenti su vibram. com anche attraverso i social e i contenuti generati dai consumatori finali. «Il 75% degli americani compra sulla base di “raccomandazioni” online - ha

Nella foto, da sinistra a destra, Lisa Calatroni di Timberland, Giuseppe Grandinetti di Vibram, Marc Sondermann, direttore di Fashion, e Alessio Rossi, esperto di direct to consumer retail & marketing

raccontato - . Di qui l’importanza di far parlare direttamente i nostri clienti, con un linguaggio più semplice rispetto a quello utilizzato dall’azienda». Vibram ha ricevuto ben 5mila video, chiamando all’appello i propri fan sulla Rete. Lisa Calatroni si è occupata del lancio dell’ecommerce di Timberland in Europa, un servizio che attualmente raggiunge 12 mercati del Vecchio Continente. È partita due anni fa da sola e ora conta su una struttura di 12 persone. Calatroni ha sperimentato la complessità insita in questo canale di vendita, che si rivolge a consumatori di Paesi diversi, con esigenze specifiche, anche in fatto di corrieri e pagamenti. La sua convinzione è che «i tassi di conversione dipendano in ultima analisi dalla qualità della piattaforma utilizzata». Ora Timberland si sta muovendo in un’ottica di omnicanalità, con ordini e pagamenti online e pick up presso i negozi fisici del brand dove, a breve, sarà possibile prenotare online quello che non si trova nello store, con vantaggi, tra l’altro, in termini di traffico nel punto vendita. «L’integrazione fra i due canali è fondamentale - ha ribadito - così come la semplicità nell’acquisto online, che deve avvenire in pochi passaggi». Sulla usability il marchio continua a fare test e sperimentazioni. Un ultimo spunto di riflessione è arivato da Alessio Rossi. «Soprattutto nel settore del lusso il database dei clienti deve essere al centro di tutto. Punti di contatto tra database diversi possono originare campagne ad hoc molto interessanti», ha affermato. ●



DIGITAL FASHION di Elena Azzola

Snoblesse

Ballin

La prima gift card multibrand che regala il lusso accessibile

La boutique online è servita The made in Italy brand of luxury shoes renewed its website, starting its online boutique.

Ballin, in collaborazione con Filoblu, ha rinnovato il sito web, arricchendolo di nuove funzionalità, di una navigazione dinamica e soprattutto della boutique online. Disponibile in tre lingue (italiano, inglese e russo), la piattaforma ballin-shoes.com supporta sei valute per agevolare gli acquisti da tutto il mondo. Il progetto intende contribuire a perseguire gli ambiziosi progetti di sviluppo internazionale del marchio di calzature di lusso made in Italy. L’azienda, tra l’altro, vuole investire in web marketing, per rafforzare il canale e-commerce.

Two former managers of Bain & Company have founded a startup that is launching the first fashion multi-brand gift card.

Il mondo del lusso vale globalmente 218 miliardi di euro. Al suo interno, il gifting rappresenta una fetta pari a 87 miliardi di euro. Nove regali su dieci disattendono le aspettative. Due ex manager della divisione luxury e fashion di Bain & Company sono partiti da queste premesse per fondare una start up che intende far decollare la prima gift card della moda multibrand: Snoblesse. «Il vero lusso è poter effettuare una scelta liberamente: recarsi in negozio e comprare ciò che si desidera realmente», spiega il ceo Gyorgy Konda. Snoblesse funziona così: chi vuole fare un dono va sul sito snoblesse.com, decide la somma da caricare sulla card (l’importo minimo è di 150 euro), invita eventualmente gli amici a partecipare, decide dove far consegnare il confanetto-regalo contenente la card, compila il biglietto di auguri e paga. Il destinatario potrà utilizzare la card nei negozi dei marchi partner, che attualmente sono una decina, tra cui Trussardi, Brooks Brothers, Jeckerson, Pal Zileri, Fratelli Rossetti, Coccinelle, Moleskine, Belstaff e Spalding & Bros. «Il mondo nel quale ci moviamo è quello del cosiddetto lusso accessibile - prosegue Konda -. Vogliamo dare a tutte le aziende che non rientrano nei magnifici 15 (i big brand che si accaparrano il 55% della regalistica mondiale nel segmento luxury) la possibilità di entrare nel business del gifting e di avere nuova clientela in negozio». L’iniziativa sarà presentata nei dettagli il 19 novembre dalle 11 alle 12 al Café Trussardi di Milano.

Canali

Alviero Martini 1A Classe

Canali started its e-commerce operation for European customers, together with the short movie project Moments.

Alviero Martini 1A Classe launched a platform that allows you to create your outfits, then buy them with a click.

La vita è fatta di “momenti”: il corteggiamento della compagna di banco, l’ultimo esame, il primo giorno di lavoro. A questi passaggi topici della vita di un uomo canali.com dedica una nuova serie di cortometraggi, in cui l’attore inglese emergente Joseph Arkley vive con ironia e stile le tappe più importanti. Con una novità: tutti i completi che il protagonista indossa nei suoi “Moments” sono acquistabili online. Con questa iniziativa Canali lancia infatti l’e-commerce per i clienti europei.

Alviero Martini 1A Classe lancia la piattaforma online “1A Classe 4 You”, un’estensione del proprio sito che permette di vivere un’esperienza virtuale senza precedenti: scegliere tra le nuove proposte stagionali, mixare gli accessori e costruire il proprio stile. Un gioco accessibile da ogni tipo di device, intuitivo e immediato, che si può trasformare rapidamente in shopping: basta infatti un solo click per riempire il carrello e disporre del look concepito online. Le “top player” possono anche condividere le proprie scelte su Facebook e, like dopo like, diventare le protagoniste del best look del mese sulla pagina ufficiale del brand.

Gli acquisti legati ai momenti di vita

Un gioco chiamato shopping

Energie

#onthemove: il progetto social dall’anima urbana Energie presented some outerwear items through #onthemove, a social project with the collaboration of digital influencers.

I fondatori di Snoblesse: da sinistra a destra, Gyorgy Konda e Gilberto Genga

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Energie ha scelto di presentare le giacche Urban Inside della collezione autunno-inverno 2015/2016 attraverso #onthemove: un progetto social, nato dalla collaborazione con digital influencer che hanno creato tre video-racconti personali ambientati nelle strade di Londra, Milano e Parigi. A Londra #onthemove è interpretato da Individualism, il collettivo artistico fondato dai fratelli Aaron e Reuben Christian, che hanno curato lo styling e la produzione del video. A raccontare Milano è Marco Ferrero, meglio noto come @Iconize, scelto da Energie per esaltare lo spirito dinamico e anticonvenzionale del brand. Art director di spicco nel panorama italiano, @Iconize ha realizzato personalmente il montaggio del video che lo vede protagonista tra le vie di Milano in sella a una Vespa rossa, simbolo dell’italianità nel mondo. Le strade di Parigi hanno, infine, come protagonista l’occhio eclettico dell’artista multimediale Thomas LeGrand.


ULLA POPKEN for

Il curvywear Ulla Popken arriva in Italia: al via il progetto franchising Forte di 300 monomarca diretti e 65 in affiliazione su scala worldwide, il brand tedesco è pronto a conquistare il Belpaese con una trentina di opening in franchising. E a diventare un leader del curvywear. sono la nostra passione». Con que«Lestocurve claim fa il proprio ingresso in Italia Ulla

Popken, marchio tedesco di abbigliamento curvy conosciuto a livello internazionale per il binomio stile e vestibilità. Una moda giovane e fresca, dedicata a tutte le donne dalla 46 in su, forte di un know how specializzato. L’avventura del brand nel segmento plus size comincia negli anni Ottanta con la terza generazione della famiglia (Johann Popken fondò l’azienda tessile nel 1880 a Hameln, sul fiume Weser), dopo che Friedrich Popken si accorse che il core business del brand - all’epoca l’abbigliamento premaman - poteva avere sviluppi interessanti: «Come mai - notò l’imprenditore - a ordinare i nostri articoli non sono solo donne incinte ma anche consumatrici dalle taglie più?». Da lì l’intuizione, che negli anni a seguire si sarebbe dimostrata lungimirante, di scommettere su collezioni in grado di conciliare due poli spesso inconciliabili: misure over e immagine glamour, con lo stesso appeal delle taglie regolari. Una scommessa vinta, che ha portato Ulla Popken - oggi guidata da Thomas Schneider - in tutto il mondo, dal Canada alla Siberia, attraverso un network di 300 negozi monomarca e 65 punti vendita in affiliazione. E che ora si lancia in una nuova sfida: conquistare il mercato italiano, mirando alle città con un bacino superiore ai 50mila abitanti, in tandem con imprenditori motivati. Il progetto in franchising dell’azienda tedesca si pone obiettivi ambiziosi: avviare circa 30 negozi entro i prossimi tre anni, grazie a una formula che azzera royalty e diritto d’ingresso e facilita il business dei partner con servizi a 360 gradi. «Stiamo definendo alcune convention regionali per presentare il progetto - spiega Andrea Meschia, della società di consulenza milanese 3-io, incaricata dello sviluppo di Ulla Popken in Italia -. Primo step a fine novembre a Napoli, dove incontreremo alcuni potenziali affiliati».

Oltre 4.500 articoli all’anno e reso a fine mese pari al 15% del non venduto I SERVIZI DI ULLA POPKEN Zona in esclusiva

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ULLA POPKEN Dr. Marco Risaliti - Sviluppo Italia - m.risaliti@3-io.it - www.ullapopken-italia.it


ritratti

Roberta Benaglia la signora del private equity colpisce ancora con Style Da piccola voleva fare la ballerina. Invece, grazie al private equity aiuta le aziende promettenti della moda ad affermarsi. Con pragmatismo e una sensibilità tutta femminile

Dopo la maturità scientifica si laurea in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano Nel 1998 entra nel Listing Department di Borsa Italiana

di Elisabetta Fabbri

Nel 2001 diventa investment manager in Onetone Consulting

The CEO of the asset management company DGPA launches a new investment fund - Style Capital - to support solid Italian brands with high growth potential. A challenging endeavour that she runs with pragmatism, intuition and feminine sensitivity.

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ià da diversi anni si è conquistata il titolo di "Signora del private equity". E dire che da piccola Roberta Benaglia, come quasi tutte le bambine, voleva diventare una ballerina, perché «rappresentava la sintesi perfetta fra eleganza, femminilità e passione». Gli studi - una laurea con lode in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, con tesi sul private equity - l'hanno porta a intraprendere tutt'altro percorso. Alla sua prima esperienza di lavoro, nel 1998 in Borsa Italiana, si è occupata di quotazioni. L'incontro con il private equity arriva nel 2001, quando inizia a lavorare per Onetone Consulting, società di advisory del fondo di venture capital Onetone. Nel 2003 il passaggio in DGPA&Co, nell'area advisory del fondo Absolute Ventures Sca, con il ruolo di investment manager. Oggi è ceo di DGPA Sgr Spa, società di gestione del fondo DGPA Capital, che ha in portafoglio quote di aziende come Golden Goose, Damiani e Kickoff (Sundek) e che in passato ha investito in brand come Twin-Set Simona Barbieri e Luciano Padovan. C'è da scommettere che la moda giocherà un ruolo di primo piano anche in un nuovo progetto, Style Capital: un fondo chiuso, riservato a investitori

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Nasce a Rho nel 1973 da padre commercialista e madre casalinga

Nel 2003 entra in DGPA&Co. Da diversi anni è ceo di DGPA Sgr

Roberta Benaglia qualificati, che punta a investire in Pmi italiane con fondamentali solidi e un alto potenziale di crescita. Ma qual è il rapporto di Roberta Benaglia con la moda? «Sono una consumatrice attenta ed esigente - risponde - che riconosce il valore di un prodotto. Ma sono anche eclettica: a volte compro cose che non hanno il corretto value for money, semplicemente perché mi piacciono». «Professionalmente - prosegue - la moda mi ha permesso di abbinare una passione tutta femminile a un lavoro tipicamente maschile, nella finanza e nel private equity. E se è vero che bisogna scegliere una professione che piace, per dare il massimo, io sono riuscita a fare ben due attività che mi appassionano. Sono stata sempre attratta dall'idea di aiutare gli imprenditori a sviluppare le proprie aziende, mettendo a disposizione liquidità e know-how: poterlo fare per le fashion company per me è ancora più appagante». Benaglia è stata una specie

di outsider nel suo campo. «Qualche anno fa - racconta - prevaleva il luogo comune che il private equity non si addicesse alle aziende della moda, perché quando il valore si trova in asset intangibili è difficile quantificarlo e valutarne le potenzialità. Ho ritenuto di potere fare la differenza, unendo alla profonda razionalità e pragmaticità del mio lavoro una componente di intuizione e sensibilità personali». Ma il boss di DGPA investirebbe mai in un marchio senza essere convinta sul prodotto? «Il prodotto - precisa - non deve piacere a me, ma deve avere le giuste caratteristiche per essere apprezzato dal mercato. Di regola investo in brand "che capisco", di cui comprendo la "value proposition"». Le aziende target di Style Capital sono realtà con una forte identità e autenticità di prodotto «che hanno un presidio della filiera produttiva in grado di garantire al consumature value for money». «L'ingresso del private equity - spiega - ne supporta l'espansione commerciale, lo sviluppo retail e la crescita della brand awareness, facendo leva su marketing e comunicazione». «Non servono - conclude - enormi budget da investire, ma budget ragionevoli, impiegati nella ma● niera corretta.


FOXTOWN for

FoxTown, 20 anni di successi Forte di numeri da capogiro, il noto Factory Outlet di Mendrisio, in Svizzera, festeggia il suo ventesimo compleanno con importanti eventi e ulteriori sconti alla clientela. E per il futuro, numerose le novità in cantiere.

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milioni di visitatori, oltre 3,5 miliardi di franchi svizzeri (circa 3,2 miliardi di euro) di giro d’affari, 54 milioni di articoli venduti e quasi 1.300 lavoratori. FoxTown, il primo Factory Outlet dell’Europa meridionale, festeggia con numeri da capogiro il suo ventesimo compleanno. «Risultati che premiano il fatto di essere diventati un importante attrattore turistico - commenta Silvio Tarchini, fondatore e proprietario di FoxTown -. L’80% dei nostri clienti è straniero. Gli italiani rappresentano il 27% del totale, seguiti principalmente da svizzeri tedeschi, russi, mediorientali e cinesi». Forti della valenza internazionale e della costante attenzione alla clientela e al servizio «per festeggiare questo significativo traguardo abbiamo voluto gratificare i consumatori con ulteriori sconti», spiega Tarchi-

ni. A novembre è possibile creare sul sito di FoxTown un “buono personalizzato” con sei sconti del 20%, scegliendo tra i negozi che hanno aderito all’iniziativa. Inoltre viene organizzato un concorso di selfie e sono in programma, il 27 e il 28 novembre, due aperture straordinarie fino alle ore 22.00, con tanto di trapezisti, acrobati volanti e intrattenimenti vari. Oltre agli eventi per l’anniversario, FoxTown guarda già al futuro. «Tra le nuove aperture previste, dopo quelle di Corneliani e Maje, in dicembre, debutterà Michael Kors - racconta l’imprenditore -. In marzo rifaremo la facciata esterna, mentre tra fine 2016 e inizio 2017 inaugureremo un autosilo di 600 posti e 40 nuovi negozi, che porteranno a 200 i punti vendita complessivi, pari a 330-340 marchi. Infine nel 2017 il nuovo svin-

FOXTOWN FACTORY STORES Via Angelo Maspoli 18 - 6850 Mendrisio - Svizzera - Tel. 0041 848 828 888 - www.foxtown.com

colo autostradale permetterà di raggiungere il nostro Centro ancora più velocemente». Tarchini è ottimista: «Ci siamo sempre impegnati al massimo per rendere la permanenza a FoxTown e la shopping experience indimenticabili. E continueremo a farlo».


PERSONE E POLTRONE a cura di Andrea Bigozzi

Massenet: uscita da Ynap si fa una sua società The fashion entrepreneur has set up a new company after exiting the online retailer..

Boglioli sceglie la strada del direttore creativo Da Gucci arriva Davide Marello

L’imprenditrice della moda Natalie Massenet ha fondato una nuova società poche settimane dopo l’uscita dall’online fashion retailer Yoox Net-A-Porter con una “liquidazione” di 100 milioni di sterline. La newco si chiama Imaginary Ventures ed è stata registrata presso il libro britannico delle imprese. La Massenet al momento risulta essere la sola direttrice e azionista. Si tratta il primo segnale del fatto che la guru del lusso - che è anche presidente del British Fashion Council, ma l’incarico è in scadenza - è già al lavoro con una nuova idea di business. Al momento della sua uscita da Net-aporter Natalie Massenet aveva firmato un accordo di non concorrenza della durata di un anno con Compagnie Financière Richemont.

Boglioli appointed Davide Marello as its first creative director, to interpret its heritage with a new point of view. Marello’s appointment is one of a long list of newly-appointed designers of Italian fashion brands over the last years.

Per decenni Boglioli non ha avuto una figura che potesse essere considerata un direttore creativo. Ma seguendo l’esempio di competitors come Tod’s (con Andrea Incontri al menswear) e Canali (con Andrea Pompilio), Brooks Brothers (con Zac Posen), l’azienda fondata a Gambara nei primi del ‘900 ha nominato il suo primo creative director. La scelta del marchio, che fa capo dal fondo Wise SGR, è caduta su Davide Marello. Lo stilista, che in precedenza ha lavorato per Giorgio Armani e per Gucci, disegnerà le collezioni uomo, donna e accessori firmate Boglioli. «Molti mi hanno chiesto il perché di una direzione creativa - ha commentato Giovanni Mannucci, presidente e ceo dell’azienda. - Mi sento di rispondere che, sebbene abbiamo ottenuto ottimi risultati negli ultimi 20 anni, il direttore creativo guarderà ancora più avanti, puntando all’heritage del brand, attualizzandone la tradizione sartoriale e, allo stesso tempo, anticipando le nuove direzioni del mercato». Il debutto di Marello è fissato per gennaio 2016 a Milano con la collezione autunno-inverno 2016/2017. Non si sa ancora se per l’esordio il designer opterà per una sfilata o manterrà il format dell’evento-presentazione adottato fin qui da Boglioli. «Insieme a Davide - ha ribadito Mannucci - l’obiettivo è trasmettere la nostra passione, garantendo innovazione, eccellenza ed eleganza».

Sinv: nuovo ruolo per Spinacè ai vertici arriva Piero Persi

Sinv is undergoing a reorganization: Piero Persi is the new managing director and replaces Sandra Spinacè, who will remain as ceo of Piazza Sempione and Luca Roda.

Riassetto nel management di Sinv, che tra gli altri produce in licenza Love Moschino e Dirk Bikkembergs. La società fondata da Ambrogio Dalla Rovere ha nominato direttore generale Piero Persi al posto di Sandra Spinacè (nella foto), che invece si occuperà dei marchi di proprietà, diventando ceo di Luca Roda e Piazza Sempione. «Siamo certi che il nuovo assetto organizzativo consentirà al gruppo di raggiungere nuovi importanti traguardi», ha commentato Dalla Rovere. Sandra Spinacé era direttore generale di Sinv dal 2011 e amministratore di Piazza Sempione dall’acquisizione. Piero Persi ha lavorato per circa quattro anni da Slowear/Incotex come chief operating officer. Prima ancora è stato sei anni in Moncler, alla guida delle aree strategic planning, business development e investor relations.

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Cartier: de Quercize lascia, dal 2016 arriva Vigneron Stanislas de Quercize resigns as CEO of Cartier and will be replaced by Cyrille Vigneron.

Stanislas de Quercize ha lasciato per motivi personali il suo incarico di ceo di Cartier, la griffe ammiraglia del gruppo Richemont e a partire da gennaio sarà sostituito da Cyrille Vigneron. Per de Quercize, che in precedenza aveva guidato Van Cleef & Arpels, un altro dei brand controllati da Richemont, si profila un futuro da presidente del cda di Richemont Francia. Vigneron, che sarà operativo dal 2016, non è una new entry per il gruppo svizzero, per il quale ha già lavorato fra il 1988 e il 2013. Attualmente è numero uno di Lvmh in Giappone.


CENTRO ESTERO UMBRIA for

Promozione e aiuti ai percorsi di internazionalizzazione e sotegno alla ricerca e all’innovazione dei prodotti e dei processi produttivi: su queste principali direttrici si muove la Regione Umbria per valorizzare la locale industria del cashmere, un’eccelenza riconosciuta a livello mondiale, che vanta ben 500 imprese, con oltre 2mila addetti altamente specializzati.

Il cashmere umbro? Un’eccellenza da valorizzare. Sotto ogni profilo I

ntervista a Fabio Paparelli, vice presidente della Regione Umbria e assessore con deleghe in materia di politiche per la competitività e crescita del sistema economico-produttivo regionale, Fabio Paparelli economia e commercio, turismo e terziario innovativo, tutela dei consumatori, politiche industriali, innovazione del sistema produttivo, politiche per l’artigianato e la cooperazione, politiche del credito, politiche per la creazione di imprese e start up, oltre ad altre materie. Ci può fare un quadro del sistema della moda e del cashmere in Umbria? In Umbria il sistema moda comprende circa 1.700 imprese, di cui circa 1.200 artigiane e un numero di occupati vicino alle 10mila unità, con un export che complessivamente sfiora i 500 milioni di euro di fatturato. Particolare importanza riveste il settore del cashmere che, oltre a player internazionali del calibro di Brunello Cucinelli, vanta ben 500 imprese, con oltre 2mila addetti altamente specializzati. Realtà che hanno conquistato nel mondo un ruolo di primo piano, grazie alla qualità e originalità dei prodotti, basata sull’innovazione continua.

Le aziende del cashmere del territorio di cosa hanno più bisogno per promuoversi e incrementare il business? Oggi emergono nuove opportunità per il comparto del cashmere. Penso, ad esempio, alla valorizzazione del potenziale di subfornitura esistente in Umbria; alla promozione di iniziative imprenditoriali finalizzate al lancio o al consolidamento di produzioni a marchio proprio; all’integrazione di imprese in grado di realizzare produzioni di eccellenza su specifici segmenti di mercato e, in generale, all’importanza di mettere in primo piano il valore del “made in” (Italy e Umbria) e dell’Italian lifestyle. La programmazione regionale è uno strumento fondamentale per realizzare questi obiettivi. Ci stiamo muovendo sui temi dell’indicazione di origine, della tracciabilità e dei controlli in grado di verificare la veridicità di quanto dichiarato in etichetta, per meglio garantire la tutela dei consumatore. Ma ci concentriamo anche su quelli della qualificazione e formazione delle risorse umane, per preservare il patrimonio rappresentato dalle competenze manifatturiere di imprenditori e addetti nelle imprese del settore, favorendo la trasmissione delle competenze.

Con quali altre attività supportate le imprese locali del cashmere? Due sono essenzialmente le direttrici: promozione e aiuti ai percorsi di internazionalizzazione e sotegno alla ricerca e all’innovazione dei prodotti e dei processi produttivi. Dal 2010 la Regione Umbria contribuisce a favorire la presenza delle aziende del territorio a fiere di settore nelle più importanti piazze estere della moda, come le fashion week di Milano, Parigi, New York e Düsseldorf, investendo circa un milione di euro. Interessante è inoltre il progetto Umbria Cashmere District Award che ha contribuito ad aumentare la notorietà del nostro territorio come eccellenza e punto di riferimento per la produzione di abbigliamento e maglieria in cashmere. Il progetto ha visto il coinvolgimento diretto di importanti e prestigiose scuole internazionali di fashion design come il Central Saint Martins College di Londra e la Parsons The New School For Design di New York. Giovani stilisti hanno potuto conoscere la nostra realtà attraverso internship nelle aziende umbre. Un’iniziativa che ha dimostrato come la creatività non conosca confini geografici e parli ovunque lo stesso linguaggio.

CENTRO ESTERO UMBRIA Via Cacciatori delle Alpi, 42 - 06121 Perugia – Italy

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Q&A di Carla Mercurio

Fashion designer

SUSANA TRAÇA

«SCARPE: LA MIA VITA, LA MIA PASSIONE»

caldo. Sicuramente mi ha colpito molto Dubai dove sono appena stata e che, a differenza dei Paesi Europei, non sa cosa sia la crisi. Adoro anche Tokyo, Parigi e Barcellona. Come è nata l’idea di realizzare una collezione di calzature? Stava nascendo in me qualcosa di nuovo che non sapevo ancora esprimere. Poi, insieme a una cara amica, è nato tutto per gioco. Oggi questo gioco è diventato la mia vita e la mia principale passione. Come è riuscita ad approdare nei migliori negozi con le sue proposte? Il posizionamento è sempre stato un concetto che ho cercato di accompagnare alle mie creazioni. Quando creo voglio che il prodotto sia mostrato al pubblico in una bella location e sicuramente hanno influito al raggiungimento di questo obiettivo il mio team di lavoro e un po’ di fortuna.

Native of Angola, Susana Traça went to study in Portugal when she was just 14. Then she started working as a model throughout Europe. In Milan she discovered her true calling as a shoe designer. Inspired by her background, she built up a strongly stylistic project with a captivating and sophisticated collection. Now she is ready for other challenges. Dov’era a 18 anni? A 18 anni ero da poco entrata nel modo della moda. Ero appena diventata modella dell’anno in Portogallo e mi stavo accingendo a partecipare al concorso mondiale di modella dell’anno. Nata in Angola, si è trasferita in Portogallo e poi a Milano: cosa porta in sé di queste esperienze? Il contesto in cui sono cresciuta influisce sulla mia attività lavorativa e sul mio modo di vedere il mondo. Ormai, dopo 12 anni a Milano, mi sento un po’ più italiana. Cosa pensa di Milano e qual è la città che ritiene più vivace e stimolante? Milano è uno dei principali poli mondiali della moda ma è un po’ troppo grigia e fredda, per me che sono nata in un Paese

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Le sue scarpe sono realizzate in Italia: quali i canoni stilistici ai quali si ispira con le sue collezioni? L’idea nasce nasce dentro me e poi si riversa nella forma, nella scelta dei materiali e dei colori e nell’attenzione al dettaglio. Naturalmente faccio tantissima ricerca e cerco di proporre quello che ritengo il mercato possa recepire bene. Spesso mi accorgo che risulto un’ apripista e che ci sono tanti che copiano le mie idee. Di recente è stata tra i vincitori del contest Vfde-Who is on Next? Dubai, dedicato al fashion scouting. Cosa ha significato per lei? Mi sono emozionata tantissimo e mi ha reso felice che la giuria, composta da stilisti di grande visione, abbia ritenuto il mio prodotto degno di essere premiato. Spero sia l’inizio di una lunga strada. Ha in mente di lanciare altre merceologie? Le borse? Sì, l’accessorio in genere mi ha sempre affascinato e ora mi sento pronta per inserire qualche nuovo prodotto all’interno del brand. Anche se non ho ancora trovato un fornitore competitivo per permettermi di posizionare le borse come ho fatto con le scarpe. Qual è il suo sogno nel cassetto? Aprire il mio primo monomarca. Magari partendo da Milano.

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people a cura di Carla Mercurio

Un premio a Karl Lagerfeld, ultimo dei visionari Karl Lagerfeld will receive the "Outstanding Achievement Award" as part of the British Fashion Awards. An important achievement for the last of the visionaries.

Penélope Cruz per Carpisa: un volto da solo non basta She is not only Carpisa's testimonial for the autumn-winter campaign, Penélope Cruz is also the designer of a capsule collection for the brand, together with her sister, Monica. Maglia a righe, jeans, cappello da cow-boy e cuissard, Penélope Cruz ha fatto il pieno di folla a Milano, in occasione dell’evento organizzato nello store di Carpisa. Volto del brand per l’inverno 2015-2016, l’attrice spagnola, musa di Almodóvar e moglie di Javier Bardem, ha messo in gioco, per l’azienda italiana, anche la sua creatività, già sperimentata nella recente liaison con Agent Provocateur. È nata una capsule collection firmata in tandem con la sorella Mónica, anche lei attrice, nonché modella. Una capsule declinata in sei linee, che comprendono postine, shopping, pochette, sacche, un secchiello e uno zainetto. Una nuova sfida che la colloca nell’empireo delle attrici multitasking: donne apparentemente perfette, che recitano, ballano, cantano, si sposano, fanno figli, disegnano abiti e, come se non bastasse, dirigono anche film e short movie. Un drappello di “belle e brave” che si arricchisce ogni giorno di nuove adepte. Da Victoria Beckham a Rihanna, fino alle sorelle Olsen, Lady Gaga ed Eva Longoria, in procinto di lanciare una sua linea di abbigliamento femminile. Evidentemente il successo alimenta il coraggio e l’intraprendenza. E le luci della ribalta non sono più sufficienti. Fra tante sfide, c’è posto anche per la beneficenza. Da poco Penélope Cruz ha annunciato il suo debutto dietro la macchina da presa: girerà un documentario dedicato alle storie di bambini malati di leucemia che, nelle sue intenzioni, aiuterà a sensibilizzare il pubblico su temi come la ricerca medica.

A 80 anni suonati (anche se da lui mai confermati), Kaiser Karl si appresta a ricevere l’ambito “Outstanding Achievement Award”, nell’ambito dei British Fashion Awards, gli “Oscar” della moda britannica, conferiti ogni anno dal British Fashion Council. Lagerfeld si aggiudicherà la prestigiosa statuetta per il contributo alla fashion industry internazionale, nel corso di una lunga carriera che lo ha visto al timone creativo di griffe come Chloé, Fendi, Chanel e naturalmente del marchio che porta il suo nome. «Karl Lagerfeld - ha commentato Natalie Massenet, chairman del British Fashion Council - è un campione di eccellenza e una delle figure più iconiche del nostro settore su scala globale. La sua vita e il suo lavoro hanno scritto il linguaggio della moda. È l’ultimo dei visionari, che celebriamo non solo per i decenni passati ma anche per quelli che devono ancora venire. Nelle mani di Karl il futuro della moda sarà eccezionale».

Antonino Cannavacciuolo per Xacus: «I miei gnocchetti portano fortuna. Anche sulle camicie» Chef Antonino Cannavacciuolo's famous "gnocchetti" are the leitmotiv of a capsule collection produced by Xacus: charity co-branded shirts, sold from December in selected stores and on the e-shop of the brand. Il connubio moda-food sforna continuamente nuove liaison. È il caso del sodalizio tra Xacus, azienda veneta specializzata nella produzione di camicie e Antonino Cannavacciuolo, chef di rinomata fama trapiantato da Vico Equense alle sponde più nordiche del Lago D'Orta, dove gestisce con la moglie l'hotel e ristorante Villa Crespi. Protagoniste sono le nuove camicie maschili personalizzate con uno dei piatti più ricercati dello chef, “Gnocchetti di baccalà, alghe marine e tartufi di mare”, rielaborato in una stampa e poi trasferito su camicie Beluga Washed, realizzate con il pregiato cotone Albini. «Perché proprio gli gnocchetti? Nella mia carriera ho creato mille piatti, ma questo non l’ho mai cambiato. Mi ha sempre portato fortuna», ha spiegato il cuoco, sottolineando di aver aderito a questo co-branding soprattutto per la sua valenza charity. L’intero ricavato delle vendite andrà infatti ad Aba, associazione senza scopo di lucro, tra le prime in Italia a occuparsi in maniera scientifica dei problemi legati ai disturbi alimentari, tra i quali anoressia, bulimia e obesità. Al via a dicembre, la capsule sarà distribuita a 135 euro in una quarantina di selezionati negozi e sull’e-shop del brand.

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Red carpet a cura di Carla Mercurio

SALVATORE FERRAGAMO

“Like a rainbow” a shanghai

Con la riapertura del flagship di Shanghai, una mostra intitolata “She’s like a Rainbow” e un dinner esclusivo, Salvatore Ferragamo ha festeggiato i primi 20 anni in Cina. «Omaggio a un Paese che ci ha dato tanto e a cui siamo legati da profonde affinità», ha dichiarato il presidente, Ferruccio Ferragamo.

Ferruccio Ferragamo con Tang Wei

Un momento del dinner presso lo Shanghai Exhibition Center

Il taglio del nastro, per la riapertura del flagship store di Shanghai

Michele Norsa con Li Si Lu

RETAILER OF THE YEAR

Balmain X H&M

THE WINNER IS CHALOUB

Special preview tra milano e roma

La Fashion Footwear Association di New York (Faany) ha assegnato al Gruppo Chalhoub di Dubai il premio “retailer of the year”.

Massimo Ferragamo con Chen Ran

H&M ha celebrato l’anteprima della collezione Balmain X H&M in Italia con due eventi esclusivi. Location scelte, lo store di Roma in via Del Corso e quello di Milano in Piazza Duomo.

Dalla foto grande, in senso orario; Skin e Anna Dello Russo, Francesco Facchinetti, Valeria Solarino, Claudia Gerini e Sarah Felberbaum

Ron Fromm (nella foto a destra), presidente e ceo della Fashion Footwear Association di New York, ha consegnato il riconoscimento al co-ceo Patrick Chalhoub (nella foto a sinistra), sottolineando il contributo del gruppo mediorientale all’industria della moda e delle calzature.

With the reopening of the flagship store in Shanghai, an exhibition entitled “She’s like a rainbow” and an exclusive dinner, Salvatore Ferragamo celebrated its first 20 years in China. «Tribute to a country that has given us so much and to which we are linked by deep affinity», said president Ferruccio Ferragamo. Also, the Fashion Footwear Association of New York (Fanny) has honoured Chalhoub Group from Dubai with the “retailer of the year” award. In Italy H & M celebrated the Balmain X H & M collection preview in with two exclusive events. One in Rome, in via Del Corso store, and one in Milan, in piazza Duomo.

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