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4 • GOALS Via G.Marcora 18/20 • 00153 Roma Tel. 06.5840650 • Fax 06.5840564 progetti.usacli@acli.it www.usacli.org

QUANDO LO SPORT È SOCIALE

Quando lo sport e ‘sociale

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GOALS Quando lo sport e ‘sociale Progetto cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento Politiche giovanili, ai sensi dell’art. 4 del DM 21/06/2007 Le attività inerenti al progetto sono a titolo gratuito


GOALS


Responsabile progetto Alessandro Galbusera Responsabile scientifico progetto Laura Bernardini Content editing Marinella Cucchi Valeria Rubino Segreteria progetto Annamaria Tufano, Elisabetta Salvatore Responsabile amministrativo progetto Damiano Lembo Segreteria amministrativa progetto Monica Baffa Pacini Progettazione grafica e impaginazione Aesse Comunicazione - Roma Foto US Acli Aosta, Cagliari, Cuneo, Milano, Padova, Palermo, Pisa, Torino, Trento, Verona Archivio US Acli, Archivio Ipsia Dipartimento pace e stili di vita Editore Aesse Comunicazione - Via Giuseppe Marcora 18 - 00153 Roma aesse.comunicazione@acli.it

Progetto cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento Politiche giovanili, ai sensi dell’art. 4, del DM 21/06/2007 Le attività inerenti al progetto sono a titolo gratuito


GOALS

Un acronimo giovane per i giovani

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Alessandro Galbusera

Lo sport come chiave sociale per rigenerare le comunitĂ  territoriali

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Andrea Olivero

Un progetto per fare goal(s)

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Laura Bernardini

G.O.A.L.S.: percorsi di protagonismo 12 e cittadinanza attiva Mauro Montalbetti

Il gesto minimo, lo spazio denso

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Luca Piazzi

Un tempo liberato: ed è subito G.O.A.L.S.

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Achille Tagliaferri

Scheda del progetto

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Io mi racconto Da nord a sud, le voci dei protagonisti

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Ricomincio da tre G.O.A.L.S. in nazionale

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Un acronimo giovane per i giovani Alessandro Galbusera*

G oals acronimo di: generare opportunità animando liberi spazi. Cinque parole, cinque termini bellissimi. Dovessi sceglierne uno per iniziare a raccontare questo progetto, proprio non saprei. Allora rilancio: giovani. Si, giovani, pur dentro un’esperienza articolata densa di altri argomenti, spunti di riflessione e piste per il futuro che con grande saggezza il Presidente nazionale Andrea Olivero e Laura Bernardini hanno con chiarezza messo a fuoco, mi piace pensare che il vero cuore di questo progetto stia nella scommessa fatta insieme a loro per dare spazio al loro protagonismo, con due obiettivi chiari e ambiziosi: rigenerare comunità e promuovere azioni di impresa. Perché i giovani? Perché 23 sono i giovani protagonisti che hanno dato vita e anima a questo progetto. Ventitrè ragazzi provenienti da tutta Italia, a cui abbiamo fatto conoscere le Acli chiedendo loro di andare oltre. Sì esatto, protagonisti di una vicenda durata quindici mesi che li ha visti passare attraverso un percorso formativo prima e un impegno sul proprio territorio poi. Sempre accompagnati dai loro dirigenti locali, i tutor ma sempre attori protagonisti di una esperienza che ha scommesso sulla loro capacità di essere protagonisti dei pensieri e delle azioni che hanno scelto di sperimentare. Così è stato, grazie all’entusiasmo e alla passione con cui hanno approcciato il progetto, alla curiosità con cui hanno vissuto i momenti di formazione, alla vivacità con cui hanno saputo animare gli eventi nazionali, all’impegno sul proprio territorio …. al loro gruppo su facebook. Perché non è scontato. Malgrado gli unanimi consensi attorno alla necessità di ricambio e al tema dell’intergenerazionalità, non pare proprio che questa sia la direzione verso cui ci stiamo muovendo. Alessandro Rosina, demografo (giovane!) che molto spesso le Acli hanno ospitato ai propri incontri, tra i tanti dati ci ha lasciato anche questi: - in Italia si spende 1/3 in meno che nel resto dell’Europa, per ricerca e sviluppo per i giovani; - l’età media della classe dirigente italiana è passata negli ultimi 20 anni da 51 a 64 anni. Perché la scommessa sui giovani, dentro la nostra associazione come fuori, è più che mai attuale. Quando questo progetto è stato pensato e scritto correva l’anno 2008 ma il recente invito del Presidente della Repubblica, Napolitano a: “Investire sui giovani, scommettere sui giovani, chiamarli a fare la propria parte e dare loro adeguate opportunità” insieme all’affermazione di Mario Draghi: “L’Italia cresce poco per-

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ché non punta sui giovani”, meglio di ogni altra riflessione chiariscono quanto oggi, scommettere e investire sui giovani sia, prima che importante, una strada obbligata: per far ripartire un sistema (economico), provato e stravolto da una crisi (economica) che sarà ancora per lungo tempo nostra compagna di viaggio. Perché forse è opportuno ribaltare l’affermazione per cui questa crisi - e le scelte conseguenti - stanno togliendo un futuro ai giovani; perché forse è più opportuno convincersi come solo con i giovani e investendo su di loro, si potrà uscire da questa crisi e come la competitività oggi non possa prescindere dalla capacità di leggere i bisogni e di innovare che solo i giovani possono mettere in campo, dentro una riflessione che pone il tema dell’intergenerazionalità prima che del ringiovanimento tout court come una priorità per tutti, dentro e fuori dalla nostra associazione. Perché la complessità delle Acli, quella che anni orsono Franca Manoukian definì con affetto e efficacia “disordine”, può avere momenti di sintesi e soluzioni diverse per realizzare una vera ed efficace integrazione di sistema. US Acli, Ipsia e Dipartimento pace e stili di vita hanno scelto di lavorare insieme dentro un progetto, valorizzando le diversità e le specificità di ciascuno per provare a restituire ai giovani “agenti di sviluppo educativo” e all’esterno, l’immagine di una associazione vivace, articolata e concentrata ad essere parte attiva del territorio che incontra e sul quale quotidianamente vive. Perché infine è stato un progetto difficile, impegnativo, lungo. Allora se posso fare uso di un paragone semplice ed efficace, dico che: non è stato un goal facile in “contropiede” ma forse, come tutte le cose che costano fatica, uno dei più belli. Per questo, per US Acli, Ipsia e Dipartimento pace e stili di vita, questo è stato un certamente un gran bel goal. *Responsabile nazionale Progetti US Acli


Lo sport come chiave sociale per rigenerare le comunità territoriali Andrea Olivero*

L’ iniziativa “Goals - Generare opportunità animando liberi spazi” esprime bene come in questo momento storico, una delle finalità principali delle Acli, sia quella di rigenerare il senso della comunità e il tessuto territoriale nel nostro Paese, promuovendo l’integrazione sociale e il protagonismo degli attori locali. Un giusto riconoscimento va dato all’intervento coordinato e sinergico dell’US Acli con Ipsia e Dipartimento pace e stili di vita, che hanno saputo realizzare insieme un progetto di animazione sportiva in 14 province di dieci Regioni italiane, dal Nord al Sud, stimolando la cittadinanza attiva dei giovani attraverso lo sviluppo di attività sportive, educative, ricreative, di microimprenditività e riqualificando spazi di aggregazione sociale al servizio dell’intera comunità locale. Già l’indagine IARD 2008 aveva messo in evidenza come i giovani italiani tra i 15 e i 34 anni siano purtroppo interessati non solo da un forte tasso di disoccupazione (che oggi ha superato il 30%) e dal lavoro irregolare ma anche da un calo della solidarietà e, al contrario, da una crescita delle relazioni amicali. Rilevante il fatto che soprattutto l’attività politica non venga più considerata dai giovani come una componente essenziale della propria vita. Un altro dato significativo col quale dobbiamo fare i conti, riguarda il progressivo invecchiamento e la trasformazione multietnica e multireligiosa della popolazione, soprattutto nei contesti dove maggiore è la presenza dell’immigrazione. Le istituzioni sembrano del tutto inadeguate – oltre che impreparate - per rispondere a queste nuove sfide che pur mettono in discussione elementi di primaria importanza per la tenuta della coesione sociale del Paese. Tra le associazioni del Terzo settore, quelle che tra i cittadini suscitano maggiore interesse e partecipazione sono le associazioni sportive. È proprio da questa situazione - che insieme mostra carenze, problematicità e nuove opportunità - che l’Unione Sportiva Acli si è attivata con il progetto Goals il quale, come abitualmente avviene nel “fare aclista”, ha cercato gradualmente di coinvolgere i giovani dei diversi territori rendendoli protagonisti e non solo destinatari, del progetto di animazione sociale attraverso lo sport. Tra i destinatari diretti dell’iniziativa è da segnalare prima di tutto la formazione di ventitrè giovani come “Agenti di sviluppo educativo”, per poter assumere la responsabilità degli spazi nelle sedi operative locali non-

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ché di altri 80 giovani impegnati nei centri e nelle sedi operative come istruttori ed animatori di attività sportive, insegnanti di musica, operatori informatici, insegnanti di lingue. Soprattutto sono da sottolineare quei circa 6.000 giovani che hanno preso parte alle varie attività del progetto (corsi, eventi, scambi...) con particolare attenzione a coloro che erano più a rischio di esclusione o emarginazione sociale come i diversamente abili, gli immigrati o i più esposti alla povertà. Numeri di tutto rispetto che significano la precisa volontà di essere soggetto popolare, coinvolgente, dinamico. Oltre a ciò mi sembra significativo richiamare l’attenzione sulla scelta fatta di coinvolgere nelle comunità locali alcuni soggetti privilegiati (famiglie, anziani, bambini, immigrati...), nella prospettiva di suscitare un effetto moltiplicatore del progetto sul piano della rigenerazione sociale. È appunto questa la finalità sociale che più deve essere apprezzata di questa iniziativa con il suo evidente scopo di “ricucitura” delle lacerazioni e delle lacune che si manifestano nelle comunità territoriali. Il progetto Goals è inoltre un ottimo esempio dello “stile” aclista nell’animazione sociale, riconoscibile sia dal protagonismo dei partecipanti sia dal coinvolgimento delle comunità locali sia ancora dal paradigma dell’inclusione sociale che caratterizza e accompagna ogni fase di attuazione del progetto con lo sport al centro, come veicolo di solidarietà e partecipazione. *Presidente nazionale Acli

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Un progetto per fare G.O.A.L.(S) UN

PROGETTO NAZIONALE CHE HA L’AMBIZIONE DI CREARE LE FONDAMENTA

DI QUALCOSA CHE POSSA CRESCERE E DURARE NEL TEMPO, CARATTERIZZANDOSI SECONDO LE REALTÀ IN CUI VIENE REALIZZATO E DIVENTANDO PATRIMONIO COMUNE DI TUTTA L’ASSOCIAZIONE.

Laura Bernardini*

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in dalla sua elaborazione ho riconosciuto grandi potenzialità a questo progetto. Perché, coerentemente a quanto anticipato dall’acronimo del titolo (Goals), aveva in sé tutti i segni di successo derivanti dall’aver scelto elementi costitutivi con chiare prospettive di sviluppo, esaltati e amplificati proprio in quanto strettamente collegati l’uno all’altro. Mi riferisco al fatto che Goals è un progetto...

...nato per andare oltre La proposta di un progetto nazionale porta sempre con sé l’ambizione di voler creare le fondamenta di un qualcosa che si spera poi cresca e duri nel tempo, definendosi , differenziandosi e caratterizzandosi là dove si realizza. Allo stesso tempo, un progetto che per le sue caratteristiche diventa patrimonio comune di tutta l’associazione. Goals questo obiettivo lo dichiara apertamente, guardando più al dopo che al mentre; costruendo, attraverso ogni sua scelta e azione - dall’individuazione e formazione degli agenti di sviluppo educativo alla scelta dell’ambito e degli strumenti di intervento - le condizioni per un impegno duraturo, capace di attivare e valorizzare il protagonismo dei giovani per, con e nel territorio.

...che vede i giovani protagonisti e non destinatari Sembra sottile la differenza ma invece non lo è. Spesso vengono proposte iniziative e percorsi per i giovani senza che questi siano parte attiva dei relativi processi di definizione e realizzazione. Goals, quale progetto orientato alla formazione di agenti di sviluppo educativo - con il compito di coinvolgere altri giovani in iniziative di animazione e riqualificazione di spazi territoriali - chiama i giovani in ogni sua fase, dall’ideazione alla realizzazione, stimolandone la creatività, l’impegno, la voglia di mettersi in gioco. Mettersi in gioco per altri giovani, per il territorio, per la comunità, per l’US Acli, per le Acli e i valori che promuovono; valori che questo progetto riesce a tradurre e trasmettere in modo visibile e concreto.

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...che riesce a cogliere e a valorizzare la pluralità delle Acli Il progetto mette insieme tre diversi “pezzi” del sistema che incontrano la sensibilità e l’interesse dei giovani. Trovo che la collaborazione dell’US Acli con l’IPSIA e il Dipartimento pace e stili di vita delle Acli sia strategica ai fini del coinvolgimento e dell’attivazione dei giovani. Insieme allo sport, lo sviluppo sostenibile, la convivenza civile, la pace, gli stili di vita, rappresentano temi carichi di valori e di significato, per i quali i giovani sono disposti a investire e condividere il loro tempo, le loro risorse, le loro emozioni. Gli argomenti giusti quindi, per stimolare - così come si propone il progetto - la loro partecipazione attiva nel territorio e, allo stesso tempo, coinvolgerli nel progetto associativo complessivo delle Acli e di quelle sue parti specifiche attraverso cui si traduce.

...che punta sulle persone

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Goals quale progetto centrato sulla formazione, investe molto sui giovani, ricercando spazi, strumenti e modalità funzionali a valorizzare competenze, a generare motivazione e partecipazione, a rafforzare l’impegno associativo, a mettere in rete esperienze, risorse, vissuti. Ritengo particolarmente “centrata” la scelta del coinvolgimento dei giovani nei tre eventi nazionali individuati (l’Assemblea organizzativa e programmatica di metà mandato dell’US Acli, “La pace va per…corsa” di Libera, la marcia Perugia-Assisi co-promossa dal Dipartimento pace e stili di vita). Non solo perché ha permesso loro di “sperimentarsi” al di fuori del proprio contesto territoriale e di quello progettuale individuato ma soprattutto perché ha consentito loro di vivere appuntamenti particolarmente coinvolgenti e significativi. Momenti che hanno messo in luce i diversi modi in cui si esprime e si traduce l’impegno associativo delle Acli, in contesti interni e in quelli più ampi dell’associazionismo sociale e sportivo. UN CONTRIBUTO PER “RIGENERARE” Tutti elementi questi che, come vedremo dal racconto dei protagonisti, sono stati determinanti ai fini del progetto e dei risultati attesi ma che hanno anche contribuito al complesso processo di rigenerazione associativa avviato dalle Acli tutte, rendendone visibili (forse inconsapevolmente) obiettivi, strumenti, priorità. Provo a spiegarmi meglio entrando nello specifico del percorso US Acli. L’Unione Sportiva, individuando nel suo ultimo Congresso nazionale quale obiettivo programmatico di questo quadriennio (2009-2013) quello di “dare corpo ai diritti di cittadinanza nello sport e attraverso lo sport”, si è impegnata ad assumere in modo deciso la centralità del territorio quale risorsa associativa e quale elemento indispensabile di sviluppo as-


sociativo. Scelta che ha determinato l’avvio di un percorso orientato a ripensare e reinterpretare l’impegno quotidiano alla luce dei cambiamenti sociali in atto, sia per riuscire a garantire una presenza vigile e attenta sia per rispondere alle esigenze e/o cogliere le opportunità del territorio con proposte percorribili e sostenibili. Un percorso che, inserendosi in quello più ampio delle Acli e contribuendo allo stesso, ci chiede di rivedere il nostro modello organizzativo con l’adeguamento di strumenti, di modalità gestionali/operative, di ruoli/responsabilità associative. Una revisione funzionale ad un rinnovamento (in termini di idee, di proposte, strumenti e di coinvolgimento di risorse umane e nuova classe dirigente, a partire dai giovani), capace di rafforzare e radicare la nostra azione sociale attraverso lo sport, rendendola più incisiva, credibile e riconoscibile. Per queste ragioni, ritengo che Goals promuovendo la cittadinanza attiva attraverso strumenti e argomenti convincenti, coinvolgendo e valorizzando i nostri giovani, favorendo l’ascolto del territorio e la riqualificazione di spazi appartenenti alla comunità, attivando sinergie strategiche a partire dalle Acli e, conseguentemente, concretizzando proposte innovative e sostenibili con, nel e per il territorio, abbia tradotto in pieno impegni e priorità associative e sia un importante contribuito proprio per “rigenerare” la proposta e la partecipazione associativa dell’US Acli e delle Acli. *Responsabile Sviluppo associativo US Acli

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G.O.A.L.S. percorsi di protagonismo e di cittadinanza attiva UN’AZIONE

SOCIALE HA UN SENSO SOLO SE, AL DI LÀ DELLA VALUTAZIONE

DI EFFICACIA E DEL RAGGIUNGIMENTO DEI RISULTATI PREVISTI, SEDIMENTA QUALCOSA IN CHI È STATO PROTAGONISTA.

Mauro Montalbetti*

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biettivo generale del progetto Goals, sviluppatosi tra l’autunno del 2010 e quello del 2011, è stato innanzitutto quello di promuovere in 14 province italiane, dal nord al sud Italia, percorsi di protagonismo e di cittadinanza attiva di giovani attraverso lo sviluppo di attività sportive, educative, ricreative e riqualificando spazi di aggregazione sociale. Elemento centrale per tutti è stato il percorso formativo nazionale che per prima cosa ha permesso ai ragazzi di conoscersi fra di loro e di fare un’esperienza personale e collettiva; secondariamente, di approfondire il contesto associativo e la condivisione di buone prassi, di esempi di progettazione cooperativa, con l’adozione, attraverso laboratori e lavori di gruppo, di alcuni strumenti di progettazione sociale e partecipata.

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CENTRALITÀ DELLA FORMAZIONE Una formazione che ha consentito di dare ai ragazzi, grazie alla passione di chi l’ha pensata e realizzata - Achille Tagliaferri, Rocco Savron e Luca Piazzi - una cassetta degli attrezzi con la quale poter essere in grado di riflettere su loro stessi e sulle loro aspettative ma anche di leggere il territorio, nell’idea-azione da proporre e costruire. Da Aosta a Crotone, da Trento a Palermo, riattivando circoli Acli, spazi pubblici, giardini, palestre e oratori, i ragazzi hanno lavorato con altri giovani e associazioni, rilevando i bisogni e le risorse da trasformare in proposte destinate alle loro comunità, riqualificando spazi inseriti nei contesti locali in cui potersi incontrare e accedere a percorsi sportivi e formativi. I risultati sono stati variegati e molteplici: dalla costituzione di Gruppi di acquisto solidale a spazi destinati a ludoteche e centri di aggregazione giovanile; dall’ideazione di mostre, eventi e manifestazioni sportive a concorsi fotografici, a laboratori di danza, coinvolgendo in molti casi studenti delle scuole medie e superiori, adolescenti e minori.


GLI EVENTI NAZIONALI Con lo scopo di evitare che tutto si chiudesse in un ambito localistico, i ragazzi sono stati protagonisti anche di tre eventi/manifestazioni di carattere sociale e di grande rilevanza, alcune note su scala nazionale, che hanno visto la partecipazione e il coinvolgimento di un’ampia fascia di giovani. A Marzo la manifestazione “La pace va per…corsa”, ideata da “Libera associazioni, nomi e numeri contro le mafie” nell’ambito del programma della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. A Giugno l’animazione sportiva e ricreativa con i ragazzi, in Piazza del Nettuno a Bologna, in occasione dell’Assemblea dell’Unione Sportiva Acli. A Settembre il forum dei 1000 giovani per la pace a Bastia Umbra, in occasione del 50° Anniversario della Marcia nazionale della Pace, Perugia Assisi. Questi eventi hanno permesso ai ragazzi di completare il loro percorso, co-organizzando eventi finalizzati sia alla conoscenza dei differenti territori sia alla scoperta di esperienze significative, di testimoni privilegiati, di storie di impegno della società civile italiana. È il filo rosso che li ha tenuti legati… METTERSI IN GIOCO Un filo rosso perché l’esito di un progetto non è mai la sintesi e la semplice descrizione delle sue attività. Un’azione sociale ha un senso solo se, al di là della valutazione di efficacia e del raggiungimento dei risultati previsti, lascia o sedimenta qualcosa in chi vi ha preso parte, in chi è stato protagonista.

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In questa fase storica, in quest’Italia delle celebrazioni unitarie che si sta risvegliando e sta prendendo coscienza del duro compito che l’attende dopo una lunga stagione di affabulazione di maghi prestigiatori con le loro corti di nani e ballerine, incontrare dei ragazzi provenienti da realtà di tutto il Paese disposti a mettersi in gioco, a sperimentare azioni, progetti e proposte, durante un momento decisivo della loro vita personale, non è cosa da poco. È il vero risultato del progetto. In un periodo in cui le principali agenzie educative a stento riescono a svolgere il loro compito e trovano sempre maggiori difficoltà nel confrontarsi con le nuove generazioni, occasioni di progettazione sociale come quella data da Goals attraverso l’animazione e lo sport, grazie alla passione e al coinvolgimento intellettivo, fisico e relazionale, riescono ancora a richiamare ed attivare un partecipazione consapevole. Domenico e Francesca, Nello e Pietro, Ona e Luca, Laura e Tommaso. Lorenzo e Valeria, WenWen e Marta, Sara e Michela, Matteo, Gaetano, Anna e molti altri ragazzi, hanno condiviso con le Acli un pezzo del loro cammino; non pretendiamo di aver loro insegnato nulla ma sappiamo di aver offerto e costruito con loro un’opportunità. Un’opportunità di conoscenza reciproca, di scambio, di riflessione. Un’occasione per contribuire a rendersi cittadini attivi e per restituire ai giovani e agli adulti delle loro comunità uno spazio, un luogo, un’idea, un’occasione di crescita e di socialità. Con semplicità e antiretorica, anche questo è stato un modo per ricordare l’Unità d’Italia. Grazie a tutti.

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*Coordinatore progetto Goals


Il gesto minimo, lo spazio denso. Suggestioni estetiche per la progettazione sociale IL

PRIMO MOVIMENTO DELLA PROGETTAZIONE È LA SCOPERTA DI UNA RICCHEZZA

DI DIMENSIONI CHE, NELL’AVVERTIRE UNA PROBLEMATICITÀ, VENGONO MESSE A FUOCO.

Luca Piazzi*

L o spazio sociale è un contesto di relazioni condivise fra individui. Pri1

ma di addentrarsi nelle definizioni sociologiche, questo spazio ci si offre quotidianamente come il luogo in cui siamo immersi, un ambiente in cui ci muoviamo ed interagiamo con altri soggetti. È uno sfondo usuale e quasi scontato che mettiamo a tema quando qualcosa si rompe, non funziona: allora avvertiamo una sorta di frattura in quello che dovrebbe essere uno sfondo condiviso che permetta a ciascuno di interagire con gli altri. Lo sfondo viene allora in primo piano, con le sue smagliature, le sue fratture, i suoi conflitti. Il primo movimento della progettazione è, potremmo dire, questa presa di coscienza di uno sfondo che non è più scontato, la scoperta di una ricchezza di dimensioni che, nell’avvertire una problematicità, vengono messe a fuoco. Si riorienta lo sguardo e si diviene osservatori di uno spazio in cui ci si percepisce immersi, che si contribuisce a definire ma da cui si è anche affetti. L’esercizio di questa posizione osservativa è il momento principale di un certo modo di intendere la progettazione. Una modalità meno centrata sulla manipolazione e piuttosto sulla rimozione degli ostacoli, come occasione di cambiamento. ENTRIAMO IN QUESTA DIMENSIONE CON UN ANEDDOTO Ad un architetto viene chiesto di intervenire con una progettazione nella piazza di una città. Recatosi sul luogo e osservato il contesto, l’architetto nota come la piazza sia di per sé un insieme già coerente e vissuto dagli abitanti. È possibile migliorare questo ambiente senza porre in essere interventi che, per il desiderio di “fare qualcosa”, rovinino ciò che già esiste? Attraversando la piazza l’architetto nota che da essa si scorge un edificio che risulta essere l’ospedale della città. Da qui l’idea: i lampioni della piazza vengono collegati al reparto di ostetricia dell’ospedale, in modo che la piazza venga illuminata in modo particolare alla nascita di ogni nuovo bambino della città. Senza che il luogo venga modificato nella sua struttura “fisica”, diciamo, lo spazio viene arricchito qualitativamente, una nuova esperienza è possibile in esso.

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INTENDERE LA PROGETTAZIONE Prendiamo la storia secondo il suo carattere esemplare (benchè la piazza esista davvero2, l’aneddoto ne prende semplicemente spunto, romanzandoci sopra un po’) rispetto ad un modo di intendere l’intervento progettuale. Quello che affascina nell’esempio è l’economia del gesto rispetto alla ricchezza di significato generata. Non è tanto in questione l’efficacia nel senso di risparmio monetario - benchè questo sia una caratteristica importante e significativamente collegata a ciò che ci colpisce - ma piuttosto una sorta di eleganza come misura del gesto. Prima ancora dell’esito del progetto, il suo stesso realizzarsi ci dà l’idea di qualcosa di “bello”. L’intuizione che ci guida è che questa sensazione di bellezza sia significativa, che dica qualcosa sul modo opportuno di intendere la progettazione. Ritorniamo alla piazza. In quanto spazio attraversato da individui e riempito dai loro significati, essa è in qualche modo il prototipo dell’oggetto della progettazione sociale. Questo spazio riempito dalle rappresentazioni soggettive (di ordine simbolico, culturale, fisico) dei cittadini, diviene un Luogo. Di contro, l’impoverimento di questi contenuti muove i luoghi verso quelle forme di anonimato sociale che gli antropologi indicano come non-luoghi, spazi di transito che non si modellano secondo la forma degli individui. Non sono abitati, ma transitati. Dicevamo che ciò che attira l’attenzione del progettista è sempre una qualche forma di smagliatura nei luoghi. Talvolta, in realtà, gli spazi sono così deteriorati da rendere quasi impossibile ravvisarvi i segni di una abitabilità, sia in senso fisico che sociale3. Tuttavia assumiamo che finchè vi sono dei soggetti che, pur in maniera conflittuale, emarginata, minimale, lo attraversano, uno spazio non è comunque vuoto. Di più: volendo guardare alla connotazione qualitativa di questo spazio, esso non può essere totalmente privo di tracce di positività.


Ritroviamo questo concetto in un passaggio di quel magistrale affresco di visioni di luoghi che sono Le città invisibili di Calvino. L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Ecco un altro modo per esprimere una concezione della progettazione come arte del “dare spazio”, piuttosto che del riempire un vuoto4. Questa idea si concretizza in quelle forme di ricerca-azione che leggono nel momento di osservazione del contesto una prima forma di attivazione dello stesso, proprio per la modificazione introdotta da un osservatore partecipante. L’ASCOLTO QUALITATIVO Le forme di ascolto qualitativo dei soggetti che abitano il territorio danno a questi la possibilità di narrarsi mentre portano all’esplicitazione di bisogni e risorse. In questo modo permettono di reperire le rappresentazioni dello spazio che ha chi lo abita, o quanto meno lo attraversa. È un primo passaggio per dare forma, iniziare a modellare quello spazio che in qualche modo risulta spersonalizzato e non accogliente. La capacità di osservare e ascoltare è anche una disponibilità a lasciarsi modellare e condividere, almeno in parte, la lettura della realtà di chi abita il territorio. In essa sono già presenti tracce di resistenza e significato, anche se non necessariamente adeguate o condivisibili. È anche un’arte di pazienza, che si confronta con i tempi dettati dai vincoli progettuali e dalle ansie dei soggetti coinvolti (progettista compreso). Ciò che emerge ad un ascolto attivo sono quei sedimenti che possono diventare generativi di un cambiamento. Mentre nell’educazione depositaria, che è per essenza chiusa al dialogo, e per questo non comunicativa, l’educatore deposita nell’educando il contenuto dei programmi di educazione che lui stesso elabora o qualcuno ha elaborato per lui, nell’educazione problematizzante, aperta per eccellenza al dialogo, questo contenuto, che non è mai “depositato”, si organizza e si costituisce nella visione del mondo degli educandi, in cui si trovano i suoi “temi generatori” (Freire, Pedagogia degli oppressi). A partire da questi temi si vaglia la possibilità di dare a chi frequenta il territorio la possibilità di lasciare delle tracce, dei segni che orientino lo spazio restituendo ad esso la natura di un luogo dei singoli e della comunità. Tracce da intendersi non tanto in senso fisico, che risulterebbe forse il più invasivo e contrario ad un gesto minimale, quanto in senso

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simbolico, funzionale, rituale. Il verde incolto che si trasforma in giardino o orto, una stanza che diviene un locale di ritrovo, ecc. Ma dietro a queste trasformazioni del supporto fisico, dello spazio, vi sono il riannodarsi di relazioni, la trama di dialoghi, incontri, riunioni, interviste, che caratterizza un cambiamento nella comunità.

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RIUSCIRE A “LASCIAR FARE” Il progettista5 si muove in quanto già esiste ed opera per cercare di rimuovere gli ostacoli che bloccano l’autopromozione di chi abita il luogo, minimizzando il proprio agire. Come un bambino che deve reimparare l’equilibrio e il movimento in ambiente acquatico6, nonostante sia già padrone dei propri movimenti sulla terra, così si tratta di modificare le proprie attitudini al fare (in genere chi ha una sensibilità sociale eccelle nel settore!) per riuscire a lasciar fare. I movimenti devono rallentare e trovare nuovi ritmi, come se si trovassero appunto in un ambiente più denso di significati, di cose già in essere e che chiedono di avere spazio. Se la piazza è il prototipo dello spazio sociale, la festa - intesa in senso ampio di evento partecipato - è l’esperienza esemplare che ricorre negli interventi progettuali. Certamente è una scelta legata ai vincoli di risorse e tempo, che portano a “far assaggiare”, sperimentare, un cambiamento possibile. Ma è anche una cellula, forse quella minima, in cui si ritrova l’essenziale dell’animazione di uno spazio. I momenti della festa - la preparazione, l’esecuzione e lo scioglimento - ripercorrono le fasi di una rappresentazione teatrale, che prende corpo sul palcoscenico del territorio. E come il teatro la festa è esempio di quel raddoppiamento della vita che è ciò che ravviva e illumina il senso nascosto delle cose. Dal ritmo della festa l’animatore sociale dovrebbe anche apprendere la lezione della ritualità7 come dimensione essenziale del mantenimento di un luogo.


Parlare di una estetica della progettazione significa in definitiva richiamare al ruolo centrale dell’osservare e mettersi in ascolto per cogliere le possibilità di cambiamento già insite nella realtà, in questo caso nella realtà sociale. Proprio lo strato qualitativo della nostra percezione della realtà, quel livello che la caratterizza come gradevole, bella, o spiacevole, è quello che ci fornisce gli elementi più significativi per la lettura del reale e le motivazioni per una nostra risposta ad essi, anche nella direzione di favorire un cambiamento. Con il gusto di chi cerca di risolvere il rompicapo in cui spostando un solo fiammifero in una composizione geometrica si ottiene una nuova figura e con la concentrazione dei bambini che cercano di sfilare da un intreccio di bacchette di shanghai quella del giusto colore, senza spostare le altre. *Responsabile formazione IPSIA

BIBLIOGRAFIA De Monticelli R., Conni C., Ontologia del nuovo. La rivoluzione fenomenologica e la ricerca

oggi, Bruno Mondadori, 2008. Folli M. G., Abitare. Figure del progetto spazi dell’esperienza, Unicopli, 2000. Papi F., Filosofia e architettura. Kant, Hegel, Valéry, Heidegger, Derrida, Ibis, 2000. Sini C., Pensare il progetto, Tranchida, 1992.

NOTE 1

Il contributo rielabora liberamente alcuni spunti provenienti dal percorso formativo per

gli agenti territoriali del progetto GOALS. Ci si riferisce in particolare agli interventi dello scrivente e di Riccardo Martinelli, sociologo e educatore della cooperativa Comin. 2

Si tratta di piazza Libertà a Bergamo.

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È il caso di quella piazza Gagarin che fa da sfondo alle vicende del film Fame chimica

(2004), utilizzato come strumento del laboratorio formativo del progetto GOALS. Una piazza “distante anni luce dal centro”, esempio di tutte le periferie in cui gli spazi di futuro sembrano schiacciati su schemi e ruoli predefiniti. 4

È l’approccio condiviso da un progetto che già nel proprio titolo, indica gli spazi “libe-

ri”, anche nel senso deteriore di non vissuti, come opportunità latenti. 5

Che qui ha il ruolo di animatore sociale del territorio. Ma resta in senso lato colui che

“guarda oltre” il presente, nelle possibilità latenti del contesto. 6

La ristrutturazione cinestesica che permette di sviluppare la cosiddetta “acquaticità”.

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Non nel senso di fissazione o recupero di contenuti passati, magari mitizzati. I conte-

nuti della ritualità spesso restano vitali trasformandosi. È il suo ritmo a sembrare una struttura irrinunciabile di scansione del tempo comunitario.

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Un tempo liberato: ed è subito Goals UN

PROFILO NON VUOLE ESSERE UN “FERMO IMMAGINE” MA UNA INDICAZIONE

TENDENZIALE DI ALCUNI TRATTI CHE L’AGENTE DI SVILUPPO EDUCATIVO DEVE PERSEGUIRE.

Achille Tagliaferri*

L’aria che tira… “Cosa può mancare all’uomo estraneo al desiderio di ogni cosa?” (Seneca, La vita felice)

L’antropologo Marshal Sahlins ha dimostrato come l’unica società del

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benessere e dell’abbondanza della storia umana sia stata quella del paleolitico, perché gli uomini avevano pochi bisogni essenziali e di “senso” e riuscivano a soddisfare tutte queste necessità con solo tre/quattro ore di lavoro al giorno; il resto del tempo era dedicato al riposo, alla festa, all’incontro tra persone, all’accudimento della prole (che avveniva soprattutto attraverso il gioco), alle relazioni sociali e familiari. Certo, parlare di economia di una società primitiva è una esercitazione astratta ed è fin troppo facile trovare motivazioni per contrastarla; basta dire, sbrigativamente, che i tempi sono cambiati, che la storia ci ha portalo a questo punto “di non ritorno”. Ma, forse, l’odierno agire sociale, politico, educativo, associativo, deve pur fare una riflessione profonda, coraggiosa e scevra da ideologismi ma che consenta, che permetta, ai singoli ed alle comunità di ri-declinare un “orizzonte di senso”, una visione del futuro in cui l’umano non sia una condanna, in cui essere bambini e giovani non sia troppo minaccioso ma, possibilmente, un tempo di grazia e di vita buona. Pensatori più vicini a noi, fino a numerosi nostri contemporanei, hanno lucidamente descritto una “sussistenza moderna” (Ivan Illich), in cui donne e uomini, vecchi, bambini e giovani siano garantiti nei loro diritti inalienabili alla vita, alle relazioni, alla soddisfazione dei bisogni dell’anima e del corpo. È che siamo giunti, questa è la convinzione di molti, al capolinea di un modello di sviluppo e di consumo. Non esiste uno sviluppo infinito nelle risorse; abbiamo vissuto per oltre un secolo di bulimia consumistica e continuiamo a ricercare lo sviluppo intendendo con ciò un ulteriore sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’erosione dei beni naturali e ambientali, il vorace consumo di beni che appartengono ai nostri figli. Proprio perché la nostra è una società di consumi non può essere una


società di abbondanza: per consumare si deve creare una insoddisfazione permanente, la pubblicità ci fa desiderare ciò che ancora non abbiamo; i pubblicitari amano dire che una società felice non consuma. Già dagli anni ’70 la nostra crescita è fittizia, è una bolla finanziaria recentemente scoppiata e assistiamo ancora inerti al tentativo di rigonfiamento. Il PIL aumentava grazie alla speculazione immobiliare e finanziaria. Siamo così la società più eteronoma della storia dell’umanità: è questa la vera crisi, di democrazia e di giustizia. Il governo è del mercato che crea consumatori coatti e “crescita senza sviluppo”. Nel 1968 l’ecologista Garrett Hardin parlava di “tragedia dei beni comuni”, per descrivere il depauperarsi continuo e irrimediabile di risorse naturali, di beni e valori che compongono l’inestimabile biodiversità naturale, sociale e culturale del pianeta come conseguenza del consumo senza limiti di questi beni che per loro natura dovrebbero essere patrimonio di tutti. Da un lato c’è chi se ne appropria come se fossero beni privati e li utilizza come risorsa per aumentare a dismisura guadagni e profitti. Dall’altro prevale comunque il pensiero che questi beni siano illimitati e si continua a farne un uso irresponsabile, un consumo che spesso coincide con lo spreco, delle risorse come del tempo, dei beni come delle relazioni. UNO SVILUPPO, QUESTO, INSOSTENIBILE • dal punto di vista economico: l’ultimo rapporto della Caritas sull’esclusione sociale ha messo in diretta relazione la crisi con l’aumento della povertà: 560 mila persone in più rispetto al 2009, hanno varcato la soglia della povertà, economicamente fragili, in famiglie numerose con bassi livelli di istruzione, impoveriti fino a diventare“senza-casa”, disoccupati ma anche impiegati e operai; oltre 8 milioni di italiani. • dal punto di vista ambientale: negli anni 2010/2011 eventi estremi legati a un modello di sviluppo dissipatorio dei beni comuni e al loro uso squilibrato e irresponsabile. Il disastro ecologico causato dal pozzo petrolifero della BP nel Golfo del Messico; gli incendi delle foreste russe; i cambiamenti climatici che hanno prodotto il distacco dalla Groenlandia del più grande iceberg di 260 kmq o temperature record come i 37,2° in Finlandia o i 54° in Pakistan. • dal punto di vista sociale: abbiamo detto tante volte che la crisi che da qualche anno stiamo vivendo è insieme sociale e politica; e che rappresenta il fallimento totale di un modello di distribuzione della ricchezza a vantaggio dei ricchi del pianeta e di una politica secondo la quale l’intervento dello Stato è sempre negativo per il benessere delle persone, la spesa pubblica è comunque spreco, non esistono responsabilità collettive.

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Ma il 2010 è stato anche l’anno in cui, secondo la valutazione del Global Footprint Network, abbiamo varcato la soglia critica oltre la quale il consumo globale delle risorse naturali ha superato il tasso con cui la natura le rigenera. Vogliamo invece che i “beni comuni” siano disponibili e fruibili per tutti, indistintamente. E non solo i beni materiali ma anche i beni immateriali; ci riferiamo anche a quei beni immateriali quali: l’equità sociale, il lavoro, la salute, il pluralismo culturale, la sicurezza, l’informazione, la conoscenza, lo spazio pubblico per le religioni, la laicità, il riconoscimento attivo dei diritti civili e sociali, la democrazia e, tra questi, non da ultimo, un tempo liberato da lavoro, fatiche, incombenze, da dedicare all’incontro gratuito, alla festa, al gioco, allo scambio tra “gente che felicemente si raduna ed è lieta di vivere”.

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GENERARE OPPORTUNITÀ: UN SOFFIO DI VITA Il progetto Goals è “accaduto”, ma non casualmente, in questa aria che tira: l’ha respirata e vissuta ponendosi la domanda sul cosa poter fare, sul dove, sul come. Il percorso formativo è stato un laboratorio di idee, confronto tra saperi, a partire dalla lettura dei contesti, dai bisogni delle proprie comunità di appartenenza. Un progetto di giovani, spesso al crocevia del proprio futuro umano e professionale, dalla traiettoria incerta, sospesi tra sogni e realtà, tra immaginazione e realismo. Generare opportunità, per sé e per gli altri, una generazione collettiva, con alcune sperimentazioni significative (l’Assemblea Organizzativa dell’Unione Sportiva Acli di Bologna; la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, promosso da Libera a Matera; la marcia per la Pace Perugia-Assisi, nel suo 50° anniversario, copromossa dal Dipartimento pace e stili di vita delle Acli nazionali).


Nei territori ove il progetto era localizzato il compito era così quello di “scendere in strada, in piazza”, farsi promotori e proponenti di opportunità di incontro, fecondando, animando luoghi e spazi, dalla festa allo sport, al gioco collettivo. Per fare tutto questo è stato previsto anche un profilo di agente di viluppo educativo. RAGIONANDO ATTORNO AD UN PROFILO Un profilo che non vuole essere un “fermo immagine”, una camicia di forza, ma una indicazione tendenziale di alcuni tratti che l’agente di sviluppo educativo deve perseguire. Agente è colui che sa agire, in un circuito virtuoso tra pensiero-azione-pensiero. Un agire che non è semplice animazione (ludica, sportiva o altro). Forse oggi più che di “animatori” abbiamo bisogno di “passivatori” (l’espressione è di Dacò, una celebre psicologa francese), intendendo che oggi, molto spesso, l’animazione è senza anima, in-animata, mentre necessita un so-stare sull’agire, un rallentare l’azione a favore del pensiero. E allora, alcuni dei tratti individuati e proposti sono:

1 - un ricercatore di senso Nella sua triplice accezione: valore, significato, direzione • Responsabile di sé e degli altri • Individua segnali, segnaletiche, direzioni, orientamenti • Cerca continuamente ragioni e significati • Interagisce con la verità, evitando la menzogna • Intravede sempre orizzonti di speranza • Sa conferire senso all’azione-in-relazione

2 - un testimone esperto di umanità • Rappresenta valori, principi ed esperienze • È ricco di interiorità e ne arricchisce gli altri • Integra la sua con l’altrui esperienza • Sa sospendere la seriosità della vita per accogliere disperazione e fatiche • Non si scandalizza delle limitatezze umane • Sa concedere ad ognuno tempi e opportunità nuove • È buono e bene-dicente

3 - è consapevole del limite • Riconosce la parzialità delle proprie forze, capacità, conoscenze, “verità”... • Si confronta senza paura con la finitezza umana

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• Sa fare del limite l’occasione di un nuovo inizio • Non esige da sé e dagli altri di “sporgersi” al limite • Sa attenuare competitività esasperate ed individuali

4 - è intellettualmente curioso ed estroverso • Studia, legge, si informa, indaga la realtà senza banalizzarla • Sa interpretare la complessità dei fenomeni sociali • Attiva processi culturali di trasformazione sociale • Mantiene la libertà del pensiero e lo sviluppa criticamente • Vive e trasmette la passione per la conoscenza e la scoperta • Sa attivare stupore e meraviglia di fronte all’imprevisto

5 - è un maieuta paziente • Porta alla luce ciò che esiste nell’altro • Confida nella comunità e se ne prende cura • Riconosce sempre la fecondità delle relazioni • Sa che il “compimento” non è nel risultato ma nella semina fiduciosa • Si fa carico e sostiene lo scoraggiamento

6 - è un comunicatore sapiente ed entusiasta

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• Sa suscitare passione e gusto per le cose che fa • Sa stare nella relazione con empatia, senza possesso, con autenticità e rispetto • Provoca processi di cambiamento culturale • Manifesta energia e forza vitale • La sua “sapienzialità” lo rende osservatore e ascoltatore attento e acuto

7 - è competente • Ha conoscenze e competenze nella comunicazione e nella gestione dei gruppi • È costantemente alla ricerca di saperi nuovi in campi svariati (economia, politica, storia, saperi e competenze tecniche, ecc.) • Sa individuare gli strumenti più adatti per raggiungere gli obiettivi • Sa connettere la dimensione personale con quella del sistema sociale • Sa e ama lavorare in gruppo senza voler dominare ma in un’ottica cooperativa

…e Goals sia..! *Psicologo, Formatore, Coordinatore Dipartimento pace e stili di vita Acli


G.O.A.L.S., in pratica Generare Opportunità Animando Liberi Spazi SCHEDA DEL PROGETTO Cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento Politiche Giovanili, il progetto nasce dalla necessità di promuovere la cittadinanza attiva di giovani in zone specifiche di quattordici province italiane, attraverso lo sviluppo di attività sportive, educative, ricreative e di micro imprenditività, riqualificando spazi di aggregazione sociale al servizio dell’intera comunità locale. Obiettivo primo, quello di formare ventitré giovani come “Agenti di sviluppo educativo”; una figura professionale con competenze di promozione di azioni sul territorio, di progettazione partecipata e di animazione sportiva e sociale. Il loro compito, innanzitutto, individuare e valorizzare, riqualificandoli, spazi inseriti nei contesti locali in cui i giovani possano incontrarsi, accedere a percorsi sportivi e formativi; consolidare o utilizzare in modo mirato e alternativo luoghi fisici e relazionali nei quali essi stessi siano insieme beneficiari e protagonisti degli interventi e possano sperimentarsi. In secondo luogo intraprendere azioni per rilevare sui territori bisogni e risorse che sia possibile tradurre in proposte da rivolgere ad altri giovani o ad altri soggetti della comunità locale. Infine, favorire scambi e incontri attraverso forme di “turismo sostenibile, responsabile e solidale” tra i giovani dei diversi territori d’Italia e di altri paesi europei ed extraeuropei, finalizzate sia alla conoscenza dei differenti territori sia alla scoperta di esperienze significative, di testimoni privilegiati, di percorsi alternativi. Tre le figure che si alternano e collaborano in ogni provincia: due agenti e un tutor, che è il coordinatore locale con il ruolo di indirizzare i suoi “agenti”. In alcuni casi, tuttavia, è possibile che un unico agente porti avanti i “lavori” presso la sua sede. Tre sono anche le occasioni di formazione nazionale organizzate a Roma per gli agenti ed i loro tutor. Tre incontri, di diverse giornate ciascuno, che permettono la presa di coscienza dei partecipanti alle attività che andranno poi ad organizzare e a gestire ed ai ruoli che, in modi diversi, ricopriranno. Formazione non conclusa a livello nazionale ma proseguita a livello singolo e provinciale. Tre gli eventi nazionali che permetteranno la messa in pratica collettiva di quanto appreso: la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, organizzata da Ipsia a Matera; l’Assemblea Organizzativa e Programmatica dell’US Acli a Bologna e, infine, la Marcia per la Pace Perugia - Assisi con il Dipartimento pace e stili di vita.

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Tre i soggetti che sostengono, incoraggiano, mantengono e credono nel progetto, arricchendolo con le diverse mission e i principi che ne sostengono l’operato: US Acli, Ipsia e il Dipartimento pace e stili di vita.

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I SOGGETTI PROMOTORI L’Unione Sportiva Acli è promossa dalle Acli per sostenere e sviluppare attività motorie, ludiche e sportive rivolte a soggetti di ogni età e di ogni condizione, con particolare attenzione alle persone più esposte a rischi di emarginazione fisica o sociale; questo impegno si concretizza attraverso le 20 sedi regionali, le 104 sedi provinciali e le oltre 4.000 associazioni e società sportive diffuse sul territorio. È la centralità della persona nel suo insieme l’obiettivo dell’US Acli: con il suo mondo, la sua famiglia, il suo ambiente, la sua storia, le sue difficoltà e i suoi successi. Una centralità che significa valorizzazione e promozione del ben essere, inclusione e coesione sociale. Insomma: lo sport per tutti e di tutti. Uno sport vettore e promotore di pari opportunità, di promozione della salute e di percorsi educativi; uno sport in grado di offrire modelli positivi ed influire sugli stili di vita individuali e collettivi, di rappresentare un indiscutibile strumento di aggregazione, di relazioni aperte e comunitarie; uno sport che diventa elemento irrinunciabile nella costruzione di un nuovo welfare, per la sua capacità di interpretare, alimentare e soddisfare domande importanti e complesse. In tanti anni, con tante diverse sfaccettature, l’US Acli non ha mai perso di vista l’obiettivo prioritario: fare di ogni associazione/società sportiva, di ogni gruppo o realtà che lavora sul territorio specie con giovani e giovanissimi, una comunità educante dove si affermi la funzione etica dello sport, si promuova uno sport pulito, si impari a vivere lo sport in tutte le sue espressioni, come via di non-violenza, di pace e di cittadinanza attiva. Oggi l’US Acli si caratterizza sempre di più come Associazione di Promozione Sociale oltre che come Ente di Promozione sportiva riconosciuto dal CONI. Ipsia (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) è l’organizzazione non governativa promossa dalle Acli per trasformare in iniziative di cooperazione internazionale, esperienze e valori di associazionismo popolare. Dal 1985 Ipsia promuove iniziative che uniscono associazionismo, formazione e sviluppo sociale, costruendo legami di solidarietà fra i popoli. Per questo motivo si pone come associazione di promozione di cooperazione comunitaria allo sviluppo, individuando nell’identità associativa e nella promozione di realtà tra comunità, le caratteristiche fondamentali del proprio essere ONG.


Ipsia pone come punto nodale le relazioni tra le comunità locali internazionali e italiane, fondate sul partenariato in un costante impegno a favore dell’accesso e della promozione dei diritti e dei processi di inclusione e coesione sociale. Promuove opportunità di partecipazione e impegno volontario per cittadini impegnati nella costruzione di una società capace di giustizia, pace, dialogo tra diversità culturali e religiose. I tre ambiti in cui opera sono: la cooperazione comunitaria allo sviluppo, il volontariato internazionale e l’educazione alle relazioni giuste. L’istituto è presente, con le sue articolazioni territoriali, in Italia e all’estero, nei Balcani, in America Latina e in Africa. La cooperazione comunitaria allo sviluppo per Ipsia è realizzare progetti in rapporti di partenariato con altri soggetti della società civile italiana e di altri luoghi del mondo, che provino ad innescare processi di cambiamento e di sviluppo e a realizzare laboratori e sperimentazioni di modelli nuovi e differenti di relazione, di formazione, di associazione, di produzione, di consumo. Il volontariato internazionale è incontrare il mondo e intrecciare reti e relazioni di pace. Attraverso i campi di lavoro del progetto “Terre e Libertà” e le opportunità di stage, servizio civile all’estero e turismo responsabile, Ipsia vuole promuovere occasioni di conoscenza e di alta formazione, per una nuova mondialità. La pace si raggiunge solo promuovendo la giustizia. È sempre più necessario agire nel locale, mantenendo una visione globale. Per questo motivo Ipsia ha deciso di chiamare i propri percorsi di educazione allo sviluppo come educazione alle relazioni giuste: iniziative di formazione e sensibilizzazione, laboratorio di nuove pratiche di stili di vita, coinvolgimento e rafforzamento delle realtà associative di migranti

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in Italia quali attori nei processi di co-sviluppo che coinvolgono i paesi di origine. Ipsia è una ONG associativa che fonda la propria ricchezza nelle sedi locali in Italia e all’estero, primi luoghi promotori di partecipazione e di costruzione di un mondo migliore.

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Pace e stili di vita è uno dei Dipartimenti di cui le Acli si sono dotate per rendere più efficiente la loro azione nel campo della pace, dello sviluppo e della solidarietà. Da sempre, le Acli hanno assunto la Pace non come risposta/esigenza rispetto ai luoghi di conflitti più o meno conosciuti ma come ricercaazione da perseguire, quotidianamente, per stabilire relazioni buone, improntate alla giustizia, alla non violenza, allo sviluppo, alla legalità, alla sostenibilità, alla sobrietà, a stili di vita non dissipatori; che abbiano cioè a cuore il futuro del pianeta che abitiamo. In estrema sintesi, l’obiettivo del dipartimento è collegare i temi dello sviluppo globale con quelli della giustizia, della pace, della legalità della non violenza, del dialogo; di contribuire ad una grande azione di cooperazione, capace di tutelare l’ambiente e i beni comuni, quali il pianeta Terra, il clima globale, l’aria, l’acqua, le foreste, l’energia, le risorse rinnovabili e non, affrontando anche i temi della sicurezza, la conoscenza, l’informazione, la comunicazione, la stabilità finanziaria. Si tratta di confermare la presenza delle Acli nel circuito di economia virtuosa che si occupa di bene comune; un’economia fraterna, basata sui rapporti tra le persone e sulla valorizzazione delle relazioni più che delle merci. E si tratta di continuare a promuovere le esperienze di commercio equo, di microcredito, di movimento cooperativo con le quali le Acli si sono già confrontate e di interloquire con le reti tematiche nazionali ed internazionali che si spendono su questi temi.


GOALS

Io mi racconto da nord a sud le voci dei protagonisti

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GOALS

Gruppi di acquisto solidale e non solo AOSTA Comitato provinciale Tutor Agenti di sviluppo educativo

US Acli AOSTA Sabina Vuillermuz Emiriona Rroji Manuela Bardini

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“SOLO SE RIUSCIREMO A VEDERE L’UNIVERSO COME UN TUTT’UNO IN CUI OGNI PARTE RIFLETTE LA TOTALITÀ E IN CUI LA GRANDE BELLEZZA STA NELLA SUA DIVERSITÀ, COMINCEREMO A CAPIRE CHI SIAMO E DOVE STIAMO”.

Tiziano Terzani

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ACQUISTARE… CON SOLIDARIETÀ La proposta di portare il progetto Goals ad Aosta è stata colta al volo dagli operatori delle Acli in Valle e l’iniziativa è stata vista come una buona occasione per avviare il Gruppo di Acquisto Solidale. Infatti da tempo si rifletteva su questa iniziativa; il progetto è stato la spinta che cercavamo per dare la prima forma a questo gruppo che oggi vede come socie venticinque famiglie. I Gruppi di Acquisto Solidale nascono dalla necessità di cambiare il nostro stile di vita. Sono gruppi di persone che decidono di acquistare insieme i prodotti alimentari o di uso comune seguendo il concetto di solidarietà come criterio di scelta dei prodotti. Nel nostro gruppo, ormai attivo da aprile 2010, abbiamo dato la priorità ai prodotti biologici, alla produzione locale, al chilometro zero e soprattutto alle aziende che rispettano i diritti dei lavoratori. Le modalità di scelta usate dai Gruppi di Acquisto Solidale aiutano le persone che ne fanno parte ad essere più vicine ai loro principi, pur sapendo che i problemi con i quali ci confrontiamo oggigiorno non verranno risolti dai gruppi. Facendone parte tuttavia, aiutiamo a proporre uno stile di vita completamente diverso da quello che ci è stato imposto. Non di rado succede di soffermarsi a riflettere se l’acquisto che facciamo sia quello giusto e spesso ci troviamo da soli nel farlo. L’apertura di questi luoghi crea invece la possibilità di confrontarsi, informarsi e condividere idee e, perché no, di sentirsi meno soli e più forti nelle scelte giuste che facciamo. APERTURA E INCONTRO, A PICCOLI PASSI Nella realtà valdostana è di particolare importanza il tema dell’immigrazione e per questo motivo spesso le Acli della Valle d’Aosta organizzano attività d’integrazione. Nel periodo che ha visto attivo Goals abbiamo cercato di includere nel progetto alcuni di questi eventi. Perché scegliere di puntare sull’immigrazione? L’immigrazione in Valle d’Aosta è relativamente recente ed in continua crescita, soprattutto negli ultimi anni. Nel 2010 il numero degli stranieri residenti in questa regione era di 8470 unità. La maggior parte di essi proviene da Marocco, Romania e Albania ma facilmente si possono incontrare anche ucraini, serbi, camerunensi. L’immagine dell’immigrato ad Aosta non è direttamente legata ad atti criminali o allo stereotipo dell’immigrante “nullafacente e parassita” che assorbe le poche risorse rimaste agli italiani. Ad Aosta sono accettati, soprattutto quando si tratta di donne assunte presso le case dei valdostani come badanti, o di uomini


che mettono a servizio delle ditte private di costruzione, energia fisica e necessità economica, lavorando come muratori. Tutto questo non significa che siano ben ospitati; anzi, gli stranieri sono considerati solo per le loro prestazioni lavorative. Quando bisogna guardare oltre questo aspetto, essi diventano invisibili per la popolazione autoctona. Un fatto importante da sottolineare è il forte senso di appartenenza alla comunità, tipico dei valdostani. Come in tutte le realtà piccole, anche in Valle d’Aosta questo senso di apparenza è molto radicato ed è a maggior ragione rafforzato dalla presenza di stranieri. La posizione di confine con Francia e Svizzera e la sua bellezza tipica, che la porta ad essere naturalmente meta per il turismo, non comporta come dovrebbe, un’apertura verso l’altro. I valdostani, conoscendosi tutti tra di loro, hanno la tendenza a chiudersi, a costruire un muro verso gli stranieri cercando, per quanto è possibile, di stare tra di loro e di aiutarsi l’uno con l’altro. Va specificato che per stranieri s’intende non solo chi proviene da un altro Paese ma tutti coloro che non sono di origine valdostana, quindi anche dal resto d’Italia. Questa chiusura spesso porta dei disagi a chi decide di vivere in Valle; ed è il motivo per cui le Acli della Valle d’Aosta hanno deciso di creare momenti d’incontro e spazi comuni da poter condividere anche fuori dai luoghi di lavoro. Il Torneo di Calcio Mondiale è stato la prima l’iniziativa ideata a questo scopo che ha visto partecipare otto squadre composte da ragazzi di na-

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zionalità diverse. I giocatori sono stati accompagnati dalle loro famiglie che con molto entusiasmo hanno tifato e incoraggiato le squadre durante le partite. L’evento ha avuto luogo in una bellissima giornata di sole, in un’area verde attrezzata con campi da calcetto e spazi nei quali i bambini avevano la possibilità di giocare. Si è pranzato tutti insieme, in un clima di totale serenità; abbiamo così potuto dimostrare che è non solo possibile ma anche facile, creativo e costruttivo condividere alcuni momenti della nostra quotidianità con realtà anche molto diverse dalla nostra; che ci si può conoscere meglio, rispettarsi ed evitare così disagio e tensioni, spesso frutto non della realtà dei fatti quanto della nostra incapacità di aprirci all’altro. Il Torneo si è rivelato una bellissima occasione d’incontro, tanto che la prospettiva è quella di ripeterlo; grazie a Goals, poi, e sempre nell’ottica dell’integrazione tra le culture, abbiamo anche realizzato uno sportello multiculturale in Acli, dove chi proviene da altri Paesi, ha la possibilità di recarsi per ricevere informazioni e assistenza nella sua lingua madre. In definitiva, abbiamo avuto la soddisfazione, lavorando su Goals, di vedere l’iniziale abbattersi di quelle barriere sociali, frutto del pregiudizio comune, che caratterizzano purtroppo la mentalità non solo valdostana. La nostra esperienza ci porta a credere che con il tempo, potremo vedere sempre più sedimentarsi una buona cultura di accoglienza e di integrazione.

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GOALS

…Il mondo è fatto a scale…

AVELLINO Comitato provinciale Tutor Agenti di sviluppo educativo

US Acli AVELLINO Teresa Del Viscovo Anna Stoppiello Michela Vega

Foto di repertorio US Acli

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“NEL

MEZZO DELLE DIFFICOLTÀ NASCONO LE OPPORTUNITÀ”.

Albert Einstein

CONOSCERE ED OPERARE L’unica cosa che mi è stata chiara fin da subito, operando come agente di sviluppo educativo per il progetto Goals, è che non basta vivere, studiare e lavorare in un luogo, nel mio caso per quasi trent’anni, per poter affermare con giusta cognizione di causa di conoscere il proprio territorio. Con il passare dei mesi, ho capito che conoscere è un’operazione lunga e complessa; che imparare a vedere realmente ciò che hai sempre avuto sotto il naso significa annullare completamente i pre-concetti, le pre-visioni, i pre-giudizi (non necessariamente in negativo) che, in maniera del tutto naturale, costituiscono il filtro attraverso il quale ognuno di noi osserva ciò che lo circonda. L’animazione nel sociale non è un lavoro qualsiasi, questo lo sapevo già e l’ho sperimentato tante volte nelle mie diverse esperienze di volontariato e di progettazione sociale; ci sono dei requisiti innati che devi per forza avere per avvicinarti all’altro, è necessario disporre di forza interiore, saper gestire le proprie ansie e mantenere sempre un atteggiamento positivo nei confronti della persona che hai di fronte. “Lavorare” nel sociale non può prescindere dalla tua vita e, ad un certo punto, diventa la tua vita stessa.

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UN’ESPERIENZA FATTA DI PERSONE… SPECIALI L’esperienza di Goals però è stata diversa ed eccezionale sotto molti aspetti. Principalmente sui due livelli, formativo ed operativo che, paradossalmente (ma forse no), hanno fatto scaturire sentimenti ed effetti opposti. Il percorso formativo è stato caratterizzato dalla splendida intesa che si è creata fin da subito con gli agenti di sviluppo educativo delle altre provincie coinvolte e dall’incredibile capacità dei formatori di trasmetterci, in maniera stimolante, nozioni, buoni sentimenti e soprattutto fiducia in noi stessi e nelle nostre potenzialità. Fiducia che puntualmente rischiava di cedere al momento di operare sul territorio! Tuttavia la preziosa sinergia d’intenti che si è creata con le altre figure progettuali - la subagente Michela che non si è mai risparmiata in quanto a disponibilità e voglia di fare e la nostra tutor nonché Presidente provinciale, Teresa Del Viscovo, inesauribile fonte di esperienza e conoscenza, punto di riferimento per le questioni pratiche e logistiche ma soprattutto vera maestra di vita - ha permesso di superare una dopo l’altra le difficoltà che si sono presentate. STOP & GO: ALLA RICERCA DI NUOVE PROSPETTIVE Di fatto, per quanto concerne le attività ad Avellino, o sarebbe meglio dire nella provincia di Avellino, più che identificarle come un unico pro-


getto, sarebbe corretto parlare di una serie di azioni mirate all’animazione ed alla creazione di momenti educativi e ricreativi per un’utenza che ha interessato diverse fasce sociali. L’idea iniziale prevedeva l’attivazione di un corso di danza intuitiva e teatro in un quartiere della città di Avellino, considerato “a rischio”. Attraverso il parroco e la scuola, pensavamo di poter coinvolgere i ragazzi pre-adolescenti ed adolescenti, allontanandoli dalla strada e prevenendo in qualche modo un loro avvicinamento al mondo della droga. Beh! Qualcosa non ha funzionato… Da subito abbiamo sentito che non c’era, con le altre figure interessate, quella comunione d’intenti tale da permettere un sereno svolgimento del progetto. Troppe erano le nuvole nere che si presentavano all’orizzonte, così anziché optare per una inutile forzatura che non avrebbe comunque portato ai risultati sperati, abbiamo preferito cercare una nuova strada da percorrere. Delusione? Eccome… Sensazione di aver fallito? Neanche per sogno… Voglia di ripartire? Tanta, tantissima! Attraverso il nostro Comitato abbiamo preso contatto ed iniziato a collaborare con un centro diurno per diversamente abili, dove abbiamo organizzato attività di animazione e ludico-ricreative con i ragazzi ospiti del centro. L’incontro, lo scambio, la condivisione d’animo con il mondo della diversa abilità, ci hanno aperto gli occhi sulle reali difficoltà che ancora si trovano ad affrontare questi ragazzi in termini di carenza di strutture e servizi adeguati, insieme al lento, lentissimo procedere del tanto acclamato abbattimento delle barriere architettoniche; noi stesse ci siamo viste costrette a trasferirci in un’altra sala operativa dopo aver scoperto che nell’ascensore della sede dell’US Acli non entravano le carrozzelle!! Da questa nuova consapevolezza è scaturito lo stimolo che ci ha fatto intraprendere un vero e proprio viaggio in molti dei Comuni della Provincia di Avellino, soprattutto in quelli più lontani dal capoluogo, per un’indagine conoscitiva delle reali necessità sui vari territori. Ai Sindaci abbiamo proposto di collaborare in un’iniziativa di nuoto per diversamente abili che permettesse anche a coloro che risiedono in zone più o meno isolate, di praticare una salutare attività sportiva. Per poter comunicare con un’utenza ancora più ampia abbiamo presentato il progetto anche alle associazioni ed alle unioni di diversamente abili. La risposta finora è stata davvero positiva e probabilmente con l’anno nuovo partiranno le attività. Nel frattempo, i rapporti intrapresi con le autorità comunali ci hanno permesso di animare, durante il periodo estivo, alcuni spazi nelle varie realtà territoriali, in particolar modo con attività destinate ai più piccoli che hanno ricevuto una risposta importante e che sicuramente intendiamo ripetere il prossimo anno. Questa rete creata è il risultato più importante, che ci permetterà di dare continuità al progetto Goals.

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GOALS

Parole d’ordine: creatività e divertimento CAGLIARI Comitato provinciale Tutor Agenti di sviluppo educativo

US Acli CAGLIARI Mauro Carta Michela Murgia Sara Dessì

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“LENTAMENTE

MUORE CHI DIVENTA SCHIAVO DELL’ABITUDINE,

RIPETENDO OGNI GIORNO GLI STESSI PERCORSI, CHI NON CAMBIA LA MARCIA, CHI NON RISCHIA E NON CAMBIA IL COLORE DEI VESTITI, CHI NON PARLA A CHI NON CONOSCE”.

Pablo Neruda

SENZA LIMITI DI ETÀ L’obiettivo realizzato dal Circolo Acli Gesico, dal Circolo Acli Elmas, dall’IPSIA Sardegna, dalla Sede Provinciale Acli di Cagliari, coinvolti nel progetto, è stato quello di promuovere la cittadinanza attiva dei giovani, attraverso lo sviluppo di attività di tipo ricreativo, animando spazi di aggregazione sociale: al servizio non solo dei giovani ma di tutta la comunità locale, in modo tale da incoraggiare e sostenere l’aggregazione tra i cittadini di diverse fasce d’età. Le attività che si sono realizzate e svolte hanno dunque interessato i cittadini dei territori su cui operano questi soggetti, senza limiti di età, in alcuni casi suddividendo i partecipanti in tre diverse fasce: Junior (610 anni), Giovani (11-16 anni) e Grandi (dai 17 anni in su). Attività che sono state pubblicizzate utilizzando diversi mezzi, per arrivare a quante più persone possibili: giornali e radio locali; locandine e brochure; nuovi mezzi di comunicazione giovanile come Facebook ed altri social network. Bene ha funzionato anche il più tradizionale passaparola.

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INVENTANDO, GIOCANDO, CREANDO Nel corso delle varie fasi di svolgimento del progetto, molte sono state le attività che Goals ha permesso di attivare sul nostro territorio, anche con l’aiuto dei ragazzi volontari del Servizio Civile nazionale che si sono affiancati ai giovani dei vari circoli. La “Festa di carnevale” tempo di maschere, musica e danza, rivolto ai bambini della scuola primaria e dell’infanzia, ha avuto come obiettivo quello di mettere in mostra le capacità tecniche e narrative dei più piccoli, favorendone la socializzazione. I bambini, seguiti da alcuni volontari Acli, hanno realizzato i propri travestimenti e li hanno poi indossati durante la festa di carnevale. Il Torneo di green volley, della durata di un mese,


ha visto come partecipanti ragazzi dai 16 anni in su, suddivisi in due gironi da sei squadre ciascuno; a fine torneo la giuria ha eletto i concorrenti e la partita più divertenti. Il seminario “Youth all together on board”, svoltosi in collaborazione con l’associazione TDM 2000 in data 23 settembre. Un torneo di biliardino. Un torneo di PES (Pro Evolution Soccer) su Play Station 3 e XBox su maxischermo. Il concorso a tema “Pimp Your Shirt”, il cui obiettivo era la creazione di una maglietta virtuale, con precedente disegno su cartone, sul tema della Pace nel mondo. Il concorso si rivolgeva ai bambini delle scuole materne ed elementari, per sviluppare e stimolare in loro la creatività. AMICHEVOLMENTE INSIEME Queste attività hanno portato grandi e piccoli che si sono messi in gioco, a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo inizialmente posti: hanno cioè favorito l’aggregazione intergenerazionale, coinvolgendo tutti in giornate di divertimento, educazione al rispetto reciproco, stimolando la creatività di ognuno. Non a caso, anche sul piano delle “sfide” sportive, non si è mai assistito a vere e proprie gare, in quanto lo spirito amichevole ha nettamente prevalso su quello agonistico.

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GOALS

A tutto‌ gas!! COMO Comitato provinciale Tutor Agente di sviluppo educativo

US Acli COMO Silvia Camporino Luca Montoro

Foto di repertorio US Acli e Ipsia

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“È STUPIDO NON SPERARE, PENSÒ. E CREDO CHE SIA PECCATO”. Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare

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CAMERLATA: TRA LIMITI E VOGLIA DI FARE Nella sempre più multietnica Como, il quartiere di Camerlata con la sua grande e centrale piazza omonima, riveste un nodo cruciale e d’importanza strategica per molte ragioni. Oltre ad essere un importante nodo di scambio per il traffico ferroviario e del trasporto pubblico urbano ed extraurbano, è situato nell’immediata periferia cittadina, dove le direttrici di traffico provenienti dalle provincie adiacenti si fondono nell’unica arteria che permette l’accesso e l’uscita dal centro storico. È anche cuore del vecchio sviluppo industriale cittadino che ne ha fatto col tempo un quartiere densamente popolato e con un alto tasso di urbanizzazione. Fino a poco tempo fa è stato sede del maggiore ospedale cittadino. Negli ultimi decenni, la grande attività industriale a poco a poco ha abbandonato il quartiere che si è trasformato in una zona residenziale occupata da piccoli commercianti. Qui si sono insediati nuovi residenti stranieri che hanno costituito le loro comunità e i servizi ad esse legate: negozi, centri sociali e religiosi, sportivi, associativi. A fronte di queste potenziali risorse però, il quartiere vive oggi una situazione di generale disinteresse e abbandono. Traslocato l’ospedale, esso ha perso gran parte del passaggio di persone che usufruivano dei servizi sanitari e delle attività commerciali poste intorno alla piazza. La popolazione residente è stata come dispersa dal caotico traffico di uomini e mezzi, incapace di trovare un senso di appartenenza alla comunità nonostante la presenza diffusa ma non sinergica di alcuni poli. Compresa la parrocchia che ha visto declinare in questi ultimi anni il numero di parrocchiani attivi al suo interno. Tuttavia ci sono risorse positive: ad esempio, gli uffici decentrati del comune che, seppur ridimensionati, garantiscono la presenza dell’amministrazione pubblica; le scuole dell’infanzia in cui si dovrebbero operare i primi passi per un’integrazione pratica tra le comunità straniere e quella italiana; il rinnovato circolo Acli che già da tempo si è coinvolto nella rivalutazione attiva del quartiere, attivando progetti di segretariato sociale e di patronato; progetti di doposcuola specifici per i bambini con difficoltà nello studio; di assistenza alle persone disagiate grazie alla casa albergo e alla sua capacità d’accoglienza. Casa che, dall’estate scorsa, insieme ad altre strutture ricettive del quartiere si è impegnata nell’accoglienza dei profughi provenienti dai territori martoriati della Tunisia prima, della Libia poi.


PREMESSE POSITIVE PER FARE GOALS Quando il progetto Goals è approdato alle Acli di Como, abbiamo immediatamente pensato ad un modo per aiutare il quartiere di Camerlata nel suo tentativo di rivalutazione. La proposta iniziale è stata quella di ridare al quartiere una presenza associativa che andasse a sommarsi alle iniziative del locale circolo Acli e alla presenza della parrocchia, sfruttando i locali vuoti dell’oratorio. Attività importanti da integrare con ulteriori azioni che dessero nuovamente respiro al legame fra i residenti e il territorio, facendolo scoprire o riscoprire, agli abitanti di vecchia data, alle comunità etniche, alla città tutta. Perché il quartiere di Camerlata potesse essere non solo luogo di passaggio ma di servizio attivo nel sociale. Importante allora, il coinvolgimento dei cittadini e anche delle istituzioni pubbliche, per creare un circolo virtuoso tra Acli - Parrocchia - Amministrazione pubblica, in cui ciascun attore potesse cooperare con gli altri. Un buon mezzo per rendere i cittadini protagonisti - e non spettatori - della vita del quartiere. L’UNIONE FA LA FORZA In conformità con lo spirito di Goals, abbiamo individuato presso l’oratorio della parrocchia Santa Brigida di Camerlata, un insieme di spazi attualmente sottoutilizzati ma che rivestono un’importanza strategica essendo situati alle porte della città, in un quartiere popoloso e con difficoltà di integrazione etnica, un luogo facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo e da qualunque parte della provincia. Oltre alla locale sezione scout Agesci, dovevamo trovare un altro modo di segnalare la presenza di gruppi attivi nel quartiere.

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Abbiamo pensato al GAS (Gruppo d’Acquisto Solidale), da tempo attivo a Como, gestito dall’associazione Famiglie in Cammino, gruppo affiliato alle Acli comasche. Un’esperienza importante e costante che impegna famiglie che si riconoscono in valori comuni quali la solidarietà e il legame con il territorio. Gruppo che però ha sofferto in questi anni di problemi logistici dovuti alla mancanza di spazio in una sede inadeguata alle proprie esigenze. Una collaborazione per dare nuova vita alla parrocchia, consentendole nuovamente quel ruolo strategico e centrale che è la sua vocazione naturale, in una zona della città così trafficata ma anche così dispersiva. Ci ha sostenuto l’idea che l’esperienza del Gruppo di Acquisto Solidale potrebbe essere di esempio per la creazione o il semplice interessamento di altre associazioni del territorio trovando nell’oratorio del quartiere, perché no?, uno spazio in cui operare e in cui riconoscersi. Non va dimenticato poi, il ruolo che potrebbero avere le istituzioni pubbliche, con le quali le Acli comasche e il circolo territoriale hanno da tempo un rapporto di collaborazione.

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RESPIRANDO L’ANIMA DELLA CITTÀ Partecipare a questo progetto è stata un’attività affascinante di riscoperta di una parte della città che tutti noi attraversiamo frequentemente ma che troppo spesso rimane solo una scenografia caotica e grigia dei nostri spostamenti. La prima fase del progetto consisteva nel raccogliere informazioni riguardanti sia le semplici statistiche del territorio (numero di abitanti, numero di residenti stranieri, tipologia e dimensione delle comunità, tipologia dei servizi presenti) che ha permesso di scoprire, oltre le cifre sullo schermo, un mondo va-


riegato e complesso apparentemente invisibile dietro le facciate dei palazzi affacciati sulla grande piazza. Successivamente si è trattato di tastare il polso, andare nei negozi, nei piccoli take-away arabi e turchi, nei bar e nelle panetterie storiche, a contatto con chi vive il quartiere ogni giorno per testimoniare la presenza vitale delle Acli e per raccogliere le opinioni dei residenti. Anche questa operazione è stata interessante sia per il contatto con persone diversissime tra loro per storia, tradizione, interessi, età ma anche per aprire le porte di un mondo che è sempre sembrato così piccolo e piatto ed invece si è rivelato immenso e colorato. Infine, relazionarsi con la parrocchia, partecipare alle riunioni del circolo, iniziare ad agire concretamente per lo sviluppo di un’idea con un fine così semplice ma pieno di speranze, hanno fornito una carica emotiva e motivazionale molto preziosa. Troppo spesso si parla di carpe diem, cioè di cogliere le opportunità al volo, prima che svaniscano. A Como abbiamo cercato di non aspettare che le possibilità ci passassero davanti agli occhi, sfrecciando come i numerosi autobus che ogni giorno s’incrociano attorno alla fontana della piazza, ombelico del quartiere. Abbiamo cercato di creare l’opportunità di agire, di riprendersi il territorio e di dare di nuovo senso all’essere cittadini e residenti con passi piccoli, certo, ma non malfermi. Goals è generare opportunità, animando liberi spazi ma durante tutta la durata del progetto non siamo stati immuni dallo sperimentare anche le preoccupazioni, la sfiducia, la rassegnazione di chi non crede sia possibile riaccendere un braciere spento. Comunque, nella sua totalità di aspetti positivi e negativi, è stata un’esperienza formativa speciale che continuerà ad avere senso finché ci sarà anche solo una piccola scintilla che continua ad ardere sotto le braci.

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GOALS

Connubio perfetto tra divertimento e valori CROTONE Comitato provinciale Tutor Agente di sviluppo educativo

US Acli CROTONE Santo Mariano Marco Nino

Foto di repertorio US Acli

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“TROVARSI INSIEME È UN INIZIO... …RESTARE INSIEME È UN PROGRESSO… …LAVORARE INSIEME È UNA VITTORIA”.

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LA DIFFICOLTÀ DEL “FARE” Quando si decide di affrontare un discorso legato agli adolescenti ed alla loro possibilità di “fare”, ci si scontra sempre con una serie di problemi legati al territorio: purtroppo sono evidenti le difficoltà sociali, economiche e identitarie che spesso ci affliggono e che accelerano tutti quei processi di incertezza di fronte ai quali i ragazzi si ritrovano insoddisfatti e incapaci di agire. Creare per loro opportunità sportive, artistiche e formative, diventa perciò una sfida sociale. Con l’appoggio del gruppo locale US Acli di Crotone e in linea con le finalità proprie del progetto Goals che ci ha coinvolti, abbiamo così realizzato una serie di iniziative finalizzate all’aggregazione sociale giovanile, alla creazione di relazioni positive attraverso i valori sani dello sport e della libera espressione artistica, alla creazione di un gruppo. La sensibilizzazione dei ragazzi impegnati in tali attività è avvenuta attraverso l’arte (danza, teatro); terreno sul quale è stato possibile raggiungere gli obiettivi di cui il progetto Goals si fa portavoce. Il gruppo che si è creato ha puntato a far affiorare i valori sani di un lavoro di squadra: socializzazione, rispetto, educazione all’ascolto, sana competizione, valorizzazione della propria individualità, fratellanza, sensibilizzazione alle tematiche sociali. Tuttavia, proprio la formazione del gruppo è stata la prima difficoltà che abbiamo incontrato: molti ragazzi hanno perso l’abitudine di relazionarsi con gli altri, fanno fatica a creare un gruppo e soprattutto a sentirsene parte senza avvertire la necessità di prevalere sugli altri, di far emergere esclusivamente la propria individualità. Abbiamo cercato di trasmettere concetti positivi ai ragazzi attraverso un linguaggio a loro molto caro e vicino: quello dell’arte, nello specifico la danza, la musica e la recitazione. ARTE E SPORT: DALL’ANTICA GRECIA AI GIORNI NOSTRI Il primo step di questo percorso è iniziato a gennaio del 2011: è consistito nell’ideare e mettere in scena una pièce teatrale (“Il Ginnasio Pitagorico”) da svolgersi nella palestra del Liceo Scientifico “Filolao” di Crotone e da rappresentarsi ad aprile in occasione della manifestazione delle scuole per la chiusura ufficiale dei giochi sportivi studenteschi. Arte e Sport, un connubio perfetto. L’espressione dell’arte e i valori dello sport sono state le nostre linee guida. La performance teatrale è stata il frutto di una collaborazione tra l’associazione sportiva Floan Dance (affiliata US Acli), il Liceo Scientifico “Fi-


lolao” e l’Ufficio Scolastico Provinciale; al suo interno sono state coinvolte quindici ragazze dai 15 ai 17 anni, un’insegnante, un regista ed una coreografa. Nata da un attento studio sull’antichità e sul modo di vivere nell’antica Grecia, la pièce voleva anzitutto sottolineare, attraverso il teatro e la danza, la forte relazione che lega l’uomo allo sport in tutte le sue discipline: nell’antichità lo sport veniva considerato come una vera e propria filosofia di vita in quanto relazione con gli altri ed anche attenta cura del corpo e di sé. Da non trascurare la musica che, nella prima parte dello spettacolo, ha accompagnato movimenti prettamente circolari proprio per sottolineare l’integrità, la compostezza e la bellezza dello sport concepito nella Grecia antica. La seconda parte, invece, volgeva lo sguardo ai giorni nostri: lo sport nelle nostre case, nelle nostre famiglie; lo sport visto con gli occhi di questa realtà sempre più insoddisfatta e sempre più in confusione, volta alla ricerca di chissà cosa; lo sport non come una filosofia di vita ma come un hobby o quasi sostituito da altre cose, ad esempio le nuove tecnologie, dal computer ai video-giochi, che non permettono più una libera espressione dell’uomo. Ecco spiegato il perché di tutta questa seconda parte raccontata attraverso musica “house” e movimenti spezzati, privi di alcun tipo di circolarità-continuità, proprio come l’uomo oggi, attratto sempre più da forme nuove, sempre più diverse dallo sport e dalla cultura. La performance è stata poi realizzata il giorno dell’apertura dei Giochi Sportivi Studenteschi, una manifestazione che si è svolta a Crotone, in Piazza Duomo sul sagrato della chiesa. In occasione della manifestazione è stata realizzata anche una scenografia magno-greca in tema con l’esibizione.

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Questo nostro percorso era mirato all’integrazione ed alla sensibilizzazione dei giovanissimi su tematiche forti e socialmente importanti per spingerli a mettersi in gioco relazionandosi con i fenomeni sociali che li circondano e che riscontrano nella loro realtà di tutti i giorni. Sono tanti quelli che dobbiamo ringraziare per la buona riuscita della manifestazione: CSV Crotone per la grafica nella comunicazione; la Banda Musicale dell’IC “M.G. Cutuli”; il Liceo Scientifico, l’Associazione “Floan Dance” e l’US Acli per la realizzazione del programma artistico; l’ITIS Donegani; il Liceo Artistico “Santoni”; l’aeroporto S. Anna; l’IPSCT Pertini, la Consulta degli Studenti, l’IPSIA settore moda per la realizzazione dei vestiti; le Misericordie; i Vigili del Fuoco, gli organi di stampa, i Dirigenti Scolastici, i Docenti di Educazione Fisica e le Forze dell’Ordine. TRA SOGNI, SPERANZE E SPIRITO DI APPARTENENZA Da qui ha preso vita il secondo progetto/spettacolo teatrale sul tema dell’emigrazione/immigrazione: la realizzazione di un musical “Stile ‘900”. Lo spettacolo è nato dall’idea di raccontare una storia molto vicina a noi, alla nostra vita, alla realtà di tanti giovani che per realizzare i propri sogni lasciano la loro terra per cercare fortuna altrove; proprio come i nostri antenati prima di noi che agli inizi del XX secolo, a cavallo tra le due guerre, preparavano la loro valigia di cartone e s’imbarcavano verso la tanto desiderata America, la terra delle grandi opportunità e delle occasioni.

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È da questo concetto, più attuale che mai, che s’intrecciano le storie dei quattro protagonisti dello spettacolo, ognuno con una sua esperienza, ognuno con un sogno da realizzare ma tutti animati dallo stesso sentimento, la voglia di riscatto nei confronti di una terra che li ha delusi e spinti ad andar via. Ecco che allora i quattro giovani s’incontrano sulla nave che li porterà in America ed è proprio durante questo lungo viaggio che, attraverso canzoni e balli, racconteranno il loro vissuto: Roxy, la ragazza che sogna di diventare una famosa soubrette; Emcee, il presentatore che attraverso la sua comicità vuole regalare sorrisi alla gente; Saraghina, la più razionale e disillusa del gruppo che ormai non crede più di poter realizzare il proprio sogno di diventare una cantante; infine, Novecento, il pianista che per paura di affrontare il mondo e di scontrarsi con la dura realtà non è mai sceso dalla nave. Alla fine del viaggio però si ritroveranno con qualcosa in più: l’amicizia che li ha legati e li ha resi più forti; e capiranno di non essere più soli ad affrontare la nuova vita, a dispetto di una realtà che a volte sponsorizza falsi sentimenti. Lo spettacolo è stato messo in scena, oltre che a Crotone, (5 agosto 2011), anche in alcuni paesi del circondario, come Torre Melissa (8 agosto) e Casabona (10 Agosto). CALCIO E FOTOGRAFIA: IL CENTRO DI AGGREGAZIONE Dopo aver avviato l’attività di aggregazione presso la palestra del Liceo Scientifico e, con quel gruppo di ragazzi, aver predisposto un lavoro sull’identità di questa terra, abbiamo proseguito con uno spettacolo che ha rafforzato l’amicizia e la coesione del gruppo. Per dare continuità sociale all’idea sulla quale si basa il progetto Goals, abbiamo pensato di avviare una stretta collaborazione, per la realizzazione di attività ricreative e formative giovanili, con l’oratorio San Giovanni Bosco di Crotone (Parrocchia di San Paolo) che attualmente stiamo utilizzando come sede del centro di aggregazione sociale giovanile; al suo interno i ragazzi hanno la possibilità di svolgere varie attività sportive e di laboratorio: calcio, pallavolo, basket e poi musical, canto, scacchi, découpage, chitarra, fotografia. Attraverso la collaborazione con l’oratorio si rafforza il nostro progetto ed il nostro impegno acquista maggiore continuità. L’obiettivo è che i ragazzi abbiano la possibilità di sentirsi parte integrante di una realtà attiva e partecipata. Il progetto ha permesso la creazione di un vero e proprio centro di aggregazione sociale, dove svolgere diverse attività quali la danza sportiva e il teatro; un’integrazione tra l’associazione e la scuola per permettere ai ragazzi, attraverso la creatività, la loro naturale curiosità e la predisposizione al movimento tipica della loro età, di sviluppare un

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ruolo di cittadinanza attiva. Di fatto, l’obiettivo principale è quello di individuare e valorizzare questi spazi al cui interno i ragazzi possano incontrarsi, accedendo a percorsi sportivi e formativi che favoriscano la partecipazione attiva a momenti ed eventi nei quali mettere alla prova se stessi. TRA DIVERTIMENTO ED EDUCAZIONE SOCIALE Il 29 ottobre abbiamo chiuso l’attività del progetto con la celebrazione della convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, dove i ragazzi coinvolti nel progetto Goals, attraverso le attività di laboratorio hanno manifestato alcuni dei diritti fondamentali, come il diritto al gioco e quello alla salute. Nei laboratori i ragazzi hanno realizzato, in ambito sportivo, tornei di calcio a 5, percorsi e circuiti di destrezza, giochi di socializzazione; in ambito artistico/creativo, cartelloni con immagini e slogan come “Tutti i bambini hanno gli stessi diritti”, “I bambini rappresentano il futuro”, “Il bambino ha diritto all’uguaglianza e alla protezione dalla discriminazione”; “Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo”. Inoltre, con il sottofondo della colonna sonora “La Via dei Martiri”, è stata letta e commentata una storia molto toccante: “Bambini nel dolore”. Il testo ha suscitato molta commozione e ne è nata una coreografia bella e suggestiva. La giornata conclusiva ha visto insieme bambini, animatori, genitori, autorità religiose, civili e scolastiche che con semplicità e con la loro presenza hanno affermato alcuni principi universali, nella convinzione che un mondo migliore è possibile: basta leggerlo con gli occhi dei bambini.

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GOALS

Rompere l’isolamento ricercare l’incontro CUNEO Comitato provinciale Tutor Agenti di sviluppo educativo

US Acli CUNEO – IPSIA Mario Tretola Aniello Fierro Pietro Viano

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“TU

PROVA AD AVERE UN MONDO NEL CUORE

E NON RIESCI AD ESPRIMERLO CON LE PAROLE”.

Fabrizio De André, Un matto

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PARTENZA CON ENTUSIASMO Quando si è presentata l‘opportunità di aderire al progetto Goals le premesse erano davvero delle migliori. Per prima cosa il contenuto dell‘intervento che sembrava già scritto da solo. Da tempo infatti le Acli di Cuneo, così come altre associazioni del territorio, volevano impegnarsi a recuperare un‘area verde della città (un parco), dal grande potenziale ma finora pressoché inutilizzata. A dare ulteriore importanza a questa prospettiva si deve aggiungere il fatto che il parco risulta collocato in una zona abbastanza periferica della città, adiacente all‘ASL. Ed è proprio il servizio di psichiatria dell‘ASL ad avere in concessione l‘uso di questo terreno, il che dà una connotazione ancora più particolare al luogo. C’era un’altra buona premessa: la presenza di un tutor, Mario, entusiasta della possibilità di realizzare finalmente qualcosa in questo spazio. La sua conoscenza del territorio e dei soggetti su di esso attivi, hanno estremamente facilitato l‘avvio del lavoro. E poi c‘eravamo noi, i due agenti di sviluppo del progetto, Nello e Pietro, con i nostri percorsi formativi e lavorativi che sembravano sposarsi al meglio con Goals. Senza dimenticare un forte legame di amicizia, che avrebbe reso il lavorare insieme un piacere prima ancora che un dovere. L‘entusiasmo in partenza era quindi davvero tanto, lasciando il dubbio che fosse quasi troppo o quantomeno prematuro, non considerando ancora alcune delle successive complicazioni. A ROMA PER IMPARARE... Con questo spirito iniziava quindi la nostra avventura, accompagnata dal percorso di formazione a Roma che mano a mano ci dava gli strumenti e i chiarimenti necessari per procedere con il nostro lavoro mentre ci regalava incontri preziosi con gli altri ragazzi del progetto. Un incredibile valore aggiunto all‘intera esperienza. Inizia così a prendere forma il progetto, con la definizione di obiettivi sempre più specifici: aprire il parco alla cittadinanza, contribuendo a rompere l‘isolamento e il pregiudizio che caratterizzano il disagio psichico ed i luoghi di cura. Attorno a questi obiettivi iniziano così a ritrovarsi diversi soggetti, coinvolti già da tempo in questa realtà sia pure con modalità differenti. Oltre a US Acli e Ipsia, in sinergia con il Centro Diurno del Servizio di Psichiatria territoriale dell’ASL CN1 di Cuneo, collaborano infatti associazioni importanti come l‘Arci, Menteinpace, la Cooperativa sociale Momo e i Comitati di quartiere “Gramsci” e “Donatello”.


...A CUNEO PER PROVARCI! Prendono così vita con la nostra spinta, incontri regolari di questa rete informale che cercano di trovare obiettivi condivisi e strategie concrete per raggiungere gli scopi previsti. Fino a quel momento lo spazio era stato usato solo per piccole feste del Centro diurno, senza mai diventare un luogo frequentato dai residenti della zona pur essendo un piccolo angolo di tranquillità e natura in un quartiere ad alta densità residenziale e privo di spazi verdi nelle vicinanze. Proprio per questa ragione, uno degli obiettivi era il recupero stesso dell‘area verde, attraverso il coinvolgimento attivo dei pazienti tramite laboratori e/o borse-lavoro. Si sarebbe contribuito così contestualmente a sostenere quegli interventi terapeutico-rieducativi che caratterizzano la normale attività del centro diurno. L‘ambizione del progetto non era quindi più solo quella di aprire un nuovo giardino ma di farne il centro di altre attività in grado di coinvolgere cittadini e pazienti, oltrepassando le abituali barriere fisiche e mentali. Nell‘idea iniziale, in particolare la costruzione di campi da beachvolley e bocce avrebbero potuto rappresentare un canale privilegiato attraverso cui le persone, soprattutto giovani e anziani, avrebbero potuto condividere spazi e incontri con chi abitualmente frequenta il cen-

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tro diurno. La loro costruzione e gestione avrebbe potuto poi rappresentare per alcune di queste persone, una fase importante all‘interno del personale percorso terapeutico e di realizzazione di sé, un sostegno ad una maggiore autonomia. Insomma, quello che avevamo in mente era un luogo di condivisione e convivenza nel quale far incontrare storie e persone che fino ad ora avevano percorso strade separate: un lungo e certo faticoso percorso di educazione alla cittadinanza e alla conoscenza dell‘altro, che in questa esperienza cuneese passava attraverso la valorizzazione di una risorsa ambientale della città vista come strumento di riabilitazione per la sofferenza psichica e luogo di costruzione di una cultura della tolleranza per la comunità intera. Per far questo è stato importante il rapporto di collaborazione avviato con la Cooperativa Momo che da alcuni anni porta avanti progetti di animazione sociale e con il Comitato di quartiere che ha coinvolto gli agenti del progetto Goals nell‘organizzazione della festa del quartiere. APRE LA PINETINA! Ai primi di giugno vi è stato così il primo evento, particolarmente sentito dalla comunità: la festa del Centro diurno nel parco di Villa S. Croce. Questo evento, inserito nella tradizionale festa del quartiere Donatello che ha collaborato all’organizzazione insieme all’Asl CN 1, alla

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Cooperativa Momo, al comune di Cuneo e alla Fondazione CRT, segna non solo l’inizio dell‘estate ma anche il battesimo ufficiale del parco: “La Pinetina”. Durante la giornata sono stati proposti giochi per bambini, performance del laboratorio teatrale dell’associazione Esseoesse.net e la premiazione del torneo di calcetto organizzato da Asl CN 1 e US Acli. Vi è stata inoltre in serata una buonissima cena preparata dagli Alpini del Gruppo ANA di Mondovì e dai ragazzi del corso di formazione al lavoro “Aiuto Cucina” dell’Enaip. La giornata di festa si è conclusa poi con un’esibizione di Parkour (disciplina di ginnastica acrobatica) ed il concerto finale dei Caledonia Five. Notevole la partecipazione di pubblico e di grande significato le performance degli artisti. Le lunghe riunioni, i buoni propositi, si erano finalmente tradotti in qualcosa di concreto. Una bella soddisfazione per tutte le persone coinvolte. Nel mese di agosto poi, è stato organizzato un cineforum all’aperto che ha visto una buona affluenza e che si è concluso con un concerto sinfonico, segnando la fine delle attività estive nel parco. NON È UN ADDIO MA UN ARRIVEDERCI! Le ambizioni del progetto però, erano grandi e al momento non crediamo possano dirsi del tutto saziate. L‘area verde è stata sì restituita alla cittadinanza ma ancora molto si può fare per renderla luogo di incontro, aggregazione e superamento delle barriere. L’ idea di attrezzarla con campi di bocce, beach-volley, area giochi per bambini e addirittura un chiosco, erano sicuramente troppo ambiziose e si sono scontrate con l‘impossibilità di realizzare tutto ciò per problemi innanzitutto economici. È successo così che il tavolo di lavoro si sia troppo presto arenato in una sorta di limbo, tra utopia e immobilismo. In questo credo che tutti noi dovremmo fare un po‘ di autocritica, per riprendere un percorso che sembrava poter essere produttivo. Scegliere piccoli obiettivi per iniziare, poteva e può ancora essere un buon modo per intraprendere quel lungo cammino che abbiamo iniziato a tracciare. Per fare ciò però vanno tenute maggiormente in considerazione le difficoltà di lavorare con una rete di soggetti così ampia che se da una parte rappresenta una grande risorsa, dall‘altra pone il gruppo alla continua ricerca di mediazioni non sempre facili, oltre a rendere i tempi del lavoro necessariamente più lunghi per la maggior complessità del coordinamento. La mancanza di una cabina di regia chiara, decisa e riconosciuta ha fatto sì che non sempre i buoni propositi abbiano trovato la strada della concretezza. Ma la speranza crediamo non illusoria, è che il percorso avviato sia solo un inizio.

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GOALS

I ragazzi del “quartiere Gorizia” MILANO Comitato provinciale Tutor Agenti di sviluppo educativo

US Acli MILANO Silvia Maraone Laura Colombo Matteo Malaspina

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“SE

VUOI COSTRUIRE UNA BARCA,

NON RADUNARE UOMINI PER TAGLIARE LEGNA, DIVIDERE I COMPITI E IMPARTIRE ORDINI, MA INSEGNA LORO LA NOSTALGIA PER IL MARE VASTO E INFINITO”.

Antoine de Saint-Exupéry

IL “QUARTIERE GORIZIA” Baranzate, un piccolo comune alle porte di Milano, i migranti li conosce molto bene. Ha accolto i lavoratori dal Mezzogiorno e dal Triveneto emigrati negli anni ‘50 e ‘60, operai nelle fabbriche che adesso hanno chiuso. Oggi ospita la più alta percentuale di stranieri della provincia e, con il record di convivenza tra ben 67 diverse nazionalità, è il paese più multietnico d’Italia. A Baranzate quasi un abitante su cinque è straniero (il 26,5% di 11.144 abitanti) e questa diversità è concentrata in un’area: tra i palazzoni anni ‘60 di Via Gorizia.

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“LA TORTUGA” INCONTRA GOALS In questo contesto socioculturale viene creata nel 2009, da un gruppo di sei ragazzi e ragazze d’età compresa tra i 21 e i 25 anni, l’associazione “La Tortuga”. L’esigenza nasce dalla voglia di diventare parte attiva del proprio territorio, spesso dimentico degli interessi, delle esigenze e dei problemi dei giovani. Obiettivo principale la costituzione di un centro di aggregazione giovanile: un luogo di incontro e confronto, un punto di riferimento territoriale in cui promuovere attività sociali e ricreative, in cui favorire partecipazione e cittadinanza attiva. Tante belle idee, tanta energia ma pochi fondi e non una sede. La proposta di sviluppare un progetto in collaborazione con le Acli nell’ambito del progetto Goals è stata immediatamente accolta con grande entusiasmo. Subito sono iniziati i lavori: gli incontri, le interviste e la mappatura del territorio. Analisi dei problemi ma soprattutto delle opportunità che Baranzate poteva offrire. “NON SARA’ LA SOLITA PALLA” La prima iniziativa realizzata da US Acli per il progetto Goals, in collaborazione con l’Associazione “La Tortuga” e con Libera – Associazioni nomi e numeri contro le mafie, è stata una giornata sportiva in occasione della XVI giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime della mafia. Un torneo di calcio femminile tra squadre professioniste e dilettanti, ragazze dell’oratorio, ragazze di Progetto Giovani e le imbattute baranzatesi “Moonlight”; un aperitivo a base di prodotti di Libera Terra; un incontro-testimonianza con Libera e una promessa ad animare i volantini: “Non sarà la solita palla”. E infatti domenica 20 marzo, grazie anche all’entusiasmo e al fondamentale supporto di don Paolo, l’oratorio S. Arialdo si è animato di moltissimi ra-


gazzi e ragazze, in un clima di festa da prima giornata di primavera. Ad ascoltare le letture e le testimonianze delle donne dell’antimafia erano attente sugli spalti persone di tutti i tipi: chi delle Acli, chi dell’oratorio, passanti richiamati dal clima di festa, bambini e anziani, italiani e non. Uno striscione, scritto e colorato dalle bambine più piccole, sventolava sulla rete del campo da calcio: “Baranzate libera dalla mafia”. UNA SEDE PER IL PROGETTO E PER L’ASSOCIAZIONE TORTUGA Dopo il lancio del progetto e il successo della giornata sportiva, era il momento di presentarsi all’Amministrazione comunale per chiedere finalmente una sede per le attività dell’associazione “La Tortuga” e del progetto Goals. E così, dopo diversi colloqui e qualche settimana d’attesa, il Comune di Baranzate, con il consenso dell’Assessorato alla Cultura, ha assegnato in comodato d’uso un locale al piano terra di un palazzo proprio nel cuore del quartiere Gorizia, “la banlieue milanese”, il microcosmo multiculturale baranzatese, il quartiere più ricco di diversità. Per il giorno dell’inaugurazione è stata preparata una grande accoglienza ed i locali della sede si sono animati di tutte quelle idee che i ragazzi della “Tortuga” avevano tenuto in caldo per mesi. Frecce colorate invitavano ad entrare in una stanza in cui, appese a sei grossi pannelli, si trovavano le “foto dal mondo” di una fotografa baranzatese, Simona P.K. Daviddi. Sulle pareti alcuni fogli chiedevano: “Lasciaci un tuo contatto, vorremmo realizzare un corso di fotografia”. In un angolo del locale più grande,

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fili di lana tenevano sospesi numerosi oggetti mentre un grande appendiabiti mostrava vestiti colorati, con vicino appeso un foglio bianco: “Vorremmo organizzare una grande fiera del baratto, lasciaci il tuo contatto se vuoi partecipare”. All’angolo opposto si trovava una piramide di giochi in scatola, che reggeva l’invito a partecipare alle previste attività di ludoteca; c’erano libri sparsi su un tavolo, accanto alla proposta di ripetizioni gratuite; e infine palline, cerchi e clave da giocoliere appesi al soffitto insieme all’immancabile foglio che chiedeva: “Ti interessa un corso di giocoleria? Scrivi qui il tuo indirizzo e-mail”. C’erano infine dei questionari, per rilevare i bisogni dei giovani e per chiedere in modo più diretto la loro partecipazione. Ogni cosa era disposta con un duplice scopo: da un lato suggerire delle proposte e, dall’altro, conoscere le idee dei ragazzi e delle ragazze che avrebbero partecipato all’aperitivo di inaugurazione. Nei giorni precedenti, insieme ai volantini per pubblicizzare l’iniziativa, erano stati distribuiti biglietti per un’estrazione a premi che si sarebbe svolta durante l’inaugurazione. In palio tre premi, in linea con i tre dipartimenti Acli promotori del progetto Goals (US Acli, Ipsia, Dipartimento pace e stili di vita): un buono spesa per una bottega del commercio equo e solidale, una guida dei Balcani più sacco a pelo, una bicicletta. Funzionò! Arrivarono ragazzi e ragazze dal quartiere Gorizia, da tutta Baranzate e qualcuno anche dai paesi vicini, più di quanti ci si aspettasse, e la sede si popolò velocemente di un viavai di persone. La soddisfazione più grande venne dalle parole di una ragazza di diciott’anni, che si avvicinò a Luana, dell’associazione “Tortuga”, per dirle: “Io e i miei amici.. ma cosa ci stiamo a fare al freddo, a perdere tanto tempo, se adesso c’è un posto così?”


IL PROGETTO CONTINUA... Oggi i ragazzi della “Tortuga” aprono le porte dello “Spazio Gorizia” tutti i mercoledì pomeriggio. Matteo cerca di insegnare a Salowa e Musta le equazioni, Lorenzo e Franco aiutano Ahmed che con l’italiano ancora fatica, a preparare le interrogazioni di storia, Sabina spiega gli esercizi di scienze a Chiara e Nassim... Con loro altri ragazzi e ragazze del progetto “Braccio di Ferro”, un’iniziativa nata nel vicino oratorio di S. Arialdo per promuovere l’integrazione tra ragazzi stranieri, aiutando nello studio e nei compiti chiunque bussi alla loro porta. Alle 17.00 i libri si chiudono e lo “Spazio Gorizia” si trasforma: compaiono i giochi da tavolo, le palline da giocoliere e un grande tavolo si riempie di scampoli, perline, fili colorati e vari materiali di recupero che verranno trasformati in oggetti di “Riciclarte”: cerchietti, orecchini, braccialetti... Il Progetto Goals e l’associazione “La Tortuga” continuano a offrire, ai giovani baranzatesi, un luogo d’incontro e di dialogo in un contesto di vicinanza generazionale, in cui poter esprimere liberamente la propria personalità e creatività. Le iniziative e le attività future potranno contare sulla partecipazione di questi ragazzi e ragazze; l’obiettivo sarà progettarle e realizzarle insieme, lasciando alle loro idee il maggiore spazio possibile e permettendo loro così di rendersi davvero parte attiva e integrante della vita sociale del territorio.

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GOALS

Punto di partenza PADOVA Comitato provinciale Tutor Agente di sviluppo educativo

US Acli PADOVA Elisabetta Mastrosimone Wen Wen Liu

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“DIO

MI LIBERI DALLA SAGGEZZA CHE NON PIANGE,

DALLA FILOSOFIA CHE NON RIDE, DALL’ORGOGLIO CHE NON S’INCHINA DAVANTI A UN BAMBINO”.

Kahlil Gibran

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FASE UNO: I “CAMPETTI” È questo il nome che tanti associano agli impianti sportivi di Villa del Bosco, una piccola frazione di Correzzola nel territorio padovano. Venti anni fa questo luogo era tutto ghiaia e terra, con i campi sportivi non proprio tenuti nel migliore dei modi; a farla da padroni erano alberi ed erbacce. Pian piano ha cominciato a trasformarsi in qualcosa di completamente inaspettato, date le condizioni nelle quali si trovava; come il brutto anatroccolo che, con il tempo, diventa un bellissimo cigno, anche questo posto fa il suo percorso, tra tante difficoltà che tuttora si trova ad affrontare. Soprattutto con grande impegno del gestore che non ha mai abbandonato la sua postazione dalla prima volta che vi ha messo piede non dando segno di cedere. Vuole ancora portare avanti il suo sogno: dar vita ad un luogo dove chiunque possa creare qualcosa con un po’ di impegno e buona volontà, dove a chiunque si trovi in difficoltà non venga mai chiusa la porta in faccia; un punto di riferimento a cui tutti possano avere accesso e vivere tra la gente portando le proprie idee e condividendole. Tra giochi e sport, generazioni di bambini sono cresciuti qui e nelle varie difficoltà che la vita quotidianamente presenta, tanti si sono persi di vista e tanti sono tornati, per rivedere gli amici e il luogo dove hanno passato un frammento della loro vita: i campetti. LASCIARE UN SEGNO Io faccio parte di quei giovani che sono passati per puro caso di qui e che hanno trovato un posto dove sentirsi liberi di creare qualcosa di loro, un luogo di passaggio nel quale lasciare un segno più profondo possibile. Ma come fare? Avevo già alcuni progetti in mente ma la paura di proporli per non apparire troppo arrogante e il non sapere da dove sarei potuta partire mi bloccava. Quando mi hanno parlato del progetto Goals non sapevo a cosa sarei andata incontro ma tra me e me sentivo un misto di emozioni: l’ansia di cominciare, accompagnata da una buona dose di ottimismo e dalla paura di non poter essere all’altezza. Dopo i vari incontri a Roma, la nebbia di incertezze sul da farsi ha cominciato a dissiparsi, specialmente con l’aiuto del mio tutor. Dopo la formazione nazionale e quella territoriale fatta insieme ai ragazzi di Trento, Treviso e Verona, seguendo le indicazioni del tutor e grazie ai progetti elaborati con il gestore dei “campetti”, è iniziata la mia avventura firmata Goals.


GOALS: DALL’IDEA ALLA REALTÀ Durante il periodo dell’intervento presso gli impianti sportivi di Villa del Bosco, sede attiva dell’A.S.D. Polisportiva Stella Azzurra, si è creato un gruppo di giovani (composto da quindici ragazzi tra i quindici e i vent’anni) che io ho coordinato come agente di sviluppo educativo in collaborazione con il presidente dell’A.S.D. Onofrio Gazzea. Il gruppo frequenta gli spazi sportivi, partecipa alle attività, propone e sviluppa attività di animazione sportiva per il territorio. In particolare in questi mesi ha realizzato varie iniziative: - Gioco e Sport, una manifestazione sportiva di giochi a tappe aperta a tutti gli alunni della Scuola primaria dell’Istituto Comprensivo di Correzzola; - Centri estivi per i bambini tra i 5 e i 12 anni, nei mesi di giugno e luglio 2011; - Festa dello Sport che ha visto realizzarsi al suo interno esibizioni sportive, attività di animazione, stand gastronomici, gare e tornei per giovani e famiglie, dal 28 al 30 luglio 2011; - costituzione di un giovane gruppo di giocoleria e animazioni varie attivo per l’intrattenimento di bambini, per le feste di piazza, feste di compleanno, sagre ecc; - giornate giovani e serate cinema sotto le stelle dedicate alle famiglie del comune e dei dintorni e gratuite.

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Mentre si è fatto parte attiva nella programmazione delle attività per l’imminente stagione sportiva 2011/2012, il gruppo - con frequenza bimensile - propone domenica giovani: due domeniche al mese dedicate ai giovani delle scuole medie. Gli incontri sono caratterizzati da tornei vari (tennis - tavolo, biliardino, giochi da tavolo, giocoleria…) e da occasioni per scambiare idee ed esperienze di diverso genere tra i giovani partecipanti e gli organizzatori. FASE DUE: I CENTRI ESTIVI “ACCADEMIA DEGLI EROI” Quest’anno, per l’organizzazione e l’animazione dei centri estivi per minori nel territorio di Correzzola, abbiamo reso concreta una proposta stimolata proprio dalla partecipazione al progetto Goals. Con il gruppo locale di progetto formato dal tutor e da altri dieci giovani, abbiamo promosso un percorso per favorire la progettualità dei giovani mettendoli in grado di operare a favore della comunità locale. I Centri Estivi 2011 si sono svolti presso gli impianti sportivi comunali di Villa del Bosco, in gestione alla Polisportiva Stella Azzurra, tra il 20 giugno e il 1° luglio 2011 e si sono conclusi con la festa finale del 2 luglio. Centri estivi, ovvero “Accademia degli eroi”, perché lo scopo era di far conoscere i super eroi con i quali la nostra generazione è cresciuta; di far sentire ogni bambino un po’ diverso dal solito, cioè un piccolo eroe; di far capire che gli eroi non esistono solo nel mondo dei fumetti e che anche nella realtà si può diventare eroi. Senza poteri particolari ma solo imparando a convivere tra di noi, aiutandosi l’un l’altro nei momenti del bisogno.

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I bambini sono stati suddivisi in sei gruppi a seconda dell’età; ognuno di essi aveva il nome di un super eroe (Spiderman, Superman, Batman, Catwoman, Wonderwoman e Flash) ed era affidato alla supervisione di un capo animatore affiancato da due aiuto animatori; il tutto coordinato da un responsabile generale del progetto. I bambini, al loro arrivo presso gli impianti, trovavano una zona destinata al proprio gruppo con il cartellone del super eroe scelto, il tabellone dei punti esperienza e quello delle assenze e presenze. In questa accademia gli animatori erano i vecchi super eroi e di conseguenza, gli insegnanti che dovevano formare i cadetti per affrontare il male più grande che l’umanità avesse mai conosciuto, attraverso gli allenamenti (giochi vari di abilità e di squadra). Ogni gioco che i bambini facevano permetteva loro di ottenere un punteggio, punti esperienza per indicare la loro crescita da apprendista eroe e che avrebbero, alla fine, costituito il voto sul diploma consegnato ad ognuno durante la festa finale. I ragazzi ottenevano punti non solo grazie alle loro rispettive abilità ma anche per la frequenza e il comportamento. Questo per insegnare ai giovani super eroi che nella vita non conta soltanto ciò che ognuno di noi sa fare ma anche il modo di affrontare ogni opportunità che ci viene data. Così, tra risate e scherzi, in un batter d’occhio sono passate due settimane. “NOI E LO SPORT” Tra i ragazzi dei centri estivi delle classi medie si è formato un gruppo teatrale che ha elaborato e messo in scena un piccolo spettacolo legato al tema dello sport successivamente rappresentato durante la Festa dello sport di fine luglio. Dopo sette incontri si è riusciti a produrre questo spettacolo, per spiegare a tutti i presenti cosa significasse lo sport secondo i ragazzi. FASE TRE: ALBANIA, UN’AVVENTURA INSOLITA Al termine dell’”Accademia degli Eroi” abbiamo raccolto la proposta di Padre Sergio di buttarci in un’altra avventura. Il frate residente da circa due anni in Albania, a Tirana, ci ha chiesto di riproporre l’esperienza di animazione anche nel suo territorio che si trova in situazioni di grande degrado sofferto soprattutto dalle giovani generazioni. Ancora una volta pronti ad animare i liberi spazi “albanesi”, fra tutti i quindici animatori che hanno collaborato alla realizzazione del centro estivo di Correzzola sono stati scelti i bravissimi Andrea Pivetta, Alessandro Contin e Francesco Picello, per sviluppare il progetto e l’esperienza di solidarietà internazionale. Il progetto ha previsto il servizio di animazione in una delle chiese della parrocchia di Sant’Antonio a Tirana. Il gruppo di animatori padovani, coordinati da Wen Wen Liu, è partito il primo agosto ed è rientrato il 15 agosto 2011.

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UN TUFFO NEL PASSATO Lunedì 1 ottobre, 2011 Ore 09.00 siamo in auto per andare verso l’aereoporto Marco Polo di Venezia per prendere l’aereo che ci porterà fino in Albania… Partenza prevista per le 12.30. Dopo un’ora di volo arriviamo a destinazione… Sembra quasi impossibile che solo un’ora di aereo possa separare due mondi così diversi come l’Italia e l’Albania. Ad attenderci c’è il frate francescano Sergio Gazzea, il nostro contatto; quando ci vede ci accoglie calorosamente. Mista a quell’accoglienza c’è una profonda preoccupazione verso il numero della “forza lavoro”, perché lui sa a cosa andiamo in contro mentre noi ignari pensiamo che anche essendo in tre riusciremo a fare ciò per cui siamo venuti. Prima di partire non avremmo mai immaginato quello che avremmo trovato una volta arrivati; certo l’immaginazione ha contribuito a darci un’idea ma è molto lontana dalla realtà. Ci avevano detto che i ragazzi che avremmo trovato sono molto diversi dai soliti che abbiamo qui nelle parrocchie e nei centri estivi. Però non è tutto negativo ciò che abbiamo visto. L’immagine che ci ha mostrato l’Albania sembra il riflesso dell’Italia di una volta, quando si era “poveri ma felici”, perché non si aveva niente, eppure ci si godeva di più la vita, con quel poco che si aveva.

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BAMBINI DI UNA VOLTA Il luogo dell’attività era abbastanza ridotto, in rapporto al numero di ragazzi che vi hanno partecipato. I punti principali erano due picolissimi cortili e una sala per le attività manuali. La parrocchia scarseggiava di ogni tipo di materiale per le attività proposte, dunque tutto ciò che si è utilizzato è stato fornito precedentemente dall’US Acli di Padova e dall’A.S.D. Polisportiva Stella Azzurra: palloni, giochi da tavolo, colla, colori e giochi vari. Inoltre sono state consegnate a tutti i bambini partecipanti oltre cento magliette colorate con il marchio del progetto. Ogni mattina si iniziava con una breve messa tenuta da Padre Sergio, seguita dal saluto nel cortile più grande e dai balli di gruppo. I ragazzi erano poi suddivisi all’interno di tre gruppi, ognuno dei quali veniva mandato presso una stazione (i due cortili e la sala) e, ad ogni ora, venivano fatti girare da un luogo all’altro. Si concludeva la giornata con la merenda procurata e distribuita dalle suore. I giochi proposti erano in parte legati al tema della comunicazione e dello scambio culturale e in parte al tema religioso proposto da Padre Sergio, connesso alla figura di San Francesco.


I RAGAZZI DEL POSTO Il paese presso il quale si è svolto il grest è piccolo e i ragazzi non hanno grandi prospettive per quanto riguarda la vita quotidiana e il lavoro. Vivono in povertà e libertà assoluta, senza nessuna regola. Ragazzi e ragazze non sono tanto abituati a giocare insieme. Sono ancora divisi da una certa mentalità albanese che vede le donne sottomesse agli uomini, quindi meno considerate. Abbiamo verificato questo aspetto il primo giorno di animazione; dividendo i ragazzi in gruppi misti di maschi e femmine, alla fine della giornata li ritrovavamo di nuovo separati per sesso. Operando ogni giorno la stessa suddivisione i ragazzi hanno imparato, con calma, ad accettarla. Si è preferito dividere i ragazzi per età, dando spazio nella prima settimana a bambini dai 6 ai 10 anni e, nella seconda, a ragazzi più grandi, per un totale di circa sessanta a settimana. Con i bambini piccoli non si sono verificate grosse difficoltà nello svolgimento delle attività mentre, con i ragazzi più grandi, è stato più complicato gestire fenomeni di anarchia all’interno dei vari gruppi. Complessivamente, l’esperienza ha avuto un buon esito nonostante le difficoltà dovute alle barriere create dalla lingua, superate nel corso dell’animazione grazie all’aiuto di sei suore di Madre Teresa e di padre Sergio Gazzea che facevano da mediatori. Considerati i buoni risultati si cercherà anche in futuro di mantenere questa friendship tra il piccolo comune di Correzzola e Tirana.

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GOALS

Sport e legalitĂ  PALERMO Comitato provinciale Tutor Agenti di sviluppo educativo

US Acli PALERMO Franco Costanzo Gaetano Beninati Marianna Modica

Foto US Acli Palermo e archivio US Acli

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“DEVO

FARE IN FRETTA,

PERCHÉ ADESSO TOCCA A ME”.

Paolo Borsellino

UN’OPPORTUNITÀ STRATEGICA L’idea progettuale dell’Unione Sportiva Acli di Palermo si rifà ad una considerazione dello sport come opportunità strategica per innestare processi di integrazione, educazione e aggregazione comunitaria; ed anche quale terreno di incontro e confronto su temi di ordine sociale ed etico come, ad esempio, la legalità. Proprio la tematica della legalità, di cui si è richiamata la grande importanza, è stata il perno delle attività che hanno caratterizzato il progetto Goals a Palermo. Legalità che per molti anni, in particolar modo in passato, è venuta a mancare sul territorio siciliano. Come dimenticare infatti le stragi che per anni hanno terrorizzato tutto il territorio, infamando il nome dei siciliani e della Sicilia onesta? UNA SETTIMANA PER LA LEGALITÀ Le attività sportive che hanno avuto luogo nel corso delle manifestazioni svolte, sono state organizzate soprattutto per favorire il contatto tra i giovani partecipanti e per comunicare significato e valore della legalità e del rispetto verso il prossimo. Tanti sono stati gli interventi istituzionali ai quali tutti hanno partecipato con molta voglia e un reale interesse, ascoltando con attenzione ogni contributo e prendendovi parte attivamente.

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In particolare, un momento emozionante è stato il 10 luglio, in occasione di una manifestazione ciclistica partita da via d’Amelio, luogo dove vi fu la strage del magistrato Paolo Borsellino ed arrivata fino a Balestrate. La carovana ha fatto poi tappa a Capaci, dove è stata deposta una corona di fiori nel luogo in cui è posto il cippo che ricorda il sacrificio della morte del giudice Falcone, della moglie e della sua scorta. Nella medesima settimana sono state svolte varie attività, curate sul piano logistico ed operativo, dall’US Acli di Palermo; ad esempio lo stage di arti marziali a Giardinello e successivamente, una manifestazione dimostrativa sempre legata alle arti marziali, svoltasi in piazza a Balestrate ad opera di un gruppo di ragazzi seguiti dai loro istruttori. La manifestazione sportiva si è ulteriormente arricchita grazie agli interventi che hanno visto l’avvicendarsi di vari invitati istituzionali, quali i Sindaci dei paesi organizzatori (Montelepre e Balestrate), il Presidente dell’US Acli provinciale di Palermo, delle Acli di Palermo e il Presidente dell’US Acli regionale che hanno ricordato le tematiche della legalità. RICORDARE, CON LO SPORT Nell’ambito della legalità, a Palermo, non ci si deve soffermare soltanto sul ricordo e la commemorazione delle più famose stragi di Falcone e Borsellino ma anche su altri avvenimenti che hanno segnato la città, come quello di Don Pino Puglisi, il cui ricordo è molto vivo soprattutto nel quartiere di Brancaccio nel quale egli ha operato. All’interno delle manifestazioni realizzate con il progetto Goals, si è organizzata una giornata in memoria proprio dell’uccisione del sacerdote. In questa occasione, si è dato spazio alle attività sportive per i ragazzi del quartiere; una partita di pallavolo tra la squadra della Polizia di Stato e quella dell’US Acli; giochi di strada per i più piccoli ed una dimostrazione di arti marziali, per ricordare il sano valore dello sport come strumento di aggregazione sociale, fonte di divertimento e svago, terreno in cui si acquisisce quel rispetto delle regole e degli altri che - nel gioco e nella vita - pongono le premesse della legalità.

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GOALS

Uno a zero: palla al centro! PISA Comitato provinciale Tutor Agenti di sviluppo educativo

US Acli PISA Elena Pampana Marta Dell’Ira Matteo Russo

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“SONO

LE COSE SEMPLICI CHE MOZZANO IL FIATO”.

Mahatma Gandhi

OPPORTUNITÀ DI INCONTRO E DI GIOCO La progettualità messa in atto dall’Unione sportiva Acli di Pisa nell’ambito del Progetto Goals è servita soprattutto a creare opportunità di incontro e di gioco per i giovani delle piccole comunità dislocate nel territorio pisano. Il primo passo è stato quello di conoscere in maniera approfondita il territorio, andando a incontrare i circoli affiliati alla nostra associazione, cercando di cogliere punti di forza e punti di debolezza di ciascuno, per poter attivare strategie e creare interventi mirati. Abbiamo infine deciso di dar vita ad un evento sportivo all’interno di un circolo poco frequentato dai giovani ma che presentava molte buone potenzialità.

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IL TORNEO DI BILIARDINO Il 14 maggio 2011, presso il Circolo US Acli Luciana, a Fauglia, durante la Sagra paesana, si è svolto il torneo di bigliardino organizzato dagli agenti di sviluppo in collaborazione con alcuni volontari dell’US Acli di Pisa. Non avendo a disposizione il numero preciso dei partecipanti nei giorni precedenti il torneo, abbiamo preparato vari tabelloni, ognuno con un numero diverso di iscritti. Alle 21.30 sono partite le iscrizioni, al termine delle quali avevamo otto coppie partecipanti al torneo che si è svolto secondo il calendario precedentemente preparato e che si è concluso con la premiazione dei primi tre classificati. Mentre i terzi ed i secondi hanno ricevuto in premio un portachiavi con incisione in ricordo della serata, i primi classificati hanno ricevuto ciascuno una coppa con incisione ed una bottiglia di vino rosso “100 passi” di Libera Terra, acquistata presso la Bottega “Saperi e Sapori di Legalità” di Pisa. L’evento organizzato è stato molto partecipato, al di sopra di ogni aspettativa, da giovani e non, i quali, insieme agli organizzatori, hanno passato una serata all’insegna dell’allegria e dello stare insieme. L’esperienza è anche servita a stimolare idee e progetti per il futuro tra i soci volontari del Circolo stesso che hanno espresso la volontà di continuare il percorso iniziato insieme a noi agenti di sviluppo e all’US Acli di Pisa, organizzando serate ed eventi sportivi con l’obiettivo di coinvolgere i giovani del territorio. Sulla scia del successo del torneo di biliardino, abbiamo così contribuito alla progettazione ed alla realizzazione di un evento a livello provinciale: la prima Festa provinciale delle Acli di Pisa.


FESTIVAMENTE… ACLI Da venerdì 8 a domenica 10 luglio 2011, presso il Parco Danielli di Buti in provincia di Pisa, si è svolta la prima Festa provinciale delle Acli di Pisa, dal titolo “Chiamati al lavoro“. Oltre agli aspetti ricreativi, dalla gastronomia (cene tipiche per tutti i gusti) alla musica (concerti e ballo) ai giochi per bambini con animatori, c’è stato spazio per l’attività sociale con conferenze che hanno visto ospiti prestigiosi e spazi per il raccoglimento in Chiesa con i Frati Francescani Minori. Nel corso delle tre giornate erano presenti stand dedicati alle associazioni di servizi con sportelli attivi. Tra questi, lo stand dell’US Acli Comitato provinciale di Pisa, gestito e curato da noi agenti, fiancheggiati dai soci volontari delle varie associazioni affiliate. Volantini e pubblicazioni e sempre attiva la proiezione di foto riguardanti le varie manifestazioni che hanno visto impegnato lo staff dell’US Acli nel 2011, quali l’Assemblea Organizzativa Programmatica di Bologna, il Tour del Presidente, le attività organizzate dalle strutture affiliate. Nell’allestire lo stand, abbiamo contribuito a renderlo interattivo, con giochi e palloncini colorati per i bambini partecipanti alla fe-

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sta che è stata così un momento di condivisione e di ritrovo, una bella esperienza che sicuramente verrà ripetuta in futuro. Oltre allo stand, abbiamo dato il nostro contributo nelle tante fasi della preparazione della festa, interagendo con le Acli e dividendo con i volontari tutti i compiti organizzativi. Questo lavoro ha portato ad una collaborazione costante non solo con i volontari del circolo Acli di Buti addetti alla logistica e all’organizzazione sul luogo ma anche con i dirigenti provinciali delle Acli per tutto quello che ha riguardato la costruzione dei contenuti della festa. Il nostro compito era quello di fare da “collante” tra le diverse realtà del sistema per poter essere un supporto operativo in grado di dare una visione d’insieme dei vari momenti della festa.

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PENSIERI, IN CONCLUSIONE Nel complesso l’esperienza del progetto Goals non solo ha creato vere e proprie opportunità ai giovani che vi hanno partecipato ma ha soprattutto fornito idee e proposte alla comunità territoriale, utili a costruire insieme percorsi e progetti di aggregazione giovanile. Anche per noi agenti di sviluppo educativo, è stata un’esperienza di crescita personale oltre che professionale, poiché ci ha dato modo di conoscere altre realtà territoriali e opportunità di confronto. Le sessioni formative, insieme con gli eventi organizzati a livello nazionale, hanno contribuito alla formazione ed al rafforzamento dei legami tra noi agenti, offrendoci possibilità di relazione e di scambio. È stata poi davvero importante la collaborazione e la sinergia con le Acli: l’interazione che si è creata ci ha insegnato cosa significhi veramente l’espressione “integrazione di sistema” e come essa si possa costruire giornalmente nei momenti di aggregazione associativa.


GOALS

+o– giov@ni TORINO Comitato provinciale Tutor Agenti di sviluppo educativo

US Acli TORINO Cristina Perina Francesca Ballocco Domenico Rago

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“SI

INVECCHIA SOLTANTO QUANDO

NON SIAMO PIÙ CAPACI DI AVERE UN IDEALE”.

Romano Battaglia

ESSERE NEL POSTO GIUSTO Quando ci è stato proposto di partecipare al progetto non ne sapevamo molto ma intuendo che poteva essere una buona opportunità per provare a creare qualcosa di concreto sul nostro territorio, ad occhi chiusi ci siamo lasciati coinvolgere. Con i primi incontri di formazione effettuati a Roma ci sono state fornite maggiori informazioni e ci siamo resi conto di essere nel posto giusto. In questi incontri ci siamo potuti confrontare con giovani provenienti da tutta Italia e durante l’intero percorso ci è stata data l’opportunità di crescere insieme, una delle cose più formative di questo progetto oltre a tutte le esperienze fatte e alle nozioni apprese.

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L’AVVIO DELLA PROGETTAZIONE Nella prima parte di progettazione abbiamo potuto sviluppare la creatività cercando di concretizzare i nostri desideri per contribuire al miglioramento dello stile di vita del nostro territorio. Dopo aver scritto e delineato le prime tappe del progetto, ci siamo scontrati con le difficoltà e i limiti: sia dei nostri sogni sia del territorio che li avrebbe dovuti accogliere. Ci siamo quindi adoperati per rendere attuabile la maggior parte degli obiettivi proposti. Sono iniziate dunque le fasi per individuare le modalità di attuazione del progetto e di ricerca sul territorio del luogo che sarebbe riuscito ad accoglierlo. Dopo varie ricerche si è valutato come candidato ideale la “Casa del Quartiere di San Salvario - Un laboratorio di idee per un quartiere in trasformazione”, un progetto promosso e realizzato dall’Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario Onlus in partnership con Città di Torino, Fondazione Vodafone, Compagnia di San Paolo, Circoscrizione 8 e con un grande numero di enti no profit. Questa Casa del Quartiere è un laboratorio per la progettazione e la realizzazione di attività sociali e culturali che coinvolge associazioni, cittadini, operatori artistici e culturali; è uno spazio aperto e multiculturale, luogo di incrocio, di incontro e di scambio di attività e persone. Partendo dalla conoscenza di queste caratteristiche, ha preso vita il progetto “+ o – giov@ni”, che è stato presentato alla Casa del Quartiere proprio perché il luogo ci sembrava adatto alla sua realizzazione. Non a caso, ci accomuna la condivisione di principi etici, il fatto che sia luogo di cultura e storia e centro di arricchimento culturale, la sua capacità di interazione con attività in essere, i suoi spazi all’aria aperta e quelli per esposizioni ed eventi, i suoi obiettivi di valorizzazione del quartiere.


Non avremmo potuto trovare terreno più fertile dove coltivare il notro progetto (“+ o – giov@ni”), verificandolo ed esportandolo in breve tempo in altre aree della città. CHI SIAMO? L’Unione Sportiva Acli Torino è l’articolazione provinciale dell’ Unione Sportiva Acli nazionale. Si è costituita nel 1983 con la celebrazione del primo congresso provinciale. Fortemente radicata su tutto il territorio provinciale, propone e organizza discipline sportive e motorie, principalmente attraverso le associazioni e le società sportive affiliate e programma direttamente interventi formativi e di animazione per i giovani che scelgono di collaborare come animatori sportivi. Le nostre società promuovono la maggior parte delle attività sportive e motorie, organizzando corsi per bambini, ragazzi, adulti e senior e coinvolgendo nelle proprie iniziative più di 30.000 associati. L’US Acli è partner del Comune di Torino nella progettazione e realizzazione di alcuni importanti servizi alla cittadinanza, quali l’assistenza bagnanti in alcune delle piscine comunali, la gestione di centri estivi per diverse circoscrizioni cittadine, la promozione di interventi specifici rivolti a favorire l’attività motoria per la terza età. Allo stesso modo, in partnership con le ASL territoriali, l’US di Torino mette a disposizione le proprie società sportive per garantire l’accesso alle attività motorie anche a quei cittadini che stanno affrontando una fase critica della loro vita. In questo modo lo sport diventa un vero strumento di inclusione sociale. L’IDEA INIZIALE La prima finalità che il progetto si poneva era quella di poter creare un luogo di aggregazione sociale prevalentemente rivolto alla fascia dei minori e a quella degli anziani. Il progetto prevedeva la nascita di attività specifiche mirate al coinvolgimento di entrambe le fasce di età, con distinzione relativa ai diversi interessi rilevati, create in modo diversificato per rispondere alle esigenze manifestate. Obiettivo principale era quello di offrire attività in grado di far socializzare giovani ed anziani, prevedendo che entrambi potessero condividere e spendere le proprie abilità al servizio dell’altro. Davvero un ottimo mezzo di conoscenza reciproca.

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L’intento era quindi quello di dar vita a spazi protetti e sani dove far interagire i destinatari del progetto, attraverso attività educative, motorie e di intrattenimento. Tutto per riqualificare e arricchire il tempo libero trasformandolo in risorsa per il territorio e per la comunità. OSSERVANDO TORINO... La prima fase si è sviluppata con un’analisi dei fabbisogni locali, con l’obiettivo di entrare nel tessuto sociale. Il contatto con i bambini e il bagaglio di conoscenze acquisito nelle precedenti esperienze di animazione, ci ha permesso una visione differente e più profonda dei bisogni reali di questa età. Abbiamo “investito” su di loro dando priorità all’aspetto qualitativo più che a quello quantitativo. Con gli anziani è emersa la grande voglia di vivere e di mettersi in gioco ma a volte anche la loro difficoltà ad aprirsi ed a costruire nuove relazioni. Qui il nostro fine era quello di cercare di ridurre il rischio di isolamento di ogni persona.

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…PER METTERE IN PRATICA Il progetto prevedeva di unire questi bisogni attraverso percorsi paralleli ed incrociati. Per i giovani, era stata prevista una parte attiva di insegnamento agli anziani di attività “moderne” quali l’utilizzo del pc, l’apertura di una casella e-mail o del proprio profilo su Facebook; dal lato opposto, per gli anziani, era stato immaginato un aiuto ai ragazzi per i compiti, soprattutto per quanto riguardava materie storiche e geografiche o per loro personali competenze o richiamando attività ormai scomparse, antichi saperi come ad esempio i “segreti dell’orto” o i racconti di storia vissuta. Lo scopo era quello di creare momenti di interazione, crescita ed aiuto reciproco, fornendo sia un supporto “tecnico” sia soprattutto sociale. Le azioni previste per i giovani erano dunque attività di dopo-scuola, assistenza nei compiti, attività creative e manuali, giochi; per gli anziani, invece, attività sportive mirate, ludico ricreative, ginnastica dolce, yoga, corsi specifici (lingua ed informatica). Il tutto favorito dall’integrazione tra le generazioni. IN DEFINITIVA… Dopo diversi incontri con i responsabili della Casa del Quartiere ci si è resi conto che i tempi d’attesa per l’approvazione della nostra proposta erano troppo lunghi rispetto ai tempi del progetto ministeriale, quindi abbiamo allargato le ricerche ad altre realtà. Nei vari incontri durante i quali abbiamo illustrato idee e obiettivi del progetto, cercando un luogo adatto alla sua realizzazione, ci siamo imbattuti in un’esigenza molto sentita dell’Istituto Superiore Giulio il cui


bacino di utenza è caratterizzato da una popolazione eterogenea dal punto di vista socio - economico - culturale, proveniente dalla città e dalle periferie. Forti sono i segni di disagio adolescenziale legati alla disgregazione del nucleo familiare aggravata dall’attuale crisi economica. Significativa la presenza di alunni disabili e in aumento i Dsa. Sempre più numerosa la presenza di alunni extracomunitari e comunitari. Le famiglie dedicano un’attenzione piuttosto scarsa alla scuola, hanno una formazione scolastica e culturale piuttosto limitata, problemi di conoscenza della lingua o di integrazione e spesso non sono in grado di supportare i figli nello svolgimento dei compiti ma neppure nel semplice controllo. I ragazzi sono scarsamente impegnati in attività sportive, ludico-culturali o ricreative fuori della scuola e questo determina spesso un vuoto pomeridiano, poco riempito dallo studio. A fronte di questa situazione abbiamo pensato: “Quale modo migliore di generare opportunità animando liberi spazi?” Pur non abbandonando l’idea del nostro progetto iniziale, abbiamo intrapreso una collaborazione che consentissime di costruire molti servizi, compreso il centro da noi ideato originariamente. RIDURRE IL TEMPO IN STRADA Insieme ad un gruppo di insegnanti dell’ Istituto si è cercato di capire quale fosse il modo più adatto per coinvolgere i ragazzi, per renderli protagonisti di “una scuola” che avrebbero potuto frequentare anche nelle fasce orarie non impegnate dalle lezioni. Nostro obiettivo: ridurre il tempo speso in strada o a casa, magari in solitudine, arricchendolo di nuove attività e relazioni significative. La scuola ha introdotto e dato disponibilità ad inserire ore di studio assistito all’interno delle attività progettate, seguite da insegnanti volontari. La difficoltà più grande è stata quella di creare qualcosa che catturasse l’interesse degli studenti utilizzando metodi differenti da quelli standard adottati dalla scuola. Per questo si è deciso di coinvolgere direttamente e di formare “ad hoc” alcuni degli studenti più maturi, nella progettazione e nella gestione delle attività. Attività programmate per coinvolgere le classi prime dell’istituto, con la proposta di laboratori, sport e momenti di socializzazione. Lo scopo era quello di provare a ridurre la percezione della differenza di età probabilmente intuita come un peso, per rivalutarla invece come opportunità di mettersi in gioco e restituire le nozioni apprese. In quest’ottica è stato quindi creato un gruppo sperimentale di sei persone che dopo un percorso di crescita e formazione personale e di gruppo, si è cimentato nella proposta e creazione di laboratori e attività sportive avviate alla chiusura dell’anno scolastico e all’inizio delle vacanze estive. In definitiva, abbiamo cercato di trasmettere la scuola in maniera nuova e divertente ma allo stesso tempo istruttiva ed educativa.

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OPERATIVAMENTE PARLANDO In seguito agli accordi presi con la scuola (che metteva a disposizione gli spazi) sono partiti con cadenza settimanale, gli incontri di formazione per le ragazze dello staff per formarle su un piano sia tecnico che pratico, rendendole così partecipi alla realizzazione dell’intervento. Tempi che sono stati quelli successivi e contemporanei allo studio assistito, momento creato volontariamente dai docenti della scuola per sostenere i ragazzi nello svolgimento dei compiti in momenti extracurricolari. Le nostre attività con i ragazzi partivano in tarda mattinata, per chi era senza debiti formativi; coloro che avevano necessità di frequentare lo studio assistito, ci raggiungevano appena terminato e il tutto si concludeva nel pomeriggio. Questa scansione oraria tendeva anche a favorire una maggiore partecipazione ai momenti di studio. La giornata era suddivisa principalmente tra momenti ricreativi per la socializzazione tra pari e sperimentazione di attività artistiche e sportive di solito non facilmente fruibili. Tra le proposte realizzate: laboratorio musicale di percussioni, lezioni di street-dance, propedeutica all’aikido, laboratorio di giocoleria (laboratorio di manualità per la costruzione degli attrezzi usati), tornei sportivi di hit-ball, palla tanica, pallavolo, palla prigioniera, etc. Tutte queste iniziative hanno registrato un notevole successo, raggiungendo l’obiettivo primario, di offrire un’alternativa di tipo qualitativo al tempo libero dei ragazzi presenti. Altro obiettivo era quello di creare le basi per continuare la collaborazione con la scuola. Ottimo segnale di prospettiva futura ci è arrivata dalla nascita di una a.s.d. all’interno dell’istituto. Grazie al progetto Goals, in collaborazione con l’US Acli di Torino, nasceranno certo nuove iniziative per l’anno sportivo 2011/2012.


GOALS

Uno squarcio sul mondo TRENTO Comitato provinciale Tutor Agenti di sviluppo educativo

Ipsia TRENTO Laura Ruaben Lorenzo Nardelli Karmel Bekoutou

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“HO

IMPARATO CHE IL MONDO POSSIEDE UN’ANIMA,

E CHI RIESCE A COMPRENDERE QUEST’ANIMA RIUSCIRÀ A COMPRENDERE IL LINGUAGGIO DELLE COSE”.

Paulo Coelho

ENTUSIASMO E PERPLESSITÀ L’opportunità di partecipare al progetto Goals si è presentata in modo abbastanza casuale ed ha preso un po’ alla sprovvista la sede Ipsia di Trento. Per questo nel periodo iniziale molte sono state le difficoltà affrontate e molte le domande poste. Cosa dobbiamo fare? Cosa possiamo fare? Quali sono le risorse a nostra disposizione? Conosciamo realmente i bisogni e le carenze del luogo in cui viviamo e lavoriamo? Così abbiamo iniziato ad interrogarci su ciò che sarebbe stato utile realizzare e, soprattutto, ciò che eravamo in grado di fare. Quando si fa un’analisi di questo tipo non ci si accorge immediatamente dei propri limiti e delle difficoltà che si andranno ad incontrare. Le prime idee, nate sull’onda dell’entusiasmo iniziale, sono state scartate non appena si è data un’occhiata al budget; quelle successive sono state ridimensionate dal tempo a nostra disposizione per la loro realizzazione. Perciò è stato necessario svolgere studi approfonditi sul territorio, prima di affrontare un lavoro del genere. Questo è stato sicuramente uno dei maggiori difetti del progetto: la mancanza di tempo per preparare gli interventi locali, lacuna emersa anche dalla valutazione finale svolta tra i partecipanti.

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CHE FARE? Per proporre nuove idee ad una comunità è molto utile cercare di conoscerla e capirla. Vista la situazione, ci siamo concentrati su attività semplici che fossero realizzabili in breve tempo e sostenibili anche oltre la durata stabilita dal progetto. Abbiamo per questo instaurato una partnership con varie associazioni (in particolare Gtv, associazione trentina di cooperazione internazionale in Estremo Oriente) per promuovere e diffondere le nostre attività. Ciò è stato fatto attraverso serate informative sui paesi in cui operiamo ed esposizioni di mostre fotografiche sul territorio provinciale. PER APRIRE GLI OCCHI… L’esperienza del progetto di Trento è nata in modo differente rispetto alle altre. Non è stata l’US ad occuparsene ma la sede locale di Ipsia, gestita da Laura (tutor) e Lorenzo (agente). L’idea iniziale è stata quella di “appoggiarsi” alle attività già esistenti, per creare qualcosa di nuovo. Da più di un anno Ipsia propone nel territorio, alcuni incontri di Geografia dal volto umano, in collaborazione con altre realtà di cooperazione internazionale presenti in provincia. Proprio con queste realtà si è iniziato a pensare alle varie idee da realizzare.


Dopo una breve ricerca nella città di Trento, ci si è accorti della difficoltà di trovare luoghi da “animare”, così è stato proposto di lavorare sul territorio di “casa”. La sede delle Acli trentine si trova in un palazzo storico della città, in pieno centro e sotto tutela dei Beni Culturali ed è utilizzato per la maggior parte dagli utenti dei vari servizi (Patronato, Fap). Dopo varie consultazioni con i responsabili della struttura si è deciso di provare a “ravvivarla”. Alcune associazioni hanno messo a disposizione mostre fotografiche che sono state installate lungo le scale del palazzo. Ben presto ci si è accorti del successo dell’operazione che viene ciclicamente rinnovata dalla primavera all’autunno. SCATTI DA NOBEL Nel frattempo, grazie ai fondi messi a disposizione dal progetto, si è cercato di creare una mostra fotografica legata al progetto di Ipsia “Una scuola per il Mali”. Così, in collaborazione con due fotografi trentini che hanno reso disponibili alcuni loro scatti realizzati in Africa, la mostra dal

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nome “Africa da Nobel. Volti che fermano i deserti”, ha iniziato a prendere forma. Alla fine saranno ventotto le fotografie stampate. Visto l’investimento che l’operazione ha richiesto, si è deciso di portare le fotografie anche all’esterno. Attualmente sono esposte in un bar della città ed altri sei locali l’hanno richiesta per la primavera 2012. Grazie al progetto, si è potuto creare anche un blog della mostra (http://africadanobel.wordpress.com/), così da darle maggior visibilità.

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SENSAZIONI DI OGGI, PROSPETTIVE DI DOMANI Il progetto è stato sicuramente un’esperienza importante, per me, per la tutor e per la sede di Ipsia in generale. Ha richiesto molto lavoro e ci ha portato ad affrontare nuove esperienze ed a conoscere nuove realtà e persone. Ci siamo cimentati in ambiti che già conoscevamo (la promozione del territorio e delle nostre attività su di esso) e in altri che non avevamo mai praticato. Devo dire che le difficoltà maggiori le abbiamo avute all’inizio, nel cercare di trovare ed avviare le idee. Come al solito il sistema Acli, con cui ci siamo a lungo confrontati, si è dimostrato macchinoso e lento nel rispondere ma alla fine ha aderito positivamente alle nostre richieste. Non semplice è stata anche la relazione con la sede nazionale. Alla conclusione del progetto possiamo dire di essere solo parzialmente soddisfatti dei risultati ottenuti. Certo, è proprio il grande impegno di questo periodo che ci rende consapevoli di non aver centrato in pieno gli obiettivi. Però siamo sicuri di avere, nel nostro piccolo, portato qualcosa di nuovo alla nostra associazione e alla città. Ci sostiene la speranza che il lavoro svolto quest’anno sia solo l’inizio di un progetto di rinnovamento più ampio. Noi ci saremo. Pronti a segnare nuovi goals.


GOALS

Ricerca sport multietnicitĂ  TREVISO Comitato provinciale Tutor Agenti di sviluppo educativo

US Acli TREVISO Laura Vacillotto Tommaso Lorenzon Jessica Pillon

Foto di repertorio US Acli

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“LA

RICERCA PORTA ALLA VERITÀ”.

Socrate

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DOMANDE E RISPOSTE Nella provincia di Treviso, l’impegno sul progetto Goals è stato quello di indagare quale sia il rapporto che lega i giovani e lo sport, proponendo una collaborazione tra le varie associazioni sportive disponibili ad aderire al progetto. Sarebbe stato interessante riuscire a raccogliere i dati su tutte le associazioni esistenti nel territorio ma a causa del loro ingente numero e del poco tempo a nostra disposizione, ci siamo avvalsi solo di una parte per lo sviluppo di eventuali considerazioni. Le idee che hanno portato alla formulazione degli obiettivi del progetto scaturiscono dall’importanza che lo sport ha nella vita degli adolescenti. Il nostro intento era quindi quello di intervistare sia i ragazzi che i presidenti delle associazioni, individuando per quanto possibile problemi di natura economica, relazionale o dettati da una concezione di sport impostato su obiettivi di vittoria oppure di sport dove la vittoria non è un obiettivo di primo piano. Ciò per tentare un recupero collettivo tra le associazioni, di quei valori che possono essere o meno condivisi dagli atleti. Un altro obiettivo era quindi cogliere, qualora ci fosse, un interesse da parte delle associazioni di collaborare tra di loro. Nell’ipotesi in cui avessimo trovato idee completamente divergenti, sarebbe stato interessante proporre l’avvio di un gruppo di riflessione formato da presidenti e iscritti delle associazioni contattate: gruppo dove ognuno esprimesse la propria idea di sport e chiunque avesse la libertà di controbattere, così da poter ampliare il proprio panorama di conoscenze su questo argomento. UNA RICERCA SUL CAMPO Abbiamo dunque agito nel territorio per capire come viene considerato lo sport dai ragazzi tra i 15 e i trent’anni, attraverso questionari appositamente redatti. Per quanto riguarda i contatti con le associazioni, abbiamo consegnato ai vari responsabili e presidenti altri questionari, scontrandoci molto spesso con la diffidenza della gente. Rispetto alla raccolta dei dati, anche la scelta di ricorrere ai questionari è dipesa dal grande numero di persone da intervistare e dal poco tempo a disposizione. Quello per gli iscritti, indicativamente più semplice, conteneva soprattutto domande chiuse; invece per i dirigenti, erano previste domande più articolate che consentissero di esprimere in modo più completo le idee in fatto di sport. Oltre a questo, ciò che ci interessava era di scoprire quali fossero i principali problemi a cui le associazioni vanno incontro, da quelli economici a quelli relazionali. E quali le motivazioni alla base del loro lavoro.


I dati raccolti - successivamente inseriti in un file di Microsoft Excel – hanno fatto emergere che la maggior parte dei dirigenti svolge questo lavoro per passione e che non esistono grosse difficoltà gestionali. Inoltre, le disponibilità a collaborare con altre associazioni, contro ogni aspettativa sono state numerose. Per quanto riguarda il punto di vista degli iscritti, la cui età media si aggira tra i 22 e i 23 anni, possiamo affermare che la vita sportiva di questi ragazzi è positiva; è vista soprattutto come possibilità di stare con gli amici, componente molto importante nella vita dei giovani, perché permette di crescere insieme, condividendo esperienze e quindi amplificando l’amicizia verso l’altro. SI SAREBBE POTUTO AGIRE DIVERSAMENTE? Gli esiti che le nostre azioni hanno avuto, ci hanno fatto constatare che in alcuni casi sarebbe stato meglio procedere in maniera diversa: ad esempio inserendo domande più esplicite in modo tale da dare libero sfogo alle impressioni che i ragazzi hanno maturato negli anni vivendo lo sport in prima persona. Sarebbe stato interessante anche, proporre un cammino che offrisse una maggiore sensibilizzazione allo sport, soprattutto per i ragazzi che hanno appena cominciato. DALLA RICERCA ALLA PRATICA Il 16 Aprile l’US Acli ha organizzato una giornata all’insegna dello sport e della multietnicità presso il comune di Roncade. Le attività prevedevano: un torneo di calcio, che ha visto l’iscrizione di tre squadre - Africa (con prevalenza Marocco), Europa dell’Est e Italia -; percorsi atletici ai quali hanno partecipato bambini entusiasti accompagnati dai loro genitori e dimostrazioni di arti marziali e di danza.

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All’interno degli spazi adibiti alla festa è stato allestito uno spazio per il progetto Goals, nel quale abbiamo potuto distribuire questionari agli atleti e agli allenatori dei vari gruppi sportivi. IPSIA PER IL SOCIALE: TEMATICHE A CONFRONTO NELLE SCUOLE Per il mese di Aprile, in collaborazione con lo staff di Ipsia, abbiamo strutturato alcuni interventi nelle classi di un centro di formazione professionale di Castelfranco Veneto. Dopo incontri con i docenti dell’istituto, con i quali abbiamo pensato quali potessero essere gli interventi da fare e dopo aver consegnato e analizzato dei questionari per capire, per quanto possibile, cosa sapessero i ragazzi in merito agli argomenti che stavano per affrontare, abbiamo dato il via al progetto. I “laboratori” erano gli stessi a seconda delle classi: le prime avrebbero affrontato il tema dell’identità, le seconde quello della dipendenza e le terze del bullismo; tematiche che sono state trattate in modi diversi a seconda di chi le gestiva e di chi le riceveva, quindi tenendo conto delle reazioni dei ragazzi e solo successivamente condivise con genitori e insegnanti.

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PUN-TI-AMO SULLA FAMIGLIA! Il giorno 5 Giugno, presso il Centro Bordignon a Castelfranco Veneto, abbiamo organizzato un pomeriggio di giochi sportivi e attività varie dedicato alle famiglie; è stata un’occasione per trascorrere assieme un pomeriggio domenicale fatto di relazioni e di contatti che certamente hanno contribuito ad allargare la conoscenza e l’aspetto associativo delle Acli a Castelfranco Veneto. Inserendoci all’interno della sagra che si tiene annualmente al Centro parrocchiale Don Ernesto Bordignon, organizzata dall’associazione Quartiere Valsugana in onore del patrono S.Antonio, ci siamo proposti con il titolo: “PUN TI AMO SULLA FAMIGLIA”, occupando il pomeriggio dalle 14.30 alle 18.00 Tutto ciò è stato possibile grazie alla collaborazione tra il circolo Acli di Castelfranco, il Patronato Acli, la Lega Consumatori, Ipsia Treviso, l’US Acli con il progetto Goals, Cfp F.i.c.i.a.p. di Castelfranco Veneto e l’associazione parrocchiale Quartiere Valsugana. Abbiamo organizzato le attività come un vero e proprio gioco a tappe; le famiglie ricevevano, all’iscrizione, una mappa e un foglio per raccogliere i bollini di partecipazione ai diversi punti gioco, dopodiché veniva loro scattata una foto in ricordo di quella giornata che potevano ritirare alla fine. Ogni tappa era gestita da un responsabile delle Acli, aiutato dagli animatori volontari del Centro Bordignon. Tra le altre: - Per fare un fiore… Ci vuol la terra!!: piantiamo un bulbo. Laboratorio manuale a cura degli operatori del Punto Famiglia;


- Non buttiamo, creiamo!: laboratorio manuale di costruzione di oggetti con materiale di riciclo (a cura della Lega Consumatori); - Il giro del mondo con Ipsia!: percorso ad ostacoli tra i continenti a cura dei volontari di Ipsia Treviso; - Sport Mix: percorso tra i vari sport con il progetto Goals, che prevedeva una sfida tra genitore e figlio/a e si suddivideva in 3 step: calcio, basket e tiro al bersaglio. Oltre alle varie attività, è stata data l’opportunità a tutti di esprimere la propria idea sulla famiglia. Abbiamo infatti creato uno spazio chiamato “dì la tua sulla famiglia” nel quale chiunque (bambini, genitori o passanti) poteva scrivere la propria idea sull’argomento. Nonostante le buone premesse che l’idea aveva portato con se, non è stato facile gestire le attività della giornata. Per qualche ragione, il tutto non ha funzionato come avrebbe dovuto. Tuttavia, anche questo è stato utile per porci alcune domande: l’attività non era coinvolgente? Non siamo stati capaci di attirare l’attenzione di chi segue oltre che di chi partecipa? Perché si può sempre migliorare. LINEA DIRETTA ITALIA - UCRAINA Tra il 20 Giugno e il 9 Luglio, il Comune di Ponzano Veneto, e più precisamente la frazione di Merlengo, ha avuto la possibilità di ospitare alcuni ragazzi provenienti dall’Ucraina. Il promotore di quest’impresa è stato il diacono della chiesa di Merlengo, Giuseppe Zago che era venuto a contatto con il mondo ucraino tramite l’assunzione di un’assistente familiare. La grande disponibilità e apertura del signor Giuseppe ha fatto sì che il rapporto di lavoro non fosse fine a se stesso; il fatto di non vedere la badante solo come una dipendente, nonostante il contratto la presentasse come tale, ha permesso di approfondire i rapporti personali, spingendo la famiglia Zago a intraprendere un viaggio verso l’Ucraina.

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La situazione in quei paesi non è certamente paragonabile alla nostra; un esempio è dato dal fatto che i contatti tra le città sono resi difficili dalle notevoli distanze che separano i centri abitati e dalla scarsità di infrastrutture. La generosità e l’accoglienza degli abitanti, ha raccontato Giuseppe, è comunque impressionante, nonostante i disagi e le difficoltà presenti. Una volta tornato in Italia, spinto dalla volontà di sostenere i territori conosciuti, ha voluto rafforzare ancora di più i contatti con le famiglie incontrate in Ucraina, inviando periodicamente prodotti di vario genere: oltre a cibo e vestiario, sono riusciti perfino a portare una vecchia auto, in sostituzione ad un vecchio carretto di legno. Da alcuni anni questi aiuti vengono mandati senza nulla chiedere in cambio e sono continuati anche i viaggi in Ucraina. Successivamente il signor Giuseppe ha permesso di allargare le relazioni con quei territori, facendo sì che alcuni ragazzi ucraini potessero fare viaggi in Italia. Il progetto prevedeva che i ragazzi sarebbero stati ospitati da alcune famiglie volontarie di Merlengo e il gruppo animatori che da anni opera all’interno della parrocchia, si sarebbe occupato di organizzare le giornate in Italia. La proposta è stata subito accolta anche dal parroco. A Maggio sono cominciati i preparativi in parrocchia; il signor Giuseppe e il parroco hanno organizzato degli incontri rivolti in modo particolare agli animatori e alle famiglie coinvolte, finalizzati a promuovere la conoscenza dell’Ucraina nonché dei ragazzi che sarebbero arrivati, mostrando anche le foto scattate in quei luoghi. Per quanto riguarda gli animatori, posso dire che tutti manifestavano un sentimento di curiosità e ottimismo per quanto stava accadendo, anche se l’intero gruppo si era posto il problema di come avremmo potuto comunicare se nessuno di loro parlava italiano. In realtà, ci è stato detto poi che una di loro parlava bene l’italiano e un’altra ragazza conosceva l’inglese alla perfezione; ma i problemi non potevano dirsi risolti. I ragazzi erano in tutto sei: cinque femmine e un solo maschio, di età tra i 15 e i 23 anni. Il periodo in cui sarebbero rimasti in Italia coinci-


deva con i gruppi estivi gestiti proprio dalla parrocchia di Merlengo, un’occasione in più per coinvolgere oltre alle famiglie volontarie, anche le famiglie dei bambini iscritti al Grest. Il parroco ha voluto dare loro anche la possibilità di vedere il territorio italiano al di fuori del paese, portando gli ospiti a fare una passeggiata in montagna o a visitare l’interno del comune. La sera, spesso, si organizzavano attività comuni; ottimo pretesto anche per le famiglie di Merlengo per rinforzare i reciproci legami di amicizia. Sapevamo che questa esperienza sarebbe stata un ottimo spunto di riflessione per tutti: a partire dai pregiudizi degli altri fino alla consapevolezza, spesso data per scontata, che al mondo siamo tutti uguali. Da questa iniziativa è nata la proposta di organizzare anche l’esperienza inversa, inviando alcuni ragazzi di Merlengo in Ucraina per qualche settimana. Penso sarà una buona occasione per conoscere una parte del territorio europeo che è così vicino fisicamente ma molto lontano da ciò che crediamo di conoscere. ANIMANDO! Il 21 ottobre ha avuto luogo il primo incontro per iniziare una collaborazione tra le Acli e il Gruppo giovani di Cavrie. L’idea era quella di raccontare l’associazione e le sue articolazioni; si è trattato di una presentazione non autoreferenziale, bensì funzionale a far emergere l’idea del volontariato e dello sport che hanno i ragazzi. È stato loro proposto un cruciverba da svolgere a gruppetti che, una volta risolto, avrebbe mostrato la parola volontario, dando così inizio alle discussioni e al racconto delle esperienze di volontariato da parte dei due volontari che si erano messi a disposizione per l’incontro, Laura e Tommaso. È stato proiettato un filmato che metteva in luce la somiglianza tra i ruoli della pallavolo e quelli di un gruppo chiamato a collaborare per l’organizzazione di determinati eventi. In occasione della sagra di Cavrie, poi, il progetto Goals, in collaborazione con questo gruppo animatori, ha invitato un gruppo di giovani teatranti per mettere in scena - nel capannone della sagra - uno spettacolo che, oltre all’intrattenimento umoristico, offrisse una sorta di dimostrazione atletica e fisica di ballerini e ballerine. Infatti, gli artisti chiamati ad animare la serata avevano tutti un passato sportivo che è sfociato in passione per il ballo. Grazie all’associazione Tipi da teatro questi ragazzi hanno la possibilità di intrattenere gente di tutte le età con le loro capacità artistiche. Lo spettacolo era inscenato nel far west, all’interno di un saloon dove due ballerini di break dance prendevano le vesti di due bizzarri cow-boy, innamorati delle ballerine di cancan e acerrimi nemici dello sceriffo; tra liti, riappacificazioni, canti, balli e giocolieria col fuoco, dopo circa un’ora di esibizione l’applauso è stato meritato.

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GOALS

CreativitĂ , sport, incontri: una sfida poliedrica VERONA Comitato provinciale Tutor Agente di sviluppo educativo

US Acli VERONA Alessio Scolfaro Valeria Rubino

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“NON

SI PUÒ SOGNARE UN MONDO MIGLIORE

E PENSARE CHE TE LO CONSEGNERANNO SOLO PERCHÉ LO CHIEDI”.

Alessandro Baricco

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VERONA, TRA STORIA E BELLEZZA Verona, città storica di arte e cultura. Con la sua intrinseca bellezza e tutte le attività che ne conseguono, si presenta a chi la visita come una città abile nel dare il giusto valore a sé stessa. Tuttavia, si può dire lo stesso per chi vive a Verona? Molto di più potrebbe essere fatto a livello artistico e culturale e non solo in attività che vedano la persona come spettatrice passiva di un qualcosa di esposto o interpretato; scarseggiano a Verona luoghi che permettano ai suoi cittadini di esprimere in prima persona la propria arte, le proprie capacità; scarseggiano luoghi di aggregazione sociale volti al confronto libero e costruttivo. Da queste riflessioni e dalle prospettive che il progetto aveva messo in tavola nelle premesse del suo esistere, abbiamo dato vita all’idea di un “circolo culturale”; l’attivazione cioè di uno spazio e di iniziative che dessero la possibilità ai giovani di affermare, realizzare, “mettere in mostra” i propri talenti in ambito artistico (pittura, fotografia, scrittura…); uno spazio fornito dei materiali necessari per “fare arte”, dove fosse possibile esporre, organizzare mostre, eventi, cineforum e qualsiasi tipo di attività di confronto interpersonale. Spazi ed iniziative, in definitiva, che permettessero, oltretutto, di avviare e sviluppare relazioni tra persone che vogliono vivere attivamente la loro città. Sempre dall’esigenza di fornire nuove possibilità ai giovani veronesi, abbiamo sviluppato l’idea di un nuovo campionato di calcio. A Verona il gioco del calcio, per quanto riguarda il mondo maschile, è molto sviluppato grazie anche ad una cultura di fondo che nasce dall’affetto per la squadra della città e dal recente successo di uno dei suoi quartieri; tuttavia, spesso, la voglia di novità può costituire la spinta verso la ricerca di qualcosa di diverso. La possibilità di confronto con altre province del territorio veneto sembrava lo stimolo giusto dal quale partire per impostare una nuova attività. Sulla grossa spina dorsale del calcio a 11 maschile, avremmo poi voluto appoggiare la seconda parte di questo progetto sportivo: un campionato di calcio a 5 femminile per squadre neonate e desiderose di crescere, all’interno di una realtà costruita appositamente per loro. Per finire, dalla riflessione e dall’osservazione di alcuni “addetti ai lavori” del mondo del pugilato e del disagio giovanile nasce l’ultimo progetto che, con tutto il cuore, avremmo voluto realizzare a Verona. L’esperienza di queste persone, con le quali ci siamo messi in contatto, le ha por-


tate a percepire la necessità di nuovi spazi funzionali ad attività adeguate a quei giovani da impegnare nella prevenzione e nel recupero del disagio. Disagio che può voler dire abbandono, alcol, droga e di conseguenza perdita di prospettive, di valori, di ideali. Che si può trasformare, tra le altre cose, in violenza. Il pugilato, ad esempio, attraverso persone specializzate che possono mettere in campo competenze tecnico-sportive e psico-pedagogiche, può fornire una risposta a questi problemi, in quanto basa l’essenza del suo esistere sul rispetto delle persone e delle regole ed è capace così, di incanalare la violenza per trasformarla in energia positiva. TRA IL DIRE E IL FARE: CRITICITÀ La bellezza del progetto stava proprio nella sua dimensione libera, giovanile, illimitata. Generare Opportunità Animando Liberi Spazi. Cosa ci può essere di più bello, incoraggiante, positivo, del trovarsi con persone provenienti da ogni parte d’Italia con la prospettiva di poter creare, inventare, sognare e di avere le risorse e gli appoggi per farlo? Una sorta di utopia che sembrava reale e che ha permesso la produzione di idee, con prospettive su larga scala, che avrebbero potuto davvero dare respiro alle nostre province. Il problema principale è stato l’inconsistenza della base d’appoggio. L’ottima preparazione formativa che ci è stata fornita, prima a Roma e poi nelle nostre province, non è stata sufficiente per mettere in pratica ciò che avevamo prospettato di realizzare; i liberi spazi che avremmo dovuto animare si sono rivelati invischiati in vincoli comunali o statali difficili da sciogliere, quantomeno nel breve tempo messo a disposizione dal progetto, alla scadenza del quale il budget economico sarebbe stato ritirato.

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Di sicuro però, il progetto ci ha permesso di scontrarci con la realtà della quotidianità progettuale, la presa di coscienza delle sue difficoltà e in definitiva ha fornito un valido approccio rispetto alla complessità della gestione di una provincia. DALL’IDEA ALLA PRATICA FOTOGRAFIA, ARTE E SINERGIE COLLABORATIVE Avevamo deciso di lanciare l’idea del circolo culturale ed artistico ad aprile con la proposta, appoggiata dall’US Acli di Verona, di un concorso di fotografia volto a dare spazio a chiunque avesse qualcosa da dire riguardo al tema “Sport e Salute”. Lo sport visto come fonte del ben essere fisico ma anche, forse soprattutto, mentale. Ci sembrava tanto attuale quanto adatto alle occasioni che si sarebbero aperte da lì a poco: da un lato la Festa dello Sport e della salute sociale, organizzata annualmente dall’US Acli e giunta alla sua terza edizione; dall’altro l’inaugurazione del neonato Polo Chirurgico Confortini dell’Ospedale Borgo Trento di Verona. Proprio nell’atrio del Polo è stata allestita la mostra; ad essa hanno partecipato 17 artisti, dei quali otto erano studenti di due classi del Nuovo Liceo Artistico Nani-Boccioni di Verona. La mostra ha sviluppato al suo interno anche una parte artistica, nata dalla voglia di rinnovare il disegno che aveva accompagnato la Festa dello Sport negli anni scorsi. Abbiamo così pensato di ridefinire disegno e logo della manifestazione affidandoci non tanto a disegnatori professionisti quanto alle mani e alle menti dei giovani studenti del Liceo Artistico.

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Su proposta del Dirigente scolastico della scuola, la docente di discipline grafiche e pittoriche ha deciso di aderire al progetto-Concorso proposto dalle Acli, per dare ai ragazzi l’occasione di mettersi in gioco in un contesto reale e non simulato, come avviene quotidianamente durante le lezioni scolastiche. Il tema della manifestazione - lo Sport e la Salute - ha permesso di dar vita a sinergie tra i docenti e le loro relative materie - disegno, educazione fisica, religione e diritto - utili a dimostrare ai ragazzi che la scuola non è soltanto una spiegazione di programmi scolastici finalizzati a loro stessi, ma può essere la possibilità che ci viene data per elaborare idee e fare esperienze utili per la vita. Sono così nati i manifesti, tra i quali uno è stato scelto per rappresentare le Acli in occasione della Festa. Il circolo culturale così com’era stato pensato si è rivelato di fatto di difficile realizzazione; difficoltà dovute alla sua necessità di una collocazione fissa e quotidianamente disponibile. Così la buona riuscita del primo concorso fotografico ci ha portato all’idea di organizzare in futuro, altri concorsi e di conseguenza, mostre che grazie alla loro natura saltuaria permettano una più facile realizzazione e una continuativa partecipazione dei veronesi alla diffusione delle loro capacità. Il prossimo concorso in programma, con il suo tema “Espressioni dell’anima”, prevede una raccolta di ritratti, per l’esposizione dei quali siamo in contatto con il Comune. LO SPORT, PADRE DEL BEN-ESSERE Il progetto sportivo riguardante il calcio era nato dall’incontro con il presidente della Lega Amatori dell’US Acli di Venezia e con il responsabile degli arbitri. Prevedeva in origine l’attivazione di un corso di formazione per arbitri di calcio, con la prospettiva di avviare da un lato un nuovo campionato di calcio a 11 maschile che avesse, rispetto agli altri numerosi campionati in essere nella provincia di Verona, l’ulteriore possibilità di incontri delle squadre partecipanti con altre squadre di province limitrofe del territorio veneto; dall’altro uno di calcio a 5 femminile, per permettere alle squadre appena nate di inserirsi in una realtà costruita “su misura”, piuttosto che all’interno di campionati già avviati e spesso caratterizzati da un livello troppo alto rispetto alle loro capacità. Squadre nuove quindi, dotate di potenzialità che però rischiano di essere tarpate da un impatto “violento” con l’agonismo. Il problema, in questo contesto, è stato lo scarso numero di iscritti al corso arbitri, senza i quali non è stato possibile realizzare i campionati; tuttavia abbiamo organizzato, all’interno della Festa dello Sport, un torneo di calcio a 5 femminile che ha visto la partecipazione anche di una squadra bresciana.

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Capitolo a sé, il pugilato; nonostante numerose e vaste ricerche, trovare un luogo adatto alla sua messa in pratica - necessitava di grandi dimensioni (per un ipotetico futuro acquisto di un ring), di essere dedicato unicamente a questa attività (in quanto appendere e staccare i sacchi per gli allenamenti ogni volta non sarebbe stato possibile) e della presenza di spogliatoi e docce - si è rivelato impossibile. Tanti gli spazi, a Verona, in disuso; altrettanti i vincoli. Abbiamo però instaurato e mantenuto i rapporti con un allenatore già in possesso di una sua palestra a Verona, che ha messo a disposizione materiali in esubero e istruttori qualora si fosse riusciti a trovare un luogo adatto; ricerca che, quindi, continua. Ci è dispiaciuto in particolar modo “accantonare” l’idea del pugilato; sport circondato dal pregiudizio comune e invece incredibilmente positivo, fonte di sfogo, confronto, rapporti umani.

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DIFFUSIONE, INFORMAZIONE, CONSAPEVOLEZZA Nel giungere alla conclusione del progetto e viste le premesse da cui era nato, abbiamo voluto dare continuità alle attività promosse, a quelle realizzate e a quelle soltanto pensate, con la creazione di un sito internet per l’archiviazione di ciò che grazie al progetto è stato fatto e per la pubblicizzazione delle sue prospettive future. Quel che è certo è che, nonostante le difficoltà pratiche e le criticità strettamente collegate alla natura stessa del progetto, esso ha portato a Verona una maggiore consapevolezza dei suoi limiti, delle sue mancanze, dei suoi meccanismi; ha permesso una presa di coscienza di ciò che potrebbe essere fatto per la sua crescita sociale e in definitiva ha dato vita a tutta una serie di prospettive relativamente a iniziative che saranno fonte di ben-essere per i suoi cittadini.


GOALS

Ricomincio da tre G.O.A.L.S. in nazionale

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GOALS

Giochi, sport educazione e confronto

Organizzazione Evento nazionale

Coordinamento Staff organizzativo

US Acli Assemblea Organizzativa e Programmatica US Acli Bologna, 16-19 Giugno 2011 Elisabetta Mastrosimone Padova, Pisa, Trento, Treviso, Verona

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“CI SI PUÒ DROGARE DI COSE BUONE... E UNA DI QUESTE È CERTAMENTE LO SPORT”. Alessandro Zanardi

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TANTE COMUNITÀ EDUCANTI Il progetto Goals si propone di animare spazi sociali dove lo sport sia inteso come strumento pedagogico ed educativo finalizzato a favorire la partecipazione attiva dei giovani alla vita dei territori e si integra perfettamente con l’impegno prioritario dell’US Acli: fare di ogni società sportiva, gruppo o realtà che opera sul territorio, soprattutto con giovani e giovanissimi, una comunità educante dove si affermi la funzione etica dello sport e si impari a viverlo come via di non-violenza e di pace, di inclusione sociale e di cittadinanza attiva. All’interno dell’Assemblea Organizzativa e Programmatica dell’US Acli “Presenti/e per il futuro”, svoltasi a Bologna dal 16 al 19 giugno, è stato riservato uno spazio di animazione in Piazza del Nettuno, progettato e realizzato direttamente dallo Staff del progetto Goals costituito da Wen Wen Liu, Valeria Rubino, Lorenzo Nardelli, Tommaso Lorenzon, Marta Dell’Ira e coordinato da Elisabetta Mastrosimone. Lo Staff, nel periodo precedente all’evento, si è incontrato due volte a Bologna, il 19 aprile e il 24 maggio, lavorando attivamente per tutta la giornata. In questi due incontri il gruppo ha avuto l’opportunità di fare un sopralluogo per conoscere gli spazi in cui andare ad operare, ha condiviso le finalità del progetto e quelle che stavano alla base dell’evento e ha collaborato attivamente nella programmazione e progettazione delle attività di animazione, suddividendo incarichi e compiti per la buona riuscita dalla manifestazione. Nel corso del lavoro di programmazione sono anche stati presi contatti con la sede provinciale Acli di Bologna e con l’Ufficio Città Sane del Comune di Bologna. Quella di Bologna è stata innanzitutto un’esperienza che ha permesso ai bambini che hanno partecipato alle attività, di fare nuove conoscenze e di instaurare tra loro rapporti di amicizia; un’esperienza soprattutto di crescita, fortemente educativa, in un contesto di serenità e divertimento attraverso lo sport e il gioco. La prima giornata dell’evento si è aperta con l’incontro tra gli agenti di sviluppo educativo e i responsabili Mauro Montalbetti e Achille Tagliaferri per un confronto, durante il quale ogni partecipante ha raccontato gli sviluppi dei propri progetti per continuare poi rivedendo il programma delle attività di animazione precedentemente organizzate. Il venerdì mattina si è aperto con il tema Educare attraverso lo sport. I bambini venivano accolti nell’area adibita all’animazione e poi “preparati” alle attività con il “truccabimbi”: il loro viso è stato infatti decorato con forme e colori a scelta. Poi, con sottofondo musicale, i bambini hanno potuto dare sfogo alla loro fantasia armandosi di fogli bian-


chi e pennarelli a volontà, dando così vita a storie e personaggi che successivamente abbiamo appeso lungo il perimetro dello spazio a loro dedicato. Abbiamo poi allestito, utilizzando tutti i materiali e gli spazi a disposizione, un percorso motorio che i bambini dovevano portare a termine nel minor tempo possibile e con il minor numero di penalità. I bambini si sono divertiti molto, anche grazie all’animazione vocale degli agenti più coraggiosi che li hanno accompagnati nelle attività. Oltre al percorso è stato anche adibito uno spazio dedicato alla giocoleria, nel quale gli animatori più esperti hanno potuto insegnare i trucchi del mestiere ai più piccoli. Inoltre ogni bambino ha ricevuto in dono animali fatti con palloncini colorati, dopo aver assistito alla loro creazione. La mattina si è conclusa con i balli di gruppo. Nel pomeriggio il tema L’unione fa la forza voleva sottolineare un fondamentale aspetto del gioco: l’appartenenza ad un gruppo e la conseguente nascita di legami di amicizia e collaborazione, ed ha seguito lo schema delle attività svolte al mattino. I bambini hanno potuto scegliere la decorazione del proprio viso grazie allo spazio adoperato per il “truccabimbi” dedicandosi poi alle varie attività organizzate: giocoleria, disegni, giochi motori vari. Ma la giornata non si è conclusa qui. Sul campo polivalente infatti, sono stati dapprima organizzati tornei di pallavolo e calcetto; poi lezioni di break dance e di danza africana che hanno coinvolto sia gli animatori che i bambini. Quest’ultima attività è stata organizzata dall’associazione Carmalà di Bologna in seguito alla collaborazione con il progetto Città Sane per i bambini e le bambine del Comune di Bologna.

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Il sabato mattina è stato il Faccia a faccia a fare da linea portante per le attività, ad indicare l’importanza del confronto-scontro nello sport. I partecipanti ed altri visitatori sono stati intrattenuti da spettacoli di arti marziali organizzati dal Camdo (Coordinamento Arti Marziali e discipline Orientali) dell’US Acli nazionale. Il pomeriggio ha avuto come tema I diritti dei bambini ed ha seguito lo schema del venerdì. Nel campo polivalente sono stati organizzati molti giochi, come ruba bandiera e palla prigioniera. Nel tardo pomeriggio infine si sono esibiti clown e gruppi provenienti da una scuola di danza dell’US Acli di Bologna. Lo staff di Goals, nei giorni di attività, si è arricchito anche grazie al contributo di altri agenti che hanno voluto essere presenti, partecipare alle attività e divertirsi con noi, portando un significativo contributo allo svolgimento delle azioni animative: Matteo Russo, Domenico Rago, Francesca Ballocco, Laura Colombo, Pietro Viano, Nello Fierro, Emiriona Rroji e Anna Stoppiello, oltre agli operatori sportivi messi a disposizione dall’US Acli, Antonio Cardin e Anna Pirovano. Complessivamente l’esperienza ha evidenziato una buona gestione nell’organizzazione da parte del gruppo che è apparso molto affiatato, unito e partecipe alle attività proposte ai bambini. Tutto questo è stato facilitato dalla varietà dei materiali messi a loro disposizione e dalla disponibilità dei coordinatori che hanno accompagnato la progettazione dell’evento.

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GOALS

La pace va per… corsa

Organizzazione Evento nazionale

Coordinamento Staff organizzativo

IPSIA – Libera Sport Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie Matera, 17 Marzo 2011 Mauro Montalbetti Laura Bernardini Avellino, Cagliari, Crotone, Palermo

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“PERCHÉ

UNA SOCIETÀ VADA BENE, SI MUOVA NEL PROGRESSO, NELL’ESALTAZIONE

DEI VALORI DELLA FAMIGLIA, DELLO SPIRITO, DEL BENE, DELL’AMICIZIA, PERCHÉ PROSPERI SENZA CONTRASTI TRA I VARI CONSOCIATI, PER AVVIARSI SERENA NEL CAMMINO VERSO UN DOMANI MIGLIORE, BASTA CHE OGNUNO FACCIA IL SUO DOVERE”.

Giovanni Falcone

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E-VENTO DI PACE L’evento “La pace va per…corsa” è stato ideato dall’associazione “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” nell’ambito del programma della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. L’atleta Pino Papaluca, dopo un viaggio lungo venti maratone (una in ogni regione d’Italia), ha corso la maratona conclusiva a Matera nella mattinata del 17 Marzo 2011. In questo contesto, ha assunto fondamentale importanza la presenza dell’US Acli sia per l’esperienza formativa che ha rappresentato per i giovani coinvolti nel progetto Goals sia per la condivisione dei messaggi che si sono voluti promuovere nell’ambito della manifestazione e cioè la legalità, lo sport pulito e la celebrazione per i 150 anni dell’Unità d’Italia. In considerazione delle caratteristiche, delle attività e degli obiettivi del progetto Goals, l’impegno in questo evento degli agenti di sviluppo educativo - in particolare di quelli appartenenti ai comitati del Sud Italia (Avellino, Cagliari, Crotone e Palermo) - si è concretizzato nella progettazione e nel coordinamento di uno spazio di animazione con lo scopo di dare maggiore visibilità all’evento stesso e valorizzarne i contenuti attraverso il coinvolgimento della cittadinanza, a partire dai bambini, utilizzando attività ludico - ricreative. Nell’incontro preliminare di progettazione tenutosi a Roma, si era cercato di valutare sommariamente il tipo di utenza, le risorse umane e strumentali necessarie, il luogo ed i tempi a disposizione; tuttavia, vista la mancanza di dati certi si era optato per un’idea progettuale composita e variabile in itinere in base alle evenienze. Giunti a Matera nel primo pomeriggio del 16 Marzo, in un clima molto più alpino che mediterraneo (la temperatura era davvero rigida e una fitta nebbia avvolgeva la città), siamo stati accolti da alcuni rappresentanti del comitato regionale US Acli della Basilicata che ci hanno guidato in un sopralluogo della zona da animare – un piazzale antistante un immobile confiscato alla mafia nello splendido scenario dei Sassi. Presa visione del luogo e afferrate le informazioni rispetto allo scarso numero di bambini attesi per l’indomani, ci siamo riparati in un caffè del centro per decidere il da farsi. Dopo una breve discussione abbiamo pensato di creare, con dei grandi cartelloni, il tricolore italiano da attaccare al suolo, per poi decorarlo e colorarlo con scritte inerenti la legalità, la festa nazionale per l’unità d’Italia, lo sport pulito e la pace.


E così, sotto una pioggia battente, ci siamo messi alla ricerca di una cartoleria e abbiamo acquistato tutto il materiale necessario. Il mattino seguente, al di là di ogni più rosea speranza, siamo stati accolti da un cielo turchino e un meraviglioso e caldo sole!!! La giornata è iniziata con la preparazione alla partenza della maratona (in realtà 5 chilometri di passeggiata): canto dell’inno nazionale, l’arrivo di Don Ciotti, saluti delle autorità, foto di rito. Una volta partita la maratona ci siamo “catapultati” sul luogo da animare per preparare tutto il materiale; lì abbiamo trovato già dei bambini che sono stati ben felici di partecipare e di aiutarci a decorare il nostro tricolore. L’attesa per l’arrivo del corteo è durata davvero poco, in pochi attimi il piazzale e la piazza poco più avanti si sono riempiti di persone che ci hanno permesso di dare la giusta visibilità ai nostri messaggi. Il momento davvero più emozionante di tutta la giornata è nato spontaneamente quando abbiamo preso una delle tante bandiere italiane appese sul posto e l’abbiamo riempita con le firme di tutto lo staff US Acli insieme anche a quelle di Papaluca e Don Ciotti; bandiera che oggi fa bella mostra di sé negli uffici nazionali dell’US Acli…

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GOALS

Marcia Perugia-Assisi: cinquant’anni contro la violenza

Organizzazione Evento nazionale Coordinamento Staff organizzativo

Dipartimento pace e stili di vita Marcia per la Pace Perugia Assisi 21-25 Settembre 2011 Achille Tagliaferri Aosta, Como, Cuneo, Milano, Torino

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“IO

NON DICO: FRA POCO O MOLTO TEMPO AVREMO UNA SOCIETÀ CHE SARÀ

PERFETTAMENTE NON VIOLENTA...

A

ME IMPORTA FONDAMENTALMENTE L’IMPIEGO DI QUESTA MIA MODESTISSIMA VITA,

DI QUESTE ORE O DI QUESTI POCHI GIORNI; E METTERE SULLA BILANCIA INTIMA DELLA STORIA IL PESO DELLA MIA PERSUASIONE”.

Aldo Capitini Elementi di un’esperienza religiosa, 1937

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IMPEGNARSI PER UN ALTRO MONDO POSSIBILE La Marcia Perugia Assisi nel 2011 compiva un compleanno particolare: cinquant’anni, e non sentirli. O meglio, rendersi conto che, trascorsi cinquant’anni dalla prima volta che Aldo Capitini, straordinario personaggio purtroppo poco conosciuto in Italia, diede vita alla Marcia, la guerra e la violenza rimangono e permangono nel nostro mondo e ancora molto è da fare per sradicarli definitivamente. La Marcia del cinquantennale è stato uno degli eventi nazionali programmati nell’ambito del progetto Goals, ed ha visto la partecipazione degli agenti di Aosta, Torino, Milano, Como, Palermo, Avellino, Trento e Cuneo. Prima di recarsi nella splendida Umbria sono stati fatti degli incontri preparatori fra gli agenti e nei singoli territori: a Cuneo ad esempio, oltre quattrocento giovani hanno partecipato ad una splendida assemblea su Pace e nuovi stili di vita tenuta da Achille Tagliaferri, autentico compagno di viaggio per tutti gli agenti durante il progetto. Ma il lavoro vero e proprio è stato fatto fra Perugia e Bastia Umbra, dove nella settimana precedente alla Marcia oltre mille giovani provenienti da tutta Italia e non solo, hanno condiviso un padiglione del Centro Fiere come tetto.


Un centro fieristico che per l’occasione è diventato un laboratorio di pace, grazie anche ai moltissimi incontri tenuti con giornalisti, responsabili di decine di associazioni, testimoni di diverse realtà da tutti i paesi ma soprattutto giovani che hanno già fatto la scelta di impegnarsi per un altro mondo possibile: più giusto, più equo e non violento. Noi agenti abbiamo avuto il privilegio di respirare ed operare in questo clima, a contatto con diverse esperienze di impegno e scelta, provando a dare il nostro piccolo e modestissimo contributo animando uno stand nella festa organizzata dalle Acli presso i Giardini del Frontone a Perugia. Giocoleria, braccialetti con un pezzo dei puzzle della pace, cartelloni per raccogliere i pensieri dei partecipanti, hanno fatto da cornice agli spettacoli tenutisi sul palco centrale, come performance teatrali e bellissimi interventi musicali. Le giornate erano piene di emozioni; gruppi di scout e scolaresche si avvicinavano a noi per vedere come preparavamo i materiali o per farsi fare le treccine con simpatici e coloratissimi fili di lana. Senza dimenticare gli incontri avuti con gli abitanti del luogo; ci ricorderemo a lungo della loro ospitalità e generosa simpatia. Poi è venuta la marcia, una lunga passeggiata di otto chilometri nelle campagne tra Perugia ed Assisi, un lungo corteo colorato e festoso; le canzoni rimbalzavano di bocca in bocca e la fatica della camminata veniva affievolita dallo straordinario paesaggio e dall’allegria dei partecipanti. Un’esperienza importante; ideale chiusura di un progetto che per un anno ci ha visti coinvolti sui territori sì per “generare opportunità liberando spazi” ma soprattutto per contribuire con il nostro entusiasmo a costruire la pace. E a cinquant’anni di distanza dalla prima marcia sappiamo che ne avremmo veramente bisogno.

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Stampa: Ugo Quintily S.p.A. - Roma


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QUANDO LO SPORT È SOCIALE

Quando lo sport e ‘sociale

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GOALS Quando lo sport e ‘sociale Progetto cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento Politiche giovanili, ai sensi dell’art. 4 del DM 21/06/2007 Le attività inerenti al progetto sono a titolo gratuito


GOALS Vol.4