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LA “F AMIGLIA DELL ’A VE MARIA ” Raccolta di scritti e riflessioni di

D O N I G N A Z IO T E R Z I

(quarto successore di San Luigi Orione)

con un a in troduzion e di

Mons. Giovanni D’Ercole


FAMIGLIA DELL’AVE MARIA

F AMIGLIA

DELL ’A VE

M ARIA - Corso Nuvoloni 30 - 18038 Sanremo - 0184.531422


Finito di stampare in marzo 2015 A cura della FAMIGLIA DELL’AVE MARIA Corso L. Nuvoloni 30, 18038 Sanremo (IM) tel. 0184-531422 - info@famigliadellavemaria.it


INTRODUZIONE Ben volentieri ho accettato di affidare a questa breve introduzione alcune mie considerazioni sulla figura di don Ignazio Terzi, Direttore Generale dell’Opera don Orione, che ha avuto una frequentazione assidua con Maddalena Carini. Fu egli stesso a farmela conoscere e a voler che la incontrassi e per questo gli devo eterna riconoscenza. Uomo di grande finezza umana e spirituale, nobile di nascita e ancor più per il suo portamento, don Terzi coltivava una innata delicatezza d’animo che lo portava a grande rispetto per tutti, anche per i suoi più piccoli interlocutori. E’ stato il mio formatore ai tempi del liceo e professore stimato d’Italiano. Questo ha permesso a noi alunni di stupirci per la vastità delle sue conoscenze e per l’umiltà con cui sapeva trasmettere il sapere agli studenti. In seguito si è occupato di noi come responsabile generale della formazione e poi come superiore generale della nostra congregazione. Di lui resta un ricordo grato e ammirato. Non sono però le relazioni vissute all’interno della nostra famiglia religiosa che qui vorrei mettere in rilievo. Intendo piuttosto soffermarmi nel raccontare i suoi rapporti con Maddalena e il suo amore per la famiglia dell’Ave Maria. Ancor oggi mi chiedo perché egli abbia voluto, anzi insistito che io prendessi contatto con Maddalena e non desistette sino a quando insieme a lui venni a San Remo ed ebbi il primo indimenticabile colloquio con questa anima singolare, provata dalla sofferenza e innamorata di Cristo. Don Terzi me ne aveva parlato a più riprese e solo dopo mi fu possibile capire che tutto rientrava in un misterioso disegno divino, che unisce attraverso una serie di incontri casuali a volte inimmaginabili, le persone per i suoi disegni di misericordia e di provvidente amore. Ricordo la stima e la venerazione con cui parlava di Maddalena e sono certo che, data anche la sua naturale riservatezza, non abbia mai comunicato le esperienze più intime che han segnato la sua frequentazione a Villa Maria. Questa breve raccolta di suoi interventi, che narrano momenti significativi della vita della Famiglia dell’Ave Maria, danno un’idea della spiritualità di questo degno successore di don Orione, ma non sono certamente sufficienti per farci capire quanto egli avesse compreso il carisma e la missione di questa nuova istituzione scaturita dalla docile obbedienza di Maddalena alle richieste del Cielo. Il suo stile che trasuda la ricchezza della sua intelligenza e l’ampiezza delle sue conoscenze storiche, letterarie, teologiche e mistiche, riesce a farci appassionare a questa “voce fra le tante che risuonano oggi nella ChieI


sa, che si caratterizza per il suo tono delicato, quasi silenzioso, che deriva dalla sua origine legata all’umiltà della grotta di Lourdes e alla semplicità incantevole della sacra Famiglia di Nazareth”. Sa riconoscere che in fondo la vita della Famiglia dell’Ave Maria “può a ragione dirsi un commento vivente al Vangelo, una traduzione in termini semplici e profondi delle virtù predicatesi dal Cristo, evidenziando in modo speciale quegli aspetti misteriosi e affascinanti che caratterizzarono la vita nascosta del Redentore e di quelli che gli furono più vicini, Maria e Giuseppe”. Abbiamo qui una descrizione che è al tempo stesso un invito a realizzare il progetto divino su questa singolare istituzione sorta con umiltà e silenzio nel seno della Chiesa. Questi scritti non possono non essere il frutto dei lunghi colloqui che don Ignazio Terzi intratteneva con la miracolata di Lourdes, alla quale la Madonna aveva chiesto “il dono” della sua salute e, immobilizzata in un letto di continue sofferenze, riusciva a comunicare serenità e pace a tante anime traviate, che il Signore le inviava per le vie più diverse, più strane e impreviste. Di tutto questo don Terzi era ben consapevole, e nei suoi scritti s’intravvede il suo impegno di sostenere Maddalena in questa non facile missione. Incoraggia la Famiglia dell’Ave Maria a nutrire uno spirito analogo a quello che tiene unita una famiglia naturale: “ci si ama, ci si aiuta, comprende e scusa vicendevolmente. Si lavora uniti, pur attendendo ciascuno alla sua propria mansione, che non è autonoma ma integrativa e armonizzata con quelle degli altri”. A prima vista queste note non sembrano offrire speciali spunti di meditazione. Chi però conosce l’apostolato che svolgono i membri della Famiglia dell’Ave Maria, non fa fatica a cogliere il messaggio importante che qui si vuole far emergere. L’apostolato dell’accoglienza esige uno spirito di famiglia condiviso con tutte quelle sfumature che fanno sentire l’ospite accolto come a casa sua, sin dal primo momento. Il resto lo compie il Signore servendosi dei suoi strumenti di grazia. E Maddalena è un misterioso strumento di misericordia nelle mani della Vergine Immacolata. “Ave Maria, un sorriso e avanti!”. È questo - nota don Terzi - il motto che Maddalena ha lasciato alle sue figlie e ai suoi figli spirituali “quale sintesi di fede, di delicatezza e coraggio costante, appoggiato sulla sicurezza della presenza assidua e materna di Maria Santissima, per la causa di Dio e delle anime”. Di questa spiritualità, che sa così ben delineare, don Terzi è stato testimone per lunghi anni godendo dell’amicizia anche di don Vittorio Cupola, per cui giustamente il suo ricordo resta legato a quello di Maddalena e dell’intera Famiglia dell’Ave Maria. + Giovanni D’Ercole

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LA FAMIGLIA DELL’AVE MARIA È una voce fra le tante che risuonano oggi nella Chiesa, che si caratterizza per il suo tono delicato, quasi silenzioso, che deriva dalla sua origine legata all’umiltà della grotta di Lourdes e alla semplicità incantevole della sacra Famiglia di Nazareth. Nata infatti in seguito a un miracolo della bontà materna dell’Immacolata, essa è stata mossa soprattutto da un’ansia tormentosa di salvezza di tutte le anime, specie di quelle dei “lontani” che illusi dal chiasso del mondo dimenticano le grandi realtà divine. Trovare tutte le vie, escogitare tutti i mezzi per toccare i cuori dei peccatori, far loro sentire il richiamo di Dio e della Madre Sua e nostra costituisce il programma di chi si consacra al Signore in questa umile Famiglia. La sua via maestra è l’imitazione delle virtù della Vergine: nulla di straordinario sul piano umano, nulla di visivo e reclamistico, ma la totale elevazione di ogni atto della vita quotidiana, anche dei minimi gesti, al grado di offerta a Dio, di preghiera, adorazione e olocausto. La scoperta geniale di questa Fondazione, che si rifà al modello nazaretano, è il valore e il significato della famiglia. Essa è il nucleo della società e della Chiesa: ricostituire, purificare, santificare il mondo familiare significa salvare il mondo intero. E la famiglia diviene così non solo l’oggetto, ma pure il mezzo di un rinnovamento cristiano e di efficace apostolato. Ciò rappresenta pure l’attualità di questa Istituzione che ha anticipato, nella sua visione della famiglia, quello che oggi è uno degli aspetti portanti del programma apostolico della Chiesa che, abbandonate forme di categorie separate, preferisce dirigersi alla famiglia come tale nella sua realtà globale e indivisibile. È lo stesso spirito di famiglia che si ritrova nei membri stessi dell’Istituto che se accoglie anime verginali gelose della loro consacrazione integra alle mistiche nozze con l’Agnello divino, accetta pure coniugati di qualsiasi rango sociale, come specialmente gli stessi sacerdoti. Nella famiglia pur con diverse mansioni tutti rimangono fratelli e la differenza dei compiti contribuisce solo a una più perfetta riuscita di questa sinfonia di voci e di testimonianze. Ma soprattutto quello che pare il significato più profondo della Famiglia dell’Ave Maria nella Chiesa è il richiamo alle più autentiche virtù evangeliche: 1


silenzio, umiltà, lavoro assiduo e specialmente preghiera che attraverso la fedeltà ai tempi forti e prolungati, tende a diventare continua come quella di Gesù. Non grandi programmazioni che sanno di calcolo umano, né specializzazioni dottrinali o tecniche educatrici e infermieristiche, che pure non mancano, ma essenzialmente vita mariana nella devozione profonda alla Vergine e nella prassi che tende a far rivivere le sue virtù. Non sembra troppo il dire, rifacendoci al Montfort, che Maria stessa pare voler ridiscendere dal Cielo per ripetere i suoi esempi e la sua linea ascetica in queste anime da Lei scelte per il suo piccolo nuovo Istituto. Qui tutto spira Maria, fa sentire a volte in modo inequivoco la reale presenza dell’Immacolata, che traspare nelle tante immagini nelle cappelle e nei diversi ambienti, ma soprattutto nella vita e nel servizio compiuto da queste fedelissime di Lei. Ma oltre alla preghiera e all'umile servizio dei fratelli, è specialmente il senso della Croce che, ancora una volta, dà l’autentico sigillo evangelico alla Famiglia dell’Ave Maria, nata da una prova dolorosissima e sviluppatasi attraverso il culto della sofferenza e la penetrazione nel mistero della Passione del Redentore e dei dolori del cuore della Vergine Addolorata. Ed infine la Famiglia ci presenta la risposta di Dio: le numerose conversioni di lontani, la ricostituzione insperabile di famiglie già distrutte, la riabilitazione di non pochi sacerdoti e religiosi testimoniano che la Grazia opera attraverso questi umili strumenti pieni di Fede. E ancora una volta la presenza continua e misteriosa della Croce, il segno della contraddizione che i santi chiamano il chiaro segno di Dio, la comprensione sempre più viva che le anime si riscattano solo a prezzo di sangue, mentre da un lato riconfermano il carattere evangelico dell’Istituto, lasciano adito a tanto fiduciosa speranza che esso, restando fedele a tali principi, possa in seno alla Chiesa costituire, come si è detto, una voce profetica di significato tutto speciale.

Siamo di fronte a un carisma che presenta una speciale originalità che in qualche aspetto potrebbe anche apparire alquanto coraggiosa, se non fosse più che sufficientemente suffragata da continui segni esteriori e interiori che comprovano l’assistenza divina, attraverso la mediazione della Vergine Immacolata cui la fondazione si ispira. Un fondatore insegna con i suoi scritti e la sua parola, ma più ancora con il 2


suo esempio di vita e di apostolato. Pare convincente quanto dice Christian Curty che un carisma di fondazione è “l’esperienza personale di Dio vissuta da un mistico, sotto l’impulso dello Spirito Santo e presentata ai suoi figli spirituali perché, secondo la loro grazia, la ripetano”. Qui la Fondatrice, Maddalena Carini, ha sentito fin dall’infanzia l’ansia di convertire i peccatori e li ha avvicinati con coraggio e disinvoltura e con ancora maggior frutto. Il suo apostolato assume uno stile assai caratteristico: ricercare i lontani, pur con la dovuta prudenza, nei loro ambienti e creare opere adatte per avvicinarli (attività alberghiera, incontri in luoghi di villeggiatura, scuole professionali a indirizzo alberghiero etc.) operando specie per ricostruire o sanare le famiglie. Il sacerdote, in questo movimento, è necessario come dispensatore dei sacramenti e guida spirituale, ma costituisce quasi un punto di arrivo, mentre l’attività di penetrazione (direi la forza d’urto) è più dei laici. Non vedrei casuale ma significativo il fatto che il Signore abbia scelto un’anima femminile per questa moderna ed evangelica iniziativa di bene. Maddalena non ha voluto fondare un istituto religioso e neppure forse si può parlare di un istituto secolare nella forma ordinaria di oggi: ella chiama la sua fondazione una “famiglia”, parola semplice quanto significativa. La famiglia accoglie e unisce tutti, il sacerdote, i vergini consacrate, i coniugati; tutti hanno cittadinanza in questa famiglia singolare che trae il nome e più ancora la spinta benedicente dalla Vergine di Lourdes che ha guarito miracolosamente la Fondatrice.

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PERCHÉ «FAMIGLIA DELL’AVE MARIA»? La Famiglia dell’Ave Maria esprime con la sola sua denominazione quelli che sono la sua spiritualità e il suo programma. F AMIGLIA → lo spirito che unisce i vari membri è veramente quello stesso che tiene unita una famiglia naturale: ci si ama, ci si aiuta, comprende e scusa vicendevolmente. Si lavora uniti, pur attendendo ciascuno alla sua propria mansione, che non è autonoma ma integrativa e armonizzata con quelle degli altri. Per questo la Famiglia dell’Ave Maria comprende sacerdoti, vergini e celibi consacrati e pure coniugati. Alcuni membri vivono regolarmente e comunitariamente nelle case e opere dell’istituzione, altri testimoniano nel mondo il suo messaggio carismatico. A VE M ARIA → il saluto che Dio, per mezzo dell’Angelo, rivolse a Maria, dando inizio alla nostra redenzione, rappresenta il respiro spirituale della Famiglia dell’Ave Maria. Nata ai piedi della Vergine nella luce di Lourdes, essa vive e opera abbandonata alla guida e all’aiuto della Celeste Madre, rivivendo le Sue virtù e imitando i Suoi esempi e i Suoi atteggiamenti, propri di Chi vive nascosta con Cristo in Dio (Col. 3, 3). Preghiera continua, umile servizio, olocausto di sé stessi nel mistero della Croce possono dirsi i cardini di questa spiritualità che si intona alla classica ascetica Cristiana di sempre e pure alle recenti direttive del Concilio Vaticano II. Il pensiero di Maria accompagna da mattina a sera la vita dei membri, costituendo luce e conforto e sicurezza contro ogni difficoltà e prova. P ER

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→ Il nome di “Famiglia” sta pure a indicare un tipico impegno apostolico. Oggi la crisi investe soprattutto le famiglie, cellule della società e della Chiesa stessa. Risanare questo istituto tanto insidiato e disgregato, complice la stessa legislazione civile, costituisce la via migliore per rinsaldare la Chiesa e santificare il popolo di Dio.

LA FAMIGLIA


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LONTANI

M EZZI

→ Ma se qualcuno ha un diritto o un privilegio nell’azione della Famiglia dell’Ave Maria, questi sono proprio i fratelli più lontani da Dio, che Maria vuol “richiamare al Suo materno abbraccio” e ricondurre a salvezza. Anime bisognose, anche di sacerdoti e religiosi, sono oggetto di specialissima e premurosa cura da parte della Famiglia dell’Ave Maria. → Anche se l’amore non conosce limiti, ma si serve di tutto pur di guadagnare anime a Cristo, la Famiglia dell’Ave Maria esprime di preferenza il suo zelo apostolico mediante case per ritiri e preghiera, ospitalità alberghiera, scuole di diverso tipo, incontri, pellegrinaggi, iniziative spirituali che possano attirare e illuminare fratelli in crisi.

APOSTOLICI

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ORIGINI, SPIRITUALITÀ, SCOPI Una Fondazione nella Chiesa presenta una linea di vita, sia pur semplice e ordinaria, ma sempre “nuova”. Questa può chiamarsi spiritualità. Anche solo l’esempio di vita di un fondatore, i suoi scritti occasionali, le sue direttive pratiche, costituiscono elementi dai quali si può cogliere e definire una via ascetica (A. Matanic: Diz. Di Istituti di perfezione, VIII, 1201). Spiritualità non vuol dire subito “Scuola ascetico-mistica”, anche se può esserne il preludio. Certo la grande Teresa d’Avila quando, per ubbidienza ai confessori, buttava giù le sue esperienze interiori personali e narrava gli eventi esterni che le accompagnavano (specie nell’Autobiografia e nelle Fondazioni) non pensava di gettare le basi della più grande “Scuola di Santità” della Chiesa. Ma ogni “Fondazione carismatica” porta con sé, oltre il soffio dello Spirito Santo, la coscienza di una originalità che spiega la santa ostinazione dei fondatori nel salvaguardare fin i dettagli del loro carisma (che giustamente considerano non loro) e giustifica la loro preoccupazione nel tutelare una tipica fisionomia, evitando fusioni con altri Istituti similari o modifiche riduttive e devianti. La Famiglia dell’Ave Maria nasce come un fiore spontaneo, isolato, nella luce purissima di Lourdes, quindi dell’Immacolata, ma preceduto, nella Fondatrice, da una singolare sete di anime da salvare, che l’accompagna fin dai suoi primissimi anni. Intimità precoce con il suo Gesù che le fa intendere questa ardentissima sete del Suo Cuore e la spinge con infantile audacia a dichiarare a chi la vorrebbe tenere lontana da contatti pericolosi: “Ma se nessuno avvicina i bambini cattivi, come si convertiranno?”. E ne deriva in tutta la vita un apostolato audace, geniale, instancabile che ci richiama “l’opportune et importune” di S. Paolo. Apostolato che non conosce limiti o riserve, ignora riposo o sosta, non teme di nessun ostacolo per grande che sia, come il piccolo Davide di fronte al grande Golia. Base di tutto una profonda e continua unione con Dio. Questo diviene particolarmente necessario per chi, pur nella più totale consacrazione a Dio, rinuncia all’isolamento claustrale o anche alle difese di un Istituto religioso in senso stretto, per rimanere fratello fra i fratelli, condividendo tutto, eccetto il 6


peccato, come Cristo. La stessa vita, lo stesso lavoro, il medesimo ambiente con le sue situazioni scabrose e le sue difficoltà anche spirituali, pur di non abbandonare il fratello che è divenuto figliol prodigo. Siamo di fronte a una concezione apostolica ardita che supera, pur apprezzandoli e salvandoli il più possibile, i limiti giuridici di una professione religiosa riservata. Non Istituto, ma “Famiglia” che perciò si apre a diversi generi di persone e consta di sacerdoti, di vergini, di laici anche coniugati, e perfino di religiosi, senza staccarli dal loro Istituto d’origine. Atmosfera di famiglia, ma che non vuol dire facile cameratismo, quanto piuttosto reciproco rispetto, stima, premurosa delicatezza, comprensione attenta e sincera. Ogni anima ha la sua storia e la sua Grazia. Si è tutti uguali in una famiglia. Non è più grande chi siede in cattedra o ha più talenti umani. Tutti ci si aiuta e ci si sa sostituire. Si passa da un ufficio all’altro con la disinvoltura propria del clima intimo della famiglia. Ciò che occorre lo si fa, e subito. Il che determina anche un reciproco arricchimento di esperienza e comprensione. Famiglia vuol dire semplicità, che diviene poi umiltà. La società civile conosce i gradi sociali ed accademici, la famiglia no. Un fratello non è più caro perché laureato, intelligente ecc. È solo fratello e caro in quanto tale. Luce dell’Immacolata: tutto si ispira al Modello Mariano che inizia con l’immacolatezza verginale di Maria, per poi procedere nella Sua imitazione in seno alla Famiglia di Nazareth. Qui Maria rimane modello di vita nascosta, ordinaria, casalinga, in unione con Dio e con gli altri e in costante e generoso servizio. Semplicità, purezza d’intenzione, delicatezza, caratterizzano questa mirabile vita. Maria nella casa nazaretana sta, per così dire, sempre alla porta per ricevere tutti, accoglierli, introdurli, fino a giungere al “materno abbraccio”. Giuseppe, il più grande dei Patriarchi, fa solo il falegname, Gesù stesso ci redime tacendo, ubbidendo, nascosto agli uomini, confuso con la comune dei suoi coetanei poveri e popolani. Quanta preghiera a Nazareth! Profonda, continua, adorante, altamente contemplativa. Potremmo dirla “Trinitaria”, ma non ammantata dai paramenti mistici del monaco o nel romanticismo coreografico di un deserto, ma inserita nel grigiore del “terribile quotidiano”, con la monotonia e le preoccupazioni di chi si guadagna il pane con il sudore della fronte. Nell’Ave Maria tutto si eleva come a Nazareth a livello di preghiera: il riassettare, il cucinare, il preparare le camere, i letti. Tutto canta lode a Dio. Fu7


mo d’incenso e fumo di pentole, lode del labbro in Chiesa, lode del braccio nel lavoro, lode del cuore continua. Carità preveniente che intuisce con intelligenza le necessità altrui, il loro stato psicologico e spirituale. Soprattutto carità paziente, e questa all’ordine del giorno, appoggiata a tanta fiducia in Dio. La Grazia ha le sue ore, occorre insistere, saper attendere, non scoraggiarsi mai. Nei piani divini spesso uno semina e altri miete. Sofferenza con Cristo: la Redenzione esige un prezzo di sangue e non si tratta solo e sempre di quello visibile. Vi sono martirii interiori che possono ben stare alla pari con quelli del fisico. Spesso essi rimangono un segreto fra l’anima e Dio, il Quale prova i suoi eletti in ogni nodo e non di rado in “modo implacabile”. La Famiglia dell’Ave Maria è, per vocazione, pronta ad accettare ciò che Dio chiede, a rispondere con prontezza e con il sorriso, ad aiutare con perseveranza Gesù carico della Croce, quando la presenta in modo sia visibile sia invisibile. Si può dire che l’Ave Maria ha fatto quel “patto con la Croce” che troviamo in alcuni mistici? I frutti, gli effetti, il susseguirsi di prove paiono confermarlo. Si sperimenta ciò che asserisce I. Larrañaga: “Quelli che ama, Dio non li lascia mai in pace, ma sempre nel fondo lascia la Pace!”. Perché questo ? È bello rispondere con Raissa Maritain: “Perché li ama troppo!” (Diario sp., p. 370). Può esser lecito a questo punto tentare di inquadrare la spiritualità dell’Ave Maria in quella generale e tanto ricca in Italia negli ultimi due secoli? In altre parole, appare un collegamento a qualcuno di quei “filoni” che scorrono nella Chiesa risalendo a grandi figure di santi e di maestri? O piuttosto l’Ave Maria, per rubare un’espressione a Silvio Tramontin, costituisce un magnifico “a solo” che si stacca e distingue nella sinfonia della spiritualità italiana? La spontaneità con cui è sbocciata l’Ave Maria, la sua inconfondibile originalità apostolica, la semplicità della Fondatrice, intelligentissima, ma libera da specializzazioni o addottrinamenti ascetici, ci fa propendere per questa conclusione. Ma ogni spiritualità, per quanto nuova e originale, non può non assorbire, anche inconsciamente, come un’ape industriosa che succhia il nettare da più fiori, tante ricchezze che hanno saturato l’atmosfera soprannaturale in cui si 8


è determinata. Pensiamo ai tre “filoni” italiani scoperti e analizzati da Divo Barsotti: quello piemontese con il Cottolengo, il Cafasso, Don Bosco; quello romano con il Del Bufalo, l’Odescalchi, il De Rossi; e ultimo il lombardo-veneto che ci ha dato la Canossa, il Bertoni, la Di Rosa, la Verzeri, la Capitanio etc. Dovremmo subito dire che non è facile ricollegare l’Ave Maria a uno dei tre. Forse prende qualcosa da tutti, ma se per il coraggio apostolico, il generoso servizio, la totale donazione ricalca la linea piemontese, la singolare interiorità sublimata in modo impressionante dal Mistero della Croce, pare piuttosto assimilarla alla profonda e provata spiritualità delle fondatrici lombarde, nelle quali la palese iniziativa di Cristo sposo dell’anima viene quasi ad assorbile e trasfigurare la pur potente personalità dei soggetti. E nel caso nostro maggiormente illumina la figura sublime della Vergine, la principale Fondatrice.

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SULLE ORME DELLA FAMIGLIA DI NAZARETH “Non venit regnum Dei cum observatione”. È una massima evangelica che si ripete, cui Dio è, per cosi dire, rimasto fedele in tutta l’economia della Redenzione, dietro l’esempio del Suo Divin Figliolo. Anzi, di preferenza, Dio pare accentuare tale criterio in quelle opere che diremmo sue predilette, i cui caratteri salienti divengono quindi: umiltà, nascondimento, sacrificio e soprattutto preghiera fiduciosa e continua. Sono i connotati più certi delle autentiche opere di Dio. In questo clima evangelicamente silenzioso è sorta, da alcuni anni ormai, un’opera di bene, il cui nome, generatosi quasi spontaneamente, rappresenta da solo tutto un significato e un programma: Famiglia dell’Ave Maria. F A M I G L I A - Il termine è quanto mai semplice e nello stesso tempo dolce e intimo. Nulla di grandioso o visivo; si rimane nella naturalezza e nell’umiltà. Non si parla di Ordine, Congregazione, Istituto, che sanno di presentazione strutturata per non dire potente; neppure siamo sulla linea di quei termini oggi di moda quali “movimento” o “fronte” e simili che sanno di vastità e impegno che rasenta il politico. I membri della Famiglia dell’Ave Maria devono sentirsi autenticamente persona di una famiglia, così come ci si sente in seno alle famiglie naturali. E l’opera vuole mantenere proprio quelle caratteristiche che presentano tutti i gruppi familiari ove fratelli e sorelle restano strettamente uniti e concordi pur in mansioni diverse e in scelte affatto differenti: nella famiglia ci sono i celibi e i coniugati, gli intellettuali e i lavoratori, gli insegnanti e le casalinghe, anche i religiosi e i sacerdoti. Ma la nota forse la più attuale, dal punto di vista apostolico, è che la Famiglia dell’Ave Maria si dirige proprio alle famiglie come tali, riscoprendone il valore e la insostituibile funzione in seno al popolo di Dio. E oggi la stessa Chiesa sta facendo questa riscoperta, vedendo nella famiglia, oltre che il nucleo della società umana, anche la cellula del corpo mistico di Cristo. Senza questa cellula primordiale, voluta dalla Divina Sapienza alle origini del mondo, non esisterebbero certo né nazioni, né stati, né organizzazioni sopranazionali oggi così quotate e auspicate. E analogamente se la famiglia naturale non è sana e autentica, nulla di po10


sitivo potranno offrire i suoi numerosi derivati più ampi. E la Chiesa quindi sta oggi rilanciando il suo apostolato in forma di approccio alla famiglia come tale. Mentre in altri tempi si era preferito avvicinare le categorie separate, criterio che sempre mantiene una validità, catechizzando cioè singolarmente gli uomini, le donne, i giovani, gli studenti, intellettuali, operai ecc., oggi si parla al gruppo familiare preso globalmente con un linguaggio che possa recepirsi da chi, per scelta o meglio per piano divino, vive una vita di unione e reciprocità. Il discorso non solo verrà recepito con maggior efficacia, ma tenderà a trasformare la singola famiglia da oggetto di un’azione a soggetto della medesima, facendone perno di apostolato e di diffusione di bene su più vasto raggio. E d’altro lato, secondo un fenomeno abituale nella storia della salvezza, la famiglia è oggi oggetto delle più raffinate insidie: leggi divorziste e abortive, estromissione forzata dall’ambiente domestico, stanno minando la formazione e la sussistenza della famiglia, per sostituirvi il chaos e l’immoralità, sovvertendo il piano divino delle origini. A V E M A R I A - La dolce preghiera formulata dal celeste messaggero alla Vergine SS. a Nazareth e divenuta la più abituale e ripetuta dal cuore dei Cristiani, è diventata anche l’etichetta qualificante di questa “Famiglia” così profondamente mariana nello spirito, ove la semplicità dell’orazione è garanzia di altrettanta semplicità di ascesi e di apostolato. Naturalmente il richiamo alla Salutazione angelica ci rivela che chi domina è la figura soavissima della Vergine che proprio a Lourdes, attraverso un miracolo non disgiunto da altri segni chiaramente soprannaturali, ha seminato e alimentato questa nuova creazione nella Chiesa. Maria SS. evidentemente vuole come rivivere nelle anime che chiama a questa sua Famiglia, quella vita mirabile e semplicissima che Ella condusse a Nazareth. Vita di Fede, amore, apostolato e sofferenza che, sia pure attraverso la laconicità dei testi evangelici, ha sempre costituito l’ammirazione e l’attrattiva delle anime interiori, ansiose di ricercare il modo di imitare il più possibile tale mirabile esempio. (…) Maria domina veramente lo spirito dell’Ave Maria con la sua Purezza Verginale, che costantemente richiama alla Santa Grotta ove si dichiarò Immacolata, ma pure con la sua Maternità corredentrice che la fece Regina dei Martiri e dei Dolori e che, attraverso l’apostolato di questi suoi ultimi figli, continua ad aprire il più ampiamente possibile le braccia per accogliere tutti i lontani, i 11


peccatori, i traviati e portarli a salvezza. Maria resta sempre la via maestra e più sicura per il salire o il tornare a Dio, essendo Ella stata la via che la Divina Sapienza ha scelto per venire a noi. Maria appare poi, nella Famiglia dell’Ave Maria, come modello attraente e imitabile, vista in seno alla sua Sacra Famiglia di Nazareth, accanto a Giuseppe e al Bambino. Madre quindi e sposa in una famiglia autentica di ceto operaio e povera di mezzi, con tutti i suoi problemi, le sue ansie quotidiane, le sue incertezze e tribolazioni. Il Cristo ha veramente abitato in mezzo a noi, come uno di noi e anche la divina Madre ha confuso la sua vita con la nostra più comune e ha condiviso appieno il genere di lavoro semplice e travagliato delle mamme e spose di tutti i tempi. La cornice di Maria non è stata un Monastero, un’abbazia, un eremo e ancor meno una cattedra o una posizione di leader, ma una casetta con una famigliola nella oscura semplicità del “terribile quotidiano”. Non quindi un abito speciale, un nome nuovo, nessuna etichetta insomma, pur sublime, viene a caratterizzare i membri di questa istituzione, ma solo la devozione e l’imitazione la più vicina possibile delle virtù e degli esempi della celeste Madre e Fondatrice. Semplicità di preghiera e di azione, unione di cuori e di intenti, ove la Vergine consacrata, il Sacerdote, il laico anche coniugato, si ritrovano in unità di ideali e di apostolato. Elevazione, in stile quasi benedettino, di ogni azione anche la più materiale e insignificante, di ogni sfumatura umanamente inosservata, al grado di vera adorazione, amore e aiuto ai fratelli. F O R M E A P O S T O L I C H E - Maria è stata in mezzo al mondo silenziosa e sconosciuta ai più, ma ha continuamente irraggiato santità e salvezza, come il sole che insensibilmente con i suoi raggi dona vita e salute agli esseri. Sul suo esempio i membri della Famiglia dell’Ave Maria restano fra i fratelli, circondati solo dalla clausura morale della loro scelta consacrata, operando in modo delicato e discreto, ma nello stesso tempo ardito e penetrante, non subito riconoscibili perché confusi con gli altri per meglio conquistarli a Cristo. Coraggiosi nell’affrontare le situazioni, sono nello stesso tempo pronti e inclini a scomparire non appena la visione di un frutto apostolico o un qualunque riconoscimento umano potesse appannare la loro purezza di intenzione o menomare la loro linea spirituale nazaretana. Figli del loro tempo e volendo impiegare tutte quelle forme più consone a 12


far breccia sui loro fratelli, si lanciano in forme moderne di apostolato sfruttando ciò che può costituire attrattiva sugli altri per poi trasformarlo in mezzo di redenzione e condurli a Dio attraverso Maria. Si tratta di un apostolato che possiamo definire “intelligente” e sulle prime non riconoscibile. Apostolato che può anche avere a volte la sua parte di rischio, tutelato però da una rigorosa esigenza di tempi forti di preghiera e raccoglimento, per i quali lo spirito della Famiglia richiede scrupolosa osservanza e più ancora amore. E insieme alla preghiera, sapienti regole di discrezione e riserbo garantiscono l’interiorità di un’azione spesso molto impegnata, senza risparmi di tempo e di forze, ma ancorata continuamente alla visione della Vergine di Nazareth. O L O C A U S T O - “Se seme gettato a terra non muore e non marcisce, non dà frutto”. È forse questo il segreto intimo del successo apostolico di questa Famiglia e nello stesso tempo la linea dominante della sua ascetica. La croce e la sofferenza che in varie forme ha sempre accompagnato la vita della Fondatrice, le prove attraverso le quali è passata la giovane fondazione restano come un modello eloquente di un messaggio carismatico. Esse sono state e sono ancora la risposta di Dio a una offerta interiormente generosa e come il sigillo di una Presenza, più sicuro forse degli stessi doni carismatici esterni che non furono rari sui passi dell’incipiente Famiglia. Sofferenze e prove accettate con il sorriso sulle labbra e nel cuore, ancora una volta sull’esempio di Maria, maestra incomparabile nella sua vita terrena, nel saper nascondere i suoi crucci interni, che neppure il vangelo ci descrive molto, per non compromettere l’efficacia del suo apostolato irradiante pace e gioia all’interno della casetta nazaretana e su quanti Dio Le fece incontrare sui suoi passi. In conclusione la vita della Famiglia dell’Ave Maria può a ragione dirsi un commento vivente al Vangelo, una traduzione in termini semplici e profondi delle virtù predicateci dal Cristo, evidenziando in modo speciale quegli aspetti misteriosi e affascinanti che caratterizzarono la vita nascosta del Redentore e di quelli che più gli furono vicini, Maria e Giuseppe. U N A V O C E N E L L A C H I E S A - Le fondazioni sono, a giudizio comune, anche di chi non è ancora in seno alla Chiesa ma contempla le cose con onesta oggettività, la ricchezza più bella e significativa del Cattolicesimo. In poche realtà come in esse si sperimenta quasi in maniera tangibile la presenza dello Spirito di Dio e la fedeltà di Cristo alle sue promesse: “Sarò con voi fino alla fine dei secoli” (Mt 28,20). 13


Esse hanno senza dubbio un compito proprio, una missione da compiere secondo uno specifico carisma che Dio ispira ai fondatori e che determina un programma, una linea di apostolato, una regola. Ma al di sopra di ciò sono una voce che ha un significato particolare per l’intero popolo di Dio, richiamandolo a contemplare visivamente quelle verità che si possono leggere nei Sacri Testi e ascoltare dalla voce dei predicatori. E tali insegnamenti la Provvidenza li sa disporre in modo assai adeguato alle esigenze dei diversi tempi. Oggi c’è un poco un’inflazione di parole e di programmi: il chiasso che sa di reclamistico prende a volte troppo il sopravvento sull’impegno interiore e spirituale per il regno di Dio. Qualcuno, dimenticando i criteri evangelici vorrebbe forzare l’apostolato cristiano con parametri umani e compromettendo la cosiddetta gerarchia di valori come sono davanti a Dio. La Famiglia dell’Ave Maria non scende a discussioni e meno ancora a polemiche, non si atteggia a maestra nel popolo di Dio, ma entra in modo tacito sul terreno apostolico per portare un contributo tanto discreto e umile, quanto prezioso ed efficace. Il suo nome non allarma, non manifesta grandi progetti o capovolgimenti che facciano scalpore umano. In punta di piedi, per così dire, guardando al Cielo, con il cuore indirizzato solo a glorificare Iddio e attendendo tutto da Lui solo, rivive l’esempio luminoso di Maria SS. e, se l’espressione non suona troppo ardita, ce la fa quasi ridiscendere in terra per continuare, attraverso anime da Lei elette, il suo apostolato materno e misericordioso in un’epoca storica nella quale tutti i sintomi e i segni dei tempi riecheggiano il suo Nome e la Sua Azione di Corredentrice.

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NORME DI VITA SPIRITUALE Modello carismatico della Famiglia dell’Ave Maria resta la Sacra Famiglia di Nazareth. Essa che, al dire di tutti i maestri di spirito, costituisce un esempio per i religiosi, le vergini, i coniugati e che, nei secoli, ha ispirato numerosi istituti religiosi che a lei si intitolano, è soprattutto la Regola ascetica perfetta e completa per i membri dell’Ave Maria. Nella convinzione che le anime dei lontani non si conquistano tanto con le parole e l’efficientismo, quanto con la preghiera, la Croce e la prassi quotidiana delle virtù evangeliche, i membri dell’Ave Maria vogliono ripetere in sé stessi le virtù tipiche della S. Famiglia o, come dice il Montfort, permettere a Maria SS. di rivivere in loro le sue stesse virtù. In particolare quindi si propongono, sull’esempio della Vergine SS., di custodire nel loro cuore i grandi misteri della vita nascosta di Nazareth, meditarli, riviverli nel silenzio interiore e nell’orazione continua: - imitare specialmente Maria nella sua singolare umiltà, amore al nascondimento, carità operosa e servizio del prossimo - elevare ogni azione, anche la più comune e materiale, al grado di vera adorazione, in modo che, come per Maria, ogni istante della vita si realizzi sotto la mozione dello Spirito Santo - ricordare, penetrare e rivivere il mistero della Croce, nella convinzione che le anime si riscattano solo a prezzo di sangue In questa luce i membri dell’Ave Maria vivranno la loro consacrazione, in modo specifico la Castità illuminata dal sorriso dell’Immacolata, la Povertà memore dell’indigenza e del lavoro spirava in Nazareth, l’ubbidienza sull’esempio virtuoso e affascinante del Figlio di Dio fattosi suddito di due creature, pure eccelse. L’Ave Maria, la salutazione angelica da cui la Famiglia prende nome, introdurrà il più possibile i membri nel mistero evangelico dell’Annunciazione, e vi scopriranno oltre al silenzio, alla preghiera, alla purezza della Vergine, la sua disponibilità totale ai divini voleri espressa nel suo “Ecce ancilla Domini”. In questa luce, per il bene delle anime i membri saranno sempre disponibili ad ogni occupazione, dalla più elevata alla più umile, con santa indifferenza e prontezza, non riconoscendo altro che l’esecuzione della volontà di Dio. 15


IL CARISMA DELL’AVE MARIA Conversazione di don Ignazio Terzi con i membri della Famiglia dell’Ave Maria Sanremo, 22 marzo 1986

L’Annunciazione: Monfort ha definito questa pagina evangelica “la pagina delle anime interiori”. Tutto il Vangelo è fatto per anime interiori, ma la pagina dell’Annunciazione del Vangelo di S. Luca ha un carattere di maggiore interiorità. Sarà l’atmosfera del silenzio, l’umiltà, l’evento così grande, così nascosto. Santa Teresina del Bambino Gesù osservava giustamente che mai Gesù è stato così piccolo, appena incarnato nel seno purissimo di Maria. Questa è la vera festa della Madre di Dio, qui veramente è diventata la Mater Dei, anche se la ricorrenza è il primo giorno dell’anno. La solennità dell’Annunciazione è anche la giornata carismatica della Famiglia dell’Ave Maria. L’Ave Maria, questa bellissima preghiera che dà il nome all’opera, è nata proprio in questa occasione. Non è facile capire subito la portato storica, anche ecclesiale, delle risposte che danno i fondatori ai loro tempi. C’è qualcosa che trascende molto la prima impressione; il carisma dei fondatori ha delle ricchezze che poi il tempo va manifestando, va approfondendo, va chiarificando. Ecco, io sono convinto che la Famiglia dell’Ave Maria, con la novità e l’attualità del suo carisma, ha una portata storica più grande di quanto sembri. Lasciamo al futuro di delineare meglio la risposta di Maddalena. Io vorrei invece ricordare un pensiero di Gaston Courtois, il quale chiede: “Cos’è una vocazione?”. Vocazione religiosa, vocazione apostolica, vocazione insomma a una famiglia, a una comunità. Courtois la definisce in questo modo, che mi pare piuttosto geniale: “È l’esperienza mistica di un’anima ricchissima, un fondatore o una fondatrice, presentata da Dio ad altre anime perché ne ripetano la stessa esperienza secondo la loro vocazione personale”. Il Signore presenta quindi a un’anima chiamata a una certa famiglia religiosa il carisma, l’esperienza interiore della fondatrice, perché quest’anima lo faccia suo, lo assorba e lo riviva, però secondo i suoi parametri. I fondatori hanno infatti un carisma che in parte è personale e in parte è di fondazione. Quello personale è loro, hanno loro responsabilità davanti a Dio, noi non possiamo ripeterlo esattamente. Poi c’è la Famiglia dell’Ave Maria, cosi policroma: ha vergini consacrate, ha sacerdoti, ha coniugati, ha laici. O16


gnuno di loro ripete l’esperienza della fondatrice secondo la sua speciale missione, la sua tipologia, la sua storia spirituale, la sua posizione nella Chiesa. Questo dover ripetere l’esperienza della fondatrice con forze nostre, secondo la nostra vocazione personale, irripetibile e insostituibile, così che se falliamo noi fallisce in eterno, è una grande responsabilità. Richiede quindi una conoscenza profonda del vero carisma della fondatrice, che va oltre gli aspetti esterni, proprio a cogliere la radice, la parte spirituale che spiega tutto il resto. Si badi, è difficile cogliere bene il messaggio di un fondatore. Si lodano a volte gli aspetti esterni, le opere realizzate. Questo è giusto, ma c’è qualcosa di più intimo che deve rivelare la preghiera, deve rivelare lo Spirito Santo. Si deve conoscere molto bene questo aspetto intimo del dono carismatico donato da Dio attraverso la fondatrice. E come conoscerlo? Io credo che occorra appunto fare una penetrazione nella luce di Dio e nella pratica di una virtù che indichi la fondatrice. Coglierò alcuni aspetti; quelli che mi balzano agli occhi possono ricondursi essenzialmente a tre. 1. Il primo è la chiara ispirazione mariana, che ha un significato profondo nella Chiesa di oggi. Il Monfort nel suo “Trattato della vera devozione a Maria” prevede, nei tempi critici della Chiesa, un’era totalmente mariana in cui verrà capita meglio la missione di Maria nella Chiesa. Come Cristo - dice Monfort - è venuto a noi attraverso Maria, non attraverso altre vie pure possibili, così l’umanità, le anime sante, la Chiesa stessa tornerà a Cristo attraverso Maria: è la via più sicura, è la via unica, è la via giusta. Oggi si sta riscoprendo questa funzione mariana, la mediazione, la congiunzione fra noi e Cristo. Basti pensare ad esempio al Santo Padre [Giovanni Paolo II] così totalmente e coraggiosamente mariano. Basti pensare a quante manifestazioni mariane oggi ci sono nel mondo. E anche, mi piace dirlo, che il mondo protestante, fino a ieri un po’ freddo, oggi riscopre la Madonna. Addirittura nel mondo musulmano c’è una riscoperta della Madonna. Chissà che non sia la via per un dialogo, per un ritorno, per un incontro. E così la Madonna è una figura che oggi domina e commuove. 1. C’è un secondo punto: l’apostolato che ha accolto molto bene come suo concetto “la famiglia”. Ai miei tempi siamo stati educati a un modello ecclesiale per categorie: c’era la Messa dei giovani, degli universitari, degli 17


uomini, delle donne. La famiglia era riconosciuta ma non vista nella sua globalità. Oggi invece la Chiesa riscopre questo apostolato fatto in forma diretta alla famiglia come famiglia, senza vivisezionarla, mantenendo l’unità, la globalità e il senso della famiglia come tale. Del resto, mai come oggi il mondo combatte una battaglia per disintegrare la famiglia, questa cellula della società e anche cellula della Chiesa: divorzi, separazioni, tutte teorie liberistiche che in questo campo così santo e cosi delicato vengono a inficiare una realtà tanto bella. Allora la Chiesa riscopre oggi il ritorno a questo apostolato diretto alle famiglie. Ma la Famiglia del’Ave Maria l’ha scoperto molto prima. Prima che la Chiesa ufficiale arrivasse a considerare, attraverso uno studio apostolico, una programmazione di questa realtà così importante, già lo Spirito Santo, o diciamo pure la Madonna, aveva parlato a qualcuno per segnalare questo orizzonte nuovo e così importante. Una vera chiave di volta: risanare la famiglia attraverso la famiglia. Ecco la genialità della fondatrice. Un oggetto che diventa poi anche mezzo, mezzo di apostolato. 1. Vedo un terzo aspetto molto importante: in un mondo così orizzontalista, così efficientista, dove piace ciò che è visivo, anche nell’apostolato cerchiamo i mezzi umani, dimenticando quella frase del Faber: “Non cercate di far grande la Chiesa con i mezzi che hanno fatto grande l’Inghilterra”. Oggi ho l’impressione che nell’apostolato si dia molto peso a ciò che è umano: intelligenza (che pure ci vuole, per carità), studio, specializzazioni, reclamismo, mass media. Anche questi sono aspetti che possono avere una loro importanza, ma sono aspetti molto secondari: Cristo non ha scelto di illuminare i suoi apostoli. L’Ave Maria, invece, rilancia silenziosamente, e appunto per questo efficacemente, i grandi valori del Vangelo legati alla pagina dell’Annunciazione e alla vita della Famiglia di Nazareth: l’umiltà, il silenzio, la preghiera, soprattutto la disponibilità alla volontà di Dio. Maria SS. è stata grande non perché ha fatto grandi cose ma perché ha lasciato fare a Dio grandi cose nella sua anima, ha lasciato lo spazio totale a Dio. Maria visse veramente nella sua anima quello che i benedettini chiamano “vuoto ricettivo di Dio”: quando Dio trova in un’anima questo vuoto, questa disponibilità perfetta, allora Dio agisce da Dio, allora la grazia diventa sovrabbondante e i mezzi umani conquistano delle mete apparentemente sproporzionate. In una Chiesa che oggi, anche giustamente, vede nel suo seno dei movimenti degni della massima stima ma un po’ reclamistici, l’Ave Maria in 18


punta di piedi, nel silenzio, nell’umiltà, nel nascondimento, si fa avanti richiamandoci a quei valori profondi che caratterizzano la vita della Madonna e un po’ di tutti i santi: sacrificio, nascondimento, umiltà, servizio, molta molta preghiera, il senso del soprannaturale, il senso del verticale di fronte all’orizzontalismo che sa un poco di umano. L’Ave Maria riscopre i valori che ci congiungono al mondo di lassù e avanza in questo immenso spirito di fede, in questo spirito soprattutto di preghiera, in questo spirito di Croce. Non credo occorra fare grandi sforzi per vedere in Maddalena qualcosa che ci impressiona tutti. Non so quanti fondatori - e io ne conosco parecchi, essendo appassionato a questo genere di studi - quanti hanno sofferto come lei! Penso quindi che la loro vocazione sia una grandissima grazia, a cui bisogna saper rispondere con grande riconoscenza, grande fiducia, forte senso di responsabilità. - Anzitutto una grande riconoscenza a Dio: ha dato all’Ave Maria una voca-

zione più attuale, quindi più importante in questo momento, di altre vocazioni.

- Una grande fiducia. Il Signore in modo così palese, così storico ci chiama!

Ricordiamoci la grande frase che Dio ha ripetuto sempre ai profeti, agli apostoli quando erano un po’ scoraggiati di fronte ai loro compiti: “io sarò con te”.

- Un senso di forte responsabilità. Si dice - e cito un grande studioso di vita

religiosa, Raymond Hostie - che i primi 50 anni dalla morte del fondatore siano quelli critici per un ordine religioso o una famiglia come l’Ave Maria. Chi verrà dopo guarderà non soltanto alla fondatrice, ma anche ai primi chiamati, alla prima o alla seconda generazione, che costituisce intorno alla fondatrice il piedistallo di questa fondazione. Dipende molto anche da noi. E quando un carisma è bello è difficile conservarlo nella sua purezza originale. Quando è morto don Orione si è detto: “Corriamo presto a vedere la sua opera prima che gli cambino le carte in tavola”. Responsabilità grande questa della fedeltà al carisma, specialmente all’inizio, questa identificazione con lo spirito autentico della fondatrice, questo ritenersi pionieri, battistrada che devono con la fondatrice pagare molto di persona per costruire la base di una famiglia che sfiderà i secoli fin quando al Signore piacerà. 19


E badate che il pericolo c’è. In questi ultimi tempi ho dovuto a Roma, presso la Santa Sede, seppellire, diciamo così, una congregazione che pure è stata fondata da un beato. Su 90/95 congregazioni fondate prima dell’anno 1000 ne è rimasta una sola. Delle congregazioni medievali, su 198 circa 90 hanno finito la corsa. E non per volontà di Dio. È colpa degli uomini. Dipende molto da noi. Questo senso di forte responsabilità che dobbiamo avere, quindi, impone quanto dicevamo all’inizio: una conoscenza profonda del pensiero della fondatrice, conoscenza che passa attraverso la preghiera e la sofferenza. Nessuna vocazione è facile. Non auguro mai ai chiamati da Dio una vita facile perché sarebbe un augurio di cattivo gusto. Il Signore i suoi eletti li prova, li prova perché li ama; li ama troppo per lasciarli dormire. E capita che Dio a un certo punto non dica più niente. Non è che ci condanni; ci lascia come siamo, a dare quel poco che vogliamo dare, in quel senso di mediocrità, di insufficienza. Sarebbe una grave disgrazia che io non auguro a nessuno, poiché significa che il Signore giudica ormai incapaci di una risposta generosa, piena. In un’esperienza che ho fatto in una trappa in Francia, ho trovato una preghiera che mi ha molto colpito. È cortissima e dice: “Signore, ti chiedo una sola grazia: quando giungerò davanti a te e finalmente capirò chi veramente sei tu, tu risparmiami allora il dolore immenso, la disgrazia somma di vedere che nella mia vita non ho fatto per te tutto quello che potevo fare”. Non si tratta di dannazione, ma di questa mancanza di totalità. Anche se si è fatto qualche cosa, se si è fatto molto, questo vedere davanti a Dio che non si è fatto tutto per Dio, come egli voleva e aveva ragione di esigere, deve essere uno schianto per l’anima. Quello della Famiglia dell’Ave Maria è un carisma molto grande, che non hanno molte comunità. Non è facile corrispondervi, ma questo non porti a negare la grandezza di una vocazione che veramente, ripeto, è da adorarsi in ginocchio talmente è grande. Camminate al passo con Dio, con purezza di intenzione, con riconoscenza, con generosità, e amore a questo carisma che viene dalla preghiera e dalla croce, sotto lo sguardo del cuore Immacolato della Madonna.

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UNA VOCE NUOVA NELLA CHIESA Articolo pubblicato su “Vita Consacrata” - luglio 1986

Una geniale espressione di Herder definisce la storia della Chiesa come «il cammino di Dio sui popoli» (Sämtliche Werke, XV, 1840). In sostanza la cosa non può essere diversa: Dio è onnipresente e guida, pur conciliandola con la libertà umana, la storia in genere e quella della Chiesa in ispecie. Sta però a noi intuire, attraverso gli aspetti umani a prima vista indifferenti, quei segni o quei filoni che manifestano più palesemente l'azione di una Provvidenza, anche se essi non sono sempre i più clamorosi e visibili. (…) Pensiamo che fra i segni che più rivelano questo soffio dello Spirito, vanno annoverate le fondazioni di famiglie religiose, specie quelle che rivelano un carattere carismatico. Spesso insignificanti e inosservate sulle prime, si manifestano poi in tutta la loro grande portata e vengono a determinare in seno alla Chiesa qualcosa di veramente nuovo. “Il carisma autentico - leggiamo nel decreto Mutuae Relationes 12a - che deve esser accolto e riconosciuto come vero dono di Dio, porta con sé una carica di genuina novità nella Chiesa e questo sotto l'aspetto della vita spirituale”. Degno anche di nota il fatto che mentre a volte queste nuove fondazioni lasciano alquanto indifferenti i cattolici, suscitano invece impressione profonda negli ambienti protestanti, in quanto smentiscono il preconcetto di una chiesa romana giuridista e rigida nelle sue strutture e rivelano una vitalità potente e carismatica che i fratelli separati ignorano. E la stessa portata storica e sociale dei nuovi istituti manifesta sempre una radice di ordine più elevato. Dice bene Fabio Ciardi, noto studioso di fondazioni carismatiche, che “la lettura degli avvenimenti, delle cose e del mondo umano è avvenuta a partire dall'esperienza interiore di assimilazione a Cristo e quindi filtrata attraverso l'ottica divina” (I fondatori, uomini dello Spirito Città Nuova 1982). Tali fondazioni costituiscono delle “risposte” adeguate a particolari istanze storiche, ma nel medesimo tempo trascendono di parecchie lunghezze il fenomeno contingente per rilanciare maggiormente illuminato e compreso qualche particolare aspetto evangelico. La Chiesa del Concilio, per la prima volta nella sua storia, ha come riscoper21


to, trattandone ufficialmente nei suoi documenti di magistero, questa realtà o meglio questa ricchezza, sottolineandone il carattere propriamente ecclesiale che assurge nello stesso tempo a testimonianza apologetica di verità e a segno profetico di richiamo per le anime. Ma quello che modestamente ci piace notare è che in queste invasioni carismatiche nel Corpo Mistico di Cristo, la maggior efficacia si accompagna normalmente alla più grande semplicità e pochezza delle origini, oltre beninteso, agli immancabili travagli che sempre accompagnano le autentiche fondazioni e crocifiggono nei modi più disparati i prescelti da Dio per realizzarle. Di fronte a una tendenza al reclamismo, alla programmazione concepita secondo canoni piuttosto umani, anche se legittimi, al calcolo sull’efficienza dei mezzi naturali, pur da non disprezzarsi, piace segnalare quelle forze spirituali nella Chiesa che nascono evangelicamente nel silenzio e nel nulla per svilupparsi poi conforme ai criteri insegnati dal Divin Maestro nelle parabole del chicco che marcisce sotto terra o del minimo granello di senape che si sviluppa in albero senza margini di ampiezza. Abbiamo rilevato che questi “soffi dello Spirito” operano nella linea evangelica del silenzio e nascondimento, cui poi va sempre aggiunto il sacrificio. Del resto i grandi fatti delle origini del Cristianesimo, che liturgia e arte hanno tanto magnificato, sono stati sul piano puramente umano, episodi inosservati e velati nel loro intimo mistero da un'apparente ordinarietà. Pensiamo alla nascita di Cristo, alla visitazione di Maria a Elisabetta, alla presentazione al tempio ecc. Proprio in questa luce che, ripetiamo, ha tutte le note tipiche evangeliche, ci pare di poter fermare l'attenzione su una recente umile fondazione che si fregia di un nome intonato alla più grande semplicità: la Famiglia dell’Ave Maria. Famiglia è il più comune dei termini per indicare un'unione di cuori e di vita, e la Salutazione Angelica, pur nella sua sublimità, costituisce ancora nel buon popolo di Dio la preghiera più facile e spontanea che nessun’anima, per quanto indotta, può ignorare. Sorta quasi in maniera spontanea, la Famiglia dell'Ave Maria intende muovere i suoi passi con la massima naturalezza e umiltà, lasciando che sia solo la Provvidenza a guidarne il cammino e determinarne lo sviluppo. Né ci pare dover sottacere che il beato Luigi Orione, se non conobbe o accompagnò gli inizi formali di questa fondazione, ebbe contatto sacerdotale con quelli che potremmo chiamare i germi carismatici che già si scorgevano 22


nella spiritualità della fondatrice, benché allora giovane e degente per infermità incurabile, che solo si risolse con un riconosciuto miracolo a Lourdes. NELLA LUCE DI MARIA In una fondazione le opere apostoliche, pur nobilissime e anche essenziali al carisma stesso, sono sempre aspetti esteriori di uno Spirito che viene a determinare una linea ascetica che, come si è detto, entro i giusti limiti, può dirsi nuova nella Chiesa. Essa infatti viene ad accentuare in modo originale aspetti del messaggio evangelico non colti così a fondo in antecedenza e che giustificano l'autonomia stessa dell’istituto nascente. L’imitazione speciale di Maria, suggellata nelle sue origini a Lourdes, viene a caratterizzare lo spirito della Famiglia dell’Ave Maria e dà al suo messaggio un tono di voce ad un tempo umile e delicato. L’opera, per così dire, intenzionalmente vuol muoversi in punta di piedi o, se vogliamo richiamarci a una classica espressione teresiana, sta effettuando ciò che la santa chiama in forma antinomica “un uragano silenzioso”. La figura affascinante dell’Immacolata, ridonando con un miracolo il vigore apostolico alla fondatrice, ha ispirato a molte piccole anime scelte con la massima semplicità fra vergini, laici coniugati e anche sacerdoti, di rivivere nella loro vita quotidiana, quelle tipiche virtù che Ella, pur essendo Madre di Dio, volle su questa terra praticare nella piena ordinarietà, scomparendo nell'anonimato dei poveri di Jahvè. Senza atteggiamenti che spicchino intenzionalmente per originalità o tonalità pittoresche, questa piccola Famiglia parla alla Chiesa con il silenzio di Maria, il quotidiano, monotono lavoro che caratterizzava la casetta di Nazareth, l'abbassamento mirabile del Figlio di Dio che ha voluto accomunarsi ai nostri deboli bambini bisognosi di tutto. Vuole testimoniare più che con la parola, con la vita, riconquistando i cuori a Dio con quell'effetto tacito che, ai suoi tempi, Lattanzio a proposito dei primi cristiani dell’Africa proconsolare, definiva con il termine indovinato di “contagio”. Certe presenze infatti, per un nascosto “non so che” difficile a esprimersi a parole, realmente contagiano le anime e le portano a Dio, grazie proprio forse alla rinuncia della coscienza stessa del bene che si fa. Il termine “Famiglia” significa questa spontanea unione di cuori sotto il manto materno della Vergine, invocata soprattutto con la più cara delle sue preghiere che nessuna mente umana ha formulata, ma ci ha insegnato l’inviato di Dio, l'Angelo del mistero. La famiglia, come quelle umane, affratella tutti i membri, uomini e donne, 23


sacerdoti e laici, celibi e coniugati nella comune spiritualità di vita e nell'identico ideale apostolico. Ognuno porta la sua nota, secondo i propri talenti e la propria Grazia; ognuno si esprime secondo la sua vocazione personale in seno alla medesima famiglia e coopera così a realizzare nella Chiesa come una sinfonia di suoni che simultaneamente esprimono una novità originale, ma pure una fedeltà delle più autentiche agli immutabili canoni dell'ascesi evangelica di sempre che ha formato i santi in ogni tempo. Viene spontaneo un accostamento alle comunità cristiane dei tempi apostolici ove, nella differenziazione degli uffici e dei carismi, vi era una piena comunità non solo di beni materiali ma anche degli intenti spirituali. Richiamo a un glorioso passato, ma che può anche contenere una specie di messaggio comunitario, i cui effetti potrebbero dire qualcosa a tutto il popolo di Dio. PER LA FAMIGLIA Ma quale può essere il particolare fine apostolico di questo movimento di ispirazione mariana, proteso a elevare e potenziare l'ordinario e il quotidiano e coraggiosamente aperto a tutte le categorie di cristiani? La riconoscenza alla Celeste Madre e soprattutto la coscienza gioiosa della preziosità della Grazia che ha spinto la fondatrice, e insieme a lei le anime che hanno condiviso il suo ideale, a muoversi alla conquista con ogni mezzo e a qualunque prezzo dei “lontani” dal Regno di Dio, di coloro che Maria vuol “richiamare al Suo materno abbraccio” come si legge in una preghiera propria della Famiglia. Ma l'oggetto immediato di questo apostolato e che ne manifesta soprattutto l’attualità e la ecclesialità è la riscoperta, che ha anticipato il Concilio e la pastorale di oggi, della cellula costitutiva della Chiesa e della società: la famiglia. Essa diviene simultaneamente un termine di sanazione ed elevazione e pure un mezzo per trasmettere i beni evangelici in un raggio il più vasto possibile. In questo senso assistiamo a un'autentica penetrazione carismatica di quei principi che con tanta autorevole sapienza ha ribadito e sviluppato l’insegnamento conciliare. “La famiglia è la prima scuola di virtù sociali, di cui hanno bisogno tutte le società” asserisce il Decreto “Gravissimum educationis” (n.3). (…) La Famiglia dell'Ave Maria si inserisce totalmente in quest'ottica e impegna tutte le sue forze ad arrestare i mali che insidiano la bellezza dell’ideale familiare e a potenziare il significato profetico dell'ideale stesso. (…) Per lumeggiare la sua missione, l’Ave Maria ha saputo fare una rilettu24


ra originale della nota parabola evangelica del figliol prodigo. Accanto al fratello che lascia la casa paterna e palesemente rappresenta il peccatore traviato, si vuole immaginare la presenza, sulle prime ipotetica, di un altro fratello, distinto dal primogenito, che resta tranquillamente a casa, soddisfatto di fare il suo dovere casalingo. Costui invece silenziosamente, ma premurosamente, segue ovunque a sua insaputa il prodigo, spiando ogni più lieve occasione per far breccia sul suo cuore e ricondurlo alla casa paterna, ricostruendo così quell’unità del nucleo familiare che la sua partenza incosciente ha distrutto. Questo fratello ipotetico, di cui il Vangelo non parla, può rappresentare la missione dei membri dell’Ave Maria. Anzi, egli potrebbe nel contesto evangelico identificarsi quasi con Cristo stesso che ansiosamente, quale buon pastore, ricerca la pecorella smarrita percorrendo valli e dirupi, invitando chi ha il senso della cristiana fraternità a seguire il Suo esempio. La famiglia poi, ricostituita con il ritorno del figlio perduto, ritrova non solo la sua gioia e il suo significato originario, ma sente di dover a sua volta divenire apostola per ridare la medesima felicità alle altre famiglie che l’avessero perduta. Infatti chi più di colui che ha provato l’angoscia di una rottura può comprendere la tragica situazione dei compagni di sventura e può conoscere le forme più atte, per non dire le sante astuzie, per ricostituire l’unità familiare voluta da Cristo? Questo spiega anche perché accanto al sacerdote, elemento indispensabile di pastorale, e alle vergini consacrate che silenziosamente offrono all’unico sposo Cristo l’olocausto di una vita a cuore indiviso, l’opera accolga pure ben volentieri coniugati che rivivano nel suo spirito la santità del loro stato e siano esempio e mezzo di apostolato per le famiglie bisognose. E non pochi effetti ottenuti attestano la validità del programma. ORIGINALITÀ DI UN MESSAGGIO (…) Nata come un fiore campestre, come un “a solo” nella sinfonia ecclesiale, metterebbe in imbarazzo chi volesse ad ogni costo ritrovare le premesse storiche di tale movimento in precedenti di tempi passati o collocarne quasi artificiosamente la linea in una delle numerose “scuole di spiritualità” elencate nei manuali di teologia mistica. La sua originalità è proprio la sua origine spontanea, indipendente da considerazioni preliminari programmatiche, ma determinata da un’urgenza che la Fondatrice ha intuito in un modo che supera i parametri dell’umano raziocinio e che conseguentemente si è trasformata in un imperativo categorico interiore per agire. 25


In una Chiesa ove molti si logorano quasi l’intelligenza nell’escogitare nuove specializzazioni tecniche o programmazioni cerebrali che hanno pure il loro indubbio valore, l’Ave Maria richiama sommessamente, ma con un’eloquenza che impressiona e forse spiega le immancabili opposizioni, ai più grandi e anche duri valori evangelici: orazione continua e altrettanto costante mortificazione. La preghiera che riunisce in lunghi tempi forti i fratelli si prolunga poi nell’azione che intende solo procedere, sull’esempio di Maria, imbevuta di orazione e soprannaturalità. Ogni più piccolo atto, in linea con l’ascesi monastica benedettina, è elevato a grado di adorazione. Gli utensili più comuni divengono, come disse il Patriarca d’Occidente, “vasi sacri”. Non meno forte è il senso della Croce che tanto ha segnato la vita della Fondatrice e i primi passi dell’opera, conforme al noto aforisma teresiano “Gesù è il più intimo e il più costante amico; ma tratta terribilmente i suoi amici” (Lettere, 220). Tali basi, così genuinamente evangeliche, appaiono come la miglior garanzia per la vita di questa nascente “Famiglia”, pur con tutte le sue coraggiose aperture apostoliche e le sue concezioni strutturali innovatrici. Ultima cronologicamente nella Chiesa, essa non pare tale nei piani di Dio. Ci sia ora lecito, di fronte a queste “originalità”, rifarci con qualche riflessione a qualcosa nella storia della Chiesa e delle fondazioni in ispecie che potrebbe suonare come un precedente, naturalmente incoraggiante. “Le mie vie non sono le vostre vie” (Isaia 55, 8) è l’aforisma profetico che spesso si attua nella vita ecclesiale, quasi a garantire l'aspetto più elevato di una natura per così dire “teandrica”. Le famiglie nuove nascono in seno al popolo di Dio con l’originalità propria di qualcosa che non è stato ideato quaggiù. “Non est hoc opus humanum” ci ricorda delicatamente l’Imitazione di Cristo quando, all’inizio del libro IV, si perde nella contemplazione del mistero eucaristico. Quando Angela Merici, verso la fine del secolo XV, osò ideare una famiglia di autentiche Vergini (e quali Vergini!) ma non tutelate da abito o clausura bensì immerse nel pieno della vita secolare, la cosa ebbe un chiaro sapore di meraviglia e quasi di ansiosa attesa. Ma quali frutti poi non diede tale coraggiosa svolta storica, oggi oggetto di singolare riscoperta e rivalutazione! Così pure l’istituzione vincenziana di religiose con soli voti temporanei, libere da vincoli di monastero o di coro, aventi per divisa la modestia, per velo la carità, per cappella la vicina parrocchia, per ambulacri le corsie ospitaliere 26


o le strade cittadine dei rioni miseri, rappresentò un problema e una sorpresa nella Chiesa del Settecento. Più vicina a noi, qualche anno prima della “Provida Mater Ecclesia”, Armida Barelli, con la sincerità propria delle anime verginali, osava dire a Papa Pio XI di non ritrovare il posto del suo nascente istituto in nessuna delle categorie canoniche della Chiesa allora contemplate. Ora forse qualcosa di analogo sta dicendoci la Famiglia dell’Ave Maria, la cui spiritualità ha i risvolti di una santa e audace indipendenza da schemi prefabbricati. Ma vogliamo modestamente ritornare al modello ispiratore di questa schiera di anime generose: Maria, la più santa e semplice delle creature, che meglio di qualunque altra riflette per noi la più alta perfezione di Dio, che racchiude e riassume tutte le altre, la Sua assoluta “simplicitas” che fa dell’Altissimo l’unico necessario e ineffabile. Maria SS. sintetizza, nella più grande naturalezza, i più eccelsi modelli di Vergine, totalmente assorta nell’unico indiviso Amore, le sollecitudini delicate di una sposa, le effusioni caritative di una madre, il nascondimento umile e laborioso di una casalinga, finalmente la perfetta realizzazione in ogni istante dell’adorabile volontà di Dio che espresse in modo sublime nel suo pronto “Ecce ancilla Domini”. Ci pare che tutto questo riassuma, nella sua linea carismatica, la Famiglia dell’Ave Maria. Essa nutre una speciale devozione per il grande mistero dell’Annunciazione, la pagina evangelica “propria delle anime interiori”, come diceva il Montfort. In questo episodio, infatti, mentre risplende nella Vergine il modello incomparabile delle virtù sopra lumeggiate, ha il suo inizio quella che sarà la Famiglia per eccellenza, l’esempio per tutta l’umanità. Diremmo che in questo mistero la spiritualità dell’Ave Maria si incontra con il suo programma apostolico che fa perno sulla famiglia, cellula della società e della Chiesa. “Ave Maria, un sorriso e avanti!” è il motto che la fondatrice lascia alle sue figlie e ai suoi figli, quale sintesi di Fede, di delicatezza e coraggio costante, appoggiato sulla sicurezza della presenza assidua e materna di Maria SS., per la causa di Dio e delle anime.

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LA “FAMIGLIA DELL’AVE MARIA”  

Raccolta di scritti e riflessioni di DON IGNAZIO TERZI (quarto successore di San Luigi Orione) Introduzione di S.E. Mons. Giovanni D’Ercole

LA “FAMIGLIA DELL’AVE MARIA”  

Raccolta di scritti e riflessioni di DON IGNAZIO TERZI (quarto successore di San Luigi Orione) Introduzione di S.E. Mons. Giovanni D’Ercole

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