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BOLLETTINO PARROCCHIALE Giornale dell’Unità Pastorale S. Luigi Orione MENSILE DELLE PARROCCHIE DI CASTELNUOVO SCRIVIA, ALZANO, GUAZZORA, MOLINO, OVA

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Anno 94, n. 11 - 12

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Antonio del Massaro detto il Pastura - Presepe con S. Giovanni Battista e S. Bartolomeo, 1488

Lo splendore del Natale

Iscritto al Tribunale al n° 4/69 il 22 giugno 1969. Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/AL. Direttore editoriale: il parroco Don Costantino Marostegan Direttore Responsabile: Dott. Roberto Carlo Delconte Impaginazione e stampa: Dieffe s.n.c. Castelnuovo Scrivia (AL)

u coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is 9,1); ai pastori apparve la gloria di Dio e “li avvolse di luce” (Lc 2,9). Queste espressioni, che ascolteremo durante la liturgia della Notte santa, ci ricordano che dove compare la gloria di Dio, là si diffonde nel mondo la luce. “Dio è luce e in Lui non ci sono tenebre”, ci dice san Giovanni (1Gv 1,5). La luce è fonte di vita. Ma luce significa soprattutto conoscenza, significa verità in contrasto col buio della menzogna e dellʼignoranza. Così la luce ci fa vivere, ci indica la strada. Ma poi la luce, in quanto dona calore, significa anche amore. Dove cʼè amore, emerge una luce nel mondo; dove cʼè odio, il mondo è nel buio.

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Sì, nella stalla di Betlemme è apparsa la grande luce che il mondo attende. In quel Bimbo giacente nella stalla, Dio mostra la sua gloria, la gloria dellʼamore che dà in dono sé stesso e che si priva di ogni grandezza per condurci sulla via dellʼamore. La luce di Betlemme non si è mai più spenta.

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Dove è spuntata la fede in quel Bambino, lì è sbocciata anche la carità, la bontà verso gli altri, lʼattenzione premurosa verso deboli ed i sofferenti, la grazia del perdono. I santi di ogni tempo ci fanno intravedere questa via di luce che parte da Betlemme in quel Dio che si è fatto Bambino. Contro la violenza e i mali di questo mondo Dio

oppone la sua bontà e lʼinvito a seguire quel Bambino. Possa nella nostra Unità Pastorale rifulgere la luce di Cristo e ciascuno di noi sia portatore di quella pace invocata dagli angeli nella santa Notte.

Don Costantino M.

Don Oreste Benzi: una vita santa « Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro allʼinfinito di Dio ». (Don Oreste Benzi. Commento al brano biblico di Giobbe (19,1.23-27) scritto per la commemorazione di tutti i fedeli defunti del 2 Novembre 2007, giorno della sua morte)

Gianluigi Zeme on Oreste Benzi nasce a San Clemente (20 Km. da Rimini) il 7 Settembre 1925 da una povera famiglia di operai (settimo di 9 figli). Allʼetà di 12 anni entra in seminario e viene ordinato sacerdote il 29 Giugno 1949. Divenuto assistente della Gioventù Cattolica di Rimini matura in lui la convinzione dellʼimportanza di essere presente ai giovani adolescenti (la fascia dei cosiddetti teen-agers) nei quali si formano i metri di misura definitivi dei valori della vita. Riteneva fondamentale, infatti, realizzare una serie di attività che favorissero un «incontro simpatico con Cristo» per coinvolgere la maggior parte degli adolescenti ad avere incontri decisivi con Dio. In questo progetto rientra la costruzione di una casa alpina ad Alba di Canazei (TN) per soggiorni di adolescenti, realizzata dal 1958 al 1961. Migliaia di adolescenti hanno potuto fare e fanno tuttora unʼesperienza “liberante“ per scegliere i valori cristiani facendoli rientrare nel proprio ciclo vitale. Lʼapprofondimento della conoscenza dellʼanimo giovanile si realizza anche in vari impegni come insegnante di religione nelle scuole; punti privilegiati di osservazione e campi di azione nel mondo degli adolescenti.

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Alla fine degli anni ʻ60 iniziò a lavorare con alcuni giovani che decisero di impegnare le proprie vacanze nellʼanimazione dei soggiorni montani per adolescenti in difficoltà. Nel 1968, con questo gruppo di giovani e con alcuni altri sacerdoti dà vita allʼAssociazione e Comunità Papa Giovanni XXIII. Grazie alla disponibilità a tempo pieno di alcuni, guida lʼapertura della prima Casa-famiglia dellʼAssociazione a Coriano (Rimini) il 3 Luglio 1972. Poi, lʼimpegno per aiutare le giovani prostitute e contro la prostituzione in generale e la lotta per salvare i giovani dalla droga, si è svolto spesso davanti agli occhi di tutti attraverso molte apparizioni televisive. Don Oreste Benzi è morto il 2 Novembre 2007 alle 2:22 in seguito a un attacco cardiaco nella sua casa di Rimini, allʼetà di 82 anni. Come sacerdote si è sempre distinto per lʼattenzione prestata ai più emarginati, a quelli che chiamava “gli ultimi“, definendoli: “coloro ai quali nessuno pensa. E se ci pensa, pensa male“. Un altro tratto caratteristico della sua azione è stata la costante ricerca di soluzioni concrete per le persone alle quali rivolse le sue attenzioni. In questo non si è mai limitato ai bisogni immediati, ma ha sempre esteso la sua opera alla rimozione delle cause che provocano lʻemarginazione, facendosi anche promotore di iniziative di riforma delle leggi. Diceva: “La devozione senza rivolu-

zione non basta”. Don Benzi è stata una persona “vera”, si è caricato della croce cioè dei problemi che opprimono il prossimo. Non si è trincerato dietro una carità di facciata e non ha dato ai bisognosi solo parole. Ha sentito la necessità forte di dare sollievo e di arrivare alla radice dei problemi. Ha saputo unire la fede e la carità, ha fatto la parte di Marta e di Maria; in questo senso possiamo dire che è stato un uomo di Dio cioè ha risposto con la sua stessa vita alla richiesta di Gesù, posta col Vangelo, di amare il prossimo come sé stessi, di andare a lavorare nella messe del Signore. Possiamo dire che è stato un vero sacerdote, un vero cristiano, un servo fedele di Dio e del prossimo. Tutte le caratteristiche di una vita Santa.


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“Cʼè un proverbio spagnolo che dice: puoi prendere quello che vuoi, ma ricordati che devi pagare” (Pier Angelo Soldini)

osì lo scrittore castelnovese Soldini (nella sua famosa opera “Il cavallo di Caligola” del 1962, pag. 238) ci invita seriamente a riflettere sulle nostre scelte di vita: senza moralismi, ipocrisie o rigidezze e complicazioni intellettualistiche, ma con quella immediatezza e schiettezza tipica dei grandi spiriti. La libertà è un principio fondamentale: ognuno è libero di fare quello che vuole, sempre – ovviamente – nel rispetto delle leggi e, soprattutto, della libertà e dignità degli altri. Ciascuno di noi deve essere libero di

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scegliere e di autodeterminarsi; compito di ogni educatore non è quello di scegliere al posto di altri, ma quello di fornire le corrette informazioni ed i validi strumenti affinché una persona possa essere in grado di valutare e scegliere liberamente e consapevolmente (lo stesso Soldini scrive: “essere consapevoli di tutto quello che si fa. Essere sempre presenti a sé stessi. Questo è vivere”, in “Il giardino di Montaigne”, Samedan 1975, pag. 145). Anche oggi – spesso – si ha lʼimpressione che, da un lato, la nostra società permetta qualunque cosa, e, dallʼaltro, che

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Oblò la Chiesa ponga un eccessivo numero di divieti. Come sempre la verità sta nel mezzo, nel senso che lʼimportante non è vietare o permettere, ma spiegare le ragioni che suggeriscono quel certo divieto o permesso, riuscendo – soprattutto - a rendere consapevole il soggetto delle conseguenze delle proprie scelte. Si può prendere quello che si vuole; però ogni cosa deve essere pagata, vale a dire che ogni nostra scelta determina delle inevitabili (anche se non sempre prevedibili) conseguenze, negative o positive che siano (anche il Libro

di R. C. D.

sapienziale del Qohelet afferma: “sii allegro, o giovane,… fà tutto ciò che desideri e che i tuoi occhi vagheggiano, ma tieni presente che, su tutto questo, ti giudica Iddio”, vers. 11,9). La libertà, allora, non deve essere mai disgiunta dalla responsabilità. Dʼaltronde – come diceva Antoine de Saint-Exupéry – “essere uomo è precisamente essere responsabile”; e anche se non sempre tutto dipende dalla nostra volontà, è altrettanto vero che “non facciamo quello che vogliamo e tuttavia siamo responsabili di quel che siamo” (Jean-Paul Sartre).

Un contributo per il “tuo” Bollettino Il nostro Bollettino, ormai giunto al suo novantaquattresimo anno di vita, si è molto rinnovato, sia nella veste grafica che nei contenuti. In particolare, la scelta di stamparlo parzialmente a colori ha comportato una maggiore spesa. Pertanto, per proseguire e migliorare il cammino intrapreso, è anche necessaria la vostra partecipazione.

Se volete aiutare il Bollettino potete recarvi nellʼUfficio Parrocchiale di Castelnuovo, oppure utilizzare il conto corrente postale n° 11692159, intestato alla Parrocchia S.S. Pietro e Paolo via M. DʼAzeglio n° 9, 15053 Castelnuovo Scrivia, causale “PER BOLLETTINO”. Per Alzano e Guazzora rivolgersi agli uffici parrocchiali la mattina dei giorni festivi. Per Molino rivolgersi in Canonica. Vi preghiamo, inoltre, di segnalarci eventuali disguidi postali.


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Egyptlandia: una festa tutta orientale! embra così strano pensare che con un semplice gesto una persona possa essere magicamente trasportata nel passato, eppure è proprio ciò che è successo domenica 21 ottobre ai ragazzi che hanno varcato le porte del salone dellʼoratorio: sono stati subito circondati da unʼatmosfera orientale. Musica, personaggi, piramidi, addirittura un sarcofago contenente una spaventosa mummia... insomma, tutto in stile egiziano!! Il Faraone, dallʼalto del suo trono, impugnava i due scettri e osservava con attenzione i giovani venuti dal futuro studiando ogni loro singolo movimento. Bambini e ragazzi hanno potuto confrontarsi tra loro partecipando a sei diversi giochi: cʼera chi si cimentava nella costruzione di piccole piramidi di sabbia, chi invece preferiva esercitarsi nella mummificazione o addirittura allenare la memoria facendo brevi partite a memory o rispondendo a semplici domande sullʼEgitto... invece i più sportivi e competitivi si sfidavano “a suon di biglie” facendo lunghi percorsi oppure cercando di ottenere i punteggi più alti sfruttando la propria mira. Il tutto era controllato dagli animatori che, nel modo più semplice e con un poʼ di fantasia, hanno cercato di assumere un aspetto egiziano indossando buffi vestiti.

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Anche i genitori hanno partecipato alla giornata vincendo premi divertenti con la lotteria che si è svolta dopo la merenda. Di certo non poteva mancare il momento dedicato alla preghiera, durante il quale sono stati letti e distribuiti dei piccoli ma preziosi biglietti riportanti i dieci comandamenti. Anche se il dover smontare tutto ha portato in noi animatori un poʼ di malinconia, perché ci ha fatto pensare a tutti quei momenti trascorsi insieme per allestire la scenografia, è stato bello e gratificante arrivare alla fine della festa e scoprire che i ragazzi e anche i bambini più piccoli, hanno avuto lʼoccasione di divertirsi e di fare tesoro di una giornata simpatica trascorsa con gli amici. Ci hanno dato la certezza di avere apprezzato ciò che abbiamo cercato di rappresentare nel modo più semplice, permettendoci di tornare a casa col sorriso sulle labbra e, cosa più importante, ci hanno fatto capire quanto è bello veder nascere unʼidea e poi scoprire quanto sono meravigliosi i suoi frutti. Perché alla fine è anche questo che rende felice un animatore: creare un qualcosa da portare a termine e poter sempre gioire del risultato ottenuto. Paola Capelli e Alessio Villani

Visita al cimitero enerdì 2 Novembre, giorno della commemorazione dei defunti, noi ragazzi dellʼ oratorio San Luigi Orione, accompagnati dal parroco, dal viceparroco, e da alcune assistenti, abbiamo fatto visita al cimitero. Dopo esserci radunati davanti allʼoratorio, ci siamo incamminati verso il cimitero, recitando il Santo Rosario. Là, ad attenderci, cʼera il professor Brunetti che ci ha dato spiegazioni sui particolari di alcune tombe e ci ha raccontato alcuni fatti importanti del passato. Ci siamo soffermati su diversi punti, ognuno dei quali con una propria storia alle spalle. Dopo ciò, abbiamo fatto visita ai nostri conoscenti defunti . Al ritorno, in oratorio ci attendeva una bella cioccolata calda. FELICI DI AVERE TRASCORSO UNA SERENA GIORNATA… Luca e Simone

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Don G. Paolo l Coro dei giovani, che accompagna le funzioni religiose domenicali, ha compiuto dieci anni. Lʼattività richiede volontà, capacità, impegno, ed il traguardo che nel tempo il gruppo ha raggiunto, va a merito di tutti. La Comunità parrocchiale ringrazia e si augura che la loro presenza duri “ad multos annos”. Prima di ricordare ufficialmente lʼavvenimento, con la penna dellʼindimenticato vice parroco Don Paolo Civillini (ora parroco a Zavattarello), rivolgiamo un pensiero ai pionieri che con grande disponibilità sono stati presenti in Parrocchia al termine degli anni settanta del secolo scorso. Don Pasqualino Negri, altro indimenticato vice parroco, poi parroco a Fortunago e Mezzana Bigli, raccolse attorno a sé dei giovani che amavano il canto e la musica, e li lanciò in un coro , che accompagnava la messa domenicale a Santʼ Ignazio. Erano tempi difficili per un certo tipo di musica: una chitarra, in chiesa, era per i benpensanti motivo di

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scandalo! Quei ragazzi affrontarono difficoltà dʼogni genere. Anche le prove erano un problema: in chiesa, non si poteva; presso privati disponibili, disturbavano tuttavia i vicini…Il sindaco Curone, restio a spendere danaro pubblico in cose frivole, venne tuttavia loro incontro, acquistando, usatissimo ma efficiente, un impianto di diffusione, con il quale le loro esibizioni pur riuscivano. Quando Don Pasqualino lasciò la Parrocchia, il coro si sciolse. Qualche anno dopo, mutata la guida della Parrocchia, sarebbe nato il Liturgical Song Emmanuel. Ed ecco ciò che ricorda Don Paolo. “Poteva sembrare un anno di transizione, è stato invece un periodo fecondo per la Parrocchia. Il 1997 si era presentato da subito come un anno particolare: a gennaio già si parlava di un possibile trasferimento di don Bruno ad altra Parrocchia, decisamente più impegnativa. Non passarono molti mesi, e la comunità dovette fare i conti con la straordinaria capacità di don Gianfranco. Intanto ricordo con piacere

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quegli anni trascorsi in Oratorio, con tanta gioventù, mettendo a disposizione quei pochi doni che Dio mi ha dato, cercando di comunicare un poʼ di entusiasmo alle giovani generazioni, con dolcezza ma anche con determinazione. Non è mancato chi ha saputo seguire i consigli dei sacerdoti, e non sono venuti meno i doni dello Spirito che proprio nel ʼ97 sono emersi in modo vistoso soprattutto dopo alcune esperienze vissute proprio in quellʼanno. In Aprile, a Rimini, un piccolo gruppo decide di partecipare con me al Convegno annuale del Rinnovamento dello Spirito Santo. Quel gruppetto ne rimase affascinato, si riuscì a pregare molto, lo Spirito, che sempre agisce nella Chiesa, toccò sicuramente il cuore di qualcuno! Ma forse non era sufficiente quella breve esperienza: molti sentirono il desiderio di iscriversi presso la Diocesi per partecipare, a Parigi, alla GMG, per incontrare il Papa Giovanni Paolo II. Lì fu la Pentecoste per tutti, anche per me! Il lungo viaggio in treno, la fatica del cammino, i numerosi disagi di quei giorni li

ricordo ora con piacere. Hanno fatto bene anche a me, prete; ma.. hanno fatto bene soprattutto a loro, giovani castelnovesi che, sulla via del ritorno, mi si avvicinarono chiedendo udienza per iniziare a spargere i primi semi di servizio nella chiesa locale che è in Castelnuovo. “Don” – mi dicono – “ se dopo aver incontrato il Papa e tanti giovani del mondo, rientrando in Parrocchia siamo ancora gli stessi e non facciamo nulla di significativo, siamo proprio stupidi”. Rimasi sorpreso e affascinato nello stesso tempo nel percepire che il Signore stava toccando il loro cuore. Così, proprio nel mese di Settembre del 1997, nacque il Gruppo Missionario (GRU.MI) di cui ora ho perso le tracce, ma che aveva lʼintento di dare una mano concreta alle famiglie disagiate del paese. Non solo, diversi partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù avevano il grande dono di saper suonare uno strumento, e lo sapevano fare anche bene. Allora, perché non far nascere un gruppo trainante che segue a pag. 7


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c r o n a c h e di L. Stella Natale

la festa del Bambino Gesù. È lui che è nato. Fino a quando non detteranno legge quei mostri in camice bianco , che si sentono dei , ed in nome della nuova morale si sforzano di violentare la natura, i bambini nasceranno dalle loro mamme. Non ci si può non commuovere allo spettacolo, antico come il mondo, ma sempre attuale, dʼuna mamma con il suo bambino. Tante bimbe, poi ragazzine, che vedevi formarsi sui banchi della scuola, sono diventate mamme. Li vedi per strada a spingere il passeggino, magari vuoto, perché i bimbi crescono e vogliono da soli avventurasi nel mondo. È così naturale, che pochi si accorgono di essere di fronte ad un miracolo. I veri miracoli sono nella natura, non fuori di essa, eventi straordinari. È miracolo un seme che diventa pianta, un uovo che dà vita ad un pulcino, un funghettino che fermenta e trasforma la pasta in pane o il mosto in vino. Non so se molti politici che abbiamo delegato a rappresentarci in Parlamento hanno mai ammirato i miracoli che ci offre la natura. Eccoli pronti ad eliminare lo spirito del Natale. Qualcuno ha già ideato di cancellare il riferimento temporale della nascita di Cristo. Perché il Cristo vero è nato almeno sei anni prima? Forse, lʼalbero natalizio ha bisogno dʼuna energica potatura. Sfrondiamolo da tutti gli orpelli, che nulla hanno di cristiano! Natale è un semplice episodio di storia. Due giovani sposi si sono trovati per strada, nel

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rispetto della legge romana, che non pensava ai problemi dʼuna prossima mamma. La casa di Giuseppe era troppo piena di parenti; era più tranquillo il locale al piano terra. Scavato nella roccia ed adibito al ricovero degli animali. Così Gesù nacque in una grotta. Il resto è fantasia, anche se non possiamo non accettare la presenza dei semplici (i pastori) e la gioia soprannaturale dei cori celesti (gli angeli). Era semplicemente nato un bimbo. Ma era Dio. Le vetrine e le strade illuminate portano tanto gelo al cuore. Addobbo natalizio? Ma la gente sta dimenticando che la festa ricorda una nascita vera, dʼuna persona vero uomo. Non quel pagliaccio vestito di rosso che guida una slitta tirata da renne volanti. Diamo ancora ai nostri bimbi il vero Natale! Un esercito di mamme continua a dire sì alla vita. Sono felici. Non altrettanto gli stregoni in camice bianco, sempre truci, contro tutti. Non sono felici. Il loro orgoglio impedisce di comprendere la letizia del nostro Natale. Cristiano Un inno alla gioia. Sulla volta della Parrocchiale sta scritto: “Non praevalebunt”.

Le nostre campane

ellʼ instancabile lavoro di recupero della chiesa parrocchiale ci si sta in qualche modo sollevando …da terra. Si progetta, in tempi diversi successivi, la sistemazione dellʼinterno del campanile e dellʼ organo. Prioritaria la scala di acceso. Il campanile comprende

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cinque campane, che da oltre centocinquantʼ anni compiono il loro lavoro quotidiano, resistendo a tutti gli agenti esterni. Noi, che le vediamo e udiamo da sempre siamo per nulla portati a conoscerle. Eppure, come ogni cosa voluta e progettata dallʼuomo, hanno una storia degna dʼessere conosciuta. Sono nate nel 1850. Siamo nel regno di Sardegna, a pochi mesi dalla sconfitta di Novara. Don Giuseppe Lugano è stato nominato prevosto, dopo la morte di don Giovanni Fornasari, un parroco umano e diligentissimo, a giudicare dai documenti che ci ha lasciati. Sul campanile si trovano quattro campane. Il loro peso lascia intendere che non costituiscono un concerto. Si conosce il loro peso, complessivamente attorno ai sedici quintali. Sono state fuse dopo la caduta di Napoleone; sappiamo che lʼimperatore francese ha fatto frantumare le campane precedenti, per la scarsa partecipazione del popolo agli ideali della rivoluzione francese. Da un documento del 1726, durante la sovranità austriaca, cʼerano in paese ventisei campane, distribuite nei vari campanili. Don Lugano volle dotare la chiesa Parrocchiale dʼun concerto di campane valido. Cambiò le quattro campane con altre cinque. Partendo dalla più grande (nota Do, peso 9.6 quintali) vʼè una Re di 6,8 quintali (lato est, la più loquace che suona lʼAve e comunica il trapasso dei fedeli; poi vi è una Mi (4.8 quintali, lato sud) una Fa e una Sol nel lato nord, rispettivamente di 4.10 e 2.75 quintali. Al collaudo, la Sol fu trovata scarsa dal

collaudatore Desiderio Torti. Fu rifusa e completata. Esecutore del lavoro il fonditore alessandrino Francesco Zerbino. Impresario Giuseppe Credassi. Le campane furono collocate in sede nel 1852. Da allora guidano la nostra vita. Fascisti e badogliani, nel 1943, tentarono di sottrarcene due (la Do e la Re) per destinarle ad usi bellici e finirono di offrirle ai tedeschi dopo lʼ8 settembre; il parroco Don Bianchi riuscì fortunosamente a recuperarle, riportandole in paese. Si prese una denuncia per furto di materiale metallico! “Avevo rubato le mie campane” scrisse sul Bollettino parrocchiale a sua difesa. La magistratura, sempre tempestiva nei suoi interventi, fu sorpresa dal 25 aprile 1945… Le campane rimasero saldamente nostre. Quando, la domenica mattina, sentite le note dellʼ “Ave Maria” di Fatima salutare il giorno che nasce, pensate a quale perfetto strumento musicale programmò per i suoi fedeli presenti e futuri il Prevosto Don Giuseppe Lugano nel 1850. Ora, saremo presto messi in condizione di avvicinare meglio le nostre campane, con una scala sicura. Uno splendido regalo. Non ai sacerdoti o ai componenti della varie commissioni parrocchiali. A tutta la comunità. Con le stesse motivazioni che mossero nel 1850 Don Giuseppe Lugano.

Un ricordo

l mese di ottobre si è accanito con la classe del ventinove. Tra gli scomparsi

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c a s t e l n o v e s i ricordo due “ragazzi” che lasciano perplessi molti dei contemporanei: chi sono stati? Sono due castelnovesi per origine e per mentalità, anche se le necessità del loro lavoro li hanno trasferiti dal luogo dʼorigine. Con una nostalgia per Castelnuovo che, con il passare degli anni, era diventata sempre più struggente. Ricordiamo Tito Berri per la sua giovialità, il suo spirito, la sua capigliatura rossa. Visse, come tutti i suoi coetanei, la triste esperienza della guerra, che non lʼostacolò nello studio, grazie al quale conseguì un diploma. Nel quarantotto, valeva sicuramente molto più di adesso. Divenne esperto conoscitore della qualità

della nostra produzione agricola; la sua competenza ebbe modo di brillare in unʼimportante azienda italiana di prodotti confezionati. Che molto dovette allʼintraprendenza di Tito. Ezio Bettini ebbe una vita avventurosa, come capitò a pochi. Nacque ad Alessandria dʼEgitto da genitori castelnovesi, che portarono in Africa la loro abilità nel lavoro. Poi, il fanatismo mussulmano divise i genitori; il padre si trasferì in Eritrea, allora colonia italiana, con lʼidea di trasferivi la famiglia. Quando fu raggiunto dalla moglie , era in atto la guerra contro lʼEtiopia. Ezio fu mandato dai parenti di Castelnuovo. Qui si formò culturalmente ed

D i e c i potesse coinvolgere anche qualche elemento lontano dalla Chiesa per un servizio alla Parrocchia? In quellʼanno tante volte ci siamo interrogati su questa possibilità che poi è diventata realtà. Ne furono entusiasti tutti, e da subito! Da Settembre a Dicembre vi erano ancora due Sante Messe importanti alle 10 e alle 11.15; loro animavano tutte due la celebrazioni con grande sacrificio. Dal mese di Gennaio dellʼanno successivo, la Messa della Comunità divenne unica alle 10.30 e fu proprio in quegli anni che si iniziò a coinvolgere tanta gente sia per la parte strumentale , sia per quella canora. Si pensò da subito allʼattrezzatura per lʼamplificazione e unʼ adeguata strumentazione, perfezionata poi nel tempo, ma la parte forte erano i canti.

assorbì quella “castelnovesità” che non lo abbandonò più in tutta la sua esistenza. La seconda guerra mondiale bloccò il suo trasferimento in Eritrea. Provò qui, come tutti, la lotta quotidiana per lʼesistenza in quei momenti tanto tragici. Si diplomò perito elettrotecnico. Partito finalmente per lʼEritrea, con la sua capacità raggiunse i vertici della ditta di produzione e distribuzione dellʼenergia elettrica. Lʼinstabilità politica in quella repubblica africana lo spinse ad un forzato rientro in Italia.Venne assunto dallʼENEL e vi concluse la sua carriera. Non tralasciò mai di utilizzare il tempo libero nellʼattuare geniali intuizioni, per le quali era già famoso da

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Le parole di alcuni mi ritornano ancora alla mente per la loro semplicità e dolcezza. Mai scelti a sproposito, sempre molto coinvolgenti tanto da aiutare i fedeli ad assimilare le Scritture della domenica. Una liturgia sempre preparata in anticipo col carissimo Marco che veniva nel mio studio per scegliere i canti che avessero un testo inerente al messaggio evangelico, prestando attenzione ai Tempi dellʼAnno liturgico, senza mai irritare la sensibilità della gente , anzi, aprendo il cuore verso una maggiore interiorizzazione del Sacrificio di Cristo nella Santa Messa. Quando nellʼanno giubilare mi sono reso conto che dovevo partire, con le valigie ormai tra le mani abbiamo coniato per i gruppo un nome dʼanagrafe per perpetuare nel tempo il ricordo di chi si impegna tutte le domeniche in spirito di ser-

vizio. “Liturgical Song Emmanuel – giovani in coro”; ben presto il sottotitolo lo depennarono perché sapeva di vecchio, mentre lʼEmmanuele ricordava il Dio con noi: lo slogan del Giubileo, che dava una spinta in avanti, verso il terzo millennio. Andava bene a tutti? Sì, a tutti! Nacquero così i “Liturgicali” e… solo io so quanto mi mancano! Ora festeggiamo il primo decennio e sono felice di poterlo ricordare ai cari castelnovesi con queste poche righe scardinate. Non possiamo non farlo, perchè noi sacerdoti desideriamo riconoscere che ogni gruppo che canta in Parrocchia è un aiuto per tutti, è unʼautentica risorsa per la comunità, è un dono dallʼ Alto, segno carismatico di benedizione. Unʼultima raccomandazione però scaturisce dal cuore di

ragazzino. Ricordo tra i successi una pentola a pressione ad energia solare diretta. In questi tempi stava provando a Castelnuovo a produrre il freddo sempre sfruttando lʼenergia solare… Volle bene a tutti. Il prossimo lo ricompensò con cattiverie dʼogni genere. Riposa nella nostra terra, dove avrebbe voluto trascorrere gli ultimi anni della sua vita: ma le Marche lo trattennero oltre la sua volontà di ritorno. I due “ragazzi del ventinove”, insieme ai tanti coetanei che sono stati, tutti, qualcuno, meritano un ricordo e una preghiera. Saranno in pace; ma quanto a riposo non certo: non riusciamo ad immaginarli inattivi...

da pag. 5 chi li ha ancora un poʼ conosciuti e incoraggiati in quegli anni: cari giovani, non dimenticate quella sana umiltà che rende il vostro servizio alla Chiesa di Dio più vero ed efficace; solo così il vostro canto diventerà annuncio e testimonianza della presenza di Cristo, diventerà armonia non solo di voci ma anche di cuori che amano e di mani che si tendono in segno di accoglienza di altri carismi per arricchire il gruppo, dilatandosi a tal punto da contenere ogni figlio di Dio che vuole spendersi per gli altri. Lʼaugurio è di ritrovarci tra altri dieci anni per rivedere i fondatori che a suo tempo hanno aperto la strada e apprezzare anche volti nuovi, nel segno di quel rinnovamento che richiama la giovinezza e la freschezza della Chiesa di Cristo. Don G. Paolo


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Gita a San Benedetto Po (Mantova) omenica 30 settembre una ventina di guazzoresi si trovano in Piazza Fausto Coppi per la gita interparrocchiale . Meta San Benedetto Po, Abbazia di san Benedetto Polirone e Mantova. Si uniscono alcuni castelnovesi, molinesi e alzanesi e alle ore 7,00 si parte per questa località a molti sconosciuta. Il tempo, alquanto incerto alla partenza con qualche spruzzo di pioggia, si apre lungo il percorso e nel pomeriggio lascerà posto ad un caldo sole. San Benedetto Po, paese di circa cinquemila abitanti, provincia di Mantova sui confini con la provincia di Reggio Emilia, vanta una abbazia millenaria fondata dal marchese Tedaldo di Canossa nellʼanno 1007. Ricorrono quindi mille anni dalla fondazione. Dopo anni di grande splendore si succedono anni di vita stentata fino alla bufera napoleonica che spazzerà via la presenza dei religiosi sino alla soppressione del monastero nel 1797. Adiacente al monastero vi è la bellissima chiesa abbaziale in onore di San Simeone armeno divenuta ora chiesa parrocchiale. Al nostro arrivo, alle ore 10,00 ci attende una gentile guida che ci illustra i suggestivi e vari chiostri che compongono la struttura conventuale (chiostro di San Benedetto, chiostro di San Simeone, chiostro degli Abati o dei secolari, Refettorio grande e Infermeria Nuova) nonché la basilica che ingloba allʼinterno lʼoratorio di

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Santa Maria che conserva stupendi mosaici pavimentali del 1151. La struttura abbaziale si deve al grande architetto Giulio Romano che fece di questa un capolavoro dellʼarchitettura cinquecentesca. Nellʼantico refettorio, che oggi ospita il Museo dellʼAbbazia è conservato un grande affresco del Correggio che conteneva inserita la tela raffigurante lʼUltima Cena opera collocata nel museo di Badia Polesine . Nellʼabbazia era conservata la tomba di Matilde di Canossa, i cui resti sono stati trasferiti nel 1633 a Roma in san Pietro nella splendida tomba monumento di Gian Lorenzo Bernini. La Chiesa parrocchiale contiene il ricordo marmoreo di un grande ecclesiastico nativo di San Benedetto Po, Ernesto Ruffini, Cardinale - Arcivescovo di Palermo dal

1967 al 1988 e fra i protagonisti del Concilio Ecumenico Vaticano II. Conclusa la visita verso le ore 12,00 e dopo il pranzo chi al sacco chi in un elegante ristorante, partenza per Mantova, già capitale del ducato dei Gonzaga . Visita dʼobbligo al Palazzo ducale, la cattedrale, la basilica di SantʼAndrea (che conserva in una teca una zolletta di terreno del Golgota imbevuto del sangue di Cristo), il Museo Diocesano e la passeggia-

ta lungo i laghi formati dal fiume Mincio. Durante il viaggio di ritorno, sosta dʼobbligo in una piazzola per una merendacena a base di salame, gorgonzola innaffiati da ottima “bonarda”e torte varie confezionate da brave parrocchiane di Guazzora. Lʼarrivo a Guazzora alle ore 22,00 stanchi ma contenti di una bella giornata passata insieme, arricchiti spiritualmente ma anche culturalmente.


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RICORRENZA DI OGNISSANTI, DEI DEFUNTI E MEMORIA DEI CADUTI a Comunità guazzorese ha ricordato la ricorrenza dei Santi il giorno 1 novembre alle ore 15,00 con la liturgia celebrata dal diacono Ernesto, nella chiesetta dei cimitero. Il giorno 2 novembre, nella stessa chiesetta, il Parroco Don Costantino ha celebrato la S.Messa alle ore 10,30 in memoria dei defunti e dei caduti di tutte le guerre, alla presenza del Sindaco Piera Vignoli, di altri componenti dellʼAmministrazione Comunale e di numerosi fedeli. Anche questʼanno molte persone, con il diacono, hanno mantenuto fede allʼantica tradizione di ritrovarsi la sera del giorno dei Santi e la sera del giorno dei defunti per la recita del S.Rosario, accanto alle tombe dei propri cari.

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UN NATALE DI TANTI ANNI FA Lelio Sottotetti i avvicinava il Natale e la neve tardava a cadere. Senza neve, per noi ragazzi, sarebbe stato un Natale anomalo. A malincuore ci stavamo rassegnando quando, nella mattinata dellʼantivigilia, la nonna, venendoci a svegliare ci disse: “U cincè dra nev u canta” (lo scricciolo, lʼuccellino che annuncia la neve, canta). Incominciava a svolazzare qualche bianca farfallina di neve e per noi fu un gioioso annuncio. Ben presto, le farfalline divennero larghe falde, finalmente nevicava! Ci incollammo ai vetri ad osservare, scaldati dal tepore del camino, la neve che svolazzava, volteggiava, sbatteva contro i vetri, si ammucchiava sui davanzali delle finestre, sulle strade, sui tetti, sempre più copiosa. La coltre bianca aumentava di spessore a vista dʼocchio, il fringuello era andato a ripararsi fra i cespugli del giardino e si vedeva saltellare tra i rami. I passeri infreddoliti, riparati sotto i portici e sui fienili, beccavano in terra cercando qualche seme. I merli stavano fra i rami dellʼedera che copriva il muro sconnesso del giardino. Le galline si erano ritirate nel pollaio, solo alcune erano rimaste al riparo della grondaia a guardare, silenziose e stupite, la neve che scendeva. Il suono delle campane, le voci della strada e tutti i rumori giungevano ovattati; come provenienti da luoghi remoti. Cichè De Filippi, il giornalaio, che ogni mattina arrivava con la Gazzetta, si

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fermò davanti al portone, tirò il ferro della campanella e, mentre il battacchio la faceva suonare, sbatté i piedi sulla soglia per scrollare la neve dalle scarpe ed esclamò: “Adès sì clʼè Nadal!”. Quella neve aveva portato lʼatmosfera natalizia. Nevicò tutto il giorno e tutta la notte. Al mattino seguente, quando le campane chiamarono alla funzione della novena, mentre era ancora buio, gli uomini erano già in strada a spalare. Si sentiva il ferrigno rumore dei badili, aprivano un sentiero verso la chiesa. Anche i bottegai si davano da fare per togliere la neve davanti ai loro negozi e staccare le ante di legno dalle vetrine. Non appena le nostre mamme ci lasciarono uscire, corremmo in piazza. Si formarono alcune squadre. Incominciarono a volare palle di neve. La piazza si era trasformata in un campo di battaglia. La guardia comunale, Oreste Molla, cercava invano di porre fine alla tenzone gridando a squarcia gola: “Piantela, piantela! Andè a cà!”. In quel giorno di vigilia, a casa, si facevano gli ultimi preparativi per il Natale. Nonna Pina, aiutata da “Pipina ʻra Prandena” e da “Angiolina ʻra giardiniera” (Angela Garavelli), preparava la camera detta “dei forestieri”; da unʼantica cassa, dalla serratura di ferro e dalla pesante chiave, tirava fuori le lenzuola belle di lino, tessute con vecchi telai. Erano le lenzuola del suo corredo e, mentre le disponeva sul letto, tutto intorno si diffondeva lʼaroma del pulito, del bucato fatto con la cenere di pioppo (profumo che si confondeva con quello

delle mele cotogne messe sullʼarmadio). Quel buon odore di cotogne era la tipica essenza campagnola dei raccolti che dava alla famiglia la speranza di un inverno sereno. Anche per le strade si sentivano invitanti profumi. Vicino a casa mia la pasticceria Lanati sfornava cannoncini e bignè ed il profumo si diffondeva per tutto lʼisolato. Il fornaio Oreste Arzani cuoceva in continuazione pane e focacce (dar carsènt). Parlando del fornaio non posso non ricordare il suo antico e grande forno la cui costruzione, risalente al settecento, era un vero monumento che faceva da sfondo ad un grande stanzone dove sʼimpastava a mano la farina e si preparavano le micche di pane. Mentre il pane cuoceva, le donne, salendo una scaletta di pietra, andavano nella camera posta sopra il forno e lì si scaldavano nellʼattesa che si compisse la cottura. Quando si sfornava, allo spuntare dellʼalba, per Oreste il lavoro non era finito: puliva il forno mentre la moglie Vigia, con le figlie Maria e Pinetta, riordinavano lo stanzone. Mi sembra ancora di sentire la voce acuta di Oreste chiamare: “Pinetta! Pinetta, levat sù!”. Pinetta, ancora giovane, faceva fatica a scendere dal letto. Un altro invitante profumo veniva dallʼalbergo Tre Corone. Era il profumo dello stufato che sarebbe servito per il ripieno degli agnolotti che Fundè confezionava per la tradizionale “agnolottata”. Era infatti usanza che un gruppo di gaudenti amici (alcuni impegnati per lavoro fuori paese) si trovassero nella notte di Natale, dopo la Messa, al Tre Corone


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per scambiarsi gli auguri e fare una mangiata di agnolotti. Fra questi amici cʼerano: Giovanni Arona (capitano di marina, figlio dellʼoste Carlo Fundè), il Dottor Carlo Setti (veterinario, cofondatore della gaudente associazione denominata “Gatala”, animatore di allegre serate conviviali), il Geometra Matteo Guagnini (proveniente da Milano dove aveva un avviato studio tecnico), Raul Basiglio (che lavorava nello studio Guagnini), Edoardo Concaro (produttore, a Villanterio, del formaggio Gioconda in concorrenza con il Bel Paese di Galbani), Francesco Brunetti (direttore di unʼazienda importatrice di tappeti), Gino Brunetti (amministratore di unʼargenteria milanese), Vittorio Stringa (alimentarista) e Fausto Stringa (funzionario della dolciaria Alemagna). In quella Santa Vigilia, il Parroco, Mons. Agostino Bianchi, quale presidente dellʼOspizio dei vecchi, volle si compisse qualche atto dʼamore e di carità per procurare a quelle anziane persone la gioia di un sorriso. LʼIstituto, che si trovava nel complesso Balduzzi, allora non ancora ristrutturato, era posto in grandi camerate non sufficientemente riscaldate causa la vastità degli ambienti. Pochi degli anziani ospiti percepivano la pensione e lʼIstituto non aveva rendite. Vivevano, quindi, della carità dei compaesani che, per il vero, non lasciavano mancare loro: grano, patate, ortaggi, vino, legna e latte (proveniente dalle bergamine di Ova), confermando la generosità dei castelnovesi. Il necessario per vivere cʼera ma anche tanta solitudine e tristezza. Il parroco, dunque, voleva portare una parola dʼamore, il calore del cuore. Dal pulpito mobilitò la comunità, prese contatto con la “schola cantorum”, con Giovanni Dax (del gruppo mandonilistico) e con alcuni studenti affinché preparassero degli sketch umoristici. Ogni

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castelnovese doveva fare qualcosa e soprattutto essere fisicamente presente ad augurare a quelle persone: Buon Natale! Tutti si misero allʼopera. Il gruppetto degli studenti si riunì per diverse sere nella cucina del Parroco, attorno alla stufa di ghisa sulla quale, per tutto lʼinverno, stavano ad arrostire le castagne. Glie le portavano i suoi parenti delle colline sopra Villalvernia, suo paese dʼorigine. Ricordo quella vecchia cara enorme cucina dal pavimento di cotto sconnesso, perchè per secoli vi spaccarono la legna. Cʼerano i fornelli a carbone, il lungo tavolo , le sedie impagliate e le finestre che guardavano sullʼorto. Le quattro porte conducevano nel piccolo studio, in cantina, nel cortile della topia e verso la scala. Lʼinvito fu accolto con slancio e lʼappuntamento fissato per le ore quindici della vigilia. In uno dei cameroni fu preparato il palco per i debuttanti dal falegname Sabbione e da Ravetti (Primo ad San Ròc). I cantori si esibirono con alcuni pezzi “forti”, accompagnati dalla professoressa Teresa Vigna al pianoforte. Mario Pessini (Giacob), con tuba e pastrano, suscitò grande ilarità presentando alcune sue macchiette. Dietro il palco cʼeravamo noi ragazzi (“del cortile del parroco”) per distribuire, nel momento opportuno, un cestino a tutti i ricoverati con dolci e altri regali (preparati dalle suore con le ragazze della scuola di cucito). Poiché alcuni ricoverati non potevano lasciare il letto, Dax ed altri due mandolinisti si portarono ai loro capezzali ed accompagnarono le romanze che Angiulè ad Ciaplena e Pipè dra Grila dedicarono loro. In quegli occhi stanchi era ritornata la luce! Mons. Bianchi, mentre abbozzava un sorriso, non tratteneva le lacrime. Lasciammo lʼospizio mentre si faceva sera e le campane invitavano alla Novena che in quella

sera si sarebbe conclusa. Sul sagrato passavano i pastori che, suonando le cornamuse, portavano le greggi alle stalle dei Chiappedi (Falcunè), poste nella grande corte della signora Nina Gastaldi, ora casa Alfredo Maggi. Conclusa la novena, quando tornammo a casa per la cena, brillavano già le stelle ma la giornata non era ancora conclusa. A mezzanotte partecipammo alla solenne Messa del Natale e quindi al rito del bacio al Bambino, prima che fosse depositato nella mangiatoia del presepe allestito nella cappella lunga. Era piena notte quando, stanchi ma con il cuore traboccante di intima gioia, andammo a letto. Ricordo che lʼemozione di quella giornata così intensa non mi lasciò prendere sonno. Nel letto rimasi sveglio e osservai a lungo, oltre la finestra, i raggi della luna riflessi sulla neve che pareva dʼargento. Grande era il silenzio della notte. Non cʼerano tutti i rumori di oggi e i suoni, anche se lontani, si potevano distinguere. Erano lʼabbaiare di un cane, il passaggio di un carro, il rumore dello sferragliare del treno a Pontecurone o il fischio di una locomotiva. La mente vagava e immaginava. Senzʼaltro, fra i passeggeri di quei treni, ci saranno stati gli operai della Ferriera di Novi, dove i forni non si spegnevano mai. Terminato il turno serale, avranno preso il treno della notte per tornare a casa ed essere in famiglia per il pranzo di Natale. Certamente avranno sognato i loro bimbi, ansiosi di stringere a sé la loro testolina, di accarezzare le “treccioline bionde o le chiome nere…” come cantava una vecchia canzone. Mentre nella mente si accavallavano questi pensieri tenevo gli occhi rivolti alla finestra, al cielo, dove brillavano miriadi di stelle; quante! Quante! Mentre cercavo quella di natale... mi addormentai.

LA PREGHIERA NASCE DALLA FEDE E AD ESSA RICONDUCE utti i cristiani conoscono il valore della preghiera, ben sottolineato dallʼevangelista Luca. Gesù aveva parlato dellʼinsistenza che deve contraddistinguere la preghiera mediante la parabola dellʼamico che disturba un altro amico nel cuore della notte o della vedova che, grazie alla sua perseveranza, piega lʼindifferenza di un giudice iniquo, costringendolo a farle giustizia. Non solo, ma lo stesso Gesù pratica quotidianamente la preghiera nel deserto, nella notte, al mattino presto preservando tenacemente il tempo essenziale per nutrire la relazione con Dio. Qualità indispensabile della preghiera è la fedeltà anche nei momenti del silenzio di Dio, nel tempo dellʼamarezza. Gesù dunque insegna quello che Lui vive e richiede a noi una preghiera costante, che non si stanca mai di chiedere, di cercare, di bussare presso Dio. Ed è proprio questo lo spirito che anima il gruppo, piuttosto esiguo, ma saldo, che tutte le mattine, ad eccezione della domenica, si raduna alle 8.30 in chiesa e con grande devozione recita il S. Rosario, pregando per tutti coloro che, nella nostra comunità, attraversano momenti di difficoltà e di prova, soprattutto per gli ammalati. Inoltre, ogni primo venerdì del mese, ricorrendo la devozione al Sacro Cuore di Gesù, il gruppo si associa a tutta la Chiesa e presenta le intenzioni affidate allʼApostolato della Preghiera che si suddividono in generale, missionaria, dei vescovi e mariana. Tutti possono unirsi alla preghiera, anche da casa, grazie alla trasmissione via radio inaugurata una decina di anni fa. Tuttavia il gruppo invita chiunque avesse del tempo disponibile e avvertisse un desiderio quotidiano di testimoniare con la propria presenza il valore della preghiera, ad aggregarsi, con la certezza che invocazioni costanti e fiduciose troveranno ascolto da parte di Dio.

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Il gruppo di preghiera


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il personaggio

Ernesto Stramesi

ntonio Rosmini nasce a Rovereto (Trento) il 24 marzo 1797 da Pier Modesto e da Giovanna dei Conti Formenti. Da giovane si manifesta subito in lui una serietà morale e unʼapertura agli interessi culturali con spiccata inclinazione alla filosofia; decide di farsi sacerdote vincendo le resistenze dei familiari, che vedono in lui lʼerede del casato e nel 1816 è allʼUniversità di Padova, dedicandosi come studente ad ogni specie di ricerca filosofica, scientifica, storica e letteraria. Viene ordinato sacerdote il 21 aprile 1821. Spirito straordinariamente ricco di doti, giovane sacerdote gli viene da S. Maddalena di Canossa, lʼinvito a dar vita ad un Istituto religioso, ma egli non si sente pronto e solo nel 1827 a Milano, capirà che è giunto il momento. Il 18 febbraio 1828 è solo sul Monte Calvario di Domodossola a preparare le Costituzioni del nascente Istituto e attende che Dio gli mandi compagni, che arriveranno man mano nel tempo; lʼOpera si chiamerà “Istituto della Carità” che avrà come base il professare la carità ʻuniversaleʼ, ossia la carità spirituale, intellettuale e corporale, per il bene del prossimo ed ai religiosi si chiede di essere disposti a qualunque opera venga loro affidata. Nel 1828 papa Pio VIII approva lʼIstituzione, incoraggiandolo a dare precedenza allo scrivere per influire utilmente sulle coscienze scosse dalle teorie scaturite dalla Rivoluzione Francese, dallʼordine imposto da Napoleone Bonaparte, dalla Restaurazione, dal clima anticlericale imperante. Nel 1830 pubblica la sua prima grande opera filosofica “Nuovo saggio sullʼorigine delle idee”; nel 1832 dà inizio alla Congregazione delle

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Antonio Rosmini ʻSuore della Provvidenzaʼ con le stesse basi ascetiche dellʼIstituto della Carità; i sacerdoti e le suore vengono richiesti ormai da molte scuole, iniziando così lʼopera dei “maestri” e “maestre” rosminiane. Nel 1839 pubblica “Nuovo saggio” e il “Trattato della coscienza morale”, fondamenti del suo pensiero filosofico e cioé lʼaffermazione che lʼintelligenza è illuminata dalla luce dellʼessere - o essere ideale che è la luce della verità, per cui vi è nellʼuomo qualcosa di “divino”. Cominciano per lui le prime contestazioni degli avversari al suo pensiero, che accusano le sue dottrine come contrarie alla fede e alla morale. La polemica dopo un suo personale intervento, prosegue con la difesa da parte dei suoi amici e discepoli; deve intervenire il papa stesso imponendo il silenzio a Rosmini ed al Superiore dei Gesuiti, suo contraddittore. Il Manzoni che da laico lo difendeva disse di lui: “una delle cinque o sei più grandi intelligenze, che lʼumanità aveva prodotto a distanza di secoli”. Con lʼostilità dellʼAustria, si crea per Rosmini un clima sfavorevole, tanto più che poco prima era stato pubblicato il suo libro “Delle cinque piaghe della santa Chiesa”, frutto di un ardente amore per la Chiesa, e messa in guardia sui pericoli che minacciavano lʼunità e la libertà della Chiesa. Il governo borbonico di Napoli, non lo vuole sulle sue terre, le udienze al papa gli vengono ostacolate, il papa stesso preoccupato per le ombre che si addensano sulle sue dottrine, nel 1849 lo esorta per iscritto a “riflettere, modificare, correggere o ritrattare le opere stampate”. Due suoi libri vengono messi allʼIndice nel giugno 1849 con suo grande dolore. In quellʼoscuro periodo, al seguito del papa a Napoli, scrive lʼ “Introduzione del Vangelo secondo Giovanni commentata”, pagine di alta

teologia spirituale e di indubbia testimonianza di intima esperienza mistica. In quella situazione di dubbio dottrinario e con due libri condannati, non poteva stare più vicino al papa, che lo lascia libero di rientrare a Stresa per raggiungere i suoi confratelli. Rosmini ubbidisce, sempre più convinto che questo è tutta opera della Provvidenza. Nel suo ritiro di Stresa, continua a guidare le due Congregazioni scrivendo la sua opera più alta la “Teosofia”, ma i suoi avversari riprendono ad attaccarlo, finendo per provocare da parte di Pio IX un esame approfondito di tutte le opere di Rosmini; lʼesame dura quattro anni con lʼangoscia dello scrittore non per sé, ma per il danno che venivano a subire le due Congregazioni. Lʼesame si svolge presso la Congregazione dellʼIndice e finisce nel 1854. Alla seduta finale partecipa lo stesso papa, che dopo la sentenza definitiva di assoluzione, esclama: “Sia lodato Iddio, che manda di quando in quando di questi uomini per il bene della Chiesa”. Ma il grande filosofo e fondatore è ormai prossimo alla fine della sua vita di profeta disarmato e ubbidiente; la malattia al fegato che lʼaveva accompagnato per tutta la vita, si acutizza procurandogli mesi di malattia che consumeranno il suo fisico tra dolori senza sosta e con lʼelevarsi dello spirito che si affina nella sofferenza. Al suo capezzale si alternano amici, ammiratori, discepoli, persone che vogliono esternargli lʼaffetto, la stima, la gratitudine, chiedendo da lui ancora una benedizione, una buona parola; lo stesso Alessandro Manzoni, benché ammalato, corre dallʼamico piangendo, incredulo che possa spegnersi sulla terra una intelligenza come quella di Rosmini. Muore il 1° luglio 1855, a 58 anni, le sue spoglie mortali

riposano in una cripta della chiesa del Ss. Crocifisso annessa al noviziato dellʼIstituto di Stresa. Il suo pensiero scritto non ebbe ancora pace; nel 1888 vengono condannate dal SantʼUffizio, 40 proposizioni dei suoi scritti precedenti, perché non sembrano consoni alla verità cattolica. È trascorso più di un secolo da allora e gli ampi e numerosi studi sulla dottrina rosminiana, hanno dimostrato la loro armonia con la verità cattolica. Quello che un secolo fa poteva non essere chiaro, alla luce dellʼapertura verificatasi con il Concilio Vaticano II (di cui Rosmini fu un anticipatore lungimirante in alcune sue intuizioni) è stato ampiamente chiarito. Papa Benedetto XVI lo ha dichiarato “venerabile” il 26 giugno 2006 e lo ha proclamato beato il 18 novembre 2007.


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na trasmissione televisiva recente, su RAI 3, ha presentato Molino dei Torti come centro “mondiale” della produzione dellʼaglio. Si possono apprezzare o meno le qualità del “profumato” bulbo, ma la fama sua è vera e nota. Vogliamo ora per cenni tracciare la storia di questʼultimo comune della Valle Scrivia , vicino al punto dove il torrente si getta nel Po. Molino non ha una storia ricca di avvenimenti: poche sono le documentazioni nellʼarchivio parrocchiale; forse le affermazioni più sicure derivano dagli elenchi dei cittadini, che dovevano nei secoli pagare le tasse: ad esempio sul sale… Si pensa che sia esistito anticamente un mulino, alimentato dalle acque della Scrivia e del Po, che scorreva molto più a sud, attorno al quale sorsero abitazioni, prima costruite con mattoni di argilla non cotta (trò), poi via via sostituite da case in laterizi. Centro di aggregazione era unʼ Oratorio dedicato a S. Francesco dʼAssisi. Nelle vicinanze, regione Montemerlo, la tradizione collocava un castello, la cui costruzione era attribuita allʼ imperatore

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Federico II nel1220, poi fortificato da Matteo Visconti, per assicurarsi il passaggio del Po. Unʼ alluvione travolse tutto, anche il centro vicino di Rotta dei Torti; si salvò una porta del castello, che si dice sia stata collocata nellʼ attuale chiesa parrocchiale, che ha preso il posto della chiesa di S. Francesco. La Parrocchia venne istituita nel 1810. La piazza antistante è ornata di colonnine di granito, datate tre secoli prima, e perciò provenienti o da Rotta o dal Castello. Il campanile risale invece al 1928. I molinesi, stanchi di sentirsi dire dʼavere un campanile “nano”, lo ricostruirono più alto di tutti quelli dei centri vicini. Nel 1964 fu rifatta la facciata della chiesa; nel 1968 fu la volta del tetto e dellʼorologio della torre campanaria. Questʼanno, tuttavia, è particolarmente ricordato per il passaggio del corpo di S. Paolo della Croce, fondatore dellʼOrdine dei Passionisti. Seguirono, nel 1972, le Sante Missioni predicate dai Padri dello stesso ordine (come era già avvenuto nel 1901, in occasione del Giubileo). P.

Offerte pervenute dallʼ8 settembre al 14 novembre (si intendono in euro): Impianto di riscaldamento Genitori e Padrini per il battesimo di Simone 150. – Rag. Nicolini 50. – Genitori per il battesimo di Carolina 50. - I familiari , ricordando Alessio 130. – Sposi Stefano e Piera 200. - Roberto Gavio 30. - Anna Greco , ricordando Bruna e Rina Granellini 100. – Sorelle Massini, ricordando Vito 200. - I nipoti di Ginetta 75. - Rione Livelli 130. La Corale, ricordando Cristiana e Fabrizio 50. - Gianni Gorrani, ricordando i genitori 30. La moglie di Primo 20. I familiari, ricordando Virginio, Maria ed Angiolino 30. – A.P. 10. - Familiari di Silvio Angeleri 100. - Coscritti di Claudina 40. - Pina Merlo 25. - I familiari di Claudina 200. - Cognato e cugini di Mario Torti 90. - Sposi Elisa e Paolo 100. - Familiari di Mario Torti 200. Bollettino Maria Torti 10. - Teresa Balduzzi 10. - N.N. 10.

Anniversario dellʼistituto Don Orione omenica 7 ottobre è stato ricordato il 70° dʼapertura dellʼistituto Don Orione alla presenza di tutte le suore che nel corso della propria vita hanno prestato servizio nellʼistituto. La giornata si è articolata nei suoi vari momenti di festeggiamento e riflessione. Tutto è iniziato con la S. Messa delle 10,30 e al termine della stessa cʼè stato un rinfresco per tutti nel cortile dellʼoratorio. Finito il rinfresco le suore, i sacerdoti e i volontari del C.A.V.F. si sono recati nella sala superiore dellʼoratorio per pranzare festeggiando lʼanniversario tutti insieme. Al termine del pranzo, una torta, un bicchiere di champagne e una preghiera di ringraziamento hanno concluso i festeggiamenti. Dopo il caffé in oratorio si è svolta una piccola riflessione sullʼattuale situazione del C.A.V.F. ma anche sui progetti futuri con lʼaugurio di ritrovarsi di nuovo insieme per festeggiare nuovi anniversari.

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Matteo Di Gaetano


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CONSOLIDAMENTO DEL CAMPANILE Antonello Brunetti el 1987 il Comune mise in sicurezza è trasformò le scale lignee in un solido e sicuro percorso con rampe di ferro. Venti anni dopo tocca alla seconda struttura antica del paese, in ordine di altezza, (la torre m.39,02 - il campanile 35,10) ricuperare agibilità. E ciò sulla base dei programmi delineati tre anni fa dalla Commissione lavori. La scala in pietra che sale dalla Sacrestia al ballatoio del campanile da tempo presenta lesioni, mentre la scala lignea allʼinterno del campanile è pericolante e non più accessibile. Per gli ultimi interventi nella cella campanaria si è dovuto far ricorso alle costose autogru e quindi è venuto il tempo di restituire agli operatori un confortevole accesso alla zona campane. Si approfitterà di questo intervento sulle scale per procedere anche al consolidamento generale del campanile, al restauro esterno, alla revisione dei meccanismi delle campane e delle strutture collocate sul campanile. Il lavoro è stato diviso in due lotti e il primo, vista lʼurgenza di ricuperare lʼuso delle scale, deve essere avviato al più presto. Per ottenere contributi sono già state inoltrate domande alla CEI (dal fondo 8 per mille), al Comune (legge 15) e alla Regione (legge 58). A copertura dellʼintera spesa provvederà, comunque, la Parrocchia, certamente sorretta dalla provvidenziale generosità dei Castelnovesi. Progettista Paola Pleba, Coordi -

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natore sicurezza Monica Rossi, impresa edile Castagnaro Gino, Carpenteria metallica Maimone Emilio, impianti elettrici Di Gaetano Nicola. L'antico campanile quattrocentesco, come testimoniano i resti della decorazione in cotto databili alla prima metà del XV secolo rinvenuti nel 1993 durante il rifacimento del tetto della Parrocchiale, fu edificato su di un primitivo basamento romanico assai robusto, composto di blocchi di pietra e di mattoni della stessa epoca di quelli che compongono la controfacciata e la struttura dei due pilastri del transetto (XII secolo). L'incuria e la grandine, che nel 1846 provocò ingente danno non solo ai raccolti ma anche alle strutture architettoniche, spinse il Comune ad avviare le pratiche per la ristrutturazione del manufatto e per un inalzamento ulteriore di 8 metri e mezzo. Il Comune, che finanziò lʼopera, come documenta lʼarchivio storico comunale, affidò nellʼagosto 1850 il progetto all'ingegner Pietro Belloni di Mede. I lavori furono assegnati, attraverso una regolare gara d'appalto, a Giuseppe Nani e costarono quattromilacinquecento lire, escluse le campane. Gli interventi si conclusero nel giugno del 1852, come attesta una lettera dell'impresario Giuseppe Nani. Da allora gli interventi sul campanile furono solo quelli di normale manutenzione (copertura, intonaci, tinteggiatura, scala e campane). Negli anni Sessanta il meccanismo di suoneria delle campane venne automatizzato dalla ditta Trebino di Uscio. Lʼultimo intervento sui rivestimenti perimetrali risale al 1968.

i è concluso positivamente il restauro del portale di magister Albertus, lavoro svolto con perizia dai parmensi Stefano Volta e Silvia Simeti. Finanziamento della Fondazione CR di Alessandria. È in fase conclusiva il ripristino dei tre ingressi e delle bussole lignee, con un ritardo dovuto alla difficoltà di reperire le piastrelle originali per conservare intatte le carattistiche del pavimento (mancano anche le porte di accesso per i disabili e le finiture). In questo caso le spese sono coperte da un generoso stanziamento della Fondazione C.R. di Tortona.

m 35,10

m 31,05

m 24,60

m 21,40

m 10,57 m 7,77 m 7,10

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Prospetto est – vista dal cortile del Presbiterio La cupola (m. 3,60 di diametro) a quota 35 metri.


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U N S E R E N O N ATA L E A T U T T I a confraternita di San Desiderio rivolge un particolare ringraziamento al parroco don Costantino, al vice don Fabrizio e a tutti coloro che si sono curati del decoro della chiesa e della buona riuscita della pesca di beneficenza, ai volontari del centro San Rocco, alla corale Beato Stefano Bandello voluta già al tempo della confraternita. Per quanto concerne la corale sappiamo che in questi mesi sta attraversando un periodo di assestamento, quindi assicuro che la confraternita è in attesa di conoscere il nuovo programma e le relative necessità pronta a dare il proprio solidale contributo. Circa la pesca di beneficenza, principale fonte di entrate, anche questʼanno ha avuto un brillante esito che ci permette di destinare 6500 euro come segue: 2000 euro alla parrocchia per i lavori; 2000 euro per il restauro di confessionali e grossi armadi dove si conserva il crocifisso del Maragliano; 2500 euro per le missioni di madre Teresa Spinelli a Togaytay City nelle Filippine dirette da suor Carmen Borg. Parte di questi 2500 euro verranno impiegati per lʼarredamento di una multi sala destinata ad aula scolastica per i bambini di strada. Prima di concludere, con viva soddisfazione, sento il dovere di informarvi che “Foglie al Vento”, il libro pubblicato a cura della confraternita, il cui ricavato è destinato alla parrocchia per i lavori di restauro, è stato bene accolto, le richieste continuano. Spero che in occasione delle feste natalizie serva come simpatica strenna per parenti ed amici non solo di Castelnuovo. Grazie ancora e Buon Natale a tutti! Vi stringo in un affettuoso abbraccio anche a nome di tutti i confratelli. Per la confraternita, il priore Lelio Sottotetti

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Le vostre offerte

a Castelnuovo Scrivia

dal 6 Settembre al 15 Novembre 2007, in euro Ci scusiamo per eventuali errori e omissioni Suffragio Defunti

N.N. ricordando Miranda Ragni 30. - N.N. 15. - Laura Sacco 20. Dino Rossi, ricordando Ada 25 Maria 30. - La figlia in ricordo di Luigi e Angiolina Bloise 20. Balduzzi / Pranzo Zaccaria 150. Margherita Ferrari, ricordando Irene e Pietro 50. Antonietta Ferramosca 25. - De Mattei 30. Anna Emanuelli 50. - C.P. 20. N.N. 50. - Maurizio Rizzo 20. Teresa Musarò 20. - Fam. Pellizzari 20. - N.N. 50. - Fam. Breglia 50. Carmela Cotroneo 20. - Fam. Baudassi 50. - Anna Rossi 200. N.N. 20. - Jessica Castellazzi e Marina Corbo, ricordando il nonno Giuseppe Carlo e il piccolo Davide 50. - N.N. 300. - Ada Concaro 15. - Famiglia Licata / Corbo 130. Carmela Chilelli 50. - N.N. 20. – Fam. Tollentino 50. - Carla Burlon 100. - Pietro Suigo 30. (a S. Domenico) - B.M. 15. - (a S. Domenico) 15. - Fam. Beccarla 25. - Angela De Siato 50. - N.N. 50. N.N. 40. - Samantha Alfarano 50. N.N. 50. - Familiari di Pierino 10. Eufemia Lanzillotta 30. - Giuseppe Arzani 20. - Fam. Berri 120. - N.N. 15. - N.N. 15. - N.N. 40. - Luigia Damiani 25. - Fam. Desiato 30. Teresa Calabrò 15. - Pisa 20. N.N. 25. - La consorella A. ricordando Don Bruno 15. - Antonietta

Crivellari, ricordando Rinaldo 30. Taverna Balduzzi 50. - Pinetta Viviani 15. - Fam. Lavezzari 50. Jole e Gianna Maniezzo 20. - Ezio e Claudio Trovamala 100. Carega 25. - N.N. ricordando Franca Cassola 50. - M. Rosa Bassi 15. Alessandro e Francesca Bassi, ricordando Nonno Virginio 50. - N.N. 100. - Sig.ra De Siato 150. - Fam. Torti/ Rivera / Girani ricordando Mario Torti 200. - Enrica e Bruno, ricordando Lina 50. - Fam. Corbo 20. - N.N. 15. - Fam. Maresca / Bellettato 100. - Mario Sacco 50. - Fam. Ricci, ricordando Maddalena Capelli 200. - Fam. Bergaglio 250. - Rosetta Gavio 40. - N. N. 30. - Severina Cialotti ricordando Agostino e Silvana 40. Liliana Novelli 50. - Agnese e Anna Bramato 50. - N.N. 50. - Fam. Berri 100. - Sig.ra Burlon 20. – N.N. 50. - Remo Calcagni 150. - Teresa Calabroso 20. - Giuliana Ghigne 50. - Fam. Celotti 100. - Fam. Chilelli 25. - Fam. Freddo 50. Carmela Cotroneo 20. - Fam. Granata 50. - Adriano Pavani 50. Alessandro Cairo 50. - R.G. 25. Maria Mazzeo 50. - Fam. Lombardi 15. - Marco Curone 100. - Fam. Pavani 50. - Fam. Lenti 30. - Fam. Carlo Rossi 50. - Fam. Cadamuro 20. - Familiari di Venanzio, Maria, Agostino, Emma e Giuseppina 20. N.N. , ricordando Mariangela e parenti 50. – N.N. 30. - Francesco,

Ada e Cristina, ricordando Ivo 30. Fam. Bordon 150. - Maurizio Concaro 100. - N.N. 50. - Elio ed Elena Angeleri 50. - Orcello Scelfo 20. - N.N. 20. - N.N. 20. - Maria Cereda Bensi 20. - Pina Curone 30. - Laura Giglio 20. - Coscritti 1958, ricordando Silvana Viola Gavio 100. - Le figlie , ricordando Alberto e Mariuccia Stella 1000. Fam. Pastore 50. Danilo Callegher 20. - Albini e Arzani, ricordando Gabriele Novelli 100. Dipendenti Ditta Gavio, ricordando Silvana 50. - Fam. Novelli 250 Maria Maradei 30. - Sig. Ghibaudi 50. - Fam. Lenti / Notaro 50. Fam. Bassi 100. ( a S: Domenico ) - N.N. 25. - Pierina Emanuelli 50. Sig. Frattini, ricordando Suor Aurelia 50. - Vargas 30. – N.N., ricordando Maria e Giuseppe Scaglia 50. Giuseppe Tripepi 20. - Chiesa di San Carlo 50. - Marilena Oliva 50. - Rosetta Gavio 20. - I figli di Luigi Zanchetta 100. - Rosetta Gavio 100. - Aldo Poggi 20. - Giovanna Davide e Fabrizio Tognoli 30. - N.N. ricordando Silvana Viola 100. – Giovanna Rolandi 30. - Raffaella Burlon 20. - M. Ida Devecchi 50. N.N. 20. - Fam. Cairo, ricordando Ada Inveraldi 300. - N.N. 100. N.N. 20. - Enrico Cicciarella 120. Fam. Chinaglia, in ricordo di Ada 100. - Fam. Dondi 120 + 50 (a S. Domenico ) - Giuseppino Leva 100. –


Bollettino Parrocchiale

Novembre - Dicembre 2007

Lavori in Parrocchia

Oratorio di San Rocco

N.N. (ricordando Claudio) 10. Fam. Bloise 50. - Genitori di Claudio 2500. – Giuseppina Oldrini 20. - Sig.ra Bruna 40. Virginio Pisa 50. - Bruna Violato 50. - F.N.P. CISL 50. - Liturgical Song Emmanuel 384. - Maria Torti Curone 100. - Fam. Grupillo 100. - Fedeli Cappelletta della Strada Viguzzolo 200. - Coscritti 1957, ricordando Dino e Almeris 450. - N.N. 100. - Maria Simaz 10. - Fam. Brenzi 50. - N.N. 20. – Felice Colombassi 20.- Famiglia Angeleri 50. - Classe 1947 100. – Maria Alessandra Stella 100. Fam. Stella 20. – Mary ed Enrica 200. - N.N. 29. - Rita Rapetti 10. - Maria Curone 10. - Anna Curone 20. - Classe 1937 100. - Coldiretti Alessandria 100. Nota: tra le offerte per Giacomo vanno aggiunti 90 euro a quelli già indicati degli ex allievi della scuola elementare di Alzano.

Genitori di Claudio 150. Argenide e Francesca Torti 100. Maria Paola Ghibaudi Bergaglio 50.

Oratorio Fam. Santi 50. - N.N. 50, - Pietro Concaro 100 .- Condominio Il Mulino 20. - Giovanni Bandiani 50. – N.N. 20. - Animatori 29. Familiari di Bruno Taverna 100. Alessandra Gatti, in occasione della festa di compleanno 30. N.N. 100. - N.N. 50. - Fam. Cresta 50. - N.N. ricordando Mariangela 50. - Coscritti 1957, ricordando Dino e Almeris 240. Stefano Lo Bianco 50. - Pietro Novelli 50. - Simona Martino (compleanno) 50. - Carolina, Sebastiano e Ludovico 100. Coscritti 1967 120. - Silvio Angeleri 50. - Sara Rizzone (compleanno) 30. - Piero Drisaldi 20. - III elementare 40. - Fanny Scabini 20. Bollettino Balduzzi/Pranzo Zaccaria 100. N.N. 10. - N.N. 10. - Fam. Lavezzari 20. - Bruna e Luigi Violato 50. - Antonella Timo Ferretti 20. - Giovanni e Luigina Stella 50. - Maria Torti Curone 20. - N.N. 30. - Fam. Sottotetti 20. Marco e Sara Oriali 10. - Giovanni Testa 30. - M. Jole De Vecchi 20. – Fam. Dondi 20.

Varie Genitori di Claudio (Croce) 150. Elisa Balduzzi (Croce) 50. - N.N. per restauri Santuario delle Grazie 150. - N.N. per i poveri 60. Roberto Paura e Fabiana Fanelli in occasione del matrimonio 100. N.N. (Sant. delle Grazie) 15. Genitori di Elisabetta Orsi, in occasione del matrimonio 150. – Genitori e nonni per il battesimo di Camilla Stella 200. - N.N. per il 70° dellʼIstituto San Luigi Orione 50. - I genitori, ringraziando Andrea e Marco 200. - N.N. (missioni) 50. - Aurelio Rapetti, per i poveri 100. Famiglia Lombardo/Musarò in occasione del battesimo di Aurora 100. Francesco Franco (in occasione benedizione della nuova casa) 50. - Famiglia Giacobone (battesimo di Ilan) 50. - Coscritti 1947 (missioni) 100. - Coscritti 1957 (missioni) 100. - N.N. per Madonna di Lourdes 50. - N.N. (missioni) 20. - Fam. Dondi (per San Domenico) ricordando la Mamma 50. Oratorio della Croce Bruna Brandolini Alberico 50. Franca Chicchino Isetta 50. Mariuccia, Luigi e Pietro Stringa 100. - Angelo Novelli 50. Serafina Novelli 50. - Famiglia Andrea Stringa 50. - Famiglia Dott. Granata 50. - N.N. 25. Mario Verna 20. - Paola Isetta 10. - N.N. 50. - Pinetta Granelli 50. – Maria Massa Curone 50. Rosetta e Bruna Granelli 100. N.N. 100. - Mansueto Goggi 36. N.N. 20. - Fam. Alberto Occhi 50. - Fam. Giovanni Novelli 100. Fam. Pietro Novelli 50. - Famiglia Duilio Alessandrin 50. - Fam. Peppino Leva 50. - Gianni e Dino Granelli 100. – Liliana Novelli, ricordando Luigi Sacchi 50. - N.N. 50. - N.N. 50. -

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Alzano Scrivia

TORNATI AL PADRE Angrisani Arturo Eugenio di anni 64 il 24 ottobre; Morano Francesco di anni 84 il 1° novembre.

Castelnuovo Scrivia

BATTESIMI 16 Settembre: Beatrice Medagliani, Camilla Stella, Ilan Giacobone, Aurora Lombardo Pontillo. 18 Novembre: Daniele DʼAnzi, Andrea Rizzo, Matilde Goggi.

MATRIMONI Roberto Paura con Fabiana Fanelli il 23 settembre.

TORNATI AL PADRE Maria Teresa De Siato (1938/2007) Giulia Oginto (30.5.1907/13.11.2007) Giuseppe Corbo (1932/2007) Bianca Bodoni Bellettato (1927/2007) Giuseppe Berri (1927/2007) Silvana Viola Gavio (1958/2007) Raffaela Arena Bordon (1945/2007) Mario Torti (1915/2007) Maddalena Capelli Ricci (1922/2007) Pietro Bergaglio (1947/2007) Paolina Stella (1921/2007) Giuseppe Bassi (1931/2007) Maria Orfea Ferrati Pavani (1910/2007) Almeris Picelli (1957/2007) Gabriele Novelli (1927/2007) Ezio Bettini (1929/2007) Luigi Zanchetta (1934/2007) Ada Inveraldi Cairo (1936/2007) Paolina Colla Laino (1920/2007).


Bollettino Parrocchiale

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Novembre - Dicembre 2007

LAVORI 2005 - 2006 Spesa ripristino impianto riscaldamento € 65.152 Spesa ripristino cappella lunga € 22.884 Spesa restauri affreschi navata centrale € 183.447 Ammontare complessivo della spesa € 271.483

Il corso di preparazione al matrimonio I partecipanti al secondo corso di preparazione al matrimonio del 2007. Si consiglia la partecipazione al suddetto corso almeno un anno prima della celebrazione del matrimonio. Il prossimo corso inizierà a febbraio 2008. Iscrizioni in parrocchia.

Offerte e contributi fino al 07.11.07 € 223.679

Importo ancora scoperto € 47.804

Dallʼoratorio di San Damiano n occasione della FESTA NELLE VIGNE, tenutasi lʼ8 settembre 2007, è stato realizzato un utile di 1077 euro destinato a coprire le spese effettuate per la pavimentazione di mattonelle in cotto della chiesa.

I

Ultime offerte (in euro): Angela Lazzaro 30. – Mario Spinola 25. – Giuseppe Prandi 20. – Luisa Sottotetti 25. - Luigi Motta 10. Alessia Ferrante 10. - Pinetta Marini 5. - G.P. 20. - N.N. 10. Ringraziamo tutti quanti gli amici che ci hanno dato una mano lʼ 8 settembre e anche la famiglia castelnovese, assai vicina a San Damiano, che ha offerto 500 euro per il ripristino dellʼaffresco realizzato nel 1997 sopra il portale della chiesa.

Nella foto: Cosma e Damiano, medici, offrono alla Madonna, che sorregge il Bambino e una rondinella, i loro strumenti di lavoro e un modellino della chiesetta. Un melograno, in mano al Bambino, raffigura la passione di Gesù in croce. Sullo sfondo, un campo di gualdo in fiore, circondato da tralci di viti. In alto, la cometa di Hale-Bopp, che transitava nel cielo al momento dellʼesecuzione del dipinto.


2007 - Novembre-Dicembre