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Punti di Vista

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Diego Fortunati

Intelligenza emotiva e dialogo interiore Come migliorare se stessi

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Prima Edizione: 2017 ISBN 9788899566074 © 2017 Edizioni Psiconline - Francavilla al Mare Psiconline® Srl 66023 Francavilla al Mare (CH) - Via Nazionale Adriatica 7/A Tel. 085 817699 Sito web: www.edizioni-psiconline.it e-mail: redazione@edizioni-psiconline.it Psiconline - psicologia e psicologi in rete sito web: www.psiconline.it email: redazione@psiconline.it I diritti di riproduzione, memorizzazione elettronica e pubblicazione con qualsiasi mezzo analogico o digitale (comprese le copie fotostatiche e l’inserimento in banche dati) e i diritti di traduzione e di adattamento totale o parziale sono riservati per tutti i paesi. Finito di stampare nel mese di Aprile 2017 in Italia da Universal Book srl - Rende (CS) per conto di Edizioni Psiconline® (Settore Editoriale di Psiconline® Srl)

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Alle suore e alle educatrici della scuola dell’infanzia Angelo Custode di Chioggia. Con il senso della mia più profonda gratitudine.

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Indice

Introduzione Capire le emozioni Le principali teorie sulle emozioni Le espressioni delle emozioni La mimica facciale Cosa sono l’intelligenza e l’intelligenza emotiva Teoria delle intelligenze multiple di Howar Gardner La teoria dell’intelligenza emotiva di Daniel Goleman Misurare l’intelligenza emotiva Metodi e tecniche per potenziare l’intelligenza emotiva nel bambino e le carenze della famiglia e della scuola L’apprendimento: il percorso teorico-pratico Il rapporto tra globalizzazione ed il lavoro di gruppo ai fini dell’apprendimento Apprendere in gruppo Il contributo delle neuroscienze per la didattica e l’apprendimento Le origini dell’educazione Il contributo di alcuni studiosi all’educazione Cos’è la pedagogia L’educazione razionale emotiva come metodo risolutivo Note conclusive

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Introduzione

Cosa è che determina il “come ti senti oggi?”. Questo libro si pone l’obbiettivo di offrire al lettore una panoramica di riflessioni, sulla base degli assunti di esimi luminari nel campo psicopedagogico, che riguardano il concetto di emozione. Partendo dalla considerazione che queste ultime hanno un volto che viene espresso dagli stati d’animo: un volto percepibile attraverso il viso della persona. Le emozioni, però, non possono essere studiate come una manifestazione isolata della natura umana. È per tale ragione che ho affrontato gli studi sull’apprendimento e l’intelligenza, con esse in relazione; poiché è proprio all’apprendimento che in un modo quasi istintivo si legano le emozioni determinando, a seconda di come vissute, effetti negativi o positivi. Questo lavoro presenta come le emozioni emergano dal dialogo interiore presente in ciascuno di noi, il quale può essere alterato dalla situazione in cui vive il soggetto. In questo testo parlerò del bambino, che associa una determinata emozione ad uno stato d’animo in risposta o reazione al contesto formativo ed educativo. Educarlo a vivere in maniera adeguata le emozioni, dal punto di vista pedagogico e psicologico, rappresenta un passaggio determinante per il suo benessere. 9

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Il dialogo interiore, il self-talk, dimensione puramente mentale e silente, influisce notevolmente sulla qualità della vita delle persone. Conoscerlo e saperlo valorizzare vuol dire parlare meglio a se stessi, favorendo la generazione di comportamenti emotivi adeguati ai contesti e, di conseguenza, realizzare comportamenti più produttivi e nuove trasformazioni per l’individuo. Riconoscere il proprio dialogo interno significa entrare in reale contatto con se stessi per mediare il pensiero negativo con il positivo, trovando sempre una via d’uscita verso il mondo a noi circostante. Parlare di emozioni significa trattare un tema universale e complesso, poiché la capacità di regolarle significa tentare di attraversare ciò che provoca auto emozione nel momento stesso in cui un’emozione è pensata. Analizzando le intuizioni di D. W. Winnicot (1975) sulle emozioni primarie e secondarie, o ancor prima, quelle di W. James (1884) e C. Lange (1885) sulle teorie del senso comune o anche, uno sguardo attento ai libri di testo scolastici, penso a L. Pirandello (1926) con Uno, nessuno e centomila, uno sguardo inoltre alle diverse pubblicazioni più o meno recenti come Riza Psicosomatica, Mente e Cervello, Psicologia Donna, ecc., facendo attenzione alle proposte di formazione, notiamo come si faccia riferimento allo sviluppo dell’universo emozionale di ciascuno di noi, tanto nella vita privata che in quella sociale. Numerose ricerche svolte da autorevoli studiosi sulle emozioni, come Goleman (1997), Cherniss (2001), o Giorgi e Mayer (2008), hanno reso evidente la difficoltà dei giovani nell’avere padronanza di sé dal punto di vista emotivo. Il termine emozione, come vedremo, presenta diversi significati ed ha assunto soprattutto nel corso del XX secolo, un’im10

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portanza rilevante da parte delle scienze umane. Nella vita quotidiana di ognuno di noi, attimo dopo attimo, incessantemente, siamo accompagnati dalle emozioni, da convinzioni, da strategie per operare nel mondo: ogni evento recepito dalla mente, genera emozioni, capaci di intervenire sui nostri stati d’animo. Vedremo in questo lavoro che lo stato d’animo è governabile. È possibile decidere in ogni istante come stare, in altri termini, sviluppare la capacità di controllare il modo in cui si vive un’emozione. Controllarla in maniera positiva. Fin dai primi mesi i bambini reagiscono agli effetti dell’ambiente esterno attraverso emozioni, e la prima di esse che ci viene mostrata è quella del neonato quando viene alla luce. Con il suo primo vagito, infatti, riesce a farci comprendere la sua prima emozione. Educare i ragazzi al controllo emotivo sembra di recente un compito sempre più complesso per genitori, insegnanti e educatori. Il mio obiettivo è presentare un percorso di esplorazione e conoscenza delle emozioni allo scopo di comprendere natura e funzionamenti del nostro modo di vivere, sentire e parlare tanto a noi stessi, quanto al mondo che ci circonda. Creare giusti contesti emotivi per affrontare in semplicità la nostra esistenza. Questo testo vuole essere un contributo a educatori e genitori per una comunicazione adulto-bambino motivante e potenzialmente produttiva. 11

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Capire le emozioni

Il termine emozione deriva dal latino “ex-moveo” il cui significato è riconducibile a “muovere fuori”, sgorgare, uscire. È un segnale d’azione, un provare sensazioni intense e sentire di essere vivi. Dal punto di vista etimologico la parola richiama quindi un movimento che “dall’interno” va verso “l’esterno”; non è pertanto esclusivamente riferita ai processi cerebrali. Il Dictionnaire di de Furetière (1690), tra i primi dizionari della lingua francese, alla voce emozione afferma che l’emozione è: “il movimento straordinario che agita corpo e spirito e che ne turba l’equilibrio o il temperamento”. In altri termini: gli stati emotivi si configurano come reazioni a eventi, più o meno piacevoli, con valore adattivo, fondamentali per la sopravvivenza; hanno origine nella mente come prodotto del flusso di pensieri che essa contiene e sono energia che si estende per tutto il corpo e fuori da esso. Rappresentano di conseguenza una componente di fondamentale importanza della vita umana e sono patrimonio di tutti, facendo parte della vita quotidiana. Nella definizione dello Zingarelli si legge: “emozióne [fr. émotion, da émovoir „mettere in moto, eccitare‟ (poi solo in senso morale), dal lat. parl. exmovēre, parallelo di emovēre „muover (movēre) via (ex-)‟], s.f. sentimento assai intenso, come gioia, paura, angoscia e sim., che può causare alterazioni fisiologiche 13

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e psichiche; arrossire per l’e.; correntemente, impressione o turbamento vivo e intenso: la forte e. gli provocò un malore; andare in cerca di emozioni.”1 Diversi studi sulla mente pongono l’accento sul pensiero, sul ragionamento, sulla dimensione intellettuale, lasciando in qualche maniera in disparte le emozioni, escludendole. “Ma una mente priva di emozioni non è per niente una mente, è solo un’anima di ghiaccio, una creatura fredda, inerte, sprovvista di desideri, di affanni, di paure, di dolori o di piaceri.”2 Esistono diverse emozioni di base, quali rabbia, tristezza, paura, sorpresa, gioia, interesse e disgusto, le quali legandosi e sfumandosi l’una all’altra originano sentimenti più complessi, come la vergogna, l’imbarazzo, l’orgoglio, la delusione e il disprezzo. Ripropongo di seguito, senza la presunzione di essere esaustivo, le principali famiglie emozionali fondamentali individuate da Daniel Goleman, psicologo e scrittore statunitense: collera: furia, ira, sdegno, risentimento, esasperazione, indignazione, animosità, irritazione, acrimonia, fastidio, irritabilità, ostilità, [...] odio e violenza patologici; paura: ansia, timore, preoccupazione, nervosismo, apprensione, esitazione, cautela, tensione, spavento, terrore, […] panico e fobia; gioia: felicità, godimento, beatitudine, diletto, sollievo, con1 N. Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, dodicesima edizione, Zanichelli Editore, Bologna, 1997, p. 606; 2 J. Le Doux, Il cervello emotivo. Alle origini delle emozioni, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano, 2003, p. 35.

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tentezza, divertimento, piacere sensuale, esaltazione, fierezza, estasi, gratificazione, soddisfazione, euforia, capriccio, [...] entusiasmo maniacale; amore: accettazione, benevolenza, gentilezza, affinità, fiducia, devozione, infatuazione, agape, adorazione; sorpresa: shock, stupore, trasecolamento, meraviglia; disgusto: disprezzo, sdegno, avversione, aborrimento, ripugnanza; vergogna: senso di colpa, imbarazzo, umiliazione, rimpianto, rammarico, rimorso, mortificazione, contrizione3. Un’altrettanta fondamentale classificazione è stata avanzata da Jon Elster, professore di scienze sociali all’Università di Harvard: emozioni sociali, quali “odio, rabbia, senso di colpa e di vergogna, superbia, orgoglio, ammirazione, attrazione”; emozioni contro fattuali, vale a dire quelle originate da pensieri che fanno riferimento a eventi che sarebbero potuti accadere, ma non sono accaduti, quali rammarico, delusione, felicità; emozioni originate da pensieri che riguardano eventi che potrebbero accadere: paura e speranza; emozioni originate dalle buone o dalle cattive cose che sono avvenute: gioia e dolore; emozioni scatenate da pensieri di possesso che hanno come oggetto l’altro: l’invidia, la malizia, l’indignazione, la gelosia; emozioni a sé stanti: il disprezzo, il disgusto e l’amore. L’emozione nasce nella relazione e nel rapporto con l’esterno o con ciò che immaginiamo, ed è la componente essenziale di come si reagisce agli stimoli ambientali esterni; a prescindere 3

Goleman D., op. cit., pp. 64-65

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che questi provengano da oggetti, animali, persone o altro. Come ho già scritto in precedenza, l’emozione implica un movimento, di conseguenza un cambiamento rispetto a uno stato iniziale d’immobilità. Con riferimento alla loro provenienza, il dibattito su di esse iniziò nel 1884, con la pubblicazione dell’articolo dello psicologo e filosofo americano William James, “What is an Emotion?”. Da allora tanto si è aggiunto alle nostre conoscenze, basti pensare all’assunto che il nostro cervello contiene circa dieci miliardi di neuroni collegati in maniera assai complessa. Ma anche alle strabilianti e stupefacenti cose di cui sono capaci le scintille elettriche all’interno di delle cellule, ai loro scambi chimici. La creazione delle emozioni è certamente la più sorprendente e la più sconcertante di tutte le cose di cui siamo capaci.4 È con Charles Darwin, le sue pubblicazioni e i suoi studi della fine del diciannovesimo secolo, che si cominciò a riflettere sull’importanza e sul ruolo delle emozioni nella vita dell’uomo. “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”, opera di Darwin pubblicata nel 1872, segna il punto di partenza temporale di tutto il dibattito psicologico sulle emozioni. In quegli anni il termine “emozione” cominciava a divulgarsi come termine di natura scientifica e letteraria, strettamente legato a parole come “espressione, visceri, nervi e cervello”, superando da un punto di vista semantico, il tempo in cui si parlava unicamente di “passioni, sensazioni, sentimenti, affetti”. Facendo riferimento alle emozioni, come l’intelligenza, esse sviluppano e progrediscono partendo da un potenziale innato, proprio dell’uomo, e si adattano all’ambiente in cui egli vive la 4

J. LeDoux, op. cit. p. 24;

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sua esistenza, la sua dimensione. In mancanza di un’adeguata stimolazione, esse non trovano la loro sana espressione. L’espressione, secondo l’ipotesi Darwiniana, è “un relitto, il residuo del gesto, pieno di diretto significato, che in stadi remoti traduceva in azione immediata il turbamento psichico. [...] Il gesto reattivo dei progenitori è diventato segno; impedito nella sua traiettoria naturale ha acquistato una funzione di natura “espressiva”, ha costituito un linguaggio, anzi la forma elementare e universale del linguaggio.”5 Sempre a parere di Darwin l’espressione ha due volti: da un lato essa è testimonianza inconfutabile dell’antica origine dell’uomo, dall’altro è un sistema di comunicazione non verbale, la cui conoscenza può produrre un miglioramento dei rapporti nel genere umano. A dimostrazione della sua teoria, lo studioso fece ricorso alla fisiologia, prendendone a prestito il modello di funzionamento del sistema nervoso. “È un modello contemporaneamente energetico e idraulico: nel corpo umano vi è un sistema di canalizzazioni entro il quale l’energia nervosa scorre come un fluido, con la tendenza conservativa a seguire i percorsi abituali.6” A compimento di questa sua trattazione Darwin considera come le espressioni siano riconosciute anche in mancanza di un’operazione consapevole di analisi e come le più importanti tra esse si ritrovino pressoché indistinguibili in tutto il genere umano, offrendo un’ulteriore dimostrazione alla sua teoria secondo la quale le diverse razze sono derivate da un unico ceppo 5

G. A. Ferrari, Introduzione, cit., p. XIII.

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ibid., p. 115.

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parentale. Il testo si conclude con questa osservazione: “L’espressione per se stessa – o il linguaggio delle emozioni, come è stata chiamata qualche volta – ha certamente una grande importanza per il benessere del genere umano”. [ibid., p. 420]. A seguito di questa fondamentale, seppur breve, esposizione per comprendere meglio il ruolo delle emozioni, è mia intenzione fare riferimento alle espressioni delle emozioni partendo dai neonati. Per quanto si ritenga che i neonati producano volontariamente espressioni di tristezza, felicità e rabbia (Malatesta et al., 1989), è poco chiaro a che età essi siano in grado di produrre espressioni facciali intenzionalmente per comunicare l’emozione che provano. Field, Greenberg, Woodson e Cohen (1982) nei loro studi hanno dimostrato che i neonati sono capaci di imitare, nei primi giorni di vita, le espressioni facciali degli adulti. Resta in ogni caso poco chiaro se essi “sentano” le emozioni che imitano o si limitino ad una imitazione dell’espressione facciale di chi si prende cura di loro. Izard (1971) nei suoi primi studi sull’esplorazione dello sviluppo emotivo dei neonati dimostra che la comprensione delle espressioni facciali si sviluppa in una ben scandita sequenza: felicità e tristezza per prime, a seguire rabbia e sorpresa. All’età di dieci mesi i bambini hanno già sviluppato l’abilità a utilizzare le espressioni emotive degli altri per operare delle scelte nelle situazioni ambigue. È accertato che essi tendono a guardare la madre prima di decidere se allontanarsi o avvicinarsi a un gioco, a una situazione dubbia o a un estraneo. Ciò è dimo18

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strazione del fatto che i bambini, fino al secondo anno di vita, sono capaci di usare le informazioni emotive per fare le proprie scelte. Per Izard inoltre, l’imprevisto di un’emozione nuova amplia la complessità dell’esperienza cosciente, accrescendo in questa maniera la molteplicità d’impulsi cui il bambino è in grado di reagire (Battacchi, 2004). Per lo studioso sono tre i livelli di esperienza cosciente. Li elenco: Il primo corrisponde con quello dell’esperienza “sensorio-affettiva”, che caratterizza il neonato fino al secondo mese di vita. A questo livello l’espressione delle emozioni è basilare per comunicare i bisogni e per dare origine alla relazione bambino-madre. L’emozione negativa più frequentemente ripetuta in aggiunta al disgusto, è lo sconforto. Questa può dipendere da diversi motivi, ad esempio l’afflizione fisica o il distacco dalle figure di attaccamento; di contro, l’emozione positiva che risulta essere più frequente in questo periodo è l'interessamento mostrato dalla propensione ad alcuni stimoli visivi rispetto ad altri. A partire dal quarto mese troviamo il secondo livello, detto dei processi “percettivo-affettivi”. A questa età la coscienza tramuta dalla semplice discriminazione all’attenzione verso caratteristici aspetti intuitivi di persone e di cose. In questo periodo compaiono risentimenti quali: collera, sorpresa, e paura. A parere dello studioso a partire dall’età di nove mesi ha inizio invece il terzo livello. Questo è definito dei processi “affettivo-cognitivi”, per mezzo dei quali la consapevolezza è resa libera dalla relazione dei dati percettivi attuali. 19

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Il piccolo è in grado di agire sui simboli, sulle nozioni e sulle immagini ed è capace di operare sulla facoltà di ricordare il passato e sulle attese del futuro. Haviland e Lelwica (1987), invece, hanno scoperto che i neonati non reagiscono esclusivamente ai mutamenti delle caratteristiche facciali, ma anche alle emozioni volontarie. Difatti, a seguito di ripetute manifestazioni di gioia della madre, i due studiosi nella loro esperienza, asseriscono che i neonati progressivamente passavano dall’imitare le espressioni materne di gioia ad aumentare le espressioni di eccitamento o interesse. Tale cambiamento dello stato emotivo rafforzala teoria che i neonati non stiano meramente imitando le caratteristiche, ma stiano distinguendo le emozioni degli altri. L’abilità a regolare le emozioni diventa più raffinata nell’età prescolare. Saarni (1984) propose l’ipotesi di tre elementi determinanti plausibilmente essenziali per il perfezionarsi dello sviluppo della regolazione emotiva. Più esattamente, per regolare le espressioni, i bambini hanno bisogno di acquisire: • abilità a regolare le emozioni; • conoscenza di azione adeguate; • motivazioni a regolare le emozioni. L’abilità di controllare in maniera spontanea le espressioni delle emozioni negative quando mitemente deluse e alla presenza di altre persone è riscontrabile già in bambini di tre anni di età (Cole, 1986; Harris et al. 1986). Dal punto di vista qualitativo, invece, è possibile distinguere: • emozioni primarie (sono innate e corrispondono a espres20

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sioni facciali universalmente riconoscibili e a schemi di risposte fisiologiche sufficientemente specifiche) radicate biologicamente; • emozioni secondarie (intimamente legate all’apprendimento sociale relativo all’esperienza culturale) complesse o miste sono maggiormente condizionate e plasmate dall’esperienza. La comparsa delle emozioni produce diverse variazioni: • a livello vegetativo: la respirazione, la circolazione, la pressione arteriosa, il battito cardiaco, le secrezioni ormonali; • a livello somatico: le espressioni facciali, il tono della voce, la postura e le reazioni; • a livello psichico: sensazione oggettiva, alterazione del controllo di sé. A questo punto, ritengo indispensabile esporre le teorie più significative che fanno riferimento al concetto e all’essenza delle emozioni.

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