Investire Marzo 2022

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EDUCAZIONE FINANZIARIA

DI INFLAZIONE SI DEVE PARLARE AI RAGAZZI? SÌ, MA FORSE È PIÙ URGENTE AGLI ADULTI

C Paolo Zucca Iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1979, già responsabile del supplemento de II Sole 24 Ore Plus 24. Partecipa a tutorial e iniziative contro l’eccessivo uso del contante. Twitter @pzu551

on un’inflazione sopra ogni attesa, per le tensioni in Ucraina ma anche prima, un consulente amico delle famiglie dovrebbe chiamare urgentemente i clienti per concordare una strategia protettiva. E’ finita l’illusione di un movimento dei prezzi temporaneo come avevano sostenuto le banche centrali. I tassi saliranno. Quindi bisogna agire. Ma quanti stanno chiamando i clienti per avvertire che i loro rendimenti sono mangiati dai costi dell’energia e non solo? Quanti sono spinti alla ricerca di nuovi clienti tanto da rinviare il contatto con gli esistenti? Neanche i risparmiatori hanno ben chiaro che i loro titoli obbligazionari a tasso fisso sono finiti in area negativa e che il maggior rischio di possedere titoli azionari non è più ripagato da rendimenti netti significativi. Solo sulla parte liquida dei possessi degli italiani la perdita in termini reali è valutata in alcune decine di miliardi. Gran parte di loro non sente il bisogno di confrontarsi. Neanche quelli che avrebbero il famoso “consulente dedicato” che ci fa sentire così privilegiati. Torna evidente quella carenza di conoscenze di base che non fa percepire le perdite (che ci sono) e le tecniche di protezione del portafoglio (che si possono tentare). Inflazione, il 50% non la sa definire Ma quanti italiani conoscono l’inflazione, i rendimenti reali, le ricadute sui tassi e sull’indebi-

Il capo del dipartimento Tutela della clientela ed educazione finanziaria della Banca d’Italia, Magda Bianco

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Tutti andrebbero sollecitati a occuparsi di denaro in modo meno “clandestino”, trasferendo nel nucleo familiare la condivisione delle scelte (e riducendo le voglie speculative) tamento? Nel 2016 la Consob rilevò che circa il 50% degli italiani non sapeva definire l’inflazione o ne dava una descrizione inesatta. Stiamo parlando di inflazione, cioè movimenti dei prezzi che si vedono nelle bollette delle utenze o nella spesa di tutti i giorni. Non put o call, non futures, certificati o le tante altre facoltà che i mercati finanziari hanno messo a disposizione e che sono ancor più sconosciute. I risparmiatori italiani pagano il forte ritardo nella cultura finanziaria di base nonostante da alcuni decenni, la necessità di una profonda campagna di alfabetizzazione finanziaria sia stata auspicata e lanciata nelle scuole. Si calcola che fra soggetti pubblici e privati siano centinaia le entità che tengono iniziative di vario tipo concentrate in ottobre quando scatta il “Mese dell’educazione finanziaria”. Per fortuna altre si tengono anche nei restanti mesi vista la necessità di mantenere alta l’attenzione. Male in classifica Ancora nel 2018 i test Pisa ( Programme for International Student Assessment) , la verifica promossa dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo Sviluppo Economico) sui 15enni scolarizzati, ponevano la rappresentanza italiana al 13esimo posto. Qualcosa non sta funzionando nella fornitura di un buon bagaglio di comportamenti base a contatto con i soldi. Eppure istituzioni, Fondazioni, operatori hanno avviato iniziative nelle scuole. Se ne parla da almeno 20 anni e la nuova generazione dovrebbe aver chiarissimi gran parte dei vocaboli e dei meccanismi principali. Non è così. Solo la metà dei ventenni padroneggia le nozioni più elementari su risparmio, interessi, potere d’acquisto della moneta. Nell’Osservatorio sull’educazione finanziaria, realizzato da Skuola.net -in collaborazione con UniCredit- ben 2.500 nativi digitali sotto i 30 anni, impegnati in studi universitari, sono caduti miseramente in alcuni test a bas-

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