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EDUCAZIONE FINANZIARIA

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LONGEVITY RISK

LONGEVITY RISK

DI INFLAZIONE SI DEVE PARLARE AI RAGAZZI? SÌ, MA FORSE È PIÙ URGENTE AGLI ADULTI

Paolo Zucca

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Iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1979, già responsabile del supplemento de II Sole 24 Ore Plus 24. Partecipa a tutorial e iniziative contro l’eccessivo uso del contante. Twitter @pzu551

Il capo del dipartimento Tutela della clientela ed educazione fnanziaria della Banca d’Italia, Magda Bianco on un’infazione sopra ogni attesa,

Cper le tensioni in Ucraina ma anche prima, un consulente amico delle famiglie dovrebbe chiamare urgentemente i clienti per concordare una strategia protettiva. E’ fnita l’illusione di un movimento dei prezzi temporaneo come avevano sostenuto le banche centrali. I tassi saliranno.

Quindi bisogna agire. Ma quanti stanno chiamando i clienti per avvertire che i loro rendimenti sono mangiati dai costi dell’energia e non solo?

Quanti sono spinti alla ricerca di nuovi clienti tanto da rinviare il contatto con gli esistenti?

Neanche i risparmiatori hanno ben chiaro che i loro titoli obbligazionari a tasso fsso sono fniti in area negativa e che il maggior rischio di possedere titoli azionari non è più ripagato da rendimenti netti signifcativi. Solo sulla parte liquida dei possessi degli italiani la perdita in termini reali è valutata in alcune decine di miliardi. Gran parte di loro non sente il bisogno di confrontarsi.

Neanche quelli che avrebbero il famoso “consulente dedicato” che ci fa sentire così privilegiati.

Torna evidente quella carenza di conoscenze di base che non fa percepire le perdite (che ci sono) e le tecniche di protezione del portafoglio (che si possono tentare).

Infazione, il 50% non la sa defnire

Ma quanti italiani conoscono l’infazione, i rendimenti reali, le ricadute sui tassi e sull’indebi-

Tutti andrebbero sollecitati a occuparsi di denaro in modo meno “clandestino”, trasferendo nel nucleo familiare la condivisione delle scelte (e riducendo le voglie speculative)

tamento? Nel 2016 la Consob rilevò che circa il 50% degli italiani non sapeva defnire l’infazione o ne dava una descrizione inesatta. Stiamo parlando di infazione, cioè movimenti dei prezzi che si vedono nelle bollette delle utenze o nella spesa di tutti i giorni. Non put o call, non futures, certifcati o le tante altre facoltà che i mercati fnanziari hanno messo a disposizione e che sono ancor più sconosciute. I risparmiatori italiani pagano il forte ritardo nella cultura fnanziaria di base nonostante da alcuni decenni, la necessità di una profonda campagna di alfabetizzazione fnanziaria sia stata auspicata e lanciata nelle scuole. Si calcola che fra soggetti pubblici e privati siano centinaia le entità che tengono iniziative di vario tipo concentrate in ottobre quando scatta il “Mese dell’educazione fnanziaria”. Per fortuna altre si tengono anche nei restanti mesi vista la necessità di mantenere alta l’attenzione.

Male in classifca

Ancora nel 2018 i test Pisa ( Programme for International Student Assessment) , la verifca promossa dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo Sviluppo Economico) sui 15enni scolarizzati, ponevano la rappresentanza italiana al 13esimo posto. Qualcosa non sta funzionando nella fornitura di un buon bagaglio di comportamenti base a contatto con i soldi. Eppure istituzioni, Fondazioni, operatori hanno avviato iniziative nelle scuole. Se ne parla da almeno 20 anni e la nuova generazione dovrebbe aver chiarissimi gran parte dei vocaboli e dei meccanismi principali. Non è così. Solo la metà dei ventenni padroneggia le nozioni più elementari su risparmio, interessi, potere d’acquisto della moneta. Nell’Osservatorio sull’educazione fnanziaria, realizzato da Skuola.net -in collaborazione con UniCredit- ben 2.500 nativi digitali sotto i 30 anni, impegnati in studi universitari, sono caduti miseramente in alcuni test a bas-

sa complessità. Sei su dieci non hanno saputo calcolare un ipotetico rendimento delle somme depositate in banca; quattro su dieci non sono riusciti a calcolare il “peso” degli interessi su un fnanziamento; oltre sette su dieci si sono persi nella trasformazione del tasso d’interesse in somme reali. E quattro su cinque hanno ammesso di saperne poco.

Banca d’Italia individua due punti deboli

A ragazzi e giovani è stata dedicata in questi anni una campagna educational che avrebbe dovuto conseguire ben altri risultati. Banca d’Italia, ancora in queste settimane, ha chiesto di promuovere nella popolazione una partecipazione più attiva e responsabile alla vita economica. Per il capo del dipartimento Tutela della clientela ed educazione fnanziaria della Banca d’Italia, Magda Bianco, viste le “competenze fnanziarie basse nel confronto internazionale” è urgente “promuovere l’educazione fnanziaria fn dai primi anni di scuola” valutando positivamente i disegni di legge in circolazione. Bianco si riferiva ai Ddl 2307, 50 e 1154 all’esame della Commissione Istruzione pubblica e Beni culturali del Senato che intendono trovare spazio nelle ore di educazione civica. Nell’ordinamento scolastico italiano - dice la Banca d’Italia - l’economia non è un insegnamento obbligatorio (ad eccezione che nei licei economico-sociali e in alcuni istituti tecnici e professionali). Sebbene siano sempre più numerosi i soggetti pubblici e privati che offrono alle scuole programmi di educazione fnanziaria, da inserire in maniera trasversale nelle materie obbligatorie oppure attraverso insegnamenti facoltativi che affanchino quelli obbligatori, il numero di studenti raggiunti da iniziative è ancora molto contenuto. E individua una prima chiave di lettura: “L’alfabetizzazione fnanziaria è strettamente correlata con le altre competenze di base, in particolare con la matematica. Anche in Italia questo legame è strettissimo, e il livello mediamente più basso delle competenze di matematica nel nostro Paese può in parte spiegare il divario anche nelle competenze fnanziarie rispetto ai coetanei degli altri paesi Ocse. Tuttavia - è l’ammissione - anche a parità di competenze di matematica, in Italia gli studenti esprimono nell’alfabetizzazione fnanziaria performance inferiori rispetto ai coetanei di altri Paesi, suggerendo che possa esserci un legame con le modalità dell’insegnamento. Un nostro studio ha approfondito la relazione tra l’alfabetizzazione fnanziaria e la matematica mostrando come l’ausilio che quest’ultima fornisce alle competenze fnanziarie è maggiore quando lo stile di insegnamento è più orientato all’applicazione delle conoscenze a diversi contesti anche di vita reale”.

Forse l’educational serve prima agli adulti

Se la matematica piace poco agli italiani, sembra di capire che neanche un approccio meno numerico sia riuscito a sfondare. Eppure parlare di soldi in famiglia non è così disdicevole se affrontato fn da piccoli con le dovute modalità. Non se ne parla per scelta, per ritrosia culturale o perché ne sanno poco anche gli adulti? Un ruolo fondamentale potrebbe essere svolto dalla famiglia che Bankitalia defnisce “prima fonte informativa per i giovani sui temi economici e fnanziari”. Non accade e ne pagano le conseguenze i ragazzi e soprattutto le ragazze viste le rilevazioni che indicano una loro minor dimestichezza con le buone regole del denaro. C’è un divario di genere a tutte le età misurato nel 2020: su una scala da 1 a 21 l’alfabetizzazione degli uomini porta i maschi a 11, 44 punti contro i 10,95 delle donne. Nello stesso anno la Consob indicava nel 73% gli uomini quali responsabili degli investimenti. Che ne sappiano molto o anche poco. Agli adulti in genere, va riservata una sollecitazione ad occuparsi di denaro e investimenti in modo meno “clandestino”, trasferendo nel nucleo familiare la condivisione delle scelte. Una valutazione comune probabilmente limerebbe quelle punte speculative che fniscono per confnare con l’azzardo, grande male della società italiana. I fgli potrebbero aiutare nelle tecnologie per ridurre il rischio di esclusione digitale. Tema sollevato in più occasioni da Alessandra Perrazzelli, vice direttrice generale di Banca d’Italia che chiede a banche e interlocutori fnanziari di “entrare in contatto con i clienti in modo comprensibile”. Sulle tecnologie almeno non ci sono dubbi, l’impegno educational va decisamente rivolto agli adulti.

Alessandra Perrazzelli, vice direttrice generale di Banca d’Italia

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