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COSMOPOLITICA DI ANDREA MARGELLETTI Le prospettive della Bce tra infazione, tassi e pandemia
from Investire Marzo 2022
by Economy
LE NUOVE PROSPETTIVE DELLA BCE TRA INFLAZIONE, TASSI E PANDEMIA
Andrea Margelletti
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Presidente del Centro Studi Internazionali, docente presso la Facoltà di Scienze delle Investigazioni e della Sicurezza dell’Università di Perugia e Narni. Unico membro onorario delle Forze Speciali Italiane
Nella foto Christine Lagarde, presidente della Bce n un contesto di crescente infazione e di in-
Icertezze legate all’impatto della pandemia, la Banca centrale europea sembra essere pronta ad aggiustare gradualmente la propria politica monetaria sebbene al momento non vi siano stati cambiamenti sostanziali. Questo è quanto emerso dalla riunione del Consiglio direttivo che si è tenuta ad inizio febbraio, e che di fatto ha lasciato invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifnanziamento principali, sulle operazioni di rifnanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50%. La Presidente Lagarde ha altresì confermato che nel primo trimestre del 2022, il Consiglio direttivo condurrà gli acquisti netti di attività nell’ambito del Pandemic Emergency
Purchase Programme (PEPP) ad un ritmo inferiore rispetto al trimestre precedente, per poi interromperli, come già annunciato in precedenza, alla fne di marzo 2022. In linea con la riduzione graduale degli acquisti di attività decisa lo scorso dicembre, gli acquisti netti mensili nel quadro del
Programma di Acquisto di Attività (PAA) saranno pari a 40 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2022 e a 30 miliardi nel terzo trimestre. A partire da ottobre, il Consiglio direttivo manterrà gli acquisti netti nell’ambito del PAA a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro, per poi terminarli poco prima dell’eventuale innalzamento dei tassi di interesse di riferimento.
Malgrado la Bce abbia sostanzialmente confermato le decisioni già assunte a dicembre, il contesto in cui Francoforte si muove è particolarmente complesso, ed aggiustamenti nei prossimi mesi potrebbero rendersi necessari. Infatti, la
Presidente Lagarde ha mostrato per la prima volta una certa preoccupazione relativa all’andamento dell’infazione, affermando che la BCE è pronta a muoversi con gradualità, restando fessibile ed aperta a tutte le opzioni nella conduzione della politica monetaria. La preoccupazione maggiore concerne l’andamento dell’infazione, che è aumentata al 5,1% a gennaio, dal 5,0% di dicembre 202, ed è probabile che rimanga elevata nel breve periodo. La principale determinante dell’elevato tasso di infazione è rappresentata dalle quotazioni dell’energia, che si stima abbiano inciso per oltre la metà sull’infazione complessiva del mese di gennaio, oltre a sospingere al rialzo i prezzi in molti settori. A ciò, deve aggiungersi anche l’aumento dei prezzi dei beni alimentari, frutto di fattori stagionali, degli elevati costi di trasporto e del rincaro dei fertilizzanti. I tempi della risoluzione delle strozzature dal lato dell’offerta rappresentano un rischio ulteriore per le prospettive di crescita e di infazione. Il Consiglio direttivo ha altresì paventato l’ipotesi che se le pressioni sui prezzi si traducessero in aumenti salariali maggiori di quanto anticipato o se l’economia tornasse più rapidamente alla piena capacità produttiva, l’infazione potrebbe collocarsi su livelli più alti. L’attenzione con cui la Bce monitora l’andamento dell’infazione si inserisce in maniera coerente con l’andamento generalizzato delle scelte di politiche monetarie del momento. La Banca d’Inghilterra ha già deciso un rialzo dei tassi di interesse di 15 punti base portandoli dallo 0,1% allo 0,25%. La mossa era precedentemente attesa dagli analisti che però, con il dilagare della variante Omicron, avevano invece ipotizzato un rinvio della stretta monetaria. Analogamente, la banca centrale norvegese aveva aumentato a dicembre il tasso di interesse, portandolo dallo 0,25% allo 0,50%. Per la Banca di Norvegia si tratta del secondo rialzo dei tassi in tre mesi e l’Istituto ha annunciato che ulteriori aumenti potrebbero fare seguito nei mesi a venire. Anche la Federal Reserve ha evidenziato come, con un tasso di infazione ben oltre il target stabilito, sarà presto opportuno rivedere al rialzo i tassi di interesse. D’altronde, il Presidente Powell ha da tempo promosso un programma di tapering, ovvero un progressivo rallentamento del ritmo di acquisto dei titoli di stato che dovrebbe concludersi nel corso del mese di marzo. La Bce quindi, se da una parte è pronta all’eventualità di dover adeguare gli strumenti in suo possesso per assicurare che l’infazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine, d’altra parte monitora con costante attenzione la crescita economica dell’Eurozona, che nell’ultimo trimestre dello scorso anno si è indebolita portandosi allo 0,3%. Infatti, nonostante alla fne del 2021 il prodotto abbia raggiunto il livello pre-Covid, le incognite legate alla pandemia ancora permangono, impattando signifcativamente sul quadro macroeconomico, in particolare sul potere di acquisto delle famiglie, sugli utili delle imprese e sui servizi al consumo, specialmente nei settori dei viaggi, del turismo, della ricettività e dell’intrattenimento.