Investire Marzo 2022

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QUI NEW YORK

ELEZIONI MIDTERM 2022, DEMOCRATICI ALLO SBANDO REPUBBLICANI PRONTI A RIBALTARE CAMERA E SENATO

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a campagna elettorale di medio termine per rinnovare 34 senatori (su 100) e tutti i 435 deputati è in pieno svolgimento, tra raccolta di fondi e comizi dei candidati in corsa. Mancano otto mesi al voto dell’8 novembre e le analisi dei politologi e i sondaggi locali e nazionali concordano già sul risultato: i Democratici perderanno il controllo del potere legislativo assoluto, perchè finiranno in minoranza in uno o in entrambi i rami del Congresso. Ora il partito di Joe Biden lo detiene, grazie alla maggioranza dei deputati alla Camera, e alla parità 50 a 50 in Senato. Alla Camera siedono 222 Democratici contro 211 Repubblicani. In Senato, dice il regolamento, il vicepresidente degli Stati Uniti, che è automaticamente anche il presidente del Senato, partecipa di fatto come 51esimo senatore del proprio partito nel caso in cui il voto in aula su una legge, o su una nomina presidenziale, finisca 50 a 50. La previsione del ribaltone poggia su vari fattori. Il primo è statistico/storico, ma con un contenuto di merito: il partito di un presidente al suo primo mandato, come capitò con Obama nel 2010 e a Trump nel 2018, tende a perdere molti deputati, e spesso la maggioranza almeno alla Camera. Così fu per i due predecessori di Biden, che subirono un salasso di diverse dozzine di deputati “amici”: a Joe basterà lasciarne sul campo una mezza dozzina per perdere la Camera. Il motivo delle frequenti debacle del partito di un neo-presidente è che il voto di medio termine è la prima occasione che hanno gli elettori di esprimere un giudizio sul suo lavoro: diventa, insomma, una sorta di referendum. E l’orizzonte è disastroso per Biden: in questo primo anno da quando siede alla Casa Bianca, la media dei sondaggi di RealClearPolitics lo ha visto precipitare al 42% di approvazione e al 53% di disapprovazione, per il suo operato e la sua immagine in generale . Sulle singole voci, poi, Joe va anche peggio: in economia, il 38% lo promuove, il 57% lo boccia; in politica estera, il 37% lo approva, il 54% lo disapprova; in immigrazione il 33% lo promuove, il 55% lo boccia. Queste sono medie. Nel sondaggio ABC/Ipsos dell’11 dicembre, specificamente su come Biden ha gestito il problema dell’inflazione, il 29% lo assolve e il 69% lo condanna. Oltre alla disistima verso il presidente Democratico, il pubblico si mostra anche direttamente freddo, critico, ostile verso il partito. Del resto, le campagne e le parole d’ordine che la sinistra radicale ha condiviso con l’ex moderato e centrista Biden parlano da sole: dai confini aperti a "defund the police"; dalla teoria critica della razza infilata nei programmi delle scuole ai trilioni di spesa pubblica per il New Green Deal;

dal welfare senza limiti agli aumenti delle tasse. Che poco o niente di questa agenda si sia materializzato è una cosa positiva, ma la gente ha visto, soppesato le intenzioni e le conseguenze, e ha preso nota. Per Gallup, il 47% degli americani dice oggi di essere Repubblicano, contro il 42% che dice d’essere Democratico. Ma un anno fa, questo è il problema della sinistra, a definirsi Repubblicani erano il 40% contro il 49% che si definivano Democratici. Se questo è il trend (solo un cataclisma oggi non immaginabile potrebbe correggere significativamente il quadro politico) lo scenario istituzionale, parlamentare, è quindi destinato a cambiare nettamente. E ciò metterà di fatto la parola fine alla agenda sognata da Biden appena eletto, in combutta scriteriata con Bernie Sanders e Alexandria Ocasio Cortez. Agenda poi appoggiata senza riserve anche da Nancy Pelosi e Chuck Schumer. Il presidente Democratico passerà quindi i residui due anni alla Casa Bianca costretto a fronteggiare di sicuro uno Speaker repubblicano (Kevin McCarthy, ora capo della minoranza del GOP, è destinato a scalzare l'attuale presidente della Camera Nancy Pelosi). E magari pure il capo dei senatori Mitch McConnell, attualmente leader della minoranza repubblicana, e in corsia privilegiata per sostituire il capo dei senatori Chuck Schumer dovesse, il GOP, strappare almeno un senatore ai Democratici. Anche qui, le previsioni sono pro GOP. Sarà Biden astuto e spregiudicato come fu Bill Clinton, che nel 1994 si trovò nelle stesse condizioni e governò poi con il GOP dello Speaker Newt Gingrich fino al 1996, quando riuscì persino a farsi rieleggere presidente? Secondo me no. Bisogna infatti ammettere che il partito Democratico di oggi è ancora più sbilanciato a sinistra di quello di 25 anni fa. Meno plasmabile, più estremista. Anche allora c’era un’ala progressista di minoranza, ma conviveva con un’anima centrista, fiscalmente rigorosa sui bilanci, erede di quel John Fitzgerald Kennedy che aveva tagliato le tasse, di solida tradizione anticomunista: quella che nel 1995 diede vita alla Coalizione dei Blue Dog Democrats. Questa frazione esiste ancora oggi, ma conta solo 19 membri in parlamento, pari a circa un quinto del caucus dei 95 Democratici progressisti, fondato da Bernie Sanders quando era deputato nel 1991. Chiaramente il rapporto di forze tra le due componenti è troppo a favore dei progressisti per immaginare che Biden, se avesse l’intelligenza, l’energia, l’indipendenza e l’acume politico del caso (un ‘sè enorme), potrebbe fare da ago della bilancia tra un GOP vincente e i Democratici perdenti, ultra ideologizzati e sedotti dalla Ocasio Cortez.

marzo 2022

Glauco Maggi

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