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KECO DI BE-RGAMO

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/ 1

DITRECENTOMILA IN PIAZZA SANPIETRO SOSPESALA CANDIDATURAFORLANI, IERI ALTRI DUE SCRUTINI A VUOTO FOLLA

Ouirinale. munta la ((rosa)) ~

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La sinistra

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tende

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«Emblemi di smeranza per ii iostioPieiipo»

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a escludere

un dc

Incontri serrati tra socialisti, p Idiessini e socialdemocratici - Le voci sui primi nomi: Amato, Lama e Cariglia - Mancino: «Se decidono ( .a soli, non votiamo niente» - Installata la cabina per la segretezza del voto

Ma quale petalo? di GIORGIO

Nostro servizio ROMA - La mossa di Forlai, che ha annunciato «la sopensione)) della propria canidatura al Quirinale, ha riortato in alto mare una gara he si conferma come sempre iena di insidie e di colpi di cena. Sospesa e non «ritiraa)), come si sono affrettati a piegare Bianco e lo stesso ‘orlani. Il segretario ha preciato che il ritiro della candidaIra non preclude la possibilii della ricandidatura. Per Craxi e Vizzini, però, la ecisione annunciata dalla Dc quivale semplicemente al «riro)) di Forlani. Evidentemene - ha osservato Craxi ‘orlani ha valutato che la siuazione volgeva al peggio. lori è stato più tenero Vizzini. ‘er il segretario socialdemoratico la candidatura demoristiana «è stata abbandona3 dalla Dc con il ritiro dell’on. ‘orlani)). La decisione è maturata al ?rmine di una lunga notte di ontatti fra i leader della Dc. :on l’obiettivo, è stato spiega3, di riprendere l’iniziativa olitica che si era afflosciata opo il doppio insuccesso neli scrutini di sabato. Forlani - è stata la spiegazione di Iancino - era convinto delimpossibilità di realizzare n accordo a sei, ma era alrettanto consapevole che a uattro ((era un cammino difcile e tortuoso)). E ora Occhetto, Craxi e Vizini per tutta la giornata han0 cercato una faticosa intesa u una ((rosa)) di candidati da resentare alla Dc e ai liberaI. Giuliano Amato, Luciano #ama e Antonio Cariglia saebbero i tre nomi, uno per artito, scelti dopo un’interiinabile serie di incontri e onsultazioni tra segretari e elegazioni delle tre forze poliLche. Ma non è affatto detto he da questo fiore laico-sociasta riesca a sbocciare il nuo-

VECCHIATO

Prima, per fargli accettare la candidatura al Quirinale, l’hanno «messo in croce» (parole testuali di Arnaldo Forlani). Poi, dandogli dieci voti in più fra il quinto e il sesto scrutinio, gli hanno praticamente imposto di andare avanti. Sabato sera Forlani sembrava convinto di dover insistere, ma nella notte è successo qualcosa che gli ha fatto cambiare idea. Forse ha riflettuto sul deludente appoggio che gli offrivano il suo partito e gli alleati di governo. Forse qualche partner degno di ascolto ha rafforzato i dubbi che lo stesso leader dc nutriva già prima di iniziare l’avventura. Insomma, la prospettiva per Forlani era di vedersi diminuire nuovamente i voti. Meglio perciò tirarsi da parte, sia pure come assicurano i suoi fedeli provvisoriamente. È pensabile o no che il segretario democristiano, presto o tardi, ritorni in partita? Stando a quel che è successo ieri, in un accavallarsi di voci incontrollabili, parrebbe giunto il momento per tutt’altri tentativi. E ancora presto per capire se effettivamente la sinistra si coalizzerà - da Vizzini a Cossutta! - in modo da esprimere un candidato comune, o per lo meno una «rosa» entro la quale scegliere (ma già la Dc fa sapere che non accetterà deliberazioni altrui). Tuttavia anche questo è un discorso che è giusto affrontare. Fin qui si è detto infatti che la maggioranza uscente ha perduto nelle ultime elezioni, il che in parte è indubbiamente vero. Se però ci sono degli sconfitti, il difficile è individuare i vincitori. Chi sono: il Pds dimezzato e investito dagli scandali non meno del Psi e della Dc,Ja Lega o il Msi che finora poeono offrire soltanto dei «no»? E per caso pensabile un’alleanza fra ex comunisti e destre assortite? In linea ipotetica ciò può anche avvenire: e adesso se ne presenta appunto l’occasione. 11 quadripartito perdente il 5 aprile ha giocato le sue carte su Forlani, e gli è andata male. Se i suoi avversari hanno la forza per eleggere un presidente, vedano ora di dimostrarlo. È chiaro però che non possono, così come è impossibile individuare una maggioranza diversa da quella oggi in crisi. E non a caso il fronte anti-Dc si rivolge all’uomo che fin qui ha maggiormente sostenuto Forlani, ossia Bettino Craxi. Nel Psi la tentazione di ripresentare Vassalli, o chi per esso, trova dunque nuovo alimento. Ma, di nuovo, non si capisce se una eventuale iniziativa in tal senso miri a favorire Craxi 0 non sia invece vero l’opposto. In realtà, negli intervalli fra le votazioni a Montecitorio stanno imperversando in più di un partito i tagliatori di teste. La Dc ha offerto una pessima prova, mostrando di non meritarsi un leader saggio ed equilibrato come Forlani. 1 vertici democristiani smentiscono che qualcuno colleghi la questione del Quirinale con ambizioni di partito, che si sarebbero espresse negli ultimi conversari: ma ciò non impedisce che la dissidenza interna rimanga robusta e non controllabile. Anche nel Psi, inoltre, si parla di qualche «piccolo Midaw, ossia di manovre - tuttora oscure - per aumentare le difficoltà di Craxi, in attesa domani di scalzarlo. Che cosa ci sia di fondato in simili illazioni SEGUE A PAGINA 3

-----_-

/mponente il rito di beatificazione del fondatore dell’Opus Dei e della ex schiava del Sudan diventata Canossiana

743e 80 scrull~io -1 Ecco 11raffronta raffrontio tra i due scrutini di ieri per l’ Wraalone eiealone del Capo dello Staio. 7* scrutinio

IOTTI BMGLIQ BMGLIQ 808BIO CARLI SCALFARO RITZ SPADOUNt FORLANI i ANSElMt Sqhede ~bbanche

Astenuti

L’on. Nilde lotti esce dalla cabi Ia elettorale alla Camera. (A.P.) vo presidente della Repubblica. E oggi si vota una sola volta alle 16. Da ieri mattina funziona la cabina per assicurare la segretezza del voto. 1 tre nomi emersi nell’ultima riunione serale tra le delegazioni socialista, pidiessina e socialdemocratica sono il frutto della difficile scrematura finale di rose ben più ampie di nomi di possibili candidati. Dopo le prime tornate di incontri e proposte della mattinata, a tre e bilaterali, i partiti che fanno riferimento all’Internazionale socialista hanno stabilito di eliminare tutti quelli che già hanno avuto il ruolo di candidati di bandiera e cioè Nilde Iotti e Giuliano

8Oscwtinie

Uiffafenra

233 79 31 79 19 13 12 11 6 3

’ 214 626 20 25 13 11 16

22: +1 +12 +1

216 216 322 322

175 296

41 -24

-19

s +15

Nel eettlmo scrutinio hanno Inoltre ottenuto votl: Pazzaglila 3, Vassalli 3, Marfinauoll2; le schede disparse sono stata 23 e le nulle sono state 10. Nel settimo scrutinio i presenti sonq etati 966, di cui 664 hanno votato, NeWottavo scrutinlo hanno inoltre ottenuto voti: Vincenzo Mucclo~l(7); Alfbda Blondi, Luciano Lamq e Giorgio Ruftob (3); Giuseppe Avolio, Francesco Cossiga, Francesco De Martino, Bettina Craxi, Mino Martinauofl (2); Libero Gualtieri, Giuliana Vassalli, il pittore Enrico Baj, Marcello Gallo e Gino Glug#i (1 voto). Nell’ottava votazione erano presenti 923 grandi elettori.

Vassalli. Su Vassalli, per la ve- unito il proprio impegno e sarità, i socialisti hanno insisti- prà rivolgersi unita alla Dc sato a lungo, scontrandosi però rà possibile fare un passo con l’opposizione dei pidiessi- avanti molto importante)) ha ni. Così alla fine hanno indica- detto Occhetto. to una rosa di quattro nomi: Ma il tentativo delle tre far+ Giuliano Amato, vice segreta- ze di sinistra non lascia molte rio del Psi, Leo Valiani, indi- speranze: lo ha dichiarato il pendente nel gruppo dei re- presidente dei senatori demopubblicani, Gino Giugni, cristiani Nicola Mancino: cioè Francesco De Martino. la Dc non si farà imporre una È stato Occhetto ad annun- rosa di candidati stilata senza ciare al segretario della Dc Ar- il suo concorso: «Se fanno una naldo Forlani, in un faccia a rosa decidendola da soli, noi faccia di un quarto d’ora, l’in- non votiamo un bel niente. tenzione dei tre partiti di pre- Non contestiamo i nomi di cui sentare la rosa comune. Nel si parla, respingiamo il fatto colloquio i due leader non di non essere stati consultati)). hanno però parlato di nomi, in E Forlani ha dichiarato: «La attesa di mettersi d’accordo mia candidatura è stata semsulla scelta definitiva. «Credo pre presentata come funzionache se la sinistra saprà tenere le alla ricerca di una larga

In un clima

convergenza. L’abbiamo sem Ipre detto in tutta questa trava Lgliata vicenda. La Dc continui a a perseguire questo obiettive 1. La mia candidatura non ha ri lscontrato il consenso necessaLrio e quindi è giusto che veng; a sospesa per favorire una innc lvata iniziativa in direzioni e dell’obiettivo che ci siamo prc bposti)). ((Non c’è mai stato un accor ‘e do)) con De Mita sulla possibi Ilità di una sostituzione alla se!greteria Dc. Lo ha affermato i 1 segretario democristiano, Ar ‘_ naldo Forlani, in una intervi sta al Tg2 aggiungendo chee ((non c’è nessun collegamento 3

Marco Rampold i SEGUE A PAGINA 3

di festa

Un’immagine

di piazza San Pietro gremita

Dal nostro inviato ROMA - Un silenzio da cattedrale deserta, profondo, impressionante. Eppure nella piazza più grande del mondo, ma che per l’occasione sembra angusta, sotto un sole a picco, 30 gradi di frescura nelle rare oasi d’ombra sulla sinistra della basilica, stanno gomito a gomito 200 mila persone, forse 250 mila o trecentomila. Quante gli abitanti di due città come Bergamo. Un mare tranquillo, che dal golfo del colonnato del Bernini arriva giù, all’inizio di via della Conciliazione. Un mare, due città come Bergamo, raccolti in un silenzio che dà i brividi. E quando un canto, una preghiera, un inno si alzano, è come se tutte le piccole onde di questo mare avessero un unica, identica voce. Le lingue sono diverse: «Lodate)), ((Mi alma benedice)) ((Praise to the Lord)), ((Dans ton amour)), $obe den Herren)). Ma non ci sono stridori. E il culmine della liturgia di beatificazione di Giuseppina Bakhita, suora canossiana, e di mons. José Maria Escrivà de Bala-

e di impegno

l’adunata

per le beatificazioni.

(A.P.)

guer, fondatore dell’opus Dei. 1 primi gruppi erano qui da prima dell’alba. Dentro e fuori le Mura via via sono stati parcheggiati 2300 pullman; e poi dalle tendopoli erette nella lontana periferia, dalle nomus religiose, da residenze e alberghi, dalle cento città del Lazio ma anche da più lontano - contadini peruviani dalle campagne umbre, famigliole spagnole dal porto di Civitavecchia, gente di ogni razza e di ogni età - fiumi di pellegrini. Oltre 800 tra giornalisti e fotografi accreditati; mezzo migliaio di coristi nei cori ((professionali)). Il rito si apre alle 10. All’altare che, davanti alla basilica diventa il centro dell’assemblea, Giovanni Paolo 11 avvia la liturgia della Cappella papale per la beatificazione dei due Servi di Dio. Con lui concelebrano, oltre ai cardinali Rugambwa, arcivescovo di Dar-es-Salaam, Suquia, arcivescovo di Madrid, Ruini, Vicario

nazionale

Sandro Vavassori SEGUE A PAGINA 5

delle

penne

nere

Dagli Alpini una ((scossa)) per Milano La metropolidelletangenticonquìstata dagliuomìnìdellamontagna Lunghissima

Grandi festeggiamenti ieri allo stadio per Glenn Stromberg, il capitano neroazzurro che ha deciso di lasciare l’attività agonistica dopo otto anni di presenza nelle file nerauurre. La squadra bergamasca è stata sconfitta dal Torino (3-l) in una partita che ha consentito alla compagine granata di insediarsi al terzo posto della classifica. Quella di ieri è stata anche l’ultima esibizione in questa stagione, degli uomini di Giorgi allo stadio di Bergamo. SERVIZI NELLO SPORT ,

la sfilata - Quella bergamasca è risultata

MILANO - «Datti una mossa Milano, gli alpini ti danno una mano)). Le penne nere sbarcate in massa a Tangentopoli per la 65” adunata nazionale tagliano corto con le vicende sul malcostume, che nei discorsi della gente impegnano da un mese il capoluogo lombardo ad ogni fermata di tram, in ogni bar, negli uffici e sui sagrati delle chiese, e offrono le braccia nerbigne per ricominciare con altro spirito la partita, in una città in cui L’Italia delle Alpi si è spesso riconosciuta. Per tre giorni Milano si è trasformata in un grande accampamento. Fuggiti yuppies e ((colletti bianchi)), chi verso le ultime nevi chi sulle prime spiagge, la città ha visto arrivare su pullman, camper, jeep e furgoncini un vero esercito dell’allegria, che ha trascinato con sé botti e damigiane per scaldare il cuore della fredda metropoli. Gli alpini non amano gli hotel a più stelle, e preferiscono piantare - letteralmente - le tende nei pochi fazzoletti di verde che sono rimasti fra una rasa e l’altra, al centro di un rondò stradale: alla levata di scudi degli ambientalisti, che per abitudine diffondono comunicati minatori contro quello che rimane delle feste sl Parco Sempione, rispondono con ((l’erba ricresce)), e scavano precisi canaletti per far scolare l’acqua che esce dalle cambuse fumanti verso il fossato del Castello Sforzesca. Erano quasi in 400 mila ieri per le strade milanesi, di cui diecimila bergamaschi, la rap-

la rappresentativa

più folta

Indagali per le tangenti sono fuggili all’estero

Alpini con le bandiere

dellc sezioni mentre sfilano per le vie di Milano. (Foto BEDOLIS)

presentanza più consistente, dietro agli stendardi delle brigate che sono sfilati da Porta Venezia lungo il corso Vittorio Emanuele, sotto gli occhi della Madonnina, fino al ((quartier generale)) di piazza Cairoli. Novantotto sezioni, da tutte le parti d’Italia, e un migliaio di emigrati Oltralpe o in Sudamerica, Sud Africa, Australia, Canada e Stati Uni-

ti, che con accenti bizzarri univano la loro voce sulle note della «Montanara)) e del «Mazzolin di fiori)). Un corteo interminabile, che dalle prime ore della mattina domenicale dedicata per tradizione dai milanesi alle faccende di casa fino al tardo pomeriggio portava con orgoglio bandiere tricolori e aquile di metallo in giro per la città prima difflden-

te, poi contagiata dal buonumore lievemente alcolico. A mezzogiorno da Roma è arrivato il ministro Rognoni, fuggito dagli scranni di Montecitorio dopo l’ennesima votazione a vuoto per l’elezione del presidente della Kepubblica. Con il sindaco Borghini e il

Carlo Dignola SEGUE A PAGINA 5

MILANO - Si sarebbero rese irreperibili andando all’estero alcune persone coinvolte nello scandalo delle tangenti e degli appalti pubblici a Milano. E ciò che emerge da un’intervista che il sostituto procuratore della Repubblica Antonio Di Pietro ha dato ieri sera al ((Filo diretto del Grl)). Alla rchiesta di un commento per alcun critiche ai metodi utilizzati nell’inchiesta e cioè agli arresti utilizzati come acquisizione di prove, il magistrato ha risposto: ((In alcuni casi gli arresti sono necessari per evitare che vengano inquinate le prove. È ovvio che quando una persona chiarisce la sua posizione questo pericolo viene meno)). Sabato a Linate era stato arrestato Luigi Carnevale (Pds) che per una ventina di giorni era rimasto a Parigi. Carnevale, rinchiuso nel carcere di Lodi, avrebbe deciso di vuotare il sacco. Alla domanda più precisa se quindi vi sono altri latitanti, il magistrato ha replicato: ((Per parlare di latitanza bisogna avere la certezza che una persona sia a conoscenza che nei suoi confronti vi sia un provvedimento restrittivo. Comunque a questa domanda preferisco non rispondere)).

A PAGINA

3

CENTRO

La voglia Za strada

di mangiarsi ,perto Sabato tutto il giorno


Pagina

L’ECO DI BERGAMO &vd

12

% I

Lunedì 18 maggio 1992

.” ’

[‘Atalanta

Due a Zero per i torinisti corciato Ze distanze Cornacchia espulso

incornata

dopo ilprimo tempo (di Bresciani e di Scifo igo2) - GZi atadantini hanno accon Caniggia, poi Bruno ha messo iZ sigillo ad risudtato con un’azione spettacolare aZZ’inizio dedda ripresa - Tzyosi in campo poco prima deZf2schiofZrtaZe deZZ’arbitro.. .

Pacifica- invasione

j>

Caniggia

nell’azione

dal Toro

e Mondonico

Servizio

del gol.

fotografico

in trionfo

di BEPPE BEDOLIS e VINCENZO LOMBARDI

Troppo forte e troppo organizzato il Torino per questa Atalanta d’emergenza. 1 pericoli cui poteva andare incontro l’Atalanta, si erano evidenziati alla vigilia, quando si era dovuto prendere atto delle forzate defezioni di Stromberg, Bordin, Minaudo e Nicolini. Priva di centrocampisti, l’Atalanta avrebbe avuto i suoi problemi a centro campo. 1 problemi ci sono stati e si sono ancora più acuiti per l’imprevisto inserimento di Casagrandein aggiunta a Bresciani, mossa che ha indotto Giorgi a schierare un marcatore di statura atletica come Boselli da opporre proprio al brasiliano, rinunciando così all’apporto di Tresoldi. Ad aumentare i problemi della squadra nerazzurra ci ha poi pensato Mondonico, con una mossa tattica a sorpresa: l’arretramento di Casagrande a centrocampo, cosa che ha mandato all’aria le contromisure di Giorgi, il quale si è venuto a trovare con un Boselli prima risucchiato in avanti dalla posizione del brasiliano, poi posizionato nelle retrovie senza un uomo preciso da marcare. Casagrande ha finito per godere di libertà illimitata ed è stato l’uomo in più in un centro campo già forte di per sé, tanto da risultare di gran lunga il migliore in campo. Giorgi si è trovato nell’impossibilità di mandare un uomo su di lui perché Valentini era stato messo a guardia di Bresciani, Porrini alle costole di Lentini che operava come seconda punta, mentre Cornacchia aveva preso in consegna Scifo e Pasciullo si era portato su Martin Vazquez. Pasciullo e Cornacchia (ma anche Perrone che operava nel settore di Sordo) hanno sofferto le conseguenzenegative, per la libertà d’azione offerta a Casagrande. Ho visto più volte Cornacchia parlottare con la panchina per evidenziare il suo disagio, un disagio che non ha potuto essere attenuato, l’indisponibilità di soluzioni tattiche alternative. Se Giorgi avesse spostato Pasciullo o Cornacchia su Casagrande, avrebbe finito per lasciare libero o Scifo, o Martin Vazquez. Avrebbe forse potuto tentare di avanzare un marcatore più esperto su Casagrande (o Porrini, o Valentini) affidando al giovane Boselli il controllo di una delle due punte granata, ma non credo che le cose sarebbero cambiate di molto, perché Valentini o Porrini sarebbero stati risucchiati in avanti e si sarebbero creati nella difesa, quei vuoti che Mondonico aveva accortamente preventivato e cercato di provocare con le sue invenzioni tattiche. Giorgi ha preferito mantenere Boselli in zona a dar manforte ai marcatori, sperando di garantirsi per lo meno una compattezza difensiva, consapevole di non poter competere con gli avversari a centro campo. Purtroppo la compattezza difensiva non c’è stata, ed alla mezz’ora nel giro di 8’ l’Atalanta si è fatta infilare due volte, offrendo al Toro la possibilità di sbloccare il risultato e di metterlo al sicuro. Le due reti sono state propiziate da due sbandamenti difensivi, assolutamente imprevedibili sino a quel momento. L’Atalanta a quel punto è stata costretta a cercare di dare un poco di ordine, di organizzazione al proprio gioco. Per cercare di produrre manovre d’attacco i suoi tentativi sono caduti nel nulla, per la grande superiorità del Torino a centrocampo, un Torino che forte del doppio vantaggio, ha potuto amministrare la sua gara, senza fra l’altro accusare alcun disagio. Le cose in apparen-

((1tifosibergamaschi semprenelmio cuore)) «Non mi sarei mai aspettato una festa così bella» - «Non mi vergogno a confessare che mi sono commosso» - L’appuntamento adesso è fissato per il 26 maggio, quando Glenn vestirà per l’ultima volta la maglia neroazzurra nel torneo dedicato alla memoria di Cesare Bortolotti Glenn Stromberg controlla la temperatura corporea prima che la partita abbia inizio: il mercurio supera i 38 gradi, ma lui non può mancare alla festa organizzata per lui da migliaia di tifosi ed estimatori. In tuta entra in campo e lo stadio diventa un anfiteatro policromo: i tifosi della curva Nord, utilizzando bandierine gialle e azzurre formano una enorme bandiera svedese che abbraccia tutto il settore. Dalla parte opposta, in curva Sud, i tifosi sono tutti muniti di palloncini con i colori giallo e azzurro. Le due tribune coperte e i distinti presentano un altrettanto stupendo spettacolo. Stromberg arriva a centrocampo e saluta con le braccia alzate i 25 mila spettatori. Poi scende la scaletta e si rifugia per qualche minuto negli spogliatoi. Riferirà successivamente che si ((era fortemente emozionato)). Rientra in campo e assi-

ste alla partita seduto su una panchina, probabilmente soffre doppiamente: per la tonsillite che gli mette addosso la febbre, ma anche per l’andamento della partita che vede l’Atalanta soccombere. Resiste sino a pochi minuti dalla fine perché i tifosi lo volevano festeggiare al termine della partita; poi, quando vede i tifosi superare le recinzioni, preferisce rientrare negli spogliatoi. Nessuno può dargli torto, nelle sue condizioni avrebbe rischiato l’incolumità personale visto il tifo che tutti stavano esprimendo nei suoi confronti. Con un paio di cronisti siamo riusciti ad avvicinarlo per raccogliere le sue impressioni. - Glenn, ti aspettavi tutto questo? ((Ma sai, sapevo che qualcosa c’era nell’aria, i tifosi mi hanno sempre voluto bene e quindi pensavo che in questa occasione mi

avrebbero festeggiato, non avrei mai pensato però che arrivassero a tanto. Li ringrazio di cuore, resteranno per sempre nel mio cuore)). - Ti sei emozionato? «E chi avrebbe potuto restare impassibile di fronte a tanto calore? Sì, non mi vergogno ad affermare che mi sono emozionato tantissimo)). Per un nordico che solitamente viene indicato ((freddo», una reazione simile sta a dimostrare che quanto è stato fatto per lui ha centrato il bersaglio.

Anche per G iorgi ultimo match di campionato in neroazzurro al Comunale A PAGINA

15

- Ti è dispiaciuto non poter scendere in campo? «Io sono un professionista, quindi cerco sempre di essere a disposizione. In questa circostanza la tonsillite mi ha aggredito in maniera tanto forte da impedirmi di giocare. Ma forse è stato meglio così, in quanto avrò il tempo necessario per riprendermi ed essere in campo nel triangolare in memoria dell’amico Cesare Bortolotti)). Si schiarisce la gola, il ricordo di Cesare lo blocca per qualche minuto. Poi si riprende: ((11triangolare giunge proprio a proposito in quanto mi permetterà di difendere i colori atalantini nella memoria di un presidente eccezionale, di un vero amico al quale serberò sempre riconoscenza. Sarà quella serata che concluderà una carriera ormai lunga, una carriera che mi ha consentito di difendere i colori di una squadra che rappresenta

una città che mi ha dato molto. Concludere una carriera nel nome e nel ricordo di un grande uomo e amico come Cesare mi consentirà di fargli un ultimo omaggio sul campo dove ho giocato per otto anni. Questa era la “fine” che auspicavo, per questo concluderò la mia attività di calciatore in una manifestazione internazionale che mi consentirà di ringraziare tutti coloro che in questi anni mi hanno sostenuto dalle tribune, ma anche i miei compagnie tutti i dirigenti che sempre mi sono stati vicini)). Poi fa ritorno negli spogliatoi, si ferma solamente qualche minuto e si fa accompagnare a casa; sicuramente la «febbre)) sportiva ha aumentato di qualche grado anche quella corporea; Glenn Stromberg è contento così e dà appuntamento a tutti per il 26 maggio.

Antonio Beni

Elio Corbani Stromberg

ha seguito

la partita

in panchina

con il segretario

Randazzo.

SEGUE A PAGINA

16


LECODI BERGAMO &a=

Lunedì 18 maggio 1992

Pagina

13

Unostadiosvedeseper l’addiodi Stromb «Fatelo giocare», invocavano i tifosi quando si è fermato a seguire la partiia a bordo campo - «Ciao Stromberghem» Un bandierone-mosaico grande centocinquanta metri - Ferron, è record: 116 partite consecutive in nerazzurro Non era lo stadio Rasunda di Stoccolma, ma forse qualcuna poteva confondersi in quella marea di bandiere e palloncini gialli e azzurri che hanno riempito curve e tribune. Non solo: la Nord, con una specie di enorme mosaico (grande centocinquanta metri) ha disegnato un bandierone svedese che neanche al suo Paese Glenn Stromberg aveva mai visto. Nemmeno allo stadio Ullevi di Goteborg, dove il capitano nerazzurro aveva giocato fino a dieci anni fa. E quante volte poi si è risentito, sempre dalla Nord, il coro: ((Fatelo giocare, fatelo giocare))?Era forse un invito anche per il futuro? 0 perché Glenn è rimasto durante l’incontro a bordo campo, quasi fosse pronto a entrare nonostante la febbre da cavallo di due giorni fa. Ma non era stato inserito nella lista dei sedici: impossibile pènsare che, all’ultimo momento, magari con chissà quale deroga al regolamento, lo svedese potesse tornare ad occupare il suo ruolo. Di libero, ma soprattutto di leader. Dicevano: «Sarà tutta una sorpresa)). In effetti, «The Stromberg’s day)) organizzato dai gruppi della Nord ha vissuto momenti suggestivi ed altri in cui il programma è rimasto un po’sconvolto. Per esempio, la parte finale è andata persa nell’entusiasmo generale, nella frenesia di invadere il campo e quindi di porre fine ad una partita che, dopo il terzo gol granata, non aveva più nulla da dire. Ma a quel punto anche la festa per Glenn è finita. «Stromberg, Stromberg, Stromberg)): i tifosi lo avevano invocato prima della gara, mentre lo stadio si colorava tutto di giallo e azzurro. E ogni volta il coro era accompagnato dagli applausi di tutti gli spettatori, compresi quelli granata, rappresentanti da un piccolo gruppo di sostenitori. Ci sono stati comunque momenti in cui le due tifoserie hanno dimenticato di «beccarsi» ed è successo sia quando è stato salutato Stromberg che poco dopo, quando l’altoparlante ha nominato Mondonico. Due ali di ragazzini del settore giovanile nerazzurro accompagnavano l’uscita dal tunnel degli spogliatoi: in fondo, pronti ad immortalare l’evento, la troupe di fotografi e cameraman. Arriva, non arriva? Dalla tribuna, (d’attimo)) è stato colto un po’in ritardo, anche perché nel frattempo l’altoparlante continuava ad annunciare la formazione nerazzurra. Stromberg è comparso assieme ai compagni e ai granata in realtà giocatori e arbitro si sono fermati per lasciar passare per primo lo svedese, il quale è arrivato con loro a metà campo e poi ha fatto passerella, applaudendo a sua volta il pubblico. In tutto è rimasto in campo circa due minuti ed è uscito accompagnato dal segretario generale della società nerazzurra, cavalier Randazzoe da un’esplosione come di fuochi d’artificio (ma erano i palloncini che stavano scoppiando). Pochi minuti dopo però la Nord lo ha chiamato e in effetti lo svedese stava rientrando L’altra sorpresa è stata offerta prima che cominciasse il secondo tempo: sempre nella Nord, è comparso un bandierone con la faccia di Stromberg e il saluto, tutto bergamasco «Ciao Stromberghem)) seguito nuovamente dal coro: ((Fatelo giocare, fatelo giocare)),più volte ripetuto fino al termine della gara. Che, però, lo svedese non ha visto: chiaro che, essendo appena convalescente, non poteva permettersi di affrontare anche l’urto della folla e quindi ha preferito tornare in anticipo negli spogliatoi. E così nel finale confuso

(con l’altoparlante che invitava a sgombrare il campo, per consentire di riprendere il gioco) il protagonista è diventato «Emiliano», come lo chiamavano i tifosi, dell’una e dell’altra parte. Al grido, infatti, di «Emiliano, Emiliano», l’ex allenatore nerazzurro è stato accompagnato, in trionfo, verso gli spogliatoi, fatto dawero inconsueto per un allenatore avversario. L’addio del capitano, nonostante le raccomandazioni contrarie di molti tifosi, è davvero irrevocabile, come aveva annunciato Stromberg tre mesi fa. Non c’è niente da fare. Molti hanno tentato di convincerlo, tuttavia anche in questo Glenn ha dimostrato di essere un’eccezione, trovandosi tra l’altro in un Paesedove le dimissioni si annunciano sempre e non si danno mai. Nella festa per Stromberg (comunque ci sarà una serata di gala il 26,con lo svedese in campo nel Trofeo Bortolotti) va ricordato anche un altro nerazzurro esemplare: Fabrizio Ferron, da quattro stagioni all’Atalanta, da ieri recordman con 116 partite consecutive come numero uno nerazzurro, superando il primato di Benevelli. Alberto

Porfìdia

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k$rW’-i*kij L’ex allenatore -atalantino: «Ci vediamo tra dieci giorni per il torneo dedicato a Cesare ~ortolott~» - 11 1 orino mercoledi sara a San Yatrignano per lesteggiare con I ragazzi di lVlucc101i il terzo posto e la Imale Uela - 11tecnico giusti1ica l’Atalanta per le «diverse motivazioni» e apprezza i complimenti fatti alle sue scelte tattiche - Immancabile la vena polemica con i giornali: «Adesso chissà cosa scriveranno dopo che abbiamo superato il Napoli» .

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nico, è proprio vero, andrebhero semnre --- -----r-

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la fine, dalle mezze frasi sussurrate tra un saluto e l’altro: - Arrivederci mister, ci vediamo. ((Sì, ci vediamo martedì 1‘altro, al “Bertolotti”)).

- Sarà qui con noi? ((Certo, scusate, volete che non venga al torneo dedicato a Cesare?)).

Questo, detto da lui che ormai è ad anni luce da Bergamo, completa il quadro che già aveva presentato in sala stampa, quando a fine intervista gli era stato chiesto come avrebbe LA...... - - -L- festeggiato il Mondonico con Previtali.

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1.

questi episodi. Ma va bene lo stesso, 1 ‘importante è essere arrivati terzi)).

- Certo che questa vittoria forse non se l’aspettava neppure lei.

((Il contrario. Io ho chiesto ai ragazzi di vincermi questa partita. Perché a titolo personale non potevo far brutta figuru proprio a Bergamo, e jxG perché credo che ia squadra doveva dimostrare proprio oggi, sul campo, di essere viva, dopo la finale di Coppa. Io il calcio lo intendo così, e il Torino oggi ha dimostrato di esserci, vincendo una partita importante, che ci ha lanciato al terzo posto e farà

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dire a tutti: che carattere, il Toro)). - E l’Atalanta, mister? c(L ‘Atalanta aveva parecchie assenze, e motivazioni completamente diverse. E poi se il Torino gioca come oggi può mettere in crisi chiunquek

- Tatticamente poi...

trio ci ho provato, ed è andata bene. Casagrande centrocampista e il ragazzino che doveva ciondolare per il campo per andargli dietro, Lentini punta e Annoni spesso ala, a far fare il terzino a Careca. Va bene così, sono le cose importanti del calcio, i dettagli che è bello vedere,

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vengono osservati anche dagli @trt).

- La festa di Stromberg la immaginava così?

((Stromberg per questa gente e questa città è stato importantissimo, credo meritasse simili festeggiamenti. E l’attaccamento dimostrato dalla curva è stato esemplare)).

2 La curva. A fine gara ha portato in trionfo lei, anziché gli atalantini. Cos’ha provato?

«Cosa divo dire: gioia?piacere? cos’altro? Mi vien da dire che è stato commovente, e che tutto viene da quel legame profondo che mi tiene uni-

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1.

to a questa gente e a questo stadio. E chissà che chi deve giudicare si renda conto che anche la curva nord prova dei sentimenti, e sarebbe davvero bello riuscire a valorizzarli degnamente, com’è possibilefare se quei ragazzi li si prende per il giusto verso)).

- Insomma è stata un po’ anche la sua festa, oltre a quella di Stromberg.

((Estata lafesta di tutti.. del calcio genuino, dei sentimenti veri. Tutta roba d’Ataluntu, sia chiaro. Roba a denominazione d’origine controllata. Su questo non c’è dubbio)).

Pietro

Serina

((Io e la squadra - aveva risposto Mondonico - lo festeggeremo mercoledì a San Patrignano, giocando contro la squadra dei ragazzi di Muccioli. Partiremo il mattino da casa e ci torneremo la sera, per stare una giornata intera con quei ragazzi; per festeggiare con loro i nostri successi, augurandoci che sia un motivo per spronarli ad ottenere altrettanti successi. Certo è più facile parlare e scrivere di chi gioca contro il resto del mondo, o contro quelli che abitano sulla luna, ma noi andremo lì, a San Patrignano, per onorare come diciamo noi una stagione andata come speravamo noi)).

- Certo, perché arrivare terzi è una bella soddisfazione. rrAdmw .

Il gol di Caniggia.

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diranno e scriveranno auelli che già da un mese esaitavano le prime tre del campionato, definendole squadre stellari. Adesso terzi siamo noi, e dovranno pur parlarne. Certo, abbiamo fatto diventare normalità una serie di cose eccezionali, la nostra annata è tutta contraddistinta da

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anche perch4 giovaniselmi carne Tres& df per esempio. Per me hanno un futuro sebbene non debbano essere bru-

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g.c.g, I


Mercoledì 27 maggio 1992

L’ECO 1Atalanta-Juve

DELLO

SPORT

1-O

ATALANTA: Pinato; Valentini, Pasciullo; Porrini, Bigliardi, Minaudo; Stromherg (37’ Montero), Orlandini, Piovanelli, Perrone, Bonavita. JUVENTUS:Marchioro; Sartor, Marocchi; Conte, Luppi, Julio Cesar; Alessio, Galia, Schillaci, Baggio, Casiraghi. ARBITRO: Stafoggia di Pesaro. RETE: 36’ Piovanelli. prima al 15’poi al 35’, per liberare l’area, Piovanelli colpisce ancora: l’ex juventimettendo in calcio d’angolo, su cross di no segna anche questa volta contro i bianOrlandini e Porrini. coneri (come nella trasferta di Torino) e C’è un rasoterra di Casiraghi, parato al l’Atalanta si qualifica per la finale del Tro23’ su suggerimento di Baggio ed ecco il feo Bortolotti. Prestazione molto determigol: fa tutto Piovanelli che avanza verso la nata dei nerazzurri che di fronte a circa porta di Marchioro e da venti metri fa parquindicimila spettatori cercano e ottengotire un sinistro violento, quasi all’incrocio no il successo. dei pali. Subito dopo, Stromberg passa le E proprio l’Atalanta a farsi subito periconsegne a Montero, che si inserisce con colosa al 1’con Porrini e Marchioro para il disinvoltura e si fa applaudire per alcuni suo tiro; la Juve risponde al 12’con una tempestivi interventi. C’è ancora un’occaspecialità di Julio Cesar, una puniziosione per la Juve (Casiraghi di testa sfiora ne-bomba che costringe Pinato a deviare il palo) e una gran bella azione di Minaudo con la punta delle dita sopra la traversa. con Perrone, colpo di tacco per Bonavita, Un minuto dopo Orlandini, al volo, prova pronto il tiro e anche la parata. il tiro da lontano, ma fuori misura. E per Finisce così, con Baggio che abbraccia due volte ,Julio Cesar deve intervenire, Giorgi.

Atalanta-Borussia

ATALANTA: Pinato; Valentini, Pasciullo; Porrini, Bigliardi, Montero; Minaudo, Orlandini (25’ Poloni), Piovanelli, Perrone, Bonavita (20’ Pisani). BORUSSIA DORTMUND: De Beer; Reinhardt, Kutowski; Grauer, Lusch, Gorlukovich; Frank, Zorc, Poschner (26’ Weggman), Rummenigge, Povlsen. ARBITRO: Beschin di Legnago. RETE: 34’ Poloni.

JUVENTUS: Marchioro; Sartor (31’ Ragagnin), De Agostini; Conte, Luppi, Julio Cesar; Alessio (47’ Di Canio), Galia, Schillaci, Baggio, Casiraghi. BORUSSIA DORTMUND: De Beer; Treschock (42’ Reinhardt), Kutowski; Grauer (28’ Schmidt), Lusch, Hofmann; Frank, Zorc, Poschner (32’ Wegmann), Rummenigge, Povlsen. ARBITRO: Ceccarini di Livorno. RETI: 36 Rummenigge, 46’ Galia. A tempo quasi scaduto la Juve acciuffa il pareggio con i tedeschi del Borussia Dortmund (l-l): c’è anche un po’ di nervosismo tanto che Ceccarini è costretto per tre volte a mostrare il cartellino giallo (a due bianconeri e un giallonero). Baggio e compagni iniziano mobabilmente con un po’ di leggerezza, iottovalutando un po’ gli avversari, però è proprio la Juve che per prima va più vicina al gol: prima al 9’ con Galìa che, lanciato da Schillaci, viene fermato soltanto da Frank appena prima che si presenti davanti al portiere; al 12’il portiere tedesco deve uscire sui piedi di Galìa, questa volta lan-

1-O

L’Atalanta concede il bis (1-O) e così si aggiudica la prima edizione del Trofeo Bortolotti. Protagonisti i giovani, in particolare Federico Pisani, nella partita di chiusura del torneo. Il sigillo dei vincitori viene posto da Mirko Poloni, bergamasco non ancora diciottenne che conclude,una gran bella azione avviata da un colpo di tacco di Pisani per Minaudo, che entra in area e di esterno destro serve al centro Poloni, bravissimo ad insaccare. Finisce perciò ancora alla grande per i nerazzurri, superiori (e in gol) nella seconda parte della gara. Migliore la partenza dei tedeschi, che vanno al tiro con Frank al 12’e con Povlsen al 14’; ma l’Atalanta pian piano si affaccia nell’area av-

ciato da Baggio. Risponde il Borussia al 21’ con Frank, che di testa sfiora il palo. E però ancora la Juve ad un passo dal gol: clamoroso al 25’il palo colpito da Casiraghi, a porta vuota, dopo un’azione combinata tra Schillaci e Galìa; insistono i bianconeri con Julio Cesar, punizione-bomba parata al 35’. Ma segnano i tedeschi ed è bravo Rummenigge a concludere nell’angolo un passaggio di Weggman. Reagisce la Juve con Baggio (41’), stop e tiro parato; prova ancora Rummenigge. ma la sua munizione è alta. Infine, il &%ggio: sono*sempre Sehillaci e Galìa a condurre l’azione, il mediano salta anche il portiere e mette in rete.

versaria e comincia a concretizzare i suoi contropiede, acquistando gran vivacità quando entra in campo Pisani: al 25’ Piovanelli conclude a rete debolmente sprecando un’occasione d’oro, dopo un tiro di Pisani respinto da un difensore; al 30’ Montero serve benissimo Porrini che rimette al centro: Perrone si vede ribattere la conclusione sulla linea. Il gol al 34’, nell’azione più bella della partita. Poco dopo il pubblico circonda il rettangolo di gioco, fino all’invasione finale.

Cronache a cura di Alberto Porfidia

Ciao Stromberg,e l’Atalanta alza il Trofeo 1 neroazzurri sì sono ìmpostì con ad dì Pìovanellì (alla Juve) > dì Polo% (al Borussìa Dortmund) - Un successo meritato, loro il gioco pìù spettacolare L’Atalanta si aggiudica la prima edizione del Trofeo Bortolotti coronando così nel modo migliore la sua ottima stagione e regalando al suo pubblico una grande soddisfazione nel contesto di una serata indimenticabile. Altri colleghi hanno avuto il compito di raccontarvi quanto di emozionante, commovente è avvenuto in campo e sulle tribune. Io ho il compito di commentare la competizione e lo faccio con piacere, perché mi dà la possibilità di tessere un altro elogio per questa squadra che ha onorato il suo impegno nel migliore dei modi. L’Atalanta si è aggiudicata con pieno merito questa manifestazione, affrontata con grande generosità e grande determinazione. La squadra, ben schierata da Giorgi, nonostante le molte assenze ha saputo non solo tenere testa, ma addirittura imporsi a due squadre di indubbia levatura come la Juventus e il Borussia. Nella prima partita ha controllato con disinvoltura gli avversari contenendo senza problemi le loro inizitive a centrocampo, dove notevole è stato il lavoro svolto

L’abbraccio tra Stromberg Achille Bortolotti.

e

da Minauùu e i’orrini, il primo posto a stretto contatto con Baggio, sempre pronto ad anticiparlo sino ad annullarlo completamente. Un gran lavoro ha fatto sulla fascia laterale Orlandini che, oltre ad impedire gli inserimenti di Marocchi, si è sistematicamente proposto in fase offensiva offrendo una notevole collaborazione a Piovanelli e Bonavita che si sono alternati in posizione centrale, anche se il primo ha quasi sempre preferito partire dalle retrovie dialogando con il sempre bravo l’errone. La difesa ben registrata dal magistrale Stromberg, non ha avuto problemi per il perfetto controllo operato da Bigliardi su Casiraghi e Valentini su Schillaci. 1 due juventini praticamente non hanno visto palla mentre Pasciullo ha sovrastato Alessio. Inappuntabile J%ato. La gara, molto equilibrata, è stata risolta da una prodezza di Piovanelli, abile a sfruttare la posizione troppo avanzata dal portiere juventino. Quando è uscito Stromberg fra l’entusiasmo e la commozione generale (quel suo abbraccio a papà Achille in tribuna d’onore franca-

mente mi ha strappato le lacrime, non mi vergogno a scriverlo), è entrato Montero, che si è presentato con un paio di ottime giocate. La Juve ha cercato di riabilitarsi contro il Borussia e forse avrebbe anche meritato il successo, che sicuramente non le sarebbe sfuggito, se Casiraghi non avesse scaraventato sul palo una palla che chiedeva solo di essere tranquillamente adagiata nella rete sguarnita. Quando Rummenigge, sfruttando l’inserimento dalle retrovie di un compagno, ha portato in vantaggio i tedeschi, c’è stata grande delusione nella tifoseria juventina. Con una impennata di orgoglio i bianconeri sono riusciti ad agguantare, a tempo scaduto, il pareggio con quel Galia che, al di là di qualche fallo di troppo, si è distinto per grande impegno. Anche Schillaci ce l’ha messa tutta, ma ha pure sbagliato tutto, mentre il suo compagno Casiraghi ha dato addirittura la sensazione di rinunciare in partenza. In grande affanno è stata la difesa ogni qualvolta è stata aggredita, soprattutto per le incertezze di Luppi. Il pareggio degli juventini ha favorito l’Atalanta, alla quale sarebbe stato sufficiente non perdere per aggiudicarsi il torneo. La squadra ha giocato con molta prudenza per una ventina di minuti, acCusando un certo disagio a centrocampo. L’aggressività, il pressing dei tedeschi, ha creato non pochi problemi proprio a Minaudo e Porrini, spesso costretti fra l’altro a rientrare in difesa, per opporsi alle puntate offensive dei tedeschi. Il Borussia ha osato il tutto per tutto, avanzando anche i difensori, favorito in questo dal totale appannamento di Orlandini ed un visibile, ma anche comprensibile, calo di Bonavita, autore di una prova di grande volontà. La svolta della gara la si è avuta con l’innesto prima di Pisani al posto di Bonavita, e soprattutto di Poloni al posto di Orlandini. Pisani si è spostato sulla fascia, e con Poloni la squadra ha trovato un centrocampista autentico. Per il Borussia è stata la fine. Portando avanti il suo baricentro, la squadra di Giorgi ha visto riemergere Porrini e Minaudo, ha visto scatenarsi Pasciullo, mentre nelle retrovie tutti hanno continuato a funzionare a dovere. Il goal è stato sfiorato più volte ed ottenuto con un’azione da manuale Pisani-Minaudo-Poloni. Un’azione che ha mandato in visibilio il pubblico, al quale l’Atalanta ha regalato forse la prestazione casalinga più divertente della stagione. Brava l’Atalanta, bravi i giocatori, bravo Giorgi, bravi i dirigenti; molto meno bravi quei sedicenti supporters che hanno invaso il campo, rovinando ancora una volta quella che avrebbe dovuto essere la festa finale. Ma quando si potrà porre fine a tanta stupidità? Elio Corbani

ConCesare i diecianni piùbelli dell’Atalanta

Stromberg

con il Trofeo dedicato

Abbandonato

alla memoria

di Cesare

il campo,

Bortolotti

vinto dall’Atalanta.

Stronibera

Servizio

I’ha conseanata

fotografico

in tribuna

di BEPPE BEDOLIS e VINCENZO LOMBARDI.

ad Achille

Bortolotti

Chebrividi quellamaglia dì Glennalpapà

Due aspetti della scenografia

per l’addio

di Stromberg.

11 calcio d’inizio più beneaugurante che si potesse immaginare: palloncini e ragazzini in gran quantità; striscioni per tutti i gusti; prima di cominciare un presuntuoso acquazzone primaverile, per un attimo anche violento, ma tutt’altro che sufficiente per guastare la festa della serata. CALCIO D’INIZIO - Ma cominciamo dall’inizio, anzi dal calcio d’inizio. A darlo, nonostante la ferma intenzione di non farlo, il figlio di Cesare Bortolotti, Nicola, cinque anni, mamma Marta e nonno Achille in tribuna e zio Umberto a portarlo in braccio sino a tirare quel pallone che, davanti a tanti occhi, Bortolotti junior proprio non aveva nessuna voglia di calciare. Poi l’ha fatto, di malavoglia ma l’ha fatto, e quelle migliaia di sguardi sono diventati migliaia di applausi, che devono averlo anche un po’ stupito. Chissà che brividi, quando capirà che erano tutti per suo padre. RICORDO -- Perché Cesare Bortolotti com’era giusto che fosse ha caratterizzato l’intera serata. Per la presenza di tutti coloro che calcisticamente hanno lavorato con lui; per la presenza di tutta la sua famiglia, ed erano tre generazioni; per il modo in cui l’hanno ricordato. Stromberg ad esempio con

quella maglia regalata a suo padre Achille, in un momento che ha fatto venir la pelle d’oca a tutto lo stadio. 1 presenti sugli spalti invece con quell’interminabile applauso che ha accomunato Bortolotti, lo svedese e anche Montero. E poi quella fotografia di Cesare Bortolotti che ha campeggiato a lungo sul tabellone luminoso, quella storica, nella quale il compianto presidente neroazzurro si morde le unghie, rendendo perfettamente l’idea di come lui viveva le partite. STRISCIONI - A Bortolotti era poi anche dedicato uno striscione esposto in curva Nord, sul quale era scritto non del tutto comprensibile ccoDivisi nel pensiero, uniti nella fede. Ciao Cesare)). Sempre nella Nord c’erano l’immancabile Gigi è il massirno~~riferito a Pasciullo e un ((Ternana bentornata in Bjj indirizzato occhio e croce all’unica tifoseria alla quale quella di parte nerazzurra almeno per il momento è gemellata. In gradinata un’altra dedica a Bortolotti (Grazie magico Cesare) scritta su fondo nerazzurro e proprio di fronte alla tribuna un eloquen te ((Grazie Giorgi!.. .e buona fortuna)). ALLENATORI - A proposito di allenatori come non dirlo: tra campo e tribuna c’erano

il presente, il passato e il futuro dell’Atalanta. Giorgi in panchina, Lippi nascosto a fatica in tribuna, Bianchi e Mondonico in bella vista tra i vip. E ripensando agli anni contraddistinti dalla presenza di questi tecnici a tutti compariva sulle labbra un compiacente sorriso, la speranza è che vada allo stesso modo tra dodici mesi. PALLONCINI - Infine i palloncini, che in prima serata hanno fatto la parte del leone. Prima quelli gialloblù dedicati alla Svezia di Stromberg, poi quelli giallorossi di Bergamo e nerazzurri dell’Atalanta, che hanno contraddistinto - tra il primo e il secondo tempo - la sfilata di presentazione del 1.0 Torneo internazionale Under 17 ((Città di Bergamo-Valli bergamasche)). Sul terreno di gioco si sono presentati duecento ragazzini con le divise delle 16 formazioni partecipanti e un mare di palloncini. Poi li hanno lasciati volare via, quale auspicio per la buona riuscita della manifestazione. Perché i giovani dovranno essere elemento caratterizzante dell’Atalanta di Antonio Percassi. Anche ricordando Cesare Bortolotti, e le soddisfazioni che ha saputo conquistare con buon senso e senza mai fare follie con il portafoglio. Pietro

Serina

Cesare Bortolotti, indimenticato presidente dell’Atalanta al quale era intitolata la manifestazione di ieri sera, è stato ai vertici della società neroazzurra per dieci anni, dall’estate del 1980 a11’8 giugno 1990, quando è rimasto tragicamente vittima di un incidente automobilistico a pochi passi da casa. Cesare Bortolotti era entrato in società ne11’87, a 27 anni, con l’incarico di consigliere, su indicazione del padre Achille, allora presidente. Poi l’elezione alla presidenza e con lui per l’Atalanta il decennio più bello della sua storia, aperto però da un’amarissima retrocessione in serie C. Dopo di allora tre promozioni e una retrocessione, una finale di Coppa Italia, una semifinale di Coppa Coppe e la conquista per due volte dell’ammissione alla Coppa Uefa. E proprio mentre Cesare viveva il suo momento migliore, ecco la tragedia. Era la notte tra il 7 e 1’8 giugno 1990: Bortolotti aveva lasciato gli amici al Tennis di Sarnico, ritrovo abituale della compagnia, e si era avviato verso casa dopo aver dato loro appuntamento per il pomeriggio successivo, quando insieme avrebbero raggiunto San Siro per assistere all’incontro inaugurale dei mondiali di calcio, cioè Argentina-Camerun, con Caniggia protagonista. Quei programmi restarono irrealizzati: a poche centinaia di metri dalla sua abitazione, una strata troppo conosciuta, l’acquazzone appena finito, forse un po’ di fretta, il presidente dell’Atalanta perdeva la vita nella sua automobile andata a sbattere contro un muro di cinta. Cesare Bortolotti ha lasciato così, in modo tragico, la moglie Marta Ghirardelli, il figlio Nicola (allora di tre anni), la mamma Ester e il papà Achille, oltre all’ultimogenito della famiglia Bortolotti, Umberto, che allora aveva 21 anni. La tragedia ha fatalmente segnato tutti e in particolare i suoi genitori, che otto anni e pochi giorni prima avevano perso un altro figlio, Giuseppe, colpito, anch’egli giovane, da un collasso. Alla guida dell’Atalanta, dopo la tragedia, per alcuni mesi tornò il padre, Achille Bortolotti, per dare continuità al lavoro intrapreso da Cesare; provato nel fisico e nei sentimenti, il grande vecchio dello sport bergamasco poco dopo passò la mano a un altro giovane, Antonio Percassi, ancora oggi ai vertici della società neroazzurra. p.ser.


LECODI BERGAMO

SPORT

Mercoledì 27 maggio 1992

19

Pagina

L’Atalanta? Squadra schizofrenica Il Corriere dello Sport ha dato i voti al campionato e il Milan stellare ha sfiorato il ((dieci» (nove e mezzo). Un po’ miserino invece il voto rimediato dall’Atalanta, appena appena la sufficienza (sei) con questa motivazione: «Ha compiuto il suo dovere di sana provinciale. Avrebbe potuto raccogliere frutti più copiosi se non avesse lamentato itiprovvisi smarrimenti. Squadra schizofrenica, ha preso in trasferta gli stessi punti raccolti a Bergamo)). Questa, completa, la classifica del Corriere dello Sport: Milan 9,5; Parma 8; Juventus, Torino e Foggia 7,5; Napoli 7+; Roma e Cagliari 7; Atalanta 6; Sampdoria 6-; Cremonese 5%; Lazio, Fiorentina, Genoa ed Ascoli 5; Inter, Bari e Verona 4. * * * Domenica scorsa il Calcio (sì, con la c(C)) maiuscola) ha rimediato l’ennesima brutta figura, confermando di sentirsi e di considerarsi un mondo a parte. Piovanelli

IL’uruguaiano

(coperto)

Al Giro d’Italia è stato fatto silenzio per i morti di mafia, la nuova strage di Palermo (con un commento: ((Non potevamo far finta di nulla))). Sui campi di calcio (con la cw) minuscola) invece si è fatto finta di nulla. * * * Nella sua lunga, gloriosa e dolorosa carriera, Carlo Ancelotti di episodi curiosi ne ha ovviamente vissuti migliaia. Per raccontarli tutti ci vorrebbe un libro, non già un giornale. Lui ama citarne una decina, in particolare; noi qui ne proponiamo due. Il primo - Una volta, quando ancora giocava nella Roma, si lasciò sfuggire una ccsentenza)) della quale peraltro si pentì subito, ma ormai la frittata era fatta. Disse che qualche giornalista avrebbe dovuto fare la prova del palloncino prima di apparire al Processo del lunedì. Non fece nomi, ma si scusò con l’intera categoria. Peccato, perché aveva detto la verità...

Il secondo --- La racconta così: ((Dopo aver rinnovato il contratto col Milan per l’ultima stagione, avendo deciso di ritirarmi, mi presentai a Milanello e, scherzando, dissi ai giornalisti che avevo rifiutato un ingaggio triennale. Qualcuno mi prese sul serio e lo scrisse. Qualche giorno dopo su Repubblica Gianni Mura mi dette un voto altissimo scrivendo che avevo dimostrato grande serietà professionale rifiutando il contratto di tre anni)). *

*

*

La comitiva a Torino trovò un gruppo di cronisti in attesa. Una cosa molto strana nel Cuor della notte e sotto la pioggia... Cos’era successo? Ha ricordato Paolo Forcolin sulla Gazzetta dello Sport: ((Come, non lo sapete? Scirea non c’è più. Un incidente. In Polonia. Vidi Zoff pietrificarsi, Morini prese a calci il pullman; e Stefano Tacconi cominciò a singhiozzare come un bambino perché l’amico carissimo, il fratello, non c’era più».

*

Quanti momenti di gloria (scudetti e coppe) nella carriera di Stefano Tacconi! Ma anche alcuni momenti di profonda tristezza, di voglia di piantar tutto. Due tragedie. L’Heysel e la morte di Gaetano Scirea. Quel giorno della morte di Scirea la Juve aveva giocato a Verona. Durante il viaggio di ritorno a Torino i bianconeri ancora non sapevano. Era una notte di pioggia, già da sola malinconica.

*

*

Cosa aspettavano ancora ad eleggere il presidente della Repubblica? Lo sapevano o non lo sapevano, i grandi elettori, che Lentini si lamenta? Si lamentava perché il suo presidente, il neo onorevole Borsano, stava troppo in Parlamento; e così il presidente non poteva discutere il futuro del suo gioiello)) (Milan o Torino?). Che mondo!

Renato Ravanelli

al tiro: è il gol alla Juve.

ha debuttata

davanti

al pubblico

amko

prendendo

iI posto

proprio

dS Stromberg

Montero Sorpreso:«Mai visto nulla di simile!» C’eraancheLippi in t~ìb~~~ fra ì tifosi In tribuna, confuso tra i tifosi della tribuma coperta, scopriamo Marcello Lippi l’allenatore che tutti indicano come il futuro tecnico dell’Atalanta. Vede l’Atalanta giocare contro la Juventus: quel centrocampo che in maniera limpida mette in difìcoltà i bianconeri sicuramente lo ha soddisfatto. Poi il goal stupendo di Piovanelli, accolto con un sorriso (anche se l’attaccante non sarà più con l’Atalanta il prossimo campionato). Y La serata? ((E stato sicuramente uno spettacolo stupendo, il ricordo affettuoso di un grande presidente è una forma di ringraziamento sincera nei confronti di un grande calciatore. Questo a dimostrare che quando ci si comporta da professionisti alla fine si raccolgono i giusti elogi)). - Come giudica questo tipo di competizione poco usuale da noi? «Penso che la formula sia spettacolare e meriti di essere proseguita. A fine campionato è difficile trovare stimoli particolari, quindi una soluzione come questa si presta allo spettacolo, alle finezze e contribuisce a far dimenticare lo stress di un campionato tanto difficile come è quello italiano. Io sono convinto che questi minitornei abbiano un futurQ>). ‘TLe prime impressioni sul probabile (manca la conferma ufficiale) allenatore atalantino: persona pacata che misura le parole, che non cerca risposte ad effetto, un uomo che ha già ricevuto i primi applausi dai tifosi bergamaschi e una calorosa stretta di mano del presidente Percassi, il quale è andato a salutarlo nell’intervallo della partita. Sulla bontà o meno di questa ((esperienza)) nuova per Bergamo abbiamo ascoltato i pareri di altri personaggi scovati in tribuna. Dottor Brolis: ((Il concetto è buono, lo spettacolo non è mancato, quindi ritengo valida questa soluzione, anche se logicamente sul piano tecnico non si può ottenere il massimo. L’esperienza è positiva anche perché permet-

L’addio

di Stromberg

«Soltanto meritano Il presidente Percassi così commenta la festa: ((Temevo che la pioggia rovinasse tutta la serata, sebbene la minaccia abbia tenuto a casa parecchia gente. Peccato, ma poi tutto s’è dipanato nel migliore dei modi, con una regia... oscura quasi, ma meravigliosa. Sono felice che il ricordo di quel grande presidente che era Cesare sia rimbalzato in tutt’ltalia nel modo migliore. Rivedere in tribuna tutta la famiglia Bortolotti è stato meraviglioso. Poi la festa a Glenn, ancora una volta stupenda. Lo ringrazio

te all’allenatore di far giocare elementi che magari in precedenza hanno fatto panchina e non hanno avuto la possibilità di far vedere quanto valgono. Se mi consente vorrei dire che Orlandini mi ricorda in qualche modo Domenghini e Madonna dei tempi migliori. In queste competizioni anche questi elementi hanno la possibilità di farsi notare e dimostrare quanto valgono. Logicamente, e qui mi rifaccio al discorso ((tecnico)), queste partite sono meno stressanti di quelle del campionato e quindi anche i giovani possono emergere. Giuseppe Casari: ((Mi sto divertendo un mondo. Sarà perché questo minitorneo è dedicato al grande Cesare, sarà perché l’Atalanta è riuscita con una prodezza di Piovanelli a battere la Juventus, sarà per questo pubblico che ha tributato i giusti elogi a Stromberg, sarà per tutte queste componenti umane che mi sto entusiasmando, comunque ritengo valida la competizione e mi auguro che si possa ripetere)). Titta Rota: «E uno spettacolo davvero gratificante. Le squadre hanno tutte giocato su buoni livelli e lo spettacolo non è mancato al di là dei risultati. Io sono convinto che questo tipo di manifestazioni con protagonisti di rilievo come quelli visti in campo irì questa circostanza, abbia un futuro. Come sempre sono i giocatori a rendere concrete le competizioni, ma penso che il pubblico abbia gradito la novità)). Dottor Mario Mangiarotti: ((Queste manifestazioni riconciliano tutti. Io vedo positiva- 1 mente questa novità perché consente di vedere un calcio spettacolare che entusiasma il pubblico. In questa circostanza ci sono state anche componenti umane, il ricordo di Cesare Bortolotti e l’addio a Stromberg, però al di ‘là di questo lo spettacolo non è mancato e la rispondenza del pubblico è stata eccezionale nonostante la minaccia del temporale. Una serata quindi da ricordare)).

Antonio Beni

nei commenti

dei

Palloncini

Drotagonisti

nel cielo per lo svedese.

- Tacconi...

i grandi del calcio feste come questa»

pubblicamente per quanto ha saputo dare all’Atalanta e nel1 ‘occasione ringrazio il mister, i ragazzi, il pubblico. E stata una bella stagione, terminata alla grande)). E nei festeggiamenti si inserisce anche Bruno Giorgi, osannato pure lui dal pubblico: ((Hai visto che serata? Questo è il calcio che mi piace, questi sono gli episodi veri, seri, che mi legano sempre più al mondo del calcio. Quell’abbraccio con Glenn non lo diqenticherò mai anche perché’lui è stato il mio vero capitano, colui che mi ha aiuta-

to come nessun altro. Saluto tutti quanti, vi ringrazio e SO di aver lasciato a Bergamo tanti amici. La vita continua)). Il clan tedesco è rimasto stupefatto della festa tributata a Stromberg e per tutti ha parlato Rumenigge: ((Una serata simile non 1 ‘ho mai vissuta né vista: Stromberg è un grande campione che lascia troppo presto il calcio europeo, ma forse questa serata meritava un addio così affrettato. Complimenti ai tifosi bergamascht). Da parte juventina Baggio appariva pure lui frastornato: ((Tutto magnifico e chissà se quando lascerò io proverò le stesse emozioni. Tra 1‘altro Glenn uscendo dal campo ci ha voluto salutare ed abbracciare ed ha confermato tutta la sua classe infinita. Una serata indimenticabile)). Tacconi: ((Solo i grandi campioni possono assapora.. re queste emozioni e vivere queste serate: Stromberg è stato uno dei grandi del calcio internazionale e meritava tutto quanto abbiamo visto. Gli addii sono sempre tristi, ma quando ti vogliono bene passa anche la tristezza)).

Nello spogliatoio nerazzurro si parla solo di Cesare e di Glenn. Il rientrante Bonavita così esordisce, dopo aver conquistato con la Spal la promozione in serie B: ((Sono tornato a Bergamo già emozionato per ritrovare questa maglia che è stampata nel mio cuore. Ma quando ho visto quanto hanno preparato per Glenn mi sono venuti quasi i lucciconi agli occhi. E poi quel grido corale che sembrava richiamare in terra il nostro, il mio presidente! Ed eccoci dal bomber che ha sublimato con quel suo meraviglioso tiro da lontano l’addio del suo capitano. - Sembrava che su quel tiro volessi riversare tutta la tua rabbia... ((No, rabbia non è la parola giusta. Diciamo il mio sincero desiderio di far vedere alla Juventus che non sono poi così scarso come forse pensano. Inoltre volevo con quel goal salutare anch ‘io alla grande il meraviglioso pubblico di Bergamo, il mister, i compagni, 1‘Atalanta che mi ha aiutato in un momento particolare della mia carriera. In quel goal ho voluto significare che nonostante tutto ci sono ancora)). - Ed ora per la seconda volta dici arrivederci a Bergamo... ((La prima volta era proprio un arrivederci. Questa sera credo si tratti di un addio definitivo. Peccato, ma la vita continua e comunque Bergamo rimarrà sempre nei miei ricordi più belli)). Ma Stromberg? Chiederete. Glenn era stravolto dall’emozione negli spogliatoi. Abbracciava tutti. - Sarà banale, ma che mi racconti? ((Che è stato tutto bellissimo. Sembrava quasi che ci fosse una regia stabilita. La pioggia che incombeva e che poi non si è scatena tu, il goal di Piovanelli che ha reso tutto ancor più luccicante. Veramente una serata indimenticabile». -Tra l’altro sei uscito ancora e sempre da vincitore... ((Sì, come ho sempre voluto fin da quando ero ragazzo. Mi ritengo un fortunato nel vero senso della parola. Ringrazio tutti per quanto mi hanno dato, mi hanno fatto sentire. Ora stacco col calcio per un po ’di tempo, poi il futuro mi dirà dove potrò indirizzarmi. Ma tu sai benissimo che non faccio maiprogetti. Per ora sono fermo a questa sera: straordinaria!)). Uscendo dal campo ha simbolicamente passato il testimone a Montero e così commenta l’uruguaiano, ragazzo educatissimo, disponibile, signore, proprio come è Glenn: ((Uscendo dal terreno Glenn mi ha abbracciato e mi ha detto in bocca al lupo. Nel suo abbraccio ho sentito tutta la sua grandezza morale ed ho capito quale grande campione in campo e fuori sia. Peccato che un giocatore come lui lasci)4 - Hai sentito il pubblico come è stato subito dalla tua parte? oMi ha fatto enormemente piacere e mi ha rinfrancato. E imporatnte per me sentire 1‘affetto dei tifosi e mi ha permesso di sbloccarmi subito. Vorrei faleto d~wtare un bc>nì.-*r/?inri ccirn~’Stromberg. A prcposrto, mai visto in Urugl~~~~j~st@ggiamenti come quel11 tributati al mio capirano)) Giancarlo Gnecchi

Lo stile di Montero. r

l

Minuto per minuto l’addio di Stromberg Sembrava alle 20, mentre il pubblico entrava nello stadio, che ancora una volta Giove Pluvio volesse scatenarsi proprio nel momento meno opportuno. Nuvoloni pieni di pioggia, tuoni ed alcune saette minacciavano il Comunale; ma l’affetto per Glenn Stromberg da parte dei tifosi atalantini è stato più forte della tempesta. Alle 20,20 infatti il ((display)) dava inizio ai festeggiamenti irradiando una lunga serie di sequenze dedicate al capitano. Applausi da ogni angolo e qualche disapprovazione quando il ((display)) si inceppava per alcuni attimi Sul prato, appena sotto la tribuna centrale, il grande lenzuolo con ritratto il viso di Glenn e l’ormai famoso ((grazie Stromberghem)). Sulle tribune alcuni striscioni come «Il migliore! Grazie Glenn)). mentre sul prato tre grappoli di palloncini giallo-blu anelavano ad alzarsi verso il cielo. 1 minuti non passavano più ed in tribuna frattanto giungevano l’avv. Nizzola, presidente della Lega, Bianchi, MondoniCO,Clerici, Boniperti, Garlini e tanti altri amici ed estimatori del capitano atalantino. Alle 20,28 finalmente. tra due ali di giovani calciatori atalantinl che indossavano una maglietta bianca con l’immagine di Stromberg, facevano ingresso le due squadre, mentre dall’altoparlante le notissime note di «We are the champion)) rendevano la già accattivante atmosfera ancor più suggestiva. Con tutto il pubblico in piedi che inneggiava al suo nome, Glenn lentamente si portava sul lenzuolo a lui dedicato per ricevere il premio ufficiale della società. Gli erano accanto sulla destra il presidente onorario Achille Bortolotti ed a sinistra il presidente Antonio Percassi. Lz questo punto si viveva uno dei momenti più emozionanti, dabrivido: Achille Bortolotti era invitato ad offrire il premio a Glenn e i due grandi amici si abbandonavano ad un lungo. intenso, commovente abbraccio che da lassù Cesare di certo avrà a sua volta applaudito. Poi un altro premio da parte della Tamoil, sponsor dell’Atalanta, mentre i tre gruppi di palloncini stentavano a decollare, quasi che non volessero abbandonare quella scena che rimarrà nei ricordi non solo di Stromberg, ma di tutti coloro che ieri sera hanno preso parte all’ultima

partita del campione svedese. Glenn appariva alquanto scosso, emozionato e non finiva a sua volta di applaudire il pubblico e di ringraziare. Terminata la cerimonia entrava nel contesto che per tanti anni lo ha visto protagonista: la partita. Ma proprio qui aveva il gesto più bello, più umano, piU semplice. Mentre veniva portato fuori campo il piccolo Nicola, il bellissimo figlioletto di Cesare che aveva dato il primo calcio del torneo, gli si avvicinava e lo accarezzava sul capo con una tenerezza che non aveva fine. Poi era definitivamente partita. Ed erano ancora applausi, come allorquando Glenn fermava con tempismo e destrezza Schillaci lanciato a rete scavallando subito in avanti e mettendo a sua volta in difficoltà la difesa bianconera; o quando si ripeteva su Alessio. E quando Piovanelli segnava il suo grande goal. esultava come un ragazzino, nel frattempo lo stadio si illuminava a giorno per una grande coreografia per il vero addio del magnifico capitano. Lasciava da vincitore; e dopo aver abbracciato tutti i compagni, dopo aver stretto la mano dell’arbitro Stafoggia, abbracciava Montero, il suo erede, e di corsa si gettava verso l’uscita che porta alla tribuna d’onore. Lo stadio sembrava crollaalre sotto gli applausi, scroscianti, sinceri, amichevoli e si viveva il momento più significativo: Glenn fendeva la folla di corsa. arrivava ad un metro da Achille Bortolotti, si toglieva la maglia e gliela regalava con un altro lunghissimo, emozionante, commovente abbraccio, Veniva complimentato da Nizzola, Honlpcrti. P~~rcassie poi si inginocchiava di fronte al piccolo Nicola in braccio a mamma Yarta e li baciava teneramente. Quindi dl corsa di nuovo in campo ad abbraccIare la ((panchina)) ed anche qui il commiato con Giorgi, che lo ha sempre difeso a spada tratta ed in lui ha sempre creduto, raggiungeva intensità stratosferiche. Infine l’uscita definitiva con la curva che lo salutava alla grande. Ed ora per Glenn la vita cambia davvero di 180 gradi, ma lui è ansioso di vivere dall’altra parte della barricata: lui, è campione soprattutto di vita. g.c.g. I


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