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“Appartengo ad una generazione di giovani nata, come si suol dire, “con la camicia”. Dei sacrifici e dei disagi che i nostri nonni furono costretti ad affrontare sappiamo ben poco e poco ci sforziamo ad immaginare. Loro mangiavano pane e cipolle per sopravvivere, noi li abbiamo riscoperti per dimagrire; loro utilizzavano la bicicletta per coprire le distanze, noi spingiamo un bottone per connetterci con il mondo; loro sospiravano alla luna tra le braccia dell’innamorato, noi tra poco ci andremo a fare le vacanze. Quando mi fu chiesto di scrivere un libro sulla famiglia Giuliodori, ancora non conoscevo tutti i suoi componenti né le vicende di questa nota saga riccionese, ma già avvertivo tutto il peso e la responsabilità di descrivere un mondo da me conosciuto solo attraverso i racconti. Tra le righe di queste pagine sono contenuti tutti gli sforzi, le speranze e le delusioni di chi ha saputo contare sulle proprie forze per concretizzare un sogno: dapprima la piccola pensione Villa Dory, acquistata con i risparmi di una vita, e poi l’Hotel Dory, costruito con l’entusiasmo dei pionieri e con il coraggio delle scelte. Dedico questo libro ai miei coetanei e a chi, come me, ha voglia di ripercorrere un pezzo di storia: ritroverà in questi racconti lo spirito di quei tempi e gli stimoli per costruire il proprio futuro.” Silvia Salvaderi


Prefazione di Gian Carlo D’Orazio Testi di Silvia Salvaderi


La nascita di questo volume sarebbe stata molto difficile senza il prezioso contributo di: Rodolfo, che ha affrontato con pazienza e tenacia il lungo affiorare di ricordi. Gian Carlo D’Orazio, che si è fatto portatore di autentiche testimonianze e di validi suggerimenti. Vera, che lo ha salvato da una trama senza finale. Milo Loamsdown che ha fornito la consulenza linguistica.


Chi ha rubato le margherite? Gli altri anni c’erano anche d’inverno. Quest’anno no, fino all’altro giorno. Io, tradizionalista, mi sono preoccupato: mi chiedevo chi le avesse rubate. Poi sono scoppiate, si, sono emerse improvvisamente dal verde di una primavera tardiva. E io ho tirato un sospiro! La tradizione continua! Così ho temuto per la nostra ospitalità. Troppi computer, e-mail, internet o come cavolo si chiamano, e pochi sorrisi cordiali. Quei sorrisi dal cuore, quella cordialità “Oh commendatòr, sgnora cuntessa, cum vala?”, non clienti ma amici da una vita, sono forse spariti? Mi sono domandato: se spariscono loro, le nostre tagliatelle condite col ragù del sorriso e dell’amicizia, sparisce la nostra tipica ospitalità? Sarà dominata, come ne ho avuta la sensazione in altre parti turistiche del mondo, dal freddo di un sorriso solo commerciale e da un’abbondanza di vitto simile al polistirolo? Di questo abbiamo parlato Rudy e io; a lungo. Rudy, l’amico da una vita, l’amico degli anni Sessanta, uno dei pochi educato ad alti livelli turistici, e che allora, come tanti, ha chinato le spalle nella fatica stressante del pionere, forse trascurando affetti importanti, e ha contribuito a fare grande Riccione. Ora, entrambi con l’età della supposta saggezza e la nostalgia forse esagerata dei nostri tempi giovanili, cerchiamo di analizzarli, di capirli questi giovani figli che hanno ormai le redini in mano. Con loro sono scomparse le margherite? Le care vecchie doti che hanno creato e fatto grande la nostra Riccione? Una scoperta! I nostri figli hanno, si, perduto per strada, forse giustamente, quella retorica paesana che fa parte della nostra nostalgia, ma hanno mantenuto, dominando e servendosi di tutti quei marchingegni che a me fanno paura, l’eredità vera di un tempo: l’ospitalità cordiale, l’amicizia vera. Ho scoperto, con sollievo, che venire a Riccione è ancora come ritornare in famiglia. La storia, la vicenda umana di una famiglia, della famiglia Giuliodori, affettuosamente descritta dall’amica Silvia, alla quale storia non so con quale incoscienza sto facendo la prefazione, mi ha commosso. Forse ho l’età delle lacrime facili, ma la mia è una commozione vera. Perché la piccola pensione Villa Dory dei tempi pionieristici, del dopoguerra, non è diventata un Grande Albergo così improvvisamente, ma è sbocciata lentamente negli anni, nei servizi sempre all’avanguardia, maturata in una ospitalità moderna, si, non asettica, ma ancora ricca delle vecchie care doti che hanno fatto grande Riccione. Modernità nella continuità! Forza, giovani figli del baffuto Rudy e della bella signora Vera, e nipoti dei vecchi amici Francesco e Giulia, infaticabili, dal cuore d’oro. Forza ragazzi di oggi e di domani, continuate così! Al Dory nessuno ha rubato le margherite! Anzi, sono emerse più belle di prima! L’amico di una vita, Gian Carlo


Francesco

Francesco nasce nella campagna di Osimo, in provincia di Ancona, il 14 ottobre 1904. Suo padre è il custode del seminario che ospita i giovani ecclesiastici durante l’estate. L’istituto sorge sulla collina di Santo Stefano, dove attualmente ha sede la Lega del Filo d’Oro, e rappresenta una vera fortuna per quella famiglia con quattro figli, senza uno stipendio, ma con un tetto sicuro sulla testa. Durante il servizio militare Francesco si avvicina con curiosità a quella che diventerà la professione di tutta una vita, e impara i rudimenti del mestiere di cuoco. A soli vent’anni esce dal piccolo paesino di provincia e comincia a lavorare a servizio delle case patrizie della zona; si fa conoscere in così breve tempo che non tardano ad arrivare le proposte da parte di alberghi e ristoranti di grande fama. Ha solo ventitré anni quando approda a Riccione, primo cuoco presso l’Hotel Adriatica, e conosce Giulia. Lei fa la commessa presso un forno di viale Dante, proprio di fronte al Dancing Savioli, ed è lì che tutte le mattine il giovane chef si reca a fare provviste per conto dell’albergo. L’approccio tra i due non fu dei più promettenti, pare che ogni volta il bel ragazzo, dall’incedere sicuro e dalle mani importanti, si lamentasse del pane: o era troppo cotto o troppo crudo, troppo salato o insipido…Di fronte a tanta saccenteria, un giorno la piccola fornarina osò domandare: “Ma lei vuole insegnare a noi come si fa il pane?”. Lui, con piglio tutto marchigiano, ribatté che avrebbe saputo fare di meglio, mica per niente era già un cuoco affermato! I due si fidanzarono, incuranti delle amiche invidiose e dispettose che non perdevano occasione per ammonire la Giulia: “Un è l’om giòst per te…l’avrà una pòza ad sufrét! (Non è l’uomo giusto per te, avrà addosso una puzza di soffritto!)”, e si sposarono. Scoccavano per entrambi i ventisei anni.

Foto: Francesco Giuliodori giovanissimo, in grembiule e tuba. A very young Francesco Giuliodori, dressed in apron and top-hat.

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Giulia

Giulia ad Garavles è la più piccola di cinque fratelli. La sua famiglia è molto conosciuta e rispettata a Riccione, pur vivendo nella miseria più estrema è sempre stata animata da una grande e profonda dignità. A ventisei anni Giulia va in sposa a Francesco. Per la giovane coppia ora c’è bisogno di una casa e di un lavoro annuale, in grado di garantire uno stipendio più redditizio. Insieme si trasferiscono a Fano, dove Francesco diventa chef di cucina presso il convitto Nolfi, un prestigioso collegio frequentato da rampolli patrizi e figli di papà provenienti da mezz’Italia. Vivono in una casetta modesta vicino al porto, e per Giulia è un periodo molto felice: mentre lo sposo è al lavoro, lei si dedica esclusivamente alla casa o si adopera per aiutare i vicini facendo clisteri e iniezioni. Le resta persino il tempo per coltivare la sua vera passione: la recitazione e la filodrammatica. Ben presto il matrimonio è allietato dall’arrivo di un figlio: sul calendario scorrono veloci i giorni, è il 1932. Quando Giulia è agli sgoccioli della gravidanza, d’accordo con Francesco, decide di ritornare a casa propria, a Riccione, assistita dalle cure di mamma e di Lisa, sorella maggiore e infermiera di professione. Francesco rimane a Fano e appena viene informato, una sera di fine aprile, della nascita di un robusto maschietto, non esita a inforcare la bicicletta per raggiungere Riccione. Percorre cinquanta chilometri con la gioia che esplode dal cuore: il tempo di abbracciare la puerpera, di vedere il piccolo Rodolfo, e di rimettersi di nuovo in sella alla bicicletta, e via…a pedalare per altri cinquanta a ritroso, fischiettando per i viali riccionesi, giù per le Siligate, attraversando Pesaro e costeggiando la ferrovia fino al convitto…Chissà se quella sera a Francesco era rimasto ancora un po’ di fiato per ringraziare il Signore?

Foto: Giulia, già cinquantenne. L’aspetto un po’ severo nascondeva un animo infinitamente buono e dolce. Giulia, about fifty-years-old. Her severe look hid an infinitely good disposition.

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1951: ha inizio l’avventura

Con il tempo Francesco si afferma come uno dei cuochi più capaci della zona. Iniziano così i suoi viaggi per tutt’Italia, da Perugia a Varazze, da Palermo a Cortina d’Ampezzo, da Bari a Rimini, sempre presso i ristoranti e gli alberghi più prestigiosi dell’epoca. Poi, all’età di cinquant’anni, lo Chef Giuliodori decide che è tempo di fermarsi e accetta l’incarico di istruttore alla scuola alberghiera ENALC (“Ente Nazionale per l’Addestramento dei Lavoratori al Commercio”, si trattava di scuole di formazione professionale, antesignane degli Istituti alberghieri di Stato) presso il Palace Hotel di Rimini. Sempre in quegli anni, con i soldi messi da parte, decide di acquistare una villetta a pochi passi dalla spiaggia di Riccione per farne una pensioncina raccolta ma accogliente da affittare ai turisti estivi. E’ il 1951, Riccione dimentica lo scempio della guerra e riprende il ritmo e l’aria degli anni migliori. La “Perla Verde dell’Adriatico” è un laboratorio di mode e un cantiere in continua ebollizione. Tutti comprano, costruiscono e ristrutturano alberghi che presto si riempiono di industriali, grossi proprietari terrieri, commercianti e famiglie danarose. Francesco fiuta l’affare perché sa di poter contare sull’aiuto di Giulia. A lei, infatti, delegherà la conduzione dell’attività, considerando anche il sostegno dell’energica cognata Lisa, che, rimasta nubile, vive oramai in famiglia. Rodolfo poi, che nel frattempo è cresciuto e si è fatto un giovanottone serio ed elegante, nutre uno svariato interesse per il fascinoso mondo dell’hotellerie, specie quella a cinque stelle. Comincia dunque così l’avventura della famiglia Giuliodori nel variegato panorama alberghiero riccionese.

Foto: Francesco Giuliodori negli anni Settanta. Fu lui ad acquistare la villetta in Viale Puccini per farne una piccola pensione per turisti. Francesco Giuliodori, in the Seventies. He bought the small villa in Viale Puccini and turned it into a boarding-house for tourists.

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Un insegnante speciale

“Ci vuole carattere per fare questo mestiere!” soleva ripetere Francesco agli allievi del corso di cucina presso la scuola alberghiera ENALC di Rimini. Lui, che il mestiere non l’aveva ereditato ma l’aveva appreso direttamente sui fornelli delle cucine di tutt’Italia, desiderava che i ragazzi si approcciassero con passione e metodo alla professione di cuoco. Per questo adottava con loro un piglio sempre energico e mordace, dietro il quale si celava una profonda umanità e una spiccata capacità didattica. Vestiva sempre la divisa: il fazzoletto al collo, la parananza un po’ cadente per la pancetta, e la tuba, irrimediabilmente storta. E aveva due mani enormi che teneva sempre in movimento, o appoggiate sui fianchi, quando, a gambe divaricate, sorvegliava il corretto andamento dei lavori. “Per pulì al pgnate ui vò sabia grosa e olie ad ghèmte! (Per pulire le pentole ci vuole sabbia grossa e olio di gomito!)” rammentava a un imberbe Luigi Ciavatti, oggi titolare del ristorante “Il Borghetto” di Rimini. Un giorno, all’apertura dell’anno scolastico, gli si presentò al cospetto un ragazzotto anelante per il ritardato arrivo. Era partito pochi giorni prima da Aquileia con in tasca solo cinquemila lire che dovevano bastargli per l’anno intero. Quando Francesco si accorse che il ragazzo aveva perduto l’uso di due dita sulla mano destra gli disse: “Ma te vuoi fare il cuoco con quella mano? ” L’allievo, con sfrontatezza tutta giovanile replicò: “Si, perché c’è qualche problema? Sono già tre anni che lavoro in cucina!” Di fronte a tanta ostinazione il burbero insegnante non potè che accoglierlo a braccia aperte e infondergli tutti i segreti di cui era capace. Quell’allievo, dal nome di Claudio Moras, diventerà in seguito uno chef affermato e il Presidente dell’Associazione Cuochi Romagnoli.

Foto: Francesco con gli allievi della scuola alberghiera ENALC di Rimini. Francesco among the students at the trade school ENALC, at The Palace Hotel in Rimini

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1954: apre la Pensione Villa Dory

Tutto è pronto per l’inaugurazione della Pensione Villa Dory. La villetta di Viale Puccini, acquistata tre anni prima dalla famiglia dell’ammiraglio Sitta (nonno di Mimì Buzzacchi Quilici, bisnonno dello scrittore Folco Quilici), è stata trasformata in una bella pensioncina con giardino, e dista pochi passi dal mare e dal più famoso dei locali di Riccione: il Dancing Savioli. Agli ospiti sono state destinate sei camere, tutte al secondo piano, con letto matrimoniale e lavabo ad acqua corrente fredda. Il bagno, comune a tutte e sei le stanze, è provvisto di servizi igienici, bidet, lavabo e vasca ad acqua corrente calda. A Giulia spetta ricevere i clienti e accompagnarli nelle camere; a Lisa, tra un appuntamento e l’altro, tocca preparare i pasti; a Rodolfo non rimane, dopo aver lavorato presso il Grand Hotel di Rimini, che chinarsi di notte su un vecchio scrittoio infilato nel sottoscala per registrare gli arrivi e le partenze della giornata. Francesco partecipa alla conduzione dell’attività soprattutto la mattina, prima di vestire i panni di chef presso il Grand Hotel Excelsior di Rimini, e provvede agli acquisti presso i vari fornitori. Ad aiutare i vari componenti di casa Giuliodori c’è anche una ragazzina di quindici anni, la cara Teresa, che si occupa di rassettare le camere e di servire a tavola. Ma finalmente arrivano i primi clienti: sono i signori Betti Brodsky e Mtra Cohen che vengono da Montreal e si fermano a Riccione per una notte: è il 22 giugno 1954. Questo è anche il primo anno in cui soggiornano alla pensione Villa Dory la signorina Francesca Garegnani di Magenta e l’adorata nipote. La stagione, quell’anno, durò due mesi esatti, dal 22 giugno al 22 agosto.

Foto: La Pensione Villa Dory nel 1954, anno della sua apertura. The Villa Dory boarding-house in 1954, the year of its opening.

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Zia Lisa

Elisa ad Garavles, sorella maggiore di Giulia, era diventata non solo per la famiglia, ma per tutta Riccione, zia Lisa. Diplomata infermiera di professione in giovane età, la si vedeva sfrecciare per i verdi viali riccionesi in sella alla sua bicicletta, una Bianchi nera molto robusta, adatta a reggere i suoi centoventi chili. Non era nemmeno difficile incontrare la zia in qualche bar del paese, intenta a sorseggiare un bicchiere di Fernet, per ritemprare le forze dispese tra un clistere e un salasso. Anche per questo zia Lisa suscitava la simpatia e la benevolenza di tutti, oltreché per i suoi modi sempre garbati, il viso costantemente arrossato, e l’enorme appendice che si portava dietro! Persino il Duce, durante il suo soggiorno a Riccione, l’aveva preferita a tante altre infermiere, e le aveva affidato il suo Eccellente posteriore! Una soltanto era la passione di zia Lisa: la cucina, cui aveva iniziato a dedicarsi, con passione e ingordigia, in seguito a una cocente delusione amorosa. Pare che da ragazzina fosse andata come domestica in casa Leopardi, a Recanati. I suoi diciassette anni svelavano già la natura dolce del viso e quella generosa del sedere, e presto il figlio di una ricca famiglia recanatese, commercianti in rame e corrame, se ne innamorò. I due giovani si fidanzarono, e, con l’approvazione delle rispettive famiglie, prepararono tutto il necessario per il matrimonio. Senonchè a pochi giorni dalle nozze zia Lisa si vide arrivare il postino con un telegramma, in cui lo zio Monaldo, come tutti in famiglia già lo chiamavano, diceva che non era pronto per prendere una decisione così importante. La delusione fu tale che la piccola Elisa da quel giorno giurò di non volersi più legare ad alcun uomo. Così fu. E i dolci, di cui era golosissima, e i malati restarono gli unici due amori di tutta una vita.

Foto: Zia Lisa, intenta a lavorare ai ferri. La zia raccoglieva i cascami e le rimanenze della lana e ne faceva coperte variopinte da regalare ai nipoti. Zia Lisa, knitting a blanket. She recovered the noily wool to do multicoloured blankets for her nephews.

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A Bellagio con Gianfranco Bigi

Nel frattempo Rodolfo, nonostante un diploma di geometra in tasca, si appassiona sempre più al mestiere dell’albergatore e sogna una carriera nell’hotellerie di lusso. Non perde tempo: d’estate lavora presso la direzione del Grand Hotel di Rimini e d’inverno presso quella del Palace Hotel, dove contemporaneamente Francesco insegna cucina. Così per due anni fino a che, nell’inverno del 1955, il giovane Rudy decide addirittura di iscriversi al corso di Ricevimento presso la scuola alberghiera ENALC di Bellagio. E’ qui che conosce Gianfranco Bigi, bolognese, maggiore di un anno. L’affinità tra i due ragazzi è immediata, tanto che insieme decidono di trascorrere una vacanza studio di altri tre mesi in Inghilterra. Soli, con pochi soldi, e in una camera senza riscaldamento, i due si fanno coraggio a vicenda, cercando anche di mantenere fede al patto di conversare solo in inglese. Ci riescono, ma troppo presto le loro strade sono destinate a dividersi. Fatto ritorno a Rimini, Rodolfo conosce al Palace Hotel un funzionario della Montedison che lo invita a cambiare mestiere e ad intraprendere la professione di funzionario commerciale presso la grande industria chimica. Al suo rientro a Bologna, Gianfranco comincia invece a ricevere le proposte da parte di grandi alberghi per la posizione dapprima di segretario al ricevimento e poi di direttore d’albergo. Percorrerà una strada tutta in ascesa, che lo vedrà dirigere alcuni tra gli hotel più prestigiosi e conosciuti d’Italia e di Francia, tra cui il Plaza di Nizza, il Danieli di Venezia, l’Excelsior di Roma, e l’Hotel de Paris a Montecarlo. Di lui si ricorderanno anche il polso duro con i sindacati, troppo accesi in quegli anni, e le iniziative vincenti nel marketing alberghiero.

Foto: Rodolfo con Gianfranco Bigi, al tempo del loro soggiorno studio in Inghilterra. Rodolfo and Gianfranco Bigi, young students in Great Bretain.

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Rodolfo sposa Vera

Può forse Rodolfo tradire la fama del nome che porta addosso? Certamente no, e infatti crescendo il rampollo di casa Giuliodori scopre la propria vocazione alla caccia, quella alle femmine, si intende! L’aitante giovanotto è sempre circondato da graziose fanciulle che, vittime di quel portamento elegante e di quei modi affabili, cadono inevitabilmente ai suoi piedi. Ma il destino è in agguato e nell’inverno del 1954 Rodolfo conosce Vera al Vallechiara di Riccione. Lei è in compagnia delle sue amiche, lui è con suo cugino Renzo. Lei si aggira splendida per il locale, lui la vede e la invita a ballare. Lei lo trafigge con i suoi occhi verde madagascar, lui la tramortisce con il suo sorriso malandrino. Fu una vera e propria strage, da cui il cuore di entrambi non seppe più riprendersi. Con il trascorrere del tempo i due innamorati restano inseparabili, fino a quando, per colpa forse di un passaggio a livello che si era attardato a risalire, Vera si scopre in stato interessante. Rodolfo non esita un attimo e decide di convolare a nozze. Quando tutto è pronto, gli amici e i parenti sono stati allertati, la funzione è stata prenotata, e il prete attende la coppia sull’altare, i due sposi restano di nuovo vittima dell’imprevisto. La celebrazione era prevista per le 8 e trenta dell’8 giugno 1958: sono le 9 e ancora gli sposi non si vedono. Alle 9 e un quarto gli invitati cominciano a preoccuparsi, alle 9 e trenta il prete decide di sospendere la funzione. Sennonché uno stuolo di parenti trafelati irrompe nella Chiesa delle Grazie di Covignano, precedendo la giovane coppia e intimando al prete di riprendere la santa messa. Solo al termine si venne a sapere che nemmeno quel giorno il maledetto passaggio a livello si era degnato di accelerare!

Foto: Rodolfo e Vera, giovani fidanzati. Rodolfo and Vera, young lovers

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Riccione night and day E intanto sul lungomare sorgono alberghi a getto continuo che cambiano il volto di Riccione da una stagione all’altra. Nel ’55 la Perla Verde dell’Adriatico offre cinque alberghi di prima categoria, ventuno alberghi di seconda, ventuno di terza e otto di quarta, due pensioni di prima categoria, diciannove di seconda, centocinquantaquattro di terza. Viale Ceccarini, con i numerosi negozi elegantissimi che la costellano non ha più niente da invidiare alla romana via Condotti o alla milanese via Montenapoleone, con in più quel pizzico di “peccato” proprio di una cittadina balneare, pigra di giorno e fremente di notte. Da giugno a ottobre è un succedersi di feste, manifestazioni, concorsi, gymkane, festival, spettacoli all’aperto, tornei di tennis, regate veliche, concerti. Il prezzo medio dell’ingresso ad un dancing è pari al salario giornaliero di un bagnino, l’acconciatura per una serata di gala costa quanto lo stipendio mensile di una telefonista. Sulla spiaggia sfilano anche le tante miss e sirenette, in costume da bagno, con tutti gli occhi maschili sulla pelle e il desiderio di emulare Silvana Mangano, Lucia Bosè o Gina Lollobrigida nel cuore. Dagli altoparlanti della Publiphono escono a raffica messaggi rivolti a bambini smarriti e a genitori distratti. Nei programmi radiofonici che intervallano gli annunci si fa le ossa Sergio Zavoli, prima ancora di approdare alla Rai. Vi partecipano, tra gli innumerevoli altri, Claudio Villa, Mina, Arnoldo Foà, Walter Chiari. La notte, invece, è sempre troppo piccola, ma sempre più “mitica”. Al Savioli impazza Fred Buscaglione, ciuffo ribelle e espressione vissuta, pupe, alcool e pillole per rilanciare il mito americano. Al Villa Alta, nella penombra, le coppie ballano dolcemente allacciate e contesse e marchesi parlano arrotondando la erre. Ai meno esclusivi Vallechiara, Florida, Rio Rita, non si fatica a tirar mattina e, se si è stati fortunati, si va dritti in spiaggia ad aspettare il levare del sole abbracciati alla nuova conquista che per lo più parla una lingua zeppa di consonanti. Continua con sempre maggior enfasi il “Bal en tete”, la gara delle acconciature inaugurate negli anni Trenta, sodalizio tra parrucchieri in vena di bizzarrie e signore disposte a farsi trattare i capelli come torte. Bepi Savioli, grande organizzatore della mondanità notturna riccionese, non lesina ricchi premi e cotillons per tutti: per l’acconciatura più elaborata e vistosa, per la signora più elegante, per il ballerino più virtuoso, per il marito più distinto e così via. Mimmo Modugno canta “O’ pesce spada” e “ Io mammeta e tu” e le orchestre hanno più di dieci elementi, giacca obbligatoria per i clienti. Al Savioli si aggiunge il Saviolino, e poi Villa Alta e la Panoramica: Bepi Savioli diventa il re delle notti riccionesi e nei suoi locali si esibiscono Peppino di Capri, Carosone, Bruno Martino, Paul Anka, i Platters. Vita mondana e cronisti “specializzati” sono sempre in agguato, come il conte Foto: Scene dal Bal en tete: gara di Haute Coiffeure e kermesse di eleganza. (Foto Pico) Scenes from The Grand Bal en Tete: a Haute Coiffeure competition. Ogni estate flotte di giovani ragazze partecipavano ai concorsi per essere elette reginette di bellezza. (Foto Pico) Every summer many young girls used to take part in a beauty competition to be elected beauty-queen. 22


Rongoni che scriveva su Le Ore e tutte le notti telefonava da Milano per sapere gli ultimi pettegolezzi. Nel ’58 nasce anche il Premio Riccione per lo Spettacolo, sfilata di divi della canzone, del cinema e della tivù, che arrivano al Savioli in carrozza e sfilano in abito da sera tra ali di folla degne del Festival di Venezia. Clima da Dolcevita, con tutti gli eccessi del caso,

mentre il boom economico è a un passo e le seicento si moltiplicano. Ma in Viale Ceccarini sfilano prevalentemente le Ferrari, le Maserati e le Jaguar. Riccione è una fiera delle vanità: ognuno mostra quello che ha, belle macchine e belle donne. L’ora di punta sono le sette di sera, al bar Canasta per l’aperitivo, dove ci si incontra, si discute, e ci si dà appuntamento per la grande nottata che comincia verso le undici e mezza, mezzanotte1. 1 Si ringraziano per il contributo Gianfranco Capitta e Roberto Duiz, autori del saggio “Mitologie di una capitale balneare” , in Ricordando Fascinosa Riccione, Edizioni Grafis.


Vera diventa mamma Ma il 1958 non smette di riservare sorprese alla famiglia Giuliodori. Vera diventa mamma di Stefano il 31 dicembre di quello stesso anno. Lo splendido maschietto viene al mondo alle tre di notte in una camera della pensione, con il sostegno di un’ostetrica, delle nonne e della zia Lisa, infermiera. Dopo due anni si replica: la giovane mamma dà alla luce Silvia, questa volta nella camera 103 del nuovo Hotel Dory. E’ il 28 agosto 1960 e Felice Giardini corre tutto trafelato ad avvisare Rodolfo della nascita di una femmina. Dopo poco più di un anno, il 14 novembre 1961, nasce anche Roberta, il maschiaccio di casa Dory. Lei viene partorita nella camera 105, mentre l’ultimogenita Annamaria nascerà dopo cinque anni presso la clinica Villa Maria di Rimini. Vedrà la luce a mezzanotte del 30 maggio 1966, dopo una rocambolesca corsa all’ospedale a bordo di una Fiat 1300 scura. Ma il compito di Vera non si esaurisce nel crescere e nell’accudire i quattro figli, prosegue con la gestione della sala ristorante e delle camere. Sempre a lei, infatti, spetta istruire le giovani leve e controllare il corretto andamento dei lavori, servire a tavola e rassettare le stanze, fino a tenere i rapporti con i vari fornitori. E ancora a lei si devono un numero imprecisato di fidanzamenti, nati proprio all’ombra dei tavoli della sala ristorante. Pare infatti che Vera provvedesse ad assegnare i vari posti in modo che due o più single capitassero vicini, e pare che alcune di queste coppie finirono addirittura per sposarsi. C’era solamente una cosa che lei proprio non sopportava: i traslochi. Ogni anno, infatti, si effettuavano ben due traslochi in albergo, uno estivo e l’altro invernale, durante il quale l’intera famiglia si trasferiva dapprima al terzo piano e poi, all’inizio dell’estate, al piano terra, portando con sè ogni cosa: letti, vestiti, cucina e dispensa. Da allora, all’inizio di ogni stagione, Vera soffre al solo pensiero di dover fare il cambio dell’armadio!

Foto: 31 dicembre 1958: nasce Stefano. Stefano was born on 31 december 1958, in the old boarding- house. 28 agosto 1960: nasce Silvia. Silvia was born on 28 august 1960, in room number 103. 14 novembre 1961: è la volta di Roberta. Roberta was born on 14 november 1961, in room number 105. 30 maggio 1966: arriva l’ultimogenita Annamaria. Annamaria was born on 30 may 1966, at the clinic Villa Maria in Rimini. 24


1959: nasce l’Hotel Dory

I tempi sono ormai maturi perché la piccola pensione di Viale Puccini si trasformi in un elegante albergo a tre stelle. La conduzione è ben avviata, e i clienti confermano la propria presenza di anno in anno. Ci sono i coniugi Fascione, che arrivano da Varese con la figlia Annaberta; c’è Mario Ottolina, scapolo ormai impenitente, che qualche volta rinuncia alla spiaggia per aiutare zia Lisa in cucina; e poi Silena e Felice Giardini che, sposati da poco, arrivano a bordo della loro moto Guzzi. La giovane coppia stringerà un’amicizia sincera con la famiglia Giuliodori, e continuerà a frequentare la cittadina romagnola per altri cinquant’anni, ma è il loro contributo che non verrà mai dimenticato, quando occorrerà accompagnare Francesco, ormai stanco ed ammalato, nei suoi trasferimenti all’ospedale. Tornando al 1959, le uniche titubanze circa il grande passo da compiere sono quelle espresse da Rodolfo, che pensa inevitabilmente all’ingente investimento da affrontare e all’impiego in Montedison da onorare. L’uomo del destino, colui che convince il primogenito di casa Giuliodori ad intraprendere l’ambizioso progetto, è Armando Bartolini, geometra, con un’impresa edile già avviata. Armando ha infatti ben chiare le potenzialità del business alberghiero a Riccione, per questo non lesina consigli e proponimenti al giovane amico, invitandolo a cogliere l’occasione e ad indebitarsi pur di costruire il sogno di tutta una vita. I lavori cominciano così nell’ottobre di quell’anno e terminano solo a maggio dell’anno successivo. Dal loro completamento nascono 30 nuovissime camere disposte su tre piani, una sala ristorante e un ampio giardino.

Foto: Rodolfo serve a tavola la giovane coppia di amici, Silena e Felice Giardini. Rodolfo waits the young couple of friends Silena and Felice Giardini at the table. 1959: il nuovo Hotel Dory. 1959: the new Hotel Dory. L’amico e geometra Armando Bartolini negli anni Novanta. Geometer Armando Bartolini in the Ninenties.

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Le segretarie

Cambia l’albergo e si rivoluziona il ricevimento. Si parte alla grande nel 1960: a ricevere i clienti c’è una ragazza tedesca, alta e bionda che si chiama Erica Kunde. Sarà talmente positiva la sua esperienza in Italia che ci rimarrà a vita dopo essersi sposata con un ragazzo di Mantova. Nel 1961 è la volta della diciannovenne Gertraud Gann, austriaca di Salisburgo. I suoi occhi dolci e accattivanti fanno innamorare Renzo Ravanelli, figlio dei coniugi Ravanelli, già clienti dell’Hotel Dory dal 1956. Renzo è trentino e benestante: suo padre, prima di morire, aveva avviato una solida impresa edile che ora è nelle sue mani. I due ragazzi si piacciono molto e a breve progettano di sposarsi, ma il giovane imprenditore ha la brutta abitudine di correre troppo in macchina. Faranno appena in tempo a tenere a battesimo Roberta nel novembre di quello stesso anno, prima che il giovane perda la vita in un tragico incidente, spezzando così per sempre la sua bella storia d’amore con l’austriaca. Nel 1962 al ricevimento dell’Hotel Dory c’è una ragazza di Linz, amica di Gertraud. Si chiama Regina Diplinger e rimarrà a Riccione due anni, prima di sposarsi con Alberto Pagano, un ufficiale dell’aeronautica italiana. Nel 1964 occupa la posizione di segretaria al ricevimento una ragazza tedesca, e nell’anno successivo una giovane altoatesina. Nel 1968 è la volta di Evi Diplinger, sorella di Regina, ma bisognerà attendere ancora fino al 1975 per assistere a una storia d’amore a lieto fine. In quell’anno Barbara Hofmann, una ragazza svizzera cui la madre aveva concesso l’esperienza italiana a patto che non si innamorasse di un nostro connazionale, si fidanza e convola a nozze con un giovane di Cesena, Gualtiero Foschi. Fu proprio Rodolfo a convincere l’arcigno genitore a non farli desistere.

Foto: Evi Diplinger, sorella di Regina. Evi Diplinger, Regina’s sister. La bella Gertraud Gann, che fece innamorare Renzo Ravanelli. The young Gertraud Gann, Austrian from Salzburg. L’austriaca Regina Diplinger nel giorno del suo matrimonio con l’ufficiale dell’aeronautica italiana. Regina Diplinger, when she got married to an air force officer. Barbara Hofmann, sposò un cesenate. Barbara Hofmann married a young boy from Cesena, Gualtiero Foschi. 28


1966: l’Hotel Dory raddoppia

Il 1961 si apre con una notizia a dir poco catastrofica: il proprietario della villetta che sorge a fianco dell’Hotel Dory si dichiara intenzionato a voler chiedere i danni per alcuni abusi edilizi compiuti durante la costruzione del nuovo albergo. Questo provoca non pochi turbamenti in casa Giuliodori, considerando l’attività appena avviata e la condizione finanziaria già piena di debiti. E’ zia Lisa a salvare la situazione suggerendo a Rodolfo di accompagnarla a Ferrara, dove i proprietari della villetta risiedono, per proporre loro di venderle la casa di Riccione. I coniugi ferraresi accettano di buon grado, zia Lisa vende la casetta che aveva acquistato in viale Ceccarini e mette a disposizione la somma ricavata per acquistare la nuova proprietà. A questo punto interviene di nuovo Armando Bartolini, che suggerisce un ulteriore ampliamento dell’albergo, visto il nuovo acquisto e lo spazio guadagnato. Rodolfo, pur intuendo le potenzialità del progetto, si dimostra restio ad accollarsi altre spese e lascia trascorrere ancora qualche anno prima di avviare i lavori. Ottenute tutte le concessioni edilizie e i finanziamenti necessari per procedere all’ampliamento, chiama l’amico Armando: è il 1965, ma prima che inizi la stagione estiva solo una parte dell’albergo viene terminata, ovvero il primo e il quarto piano. Occorre attendere l’anno successivo perché la nuova ala sia completata e l’albergo si doti di altre 20 camere, di una sala ristorante più grande e di una nuova hall. Nel 1967 l’Hotel Dory prosegue il suo perfezionamento, munendosi di aria condizionata sia nelle camere che nella sala ristorante. Fu il primo albergo di Riccione in cui venne installato un impianto di aria condizionata corredato di impianto centralizzato ad acqua.

Foto: I lavori di ampliamento avviati nel 1965. The new wing construction started in 1965. L’Hotel Dory dopo la costruzione della nuova ala. The new Hotel Dory, with 50 rooms, a bigger restaurant, and a new area. Le tariffe all’Hotel Dory alla fine degli anni Sessanta, dopo l’installazione dell’aria condizionata. The Hotel Dory faires at the end of the Sixties, after the installation of the conditioned air. 30


Sapore di sale, sapore di mare Nel 1964 Riccione è scossa da un maremoto di proporzioni mai viste. E’ il pomeriggio dell’8 giugno e una tromba d’aria di grande estensione e potenza, accompagnata da onde anomale, fa piazza pulita della spiaggia e del litorale. I danni sono ingenti, l’attrezzatura balneare è pressoché dispersa o distrutta. Ma occorre rimboccarsi le maniche e ricostruire in fretta, poiché la stagione estiva è già iniziata. Dopo un primo momento di smarrimento, molti tra gli sbigottiti turisti collaborano attivamente alla raccolta dei materiali e al ripristino delle cabine, delle tende e degli ombrelloni. Si manifesta una gara di solidarietà che entusiasma, e gli operatori della spiaggia ringraziano ancora oggi organizzando ogni anno “la rustida”, festa gastronomica a base di pesce, cucinato ed offerto gratis a tutti gli ospiti della Perla. Nel 1965 apre l’autostrada Adriatica, così in un’ora si può coprire il tratto Bologna-Rimini sul quale prima si procedeva a passo di lumaca, mentre all’aeroporto di Miramare oltre duemila charter scaricano straniere desiderose di calore romagnolo. Riccione si conferma la località più alla moda, come prima era stato Capri e poi diventerà Saint Tropez e dopo ancora Ibiza. In spiaggia i bikini si riducono sempre più e i juke box strillano tutto il giorno canzoni come “Sapore di Sale” e “I watussi”. I locali notturni sono ormai diciotto, oltre i due terzi di quelli della Riviera, i ristoranti più di moda sono il Ranch, il Pescatore, il Pic Nic. Lo shake soppianta il twist nei dimenamenti notturni, e Patty Pravo, già regina del Piper, diventa regina del Savioli. Le signore sgranano gli occhi per Mal e Lucio Battisti illanguidisce i cuori di ragazzi e ragazzine. Anche i calciatori scoprono Riccione e vi arrivano in massa: Rivera, ma anche Beckenbauer, a ribadire l’equilibrio italo-tedesco della composizione balneare riccionese. Si organizzano tornei di tennis e di calcio e la sera le discoteche si riempiono di sportivi che scappano dai ritiri per venire qui a divertirsi. Nel ’69 sono 99 mila gli ospiti stranieri, così suddivisi: 48 mila tedeschi, 8300 svizzeri, 7300 francesi, 7200 inglesi, 7000 austriaci, 6500 svedesi. Le moto di grossa cilindrata sostituiscono sempre più spesso le macchinone e il porto è affollato di motoscafi, di yacht, e di barche a vela. Persino il corpo dei vigili urbani si arricchisce di vigilesse che indossano una divisa disegnata da Biki. Riccione diventa meta ambita per ogni trasgressione. E’ il tempo del nude look e delle provocazioni: Men, rivista per soli uomini, nell’agosto del ’71 dedica a Riccione un’apertura dal titolo inequivocabile: “A Riccione consumano un maschio al giorno le italiane in vacanza”. E se i locali di Rimini sfoderano Gerry Mulligan, Ornella Vanoni, Bruno Lauzi, i Ricchi e Poveri, i Nomadi, Brian Auger, quelli di Riccione replicano con Patty Pravo, i Little Free Rock, Rocky Roberts, Le Orme, Lara Saint Paul, Al Bano, Maurizio Graf, La Nuova Idea, e Romano Mussolini1. 1 Si ringraziano per il contributo Gianfranco Capitta e Roberto Duiz, autori del saggio “Mitologie di una capitale balneare” , in Ricordando Fascinosa Riccione, Edizioni Grafis.

Foto: Scene dal maremoto dell’8 giugno 1964. Scenes from the seaquake on 8 June 1964. Roberto Benigni, premio comicità, con l’attrice Ida Di Benedetto. Roberto Benigni with the actress Ida Di Benedetto at the Dancing Savioli. Haller e Pelè a Riccione con i rappresentanti della stampa e delle società sportive cittadine. Riconoscibili il giornalista Pasini, Raffaello Mantani, Italo Nicoletti, Sergio Battarra, Davide Minghini. The football players Haller and Pelè at Riccione with the journalists and the exponents of the local sport clubs. You can identify the reporter Pasini, Raffaello Mantani, Italo Nicoletti, Sergio Battarra, Davide Minghini. Gian Carlo D’Orazio premia Linda Christian al Dancing Savioli. Gian Carlo D’Orazio gives a prize to Linda Christian at the Dancing Savioli. 32


Ferruccio: il primo biker

Ferruccio Chilloni può essere considerato a pieno titolo il primo biker dell’Hotel Dory. Si presentava a Riccione tutti gli anni verso la metà di giugno, perché non amava la folla scomposta di agosto, e soggiornava all’Hotel Dory per un mese. Così per 20 anni, tanto da ricevere una menzione onorevole dall’allora sindaco Pierani e il “Premio Fedeltà a Riccione”. Arrivava da Reggio Emilia a bordo della sua Cinquecento, all’interno stipata di bagagli e sul portapacchi attrezzata di bicicletta. Vestito come un rambo partiva tutte le mattine per le sue imprese ciclistiche nell’entroterra; il pomeriggio non si riposava nemmeno un attimo e correva sulla spiaggia a sgallettare con le ragazze. Smessi i calzoncini corti, la sera indossava lo smoking e si precipitava a ballare sulle piste del Villa Alta e del Saviolino. Non soddisfatto, dopo la chiusura dei locali a mezzanotte saliva sulla barca di Romano e faceva il bagno al largo dalla costa, salvo poi proseguire, col mattino che albeggiava, con un toast preparato da Mario, l’intraprendente portiere del Dory. Un’estate la situazione si fece più dura del solito. Telefonò in albergo il proprietario dell’Hotel Vittoria, Gian Carlo D’Orazio, chiedendo a Rodolfo di potergli prestare qualche uomo che si sacrificasse per accompagnare un gruppo di tedesche in giro per Riccione. Ferruccio contattò immediatamente il suo datore di lavoro per ottenere ancora due settimane di ferie: una per rimanere a Riccione, e l’altra per riprendersi dalle fatiche! Ogni volta che gli chiedono come conobbe Rodolfo, lui racconta che un giorno, mentre se ne stava disteso a prendere il sole in compagnia di una procace mora, si vide piombare addosso un pallone calciato appositamente da un gruppo di ragazzi incuriositi dalle prorompenti fattezze della ragazza. Anziché dare in escandescenze, egli si alzò e chiese: “Sentite, posso dare due calci anch’io?” Perse così uno splendido paio di tette e trovò un amico per tutta la vita.

Foto: Spiaggia di Riccione nel giugno 1968. Ferruccio Chilloni è, come sempre, circondato da belle donne. Ferruccio Chilloni on the beach, June 1968. He was an incurable seducer.

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Mario dagli occhi blu

Mario Fumagalli, milanese, dirigente commerciale di una multinazionale francese, arrivava tutti gli anni a Riccione all’inizio di agosto e vi si fermava fino alla fine del mese. Bello, elegante, e con due occhi azzurri che parevano rubati alle pellicole di Alain Delon, aveva eletto la Perla Verde dell’Adriatico il suo territorio di caccia preferito. E aveva messo a punto tutta una serie di tecniche super collaudate in grado di far capitolare anche la più integerrima delle prede. I primi giorni cominciava a setacciare la spiaggia palmo a palmo, saltando a piè pari alcune zone che erano riserva di certi bagnini. Preferiva le tedesche e le svedesi, specie se arrivate da poco, riconoscibili dalla pelle non ancora abbronzata; ma non disdegnava nemmeno le greche e le spagnole, allora più rare. Le italiane gli piacevano, ma c’era il rischio di incappare in un fidanzamento…insomma, in qualcosa di serio, anche se le bolognesi gli erano molto gradite e le ferraresi ancora di più. Quindi, una volta avvistate, le avvicinava. Le tecniche di abbordaggio erano le più diverse: la palla calciata appositamente, la conversazione ai bagni, l’incontro in albergo, ma quella che dava i risultati maggiori era la famosa tecnica dell’orgoglio. Consisteva nel frugare nella sabbia con aria disperata, gridando: “Dio, dov’è finito l’orologio?”, “Scusi, ha visto per caso il mio orologio?”. Ne nasceva inevitabilmente un dialogo, e dal dialogo all’appuntamento per la sera il passo diventava breve. Poi continuava alla ricerca di altri appuntamenti, anche per la stessa serata, perché più appuntamenti accumulava e più aumentavano le possibilità di concludere qualcosa. Neanche a dirlo, Mario era iscritto all’Associazione dei Galli, e la sua tessera a fine mese vantava un piazzamento di tutto rispetto. I punteggi andavano da uno a otto: le greche valevano otto punti, le svedesi cinque, le tedesche uno perché ce n’era in abbondanza, la moglie in vacanza da sola cinque, e quella col marito il jolly!

Foto: Mario Fumagalli in compagnia di Rodolfo e Vera. Mario Fumagalli, here with Rodolfo and Vera. His bleu eyes bewitched many women.

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Rodolfo in Associazione Alberghiera Dopo aver lavorato in Montedison per 12 anni, occupandosi di resine e vernici, Rodolfo si dedica a tempo pieno all’attività associazionistica a Riccione. Nel 1968 ricopre la posizione di Consigliere dell’Associazione Albergatori mentre Gian Carlo D’Orazio è Presidente. Nel 1969 un gruppo di giovani albergatori sale al potere e nomina nuovo Presidente Giorgio Piccioni. In quello stesso anno Rodolfo guida la vecchia gerarchia alla creazione di Pool Alberghi, una cooperativa commissionaria senza scopo di lucro, la cui attività è tipicamente commerciale e promozionale, e non sindacale. Tale cooperativa si prefigge principalmente di tutelare l’ospite (con il controllo dei prezzi degli alberghi e con l’offerta di servizi e prestazioni qualificate), di reperire clientela sia nel mercato nazionale che estero, di provvedere ad acquisti consorziati e di formare e qualificare gli albergatori di Riccione. Di quel periodo si ricordano diverse iniziative di successo, tra cui le famose “Vacanze azzurre” dove gli alberghi aderenti all’associazione si impegnano per ogni giorno della settimana ad organizzare eventi piacevoli e gratuiti per i propri ospiti: una serata folcloristica nel castello malatestiano di Montefiore, una mini crociera lungo la costa romagnola, una giornata di pesca d’alto mare, una visita a Fiabilandia..; e, ancora, l’idea di acquistare i posti sui voli charter in partenza dalla Germania, da rivendere ai clienti tedeschi che prenotano la loro vacanza a Riccione. Tali iniziative convincono Promozione Alberghiera di Rimini, la più grossa cooperativa italiana di albergatori, a chiedere l’annessione della riccionese Pool Alberghi. Dall’unione dei due organismi nasce Promhotels, di cui Rodolfo diventa Vicepresidente. Durante questa nuova fase associativa è ancora sua l’idea di aprire un conto corrente presso la Herstat Bank di Bonn su cui far confluire i bonifici dei vari clienti tedeschi. Il direttore della banca è Manfred Wolterbeck, un affezionato cliente dell’Hotel Dory. Peccato che ad un certo punto la banca tedesca fallisce, lasciando alla cooperativa l’onere di coprire parte del debito! Fu una delle ultime iniziative firmate da Rodolfo prima di intraprendere la professione di funzionario commerciale presso la multinazionale francese Saint Gobain.

Foto: Rodolfo nel 1972, fondatore e Presidente di Pool Alberghi. Rodolfo in 1972. He was the founder and the chairman of Pool Alberghi, a commercial body, without the sake of gain. Il carro di Riccione al carnevale di Dusseldorf nel 1973, da cui gli albergatori di Riccione lanciavano i Mon Chery. At the Carnival of Dusseldorf the Riccione’s waggon, from where the hotel keepers threw the Mon Chery. 38


I magnifici quattro Babbo Rodolfo impartisce un’educazione piuttosto severa ai suoi quattro figlioli e fin dalla tenera età li abitua all’indipendenza. Così ogni anno, una volta compiuti i quattro anni, i quattro fratellini trascorrono tutto il mese di agosto in una colonia del Touring Club Italiano in Val Ganna. E dall’età di nove, dieci anni Stefano impara già a servire il caffè ai clienti, a rispondere al telefono, a portare le valigie in camera, e ad occuparsi delle commissioni urgenti. Una volta compiuti i quattordici anni tutti i ragazzi sono invitati a lavorare in albergo, se vogliono pagarsi le ferie e i vestiti. Cominciano così le esperienze estive di Silvia e Roberta, che servono ai tavoli della sala ristorante, e di Anna, che si occupa invece del ricevimento. Stefano preferisce formarsi altrove, ascoltando il suggerimento del padre che dice: “Si impara di più sotto padrone che a casa propria!” per questo va a lavorare all’Hotel Savioli Spiaggia, uno degli alberghi più prestigiosi di Riccione, dapprima occupandosi della portineria e in seguito del centralino. L’inverno trascorre veloce tra la scuola e i lavori di manutenzione a seguito di nonno Francesco, durante i quali si provvede a riverniciare i dondoli e i tavoli in ferro, e a ridipingere le camere, appagati a fine giornata da enormi bomboloni alla crema. A quindici anni cominciano per tutti i viaggi all’estero per apprendere o migliorare la conoscenza delle lingue: Stefano trascorre l’estate a casa di Manfred Wolterbeck a Sant Augustin II, vicino a Bonn, per imparare la lingua tedesca; Silvia soggiorna un paio di mesi presso la signora Hildegard Eicheler di Essen, ed Anna li passa dalla signora Gisela Bossers di Krefeld; l’esperienza più fallimentare è forse quella di Roberta, che viene ospitata dalla famiglia francese di Pierre Gino, ma più che la lingua impara la buona cucina, mentre l’anno successivo si reca a Londra per far da compagnia a un’anziana signora dell’alta società. A sedici anni Stefano incontra l’amore: lei è una ventiduenne francese cliente dell’Hotel Dory. Nel frattempo continua per tutti il percorso scolastico: Silvia si diploma all’istituto alberghiero, Roberta diventa segretaria d’azienda e Anna perito turistico. Stefano, compiuti i diciotto anni e ottenuto il diploma di ragioneria, segue ancora una volta il consiglio del genitore che lo esorta ad iscriversi all’ISEF: “Vedi, Stefano, d’inverno fai il professore di ginnastica e d’estate vieni ad aiutare in albergo.” E così il giovane, una volta ottenuta la qualifica di istruttore di educazione fisica, comincia ad insegnare nelle scuole superiori, fino a quando, negli anni Ottanta, scoppia la moda dell’aerobica. Stefano si improvvisa fra i primi insegnanti della disciplina in città: le ragazzine si strappano i capelli per seguire i suoi corsi e il momento è così favorevole che nel 1986 apre la sua prima palestra, la Gimnasium, cui seguono tutta una serie di iniziative vincenti legate al mondo del fitness. Foto: La famiglia Giuliodori al completo. The Giuliodori family in the Eighties.

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Bagni Battarra

E’ da quattro generazioni che la famiglia Battarra conduce la zona mare 93, situata a nord del porticciolo turistico di Riccione e ribattezzata, com’è facilmente comprensibile, Bagni Battarra. Ha cominciato nei primi anni Venti il nonno Achille, quando ancora sulla spiaggia c’era una sola fila di tende e ogni famiglia aveva il proprio capanno, istoriato e decorato secondo il gusto personale. Ad aiutarlo c’era il fido Attilio, un ex pescatore con le braccia talmente vigorose da riuscire a sollevare un moscone senza l’aiuto di altri, e la nonna Maria, che preparava le buche per le sabbiature e lavava i costumi in lana dei bagnanti. A loro sono succeduti, agli inizi degli anni Settanta, il figlio Sergio e la moglie Norma, d’inverno impiegati alle poste e d’estate bagnini tuttofare. Il loro unico incubo erano i latin lover come Ferruccio Chilloni che, una volta convinta la bionda di turno a partire per un giro in pattino, si spingevano pericolosamente al largo per dare finalmente fuoco alle polveri dell’amore. Poi è stato il turno della nipote Lucia che, con l’aiuto di Cesare e dei figli, nell’estate 2003 è addirittura riuscita ad attirare le telecamere del TG 2 organizzando la settimana dedicata al “Ricamo sotto l’ombrellone”. Ogni volta che le si chiede di Rodolfo, la bagnina Lucia accenna un sorriso e si dilunga a raccontare da vent’anni la stessa storia: “Sono ormai cinquant’anni che le nostre famiglie si conoscono, che noi figli ci frequentiamo, che i clienti dell’Hotel Dory dispongono dei nostri bagni, e non ho mai visto Rodolfo una sola volta in spiaggia. Si presenta tutti gli anni verso giugno, in bermuda e calzoncini, proclamando l’intenzione di godersi tutta l’estate al mare. Si ripropone al 15 di settembre, a stagione ormai conclusa, con la stessa mise e con la pelle bianca come una mozzarella, adducendo mille scuse e giustificazioni. Lei crede che il prossimo anno sarà diverso?”

Foto: La bagnina Norma, mamma di Lucia Battarra, negli anni Cinquanta. Norma, Lucia Battarra’s mother, in the Fifties. Le cabine dell’Hotel Dory presso Bagni Battarra. The bathing huts of the Dory Hotel at the Bagni Battarra.

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Mario: il mago dei toast

Mario Sapucci è stato per oltre vent’anni il portiere notturno dell’Hotel Dory, ma tutti, ancora oggi, lo ricordano come un impareggiabile venditore: di panini e simpatia. Nato nel comune di Coriano nei primi anni Venti, Mario conobbe la guerra e la prigionia, dapprima con gli inglesi in Grecia, e poi con i tedeschi in Polonia. Tornato a casa, sposò Teresa e andò a lavorare all’Hotel Vittoria di Riccione come fidato tuttofare. All’inizio degli anni Settanta fu assunto dai Giuliodori, e da subito si dimostrò un uomo serio e affidabile, capace sia nella manutenzione ordinaria che, all’occorrenza, nel facchinaggio e nella cucina. Fu un particolare momento di difficoltà a far affiorare le sue insospettabili doti di venditore: in albergo venne infatti a mancare la figura del portiere notturno e si pensò di proporre a lui la posizione vacante. Mario prese così a cuore l’incarico affidatogli, che ogni sera cominciò ad anticipare di qualche minuto il suo arrivo. Varcava la soglia della hall intorno alle 21.30, perfettamente sbarbato e profumato nella sua divisa rossa, e cominciava a predisporre l’occorrente per servire le bevande al bar. Poi si infilava in cucina, dove indisturbato preparava le sue specialità. Solo quando tutto era pronto iniziava a prendere servizio e ad accogliere il rientro dei clienti notturni. E se notava che questi si attardavano volentieri al suo bancone, non mancava di imbonirli a suon di toast succulenti, cubetti di parmigiano reggiano, sorbetti al limone e stuzzichini vari. In una sera era capace di vendere almeno 45 toast e il triplo delle birre, trasformando così la portineria in un gozzoviglio di gente che tirava a far mattina. Ancora oggi, ai vecchi clienti, sembra di risentir la sua voce intimare: “Signori, è pronto il toast!!”

Foto: Mario dietro il bancone del bar. Mario, the night doorman.

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Le serate a Vecciano

Nel 1983 l’architetto Censi veste a nuovo la tavernetta e la sala per le piccole colazioni, nel 1987 l’architetto Maria Papini dota l’albergo di un più ampio balcone e di un nuovo giardino. Nel 1985 Rodolfo s’incapriccia di una splendida villa a Vecciano, nell’entroterra riminese, e l’acquista. Il podere, circondato da un ettaro di terra, è immerso nel verde e costituisce un luogo ideale per trovare ristoro dai propri affanni. Dopo averlo comperato, Rodolfo provvede al suo imboschimento con 150 piante, nel 1994 vi crea addirittura una produzione di aceto balsamico e tutti gli anni vi organizza la vendemmia settembrina. L’amico Giovanni Angeli, impresario edile, gli suggerisce anche di costruire un barbecue e un forno a legna, e di attrezzare il parco con panchine e tavoli in legno di quercia per ospitare gli amici. Rodolfo fa di più: organizza due volte al mese belle serate per tutti gli ospiti dell’Hotel Dory, affitta dei pullman che li accompagnino alla villa, e vi trasferisce per quell’occasione anche l’intero staff dell’albergo, che si impegna a preparare succulenti piatti a base di carne ai ferri, pizza cotta nel forno a legna, piadina e salumi, zuppe di ceci o fagioli, torte e pasticcini, accompagnando ovviamente il tutto con boccali di Sangiovese nostrano. Non solo: predispone anche gli impianti per ospitare una piccola orchestra che allieti l’evento e musichi le gare canore. Indimenticabili restano le performances di Martino Cerini, che ogni anno si esibiva in “Firenze sogna” e di Demetrio Cortese, incorruttibile giurato al Festival della Canzone di Ferragosto.

Foto: Le tariffe all’Hotel Dory nei primi anni Ottanta. The Hotel Dory faires in the early Eighties. Il giardino negli anni Ottanta. The garden in the Eighties. La tavernetta arredata dall’architetto Censi nel 1983. The inn fitted up by architect Censi in 1983. Scene dalle serate organizzate nella villa di Vecciano. Scenes from the beautiful villa in Vecciano.

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Martino canta “Firenze sogna”

Rodolfo conosce Martino Cerini alla fine degli anni Cinquanta all’Hotel Garisenda di Riccione. Rudy, ancora giovanissimo, va a trovare la cugina Italia, titolare dell’albergo, e Martino è un cliente affezionato e uno scapolo ricercato. I due stringono facilmente amicizia tanto che il dongiovanni di Legnano continua a preferire la bionda sabbia riccionese ancora per molte estati, questa volta ospite dell’Hotel Dory. Nel 1972 Martino si presenta in albergo con Marisa, sua moglie, e con Patrizia di 11 mesi. Ricorda infatti Marisa: “Ci siamo subito trovate bene io e Patrizia, devo dire come a casa nostra, e abbiamo conosciuto tutti voi della famiglia Giuliodori, e i bambini ancora piccoli e scalmanati. E’ stata una vacanza meravigliosa, piena di affettuosità e disponibilità, che abbiamo ritrovato estate dopo estate”. Dal 1972 la famiglia Cerini ha infatti frequentato ininterrottamente l’albergo fino al 1998, anno in cui Martino è scomparso dopo una breve malattia. “Mio marito era innamorato di Riccione e ricordo quelle vacanze felici e piene di allegria, le gite in barca e le serate a Vecciano, la musica e il festival canoro, al quale Martino partecipava sempre con la stessa canzone: “Firenze sogna” continua Marisa, che da quell’anno in poi non ha mai smesso di tornare a Riccione, confortata dalla presenza della figlia e dal calore di tutta la famiglia Dory. “Credevo di non farcela e di isolarmi, ma l’affetto di tutta la famiglia Giuliodori e dei tanti ospiti che ho conosciuto negli anni precedenti mi hanno tranquillizzata. Del resto non posso dimenticare che la magia di Martino rivive anche qui.”

Foto: Martino Cerini, partecipava al festival canoro di Vecciano sempre con la stessa canzone, “Firenze sogna”. Martino Cerini used to take part in the singing festival at Vecciano with the same song, “Firenze sogna”.

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1989: un anno da dimenticare

Il 22 maggio 1989, dopo diversi anni di terapia contro l’ipertensione, Francesco entra in dialisi. E’ Rodolfo ad accompagnarlo quella stessa mattina all’ospedale di Rimini per effettuare la prima di una lunga serie di sedute che dureranno due anni, dopo le quali Francesco morirà ottantasettenne. Il momento è dei più preoccupanti: l’adorato genitore è gravemente malato, Rodolfo è in un periodo particolarmente attivo del suo lavoro in Saint Gobain, e la stagione estiva è alle porte. In un attimo sembra diventare tragico: Rodolfo, mentre attende in corridoio il termine della terapia, si sente tirare stranamente la pelle del viso: è il principio di una paralisi afrigora. Ci vorranno venti giorni di cortisone, una terapia in camera iperbarica e due mesi di medicinali prima che la situazione si ristabilisca. Come se non bastasse, all’inizio di maggio il primo cuoco che lavora all’Hotel Dory da più di dodici anni comunica che non rinnoverà la stagione avendo trovato un lavoro nel paese d’origine. Ci vuole tutto l’aiuto degli Chef Romano Andruccioli e Duilio del Magno per trovare un sostituto in un lasso di tempo così breve. Finalmente si presenta il nuovo cuoco, corredato di ottima presentazione: peccato che dopo pochi giorni cominci a rivelarsi un vero campione di frottole e che tocchi licenziarlo. Allora interviene Erminio Cannini, un vecchio collega di Francesco, e salva fortunosamente la situazione. Lui, che già lavorava come chef presso un altro albergo di Riccione, trova il tempo e le energie per venire la mattina presto ad impostare il lavoro in cucina e poi la sera per controllare l’andamento delle operazioni. Ma l’annata è pessima fino alla fine: a metà estate le alghe impazziscono a causa dell’eutrofizzazione del mare, e la stagione si conclude senza un mese di proficuo lavoro. Certamente è stato d’aiuto quell’amico di Varese, cliente dell’Hotel Dory da più di dieci anni, che se ne è andato senza pagare il conto! Rodolfo ancora oggi l’aspetta.

Foto: Francesco e Giulia, ancora vicini, nel 1991. Francesco and Giulia in 1991. Erminio Cannini, qui con il suo allievo Luciano. Chef Erminio Cannini, here with his assistant Luciano.

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1993: la svolta

Nell’inverno del 1993 Rodolfo raduna tutta la famiglia per informarla della decisione di affittare la gestione dell’albergo. L’impegno in Saint Gobain è divenuto sempre più oneroso, la stagione estiva ha ritmi sempre più sostenuti e tempi sempre più dilatati, Francesco e Giulia sono venuti a mancare e Vera non può più contare sull’aiuto dei quattro figli. Silvia, dopo il matrimonio con Pietro, è andata a vivere a Rimini, Roberta si è sposata con Danilo, e Stefano è immerso nelle proprie attività nel settore del fitness. Cominciano così le visite delle persone interessate a rilevare l’attività dell’Hotel Dory. Ma una sera Stefano incontra casualmente ad uno dei tavoli del Paradiso di Rimini Mauro Santinato, consulente per Trademark Italia, una rinomata società di consulenza riminese, e lo mette a conoscenza del delicato momento che sta attraversando la famiglia Giuliodori. Mauro lo invita a cogliere l’occasione e a portare avanti la gestione dell’albergo di famiglia. “Siete pazzi a lasciare l’albergo in mano a terzi, dovete rilevarlo voi fratelli! Vedrai che con il nostro supporto riceverai grosse soddisfazioni e vedrai aumentare in pochi anni presenze e fatturato!” Stefano raccoglie la proposta e ne parla con le sorelle. Roberta si dimostra la più entusiasta e da subito si candida alla poltrona di direttore, Silvia rinuncia preferendo un impiego a Rimini, e Anna si lascia convincere. Partendo da una precisa ed approfondita analisi di mercato e delle potenzialità dell’albergo, i tre fratelli decidono immediatamente di intervenire sulla struttura dell’edificio ed in particolare sulle camere, di investire in comunicazione, privilegiandone la forma diretta, ed infine di dotare l’albergo di una serie di servizi innovativi in grado di aumentarne l’attrattività. Primo tra tutti la ristorazione di qualità con menù à la carte ed orari flessibili, cui seguono i corsi di formazione al personale e le tante coccole da destinare ai clienti.

Foto: Le tre generazioni a confronto. Comparison of the three generations. I quattro fratelli Dory: da sinistra Anna, Roberta, Silvia e Stefano. The four Dory brothers: from the left Anna, Roberta, Silvia and Stefano.

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Un hotel per cicloturisti Nel marzo del 1997 Mauro Santinato e Sandro Lepri di Trademark Italia invitano Stefano a recarsi con loro alla I.T.B. di Berlino, la fiera turistica più importante d’Europa. Il proposito è quello di farsi un’esperienza ed insieme una vacanza, ma il risultato fu ben altro. Tra tutti i padiglioni presenti, Stefano si lascia incuriosire da quello dedicato alle vacanze in bicicletta, e segue con interesse tutte le conferenze sul tema. Viene talmente colpito dalla testimonianza di un’albergatrice austriaca, titolare di un albergo per cicloturisti a Drobollach, che in primavera vi si reca, cercando il più possibile di condividere i momenti con gli altri ospiti dell’albergo e di rubare spunti sulla conduzione dell’attività. Tornato a Riccione, Stefano conosce una valida guida ciclistica che gli fa scoprire gli itinerari dell’entroterra romagnolo, a cominciare dal castello di Montegridolfo fino a quello di Verucchio, senza tralasciare naturalmente Saludecio e Mondaino. L’entusiasmo sale alle stelle e il ragazzo ne parla con i suoi consulenti che lo esortano a partecipare alla fiera di Friedrichsafen, in programma per agosto sul lago di Boden-See. Per l’occasione Stefano affitta uno stand, stampa una brochure dove illustra una presunta officina meccanica in dotazione al Dory (in verità è quella di Migani e Masini sulla statale di Riccione), vi ritrae qualche gruppo di ciclisti che passano per la statale spacciandoli per clienti dell’albergo, e carica la macchina di cantucci e Albana dolce dell’Emilia Romagna, poi parte alla volta della Germania. Il successo non tarda ad arrivare: centinaia e centinaia di visitatori si avvicinano allo stand e chiedono informazioni su Riccione e sull’Hotel Dory. Arrivano anche i primi clienti, Franco Prohn ed Enrico Ponti, due svizzeri che confermano il loro arrivo all’indomani del termine della manifestazione. Il problema più grosso è ora dotare l’albergo di tutti quei servizi reclamizzati nel depliant e organizzare una situazione che tenga fede a tutte le invenzioni elencate. Così, viene affittato un garage proprio di fianco all’Hotel Dory, e in una sola giornata viene verniciato, attrezzato di tutti i ferri del mestiere, e arredato con anticaglie, pezzi di ricambio, copertoni bucati e poster, tali da farlo sembrare un collaudato deposito di biciclette. Gli ospiti vengono omaggiati di una maglietta con il nome dell’Hotel Dory e salutati con un piatto di orecchiette “alla Pantani”. Da allora molte cose sono cambiate: sono stati creati itinerari, diversi per livello ed intensità, testati da guide esperte, è stata creata un’autorimessa dove noleggiare o depositare le proprie biciclette, sono stati allestiti ricchi buffet provvisti di torte, panini e bevande energetiche, è stato prodotto un intero kit per l’abbigliamento ciclistico, e sono stati impiantati una serie di servizi come la lavanderia gratuita e l’officina per l’assistenza meccanica. Il risultato è che migliaia di ciclisti affollano ogni anno le strade di Riccione e fanno a gara per prenotare in albergo, concedendosi così il lusso di una vacanza alla scoperta del nostro entroterra. E’ stato naturalmente creato un club di prodotto, la Riccione Bike Hotels, seguita nel 2001 dall’ Italy Bike Hotels, con più di cinquanta strutture affiliate su tutto il territorio nazionale. Stefano ne è attualmente il Presidente oltrechè il fondatore. Foto: Stefano nello stand che aveva affittato alla fiera “Eurobike”di Friedrichsafen. Stefano in his stand at The Friedrichsafen Exhibition. Le guide ciclistiche dell’Hotel Dory: Riccardo, Drelli, Sonia e Canè. The Hotel Dory’s cycle guides: Riccardo, Drelli, Sonia e Canè. Un gruppo di ciclisti. A group of cyclists.

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HOTEL DORY


Gli amici della Nove Colli

Tanti sono gli amici ciclisti che ogni anno partecipano alla “Nove Colli”, una delle gare ciclistiche di gran fondo più importanti d’Europa, capace di raccogliere ad ogni edizione più di ottomila sportivi, tra professionisti e amatori della due pedali. Primo tra tutti, il giornalista belga Jean Ghierche, cui si deve il merito di una grossa campagna stampa mirata a sensibilizzare il pubblico belga al fascino di Riccione; e poi Gianni Versari, capitano del club “Fausto Coppi” di Panama, di cui Stefano conserva ancora una splendida collezione di farfalle tropicali; il tedesco Gerhard Fenger, tornato in gran forma dopo un incidente in bicicletta che gli è costato la rottura della spalla; l’italo-australiano John Catalano e il suo amico Colin Speller, campione del mondo ai Master Games di Melbourne nel 2002; il bike manager dell’Hotel Dory Richard Steiner e la moglie Ruth; Marti Jürg, giunto undicesimo nell’edizione del 2003; l’austriaco Horst Stiglitz che si contende le posizioni di fondo classifica con Stefano; Urs Schwarzwalder, che ha brillantemente superato una grave malattia ed è ritornato ad essere un grande campione; l’israeliano Yossi Nagel; gli svizzeri Willy e Annamaria Aschwanden; Mathias Dinkelbach; Camille Krebs; Gerd Maser; Jürgen Hempe; David Brotzer; Brugger Engelbert; Alex Duran; Siegmund Gaggl; Michael Manser; Bernhard, Sabine e Timo Oster.

Foto: Il giornalista belga Jean Ghierche. The Belgian journalist Jean Ghierche. I partecipanti alla Nove Colli. The participants to the cycle race “Nove Colli”.

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Vacanze per tutti

I bambini sono i benvenuti all’Hotel Dory. Per loro è stata creata tutta una serie di servizi da far impallidire anche Alice nel Paese delle Meraviglie. E’ infatti a loro disposizione un’intera area allestita con giochi, pupazzi, play station e giochi di società; ed è stato loro destinato l’esclusivissimo ristorante “Il Fiorellino” con allestimenti fiabeschi, e menù suggeriti da pediatri ed esperti dell’alimentazione infantile. Le mamme possono liberamente servirsi di seggioloni, scaldabiberon e di una farmacia pediatrica, e possono godersi indisturbate la bella spiaggia di Riccione confidando nella presenza quotidiana di una dietologa e di due educatrici. Inutile dire che l’albergo appartiene al circuito Italy Family Hotels, di cui Roberta è fondatore nonché Vicepresidente. Dal 2002 l’Hotel Dory aderisce anche al consorzio dei REX Hotels, ovvero dei Rimini Exhibition Hotels, connotandosi fortemente come un albergo con servizi vocati ad una clientela tipicamente business. Nel 2003 il Dory ha invece inaugurato l’Aqua Wellness Area, progettato dall’architetto Sergio Bizzarro: il centro benessere provvisto di una grande piscina esterna con giochi d’acqua, due vasche idromassaggio con cascata, una grotta con doccia tropicale, sauna e bagno turco. Non manca nemmeno l’esperto massaggiatore in grado di recuperare uno strappo muscolare, o di restituire nuova forma attraverso un massaggio defatigante o linfodrenante. L’albergo si è rivelato in più occasioni vincente anche negli standard di servizio e di gestione con particolare attenzione all’ambiente ed alla qualità di vita. Si è sempre impegnato nel risparmio delle risorse energetiche, nell’abbattimento dei rumori, nell’utilizzo di mezzi di trasporto non inquinanti, nella valorizzazione delle risorse e nella scelta di ingredienti di qualità.

Foto: Il centro benessere dell’Hotel Dory. The hotel Dory’s wellness center. La piscina esterna con giochi d’acqua. The external swimming pool with plays of water. Il Paradiso dei bimbi. The Paradise for children. La nuova facciata dell’Hotel Dory. The new Hotel Dory façade. 58


Complimenti! 1 Nell’ottobre del 1988 Francesco riceve il diploma di merito per la carriera di Chef dall’Azienda di soggiorno di Rimini. Consegnano il premio gli Chef Claudio Moras e Romano Andruccioli. In october 1988 Francesco receives the certificate by merit for his career from the Italian Federation of Chefs. The diploma is handed in by the Chef Claudio Moras and Romano Andruccioli. 2 Nel 1996 l’Hotel Dory riceve il premio “Hotel of The Year” come miglior reception per la categoria alberghi a 3 stelle. Il concorso è istituito da Bargiornale, Hotel Business & Management e dall’ente Fiera di Rimini. Ricevono il premio Stefano e Roberta. In 1996 the Hotel Dory receives the award “Hotel of the Year” for best reception in the category 2 and 3 stars. 3 Nel 2002 l’Hotel Dory riceve il premio per la migliore Ristorazione Biologica. Il premio è conferito da Legambiente, ritirano il premio lo chef Luigi Macini ed Enza Summa, maitre di sala. In 2002 the Hotel Dory receives the award for the Best Biologic Cuisine from Legambiente. 4 Nel 1999 l’Hotel Dory riceve il premio come Miglior Buffet Biologico dal sindaco Daniele Imola. Ritirano il premio Stefano Giuliodori e Daniela Introvigne, responsabile sala. In 1999 the Hotel Dory receives the award for Best Biologic Buffet. 5 Merita una menzione anche la splendida scultura in rame raffigurante l’Hotel Dory compiuta e donata dallo scultore Anton Fruhen. The sculptor Anton Fruhen carried out a beautiful copper sculpture with the image of the Hotel Dory. 6 Complimenti anche a tutti i clienti che in questi cinquant’anni hanno ricevuto le targhe fedeltà dell’Hotel Dory. Nella foto, le signore Antonette Alpers di Bochum e la signora Hildegard Eicheler di Essen. Many compliments to all the customers who received the award for their fidelity to the Hotel Dory. In the photograph, Mrs. Antonette Alpers from Bochum and Mrs. Hildegard Eicheler from Essen.

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Il Resto del Carlino, Domenica 24 novembre 1996 HOTEL OF THE YEAR / IL DORY DI RICCIONE FRA I PREMIATI L’Hotel Dory di Riccione ce l’ha fatta. E’ infatti riuscito a conquistare il premio “Hotel of the Year” quale miglior reception fra gli alberghi a 2/3 stelle. Il verdetto è arrivato nel tardo pomeriggio di ieri. Alla finale del concorso, istituito per il terzo anno di fila da Bargiornale-Hotel Business & Management e dall’Ente Fiera di Rimini, l’hotel riccionese ha superato la concorrenza di altri 4 alberghi, tutti, tranne l’Hotel Imperiale di Gatteo Mare, situati in altre regioni italiane. Non solo. L’Hotel Dory è stato, infatti, l’unico candidato al premio “Hotel of the Year” dell’intera Provincia di Rimini. Fra gli hotel finalisti delle altre 9 sezioni previste dal premio non figuravano altre strutture ricettive della nostra zona. A questo punto possiamo dire che il successo è stato completo: una partecipazione, una vittoria.


Le nuove generazioni

La prima a sposarsi, tra i quattro fratelli Dory, è stata Silvia. E’ il 1991 e la secondogenita di casa Giuliodori convola a nozze con Pietro, imprenditore riminese. Si sposano nella chiesa di Vecciano, e la sorella Anna suona le campane a festa. Pietro e Silvia danno alla luce due bambine: Chiara di 11 anni, che da grande vuole fare la farmacista ed Emma di 7, che, da quanto è vivace, a scuola tiene il banco accanto alla cattedra. Il 29 settembre dello stesso anno Roberta sposa Danilo, riminese e titolare di un albergo a Riccione, nonchè socio della fabbrica di birra “Hops!”. Di lei, lui dice ancora: “Mi piaceva e mi piace tuttora stupirla!”. Roberta e Danilo hanno un bellissimo bambino, Nicolò, di 7 anni, che da grande farà l’animatore all’Hotel Dory e chissà quanto altro! Il 27 dicembre del 1992 Stefano impalma Cinzia. Quel giorno l’intraprendente Stefano si è presentato in chiesa un’ora e mezza prima della cerimonia, per controllare che tutto fosse a posto, e il prete lo ha scambiato per l’organista. Cinzia e Stefano hanno due bambini, di 11 e 6 anni, che hanno chiamato Francesco, in memoria del nonno paterno, e Margherita. Il maschietto gioca a calcio, la femminuccia adora fare il bagno nella piscina e nelle vasche idromassaggio dell’Hotel Dory. Il 19 ottobre del 1996 si sposa anche Anna, dopo sei anni di fidanzamento con Alessandro. Il giorno delle nozze Anna, prima di recarsi alla cerimonia, ha fatto benedire le fedi nel Duomo di Rimini. Anna e Alessandro sono i genitori di Lorenzo, di 7 anni, che si appassiona a tutti i generi di lavori manuali. Lorenzo adora anche andare a Vecciano e mettere a soqquadro il parco della villa.

Foto: Il giorno delle nozze di Silvia e Pietro. Silvia and Pietro’s wedding day. Stefano esce dalla chiesa al braccio di Cinzia. Cinzia leaves the church on Stefano’s arm. Rodolfo accompagna all’altare Roberta. Rodolfo leads Roberta to the altar. Anna, il giorno delle nozze con Alessandro. Anna, the day she married Alessandro. 62


Chiara ed Emma . Chiara and Emma.

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Nicolò


Francesco e Margherita. Francesco and Margherita

Lorenzo


Ci piace ricordare… Tra gli affezionati dell’Hotel Dory ci piace ricordare la signora Enrichetta Golfieri Zambonelli, cliente dell’albergo da più di quarant’anni, più precisamente dal 1961. La signora bolognese ancora oggi vuole sempre la stessa stanza, la 218, e aveva un cane, Nano, cui dava da bere l’acqua Cerelia, naturalmente effervescente non gassata. E poi ricordiamo con piacere la Signora Anna Simoncini di Reggio Emilia, sempre elegantissima e con una quantità di valigie al seguito. E ancora, Francesca e Gabriele Golinelli, di Bologna. Nel 1962 lui era laureando in ingegneria e lei era per la prima volta in vacanza al Dory. Erano più le ore che l’innamorata passava al telefono che quelle che trascorreva in spiaggia, tanto che alla fine i due ragazzi si sposarono e Gabriele diventò il responsabile del Comando dei Vigili del Fuoco per la regione Emilia Romagna. E poi Giulia, mamma di Vera, che veniva spesso a trovare i suoi nipoti al Dory e riusciva sempre a rendersi utile. E non abbiamo mai dimenticato: Adolfo Pucciani e i signori Giuliani di Milano, i primi ospiti italiani; Paolo Ravanelli di Trento, ora avvocato a Milano, e Bruno Feller di Selva di Val Gardena; Mauro Collari di Bologna; Carmelo Cuda, campione di boccette, e Luciano Grossi, entrambi di Milano ed amici di Silena e Felice Giardini; Zeno Sinigaglia e la sua famiglia di Milano; Marianne e Dieter Heesch di Wiesbaden, i primi clienti Touropa; il dottor Manlio Borruso di Milano, persona colta ed elegante; il conte Fabrizio del Bono di Parma, single inseparabile dalla sua splendida auto d’epoca; le sorelle Mariuccia e Delia Dell’Antonia, con un’avviata tipografia a Fiera di Primiero; Ugo Quintavalle, l’amico romano; i conti Silvana e Bonifacio Cavazzocca, anch’essi di Roma; l’indimenticabile Gino Bramieri di Milano; Gisella Legora di Novara, con la figlia Federica; la campionessa di pattini a rotelle Franca Rio; Anna e Alberto Rivolta di Milano; Mimì e Simon Wenglenski, parigini, che si ritrovavano ogni anno al Dory con gli amici Sheridan di Londra e Loeffeler di Colonia; l’indimenticato amico Emilio Colombo di Milano; Adele a Pietro Rimoldi di Lecco; la famiglia Fratton di Verona; il dottor Bernard Bienhuels di Gottingen con i figli Volker e Barbel, che ogni anno pretendevano il solito parcheggio per la loro

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lussuosa auto e che smontavano la tradizionale stella mercedes posta sul cofano diffidando dell’onestà degli italiani; Bob Leone, americano di New York e studente a Bologna che è partito senza pagare il conto; il dottor Walter Doerr e la moglie Hilde, tedeschi di Giessen e amici da una vita; il calciatore del Modena Francesco Aguzzoli con la moglie Marta; l’ingegnere Mantovani di Mantova, con la moglie Nerina e il figlio Enzo; Margot e Alfred Spiess di Amburgo; Dina D’Alena di Santa Maria Capua a Vetere che ha seguito le orme dei genitori diventando insegnante; Mariangela e Guido Colombo di Lecco; Anna e Paolo Taddei di Perugia, che tutti gli anni spediscono al Dory le specialità della cittadina umbra; Luigi Gigli di Sesto Fiorentino, che ha conosciuto in albergo la propria moglie dopo che Vera li ha sistemati vicini di tavolo; Rina e Claudio Cucconi di Carpi, con la bellissima figlia Milena; Lia e Pucci Ghisoli di Domodossola, diventati molto amici in seguito all’infortunio della zia; il re del gadget Corrado Magnani di Carpi con la moglie Luisa; Marisa e Orfeo Bortolotti di Modena, lei farmacista di Lama Mocogno e lui valido geometra dell’ANAS; gli avvocati Amisano di Alessandria; il collega della Saint Gobain Ruggero Mascia con la moglie Mariella; la misteriosa single Neves Bondi di Forlì; l’intraprendente chimico della Montedison Bruno Vigoni con la moglie Piera; Manfred e Ursula Wolterbeck di St. Augustin Bonn, che hanno ospitato Stefano per l’apprendimento della lingua tedesca; Adriana Gebellin, Milena Marasini e Giuliana Donati, le tre “fanciulle” di Trento e Modena al mare con Ferruccio Chilloni; la sempre fascinosa Augusta Pigni di Busto Arsizio, estetista di lusso; Riccarda De Biasi di Verona; Magda Righi di Bologna, bionda mozzafiato; Ilva Gori Barelli, con la figlia Rossella di Arezzo; Eugen e Irene Schum di Monaco con i figli Bernhard e Irmgard; il conosciuto chef Camille Tilman di Liegi, che ha iscritto Francesco al “Club 33” dei cuochi belgi come membro onorario; Miriam Ferretti di Bologna con il figlio Luca, diventato campione del mondo di off-shore; il ristoratore amico Nando Vavassori di Sesto Calende; la veronese Ombretta Principe del Turco con le sue bellissime figlie;


il dottor Gastone Benatti di Cavazzo Modena, medico di grande valore in psicosomatologia; gli anconetani Gilberto Cori, Alberto Dubbini e Gigi Micucci, premiati dongiovanni della costa adriatica; l’estroso visagista bolognese Virgilio Vinciguerra con l’amico e collega Ugo Ghirardi; gli olandesi Jan e Jobs Kannegieter con le belle figliole Joyce e Nicole; il dirigente di banca francese Pierre Gino con la moglie Francoise, che hanno ospitato Roberta per l’apprendimento della lingua francese; Madame Marcelle Griffon col marito Gérard e con il cane campione Manix che ogni anno inviava i fiori a Vera; l’affarista Manfred Schuler di Monaco, alto e possente; l’anziano studioso, poeta e galante Ludwig Barta di Colonia; l’importante assicuratore nazionale Ugo Andreini di Milano con la moglie Marisa; Gisela Bossers di Krefeld che ha ospitato Annamaria per l’apprendimento della lingua tedesca; gli amici Emilia e Corrado Frigerio di Mandello del Lario, che arrivano al Dory due volte l’anno; Giuseppe Cremonini di Castelvetro di Modena che ha creato l’impero della carne in Italia; le allegre sorelle Mara e Carla Casolari di Scandiano, grandi animatrici delle serate riccionesi; Giacomo e Maria Pia Ciavatta, genitori di Giorgia che ha vinto tre edizioni del Festival della Canzone di Vecciano; i signori Balkhaus, tedeschi di Giessen; lo scapolo Roberto Balzarini di Monza, che ha percorso Milano-Riccione in un’ora e mezza a bordo della sua Porsche; il mobiliere Maurizio Cappellini e famiglia, lui arrivava sempre in moto mentre la moglie in macchina con i figli; Ursula Drenckberg di Amburgo; lo scultore Anton Fruhen che ha inciso su rame un quadro raffigurante l’Hotel Dory; la famosa ballerina di teatro Gisela Schmidt, tedesca con la paura di essere derubata; Domenico Scuncio che vive e lavora in Germania, sposato con la tedesca Monica, e che tutti gli anni acquista a Riccione le scarpe da lavoro; i signori Fred e Liselotte Gortz, conosciuti come “la più bella coppia del Dory”; Mariangela e Roberto Rampi di Desio;

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la contessa Maria Caputo di Milano; il re della gastronomia Luigi Scarsella con la moglie Maria; la milanese Giulia Sutter, compagna di colonia di Stefano, Silvia e Roberta; Mario e Lucia Bevini, con una grande acetaia in provincia di Modena; Maria Pia e Giuseppe Lazzaro; il dottor Lo Cigno, Procuratore Capo della Repubblica per la regione Emilia Romagna; il grande skipper giornalista Riccardo Taddei; l’affezionato Eros Acquistapace di Sondrio; il re delle granite Demetrio Cortese con la moglie Angela e la gatta; la signora Maria Bianchi di Milano, che il primo anno si è presentata al Dory con un’Alfa Romeo coupè; Gina e Michele Afiero di Isernia, due insegnanti dolci e dal cuore d’oro; Danilo Camuni, amico d’infanzia e persona di grande cultura; i coniugi Claudine e Joseph Akoun, francesi; Anna Galeri di Brescia, con il simpaticissimo marito Aldo; il professor Virgilio Bussani, insegnante di Perugia; gli amici Marco Cappelli e Paolo Santagata; i coniugi Suzanne e Raymond Marigne con il figlio Fabien; lo chef Tiberio Picorelli, romano, con la bellissima moscovita Irina; Amalia ed Emilio Sita di Verona; Anna e Mario Sparaco di Arezzo; Giuseppe Tettamanti di Como, dedito al suo orto; Bernd e Bernadette Unting, tedeschi di Achern; Mauro Macrina di Sondrio; Debora Maestri di Milano; Emilio e Giovanna Adorante di Milano; Luciano Cerutti di Milano, amico di Martino Cerini; Frank Ahnefeld, tedesco di Ulm; Mario e Rita Melchiori di Castelnuovo del Garda; Gustavo Barnabà di Imola; Renzo Ballista di Mantova; Manfred Bliese, tedesco di Neuss; il dottor Augusto Bellini di Bologna; Carlo e Isabella Moricciani di Pienza con il figlio Niccolò; Giovanni Palladino di Napoli; Mauro e Silvia Pellizzari di Ferrara; Helmut e Annette Brinkmann, tedeschi di Dortmund; Mario Quagliotti di Reggio Emilia; i comaschi Gianni e Mirella Bernardi; Andrea Principe di Langhirano; Bruno Petrone di Vicenza; Manlio Pilardi di Terni; Lauro Rossi di Viterbo; Dorothea Burgmer, tedesca di Wipperfurth; Luciano Cerea di Monza;


Titolo Attilio Buttà di Alessandria; Gianna Cherubini di Modena; Ciro Ruggiero di Varese; Fortunato Russo di Roma; Gianni Sbaraccani di Sant’Elpidio a mare; Massimo Scapinello di Cortina d’Ampezzo; Robert Lindemann, tedesco di Bochum; Gianni Regazzi di Bologna; Simone e Antonella Galeotto di Verona; Mauro Capellini di Parma; il dottor Irio Cimoli di Aulla; il bergamasco Giuseppe Tarantino; Mauro Bergomi di Milano; Willi Molle, tedesco di Nordlingen; Ernesto e Daniela Galigani di Lecco; Mario Cavigioli di Omegna; il bolognese Vittorio de Simoni; il milanese Roberto Alessandri; Claudia e Holger Gerd Muller di Rottemborg; Paola Bosoni Bonazzi di Clusone; Jacob Bos di Roma; Luise Heinz Frank, tedesca di Mannheim; Piergiorgio Giordano di Mondovì; Vincenzo Cerchia di Verona; Riccardo e Paola Taddei di Inverigo; Roberto Cerea di Milano; Silvana Nardi di Roma; Luigi Villa di Monza; Flavio Greggio di Padova; Hilde Heesch, tedesca di Essen; Massimo Turbini di Milano; Walter e Cinzia Cossu di Roma; Davide Repetto di Bosio; Marino Olivieri di Modena; Carla Zubani di Brescia; Luca Garbo di Cordenons; Monica Garlati di Pioltello; Fabio Giacchi di Assago; Gerta Herbert Kolvenbach, tedesco di Bad Munstereifel- Eichersc; Luca Casaroli di Roma; Giovanni Bettoni di Como; Walter e Marta Caselli di Milano; Tullio Tonin di Arzignano; il cremonese Diego Ghidini; Elisabetta e Silvano Rumini di Carate Brianza; Jurgen Schulz, tedesco di Bokholt-Hanredder; Agostino Longo di Trento, grande ciclista; Mauro Loro Piana di Biella; Cristiano De Rosa di Cusano Milanino; il professor Enzo Ciminelli di Roma, grande gourmet; Doriano Villotti di Bologna; Luca Dalla Torre di Bressanone; Salvatore Plano di Varese; Edoardo Ceriani di Sondrio; Enrico De Mori di Verona; Heidemarie Dieter Wagner, tedesca di Pulheim; Tiziana Cambiaghi di Milano; Giovanni e Giannina Malacrida sempre di Milano; Maria Wille, tedesca di Amburgo; Mauro e Rossella Paccamiccio di Recanati; Augusto Fabbri di Bologna; Giuseppina Fantoni Martinelli di Carpi; i trentini Patrizia e Donato Giordani; il bolzanese Aldo Irsara; Nicola Cerbone di Roma; Friedel ed Elke Mantel, tedeschi di Winterberg-Niedersfe; Maria e Gianfranco Cristi di Parma; Augusto Dal Zotto di Thiene; la milanese Cinzia Galante; Manuela e Achille D’Antoni di Brescia; Fiorenza e Benito Fiorineschi di Firenze;

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l’ingegnere Pasquale Florenzano di Milano; Danilo Lodi di Cento; Lutz e Claudia Walther, tedeschi di Sonthofen, Giuseppe D’Arcangelo di Pioltello; Natalina e Bruno Fedeli di Torino; Marco Maestri di Brescia; Elsa Martinalli di Sondrio; Nicola Sforza di Bologna; Franca Valle di Pavia; Gabriele Venturi di Bologna; Carlo Verza di Arzignano; Diego Zannotti di Jesi; Beat Krummenacher, svizzero di Sempach Stadt; Carlo Mazzoni di Modena; Alessia Molteni di Varese; Annamaria Moro di Cremona; il dottor Beniamino Palenzona di Tortona; Maria Teresa Pirovano di Lecco; Antonio Pungitore di Francavilla Angitola; Luca e Anna Rota di Bergamo; Roland Raguse; Mario Cavigidi; Kraus Wilhelm; Marco e Loredana Sornaga; Marga Braun; Vito Costa; Lena Zwicky, Carlo Chiaffi. E tra i ciclisti un pensiero speciale va a: Willy Dietrich, Dario Grotto, Walter Konlechner, Rudolf e Brigitte Lindenhofer, Augustin Mayer, Erwin Meier, Andreas Nitsch, Ingrid e Lothar Preß, Margrit e Werner Schällibaum, Guido Schweizer, Knut Stamer, Jan Westra, Monika e Peter Witte, Axel Barth, Peter Briggen, André Eijkelkamp, Florian Hettich, Jochen e Anke Ihle, Armin Isert, Hartmut e Petra Koch, Eduard Laubscher, Heinrich Leichenauer, Wilfried Lettow, Karl Lindenhofer, Gunter Löffl, Michael Manser, Georg Niggl, Roberto Piona, Urs Schwarzwälder, Enrico Ponti, Ralf Fichtner, Marco Nicolussi, Icaza Javier Orillac, Dominique Poty, Rudolf Thom, Len Kleen, Klaus Friedrich.


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La signora Enrichetta Golfieri Zambonelli. Mrs. Enrichetta Golfieri Zambonelli, from Bologna. La signora Anna Simoncini. Mrs. Anna Simoncini, from Reggio Emilia. La signora Francesca Golinelli con il figlio Gualtiero, che segue la carriera di papà. Mrs. Francesca Golinelli with her son Gualtiero: he follows his father’s career. Il dottor Walter Doerr e la moglie Hilde tedeschi, di Giessen. Doctor Walter Doerr and his wife Hilde, German from Giessen. I coniugi olandesi Jan e Jobs Kannegieter con le belle figliole Joyce e Nicole. Mr. and Mrs. Kannegieter with their beautiful daughters Joyce and Nicole. Il professor Ludwig Barta da Colonia. Professor Ludwig Barta from Koeln. Lia Ghisoli da Domodossola. Lia Ghisoli from Domodossola. I coniugi Emilia e Corrado Frigerio di Mandello del Lario, al Dory due volte l’anno. Mr. And Mrs. Frigerio from Mandello del Lario come to the Hotel Dory twice a year. I coniugi Rina e Claudio Cucconi. Mr and Mrs. Cucconi. La signora Bianchi. Mrs. Bianchi. Mario Bevini a Vecciano. Mario Bevini at Vecciano. Il dirigente di banca francese Pierre Gino e la moglie Francoise. Messieur Pierre et Madame Francoise Gino. La signora Miriam Ferretti di Bologna. Mrs. Miriam Ferretti from Bologna. Marco Pannella con Annamaria. The politician Marco Pannella with Annamaria. Il signor Demetrio Cortese. Mr. Demetrio Cortese. La famiglia Ciavatta con Stefano e Demetrio Cortese. The Ciavatta Family with Stefano and Mr. Demetrio Cortese. Stefano e Martino. Stefano with Martino, the upkeeper. Monica Amadori alla reception. The receptionist Monica Amadori. Beatrice, la governante con Rodolfo. The housekeeper Beatrice with Rodolfo. Lo staff dell’Hotel Dory. The Hotel Dory’s staff.


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Dediche all’Hotel Dory Villeggiante che a Riccione vai cercando una pensione,

E il suo viso par quello di una Madonna.

con i bagagli e con i figli non attendere consigli.

E c’è Rudi, col portafoglio elastico, che noi lasciavam sempre sul lastrico!

Non lasciarti abbacinare se tranquillo tu vuoi stare, anziché da millanta albergatori devi andare a Villa Dory! Sei trattato con i guanti fortunato tra i gitanti, fanno gara a gentilezze e lì le ferie son tra mille bellezze.

Chiederete voi perché al biliardo, quello, ahimè fosse tanto spendaccione: povero, era così broccolone! Però a parte quel difetto, era sì gentile e sì perfetto, è un ragazzo che lì per lì par creato dall’E.P.T.

La cucina, cosa a parte! ogni piatto è un’opera d’arte!

T’ho descritto, o villeggiante una famiglia tra le tante:

Una vera sensazione che divori in un boccone.

la famiglia Giuliodori, che non ce ne son di migliori!

Ed il merito di questo tripudio a zia Lisa lo devi tutto, lei con arte sopraffina la Regina è in cucina.

Vai tranquillo alla pensione, sotto i raggi del Solleone,

Sora Giulia, altra esponente sempre pronta e compiacente, di quel piccolo paradiso la signora è col sorriso. Cosa poi dire di Vera, della bellezza sua sincera, è la gentilezza fatta donna!

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che con tale compagnia i giorni se ne fuggiranno via. E al ritorno in città, torneranno ancora là, i pensieri traditori alla quieta Villa Dory! Luciano Grossi, 1958

Viva l’Hotel Dory! A Riccione per la vacanza arriviamo con speranza, già da Pasqua abbiamo chiamato e lo sconto è confermato! Giungiamo presto di mattino e troviamo subito Martino, borsa in spalla salgo, o issa, si presenta la Melissa! Nella sala trovi Enza che dispone con potenza, quindi Solideo gran cuoco Chef eccelso del suo fuoco. Sui vassoi tanta abbondanza da riempire tutta la panza. Se vuoi bere chiama Ciro che del bar è il gran emiro. Ecco che arriva anche Marco, che coi cocktails non è parco. Se son stanco salgo in stanza, l’han pulita con baldanza! Chi organizza dentro e fuori? Marco, Barbara e l’Amadori. Giù d’abbasso c’è Luciana con l’amica fida Viola. Ogni bimbo corre e vola e con loro si consola. Coi bicchieri e con i piatti senza mai diventare matti

trovi quattro a tutte l’ore Feirus, Giacomo, Florinda e col coltello Salvatore. E la bella brasilera col sorriso fino a sera. Alle cinque (quanto è carina) trovi Anna anche in piscina. Poi di notte, quando è scuro, dormi pure e stai sicuro. C’è Giampaolo all’ingresso ogni incendio lui fa fesso! Tutto questo noi cantori lo diciamo ai Giuliodori, grande stirpe di signori! Aldo Galeri, Carlo Verza, Flavio Greggio, Loredana Sornaga, 2003


Siamo approdate all’Hotel Dory in un giorno di Settembre del 2002, su indicazione e raccomandazione del signor Zanotto. Un po’ titubanti e spaesate io e mia figlia avevamo deciso di trascorrere qui la nostra settimana di vacanza, una settimana da sole, lontano da casa, per tentare di scappare dalle sofferenze e dalle paure che Beatrice aveva avuto a seguito di una grave malattia. Le sue condizioni fisiche erano abbastanza buone, ma psicologicamente io ero a terra perchè mangiava pochissimo, quasi niente, camminava per 20 metri e si doveva fermare per riprendere fiato. I primi giorni abbiamo avuto la sensazione di essere delle intruse non essendo abituate allo sfarzo del bellissimo Hotel Dory, che si presentava così signorile ed elegante.. ma pian piano ci siamo lasciate andare, ci siamo rilassate, vista la cortesia e la gentilezza dei titolari, del simpaticissimo Ciro e di tutto il personale, la buona cucina, la confortevole camera e i simpatici ospiti, e ci siamo abituate presto, anzi devo dire che da subito ci siamo sentite molto coccolate e viziate. Quando ce ne siamo accorte la settimana era già finita, ma in soli sei giorni mia figlia aveva ricominciato la sua salita verso la vita normale, e aveva ripreso a mangiare (come resistere ai favolosi piatti dell’Hotel Dory?), e riusciva a fare lunghe passeggiate senza più fatica. Ora quando andiamo in qualche ristorante, qui nella provincia di Treviso, immancabilmente ci guardiamo intorno e, dopo aver assaggiato il primo boccone, ci guardiamo e ci diciamo: “Buono ma..non è mica il Dory!” Grazie per tutti i sorrisi che ci avete regalato! (Lorella Furlan, Beatrice Borsato, 2002)


“Come saranno le prossime primavere?� What about next springs?

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“Non preoccuparti, nonno. Ci pensiamo noi alle margherite!” Don’t worry, grandad. We will look after the daisies!


Indice Prefazione Francesco Giulia 1951: ha inizio l’avventura Un insegnante speciale 1954: apre la pensione Villa Dory Zia Lisa A Bellagio con Gianfranco Bigi Rodolfo sposa Vera Riccione night and day Vera diventa mamma 1959: nasce l’Hotel Dory Le segretarie 1966: l’Hotel Dory raddoppia Sapore di sale, sapore di mare Ferruccio: il primo biker Mario dagli occhi blu Rodolfo in Associazione Alberghiera I magnifici quattro Bagni Battarra Mario: il mago dei toast Le serate a Vecciano Martino canta “Firenze sogna” 1989: un anno da dimenticare 1993: la svolta Un hotel per cicloturisti Gli amici della Nove Colli Vacanze per tutti Complimenti! Le nuove generazioni Ci piace ricordare Dediche all’Hotel Dory Chi penserà alle margherite?

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Impaginazione e grafica: INTO.IT Stampa: Tipografia LITHOS Finito di stampare nel mese di giugno 2004

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La storia dell'Hotel Dory  
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