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1.2013

atlante dei corsi di progettazione architettonica

atlante dei corsi di progettazione architettonica 1.2013 firenze architettura

ISSN 1826-0772

architettura firenze

firenze

DIDA

DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA

Periodico semestrale Anno XVII n.1 Euro 7 Spedizione in abbonamento postale 70% Firenze

mendrisio


DIDA

DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA

architettura firenze

Periodico semestrale* del Dipartimento di Architettura - DIDA via della Mattonaia, 14 - 50121 Firenze - tel. 055/2055367 fax. 055/2055399 Anno XVII n. 1 - 1° semestre 2013 Autorizzazione del Tribunale di Firenze n. 4725 del 25.09.1997 ISSN 1826-0772 ISSN 2035-4444 on line Direttore - Maria Grazia Eccheli Direttore responsabile - Ulisse Tramonti Comitato scientifico - Maria Teresa Bartoli, Giancarlo Cataldi, Loris Macci, Adolfo Natalini, Ulisse Tramonti, Paolo Zermani Redazione - Fabrizio Arrigoni, Valerio Barberis, Fabio Capanni, Francesco Collotti, Fabio Fabbrizzi, Francesca Mugnai, Alessandro Merlo, Andrea Volpe, Claudio Zanirato Questo numero a cura di: Michelangelo Pivetta, Corso di Laurea Magistrale - Fabio Fabbrizzi, Corso di Laurea in Scienze dell’Architettura Alberto Pireddu, Accademia di Architettura di Mendrisio Info-grafica e Dtp - Massimo Battista Segretaria di redazione e amministrazione - Grazia Poli e-mail: firenzearchitettura@gmail.com Proprietà Università degli Studi di Firenze Progetto Grafico e Realizzazione - Massimo Battista - Centro di Editoria del Dipartimento di Architettura - DIDA Fotolito Saffe, Calenzano (FI) Finito di stampare giugno 2013 *consultabile su Internet http://www.progarch.unifi.it/CMpro-v-p-34.html


During a certain season in Texas, at dusk, some tree trunks seem to be phosphorescent... they give off a dull, blazing light. Upon close scrutiny it is found that the trunk of the tree is completely covered with discarded shells that were the outer body of certain insects. The startling fact is that the shell is intact, the form is exactly as it was when its original inhabitant was inside, with one difference. The inside has left, leaving the outer form, which looks like an x-ray, producing the luminous effect. Suddenly we hear a chorus of sound coming from the dark leaves above. It is the sound of the insects hidden in the tree in their new metaphysical form. What is strange about the phenomenon is that we can see the insects' shell forms clinging to the tree, empty shells, a form that life has abandoned. While we fix our eyes on these apparitions, we hear the sound of the insect in its new form hidden in the trees. We can hear it but we cannot see it. In a way, the sound we hear is a soul sound. John Hejduk


architettura firenze

1.2013

Firenze Corso di Laurea Magistrale in Architettura

Dove Architettura è Fabio Capanni

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I anno

Elisabetta Agostini - La stanza all’esterno

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Mauro Alpini

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Riccardo Butini - Architetture nel parco

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Fabio Fabbrizzi - Progetti d’interpretazione

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Stefano Lambardi

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Alberto Manfredini

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Michelangelo Pivetta - Architettura di Strada

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Andrea Ricci

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Fabio Capanni

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Francesco Collotti - bossi ligustri o acanti?

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Andrea I. Volpe - In prossimità dell’acquedotto

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Alberto Baratelli - Città in trasformazione

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Maria Grazia Eccheli - Il “locale” della musica_L’Aquila, the day after tomorrow

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Fabrizio Rossi Prodi

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Paolo Zermani - Una biblioteca nella Piana fiorentina

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Fabrizio Arrigoni - Sintesi

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Alberto Baratelli - Nuove dinamiche urbane

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Maria Grazia Eccheli - L’ambiguità semantica di “cappella”_L’Aquila, the day after tomorrow

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Firenze Corso di Laurea in Scienze dell’Architettura 3 + 2

Della centralizzazione del progetto Flaviano Maria Lorusso

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I anno

Alessandra Abbondanza - Progetto e didattica: un laboratorio di ricerca

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Serafina Amoroso - Il progetto di una casa (...e qualcosa di più)

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Valerio Barberis - Aprire

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Giovanni Bartolozzi

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Alberto Breschi - Residenza unifamiliare con galleria espositiva a Firenze

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Maria Grazia Eccheli - Abitare l’emergenza_L’Aquila, the day after tomorrow

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Laura Andreini - Vivere l’Arno: il ponte nuovo

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Paolo Di Nardo - Riqualificazione dell’area fronte mare dell’Ex Municipio di Castiglione della Pescaia

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Giovanni Polazzi

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Fabio Forconi - Firenze Modexpo MMXX

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Dario Biondo, Claudio De Filippi - Firenze Modexpo MMXX

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Marino Moretti - Firenze Modexpo MMXX

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Fabio Fabbrizzi - Imparare insegnando

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Stefano Lambardi

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Claudio Zanirato - SMART CITIES Ricreare la città

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Alberto Breschi

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Antonio Capestro - Il parco e la città progetto della linea tranviaria 4 a Firenze

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Antonio D’Auria - Esplorare la città

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Giacomo Pirazzoli - Three Exercises and Several Partnerships - Towards a Flip-Teaching Job

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Flaviano Maria Lorusso - Innov_Azione Urbana

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Ulisse Tramonti

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Il suono dell’anima - La disciplina dell’architettura Alberto Pireddu

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Mendrisio Accademia di Architettura

Percorso formativo degli Atelier di Progettazione all’Accademia di Architettura di Mendrisio Gabriele Cappellato

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I anno

Atelier Gabriele Cappellato - Introduzione al progetto architettonico

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III - IV - V anno

Atelier Francesco Venezia - Napoli Sperlonga

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Diploma

Atelier Manuel e Francisco Aires Mateus - Edifici sul lago di Varese

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Atelier Mario Botta - Varese Londra Lisbona

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II anno

III anno

IV anno

V anno

II anno

III anno

I anno + 2

II anno + 2


Dove Architettura è Fabio Capanni

L’Atlante dei Laboratori di Progettazione architettonica è diventato negli ultimi anni una piacevole consuetudine. Curato e ben impaginato dalla redazione di Firenze Architettura, l’Atlante si è oramai consolidato come strumento utile, quanto efficace, per distendere lo sguardo sul lavoro degli studenti del Dipartimento di Architettura di Firenze e fare il punto sul suo stato di salute. Osservando la sequenza dei progetti sviluppati nell’ambito dei laboratori del Corso di Laurea Quinquennale a ciclo unico è confortante constatare che, a dispetto dell’impoverimento delle risorse attualmente destinate alle università italiane, la qualità dell’insegnamento e dei risultati, a Firenze, è in decisa controtendenza. E gli esiti possono apparire ancor più sorprendenti se si fa riferimento a quella perdita di centro che da alcuni anni sembra affliggere la nostra disciplina, travolta e inquinata da una frenesia di immagini vacue e volgari destinate a trascinare l’architettura nella vertigine dell’assenza di significato. A Firenze però, nell’ambito del Corso di Laurea Quinquennale a ciclo unico, da anni si svolge una battaglia di retroguardia, una sorta di resistenza, che sembra adesso emergere come unica speranza di redenzione. Qui l’architettura è ancora uno scrigno dove custodire il senso delle cose e coltivarne l’anima segreta.

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Fatta dagli uomini. Per gli uomini. Nata dai luoghi. Per i luoghi. I progetti qui presentati rivelano con estrema forza la profondità del pensiero che li ha generati. È riduttivo, in questo caso, parlare di immagini. Osservando la sequenza di mondi e di spazi immaginati dagli studenti è senz’altro possibile rintracciare il percorso di una scuola che con lungimiranza, per tempo, ha tracciato una traiettoria di lungo respiro e, gettando il cuore oltre l’ostacolo, punta dritta verso un approdo sicuro, dove Architettura è. Adesso questo prezioso patrimonio non deve essere disperso. È semmai auspicabile che possa essere messo al centro di un nuovo percorso che preveda, pur nella riorganizzazione delle risorse disponibili, la salvaguardia del Corso di Laurea Quinquennale, corroborato e fortificato dalle migliori esperienze sviluppate negli ultimi anni nell’ambito del Dipartimento di Architettura di Firenze.


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irenze

Corso di Laurea Magistrale in Architettura

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Elisabetta Agostini

La stanza all’esterno

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 1 A.A. 2011-2012

Collaboratore Emiliana Carbini

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Due voci, una relazione. Un interno, la stanza, che poggia sul paesaggio, l’altra voce che ne appresta le pareti. Nella terrazza della dimora temporanea che Rilke abiterà per qualche mese quanto premesso si avvera. Dinanzi ed intorno ad essa pende il paesaggio ampio1 per esserne “parete”. Nella forma di una preghiera Michelucci, ormai centenario, desidera pensare la città2: due individui, la città ed il paesaggio, si avvicinano in un ringraziamento, o in una supplica. Ancora due voci, quella di chi pronuncia la preghiera, e quella di chi, in silenzio, la ascolta. La stanza all’esterno

è lo spazio da cui poter replicare la preghiera: parte individua e pertanto sacra, assume identità nell’esprimere questo anelito. Il paesaggio sostanzia l’architettura della stanza all’esterno. Nel Giardino delle Rose sulle pendici fiorentine, esercitato il tempo di attesa necessario per avvertire sia il luogo fisico che mentale, alla stanza, verrà attribuito il modo proprio di in-sistere nelle pieghe delle colline fiorentine. Di questo rapporto potrà essere parte anche il cielo. Il lavoro illustrato nelle riprese dei modelli alle diverse scale di progetto, depone la tesi di un tracciato che con lentezza, e in


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una successione di sequenze spaziali, reitera in innumerevoli possibili sguardi il carattere della stanza. “Sii la misura, sii il mistero”,3 chiede Ungaretti a Dio perché si manifesti. Una preghiera dal piccolo Giardino delle Rose si apre alla dimensione quasi inattesa e certamente ancora straordinaria del paesaggio, e con senso di sacralità conforma uno spazio attribuendo peso ed ordine. Soltanto allora sarà possibile soffermarsi, volgere lo sguardo, ed infine pregare. “E affinché l’opera d’arte significhi creare un’immagine della vita profonda che va oltre il quotidiano e farne esperienza

fino in fondo, in ogni tempo, è necessario accordare le due voci, quella di un’ora particolare e quella presente in una comunità di persone al suo interno, e porle in giusta relazione”.4

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Il giovane Rilke annota dalla terrazza della Pension Benoit di Lungarno Serristori: “(…) una casa di cui mi appartiene il tetto piano, sia nella parte coperta che in quella aperta sul cielo”. Cfr Rilke R. M., Florenzer Tagebuch, Milano 1998. 2 Michelucci G., Se io campassi altri novantanove anni in Dove si incontrano gli angeli, Firenze 2002. 3 Ungaretti G., La Preghiera, 1928, in Vita di un uomo, Milano 1969. 4 Rilke R. M, Appunti sulla melodia delle cose, Firenze 2006, pag. 33.

1 Luigi Garibbo Vista da Monte alle Croci, 1833 2-3-4 A. Guidotti, F. Falasca Modello scala 1:500 e modello scala 1:200

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Mauro Alpini

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 1 A.A. 2010-2011

Collaboratore Nicola Di Gesu

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L’edificio biblioteca deve rendere una sorta di “locus amoenus” dove leggere e riposarsi, dove stare in pace con l’anima e, se stessi, creando così un contatto tra terra e cielo. Se l’uomo ha ancora bisogno di ricordare e di riflettere raccogliendosi su se stesso, se la sua esperienza non si consuma nella distrazione, come dice Walter Benjamin, allora nella pluralità delle sue manifestazioni la letteratura ha ancora un compito da assolvere, quello di non far dimenticare se stessi, il riconoscimento del nostro essere sempre in cammino alla ricerca di un senso, di una

figura ove anche il disordine si trasformi in presagio di ordine. La pittura, può aiutarci a capire questo ragionamento, in particolare con il dipinto San Girolamo nello studio di Antonello da Messina dove è rappresentato il santo in silenzio, in contemplazione, accerchiato dai libri e dalle finestre che inquadrano il paesaggio e il cielo. Nella biblioteca, quindi, dovrà trionfare il “Silenzio”, bisognerà prima crearlo e poi praticarlo e - magari - mantenerlo. L’esperienza della lettura per sé, è nata con Sant’Ambrogio e proclamata da Agostino. A tal proposito H. Bloom nel suo La


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saggezza dei libri afferma: “[...] noi rimaniamo sempre figli di Agostino, che è stato il primo a insegnarci che i libri, da soli, nutrono il pensiero, la memoria, e la loro fitta rete di interazioni nella vita della nostra mente. La sola lettura non basterà a salvarci o a renderci saggi, ma senza di essa veniamo a cadere in quella forma di vita nella-morte che è l’odierno abbattimento del livello culturale, …”. Alberto Manguel definisce in maniera esemplare il desiderio dell’uomo dell’edificio- biblioteca, nel suo La biblioteca di notte, quando afferma: “Sogniamo una biblioteca della letteratura creata da tutti

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e appartenente a nessuno, una biblioteca che sia immortale e che porterà misteriosamente ordine nell’universo, eppure sappiamo che ogni scelta ordinata, ogni regno catalogato dell’immaginazione, istituisce una gerarchia tirannica di esclusione. Ogni biblioteca tende a escludere, perché la sua selezione, per quanto vasta, chiude fuori dalle proprie mura scaffali infiniti di scritti che, per ragioni di gusto, conoscenza, spazio e tempo, non è stato possibile includere. Ogni biblioteca evoca il suo fantasma oscuro; ogni ordinamento porta con sé, nella sua ombra, una biblioteca di assenze”.

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1-2 Alexander Palagano, Progetto di una Biblioteca ad Arezzo 3 San Girolamo nello studio, Antonello da Messina, 1474 - 75 4 Nil Kokulu, Progetto di una Biblioteca ad Arezzo 5 Pantheon, Roma, 115 -127 6 Chiesa Santissima Trinità, Arezzo, 1348 7 Palazzo Strozzi, Firenze, 1489

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Riccardo Butini

Architetture nel parco

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 1 A.A. 2010-2012

Collaboratori Gabriele Bartocci, Giulio Basili, Lisa Carotti, Fiorentino De Martino

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“Dapprima dobbiamo loro spiegare che non hanno di fronte un docente che pone delle domande di cui conosce le risposte. Fare architettura significa porre delle domande a se stessi; significa avvicinare, accerchiare, trovare la propria risposta con l’aiuto del docente. E sempre di nuovo”.1 Le parole usate da Peter Zumthor nel saggio Insegnare l’architettura, imparare l’architettura, qui scelte come premessa al testo che descrive l’attività del corso, sono utili per riflettere sul ruolo del docente di progettazione e del rapporto che questo dovrebbe instaurare con i propri studenti.

Il principale obiettivo del laboratorio è quello di fornire allo studente la conoscenza dei fondamenti della disciplina compositiva e di stimolarne un atteggiamento critico, affinché il progetto sia inteso come percorso di ricerca volto a risolvere il delicato rapporto tra le parti che costituiscono l’organismo architettonico e il dialogo che questo dovrebbe stabilire con il contesto. Il tema di progetto dell’esercitazione finale, relativamente agli anni accademici presi in esame, era un piccolo Centro per la Cultura all’interno del Parco dell’Albereta a Firenze. L’area


d’intervento, situata sulla riva dell’Arno, è compresa in una zona ‘limite’, non lontana dal centro storico, dove il tessuto urbano comincia a sfaldarsi, perdendo ordine e compattezza. Qui la città è prossima ai suoi confini naturali, la valle si chiude e lascia spazio alle colline che precedono l’Appennino. Poco oltre, gli ultimi segni della città si confondono con quelli superstiti della campagna fiorentina. Il risultato finale propone una serie di architetture nel parco pensate come frammenti ricomposti di città, declinazioni tipologiche di fabbriche fiorentine

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o provocatori fuori scala alla ricerca di selezionate relazioni visuali con i principali elementi del paesaggio urbano e naturale, o di una continuità spaziale, più o meno filtrata, con l’intorno.

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Peter Zumthor, Insegnare l’architettura, imparare l’architettura, in Pensare architettura, 2003

1-2-3-4 Emanuele Tucci Spazi per la cultura nel parco dell’Anconella, A.A 2010-2011 5-6-7-8 Viola Cavicchioli, Chiara Rafanelli, Spazi per la cultura nel parco dell’Anconella, A.A 2011-2012

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Fabio Fabbrizzi

Progetti d’interpretazione

Nord

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A'

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PROSPETTO NORD-EST

SEZIONE A-A'

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2 FEDERICA RICCHIUTO

Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 2 A.A. 2009-2012

Collaboratori Daniele Nocentini, Maurizio Bosa, Leonardo Brilli, Filippo Cambi

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Tema centrale del Laboratorio è il trasferimento della consapevolezza che ogni luogo è portatore nella propria unicità, di una sedimentazione che nel tempo ne ha costruito l’immagine ma anche l’essenza, per cui progettare significa prima di ogni altra cosa, cercare di interpretarne i valori che lo caratterizzano. Interpretare il luogo attraverso l’architettura significa dunque, riproporre il senso di questa sedimentazione, modificando nella continuità, i temi e i principi che la formano. Per questo si lavora sull’importanza della modificazione, cercando di trasferire, al di là di ogni visione personalistica,

una generale caratteristica di impercettibilità, intendendola quasi come una deroga ad un principio piuttosto che la rottura di una consuetudine. Va da se che questo approccio interpretativo è anche un fenomeno dialettico, la cui riuscita si misura nella capacità di innescare evoluzione, ovvero nella capacità di determinare un nuovo assetto alla narrazione e al suo senso originario. In fondo il progetto è questo: ovvero narrare una storia e questa storia è tanto più comprensibile se si impiegano parole che appartengono alla specificità del contesto. Per questo, in ogni luogo denso di memorie -come in questo


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caso il centro storico di Signa- quello che al massimo si può fare è raccontare una storia che cerca di narrare cose nuove con le stesse parole di sempre. Poi ovvio, ogni lingua è anche contaminazione, quindi la parola -la nuova parola- è capace di aggiungere nuove sfumature, rendendo vivo e flessibile ciò che altrimenti sarebbe solo codice e riferimento. In altre parole, un progetto di interpretazione dovrebbe, oltre a tenere insieme il bilico prezioso tra la regola e la sua infrazione, essere capace all’interno di una necessaria mutazione, di garantire la riproposizione del senso originario,

letto come l’interazione tra la forma del contenuto e la forma dell’espressione. Un lavorare in punta di piedi appare quindi la tonalità di riferimento del Laboratorio, capace attraverso itinerari progettuali come quelli espressi in questi esempi di co-housing, di un agire ma anche contemporaneamente di un far sparire la mano. Un agire, che pur se innescato dalla sensibilità personale di ogni allievo architetto, garantisce i margini di quella necessaria dimensione scientifica che il progetto deve contenere, allontanando ogni interpretazione dal rischio della sola dimensione autobiografica.

1 Lapo Saladini Intervento integrato di Co-Housing nel centro storico di Signa, Firenze 2 Federica Ricchiuto Intervento integrato di Co-Housing nel centro storico di Signa, Firenze 3 Enrico Talli Intervento integrato di Co-Housing nel centro storico di Signa, Firenze 4 Tommaso Semprucci Intervento integrato di Co-Housing nel centro storico di Signa, Firenze

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Stefano Lambardi

Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 2 A.A. 2011-2012

Collaboratori Giulia Andreotti, Simone Barbi, Eleonora Benedettii, Micol Biagioni, Nicola Bondi, Marianna Coglievina

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Non sei forse tu, finestra, la nostra geometria, forma così semplice che senza sforzo circoscrivi la nostra vita immensa? Rainer Maria Rilke

Dall’inizio della storia della filosofia, a partire dalla Grecia, l’uomo osserva il mondo sensibile e ne razionalizza il senso attraverso il “numero”, la “geometria”. I primi ragionamenti sono improntati sulla spiegazione della realtà attraverso i principi della matematica, del resto attraverso il numero si giunge alla proporzione e da questa all’armonia. Il numero quindi è un elemento sicuro,

certo, che concorre in maniera fondamentale alla spiegazione razionale del mondo, al di là di qualsivoglia valutazione soggettiva. Su questo presupposto si fonda il pensiero razionale occidentale, dal periodo classico a quello rinascimentale, che riconosce nel numero lo strumento di conoscenza della verità. Le espressioni artistiche di questo periodo, la pittura, la scultura e l’architettura, ricercano una relazione certa tra l’opera, rappresentazione del vero, e la verità che in essa si manifesta. La “misura” e il numero rendono quin-


di la proporzione e l’armonia gli unici strumenti a disposizione del progettista di Architettura all’interno del pensiero razionale moderno e contemporaneo. Da queste riflessioni è nata l’esperienza didattica, che ha cercato di proporre questi strumenti come approccio al progetto, lavorando sulla ricerca paziente di un “numero” che “salvi” l’opera. Il numero, la proporzione, l’armonia, intrecciate alla tradizione, nella sua accezione più profonda, hanno fondato l’intera esperienza progettuale didattica. Non quantità o funzioni da soddisfare ma delle “giuste misure”

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dentro le quali l’opera si armonizza con il contesto-città,rendendosi parte attiva del paesaggio.

Museo dell’Umanesimo a Pienza 1-2-3-4 Martina Dal Savio, Anna Dell’Amico 5-6-7-8 Melissa Baldeschi, Eugenia Bordini

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Alberto Manfredini

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 2 A.A. 2011-2012

Collaboratore Sara Romano

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È noto come l’architettura “autentica” sia da sempre distante dal fenomeno della “moda”. Degli innumerevoli esempi che si potrebbero elencare ci piace citare quello dell’architettura sostenibile. Da oltre un trentennio nel resto d’Europa e da oltre un ventennio nel nostro paese si approfondiscono i temi dell’architettura bioclimatica. Nell’ultimo periodo tali tematiche sono vissute in maniera esasperata sotto l’accelerazione impressa dall’evoluzione normativa. Le nuove sensibilità, il proliferare e il moltiplicarsi dei gruppi ambientalisti hanno finito per determinare, tra le tante

“mode” oggi a disposizione per il progetto d’architettura, anche quella della cosiddetta bioclimatica, come che le architetture dei periodi precedenti non fossero sostenibili, dimenticando gli studi al riguardo a opera del razionalismo italiano ed europeo ma soprattutto ignorando che alla base dell’architettura bioclimatica vi siano attenzioni progettuali tipiche di ogni buon progettista in ogni momento storico. Ne parlava Vitruvio quando si soffermava sull’ottimale orientamento delle zone funzionali che caratterizzano i tipi edilizi; e ne trattava Palladio nei suoi libri.


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Ma soprattutto se ne è sempre occupato il progettista responsabile e consapevole, ben al di là e oltre ciò che la moda e le normative al riguardo vorrebbero imporre. L’architettura “autentica” ha quindi costantemente operato lontano dalle “mode”, e conseguentemente lontano dai problemi di “stile”, allo scopo di perseguire prima di tutto quella durabilità che è l’unica “estetica” che il nostro tempo si può permettere. Durabilità che molto semplicemente significa durata da un punto di vista costruttivo, cioè capacità del manufatto di saper “invecchiare bene” con pochi

e semplici interventi di manutenzione. Ma soprattutto durata dal punto di vista culturale, quale necessità di porsi nel tempo e oltre il tempo per evitare le periodiche oscillazioni del gusto così come i corsi e i ricorsi della “moda”.

Residenze per Artisti a San Lorenzo a Greve Simone Fontana, Jorge Andres Flores Centeno 1 Planimetria 2-3-5 Vedute a volo d’ uccello 4 La piazza centrale con i laboratori e le salette espositive 6 Le residenze dal percorso pedonale principale 7 Le residenze dal percorso pedonale lungo l’argine della Greve

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Michelangelo Pivetta

Architettura di Strada Xenodochio contemporaneo a Montelungo

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 2 A.A. 2011-2012

Collaboratori Luca Barontini, Alessio Bonvini, Stefano Buonavoglia, Eleonora Cecconi

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“Esistono cammini senza viaggiatori. Ma vi sono ancor più viaggiatori che non hanno i loro sentieri.” G. Flaubert

Tra i pendii boscosi a nord di Pontremoli, in prossimità del Monte Bardone e della Cisa che da sempre sono una delle porte tra le stanze d’Italia, si ergono le rovine di un antico edificio. Muri di pietra, fatti di massi ordinatamente accumulati, testimoniano una lontana presenza umana. Ciò che era un luogo di salvezza e ristoro oggi è memoria dell’antico percorso che dalla lontanissima Canterbury conduceva al Mediterraneo attraverso quelle terre d’Europa che ancora non sapevano avere vocazione

d’unità. Le strade di oggi percorrono gli stessi tracciati della Via Francigena, ma di essa assumono solo l’insinuarsi nel territorio, il tempo ha un’altra definizione, la velocità è fondamentale e quindi lo spazio, da essa curvato, appare essere del tutto secondario se non inesistente. Per chi crede che questo rapporto tra uomo e spazio in qualche modo debba essere laicamente ripristinato, ricondurre l’Architettura sui luoghi del proprio passato, anche i più remoti come le rovine dello xenodochio di Montelungo, può essere interessante occasione di ricerca. La proposta di un contemporaneo xeno-


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dochio sul percorso della Via vuole essere un’operazione duplice. Verificare la possibilità dell’Architettura di svolgere i compiti che le antiche rovine erano chiamate ad assolvere: sosta, accoglienza temporanea, cura e ristoro. In secondo luogo, poter predisporre una composizione in grado di sostenere le indicazioni di un luogo storicamente e naturalisticamente straordinario. Ogni proposta fa proprio il tentativo di rispondere ad una Natura sovrastante e allo presenza delle rovine, la loro geometrica presa di posizione contestuale, considerata come lessico atavico fatto di dittonghi geometrici ed esigui, diviene per

noi vocaboli fondamentali come misura, scala e orientamento. L’Architettura dello xenodochio sarà un’Architettura di Strada, dissacrante le convenzioni dell’edulcorato mondo a la page che ci circonda. Nella riscoperta delle segrete fonti termali individua quello scatto di speculare diversità rispetto al proprio antenato. Esperienza spirituale, linguaggio di raccoglimento e ri-posizionamento nella contro-cultura del downshifting. Tutto ciò solo nel tentativo di riproporre ai viaggiatori di oggi quei sentieri che hanno smarrito. L’Architettura, qui, vuole tornare ad essere articolata secondo le categorie

di ciò che l’uomo è: osservazione, emozione, interpretazione. Il fine, ancora una volta, è permutare nel tempo la propria esperienza, in ciò che si lascia di se; come fecero quei monaci benedettini che ancora li raccontano le loro vite attraverso un testo fatto di sola pietra.

1-2 Nuda prospettiva Simone Nardo, Andrea Pazzaglia, Giorgio Pluchino, planivolumetrico e vista 3-4-5 La base dei cattivi Riccardo Niccolini, Alessio Orrico, planivolumetrico e viste

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Andrea Ricci

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 2 A.A. 2009-2011

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Esistono sulla figura dell’architetto molti, troppi, luoghi comuni radicati nell’immaginario collettivo del nostro tempo. La ricerca a volte esasperata del gesto originale ne fa una sorta di avanguardia operante della contemporaneità, capace di rompere gli schemi della consuetudine, ma obbligata a stupire con “effetti speciali”, a lavorare su una materia sempre più incerta ed improbabile. Se tali personaggi sono “creatori di sogni”, come recita il film di S. Pollack su F.O. Gehry, o piuttosto fautori dei “mostri” di un nuovo “sonno della ragione”, non e` la sede per stabilirlo. Guardando

oltre i riflettori mediatici, oltre una certa dialettica universitaria, il panorama e` radicalmente diverso. La maggioranza silenziosa degli architetti condivide con i supposti antagonisti storici, i geometri, il grigiore di una professione ormai degradata a contabilità edilizia e controllo normativo, dove il progetto sussiste solo come deriva tettonica, cioè possibilità tecnica di realizzare “macchine” edilizie. La distanza tra i due universi paralleli si annulla nell’unica dimensione produttiva dell’oggetto: ci sono prodotti di raffinato design e ci sono prodotti di serie con basso standard qualitativo, ma entrambi


rimangono soltanto oggetti, estranei al concetto stesso di spazio architettonico. I mali che affliggono l’insegnamento sono analoghi a quelli che consumano la professione. Lungi dal culto dell’eccezionalità, così come da una supina resa alla banalità edilizia, l’obiettivo dovrebbe essere sempre quello di un’architettura “normale”, capace cioè di individuare e strutturare luoghi riconoscibili. È mia convinzione che il compito formativo della scuola si concretizza nello sforzo di disciplinare la percezione estetica del possibile, entro la dimensione etica del necessario. La misura di tale necessita`

progettuale sta proprio in quel concetto di “luogo” che trascende il dato fisico/ storico, ponendosi come campo di esistenza e variazione delle figure dello spazio. La manualità del disegno rappresenta la forma del processo di sviluppo della figura nel progetto e si attua all’interno di continui riferimenti, cancellature, trasformazioni e aggiunte dall’iniziale precognizione all’esplicitazione dell’idea. Il “confezionamento” finale, pur inevitabile, e` un’altra cosa. 1-2 Laura Granchi “Recinti d’acqua: nuovo scalo crociere a Livorno”

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Fabio Capanni

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 3 A.A. 2011-2012

Caratteri Distributivi degli Edifici Riccardo Butini Collaboratori Stefano Lambardi, Claudio Marrocchi

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Tutto si sviluppa secondo un doppio registro volto a saldare la conoscenza teorica con la pratica progettuale: oscillando tra lezioni di carattere teorico ed applicazioni pratiche, sviluppate tramite una serie di esercitazioni progettuali, lo studente è guidato in un percorso lungo il quale tutto passa attraverso l’esercizio di immaginazione dello spazio architettonico, nel tentativo di prefigurarne le qualità tridimensionali. L’impegno è volto ad interpretare lo spazio come punto di partenza e al contempo di arrivo dell’esperienza progettuale. La luce è assunta quale elemento generatore dello spazio mede-

simo, sia di quello interno che di quello esterno. A partire da riferimenti geometrici, la luce è utilizzata come strumento privilegiato per donare espressività allo spazio, deformando i profili, animando le superfici, esaltando i materiali. Un progetto finale è inteso come momento di sintesi di tutti gli aspetti, teorici e pratici, affrontati durante il corso. L’occasione è fornita dalla prossimità dei 150 anni dall’esperienza del cosiddetto “Risanamento” operato da Giuseppe Poggi sul corpo della città di Firenze. Il luogo prescelto è l’incontro fra lo sviluppo longitudinale del Parco


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delle Cascine e i viali di circonvallazione adiacente al Ponte alla Vittoria: un luogo indeterminato nella sua caratterizzazione, ancorché sfregiato dalle più recenti modificazioni indotte dall’attivazione della nuova tramvia. L’esercitazione avviene tramite la progettazione di un piccolo museo dedicato proprio all’architetto fiorentino, la cui riflessione sul paesaggio, inteso quale alimento insostituibile dell’attività progettuale, assurge a stella polare del percorso sviluppato dagli studenti. L’osservazione della città genera architetture intimamente legate all’identità del luogo e

congegnate in modo da recuperare allo sguardo aspetti occultati dalle recenti trasformazioni. Insomma, la lezione del Poggi apre la sua modernità al percorso conoscitivo dello studente che ne può apprezzare e sperimentare la sua potenzialità virtuosa.

Museo Giuseppe Poggi a Firenze 1 Giulia Bartoccini, Arianna Borreca Pianta del piano primo e vista prospettica 2 Gianluca Buoncore Piante del piano terra e del piano primo e vista prosettica

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Francesco Collotti

bossi ligustri o acanti? negli orti, tra gli alberi dei limoni. (muri, come i contadini li fanno)

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1 Nora Walter schizzo sezione Giardino Bardini fino al fiume Arno (prima esercitazione) 2 Sebastian Voelkl schizzi della sezione e della pianta del Giardino Bardini (prima esercitazione) 3-4 Mostra dei progetti del Laboratorio per la riqualificazione del Cinema Taiuti a San Piero a Sieve (Firenze)

Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 3 A.A. 2011-2012

Collaboratori Serena Acciai, Giovanni Calabrese, Niccolò Campanini

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Al tema di progetto gli allievi sono stati condotti per gradi, passando per la sezione che è messa in opera della natura nell’esempio particolarissimo del giardino Bardini in Firenze, ritrovando sulla via del Mugello la villa di Pratolino dove l’acqua per via di natura artificiata scende per balze e invasi a cercar altri fiumi. Prendendo a pretesto il modulo di caratteri distributivi che il Laboratorio portava con sé son stati approfonditi per principi di insediamento, tipi e impianti, luoghi e città che sono un libro aperto per gli allievi: il palazzo comunale di Scarperia arroccato a guardia sulla valle, l’incastellamento di Vicchio, e altri

palazzi, giardini e castelli cui l’esperienza dell’architetto sempre dovrebbe tornare. E se la pianta è la mossa di apertura, la sezione è il modo secondo cui la casa prende la terra, vi si siede, vi si adatta o vi si poggia appena con gambe sottili.La sezione è il modo in cui il progetto si misura col farsi, nella sezione descrivi il mondo, racconti quanti piani si ripetono, descrivi il percorso della luce, mostri lo spessore di ciò che non vedo. In sezione convoglio l’aria fredda e l’aria calda senza effetti speciali. In sezione vedo dove comincia la casa e dove finisce la roccia. In sezione scavo la roccia. Obbligando alla sezione scopri


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che gli allievi si accontentano di tracciare e non di elevare, riportando l’esercizio alla sezione ti accorgi della distanza tra alcune aule delle nostre Facoltà e la condizione reale del costruire. Non certo quello degli oggetti impossibili che vengon comunicati facili, ma quello di un costruire più lento e sedimentato nei paesaggi, nelle campagne, nei pendii e nelle terrazze dove per secoli non si è sprecata una pietra, dove gli accidenti del sito son stati ascoltati e presi dentro nella costruzione. Dalla sezione si coglie il togliere piuttosto che il mettere, come sanno bene i contadini capaci di fare muri come gli architetti non san più fare.

Perché complicare le cose come spesso capita di capire nelle prime descrizioni di progetto fatte a tentoni intorno ai sempre più avari schizzi? A bossi ligustri o acanti dei poeti laureati, Montale - del resto preferiva metter negli orti, tra gli alberi dei limoni. E noi con lui. Il laboratorio, sviluppando il tema del recupero dell’area dell’ex cinema Taiuti di San Piero a Sieve, ha intrecciato la sua esperienza con una ricerca di lungo corso già avviata dalla docenza su quei giardini bosforici che la classe dirigente ottomana aveva realizzato lungo quel braccio di mare straordinario e unico che unisce e mischia le acque del mar

di Marmara e del mar Nero. Muri che si rincorrono e che mettono in opera le curve di livello a contener pergoli, panche, bagni e nicchie da cui guardar il sole tramontare. Muri che si fan rustici verso la natura e rigorosi verso le case, muri che tengon cisterne, che si ingrossano a contener la terra umida, muri che saltano come gradoni a cercar di non esser troppo snelli. Muri abitati, muri cisterna, muri profondi, muri graffitati o muri intonacati di grosso, muri disassati a coglier epoche successive nella loro esperienza. Muri e limoni. Ancora una volta inseguendo l’espressione semplice di pensieri complessi.

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Andrea I. Volpe

In prossimità dell’acquedotto

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 3 A.A. 2009-2012

Teorie e Tecniche della Progettazione Architettonica Caratteri Distributivi degli Edifici Silvia Catarsi Collaboratori Fiorentino De Martino, Yoichi Sakasegawa, Salvatore Zocco

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“Tot aquarum tam multis necessariis molibus pyramidas videlicet otiosas compares aut cetera inertia sed fama celebrata opera Graecorum.”1

Così Frontino nel “De aquae ductu urbis Romae” paragona l’utile grandezza degli acquedotti di Roma all’oziosa bellezza delle opere dei Greci e degli Egizi. Un passaggio immodesto che ben descrive quanto il Curator Acquarum2 fosse consapevole dell’importanza della propria carica. Considerati da Dionigi di Alicarnasso quali espressione della civiltà di Roma, gli acquedotti costruiti lungo le sponde

del Mediterraneo hanno costituito il sistema linfatico dell’Impero, segnandone lo zenit ed il nadir quando alla loro decadenza corrispose inesorabilmente la crisi delle sue città. Trasformati in potenti figure architettoniche dall’Alberti a Rimini, gli acquedotti hanno vegliato e misurato con il ritmo regolare delle arcate la trasformazione del paesaggio nel corso dei secoli; reincarnandosi in quello quattrocentesco di Barga, o in quello del Sangallo a Pitigliano; nel mediceo di Asciano, nel vasariano ad Arezzo. O in quello -straordinario- del Vanvitelli a San Leucio.


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Ma è proprio la particolare vicinanza fra due magnifici exempla del Neoclassico toscano, posti a pochi chilometri l’uno dall’altro ed opera del Poccianti e del Nottolini, che il Laboratorio ha inteso esplorare. Lavorandovi in prossimità. Misurando quale tensione sia possibile esperire dialogando con il loro silenzio di architetture oramai condannate all’oblio dovuto alle nuove modalità di adduzione delle acque o alle intersezioni con altre infrastrutture che ne hanno compromesso l’integrità (l’autostrada A11 nel caso lucchese). Si è voluto così immaginare che in due degradate aree liminari potessero sorgere due musei

dedicati alla loro storia ed all’esposizione di arte contemporanea secondo un programma di riqualificazione dei parchi lineari che corrono parallelamente ai due tracciati. Ripensando questi beni culturali in termini di utile bellezza e non solo in quelli di una pittoresca, solitaria, icasticità. 1 “Con una tale schiera di strutture tanto necessarie e che trasportano così tanta acqua compara, se lo desideri, le oziose piramidi o le altre inutili, se pure rinomate, opere dei Greci.” 2 Frontino divenne Magistrato delle acque nel 97, sotto l’imperatore Nerva. Il trattato rispecchia la scrupolosamente il senso di responsabilità di Sesto Giulio nel ricoprire un ruolo considerato fondamentale per la grandezza di Roma, considerata la Regina Aquarum con i suoi nove acquedotti che ne garantivano all’epoca l’approvvigionamento idrico.

1 Inma Torregrosa, Emilio Saura 2 Lorenzo Pianigiani, Szymon Mateusz Ruszczewski 3 Michele D’Ostuni, Gaia Di Pierro 4 Federico Cadeddu, Edoardo Cresci

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Alberto Baratelli

Città in trasformazione

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 4 e Urbanistica 2 A.A. 2011-2012

Progettazione Urbana Urbanistica Francesco Alberti Collaboratori Fabiola Gorgeri, Alessandro Rizzo, Davide Olivieri

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Il laboratorio di progettazione architettonica IV si articola in due seminari distinti, riferiti a realtà urbane, Prato e Londra, con caratteristiche diverse soprattutto per dimensioni, ma accomunate dall’essere esempi effettuali e peculiari della città contemporanea che si trasforma. Il seminario su Prato affronta il tema del progetto urbano in una parte di città, a nord del centro storico, significativa per le caratteristiche di area a vocazione produttiva con promiscuità formale, dimensionale e funzionale. Il percorso didattico in tre fasi, analisi

del luogo, progetto di masterplan e sviluppo di progetti architettonici, svolto in costante sinergia con le istituzioni locali, intende riscoprire valori e significato della città indagando la possibilità di instaurare rapporti di necessità e reciprocità tra preesistenze e nuovi interventi, con riqualificazioni integrate e operazioni di bilanciamento funzionale, razionalizzazione delle accessibilità, valorizzazione dello spazio pubblico, quale approccio metodologico e ricostitutivo di un futuro urbano. Il seminario su Londra si svolge da anni in collaborazione con il Corso di Hou-


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sing and Urbanism dell’Architectural Association di Londra, su temi progettuali riguardanti aree del quadrante orientale della città: Spitalfields, Hackney, Whitechapel e Bromley by Bow. Nel corso del seminario, che prevede due trasferimenti annuali a Londra utilizzando le strutture dell’Architectural Association e le informazioni già raccolte e in parte già elaborate dai colleghi inglesi, mettendo a confronto le singole esperienze in sede d’incontri comuni e nella presentazione finale presso la sede di Bedford Square, gli studenti sono chiamati ad investigare

le possibili dinamiche d’espansione urbana alla luce delle importanti realizzazioni, anche infrastrutturali, a fornire soluzioni per un corretto riutilizzo di aree dismesse, degradate o sottoutilizzate e ad individuare schemi di sviluppo socialmente ed urbanisticamente sostenibili.

Riqualificazione urbana Area Mercato Nuovo, Prato Sofia Gismondi, Silvia Marcello A.A. 2011-12 1 Masterplan 2 Complesso industriale ex Fabbricone Quartiere di Brombley By Bow - Lower Lea Valley Riqualificazione del complesso industriale LAF, Londra Irene Cassina, Miguel Semper A.A. 2011-12 5-7 Viste delle residenze studentesche e dei laboratori artistici 8 - 10 Gli studenti del Laboratorio ad una lezione presso l’Architectural Association e in una visita al Building Centre di Londra A.A. 2011-12

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Maria Grazia Eccheli

Il “locale” della musica_L’Aquila, the day after tomorrow

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 4 A.A. 2009-2010

Teoria della Progettazione Contemporanea Luca Barontini Collaboratori Eleonora Cecconi, Alberto Pireddu, Alessio Bonvini, Alessandro Cossu

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Nel “guasto” che allontana (divide) la sopravvissuta fortezza spagnola dalla città frantumata, s’inscrive l’idea di un nuovo “locale” dedicato alla musica. L’antico disegno dei “locali” e “quarti” le grandezze e posizioni dei quali erano dettate dalla potenza dei feudi che dalle vallate concorrevano alla costruzione della città - continua ancora a vivere nonostante i ripetuti sommovimenti terrestri: quasi fantasmi, accolgono e rinserrano, in una impaurita atmosfera, la bellezza di una piazza, la chiesa senza tetto, la fontana senza acqua… Alla messa in scena di tragiche geome-

trie, si oppone il silenzio di uno scavo; che ospita un auditorium pensato per giovani artisti e per un’orchestra orfana del suo teatro; l’aula, questo il nome del vuoto, a garantire la natura di spazio disponibile e irriducibile; la forma pura, come risposta al tumulo delle macerie; i segni, propri di qualcuno che conosca il luogo e sappia capirlo, rimandano a memorie che i sommovimenti non sono riusciti cancellare; le misure e dimensioni si adagiano e accolgono la topografia articolata

lo scavo


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del declivio e il variegato manto della vegetazione; il dialogo tra forma e luce: la luce traguarda e fa vibrare la materia, la materia dell’architettura di spolio luce e ombra ad evocare l’idea della trascendenza… Un auditorium nella città dell’apocalisse perché la cultura è - dice Claudio Abbado - come le fondamenta della casa, le fondamenta della società… la cultura è un bene comune primario come l’acqua; i teatri, i musei, i cinema sono come tanti acquedotti...

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la cultura permette ai nostri figli di andare un giorno a teatro per vivere la magia della musica… perché la cultura è come la vita e la vita è bella.

4 Hanno partecipato al Corso: A. Baldi, A. Superbi, G.L. Terrosi, P. Belluomini, R. Bertellotti, G. Barni, M. Brunetti, M. Benevieri, S. Chianura, B. Bergamo, R. Borgogni, F. Salvini, L. Marra, C. Innocenti, E. Martinelli, A. Polverini, V. Grillo, M. Antonelli, C. Pullara, O. Reale, V. Niccolini, A. Tanzi, R. Graziotti, C. Mastroberti, F. Manni, F. Mazzieri, S. Lugari, V. Bresciani, C. Ludovici, C. Lane’, B. Miletic, F. Tronci, A. Mancuso, G. Foti, C. Bocca, M. Carrara, I. Psatha, C. Rosini, A. Romanini, G. Pelloni, S. Turi, A. G. Antolini, G. Guerrini, A. Ferentinou, G. Modolo, S. Lami, M. Randazzo, I. Metaxioti, R. Sciamannini, G. Scalini, A. Vivoli, G. Guerra, F. Frongia, N. Ciabattini, A. Masetti, C. Masini, F. Esposito, V. Picone, S. Paoletti. 1 Virginia Cordini, Giuliana Foti, Giulia Guerrini 2-3-4 Stefano Lami, Giulia Modolo

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Fabrizio Rossi Prodi

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 4 e Urbanistica 2 A.A. 2011-2012

Urbanistica Marco Massa Collaboratori Daniele Aurilio, Damiano Bartoli, Iacopo Maria Giagnoni, Carlo Gori, Alessandra Pizzetti, Francesca Privitera, Tommaso Rafanelli, Nicola Spagni, Tommaso Vergelli

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Il Laboratorio ha l’obiettivo di formare gli allievi ad elaborare un progetto completo e integrato di rigenerazione urbana di carattere interdisciplinare e multiscalare, nel quale cioè il programma (di funzioni, quantità, localizzazioni, tracciati), il disegno urbano e quello architettonico dei singoli organismi siano fra loro profondamente integrati ed esprimano appieno i valori civili e la dignità dell’Abitare. Le nozioni di recupero e di riqualificazione della città esistente si sono affermate da molti anni in rapporto ad una domanda diffusa, ma la prassi del progetto che le rappre-

senta non si è evoluta adeguatamente generando anche una divaricazione fra il momento urbanistico e quello progettuale e non è oggi in grado di contribuire a guidare le rilevanti e complesse trasformazioni urbane contemporanee. Così gli attuali programmi di trasformazione finiscono col subordinare gli interessi generali e la qualità ambientale agli interessi particolari e speculativi con risultati di dispersione, congestione e frammentazione urbana; sottodotazione di spazi pubblici e di servizi civili; banalizzazione delle funzioni. In questo quadro si è andata


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consolidando una prassi che vede la netta separazione fra il momento urbanistico e quello di progettazione architettonica, che il Laboratorio si propone di avversare ricomponendo i due saperi e le due pratiche progettuali in un continuum integrato. Ma certamente la ricomposizione non potrĂ avvenire se il progetto non ritrova la centralitĂ  dello spazio urbano come strumento di interpretazione e di espressione e non torna ad assumere consapevolmente come presupposti del conoscere e del fare i principi di preesistenza ambientale, di sistema dei luoghi, di ricomposizione

paesaggistica, di interpretazione della reale domanda sociale e il metodo del progetto urbano e architettonico come modificazione.

1-4 Francesco Onorati e Antonio Salvi Una porta per la cittĂ di Scandicci, viste, planivolumetrico e sezione delle torri

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Paolo Zermani

Una biblioteca nella Piana fiorentina

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 4 e Urbanistica 2 A.A. 2011-2012

Urbanistica Francesco Ventura Collaboratori Gabriele Bartocci, Giulio Basili, Riccardo Butini, Lisa Carotti, Silvia Catarsi, Emanuele Ghisi, Francesca Mugnai, Andrea Volpe, Salvatore Zocco

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In questo luogo tanto denso di tracce quanto abbandonato alla speculazione edilizia, la biblioteca è concepita come un edificio simbolico che annuncia ai moderni viaggiatori la città di Dante, di Brunelleschi, di Lorenzo de’ Medici. Come gli antichi palazzi fiorentini, nasconde la bellezza al suo interno proteggendo il frutto e la testimonianza del sapere umano. La biblioteca è costituita da una serie di volumi di pietra che formano una “strada di libri”, sorta di Via Sacra che traguarda Monte Morello. Tipologicamente anche la Biblioteca Laurenziana o La Biblioteca Medicea del

convento di San Marco possono essere lette come strade di libri. La “strada”, orientata come il cardo della centuriazione romana, si allinea con le tracce dei campi, mentre l’ingombro dell’intero edificio corrisponde ad un quadrato di 2 actus per lato, il modulo minimo della centuriazione. Così la biblioteca riprende le misure della terra. Nella successione dei volumi si verificano due eccezioni, rappresentate dalle corti ipogee che, traccia dei corpi mancanti, isolano rispettivamente l’auditorium e l’ingresso. Il volume d’ingresso, al quale si accede dopo avere percorso la strada

in direzione del monte, è distinto dagli altri per una grande vetrata a tutta altezza. I corpi formanti l’edificio, che sorgono apparentemente isolati l’uno dall’altro, sono collegati tra di loro a livello del piano sotterraneo. Ognuno di essi è una grande aula illuminata dall’alto, circondata da libri per l’intera altezza. Jan Troller

1 Prospettiva esterna: la strada di libri 2 Pianta del piano terra 3 Prospettiva interna: la sala dei libri

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Fabrizio Arrigoni

Sintesi

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Laboratorio di Sintesi Finale in Progettazione Architettonica e Urbana A.A. 2009-2012

Collaboratori Milena Blagojevic, Lapo Galluzzi, Fabio Marcheschi, Alessio Palandri

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«I must also ask something of the stranger and the foreigner. What do strange and foreign mean? What, from the point of view of architecture, are a stranger and a foreigner?» Nell’ultimo biennio accademico il laboratorio ha invitato gli allievi a immaginare possibili articolazioni a queste domande poste da Jacques Derrida in apertura del suo Summary of Impromptu Remarks, 58 minutes 41 seconds. Una riflessione e una prassi al cui centro stanno dunque la differenza e la distanza, da intendersi secondo i più ampi slittamenti semantici: dal geografico - il lontano, il separato,

l’être-là - all’esistenziale - i costumi, le convinzioni, le tradizioni -, dal culturale - i codici, i saperi, le espressioni spirituali - al temporale - il trascorso, il perduto, il sopravvivente. Dissimili i programmi funzionali ma comune la circostanza che essi afferiscano alla sfera pubblica e condivisa dell’abitare - la scuola, il museo, il mercato, la moschea, la chiesa... - e di conseguenza un ventaglio di usi intimamente correlati al destino della pólis e al dominio dei linguaggi e dei bisogni che in essa sorgono e trapassano. Due città, due aree, due consistenze materiali e due topografie specifiche


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seppure per un certo verso contigue nel loro rivelarsi spazi interstiziali, di avanzo. Nel primo caso, a Firenze, in un campo sulla sponda del fiume Arno; nel successivo, a Berlino, in uno slargo privo di misura e carattere nel quartiere Mitte. Ri-generazione e ri-costruzione, lavoro di cucitura e rammendo su rovine e resti, su tracce di passaggi e manipolazioni; un esercizio compiuto su man-altered landscapes dove il progetto agisce come ennesima grafia, analogo in ciò a un palinsesto antico. La scala degli interventi è stata quella del disegno urbano, ovvero la dimensione nella quale risulta

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evidente quanto percussiva la necessità di trascrivere il progetto nei termini di un bilanciamento di parti autonome, composizione e cura di elementi molteplici. Un processo, coerente quanto logico, di messa in ordine capace di dare voce allo statuto doppio di ogni architettonica: per un verso disciplina di sistemi fisici fondati in un luogo singolo per l’altro arte sospesa nell’indeterminato, nella disgiunzione apertasi tra memoria e promessa. «In arte l’insegnamento è decisamente ”operativo”: il maestro non “insegna” coll’impartire nozioni teoriche o principi speculativi o leggi generali o spiegazioni

scientifiche, ma “facendo fare”, e l’alunno non “impara” nel senso d’accrescere un patrimonio di cultura dottrinale, ma facendo e operando». Nel tentativo di corrispondere a questo modello di origine pareysoniana è andato precisandosi lo stile che ha scolpito il profilo stesso del laboratorio.

1 Vanni Sacconi, Pietro Torricini “Dar Al-Islam”, centro culturale islamico, Firenze 2 Antonio Acocella, Andrea Distefano “Materie und Zeite”, Petriplatz, Berlin-Mitte 3 Elena Farinelli, Gloria Leanza “Pietre di luce”, Petriplatz, Berlin-Mitte

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Alberto Baratelli

Nuove dinamiche urbane

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Laboratorio di Sintesi Finale in Progettazione Architettonica e Urbana A.A. 2011-2012

Collaboratori Fabiola Gorgeri, Lorenzo Tognocchi Alessandro Rizzo

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Le dinamiche trasformative della città contemporanea coinvolgono aree sempre più vaste in tempi sempre più brevi, seguendo traiettorie di omologazione e adeguamento a principi e bisogni globalizzati. La città perde coesione, si affievoliscono la relazione identitaria con i luoghi generativi, la riconoscibilità fisica e sociale, la definizione ed il ruolo dello spazio pubblico come valore fondativo. Il Laboratorio di Sintesi finale in progettazione architettonica e urbana ha come ambito tematico la città in trasformazione con le sue problematiche

e implicazioni sociomorfologiche. Realtà urbane con aree dismesse o sottoutilizzate, che richiedono interventi complessi in grado di individuarne di volta in volta, le potenzialità e le peculiarità spesso intrinseche e di ipotizzare con impostazioni olistiche, sostenibili e criteri di continuità, integrazione e risignificazione, scelte progettuali misurate e qualitativamente strategiche per una rigenerazione urbana complessiva. Le esercitazioni didattiche hanno come riferimento e supporto, bandi di concorsi d’architettura nazionali e interna-


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zionali scelti sulla base della possibilità di confrontarsi con realtà e ambiti diversi tra loro per luogo e dimensione ma ugualmente complessi e capaci di attivare riflessioni sul futuro della città e delle sue declinazioni infrastrutturali e paesaggistiche. La Stazione Multimodale di Tirana, l’Horizontal Farm a New Delhi, la Cittadella Teatrale a New York, il Museo di Arte Contemporanea a Buenos Aires, l’Osservatorio Astronomico a Rovaniemi, sono alcuni progetti di concorso divenuti tema didattico. L’esperienza laboratoriale del concor-

so, con indicazioni programmatiche precise, tempistiche stabilite e spesso definiti principi di fattibilità, risulta essere una coinvolgente occasione formativa di approccio concreto alla realtà; un’occasione di riflessione teorica e metodologica, propositiva di nuova civitas, sulla città e sul progetto urbano contemporaneo. Fabiola Gorgeri

1 Nuova stazione centrale di Tirana Vista della piazza e del fronte principale Rebecca Agnoletti, Lorenzo Biagini, Giulia Chiti, Emanuele Ravalli A.A. 2011-12 2 Museo di arti contemporanee a Belgrado Viste dell’ingresso e delle sale espositive; spaccati funzionali Milica Bozovic, Danijela Tolja A.A. 2010-11

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Maria Grazia Eccheli

L’ambiguità semantica di “cappella”_L’Aquila, the day

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Laboratorio di Sintesi Finale in Progettazione Architettonica e Urbana A.A. 2010-2011

Collaboratori Eleonora Cecconi, Alberto Pireddu, Alessandro Cossu Hanno partecipato al Corso E. Zoni, M. Cesaroni, A. Nosi, M. Nocentini, A. Tognetti, E. Martinelli, G. Dalla Torre, A. Baxhaku, V. Bresciani, R. Borgogni, A. Vannini, W. Krippes, M. Coglievina, R. Graziotti, A. Pilloni, V. Grillo, M. Antonelli, C. Iafigliola, F. Manni, G. Dell’Orco, V. A. Cinquemani, C. Ludovici, M. Biagioni, D. Raveggi, F. Capitini

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Il luogo: il declivio da cui si eleva la sproporzionata fortezza spagnola. Dicembre 2010: con gli studenti si percorrevano le vie della città dell’Apocalisse. La neve, velario pietoso, copriva i lacerti di un dramma che si ripete con sinistra regolarità… Nel bosco che distanzia i possenti sopravvissuti rivellini dalla città frantumata, una capanna di legno accoglieva un presepe i cui personaggi, a grandezza d’uomo, più che in attesa di Cristo, sembravano essere i testimoni dei tragici eventi. Ma era possibile all’architettura l’evocazione dell’INDICIBILE?

Come ripetere le sopravvissute facciate delle chiese che, ormai slegate dagli edifici di cui costituivano il senso ed il compimento, inveravano il tragico silenzio di mute scene teatrali? Come rendere necessaria l’acqua dell’irrepetibile bellezza delle fontane? Come riconquistare la vivente sintassi del paesaggio della valle? Come esorcizzare l’incancellabile immagine della voragine lasciata dal crollo della “nuova” casa dello studente? I vuoti assumevano il senso di assenze eloquenti. ANCHE LE PAROLE DIVENIVANO PIETRE


after tomorrow

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L’architettura sembrava all’improvviso inesorabilmente ricondotta ai propri misteriosi inizi, quando lo spazio non è ancora la separazione della luce dall’ombra: come in uno dei primordiali giorni della creazione… Il sisma ha privato l’architettura della realtà del suo spazio geometrico: dell’assoluta e misteriosa sua relazione con la luce, del suo essere mediazione tra la luminosità del cielo e la pesante oscurità della materia esistente, così incline alla propria metamorfosi in creazioni di luce… Anche nel caos della distruzione, la tessitura delle murature degli edifici ridotti alla loro

sezione, è possibile intuire come le misure e i matematici rapporti originari divengono inesorabilmente eloquenza… “Ritengo che la luce sia la fonte di ogni presenza e la materia sia la luce consunta - diceva Louis Kahn -. Ciò che la luce crea proietta un’ombra e l’ombra appartiene alla luce. Percepisco la presenza di una soglia, che separa la luce dal silenzio, che porta dal silenzio alla luce, immersa in un’atmosfera ispirata, dove il desiderio di essere e di esprimere incontra il possibile”. È così che un frammento di terra si trasforma in soglia abitata dal silenzio, forma elementare attraversata dall’acqua,

che accoglie la natura come preludio d’ignoti paradisi. Forse la storia non è che dialettica di luci e ombre: frammenti che disvelano lo svolgersi del tempo e delle stagioni nello spazio. Una sola la DECORAZIONE ancora possibile: 308 nomi scolpiti nella pietra e nella sua luce avara ed eterna… Forse che il tumulo di LOOS che obbliga al silenzio è qualcosa che si può riconoscere ma non costruire? 1-2-3-4 Marco Antonelli, Valentina Grillo

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Della centralizzazione del progetto Flaviano Maria Lorusso

Il disegno formativo sotteso al percorso didattico universitario suddiviso in tre cicli sequenziali – diploma di laurea triennale, laurea magistrale e master-, cui i due corsi di studio in Scienze dell’Architettura L17 e Magistrale in Architettura LM4 si conformano, persegue la visione di un percorso di apprendimento fortemente incentrato sulla personale programmazione di stati di avanzamento e di sedi/ luoghi degli studi in grado di assecondare con progressiva precisione inclinazioni, esperienze, prospettive temporali, esiti, competenze. Nella condizione epocale permeata, come vien detto, dalla mobilità liquida della sconcertante modernità dell’incertezza e dell’incoerenza, il percorso cadenzato suddetto offre all’opposto il sostegno strutturante di riferimento di una più precisa forma cornice dal disegno formativo per parti compiute distinte ma interrelate e progressive che comunque offrono tempistica, metodo e contenuti individuati ma organicamente correlati. Oggettivi strumenti ordinatori di una più soggettiva impostazione prospettica come gestione controllata di una liquidità che si fa personalizzata forma in divenire, flessibile soggettività guidata di customizzazione: insomma, di consapevole specificazione di sé e della propria strada. In questo quadro, sin dagli inizi, la centralizzazione del progetto s’è posta come la cifra madre di identificazione e attuazione dell’insegnamento e dell’apprendimento

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dell’architettura, permeando non solo i corsi del nostro specifico campo disciplinare, la progettazione architettonica e urbana, ma anche le altre discipline teorico applicative, fino a presidiare obbligatoriamente, da ultimo, la prova finale di entrambi i cicli. I Laboratori hanno acquisito il ruolo di modalità cruciale della didattica, giungendo a raddoppiare la propria presenza nel semestre: tra di essi, i Laboratori di Progettazione Architettonica in specie hanno preservato e ribadito la natura di sintesi e verifica primarie dello stato di maturazione della formazione percorsa sia come addestramento e cimento all’organica rilegatura finale del puzzle delle varie conoscenze disciplinari in acquisizione, sia come applicazione didattica di gran lunga preferita dagli studenti -vedi le tesiper l’espressione identificatrice del proprio desiderio di architettura, delle ragioni originarie della scelta di studi e di vita. Ne è derivata da subito una chiara precisazione del loro ruolo formativo di base nella triennale e di approfondimento magistrale nella successiva biennale, impostandone e guidandone un’inerente sequenza pedagogica di contenuti funzionali e scalari, nelle due accezioni dell’edificio -nuovo o da riusare- e degli interni. Così, nella triennale, i temi progressivi della casa individuale come archetipo propedeutico di iniziazione alla ideazione e gestione di configurazioni concettuali, funzionali e tipologico-spaziali primarie, al

primo anno; della aggregazione multipla di unità residenziali basiche come conoscenza e applicazione di metodologie e processi compositivi di concezione e definizione di organismi abitativi collettivi, al secondo anno; della progettazione di contenute opere architettoniche a destinazione pubblica, come elaborazione di programmi funzionali moderatamente specialistici dalle più particolari implicazioni spaziali e rappresentative, al terzo anno, cui si aggiunge l’escursione nel campo cruciale degli interni e dell’arredamento, perseguono tutti una precisata maturazione fondativa della conoscenza e dell’esperienza progettuale del manufatto architettonico, improntato per legge a semplicità congrua all’avanzamento formativo raggiunto. Nella successiva magistrale, al fine di cimentare nel controllo di organismi e ambiti architettonici assai più impegnativi per acquisizioni cognitive e sintesi critiche e applicative, i due laboratori di progettazione architettonica previsti sono stati impostati, secondo quanto evocato dalle loro stesse nominazioni, su precisi obiettivi di contenuto tematico, complessità e scala. Nel primo anno, la progettazione architettonica per il recupero urbano di aree e manufatti dismessi, irrisolti o in divenire della città, connotati da stratificazione paradigmatica per predisporre l’esercizio progettuale a pratiche multimodali di intervento ai fini della trasformazione


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irenze

Corso di Laurea in Scienze dell’Architettura

sapiente e qualificata dei contesti contemporanei. Nel secondo anno, l’architettura specialistica delle grandi funzioni di servizio collettivo, come sollecitazione al raduno di conoscenze e abilità sinora acquisite in termini di sintesi enunciativa tra controllo critico di organismi edilizi ad alta complessità –distributiva, funzionale, tecnologica, costruttiva- e responsabilità interpretativa ed espressiva della loro altrettanto alta implicazione spaziale e simbolico-estetica. Questa preminenza dei laboratori si è accentuata nell’ordinamento appena avviato dal Corso di Laurea magistrale, attraverso l’innovazione radicale di una triplice strategia didattica: concentrarne l’esperienza in un unico, impegnativo laboratorio per semestre; renderne definitivamente integrata la pedagogia con l’equipollenza di tre insegnamenti chiave; specializzarne l’ambito tematico ricorrendo tuttavia, tranne che per il laboratorio di Restauro, al comune denominatore della Progettazione Architettonica come responsabilità disciplinare decisiva di governo coordinatore dell’enunciazione progettuale. I laboratori di Architettura e Struttura, Architettura e Città e Architettura e Ambiente immettono il decisivo riconoscimento di un doppio principio pedagogico inclusivo della corrente esperienza progettuale dell’architetto: la contestualità convergente di saperi e competenze primari non disgiungibili e la composizione-

progettazione come primaria regia della messa in forma della scrittura risolutiva, della finale figurazione ideativa. Il paesaggio qui illustrato dei laboratori di progettazione dell’ultimo triennio continua a ben rappresentare la continuità di un carattere precipuo della tradizione fiorentina, ovvero la pluralità di interpretazioni ed esiti degli insegnamenti della progettazione architettonica che ne ha sempre individuato, forse anche in solitudine, la specificità rispetto ad altre scuole nazionali più omogeneamente indirizzate. Nella 3+2, questo connotato pare accentuarsi per l’apporto didattico di docenti sia strutturati che a contratto dalle diversificate biografie culturali: una premessa di fertile humus formativo per stimolare e coltivare infine personali attitudini e scelte critiche e creative dello studente, come Klaus Koenig ebbe a dire spiegando lo sviluppo proprio a Firenze del movimento originale e innovativo dell’architettura radicale tra discepoli che avevano incontrato più maestri dalle forti e contrapposte personalità. A conferma avvedutamente persistente che la Progettazione Architettonica resta per gli architetti in divenire l’incubatore decisivo dei processi di verifica e governo per sintesi organica dell’acquisizione in corso di metodi, strumenti e linguaggi della disciplina, nonché di individuazione della propria specificità di orientamenti e attitudini, di presa di coscienza della propria più congrua inclinazione.

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Alessandra Abbondanza

Progetto e didattica: un laboratorio di ricerca

Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 1 A.A. 2010-2011

Collaboratori Ciro Perino, Ilaria Vannini

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Il luogo di progetto: il lungo fiume est nella città di Firenze, progettare un luogo per abitare e per lavorare (casa studio per artista). In questa esperienza didattica di laboratorio ho ritenuto opportuno far convivere, momenti di ricerca a livello individuale ed esperienze di gruppo; in tale modo, il lavoro ha trovato argomenti di scambio nel confronto delle idee e delle proposte, aiutando tutti noi a fare crescere il “progetto”. Obbiettivo del Laboratorio è stato quello di riconoscere le molteplicità degli spazi architettonici dell’abitazione monofa-

miliare in relazione ad elementi fondamentali quali: lo studio delle esperienze storiche dell’abitazione (caratteri tipici ed evoluzioni), la conoscenza delle forme planivolumetriche e delle loro possibili variazioni, lo studio di modelli non precostituiti, ma legati alle esigenze e necessità dell’uomo e all’ambiente. Sono stati analizzati alcuni parametri che definiscono gli elementi di controllo/ verifica del progetto architettonico: spazi e il loro dimensionamento, tipi di collegamento, problematiche d’illuminazione e aereazione, caratteristiche strutturali, rapporto tra spazi interni, relazione tra


interno ed esterno e percezione psicologica degli spazi architettonici. La didattica si è sviluppata anche attraverso lo studio di esempi di progetti architettonici; una riflessione sui “tipi edilizi”, in cui il “tipo” è stato inteso come concetto e considerato nel suo insieme di organismo architettonico. L’attività didattica si è proposta anche di approfondire lo studio del “carattere” di un edificio attraverso il tempo, il luogo, lo spazio naturale o artificiale in cui viene a relazionarsi. Il tema dell’esercitazione del Laboratorio è stato un progetto di una “casa-

studio” per un artista, organizzata in un duplice spazio: lo spazio-luogo, privato dell’abitazione e lo spazio-luogo proprio dell’artista e del suo lavoro. Per il progetto della casa per Artista, si è scelta una striscia di terra di lungoArno fiorentino: sono stati individuati alcuni lotti, ogni singolo studente ne ha scelto uno sul quale elaborare un’idea di progetto concettualmente relazionata alla conoscenza del contesto urbano e naturale e quindi del “luogo”.

Lavori degli studenti: Iaconelli Lorenzo Narni Mancinelli Matteo Paoli Sofia Paglierani Gianmarco Pellegrini Gabriele Pesin Tatyana Pucci Lucrezia Razzi Michele

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Serafina Amoroso

Il progetto di una casa (...e qualcosa di più)

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 1 A.A. 2009-2010

Collaboratori Michela Tonelli, Luigi Savio, Roberto Poziello, Paolo Oliveri, Cristina Setti, Margherita Vicario

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Il nucleo principale dell’esperienza didattica del Laboratorio di Architettura del primo anno è sempre qualcosa di più di un semplice progetto di una casa. È un percorso di iniziazione al progettare, fatto di indizi più che di indicazioni... ma come si insegna a progettare? Come si insegna l’architettura? Non c’è, a mio avviso, una risposta a questa domanda: “[…] la risposta che ci facciamo non è mai altro se non la domanda stessa”.1 Credo che gli studenti di una Facoltà di Architettura - in particolar modo quelli del primo anno - non abbiano bisogno di ricevere delle risposte, quanto piuttosto

che venga insegnato loro quali domande porsi. “How do you make a door? How big? Where do you put it? […] what is a window for? […] In what part of a room do you make a door?... Perhaps there are several solutions. You are right, there are several solutions, and each one gives separate architectural sensations”.2 Ogni soluzione diventa valida se si è consapevoi delle ragioni della scelta effettuata e delle sue conseguenze. Il principale scopo dell’impostazione didattica del corso è stato, dunque, quello di sviluppare negli studenti la sensibilità e le capacità critiche (di analisi e di sintesi) necessarie


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ad elevare consapevolmente a matrice progettuale i contenuti (tecnici, costruttivi, funzionali, emotivi) dei temi proposti (il progetto di uno “spazio abitativo primario” e il progetto di una casa nei pressi de L’Aquila), nonché a comprendere la dimensione poetica e narrativa del progetto d’architettura inteso come processo immaginativo/creativo/costruttivo. Il tema della cellula abitativa elementare (prototipo-edificio-stanza) è stato introdotto con funzione propedeutica rispetto al tema successivo (quello della casa), più complesso, che richiedeva uno studio tanto del rapporto tra l’edificio ed il conte-

sto territoriale-paesaggistico d’inserimento quanto dell’interrelazione tra diversi ordini di fattori. Oltre che con il rapporto tra programma funzionale, forma architettonica e questioni strutturali, lo studente si è dovuto misurare con altri elementi progettuali fortemente condizionanti, quali la morfologia del terreno e la suddivisione dell’area di progetto in lotti contigui, che ha portato conseguentemente al disegno collettivo di un masterplan generale, all’interno del quale poi ogni studente ha sviluppato il suo progetto individuale. 1

Valéry, Paul, Eupalino o dell’architettura, trad. di R. Contu, Lanciano, 1932, p. 114

2 Le domande riportate nel testo sono quelle suggerite da Le Corbusier in un suo articolo comparso nel 1938 sul primo numero della rivista “Focus”, pensata e realizzata dagli studenti della Architectural Association School of London.

1 Plastici della I esercitazione: “spazio abitativo primario” Alunni: Alessio Stefani, Alice Venturini, Chiara Papini, Giacomo Vannucchi, Gloria Serafini, Greta Ottaviani, Matteo Pucci, Federica Paoli, Andrea Puccioni, Silvia Tesi, Elisa Parrini, Pietro Poggi, Sara Stefanini, Davide Terzelli 2 Il progetto di una casa Plastico del masterplan generale 3 Plastici di due soluzioni progettuali Alunni: Lorenzo Petrone, Alice Venturini 4 Plastico di una soluzione progettuale Alunno: Duende Romero

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Valerio Barberis

Aprire

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 1 A.A. 2008-2012

Collaboratori Emanuele Barili, Elena Bellini, Elisabetta Giusti, Vanni Meozzi, Lorenzo Perri Lorenzo Boddi, Cristiano Cosi, Elisa Brunetti, Nico Fedi, Graziella Iskandar, Luca Paparoni, Eugenio Salvetti, Giulia Verga

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Nel corso degli anni il tentativo che ho cercato di fare all’interno dei corsi che ho seguito - assieme ad un folto gruppo di amici architetti, giovani laureati, ex studenti studenti di altre facoltà e visiting critics - è stato quello di aprire il mondo della didattica a quello che succede all’esterno del mondo accademico. Non tanto - e non solo - nel senso di portare in Facoltà il mondo dell’architettura costruita che, in qualche modo, rappresento io stesso come “progettista militante”, impegnato quotidianamente nello studio mdu architetti, ma nel senso di mostrare una dimensione del progetto, che sta emergendo

a livello internazionale, inteso come rappresentazione del reale, come incontro di molteplici personalità e professionalità, come scontro delle molteplici identità che compongono ogni paesaggio. 1-colore & associazioni: formazione di una “bacheca” di immagini, pensieri ed emozioni il concept Lo studente sceglie un colore, il suo colore. La scelta “affettiva” deve essere motivata in modo consapevole attraverso l’associazione di immagini, ricordi, parole,


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musiche, etc. che vanno a formare una “bacheca”, ovvero un insieme eterogeneo di informazioni raccolte semplicemente nella forma di un accumulo di materiale. La successiva lettura critica, alla ricerca degli elementi di sintesi di questa raccolta, è la base per la formazione del concept, che definisce la prima fase, ancora astratta dall’architettura, del progetto. 2-dal concept al progetto il concept del progetto Alla fase ancora pre-progetto cristallizzata nel concept, segue una sua successiva elaborazione che sviluppa i primi pensieri

di architettura nella forma di “temi” emergenti: leggerezza, pesantezza, ombra, luce, altezza, movimento, intersecare, unire, separare, appoggiare, scavare, etc. 3-il progetto architettonico Il progetto architettonico nasce come conseguenza naturale di quanto espresso nel concept e nel concept di progetto: lo studente è guidato a definire l’architettura come un processo non lineare che parte da assunti teorici e si sviluppa attraverso gli strumenti dell’architettura.

1 Elaborati finali, AA 2009/2010 2 Immagine del Workshop tenuto all’interno del laboratorio, AA 2011/2012 3 Elaborati finali, AA 2010/2011 4 Immagine del Workshop tenuto all’interno del laboratorio,, AA 2011/2012

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Giovanni Bartolozzi

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 1 A.A. 2011-2012

Collaboratori Michela Sardelli, Lorenzo Rossi

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In periodi non troppo lontani la facoltà di architettura di Firenze è stata il centro di intense stagioni creative. Oggi essa sembra invece rassegnata ad una condizione di transito o di crisi in cui si attende l’invenzione di qualche espediente per il suo rinnovamento, piuttosto che tornare a riflettere su alcuni aspetti fondativi della scuola, dentro i quali occorre portare nuove sostanze. Una facoltà di architettura dovrebbe produrre ipotesi insediative, seducenti scenari per la vita nelle nostre città, dovrebbe indicare prospettive migliori ed alternative di convivenza tra l’uomo

e il paesaggio per rifondare modelli di vita. A questo deve aspirare una facoltà di architettura: misurarsi con tutto ciò che la città e la società contemporanea consumano e producono. Con questi obiettivi, nello scorso semestre, abbiamo affrontato il corso di Composizione Architettonica e Urbana 1. Non si trattava soltanto di traguardare gli obiettivi descritti, ma soprattutto di introdurre dei giovani studenti del primo anno nel vivo dell’avventura progettuale in un confronto attivo e responsabile con la città. L’area di progetto era un nodo irrisolto di Firenze, ovvero l’isolato


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tra via Corridoni e via Pisacane, situato in prossimità di piazza Dalmazia e attualmente non edificato. Agli studenti è stato chiesto di ideare una residenzastudio ed è stata data loro la possibilità di personalizzare il committente, per garantire una partecipazione individuale al tema: dall’artista al fotografo, pianista, gallerista, poeta, giornalista, designer. Nessuno dei cinquanta progetti è gratuito, tutti sviluppano un ragionamento urbano e concettuale al contempo ed il risultato ne è una vivace testimonianza. La selezione dei modelli di progetti che abbiamo scelto di pubblicare a testimo-

nianza di questa esperienza collettiva rappresentano una piccola parte del lavoro svolto. Essi, al di là del tentativo di ricucitura urbana che sviluppano, sono esemplari per la semplicità con cui comunicano un messaggio di vita, di nuova ed emozionante possibilità insediativa. Il laboratorio si è svolto nella sede di Santa Teresa, in aula 4, per questo lo abbiamo chiamato LABAULA4, da cui prende nome il sito del corso www. labaula4.com.

1 Eunae Sung, casa-studio su misura 2 Irene Nucci, casa-studio per uno scultore 3 Paolo Palagi, casa-studio per un poeta 4 Giulia Pannocchia,casa-atelier per un artista

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Alberto Breschi

Residenza unifamiliare con galleria espositiva a Firenze

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 1 A.A. 2011-2012

Collaboratori Federica Bellandi, Matteo Cecchi

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Il laboratorio di Architettura 1 è stato un’integrazione di più esperienze che si sono svolte in modo articolato durante il secondo semestre, principalmente scandite dalla sequenza di tre fasi di lavoro ben definite, che hanno consentito allo studente di concentrare la propria attenzione su singole tematiche, col fine di compattare l’esperienza progettuale verso metà fine corso, onde evitare la dispersione di tempi ed energie che solitamente caratterizza la fase della progettazione. Di seguito le tre fasi:

1° fase - Marzo - Aprile - Maggio Lezioni di carattere teorico svolte tutte le settimane secondo un calendario strutturato per fornire allo studente le basi conoscitive e l’apparato critico per poter effettuare nella 2° fase del workshop la prova di progetto. Lo studente ha raccolto le informazioni e i commenti delle lezioni in un book nel formato A4, che è stato considerato prova effettiva per la valutazione finale.


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2° fase - dal 4 al 16 Giugno Workshop di due settimane in aula per lo svolgimento di un progetto di residenza unifamiliare con annessa galleria espotiva a Firenze, in un nodo irrisolto della città, in prossimità di Piazza Dalmazia. Il progetto è stato sviluppato utilizzando soltando gli strumenti tradizionali del disegno e della creazione di modelli di studio e il book di approfondimenti, con le riflessioni critiche sulle lezioni del corso.

3° fase - dal 18 Giugno fino all’esame Fase preliminare alla prova finale, caratterizzata dalla messa in bella del progetto elaborato durante il workshop, mediante l’elaborazione di 3 tavole formato A1 e un plastico espressivo dell’idea matrice.

1-2-3-4 Jacopo Barelli, Alice Biancucci, Leone Carpini, Alessandra Caccialupi

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Maria Grazia Eccheli

Abitare l’emergenza_L’Aquila, the day after tomorrow

Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 1 A.A. 2009-2010

Collaboratori Eleonora Cecconi, Caterina Lisini, Carmelo Provenzani, Alessandro Cossu

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Come in una tragedia greca, giudizi etici e morali, su dove e come si è costruito nella città dell’apocalisse, possono esprimersi solo in un silenzio percorso da dense prese di distanza… SI PUÒ COSTRUIRE L’EMERGENZA? In antitesi alle fin troppo “note scelte” - si è privilegiato di progettare in una delle aree residenziali, di previsione di PRG: area scelta insieme a una studentessa del movimento delle carriole … Un brano di territorio, pensato come nuovo “quarto - urbano” (elemento generatore del piano antico della città dell’Aquila) viene segnalato nel progetto

dall’iterarsi di muri perimetrali, come a declinare i recinti che rinserrano le case a corte di Mies. Un severo disegno che, sottoponendo le geometrie orografiche della Valle dell’Aterno ad un disegno più antico e quasi antropologico, vorrebbe ricomporre un dialogo tra vecchi e nuovi tracciati per dare nuovo senso alle case agricole e alle geometrie dei campi, alla ricerca di quel carattere del luogo completamente dimenticato. Le Misure quelle determinate dalle case della città, il cui modulo è dettato dagli elementi strutturali dei solai, rispondenti


a una maglia strutturale 4m x4m e alla Maglia dei fuochi 8x8 (canne 4x4). Dentro i lunghi muri gli studenti hanno disegnato la propria casa (il programma era determinato dal numero e dagli interessi del proprio nucleo familiare): stanze abitate nella penombra e stanze di luce, insieme a stanze coltivate a orto o stanze di meli‌ Stanze difese da muri forti per resistere al destino di quel ripetersi di sommovimenti terrestri nel nostro martoriato paese.

Studenti: M. Ammendola, D. De Carlo, L. Chiavacci, D. Battipaglia, N. Cascella, G. Carpigiani, F. Ciampi, E. Chirici, A. Baldi, M. Conforti, F. Conti, L. Chirichiello, M. Desideri, E. Danesi, E. Catani, F. Colucci, G. Covacci, N. Cavallaro, D. Costa, C. Balsamo, L. Bertelli, D. Ambrosio, P. S. Deiana, J. Agostini, J. Ceccarelli, A. Banti, G. Capecci, N. De Ruvo, A. Cividati, A. Cencetti, S. Corsinovi, E. D’Ascenzi, G. Biscontri, D. L. Bottaini, T. Domenici, L. Crociani, F. Caneschi, L. Arsic, L. Capirci.

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Laura Andreini

Vivere l’Arno: il ponte nuovo

Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 2 A.A. 2011-2012

Costruzioni Edili Saverio Mecca Collaboratori Marco Gamberi, Lorenzo Malavasi, Elena Masci, Lara Tonnicchi

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Vivere l’Arno: il ponte Nuovo - progettazione di un edificio residenziale collettivo sul ponte San Niccolò a Firenze - Concorso di idee per gli studenti iscritti al corso Il corso si è proposto di far sperimentare agli studenti iscritti al corso un tema insolito e visionario quale il ponte abitato. Una tipologia alquanto particolare, ma presente nella storia della città europea con casi assai differenti tra loro, che vede il ponte, con il suo piano stradale e le sue strutture portanti, suolo su cui costruire una nuova residenza collettiva. Il contesto di riferimento assegnato è stato il ponte San Niccolò, realizzato nel

1955-1960 su progetto dell’ingegnere romano Riccardo Morandi. Ponte ad arco a via superiore composto da un’unica campata di 87,50 metri di luce per una lunghezza totale di 132 metri, un’altezza massima di 15 metri e una larghezza di 17,50 metri. Il progetto elaborato dagli studenti doveva pertanto mostrare una maturazione sui temi teorici indicati dal corso, relativi allo studio della residenza collettiva in generale e, allo stesso tempo, soffermandosi sulle nozioni di congiungere, scavalcare e attraversare, assumendo quella particolare identità che lo ha inca-


sellato nella tipologia dei ponti/ abitati. L’esercitazione, localizzata in un’area centrale di Firenze, ha permesso di sviluppare il tema della conoscenza storica del sito, del radicamento al luogo in cui lo spazio urbano del ponte, in questo “progetto impossibile”, si è articolato e intrecciato con la parte più propriamente privata della residenza. Il corso, inoltre, ha assunto come strumento didattico, il concorso di architettura: l’attività del laboratorio si è così strutturata in base alle esigenze dettate dal bando di un concorso di idee costruito su di un chiaro programma di richie-

ste, e definito da precise regole, che i partecipanti/studenti hanno rispettato, compreso e risolto. Questa modalità, oramai accolta frequentemente da studenti e docenti nell’ambito della didattica, ha innescato una efficace competizione progettuale tra gli studenti iscritti, generando un’azione di stimolo progettuale che ha costituito il principale ingrediente della sperimentazione architettonica.

Vincitori del concorso: 1. Glenda Pardini 2. Costanza Signorini 3. Valentina Conti 1 segnalato. Carolina Nassi 2 segnalato. Ester Nerini Partecipanti al concorso: Ammendola Mirco, Arsic Lazar, Berardi Giada, Bragagna Gabriele, Capirci Lucrezia, Carloni Caterina, Catani Ettore, Chen Xinyu, Ciamarelli Alessia, Corsinovi Simone, Crociani Lorenzo, Giusi Scrivo, Hendler Aviv, Innocenti Silvia, Liberatori Guendalina, Nannucci Martina, Neri Federico, Niknemat Panita, Paglierani Gianmarco Palagini Eugenio, Pandolfi Silvia, Pang Xiaoshuang, Pardi Vittoria, Pellegrini Gabriele, Pepe Francesca, Pucci Jessica, Qiang Di, Ramacciotti Eduard, Razzi Michele, Ricci Benedetta, Santangelo Mirko, Todesca Emanuele, Tommasi Gaia, Trambusti Simona, Valdambrini Noemi, Vitali Elena, Viti Virginia, Zalakizadeh Mahbodreza, Zhao Xianglun

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Paolo Di Nardo

Riqualificazione dell’area fronte mare dell’Ex Municipio di Castiglione della Pescaia

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Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 2 A.A. 2011-2012

Costruzioni Edili Vincenzo Di Nardo Collaboratori Luca Sgrilli, Carlo Corinaldesi, Roberto Nieri, Leonardo Pieramatti, Nicola Sarti, Andrea Di Nunzio, Davide Ciaroni, Massimo Taddei, Filippo Alessandra

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Castiglione della Pescaia, nota località di turismo balneare, connota la propria identità percettiva e fisica in una relazione stretta con la “terra”. La percezione del mare è soltanto rimandata a piccoli passi visivi senza una continuità o un rapporto anche mediato fra terra e mare. Questa discontinuità fra terra e mare diventa invece per lo studente un binario creativo su cui impostare il proprio concetto di spazio di relazione e di architettura. Il Castello, simbolo di Castiglione ed il Mare sono stati gli spunti su cui agganciare percorsi progettuali

rivolti alle residenze temporanee e ai servizi di qualità per la città. Un’esperienza capace di insegnare come sia stretto il rapporto fra l’architettura e lo spazio di relazione esterno che, nel caso di Castiglione, assume una rilevanza comunicativa ed identitaria maggiore. Lo studente del secondo anno viene così a contatto con concetti come quello di identità, tessuto, percezione visiva capaci di consolidare una base culturale per il futuro iter universitario e professionale. La diversità delle risposte ne è la cartina di tornasole


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proprio perché per temi così delicati e complessi non può esserci mai un solo approccio culturale o di appartenenza, ma bensì una moltitudine di visioni capaci insieme di divenire un nuovo integrale di identità urbana. Ogni progetto ha avuto il proprio inizio dal saper ricollegare i fili di una trama inesistente o in parte sconnessa usando i segni del territorio come matrici di un vero e proprio tessuto. La variabile in questo approccio comune è stata l’elaborazione di un concept capace di sintetizzare le intenzioni e le “deformazioni” progettuali di ogni singolo gruppo. Le

scale di progettazione si sono così potute amalgamare con salti repentini in avanti e ritorni alla trama attraverso ripensamenti critici successivi. Le immagini testimoniano questo approccio consapevole caratterizzato da una risposta umana densa di partecipazione e curiosità culturale.

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Giovanni Polazzi

Laboratorio di Progettazione dell’Architettura 2 A.A. 2011-2012

Costruzioni Edili Andrea Mannocci Collaboratori Sondra Pantani, Luca Scollo, Nico Fedi, Giulia Pollerone, Valentina Mancini

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Il corso del Laboratorio di progettazione I, A.A. 2011-2012, si è svolto nell’area geografica del Magreb e precisamente a Marrakech. Abbiamo pensato di far riflettere gli studenti del secondo anno su un tema progettuale (la residenza collettiva) relativo ad un territorio morfologicamente, culturalmente e tradizionalmente diverso da quello Italiano e più in generale europeo. Il corso pone al centro del progetto una riflessione sul contesto sia fisico che culturale e con questa metodologia di ricerca su cui lavoriamo da anni, siamo riusciti ha determinare soluzioni progettuali

che assumono sempre espressioni diverse e attinenti al luogo. Il tema del corso ha preso in esame due aree: una all’esterno della “Medina” storica della città di Marrakech in adiacenza alle mura cittadine in prossimità di una porta, “Bab Doukala”, un’ area urbana complessa definita dal contatto di due zone diverse quella storica del centro con la propria identità e quella della città nuova, anonima e indefinita; un’area caratterizzata da diverse funzioni: un mercato, una stazione degli autobus e dei taxi metropolitani, un’ area sportiva, un ex mercato abbandonato, un pal-


meto. L’altra area si trova in un piccolo villaggio a circa 15 Km da Marrakech sul quale confrontarsi con un sistema di edifici in terra cruda riqualificando una pizza, una scuola coranica ed un mercato. L’esperienza didattica è stata condotta in diversi momenti: una prima fase di analisi con il viaggio a Marrakech ed un lavoro sul campo, una seconda fase durante il laboratorio nel quale gli studenti hanno elaborato un plastico in scala 1:500 delle aree interessate dal progetto ed elaborato le carte di analisi sulla base dei dati raccolti sul campo, una terza fase di

progetto del “master plan” delle aree interessate; queste prime tre fasi sono state svolte in gruppo. L’ultima fase, quella del progetto della residenza collettiva, è stata svolta singolarmente elaborando un progetto di residenza tra quelle previste nel master plan.

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FabioForconi Forconi Fabio

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Laboratorio di Architettura degli Interni 1 Laboratorio di architettura degLi 1b A.A.interni 2011-2012 ModuLi didattici Architettura degli Interni: Fabio Forconi A.A. 2011-2012 Arredamento: Fabio Forconi A.A. 2011-2012 Collaboratori: Laura Bevilacqua, Simone Cioni, Elvira Perfetto, Leonardo Pilati, Leonardo Settesoldi, Filippo Tatini

Collaboratori Laura Bevilacqua, Simone Cioni, Elvira Perfetto, Leonardo Pilati, Leonardo Settesoldi, Filippo Tatini

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L’intento dei lavori presentati oltre che dell’intero laboratorio è quello di sonI dare, Laboratori di Architettura Interni analizzare e mostraredegli ciò che sta MODEXPO MMXX raccontano una lunga tra l’atto potenziale della progettazione avventura condivisa. Il legame e il risultato dell’emozione della fragile, percema amoroso con un universo a soggetto zione. Le sperimentazioni nascono e si (la Moda e i suoi Marchi)analisi che attraversa sviluppano attraverso condotte lecon diverse realtà adottati dell’innovazione gli strumenti delle conartistica, interpreta nomiricerca e caratteri temporanee teorie della archidel Mostrare, ne indica coordinate tettonica. Il progetto nonle si pone come ideali sull’apprendimento di tecniche e la semplice volontà di risolvere un prostrategie dettateedal gioco e dalla sua blema spaziale distributivo ma cerca capacità di stupire, coinvolgere, sedurre. di penetrare la barriera della razionalità Ilpercettiva, Padiglione,si luogo di accelerazione addentra nelle armonie inconsce, stimolamacchina risposte associative, del comunicare, per eventi, spazio d’intrattenimento, celebra

lancia metafore, diviene significante di infiniti significati. L’attuale possibilità artefatti legati con al vissuto e al quotidiano. di interfaccia la macchina produce Un criterio traente consiste nella ricerca un nuovo mondo di forme/pensiero di tranon momento formativo checonnessione non possono essere consideerate informazione che consenta quale elemento attivatore di di fissare realtà un Concept, una struttura, un fatto potenziali che la ricerca architettonica figurativo, capaci di insidiare il disegno ha il dovere di indagare. La progettafino fine. Approccio, zionealla si trova inserita in unquesto, nuovo quasi contutto interno testo che non èalpiùprocesso quello delcreativo “genius che didel accorciare la distanza loci” impone ma quello rapporto diretto con percettiva tra progetto e oggetto l’uomo. È finalmente di nuovo l’uomoe sottende un surplus lavoro specifico; il vero target delle di attuali tecnologie cioè una modellazione paziente costruita produttive di derivazione aeronavale chefasi, aprono ad oggetti “agibili e abitaper simulazioni e verifiche. Questo glamour che anima l’Esporre


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bili” svincolati dal loro posizionamento statico. Le funzioni degli spazi insieme da lato punta all’intensificazione alleun loro emozioni percettive cercano della vita (Mies), dall’altroche ne oscilla rileva un nuovo tipo di rapporto puntualmente conflitti e valori. Si declina tra l’essere fruibile dall’interno al vesticosì una ritualità ibrida, ultima nata re la in funzione e l’uomo stesso al creare nell’ambito dellainconsce contemporaneità. magie e fantasie fino alla fuAffatto strumentale a un eambiente in cuiI sione tra ciò che esiste ciò che sarà. lanuovi concentrazione diventa un requisito potenti software di modellazione essenziale per estenuanti esercizi spaziale aprono ad un’infinita gammaa corpo libero, ilsempre Laboratorio punta sulla di geometrie più complesse e creazione di pezzi unici, veri e propri affascinanti, la perfezione delle NUR“objects a réaction poétique”(L.C.) e siil BS con la libertà delle mesh donano rafforza nella varietà le e nella molteplicità, potere di indagare regole nascoste alla base dellaun’operazione vita. Studiandodidattica i frattali propugnando estrema, un “jeu d’esprit” che attinge

e come le derive fenotipiche riscrivano i genotipi capiamo come la complessità della vita generi morfologie meravigliose e come forse in un prossimo futuro non progetteremo più i pronipoti alla cultura al gusto dell’epoca. degli delle grottee ma gli esoscheletri MODEXPO a Firenze, nell’enclave eredi dell’umanità. dell’Area Mercafir è ancora una volta recinto auto-referenziale, dimora occasionale per sperimentare i dispositivi dell’Esporre (ex-ponere, cum-ponere). Un esplicito invito all’azione, dunque, un Interno carico di promesse che raduna forme e significati di una modernità ricca di implicazioni emotive.

1 1 Tommaso Latini, Tommaso Latini, Padiglione Dries Van Noten, A.A. Padiglione Dries Van Noten, A.A. 2011-2012 2011-2012 2 2 Julia Molina Virués, Julia Molina Virués, Padiglione Ágatha Ruiz de la Padiglione Ágatha Ruiz de la Prada, A.A. 2011-2012 Prada, A.A. 2011-2012

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Dario DarioBiondo Biondo - Claudio De Filippi Claudio De Filippi

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Laboratorio di Architettura degli Interni 1 A.A. 2011-2012

Laboratorio di architettura degLi interni 1c

ModuLi didattici Architettura degli Interni: Dario Biondo A.A. 2011-2012 Arredamento: Claudio De Filippi A.A. 2011-2012 Collaboratori: Marco Carratelli, Giada Citti, Claudio Granato, Lucia Lunghi, Nicola Pasquini, Giacomo Taddeini Arredamento Claudio De Filippi Collaboratori Marco Carratelli, Giada Citti, Claudio Granato, Lucia Lunghi, Nicola Pasquini, Giacomo Taddeini

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Nuove forme e metodi di organizzazione spaziale stanno emergendo in Nuove forme efacilitate metodi di organizzazione architettura, dalle potenzialità s degli p a z i astrumenti le stann o e m e rgche e n dcontrio in informatici architettura, facilitate dalledimensioni. potenzialità buiscono a creare nuove dL’architettura e g l i s t r u m esi n t sta i i nrimodellando f o r m a t i c i c sehe c condo o n t r i b uconcetti i s c o n o fondamentali a c re a re n ucome ove dimensioni. continuità, permeabilità, connessione e L’architettura si stanuove rimodellando tende a sperimentare geometrie secondo concetti topologiche, che fondamentali si deformano come senza continuità, permeabilità, connessione e strappi o sovrapposizioni. Le architetture industriali in tende a sperimentare nuoverealizzate geometrie spazi euclidei sostituite da topologiche, chevengono si deformano senza altre: pensate per geometrie iperbolistrappi o sovrapposizioni. che, organizzate da sistemi cineticiine Le architetture industriali realizzate spazi euclidei vengono sostituite da

dinamici, ottimizzate secondo algoritmi genetici. Così come nella società indualtre: per geometrie iperboliche, strialepensate l’architettura rispondeva a criteri organizzate da sistemi cinetici e dinamici, tecnologici, oggi, in una società liquida, ottimizzate secondo algoritmi continuamente attraversati dagenetici. innumeCosì nella società revoli come informazioni, sempreindustriale connessi, l’architettura rispondeva criteri in un continuo presente, anchea l’architecnologici, oggi, in una società tettura si adatta rispondendo alle più liquida, continuamente piccole variazioni d’ogni attraversati parametro, da innumerevoli informazioni, sempre mirando a trasformarsi in un organiconnessi, in undicontinuo presente, smo vivente cui tende, sempreanche più, a prendere anche le forme. l’architettura si adatta rispondendo alle Dario Biondo più piccole variazioni d’ogni parametro, mirando a trasformarsi in un organismo vivente di cui tende, sempre più, a prendere anche le forme. Dario Biondo


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Nell’indagare l’edificio espositivo e commerciale, destinato a rappresenNell’indagare l’edificio espositivo e tare e comunicare un marchio della commerciale, destinato a rappresentare moda, lo spazio, in tutte le sue impliecazioni, comunicare un marchio moda, è l’elemento che della più di ogni loaltro spazio, le sue componenti, è legainlatutte ricerca teorica, scientifica l’elemento che più ogni altroallo lega la e metodologica deldi progettare spericerca cifico teorica, aspettoscientifica funzionalee metodologica e distributivo; lo spazio teoricoallo diventa spazioaspetto speciadel progettare specifico lizzato e assolve compiti emozionali funzionale; lo spazio teorico diventae coinvolgenti dove chie mette in scena spazio specializzato assolve compitie chi fruisce diventano attori della stessa emozionali e coinvolgenti dove chi rappresentazione. Lafruisce componente formette in scena e chi diventano male èdella fruttostessa di elaborazioni di superfici attori rappresentazione. o corpi: involucri o gusci che incapsuLa componente formale è frutto di

elaborazioni di superfici o corpi: involucri

lano quello che percepiamo e chiamiamo “interno”. L‘Interno è inteso come dimensione soggettiva, dove le componenti dell’arredo e dell’allestimento non sono disposte nello spazio ma aso gusci “posizioni” che incapsulano che sumono riferite alquello soggetto percepiamo e chiamiamo “interno”. fruitore che, attraverso la percezione L‘Interno è inteso come attiva le relazioni spaziali tradimensione gli oggetti, li connette e crea interazioni che chiasoggettiva, dove le componenti miamo “lo spazio attornodisposte a noi”. nello dell’arredo non sono De Filippi spazio ma assumonoClaudio “posizioni” riferite al soggetto fruitore che, attraverso la percezione attiva le relazioni spaziali tra gli oggetti, li connette e crea interazioni che chiamiamo “lo spazio attorno a noi”. Claudio De Filippi

1 1 Daniela Hillebrand, Daniela Hillebrand, Padiglione Rabanne, Padiglione Paco Rabanne, A.A.Paco 2011-2012 A.A. 2011-2012 2 2 Elenamaria Mortelli, ElenamariaIssey Mortelli, Padiglione Issey Miyake, Padiglione Miyake, A.A. 2011-2012 A.A. 2011-2012

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MarinoMoretti Moretti Marino

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Laboratorio di Architettura degli Interni 1

Laboratorio di architettura degLi 1a A.A.interni 2011-2012 ModuLi didattici Architettura degli Interni: Marino Moretti A.A. 2011-2012 Arredamento: Marino Moretti A.A. 2011-2012 Collaboratori: Marco Cavalli, Adriano Ferrara, Roberto Frosali, Domenico Minguzzi, Samuele Sordi, Marco Becucci

Collaboratori Marco Cavalli, Adriano Ferrara, Roberto Frosali, Domenico Minguzzi, Samuele Sordi & Marco Becucci

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I Laboratori di Architettura degli Interni MODEXPO MMXX raccontano una I lunga Laboratori di Architettura degli Interni avventura condivisa. Il legame MODEXPO raccontano lunga fragile, maMMXX amoroso con un una universo avventura condivisa. fragile, a soggetto (la Moda Ilelegame i suoi Marchi) cheamoroso attraversa diverse realtà dell’inma conleun universo a soggetto novazione artistica, interpreta nomi (la Moda e i suoi Marchi) che attraversa Mostrare, ne indica le lee caratteri diverse del realtà dell’innovazione coordinate ideali sull’apprendimento artistica, interpreta nomi e caratteri di tecniche dal del Mostrare, enestrategie indica ledettate coordinate giocosull’apprendimento e dalla sua capacità di stupire, ideali di tecniche e coinvolgere, sedurre. strategie dettate dal gioco e dalla sua Il Padiglione, luogo di accelerazione capacità di stupire, coinvolgere, sedurre. del comunicare, macchina per eventi, Il Padiglione, luogo di accelerazione spazio d’intrattenimento, ardel comunicare, macchina celebra per eventi,

tefatti legati al vissuto e al quotidiano; ma è anche un Modo di rapportarsi artefatti legati vissuto e al attraverso quotidiano. al mondo dellaal produzione Unpropria criterio “progettualità”. traente consiste Un nellacriterio ricerca la di connessione tra momento traente consiste nella ricerca diformativo un’interazione o, quanto meno, di unadistretta e informazione che consenta fissare connessione momento formativo e un Concept,trauna struttura, un fatto informazione che di consenta fissare figurativo, capaci insidiarediil disegno un una struttura, un fatto finoConcept, alla fine. Approccio, questo, quasi figurativo, capaci insidiare il disegno tutto interno aldiprocesso creativo fino fine. Approccio, questo, quasi che alla impone di accorciare la distanza tutto internotra al processo chee percettiva progetto creativo e oggetto impone distanza persottendediunaccorciare surplus dilalavoro specifico; cettiva tramodellazione progetto e oggetto sottencioè una pazientee costruita de un surplus di lavoro specifico; cioè per fasi, simulazioni e verifiche.

spazio d’intrattenimento, celebra

Questo glamour che anima l’Esporre


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una modellazione paziente costruita per fasi, simulazioni e verifiche. Questo glamour anima l’Esporre da un lato punta che all’intensificazione da un lato puntadall’altro all’intensificazione della vita (Mies), ne rileva della vita (Mies), nedeclina rileva puntualmente conflittidall’altro e valori. Si puntualmente conflitti e valori. decosì in una ritualità ibrida, ultimaSinata clina così in della una ritualità ibrida, ultima nell’ambito contemporaneità. nata nell’ambito Affatto strumentaledella a un contemporaneiambiente in cui e dichiaratamente orientata verso latàconcentrazione diventa un requisito orizzonti “altri”. Affatto strumentale essenziale per estenuanti esercizi ad a un ambiente cui la concentrazione corpo libero, il inLaboratorio punta sulla diventa un requisito essenziale per creazione di pezzi unici, veri e propri estenuanti esercizi a corpo libero, il “objects a réaction poétique”(L.C.) eLasi boratorio punta sulla di pezzi rafforza nella varietà e creazione nella molteplicità, unici, veri e propri “objects adidattica réaction propugnando un’operazione

estrema, un “jeu d’esprit” che attinge

poétique” (L.C.) e si rafforza nella varietà e nella molteplicità, propugnando un’operazione didattica estrema, un “jeu d’esprit” che attinge alla cultura e al gusto dell’epoca. MODEXPO a gusto Firenze, nell’enclave alla cultura e al dell’epoca. dell’Area Mercafir è ancora una volta MODEXPO a Firenze, nell’enclave recinto auto-referenziale, dimora ocdell’Area Mercafir è ancora una volta casionaleauto-referenziale, per sperimentare i dispositivi recinto dimora dell’Esporreper (ex-ponere, cum-ponere). occasionale sperimentare i dispositivi Un esplicito invito all’azione, dunque, dell’Esporre (ex-ponere, cum-ponere). un Interno carico di promesse che raUn esplicito invito all’azione, dunque, un duna forme e significati di una moderInterno carico di promesse che raduna nità ricca d’implicazioni forme e significati di una emotive. modernità ricca

di implicazioni emotive.

1 1 Garuglieri, Sara Sara Garuglieri , Padiglione Alexander McQueen, Padiglione Alexander McQueen, A.A. 2010-2011 2A.A. 2010-2011 2 Maryam Sadr, Maryam Sadr , Padiglione Fukuko Ando, Padiglione Fukuko Ando, A.A. 2011-2012 A.A. 2011-2012

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Fabio Fabbrizzi

Imparare insegnando

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Laboratorio di Architettura 3 A.A. 2009-2012

Caratteri Distributivi degli Edifici Elia Perbellini Indirizzi dell’Architettura Contemporanea Sara Romano Rosario De Simone Progetto di Strutture Emanuele Leporelli Giacomo Tempesta Collaboratori Daniele Nocentini, Leonardo Brilli, Stefania Vitali, Filippo Cambi

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Nei miei anni di insegnamento e nei molti temi affrontati all’interno dei vari Laboratori di Progettazione, ho capito che sull’affinamento della capacità di comporre l’architettura, influisce tra i molti fattori, proprio anche il funzionamento corale dell’intero Laboratorio. E ho capito che per funzionare bene, un Laboratorio di Progettazione deve essere un luogo nel quale ci si riconosce. Un luogo al quale si appartiene e nel quale si riversano molte delle nostre aspettative, dei nostri stimoli, delle nostre visioni. Non metto in questo, alcuna differenza tra il docente e lo studente. Tutti siamo su

un medesimo piano di tensione, nel quale la soluzione non è trasferita dall’uno all’altro, ma insieme cercata nell’affinarsi di regole che appartengono alla dimensione trasmissibile, così come nell’orientarsi di un’istintualità che è patrimonio personale di ciascuno di noi. Ma anche se gli orizzonti scientifici e le coordinate culturali entro cui si muovono i miei insegnamenti rimangono riconoscibili di anno in anno, ogni Laboratorio rappresenta un’esperienza a se stante, non solo per la specificità dei temi di volta in volta affrontati, ma proprio perché dentro ad ogni Laboratorio ci sono persone diverse, che


ogni volta originano dinamiche differenti, alchimie inaspettate, inedite relazioni. Si tratta quindi di filtrare queste diversità attraverso un insegnamento che cerca con ogni mezzo di “resistere” alla perdita dilagante dei suoi tradizionali orientamenti, cercando tuttavia di considerare anche i molti vettori offerti dalla contemporaneità. Formulare un pensiero d’architettura, in fondo, equivale ad avere una visione del mondo e il progetto, ogni progetto, altro non è che un modo straordinariamente efficace per condividerla. Quindi non ci sono ricette di buon funzionamento, ma solo il riconoscersi in

valori comuni. Non ci sono idee preconcette, ma un tararsi sempre diverso che ruota però sempre attorno alla certezza di uno stimolarsi reciproco, che di fatto, costituisce la vera essenza del rapporto docente-discente. Questo stimolo, quando il Laboratorio funziona, porta gradualmente l’allievo alla maturazione di mettere in forma pensieri complessi, insieme alla consapevolezza del privilegio di saper comporre l’architettura, mentre al docente, porta un continuo accrescimento basato su un imparare insegnando. Dono raro quest’ultimo, perché nello scambio continuo offerto dalla scuola, si cela an-

che l’umana capacità di conoscere e far conoscere se stessi, in quanto si insegna veramente, non solo quando si trasferisce quello che si sa, ma soprattutto quando si trasferisce ciò che si è.

1 Paolo Oliveri Nuovo Museo dello Sport al Cavallaccio, Firenze 2 Margherita Piacenti Nuovo Museo dello Sport al Cavallaccio, Firenze 3 Nico Fedi Nuovo Museo dello Sport al Cavallaccio, Firenze

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Stefano Lambardi

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Laboratorio di Architettura 3 A.A. 2010-2011

Indirizzi dell’Architettura Contemporanea Michele Piccini Progetto di Strutture Emanuele Leporelli Collaboratori Giulia Andreotti, Simone Barbi, Eleonora Bartoli, Eleonora Benedetti, Romina Bertellotti, Micol Biagioni, Nicola Bondi, Marianna Coglievina, Chiara Corazzi, Ambra Crivelli

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Una pietra levigata dalle mani della gente che vi si è appoggiata o dei ragazzi che vi hanno giocato non è più di chi l’ha scolpita o modellata, ma di tutti. Giovanni Michelucci

Memoria è un termine che si è reso necessario nel dibattito architettonico contemporaneo al fine di consolidare le scelte culturali relative al rapporto che l’opera architettonica ha instaurato con il contesto storicizzato. La contemporaneità trova il suo fondamento nell’incertezza delle opinioni, e può riunire i frammenti della conoscenza solo

attraverso il filo conduttore del tempo che scorre, in una visione cronologica delle azioni compiute. Ma il ripetersi di questi atti resta nel tempo a testimonianza della continuità della storia; il loro ripetersi che persiste rimanda non più a fatti contingenti, ma a ciò che permane, alla dimensione eterna del mondo. Il reiterarsi delle azioni, che formano quindi la nostra memoria, diventa necessario proprio di fronte a quel distacco dal passato, proprio del pensiero del Novecento; d’altra parte la memoria è legata alla conoscenza sensibile e non può essere esclusa dalla nostra esperienza.


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La città, in questa visione, diviene un luogo privilegiato dove la memoria “prende forma” attraverso gli spazi e le architetture che la compongono, luoghi che la rendono presente, visibile e tangibile, al di là della provvisorietà dell’uomo e del divenire degli eventi. La memoria dunque è una parte sostanziale della nostra visione delle cose, resta in noi e ci appartiene più forte della contaminazione e delle influenze del mondo globalizzato, e attraverso di essa riusciamo a comprendere la ricchezza del nostro patrimonio storico e culturale. Quando infatti la memoria diviene con-

divisa e narrata, allora parliamo di tradizione, quell’insieme di visioni che l’uomo tramanda attraverso il racconto. La tradizione è quindi l’ambito nel quale si colloca anche la memoria, ed è una forza fondamentale del pensiero occidentale. La scelta di collocare l’esperienza didattica progettuale a San Gimignano, un luogo dove la tradizione è tanto evidente, si fonda sulla volontà precisa di instaurare un rapporto con essa. Il confronto con la città storica sedimentata diviene palese data la collocazione dell’area designata per i progetti.

Nuovo Centro Civico a San Gimignano 1-2-3-4 Simone Ventura 5-6-7-8 Enjs Agaj

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Claudio Zanirato

SMART CITIES Ricreare la città

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Laboratorio di Architettura 3 A.A. 2011-2012

Indirizzi di Architettura Contemporanea Corinna Vasic Vatovec Progetto di Strutture Giacomo Tempesta Collaboratori Marco Benevelli, Saverio Napoletano, Michela Contini, Annunziata Robetti, Alberto Stazio

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La creatività si fonda sulla profonda conoscenza delle regole costituite e sulla necessità di superarle o ridefinirle continuamente per renderle attuali, con competenza e capacità di manipolazione, unendo elementi preesistenti in combinazioni nuove ed utili al momento. La creatività deve quindi avere salde radici nella realtà per potere attecchire, altrimenti rimane solo visionarietà. La città creativa è di conseguenza un contesto urbano dove i propri abitanti sono messi nelle condizioni di poter esprimere al meglio le loro potenzialità, inserendosi nelle reti relazionali esistenti e sostenuti da

una politica lungimirante ed efficace, sul piano della competitività e dello sviluppo sostenibile, per difendersi dalle sfide della globalizzazione e delle crisi economiche. Per questo, la smart city si caratterizza per l’attenzione alla coesione sociale, alla diffusione della conoscenza, alla creatività, alla piena mobilità, alla qualità ambientale in generale. È un modello di politica urbana che si sta diffondendo in questi ultimi anni e soprattutto nel continente europeo, che appare più di altri in crisi rispetto ai nuovi scenari evolutivi internazionali. Questo stimolo alla solidarietà urbana è sia uno dei tanti risvolti della crisi economica


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che attanaglia l’Europa, ma anche il riflesso di una crisi della politica che non è più in grado di vedere la polis e pertanto si affida all’intraprendenza di tutti, a volte amministrando le decisioni altrui, promuovendo e gestendo i processi partecipativi. I cinque temi progettuali affrontati nel Laboratorio hanno riguardato la riqualificazione dello spazio urbano, attraverso il suo ripensamento come luogo pubblico, all’interno delle politiche e strategie di SMART CITY, di creatività urbana. I progetti sono stati proposti per altrettante realtà urbane emiliano-romagnole, inserite insieme ad altre nel programma della regione di

riqualificazione. Ricordando che essere creativi vuol dire nient’altro che cercare connessioni nuove e utili: connessioni fra elementi già esistenti; creatività per essere smart, estremamente duttili, per essere green e sostenibili, per essere, soprattutto, socialmente vivaci, mobili, accesi e per reagire ad una condizione di svantaggio che, per le nostre società ed economie mature ed invecchiate, da congiunturale si sta trasformando in strutturale. Può diventare questa l’occasione per molte città per riflettere su loro stesse, dopo ‘espansione travolgente degli ultimi decenni, e pensare ad una crescita finalmente

solo qualitativa, fatta di trasformazioni “sapienti”: in fondo, una città può crescere veramente solo quando sa trasformarsi dal suo interno, ripensarsi, RI-CREARSI. 1 Federico Tomaselli, Lo spazio teatrale, Lugo di Romagna (RA) 2 Camilla Menciani e Serena Cignini, Lo spazio del tempo, Agazzano (PC) 3 Luisella Menchetti, Lo spazio onirico, Mesola (FE) 4 Andrea Capecchi, Lo spazio Meccanico, San Giovanni in Persiceto (BO) 5 Chiara Alesci, Lo spazio rappresentativo, Forlì

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Alberto Breschi

Laboratorio di Progettazione per il Recupero Urbano A.A. 2010-2011

Architettura degli Interni Serafina Amoroso Tecnologie dei Materiali Tommaso Chiti Collaboratori Giovanni Bartolozzi, Federica Bellandi, Giacomo Benvenuti

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L’obiettivo del laboratorio è quello di fornire lo studente di occasioni di conoscenza e confronto delle tematiche della cultura architettonica nel campo del progetto di recupero, con particolare riferimento alle tendenze più sperimentali e innovative al fine di poter maturare un proprio metodo progettuale articolato e coerente che realizzi un “disegno” architettonico personale ed espressivo verificato alla scala urbana. Si vuol accentuare la capacità di adoperare i dati e gli strumenti a disposizione - i materiali progettuali: i valori del luogo - storici, morfologici, urbanistici e

i dati tecnico-funzionali, - per proporne soluzioni innovative e fornire un contributo alla conoscenza e alle proposte di trasformazione della città, che vadano oltre l’usualità e la prassi corrente. Il progetto trova con il contesto del luogo le matrici strutturali della propria configurazione compositiva, attraverso un processo di analisi dell’intorno e di sintesi delle sue valenze più significative, al fine di radicarne la logica intrinseca. L’ esercitazione svolta durante il corso è stata la redazione di un progetto per la creazione a Firenze di un’innovativa funzione urbana a carattere metropo-


litano: un centro eno-gastronomico integrato da inserire nell’area Mercafir. Quest’area si trova nella zona di Novoli, un punto strategico per la città di Firenze, dove sono state inserite rilevanti funzioni come il nuovo tribunale, sedi universitarie e sedi di banche. Inoltre l’area è posizionata in prossimità di uno dei punti di accesso alla città per la presenza di svincoli autostradali e dell’aeroporto. L’area Mercafir è una grande spazio industriale che accoglie il mercato ortofrutticolo e l’indotto da esso generato, con strutture funzionali legate al settore alimentare e alle lavora-

zione dei prodotti e vendita all’ingrosso. Il tema del progetto è stata la creazione di un centro enogastronomico, in una parte della superficie occupata dalla Mercafir. Un progetto pensato come un insieme di diverse funzioni: uno spazio per il mercato, ristoranti, aree didattiche, biblioteca tematica, sala conferenze, uffici e un albergo.

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Antonio Capestro

Il parco e la città progetto della linea tranviaria 4 a Firenze

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Laboratorio di Progettazione per il Recupero Urbano A.A. 2011-2012

Tecnologie dei Materiali Leonardo Zaffi Tecniche Avanzate di Rappresentazione Giorgio Verdiani Collaboratori Fulvio De Carolis, Paolo Formaglini, Filippo Giansanti, Sauro Guarnieri, Nicola Marmugi, Valerio Massaro, Riccardo Monducci, Cinzia Palumbo, Andrea Pasquali

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Il Laboratorio ha preso in esame un’area che si sviluppa linearmente per 4 km, dai viali della città di Firenze fino al ponte all’Indiano, per indagare il rapporto tra il Parco delle Cascine e la città. Attualmente il parco è compromesso nelle sue potenzialità di relazione e nella possibilità di diventare un polmone verde con attività di servizio alla città e al territorio in quanto le infrastrutture preesistenti, in particolare la linea ferroviaria Pisa-Livorno-Firenze, costituiscono una barriera invece che una connessione. Inoltre, la dismissione di alcune importanti attività (l’ippodromo delle Molina)

e la fruizione compartimentata di spazi e attività, non permette di superare la monofunzionalità delle varie componenti dell’area che restano segregate nel proprio ruolo senza poter valorizzare le specificità del luogo. Intervenendo quindi su due aspetti, attività e infrastrutture, si è definito un livello di relazione tra parco e città attraverso un’organizzazione degli spazi coerente, tale da formulare una nuova immagine urbana. Attraverso il superamento di una visione oggettuale ed episodica degli eventi infrastrutturali ed architettonici, si è


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proposto di lavorare su un’ipotesi di sistema spaziale complesso e continuo, nel quale ogni elemento ed ogni ambito si caratterizzasse con una propria identità appartenente alla totalità del sistema urbano-territoriale. In questa logica è sembrato fondamentale ricucire il rapporto tra il parco e la città attraverso la trasformazione dell’attuale linea ferroviaria in una nuova infrastruttura più permeabile, sostenibile ed interconnessa con un sistema di attività ricreative e culturali. L’obiettivo più significativo resta comunque quello di invertire la tendenza

alla criticità in opportunità cercando di riconnettere al sistema città componenti che già da tempo attraversano le aree in questione senza lasciare un segno di nuova urbanità. In particolare il quadro metodologicooperativo si è articolato su più scale di rapporto con l’intento di riagganciarsi sia al quartiere che alla città che al territorio veicolando, attraverso la dorsale della nuova infrastruttura, modalità rinnovate di vivere spazialità urbane e naturali.

1 Masterplan Studenti: Olivia Giorgi, Daria Krotkova, Pietro Marsili, Rémi Pascal Mousselard, Sara Panchetti, Gemma Poli, Karine Ripari, Simone Ventura 2-3 “Officina creativa” Studenti: Carol Ferretti, Lucia Frascerra, Sara Rinaldi 4-5-6 “Trend factory” Studenti: Armando Ormeni, Klajdi Ormeni, Skender Sejdini

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Antonio D’Auria

Esplorare la città

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Laboratorio di Progettazione per il Recupero Urbano A.A. 2011-2012

Tecnologie dei Materiali Maria De Santis Tecniche Avanzate di Rappresentazione Giorgio Verdiani Collaboratore Roberto Masini

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Negando, tra l’altro, ogni caduta nello stilismo e ogni intento revivalistico, così E.N. Rogers descriveva il processo progettuale della Torre Velasca: “È il risultato di un metodo funzionale che determina la forma desumendola dalle determinanti dell’ambiente circostante e dalle ragioni distributive dell’organismo”. Si potrebbe dire che quel progetto avesse una funzione ermeneutica e, a un tempo, interpretasse la realtà urbana e ne proponesse una visione congruente ancorché trasfigurata. Questo esercizio di lettura e ri-composizione del contesto “attraverso opzioni

estetiche, storiche, funzionali, di gerarchia formale” avvalendosi solamente di un elemento ordinatore dello spazio urbano, È stato più volte proposto agli studenti del IV e V anno, nei laboratori di Composizione e nei corsi di Architettura degli interni. Il tema assegnato, illustrato da alcuni progetti del Lab. di Progettazione per il recupero urbano, aveva come obiettivo due manufatti, opportunamente integrati: a) uno spazio sotterraneo destinato a centro incoming, e b) una pensilina che coprisse il centro e i suoi accessi e si estendesse a individuare uno spazio più ampio per la sosta all’aperto.


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Dopo un’analisi documentata della struttura morfologica e delle emergenze semantiche dello spazio urbano assegnato (Piazza dell’Indipendenza), lo studente doveva progettare la disposizione, nella piazza, della installazione in funzione della giacitura e delle direttrici da privilegiare. Il progetto doveva raggiungere due obbiettivi: intanto, trasformare la simmetria statica della piazza attraverso un artefatto improntato alla simmetria dinamica; poi, realizzare un manufatto che segnalasse un cambio di situazione interno/esterno, una mediazione tra invaso della piazza e spazio del centro incoming.

In altre parole, uno scopo era ottenere un dispositivo che attraesse il fruitore, che attivasse un processo di interiorizzazione dello spazio che favorisse ogni movimento di esplorazione del divenire, delle trasformazioni percettive nel trapasso da aperto a chiuso, da esterno a interno, dal vuoto (della piazza) al pieno (scavato), dalla luce all’ombra o dal sole alla luce artificiale.

Progetto di un centro incoming Piazza Indipendenza, Firenze 1 Lorenzo Gentili 2 Lorenzo Saccomando 3 Dario Ruperti 4 Filippo Rosticci 5

Michela Tonelli

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Giacomo Pirazzoli

Three Exercises and Several Partnerships Towards a Flip-Teaching Job

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iCad - Urban Rehabilitation Design Lab

Spring 2012

Interiors Alfredo Cisternino Technology of Materials Saverio Mecca Advanced Tools of Representation Giorgio Verdiani Assistants Cristiano Balestri, Giada Cerri, Eric Medri, Bianca Maria Rulli, Lenny Valentino Schiaretti with ENSAM-Montpellier, Hochschule München, Syracuse University, CEU-Universidad San Pablo Madrid

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iCad-international Course on Architectural Design begun 2011 in order to share with international students both the charming Florence and Tuscany. Entirely taught in English - a kind of media-language after the main architecture language, which is the drawing/representation indeed1 - the Course focuses on Cultural heritage, museums and landscape as well as on their outstanding cross-cultural role. Course learning includes online workgroup, according to a multimedia framework. Exercise 1.Temporary/Contemporary: temporary container units became basic dwellings2 to build a town after the guideli-

ne traces of a middle-age village. A realtime Sketch-Up® aided project, the exercise focuses also on the relationship between traces (although simulated) and the contemporary. Video by Francesco Polidori: http:// www.crossinglab.com/video.html. With ENSAM-Ecole Nationale Superieure d’Architecture Montpellier - Giacomo Pirazzoli, visiting professor; Gilles Cusy and Luc Teotoing, ENSAM-Montpellier. Exercise 2. Traces: based on a PRINNational Relevant Interest Project (Site Specific Museums research workshop leaded by University of Florence with Bocconi University Milan and University of Perugia,


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online source www.sismus.org) bundled with website+video+book,3 and a multidiscipline enquiry focusing on Santa Croce religious complex,4 the exercise focuses on the site-specific relationship linking each other church (sacred space at large) and museum.5 A new temporary pavillion to evocate the memory of the demolished porch, in front of Brunelleschi’s Pazzi Chapel, is the goal to share. With Hochschule München professors Gilberto Botti and Piero Bruno Exercise 3. The Moving Image Museum for the Image ARCHIVE www.image-web. org/archive. A temporary display in a round-the-corner site - just in front of the fo-

thcoming new entrance of the School of Architecture - to host a significant private collection dedicated to video and architecture is the project target. Once again, traces of the recently demolished (2002) row-houses give suggestion for the new building’s settlement principle. With Syracuse University - prof. Lawrence Davis, Marissa Tirone assistant, and CEU-Universidad San Pablo Madrid - prof. Belén Hermida Rodriguez. In partnership with Image-web. 1

G. Pirazzoli, L’esperienza di iCad-international Curriculum on Architectural Design, in Maraschio-De Martino (a cura di) Fuori l’italiano dall’Università?, Laterza-Accademia della Crusca, 2012, p. (IT)

2 Le Corbusier’s Unité d’Abitation interior units are the main references. 3 G. Piraz & www.sismus.org, Site Specific Museum_ ONE, Pistoia 2011 (IT/ENGL). 4 A. De Marchi e G. Piraz (a cura di), Santa Croce – oltre le apparenze, Pistoia 2011 (IT). 5 G. Pirazzoli, Churches, Temples, Mosques and the Site Specific Museum concept, in M.W. Gahtan (editor), Churches, Temples, Mosques: places of worships or museums?, Firenze 2012, p.197-207 (IT/ENGL).

1-2-3-7 Traces: exercises by Giorgios Triandafyllidis, Alessia Grisanti, Zorica Vukovic, Sabrina Micu 4-5 Red: Filippo Brunelleschi, Pazzi Chapel; Yellow: demolished buildings 6 The demolished porch in front of Pazzi Chapel (foto Hauptmann, first published by Giovanni Fanelli, 1999)

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Flaviano Maria Lorusso

Innov_Azione Urbana

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Laboratorio di Progettazione Architettonica Specialistica A.A. 2009-2012

Caratteri Distributivi degli Edifici Teresa Nocentini Teorie delle Strutture Daniele Sorrentino Claudio Alessandri Collaboratori Daniela Biordi, Matteo Arcangeli, Andrea Bracciotti, Alessandro Cambi, Elena Incerti, Teresa Nocentini

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Agire sul confine è compito d’ogni disciplina applicata alla trasformazione critica del mondo vitale. E pertanto anche dell’architettura: presidiare e avanzare, ineluttabilmente e doverosamente, sul limite tra concetti, usi, metodi, strumenti e linguaggi. È, inerentemente, azione innovativa, in quanto spostamento del limite verso progressivi, inediti territori di possibilità. La progettazione di un Centro Integrato di Azione Culturale - CIAC - ad Incisa in Val d’Arno, per una convenzione tra Comune e Facoltà di Architettura per la risoluzione di luoghi urbani

problematici della prima periferia, ha offerto una prova d’applicazione formativa e dimostrativa nel campo della ripresa, teorica e metodologica, di quella cultura della modificazione che ha storicamente guidato e figurato con sapienza ineguagliata le trasformazioni urbane del nostro Paese. Le metamorfosi della città e del paesaggio intese come azione e prodotto culturali, come esito di guida, di controllo qualitativo, di disegno consapevole delle pratiche di perenne ritrattamento dell’esistente in cui consiste la cifra prevalente del lavoro degli architetti. Presupposti e


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attitudini tanto più necessari quando quelle pratiche si impegnano secondo le stimmate della riparazione delle città, ovvero delle strategie di intervento che mirano a sanare manomissioni, guasti, abbandoni, incuranze che ne hanno segnato tessuti ed edifici. Rafforzamento del ruolo di centralità urbana -fisica, funzionale e rappresentativa- dell’area di intervento come processo di rigenerazione del ruolo d’uso e del valore architettonico di spazi e attrezzature pubblici; sostituzione dei manufatti presenti con un complesso architettonico basato sulla

miscela funzionale a densa sinergia sociale di piazza, biblioteca civica, supermercato cooperativo e circolo sociale; recupero a parco dell’area contigua di un vecchio campo di calcio; esemplarità di manufatto architettonico contemporaneo hanno indirizzato gli esiti per una auspicata identificazione ed ammirazione collettive. 1-2 Erica Corvino, Annachiara Lamorgese, Andrea Morandi, CIAC – Incisa V.no

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Roberto Nieri, Emanuele Petrucci, CIAC – Incisa V.no

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Eugenio Salvetti, Dante Vinciguerra, CIAC – Incisa V.no

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Ulisse Tramonti

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Laboratorio di Progettazione Architettonica Specialistica A.A. 2010-2012

Caratteri Distributivi degli Edifici Letizia Nieri Teorie delle Strutture Claudio Alessandri Collaboratori Tommaso Bertini, Enzo Crestini, Andrea Di Nunzio, Stefano Gambacciani, Luca Gigli, Giacomo Guarnieri, Alessandro Guidetti, Letizia Nieri, Riccardo Renzi

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Gli strumenti didattici attuali si scontrano sempre più di frequente contro quelle aspettative di conoscenze teoriche ritenute implicitamente acquisite nel percorso di studi compiuto dallo studente ed in realtà spesso disattese. Esse richiamerebbero una sintesi tra competenze tecniche, espressive, strutturali e personali abili nel permettere una attiva coscienza critica che risulta obbligatoria agli ultimi anni del corso di studi. Dunque il quinto anno diviene occasione per riallineare quei fondamenti strutturanti del fare progettuale in una sintesi completa, lavorando con forza sui contrasti tra volontà di progetto e reale espressione e

sulle contraddizioni spesso dovute a quelle pesanti assenze teoriche. Lo studente viene stimolato, seppur nei limiti di una certa libertà formale, non solo per quanto riguarda il sistema produttivo che conduce al progetto, ma anche ad interrogarsi costantemente sui processi metodologici adottati alimentando un sistema che pone come base una continua ricerca approfondita che divenga strumento utile per il successivo percorso di tesi. Le quattro esperienze didattiche svolte nel corso degli a.a. 2010-11 e 2011-12 sono frutto di accordi e convenzioni di ricerca stipulati con amministrazioni pubbliche, sempre più interessate ad una


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collaborazione con il sistema universitario su temi concreti per avere una molteplicità di risposte a questioni urbane difficilmente riscontrabili sul mercato reale. Il seminario residenziale dell’ex area Ater a L’Aquila (coordinato nell’a.a. 2010-11 da Luca Gigli e Tommaso Bertini con la collaborazione di Stefano Gambacciani, Enzo Crestini e Riccardo Renzi) ha permesso di lavorare avendo come confronto continuo il limite del perimetro della città rappresentato dalle mura, tema che è ritornato nei progetti del seminario (coordinato da nell’a.a. 2011-12 da Alessandro Guidetti ed Andrea Di Nunzio con la collaborazione di Stefano Gambac-

ciani) per la musealizzazione del bastione delle forche sul fiume a Prato mentre per il seminario dell’area Mercafir a Firenze (coordinato nell’a.a. 2011-12 da Tommaso Bertini e Luca Gigli con la collaborazione di Giacomo Guarnieri) sono state previste una serie di molteplici funzioni vista la vastità dell’area. Per il seminario residenziale di Calenzano (coordinato nell’a.a. 2011-12 da Riccardo Renzi) invece la questione affrontata includeva la necessità di ridefinire un nuovo centro urbano nella parte di recente espansione stretta tra la nuova chiesa e la nuova sede della Facoltà di Design. Riccardo Renzi

1 Cosimo Locandro e Angela Pirosa Complesso residenziale L’Aquila. a.a.2010-11 2 Alessandra Barsanti e Marta Catillo Intervento area Mercafir Firenze. a.a.2011-12 3 Valentina Madaghiele e Panagiota Dragoti Intervento bastioni delle Forche a Prato. a.a.2011-12 4 Jacopo Consani Complesso residenziale Calenzano. a.a. 2011-12

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Il suono dell’anima La disciplina dell’architettura Alberto Pireddu

“Durante una certa stagione dell’anno in Texas, al tramonto, alcuni tronchi degli alberi sembrano fosforescenti... emanano una luce opaca e fiammeggiante. Ad uno sguardo più attento si scopre che il tronco degli alberi è completamente ricoperto di gusci abbandonati, che costituivano il corpo esterno di alcuni insetti. Il fatto sorprendente è che il guscio è intatto; la forma è esattamente la stessa di quando il suo originario abitante era ancora all’interno, con una differenza. L’interno è andato via, lasciando la parte esterna, simile a una radiografia, che produce l’effetto luminoso. Improvvisamente sentiamo un coro di suoni provenire dalle scure foglie sovrastanti. È il suono degli insetti nascosti tra gli alberi nella loro nuova forma metafisica. Ciò che è strano di questo fenomeno è che si possono vedere i gusci degli insetti aggrappati agli alberi, gusci vuoti, una forma abbandonata dalla vita. Mentre fissiamo i nostri occhi su queste apparizioni, sentiamo il suono dell’insetto nella sua nuova forma, nascosto negli alberi. Possiamo sentirla ma non possiamo vederla. In un certo senso, il suono che noi sentiamo è un suono dell’anima”.1 John Hejduk

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Nel novembre del 1971 il Museum of Modern Art di New York dedicò un’importante mostra ai lavori degli studenti della Cooper Union School of Architecture, accompagnata da un catalogo curato da Roger Canon e John Hejduk, all’epoca direttore della scuola. La mostra fu un evento eccezionale e di portata straordinaria: per la prima volta, i modelli, i disegni e le fotografie di un gruppo di studenti varcavano la soglia del MoMA, da sempre aperto ad ogni forma di sperimentazione. Il volume divenne rapidamente un ‘classico’, esercitando una larghissima influenza sul pensiero e la pratica degli architetti nei decenni successivi e rivelando, come ha sottolineato Rafael Moneo,2 l’ambizioso progetto teorico che giustificava l’interesse destato dall’esperienza didattica della Cooper Union. Doppiamente paradigmatico il titolo scelto dai due curatori: Education of an architect: a point of view. L’educazione dell’architetto come un percorso di crescita interiore, splendidamente e poeticamente descritto dalla metafora della metamorfosi di un insetto in un caldo tramonto texano. Ma anche una chiara apertura al confronto con altre esperienze accademiche, con altri punti di vista. Ed è proprio con l’intento di favorire l’incontro di differenti punti di vista, che il Dipartimento di Architettura di Firenze ha pensato di aprire il proprio Atlante dei Corsi di Progettazione a contributi esterni, a partire dall’Accademia di Architettura di Mendrisio. In fondo, di fronte a tanto rumore, nei lavori degli studenti è ancora possibile ascoltare, come pare suggerire Hejduk, “il suono dell’anima”.

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John Hejduk, Preface, in Education of an Architect, Rizzoli, New York 1988, p. 8. Rafael Moneo, L’opera di John Hejduk o la passione di insegnare, in Id., La solitudine dei monumenti e altri scritti, Umberto Allemandi & C., Torino 2004, p. 86. 2


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Percorso formativo degli Atelier di Progettazione all’Accademia di Architettura di Mendrisio Gabriele Cappellato

L’Accademia di architettura di Mendrisio non è solo una scuola di architettura, è un centro di formazione e insieme di produzione culturale all’interno del dibattito architettonico internazionale. Esposizioni, conferenze, convegni, cicli cinematografici sono tenuti da importanti e autorevoli studiosi e architetti di tutto il mondo. Lo studio per conseguire il diploma di architetto in Svizzera è conforme alle normative dell’Unione Europea. Si articola in un percorso di studi che dura cinque anni più uno di stage. Il ciclo di studi è diviso in due periodi fondamentali: nei primi tre anni si ottiene il diploma di Bachelor per poi proseguire nei due anni successivi di Master. La durata complessiva è di dieci semestri di cui i primi due offrono una formazione propedeutica, i sette successivi si concentrano su una formazione specifica, per concludersi con l’ultimo semestre riservato al diploma. Durante il percorso formativo è previsto un periodo di stage della durata minima complessiva di due semestri da svolgere presso uno studio professionale per acquisire la manualità necessaria all’impiego degli strumenti progettuali. Tale periodo deve essere svolto obbligatoriamente alla fine del secondo anno. Al termine del periodo di pratica ogni studente presenta i risultati attraverso un portfolio del lavoro svolto ad

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una commissione di valutazione che ne verifica la validità. Ogni anno vengono selezionati circa 120 studenti divisi in quattro atelier. Dal punto di vista didattico si distinguono lezioni teoriche frontali e attività applicative svolte negli atelier di progettazione. Atelier di progettazione La progettazione è strutturata nel modo seguente al primo anno vi sono quattro atelier di progettazione che svolgono un programma diviso in due semestri con quattro docenti e 12 assistenti e un professore responsabile. Un atelier orizzontale che svolge un programma in due semestri finalizzato all’integrazione di discipline strumentali alla progettazione come disegno, modellistica, pittura, grafica, informatica. Gli studenti di primo anno vengono seguiti al tavolo dai docenti e assistenti durante tutto il periodo di atelier con l’obbligo di disegno tecnico manuale. In tutti gli atelier di progettazione dal terzo al nono semestre è fondamentale che lo studente apprenda un metodo di progettazione. I temi del progetto sono fissati dalla direzione dell’Accademia in accordo con i singoli docenti e variano da semestre a semestre. Il tempo didattico degli atelier di progettazione copre il 50% dell’intero orario. Gli atelier di progettazione annoverano un massimo di 24 studenti, guidati da un professore o da un docente incari-

cato, coadiuvato da un’equipe di almeno tre architetti-collaboratori. La frequenza agli atelier è obbligatoria. Corsi teorici I corsi delle discipline storico-umanistiche e tecnico-scientifiche si riferiscono alle sette aree disciplinari: Filosofia; Teoria dell’arte e dell’architettura; Cultura del territorio; Matematica; Strutture; Ecologia; Tecnologia. I corsi possono essere tenuti con lezioni teoriche, attività integrative, corsi trasversali. Gli atelier di progettazione hanno un ruolo centrale che si accompagna agli insegnamenti di tipo storicoumanistico e tecnico-scientifico. Diploma Il semestre precedente il progetto finale prevede alcune attività che servono ad inquadrare i temi scelti all’interno della città oggetto di studio. Nel semestre di progetto di diploma gli studenti lavorano distribuiti in 12 atelier per 14 settimane, diretti ciascuno da un professore di progettazione coadiuvato da un architetto collaboratore. Ogni atelier prevede un numero di studenti compreso fra 3 e 12. Il tema di diploma da svolgere ogni anno riguarda un’unica città all’interno della Svizzera o dell’Europa comune per tutti i diplomandi al cui interno vengono proposte specifiche soluzioni progettuali offerte dalle singole aree prese in esame.


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endrisio

Accademia di Architettura

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Atelier Gabriele Cappellato

Introduzione al progetto architettonico

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Atelier Gabriele Cappellato Corso 1° anno A.A. 2009-2012

Collaboratori L. Trentin, M. Molinari, S. Perregrini

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Il corso di introduzione all’architettura espresso al primo anno in generale ha come tema lo studio del territorio e la sua trasformazione da parte dell’uomo. L’oggetto dell’analisi è scelto nel territorio della Regione Ticino dove il paesaggio prealpino presenta un andamento orografico molto variegato caratterizzato in particolar modo dal profilo dei monti e si confronta con i piani alluvionali e lo specchio dei laghi. Agli studenti è richiesto un quaderno di schizzi in cui tradurre i loro pensieri, idee, progetti per affinare sempre meglio il segno grafico e ogni due settimane è pre-

vista la consegna di una foto di architettura, a scelta dello studente, cercando di indagare la loro conoscenza sul contemporaneo con temi differenti: luce e ombra, struttura, pieno e vuoto, materiali. Il primo anno si caratterizza per una serie di esercizi di composizione-progettazione su elementi basilari dell’architettura: alcune prove sono di brevissima durata (1 giorno) dove ogni studente disegnando a mano libera deve interpretare con schizzi e schemi alcune tematiche territoriali o architettoniche scelte dalla docenza nel contesto ticinese. Altre prove sono di maggiore durata (2-3


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settimane) e focalizzano il loro obiettivo sulla realizzazione di un modello collettivo con evidenziate le curve di livello, il paesaggio naturale e artificiale, le strade, l’acqua, l’edificato. Altri esercizi ancora, puntano l’attenzione su risultati più tecnici attraverso l’operazione del ridisegno di un progetto dove lo studente impara ad analizzare, studiare e leggere il processo completo di realizzazione di un edificio. A questo esercizio segue la lettura del volume attraverso la costruzione di un modello a sezioni parallele tracciate nel contesto e nell’edificio preso in esame. Si passa poi ad esercizi di due settimane

attraverso il concetto del percorso verticale definito dal collegamento di una scala che porta ad un punto di osservazione che può trasformarsi in un servizio ad una certa attività sportiva come un trampolino per tuffi. L’esercizio del rilievo è un momento fondamentale per la didattica svolta a gruppi e successivamente per ogni singolo studente dove a seguito dei dati raccolti vengono ridisegnati, edifici, spazi aperti, strade, scale, oggetti dei vari temi assegnati. Per ultimo un esercizio che raccoglie tutti gli elementi di base della composizione architettonica ed è la costruzione di un

progetto completo proposto con temi differenti: la casa dell’architetto, la cellula abitativa dentro un volume predefinito, l’intervento di completamento all’interno di un complesso storico costruito, una casa sull’acqua, un piccolo progetto di un punto di informazione in un nucleo storico, un punto di osservazione privilegiato in una vallata paesaggistica, un rifugio dove pensare e ritirarsi. Questi sono i differenti approcci, quasi sempre legati a richieste concrete, che sono proposte dalle amministrazioni pubbliche locali o da privati interessati a possibili nuove soluzioni.

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Pagine precedenti: 1-2 Alptransit, Modello collettivo scala 1/25000 3-4 Percorso collegamento verticale trampolino, Foto allestimento e Piante trampolino (Perregrini) 5 Percorso collegamento verticale, Modello (Guerra, Ledergerber, Zehnder) 6-7 Cellula abitativa, Modello generale e Modello simplex (Arpa) 8 - 9 - 10 Rifugio per pensare, Foto allestimento, Modello (Scognamiglio) e Modello generale

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11 - 12 - 13 - 14 La casa sull’acqua, Modello collettivo e Disegni (Barrera, Dandrea, Spinelli) 15 - 16 Biblioteca infinita, Modelli

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17 Piccoli progetti a Rovio, Modello generale 18 Un punto per osservare, Modello (Nania)

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Atelier Francesco Venezia

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Atelier Francesco Venezia Corso 3°- 4°- 5° anno A.A. 2011-2013

Relatori invitati Gonçalo Byrne, Aurelio Galfetti, Luigi Snozzi Assistenti Donato Anchora, Andrea Faraguna, Philip Holzborn

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Napoli 2011. Nuovo fronte sul porto. Il ruolo del margine nella costruzione della città La scelta del tema muove dall’idea che i destini dell’architettura e quelli della città siano inestricabilmente intrecciati e che il carattere dell’una produca forza e bellezza all’incontro col carattere dell’altra. L’urbanistica, separandosi dall’architettura, ha prodotto la fine della bellezza delle città. Il tema del progetto è il “restauro” del margine del centro antico di Napoli sul porto che appare oggi gravemente compromesso dalla politica urbanistica e edilizia degli ultimi cinquanta anni. La

perdita del margine può essere, per il carattere di una città, più insidioso della perdita stessa del centro. I progetti sono stati elaborati dagli studenti sulla base di un master plan, preparato dal docente appositamente per l’Atelier, quale variazione sul tema del piano urbanistico redatto da Luigi Cosenza nel 1946, piano del tutto tradito nella sua applicazione. Si è chiesto di elaborare il progetto architettonico, limitato ad un settore scelto dallo studente, ma contenente elementi che definissero compiutamente il carattere dell’intero margine. Per l’area di progetto si è presupposta la “rottamazione” degli


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edifici esistenti che presentano palesi caratteri di degrado spirituale e materiale. Sperlonga 2012. La verità sta nel pozzo Quest’aforisma che è greco ma si è nel tempo rinnovato, può ben illustrare il movente ideale del tema offerto agli studenti dell’Atelier. Vi sono compresenti un’idea di circolazione e di circolarità, di penetrazione della luce naturale, di sedimentazione. Il sito prescelto è a Sperlonga. L’idea è di dare senso compiuto all’antro, ninfeo di Tiberio, costruendovi sopra una villula dalla quale scendere in basso con un pozzo o una cripta scavata nella roccia: dall’aperto del paesaggio in alto

percorrendo oscure latebre nel monte riconquistare alfine la luce in basso - l’azzurro del cielo e del paesaggio marino inquadrati nella grande bocca oscura della grotta e raddoppiati per riflesso nello specchio d’acqua della piscina circolare. Il luogo è rupestre e rupestre è il carattere dell’architettura da progettare. Un’architettura che è un museo. Un museo che nell’accogliere una raccolta di frammenti antichi costituisce relazioni con il sito archeologico di origine dei reperti stessi. Un progetto costruito con il paesaggio naturale e con i sedimenti e le orme del paesaggio umanizzato.

Studenti 2011 Pablo Acebilio Alonso, Martina Baratta, Pier Luca Carubia, Rocco Felice Corini, Patrick Hitzberger, Damir Kabilovic, Michela Marabelli, André Miguel Martinho Manso, Joan Massague, Zlatina Paneva, Giovanni Petrolito, Andrea Salvatore, Francesco Topazio, Jacopo Vantini, Matteo Venezian Studenti 2012 Pietro Banzato, Andrea Bernardelli, Michele Biffi, Alice Bruno, Riccardo Cagnoni, Aminah Costantini, Giorgio Della Marianna, Giuseppe Fontana, Qin Gao, Alessandro Gerosa, Simona Magnoni, Ambroise Martin, Gregorio Martini, Luigi Furio Montoli, Aidan Patrick O’Shea, Alice Piazzoli, Giorgio Piscitelli, Enrico Maria Sacchi, Luca Suriano, Enrico Venuda

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Pagine precedenti: 1 Masterplan di via Marina a Napoli 2 Schizzo di Francesco Venezia Villa Damecuta con la Grotta Azzurra a Capri 3 Napoli, nuovo fronte sul porto (2011) Andrea Salvatore

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4 Napoli, nuovo fronte sul porto (2011) Damir Kabilovic

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5 Napoli, nuovo fronte sul porto (2011) Martina Baratta

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6 Sperlonga, la veritĂ sta nel pozzo (2012) Alice Piazzoli

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7 Sperlonga, la veritĂ sta nel pozzo (2012) Enrico Maria Sacchi

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8 Sperlonga, la veritĂ sta nel pozzo (2012) Riccardo Cagnoni

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9 Sperlonga, la veritĂ sta nel pozzo (2012) Alice Bruno

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Atelier Manuel e Francisco Aires Mateus

Edifici sul lago di Varese

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Atelier Manuel e Francisco Aires Mateus Diploma Varese 2010 Trasformazioni architettoniche e urbane tra centro e periferia

Collaboratori O. Krausbeck, S. Murer

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Nel corso delle sue diverse fasi di sviluppo la città di Varese non ha mai tenuto conto della forte presenza del lago cui invece la recente crescita urbana si offre come opportunità. La scelta di allontanare dal centro di Varese alcuni edifici destinati alle attività sportive, la presenza di strutture di un certo prestigio legate agli sport acquatici, la riscoperta della vocazione turistica della regione, possono diventare un’occasione per ridare centralità e coerenza progettuale all’area del lago. I progetti degli studenti si sono confrontati con programmi specifici e con

una precisa condizione topografica: lo specchio dell’acqua, il disegno di confine fra terra e acqua, l’area di riva delimitata dalla viabilità e da comparti di edificato e vegetazione. Questi sono stati i temi su cui verificare le proposte progettuali per una nuova spazialità della città.


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1-2-3 Lago di Varese

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4-5-6-7-8-9 Planimetria, Sezione, Vedute, Modello (Mojdeh Allai)

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10 - 11 - 12 - 13 Modello, Sezione, Pianta (Alessandro Armellini)

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14 - 15 -16 - 17 - 18 Sezioni, Pianta, Modello (Igor Della Ricca)

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19 - 20 - 21 - 22 Veduta, Pianta, Sezioni, Veduta (Philipp W端ndrich)

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23 - 24 - 25 - 26 Sezione, Pianta, Veduta, Modello (Anca Maria Pasarin)

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27 - 28 - 29 - 30 Sezione, Modello, Sezione, Pianta, (Michele Martinetti)

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Atelier Mario Botta

Varese - Londra - Lisbona

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Atelier Mario Botta Diploma Varese 2010 Trasformazioni architettoniche e urbane tra centro e periferia Diploma Londra 2011 High Street London Diploma Lisbona 2012 Limite città-acqua

Assistente Gabriele Cappellato

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Varese 2010. Trasformazioni architettoniche e urbane tra centro e periferia Questo lavoro ha affrontato i problemi connessi alle trasformazioni architettoniche e urbane della città di Varese indotte dai recenti sviluppi che il territorio ha evidenziato. Lo studio è nato dalla convinzione che la soluzione dei problemi che sorgono nell’organismo di una città sia vista in stretta relazione con le infrastrutture viarie, il paesaggio e il contesto locale. Il rapporto tra urbanistica e architettura è stato verificato attraverso la progettazione di spazi tipologici specifici e definiti in diverse zone della città, dove

sono state previste profonde trasformazioni con nuovi insediamenti non solo residenziali. Si è affrontata una ricerca sulle possibilità di conferire forma e dignità alle diverse scale del sistema urbano, attraverso interventi riferiti a un pensiero più generale e strategico rispetto alla costruzione del nuovo tessuto cittadino. I progetti si sono concentrati nell’area di Piazza della Repubblica, riqualificandola attraverso il vuoto dello spazio pubblico e il progetto di un auditorium/teatro. Londra 2011. High Street London L’obbiettivo del diploma è stato quello di realizzare un’ampia indagine urbana


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su Londra, a partire dalle high streets, uno degli elementi infrastrutturali più antichi della città, ancora oggi capaci di supportarne efficacemente la crescita e l’espansione futura. Sono state selezionate dodici high streets o development corridors, sulle quali si sono concentrati i diversi progetti. Il risultato è stato un’inedita indagine urbana completata prima dell’inizio dei Giochi Olimpici del 2012. L’atelier ha sviluppato i propri progetti lungo la high street denominata Edgware Road. Su questo asse sono stati individuati diversi siti con tipologie differenti: un

mercato, una centrale direzionale, un grattacielo per uffici, un centro religioso arabo, una stazione ferroviaria e residenze. Lisbona 2012. Limite città-acqua L’oggetto dello studio, richiesto dall’Amministrazione del Porto di Lisbona, comprendeva l’area liminare tra la città e il fiume Tejo. Si tratta di un’ampia fascia di terreno con caratteristiche proprie, una terza entità in dialogo con entrambi i suoi lati. Questa condizione è anche rafforzata dai grandi tracciati che si sovrappongono al paesaggio: le strade, la linea elettrica dei tram, la linea ferroviaria, il ponte, la metropolitana.

Un territorio di queste dimensioni non può che essere eterogeneo nel suo sviluppo ma nello stesso tempo permette di conoscere il processo di crescita e di consolidamento del fronte fluviale, identificando un patrimonio d’eccezione nel suo contesto spaziale e temporale. L’atelier ha concentrato i propri progetti nell’area monumentale di Belem ad est del centro della città; dove è prevista la costruzione di un edificio religioso. Ogni studente ha liberamente scelto di progettare una moschea, una chiesa cattolica, una sinagoga, un monastero, un luogo di meditazione, secondo il proprio credo religioso.

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Pagine precedenti: 1-2 Londra 2011 Modello generale 3 Lisbona 2012 Modello generale 4-5-6-7 Varese 2010 Sezioni, Pianta, Modello (Andrea Bianchi)

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8 - 9 - 10 - 11 Varese 2010 Sezione, Pianta piano terra, Modello (Jacopo Carboncini)

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12 - 13 - 14 Londra 2011 Sezioni, Facciata, Pianta piano terra, Modello (Elias Aisama)

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15 - 16 - 17 Londra 2011 Sezioni, Piante piano 3 e 4, Modello (Gianmaria Valentini)


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18 - 19 - 20 - 21 Londra 2011 Veduta, Sezioni, Pianta piano terra, Modello (Jonathan Schwarz)


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Università della Svizzera italiana

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Accademia di architettura

a.a. 2011/2012

Atelier di Diplma Prof. M.Botta Ass. G. Cappellato

PIANTA CHIESA . AUDITORIUM - SEZIONE - PROSPETTO SUD SCALA 1:200

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SEZIONE - PROSPETTO EST SCALA 1:200

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UNA CHIESA E DINTORNI DIPLOMA LISBONA 2012

studente: Andrea Dorici AREA BELEM

AREA BELEM

DIPLOMA LISBONA 2012

studente: Andrea Dorici

UNA CHIESA E DINTORNI


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22 - 23 - 24 - 25 Lisbona 2012 Sezioni, Piante, Modello (Andrea Dorici)

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26 - 27 - 28 Lisbona 2012 Sezione, Pianta piano interrato, Modello (Mattia Donati)

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Università degli Studi di Firenze - Dipartimento di Architettura Direttore - Saverio Mecca - Professori ordinari - Orazio Arena, Maria Teresa Bartoli, Amedeo Belluzzi, Stefano Bertocci, Marco Bini, Roberto Bologna, Alberto Breschi, Cosimo Carlo Buccolieri, Fabio Capanni, Gabriele Corsani, Antonio Dauria, Mario De Stefano, Romano Del Nord, Maria Grazia Eccheli, Ezio Godoli, Raimondo Innocenti, Antonio Lauria, Vincenzo Alessandro Legnante, Marco Massa, Gabriele Morolli, Giancarlo Paba, Raffaele Paloscia, Fabrizio Rossi Prodi, Massimo Ruffilli, Marco Sala, Maria Chiara Torricelli, Francesca Tosi, Ulisse Tramonti, Alessandro Ubertazzi, Francesco Ventura, Paolo Zermani, Maria Concetta Zoppi - Professori associati - Alberto Baratelli, Gianluca Belli , Mario Carlo Alberto Bevilacqua, Alberto Bove, Giancarlo Cataldi, Giuseppe Alberto Centauro, Elisabetta Cianfanelli, Francesco Collotti, Antonella Cortesi, Angelo D’Ambrisi, Giuseppe De Luca, Maria De Santis, Rosario De Simone, Maurizio De Vita, Maria Antonietta Esposito, Enrico Falqui, Luca Giorgi, Pietro Basilio Giorgieri, Paolo Giovannini, Biagio Guccione, Daniela Lamberini, Flaviano Maria Giuseppe Lorusso, Alberto Manfredini, Manlio Marchetta, Luigi Marino, Carlo Natali, Raffaele Nudo, Riccardo Pacciani, Michele Paradiso, Giacomo Pirazzoli, Daniela Poli, Massimo Preite, Giuseppe Ridolfi, Alessandro Rinaldi, Giacomo Tempesta, Carlo Terpolilli, Ugo Tonietti, Silvio Van Riel, Corinna Vasic Vatovec, Alberto Ziparo - Ricercatori - Elisabetta Agostini, Francesco Alberti, Gianpiero Alfarano, Mauro Alpini, Laura Andreini, Giovanni Anzani, Fabrizio Franco Vittorio Arrigoni, Barbara Aterini, Dimitra Babalis, Claudio Batistini, Pasquale Bellia, Elisabetta Benelli, Marta Berni, Carlo Biagini, Paolo Brandinelli, Riccardo Butini, Ferruccio Canali, Antonio Capestro, Stefano Carrer, Carmela Crescenzi, Alessandra Cucurnia, Alberto Di Cintio, Fabio Fabbrizzi, David Fanfani, Fauzia Farneti, Paola Gallo, Giulio Giovannoni, Laura Giraldi, Giuseppe Lotti, Fabio Lucchesi, Cecilia Maria Roberta Luschi, Pietro Matracchi, Alessandro Merlo, Francesca Mugnai, Gabriele Paolinelli, Camilla Perrone, Michelangelo Pivetta, Giovanni Pratesi, Paola Puma, Andrea Ricci, Rossella Rossi, Tommaso Rotunno, Luisa Rovero, Roberto Sabelli, Claudio Saragosa, Marcello Scalzo, Ferdinando Semboloni, Marco Tanganelli, Lorenzo Vallerini, Giorgio Verdiani, Stefania Viti, Andrea Innocenzo Volpe, Leonardo Zaffi, Claudio Zanirato, Iacopo Zetti - Ricercatori a tempo determinato - Giuseppina Alcamo, Luca Marzi, Nicoletta Setola - Ricercatori Legge 240/10 a tempo determinato - Michele Coppola, Patrizia Mello - Responsabile amministrativo - Stefano Franci Personale tecnico/amministrativo - Paolo Arcangioli, Cinzia Baldi, Rossana Baldini, Massimo Battista, Giuseppe Berti, Franca Giulia Branca, Patrizia Calò, Tullio Calosci, Laura Cammilli, Daniela Ceccherelli, Gianna Celestini, Daniela Chesi, Giuseppe Ciappi, Donatella Cingottini, Stefano Cocci, Luigia Covotta, Annamaria Di Marco, Fortunato Faga, Cabiria Fossati, Stefania Francini, Lucia Galantini, Gioi Gonnella, Maria Lari Simoncini, Marzia Messini, Neda Para, Nicola Percacciante, Grazia Poli, Lucia Sinceri, Laura Velatta


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Periodico semestrale* del Dipartimento di Architettura - DIDA via della Mattonaia, 14 - 50121 Firenze - tel. 055/2055367 fax. 055/2055399 Anno XVII n. 1 - 1° semestre 2013 Autorizzazione del Tribunale di Firenze n. 4725 del 25.09.1997 ISSN 1826-0772 ISSN 2035-4444 on line Direttore - Maria Grazia Eccheli Direttore responsabile - Ulisse Tramonti Comitato scientifico - Maria Teresa Bartoli, Giancarlo Cataldi, Loris Macci, Adolfo Natalini, Ulisse Tramonti, Paolo Zermani Redazione - Fabrizio Arrigoni, Valerio Barberis, Fabio Capanni, Francesco Collotti, Fabio Fabbrizzi, Francesca Mugnai, Alessandro Merlo, Andrea Volpe, Claudio Zanirato Questo numero a cura di: Michelangelo Pivetta, Corso di Laurea Magistrale - Fabio Fabbrizzi, Corso di Laurea in Scienze dell’Architettura Alberto Pireddu, Accademia di Architettura di Mendrisio Info-grafica e Dtp - Massimo Battista Segretaria di redazione e amministrazione - Grazia Poli e-mail: firenzearchitettura@gmail.com Proprietà Università degli Studi di Firenze Progetto Grafico e Realizzazione - Massimo Battista - Centro di Editoria del Dipartimento di Architettura - DIDA Fotolito Saffe, Calenzano (FI) Finito di stampare giugno 2013 *consultabile su Internet http://www.progarch.unifi.it/CMpro-v-p-34.html


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