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notiziario dell’ASSOCIAZIONE ITALIANA CANYONING > febbraio 2014

> il punto di vista polacco dove e come praticare torrentismo

> spunti di riflessione ambiente, incidenti e deviazioni

> jinbar fall prima discesa assoluta di un mostro d’acqua e verticalità nel nord dell’Etiopia

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ASSOCIAZIONE ITALIANA CANYONING www.aic-canyoning.it ^ segreteria@aic-canyoning.it

l’editoriale Nell’editoriale del numero 26 di canYoning, all’inizio dello scorso mandato, si accennava all’importanza del confronto con altre associazioni che praticano e promuovono il torrentismo, sottolineando come l’esperienza accumulata dall’AIC in questi quindici anni di vita possa essere un importante punto di partenza per coinvolgere altre realtà nazionali, puntando a dare maggiore forza e credibilità al torrentismo “amatoriale” agli occhi dei possibili interlocutori, amministrazioni, enti, legislatori o associazioni che siano. Tra queste realtà la più importante è sicuramente il Club Alpino Italiano che ha finalmente intrapreso un percorso per far riconoscere a livello centrale l’attività del torrentismo e tutto ciò che ne deriva. Sicuramente un percorso complesso che richiede tanto tempo per arrivare a compimento ma, a mio parere, un passo doveroso e, salvo improbabili smentite, positivo per la diffusione del torrentismo in Italia. L’obiettivo del gruppo di lavoro è quello di ottenere l’autonomia della Scuola di Torrentismo, aprendo finalmente la porta a molti torrentisti che avrebbero accesso al percorso formativo di istruttore di torrentismo senza l’attuale sbarramento, in effetti poco sensato, che richiede la qualifica di istruttore di speleologia, disciplina evidentemente diversa ed autonoma. Personalmente, da socio più che trentennale del Club Alpino, ritengo che lo sdoganamento del torrentismo all’interno del CAI possa costituire un buon passo avanti per la sua promozione; la diffusione delle sedi CAI è tale per cui, nel giro di qualche anno, potrebbe esserci una notevole offerta di attività legate al torrentismo. C’è chi paventa, con toni più o meno catastrofici, che questo processo possa andare a svantaggio della nostra associazione che, per sua natura, non ha uguali possibilità di proporsi sul territorio, né la stessa visibilità. Dico subito che nessuno del direttivo è tra quelli. Credo onestamente che i futuri corsi CAI non annienteranno la domanda di corsi SNC, soprattutto ora che da entrambe le parti si sta lavorando sulla collaborazione ed il riconoscimento reciproco. Ma i corsi SNC sono solo uno dei lavori che l’associazione porta avanti, unica in Italia; progetti ambientali o tecnici, come “Forre pulite” e “ProCanyon”, non possono essere ereditati e portati avanti da nessun’altra associazione nazionale in un futuro prossimo, sia per mancanza di conoscenze specifiche sia per mancanza di interesse a farlo. ripeto, perlomeno in un futuro prossimo. Più avanti forse sarà necessario far convergere tutte le esperienze e le competenze in un unico soggetto, se questo dovesse contribuire alla crescita del torrentismo, a discapito di ogni possibile campanilismo. Ma questo momento non è ancora arrivato; ora è veramente il momento di impegnarsi per l’AIC che, per sviluppare o trasmettere tutto il proprio bagaglio, ha bisogno del lavoro e del contributo dei suoi soci.

luca dallari ^ presidente AIC

in queste pagine Rio Sajont ^ valle Antrona ^ VB ^ foto federico velati


30 in c o pe r t ina Geech Abyss ^ Simien Mountains ^ Etiopia foto matteo rivadossi

redazione luca dallari daniele geuna francesco michelacci alice prete hanno collaborato marcello carli gianni di salvo erwin kob alessandro lorenzi matteo rivadossi contatti c/o daniele geuna via madonnina 5 10065 pinerolo ^ to notiziario@aic-canyoning.it r e a l iz z a z io ne g r af i c a

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i n dice contributi

jinbar fall expedition

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contributi

gli incidenti

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ambiente

la situazione del caldanello

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associazione

lavori in corso

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associazione

regolamento a san michele a foce

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contributi

polonia torrentistica

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contributi

deviazioni e divagazioni

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tecnica

la calata deviata

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agenda

360째 info

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mercato

news & info

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calendario

il meglio del resto

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jinbar fall expedition

PRIMA DISCESA DI UNA CASCATA E UNA GOLA INCREDIBILI NELLE SIMIEN MOUNTAINS, IN ETIOPIA SETTENtRIONALE intervista a matteo rivadossi

matteo rivadossi ^ intervista di daniele geuna


Non abbiamo altre parole per descrivere Jinbar: non solo una cascata superba a questo punto ma una delle gole pi첫 incredibili al mondo, immersa nel paesaggio mozzafiato delle Simien Mountains. Un canyon capace di inghiottire un Trou de Fer e farlo vergognare.


Qui sopra, foto di gruppo: da sx Stefano, Iker, Ismael, José, Inigo, Evaristo e Matteo. A destra, Matteo Rivadossi, sul bordo di Geech Abyss, al cospetto della grandiosa Jinbar Fall. Nella pagina a fianco, un momento della discesa della cascata da 500 metri. Nelle due pagine seguenti: l’allestimento della grande cascata da 500m e una cascata da 20m nella parte superiore delle gole.

Matteo, come è nata l’idea di scendere Jinbar? L’avevo notata in secca nel marzo 1997 durante un trekking con Luca Tanfoglio, Paolo Pezzolato il compianto Giacomo Rossetti. Anni dopo su internet trovai alcune immagini della cascata in acqua ed ovviamente scattò il progetto di ritornarvi. L’anno scorso ci stavamo organizzando quando l’amico Giorgio riusciva a rompersi una caviglia, quindi tutto rimandato…

La prima spedizione

La gola di Jinbar ha i numeri per essere considerata uno dei canyon più incredibili al mondo mai scesi: ben 1400 metri di dislivello con nel mezzo una cascata infinita di ben 500 metri e un incassamento titanico. Si tratta di un’impresa sportiva di livello mondiale ma al tempo stesso di una vera e propria esplorazione geografica che ha avuto come scopo la descrizione e la documentazione di un luogo assolutamente imperscrutabile dall’esterno.

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Il primo tentativo risale allo scorso ottobre, una vera batosta: oltre al sottoscritto c’erano Giorgio Mauri, Stefano Panizzon, Francesco Vallarino, il francese Lionel Negrel assieme al cameraman Carlo Tonini e l’assistente Matteo Parecchini (tutti membri di Odissea Naturavventura). Un gruppo perfetto ma purtroppo abbiamo dovuto arrenderci dopo 12 giorni di snervante attesa. Prima i difficili permessi poi la coda della stagione delle piogge ed il meteo avverso.

e Lillo (Stefano Panizzon, ndr) e da 5 simpaticissimi navarresi di Pamplona José Zubikoa, Evaristo Retegui, Ismael Izquierdo, Inigo San Martin e Iker Castel, ha effettuato la prima discesa assoluta di Jinbar Fall percorrendo sia il tratto di canyon superiore che la profondissima gola inferiore.

Quali sono le caratteristiche che rendono speciali Jinbar? Innanzitutto sua maestà Jinbar Fall, una delle cascate più spettacolari e alte del mondo con i suoi 500 metri. Non da meno l’incassamento da cui proviene ed il baratro titanico in cui si getta: l’insondabile Geech Abyss. Una sorta di imbuto infernale tra pareti che arrivano ai 1000 m di altezza. A completare quello che senza troppa fantasia potrebbe essere il canyon più bello del mondo, il contesto in cui si apre: le Simien Mountain, un altopiano sempre oltre i 3000 con i suoi paesaggi mozzafiato costituiti da ambe, scarpate e campanili, tra i babbuini Gelada, le Lobelie giganti e gli altri incredibili endemismi.

Come è nata la seconda spedizione?

La logistica, il diario, l’avventura

Dopo un mesto rientro ad aggravare il morale la notizia di una spedizione spagnola che a breve sarebbe partita con lo stesso obiettivo. Tornato a casa ho cercato di organizzare un secondo tentativo ma senza di fatto riuscire a ricostruire una squadra autosufficiente. Nessuno dico nessuno, ne’ tra gli amici ne’ dei tanti torrentisti interpellati a Casola era disponibile. A quel punto a me e Stefano, prima di eroismi e competizioni sciocche, non rimaneva altro che chiedere una collaborazione ai ragazzi spagnoli. Dopo una comprensibile valutazione, essi hanno accettato la proposta e quindi via, con una squadra più performante in caso di autosoccorso e con il bonus tutt’altro che trascurabile offerto da chi come noi era già stato sul posto. Tornare rappresentava uno stimolante riscatto non esente tuttavia dal rischio di una seconda (e a questo punto devastante) debacle. Ma questa volta tutto è girato bene sin dall’inizio, sembrava addirittura un’altra Etiopia. E così finalmente, dal 15 al 17 novembre, questa improvvisata quanto agguerrita squadra italo-spagnola composta da me

Jinbar Fall è facilissima da raggiungere. Si trova infatti lungo la prima tappa del trekking dei monti Simien, in Africa secondo per frequentazione solo a quello del Kilimangiaro. Un percorso che da Sankaber (3250 m) conduce sulla vetta del Ras Dashen (4533 m). Essendo parco naturale nazionale nonché patrimonio dell’Unesco, presso l’ufficio di Debark è necessario ottenere il permesso. Dell’efficiente il servizio di guide che si prestano all’accompagnamento (consigliate anche come traduttori) obbligatorio per motivi di sicurezza risulta solo il servizio offerto dagli scout armati. Noi con un permesso speciale eravamo accampati proprio sul bordo del Geech Abyss, a 30 minuti dal torrente Jinbar. Venerdì 15 la prima giornata in allegria dedicata alla parte alta. Poi sabato 16, partiti all’alba, abbiamo sceso la cascata in 7 ore: mentre eravamo tutti e sette appesi a metà circa di quel vuoto magnetico un forte temporale ha trasformato il circo in un imbuto infernale. In un attimo parecchi metri cubi di acqua al secondo hanno spazzato il lontano corri-


Poi sabato 16, partiti allâ&#x20AC;&#x2122;alba, abbiamo sceso la cascata in 7 ore: mentre eravamo tutti e sette appesi a metĂ circa di quel vuoto magnetico un forte temporale ha trasformato il circo in un imbuto infernale. In un attimo parecchi metri cubi di acqua al secondo hanno spazzato il lontano corridoio alla base.

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doio alla base. La rapidità del deflusso fortunatamente ci ha consentito di arrivarvi 3 ore dopo (Josè il primo a toccar terra!) senza problemi ma ormai nell’oscurità della sera. Alla luce di una piccola lampada frontale, non senza apprensione, ho attrezzato una successiva cascata da 80m tra la nebulizzazione della grande cascata che continuava a crescere. Alla base un lago tenebroso, spazzato dal vento e dal turbinio d’acqua. Abbiamo deciso che oltre in quelle condizioni non si sarebbe potuti andare. In meno di 2 ore abbiamo trasformato l’unica piazzola pietrosa in un buon bivacco: un muretto a secco e un telo, il pavimento di corde e sacchi. Nemmeno il tempo per entrarvi che un secondo temporale, tuonante tra le altissime pareti come un terremoto, aveva trascinato ancora acqua e pietre proprio sopra di noi. Comprensibile una certa apprensione ma in fondo non avevamo nessun posto migliore per consumare una zuppa calda, spogliarci dalle mute gelate e infilarci nei sacchi a pelo. L’alba del 3° giorno è tragica al momento di rinfilarci le mute poi la giornata si riscatta: con una rapidità armai automatica attrezzammo la parte più incredibile del percorso, trovando il tempo di stupirci e divertirci in quello che probabilmente è l’incassamento più profondo mai sceso. Sono ben 30 calate senza respiro poi fuori al sole, le palme all’orizzonte ma con tanta strada ancora da fare… Infinito infatti il tratto di trasferimento: eravamo carichi di materiale inzuppato, di centinaia di metri di corde, trapani e materiale da bivacco. Per ben 3 volte il canyon si

strinse in profondi budelli costringendoci ad attrezzare ancora parecchio. L’uscita pareva non arrivare mai. Pur muovendoci rapidi ci trovammo ancora una volta nell’oscurità, con il materiale che ormai scarseggiava e senza l’ombra di un’uscita e delle guide che avremmo dovuto incontrare. Io davanti con Stefano ero comunque determinato attrezzando senza sosta: ancora l’ennesima calata, sempre più difficile per il getto e la pozza rotante alla base. Poi, in fondo al lungo nero corridoio, finalmente la luce di una torcia! Erano gli scout armati, le nostre guide, commossi più di noi. Urla abbracci anche pianti. Siamo fuori, tutto era davvero alle spalle. Mentre aspettavamo gli ultimi compagni apprendemmo dalle guide la loro apprensione: ci avevano visto sparire nei flutti della piena il giorno prima. Ora un giorno intero d’attesa trepidanti per il fatto di aver notato anche un leopardo scendere verso il greto. Semmai fossimo sopravvissuti al temporale, bello sapere che potevamo essere prede dell’animale più aggressivo dei Simien! Il terzo bivacco fu sotto un enorme albero poco sopra il greto, sotto la luna piena, trangugiando le ultime provviste pieni di una gioia irreale. Una notte incantata, di quelle che capitano troppo poco spesso nella vita. Poco importava se l’indomani, Lunedì 18, ci aspettava una fatica inenarrabile, un rientro da ben 2500 metri di dislivello con i suoi faticosissimi e pericolosi passaggi esposti di 2° e 3° grado ed alcuni attrezzamenti rudimentali piuttosto precari. Ormai sapevamo cosa c’era in fondo alla gola segreta di Jinbar,

PARCO NAZIONALE DEL SIMIEN Il Parco del Semièn è uno dei parchi nazionali dell’Etiopia ed è situato nella regione degli Amhara; ha un territorio prevalentemente montuoso che comprende i monti Semien, tra cui il Ras Dascian, la più alta vetta d’Etiopia, nocnhé quarta vetta dell’Africa. Ospita un gran numero di specie animali e vegetali, molte delle quali endemiche e in pericolo, tra cui il lupo d’Abissinia, il babbuino Gelada e lo stambecco del Semièn. Nel 1978 il parco nazionale Semièn è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO e nel 1996 nella lista dei Patrimoni mondiali in pericolo. Jinbar Falls è una delle cascate più alte d’Africa e si trova in uno dei luoghi più drammatici del Simien Mountains, il Geech Abyss (Gishe Abbai). Il fiume Jinbar (Jinbar Wenz), lungo 9 chilometri, raccoglie le precipitazioni della parte settentrionale del Simien Plateau, terra coperta da un insolita ecosistema: prateria alpina dominata da lobelie giganti mentre, più in profondità, nelle valli cresce una foresta di erica.

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sapevamo che sarebbe diventata oggetto di tante ambite ripetizioni. Soprattutto sapevamo di avere dei fratelli a Pamplona. Sapevamo di essere vivi.

Il rapporto con il Paese e la popolazione Alla mia quarta avventura africana (dopo la grotta di Sof Omar, la discesa del fiume Kalambo e la scalata del Cao Grande) posso confermare che l’Africa lascia un segno profondo nell’esperienza di un viaggiatore. A maggior ragione se fuori dai percorsi turistici e a contatto con i locali come è capitato a noi. Se non si è mentalmente disposti ad accettare ritmi e contrasti africani, alcune situazioni, alcune sensazioni risultano talmente forti da essere insopportabili: durante il primo tentativo, appestati dalla negatività, addirittura tutto per noi era “mal d’Africa”… L’Etiopia è uno dei paesi più interessanti del continente, una terra da sogno per paesaggi, storia e cultura. Luogo dove lontano dalle città abbiamo trovato uomini capaci di stupirci per la loro empatia, per la forza delle loro gambe lunghe e sottili e gli occhi lucidi mentre aspettavano 7 coglioni persi in una gola…

Ringraziamenti I ringraziamenti vanno alla nostra guida Melese Beza, alla direzione del parco dei Simien, agli scout e ai portatori di Muchila Camp, agli sponsor tecnici Camp e Cassin, Gaibana, Alp Design, Raumer, Amphibius, ai tanti amici, soprattutto ai compagni del primo tentativo senza i quali non avremmo mai potuto raccontare questa bellissima avventura.


La mia avventura è iniziata a dicembre 2012 quando Matteo mi ha chiesto di partecipare alla spedizione, mai mi sarei aspettato di dover affrontare due viaggi verso l'Etiopia in un mese. Io non avevo mai sentito parlare di Jinbar ma cercando su internet ne ho trovato un po' di immagini ed è stato subito chiaro che sarebbe stato qualcosa di grandioso. Arrivati sul posto e visionato nella realtà, il canyon, a dispetto della mia capigliatura (non eccessivamente fluente ma indice di ruspante virilità - ndr) mi ha lasciato "spettinato", non solo per la monumentalità del posto ma anche, letteralmente, per la quantità di acqua che precipitava nell'abisso... sotto l'ignoto perché da qualsiasi angolazione non si vedeva il fondo della gola. In forra Matteo ed io eravamo attrezzati in maniera leggera: il minimo indispensabile di attrezzi, pochissimo materiale da bivacco e pochissimo cibo (per fortuna gli amici spagnoli si sono dotati di ogni prelibatezza immaginabile!). Il secondo giorno di esplorazione però, il fatto di essere snelli in fatto di materiali e la buona esperienza accumulata negli anni ci hanno aiutato moltissimo. Abbiamo concluso l'esplorazione in 12 ore (stiamo parlando del tratto a valle della grande cascata - ndr). Del paese che ci ha ospitato così brevemente posso dire solo che merita il viaggio, un posto di contrasti molto forti ma di eccezionale bellezza. Stefano “Lillo” Panizzon

Ora Jinbar è un sogno realizzato. Un sogno ancor più grande perché avveratosi dopo la disfatta di ottobre. Questa volta tutto è filato per il verso giusto e in una sola incredibile settimana siamo riusciti ad incasellare ogni attimo di una grande avventura, umana e tecnica


nanni pizzorni

gli incidenti

Nanni Pizzorni, di Recco, istruttore formatore della Scuola Nazionale Canyoning, membro della Scuola Nazionale Forre del CNSAS, una vita nel soccorso, tra grotte e canyon.

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Antefatto Erano i meravigliosi anni ‘90 e si scorrazzava fra la Liguria e la Provenza sempre alla ricerca di nuove forre per ampliare quel curriculum di canyon che negli anni sarebbe diventato motivo di vanto e fonte di invidia.  In questa corsa dissennata la faceva da padrone l’albero del l’orgoglio alimentato dalla linfa malsana della presunzione: la saggezza degli avi ci insegna che la sete dell’albero dell’orgoglio va ben oltre e, ciclicamente, deve essere integrata dal sangue degli stolti. E così accadde.  L’ennesimo tuffo sul filo del rasoio mi costò un “ ammaraggio” di fondoschiena da 7 m in 50cm di acqua!  Fu un segnale forte che mi costò la frattura del coccige, schiacciamento di due vertebre e 21 giorni di ospedale in trazione. Non so come arrivai in ospedale con le mie gambe,ma, quello che ricordo molto bene fu quello che pensai nei primi attimi dopo il trauma quando il dolore mi permise un minimo di ragionamento: ero incredulo!  Una cosa del genere non poteva essere successa a me.  Durante le lunghe giornate in ospedale ebbi modo di riflettere a lungo sull’accaduto e il risultato fu un percorso di follia segnato da discese sempre più veloci, salti sempre più alti e più mirati, equipaggiamenti e materiali discutibili….  Da quella esperienza ne uscii non particolarmente migliore o più maturo ma, di certo, consapevole del fatto che gli incidenti possono accadere a tutti. Il fatto Ho deciso di scrivere questo articolo dopo l’incidente avvenuto sul Monte Nerone, nelle Marche a fine anno 2012. A dire il vero, l’incidente in se non sarebbe stato uno stimolo sufficiente viste le modalità e l’esito benevolo. La molla è scattata a seguito della discussione emersa sul forum a posteriori. E’ stato detto tutto e il contrario di tutto,con fazioni a favore e contro le scelte fatte nell’occasione.  L’articolo non vuole dare un giudizio tombale sull’accaduto ma, bensì, stimolare delle riflessioni. Cercherò di essere schematico procedendo per punti. 1. Certezze Gli incidenti accadono a tutti. L’ho già detto prima e lo ribadisco senza tema di smentita.  Gli incidenti non hanno una matrice derivante in linea diretta da ciò che stai facendo, come lo stai facendo e dove.  Questo per chiarire che canyon di grande impegno con grandi difficoltà tecniche e acquatiche non sono sinonimo di grandi e gravi incidenti. Se mai è vero il contrario: le grandi difficoltà sono appannaggio di persone altamente preparate che, per giunta, in quelle occasioni dimostrano qualità di concentrazione e preparazione che riducono drasticamente i rischi. Così come affermo con certezza che i “grandi” salti non sono sinonimo di pericolo ne tanto meno di incidenti.  Valgono le stesse considerazioni di sopra.  Le statistiche ci dicono con chiarezza che la stragrande maggioranza degli incidenti avvengono in forre di difficoltà medio-bassa e gli incidenti da salti sono sempre su altezze inferiori agli 8m.  La vera certezza è che, tanto maggiore sarà la tua frequentazione dell’ambiente forra, e tanto maggiormente sarai esposto al rischio incidenti. Questo fatto è drasticamente lampante a inizio carriera

quando la grande frequentazione derivante dall’entusiasmo non è compensata da quell’esperienza che ti mette al riparo da trappole e trabocchetti.  Concludendo, la madre di tutti gli errori è pensare che gli incidenti accadono solo agli altri. 2. Perché? Quando accade un incidente, all’iniziale momento di negazione del fatto (peraltro fisiologico) subentra quasi sempre quello della negazione delle responsabilità: il famoso e celeberrimo “ma io”. Vorremmo far ricadere la responsabilità dell’accaduto a un fato malevolo che si accanisce contro di noi. La realtà è ben diversa: gli incidenti sono sempre frutto di un errore, anzi, come diceva il buon amico Maurizio, di una sequenza di più errori. Alcuni marcati e altri impercettibili ma che si vanno inesorabilmente a sommare sino al saldo finale che si chiama incidente.  Aggiungo che, la causa di un incidente, non è quasi mai riconducibile a una singola persona ma è sempre una responsabilità di squadra: gli errori avvengono perché il singolo li compie e il resto della squadra non si accorge di nulla ne prima e ne durante.  Concludendo, mettiamoci il cuore in pace, anche quando avremo fatto tutto nel migliore dei modi ed avverrà un incidente, non sarà questione di sfortuna. Eravamo nel posto sbagliato nel momento sbagliato e, anche questo, è un errore. 3. Vittime L’incidente è avvenuto, è inutile stare a discutere sul perché.  Avremmo dovuto pensarci prima di trovarci in mezzo al disastro che abbiamo causato o del quale, nel migliore dei casi siamo complici. I segnali di avvertimento c’erano ma non li abbiamo visti per ignoranza (nel senso di ignorare), per pigrizia, per presunzione e, molto spesso, per pura e semplice stupidità.  Alla fine, ciò che traccia la linea di demarcazione fra una discesa finita bene e una tragedia, è il fatto che i primi hanno visto i segnali e hanno avuto il buon senso di fermarsi mentre, i secondi, li hanno ignorati e hanno proseguito. Di fronte a questa inesorabile legge, non conta nulla essere bravi o scarsi, prudenti o spericolati, grandi atleti o mezze pippe, infingardi o coraggiosi: la storia del grande alpinismo è illuminante in questo senso. Grandissimi alpinisti sono ancora vivi o sono morti di vecchiaia, altri, altrettanto grandi sono morti.  Nella prima categoria mi vengono alla mente i nomi di Messner, Bonatti, Cassin, Rebuffat, Desmaison…  E nella seconda Buhl, Comici, Kuckuzka, Casarotto, Grassi, Bukreev…. Nel caso di questi grandi alpinisti, mi piace pensare che i motivi del non essersi fermati prima della tragedia, forse sono diversi: non posso credere che non avessero visto i pericoli a cui andavano incontro e li avessero ignorati.  Secondo me lo sapevano bene il grande rischio che correvano ma per loro era impossibile fermarsi…  Torniamo con i piedi per terra, anzi, nell’acqua. 4. Durante Su cosa fare nel momento in cui avviene un incidente, è stato scritto moltissimo e, direi, che la trattazione è esaustiva. Sono stati indicati con precisione i protocolli operativi e i presidi di primo intervento, la suddivisione degli incarichi e le strategie, cosa fare e cosa non fare. Purtroppo sono argomenti


che pochi hanno la pazienza di approfondire e, ancora meno sono quelli che si preparano per fronteggiare le emergenze.  I motivi sono sempre gli stessi: l’incidente è una ipotesi che non vogliamo prendere in esame. Andiamo in forra per divertirci e non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo abbruttirci con pensieri nefasti. E poi, gli incidenti accadono agli altri…. La vera certezza è che non potremo fare nell’emergenza quello che non siamo capaci di fare nella normalità. E tutto questo semplicemente perché non ci siamo documentati e non abbiamo sperimentato. In tutte le guide e nei manuali di progressione, siano di torrentismo, speleologia, alpinismo, è sempre presente un capitolo dedicato alle emergenze. Le informazioni a livello di strategie e di materiali contenute all’interno di queste trattazioni, non sono il frutto di deliri improvvisati ma, nella maggior parte dei casi, la sintesi di esperienze vissute sul campo nella veste di soccorritori.  Si è arrivati a determinate conclusioni non per aver sentito dire, ma a seguito di lunghe e faticose sperimentazioni che hanno portato a scelte ed esclusioni. Quello che viene indicato e suggerito, è il meglio della scienza dell’emergenza sul campo. E’ ovvio che tutto è perfettibile ma è scorretto affermare che un determinato presidio non serve a nulla semplicemente perché non lo avevamo con noi.  E qui vengo al caso del Monte Nerone. Alla squadra coinvolta nell’incidente mancavano molti presidi e talune scelte operative furono decisamente errate. Ma, con quello che avevano a disposizione, la squadra che rimase con il ferito fece il meglio che si poteva realisticamente fare. E chi uscì ad allertare i soccorsi fu sicuramente più veloce che se fossero stati in due. 5. Dopo Siamo tutti a casa sani e salvi. Anche chi è finito all’ospedale se la sta cavando bene. A lui i migliori auguri di pronta guarigione. E’ arrivato il momento di fare sintesi e ragionare su quanto è accaduto.  Contrariamente a quanto letto sul forum nei giorni seguenti al fatto, il dibattito avrebbe dovuto innescare un processo virtuoso mirato a trarre tutti gli insegnamenti possibili dall’accaduto. L’approfondimento e la completa comprensione dei fatti, non dovrebbero essere un morboso accanimento ma bensì, il logico processo per arrivare al risultato di fa si che simili incidenti non accadano ad altri.  Purtroppo la realtà è ben diversa. Le domande vengono lette come accuse, gli approfondimenti come sentenze, le risposte come giustificazioni:  In questo clima ognuno si arrocca sulle sue posizioni e non si approda a nulla.  Il tragico risultato è che un evento e un dibattito che avrebbero potuto generare cultura e conoscenza, ci lasciano più poveri e più ignoranti e con la malinconica certezza che gli stessi errori saranno ripetuti. Come la vedo È ovvio che alla fine devo esprimere il mio parere sull’accaduto: spero di cuore che venga letto con spirito critico al fine di generare riflessioni e conseguenti stili comportamentali.  Prima: Quello che so con certezza è che

all’interno della squadra (e ai suoi estremi) abbiamo un componente di grande esperienza e uno di esperienza (torrentistica) quasi nulla. In questa situazione io non sarei andato a riarmare una forra in inverno. So per certo che, nel migliore dei casi, ci sarà da prendere del freddo per le operazioni di riarmo. Come posso sommare a questa condizione di lentezza un ulteriore freno dovuto alla fisiologica lentezza di una squadra poco esperta? Per giunta in inverno con giornate drasticamente corte? A prescindere da quello che vado a fare in forra (divertimento, esplorazione, riarmo, corsi, soccorso) non transigo mai sul fatto di avere con me il mio bidoncino personale completo di tutte le sue dotazioni (vedi scheda finale) così come non transigo sul fatto di avere la trousse d’armo al seguito (unica eccezione sono le forre della mia regione armate Pro Canyon nelle quali so di poter saltare tutto).  Da questa impietosa analisi ne deriva che il peso maggiore di responsabilità è a carico della persona di maggiore esperienza e tecnicamente più preparata, in altre parole, il leader.  Infatti è il leader, grazie al suo bagaglio esperienziale, a dover farsi carico del buon esito dell’impresa attraverso una attenta analisi incrociata fra i componenti della squadra, l’azione che si intende compiere e le risorse a disposizione. Lo so, è una grande responsabilità, alle volte schiacciante ma di certo inevitabile.  Durante: Come ho detto in precedenza, con le risorse che aveva a disposizione la squadra che ha assistito il ferito ha fatto il meglio di ciò che era umanamente possibile. Allo stesso tempo, sono fermamente convinto che con i presidi disponibili in un barilotto standard (tenendo conto che ogni componente della squadra ne deve avere uno), si poteva fare molto meglio. Non dimentichiamo che il capitolo ferito post-incidente, ha avuto una sequenza di accadimenti benevoli che ne hanno condizionato fortemente l’esito positivo. L’allertamento dei soccorsi da parte di un singolo elemento, in questo caso il leader, mi trova fortemente critico. Sono d’accordo sul fatto che un singolo, in condizioni standard, è sicuramente più veloce di qualsiasi squadra a più elementi. E’ però vero in maniera assoluta, che i rischi a cui si espone un singolo nella progressione (in questo caso mirata all’allertamento dei soccorsi) sono inaccettabili e sicuramente deficitari in un rapporto costo-benefici rispetto al guadagno di tempo che si ottiene.  A questo punto mi fermo poiché sarebbe ingiusto proseguire nell’impietoso elenco. Ma, più che altro mi fermo poiché fare commenti a tavolino, a mente fredda ed avendo il quadro completo della situazione, è molto facile. Troppo facile.  Ben diverso è fare valutazioni e scelte nel momento dell’emergenza. In quelle circostanze l’errore è sempre in agguato e, ahimè, l’esperienza si acquisisce sulla propria pelle o su quella degli amici.  Lo dico con cognizione di causa. Ho imparato a gestire l’emergenza e, oggi, a 50 anni, posso dire di essere diventato bravo. Ma quanti errori ho commesso in tutti questi anni!  E quanti errori commetto ancora! Vi racconto una storia illuminante: Durante

un corso di formazione per Istruttori regionali del CNSAS stavamo effettuando una prova di salvataggio nella pozza del grande toboga del Bodengo 3. L’acqua quel giorno era tanta al punto che la corrente ti tirava sotto sulla parete dal lato opposto del lago. La prova consisteva nel raggiungere la morta dal lato opposto della cascata passandoci dietro. Una volta in posizione si attendeva l’arrivo delle sacche da lancio dai compagni a riva e si veniva recuperati. In qualità di istruttore,una volta spiegata la manovra nei minimi dettagli, mi porto in posizione insieme a un allievo ed attendo la sacca da lancio. Il primo lancio va male mentre il secondo è perfetto e mi permette di essere recuperato. Tocca all’allievo: vanno male i primi 3 lanci e al quarto l’allievo compie l’errore di spostarsi per raggiungere il cordino. In un attimo è preso dalla corrente e successivamente viene risucchiato sottacqua…. una, due, tre volte!  Mi butto in acqua per raggiungerlo. Dietro di me si tuffano anche due allievi legati e con un sacco galleggiante. Se lo avessi raggiunto saremmo morti entrambi. Se non ci fossero stati i due bravi allievi ci sarebbe un tecnico CNSAS in meno.  Da quella esperienza di pochi anni fa, ho imparato ancora tantissimo. E si che pensavo di essere bravo. Conclusioni Gli errori si commettono, è nella natura umana. E più si fa e maggiore è il rischio di commetterne. Una volta compreso questo, si può anche pensare che, qualche volta la sfortuna si accanisce contro di noi.  Pensiamo di essere bravi e preparati ma l’imprevisto è dietro l’angolo e sconvolge i nostri piani.  La nostra sola ed unica ancora di salvezza è quella di essere preparati all’emergenza per poterla fronteggiare.  Ormai sono da quasi 30 anni all’interno del Soccorso Speleologico. In tutti questi anni ho partecipato a una media di 4 esercitazioni all’anno per poi partecipare a solo due grandi operazioni di Soccorso. (Intendo due incidenti gravi e complessi). Quando ero giovane soffrivo questa condizione da “Deserto dei Tartari” nella quale ci si continuava a preparare per combattere un nemico che non arrivava mai. Poi, ormai inaspettato, è arrivato nel momento meno atteso ma, mi ha trovato pronto. Oggi, con la saggezza dell’età, prego affinché il cellulare non squilli per la fatidica chiamata.  Ma intanto continuo ad allenarmi e a sperimentare per essere pronto. Un saluto a tutti.

il mio bidoncino stagno -----------

1 telo termico pesante 1 telo termico leggero 1 maschera da sub facciale 4 candele 2 accendini 1 kit pronto soccorso 4 barrette energetiche 1 lampada frontale stagna 250 lumen 2 pastiglie combustibile meta 1 steccobenda

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la gola del Caldanello trasformata in discarica

chiesta la bonifica da 22 associazioni

La forra del Caldanello, o gola della Gravina, a Cerchiara (CS) è considerata a ragione una tra le più affascinanti forre italiane e rappresenta uno dei percorsi più suggestivi di tutto il sud Italia. Lunga poco meno di quattro chilometri, si snoda nel territorio del Parco Nazionale del Pollino tra le alte pareti calcaree del costone dell’abitato di Cerchiara e del Monte Sellaro, caratterizzandosi da un susseguirsi straordinario di cascate, pozze, laghetti e toboga, unici in Calabria. È costeggiata a diverse altezze da innumerevoli sentieri, compresa una frequentata via ferrata. Da molti decenni, però, la Gravina è un vero e proprio pubblico immondezzaio e rifiuti grandi e piccoli sono sparsi lungo gran parte delle pareti, dal lato di Cerchiara, e depositati nel letto del torrente.

Al già drammatico ruolo di discarica pubblica assegnato a questo stupendo canyon, si aggiunga che gli unici due depuratori del paese versano direttamente le loro acque di risulta nel letto del torrente. E a giudicare dai pessimi odori e dallo stato putrido dell’acqua che vi scorre, è legittimo immaginare che i depuratori non siano pienamente efficienti. Lo stupore quindi per un ambiente dagli scenari straordinari è ben presto contrastato dall’avvilente contaminazione di rifiuti vecchi e nuovi e dai forti odori poco rassicuranti delle pozze alimentate dai depuratori, soprattutto nei mesi più caldi quando la quantità d’acqua nel torrente raggiunge i minimi stagionali. Nasce per questo motivo l’appello a firma di Luca D’Alba, coordinatore regionale AIC

le associazioni che hanno firmato la richiesta

Associazione Italiana Canyoning Legambiente Italia Nostra Fondo Ambiente Italiano Club Alpino Italiano sez. Castrovillari WWF Calabria Cnsas CALABRIA Ass. Italiana Guide Ambientali Escursionistiche Associazione Guide Parco Nazionale del Pollino Gruppo Escursionistico Avventurieri del Sud Gruppo Speleologico Serra del Gufo Gruppo Speleologico Sparviere Gruppo Speleo del Pollino Gruppo Speleologico Liocorno Gruppo Archeologico del Pollino Amici della Montagna Calabria Cenro di Educazione Ambientale Pollino Aspromonte Wild Gruppo Speleologico Gioia del Colle Gruppo Grotte Grottaglie Gruppo Speleo Ndronico Consorzio Turistico Borghi del Pollino Centro Esperienze Raggio Verde Associazione Kora Keklarion Associazione Operatori Turistici Rotonda

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per la Calabria, e sottoscritto da 22 diverse associazioni, indirizzato al Parco del Pollino, al comune di Cerchiara, alla protezione civile calabra, alla Provincia di Cosenza e al Ministro dell’Ambiente. L’obiettivo è quello di intraprendere un percorso virtuoso che possa mettere in atto tutte le azioni necessarie per la bonifica integrale del Caldanello, non solo dai rifiuti presenti, ma soprattutto dai vecchi depuratori, ipotizzandone altra più idonea collocazione. Un doveroso grido d’allarme per preservare un panorama naturale unico nel suo genere ma soprattutto per evitare che il turismo sportivo sia “affossato” dai rifiuti che prosperano nel torrente e lungo il canyon del Caldanello.


La scuola di torrentismo del CAI sta lavorando per ottenere una (giusta, secondo noi) autonomia all’interno della Commissione Nazionale di Speleologia. L’AIC ne segue con interesse gli sviluppi e tramite la Scuola Nazionale Canyoning ha iniziato una collaborazione con la Scuola CAI per ottenere, nel tempo, un ampio riconoscimento reciproco; il primo passo già ufficializzato è stato quello di riconoscere la formazione degli allievi provenienti dai corsi di pari livello organizzati da entrambe le scuole. Quindi un allievo che esce da un corso CAI può accedere ad un corso AIC di livello superiore e viceversa. I prossimi passi saranno probabilmente degli stage congiunti tra istruttori delle due scuole e l’organizzazione di eventi comuni.

i corsi di acqua viva a cura della Snc

NUOVO DOMINIO WEB DI AIC Annunciaziò, annunciaziò! Il dominio web di AIC è ufficialmente cambiato! WWW.AIC-CANYONING.IT d’ora in poi sarà questo l’indirizzo di riferimento e, di conseguenza, tutte le caselle mail di AIC diventeranno: @aIC-CaNYONINg.IT Cogliamo l’occasione per ringraziare Roberto Recchioni, socio fondatore e istruttore SNC, che per anni ha messo gratuitamente a disposizione di AIC il dominio canyoning.it.

ripresi i contatti con parco delle dolomiti bellunesi Da qualche mese sono ripresi i contatti con il Parco delle Dolomiti Bellunesi, grazie all’interessamento del comune di Ponti nelle Alpi; l’interesse nei confronti del torrentismo e del lavoro svolto dalla nostra associazione stanno infatti contribuendo a mettere le basi per l’organizzazione di alcune manifestazioni sul territorio, nonché un intervento di pulizia della Val Maggiore, bellissimo percorso all’interno del territorio comunale. Alla base degli incontri c’è l’obiettivo, dichiarato da parte di entrambi, di puntare alla riapertura del Parco alla pratica del canyoning, finalizzata magari all’organizzazione del Raduno Internazionale di torrentismo all’interno dei confini del parco stesso. L’amministrazione comunale di Ponte nelle Alpi, grazie al lavoro dell’assessore allo sport Monica Camuffo, si sta impegnando per avere un incontro con l’amministrazione del Parco, con lo scopo di sbloccare l’attuale situazione, in stallo ormai da qualche anno.

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Il 2013 ha visto il successone dei corsi di acqua viva, finalmente entrati a pieno titolo nel palinsesto didattico della scuola. I corsi, svolti presso il Centro Rafting le Marmore, nascono dall’idea degli istruttori SNC Francesco Berti e Umberto Galli (istruttore International Rescue 3) di cercare un punto di incontro tra conoscenza fluviale e torrentistica. Sono state quindi definite le linee guida per valutare le condizioni dell’acqua viva all’interno delle gole che si vanno a percorrere durante i due giorni di corso. La scorsa stagione gli istruttori SNC hanno tenuto 4 corsi destinati ai soci AIC, 1 alla formazione degli istruttori SNC, 5 dedicati al Soccorso in forra delle regioni Umbria, Trentino, Abruzzo e Marche e 1 ad appannaggio dei tecnici SNaFor.

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collaborazione aic - cai

serata “acque svelate” ad omegna Venerdì 28 marzo, alle 21.30, presso la sede della Sezione CAI di Omegna, si svolgerà una serata a cura del Gruppo de Forra, di Mortara. Lo scopo è quello di ripercorrere le tappe del torrentismo in Italia e di mostrare quanto offrono attualmente la Scuola Nazionale Canyoning di AIC e la Scuola di Torrentismo del CAI, grazie agli interventi di Luca Bianchi ed Eric Lazarus, rispettivamente istruttori SNC e CAI; l’evento costituisce una prima importante occasione di confronto diretto tra le due scuole. Prima della serata, ancora una tappa per la bellissima mostra fotografica Tutto Scorre, a cura di Marcello Carminati, CR AIC per la Lombardia nonché socio del Gruppo de Forra.

Si parte da Chiusaforte per il progetto Canyoning in FVG Lo scorso dicembre, in occasione dell’incontro con Adam Ondra, testimonial del progetto Gemona città dello sport e del benstare (www.sportebenstare. it), è stato annunciato l’ingresso nel progetto del comune di Chiusaforte come Città del Canyoning. L’idea nasce dall’intenzione del Comune di sviluppare l’offerta turistica e sportiva legata ai diversi percorsi di torrentismo presenti in zona, cercando la collaborazione dell’Associazione Italiana Canyoning, tramite il gruppo locale CanyonEast, oltre che delle Guide Alpine. Chiusaforte, che nel 2009 ha ospitato il Raduno Internazionale AIC di torrentismo, è il comune con la maggiore presenza di percorsi nella regione; per questo il progetto nasce lì ma andrà poi a coinvolgere tutti i comuni che nel canyoning trovano possibilità di sviluppo turistico. Ambiti di sviluppo del progetto saranno l’ampliamento delle potenzialità del torrentismo sul territorio, il miglioramento della fruizione e dell’informazione sui percorsi con la creazione di cartellonistica ad hoc per segnalare gli itinerari, l’attrezzamento di nuovi percorsi ed il miglioramento di quelli esistenti, la realizzazione di eventi, convenzioni con strutture di accoglienza e creazione di spazi di sosta dedicati ed infine lo sviluppo dell’informazione turistica. Intanto, dal 27 al 29 giugno si svolgerà a Chiusaforte un evento finalizzato alla presentazione del progetto Chiusaforte città del Canyoning, durante il quale le Guide Alpine accompagneranno in forra chi vuole provare ed il gruppo CanyonEast farà da portavoce di AIC per far conoscere la realtà del torrentismo in Italia e il lavoro che svolge la nostra associazione. Questo incontro potrebbe diventare in futuro un appuntamento annuale, itinerante sul territorio friulano, per coinvolgere i vari comuni che aderiranno al progetto e far conoscere i diversi percorsi sparsi sul territorio. Buon lavoro dunque al Comune di Chiusaforte e un grosso grazie al gruppo CanyonEast, con l’augurio che progetti e collaborazioni di questo tipo si possano sviluppare in altre aree di Italia, a beneficio di una promozione corretta ed efficace dell’attività.

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san michele a foce un ottimo esempio di efficace collaborazione tra parchi e associazioni per promuovere il torrentismo Sappiamo tutti che il canyoning, anche se ormai praticato da migliaia di persone, in crescita anno dopo anno, resta pur sempre un’attività non ben definita, se non sconosciuta, per la maggior parte degli italiani e viene confuso spesso e volentieri con rafting, canoa, ecc… Ovviamente nelle regioni in cui il turismo sportivo è più praticato c’è una maggiore conoscenza e considerazione verso il torrentismo ed i suoi praticanti, rispetto a realtà dove il “fare turismo sportivo” è ancora visto con sospetto e dove gli

sportivi sono semplicemente coloro che non hanno niente da fare, se non girare l’Italia senza contribuire in alcun modo allo sviluppo economico dei luoghi visitati. Questa, purtroppo, era proprio la situazione del Molise fino a poco tempo fa. Nella nostra regione, infatti, il turismo in generale non decollava ed il turismo sportivo in particolare, almeno ufficialmente, era pressoché inesistente. Fortunatamente negli ultimi anni, soprattutto grazie alla lungimiranza di amministratori e dirigenti di Enti e Comuni e all’impegno ed

al sacrificio degli appassionati di talune discipline sportive qualcosa sta cambiando. Il canyoning, del tutto (o quasi) sconosciuto fino a qualche anno fa, sembra ora invece aver preso piede in Molise, anche se le statistiche non lo dimostrano (ma i dati forse risultano falsati anche a causa della scarsa popolazione di questa piccola regione). In quest’ottica, comunque, si è dato nuovo impulso per armare i percorsi esistenti secondo i protocolli del progetto ProCanyon portato avanti dall’Associazione Italiana Canyoning.

gianni di salvo pietro torellini

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<<< san michele a foce Anche la forra di San Michele a foce, nel Comune di Castel San Vincenzo (IS), è stata presentata come candidata per essere riarmata. L’Associazione Campo Base Onlus, promotrice del progetto, ha subito riscontrato un enorme ostacolo che avrebbe potuto impedire la realizzazione di tali lavori, costituito dal divieto assoluto, imposto dall’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, di percorrere la forra in questione. San Michele a Foce, infatti, si sviluppa interamente nel territorio di competenza del parco che, cercando di salvaguardare l’ambiente circostante incontaminato e non antropizzato e forse anche non conoscendo l’esatto significato e svolgimento dell’attività di torrentismo, aveva dichiarato inaccessibile l’alveo del torrente. Campo Base aveva già avuto rapporti collaborativi con l’Ente Parco aderendo, tra l’altro, a varie iniziative che avevano come scopo quello di proteggere il territorio e valorizzare l’ambiente montano, non dimenticando le positive ricadute sulla micro economia locale. Importantissime sicuramente in quest’ottica sono state le campagne “Forre Pulite”, svolte in occasione dell’evento internazionale “Clean up the World”, finalizzate alla pulizia della forra e dei sentieri intorno ad essa.

Confortato da queste operazioni e da interazioni personali con i dirigenti del Parco, c’è stato un lungo lavoro tendente a dimostrare che la pratica del torrentismo non sia più invasiva di un trekking o di una scalata in montagna, attività peraltro consentite all’interno delle aree protette. Con questi presupposti si è partiti con un progetto di più ampio respiro comprendente la stesura di un regolamento per la pratica del canyoning, affiancato alla realizzazione del riarmo della forra secondo il progetto ProCanyon, per far in modo che la regolamentazione avesse anche lo scopo di salvaguardare l’ambiente, evitando le profanazioni della roccia che chiunque avrebbe potuto causare con l’installazione di ancoraggi, ogni qualvolta un gruppo avesse deciso di percorrere la forra. Finalmente, dopo svariati sopralluoghi, incontri, lettere e telefonate tra i membri di Campo Base e l’Ente Parco, il 16 luglio del 2012 è stata concessa l’autorizzazione per l’attività di torrentismo nella forra di San Michele a foce e, al contempo, è stato approvato sia il regolamento che la convenzione tra l’Ente Parco e Campo Base, nella quale il primo da mandato al secondo di ricevere le richieste di discesa della forra e di tenerne il numerico annuale.

A seguito di questo risultato sono partiti i lavori per l’attrezzamento ProCanyon, conclusi l’anno scorso, che hanno chiuso l’impegno di Campo Base per riportare questa forra ad essere percorsa dai torrentisti. Il regolamento e il modulo di richiesta per percorrere San Michele sono ora a disposizione presso l’AIC e presso l’Associazione Onlus Campo Base. Ricordiamo, brevemente, che per scendere la forra bisogna richiedere gli accrediti, con i quali si accetta integralmente il regolamento, con almeno una settimana di anticipo, a Campo Base Onlus. Mi preme sottolineare l’importanza di questo risultato che concretizza uno dei rari esempi di collaborazione fattiva tra un Parco Nazionale ed un’associazione, per lo sviluppo della pratica del canyoning in Italia, che dimostra che cooperazioni simili possono e devono esistere, sia per tutelare l’ambiente sia per aumentare la pratica del torrentismo. Si ringraziano per tale risultato tutti i membri di Campo Base Onlus che, a vario titolo, hanno contribuito al successo del progetto,, ovviamente la Dirigenza del Parco Nazionale e, per ultimi (non per importanza) l’AIC che ci ha sostenuti per il progetto ProCanyon ed Alex De Simoni, istruttore SNC, per l’impegno nell’opera di riarmo.


joanna jedrys olo dobrzanski traduzione daniele geuna

Kanioning in Polonia

In un paese senza forre avere 30-40 torrentisti attivi è un buon risultato. La Polonia ha circa 40 milioni di abitanti e noi siamo fieri di questo risultato. Molti provengono da gruppi speleologici, altri in piccola percentuale, sono canoisti o kayakisti, ogni anno diverse persone iniziano l’attività senza alcun background “acquatico”. In Polonia il canyoning si pratica sostanzialmente in piccoli gruppi di persone che già si conoscono e già si frequentavano, tutti provenienti dalla stessa zona. Attualmente sono operativi 6 diversi gruppi: il V7A7.pl il nostro gruppo, un’associazione informale di ragazzi e ragazze della zona di Cracovia e della regione della Slesia, il TSK Tatra Canyoning Association, l’unico gruppo ufficiale, il gruppo AKSU di Cracovia ed altri gruppi legati alle città di appartenenza dei loro membri: Dąbrowa Górnicza, Wroclav, Bielsko-Biala e Szczecin. È di quest’anno la notizia che entro il 2013 verrà formalizzata la nascita di un’Associazione Polacca che si occuperà di canyoning, il Canyoning Comitee della PZA, l’Associazione Polacca di Alpinismo. A chi si chiede se e dove si possa praticare il torrentismo in Polonia, possiamo rispondere che sì, si può ma è estremamente difficile,

ad essere onesti è quasi impossibile! L’unico posto dove sarebbe stato possibile è stato esplorato in lungo e in largo, i Monti Tatra dove l’unica forra esistente è la Wodogrzmoty Mickiewicza v3 a3 II, che è stata percorsa ed esplorata a monte e a valle. Si tratta di una discesa da 45 minuti che, a causa della sua collocazione, all’interno di un’area protetta è stata recentemente interdetta! Anche la natura sembra prendersela con i torrentisti polacchi... A causa delle grandi distanze che ci separano dalle forre a noi più prossime (10-12 ore di macchina), per esercitarci nelle manovre d’acqua utilizziamo i tratti canoistici dei fiumi, naturalmente con un po’ di sforzo, andiamo in forra il più possibile. I più determinati partono dalle 6 alle 8 volte all’anno per “raid torrentistici” arrivando a percorrere 50-60 canyon diversi all’anno. La stagionalità dell’attività si è un tantino espansa: andiamo da marzo a dicembre (se date un’occhiata alle temperature medie in Polonia, si capisce che il freddo non è un loro problema… ndr). Quindi per praticare un po’ di torrentismo come si deve, ci tocca viaggiare. Unico limite la fantasia: siamo stati sulle Alpi, naturalmente, in Svizzera, in Francia, Slovenia,

Corsica, Maiorca, nelle isole greche; mete un po’ meno frequentate la Sierra de Guara, la Grecia continentale, il Montenegro. Una meta quasi d’obbligo è il raduno annuale dell’AIC, ogni anno sempre più polacchi partecipano a quest’evento; un dato interessante: alcuni di noi si sono conosciuti e si frequentano solo al raduno AIC! Sui diversi siti (alcuni links a fondo pagina, ndr) troverete i nostri resoconti sotto forma di filmati, foto e testi. Non esiste un modo polacco di andare in forra, le tecniche sono più o meno standardizzate in tutta Europa, facciamo le stesse manovre degli altri e le comunicazioni (fischi e mimica ndr) sono del tutto identici. Come in tutte le realtà minimamente complesse convivono diversi livelli di preparazione: si va dal principiante a torrentisti che praticano quest’attività da 16 anni. Non c’è una scuola strutturata, così impariamo l’uno dall’altro. A causa o di conseguenza al sempre crescente numero di praticanti, l’anno scorso abbiamo organizzato il Primo Incontro Polacco di Canyoning il ”Cap Corse 2012” che ha visto più di 50 partecipanti provenienti da tutta Europa, solo in quell’occasione sono stati presentati 21 diversi filmati inediti. Collaboriamo spesso con torrentisti italiani e svizzeri, cogliamo quest’occasione per salutare e ringraziare i nostri amici Pasqualino e Giuliana della Trattoria Dunadiv; Franco e Stefano del gruppo Alpi Giulie per il loro supporto. In futuro? Beh per fortuna l’attività inizia ad andarci stretta in Europa, iniziamo a rivolgere l’attenzione a mete ancora più lontane, nel contempo alcuni di noi si stanno appassionando allo Speed, altri all’Icecanyoning. Infine, vi invitiamo a partecipare al prossimo Raduno Polacco!

gli autori

Appartengono entrambi al gruppo V7A7.pl, fondato da Olo - per il quale il torrentismo è quasi un’ossessione - nel 2010. Sono entrambi di estrazione speleologica, oltre al torrentismo Olo (diminutivo di Alessandro, ndt) pratica la scalata su cascate di ghiaccio, lo streetludge (lo slittino da strada, ndt) ed è istruttore di volo su ultraleggeri. Joanna, detta Ruda (per il colore dei capelli - beata lei! - ndt) pratica l’arrampicata sportiva e fa la mamma! Ecco alcuni siti polacchi di interesse torrentistico: www.v7a7.pl | www.canyoning.wroclaw.pl | www.kaniony.pl Qui a fianco 2 foto scattate nella parte alta dell’unico kaniony polacco, il Wodogrzmoty Mickiewicza.

Per i più curiosi un breve abstract in lingua originale: Kanioning w Polsce W Polsce działa aktywnie w kanioningu ok.30-40 osób. Są one skupione w kilku głównych grupach: v7a7.pl – nieformalna grupa zrzeszająca osoby ze Śląska i z Krakowa, TSK Tatrzańskie Stowarzyszenie Kanioningowe – jedyna grupa formalna, AKSU – grupa przyjaciół z Krakowa oraz grupy związane z ośrodkami: Dąbrowa Górnicza, Wrocław, Bielsko-Biała i Szczecin.

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“Trahit sua quemque voluptas” di Otto Bachmann Metti una sera una festa ben riuscita, gente simpatica, chiacchiere e sana socializzazione. Solitamente nel conoscere gli sconosciuti si fa la rassegna degli interessi condivisi e condivisibili; persone, libri, film, videogiochi, viaggi, hobbies etc. Così alle volte capita di scoprire insospettabili appassionati delle più disparate attività di nicchia. Come quando un torrentista e un’aspirante dominatrice si ritrovano a confrontare eventuali aspetti in comune tra canyoning e bondage... La sicurezza. Fondamentale in entrambe le discipline per evitare danni; da semplici abrasioni cutanee a tragiche privazioni d’ossigeno. L’esperienza. Maggior esperienza solitamente si traduce in maggior sicurezza, minor numero di contrattempi e miglior godimento dell’attività. La fiducia. Nei materiali impiegati, nelle tecniche implementate per appendersi dall’alto, ma soprattutto nei compagni a cui ci affidiamo. I segnali convenuti. L’utilizzo di segnali e parole chiave, prestabiliti, imprescindibili e chiari a tutti. La corda e materiali vari. Uhm... tipi e lunghezze variano... eppoi: carrucole, fettucce, fibbie, cinghie. Fantasia e gusti personali a guidare la scelta della miglior carta da giocare. Possibilmente con ordine, disciplina e senso estetico. I nodi. Eh! Se ci son corde... mezzo barcaiolo, barcaiolo, bandiera, otto ripassato, bocca di lupo, nodo d’amore. Possono bastarne pochi, ben fatti, al posto giusto, al momento giusto. In finis non tralasciamo di menzionare il look unico e intrinseco dei praticanti, latex o neoprene che sia. Che dire del sudare e soffrire fasciati in materiale sintetico unicamente per questioni di piacere? Qui finisce il gioco delle similarità, nato dalla dialettica scorrevole durante un party. Ciononostante esistono delle differenze basilari, per esempio: una disciplina è prevalentemente praticata indoor mentre l’altra è più soggetta alle previsioni meteo. Anche se restano le affinità elettive e l’obiettivo finale dei partecipanti: godimento spassionato. Legati da un insolito destino.

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Vi sarà probabilmente già capitato di trovarvi su una calata, per scendere la quale sarebbe stato consigliabile usare una teleferica. È il caso dell’arrivo in pozze problematiche, con corrente, o con la linea di calata sotto il getto d’acqua; oppure perché vi sono forti abrasioni della corda sulla roccia o il pericolo reale di caduta sassi.

tecnica

a cura della scuola nazionale canyoning

calata deviata con corda guida Non sempre queste problematiche sono evidenti dall’ancoraggio, per cui sarà il primo che scende a rendersi conto della situazione. Ecco che allora, giunti alla base della calata, la prima cosa che dovrebbe venire in mente è quella di approntare una teleferica. Ma ciò non è sempre possibile. Si pensi a spazi molto ristretti, dove la teleferica sarebbe troppo inclinata, vanificando l’effetto che si vorrebbe ottenere. Per risolvere il problema, diventa molto più pratico deviare semplicemente la calata, utilizzando la corda di recupero come “corda guida”. Di fatto, si avrà un effetto simile alla teleferica, con angoli però prossimi alla verticale, tra i 45° e i 90°, e con la possibilità di operare anche ponendosi di fianco alla parete e non solo frontalmente. Tecnica d’esecuzione: 1. Il primo della squadra scende utilizzando la tecnica più appropriata alla situazione; giunto a valle, valuta il contesto e comunica l’eventuale necessità di usare una corda guida 2. L’operatore alla sosta costruisce un nodo tampone a monte dell’anello d’ancoraggio nel quale è infilata la corda di discesa 3. Se la corda di discesa fosse troppo corta, è necessario giuntarla con una corda di recupero immediatamente a monte del nodo tampone; per fare questo, si deve lasciare almeno un metro di lunghezza del capocorda in uscita dal nodo tampone. Il capocorda si giunta con la corda di recupero facendo un nodo galleggiante, posizionato il più vicino possibile al nodo tampone. 4. Si lancia quindi il kit-boule con la corda di recupero al primo della squadra, a valle della calata 5. Il primo inserisce la corda di recupero (ora

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corda “guida”) nel proprio discensore e si posiziona in modo da stabilire la traiettoria più sicura per chi scende; trovato il punto ideale, si mette in una posizione stabile e tende la corda guida nel discensore. Nella ricerca della traiettoria più sicura, bisogna considerare i rischi che hanno portato alla scelta di usare questa tecnica e quindi posizionarsi in modo che chi scenda stia al di fuori della cascata, spostato rispetto alla linea di caduta di pietre, ecc. 6. Il secondo che scende, dopo essersi assicurato alla sosta con le longe, inserisce la corda di calata nel discensore e, dopo che si è messo in posizione d’attesa e aver verificato che sia tutto a posto, sgancia le longe e incomincia la discesa, rimanendo a portata della corda guida 7. Non appena si trova sulla verticale, con la corda guida al di sopra di sé, aggancia alla corda guida prima la longe corta e successivamente la longe lunga. È importante che tutte e due le longe siano agganciate alla corda guida e che le ghiere siano chiuse! 8. Colui che è sceso precedentemente per primo e che ha deciso di far scendere i suo compagni deviando la calata, prima che il secondo incominci la discesa, dovrà mettere in tensione la corda guida, in modo da spostare la traiettoria del suo compagno 9. Il secondo procede quindi con la discesa fino in fondo, sfruttando la deviazione dalla verticale 10. Raggiunta la base della calata, sfila la corda dal discensore e sgancia le longe dalla corda guida Normalmente sarà il primo che scenderà a valutare l’effettiva necessità di deviare la calata; ciò non toglie che, prevedendo di

usare una calata deviata sin dall’inizio, sia opportuno mettersi d’accordo già prima di iniziare la discesa sull’eventuale tecnica da utilizzare e accordarsi quindi sui segnali per comunicare. Bisogna sempre e comunque ricordarsi che la calata deviata si utilizza quando l’angolo della corda guida è prossimo alla verticale, ovvero con un’inclinazione compresa tra 45° e 90°; in caso contrario, andrà invece allestita una teleferica. Se si provasse a scendere con questa tecnica con un’inclinazione inferiore ai 45°, scendendo ci si troverà a dover dare corda nel discensore, senza riuscire a calarsi, a causa degli attriti generati sulla corda guida; per proseguire, si renderà di conseguenza necessario togliere la tensione alla corda guida, rilasciandola, con la conseguenza che la traiettoria non sarebbe più deviata e ci si ritroverebbe nella situazione che si voleva invece evitare. Balza subito all’occhio che vi è una differenza sostanziale rispetto alla costruzione di una teleferica: nella teleferica, la corda di calata, dopo che è sceso il primo, diventa la corda portante, bloccandola con un nodo tampone costruito a monte dell’anello di ancoraggio. Questo perché la corda portante deve essere ben tensionata, visto che l’angolo della calata è inferiore ai 45°, arrivando tendenzialmente ad una condizione vicina all’orizzontalità. Più la corda portante viene tensionata e più si garantisce l’efficacia della teleferica. Ecco che allora, nella teleferica, il nodo tampone viene a trovarsi sulla corda di calata. Viceversa, nella tecnica della calata deviata, il nodo tampone viene fatto comunque a monte dell’anello di ancoraggio, ma sulla corda guida stessa (in pratica, sulla corda “portante” alla quale agganciare le longe); sarà quindi il peso del torrentista che scende a garantire la giusta traiettoria. Non serve infatti che vi siano grandi tensioni della corda guida, ma è sufficiente caricarla


quel tanto che basti a spostare la traiettoria di chi deve scendere, consentendo un rapido recupero della corda al termine della manovra. Pericoli nella realizzazione o utilizzo, possibili errori di esecuzione: --

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Attenzione: non usare la tecnica della calata deviata se la corda guida, con un’inclinazione vicina a 45°, attraversa il getto potente di una cascata; c’è la concreta possibilità che chi scenda rischi il ribaltamento o una rotazione sulla longe, rimanendo bloccato sotto la cascata. Analogamente alla teleferica, le longe vanno agganciate alla corda guida solo quando si è al di sotto di questa e facendo in modo che stiano a monte di chi sta scendendo. Facendo diversamente, cioè agganciando le longe già al momento del distacco dalla sosta, ci si potrebbe ritrovare con le due longe incrociate pericolosamente attorno alla corda di calata. Bisogna considerare che non sempre la corda di calata sarà necessariamente a misura, cioè sopra il pelo d’acqua; va infatti valutata bene la traiettoria per rimanere fuori dalla zona di pericolo. Su calate con angoli prossimi a 45°, vi è il rischio per chi scende di vedersi sfilare la corda

di calata dal discensore, prima ancora di aver raggiunto la base della cascata. Inoltre, una volta scaricato il peso dalla corda di calata, non vi sarebbe più la tensione sulla corda guida, cosa che farebbe precipitare immediatamente all’indietro il torrentista a valle che stava tensionando la corda! Ecco che allora, se la traiettoria rimane sicuramente fuori dalla zona di pericolo, la corda di calata (possibilmente con il relativo kit-boule) va portata direttamente a chi tensiona la corda guida. Per evitare di perdere tensione sulla corda guida, in seguito alla situazione appena descritta, cioè quando la corda di calata è troppo corta e chi scende si vede sfilare la corda dal discensore facendo cadere colui che gli stava tenendo in carico la corda guida, è consigliabile usare una tecnica alternativa, altrettanto veloce da eseguirsi. La situazione ideale si ha quando si dispone di una corda che sia lunga almeno il doppio della calata, ovvero quando non è necessario giuntare insieme due corde diverse. Invece che fare un nodo tampone sulla corda guida a monte dell’anello d’ancoraggio, si bloccano entrambi i rami della corda con un discensore ad otto su foro grande. Per fare questo, dopo che si è infilata la corda nell’a-

nello d’ancoraggio, si aggancia allo stesso un moschettone HMS con ghiera, al quale si collega un discensore ad otto (o una qualsiasi delle sue varianti evolute, quali, ad esempio, l’Oka della Kong). Si infila quindi la corda di calata nel foro grande del discensore, incappucciandola intorno alla testa del foro piccolo; quindi, si ripete l’operazione con la corda guida, prestando bene attenzione che le due corde non si incrocino. I vantaggi ottenuti sono molteplici, perché oltre ad evitare di perdere tensione sulla corda guida, garantendo quindi la traiettoria di calata, in caso di necessità si può sbloccare la corda dall’alto, calando eventualmente chi sta scendendo. Lo stesso sistema si può comunque utilizzare anche con due corde giuntate, a condizione che il nodo di giunzione sia fatto sul ramo di calata, subito a valle dell’otto foro grande (risulta evidente che in caso contrario sarebbe impossibile calare chi è rimasto bloccato sulla corda). Nel caso di utilizzo dell’otto su foro grande, l’ultimo che scende dovrà ricordarsi (!) di smontare dalla sosta l’otto e il moschettone di collegamento all’anello dell’ancoraggio, per cambiare la configurazione della corda guida, permettendo quindi la sua discesa in sicurezza ed il successivo recupero della corda.

realizzazione della tecnica della corda guida, con corda di discesa bloccata su nodo tampone e sul foro grande di un discensore a otto

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Rio Volarja ^ Tolmin ^ Primorska ^ Slovenia ^ foto michele zanin

ric 2014 balearik L’incontro internazionale di canyoning RIC 2014 si terrà a Port de Sóller, Maiorca, dal 9 al 15 marzo. Workshops, conferenze, proiezioni e visita a aziende locali. Per info: ricbalearik.wordpress.com

eletto il vice direttore della SNC Finalmente la Scuola Nazionale Canyoning ha un vice direttore, Nanni Piz zorni. Istruttore formatore SNC, membro SNaFor e torrentista da sempre, si affianca a Erwin Kob, confermato alla guida della Scuola. In bocca al lupo!

--. torrente vione, nuova interdizione Con un ordinanza quanto meno discutibile, il Comune di Tignale ha deciso di assecondare le richieste dei pescatori e di dedicare il torrente Vione all’attività di ripopolamento ittico, con conseguente interdizione del torrentismo. Ne prendiamo atto, senza condividere in alcun modo

nuovi coordinatori regionali aic

in forra con amore Gruppo Zompafossi Montefranco e Sezione CAI di Terni invitano all’evento In forra con amore 2014, dal 28 febbraio al 2 marzo a Montefranco (TR). Si inizia venerdì con la mostra fotografica “Tutto scorre” di Marcello Carminati, si prosegue sabato con la discesa della forra di Pale e alle 18 con l’Assemblea dei Soci AIC. Domenica infine discesa della Cascata delle Marmore. Possibilità di prenotare cena e pernotto di sabato, tutte le info sul forum infoCanyon by AIC.

Diversi cambiamenti tra le fila dei CR: Luca d’Alba è il nuovo coordinatore per la Calabria, Davide Monopoli lo è in Basilicata, Giacomo Orologio in Umbria; quote rosa con Alice Palazzo in Liguria e Simona Lucherini che va ad affiancare Luca Politi in Toscana.

spelaion 2014 La 19° edizione di Spelaion si svolgerà dal 30 maggio al 2 giugno a Villa Castelli (BR) e sarà occasione di incontro per speleologi e non solo; si parlerà anche di torrentismo e di AIC, grazie alla presenza del Gruppo Grotte Grottaglie, promotore dell’evento, in linea con il tema del raduno “Acqua, Pietra e Vertigini ”, perfetto connubio tra natura, emozione ed attività fisica.

AGENDA > info a 360°


è kong oka la novità più importante del 2013 In ambito torrentistico, la novità più rilevante presentata nel 2013 è stata senz’altro il nuovo discensore della Kong OKA, presentato e fatto provare in prima assoluta per l’Italia durante il Raduno Internazionale AIC Ossola 2013. Questo nuovo discensore specifico per il canyoning, secondo Kong “è concepito non solo per la progressione su corda ma anche per l’utilizzo in situazioni di emergenza, recupero e soccorso difficilmente gestibili con altri dispositivi. L’utilizzo è rapido, sicuro ed efficace in ogni condizione. La facilità di manovra, la modularità di progressione su corde di diverso diametro e la molteplicità di posizioni di frenaggio sono caratteristiche ottenute grazie allo sviluppo congiunto con i tecnici del soccorso.” L’impressione di chi ha potuto testarlo durante tutta il raduno è che l’Oka vada a migliorare i pochi difetti del Pirana, risultando un ottimo attrezzo non solo per la discesa personale ma anche per la gestione della discesa dei compagni. Prezzo intorno ai 19 euro.

caratteristiche tecniche realizzato in lega di alluminio adatto a corde da 7,8 a 12,7 mm di Ø dimensioni max 94 x 141 mm peso 95 g certificazione EN 15151-2

Jean-François Delhom, canyons Nelle viscere della terra si aprono profondi canyon, un universo poco conosciuto. Stranezze minerali.
Delicatezza dei graniti levigati da milioni d’anni d’erosione. Cascate che sembrano delicate trine proprio quando si attendeva il furore. Vasche di smeraldo d’irreale trasparenza... E qui talvolta, appare l’umano. Non un superuomo trionfale bensì un allegro folletto, un esploratore meravigliato. Rivisitazione del canyoning in chiave umanista quella che nel libro Canyons viene fatta da Jean-François Delhom, autore con esperienza fatta di studi d’arte, filosofia e sport: istruttore di speleologia e di canyoning, esploratore e viaggiatore, dal 2001 immortala bellezze minerali attraversate da cascate. Testi in italiano, francese e tedesco, interamente a colori, 30x30 cm, 144 pagine, sconto ai soci AIC del 33% per un totale, inclusa spedizione, di 23.45 euro, anziché 35.

turbochest, il BLOCCANTE VENTRALE secondo CAMP Lo scorso novembre CAMP ha presentato alla fiera A+A di Düsseldorf l’innovativa gamma di bloccanti TurboChest e TurboFoot: design, materiali e trattamenti particolari ma la caratteristica più evidente consiste nell’essere dotati di pulegge nei punti di attrito - e quindi di usura. Questa soluzione brevettata è pensata per risolvere definitivamente l’annoso problema che affligge questo tipo di dispositivo, sottoposto a grande usura durante la progressione in grotta. Attrito volvente che annulla quello radente: il Turbochest ha stupito chi ha avuto la fortuna di provarlo in anteprima per il suo rendimento sia su corda fissa verticale che sui pendoli, dove l’attrezzo addirittura scorre come una carrucola annullando l’usuale tendenza a fuoriuscire. Le pulegge inoltre scongiurano il pericolo derivante dalle guance usurate, a volte affilate come taglia-sagole. Ultima chicca: il recupero della corda a valle, che normalmente avviene tirandola verso il basso con la mano sinistra, con questo bloccante può essere effettuato carrucolandosi verso l’alto con efficacia. Non è ancora in commercio ma decisamente non vediamo l’ora di provarlo in azione.

croll petzl 2013 Dopo le polemiche derivate dai test svolti presso il CRASC, il centro ricerche di Costacciaro, dove il gruppo di lavoro SNS CAI ha rilevato problemi con il nuovo bloccante ventrale della Petzl, la casa francese nell’area news del proprio sito ha pubblicato un video che spiega perché, secondo Petzl, “il nuovo CROLL può essere utilizzato in totale sicurezza. L’insieme dei test effettuati nel corso dello sviluppo e della certificazione hanno convalidato le scelte tecniche del nuovo Croll. L’assenza del sistema antiribaltamento del ferma corda e la riduzione dello spessore del lamierino non ne alterano la sicurezza; l’alleggerimento e la sua compattezza non sono stati realizzati a scapito della sicurezza dell’utilizzatore! Inoltre, il risparmio di peso è un progresso, fattore di rapidità e quindi di sicurezza in attività impegnative come la speleologia.”

SNC sviluppa la nuova sacca da lancio di alp design Realizzata in collaborazione con la Scuola Nazionale Canyoning dell’AIC, la nuova sacca da lancio ideata per il torrentismo si chiama Marmore ed è prodotta, in Italia, da Alp Design. È contenuta in un marsupio in pvc, con cinta estraibile, in modo da poterla sistemare dove si vuole, sull’imbrago, sullo spallaccio o la cintura ventrale dello zaino, etc... La sacca interna vera e propria è in cordura, dotata di nastro rifrangente, e si chiude grazie a due nastri in velcro; inoltre l’ampia gerla permette un comodo insaccamento della corda. Le sue caratteristiche la rendono adattissima all’utilizzo in forra, come “pilotino” per un’ancora galleggiante o per operazioni di soccorso, ma ovviamente è ideale anche per soccorso e salvamento fluviale.

caratteristiche tecniche corda in polipropilene stabilizzata UV (anima e calza) carico di rottura di circa 550 kg, Ø 8 mm, lunghezza 15,5 m

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calendario 2014

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cos’altro c’era


guido_armaroli michele_Di_Bella paolo_giannelli susanna_giudici federico_maggiani

patrizia_palmas francesco_radicchi mirco_rossi roberto_schenone Christian_Visentin

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Associazione Italiana Canyoning Scuola Nazionale Canyoning “Federico Tietz” Luca Dallari (presidenza@aic-canyoning.it) Guido Armaroli (vicepresidenza@aic-canyoning.it) Luca Bianchi ^ Paolo Giannelli ^ Francesco Radicchi ^ Gabriella Russo Paolo Giannelli (segreteria@aic-canyoning.it) Luca Bianchi (tesoreria@aic-canyoning.it) Paolo Bolis ^ Roberto Sivori (catasto@aic-canyoning.it) commissione.scientifica@aic-canyoning.it Christian Roccati ^ Alice Prete (press@aic-canyoning.it) editoria@aic-canyoning.it Francesco Berti (aziende@aic-canyoning.it) Sara Morando (assicurazione@aic-canyoning.it) Rosemarie Siegl (contint@aic-canyoning.it) ambiente@aic-canyoning.it Francesco Radicchi (coordinatori.regionali@aic-canyoning.it) notiziario@aic-canyoning.it Paolo Giannelli ^ Gabriella Russo (webmaster@aic-canyoning.it)

gruppi e associazioni locali Acquaterra di Escursionismo ASD Catania ^ asd.acquaterra@libero.it ^ 336 611336 Associazione Aqua Tradate (VA) ^ www.euforione.altervista.org ^ lucabzx@gmail.com Banda Bauscia Milano ^ mauro.santamaria@fastwebnet.it ^ 349 1835818 CAI Sezione Sanremo - Alpi Liguri Sanremo (IM) ^ jmontese@comunedisanremo.it Campo Base Isernia ^ campobaseonlus.spaces.live.com ^ campobase@live.it CanyonEast Udine ^ bastiancontrari@virgilio.it ^ 348 6965069 Club CAI Perugia Etruskanyoning Corciano (PG) ^ domman@tiscali.it Compagnia Canyoning CAI Pinerolo Pinerolo (TO) ^ danielegeuna@libero.it ^ 0121 202711 Eddyline Campertogno (VC) ^ www.eddyline.it ^ federico.maggiani@eddyline.it Etna Canyoning Giarre (CT) ^ www.etnaadventure.it ^ info@etnaadventure.it ^ 329 9188187 Forraditesta Orvieto (TR) ^ errani.maurizio@alice.it G.S. CAI Sezione Varallo Varallo Sesia (VC) ^ www.caivarallo.it ^ info@caivarallo.it GOA Canyoning Genova ^ www.cailiguregenova.it ^ www.facebook.com/goa.canyoning Grigue Canyoning Recco (GE) ^ www.griguecanyoning.org ^ griguecanyoning@gmail.com Gruppo de Forra Mortara Mortara (PV) ^ vai_trankillo@yahoo.it ^ 328 2920011 Gruppo Grotte Grottaglie ASD Grottaglie (TA) ^ www.gruppogrottegrottaglie.it ^ gruppogrottegrottaglie@alice.it ^ 329 7225928 Gruppo React Spello (PG) ^ marcomaccabei.iphone@gmail.com ^ 393 4363923 Gruppo Speleoforristico Besenello Besenello (TN) ^ www.speleocanyon.it ^ 349 4442044 Gruppo Speleologico CAI Malo Malo (VI) ^ www.speleomalo.it ^ gsm@speleomalo.it Gruppo Speleologico Leccese ’Ndronico Lecce ^ www.ndronico.it ^ segreteria@ndronico.it Gruppo Speleologico Urbinate Urbino ^ www.gsurbinospeleo.it ^ info@gsurbinospeleo.it Gruppo Zompafossi Montefranco Montefranco (TR) ^ zebbaro@aliceposta.it ^ 392 5259385 H2Otto Adventure ASD Cesenatico (FC) ^ franz@photosprint.it ^ 347 9186715 M&N - Movimento e Natura ASD Volpiano (TO) ^ www.movimentoenatura.it ^ infotiscali@movimentoenatura.it Monrosa Canyoning Balmuccia (VC) ^ www.monrosarafting.it ^ info@monrosarafting.it Odissea Naturavventura Nave (BS) ^ www.odisseanaturavventura.it ^ info@odisseanaturavventura.it Piemonte Canyoning Rivoli (TO) ^ Piemonte_Canyoning@yahoogroups.com Sardegna Canyoning Cagliari ^ sardegnacanyoning@tiscali.it ^ 320 0336593 Scout dell’Alcantara Motta Camastra (CT) ^ www.golealcantara.it ^ maurizio.vaccaro@terralcantara.it Sercant Adventures Sommacampagna (VR) ^ www.sercantadventures.it ^ contatti@sercantadventures.it SerVolare 17 San Gregorio di Catania (CT) ^ sergiogiuffrida17@tiscali.it ^ 349 1660782 Spaccaforra Sardegna Canyoning Sassari ^ anelimroc@yahoo.it ^ 329 6111324 Tiahuanaco Bolzano ^ www.tiahuanaco.it ^ canyoning@tiahuanaco.it ^ 335 6600550 Vertical Park ASD Roma ^ alex_desi@yahoo.com ^ 335 1905115

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Quote associative per l’anno sociale 2014 Le quote sociali per l’anno in corso si possono vedere sul sito web di AIC, alla voce “ASSOCIAZIONE / DIVENTARE SOCI”. Il pagamento può essere effettuato nei seguenti modi: 1. CCB (bonifico bancario) > versare l’importo dovuto sul conto BancoPosta, IBAN: IT95 M 07601 02600 000011855608 – SWIFT: BPPIITRRXXX presso BancoPosta Ufficio Genova Centro Via Dante 4B/N, intestato ad Associazione Italiana Canyoning, specificando nell’ordine di bonifico la causale “quota sociale 2014” ed inviare via mail alla Segreteria la ricevuta dell’avvenuto pagamento. 2. CCP (bollettino postale) > versare l’importo sul CCP n. 11855608 intestato ad Associazione Italiana Canyoning, specificando la causale “quota sociale 2014” ed inviare via mail alla Segreteria la ricevuta dell’avvenuto pagamento. 3. pagamento online > si può accedere direttamente al sistema sicuro di pagamento online e pagare con Paypal, VISA, MASTERCARD, POSTEPAY all’indirizzo: www.aic-canyoning.it I rinnovi andranno notificati dal socio o dal coordinatore di ciascun gruppo alla Segreteria, allegando copia della ricevuta di pagamento, via mail all’indirizzo segreteria@aic-canyoning.it o a mezzo fax al +39 0744 1921423. Si rammenta che i pagamenti paypal comportano onerose commissioni per l’Associazione, si auspica pertanto l’impiego delle altre due modalità in fase di rinnovo.

Scuola Nazionale Canyoning istruttori formatori Erwin Kob (Direttore) ^ Giovanni Pizzorni (vice Direttore) ^ Marco Biasioni ^ Roberto Coppo ^ Roberto Recchioni istruttori operativi Francesco Berti ^ Luca Bianchi ^ Guido Biavati ^ Sebastiano Broili ^ Silvia Carlarino ^ Marcello Carli ^ Jvan Chemello ^ Marco Cipriani ^ Luca Dallari ^ Alessandro De Simoni ^ Damiano Federti ^ Umberto Galli ^ Carlo Gatti ^ Mirco Lazzari ^ Diego Leonardi ^ Maria Franca Lepre ^ Uberto Liuzzo ^ Roberto Locatelli ^ Andrea Mantovani ^ Cristiano Massoli ^ Francesco Michelacci ^ Juri Montese ^ Mattia Pilato ^ Salvatore Ribichesu ^ Gabriella Russo ^ Marco Saccardo ^ Giorgio Santi ^ Roberto Schenone ^ Romy Siegl ^ Paolo Spreafico

coordinatori regionali AIC Le persone a cui rivolgersi per avere informazioni, organizzare incontri, promuovere eventi. Per ognuno di loro è attivo un indirizzo e-mail del tipo: nomeregione@aic-canyoning.it Basilicata Davide Monopoli ^ tel 329 3162971 Calabria Luca d’Alba ^ tel 329 6573757 Emilia Alessandro Marchi ^ tel 328 7576453 Romagna Francesco Michelacci ^ tel 347 9186715 Friuli Venezia Giulia Sebastiano Broili ^ tel 348 6965069 Lazio Mirco Rossi ^ tel 349 4466536 Lombardia Marcello Carminati ^ tel 333 1007081 Liguria Alice Palazzo ^ tel 340 8372564 Marche Gabriele Nocciolino ^ 347 7175700 Molise Gianni Di Salvo ^ tel 333 9056966 Piemonte - TO, CN, Canavese, Monferrato Bruno Camoletto ^ 347 0657920 Piemonte - Val Sesia, VC, NO, VB Paolo Testa ^ tel 347 0436933 Puglia Fausto Meleleo tel ^ 333 3464460 Sardegna Milena Argiolas ^ 329 6443463 Sicilia Diego Leonardi ^ tel 329 9188187 Toscana Simona Lucherini ^ tel 348 8425584 Trentino Alto Adige Marcello Carli ^ tel 338 5293554 Umbria Giacomo Orologio ^ tel 347 3827193 Valle d’Aosta Andrea Mantovani ^ tel 335 5431143 Parco del Beigua

Parco dell’Aveto

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> riferimenti Segreteria ^ Paolo Giannelli, via Enrico Pazzi 95, 48121 Ravenna ^ segreteria@aic-canyoning.it tel +39 338 9480672 ^ fax +39 0744 1921423 ^ c.f. 93074220422 www.facebook.com/AssociazioneItalianaCanyoning ^ www.youtube.com/italiacanyoning ^ www.issuu.com

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> corsi SNC Sul sito internet dell’Associazione Italiana Canyoning è disponibile il calendario dei corsi della Scuola Nazionale Canyoning, continuativi o articolati su più weekend, in programma per il 2014. Per info scrivere a scuola@aic-canyoning.it

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> assicurazione Con l’iscrizione all’Associazione Italiana Canyoning si viene automaticamente tesserati anche alla UISP e si gode da subito di una copertura assicurativa base che copre le attività associative Oltre a questa è possibile stipulare una copertura integrativa che copra ogni attività, incluse quelle non calendarizzate AIC. Tutte le info sono disponibili sul sito dell’AIC, www.aic-canyoning.it. Per richieste scrivere a assicurazione@aic-canyoning.it La responsabilità dei contenuti degli articoli è dei rispettivi autori che non sempre esprimono la linea di pensiero dell’Associazione Italiana Canyoning e della redazione di canYoning. Chiunque individui all’interno di canYoning articoli coperti da copyright è pregato di contattare la redazione indicando le fonti originali dei lavori. Per collaborare scrivere a notiziario@aic-canyoning.it.

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canYoning 30 by AIC  

Associazione Italiana Canyoning Italian Canyoning Association | AIC notiziario "canYoning" n° 30 | febbraio 2014

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