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editoriale

Best Practices per l’Innovazione, il coraggio delle buone Idee

Anche quest’anno brillanti giovani provenienti da tutta Italia hanno dominato la scena con il loro sapere digitale, unito a talento e vis imprenditoriale, confermando Salerno come territorio fertile e aperto al futuro

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giovani come risposta alla crisi, alle incognite del futuro, all'adattamento necessario del sistema produttivo all'economia della conoscenza. Se generalmente si parla di loro più come un'assenza che una presenza energica da valorizzare, il Premio Best Practices per l’Innovazione, anche quest’anno, ha rovesciato la prospettiva. Brillanti giovani provenienti da tutta Italia hanno dominato la scena con il loro sapere digitale, unito a talento e vis imprenditoriale. Sul podio Medere, giovanissima startup romana fondata da tre ingegneri biomedici che - in collaborazione con la multinazionale Novartis - ha messo a punto una soluzione innovativa, che utilizza l’Intelligenza Artificiale e la stampa in 3D ed è pensata attorno all’utente finale, alle sue esigenze e ai suoi bisogni. Attraverso dei sensori, infatti, i plantari progettati consentono il monitoraggio dell’andamento di un numero significativo di parametri fondamentali per una corretta interpretazione della deambulazione in soggetti affetti da patologie muscoloscheletriche, neurologiche e non. Per due giorni, industria, startup, accademia, mondo della ricerca e investitori hanno dialogato intensamente per favorire l’incontro tra domanda e offerta di innovazione, confermando Salerno come territorio fertile, aperto ai giovani e al futuro. La buona riuscita dell’evento non è solo merito della creatività delle idee in gara, ma anche dell’impegno di tutti gli attori della solida filiera costruita nel tempo dal Premio BPI. Oltre alle categorie digitalizzazione e tecnologie applicate ai beni culturali e al turismo, settore quest’ultimo messo a dura prova dai mesi di pandemia, il Premio Best Practices per l’Innovazione nell’edizione 2021 ha scommesso anche sulle nuove idee emerse nel mercato agrotech. Presentati tanti progetti concreti, dai risultati misurabili, grazie ai quali sarà possibile procedere a passo spedito verso il futuro del settore agroalimentare e dell’industria di trasformazione. Attraverso il digitale, ancora una volta saranno proprio le giovani generazioni, con la loro aumentata visione di un’agricoltura più sostenibile ed equa, a rendere maggiormente efficienti i processi, migliorando al contempo la qualità di quei prodotti da sempre vanto del nostro Made in Italy. Lunga vita dunque al Premio BPI, capace, anno dopo anno, di creare le giuste opportunità per quanti hanno voglia di contribuire allo sviluppo e alla ricchezza, economica e sociale, del nostro territorio e del Paese. E buon coraggio a tutti gli innovatori. L’Italia tutta ha bisogno di seguire grandi idee per tornare a credere in se stessa e a crescere. Antonio Ferraioli presidente Confindustria Salerno

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IN QUESTO NUMERO Editoriale Best Practices per l’Innovazione, il coraggio delle buone idee di Antonio Ferraioli......................................................... 1

Premio Best Practices per l'Innovazione

Italia-Messico, a Letizia Magaldi la guida dell'AEMI intervista a L. Magaldi..................................................... 29

Business Seabin, per un mare più accogliente di Raffaella Venerando..................................................... 31

Collaborare per crescere intervista a F. Serravalle................................................... 4

La AGS firma lo spot tv Coco in onda su Mediaset a cura della redazione......................................................... 32

Medere, avanti a passo spedito intervista a M. Mannisi...................................................... 6

G. Del Priore, inclini al futuro di Raffaella Venerando..................................................... 33

Data Appeal Studio, il dato è tratto intervista a M. Lalli........................................................... 9

Isolkappa riorganizzazione nel segno di industria 4.0 intervista a G. Rinaldi........................................................ 34

Bluetentacles, contro la crisi dell’acqua intervista a M. Bezzi........................................................ 12

Norme e Società

Sempre più digitale intervista a F. Delle Femine............................................... 14

Mediazione civile, iniziato l'iter per la seconda riforma di Marco Marinaro............................................................. 35

Sella, in campo per lo sviluppo sostenibile intervista a G. Crescenzo e V. Villani................................. 16

Il caso delle informative prefettizie antimafia di Luigi Maria D'Angiolella............................................... 37

Finanza etica e giovani al centro intervista a C. Catarozzo...................................................... 18

La figura del Data Protection Officer - DPO di Maurizio Galardo........................................................... 39

Al fianco delle imprese per attuare la transizione digitale intervista ad A. Palumbo................................................. 19

Fisco

L'opinione Parco Archeologico di Ercolano, il mito vivo che resiste intervista a F. Sirano............................................................ 20

Focus Filiera agroalimentare italiana e meridionale, le sfide future di S. Capasso e A. Cozzolino................................................ 23

Confindustria Salerno Donne, la diversity fa bene al business intervista a A. Puglisi.......................................................... 26 Ambiente e sostenibilità, l'impegno dei GI di V. Sada........................................................................ 28

Il nuovo credito di imposta per investimenti in beni strumentali di Marco Fiorentino........................................................... 41 Conferma requisiti startup innovative, tempi e modalità di Alessandro Sacrestano.................................................... 43

Lavoro Licenziamento per motivi economici: reintegrazione obbligatoria se il fatto non sussiste di Paolo Ambron................................................................ 45

Sicurezza Industria chimica, i numeri di infortuni e malattie professionali a cura della Direzione Centrale Pianificazione e Comunicazione Inail.................................................... 46


Mercati Formazione e digital export: quando la ripartenza passa anche dalla dogana di Antonio Petruzzo............................................................ 48

Societing 4.0 Agricoltura 4.0, un approccio mediterraneo per il rilancio del brand territoriale di Alex Giordano................................................................... 50 1

Re-Values lab La qualità dell'equilibrio intervista a S. Rinaldi............................................................ 52

Active and green city project: il contesto e le sollecitazioni nazionali e internazionali / I parte di Giuseppe Fatati.................................................................. 61

Finisterre

Eventi Festival delle Colline Mediterranee 2021, uno spettacolo di estate a cura di Raffaella Venerando.................................................. 54 Salerno Letteratura, una festa lunga otto giorni intervista a I. Mainieri............................................................ 56

Bon Ton A far l'amore comincia tu di Nicola Santini................................................................... 58

Salute Tutto il buono del sole senza rischi per la pelle di Antonino Di Pietro............................................................. 59

Antologia di poesia di Alfonso Amendola.......................................................... 62

Libri Middle England a cura di Raffaella Venerando............................................... 63

Home Cinema Cosa sarà a cura di Vito Salerno............................................................. 63

Dai social a cura della redazione......................................................... 64

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NUMERO 3/2021

Costozero è il Bimestrale di Economia, Finanza, Politica Imprenditoriale e Tempo Libero di Confindustria Salerno Reg. Trib. di Salerno N. 677 del 22/10/1987 - Iscrizione al Roc N. 23241/2013 Direttore Editoriale Antonio Ferraioli Direttore Responsabile Alessandro Sacrestano

Redazione Raffaella Venerando

Stampa Arti Grafiche Boccia/Salerno

Project Management Vito Salerno

Foto Archivio Costozero Massimo Pica/Ag. Fotografica

Società Editrice Direzione e Redazione Assindustria Salerno Service Srl Via Madonna Di Fatima, 194 Tel. 089 335408 Fax 089 5223007 P. iva 03971170653 redazione@costozero.it www.costozero.it

Grafica e Impaginazione Moreplus www.moreplus.it Video in copertina by Vibrancy

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La tecnologia di AR Moreglobe® e l'algoritmo brevettato AR Print Out, utilizzati per la realizzazione della copertina di Costozero, sono di proprietà di Creatiwa Studio srls. Le opinioni espresse negli articoli appartengono ai singoli autori dei quali si intende rispettare la piena libertà di giudizio


premio best practices per l'innovazione

INTERVISTA A FRANCESCO SERRAVALLE PRESIDENTE SIT CONFINDUSTRIA SALERNO

COLLABORARE PER CRESCERE

In questa edizione il Premio BPI è tornato a essere quel luogo vivo in cui idee, abilità, competenze e talento si misurano con il progresso tecnologico disegnando scenari ottimistici, lo spazio ideale in cui si condivide e moltiplica valore, innovando 4

di Raffaella Venerando

M

odalità ibrida per la XV edizione del Premio Best Practices per l’Innovazione, con molti panel dal vivo e, al contempo, in streaming. Soddisfatto dei risultati raggiunti? Come non esserlo. La flessibilità organizzativa e tecnologica, rodata lo scorso anno in un evento completamente da remoto, ci ha consentito di mettere in piedi una edizione in cui digitale e reale sono coesistiti in modo coerente, amplificando ciascuno le opportunità dell’altro. Pur trattandosi, infatti, di una modalità realizzativa forzata dai vincoli “fisici” dettati dalla pandemia, siamo tornati comunque a respirare lo spirito autentico del Premio BPI, quella voglia aumentata di dare spazio alle idee capaci di generare un impatto positivo sul benessere sociale, sull’ambiente, sulla competitività delle nostre imprese. Una sfida che si rinnova da quindici edizioni, in cui quest’an-

no ci hanno accompagnato, con coraggio e fiducia, consolidati e nuovi sponsor, ai quali va tutta la nostra riconoscenza. Nella due giorni, alla presentazione dei progetti in gara si sono alternati talk, in presenza e disponibili tuttora on line al sito www.premiobestpractices.it, in cui abbiamo esplorato tematiche connesse all’innovazione come la finanza per il digitale, i cambiamenti tecnologici in atto nel mondo della fruizione ma anche della tutela dell’arte, il ruolo chiave degli ecosistemi nei modelli di open innovation o, ancora, le soluzioni più avanguardistiche nel settore dell’agrotech, quest’anno uno dei tre cluster in cui poter candidare la propria idea di innovazione. In questa edizione il Premio BPI è tornato a essere quel luogo vivo in cui idee, abilità, competenze e talento si misurano con il progresso tecnologico disegnando scenari ottimistici, lo spazio ideale in cui si condivide e moltiplica valore, innovando.


Il presidente di Confindustria Salerno, Antonio Ferraioli, premia Medere

Il presidente della Camera di Commercio di Salerno, Andrea Prete, premia Data Appeal Company

Al Premio BPI è riconosciuto una sorta di effetto moltiplicatore: parteciparvi significa poter vincere, ma spesso anche accedere ad altre opportunità. Quest’anno l’occasione in più è stata offerta alle idee in gara da Alex Giordano… Una opportunità extra che ci rende orgogliosi. Nel corso dell'evento Alex Giordano, direttore scientifico del programma di ricerca/azione Societing 4.0 che presiedeva il talk dedicato alle innovazioni del comparto agrotech, ha pubblicamente dichiarato la volontà di stabilire una partnership con l'ecosistema Best Practices, invitando tutti gli startupper nei nuovi laboratori di trasformazione digitale che si apriranno a settembre 2021 nel Polo Tecnologico dell'Università Federico II di San Giovanni a Teduccio. Gli startupper potranno così avvalersi di percorsi di formazione e mentoring

personalizzati, potendo inoltre accrescere le loro reti con tutto il sistema di innovazione aggregatosi in questi ultimi anni nell'area Est di Napoli. Un’occasione di confronto di assoluto interesse nata senza alcun preventivo accordo. L’energia positiva del Premio BPI è contagiosa, il dinamismo delle buone idee lo è. Sui 70 progetti selezionati, a vincere è stata la startup Medere, la cui innovazione è sviluppata in partnership con Novartis. La direzione seguita è sempre più quella della collaborazione. Sì, credo che il presente e ancor di più il futuro dell’innovazione si basino sulla complementarietà, sul confronto allargato piuttosto che sulla competizione. Grande impresa e startup hanno necessità di co-creare l'innovazione su scopi comuni per scovare nuove opportunità di mercato, massimizzando tempi e risorse e aprendosi reciprocamente a un più ampio profitto. È in fondo la stessa logica in cui si muove da tempo il nostro Premio. Di anno in anno, ampliando il nostro ecosistema, ci impegniamo per accrescere e irrobustire la filiera delle competenze sull’innovazione a Salerno, contribuendo al posizionamento competitivo della città. Quest’anno l’eco mediatica nazionale avuta ci ha gratificati e senz’altro ancora di più motivati a continuare verso un 2022 che ci auguriamo possa essere senza limiti, paure e rigidità. Aperto, proprio come deve essere l’innovazione.

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premio best practices per l'innovazione

MEDERE - PRIMA CLASSIFICATA CATEGORIA DIGITALIZZAZIONE

MEDERE,

AVANTI A PASSO SPEDITO Sul podio la startup romana fondata da tre ingegneri biomedici con un’innovazione realizzata in collaborazione con Novartis. Visioni, passioni e speranze di un giovane team capitanato da Marco Mannisi, fondatore e direttore marketing 6

di Raffaella Venerando

L’

attività di ricerca di Medere attualmente ruota attorno allo sviluppo di plantari correttivi e terapeutici, realizzati su misura e dotati di un sistema di monitoraggio integrato: come e quando nasce questa idea progettuale che ha più di una variazione sul tema? Insieme ai miei due amici e soci, Daniele Bianchi e Raffaele Ferrante, abbiamo iniziato lo sviluppo di un metodo innovativo per la produzione di plantari a gennaio 2019. Dopo un anno di test, prototipazione e validazione abbiamo immesso i nostri prodotti sul mercato e sviluppato nuove linee. Nel 2020 abbiamo poi iniziato a ragionare su come poter migliorare i nostri prodotti per creare un sistema in grado non solo di supportare il cliente durante la deambulazione, ma capace anche di fornire dati utili al

medico per poter monitorare i propri pazienti in modo rapido e semplice. Abbiamo incontrato i mentor di Novartis durante il percorso di accelerazione BioUpper. Sin dal primo momento ci hanno sostenuto nella progettualità di questo nuovo sistema che stiamo ora sviluppando grazie a contributi MiSe promossi dal MADE Competence Center e ad un contributo della Commissione Europea nel contesto del progetto DIH4CPS. A quale bisogno concreto risponde e per chi è pensata? Il nostro sistema di plantari provvisti di sensori inerziali e sensori di pressione è pensato sia per essere utile al paziente, sia al medico curante. Il paziente potrà infatti beneficiare dell’utilizzo di un plantare ma avere anche la certezza di un controllo continuo da parte del medico, senza dover attendere le visite


Il team Medere

periodiche. Il medico potrà infatti visionare dei report sui dati registrati grazie al nostro sistema. In questo modo sarà possibile accorgersi di eventuali alterazioni significative e intervenire prontamente. Quali motivazioni vi hanno spinto a iniziare un’avventura imprenditoriale? Sin dai tempi dell’università, dove ci siamo conosciuti, Daniele, Raffaele e io abbiamo sempre sognato di poter sfruttare le nostre competenze e la nostra passione per sviluppare prodotti innovativi per il benessere e la salute. Dopo alcuni anni di formazione professionale e accademica sia in Italia, sia all’estero, abbiamo capito che il nostro sogno poteva diventare realtà e abbiamo deciso di trasformare le idee, discusse inizialmente in amicizia, in “Medere”. La collaborazione con Novartis è stata il punto di svolta? Trovare il supporto di Novartis sin dall’inizio dello sviluppo di questa nuova idea è stato fondamentale. Novartis ci ha guidati nella fase progettuale e ci ha anche permesso di entrare in contatto con i “diretti interessati”. Abbiamo infatti incontrato differenti realtà ospedaliere e abbiamo potuto constatare l’interesse da parte dei medici nei confronti del nostro sistema. Avere conferma dell’attenzione verso l’idea è uno degli aspetti principali nello sviluppo imprenditoriale di un nuovo prodotto. Il digitale quanto ha cambiato i rapporti medico-paziente? Il digitale ha sicuramente giocato un ruolo fonda-

mentale, nelle ultime decadi, nello sviluppo di un sistema sanitario più efficace. Negli ultimi anni sono stati sviluppati molti sistemi di supporto alla gestione del rapporto medico-paziente. Alcuni esempi sono i sistemi automatizzati di controllo terapeutico, sviluppati anche grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Altri sistemi permettono al medico di controllare parametri importanti a distanza e di accedere a cartelle cliniche digitali che racchiudono tutta la storia di un determinato paziente. Se da un lato c’è stato dello scetticismo verso queste nuove tecnologie, dall’altro non si può non riconoscerne la potenzialità. La pandemia che stiamo tutt’ora affrontando ha messo ancora più in luce l’importanza di un rapporto digitale tra paziente e medico e di come supporti digitali che sfruttano tecnologie innovative possano aiutare a superare o per lo meno a ridurre le barriere dovute a distanziamenti. Far sentire al paziente che, nonostante la distanza, c’è un costante supporto e monitoraggio, è fondamentale. Si sono già presentate delle criticità? Come le avete superate? Più che di criticità parlerei di sfide. Già prima di fondare ufficialmente Medere sono sorte le prime, anche su argomenti inizialmente sconosciuti. L’importante è affrontare tutto con la giusta mentalità e capire come superare ogni ostacolo senza perdere di vista l’obiettivo. Lo abbiamo sempre fatto con determinazione e perseveranza, analizzando ogni situazione nel dettaglio e cercando di

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procedere con soluzioni e idee. Penso che l’importante sia essere andati sempre e comunque avanti. Qual è la componente più appassionante del vostro lavoro? Sicuramente la fase finale di produzione e consegna dei nostri prodotti è per noi fonte di grande emozione perché rappresenta il coronamento di tutto il percorso che ci ha portato allo sviluppo. Ciascuna fase, però, dall’idea ai primi prototipi, dagli errori alle continue sfide, in un modo o nell’altro sono utili perché ci consentono di confrontarci e crescere. Credo sia importante saper apprezzare tutti gli aspetti del proprio lavoro, anche quelli meno dinamici o emozionanti che fanno però parte del gioco e che sono imprescindibili. Oggi vi sentite più ricercatori o più manager imprenditori? Con Daniele e Raffaele siamo convinti che ricerca e imprenditoria siano due ambiti che devono andare avanti in parallelo. Senza ricerca non potremmo sviluppare nuovi prodotti e trovare soluzioni a problemi concreti ma senza imprenditoria non potremmo dare vita ai risultati della nostra ricerca. Il concorrente è un pericolo o uno sprone? Nel nostro caso è uno sprone e, a volte, una possibilità di crescita e collaborazione. Da sempre crediamo nell’importanza delle collaborazioni e della condivisione delle competenze per l’ottenimento del risultato. L’obiettivo finale è trasformare un’idea in realtà ed è necessario cercare collaboratori in grado di fornire il giusto contributo al progetto.

Quello che a prima vista può sembrare un concorrente non è detto che poi non si riveli un collaboratore chiave. In Francia l’ecosistema dell’innovazione sta crescendo velocemente e vertiginosamente, con investimenti governativi, iniezioni di capitali e finanziamenti privati considerevoli, frutto di un piano strategico per posizionarla come Startup Nation. Nonostante gli sforzi di molti e i passi in avanti, in Italia non è ancora così. Perché secondo voi e cosa manca per creare quel dinamismo redditizio per tutti? Dalla nostra esperienza possiamo assolutamente confermare che l’Italia ha fatto tanto e stia tuttora facendo tanto per supportare l’ecosistema dell’innovazione e delle startup. Altri paesi, come la Francia, hanno investito prima e con maggiore velocità ma non credo che la situazione italiana sia rimasta indietro in modo irrecuperabile, anzi. Purtroppo, è capitato spesso che gli “unicorni” italiani o le startup che hanno raggiunto il successo abbiano ricevuto investimenti esteri e questo a mio avviso è una perdita per il nostro Paese caratterizzato da sempre da grande inventiva, tecnica, passione e tenacia. Spero che in futuro l’ecosistema italiano venga alimentato sempre di più, seguendo il trend di crescita degli ultimi anni, e che si utilizzi una mentalità più aperta e agile per favorire la crescita rapida delle startup che meritano e che hanno idee nuove e brillanti accompagnate da passione e determinazione.


premio best practices per l'innovazione

PRIMA CLASSIFICATA CATEGORIA TECNOLOGIE 4.0 APPLICATE AL TURISMO INTERVISTA A MIRKO LALLI, FONDATORE DATA APPEAL COMPANY

DATA APPEAL STUDIO, il dato è tratto

Nella categoria tecnologie applicate al turismo, la piattaforma di analisi

territoriale che raccoglie e analizza in tempo reale tutti i dati legati a qualsiasi luogo, sbaraglia le idee concorrenti 9

di Raffaella Venerando

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ome e quando nasce Data Appeal Studio? L’azienda nasce nel 2014 come Travel Appeal con l’obiettivo di colmare un vuoto di mercato nell’analisi dell’appeal territoriale che le statistiche tradizionali non erano - e non sono tuttora - in grado di colmare attingendo alla miriade di dati, opinioni e informazioni condivisi da tutti sulla rete ogni giorno. La missione di The Data Appeal Company è quella di democratizzare e semplificare l’uso e la comprensione dei dati. Il progetto Data Appeal Studio pertanto nasce, in coerenza con la missione aziendale, per fornire una lettura semplice, immediata e immediatamente “azionabile” delle dinamiche turistiche di una destinazione: è una piattaforma di analisi territoriale che raccoglie e analizza in tempo reale tutti i dati legati a qualsiasi luogo, da una singola strada, a una desti-

nazione fino ad un intero Paese. Siamo in grado di analizzare le performance del territorio sia da un punto di vista generale, sia entrando nel dettaglio dei vari comparti: ricettività, ristorazione e attrazioni. Elaboriamo informazioni per fornire dati sintetici utili per prendere decisioni di business e strategiche. La nostra base dati è enorme: monitoriamo in tempo reale oltre 300 milioni di informazioni online, su 147 Paesi nel mondo. Un mix di fonti che interroghiamo costantemente, da circa 100 canali digitali tra cui i principali social media da cui ricaviamo una quantità enorme di dati che rielaboriamo e processiamo perché non rimangano una massa informe e incomprensibile ma, opportunamente strutturata e filtrata, possa fungere da base strategica per operare nuove e più efficaci scelte di business. Qualiobiettivisiponelavostrasoluzione? Oggi la stragrande maggioranza delle

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decisioni di acquisto avviene online e la principale fonte di influenza sono proprio le informazioni che le persone lasciano spontaneamente sui vari canali digitali mentre raccontano le loro esperienze (recensioni, posto, foto ecc). Ecco, analizzando questi dati, da centinaia di fonti differenti, incrociandoli con altri dati, come gli eventi, il meteo, i voli aerei, le tariffe degli hotel, le transazioni delle carte di credito, è possibile dare un'analisi praticamente in tempo reale dell’offerta della destinazione e di come si muove la domanda (cioè i turisti potenzialmente interessati). L’obiettivo è capire se l’offerta e la domanda si incontrano, verificare in tempo reale se gli investimenti di marketing stanno portando i risultati previsti, monitorare la soddisfazione del viaggiatore e confrontarsi con destinazioni simili. Data Appeal Studio è rivolto principalmente agli Enti del Turismo, DMO, DMC, Convention Bureau, e tutti quegli organismi, pubblici o privati, che hanno la responsabilità di progettare e monitorare la strategia di promo-commercializzazione di una destinazione. Il vostro incrocio di dati coinvolge anche i social network per determinare con esattezza i gusti dei potenziali viaggiatori? Secondo le ultime ricerche, il tempo speso sulle piattaforme social continua a crescere attestandosi a 2 ore e 25 minuti al giorno. Un tempo enorme durante il quale viene condivisa una mole spropositata di contenuti: su Facebook vengono condivisi oltre 1 miliardo di stories e 100 miliardi di messaggi al giorno, una quantità di informazioni imprescindibile se si vuole fotografare l’andamento del mercato e le preferenze degli utenti in maniera efficace così da adottare soluzioni realmente aderenti alle necessità e attese dei viaggiatori. Quali motivazioni hanno spinto il team a iniziare un’avventura imprenditoriale? Nel 2014, quando siamo partiti, eravamo solo in sei: volevamo fare qualcosa di concreto per migliorare il mondo del turismo e abbiamo scelto di farlo puntando su quella che di lì a breve sarebbe diventata un’esigenza imprescindibile per una qualsiasi destinazione turistica o struttura ricettiva in tutto il mondo: la gestione della reputazione online. Nel tempo ci siamo messi molto in discussione, aggiornando continuamente la nostra offerta, con un occhio fortemente teso al mercato per renderla rispondente alle esigenze degli operatori e al contempo al passo con l’innovazione tecnologica. Grazie a un sistema di Intelligenza Artificiale siamo infatti diventati sempre

più abili nell’interpretare dati e informazioni online per supportare aziende e territori a migliorare il proprio posizionamento online, aumentare la soddisfazione dei clienti ed evolvere. Mano a mano abbiamo preso coscienza del fatto che il mercato avrebbe avuto sempre più necessità di soluzioni come la nostra. L’incubatore H-FARM in questo senso è stato fondamentale perché ci ha inseriti in un network di relazioni importante e, soprattutto all’inizio, ci ha dato solidità. Il digitale quanto ha cambiato il turismo e quanto, invece, la pandemia lo ha trasformato? Banalmente riusciamo a districarci autonomamente nella scelta di una destinazione, nell’acquisto di un biglietto aereo o nella scelta di un albergo in cui soggiornare semplicemente attraverso un’app e basando le nostre scelte sulle opinioni lasciate dagli altri viaggiatori. Ma il digitale ha fatto molto di più: ha disintermediato totalmente il rapporto tra utente e operatore, consentendo un confronto schietto senza mediazioni, umano. Ha consentito agli operatori di stringere un rapporto diretto con i propri clienti, attraverso un dialogo costante e immediato, così da confezionare soluzioni tailor made. La pandemia ha accelerato questa evoluzione: da un lato il trend delle recensioni online continua ad essere in crescita, basti pensare che in Europa un consumatore su due sceglie o boicotta un brand in base al suo impatto sulla società, mentre il 78% dei buyers B2B seleziona il proprio fornitore dopo aver consultato i contenuti postati sui propri canali social. Dall’altro la rete è diventata strumento principe per comunicare le misure di protezione adottate nel rispetto della normativa di gestione del Covid 19.  C’è stato un momento particolarmente critico nella vostra storia imprenditoriale? Come lo avete superato? Più che critico direi una presa di coscienza, oltre un anno fa. Ovvero che la reputazione online oramai è tutto, e non solo nel turismo ma in tutti i settori. Per questo abbiamo deciso di evolverci e ci siamo trasformati in The Data Appeal Company: pur rimanendo centrale per noi tutto ciò che gravita attorno al business del travel e dell’hospitality, ci siamo accorti che i principi su cui si basano i nostri algoritmi sono universali e quindi abbiamo iniziato a misurarci con ambiti diversi, nell’ottica anche di ampliare il nostro business e crescere. Come utenti e clienti tendiamo a fidarci dei pareri e dei giudizi di chi riteniamo nostro pari perché li riteniamo più genuini: tutte le ricerche


segnalano che oltre il 90% dei potenziali acquirenti consulta forum e siti di recensioni prima di effettuare un ordine, senza particolari distinzioni se si tratti di una vacanza o un elettrodomestico. In quest’ottica il nostro data lake diventa una leva di marketing e strategica rilevante per moltissimi ambiti. Oggi per questo Data Appeal Company si rivolge sia al mondo HORECA e “customer facing”, ai territori e destinazioni turistiche, sia agli istituti finanziari e alle banche, ai brand di retail e al settore dei beni di largo consumo. Il concorrente è un pericolo o uno sprone? La competizione è importante: è una leva imprescindibile per continuare a mettersi in discussione, per misurarsi con altre realtà e altri mercati, soprattutto per non sedersi mai su ciò che si è costruito e sentirsi “arrivati”. Il concorrente è una sfida: senza questa spinta, non ci sarebbe crescita. Quello del Premio BP per l’Innovazione di Confindustria Salerno non è il primo riconoscimento ottenuto. Che valore ha partecipare a questo tipo di competizioni e cosa resta il giorno dopo? Il Premio BPI per noi è giunto a suggellare un anno davvero duro e intenso ma ricco di soddisfazioni. La storia del premio ci rende orgogliosi e per noi è un’ulteriore, importante conferma da parte del mercato che siamo sulla strada giusta, che i nostri prodotti possono lasciare un’impronta concreta nel mondo del turismo e che le nostre scelte rispondono realmente alle necessità delle imprese e dei territori. In Francia l’ecosistema dell’innovazione sta crescendo velocemente, con investimenti governativi e iniezioni di capitali e finanziamenti privati considerevoli, frutto di un piano strategico per posizionarla come Startup Nation. Nonostante gli sforzi di molti e i passi in avanti, in Italia non è ancora

così. Perché secondo voi e cosa manca per creare quel dinamismo redditizio per tutti? Credo che il vero problema sia che oggi in Italia ci sia ancora troppa poca consapevolezza sull’importanza dell’innovazione, sia da parte dello Stato che degli investitori privati, proprio per questo oggi da noi è più difficile “fare” startup che altrove. A livello centrale, nonostante tanti proclami mancano efficaci politiche di sostegno alle imprese innovative: la soluzione è cercare di districarsi in una geografia a macchia di leopardo di iniziative regionali comunque limitate e che non consentono davvero di fare il salto di qualità. A livello privato, manca ancora una vera cultura di M&A e mancano fondi pronti ad investire, intervenendo con round importanti, di decine di milioni di euro, che purtroppo vediamo solo in contesti stranieri. Le vostre tre parole per il futuro. Data-driven: le aziende devono prendere coscienza e imparare a utilizzare attivamente l’enorme mole di dati che hanno a disposizione: per prendere decisioni, fare investimenti, azzerare i rischi delle proprie scelte, diventare più efficaci nelle strategie di crescita e rendere maggiormente soddisfatti i clienti. Semplificazione e democratizzazione: semplificare per noi significa rendere comprensibili e accessibili le nuove tecnologie a ogni tipologia di azienda, in ogni settore. Antifragile: questo termine coniato da Taleb per noi è diventato una grande fonte di ispirazione. Molto più potente della resilienza, l’antifragilità aiuta le aziende ad approcciare gli imprevisti della storia in modo nuovo e positivo: in altre parole dovremo imparare ad apprezzare e trarre vantaggio dai cambiamenti, dal caos, dal disordine e dagli errori, per crescere e migliorare.

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premio best practices per l'innovazione

PRIMA CLASSIFICATA CATEGORIA AGROTECH

BLUETENTACLES,

contro la crisi dell’acqua Arriva dalle Dolomiti la soluzione che promette e permette di migliorare le prestazioni di vecchi impianti di irrigazione grazie al retrofitting, con un risparmio idrico ed energetico fino al 30%. Ce ne parla uno dei tre fondatori, Marco Bezzi: «Le risorse ambientali non sono infinite, ma se impariamo a usarle al meglio possiamo vivere tutti bene, salvaguardando il pianeta e la vita dei nostri figli» 12

di Raffaella Venerando

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ome e quando nasce Bluetentacles e perché questo nome? Bluetentacles nasce nell’ottobre 2018 dall’esperienza di Carlo, Silvano e mia nel settore dell’irrigazione a goccia, nel corso della quale abbiamo riscontrato la necessità diffusa di un miglioramento della gestione dell’acqua in campo. Con gli impianti a goccia infatti è stato fatto un enorme passo avanti in termini di efficientamento idraulico ma mancano, ad oggi, strumenti in grado di ottimizzare l’uso della risorsa idrica da remoto. In particolare mancano soluzioni che permettano di rendere più efficienti gli impianti già installati, ed è con questo obiettivo che nasce la soluzione di revamping Bluetentacles: per migliorare gli impianti già installati integrando AI e IoT nella gestione dell’acqua. Il nome: “Blue” è un chiaro richiamo all’acqua. “Tentacles” sono i tentacoli che rappre-

sentano la rete Wi-Fi installata in campo, in grado di gestire tutti i dispositivi IoT per il monitoraggio o per il controllo degli elementi in campo. La vostra innovazione è una risposta concreta alla diminuzione di riserve idriche. In Italia che dimensione ha questa minaccia? L'Agenzia Europea per l’Ambiente riporta una riduzione del 24% di risorse rinnovabili pro-capite, ma tenuto conto del trend in continuo aumento, è importante agire quanto prima per contenere l’uso di risorse idriche, soprattutto in agricoltura, il settore più idrovoro in assoluto. Con Bluetentacles, dopo 3 stagioni irrigue, abbiamo misurato un risparmio idrico medio del 30% confrontandolo con il consumo idrico di particelle irrigate in maniera tradizionale. Al risparmio idrico si aggiunge poi un analogo risparmio energetico in tutti i casi in cui l’acqua


deve essere pompata per essere utilizzata dagli impianti di irrigazione. Quali motivazioni hanno spinto il team a iniziare un’avventura imprenditoriale? Aver toccato con mano un’esigenza reale degli agricoltori in campo è stata la prima motivazione che ci ha spinto ad iniziare questa avventura imprenditoriale. A questa si aggiunge certamente il profondo interesse per la sostenibilità ambientale e la percezione, provata sulla nostra pelle, di una riduzione progressiva delle risorse idriche disponibili constatata sia durante alcune nostre missioni di lavoro in contesti africani, dove il problema ha dimensioni importanti e vitali per tante famiglie operanti in agricoltura, sia nel nostro territorio che, seppur racchiuso tra le splendide Dolomiti, comincia a sperimentare qualche piccolo conflitto associato alla riduzione di disponibilità idrica. L’altro driver che ci ha mosso fino ad ora, e che ci fa andare avanti, è sicuramente la passione per l’innovazione in generale. La vostra soluzione attraverso il retrofitting IOT, utilizzando tecnologie open source, adegua anche macchinari già esistenti. Un doppio risparmio... È proprio così. La soluzione Bluetentacles permette di fare retrofitting di impianti esistenti. Il nostro obiettivo non è spingere l’agricoltore a cambiare il proprio impianto ma piuttosto permettergli di integrare la nostra tecnologia per rendere più intelligente quello già installato. Ne deriva un doppio risparmio perché il retrofitting, rispetto ad un nuovo impianto, permette di ridurre il costo dell’80%. Se al risparmio idrico ed energetico, andiamo a sommare anche il vantaggio economico di un prodotto di migliore qualità, si può capire l’enorme miglioramento derivante dall’adozione della soluzione Bluetentacles. Il digitale quanto ha cambiato l’agricoltura? Conviene con chi sostiene che esistano più tipi di agricolture, con diversi bisogni, necessità e prospettive? Il digitale sarà il futuro dell’agricoltura e credo che sia il momento buono per l’introduzione di nuova tecnologia. Siamo di fronte ad un cambio generazionale: sempre più giovani agricoltori stanno prendendo in mano le aziende di famiglia. Diventa quindi molto più facile, rispetto a qualche anno fa, proporre soluzioni tecnologicamente avanzate grazie alla migliore capacità di ricezione e facilità di utilizzo. Credo che non ci siano più tipi di agricolture in termini di bisogni, necessità e prospettive. Infatti tutti gli agricoltori hanno un obiettivo comune: produrre

meglio, di più, e con consistenza di produzione anno dopo anno. Ed è proprio rispetto a queste esigenze che, con Bluetentacles, vogliamo dare un supporto all’agricoltura, diminuendo i costi e migliorando le rese. Il concorrente è un pericolo o uno sprone? Soprattutto quando si parla di startup crediamo più nella collaborazione che nella competizione. Grazie a una sana collaborazione è molto più facile essere incisivi sul mercato e confrontarsi con le grandi aziende del settore. Anche le grandi aziende non devono per forza essere viste come concorrenti ma come opportunità di crescita, magari attraverso collaborazioni tecniche e commerciali. Quello del Premio BP per l’Innovazione di Confindustria Salerno non è il primo riconoscimento ottenuto. Che valore ha partecipare a questo tipo di competizioni? In questi anni abbiamo avuto la fortuna di confrontarci in tante competizioni per startup o programmi di open-innovation, ottenendo sempre degli ottimi risultati. Tra gli ultimi mi piace ricordare i 3 successi al Premio Gaetano Marzotto nel corso del quale siamo stati premiati da Marzotto Venture, TIM e dal Gruppo Santa Margherita, che ha recentemente deciso di adottare la nostra soluzione nella sua cantina in Sardegna. Il Premio BP per l’Innovazione di Confindustria Salerno per noi ha un significato davvero importante perché siamo riusciti a farci conoscere nei territori in cui prevediamo di lavorare e in cui crediamo che la nostra soluzione potrebbe avere un impatto ancora più importante in termini di ottimizzazione delle risorse idriche. In Francia l’ecosistema dell’innovazione sta crescendo velocemente e vertiginosamente. Nonostante gli sforzi di molti e i passi in avanti, in Italia non è ancora così. Già nel 2019 al CES di Las Vegas, dove eravamo presenti con lo stand Bluetentacles, ho potuto rendermi conto del grande divario tra Francia e Italia in tal senso. Per migliorare la situazione italiana credo che serva un disegno politico strategico e coordinato che possa far convergere gli investimenti e le risorse sul panorama sempre più ricco di startup innovative che puntano a emergere al meglio, non solo in Italia ma anche in Europa e nel mondo. La natura vi ha insegnato che… Le risorse ambientali non sono infinite, ma se impariamo a usarle al meglio possiamo vivere tutti bene, salvaguardando il pianeta e la vita dei nostri figli.

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premio best practices per l'innovazione | partner

SEMPRE PIÙ DIGITALE Un nuovo partner nell'ecosistema del Premio BPI. Felice Delle Femine, presidente Banca di Credito Popolare: «Insieme per diffondere la cultura dell'innovazione» di Raffaella Venerando

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a XV edizione è stata la vostra prima partecipazione al premio BPI di Confindustria Salerno in qualità di partner. Che esperienza è stata? Diffondere la cultura dell’innovazione e della sostenibilità attraverso la promozione di progetti concreti di imprese e startup, per sostenere la ripartenza del nostro sistema imprenditoriale: con questo spirito abbiamo affiancato la XV edizione del Premio Best Practices per l'Innovazione, organizzato da Confindustria Salerno, in collaborazione con la Camera di Commercio di Salerno.Questa iniziativa è un’opportunità concreta per lo sviluppo del Paese e dà una prospettiva imprenditoriale a tanti giovani impegnati nel settore dell’innovazione tecnologica. A causa della crisi sanitaria, l’economia ha subito una sensibile contrazione conseguente alla pandemia che ha però accelerato i processi

innovativi, utili per la ripresa. Ora l'obiettivo è guardare al futuro, a quelle che saranno le linee guida dello sviluppo, del ritorno alla normalità e a una crescita nuova. Il PNRR fa intravedere significativi spazi di crescita e rafforzamento, stanziando un’importante cifra alla voce digitalizzazione, per sostenere la trasformazione del Paese. “Investire dove si raccoglie” è da sempre la filosofia operativa della vostra banca. Nello specifico quali sono i progetti o le iniziative segnatamente dedicate al tessuto imprenditoriale? In uno ai tradizionali e consolidati interventi (mutui ipotecari, leasing, prestiti chirografari) a favore delle imprese, offriamo finanziamenti volti a sostenere nuovi investimenti per programmi di ricerca e sviluppo, orientati a innovazione, digitalizzazione dei prodotti e processi aziendali, realizzazione di progettualità per l’ampliamento delle strutture produt-

tive, supportati dalle garanzie del Fondo ex lege 662/96, Sace e del Fondo Europeo degli Investimenti. In particolare, il nostro impegno per il territorio è stato ulteriormente rafforzato con l’adesione nel 2018 alla convenzione con ABI - Invitalia per i finanziamenti ai progetti “Resto al Sud” con _________________________

«Grazie ad un consolidato rapporto con il Gruppo BEI, offriamo condizioni vantaggiose a supporto dei progetti di investimento attraverso la garanzia Innovfin del FEI» _________________________


Il presidente Delle Femine premia Bluetentacles _________________________

«Siamo impegnati a migliorare il portafoglio di servizi e prodotti digitali per rispondere alle mutate esigenze della nostra clientela, semplificando i processi attraverso una crescente digitalizzazione e favorendo nel contempo il rapporto diretto con la stessa, fondamentale nell’ambito delle attività di consulenza» _________________________

l’intento di promuovere le opportunità offerte dalle agevolazioni previste dalla misura, finalizzate alla nascita ed allo sviluppo della imprenditoria giovanile nel nostro Mezzogiorno, offrendo ai giovani, con un’idea imprenditoriale, valida e sostenibile un’opportunità di finanziamento. Inoltre, grazie ad un consolidato rapporto con il Gruppo BEI, offriamo condizioni vantaggiose a supporto dei progetti di investimento attraverso la garanzia Innovfin del FEI. La garanzia del fondo copre il 50% del credito spettante alla banca per capitale e interessi, ed è destinata ad Imprese Innovative (PMI e Small Mid Cap) con attività significativa

in Ricerca, Sviluppo e Innovazione. L’ammissione alla garanzia avviene, per effetto della delega attribuita alla Banca dal FEI, in base alla verifica dei requisiti di ammissibilità stabiliti dal FEI e dalla valutazione del merito di credito. Quanto è importante oggi la tecnologia in ambito bancario e come sta rispondendo il vostro istituto all’innovazione digitale? La pandemia ha dato una forte accelerazione alla digital transformation nel settore bancario: molti istituti finanziari si sono trovati a dover rapidamente implementare servizi di digital banking. Con il percorso di crescita intrapreso nell’ultimo triennio, la nostra Banca aveva avviato già prima della pandemia un processo di innovazione digitale, implementando i servizi digitali, ma certamente le restrizioni legate all’emergenza, hanno velocizzato la trasformazione tecnologica. Su una cosa siamo certi: l’uso del digitale non è un cambiamento temporaneo, il contesto attuale, la clientela sempre più incline al digitale ed esigente in termini di prestazioni, richiede continui investimenti in questo ambito. Per questo abbiamo fatto dell’innovazione uno dei nostri punti di forza: siamo impegnati ad arricchire e migliorare il portafoglio di servizi e prodotti digitali per rispondere alle mutate esigenze della nostra clientela, semplificando i processi attraverso una crescente digitalizzazione e favorendo nel contempo il rapporto diretto con la stessa, ancora fondamentale nell’ambito delle attività di consulenza.

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SELLA,

IN CAMPO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

16 Gennaro Crescenzo Regional Manager Sud Italia Banca Sella

Un miliardo di euro per supportare l’innovazione e la trasformazione digitale delle piccole e medie imprese attraverso progetti che contribuiscono ad avere un impatto concreto sui 17 obiettivi individuati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite

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ella ha scommesso su Agenda Onu per la ripresa: un miliardo di euro per favorire progetti innovativi e sostenibili. Come funzioneranno questi incentivi e chi potrà accedervi? Gennaro Crescenzo: L’obiettivo del nuovo plafond da un miliardo di euro messo a disposizione da Banca Sella è quello di incentivare e supportare gli investimenti delle imprese nei progetti innovativi che hanno anche una ricaduta positiva in termini di sostenibilità. I nuovi finanziamenti sono dedicati in particolare alle piccole e medie imprese italiane per supportarne l’innovazione e la trasformazione digitale attraverso progetti che rispettano e che contribuiscono ad avere un impatto concreto sui 17 obiettivi di sviluppo sostenibile individuati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. I finanziamenti potran-

no essere utilizzati per realizzare iniziative negli ambiti dell’economia circolare, gestione ambientale, comunità locale e territorio, responsabilità verso i clienti, rapporti di lavoro e diversità, performance economica, governance e compliance, fornitori e catena di fornitura.

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«I nuovi finanziamenti sono dedicati in particolare alle piccole e medie imprese italiane per supportarne l'innovazione» _________________________


Vincenzo Villani Responsabile Sellalab Salerno

E sulle competenze digitali come siamo messi e come potremmo accelerare? Vincenzo Villani: Il digitale, con le sue diverse applicazioni, fa ormai parte delle nostre vite sia sul lavoro che nelle nostre case. Le competenze in questo ambito sono quindi ormai necessarie per i più giovani, così come per lavoratori e imprenditori, per essere in grado di cogliere tutte le opportunità che le nuove tecnologie sono in grado di offrire. La formazione resta fondamentale e con Sellalab non ci siamo mai fermati, nemmeno nei mesi caratterizzati dal lockdown e dalle misure restrittive per contenere al pandemia. Anzi, nel 2020 si è affermata la formazione online, a tutti i livelli. Sellalab ha organizzato su scala nazionale più di cinquanta eventi digitali che hanno coinvolto oltre 7500 partecipanti. È stata una attività che ci ha permesso di mantenere vivo il rapporto con le community e i territori a cui le sedi territoriali di Sellalab si rivolgono, come Salerno e la Campania e Lecce e la Puglia. Due i progetti selezionati da voi quest’anno al Premio Best Practices per l’Innovazione di Confindustria Salerno, uno per Sella e l’altro per Sellalab e Dpixel. Quali le motivazio-

ni, le aspettative e i servizi loro offerti? Anche quest’anno il gruppo Sella ha messo a disposizione competenze specialistiche per supportare la crescita di due startup attraverso la menzione Banca Sella, assegnata a Voix srl per la soluzione Calton, e quella congiunta di Sellalab/dpixel indirizzata ad Aryel srl. Entrambe le startup, seppur operanti in settori diversi, hanno puntato alla semplificazione di importanti tecnologie: Aryel sta infatti lavorando per “democratizzare” la tecnologia AR, mentre Calton è un tool che consente di gestire in modo agevole il processo di raccolta e analisi dei feedback dei clienti con l’obiettivo di supportare l’ottimizzare la customer experience. Sono entrambi ambiti di applicazione di grande attualità, molto interessanti le tecnologie utilizzate e soprattutto ci ha colpito l’ottima capacità di execution dimostrata finora dai 2 team. Supporteremo Voix srl con un percorso di affiancamento consulenziale sui temi della finanza favorendo inoltre l’accesso al nostro network di Partner. Sellalab e dpixel hanno messo invece a disposizione di Aryel i propri spazi di coworking e la possibilità di accedere ad un percorso di incubazione di 3 mesi gestito da dpixel finalizzato a supportare l’azienda nei percorsi di fundraising e business development.

Il team di Voix srl

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premio best practices per l'innovazione | partner

Intervista A CAMILLO CATAROZZO, PRESIDENTE BANCA CAMPANIA CENTRO

Finanza etica e giovani al centro Per uno sviluppo che guardi al futuro, investire in questi due elementi darà la spinta necessaria per la ripresa economica di Raffaella Venerando

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ar nascere e sostenere imprese giovani e innovative rientra nella missione di Banca Campania Centro. Come si sostanzia questa promessa? Siamo una Banca di Credito Cooperativo. Non potremmo vivere il nostro essere espressione delle comunità in cui operiamo senza impegnarci per uno sviluppo dei nostri territori che guardi al futuro. E il futuro è rappresentato dai giovani. La nostra attenzione per loro viene da lontano. Siamo una banca che da 107 anni vive questi valori e affronta queste problematiche e lo fa nella logica cooperativa del confronto e della rete. Conosciamo meglio di chiunque altro i problemi delle nostre terre e delle nostre aziende in questo ambito: dal ricambio generazionale sempre più difficile, alle complessità di far partire nuove idee. Del resto tutte le iniziative che abbiamo intrapreso, da quelle formative a quelle più prettamente di sostegno, sono state molto seguite e hanno avuto riscontri

estremamente positivi. Siamo convinti che il potenziale del capitale sociale dei nostri territori per quel che riguarda i giovani sia molto importante e in loro riponiamo tutte le nostre speranze per una reale resilienza della nostra economia. La nostra attività continuerà a essere rivolta a queste iniziative e a questi progetti, realizzando senza troppi formalismi un sistema di finanziamenti che potrebbe definirsi una sorta di acceleratore di imprese che abbiamo già proposto in passato ma che non è decollato per mancanza di coraggio di alcuni nostri giovani. Cosa vuol dire per voi “buona finanza”? Per Banca Campania Centro “Buona finanza” ha un’accezione anche fortemente etica. Un’etica di impresa che sia sinonimo di accompagnamento ad investimenti in cui innovazione, ricerca e valorizzazione delle specificità dei territori siano prioritari. È infatti importante sottolineare che il mercato finanziario è profondamente cambiato negli ultimi anni e la finanza attenta e responsabile

unitamente ad un livello di eticità (che consenta partecipazione anche a quanti sono considerati meno importanti nello scenario economico) rappresenta un punto fermo nella difesa della speculazione e di altre attività meno lecite nel panorama finanziario. Ci troviamo in un momento difficile per la presenza nei mercati finanziari di investitori con pochi scrupoli o addirittura “opachi” e una finanza etica e funzionale ai territori deve rappresentare una priorità. Anche quest’anno avete scelto di essere partner del Premio BPI di Confindustria Salerno. Che esperienza è stata? Veramente gratificante: dopo la precedente edizione abbiamo compreso a pieno e con maggiore consapevolezza l’importanza e le grandi opportunità offerte dall’iniziativa. Sono stati evidenziati progetti interessanti e di valore assoluto che hanno confermato che i nostri giovani ci sono e manifestano una vivacità di iniziative che ritengo possano realmente far sperare in una ripresa reale ed efficace dopo il flagello che ci ha colpito.


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Intervista AD ANTONIO PALUMBO, Responsabile mercato PMI sud di tim

Alfiancodelle imprese perattuare latransizionedigitale L'evoluzione industriale va avanti sempre più verso un'economia della conoscenza, reale quanto quella fisica di Raffaella Venerando

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el processo di digitalizzazione del Paese TIM svolge un ruolo di primo ordine. Su quali fondamentali poggia la vostra strategia per sostenere la trasformazione del Paese? TIM ha come obiettivo primario garantire al Paese la disponibilità di reti e infrastrutture adeguate, intelligenti, scalabili e interoperabili, in quanto è il presupposto necessario per garantire la crescita del sistema industriale, lo sviluppo e la diffusione dei servizi digitali per imprese e cittadini, la semplificazione e la modernizzazione della PA, la transizione energetica e la sostenibilità ambientale, l’efficientamento del Servizio Sanitario Nazionale e la medicina personalizzata, la mobilità sostenibile e un’efficace e tempestiva gestione delle emergenze. Il nostro progetto Smart District è la tangibile testimonianza di come TIM sia determinata a stare al fianco delle imprese per attuare la transizione digitale. Il Recovery Plan in tal senso è una opportunità che non può essere sprecata.

IoT, Cloud, Data Center e Intelligenza Artificiale: a che punto è il Paese? I dati DESI del 2020 e raccontano che come Paese non siamo stati tra i più virtuosi a utilizzare le nuove tecnologie digitali. Bisogna, nel prossimo futuro, con decisione avere il coraggio di percorrere il cammino della transizione digitale dei processi produttivi e di gestione delle aziende, innovando le fonti di reddito senza essere distruttivi verso una tradizione che ci ha visto primeggiare come sistema industriale in tanti ambiti. Deve essere ben chiaro che l’economia del dato è reale quanto quella fisica. E sulle competenze digitali come siamo messi e come potremmo accelerare? A tutti è evidente che il digitale funziona solo se management e lavoratori sono preparati ad accoglierlo. Bisogna costruire luoghi in cui creare eccellenze in ambiti di “conoscenza del digitale” e bisogna costruire luoghi in cui questa “conoscenza del digitale” è valorizzata al meglio, altrimenti si crea un circuito vizioso in cui “i nuovi mestieri” non sono com-

presi. In tal senso TIM ha una Academy che permette di erogare formazione a diversi livelli di approfondimento per le diverse tecnologie digitali e un Centro Studi che si preoccupa anche di definirne l’impatto sulle diverse filiere commerciali. Quest’anno al Premio BPI di Confindustria Salerno avete scelto tre progetti. Quali le motivazioni e i servizi che saranno loro offerti? Abbiamo scelto soluzioni che hanno al centro l’economia digitale e valorizzano filiere tradizionali come l’allevamento (Espace eLab), ma anche progetti completamente incardinati sulla economia digitale e che generano reddito non uscendo dalla dimensione virtuale (Data Appeal Companu e Dinja). Offriremo a queste aziende la possibilità di costruire con TIM un eventuale percorso di collaborazione industriale e commerciale perché la presenza di un ecosistema digitale moderno, innovativo e socialmente condiviso, rappresenta una condizione ineludibile per l’evoluzione economica, sociale e culturale del Paese.

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l'opinione

PARCO ARCHEOLOGICO DI ERCOLANO, il mito vivo che resiste

Progetti in fieri, obiettivi ambiziosi, nuovi scavi e restauri raccontati dall'archeologo: «Sono riuscito nel mio sogno di riempire di parole e contenuti quel mondo di cui vedevo vestigia da giovanissimo. Condividerlo con i visitatori è emozione pura» 20

di Raffaella Venerando

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irettore, archiviato il 2020 il Parco Archeologico di Ercolano ha ripreso a vivere? La pandemia è stata insieme un trauma e una grande occasione per ripensare molti aspetti della gestione del sito e lavorare in modo innovativo su entrambe le principali linee strategiche del Parco: la tutela e la valorizzazione. Dopo un primo momento di reazione nell’immediato, il Parco ha ridefinito i propri obiettivi e riorganizzato le attività in modo da equilibrare lavoro da remoto e necessità connesse ai sopralluoghi sul sito, illustrazione, diffusione dei valori culturali e visite in presenza e in sicurezza. Nella prospettiva dei prossimi anni è apparsa subito chiara l’opportunità di aumentare la capacità da parte del Parco, tanto del personale quanto del patrimonio archeologico, di affrontare al meglio

difficoltà come quelle che abbiamo tutti sperimentato nell’ultimo anno e mezzo. Ogni futuro progetto terrà conto sempre di quello che abbiamo imparato e delle soluzioni che si possono individuare per adattarsi con facilità alle nuove situazioni. Nel momento più buio della pandemia l’Arte, in tutte le sue forme, si è rivelata un vero medicamento per le ferite dell’anima. Grazie al lavoro di tutto lo staff del Parco, attraverso i canali social, abbiamo potuto abbeverarci alla fonte della Storia, per meditare e trovare nuova linfa vitale. Quali sono le iniziative o i progetti già in agenda? Il Museo Digitale dell’Antica Herculaneum. Nuovi Depositi e laboratori anche frutto dell’importante lavoro avanzato con Dr. D.W. Packard in prima persona per migliorare il generale assetto del Parco. Messa in sicurezza dei fronti di scavo.


Nuovi percorsi per connettere la città antica con la moderna. Spero davvero che grazie al miglioramento della situazione pandemica si possa finalmente inaugurare alla ripresa, dopo le vacanze, la mostra sul legno e gli straordinari mobili della città antica, pronta dall’anno scorso, che si svolgerà nella Reggia di Portici in collaborazione con l’Università Federico II- Dipartimento di Agraria e la Città Metropolitana di Napoli. Nel 2022 è programmata una mostra sul cibo e i piaceri della tavola nell’antica Ercolano che sarà preceduta e seguita da tantissime iniziative in collaborazione con la Regione Campania. Attualmente sono in corso nuovi scavi. Che ambizioni ha rispetto a questo progetto? Nuovi scavi all’Antica spiaggia e il restauro di sei domus sono due progetti di fondamentale importanza per definire il riassetto complessivo del sito e dell’offerta culturale del Parco. Entrambi i progetti sono frutto dell’affiancamento al Parco garantito dal Packard Humanities Institute attraverso l’Herculaneum Conservation Project. Al termine dei lavori avremo 14.000 mq davanti al fronte a mare della città antica (l’unico così ben conservato del mondo romano) riportati alla loro originaria natura di antica spiaggia. Inoltre si potranno visitare sei tra le case più importanti di Ercolano (chiuse da decenni!) tra le quali ricordo, oltre alla Casa dell’Atrio a mosaico, la casa a Graticcio nella quale si ha davvero l’idea di rivivere l’atmosfera di questo quartiere della città nel quale ad un certo punto furono ricavati edifici che avevano all’interno più appartamenti. Durante i lavori sono previsti scavi archeologici (sull’antica spiaggia estesi su più di 2000 mq) e restauri che sono veri e propri momenti di ricerca e conoscenza. Sono davvero orgoglioso di avere impresso un’accelerazione definitiva a questi progetti che attendevamo da decenni. Negli ultimi anni è emerso quanto il dinamismo dei luoghi di cultura sia necessario. La bellezza da sola non basta, servono sempre nuove esperienze e servizi connettivi che le rendano possibili. Le istituzioni culturali possono essere dunque uno strumento di innovazione? Il Parco Archeologico di Ercolano ne è dimostrazione conclamata! Il partenariato pubblico privato è visto oggi come una delle migliori prospettive per lo sviluppo sostenibile e durevole di realtà culturali come Parchi, Musei, teatri. Ecco ad Ercolano noi abbiamo questo vantaggio competitivo che ci rende un laboratorio sperimentale unico in Europa, ma

Francesco Sirano Direttore Parco Archeologico di Ercolano

direi forse anche al mondo. Il Packard Humanities Institute (PHI) opera ad Ercolano dal 2001, dunque ben prima della nascita del Parco autonomo. Con il Presidente, il dr. David W. Packard abbiamo un serrato e diretto dialogo. In questi anni abbiamo condiviso una visione per il futuro ampliamento del Parco. L’obiettivo principale su cui puntiamo oggi è avanzare il passaggio delle competenze e delle incredibili esperienze che l’Herculaneum Conservation Project ha maturato con un grande e sinergico lavoro. Com’è il mondo intorno al Parco da lei diretto? Il legame tra arte e imprese del territorio è solido? Stiamo lavorando alacremente su questo aspetto. Abbiamo in campo non solo accordi con singole realtà istituzionali e del terzo settore, ma anche due tavoli permanenti di consultazione, uno tra Comune di Ercolano e tutti i luoghi della cultura e naturalistici, l’altro con le associazioni imprenditoriali. Il Parco ha abbandonato ogni velleità autoreferenziale perché la sua visione del futuro è tutt’altro che quella di una cattedrale nel deserto. Il nostro impegno quotidiano è tutto rivolto perché il territorio possa cogliere le opportunità offerte dal Parco quale catalizzatore di processi positivi connessi alla costruzione di identità condivisa basata sui valori culturali che non si limitano certo alla sola realtà archeologica, ma si ampliano ai tantissimi valori immateriali che derivarono dalla scoperta di Ercolano e all’influenza che essa ebbe sulla cultura europea e che ancora oggi esercita nella comune percezione.

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Qualche domanda più personale: quando e come è nato il suo amore per l’antichità? Io ho deciso di essere archeologo a 12 anni. Come tanti della mia età avevo iniziato letture divulgative sull’Egitto e i popoli sud americani. La mia famiglia è originaria di Ercolano e avevamo una casetta di vacanze a Paestum: già a quell’epoca una delle cose che amavo di più era andare negli scavi, seguire il filo dell’intuizione per scoprire quel mondo di cui vedevo vestigia che volevo riempire di parole. Per un archeologo classico come me lavorare ad Ercolano è un grandissimo privilegio, un sogno che si realizza. Essere il Direttore del Parco Archeologico è una grande responsabilità che si può affrontare solo con tanto lavoro, fatto di studio, valutazioni, riflessioni, capacità di scelte rapide, elaborazione di strategie, ascolto sia del team, sia delle sollecitazioni che vengono dall’esterno. Ma un Direttore deve avere una sua visione e lavorare non solo per il breve periodo, ma soprattutto pensando a come sarà Ercolano nel 2040. All’interno della città antica, la casa che più amo è quella dell’Atrio a mosaico, ma sono molto affascinato dalla Palestra e dal Teatro. Il primo luogo in cui accompagno chi non è mai stato ad Ercolano, dopo avergli mostrato lo spettacolare rapporto che ancora oggi si gode dal terrapieno antistante gli scavi del Vesuvio da un lato e del Golfo di Napoli dall’altro, è l’antica spiaggia. Oltre ad essere autore di numerose pubblicazioni, è abilitato all'insegnamento come professore universitario in Italia e in Francia. Nel suo percorso ha avuto buoni maestri? Ritiene che la scuola - nella sua accezione più ampia - sappia svolgere con consapevolezza il suo ruolo formativo ed educativo? Premesso che sta parlando con quello che a miei tempi si definiva “un secchione”, sulla base della mia esperienza posso dire di avere incontrato persone eccezionali al Liceo e poi anche all’Università. Sono allievo di Fausto Zevi uno dei più fini e colti antichisti, ma anche una persona di rara qualità e signorilità. Gli devo moltissimo. Per mia fortuna ho successivamente incontrato anche tanti altri maestri sia nel corso dei miei studi, sia durante la mia carriera in Soprintendenza. L’elenco sarebbe lungo, per cui cito solo: Emanuele Greco, Mario Denti e Gilles Sauron; nel MiC Stefano De Caro e Adele Campanelli. Ho appreso il mestiere anche da tanti archeologi sul campo, da colleghi funzionari e ho raffinato le mie capacità di ricerca e di gestione di progetti complessi grazie ad

amici, che sono anche grandi studiosi, come Carlo Rescigno e Massimo Osanna. L’aspetto più emozionante del suo lavoro? Mi emoziona molto vedere negli occhi di chi visita un sito da me gestito o una mostra che ho allestito quello stesso piacere per la scoperta e amore per gli infiniti noi che nel tempo si sono succeduti che io provavo da adolescente. Oggi a Ercolano ogni volta che scendo lungo la galleria che conduce all’Antica Spiaggia (la cosiddetta Rampa Martuscielli) torno indietro nel tempo. È accedere alla città esattamente come facevano i pescatori nel 79 d.C.. Ercolano è stata investita da flussi piroclastici successivi, giunti a temperature altissime (tra 300 e 500 gradi) e con una tale densità fisica da essere privi di ossigeno, che hanno sigillato l'intera città sotto una spessa coltre di materiali eruttivi che fecero letteralmente scomparire l’abitato e spostarono la linea di costa di circa 400 m rispetto all’antico litorale. Pensate ai 26 metri di parete che i visitatori contemplano dall’Antica Spiaggia. Questa è partecipazione emotiva allo stato puro. L’immane tragedia umana che colpì Ercolano e Pompei è stata però una fortuna per storici e archeologi, che hanno potuto studiare reperti che altrimenti non si sarebbero conservati, come i materiali organici. Tre aggettivi e/o caratteristiche per promuovere il suo “bene” a quanti non lo conoscono ancora. Resistente, unico, vivo. Il mito con il futuro intorno. L’arte, secondo lei, può rendere felici? Sì!


focus

Filiera agroalimentare italiana e meridionale, le sfide future L’obiettivo sarà quello di migliorare le pratiche di produzione del cibo, preservando la qualità dei suoli, diversificando le colture, minimizzando l’utilizzo di fertilizzanti, promuovendo l’agricoltura organica supportata da quella di precisione, riducendo il consumo di acqua ed energia e l’emissione di gas serra

di Salvio Capasso e Autilia Cozzolino, SRM | www.sr-m.it

I

l sistema agroalimentare italiano, come evidenziano gli studi di SRM, si dimostra uno dei cardini dell’economia nazionale; l’insieme del valore aggiunto di agricoltura e industria alimentare è di oltre 64 mld di euro e supera di poco il 4% del PIL nazionale. Includendo anche i settori a valle, tale incidenza sale notevolmente, raggiungendo il 15%. In particolare, il valore aggiunto dell’Agricoltura, Silvicultura e Pesca dell’Italia è di 32.878 mln euro al 2020, posizionandosi al terzo posto in Europa, dopo Turchia e Francia, mentre quello dell’alimentare, bevande e tabacco è di 31.194 mln euro al 2020, ed è 4° in Europa dopo Germania, Francia, Regno Unito. L’agroalimentare ha dimostrato di essere tra i settori dell’economia nazionale

più resilienti di fronte alla crisi in corso: nel 2020, il valore aggiunto ha registrato una variazione rispettivamente di -3,8% e +1,8% (prezzi correnti) contro una media generale di oltre il -7%. I prodotti Made in Italy si confermano particolarmente attrattivi. A livello globale l’Italia è il sesto esportatore del settore alimentare, con una quota di mercato che raggiunge il 4%. Nel 2020 l’export agroalimentare è di oltre 46 mld, il 71% verso l’Europa, il 14% verso l’America, l’11,2% verso l’Asia, 1,8% verso l’Africa. Anche il Mezzogiorno dimostra di essere una forza importante per il Paese. Con un valore aggiunto del settore agro-alimentare (al 2019) di circa 19,5 mld di euro rappresenta quasi un terzo del dato complessivo nazionale.

Nel 2020 l’export dell’agro-alimentare meridionale è di 8,2 mld euro, il 18% del dato nazionale, il 68% verso l’Europa, il 16,5% verso l’America, il 9,9% verso l’Asia, 3,4% verso l’Africa. L’area registra performance migliori: nel 2020 export +6,7% contro un dato Italia del +1,7%. Inoltre, esporta in 192 dei 207 Paesi nei quali sono presenti prodotti italiani. Oltre al commercio internazionale, il Mezzogiorno alimenta anche gli scambi interregionali, sostenendo le filiere lunghe nazionali attraverso le interdipendenze produttive che sviluppa con le altre aree italiane. In particolare, il Mezzogiorno risulta fornitore di prodotti primari del Centro-Nord e importatore di prodotti lavorati e industriali. Guardando al futuro, agricoltura, trasformazione

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Trend Export 2019/20. Confronto Italia-Mezzogiorno 7,4 6,7

4,7

1,9

1,7

0,7

Italia

Mezzogiorno

Italia

Agricoltura

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Mezzogiorno Alimentare

Italia

Mezzogiorno Agroalimentare

Fonte: elaborazioni SRM su dati Istat e Coeweb

degli alimenti, trasporto e distribuzione, consumo alimentare e nutrizione si trovano a fronteggiare sfide di carattere globale, legate al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità e all’esaurimento di risorse naturali quali acqua e suoli fertili, alla crescita demografica e all’invecchiamento della popolazione, alla urbanizzazione e alla trasformazione degli stili di vita, all’impatto delle nuove tecnologie informatiche. Di fronte ad un tale scenario quali possono essere le strade future che l’agroalimentare italiano può avere avanti a sé? Una prima direttrice è

rappresentata dal ruolo e dall’importanza della tradizione e del Made in Italy nella produzione e nei mercati tradizionali, sia interni che contigui. Il nostro “brand” è ampiamente riconosciuto e va alimentato e difeso. Se da un lato la combinazione vincente dell’offerta cibo-vino italiano, dell’attrattività degli agriturismi e dei borghi rurali, della leadership alberghiera e della ristorazione, fa della gastronomia italiana una esperienza di eccellenza assoluta e di grande impatto economico sul territorio, non possiamo non ricordare tutto ciò va costantemen-

te difeso con policy volte sia a valorizzare il territorio italiano, sia a contrastare l’Italian Sounding. Il falso Made in Italy (Stati Uniti, in Canada, in Australia, in America latina e in diversi altri mercati, inclusi quelli europei) danneggia una parte sempre più consistente dell’economia italiana e delle esportazioni agroalimentari.Una seconda direttrice è quella dell’innovazione, che interessa la bioeconomia e nuovi mercati (health, beauty, bioenergie, biocarburanti). Se l’agro-alimentare è sempre stato trattato come un settore maturo in realtà ben sappiamo che tutto sta


cambiando in maniera radicale e il settore agricolo, in particolare, sta assorbendo degli elementi tecnologici nella sua attività. La filiera agro-alimentare rappresenta inoltre uno dei motori della Bioeconomia; il suo peso è di oltre il 60% (La Bioeconomia in Europa, N.7 Intesa Sanpaolo). In riferimento ai nuovi comparti della filiera che si stanno imponendo sul mercato occidentale, citiamo la cosmetica e la nutraceutica che al momento sono già ben sviluppati in Italia con un buon margine rispetto agli altri paesi europei. Vanno inoltre in questa stessa direzione anche gli investimenti in termini di economia circolare e sostenibilità che interessano i campi delle bioenergie, della manutenzione boschiva e del riciclo dei rifiuti agroalimentari, che rispondono in modo ottimale anche agli Obiettivi energia-clima 2030. Affinché l’Italia possa seguire con successo le suddette sfide, deve puntare in modo decisivo su alcuni fattori abilitanti. Rientra tra questi la “sostenibilità delle produzioni” che assume una valenza reciproca rispetto all’agroalimentare. Sappiamo che ogni livello della filiera agroalimentare produce rifiuti di diversa natura e in quantità mutevoli. A ciò si aggiungono i danni ambientali provocati dalle emissioni di CO2 e consumi idrici inutili ed

evitabili. Tuttavia, occorre riconoscere all’agricoltura il merito di riutilizzare le terre incolte e quindi di consentire una rigenerazione dei terreni. Diversi sono gli strumenti e gli interventi previsti a livello europeo per favorire produzioni sostenibili come European Green Deal (Mille miliardi di euro in dieci anni per azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050), la PAC per un uso efficiente e razionale delle risorse naturali e quindi percorso strategico di crescita e ristrutturazione del settore. Un altro fattore abilitante è la “Tecnologia applicata”. Sistemi avanzati di gestione dell’informazione, agricoltura di precisione, automazione agricola e robotica, diventeranno presto la norma e una necessità competitiva nelle economie più sviluppate. L’obiettivo sarà quello di migliorare le pratiche di produzione del cibo, preservando la qualità dei suoli, diversificando le colture, minimizzando l’utilizzo di fertilizzanti, promuovendo l’agricoltura organica supportata dall’agricoltura di precisione, riducendo il consumo di acqua ed energia e l’emissione di gas serra. Servono poi competenze specifiche e diverse per crescere ed ecco che la formazione fa da anello di congiunzione del cambiamento. Occorre punta-

re sull’istruzione poiché l’Italia è ancora lontana dall’Europa: nel secondo trimestre 2020, il 62,6% delle persone di 25-64 anni ha almeno il diploma superiore contro una media Ue del 79%. Un ruolo rilevante è assunto dagli I.T.S. e dall’Area STEM per la domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche. Infine, per rilanciare il posizionamento dell’Italia e del Mezzogiorno nella filiera internazionale serve un nuovo piano localizzativo caratterizzato da una governance che faciliti e non ostacoli la trasformazione e che punti su una corretta gestione dei fondi nazionali ed europei (programmazione 2021/27, Recovery fund..), un rafforzamento della logistica per rendere centrale il ruolo dell’Italia in Europa e quello del Mezzogiorno in Italia (ruolo strategico delle ZES), lo sviluppo delle tecnologie e digitalizzazione per lo sviluppo delle nuove specializzazioni dei distretti o riqualificazione di quelli esistenti ed una ridefinizione delle competenze e della qualità del lavoro. Con questi presupposti, il settore sarà in grado di dare risposte intelligenti e innovative alla crescente spinta verso la sostenibilità ambientale e climatica delle produzioni agroalimentari e, contando sui punti di forza, potrà superare con successo le numerose sfide future.

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Donne, la diversity fa bene al business L'uguaglianza di genere è una scelta che conviene, rispetto alla quale le imprese, però, hanno ancora molto da fare. Alessandra Puglisi, presidente del Comitato femminile Plurale di Confindustria Salerno, racconta gli esiti dello studio teso a misurare il grado di maturità nelle PMI in termini di parità di genere e a individuare le prospettive per colmare il gap di genere nei processi decisionali delle organizzazioni di Raffaella Venerando

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residente, poche settimane fa - nel corso di un evento dedicato molto partecipato - ha presentato gli esiti di un’indagine sulla parità di genere nelle pmi. Emergono alcune chiare attitudini in atto tra le pmi e, altre, non ancora correttamente sviluppate. Che bilancio è possibile tracciare ad oggi? Il primo dato da rimarcare è la buona presenza delle donne nelle organizzazioni, il 35% sul totale degli occupati. Ma non è il solo, fortunatamente. Le aziende che hanno dichiarato la maggiore presenza di investimenti in ricerca e sviluppo, la fanno coincidere con l’inventiva femminile, con un 30% circa di promozione di innovazioni, brevetti e applicazioni finali generati da donne. Non mancano le criticità su cui riflettere: dallo studio viene fuori ancora e purtroppo quanto gli investimenti per favorire la parità di genere non siano considerati strategici. Ricaduta di ciò il dato che vede le donne nel 10% della popolazione occupata in ruoli meno pagati. L'uguaglianza di genere è una scelta conveniente, sulla

Alessandra Puglisi

quale però siamo ancora molto indietro. Sulla metodologia da seguire è stato necessario ingegnarsi data la scarsità di letteratura di riferimento. In che modo? Abbiamo intrapreso un percorso innovativo, svolto nell'ambito del progetto europeo "R&I Peers", per iniziare a misurare come vengono vissute la gender equality e la gender opportunity in un’ottica imprenditoriale in campo privato. A conti fatti, a oggi, in ambito di rendicontazione non finanziaria e di Social Responsability, non esistono linee guida per la redazione di un bilancio di genere nel contesto organizzativo delle PMI. Sia-

mo state dunque pioniere nella definizione di criteri e modalità omogenei al fine di contribuire a colmare il gap esistente negli strumenti a disposizione delle organizzazioni e valorizzare il contributo delle imprese associate a Confindustria Salerno, a testimonianza dell’impegno in tema di sostenibilità sociale. Il bilancio di sostenibilità si focalizza infatti solo sul rapporto percentuale tra stipendio base/ retribuzione media delle donne rispetto agli uomini e la diversità negli organi di governo e tra i dipendenti. Avevamo e avremo bisogno per le nostre pmi di una traccia più articolata. Per abbozzarla, allora, abbiamo riadattato tutti gli indicatori utili, mettendo insieme quelli per le certificazioni di genere nelle big companies, quelli che costituiscono alcune voci del GEI, l’indice che dal 2013 misura il progresso sull’uguaglianza di genere in Europa, più un altro centinaio di indicatori desunti dai lavori sul tema svolti dai nostri partner europei. Nell’indagine definitiva, sono stati 33 i nostri KPI. Un buon inizio che siamo certe di poter precisare nel futuro. Una grande oppor-


tunità che possiamo cogliere anche grazie al lavoro che, prima di me, hanno portato avanti Stefania Rinaldi e Alessandra Pedone che mi hanno preceduto nella Presidenza del Comitato. Per il decisivo cambio di passo, allora, su quale ambito occorre spingere di più? Istruzione, formazione, educazione? Il primo passo incompiuto al momento resta la mancanza di consapevolezza di quanto le donne siano un valore aggiunto e di quanto, in una fase in cui si sta ridisegnando il modello di sviluppo economico, possano essere un elemento strategico importante. La parità di genere non è ancora percepita come urgente, come un bisogno e un interesse per tutti. Un recente studio australiano, ad esempio, lo conferma: le società che nominano Amministratrici delegate, o che aumentano del 10% le componenti del CDA o del management, vedono crescere il loro valore azionario più del 6%. Questo accade perché grazie alla diversity i punti di vista sono bilanciati e le decisioni più flessibili, veloci ed efficaci. Occorre pertanto lavorare su più livelli - nelle famiglie, nelle scuole e poi nelle imprese - per una efficace prevenzione contro gli stereotipi, contro le discriminazioni di ogni sorta. Quello promosso dal Comitato

Femminile Plurale di Confindustria Salerno vuole essere un lavoro corale e costante nel tempo. Se vogliamo generare un reale cambiamento, le forze in campo devono essere molteplici e la collaborazione quanto più ampia possibile. Quali i prossimi step? Di sicuro, ci impegneremo perché “Gep no Gap” non resti un evento isolato. Il confronto che abbiamo inaugurato quest’anno deve diventare in qualche modo rituale, così da essere la data in cui si fa il punto sul lavoro svolto nel corso di un anno e, nel tempo, misurare i progressi fatti. Per questo, stiamo già lavorando ad appuntamenti in qualche misura propedeutici e complementari, come il progetto di creatività - in collaborazione con il Gruppo Giovani Imprenditori - da portare nelle scuole elementari, attraverso il quale insegnare a partire dai banchi la parità e la prevenzione dai pregiudizi. Parallelamente, investiremo sempre più nella formazione con l’obiettivo di consolidare la managerialità femminile nelle aziende e nelle organizzazioni. Per le pmi deve essere sempre più chiaro che un ambiente inclusivo in azienda equivale ad ottenere vantaggi CONFINDUSTRIA Non SALERNO è una solo questione etica, ma di competitivi. visione imprenditoriale. COMITATO FEMMINILE PLURALE

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GEPNOGAP Bilancio e certificazione di genere nelle PMI

CONVEGNO 29 giugno 2021 ore 18.30 Castello Arechi Salerno Introduce Alessandra Puglisi Presidente Comitato Femminile Plurale Confindustria Salerno Interventi Ornella Malandrino Direttrice Osservatorio interdipartimentale per gli studi di Genere e le Pari Opportunità dell'Università di Salerno (OGEPO) Loredana Incarnato Responsabile area STEM del progetto R&I PEERS Università di Salerno Marco Micheli Direttore Relazioni Esterne e Comunicazione Strategica Telepass Francesca d'Amico Responsabile Comunicazione illimity Bank Chrystelle Simon Diversity, Equity & Inclusion Leader Deloitte Central Mediterranean Luca Lepore Responsabile Formazione Networking Academy Sud Europa - Cisco Laura Nacci Education Manager SheTech Annamaria Scirè Global Human Resources Business Partner Docebo Conclude Antonio Ferraioli Presidente Confindustria Salerno Modera Elena Salzano Delegata per la Campania FERPI Federazione Relazioni Pubbliche Italiana

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AMBIENTE E SOSTENIBILITÀ: L’IMPEGNO DEI GI Una Commissione ad hoc per aumentare conoscenza e consapevolezza su di un tema indispensabile per una crescita virtuosa e duratura di Valentina Sada | consigliere Gruppo GI Confindustria Salerno

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a sostenibilità è un nuovo approccio mentale che si apre alle imprese come al cittadino e che abbraccia, contemporaneamente, ambiente, economia e società. Tutti sono chiamati a contribuire alla salvaguardia del Pianeta. Le imprese che non lo fanno, si autoeliminano dal mercato. Con questo spirito e con questa consapevolezza, i Giovani Imprenditori di Confindustria Salerno hanno creato una Commissione sul tema Ambiente e Sostenibilità organizzando degli incontri con esperti, associazioni e aziende importanti su scala nazionale, allo scopo di confrontarsi, conoscere best practices e far radicare sempre più la cultura della sostenibilità sul territorio. Emerge sempre più chiara la volontà da parte delle aziende di creare valore per i loro stakeholder, per la comunità e il territorio, attraverso prodotti e processi che devono impattare sempre meno sull’ambiente. Il modello produttivo lineare basato sul «produci, utilizza, consuma e getti via» è totalmente superato. Si è introdotto il concetto di circolarità delle risorse, un modello «produci, utilizza, consuma, recupera e ricicla» per il quale tecnologie e innovazione diventano elementi di forza, efficienza e creatività. Vengono così a crearsi nuovi driver che stimolano le imprese al cambiamento, mirando a preservare le risorse e il loro valore nel tempo in sistemi ciclici, basati sulla prevenzione. Le scelte di progettazione diventano ragionate ed essenziali e innescano tanti benefici a cascata. Si crea un processo virtuoso lungo tutta la filiera

che apporta vantaggi all’ambiente, diminuendo l’impatto sul consumo delle fonti energetiche e limitando l’inquinamento di aria e suolo. Per fare questo, sono però necessari modelli e strumenti accreditati cui attenersi e che permettono di misurare in modo chiaro e trasparente i risultati e rispondere alla chiamata dell’Onu con i 17 obiettivi SDGs (Sustainable Develompment Goals) per attuare un cambiamento economico e sociale in chiave sostenibile. A raccontare esperienze di sostenibilità, la Commissione ha invitato la professoressa Ornella Malandrino, ordinario Scienze Merceologiche del Dipartimento di Scienze Aziendali - Management e Innovation dell’Università degli Studi di Salerno. Alla docente il compito di illustrare ciascun obiettivo SDG declinandolo per settori industriali coinvolti. Poi è stata la volta di Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania che ha affrontato il tema della transazione ecologica e delle comunità energetiche nei distretti industriali. Infine, la Commissione ha incontrato l’ingegner Marcello Somma, direttore global business development & center of expertise di Fater Smart che ha raccontato come è possibile ridare una seconda vita a pannolini e prodotti assorbenti per la persona creando nuovi modelli di business per la sostenibilità. Già in calendario nuovi incontri che siamo certi saranno utili per incrementare ancor di più la conoscenza e, di rimando, la consapevolezza su di un tema ormai indispensabile per una crescita economica e sociale virtuosa e duratura.


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ITALIA-MESSICO, a Letizia Magaldi la guida dell’Aemi Nuova sfida per la vicepresidente di Magaldi Power chiamata a consolidare ed estendere i legami industriali, commerciali, culturali, turistici, scientifici e accademici tra i due Paesi di Raffaella Venerando

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uovo, prestigioso incarico per lei. Da poche settimane è infatti stata eletta presidente dell’Associazione Economica del Messico in Italia. Quali sono le finalità per cui è nata l’AEMI? L’Associazione Economica del Messico in Italia (Aemi) è stata costituita nell’ottobre 2020 da un gruppo di piccole, medie e grandi imprese di varie filiere industriali, su impulso dell’Ambasciata del Messico in Italia, il cui obiettivo comune è quello di consolidare ed estendere i legami industriali, commerciali, culturali, turistici, scientifici e accademici tra i due Paesi. L’Associazione si propone come uno spazio per condividere idee, progetti, problematiche e know-how al fine di fornire spunti di indirizzo e contributo a livello di Sistema Paese per lo sviluppo delle relazioni Italia-Messico, anche con elaborazione di proposte ad hoc per le istituzioni. Aemi supporta lo sviluppo dell’imprenditoria di entrambi i Paesi, così

Letizia Magaldi

come agevola l’accesso a dati, servizi e modelli di successo imprenditoriale e commerciale. Tra i principali obiettivi dell’Associazione c’è quello di allargare la comunità agli operatori che già collaborano o sono interessati ad avviare una relazione con il Messico con il fine di costituire la prima Camera di Commercio Messicana in Italia, uno strumento importante per promuovere e rendere strutturali le relazioni tra Italia e Messico. Quali saranno le sue prime iniziative? Per rendere più puntuali le prossime azioni abbiamo deciso di approfondire inizialmente i temi relativi ai settori Tecnologia, Turismo e Agroalimentare, che sono

al momento quelli che offrono maggiori opportunità di sviluppo. Relativamente alla “Tecnologia”, tra le industrie principali troviamo l’automobilistica, l’aerospaziale, la petrolchimica, le telecomunicazioni, del cemento e l’informatica. Nel 2020, le esportazioni del Messico si sono concentrate nelle automobili, computer, autoparti e accessori per veicoli. Le esportazioni dell’Italia verso il Messico nel 2019 sono ammontate a 4,4 miliardi di euro, concentrate soprattutto nei macchinari industriali, automobili, trattori e motociclette, macchinari elettrici, strumenti di plastica e strumenti fotografici e ottici. Il Messico è anche un ponte per il mercato del nord America grazie all’accordo Stati Uniti, Messico e Canada sul libero scambio, che potenzia il Nafta. Per quel che riguarda il “Turismo”, il Messico è terza meta turistica mondiale nel 2020. L’Italia nel 2019 è risultata la quarta. Secondo l’Organizzazione Mondiale

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del Turismo, il Messico rappresenta la principale meta turistica in America Latina. Sono circa 140.000 i turisti messicani arrivati in Italia annualmente. Sono più di 180 mila i turisti italiani che visitano il Messico ogni anno, secondo l’Unità di Politica Migratoria della SEGOB (Ministero dell’Interno messicano). Dati che devono essere sicuramente incrementati. Infine l’“Agroalimentare”, anch’esso tra i principali settori in Messico. Ancor di più dopo l’Accordo tra UE e Messico di libero scambio che prevede l’eliminazione del 99% sullo scambio commerciale; l’86% di questi corrisponde all’industria agroalimentare. Il Messico con questo accordo riconoscerà l’indicazione geografica di 64 prodotti italiani, favorendo le esportazioni di pasta, cioccolato, dolci, formaggi erborinati, frutta in scatola, carne (manzo, maiale e pollo), vini, oli commestibili, miele, grano. Queste analisi settoriali su Tecnologia, Turismo e Agroalimentare, nella fase iniziale, avranno tre obiettivi prioritari: esercitare advocacy, identificare opportunità di sviluppo e individuare servizi di interesse, ognuno nel proprio settore. L’obiettivo è comunque quello di approfondire nel tempo anche altri comparti. La crescita della classe media messicana ha infatti creato nuove opportunità per le imprese specializzate in arredamento, abbigliamento, calzature, gioielleria, alimentari e bevande. Abbiamo inoltre in programma una serie di webinar, incontri, seminari, presso varie sedi regionali di Confindustria e associazione di categoria, per approfondire le opportunità di cooperazione tra Italia e Messico e le potenzialità economiche in Messico per le imprese italiane e viceversa, nonché per promuovere attività culturali in entrambi i Paesi. Nel dibattito vogliamo inoltre coinvolgere altre voci autorevoli, docenti universitari, giornalisti ed esperti nel rapporto bilaterale. La sua azienda opera da diverso tempo in Messico. Quali sono i vantaggi di investire in questo Paese, quali le affinità con il nostro e quali segmenti hanno a suo avviso maggiori probabilità di espansione? Oggi il Messico è particolarmente attrattivo dal punto di vista economico, può contare su di un

quadro giuridico alquanto stabile, una buona capacità macroeconomica, costi di produzione competitivi e una sempre maggiore apertura internazionale. Negli anni il Paese ha infatti puntato sull’apertura commerciale, l’attrattività degli investimenti, le liberalizzazioni, le privatizzazioni nei settori fondamentali dell’economia e sullo sviluppo delle infrastrutture. Il Messico è diventata così la 15ª economia mondiale per PIL e la prima più importante in America Latina (Banca Mondiale, 2020). È undicesimo esportatore a livello mondiale e primo dell’America Latina (OMC, 2020). Il Paese è una piattaforma logistica mondiale, tramite 14 Accordi di libero scambio con le principali economie del mondo in America, Europa e Asia: ha così un accesso preferenziale in 50 paesi. Lo scorso 1° Luglio è entrato in vigore l’accordo di libero scambio Stati Uniti, Messico e Canada, rinforzando il Nafta. In questo quadro, le relazioni economiche tra Italia e Messico sono particolarmente solide, ancor di più dopo l’Accordo Globale Messico-UE che assicura una linea preferenziale al commercio tra i due Paesi. Durante il 2019 ha raggiunto la cifra di 7 miliardi di euro. L’Italia è il terzo socio commerciale del Messico tra i paesi dell’Unione europea e dodicesimo a livello mondiale, mentre il Messico è il principale mercato dell’Italia in America Latina. A partire del 1999 si sono stabilite in Messico circa di 1.800 società con capitale italiano distribuite in diversi settori. Le imprese messicane in Italia sono invece circa una sessantina, ma il dato si stima in crescita soprattutto nei settori alimentare, tubazioni in plastica, aeronautico, finanziario e design. Del resto come lei ricorda, la società di cui io sono vicepresidente, la Magaldi Power, leader mondiale nello  sviluppo di soluzioni innovative industriali ed eco-sostenibili,  opera da tempo anche in Messico proprio perché riconosciamo la crescente rilevanza del mercato di questo Paese. Magaldi Power fornisce in particolare impianti per le fonderie, acciaierie, cementifici e centrali elettriche. Per noi che siamo presenti in più di 50 Paesi nel mondo, il Messico specialmente è una terra di grandi opportunità.


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SEABIN, per un mare più accogliente Al Marina d’Arechi installate due unità di un avanguardistico sistema di raccolta di detriti in galleggiamento di Raffaella Venerando

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nstallate a Marina d’Arechi due unità dell’innovativo sistema Seabin, un dispositivo in grado di assicurare il filtraggio continuo delle acque del bacino portuale, separando e recuperando dal mare plastica, microplastiche fino a 2 mm e microfibre fino a 0,3 mm. Il Seabin, letteralmente “cestino rifiuti del mare” nasce nel 2014 partendo dal basso, dalla volontà di un gruppo di giovani australiani, amanti del surf, nuoto, immersioni, spinti dalla passione per l’oceano e dalla consapevolezza che la cattiva gestione dei rifiuti li stava uccidendo. Essi lanciano la Seabin Project foundation for cleaner oceans, attivando una vera e propria comunità, programmi di istruzione, raccolta di dati, ricerca scientifica e

tecnologica, attività educative, con un solo obiettivo: avere oceani privi di inquinamento per le future generazioni. L’innovativo sistema tecnologico viene ideato da LifeGate nell’ambito del progetto PlasticLess®. Una volta installato, il Seabin si muove su e giù con la portata della marea raccogliendo tutti i detriti marini. L'acqua viene aspirata dalla superficie con una pompa sommergibile in grado di trattare 25.000 litri all'ora e passa attraverso un sacchetto di raccolta. L'acqua viene quindi pompata nuovamente nella marina lasciando i detriti marini intrappolati all'interno della sacca di cattura per essere riciclati o inviati a una struttura di gestione dei rifiuti. I nuovi dispositivi sono stati immersi in due punti del marina, con la parte superiore

al livello della superficie dell’acqua, e sono in grado di funzionare 24 ore al giorno,  raccogliendo molti più detriti in galleggiamento, soprattutto plastici, di quanto sia possibile con una raccolta manuale. «Proseguiamo lungo la direzione che abbiamo tracciato fin dall’inizio» ha commentato la Marina Manager Anna Cannavacciuolo. «La motivazione per la tutela dell’ambiente marino fa parte del nostro DNA e siamo certi di condividerla con tutti gli appassionati della nautica che decidono di scegliere Marina d’Arechi per la propria imbarcazione. Siamo sempre alla ricerca di tecnologie innovative che ci supportino nel percorso di cura della salute dei nostri mari e del nostro territorio.E Seabin è sicuramente una di queste».

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AGS FIRMA LO SPOT TV COCO IN ONDA SU MEDIASET Nasce dalla collaborazione con Unitalia il commercial televisivo per OP Ventrone, azienda agricola campana che opera nel settore dell’ortofrutta, dedicato al lancio di una baby anguria limited edition

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a cura della redazione

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n questi giorni fino al 24 luglio, è in onda su tutte le reti Mediaset lo spot di COCO baby anguria senza semi, ideato e realizzato da AGS comunica, agenzia di comunicazione di Salerno. Per delineare la strategia di marketing e comunicazione per il lancio del suo nuovo prodotto, O.P. Ventrone ha scelto AGS Comunica che ha creato il brand COCO, pianificato l’iter di lancio del prodotto, dalla registrazione del marchio alla comunicazione online, con il sito web e i canali social Facebook e Instagram, realizzando e programmando 3 spot tv, in onda sulle principali reti Mediaset. «Questo per me è motivo di orgoglio, in primis per il nostro territorio - dagli attori alla società di produzione, tutto lo staff è sa-

lernitano! E poi, fatemelo dire: "È successo anche a noi...siamo su Mediaset!"», commenta così Silvio Sabatino, ceo&founder di AGS comunica. «COCO è una baby anguria Limited Edition ed è una startup. Avevamo necessità che il prodotto fosse prima conosciuto e poi riconosciuto. Abbiamo lavorato perché COCO arrivasse prima davanti ai nostri occhi e poi nei nostri ricordi, per entrare quindi nei supermercati e nelle nostre case - anzi, nelle nostre pance! E come si fa a ricordare qualcosa che non si conosce? Abbiamo giocato allora con una porzione potente di immaginario collettivo: le “frasi fatte”. Anche perché COCO è il prodotto ideale per sfatare tutti i falsi miti. Tre frasi cult, tre stereotipi: un fanfarone, un pretenzio-

so, un’ingenua sempliciotta, ruoli e tipizzazioni che i nostri attori interpretano egregiamente», Annalisa Capriglione, Creative Director. È così che sono nati i 3 spot multi-soggetto da 15” in onda sulle reti Mediaset e sui canali digital: https://bit.ly/COCObabyanguria_SPOT https://www.youtube.com/ channel/UCBMTRo4FpoKmAXgfjcPtzgg/videos. COCO SPOT 2021 Cliente: OP Ventrone Storyboard: AGS comunica Produzione: Unitalia Regia: Enrico Francese Art Direction: Annalisa Capriglione Attori: Emanuela Tondini, Alessio Sica, Vincenzo Tota Speaker: Mario Alabiso Jingle: Enrico Francese Agenzia Media: Publitalia ‘80


G. Del Priore, inclini al futuro Da oltre sessant’anni, l’azienda offre ai clienti un servizio di consulenza affidabile e trasparente, correndo veloce verso nuove soluzioni di mobilità sostenibile di Raffaella Venerando

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auto è sinonimo di passione e libertà. Rappresenta, dunque, una delle scelte più importanti nella vita delle persone che va ben ponderata. Affidarsi a esperti del settore per meglio decidere diventa pertanto fondamentale. La concessionaria G. Del Priore - con sedi a Salerno, Napoli e Potenza - offre ai clienti un servizio di consulenza affidabile e trasparente teso a risolvere tutte le esigenze di mobilità. La storia della società Del Priore è la storia di un’azienda dedita al servizio del cliente che inizia nel 1955 e continua fino ad oggi, con la stessa passione di sempre, verso un futuro più sostenibile. Da oltre sessant’anni l’azienda prosegue con impegno a garantire qualità e affidabilità. La vision coincide con un concetto molto chiaro e lineare che Audi stessa ha

fatto suo: “Future is an attitude”, l’attitudine al progresso, ma con radici ben piantate nel presente, per consentire di puntare lontano, con un focus chiaro sul futuro della mobilità e non solo. Per l’azienda Del Priore, la mobilità elettrica è elemento cruciale di un sistema di trasporto più sostenibile e rispettoso del clima. L'elettrificazione e la digitalizzazione sono temi cruciali nella nostra epoca e rappresentano la chiave per un futuro più sostenibile. E-tron è il nome dei veicoli elettrici Audi e proprio in questo momento, storicamente rilevante nel panorama automobilistico mondiale, Audi lancia Q4 e-tron, il primo suv compatto 100% elettrico. Lʼassetto sportivo, di serie per la versione S line edition, ribassa il veicolo di 15 mm e offre una taratura maggiormente dinamica di molle e ammortizzatori, permetten-

do così un contatto più diretto con la strada. L’innovativa vettura promette un elettrico senza compromessi, grazie a unʼofferta di ricarica globale, che prevede soluzioni intelligenti sia per la ricarica a casa, sia in viaggio. Si tratta, inoltre, della prima Audi che si avvale del sistema audio premium SONOS: dieci altoparlanti ad alte prestazioni che trasformano la musica in unʼesperienza indimenticabile. Insieme ai bassi profondi, la riproduzione nitida del suono fa sì che i toni alti e bassi possano essere sperimentati nella loro piena intensità. Venite a scoprire che rumore fa l’innovazione. G. Del Priore Srl Via Parmenide, 260 84131 Salerno (SA) Tel. 089 332700 Fax 089 335295 giorgio.areni@delpriore.it www.delpriore.it

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ISOLKAPPA RIORGANIZZAZIONE NEL SEGNO DI INDUSTRIA 4.0

Negli ultimi anni gli stabilimenti produttivi sono stati rifondati e implementati per un concreto sviluppo sostenibile. Giuseppe Rinaldi, AD: «Oggi velocità, puntualità e qualità sono i nostri punti di forza» a cura della redazione

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he valore ha l’innovazione per un’azienda come la sua? E quali interventi nel segno della digitalizzazione vi vedono coinvolti? Isolkappa è definita dagli addetti ai lavori esempio riuscito di fabbrica intelligente. Le azioni strategiche messe in campo, capaci di coniugare il rispetto dei valori umani con competitività, crescita e successo, hanno premiato la visione aziendale al punto tale da meritarsi l’appellativo. Nello specifico la visione aziendale contempla i principi basilari dell’Industria 4.0, con un’attenzione particolare allo sviluppo sostenibile e alla responsabilità sociale. Da presidente del Gruppo Chimica Gomma Plastica di Confindustria Salerno, mi piace sottolineare come la relazione strutturata tra macchine, persone e sistemi ci permette di pianificare e ottimizzare ogni singola risorsa produttiva per gestire in modo dettagliato l'intera filiera aziendale, monitorare le fasi della produzione e le relative statistiche attraverso report completi e una più generale visione dei piani di avanzamento.

Giuseppe Rinaldi

Ed è la visione ad aver rappresentato il punto di forza di molte società, a partire da Isolkappa che negli anni è diventata riferimento d’eccellenza nel mercato degli isolanti in polistirene espanso sinterizzato. Gli stabilimenti produttivi di Isolkappa sono infatti stati rifondati, implementati e riorganizzati negli ultimi anni secondo i principi dell’Industria 4.0. Nello specifico, nel corso del 2020, importanti investimenti hanno ufficialmente sancito il percorso, in un’ottica di una continua qualificazione aziendale, traducibile nella produzione del non plus ultra per l’efficientamento energetico. Soprattutto nell’ambito cappotto termico, gli isolanti Isolkappa sono rappresentativi di un modello

eco-efficiente in grado di contribuire al miglioramento della qualità della vita. In linea con la strategia aziendale, relativamente al rispetto dei principi dell’Industria 4.0, a inizio 2020 un importante investimento ha dato il via all’installazione di un impianto per la pressatura post sinterizzazione dei blocchi completamente automatico. Si tratta in particolare di una linea di produzione innovativa, altamente tecnologica e performante, con la quale si effettua, attraverso un trattamento meccanico, la compressione dei blocchi di EPS, dando vita a due nuove tipologie di procedimenti produttivi - detensionatura ed elasticizzazione - in grado di mantenere alti gli standard qualitativi garantendo l’eccezionale planarità, la stabilità dimensionale e tempi di produzione spinti. Velocità, puntualità, qualità, produttività, competitività: questi i punti di forza della nostra fabbrica 4.0. Interconnesssione è la parola d’ordine, tra persone, tra persone e macchinari, in un costante rapporto dialettico con l’ambiente, premessa ottimale per un concreto sviluppo sostenibile.


norme e società

MEDIAZIONE CIVILE, iniziato l’iter per la seconda riforma Marco Marinaro avvocato cassazionista - professore a contratto di “Giustizia sostenibile e ADR” del Dipartimento di Giurisprudenza della LUISS “Guido Carli” di Roma - giudice ausiliario della Corte di Appello di Napoli - mediatore e arbitro || mmarinaro@luiss.it

Il maxiemendamento del Governo si pone in perfetta sintonia con le proposte della Commissione Luiso e scardina del tutto la precedente formulazione della riforma proposta dall’ex Ministro Bonafede con la quale si prevedeva soltanto un taglio alle materie sottoposte alla condizione di procedibilità in mediazione

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l tempo per la riforma della giustizia civile - e in particolare per la mediazione - sembra essere ormai maturo, una riforma che procede nel solco tracciato con il PNRR dal Governo Draghi. Nelle linee programmatiche indicate al Parlamento dalla Ministra della Giustizia Cartabia il 18 marzo 2021 per l’innovazione della giustizia civile, un ruolo centrale è stato assegnato ai sistemi alternativi di risoluzione delle controversie e, in particolare, alla mediazione dei conflitti non soltanto per gli «effetti virtuosi di alleggerimento dell’amministrazione della giustizia», ma in funzione della loro «complementarità rispetto alla giurisdizione, di coesistenza» più che di alternatività. Secondo le indicazioni della Ministra Cartabia, «è tempo di ripensare il rapporto tra processo davanti al giudice e strumenti di mediazione» in una prospet-

tiva sinergica, tenendo presente che «questi strumenti, se ben calibrati, tracciano percorsi della giustizia che tengono conto delle relazioni sociali coinvolte, risanano lacerazioni e stemperano le tensioni sociali». L’intervento legislativo delineato per la mediazione in quella sede è stato articolato seguendo tre direttrici: la definizione degli ambiti di applicazione (per estenderne la portata, specie nei settori dove statisticamente si sono verificate maggiori possibilità di successo e dove la mediazione porterebbe un indiscutibile valore aggiunto, come nelle controversie in materia di famiglia e filiazione); la previsione di incentivi (processuali, economici fiscali) e la revisione del rapporto tra mediazione e giudizio, valorizzandone, ad esempio, una più compiuta interrelazione grazie a uno sviluppo della mediazione delegata dal giudice (o endoprocessua-

le). Il lavoro preparatorio della riforma è stato così affidato alla Commissione di studio presieduta dal professor Francesco Paolo Luiso con il preciso compito di elaborare proposte e interventi in materia di processo civile e di strumenti alternativi, al fine di ridurre i tempi dei processi e ottenere una migliore efficienza dell’amministrazione della giustizia, alla luce del disegno di legge delega AS 1662 (presentato il 9 gennaio 2020 dal precedente Ministro della Giustizia e tuttora all’esame della Commissione giustizia del Senato). La relazione finale della Commissione Luiso è stata consegnata alla Ministra Cartabia il 3 giugno 2021 la quale, all’esito di una serie di interlocuzioni e della bollinatura della Ragioneria dello Stato, il 16 giugno 2021, ha firmato i 24 emendamenti, che ora hanno iniziato il loro iter parlamentare nella prospettiva di un approdo

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«Si prevede la valorizzazione e incentivazione della mediazione demandata dal giudice, in un regime di collaborazione necessaria fra gli uffici giudiziari, l’università, l’avvocatura, gli organismi di mediazione, gli enti e le associazioni professionali e di categoria sul territorio che realizzi stabilmente la formazione degli operatori, il monitoraggio delle esperienze e la tracciabilità dei provvedimenti giudiziali» _________________________

nell’aula di Palazzo Madama a partire dal 20 luglio 2021. Con riguardo specifico alla mediazione, il maxiemendamento del Governo si pone in perfetta sintonia con le proposte della Commissione Luiso e scardina del tutto la precedente formulazione della riforma proposta dall’ex Ministro Bonafede con la quale si prevedeva soltanto un taglio alle materie sottoposte

alla condizione di procedibilità in mediazione. Gli emendamenti (che costituiscono princìpi di legge delega) all’esame del Senato appaiono del tutto coerenti con le linee guida indicate dalla Ministra Cartabia in quanto possono essere inquadrati ed esaminati seguendo le tre direttrici sopra evidenziate. In primo luogo, viene previsto il riordino, la semplificazione e l’incremento degli incentivi fiscali. In relazione poi alla definizione degli ambiti di applicazione, viene esteso il perimetro per il ricorso obbligatorio alla mediazione in via preventiva in materia di contratti di associazione in partecipazione, di consorzio, di franchising, di opera, di rete, di somministrazione, di società di persone, di subfornitura. Quanto al rapporto tra mediazione e giudizio, si prevede la valorizzazione e incentivazione della mediazione demandata dal giudice, in un regime di collaborazione necessaria fra gli uffici giudiziari, l’università, l’avvocatura, gli organismi di mediazione, gli enti e le associazioni professionali e di categoria sul territorio che realizzi stabilmente la formazione degli operatori, il monitoraggio delle esperienze e la tracciabilità dei provvedimenti giudiziali che demandano le parti alla mediazione. E ancora, per risolvere talune problematiche interpretative derivanti dal rapporto mediazione e processo, si sanciscono taluni altri princìpi anche al fine di rendere effettiva la mediazione potenziandone le possibilità di successo. Infine, particolare attenzione viene riservata all’innalzamento della qualità del servizio di mediazione attraverso la revisione della

disciplina sulla formazione e sull’aggiornamento dei mediatori, aumentando la durata della stessa e dei criteri di idoneità per l’accreditamento dei formatori teorici e pratici, ma anche riformando i criteri indicatori dei requisiti di serietà ed efficienza degli enti pubblici o privati per l’abilitazione a costituire gli organismi di mediazione e le modalità della loro documentazione per l’iscrizione nel registro previsto dalla medesima norma; riformando e razionalizzando i criteri di valutazione della idoneità del responsabile dell’organismo di mediazione, nonché degli obblighi del responsabile dell’organismo di mediazione e del responsabile scientifico dell’ente di formazione. La seconda stagione di riforme per la mediazione (dopo quella del 2013) è iniziata. L’auspicio è che possa concretizzarsi in coerenza con i princìpi espressi e in tempi ragionevolmente rapidi con l’obiettivo di realizzare un sistema complesso e coerente per la giustizia civile, facilmente accessibile, ove la via conciliativa e quella giurisdizionale dialogano divenendo complementari, rispondendo alle esigenze di efficienza e sostenibilità, «garantendo un’equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario» (secondo quanto indicato dall’art. 1, Direttiva 2008/53/ CE). Un sistema nel quale la composizione delle liti in chiave coesistenziale amplia e rende effettivo l’accesso alla giustizia in un quadro solidaristico di caratura assiologica costituzionale che miri a rafforzare la coesione sociale rilanciando il sistema economico.


norme e società

IL CASO DELLE informative prefettizie antimafia Luigi Maria D’Angiolella avvocato | studio D'Angiolella dangiolella@studiolegaledangiolella.it

La costruzione di una strategia di prevenzione dell’infiltrazione criminale va maggiormente conciliata con l’esigenza di tutelare la libertà di iniziativa economica e la presunzione di innocenza. In questo processo di necessario aggiustamento, un ruolo prioritario deve assumerlo la giurisprudenza

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no degli argomenti più spinosi che l’esperienza di avvocato amministrativista pone innanzi è quello delle informative prefettizie antimafia. Argomento difficile da esaminare, poiché interessa temi che comprensibilmente rendono molto cauti burocrazie, giudici e anche legali.  L’incidenza che il fenomeno ha assunto è enorme: una statistica riferisce di circa 200.000 interdittive negli ultimi dieci anni, per lo più nelle forme meno gravi, dovute ai cosiddetti “eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa”, provvedimenti emessi, come a molti è noto, anche sulla base di meri indizi o ancor più labili sospetti. Le conseguenze - per le persone e le imprese colpite da teli atti prefettizi- risultano talvolta peggiori

di una acclarata condanna penale, tanto che è stata coniata la formula di ergastolo amministrativo, a causa del quale si è impossibilitati a trattenere qualsiasi rapporto con la P.A., il che, nel nostro sistema, in cui l’amministrazione permea qualsiasi vicenda economica e sociale (dalla patente, al permesso di costruire; dalla licenza commerciale al fido in banca) vuol dire quasi la morte civile. Cosa potrebbe migliorare, allora, anche con l’attuale - criticabile - legislazione? L’ampia discrezionalità prefettizia voluta dalle norme, e per lo più avallata dalla giurisprudenza amministrativa, non può essere ammessa oltre certi limiti, senza definitivamente snaturare le certezze sulle quali pure deve poter contare l’investimento economico. Pur comprendendo che

il fenomeno mafioso è subdolo, trovare dei meccanismi per meglio definire quando sia concreto il pericolo di infiltrazione appare necessario. Il fattore tempo - categoria fondante dell’esperienza umana, come ben si sa - non può più essere solo formalmente ossequiato ma poi non valorizzato come si dovrebbe. Eppure tale variabile è stata decisiva nelle ampie motivazioni per reggere l’attuale normativa che ha illustrato la Corte Costituzionale con la sentenza n.57/2020, ed è stata trattata anche dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 3/18. Si è detto in entrambe le pronunce che il provvedimento prefettizio deve essere considerato temporaneo. Purtroppo nella pratica non è così, sia per la lunghezza dei procedimenti giurisdizionali, sia per la cautela con

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cui si muovono le burocrazie in questa materia anche dopo anni dall’interdittiva. Se è trascorso tempo  cospicuo da una prima interdittiva, questa  deve effettivamente scadere (a meno di conferme espresse e specie quando siano seguiti procedimenti giudiziari). Si può anche pensare all’esercizio di un prosieguo  del regime limitativo, ma solo se valutato dal Tribunale di prevenzione. Va chiarita la necessità di un preventivo contraddittorio, che porti ad un sereno colloquio  tra chi indaga e l’impresa, in maniera che taluni aspetti possano essere chiariti prima di ricorrere all’Autorità giudiziaria. Maggior ruolo va poi dato ai principi della  Convenzione dei diritti dell’Uomo e da quanto espresso  in alcune sentenze della Corte Costituzionale:  combattere  la criminalità e quindi  tutelare  l’ordine pubblico è certo un valore che deve essere garantito,  ma rispettando con precise cautele  la libertà di iniziativa economica e la presunzione di innocenza, il suo corollario minimo quale è  la  reputazione. Parrebbe quasi ovvio,  ma  non  è stato  così  in questi anni. Altro capitolo è quello dei legami di parentela. La giurisprudenza afferma in parole generali che da soli questi non bastino a fondare interdittive, ma, all’atto pratico, attraverso sofismi vari, il principio viene disapplicato. Eppure su questi aspetti si giocano partite sociali importanti: quel far ricadere sui figli le colpe dei

padri significa impedire l’elevazione, il riscatto dei singoli, in cui meriti e demeriti vengono ascritti per nascita, non acquisiti in base alla libera determinazione individuale. Precetto che è poi al cuore dei valori occidentali. Appare anche  ineludibile  definire il  perimetro preciso in cui l’informativa interviene.  Se è corretta andrebbe confermata la regola secondo cui nessun apporto pubblico, nessuna erogazione di risorse pubbliche, possano essere dati ad un’impresa interdetta. Non è chiaro invece perché sulla  scorta  di elementi indiziari, senza alcun procedimento penale né misure di prevenzione,  si possa  negare  al cittadino un permesso di costruire per realizzare la propria  abitazione  o  semplicemente per svolgere una diversa attività economica. Oggi ad un’impresa interdetta è addirittura impedito di manutenere  la facciata di un condominio e al titolare di richiedere una SCIA. Un tale rigore per di più porta a conseguenze che possono risultare paradossali, perché spesso ha finito con l’indurre imprenditori sani verso le braccia della criminalità. E in ogni caso conduce a situazioni grigie, spesso perché prima di rassegnarsi alla chiusura, molti provano a servirsi di prestanomi, sconfinando in circostanze tutt’altro che legali. Infine, alla luce dell’attuale  esperienza, non può più accettarsi che tali  provvedimenti così devastanti non possano conoscere graduazione.  Insomma, appare davvero incongruo

che subisca la stessa sanzione  interdittiva l’impresa collusa  -  magari con indagine seria in corso - e l’impresa che,  per esempio,  non ha denunciato un tentativo di estorsione o -  accade anche questo  -  imprese  gestite da lontani parenti d’un pregiudicato. Si badi, mai deve venir meno uno Stato che combatte la criminalità, ma questo mezzo dell’interdittiva disposta dal Prefetto va utilizzato con equilibrio e saggezza: un ruolo decisivo può averlo la Giurisprudenza, speriamo capace in futuro di segnalare che l’attuale meccanismo non ha prodotto i risultati sperati e spesso ha portato a palesi ingiustizie, pagate carissime dagli interessati. _________________________

«Non è chiaro perché sulla scorta di elementi indiziari, senza alcun procedimento penale né misure di prevenzione, si possa negare al cittadino un permesso di costruire per realizzare la propria abitazione o per svolgere una diversa attività economica» _________________________


norme e società

LA FIGURA DEL DATA PROTECTION OFFICER - DPO Maurizio Galardo Avvocato Cassazionista e Dottore di ricerca in diritto commerciale Studio Legale Galardo & Venturiello mgalardo@galardoventuriello.it

Oltre alla conoscenza normativa, l’esperto deve conoscere lo specifico settore di attività e la struttura organizzativa, così come le attività di trattamento svolte, i sistemi informativi utilizzati, le misure di sicurezza adottate e le esigenze specifiche richieste dal titolare o responsabile del trattamento

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l Reg. UE 2016/679 (Regolamento generale in materia di protezione di dati personali “GDPR”) che ad oggi rappresenta la principale normativa sul trattamento dei dati personali a livello europeo ha introdotto la figura del responsabile della protezione dei dati personali o “Data protection officer”, in sigla DPO o RDP, il quale viene nominato dal titolare o dal responsabile del trattamento. In taluni casi la nomina è obbligatoria, in altri può avvenire per scelta volontaria. La nomina del DPO è obbligatoria quando: i) il trattamento dei dati personali è svolto da un’autorità pubblica o da un organismo pubblico; ii) le attività principali del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento consistono in trattamenti che richiedono il monitoraggio regolare e sistematico di interes-

sati su larga scale, oppure: iii) le attività principali del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento consistono nel trattamento su larga scala di categorie particolari di dati o di dati personali relativi a condanne penali e reati (art. 37 par. 1 GDPR.). Nei casi in cui non è prevista l’obbligatoria della nomina del DPO, il titolare o responsabile del trattamento possono comune designarlo su base volontaria, opzione peraltro suggerita dalle stesse Linee Guida sul DPO. Nell’ipotesi in cui invece la nomina del DPO non sia obbligatoria, né si intenda designarlo su base volontaria, il titolare o il responsabile del trattamento potrebbero comunque nominare personale interno oppure consulenti esterni, incaricati di occuparsi specificamente delle questioni in materia di protezione di dati personali all’interno della pro-

pria organizzazione. Al fine di evitare che queste figure siano parificate a quella del DPO è fondamentale che non ci sia confusione nella denominazione, nel ruolo e nei compiti che queste figure consulenziali devono svolgere. Il titolare o il responsabile del trattamento devono documentare le valutazioni compiute all’interno dell’azienda o dell’ente per stabilire la necessità o meno di procedere alla nomina del DPO, al fine di poter dimostrare di aver correttamente considerato tutti gli elementi nel rispetto del principio responsabilizzazione o “accountability”. La designazione del DPO non è obbligatoria per i trattamenti effettuati da: i) liberi professionisti operanti in forma individuale; ii) agenti, rappresentanti e mediatori operanti non su larga scala; iii) imprese individuali o familiari, nonché piccole e

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medie imprese ove i trattamenti si riferiscano alla sola gestione dei rapporti con fornitori e dipendenti (Così provv. Garante Privacy del 26/3/2018). Orbene nel caso in cui il titolare o il responsabile del trattamento siano soggetti privati gli stessi sono tenuti a nominare il Responsabile per la protezione dei dati personali nel caso in cui la propria “attività principale” riguardi “trattamenti che richiedono il monitoraggio regolare e sistematico di interessati su larga scala”. Costituiscono esempi di tale tipologia di trattamento la fornitura di servizi di telecomunicazione, l’attività di profilazione e lo scoring per finalità di valutazione del rischio, incluse le attività di valutazione del rischio creditizio, la geolocalizzazione, l’utilizzo di smart devices. Rientrano invece nella terza ipotesi sopra indicata (art. 37 par. 1 lett. b) e c) ovvero in quella del “trattamento su larga scala di categorie particolari di dati”, i trattamenti di quei dati personali che ai sensi dell’art. 9 del GDPR sono idonei a rivelare: i) l’origine razziale o etnica; ii) le opinioni politiche; iii) le convinzioni religiose o filosofiche; iv) l’appartenenza sindacale; v) i dati genetici; vi) i dati biometrici; vi) i dati relativi alla salute; vii) i dati relativi alla vita sessuale o all’orientamento sessuale di una persona; viii) i dati relativi a condanne penali e reati di cui all’art. 10 GDPR. Presupposto per l’obbligatorietà della nomina del DPO in questo caso è che il trattamento avvenga su “larga scala”. Il DPO da nominare deve essere individuato “in funzione delle qualità professionali, della

conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati” nonché “della capacità di assolvere i compiti” allo stesso affidati a norma dell’art. 39 GDPR (Cfr. par. 5 dell’art. 37 del GDPR). Il DPO potrà essere un dipendente del titolare o del responsabile del trattamento oppure un soggetto esterno che svolgerà questa funzione sulla base di un contratto di servizi (art. 37 par. 6 GDPR). Il livello di conoscenza specialistica richiesto al DPO dev’essere proporzionale alla complessità dei trattamenti dei dati personali da effettuare e alla quantità dei dati da trattare, pertanto è richiesta sicuramente la conoscenza oltre che del GDPR, della normativa, delle linee guida, delle raccomandazioni, delle decisioni e delle prassi in materia di protezione dei dati personali sia a livello europeo che nazionale. Oltre alla conoscenza normativa, il DPO dovrà conoscere lo specifico settore di attività e la struttura organizzativa, così come le attività di trattamento svolte, i sistemi informativi utilizzati, le misure di sicurezza adottate e le esigenze specifiche richieste dal titolare o responsabile del trattamento. Il titolare e il responsabile del trattamento devono assicurarsi che il DPO sia tempestivamente e adeguatamente coinvolto in tutte le questioni riguardanti la protezione dei dati personali (art. 38 par. 1 GDPR), è opportuno che lo stesso sia coinvolto nelle riunioni direttive della propria società e che lo coinvolgano ogniqualvolta debbano assumere decisioni che influiscono sul trattamento e la protezione dei dati perso-

nali. Il Data Protection Officer - DPO riporta direttamente al vertice gerarchico del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento, cui lo stesso deve riferire almeno annualmente e in caso di necessità, sulle questioni attinenti al trattamento dei dati personali. Il vertice gerarchico dell’impresa resta l’unico responsabile delle decisioni anche in materia di trattamento di dati personali e può discostarsi dalle indicazioni del DPO solo motivandone le ragioni e ferma la possibilità per quest’ultimo di evidenziare comunque il proprio dissenso. Per quanto riguarda i compiti del DPO (cfr. art. 39 GDPR) costui oltre a informare e fornire consulenza al titolare o al responsabile del trattamento, nonché ai dipendenti che eseguono il trattamento dei dati, assolve altresì al compito di “sorvegliare l’osservanza del GDPR” compresa l’attribuzione delle responsabilità, la sensibilizzazione e la formazione del personale che partecipa ai trattamenti e alle connesse attività di controllo (art. 39 par. 1 lett. b. GDPR). Il DPO è tenuto a verificare la conformità dei trattamenti di dati personali svolti dal titolare o responsabile, anche attraverso un esercizio di mappatura e analisi degli stessi. Il DPO ha inoltre il compito di fornire, se richiesto, pareri in merito alla valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e sorvegliarne lo svolgimento ai sensi dell’art. 35 (art. 39 par. 1 lett. c GDPR) egli inoltre deve cooperare con l’Autorità di controllo e fungere da punto di contatto per questioni relative al trattamento dei dati personali.


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IL NUOVO CREDITO DI IMPOSTA PER INVESTIMENTI IN BENI STRUMENTALI Marco Fiorentino dottore commercialista / revisore legale dei Conti marcofiorentino@fiorentinoassociati.it

Nonostante la sua indiscussa validità resta uno strumento frammentato, quasi labirintico che, per la sua concreta applicazione, renderà necessario l’intervento chiarificatore dell’Agenzia delle Entrate

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e agevolazioni fiscali cosiddette “ s u p e r a m m o rtamento” e “iperammortamento” dal 2020 sono state trasformate da deduzioni maggiorate in crediti d'imposta, i quali a loro volta, sono stati successivamente oggetto di interventi modificativi, prima con la Legge di Bilancio 2021 e poi con il Decreto “Sostegni bis” del 2021 con il risultato di generare non pochi dubbi applicativi a cui, come al solito, dovrà provvedere l’Agenzia delle Entrate in via interpretativa. Ripercorrendo velocemente l’excursus legislativo, nel 2020 il super ammortamento venne trasformato in credito d’imposta, con un’aliquota pari al 6%, riconosciuto fino a 2 milioni di euro di investimento, con fruizione del beneficio annuale pari all’1,2% su 5 anni. L’iperammortamento,

creato per agevolare gli investimenti secondo il modello Industria 4.0, sempre nel 2020 venne sostituito con un credito d’imposta riconosciuto nella misura: - del 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro; - del 20% per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro. Per gli investimenti in beni immateriali “Industria 4.0” il credito d'imposta era stato riconosciuto nella misura del 15% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 700.000 euro. Il periodo di beneficio venne esteso dal 1° gennaio 2020 fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relati-

vo ordine fosse stato accettato dal venditore e fosse avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. Con la Legge di Bilancio 2021, il quadro delle agevolazioni è stato nuovamente variato, con un aumento delle percentuali del credito e delle fattispecie e con l’introduzione di un doppio periodo di beneficio (SLOT). Il primo con decorrenza dal 16 novembre 2020 e sino al 31.12.2021, ovvero entro il 30 giugno 2022 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2021 il relativo ordine sia accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione (primo slot). Il secondo con decorrenza dall’1.1.2022 e sino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023 a condizione

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che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine sia accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione (secondo slot). Naturalmente per ogni singolo slot e per ogni tipo di investimento sono stati previsti differenti importi del credito d’imposta a tutto svantaggio della semplicità di fruizione. Infine, sono intervenute anche le disposizioni del Decreto Sostegni Bis, che hanno modificato, seppur leggermente, le modalità di fruizione del credito d’imposta per talune categorie di investimenti. A valle di questa veloce esplicazione legislativa, coordinando le diverse disposizioni introdotte nel corso del tempo, il quadro dell’agevolazione può sintetizzarsi come segue. L’ammontare del credito d’imposta è così articolato: 1. Beni strumentali materiali: primo slot - credito d’imposta del 10%; secondo slot - credito d’imposta del 6%, nel limite di Euro 2 milioni di spesa per ciascuno degli slot; 2. Beni immateriali: primo slot - credito d’imposta del 10%; secondo slot - credito d’imposta del 6%, nel limite di Euro 1 milione di spesa per ciascuno degli slot; 3. Investimenti in strumenti e dispositivi tecnologici destinati alla realizzazione di forma di lavoro agile ex legge 81/2017: credito d’imposta del 15% per il solo primo slot coi limiti di spesa sopra riportati; 4. Beni materiali 4.0 (Allegato A alla legge n. 232/2016):

con spese fino a Euro 2,5 milioni, primo slot - credito d’imposta del 50%; secondo slot - credito d’imposta del 40%; con spese superiori a Euro 2,5 milioni e sino a Euro 10 milioni, primo slot - credito d’imposta del 30%; secondo slot - credito d’imposta del 20%; con spese superiori a Euro 10 milioni e sino a Euro 20 milioni, entrambi gli slot - credito d’imposta del 10%; 5. Beni immateriali 4.0 (Allegato B alla legge n. 232/2016), unico slot per l’intero periodo 16.11.2020 - 31.12.2022 (su questo tema si aspetta una conferma da parte dell’Agenzia delle Entrate) - credito d’imposta del 20%, nel limite di spesa di Euro 1 milione. Possono accedere al credito d’imposta tutte le imprese residenti, incluse le stabili organizzazioni, sempre che in regola con le normative sulla sicurezza sul lavoro e con gli obblighi di versamento dei contributi. Sono escluse le imprese in liquidazione, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale e procedure similari. Sono agevolabili gli investimenti in beni materiali e immateriali nuovi strumentali all’esercizio d’impresa utilizzati in siti ubicati in Italia, a prescindere che siano acquistati all’estero e sono esclusi i mezzi di trasporto, i beni con ammortamento fiscale inferiore al 6,5%, fabbricati, i beni gratuitamente devolvibili. Il credito è detassato ai

fini IRPEF/IRES ed IRAP ed è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano a oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo compreso il vantaggio fiscale, non porti al superamento del costo sostenuto. Il credito d'imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dall'anno di entrata in funzione dei beni, ovvero da quello dell'avvenuta interconnessione per i beni 4.0. compresi negli allegati A e B della L. 232/2016, in minino tre annualità di pari importo, fatta eccezione per taluni casi di seguito riportati, dove è ammessa la compensazione in un’unica quota annuale: - Beni strumentali materiali non 4.0, acquistati nel solo primo slot temporale; - Beni strumentali immateriali non 4.0. acquistati nel solo primo slot temporale da soggetti con ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro. Lo strumento agevolativo in sintesi descritto certamente si conferma importante e tra i più utilizzati per cofinanziare gli investimenti delle imprese, tuttavia si deve ancora una volta rimarcare la sua eccessiva frammentazione quasi labirintica (in cui spero io stesso di non essermi perso) e che, come detto all’inizio, su diversi punti renderà necessario l’intervento chiarificatore dell’Agenzia delle Entrate, al fine della sua concreta applicazione. Di nuovo, quindi, ritorniamo al tema della prevalenza della prassi sulla norma, ma ormai è storia nota.


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CONFERMA REQUISITI STARTUP INNOVATIVE, TEMPI E MODALITÀ Alessandro Sacrestano management consultant Sagit&Associati srl amministratore unico Assindustria Salerno Service srl asacrestano@studiosagit.it

La comunicazione al Registro Imprese per rimanere iscritte nella sezione speciale va fatta entro trenta giorni dall’approvazione del bilancio di esercizio

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inviato al prossimo 29 luglio, per le startup innovative che hanno provveduto ad approvare il 29 giugno scorso il loro bilancio d’esercizio, il termine per confermare al Registro Imprese il mantenimento dei requisiti soggettivi e/o oggettivi per rimanere iscritte nella sezione speciale loro dedicata. Si tratta, però, di un termine variabile, che tiene conto proprio della data in cui è stato approvato il bilancio d’esercizio; da tale data, infatti, decorre il termine dei trenta giorni entro il quale procedere all’adempimento formale. Si discute dell’onere gravante in capo alle startup innovative in forza dell’articolo 25, comma 15, del DL n. 179/2012, stando al quale, entro il termine di trenta giorni dall’approvazione del bilancio e, comunque, entro sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio, le startup

innovative attestano, mediante deposito in CCIAA, il mantenimento del possesso dei requisiti soggettivi e/o oggettivi per conservare il loro status. Si ricorda che, in base al Decreto menzionato, le società di cui si discorre presentano le seguenti caratteristiche: • costituzione e svolgimento attività da non più di 60 mesi; • valore della produzione annua, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non deve essere superiore a 5 milioni di euro, a partire dal secondo anno di attività; • non deve distribuire e non deve aver distribuito utili; • deve avere quale oggetto sociale esclusivo o prevalente: sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad “alto valore tecnologico”; • non deve derivare da un’operazione straordinaria (fu-

sione o scissione), oppure da cessione d’azienda o di ramo di azienda; • ulteriore condizione (una tra le seguenti): 1) spese R&S uguali o superiori al 15% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione. Dal computo per le spese in ricerca e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili; 2) impiego, in percentuale pari o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale (dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo) in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero, in percentuale uguale o superiore a

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«L’omissione nel comunicare il mantenimento dei requisiti comporta conseguenze rilevanti, che si traducono nella cancellazione dalla sezione speciale del Registro Imprese e conseguente perdita dello status» _________________________

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due terzi della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’art. 3 del regolamento di cui al decreto Miur 22 ottobre 2004, n. 270;

3) titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, oppure titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privative siano direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa. L’omissione nel comunicare il mantenimento dei predetti requisiti comporta conseguenze rilevanti, che si traducono nella cancellazione dalla sezione speciale del Registro Imprese e conseguente perdita dello status. Come detto, la norma àncora l’adempimento al termine massimo dei sei mesi dalla chiusura dell’esercizio; tuttavia, in considerazione dell’e-

mergenza COVID, l’articolo 106 del DL n. 18/2020, i cui effetti sono stati prorogati con la Legge n. 21/2021 di conversione del decreto Milleproroghe (DL n. 183/2020), ha fissato in 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale, indipendentemente dalla previsione statutaria e dalla speciale disposizione di cui all’articolo 2364 CC, il termine ultimo entro cui approvare il bilancio. Sul tema, la circolare 1/v del 10.09.2020 del Ministero dello Sviluppo Economico ha perciò espressamente stabilito che il termine massimo per la conferma dei requisiti slitta alla fine del settimo mese dalla chiusura dell’esercizio. In ogni caso, però, rimane fermo il precedente termine dei trenta giorni dall’approvazione del bilancio, onde per cui chi ha approvato prima del 29 giugno dovrà tenere conto di detta indicazione.


lavoro

LICENZIAMENTO PER MOTIVI ECONOMICI: reintegrazione obbligatoria se il fatto non sussistE Paolo Ambron avvocato giuslavorista info@studiolegaleambron.it

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma introdotta dalla Riforma Fornero che riteneva facoltativo il ripristino del rapporto di lavoro

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on la recente sentenza n. 59 la Corte Costituzionale, esaminata l’ordinanza del giudice del Tribunale ordinario di Ravenna, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale parziale della legge 20/5/1970 n. 300 art. 18 settimo comma, così come modificata dalla legge Fornero, visti gli art. 3,24,41 e 111 della Costituzione. Il Giudice delle leggi ha così ritenuto legittime le osservazioni del giudice rimettente, il quale denunciava che la norma succitata prevedeva che il giudice, accertata la manifesta insussistenza del fatto che aveva dato origine al licenziamento per giustificato motivo oggettivo, non era obbligato a reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro, ma aveva discrezionalità nella decisione. La parte della norma censurata precisa, infatti, che il giudice “può altresì applicare”, invece che “applica altresì” la tutela reintegratoria attenuata. Il primo motivo che il Tribunale di Ravenna in funzione di giudice del lavoro denunciava era relativo al contrasto della

norma in esame con l’art. 3 primo comma della Costituzione, in base al quale «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni politiche e sociali». In buona sostanza, si verificherebbe una differenza ingiustificata e discriminatoria contraria all’art. 3 che richiede parità di trattamento di fronte a situazioni eguali. Il secondo motivo denunciato dal giudice rimettente riguardava la lesione dell’art. 24 della Costituzione, in quanto la disposizione in esame così come formulata consente di fatto al giudice di decidere per il solo indennizzo economico, evitando così la reintegrazione del lavoratore, il quale di fatto si troverebbe ingiustamente ad essere licenziato ope iudicis, senza neanche avere la possibilità di godere delle procedure di garanzia previste dall’art. 7 della legge 15/7/66 n. 604.Terzo motivo consiste nel contrasto con l’art. 111 della Costituzione che al primo comma così recita

«la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge». La disposizione censurata obbliga il giudice ad esercitare un ruolo che non gli è proprio, vale a dire se reintegrare o meno il lavoratore, sostituendosi di fatto all’imprenditore con lesione anche dell’art. 41, che prevede al primo comma la libertà di iniziativa dell’impresa. Inoltre, sarebbe compromessa la terzietà del giudice, che assumerebbe la funzione dell’imprenditore! In conclusione, il Giudice delle leggi equipara il licenziamento per giusta causa e giustificato motivo soggettivo al licenziamento per motivi economici, a condizione che i fatti che hanno portato alla risoluzione del rapporto di lavoro siano insussistenti. In tal caso l’organo giudicante non ha discrezionalità di decisione, ma è obbligato ad emettere provvedimento di reintegrazione nel posto di lavoro. Adesso spetterà al potere legislativo effettuare l’intervento riequilibratore, riformulando la norma secondo quanto suggerito dalla Corte.

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sicurezza

INDUSTRIA CHIMICA, I NUMERI DI INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI Lo studio, realizzato dall’Inail in collaborazione con Federchimica, identifica il comparto come uno dei più sicuri del manifatturiero a cura della Direzione Centrale Pianificazione e Comunicazione Inail

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industria chimica registra ogni anno, in media, il 50% in meno di infortuni tra i settori manifatturieri, risultando tra le più sicure. Nel quinquennio 2015-2019, infatti, sono stati colpiti da un infortunio sul lavoro circa l’1% dei lavoratori del settore, mentre, nello stesso periodo, nell’industria manifatturiera si sono infortunati il 2% dei lavoratori ogni anno. È quanto emerge dall’Analisi statistica sugli infortuni e sulle malattie professionali e gli strumenti a sostegno delle politiche di prevenzione per l’industria chimica, realizzata dall’Inail in collaborazione con Federchimica, che rappresenta circa 1.400 imprese e oltre 94mila addetti. Lo studio riporta i dati statisticamente consolidati relativi al quinquennio 2015-2019, e, alla luce degli effetti della pandemia da Covid-19 sui dati infortunistici del 2020 e del 2021, le analisi eseguite saranno la base dati di riferimento più significativa, almeno fino al 2022. I numeri del settore: l’Italia

terzo produttore europeo dopo Germania e Francia. Con un valore della produzione pari a circa 55 miliardi di euro nel 2019 (88,5 miliardi, inclusa la farmaceutica), l’industria chimica in Italia è il terzo produttore europeo, dopo Germania e Francia, e il dodicesimo a livello mondiale. Quarto settore industriale in Italia, la chimica ricopre un ruolo strategico per lo sviluppo e la competitività del Paese. Secondo i dati dell’Inail nel 2019 le imprese chimiche appartenenti ai settori di attività di Federchimica sono 4.229, con 163.107 lavoratori. Oltre il 40% degli infortuni è avvenuto in Lombardia. Nel quinquennio 2015-2019 gli infortuni hanno colpito soprattutto lavoratori di sesso maschile (85,8%), sia perché più numerosi rispetto alle donne, sia per la tipologia di lavoro svolto, a più alto rischio infortunistico. Il 41% del totale degli infortuni è avvenuto in Lombardia, un dato legato al maggior numero di aziende e lavoratori presenti sul territorio. Dall’analisi dei tassi di incidenza (gli in-

fortuni rapportati al numero dei lavoratori) per regione si rileva, invece, che la Lombardia è tra le regioni più sicure con l’1% di lavoratori infortunati sul totale, mentre la Sardegna con il 2,2% e le Marche con l’1,9%, seguite da Trentino Alto Adige, Molise e Veneto, fanno registrare un’incidenza infortunistica più elevata. Questi dati sono dovuti in parte alla presenza di un maggior numero di imprese di piccole e medie dimensioni, dove l’incidenza tende a essere più rilevante. Gravità e cause degli infortuni. L’85% circa degli infortuni non presenta alcuna menomazione, mentre, del restante 15%, il 9,7% ha fatto registrare un grado di menomazione tra l’1 e il 5%, e il 4,4% tra il 6 e il 15%. Da ciò emerge che il 98,9% degli infortuni ha comportato un grado di menomazione nullo o inferiore al 15%, mentre, tra gli infortuni più gravi, solo lo 0,44% presenta un grado di menomazione superiore o uguale al 25%. Il 67,1% degli infortuni è causato da tre tipologie di contatto: agente contundente


(26,7%), schiacciamento verticale o orizzontale (21,2%) e sforzi psicofisici (17,9%). La tipologia di contatto con elettricità o sostanze si trova solo al sesto posto. I lavoratori, quindi, si infortunano più spesso per pericoli o rischi comuni a tutte le tipologie di impresa. La tendenza è confermata dall’analisi dell’attività fisica specifica: il 69,9% degli infortuni è causato da movimenti, manipolazione di oggetti e trasporto manuale. Le malattie professionali e gli strumenti a sostegno della prevenzione. Per quanto riguarda i casi di malattie professionali riconosciute positivamente nel decennio 2010-2019, si tratta per lo più di malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, mentre le malattie del sistema respiratorio rappresentano la seconda causa di riconoscimenti. L’incidenza dei tumori è del 15,8%, e, rapportata al numero dei lavoratori, è in media con quella del settore manifatturiero nel complesso (0,006%). Incentivi ISI per il Settore Chimico. L’Inail sostiene economicamente gli interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro, nei limiti della normativa europea per gli aiuti di Stato, attraverso gli Avvisi pubblici di finanziamento. I bandi di finanziamento alle imprese (ISI) per la realizzazione di interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro in attuazione dell’art. 11, comma 5, del d.lgs. 81/2008 s.m.i. vengono erogati dall’Istituto a partire dal 2010 con

cadenza annuale e ad oggi hanno visto stanziati circa 2,2 miliardi di euro ad ISI 2018. Ogni anno arrivano all’Inail mediamente 23.000 domande e ne vengono ammesse a finanziamento circa 3.300. Le imprese operanti nel settore della chimica che annualmente presentano domanda ai Bandi ISI sono circa 260 e rappresentano il 4-5% del totale delle imprese del settore, un numero rilevante tenuto conto che le aziende chimiche sono generalmente di grandi dimensioni mentre i Bandi ISI si rivolgono principalmente ad imprese di piccole e medie dimensioni. Di queste, per la modalità di ammissione legata alla procedura del click day, ne sono state ammesse a finanziamento circa 35 ogni anno. È da notare, però, che non tutte le imprese del settore della chimica hanno richiesto interventi volti a ridurre o eliminare il rischio chimico, mentre molte altre aziende operanti in altri settori di attività economica sono sottoposte a tale tipologia di rischio. Per cui all’Inail dal bando ISI 2010 ad oggi sono state presentate quasi 14.000 domande di eliminazione di rischio legato ad agenti chimici cancerogeni, mutageni o molto tossici (circa 1.700 all’anno), il trend, però, è in diminuzione nei bandi ISI 2016 e ISI 2017. La maggior parte delle domande è stata presentata nel Nord-Ovest (27%) e principalmente in Lombardia, seguito da Nord-Est (24%), Centro (23%), Sud (20%) e

Isole (6%). Il finanziamento è stato erogato solo per quei progetti in cui è presente un rischio documentato di esposizione ad agenti chimici pericolosi o ad agenti cancerogeni o mutageni. Nel corso degli anni i Bandi di finanziamento si sono modificati variando le tipologie di intervento e prevedendo assi di finanziamento dedicati a rischi o settori di attività specifici, tuttavia è sempre stato possibile per le aziende intervenire sulla riduzione del rischio chimico e/o cancerogeno. Nel complesso dei Bandi ISI, ad aprile 2019 sono stati liquidati 709 progetti per un importo totale pari a 47 milioni di euro. Da un’analisi più approfondita relativa a tale tipologia di progetti condotta per i Bandi ISI 2014-2016 sulle tipologie di intervento richieste dalle aziende per ridurre l’esposizione dei lavoratori ad agenti chimici, risultano finanziati principalmente progetti di acquisto di diverse tipologie di macchine, quali atomizzatori, linee di saldatura, macchine agricole ecc. e sistemi di aspirazione di polveri e gas quali cappe chimiche, cabine di verniciatura ecc.. Per quanto riguarda la distribuzione dei progetti sovvenzionati complessivamente nel triennio (ISI 2014-2016) per tipologia di lavorazione svolta, i dati mostrano una rilevanza dei settori della fabbricazione dei prodotti in metallo, del settore del commercio e riparazione di autoveicoli (carrozzerie), delle coltivazioni agricole e della stampa.

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mercati

FORMAZIONE E DIGITAL EXPORT: la ripartenza passa dalla dogana Antonio Petruzzo Customs Advisor | petruzzo@easyfrontier.it

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sta portando avanti con successo un percorso di innovazione per rendere i suoi processi autorizzativi sempre più smart e mettere a disposizione delle imprese nuovi strumenti per agevolare la fase di sdoganamento delle merci

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a crisi economica-finanziaria causata dal Covid-19 ha accelerato significativamente il ricorso a strumenti digitali da parte delle imprese. A questo si aggiunga che la formazione resta il passo necessario per ampliare lo scenario della propria impresa. Formazione e digital export favoriscono insieme un maggiore grado di internazionalizzazione: essi risultano essere fondamentali, anzi strategici, per poterne fare a meno proprio ora che la ripresa è vicina e che le difficoltà legate alla pandemia sono (quasi) alle spalle. Chi ha a che fare con il commercio internazioanale sa bene che l’export è un elemento di resilienza per le imprese e ha reso indispensabile diverse sinergie digitali a so-

stegno del business. Questo nuovo contesto, caratterizzato da forti cambiamenti e dalla digitalizzazione, non ha risparmiato neanche la dogana e le sue relative operazioni. Persino la dogana, considerata ancora oggi dai più come una barriera da superare ovvero un’autorità che rallenta con i suoi numerosi controlli e ancora ingrovigliata nelle sue pratiche burocratiche, si è evoluta e solo attraverso un poderoso processo di digitalizzazione si iniziano a vedere i primi benefici di una dogana “smart” che riesce a semplificare i processi, aumentandone l’efficienza oltre ad ottenenere concreti vantaggi competitivi per le imprese. Sempre più attuale e necessaria appare, quindi, la formazione continua per le aziende che devono sempre essere

aggiornate per ottenere quelle certificazioni che permettono di ottenere tali vantaggi e operare con maggiore rapidità sui mercati internazioanali. Grazie all’autorizzazione AEO (Authorized Economic Operator) si ha diritto a tutte le semplificazioni e alle agevolazioni previste dalla normativa doganale, garantendo risparmi nei tempi di consegna e nei costi aziendali. La formazione del personale produce significativi vantaggi in termini di riduzione dei rischi, annullando o riducendo di molto le sanzioni amministrative e penali, i controlli e i ritardi nelle consegne e nelle forniture, oltre agli accertamenti documentali e al controllo delle merci in dogana. Bisogna ripartire anche dalla dogana che, se affrontata in maniera strategica, può dare


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«Una dogana, dunque, non più intesa come ostacolo e ingrovigliata nei suoi innumerevoli obblighi documentali, ma come opportunità di vantaggio competitivo per le imprese» _________________________

una forte accelerata al piano di export di ogni singola azienda che abbia interesse ad operare sui mercati internazionali. Una dogana, dunque, non più intesa come ostacolo e ingrovigliata nei suoi innumerevoli obblighi documentali, ma come opportunità di vantaggio competitivo per le imprese. Una dogana sempre più “smart” e inserita all’interno di un contesto europeo di maggiore semplificazione e con un piano di azione che consideri le dogane più “intellegenti” ovvero digitalizzate e integrate tra di loro. La dogana evolve e si trasforma offrendo agli operatori servizi sempre più personalizzati come ad esempio lo “sdoganamento smart” ovvero la possibilità per le aziende di sdoganare la priopria merce, sia in entrata che in uscita, direttamente all’interno del proprio magazzino ovvero in un luogo “autorizzato” e quindi approvato dalla doga-

na. Per l’azienda è possibile richiedere la propria “dogana virtuale in casa” attraverso la presentazione di un’istanza telematica, che nel caso di esito positivo dell’iter approvativo, la autorizza a poter produrre da sé, “in house”, tutte le dichiarazioni doganali che in passato dovevano essere fatte recandosi esclusivamente all’ufficio doganale con una sostanziale riduzione di tempi e costi. Una profonda “digital transformation” per le dogane è tuttora in corso e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sta portando avanti con successo questo processo di innovazione per rendere i suoi processi autorizzativi sempre più digitali e mettere a disposizione delle imprese nuovi strumenti per agevolare fase di sdoganamento delle merci. Per approfondire questi interessanti argomenti si segnalano le attiività formative organizzate da SACE Education e Promos Italia, in collaborazione con Assocamerestero, ovvero “Ripartire in digitale”, il nuovo ciclo di webinar dedicato alle imprese italiane che vogliono approfondire

le opportunità di business e i processi digitali a supporto dell’export in mercati considerati strategici per il Made in Italy. I webinar, ancora in corso, presentano il quadro macro-economico del Paese oggetto di analisi, delineando lo scenario digitale che garantisce le nuove modalità di accesso a quel mercato. Il primo appuntamento, che si è svolto lo scorso 16 giugno, ha approfondito le opportunità che il Giappone è in grado di offrire alle PMI italiane e come afferma Mariangela Siciliano, responsabile SACE Education: «La trasformazione digitale è un passaggio obbligato per chi opera con l’estero. È un topic molto battuto in questo periodo storico e non può esserci ripresa economica senza aver approfondito i temi della trasformazione digitale e dell’export digitale». Prossimi appuntamenti per il ciclo di webinar “Ripartire in Digitale” sono già fissati per i prossimi 21 e 28 settembre. Ultimo incontro il 12 ottobre in cui i focus saranno rispettivamente per i seguenti Paesi: Emirati Arabi Uniti, Canada e Sudafrica.

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societing 4.0

AGRICOLTURA 4.0 un approccio mediterraneo per il rilancio del brand territoriale Alex Giordano docente di Marketing e Trasformazione Digitale - Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli direttore scientifico del programma di ricerca/azione Societing 4.0

Bisogna lavorare per costruire occasioni di collaborazioni tra piccola agricoltura di qualità con grandi OP e agricoltura industriale, così da agevolare gli investimenti necessari in ricerca e innovazione, correggendo il tiro su alcuni impatti ambientali e sociali

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on una velocità che - bisogna ammetterlo - non aiuta ad avere certezze, le tecnologie emergenti stanno trasformando ogni parte del complesso sistema alimentare a livello mondiale. Siamo nel bel mezzo di una nuova rivoluzione che viene raccontata come un’innovazione buona: la via per la soluzione dei grandi problemi di questo tempo. In realtà l’agricoltura di precisione, in questo momento, è un'intensificazione dell'agricoltura convenzionale presentata come una rottura radicale. Se infatti si racconta che è una soluzione ai problemi dell’efficienza e alla sostenibilità ambientale, nella realtà il suo uso in molti casi contraddice in modo evidente questa buona reputazione. Un'abbondanza inarrestabile di sovrapproduzione agricola,

crolli dei prezzi e promozione del consolidamento delle aziende agricole, contraddicono il principale quadro retorico dell’agricoltura di precisione che ne fa la necessaria soluzione alla richiesta di cibo in più, necessario per le previsioni di aumento demografico entro il 2050. L’innovazione tecnologica in agricoltura, quindi, non sta portando, almeno ad oggi, evidenti effetti benefici sull’ambiente, né tanto meno a livello sociale ed economico, dato che sta creando grosse difficoltà ai piccoli agricoltori con conseguente aumento della povertà, soprattutto in alcuni Paesi. Sullo sfondo, inoltre, si apre la grande questione dell’applicazione delle tecnologie 4.0 che presuppongono una grossa produzione di dati che vanno raccolti, stoccati, utilizzati e valorizzati. E ad oggi sono i

big del sistema agroindustriale che stanno creando piattaforme e integrazione di sistemi tecnologici, innovazione di prodotto (per esempio attraverso carne sintetica e superfood) e meccanismi finanziari che riducono la redistribuzione della ricchezza prodotta concentrandola in poche (pochissime) mani. Affinché questi ideali di sostenibilità ambientale, economica e sociale si concretizzino, devono penetrare negli attuali sistemi di produzione e distribuzione. Il fatto critico da affrontare non è tanto che i singoli agricoltori facciano fatica ad essere ambientalisti; piuttosto è la logica di base del sistema convenzionale che rende inevitabilmente preferibile la scelta basata sul mercato rispetto a quella fondata sull'ecologia. A fronte dei tanti problemi posti dal sistema alimentare convenzionale


sarebbe folle concludere che questo stesso sistema, alle sue condizioni, non abbia avuto successo: l'aumento delle rese e quindi la disponibilità complessiva di cibo, rappresentata dall'ibridazione del mais e dalle successive tecnologie della Rivoluzione verde, non può essere negata. Ma questi successi sono basati su esternalità che non possono più essere sostenute. Come l'ONU stesso ha recentemente riconosciuto, il foodsystem in quanto tale semplicemente non può continuare cosi. Né, quindi, l'agricoltura convenzionale può continuare in questa direzione. La domanda è: cosa la sostituirà? Tutti i processi di innovazione scientifica e tecnologica in corso hanno un grandissimo potenziale ma senza un cambio di paradigma non sarà possibile uscire dal circolo vizioso dell’estrazione di risorse e della scarsa redistribuzione di ricchezza prodotta. Anche gli strumenti 4.0 (Big Data, Intelligenza Artificiale, Realtà Virtuale, Internet of Things, Blockchain ecc.) possono - e devono - essere ripensati, plasmando le tecnologie in accordo con le esigenze reali delle

persone e delle altre forme di vita. Inoltre è importante sviluppare un’idea sistemica di cambiamento, orientata all’intera filiera del foodsystem. In realtà socio-economiche come le nostre, in cui la maggior parte delle imprese sono piccole o piccolissime, le innovazioni di processo e di prodotto (anche attraverso l’uso delle innovazioni scientifiche e delle tecnologie) vanno accompagnate e supportate. Attori istituzionali come le Università, le Camere di Commercio, i Centri di formazione, o anche attori come i GAL o gli Enti Parco, insieme a soggetti come le Regioni, possono svolgere un ruolo importante: da una parte per accompagnare le singole imprese verso la transizione digitale (per esempio attraverso i servizi e le risorse erogate dai PID delle Camere di Commercio), dall’altra creando luoghi fisici nei quali sperimentare insieme l’innovazione. Per esempio portando anche i piccoli produttori agricoli a inventare prodotti trasformati che valorizzano (e integrano) i loro prodotti e supportandoli nell’individuazione di possibili mercati. Le occasioni che

le filiere istituzionali possono co-produrre sono tante e hanno il pregio di muoversi su logiche diverse rispetto a quelle estrattive dell’economia contemporanea. Si aprono grandi varchi di opportunità per le imprese agroalimentari del Sud. Ma bisogna lavorare per costruire ponti e per creare occasioni di collaborazioni tra piccola agricoltura di qualità (fatta spesso di piccole imprese familiari che lavorano a presidi tipici che danno lustro e identità al brand territoriale) con grandi OP e agricoltura industriale, che può investire in ricerca e innovazione, può garantire infrastrutture di dati che i piccoli agricoltori non potrebbero permettersi e che, correggendo il tiro su alcuni impatti ambientali e sociali come del resto sta già facendo, può imporsi come un settore leader dell’economia del Mezzogiorno. È una via per portare nuovo valore ai territori, mettendo in circolo energie e competenze, che soprattutto appartengono alle giovani generazioni, verso la Next Generation EU che non consideri il meridione un territorio di serie B.

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re-values lab

LA QUALITÀ dell’equilibrio

Stefania Rinaldi vicepresidente Confindustria Salerno con delega alla formazione, internazionalizzazione e passaggio generazionale

Ordine e razionalità per una gestione consapevole del rischio, ma anche dolcezza e altruismo sono, per Stefania Rinaldi, i sostegni ideali e simmetrici per conciliare una vita al femminile e una carriera di successo

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siste una relazione diretta tra la crescita di un’azienda e il livello di implementazione dei suoi valori. Quali sono quelli che accompagnano la sua impresa familiare? Una storia imprenditoriale di oltre cinquant’anni di innovazioni, frutto dell’incessante impegno quotidiano della famiglia Rinaldi - a partire dal capostipite Giuseppe - rivolto a soddisfare un unico e globale desiderio: coccolare il sonno dei propri clienti. Collaborazione, dialogo, cooperazione sono i temi più ricorrenti che testimoniano la sensibile attenzione nei confronti della comunicazione, il principale fattore di successo che impatta sull’efficacia e sull’efficienza. Nella lista dei valori che guidano l’azienda, rilevante è il coinvolgimento del cliente, un diktat per la nostra impresa. Nel nostro approccio tale coinvolgimento non si rivolge solo all’esterno, ma si concretizza nella sensibilità verso il nostro primo vero cliente,

il collaboratore. La particolare attenzione alla squadra, ad agevolare il team working e il team building, sono per noi, obiettivi non meno presenti e ambiziosi. Consapevoli che le risorse più difficilmente imitabili sullo scenario concorrenziale sono proprio quelle umane, ad esse viene accordata grande centralità nel progetto imprenditoriale. Quale è stato il momento di svolta per la sua azienda, quando ha avuto chiaro che eravate pronti ad aprirvi al mercato estero? Mi piace ricordare questa frase dell’economista Demattè: «…l’espansione internazionale non può più essere un atto di gestione straordinario da perseguire all’occasione, a piccoli passi, intervallati da fasi di consolidamento: ha da divenire una costante, anche perché la crescente tensione competitiva costringe le imprese a focalizzarsi su ciò che sanno meglio fare, abbandonando spazi di mercato dove irrimediabilmente sono meno

competitive, e a compensarli con la conquista di nuovi spazi sui mercati esteri». La decisione di percorrere il sentiero dell’espansione oltreconfine è maturata a partire dal 1994, con l’ingresso in azienda della seconda generazione, rappresentata dai miei fratelli, Dino e Piero, e da me. Chiarezza di ruoli, responsabilità e trasmissione di valori forti hanno rappresentato e rappresentano la linfa vitale della cultura aziendale. La definizione della vision e degli obiettivi aziendali da sempre sono legati ad una strategia glocale volta alla conquista dei mercati mondiali, valorizzando il forte radicamento con il territorio di origine e il profondo rispetto della tradizione familiare. Ogni percorso di internazionalizzazione ha presentato specificità in termini di opportunità, motivazione, strategia, finanziamento, modalità di ingresso, modelli di espansione. Ciò equivale a dire che ogni sentiero percorribile ai fini di un ingresso nei mercati esteri ha sotteso la disponibilità


di un adeguato livello di risorse, tangibili e intangibili, e, dunque, la maturazione delle capacità e delle competenze aziendali critiche per l’implementazione e la gestione efficace ed efficiente del processo di internazionalizzazione. Sono state elaborate strategie ad hoc, specchio di un comportamento imprenditoriale reattivo nei confronti di opportunità di business oltreconfine. Questo determina sviluppo di nuovi prodotti che elaboriamo, in team con il nostro gruppo di Ricerca, Sviluppo e Design dell’Università degli Studi di Salerno, nella nostra sede di Giffoni Valle Piana. Che visione ha dell’Italia e del Made in Italy? Il riconoscimento del Made in Italy è legato ad un tratto distintivo, l’Italian life style frutto dell’alto livello qualitativo dei materiali utilizzati, dell’innovazione, della cura dei dettagli, del design, della capacità di durare nel tempo. L’Italia è il simbolo del bello e fatto bene, che poi è alla base della mission della nostra azienda da oltre 50 anni. Nella sua carriera di imprenditrice ha mai affrontato momenti critici e come è riuscita a superarli? Il periodo più delicato è stato quello dal 1998 al 2008, ma non sono mancate anche negli anni precedenti crisi legate non solo agli andamenti macroeconomici ma anche a contingenze di macrosistema, come la pandemia da COVID-19. Oggi, siamo reduci da quello che si può definire l’evento più straordinario a livello globale. Come ogni volta, però, quando ci troviamo a dover affrontare una crisi, lo facciamo a piccoli passi, guardando i det-

tagli all’interno dell’azienda a 360°, senza perdere la visione strategica dall’altro, abbracciando un principio molto vicino agli americani, ovvero che “la crisi è un'opportunità” e bisogna coglierla. Un buon imprenditore deve saper essere capace di dire dei no. Ne ricorda qualcuno particolarmente difficile ma necessario? Viviamo in una cultura in cui il “no” è visto negativamente.  Se paragoniamo la gestione dell’impresa all’elasticità della molla, si vede che, come quest’ultima, subisce continue sollecitazioni dall’esterno per raggiungere nuovi assetti, allo stesso modo l’impresa è capace di attenuare gli urti, ridurre o esaltare le vibrazioni, comandare il movimento degli organi, immagazzinare e rimettere energia. Nel quotidiano, l’impresa riesce a mettere in campo tutte le sue abilità per riequilibrare l’elasticità e ricondurre verso un’oscillazione armonica, persone, attività, prodotti, processi, strategie, valori, filosofia, macchinari, procedure, prassi, che sono solo alcune delle molteplici vesti assunte da una continua ricerca verso nuovi equilibri. L’azienda è chiamata ogni giorno a fare delle valutazioni rispetto alle opportunità e le minacce, di fronte a tali valutazioni i no non scarseggiano. I no sono a tutela dell’azienda, cui bisogna garantire la remunerazione del capitale garantito. I no per quanto difficili, il più delle volte sono stati delle vere e proprie barriere protettive. Alcuni sono stati legati ad opportunità di mercato che all’inizio, senza le giuste valutazioni, potevano sembrare appetibili ma che in realtà non

avrebbero portato alcun beneficio all’azienda, anzi avrebbero compromesso la sua stabilità e richiesto sforzi notevoli per recuperare un nuovo equilibrio sul mercato. Altri no sono stati legati a mancati investimenti, nonché al rifiuto di interessanti partnership che nascondevano insidie e che necessariamente non potevano essere portate avanti. Lavoro e famiglia: come si conciliano per una qualità della vita soddisfacente? Sarebbe troppo semplice dire che non ci sono difficoltà da affrontare per conciliare una vita al femminile e una carriera di successo. Eppure la passione, i sogni, gli ideali che animano ogni mia azione mi hanno dato la forza di dire che non solo si può fare, ma si può anche riuscirci senza sacrificare la famiglia e gli affetti, senza relegare la propria femminilità a margine, con impegno, caparbietà, determinazione e persino con il sorriso sulle labbra. Per una donna il work e life balance comporta essere multitasking. Ogni giorno dobbiamo essere capaci di controllare e gestire emozioni e approcci diversi, dalla dolcezza della maternità, alla razionalità del lavoro. Emozioni e razionalità, lentezza e rapidità sono i mille volti che, nei vari ruoli, occorre assumere e gestire al meglio in quanto rappresentano il core di un buon equilibrio. Non credo, tuttavia, esista una ricetta perfetta ma quello che cerco di fare è assicurare dedizione e qualità alla mia famiglia. Sono convinta che un ingrediente determinante sia anche avere un buon compagno di vita per bilanciare gli equilibri familiari e garantire solidità e serenità.

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eventi

Festival delle Colline Mediterranee 2021, uno spettacolo di estate Fino al 25 agosto in scena a Tenuta dei Normanni cultura, teatro, musica e attualità, protagonisti di otto eventi organizzati dall’Associazione Do.Po., dedicata alla memoria di Domenico Postiglione a cura di Raffaella Venerando

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al vivo, in serenità e sicurezza, torna “Festival delle Colline Mediterranee”. Otto serate di cultura e spettacolo, dal 30 giugno al 25 agosto 2021, nel teatro meraviglioso che è Tenuta dei Normanni di Giovi Bottiglieri a Salerno promosse dall’Associazione culturale Do.Po.. La seconda edizione della kermesse, con la direzione artistica del giornalista Eduardo Scotti, alternerà momenti di confronto e di dibattito sui temi di attualità con serate dedicate alla musica, al teatro, allo spettacolo. A inaugurare il Festival, lo scrittore Diego De Silva insieme con Massimiliano Gallo, attore che vestirà nella produzione della Rai tratta dai

romanzi dell’autore salernitano proprio i panni del famoso avvocato “d’insuccesso” Vincenzo Malinconico, tra i più attesi titoli della prossima stagione televisiva. Non solo spettacolo però. Spazio anche per lo sport con una serata dedicata alla promozione in serie A della Salernitana calcio e per l’attualità con la presentazione dell’ultimo lavoro di Michele Santoro “Nient’altro che la verità” con Antonio Bottiglieri e i giovani delle radio dei licei cittadini Tasso, De Sanctis e Alfano I. Da non perdere il 28 luglio la favolosa serata “Taranta e Blues” con Mauro Durante, leader del Canzoniere Grecanico Salentino e Justin Adams, chitarra blues e african style. Il 4 agosto largo all’arte con il

dibattito sul tema “Un museo per Salerno: idee e progetti” che vedrà la presenza, tra gli altri, di Antonio Ferraioli, presidente di Confindustria Salerno e del vicepresidente con delega alla cultura e vivibilità Vito Cinque. L’11 agosto si ballerà con “Tanghi - Danze, suoni e magie per Astor Piazzolla”: nel centesimo anniversario della nascita del musicista argentino, Luigi Ferrone proporrà uno spettacolo emozionante con i primi ballerini del Teatro San Carlo e un corpo di ballo di 12 danzatori. Special guests Ernesto Lama, Aniello Palomba e i ballerini argentini Ksusha e Salvatore Barretta. Il 18 agosto sarà dedicato al “Galà di mezza estate”: live music, wine e food con il


vinyls dj set di Peppe Pinto e Paolo Gravina live trumpet. Il 25 agosto si chiude in bellezza con la poesia di Enzo Ragone e con il teatro: è di scena “Casanova” di e con Andrea Carraro. Segue una cena con menù del 1700, a cura dell’associazione L’Abbraccio. E ancora, a settembre, ci sarà il settimo “Premio Nazionale di Poesia Pro Loco Colline di Giovi” con un vernissage a cura del pittore Arturo Amendolara. Anche quest’anno il Festival delle Colline Mediterranee fa leva su un ampio partenaria-

to con enti pubblici e privati, associazioni di categoria ed espressioni dell’imprenditoria salernitana, associazioni e realtà del terzo settore, mirando a coinvolgere una platea variegata per età e interessi, con particolare riguardo per i giovani. La manifestazione si avvale del patrocinio di Regione Campania, Comune di Salerno, Confindustria Salerno, Autorità di Sistema  Portuale  del  Mar Tirreno  Centrale, Fondazione della Comunità Salernitana, Ordine dei Giornalisti, Cna Salerno; del sostegno di Camera di Commercio

di Salerno, Milara s.r.l., Banca Monte Pruno, Bper Banca, Casa del Contemporaneo, Associazione “Achille e la Tartaruga” e della partnership con Tenuta dei Normanni, Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti di Salerno, Coldiretti Salerno, Associazione “L’Abbraccio onlus”, Rotary Club Salerno, Pro loco di Giovi, Katering on City e FG Industria Grafica. L’ingresso delle serate è alle ore 20:00 - inizio alle ore 20:30. Info e prenotazione obbligatoria ai numeri: +39 3398521212 - +39 3667085494.

ASSOCIAZIONE CULTURALE “Do.Po.” La genesi di fatto dell’associazione culturale “Do.Po.” risale al 2017 ed è il frutto dell’incontro tra persone di diversa età e formazione personale, ma con il comune desiderio di realizzare attività con valenza sociale e culturale, finalizzate in particolare alla valorizzazione dell’area collinare di Salerno e delle sue potenzialità attrattive in senso turistico. La progettualità di questo team eterogeneo e appassionato ha trovato la piena condivisione da parte della società di gestione della Tenuta dei Normanni di Giovi Bottiglieri in Salerno. Merito della sensibilità della direttrice Maria D’Amato, del fondatore Domenico Postiglione e della sua famiglia, che hanno realizzato la stessa Tenuta partendo da un complesso e lungimirante progetto di recupero di un’area abbandonata della collina giovese di ben 14 ettari, che ha reso possibile in trent’anni di lavoro la nascita di un villaggio polivalente - location per eventi, complesso turistico, anfiteatro e parco di ulivi - che è oggi un fiore all’occhiello di Salerno. Da questa sinergia sono nati eventi come “Incontri Mediterranei” nel 2017 e la prima edizione del “Festival delle Colline Mediterranee” nel 2020 che, con la direzione artistica del giornalista Eduardo Scotti, hanno visto in scena nell’anfiteatro della Tenuta dei Normanni tanti protagonisti prestigiosi delle istituzioni, dell’economia, della giustizia, della sanità, del turismo e beni culturali, nonché musicisti ed artisti del teatro e dello spettacolo. Il successo di questi eventi ha dato impulso alla volontà di dare continuità alle attività e ai progetti socio-culturali, con la costituzione ufficiale dell’associazione culturale “Do.Po.” il 10 aprile 2021 e la programmazione della nuova edizione del “Festival delle Colline Mediterranee”. La denominazione “Do.Po.” rappresenta un omaggio alla memoria dell’imprenditore Domenico Postiglione, scomparso nel luglio del 2020, ad esprime il desiderio dei soci di portare avanti il suo lungo impegno nelle attività di promozione sociale e culturale, soprattutto a favore delle giovani generazioni, nonché la sensibilità particolare nella tutela dell’ambiente e nella valorizzazione turistica delle colline salernitane e della comunità locale. agosto| settembre 2021

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eventi

SALERNO LETTERATURA, UNA FESTA LUNGA OTTO GIORNI Un progetto di alto profilo che si è affermato come uno degli appuntamenti più attesi, partecipati e amati dell’anno, giunto alla nona edizione con un programma ricchissimo, pieno di musica oltre che di parole. Ce ne parla Ines Mainieri, direttore organizzativo di Raffaella Venerando

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N

ove edizioni per Salerno Letteratura Festival. Partiamo dall’ultima: un bilancio? La risposta entusiasmante del pubblico di Salerno letteratura 2021 ci ha dato energia e fiducia anche nella contingenza delle limitazioni dettate dalla crisi sanitaria. Le presenze registrate sono state oltre 12.000, 150 gli eventi che si sono svolti nei luoghi più belli del centro storico della città, con oltre 160 autori provenienti dall’Italia e dall’estero. Il dialogo fecondo con i più giovani, con la Summer school e con i volontari che ritroviamo ogni anno, ci confermano che il festival è più vivo che mai e in questi nove anni è diventato patrimonio del territorio. Non solo. Il calore e l’accoglienza del pubblico sono stati ancora più forti che nelle passate edizioni, a conferma di

quanto fosse necessario ripartire dalla cultura e farlo proprio dal Mezzogiorno. Come avviene la scelta dei libri da presentare? Quanto incidono il gusto e la sollecitazione del pubblico nella scelta dei contenuti di Salerno Letteratura? Nelle prime riunioni, che di solito facciamo già in autunno, ragioniamo su un primissimo elenco di temi che ci piacerebbe trattare, e anche di nomi che ci piacerebbe avere, al di là delle novità editoriali. In una seconda fase, che di solito entra nel vivo nei primi mesi dell’anno, apriamo il dialogo con le case editrici. Cominciano ad arrivarci indicazioni sulle uscite e proposte. In una sorta di trattativa “creativa” con gli editori e spesso direttamente con gli autori si arriva ai nomi possibili di ciascuna sezione. Quanto alle sollecitazioni del pubblico,

può capitare che circoli di lettura e singoli lettori manifestino desideri e preferenze, di cui se possibile teniamo conto. In generale, lo sforzo è quello di trovare un equilibrio tra autori molto popolari, e talvolta anche figure del mondo dello spettacolo, e autori meno conosciuti, che ci interessa far scoprire. La differenza la fa comunque la fisionomia dell’incontro, che non deve mai essere una "presentazione di libri”: si tratta di attivare una dialettica fra interlocutori anche dissimili, di insistere su un tema, di fare in modo che il libro sia un punto di arrivo più che un punto di partenza. Uno dei progetti dentro il Festival è il premio Salerno Libro d’Europa. Perché una sezione dedicata? Il Premio Salerno-Libro d’Europa è uno dei momenti più qualificanti del Festival Salerno Letteratura. Offre suggestive


I direttori artistici di Salerno Letteratura Festival: Gennaro Carillo, Paolo Di Paolo e Matteo Cavezzali

prospettive di sviluppo: si assegna nel Sud, ma ha un respiro europeo; è fondato su un’idea giovane, innovativa e dinamica di letteratura. L’idea-guida del Premio è quella di rappresentare un sicuro riferimento per l’individuazione di quanto di meglio si produce, dal punto di vista letterario, in Europa. Si tratta insomma di una scommessa sul futuro, e va detto che le scelte fatte a Salerno in questi nove anni sono state confortate da ampio consenso critico. Il meccanismo del Premio è molto semplice e insieme molto ambizioso. Una giuria tecnica seleziona tre libri pubblicati in Italia nei dodici mesi che precedono la manifestazione, opere di altrettanti autori under 40 di tre diversi paesi del continente. I tre autori vengono poi al Festival per presentare il loro lavoro e discuterne con il pubblico. Un’ampia giuria popolare vota infine il “supervincitore” del Premio. Forte è il legame con il territorio circostante, con tanti momenti di cultura disseminati in città. Negli occhi di chi guarda e vive Salerno come ospite, magari per la prima volta, cosa resta? Ha qualche aneddoto singolare, curioso, gratificante da raccontare? In questa edizione in particolare

abbiamo fatto uno sforzo: quello di “stupire” i passanti e gli spettatori potenziali. Attraverso flash mob e letture performative, l’intento era quello di far incappare nelle proposte di Salerno Letteratura anche i più disattenti. Quello che ci sta a cuore è allargare il più possibile il bacino di lettori/spettatori, di fare in modo che la città sia invasa capillarmente dal festival e dalla sua energia. Di sicuro c’è uno zoccolo duro di pubblico che ci segue da anni, ed è fondamentale, ci emoziona per la sua fedeltà e il suo sostegno. Ma dobbiamo arrivare anche a chi non è un habitué degli eventi di questo tipo e soprattutto fare in modo che dalla Costiera, da Napoli, ma anche - perché no? - da Roma e dal resto d’Italia arrivino “turisti culturali”, anche stranieri, interessati a seguire il festival nel suo complesso o singoli eventi (la presenza degli scrittori internazionali è sempre consistente; molti incontri si svolgono in inglese, in francese, in spagnolo). Gli aneddoti sono moltissimi: a ogni edizione raccogliamo testimonianze di persone di ogni età che ci restituiscono la loro emozione, qualche volta ci capita di incontrare veri fan di questo o quello scrittore che finalmente hanno coronato il

sogno di conoscerlo e magari in qualche caso entrano perfino in confidenza con lui. Un patrimonio emotivo importantissimo è anche quello che ci viene dalle ragazze e dai ragazzi volontari, le nostre magliette arancio, che con dedizione stupefacente danno il loro contributo al festival giorno per giorno. Nei post che scrivono sui social a fine festival, che magari scopriamo per caso, raccontano con entusiasmo la loro esperienza. E questo sì che è gratificante! Infine, va sottolineato il rapporto con le scrittrici e gli scrittori, che in molti casi si è consolidato nel tempo diventando autentica amicizia. Faccio solo un esempio: Simonetta Agnello Hornby, che ha chiesto in prima persona di tornare a Salerno Letteratura. Lo ha detto apertamente lei stessa. E siamo stati felici di riaverla con noi e di riabbracciarla. Per quanti ancora non lo conoscono, come descriverebbe SLF? Una festa lunga otto giorni, con un programma ricchissimo, pieno di musica e di teatro oltre che di parole. Un progetto di alto profilo che si è affermato come uno degli appuntamenti più attesi e amati dell’anno. Una occasione speciale durante la quale la città diventa teatro.

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bon ton

A FAR L'AMORE COMINCIA TU L'iniziativa di essere educati non è mai un'azione di risposta, ma sempre un punto di partenza

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Nicola Santini esperto di galateo, costume e società

H

o voluto dare per questo numero estivo un titolo che fosse un omaggio ad una donna che, prima ancora di essere una delle più grandi artiste italiane nel campo dello spettacolo, era anzitutto la grande signora, depositaria dell'eleganza più autentica, che è quella del gesto. Una canzone che nel ritornello a mo' di mantra contiene già una piccola regola di Galateo. L'iniziativa di essere educati non è mai un'azione di risposta, ma sempre un punto di partenza. Nel dare il mio e il vostro saluto a Raffaella Carrà ho riflettuto su quante volte ho sentito dire frasi come "io rispetto chi mi rispetta", o veder perdere la pazienza anche a persone normalmente molto equilibrate, a fronte di una provocazione spiccia e con due parole ben dette, senza perdere in educazione, mettere fine a qualsiasi conflittualità.  Raffaella Carrà verrà ricordata perché era una grande signora dove essere una grande signora per me significa avere per rispetto di quelli che la circondavano, cosa che veniva percepita da chiunque entrasse in contatto con lei.  "A far l'amore comincia tu", che sí, parla di passione e di lenzuola, può trasformarsi facilmente in una regola da ricordare se quelle del galateo dichiaratamente tali ci sono meno simpatiche. Significa che l'educazione non è qualcosa che dobbiamo aspettare di ricevere da un qualsiasi interlocutore prima di decidere se vogliamo essere educati noi. Non è un abi-

to che si può mettere o dismettere a seconda della circostanza, è una seconda pelle, o così dovrebbe essere, che definisce chi la pratica e non la risposta a ciò che ci circonda. Vedere un amministratore delegato gentile con i dirigenti e scostante o sbrigativo con i dipendenti sminuisce il suo ruolo più di quanto egli pensi; vedere le nuove star che ci tengono a mostrarsi in grande intimità con i propri colleghi ma che poi si rifiutano di alzarsi per fare una fotografia con gli ammiratori è un atto che, a parer mio, meriterebbe il dimenticatoio immediato.  Potrò sembrare di parte, ma secondo me la buona educazione è una delle chiavi di accesso all'eternità. Delle persone che si sono comportate bene sarà sempre un piacere ricordarci, di quelle che, a prescindere dalle capacità artistiche o professionali ricordiamo episodi di mala educazione, non vediamo l'ora di dimenticarcene.  Raffaella Carrà, grande artista e donna di spettacolo, rimarrà nel cuore di tutti non solo per come ha cantato, ballato, presentato la televisione all'Italia quando la televisione era un modo per educare i cittadini, ma anche e soprattutto per la gentilezza d’animo che traspariva dai suoi gesti di tutta una vita e, al momento dell'addio, la discrezione sul privato, la dignità della malattia, la semplicità della sepoltura.  Ricordiamocene e prendiamo il suo esempio. Il modo migliore per ricordarla.  Ciao Raffaella! 


salute

TUTTO IL BUONO DEL SOLE SENZA RISCHI PER LA PELLE Alcune regole d’oro da seguire per un’abbronzatura sana e priva di effetti collaterali

Antonino Di Pietro direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis www.antoninodipietro.it www.istitutodermoclinico.com

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opo una lunga attesa è arrivato l’appuntamento con il sole, una parentesi di piacere che, oltre a influire positivamente sul nostro umore, può offrire numerosi benefici al nostro organismo. Come ben sappiamo, una corretta esposizione ai raggi solari favorisce prima di ogni altra cosa la sintesi di vitamina D, tra i nutrienti fondamentali per rafforzare il sistema immunitario e prevenire problematiche quali osteoporosi, malattie autoimmuni e disturbi cardiovascolari. Per poter trarre solo il meglio dal sole, raccomando tuttavia di rispettare le dovute cautele perché, a dosi eccessive e senza le opportune precauzioni, l’esposizione ai raggi solari può danneggiare la pelle, causando scottature, eritemi, invecchiamento precoce e, nella peggiore delle ipotesi, anche l’insorgenza del melanoma, il più grave tumore cutaneo. Per questo motivo, occorre esporsi in modo graduale, preparando la pelle all’abbronzatura e proteggendola con il massimo riguardo. Vediamo come fare.

Come preparare la pelle all’abbronzatura Tra le varie accortezze da seguire per regalarsi un’abbronzatura sana, suggerisco innanzitutto di preparare la pelle all’esposizione, nutrendola dall’interno. Per raggiungere l’obiettivo, consiglio di bere almeno due litri di acqua al giorno e di affiancarli a centrifugati di frutta e di verdura fresche. Consiglio inoltre di scegliere un'alimentazione equilibrata, dato che la salute della nostra pelle dipende in larga parte anche dal modo in cui ci nutriamo. Per supportare adeguatamente la cute che

si espone al sole, consiglio in particolar modo di consumare cibi ricchi di betacarotene, una sostanza capace di difendere la pelle dall’azione nociva dei raggi e, quindi, di prevenire rischi di scottature e di eritemi. Suggerisco perciò di preferire frutta e verdura di colore giallo e rosso come meloni, pesche, mango, albicocche, carote, pomodori e peperoni, trattandosi di alimenti che contengono notevoli quantitativi di questa preziosa sostanza. Esporsi gradualmente Altra regola d’oro che consiglio di seguire per mettere la pelle al riparo dall’azione aggressiva dei raggi solari, consiste nell’esporsi con gradualità. Nei primi giorni di vacanza raccomando quindi di prendere il sole a brevi intervalli, per un massimo di due ore al giorno, cercando di non esagerare. La ragione alla base di questa accortezza è quella di favorire la produzione di melanina, la sostanza che rende la pelle abbronzata, senza irritarla o scottarla. Dopo i primi tre o quattro giorni, si può tranquillamente aumentare l’esposizione di trenta minuti al dì, evitando però sempre le ore centrali, quelle tra mezzogiorno e le sedici, momento in cui i raggi sono più potenti e il rischio di danneggiare la pelle è superiore. Naturalmente, a prescindere dall’età, prima di prendere il sole, raccomando di applicare con cura sulla pelle un’adeguata protezione solare. Come scegliere la crema solare Consiglio di prestare la massima attenzione nella scelta della crema solare, trattandosi dell’arma per eccellenza che permette di proteggere la pelle dagli effetti agosto| settembre 2021

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«Indipendentemente dal proprio fototipo personale, nei primi giorni di esposizione va applicata una protezione alta, indicata in confezione con l’indice SPF 50. Nei giorni successivi, chi ha un fototipo 5 e 6, può scendere gradualmente nel livello di fattore protettivo, passando a una crema con protezione media» _________________________

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nocivi del sole. Indipendentemente dal proprio fototipo personale, nei primi giorni di esposizione raccomando di applicare una protezione alta, indicata in confezione con l’indice SPF 50. Nei giorni successivi, chi ha un fototipo 5 e 6, può scendere gradualmente nel livello di fattore protettivo, passando a una crema con protezione media. Tuttavia, raccomando sempre il massimo scrupolo da parte di bambini, giovanissimi e anziani che devono usare esclusivamente una protezione alta, essendo la loro pelle più delicata. Quali caratteristiche deve avere una buona crema solare È opportuno sapere che non ci sono creme capaci di creare una protezione totale contro l’effetto negativo delle radiazioni UVB e UVA, ovvero le radiazioni che riescono a penetrare più in profondità tra gli strati della pelle, accelerandone l’invecchiamento e spingendosi fino al rischio di sviluppo di potenziali melanomi. Ne esistono tuttavia alcune la cui azione, unita a un’esposizione fatta con criterio, riesce ad assicurare uno scudo protettivo di enorme efficacia. Negli ultimi anni, la ricerca dermatologica ha compiuto notevoli passi in avanti e oggi è in grado di offrire prodotti sempre più validi che garantiscono risultati eccellenti. Per proteggere la pelle in maniera ottimale da eritemi e scottature, mettendola al riparo da serie conseguenze e prevenendo fenomeni di photoaging, raccomando vivamente di ricorrere a principi attivi quali la Plusolina. Si tratta di un complesso innovativo nato dall’as-

sociazione di una varietà di oli vegetali che si comportano come dei booster naturali, limitando l’azione negativa dei raggi UV sulla pelle. Nello specifico, Plusolina è composto da olio di crusca di riso, olio di cotone, olio di karanja e vitamina E, che insieme forniscono un’azione preventiva e protettiva nei confronti dei danni da esposizione solare. L’azione del complesso è davvero efficace perché non si limita solo a salvaguardare la pelle ma ha anche il vantaggio di essere sostenibile per l’ambiente, una caratteristica decisamente apprezzabile al giorno d’oggi. Come applicare le creme solari: le regole per non sbagliare Come spiego sempre ai miei pazienti, la scelta di prodotti protettivi efficaci va comunque unita a un’altra importante accortezza. Le creme e gli spray a base di composti validi come Plusolina, vanno infatti spalmati almeno mezz’ora prima di esporsi al sole. Raccomando poi di ripetere l’applicazione ogni due ore circa e dopo ogni doccia o bagno, su tutto il corpo, includendo orecchie, palpebre e dorso di mani e piedi, anche quando si è ormai abbronzati. Per evitare problemi alla pelle, suggerisco inoltre di utilizzare la protezione anche quando il cielo è nuvoloso, perché si rischiano comunque delle scottature solari. Infine, consiglio di prestare attenzione ai prodotti avanzati dall’anno precedente. Il motivo è semplice: dopo dodici mesi dall’apertura i solari non assicurano più il grado di protezione iniziale. Vanno perciò sostituiti con creme di recente acquisto. E dopo l’esposizione? Per concludere in maniera ottimale la routine per proteggere la pelle dai potenziali danni del sole, una volta tornati a casa o in hotel, consiglio di fare una bella doccia rinfrescante con detergenti delicati. A questo punto arriva il momento di reidratare la pelle. Per ristabilire il giusto grado di idratazione cutaneo, suggerisco allora di applicare prodotti doposole di qualità che siano nel contempo capaci di lenire gli arrossamenti ma anche di favorire il recupero dei danni cellulari derivanti dalla giornata appena trascorsa sotto il sole. Per nutrire la cute in profondità, raccomando di utilizzare creme e sieri corpo con sostanze altamente restitutive come la Fospidina, un mix di glucosamina e fosfolipidi che si dimostra capace di stimolare la formazione di collagene, di aiutare la pelle a ricompattarsi e di contrastare inestetismi come rughe e discromie.


salute

Active and green city project: il contesto e le sollecitazioni nazionali e internazionali I parte Il luogo e il modo in cui viviamo hanno conseguenze importanti sulla salute. Scopriamo come il mondo della scienza si sta muovendo per contrastare la deriva ambientale urbana

Giuseppe Fatati presidente Italian Obesity Network

L’

urbanizzazione rapida e globale sta cambiando sia il luogo sia il modo in cui viviamo. L'ambiente delle città è molto diverso da quello in cui si è evoluto l'uomo, con conseguenze potenzialmente importanti per la salute. L'urbanistica, le politiche e la cultura hanno un impatto diretto sulla salute delle persone. Le cosiddette Malattie croniche non comunicabili (Non Communicable Diseases - NCDs): diabete e obesità, cancro, malattie cardiovascolari e malattie bronco-polmonari croniche, sono responsabili del 70% della disabilità nel mondo, con un costo complessivo che raggiunge il 75% del PIL globale. A causa loro muoiono 41 milioni di persone ogni anno, pari al 71% di tutti i decessi a livello globale. Per la maggior parte delle NCDs si è coniato il termine di patologie urbane tanto che a livello internazionale si parla di urban diabetes e urban obesity. Un dato su tutti: la prevalenza del diabete nei contesti urbani raggiunge il 10,2% contro il 6,9% dei contesti rurali. Oggi il 54% della popolazione mondiale vive in una città; si stima che nel 2050 tale quota arriverà al 75%. A causa della loro densità di popolazione, le città presentano le condizioni ideali anche per qualsiasi infezione umana trasmessa direttamente (ad esempio: influenza, morbillo e tubercolosi). Questo aumento del rischio è mediato da una maggiore probabilità di trasmissione della malattia da ospite a ospite. La sedentarietà e l’alimentazione non corretta sono i principali fattori di rischio per le patologie del nostro tempo e, in modo particolare, per le malattie croniche non trasmissibili.

Per contrastare quella che potremmo definire una deriva ambientale urbana sono stati prodotti, a livello nazionale, numerosi documenti. Nel 2017, in occasione del G7, è stato firmata dal Ministero della Salute e dall’ANCI la Roma Urban Health Declaration, documento che definisce gli aspetti strategici di azione per migliorare la salute nelle città attraverso un approccio di tipo olistico, per quanto riguarda l’individuo, e di tipo multisettoriale, per quanto attiene alle politiche di promozione della salute nel contesto urbano. Nel 2020 è stata presentata la Carta di Milano sull’urban obesity che può essere definita una call to action che impegna i cittadini: consumare solo quantità di cibo sufficienti al fabbisogno, assicurandoci che sia consumato prima che deperisca, donato se in eccesso e conservato in modo tale che non si deteriori; adottare stili di vita più salutari; evitare lo spreco di cibo e acqua in tutte le attività quotidiane, domestiche e produttive; adottare comportamenti responsabili al fine di proteggere l’ambiente; promuovere l’educazione alimentare e ambientale in ambito familiare per una crescita consapevole delle nuove generazioni; scegliere consapevolmente gli alimenti, considerando l’impatto della loro produzione sull’ambiente; essere parte attiva nella costruzione di città più sostenibili, anche attraverso soluzioni innovative, frutto del nostro lavoro, della nostra creatività e ingegno. Active and green city project è un progetto, coordinato dal Centro Ricerche Attività Motorie (CRAM - Terni), che recepisce i richiami nazionali e internazionali e vuole trasformarli in azioni di pratica e fattiva utilità. agosto| settembre 2021

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finisterre

Antologia di poesia Alfonso Amendola

Il curatore Mario Fresa ci dona un’opera collettiva che sicuramente mancava, in cui i versi tornano a essere logica, libertà, precipizio e desiderio

docente di sociologia dei processi culturali Università di Salerno alfamendola@unisa.it

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“L

a critica deve essere passionale, personale, politica” scriveva Charles Baudelaire parlando del territorio della riflessione analitica in particolare rivolta alla poesia. E quindi ben vengano tutti i percorsi critici che si definiscono con forza verso questa tensione di lettura e indagine dentro quella vertigine totale di forma e sostanza che, ostinatamente, chiamiamo poesia. Nel suo “Dizionario critico della poesia italiana 1945-2020” per la Società Editrice Fiorentina, il curatore Mario Fresa (poeta, traduttore e saggista), con un riuscito coordinamento di professionisti della critica e della saggistica, ci dona un lavoro di forte impatto antologico. Un’opera collettiva che sicuramente mancava. Mancava sia come dimensione critica (53 redattori) e sia come percorso antologico (250 schede ma alcune sono davvero microsaggi). Un viaggio verso la poesia che ha una precisa “angolazione” quella edita nell’immediato dopoguerra e di autori nati entro il 1979. Il denso volume scorre come lettura d’aggiornamento ma anche approfondimento in cui il fuoco della poetica dell’autore o autrice si alimenta anche del dato biografico e di rigorosi spunti inediti. Un lavoro che mancava, inoltre, perché nella nostra tarda modernità, lo spazio della poesia deve necessariamente avere un ruolo di centralità. Ed essere un nodale punto di riferimento non soltanto per continuare a scavare nel profondo del sentire ma anche, se non soprattutto, per capire le soglie complesse del nostro vivere, del nostro abitare il mondo, del nostro sguardo intimo e collettivo. Mario Fresa definisce questo dizionario come “un mosaico” in cui la scelta dei coordinatori delle singole voci è stata condotta da autonomia di pensiero e dal senso del rigore scientifico e della li-

bertà intellettuale. Un magnifico navigare rizomatico questo dizionario. Dove non mancano scoperte e riscoperte, accelerazioni e ridefinizioni. Il Dizionario curato da Fresa è un concreto strumento che davvero può, anzi deve destabilizzare il lettore. Certo ci sono “assenze” ma soprattutto ci sono delle “predilezioni” (per Fresa è lo sguardo verso “outsider” come Annino, Bemporad, Riviello, Scialoja, Zizzi e il nostro Marco Amendolara portatori di una poesia “a parte” e ben oltre le singole scuole o afferenze). Ci sono delle gioiose scoperte (tutta la generazione dei poeti quarantenni). Ci sono delle originali scelte di narratori-poeti (Bassani, Bufalino, Landolfi, Morante, Ottieri, Rea). E logicamente ci sono vere e proprie novità. E allora...che ci si immerga in questo dizionario. Consapevoli che la poesia (quella vera non quella da bancarella festaiola e amatoriale a pagamento) non ha mai una definizione stabile. E questo “spaccato” dell’ibridazione, del divenire, della parola innamorata, della bellezza e dell’inquietudine, il Dizionario curato da Mario Fresa lo restituisce nella sua totalità. E ci restituisce la poesia in quanto esistenza densa e lieve. Ecco, un lavoro come questo ci dimostra come la poesia continui ad essere quella vertigine di cui all’inizio, ma anche il suo esser zona di tregua e confitto, contaminazione, dono/oblio di sé, arte della presenza/assenza. La poesia come edificio complesso pieno di vita e continuo camminamento funambolico (quel camminare caro a Peter Sloterdijk) dentro il quale accade un’opera. Ecco perché risulta necessario il lavoro di Fresa e dei redattori presenti in questo “Dizionario”. Perché nel suo procedere ci prospetta un’ulteriore deriva/approdo della poesia, ovvero quell’inspiegabile capacità di saper essere logica, libertà, precipizio e desiderio.


Middle England **********************************************

libri

a cura di Raffaella Venerando

di Jonathan Coe | Casa editice: Feltrinelli **********************************************

C

hi ama la serialità anche nella lettura, apprezzerà senz’altro le opere di Jonathan Coe, colto, musicale e pungente scrittore inglese che molto si è dedicato al racconto diluito nel tempo di alcuni suoi protagonisti. Middle England riprende le vite e gli intrecci di alcuni personaggi de "La banda dei brocchi" e di "Circolo chiuso": Benjamin, Lois, Paul, Doug ormai ben più che adulti. Sullo sfondo, ma neanche tanto, un’Inghilterra cupa, incattivita, rancorosa verso il diverso, richiusa su se stessa e in bilico, in attesa dell’esito del referendum sulla Brexit del 2016. La delusione e il dolore sociale, così come in altri libri di Coe, esplodono mai in un giudizio quanto in una costatazione realistica, amara ma oggettiva. Il tempo scorre e non lo puoi fermare. Da solo non si può fermare. «Vedi, tutte le volte che sento uno come te parlare del "popolo", il mio rilevatore di stronzate impazzisce. A me sembra che tu abbia passato tutta la tua vita adulta a cercare di mettere la maggior distanza possibile fra te e il "popolo". Usi i mezzi pubblici per spostarti? Ti servi della sanità pubblica? I tuoi figli frequentano le scuole statali? No, naturalmente. L'ultima cosa che vuoi è entrare in contatto con i proletari. Per una ragione o per l'altra, la Brexit è da anni il vostro sogno proibito, e ora che il "popolo" vi ha consegnato quello che desideravate da sempre - con un margine minimo, bada bene - all'improvviso lo corteggiate, usandolo come usate tutti gli altri. [...] Tutti sappiamo che c'è molta rabbia nel paese e voi, per raggiungere i vostri scopi, dovete tenere viva la rabbia».

Cosa sarà

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a cura di Vito Salerno

homecinema

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di Francesco Bruni

P

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rotagonista di questa storia, che si sviluppa fra momenti drammatici e altri decisamente umoristici, è Bruno Salvati. La sua vita è in una fase di stallo. Infatti, i suoi film non hanno mai avuto successo e il suo produttore fatica a mettere in piedi il prossimo progetto. Inoltre, sua moglie Anna, dalla quale si è da poco separato, sembra già avere qualcun altro accanto. E per i figli Adele e Tito, Bruno non riesce a essere il padre presente e affidabile che vorrebbe. Un giorno Bruno scopre di avere una forma di leucemia. Si affida immediatamente a un’ematologa competente e tenace, che lo accompagna in quello che sarà un vero e proprio percorso a ostacoli verso la guarigione. Il primo obiettivo è trovare un donatore di cellule staminali compatibile: dopo alcuni tentativi falliti, Bruno comincia ad avere seriamente paura. La degenza del protagonista, in uno stato di semi-incoscienza indotto dai medicinali, è caratterizzata dall’affiorare di ricordi e fantasticherie, deliri e persino fantasmi. Cosa sarà di lui? Suo padre Umberto, rivelandogli un segreto del suo passato, accende in tutti una nuova speranza. Il coinvolgimento dei familiari e del padre del malato, infatti, sono al centro della vicenda: la malattia diventa così una resa dei conti con la moglie ed i figli del protagonista ed un viaggio in compagnia del padre alla scoperta di qualcosa che è successo molti anni prima. Bruno e la sua famiglia intraprendono un inatteso percorso di rinascita, che cambierà i loro rapporti e insegnerà a Bruno ad alzare gli occhi da se stesso e a guardare gli altri, perché una volta imparato a vivere non si smette più.

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DAI SOCIAL

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Costozero | PREMIO BEST PRACTICES PER L'INNOVAZIONE  

Magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero di Confindustria Salerno

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