COSTOZERO - Comunità Energetiche Rinnovabili

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2023, IL MEZZOGIORNO A RISCHIO RECESSIONE

Nella Manovra non si è scelto di andare dritti verso una visione di Paese che rimetta al centro la produttività e il lavoro

Nubi di tempesta non accennano a diradarsi per l’economia meridionale. Dopo aver partecipato alla ripartenza nel 2021, con una crescita del 5,9%, superiore anche alla media dell’Ue-27 (+5,4%), il Sud torna a frenare, arretrando di più di un punto percentuale (+2,9%), a fronte del +4,0% del Nord. Per l'anno che sta per chiudersi, quindi, il Paese si prepara a procedere a velocità differenziate. Non solo. Secondo le stime contenute nel Rapporto pubblicato a fine novembre dall’Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno - nel quadro di un affaticamento generale per l'economia italiana, indotto soprattutto dal caro-energia e dall’inflazione più alta dal 1984 (11,9%) - se nel 2023 per il Centro Nord si ipotizza una crescita dello 0,8%, per il Mezzogiorno si ripresenterebbe drammaticamente il segno meno, per l’esattezza -0,4%. L’eterno ritorno della dicotomia tra le due aree del Paese sarebbe così scritto nei numeri. Una congrua risposta all’allarme recessione lanciato dalla Svimez poteva arrivare dalla Manovra 2023 - la prima del governo a guida Meloni - ma, in quella varata in Cdm lo scorso 2 dicembre, c’era davvero poco, troppo poco, Sud. La volontà di correggere il tiro per alcune misure destinate al Mezzogiorno dimenticate nella prima bozza pare, però, esserci: inizialmente mancavano infatti sia le agevolazioni fiscali in favore delle imprese del Sud che acquistano beni strumentali nuovi, sia i crediti d’imposta per gli investimenti effettuati nelle ZES e nelle Zone Logistiche Semplificate e per le attività di ricerca e sviluppo in favore delle imprese meridionali. Il dietrofront dovrebbe invece prevederne la proroga per un altro anno. A preoccupare però non è il singolo provvedimento. Quello che non convince il mondo delle imprese, specie quelle meridionali, è semmai la scelta di non andare dritti verso una visione di Paese che rimetta al centro la produttività, il lavoro e l’occupabilità, preferendo piuttosto spendersi e spendere in decisioni che, seppur non prioritarie, generano un rumoroso e illusorio consenso. Indiscutibile lo sforzo fatto per tenere insieme l’obiettivo del calo del debito pubblico e la necessità di porre un argine agli insostenibili costi delle bollette energetiche per famiglie e imprese - i due terzi dei 35 miliardi complessivi - ma restano, al momento, deluse molte delle aspettative di chi nel nostro Paese crea lavoro, a partire dall’insoddisfacente taglio del cuneo fiscale, molto lontano da quel 4% minimo richiesto dal nostro Sistema per dare subito una boccata di ossigeno ai lavoratori. Per noi resta, inoltre, basilare sciogliere il nodo dell’istruzione per porre rimedio a quel 39% di giovani Neet che, secondo Eurostat, al Sud ancora non studia e non lavora. Per farlo, non c’è altra via che una seria politica di sviluppo industriale che guardi al futuro e ai giovani, creando qui, nel Mezzogiorno, occasioni di lavoro e crescita. Il momento è di quelli che non tornano più: il PNRR destina al Sud 82 miliardi di euro che non possiamo sprecare. Come sottolineato anche dalla Svimez, cruciale diventa correre sulle misure di rilancio degli investimenti pubblici e privati, ragionando in un’ottica integrata e coordinata tra la politica di coesione, comunitaria e nazionale, per non perdere l’occasione di incidere su infrastrutture materiali e immateriali, così come sulla qualità di servizi pubblici, ancora carenti al Sud sia per le famiglie, sia per le imprese. Il tempo stringe ma fino al 31 dicembre si può ancora evitare l’esercizio provvisorio, migliorare la manovra economica e, più di tutto, augurarci di recuperare il senso di unità del Paese, nuovamente smarrito. Solo allora potremmo davvero sperare in un buon 2023 per la nostra Italia, per il nostro Sud.

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editoriale

IN QUESTO NUMERO

Editoriale

2023, il Mezzogiorno a rischio recessione | di A. Ferraioli

Primo Piano | Comunità energetiche rinnovabili

Per una Campania più verde | intervista ad A. Marchiello

CER, oltre l'individualismo | intervista a G. Gallo

Superare il limite di 1MWH nelle aree ASI | intervista ad A. Visconti

Rinnovabili e autoproduzione, il sì delle imprese | intervista a V. Virno

Decarbonizzazione, elettrificazione e digitalizzazione: i tre pillar di Enel | intervista a R. Marconi

Il volto dell’industria ecologica, sicura e sostenibile | intervista a L. Magaldi

L'opinione

Energia e scienza a misura di donna | intervista a V. Bosetti

Bianchi: «Non disuniamoci» | intervista a L. Bianchi

Focus

PNRR, bioeconomia e input energetici: a che punto sono le imprese del Sud | di A. Casolaro

Confindustria

PMI DAY, è l’industria bellezza | a cura della redazione

New entries

Genuine Way, consumi più consapevoli con la blockchain | a cura della redazione

Ti Finanzio Azienda, una porta aperta di accesso al credito | a cura della redazione

Pontecorvo, esperienza quarantennale al servizio dell’agroalimentare | a cura della redazione

Business

Fiducia ai giovani | intervista a S. Rinaldi

Nuovi mercati per Made in Italy con il digital marketing | a cura della redazione

Savino Solution, evoluzione in atto| a cura della redazione GBS, eccellenza distintiva | di R. Venerando

Lavoro

Licenziamento per assenza ingiustificata analisi di un caso di illegittimità | di P. Ambron

Mercati

Il Digital Markets Act e il freno alle BigTech | di A. Boscaro

Norme e Società

Impresa e gestione dei conflitti: la mediazione alla luce dei criteri ESG | di M. Marinaro

Appalti Pubblici: la novità del fascicolo elettronico dell’impresa | di L. M. D'Angiolella Fisco

La Corte di Giustizia UE interviene sulla detrazione IVA | di M. Fiorentino

Investimenti in beni strumentali e ricerca | di A. Sacrestano

Societing 4.0

Trasformazione digitale da Sud: un sogno possibile? | di A. Giordano

Re-Values lab

La forza fragile delle donne | intervista a C. Pauciulo

Bon Ton Fine anno, tempo di bilanci | di N. Santini

Mondi Persistenti Dry Drowning | di A. Amendola e A. Guerra

Salute

Microplastiche e malattie croniche non comunicabili | di G. Fatati

Libri

Il Presepe. Una storia sorprendente | a cura di R. Venerando

Home Cinema Crimes of the future | a cura di V. Salerno

Dai Social a cura di V. Salerno

COSTOZERO

DICEMBRE 2022 - FEBBRAIO 2023

Trimestrale di Economia, Finanza, Politica Imprenditoriale e Tempo Libero di Confindustria Salerno

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PER UNA CAMPANIA PIÙ VERDE

L’assessore Marchiello promette: «All’Avviso rivolto ai piccoli Comuni, molto presto si aggiungerà un’ulteriore misura finalizzata a sostenere le imprese campane in progetti di riqualificazione ecologica e sostenibilità energetica» di Raffaella Venerando

Assessore, qual è stata la risposta dei Comuni campani all’Avviso che incentivava la costituzione di Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali?

Come Regione Campania, ci siamo voluti occupare anche dei piccoli territori per offrire loro la possibilità di dare vita alla produzione e condivisione “virtuale” di energie generate da fonti rinnovabili, nonché stimolare nuove forme di efficientamento e riduzione dei consumi energetici. Per promuovere le Comunità di Energie Rinnovabili (CER), abbiamo sostenuto con uno stanziamento di 1 milione di euro la fase della loro costituzione, con particolare riguardo alla predisposizione dei progetti e della documentazione correlata, da parte dei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. L’obiettivo principale è favorire l’autoconsumo e abbattere i costi energetici per cittadini e imprese, anche in previsione della centralità che tali forme aggregate di autoconsumo assumeranno nella concreta attuazione della transizione ecologica promossa e sostenuta dal PNRR. La risposta all’Avviso pubblico è stata eccezionale: su 333 Comuni campani al di sotto dei 5.000 abitanti, ben 268 hanno fatto domanda per gli incentivi. Il risultato è stato molto positivo

anche grazie alla buona attività di informazione e divulgazione fatta dagli uffici regionali e alla collaborazione attiva di ANCI Campania e Confindustria. A quando, invece, il bando CER per le imprese?

All’Avviso rivolto ai piccoli Comuni, molto presto si aggiungerà un’ulteriore misura finalizzata a sostenere le imprese campane in progetti di riqualificazione ecologica e sostenibilità energetica. Con questa intendiamo accompagnare le nostre imprese nel processo di transizione ecologica, favorendo investimenti che riducano l’impatto ambientale del ciclo produttivo, e quindi una crescita stabile, equilibrata e sostenibile. Quest’intervento si inserisce tra le prime azioni che abbiamo previsto nell’ambito del PR Campania FESR 2021-2027 all’interno della sfida 2 (una Campania più verde) inerente alla transizione energetica, la cui attuazione coincide con il relativo Asse prioritario di intervento, Energia, Ambiente e Sostenibilità, con specifici obiettivi che riguarderanno appunto la produzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo, la creazione di comunità energetiche e la riduzione dei consumi (con una dotazione di oltre 300 milioni di euro).

Quali altre misure la Regione Campania ha messo in campo a sostegno di

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INTERVISTA AD ANTONIO MARCHIELLO, ASSESSORE ALLE ATTIVITÁ PRODUTTIVE DELLA REGIONE CAMPANIA
primo piano | comunità energetiche rinnovabili

famiglie e imprese strette da caro energia e inflazione?

Gli effetti determinati dalla pandemia da covid-19 e dal conflitto russo-ucraino stanno mettendo in ginocchio il nostro tessuto socio-economico. Per far fronte a questa grave situazione come Regione abbiamo fatto un grande sforzo varando il nuovo piano socio economico, un vasto programma di

aiuti da 400 milioni per il sostegno delle famiglie e delle imprese del territorio.Restando sul tema energia, per le imprese, con il piano abbiamo stanziato 58 milioni per sostenere le aziende manifatturiere maggiormente colpite dai forti rincari di gas e elettricità con contributi fino a 20mila euro. Alla misura già attiva, contiamo di ampliare il fondo iniziale disponibile.

CER, OLTRE L'INDIVIDUALISMO

La CCIAA di Salerno potrebbe favorire le Comunità Energetiche Rinnovabili contribuendo a finanziare studi di fattibilità, che rappresentano l'investimento iniziale di cui devono farsi carico di Raffaella Venerando

Sul territorio salernitano si sta lavorando per rendere presto realtà le Comunità Energetiche Rinnovabili. Quale potrebbe essere il ruolo delle Camere di Commercio?

C’è molto interesse per questo strumento che può rivelarsi prezioso per lo sviluppo dell’economia del nostro territorio e foriero di un nuovo modo di ragionare per e tra le imprese. La Camera potrebbe favorire le CER contribuendo a finanziare gli studi di fattibilità, che rappresentano l’investimento iniziale di cui la CER deve farsi carico. Nel caso di Buccino, Confindustria Salerno ci ha manifestato l’interesse di un gruppo di imprese di costituire una CER. La stessa proposta, in futuro, potrebbe arrivare anche da altre associazione di imprese energivore con grossi spazi disponibili per l’installazione degli impianti. La Camera vuole

sostenere tale iniziativa non solo per gli effetti benefici che potrebbe comportare ma anche per enfatizzare la positività che c’è dietro a questo approccio, capace finalmente di superare frammentazioni e individualismi che tanto hanno nuociuto alla crescita del nostro territorio. La sinergia è la chiave giusta per lo sviluppo. Avete pensato a misure di sostegno mirate per il caro energia? Attualmente due sono gli interventi allo studio. Il primo potrebbe essere un voucher per audit energetici, in grado di restituire all’azienda una diagnosi puntuale sui consumi e sulle soluzioni per un miglioramento in termini di efficientamento energetico. La seconda, invece, l’istituzione di uno sportello di consulenza che consenta alle imprese di leggere nel modo corretto la bolletta energetica, così da ricevere informazioni e soluzioni specifiche per l’ottimizzazione delle fatture.

INTERVISTA A GIUSEPPE VICE PRESIDENTE CCIAA SALERNO

SUPERARE IL LIMITE DI 1MWH NELLE AREE ASI

Una comunità che si insinua in un’area industriale gode di un ambito circoscritto in cui insistono più operatori prosumer che possono beneficiare anche delle infrastrutture già presenti, come sottoservizi e cavidotti per implementare l’impiantistica di Raffaella Venerando

L’Asi Salerno ha proposto lo strumento delle CER, insieme con altri partner tra cui Confindustria, al momento in due territori di sua pertinenza: Battipaglia e Buccino. Che riscontro sta avendo e quali saranno le caratteristiche della CER che ha in mente?

Il caro bollette sta mettendo a dura prova famiglie e imprese, generando una crisi senza precedenti che non sappiamo quanto potrà durare. Per questo, sarebbe importante istituire nelle aree industriali delle Comunità Energetiche Rinnovabili, capaci non solo di affrancare cittadini e imprese dalle fonti fossili, ma anche di rafforzare il sistema industriale e creare occasione di lavoro e comunità.I soggetti coinvolti in una CER possono infatti condividere l’energia, riducendo i costi in bolletta, migliorare l’impatto ambientale e accedere agli incentivi, al momento monchi però dei decreti attuativi. Stiamo ricevendo riscontri entusiastici, in particolare a Buccino, tanto che il progetto è ormai in fase avanzata grazie alle interlocuzioni con Enel X che vorrebbe farsi carico - tra l’altro - di uno studio preliminare e formulare la sua proposta di realizzazione della CER. A Battipaglia, invece, siamo più indietro.

Attualmente tutte le CER, fatta esclusione per quelle in governo alle Autorità Portuali, possono coinvolgere singoli impianti ciascuno di potenza non superiore 1 MWh. La potenza “permessa”, insieme con la mancanza del decreto attuativo che fissa il quadro normativo definitivo sulle CER, sono due grosse limitazioni che ci auguriamo vengano presto superate. Si pone l’obiettivo di farlo la proposta dell’onorevole Piero De Luca presentata in Parlamento, in virtù della quale i consorzi di sviluppo industriale come il nostro possono farsi promotori dell'istituzione di comunità energetiche rinnovabili, per impianti superiori a 1 MWH, nelle aree industriali di loro competenza, esattamente al pari delle Autorità portuali. Ci auguriamo venga accolta senza ulteriori perdite di tempo. I vantaggi derivanti sarebbero notevoli. Una comunità che si insinua in un’area industriale gode di un ambito circoscritto in cui insistono più operatori prosumer che possono beneficiare anche delle infrastrutture già presenti, come sottoservizi e cavidotti per implementare l’impiantistica. L’obiettivo finale non è di poco conto: garantire autosufficienza energetica a imprese e collettività. Come si trova un punto di equilibrio tra gli interessi di tutti i soggetti coinvolti?

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primo piano | comunità energetiche rinnovabili

Pensando ai molteplici vantaggi. Oltre a quello ambientale, aderendo a una CER ciascuno massimizza i benefici del proprio impianto da energia rinnovabile e, in più, i costi complessivi si riducono per effetto di economia di scala e degli incentivi previsti. Al momento solo la burocrazia, come spesso accade, potrebbe disincentivare questa scelta. Passando ad altro ma restando in tema di sviluppo delle imprese, a che punto siamo con le ZES?

Molto dipenderà anche dalla versione definitiva della Manovra 2023. Le ZES in Campania rappresentano un’occasione concreta di rilancio strutturale e competitivo per cui è fondamentale che le misure agevolative previste siano non solo prorogate, ma rafforzate. Indispensabile è inoltre completare la semplificazione normativa per rendere davvero più attrattivo investire nel nostro Mezzogiorno che chiede sviluppo, non assistenzialismo.

INTERVISTA A VELLEDA VIRNO, VICEPRESIDENTE CONFINDUSTRIA SALERNO CON DELEGA ALLA SOSTENIBILITÀ

RINNOVABILI E AUTOPRODUZIONE, IL SÌ DELLE IMPRESE

Ottima opportunità quella delle Comunità Energetiche Rinnovabili ma vanno snelliti gli iter autorizzativi e garantiti gli allacciamenti alla rete nazionale di Raffaella Venerando

La sfida della sostenibilità riguarda il nostro presente e il nostro futuro, in modo trasversale. In quest’ottica il tema del consumo dell’energia è cruciale e da qui anche l’interesse di Confindustria per le Comunità Energetiche Rinnovabili. Quali benefici potrebbero esserci per le imprese con la loro costituzione?

Con l’aumento della popolazione mondiale è cresciuto ovviamente anche il fabbisogno e il consumo di energia, ma con modalità ben differenti da un paese all’altro, modalità che devono oggi tener conto dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che impone di ridurre drasticamente l’utilizzo di combustibili fossili e fornire a tutti l’accesso a un’energia pulita in quantità sufficiente ai bisogni, ac-

celerando sul ricorso alle rinnovabili in tutti i settori. In questo solco, la crisi energetica che ha investito l’Europa negli ultimi mesi sta velocizzando la diffusione delle fonti rinnovabili, tanto che- stando ai numeri dell’Agenzia internazionale dell’energia - la crescita della capacità globale raddoppierà nei prossimi cinque anni. Non solo. In questi mesi abbiamo imparato - a spese di molte attività industriali andate in affanno - quanto sia fondamentale essere autosufficienti nella produzione di energia. Finora siamo stati dipendenti ma, sfruttando acqua, sole, vento e rifiuti, il nostro Paese potrebbe aumentare di molto il proprio livello di autonomia energetica. Vanno in questa direzione le Cer, che potrebbero rivelarsi davvero una delle chiavi di volta per attuare un processo di transizione energe-

tica vantaggioso. Le CER, ottimizzando l’utilizzo dell’energia rinnovabile condividendola nel territorio in cui è generata, possono rappresentare un modello di produzione energetica esemplare perché sostenibile a tutto tondo. Vanno però ancora snelliti gli iter autorizzativi e garantiti e accelerati gli allacciamenti alla rete nazionale. Il movimento che si è creato attorno a questi sistemi, in ogni caso, è incoraggiante, così come lo sarebbe il superamento di discussioni ideologiche sul tema energia, oggi fuori del tempo. La sostenibilità conviene anche oltre il conto economico. Dal suo osservatorio ritiene che le aziende abbiano colto la desiderabilità di questa grande trasformazione in atto?

Sì, in molti hanno oramai compreso i vantaggi derivanti dalle scelte sostenibili. C’è ancora molto da fare, ma le aziende hanno oramai chiaro che, nel lungo termine, conviene operare scelte che generino valore aumentando al contempo l’efficienza delle attività e dei processi aziendali.

La crisi energetica e il conseguente aumento delle bollette, ad esempio, ci hanno mostrato quanto le rinnovabili possano rivelarsi competitive e maggiormente convenienti rispetto ad altre fonti di energia.

Oltre a garantire un posizionamento strategico, una maggiore efficienza interna, una migliore reputazione, essere un'azienda sostenibile significa anche ottenere vantaggi economici diretti.

DECARBONIZZAZIONE, ELETTRIFICAZIONE E DIGITALIZZIONE: I TRE PILLAR DI ENEL

L'impegno del Gruppo per rendere ogni comunità energetica un vero e proprio ecosistema efficiente e sostenibile di Raffaella Venerando

Ingegner Marconi, complice la fame energetica e lo slancio del PNRR nel favorire la diffusione delle modalità di autoproduzione e autoconsumo collettivo, le Comunità energetiche rinnovabili cominciano a diffondersi anche nel nostro Paese. Ma cosa sono le Cer e quali sono i vantaggi di aderire a una comunità energetica per cittadini e imprese?

Grazie al recepimento della Direttiva Europea RED II (2018/2001/UE), anche in Italia è possibile sviluppare modelli associativi tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali e PMI che decidono di unire i propri sforzi con l’obiettivo di produrre, scambiare e consumare energia da fonti rinnovabili su scala locale. Le CER stimoleranno l’autonomia energetica e la decarbonizzazione

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primo piano | comunità energetiche rinnovabili
INTERVISTA A ROBERTO MARCONI, KEY ACCOUNT MANAGER FLEXIBILITY SOLUTIONS ENEL X ITALIA

primo piano | comunità energetiche rinnovabili

delle aree industriali, riducendo il costo energetico e rendendo sempre più sostenibile l’uso della rete elettrica locale. È importante infatti che tutta l’energia rinnovabile prodotta dagli impianti interni alla CER sia consumata contemporaneamente, così da minimizzare gli impatti sulla rete elettrica e massimizzare l’incentivo ricevuto.In sintesi, quindi i vantaggi si riassumono in:

• Economici - gli incentivi per l’energia prodotta e autoconsumata creano un “reddito energetico” da redistribuire;

• Ambientali - riduzione della CO2 e annullamento delle perdite di rete;

• Sociali - l’aggregazione sociale stimola i partecipanti alla condivisione rivolta alla sostenibilità urbana, diventando così protagonisti della transizione energetica.

Qual è la differenza tra sistemi di autoconsumo e una CER?

Il sistema di autoconsumo collettivo premia il comune interesse di utenze collocate tutte in un unico edificio, si presta quindi ad avere benefici limitati dalle effettive capacità di generazione e consumo al di sotto di un unico tetto. La Comunità energetica rinnovabile, invece, estende questo confine fino a tutto il territorio coperto dalla stessa cabina elettrica primaria, permettendo quindi di disporre di un portafoglio di utenze differenziato e soprattutto di capacità di generazione rinnovabile più ampia.

Enel ha una grossa tradizione nelle rinnovabili ma, nello specifico, qual è il ruolo di Enel X in una Comunità Energetica Rinnovabile tipo?

Enel X, che ha da sempre l’obiettivo di velocizzare l’innovazione e guidare la transizione energetica, si pone come importante acceleratore del processo di diffusione delle comunità energetiche rinnovabili. Possiamo offrire ai soggetti interessati le soluzioni e i servizi per dar vita e far crescere in modo virtuoso la comunità energetica: dalla realizzazione degli impianti fotovoltaici alla creazione e gestione tecnico/ economica della comunità stessa, dal monitoraggio dello stato di servizio della comunità agli stimoli all’elettrificazione dei consumi attraverso tecnologie efficienti (pompe di calore, piani cottura a induzione ecc.) e piattaforme digitali. Per rendere ogni comunità energetica un vero e proprio ecosistema efficiente e sostenibile.

La burocrazia pesa molto nell’avvio di una CER?

Il modello necessita di una particolare attenzione e conoscenza di dettaglio della materia, in modo da

poterne assicurare l’avvio e la corretta gestione per gli interi 20 anni di vita. Enel X offre la migliore expertise in tal senso, derivante dai diversi progetti che stiamo studiando in Italia e all’Estero.

Il limite dei 1000 kilowatt di produzione massima non è un freno allo sviluppo delle comunità energetiche tra imprese?

La forte propensione alla elettrificazione dei consumi richiederà, in un futuro ormai prossimo, importanti quantità di energia rinnovabile, soprattutto nelle vicinanze di aree industriali, per questo il limite ad 1MW per ciascun impianto potrebbe non essere il miglior risultato per la minimizzazione dei costi di realizzazione.

Quali regole tecniche sono necessarie per calibrare bene gli impianti perché produzione e consumo si equivalgano o quasi?

Lo scopo della CER è la “socializzazione” della produzione e del consumo di energia rinnovabile locale quindi, fondamentale, sarà lo sviluppo della sua capacità generativa in risposta ai fabbisogni energetici sottostanti: nessun kWh dovrà essere prodotto senza che ci sia un utente ad attenderlo.La CER di Enel X deve essere vista come vivente, nasce con un suo progetto “ancora” e si sviluppa massimizzando gli sforzi di tutti coloro che manifestano il loro interesse, anche in tempi diversi!

In Sardegna avete portato a compimento un importante progetto. È un modello ideale e scalabile quello realizzato?

Le CER si rivolgono, tra l’altro, anche alle PA, così da rendere “sociale” l’energia che può essere generata attraverso le superfici nella loro disponibilità, aumentando il contrasto alla povertà energetica e sviluppando un supporto alle attività imprenditoriali del luogo. Il caso Sardegna si inserisce proprio in questo contesto; per Enel è ulteriore motivo di orgoglio perché sta investendo molto nel progetto Sardinia Isola Verde, che mira a renderla la prima regione Carbon Neutral di Italia.

Green e digitale offriranno nei prossimi anni nuovi spazi di occupazione. Anche le CER possono creare nuovo lavoro?

Assolutamente sì! La transizione energetica in Enel viene declinata secondo 3 pillars: Decarbonizzazione, Elettrificazione e Digitalizzazione; riteniamo quindi che il futuro sostenibile di questo Paese, come per l’intero pianeta, non potrà prescindere dalle skill innovative che le nuove generazioni saranno capaci di iniettare nel mondo del lavoro.

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INTERVISTA A LETIZIA MAGALDI, VICEPRESIDENTE MAGALDI GREEN ENERGY

IL VOLTO DELL’INDUSTRIA ECOLOGICA, SICURA E SOSTENIBILE

L’impianto realizzato presso la sede di Buccino, comune in cui si vuole insediare una CER, permette alle aziende di affrancarsi dalla dipendenza da gas per la generazione di calore elettrificando e decarbonizzando i processi produttivi di Raffaella Venerando per i consumi industriali. Inoltre, la nostra tecnologia MGTES è interamente Made in Italy ed è coperta da brevetto europeo e mondiale. L’impianto ha una vita utile di 30 anni ed è a impatto zero perché utilizza solo materiali completamente riutilizzabili come sabbia silicea e acciaio.

La Magaldi è stata coinvolta come azienda fornitrice nella costituenda CER che interesserà il comune di Buccino. Quali caratteristiche avrà l’impianto di generazione di energia rinnovabile che metterete in campo? Il sistema MGTES - Magaldi Green Thermal Energy Storage sviluppa una tecnologia di accumulo basata su un letto di sabbia fluidizzato, alimentato esclusivamente da energie rinnovabili. Il sistema può essere caricato con energia elettrica e termica in eccesso riuscendo a immagazzinarla per giorni, fino a settimane, con perdite molto limitate, per poi rilasciarla (Long Duration Energy Storage) quando il sole o il vento non sono disponibili. Il sistema libera energia termica on demand ad alta temperatura, fino a 400°, secondo le esigenze dell’utenza industriale, con una efficienza di ciclo globale prossima al 90/95%. In questo modo il sistema permette di immagazzinare energia rinnovabile intermittente e di rilasciare in continuo 24h energia termica verde

Il vostro impianto potrebbe essere coinvolto in un prossimo futuro in altri progetti?

L’impianto realizzato presso la sede di Buccino è studiato per utilizzi di tipo industriale quindi replicabile e idoneo per altri usi di tipo commerciale e industriale. MGTES genera vapore a temperature elevate, a partire dai 120-400 gradi, necessarie alle industrie energivore come carta, food & beverage, chimica e plastica. Il sistema acquisisce energia elettrica rinnovabile da impianti dedicati o da rete e rilascia energia termica ad alta temperatura 24h/7, in un range tra 120° e 400°, nella forma di calore o vapore di processo secondo le esigenze dell’utenza industriale. Soluzioni di stoccaggio termico come quella rappre-

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sentata dal sistema MGTES, in accoppiamento a fonti rinnovabili, permettono di affrancarsi dalla dipendenza da gas per la generazione di calore elettrificando e decarbonizzando i processi produttivi. La costituenda CER di Buccino rappresenta un contesto territoriale idoneo per posizionarsi come “Eco-Industrial Park” in ottica di economia circolare e di ecologia industriale. Producendo e consumando energia rinnovabile in un’area industriale si determinano vantaggi ambientali, economici e sociali sia per le aziende che per i piccoli consumatori.

Ci auguriamo di poter diffondere questa visione in altre regioni italiane per promuovere un modello funzionante fatto di comunità di servizi e di manifattura in grado di sviluppare un sistema di collaborazione industriale per raggiungere benefici sociali, ambientali ed economici superiori a quelli possibili come singola azienda.

Nel quadro della transizione ecologica le tecnologie di accumulo termico quali vantaggi offrono? Un sistema come MGTES, oltre a rendere le fonti rinnovabili, che per loro natura sono intermittenti, continue, offre grandi capacità di accumulo termico (fino all’ordine dei GWh); elevata efficienza termica; tempi di risposta rapidi; generazione in continuo di calore rinnovabile, stabilità del costo dell’energia, nessun impatto ambientale grazie all’impiego di materiali naturali. I sistemi di stoccaggio di energia termica assumono una rilevanza ancora più significativa se si considera che i processi industriali dipendono in gran parte da energia prodotta da calore. Da uno dei più recenti rapporti globali sui consumi energetici (International Energy Agency 2020) emerge, per esempio, che il 74% della domanda di energia per l'industria è usata per produrre calore e vapore e che il 90% di questa energia proviene ancora da fonti come carbone, petrolio e gas.

La possibilità di garantire una produzione interamente sostenibile dei processi industriali ad elevato consumo energetico legato alla produzione di calore è anche per questo una delle sfide centrali verso la decarbonizzazione.Ricordiamo che la transizione energetica si deve completare entro il 2050. Ciò significa non solo sostituire il petrolio con le rinnovabili ma cambiare il modello produttivo e finanziario per portare un cambiamento vero e radicale della società e del territorio. Il nuovo

«Il sistema acquisisce energia elettrica rinnovabile da impianti dedicati o da rete e rilascia energia termica ad alta temperatura 24h/7, in un range tra 120° e 400°, nella forma di calore o vapore di processo secondo le esigenze dell’utenza industriale»

modello energetico, basandosi sui principi dell’economia condivisa e circolare, è anche in grado di influenzare i rapporti sociali con un modello più umano e solidale. Le comunità energetiche nascono in questo contesto e rappresentano un nuovo modello che non è ad alta densità di consumo, ma di condivisione dei beni primari, il che si traduce in una maggior responsabilità industriale e sociale che promuove anche l’uso coerente e responsabile delle risorse in modo da privilegiare e valorizzare l’identità locale e la sua tutela. Come Gruppo Magaldi siamo orgogliosi di essere tra i promotori della costituzione della CER di Buccino per contribuire attivamente alla promozione dell’industria ecologica, sicura e sostenibile in Italia.

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ENERGIA E SCIENZA A MISURA DI DONNA

Presidente, si è appena conclusa la COP27 sul clima tenutasi in Egitto. Uno dei punti salienti del confronto è stato il tema dei risarcimenti ai paesi più vulnerabili alla crisi climatica, il cosiddetto meccanismo Loss&Damage. Sono stati compiuti passi decisivi? Ricordiamo innanzitutto le tre dimensioni principali delle negoziazioni: 1) la mitigazione, ossia la riduzione delle emissioni e quindi della causa del problema; 2) l’adattamento, ossia gli sforzi a difenderci dal cambiamento climatico che vedremo (immaginate i condizionatori oppure le barriere tipo il MOSE); 3) Loss&Damage, ossia quelle perdite che colpiranno i Paesi più vulnerabili nonostante gli sforzi per ridurre il cambiamento climatico al minimo e gli investimenti in adattamento. Questa COP si è concentrata su quest’ultima dimensione. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, l’accordo raggiunto definisce un fondo che permetterà ai

Paesi più vulnerabili a cambiamenti climatici di risollevarsi da queste perdite. Durante il prossimo anno una coalizione di Paesi studierà quindi i meccanismi che delineeranno la forma di questo fondo e quali Paesi e istituzioni finanziarie vi dovranno contribuire. A consentire la chiusura di questo accordo è stata l’assenza

di qualsiasi riferimento ad una “ammissione di responsabilità”, assenza essenziale per ottenere la firma di Paesi quali gli Stati Uniti. In questo modo si è riuscito a superare lo stallo cui inevitabilmente conduce la discussione sulle “responsabilità storiche” del cambiamento climatico. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo vuoto, gli

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Bosetti: «Sul clima è necessario un momento di discontinuità nel campo delle policies e delle istituzioni» di Raffaella Venerando

elementi da definire sono ancora molto numerosi e questo fondo potrebbe rivelarsi non sufficiente per i tanti Paesi più vulnerabili.

Altro nodo è stato quello del phase-out dai combustibili fossili. Di quanto deve calare l'uso del carbone perché le conseguenze sul clima non siano catastrofiche?

La risposta è molto semplice: gli investimenti in generazione a carbone devono andare a zero per i nuovi impianti e si deve immaginare la più rapida uscita possibile da questo combustibile. Diversi Paesi sono tuttavia tornati insoddisfatti dalle negoziazioni perché sul tema mitigazioni delle emissioni non si sono fatti passi avanti. Appunto. Sulla riduzione delle emissioni, invece, il problema resta irrisolto. Secondo lei, a livello planetario, siamo in tempo ancora per adattarci e mitigare gli effetti nocivi delle emissioni di gas serra o è obbligatorio fermarsi del tutto? Questo problema può essere risolto. Se fino a qualche anno fa il tema riguardava il costo che avremmo potuto essere disposti a pagare per la transizione, con l’innovazione tecnologica degli ultimi dieci anni il problema del costo è di fatto superato. Siamo in grado, grazie alla tecnologia, di piegare la curva delle emissioni verso una traiettoria che ci porti fuori dagli scenari più pericolosi e, nel farlo, porteremmo a casa diversi benefici collaterali, quali una migliore aria da respirare e una minore dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Rimane la difficoltà di allineare tanti interessi diversi,

di coordinare uno sforzo che non può essere né unilaterale, né temporaneo. È, a mio avviso, a questo punto necessario un momento di discontinuità nel campo delle policies e delle istituzioni.

Nel nostro Paese, Terna ha destinato quasi 20 miliardi di euro in 10 anni per la transizione energetica e lo sviluppo.

Nel piano c’è posto anche per Salerno, con il Tyrrhenian Link. Quali sono gli obiettivi e quali saranno invece i vantaggi per il sistema e l’ambiente?

Il Tyrrhenian Link è il più importante progetto al mondo di trasmissione di energia elettrica sotto il mare, un’opera di eccellenza ingegneristica italiana che consentirà di accelerare in maniera determinante lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Attraverso un doppio cavo sottomarino di circa 970 chilometri di lunghezza e 1.000 MW di potenza in corrente continua e con un investimento complessivo di 3.7 miliardi di euro, il Tyrrhenian Link sarà anche fondamentale per incrementare l’affidabilità della rete e promuovere la sicurezza energetica.

Il "Ramo Est,” il cui primo cavo sarà operativo a fine 2025, unirà Campania e Sicilia, mentre il "Ramo Ovest" collegherà quest’ultima alla Sardegna.

L’opera sarà a regime nella sua interezza nel 2028. Nella realizzazione del progetto saranno coinvolte 250 imprese, con importanti ricadute per i territori coinvolti.

Il nostro Paese è sulla buona strada per diventare - come lei stessa ha più volte dichiarato

- un hub dell’energia pulita? Quanto pesano i complicati processi autorizzativi o le regole del mercato elettrico?

L’Italia è sicuramente nella posizione ideale per diventare l’hub energetico del Mediterraneo grazie a progetti come il Tyrrhenian Link e alle interconnessioni con gli altri Paesi: già oggi Terna gestisce 26 interconnessioni con l’estero e il nostro piano industriale prevede, fra gli altri, il raddoppio del collegamento con la Grecia e un nuovo elettrodotto con la Francia. Stiamo inoltre lavorando al progetto che unirà la Sicilia alla Tunisia, che è previsto entri in funzione nel 2028 e che unirà Europa e Africa rendendo il nostro Paese davvero il cuore del Mediterraneo.

Un’ultima domanda all’”economista del clima”: quali sono per lei le parole chiave di un modello economico ambientalmente compatibile? Quando sono nata, su questo Pianeta eravamo la metà di oggi (ed eravamo già tanti!). Oggi siamo 8 miliardi. Non è possibile pensare al Pianeta come a un sistema illimitato. Non lo è ovviamente in alcun caso, ma quando si è in pochi si può credere alla illusione che le risorse naturali, le foreste, l’acqua, tutto sia illimitato e autorigenerante. È imperativo, oggi più che mai, pensare invece come un astronauta, che vive in un sistema chiuso e che deve bilanciare ciò che viene prodotto, rigenerato o distrutto per sempre. Viviamo in un sistema chiuso e abbiamo le conoscenze, e quindi la responsabilità, per mantenerlo in equilibrio.

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BIANCHI: «NON DISUNIAMOCI»

Le transizioni gemelle - green e digitale - aprono a nuove condizioni di contesto e crescita al Sud e possono rimettere il Mezzogiorno ai blocchi di partenza con alcuni vantaggi competitivi. «L’Europa scommette sul mettere insieme le potenzialità dei differenti paesi. Facciamolo anche noi, ricomponendo la frattura tra Nord e Sud del Paese»

Direttore, il Rapporto 2022 prevede per il 2023 un Mezzogiorno in deciso rallentamento, con il Pil che potrebbe contrarsi fino a -0,4% contro il +2,9% di quest'anno. Il caro-energia persistente e l’inflazione a valori record peserebbero molto di più sulle famiglie e imprese meridionali, riallargando il divario di crescita tra Nord e Sud del Paese. A quali fattori è dovuta questa riacutizzazione?

La gelata conseguente allo shock inflazionistico, cagionato dalla guerra in Ucraina, ha interrotto un sentiero di ripresa eccezionale che aveva visto, nel 2021, il Sud agganciare il resto del Paese con una crescita del 5,9% addirittura superiore alla media dell’Ue-27 (+5,4%) grazie a turismo, export e costruzioni per lo più. I primi segni di cedimento si sono visti già quest’anno con la frenata di più di un punto percentuale rispetto al Nord (+2,9%, a fronte del +4,0%). Arretramento che, per il 2023, rischia di diventare recessione perché mentre per l’I-

talia si prevede una crescita del PIL dello 0.5%, in quasi tutto il Mezzogiorno si tornerà al segno meno (-0,4%). Un drastico calo dovuto in via prevalente al maggiore impatto dell’inflazione sul sistema delle imprese e delle famiglie, strutturalmente diversi al Sud.

La constatazione di fondo, infatti, è che famiglie e imprese al Sud sono - potremmo dire per “natura” e reddito - differenti e, di rimando, svantaggiate. È così?

Sì, nello specifico, la più diffusa presenza al Mezzogiorno di

piccole e micro imprese, contraddistinte da costi di approvvigionamento energetico da sempre più onerosi, con ridotte economie di scala, cui si aggiungono i maggiori costi di trasporto, spiega il prezzo e i rischi più elevati cui sono esposte rispetto al sistema produttivo del Centro-Nord. Dall’altro lato, il potere d’acquisto delle famiglie viene via via sempre più eroso, a causa delle spese per le utenze domestiche rincarate e anche per effetto dell’incremento dei beni alimentari - incomprimibili - cresciuti intorno al 14%. Se

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l'opinione
credit: Stefano Segati

si tiene conto che nel Sud vive circa un terzo del 20% delle famiglie più povere italiane il conto, drammatico, è presto fatto. La somma di questi due impatti asimmetrici basta da sola a spiegare la recessione, cui va ad aggiungersi il rallentamento previsto nel settore dell’edilizia, causato in parte dalla contrazione del mercato e, dall’altra, dalla riduzione del Superbonus. Mezzo milione di nuovi poveri al Mezzogiorno che, da agosto 2023, non sarà sostenuto neanche dal Reddito di Cittadinanza. Svimez propone di superare la separazione finora in atto tra patto per il lavoro (per chi è teoricamente in grado di lavorare) e quello legato al patto per l'inclusione per chi non è occupabile. Il RdC proposto come se fosse una politica attiva del lavoro, e non di lotta alla povertà, ha dunque fallito? I nuovi poveri si ipotizza saranno appunto 500mila in più al Mezzogiorno, 750mila in più in Italia. I dati confermano che il RdC ha salvato dalla povertà assoluta circa un milione di persone nella fase pandemica, a riprova del suo impatto necessario, ma al contempo confermano che non ha funzionato come politica di accesso al lavoro. Dei 660mila occupabili percettori di reddito, di cui quasi 500mila al Sud, appena 1 su 5 ha ricevuto un’offerta di lavoro. La priorità è dunque svuotare questo bacino di occupabili attraverso il rafforzamento di politiche attive, facendo funzionare il ricollocamento al lavoro e i centri l’impiego. Non è che eliminando il RdC si elimina il problema di chi è fuori del mercato del lavoro da un giorno

all’altro. È indispensabile pertanto utilizzare in modo efficace le risorse che il PNRR destina a questa riforma di sistema, che prevede il rafforzamento e la riqualificazione dei Centri per l’Impiego, il programma Gol, il Fondo Nuove Competenze e l’estensione della collaborazione tra i sistemi pubblico e privato, senza approcci ideologici. Altra dolorosa certezza: al Sud neanche l’occupazione garantisce la non povertà. Perché? E come si dovrebbe intervenire sulla qualità del lavoro a livello Paese?

L’indebolimento del mercato del lavoro viene da lontano, dalla crisi del 2008, perché non è stato mai risolto il nodo strutturale della bassa produttività delle imprese. Il progressivo peggioramento della qualità del lavoro, con la diffusione di lavori precari, ha portato ad una forte crescita dei lavoratori a basso reddito (working poor), a rischio povertà. Una questione nazionale che, al Sud, ha raggiunto livelli insostenibili a causa di salari unitari più bassi e ridotti tempi di lavoro. I working poor in Italia sono, nell’accezione dell’indagine EU_SILC circa 3 milioni, il 13% degli occupati, e rappresentano nel Mezzogiorno circa il 20% degli occupati locali, contro circa il 9% del Centro-Nord. Incidere sulla produttività del lavoro sarebbe la direzione giusta. Netto il divario tra i tassi d’occupazione femminile del Mezzogiorno e del Centro-Nord. Quali sono le dimensioni del fenomeno e quali le cure urgenti?

È noto ormai che la crisi covid sia stata pagata molto di più

dalle donne, tenuto conto che il settore dei servizi - ad alta quota di occupazione femminile - è stato tra i più penalizzati, tanto che ad oggi il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno è molto lontano dalla media europea e il gap con il Centro-Nord, in termini di numero di occupati, si quantifica in 1,6 milioni. In Italia sono circa 4 milioni, di cui circa 1,8 milioni nel Mezzogiorno, le donne più o meno vicine al mercato del lavoro ma che non vengono impiegate a causa dell’indebolimento dell’offerta dei servizi pubblici, iniziata dal 2008. Bisogna pertanto restituire al Sud i cosiddetti servizi bianchi: ospedali, scuole, e diritti di cittadinanza, altrimenti l’inverno demografico sarà senza soluzione. Investire e riqualificare i servizi comporterebbe sia la risposta a un fabbisogno oggi insoddisfatto, sia a un aumento di offerta di lavoro a trazione femminile.

Tra i gap tra Nord e Sud rimangono preoccupanti quelli nella filiera dell’istruzione. In una Europa sempre più popolata da giovani senza istruzione e occupazione, l’Italia - secondo Eurostat - è fanalino di coda con il Sud assoluto protagonista in negativo (39%). In più, continua a crescere l’emigrazione di qualità. Come si viene fuori da questa condizione letargica?

Il riallineamento sta dentro il PNRR ed equivale agli investimenti sulle infrastrutture sociali. Negli ultimi vent’anni circa 1,2 milioni di giovani ha lasciato il Mezzogiorno. 1 su 4 è laureato. Nel solo 2020, 67mila giovani sono andati via e la

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quota di laureati è salita al 40%. Nel periodo 2002-2020, la perdita netta di giovani è stata di 770mila unità, quella di laureati di circa 250mila. Bisogna agire e presto per invertire la rotta. E farlo puntando sull’industria. Già, come si legge nel Rapporto, è possibile «rimettere in gioco il Mezzogiorno», innanzitutto a partire dall’industria. Il nostro è un messaggio chiaro di politica economica e di visione: insieme alle opportunità dell'agricoltura e del turismo, occorre frenare il processo di deindustrializzazione del Sud. Il Mezzogiorno non può prescindere da un rilancio del suo tessuto manifatturiero perchè l'industria è il settore in grado di trasmettere processi di innovazione all'intera economia. Le transizioni gemelle - green e digitale - aprono a nuove condizioni di contesto e crescita al Sud e possono rimettere il Mezzogiorno ai blocchi di partenza con alcuni vantaggi competitivi. Al Sud, nel digitale, già oggi è possibile trovare forza lavoro qualificata, come dimostrato dai diversi investimenti ad opera di grandi aziende. In più le maggiori economie del Mezzogiorno risultano già specializzate in alcuni tra i più importanti settori ad alta tecnologia: Abruzzo e Sicilia nella fabbricazione di computer e prodotti elettronici, Abruzzo nella fabbricazione di autoveicoli e, in misura maggiore, Campania e Puglia nella fabbricazione di mezzi per il trasporto ferroviario e aereo. Sono queste le produzioni strategiche e ad alto valore aggiunto da cui partire per intercettare le opportunità di crescita delle transizioni future.

Grandi vantaggi, poi, vengono dalle rinnovabili. Ma il Mezzogiorno non va visto solo come un hub energetico in cui localizzare investimenti, ma come luogo in cui valorizzare l'intera filiera energetica. Perchè questo sia possibile, è necessario che gli interventi per le rinnovabili nel Sud siano orientati non solo a rendere l'area il luogo di installazione degli impianti di generazione di energia, ma anche uno dei centri di produzione del comparto in grado cioè di coinvolgere aziende del manifatturiero, dell'ingegneristica e dell'alta tecnologia. Ad oggi il vulnus del PNRR è l’assenza di un chiaro disegno di politica industriale che sia capace di sostenere e qualificare l’offerta attraverso Contratti di sviluppo, Zone Economiche Speciali, Fondi per l’internazionalizzazione, Accordi di Innovazione e, al contempo, promuovere e qualificare la domanda, ampliando i mercati mediante domanda pubblica (green e innovation public procurement). Non bastano i soli incentivi alle imprese già attive. Questa è manutenzione del presente, non visione del futuro già a un passo da noi.

Per il Sud tante risorse senza precedenti che necessitano di un coordinamento. Come si realizza?

I tanti fondi a disposizione, pur avendo lo stesso obiettivo, seguono logiche, metodi, attuazioni e certificazioni diverse che potrebbero creare un effetto imbuto, dando luogo a ridondanti e inutili sovrapposizioni. Non possiamo permettere che ciò accada. L’aver unificato in unico ministro le competenze

per gli Affari Europei, il Sud e le Politiche di Coesione è stata una buona scelta che ci auguriamo dia i risultati sperati. In un’Italia diseguale, l’autonomia differenziata renderebbe l’intero Paese più debole. Condivide questa prospettiva? Se serve un coordinamento tra le politiche di sviluppo, a maggior ragione è necessaria maggiore coerenza per raggiungere gli obiettivi di coesione come richiesto dall’Europa. Concedere l’autonomia differenziata significherebbe procedere nella direzione opposta, frammentando le competenze in ambiti fondamentali come istruzione, energia, grandi infrastrutture, ingessando così i divari tra cittadini e territori e spaccando il Paese. Sarebbe inaccettabile. Non disuniamoci. Se l’Europa scommette sul mettere insieme le potenzialità dei differenti paesi, non vedo perché noi non dovremmo farlo.

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«Il vulnus del PNRR è l’assenza di un chiaro disegno di politica industriale che sia capace di sostenere e qualificare l’offerta attraverso Contratti di sviluppo, Zone Economiche Speciali, Accordi di Innovazione»

PNRR, BIOECONOMIA E INPUT ENERGETICI: A CHE PUNTO SONO LE IMPRESE DEL SUD

Una recente Survey SRM attesta quanto il tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno sia ben proteso verso un modello di sviluppo coerente con i nuovi indirizzi internazionali di politica economica

di Agnese Casolaro | Ricercatrice Ufficio Economia delle Imprese e del Territorio, SRM www.sr-m.it

Per il secondo anno consecutivo SRM ha realizzato il lavoro “Osservatorio Ripresa e Resilienza nel Mezzogiorno: sfide e opportunità per le imprese manifatturiere”, un’indagine rivolta alle imprese manifatturiere più strutturate (con oltre 10 dipendenti) con l’obiettivo di cogliere gli umori e i segnali di cambiamento del sistema produttivo verso un modello di sviluppo coerente con i nuovi indirizzi internazionali di politica economica. Dopo la progressiva normalizzazione dei rapporti economici globali vissuta lo scorso anno, con la fine della fase acuta della crisi pandemica, l’indagine 2022 è stata portata a termine a luglio nel pieno di una nuova fase di emergenza dovuta al conflitto in Ucraina. Il diverso contesto economico nel quale l’indagine di quest’anno è stata realizzata, rispetto a quello prevalente a luglio 2021, ha certamente inciso sui risultati che si sono, inoltre, arricchiti del confronto temporale con la precedente survey su molti dei principali argomenti affrontati. Argomenti che vanno dalla propensione agli investimenti innovativi all’internazionalizzazione, dall’attenzione alla bioeconomia alle più attuali tematiche energetiche. Il tutto guardando non solo al territorio meridionale nel suo insieme, ma anche alle sue principali regioni: Campania, Puglia e Sicilia. Entrando nello specifico dell’analisi, come primo tema l’indagine ha voluto “testare” il livello di conoscenza da parte degli imprenditori delle misure e delle opportunità offerte dal PNRR e il livello di coinvolgimento effettivo delle imprese nei relativi progetti. Gli imprenditori meridionali segnalano un livello di conoscenza del Piano in crescita rispetto allo scorso anno e un grado di coinvolgimento maggiore che a livello nazionale (15% contro 11% medio in Italia). Le aree di

intervento all’interno del Piano che interessano più direttamente le imprese riguardano gli investimenti in innovazione sostenibile, nella digitalizzazione e nella ricerca avanzata in connessione con il sistema pubblico e privato e i risultati dell’indagine sulla propensione a investire evidenziano tendenze da parte delle imprese del tutto coerenti con quanto detto a proposito del PNRR. Alcuni dati emersi: - cresce la quota di imprese investitrici al Sud (da 34% a 49%) e in Italia (da 36% a 41%); - l’intensità degli investimenti, misurata dall’incidenza sul fatturato, è maggiore al Sud: il 65% delle imprese ha investito risorse superiori al 20% del fatturato;

- emerge una tendenza da parte delle imprese meridionali a privilegiare investimenti di tipo tradizionale rispetto a quelli “innovativi” (44,8% del totale, in calo di quasi 4 punti rispetto all’indagine 2021), in controtendenza con le altre aree del Paese; - tra i tre diversi ambiti innovativi d’investimento, le imprese continuano a privilegiare quello della digitalizzazione cui dedicano la maggior parte delle risorse per investimenti “innovativi” (37,3% al Sua, 39,4% in Italia).

Particolarmente interessanti sono le previsioni di investimento future delle imprese del Sud: si stima una crescita media nel prossimo triennio dell’11,9% per gli investimenti in digitale, del 10,8% per quelli in innovazione sostenibile e del 9,5% per quelli indirizzati ai rapporti con il mondo della ricerca pubblico e privato. Altro tema centrale dell’indagine è quello dell’internazionalizzazione delle imprese, inteso in termini sia di esportazioni, sia di rapporti di fornitura. Per quanto concerne la presenza delle imprese sui mercati internazionali, i risultati indicano un

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focus

miglioramento del quadro in tutte le aree del Paese: si allarga la platea delle aziende esportatrici nel Mezzogiorno e in Italia. In dettaglio, nel Mezzogiorno si riduce la quota di imprese che ha come riferimento esclusivo il mercato nazionale (dal 38% al 34%) e aumenta la percentuale di imprese che realizza all’estero quote rilevanti di fatturato (oltre il 40%): dal 24% al 28%. Con riferimento alla geografia delle esportazioni, cresce la presenza delle imprese del Mezzogiorno sui mercati europei (il 39% è presente su questi mercati, +10 p.p. rispetto all’indagine 2021) e su quello americano (presenza in crescita dal 10% al 15%). In prospettiva, gli imprenditori meridionali esprimono opinioni più ottimistiche sull’andamento del mercato nazionale, previsto in crescita dal 34% delle imprese nel Mezzogiorno (29% in Italia). Il 26% delle imprese del Sud prevede poi una crescita sul mercato europeo e il 28% su quello extra europeo.

Per quanto riguarda, invece, il tema dei rapporti di fornitura, l’indagine mette in evidenza un quadro in forte cambiamento per le imprese meridionali. I risultati segnalano l’avvio di un processo di selezione dei fornitori, con una tendenza generale verso un maggior utilizzo di fornitori nazionali che si accompagna ad una crescita sostenuta della quota di impre-

se che utilizza in modo intenso input produttivi provenienti dall’estero. In particolare, rispetto a quanto rilevato nel 2021, si riduce la quota di imprese che si avvale di fornitori localizzati all’estero (dal 33% al 24%), ma tra le imprese meridionali internazionalmente integrate a monte, la percentuale di quelle con almeno il 40% delle forniture dall’estero sul totale quasi raddoppia (dal 15% al 28%). La sicurezza degli approvvigionamenti guida le scelte future e al Sud le imprese sono più interventiste: oltre il 60% degli imprenditori punta sulla riduzione della distanza con i fornitori e sull’internazionalizzazione dei processi produttivi. Grande attenzione è stata posta sugli input energetici. Nel contesto attuale di difficoltà diffuse di approvvigionamento energetico, le imprese meridionali possono contare su un importante fattore competitivo quale la capacità di auto-produrre energia: il 65% delle imprese del Mezzogiorno (45% per l’Italia) copre attraverso produzione autonoma una quota dei propri consumi di energia, con previsioni di incrementare tale capacità. In un quadro complessivo, emerge quindi un tessuto imprenditoriale pronto a cogliere le sfide poste dai cambiamenti in atto, attento alle nuove opportunità e sensibile ai nuovi paradigmi di sviluppo comunitari.

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I MERCATI DI SBOCCO DELLE IMPRESE DEL MEZZOGIORNO (% DI IMPRESE) Fonte: SRM, Osservatorio Ripresa e Resilienza nel Mezzogiorno. Indagine 2022

PMI DAY, È L’INDUSTRIA BELLEZZA

11 aziende salernitane hanno aperto le porte a 240 studenti per mostrare le loro produzioni. Premiato il project work dell’Istituto di Istruzione Superiore Cuomo Milone di Nocera Inferiore

Venerdì 18 novembre presso il Centro di Produzione

Rai di Napoli, ha avuto luogo l’evento finale del Pmi Day 2022, la Giornata Nazionale delle Piccole e Medie Imprese, promossa dalla Piccola Industria di Confindustria. L’evento, ormai rituale da 13 anni, vede le aziende aprirsi al territorio, specie ai più giovani, per mostrare tutta la bellezza del fare e saper fare italiano. Tema clou di quest’anno proprio la bellezza, intesa come sapienza, cura dei dettagli autentica e distintiva del Made in Italy, espressione delle capacità dei valori, della cultura che ritroviamo nelle produzioni di beni e servizi delle imprese. A rimarcarne il valore Lina Piccolo, Presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Salerno: «Siamo convinti che aprire le porte agli studenti e mostrare come è fatto un processo produttivo, come è realizzato un prodotto, sia un ottimo strumento per diffondere la cultura d’impresa ma anche per orientare gli studenti nelle future scelte dei percorsi formativi». In quell’occasione è stato premiato anche il lavoro dell’Istituto di Istruzione Superiore Cuomo Milone di Nocera Superiore, che ha

raccontato l’esperienza vissuta alla Sider Pagani di Sant'Egidio del Monte Albino. Insieme alla Sider Pagani hanno aderito al Pmi Day: Mexall Progress srl di Sarno; Bioplast srl di Fisciano; Curcio Depositi e Logistica Srl di Polla; Essenia Uetp di Salerno; Imballi Diano srl di Teggiano; Mecar Spa di Salerno; Pca srl - Comat di Bellizzi; Tubifor srl di Buonabitacolo; Garone Habitat srl di Polla; Pinto srl di Polla. Oltre 200 gli studenti coinvolti delle scuole: Istituto di

Istruzione Superiore Pacinotti di Scafati, Istituto d'Istruzione Superiore Basilio Focaccia di Salerno, Istituto d'Istruzione Superiore Pomponio Leto di Teggiano; Istituto d’Istruzione Superiore Galileo Galilei di Salerno, Istituto d'Istruzione Superiore - Giovanni XXIII di Salerno; Istituto d'Istruzione Superiore E. Ferrari di Battipaglia; Istituto d’Istruzione Superiore Cuomo Milone di Nocera Inferiore; Istituto d’Istruzione Superiore Tullio Cicerone di Sala Consilina.

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a cura della redazione
confindustria salerno
Il board di Piccola Industria di Confindustria Campania insieme con il Presidente nazionale Giovanni Baroni

BIOPLAST ESSENIA UETP

GARONE HABITAT MEXALL PROGRESS

IMBALLI DIANO MECAR

TUBIFOR PCA - COMAT

CURCIO TRASPORTI SIDER PAGANI

PINTO La premiazione degli studenti

GENUINE WAY, CONSUMI PIÙ CONSAPEVOLI CON LA BLOCKCHAIN

Informazioni reali e trasparenti sulla provenienza dei prodotti e sull’autenticità delle dichiarazioni aziendali grazie alla piattaforma creata dalla società con sedi a Lugano, Milano e Salerno

a cura della redazione

Genuine Way nasce a Lugano nel 2019, con il preciso scopo di promuovere un consumo sostenibile attraverso un innovativo utilizzo della tecnologia blockchain. Intuendo la potenza dell’allora imminente cambiamento tecnologico, la società - con sedi oggi anche a Milano e Salerno - si è specializzata nell’uso di questa “rete informatica” dedicata soprattutto al consumatore finale, per raccontargli la reale qualità dei prodotti in commercio, combattendo così il green washing, supportando la credibilità e la reputazione dei brand e promuovendo un consumo responsabile. La blockchain è, infatti, lo strumento migliore per generare un maggiore livello di fiducia e connessione tra aziende e clienti e Genuine Way è specializzata proprio nel creare engagement con il consumatore, attraverso qr-code/ NFC permettendo - di capire in pochi secondi cosa sta facendo un’Azienda X per l’ambiente o in ambito sociale. La piattaforma di Genuine Way permette agli attori coinvolti nelle diverse filiere di caricare in modo semplice e automatico documenti aziendali e certificazioni sulla blockchain pubblica. Per il consumatore, queste informazioni sono fruibili attraverso la scansione di un QR code, apposto

sul prodotto fisico, mediante il quale conoscere in tempo reale le caratteristiche relative a provenienza, sicurezza e qualità, in modo intuitivo e semplice. Nel 2020, il progetto di tracciabilità realizzato da Genuine Way per Flli Corrà, salumificio trentino, ha ottenuto il prestigioso premio Innovazione SMAU, premio vinto anche nell’edizione 2022 con il progetto di tracciabilità di filiera dell’Aceto di Mele Ponti. Tra i più recenti successi nel settore Fashion, Womsh, Azienda veneta che produce sneakers, ha deciso di notarizzare le proprie calzature su blockchain con Genuine Way. Grazie a questo progetto, il consumatore ha la certezza che ogni componente della scarpa che sta acquistando è sostenibile, sostenibilità garantita anche in fase di smaltimento in ottica di economia circolare: le sneakers dismesse,

vengono conferite da Womsh a una ONG che le ricicla producendo tappeti da gioco per bambini. Il processo di crescita della società segue di pari passo la realizzazione degli obiettivi di espansione: lo scorso giugno Genuine Way ha vinto il bando Smart&Start di Invitalia , aggiudicandosi un premio di 600mila euro; ha inoltre chiuso un aumento di capitale da 550mila euro, con un round guidato da una cordata di Business Angel internazionali del settore tech e sostenibilità, provenienti da Svizzera, Italia, Germania, Scandinavia e Israele, solo per citarne alcuni.

Genuine Way, SellaLab Corso Garibaldi 203, Salerno www.genuineway.io info@genuineway.io

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TI FINANZIO AZIENDA, UNA PORTA APERTA

DI ACCESSO AL CREDITO

Un’infrastruttura umana e professionale capace di offrire soluzioni innovative e flessibili per rispondere alle più diverse esigenze di business

a cura della redazione

Un nome che è insieme promessa e obiettivo. Stiamo parlando di Ti Finanzio Azienda, società di Mediazione Creditizia iscritta con numero M547 all’Elenco dell’Organismo Mediatori Creditizi (O.A.M.) che attualmente, data la sua repentina crescita, è alla ricerca di personale competente in materia tecnico bancaria e/o laureati in economia aziendale da integrare nel proprio organico. Una società giovane, di recente costituzione, ma che ha all’attivo la solida esperienza sul campo di Antonio D’Auria, che ne è l’amministratore. L'obiettivo è quello di garantire ai clienti l'accesso al credito. L'impegno di "Ti Finanzio " non si sostanzia nella solo la funzione di tramite ma è più ampio. La società garantisce infatti una qualificata consu-

lenza professionale che consente di offrire alla clientela la soluzione meglio rispondente alla specifica esigenza finanziaria emersa.

Oltre all’amministratore, l'azienda al momento può contare sulle professionalità dell’avvocato Concetta Petti che ricopre il ruolo di direttore commerciale e consulente legale, della dottoressa Lorenza Marrandino, responsabile amministrativo e del dottor Salvatore Zoppo, consulente aziendale. Collaboratori e dipendenti, infine, si occupano del contatto con il pubblico, della raccolta documentale e della istruttoria interna. Attraverso relazioni con professionisti e altri soggetti esterni, inoltre, la società riesce a servire e soddisfare le esigenze di molte e diverse tra realtà imprenditoriali. Segno distintivo dell’agire del grup-

po è l'empatia: un consulente esperto può definirsi cresciuto professionalmente negli anni, pratica dopo pratica, ma in realtà la crescita è prima di tutto “umana”. Il team di "Ti Finanzio" riesce infatti sempre a creare un contatto fiduciario col cliente, grazie al quale comprendere a fondo quali siano le sue concrete esigenze, così da cercare di soddisfarle nel modo migliore, con equilibrio, competenza ma anche attenzione, guida ed estrema cura.

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PONTECORVO, ESPERIENZA QUARANTENNALE AL SERVIZIO DELL’AGROALIMENTARE

L’azienda operativa a Nocera Inferiore progetta, sviluppa e costruisce macchinari ad alto contenuto tecnologico, efficienti e performanti per le imprese e per i centri di ricerca

a cura della redazione

La società Pontecorvo srl, da circa 40 anni, opera nel settore della progettazione e costruzione di macchine e impianti nel comparto agro-alimentare, più specificatamente nel settore della trasformazione dei prodotti ortofrutticoli. Forte dell’esperienza maturata e della riconoscibilità acquisite sul proprio territorio di attività - l’Agro Nocerino Sarnese - è riuscita successivamente, passo dopo passo, a diffondere e a ben posizionare il proprio marchio, dapprima a livello nazionale e, più recentemente, su scala internazionale. Non comune la politica commerciale aziendale. La società non solo è naturalmente orientata al suo cliente tipo, acquirenti di macchinari, ma lo considera un partner con cui crescere assieme e cui assicurare un servizio anche in campo tecnico/tecnologico non strettamente collegato al programma produttivo. Attualmente la clientela di riferimento

è l’azienda di medie e piccole dimensioni, oltre ai centri di ricerca che hanno trovato nella Pontecorvo la disponibilità di ottime attrezzature, personale qualificato e risposte efficaci e risolutive a differenti problematiche poste. Altro elemento distintivo della Pontecorvo è, infatti, la sua specializzazione nella realizzazione di macchine e impianti pilota, come dimostrato dalla fornitura di numerose attrezzature a diverse strutture di ricerca in ambito europeo. Nello specifico l’azienda è attiva nella progettazione e costruzione di linee o singole attrezzature per la produzione di: marmellate e confetture; succhi e nettari di frutta; passata e polpa di pomodoro; sottoli e sottaceti; verdure surgelate; liquori e amari; sale di miscelazione per la preparazione di bibite e/o bevande; lavorazione di verdure fresche quali finocchi, broccoli, asparagi; autoclavi per la sterilizzazione di scatole, vasi di vetro e vaschette. Riconosciuta la

competenza anche nella ideazione e realizzazione di micro laboratori produttivi, caratterizzati da investimenti molto contenuti dotati di banchi multifunzione e/o piccole linee con capacità produttiva compresa tra i 100 e i 1.000 kg ora di materia prima. Oltre a questo, la società è specializzata anche nella messa a punto di attrezzature specifiche per il confezionamento quali riempitrici, tappatrici e macchinari adatti a liquidi e prodotti pastosi. La struttura ha due sedi, quella operativa a Nocera Inferiore e una commerciale a Cassina de Pecchi (MI).

Pontecorvo srl Via S. D’Alessandro, 43 84014 - Nocera Inferiore (Sa) Tel. 081929925 info@pontecorvosrl.it sales@pontecorvosrl.it

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FIDUCIA AI GIOVANI

La Rinaldi Group spa SB è partner del Premio Marketing 2023, la principale competizione italiana tra studenti universitari chiamati a simulare lo sviluppo di un piano marketing per aziende leader. Entusiasta la presidente del CdA e ad del Gruppo Stefania Rinaldi: «Il nostro know-how nelle mani delle giovani generazioni per crescere insieme»

Il suo Gruppo è stato scelto come partner del Premio Marketing per l’università 2022 -2023, la principale competizione italiana tra studenti e studentesse universitari chiamati a simulare lo sviluppo di un piano marketing per aziende leader, in questo caso la sua. Come si articolerà l’iniziativa e quali sono le vostre aspettative?

Il Premio Marketing per l'Università nasce nel 1988 per iniziativa di Philip Morris, con lo scopo di diffondere la cultura del marketing nelle Università italiane. Dal 2006 il premio viene conferito alla Società Italiana Marketing (SIM), che mantiene il modello della competizione studentesca su casi raccolti e costruiti in collaborazione con sponsor, privati e pubblici.

La sfida della 35ª edizione, che sarà focalizzata sul mercato del bedding e cultura del benessere, avrà come oggetto la “valorizzazione e il posizionamento del corporate brand di Rinaldi Group e della brand architecture, in modo da veicolare la cultura del benessere e rafforzare la relazione con il cliente-rivenditore aumentando la quota di mercato”.

Gli studenti avranno l’opportunità di potenziare le loro competenze, abilità e cono-

scenze nello sviluppare veri e propri piani di marketing per definire la brand strategy di Rinaldi. Il premio è un’occasione per i giovani per lavorare in team, prepararsi al mondo del lavoro confrontandosi sia con reali problematiche aziendali, sia con i ritmi e gli schemi adottati da molte imprese. Inoltre, attraverso la partecipazione al concorso è possibile arricchire il proprio curriculum professionale con una valida esperienza teorica e pratica presso la sede operativa di Rinaldi Group. Gli studenti potranno accedere al materiale formativo in versione digitale, direttamente sul sito www.premiomarketing. com, altresì, in occasioni di presentazioni organizzate dalle Università che aderiscono al progetto per confrontarsi con tutor nominati dai docenti. Gli elaborati saranno poi valutati da un comitato dall’alto profilo tecnico-scientifico nominato dal consiglio direttivo SIM, composto da docenti e professionisti del mondo delle imprese. Siamo orgogliosi di essere partner del Premio Marketing 2023, competizione prestigiosa che, nel corso degli anni, ha visto aziende leader porre sfide interessanti e stimolanti agli studenti universitari. Crediamo fortemente nel potenziale delle giovani generazioni e nelle sinergie

proficue derivanti dalla collaborazione con le Università, per offrire spunti di crescita e formazione, nell’ottica di mettere a loro disposizione il nostro know-how e integrare il loro percorso accademico con esperienze a diretto contatto con il mondo delle imprese.

Quanto conta oggi, per realtà innovative come la sua, la relazione con il mondo accademico e quanto la vocazione digitale vi ha garantito continuità nella crescita?

La collaborazione tra il mondo delle università e quello delle imprese è di importanza strategica per l’innovazione. È proprio grazie allo scambio di competenze e conoscenze diverse tra università e impresa che si può procedere verso l’attuazione di progetti comuni attrattivi per le università, ma anche in grado di

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incrementare la competitività aziendale, favorendo così l’occupazione giovanile e, di conseguenza, la crescita non soltanto economica del Paese. Da anni la Rinaldi Group è impegnata a trovare soluzioni che le permettano di farsi strada tra i competitor globali, puntando sull’innovazione di processo e di prodotto in un’ottica di Industria 4.0 e Digital Innovation.

Il progetto TRAMA I.4.0 è il più soddisfacente realizzato negli ultimi anni, in grado di massimizzare il controllo qualità delle materie prime a partire dal loro ingresso in azienda, ottimizzare il lavoro degli operatori lungo tutta la catena produttiva e ridurre gli errori, offrendo vantaggi anche in termini di data analytics, con un’analisi dei dati in collaborazione del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Salerno. Grazie al progetto l’azienda è stata insignita di ben due PREMI INNOVAZIONE SMAU, uno a livello regionale a dicembre 2021 e l’altro a livello nazionale ad ottobre 2022.

Il merito di tali risultati, oltre che al progetto in sé, è legato all’aver creduto sempre nel valore delle persone e nella loro capacità di contribuire in maniera attiva a costruire le basi per avviare processi.

Le attività di ricerca e di innovazione, oltre alla formazione e al trasferimento tecnologico, sono tutte leve importantissime per lo sviluppo delle aziende già esistenti e la creazione di nuove start-up.

In ottica di circolarità dei processi è importantissimo investire nella ricerca e, quindi, dare fiducia ai giovani studenti meritevoli delle università italiane affinché siano incenti-

vati a intraprendere i dottorati di ricerca, veramente operativi e con la possibilità di dare una svolta agli studi compiuti sino a quel momento lavorando sul campo.Ecco perché siamo entusiasti di essere parte attiva di un progetto come il PREMIO SIM che vede i giovani in prima fila, protagonisti di quello che potrebbe essere per loro il primo di tanti progetti imprenditoriali che li vede cimentarsi sulla soluzione di un caso reale.

Siete di recente diventati Società Benefit. Cosa comporta questa nuova evoluzione? Rinaldi Group è una family business giunta alla sua terza generazione, che oggi si propone sul mercato come wellness tech company leader nella produzione di materassi di alta qualità, con l’intento di contribuire allo sviluppo di un nuovo paradigma economico equo, inclusivo, sostenibile e un asset valoriale che si basa sui tre pilastri del benessere (nutrizione, attività sportiva e dormire), nella consapevo-

lezza che il dormire, oltre ad essere un bisogno primario, assolve a una funzione sociale insita nel concetto stesso di benessere che, esploso, coinvolge il benessere psicofisico delle persone migliorandone la qualità della vita con impatti notevoli anche sulla sostenibilità del pianeta. Diventare società benefit significa continuare un percorso che sta molto a cuore alla Rinaldi, ovvero lavorare affinche il diversity management diventi parte della cultura aziendale ed elemento chiave su cui puntare per migliorare il clima aziendale, superando le disuguaglianze di genere attraverso la valorizzazione inclusiva di tutte le diversità. In tale ottica sarà avviato anche un piano di Gender Equality con lo scopo di dare concreta attuazione ai valori e ai principi di parità, valorizzando le differenze di genere creando le premesse per un asset maggiormente strategico e fonte di vantaggio competitivo.

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Uno dei prodotti di punta dell'azienda

NUOVI MERCATI PER MADE IN ITALY CON IL DIGITAL MARKETING

Dall’analisi ai progetti, CM Advisor partner delle imprese per l’accesso ai fondi

a cura della redazione

Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno fornito un’accelerata decisiva alla transizione digitale. Tante aziende si sono ritrovate a dover rivedere le proprie strategie aziendali alla luce di una rivoluzione storica che ha evidenziato una serie di benefici dettati dallo sviluppo e dalla rimodulazione di un mercato in continuo cambiamento. Le misure previste dal PNRR consentono di perseguire una lastricata strada di potenzialità in grado di aprire nuovi orizzonti per le imprese italiane con la possibilità di servirsi di misure trasversali in grado di incidere in maniera intensa, soprattutto per le PMI, aumentandone la competitività grazie alla capacità di investire in innovazione, sostenibilità e formazione. Digitalizzazione, innovazione e competitività delle PMI rivestono una funzione essenziale e sono dichiarate obiettivi del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza che mira a sostenere il sistema produttivo nazionale anche attraverso il rafforzamento del livello di digitalizzazione, l’innovazione tecnologica e l’internazionalizzazione. Il tema della transizione digitale assorbe circa il 27% delle risorse del PNRR e abbraccia differenti missioni del Piano. CM Advisor lavora al fianco di istituzioni, aziende e professionisti grazie a un team di assoluta competenza che aiuta i clienti a raggiungere gli obiettivi prefis-

sati. Le conoscenze e il livello di competenze acquisite nel settore consentono a CM Advisor di avere una distinta comprensione delle tendenze emergenti e dei cambiamenti dei diversi settori in cui opera e, inoltre, di offrire una consulenza preventiva gratuita per lo scouting preliminare delle opportunità a disposizione delle aziende e l’accesso alle diverse misure a disposizione. «Oggi grazie ai fondi PNRR e Next generation EU ci sono ottime opportunità per l'innovazione, la ricerca, il digital e l'internazionalizzazione per le quali stiamo riscontrando una forte necessità soprattutto per le PMI. Tali fondi devono rappresentare una leva ma anche un'opportunità di crescita delle aziende anche e soprattutto sui mercati esteri», spiega Rosario Corrado Mancino, ceo della CM Advisor. «Questo processo di crescita - prosegue il ceo - oggi più che mai è facilitato anche grazie alla comunicazione digital che avvicina le aziende ai player B2B. Un'accurata

strategia di digital marketing consente di raggiungere interessanti obiettivi in poco tempo». CM Advisor è partner di Sace Simest e Promos Italia, member di ICC (Camera di commercio internazionale), NIAF National Italian American Foundation, IAB Italia Interactive Advertising Bureau, Confindustria Sa, Aice Associazione Italiana commercio estero, IWA International internet association, Itkam Camera di Commercio italiana in Germania e altri player. La società di consulenza e comunicazione, inoltre, ha maturato esperienza anche in materia di finanziamenti a fondo perduto dei bandi emessi dal Ministero dell’Economia, Ministero Sviluppo Economico, Ministero dell’Agricoltura, Ministero Turismo, Ministero Affari Esteri, Invitalia, Cassa Depositi e Prestiti, Sace Simest, Regioni e Camere di Commercio oltre alle opportunità offerti di Fondi d’investimento ed investitori italiani ed internazionali. Per maggiori informazioni, cmadvisor.it

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SAVINO SOLUTION, EVOLUZIONE IN ATTO

Prossimi obiettivi per la srl diventata società benefit, specializzata nel sostenere le aziende nei processi di digitalizzazione, sono l’apertura di una sede in Irlanda e la quotazione alla Borsa Euronext Growth Milan, dedicata alle PMI dinamiche e innovative

a cura della redazione

Un’idea di business di un singolo che diventa - in soli 14 anni - una SpA e società benefit. Questo è il sogno che si realizza di Savino Solution, azienda campana con sede a Salerno che si occupa di sostenere le aziende nei processi di digitalizzazione, aiutandole a liberarsi dalla carta.

Tutto comincia quando Nicola Savino, dopo aver lasciato il lavoro in una multinazionale, fonda una società IT che porta il suo nome, autofinanziandosi. In particolare, si specializza nella conservazione e nella digitalizzazione a norma. Aiuta i suoi clienti a reingegnerizzare e automatizzare le attività svolte ancora in modo tradizionale, senza rischiare sanzioni amministrative e contenziosi.

Di lì al primo brevetto il passo è breve. A essere “protetto”, primo in Italia, è un sistema, chiamato SavinoChain, che consente la conservazione dei dati e documenti tramite blockchain. A questo fa seguito SecurOrder, progetta-

ta per aiutare le aziende a gestire velocemente gli ordini digitali in modo legalmente sicuro che pure è valsa all’azienda numerosi riconoscimenti.

La trasformazione in SpA diventa un’altra tappa nel percorso di crescita dell’azienda con sede a Salerno e clienti in tutt’Italia: «Siamo partiti con un bootstrapping e oggi siamo orgogliosi di portare l’azienda a questa ulteriore evoluzione. Una direzione che porterà l’azienda a lanciare nuovi brevetti e a rafforzare la nostra mission di essere chi aiuta le aziende a

essere più agili, veloci e trasparenti», spiega Savino. Il cambiamento porta l’azienda a trasformarsi anche in una società benefit. Sono così chiamate quelle società che, oltre agli obiettivi di profitto, hanno lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e l’ambiente: «Ed è quello che ci proponiamo di fare, alimentando la possibilità che anche altre aziende possano crescere in modo sostenibile, eliminando la carta e velocizzando i propri processi. Comunicheremo presto i nostri obiettivi e come intendiamo misurarli», conclude.

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Lo Staff Savino Solution

GBS, ECCELLENZA DISTINTIVA

Il futuro non si ferma per l’azienda guidata da Giovanni Lombardo: «L’ambizione è procedere spediti nell’espansione all’estero»

Premiata nel corso della manifestazione “Le Fonti Innovation Awards 2022 come Eccellenza dell’Anno “Innovazione & Leadership in Diagnostica per Immagini” nella categoria healthcare e pharma, la GBS continua a fare la differenza nella sua categoria. Dalla concorrenza, l’azienda advisor dei più grandi produttori al mondo di apparecchiature diagnostiche per immagini, si distingue per la professionalità dei tecnici specializzati, per una capillare e professionale rete vendita, per le strumentazioni innovative per la riparazione e i relativi controlli di qualità, oltre alla disponibilità di un ampio magazzino in cui si stoccano sistemi completi e materiali per la produzione di Gabbie di Faraday. Non solo. Alla GBS anche la consulenza è doc. Lo sottolinea con orgoglio il ceo, Giovanni Lombardo: «Grazie a GBSrent i clienti sono supportati per un accesso al credito e al noleggio operativo delle apparecchiature diagnostiche più semplice. Inoltre, ci occupiamo internamente della progettazione e della costruzione di interi centri diagnostici e cliniche

private offrendo un pacchetto “chiavi in mano». La possibilità di arrivare a un’ampia e internazionale comunità di investitori è ora a un passo e i progetti di espansione più vicini e reali. «Essere premiati come Eccellenza dell’Anno a Le Fonti Innovation Awards 2022 - prosegue il ceo - è stato un grande traguardo che valorizza tutti gli sforzi profusi quest’anno dall’intero team GBS, che ringrazio. Abbiamo concluso diversi progetti importanti e gettato le basi per affrontarne altri ancora più ambiziosi. Uno di questi è legato al processo di internazionalizzazione dell’azienda, come dimostra la nostra recente adesione all’Associazione Internazionale IAMERS

(International Association of Medical Equipment Remarketers and Servicers) che rappresenta le società di tutto il mondo altamente specializzate in vendita, assistenza tecnica e finanziaria di dispositivi usati in ambito Medical Imaging. Faccio presente che GBS è anche membro di Confindustria Dispositivi Medici. Inoltre, siamo impegnati quotidianamente per rafforzare le partnership con importanti aziende multinazionali e abbiamo in programma di attivare nuove collaborazioni europee. Sono certo che raggiungeremo i nostri obiettivi nel breve periodo grazie all’energia di un team di collaboratori giovani, determinati ed estremamente professionali».

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Ritirano il premio per GBS la CFO Emiliana De Prisco, il CEO Giovanni Lombardo e il Commercial Director Giovanni Vorraro

LICENZIAMENTO PER ASSENZA INGIUSTIFICATA, ANALISI DI UN CASO DI ILLEGITTIMITÀ

Con la recente sentenza n. 33134/2022 del 10 novembre 2022 la Corte di Cassazione si è pronunciata in tema di tardiva trasmissione del certificato medico da parte del lavoratore per l’assenza prolungata dal posto di lavoro che ha comportato l’irrogazione del licenziamento da parte del datore di lavoro.

La Corte di Appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado con cui era stata dichiarata la illegittimità del licenziamento per giusta causa per prolungata assenza ingiustificata e ha rigettato le censure proposte dall’azienda, che aveva presentato ricorso in appello.

In primo grado, infatti, il giudice aveva accolto la domanda proposta dal lavoratore, il quale, assente per malattia giustificata da certificato medico, non aveva poi inviato in prosieguo altri certificati nonostante il protrarsi dell’assenza stessa. L’azienda, di conseguenza, provvedeva a contestargli l’assenza ingiustificata prolungata per oltre tre giorni e, trascorsi i termini di legge e di contratto intimava il licenziamento, in quanto il dipendente «era risultato assente dal servizio senza giustificazione poiché ad oggi non è pervenuta alcuna giustificazione medica volta a coprire il periodo di assenza»

Le motivazioni poste alla base della decisione dei giudici risiedevano sulle seguenti circostanze: 1) risultava accertato che la certificazione medica, pur trasmessa in ritardo, era già in possesso dell’azienda nel momento in cui la stessa provvedeva a inviare la lettera di licenziamento, che pertanto così come formulata presentava significative censure; 2) tale

certificato, pur presentato tardivamente e rilasciato dal medico curante ad oltre sette giorni di distanza dall’ultimo giorno di malattia coperto dal precedente certificato medico con valutazione ex post eseguita sulla base delle dichiarazioni rese al medico dal lavoratore dallo stesso, era idoneo a giustificare l’assenza. Quanto sopra, sia perché il medico si è assunto le proprie responsabilità nell’attestare l’esistenza di determinate condizioni di salute, sia perché non vi è stata contestazione da parte dell’azienda in merito al certificato medico se non ex post, tant’è che la stessa ha sostenuto di non averlo ricevuto; 3) il contratto collettivo nazionale di categoria conteneva due norme diverse per l’istituto delle assenze, ben distinte tra l’assenza ingiustificata e la sua tardiva o irregolare giustificazione. Infatti, la prima poteva essere sanzionata con un provvedimento espulsivo come il licenziamento, la seconda, invece, con sanzione conservativa come la multa o la sospensione.

Dal tenore testuale di tali disposizioni si evince che le parti sociali hanno inteso punire con il licenziamento quella condotta, che per le modalità con le quali è realizzata, si rivela particolarmente grave. I Giudici della Suprema Corte, pur rilevando il comportamento omissivo del lavoratore che non ha rispettato diligentemente le procedure contrattualmente previste e procurato così disagi organizzativi, ha rigettato il ricorso promosso dall’azienda, condannandola al pagamento delle spese del giudizio, confermando la illegittimità

licenziamento irrogato.

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lavoro
Nella fattispecie qui commentata, la Corte di Cassazione ha rigettato il provvedimento dell’azienda perché il fatto rientrava tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle previsioni della contrattazione collettiva

Il 28 ottobre Elon Musk, per annunciare la sua acquisizione di Twitter, ha postato il messaggio “l’uccellino è stato liberato”. Fra le risposte è stata particolarmente significativa quella del Commissario Europeo Thierry Breton che ha commentato «ma in Europa volerà secondo le nostre regole». Il 1° novembre è, infatti, entrato in vigore il Digital Markets Act (DMA) che intende imporre maggiori responsabilità ai cosiddetti “gate-keepers” che, per dimensioni e ruolo, svolgono ruoli di piattaforme come Apple, Google e Amazon. La finalità è evitare che tali ambienti diventino ecosistemi chiusi in cui sia limitata la concorrenza fra le imprese e compressi i diritti dei consumatori, dando soprattutto un inquadramento organico in grado di supportare le tante indagini Antitrust che in Europa, e anche in Italia, stanno intervenendo per chiarire i casi di abuso di posizione dominante da parte di tali multinazionali. Il cronoprogramma prevede che i primi effetti si dispieghino a partire dal maggio 2023, ma è già possibile osservare

IL DIGITAL MARKETS ACT E IL FRENO ALLE BIGTECH

alcuni aspetti che tale provvedimento può produrre o accelerare: gli sviluppatori di app potranno introdurre pagamenti gestiti da sistemi differenti da quello collegato al produttore dello smartphone o al sistema operativo utilizzato; i marketplace non potranno servirsi dei dati di vendita che i merchant realizzano sulla loro piattaforma per introdurre collezioni a marchio proprio e, a questo proposito, tali brand non potranno godere di una visibilità preferenziale; i motori di ricerca non potranno garantire un trattamento di vantaggio ai propri servizi. Nell’elenco sopra indicato i nomi degli operatori chiamati in causa non sono presenti, ma è facile intuire chi siano i destinatari del provvedimento. In più occasioni, negli Stati Uniti e in Europa, Apple ha già dovuto difendersi dall’accusa di abuso di posizione dominante da parte di Epic Games - il produttore di Fortnite - o di Spotify: con una difesa fondata sui servizi offerti ai produttori di app e agli utenti per proteggerne la privacy e la sicurezza dei dispositivi, Apple dal prossimo anno avrà molta

più difficoltà a giustificare il 30% di commissione richiesta agli sviluppatori per un valore che l’anno scorso è ammontato a 70 miliardi di dollari. Amazon poi, anche in Italia, è oggetto di un’indagine Antitrust per la visibilità che offre ai merchant che si avvalgono di FBA (“Fullfilled by Amazon”, un servizio nel quale si occupa di immagazzinare, imballare e spedire i prodotti, gestire l'assistenza clienti e i resi) e negli Stati Uniti ricorrenti sono le controversie relative al trattamento offerto ai suoi tanti brand in private label - che non includono il termine “Amazon” - nell’arredamento e nell’abbigliamento. Lo scorso anno poi, la Corte di Giustizia Europea ha confermato la sanzione da 2,42 miliardi di euro comminata nel 2017 per il trattamento privilegiato offerto a Google Shopping nell’ambito dei risultati di ricerca. Se i venti della recessione hanno portato in queste settimane ai tanti licenziamenti decisi da parte di BigTech, anche le riforme quali il Digital Markets Act stanno contribuendo a ridurre il peso degli operatori over-the-top nel panorama digitale dell’Unione.

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La finalità del regolamento europeo è evitare che i gate-keepers diventino ecosistemi chiusi in cui sia limitata la concorrenza fra le imprese e compressi i diritti dei consumatori
mercati

IMPRESA E GESTIONE DEI CONFLITTI: LA MEDIAZIONE ALLA LUCE DEI CRITERI ESG

Marco Marinaro

avvocato cassazionista - professore a contratto di “Giustizia sostenibile e ADR” del Dipartimento di Giurisprudenza della LUISS “Guido Carli” di Roma - giudice ausiliario della Corte di Appello di Napoli - mediatore e arbitro | mmarinaro@luiss.it

Il punto di svolta sui temi della sostenibilità anche per le imprese deve essere collocato nel 2015, quando al vertice delle Nazioni Unite del 25 settembre di quell’anno è stata adottata l’Agenda internazionale in materia di sviluppo sostenibile.

Come è noto, l’Agenda dell’ONU è composta da 17 Sustainable Development Goals (SDG) e 169 target da raggiungere entro il 2030. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) costituiscono un'agenda globale e inclusiva che segue ai Millennium Development Goals (MDG) includendo nuove aree, quali il cambiamento climatico, la disuguaglianza economica, l'innovazione, la pace e la giustizia, tra le altre priorità.

Lo scopo è quello di affrontare le cause fondamentali della povertà e avviare un cambiamento radicale. La principale differenza con gli MDG è che questa volta il vero protagonista è il settore privato il cui contributo potrà essere fondamentale per il raggiungimento di questi obiettivi estremamente ambiziosi. Tuttavia, le imprese in passato hanno adottato talvolta gli SDG in maniera impropria nelle loro strategie di sostenibilità e nei loro strumenti di comunicazione e ciò soprattutto perché negli anni l’approccio che si è affermato nella rendicontazione di sostenibilità è apparso per lo più autoreferenziale finendo per essere controprodu-

cente rispetto all’individuazione di un percorso di sviluppo che potesse consolidarsi nel tempo. La sostenibilità aziendale (CSR Corporate Social Responsibility) invero costituisce un approccio aziendale destinato a creare valore a lungo termine rimarcando le opportunità e gestendo i rischi derivanti dallo sviluppo economico, ambientale e sociale: “Uno sviluppo che risponde ai bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni” (The United Nations World Commission on Environment and Development WCED, in its 1987 report Our Common Future)

In questa prospettiva, se da un lato la CSR mira a rendere una impresa responsabile, dall’altro è necessario individuare i criteri che rendono oggettivamente misurabili e confrontabili i suoi sforzi. Pertanto, occorre necessariamente affiancare agli SDG - che sono obiettivi ampi riferibili a contesti allargati - degli indicatori puntuali di misurazione delle performance di sostenibilità, ossia gli ESG (Environmental, Social, Governance) per integrare gli aspetti economico/finanziari con quelli organizzativi e operativi di natura ambientale, sociale e di governance.

Soltanto l’uso combinato degli obiettivi SDG e dei criteri ESG può consentire una migliore rappresentazione del valore condiviso generato, ma

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Per costruire e consolidare relazioni stabili e di lunga durata, è utile individuare fin dalla costituzione di una società forme e soluzioni idonee nella prospettiva di una gestione rapida, economica ed efficace del contenzioso insito nell’attività d’impresa

anche un supporto più trasparente e responsabile su cui basare la definizione della strategia e altresì l’implementazione delle politiche sostenibili e il dialogo con gli stakeholders. In questa prospettiva, un particolare interesse deve essere riservato dalle imprese per l’obiettivo 17 (Partnership for the goals) nell’ambito del quale diviene essenziale costruire collegamenti con la comunità. Più precisamente un ruolo strategico in questo contesto assume la costruzione di rapporti duraturi e stabili con la comunità di riferimento (long term partnership). L’impresa che intenda creare relazioni di lunga durata dovrà così prestare particolare cura e attenzione nella stesura degli accordi e prima ancora nelle trattative contrattuali: documenti chiari, semplici, comprensibili che rispettano e bilanciano gli interessi delle parti coinvolte. E ancor più l’impresa dovrà programmare in modo efficiente e sostenibile la gestione del conflitto. Vengono qui in evidenza gli strumenti di composizione negoziale delle liti e in particolare la mediazione, il cui impiego costituisce una modalità di approccio fondamentale per il rispetto di tutti i soggetti coinvolti anche al fine di ricercare la migliore soluzione possibile nella combinazione degli interessi di cui sono portatori. Invero in questo contesto la mediazione costituisce lo strumento cardine per la valorizzazione e il rispetto di uno dei pilastri degli ESG: la costruzione e il consolidamento di relazioni stabili e di lunga durata. Appare dunque da promuovere l’inserimento nella contrattualistica d’impresa delle clausole di mediazione o, meglio ancora, di clausole multistep per la risoluzione delle controversie prevedendo nella prima fase lo svolgimento della mediazione e, in caso di esito negativo, l’attivazione di un arbitrato (preferibilmente amministrato da una istituzione autorevole nazionale o internazionale in base alla tipologia del rapporto che ne garantisca l’organizzazione, consentendo anche costi predeterminati e accessibili). In tal senso, la recente riforma della giustizia civile, e in particolare la nuova disciplina in materia di mediazione (che entrerà in vigore il 30 giugno 2023), prevede non soltanto il rafforzamento della mediazione convenzionale (con l’inserimento del nuovo articolo 5-sexies al decreto legislativo n. 28/2010 che disciplina la “Mediazione su clausola contrattuale o statutaria”), ma anche l’ampliamento del novero delle materie nelle quali la mediazione costituisce

da promuovere l’inserimento nella contrattualistica d’impresa delle clausole di mediazione o, meglio ancora, di clausole multistep per la risoluzione delle controversie prevedendo nella prima fase lo svolgimento della mediazione e, in caso di esito negativo, l’attivazione di un arbitrato»

condizione di procedibilità della domanda giudiziale. In particolare, sono state inserite nell’alveo della obbligatorietà anche le controversie in materia di associazione in partecipazione, consorzio, franchising, opera, rete, somministrazione, società di persone e subfornitura (che si aggiungono alle liti in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari). Senza trascurare gli incentivi fiscali sotto forma di credito d’imposta riservati non soltanto alle persone fisiche, ma anche ad altri soggetti (utilizzabili nel limite complessivo di euro 600 per ogni procedura e fino ad un importo massimo annuale di euro 2.400 per le persone fisiche e di euro 24.000 per le persone giuridiche). Una sfida per le imprese e i loro consulenti nel ricercare sin dalla fase costitutiva del rapporto, anche di tipo societario, forme e soluzioni idonee nella prospettiva di una gestione rapida, economica ed efficace del contenzioso insito nell’attività d’impresa: se il conflitto è inevitabile, resta la scelta degli strumenti da adottare per valorizzare le opportunità offerte da una gestione consensuale e propositiva dello stesso e che trova stimoli nella nuova normativa sulla mediazione nel percorso intrapreso per una effettiva sostenibilità.

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«Appare

APPALTI PUBBLICI: LA NOVITÀ DEL FASCICOLO ELETTRONICO DELL’IMPRESA

Luigi Maria D’Angiolella avvocato | studio D’Angiolella dangiolella@studiolegaledangiolella.it

È in atto una piccola rivoluzione nel settore perché l’uso dello strumento sarà obbligatorio per partecipare alle gare, con verifica immediata, e speriamo sicura, dei requisiti di ordine generale e speciale richiesti dai bandi

Gli obiettivi stringenti del PNRR, insieme con l’attivismo del Governo Draghi, e in particolare del Ministro Colao, delegato all’Innovazione tecnologica e alla Transizione digitale, stanno portando a importanti cambiamenti nella Pubblica Amministrazione. Come sempre queste novità lasciano sorpresi all’inizio, a volte interdetti, ma con il tempo saranno considerate delle svolte essenziali e irrinunciabili. È stata emanata, infatti, la delibera ANAC n° 464 del 27 luglio 2022 che dà corpo all’art.81 del Codice dei Contratti (D.Lgs 50/2016) e attua concretamente la norma, per completare il percorso verso la completa digitilizzazione delle procedure di gara, che prevede il fascicolo elettronico dell’impresa. Dal 25 ottobre 2022 è, dunque, operativa l’istituzione della Banca dati

nazionale dei contratti pubblici presso l’ANAC e il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE), nel quale sono presenti i dati utili alla verifica dell’assenza di motivi di esclusione di cui all’articolo 80, l’attestazione di qualificazione per gli esecutori di lavori pubblici, nonché i dati e documenti relativi ai criteri di selezione di cui all’articolo 83.

È una piccola rivoluzione nel settore dei lavori pubblici, perché l’uso del FVOE sarà obbligatorio per partecipare alle gare, con verifica immediata, e speriamo sicura, dei requisiti di ordine generale e speciale richiesti dai bandi. Tale verifica non si ferma alla fase di aggiudicazione ma viene estesa a quella di esecuzione e, dunque, al mantenimento dei requisiti da parte di chi si è aggiudicato la gara e di eventuali subappaltatori, controllo che talvolta rimane nell’ombra dopo l’ini-

ziale scrutinio in sede di gara. A regime, sarà istituito l’Elenco degli operatori economici già verificati. Attraverso questo elenco, una stazione appaltante che sta aggiudicando una gara può osservare se un determinato operatore economico risulta già stato verificato in una precedente gara. Il possesso dei requisiti messi disposizione attraverso il FVOE sarà attestato da strumenti già esistenti e digitalizzati, quali la Visura Registro delle Imprese fornita da Unioncamere; il certificato del casellario giudiziale integrale fornito dal Ministero della Giustizia; l’Anagrafe delle sanzioni amministrative, fornita dal Ministero della Giustizia; il Certificato di regolarità contributiva di ingegneri, architetti e studi associati, fornito dalla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti (Inarcassa); la Comunicazio-

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ne di regolarità fiscale fornita dall’Agenzia delle Entrate; la Comunicazione Antimafia fornita dal Ministero dell’Interno. In questo modo si eliminano molte perdite di tempo e gli adempimenti formali a carico di stazioni appaltanti e operatori economici, così da imprimere una accelerazione alle procedure di gara. Il Fascicolo digitale consentirà alle stazioni appaltanti anche di utilizzare gli accertamenti già effettuati da un’altra stazione appaltante per ammettere l’operatore economico alla gara, velocizzando l’attività di verifica. Inoltre, gli operatori economici vedranno ridotti notevolmente gli oneri di riprodurre, per ogni procedura di gara, le certificazioni a comprova dei requisiti posseduti. Agli operatori economici, quindi, non verrà più imposto l’onere di produrre per ogni gara cui intendono partecipare la medesima documentazione. Lo scopo evidente è quello di rendere quasi automatizzata la verifica dei requisiti permettendo alle Stazioni appaltanti e alle imprese di concentrarsi più efficacemente sulla bontà dell’opera e la corretta spesa delle risorse. Il FVOE conterrà tutti i dati per la partecipazione alle gare per cui è obbligatoria la verifica attraverso la Banca dati Anac sull’assenza di motivi di esclusione in base al Codice dei Contratti. Questo significativo cambiamento consente alla transizione digitale, già avviata con le gare elettroniche, di proseguire veloce e si consente ogni controllo alle stazioni appaltanti, anche su subappaltattori e ausiliari, spesso oggetto di verifiche tardive e cause di

contenzioso. IL FVOE sarà di supporto anche alle imprese, che potranno, tramite apposite funzionalità, inserire nel fascicolo i dati e le certificazioni comprovanti il possesso dei requisiti speciali la cui produzione è a loro carico. Ancora, la funzionalità che permette il riuso dei documenti presenti nel FVOE per la partecipazione a più procedure di affidamento, pur ovviamente nei termini di validità temporale degli stessi, permetterà alle imprese di essere più agili e di cogliere maggiormente le occasioni che il mercato offre.

In via transitoria, fino alla completa operatività del sistema, con riferimento all’acquisizione e alla verifica dei dati e dei documenti a comprova dei requisiti generali non disponibili nel FVOE, le stazioni appaltanti provvedono secondo le modalità previste dall’articolo 40, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000.

La valutazione della messa a regime del fascicolo elettronico è certamente positiva e speriamo che la sua lunga gestazione abbia portato ad un sistema sicuro ed efficiente. Come per ogni novità importante, all’inizio dovranno abituarsi tutti, operatori economici e stazioni appaltanti, ma a breve questo strumento sarà essenziale. Avremo gare più sicure, esclusioni più meditate, verifiche costanti, e speriamo che ciò produca anche migliori opere e servizi pubblici, permettendo a tutti gli operatori di dare importanza alle strategie di acquisto invece che sulle procedure e sugli aspetti formali, dedicando maggior tempo

a ciò che più conta, e cioè innovazione e visione di nuove opportunità. Del resto già da decenni le imprese che operano con la Pubblica Amministrazione hanno imparato, qualche volta a caro prezzo, che bisogna avere un ordine contabile e amministrativo impeccabile, qualificazioni sempre più stringenti e una organizzazione che selezioni i partners, ausiliari e soci dei raggruppamenti, qualificati e immuni da pregiudizi. Il Fascicolo elettronico non potrà che trovar pronte le imprese già attrezzate e imporrà scelte decisive a quelle che lo sono di meno, perché i nodi verrano subito al pettine, anziché solo nell’ipotesi di contenzioso come quasi sempre accade ancora oggi. Un’unica notazione più attenta riguarda le c.d. comunicazioni antimafia, che non hanno sempre carattere di vera e propria certificazione e che andanno valutate per le loro peculiarità.

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«La valutazione della messa a regime del fascicolo elettronico è certamente positiva e speriamo che la sua lunga gestazione abbia portato ad un sistema sicuro ed efficiente»

Due recenti sentenze della Corte di Giustizia UE hanno trattato della sorte dell’IVA a credito nel caso di cessazione della società e in quello di concorso implicito in una frode fiscale.

In entrambe le fattispecie esaminate, purtroppo, l’approccio è stato estremamente rigoroso. Nello specifico, la sentenza n. 293/2 del 6 ottobre 2022 ha esaminato il diritto alla detrazione dell’IVA in caso di messa in liquidazione del soggetto passivo, con successiva cancellazione di quest’ultimo dal registro dei soggetti IVA. A tal proposito, si ricorda che la normativa europea in materia di detrazione IVA in generale riconduce agli articoli 167 e 168 della Direttiva IVA, che consentono la possibilità di detrarre l’iva solo quando l’imposta detraibile diventa esigibile, nella misura in cui i

LA CORTE DI GIUSTIZIA UE INTERVIENE SULLA DETRAZIONE IVA

beni e i servizi, cui l’imposta fa riferimento, siano effettivamente impiegati.

Nella fattispecie in esame, una società lituana di ricerche aveva acquistato beni per un progetto internazionale per la creazione di un prototipo di apparecchio medico. Terminato il progetto, la società, viste le perdite di esercizio e l’assenza di ordinativi, venne messa in liquidazione e cancellata. A quel punto l’Autorità Fiscale contestò la mancata rettifica della detrazione dell’IVA relativa ai beni acquistati, che non sarebbero stati più utilizzati per attività soggette all’IVA, a causa appunto dell’avvenuta cancellazione della società. Questa contestazione, dopo una serie di ricorsi, ha portato, in ultimo, alla citata pronuncia della Corte di Giustizia. Tale pronuncia, aderendo alla contestazione dell’Autorità Fiscale, ha stabilito l’obbligo

per la società di rettificare la detrazione dell’IVA relativa ai beni d’investimento acquisiti, in quanto - prima della sua cancellazione, per scelta aziendale, dai soggetti passivi IVA - tali beni non erano mai stati utilizzati, nell’ambito di attività economiche soggette ad imposta.

Questa decisione appare molto penalizzante e foriera di conseguenze negative, in quanto sembra introdurre, ai fini della detrazione IVA sugli investimenti, una precondizione rappresentata dall’effettivo successivo realizzo di attività imponibili, istituendo quindi una sorta di detrazione sub judice, temporanea.

Tra l’altro, ove ciò fosse, le usuali analisi sui progetti di investimento per l’avvio di una nuova attività d’impresa, dovrebbero contemplare tra i worst case (quali appunto l’abbandono dell’intero progetto),

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In commento due sentenze che appaiono molto rigorose e suscettibili di essere recepite dall'Agenzia delle Entrate

anche gli eventuali deficit finanziari derivanti dall’impossibilità di recuperare l’IVA assolta sull’acquisto di beni strumentali.

A parziale riparo da questi effetti, occorre ricordare che nell’ambito della nostra legislazione, in linea di principio, la sentenza in questione non dovrebbe determinare un vulnus al diritto di detrazione IVA, che dovrebbe rimanere immutato, anche qualora, successivamente, l’attività economica prevista non venga realizzata e quindi non vi siano operazioni attive imponibili.

Ciò sarebbe confermato anche dall’Agenzia delle Entrate, che per l’IVA assolta sui beni ammortizzabili, ha precisato che la detrazione può essere esercitata in via immediata, sulla base di una sorta di previsione della futura destinazione dei beni acquistati alla realizzazione di operazioni imponibili.

Si ritiene, tuttavia, che il riferimento alla previsione sulla destinazione futura dei beni, abbia in sé delle insidie. Infatti, se è chiaro che, nel caso di cambio di destinazione dei beni verso attività esenti o similari, si applicherebbero le norme, che governano le varie ipotesi di successiva rettifica della detrazione dell’IVA assolta (articoli 19bis, bis1- bis2), non appaiono invece definiti con ugual chiarezza, gli effetti sulla detrazione effettuata, nel caso di beni a destinazione “cessata” dove addirittura la società si estingua.

Ciò porta al timore che, proprio in forza della sentenza analizzata, eventuali casi di abbandono di progetti possano

indurre l’Agenzia delle Entrate ad adottare la stessa linea, negando in via sopravvenuta - per i soli beni ammortizzabili - il diritto alla detrazione, in quanto non più collegato a un esercizio d’impresa (art.19). Questa denegata estensione interpretativa darebbe agio alle Entrate di analizzare la sussistenza o meno del rapporto tra detrazione a monte e imponibilità a valle per ogni circostanza in cui gli investimenti effettuati non trovino mai una loro destinazione “imponibile” (fosse anche sotto forma di rivendita o dismissione a terzi).

Si pensi alle progettazioni di opere che vengano poi abbandonate, oppure a programmi d’investimento subordinati ad autorizzazioni rinunciate e a ogni attività preparatoria di ricavi non più finalizzata (startup).

In tali circostanze, laddove l’Agenzia riuscisse a dimostrare l’inesistenza del rapporto detrazione - imponibilità, è probabile che venga contestata la indetraibilità dell’IVA (rectius: il diritto al rimborso dell’IVA a credito).

La seconda sentenza n. 596/21 del 24 novembre 2022 si inserisce invece nel filone dell’indetraibilità dell’IVA nell’ambito delle frodi fiscali lungo la catena di produzione-distribuzione di beni. Il caso specifico riguardava la vendita di un’autovettura da un concessionario tedesco a un intermediario e la successiva rivendita del bene da questi al cliente finale, in cui era stata accertata la frode da parte del concessionario nel suo rapporto con l’intermediario e in questa frode era stato

inserito anche il cliente finale, sulla base del ben noto criterio del “non poteva non sapere”. La Corte “naturalmente” ha confermato la tesi dell’Ufficio Fiscale, ribadendo, in buona sostanza, che il cliente non poteva non sapere che stesse acquistando da un soggetto diverso dal concessionario e quindi non poteva non supporre la frode sottostante.

La sentenza ha una sua valenza perché consolida un orientamento rigoroso dei giudici, in merito alla capacità del cliente finale di percepire frodi sorte ai livelli antecedenti l’ultima transazione e oggettivamente, nella fattispecie in esame, sembra difficile sostenere una ipotesi opposta.

Tuttavia, essa è molto insidiosa, perché potrebbe aumentare le possibilità dell’Agenzia delle Entrate di contestare la frode fiscale (compiuta in qualunque fase del canale di produzionedistribuzione - vendita) anche al cliente finale in regime IVA, basandosi solo sul mero e incerto principio del “non poteva non sapere”.

In buona sostanza, con questa decisione sembra rafforzarsi l’inversione sul contribuente dell’onere della prova, che, dato il tipo di motivazione usata, assumerebbe la diabolica natura di prova negativa: dimostrare di non sapere della frode.

Queste due sentenze, come detto all’inizio, appaiono molto rigorose e suscettibili di essere recepite dalla nostra Agenzia delle Entrate.

La speranza è che non prevalga la foga antievasione ma l’approccio di buon senso.

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La posizione del Presidente del Consiglio, congiuntamente con i Ministri dell'Economia e delle Finanze, per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR, di accogliere positivamente le proposte emendative al disegno di legge di bilancio allo scopo di sostenere e promuovere, anche nel 2023, gli investimenti nei territori del Mezzogiorno, nelle aree cratere del sisma dell’Italia centrale, nelle Z.E.S. e nelle Z.L.S. vanno lette certamente in tono positivo. Si discute, per chiarezza, della proroga delle seguenti agevolazioni: • credito d’imposta in favore delle imprese che acquistano beni strumentali nuovi e destinati a strutture produttive ubicate nei territori delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Molise, Abruzzo, Sardegna e Sicilia;

• proroga dell’agevolazione

INVESTIMENTI IN BENI STRUMENTALI E RICERCA

c.d. “Zona Franca Sisma Centro Italia”;

• esenzione dal pagamento delle imposte di bollo e di registro relativamente alle istanze, ai contratti e ai documenti presentati alle pubbliche amministrazioni per gli interventi di ricostruzione;

• proroga del credito d’imposta relativo agli investimenti effettuati nelle ZES e nelle Zone Logistiche Semplificate;

• proroga del credito d’imposta maggiorato per gli investimenti in attività di R&S in favore delle imprese localizzate nelle regioni del Mezzogiorno;

• riconoscimento del credito d’imposta per le spese relative all’installazione e messa in funzione di impianti di compostaggio presso i Centri Agroalimentari presenti nelle regioni Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Bonus investimenti nel Mezzogiorno

La proroga del bonus per il

Mezzogiorno è una notizia molto positiva per il tessuto imprenditoriale nostrano. Sin dall’inizio, la ratio della norma è stata quella di assicurare un sostegno al gap, innegabile, relativo alla realizzazione di “investimenti iniziali”. Si tratta, come ricorda la prassi comunitaria, di: 1. investimenti in attivi materiali e immateriali relativi alla creazione di un nuovo stabilimento, all’ampliamento della capacità di uno stabilimento esistente, alla diversificazione della produzione di uno stabilimento per ottenere prodotti mai fabbricati precedentemente o a un cambiamento fondamentale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente; 2. acquisizioni di attivi appartenenti a uno stabilimento che sia stato chiuso o che sarebbe stato chiuso senza tale acquisizione e sia acquistato da un investitore che non ha relazio-

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Alessandro Sacrestano management consultant Sagit&Associati srl amministratore unico Assindustria Salerno Service srl asacrestano@studiosagit.it
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Dalla Manovra 2023 ancora una chance per il Mezzogiorno

ni con il venditore. Il nostro panorama legislativo assiste da anni alla proroga di tale incentivo, considerato ormai un volano di crescita irrinunciabile e per il quale ci si era subito interrogati sugli effetti nefasti in ipotesi di mancata riproposizione anche per il 2023. Si ritiene, pertanto, apprezzabile l’intervento del Governo anche se, a dire il vero, vale la pena di ragionare sul perché, a conti fatti, detto intervento non sia classificato come “strutturale” in modo da consentire alle imprese di pianificare in maniera ordinata il piano degli investimenti annuali. Bonus ricerca Parimenti interessante e apprezzata è la notizia di una proroga della maggiorazione nel Mezzogiorno del bonus per gli investimenti in Ricerca e Sviluppo.

Un recente studio dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha evidenziato, infatti, che gli investimenti in R&S influenzano il grado di innovazione nei processi di produzione e di consumo e rappresentano nel lungo periodo un fattore importante per la competitività e la produttività delle imprese e, in generale, per la crescita economica.

Su tale considerazione, comunque, lo studio evidenzia come in Italia, tra il 2011 e il 2020, la spesa in R&S sia cresciuta dall’1,2 all’1,5% del PIL, rimanendo però costantemente e significativamente inferiore alla media UE-27, che nello stesso periodo è salita dal 2 al 2,3%. Per tale ragione, continua lo studio, vi è un generale consenso nel

ritenere che l’intervento pubblico nel settore della R&S sia funzionale al superamento di alcuni fallimenti del mercato che possono comportare un ammontare di investimenti inferiore a quello ottimale per la collettività evidenziando, però, che in Italia, nell’ultimo decennio le risorse pubbliche complessivamente stanziate ogni anno per la funzione di R&S superano appena lo 0,5% del PIL.

Lo studio aggiunge che i sussidi diretti alle imprese sono diminuiti, in percentuale degli investimenti, dal 6,9% del 2011 al 4,7 nel 2019, ma tale riduzione è stata più che compensata dall’incremento degli incentivi di natura tributaria.

Questi ultimi sono infatti saliti dallo 0,5 al 17,5%, aumentando la quota di finanziamento implicito della spesa delle imprese.

In particolare, negli ultimi anni in Italia come in molti altri paesi europei, per incentivare le imprese private sono stati introdotti e potenziati sia deduzioni e/o crediti di imposta parametrizzati alla spesa effettuata in R&S (incentivi alla spesa), sia le agevolazioni fiscali sui rendimenti delle attività a essa collegati, come brevetti e altri beni immateriali.

Commentando l’attuale quadro normativo, lo studio precisa che il nuovo regime, basato su agevolazioni legate esclusivamente alla spesa, potrebbe favorire soprattutto le imprese che scontano una redditività più incerta e più contenuta e presumibilmente imprese di dimensioni minori che hanno

incontrato maggiori difficoltà; e infatti, con riferimento al credito di imposta, il numero di società di capitali che ha beneficiato della misura è passato da 10.268 nel 2015 a 27.072 nel 2019.

Si tratta, comunque, di una quota molto bassa, pari al 3% circa, del totale delle società di capitali. Il 68,2% dei beneficiari del credito è costituito da imprese micro e piccole - che nell’anno considerato rappresentano quasi il 97% del totale delle società di capitali - le quali hanno effettuato il 30,5% della spesa complessiva in R&S.

Le grandi imprese - meno dell’1% del totale delle società di capitali - rappresentano invece il 7,7% dei beneficiari e hanno sostenuto quasi il 40% della spesa.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale del credito, nel 2020 la misura è stata fruita per quasi il 66% da imprese collocate nelle regioni del Nord, per poco meno del 20 da imprese del Centro e per il circa il 15 da imprese localizzate al Sud.

Nonostante lo scarso impatto generale degli incentivi, lo studio conclude che nell’arco di tempo considerato queste misure hanno comportato una riduzione potenziale del gettito di circa 17 miliardi a fronte di un corrispondente stanziamento di 6 miliardi.

Considerata la rilevanza anche quantitativa di questo insieme di incentivi, lo studio auspica come opportuna una valutazione dell’effettiva capacità delle misure di raggiungere i loro obiettivi.

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TRASFORMAZIONE DIGITALE DA SUD: UN SOGNO POSSIBILE?

Alex Giordano docente di Marketing e Trasformazione Digitale - Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli direttore scientifico del programma di ricerca/azione Societing 4.0

Ai fini della facilitazione e dell’accompagnamento della transizione tecnologica e digitale, viene riconosciuto un ruolo rilevante ai Centri di competenza scientifica che puntano a creare forme aggregative coinvolgendo imprese, startup e altri attori dell’ecosistema locale e nazionale

Ciascuno cresce solo se sognato, una bella poesia scritta da Danilo Dolci sociologo, poeta, educatore che negli anni ’50 si trasferisce in Sicilia dove promuove una lotta nonviolenta contro la mafia, la disoccupazione, l’analfabetismo e la fame. Mentre leggo gli esiti dell’ultimo Rapporto Svimez, mi tornano in mente le parole di questa poesia e anche il lavoro maieutico di Dolci, fatto con le persone per educarle alla “cittadinanza attiva”, se così vogliamo chiamarla. Collegando il tema della trasformazione digitale, di cui mi occupo, con alcune importanti indicazioni “di metodo” che escono dal Rapporto Svimez mi viene da pensare che anche una realtà territoriale cresce solo se sognata e cresce se, chi ne fa parte, si sente ingaggiato nella realizzazione di questo sogno, sentendosi anche capace di agire un ruolo rilevante per il cambiamento di quello stesso contesto. Il Rapporto Svimez, infatti, dice due cose molto interessanti ai fini della mia riflessione. La prima è relativa alla necessità di accompagnare le imprese alle transizioni (digitale e verde) attraverso azioni ecosistemiche, che integrino anche le istituzioni locali e centrali, utilizzando strumenti di supporto adeguati alle caratteristiche del sistema produttivo del Sud: I ritardi evidenziati dalle imprese meridionali condizionano le possibilità di accesso

delle imprese meridionali ai crediti d’imposta di Transizione 4.0. Basandosi sulla domanda spontanea espressa dalle imprese, la logica dell’incentivo concesso “a domanda” non è funzionale al conseguimento dell’obiettivo di coesione territoriale del PNRR che, in questo ambito, dovrebbe tradursi nel livellamento di condizioni di partenza attualmente disallineate tra territori a causa dei differenziali regionali di dotazione di asset di competenze e tecnologie digitali. Più funzionale agli obiettivi della coesione territoriale sono le azioni a carattere maggiormente “eco-sistemico” sviluppate nella logica di “filiera” e di catching up (trasferimento di conoscenze e saperi da grandi a piccole imprese), nonché contraddistinte da un forte grado di integrazione e complementarità con le istituzioni (accademia e PA) locali e centrali. La seconda indicazione interessante si riferisce alla necessità di accompagnare le amministrazioni locali nella realizzazione materiale degli importanti investimenti previsti dal PNRR in infrastrutture sociali che serviranno per innalzare la qualità dei servizi, con l’obiettivo di ridurre le differenze tra nord e sud rispetto alle condizioni di accesso ai diritti di cittadinanza. Le fragilità del Mezzogiorno nel recepire le potenzialità del PNRR emergono dall’analisi dei tempi di realizzazione effettivamente osservati per oltre 87mila

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societing 4.0

opere pubbliche in infrastrutture sociali realizzate tra il 2011 e il 2022. Per rafforzare la capacità attuativa degli Enti locali serve un affiancamento dal Centro, mentre a livello locale devono essere pensate forme innovative di «alleanze» progettuali e attuative. Il supporto dal Centro nelle due fasi, per assorbire le risorse disponibili, e aprire e chiudere in tempo i cantieri, dovrebbe arrivare dai centri di competenza nazionali (fin qui abituati a operare con mere logiche di mercato), che dovrebbero assumere la responsabilità piena di operatori pubblici impegnati attivamente per la perequazione territoriale. Il Rapporto Svimez, dunque, suggerisce di accompagnare e supportare gli attori del sistema sociale, economico e amministrativo per favorire lo sviluppo di nuove opportunità già presenti e date sia dall’attuale tessuto produttivo che dalla collocazione strategica del sud Italia, specie per lo sviluppo dell’industria green. Proprio ai fini della facilitazione e dell’accompagnamento della transizione tecnologica e digitale, nell’ottica ecosistemica di cui si diceva sopra, viene riconosciuto un ruolo rilevante ai Centri di competenza scientifica che puntano a creare forme aggregative e intendono diventare nuovi hub con il compito di favorire l’aggregazione degli attori che fanno ricerca, coinvolgendo imprese, startup e altri attori dell’ecosistema locale e nazionale. È il caso del National Centre for Agricultural Technologies (Agritech), che ha come capofila l’Università Federico II di Napoli, e del National Biodiversity Future Centre (NBFC), che opererà in più ambiti connessi allo sviluppo dell’economia circolare con l’Università degli Studi di Palermo come capofila. L’idea che il cambiamento si realizzi grazie alla partecipazione e al protagonismo di tutti gli attori presenti in ogni ecosistema significa riconoscere l’importanza della compresenza di attori tra loro differenti che, con il loro apporto, consentano di ricombinare i saperi, i punti di vista, i linguaggi, per arrivare a definire soluzioni più efficaci per affrontare la complessità. Tuttavia, intravedo il rischio che l’entusiasmo di tanti portatori di interesse la creazione ex novo di attori connettivi e hub sia rivolto più alle tante risorse disponibili che alle finalità da raggiungere attraverso le risorse stesse. Le varie forme connettive e di collaborazione richiedono, secondo la nostra esperienza, piattaforme che favoriscano la sedimentazione di un continuo lavoro di tessitura e di ricomposizione. I processi di innovazione

«I processi di innovazione tecnologica e sociale sono difficili perché coinvolgono soggetti con interessi e culture a volte molto distanti, che possono trovarsi in posizioni confliggenti. Per questo nell’hub deve essere previsto il ruolo dei connettori, cioè di attori che sappiano creare occasioni di incontro e scambio»

tecnologica e sociale, infatti, sono difficili (anche) perché coinvolgono soggetti con interessi e culture a volte molto distanti, che possono trovarsi in posizioni confliggenti. Per questo nell’hub deve essere previsto il ruolo dei connettori, cioè di attori che sappiano creare occasioni di incontro e scambio che portino le persone a condividere idee e soluzioni per nuove opportunità. Non significa che, per forza, si debbano ricomporre i conflitti attraverso una via comune, significa però che, grazie alla possibilità di esplicitare i diversi punti di vista, meglio ci si comprende e, dal momento della comprensione in poi, è possibile che si aprano fronti nuovi di interazione e nuove vite del cambiamento. È un lavoro faticoso e molto bello che necessita della capacità di essere mediatori culturali tra linguaggi che presuppongono conoscenze e saperi distanti. Questo lavoro di ricomposizione, all’interno degli ecosistemi, è necessario se vogliamo che ogni tipo di hub che stiamo progettando diventi realmente un modello ecosistemico di confronto e sviluppo delle conoscenze che possa favorire occasioni per la sperimentazione e la diffusione delle innovazioni che siano non SU ma CON le comunità e gli attori coinvolti. Ecco perché mi risuonano le parole di Danilo Dolci pensando alle possibilità che si aprono per il nostro Mezzogiorno.“…C'è pure chi educa, senza nascondere l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo ma cercando d'essere franco all'altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato.”

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LA FORZA FRAGILE DELLE DONNE

«Alla nostra metà del cielo il compito di passare dal potere declinato su schemi al maschile all’empowerment femminile fin da piccole»: così per Chiara Pauciulo, vicepresidente del CFP di Confindustria Salerno, si abbattono stereotipi limitanti per entrambi i generi

Dal mondo fatato della Disney alla consulenza aziendale: come ha mosso i primi passi Chiara? Quale sirena l’ha richiamata da Milano a “casa”?

I primi passi sono stati alla ricerca dell’indipendenza. A 18 anni, avendone l’opportunità, scelsi di studiare a Milano, cui devo la mia formazione culturale e aziendalista. Iniziai un bellissimo percorso universitario alla Bocconi, laureandomi in Economia Aziendale, con indirizzo in Marketing. Il mio primo lavoro fu appunto alla Disney, all’interno della divisione televisiva di Disney Channel. Tra analisi della concorrenza, valorizzazione del brand, campagne pubblicitarie, eventi, mega riunioni, ho vissuto un’esperienza “magica” che in un certo modo ho cercato di riproporre, adattandola, una volta tornata sul nostro territorio 20 anni fa, quando il desiderio di rientrare a casa si è fatto reale e ho accolto la possibilità di lavorare nell’azienda di famiglia. A questo grande cambiamento è seguito un lungo periodo di formazione sul campo, con mio padre a fare da guida e i colleghi di studio come metro con cui confrontarmi, nel tentativo di trovare la mia strada e dare corpo alla mia nuova identità professionale di consulente

aziendale. È nata così, con una corretta sintesi tra presente e passato, la Pauciulo Strategie, società di consulenza aziendale in cui continuo a dedicarmi alla valutazione e valorizzazione di brand aziendali, alle strategie di crescita e sviluppo di tante realtà. Questo aspetto più di altri mi gratifica nel mio lavoro: vedere le aziende clienti investire, crescere e riqualificarsi anche grazie al nostro contributo.

Largo spazio alle donne nella sua realtà aziendale ma, vista da dentro, come è la collaborazione con altre donne e lei, nello specifico, come la vive? Confesso che le relazioni lavorative con le donne per me sono più semplici e meno conflittuali, riusciamo ad entrate in empatia più velocemente. La mia

prima esperienza a Milano è stata all’interno della divisione marketing con una maggioranza di uomini e poche donne, poi la situazione si è ribaltata: tutte donne, alla ricerca almeno di uno stagista uomo per ristabilire una situazione di equilibrio! Circostanze simili si sono verificate anche all’inizio della mia nuova avventura a Nocera, all’interno del nostro studio di consulenza aziendale quasi completamente al maschile. Oggi la situazione è invertita e le donne sono la maggioranza. La collaborazione tra donne per me è sempre stata fluida, arricchente, fattiva, sincera. Ho molta fiducia nella professionalità femminile; noi donne ci sentiamo vulnerabili e per questo in dovere di dimostrare

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Chiara Pauciulo, vicepresidente del CFP di Confindustria Salerno
re-values lab
di Raffaella Venerando

il nostro valore continuamente agli altri, uno stress che però spesso mette in luce la nostra marcia in più. Devo precisare però che i colleghi uomini non sono di certo meno affidabili nel rispettare le scadenze o misurati nelle valutazioni e concentrati sui risultati. Semmai è la somma tra la lungimiranza femminile e la concretezza maschile a fare la differenza e a dare vita a una squadra davvero vincente!

Nel suo attuale ruolo professionale e, più in generale, in quello associativo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

Di sicuro coinvolgendo, dando fiducia, delegando e cercando di dare spazio alle esigenze e ai bisogni di ognuna, dagli orari flessibili allo smart working. Come vicepresidente del Comitato Femminile Plurale di Confindustria Salerno è stato per me molto interessante lavorare ad un progetto sulla certificazione del bilancio di genere, soffermandomi sull’individuazione dei relativi indicatori. Inoltre sono stata coinvolta e impegnata in molti progetti di formazione e valorizzazione del ruolo della donna in azienda. Molta partecipazione, infine, per la veicolazione della parità di genere nelle scuole con il progetto “Siamo Pari”, promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori, con il sostegno del nostro Comitato Femminile Plurale e la Fondazione della Comunità Salernitana. Credo molto nelle relazioni tra donne imprenditrici perché creano valore sul territorio, grazie alla capacità di mettersi in gioco. Ci sono etichette attribuite alle

donne che non la convincono e, quali, invece riconosce come reali punti di forza e strumenti di valore?

Beh, non credo che le donne siano meno determinate degli uomini. Penso piuttosto che se non raggiungiamo i nostri obiettivi è perché abbiamo più ostacoli nel portare a termine le nostre ambizioni professionali, dovendo da sempre conciliare il lavoro con la cura della famiglia. Per questa ragione, politiche sociali e best practices aziendali, virtuose e lungimiranti, aiuterebbero a combattere un luogo comune che ci riguarda e a supportare la donna nella propria realizzazione personale e professionale. Non siamo fragili. Lasciatecelo dimostrare. La bambina che è stata ieri aveva come modello qualche personaggio noto cui ispirarsi?

Tanti, da Alice nel Paese delle Meraviglie a Madonna, passando per le eroine di Flashdance e Top Gun, modelli che rispecchiano un’età spensierata, in cui impazzivamo tutte per Fame e Patti Smith. Di questi miti mi attraevano la determinazione e il coraggio. Appassionata di cinema com’ero, le attrici mi davano la possibilità di vivere vite diverse dalla mia, le americane incantavano di più, da Rita Hayworth a Meg Ryan, da Jodie Foster a Susan Sarandon. E poi amavo le italiane, da Monica Vitti a Margherita Buy, perché rappresentavano la vita reale ed erano vicine a modelli di emancipazione, tra forza e fragilità, che ancora ci caratterizzano. Ricordo che da bambina mi sarebbe piaciuto vivere in un’altra

epoca, magari ai tempi del Rinascimento. Ho amato molto infatti un libro nel corso della mia adolescenza, rimasto a lungo un mio riferimento: “Rinascimento privato” di Maria Bellonci. Racconta della vita privata e “romanzata” di Isabella D’Este e il suo destreggiarsi tra il tenere salda la vita coniugale, la cura dei figli, la risolutezza nella gestione degli affari del Ducato, la capacità di negoziazione e la determinazione nel far fronte ai conflitti. Il tutto è però intriso di ansie, timori, preoccupazioni vinte, che ancora oggi rappresentano per me un modello di conciliazione tra vita lavorativa e privata. Cosa tocca oggi alle donne? Soprattutto fare impresa e dunque (alle donne tocca) quel che tocca anche alle imprese...formazione, fare rete, aggregazione, innovazione ma facendosi paladine anche delle radici, delle tradizioni, della cultura socio-economica e imprenditoriale; e poi ancora essere al servizio delle nuove generazioni, del rispetto della legalità, delle minoranze, dell’ambiente, attraverso una condivisione responsabile delle risorse umane, economiche, sociali, naturali ed energetiche.

Il potere è purtroppo ancora nelle mani di pochi ed è per questo sempre più responsabilità delle donne passare dal potere “maschile” (coniugato a volte ricorrendo alla violenza e alla forza bruta sulle donne) all’empowerment femminile, all’affermazione del ruolo e dei diritti della donna nel mondo, al coinvolgimento e all’uguaglianza di genere in tutti i campi.

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Guardiamo a noi stessi con indulgenza, pronti a godere del successo che già abbiamo senza provare rabbia, rimorso o frustrazione, per quegli obiettivi che non siamo riusciti a portare a segno

FINE ANNO, TEMPO DI BILANCI

Nicola Santini esperto di galateo, costume e società

Nuovo anno, nuovi propositi, nuovo Premier. Per molti il Capodanno è un puro stress e il motivo è molto semplice. Nell'arco di 48 ore si fanno i bilanci di quello che ci lasciamo alle spalle e siamo già presi dai propositi di quanto ci poniamo come obiettivo.

Per questo a me viene abbastanza spontaneo darmi i buoni propositi a settembre e fare i bilanci a giugno, rimanendo strettamente ancorato alle tempistiche delle scuole dell'obbligo.

Quello che vorrei far passare come messaggio di buon senso ancor prima che di bon ton è proprio un atteggiamento mentale dedicato al non essere troppo severi nel considerare quello che potremmo aver lasciato indietro e troppo ambiziosi in quello che vorremmo mettere davanti alla lista degli obiettivi.

Ne parlo in questo spazio dedicato alle buone maniere perché credo che, alla base della maleducazione, ci sia la frustrazione e dover continuamente pensare a ciò che non abbiamo conquistato, acquisito, realizzato è estremamente demoralizzante.

Un invito a guardare a noi stessi con una certa benevolenza, pronti a godere del successo che già si ha e degli obiettivi che abbiamo già raggiunto senza rabbia, rimorso, o frustrazione verso quegli obiettivi che non siamo riusciti a portare a segno.

La lunga esperienza non ancora giunta al

termine di una pandemia come quella che ci siamo trovati addosso dovrebbe averci insegnato che esistono dei momenti in cui bisogna fermarsi indipendentemente dalla nostra volontà. E che non crolla il mondo se ci fermiamo.

Se posso augurare qualcosa di vero cuore è di riconoscere la capacità di fermarsi come uno strumento infallibile per poter centrare i propri desideri e mettere a fuoco, contando fino a 10, la strategia giusta per ottenerli.

La possibilità di stare fermi, immobili é anche quella che ci consente di vedere e di respirare a pieni polmoni i risultati che spesso non si godono perché siamo già concentrati sul proporci ulteriori obiettivi, cosa che ho capito non avere sempre senso.

Non è questione di filosofia, non è questione di pensiero positivo, credetemi: è fare pratico. E non è nemmeno facile. Pensiamo a quando ci mettiamo a dieta: tutto accade miracolosamente nei primi tempi, quando è sufficiente togliere alcol e dolci per dimagrire velocemente.

Il punto più difficile della dieta è il mantenimento. Vale lo stesso per l'amore. Un amore si può anche magari conquistare con una certa facilità, ma un rapporto è più difficile da mantenere che da instaurare.

E così via. E a proposito di dieta, soprassedendo sugli amori, per quella c'è tempo, non iniziamo subito dal 7 gennaio.

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ph Guido Stazzoni

Dry Drowning:

una distopica visual novel fra noir e cyberpunk

Alfonso Amendola docente di sociologia dei processi culturali Università di Salerno alfamendola@unisa.it

Gli opposti si attraggono, anche nei videogiochi. O, forse, sarebbe meglio dire grazie al videogioco. Uno delle caratteristiche del medium, infatti, è quello di permettere a più stili e generi diversi di convergere in un unico prodotto, dando vita, alle volte, anche alla nascita di nuovi filoni sia narrativi che visivi. Dry Drowning risponde perfettamente a questa connotazione già a partire dal nome, ossimoro che, tradotto letteralmente, significa “annegamento a secco”. Titolo italiano del 2019 sviluppato da Studio V e pubblicato da VLG Publishing, Leonardo Interactive e WhisperGames, è una visual novel che mixa noir e cyberpunk, due stili e generi che, appunto, sono opposti fra loro, ma che si fondono nel contesto distopico in cui è calata la storia.

Siamo nel 2066 e ci troviamo nella città di Nova Polemos: futuristica e ipertecnologica, ma allo stesso tempo dominata da corporazioni e da un partito totalitario. Manipolazioni, insabbiamenti, opinione pubblica ridotta al silenzio, libertà d’espressione quasi inesistente, tranne per una persona: il serial killer Pandora. Dopo un periodo di “inattività”, Pandora ritorna a seminare terrore

fra la popolazione attraverso una personale libertà di parola che esprime con efferati omicidi, richiamando l’attenzione del nostro protagonista: il detective privato Mordred Foley. La città incarna il genere cyberpunk quanto Mordred il noir. Su sfondi notturni con grattacieli pregni di luci accese e insegne al neon, si muove un detective in bianco e nero, dalle mille sigarette accese e mai finite, dall’animo cupo e da un passato tormentato. Anni prima, infatti, fece condannare due persone alla pena di morte, scoprendo solo in seguito dell’innocenza dei due e subì la conseguente accusa di aver falsificato le prove. Perseguitato da questo errore, nonché da una reputazione rovinata, il ritorno del killer Pandora sarà per lui una possibilità di riscatto morale e professionale, che non lo fermerà finché non avrà fermato l’altro con l’aiuto della sua assistente Hera Kairis

Mordred, Pandora, Hera, non sono nomi tipici di una società del futuro bensì del passato: il primo è legato al ciclo arturiano, i secondi alla mitologia greca e, non a caso, il killer effettua i suoi omicidi ispirandosi proprio ai miti greci. Questo è uno dei tanti opposti che si attraggono all’interno di Dry Drow-

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Annachiara Guerra esperta di Game Studies Università di Salerno 750 pagine di sceneggiatura tutta italiana sviluppata da Studio V e pubblicata da VLG Publishing, Leonardo Interactive e WhisperGames

ning, come ad esempio la “tecnofobia” di Mordred. Nonostante una società ipertecnologica, il detective ha un approccio “vecchio stile” per le sue indagini, proprio come un investigatore tipico degli Anni Venti. Analizzare gli oggetti raccolti, l’osservazione sul campo, parlare con le persone sono aspetti classici dell’investigazione che però non possono evitare l’ausilio dell’avanzata tecnologia, in particolare di un sistema operativo chiamato AquaOS che costituisce in realtà l’interfaccia utilizzata dal videogiocatore/trice. Il noir di Dry Drowning è nello specifico un noir metropolitano. Così come per il genere letterario e cinematografico, la città diventa protagonista della storia assieme alla distopia in cui è immersa ed è qui che avviene l’incontro con il Cyberpunk. Le luci, i neon e la tecnologia vengono utilizzati dal partito xenofobo chiamato Bande Nere come abbaglianti per nascondere il degrado morale di Nova Polemos, il tutto riassumibile in una frase che si legge su uno degli sfondi cittadini del videogioco: “Your utopia, my distopia”. Degrado che Pandora vuole portare a galla seminando paura e caos attraverso i suoi omicidi. La politica, la criminalità e la storia personale di Mordred sono i tre punti interconnessi fra loro con cui il videogiocatore/trice dovrà confrontarsi, soprattutto in vista delle scelte che dovrà fare.

La trama è influenzata dalle decisioni cruciali

da prendere che possono cambiare l’andamento degli eventi; sono presenti infatti più di 150 rami della storia che hanno portato gli sviluppatori a scrivere ben 750 pagine di sceneggiatura. Inoltre, Mordred ha una naturale inclinazione a capire se una persona sta mentendo e per poterlo smascherare bisogna scegliere accuratamente l’opzione di dialogo giusta altrimenti non si arriverà alla verità. Come detto, Dry Drowning fa parte del genere videoludico delle visual novel che riprende un altro prodotto culturale, quello delle graphic novel, e anche qui si vede la capacità del medium videoludico di far coesistere le peculiarità e l’essenza di un altro medium che può sembrare un opposto. In Dry Drowning, infatti, non è presente il doppiaggio, dialoghi e didascalie vanno letti e si accompagnano a disegni e illustrazioni, proprio come per una graphic novel. Tutto ciò viene rilocato nei linguaggi del videogioco che, grazie alle sue peculiarità, rende interattive le illustrazioni e le scelte di dialogo del protagonista. Tra le fonti di ispirazione degli sviluppatori abbiamo Blade Runner per il cyberpunk distopico e i videogiochi L.A. Noire e Heavy Rain rispettivamente per il noir metropolitano e l’elemento thriller psicologico. Questi sono una prova definitiva di come il medium videoludico possa accogliere differenti stili, generi e linguaggi mediatici che dialogano fra loro e come, anche in questo, il panorama videoludico italiano sia riuscito a non “annegare a secco”, ma anzi a dimostrare le sue potenzialità.

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salute

Allo studio l’ipotesi che le MP abbiano un ruolo prioritario nella crescente epidemia di obesità, diabete e infertilità

MICROPLASTICHE E MALATTIE CRONICHE NON COMUNICABILI

Esistono poche informazioni riguardo l’impatto delle microplastiche (MP) sulla salute dell’uomo. Comunque, sempre più studi hanno confermato la presenza di MP nel corpo umano e il rischio per la salute. I polimeri, in generale, sono chimicamente inerti e considerati non tossici; tuttavia, le ridotte dimensioni e l’elevata superficie conferiscono alle MP maggiore reattività rispetto ai composti da cui originano, rendendole potenzialmente dannose. I rischi fisici sono dovuti alla possibilità di attraversare le barriere biologiche, intestinale, ematoencefalica, testicolare, placentare e causare danni diretti al sistema respiratorio e digerente, primi apparati con cui entrano in contatto.

È possibile un rapporto sia diretto, sia indiretto tra MP e salute riproduttiva. A causa del ruolo cruciale della placenta nel supportare lo sviluppo del feto e nel fungere da interfaccia con l'ambiente esterno, la presenza di particelle plastiche esogene ha possibili conseguenze sugli esiti della gravidanza e sul feto. Preoccupano la preeclampsia, le alterazioni della crescita fetale e gli effetti transgenerazionali sul metabolismo e sulla riproduzione. Possiamo ipotizzare che l’esposizione costante nel periodo della gravidanza influisca negativamente sulle nascite e possa predisporre allo sviluppo di patologie metaboliche da adulti. Nelle MP possono essere presenti sostanze che interferiscono anche con la fertilità.

Gli esempi più noti sono il bisfenolo A e gli ftalati, cosiddetti interferenti endocrini, in grado di alterare il quadro ormonale

fisiologico. Il bisfenolo A è presente nei contenitori degli alimenti e nei giocattoli. In relazione all’esposizione quotidiana al bisfenolo A sono state descritte alterazioni della concentrazione e vitalità degli spermatozoi, promozione dello stress ossidativo e alterazioni della spermatogenesi. Anche la fertilità femminile non viene risparmiata: giovani donne affette da sindrome dell’ovaio policistico hanno presentato una concentrazione di bisfenolo A raddoppiata. L'esposizione di linee cellulari umane ad additivi come ftalati, bisfenoli e organostannici attraverso l'attivazione di recettori nucleari, può determinare stress ossidativo, citotossicità, immunotossicità, alterazione dell'ormone tiroideo, dell’adipogenesi e del metabolismo energetico. Un’ultima osservazione sul polistirene, polimero aromatico termoplastico, utilizzato dall'industria alimentare per produrre posate e piatti di plastica, involucri per le uova, barattoli per yogurt, frequentemente nella sua variante antiurto (HIPS).

Negli animali da esperimento l'esposizione cronica a PS induce direttamente Insulino Resistenza (IR) e la aggrava se indotta da una dieta iperlipidica. Le possibili cause sono l'accumulo di PS nei vasi sanguigni, fegato e reni e soprattutto l’interferenza con il microbiota intestinale e le alterazioni del rapporto tra Firmicutes e Bacteroidetes.

La disbiosi intestinale accentua l’espressione di fattori pro-infiammatori in grado di inibire la corretta attività dell'insulinica, causando una IR postrecettoriale. Questi dati hanno fatto ipotizzare un ruolo prioritario delle MP e degli additivi nella crescente epidemia di obesità e diabete.

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Giuseppe Fatati presidente Italian Obesity Network 2 PARTE

UNA STORIA SO RPRENDENTE

Il presepe francescano rappresenta la Natività, il presepe napoletano rappresenta l’umanità; e per questo ha conquistato l’immaginario globale ed è amato da credenti e non credenti. Perché la versione partenopea della nascita di Gesù è un teatro della devozione dove si fondono e si confondono sacro e profano. E dove, in pochi centimetri quadrati di sughero e cartapesta, si raduna una straboccante folla multicolore e multietnica: pastori, mercanti, suonatori, venditori ambulanti, osti, lavandaie, cuoche, contadine, tessitrici, balie, re neri, visir ottomani, schiavi nubiani cui anno dopo anno si aggiungono personaggi dell’attualità. Risultato, una storia infinita e sorprendente, nella quale alla viva voce degli autori si sovrappone il racconto di testimonial eccellenti. Viaggiatori, artisti, scrittori, teologi e anche Papa Francesco che, in una lettera ai fedeli, esorta le famiglie a continuare questa tradizione che si può considerare un Made in Italy della religione.

CRIMES OF THE FUTURE

Scritto e diretto da David Cronenberg, “Crimes of the Future” è ambientato in un futuro imprecisato. I disastrosi effetti dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici hanno modificato il corpo degli esseri umani, adesso in grado di attuare continue mutazioni e l'umanità sta imparando ad adeguarsi all’ambiente sintetico. La composizione biologica è cambiata, molti esseri umani si sono adattati ad una vita caratterizzata dalla "Sindrome da Evoluzione Accelerata", grazie ad attrezzature specializzate che li assistono in tutte le attività quotidiane. L’ex chirurga Caprice (Léa Seydoux) sfrutta la capacità del suo compagno Saul Tenser (Viggo Mortensen) di sviluppare nuovi organi per realizzare delle performance artistiche di rimozione chirurgica, in cui la coppia mostra pubblicamente la metamorfosi interna dell’uomo con spettacoli voyeuristici di chirurgia che fanno sempre il tutto esaurito. Queste performance d’avanguardia attireranno l’attenzione di Timlin (Kristen Stewart), investigatrice del Registro Nazionale degli Organi, ma anche di un sospetto gruppo sovversivo il cui scopo è portare l’umanità al prossimo stadio evolutivo.

N. 4 | 2022 47 IL
PRES E PE
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************************************************************************* homecinema a cura di Vito Salerno
a cura di Raffaella Venerando
libri
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