COSTOZERO - Tech, Inclusivo e Green

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editoriale

AUTUNNO INCERTO PER L’ITALIA

Sulla fiducia delle imprese pesano caro energia, inflazione, cuneo fiscale troppo alto e indebolimento della domanda globale

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i aspetta un lungo e complicato autunno, con il nostro Paese in balia di uno scenario economico fuori controllo. L’aumento esponenziale dei prezzi dell’energia, l’inflazione generalizzata, il rialzo dei tassi della Bce, l’indebolimento della domanda globale, lasciano presagire che la recessione sia sempre più vicina e tagliente, con effetti devastanti per le imprese. A queste emergenze è chiamato a rispondere da subito il nuovo, nascente governo. La crisi morde e il tempo stringe. Il primo, caldissimo, nodo da affrontare sarà senz’altro il caro energia. A livello europeo, l’ipotesi del tetto comune al prezzo del gas, sommato al disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità, sembra al momento di difficile attuazione per mancanza di un altrettanto comune consenso. In attesa che si chiarisca la linea europea, spetterà dunque al governo italiano mitigare gli effetti dei rincari energetici. Se la disponibilità del gas non dovrebbe essere un problema - grazie all’aumento delle consegne da parte di Azerbaijan, Algeria e altri Paesi - anche se la Russia dovesse ulteriormente tagliare le esportazioni verso l’Italia, a preoccupare resta il prezzo, autentica spada di Damocle sia per le famiglie, sia per le imprese sempre più costrette a programmare - e non solo a minacciare di farlo - blocchi alle attività. Un primo argine su questo versante è stato posto, grazie al lavoro di Confindustria, nel Decreto Aiuti ter con il riconoscimento alle imprese di un credito di imposta fino al 40% della spesa sostenuta per l’acquisto del gas consumato a ottobre e novembre 2022, provvedimento che ci auguriamo non solo venga convertito in legge dal nuovo esecutivo, ma esteso e rafforzato anche nei mesi a venire. Altra questione da affrontare sarà l’aumento poderoso dell’inflazione. I dati Istat confermano che, lo scorso agosto, il caro prezzi ha raggiunto quota 8,4%, il tasso più alto registrato dalla fine del 1985. Incidere sul cuneo fiscale, detassando gli stipendi e gli aumenti contrattuali nei rinnovi, diventa allora indifferibile perché le famiglie recuperino parte del loro potere d’acquisto. Altro importante banco di prova per il futuro Parlamento sarà poi la manovra economica, da approvarsi entro il 31 dicembre. La posta in gioco è altissima. In ballo c’è la terza tranche di risorse - circa 19 miliardi di euro - legata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una occasione, come più volte ribadito, che non possiamo permetterci di perdere e che potrebbe cominciare a dispiegare la sua forza positiva a partire dal 2023. In ultimo, ma non per ultimo, ci auguriamo che il nuovo governo metta mano a una vasta opera di sburocratizzazione, capace di imprimere una sferzata positiva al superamento di iter inspiegabilmente lunghi e intricati che ingessano le imprese, congelandone la crescita. Buon inizio allora a chi si è proposto per “risollevare l’Italia”. Le imprese, quelle che creano “buon lavoro” come lo chiama Papa Francesco, si aspettano proposte concrete, responsabilità istituzionali e, soprattutto, serietà. Antonio Ferraioli presidente Confindustria Salerno N. 3 | 2022

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IN QUESTO NUMERO Editoriale Autunno incerto per l’Italia di Antonio Ferraioli......................................................... 1

Gruppo D’Auria, lunga strada alla passione a cura della redazione......................................................... 23

Business Primo Piano Inclusivo e interattivo, il Premio Best Practices per l’Innovazione guarda al 2023 intervista a F. Serravalle................................................... 4 UniVRSafe, la sicurezza sul lavoro si impara intervista ad A. Pascale...................................................... 6 Muoversi facile con Babilot intervista a G. Carannante................................................... 8 Energia pulita ovunque tu sia intervista a S. Plaga........................................................... 10 Sostenibilità e PNRR: così BCP amplia la propria offerta intervista a F. Delle Femine.............................................. 12

Velika Express, da Salerno agli Stati Uniti in 12 giorni a cura della redazione........................................................ 24 ADM, la fortuna aiuta i capaci di Raffaella Venerando....................................................... 25 D’Arco Lazzarini e Logimatic, l’ingranaggio perfetto a prova di futuro di Raffaella Venerando....................................................... 26 Diellemme, il talento è donna di Raffaella Venerando....................................................... 28 Dritto alla meta: unirsi nell’impresa e tra le imprese intervista a M. Baione...................................................... 29

Privacy Decreto Trasparenza: obblighi informativi e privacy dei dipendenti di Piera Di Stefano............................................................ 31

Costruire comunità intervista a C. Borgomeo................................................... 14

Norme e Società Solidarietà e attenzione agli ultimi intervista a D. Credendino................................................... 17 Anticipare e governare il cambiamento intervista a V. Villani........................................................ 18

Focus

La nuova mediazione civile: verso la giustizia consensuale di Marco Marinaro............................................................. 34 Terzo settore e appalti pubblici: volontariato e regole concorrenziali di Luigi Maria D’Angiolella................................................ 36

Il sistema produttivo meridionale e la sfida della digitalizzazione di A. Casolaro e A. Cozzolino......................................... 20

Recupero delle garanzie del MCC, la cartella di pagamento è nulla senza titolo esecutivo giudiziale di Maurizio Galardo......................................................... 38

New entries

Lavoro

BSQ Security Control: soluzioni complete per il Fleet Management a cura della redazione......................................................... 22

Prescrizione dei crediti di lavoro: la Suprema Corte fa chiarezza di Paolo Ambron.................................................................39


Fisco

Bon Ton

Anche il realizzo controllato diventa a rischio abuso di Marco Fiorentino........................................................... 40

Gli argomenti di conversazione vietati a tavola di Nicola Santini................................................................... 59

Fatture e autofatture elettroniche, istruzioni per la corretta compilazione di Alessandro Sacrestano.................................................... 42

Mondi Persistenti Freud’s Bones: il Made in Italy che psicanalizza il videogioco di Alfonso Amendola e Annachiara Guerra........................... 60

Societing 4.0 Eccellenze in Digitale: le donne in cattedra a Salerno di Alex Giordano................................................................... 44

Salute Mercati

Microplastiche e malattie croniche non 62 comunicabili 1/parte di Giuseppe Fatati..................................................................

Internazionalizzazione dei servizi di Daniele Trimarchi.............................................................. 49 Le sfide digital della nuova Legislatura di Andrea Boscaro............................................................... 51

Libri

Dogana 4.0: la tecnologia per procedure più semplici e rapide di Antonio Petruzzo............................................................... 53

Elisabetta. La regina infinita a cura di Raffaella Venerando............................................... 63

Re-Values lab

Home Cinema

Il senso di Elena per le sfide intervista a E. Salzano......................................................... 55

FLEE a cura di Vito Salerno............................................................. 63

Eventi XXIV BMTA, appuntamento a Paestum da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2022 a cura della redazione............................................................ 57

COSTOZERO

SETTEMBRE-NOVEMBRE 2022 Trimestrale di Economia, Finanza, Politica Imprenditoriale e Tempo Libero di Confindustria Salerno Reg. Trib. di Salerno N. 677 del 22/10/1987 - Iscrizione al Roc N. 23241/2013 Direttore Editoriale Antonio Ferraioli Direttore Responsabile Alessandro Sacrestano

Dai Social a cura di Vito Salerno............................................................. 64

Redazione Raffaella Venerando

Stampa Arti Grafiche Boccia/Salerno

Project Management Vito Salerno

Foto Archivio Costozero Massimo Pica/Ag. Fotografica

Società Editrice Direzione e Redazione Assindustria Salerno Service Srl Via Madonna Di Fatima, 194 Tel. 089 2873699 P. iva 03971170653 redazione@costozero.it www.costozero.it

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INCLUSIVO E INTERATTIVO, IL PREMIO BEST PRACTICES PER L’INNOVAZIONE GUARDA AL 2023 4

Sulla capacità di fare rete l’iniziativa di Confindustria Salerno ha costruito la sua fortuna dando vita a un ecosistema via via sempre più vivace e integrato. «Proseguiremo in questa direzione» la promessa di Francesco Serravalle, project leader Premio BPI e presidente SIT Confindustria Salerno di Raffaella Venerando

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residente, la macchina organizzativa del Premio Best Practices per l’Innovazione è già all’opera per l’edizione numero 17. Cosa di certo non mancherà? Di sicuro, alcuni pillar dello scorso anno troveranno il rilievo che meritano anche il prossimo. Penso, in primis, all’hackathon, al coinvolgimento diretto dei più giovani e delle scuole. La generazione che è già dentro le grandi trasformazioni in atto rientra di diritto nell’orizzonte cognitivo del Premio BPI: abbiamo il dovere di indicare loro una strada, avvicinandoli al mondo delle imprese. L’anno scorso - come mostrato dalle statistiche Eurostat - circa quattro giovani su 10 in Campania erano senza lavoro. Avere un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 38%, tra i 10 più alti dell’Unione Europea, è un problema collettivo di cui ciascuno per la sua parte deve farsi carico. Il nostro è solo un tassello della più

ampia visione della nostra Associazione, da tempo impegnata nel rimarcare la necessità di una formazione scolastica e accademica più in linea con le mutate esigenze del mercato del lavoro. Il coinvolgimento delle persone è e resterà la chiave del nostro fare innovazione. Anche la collaborazione resterà un elemento fondamentale della prossima edizione? Certo, nella sua accezione più ampia. La collaboration è una delle condizioni indispensabili per dare vita a innovazioni solide e dai risultati misurabili in termini di velocità, efficienza e risparmio. Del resto, poi, sulla capacità di fare rete il Premio BPI ha costruito la sua fortuna, allargando negli anni le partnership e irrobustendo un ecosistema che si fa via via sempre più vivace, integrato. Nella scorsa edizione pregevoli sono state le new entries. Mi riferisco al ponte creato con la Luiss - Guido Carli, con Terna, Unina e Talentis. Il


Premio che vogliamo è infatti nativamente inclusivo e le connessioni ne sono le fondamenta. Anche per questo abbiamo aperto un dialogo con la Fondazione con il Sud, per provare - attraverso la promozione di progetti di innovazione sociale - a rimuovere quegli ostacoli che rendono complesso il proliferare di buone idee andando a

incidere sulle infrastrutture sociali e culturali. Per quanto possibile, il Premio BPI lavorerà proprio in questa direzione, per dare risalto e favorire idee e progetti di innovazione sociale capaci di rispondere a nuovi bisogni, generando un concreto impatto sociale ed economico sulle nostre comunità».

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«64 progetti in gara, 150mila persone raggiunte dalle piattaforme social, oltre 10mila visitatori unici al sito web, più di 1000 le presenze fisiche nella due giorni della manifestazione che ha potuto contare sul coinvolgimento di oltre 60 tra partner e sponsor, istituzioni, banche e fondazioni. Sono questi alcuni dei numeri della sedicesima edizione del Premio Best Practices per l’Innovazione di Confindustria Salerno» _________________________

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UNIVRSAFE, LA SICUREZZA SUL LAVORO SI IMPARA 6

Attraverso l’esperienza diretta, ripetuta in ambienti virtuali, la si mette in pratica. Ci descrive il progetto Aniello Pascale, co-founder e project manager di Immensive che si è aggiudicato la vittoria dell’edizione 2022 del Premio Best Practices per l’Innovazione di Raffaella Venerando

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incitore dell’edizione 2022 del Premio Best Practices per l’Innovazione di Confindustria Salerno è stato il progetto UniVRsafe, frutto della collaborazione tra Lunaecom e la vostra Immensive che lo ha realizzato. Come funziona e quali esigenze soddisfa il vostro progetto? Il progetto ha come vision quella di infondere una nuova cultura della formazione in ambito sicurezza nel mondo del lavoro, attraverso un nuovo metodo di formazione che, oltre a riprendere le normative attualmente adottate in materia di sicurezza, si basa sull’esperienza di formazione diretta mediante l’uso della Realtà Virtuale. Ad oggi i comuni corsi di formazione sulla sicurezza, basati su lezioni frontali, risultano poco efficaci nell’infondere una dottrina che agisca direttamente sul comportamento inconscio dei lavoratori, nei fatti tra le principali cause di infortunio. Attraverso l’esperienza diretta, ripetuta in diverse situazioni in ambienti virtuali, è possibile

colmare questo gap e lavorare nel tempo sul comportamento dei lavoratori. Parliamo quindi non più di conoscere la sicurezza dal punto di vista teorico, ma di metterla in pratica e testarla in una serie di esercizi con tanto di punteggio e report finale. Il vostro target di riferimento qual è e quale, invece, il vostro tasso di crescita? Ci rivolgiamo ad aziende che hanno reparti di produzione diversificati e che svolgono ciclicamente formazione sulla sicurezza dei lavoratori. Dato l’aspetto pioneristico della soluzione che proponiamo, riteniamo che il target dei primi utilizzatori del nostro sistema possano essere le aziende che già perseguono le best practices in materia di sicurezza. Auspichiamo che, in un futuro prossimo, la tecnologia possa scalare anche verso target più piccoli. Il nostro tasso di crescita è sicuramente positivo, ma non parlo in termini economici, o non solo. A crescere è la consapevolezza, tra gli imprenditori e professionisti, che esiste una tecnologia capace di co-


primo piano municare in modo innovativo un processo, un’idea o un prodotto. La crescita la leggiamo pertanto nelle aumentate richieste di consulenza da parte di quanti ci chiedono soluzioni per risolvere o semplificare alcuni processi nel loro business. Questo trend ha avuto un’accelerata grazie al nuovo concetto di Metaverso che la popolazione mondiale sta iniziando a conoscere grazie a media. Siamo fiduciosi di essere solo all’inizio della rivoluzione digitale e fieri di essere parte attiva di questa trasformazione. Rispetto ad applicativi concorrenti in cosa si distingue il vostro? Al momento, per come è stato strutturato il sistema, non ci sono veri competitor, piuttosto si trovano in giro esperimenti fatti più o meno nella stessa direzione. I nostri progetti si distinguono per la cura verso i dettagli e la qualità grafica degli applicativi ed esperienze VR che proponiamo. Il progetto, dicevamo, è frutto di un lavoro di collaborazione. Quali competenze differenti lo hanno generato? Il progetto nasce da un’idea di Michele Poli, imprenditore toscano operante in ambito sicurezza con la società Lunaecom. Dalla partnership con Immensive è nata l’applicazione reale di questo nuovo metodo di insegnamento, appunto con il software UniVRsafe, grazie alla collaborazione tra esperti in materia di sicurezza ed esperti di sviluppo VR, il mix di competenze necessarie per questo progetto. Generalmente tra gli elementi per avere credito il team che idea e anima un progetto risulta determinante. Il vostro, oltre ai fondatori, da chi è costituito e che forza crede abbia oggi e, ancor di più, in prospettiva? Il nostro team è composto al momento da 7 unità, oltre ai 3 soci fondatori che operano in prima linea in tutte le fasi di processo e gestione aziendale. I nostri profili vanno dal 3D Artist, Developers (Web e non), Modellatori 3D e Responsabile Marketing. L’assetto organizzativo è dunque abbastanza fluido, con competenze diversificate e complementari. La forza del nostro team oggi è quella di riuscire a rispondere velocemente alle esigenze specifiche dei clienti, perché riusciamo a gestire tutti i processi internamente, senza dipendere quindi da aziende terze, sia nello sviluppo software, sia in quello hardware a complemento dei sistemi/prodotti che offriamo. Crediamo molto nella cultura del Team e nella sua formazione continua, fondamentale per affrontare le sfide che la transizione tecnologica ci

pone davanti. In prospettiva crediamo che la forza sia proprio nella capacità da parte delle persone che selezioniamo di conoscere nuove tecnologie, nuove tecniche, per continuare a rinnovare il carattere di innovazione che contraddistingue Immensive e gli ideali su cui si fonda. C’è più tecnologia o più “umanità” nella vostra innovazione? La nostra mission è quella di diffondere sempre di più consapevolezza nell’utilizzo della Realtà Virtuale per risolvere problemi della vita quotidiana. Possiamo dire quindi che il bilancio tra innovazione e umanità è 50 e 50. C’è molta innovazione in quello che proponiamo, ma senza perdere mai la rotta. Lo scopo ultimo resta sempre l’uomo e il miglioramento e la semplificazione di diverse fasi del suo lavoro. Intelligenza artificiale, blockchain, internet delle cose: ne scelga una su cui scommettere a lungo termine. Se dovessi scommettere oggi lo farei sull’Intelligenza Artificiale. Credo siamo ancora ai primi esempi di utilizzo di questa tecnologia che si perfezionerà sempre di più. È affascinante pensare che si può istruire una macchina al ragionamento e che quest’ultimo non sia statico ma si auto-perfezioni sulla base dell’esperienza. Fantastico. Di cosa ha bisogno il sistema dell’innovazione italiano per creare valore e realtà imprenditoriali che possano avere futuro, mercato e tempo? Il sistema innovazione in Italia deve creare ponti più saldi con le università. Ad oggi si parla di mismatching tra le competenze offerte dall’università e quelle richieste dalle aziende innovative. I giovani dovrebbero avere un accesso semplificato verso corsi di formazione professionalizzanti e incubatori di idee e di impresa che colmino il gap e il senso di disorientamento che molti studenti vivono al termine di un corso di laurea. L’università dovrebbe riconquistare la fiducia da parte dei giovani e offire loro tutti gli strumenti necessari per la messa in pratica di idee innovative.

Da sx: Aniello Pascale, Francesco Sorrentino, Raffaele Pirozzi

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primo piano

MUOVERSI FACILE CON BABILOT Una migliore mobilità urbana grazie alle soluzioni proposte dalla startup napoletana guidata da Giuseppe Carannante, prima nella categoria IoT del Premio Best Practices per l’Innovazione 2022 8

di Raffaella Venerando

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abilot è stata la startup vincitrice della categoria IoT dell’edizione 2022 del Premio dedicato all’innovazione di Confindustria Salerno. Come funziona il vostro dispositivo e quali esigenze soddisfa? Babilot è una startup innovativa che rende l’Internet of Things una realtà concreta attraverso la Progettazione e lo Sviluppo di sistemi intelligenti per semplificare la vita quotidiana, creando nuovi modelli di mobilità urbana per le Smart City. Le soluzioni proposte promettono di rendere città, dispositivi e veicoli completamente interconnessi grazie all’alto livello di integrazione dei servizi. La nostra architettura di sistema è strutturata in tre moduli: P-carpet affidabile Dispositivo IoT brevettato che rileva la presenza delle auto e dimensiona autonomamente lo spazio libero disponibile, informando in tempo reale sullo stato degli stalli di sosta e parcheggi; P-cloud la piattaforma gestionale per i nostri clienti, Comuni e parcheggi privati, che grazie alla suite di

servizi offerti, garantisce un impatto rapido sulla gestione e controllo della mobilità, aumentandone la redditività, grazie alla lotta contro l’evasione dei pagamenti e la lotta contro la sosta selvaggia e non autorizzata; App dedicata che assiste i nostri user alla guida, automobilista - disabile - p. auto elettrica, contro gli inconvenienti della mobilità quotidiana, gestendo il tutto con semplici click dal proprio smartphone. Il vostro target di riferimento qual è e quale, invece, il vostro tasso di crescita? La startup è partner chiave delle città e delle strutture private di parcheggio, proponendo soluzioni innovative che tutelano in primis i disabili. Grazie alle interazioni con i potenziali clienti, municipalità e proprietari/gestori di parcheggi privati, oltre al target di utenti, automobilisti e disabili, abbiamo constatato che il problema è reale e sentito, nonostante le soluzioni ad oggi presenti. Ne mancava una che facesse dell’interconnessione e della digitaliz-


primo piano zazione i propri valori aggiunti in quanto i servizi attualmente disponibili propongono informazioni e servizi frammentati, ripartiti tra le tante piattaforme e realtà. I servizi che la Babilot dedica ai disabili forniscono gli strumenti necessari per rispondere agli abusi, disagi e garantire pronta assistenza contro la “sosta non autorizzata e selvaggia” relativa all’occupazione indebita degli stalli a loro adibiti. Bisogni ed esigenze che si sono trasformati, dopo i primi confronti, in crescenti manifestazioni di interesse da parte di enti pubblici, privati e associazioni nazionali di categoria, interessati alle nostre soluzioni innovative. Rispetto ad applicativi concorrenti in cosa si distingue il vostro? Ad oggi per poter trovare un posto auto libero impegniamo più di 15 minuti, per non parlare delle segnalazioni relative alla sosta selvaggia subita dai disabili e disservizi vari. L’obiettivo è alleviare l’automobilista dal frustrante onere della ricerca di uno stallo di sosta libero, giusto e vicino alla propria destinazione, supportando i disabili contro la sosta non autorizzata e, allo stesso tempo, apportare benefici alle Città e ai privati attraverso dispositivi e sistemi innovativi che possano migliorare la qualità della Mobilità quotidiana. I nostri dispositivi e sensori risultano essere i più economici presenti sul mercato, i primi a essere riciclati in quanto siamo molto attenti alle politiche green e di sostenibilità, possono adattarsi a qualsiasi forma e tipologia di area di sosta. La digitalizzazione dei servizi permette un’interconnessione tra tutti questi e quindi non più singole soluzioni a “silos”, aumentando la tempestività di intervento, controllo e sicurezza stradale. Il settore della sosta è importante economicamente in quanto se il sistema generale dispone dei giusti equilibri e un Modello di business sostenibile, oltre ad assicurare un importante flusso di ricavi, è anche in grado di generare investimenti bancabili per permettere l’ampliamento dell’offerta di strutture di sosta pubblica con un ricorso minimo ai contributi pubblici. Insomma se da una parte una migliorata gestione della mobilità in ambito parking può ridurre l’inquinamento, lo stress, la qualità della vita in città e lo spreco di denaro e tempo per le municipalità, dall’altro, e non in contrapposizione, c’è la semplice voglia di non girare in tondo alla ricerca di un posto auto libero o ancor peggio vederlo occupato ingiustamente. Generalmente tra gli elementi per avere credito il

team che idea e anima un progetto risulta determinante. Il vostro da chi è costituito e che forza crede abbia oggi e, ancor di più, in prospettiva? Il nostro team è composto da uomini e donne che amano il proprio lavoro e che ogni giorno si mettono alla prova con nuove sfide, cercando di dare il loro contributo a rendere la nostra realtà ogni giorno sempre migliore. Attualmente siamo pronti ad accogliere anche una persona affetta da disabilità, in veste di disability manager, perché chi più di chi ogni giorno subisce questi disagi può apportare un notevole valore aggiunto al team. Insomma un gruppo dinamico e in continua evoluzione! C’è più tecnologia o più “umanità” nella vostra innovazione? Per noi non c’è innovazione senza umanità. Siamo particolarmente attenti verso i nostri utenti cui diamo voce puntualmente attraverso questionari, interviste e campagne di sensibilizzazione. In ambito innovazione in cosa siamo bravi in Italia? Come popolo abbiamo una spiccata dote di creatività che, supportata da competenze tecniche, genera grandi risultati. Spirito di sacrificio e capacità di adattamento ci aiutano poi a superare le barriere create dalla burocrazia, dalla mancanza di infrastrutture e dallo scetticismo. Di cosa ha bisogno il sistema dell’innovazione italiano per creare realtà imprenditoriali che possano avere futuro, mercato e tempo? Tre elementi essenziali: riduzione della burocrazia, maggiore supporto alle startup in una fase di “early stage” e, infine, agevolazioni dirette a chi cerca di creare impresa innovativa.

Da sx: Giuseppe Carannante premiato dal vicepresidente CCIAA di Salerno Giuseppe Gallo

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ENERGIA PULITA OVUNQUE TU SIA Levante e ACS insieme hanno ideato dei pannelli fotovoltaici pieghevoli, realizzati in fibra di carbonio riciclata dall’industria automobilistica. Grazie alla tecnologia IoT integrata, l’utente può monitorarli e controllarli da remoto. Ce ne parla Sara Plaga, co-founder della startup lombarda insieme con Kim Myklebust 10

di Raffaella Venerando

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incitrice della categoria Green Tech dell’edizione 2022 del Premio BPI di Confindustria Salerno è l’idea progettuale di Levante e ACS Advanced Composites Solution. Come funziona e quali esigenze soddisfa il vostro progetto? Il progetto di Levante e ACS Advanced Composites Solutions consiste in una collaborazione all’insegna dell’economia circolare che, da una parte, recupera gli scarti di lavorazione della fibra di carbonio e, dall’altra, consente di creare un pannello fotovoltaico per avere energia pulita sempre con sé. Se si pensa che quasi il 40% della fibra di carbonio utilizzata per la produzione di un’unica auto da corsa viene scartata (circa 250 kg), il progetto messo in piedi dalle due aziende costituisce un’occasione unica per innescare un processo di upcycling: la fibra scartata viene impiegata nella produzione della struttura del pannello fotovoltaico al fine di renderlo più leggero

e trasportabile. La collaborazione tra Levante e ACS ha come obiettivo la riduzione dell’impatto ambientale di entrambe le aziende e riduce la quantità di scarti e materie prime vergini utilizzate a tutto vantaggio dell’intero processo produttivo. Il vostro target di riferimento qual è e quale invece il vostro tasso di crescita? Il primo mercato che Levante vuole penetrare è quello della nautica, grazie alla conoscenza del settore e alle collaborazioni create con partner strategici. Il prodotto verrà inizialmente venduto direttamente a velisti e armatori tramite vendita diretta dal sito e-commerce aziendale. Successivamente, sarà venduto anche ad altri utilizzatori finali come camperisti, appassionati di viaggi e di natura, ciclisti, digital nomads, globe trotter e chiunque abbia bisogno di creare energia in viaggio, ma anche al singolo utente che vuole risparmiare le bollette e utilizzare il


primo piano pannello in giardino oppure sul proprio veicolo. Rispetto ad applicativi concorrenti in cosa si distingue il vostro? Le soluzioni ad oggi utilizzate per avere energia in un formato portatile sono pannelli fotovoltaici pieghevoli, ingombranti e difficili da trasportare e da installare. Lo spazio occupato dai pannelli fotovoltaici va ad interferire sulla facilità di movimento e i pannelli rimangono installati anche se la barca non viene utilizzata. Il pannello di Levante si installa su una piccola superficie ed è di minor ingombro, quando non viene utilizzato può essere chiuso, rimosso dal veicolo ed utilizzato in altri contesti, mentre da aperto è una struttura rigida e autoportante non vincolata ad una superficie. Levante ha ideato un pannello che viene prodotto con il 30% di materiali riciclati. Inoltre un solo pannello può avere utilizzi diversi, permettendo di avere una versatilità di utilizzo. Il progetto, dicevamo, è frutto di un lavoro di collaborazione. Quali competenze differenti lo hanno generato? Il co-founder di Levante Kim Myklebust proviene dall’automotive e motorsport, settore in cui ha sviluppato competenze nella lavorazione di materiali in composito e fibra di carbonio per la progettazione di auto da corsa. Nel corso di questa esperienza ha conosciuto la realtà di ACS, azienda operante in campo internazionale che si occupa della lavorazione di compositi. La combinazione delle competenze verticali dei founder con la tecnologia ed esperienza del team di ACS hanno dato vita al progetto di riciclo del composito per il recupero degli scarti di fibra di carbonio. Generalmente tra gli elementi per avere credito il team che idea e anima un progetto risulta determinante. Il vostro, oltre ai fondatori, da chi è costituito e che forza crede abbia oggi e, ancor di più, in prospettiva? Il nostro team presenta una combinazione di competenze che permette una base solida da cui partire per la crescita del business: sviluppo del prodotto e software, marketing e amministrazione con un’elevata attenzione alla sostenibilità. Sara Plaga e Kim Myklebust, i due founder, si occupano di curare i rapporti con i partner ed espandere il network di Levante così come della parte tecnica relativa alla ricerca di nuove tec-

Sara Plaga e Kim Myklebust

nologie e alla R&S. Elisa Prato si occupa della sostenibilità del progetto con riferimento alla circolarità di prodotto e alla promozione di una cultura sostenibile con gli stakeholder. Isacco Rossi si occupa del software e della tecnologia IoT, sviluppando le componenti software presenti all’interno del pannello e curandone l’aggiornamento. C’è più tecnologia o più “umanità” nella vostra innovazione? Si tratta sicuramente dell’unione dei due elementi. Le nostre innovazioni tecnologiche sono state ispirate da motivazioni etiche: gli stessi founders hanno deciso di lasciare i propri lavori da dipendenti per fare qualcosa di significativo per un Pianeta migliore. La progettazione del pannello fotovoltaico è stata ispirata a principi di economia circolare ed ecodesign, in modo da limitare l’impatto che l’attività di un’industria come quella energetica può avere sull’ambiente. Inoltre, Levante è stata costituita come Società Benefit: la visione dell’azienda prevede di rendere l’energia accessibile ovunque, in particolare a chi ne ha più bisogno. Di cosa ha bisogno il sistema dell’innovazione italiano per creare valore? La collaborazione con altre realtà come startup e corporate è sicuramente uno degli aspetti positivi che abbiamo riscontrato nella nostra esperienza, che permette di entrare in contatto con partner strategici sia tecnologici che di business per lo sviluppo del prodotto, il go-to-market e lo scale up. L’elemento più importante dovrebbe essere la promozione di una cultura aperta al voler rischiare, sbagliare e fare errori per incentivare la nascita di nuove realtà imprenditoriali. Bisogna normalizzare, supportare e promuovere un mindset in cui l’errore diventa un’opportunità: di crescita, di miglioramento, di apprendimento, di azione, di scoperta, di misura.

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primo piano

INTERVISTA A FELICE DELLE FEMINE DIRETTORE GENERALE BANCA DI CREDITO POPOLARE

SOSTENIBILITÁ E PNRR: COSÌ BCP AMPLIA LA PROPRIA OFFERTA ESG@BCP, la nuova gamma di finanziamenti per accompagnare le imprese nei progetti di crescita sostenibile 12

di Raffaella Venerando

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e prospettive economiche, a causa dell’emergenza energetica e del caro prezzi delle materie prime, creano incertezza sui mercati anche finanziari. Che riflessi ci sono o ci saranno sulla qualità del credito alle imprese e sul rischio creditizio? Siamo nel pieno di una nuova fase di sfidante complessità in continua evoluzione; i cambiamenti cui avevamo assistito nel periodo del lockdown sono già superati, stiamo ora affrontando inflazione e alto costo delle materie prime e dell’energia: problemi molto sentiti dalle aziende che hanno già reagito, o stanno reagendo, anche attraverso l’adozione di misure atte ad attenuarne gli impatti. I gravi eventi della guerra stanno generando una forte incertezza su un’economia mondiale che già negli ultimi quindici anni aveva subito sconvolgimenti conseguenti prima alle crisi finanziarie e poi alla

pandemia, rendendo quindi sempre più pressante la necessità di dover affrontare contesti mutevoli, in cui il nodo della sicurezza energetica assume un’importanza strategica a livello europeo per assicurare la sostenibilità economica e ambientale nel medio e lungo periodo. Tale scenario avrà sicuramente ripercussioni sul rischio creditizio, ma penso che sia le imprese, sia le banche siano oggi in grado di affrontare tale impatto con minore stress rispetto al passato. Di contro abbiamo la grande opportunità del PNRR, che potrebbe aiutare a ridurre il noto gap strutturale, anche grazie a un desiderio di rilancio da parte delle aziende che negli ultimi anni hanno dovuto far fronte a sfide impreviste. La nostra Banca continua a dare sostegno alle imprese che si trovano oggi a sopportare maggiori costi, impegnandosi nel ruolo di facilitatore delle misure del


primo piano PNRR, con una forte attenzione al rispetto dei valori ESG, consapevole del grandissimo valore espresso dalle energie imprenditoriali del nostro territorio. Il digitale ha riconfigurato di molto gli istituti di credito. Il vostro come è cambiato, specie nel rapporto con la clientela? Certamente la pandemia ha dato una spinta forte al processo di innovazione e digitalizzazione che avevamo già avviato, portando nuove opportunità per noi e per la nostra clientela. Abbiamo repentinamente rivisto i nostri modelli e processi organizzativi per fronteggiare i nuovi scenari e rispondere alle mutate esigenze, consolidando nel mentre la relazione con i clienti e garantendo loro non solo soluzioni digitalizzate ma anche competenza e consulenza di elevato profilo. In un mondo come questo in rapida evoluzione tecnologica, il nostro ruolo è finalizzato a stimolare l’attitudine all’utilizzo di strumenti evoluti atti sostenere la crescita economica del territorio affiancando la clientela Imprese nei nuovi business, nei nuovi mercati internazionali, aiutandola a cogliere nuove opportunità. Quest’anno anche il Premio BCP di Confindustria Salerno ha riservato ampio spazio ai valori ESG. Nella vostra banca che trasformazioni stanno portando con sé? Negli ultimi anni la crescente diffusione della cultura della sostenibilità ha determinato per la nostra Banca un’attenzione sempre più crescente per la tematica, con l’integrazione dei fattori ESG all’interno delle nostre strategie di business. Come Banca, per tradizione e mission attenta ai valori etici e sociali, abbiamo infatti avviato da tempo un percorso orientato alla sostenibilità e una serie di azioni che generino un impatto positivo e concreto attraverso innanzitutto la diffusione della cultura ESG, in particolar modo con il supporto alle nostre Imprese per accompagnarle e facilitarle nel percorso di transizione verso nuovi modelli di business sostenibili con finanziamenti in linea con le strategie delle singole aziende. Le variabili ESG, legate ad ambiente, impatto sociale e governance, stanno ridisegnando in modo profondo l’attività bancaria. Noi sentiamo forte il ruolo di “cinghia di trasmissione” per facilitare - attraverso la cosiddetta “Finanza Sostenibile” - una crescita economica equilibrata ed inclusiva e favorire realmente la transizione verso un’economia “verde”. Per supportare le imprese orientate a migliorare il loro profilo di sostenibilità, e affiancarle in un percorso di

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«Noi sentiamo forte il ruolo di “cinghia di trasmissione” per facilitare - attraverso la cosiddetta “Finanza Sostenibile” - una crescita economica equilibrata e inclusiva e favorire realmente la transizione verso un’economia “verde”» _________________________

cambiamento strutturale in cui le decisioni di natura economica e finanziaria siano correlate agli impatti ambientali, sociali e di governo, abbiamo attivato la nuova gamma di finanziamenti ESG@BCP destinata a incentivare i progetti di crescita sostenibile delle imprese. Le tematiche ESG sono divenute, sempre più di frequente, driver per la distribuzione di prodotti e servizi di investimento. Anche i risparmiatori di tipo retail stanno mostrando attenzione ai profili di “sostenibilità” nella scelta dei propri investimenti. In BCP, per integrare i principi ESG nel processo di investimento dei nostri clienti, abbiamo arricchito il paniere prodotti con fondi orientati alla sostenibilità. Come il vostro istituto di credito favorisce la continuità alla crescita e all’innovazione delle imprese? Potrei rispondere con i risultati conseguiti dalla Banca in tale ambito, preferisco invece rifarmi alla nostra mission che sentiamo come responsabilità sociale. Essere banca di territorio come la nostra ci dà l’opportunità di offrire una consulenza personalizzata, vicina alle reali esigenze delle nostre Imprese. La nostra capacità di ascolto e adattamento è per forza di cose molto più sviluppata. Siamo strutturati per fornire alle PMI una guida nei percorsi orientati alla sostenibilità, al rispetto dell’ambiente, alla ricerca di soluzioni innovative, alla definizione di processi d’internazionalizzazione. Siamo molto attenti all’evoluzione tecnologica e pronti ad adeguarci con flessibilità ai cambiamenti del mercato, per rispondere prontamente alle esigenze del territorio, puntando all’innovazione e alla digitalizzazione per migliorare la qualità dei nostri servizi.

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primo piano

INTERVISTA A CARLO BORGOMEO PRESIDENTE FONDAZIONE CON IL SUD

COSTRUIRE COMUNITÁ Per il presidente di Fondazione con il Sud non si risolvono povertà e disuguaglianze con il solo aumento del Pil. E in tema di divario territoriale invita a chiedersi se «ciò che rende così lontani il Nord e il Sud del Paese sia solo una questione di reddito, o se riguardi il livello di coesione sociale, di senso comunitario, di cultura della legalità diffusa e, più precisamente, di qualità della convivenza civile» di Raffaella Venerando

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no degli ambiti di interesse e azione di Fondazione con il Sud è lo sviluppo del capitale umano di eccellenza, per valorizzare i giovani talenti e attrarre i “cervelli” al Sud; Sud che - secondo lei - non ha meno servizi sociali perché povero, ma è povero perché non si è investito nel sociale. In che modo la sua Fondazione contribuisce da tempo a recuperare questo storico ritardo promuovendo al contempo innovazione sociale? La Fondazione con il Sud, ormai da 15 anni, porta avanti concretamente l’idea che per creare sviluppo nel Mezzogiorno non servono, o meglio non bastano, le soluzioni e gli investimenti di denaro che arrivano “dall’alto”. Sono utili e importanti, ma non possono essere sufficienti se non si ascolta il territorio, se non si mettono in rete le sue

energie buone, se non si tiene conto dei bisogni ma anche delle risorse, se non si ascoltano le esigenze e le possibilità espresse da chi ogni giorno si “rimbocca le maniche” per migliorare il luogo in cui vive. E la vera chiave è il “con”, il costruire insieme. Per questo motivo la Fondazione punta sul lavoro di reti di organizzazioni, mettendo al centro il terzo settore, conoscitore profondo e competente delle dinamiche e dei bisogni delle comunità locali. In questi anni la Fondazione con il Sud ha sostenuto oltre 1.500 iniziative, tra cui la nascita delle prime 6 fondazioni di comunità meridionali, coinvolgendo 6.500 organizzazioni diverse - tra non profit, enti pubblici e privati - ed erogando complessivamente 264 milioni di euro. Restando in tema, il contrasto alla dispersione scolastica è al centro del


vostro impegno. Al Sud anche la scuola è più disuguale. Come si dovrebbe agire perché possano essere garantite a tutti le stesse opportunità formative? La Fondazione si è occupata direttamente di questi temi fino al 2016, anno in cui è nata l’Impresa Sociale Con i Bambini, interamente partecipata dalla Fondazione, per attuare i programmi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, previsti dal Protocollo d’Intesa stipulato tra il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Presidente di Acri, l’Associazione delle Fondazioni di origine bancaria. Fino ad oggi Con i Bambini ha sostenuto con quasi 340 milioni di euro oltre 400 progetti in tutta Italia che coinvolgono mezzo milione di bambini e ragazzi insieme alle loro famiglie. Attraverso i progetti sono state messe in rete oltre 7.200 organizzazioni, tra Terzo settore, scuole, enti pubblici e privati rafforzando le “comunità educanti” dei territori. La vera chiave del cambiamento sta proprio nel concetto di “comunità educante”: la responsabilità dei bambini e dei ragazzi, della loro crescita, educazione e benessere non è affidata ad un’unica agenzia educativa, ma all’intero sistema di relazioni e persone che ruota attorno ai minori. È attraverso una comunità che educa e che, ascoltando, si lascia educare, che immaginiamo la lotta alle disuguaglianze di cui la povertà educativa è una delle rappresentazioni più drammatiche e inaccettabili. Il Paese deve convincersi che l’educazione dei bambini e dei giovani è una questione prioritaria, perché è “con” loro che si costruisce il futuro. Non sono tanto le risorse economiche, quindi, ma l’impegno, la partecipazione e la valorizzazione delle persone e delle comunità la premessa per lo sviluppo futuro. La sfida del Fondo e più in generale delle nostre comunità è proprio quella di investire sul capitale sociale, vera condizione dello sviluppo. Investendo sui bambini e sui giovani, il Paese si assicurerà un futuro migliore. Come dicevo, in questo quadro svolge un ruolo molto importante il Terzo settore: organizzazioni radicate sui territori, conoscitrici quindi delle esigenze, dei disagi e delle potenzialità da coltivare. Una legge del Regno d’Italia permetteva ai soci delle cooperative di produrre e distribuire

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«La Fondazione ha recentemente promosso un bando da 1,5 milioni di euro per favorire la nascita di “comunità energetiche” nelle regioni meridionali, con l’obiettivo di promuovere processi partecipati di transizione ecologica dal basso e ridurre la povertà energetica in cui vivono le famiglie che si trovano in situazioni di difficoltà economica e sociale» _________________________

energia. Oggi questo modello democratico sopravvive nelle comunità energetiche, che producono e gestiscono energia pulita. Un esempio di transizione energetica che approda anche al Sud. Qual è il ruolo della sua Fondazione nella comunità di Napoli Est? La Comunità Energetica di Napoli Est, promossa da Legambiente in collaborazione con la Fondazione Famiglia di Maria e sostenuta dalla Fondazione con il Sud, è un esperimento che da marzo 2021 ha già coinvolto 20 famiglie in una vera e propria “rivoluzione culturale”, perché basata sul concetto di sostenibilità come obiettivo non soltanto ambientale ma anche e soprattutto sociale. Il tetto della sede della Fondazione Famiglia di Maria ospita oggi un impianto solare da 53 kw e, per la prima volta in Italia, l’energia prodotta è condivisa con le famiglie di un quartiere difficile, in cui è radicato il fenomeno dell’abusivismo energetico. Per questo è stato importante realizzare una forte campagna di sensibilizzazione, anche grazie all’aiuto dei giovani della zona, per coinvolgere le famiglie che ora risparmiano, sfruttando energia pulita, rinnovabile e legale. Quello di San Giovanni a Teduccio è un esperimento che dimostra, ancora una volta, quanto sia insostituibile il ruolo del Terzo settore, per la sua capacità di “costruire”, con fatica, ma con suc-

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primo piano cesso, comunità. Per queste iniziative bisogna infatti tessere rapporti positivi con i cittadini, le istituzioni, le imprese. Partendo da questa prima esperienza la Fondazione ha recentemente promosso un bando da 1,5 milioni di euro per favorire la nascita di “comunità energetiche” nelle regioni meridionali, con l’obiettivo di promuovere processi partecipati di transizione ecologica dal basso e ridurre la povertà energetica in cui vivono le famiglie che si trovano in situazioni di difficoltà economica e sociale. Come al solito l’obiettivo della Fondazione non può essere quello di risolvere grandi problemi, ma di mostrare che sono possibili strade innovative, efficienti ed efficaci per affrontare problemi complessi. E che il segreto per innescare veri percorsi di cambiamento, per combattere le diseguaglianze, per promuovere lo sviluppo dei territori non è realizzare interventi “per” i più fragili, ma “con” i più fragili. Allargando e allungando lo sguardo di cosa e di chi ha bisogno il Mezzogiorno? È necessario capovolgere il paradigma dominante. Non si risolvono la povertà e le disuguaglian16

Comunità energetica Napoli Est

ze se cresce il PIL. Chiediamoci innanzitutto, seriamente, se ciò che rende così lontani il Nord e il Sud del Paese sia solo una questione di reddito, o se riguardi il livello di coesione sociale, di senso comunitario, di cultura della legalità diffusa e, più precisamente, di qualità della convivenza civile. É ovvio che le differenze in termini di ricchezza disponibile incidono sulle condizioni di vita, ma questa valutazione non è sufficiente. Io credo che non possa esserci nessuna reale e credibile opportunità di sviluppo per il Mezzogiorno se non cambiamo punto di vista, iniziando ad investire su quella che è la vera priorità per il Sud e per la sua crescita: la coesione sociale. La questione meridionale è diventata, se non è sempre stata, una questione sociale: di nuove povertà, di diversi bisogni, di frammentazione del tessuto civile. Sono le differenti condizioni di vita e il diverso grado di opportunità offerto dai territori ad allontanare davvero il Sud dal Nord. Prenderne atto e intraprendere una strada che vada in questa direzione è indispensabile e rappresenta un gesto di vera responsabilità che deve coinvolgere, in primis, i meridionali.


INTERVISTA A DOMENICO CREDENDINO, PRESIDENTE FONDAZIONE CARISAL

SOLIDARIETÁ E ATTENZIONE AGLI ULTIMI

L’impegno per la coesione sociale ma anche per lo sviluppo del capitale umano nelle parole del presidente Credendino di Raffaella Venerando

P

residente, prima l’emergenza sanitaria, ora caro bollette e aumento esorbitante dei prezzi stanno mettendo in ginocchio famiglie e imprese. Dal suo osservatorio quali sono i bisogni più diffusi e complessi e in che modo, come Fondazione, provate a darvi risposta? La Fondazione Carisal ha scelto, in questo difficile periodo, di impegnarsi a fondo, provando a dare risposte soprattutto a quanti si trovano alle prese con problemi di vivibilità quotidiana. Persone e famiglie che - a causa della pandemia e dell’inaspettato rincaro delle risorse energetiche dovuto al conflitto bellico - non riescono a gestire la forte contrazione delle proprie risorse economiche e, quindi, si trovano costrette a rinunciare a quanto, sebbene con difficoltà, avevano in qualche modo raggiunto. Tenendo fede al nostro oggetto sociale, siamo partiti dagli ultimi, come era giusto, da quanti hanno la concreta esigenza di organizzare la propria

sopravvivenza. E siamo lieti di avere contribuito ad aprire un percorso che, nei limiti delle risorse disponibili, proseguiremo sulla base di un valore che riteniamo essenziale: la solidarietà. Vigileremo ancora su questa strada, tenendo conto che il nostro è un contributo di piccole dimensioni, ma estremamente importante e significativo in termini di valore assoluto per la nostra comunità salernitana. Tra i vostri ambiti di intervento figura la formazione ma anche la ricerca scientifica e tecnologica. Quali i progetti a sostegno dello sviluppo innovativo di nuove idee di impresa? La formazione resta un punto fermo nella nostra strategia, ma aumenta l’esigenza di tutelare la qualità di questa azione così determinante, soprattutto per i giovani del nostro territorio. È in questa direzione che, per esempio, si spinge il progetto Refarm, una vera e propria "fattoria di opportunità" per coltivare e valorizzare lo straordinario capitale umano dell’im-

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«Refarm è un acceleratore di idee, lanciato dal progetto IN.TE.S.E. finanziato dalla Regione Campania e realizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana» _________________________

prenditoria innovativa. E proprio Refarm - acceleratore di idee imprenditoriali, finanziato dalla Regione Campania - è già localizzato nel nuovo complesso di San Michele che a sua volta, al di là del suo consistente valore artistico e istituzionale, accoglie anche la sede operativa di questa importante iniziativa, nata per sostenere e portare avanti concretamente idee legate al concetto della auto-imprenditorialità, abbinandole al principio-chiave della ricerca scientifica e tecnologica. N. 3 | 2022

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primo piano

ANTICIPARE E GOVERNARE IL CAMBIAMENTO

Vincenzo Villani, responsabile Economia digitale Banca Sella, condensa la filosofia del Gruppo: «Monitoriamo le tecnologie di frontiera. Per questo abbiamo scelto di premiare Innoida nel corso dell’edizione 2022 del Premio Best Practices per l’Innovazione» di Raffaella Venerando

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uest’anno anche il Premio BPI di Confindustria Salerno ha riservato ampio spazio ai valori ESG. Nella vostra banca che trasformazioni stanno portando con sé? L’attenzione ai temi della sostenibilità è sempre maggiore e il gruppo Sella è guidato dalla consapevolezza che i risultati economici non possono essere disgiunti dall’impatto positivo sull’ambiente e sulla comunità. Il Gruppo, proprio in ambito sostenibilità, ha definito una strategia di lungo periodo che, da una parte, punta a migliorare costantemente le proprie performance sociali e ambientali, dall’altra di essere promotore di una economia innovativa e sostenibile, supportando i propri clienti nel processo di transizione verso una economia ad impatto ESG positivo. Nel corso dello scorso anno, inoltre, il Gruppo è stato tra i primi in Italia a realizzare la "carbon neutrality" grazie all’attuale piano di mitigazione delle emissioni di CO2 e al finanziamento di alcuni progetti internazionali per la compensazione delle emissioni residue in collaborazione con LifeGate. Banca Sella, più in particolare, ha messo a disposizione della propria clientela prodotti ad hoc come

Vincenzo Villani

i mutui “green” per sostenere le famiglie nell’acquisto di abitazioni ad alta efficienza energetica e le aziende nell’acquisto, la ristrutturazione o la riqualificazione energetica di immobili ad uso residenziale o strumentale, con l’obiettivo di migliorarne l’efficienza energetica e contribuire così anche alla diffusione di immobili più sostenibili. Recentemente la banca ha reso disponibili nuovi fondi a sostegno delle aziende che intendono partecipare al bando "Parco Agrisolare" previsto dal PNRR il cui scopo è incentivare l’installazione di impianti fotovoltaici nel settore agricolo, zootecnico e agroindustriale. Cosa vi ha convinti a scegliere quest’anno Innoida? Di Innoida ci ha colpito la capacità di esprimere una concreta applicazione di tecnologie di frontiera, come l’utilizzo di reti

neurali e strumenti di Intelligenza Artificiale, con soluzioni verticali nel settore manifatturiero (e non solo). Innoida si innesta in quel crocevia di tecnologie che è chiamato oggi Metaverso e in cui stiamo investendo, ad esempio con il programma di scouting e accelerazione Metaverse 4 Finance, il primo programma italiano di accelerazione in questo campo, promosso dal Gruppo Sella e realizzato dal suo venture incubato dpixel. Il Gruppo è da sempre molto attivo nel monitorare le tecnologie di frontiera per coglierne in anticipo le potenzialità. Per avvicinarsi sempre di più a questo nuovo mondo virtuale ancora in fase di costruzione, le startup che partecipano al programma proporranno soluzioni in grado di anticipare e guidare gli sviluppi della tecnologia e contribuiranno ad aumentare la velocità dei processi di innovazione di grandi e piccole aziende. Guardiamo con molto interesse anche alle possibili applicazioni nel settore finance con l’obiettivo di anticipare e governare il cambiamento nel settore. Vogliamo infatti essere anticipatori ed esploratori di tutte le nuove tecnologie che si dimostrino utili ai nostri clienti e nella loro relazione con la


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focus

IL SISTEMA PRODUTTIVO MERIDIONALE E LA SFIDA DELLA DIGITALIZZAZIONE Necessario recuperare terreno per aumentare la produttività, l’innovazione e l’occupazione, garantendo al contempo un accesso più ampio all’istruzione e alla cultura capaci di colmare i divari territoriali di Agnese Casolaro e Autilia Cozzolino | Ricercatrici Ufficio Economia delle Imprese e del Territorio, SRM www.sr-m.it

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a dotazione di un’infrastruttura scientifica e tecnologica adeguata e l’investimento nelle competenze digitali del capitale umano sono condizioni indispensabili affinché la trasformazione digitale dell’impresa sia foriera di occasioni di sviluppo. Come si caratterizzano le imprese italiane e meridionali rispetto ai suddetti aspetti? Per valutare l’andamento dei processi di digitalizzazione si considera il Digital intensity index, un indicatore composito che prende in considerazione 12 caratteristiche specifiche di digitalizzazione volte ad identificare le aree nelle quali le imprese italiane incontrano maggiori difficoltà.Per l’edizione 2022 dell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI, Commissione Europea) l’Italia si colloca al 18º posto fra i 27 Stati membri dell’UE. Sussistono carenze significative per quanto riguarda il capitale umano. Rispetto alla media UE, l’Italia registra livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi (solo il 36,5% di cittadini con Competenze digitali di base o superiori, a fronte del 54% dell’Ue). Anche il numero di specialisti e laureati nel settore TIC è molto al di sotto della media UE. Queste carenze in termini di competenze digitali si riflettono nel modesto utilizzo dei servizi online, compresi i servizi pubblici digitali. Sebbene il paese si collochi in una posizione relativamente alta nell’offerta di servizi pubblici digitali (egovernment), il loro utilizzo rimane scarso. Negli ultimi anni, si evidenzia un continuo miglioramento dell’indicatore (era 25 °nel 2020 e 20° nel 2021) grazie alla combinazione di progetti e investimenti europei, ma la crescita delle persone con skill digitali in Italia procede a rilento, con un tasso annuo medio di crescita composto nel periodo 2015 - 2021 (CAGR) pari all’1,1%. Per colmare il gap delle competenze digitali occorre far leva sull’istruzione formale, sulla

formazione continua on the job, sulla valorizzazione dei bacini e delle comunità periferiche a forte rischio di esclusione. In riferimento alle imprese, sono presenti dei ritardi nell’utilizzo di tecnologie come il cloud e i big data, così come per quanto riguarda l’adozione del commercio elettronico. In generale, nel 2021, l’80% delle imprese italiane con almeno 10 addetti si colloca a un livello “basso” o “molto basso” d’adozione dell’ICT, non essendo coinvolte in più di 6 attività tra le 12 considerate dall’indicatore europeo di digitalizzazione. Ancora più evidente è il contesto meridionale che si caratterizza per una più elevata percentuale di imprese con un livello d’adozione dell’ICT basso: 83,2%. Benché si rilevi un miglioramento rispetto all’anno precedente (la suddetta percentuale era più elevata 87,1%, 82% per l’Italia), continua ad esserci un divario nel livello di digitalizzazione delle imprese meridionali rispetto a quelle nazionali; divario che si evince non solo dai dati sulla professionalità ICT nelle imprese, ma anche da quelli sulla dotazione di un’infrastruttura scientifica e tecnologica. Tuttavia, si riscontrano alcuni segnali di reazione alle difficoltà emerse negli ultimi tempi a causa della pandemia. Nel Mezzogiorno, come in Italia, si osserva una rilevante crescita della quota di imprese che forniscono sui propri siti web informazioni sui prodotti offerti (+22,4p.p., dal 28,2% nel 2019 al 50,5% nel 2021). In aumento, più del dato nazionale, anche la quota di imprese con almeno 10 addetti che hanno un sito Web o almeno una pagina su Internet, che utilizzano connessioni in banda larga fissa o mobile, che forniscono ai propri addetti dispositivi portatili e connessioni mobili, che hanno accesso ad internet. Cresce, in linea con il dato nazionale, anche il numero di imprese con vendite on-line. Non mancano poi fattori che possono favorire il trasferimento tecnologico all’interno del tessuto produttivo, soprattutto


in riferimento al contesto meridionale, per il quale si evidenzia: • Un’accentuata voglia di impresa. Il Sud è la prima area nazionale in cui si registra il maggior numero di iscrizioni di nuove imprese: al II trimestre del 2022 risultano iscritte 27.015 imprese che rappresentano il 32,7% dell’Italia. • Un rilevante contributo dell’imprenditoria giovanile. Al I trimestre 2022, sono attive 170.180 imprese giovanili, il 40% del dato nazionale. Il Mezzogiorno è l’area con il più elevato tasso di imprenditorialità giovanile (9,8%, in Italia 8,3%). • Una crescente diffusione di PMI e Startup innovative. A luglio 2022 si rilevano 485 PMI innovative, pari al 20,4% dell’Italia (2.377), in crescita del 16% rispetto all’anno precedente (Ita +20%) e 3.785 Startup innovative, pari al 25,8% dell’Italia (14.687), in crescita del 12% (Ita +8%). • La presenza di poli tecnologici. Si rilevano nell’area 6 dei 24 poli tecnologici nazionali: Polo aerospaziale della Campania, Polo ICT di Catania, Polo farmaceutico di Catania, Polo ICT dell’Aquila, Polo aerospaziale della Puglia e Polo farmaceutico di Napoli. • Sviluppo di importanti iniziative di collegamento tra il mondo accademico e l’economia reale. Netval, Contamination Lab, MediTech (il Competence Center del Sud Italia), L’Associazione dei Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani, distretti tecnologici, AGCOM. Occorre realizzare con velocità, decisione e chiarezza di obiettivi il sistema di riforme previsto dal PNRR. In particolare, la prima missione “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo” sostiene la

transizione digitale del Paese, nella modernizzazione della pa, nelle infrastrutture di comunicazione e nel sistema produttivo. Alla Missione 1 vengono destinati circa 49 mld di euro, ripartiti tra tre componenti: 11,12 mld di euro per “Digitalizzazione, innovazione e sicurezza della PA”, 29,77 mld di euro per “Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo” e 8,14 mld di euro per “Turismo e cultura 4.0”. Il Mezzogiorno è destinatario di quasi 15 miliardi di euro, pari a circa il 30% delle risorse complessivamente stanziate per la Missione. Non va, comunque, tralasciata la presenza di altri strumenti dedicati alla Ricerca. È, ad esempio, il caso dei programmi a valere sui fondi strutturali, quali il PON “Ricerca e Innovazione” ed i POR 2014-2020. Il PON, in particolare, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento della qualità dell’istruzione superiore e al rafforzamento della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dell’innovazione, realizzando gli obiettivi della politica di coesione dell’Ue a favore delle proprie aree territoriali più svantaggiate, ha messo in campo per il settennio appena concluso quasi 1,2 miliardi di euro di risorse. Anche se completamente impegnate, l’attuazione in termine di spesa, al 30 giugno 2021, raggiunge appena il 42% denotando, quindi, la presenza di investimenti ancora in corso che andranno coordinati non solo con le nuove risorse del PNRR ma anche con quelle della nuova Agenda di Programmazione 2021-2027. La rivoluzione digitale rappresenta un’enorme occasione per aumentare la produttività, l’innovazione e l’occupazione, garantire un accesso più ampio all’istruzione e alla cultura e colmare i divari territoriali.

Variazione dei alcune variabili ICT nelle imprese con almeno 10 addetti nel periodo 2019-2021 (punti percentuali). Confronto Italia-Mezzogiorno 22,4 21,2

cataloghi o listini prezzi imprese che hanno un sito Web/home page o almeno una pagina su Internet (incidenza %)

8,7

2,7

imprese con connessione in banda larga fissa o mobile (incidenza %)

4,2

vendita on-line via Web e/o sistemi di tipo EDI

4,4 4,4

imprese che forniscono agli addetti dispositivi portatili e connessioni mobili a Internet per scopi lavorativi (incidenza %) imprese che hanno accesso ad Internet (incidenza %)

5,8

2,7 1,9 0,3

Mezzogiorno

2,1

Italia

Fonte: SRM su dati Istat

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new entries

BSQ SECURITY CONTROL: SOLUZIONI COMPLETE PER IL FLEET MANAGEMENT

Un unico partner per incrementare l’efficienza, la produttività e la sicurezza della gestione della flotta aziendale attraverso una piattaforma integrabile e personalizzabile a cura della redazione

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ebitral è l’azienda del gruppo BSQ Security che nasce nel novembre del 2019 dall’idea imprenditoriale e dall’esperienza decennale nel fleet management - ovvero nella gestione della flotta aziendale - di Emanuele Allegretti. L’azienda opera nell’ambito dei prodotti e servizi per il fleet management, con il marchio BSQ Security Control. Strumenti altamente tecnologici e personale specializzato sono in grado di garantire ai clienti un efficiente monitoraggio degli asset aziendali attraverso una piattaforma unica, integrabile e personalizzabile. Tra i principali servizi e prodotti offerti, vanno compresi: gestione flotta; sistema di antirapina satellitare; controllo carburante; controllo tempera-

tura; riconoscimento rimorchi, comunicazione con operatori; monitoraggio tachigrafo, ore guida e manutenzione; fuel web; ETA (Estimated Time of Arrival) e installazione e manutenzione dei sistemi di telemetria. A differenza di molti provider che offrono sistemi di localizzazione, Rebitral propone ai propri clienti una gamma di soluzioni complete, senza necessità di ricorrere ad integrazioni con dispositivi di terze parti e con il vantaggio di interfacciarsi con un’unica struttura aziendale. La Rebitral, con il suo marchio BSQ Security Control, ha sede a Salerno, Roma e Verona. Dal 2019 ad oggi l’azienda è stata in grado di incrementare i numeri della sua attività: Dipendenti: 25. Fatturato 2022: +60% rispetto al 2021.

Clienti: 290. Entro il 2023 l’azienda prevede l’apertura di ulteriori due sedi in Italia: Palermo, Bari e una in Spagna, a Barcellona, e l’assunzione di almeno altre 10 unità lavorative.

Rebitral Srl | BSQ Security Control Sede Legale | Via Manzo, 15 84100 - Salerno - Tel: 081 18533292 Sedi operative | Sud Italia | Via della Libertà, 102 84086 Roccapiemonte (SA) Centro Italia | Via Francesco Antolisei, 6 - 00173 Roma (RM) Nord Italia | Via Corte Ronchi, 81 37015 - S. Ambrogio di Valpolicella (VR) www.bsqsecurity.it marketing@bsqsecurity.it


GRUPPO D’AURIA, LUNGA STRADA ALLA PASSIONE

Il Gruppo, che vede al volante la prima e seconda generazione, conta oggi due sedi sul territorio con all’attivo più di 50 operai impiegati nella produzione di autobus anche elettrici a cura della redazione

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lla fine degli anni Settanta i fratelli D’Auria - Andrea e Fabio, insieme al cugino Domenico - sono impiegati come operai specializzati all’interno di una delle principali carrozzerie di trasformazione per autobus dell’epoca. Dopo diversi anni di esperienza sul campo decidono di mettersi in proprio fondando dapprima la Fabio D’Auria Carrozzeria per Autobus, poi la D’Auria Srl che si occupa di commercializzazione autobus usati da e per l’Europa e, infine, le Officine D’Auria, azienda di costruzione di minibus turistici fino a 33 posti. Partito da una piccola carrozzeria sotto casa, il gruppo conta oggi due sedi sul territorio con all’attivo più di 50 operai. La crisi globale imposta dall’emergenza COVID-19 è stata superata puntando sulla ristrutturazione aziendale. In questi mesi di forte incertezza, sono stati affrontati temi importanti

come l’apertura di un dipartimento interno per la gestione della qualità, con certificazione ISO 9001:2015, la riforma dell’organigramma aziendale e divisione dei compiti interni, oltre al cambio di tutto l’apparato gestionale a livello software. Il cambio di passo ha quindi imposto una riorganizzazione anche societaria, terminata nella fusione per incorporazione tra le varie società del gruppo, ultimata con la fondazione del Gruppo D’Auria srl. Nel 2020 il Gruppo D’Auria srl amplia ulteriormente il suo portafogli prodotti avviando una collaborazione internazionale con la lituana Altas Auto per la costruzione e commercializzazione di minibus a trazione interamente elettrica. Oggi i tre quarti della forza produttiva sono impiegati nella nuova sede di Sant’Egidio del Monte Albino che produce mediamente più di 80 veicoli l’anno per un mercato che va dalla Sicilia al Trentino Alto Adige,

con rappresentanze in Svizzera, Francia, Germania e Austria e un denso e ampio indotto di piccoli artigiani al servizio della produzione. Sono oltre sessanta, infatti, le famiglie dell’Agro Nocerino Sarnese a muovere le lancette del Gruppo D’Auria in un ingranaggio perfetto, in cui i fondatori sono tuttora attivi in azienda affiancati dalla seconda generazione, che contribuisce con slancio e dedizione alla realizzazione di questo grande progetto, nell’attesa che la terza prosegua all’insegna dei valori condensati nello slogan aziendale: «Gruppo D’Auria. La passione ci guida».

Gruppo D’Auria Via delle Industrie Taurana, 17 84010 - Sant’Egidio del Monte Albino (Sa) Tel: 081 940458 - 081 957167 www.busdauria.com N. 3 | 2022

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business

VELIKA EXPRESS, MERCI DA SALERNO AGLI STATI UNITI IN 12 GIORNI Partita la nuova linea marittima settimanale della tedesca Hapag Lloyd, con scali diretti a New York, Norfolk e Savannah. Un servizio espresso frutto del sodalizio ventennale tra la compagnia di navigazione tedesca e la Salerno Container Terminal capitanata da Agostino Gallozzi a cura della redazione

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ià collegato con le principali aree del mondo, grazie all’elevato rapporto esistente tra merci movimentate e spazi disponibili, Salerno è uno dei porti più efficienti e dinamici in Europa e rappresenta un importante snodo delle Autostrade del Mare. Un asset strategico a sostegno dei flussi import-export che da poche settimane offre un’opportunità in più alla manifattura. Sabato primo ottobre è infatti salpata dal porto di Salerno la nave full container Velika Express, prima partenza della nuova linea marittima settimanale della tedesca Hapag Lloyd, per gli Stati Uniti, con scali diretti a New York, Norfolk e Savannah. Un servizio espres-

so che collega lo scalo campano all’importante mercato americano in soli dodici giorni e che è frutto del sodalizio ventennale tra la compagnia di navigazione e la Salerno Container Terminal capitanata da Agostino Gallozzi. Diventano così tre i servizi che dal porto di Salerno la linea mette a disposizione ogni settimana delle aziende esportatrici e importatrici del centro e Sud Italia, sulle direttrici Canada, Nord, Centro e Sud America, Mediterraneo Est ed Ovest, Asia, Estremo Oriente, Medio Oriente, Australia. «Siamo molto soddisfatti - dichiara Agostino Gallozzi, presidente di Salerno Container Terminal e Gallozzi Group - della scelta fatta dalla Hapag Lloyd con il nuovo ser-

vizio espresso per gli Stati Uniti, che fin dal suo primo approdo ha riscontrato il grande favore degli esportatori del Centro e Sud Italia. La Linea, ormai, da oltre vent’anni ha fatto di Salerno il proprio hub meridionale, tramite il quale intercetta le aree economiche a Sud di Roma. Una particolare attenzione viene riservata al comparto industriale dell’agroalimentare, che proprio nell’export verso gli Stati Uniti ha uno dei principali mercati di sbocco. Il primo approdo di sabato 1 ottobre è stato gestito da Salerno Container Terminal in tempi rapidissimi, in un fine settimana molto intenso, che ha visto alternarsi alle banchine otto navi con una movimentazione di circa 5000 teus in due giorni».


ADM, LA FORTUNA AIUTA I CAPACI Questione di metodo: nella società specializzata nella progettazione e costruzione di stampi termoplastici per il settore Automotive, Aerospaziale e Farmaceutico/Medicale, l’errore non trova posto di Raffaella Venerando

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e è vero che «gli uomini d’affari giocano una partita mista di abilità e di fortuna», Antonio Di Maio, fondatore di Adm - azienda specializzata nella progettazione avanzata e nello sviluppo di sistemi e processi integrati per gestire l’intera fase della realizzazione di stampi principalmente per il settore Automotive, Aerospaziale e Farmaceutico/Medicale - la sua l’ha vinta fin da subito. Armato di audacia e tecnica, autentici strumenti di potere, dopo un’iniziale esperienza come industrial designer, nel 2009 decide di mettersi in proprio, complice anche la crisi economica che travolge l’azienda di cui era risorsa. Come primo passo investe su di sé, sulla sua formazione e, solo pochi mesi dopo, insieme con Luigi Grimaldi tuttora suo socio, fonda una prima, piccolissima, società inizialmente di consulenza. Per far decollare lo sviluppo produttivo punta ad eterogenee fonti di capitale. Gli strumenti normativi ci sono, occorre solo individuare quali contributi e opportunità di finanziamento sono in linea con le strategie di crescita operativa che ha in mente. Con il sostegno agevolativo di Invitalia acquista i prime due macchinari che insedia nei 400 mq dello stabilimento di Baronissi. Da lì in poi crescono le idee, la clientela e le ambizioni che danno vita - nel 2016 - alla startup innovativa ADM e a una serie costante

di successi: brevetti, ricerca e sviluppo in proprio, tecnologie innovative di processo. Una continua tensione al miglioramento che ne fa una realtà di piccole dimensioni ma sempre più competitiva e dinamica. Nel 2018, grazie al Piano Industria 4.0, investe in innovativi macchinari e apparecchiature incorporanti tecnologie digitali avanzate. L’identità intelligente dell’azienda - fin dagli inizi la dematerializzazione dei documenti è un punto fermo della ADM - trova così maggiore rispondenza nelle risorse e nei mezzi a disposizione. Uno strumento cardine è l’Adavanced Design and Manufacturing (ADM), la piattaforma capace di gestire, partendo dal preventivo, l’intera fase di Progettazione e Costruzione Stampo attraverso una “guide&check” illustrata. Istruzioni visive a prova di errore, che migliorano la qualità del prodotto fin dal primo tentativo. Antonio lo definisce il metodo ADM: «Le nostre procedure sono oggettivate attraverso screenshot e foto che guidano l’operatore nella verifica dei vari punti. Il nostro software va dal preventivo al prodotto costruito e integrato anno dopo anno, commessa dopo commessa. In questo modo riduciamo al minimo gli errori lungo il processo, dal progetto alla macchina, raggiungendo i massimi livelli di affidabilità e precisione». Tutto è progettato in 3D, in modelli che consentono immediatamente il rilevamento delle

interferenze e la possibilità di correggerle in tempo utile. Negli ultimi anni la società - che oggi ha sede a Mercato San Severino, in uno stabilimento di 1100 mq di sola produzione - non ha smesso di crescere, forse perché in ADM non hanno smesso di imparare, confrontandosi e facendo rete anche con altre aziende. Ne è un esempio la collaborazione con Complastic e Innovaplast, sodalizio grazie al quale le si sono spalancate le porte della K 2022, la più importante fiera internazionale dedicata all’industria delle materie plastiche e della gomma che si svolgerà dal 19 al 26 ottobre a Dusseldorf. Qui, presso lo stand della Negri Bossi, il più grande produttore italiano di macchine per lo stampaggio a iniezione, sarà presentato uno stampo innovativo made in ADM, in quella piccola ma grande realtà in cui il futuro digitale è già presente.

Antonio Di Maio - Fondatore ADM N. 3 | 2022

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D’ARCO LAZZARINI E LOGIMATIC, L’INGRANAGGIO PERFETTO A PROVA DI FUTURO 26

A luglio scorso è stato firmato un accordo con l’azienda di Ozzano dell’Emilia e la Comatic di Sant’Egidio del Monte Albino, intesa che prevede un ingresso con aumento del capitale sociale e acquisizione del 30% della proprietà della pmi salernitana. Nell’arco dei prossimi due anni dovrebbe, infine, completarsi il passaggio definitivo di consegne di Raffaella Venerando

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gile nella competizione, flessibile, ma solida nei trend di crescita. La D’Arco Lazzarini, azienda specializzata nella realizzazione di ruote dentate, incarna alla perfezione il modello di piccola e media impresa italiana ad alto valore aggiunto. Quel modello che da sempre è elemento fondamentale del territorio in cui è inserito e cui garantisce occupazione, vitalità e benessere. Come altre pmi, negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con la pianificazione di un momento che può rivelarsi, se non gestito in modo accurato, rischioso: pensare al ricambio e al passaggio generazionale. La

scelta è stata a lungo ponderata; sono occorsi dieci anni alla proprietà - Maurizio D’Arco e Mauro Lazzarini - per decidere quale ingranaggio fosse adatto alla trasmissione del futuro giusto per la loro azienda. Bisogna custodire quel saper fare che era stato dei padri - l’azienda viene fondata negli anni Settanta - e che era cresciuto con sacrificio e impegno sotto la loro supervisione. Maurizio e Mauro, allora, piuttosto che cercare capitali sui mercati finanziari, hanno scelto di svincolare la gestione dalla proprietà entrando in un progetto industriale avvincente, quello proposto da Logimatic, consociata del

Gruppo IMA, leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il processo e il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari, tè e caffè. Lo hanno fatto non certo per prudenza e istinto conservativo ma per dare alla propria azienda una prospettiva di continuità robusta, in cui capacità manageriale, tecnologia ed energie fossero a prova di futuro. A luglio scorso è stato quindi firmato un accordo con la Logimatic di Ozzano dell’Emilia e la Comatic di Sant’Egidio del Monte Albino, partecipata da Logimatic. L’intesa prevede un ingresso con aumento del capitale so-


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ciale e acquisizione del 30% della proprietà. Nell’arco dei prossimi due anni dovrebbe, infine, completarsi il passaggio definitivo di consegne. Con questa operazione la pmi salernitana non solo consolida la sua posizione di fornitore primario del Gruppo IMA - lo era da più di vent’anni - ma diventa l’azienda di riferimento del Gruppo per qualsiasi nuovo progetto che preve-

da l’impiego di ruote dentate. La D’Arco Lazzarini conserverà intatta la sua autonomia e il suo assetto attuale, forte di un team di collaboratori che vantano notevoli competenze tecniche, autentico plus competitivo da tutelare e valorizzare. Ed è proprio alla squadra che pensavano Maurizio e Mauro quando hanno deciso come tratteggiare il “dopo di loro” in azienda: cementare

la collaborazione con IMA significava costruire fin da subito un orizzonte di crescita, mettendo in cassaforte la qualità delle pratiche manageriali, l’efficienza e, dunque, il successo futuro dell’impresa. Un ingranaggio perfetto che sarà meglio definito nei prossimi mesi con un piano industriale che fisserà i futuri investimenti anche in tecnologia e risorse umane.

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DIELLEMME, IL TALENTO È DONNA Quattro pillar irrinunciabili per la società benefit salernitana specializzata in consulenza per le imprese: solidarietà, apertura, empatia e condivisione, valori che la rendono un contesto lavorativo aperto al dialogo e capace di coniugare le esigenze “produttive” e quelle peculiari del team

di Raffaella Venerando

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a risorsa di punta in una multinazionale, a fondatrice di una società benefit con testa a Salerno ma progetti e cantieri attivi in tutta Italia. È riassumibile così, in questo giro largo di ritorno, la parabola di lavoro di Simonetta De Luca Musella, una delle tre ideatrici di diellemme, realtà consulenziale specializzata in sistemi di gestione aziendali, privacy, brevetti e marketing. Nel 2007 Simonetta sente che il burnout è dietro l’angolo; i figli, nel mentre consolidava la sua carriera, sono cresciuti e lei ha bisogno di fermarsi per ripartire. Dopo una breve parentesi in uno studio di consulenza napoletano, torna a guardarsi intorno, alla ricerca di un nuovo progetto che le riaccenda la fantasia. Ci riesce nel 2017 quando, insieme con Alessandra De Vita - una chimica come lei - ed Emilia Gambardella, geologa, decide di dare vita a una realtà di consulenza per le imprese multidimensionale sì, ma dal volto umano. La direzione da prendere si fa chiara e diventa decisione da attuare: le differenti esperienze e competenze espresse da ciascuna devono diventare valore non solo per se stesse. Alla tecnica che tutte hanno, bisogna mescolare lo scopo socialmente utile, alla strategia meticolosa la flessibilità organizzativa. Individuano quindi nella società benefit la

forma giuridica che meglio risponde alla loro voglia di fare impresa in modo più equo e solidale, sostenendo innanzitutto le donne che in diellemme saranno impiegate, perché - proprio come loro - dovranno dividersi tra lavoro, carriera, figli. «La nostra - racconta Simonetta - è un’organizzazione a trazione prevalentemente tecnica - laureate STEM, ingegnere, geometre - in cui però la variabile etica ha un ruolo fondamentale. La visione deterministica ci accomuna e ci guida nel costruire una catena di lavoro facilmente condivisibile perché chiara, coerente, replicabile in ambiti differenti. Il nostro principale talento è il pensiero logico diventato metodo. Da sola però la competenza non basterebbe a restituirci chi siamo per intero e il modello di leadership - soprattutto al femminile (sono 3 gli uomini, 9 le donne, nda) - che vogliamo esprimere. Prestando attenzione al benessere di chi lavora con noi, facciamo vivere quei valori di solidarietà, apertura, empatia e condivi-

sione che abbiamo dentro per esportarli anche fuori, in tutti i progetti in cui siamo coinvolti, valori in cui crediamo molto e che rappresentano le fondamenta della nostra realtà». Per statuto, allora, si diventa non solo colleghe ma rete familiare a sostegno, ci si aiuta per avere più tempo per vivere la propria vita oltre il lavoro e, sempre per statuto, si dona un’ora di benefit alla settimana per realizzare eventi in collaborazione con altre realtà del sociale, per supportare - come docenti - altre donne che vogliono avviare un’attività in proprio. L’avanzamento dell’empowerment femminile in diellemme è quindi ragione di vita e di lavoro, tanto da spingere la società a farsi da apripista in un percorso nuovo: la certificazione della parità di genere. Grazie alla competenza targata diellemme, la Medinok ha ottenuto infatti, per prima in Italia, questo importante riconoscimento. Un’altra sfida vinta nell’ancora lungo cammino oltre le disparità e gli stereotipi di genere.


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DRITTO ALLA META: UNIRSI NELL’IMPRESA E TRA LE IMPRESE Un torneo di rugby interaziendale per festeggiare i 20 anni della società guidata da Marco Baione di Raffaella Venerando

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o sport come scuola di vita, in cui organizzazione e sacrificio sono due elementi fondamentali. A questi valori si ispira da sempre la vita anche professionale di Marco Baione, ceo di Jobiz Formazione. Non a caso, infatti, per festeggiare i vent’anni di attività della sua società Marco ha scelto di organizzare un torneo di rugby interaziendale. «Ho incontrato per la prima volta il rugby a 30 anni, molto tardi per uno sportivo come me che di discipline ne aveva praticate tante. Anzi, per meglio dire, rugby e Jobiz Formazione sono entrati contemporaneamente nella mia vita 20 anni fa, rivoluzionandola dall’interno. Dapprima sono stato solo “giocatore” nella squadra di Salerno; poi, come formatore, ho utilizzato la metafora del rugby per accrescere lo spirito di squadra all’interno delle imprese private; oggi, per chiudere il cerchio, sono anche genitore di figli rugbisti e in quanto tale vivo con ancora più convinzione i valori di questo sport per me esempla-

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Marco Baione, ceo Jobiz Formazione

re modello di vita». Una sfida non semplice quella di Marco. Vent’anni vissuti dentro le imprese e tra le persone, costellati da momenti di esaltazione e di successo ma anche da ostacoli da superare. «Il rugby mi è servito. Questo sport ti spinge oltre i tuoi limiti, ti chiede di osare ma di farlo sempre nel perimetro della lealtà. Il rugby ti insegna a contare sulle tue capacità ma anche ad avere salda la fiducia nei compagni di squadra». Un po’ come accade nelle aziende. Non solo non c’è traguardo che non sia frutto

di un lavoro corale, ma il porsi obiettivi sempre più sfidanti è l’unico modo per crescere e resistere alla concorrenza. Altro elemento immancabile è poi la passione, il cuore, nel rugby così come nel lavoro. «Nelson Mandela ne era convinto: lo sport ha il potere di cambiare il mondo ed è vero. Solo lo sport riesce ad abbattere le sovrastrutture, ad andare oltre le differenze di genere, di colore della pelle, di nazionalità o di religione. Ed io conto molto su questo ascendente per vincere resistenze e pregiudizi. Ed è

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per questo che ho pensato di celebrare insieme alle aziende, con un torneo di rugby, i 20 anni di Jobiz Formazione. Vent’anni non facili per chi vive di impresa che, però, non ci hanno fermati. Abbiamo continuato a garantire esperienze formative di valore e non solo “ore in aula”. Quando progettiamo un corso, infatti, da sempre lo facciamo perché resti, perché entri a far parte del bagaglio di conoscenze e competenze indispensabili alla crescita individuale». Per Marco Baione la competizione nello sport è come la competitività nell’impresa. Significa ambire insieme ad altri alla stessa meta. E per arrivare primi, diventa necessario mettere in campo idee, strategie, risorse, tempo e impegno. Conta di più questo che superare l’avversario. Vale di più che ognuno abbia dato il massimo, dando sostegno ai propri compagni nel momento giusto, mettendo in campo le migliori potenzialità al servizio della squadra, senza risparmio. «Si dice che i valori del rugby si vedano nel terzo tempo. A fine partita, se si è giocato lealmente, la competizione è terminata. Non esistono recriminazioni, rivalse o acredini tra giocatori, dirigenti o tifosi. E così credo debba essere vissuta anche

la vita: massima concentrazione e massimo sforzo quando sono richiesti, ma a match finito deve esserci lo spazio e il tempo per una birra con un amico rugbista». Alla grande festa di Jobiz hanno contribuito ASD Arechi Rugby di Salerno e le professioniste del rugby Elena Giannino trainer ed executive coach ed Erika Morri, ex nazionale Azzurra di rugby e ex-Consigliera Federale FIR. «Un sentito ringraziamento - conclude Marco Baione va anche al Comune di Salerno non solo perché ha riconosciuto la valenza dell’evento ma soprattutto perché, con lungimiranza, ha creduto nel motto “chi semina sport raccoglie futuro” destinando lo Stadio storico di Salerno al rugby e a tanti altri sport minori».


privacy

DECRETO TRASPARENZA: OBBLIGHI INFORMATIVI E PRIVACY DEI DIPENDENTI

Piera Di Stefano Co-founder Avvocato del Web ® / T.R.ON ® Studio Legale D|&|D

Le nuove disposizioni, in vigore dal 13 agosto 2022, con l’obiettivo di innalzare le tutele dei lavoratori, ampliano il corredo informativo da rendere agli stessi al momento dell’instaurazione del rapporto di lavoro, in maniera tale da informarli dei diritti e doveri che ne conseguono in relazione agli aspetti principali del contratto

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on la Circolare n. 19 del 20 settembre 2022, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (d’ora in avanti, per brevità, “ML”) ha fornito indicazioni interpretative su taluni specifici profili degli obblighi informativi introdotti dal Decreto Legislativo n. 104 del 27 giugno 2022 di attuazione della direttiva (UE) 2019/1152 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019, relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell’Unione europea (cosiddetto "Decreto Trasparenza”). Tali indicazioni fanno seguito a quelle già contenute nella circolare dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro n. 4 del

31 10 agosto 2022 e hanno l’obiettivo di approfondire le modifiche maggiormente innovative del quadro regolatorio preesistente che, non a caso, sono state destinatarie di molteplici richieste di chiarimento. Le nuove disposizioni, in vigore dal 13 agosto 2022, avendo l’obiettivo di innalzare le tutele dei lavoratori, vanno principalmente ad ampliare, seguendo il dettato della normativa europea, il corredo informativo da rendere agli stessi al momento dell’instaurazione del rapporto di lavoro, in maniera tale che essi siano informati dei diritti e doveri che ne conseguono in relazione agli aspetti principali del contratto. L’intervento normativo contiene, inoltre,

alcune prescrizioni minime relative alle condizioni di lavoro come stabilito dalla normativa precedente. La circolare del ML si sofferma su diversi profili specifici: retribuzione, orario di lavoro programmato, previdenza ed assistenza, durata massima del periodo di prova e gli ulteriori obblighi informativi nel caso che il datore di lavoro utilizzi sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati. Questi ultimi sono previsti dall’articolo 1-bis del d.lgs. n. 152/1997, inserito dall’articolo 4, lett. b), del Decreto Trasparenza. Il comma 1, in particolare, prevede che «Il datore di lavoro o il committente pubblico e privato è tenuto ad

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informare il lavoratore dell’utilizzo di sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati deputati a fornire indicazioni rilevanti ai fini della assunzione o del conferimento dell’incarico, della gestione o della cessazione del rapporto di lavoro, dell’assegnazione di compiti o mansioni nonché indicazioni incidenti sulla sorveglianza, la valutazione, le prestazioni e l’adempimento delle obbligazioni contrattuali dei lavoratori. Resta fermo quanto disposto dall’articolo 4 della legge 20 maggio 1970, n. 300». Preme ricordare che, già in virtù dell’art. 13 del Regolamento europeo per la protezione dei dati personali (Reg. UE 679/16 - cd. GDPR), il datore di lavoro (Titolare del trattamento) è tenuto a fornire al dipendente (“interessato”) informazioni circa «l’esistenza di un processo decisionale automatizzato, compresa la profilazione di cui all’articolo 22, paragrafi 1 e 4, e, almeno in tali casi, informazioni significative sulla logica utilizzata, nonché l’importanza e le conseguenze previste di tale trattamento per l’interessato». Il «quid novi», introdotto dal Decreto Trasparenza, riguarda l’obbligo per il datore di lavoro di informare il lavoratore sull’adozione di sistemi decisionali e di monitoraggio automatizzati durante tutto il rapporto di lavoro. Nello specifico, il datore di lavoro o il committente è tenuto a fornire al lavoratore, prima dell’inizio dell’attività lavorativa, le seguenti ulteriori informazioni: gli aspetti del rapporto di lavoro sui quali

incide l’utilizzo dei sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati; gli scopi, la logica, il funzionamento, dei citati sistemi, le categorie di dati e i parametri utilizzati per programmare o addestrare i medesimi sistemi, inclusi i meccanismi di valutazione delle prestazioni, le misure di controllo adottate per le decisioni automatizzate, gli eventuali processi di correzione e il responsabile del sistema di gestione della qualità, nonché, infine, il livello di accuratezza, robustezza e cybersicurezza degli strumenti di cui trattasi, unitamente alle metriche utilizzate per misurare tali parametri, nonché gli impatti potenzialmente discriminatori delle metriche stesse (art. 1 bis, comma 2). È previsto, inoltre, l’obbligo del datore di lavoro o del committente di integrare l’informativa con le istruzioni per il lavoratore in merito alla sicurezza dei dati e l’aggiornamento del registro dei trattamenti riguardanti le attività per le quali sono utilizzati i sistemi decisionali e di monitoraggio automatizzati (art. 1 bis, comma 4). Tali obblighi informativi, chiarisce la circolare ML, sorgono a carico del datore di lavoro che utilizza i sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati sostanzialmente in due ipotesi: 1. quando i sistemi di cui trattasi realizzano un procedimento decisionale in grado di incidere sul rapporto di lavoro; 2. quando tali strumenti incidono sulla sorveglianza, la valutazione, le prestazioni e l’adempimento delle obbligazioni contrattuali dei lavoratori (ad es. tablet, di-

spositivi digitali e wearables, gps e geolocalizzatori, sistemi per il riconoscimento facciale, sistemi di rating e ranking). La prima ipotesi sussiste anche nel caso di intervento umano meramente accessorio e riguarda, ad esempio, i casi di assunzione o conferimento dell’incarico tramite l’utilizzo di chatbots durante il colloquio, la profilazione automatizzata dei candidati, lo screening dei curricula, l’utilizzo di software per il riconoscimento emotivo e test psicoattitudinali. Altri casi esemplificativi riguardano la gestione o cessazione del rapporto di lavoro con assegnazione o revoca automatizzata di compiti, mansioni o turni, definizione dell’orario di lavoro, analisi di produttività, determinazione della retribuzione, promozioni, etc., attraverso analisi statistiche, strumenti di data analytics o machine learning, rete neurali, deep-learning. In tutti i casi citati, il Decreto Trasparenza richiede che il datore di lavoro rilasci idonea e completa informativa. Diversamente, chiarisce la circolare, non sarà necessario procedere all’informativa nel caso, ad esempio, di sistemi automatizzati deputati alla rilevazione delle presenze in ingresso e in uscita, cui non consegua un’attività interamente automatizzata finalizzata ad una decisione datoriale. Il comma 3 dell’art. 1 bis in esame stabilisce, inoltre, la possibilità per il lavoratore di accedere ai dati, direttamente o per il tramite delle rappresentanze sindacali aziendali o territoriali, nonché di richiedere ulterio-


privacy ri informazioni concernenti gli obblighi di informativa precisati al comma 2, sui quali il datore di lavoro o il committente sono tenuti a rispondere per iscritto entro trenta giorni. Il successivo comma 6 chiarisce che «le informazioni e i dati di cui ai commi da 1 a 5 del presente articolo devono essere comunicati dal datore di lavoro o dal committente ai lavoratori in modo trasparente, in formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico. La comunicazione delle medesime informazioni e dati deve essere effettuata anche alle rappresentanze sindacali aziendali ovvero alla rappresentanza sindacale unitaria e, in assenza delle predette rappresentanze, alle sedi territoriali delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l’Ispettorato nazionale del lavoro possono richiedere la comunicazione delle medesime informazioni e dati e l’accesso agli stessi». Quanto al trattamento sanzionatorio, lo stesso è rinvenibile nel nuovo art. 4 del D.Lgs. n.

152/1997, secondo il quale «il lavoratore denuncia il mancato, ritardato, incompleto o inesatto assolvimento degli obblighi di cui agli articoli 1, 1-bis, 2, e 3, e 5, comma 2, all’Ispettorato nazionale del lavoro che, compiuti i necessari accertamenti di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689, applica la sanzione prevista all’articolo 19, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276», cd. “Legge Biagi”. Tale ultima disposizione, anch’essa novellata dall’art. 5, comma 4, del D.Lgs. n. 104/2022, prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 750 euro “per ciascun mese di riferimento”, soggetta alla procedura di diffida ex art. 13 D.Lgs. n. 124/2004. La sanzione va quindi applicata per ciascun mese in cui il lavoratore svolga la propria attività in violazione degli obblighi informativi in esame da parte del datore di lavoro o del committente. La circolare ML precisa che si tratta di una sanzione “per fasce” cosicché, ferma restando la sua applicazione per ciascun mese di riferimento, se la violazione si riferisce a più di cin-

que lavoratori la sanzione amministrativa è da 400 a 1.500 euro. Se invece la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori, la sanzione va da 400 a 5.000 euro e non è ammesso il pagamento in misura ridotta e pertanto neanche la procedura di diffida ex art. 13 del D.Lgs. n. 124/2004. Da ultimo, se la comunicazione delle medesime informazioni e dati non viene effettuata anche alle rappresentanze sindacali aziendali ovvero alla rappresentanza sindacale unitaria o, in loro assenza, alle sedi territoriali delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, trova applicazione una sanzione amministrativa pecuniaria, anch’essa diffidabile, da 400 a 1.500 euro per ciascun mese in cui si verifica l’omissione. Al netto delle indicazioni interpretative fornite, la circolare del ML pare non aver, in realtà, chiarito i dubbi e dissipato le critiche formulate circa la contraddittorietà e incertezza delle disposizioni del Decreto Trasparenza e la fase applicativa non potrà che rivelare la necessità di ulteriori apporti

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LA NUOVA MEDIAZIONE CIVILE: VERSO LA GIUSTIZIA CONSENSUALE Marco Marinaro avvocato cassazionista - professore a contratto di “Giustizia sostenibile e ADR” del Dipartimento di Giurisprudenza della LUISS “Guido Carli” di Roma - giudice ausiliario della Corte di Appello di Napoli - mediatore e arbitro | mmarinaro@luiss.it

Rimarcata l’importanza della partecipazione personale delle parti, indispensabile per realizzare un effettivo confronto sulle questioni controverse

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on l’approdo in Parlamento il 3 agosto scorso dello schema del decreto legislativo di riforma della giustizia civile, il Governo ha avviato la fase conclusiva dell’iter che prevede che sia espresso il parere delle Commissioni competenti prima che si possa procedere all’approvazione finale. L’ampio testo adottato dall’Esecutivo sulla base delle proposte formulate dai Gruppi di lavoro istituiti dal Ministro della Giustizia è destinato ad incidere profondamente non soltanto sul processo civile, ma anche sulle procedure complementari di giustizia e, in particolare, sulla mediazione. I numerosi principi e criteri direttivi fissati dalla legge delega n. 206 del 2021 per la riforma della mediazione nel delineare un articolato progetto di revisione rendevano già evidente il notevole impatto che le norme attuative avrebbero potuto avere nella prospettiva di razionalizzare e rendere efficiente il modello vigente (adottato nel 2010 e poi radicalmente modificato nel 2013). Già da una prima lettura del testo traspare la scelta del legislatore delegato di dare piena attuazione ai principi dettati dal delegante con il rigoroso rispetto dei relativi limiti e prestando poi una particolare cura al drafting. Emerge con evidenza, infatti, l’esigenza di rendere chiara e coerente la disciplina da riformare tanto da condurre il redattore in alcu-

ni casi a utilizzare una tecnica chirurgica mininvasiva e, in altri, a procedere nella riscrittura integrale di alcuni articoli anche al fine di riorganizzarne la collocazione sistematica alla luce degli studi e delle esperienze maturate soprattutto nell’ultimo decennio. E così poi, da una lettura più attenta del nuovo articolato, si può cogliere il fil rouge tracciato dal legislatore delegante che ha chiesto al Governo di «riordinare le disposizioni concernenti lo svolgimento della procedura di mediazione nel senso di favorire la partecipazione personale delle parti, nonché l’effettivo confronto sulle questioni controverse, regolando le conseguenze della mancata partecipazione». Un principio cardine che consente di centrare l’intera disciplina sulla partecipazione personale delle parti assistite dai rispettivi avvocati: la mediazione può divenire uno strumento di giustizia sempre più efficace se (e soltanto se) i protagonisti del conflitto siedono al tavolo negoziale e cooperano in buona fede e lealmente al fine di realizzare un effettivo confronto sulle questioni controverse. Sul punto è noto che anche la Cassazione aveva segnalato l’importanza della partecipazione personale (sentenza n. 8473 del 2019) traendo dalla legislazione vigente un principio fondante della procedura, pur ritenendo che non vi fossero limiti al potere di rappresentanza. In questa direzione, ven-


gono previsti limiti alla possibilità di delegare che sarà consentita soltanto per “giustificati motivi”, precisando altresì che in tal caso la procura potrà essere conferita solo ai rappresentanti che siano a conoscenza dei fatti e muniti dei poteri necessari per la composizione della controversia (principio che viene ribadito anche per i soggetti diversi dalle persone fisiche). Quanto alle conseguenze derivanti dalla mancata partecipazione (personale) alla mediazione viene ribadita l’improcedibilità della domanda giudiziale con riguardo alla parte che ha interesse ad avviare l’azione giudiziaria, sia nei casi in cui la mediazione preventiva è obbligatoria ex lege (e il novero delle materie viene esteso ad altri àmbiti) ovvero quando è disposta dal giudice nel corso del processo (ma anche quando la mediazione è stata prevista da una clausola contenuta in un contratto o in uno statuto o atto costitutivo). Viene poi raddoppiata la sanzione pecuniaria da versare in favore dell’Erario per l’ingiustificata assenza in mediazione della parte invitata, con la trasmissione della sentenza all’autorità di vigilanza (per i soggetti vigilati) e al pubblico ministero presso la sezione giurisdizionale della Corte dei conti (per le pa). Introdotta anche una sanzione pecuniaria che il giudice potrà disporre su richiesta e in favore della controparte, in misura non superiore nel massimo alle spese del giudizio maturate dopo la conclusione del procedimento di mediazione. Un’ampia parte della riforma nel solco della legge delega mira poi a incentivare e rendere più agevole la partecipazione alla procedura con l’obiettivo di rafforzarne l’efficacia. In primo luogo, viene introdotto il patrocinio a spese dello Stato in favore della parte non abbiente per l’assistenza dell’avvocato quando la mediazione è obbligatoria ex lege o demandata dal giudice, se è raggiunto l’accordo di conciliazione. Si risolve così la querelle giurisprudenziale culminata nella declaratoria di incostituzionalità delle norme che non consentivano tale riconoscimento (Corte cost., sentenza n. 10 del 2022). Inoltre, viene aumentato ed esteso il beneficio del credito d’imposta. Viene infatti previsto, quando è raggiunto l’accordo di conciliazione, un credito d’imposta commisurato all’indennità corrisposta all’organismo (max euro 600). Alle parti è altresì riconosciuto un ulteriore credito d’imposta pari al compenso corrisposto all’avvocato per l’assistenza, nei limiti previsti dai parametri foren-

si e fino a concorrenza di euro 600. Questi crediti d’imposta sono utilizzabili dalla parte nel limite complessivo di euro 600 per procedura e fino a un importo massimo annuale di euro 2.400 per le persone fisiche e di euro 24.000 per le persone giuridiche. In caso di insuccesso della mediazione i crediti d’imposta sono ridotti della metà. È riconosciuto poi un ulteriore credito d’imposta commisurato al contributo unificato versato dalla parte del giudizio estinto a seguito della conclusione di un accordo di conciliazione, nel limite dell’importo versato e fino a concorrenza di euro 518. La franchigia per l’imposta di registro da versare per il verbale contenente l’accordo di conciliazione viene inoltre raddoppiata e portata a 100mila euro (restando dovuta l’imposta per la parte eccedente). Per agevolare la partecipazione dei rappresentanti delle pubbliche amministrazioni è stato poi previsto che, in caso di conclusione di un accordo di conciliazione nel procedimento di mediazione, la responsabilità contabile sia limitata ai fatti e alle omissioni commessi con dolo o colpa grave, consistenti nella negligenza inescusabile derivante dalla grave violazione della legge o dal travisamento dei fatti. Per semplificare la partecipazione del condominio, viene concessa all’amministratore la legittimazione ad attivare oltre che ad aderire e a partecipare alla procedura di mediazione. Il verbale contenente l’accordo di conciliazione o la proposta conciliativa del mediatore devono poi essere sottoposti all’approvazione dell’assemblea condominiale, la quale delibera entro il termine fissato nell’accordo o nella proposta con le maggioranze previste dall’articolo 1136 del c.c.. In caso di mancata approvazione entro tale termine la conciliazione si intende non conclusa. Infine, viene regolamentata la mediazione telematica consentendo che gli incontri possano svolgersi con collegamento audiovisivo. Una riforma che mira a valorizzare percorsi sostenibili di risoluzione consensuale delle controversie responsabilizzando il ruolo delle parti e degli avvocati che le assistono in un contesto flessibile, ma regolamentato e vigilato. Una riforma che, nel porre a base delle scelte compiute l’esperienza maturata nell’ultimo decennio, disegna un modello di giustizia mediativa efficace ed efficiente in una prospettiva che pone al centro le persone in una prospettiva solidaristica di rilievo costituzionale.

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norme e società

TERZO SETTORE E APPALTI PUBBLICI: VOLONTARIATO E REGOLE CONCORRENZIALI Luigi Maria D’Angiolella avvocato | studio D’Angiolella dangiolella@studiolegaledangiolella.it

Al fine di avvalersi della possibilità di utilizzare le procedure di affidamento disciplinate dal codice del terzo settore e di sottrarsi all’applicazione delle norme europee è essenziale definire il concetto di gratuità

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l variegato modo del volontariato in Italia ha assunto spesso dei connotati di attività imprenditoriale e, peggio, dietro certe strutture di comodo, si nascondono talvolta vere e proprie imprese. Si tratta di cooperative, associazioni, comunità che, nella stragrande maggioranza dei casi, va detto, sono oggettivamente un beneficio per la collettività. Le esigenze manifestatesi si sono risolte con un susseguirsi di norme e interpretazioni in giurisprudenza, che hanno posto i dovuti correttivi. Alcuni dei servizi svolti da volontari - si pensi al soccorso, al personale non medico delle autoambulanze, al servizio per i disabili, alle mense, alle case-famiglia, alle comunità per tossicodipendenti, e altro - specie nell’amministrazione

sanitaria, assumono una valenza in termini economici di grande importanza. E altresì noto che è stato introdotto di recente il c.d. Codice del Terzo Settore con il d.lgs. 3 luglio 2017, n. 117. Sul punto vi è stato anche l’intervento decisivo della Corte Costituzionale che ha evidenziato come l’art. 55 del Codice del Terzo Settore, disciplinando i rapporti tra Enti del Terzo Settore e pubbliche amministrazioni, rappresenti una delle più significative attuazioni del principio di sussidiarietà orizzontale valorizzato dall’art. 118, quarto comma, che ha esplicitato nel testo costituzionale «le implicazioni di sistema derivanti dal riconoscimento della “profonda socialità” che connota la persona umana… », ancor di più confermando il favor del sistema verso il settore. Pur

non volendo avere alcuna pretesa di completezza, si intende svolgere qui qualche veloce considerazione utile ai lettori. Nei rapporti con la P.A. il riferimento più solido è tuttora il parere della Commissione speciale del Consiglio di Stato, 26 luglio 2018 sui rapporti tra le direttive U.E. del 2014 in materia di appalti pubblici, il Codice dei contratti pubblici di cui al d.lgs. n. 50 del 2016 e il d.lgs. n. 117 del 2017 (Codice del Terzo Settore) nella parte in cui disciplina l’affidamento di “servizi sociali” a soggetti o enti di questo tipo. La regola generale è sempre l’applicazione della disciplina degli appalti nell’affidamento dei servizi sociali, disciplinato dal legislatore nazionale. Si deve rispettare la normativa concorrenziale, in quanto rappresenta una modalità di affidamento di un servizio che ri-


entra nel perimetro del sistema degli appalti di origine comunitaria. Si è sottolineato però, come in determinate ipotesi, la procedura di affidamento di servizi sociali disciplinata dal diritto interno non è soggetta alla regolazione di origine euro-unitaria. Ciò accade quando la procedura tende all’affidamento a un ente di diritto privato di un servizio sociale che, tuttavia, lo stesso ente svolge a titolo integralmente gratuito. Pertanto, è essenziale definire il concetto di gratuità, al fine di avvalersi della possibilità di utilizzare le procedure di affidamento disciplinate dal codice del terzo settore e di sottrarsi, quindi, all’applicazione delle norme ordinarie sugli appalti pubblici. In tale prospettiva, il concetto di gratuità si identifica, secondo la più

recente giurisprudenza (Consiglio di Stato V sez. 6232 del 7.9.2021), nel conseguimento di un aumento patrimoniale da parte della collettività, cui corrisponde una sola mera diminuzione patrimoniale di altro soggetto, ossia il prestatore del servizio. La gratuità è dunque la non economicità del servizio poiché gestito, necessariamente, in perdita per il prestatore. Ammesso pertanto unicamente il rimborso delle spese. Si tratta di considerazioni che sembrano scontate, ma che hanno un forte effetto pratico. Ogni volta che il servizio non è gratuito nei termini detti, il regime concorrenziale e le regole degli appalti tornano ad applicarsi, limitando di molto le possibili distorsioni al mercato.

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«Il concetto di gratuità si identifica, secondo la più recente giurisprudenza, nel conseguimento di un aumento patrimoniale da parte della collettività, cui corrisponde una sola mera diminuzione patrimoniale di altro soggetto, ossia il prestatore del servizio» _________________________

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norme e società

RECUPERO DELLE GARANZIE DEL MCC, LA CARTELLA DI PAGAMENTO È NULLA SENZA TITOLO ESECUTIVO GIUDIZIALE Maurizio Galardo Avvocato Cassazionista e Dottore di ricerca in diritto commerciale Studio Legale Galardo & Venturiello mgalardo@galardoventuriello.it

La regola generale secondo cui il ruolo ha natura di titolo esecutivo subirebbe una deroga con riguardo al recupero di quelle entrate che si fondano su rapporti di natura contrattuale/privatistica

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l Tribunale di Bergamo con sentenza del 02/8/2022 ha deciso una controversia relativa all’impugnazione di una cartella esattoriale il cui ruolo era stato formato al fine di procedere al recupero di somme garantite dal Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese, attraverso la Banca del Mezzogiorno - Mediocredito Centrale S.p.a., escusse in seguito all’insolvenza dell’impresa debitrice. Più precisamente, il credito azionato derivava da un contratto di finanziamento concesso da un Istituto di credito ad una società, regolato dalle norme codicistiche, e nella prestazione da parte del Fondo, di una garanzia rispetto a questo credito, assistita dal diritto di surrogazione ex art. 1203 cod. civ. in virtù del quale il Concessionario della Gestione del Fondo subentra nella medesima posizione della banca erogatrice, acquisendo i relativi diritti. La società debitrice, che nel frattempo era stata ammessa anche alla procedura di concordato preventivo, contestava il diritto del creditore di proce-

dere alla riscossione coattiva mediante ruolo, stante la mancanza di un titolo preesistente fornito di efficacia esecutiva così come previsto dall’art. 21 d.lgs. 46/1999 posto che il credito azionato non aveva natura tributaria, trovando invece la sua origine in un rapporto contrattuale di diritto privato. Nel caso di specie MCC Spa aveva provveduto, in forza dell’art. 9 co. 5) d.lgs. 123/1998 e dell’art. 17 d.lgs. n. 46/199 ad avviare la procedura di iscrizione a ruolo esattoriale per la riscossione degli importi spettanti al Fondo. Il Tribunale adito ha evidenziato che il ruolo esattoriale è soggetto a modalità procedimentali differenziate in relazione alla natura delle somme oggetto di recupero; e ha evidenziato che la regola generale di cui all’art. 12 dr 602/1973 secondo cui il ruolo ha natura di titolo esecutivo, come tale idoneo a fondare l’esecuzione esattoriale, subisce una deroga con riguardo al recupero di quelle entrate che si fondano su rapporti di natura privatistica, in relazione ai quali il ruolo non avrebbe natura di

titolo esecutivo. Il Tribunale ha individuato tale principio nell’art. 21 del d.lgs. 46/1999 ai sensi del quale: «salvo che sia diversamente disposto da particolari disposizioni di legge e salvo altresì quanto stabilito dall’art. 24 per le entrate degli enti previdenziali, le entrate previste dall’art. 17 aventi causa in rapporti di diritto privato sono iscritte a ruolo quando risultano da titolo avente efficacia esecutiva». Orbene in virtù di tale previsione normativa nelle ipotesi di riscossione di entrate di natura privatistica, il ruolo esattoriale non assume natura di titolo esecutivo ma, al contrario, l’Ente creditore è onerato della precostituzione di un titolo esecutivo e successivamente alla formazione di questo, alla emanazione del ruolo. Nel caso di specie, trattandosi di un credito che nasceva dalla revoca di un finanziamento, il Tribunale ha evidenziato che non si poteva prescindere da un preliminare accertamento giudiziale della pretesa creditoria, da porsi poi a fondamento dell’iscrizione a ruolo.


lavoro

PRESCRIZIONE DEI CREDITI DI LAVORO: LA SUPREMA CORTE FA CHIAREZZA Paolo Ambron avvocato giuslavorista | info@studiolegaleambron.it

Il termine decorre dalla risoluzione del rapporto di lavoro, ossia a norma del combinato disposto degli articoli 2948, n. 4 e 2935 del Codice civile

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a Cassazione con la sentenza n. 26246, pubblicata il 6.9.2022, si è espressa per la prima volta sul contrasto giurisprudenziale in tema di prescrizione dei crediti di lavoro e sul criterio di individuazione del dies a quo di decorrenza della medesima. La Suprema Corte ha stabilito il principio di diritto secondo cui il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, così come modulato dalla riforma Fornero e dal Jobs Act, mancando dei presupposti di predeterminazione certa delle fattispecie di risoluzione e di una loro tutela adeguata, non è assistito da un regime di stabilità. Sicché, per tutti quei diritti che non siano prescritti al momento dell’entrata in vigore della legge n. 92 del 2012, il termine di prescrizione decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro. Finora la prescrizione, per i dipendenti di aziende con più di 15 lavoratori, decorreva durante il rapporto di lavoro e pertanto era opportuno interromperla in costanza di rapporto, mentre per i dipendenti di aziende con meno di 15 dipendenti il dies a quo per interrompere la prescrizione decorreva dal momento del recesso. Sia il Tribunale che la Corte di Appello di Brescia avevano negato che ricorresse, nonostante la Fornero e il Jobs Act avessero fortemente limitato la reintegrazione nel posto di lavoro, una condizione psicologica di timore del lavoratore, tale da indurlo a non avanzare pretese retributive nel corso del rapporto. Ciò in quanto in caso di licenziamento per ritorsione o discriminatorio il lavoratore avrebbe mantenuto una tutela ripristinatoria piena. La Suprema Corte ha affrontato il tema della permanenza o meno, a seguito della riforma Fornero e Jobs Act, della garanzia di quel regime di stabilità nel

rapporto di lavoro dei dipendenti di imprese con oltre 15 lavoratori, in forza del quale l’art. 2948 n. 4 c.c., anche a seguito delle pronunce della Corte Costituzionale, consente il decorso della prescrizione in costanza di rapporto. Le modifiche all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori hanno comportato il passaggio da un’automatica applicazione ad ogni ipotesi di illegittimità del licenziamento della tutela reintegratoria e risarcitoria ad un’applicazione selettiva delle tutele e di scelta della sanzione applicabile. Ciò non risulta mutato, anche a seguito delle pronunce della Corte Costituzionale, tra cui la n. 59/2021, che hanno sì esteso le ipotesi in cui può essere disposta la reintegrazione invece dell’indennità risarcitoria, ma non l’hanno resa quale forma ordinaria di tutela contro ogni forma illegittima di risoluzione. Infatti, la Suprema Corte ribadisce il principio in forza del quale la prescrizione debba decorrere, in corso di rapporto di lavoro, esclusivamente quando la reintegrazione appaia la sanzione contro ogni illegittima risoluzione nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro così come accade per i lavoratori pubblici e come era previsto dall’art. 18 prima della riforma Fornero. Solo su tali presupposti può delinearsi l’assenza di metus del lavoratore per la propria sorte lavorativa quando decida, nel corso del rapporto di lavoro, di reclamare un proprio credito. Pertanto la Corte ha escluso che il rapporto di lavoro a tempo indeterminato sia assistito da un regime di stabilità con la conseguenza che il termine di prescrizione ex art. 2948 n. 4 c.c. e 2935 c.c. debba decorrere dalla cessione del rapporto di lavoro per tutti i diritti che non risultino prescritti al momento dell’entrata in vigore della legge n. 92/2012. N. 3 | 2022

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fisco

ANCHE IL REALIZZO CONTROLLATO DIVENTA A RISCHIO ABUSO Marco Fiorentino dottore commercialista / revisore legale dei Conti marcofiorentino@fiorentinoassociati.it

Se gli utili della controllata non sono investiti in attività produttive caratterizzate da un impiego attivo ed efficace delle risorse derivanti dalla distribuzione dei dividendi scatta la censura

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L’

art. 177, comma 2, TUIR, applicabile anche ai soggetti privati non imprenditori, dispone che le azioni o quote ricevute a seguito di conferimenti in società, mediante i quali la società conferitaria acquisisce il controllo di una società ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1), c.c. - ovvero incrementa, in virtù di un obbligo legale o di un vincolo statutario, la percentuale di controllo - sono valutate, ai fini della determinazione del reddito del conferente, in base alla corrispondente quota delle voci di patrimonio netto formato dalla società conferitaria per effetto del conferimento. Tale regime rappresenta una deroga al criterio generale delineato dall’art. 9 TUIR ("valore normale"), ed è un’ipotesi specifica di determinazione del reddito del conferente, avente

natura agevolativa applicabile in presenza dei presupposti di legge. In sostanza, qualora l’aumento del patrimonio netto della conferitaria a seguito del conferimento equivalga al valore fiscalmente riconosciuto in capo al conferente della partecipazione conferita, l’operazione avviene in neutralità fiscale (c.d. “realizzo controllato”). Se tale condizione non viene rispettata, il conferimento segue le regole ordinarie dell’art. 9 citato e l’eventuale plusvalore in capo al conferente, pari al differenziale tra prezzo del conferimento e valore fiscale di carico della partecipazione è sottoposto a tassazione. Questa normativa di favore è molto utilizzata dagli operatori, soprattutto nelle operazioni di riorganizzazione degli assetti proprietari di società e gruppi - familiari o a estesa compagine sociale - finalizza-

te sia a consolidare il potere di indirizzo e controllo evitando la dispersione dell’azionariato, sia a preparare eventuali passaggi generazionali successivi. Ciò in quanto, come anticipato, essa consente di evitare una illogica (e significativa) tassazione di operazioni, che non hanno quale obiettivo manifestazioni di ricchezze, ma meri scopi riorganizzativi. Su questo specifico tema nel corso degli ultimi anni si sono succeduti innumerevoli interventi di prassi dell’Agenzia delle Entrate (le famose “Risposte”), che - salvo alcuni casi oggettivamente distorcenti il fine della norma - non solo hanno sempre confermato la liceità fiscale del beneficio, ma ne hanno esteso l’applicabilità anche a una serie di varianti specifiche, che non ne modificavano lo scopo ultimo. Più in particolare, tale solido orientamento interpretativo


ha fatto ritenere assodato che, ai fini dell’applicazione della norma agevolativa, il ruolo e le attività della conferitaria anche post-conferimento non fossero elementi decisivi. E invece ecco la Risposta n. 215 del 26 aprile 2022, in cui, del tutto inaspettatamente, l’Agenzia delle Entrate inserisce un’ulteriore (e assolutamente inesistente) condizione per beneficiare dell’agevolazione: l’attività della beneficiaria. In breve, nel caso oggetto della risposta, una persona fisica intendeva conferire la maggioranza di una società operativa nel settore edile in un’altra società neo costituita (la conferitaria), che avrebbe operato anche nel settore del commercio di opere d’arte e le cui risorse finanziarie sarebbero state fornite proprio dalla società conferita, attraverso la distribuzione di dividendi. L’Agenzia ha dato parere positivo, ma subordinatamente alla circostanza che la società conferitaria svolgesse nel futuro una effettiva attività imprenditoriale, caratterizzata da un impiego attivo ed efficace delle risorse derivanti dalla distribuzione dei dividendi. In pratica, secondo l’Agenzia, se la conferitaria nel futuro non esercitasse un’effettiva attività imprenditoriale ma si limitasse solo a una gestione passiva degli asset patrimoniali, essa potrebbe essere riqualificata come società contenitore e quindi di mero godimento. In tale evenienza, potrebbe evidenziarsi una natura prettamente fiscale della riorganizzazione, rappresentata dalla più leggera tassazione dei

dividendi erogati dalla società operativa conferita (26% per la persona fisica - 1,2% per la conferitaria) suscettibile di censura antielusiva. Questa posizione non è condivisibile. Innanzitutto perché, si ripete, il precetto normativo (art.177 comma 2 TUIR) non prevede tra le condizioni per la neutralità fiscale, la vitalità economica della conferitaria. Poi, dimentica l’Agenzia che la finalità del conferimento in oggetto, è proprio quella di creare delle conferitarie - holding, cui affidare la gestione delle (sole) partecipazioni conferite, per cui ipotizzarne l’elusività è un ossimoro vero e proprio. Infatti, andando - solo per ipotesi - verso questa astrusa impostazione, l’Agenzia dovrebbe anche spiegare che senso avrebbe allora il comma 2 bis del medesimo articolo 177, in cui addirittura viene consentito il conferimento di quote di minoranza in altre società (le cc.dd. “Holding unipersonali”), la cui vitalità economica in senso proprio sarebbe ancora più affievolita. Inoltre, l’Agenzia dovrebbe ricordare che, il possesso di partecipazioni da parte delle holding è ritenuto esercizio di attività economica e peraltro soggetto alla normativa sulle società di comodo, ben più penalizzante rispetto al prelievo sui dividendi nel caso di possesso diretto da parte di persone. Infine, è il caso di precisare che il passaggio della partecipazione in una holding passiva non determina alcun vantaggio fiscale, poiché i dividendi subirebbero una doppia tassazione,

la prima dell’1,2% a seguito del passaggio da una società all’altra e la seconda del 26% quando gli utili vengono distribuiti alla persona fisica. Questa impostazione, che guarda a ciò che fa la beneficiaria dell’apporto, è stata - a fatica - ritenuta accettabile solo nei casi di scissioni di rami “senza azienda” aventi ad oggetto solo denaro e similari ed è evidente che scissione e conferimento da persona fisica sono fattispecie del tutto differenti. Questo tentativo di estenderla con una certa semplicità a operazioni quali appunto il conferimento in neutralità indotta in cui l’obiettivo della creazione di una holding è il presupposto stesso della norma istitutiva (art.177 comma 2 e 2bis TUIR), è quindi del tutto privo di senso. A valle di queste considerazioni, viene solo da pensare che l’unico motivo che possa giustificare una risposta così sorprendentemente superficiale sia stato il caso specifico, legato al commercio di opere d’arte, che, per sua natura ma impropriamente, fa temere gestioni parapersonali di tali attività. Ove ciò fosse, sarebbe stato apprezzabile che l’Agenzia, per evitare fraintendimenti, avesse almeno precisato nella stessa risposta che le partecipazioni conferite in una holding non erano e non sono mai da considerarsi asset da gestione passiva, suscettibili di generare società conferitarie di mero godimento. C’è sempre tempo per rimediare.

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fisco

FATTURE E AUTOFATTURE ELETTRONICHE, ISTRUZIONI PER LA CORRETTA COMPILAZIONE Alessandro Sacrestano management consultant Sagit&Associati srl amministratore unico Assindustria Salerno Service srl asacrestano@studiosagit.it

Cosa bisogna sapere per l’invio e la ricezione da destinatario non italiano

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al 1° luglio scorso è diventato obbligatorio emettere elettronicamente e inviare all’SDI le fatture attive relative alle operazioni effettuate nei confronti di soggetti non stabiliti in Italia utilizzando il tipo documento “TD01”, valorizzando il campo “codice destinatario” con “XXXXXXX”. Inoltre, è diventato obbligatorio emettere elettronicamente e inviare all’SDI le autofatture relative alle fatture passive ricevu-

te dai fornitori esteri, utilizzando il tipo documento; • “TD17”, per i servizi ricevuti da fornitori intra UE ed extra UE; • “TD18”, per gli acquisti di beni intracomunitari; • “TD19”, per gli acquisti di beni già presenti in Italia (non sono quindi importazioni o acquisti intracomunitari) da soggetto non residente e privo di stabile organizzazione nel territorio dello Stato, per i quali è indicato l’imponibile ma non

Fattura da emettere verso soggetto UE o Extra UE

Fattura ricevuta da soggetto UE o Extra UE

OBBLIGO FATTURA

OBBLIGO AUTOFATTURA

la relativa imposta. L’obbligo comunicativo resta al momento facoltativo per tutte le operazioni per le quali sia stata emessa una bolletta doganale, oppure emessa o ricevuta una fattura elettronica mediante il Sistema di Interscambio. Le fatture andranno compilate e spedite entro il giorno 15 del mese successivo alla ricezione del documento estero. Di seguito le informazioni necessarie per compilare il documento in ogni suo punto.

Da trasmettere al SDI

Da trasmettere al SDI


Fattura elettronica TD17 per i servizi ricevuti da fornitori intra UE ed extra UE Campo cedente/prestatore: inserire i dati del prestatore estero con l’indicazione del paese di residenza dello stesso. Campo cessionario/committente: inserire i dati del committente che effettua l’integrazione o emette l’autofattura. Campo 2.1.1.3 <Data> della sezione “Dati Generali”: inserire la data di ricezione della fattura per servizi intra-UE o la data di effettuazione dell’operazione, nel caso di emissione dell’autofattura relativa all’acquisto di servizi extra-UE. Campo 2.1.1.4 Numero: è consigliabile adoperare una numerazione progressiva diversa da quella usata per le fatture attive ordinarie. Campo 2.1.6: inserire gli estremi della fattura di riferimento ricevuta dal fornitore estero. Indicare come imponibile il totale della fattura inviata dal fornitore estero. L’imposta andrà calcolata autonomamente. Quando necessario, si dovrà indicare la natura dell’operazione nel caso si tratti di un’operazione non imponibile o esente (ad esempio, codice N3.4 nel caso di non imponibilità e codice N4 nel caso di esenzione). Fattura elettronica TD18 per gli acquisti di beni intracomunitari Campo cedente/prestatore: inserire i dati del prestatore estero con l’indicazione del paese di residenza dello stesso. Campo cessionario/committente: inserire i dati del committente che effettua l’integrazione. Campo 2.1.1.3 <Data> della

sezione “Dati Generali”: inserire la data di ricezione della fattura. Campo 2.1.1.4 Numero: è consigliabile adoperare una numerazione progressiva diversa da quella usata per le fatture attive ordinarie. Campo 2.1.6: inserire gli estremi della fattura di riferimento ricevuta dal fornitore estero. Indicare come imponibile il totale della fattura inviata dal fornitore estero. L’imposta andrà calcolata autonomamente. Quando necessario, si dovrà indicare la Natura dell’operazione nel caso si tratti di un’operazione non imponibile o esente (ad esempio, codice N3.4 nel caso di non imponibilità e codice N4 nel caso di esenzione). Fattura elettronica TD19 per gli acquisti di beni già presenti in Italia da soggetto non residente e privo di stabile organizzazione Campo cedente/prestatore: inserire i dati del prestatore estero con l’indicazione del paese di residenza dello stesso. Campo cessionario/committente: inserire i dati del committente che effettua l’integrazione o emette l’autofattura. Campo 2.1.1.3 <Data> della sezione “Dati Generali”: inserire la data di ricezione della fattura da parte di fornitore intra-UE o la data di effettuazione dell’operazione, nel caso di emissione dell’autofattura relativa all’acquisto da fornitore extra-UE. Campo 2.1.1.4 Numero: è consigliabile adoperare una numerazione progressiva diversa da quella usata per le fatture attive ordinarie.

Campo 2.1.6: inserire gli estremi della fattura di riferimento ricevuta dal fornitore estero. Indicare come imponibile il totale della fattura inviata dal fornitore estero. L’imposta andrà calcolata autonomamente. Nel caso non si tratti di un’operazione imponibile, bisognerà specificare la natura dell’operazione; ad esempio per i non imponibili con uso del Plafond occorre indicare N3.5, nel caso di acquisti da soggetti non residenti di beni già presenti in Italia con introduzione in un deposito IVA (articolo 50-bis, comma 4, lettera c) oppure per acquisti da soggetti non residenti di beni (o di servizi su beni) che si trovano all’interno di un deposito IVA occorre indicare la Natura N3.6. Fattura elettronica TD16 per gli acquisti con reverse charge interno (al momento ancora facoltativa) Campo cedente/prestatore: inserire i dati del fornitore italiano. Campo cessionario/committente: inserire i dati del committente che effettua l’integrazione. Campo 2.1.1.3 <Data> della sezione “Dati Generali”: inserire la data di ricezione della fattura. Campo 2.1.1.4 Numero: è consigliabile adoperare una numerazione progressiva diversa da quella usata per le fatture attive ordinarie. Campo 2.1.6: inserire gli estremi della fattura di riferimento ricevuta dal fornitore italiano e dell’IdSdi attribuito alla stessa dal Sistema di interscambio. Indicare come imponibile il totale della fattura inviata dal fornitore. L’imposta andrà calcolata autonomamente.

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ECCELLENZE IN DIGITALE: LE DONNE IN CATTEDRA A SALERNO Alex Giordano docente di Marketing e Trasformazione Digitale - Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli direttore scientifico del programma di ricerca/azione Societing 4.0

Quattordici professioniste per un percorso di formazione gratuito, ideato dal PIDMed, proposto a tutti i lavoratori che vogliano accrescere le proprie competenze digitali, creato su una iniziativa nazionale di Unioncamere con il supporto di Google.org

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on il progetto PIDMed (il Punto Impresa Digitale della Camera di Commercio di Salerno in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli), in questi anni di lavoro sul territorio, ho incontrato imprese molto evolute e innovative, imprenditori curiosi e interessati alle possibilità del digitale, ma anche realtà e persone ancora distanti dai processi di innovazione tecnologica in corso. Il 4.0 per tanti è lontano ma in molti (soprattutto artigiani, commercianti, ristoratori...) hanno manifestato l’interesse a una digitalizzazione 2.0 per ampliare le occasioni offerte ai loro clienti reali e potenziali. Per raccontare loro come si usa il digitale in azienda, per comunicare con i clienti, per far conoscere i propri prodotti e servizi o per mantenere i contatti con le proprie reti di affezionati, i migliori “docenti” sono i professionisti della comunicazione e del marketing, abituati a lavorare con varie organizzazioni e con le imprese. Ecco perché, per organizzare l’edizione salernitana di Eccellenze in Digitale, PIDMed ha coinvolto 14 professioniste del digitale che lavorano nel mondo ma sono tutte originarie di Salerno e dintorni. Precisamente, tredici professioniste salernitane e una testimonial d’eccezione: Jesse, una tiktoker afro-salernitana molto seguita che, in questo momento, è un’importante influencer per quanto riguarda le tendenze dell’abbigliamento.

Eccellenze in Digitale è un percorso di formazione gratuito che viene proposto a tutti i lavoratori che vogliano accrescere le proprie competenze digitali ed è stato creato su una iniziativa nazionale di Unioncamere con il supporto di Google.org. La Camera di Commercio di Salerno, con la complicità del dottor Andrea Sammarco che segue il progetto nazionale, ha provato a spingersi oltre e a prototipare un format diverso di Eccellenze in Digitale, pensato per avere una sua vita pubblica grazie a partnership con Università, centri di ricerca e media locali e nazionali. Parola d’ordine: fornire strumenti pratici senza mistificazioni. E per questo ogni lezione è orientata all’how to cioè a spiegare come utilizzare le piattaforme in modo strategico e operativo. Sono 15 lezioni che diventano una vera e proprio cassetta degli attrezzi, sempre a disposizione sul sito della Camera di Commercio di Salerno e di PIDMed. Imprenditori e lavoratori possono quindi seguire liberamente questo percorso pensato come un manuale narrato. La scelta di un gruppo di professioniste al femminile è volutamente e simbolicamente orientato a sottolineare la necessità di affrontare quel gender gap che si presenta come un serio problema nel nostro Paese. Secondo l’indice DESI 2021 l’Italia si attesta al di sotto della media Europea per quanto riguarda la diffusione e la tipologia di competenze digitali nel confronto tra uomini e donne


e le professioni del digitale continuano ad essere più vantaggiose per i maschi. Nonostante tutto nel 2021 si è registrato, per la Campania in generale e per la provincia di Salerno in particolare, un trend in crescita per quanto riguarda le imprese che hanno scelto di investire nel digitale; inoltre, stando al V Rapporto sull’imprenditoria femminile di Unioncamere, la provincia di Salerno si posiziona sesta nella top-ten nazionale per numero di imprese al femminile (come valore assoluto), superando la media regionale col 23,4% di imprese femminili all’attivo e quinta per incidenza di imprese femminili giovanili sul totale delle imprese femminili. La transizione digitale passa, secondo noi di PIDMed, dalla creazione di ponti con attori-chiave, per questo per diffondere le Eccellenze in Digitale sono state create alleanze istituzionali e altre in-

vece funzionali a far viaggiare queste 15 lezioni in modo crossmediale (lanci sui social: Istagram, Facebook, Youtube), oltre a coinvolgere i media locali come La Città (il principale quotidiano cartaceo di Salerno che ha ospitato le lezioni anche sulla sua piattaforma web); Lira TV e Radio Alfa (dove è stata fatta la promozione del percorso, oltre a far conoscere le docenti e i loro contenuti attraverso interviste di approfondimento). Infine le 13 esperte hanno trovato spazio anche su The WOM, il media brand digitale creato da Mondadori per parlare con le giovani millenial e per offrire alle nuove generazioni contenuti e ispirazioni attraverso i loro canali d’elezione. Non vi resta che scegliere il corso che più fa per voi sul sito della Camera di Commercio di Salerno o sul sito di www.pidmed.eu.

Subira, in arte Jesse

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Testimonial del progetto Eccellenze in digitale

Nata in Muleba (Tanzania), ma residente a Salerno, è una giovane donna che attraverso la rete è riuscita a far conoscere le sue qualità come fashion stylist diventando una star di Tik Tok con 706.5 K followers.

Giovanna Montera

Un DNA digitale per fronteggiare le emergenze

Esperta in strategie di marketing e comunicazione, da oltre 15 anni, Giovanna Montera si confronta quotidianamente con gli obiettivi di aziende di ogni dimensione, dalle più piccole alle multinazionali, italiane e internazionali.

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Simona Caracciolo I social per il business

Socia di un’agenzia di web marketing, Simona Caracciolo cura progetti di formazione e piani di consulenza su marketing e comunicazione. È specializzata anche in comunicazione e organizzazione di eventi per la promozione territoriale e culturale.

Benedetta De Luca

I social emergenti per il business

Benedetta De Luca è una content creator, gender and inclusion editor e influencer. Per lei i social network possono essere un importante veicolo di messaggi valoriali come l’unicità e l’autenticità. 46

Rosaria Morrone

Sponsorizzazioni e Adv (Facebook e Instagram)

Rosaria Morrone è project manager e social media strategist in un’agenzia di marketing e comunicazione integrata, è una donna piena d’energia, interessi e molta ironia che, come lei stessa afferma, non guasta mai.

Nadia Malangone

Funzioni avanzate di geo-targeting Sponsorizzazioni e Adv sui Social

Nadia Malangone è una delle esperte indiscusse del digitale: affermata digital marketing manager lavora con aziende e professionisti che vogliono usare il web per raggiungere i propri obiettivi.


Mara Normando

Il digitale per superare la crisi nel settore turistico

Mara Normando è un’imprenditrice nel settore turistico. Da più di dieci anni si occupa anche di consulenza e comunicazione digitale.

Sara Laveglia

Costruire la propria presenza online

Sara Laveglia si occupa di consulenza e formazione in comunicazione organizzativa e marketing on e off line, personal branding, comunicazione per eventi, content management e pianificazione media.

Pina Caliento

SEO per costruire e rafforzare la propria comunicazione online

Specializzata in digital ethnography, Pina Caliento si occupa di formazione e facilitazione alla digital transformation delle PMI ed è digital promoter del PID di Salerno.

Ida Papandrea

Chatbot e strumenti di messaggistica

Ida Papandrea è una donna cosmopolita sempre pronta ad aprirsi alle novità e alla contaminazione. Attualmente lavora come content creator, copywriter, social media manager e organizzatrice di eventi.

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societing 4.0

Eufemia Scannapieco

Sponsorizzazioni e Adv sui social minori

Eufemia Scannapieco supporta aziende e professionisti nella comunicazione online e offline: è esperta di social media marketing, community management e digital strategy.

Ylenia Cuccurullo L’approccio Data Driven

Ylenia Cuccurullo è una copywriter e digital media strategist che aiuta le aziende a strutturare o ristrutturare il proprio ecosistema digitale partendo dall’analisi dei dati.

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Maria Luisa D’Urso

Vendere online Vendere online grazie a MarketPlace

Maria Luisa D’Urso è imprenditrice ed esperta di eCommerce e digital marketing da quasi 15 anni. Ha iniziato la sua carriera in importanti gruppi editoriali che, con lei, hanno iniziato a vedere nel digitale un nuovo canale di business.

Angela Maiale

Metodologie di Project Management consolidate per le PMI

Network Engineer, Innovation Manager e PMI Scrum Master, Angela Maiale è una delle pioniere della metodologia Agile, dell’Open Innovation e della digital transformation.


mercati

COME INTERNAZIONALIZZARE I SERVIZI Daniele Trimarchi Studio Trimarchi daniele@studiotrimarchi.com

Le imprese del settore dei servizi che intendono operare all’estero devono tenere conto nelle loro valutazioni strategiche di fattori sociali, culturali ed economici. In particolare, un fattore critico di successo è rappresentato dalle risorse umane, data la più ampia interazione fornitore-cliente

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ggi grazie soprattutto alla digitalizzazione è possibile erogare uno stesso servizio in modalità diverse e abbracciare una clientela più ampia, presente anche sui mercati esteri. I servizi rappresentano attualmente il settore economico dominante in termini di occupazione, sia per le economie più sviluppate, sia per molte emergenti. Storicamente però, l’offerta si era sviluppata prima di tutto sul mercato domestico, e per questo l’internazionalizzazione degli stessi è stata poco considerata anche dalla letteratura. Basta fare alcune ricerche su internet per accorgersi che fino a pochi anni fa l’internazionalizzazione dei servizi era vista rischiosa rispetto a quella delle aziende di produzione di beni. Di fondo c’è del vero: in molti casi i servizi offerti sono strettamente legati al proprieta-

rio dell’azienda di servizi che è anche l’unico “formalmente” titolato a produrli. Questa barriera si sta piano piano abbassando grazie allo sviluppo tecnologico. Il punto reale è che mentre il processo di internazionalizzazione delle imprese manifatturiere può iniziare utilizzando canali di esportazione indiretti consentendo così, tramite un passaggio graduale verso canali più diretti, sperimentazioni, nelle società di servizi la situazione obbliga l’imprenditore ad affrontare immediatamente tutta una serie di problematiche legate all’ingresso in un mercato estero. Proprio come abbiamo visto nel caso della logistica, uno dei fattori scatenanti per un’espansione degli operatori del settore è stata l’evoluzione verso piattaforme digitalizzate e lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale. Questo ha consentito alle imprese di

rivalutare la natura stessa della propria offerta di servizi e, in alcuni casi, lo scambio di servizi introducendo come variabile la possibilità di separare più facilmente i processi di produzione da quelli di consumo. La scelta di una adeguata strategia dipenderà dalla tipologia di servizio offerto e dal mercato di penetrazione. Tuttavia vale la pena porre in evidenza alcuni tratti comuni da tener presente se si intende esportare i propri servizi. Per prima cosa rivediamo le principali caratteristiche dei servizi. Quando parliamo di servizi, facciamo riferimento ai processi o alle attività di natura immateriale. Ad esempio l’acquisto di una macchina riguarda il trasferimento di un bene fisico, ma il modo di soddisfare le esigenze di un cliente che acquista una macchina opportunamente personalizzata per lui, è un servi-

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zio. Molto spesso un servizio implica interazioni di qualche tipo con il fornitore del servizio stesso. Per la maggior parte dei servizi si possono identificare tre caratteristiche di base: 1. I servizi con la caratteristica di inseparabilità ovvero quelli prodotti e consumati simultaneamente. In questa tipologia di servizi, è il processo di produzione del servizio che conta per il cliente. Il controllo della qualità e la commercializzazione devono aver luogo nel momento e nel luogo di produzione e consumo simultaneo dello stesso. Quando ci rivolgiamo ad una società di logistica per il trasporto di merce all’estero, abbiamo il diritto, ad esempio, di veder trasportato da un luogo all’altro un container, ma quando questo container arriva a destinazione non rimane altro del servizio. Se una nave lascia un porto con un carico mezzo pieno il restante spazio in stiva non può essere venduto il giorno successivo e, quindi, questo spazio è perso. Per questa tipologia, non è possibile creare uno stock del servizio, invece è possibile una pianificazione della capacità di carico quale fattore critico di successo. 2. Il cliente partecipa, almeno in parte, al processo di produzione del servizio. Pertanto il servizio a un cliente non è esattamente uguale allo "stesso" servizio che sarà elargito al cliente successivo e in molti casi ciò che il cliente desidera non è noto all’inizio del processo stesso. 3. I servizi sono processi costituiti da attività o una serie di attività. In queste attività sono utilizzati diversi tipi di risorse

spesso in interazioni dirette con il cliente, in modo da trovare una soluzione al problema del cliente stesso. Cosa tener presente nell’internazionalizzazione dei servizi. Per prima cosa bisogna rimarcare che la metodologia di approccio ai mercati esteri è influenzata dalla natura del servizio fornito. I servizi in cui la produzione e il consumo avvengono in modo relativamente simultaneo (ad es. servizi medici e molti altri come trasporti e turismo), sono meno facilmente internazionalizzabili e/o generalmente visti come internazionalizzabili tramite investimenti diretti esteri; al contrario, i processi di produzione e consumo di servizi che possono essere disaccoppiati (es. sviluppo software o formazione on-line) sono più facilmente esportabili. La cosa positiva è che i miglioramenti tecnologici hanno consentito e consentiranno sempre di più un disaccoppiamento tra produzione e consumo per alcuni servizi, consentendo loro di essere confezionati e scambiati più facilmente. Tuttavia l’uso della tecnologia non è così diffuso in tutti i mercati. Pertanto, i fornitori di servizi che si rivolgono ai mercati meno evoluti potrebbero trovare barrire all’ingresso. Al tempo stesso bisogna dire che lo sviluppo di alcune economie emergenti offre invece buone opportunità di internazionalizzazione dei servizi. Questo perché in questi mercati vengono impiantate tecnologie da subito più avanzate. Inoltre la percentuale della popolazione occupata nel settore dei servizi, in genere inferiore rispetto

a quella delle economie più avanzate, potrebbe comportare una maggiore attrazione di investimenti diretti. Ci sarà quindi meno concorrenza, ma anche una serie di sfide da tenere presente. Oltre alla tecnologia, bisogna considerare i fattori sociali, culturali ed economici che impongono importanti valutazioni da parte delle imprese del settore dei servizi che intendono operare all’estero. In particolare, maggiori distanze culturali e istituzionali tra il paese di origine dei fornitori di servizi e il mercato di riferimento generano un maggiore bisogno di adattamento e apprendimento, al fine di fornire un servizio di alta qualità che soddisfi le esigenze dei clienti; probabilmente, questo aspetto è addirittura più critico per i servizi che per il settore manifatturiero, data la più ampia interazione fornitore-cliente nella fornitura dei servizi. Una domanda fondamentale cui occorre rispondere prima di internazionalizzare un servizio è il grado di standardizzazione raggiungibile. Le esigenze comuni dei clienti per i servizi variano maggiormente tra le nazioni rispetto a quanto non avvenga per i prodotti e per affrontarle sono spesso necessarie soluzioni localizzate. In conclusione data la natura del servizio e nello specifico la particolare interazione tra produttore e cliente di un servizio, si pone come fattore critico il controllo delle risorse eventualmente collocate in altro Paese, in modo più ampio rispetto a quanto avviene nella produzione dei beni. Pensare di internazionalizzare e non curare questo aspetto potrebbe comportare seri rischi d’insuccesso.


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LE SFIDE DIGITAL DELLA NUOVA LEGISLATURA Andrea Boscaro Partner The Vortex andreaboscaro@thevortex.it

Tra le azioni più importanti da perseguire rientra la promozione della diffusione di modelli di e-commerce nei mercati business-to-business, utilissima nel dare vita nuova all’identità e alle collaborazione tra pmi in filiera

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o scorso 31 luglio, con le Camere sciolte e il Governo in carica solo per gli affari correnti, è stata recepita la Direttiva Europea 2019/2161 che, fra le altre cose, è volta a regolamentare il fenomeno delle recensioni online. La riforma, con tale provvedimento, intende in particolare favorire solo la pubblicazione di recensioni verificate e limitare quelle frutto di una incentivazione promozionale: messo all’angolo dalla sua caduta, il Governo non ha potuto che delegare all’Agcom l’implementazione puntuale del provvedimento, la determinazione delle sanzioni per quegli operatori che non si conformeranno alle misure e il contrasto all’inerzia che spesso è rappresentata dalle piattaforme digitali. Si tratta di uno dei tanti casi in cui il mercato digitale è definito da livello europeo che il nostro Legislatore deve rincorrere, non senza difficoltà. Anche per questo le tante sfide e i tanti

dossier rimasti sul tavolo dopo la caduta del Governo Draghi metteranno a dura prova le competenze e la visione strategica che l’Italia adotterà nei confronti non della digitalizzazione in senso astratto, ma delle tante declinazioni di cui essa è costituita e che interseca i ministeri e i livelli amministrativi. Per quanto concerne la Pubblica Amministrazione, il Governo che uscirà dalle urne e dal Parlamento si troverà a dover finalizzare e implementare il "Programma PA Digitale 2026" e, sulla base del successo, in termini di diffusione e utilizzo, di strumenti di trasformazione digitale come SPID, PagoPA e IO, favorirne ulteriormente l’uso e al contempo estenderne l’adozione da parte degli Enti Locali. Il PNRR prevede del resto impegni stringenti per quanto riguarda la digitalizzazione, l’innovazione e la sicurezza della Pubblica Amministrazione. Per quanto riguarda invece la cornice complessiva del mondo digitale, il Progetto

"Italia digitale 2026" individua un programma di diffusione della banda ultra-larga nel rispetto delle richieste europee: alla luce delle risorse disponibili nel nuovo contesto economico, non sarà trascurabile osservare l’impegno del nuovo Governo a individuare e allocare le risorse necessarie. Digitalizzare un Paese significa però non solo dotarlo di infrastruttura materiale, ma supportare le organizzazioni e le aziende perché possano accrescere la loro produttività interna e la loro competitività esterna. Tutte le attività digital, non solo il commercio elettronico, richiedono infatti competenze qualificate, in grado di supportare chi esprime la domanda di servizi digitali, e attrezzate per porsi al suo fianco sia nella definizione della strategia che nell’operatività dei processi. Al contempo, la forte asimmetria che spesso vede contrapposte le piattaforme digitali e le aziende si traduce in molti casi nella limitata assistenza offerta, nell’opacità N. 3 | 2022

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con cui le regole sono applicate e nei ritardi con cui le decisioni prese vengono implementate. Lo Sportello Platform-to-business individuato a livello comunitario e in Italia di competenza dell’Agcom è oggi uno strumento poco conosciuto, ma molto importante nell’accrescere trasparenza ed efficienza nell’uso del digitale da parte, soprattutto, delle PMI. In particolare, una crescente assistenza è dovuta dalle piattaforme digitali nella misura in cui siano impegnate a collaborare con soggetti pubblici nazionali e locali come l’Istituto Commercio Estero per accrescere la presenza delle aziende italiane e la vendita di prodotti e servizi in Italia e all’estero. A questo proposito, un aggiornamento delle figure professionali definite dal Ministero del Lavoro affinché includano anche quelle del mondo digitale così da promuoverne la riconoscibilità e le tutele può supportare l’incontro fra domanda e offerta. Se molte iniziative rientrano pienamente nell’ombrello progettuale e finanziario del PNRR, un dossier che rimane aperto è quello legato al diritto d’autore e alla sfera di applicazione che questo ha online. Nel dicembre 2021 infatti, l’Italia ha recepito la Direttiva UE sul Copyright in una modalità che molti osservatori hanno ritenuto non coerente con il modello di determinazione e distribuzione dell’equo compenso approvato in sede comunitaria. Nella prossima legislatura tale adozione richiederà un continuo monitoraggio e forse possibili correzioni perché gli editori più piccoli e innovativi non risultino esclusi dai diritti maturati dall’impiego dei loro contenuti da parte delle piattaforme digi-

tali. Con la nuova finanziaria da elaborare, discutere e approvare nei primi mesi della nuova legislatura, tali temi rischiano però di restare in ombra. Ecco perché merita segnalarli e apprezzarne la rilevanza soprattutto perché l’impulso del Governo, nei Ministeri competenti, possa favorire, a livello locale, l’individuazione di iniziative specifiche. Durante il periodo pandemico ad esempio, molteplici sono state le forme di e-commerce di prossimità intraprese, ma le difficoltà progettuali di tali iniziative soprattutto sotto il profilo logistico possono trarre beneficio dall’attivazione di accordi quadro nazionali fra le associazioni di categoria e possibili partner logistici. In parallelo, sulla base dell’esperienza di accordi locali tra enti locali e piattaforme di booking online, di giovamento potrebbe risultare un dialogo nazionale con gli operatori del settore per diffondere le buone pratiche emerse ad aree turistiche al momento non dotate di tali convenzioni. Ancor più importante, può essere la promozione della diffusione di modelli di e-commerce nei mercati business-to-business: in un panorama, come quello italiano, connotato dalla densità di PMI, l’opportunità di accelerare lo sviluppo di piattaforme e-commerce di filiera e a promuoverne lo studio nei distretti territoriali può dare vita nuova alla loro identità e collaborazione. Se è auspicabile dunque che il Ministero dedicato all’Innovazione tecnologica continui nell’opera di miglioramento del sistema Paese è altrettanto necessario che siano opportunamente seguiti anche dossier che non possono che avere una ricomposizione a

livello comunitario come quelli afferenti il tema del GDPR. A questo proposito, lo scorso autunno e in previsione dell’elezione del prossimo Parlamento Europeo, la Commissione Europea ha avanzato una proposta di riforma volta ad accrescere la trasparenza in merito agli investimenti e alle modalità di pianificazione delle campagne pubblicitarie politiche online sia da parte dalle piattaforme digitali che da parte dei committenti e dei loro centri media. La prossima legislatura può dunque farsi portatrice dello spirito della proposta perché sia adottata anche in Italia e prima della tornata elettorale comunitaria. Il digitale infatti non è un bene in sé: lo è se diventa uno strumento per accrescere la ricchezza di un territorio e per migliorare la vita dei suoi abitanti. La diffusione sul territorio nazionale e il ruolo rivestito dalle piattaforme di delivery richiede dunque che ne sia garantita la congruenza con il diritto del lavoro italiano anche grazie all’impegno, da parte degli operatori, a rendere trasparente il proprio algoritmo di distribuzione degli incarichi così da evitarne distorsioni e abusi. Anche per questo, debbono infine essere favorite adeguate campagne di comunicazione e di sensibilizzazione, condotte sia sui media, sia per il tramite di partner operativi, per diffondere una consapevolezza digitale improntata all’utilizzo di strumenti e all’adozione di comportamenti volti ad consolidare la sicurezza personale, la cybersecurity e il contrasto ai fenomeni distorsivi della Rete come il cyberbullismo, la disinformazione, la dipendenza dallo smartphone.


mercati

DOGANA 4.0: LA TECNOLOGIA PER PROCEDURE PIÙ SEMPLICI E RAPIDE Antonio Petruzzo Senior Tax Specialist KPMG Italia_Studio Associato

L’Agenzia delle Dogane si è allineata all’obbligo di reingegnerizzazione del sistema informatico sostituendo dal 9 giugno 2022 la tradizionale dichiarazione di importazione con i nuovi tracciati informatici H1-H7

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l Regolamento (UE) 2013/952 che istituisce il Codice doganale dell’Unione (di seguito, CDU) stabilisce le norme e le procedure di carattere generale applicabili alle merci che entrano ed escono dal territorio dell’Unione, al fine di garantire l’applicazione uniforme di dette norme all’interno di tutti gli Stati membri e per facilitare i flussi del commercio internazionale. Il ricorso all’utilizzo della tecnologia e degli strumenti vari risultano essere fondamentali, oltre che strategici, per definire un ambiente privo di supporti cartacei (dogana paperless) e che si doti sempre più di procedure semplici, rapide e uniformi. In quest’ottica si rivela l’art. 6 del CDU che dispone che tutti gli scambi di informazioni tra le stesse autorità doganali, nonché tra gli operatori economici e gli uffici doganali,

siano effettuati tramite procedimenti informatici. In Italia, l’Agenzia delle Dogane, per dare seguito alle decisioni della Commissione (Decisione di Esecuzione (UE) 2019/2151 della Commissione che stabilisce il programma di lavoro relativo allo sviluppo e all’utilizzazione dei sistemi elettronici previsti dal Codice doganale dell’Unione) in merito allo sviluppo e all’utilizzazione dei sistemi elettronici, ha aggiornato il sistema di importazione con riferimento alle dichiarazioni doganali presentate in procedura ordinaria, a decorrere dal 9 giugno 2022. L’Agenzia sta portando avanti il programma di lavoro relativo al modello denominato “European Union Customs Data Model” (EUCDM) attraverso il processo di reingegnerizzazione del suo sistema informativo AIDA. Pertanto, a partire dal 9 giugno 2022 il

messaggio IM delle operazioni in importazione è sostituito dai tracciati H definiti dalla normativa unionale. In ottemperanza all’art. 6 del CDU, che stabilisce che tutti gli scambi di informazioni nonché l’archiviazione degli stessi debbano essere effettuati mediante procedimenti informatici, le dichiarazioni doganali di importazione sono così trasmesse al Sistema Informativo dell’Agenzia munite di firma digitale e assumono piena efficacia. Non è previsto l’utilizzo di un formulario cartaceo né per la presentazione della dichiarazione di importazione, né per la stampa della medesima. Al fine di consentire agli operatori economici di assolvere agli obblighi contabili e fiscali connessi alla registrazione delle “bollette” di importazione, e quindi di esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA pagata all’importazione, l’AN. 3 | 2022

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genzia delle Dogane mette a disposizione degli operatori un Prospetto di riepilogo ai fini contabili della dichiarazione doganale in cui sono riportati i dati relativi al pagamento dei diritti doganali (dazio, IVA e altri tributi). Tale prospetto (ai fini contabili) viene generato dal sistema contestualmente allo svincolo delle merci. Dal momento dell’accettazione della dichiarazione doganale in AIDA è disponibile un Prospetto di sintesi della dichiarazione che ne riepiloga i dati salienti. Nell’ambito del processo di uscita delle merci dal territorio doganale dell’Unione, l’Agenzia mette a disposizione il Prospetto di svincolo (in cui sono presenti codice di svincolo e relativa data) che riporta non solo l’MRN (Movement Reference Number) della dichiarazione per consentire le attività di riscontro al varco condotte dalla Guardia di Finanza ma anche il numero degli articoli, quello di identificazione del container, il numero di targa del vettore oltre alla massa lorda delle merci. I tre citati Prospetti ovvero di riepilogo ai fini contabili, di sintesi della dichiarazione doganale e di svincolo sono tutti disponibili sul Portale Unico delle Dogane e dei Monopoli (PUDM) cui si accede previa registrazione da parte dell’operatore economico. Per quanto riguarda le dichiarazioni doganali di esportazione è in corso la reingegnerizzazione delle applicazioni per la gestione informatizzata dei documenti anche in export. Tuttavia, tali applicazioni, a

oggi, sono ancora in fase di sperimentazione e sono operative limitatamente all’interno dell’ambiente di addestramento messo a disposizione dal sistema informativo AIDA dell’Agenzia delle Dogane. In particolare, l’Agenzia ha definito una road map, in linea con la pianificazione unionale, che individua alla data di marzo 2023 il periodo utile per avviare l’ambiente reale (e non più di addestramento) riservato agli operatori economici per aderire alle nuove fasi funzionali dei servizi export. Tutti i servizi e le applicazioni reingegnerizzate di AIDA prevedono: • Messaggi in XML tramite web services; • Invio documenti firmati digitalmente; • Accreditamento ai servizi import/export in formato “smart” tramite credenziali SPID, CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o di una CIE (Carta d’Identità Elettronica). Gli utenti in possesso di tali credenziali, ai fini dell’accesso, dovranno in via preventiva accedere al portale istituziona-

le dell’Agenzia ossia il Portale Unico delle Dogane e dei Monopoli (PUDM) al fine di richiedere le autorizzazioni connesse alle attività da svolgere. La dogana, tramite queste rilevanti operazioni di ammodernamento ed efficientamento dei propri servizi, compie un grande passo in avanti che le consente di poter ambire verso obiettivi di maggiore efficienza, velocità e supporto all’operatore economico. Tuttavia, e in particolare per la gestione delle dichiarazioni doganali di importazione, non sono mancate le difficoltà tecniche che gli operatori hanno riscontrato e che hanno generato dubbi, ritardi e preoccupazioni rispetto all’utilizzo della gestione informatizzata dei documenti. Si confida nella responsabilità degli operatori tutti e nel ripristino totale di ogni interruzione e problematica tecnica durante l’erogazione del servizio. L’ufficio Dogane e dei Monopoli ha bisogno della reingegnerizzazione delle sue procedure per essere sempre più al passo con il commercio internazionale.


re-values lab

IL SENSO DI ELENA PER LE SFIDE

Imprenditrice, sportiva, da poco anche presidente del Club Velico Salernitano: conosciamo meglio l’inarrestabile ceo di Incoerenze di Raffaella Venerando

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ra le prime laureate in Italia in Comunicazione - Anno 1996/1997 - con coraggio e determinazione ha poi scelto di restare al Sud e di fondare una realtà imprenditoriale da sempre molto al femminile. Un autentico doppio salto ben riuscito. Che ricordi ha degli inizi e perché InCoerenze? Nel 1999, dopo qualche Master in tour per l’Italia, avevo tre possibilità: trasferirmi al Nord per lavorare nel settore della comunicazione, impiegarmi al Sud in un ambito diverso dagli studi fatti o fare impresa. E ho scelto questa terza strada, così, investendo nel mio Sud, spostandomi io per il mondo e impegnandomi - inizialmente solo con altre donne e poi integrandoci nel tempo con qualche quota azzurra - a costruire una realtà seria e affidabile, pronta a offrire comunicazione ed eventi di qualità. Abbiamo conosciuto altre donne e collaborato con molte altre organizzazioni femminili, e ogni volta, insieme, abbiamo saputo supportarci e valorizzarci a vicenda. Quando mi domandano perché ci chiamiamo inCoerenze, la mia risposta è che si tratta di una provocazione e che laddove tutti parlano di creatività e basta, io ci aggiungo, nei fatti,

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visione e metodologia. La nostra mission è quella di lavorare “nelle coerenze” delle 4 dimensioni attraverso cui la comunicazione e gli eventi si sviluppano: contenuto, forma, tempo e spazio. Per cui cultura visiva, passione, organizzazione e innovazione devono necessariamente convivere per soddisfare chi ci affida il proprio brand e i propri progetti da sviluppare. Una comunicazione efficace per un’azienda significa relazioni di valore? Progettare la comunicazione non è solo mettere in fila messaggi, target, strumenti e canali. E neanche può essere considerata una illuminante azione “artistica” generata da un ingente

investimento economico abbinato all’impegno dei migliori talenti. Costruire insieme percorsi che raccontano la storia delle aziende, dei territori, dei progetti, nella maniera più autentica e innovativa possibile, considerando anche la maturità del brand, significa rispettare quelle 4 dimensioni. E significa andare a rafforzare il dialogo di ciascuno di loro con i propri interlocutori, rendendone credibile la narrazione per costruire e tessere relazioni di valore attraverso la reputazione. Non solo imprenditrice, ma anche sportiva. Quante Elena coesistono, coerenti, in lei? E, tra queste, la donna in carriera quanto spazio occupa?

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Mi fa sorridere la definizione di “donna in carriera”. Mi sono sempre concentrata sul fare e sul risolvere. A volte penso di aver vissuto e di continuare a vivere almeno 3 vite in contemporanea nella mia quotidianità: sportiva, associativa e lavorativa, insieme alla dimensione affettiva, personale e familiare. Quindi in termini di coesistenza penso si tratti di un vero e proprio “condominio”. E la coerenza diventa il frutto di un continuo equilibrio dinamico che stressa più gli altri nel vedermi che me stessa nel viverlo. E in questo lo sport mi ha sempre aiutato a competere ma con spirito costruttivo. Insegna più una sconfitta o una vittoria? Penso che vincere e perdere abbiano una importanza fondamentale nella vita di ciascuno. La sensazione di fallimento, di errore, porta con sé sicuramente una profonda frustrazione che, se non trasformata in spunto di miglioramento, può generare delusione e perdita di autostima. Quando, invece, mi sono ritrovata a sbagliare e a riflettere sull’errore, ho avuto la possibilità di crescere e uscirne rafforzata. E con una consapevolezza maggiore. Dalla vittoria recuperi la gratificazione, lo stimolo a continuare a fare sempre meglio, la coesione di gruppo. Spesso risulto ipercritica e questo mio atteggiamento penso possa diventare un punto su cui migliorare, soprattutto per dare valore a quanto si è fatto e al gioco di squadra. Serve cementare un qualcosa di cui non dobbiamo mai dimenticarci, la fiducia. In entrambe le situazioni, di

sconfitta o di vittoria, un ruolo chiave è quello dell’emozione. L’attesa, la preparazione, l’adrenalina, il supporto all’altro e dall’altro, l’intesa, la carica competitiva, la delusione, la gioia, il sollievo, sono tutte sfumature che danno sapore e colore a ogni gioco, a ogni sfida, a ogni progetto. Da pochi mesi è la nuova presidente del Club Velico Salernitano. Che valore ha questa nuova sfida? Ho sempre amato il mare e frequentato il Club Velico da diportista. Giusto un anno fa ho raccolto una sfida del tutto inaspettata. Nata così, per caso, dall’invito di un amico di vecchia data che voleva confrontarsi su un progetto nel quale si stava impegnando. Siamo partiti con una accelerazione senza precedenti, con l’affrontare ogni singolo problema qualcuno mi definisce “caterpillar” - per valorizzare quel luogo e tutto quello che ne rappresenta il vissuto. E ho scoperto, in questo, di poter contare su una bella squadra che con me sta ricostruendo spazi e attività, al servizio di una comunità di appassionati del mare. Siamo ripartiti con la Scuola di Vela, sia per i bambini che per ragazzi e adulti, con il recupero dello spirito di convivialità, e abbiamo affrontato, e posso dire vinto, due grandi scommesse: il Campionato Italiano della Classe Este 24 a giugno, e, poi, la sfida più impegnativa della Coppa Primavela e del Campionato Italiano Giovanili in Singolo, tenutosi a Salerno dal 28 agosto al 4 settembre. Non nascondo che una delle più grandi emozioni vissute in

questa esperienza e, in generale nella mia vita professionale, insieme alle Cerimonie di Apertura e Chiusura dell’Universiade Napoli 2019, è stato vedere quelle oltre 500 vele che regatavano ogni giorno nel Golfo di Salerno, grazie a uno straordinario sforzo organizzativo e logistico fatto dai 3 Circoli che si sono associati insieme al Club Velico Salernitano: il Circolo Canottieri Irno, la Lega Navale di Salerno e l’Azimut. Un evento che ha determinato una concreta azione di marketing territoriale per la nostra città, che ha posizionato Salerno nella roadmap dei grandi eventi velici e che può essere considerato una best practice da seguire in futuro per ospitalità e management, non solo in ambito sportivo. Chiudiamo con un gioco: qual è la sua call to action “personale”? Dal Liceo c’è una massima educativa di Trilussa che mi accompagna in ogni mia sfida: “Insisti, persisti, raggiungi e conquisti”. Ed è diventato un leit motiv che ho voluto fosse presente anche sulla parete di fianco alla mia scrivania. Mi ricorda che ogni giorno ho la grande opportunità di affrontare un nuovo progetto, un nuovo percorso di vita lavorativo o personale, ma che per farlo devo esserne all’altezza, devo fortemente volerlo, oltre all’impegno profondo, devo anche applicarmi a capire di più. Conoscere di più. Devo studiare sempre e, magari, se sono stata brava e in grado di meritarmelo, posso ottenere il risultato sperato e gioire per questo. Meglio se in squadra.


XXIV BMTA, APPUNTAMENTO A PAESTUM DA GIOVEDÌ 27 A DOMENICA 30 OTTOBRE 2022 Anche in questa edizione, ampio spazio alle buone pratiche per sviluppare il turismo esperienziale e sostenibile a cura della redazione

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a XXIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, a Paestum presso il Tabacchificio Cafasso, l’area archeologica e il Museo Nazionale, la Basilica da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2022, si presenta con tutti i numeri in positivo: 100 conferenze in 5 sale in contemporanea, 500 tra moderatori e relatori tutti in presenza, 150 espositori (ben 18 territori regionali rappresentati, 12 regioni, Roma Capitale con il Municipio X e il Ministero della Cultura con 500 mq dedicati ai Parchi e Musei autonomi, dal Colosseo a Ostia, Sibari, Campi Flegrei, dal MANN di Napoli al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e ancora Europa Creativa, Ales, Parco di Gaiola), 20 Paesi Esteri, 30 buyer

57 europei selezionati dall’ENIT e nazionali. Il Ministero della Cultura nel proprio spazio presenterà la candidatura della Via Appia Antica, nel percorso integrale da Roma a Brindisi e comprensivo della variante traianea, per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO (4 le Regioni interessate dal percorso e 100 gli enti territoriali competenti (73 Comuni, 15 Parchi, 12 tra Città Metropolitane e Province). La BMTA, anche in questa edizione, metterà in campo buone pratiche per sviluppare il turismo esperienziale e il turismo sostenibile, affinché Istituzioni, Enti Locali e Organizzazioni Datoriali possano farle proprie e concretizzarle a breve medio termine: - la Conferenza sul sostegno del PNRR a favore delle de-

stinazioni turistico-archeologiche, in collaborazione con l’Ufficio Italia del Parlamento Europeo, è l’occasione per presentare proposte migliorative alla luce dell’iter in corso con la partecipazione dei vertici del Parlamento Europeo, del Ministero del Turismo e della Cultura, delle Commissioni Attività Produttive della Camera e dei Beni Culturali del Senato, delle Organizzazioni Datoriali, dei principali Parchi Archeologici; - ArcheoIncoming vuole incrementare la domanda turistica di prossimità europea e nazionale da parte dei tour operator specialisti, da sempre vocati all’outgoing, ma dalla pandemia in poi proiettati anche sul nostro Bel Paese. La loro partecipazione vedrà un confronto con i Direttori dei Parchi e Musei statali autonomi giovedì 27

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ottobre e, in qualità di buyer, caratterizzerà il Workshop di sabato 29 ottobre anche su base nazionale; - l’attenzione sulla Archeologia Sotterranea con il primo Incontro Nazionale delle Città Ipogee intende dare risalto ai tanti luoghi sotto le nostre città realizzati dall’uomo, quali caverne, cripte, catacombe, gallerie, labirinti per individuare contenuti e strumenti per promuovere una offerta contrassegnata da bellezza, unicità, percorsi emozionali, sostenibilità, dove città e territori sono protagonisti. Il coinvolgimento della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, dei Comuni e delle Regioni, dell’ENIT, delle organizzazioni datoriali del turismo organizzato e dell’intermediazione, del Touring Club Italiano ha l’obiettivo di sviluppare un progetto interregionale dei territori protagonisti. L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, giunto alla 8ª edizione e intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, premierà la “scoperta dell’anno 2021”: si tratta dell’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Parteciperanno alla Cerimonia di consegna: Fayrouz Asaad figlia archeologa di Khaled, Nedal Machfej Vice Ministro del Turismo della Siria, Mohamed Nazir Awad Direttore Generale Antichità e Musei della Siria, Mohamad Saleh Ultimo Di-

rettore del Turismo di Palmira. Tra i prestigiosi ospiti internazionali anche Ahmed Farouk Ghoneim Direttore Museo Nazionale della Civiltà Egiziana, Dimitrios Pandermalis Presidente Museo dell’Acropoli di Atene, Fatma Naït Yghil Direttore Museo del Bardo di Tunisi e Zahi Hawass archeologo, già Ministro egiziano delle Antichità e Direttore degli scavi a Giza, Saqqara e Valle dei Re. Il Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”, alla 2ª edizione, sarà consegnato al progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi Archeologici, al miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione e quale riconoscimento alla carriera. Per gli Incontri con i Protagonisti, Syusy Blady interviene su “Ingegneri del Cosmo”: un sorprendente viaggio cosmico, dall’antico mito sumero della Creazione al confronto con le nuove tesi astrofisiche della formazione della Terra. ArcheoVirtual, Mostra e Workshop Internazionale affronterà il tema “Verso il Metaverso” per introdurre il pubblico alle prospettive che si delineano nel campo dei nuovi mondi virtuali con le rilevanti trasformazioni nelle modalità di comunicazione, intrattenimento, commercio, che toccheranno tutti gli ambiti della vita sociale. Ancora, ArcheoExperience con i Laboratori di Archeologia Sperimentale per la divulgazione delle tecniche utilizzate dall’uomo per realizzare i manufatti di uso quotidiano, ArcheoStartup con le imprese giovanili del turismo culturale e la presentazione del progetto co-finanziato dal programma COSME dell’Unione Europea “EU DigiTOUR”, dedicato a

PMI e startup del settore turismo per accedere a un programma di supporto tecnico e finanziario, mentre la community di IgersItalia si ritroverà a Paestum per due Instameet. Il Sindaco di Capaccio Paestum Franco Alfieri sta estendendo l’opera di riqualificazione dell’ampio Tabacchificio Cafasso agli altri edifici attigui, per consentire agli eventi di valore internazionale come la BMTA di disporre di ampi spazi e più servizi. La Regione Campania, rappresentata dall’Assessore al Turismo Felice Casucci e dal Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo Rosanna Romano, sarà protagonista con uno spazio espositivo di 200 mq e al Workshop di sabato 29 ottobre con i buyer europei selezionati dall’ENIT e i buyer nazionali per promuovere il patrimonio archeologico dei grandi attrattori e soprattutto delle aree interne, secondo le linee guida del Presidente Vincenzo De Luca, che dal 2018 ha inserito la BMTA nel calendario ufficiale delle fiere (con Londra, Berlino, Madrid, Mosca, Milano, Rimini). Il Parco Archeologico di Paestum e Velia, per il quale fu ideata nel 1998 la BMTA per affiancare il processo di valorizzare del sito inserito da quell’anno nel patrimonio mondiale dell’umanità, riaprirà le porte del Museo di recente rinnovato nelle sale e nei percorsi espositivi e sarà presente con il neo Direttore Tiziana D’Angelo e il Consigliere di Amministrazione Alfonso Andria, Presidente della Provincia alla nascita della BMTA, che ha sempre seguito da allora, avendo al suo fianco Mounir Bouchenaki, Presidente Onorario della Borsa.


bon ton

GLI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE VIETATI A TAVOLA

Ragionando per macrocategorie, sono cinque le aree proibite: politica, religione, sesso, calcio e salute

ph Guido Stazzoni

Nicola Santini esperto di galateo, costume e società

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i cosa non si parla a tavola? Cosa dovremmo evitare? Le regole cambiano con i tempi, ma ci sono aree che ci salvano dalla polemica e dalle tensioni. La regola base riconosce 5 classici argomenti da evitare a tavola, quelli che dividono, imbarazzano, "scaldano": politica, religione, salute, calcio (in Italia) e sesso sono veri e propri tabù secondo l’etichetta. Il galateo 4.0 però ridistribuisce le percentuali del buon senso su quelle del bon ton che a volte rischia, se preso alla lettera, di non essere di reale aiuto. Ed è così che la temperatura della conversazione va misurata volta per volta e dipende dagli ospiti e dal grado di confidenza tra loro e con l’eventuale padrone di casa. Ricordiamo che il Galateo di oggi è l’arte di essere e mettere a proprio agio chiunque in qualsiasi circostanza. Ma scendiamo nel dettaglio. Dopo due anni di pandemia e la paura che ricominci, so che è durissimo da evitare, ma al primo posto c’è la salute: è un fatto privato. Non tutti sentono il bisogno o la voglia di parlarne. A un "come stai?" non si risponde con l’elenco delle voci con asterisco nell’ultima urinocultura. La voce salute si attualizza con la chirurgia: mai indagare a tavola e in presenza di altri sull’aumento del volume delle labbra o sulla cicatrice sospetta. Politica: quasi impossibile parlarne senza litigare, ma se si capisce che si riesce a farlo

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«Dopo due anni di pandemia e la paura che ricominci, so che è durissimo da evitare, ma al primo posto c’è la salute: è un fatto privato» _________________________

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con leggerezza, che non significa prendere valori e temi "alla leggera", perché no? Sesso: a meno che la confidenza non sia quella alla sex and the city, lasciamo che i "piaceri della carne", a tavola, siano solo bistecche e spiedini. Attenti anche ai vicini di tavolo. Calcio: se è un tavolo organizzato prima, durante e dopo una partita e la differenza di tifoseria è tollerata dai commensali è l’unica circostanza nella quale si può parlare di pallone senza andare nel pallone. Raramente capita fuori da un contesto simile. Religione: è da sempre un argomento da trattare con grande delicatezza, poco elegante se con il boccone tra i denti, specialmente se i commensali non si conoscono benissimo tra di loro. Per religione si intende anche qualsiasi tipo di spiritualità. In quanto tale fa parte degli aspetti privati. N. 3 | 2022


mondi persistenti

Freud’s Bones: il Made in Italy che psicanalizza il videogioco

Un titolo dedicato al padre della psicoanalisi ideato dalla game designer partenopea Fortuna Imperatore, in arte Axel Fox

E Alfonso Amendola 60 docente di sociologia dei processi culturali Università di Salerno alfamendola@unisa.it

Annachiara Guerra esperta di Game Studies Università di Salerno

bravo Sigmund. Proprio lui che aveva tanto analizzato e scrutato, sondato e spinto nel profondo la nostra psiche diventa ora un personaggio dell’universo game e addirittura una modalità di fare analisi tutta giocata nel mood videoludico. Si parla, infatti, tanto di come i videogiochi possano influenzare la psicologia umana. E, cambiando punto di vista, il medium videoludico è in grado anche di trasmettere psicologia o, per essere più precisi, psicanalisi, e Freud’s Bones ne è la dimostrazione. Uscito a maggio di quest’anno, il titolo mostra anche come più passioni possano convergere in un videogioco. L’autrice, Fortuna Imperatore, è una game designer, nonché dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche alla Federico II di Napoli. Il risultato è, appunto, un videogioco punta&clicca incentrato sulla figura di Sigmund Freud e della psicanalisi. A primo impatto, viene spontaneo chiedersi in che modo un videogioco possa raccontare un tale argomento. Ma Freud’s Bones non è semplicemente un videogioco che racconta di Freud e della psicanalisi, ma il videogioco stesso diventa un mezzo attraverso cui lo stesso Freud parla con il videogiocatore/trice che può rispondergli selezionando delle risposte. Se alla rottura del-

la quarta parete si aggiunge il fatto che Sigmund sa di essere controllato e di avere “una voce nella sua testa” - ovvero il videogiocatore/trice - il risultato è un gameplay che diventa per Freud una seduta di auto-psicanalisi. Il tutto mentre c’è una fila di pazienti che aspettano il proprio turno per cercare di risolvere in qualche modo i problemi più oscuri e reconditi della loro mente, ed è proprio qui che l’approccio a questo videogioco può cambiare in base allo stesso videogiocatore/trice. Per chi ha studiato o letto le teorie di Freud l’approccio sarà sicuramente più diretto una volta capito lo svolgimento delle sedute con i pazienti. Per chi invece conosce poco le teorie della psicanalisi, sarà lo stesso Freud’s Bones a venire in aiuto, fornendo tutti gli strumenti per comprendere il pensiero freudiano attraverso un’enciclopedia-guida liberamente consultabile in cui i concetti sono spiegati in modo semplice e funzionali al gameplay. Ciò è ovviamente merito della formazione accademica della sviluppatrice che, così facendo, non solo dà la possibilità a chiunque non conosca bene le teorie di Freud di poter fruire del titolo, ma è anche un modo per trasmettere un sapere. Freud’s Bones, quindi, è un esempio calzante di come il medium vi-


deoludico sia uno strumento che permette di veicolare cultura attraverso persone esperte di quel dato settore, sia che siano esse stesse a creare un prodotto videoludico, sia che ne siano chiamate come consulenti nello sviluppo e realizzazione. In sostanza, il videogioco si presta come mezzo di sinergie tra varie figure professionali e come luogo in cui poter convergere e far esplodere le proprie passioni in modo creativo. A prescindere se si è esperti o meno, una cosa è certa: chi si trova davanti Freud’s Bones deve armarsi di pazienza, ma non in senso negativo. Innanzitutto, la pazienza è una prerogativa insita del genere di videogiochi punta&clicca che, in questo caso, diventa una vera e propria meccanica del gameplay: fare una seduta di psicanalisi, ascoltare i pazienti, capire i loro discorsi e cosa si nasconde nelle loro menti richiede pazienza, proprio come nel mondo reale. Se si è frettolosi c’è il rischio di dare una diagnosi sbagliata e, quindi, di scontentare il paziente che, tra le altre cose nel videogioco - potrebbe non pagare Freud. Perché sì, è presente anche una piccola componente gestionale calzante con il tema. “La voce nella testa” dovrà infatti gestire Freud in merito alle sue “dipendenze” delle quali la prima è la cocaina. È risaputo infatti che per testare gli effetti di questa sostanza a uso terapeutico lo stesso padre della psicanalisi ne facesse uso. La seconda è il fumo. Non per niente, molte immagini di Freud lo ritraggono con il sigaro. I soldi ricavati dalle sedute di psicanalisi dovranno essere investiti nel comprare questi due prodotti, ma bisogna stare attenti nel somministrarli al dottore, soprattutto quando si trova sotto stress. Ciò che è peculiare, ritornando al discorso della quarta parete, è che

in questo modo il videogiocatore/trice rappresenti per certi versi la voce della dipendenza. Tutto torna al perché della parola bones (“ossa”, in inglese) nel titolo. Prendendo il controllo di Freud nel modo in cui è stato descritto, ci si impossessa del corpo del suo corpo, si “diventa” le sue ossa. Il binomio videogiochi-psicanalisi può sembrare in apparenza singolare tanto quanto il binomio videogiochi-Italia. Quando si parla di sviluppo videoludico, infatti, le prime due “fucine” geografiche cui si pensa sono Giappone e Stati Uniti. Il territorio europeo invece, negli ultimi anni, ha come zona calda la Polonia, con la casa di sviluppo CD Projekt RED, famosa per la serie di successo The Witcher. La domanda sorge pertanto spontanea: e l’Italia? Il libro “Il videogioco in Italia. Storie, rappresentazioni, contesti” a cura di Marco Benoît Carbone e Riccardo Fassone (Mimesis, 2020), fornisce un’attenta analisi della situazione, storica e attuale, del medium videoludico italiano. Riguardo l’industria videoludica italiana, infatti, si afferma che essa è: «arrancante per problematicità connesse all’attività del fare industria in Italia (…) si trova nell’ultimo quinquennio a operare in un contesto internazionale saturo che esprime una competizione elevata (…) non incoraggiata dalle Istituzioni (…)». Non entrando nello specifico del discorso, dando una scrupolosa occhiata, si può dire che la situazione descritta non influisca sulla possibilità di trovarsi fra le mani titoli videoludici italiani davvero interessanti, proprio come Freud’s Bones, apripista per la rubrica “Mondi Persistenti” che (psic)analizzerà il Made in Italy videoludico.

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salute

MICROPLASTICHE E MALATTIE CRONICHE NON COMUNICABILI 1/PARTE Gli effetti nocivi sulla salute sono ancora da definire

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Giuseppe Fatati presidente Italian Obesity Network

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e microplastiche (MP), minuscoli pezzi di materiale plastico solitamente inferiori ai 5 mm, possono essere suddivise in due categorie principali: primarie e secondarie. Le MP primarie sono rilasciate direttamente nell’ambiente sotto forma di piccole particelle e possono rappresentare il 15-31% di quelle presenti nell’oceano. Le fonti principali sono il lavaggio di capi sintetici (35%), l’abrasione degli pneumatici durante la guida (28%) e la loro aggiunta intenzionale nei prodotti per la cura del corpo come le micro-particelle dello scrub facciale (2%). Secondo la European Chemical Agency, ogni anno ne vengono prodotte 145mila T, delle quali 42mila disperse nell’ambiente. Le secondarie sono prodotte dalla degradazione degli oggetti di plastica più grandi, come buste, bottiglie o reti da pesca e rappresentano circa il 68-81% delle microplastiche presenti nell’oceano. Le microplastiche possono essere inghIoTtite dagli animali marini e, attraverso la catena alimentare, arrivare nel nostro cibo. Sono state trovate negli alimenti e nelle bevande, compresi birra, miele, acqua del rubinetto e anche nelle feci umane. Nonostante le tante segnalazioni, gli effetti sulla salute non sono stati ancora ben definiti. Le materie plastiche sono composte da una complessa combinazione di sostanze chimiche, tra cui gli additivi che conferiscono loro resistenza e flessibilità. Le analisi più recenti hanno identificato oltre 10.000 singole sostanze chimiche utilizzate nelle plastiche, di cui oltre 2.400 sono potenzialmente pericolose. La maggior parte degli studi sono stati condotti su animali; misurare i possibili effetti nocivi della plastica sull’uo-

mo non è possibile perché i soggetti umani non possono essere intenzionalmente nutriti con una dieta a base di plastica. Sappiamo però che nei test di laboratorio le microplastiche si sono rivelate causa di danni alle cellule umane, che vanno da reazioni allergiche alla morte cellulare. Molte ricerche hanno riguardato i composti chimici identificati nelle MP e presenti in ambiente acquatico, principalmente sostanze utilizzate nei prodotti di consumo, come polietilene, polipropilene e polistirene (dati relativi alle coste del Mediterraneo), polietilene tereftalato (in Nord Europa). I polimeri contengono, in media, il 4% di additivi utilizzati per modificarne il colore, per migliorarne o modificarne le proprietà meccaniche, per migliorarne la resistenza al calore, ai raggi ultravioletti e all’invecchiamento, per renderli resistenti al fuoco, per migliorarne le prestazioni. Infine le MP possono assorbire sulla loro superficie contaminanti chimici e sostanze inorganiche come alluminio, titanio, bario, zolfo, ossigeno e zinco. I rischi per l’uomo derivanti dalle MP possono essere di natura fisica, chimica o microbiologica. Di particolare interesse sono i rapporti tra microplastiche, malattie croniche non comunicabili (diabete, obesità, cardiopatia ischemica, insufficienza respiratoria, tumori) e fertilità. Negli animali da esperimento il polistirene presente nei nostri mari induce alterazioni del microbIoTa intestinale e una conseguente attivazione dell’infiammazione cronica alla base di importanti fenomeni di insulinorestenza. L’insulinoresistenza è il punto di partenza comune per tutte le patologie croniche non trasmissibili.


a cura di Raffaella Venerando

libri

ELISABETTA. LA REGINA INFINITA **************************************************************************

di Alberto Mattioli, Marco Ubezio | Garzanti editore, pp. 336

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ono passati quasi settant’anni dal giorno dell’incoronazione - la prima trasmessa in diretta televisiva - sotto le magnifiche volte dell’abbazia londinese di Westminster, e da quel 2 giugno la fama e la popolarità di Elisabetta II non hanno fatto che aumentare. Nel suo ruolo pubblico ha vissuto in prima persona cambiamenti storici epocali, attraversando guerre mondiali e tempeste politiche; come capo della famiglia Windsor ha dovuto affrontare scandali e tragedie, divorzi e rappacificazioni. La ferma compostezza con cui è rimasta al centro della scena per tutti questi anni l’ha trasformata in un mito che il giornalista Alberto Mattioli e il cultore Marco Ubezio celebrano con pura passione e divertita riverenza. Muovendosi lontano dai profili biografici fatti di gossip e di veri o presunti scoop, ma distillando con humour il senso profondo di una vita straordinaria, i due autori raccontano la favola di una regina che sembra aver sfidato le leggi del tempo, oltre la morte, e di cui tutti continuiamo a subire l’infinito fascino.

FLEE

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a cura di Vito Salerno

homecinema

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di Jonas Poher Rasmussen ************************************

In questo film di animazione il regista Jonas Poher Rasmussen intreccia uno splendido arazzo di immagini e ricordi, per raccontare la toccante storia di un giovane alle prese con il suo traumatico passato per salvarsi il futuro. Spingendo il confine della forma ibrida documentaria, Flee apre nuove strade all’animazione e alla narrazione confessionale con una storia che ha un profondo impatto emotivo. Il protagonista è Amin Nawabi (uno pseudonimo), un accademico trentaseienne di alto livello, che sta progettando di sposarsi e trasferirsi con il suo fidanzato Casper. Ma qualcosa lo trattiene e Amin continua a rimandare. Proprio poco prima delle nozze, il passato torna a fargli visita, facendogli ripercorrere gli anni della sua gioventù, quando dall’Afghanistan arrivò in nord Europa dopo un lungo drammatico viaggio, con la speranza di chiedere asilo e trovare sicurezza. Flee è il racconto di una fuga che si trasforma in un inno alla vita e alla libertà, un percorso umano intessuto di sfide e gioia contagiosa, una cronaca veritiera e poetica della ricerca della felicità, che apprendiamo dalla viva voce del protagonista. Un film straordinario che è già nella storia del cinema, il primo a essere candidato all’Oscar come miglior film internazionale e al contempo come miglior documentario e miglior lungometraggio d’animazione.

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DAI SOCIAL

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