Bilancio Sociale 2017

Scroll for more

Page 1

BILANCIO SOCIALE BILANCIO SOCIALE 2017

2A Armando Testa Arriva Banca del Piemonte Banca Fideuram Banca Passadore & C. Buffetti Buzzi Unicem C.L.N. Compagnia di San Paolo Costruzioni Generali Gilardi Deloitte & Touche Ersel Exor Fenera Holding Ferrero FCA Fiat Chrysler Automobiles Fondazione Crt Garosci Geodata Gruppo Ferrero-Sied Energia Intesa Sanpaolo Italgas Lavazza Martini & Rossi Megadyne M. Marsiaj & C. Reale Mutua Reply Skf Unione Industriale di Torino Vittoria Assicurazioni

2017 TRENT’ANNI DI ATTIVITÀ


TRENT’ANNI DI ATTIVITÀ


BILANCIO SOCIALE

2017 TRENT’ANNI DI ATTIVITÀ


SOMMARIO

BILANCIO SOCIALE 2017 TRENT’ANNI DI ATTIVITÀ

2A Armando Testa Arriva Banca del Piemonte Banca Fideuram Banca Passadore Buffetti Buzzi Unicem C.L.N. Compagnia di San Paolo Costruzioni Generali Gilardi Deloitte & Touche Ersel Exor Fenera Holding Ferrero FCA FIAT Chrysler Automobiles Fondazione CRT Garosci Geodata Gruppo Ferrero-Sied Energia Intesa Sanpaolo Italgas Lavazza Martini & Rossi Megadyne M. Marsiaj & C. Reale Mutua Reply Skf Unione Industriale di Torino Vittoria Assicurazioni

Coordinamento editoriale Angela Griseri Lucia Starola Mario Verdun di Cantogno Davide Zannotti

Lettera del Presidente Adriana Acutis Consulta è… Gli stakeholders

10

Referenze fotografiche Bruna Biamino, pp. 115, 123, 132, 133, 134, 135, 136, 137, 139, 140, 141, 142

Torino tra industria e cultura Giuseppe Berta

22

Massimo Ferrero, pp. 97, 101, 102, 103, 109, 112, 114, 116, 117

Trent’anni di Consulta Giacomo Affenita

24

Missioni e Valori Adriana Acutis

28

Giacomo Lovera, pp. 110, 111, 118, 119 Ernani Orcorte, pp. 104, 105, 106, 107, 127, 131 Davide Zannotti, pp. 66, 91, 92, 93, 94, 95, 98, 99, 108, 120, 144 Gianfranco Gritella, disegno di progetto p. 91 Maurizio Momo, Chiara Momo, disegno di progetto p. 90 Ringraziamenti Un particolare ringraziamento ai Presidenti, ai Soci della Consulta che si sono succeduti nel tempo, alla struttura operativa dell’associazione, agli Enti di tutela e alle Istituzioni che ci hanno accompagnato, all’Unione Industriale di Torino e all’Amma che ci ospitano, a Cynthia Sgarallino per la grafica della sovracopertina.

Realizzazione editoriale Sagep Editori, Genova Direzione editoriale Alessandro Avanzino Grafica Barbara Ottonello Impaginazione Fabrizio Fazzari, Barbara Ottonello Redazione Titti Motta

7

Nota metodologica Rendicontazione economica Lucia Starola

31

I Presidenti Giacomo Affenita

36

I Soci di Consulta

46

La struttura organizzativa Giacomo Affenita

82

La Comunicazione Maria Cristina Lisbona

86

I principali interventi della Consulta Angela Griseri, Mario Verdun di Cantogno, Davide Zannotti

89

Attività editoriale

145

Statuto

146


La persistenza di comportamenti artistici ha accompagnato l’umanità attraverso i millenni come parte integrante della vita, della natura creativa e ingegnosa delle persone fondata sulla capacità simbolica che proietta verso l’altro e, etimologicamente, “mette insieme”. Questo tratto dell’umanità si riflette nel linguaggio: la parola persona deriva dal latino “suonare attraverso”. Il superamento del singolare è incluso nell’essenza dell’essere. La potenza generativa della molteplicità non è risultante della competizione da sola, ma anche della pienezza creativa della collaborazione. L’arte e la cultura hanno permeato ogni aspetto della vita sociale degli esseri umani nel corso dei secoli con una potenza ben compresa dagli attori dello sviluppo civile, economico e politico. La Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino è nata nel 1987 da un piccolo gruppo di amici attivi nelle aziende torinesi per affrontare insieme con investimenti, progettualità e capacità imprenditoriale il problema del degrado in cui versava a quell’epoca il patrimonio storico artistico del territorio. Da allora l’associazione ha operato con costanza e crescente vitalità, nonostante anni di delicata congiuntura economica, instaurando una stretta collaborazione con le Soprintendenze e le Istituzioni. In 30 anni sono stati investiti oltre 30 milioni di euro per il rinnovamento del territorio tramite l’arte e la cultura. Le aziende e gli enti associati sono oggi 32 e solo nell’anno corrente sono entrati a far parte della Consulta tre nuovi Soci. Consulta è nata applicando alla responsabilità sociale delle aziende la forza creativa della collaborazione. Il modello dell’associazione ha in questa apertura il suo tratto distintivo e la chiave della sua capacità progettuale e realizzativa. In occasione dei suoi 30 anni, Consulta si impegna a redigere il suo primo bilancio sociale con la finalità di condividere con gli stakeholders il valore generato, mettendo in evidenza le peculiarità proprie dell’associazione e la valenza del metodo adottato. L’augurio è che il modello di Consulta, tuttora unico in Italia, possa crescere ed essere replicato in altre regioni, a favore dell’inestimabile patrimonio artistico e culturale del paese. Adriana Acutis Presidente



CESARE NOSIGLIA

CONSULTA È... GLI STAKEHOLDERS

MASSIMO GRAMELLINI Con la Consulta il mecenatismo alla portata di tutti L’esperienza torinese è un modello all’avanguardia Quando la Consulta nacque, nel 1987, la bellezza di Torino era un segreto custodito gelosamente. I pochi che ne erano a conoscenza si guardavano bene dal farne parola in pubblico e nei telegiornali qualunque notizia su Torino era accompagnata immancabilmente da una diapositiva di Mirafiori o da una sagoma della Mole sotto un cielo di piombo. La vocazione esclusivamente industriale della città non rappresentava più un dogma di fede, ma era ancora un luogo comune e il torinese in trasferta che, rom- 10 -

pendo la consegna del silenzio, si avventurava a magnificare le attrazioni culturali della città veniva guardato con sincero divertimento, come se avesse detto che nel deserto del Sahara esistevano fantastiche scuole di sci nautico. In questo clima, che con un eufemismo potremmo definire scettico, alcune tra le più importanti aziende torinesi e piemontesi decisero di associarsi nella Consulta per investire nel restauro delle piazze, dei palazzi e delle fontane della città. In Italia non lo aveva ancora fatto nessuno. E che a farlo per prima fosse proprio la grigia Torino venne vissuto altrove come l’ennesima bizzarria di una terra di sognatori con i piedi saldamente appoggiati alle nuvole. Invece, anno dopo anno e milione dopo milione, la Consulta ha affiancato le istituzioni pubbliche nell’allestire

e rilucidare una delle scenografie più affascinanti del mondo: le chiese di piazza San Carlo, le fontane di piazza CLN, il Faro della Vittoria, il Museo del Cinema, la Biblioteca Reale, la Villa della Regina, la Reggia di Venaria, la Palazzina di Stupinigi. Oggi, se un torinese in giro per l’Italia o per il mondo afferma di abitare in una città meravigliosa, nessuno sorride più. Anzi, tutti chiedono informazioni, su alberghi, ristoranti, musei e siti da visitare. Ribaltare un luogo comune è evento raro a cui la Consulta ha dato un contributo decisivo. E l’idea di un mecenatismo collettivo e sottotraccia, lontano anni luce dal narcisismo pacchiano di certi interventi egolatrici che si vedono in altre città, è un altro segno dello Stile Torino, inconfondibile come le geometrie architettoniche di Juvarra e Guarini.

S.E. Arcivescovo di Torino

I primi trent’anni di attività della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino hanno rappresentato un grande dono per la comunità torinese – e non solo per essa –, vista l’universalità del messaggio che l’Arte e le testimonianze del passato portano nel mondo: un centinaio di interventi su importanti edifici storici, su molti edifici di culto, ma anche il sostegno ad iniziative museali e didattiche, di valorizzazione della memoria dei nostri territori. Non si è trattato solo di iniziative di sostegno ispirate da un sano e lodevole “mecena-

ILARIA BORLETTI BUITONI Sottosegretario Ministero Beni e Attività Culturali e Turismo

Per chiunque si occupi di beni culturali e patrimonio storico-artistico, il caso della Consulta torinese è da molti anni un esempio di come costruire, pur in un momento di generale crisi economica, un’eccellenza sia nel campo della tutela e sia in quello della fruizione. Un’eccellenza e un modello da seguire, non solo per la dedizione e competenza con la quale attua le sue attività, ma soprattutto per la visione olistica di tutela e fruizione, a cui si accompagna quella sinergica tra pubblico e privato. Con ciò

tismo”, ma si è colta in esse, la volontà di rispondere ad un imperativo etico-morale: donare alla collettività, attraverso azioni concrete di valorizzazione della sua Storia e del suo sentire, un gesto di forte appartenenza, di condivisione di un destino comune, di costruzione di una coscienza collettiva. Lavorare per offrire a tutti la gratuità del Bello e dell’Arte, dare la possibilità di tornare a fruire di luoghi, spazi, edifici e opere d’arte che hanno visto crescere la coscienza civile e religiosa, significa anche credere e lavorare per una società più giusta e più libera, per la condivisione di beni comuni, realizzati spesso grazie alle fatiche e all’impegno disinteressato di tante persone che ci hanno preceduto; doni

che noi dobbiamo valorizzare e trasmettere alle future generazioni. Significa anche avere la consapevolezza che la coesione sociale, la solidarietà, la vicinanza alle situazioni di fragilità, si realizza anche attraverso concreti segnali di attenzione verso la fruizione collettiva dell’Arte e della Cultura. Anch’esse, insieme alle buone azioni, predispongono gli animi verso atteggiamenti e comportamenti di accettazione, partecipazione, vicinanza, compassione e di Carità. Con una viva riconoscenza intendo quindi ringraziare la Consulta per il grande impegno profuso in questi trent’anni, e formulare i più fervidi auguri per i progetti futuri di questa bella e significativa realtà torinese.

offrendo un modello all’Italia di innovazione e ed efficienza insieme. Partita con 12 aziende nel 1987, la Consulta oggi riunisce infatti 32 aziende ed enti che ogni anno si impegnano a versare poco più di 27.000 euro, con la possibilità di destinare altri fondi per iniziative ad hoc. Con questo sistema piuttosto semplice di collaborazione con i privati, nei suoi primi 30 anni di attività la Consulta ha erogato complessivamente oltre 30 milioni di euro a favore del patrimonio culturale e riveste un ruolo attivo nei principali progetti della città. Grazie alla Consulta e a un’attenzione costante su questo tema da parte di privati, enti, istituzioni e terzo settore, Torino oggi ha dunque acquisito

il profilo di una vera e propria capitale della cultura. Un ruolo, di cui si avvantaggia tutto il sistema-paese, acquisito sapendo reinterpretare la propria identità nel mutare dei tempi e del territorio. Offrendo anche un esempio di caso virtuoso di tutela, gestione e valorizzazione del nostro inestimabile patrimonio artistico, storico e culturale.

- 11 -


SERGIO CHIAMPARINO Presidente Regione Piemonte

Nella mia lunga carriera al servizio della Pubblica Amministrazione ho avuto il privilegio di confrontarmi con la Consulta di Torino prima come Sindaco della Città e poi come Presidente della Regione, trovando sempre un interlocutore attento e disponibile, nel più puro senso di responsabilità sociale d’impresa, e consapevole che il benessere del territorio è strettamente connesso con il benessere delle aziende che

in esso operano e da cui traggono linfa innovativa, capitale umano e identità. In trent’anni di vita e con oltre 30 milioni di euro di investimenti in restauro, valorizzazione, progettazione, didattica e disseminazione culturale, la Consulta di Torino è senz’altro uno degli artefici, con le istituzioni e gli altri partners pubblici e privati, del grande lavoro effettuato per posizionare Torino, e il Piemonte, come territori ormai pienamente inclusi nelle rotte turistico-culturali internazionali e affermati poli internazionali di eccellenza per l’architettura, l’offerta museale, l’arte contemporanea, il design e

la creatività, il paesaggio. Possiamo certo essere tutti orgogliosi di questo risultato, ben sapendo che se raggiungere le posizioni di vertice è complicato, ancora più difficile è mantenerle. Resta molto lavoro da fare, ma sono certo che ancora una volta la Consulta di Torino saprà raccogliere questa sfida con passione e professionalità, proseguendo nella sua attività a supporto delle istituzioni, delle Soprintendenze, degli enti di tutela e dei musei, delle Fondazioni e delle imprese, nell’interesse finale dello sviluppo culturale ed artistico della nostra regione.

tismo illuminato, un’azione concreta di imprenditori che incide con responsabilità civile a beneficio del territorio, promuovendo rassegne e organizzando molteplici attività didattiche. La comunità torinese non può che essere grata per il sostegno che assicura al sistema culturale. È certamente un modello a cui ispirarsi, il suo, frutto di un lavoro virtuoso e certosino, mosso da una passione sincera e dall’amore per l’arte. Un lavoro senza il quale la collettività avrebbe rischiato di rinunciare a godere di molte delle bellezze che il nostro

patrimonio storico e artistico bimillenario dispone. In una dimensione pubblica di risorse finanziarie misurate l’aiuto della Consulta è essenziale, fornendo l’esempio di una capacità di mobilitazione encomiabile.

CHIARA APPENDINO Sindaco di Torino

Se in questi trent’anni Torino ha consolidato a livello internazionale la posizione di città di cultura, un contributo importante è senza dubbio da attribuire alla Consulta di Torino. Associazione insigne, che affianca istituzioni, enti locali e Soprintendenze, in un’instancabile azione che ha portato a progetti e a investimenti indispensabili al restauro di opere monumentali e al recupero di collezioni, favorendo in una dimensione nuova e contemporanea la fruizione collettiva di musei e pinacoteche. Quello della Consulta è un esempio virtuoso di mecena- 12 -

PIERO FASSINO Sindaco dal 2011 al 2016

Nata per valorizzare e difendere le radici culturali e i beni artistici della città oggi la Consulta continua a essere fedele alla sua intuizione originaria: esempio di mecenatismo virtuoso che testimonia come un efficace modello di collaborazione finalizzata possa produrre risultati eccezionali. Consulta Torino è un caso unico in Italia. Imprese ed Enti senza scopo di lucro che si impegnano per restituire al territorio il patrimonio storico-artistico della città, tutelandolo e riportandolo allo splendore originario, poiché credono che la valorizzazione del bene culturale costituisca un valore fondamentale tra i motivi che rendono attrattivo un territorio. La Consulta è un valore per Torino e per il Piemonte e i suoi soci, che vi hanno dedicato tempo e risorse, sentono la responsabilità di continuare ad agire quale stimolo per la società civile. Nel tempo si è creata una circolarità virtuosa tra Istituzioni, Soprintendenze, Direttori di musei e Fondazioni che, superando il mecenatismo tradizionale, ha consentito di mettere in pratica nuove forme di collaborazione tra imprese e cultura, per promuovere la nostra Città. La cultura rappresenta l’elemento principale dell’identità di un Paese e investire in essa è una leva strategica essenziale. Lo è per

tanti motivi: perché offre ai cittadini una qualità della vita più alta; perché è un’occasione via via crescente di creazione di attività, servizi e lavoro; perché è oggi essenziale per rendere un territorio attrattivo. Grazie alla cultura, Torino è diventata una città più bella e affascinante, ha trasformato la propria identità, ha conosciuto una nuova vocazione turistica.

- 13 -


VALENTINO CASTELLANI Sindaco dal 1993 al 2001

I miei due mandati come Sindaco di Torino furono sotto il segno del cambiamento, e specialmente il primo: c’era infatti la percezione quotidiana di essere protagonisti di un cambiamento di identità dell’intera città. Io e i miei collaboratori avevamo chiaro in mente che per Torino stava finendo un’epoca e che quindi, come alla già fine dell’Ottocento, ancora una volta essa si sarebbe dovuta reinventare. Eravamo a un passaggio epocale in cui c’era bisogno di chiamare a raccolta tutti i ceti dirigenti, e non solo, della città. L’Amministrazione Comunale poteva fare la regia, ma chi doveva cambiare le cose erano i torinesi. In termini funzionali esisteva da un lato un ceto politico che aveva il compito di servire la città nelle istituzioni e dall’altro un ceto dirigente, appartenente alla società civile, che lavorava per lo stesso scopo ma non all’interno delle istituzioni pubbliche. In quel contesto, nel ruolo di Sindaco cercai di essere particolarmente attento ai progetti di qualità che nascevano al di fuori delle istituzioni, in modo da ricondurli tutti a un disegno unitario. Premesso questo, penso che una delle cose più importanti di quel periodo fu proprio l’arruolamento dei cittadini nel progetto di rinnovamento. Logico quindi prendere subito in considerazione la Consulta di Torino – a suo modo quasi

- 14 -

un’istituzione – come un soggetto attivo che poteva contribuire a questo lavoro. Sul versante della cultura l’amministrazione aveva scelto di fare dell’arte contemporanea un asse portante dello sviluppo cittadino. Nel contempo però al Teatro Regio esisteva il problema dell’atrio: un posto aulico e aperto sul cuore di Torino, che rischiava di diventare un luogo di degrado, poco decoroso. Occorreva quindi sistemare una cancellata e, considerato il prestigio del luogo, l’obiettivo diventò quello di creare non una banale struttura ma un’opera d’arte... Fu a quel punto che intervenne la Consulta, con la quale esistevano già dei buoni rapporti. Poiché come Sindaco ero anche presidente del Teatro Regio, seguii personalmente tutta la vicenda. La commissione dell’opera fu affidata a Umberto Mastroianni, che ebbi anche la fortuna di conoscere: ci recammo a casa sua, fuori Roma, e ricordo che mi lasciò una forte impressione. In quell’occasione ci presentò il bozzetto dell’Odissea Musicale, poi installata con successo nel dicembre del 1994. Credo che quello sia stato un momento importante per Torino, anche perché la cancellata del Teatro Regio rientrava perfettamente nel progetto culturale più generale che l’Amministrazione stava allora sviluppando. E questo grazie alla collaborazione con la Consulta che, secondo me, ha sempre privilegiato dei progetti che entravano, ed entrano, nella visione culturale della città.

LUISA PAPOTTI Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino

L’esperienza della Consulta è stata molto importante per Torino, in Italia ce la invidiano tutti. Credo che abbia in sé un piccolo ingrediente-chiave, che sta nella partnership proget-

ENRICA PAGELLA Direttrice Musei Reali di Torino

Il Polo Reale è una realtà recente: se ne cominciò a parlare nel 2012, ma solo a partire dal 2015, con la riforma Franceschini, i musei afferenti al Palazzo Reale sono stati riuniti sotto il nome di Musei Reali. Rispetto a questo processo di armonizzazione delle collezioni sabaude, le azioni della Consulta di Torino sono state condotte secondo obiettivi che hanno prefigurato tale unione, annunciandola ancora prima che fosse realizzata dal punto di vista amministrativo e gestionale. L’intera storia dei suoi interventi – che abbraccia un ventennio, dal 1998 ad oggi – documenta questa visione anticipatrice: c’è la consapevolezza del grande patrimonio presente e la volontà di valorizzarlo non solo attraverso singoli restauri, ma con veri e propri riallestimenti, andando a toccare dei punti di eccellenza. Penso, ad

tuale. Consulta, fin dall’inizio, non è mai stata solo uno sponsor, ma ha sempre partecipato attivamente alla scelta degli obiettivi, con una progettualità propria. Questa è stata la sua forza: si è sentita promotrice nel fare. Proprio ciò che manca, in genere, all’azione dei privati: la possibilità di dare spazio a una progettualità dell’intervento. Questo è un fatto importante, perché i privati si riconoscono in oggetti o elementi

del patrimonio che possono essere diversi da quelli che l’ente di tutela valuta come prioritari: per un’azienda magari è importante salvare un palazzo perché lì ha aperto il suo primo negozio... Insomma, la possibilità di scegliere cambia le cose. Una considerazione, questa, che è alla base del nuovo meccanismo dell’Art Bonus, che lascia molta libertà alle proposte, anche se riguarda solo il patrimonio pubblico.

esempio, alla cancellata di Piazzetta Reale, al Tesoro di Marengo presso il Museo di Antichità, alle Cucine di Palazzo Reale, alla nuova illuminazione dell’Armeria. E, naturalmente, ai due caveau della Biblioteca Reale, che rimarranno a testimoniare un modo moderno di interpretare le funzioni di una biblioteca storica, che grazie a quelle opere ha cominciato a sviluppare una forte vocazione museale. La Consulta ha sempre agito con una logica di investimento sul futuro. Credo che sia la natura stessa dell’associazione, fatta di competenze imprenditoriali, ad avere un ruolo decisivo in questa capacità di visione. Tra i progetti in corso d’opera, la rinascita dei giardini è un altro esempio di investimento per il futuro. Anche in questo caso la Consulta ci è venuta incontro in una fase molto delicata, quando era chiaro a tutti che portare quella grande area verde a una qualità di standard europeo avrebbe richiesto un lungo lavoro. E

ancora mi piace sottolineare l’investimento sull’immagine, con il nuovo logo dei Musei Reali. Un progetto che dimostra la cultura imprenditoriale della Consulta: per costruire la nuova realtà dei Musei Reali l’immagine è fondamentale, e serve non solo a comunicare verso l’esterno che siamo una realtà unitaria, ma anche a comunicarlo a chi lavora all’interno. Ricordo infine che il mio ruolo, quello dell’istituzione che rappresento, è innanzitutto quello di tutelare e valorizzare il bene culturale, trovando però una giusta mediazione per far sì che esso venga usufruito nel migliore dei modi. La Consulta di Torino ci aiuta in questo compito attraverso la capacità di ascolto del mondo che ruota intorno ad essa: da vero stakeholder porta le voci di bisogni che devono essere inglobati dentro ogni progetto. Quello che svolgiamo insieme è un lavoro che nasce già in una dimensione di condivisione con un pezzo importante della società civile. - 15 -


MARIO TURETTA Direttore Consorzio Residenze Reali Sabaude

Nel sistema culturale moderno i privati giocano un ruolo fondamentale, anche per il fatto che quello tra pubblico e privato è un rapporto che pone al centro il bene comune. Un esempio che mi piace ricordare è quello del Polo Reale di Torino, oggi Musei Reali: alla base c’è stato un intento condiviso, che ha fatto nascere in soli due anni un museo che prima non esisteva, poi riconosciuto di interesse nazionale. Ciò si deve

CARLA ENRICA SPANTIGATI Soprintendente dal 1995 al 2014

Da funzionario prima, da Soprintendente poi, ho avuto modo di lavorare con Consulta fin dalla sua nascita: erano gli anni di un acceso dibattito sulle cosiddette sponsorizzazioni, alla luce di una legge appena emanata ma di difficile attuazione. Lontano anni-luce dal semplicistico rapporto “ente pagatore” credo che la carta vincente sia stata la capacità di mettere la cultura imprenditoriale in dialogo con gli istituti pubblici della tutela – e le loro specifiche competenze tecniche –, con l’istituzione di un piccolo ma agguerrito staff interno dotato anche di qualifiche - 16 -

in gran parte a un progetto chiaro che riunì attorno a sé intelligenze, professionalità e risorse: l’idea fu quella di istituire un tavolo a cui partecipavano la Compagnia di San Paolo, la Consulta di Torino e le Amministrazioni Pubbliche. In quella sede, ogni due-tre mesi, potevamo valutare i progressi che venivano fatti e, di conseguenza, incidere sui nodi o imprimere delle accelerazioni... Credo che il grande risultato ottenuto sia proprio l’esito della buona collaborazione, e della sinergia, tra pubblico e privato. Ma se quel caso resta esemplare, bisogna dire che Torino

aveva dimostrato tutta la qualità e il peso dell’apporto dei privati già a partire dai primi anni del Duemila, attraverso una esemplare collaborazione con le istituzioni. Di quell’apporto la Consulta di Torino rappresenta un esempio perfetto, e un caso unico in Italia anche per il suo statuto, che mette insieme aziende ed enti con finalità molto precise.

basilari, l’architetto e lo storico dell’arte, che consentisse il confronto grazie a linguaggi condivisi. Il mio ricordo speciale va al restauro dell’Aula del Parlamento Subalpino, il primo intervento che affrontammo con l’entusiasmo di aprire nuove strade per la salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali e con la scelta esemplare, voluta da Consulta, di affermare l’importanza di un complesso nel quale gli aspetti artistici si coniugavano con la valenza storica. Poi ricordo gli impegni su quei progetti che riguardavano musei e residenze di cui avevo la responsabilità non solo di tutela ma anche amministrativa, Galleria Sabauda e Villa della Regina in primis. Le mie responsabilità mi obbligavano ad essere propositiva nelle scelte dei singoli inter-

venti, che venivano poi condotti in collaborazione aperta, la vera chiave della crescita e del successo. E credo importante sottolineare che, in una stagione che vide la rinascita di Torino grazie all’apporto di tanti protagonisti pubblici e privati, Consulta ha sempre aderito senza riserve a grandi progetti che vedevano più compresenze. Spesso il privato che interviene nei restauri non ama affiancarsi ad altri, ritenendo di esserne in certo modo offuscato, ma non così Consulta che ha sempre avuto ben presente quanto l’unione delle forze consentisse di pervenire a risultati ben più considerevoli, e perciò di enorme ricaduta.

GIAN LUIGI GABETTI La Consulta, che dal 1987 ha svolto un’importante attività per la valorizzazione del patrimonio storico artistico torinese, è una istituzione assai cara a quanti stia a cuore questa città. A me in particolare riporta alla memoria l’impegno che vi profuse il mio indimenticabile fratello Roberto, accademico e storico che operò per molti anni nella sua città e lavorò a stretto contatto

con le dottoresse Griseri, zia e nipote. Essendo io stesso torinese, ho seguito da vicino le fatiche di tutti loro. Devo dare atto che i loro sforzi sono stati sempre assecondati da altri appassionati degli stessi valori e, in tempi più recenti, sono felice che la neo-Presidente, dottoressa Adriana Acutis, abbia raccolto quella “eredità” e abbia saputo aprire nuovi orizzonti per la Consulta stessa.

JOHN ELKANN Presidente FIAT Chrysler Automobiles

Unire le forze per fare la differenza: applicare questo principio agli interventi di recupero e di salvaguardia dei beni culturali di Torino, condividendo idee e progetti insieme alle realtà economiche più rappresentative dell’area, ci è sembrato da subito una bella idea, efficace ed originale. Per questo abbiamo sostenuto la Consulta sin dalla sua fondazione, 30 anni fa. Da allora, lavorando fianco a fianco con le amministrazioni pubbliche e i privati, abbiamo contribuito a riportare palazzi, statue, monumenti, chiese e giardini

agli antichi splendori. Un’articolata serie di interventi che hanno reso più bella Torino agli occhi dei suoi abitanti e dei turisti e che è culminata con il progetto straordinario di ripristino del Faro della Maddalena, realizzato per ricordare il decennale della scomparsa di mio nonno, l’Avvocato Gianni Agnelli. Come il Faro, anche la Consulta è diventato col tempo un punto di riferimento per i torinesi, oltre che un modello di collaborazione pubblico-privato ammirato da molti in Italia e all’estero. - 17 -


GIAN MARIA GROS-PIETRO

GIOVANNI QUAGLIA

Presidente Intesa Sanpaolo

Presidente Fondazione CRT

I grandi interventi a tutela del patrimonio artistico piemontese realizzati dalla Consulta di Torino sono le più sincere testimonianze della sua intelligente operosità in questi trent’anni. L’agire serio e coeso a dispetto della moltitudine e della varietà di imprese che la compongono l’ha resa un referente del territorio stabile ed autorevole. Essa è un modello di gestione che molti studiano e ci invidiano, perché, nata

in seno all’Unione Industriale di Torino, coniuga in modo virtuoso i valori dell’impresa con quelli della comunità. Lo stesso approccio di Intesa Sanpaolo, che da tempo ne è parte, le cui attività nell’ambito dell’arte e della cultura costituiscono un investimento di valenza strategica per una società in crescita, sempre più forte e ottimista.

FRANCESCO PROFUMO

MASSIMO LAPUCCI

Presidente Compagnia di San Paolo

La Compagnia di San Paolo crede fortemente nel sostegno alla conoscenza, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale quale strumento per creare sviluppo per la comunità e si impegna a promuovere iniziative che possano contribuire al bene collettivo anche attraverso l’interlocuzione con le principali istituzioni culturali del territorio, quale la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino. Testimonianza del duraturo impegno comune a partire dal 1992, è la realizzazione di importanti progetti, come - 18 -

Il nostro sodalizio con l’ente torinese per la valorizzazione dei beni artistici e culturali ha radici profonde e lontane nel tempo: la Fondazione CRT, infatti, ha raccolto il testimone dalla Cassa di Risparmio di Torino, socio fondatore della Consulta dal 1987, portando avanti un percorso virtuoso di collaborazione per (ri)costruire ‘la grande bellezza’ e restituirla a cittadini e turisti nel suo pieno splendore. La ristrutturazione e il riallestimento della Pinacoteca del-

l’Accademia Albertina, la realizzazione di una nuova sala espositiva nella Biblioteca Reale, l’illuminazione innovativa ed ecosostenibile della Grande Galleria dell’Armeria Reale, il restauro e la riapertura al pubblico dopo 13 anni degli Appartamenti del Re e della Regina nella Palazzina di Caccia di Stupinigi testimoniano il comune impegno della Fondazione CRT e della Consulta per la rinascita e la promozione di uno straordinario patrimonio di arte, storia e cultura: abbiamo la responsabilità di tutelare l’eredità che viene dal passato, trasformandola in un bene contemporaneo e vivo per lo sviluppo e la crescita del territorio.

– solo per citarne alcuni – lo studio di fattibilità del restauro del concentrico di Sant’Antonio di Ranverso, il recupero delle coperture degli edifici del complesso cavouriano di Santena, la ristrutturazione della torre campanaria del Duomo di Torino e l’allestimento di un percorso di fruizione della stessa, il raddoppio del piano ipogeo della Biblioteca Reale di Torino e, in ultimo, l’impegnativo intervento sul complesso monumentale della Fontana dell’Ercole, collocata nel compendio della Reggia di Venaria Reale.

Segretario Generale Fondazione CRT

Contribuire al disegno della nuova identità di Torino investendo nell’arte, nella cultura e nell’innovazione come motore propulsore della città: partendo da questa vision, la sinergia tra soggetti privati non profit, come Fondazione CRT e Consulta, consente di realizzare obiettivi di interesse generale, contribuendo anche ad aprire maggiormente il territorio al mondo e a promuoverlo come destinazione turistica in Italia e all’estero. In aggiunta alle best practice orientate alla conservazione del patrimonio artistico, la

valorizzazione della città passa anche attraverso la produzione culturale e creativa contemporanea, che è nel Dna delle Officine Grandi Riparazioni richiamate a nuova vita dalla Fondazione CRT e proiettate in una dimensione internazionale: da storica officina dei treni a nuova officina delle idee, le nuove Ogr diventeranno il cuore pulsante e dinamico della sperimentazione dell’Arte in tutte le sue diverse espressioni, contribuendo a rendere ancor più Torino un vero e proprio ‘place to go’ per gli anni a venire. - 19 -


EUGENIO BONA

PAOLO PEJRONE

Presidente Media Italia Socio in Armando Testa

Architetto di Giardini

Far parte della Consulta di Torino ci riempie di orgoglio, e stimola particolarmente l’anima artistica che ci deriva dal nostro fondatore, Armando Testa, per cui l’arte era puro nutrimento, che ha travasato in tutte le sue opere, pittoriche, concettuali e pubblicitarie. Come socio con un’anima “artistica” ci è stato chiesto di prestare la nostra collaborazione per realizzare alcune opere grafiche, tra cui due piccole campagne di comunicazione su Torino: nel 2015 per la mostra “Umberto Mastroianni tra coscienza civile e spirito del sacro” presso il Museo Diocesano, e nel 2016 per “Le meraviglie del mondo. Le collezioni di Carlo Emanuele I di Savoia”, prima mostra organizzata dai Musei Reali di Torino. Ciò che però ci ha dato maggiore soddisfazione è stata la creazione del nuovo Logo dei Musei Reali, presentato al pubblico la sera del 7 aprile di quest’anno. Proiettato sulla facciata di Palazzo Reale nel corso di uno spettacolare evento pubblico, è stato visto in anteprima da 4.000 persone.

- 20 -

Una committenza speciale quella della Consulta, unica oserei dire, con tutti i vantaggi e le evidenti facilità che derivano dal rapporto con un privato, libero e coraggioso nel decidere e veloce nell’eseguire, e con tutte le soddisfazioni e i benefici implicati dal lavorare su beni appartenenti alla comunità. Due situazioni che finalmente riescono a dialogare, in un intento di mecenatismo condotto con notevole responsabilità ed ammirevole riserbo. Diventa così possibile, ed è di quanto ha più bisogno la nostra preziosa e tanto malandata Italia, intervenire in modo concreto ed incisivo, senza perdita di tempo e di risorse, senza i ben noti compromessi che le ragioni dell’estetica e dell’arte quasi sempre incontrano di fronte alle pastoie dell’amministrazione. Investire per il bello e per la sua diffusione, per rispetto verso la città in cui viviamo e verso la sua storia, è opera rara e lungimirante. Significa infine rendere possibile un futuro, un futuro fatto di conoscenza e visibilità, di eccellenza e rigore. Gli interventi della Consulta guardano infatti lontano ed è proprio per questo che ha deciso di piantare un giardino, affidandomene il progetto: migliaia di piante per ora piccolissime e un po’ spaurite diventeranno una forte base per i “nuovi” Giardini Reali di Torino. Nes-

sun pronto effetto, nessuna ricerca di visibilità: un lavoro discreto, semplice, sostenibile, ben consapevole che la costruzione del domani non avviene attraverso proclami e slogan di un giorno, ma attraverso piccoli passi, sempre concreti e continuativi. Solo così è davvero possibile tutelare il paesaggio, i giardini (e non soltanto...), attraverso un impegno che è serio, coinvolto e quotidiano. E solo così, finalmente, le piante e i giardini incominceranno ad essere visti non come un sovrappiù, non come un mero corredo, ma come testimonianza vivente di quella che è stata ed è la nostra cultura. Il rispetto e l’interesse manifestati nei loro confronti ci diranno allora del nostro grado di civiltà...

- 21 -


TORINO TRA INDUSTRIA E CULTURA Giuseppe Berta

La Torino in cui si costituì e mosse i suoi primi passi la Consulta, alla fine degli anni Ottanta, non era affatto un’area in crisi. Anzi, per molti versi stava raccogliendo, sotto il profilo economico e industriale, risultati cospicui quali non aveva conseguito da molto tempo. Torino e la sua provincia erano luoghi animati da un sistema produttivo che marciava a pieno ritmo, come testimoniavano i traguardi che allora stava raggiungendo: la FIAT Uno era l’auto più venduta in Europa; l’M24 della Olivetti era uno dei personal computer di maggior successo al mondo; gli abiti firmati da Valentino e Armani e confezionati dal Gruppo Finanziario Tessile di Marco Rivetti a Settimo Torinese erano esposti nelle vetrine dei negozi della 5th Avenue a New York. Per certi versi, l’industria torinese stava vivendo una delle sue stagioni più brillanti. L’ultima di quelle proporzioni. Quei successi appartenevano però alle imprese di Torino, non alla città e al suo territorio, che restavano confinati sullo sfondo, in ombra. La fama della città era affidata ai prodotti che realizzava, non alla qualità dei suoi luoghi, relegati in uno spazio quasi invisibile a chi non li coltivava attraverso una frequentazione assidua, non occasionale né momentanea. A Torino, allora, si veniva quasi soltanto per lavoro, - 22 -

come se fossero le sue attività d’impresa a richiedere una visita che invece la città, di per se stessa, aveva smesso di sollecitare. Quel decennio, gli anni Ottanta del secolo scorso, ponevano però a disposizione le risorse, frutto anch’esse dello sviluppo industriale, che potevano essere destinate al recupero dell’arte, dei monumenti e della storia di Torino, in un momento in cui strideva il contrasto tra la forza economica della realtà torinese e una certa opacità della società locale, non ancora riavutasi dal cambiamento bruciante cui il ”miracolo economico” aveva sottoposto la città. La trasformazione era stata infatti così forte e accelerata che Torino aveva come smarrito la memoria storica di sé. Del resto, un luogo che era passato dai 650 mila abitanti del dopoguerra al milione del 1961 non avrebbe potuto reagire differentemente, considerando che centinaia di migliaia di torinesi erano di acquisto recentissimo. Catturati in un movimento di crescita tanto rapido, essi avevano impiegato le loro attitudini ad adattarsi alla nuova condizione, con una conoscenza soltanto parziale dei luoghi che abitavano. Insomma, per quarant’anni Torino aveva vissuto nell’unica dimensione della contemporaneità, costretta dalle circostanze a obliterare la propria identità storica di città che per tre secoli

era stata capitale politica, con le ripercussioni culturali che il ruolo aveva suscitato. Un ruolo che aveva determinato, peraltro, le sorti di Torino. La decisione di Emanuele Filiberto di portare al di qua delle Alpi la capitale del ducato, trasferendovi da Chambery la corte, l’apparato burocratico dello stato, l’esercito e la sua organizzazione, aveva cambiato il corso della città, che non a caso aveva reagito molto male al trauma del 1864, quando aveva perso la sede del nuovo Regno d’Italia. Alcuni decenni dopo, a riscattarla era venuta la grande espansione industriale in cui Torino aveva riversato la massa delle sue capacità migliori, mettendo tra parentesi i suoi importanti trascorsi precedenti e la cultura che in essi era sedimentata. La scelta di dare vita alla Consulta appare oggi anticipatrice. Anzitutto perché, con un buon grado di preveggenza, i suoi fondatori intuivano che non poteva essere ulteriormente alimentato lo iato fra il dinamismo dell’iniziativa economica e un ambiente urbano intaccato da troppi segni di trascuratezza. Ma poi forse anche perché c’era l’impressione che quella stagione di crescita non sarebbe durata ancora a lungo e occorreva progettare un futuro di valorizzazione per Torino, recuperandone valore e funzioni. Anche dal punto di vista amminiTORINO TRA INDUSTRIA E CULTURA

strativo, la città stava attraversando un periodo opaco. Le forze politiche che si erano susseguite al governo locale erano state deboli, pertanto dotate di scarso respiro progettuale. Ciò aveva impedito quel recupero dell’ambiente urbano che stava diventando indifferibile. Fu così che l’avvìo dell’esperienza della Consulta contribuì a riaccendere le luci su Torino dopo una fase in cui erano state spente. Riscoprire la dimensione della città significava naturalmente ripensare la sua storia, il suo patrimonio artistico, i suoi edifici e i suoi monumenti. Per questa via si riscopriva un tempo storico differente, quello della città sabauda, su cui si era sovrapposta in seguito la macchina possente dell’industrializzazione. La nascita della Consulta operò quindi come un elemento di anticipazione della tendenza al recupero dello heritage della città, quando la questione non era ancora nemmeno ben presente all’opinione pubblica cittadina. Torino doveva riappropriarsi del suo passato in modo da poter immaginare il suo futuro quando fosse trascorsa l’epoca della produzione industriale di massa, secondo quanto lasciavano ormai intendere in Occidente alcune avvisaglie. Di qui l’azione promossa dalla Consulta in direzione dell’opera di conservazione e di restauro di edifici, architetture, monumenti, fino a conce-

pirli come altrettanti elementi a disposizione per comporre un nuovo quadro urbano, nel quale far convivere senza soluzioni di continuità passato, presente e futuro. In embrione, si può leggere perciò una lezione di metodo nell’approccio della Consulta. Essa è consistita nel condurre passo dopo passo la città a elaborare una consapevolezza di sé in cui fossero compresenti le varie dimensioni della storia urbana. Quella ricchezza culturale poteva fungere, in un certo senso, da garanzia del futuro di Torino per disegnare nuovi scenari, più complessi e meno improntati al monocromatismo di quelli ereditati dal recente passato. Quest’indicazione di metodo si è rivelata fruttuosa nel corso dei tre ultimi decenni. Ha accompagnato, almeno nei suoi momenti migliori, la transizione urbana e l’ha sostanziata di contenuti e suggestioni. Soprattutto si è fondata sul principio della condivisione graduale degli obiettivi e della valutazione delle risorse necessarie. Ora deve proseguire il suo impegno per contribuire con la propria attività a creare quell’equilibrio tra storia e futuro, funzioni economiche e investimento culturale, articolazione e specializzazione delle competenze, che potrebbe diventare la formula della Torino di domani. - 23 -


TRENT’ANNI DI CONSULTA Giacomo Affenita

Trent’anni rappresentano un arco cronologico sufficientemente esteso da permettere di valutare con obiettività figure, idee, avvenimenti. Su questa campitura l’occhio ponderato dello storico prevale su quello del cronista, ed è quindi possibile veder emergere le linee di pensiero sottese a scelte e azioni compiute, o scoprire come una filosofia – che è poi il modo di guardare al mondo e di rapportarsi ad esso attraverso un sistema di valori – riesca a tradursi in una prassi efficace. Il trentennale della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, che si celebra alla fine di quest’anno, è perciò il momento ideale per gettare uno sguardo retrospettivo sulla lunga strada percorsa, cogliendo in una veduta d’insieme il significato di quest’esperienza, del tutto speciale nel panorama italiano. Speciale soprattutto per la formula che ne è alla base, e che assomma in sé alcuni fattori fondamentali: salde radici nell’etica del fare – tipica dell’imprenditoria torinese –, un marcato interesse per la cultura, l’arte e la storia del proprio territorio, un modo di operare che esprime il senso di responsabilità nei confronti della società a cui questa istituzione appartiene. Nel ripercorrere le tappe del percorso compiuto dalla Consulta di Torino – così, tra gli addetti ai lavori, viene subito agilmente ribattezzata l’Asso- 24 -

ciazione – è facile individuare tre fasi, che si sovrappongono alle tre decadi di vita del sodalizio. La fase iniziale, tra il 1988 e il 1997, fissa gli obiettivi generali, e affronta una serie di restauri esemplari, simbolicamente molto forti; il secondo tempo, gli anni tra il 1997 e il 2006, vede la Consulta crescere nella consapevolezza delle proprie capacità, e conquistare un rapporto di piena fiducia con le istituzioni e gli enti pubblici di tutela; il terzo periodo, dal 2007 sino ad oggi, è quello della piena maturità, ed è connotato da progetti di ampio respiro, da un intenso lavoro sulla comunicazione e dallo sviluppo di una progettualità innovativa, al passo con un contesto in rapida evoluzione. Fatte queste premesse, possiamo posare uno sguardo più meditato su idee e realizzazioni, per conferire concretezza alle parole che hanno delineato la traccia di questa storia.

La fondazione e i passi iniziali Le origini di ogni impresa hanno un peso che sovente influenza anche il suo prosieguo, e per lungo tempo: gli indirizzi futuri sono già contenuti in nuce nel punto di partenza. È avvenuto così anche per la Consulta, la cui idea nacque dai colloqui informali di un gruppo di 6-7 amici, accomunati da alcune caratteristiche salienti: l’appar-

tenenza a famiglie radicate nell’antica tradizione sabauda, una positiva carriera manageriale in storiche aziende torinesi, un autentico sentimento di affezione per il territorio in cui vivono e lavorano. Siamo nella seconda metà degli anni Ottanta del Novecento, e Torino è una città con un’immagine tutta da costruire, avvilita da una generale trascuratezza. A questo stato di cose fa però da contraltare l’alta qualità di un patrimonio artistico e culturale che, se venisse sottratto al degrado, potrebbe diventare un’eccellenza assoluta, di livello internazionale. Abituati al pragmatismo della gestione aziendale – ma anche a saper valutare le opportunità che si presentano –, i componenti del piccolo gruppo si trovano d’accordo sul fatto che le bellezze di Torino, adeguatamente restaurate e valorizzate, potrebbero realisticamente trasformarsi in una straordinaria occasione di rilancio. A confermare questa intuizione c’è anche uno studio condotto dalla FIAT: il sistema torinese possiede potenzialità ed energie necessarie. La loro idea, quella di un’associazione di imprese che metta risorse e competenze a disposizione delle istituzioni e degli organi di tutela, comincia allora gradualmente a prendere corpo. Il 19 ottobre 1987, con la presentazione del progetto di restauro dell’Aula del Parlamento Subalpino, situata in Palazzo Carignano, la Consulta di Torino TRENT’ANNI DI CONSULTA

ufficialmente esordisce dinanzi alla città. Ne fanno parte 12 aziende (Cassa di Risparmio di Torino, FIAT, Gruppo Gft, Ilte, Martini & Rossi, Recchi Costruzioni Generali, Skf, SAI, SEI Società Editrice Internazionale, Toro Assicurazioni, Unione Industriale di Torino e Utet) che si pongono un obiettivo ambizioso e del tutto inedito in Italia: far diventare l’associazione una realtà solida e permanente, che lavorerà in maniera professionale sul patrimonio culturale di Torino. Un proposito chiaro, dietro al quale si palesa un mecenatismo nuovo, che vede il bene culturale come parte di una visione più ampia: ogni singolo intervento deve diventare un tassello che aggiunge valore allo sviluppo dell’intero sistema economico territoriale. È l’idea di una valorizzazione che punta a far vivere il bene restaurato, perché attraverso la fruizione possa generare ritorni positivi.

La costruzione di un modello (1988-1997) I primi dieci anni vedono la Consulta coinvolta in opere di restauro impegnative, dettate anche dalle contingenze di quegli anni: c’è tanto da fare e Torino ha bisogno, innanzitutto, di rendere presentabile il proprio volto. Gli interventi sulle facciate dell’Archivio di Stato e delle chiese di San Carlo, di

Santa Cristina e di San Filippo rispondono esattamente a quell’esigenza: si tratta di monumenti di alta qualità architettonica, ubicati in punti urbanistici cruciali della città, tutti ormai a forte rischio di conservazione per il degrado causato dal tempo. Questa prima fase connota il filone dei “restauri del patrimonio architettonico”, e costituirà un’eccellente esperienza nel definire modelli di restauro all’avanguardia. Un discorso a parte va fatto invece per la nuova Cancellata del Teatro Regio, commissionata a Umberto Mastroianni e inaugurata nel 1994 con il titolo di “Odissea Musicale”. Dopo una serie di imponenti restauri tradizionali, questo lavoro fissa la prima, vera svolta nella visione programmatica dell’Associazione. Con sensibilità in anticipo sui tempi, i soci compresero che collocare nel cuore della città una grande opera d’arte contemporanea significava guardare avanti. Era un segnale esplicito: accanto al recupero dei beni storici la città sapeva di nuovo investire sulla bellezza, con un senso di fiducia nel futuro. Quel momento inaugura quindi un nuovo ciclo, come pure testimoniano gli interventi degli anni immediatamente successivi. Risultano esemplari, in tal senso, i complessi cantieri della Pinacoteca dell’Accademia Albertina e della Sala Leonardo presso la Biblioteca Reale, che mettono decisamente - 25 -


l’accento sull’innovazione del progetto e sulla centralità della fruizione. Questi temi si inseriscono nel filone dell’“arricchimento del patrimonio artistico e storico”, e segnalano che Torino sta finalmente entrando nella fase della proposta e dell’apertura al grande pubblico, attraverso il potenziamento dell’offerta di attrattive culturali e turistiche. A dieci anni dalla fondazione, l’attività della Consulta di Torino è ormai molto conosciuta, viene apprezzata anche al di fuori del Piemonte e le aziende che ne fanno parte sono salite a 22. E se pure il ritorno di immagine rappresenta per esse un aspetto da non trascurare, ancora più significativo è il ritorno indiretto di una città che, cambiando, diventa più vivibile e attraente per tutti.

Un decennio di crescita (1998-2006) Gli anni che chiudono il Novecento sono per Torino un periodo laborioso, ricco di fermenti e di entusiasmo, e particolarmente nell’ambito del patrimonio culturale. La volontà di essere attivi e di affrontare sfide importanti anima la città, e la collaborazione tra pubblico e privato poco per volta si sta traducendo in prassi consolidata, che dà ottimi risultati. Accanto agli enti di tutela, sulla scena torinese operano tre soggetti: le due fondazioni bancarie cittadine (Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt) e la Consulta, che peraltro annovera quelle stesse fondazioni tra i propri soci. In questo quadro, la collaborazione sarà la chiave di volta nella creazione di un sistema efficace. Le Fondazioni bancarie, infatti, non potevano seguire direttamente gli interventi. La Consulta di Torino, al contrario, possedeva caratteristiche perfette per fare da intermediario: grazie a un’agile struttura - 26 -

interna e a una rete di relazioni con professionisti e tecnici, ricoprì nel modo più opportuno il suo ruolo di collegamento, che risultò vincente in numerose occasioni. Questo sistema virtuoso di sinergie segnò un altro punto di svolta nella storia dell’Associazione, che conquistò sul campo, e in modo definitivo, la piena fiducia delle Soprintendenze e degli Enti di tutela. Ma oltre al risvolto pratico, va sottolineato che l’opera di Consulta permise di ragionare a fondo su un modello operativo che poteva funzionare. Fu anche per questo motivo che si cominciò a parlare, a livello nazionale, del cosiddetto “modello Torino”, un modus operandi che diventò un punto di riferimento per chiunque fosse impegnato a lavorare sui beni del patrimonio culturale e artistico. Gli interventi di quel periodo aprirono un terzo grande filone tematico, la “Valorizzazione di luoghi emblematici”. Appartengono senz’altro a quest’ambito i restauri del cortile del Palazzo dell’Università (1999) e delle Fontane del Po e della Dora (2005). E tuttavia, in senso più esteso, vi si potrebbero ascrivere anche i restauri del Monumento al Re Vittorio Emanuele II (2001), quello imponente di Villa della Regina, concentrato sull’Asse del Belvedere e sul Teatro d’Acque (20022003), e la Cancellata che chiude la Piazzetta di Palazzo Reale (2005): punti altrettanto emblematici di uno stretto rapporto tra la città, la sua storia e i suoi abitanti. Intanto, a Torino la determinazione di un lavoro collettivo svolto su più fronti cominciava a produrre buoni frutti: le Olimpiadi Invernali del 2006 regalavano una vetrina internazionale di grande risalto, e nel contempo erano l’occasione di capitalizzare gli sforzi compiuti. La città si farà trovare pronta all’appuntamento, e saprà utilizzarlo per proiettarsi in avanti.

Innovare guardando al futuro (2007-2017) Da quel momento lo scenario si fa più mosso, ed evolve con rapidità. Con una certezza: Torino e la cultura sono un binomio che non si discute, perché è un fatto condiviso che anche da quel legame dipenderà lo sviluppo dell’area metropolitana. In quegli anni giungono finalmente a compimento vasti e complessi progetti, come la Reggia di Venaria, che apre al pubblico nel 2007. E altri, ugualmente ambiziosi, proseguono o vengono messi in cantiere: è il caso, rispettivamente, della Palazzina di Caccia di Stupinigi e del Polo Reale, ipotesi lungimirante che propone di riunire in un’unica istituzione le collezioni sabaude che gravitano attorno al Palazzo Reale di Torino. La Consulta guarda subito con interesse a queste realtà, ne comprende il potenziale e le sostiene con azioni di lungo periodo. Comprende cioè che per ottenere buoni risultati è d’obbligo osservare in prospettiva, impostando nel tempo le tappe del lavoro. Presso la Reggia di Venaria sono da ricordare, tra gli altri, tre interventi spettacolari quali il restauro della Peota Reale, il restauro della statua dell’Ercole Colosso e l’innovativo progetto di riqualificazione della Fontana dell’Ercole, che si prevede arriverà a conclusione nel 2019. Anche a Stupinigi la presenza è continua. Tra il 2008 e il 2017, si susseguono 7 interventi e tutti di notevole portata: si comincia con il reimpianto delle Alberate storiche attorno alla residenza – che evidenzia una non comune attenzione verso il paesaggio come bene da tutelare – per poi passare a una fitta serie di restauri dei preziosi ambienti, tra cui spiccano il Salone juvarriano, l’Appartamento della Regina e l’Appartamento del Re, che restituiscono alla Palazzina

alcuni tra gli spazi più belli e un itinerario di visita coerente e completo. Infine il Polo Reale, che è il centro di un impegno ininterrotto, portato avanti nel corso di vent’anni (dal 1998 ad oggi) insieme alle realtà che compongono quel complesso, diventato Musei Reali nel 2015. L’investimento complessivo di 4 milioni di euro dà il senso delle molteplici operazioni, condotte sempre con spirito curioso e sguardo rivolto all’eccellenza. Ma è soprattutto doveroso ricordare che la Consulta fu tra i primi a credere nell’istituzione del grande complesso museale, capace di competere per dimensioni e offerta culturale con realtà internazionali di primo piano. Accanto agli interventi che abbiamo menzionato, l’ultimo decennio si è

TRENT’ANNI DI CONSULTA

però caratterizzato per un netto cambio di passo: benché le modalità operative della Consulta siano rimaste in fondo quelle delle origini – unanimità delle scelte, collegialità dell’esecuzione, relazioni costruttive con istituzioni e Soprintendenze – tutto o quasi è mutato nel senso dell’approccio al patrimonio culturale. La visione del sodalizio si è fatta articolata, interdisciplinare, sempre più innovativa. E se il restauro e la valorizzazione restano certamente passaggi irrinunciabili, accanto ad essi non può mancare la comunicazione, intesa nelle sue tante declinazioni. Comunicazione come elaborazione delle idee, discusse nei Workshop organizzati in occasione della settimana della cultura d’impresa; oppure come didattica, con i Progetti educativi rivolti agli studenti delle scuole superiori; o ancora

come progettualità innovativa, messa in campo, per esempio, con attività come il crowdfunding, la progettazione del sito web per il Polo Reale, la realizzazione del logo e dell’immagine coordinata per i Musei Reali. Linee di sviluppo inedite, che a 30 anni dalla fondazione mettono in luce la capacità della Consulta di Torino di mettersi in gioco, puntando anche sulla capacità di progettare utilizzando le nuove tecnologie. E forse va proprio cercato in questi spunti il mecenatismo innovativo di domani, che vedrà la Consulta sempre più impegnata in interventi mirati a far crescere il territorio e a renderlo attrattivo, non solo sotto il profilo culturale, ma anche economicamente. Con lo spirito degli inizi e gli strumenti della contemporaneità.

- 27 -


MISSIONI E VALORI Adriana Acutis

Missione: mecenatismo progettuale a favore dell’arte e della cultura “Ho fatto qualcosa per la società? Dunque a me stesso ho recato vantaggio” (Marco Aurelio) Consulta è nata nel 1987 con il desiderio di restituire Torino ai Torinesi, al mondo e alle generazioni future. All’epoca il patrimonio storico-artistico del territorio versava in condizioni di degrado e alcuni direttori dei musei custodivano gelosamente tesori nascosti dichiarando apertamente che attirare visitatori non era nelle loro priorità. Oggi, dopo 30 anni, la grigia città industriale ha riscoperto storia, meraviglie architettoniche, collezioni inestimabili e creatività artistica. Torino, grazie all’impegno congiunto di molti, ha riportato alla luce la propria identità: prima capitale d’Italia con 2.000 anni di storia e forte creatività contemporanea. La stessa creatività che ne ha sostenuto lo sviluppo industriale trova riscontro nell’arte e non ha mai interrotto la sua potenza generativa, nemmeno negli anni in cui la fuliggine sembrava aver sopito la consapevolezza di tutti. Culla dell’arte povera, Torino ospita nei suoi musei le più importanti collezioni di arte contemporanea d’Italia. Nel 2017 è normale anche per Torino - 28 -

considerare il proprio patrimonio culturale come risorsa per la società e per l’economia. Il “Rapporto sul turismo 2017” curato da UniCredit e Touring Club Italiano evidenzia che il Piemonte nel quinquennio 2010/2015 cresce più del doppio della media italiana per presenze turistiche (10,6% contro la media italiana del 4,6%). Torino risulta in testa nel Piemonte, con il 48,8% del dato complessivo regionale. Il turismo, nel rapporto, si conferma come un settore rilevante nell’economia piemontese, ancora con grandi potenzialità e significativi margini di crescita. Il rapporto curato da UniCredit stima che in Italia per ogni euro proveniente dal turismo l’economia beneficia di 1,45 euro di indotto. In questo contesto la missione oggi della Consulta è di contribuire tramite l’arte e la cultura alla vitalità e all’attrattività del territorio nel quale le imprese e gli enti ad essa associati prosperano. L’associazione permette alle imprese di esprimere la propria responsabilità sociale in modo innovativo, prendendosi cura dell’espressione creativa e culturale del territorio mettendo a disposizione l’esperienza e le professionalità presenti nel proprio tessuto aziendale. Consulta realizza i propri obiettivi

mettendo a disposizione fondi e progettualità, forte della presenza attiva e costante dei soci, di una struttura snella di alta qualità e della collaborazione fra pubblico e privato.

Valori: Indipendenza, Collaborazione, Costanza, Cuore, Professionalità, Innovazione. 30 anni di costante operatività, più di 30 milioni di euro investiti, 90 progetti realizzati: per l’associazione è un importante traguardo e punto di partenza. Nel redigere il primo bilancio sociale la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino definisce i valori fondanti della propria attività. Sono valori irrinunciabili, hanno costituito la forza di Consulta fin dalla nascita e ne sono chiave di successo e continuità. Il primo, sostegno di tutti gli altri, è la chiarezza di obiettivi che si esprime nella sua indipendenza. Indipendenza Consulta opera con chiarezza di obiettivi da 30 anni, in un territorio che ha subito profonde mutazioni economiche e politiche. L’arte e la cultura sono tesori che identificano l’umanità da oltre 40 mila anni, potrebbe sembrare superfluo definire l’indipendenza dell’associazione come MISSIONI E VALORI

valore fondante, occuparsi di ciò che è destinato ad attraversare i millenni è in sé distacco da legami mutevoli. Nella missione di Consulta è insita una irrinunciabile indipendenza al fine di poter collaborare armonicamente con tutti nel corso degli anni.

zione, dunque positivamente insoddisfatto e, perciò, attento alle nuove possibilità, orientato all’ascolto e teso alla ricerca di soluzioni innovative”. Questo è applicabile ad ogni aspetto della vita aziendale, inclusa la propria responsabilità sociale.

L’indipendenza di Consulta da terze parti è il valore che le permette di instaurare una vera collaborazione per obiettivi condivisi.

Le imprese e gli enti soci di Consulta condividono il valore della collaborazione che permette loro di realizzare obiettivi importanti altrimenti difficilmente raggiungibili. Tale cooperazione, elemento costituente di Consulta, è rivolta anche a terzi, creando una circolarità virtuosa tra Imprese, Fondazioni, Enti pubblici, Responsabili e Curatori di Musei e Cittadini. L’associazione negli anni ha guadagnato la fiducia delle Soprintendenze e degli enti di tutela e ha instaurato una preziosissima sinergia fra pubblico e privato. A livello nazionale si parla del “modello Torino” come riferimento per chi intende investire nei beni del paese. Lavorare per l’arte e la cultura con l’obiettivo di contribuire alla vitalità e all’attrattività del territorio significa aprirsi ad un impegno che porta frutto nel tempo, realizzabile operando con costanza.

Collaborazione La natura creativa e ingegnosa delle aziende, come quella delle persone, si potenzia con la capacità di individuare obiettivi comuni e quindi di collaborare alla definizione e realizzazione di progetti condivisi. Il libro 150 anni di invenzioni italiane di Vittorio Marchis sottolinea come la notevole forza creativa e innovativa dell’Italia e in modo rilevante di Torino sia frutto non tanto della genialità individuale quanto della capacità di fare squadra, di essere concerto. Similmente lo studio “La responsabilità sociale nelle aziende famigliari italiane”, promosso dall’Aidaf e dall’Idif in collaborazione con lo Studio Pirola Pennuto Zei & Associati, l’Università Cattolica e l’Università Bocconi, mette in evidenza che “la creatività socio-competitiva fiorisce più facilmente in un soggetto consapevole dei limiti propri e della situa-

Costanza La presenza attiva e costante dei soci permette a Consulta di esprimere una - 29 -


progettualità forte, di incastonare i propri interventi in una strategia a lungo termine e di contribuire realmente alla vitalità del patrimonio artistico e culturale del territorio, rendendo tale patrimonio sempre più elemento identitario della città di Torino nel mondo. La costanza dei soci permette inoltre a Consulta di dedicare il 93,73% dei costi totali nei propri progetti, mantenendo solo il 6,27% per spese interne di funzionamento. Assieme alla costanza, il lavoro dell’associazione necessita qualità. Un lavoro per l’arte non può che essere lavoro ad arte, fatto col cuore. Cuore Nell’operato di Consulta si riflettono i valori delle aziende socie. L’attenzione alla qualità come elemento di successo è un principio condiviso che si riflette nei rapporti con tutti gli stakeholders e implica una cura dei dettagli che può essere presente

- 30 -

solamente in un lavoro fatto col cuore. Tale valore determina l’onestà delle scelte su come investire un flusso importante di fondi e la cura di una progettualità finalizzata alla realizzazione degli obiettivi dichiarati. Questa impostazione rende possibile un’attività imponente e di qualità con una struttura snella e di elevata capacità professionale. È proprio nella professionalità che la qualità e la forza progettuale di Consulta trovano sostegno. Professionalità Consulta contribuisce alla valorizzazione del territorio mettendo a disposizione, oltre a fondi, capacità professionali presenti nella propria struttura e nel tessuto delle imprese socie. Grazie a tali professionalità diversificate l’associazione è in grado di massimizzare l’efficacia degli interventi, mantenendo un taglio pragmatico. Questo a partire dalla scelta

dei progetti, effettuata in base ai criteri di rilevanza e urgenza, rapidità e certezze autorizzative e impatto sul territorio.

NOTA METODOLOGICA Lucia Starola

La professionalità diversificata, frutto della collaborazione, è valore fondante e distintivo del mecenatismo progettuale di Consulta. In questo modo le aziende socie di Consulta possono essere promotrici di innovazione. Innovazione Innovare tramite l’arte e la cultura è migliorare il mondo attraverso la bellezza. Nella bellezza, in ciò che attrae, l’umanità si esprime e grazie alla propria espressione evolve. Così l’impegno di oggi si apre ad un domani ancora sconosciuto, così l’impegno per l’arte è da subito impegno verso generazioni future. L’arte è per essenza apertura, innovazione. Facendo dell’innovazione un valore Consulta esprime il suo vero impegno per la crescita e lo sviluppo di un territorio che si rinnova.

Il bilancio sociale della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, redatto per la prima volta in occasione del trentesimo anniversario dalla sua fondazione, è stato realizzato per condividere con gli stakeholder il racconto dei risultati del proprio percorso in questi anni. Il bilancio sociale rappresenta, infatti, un efficace strumento di rendicontazione delle attività, che integra la rendicontazione tradizionale ed esprime una modalità trasparente di gestione e di dialogo con gli stakeholder. La redazione del presente documento anticipa le prescrizioni contenute nel nuovo Codice del Terzo Settore. In funzione delle peculiarità proprie dell’Associazione e di una buona elasticità delle esigenze di rendicontazione, i contenuti sono stati predisposti secondo le principali linee guida internazionali e nazionali, tra le quali: - lo standard Global Reporting Initiative – Linee Guida G3; - i Principi di redazione del bilancio sociale del Gruppo di Studio GBS, in particolare il Documento di ricerca n. 10 “La rendicontazione sociale delle aziende non profit”; - i Principi generali e le Linee Guida per l’adozione del Bilancio sociale relativo agli enti non profit, emanati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti;

- “Linee Guida e schemi per la redazione del bilancio sociale delle Organizzazioni no profit”, predisposte dalla ex Agenzia del terzo Settore. Il processo di redazione del bilancio sociale ha visto il coinvolgimento del Presidente di Consulta e di tutta la struttura organizzativa. Per garantire il rispetto del principio di comparabilità dei dati e delle informazioni, il perimetro di rendicontazione economica e finanziaria si riferisce al triennio 2014, 2015 e 2016, benché nella parte descrittiva siano menzionati tutti i più importanti progetti realizzati nei trenta anni della sua vita sociale. Missione La Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino è un’Associazione culturale, costituita a Torino con atto rogito Notaio Antonio Maria Marocco del 25 luglio 1988, ed ha ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica con provvedimento del 30 maggio 1989 della Giunta Regionale del Piemonte. Nata da un’idea maturata e condivisa tra i soci fondatori fin dal 1987, un gruppo di amici uniti dall’amore per la propria città e dal comune obiettivo di qualificarne il territorio, Consulta si è sviluppata ed è cresciuta negli anni fino a raggiungere oggi il numero di 32 associati, tutti coinvolti attraverso - 31 -


i rispettivi organi di governance nella realizzazione del progetto istituzionale, mediante contributi di idee prima ancora che finanziari. L’associazione, esclusa ogni e qualsiasi finalità di lucro, ha come missione il miglioramento, in prevalenza nell’ambito della Regione Piemonte, della situazione del patrimonio culturale e storico-artistico pertinente al territorio regionale attraverso la realizzazione di programmi finalizzati alla tutela, conservazione, promozione e valorizzazione dei beni culturali che di tale patrimonio fanno parte. Obiettivo prioritario è la realizzazione di restauri, mostre, ricerche scientifiche, progetti e ogni altra iniziativa mirante alla diffusione della conoscenza, della fruizione e della valorizzazione dei beni culturali piemontesi. In trent’anni sono stati investiti più di 30 milioni di euro e realizzati 90 interventi di restauro e valorizzazione, in collaborazione con le Istituzioni e gli Enti di tutela. Le scelte sono effettuate applicando criteri di rilevanza e di urgenza dell’intervento, di rapidità e certezze autorizzative di realizzazione, di cadenza annuale o biennale. Oltre agli interventi di restauro e valorizzazione, Consulta ha promosso attività editoriali e di riflessione sui rapporti Imprese – Beni Culturali organizzando, dal 2007 al 2013, sette Workshops

all’Unione Industriale di Torino, in occasione delle Settimane della Cultura d’Impresa di Confindustria. Valori La Consulta è un ente no profit, che persegue l’obiettivo di partecipare in modo attivo al miglioramento del patrimonio culturale, senza vincoli di dinamiche commerciali o politiche. Essa ricerca l’eccellenza della propria attività con concretezza e coerenza, selezionando artisti e restauratori con indipendenza, in funzione delle loro qualità, comunicando con trasparenza agli stakeholder i propri obiettivi e il proprio operato. Nello svolgimento della sua attività Consulta è attenta ai suggerimenti che possono pervenire dalle Istituzioni, civili o religiose, dagli associati, dagli artisti, dai cittadini, in un comune intento di valorizzare al meglio le risorse disponibili, nel più rigoroso rispetto delle norme di legge. Stakeholder Nello svolgimento della propria attività Consulta si relaziona e interloquisce con una molteplicità di stakeholder: dalla Pubblica Amministrazione alla cittadinanza, dagli associati ai finanziatori, dal personale, collaboratori e consulenti ai restauratori e ai fornitori in genere. Questi soggetti costituiscono una

galassia di portatori d’interesse, con i quali Consulta si confronta ogni giorno da trent’anni e verso i quali Consulta si considera responsabile dei risultati della propria attività. Insieme a tutti loro è stato perseguito l’obiettivo di far crescere l’economia della cultura e, per questo motivo, verso di loro e con loro è stato realizzato questo progetto comunicativo. Governance I principi di responsabilità, trasparenza, inclusione, neutralità e utilità, che fanno parte della cultura di Consulta, si riflettono anche nella governance, che si articola nei tre livelli degli organi dell’associazione: l’Assemblea dei soci, il Presidente e il Comitato Direttivo. L’Assemblea delibera, tra l’altro, sulla nomina del Presidente e dei membri del Comitato Direttivo, sull’approvazione dei progetti culturali e sull’ammissione ed esclusione dei soci. Il Comitato Direttivo, composto di un numero variabile da tre a sette membri, gestisce l’associazione con tutti i poteri di ordinaria amministrazione, propone programmi e attività e ne gestisce la realizzazione. Il Presidente ha la rappresentanza dell’associazione nei confronti dei terzi ed in giudizio e dà esecuzione alle deliberazioni dell’assemblea e del Comitato Direttivo.

RENDICONTAZIONE ECONOMICA

RICLASSIFICAZIONE DEI PROVENTI DELLE SPESE

(Tabella 1)

I bilanci d’esercizio, composti dallo Stato patrimoniale, dal Rendiconto gestionale, dal Rendiconto finanziario e dalla Nota integrativa sono redatti dal Tesoriere e vengono approvati annualmente dal Consiglio di Amministrazione e dall’Assemblea degli associati. I dati risultanti da tali documenti sono stati raggruppati e sintetizzati nella tabella 1, al fine di riclassificare i proventi per natura1 e le spese per destinazione. La classificazione delle spese per destinazione consente di evidenziare

l’utilizzo delle risorse disponibili nella realizzazione delle attività istituzionali per il recupero del patrimonio artistico e per le altre attività culturali, di cui beneficiano sia i cittadini sia i turisti, con ricaduta sul contesto socio-economico e sulle generazioni future. I costi della struttura organizzativa sono stati attribuiti parzialmente alle attività istituzionali, sulla base di una percentuale media stimata, desunta dalla contabilità analitica messa in atto negli ultimi tempi.

2016

%

2015

%

2014

%

40.300

3,65%

728.000

65,85%

40.300 78.000 640.000

3,81% 7,37% 60,46%

42.900 689.000 91.000

3,34% 53,70% 7,09%

287.615 49.254 357

26,02% 4,46% 0,03%

261.607 12.703 25.975

24,71% 1,20% 2,45%

454.705 3.000 2.483

35,44% 0,23% 0,19%

1.105.526

100,00%

1.058.585

100,00%

1.283.088

100,00%

52.355

4,74%

69.168

6,53%

75.872

5,91%

Restauro Attività progettuale Valorizzazione e fruizione

152.999 59.413 177.701

13,84% 5,37% 16,07%

287.232 74.130 167.355

27,13% 7,00% 15,81%

163.918 122.065 7.330

12,78% 9,51% 0,57%

Progetti speciali (congiunti con altre istituzioni)

304.363

27,53%

306.831

28,99%

751.081

58,54%

Contributo dei collaboratori alle attività istituzionali

105.896

9,58%

80.259

7,58%

63.600

4,96%

54.091 38.366

4,89% 3,47%

0 11.468

0,00% 1,08%

3.620 11.651

0,28% 0,91%

892.829

80,76%

927.275

87,60%

1.123.265

87,54%

160.342 1.105.526

14,50% 100,00%

62.142 1.058.585

5,87% 100,00%

83.951 1.283.088

6,54% 100,00%

FONTI Quote associative Quote contributive Erogazioni liberali associati Erogazioni liberali associati e non per progetti speciali Altre erogazioni liberali Altri proventi RISORSE DISPONIBILI Oneri di funzionamento della struttura ATTIVITA’ SVOLTE

Attività didattiche Comunicazione RISORSE DEDICATE ALLE ATTIVITA’ ISTITUZIONALI Avanzo di esercizio Totale a pareggio - 32 -

- 33 -


SUDDIVISIONE ATTIVITÀ SVOLTE

2016

2017

2015

2014

dell’esercizio), per essere impiegata negli anni successivi. Il valore che l’istituzione culturale genera è sfaccettato e multidimensionale e non può essere espresso da valori prettamente economici. Pur nella notevole difficoltà di tradurre in termini

quantitativi gli obiettivi perseguiti, le tabelle ed i grafici evidenziano: - l’economicità della gestione, rappresentata dalla stabilità nel tempo dei flussi delle erogazioni, che garantiscono l’equilibrio finanziario della gestione; - l’efficienza della gestione, che deriva

dal rapporto tra le attività istituzionali e le risorse disponibili ed evidenzia il livello molto basso degli oneri di funzionamento della struttura, anch’essa in linea nei vari anni.

DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA PERVENUTA (Tabella 2)

Nel corso del 2017 l’attività di Consulta ha avuto ulteriori sviluppi, poiché sonoR pervenute erogazioni liberali mirate a progetti speciali per oltre 1 milione di euro. Utilizzando anche

le risorse disponibili di anni precedenti, le attività di restauro e di valorizzazione, proposte e coordinate da Consulta in accordo con altre Istituzioni, raggiungono circa 1,8 milioni di euro.

2016

%

2015

%

2014

%

1.105.526

114,50%

1.058.585

105,87%

1.283.088

106,54%

Restauro

RISORSE DISPONIBILI

Attività progettuale

Ricchezza trattenuta dall’organizzazione per essere utilizzata negli anni successivi

160.342

14,50%

62.141

5,87%

83.951

6,54%

RISORSE UTILIZZATE

945.184

100,00%

996.444

100,00%

1.199.137

100,00%

Attività istituzionale (al netto di IVA)

700.056

74,07%

744.517

74,72%

951.583

79,36%

Remunerazione del personale e dei collaboratori (al netto di IVA)

140.343

14,85%

124.865

12,53%

120.958

10,09%

Remunerazione della Pubblica Amministrazione (IVA e altri oneri fiscali)

104.785

11,09%

127.062

12,75%

126.596

10,56%

RICCHEZZA DISTRIBUITA

945.184

100,00%

996.444

100,00%

1.199.137

100,00%

Valorizzazione e fruizione Progetti speciali (congiunti con altre istituzioni) Contributo dei collaboratori alle attività istituzionali Attività didattiche

COMPOSIZIONE DELLE FONTI

Comunicazione

100% 90% 80%

2

70% 60% Remunerazione della Pubblica Amministrazione (IVA e altri oneri fiscali)

50%

2

RICCHEZZA DISTRIBUITA

Remunerazione del personale e dei collaboratori (al netto di IVA) Attività istituzionali (al netto di IVA)

40%

2.500.000 30% Quote associative Quote contributive

20%

2.000.000

Erogazione libere associati Progetti speciali

10%

1.500.000

Altre erogazioni liberali 1

0%

Altri proventi

2017 preconsuntivo

2016

Nella tabella 2 il totale della ricchezza pervenuta, definibile come “Ricchezza da distribuire”, è stata suddivisa per dare evidenza: - della ricchezza destinata all’attività istituzionale, con ricaduta economica di- 34 -

2015

2014

retta verso le imprese, i restauratori e i professionisti incaricati, per il lavoro dagli stessi svolto e, indirettamente, verso lo Stato per la tassazione a loro carico; - della ricchezza destinata alla remune-

1.000.000

razione del personale e dei collaboratori; - della ricchezza destinata alla Pubblica Amministrazione, per l’Iva connessa alle attività svolte e per gli altri oneri fiscali; - della ricchezza trattenuta temporaneamente dall’organizzazione (avanzo

500.000

0 2017 preconsuntivo

2016

RENDICONTAZIONE ECONOMICA

2015

2014

Nel corso dell’anno 2014, il dl 31/5/2014 n. 83, convertito con modificazioni con la legge 29/7/2014 n. 106, ha introdotto il c.d. “Art Bonus”, di cui peraltro chi esegue erogazioni liberali a Consulta non può usufruire, non essendo la stessa un ente pubblico, né concessionaria di bene pubblico. La stessa legge ha sospeso l’applicazione dell’art. 15 lett. h) e dell’art. 100 lett. f) per le erogazioni liberali effettuate per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, modalità seguita dai donatori di Consulta. A partire da quella data le erogazioni liberali sono quindi state effettuate secondo le disposizioni indicate all’art. 100 lett. m) TUIR, nel rispetto di tutte le indicazioni ivi previste. - 35 -


el corso di trent’anni sono stati 8 i Presidenti che si sono avvicendati alla guida della Consulta di Torino. Ad accomunarli – pur nelle diverse e marcate personalità di ciascuno – c’è un dato peculiare: un forte impegno professionale sempre congiunto, e anzi rafforzato, dall’idea di servire la società. Tre di loro, tutti legati al piccolo gruppo dei fondatori, sono scomparsi in anni non lontani. Appartenevano alla generazione nata negli anni Venti del Novecento: imprenditori e uomini di cultura che da giovani avevano vissuto la ricostruzione dell’Italia uscita dalla guerra, e che nei decenni successivi avrebbero contribuito, da protagonisti nel mondo del lavoro, a trasformarla in un Paese moderno, spesso grazie a visioni anticipatrici. Fu così per Aimone di Seyssel d’Aix, presidente del primo biennio, tra 1987 e 1989, che riversò nella conduzione della Consulta la sua vasta esperienza nelle relazioni esterne, maturata in due aziende di dimensioni globali quali l’IBM e la Martini & Rossi. Non diversamente fu per Gianni Merlini, che gli subentrò. Un intellettuale di levatura internazionale: sia come editore, impegnato a portare la Utet a posti di primaria importanza tra le industrie italiane, sia nella vita civile, dove operò da convinto europeista e da ispiratore di molteplici progetti – in ruoli di alta responsabilità – destinati a lasciare un segno nello sviluppo culturale e sociale di Torino. Figure a cui si affianca quella di Renzo Giubergia, presidente tra

N

I PRESIDENTI Giacomo Affenita

il 2001 e il 2003. Da una parte una storia professionale dedicata alla finanza e al settore del risparmio gestito nel quale, con la società Ersel, fu protagonista di svolte epocali; accanto a questa, la partecipazione attenta alla vita artistica, musicale e sociale di Torino. E tra queste, testimonianza emblematica, la Fondazione Paideia, onlus particolarmente attiva in Piemonte nel sostegno alle famiglie con bambini in difficoltà. Degli altri presidenti parliamo in queste pagine. E, anzi, proprio alle loro parole viene affidato il racconto dei percorsi personali e dell’esperienza alla guida della Consulta. Ciò che si può aggiungere, piuttosto, è che quel filo rosso ideale che unisce le figure di vertice dell’Associazione resta una qualità imprescindibile, una divisa interiore che si individua nitidamente: etica del lavoro e senso civile non si possono separare. La generazione nata negli anni Quaranta ha lasciato un segno profondo di innovazione nella continuità. Il contributo di Lodovico Passerin d’Entrèves, Giuseppe Lignana, Luigi Garosci e Maurizio Cibrario è stato decisivo: la loro conduzione manageriale e moderna ha impresso alla Consulta di Torino l’immagine che tuttora la connota presso le istituzioni e la società. Oggi, infine, la presidenza di Adriana Acutis, prima donna chiamata al vertice dell’Associazione, ha aperto un nuovo ciclo, che può contare su una forza e una sensibilità inedite. Una volta ancora la sfida più interessante sarà quella di guardare al futuro con occhi nuovi, ma attraverso le radici, ormai salde, di una tradizione trentennale.


DINAMISMO, VISIBILITÀ, APERTURA: LE PAROLE-CHIAVE DEL PRESENTE MAURIZIO CIBRARIO PRESIDENTE CONSULTA DI TORINO (2013-2016) Attuale Presidente della Fondazione Torino Musei – l’ente che gestisce il patrimonio storico-artistico della Città di Torino e a cui fanno capo le collezioni di Palazzo Madama, GAM, MAO e Borgo Medioevale –, Maurizio Cibrario è stato Presidente della Consulta in una fase recente, tra il 2013 e il 2016. Tuttavia, la sua storia personale si intreccia a quella dell’associazione sin dai lontani inizi: “All’origine di tutto ci fu una conversazione con Aimone di Seyssel, alla fine degli anni ’80 direttore generale della Martini & Rossi e poi primo Presidente della Consulta. Allora ero direttore della Holding del Gruppo Martini, a Ginevra. Seyssel mi parlò dell’idea, discussa all’interno di un piccolo gruppo di amici che frequentavano il circolo del Whist, di creare un sodalizio di imprese decise a intervenire sul patrimonio culturale di Torino, in quegli anni in condizioni di grande trascuratezza. Mi chiese se potevo autorizzare l’azienda a partecipare come socio fondatore. Ci pensai brevemente e diedi il mio benestare all’operazione. È un episodio che ricordo ancora con piacere”. In fondo, fu la precoce intuizione dell’importanza di quella che adesso si chiama responsabilità sociale, in quel caso considerata sotto l’aspetto della solidarietà territoriale. “È logico – spiega Cibrario – che un’azienda che - 38 -

ha vissuto il suo successo e la sua espansione su un territorio senta il dovere di migliorarlo. Ed è altrettanto ovvio che un territorio che possiede una identità e si riconosce nel proprio patrimonio culturale rappresenta un contesto in cui le aziende prosperano e generano benessere. Esiste un rapporto vicendevole”. Queste idee, oggi pienamente acquisite, trent’anni fa furono alla base della nascita della Consulta. È per questi antefatti che i tre anni alla guida dell’associazione hanno rappresentato per Maurizio Cibrario quasi un ritorno: “È stato come ritrovare un gruppo di amici che hai sempre frequentato e con i quali hai condiviso gli interessi e le attività di lavoro. Lo definirei un richiamo a casa, con al centro un oggetto particolarmente attraente come la cultura”. La lunga carriera ai vertici del Gruppo Martini ha influenzato in modo decisivo le linee guida del suo mandato: “Innanzitutto ho cercato di dare dinamicità all’attività di Consulta, che si è proposta come partner culturale della città, giorno per giorno. Questo ha portato a un aumento della visibilità e a maggiori contatti con la stampa nazionale e internazionale, creando nel contempo un legame più stretto tra l’associazione, i media e i cittadini. Parallelamente abbiamo lavorato sull’apertura verso l’esterno, attraverso un rafforzamento del ‘modello Torino’,

da proporre ed esportare nella sua visione. Viene da qui anche l’idea di estendere l’area operativa di Consulta, inserendo nel nostro Statuto la possibilità di compiere operazioni di restauro e valorizzazione in tutto il Piemonte”. Sulla scorta di queste osservazioni, è giusto notare che il contributo del “modello Torino” lanciato da Consulta ha avuto un ruolo di primo piano nel far crescere la città nell’interesse dei turisti e degli stakeholder stranieri. “Ma siamo ancora agli inizi – commenta Cibrario – e c’è spazio per un ulteriore salto di qualità”. Nell’insieme, un quadro di ampio respiro, pensato per risvegliare dall’Italia e dall’estero l’interesse verso Torino e i tesori del suo patrimonio culturale. Una visione, questa, che dovrà essere sostenuta nel tempo: “Credo che d’ora in poi sempre più sarà importante prevedere e sviluppare progetti

I PRESIDENTI

che abbiano un impatto internazionale. Penso per esempio a interventi come quelli che attualmente sono in corso d’opera: la Fontana dell’Ercole alla Reggia di Venaria, che si presenterà come un restauro straordinario, realizzato al di fuori dalle consuete pratiche conservative, e naturalmente il progetto dei Giardini di Palazzo Reale, che all’intervento paesaggistico unirà l’apporto in chiave contemporanea di un maestro come Giulio Paolini… Ecco, tutto questo risponde al criterio di far godere delle nostre bellezze artistiche e culturali anche con spunti di innovazione, che sono importantissimi”. L’innovazione pare dunque essere l’altra linea portante su cui si muove la Consulta del presente e del futuro prossimo. Un’attitudine che rappresenta, in fondo, quasi un modo d’essere: l’associazione ha saputo innovare, aggiornando visione e modus ope-

randi, durante ogni fase della sua storia trentennale. Commenta Maurizio Cibrario: “Negli ultimi anni la Consulta è entrata in una fase che definirei di progettazione innovativa: ciò significa che non si occupa soltanto di restauro e valorizzazione, ma mette idee e progettualità a disposizione di chi ha interesse a realizzare un intervento, ma non possiede le competenze. Sta cioè estendendo le sue capacità anche alla parte dell’intermediazione e della progettualità”. Nel ruolo di manager di una grande istituzione culturale, Maurizio Cibrario ha oggi un punto di osservazione privilegiato per capire vantaggi e criticità del rapporto tra pubblico e privato, e per valutarne l’evoluzione: “La differenza tra i due ambiti resta grande, e sarà necessario uno sforzo persino maggiore rispetto al passato. Ma sono sicuro che sulla strada intrapresa sarà possibile continuare una collaborazione fruttuosa”.

- 39 -


UN MECENATISMO INNOVATIVO PER LA CRESCITA DELLA CITTÀ LODOVICO PASSERIN D’ENTRÈVES PRESIDENTE CONSULTA DI TORINO (1993-1994 / 2007-2010 / 2010-2013) “È mettere insieme le forze che porta al risultato”. Nella sua icastica semplicità, l’affermazione è quasi il ritratto della vita professionale di Lodovico Passerin d’Entrèves, manager che ha dedicato tempo ed energie ad affinare le capacità di collaborazione e di comunicazione, trasformando due attitudini in strumenti di lavoro. Persuaso da sempre che tali valori, calati in una visione articolata della società, possano fare la differenza. I fatti gli hanno dato ragione: da soli non si fa nulla, insieme si cresce. In questo senso, la storia della Consulta di Torino è un’esperienza esemplare. Presieduta per tre mandati da Passerin d’Entrèves, che è stato anche uno dei fondatori dell’associazione, la Consulta nacque, 30 anni fa, proprio dalla visione condivisa di un piccolo gruppo di uomini. “Un gruppo di amici che avevano in comune radici piemontesi e una positiva carriera imprenditoriale o manageriale. Avevamo la convinzione che le imprese dovessero essere presenti nella realtà della nostra città e che fosse possibile agire per porre rimedio a quella che, in quegli anni, era una situazione di degrado. Uno slancio unitario, sorretto dal sincero attaccamento per il territorio d’origine”. Fu il punto di partenza. Da quelle premesse però il viaggio si sarebbe sviluppato in maniera originale e - 40 -

ricca, interpretando in senso moderno ogni fase storica. Tra coloro che hanno condotto la Consulta di Torino, Passerin d’Entrèves è oggi il Presidente che meglio di tutti ha la possibilità di cogliere in uno sguardo d’insieme il lungo ciclo operativo del sodalizio. Un fatto che si deve all’aver guidato l’associazione in periodi cronologicamente assai distanti tra loro, la prima volta all’inizio degli anni ’90, e poi tra il 2007 e il 2013, per due mandati consecutivi. “Sono state due fasi caratterizzate da momenti molto diversi. La prima fu contraddistinta dal restauro, poiché la Consulta di Torino nasceva proprio dalla forte preoccupazione dei primi soci nei confronti di un patrimonio artistico di altissima qualità, ma in condizioni molto deteriorate. Gradualmente però all’attività di restauro, sempre presente, cominciammo ad affiancare aspetti legati alla valorizzazione, alla fruizione e alla progettualità”. Questa evoluzione, che segnò il passaggio tra i due cicli, si può ascrivere sostanzialmente a tre fattori: “Per un verso stava cambiando il contesto: finalmente a Torino iniziavano ad affluire importanti risorse pubbliche; dall’altra c’erano invece la crescita professionale della Consulta e la credibilità che si era ormai guadagnata”.

d’Entrèves, e si è sviluppata, a partire dal 2007, su piani diversi. “Innanzitutto la comunicazione interna, rivolta ai soci, che ha cercato di coinvolgere tutti attraverso la creazione delle Commissioni. Con esse abbiamo offerto alle imprese di Consulta la possibilità di esprimere le proprie capacità professionali, coinvolgendole in modo diretto su temi specifici. Quindi, decisiva, la comunicazione verso l’esterno: non solo di presenza e visibilità – siamo stati chiamati a presentare il caso della Consulta in Confindustria a Roma e a Milano, poiché era considerata un esempio – ma anche ‘di sostanza’, come nel caso dei Progetti Didattici rivolti agli studenti, dei Workshop dedicati a temi settoriali con l’apporto di esperti, o del Crowdfunding lanciato in collaborazione con Palazzo Madama, che è stato anche un esempio di comunicazione innovativa”. Resta infine, l’aspetto tutt’altro che secondario rappresentato dall’attività editoriale:

“Ogni restauro genera uno studio che diventa occasione di comunicazione all’interno di un pubblico di specialisti, attraverso pubblicazioni che danno l’idea di ciò che Consulta ha fatto e di come lo ha fatto, illustrando tecniche, metodologie, prospettive”. Da questo panorama emerge in modo netto come Consulta abbia rappresentato per Torino, nel corso degli anni, una presenza nuova, in grado di offrire competenze che esistono nelle aziende e non sono sempre disponibili negli organi di tutela e nelle istituzioni. Prosegue Passerin d’Entrèves: “Concetti come quelli di analisi dei flussi, di due diligence, di marketing operativo, sono tipici dell’imprenditoria privata. La Consulta, che possiede queste professionalità al suo interno, le ha potute trasferire creando un positivo processo di osmosi tra pubblico e privato. Un processo che ha dato risultati importanti anche grazie alla continuità dell’azione che abbiamo svolto”.

Il futuro può dunque contare su una base solida – le modalità operative di Consulta – che resta quella degli esordi e non cambierà: unanimità delle scelte, collegialità dell’esecuzione, relazioni costruttive con gli stakeholder; e poi, altro dato da sottolineare, la sede sociale presso l’Unione Industriale. Le linee di sviluppo dei progetti sono invece proiettate in una dimensione di forte novità: “Quello della Consulta di Torino diventerà sempre più un mecenatismo innovativo progettuale – conclude Lodovico Passerin d’Entrèves –, e cioè in grado di arricchire, anche con ritorni economici, il territorio su cui hanno sede le imprese e le loro attività. Ciò vuol dire un territorio più attrattivo per chi viene ad investire, per i visitatori e per chi ci vive. Sono convinto che la Consulta del futuro potrà essere uno degli attori di questo processo di crescita della città”.

La comunicazione è l’altro snodo fondamentale delle presidenze di Passerin I PRESIDENTI

- 41 -


GLI ANNI IN CUI NACQUE IL “MODELLO TORINO” LUIGI GAROSCI PRESIDENTE CONSULTA DI TORINO (1999-2000 / 2004-2006) Presidente della Consulta di Torino per due mandati (il biennio 19992000 e il triennio 2004-2006), per Luigi Garosci quello svolto nell’associazione è stato soprattutto un lavoro appassionante: “Sempre impegnativo, qualche volta anche divertente”. Un’avventura sorretta dall’amicizia e dalla stima reciproca dei soci, e nel contempo dall’orgoglio di appartenenza: “Penso che far parte di Consulta – aggiunge – sia un privilegio. Personalmente l’ho sempre considerata un salotto buono della nostra città, e uso la definizione in senso positivo: un gruppo animato dalla passione del sogno e dalla volontà di fare”. Lo stesso spirito, in fondo, che caratterizzò l’ingresso del Gruppo Garosci nell’associazione: “Fu Giovanni Merlini, uomo di vasta cultura e presidente della Utet, a propormi in amicizia di aderire all’iniziativa. Era la fine degli anni ’80 e la Consulta, istituita con l’obiettivo di lavorare in modo professionale sul patrimonio culturale torinese, stava muovendo i suoi primi passi. Accettai con entusiasmo: cominciò così una bellissima storia, che prosegue ancora oggi”. In ogni caso, se il rapporto personale costituì l’iniziale punto di contatto, l’attenzione nei confronti dei beni culturali fu un approdo altrettanto - 42 -

spontaneo. Negli anni ’80 il Gruppo Vegè Italia, allora presieduto da Luigi Garosci, si era infatti sensibilizzato sul mecenatismo, destinando ingenti risorse alla Galleria degli Uffizi di Firenze: “Sostenemmo 30-35 restauri di altissimo livello: opere di Raffaello, Leonardo da Vinci, Botticelli... tutti i grandi maestri del Museo. Fu una scelta dettata non dal ritorno dell’investimento, praticamente inesistente, ma da esigenze di altra natura: come azienda sentivamo il dovere di intervenire nel sociale, andando oltre la funzione di creare posti di lavoro; e poi c’era un desiderio di gratificazione personale, che nasceva dall’amore per l’arte e la pittura”. Entrare tra i soci della Consulta significò quindi trasferire nell’ambito torinese quell’esperienza così significativa e, per l’epoca, particolarmente avanzata.

ponenti come Palazzo Carignano e Villa della Regina, strutturalmente complessi e gravosi dal punto di vista finanziario, emblematici di quel periodo”. La linea si impose come logica risposta alla domanda che veniva da parte delle istituzioni. In quel contesto, la vera novità fu però rappresentata dall’ atteggiamento con cui la Consulta interpretò il lavoro. “Credo che la chiave della mia presidenza, ma direi in generale delle presidenze di quegli anni, fu la capacità di sviluppare rapporti di collaborazione efficaci. Da una parte con le due grandi Fondazioni bancarie torinesi, che essendo anche nostre socie potevano valutare dall’interno l’opera di Consulta, condotta da un’agile struttura di professionisti; dall’altra con le Soprintendenze e gli Enti di tutela: fu allora che ci affermammo definitivamente

nell’apprezzamento degli Enti pubblici, meritandoci la fiducia sul campo. Quel momento segnò un punto di svolta, e la nostra intuizione vincente fu di cominciare a ragionare su un modello di sinergie che potevano funzionare, che avrebbe poi preso il nome di ‘modello Torino’. È in questo quadro d’insieme che va sottolineato un tratto specifico dell’attività di Consulta: ogni Presidente lascia, sulla scorta delle proprie esperienze imprenditoriali, un’impronta personale. Avvenne così anche negli anni di conduzione di Garosci: “Come ogni mio collega, approfittai delle esperienze acquisite prestando particolare attenzione al rapporto costi/prestazioni, al rispetto dei tempi e del budget, alla valorizzazione delle risorse umane e alle buone relazioni

con gli stakeholders. Insomma, rigore nei bilanci, ma senza trascurare il sogno e la fantasia, che sono componenti importanti che controbilanciano il pragmatismo”. Fantasia che qui potremmo tradurre con innovazione, altro punto qualificante dell’azione di Consulta. “Guardando alle possibili strade future credo che sia giusto insistere, come oggi si sta facendo, sull’innovazione negli interventi e sulla comunicazione per far conoscere. Insieme all’idea di fare squadra per mettere insieme le competenze, che resta vincente, la Consulta può ulteriormente ampliare il suo ruolo, riversando ancora competenze, efficienza e conoscenza nel campo che le è proprio. Attraverso cultura, arte e bellezza dobbiamo continuare a mettere a frutto il nostro grande patrimonio a favore del sociale, ma anche del business”.

Quello che dalla metà degli anni ’90 arriva sino al 2006 per la Consulta è un decennio di grandi progetti, che si inseriscono nello scenario di una città in pieno fermento. Senza tradire sé stessa, Torino sta gradualmente cambiando fisionomia e prospettive. La linea-guida di Consulta si caratterizzò per una serie di interventi di forte impatto, su opere che dovevano essere affrontate con urgenza poiché il degrado avanzava rapidamente. “Penso – dice Garosci – a cantieri imI PRESIDENTI

- 43 -


PROTAGONISTI NEGLI ANNI DELLA RINASCITA DI TORINO GIUSEPPE LIGNANA PRESIDENTE CONSULTA DI TORINO (1995-1996 / 1997-1998) Giuseppe Lignana guida la Consulta di Torino tra il 1995 e il 1998. Si tratta di due mandati consecutivi da Presidente, che Lignana fa in rappresentanza due diversi soci: il primo per l’Unione Industriale, l’altro come Gruppo Burgo. Di formazione tecnica (è ingegnere), e da sempre molto attivo nell’associazionismo (con ruoli operativi in varie realtà consociative, tra cui Confindustria) pur non essendo tra i soci fondatori, Giuseppe Lignana appartiene di fatto al piccolo gruppo dei pionieri di Consulta, a cui è legato da saldi rapporti di amicizia e comuni interessi. L’ingresso in Consulta avviene nel 1989, per il tramite di Aimone di Seyssel: da quel momento condivide temi e impostazioni che sono alla base della lunga avventura della Consulta. Quando viene eletto alla prima presidenza, Torino sta cominciando a prendere coscienza del grande lavoro che occorrerà fare sul proprio patrimonio culturale. La Consulta invece, dopo una serie di interventi di forte impatto e visibilità, sta per entrare in una fase di maggiore intraprendenza. Le presidenze Lignana affronteranno 3 realizzazioni di grosso impegno: l’allestimento della Pinacoteca dell’Accademia Albertina; il restauro, in Palazzo Carignano, dell’Aula del primo Parlamento Italiano; e infine la realiz- 44 -

zazione della Sala Leonardo presso la Biblioteca Reale. “Si trattava – ricorda Giuseppe Lignana – di tre progetti affascinanti e ben centrati nello spirito che animava e anima la Consulta. Opere di grande valore, ma in cattive condizioni e non accessibili. L’Accademia, nata per volere dei Savoia per formare coloro che avrebbero “costruito” Torino, aveva un patrimonio di opere d’arte praticamente sconosciuto. L’Aula del Parlamento Italiano era in uno stato veramente deplorevole e inaccessibile, pur essendo uno spazio unico al centro della città. Il fondo di opere di Leonardo da Vinci conservate dalla Biblioteca Reale rappresentava poi un autentico “scandalo”: Torino custodiva l’Autoritratto di Leonardo e altre sue opere, ma nessuno poteva ammirarle…”. Fu proprio in quel breve giro di anni, e attraverso quegli interventi, che la Consulta maturò la filosofia che ne avrebbe contrassegnato l’attività e l’immagine: non solo restaurare opere d’arte significative, ma renderle fruibili al pubblico.

senz’altro innovativa la soluzione di esporre i cartoni cinquecenteschi di Gaudenzio Ferrari su pannelli di corten. E i problemi non mancarono neanche per il Parlamento Italiano. Le sue dimensioni non facilitavano certo il restauro, ma un accurato lavoro di analisi in dettaglio portò a un buon risultato e Torino tornò ad avere uno spazio di rappresentanza importante”. Discorso a parte merita la Sala Leonardo, ideata per valorizzare un’icona assoluta del patrimonio culturale torinese. “La direttrice della Biblioteca – prosegue Lignana – sentiva la grande responsabilità della conservazione di opere uniche ed estremamente delicate, che non si potevano esporre sia per ragioni di sicurezza sia per le condizioni ambientali. Noi, grazie alle tecnologie d’avanguardia, riuscimmo a far sì che Leonardo fosse finalmente a disposizione del pubblico italiano e internazionale. Aggiungo, ed è un episodio che ricordo con particolare orgoglio, che per la Sala Leonardo ci fu una lunga trattativa tra Regione Piemonte, Biblioteca Reale e Consulta di Torino, che portò alla firma di una convenzione

che fissava gli impegni reciproci: la Consulta avrebbe fatto i lavori per mettere in sicurezza le opere, ma queste sarebbero poi state esposte al pubblico”. Il tratto personale che Lignana portò in Consulta fu lo stile da imprenditore-tecnico, che permise di organizzare i lavori dell’associazione con sempre maggior metodo e rigore: “Progettare il più possibile nel dettaglio prima di dar inizio ai lavori, rispettare i tempi dei lavori, portare estrema attenzione a come spendere i capitali messi a disposizione da soci e da enti che ci affidavano l’esecuzione dei progetti. Metodi di lavoro normali nelle aziende ben amministrate, che dimostrarono che era possibile ottenere grandi risultati spendendo cifre ragionevoli”. Consulta, in quegli anni di transizione e di graduale rinascita per Torino, rappresentò dunque un elemento di forte novità, che incise trasversalmente sul tessuto sociale. “Credo che risvegliò un senso di appartenenza e di amore verso la città. Torino era in uno stato veramente critico e l’azione volontaria dei

Soci della Consulta suonò sicuramente la sveglia… E fu un risveglio anche per le Aziende, che si sensibilizzarono e cominciarono a sentire la città come propria. Il risultato fu che Torino divenne più bella, più interessante, e finalmente venne scoperta dai visitatori”. Quel processo, che iniziò oltre vent’anni fa, oggi può dirsi davvero compiuto, specialmente pensando alla consapevolezza risvegliata da quel tenace lavoro. Ma, avvisa Lignana, lo slancio non deve cessare: “Credo che associazioni sul modello di Consulta si debbano sviluppare il più possibile e in tutti i campi se vogliamo riportare il nostro Paese al livello che gli compete. Non possiamo soltanto lamentarci delle mille cose che non funzionano: privati e aziende devono operare al meglio mettendo al servizio dei beni comuni passione, esperienza e sacrifici. Oggi la Consulta e i suoi associati restano un esempio da seguire: continuano ad agire con quello spirito di servizio che è ben sintetizzato dalla famosa frase di JFK: Non chiederti cosa può fare il Paese per te, ma cosa puoi fare tu per il tuo Paese”.

Furono soprattutto la Pinacoteca dell’Albertina (1995-96) e la Sala Leonardo (1998) ad inaugurare una linea operativa inedita per la Consulta. Quelle opere presentavano infatti soluzioni tecnologicamente complesse e all’avanguardia, spesso risolte in modo innovativo. “È vero – commenta – all’Albertina, per esempio, si rivelò I PRESIDENTI

- 45 -


I SOCI DELLA CONSULTA

2A ARMANDO TESTA ARRIVA BANCA DEL PIEMONTE BANCA FIDEURAM BANCA PASSADORE & C. BUFFETTI BUZZI UNICEM C.L.N. COMPAGNIA DI SAN PAOLO COSTRUZIONI GENERALI GILARDI DELOITTE & TOUCHE ERSEL EXOR FENERA HOLDING FERRERO FCA FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES FONDAZIONE CRT GAROSCI GEODATA GRUPPO FERRERO-SIED ENERGIA INTESA SANPAOLO ITALGAS LAVAZZA MARTINI & ROSSI MEGADYNE M. MARSIAJ & C. REALE MUTUA REPLY SKF UNIONE INDUSTRIALE DI TORINO VITTORIA ASSICURAZIONI


- 48 -

I NOSTRI SOCI

2A

ARMANDO TESTA

La 2a spa nacque per proseguire la tradizionale attività della famiglia nella produzione di “chiusure lampo” e relativi macchinari. Trasferisce la produzione in Cina tenendo in Italia l’innovazione del prodotto di alta gamma e la direzione commerciale. Crea una importante nuova attività nel settore meccanico ed in particolare nella fonderia in pressofusione di alluminio, relative lavorazioni meccaniche e montaggi, centrando l’obbiettivo di aver potuto conservare il posto di lavoro a tutte le maestranze. Oggi impiega 350 persone in 3 stabilimenti nell’area di Torino oltre che ad uno stabilimento in USA (Alabama) ed altro in Cina (Wenzhou). Nel settore “meccanico” serve le prime aziende costruttrici di vetture e camion in tutto il mondo (Volvo, Scania, Mercedes; Porsche, FCA Chrysler). Nel settore “tessile” serve le più prestigiose industrie nella moda fashion con un suo prodotto esclusivo “Nyguard” prodotto in Cina e distribuito nel mondo (Armani, Moncler, Zara). Nello svolgere l’attività ha seguito la strada dell’impegno sociale, non solo nel rispetto dell’ambiente (certificato 14.000), ma nell’etica da seguire con modello di comportamento secondo la legge 231. Ospita studenti in collaborazione con il Politecnico per la tesi di laurea oltre a corsi di tirocinio ed apprendistato. In particolare entra nella Consulta non solo per valorizzare la nostra città e provincia, ma per far conoscere a tutti i livelli aziendali il valore della cultura e della nostra tradizione “sabauda”.

La Armando Testa spa è il Gruppo di Comunicazione Pubblicitaria leader in Italia da molti anni, con tre sedi in Italia, Torino, Milano e Bologna, Los Angeles negli USA e consociate in tutta Europa. Nasce come Studio Grafico a Torino nel 1946, fondato da Armando Testa, e si afferma con la creazione di manifesti e altri lavori grafici per clienti quali Martini & Rossi, Carpano, Pirelli, Sasso, Borsalino, ecc… Nel 1956 si trasforma in Agenzia di Pubblicità, lo “Studio Testa”, sul nuovo modello Americano che si diffonde in Italia in quegli anni. Nel 1959 vince il concorso nazionale per il manifesto delle Olimpiadi di Roma del 1960. Molte Campagne in TV e in affissione sono entrate a far parte della memoria collettiva degli Italiani: Caballero e Carmencita per Lavazza, l’ippopotamo Pippo per la Lines, Punt & Mes per la Carpano, la bionda Peroni, Papalla per Philco. Nel 1978 lo Studio Testa diventa Armando Testa spa e continua a sfornare campagne TV diventate famose, oltre che premiate a Cannes: il Fortino di Telecom con Lopez condannato a morte, le città di Mulino Bianco Barilla, il “Paradiso” Lavazza, fino a “No Martini no party” con George Clooney. Senza dimenticare la serie di campagne affissione per Esselunga, esposte al Louvre, Musée de la Publicité Collezione Affiches de Qualité. Armando muore nel 1992, ma l’Agenzia ormai diventata un Gruppo di società per assolvere a tutte le specifiche del marketing, sotto la guida del figlio Marco Testa, diventa leader in Italia contro tutte le multinazionali, entrando a pieno titolo anche nel mondo digitale. Ha da sempre prestato attenzione all’aspetto sociale: campagne gratuite per Amnesty International, per la Croce Rossa Internazionale, a livello locale per la San Vincenzo, la Comunità di San Patrignano, il Sermig di Torino e molte altre. Anche per eventi culturali quali il Festival dei due Mondi di Spoleto e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Per la Consulta di Torino si è messa a disposizione per dare il proprio contributo non solo economico, ma anche per realizzare collaborazioni sul piano artistico, come il nuovo logo dei Musei Reali di Torino.

I NOSTRI SOCI

- 49 -


- 50 -

I NOSTRI SOCI

ARRIVA

BANCA DEL PIEMONTE

Nata nel 1941, SADEM gestisce più di 35 linee per oltre 10 milioni di km/anno, collegando più di 200 comuni e trasportando circa 5 milioni di persone l’anno. Con un parco autobus di oltre 200 mezzi e 294 dipendenti, genera un fatturato che supera i 31 milioni di euro. Principale vettore privato del trasporto passeggeri dell’area di Torino, SADEM gestisce tutto il trasporto Extraurbano della Provincia di Torino insieme ad altre 20 aziende del consorzio Extra.To, costituendo un’unica rete che copre le tratte dell’intero territorio provinciale. SADEM da anni gestisce e pianifica con successo i servizi di trasporto durante eventi sportivi quali: UEFA Champions League final – Milano (2016), UEFA Champions League final – Berlin (2015), UEFA Europa League final – Torino (2014), Water Polo World League – Torino (2014-2016), Golf Open Italia (2012-2014), Nazionale Italiana Calcio (2012ad oggi), etc. e fornisce il trasporto della Prima Squadra e settore Giovanile della Juventus F.C. Nel 2005 SADEM entra a far parte del Gruppo ARRIVA, acquisito poi nel 2010 dalla tedesca Deutsche Bahn, diventando uno dei leader mondiali nei servizi di trasporto passeggeri su gomma e su ferro in Europa. ARRIVA – con 60 mila addetti totali – trasporta ogni anno 2,2 miliardi di passeggeri in 14 Paesi generando ricavi annui per oltre 4 miliardi di euro e offrendo soluzioni modali su gomma e su ferro. In Italia Arriva Italia, entrata nel mercato nel 2002 è oggi il 3° operatore in Italia con il 5% del mercato del TPL. Produce 92 milioni di vett-km annue con 340 milioni di euro di ricavi gestiti, 3.350 dipendenti e 2.300 bus. SADEM / ARRIVA da anni supporta attivamente le principali Organizzazioni e Fondazioni presenti nel territorio legate a scopi benefici e di alto profilo culturale, tra cui La Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, il volontariato Vincenziano, l’Associazione Lingotto Musica e l’Associazione De Sono, tutte senza scopo di lucro. Di recente, ARRIVA Italia ha scelto di affiancare la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino negli ambiziosi progetti volti alla riscoperta del patrimonio artistico, storico e culturale della Città. Riteniamo che in questo modo la nostra Società, da sempre attenta alle necessità delle Comunità locali e allo sviluppo economico del territorio, possa ulteriormente contribuire a incrementare turismo di qualità e cultura d’accoglienza nella nostra Regione. Grazie alla Consulta molti spazi architettonici e beni culturali sono stati restituiti al pubblico e ci auguriamo di partecipare in modo proficuo al consolidamento del senso di appartenenza della comunità al nostro territorio.

è una banca privata, solida ed indipendente fatta di persone, per le persone da sempre legata al territorio da una relazione di fiducia, offre servizi evoluti per le famiglie e per le aziende, di ogni settore e dimensione, che devono confrontarsi con un mercato sempre più in rapida evoluzione. Inoltre mette a disposizione dei Clienti la possibilità di gestire il proprio patrimonio con un unico referente ed un supporto a 360° grazie alle attività di Wealth Management, di Private e Premium Banking. Banca del Piemonte nasce nel 1912 come Banca Fondiaria su iniziativa di alcune antiche famiglie torinesi e diventa nel 1925 Banca Anonima di Credito. Dopo una lunga fase di sviluppo e rilancio, nel 1947 Camillo Venesio fonda la Banca di Casale e del Monferrato, attuando un nuovo modello bancario, basato sulla relazione personale con il cliente. Sarà il figlio Vittorio a consolidare la nascita di Banca del Piemonte, grazie alla fusione tra Banca di Casale e Banca Anonima di Credito. Oggi Camillo Venesio, omonimo del nonno fondatore, è Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca del Piemonte; anche i giovani della IV generazione lavorano oggi in Banca del Piemonte. Sotto la sua guida, la Banca è riuscita a crescere e a diffondersi capillarmente sul territorio con circa 50 filiali nelle principali località piemontesi e una nuova agenzia, aperta nel 2015, nella città di Milano. Solidità patrimoniale, totale indipendenza, forte presidio dei rischi, trasparenza e rigore sono solo alcuni dei valori che rappresentano le fondamenta dell’intera attività. Banca del Piemonte, costantemente attiva nel sociale, promuove diverse iniziative che operano in campo umanitario il cui lavoro è mirato al sostegno e alla formazione dei giovani, alla tutela e all’aiuto delle persone con disabilità, alla valorizzazione dell’arte ed al supporto di organizzazioni no profit. Dal 2017 è entrata a far parte dei Soci della Consulta, collaborazione stimolata anche grazie alla condivisione di valori fondamentali come il grande interesse nei confronti del territorio di appartenenza, della sua crescita e del suo sviluppo. Banca del Piemonte ha da sempre fatto della radicalizzazione un suo punto di forza e con questa collaborazione mira a contribuire alla realizzazione di programmi che tutelino, conservino e valorizzino i beni culturali del luogo.

I NOSTRI SOCI

- 51 -


- 52 -

I NOSTRI SOCI

BANCA FIDEURAM

BANCA PASSADORE & C.

Fideuram - Intesa Sanpaolo Private Banking è la prima Private Bank in Italia e la terza nell’Area Euro, con circa 210 miliardi di masse in gestione e 6.000 professionisti altamente qualificati al servizio di più di 650 mila clienti. Appartiene al Gruppo Intesa Sanpaolo ed è specializzata nell’offerta di servizi di consulenza finanziaria, per soddisfare le esigenze finanziarie, previdenziali e assicurative dei suoi clienti. Si focalizza principalmente sui segmenti di clientela Private e High Net Worth Individuals. Le tappe più rilevanti dell’evoluzione di Fideuram: 1968 - Nasce Fideuram 1984 - Fideuram lancia per prima i Fondi comuni Italiani 1992 - Fideuram e Manusardi si uniscono e nasce Banca Fideuram 1997 - Introduzione del Personal Financial Planning 2002 - Acquisizione Sanpaolo Invest 2004 - Adozione dell’architettura aperta, ampliando la propria offerta con i prodotti delle migliori case di investimento internazionali 2009 - Nasce SEI, nuovo approccio alla pianificazione dei bisogni della clientela 2011 - Acquisizione di Banca Sara 2016 - Nasce la Divisione Private Banking con al vertice Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking Impegni assunti nella Responsabilità sociale La strategia di crescita di Fideuram mira alla creazione di valore solido e sostenibile sotto il profilo economico, finanziario, sociale e ambientale, costruito sulla fiducia dei nostri interlocutori e basato sui principi contenuti nel Codice Etico e sui valori tipici della cultura e della tradizione di Fideuram. In particolare il Codice Etico esplicita i valori e i principi di riferimento, espressione delle diverse culture aziendali da cui Intesa Sanpaolo proviene, e da essi fa derivare regole concrete di comportamento che orientano le relazioni nei confronti degli stakeholder. Motivazione della partecipazione alla Consulta Fideuram spa. con la partecipazione alla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali intende contribuire a valorizzare ed a migliorare la fruibilità del patrimonio storico-artistico torinese nonché promuovere un importante percorso di riflessione sui rapporti tra Imprese e Beni Culturali.

La Banca Passadore & C. è una banca privata indipendente che opera dal 1888 nel Corporate e nel Private Banking. Fondata a Genova nel 1888 da Luigi Passadore, si è subito inserita nel contesto imprenditoriale cittadino a supporto dei fiorenti traffici marittimi e portuali dell’epoca. Nei decenni successivi la Banca, affermando le sue caratteristiche di efficienza e dinamicità, ha modificato le sue connotazioni in armonia con l’evoluzione del mercato, mantenendo inalterate le proprie prerogative di indipendenza ed autonomia. Nel secondo dopoguerra ha consolidato il proprio sviluppo stringendo un’ alleanza con due primari gruppi finanziari ed assicurativi. Nei primi anni ’80, la famiglia Passadore ha riacquistato le suddette partecipazioni ricollocandole presso azionisti privati, imprenditori e professionisti operanti nelle aree di presenza della Banca. Attualmente i Soci, oltre alla famiglia Passadore, sono riconducibili a circa 200 gruppi familiari o imprenditoriali. Da diversi anni ha avviato un mirato programma di espansione territoriale, sempre attuato per vie interne e tuttora in corso, che ha consentito di diffondere con successo il proprio modello operativo in 7 Regioni e 16 città, in un area che va da Aosta a Roma, con 22 Filiali e Agenzie oltre alla Sede di Genova. Negli anni più recenti, in presenza di un mercato bancario in trasformazione, il mantenimento della propria identità aziendale, la coerenza di una gestione solida e prudente, oltre che la qualità dei servizi e la bontà dei risultati, hanno fatto sì che il “marchio” della Banca venga oggi riconosciuto da più parti come esempio di efficienza, rigore e professionalità. La Banca è attenta, non solo alla gestione della propria attività, ma anche a temi di impatto sociale ed etico, riguardanti i propri dipendenti e la Società. Promuove infatti importanti iniziative culturali e sociali, e sostiene associazioni benefiche per il recupero artistico di beni culturali. Dal 2017 ha deciso di entrare a far parte della Consulta di Torino di cui condivide i valori di coerenza, indipendenza e l’interesse a valorizzare i beni culturali.

I NOSTRI SOCI

- 53 -


- 54 -

I NOSTRI SOCI

BUFFETTI

BUZZI UNICEM

Buffetti fa parte del patrimonio aziendale italiano. Società fondata nel 1852 ha attraversato tutta la storia d’Italia: dall’Unificazione, alle Guerre Mondiali, fino ai giorni nostri. Il segreto del suo successo è semplice, ma esclusivo: la capacità di pensare in modo sempre nuovo: ossia il saper essere sempre al fianco del mondo del lavoro con le soluzioni migliori al momento giusto. Dal 2006 il Gruppo Buffetti fa parte del gruppo Dylog Italia spa. Buffetti è la più grande azienda italiana per il mondo del lavoro oltre che della scuola e del regalo, grazie a un catalogo ampio e qualificato di soluzioni tradizionali e innovative. Nota per la modulistica professionale, oggi Buffetti è molto apprezzata per i software gestionali, per i servizi esclusivi e per l’offerta di prodotti distribuiti con marchi di proprietà. Questa vasta gamma di proposte per professionisti, imprese, artigiani, commercianti e studenti è offerta da una delle più grandi reti in franchising, con 750 punti vendita distribuiti su tutto il territorio nazionale. Il recupero e il riuso di spazi culturali, tutelandoli e riportandoli agli splendori originari; la conservazione e il restauro di opere d’arte e la loro riesposizione in favore della società civile e delle generazioni future; la salvaguardia del patrimonio storico della città di Torino; la presa coscienza nel dover sostenere, e valorizzare l’unicità culturale e architettonica della città subalpina: sono le ragioni che hanno portato il Gruppo Buffetti spa a sostenere le iniziative della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali. Responsabilità sociale che prende le mosse dal patrimonio storico-culturale locale e che ha come obiettivi la capacità di renderlo più attrattivo e di rilanciarne l’immagine in un ambito a più ampio respiro. Patrimonio che, se tutelato e rivalutato, rappresenta un incontestabile driver di sviluppo sociale ed economico. Ecco perché, in questo scenario, l’azione strategica tra il “sistema cultura” e il “sistema impresa” è un connubio d’immenso valore. E in questo contesto l’attività della Consulta è un grande valore aggiunto, capace, grazie alla condivisione di valori culturali coerenti e alla sua lungimiranza, di generare un’azione virtuosa di collaborazione tra istituzioni, enti pubblici e imprese. Una vera ricchezza sociale e culturale, per Torino, il suo territorio e non solo.

Buzzi Unicem è un’azienda internazionale, che si dedica alla produzione e vendita di cemento, calcestruzzo preconfezionato ed aggregati naturali. L’azienda impiega circa 10.000 dipendenti in 13 paesi e nel 2016 ha realizzato un fatturato consolidato di € 2,7 miliardi. Il gruppo si caratterizza per la visione a lungo termine dell’impresa, la priorità dedicata allo sviluppo sostenibile, le strutture produttive di alta qualità e persegue la creazione di valore attraverso la profonda e sperimentata conoscenza del settore in cui opera e l’efficienza gestionale. Fondata nel 1907 da Pietro e Antonio Buzzi, l’azienda inizia la sua attività con uno stabilimento a Trino (VC) ed un secondo nel 1923 a Casale Monferrato (AL). Nel 1965, viene avviata la PRESA, cementeria di Robilante (CN) e l’azienda entra nel settore del calcestruzzo preconfezionato. Nel 1979 inizia l’espansione all’estero, con l’acquisto in joint venture di Alamo Cement (San Antonio, Texas). La diversificazione geografica prosegue pochi anni dopo (1982), assumendo una partecipazione significativa nel capitale di Corporación Moctezuma, Messico. Nel 1997, viene siglato un accordo con IFI/IFIL, che porterà nel 1999 alla creazione di Buzzi Unicem, società quotata alla Borsa Italiana. Nel 2001 Buzzi Unicem acquista una quota strategica nel capitale Dyckerhoff, con l’obiettivo di aumentare significativamente la propria dimensione e presenza internazionale. Il processo di acquisizione Dyckerhoff dura diversi anni, passando dal primo consolidamento nel 2004 al controllo totalitario nel 2013. Nel 2014 Buzzi Unicem rileva il 100% di Uralcement (Korkino), rafforzando così l’attività operativa in Russia. L’impegno verso la sostenibilità si traduce in azioni tese a ridurre l’impatto sull’ambiente e ad incrementare il dialogo con i territori che ospitano gli impianti. Inoltre, da quasi 20 anni viene redatto il Bilancio di Sostenibilità, documento che presenta una fotografia dell’azienda attraverso la rendicontazione puntuale e trasparente dei risultati in termini economici, sociali e ambientali. Per Buzzi Unicem, essere parte di Consulta, significa rafforzare la relazione con il territorio, valorizzando il patrimonio culturale del Piemonte, regione in cui abbiamo stabilito la sede del gruppo.

I NOSTRI SOCI

- 55 -


- 56 -

I NOSTRI SOCI

C.L.N.

COMPAGNIA DI SAN PAOLO

CLN Group opera nel settore dell’acciaio dal 1948. Oggi il Gruppo – con le sue divisioni e aziende – è attivo principalmente nei seguenti settori: - metalforming: stampaggio, profilatura e assemblaggio di componenti metallici per il mercato automotive. - wheels: ingegnerizzazione e produzione di ruote in acciaio per autovetture e veicoli commerciali leggeri. - steel: lavorazione di prodotti piani in acciaio. La storia del Gruppo inizia nel 1948 quando il Cav. Mario Magnetto fonda Mafem (Materiali Ferrosi Edili e Meccanici). L’azienda si ingrandisce da subito e trasferisce le attività nel nuovo stabilimento di Caselette (TO). Nasce così nel 1969 CLN sas (Coils, Lamiere, Nastri). Nei decenni ’70 e ’80 si succedono importanti acquisizioni in Italia nel settore dello stampaggio di componenti e pannellerie per veicoli. Il Gruppo diventa parte attiva nella terziarizzazione di grandi società e fonda nuove aziende nel settore dello stampaggio lamiere per il settore automotive. Contemporaneamente inizia un’intensa attività di acquisizioni e ingenti investimenti nel settore ruote acciaio in Italia, con l’acquisizione, tra le altre, di Fergat (1990). Tra fine anni ’90 e gli anni 2000, il Gruppo procede con aperture di nuovi siti produttivi e con nuove acquisizioni in Europa, Sud America e in Sud Africa. Nascono le divisioni MA (automotive) e MW (wheels). Negli anni ’10 prendono forma nuove acquisizioni e joint venture internazionali, le ultime in Cina e Messico. Oggi, il Gruppo è presente con i propri siti produttivi in 16 paesi e impiega oltre 7.000 persone. Il Gruppo opera in modo responsabile con la massima attenzione al tema della salute e sicurezza sul luogo di lavoro, considerato come uno dei valori aziendali prioritari. A livello sociale, opera attraverso la Fondazione Mario e Anna Magnetto per finanziare e promuovere progetti nell’ambito della salute, del lavoro, della tutela del territorio, dell’infanzia e della valorizzazione delle iniziative culturali in un territorio, la Val di Susa, strettamente legato alle origini dell’azienda. La forte motivazione che contraddistingue il Gruppo CLN nel tutelare cultura, salute e lavoro sul territorio si conferma anche nella scelta di partecipare a Consulta, consapevoli che la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, oltre ad essere un preciso impegno nei confronti delle generazioni future, può generare crescita economica.

La Compagnia di San Paolo è una delle maggiori fondazioni private in Europa. Fu costituita nel 1563, quando sette cittadini torinesi fondarono la Compagnia della Fede Cattolica, sotto l’invocazione di San Paolo e con lo scopo di soccorrere la popolazione gravata dal degrado economico. La sua missione è favorire lo sviluppo civile, culturale ed economico delle comunità in cui opera, perseguendo finalità di interesse pubblico e utilità sociale. I redditi prodotti dal suo patrimonio, accumulato nei secoli, sono posti al servizio di queste finalità istituzionali. La Compagnia di San Paolo è attiva nei settori della ricerca e istruzione superiore, delle politiche sociali, della sanità, del patrimonio artistico e delle attività culturali. Nell’esercizio 2016 le erogazioni deliberate sono state pari a € 165,4 milioni di euro. è membro del European Foundation Centre (EFC) e dell’ACRI, l’Associazione italiana delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio. La Compagnia di San Paolo è inoltre socio della Consulta sin dalla sua fondazione (1992) in virtù della sua meritoria attività di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale dell’area torinese e della collaborazione tra imprese ed enti diversi.

I NOSTRI SOCI

- 57 -


- 58 -

I NOSTRI SOCI

COSTRUZIONI GENERALI GILARDI

DELOITTE & TOUCHE

Costruzioni Generali Gilardi SpA è una realtà aziendale che opera nel campo delle costruzioni e nell’ingegneria civile. è cresciuta costantemente negli anni sino a diventare un’impresa di riconosciuta rilevanza nazionale in un mercato esigente e sempre competitivo, per il quale è indispensabile un altissimo livello di eccellenza. La Costruzioni Generali Gilardi nasce nel 1960 e nel corso degli anni si è specializzata nel settore commerciale, turistico, alberghiero (Turin Palace Hotel a Torino) e ospedaliero (Ospedale Oncologico di Candiolo), nelle soluzioni abitative per l’area urbana, nel recupero ambientale, di aree abitative nonché nel restauro di edifici monumentali nei centri storici cittadini (Galleria San Federico a Torino), nella realizzazione di impianti sportivi integrati e di capienza rilevante (Juventus Stadium), opere ed istituti religiosi. La Costruzioni Generali Gilardi ha nel DNA una forte vocazione e sensibilità verso la responsabilità sociale, avendo partecipato e contribuito alla realizzazione di reparti specializzati nella sanità (Centro Oncologico Infantile presso l’Ospedale Regina Margherita di Torino, Reparto di Terapia Intensiva Neonatale e Breast Unit presso l’ospedale Sant’Anna di Torino, Nuovo Centro per l’Infanzia e la Famiglia dell’Associazione Paideia a Torino) e nel sociale (Chiesa, aule e sala polivalente presso il Sermig di Torino). La principale motivazione nella partecipazione alla Consulta è l’orgoglio di far parte di aziende di altissimo livello che fanno squadra e restituiscono al territorio nazionale e alla cultura una parte della conoscenza e dell’esperienza maturata nei rispettivi settori negli anni, migliorando e preservando, per quanto possibile, il nostro immenso patrimonio culturale.

Deloitte è una tra le più grandi realtà nei servizi professionali alle imprese in Italia, dove è presente dal 1923. Vanta radici antiche, coniugando tradizione di qualità con metodologie e tecnologie innovative. I servizi di Audit & Assurance, Tax, Consulting, Risk e Financial Advisory sono offerti da diverse società e studi specializzati tra loro separati e indipendenti, ma tutti facenti parte del network Deloitte. Questo oggi conta circa 5.200 professionisti, che assistono i clienti nel raggiungimento di livelli d’eccellenza grazie alla fiducia nell’alta qualità del servizio, all’offerta multidisciplinare e alla presenza capillare sul territorio nazionale, a cui è tradizionalmente legato. Questo legame si traduce storicamente in un consolidato sistema di relazioni e di interazione con le comunità locali attraverso sponsorizzazioni e iniziative di carattere culturale e sociale. In quest’ambito si inserisce la presenza ultraventennale di Deloitte in Consulta Torino, l’associazione sorta nel 1987 che ha lo scopo di valorizzare il patrimonio storico-artistico locale. Per porsi in modo sempre più responsabile e attento di fronte alla società, nel febbraio 2016 Deloitte ha costituito la propria fondazione d’impresa. Fondazione Deloitte sogna di contribuire a migliorare il mondo attraverso la bellezza, il progresso e il sostegno a chi è bisognoso ed è convinta di poter fare la differenza nei tre ambiti in cui ha scelto di impegnarsi: Cultura e beni culturali, Educazione, istruzione e ricerca ed Emergenze, di carattere nazionale e internazionale.

I NOSTRI SOCI

- 59 -


- 60 -

I NOSTRI SOCI

ERSEL

EXOR

Specialista nella gestione di patrimoni, Ersel dal 1936 è una realtà unica nel panorama italiano per l’assoluta indipendenza, per la qualità del servizio, per il rapporto diretto e personale con il cliente. Nata a Torino come Studio Giubergia, prima società di fondi comuni autorizzata in Italia, da sempre Ersel affianca alla sua attività principale servizi di consulenza sugli investimenti, servizi fiduciari e di corporate advisory. Tuttora guidata dalla famiglia del fondatore, alla quarta generazione in azienda, con circa 15 miliardi di asset dei clienti e uno staff di più di 200 persone nelle sedi di Torino, Milano, Bologna, Londra e Lussemburgo, Ersel rappresenta oggi un modello di continuità e innovazione: una scelta sicura, capace di offrire a ogni cliente, privato, istituzionale o azienda, la certezza di un servizio professionale e trasparente. Il profondo legame con Torino e la consapevolezza della responsabilità sociale di un’impresa presente da oltre 80 anni in questa città, sono i motivi che ispirano l’azione di Ersel in ambito sociale e culturale; non per semplice un ritorno di immagine ma per contribuire fattivamente alla valorizzazione di un territorio speciale, alla radice del proprio successo. Nel 1993 per volontà dei fondatori di Ersel, nasce Paideia, oggi una delle fondazioni più attive in Italia che lavora per migliorare le condizioni di vita di famiglie in condizioni di disagio, promuovendo iniziative specifiche e favorendo lo sviluppo di interventi sociali efficaci e innovativi. Oltre duecento i progetti sostenuti in questi anni e più di tremila le famiglie con bambini disabili accompagnate. Tante le iniziative di Ersel sul fronte culturale, tra esse la Fondazione Renzo Giubergia, nata per onorare la memoria e rinnovare l’impegno del Presidente di Ersel in campo artistico e musicale. Essa si propone di aiutare e di promuovere giovani talenti, utilizzando al contempo luoghi di particolare bellezza e rilevanza architettonica del Piemonte che spesso non riescono a catturare o mantenere autonomamente l’attenzione del pubblico. Una mission complementare a quella di Consulta di cui siamo onorati di far parte e di cui Renzo Giubergia fu per due mandati presidente, grande sostenitore e indimenticabile animatore.

EXOR è una delle principali società d’investimento europee ed è controllata dalla Famiglia Agnelli. Con un NAV (Net Asset Value) pari a circa 17 miliardi di dollari, EXOR è il frutto di una storia imprenditoriale fatta di oltre un secolo di investimenti; quotata alla Borsa Italiana, è il maggior azionista di FIAT Chrysler Automobiles, CNHI, Ferrari, The Economist Group e PartnerRe. EXOR partecipa attivamente e con un orizzonte temporale di lungo termine allo sviluppo delle società in cui investe, prevalentemente in Europa e negli Stati Uniti. Consapevole del valore che la lega alla sua comunità, EXOR sostiene numerose attività nel campo della ricerca sociale, dell’educazione, dell’assistenza e della promozione culturale, ed è stata tra i soci fondatori della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino. Nel corso degli ultimi 30 anni, ha contribuito con convinzione alla vita associativa della Consulta, sostenendo le diverse iniziative per la salvaguardia e la promozione del patrimonio culturale torinese e proponendo idee e progetti di grande impatto per la città. Tra questi ultimi, il principale è stato il recupero del Faro della Vittoria, restaurato in collaborazione con FCA, IREN e Comune di Torino in occasione del decennale della scomparsa dell'Avvocato Agnelli. L'intervento ha permesso di riportare alla sua bellezza e funzione originale uno dei simboli dei Torino, che era stato donato alla città nel 1928 dal Senatore Giovanni Agnelli, il fondatore della FIAT. I lavori di restauro hanno riguardato l'intera statua della Vittoria alata che regge il faro: un'opera monumentale realizzata dallo scultore Edoardo Rubino, che per la fusione utilizzò 25 tonnellate di bronzo. Oltre a riaccendere la luce del Faro, il progetto ha dato un contributo determinante per la valorizzazione del Parco della Rimembranza, una delle aree collinari più amate dai torinesi, che racchiude un bosco di 5000 alberi e offre un panorama sulla città ricco di suggestioni e di significativi rimandi storici.

I NOSTRI SOCI

- 61 -


- 62 -

I NOSTRI SOCI

FENERA HOLDING

FERRERO

Fenera Holding è un gruppo finanziario con attività diversificate in Italia ed all’estero, nato alla fine degli anni ’80 per iniziativa delle famiglie Zanon di Valgiurata e Palazzi Trivelli, il Gruppo Fenera annovera oggi tra i suoi azionisti più significativi i gruppi imprenditoriali Arduini, Avandero, Daffonchio, Garosci, Girotto, Lavazza, MAIS spa, Manfredi, Maramotti, Marsiaj, Mazza Midana, Pavesio, PKP Investments 1939 spa e Savio. La mission di Fenera è creare valore per i propri azionisti, indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari, attraverso la crescita costante del patrimonio ed una significativa politica di dividendo. Da sempre Fenera si adopera con etica e responsabilità non solo nel conseguire il suo business con successo, ma anche facendosi promotrice e sostenitrice di iniziative sociali che appoggia con passione e convinzione. La condivisione dei valori perseguiti dalla Consulta ha permesso a Fenera di trovare un partner ideale con cui lavorare per contribuire a far crescere l’economia della cultura della città in cui Fenera opera.

Ferrero nasce ad Alba nel 1946. Oggi, con un fatturato consolidato di 10,3 miliardi di euro, è il terzo Gruppo a livello mondiale nel mercato del chocolate confectionery. Il Gruppo Ferrero è presente con più di 33.000 persone in 53 Paesi; dispone di 22 stabilimenti di produzione in tutto il mondo, di cui 3 parte del Progetto Imprenditoriale Michele Ferrero in Africa e in Asia. I prodotti Ferrero, presenti e venduti in più di 170 paesi, sono diventati parte della memoria collettiva e dei costumi di molti di questi, dove sono amati e consumati di generazione in generazione e spesso considerati icone culturali. Ferrero ha da sempre la responsabilità sociale nel suo DNA. Freschezza del prodotto e altissima qualità, accurata selezione delle migliori materie prime, pratiche agricole sostenibili e continua ricerca ed innovazione sono alcuni degli elementi chiave del successo di Ferrero. Investe nel tessuto sociale delle comunità locali nelle quali opera in particolare con la Fondazione Ferrero. Quest’ultima, fondata nel 1983, promuove da oltre trenta anni, sotto la guida della sua Presidente, Maria Franca Ferrero, la filosofia che ha ispirato da sempre la famiglia Ferrero, rappresentata al meglio dal motto stesso della Fondazione: lavorare, creare, donare. Michele Ferrero disse al momento della sua creazione: “Desidero che le persone che hanno contribuito con noi a sviluppare prodotti innovativi e a diffonderli in tutto il mondo e che per questo hanno continuamente stimolato la loro creatività, possano avere uno spazio fisico, delle risorse umane e finanziarie a disposizione, per continuare ad imparare cose nuove con il patto che il frutto delle cose imparate sia anche donato al territorio”. Oltre alle attività sociali, la Fondazione sostiene, promuove, organizza e finanzia progetti ed eventi che approfondiscono e intrecciano scienza e ricerca, arte e cultura, discipline economiche e sociali. In sintonia con i valori d’impresa, la Fondazione promuove occasioni di confronto a favore di una cultura attiva, creativa e responsabile. In questo senso condivide pienamente gli scopi ed i lavori che la Consulta di Torino porta avanti da trent’anni con professionalità e determinazione.

I NOSTRI SOCI

- 63 -


- 64 -

I NOSTRI SOCI

FCA FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES

FONDAZIONE CRT

FIAT Chrysler Automobiles (FCA) eredita la tradizione di FIAT e Chrysler, due storici gruppi automobilistici che sono stati tra i pionieri del settore. Il Gruppo progetta, sviluppa, produce e commercializza in tutto il mondo veicoli e relativi servizi post-vendita e ricambi, componenti e sistemi di produzione attraverso 162 stabilimenti produttivi, 87 centri di Ricerca e Sviluppo e concessionari e distributori in oltre 140 Paesi. Con un portafoglio di marchi conosciuti da clienti e appassionati in tutto il mondo, FCA continua ad innovare per offrire ai clienti soluzioni per la mobilità del futuro. Soluzioni che garantiscono sicurezza, confort, flessibilità, connettività e prestazioni ai massimi livelli. In FCA, crediamo che i nostri risultati abbiano valore solo se ottenuti responsabilmente. Proprio questa responsabilità ci spinge ogni giorno a essere leader anche nel tracciare una visione del futuro che metta al centro le persone, l’ambiente e le comunità in cui operiamo. Perché siamo convinti che per creare nel lungo termine un valore reale per i nostri stakeholder, dobbiamo sostenere la ricerca di soluzioni innovative ed ecologiche al tempo stesso, favorire il progresso sociale e culturale e sostenere un modello di governance che faccia della sostenibilità un asset di sviluppo fondamentale. Una sfida ambiziosa, promossa ai massimi livelli del Gruppo e condivisa da tutti i suoi dipendenti, consapevoli che dal modo in cui oggi lavoriamo e viviamo dipenderà il futuro delle prossime generazioni. Il gruppo FIAT, ora FIAT Chrysler Automobiles (FCA), consapevole già allora della responsabilità sociale di chi opera in modo così profondo e diffuso su un territorio, è stato promotore e tra i fondatori di Consulta riunendo un piccolo gruppo di imprenditori e manager che condividevano l’assoluta necessità di avviare un impegnativo percorso di restauro dei principali beni culturali della città all’epoca in stato di grave degrado. FIAT predispose uno studio specifico, elaborato dai propri uffici, nel quale venivano analizzate le necessità d’intervento sui beni torinesi. Il documento definiva metodologie di lavoro, priorità e impegni economici necessari. Fu utilizzato da Consulta nei primi anni di attività. Alcuni dirigenti FIAT, inoltre, si impegnarono di persona per avviare e far crescere Consulta certi dell’importanza di questa iniziativa innovativa che ha contribuito a rendere la città più attraente e a migliorare la qualità della vita.

La Fondazione CRT-Cassa di Risparmio di Torino è un ente privato non profit nato nel 1991. Da 25 anni è uno dei “motori” dello sviluppo e della crescita del Piemonte e della Valle d’Aosta in tre macro-aree: Arte e Cultura, Ricerca e Istruzione, Welfare e Territorio. Interviene con progetti e risorse proprie per la valorizzazione dei beni artistici e delle attività culturali, la promozione della ricerca scientifica e della formazione dei giovani, il sostegno all’innovazione e all’imprenditoria sociale, l’assistenza alle persone in difficoltà, la salvaguardia dell’ambiente, il sistema di protezione civile e di primo intervento. La sua attività si caratterizza per un’attenzione peculiare all’internazionalizzazione, con il duplice obiettivo di rendere più forti le organizzazioni non profit locali attraverso l’apertura all’Europa e al mondo e, nello stesso tempo, di attrarre sul territorio nuove risorse progettuali ed economiche. In un quarto di secolo la Fondazione CRT ha distribuito risorse per 1,5 miliardi di euro, e consentito la realizzazione di più di 37.000 interventi per il territorio. In particolare, circa mezzo miliardo di euro è stato destinato all’arte e alla cultura. La Fondazione CRT, inoltre, ha investito nella riqualificazione e nella rinascita delle storiche OGR-Officine Grandi Riparazioni di Torino, per trasformare una ex fabbrica dei treni in una fabbrica di arte, idee e creatività all’insegna dell’innovazione, con una forte vocazione internazionale. La Fondazione CRT è socio fondatore della Consulta, condividendo l’obiettivo di contribuire alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale e artistico di Torino. La collaborazione tra i due enti ha reso possibile la restituzione al pubblico dell’Appartamento della Regina e dell’Appartamento del Re della Palazzina di Caccia di Stupinigi, di cui la Fondazione CRT è storicamente il principale sostenitore privato. Sempre insieme alla Consulta, la Fondazione CRT ha contribuito al progetto di valorizzazione dei Musei Reali, con la realizzazione di una nuova sala espositiva nella Biblioteca Reale e con l’intervento di revisione e potenziamento dell’impianto illuminotecnico della Grande Galleria Beaumont, studiato per migliorare la visibilità da parte del pubblico della preziosa collezione.

I NOSTRI SOCI

- 65 -


- 66 -

I NOSTRI SOCI

GAROSCI

GEODATA

La storia del Gruppo Garosci è legata all’evoluzione del mercato italiano della distribuzione e del suo principale protagonista: il consumatore; esso è stato fin dal 1929, anno di avvio della società, l’obiettivo prioritario del lavoro quotidiano di una famiglia, che era già operativa nell’800 nella filiera dell’olio d’oliva. Da allora Garosci ha partecipato alla storia del commercio italiano: negozi a libero servizio, supermercati, ipermercati, cash and carry e centri commerciali (con circa 4.000 dipendenti) sino ad arrivare ai giorni nostri con un ruolo che, lasciato il settore della distribuzione commerciale, spazia in campi più diversificati consentendo di valorizzare le competenze acquisite. Lo scenario di attività della “Family Company”, oggi anche tramite nuove alleanze, si è allargato al settore editoriale, immobiliare e soprattutto finanziario, operando, in quest’ultimo caso, su variegate classi di investimento, dai fondi comuni al private equity e ai prodotti per il controllo del rischio, nell’ottica di far fronte in modo efficiente alle sfide di un mercato sempre più globalizzato e volatile. Già dagli anni ’80 quando Luigi Garosci assunse la presidenza del Gruppo Vegé Italia, all’epoca la prima organizzazione italiana nel campo della distribuzione organizzata - grande distribuzione, ci fu un consistente impegno finanziario nel campo del restauro di una trentina di grandi opere pittoriche presenti nella Galleria degli Uffizi di Firenze fra cui Leonardo, Botticelli, Raffaello ecc. Fu un’iniziativa antesignana per l’epoca, volta ad affermare l’esigenza di una organizzazione orientata al profit di avere una presenza nel mondo dell’arte con l’obiettivo di consentire una migliore fruizione di capolavori al grande pubblico e ciò senza alcun ritorno di immagine per le Aziende finanziatrici. L’adesione quindi della Garosci a Consulta, dopo pochi anni dalla sua fondazione, fu una gradita e naturale prosecuzione di un percorso già battuto ma in questo caso inserito in un contesto organizzato ed efficiente e pienamente operativo sul territorio in cui il Gruppo era nato e si era sviluppato. La condivisione delle motivazioni e delle finalità di Consulta, la piena adesione ai suoi valori, il taglio pragmatico ed innovatore impresso all’organizzazione unitamente alla collaudata capacità di gestire anche grandi interventi di restauro e valorizzazione, sono apparsi come coerentemente aderenti ai nostri obiettivi di contribuire ad una graduale riqualificazione di una città come Torino, ricca di tradizioni, cultura ed importanti monumenti e raccolte d’arte.

Geodata è una società italiana d’ingegneria con sede a Torino. è specializzata nelle opere sotterranee, nelle infrastrutture relative ai trasporti stradali e ferroviari e nelle grandi opere idrauliche e idroelettriche. Fin dall’anno della fondazione nel 1984, abbiamo costantemente acquisito nuove competenze e, grazie al progressivo consolidamento delle esperienze fatte sul campo, siamo oggi in grado di fornire una gamma completa di servizi che rientrano nel quadro delle grandi opere infrastrutturali sia in sotterraneo che all’aperto. Le politiche alle quali si ispira l’operato della nostra società sono orientate all’ottimizzazione dei progetti, alla tutela ambientale, alla qualità e alla sicurezza delle opere, allo studio del risparmio dei costi in fase di realizzazione dei lavori, all’eccellenza nella progettazione ed alla sostenibilità delle opere progettate. Geodata offre servizi d’ingegneria integrati che spaziano dalla progettazione completa di un’infrastruttura all’assistenza e alla supervisione nel corso della costruzione. Operiamo principalmente in 5 settori di attività: le infrastrutture stradali, le infrastrutture ferroviarie, le metropolitane, i progetti idroelettrici e nel settore della geoingegneria applicata. Fino ad oggi sono stati portati a termine oltre 3.300 incarichi e contratti in più di 45 paesi, che hanno incluso lo studio o la supervisione della costruzione di oltre 4.000 km di gallerie, queste attività ci hanno fatto guadagnare la fama di saper gestire correttamente e risolvere problemi difficili e complessi. Attualmente lavoriamo in più di 25 paesi. Geodata partecipa alla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino in quanto ne condivide i valori e desidera farsi promotrice della salvaguardia e tutela del territorio nel quale la maggior parte del proprio staff vive e nel quale si vede coinvolta in grandi progetti. Infatti Geodata ha avuto un ruolo di primo ordine nella progettazione e seguimento della costruzione di opere iconiche per Torino e per il Piemonte quali la metropolitana Automatica di Torino Linea 1, il sottopasso di Corso Grossetto (di prossima realizzazione) e del collegamento ferroviario ad Alta velocità e Alta capacità della Torino-Lione.

I NOSTRI SOCI

- 67 -


- 68 -

I NOSTRI SOCI

GRUPPO FERRERO SIED ENERGIA

INTESA SANPAOLO

SIED ENERGIA GRUPPO FERRERO spa è Holding che svolge attività in vari settori: Siderurgico (commercializzazione e trading), Agricolo, Immobiliare e di Partecipazioni finanziarie. Il core business del Gruppo si esplicita, attualmente, tramite la SIED spa (75% Gruppo Ferrero spa e 25% Ersel Finanziaria spa) e SIED Chile S.A. (100% Gruppo Ferrero) La SIED spa svolge attività di produzione di energia da fonti rinnovabili (in particolare idroelettrico). Nasce nel 1984 con acquisizione di due centrali in Valle D’Aosta, cresce nel 2003 con acquisizione delle centrali della società Elettroburgo (Cartiere Burgo) e si sviluppa negli anni seguenti. Oggi è una realtà in Italia con 17 centrali e una produzione di 300 milioni di KWh annui. In Chile, ad impianti ultimati, arriverà ad una produzione di 500 milioni di KWh. annui. Tutti gli impianti sono qualificati IARF (Impianti Alimentati da Fonti Rinnovabili). La SIED spa riconosce come principio fondamentale il rispetto delle leggi, delle normative e dei regolamenti vigenti nei Paesi in cui opera. Pone massima attenzione al rispetto dell’integrità morale, agli interessi della collettività e considera l’ambiente e la natura valori fondamentali da tutelare e da difendere. Essere in Consulta per Gruppo Ferrero spa e SIED spa significa dialogare con valori etici condivisi: rispetto e conservazione del patrimonio “culturale”, in senso lato, in una collaborazione, che inorgoglisce, assolutamente unica, tra imprese private e istituzioni pubbliche. Ne condivide la volontà di tutelare e di valorizzare un passato da trasmettere alle generazioni future in un territorio in cui il Gruppo è cresciuto e in cui, riconoscente, si è sviluppato.

Intesa Sanpaolo è il maggiore gruppo bancario in Italia, nato il 1° gennaio 2017, dalla fusione di Sanpaolo IMI in Banca Intesa, banche che hanno giocato un ruolo da protagonisti nel processo di consolidamento del sistema bancario italiano e che si sono aggregate per crescere, per servire meglio le famiglie e per contribuire ulteriormente allo sviluppo delle imprese e alla crescita del paese. Con 12,3 milioni di clienti e oltre 4.600 filiali, Intesa Sanpaolo è il leader italiano nelle attività finanziarie per famiglie ed imprese e si colloca tra i principali gruppi bancari in diversi Paesi del CentroEst Europa e nel Medio Oriente e Nord Africa. Grazie ad una rete di controllate locali, può contare su una copertura strategica del territorio, in cui è presente e sul quale opera creando valore di lungo periodo non solo in funzione del profitto, ma anche per le sue persone, i suoi clienti, la comunità e l’ambiente. Intesa Sanpaolo, assecondando una lunga e consolidata tradizione, è attivamente impegnata nel campo dell’arte e della cultura, nella consapevolezza che il ruolo di un’impresa bancaria di rilevanza nazionale sia quello di concorrere non solo alla crescita economica, ma anche a quella culturale e civile del Paese. Tale impegno si traduce nell’elaborazione di numerose iniziative culturali, sia proprie che in partnership con importanti Istituzioni ed Enti locali. In questa logica, Intesa Sanpaolo aderisce con convinzione alla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, riconoscendone la capacità di coniugare le alte finalità di tutela con progettualità mirate a favorire concretamente la valorizzazione e fruizione dei beni storico-artistici del territorio.

I NOSTRI SOCI

- 69 -


- 70 -

I NOSTRI SOCI

ITALGAS

LAVAZZA

Italgas è il primo operatore in Italia nella distribuzione del gas e il terzo in Europa. Con le sue 4.000 persone gestisce una rete di distribuzione che si estende complessivamente per oltre 65.000 chilometri attraverso la quale, nel corso dell’ultimo anno, ha distribuito circa 8 miliardi di metri cubi di gas a 7,4 milioni di utenze. Direttamente o attraverso partecipate è presente in 1.582 Comuni. Dal novembre 2016 è quotata sul mercato azionario italiano nell’indice FTSE MIB della Borsa Italiana. Costituita nel 1837, il 12 settembre 2017 Italgas ha festeggiato 180 anni di storia: un traguardo non solo dell’azienda, ma anche di tutto il Paese, per il quale la Società ha sviluppato un servizio fondamentale come quello della distribuzione del gas, contribuendo al suo sviluppo economico e sociale e cambiando per sempre le abitudini degli italiani. L’anniversario ha rappresentato un’opportunità per confermare che Italgas, nella sua rinnovata veste, è un’azienda che guarda al futuro, con obiettivi di crescita e sviluppo e con un importante piano di investimenti per la progressiva estensione del servizio e l’adozione delle tecnologie digitali per una gestione sempre più efficiente delle attività. Italgas vuole essere inoltre un’impresa capace di promuovere la connessione tra rete, territorio e persone partecipando ad un ecosistema aperto, in cui riconosce la centralità degli stakeholder e delle loro esigenze per creare, anche attraverso la spinta verso l’innovazione, valore sociale oltre che valore economico. Il forte radicamento di Italgas sul territorio si concretizza da sempre nell’impegno per fornire ai cittadini servizi efficienti e di elevata qualità senza perdere di vista il raggiungimento di obiettivi di sviluppo sostenibile e tra questi il contributo al recupero e alla salvaguardia del patrimonio storico, ambientale e culturale della città in cui è nata. Rientra in quest’ottica la storica collaborazione con la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.

Leader in Italia e presente in oltre 90 Paesi, con 27 miliardi di tazzine di caffè consumate ogni anno in tutto il mondo e ricavi pari a 1,9 miliardi di euro, Lavazza è un gruppo multibrand con più di 120 anni di storia e oltre 3.000 collaboratori nel mondo, che fa della passione, della competenza e della qualità la sua mission. Negli ultimi anni il Gruppo Lavazza ha avviato un percorso di sviluppo internazionale, portando a termine alcune importanti operazioni: Merrild, brand del caffè leader nel settore retail in Danimarca e nei Paesi Baltici, Carte Noire, marchio di riferimento in Francia e nel 2017 l’acquisizione del brand canadese Kicking Horse Coffee, leader del caffè organico e fair trade nel Nord America. La storia di Lavazza è fatta di evoluzioni e rivoluzioni: nata nel 1895 dalla lungimiranza di Luigi Lavazza, l’azienda si è sempre contraddistinta per la sua voglia di innovazione e per la sua visione unica. Solo così ha potuto dare vita per prima al concetto di miscela, una vera e propria arte che ancora oggi contraddistingue tutti i prodotti Lavazza. La storia delle innovazioni attraversa tutto il ‘900, fino ad arrivare ai giorni nostri, con il primo espresso bevuto nello spazio, grazie alla macchina ISSpresso, realizzata in collaborazione con Argotec. Da sempre Lavazza ha rivolto all’etica e alla sostenibilità un’attenzione particolare. La Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza promuove e realizza iniziative di solidarietà in campo sociale, economico e ambientale – sia in Italia che all’estero – e lo fa in prima persona, con il progetto ¡Tierra!, e attraverso le collaborazioni con International Coffee Partners, Oxfam e Save the Children. Dal 1996 Lavazza collabora inoltre con Slow Food per sostenere i valori di sostenibilità e qualità del cibo. Lavazza è da sempre impegnata nella promozione delle arti e della cultura, in una visione globale sostenuta da un forte legame con il proprio territorio: da qui la trentennale collaborazione con la Consulta di Torino, che ha lo scopo di valorizzare il patrimonio storico-artistico torinese. I valori dell’arte e della creatività sono poi raccontati dalla storica collaborazione con Armando Testa, dalla celebrazione della creatività artistica che è il Calendario Lavazza e dalle partnership con alcuni tra i principali musei nazionali e internazionali, tra cui il Guggenheim di New York, la Collezione Peggy Guggenheim e la Fondazione Musei Civici a Venezia, l’Ermitage di San Pietroburgo.

I NOSTRI SOCI

- 71 -


MARTINI & ROSSI

Azienda a forte legame territoriale con spiccata vocazione internazionale, Martini & Rossi affonda le sue origini nel 1863 a Pessione di Chieri e, grazie alla sua intraprendenza, sin dalle origini ottiene l’affermazione del brand MARTINI® in tutto il mondo, rendendolo sinonimo di Made in Italy e di glamour. Il 1993 vede l’ingresso nel Gruppo Bacardi, attualmente il quarto player nel panorama mondiale dell’Industria delle bevande alcoliche, con un portafoglio di brand internazionali che comprende MARTINI, BACARDI®, GREY GOOSE®, ERISTOFF®, BOMBAY SAPPHIRE®, WILLIAM LAWSON’S®, LAPHROAIG, DEWAR’S®, ST-GERMAIN®, per citare solo i più importanti. Attualmente, nello stabilimento di Pessione, la maggior unità produttiva del Gruppo, vengono confezionati oltre 100 mio di litri di prodotti all’anno commercializzati in 100 paesi al mondo. Nel campo della responsabilità sociale, Martini & Rossi ha sempre applicato valori come sviluppo sostenibile ed etica nei rapporti con i dipendenti ed il territorio. Tutto ciò in perfetta sintonia con le policy del Gruppo BacardiMartini: entrambe le società infatti già dagli anni ’30 del Novecento potevano vantare politiche d’avanguardia in questo campo, sia attraverso comunicazioni dirette al consumo moderato, sia per l’attenzione verso le condizioni lavorative dei dipendenti e la tutela dell’ambiente. L’adesione al progetto Consulta, della quale Martini & Rossi è uno dei soci fondatori e alla quale ha contribuito con due Presidenti, ben si inserisce in questo contesto, poiché coniuga l’attenzione dell’azienda nei confronti della cultura (per citare solo le grandi sponsorizzazioni musicali dei Concerti Martini & Rossi durate tre decenni, delle mostre internazionali di De Chirico, Picasso e Caravaggio, del Premio Letterario Grinzane Cavour lungo l’arco di quasi vent’anni), con la volontà di contribuire alla valorizzazione e protezione del territorio nel quale l’azienda è profondamente radicata e dove è nata ormai 154 anni fa. Consulta per Martini & Rossi non è quindi soltanto un mezzo per accrescere la company reputation ma il luogo per condividere visioni e valori comuni, “facendo rete” con altre realtà produttive, a beneficio della comunità non solo cittadina ma globale, trattandosi di attività, quelle intraprese da Consulta, a vantaggio di beni che appartengono, per la loro storia e la loro bellezza, non solo alla Città di Torino o all’Italia tutta ma al mondo intero.

- 72 -

I NOSTRI SOCI

MEGADYNE

Megadyne Group è la multinazionale italiana specializzata in strumenti per la trasmissione di potenza e la movimentazione automatizzata, nata negli anni ‘50 a Mathi Canavese come piccola azienda familiare, dall’idea imprenditoriale dell’Ing. Corrado Tadolini. In 60 anni di storia, sotto la guida attenta e lungimirante del fondatore prima e dei figli, Giorgio e Marco, dopo, Megadyne è diventata uno dei maggiori player al mondo nel settore della movimentazione e trasmissione di potenza, sempre mantenendo al centro del suo concetto d’impresa l’attenzione alle persone e al territorio, l’innovazione di prodotto e l’aspirazione continua agli elevati standard di qualità. Oggi Megadyne è una “glocal company” con 13 stabilimenti produttivi nel mondo e 40 punti per la commercializzazione di una vasta gamma di prodotti: cinghie sincrone dentate in poliuretano e gomma, cinghie piane, nastri trasportatori, cinghie trapezoidali, pulegge, lavorazioni speciali, che trovano applicazione in tutti i principali settori industriali. Un percorso di crescita ed apertura all’internazionale in cui Megadyne si è sempre mossa in una logica di conoscenza, valorizzazione delle eccellenze e profonda integrazione con il territorio: parlare 15 lingue non è un vezzo, ma la prima condizione per un radicamento virtuoso nelle diverse realtà locali. In questo scambio continuo fra azienda e territorio, persone e conoscenza, ricerca e innovazione si inserisce la partecipazione di Megadyne ai progetti della Consulta di Torino. Perché la “responsabilità sociale d’impresa” si concretizza non solo nelle iniziative di contenimento sprechi e di investimenti per il risparmio energetico, ma soprattutto nella restituzione di risorse, non solo economiche, al territorio stesso: il sostegno ai progetti per la valorizzazione dei beni artistici culturali si sposa perfettamente con la ricerca costante della qualità e la passione del “fare bene (con arte) ciò che occorre fare”, tipici dello stile Megadyne.

I NOSTRI SOCI

- 73 -


M. MARSIAJ & C.

M. Marsiaj & C. srl fondata nel 1947 da Michele Marsiaj, in pochi anni diventa il punto di riferimento per importanti gruppi stranieri di componentistica auto che vogliono nazionalizzare le loro produzioni per servire il mercato italiano. Dopo la prematura scomparsa del padre Michele sotto la guida dei figli Piero e Giorgio, oltre all’attività commerciale si affiancano iniziative industriali quali: - Sabelt spa produzione di cinture di sicurezza e a metà degli anni 80 air bag con TRW (USA) - Automotive Product (GB) produzione di freni e frizioni; - Sumitomo (Giappone) con Cabind spa produzione di cablaggi elettrici; - Electrolux (Svezia) produzione e commercializzazione di frigoriferi ad assorbimento e impianti di aria condizionata per il settore caravan, camper e nautica da diporto. Dagli anni ’90 la M. Marsiaj & C. è diventata la holding di famiglia per il coordinamento e l’operatività delle partecipazioni del gruppo, nel settore finanziario industriale e servizi e inoltre nel settore immobiliare in Italia e a Londra (GB). Ai fratelli Piero e Giorgio si sono affiancati negli ultimi anni anche i figli Michele, Gregorio e Massimiliano. La famiglia, partecipa alla vita associativa con Giorgio Marsiaj in Confindustria dove siede nel Consiglio Generale, Unione Industriale Torino come Vicepresidente e Amma come Presidente. M. Marsiaj & C. condivide e sostiene il progetto di Consulta credendo nell’importanza dell’opera per la salvaguardia dei beni culturali di Torino e per consegnare il nostro patrimonio artistico e culturale anche alle generazioni future.

- 74 -

I NOSTRI SOCI

REALE MUTUA

Nata nel 1828, la Società Reale Mutua di Assicurazioni è la più grande Compagnia assicurativa italiana costituita in forma di mutua. Autorizzata all’esercizio dell’assicurazione, nelle varie forme e in tutti i rami danni e vita, il suo business riguarda l’offerta di servizi assicurativi e di soluzioni innovative per individui, famiglie, imprese e professionisti. è inoltre Capogruppo di Reale Group il quale opera in Italia, Spagna e Cile offrendo proposte nel campo assicurativo, bancario, immobiliare e dei servizi. Professionalità, affidabilità e innovazione sono caratteristiche che ancora oggi fanno della Società un punto di riferimento nel proprio mercato. Il suo patrimonio culturale è carico di valori e di una storia che si intreccia con quella della città di Torino e dell’Italia intera. La missione della Compagnia è strettamente legata alla sua natura mutualistica e consiste nel porre sempre i Soci/assicurati al centro delle proprie attenzioni, garantendo loro qualità e certezza delle prestazioni. Il cliente che sottoscrive una polizza, infatti, diventa anche Socio e, in quanto tale, gode di attenzioni e vantaggi. Tra questi, i benefici di mutualità, che consistono in riduzioni del premio e nel miglioramento delle prestazioni assicurative originariamente previste in polizza. La vicinanza ai propri Soci/assicurati si manifesta anche con iniziative di Responsabilità Sociale. La sostenibilità è un valore fondamentale per Reale Mutua, che da sempre adotta una gestione etica e trasparente dei propri affari, sostiene lo sviluppo di attività culturali e si impegna a favore dell’ambiente, della tutela sociale e delle persone. Le iniziative realizzate dalla Società, così come quelle in collaborazione con realtà e associazioni piemontesi, nascono dallo stretto legame che la unisce alla comunità di cui fa parte; il fine è interpretare le esigenze degli stakeholder, instaurando con essi relazioni non solo economiche, ma anche sociali, sportive e culturali, fornendo sostegno e supporto alla realizzazione di progetti che condividano i medesimi valori. Tra le diverse realtà del territorio torinese con cui collabora, Reale Mutua ha deciso di aderire alla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, con la quale condivide i valori di coerenza e di qualità per contribuire allo sviluppo della vita sociale e culturale della Città.

I NOSTRI SOCI

- 75 -


- 76 -

I NOSTRI SOCI

REPLY

SKF

Fondata a Torino nel 1996, Reply è oggi una società multinazionale specializzata in consulenza, system integration e digital services, dedicata all’ideazione, progettazione e implementazione di soluzioni basate sui nuovi canali di comunicazione ed i media digitali. Costituita da un modello a rete da aziende altamente specializzate, Reply affianca i principali gruppi industriali nella definizione e nello sviluppo di modelli di business abilitati dai nuovi paradigmi tecnologici e di comunicazione, quali, ad esempio, big data, cloud computing, digital communication, internet degli oggetti, Robotica e Intelligenza Artificiale, per ottimizzare ed integrare processi, applicazioni e dispositivi. Reply è scelta dai propri clienti e partner per una cultura orientata all’innovazione tecnologica; una struttura flessibile, in grado di anticipare le evoluzioni del mercato e di interpretare i nuovi driver tecnologici; una metodologia di delivery di provato successo e scalabilità; una rete di aziende specializzate per area di competenza; team costituiti da specialisti, provenienti dalle migliori università; un management di grande esperienza; un continuo investimento in ricerca e sviluppo e relazioni di lungo termine con i propri clienti. Reply è una delle 33 aziende sostenitrici delle attività di recupero dei beni culturali promossi dalla Consulta. Essere parte della Consulta consente a Reply di contribuire alla conoscenza, al recupero e alla valorizzazione di un patrimonio artistico della città di Torino che, nonostante l’espansione in Europa e nel mondo, per Reply rimane sempre “Casa”. La tecnologia non è diversa dall’arte: richiede precisione, innovazione, creatività, desiderio di stupire con tecniche e strumenti sempre nuovi. Il coraggio di rompere gli schemi, l’entusiasmo per i nuovi progetti. Sono tutti requisiti che fondano il nostro lavoro quotidiano e che ritroviamo nei progetti della Consulta, nelle mostre, i percorsi espositivi, i programmi didattici, le ristrutturazioni di beni storici dal valore inestimabile. Crediamo che la rilevanza storica e artistica della nostra città richieda un investimento a lungo termine, perché per guardare al futuro servono radici forti nel passato.

Vincere l’attrito: da 110 anni, la sfida di SKF è minimizzare la resistenza sviluppata da qualsiasi movimento rotatorio o lineare, dalle automobili alle moto, dagli aerei ai trattori, dai treni ai macchinari industriali, dal frigorifero ai pattini a rotelle. Nato nel 1907 a Göteborg, il marchio SKF ha attraversato il XX secolo diventando sinonimo di innovazione tecnologica. Oggi il Gruppo SKF è presente in 130 paesi del mondo con più di 100 siti produttivi, una realtà globale che fa affidamento sulla competenza di 45.000 dipendenti e 17.000 distributori. Da sempre, il core business aziendale di SKF è il cuscinetto, prodotto intorno al quale negli anni si sono aggiunte le tenute, le soluzioni meccatroniche, i sistemi di lubrificazione e i servizi delle SKF Solution Factory, una rete internazionale di 18 centri di eccellenza specializzati nella gestione degli asset aziendali, dalla manutenzione al condition monitoring, dall’efficienza degli asset alla consulenza tecnica, alla formazione. La presenza di SKF nel nostro Paese è cresciuta nel tempo fino diventare una realtà industriale composta da 11 stabilimenti, più di 3.500 dipendenti, 6 sedi di vendita e oltre 160 concessionari. SKF Care è il programma aziendale attraverso cui SKF esprime la sua responsabilità sociale, un impegno che oltre alla dimensione economica del business è orientata ai dipendenti, all’ambiente e alle comunità in cui opera. La partecipazione alla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino - che risale al 1987, cioè all’anno di fondazione dell’ente - si inserisce in questo filone di attività, ed è vissuto come una forma di cittadinanza attiva. Per SKF, essere socio fondatore della Consulta significa mettere al servizio di un’istituzione chiave per il territorio piemontese il sostegno e lo spirito imprenditoriale di un Gruppo che da oltre un secolo continua a produrre valore sociale.

I NOSTRI SOCI

- 77 -


- 78 -

I NOSTRI SOCI

UNIONE INDUSTRIALE DI TORINO

VITTORIA ASSICURAZIONI

L’Unione Industriale di Torino è un’associazione volontaria d’imprese di livello territoriale aderente a Confindustria, che agisce per la rappresentanza, la tutela, la promozione e lo sviluppo degli interessi industriali. Nata nel 1906 con il nome di Lega Industriale, da cui prenderà vita nel 1910 la Confindustria, offre, oltre alla vocazione sindacale, una vasta gamma di servizi ed enti collegati per fornire supporto e garantire competitività alle imprese in tutti i campi di interesse: scuola, formazione, sicurezza, ambiente, qualità, assistenza fiscale, internazionalizzazione, finanza d’impresa. Rappresenta i settori storici della manifattura (tessile, chimica, conciaria, grafica) a cui si aggiungono i comparti produttivi di beni e di servizi più moderni ed avanzati come robotica, meccatronica, aerospaziale, Information and Communication Technology, terziario innovativo, turistico e alberghiero, logistica e trasporti, energia e ambiente. Oggi, all’Associazione torinese degli industriali aderiscono, in 24 gruppi merceologici, 2.300 imprese piccole, medie e grandi, con circa 150.000 addetti. Di queste, 19 sono associate da più di 100 anni e 129 da oltre 50. L’Unione Industriale di Torino non è riconosciuta solo come soggetto in grado di interpretare e promuovere gli interessi dell’industria, ma anche come attore impegnato a sostenere gli interessi del territorio e della sua crescita. Ciò significa l’affermazione di un sistema imprenditoriale innovativo, internazionalizzato, sostenibile che supporti la crescita economica, sociale e culturale della Città di Torino, favorendone l’attrattività. La partecipazione alla Consulta si inserisce nell’ambito di politiche a favore del patrimonio culturale e della tutela e della conservazione dei beni artistici presenti sul territorio e della loro fruibilità a vantaggio dei cittadini.

Vittoria Assicurazioni opera in tutti i settori del rischio e fonda la propria attività su una lunga esperienza, maturata dal 1921 ad oggi, in campo assicurativo per la tutela delle persone, della famiglia e delle aziende. Guidata da un team di professionisti altamente specializzati, conferma da anni le proprie scelte di gruppo indipendente. La solidità dell’azienda è garantita dalla qualità dell’azionariato e dalla professionalità della capillare rete distributiva. Vittoria Assicurazioni attribuisce grande importanza alla partecipazione di progetti nel campo della sicurezza, grazie ad una stretta collaborazione con le istituzioni pubbliche e private, dell’educazione, promuovendo anche borse di studio universitarie, e della promozione culturale e artistica. La sua identità nazionale si rispecchia nell’attenzione al territorio e alla storia del nostro Paese attraverso la conservazione delle sue ricchezze, sostenendo anche le iniziative del Touring Club Italiano. Condividendo valori di salvaguardia del patrimonio nazionale, della cultura, dell’arte e, di conseguenza, della tutela dell’ambiente e di responsabilità sociale, Vittoria Assicurazioni ha la consapevolezza che il suo appoggio favorisca uno scambio reale con la collettività e che sia un’opportunità anche per il benessere comune. Per Vittoria Assicurazioni l’espressione della responsabilità sociale si concretizza mettendo a frutto gli stessi valori che sono fondamento della propria attività ordinaria, della quale è naturale complemento. L’attività assicurativa è nella sua essenza collaborazione, sostegno reciproco con la forza della qualità e della professionalità, strettamente legata al territorio. è con questo spirito che, dal 2007, Vittoria Assicurazioni è entrata a far parte della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, città da cui trae in parte le sue origini. La collaborazione con la Consulta, in perfetta armonia con tali valori, ha permesso alla Compagnia di contribuire al benessere della città, anche con le proprie competenze strategiche e progettuali, e di partecipare ad interventi finalizzati ad essere realmente elemento distintivo e qualificante per il territorio.

I NOSTRI SOCI

- 79 -


SOCI ADESIONI E RECESSI 1987 - 1988 (12 soci) Adesioni: Cassa di Risparmio di Torino poi Fondazione CRT, FIAT poi FCA - FIAT Chrysler Automobiles, Gruppo GFT, ILTE, Martini & Rossi, Recchi Costruzioni Generali, SKF, SAI poi Fondiaria SAI, SEI – Società Editrice Internazionale, Toro Assicurazioni poi Alleanza Toro poi Generali Italia, Unione Industriale di Torino, UTET

1989 - 1990 (16 soci) Adesioni: Cartiere Burgo poi Burgo Group, Fornara, Istituto Bancario San Paolo poi Compagnia di San Paolo, Lavazza

1991 (18 soci) Adesioni: Camera Commercio di Torino, Gruppo Garosci

1995 - 1996 (23 soci)

2002 (34 soci)

2011 (30 soci)

Adesioni: Bicc Ceat Cavi poi Pirelli, Elah Dufour, Gruppo Gorla, Italgas

Adesioni: Gruppo Canale, Gruppo Ferrero-Presider poi Gruppo Ferrero-Sied Energia, Intesa Sanpaolo, M. Marsiaj & C. Recessi: Gruppo Gorla

Adesioni: Buffetti, Reply, Rockwood poi Huntsman Recessi: Italdesign Giugiaro, Marco Antonetto Farmaceutici

1997 (28 soci) Adesioni: Buzzi Unicem, Ersel, L’Orèal, La Piemontese Assicurazioni, Marco Antonetto Farmaceutici, Reale Mutua Assicurazioni Recessi: SEI-Società Editrice Internazionale

1998 (27 soci) Recessi: Recchi Costruzioni Generali

1999 (29 soci) Adesioni: Ferrero, Pininfarina, Sagat Recessi: Elah Dufour

1992 (19 soci)

2000 (31 soci)

Adesioni: Banca Brignone poi Banca Popolare di Bergamo

Adesioni: Ifi poi Exor, Seat Pagine Gialle, Telecom Italia Recessi: Axa Assicurazioni

1993 - 1994 (19 soci) Adesioni: Arthur Andersen poi Deloitte & Touche, Axa Assicurazioni Recessi: Fornara, Gruppo GFT

- 80 -

I NOSTRI SOCI

2001 (31 soci)

2012 (32 soci) 2003 (32 soci) Recessi: ILTE, Sagat

2004 - 2005 (30 soci) Recessi: L’Orèal, Seat Pagine Gialle

2006 (28 soci) Recessi: Pininfarina, UTET

2007 - 2008 (29 soci) Adesioni: Armando Testa, Vittoria Assicurazioni Recessi: Banca Popolare di Bergamo

2009 (28 soci)

Adesioni: 2A, Geodata, Megadyne, Zoppoli & Pulcher Recessi: Pirelli

2013 (31 soci) Adesioni: Banca Fideuram Recessi: Camera di Commercio di Torino, Telecom Italia

2014 - 2015 (29 soci) Adesioni: Costruzioni Generali Gilardi Recessi: Gruppo Canale, Generali Italia, Zoppoli & Pulcher

2016 (30 soci) Recessi: Huntsman

Recessi: Fondiaria SAI

2017 (32 soci) 2010 (30 soci) Adesioni: C.L.N., Fenera Holding

Adesioni: Arriva, Banca del Piemonte, Banca Passadore Recessi: Burgo Group

Adesioni: Italdesign Giugiaro Recessi: La Piemontese Assicurazioni

I NOSTRI SOCI

- 81 -


GLI INTERVENTI DI CONSULTA 2010 Museo Nazionale del Cinema, nuove installazioni interattive Galleria Sabauda, mostra “Le Meraviglie della Galleria Sabauda”

del Piffetti e del Gabinetto alla China e mostra “Evocazioni e nuovi allestimenti nell’Appartamento del Re” Palazzina di Caccia di Stupinigi, reimpianto delle Alberate storiche

Palazzo Madama, mostra “Arte e Industria. L’Avventura Lenci. Ceramica d’arredo 1927-1937”

Workshop “Fiscalità – Beni Culturali – Imprese”

Santena, Castello Cavour, restauro Cappella funeraria dei Benso di Cavour e restauro coperture ex scuderie (fondi Compagnia di San Paolo)

2007 Biblioteca Reale, mostra “Terrae Cognitae. La cartografia nelle collezioni sabaude”

Palazzo Reale, restauro Gabinetto Cinese del secondo piano

Workshop “Il finanziamento privato dei Beni Culturali: ruolo delle imprese, prospettive e percorsi innovativi”

Workshop “Beni Culturali e Imprese. Il sistema Torino e le sue prospettive” 2009 Teatro Regio, “Odissea musicale”, manutenzione straordinaria Chiesa del Santo Sudario e Museo della Sindone, restauro facciate; donazione dipinto La Sepoltura di Cristo, opera di Giovanni della Rovere Galleria Sabauda, restauro dipinti delle collezioni del Principe Eugenio e di Riccardo Gualino Workshop “La sponsorizzazione dei Beni Culturali nuovo media per le imprese? Opportunità ed esperienze” 2008 Teatro Carignano, restauro plafone Palazzo Reale, realizzazione nuovo percorso Cucine storiche Villa della Regina, ricostruzioni virtuali della Libreria

2006-2007 Palazzo Chiablese, restauro Arazzi con le Storie di Artemisia Reggia di Venaria, Statue delle Quattro Stagioni 2006 Chiesa di San Carlo, restauro facciata e controfacciata 2005 Fontane il Po e la Dora, restauro Palazzo Reale, Cancellata, restauro Palazzo Carignano, Facciata ottocentesca, restauro (parte con fondi MiBACT) Accademia Albertina, Pinacoteca, mostra “Bartolomeo Cavarozzi. Sacre Famiglie a confronto”(cofinanziamento Compagnia di San Paolo) 2004 Palazzina della Società Promotrice di Belle Arti, restauro facciata

2002-2003 Villa della Regina, Asse del Belvedere e Teatro d’Acque, restauro 2002 Monumento al duca Ferdinando di Savoia, restauro 2001 Monumento al re Vittorio Emanuele II, restauro

1990-1991 Chiese di San Carlo e Santa Cristina, restauro facciate 1989 Archivio di Stato, Facciata juvarriana e mostra “Il Tesoro del Principe. Titoli, carte e memorie per il governo dello Stato”

1998 Biblioteca Reale, realizzazione della Sala Leonardo e mostra “Leonardo e le meraviglie della Biblioteca Reale di Torino” (fondi Regione Piemonte) Palazzo Reale, restauro parte facciata sui giardini (fondi Regione Piemonte) 1997 Palazzo Carignano, restauro Aula del Parlamento Italiano 1995-1996 Accademia Albertina, nuovo allestimento della Pinacoteca 1994 Teatro Regio, realizzazione della Cancellata “Odissea musicale” 1992-1993 Chiesa di San Filippo Neri, restauro coperture e facciata 1992 Santena, Castello Cavour, restauro 12 Nature morte del Crivellino

Cappella Sindone, restauro Cupolino e Percorsi Sindonici Giardini Reali, installazione artistica (cofinanziamento Reale Mutua)

1988 Palazzo Carignano, restauro Aula Parlamento Subalpino

1999-2000 Palazzo dell’Università, restauro del cortile, loggiato e scaloni Biblioteca Reale, mostra “Le Magnificenze del XVII-XVIII secolo alla Biblioteca Reale di Torino” (fondi Regione Piemonte)

2017 Reggia di Venaria, Giardini, restauro e riqualificazione Fontana dell’Ercole (cofinanziamenti di Compagnia di San Paolo e Intesa Sanpaolo)

PREMI 2017 Città di Torino, Riconoscimento per i trent’anni 2012 Città di Torino, Riconoscimento per i venticinque anni 2007 Città di Torino, Riconoscimento per i vent’anni 2005 Associazione L’Arcangelo – Premio per la cultura 1997/1998 Financial Times/Cerec Award for Business and the arts in Europe

32 AZIENDE ED ENTI SOCI PIÙ DI 90 INTERVENTI DI RESTAURO, VALORIZZAZIONE, FRUIZIONE, PROGETTAZIONE E ATTIVITÀ DIDATTICA

OLTRE 30 MILIONI DI EURO INVESTITI 3 MILIONI DI ORE DI LAVORO DI STORICI DELL’ARTE, RESTAURATORI E PROFESSIONISTI

Giardini Reali, riqualificazione Boschetto (cofinanziamento Reale Mutua) Santuario della Consolata, intervento sulla Torre campanaria (fondi Specchio dei Tempi) Casale Monferrato, completamento rilievo Paraboloide Basilica Mauriziana, restauro parte absidale (cofinanziamento MiBACT) Musei Reali Torino, progettazione e realizzazione nuova immagine Palazzo Madama, secondo Progetto didattico Porta, Castello, Residenza Museo. Raccontami Palazzo Madama Stupinigi, Palazzina di Caccia, restauro Appartamento del Re (fondi Fondazione CRT) 2016 Palazzo Madama, primo Progetto didattico Porta, Castello, Residenza e Museo. Raccontami Palazzo Madama Palazzo Madama, pavimentazione per la Corte medievale Palazzina di Caccia di Stupinigi, restauro Appartamento della Regina (fondi Fondazione CRT) Palazzo Chiablese, restauro Gabinetto degli specchi e altro ambiente

Chieri, Chiesa dell’Annunziata, restauro affresco dell’Annunciazione Chiesa di San Tommaso, nuova Sala ricreativa (fondi Specchio dei Tempi) Villar Perosa, progetto restauro Chiesa di San Pietro in Vincoli (fondi famiglia Agnelli) Sant’Antonio di Ranverso, progetto recupero area ex Ospedaletto (cofinanziamento Compagnia di San Paolo e C.L.N.) Riqualificazione di due ex dazi cittadini per il progetto “Porte ad Arte” Musei Reali Torino, piano di comunicazione della mostra “Le meraviglie del mondo. Le collezioni di Carlo Emanuele I di Savoia” 2015 Museo Diocesano, mostra “Umberto Mastroianni tra coscienza civile e spirito del sacro” e restauro ed esposizione del Compianto sul Cristo morto di Beato Angelico Palazzina di Caccia di Stupinigi, restauro Salone juvarriano Armeria Reale, nuova illuminazione della Galleria Beaumont e mostra sulla collezione Sanquirico Reggia di Venaria, restauro statua Ercole Colosso e nuovo allestimento Sala degli Stucchi

Sant’Uberto (parte con fondi MiBACT) Progetto Didattico I Santi, i Re, i Duchi e le Madame Reali Biblioteca Reale, realizzazione nuovo spazio espositivo e mostra “Leonardo e i Tesori del Re” (per entrambi cofinanziamenti di Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT) 2013 Palazzo Madama, Crowdfunding per Servizio D’Azeglio Museo Nazionale del Cinema, realizzazione Cappella del 3D Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, mostra “La Seduzione del Disegno. Cartoni acquerelli e dipinti dalle raccolte della GAM” Accademia Albertina, mostra “Gaudenzio Ferrari e Bernardino Lanino. Cartoni e dipinti a confronto” Reggia di Venaria, restauro due dipinti veneti di Veronese e Bassano e mostra “Il Veronese e i Bassano. Grandi artisti per il Palazzo ducale di Torino” Cattedrale, Torre Campanaria, realizzazione nuovo percorso (cofinanziamenti di Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT) Colle della Maddalena, restauro Faro della Vittoria (fondi FCA /Exor) Museo Archeologico, realizzazione del nuovo allestimento del Tesoro di Marengo

2014 Accademia Albertina, mostra “Dipinti e disegni della Grande Officina di Gaudenzio Ferrari”

Workshop “Il modello Torino. Verso il Polo Reale, soluzioni e criticità”

Palazzina di Caccia di Stupinigi, restauro Cappella di

2012 Galleria Civica d’Arte Mo-

derna e Contemporanea di Torino, realizzazione Gabinetto di stampe e disegni Polo Reale, realizzazione del sito web Biblioteca Reale, nuovo allestimento multimediale delle Sale d’ingresso e restauro del Globo Terrestre Palazzo Civico di Torino, restauro apparati scultorei dell’ingresso Palazzina di Caccia di Stupinigi, restauro Sala degli Scudieri Reggia di Venaria, restauro Peota Reale Workshop “Musei aperti, musei chiusi. L’evoluzione delle relazioni industriali nei beni culturali” 2011 Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, realizzazione sistema di audio e video guide Palazzo Madama, allestimento virtuale del Museo Torino Accademia Albertina, Progetto didattico La Consulta per la Pinacoteca dell’Accademia Albertina Accademia Albertina, Pinacoteca, restauro acquerelli Bagetti e mostra “Incontrare Bagetti. Acquerelli disegni incisioni dalle collezioni torinesi” Armeria Reale, restauro Loggetta carloalbertina Palazzina di Caccia di Stupinigi, restauro e allestimento 12 Medaglioni della Genealogia Sabauda Workshop “Beni Culturali e Imprese. Nuove opportunità imprenditoriali e professionali per i giovani”


GLI INTERVENTI DI CONSULTA 2017 Reggia di Venaria, Giardini, restauro e riqualificazione Fontana dell’Ercole (cofinanziamenti di Compagnia di San Paolo e Intesa Sanpaolo) Cappella Sindone, restauro Cupolino e Percorsi Sindonici Giardini Reali, installazione artistica (cofinanziamento Reale Mutua) Giardini Reali, riqualificazione Boschetto (cofinanziamento Reale Mutua) Santuario della Consolata, intervento sulla Torre campanaria (fondi Specchio dei Tempi) Casale Monferrato, completamento rilievo Paraboloide Basilica Mauriziana, restauro parte absidale (cofinanziamento MiBACT) Musei Reali Torino, progettazione e realizzazione nuova immagine Palazzo Madama, secondo Progetto didattico Porta, Castello, Residenza Museo. Raccontami Palazzo Madama Stupinigi, Palazzina di Caccia, restauro Appartamento del Re (fondi Fondazione CRT) 2016 Palazzo Madama, primo Progetto didattico Porta, Castello, Residenza e Museo. Raccontami Palazzo Madama Palazzo Madama, pavimentazione per la Corte medievale Palazzina di Caccia di Stupinigi, restauro Appartamento della Regina (fondi Fondazione CRT) Palazzo Chiablese, restauro Gabinetto degli specchi e altro ambiente

Chieri, Chiesa dell’Annunziata, restauro affresco dell’Annunciazione Chiesa di San Tommaso, nuova Sala ricreativa (fondi Specchio dei Tempi) Villar Perosa, progetto restauro Chiesa di San Pietro in Vincoli (fondi famiglia Agnelli) Sant’Antonio di Ranverso, progetto recupero area ex Ospedaletto (cofinanziamento Compagnia di San Paolo e C.L.N.) Riqualificazione di due ex dazi cittadini per il progetto “Porte ad Arte” Musei Reali Torino, piano di comunicazione della mostra “Le meraviglie del mondo. Le collezioni di Carlo Emanuele I di Savoia” 2015 Museo Diocesano, mostra “Umberto Mastroianni tra coscienza civile e spirito del sacro” e restauro ed esposizione del Compianto sul Cristo morto di Beato Angelico Palazzina di Caccia di Stupinigi, restauro Salone juvarriano Armeria Reale, nuova illuminazione della Galleria Beaumont e mostra sulla collezione Sanquirico Reggia di Venaria, restauro statua Ercole Colosso e nuovo allestimento Sala degli Stucchi

Sant’Uberto (parte con fondi MiBACT) Progetto Didattico I Santi, i Re, i Duchi e le Madame Reali Biblioteca Reale, realizzazione nuovo spazio espositivo e mostra “Leonardo e i Tesori del Re” (per entrambi cofinanziamenti di Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT) 2013 Palazzo Madama, Crowdfunding per Servizio D’Azeglio Museo Nazionale del Cinema, realizzazione Cappella del 3D Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, mostra “La Seduzione del Disegno. Cartoni acquerelli e dipinti dalle raccolte della GAM” Accademia Albertina, mostra “Gaudenzio Ferrari e Bernardino Lanino. Cartoni e dipinti a confronto” Reggia di Venaria, restauro due dipinti veneti di Veronese e Bassano e mostra “Il Veronese e i Bassano. Grandi artisti per il Palazzo ducale di Torino” Cattedrale, Torre Campanaria, realizzazione nuovo percorso (cofinanziamenti di Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT) Colle della Maddalena, restauro Faro della Vittoria (fondi FCA /Exor) Museo Archeologico, realizzazione del nuovo allestimento del Tesoro di Marengo

2014 Accademia Albertina, mostra “Dipinti e disegni della Grande Officina di Gaudenzio Ferrari”

Workshop “Il modello Torino. Verso il Polo Reale, soluzioni e criticità”

Palazzina di Caccia di Stupinigi, restauro Cappella di

2012 Galleria Civica d’Arte Mo-

derna e Contemporanea di Torino, realizzazione Gabinetto di stampe e disegni

2010 Museo Nazionale del Cinema, nuove installazioni interattive

Polo Reale, realizzazione del sito web

Galleria Sabauda, mostra “Le Meraviglie della Galleria Sabauda”

Biblioteca Reale, nuovo allestimento multimediale delle Sale d’ingresso e restauro del Globo Terrestre Palazzo Civico di Torino, restauro apparati scultorei dell’ingresso Palazzina di Caccia di Stupinigi, restauro Sala degli Scudieri Reggia di Venaria, restauro Peota Reale Workshop “Musei aperti, musei chiusi. L’evoluzione delle relazioni industriali nei beni culturali” 2011 Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, realizzazione sistema di audio e video guide Palazzo Madama, allestimento virtuale del Museo Torino Accademia Albertina, Progetto didattico La Consulta per la Pinacoteca dell’Accademia Albertina Accademia Albertina, Pinacoteca, restauro acquerelli Bagetti e mostra “Incontrare Bagetti. Acquerelli disegni incisioni dalle collezioni torinesi” Armeria Reale, restauro Loggetta carloalbertina Palazzina di Caccia di Stupinigi, restauro e allestimento 12 Medaglioni della Genealogia Sabauda Workshop “Beni Culturali e Imprese. Nuove opportunità imprenditoriali e professionali per i giovani”

del Piffetti e del Gabinetto alla China e mostra “Evocazioni e nuovi allestimenti nell’Appartamento del Re” Palazzina di Caccia di Stupinigi, reimpianto delle Alberate storiche

Palazzo Madama, mostra “Arte e Industria. L’Avventura Lenci. Ceramica d’arredo 1927-1937”

Workshop “Fiscalità – Beni Culturali – Imprese”

Santena, Castello Cavour, restauro Cappella funeraria dei Benso di Cavour e restauro coperture ex scuderie (fondi Compagnia di San Paolo)

2007 Biblioteca Reale, mostra “Terrae Cognitae. La cartografia nelle collezioni sabaude”

Palazzo Reale, restauro Gabinetto Cinese del secondo piano

Workshop “Il finanziamento privato dei Beni Culturali: ruolo delle imprese, prospettive e percorsi innovativi”

Workshop “Beni Culturali e Imprese. Il sistema Torino e le sue prospettive” 2009 Teatro Regio, “Odissea musicale”, manutenzione straordinaria Chiesa del Santo Sudario e Museo della Sindone, restauro facciate; donazione dipinto La Sepoltura di Cristo, opera di Giovanni della Rovere Galleria Sabauda, restauro dipinti delle collezioni del Principe Eugenio e di Riccardo Gualino Workshop “La sponsorizzazione dei Beni Culturali nuovo media per le imprese? Opportunità ed esperienze” 2008 Teatro Carignano, restauro plafone Palazzo Reale, realizzazione nuovo percorso Cucine storiche Villa della Regina, ricostruzioni virtuali della Libreria

2006-2007 Palazzo Chiablese, restauro Arazzi con le Storie di Artemisia Reggia di Venaria, Statue delle Quattro Stagioni 2006 Chiesa di San Carlo, restauro facciata e controfacciata 2005 Fontane il Po e la Dora, restauro Palazzo Reale, Cancellata, restauro Palazzo Carignano, Facciata ottocentesca, restauro (parte con fondi MiBACT) Accademia Albertina, Pinacoteca, mostra “Bartolomeo Cavarozzi. Sacre Famiglie a confronto”(cofinanziamento Compagnia di San Paolo) 2004 Palazzina della Società Promotrice di Belle Arti, restauro facciata

2002-2003 Villa della Regina, Asse del Belvedere e Teatro d’Acque, restauro 2002 Monumento al duca Ferdinando di Savoia, restauro 2001 Monumento al re Vittorio Emanuele II, restauro

1990-1991 Chiese di San Carlo e Santa Cristina, restauro facciate 1989 Archivio di Stato, Facciata juvarriana e mostra “Il Tesoro del Principe. Titoli, carte e memorie per il governo dello Stato” 1988 Palazzo Carignano, restauro Aula Parlamento Subalpino

1999-2000 Palazzo dell’Università, restauro del cortile, loggiato e scaloni Biblioteca Reale, mostra “Le Magnificenze del XVII-XVIII secolo alla Biblioteca Reale di Torino” (fondi Regione Piemonte) 1998 Biblioteca Reale, realizzazione della Sala Leonardo e mostra “Leonardo e le meraviglie della Biblioteca Reale di Torino” (fondi Regione Piemonte) Palazzo Reale, restauro parte facciata sui giardini (fondi Regione Piemonte) 1997 Palazzo Carignano, restauro Aula del Parlamento Italiano 1995-1996 Accademia Albertina, nuovo allestimento della Pinacoteca 1994 Teatro Regio, realizzazione della Cancellata “Odissea musicale” 1992-1993 Chiesa di San Filippo Neri, restauro coperture e facciata 1992 Santena, Castello Cavour, restauro 12 Nature morte del Crivellino

PREMI 2017 Città di Torino, Riconoscimento per i trent’anni 2012 Città di Torino, Riconoscimento per i venticinque anni 2007 Città di Torino, Riconoscimento per i vent’anni 2005 Associazione L’Arcangelo – Premio per la cultura 1997/1998 Financial Times/Cerec Award for Business and the arts in Europe

32 AZIENDE ED ENTI SOCI PIÙ DI 90 INTERVENTI DI RESTAURO, VALORIZZAZIONE, FRUIZIONE, PROGETTAZIONE E ATTIVITÀ DIDATTICA

OLTRE 30 MILIONI DI EURO INVESTITI 3 MILIONI DI ORE DI LAVORO DI STORICI DELL’ARTE, RESTAURATORI E PROFESSIONISTI



LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA Giacomo Affenita

Come tutte le organizzazioni efficienti, anche la Consulta di Torino non esisterebbe senza un lavoro quotidiano fatto di studio, di scelte organizzative e di pianificazione, centrato sulla cura continua di rapporti e relazioni. Un’opera che si svolge “dietro le quinte”, e tuttavia essenziale. Che il pubblico non vede, ma che si intuisce dietro l’allestimento di ogni singolo evento. Gli ingranaggi che permettono alla struttura di funzionare in maniera eccellente hanno naturalmente un nome e un cognome, poiché si tratta delle due figure-chiave che hanno attraversato (e giorno dopo giorno costruito) l’intera storia della Consulta: un architetto, Mario Verdun di Cantogno, e una storica dell’arte, Angela Griseri. All’interno dell’Associazione il loro apporto è stato, ed è, determinante: si deve infatti a loro la tessitura, paziente e puntuale, di tutti i progetti realizzati in questi 30 anni. Il delicato ruolo che entrambi hanno ricoperto fa sì che rappresentino la memoria storica della Consulta, che incontrarono prima ancora che essa nascesse ufficialmente. Due storie, le loro, che si sono sviluppate quasi in parallelo, e dove la FIAT ha giocato un ruolo decisivo. Tutto parte, in fondo, nella seconda - 82 -

metà degli anni Ottanta. È la fine del 1986 quando la FIAT sponsorizza la mostra “Porcellane e Argenti del Palazzo Reale di Torino”, un’esposizione destinata a fissare per la città un punto di non ritorno. La più grande azienda cittadina investiva per la cultura di Torino, e questo fatto era un segnale che travalicava l’occasione. Ebbene, la schedatura preliminare dell’intera collezione di argenti venne eseguita proprio da Angela Griseri, giovane storica dell’arte scelta da Filippo di Pralormo, ossia uno dei sei ideatori della Consulta. L’evento fu come un sasso nello stagno. E in breve si risvegliò la volontà di riscoprire il patrimonio culturale piemontese, che era probabilmente sottotraccia. Non è certo un caso se nel giro di un paio di anni si assiste a un inconsueto fiorire di iniziative: sempre nel 1986 nasce la Fondazione Palazzina Mauriziana di Stupinigi, con l’obiettivo di restaurare la dimora juvarriana; e l’anno successivo si costituiscono la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino e l’Associazione Culturale Amici dell’Arte in Piemonte. Questi tre nuovi organismi – nati per migliorare, con prospettive differenti, l’aspetto della città e dei suoi principali monumenti – saranno l’impegno che la FIAT affiderà a Mario Verdun, delegato a rappresentare

Mario Verdun

Angela Griseri

l’azienda nei comitati direttivi di queste associazioni, e con il mandato specifico di gestire la parte operativa. L’esperienza maturata in precedenti incarichi (per FIAT Engineering si era occupato di un progetto culturale su Pompei), le competenze tecniche da architetto e una passione personale per l’arte contemporanea costituivano il profilo ideale per ricoprire quel ruolo e affrontare quei compiti, del tutto inediti per l’azienda torinese.

risolta poi attraverso la costituzione di associazioni culturali che giuridicamente potevano soddisfare i requisiti richiesti dalla legge. Prese avvio allora, grazie al concatenarsi di queste cause, un processo che Mario Verdun sintetizza in una formula felice: “Era la riscoperta dei valori tradizionali, della storia e della cultura del Ducato sabaudo”. Uno slancio che è tuttora all’origine dei più ambiziosi programmi culturali del territorio torinese.

I tempi dunque erano maturi, e per molti motivi: “Le imprese – ricorda Verdun – cominciavano a rendersi conto che per sviluppare il loro business era necessario lavorare su un tessuto territoriale congruente con la loro attività. Comprendevano cioè che la fabbrica doveva essere una componente dello sviluppo territoriale, per il quale risultavano fondamentali la cultura e l’arte. Attorno alla parte manifatturiera occorreva dunque costruire un contesto vitale”. Una consapevolezza che trovava una sponda in un aspetto concreto, ossia la legge 512 del 1982, che attraverso una serie di sgravi fiscali incentivava l’investimento in cultura, restauro e valorizzazione. Una normativa innovativa che pareva purtroppo destinata a rimanere un beneficio solo sulla carta, poiché alla prova dei fatti la sua attuazione risultava difficile e l’interpretazione del testo controversa, LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA

In quella contingenza, la Consulta di Torino si fece trovare pronta. La struttura iniziale era semplicissima: in tutto 12 soci, 7 membri del comitato direttivo – nel quale Verdun rappresentava FIAT e ricopriva il ruolo di coordinatore esecutivo – un tesoriere e un segretario, che nei primi anni fu Renato Ricci, un dirigente dell’Unione Industriale. Un piccolo gruppo a cui si unì da subito Angela Griseri, alla quale FIAT aveva nel frattempo commissionato una serie di studi esplorativi per fotografare lo stato dell’arte del patrimonio culturale torinese. Entrata come consulente storico-artistica, dal 1992 diventa segretario della Consulta. I primi interventi furono prove impegnative, anche perché non c’era ancora un modello di intervento.

“La struttura era esile e non esistevano le commissioni – raccontano Verdun e Griseri –, perciò decidemmo di delegare subito ai vari professionisti. All’inizio, tutte le attività progettuali erano demandate all’esterno. Poi, poco per volta, abbiamo cominciato a creare una rete, allargando progressivamente la rosa dei contatti. Con il passare degli anni, e quindi con la crescita numerica di soci e risorse, il lavoro si è intensificato, ma la struttura è rimasta la stessa. L’abilità, a quel punto, è stata quella di riuscire a gestire più progetti contemporaneamente, perché avevamo ormai gli strumenti su cui appoggiarci: professionisti, imprese, artigiani. Avevamo costruito dei meccanismi di fiducia: all’esterno con i collaboratori e i funzionari degli enti di tutela, internamente con i soci”. Sono i frutti di un lungo e tenace lavoro di cucitura e dialogo, sostenuto anche da un rigore operativo quasi proverbiale: una gestione precisa di costi, tempi e cantieri che diventa una cifra distintiva, grazie alla quale la Consulta è apprezzata da tutti. Nel 1997 il ruolo in seno alla Consulta dell’architetto Verdun cambia: la chiusura del rapporto lavorativo con la FIAT gli permette di accettare l’invito di una consulenza stabile. Da quel momento la Consulta si può avvalere in modo continuativo di un conoscitore profondo della realtà culturale del territorio e la struttura interna - 83 -


Maria Cristina Lisbona

Lucia Starola

Davide Zannotti

dell’Associazione acquisisce una maggiore solidità.

della gestione, e naturalmente quello di una comunicazione sempre più efficace. Per tutti questi motivi, la struttura di base si è incrementata: una parte della comunicazione viene curata da Maria Cristina Lisbona, l’amministrazione è affidata alla commercialista Lucia Starola, e l’arrivo dell’architetto Davide Zannotti, nel 2015, ci ha consentito di fare un ulteriore salto di qualità, perché insieme al lavoro tecnico ha portato un contributo di idee e progetti legati all’immagine.

Tre decenni dopo la nascita della Consulta, il panorama è un altro, ed è mutato in meglio. “È cambiato il substrato – sottolineano entrambi – un tempo dal punto di vista delle attività produttive venire a lavorare a Torino era poco attrattivo, ora invece le aziende sono invogliate a venire. Credo che il nostro tassello, magari piccolo, abbia concorso a questo risultato importante. Siamo orgogliosi di aver fatto la nostra parte”.

Attualmente Mario Verdun e Angela Griseri restano le colonne di una struttura agile, ma in grado di adattarsi con intelligenza al veloce mutare dei tempi. Accanto alla gestione tradizionale in questi ultimi anni dentro la Consulta sono state sviluppate competenze sulla valorizzazione e sulla progettualità e, su scala minore, sulla didattica. Sono diventati cruciali i temi dello sviluppo tecnologico e

- 84 -

LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA

- 85 -


LA COMUNICAZIONE Maria Cristina Lisbona

La comunicazione è l’attività che consente di mettere in relazione individui, gruppi o enti, sulla base di messaggi condivisi. Trent’anni fa la Consulta – il cui motore è stato uno straordinario insieme di puro mecenatismo e senso di responsabilità sociale nei confronti del territorio – ha concentrato il proprio impegno sul ‘fare’, spinta da situazioni di degrado e, in più di un caso di vera emergenza, in cui si trovava il patrimonio storico-artistico cittadino. All’epoca la comunicazione non costituiva una priorità e le risorse furono per anni concentrate nel recuperare, restaurare e valorizzare i beni culturali torinesi. Gradatamente, e grazie alla sensibilità dei presidenti che si sono avvicendati alla guida dell’associazione – che speditamente arricchiva le proprie fila di nuovi soci – prendeva forma l’impegno a comunicare quanto si stava realizzando: i giornali cittadini davano conto di quanto il gruppo di aziende ed enti mecenati realizzava, restituiva al decoro e alla pubblica fruibilità. Solo in anni più recenti Consulta assume un’identità riconosciuta, essenzialmente grazie ad azioni mirate. Nel 2000, ristampato nel 2004, è pubblicato il testo Tra restauro e recupero, la Consulta dal 1987 ad oggi; nel 2007, ristampato nel 2010, esce Un’avventura torinese. I volumi – fi- 86 -

nalizzati alla presentazione delle realizzazioni – e le piccole, preziose pubblicazioni dedicate ai singoli interventi di restauro e valorizzazione, distribuite in occasione delle inaugurazioni, consolidano l’attenzione e il pubblico riconoscimento per l’attività dell’associazione. L’impegno e la dedizione dei presidenti contribuisce in maniera continuativa e proficua alla diffusione, anche oltre il territorio cittadino, della conoscenza dell’attività di Consulta, partecipando a convegni e incontri di studio e riflessione. In varie sedi l’esempio virtuoso di associazione e di modus operandi è oggetto di presentazioni, su sollecitazione e invito di enti pubblici o privati. Dal 2007 Consulta assume un ruolo propositivo e attivo anche nella riflessione sui rapporti Imprese-Beni Culturali, organizzando periodicamente Workshops presso l’Unione Industriale di Torino, in occasione delle Settimane della Cultura d’Impresa di Confindustria. I temi trattati sono vari: liberalità, normativa fiscale, fruizione e valorizzazione dei beni artistici e culturali, rapporti e sinergie tra istituzioni. Nel 2009 Consulta si dota di sito web, strumento indispensabile di comunicazione, riprogettato nel 2011 e aggiornato tra il 2015 e il 2016. Nell’ottobre 2014 vede la luce la

prima newsletter di Consulta, utile canale di informazione e comunicazione dell’impegno delle aziende e degli enti Soci. Diffusa con cadenza quadrimestrale, raggiunge oltre 1000 destinatari, in versione cartacea (circa trecento copie) e on-line. L’attenzione per l’attività di comunicazione è andata via via aumentando: agli interventi di restauro, per anni core business dell’associazione, si affiancano realizzazioni di allestimenti espositivi e interventi di pura presentazione, mostre e installazioni multimediali. Nel 2012 le aziende e gli enti soci decidono di sostenere la realizzazione del sito web di quello straordinario insieme di istituzioni culturali e museali che da lì ad un paio d’anni sarebbe diventato il Polo Reale. Non si è trattato solo di un impegno economico: vengono messe a disposizione le capacità professionali e progettuali di Consulta. L’esperimento funziona. La collaborazione con i funzionari della Direzione Regionale del Ministero per i Beni Artistici e Culturali prosegue con il coordinamento, da parte di Consulta, del Progetto di Comunicazione dell’inaugurazione, nel dicembre 2014, del Polo Reale alla presenza del ministro Franceschini, che inserisce l’istituzione cittadina tra i 20 maggiori musei nazionali. LA COMUNICAZIONE

Nell’ambito di tale progetto si organizza il primo tavolo di confronto Pubblico/Privato su temi di politica culturale cittadina con il redattore capo dell’inserto culturale del quotidiano «Le Figaro». Partecipano, oltre al presidente della Consulta, i vertici delle fondazioni bancarie torinesi e il direttore regionale del MiBACT. Tale momento di scambio – e gli articoli che ne seguono – non passa inosservato, anzi genera interesse. Una nuova edizione viene organizzata, sotto il coordinamento di Consulta, presso la redazione torinese di «Repubblica» nel novembre 2015, questa volta alla presenza del sindaco e del presidente dei musei civici, oltre ai protagonisti della prima edizione. Al terzo Forum, nel febbraio 2017 – ormai consolidato momento di discussione sulle linee di governance della cultura cittadina – partecipano anche gli assessori alla cultura di città e regione. Il 2017 vede un altro momento di pura comunicazione promosso e sostenuto da Consulta: l’ideazione, e la Notte Bianca di presentazione, della nuova immagine dei Musei Reali di Torino. L’evento celebra vent’anni di impegno per l’istituzione museale, con un dono dall’alto valore simbolico: un nuovo logo per un’eccellenza torinese. Il 7 aprile, con

buona eco sui media locali e nazionali, cittadini e turisti festeggiano: un coinvolgente spettacolo multimediale sons et lumières proietta le immagini dei capolavori dei Musei Reali sulla facciata di Palazzo Reale, per generare consapevolezza e orgoglio di un patrimonio davvero degno di dialogare con le primarie realtà museali europee. L’anno in corso si chiude con un nuovo traguardo per Consulta. In occasione del trentennale di attività, e grazie alla generosa disponibilità di un artista di fama internazionale come Giulio Paolini, marmi della Cappella della Sindone, danneggiati dall’incendio del 1997, prendono nuova vita e diventano installazione artistica, con profonda valenza simbolica e di forte impatto emotivo. Grazie alla volontà delle aziende e degli enti Soci, elementi materici parte della storia spirituale e storico-artistica di Torino, sono restituiti alla pubblica fruibilità all’interno dei Giardini Reali, quale momento di riflessione a futura memoria. Per gli anni a venire l’attività di comunicazione continuerà a essere diretta a rafforzare l’identità, il ruolo e l’impegno di Consulta, per contribuire a diffondere una coscienza collettiva di attenzione e valorizzazione del patrimonio culturale quale leva di sviluppo economico sostenibile. - 87 -


I PRINCIPALI INTERVENTI DELLA CONSULTA Angela Griseri, Mario Verdun di Cantogno, Davide Zannotti

n questa sezione sono illustrati brevemente i principali interventi di restauro, valorizzazione e fruizione, progettazione e attività didattica. Sono stati realizzati anche sette Workshops, incontri di riflessione tra Imprese, Soprintendenze e Istituzioni per affrontare e suggerire

I

soluzioni sui temi principali del dibattito in materia di beni culturali e fiscalità. Le scelte sono effettuate in base a criteri di rilevanza e urgenza dell’intervento, rapidità e certezze autorizzative di realizzazione, cadenza annuale o biennale e ritorno d’immagine per i soci.


2018/2017

2019/2017

CAPPELLA SINDONE, RESTAURO DEL CUPOLINO

VENARIA REALE, FONTANA DELL’ERCOLE COLOSSO

È stato avviato l’intervento di restauro dei dipinti murali; più complesso è l’intervento relativo alla ricostruzione della raggiera dorata e della colomba, andate completamente perdute durante l’incendio del 1997. In particolare è prevista una raggiera in legno su struttura in ferro e la riproposizione della colomba legno, previa verifica statica della portata e dell’ancoraggio dei pendini.

- 90 -

Con un occhio guardare al passato e con l’altro indagare il futuro. Sta in questa visione dialettica la chiave più giusta per comprendere l’ambizioso progetto di restauro e valorizzazione funzionale della Fontana dell’Ercole alla Reggia di Venaria, che entra ora nella fase operativa: dopo mesi di studio e di indagini accurate prende finalmente il via il cantiere, destinato a concludersi entro il 2019. L’opera è all’altezza delle sfide più ardite affrontate dalla dimora nella sua storia recente: i resti della spettacolare architettura creata dall’architetto Amedeo di Castellamonte tra il 1669 e il 1672 erano un tema molto impegnativo, al limite delle possibilità. Restavano infatti solo labili tracce di quella grandiosa “macchina scenografica” costituita in origine da scalinate e padiglioni, ninfei e grotte preziosamente decorati, vasche animate da giochi d’acqua, e da un’infinita teoria di statue e ornamenti scultorei su cui dominava l’Ercole Colosso, pro-

tagonista assoluto al centro del bacino della fontana. Per dimensioni e valore si trattava dunque di un tassello importante, l’ultimo da recuperare per rendere davvero completa la rinascita della grande residenza. E così, poiché le imprese difficili si addicono alla Reggia di Venaria, ancora una volta sono emerse, grazie all’impegno della Compagnia di San Paolo, della Consulta di Torino e di Intesa Sanpaolo, l’energia e la volontà di scommettere su rovine che ormai apparivano poco più che un’evocazione. Per contro, molto chiara è stata la visione di fondo condivisa dai

tre mecenati privati. Da una parte la consapevolezza che non si poteva procrastinare oltre, e che se si intendeva conservare la memoria del fastoso apparato secentesco (e delle sue tante implicazioni, storiche e culturali) era venuto il tempo di agire. Dall’altra la certezza che un intervento di tale portata sarebbe stato di eccezionale importanza storico-artistica; ma anche, e soprattutto, l’idea che un progetto innovativo avrebbe conferito al sito un rilievo assoluto, facendone per molti versi un unicum di livello internazionale di progettazione della conservazione.


tetto Paolo Pejrone, ritrova la centralità che gli spetta. Ai piedi dei grandi alberi è allestito un nuovo sottobosco: una coltre di piante da ombra, arbusti ed erbacee crea un gioco di ombre e lucentezze dei sempreverdi, mentre ampi viali ortogonali definiscono gli spazi in grandi aiuole dalle forme regolari. All’interno del Boschetto è situata l’installazione Pietre Preziose dell’artista Giulio Paolini: marmi originali, danneggiati dal fuoco, della Cappella della Santa Sindone – capolavoro seicentesco di Guarino Guarini che conservava il Sacro Lino – prendono nuova vita e diventano opera d’arte, con profonda valenza simbolica e dal forte impatto emotivo.

2017 MUSEI REALI, NUOVO ALLESTIMENTO DEL BOSCHETTO E INSTALLAZIONE PIETRE PREZIOSE

Il 26 ottobre scorso è stato presentato il recupero del Boschetto dei Giardini Reali dove trova collocazione permanente la nuova opera Pietre Preziose dell’artista Giulio Paolini, doni della Consulta con il So- 92 -

cio Reale Mutua, in occasione del trentennale di attività dell’Associazione. L’intervento di riqualificazione dei Giardini Reali è realizzato dai Musei Reali con i fondi del Piano strate-

gico Grandi Progetti Beni Culturali del MiBACT, sotto la supervisione della Soprintendenza di Torino. La trasformazione del Boschetto, grazie al rispettoso ma determinante intervento dell’archi-


2017 PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI, APPARTAMENTO DEL RE

Il restauro dell’Appartamento del Re, presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi, ha completato il recupero del corpo centrale della dimora juvarriana. Questa ampia porzione è stata riaperta al pubblico in maniera integrale e rappresenta uno snodo particolarmente spettacolare del percorso di visita. Finanziato dalla Fondazione CRT e gestito operativamente dalla Consulta di Torino, l’intervento ha richiesto quattro mesi di lavoro. Vasto e di notevole complessità (4 gli ambienti interessati e molte le specifiche competenze richieste dai differenti apparati decorativi), il cantiere ha presentato problematiche analoghe all’Appartamento della Regina, magistralmente recuperato lo scorso anno, sempre grazie

alla sinergia tra il socio Fondazione CRT e Consulta. L’esperienza precedente si è rivelata preziosa per i riscontri forniti, consentendo a progettisti e restauratori di impostare il lavoro su una linea di continuità, che ha dato coerenza a tutto l’insieme. La sequenza di Sale e Gabinetti dei due Appartamenti che fanno da cornice al fastoso e scenografico Salone Centrale, restituisce un tassello essenziale alla Palazzina di Caccia, che finalmente, dopo 13 anni di chiusura, si può di nuovo cogliere nel disegno unitario immaginato da Filippo Juvarra. Nella Galleria verso il Salone centrale sono state ritrovate le delicate cromie predilette da Juvarra, che introducono e quasi invitano alla grande scenografia del Salone centrale. - 95 -


2017

2017

PROGETTO DIDATTICO “PORTA, CASTELLO, RESIDENZA E MUSEO RACCONTAMI PALAZZO MADAMA”.

MUSEI REALI, NUOVO LOGO E NUOVA IDENTITÀ

Si tratta della seconda edizione del Progetto Didattico organizzato in collaborazione con i Servizi Educativi del Museo Civico d’Arte Antica – Palazzo Madama. Rivolta agli studenti delle scuole secondarie di Torino e provincia, l’iniziativa ha proposto ai partecipanti la creazione di un progetto che illustrasse in modo originale e inedito la storia di Palazzo Madama. La risposta ha evidenziato un forte interesse da parte dei giovani, confermato da numeri raddoppiati rispetto alla prima edizione: la fase iniziale del concorso ha coinvolto 276 studenti provenienti da 10 scuole e istituti, e 60 sono stati i lavori presentati complessivamente. I tre gruppi vinci- 96 -

Realizzato dalla Consulta di Torino, il nuovo logo dei Musei Reali è un esempio emblematico della progettualità innovativa che contraddistingue le più recenti attività dell’Associazione. Si tratta di un progetto di comunicazione tout court, pensato per dare forza e visibilità internazionale al nuovo Museo autonomo torinese, inaugurato nel dicembre del 2014 e attualmente impegnato nella fase di messa a punto dell’intero sistema. Ideato e sviluppato dal Gruppo Armando Testa – tra i

soci della Consulta dal 2007 – il logo corona il lungo appoggio dato dal sodalizio alla creazione del nuovo complesso museale. Le potenzialità di una struttura unica, che riunisse sotto una regia comune le raccolte collegate a Palazzo Reale, apparvero infatti chiare da subito alla Consulta di Torino, che proprio in questa prospettiva costruì nel 2012 il sito web del Polo Reale, come allora veniva chiamata quella che era un’ipotesi in fieri. Lo studio e lo sviluppo di un simbolo che rappresenti e veicoli l’immagine unitaria

dei Musei Reali ribadisce dunque il sostegno concreto della Consulta al processo di crescita dell’istituzione. Presentato al pubblico durante un evento aperto alla cittadinanza, il logo esprime e sintetizza ufficialmente una nuova identità comune (e potremmo anche parlare di marchio o di brand, trattandosi di un’impresa che muove numeri importanti per il turismo dell’intera regione) e da allora è stato applicato agli spazi interni ed esterni dei Musei e viene utilizzato su tutti gli strumenti di comunicazione.

tori del concorso (composti in tutto da 17 ragazzi) sono stati ammessi alla Summer School di Palazzo Madama; un tirocinio formativo affidato ai responsabili dei Servizi Educativi del Museo e sostenuto economicamente dalla Consulta. Dieci giorni intensi, vissuti seguendo i normali orari lavorativi ma con in più l’opportunità di trovarsi a contatto con le diverse figure professionali che operano in Palazzo Madama.

- 97 -


2016 PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI, APPARTAMENTO DELLA REGINA

- 98 -

Il recupero integrale dell’Appartamento della Regina ha rappresentato un tassello cruciale all’interno del vasto piano di riqualificazione che da anni interessava la Palazzina di Caccia di Stupinigi. Condotto nel corso di otto mesi, il complesso restauro conservativo ha coinvolto gli apparati decorativi fissi di cinque ambienti situati a ponente del grande salone centrale, fulcro architettonico dell’intera residenza. Il cantiere è stato gestito da Consulta e finanziato dal socio Fondazione CRT. Nell’Anticamera dell’Appartamento della Regina, l’affresco sulla volta rappresenta il Sacrificio

d’Ifigenia, opera eseguita nel 1733 dal veneto Giovanni Battista Crosato: realizzato con finiture a secco, l’affresco ha richiesto una speciale cautela nella pulitura, svelando una piccola sorpresa: l’utilizzo della lacca per esaltare il colore rosso del ricco mantello della protagonista. I bei colori originali del soffitto dialogano armonicamente con le pareti: con il fregio in alto, con lo zoccolo con piccole Vedute di paese e architetture, con i decori sugli sguinci delle finestre e con le tele delle sovrapporte, con le cornici a tralci di edera dorata su sfondo di vetro blu e con le delicate

tappezzerie settecentesche in seta “gros di Tours”. Lo stesso registro si ripete nella Camera da Letto. Anche qui il capolavoro è sulla volta: si tratta del Riposo di Diana tra le ninfe, affresco che Carlo Andrea Van Loo esegue nel 1733. La pulitura ha ridato trasparenza e leggerezza allo stile tipicamente francese della composizione, riscoprendo la calda luce del sole che si irradia sulla natura e sugli animali che circondano la dea.

- 99 -


2016

2015

PROGETTO “PORTE AD ARTE”, RIQUALIFICAZIONE DI DUE EX DAZI

MUSEO DIOCESANO, MOSTRA “UMBERTO MASTROIANNI TRA COSCIENZA CIVILE E SPIRITO DEL SACRO”

I colori dell’arte conquistano la periferia. Il concorso per giovani creativi. Lanciato dalla Soprintendenza di Torino, in risposta al Piano per l’Arte contemporanea del MiBACT e sostenuto da Consulta, il bando era aperto a giovani creativi under 40 (artisti, designer, architetti), chiamati a trasformare le facciate di due ex dazi d’inizio Novecento, ultima testimonianza di quelle barriere doganali che un tempo governavano gli accessi alla città. Venticinque le opere arrivate in finale e vagliate dalle due giurie (la prima tecnica, l’altra di territorio), che alla fine si sono orientate su due opere “al femminile”: il coloratissimo battello volante che la - 100 -

romana Alessandra Carloni ha disegnato per l’edificio di piazza Rebaudengo e il lavoro dal taglio più grafico di Viola Gesmundo e Chiara Morganti, che sul dazio di via Venaria hanno raccontato in rosso e blu gli antichi legami tra campagna e città.

Allestita presso il Museo Diocesano di Torino, la mostra antologica “Umberto Mastroianni. Tra coscienza civile e spirito del sacro”, ha reso omaggio ad uno dei più grandi scultori italiano del ’900, un artista che con il capoluogo piemontese ha intrattenuto un rapporto privilegiato nel corso di tutta la vita. Promossa dall’Associazione S.T.Ars e dal Museo Diocesano, e patrocinata da Comune di Torino e Regione Piemonte, la retrospettiva è stata realizzata grazie alla Consulta di Torino e al socio Fondazione CRT, la mostra è stata ideata in stretta connessione con il parallelo progetto del Beato Angelico a Torino: insieme a quest’ultimo forma un dittico artistico che instaura un dialogo di arte e fede con l’Ostensione della Sacra Sindone. Umberto Mastroianni non è autore che si presti a facili sintesi: la sua opera ha attraversato periodi diversi, che vanno dal figurativo degli anni giovanili al neocubista, dall’informale al cosiddetto “macchinismo fantastico”, fino ad approdare alle “figure dell’inconscio”. In mostra si potevano ammirare bronzi, terrecotte, legni, piombi, rami, vetri, mosaici, arazzi, cartoni graffiati, opere su carta e cartone, juta... una grande eterogeneità di stili e linguaggi.

- 101 -


2015 MUSEO DIOCESANO, RESTAURO ED ESPOSIZIONE DEL COMPIANTO SUL CRISTO MORTO DI BEATO ANGELICO

Nel 2015 Torino celebrava due grandi avvenimenti religiosi e culturali: il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco e la Solenne Ostensione della Sacra Sindone, due eventi

- 102 -

di enorme portata, che non solo hanno richiamato milioni di visitatori e pellegrini, ma che hanno mobilitato l’intera città in uno sforzo corale. In questa prospettiva, quella

di essere presenti in un momento così importante per la vita della comunità, è nato il progetto del Beato Angelico al Museo Diocesano di Torino, un’iniziativa promossa

dallo stesso Museo, ideata dall’Associazione Sant’Anselmo-Imago Veritatis e realizzata grazie alla collaborazione e al sostegno della Consulta di Torino. Il proposito di esporre il Compianto sul Cristo morto, una meravigliosa tempera su tavola del 1436 conservata presso il Museo del Duomo di Firenze, nasceva però da un’ambizione che va oltre la proposta della mostra d’arte, per quanto di straordinario valore. Il Compianto è stato interessato da un accurato intervento di restauro conservativo, che ha

riguardato l’assetto del supporto ligneo e la superficie pittorica, raggiunta da schizzi di pioggia nel corso della tromba d’aria che ha investito la città di Firenze nel settembre del 2014. Contestualmente è stato realizzato il nuovo percorso di salita della Torre Campanaria, che parte alla fine del percorso di visita del Museo Diocesano: l’apertura al pubblico del campanile, spettacolare punto panoramico sui Musei Reali, ha contribuito all’incremento dei visitatori del Museo Diocesano.

- 103 -


2015 PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI, SALONE JUVARRIANO

- 104 -

Il Salone centrale della Palazzina di Caccia di Stupinigi è una delle più spettacolari invenzioni juvarriane, e rappresenta uno dei vertici del barocco piemontese. Cuore simbolico e architettonico della residenza venatoria, venne realizzato tra il 1729 e il 1733, e fu seguìto in ogni dettaglio dal progettista messinese, che sovrintese a

materiali e decorazioni, operando a stretto contatto con pittori e maestranze. Occorre sottolineare che la genialità della visione juvarriana travalica in questo caso l’edificio e il luogo: in una prospettiva più ampia il Salone appare infatti come il perno di un vasto disegno urbanistico, che mette addirittura in collegamento i Palazzi del governo, in città, con il paesaggio che si dispiega alle spalle della Palazzina di Stupinigi, dai giardini sino alle rotte di caccia. Un progetto che risponde all’intento di fondere in un’unica immagine architettura e territorio. L’intervento si è concentrato sugli altri apparati decorativi fissi, per i quali sono stati individuati ambiti precisi: i dipinti su tela; il plafond della balconata con la balaustra lignea; gli intonaci delle pareti, dei pilastri e del cornicione; la pulitura delle cornici dei camini e di vasi e busti in marmo.

- 105 -


2015 ARMERIA REALE, NUOVA ILLUMINAZIONE DELLA GALLERIA BEAUMONT E MOSTRA SULLA COLLEZIONE DI ALESSANDRO SANQUIRICO

- 106 -

Nell’Armeria Reale di Torino il tema dell’illuminazione ha presentato da sempre aspetti complessi e di non semplice risoluzione: la collezione evidenzia infatti sin dalla fine del XIX secolo una serie di problemi relativi all’uso della luce. L’intervento è stato condotto congiuntamente dalla Consulta di Torino e dal socio Fondazione CRT per offrire ai visitatori una migliore fruizione dello spazio architettonico e delle opere espo-

ste, realizzando un innovativo impianto illuminotecnico. Sono quattro i punti focali individuati nel rapporto tra luce e Armeria Reale: le fonti di luce naturale, ossia la luce solare che filtra dai 12 finestroni aperti su entrambi i lati della Galleria; l’illuminazione a parete, di cui si incaricano, dall’inizio del Novecento, 20 gruppi di torcieri per un totale di circa 200 lampadine; l’illuminazione delle vetrine storiche, costituita da barre led

integrate da piccoli proiettori e fibre ottiche; l’illuminazione d’accento che sottolinea i gruppi di armati a piedi e a cavallo. Le figure, che scandiscono in parata la lunga galleria, sono uno dei motivi di sicuro interesse del museo e ora, illuminate dall’alto da speciali proiettori orientabili, sono letteralmente rinate nello spazio. Totalmente rinnovato dalla luce, questo contesto è stato la cornice ideale per allestire la mostra “La collezione di

Alessandro Sanquirico”, dedicata a quello che fu il primo nucleo della futura Armeria Reale di Carlo Alberto di Savoia. L’interessante figura di questo scenografo e i pezzi più pregiati della sua raccolta sono diventati un modo colto e immediato per leggere in controluce la sensibilità museale dell’epoca romantica, in bilico tra stile neogotico e gusto troubadour, che l’allestimento dell’Armeria Reale restituisce appieno.

- 107 -


2015 REGGIA DI VENARIA, RESTAURO STATUA ERCOLE COLOSSO

- 108 -

Dopo 240 anni l’Ercole Colosso è tornato nei giardini della Reggia di Venaria grazie a un accurato intervento di restauro sostenuto da Consulta. Si tratta, come indica il nome, di una statua monumentale in marmo di Frabosa (3,20 metri di altezza per 2 tonnellate di peso, realizzata nel 1670 dallo scultore Bernardo Falconi) che era collocata al centro di una sontuosa fontana, detta appunto “Fons Herculeum”, corredata dal consueto repertorio di architetture che abbellivano questi “teatri d’acque”: un insieme di loggiati, scalinate e grotte riccamente ornato da statue e mosaici. La fastosa scenografia barocca visse però una breve stagione: venne smantellata già nella prima metà del Settecento, quando un nuovo gusto del paesaggio impose profondi cambiamenti

2014 PINACOTECA DELL’ACCADEMIA ALBERTINA, MOSTRA “DIPINTI E DISEGNI DELLA GRANDE OFFICINA DI GAUDENZIO FERRARI”

ai giardini della Reggia. Cominciò allora anche l’esilio dell’Ercole che, come tutti gli altri manufatti della Fontana, cambiò destinazione più volte, fino ad essere ricoverata nei magazzini del Museo Civico.

Da lì, grazie alla Fondazione Torino Musei-Palazzo Madama e alla Consulta, il Colosso usciva nel settembre del 2015, per sottoporsi ai restauri che lo hanno restituito alla sua antica dimora.

Allestita presso la Pinacoteca dell’Accademia Albertina la mostra “Dipinti e Disegni della Grande Officina di Gaudenzio Ferrari” si poneva come secondo tempo della precedente esposizione, intitolata “Gaudenzio Ferrari e Bernardino Lanino. Cartoni e dipinti a confronto”. Al centro di entrambe il tema del Compianto di Cristo nella scuola di Gaudenzio Ferrari, l’artista più eminente del Rinascimento piemontese, attivo nella nostra regione nella prima metà del Cinquecento. L’influenza di Gaudenzio sui suoi seguaci e allievi risultava ancora più chiara alla luce dei cinquantanove “Cartoni” conservati presso l’Accademia Albertina, una collezione di straordinario valore dell’istituzione torinese, benché poco nota al grande pubblico. Questa nuova puntata mi-

rava a un approfondimento del confronto, accostando alle pale già presenti nella prima esposizione (due Compianti di Gaudenzio Ferrari e Bernardino Lanino conservati alla Galleria Sabauda)

altri tre significativi capolavori, provenienti da Vercelli, di Gaudenzio Ferrari, di Giuseppe Giovenone e Bernardino Lanino.

- 109 -


2014 PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI, CAPPELLA DI SANT’UBERTO

Tra i luoghi-chiave del sistema dei beni culturali torinesi e piemontesi, la Palazzina di Caccia di Stupinigi gioca da sempre un ruolo preminente, al punto che anche Consulta è intervenuta a favore del gioiello juvarriano, con restauri tra il 2007 e il 2014. L’intervento del 2014 è stato probabilmente uno dei più impegnativi e ha interessato uno degli ambienti di maggior fascino dell’intero complesso: l’Anticappella e la Cappella di Sant’Uberto. In questa occasione la Consulta ha lavorato di concerto con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, facendosi carico delle boiseries e delle tele dipinte - 110 -

dell’Anticappella, oltre che dell’intero apparato decorativo della Cappella di Sant’Uberto; la Soprintendenza è invece intervenuta sugli affreschi della volta. Il restauro è stato presentato nel corso di una spettacolare rievocazione, che ha visto la partecipazione dei musicisti dell’Equipaggio della Regia Venaria e delle Trompes de Bonne dell’Alta Savoia. Specialisti nell’arte della tromba da caccia, i due gruppi hanno riproposto – attraverso un concerto reso ancora più emozionante dalla perfetta cornice architettonica – tecniche e sonorità delle grandi corti settecentesche europee.

- 111 -


2014

2013

BIBLIOTECA REALE, REALIZZAZIONE NUOVO SPAZIO ESPOSITIVO

PALAZZO MADAMA, CROWDFUNDING PER L’ACQUISTO DEL SERVIZIO D’AZEGLIO

Il nuovo spazio espositivo della Biblioteca Reale integrava e completava la funzione della Sala Leonardo, realizzata anch’essa nel 1998 da Consulta. La nuova sala si configura infatti per materiali, stile, dimensione e destinazione come “gemella” della precedente, per esporre e conservare i documenti più rari di proprietà dell’istituzione. Nel contempo essa si propone come luogo ideale per ospitare capolavori provenienti da altre collezioni, in - 112 -

occasione di mostre temporanee. Considerati nell’insieme gli ambienti, nel piano interrato, costituiscono un unico caveau, allestito con le più moderne tecnologie archivistiche e museali. L’intervento ha rafforzato la vocazione museale della Biblioteca e si è inserito a pieno titolo nel progetto dei Musei Reali di Torino, il grande complesso architettonico che propone – attraverso 5 musei integrati, tra cui la Biblioteca Reale – un articolato viag-

gio nella storia e nell’arte sabauda. La realizzazione del nuovo spazio è stata finanziata in maniera paritetica da Consulta di Torino, Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT. Per inaugurare il nuovo spazio espositivo, è stata organizzata la mostra “Leonardo e i Tesori del Re” che ha presentato più di 80 capolavori assoluti, scelti tra il patrimonio artistico custodito dai tempi del re Carlo Alberto.

Consulta insieme al socio Reply per la parte informatica ha aiutato Palazzo Madama a lanciare la sottoscrizione pubblica per acquistare un importante servizio in porcellana di Meissen appartenuto alla famiglia Taparelli d’Azeglio. L’iniziativa, in soli due mesi, è riuscita a coinvolgere tutta la cittadinanza, raggiungendo l’obiettivo e permettendo di restituire alla Città di Torino, al suo Museo e ai cittadini, un’opera significativa che sarebbe andato dispersa.

- 113 -


2013

2013

GALLERIA CIVICA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA, MOSTRA “LA SEDUZIONE DEL DISEGNO. CARTONI ACQUERELLI E DIPINTI DALLE RACCOLTE DELLA GAM”

COLLE DELLA MADDALENA, RESTAURO DEL FARO DELLA VITTORIA

Dopo la ristrutturazione del Gabinetto Disegni e Stampe nel 2012, Consulta ha inoltre sostenuto questa mostra allestita nell’Exhibition Area al piano interrato e al primo piano del museo. Duplice il significato dell’esposizione, che se per un verso ha inteso valorizzare la nuova sala, dall’altro ha offerto l’occasione di ripercorrere i momenti salienti della storia della collezione moderna, mettendo in evidenza la splendida collezione grafica della Galleria d’Arte Moderna. Tra questi si sono ammirati i disegni a penna di Pietro Giacomo Palmieri, gli acquerelli di Giuseppe Pietro Bagetti, i taccuini di Massimo d’Azeglio, i grandi carboncini di Antonio Fon- 114 -

Il restauro del Faro della Vittoria, situato alla sommità del Colle della Maddalena, sopra Torino, è stato promosso dalla Consulta in occasione del decennale della scomparsa dell’avvocato Giovanni Agnelli. La storia del monumento è infatti da sempre intrecciata a quella della famiglia: a donarlo alla città di Torino fu, nel 1928, il fondatore della FIAT Senatore Giovanni Agnelli. L’imponente statua della Vittoria alata celebrava il decennale della vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale. Promosso, progettato e seguito negli aspetti tecnico-organizzativi dalla Consulta, l’intervento è stato finanziato da Exor e FIAT (aziende socie del sodalizio) e dal Comune di Torino. Le

prime due hanno sostenuto il recupero della parte esterna del bronzo e del suo basamento, mentre la Città di Torino ha curato la messa in sicurezza dei percorsi interni al monumento e incaricato il Gruppo Iren del rifacimento dell’impianto di illuminazione, compreso il funzionamento del faro. La gigantesca statua in bronzo rappresenta assai bene lo spirito che guida sin dalle origini l’azione della Consulta: intervenire su opere importanti e insieme dal forte valore simbolico. Non soltanto, quindi, punti cruciali del tessuto architettonico o artistico, ma anche elementi capaci di creare, o di risvegliare, il rapporto tra le persone e la memoria, destando nuova emozione.

tanesi o, ancora, i fogli di Alfredo d’Andrade, Domenico Morelli e Leonardo Bistolfi. Una selezione che, seguendo il filo conduttore del gusto e del collezionismo torinese dei secoli passati, ha regalato molti spunti su tecniche, materiali e funzioni del disegno.

- 115 -


2013 MUSEO ARCHEOLOGICO, REALIZZAZIONE NUOVO ALLESTIMENTO TESORO DI MARENGO

Custodito presso il Museo di Antichità di Torino dal 1936, il “Tesoro di Marengo” costituisce un eccezionale insieme di oggetti d’argento d’età romana, databili tra il III e il V secolo a.C. Decorati a sbalzo, e in taluni casi dorati, i 31 reperti che lo compongono possiedono uno straordinario valore documentario, poiché rappresentano un esempio assai raro di argenterie antiche che riguardano simboli del potere imperiale o militare e non un semplice vasellame da tavola.

2012 GALLERIA CIVICA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI TORINO, GABINETTO DI STAMPE E DISEGNI

A catturare l’interesse della Consulta di Torino sono stati l’unicità di questa raccolta e la sua collocazione nel Museo di Antichità. Due elementi che si integrano assai bene con la visione di fondo del sodalizio. Da una parte, infatti, il Tesoro di Marengo ha offerto la possibilità di valorizzare al meglio un bene poco conosciuto, ma di bellezza e rilevanza assolute; dall’altra ha dato l’opportunità di intervenire in un Museo inserito nel progetto dei

- 116 -

Musei Reali di Torino, su cui Consulta ha lavorato da circa 15 anni. È nato così il nuovo allestimento, ideato per esaltare i manufatti grazie a una serie di soluzioni altamente innovative. Speciale attenzione è stata anche dedicata alla fruizione da parte delle persone non vedenti o ipovedenti: l’esposizione si avvale di didascalie in braille e di due riproduzioni in resina: il busto dell’Imperatore Lucio Vero e la fascia con ghirlanda di spighe.

L’apertura del nuovo Gabinetto Disegni e Stampe della Galleria d’Arte Moderna ha confermato una delle linee operative perseguite nel tempo dalla Consulta di Torino: realizzare, presso importanti Musei torinesi, spazi dedicati alla conservazione, al deposito e alla consultazione delle collezioni. Si trattava, specialmente nel campo della grafica d’autore, di patrimoni quasi sempre ricchissimi per quantità e qualità, ma sovente poco conosciuti e di difficile fruizione. Esemplare, in tal senso, è il caso della Galleria d’Arte Moderna che annovera oltre 39.000 esemplari tra fogli sciolti e album, e rappresenta una delle più importanti raccolte pubbliche italiane su carta, otto e novecentesca. Ideato sull’esempio dei Gabinetti dei grandi musei italiani e internazionali, l’ambiente consente di conservare in condizioni ottimali le raccolte e di accogliere il pubblico interessato a ricevere informazioni, condurre ricerche e consultare gli originali. - 117 -


2012 PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI, SALA DEGLI SCUDIERI

La sala è decorata dal veneto Giovanni Battista Crosato e dal ferrarese Gerolamo Mengozzi Colonna con l’affresco raffigurante Giasone e il drago alato e, ai lati, le figure allegoriche delle Stagioni, databili al 1733. Di Vittorio Amedeo Cignaroli sono le tredici Vedute di caccia, ad olio su tela, databili dal 1771 al 1777: qui sono raffigurate le varie fasi della caccia al cervo sullo sfondo - 118 -

delle residenze reali, la stessa Palazzina di Stupinigi e il Castello di Moncalieri. L’intervento ha affrontato tre tipologie di restauro: la volta, il cornicione, gli sguanci delle finestre, i voltini e gli intonaci delle pareti; la boiserie in legno laccato e dorato, le porte e gli scuri delle finestre; le tredici tele, dipinte ad olio. Si è proceduto con la spolveratura, il fis-

saggio e la pulitura delle superfici dorate e policrome, passando ad eventuali integrazioni, stuccature, velature e protezione finale delle superfici. Le tele sono state smontate e portate nel laboratorio di restauro, sottoposte a indagini diagnostiche, prima di procedere alle operazioni di consolidamento, pulitura e rimozione delle vecchie stuccature.


2012

2011

REGGIA DI VENARIA, RESTAURO DELLA PEOTA REALE

ARMERIA REALE, RESTAURO DELLA LOGGETTA CARLOALBERTINA

La Peota di gala, facente parte delle collezioni del Museo Civico di Arte Antica, è un’imbarcazione fatta costruire nel 1730 a Venezia da Carlo Emanuele III per spettacoli e diporto sul Po. Il termine “peota” infatti indicava a Venezia una grande imbarcazione di gala, usata per spettacoli, feste, cortei sull’acqua. La barca, lunga sedici metri circa, è adorna di intagli in legno dorato, tra questi fregi di divinità marine lungo i fianchi; a prua il Po e l’Adige affiancano un leggiadro Narciso, a poppa due cavalli marini si ergono a lato del timone. La Peota venne

- 120 -

usata a Torino almeno in tre occasioni di matrimoni reali e poi donata nel 1873 da Vittorio Emanuele II alla città di Torino e collocata in un apposito padiglione costruito presso la sede del Museo Civico. Dal 2000 si trovava in deposito temporaneo presso il Laboratorio Nicola Restauri di Aramengo (Asti). La Consulta ha coperto i costi di trasporto e di restauro della Peota presso il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale e, a restauro ultimato, la Peota è stata inserita in uno spettacolare allestimento nel percorso di visita della Reggia di Venaria.

Si tratta di un piccolo gioiello della Città, un ambiente annesso alla rotonda carloalbertina dell’Armeria Reale restaurato e restituito alla pubblica fruibilità. Questo luogo, a dispetto delle modeste dimensioni, riveste una notevole importanza storica in quanto consentiva l’affaccio diretto sulla piazza alla famiglia reale in occasione di grandi eventi o manifestazioni. Proprio da qui Carlo Alberto, il 22 marzo 1848, annunciò l’inizio della Prima Guerra d’Indipendenza, dando il via al complesso processo storico che portò alla nascita del Regno d’Italia. L’intervento della Consulta

si inseriva nel quadro delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia e seguiva gli altri due a Palazzo Madama (l’allestimento del Museo Torino) e a Palazzo Carignano (il sistema audio e video guide del rinnovato Museo Nazionale del Risorgimento Italiano). Nell’occasione era stata inaugurata anche la mostra “La Loggia di Carlo Alberto nell’Armeria Reale. Arte, storia e restauri di un monumento torinese ritrovato”: attraverso una selezione di opere della Galleria Sabauda e della stessa Armeria, l’esposizione intendeva rievocare la figura del Re nel suo duplice ruolo politico e culturale. - 121 -


2011

2010

PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI, RESTAURO E ALLESTIMENTO DEI 12 MEDAGLIONI DELLA GENEALOGIA SABAUDA

PALAZZO MADAMA, MOSTRA “ARTE E INDUSTRIA. L’AVVENTURA LENCI. CERAMICA D’ARREDO 1927-1937”

I dodici medaglioni, conservati presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi ed esposti nel percorso di visita, sono di proprietà della Fondazione Ordine Mauriziano. Scolpiti e dipinti ad imitazione del bronzo, sono costituiti da supporti lignei su cui sono state applicate, oltre ad elementi decorativi quali ghirlande cartigli e cornici

- 122 -

perlinate, le figure ad alto rilievo dei primi Conti della Genealogia sabauda. L’intervento di restauro ha riguardato il fissaggio preliminare per salvaguardare la finitura cromatica originale, la ricostruzione delle porzioni andate perdute, la pulitura e riassemblaggio e la stesura di un idoneo protettivo.

La mostra ha messo in risalto la ricchezza inventiva della manifattura Lenci presentando un’ampia raccolta di ceramiche, disegni e gessi provenienti da differenti collezioni private e dalla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Le opere esposte

sono state ideate da un variegato gruppo di artisti durante la prima e più significativa fase della storia della ditta torinese, limitata al decennio 1927-1937, quando Lenci si impone sul mercato internazionale per l’alto livello artistico dei suoi prodotti. La manifattura torinese era specializzata nella creazione di bambole in stoffa colorata, giocattoli in legno, capi di vestiario, decorazioni per l’arredamento e mobili per camere di bambini. La ditta incontrò un immediato successo, confermato dalle partecipazioni alle Biennali di Arti Decorative di Monza e all’Esposizione Internazionale di Parigi nel 1925; dal 1927, la manifattura iniziò a occuparsi di ceramica con l’assunzione di nuovi collaboratori. Oltre ai lavori

in ceramica, la mostra proponeva anche un prezioso repertorio di disegni e sculture in gesso per mettere in luce il complesso procedimento creativo che dall’idea iniziale permetteva di giungere all’esecuzione dell’oggetto finito destinato alla vendita.

- 123 -


2010 SANTENA, CASTELLO CAVOUR, RESTAURO DELLA CAPPELLA DEI BENSO DI CAVOUR

- 124 -

Presso la Fondazione Camillo Cavour di Santena, nell’archivio della famiglia Cavour, è presente una preziosa documentazione circa le fasi di costruzione della cappella, a partire dal 1862. La tomba di famiglia mostrava diverse problematiche legate principalmente alla presenza di umidità diffusa, derivante da fenomeni di risalita capillare e da infiltrazioni provenienti dalla cappella superiore.

Grave la presenza di attacchi biologici, di estese efflorescenze, di erosioni e scagliature presenti su tutta la superficie lapidea interna. Il restauro è iniziato con il rifacimento del tetto in modo da interrompere il dilavamento delle murature, oltre a un intervento di bonifica del terreno lungo il perimetro per permettere l’aerazione e l’asciugamento delle fondazioni dell’edificio.

Successivamente si è provveduto alla pulitura e all’asportazione dei depositi superficiali e delle incrostazioni. Al fine di restituire unità di lettura al manufatto è stata eseguita la stuccatura delle lacune e delle parti mancanti con leganti idonei per composizione, colorazione e granulometria, con caratteristiche simili all’originale.

2009 GALLERIA SABAUDA, RESTAURO DIPINTI DELLE COLLEZIONI DEL PRINCIPE EUGENIO E DI RICCARDO GUALINO

La Consulta ha realizzato nel biennio 2008-2009 il restauro di alcuni dipinti fiamminghi provenienti dalle collezioni ducali e da quelle del Principe Eugenio e altri dalla collezione di Riccardo Gualino. In particolare il restauro della tavola di Bernard van Orley ha permesso di scoprire sul retro del dipinto

una composizione a monocromo raffigurante un particolare del Trasporto della Croce. In occasione di questo evento il Museo del Louvre e i Musées Royaux des Beaux Arts di Bruxelles hanno eccezionalmente concesso il prestito delle due tavole che permettevano di ammirare ricomposto il Trittico dell’Annunciazione di Rogier

van der Weyden e le due ante del Polittico commissionate al pittore di corte Bernard van Orley. In questa mostra sono stati anche presentati al pubblico i risultati delle indagini diagnostiche effettuate sui dipinti.

- 125 -


2008

2008

TEATRO CARIGNANO, RESTAURO PLAFONE

PALAZZO REALE, REALIZZAZIONE NUOVO PERCORSO CUCINE STORICHE

Il Teatro del Principe aprì al pubblico nel 1711 ma poco tempo dopo un incendio lo distruggeva al punto che venne ricostruito nell’Ottocento in diverse fasi che riguardavano anche il plafone della platea. Negli anni seguenti furono attuati vari interventi edilizi e di restauro degli apparati pittorici. I diversi interventi sul plafone avevano influito molto sulla “leggibilità” dell’opera, compromettendo la versione dipinta da Francesco Gonin nel 1845. In occasione del restauro della Consulta, le indagini e i saggi stratigrafici hanno messo in luce la presenza di tre stesure pittoriche che si trovavano in condizioni molto frammentarie. Nel luglio 2008 la Consulta ha concluso il restauro del plafone del Teatro Carignano, a completamento dell’ampio recupero dell’intero complesso.

- 126 -

Sono tornate a vivere dopo 60 anni le Cucine di Casa Savoia, situate nei sotterranei dell’ala di levante di Palazzo Reale e articolate in venti sale destinate alle diverse fasi di lavorazione dei cibi. Tra gli strumenti esposti nelle cucine compaiono anche duemila pezzi di rame, dalle grandi pesciere ai piccoli stampi per dolci e biscotti. Nell’Appartamento di Madama Felicita si poteva ammirare la Sala da pranzo con la tavola apparecchiata con preziosi servizi da tavola, porcellane e cristallerie, quindi il Salottino della cioccolata e infine la stanza della prima colazione.

- 127 -


2008

2008

VILLA DELLA REGINA, MOSTRA “EVOCAZIONI E NUOVI ALLESTIMENTI NELL’APPARTAMENTO DEL RE”

PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI, REIMPIANTO DELLE ALBERATE STORICHE

Ad arricchimento degli allestimenti nella Villa, la Consulta ha presentato “Evocazioni e nuovi allestimenti nell’Appartamento del Re”: protagoniste le sei sovrapporte con le Storie di Enea, ora a Roma Palazzo del Qui-

rinale. I dipinti sono così ritornati temporaneamente e collocati nel Salone centrale, insieme al ritratto del Re vittorioso; costituivano l’occasione per riproporre l’arredo e l’uso di un momento artistico ben preciso, quello

del progetto juvarriano per Carlo Emanuele III. Per l’arredo sono state presentate alcune opere del Piffetti e una selezione di preziose porcellane di manifatture occidentali e orientali.

Il progetto ha previsto il reimpianto di circa 1.700 pioppi cipressini ai lati della strada che delimita il parco interno della Palazzina e lungo le tre principali rotte di caccia che si staccano dal raccordo anulare. L’attuazione è stata sviluppata su un periodo di 3 anni circa, utilizzando i mezzi tecnici ed il personale agrario dipendente del Settore Tecnico Agrario della Fondazione Ordine Mauriziano.

- 128 -

- 129 -


2007

2006/2007

PALAZZO CHIABLESE, RESTAURO DEGLI ARAZZI CON LE “STORIE DI ARTEMISIA”

REGGIA DI VENARIA, STATUE DELLE “QUATTRO STAGIONI” DI SIMONE MARTINEZ

La serie di dieci arazzi è di manifattura parigina, databile al 1615-1619, con l’ordito in lana e trama in lana, seta e filato metallico e raffigura le “Storie di Artemisia”. Gli arazzi presentavano una significativa alterazione dei materiali costitutivi, provocata dal tempo, dall’uso e

- 130 -

dalle precedenti condizioni di esposizione, non adatte alla conservazione delle fibre. Il restauro è stato effettuato reinserendo nell’ordito e nella trama i materiali mancanti, e rimediando alla presenza dannosa di alcuni precedenti interventi.

La Consulta ha finanziato il restauro delle statue delle Quattro Stagioni realizzate in marmo di Frabosa da Simone Martinez nel 1752. Le statue erano destinate alla Reggia di Venaria Reale, da collocare nella Galleria di collegamento tra l’Appartamento del duca di Savoia e la Cappella, in

particolare nel rondò, l’ambiente progettato dall’architetto Benedetto Alfieri. Nel 1810 erano state trasferite nei Giardini del Palazzo Reale, dove si intendeva creare un museo imperiale di scultura. L’intervento conservativo ha recuperato il raffinato model-

lato delle quattro sculture che si presentava in condizioni molto precarie, a causa della loro collocazione all’aperto; le opere sono poi state trasferite nella Reggia di Venaria, riaperta al pubblico con la mostra “I Savoia. Arti, guerre e magnificenza di una dinastia europea”.

- 131 -


2005

2005

PIAZZA CLN, RESTAURO DELLE FONTANE DEL PO E DELLA DORA

PALAZZO REALE, RESTAURO DELLA CANCELLATA

Nel 1936 il Comune approvava la sistemazione del secondo tratto di via Roma, prevedendo “la formazione di due facciate monumentali in pietra da taglio verso la nuova piazzetta: le due facciate comprenderanno due fontane con sculture allegoriche”. Le statue raffigurano i due fiumi Po e Dora a coronamento di due getti d’acqua che da molti anni erano stati interrotti. L’intervento della Consulta ha riguardato in una prima fase le parti lapidee, ed è consistito nel preconsolidamento delle zone disgregate e nella pulitura dei depositi carboniosi. Il secondo lotto di lavori ha riguardato la complessa opera di impermeabilizzazione delle vasche, in collaborazione con la Smat-Società Metropolitana Acque Torino che ha provveduto al rifacimento dell’impianto idrico, con un contributo del Lions Club International Distretto 108.

- 132 -

Nel 1834 Carlo Alberto incaricava Pelagio Palagi di realizzare il progetto per la nuova Cancellata da realizzare “in ferro fuso lavorato avanti il reale Palazzo Grande” e per “dare colore ad olio a due mani ad ambe le parti”. Il progetto originale prevedeva tre aperture: quel-

la centrale tra le due statue equestri è rimasta tale, mentre le due metà dei tratti laterali sono state chiuse con degli elementi apribili. Nel 1932 la Real Casa decideva di sostituire integralmente la Cancellata con un’altra nuova in ghisa. Il restauro sostenuto dalla

Consulta è stato condotto nel rispetto delle istruzioni palagiane: dopo la pulitura e il consolidamento, è stato steso un color verde bronzato, in sintonia con quello delle statue equestri dei Dioscuri.

- 133 -


2005

1999/2000

PALAZZO CARIGNANO, RESTAURO DELLA FACCIATA OTTOCENTESCA

PALAZZO DELL’UNIVERSITÀ, RESTAURO DEL CORTILE, LOGGIATO E SCALONI

La Consulta ha finanziato il restauro della parte centrale della facciata, aggiungendo così un tassello molto significativo a completamento del restauro delle facciate seicentesche e degli scaloni guariniani, finanziati dalla Compagnia di San Paolo e da fondi ministeriali. Nel 1937-1938 il Palazzo veniva destinato a sede del

Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. La facciata presentava un fortissimo degrado provocato dall’inquinamento e dall’esposizione agli agenti atmosferici: i grandi vasi a coronamento erano già stati cerchiati con appositi ferri. Nel 1998 si verificavano altri distacchi, tra questi la caduta del braccio e della lancia della statua

rappresentante l’Industria, in marmo di Carrara; anche le balaustrate in granito bianco e rosa denotavano grossi problemi di conservazione e vistosi distacchi.

Il Palazzo, costruito nel 1713 da Michelangelo Garove, è sede del Rettorato dell’Università che ha compiuto 600 anni di vita ed è oggi uno dei più grandi atenei italiani. L’intervento ha recuperato la qualità dei modellati che possono ora essere apprezzati e studiati nelle varianti esecutive messe in evidenza dall’intervento. Dopo il consolidamento, le lacune sono state stuccate con malta simile all’originale e la reintegrazione cromatica effettuata ha tenuto conto delle colorazioni più antiche. Differenziato sulla base dello stato di conservazione, generalmente cattivo sia per i depositi di sporco che per le passate integrazioni e manutenzioni, è stato l’intervento sui bronzi e sulle pietre. Si è così restituito al cortile, anche con gli interventi sui corpi illuminanti, sulle iscrizioni e sull’orologio antico, un assetto coerente con la sua storia.

- 134 -

- 135 -


1998

1997

BIBLIOTECA REALE, REALIZZAZIONE SALA LEONARDO

PALAZZO CARIGNANO, RESTAURO AULA DEL PARLAMENTO ITALIANO

La Sala espositiva, situata nei locali seminterrati della Biblioteca, è stata attrezzata con le più moderne tecnologie museali, per rispondere alle esigenze di conservazione, di consultazione e di esposizione del prezioso materiale in genere scarsamente accessibile al grande pubblico. Il locale è stato climatizzato per garantire coefficenti di temperatura - 136 -

e di umidità adeguati e dotato di sistema di spegnimento automatico in caso di incendio. La parte espositiva consiste in diciannove vetrine, illuminate a fibre ottiche, ad intensità regolabile. Tra i disegni di Leonardo da Vinci, emergono l’Autoritratto e il Volto di fanciulla, studio per l’Angelo della Vergine delle Rocce del Louvre,

e il Codice sul volo degli uccelli in cui l’artista annotò i suoi appunti sparsi tra schizzi a penna, a sanguigna, ed elaborò le sue osservazioni sul movimento degli uccelli. Oltre al nucleo leonardesco, sono conservati disegni di grandi maestri italiani e stranieri che vanno dal XV al XIX secolo, tra cui opere di Michelangelo, Raffaello, Poussin e Rembrandt.

L’intervento ha consentito di restituire all’ambiente le coloriture originarie, mortificate da uno strato di vernice nera risalente ai lavori eseguiti per le manifestazioni di Italia ’61, in occasione del I° Centenario dell’Unità d’Italia. Questa Aula non sarà mai utilizzata nella sua destinazione originaria di sede del Parlamento perché, con il trasferimento della capitale a Firenze, anche le Camere interrompevano la loro attività torinese. A Francesco Gonin erano stati commissionati gli affreschi della volta, firmati e datati 1870, arricchiti da partiture architettoniche a trompe-l’oeil di Pietro Orsi, anch’essi restaurati. L’intervento ha riportato alla luce i veri colori originari delle pareti e delle decorazioni: sono riemerse le cromie a finto marmo per le zoccolature, le diverse tonalità di ocra e verdi nelle zone superiori, il color avorio per i telamoni e per gli altri motivi ornamentali.


1995/1996 ACCADEMIA ALBERTINA, REALIZZAZIONE NUOVO ALLESTIMENTO DELLA PINACOTECA

1994

La ristrutturazione e il riallestimento della Pinacoteca ha affrontato un iter complesso, sia per la parte progettuale che per quella di esecuzione delle opere, mirato a ottenere una migliore esposizione delle opere. Particolare attenzione è stata dedicata alla Sala dei Cartoni di Gaudenzio Ferrari e bottega, donati dal re Carlo Alberto nel 1832, realizzando un allestimento tecnologico basato su un’adeguata illu-

TEATRO REGIO, REALIZZAZIONE CANCELLATA “ODISSEA MUSICALE”

minazione a fibre ottiche e su una serie di pannelli scorrevoli, con l’intento di proporre un modello utile per analoghe situazioni espositive, che permettano la rotazione, la consultazione e la conservazione delle opere in un unico ambiente. Un protocollo d’intenti ha siglato un accordo con la Regione Piemonte per la gestione e la fruibilità di questo - 138 -

museo, vero e proprio modello sperimentale, basato sulla compartecipazione di soggetti pubblici e privati, con il coinvolgimento di associazioni e società di servizi specializzate nell’ambito dei beni culturali. Nel 2005 la Consulta, in collaborazione con la Compagnia di San Paolo, ha realizzato la mostra “Bartolomeo Cavarozzi. Sacre Famiglie a confronto”.

Voluta come elemento di esclusione per salvaguardare il cosiddetto “atrio delle carrozze” del Teatro Regio dalle ingiurie derivate da un uso improprio dei suoi spazi, la Cancellata si colloca in un tessuto urbano caratterizzato da forti segni, impressi da personalità artistiche come Benedetto Alfieri e Carlo Mollino. Scolpita in bronzo da Umberto Mastroianni, l’opera – intitolata Odissea Musicale in omaggio al teatro lirico – è formata da due pannelli scorrevoli lunghi 12 metri e alti 3,60, nei quali sono inseriti tre grandi gruppi di sculture, inquadrate in una cornice continua di bassorilievi. I tre gruppi maggiori raffigurano la Danza, la Tragedia e la Commedia, mentre le lesene verticali sorreggono il coronamento, costituito da un bassorilievo di maschere e di figure drammatiche. Nel 2010 Consulta ha finanziato anche una manutenzione straordinaria dell’opera.

- 139 -


1990/1991 CHIESE DI SAN CARLO E SANTA CRISTINA, RESTAURO DELLE FACCIATE

San Carlo: la chiesa si inserisce nell’omonima piazza voluta da Cristina di Francia, ideata da Carlo di Castellamonte e prese tale denominazione in ricordo del pellegrinaggio di San Carlo Borromeo a Torino nel 1578 per venerare la Sindone. Il restauro ha affrontato i gravi problemi causati da agenti atmosferici e dai depositi acidi provocati dal guano dei piccioni. Particolare attenzione hanno richiesto le statue, i capitelli e il bassorilievo, per i quali si è passati dal preconsolidamento con resine appropriate, all’idropulitura e al consolidamento finale, recuperando il colore originario impostato sulle tonalità del grigio e del rosa. Santa Cristina: la chiesa viene inaugurata nel 1639, su progetto di Carlo di Castellamonte, affidata dalla duchessa Cristina di Francia alle Carmelitane Scalze, mentre la nuova facciata, opera di Filippo Juvarra, è iniziata nel 1715. Parti della chiesa e del convento sono state demolite nel 1935 durante il rifacimento di via Roma. Tutti i materiali avevano subito forti

1989 ARCHIVIO DI STATO, RESTAURO DELLA FACCIATA JUVARRIANA

trasformazioni, a causa dell’esposizione combinata degli agenti atmosferici, erodendosi e frantumandosi variamente, a seconda della loro collocazione in facciata. L’intervento di restauro è stato inoltre esteso a lavori di manutenzione straordinaria: le facciate laterali, i serramenti, il manto di copertura con l’orditura di sostegno, le opere di smaltimento delle acque meteoriche, le coperture in piombo, il portone d’ingresso e l’atrio della bussola di entrata.

L’intervento di restauro si è inserito all’interno dei complessi lavori di ristrutturazione di tutto l’Archivio di Stato. Commissionato da Vittorio Amedeo II a Filippo Juvarra nel 1731 e progettato per custodire il patrimonio documentario dello Stato sabaudo, questo edificio rimane l’unica testimonianza del magnifico com- 140 -

plesso della piazzetta dell’Accademia Militare. Ai raffinati spazi interni, con le armadiate settecentesche che visualizzano l’organicità e la complessità degli archivi contenuti, fa riscontro la facciata con le tenui tinte corrispondenti alle coloriture originarie, rinvenute in frammenti in alcune zone e simili a quelle presenti nella Basi-

lica di Superga e nella Palazzina di Caccia di Stupinigi. La Consulta aveva promosso anche un’esposizione del patrimonio conservato, “Il Tesoro del Principe. Titoli carte memorie per il governo dello Stato”, con relativo catalogo, mirata ad illustrare il ruolo svolto dalle scritture d’archivio quale strumento di governo. - 141 -


1988 PALAZZO CARIGNANO, AULA PARLAMENTO SUBALPINO

La scelta del primo intervento da sostenere è caduta sul restauro dell’Aula del Parlamento Subalpino, finalizzata a riportare all’originario splendore il luogo nel quale l’8 maggio 1848 si insediarono i 204 deputati del Regno Sardo, avanguardia storica del primo Parlamento Italiano. Questo grande Salone, nucleo centrale del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, si trova nella rotonda seicentesca, progettata da Guarino Guarini. In coincidenza con il centoquarantesimo anniversario dalla sua inaugurazione, la Consulta ha promosso il restauro dell’intero apparato decorativo delle volte e delle pareti: una delle difficoltà dell’intervento è stata quella di valutare i lavori eseguiti in precedenza, con materiali spesso incompatibili, e di procedere ad un’attenta verifica per poter rimuovere le ridipinture novecentesche, eseguite sia sulle pareti che sui seggi.

- 142 -


ATTIVITÀ EDITORIALE 2016

Il Settecento a Stupinigi. Nuovi orizzonti europei, a cura di Angela Griseri e Mario Verdun di Cantogno, Genova 2016. 2015

Stupinigi. Lo splendore ritrovato del Salone juvarriano, a cura di Angela Griseri, Savigliano 2015. Beato Angelico. Compianto sul Cristo morto, catalogo della mostra a cura di Andrea Gianni, Sant’Arcangelo di Romagna 2015. Umberto Mastroianni. Tra coscienza civile e spirito del sacro, catalogo della mostra a cura di Floriano De Sanctis, Mantova 2015. Nuova luce sull’Armeria Reale di Torino. La collezione Sanquirico, catalogo della mostra a cura di Mario Epifani e Angela Griseri, Savigliano 2015. 2014

Leonardo e i Tesori del Re, catalogo della mostra a cura di Angela Griseri ed Eliana Angela Pollone, Savigliano 2014. Il sentimento religioso e le cacce reali, a cura di Angela Griseri, Savigliano 2014. 2013

Il Veronese e i Bassano. Grandi artisti veneti per il Palazzo ducale di Torino, catalogo della mostra a cura di Anna Maria Bava, Savigliano 2014. Tesoro di Marengo, a cura di Egle Micheletto e Gabriella Pantò, Torino 2013.

Mondo, Torino 1852, edizione anastatica, Savigliano 2012. La barca sublime. Palcoscenico regale sull’acqua, a cura di Elisabetta Ballaira, Silvia Ghisotti, Angela Griseri, Milano 2012. Le cacce del Re. Il restauro della Sala degli Scudieri a Stupinigi, a cura di Angela Griseri, Savigliano 2012. 2011

Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, miniguida, a cura di Umberto Levra, Torino 2011. Incontrare Bagetti. Acquerelli disegni incisioni dalle collezioni torinesi, catalogo della mostra a cura di Angela Griseri, Francesca Petrucci, Rossana Vitiello, Torino 2011. Genealogie figurate. Il restauro e la salvaguardia. Iconografia sabauda a Stupinigi, a cura di Elisabetta Ballaira e Angela Griseri, Savigliano 2011. La loggia di Carlo Alberto nell’Armeria Reale. Arte, storia e restauri di un monumento torinese ritrovato, a cura di Edith Gabrielli con Massimiliano Caldera, Savigliano 2011.

Lenci. Sculture in ceramica 19271937, catalogo della mostra a cura di Vincenzo Terraroli ed Enrica Pagella, Torino 2010. Imprese e Beni Culturali. Raccolta degli Atti dei Workshop Consulta 2007-2008-2009, a cura di Angela Griseri e Maria Cristina Lisbona, Torino 2010.

Torino e i suoi dintorni, a cura di Guglielmo Stefani e Domenico

Le Cucine del Palazzo Reale di Torino, a cura di Daniela Biancolini, Milano 2008.

secolo alla Biblioteca Reale di Torino, catalogo della mostra a cura di Giovanna Giacobello Bernard, Milano 1999. 1994

2007

Pier Luigi Bassignana, Un’avventura torinese. Vent’anni della Consulta di Torino, Torino 2007. Terrae Cognitae. La cartografia nelle collezioni sabaude, catalogo della mostra a cura di Letizia Sebastiani, Milano 2007. 2005

Bartolomeo Cavarozzi. Sacre Famiglie a confronto, catalogo della mostra a cura di Daniele Sanguineti, Milano 2005. 2002

Restauro del Monumento. Ferdinando di Savoia Duca di Genova, a cura di Pier Luigi Bassignana e Angela Griseri, Torino 2002. 2001

Vittorio Emanuele II. Un monumento restituito alla Città, a cura di Pier Luigi Bassignana, Torino 2001. 2000

2010

2008 2012

Juvarra a Villa della Regina. Le Storie di Enea di Corrado Giaquinto, catalogo della mostra a cura di Cristina Mossetti e Paola Traversi, Torino 2008.

Tra restauro e recupero. La Consulta dal 1987 ad oggi, a cura di Pier Luigi Bassignana e Angela Griseri, Tono 2000, ristampa 2004.

Pier Luigi. Bassignana, Mastroianni. Odissea Musicale. La Cancellata scultorea di Umberto Mastroianni per il Teatro Regio di Torino, Torino 1994. 1993

Consulta per la valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino 1988-1993, Torino 1993. 1991

La Chiesa di Santa Cristina. Relazione sull’intervento di restauro, a cura di Michela di Macco, Torino 1991. 1990

Sui tetti ed oltre per Torino, Torino 1990. 1989

Il Tesoro del Principe. Titoli, carte e memorie per il governo dello Stato, catalogo della mostra a cura di Marco Carassi, Angela Griseri, Isabella Massabò Ricci, Elisa Mongiano, Torino 1989. 1988

Il Parlamento Subalpino in Palazzo Carignano. Strutture e restauro, a cura di Angela Griseri, Torino 1988.

1998

Leonardo e le Meraviglie della Biblioteca Reale di Torino, catalogo della mostra a cura di Giovanna Giacobello Bernard, Milano 1998. 1999

Le Magnificenze del XVII-XVIII - 145 -


LO STATUTO

ARTICOLO 1 - DENOMINAZIONE E SEDE È costituita un’associazione culturale denominata “CONSULTA PER LA VALORIZZAZIONE DEI BENI ARTISTICI E CULTURALI DI TORINO” con sede in Torino, presso l’Unione Industriale, via Fanti 17. Il Comitato Direttivo può deliberare il trasferimento della sede, purché nell’ambito della Città di Torino. ARTICOLO 2 - SCOPO L’associazione, esclusa ogni e qualsiasi finalità di lucro, ha lo scopo di migliorare, prevalentemente nell’ambito della Regione Piemonte, la situazione del patrimonio culturale e storico artistico afferente al territorio regionale, attraverso la realizzazione di programmi culturali finalizzati alla tutela, conservazione, promozione e valorizzazione dei beni culturali che di tale patrimonio fanno parte. Per il perseguimento del proprio scopo l’associazione, sia da sola sia in collaborazione con altri soggetti pubblici e privati, potrà finanziare e/o realizzare restauri, mostre, ricerche scientifiche, progetti ed ogni altra iniziativa mirante alla diffusione della conoscenza e della fruizione e valorizzazione dei beni culturali. La realizzazione degli scopi sociali sarà finanziata attraverso contribuzioni volontarie da parte di tutti gli associati o di alcuni di essi ed eventualmente con contributi di terzi. L’associazione, al fine di perseguire lo scopo principale, ha la possibilità di compiere ogni attività strettamente strumentale al conseguimento delle proprie attività, sia mobiliare che immobiliare e finanziaria, ivi compresa quella di chiedere prestiti presso banche sotto forma di finanziamento o di apertura di credito per temporanee esigenze di liquidità, come previsto al successivo art. 6.

- 146 -

ARTICOLO 3 - DURATA L’associazione ha durata illimitata. ARTICOLO 4 - ASSOCIATI Possono far parte dell’associazione società, enti ed imprese operanti in Piemonte, purché non sottoposte a procedure concorsuali, né in stato di liquidazione. La partecipazione all’Associazione non è trasmissibile. L’ammissione di nuovi soci sarà subordinata all’approvazione dell’assemblea dei soci. Il recesso dei soci è sempre possibile, dopo almeno due anni dalla data dell’ammissione, ed avrà efficacia decorsi sei mesi dal ricevimento della relativa comunicazione, da effettuarsi tramite raccomandata r.r. L’assemblea può deliberare l’esclusione del socio che abbia perduto i requisiti richiesti per l’ammissione all’associazione, che non abbia ripetutamente adempiuto agli impegni liberamente assunti nei confronti dell’associazione per il finanziamento dei programmi deliberati nonché in ogni altro caso in cui, per ragioni di particolare gravità, la non esclusione potrebbe ledere l’immagine ed il prestigio dell’Associazione. Ogni socio dovrà indicare il proprio rappresentante in seno all’associazione; la revoca o la cessazione del rappresentante comporterà l’automatica decadenza da ogni carica eventualmente da esso ricoperta nell’ambito dell’associazione. ARTICOLO 5 - ORGANI DELL’ASSOCIAZIONE Sono organi dell’associazione: a) l’assemblea dei soci; b) il Presidente; c) il Comitato Direttivo.

ARTICOLO 6 - ASSEMBLEA DEI SOCI L’assemblea è convocata dal Presidente in via ordinaria due volte all’ anno: - entro il mese di novembre per l’approvazione del bilancio di previsione dell’esercizio successivo, previa determinazione delle quote associative e dei contributi per il finanziamento delle attività; - entro il mese di aprile per l’approvazione del bilancio consuntivo dell’esercizio precedente. L’assemblea è inoltre convocata dal Presidente ogni qualvolta lo stesso ne ravvisi la necessità ovvero qualora ne facciano richiesta scritta almeno il 25% dei soci, con l’indicazione degli argomenti da trattare. La convocazione va fatta a mezzo raccomandata, fax o posta elettronica, con avviso da inviarsi almeno dieci giorni prima della riunione, contenente le indicazioni di luogo, giorno e ora della prima e della seconda convocazione e l’ordine del giorno della riunione. L’assemblea è validamente costituita se, regolarmente convocata, sia presente, in prima convocazione, la metà più uno dei soci e, in seconda convocazione, qualunque sia il numero dei presenti. Le deliberazioni sono validamente assunte a maggioranza assoluta dei presenti, ad eccezione di quelle relative: - all’ammissione o revoca di soci, per le quali è richiesta la maggioranza assoluta dei soci; - alle modifiche statutarie, per le quali è richiesta la maggioranza dei due terzi dei soci; - allo scioglimento dell’associazione, per le quali è richiesta la maggioranza dei tre quarti dei soci; - all’accensione di prestiti presso banche, sotto forma di finanziamento o di apertura di credito, per eventuali esigenze di liquidità in relazione allo svolgimento dell’attività, per le quali è richiesta la maggioranza dei due terzi dei soci. L’intervento all’Assemblea può avvenire mediante mezzi di telecomunicazione. L’assemblea delibera sulla: - nomina del Presidente;

- nomina dei componenti del Comitato Direttivo; - approvazione dei progetti culturali da finanziarsi; - approvazione del conto consuntivo e del bilancio preventivo; - determinazione dell’importo della quota associativa annuale e dei contributi degli associati; - ammissione ed esclusione dei soci; - modifiche dello statuto; - scioglimento dell’ associazione e devoluzione dei beni. Delle riunioni dell’assemblea viene redatto, su apposito libro, il relativo verbale a cura del Segretario, che lo sottoscrive insieme al Presidente, o, in casi particolari, da un notaio designato dal Presidente. Il rappresentante di ciascun socio nell’associazione potrà all’assemblea essere sostituito da altra persona indicata dal socio stesso. ARTICOLO 7 - PRESIDENTE Il Presidente è nominato dall’assemblea che lo sceglie tra i rappresentanti designati dagli associati. Il Presidente ha la rappresentanza dell’associazione nei confronti dei terzi ed in giudizio, convoca l’assemblea e il Comitato Direttivo, presiedendoli di diritto e dando esecuzione alle loro deliberazioni. Il Presidente dura in carica tre anni e può essere rieletto. In caso d’impedimento del Presidente il membro del Comitato Direttivo più anziano di età ne assume le veci. ARTICOLO 8 - COMITATO DIRETTIVO COMPOSIZIONE E FUNZIONI Il Comitato Direttivo è composto, secondo la determinazione fatta dall’assemblea, da un numero di membri variabile da tre a sette, compreso il Presidente, da scegliere tra i rappresentanti designati dagli associati, che durano in carica tre anni. Il Comitato Direttivo ha le seguenti funzioni: - gestire l’associazione con tutti i poteri di ordinaria amministrazione; - proporre programmi e attività e seguirne la realizzazione; - proporre le quote associative per le spese di gestione e l’entità delle erogazioni liberali; - predisporre il bilancio preventivo ed il conto consuntivo; deliberare su tutti gli argomenti che gli verranno sottoposti dal Presidente; - trasferire l’indirizzo della sede legale nell’ambito della Città di Torino; - deliberare sulla nomina del Tesoriere; - istituire eventuali commissioni consultive.

LO STATUTO

ARTICOLO 9 - COMITATO DIRETTIVO - FUNZIONAMENTO Il Comitato Direttivo è convocato dal Presidente e si riunisce ogni qualvolta questi ne ravvisi l’opportunità ovvero ne facciano richiesta almeno due terzi dei componenti. L’avviso di convocazione con l’indicazione sommaria degli argomenti da trattare deve essere inviato ai componenti almeno cinque giorni prima di quello fissato per la riunione, anche a mezzo fax o posta elettronica. Per la validità delle riunioni è richiesta la presenza della maggioranza dei componenti e le relative deliberazioni vengono assunte a maggioranza dei presenti. La presenza nel Comitato può avvenire anche mediante mezzi di telecomunicazione. In caso di parità dei voti prevale quello del Presidente. Delle riunioni del Comitato Direttivo viene redatto, su apposito libro, il relativo verbale a cura del Segretario, che lo sottoscrive insieme al Presidente, o, in casi particolari, da un notaio designato dal Presidente. ARTICOLO 10 - SEGRETARIO Il segretario, qualora non vi abbia provveduto l’assemblea, è nominato dal Comitato Direttivo, anche al di fuori dei suoi componenti, dura in carica tre anni ed è rieleggibile. Il segretario partecipa, senza diritto di voto, alle riunioni dell’ assemblea e del Comitato Direttivo e ne redige i verbali e svolge tutte le altre mansioni che il Presidente o il Comitato Direttivo gli affidano per la gestione dell’ associazione. ARTICOLO 11- TESORIERE Al Tesoriere sono affidati tutti i fondi dell’associazione, che egli deposita a nome e per conto dell’ associazione stessa in una o più banche scelte dal Comitato Direttivo. Il Presidente e il Comitato Direttivo possono verificare qualunque momento lo ritengano opportuno. Il Tesoriere incassa tutte le somme da chiunque dovute all’associazione ed effettua tutti i pagamenti approvati dal Comitato Direttivo; partecipa, senza diritto di voto, alle riunioni dell’assemblea e del Comitato Direttivo e provvede a redigere i progetti di bilancio, preventivo e consuntivo da sottoporre al Comitato Direttivo per la presentazione all’assemblea ai fini della sua definitiva approvazione. Prelevamenti, versamenti e pagamenti relativi ai programmi di attività approvati dall’assemblea possono essere effettuati con firma singola oltre che dal Tesoriere, anche dal Presidente e da persone delegate dagli stessi.

ARTICOLO 12 - ENTRATE Per il perseguimento dei propri scopi istituzionali l’associazione dispone delle seguenti entrate annuali: - le quote associative, il cui introito è destinato al finanziamento delle spese di gestione dell’associazione stessa; - le erogazioni liberali effettuate in forma tendenzialmente paritetica da tutti i soci e dirette a finanziare le attività a favore del patrimonio culturale e storico artistico piemontese come individuate nel precedente articolo 2. L’entità delle quote associative e delle erogazioni liberali è prevista annualmente dal Presidente in concorso con il Comitato Direttivo e approvata dall’assemblea, in sede di approvazione del bilancio di previsione. L’associazione potrà inoltre avvalersi di altri eventuali contributi da parte di soggetti terzi, pubblici e privati, i quali, se non espressamente destinati a patrimonio dallo stesso soggetto erogatore, dovranno essere impiegati per il perseguimento degli scopi sociali. L’associazione non può distribuire, neppure indirettamente, utili o avanzi di gestione o fondi e riserve di qualsiasi natura nel corso della propria esistenza ed è obbligata ad impiegare gli avanzi di gestione per la realizzazione delle proprie attività istituzionali. ARTICOLO 13 - ESERCIZIO FINANZIARIO E BILANCI L’esercizio finanziario inizia il 10 gennaio e termina il 31 dicembre di ogni anno. ARTICOLO 14 - SCIOGLIMENTO Lo scioglimento dell’associazione è deliberato dall’assemblea che nomina due rappresentati nominati dagli associati in qualità di liquidatori, determinando le modalità di liquidazione ed i poteri. Al termine delle operazioni di liquidazione, il Presidente convoca l’assemblea che deve deliberare sul rendiconto finale della liquidazione presentato dai liquidatori; il patrimonio risultante verrà devoluto ad un ente, pubblico o privato, secondo le deliberazioni dell’assemblea, per il soddisfacimento di scopi analoghi a quelli dell’associazione.

- 147 -


Marco Abbio, Annamaria Abbona, Sara Abram, Mario Abrami, Chiara Accornero, Mario Accornero, Lisa Accurti, Antonella Affronti, Dino Aghetta, Bartolomeo Aimar, Sara Aicardi, Simona Albanese, Marco Albera, Fiorenzo Alfieri, Umberto Allemandi, Sara Amerio, Daniela Amparore, Sergio Anelli, Emma Angelini, Corrado Angeloni, Sergio Angelucci, Lorenzo Apollonia, Andrea Archinà, Cristina Arlotto, Silvio Armando, Barbara Armaroli, Clelia Arnaldi di Balme, Paola Astrua, Alessandro Avanzino, Angela Audino, Roberto Baffert, Pier Luigi Baima Bollone, Elisabetta Ballaira, Cristina Balzani, Valentina Barbareschi, Marcello Barbanera, Alberto Barbera, Enrico Barbero, Fratelli Barberis, Marco Barberis, Valentina Barberis, Federico Barello, Marcello Baricco, Roberta Basano, Pier Luigi Bassignana, Anna Maria Bava, Gianluigi Belfiore, Gianni Bergadano, Roberto Pietro Bernardi, Cecilia Bernardini, Sergio Berno, Marco Berrone, Enrico Cesare Bertana, Piergiorgio Bertero, Cesare Berti, Barbara Bertini, Paolo Bertolino, Rinaldo Bertolino, Virginia Bertone, Bruna Biamino, Piero Bianchi, Roberta Bianchi, Daniela Biancolini, Rita Binaghi, Guido Biscontin, Salvatore Bitonti, Gabriella Bocchio, Giancarlo Boesso, Mariano Boggia, Rosanna Bonelli, Giuseppe Bonfante, Adriano Borello, Emilio Borgatta, Valeria Borgialli, Gabriella Borsano, Antes Bortolotti, Daniela Bortot, Francesco Bosso, Luca Bozzetto, Pinin Brambilla Barcillon, Mariangela Battisti, Susanna Bracci, Maurizio Braccialarghe, Sergio Brero, Paola Briante, Anna Brunetto, Maria Bugli, Renato Bulgarelli, Lorenzo Buonomo, Paolo Buroni, Anna Caccherano, Véronique Cachia, Fabrizio Cafagna, Emilio Cagnotti, Tiziana Calabrese, Massimiliano Caldera, Gemma Cambursano, Magda Canalis, Oreste Canavera, Marie-Claire Canepa, Giovanni Caniato, Daniele Capella, Daniele Cappello, Maria Concetta Capua, Marco Carassi, Enrica Carbotta, Silvana Carcararo, Pier Cesare Carcheri, Michela Cardinali, Giorgio Ettore Careddu, Claudia Carello, Alessia Carlone, Paola Caroli, Sofia Castagneri, Alessandra Castellani Torta, Emanuele Catella, Mario Catella, Oreste Catella, Lucia Caterina, Jeannot Cerutti, Don Luigi Cervellin, Gianni Chiamberlando, Pier Franco Chillin, Laura Chinaglia, Silvia Ciacera Macauda, Elena Ciani, Mario Cicala, Luisa Cicero, Bruno Ciliento, Dario Cimorelli, Michele Cirone, Stefano Chiarandà, Giacomo Chiari, Alberto Chiesa, Laura Chiotasso, Mimmo Chissotti, Marco Clava, Maria Colasante, Enrico Colle, Domenico Collura, Gianbeppe Colombano, Antonia Colombatto, Vittorio Comi, Benedetto Luigi Compagnoni, Andrea Coppola, Riccardo Cordero, Valerio Corino, Pietro Coronas, Paolo Cornaglia, Giorgia Corso, Sergio Cortellini, Paola Corvetti, Silvano Cova, Paola Cremilli, Paolo Cremonesi, Stefania Cretella, Erika Cristina, Alberto Crosetto, Giuseppe Curcio, Guido Curto, Alessandra Curti, Michele Cuzzoni, Domenica D’Ambrosio, Mariano Dallago, Maria D’Amuri, Luca Dal Pozzolo, Lucia Danesi, Stefania De Blasi, Barbara De Dominicis, Antonietta De Felice, Maurizio Defilippi, Elena Dellapiana, Fernando Delmastro, Giovanni Demanuele, Marco Demmelbauer, Giuliana De Nesti, Giuseppe Depascale, Floriano De Santi, Michela di Macco, Gaetano Di Marino, Maddalena Disch, Federico Doneux, Gianguido Dragoni, Guido Driussi, Danilo Eccher, Andrea Epaminonda, Mario Epifani, Matteo Fagiano, Maria Beatrice Failla, Gianfranco Falzoni, Alfonso Famà, Giovanna Fanelli, Monica Fantone, Carlo Federici, Nicola Felicita, Fabrizio Fenucci, Leonardo Ferrante, Daniela Ferrero, Marianna Ferrero, Francesca Ferro, Silvia Fiocco, Sergio Fiorentino, Pietro Florio, Laura Firpo, Valentina Foggini, Federico Fontana, Don Carlo Franco, Angelo Franzosi, Fabio Fratini, Elena Frugoni, Gionatan Furnari, Alberto Fusari, Marta Fusi, Roberto Gabetti, Edith Gabrielli, Maria Gaglione, Giovanna Galante Garrone, Giacomo Gallarate, Paola Gallarini, Giuseppe Galleano, Noemi Gallo, Antonietta Gallone, Roberto Garau, Gian Battista Garbarino, Stephane Garnero, Erica Gay, Elisabetta Gatti, Michela Gatti, Maria Gattullo, Roberta Genta, Guido Gentile, Luisa Gentile, Loris Gherra, Monsignor Giuseppe Ghiberti, Silvia Ghisotti, Annalisa Ghizzardi, Sabrina Grassini, Diego Giachello, Giovanna Giacobello Bernard, Franca Giacomodonato, Alessandra Gianfrate, Chiara Giani, Andrea Gianni, Marco Gini, Giorgio Gioia, Ester Giovacchini, Annamaria Giovagnoli, Carlo Giuliano, Stefania Giulio, Elisabetta Giuriolo, Simona Godano, Luis Godart, Roberto Goffi, Maurizio Gomez Serito, Riccardo Gonella, Clara Goria, Leandro Gottscher, Francesca Grana, Rosella Grassi, Eleonora Graziani, Andreina Griseri, Gianfranco Gritella, Luigi Griva, Franco Gualano, Michele Guaschino, Silvano Guidone, Alessandra Guerrini, Gastone Guerrini, Guido Guerzoni, Monsignor Pasquale Iacobone, Loredana Iacopino, Tiziana Igliozzi,

Giovanna Incisa Cattaneo, Luisella Italia, Anna La Ferla, Maria Mimita Lamberti, Mario Lamparelli, Stefano Lanuti, Elisa Lanza, Silvia Lanza, Alessandro Laterza, Cecilia Laurora, Giampiero Leo, Umberto Levra, Massimo Locci, Gianfranco Lo Cigno, Giuseppe Longega, Andrea Longhi, Giacomo Lovera, Paolo Luciani, Maurizio Lupo, Roberto Lupo, Cristiana Maccagno, Santo Maccarone, Claudia Macchi, Mirella Macera, Don Natale Maffioli, Marco Magnifico, Francesco Malaguzzi, Lino Malara, Paola Manchinu, Maria Rosaria Manunta, Luciana Manzo, Mirella Manzone, Vittorio Marchis, Carlotta Margarone, Giorgio Marinello, Cristina Maritano, Antonio Maria Marocco, Anna Marsaglia, Anna Martina, Donatella Mascalchi, Isabella Massabò Ricci, Donata Massobrio, Carla Mastella, Leonardo Mastrippolito, Giovanna Mastrotisi, Daniela Mateis, Silvia Mattaliano, Roberto Medico, Andrea Megna, Enrica Melossi, Andrea Merlo, Andrea Merlotti, Francesca Messori, Sabrina Mezzano, Giancarlo Mezzo, Egle Micheletto, Alberto Mingardi, Dario Mirenghi, Chiara Momo, Maurizio Momo, Paolo Mondazzi, Elisa Mongiano, Valeria Moratti, Chiara Moretti, Guido Morgante, Luisa Morozzi, Roberto Mortarino, Antonio Mosca, Cristina Mossetti, Klaus Munch, Ester Mura, Gennaro Napoli, Paolo Napoli, Simona Nasi, Vittorio Natale, Maurizio Necci, Marco Negro, Jvan Negro, Paolo Nencetti, Maria Paola Niccoli, Paola Nicita, Anna Rosa Nicola, Guido Nicola, Simona Noero, Mattia Novarese, Simona Offredi, Cinzia Oliva, Laura Opalio, Ernani Orcorte, Franco Ormezzano, Nadia Ostorero, Nicoletta Pacini, Federica Paglieri, Marina Paglieri, Cesare Pagliero, Roberto Pagliero, Clara Palmas, Giulio Palmieri, Roberto Palumbo, Gabriella Pantò, Giulio Paolini, Domenico Papa, Valentina Parlato, Alessandra Paruzzo, Luciano Paschetto, Pietro Passerin d’Entrèves, Stefania Passerini, Carlo Pedretti, Paolo Pejrone, Silvia Penna, Franco Pennella, Cristina Pereno, Giuseppe Perfetto, Riccardo Pergolis, Francesco Pernice, Galileo Persano, Donata Pesenti, Patrizia Petitti, Francesca Petrucci, Silvana Pettenati, Vincenzo Piccione, Giovanni Pini, Sandra Pinto, Carla Piro Mander, Giovanni Pierro, Natale Pietranera, Nicola Pisano, Liliana Pittarello, Ugo Pizzarello, Tommaso Poli, Roberto Pollano, Eliana Angela Pollone, Nicola Polzella, Tommaso Pongolino, Don Gianluca Popolla, Franca Porticelli, Consolata Pralormo, Cesar Prieto, Alessandro Princivalle, Luigi Quaranta, Giambattista Quirico, Andrea Racioppi, Thierry Radelet, Elena Ragusa, Massimo Rapetti, Antonio Rava, Massimo Ravera, Valentina Razeto, Emanuela Recchi, Maurizio Reggi, Daniele Regis, Nicoletta Reposi, Piermatteo Reviglio, Tomaso Ricardi di Netro, Enrico Ricchiardi, Maria Luisa Ricci, Anna Maria Riccomini, Luca Rinaldi, Barbara Rinetti, Daniela Rissone, Francesca Rivoira, Paola Rizzi, Maurizio Roatta, Paolo Robino, Luigi Rocchia, Francesca Rocci, Rosanna Roccia, Giorgio Rolando Perino, Gian Paolo Romagnani, Maria Giuseppina Romagnoli, Elena Romagnolo, Giovanni Romano, Mario Ronchetta, Filippo Ronsisvalle, Brunella Rosa Brusin, Filippo Rosino, Fabiana Rossi, Claudio Rosso, Giuseppe Rudà, Giovanni Saccani, Federico Sacco, Silvio Saffirio, Paola Salerno, Tiziana Sandri, Roberto Sandri Giachino, Daniele Sanguineti, Alessandro Sani, Dario Sardi, Ornella Savarino, Sara Savarino, Costantino Savio, Paola Savio, Angela Savoldi, Giuseppina Scalva, Andrea Scaringella, Davide Schirripa, Vincenzo Scuderi, Magnolia Scudieri, Maria Letizia Sebastiani, Alessandro Segimiro, Gemma Sena Chiesa, Felice Serra, Gabriella Serratrice, Maria Rosaria Severino, Mario Sezzano, Bruno Signorelli, Salvatore Simonetti, Carmela Sirello, Carlo Sisi, Isidoro Soffietti, Paolo Sorrenti, Antonia Spanò, Cristina Stango, Fabrizio Steffani, Gianfranco Stella, Mirela Strazimiri, Rosalba Stura, Maurizio Succio, Rita Surgo, Luigi Tanzillo, Vincenzo Terracino, Valerio Terraroli, Antonella Testa, Laura Testa, Carla Testore, Marco Tobaldini, Monica Tomiato, Daniela Torri, Giovanni Tironi, Paola Traversi, Roberto Trebino, Valentina Troina, Stefano Trucco, Cosimo Turvani, Barbara Tuzzolino, Lina Urban, Giuliana Valenza, Alberto Vanelli, Franca Varallo, Luca Varello, Patrizia Varetto, Silvia Varetto, Remo Vaudano, Massimo Venegoni, Monica Venturino Gambari, Paolo Venturoli, Monsignor Timothy Verdon, Cristina Vernizzi, Mercedes Viale Ferrero, Elio Vigna, Sofia Villano, Barbara Vinardi, Carlo Vinardi, Gianfranco Vinardi, Roberto Vincenzi, Cristina Viscardi, Enrico Viscione, Maria Carla Visconti, Rossana Vitiello, Clara Vitulo, Gianmaria Zaccone, Donatella Zanardo, Giulia Zanasi, Paul Zancker, Enrico Zanellati, Beatrice Zanelli, Gianluca Zanelli, Giovanni Zanetti, Elisabetta Zatti, Aldo Zengiaro, Paola Zini, Massimiliano Zoggia, Paolo Zola. Si ringraziano inoltre tutte le persone che hanno collaborato con Consulta in questi trent’anni.


Finito di stampare nel mese di novembre 2017 da Grafiche G7 sas, Savignone (Genova) per Sagep Editori srl, Genova