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n° 2 - APRILE 2017 | Copia Gratuita
Password Magazine supplemento a Password - l’accesso mirato all’informazione | Periodico d’informazione - n° 2 - Aprile 2017 | Direttore responsabile: Chiara Cascio - Editore e Progetto Grafico: Studio Gamma - Coordinamento generale: Gianna Scortechini - Chiara Cascio Collaboratori: Francesco Cascio - Riccardo Ceccarelli - Talita Frezzi - Valentina Papi - Catiuscia Ceccarelli - Eleonora Dottori - Matteo Baleani | Registrato al Tribunale di Ancona n. 5/09 del 23.03.2009 Reg. Periodici | Sede, Direzione, Redazione: via Risorgimento 189/a Moie di Maiolati Spontini (An), tel. e fax 0731 701404 - www.leggopassword.it - info@leggopassword.it - redazione@leggopassword.it | Copyright - Tutti i diritti riservati - Marchio e grafica registrati - Vietata la riproduzione anche parziale.
politica
ELEZIONI, LA PAROLA AI CITtaDINI
Elezioni, la parola ai cittadini a cura di Marco Torcoletti
a cura di Marco Torcoletti
Lavoro
lasciare il lavoro per i figli Qual è la scelta giusta?
TERRITORIO
barriere architettoniche Si torna a parlare di PEBA
#l'avvocato risponde
PASS PER DISABILI
Quando si rischia la sanzione Avv. Monica Checchini
#CURIOSANDO
Giuseppe triccoli
Pittore e Incisore di Jesi
rubriche & notizie della vallesina
Viale della Vittoria 27/C - Jesi (AN) PEDRO SPORT pedrosportwear www.pedrosport.it
Ciao Michele
Addio ad un grande campione marchigiano. Figura di spessore nel mondo del ciclismo, ma anche un figlio, un padre, un fratello e un amico. La tragedia di Michele Scarponi ha toccato i nostri cuori nel profondo. Un combattente che non si è mai risparmiato, un “uomo di squadra” in uno sport individuale. Che il suo esempio continui ad essere fonte d’ ispirazione per tutti coloro che lo hanno amato. Chiara Cascio
Da sn: Sandro Paradisi - Laura Togni - Sergio Cardinali - Cinzia Perrone
Tra i partiti da battere, c’è quello dell’astensione: infatti, furono circa 12mila coloro che disertarono le urne nel 2012. Premessa di una virtuosa campagna, l’analisi del contesto elettorale passa anche per l’ascolto dei cittadini.
SANDRO PARADISI
Un imprenditore è predisposto al cambiamento, parola di Sandro Paradisi: «Esatto e farlo in condizioni favorevoli, consente di mutare strada se la svolta risultasse controproducente. È la nostra filosofia, dell’equilibrio dinamico». Quali cambiamenti si attende? «Auspicherei un maggiore confronto. Giusto per fare esempi concreti, penso alla gestione dei rifiuti: inutile incentivare la differenziata, quando in Zipa restano i vecchi bidoni. Oppure la sistemazione della rotatoria di fronte al totem di Banca Marche: prima di mettervi mano, sarebbe stato utile un confronto con quel mondo del lavoro che vi transita quotidianamente». Torno a citarla: “Un’azienda è eccellente quando fa le cose un pochino meglio delle altre”. E un’amministrazione? «Quando non si chiude nel castello e ha una visione che va oltre il suo mandato. Oggi si parla di Industria 4.0, un’enorme opportunità per il territorio: alla Zipa, tra rifiuti e micro-interruzioni della corrente, rischiamo di non essere nemmeno al 2.0». Mi viene da pensare allo studio commissionato a Nomisma. «Un progetto ben presentato, ma chi c’era intorno al tavolo? Si è parlato di
start up e spin off e lasciato indietro il manifatturiero, che è ancora la spina dorsale del nostro tessuto produttivo, con prestazioni molto buone». Astensionismo. Cosa pensa della campagna in corso? «Mi pare che sinora sia mancata la capacità di far sognare, magari anche per ragioni contingenti, legate a esigenze impellenti di recupero e sistemazione. Jesi deve ridiventare capofila della Vallesina e potersi interfacciare con la Regione per ottenere ciò di cui ha bisogno».
LAURA TOGNI
Da un imprenditore ad una libero professionista. Laura Togni è responsabile di una nota agenzia di intermediazione immobiliare. Cosa pensa possa fare un’amministrazione per sostenere le attività operanti nel comune? «A mio parere un apporto rilevante potrebbe giungere dal miglioramento delle infrastrutture, sia quelle tradizionali, come le vie di comunicazione e le strade, sia quelle tecnologiche, di natura telematica, che sono strumenti indispensabili per il lavoro e la produttività di qualunque azienda». Qual è secondo lei il metro per giudicare un buon amministratore? «Un buon amministratore lo si valuta dalla variazione positiva degli indici della qualità della vita a distanza di 5 anni dal suo insediamento».
SERGIO CARDINALI
Una constatazione. Insegnante, musicista direttore della scuola Pergolesi e scrittore,
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Sergio Cardinali: «Negli ultimi decenni abbiamo avuto diversi eventi, manifestazioni organizzate da associazioni locali e sposate dalle amministrazioni. Eventi estemporanei, che non hanno lasciato tracce importanti. È mancato un progetto a medio e lungo termine per la crescita culturale dei ragazzi. Il tutto è stato lasciato all’iniziativa, a volte improvvisata ma pur sempre meritevole, delle associazioni. Le quali o stanno chiudendo i battenti o riescono a galleggiare, con un bilancio oramai privo del sostegno pubblico e/o privato». La speranza: «La nuova amministrazione non potrà non rivalutare la figura dei nostri invisibili figli. Auspico che la crescita culturale giovanile possa posizionarsi ai primi posti. Mi piacerebbe assistere a un nuovo proliferare delle idee… ma anche a un incremento di fondi destinati alle attività artistiche dei più giovani e non solo. Troppo spesso ho visto assessori alla cultura allargare le braccia, disarmati, davanti a bilanci che non tenevano conto delle esigenze culturali del territorio».
CINZIA PERRONE
Giovane mamma, Cinzia si è trasferita a Jesi con il marito da qualche anno: «Se potessi, chiederei più attenzione alle periferie, anche se qualcosa in tal senso è stato fatto, non mi sembra abbastanza; inoltre, la scarsa presenza sul territorio di adeguati controlli fa sì che si sfoci in gesti incivili come soste selvagge sui marciapiedi e pattume riverso in strada». Che idea si è fatta dei candidati? «Per me la partita è ancora aperta; sono tra gli indecisi». In ogni caso, crede che stiano interpretando le istanze provenienti dalla società? «Da quanto ne so, ognuno si sta facendo più o meno interprete delle richieste più urgenti, quali sicurezza, sanità, servizi, decoro urbano; spero solo che a elezioni concluse non restino solo belle parole sui programmi elettorali, dove a suo modo ognuno dei candidati ha mostrato tenacia e voglia di un concreto miglioramento».
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LASCIARE IL LAVORO PER I FIGLI, è DAVVERO LA SCELTA GIUSTA? Con determinazione, forza di volontà e spirito di organizzazione si possono conciliare lavoro e famiglia. Senza mai perdere di vista l’amore per i nostri figli. Eccolo qui! Finalmente questo frugoletto è arrivato nella nostra vita. Ce la farò ad affrontare tutto ciò che comporta crescere un figlio? Resisterò a notti insonni, a frequenti cambi di pannolini e continue poppate? E in casa? Come farò a gestire le attività domestiche da sola quando mio marito sarà a lavoro? Il solo pensare a tutte queste novità ti fa venire ll’ansia? È normale. L’arrivo di un figlio è sicuramente una gioia immensa per mamma e papà ma inevitabilmente porta con sé anche un notevole scombussolamento nella vita di una coppia. Ecco perché molte donne decidono di lasciare il lavoro per dedicarsi alla gestione più che del bambino, segue da completamente pag. 1 del nuovo ruolo che si ritrovano a svolgere: quello di mamma. Nelle Marche i dati proposti da Ires Cgil Marche dipingono una situazione critica che non riguarda solo le donne ma anche i papà, seppur in maniera meno incisiva. Per 6 padri che decidono di lasciare il lavoro per seguire i figli, ci sono 285 madri che fanno la stessa scelta. E questo accade in un paese, l’Italia, in cui secondo l’ultima indagine Istat facciamo sempre meno figli. Il 32% delle persone che lascia il posto di lavoro lo fa perché non sa come far fronte alle esigenze di cura dei figli. Spesso non possono contare sulla preziosa collaborazione delle famiglie di origine - in molti casi i nonni sono ancora giovani e in piena attività lavorativa - oppure perché non ci sono posti disponibili negli asili nido o perché queste strutture, così come l’assunzione di una baby sitter personale, costano troppo. Anche per le imprenditrici la strada della conciliazione famiglia e lavoro è particolarmente complicata. Non dimentichiamoci poi il dover combattere con i sensi di colpa di madre ogni volta che si varca l’uscio di casa per andare a lavoro. Ma d’altra parte, i sensi di colpa possono esserci anche come donna, non solo come mamma, se per esempio molli la tua vita di sempre per donarti in esclusiva al quel dolcissimo esserino che hai tenuto in grembo per tutta la gravidanza, o per chi lo ha atteso come se fosse suo, nel caso di altre scelte di vita. La nobiltà del ruolo non deve precludere la soddisfazione come donna, oltre che come madre. Una nostra piccola indagine tra mamme e papà della Vallesina e dintorni ha fotografato una situazione all’insegna della tenacia, della determinazione e della grande capacità di uomini e donne nell’organizzare una famiglia, cercando il più possibile di unire le esigenze affettive a quelle pratiche. Romina Sommonte, per esempio, è una giovane imprenditrice, titolare di Parrucchieri Hairsense di Jesi. È diventata mamma di Ginevra nel 2009 mentre era dipendente presso un altro salone. Nel 2010 si è messa in proprio. Come hai conciliato lavoro e famiglia? “Per il primo anno di vita mia figlia è stata sempre con me. Essendo prima dipendente, ho deciso di utilizzare tutte le possibilità che questo ruolo mi offriva: dalla maternità alla disoccupazione. Non temevo i rischi perché quello che contava era crescere la bambina. Dopo un anno di vita di mia figlia, tra la frequentazione del nido e il prezioso aiuto di mia suocera ho cercato di conciliare il tutto. Quando ho aperto la mia attività di parrucchiera ho potuto contare sul supporto della rete parentale e sulle strutture pubbliche alle quali ho iscritto Ginevra. Ma appena possibile lei stava con me.” Secondo te perché molte donne decidono di lasciare
di Catiuscia Ceccarelli completamente il lavoro alla nascita di un figlio? “Io amo da morire il mio lavoro e se avessi smesso di lavorare sarei stata una donna e, inevitabilmente, una mamma insoddisfatta. Per cui, chi sceglie di mollare il lavoro- se non ci sono altri fattori determinanti- forse lo fa anche perché non crede che quello sia il lavoro della sua vita. È vero, è difficile conciliare le due cose ma ci si può riuscire. Mia figlia viene sempre prima di tutto, a costo di tenere chiuso il negozio per seguire le tappe più importanti della sua vita, ma senza il mio lavoro non sarei stata felice. Volere è potere.” La storia di Alessandro Iurlo, titolare del’Edicola Pinocchio di Jesi, è davvero particolare. Per la prima figlia Sofia è stato un vero e proprio “mammo” lavoratore. La sua compagna Manolita lavorava e i genitori di entrambi non erano disponibili perché giovani e ancora in attività lavorativa. Di fronte a questi ostacoli, come gestire l’arrivo della piccola? “Fino al primo anno di vita ho cresciuto mia figlia in edicola con me. La mia compagna me la portava verso le 8 di mattina, prima che lei andasse a lavoro e ad un orario più comodo rispetto alle mie levatacce da giornalaio. Sofia stava qui in negozio con me tutto il giorno, spesso capitava di dover servire clienti o fare fotocopie con la piccola in braccio. Nessun problema. In realtà all’inizio è stata complicata per me la sua gestione, specialmente il cambio di pannolini. Ma superato quel momento - anche grazie ad alcuni preziosi consigli di una mia vicina di negozio - è andato tutto bene. Mia figlia ha imparato a gattonare tra le gli scaffali delle riviste. Sono stato fortunato perché avevo un lavoro in proprio e in cui ero da solo, che mi ha permesso di tenere mia figlia in negozio. C’è pure chi ha la mia stessa possibilità e fa altre scelte. Noi in famiglia abbiamo deciso di prendere questa decisione. Già, ad esempio, con l’arrivo del secondo figlio Lorenzo, abbiamo fatto una scelta diversa, potendo contare sull’aiuto dei nonni ormai in pensione. Con il senno di poi, però, quello che ho fatto per la mia prima figlia lo rifarei, senza ombra di dubbio” Condividi la scelta di chi lascia il lavoro per dedicarsi completamente ai figli? “Assolutamente sì, condivido in pieno. Se la mamma o il babbo se lo possono permettere certo, perché no. Certe scelte, però, vanno fatte bene. Uno lavora anche per i figli. Smettere di lavorare per fare solo il genitore e poi, magari, trovarsi male economicamente no, non si può.” Quando i clienti entravano in edicola e vedevano tua figlia lì con te, come reagivano? “Sinceramente non ricordo nessuno che avesse storto il naso nel vedere Sofia gattonare in negozio. Anzi, ho anche un
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aneddoto simpatico: una volta Sofia mi ha evitato un controllo della finanza! Non avevo nulla da nascondere, sia chiaro, ma vedendomi un po’ in difficoltà con la bambina, i finanzieri hanno lasciato perdere. Forse ho fatto tenerezza!” La voglia di non rinunciare ad essere donna, una volta diventata mamma, appartiene a Daniela Amadei Ingegnere edile nello Studio Aria Progetti di Jesi. Raggiungo Daniela in studio e vengo accolta da un passeggino, da una riunione in corso in un lato dell’ufficio, da un suo collega al lavoro e da un box bimbi con all’interno sua figlia Elisa. Un clima sereno, tranquillo e operativo nonostante la presenza della bimba. “Ho studiato tanto nella mia vita - mi confida Daniela - e non avevo intenzione di lasciare il mio lavoro. Dopo due mesi dalla nascita di mia figlia sono rientrata. Ovviamente con ritmi diversi e orari diversi, non vengo tutti i giorni per via delle esigenze della piccola, però avevo bisogno di ricominciare a lavorare. È importante la realizzazione come donna e come lavoratrice.” Non hai pensato di mollare il lavoro per fare solo la mamma, per cui cosa consigli alle donne che si trovano nelle tue stesse condizioni? “Io capisco che per quanto mi riguarda la libera professione (nello Studio Tecnico sono tutti a partita iva -ndr) mi ha agevolato in questo. Ogni caso è a sé. Sono scelte libere e rispettabilissime. Io ho avuto questa fortuna che non capita in tutti gli studi. Anzi, è molto raro.” In famiglia cosa dicono? “Mio marito è contentissimo. Mi vede realizzata, avermi a casa nervosa sarebbe stato peggio! Anche i miei genitori sostengono questa mia scelta, anche perché stare a casa per anni e rientrare a lavoro dopo molto tempo è sempre più complicato.” Come l’hanno presa gli altri colleghi? E come riesci a gestire i vari i impegni di lavoro con lei qui in studio? “Incastriamo tutto. Cerchiamo di organizzare gli appuntamenti di lavoro in maniera tale da non modificare i nostri ritmi o i ritmi di mia figlia per noi. Ho avuto la massima disponibilità da parte di tutti. Sono stati proprio i miei colleghi a suggerire l’idea di tenere Elisa qui con noi. Credo che la convivenza sia abbastanza costruttiva.” Diversa dalle precedenti ma ugualmente significativa nel panorama occupazionale femminile, è la storia di Denise Verdiani, ex Agente di Viaggio e completamente mamma. Dopo aver gestito un’agenzia di viaggio nella sua città d’origine, Siena, una volta trasferita ad Ancona per amore, Denise ha lavorato come dipendente presso un Tour Operator. Era sempre il suo settore ma svolgeva altre
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password magazine della vallesina mansioni. Alla scadenza del contratto, che non è stato rinnovato, è arrivata anche la sua bambina Giorgia. Cosa fare? Cercare subito un altro lavoro o gestire la famiglia in esclusiva? “Il non proseguimento del contratto di lavoro e gli orari non fissi di mio marito ci hanno portato a maturare la decisione di dedicarmi completamente al ruolo di mamma. Anche perché, essendo alla prima figlia, né io né mio marito sapevamo a cosa andavamo incontro. Quali sarebbero state le sue esigenze e le nostre, il cambio dei nostri ritmi quotidiani. C’era insomma da ingranare sotto ogni punto di vista. E allora, nonostante io sia stata sempre una ragazza attiva e piena di interessi ho preferito fermarmi, prendermi del tempo per gestire la bimba e tutte queste novità. E poi c’è da aggiungere che rientrare negli asili comunali non è così semplice, le strutture private sono comode ma hanno i loro costi. L’imprevisto con i bimbi piccoli è sempre dietro l’angolo. Di fronte a queste incognite, se mi fossi messa a cercare un nuovo lavoro sarebbe stato più un problema che altro. A noi per fortuna economicamente non manca nulla, ma perché investire altrove se posso crescere mia figlia io direttamente? Inoltre, i miei genitori lavorano ancora tutti e due e stanno a Siena. Anche i miei suoceri al tempo della nascita di Giorgia lavoravano ancora, per cui non potevo contare su una rete parentale di sostegno.” Fare la mamma è stata una scelta dovuta, in quel momento. Ovviamente, sarai stata felicissima di questo. Se il lavoro che facevi ti fosse piaciuto molto e se ti avesse-
Daniela Amedei e la piccola Elisa
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Il sindaco di Apiro riconsegna il pallio a Jesi
Denise Verdiani
ro rinnovato il contratto, lo avresti comunque lasciato o avresti preso strade diverse per conciliare il tutto? “Avrei continuato a lavorare. Credo che dopo un po’ sia fisiologico il bisogno di sentirsi di nuovo realizzata professionalmente o con le tue passioni che prescindono dall’essere mamma.” Dopo un anno di vita della tua bambina, sei pronta a rimetterti in gioco? “Si, adesso si. Abbiamo raggiunto un equilibrio in casa, è tornata un po’ di normalità e sono più consapevole di cosa voglio essere oltre che mamma, per cui è il momento di ripensare a me come donna. Ho un bagaglio culturale notevole e anni di esperienza nel mio settore per cui vorrei tornare a lavorare. Credo che una donna realizzata renda molto di più anche come mamma e come moglie.” Storie diverse, scelte condivise in famiglia, ponderate, a volte sofferte. Ma finalizzate al bene primario del bambino. Fare la mamma è un’esperienza che riempie la vita. Non dimentichiamo però che molte donne non possono o non vogliono avere figli, eppure mantengono alto il valore della loro femminilità. Per cui è importante pensare che il difficile quanto straordinario ruolo di madre non deve annullare la donna che eri ma anzi, migliorare quella che sarai. Determinazione, forza di volontà, tenacia e amore. Queste non sono solo caratteristiche ma sono dei veri e propri valori che accomunano tutte e quattro le storie che abbiamo raccontato. Sono le fondamenta alla base di una scelta, qualunque essa sia.
APIRO – Il pallio di San Floriano – ovvero il vessillo – è tornato a Jesi, pronto per essere rimesso in gioco durante i giorni della manifestazione (dal 4 al 7 maggio). A ritirarlo, una delegazione di figuranti e gruppi storici dell’Ente Palio recatasi domenica 23 aprile ad Apiro, Comune vincitore della scorsa edizione del Palio. Ad accogliere il gruppo jesino il sindaco Ubaldo Scuppa e gran parte del paese accorso in piazza, sotto il municipio, per assistere alla riconsegna. Cerimonia allietata dalle esibizioni degli Sbandieratori, Tamburi, Arcieri, Armati e gruppo Saltica di San Floriano e da qualche aneddoto di storia: “La prima attestazione della presentazione del Pallio nel giorno della Festa di S. Floriano, risale al 14 settembre 1227, quando Jesi impose al Castello di Apiro, di sottomettersi. Devo dire che dopo aver atteso circa 800 anni finalmente, con l’arrivo di Jesi ad Apiro per la ripresa del pallio, possiamo dire di esserci tolti un sassolino! – ha ricordato con una battuta il sindaco Scuppa – Scherzi a parte, la presenza della delegazione jesina è per noi segno di gratificazione. E se con impegno e determinazione siamo riusciti a vincere lo scorso anno il Palio, significa che questa comunità ha tutte le carte in regola per riprendersi dalle sfide più difficili della vita, come quella del terremoto”.
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Barriere architettoniche, dopo 30 anni si torna a parlare dei Peba
JESI – Piano Eliminazione Barriere Architettoniche, sembrava finito nel dimenticatoio e invece, forse anche per merito della campagna elettorale, sono tornati al centro della scena politica. Il comune di Jesi ha fatto un conteggio delle barriere presenti in città e il risultato non è dei migliori: da una prima ricognizione effettuata dagli Uffici è emerso che sono oltre 1574 gli ostacoli in città, di cui 185 gradini, 844 mancanza di smussi, 46 ostacoli generici, 314 rampe con pendenza eccessiva, 185 strettoie.
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Giorni fa a Palazzo dei Convegni si è svolto un incontro molto interessante, seppur poco partecipato, sull’argomento cui è intervenuto l’architetto Luca Marzi, incaricato del Piano di Recupero delle barriere. Marzi aveva cominciato ad occuparsi del tema ad Arezzo, sua città natale, lavorando con i disabili nell’ambito del servizio civile. Quindi la decisione di trattare l’accessibilità dal punto di vista lavorativo, con ottimi risultati per la città toscana: “I costi e gli interventi non sono semplici
come sembra. I montacarichi per esempio costano molto e non sono comodi. Occorre poi fare attenzione che il grado di accessibilità di una città (quindi i percorsi percorribili a tutti) siano serviti e quindi che ci sia anche una vivibilità di queste zone”. Tradotto significa: va bene la libertà di accedere in centro ma non portare fuori città i servizi, ad esempio i cinema. “Dalla mappatura della città – ha aggiunto l’architetto – si possono trovare soluzioni. Necessaria la collaborazione delle associazioni”. Il rischio, altrimenti, è quello cui aveva accennato la motociclista Alessia Polita in un cliccatissimo video in cui mostrava le difficoltà centimetro per centimetro nel tentativo di raggiungere la farmacia più vicina a casa: devono essere i disabili a ridisegnare la città secondo le loro necessità, perché solo loro sanno interpretarle. A sottolineare l’importanza di aver mappato gli ostacoli della città è stato Renato Biondini, segretario della cellula anconetana dell’associazione Luca Coscioni: “I
Peba risalgono al 1986, sono 30 anni che non vengono attuati. Nel 2013 avevamo organizzato la passeggiata in carrozzina degli amministratori da Villa Borgongoni al nuovo ospedale – ricorda – I Peba da allora sono rimasti nel cassetto. La disabilità è un mondo vasto, quando si parla di barriere si deve pensare anche ai disabili sensoriali cui un semaforo acustico può dare un aiuto enorme”. Sulla stessa direzione l’intervento di Stefania Terrè a Palazzo dei Convegni: la vice presidente provinciale dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti, ha evidenziato di aver chiesto semafori acustici dal 2014 almeno nelle zone più pericolose della città. Prezioso per fotografare la realtà delle cose anche l’intervento di Antonio Massacci, presidente Anffas, che ha sottolineato problematiche di accessibilità anche su costruzioni nuove, i marciapiedi interrotti di via Martin Luther King e viale del Lavoro, quelli in pendenza di via Coppi e via Moro. a cura di Eleonora Dottori
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#L'AVVOCATO RISPONDE Per la modulistica e per maggiori informazioni e/o chiarimenti è possibile contattare il sottoscritto Avv. Monica Checchini (cell. 333 9923708) inviando una mail a studiochecchini@libero.it o collegandosi al sito dello Studio www.studiolegalechecchini.it Studio Legale Checchini - Via del Tiglio, 7 Scorcelletti di Maiolati Spontini (AN)
PASS PER DISABILI: QUANDO SI RISCHIA LA SANZIONE Questo mese rispondo a tre lettori che mi hanno posto quesiti similari in ordine al “pass disabili” essendo stati destinatari di 2 sanzioni e dell’apertura di un procedimento penale. Nella sostanza i quesiti sono i seguenti: Si può utilizzare il “pass disabili” su veicolo altrui? Il titolare del pass invalidi può usare il contrassegno anche su un’auto non propria, come quella di un parente o di un amico; in base all’attuale normativa infatti il pass invalidi viene rilasciato “sulla persona” e non “sull’auto”.
Quindi, chi utilizza il pass invalidi prima su un’auto e poi su un’altra non rischia alcuna sanzione perché il comportamento è considerato dalla legge pienamente lecito. Si può utilizzare il “pass disabili” in fotocopia a colori? Quanto all’esibizione di una fotocopia a colori del documento (con originale altrove), diversamente da prima, non costituisce più reato di falso (e se anche si venisse denunciati si verrebbe assolti perché “il fatto non sussiste”), ma un illecito amministrativo per violazione del codice della strada (lo
ha stabilito la Cassazione con una sentenza di qualche giorno orsono - sez. V Penale, sentenza 23 settembre 2016 – 20 aprile 2017, n. 18961 - in cui si legge testualmente «se è vero che la fotocopia a colori del tutto simile all’originale può comportare il ricorrere di una falsificazione rilevante, è altrettanto vero che (…) l’utilizzo concreto della fotocopia non è del tutto irrilevante nella configurazione del reato»). In altre parole, il reato di falso scatta solo quando l’autore dell’illecito non sia in possesso di un originale e dunque abbia commesso una vera e propria falsificazione.
Viceversa, se egli è titolare del “pass invalidi” ma lo ha solo fotocopiato per paura di perderlo nel momento in cui lo utilizza su un’auto non sua, egli non può essere incriminato. Quindi, se prima i Giudici ritenevano che usare una fotocopia del pass invalidi costituisse un reato, oggi si propende per la tesi più favorevole al colpevole: in caso di “clonazione” scatta soltanto una semplice multa; più precisamente una sanzione amministrativa da 84 a 335 euro. Avv. Monica Checchini
Campionati Nazionali Ginnastica UISP, appuntamento a maggio JESI - Con le ultime gare di Acrobatica femminile, sono terminate martedì 25 aprile le prime quattro giornate dei Campionati Nazionali di Ginnastica “Marche 2017” targati UISP, in programma al PalaTriccoli di Jesi. Circa 700 gli atleti che da tutta Italia sono arrivati a Jesi a partire dal 22 aprile scorso per prendere parte alle gare di Ginnastica Artistica Maschile e Acrobatica femminile. Dopo la cerimonia di apertura, con la partecipazione di una madrina di tutto rispetto quale Elisa Di Francisca, diverse sono le atlete che si sono contraddistinte per il loro talento. Ad iniziare da Rachele Petrella, Anastasia Pierfederici e Giulia Turchetti dell’associazione Polisportiva Dilettantistica Cesanella
(Senigallia) a pari merito in cima al podio di Acrobatica, corpo libero, categoria prima junior 2004/2005. Alla Pierfederici è andato anche il primo posto nella classifica generale. C’è poi la jesina Alice Mancinelli, classe 1999, in cima al podio della prima categoria senior di acrobatica e nella specialità del trampolino. Bene anche le jesine Flavia Fida, al quarto posto nella prima senior e terzo posto nel trampolino, e Giorgia Giuliani, sesta nella prima senior e quarta nel trampolino. Motivo di orgoglio per il Comitato UISP Jesi anche i risultati ottenuti da Arianna Salvoni, categoria mini prima junior 2006, in quinta posizione nella classifica generica e in seconda nella specialità del trampolino; nella mini prima junior 2004/2005, da Silvia Piersigilli, sesta nella generica e settima nel trampolino, e da Moreno Shani, rispettivamente all’undicesimo e quinto posto; nella mini prima senior, bene Sara Piersigilli (ottava in classifica) e Alice Montefalcone, l’atleta più piccola del team UISP di Jesi. Una menzione particolare va anche a Rebecca Rossi (quarta categoria senior) e alle ragazze della prima categoria junior 2004-2005 Marta
Coltorti, Marzia Chiodi, Elisa Braconi e Lara Cesaroni. “Dopo quattro giorni intensi di gare siamo soddisfatti del lavoro svolto – è il primo bilancio Comitato UISP Jesi - E’ doveroso ringraziare il Comune di Jesi e in particolar modo il sindaco Massimo Bacci e l’assessore Ugo Coltorti; il Comitato UISP regionale e quello nazionale di Acrobatica; la Direttrice tecnica nazionale del settore acrobatica Paola Vasta; i ragazzi del liceo scientifico sportivo e le ragazze del gruppo di ginnastica artistica della UISP Jesi e Vital Fermignano. Grazie ai genitori che ci hanno dato un grande aiuto; la segreteria nazionale; lo staff organizzativo in primis la responsabile Ilaria Burattini, seguita da Isabella Lelli, Giuliano Giuliani e Giulia Ferretti. Gli sponsor Mitama e King Sport”. I Campionati riprenderanno poi ad Urbino dal 18 al 21 maggio con la Ginnastica Artistica Femminile; a Jesi dal 25 al 4 giugno con i campionati di Ritmica; a Senigallia dal 2 al 4 giugno con Acrogym e dal 9 all’11 giugno con Ginnastica Ritmica. Complessivamente sono circa 6 mila i partecipanti attesi nelle Marche per l’evento sportivo.
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GIUSEPPE TRICCOLI pittore e incisore di Jesi a cura di Riccardo Ceccarelli
Il fortuito e occasionale e ritrovamento di un foglio inciso con l’immagine di S. Marciana ci offre l’occasione di parlare della santa, della chiesa dove si conservano le sue reliquie e più diffusamente dell’autore dell’incisione. La chiesa di S. Marciana è ubicata a Mergo, uscendo dal paese, al bivio delle strade che conducono a Serra San Quirico e Montecarotto. Dedicata a S. Placido, è comunemente detta di S. Marciana in quanto vi si venera il corpo dell’omonima santa, vergine e martire. Risale alla fine del Settecento e appartenne alla famiglia Borgiani che vicino aveva il palazzo di residenza, ora della famiglia Boldrini. L’incisione reca l’immagine dell’urna del corpo della santa con il cartiglio “Corpus S. Marcianae Mar[tir]is / Nominis Proprii” e la scritta sottostante: “Effigies eiusdem Sanctae servatae
CULTURA in Aede Patr.[onatu]s Familiae / Borgianiae prope Castrum Mergi E. S. R. D. D. / Nicolao de Comit.[imibus] Matthaeiis Cameri / ni Archiep. [iscopo] a Sacerd.[ote] Hugone Borgianio / humiliter dicata”. E cioè “Corpo con il nome esatto di S. Marciana Martire” e “Immagine della santa custodita nella chiesa appartenente alla famiglia Borgiani, umilmente dedicata dal sacerdote Ugo Borgiani al conte Sua Ecc. Mons. Nicola Mattei Arcivescovo di Camerino”. Al centro della dedica lo stemma dell’arcivescovo Mattei che resse la diocesi di Camerino dal 1817 al 1842. L’incisione reca la firma “Joseph Triccoli delineavit et sculpsit”, cioè “Giuseppe Triccoli disegnò e incise”. “Giuseppe Triccoli era nato a Jesi nel 1793, morì ad Arezzo il 17 gennaio 1870. Poco si conosce della sua vita artistica. Sembra che egli si sia dedicato soprattutto all’incisione di immagini sacre. Nella città nativa, nella chiesa delle Grazie, si conserva di lui una Sant’Elena patrona delle tessitrici, eseguita per commissione della Società delle tessitrici stesse (1824)”. Così troviamo in “I pittori italiani dell’800” di Agostino Mario Comanducci nella sua prima edizione, Milano 1934. Sappiamo anche che fu “incisore ufficiale del Santuario” della Madonna della Misericordia di Macerata. In un archivio privato, proveniente da Apiro, furono rinvenute due lettere del Triccoli che attestano il suo trasferimento in Apiro nell’ottobre del 1832, gli ottimi rapporti con Don Conte de’ Conti, canonico della locale collegiata di S. Urbano, che stava aiutando il figlio del pittore, Angelo. Don Conte era fratello di Bernardino, amministratore del Monastero di S. Maria Maddalena in Apiro dal quale con tutta probabilità Giuseppe Triccoli ebbe la commissione di realizzare diversi quadri. Viene raccontato ad Apiro che agli inizi degli anni Cinquanta del Novecento come dalla chiesa del suddetto monastero venissero portati via (e venduti?) alcuni quadri e che probabilmente
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#CURIOSANDO fossero quelli del Triccoli. Del Triccoli incisore abbiamo visto la Vergine Immacolata, una piccola incisione (mm. 125x74) annessa ad una pagellina con preghiera alla Vergine intestata a Giacomo Campana (1820-1890), allora giovane studente a Jesi, e la Santa Marciana di Mergo. Lo storico Giovanni Spadoni (18661940) in una nota, nei suoi manoscritti, sulle incisioni di Triccoli, ne descrive ed elenca cinque, tutte di soggetto religioso (La Madonna della Misericordia, S. Antonio Abate, Sagre stimmate di S. Francesco, altro S. Antonio Abate, S. Timoteo Vesc. e Mart.) per alcune scrive “popolare, ma abbastanza ben fatta” o “abbastanza ben eseguita”. Triccoli insomma si rivela un buon disegnatore e un altrettanto capace incisore. La ricerca su Giuseppe Triccoli, pittore e incisore di Jesi, pressoché sconosciuto, è comunque aperta.
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