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Mercato

Economia

L’ombra spagnola sul Coverings

Un 2017 in crescita per la piastrella

La ‘factory 4.0’ e la galassia PMI Bertozzi & Casoni

G L I

A S C O L T A R E

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V E D E R E

maggio giugno 2018

Periodico della comunicazione ceramica - Tariffa R.O.C: Poste italiane s.p.a. - Spedidzione in A.P. D.L. 353-2003 (conv. in L. 27/02/2004 - n. 46) art. 1 comma 1 DCB Fil. EPI di Modena - Tassa riscossa - Anno XVI - Nr. CENTOTRENTA Maggio-Giugno 2018 - Euro 4,00

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Reportage

Ceramica d’autore

S P A Z I

CERAMICANDA


ia le ito r Ed

di Roberto Caroli

carocaroli@ceramicanda.com

Il futuro del governo nelle mani del mare D

a più parti si legge che, tra le motivazioni che hanno portato gli italiani a votare Movimento Cinque Stelle e Lega, vi sarebbe la voglia di dare una spallata al vecchio

sistema, all’establishment che ha governato l’Italia nella Prima e Seconda Repubblica; esattamente sulla scia di quanto avvenuto nelle ultime elezioni presidenziali americane vinte da Trump. Al di là di programmi e proclami delle rispettive segreterie di partito, o movimento, l’idea di cambiamento è ciò che, forse, ha animato e condizionato la scelta di voto degli italiani il 3 marzo scorso: già lo fecero con Berlusconi e Forza Italia nel dopo Craxi, preferendo alle figure politiche fuori uscite dalle segreterie dei classici partiti un imprenditore proveniente dalla società civile, e lo fanno oggi con i penta-stellati e Salvini. Magari anche condizionati dai populismi, dagli slogan come “ stop ai privilegi” e “stop all’immigrazione” anche se alla base delle scelte degli italiani, in primis, rimane la voglia di voltare pagina, forse nauseati dalla corruzione, dalle ruberie di ogni genere, dal moltiplicarsi dei furti e dalla perdita di sicurezza delle famiglie, dall’economia che cresce ma troppo lentamente, con ciò che ne consegue, dalla presenza scomoda dei tradizionali partiti in ogni ambito della nostra società. Di Maio e Salvini ora sono al vaglio degli italiani e non possono sbagliare pena la perdita di consenso, la fine della loro giovane carriera politica, il ritorno alla vecchia politica; condanna, quest’ultima, più nostra che loro. Quello che ha in animo il nuovo governo, sempre che alle parole seguano i fatti, è una vera rivoluzione , passata dalle urne ma pur sempre una rivoluzione, ed è il motivo per cui buona parte della società rimane timorosa, impaurita, perché accarezza l’idea di perdere alcuni privilegi fino ad ora mai messi in discussione. Ma è anche a questi che Di Maio e Salvini devono guardare, se mirano a garantirsi una maggioranza nel Paese anche in futuro; e lo possono fare solo attraverso il loro operato. Lo scandalo sul nuovo stadio romano, che ha portato alle manette e agli arresti domiciliari una dozzina di persone, tra imprenditori e uomini con responsabilità istituzionali, da una parte fotografa il vecchio sistema, dall’altra alimenta la voglia di cambiamento e, soprattutto, accresce il convincimento di coloro che hanno optato per “la spallata”. D’altra parte il degrado della società civile, spesso mescolata alla classe politica , aveva raggiunto livelli massimi di intollerabilità tali per cui era logico aspettarsi che gli italiani reagissero e cercassero una via di uscita. Ora tocca a loro, a Di Maio e Salvini cavalcarla. Fortuna loro la nave Aquarius non si è inabissata nel mare agitato del golfo del Leone, e ha raggiunto il porto di Valencia con tutte le persone a bordo in vita; perché in caso contrario il loro cammino politico si sarebbe fatto particolarmente ostico, sia agli occhi dell’Italia che a quelli dell’Europa.

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Il futuro del governo nelle mani del mare

L’ARTISTA

Bertozzi & Casoni

SPECIALE COVERINGS 2018

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INTERVISTA

Stelle, strisce e qualche incognita di troppo

Donato Grosser: «La chiave del successo resta il prodotto»

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MERCATO

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PERSONAGGI

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IL RICORDO

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NEWS AZIENDE - Prodotti e produttori

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ECONOMIA

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INTERVISTA

2017 in crescita per la piastrella, ma attenzione al 2018…

Giovanni Savorani alla guida di Confindustria Ceramica

Addio ad Antonio Camellini, lo ‘statista’ del distretto ceramico

La ‘buona globalizzazione’ secondo Francesco Daveri

Numero 130 - MAGGIO - GIUGNO 2018 Anno XIII (Chiuso in tipografia il 05/07/2018) Una copia: euro 4,00 Abbonamento annuale 6 numeri: euro 24,00 - C.C.P. nr. 11777414 DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Caroli carocaroli@ceramicanda. com DIREZIONE, AMMINISTRAZIONE E REDAZIONE Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 redazione@ceramicanda. com COLLABORATORI Daniela D’Angeli, Stefano Fogliani, Edda Ansaloni, Paolo Ruini, Claudio Sorbo, Massimo Bassi CERAMICANDA garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo al responsabile dati Ceramicanda via De Amicis, 4 - Veggia di Casalgrande (RE). Le informazioni custodite nel nostro archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare proposte commerciali. In conformità alla legge 675/96 sulla tutela dati personali e al codice di autodisciplina ANVED a tutela del consumatore EDITORE Ceramicanda s. r. l. Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Reggio Emilia al n° 986 in data 19/04/99 • Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 • In attesa di Iscrizione Registro nazionale della Stampa PUBBLICITÀ Ceramicanda s. r. l. Via De Amicis, 4, 42013, Veggia di Casalgrande (R. E.) Tel. 0536. 990323 - Fax 0536. 990402 promozione@ceramicanda. com PROGETTO GRAFICO Ceramicanda

Secondo mandato per Claudio Casolari al vertice di Ceramicolor

IMPAGINAZIONE gilbertorighi.com

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NEWS AZIENDE - Impianti e servizi

STAMPA E CONFEZIONE Printì

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ECONOMIA

Il 4.0 e la galassia delle PMI: a che punto siamo?

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IL PROGETTO

PRIMO PIANO

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GRAZIE PER AVERCI SCELTO

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editoriale

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Sommario

Le grandi lastre Laminam per il Politecnico di Breslavia

www.ceramicanda.com Si autorizza la riproduzione di fotografie e testi purché recante citazione espressa della fonte IN COPERTINA Dialoghi d’arte al Museo Bertozzi & Casoni GALILEO CHINI

18 – Sicer 20 – Polcart 36 – Lea Ceramiche 38 – Fila 48 - Litokol 50 – Mirage 53 – Omic 58 – Siti B&T Group

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Bertozzi & Casoni

L’Artista

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I ‘dialoghi d’arte’ al Museo Bertozzi e Casoni Un significativo nucleo di opere in ceramica di Galileo Chini inaugura le mostre temporanee al Museo Bertozzi & Casoni

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e opere di Chini, provenienti in gran parte dalla collezione Vieri Chini di Borgo San Lorenzo ed esposte a diretto confronto con le opere presenti al Museo, suggeriscono affinità evidenti o sotterranee con opere realizzate un secolo dopo, dimostrando ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, che in arte nulla si crea e nulla si distrugge e che il concetto di tradizione artistica, cui Bertozzi & Casoni sono particolarmente legati, ha resistito, innovandosi, ai tanti tentativi di messa in crisi novecenteschi e attuali. Ad assisterci in questo tentativo di superare il gap tra quanto certa storiografia definisce come emergente nell’arte moderna e contemporanea ed espressioni, invece, saldamente ancorate alla grande tradizione dell’arte è un aureo pensiero di Thomas Mann contenuto nel “Doktor Faustus”: “Come infatti non si può capire il mondo nuovo e recente senza conoscere la tradizione, così l’amore del

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foto: Lorenzo Palmieri

vecchio rimane falso e sterile quando si evita il nuovo che ne è derivato per necessità storica”. Quindi “dialoghi d’arte”, perché, come hanno affermato gli artisti stessi: “Non si può essere ribelli in eterno, o si accetta un dialogo o si muore”. Il “dialogo” con Galileo Chini (Firenze 1873-1956) ha indubbiamente momenti di singolare coincidenza e di sensibili affinità. Corre un secolo esatto dal trionfo di Chini all’Esposizione di Arte Decorativa di Torino del 1898 e da quel 1900 che ha visto la sua affermazione internazionale - e della manifattura L’Arte della Ceramica - all’Esposi-

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zione Universale di Parigi negli anni, tra il 1998 e il 2000, in cui Bertozzi & Casoni operano la loro “grande svolta”. E’ questo il momento in cui essi abbandonano la pittura su maiolica e si dedicano a inedite ricerche su materiali in gran parte di derivazione industriale che hanno permesso alle loro opere (rigenerazioni in chiave contemporanea del grande tema della scultura dipinta) di guadagnare un superiore livello di fisica presenza, con una inarrivabile perfezione esecutiva. Due fini, e due inizi, di secolo li separano ma anche li accomunano.

MUSEO BERTOZZI & CASONI DIALOGHI D’ARTE GALILEO CHINI 15 giugno - 14 ottobre 2018 (venerdì, sabato e domenica 15.00 – 19.30) Cavallerizza Ducale Via Racchetta 2 41049 Sassuolo (Mo) www.museobertozziecasoni.com

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Speciale Coverings 2018

a cura di Daniela D’Angeli

Stelle, strisce… e qualche incognita Le opinioni degli addetti ai lavori a margine della 29ma edizione del Coverings tra consapevolezze e qualche timore per la concorrenza iberica, sempre più forte MAGGIO - GIUGNO 2018

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Speciale Coverings 2018

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ono passati cinquant’anni da quel 4 aprile 1968, giorno in cui veniva assassinato a Memphis il leader del movimento per i diritti degli afroamericani Martin Luther King, nato ad Atlanta 39 anni prima. Eppure ancora oggi la capitale della Georgia viene chiamata “Blackanta”, e se questo nome fa riferimento alla quantità di popolazione di colore in essa presente, ad uno sguardo attento non può sfuggire quanto sia assente una vera integrazione. Basta passare qualche minuto seduti su una panchina del Centennial Olympic Park, eretto per le olimpiadi del 1996 che hanno fatto ripartire l’economia della città, e osservare i passanti: sfilano le scolaresche dirette al World of Coca Cola e sono gruppi monoetnici, tutti bianchi o tutti neri; tra i guizzi delle fontane danzanti qualche turista e tanti bambini di colore; sulle panchine perdigiorno, sbandati e senza fissa dimora, rigorosamente “fuori tono”;

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e indovinate chi è al lavoro al luculliano buffet della colazione nel lussuoso Hotel all’interno del headquarters della Cnn, la prima allnews al mondo fondata nel 1980 da Ted Turner!?! La sera poi, come ombre sbucate dal nulla, ecco comparire sbandati alla perenne ricerca di una sigaretta, ancora una volta tutti “fuori tono”, ognuno a raccontare la stessa storia, che parla di un passato nell’esercito sul quale non si può non dubitare. Per toccare con mano l’efficienza americana, ma anche la loro capacità di rendere tutto commercializzabile e quindi anche il lavoro dei giornalisti, basta recarsi in visita proprio alla Cnn: decine e decine di redattori stipati in enormi openspace nei quali producono news come polli in batteria, con schermi che osservano 24 ore su 24 i principali punti di interesse del Paese, perché a proposito di efficienza, costa meno usare la tecnologia piuttosto che inviare in loco dei reporter….

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La carovana italiana della ceramica arriva in America mentre l’economia continua a dare segnali positivi, se il 2018 si chiuderà, come è ampiamente prevedile, con una crescita del Pil si tratterà del decimo anno consecutivo di progresso MAGGIO - GIUGNO 2018

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The Empire State of the South La Georgia è “The Empire State of the South”, centro naturale della regione del Sud-Est degli Stati Uniti; negli ultimi anni ha conosciuto un notevole sviluppo economico, quel territorio ricoperto di foreste e ricco di terre fertili, famoso in passato per le sue sconfinate piantagioni, è oggi ricco anche per un’industria florida e per un settore dei servizi molto sviluppato. La Capitale Atlanta conta anche un Presidente, il repubblicano Jimmy Carter, ed ha regalato alla letteratura “Via col vento” di Margaret Mitchel, dal quale è tratto l’omonimo kolossal cinematografico; un feuilleton romantico che tra le pieghe della storia di Rossella e Rhett racconta la durezza e la violenza della guerra di secessione che ha insanguinato l’America nella seconda metà dell’800. Oggi Atlanta è uno dei maggiori centri nevralgici degli Stati

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Uniti, snodo nevralgico per persone e cose: l’aeroporto di Atlanta è uno dei più efficienti e trafficati al mondo, è quello che conta il maggior traffico merci di tutta l’America del nord; è appunto un nodo strategico fondamentale per questo è sede di numerose aziende: AT&T mobility, CNN, The Coca Cola Company, Coca Cola Enterprises, Delta airlines, Lockheed Martin Aeronautics, SunTrust Bank, UPS. Ma in Georgia sono presenti anche circa 2.000 aziende estere provenienti da oltre 50 paesi, operanti in manifattura, servizi e ben dieci banche internazionali. Un posto perfetto per promuovere il made in Italy… I numeri Centoventi i marchi italiani, di 80 aziende, ospitati intorno a Strada Dinamica, lo stand di Ceramics of Italy che riproduceva un traf-

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ficato tratto di zona pedonale con panchine, tavolini e due grandi chioschi, perché la bellezza del Belpaese passa anche dalla tavola. La carovana italiana della ceramica arriva in America mentre l’economia continua a dare segnali positivi, se il 2018 si chiuderà, come è ampiamente prevedile, con una crescita del Pil si tratterà del decimo anno consecutivo di progresso. Ad aprile l’occupazione nel settore privato è cresciuta al di sopra delle previsioni: sono stati creati 20mila posti di lavoro in più su marzo, mentre le stime erano per +190mila. Nel dettaglio il settore delle costruzioni, quello che interessa più da vicino i produttori di ceramica, ha visto un +27mila e quello del commercio/ trasporti un +14mila. Ma c’è anche un risvolto negativo, secondo gli analisti diventerà sempre più difficile per i datori di lavoro trovare il personale con le giuste competenze; una

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problematica che riscontrano già anche le aziende italiane, sia quelle che producono in loco, sia quelle che importano, in questo caso relativamente alla posa. L’economia è cresciuta nel primo trimestre 2018 del 2,3%, battendo le previsioni che stimavano un +2%, ma seppure molto positivo è un dato inferiore al trimestre precedente. Il Paese sconta una duplice frenata: nei consumi delle famiglie e negli investimenti del settore edile, ma gli analisti sono ottimisti, già nel secondo trimestre le persone e le aziende dovrebbero percepire i benefici del colossale piano di aiuti fiscali decisi dall’amministrazione Trump. Le minori aliquote fiscali, aziendali e individuali, e l’aumento della spesa pubblica spingeranno la crescita economica annuale oltre l’obiettivo del 3%, nonostante un inizio d’anno problematico.

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Speciale Coverings 2018

Vittorio Borelli

Sergio Sassi

Federica Minozzi

Marco Fregni

Armando Cafiero

Giorgio Romani

Cesare Cabani

Daniele Bandiera

Le voci Un momento quasi perfetto, dunque, per portare la bellezza della ceramica italiana al di là dell’Oceano Atlantico, purtroppo però sulle performance del distretto pesa la concorrenza spagnola, vero tema negativo della 29ma edizione di Coverings. “Arriviamo a questo appuntamento in buona salute”, spiega Vittorio Borelli, al suo ultimo Coverings da Presidente di Confindustria Ceramica, “sul mercato americano nei primi mesi del 2018 c’è stato un leggero rallentamento delle vendite, in parte dovuto ad alcuni mesi freddi, in parte dovuto alla concorrenza che non sta mai a guardare, però siamo convinti che anche una fiera come questa serva a marcare le differenze tra il nostro prodotto ed altri di qualità inferiore”. Le vendite sul mercato americano sono una fetta importante dell’export del comparto ceramico italiano, come ci conferma Sergio Sassi Amministratore delegato di Emilgroup: “E’ un mercato che rappresenta sul nostro fatturato un 25-30% a nostro giudizio suscettibile di ulteriori sviluppi, è un mercato che può dare numeri ancora migliori”. A confermare la presenza di qualche nube è Federica Minozzi, Ceo di Iris Group: “il 2018 si sta rivelando un anno particolarmente difficile, so che i numeri ufficiali registrano un calo medio tra il 10 e il 15%, mentre nel resto del mondo si perde il 5,5%. Per quel che ci riguarda ci riteniamo molto fortunati perché stiamo facendo registrare un +3% negli USA con StonePeak e circa altrettanto con il gruppo italiano”. Numeri alla mano l’Italia fa propria una quota del 30% dell’import americano di

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piastrelle, davanti di poco ai cinesi (29%), agli spagnoli (14%) e ai messicani (13%), in un mercato che cresce del 5% l’anno e che nel 2017 ha superato i 283 milioni di metri quadrati di piastrelle consumate. Ad oggi negli USA vengono venduti oltre 3,6 miliardi di dollari di piastrelle, di questi 790 milioni arrivano dall’Italia. A questi vanno aggiunte le vendite dei gruppi italiani che hanno delocalizzato, in Tennessee e Georgia e nel giro di quattro anni hanno fatto salire la produzione da 20 ad oltre 27 milioni di metri quadrati, per un fatturato che ha superato nel 2017 i 450 milioni di dollari. L’incognita spagnola L’aumento delle vendite di ceramica spagnola è cresciuto già nell’ultimo trimestre 2017, ma è nei primi tre mesi del 2018 che si è fatto davvero preoccupante. “La Spagna è sempre stata molto aggressiva, quest’anno in particolare abbiamo notato tutti un aumento vendite estremamente importante, parliamo quasi di un 49% in più sul bimestre”, ci racconta Marco Fregni, Ceo Florim Usa. Il direttore di Confindustria Ceramica Armando Cafiero, sottolinea come “gli spagnoli sono dei concorrenti molto agguerriti da sempre, sicuramente abbiamo delle componenti del nostro sistema Paese che pesano strutturalmente sulla nostra capacità competitiva, ad esempio il costo del lavoro, ancora di più il cuneo fiscale, una legislazione ambientale che viene applicata in maniera troppo burocratica producendo costi aggiuntivi e non vantaggi per l’ambiente, poi un gap infrastrutturale molto pesante ai danni del nostro distretto”. A spaventare

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soprattutto la politica dei prezzi dei cugini iberici: “Tutti hanno paura degli spagnoli perché non si capisce come facciano a tenere quei prezzi”, analizza Giorgio Romani, Presidente del Gruppo Romani, “abbiamo costi di produzione molto simili, le argille provengono dagli stessi paesi, il costo dell’energia è abbastanza simile, così come imballaggi, rettifica e lavorazioni, l’unico punto che ci vede penalizzati è il maggior costo del lavoro e qualche aggravio sulla logistica. Ma è difficile capire come facciano a marginalizzare le aziende spagnole che vendono a questi prezzi, se lo fanno siamo veramente in pericolo”. Dalla parte degli italiani resta la grande qualità: “Credo sia poco intelligente fare concorrenza sui prezzi perché non c’è un limite al ribasso”, conferma Federica Minozzi, “credo che invece convenga puntare tutto sui progetti innovativi, sulla qualità, su qualcosa di originale e di nuovo, che vada incontro alle esigenze del mercato e soprattutto dare un servizio efficiente a

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livello di personale di vendita”. La mission è dunque puntare ancora sul Made in Italy anche se “c’è una tensione ogni anno più esasperata sul prezzo, c’è anche incertezza da parte dei distributori, perché non si capisce la politica del governo americano”, aggiunge Cesare Cabani Dg Lea Ceramiche, “negli ultimi tre mesi del 2017 e nei primi del 2018 abbiamo avuto un rallentamento che si è confermato, ma non c’è solo la Spagna a fare concorrenza, penso anche la Cina per la comodità sulla west coast, ma anche Turchia e Indonesia, ma l’Italia si salva per design e qualità”. Ancor più circostanziato l’ottimismo di Daniele Bandiera di Ferro, freddo nell’analizzare le ragioni del successo spagnolo, “frutto di scelte tecnologiche fatte da sempre, di una attenzione ai costi e dell’avere come obiettivo un prezzo finale sul quale vogliono attaccare”, ma con il consiglio di attendere perché “non sono così sicuro che questo porterà a cose buone e giuste, il finale del libro non è ancora scritto”.

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Intervista

a cura della redazione

«La chiave del successo resta il prodotto» F

Donato Grosser

Avvocato, economista, profondo conoscitore del mercato americano, Donato Grosser fa le carte al 2018 della ceramica oltreoceano: «Le piastrelle italiane valevano, trent’anni fa, il 25% del mercato. Oggi siamo tra il 12 e il 13%, ma quel che manca a fare la quota di allora se lo sono preso gli italiani che producono negli USA»

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iducia. E pazienza. Perché la concorrenza, soprattutto spagnola, morde, ma il made in Italy vale tanto. «E la chiave per sfondare su ogni mercato è il prodotto, non il prezzo. Se il prodotto vale si vende, se non vale non vende, anche se costa poco». La pensa così, almeno, Donato Grosser: è attraverso la sua esperienza che Ceramicanda fotografa le prospettive della piastrella italiana sul mercato a stelle e strisce, ottenendone rassicurazioni e, perché no, anche la conferma che se le costruzioni made in USA viaggiano, viaggia anche la piastrella. «E’ il residenziale, e parlo di residenziale ‘nuovo’, il mercato da tenere d’occhio. Finchè si vendono case nuove – spiega Grosser - si vendono anche le piastrelle» In Italia, invece, sono le ristrutturazioni a ‘tenere su il mercato’…. «Qui valgono anche quelle, come vale l’edilizia commerciale e direzionale, ma è sul nuovo che la ceramica ha sempre fatto, e fa tuttora, la differenza: e l’economia che cresce, trainata dalle costruzioni, è un fattore che va tenuto nella giusta considerazione da parte dei produttori di piastrelle» Crescesse anche nel 2018, il mercato americano, per il sistema USA sarebbe il decimo rialzo consecutivo… «Vero, ma si tratta di uno sviluppo tutto sommato prevedibile. Dopo la grande crisi del 2006 e 2007, infatti, non c’è stato un rimbalzo immediato, fatto di rialzi repentini e veloci, ma una crescita forse lenta, ma anche e soprattutto progressiva» Meglio o peggio, secondo Grosser? «Meglio, senza dubbio: la progressione ha dato modo ad ognuno di crescere secondo ritmi giusti, di governare la crescita… Come dite voi italiani, chi va piano….» Va sano e va lontano, appunto: la ceramica cresce ma, dicono i produttori italiani, non abbastanza rispetto ad altri materiali…. Linoleum e moquette, ad esempio… «Linoleum e moquette lasciamoli stare: la

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ceramica sconta,oggi, difficoltà legate soprattutto alla diffusione sempre maggiore del battery vinyl tile, sistema che costa meno delle piastrelle e oggi è di gran moda, grazie ad un effetto estetico non disprezzabile ad un costo di installazione molto inferiore rispetto alla ceramica. La ceramica, tuttavia, è un’altra cosa: dura di più, è più bella, è più sicura: qualche consumatore potrà anche farsi sedurre dal vinile, ma solo sul breve termine….» Anche le politiche di ‘chiusura’ di Trump spaventano, in prospettiva, il made in italy… «Se parliamo di dazi le piastrelle non credo siano sull’agenda dei consulenti economici della Casa Bianca, né la questione mi sembra possa essere all’ordine del giorno. L’acciaio è prodotto strategico, anche per l’industria bellica, le mattonelle no. E certe misure protezionistiche, di solito, le chiede chi produce in loco e si sente minacciato dalle importazioni. Non è il caso delle ceramiche…» Non c’è solo l’Italia, a spingere sul mercato statunitense… Anzi, a sentire gli addetti ai lavori la piastrella italiana combatte concorrenze estere importanti… «Vero, ma non da oggi. Le piastrelle italiane valevano, trent’anni fa, il 25% del mercato. Oggi siamo tra il 12 e il 13%, ma quel che

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manca a fare la quota di allora se lo sono preso le aziende italiane che producono negli USA, e hanno scelto, con grande lungimiranza, di produrre qui…» Preoccupa la Spagna, però, le cui performances di inizio 2018 penalizzano la piastrella italiana…. «Gli spagnoli, effettivamente, hanno trovato il modo di fare breccia. Da una parte hanno azionato la leva dei prezzi, dall’altra hanno trovato distributori più efficienti ma….» Ma? «Dobbiamo stare attenti a dare troppo peso a quello che accade in tre mesi, una rondine non fa primavera. Quando parliamo di consumo di piastrelle in America ci riferiamo a quello reale, ovvero alle piastrelle acquistate e montate, i dati che commentiamo si riferiscono invece a quello apparente, riferito alle vendite ex factory, se sono prodotte in America, o al prodotto sdoganato se è importato» Quindi? «Parliamo di di piastrelle che sono semplicemente entrate nel circuito della distribuzione americana. Se chi importa o produce ceramica ha capito il mercato, il suo prodotto si venderà, altrimenti resterà sugli scaffali dei magazzini, anche se il prezzo è il più basso del mondo».

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PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Sicer presenta la nuova esacromia Una nuova gamma di inchiostri per esaltare i grandi formati: toni e sfumature unici. Superfici sempre più evolute grazie alle nuove graniglie DRY-LUX Giuliano Ferrari

Marco Eumenidi

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a una parte la necessità di innovare, fornendo ai propri partners strumenti in grado di aggiungere tecnologia al processo e valore al prodotto. Dall’altra la volontà di elaborare formule che garantiscano la sostenibilità ambientale, «tema – dice Giuliano Ferrari, membro del CdA di Sicer – particolarmente sentito dalla nostra azienda, oltre che dai nostri clienti». Fa sintesi di entrambe le istanze la nuova gamma produttiva punta di diamante della ricerca Sicer, presentata al Coverings 2018 presso uno stand di 120 metri quadrati all’interno del quale erano ben visibili i progressi fatti dalla ricerca in tema di decorazione in atto da tempo da una delle aziende più evolute del distretto ceramico.


«Abbiamo lavorato e stiamo lavorando su diversi temi: i brevetti di nuovi inchiostri, in particolare il Rosso Assoluto e il Giallo, in grado di garantire livelli qualitativi ad oggi mai raggiunti nel campo della decorazione ceramica, lo studio di nuove graniglie serie LUX, con applicazione ad umido, e DRY LUX, con applicazione a secco digitale per creare nuove superfici perfettamente piane e levigate come il marmo. E, appunto, quell’attenzione all’impatto ambientale che oggi è considerato uno dei fattori chiave del processo produttivo», spiega Marco Eumenidi della direzione commerciale del gruppo fioranese, che puntualizza come «il livello tecnico ed estetico del prodotto ceramico, e questo Coverings ne da’ un’ulteriore conferma, si è alzato in modo esponenziale, e la ricerca è chiamata a innovazioni continue, in grado di interpretare al meglio sia i grandi formati che i processi full digital». In questo senso, la nuova esacromia di Sicer, composta dagli esclusivi inchiostri digitali ROSSO ASSOLUTO, GIALLO, VERDE INTENSO e TURCHESE, oltre ai canonici NERO e CIANO, «permette di ottenere un gamut colore esponenzialmente ampio con la conseguente possibilità di realizzare su ceramica grafiche e colori fino ad oggi im-

pensabili, mentre le nuove graniglie – spiega Eumenidi - conferiscono alle produzioni una naturalezza unica, esaltata soprattutto nelle superfici che si ispirano ai marmi». «Siamo prossimi anche a presentare una nuova gamma di materie digitali ed inchiostri brevettati, non a base acqua, completamente inodori che dovrebbero garantire emissioni ridotte almeno del 70% rispetto agli attuali. Siamo in fase finale di test industriali e, se tutto va per il verso giusto, li presenteremo a giugno al mercato italiano ed internazionale».


PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Polcart: il sogno americano si realizza Lo sbarco negli USA dell’azienda fioranese, leader nella progettazione e produzione di espositori su misura per ceramica

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Coverings è stato un grande successo. Sono venuti a trovarci tutti i clienti americani interessati ai nostri prodotti». Lo dice Elio Barbieri, titolare di Polcart, da trenta anni leader nella progettazione e produzione di espositori su misura per ceramica presso lo stabilimento di 10mila metri quadri ubicato a Fiorano Modenese, dal 2017 operativa anche negli USA. La nuova sede di Cookeville, nel distretto ceramico di Nashville in Tennessee, si è infatti costituita a marzo 2017: «I primi lavoratori italiani si sono trasferisti a maggio 2017 per ristrutturare e rinnovare lo stabilimento. Durante l’estate nascono le prime collaborazioni con i clienti americani con prodotti e servizi scelti specificamente per soddisfare le richieste di questo mercato. Ma la vera partenza è a gennaio 2018; oggi sono dieci gli addetti americani, coordinati da un direttore italiano». Elio Barbieri sottolinea l’importanza del fattore umano in un’impresa di queste dimensioni, oltre all’investimento economico: «E’ complicato trovare dipendenti. Ci siamo impegnati a scegliere il personale adeguato per poter affrontare


il boom di lavoro che abbiamo vissuto all’inizio dell’anno. Là servono i nostri prodotti ed i nostri servizi. La richiesta principale della zona – aggiunge il titolare di Polcart - è la logistica”. A Cookeville, Polcart fa scorta dei prodotti italiani che più si vendono nel mercato americano, anche se sono sempre di più coloro che desiderano il prodotto realizzato in Tennessee, per ovvi motivi di costi e logistica. «Il mercato ceramico è in continua evoluzione. Bisogna stare al passo con gli sviluppi dei formati sempre diversi. Studiamo – conclude Barbieri - le nuove strutture con l’aiuto di ingegneri esterni, specie per le lastre pesanti. Facciamo tanta ricerca e cerchiamo materiali nuovi». Per Polcart quello americano era già un mercato molto importante prima, ma si é reso necessario un avvicinamento perché «potenzialmente può dare di più. C’è una situazione politica ed economica stabile che ci ha portati ad investire con fiducia». Un mercato enorme sul

quale Polcart può far valere le sue competenze. “Questo primo anno ci ha permesso di capire meglio il mercato e di attrezzarci per affrontare al meglio il futuro”. Per quanto riguarda l’Italia, il titolare di Polcart si dice molto soddisfatto. «Siamo fiduciosi- conclude- e siamo riusciti ad adeguarci alle nuove esigenze della nostra clientela».


Mercato

a cura di Stefano Fogliani

La piastrella cresce ancora, ma il difficile viene adesso… Produzione, vendite, export, investimenti: tutti positivi i principali indicatori che misurano il 2017 della piastrella italiana, per la quale si annuncia tuttavia un 2018 non semplice a causa della concorrenza estera MAGGIO - GIUGNO 2018

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a piastrella continua a crescere, incassa dati tutto sommato lusinghieri a margine di un buon 2017 ma si interroga su un futuro prossimo non privo di incognite. Questo primo scorcio di 2018, stando ai “si dice”, non sarebbe infatti granchè, ma tant’è… Non manca, da qui a fine anno, il il tempo per pensarci e non mancano i presupposti, magari, anche per invertire quella tendenza non super che qualche sorriso tirato, scorto tra il Cevisama e il Coverings, di questi tempi lo suscita tra imprenditori e addetti ai lavori. E che il grigio cui sembra tendere questa prima fase dell’anno possa farsi un tantino più luminoso lo testimoniano la solidità e il dinamismo del settore che, per quanto attiene al 2017, non fa segnare un ‘meno’ che sia uno davanti a tutti i principali indicatori. E se quelle di questi primi mesi del 2018 sono soprattutto ‘sensa-

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Mercato

Osservatorio previsionale per l’industria delle piastrelle in ceramica/Confindustria Ceramica giugno 2018

zioni’, che forse, ma non è detto, troveranno riscontro in un prossimo futuro, quelli del 2017 sono numeri, presentati presso la sede di Confindustria Ceramica dal Presidente uscente Vittorio Borelli e dal Direttore Generale Armando Cafiero. E di questi, che sono dati ‘reali’ e non stime, vale la pena prendere nota. Anche perché, a ben vedere, i numeri non sono affatto male, soprattutto considerando le tante criticità del sistema paese, una concorrenza estera parecchio agguerrita

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e il gap che, a livello infrastrutturale e non solo, il made in Italy della piastrella ‘paga’ nei confronti di competitors vecchi e nuovi. «Il comparto – si è detto – si consolida in un contesto ancora positivo, anche se sempre più concorrenziale». E i dati che il 2017 regala al settore confermano l’assunto Vendite e produzione ok Il settore regge, ma non si limita a questo. Cresce, infatti e si fa rispettare su un mercato

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Osservatorio previsionale per l’industria delle piastrelle in ceramica/Confindustria Ceramica giugno 2018

la cui espansione aggiunge complessità alle sfide da affrontare: i fatturati, finalmente tornati ai livelli del 2008, direbbero che «la lunga marcia» verso la ripresa ha trovato il suo punto di approdo, e gli stessi dati – tutti in crescita – relativi a produzione, vendite sul mercato italiano e sui mercati esteri, investimenti parlano di un settore che gode di buona salute. Sono infatti 145 le aziende presenti sul suolo italiano, dove sono occupati 19.515 addetti (+2,9%), che nel corso del 2017 hanno

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prodotto 422 milioni di metri quadrati (+1,6%), tali da consentire vendite per 421,9 milioni di metri quadrati (+1,8%) divisi secondo schema ormai consueto tra Italia ed estero, ovvero con l’export che la fa da padrone. Export in crescita, Italia così così Le vendite in Italia si posizionano a 83,7 milioni di metri quadrati (+1,1%, ma i volumi rappresentano meno della metà del mercato interno precrisi), mentre i volumi esportati, ora pari

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Mercato Investimenti: 1,8 miliardi di euro negli ultimi cinque anni Dal 2013 raddoppiati i volumi e le percentuali su fatturato di settore

anno

investimenti*

% crescita su anno

% sul fatturato di settore

2013

224

-0,5%

4,75%

2014

286

+27%

6%

2015

351

+ 22%

6,90%

2016

400

+ 14%

7,40%

2017

514

+ 28%

9,30%

*milioni di euro, fonte indagini stattistiche annuali Confindustria Ceramica

a 338,2 milioni di metri quadrati, valgono un +1,9%. I fatturati delle aziende ceramiche che producono in Italia vanno di conseguenza e raggiungono così i 5,5 miliardi di euro (+2,4%), derivanti per larghissima parte dalle esportazioni (4,7 miliardi, +2,5%, l’85% del totale) e solo per una quota marginale, pari a 842 milioni di euro, dalle vendite sul mercato interno. Investimenti, prosegue il boom Si stimava potessero arrivare a rappresentare il 10% del fatturato di settore, e testimoniare la vitalità e la capacità di innovazione del comparto, e il dato di fine 2017 non va troppo lontano dall’obiettivo. Detto che gli investimenti crescono infatti per il quarto anno consecutivo, nel 2017 raggiungono i 514,9 milioni di euro (+28,6% sul 2016; 1,8 miliardi nel quinquennio), con una quota sul fatturato annuo (9,3%) che pone il settore ceramico ai vertici dei settori manifatturieri. A ‘spingerli’, gli investimenti, da una parte la vocazione alla ricerca insita nel settore, dall’altra le opportunità legate alle misure di Industria 4.0, colte appieno dalle aziende ceramiche, molte delle quali hanno ormai imparato a fare i conti con le innovazioni tecnico-logistiche imposte dai grandi formati, capitalizzandone il vantaggio competitivo.

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Le prospettive sul breve termine Il cuneo fiscale , il tema delle infrastrutture e quello della pressione fiscale, la burocrazia: il 2018 sarà anche occasione per il sistema di confrontarsi con il nuovo Governo per rielaborare i cosiddetti fattori di competitività del sistema Italia’. Toccherà al neopresidente Giovanni Savorani e al nuovo direttivo verificare gli spazi di manovra, perché anche da qui passano molte delle fortune di un comparto che investe, innova e genera occupazione e innovazione, ma si confronta ad armi impari con un mercato globale sul quale i ‘competitors’ esteri sono sempre più agguerriti. La Spagna in primis, cui dal quartier generale di Confindustria Ceramica si guarda con un pizzico di apprensione. «Mi piacerebbe portare i nostri politici in Spagna per mostrare loro cosa è un distretto moderno e che tipo di sistema può creare un Governo a beneficio di chi fa impresa», ha detto infatti Borelli, ricordando che, come l’Italia, anche l’Europa propone più sfide: il Fair Trade, i dazi compensativi sul dumping cinese, il sistema Emission Trading e il costo dell’energia, che sta aumentando a causa della crescita del petrolio e si sta ripercuotendo sui prezzi del gas, materia prima fondamentale per il settore ceramico.

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Personaggi

Giovanni Savorani negli studi di Ceramicanda

a cura di Roberto Caroli e Stefano Fogliani

Giovanni Savorani: «Per consolidare la crescita dobbiamo fare sistema» Il neopresidente di Confindustria Ceramica traccia le linee del suo primo mandato: «Il 2018 non è cominciato benissimo, ma la piastrella italiana resta un passo avanti, e può vincere le tante sfide che la aspettano» MAGGIO - GIUGNO 2018

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uando gli hanno chiesto, la prima volta, di fare il Presidente, racconta, «ho detto subito di no». Poi, aggiunge, «la fiducia che tutti hanno manifestato nei miei confronti mi ha spinto a raccogliere questa sfida, che affronterò con passione e grandissimo entusiasmo, ma anche con qualche preoccupazione perché ho avuto consenso ampio, e vuol dire che da me ci si aspetta tanto». Giovanni Savorani, primo presidente di Confindustria Ceramica non espressione del distretto di Sassuolo – è faentino, guida un’azienda del distretto imolese – rappresenta una doppia novità. Non viene né dalla sponda modenese né da quella reggiana del distretto ceramico, il neopresidente, ed è un tecnico, «anche se anche altri tecnici sono stati presidenti prima di me, e tra questi mi piace ricordare Antonio

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Personaggi

Giovanni Savorani e Vittorio Borelli

Camellini. Un signore d’altri tempi, scomparso di recente, di fronte al quale – racconta Savorani – sostenni il mio primo colloquio di lavoro» Che immaginiamo sia andato bene, visto il suo percorso professionale, che adesso si appresta vivere una tappa importante: alla sua elezione ha brindato a Lambrusco o a Sangiovese? «A me piace anche il lambrusco, quindi….» Battute a parte, cosa pensa possano avere di più i romagnoli degli emiliani? «Sinceramente nulla: porto in Associazione la mia esperienza e, come ho detto prima, sono stato molto gratificato dal consenso espresso nei miei confronti. E so che adesso si tratta di rispondere alle aspettative degli associati, di raccogliere nel modo giusto le tante sfide che il settore si appresta ad affrontare…» Come sta, il settore ceramico? «Lo vedo bene, vedo un comprato in grado di fare da traino a livello mondiale. Vedo i produttori italiani sempre un passo avanti nei processi e nei prodotti, e l’approdo alle grandi lastre è solo l’ultimo capitolo di una storia di eccellenza che viene da lontano, e vedo che gli altri, intendo i competitors stranieri, ci seguono. Poi è vero che la diffusione di tecnologie come il digitale hanno ridotto il gap, ma l’Italia coniuga innovazione, prodotto e design in un modo che la tiene un passo avanti a tutti»

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Torniamo al tecnico, quindi… «Anche, ma non solo. Il settore ceramico è un’eccellenza riconosciuta ovunque come tale, è un sistema che funziona in quanto tale, e per questo mi propongo di coinvolgere tutti i maggiori produttori, consapevole che da qui ai prossimi anni si tratterà di fare massa critica, e di affrontare sfide che si vincono, appunto, facendo sistema. E migliorando un settore che la sua continua a dirla, come dimostrano i dati del 2017 e riguardano fatturato e investimenti» Sugli investimenti, obiettano alcuni analisti, hanno inciso gli incentivi legati, ad esempio, a super e iperammortamento… «Quello è stato un fattore che ha spinto ad investire di più imprenditori che avevano già scelto di investire. L’obiettivo è rendere queste forme di incentivo più durature nel tempo, in modo da agevolare politiche sul lungo termine, che possano riflettersi appieno sullo sviluppo del settore» Il 2018, tuttavia, è cominciato male:il primo trimestre dice segno -… «Il segno -, su un arco temporale del genere, va analizzato. Confrontato ad un 2017 molto importante, e difficilmente replicabile, e vale la pena aspettare i dati del semestre. Ma è vero che ci sono variabili delle quali vale la pena tenere conto…» Tra queste la concorrenza spagnola… «La Spagna ha pagato difficoltà su alcuni suoi

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mercati di sbocco tradizionali, come l’Africa e gli Emirati, e ha provato e sta provando ad aprirne altri. Ma quello che conta è che, come dicevo prima, ci seguano…» La piastrella come può difendersi da una concorrenza così agguerrita? «Facendo, come dicevo prima, sistema: gli spagnoli lo fanno, e la competitività di un settore non la fanno solo le imprese che ne fanno parte» Cosa la fa? «Il sistema, appunto. Le aziende, le banche, le infrastrutture, le agenzie per l’ambiente, gli enti locali, i sindacati, le infrastrutture. Perfino la stampa, nel senso della comunicazione… Tutti insieme, sono convinto, si vince: il settore ceramico è un’eccellenza del made in Italy, si tratta di creare le condizioni che lo consolidino. Per quello parlo di allargare ulteriormente, per quanto possibile, la base associativa: un’associazione più forte fa più forte il settore» Un settore fatto di grandi aziende e realtà più piccole: non è un limite, questa convivenza, alla luce di esigenze diverse? «No. Io credo invece che il confronto e la concorrenza siano uno stimolo e forniscano le coordinate per affacciarsi sui mercati nelle condizioni giuste» Gli obiettivi del mandato di Savorani? «Lavorare in continuità con quanto già fatto in questi anni dall’associazione… In ballo c’è

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tanto, e va tutto gestito al meglio..» Nel senso? «Si tratta di avere il giusto peso, di farsi ascoltare a più livelli, di essere suggeritori capaci nei confronti di chi rivendica le nostre istanze a livello legislativo e regolamentare. E siamo sempre, appunto, alla necessità di fare sistema» In vista di un 2018 partito ad handicap… «Partito non benissimo, e lo sappiamo. Ma il settore è vispo, e so che si farà valere: per quanto mi riguarda quando ho accettato l’incarico mi sono detto ci provo, e ci metto tutta la passione che ho. Il settore ha una sua forza, confermata dalle performances degli ultimi anni, e si tratta di prevenire quelle condizioni che potrebbero metterlo in crisi. Magari un prodotto altrenativo o un contesto socioeconomico come quello che, diversi anni fa, portò lontano dall’Italia i colorifici» Teme delocalizzazioni, Savorani? «No, nel senso che vedo come la ceramica investa su un territorio cui resta legato e dico che sarebbe giusto creare, attorno a questi investimenti, un contesto all’altezza. Viabilità e infrastrutture, da questo punto di vista, sono strategiche…» Questione anche politica, questa… «Serve equilibrio: al settore non servono né fughe in avanti e nemmeno fughe all’indietro. Serve un lavoro di squadra che porti al miglior risultato possibile».

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Il ricordo

a cura di Roberto Caroli

Antonio Camellini e il nostro direttore

Addio allo statista del distretto Con Antonio Camellini, scomparso lo scorso 4 giugno all’età di 84 anni, se ne è andato uno dei padri nobili della ceramica italiana

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icevetti un giorno una telefonata dal Signor Visentin, noto operatore nel campo delle materie prime sassolesi, amico fraterno di Antonio Camellini: “direttore, il Presidente avrebbe manifestato il desiderio di invitarti a pranzo nei prossimi giorni, per uno scambio di opinioni sull’andamento del settore, sulle luci e le ombre del distretto ceramico”. Era il 2012. Accettai subito, non solo per l’imprenditore e dirigente che è stato, per le cariche istituzionali che l’ex presidente di Assopiastrelle ha ricoperto durante la sua carriera professionale, presidente della Camera di Commercio di Modena, Presidente del Centro Ceramico di Bologna, Vicepresidente della società Autostrade del Brennero, bensì per ciò che Camellini ha rappresentato per il settore e il comprensorio ceramico; per l’amore che su questi ha sempre riversato, un trasporto che andava oltre i prestigiosi incarichi; una passione, un interesse, che anche da pensionato non sono mai scemati. Quel giorno arrivò a pranzo con venti minuti di anticipo perché, mi dirà poi, a causa dei suoi evidenti problemi di deambulazione non voleva creare ostacoli, intoppi alla regolare circolazione dei camerieri, disagi agli ospiti del locale.

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Camellini e Luigi Abete (2002)

Da sinistra Gae Aulenti, Carla Fenaroli e Camellini alle Casiglie (2002)

In effetti quando arrivai era già comodamente seduto al tavolo, con le sue inseparabili bretelle e gli occhiali adagiati sulla punta del naso, dai quali emergevano gli occhi minuscoli ma vispi, tipici di chi possiede un’intelligenza veloce. Capii subito che alla base dell’invito c’era il bisogno di esternare all’amico giornalista il suo pensiero, unito alle preoccupazioni che evidentemente serbava. Per Camellini Sassuolo stava diventando un hub al servizio delle aziende ceramiche del mondo, motivo per cui le infrastrutture, la logistica, in modo particolare la Bretella Campogalliano-Sassuolo, avrebbero giocato un ruolo determinante per il nostro territorio. Rimpiangeva, quel giorno, il ruolo del ceramista di un tempo, il solo interprete, a suo modo di vedere, in grado di apportare valore aggiunto e identità ad un brand aziendale, unica via per evitare l’imperante standardizzazione di prodotto dei nostri giorni, una responsabilità che addossava a tecnici e impiantisti. Forse per questo paragonava il settore ceramico dei

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Serata di gala Cersaie ospite Katia Ricciarelli (1990)

Camellini con Ciampi (di spalle) e Bassetti (1998)

nostri giorni “ad una giornata di novembre, nella quale la nebbia, fitta, impedisce di scorgere la fine della strada, la direzione che l’industria ceramica dovrebbe seguire”. Mi diceva queste cose tra un boccone e l’altro, tra il racconto delle sue faticose giornate, passate prevalentemente dal fisioterapista di Modena e la poltrona di casa, dove si perdeva in letture e pensieri. Seguiva il nostro programma televisivo, leggeva i nostri giornali, dopo quell’incontro ogni tanto mi telefonò per regalarmi un complimento, per tirarmi le orecchie, come quella volta che rimase contrariato per un mio articolo nel quale mi schieravo contro la (sua) Bretella: “Sbagli, è un opera indispensabile, è il collegamento con l’Europa e con il mondo”, mi redarguì. Quel mondo dal quale si è congedato per sempre. Se il distretto fosse uno Stato, di lui bisognerebbe dire che è stato uno statista, per ciò che il significato del termine esprime: un uomo che ha guardato più agli interessi del suo Paese che a quelli di bottega.

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Primo Piano

Concreto by Fabio Novembre: la nuova evoluzione delle lastre sottili di Lea Ceramiche

PrimoPiano

a cura della redazione

Lea Ceramiche ha presentato al Fuorisalone una nuova collezione di superfici, Concreto firmata da Fabio Novembre: rappresentazione inedita di un materiale d’architettura

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isultato dell’attitudine dell’azienda a legare strettamente tra loro creatività, innovazione e know-how, Concreto riflette la filosofia di Lea Ceramiche che mette al centro una continua evoluzione di idee e tecnologie e una profonda ricerca estetica del materiale. Attraverso le strette collaborazioni tra Lea Ceramiche e i designer, l’azienda crea infatti uno scambio dialettico di idee e conoscenze in grado di influenzare e definire i gusti e gli stili del tempo, ponendo al centro del processo di sviluppo del prodotto, la sua creatività e la sua radicata capacità industriale. Elementi che si ritrovano nella nuova collezione Concreto di Fabio Novembre che approfondisce il tema del cemento con una rappresentazione iperrealista delle superfici cementizie. Un’operazione concettuale che nasce da un’indagine estetica e materica per catturare il maggior numero di dettagli del materiale andando però al di là della stessa realtà oggettiva, stravolgendola e sottolineandola: le diverse texture e cromie del cemento, diventano quindi gli sfondi della collezione declinati in cinque tonalità - extra light, light, medium, dark e rust- che ripropongono la matericità del materiale grazie alla tecnologia del gres porcellanato laminato. «Il gres – dice Novembre - è il più avanzato e sostenibile tra i materiali da costruzione del nostro tempo, una vera e propria tabula rasa


da usare per raccontare storie materiche. Non poteva mancare un capitolo dedicato al cemento. Per interpretarlo abbiamo cercato di recuperare l’elemento organico della miscela del materiale originale, l’acqua che si mostra nei suoi movimenti ondulatori (decoro Tide), nella sua assenza (decoro Dry), nelle trame degli esseri che la abitano (decori Reef e Foam) e nella gravità che la condiziona (decoro Drops). Ne è nata una collezione molto materica, organica, in grado di adattarsi ad ogni contesto». Continua il designer: «Sono cresciuto nel mito del loft newyorkese, uno spazio aperto, con pochi muri, abbastanza indifferenziato. E in questo immaginario il cemento, la battuta di cemento, è il materiale cardine. È per dare questa specie di libertà interpretativa allo spazio che con Lea siamo arrivati a questo materiale». Con la nuova collezione Concreto, Lea Ceramiche introduce per la prima volta nella linea Slimtech nuovi formati 120x120cm e 120x260cm e lo spessore 6mm, ampliando ulteriormente le destinazioni d’uso e gli ambiti di applicazione. Concreto racchiude quindi tutti gli aspetti di Lea Ceramiche, presentandosi come una collezione innovativa e ricercata sia dal punto di vista creativo che tecnico ricreando un estetica unica e completa in grado di offrire un’ampia libertà interpretativa e di adattarsi ad ogni spazio.


PrimoPiano

Primo Piano

a cura della redazione

Perché è fondamentale il lavaggio dopo la posa di un nuovo pavimento R

idurre in maniera significativa le contestazioni sul gres porcellanato passa anche dal lavaggio dopo posa di un nuovo pavimento. E’ quanto emerge dal dipartimento tecnico di Fila, un osservatorio privilegiato per quanto riguarda l’andamento delle problematiche legate al periodo successivo alla posa di una pavimentazione. Le aspettative di privati e amministrazioni pubbliche riguardo la posa del materiale di rivestimento spesso si scontrano con il risultato di fine cantiere, dando luogo a contestazioni che diventano un danno di immagine per il nome dell’azienda ceramica. L’interlocutore, infatti, non comprende quasi mai che la differenza tra la bellezza del materiale scelto in show room e quella del prodotto finito sia dovuta ad un difetto di posatura o ad un mancato lavaggio di fine cantiere; di fatto dunque il committente imputa l’aspettativa mancata direttamente al materiale fornito. “Ma che materiale mi hanno venduto?”, “non è questa la piastrella che ho scelto!”: sono solo alcune delle espressioni

L’operazione consente di rimuovere ogni residuo di cemento, malta e colla derivanti dalla posa. Si evitano così contestazioni sul prodotto che introducono le richieste di assistenza che arrivano quotidianamente al dipartimento di assistenza tecnica Fila attraverso il numero dedicato, sia al cliente finale, al posatore e, non per ultimo, alle stesse aziende ceramiche.


Dopo l’acquisto di una nuova casa o dopo una ristrutturazione con l’installazione di un nuovo pavimento è indispensabile, dunque, effettuare un buon lavaggio delle superfici per rimuovere ogni residuo di cemento, malta e colla derivanti dalla posa. Una operazione, purtroppo, raramente eseguita con prodotti specifici e questo, nel tempo, può essere causa di diversi problemi al pavimento. Cerchiamo di capire cosa succede se non viene fatto il lavaggio dopo posa. I residui della posa (spesso non visibili ad occhio nudo) restano sulla superficie e lo sporco si aggrappa più facilmente; vi è la sensazione, da parte del consumatore finale, che anche un materiale non assorbente possa macchiarsi facilmente. I residui diventano parte del materiale, modificandone il colore (ad esempio da bianco a grigio). A volte può accadere che cadano sulla superficie alcune gocce di sostanze acide come alcuni soft drink e vino che sciolgono lo sporco eliminandolo localmente, assumendo la sembianza di aloni e macchie (chiamate tecnicamente “macchie di pulito”). Se viene effettuato un trattamento antimacchia, i residui di posa e di cantiere si fissano definitivamente sulla superficie. Ma ci sono conseguenze problematiche anche nel caso in cui venga effettuato il lavaggio con prodotti non specifici. Se non viene utilizzato il prodotto corretto si corre il rischio di: rovinare irrimediabilmente il materiale, danneggiare le fughe e/o i profili in acciaio e in alluminio. Questo è quanto accade, ad esempio, con l’impiego di acido muriatico, sostanza corrosiva e pericolosa per l’utilizzatore. Un corretto lavaggio dopo posa e di manutenzione consente di ottenere un pavimento pulito, assicurando un ambiente salubre e sano, e migliorando il benessere delle persone nel tempo, assicura la bellezza originale del materiale nel tempo, mantiene inalterate le prestazioni dei materiali. Per tutte queste esigenze Fila ha ideato una serie di prodotti ideali per la pulizia iniziale e specifici per ciascun tipo di materiale e di fuga. Iniziamo con Deterdek, un detergente acido per gres, cotto e pietre resistenti agli acidi: non è un semplice acido tamponato ma un acido che grazie alla sua componente di detergenza rimuove facilmente la componente polimerica (additivo) dei fuganti cementizi; pulisce senza aggredire le superfici, le fughe gli elementi in alluminio e acciaio (cappe, condotti, etc…); è un acido tamponato che non sviluppa fumi nocivi per l’operatore e l’ambiente a differenza di altri acidi in commercio, il suo utilizzo risulta quindi più semplice e sicuro; è specifico per il lavaggio fine cantiere ma ideale anche per eliminare le macchie di origine inorganica come ruggine, efflorescenze saline, calcare, strisci di metallo. Veniamo ora a Filaps87, un detergente sgrassante per pietre calcaree,

cementine e pietre ricostruite; è il detergente alcalino che grazie alla sua composizione chimica è ideale per il lavaggio di base, di pietre non lucide e non resistenti agli acidi come le pietre calcaree, cementine e pietra ricostruita. Si tratta di un prodotto multifunzione: pulisce, smacchia, sgrassa e decera in base alle diverse diluzioni; puro, smacchia il gres porcellanato dalle macchie impossibili; ideale per lavare le superfici che necessitano di un lavaggio straordinario. Infine Filacr10, pulitore per residui epossidici e resinosi, si tratta del detergente concentrato specifico per il lavaggio dopo posa di pavimenti e rivestimenti fugati con stucchi epossidici e fughe resinose; è un prodotto viscoso che permette il lavaggio a parete; una formulazione studiata per rimuovere anche stucchi epossidici consistenti e stagionati; specifico per materiali non assorbenti: ceramica smaltata, gres porcellanato e mosaici in vetro e ceramica.


NEWS

Aziende

RILIEVI DI CEDIT PREMIATA CON IL NYCxDESIGN AWARD La collezione Rilievi disegnata da Zaven per CEDIT – Ceramiche d’Italia ha vinto il NYCxDESIGN Award, prestigioso riconoscimento promosso dalla rivista statunitense Interior Design e dalla fiera ICFF che celebra ogni anno i migliori talenti nei principali settori del design. Rilievi – presentata in anteprima presso lo Spazio CEDIT di Milano in occasione del Fuorisalone 2018 – è stata selezionata da una giuria internazionale ed è stata eletta vincitrice assoluta nella categoria “Wall Covering: Tile & Stone” Disegnata da Zaven | Enrica Cavarzan & Marco Zavagno, Rilievi è una collezione di rivestimenti per l’interior design dal forte impatto estetico che rompe i tradizionali schemi della ceramica. Elementi tridimensionali con geometrie e colori differenti decorano le grandi lastre CEDIT trasformando le pareti e gli spazi in vere e proprie composizioni scenografiche. La cerimonia di premiazione si è svolta A New York, nella cornice del Pier 17, presso il nuovo edificio recentemente ristrutturato nel distretto di South Street Seaport.

COTTO D’ESTE TRA I SOCI DI ASSOPOSA

IL SUCCESSO DELLE GRANDI LASTRE A VENA PASSANTE Di FONDOVALLE E LB A COVERIGNS 2018

Cotto d’Este è tra i soci aggregati di Assoposa, l’associazione italiana dedicata ai posatori piastrellisti che organizza e sovrintende la formazione e la qualificazione di questi professionisti. L’associazione, infatti, lavora per mantenere alto il livello di professionalità di chi quotidianamente lavora con il materiale ceramico. Attraverso Assoposa, Cotto d’Este vuole essere sempre più vicino alla figura professionale del posatore, soggetto fondamentale nella posa a regola d’arte dei prodotti che spesso ha, un ruolo chiave nell’orientare l’acquirente nella scelta migliore.

Grande successo a Coverings per le grandi lastre con vena passante a spessore 2 cm, frutto della collaborazione tra Ceramica Fondovalle ed LB e presentate in esclusiva alla più importante kermesse del Nord America. La leggera flessione incontrata dalle piazze USA nell’ultimo anno, infatti, sembra aver trovato una nuova spinta anche grazie a un prodotto in gres porcellanato dalle grandi potenzialità tecnologiche ed estetiche, che ha richiamato l’attenzione degli operatori per la versatilità e la molteplicità di usi che consente. Le grandi lastre a vena passante di Fondovalle sono state realizzate in esclusiva con la tecnologia Naturetech di LB. Il kit Naturetech è il primo e unico alimentatore pressa esistente al mondo in grado di creare effetti estetici sul prodotto che replicano l’unicità e l’esclusività tipiche della natura. Questi effetti naturali – legno, marmo, granito, pietre naturali - comprendono la vena passante nella massa del prodotto, particolarmente evidente sulle lastre spessorate.

LA CONSEGNA DEI PREMI DI STUDIO INTITOLATI AL PROF. CIRILLO MUSSINI Tradizionale appuntamento con il Forum Cirillo Mussini, l’iniziativa promossa ogni anno dal Gruppo Atlas Concorde in onore del compianto Presidente scomparso nel 2007. Relazioni e dibattiti su temi di grande rilevanza culturale e sociale accompagnano la consegna dei premi di studio “Prof. Cirillo Mussini” a giovani brillanti neolaureati in campo tecnico-economico-scientifico, scelti da un apposito comitato, a testimonianza della fiducia nei giovani e della loro valorizzazione che il Gruppo Concorde e il suo fondatore hanno sempre dimostrato. Oltre al Professor Francesco Daveri, all’evento hanno partecipato, tra gli altri, il Direttore Generale di Confindustria Ceramica Armando Cafiero e il Magnifico Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia Angelo Oreste Andrisano, mentre il Presidente del Gruppo Concorde Luca Mussini ha consegnato i premi agli studenti, ovvero Daniele Abrate (Scienze chimiche), Giulia Lotti (Ingegneria meccatronica), Matteo Vaccari (Relazioni di Lavoro), Micaela Verucchi (Ingegneria informatica), Aurelian Vlad (Analisi, consulenza e gestione finanziaria), Valentina Zangheri (Ingegneria dei materiali).

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PANARIAGROUP PER IL PADIGLIONE DELLA SANTA SEDE ALLA BIENNALE Panariagroup è stato scelto come costruttore di una delle architetture del primo Padiglione della Santa Sede realizzato in occasione della XVI Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. Il gruppo ha contribuito alla costruzione della cappella firmata dall’architetto Francesco Cellini, mettendo a disposizione del progetto l’avanguardia tecnologica e la qualità estetica delle grandi lastre sottili in grès porcellanato laminato, esempio di eccellenza industriale italiana. «La collaborazione con la Santa Sede per questa sedicesima edizione della Biennale di Architettura a Venezia – ha detto Emilio Mussini, presidente di Panariagroup – rappresenta senza dubbio un’occasione unica per mettere in risalto le proprietà dei nostri materiali che da soli riescono a conferire al progetto un tono solenne e di grande leggerezza, perfettamente in linea con la spiritualità del luogo».

LA DECIMA EDIZIONE DEL BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ FLORIM Presentata la decima edizione il Bilancio di Sostenibilità Florim, il report annuale che offre una sintesi dei risultati ottenuti dall’azienda in ambito economico, sociale e ambientale. Il documento condivide con gli stakeholder i valori, le azioni e i risultati conseguiti dal Gruppo, annunciando gli obiettivi per il prossimo futuro. «La decima edizione del nostro Bilancio di Sostenibilità è traguardo che segna, all’interno del Gruppo, un periodo di enormi cambiamenti che ebbero inizio proprio quando la crisi epocale, che ha investito l’economia mondiale, iniziava a mietere vittime e terrorizzava i mercati. E - scrive il Presidente Claudio Lucchese nella lettera di introduzione al Bilancio - non posso che esprimere soddisfazione nel leggere i numeri che, da quel nebuloso 2008 ad oggi, hanno disegnato una curva in continuo miglioramento in tutte le variabili fondamentali». Il profilo economico di sintesi restituisce infatti dati significativi di miglioramento su tutti gli indicatori fondamentali: ricavi netti: 424,8 Mln di € (+4,5% dal 2016) – EBITDA: 123,2 Mln di € (+14,9% dal 2016) – investimenti totali: oltre 103 Mln nel 2017.

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prodotti e produttori www.ceramicanda.com redazione@ceramicanda.com

ALLO SHOWROOM CILENO DI PORCELANOSA IL PRIX VERSAILLES Già premiato, ad aprile, come Miglior Negozio con Menzione Speciale nella zona del Centro America, Sud America e Caraibi, lo showroom di Porcelanosa Grupo a Santiago del Cile è stato premiato come Miglior Progetto Mondiale al Prix Versailles. Al gala, che ha avuto luogo il 15 maggio a Parigi, hanno partecipato i membri della giuria internazionale che emisero i loro verdetti riguardo i progetti vincitori fra i diversi continenti, premiando “le creazioni più eccezionali sia dal punto di vista dell’architettura interna che esterna”. Il Prix Versailles è stato consegnato allo studio cileno Gonzalo Mardones V. Arquitectos, responsabile del progetto dello showroom cileno di Porcelanosa.

NASCE LAMINAM CHINA Laminam, azienda italiana leader nel mondo nella produzione di lastre ceramiche di grande formato per l’architettura, gli interni e l’arredo, ha siglato una joint venture con gli imprenditori cinesi Mr. James Huang e Mrs. Ge Fei, titolari della società Fhr Resources, leader da oltre vent’anni nel settore delle costruzioni e della importazione e distribuzione del marmo. L’accordo, firmato a Shanghai tra l’AD Laminam Spa Alberto Selmi, Mr Huang e Mrs. Fei dà ufficialmente vita a Laminam China, nuovo assetto societario che conferma il trend di crescita e di internazionalizzazione del marchio di Fiorano Modenese. Laminam China sarà di supporto alla crescita e al raggiungimento degli obiettivi industriali di Laminam e finalizzato allo sviluppo strategico e all’espansione dell’offerta sul territorio cinese. Ne sono di esempio le recenti acquisizioni di due importanti commesse nella capitale Pechino: il rivestimento di tutti gli edifici del nuovo villaggio olimpico e il rivestimento dei nuovi grattacieli Z15 e Z12, le più alte costruzioni della Capitale a oggi

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a cura di Stefano Fogliani

Economia

«L’economia va, nonostante tutto»

Francesco Daveri

Ne è convinto l’economista Francesco Daveri, ospite del ‘Forum Mussini’ ad avviso del quale «anche la globalizzazione aiuta la crescita: spingendo i paesi emergenti, ma premiando anche i mercati più evoluti e, in un certo senso, tradizionali» MAGGIO - GIUGNO 2018

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’Italia è strategica per un’Europa di cui il Belpaese è uno dei cardini, e se è vero «che l’Unione potrebbe e dovrebbe funzionare meglio è altrettanto vero che la strada da percorrere, per l’Italia, è far valere la sua importanza di potenza industriale». Mediare, rivendicare con pienezza il suo ruolo, attrezzarsi a recitare quella parte di protagonista che le spetta, «e non battere i pugni sul tavolo o minacciare scenari non attuabili, che la parte del paese più evoluta, quella che manovra le leve dell’economia dello sviluppo non appoggerebbe e soprattutto non capirebbe». Un’Europa necessaria, e funzionale, all’Italia e viceversa, non una contrapposizione che vedrebbe perdenti l’una e l’altra: è uno egli assunti della relazione con cui il Professor Francesco Daveri, nell’ambito del Forum Mussini, ha spiegato perché ‘l’economia va, nonostante tutto’. Questo era il titolo della relazione con la quale Daveri, Professor of Macroeconomics

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Economia

e direttore del Master in Business Administration presso la Sda Bocconi School of Management, ha illustrato un panorama globale «che gode di una crescita ragionevolmente diffusa, riconducibile anche ai benefici effetti di quella globalizzazione che regge, e regge - ha precisato - anche agli sforzi di certa politica di limitarli» Ad avviso di Deveri i dazi, quindi, sarebbero un freno per la crescita? «Dipende: la questione è complessa e impone i distinguo del caso. Secondo alcuni miei colleghi, infatti, il dazio è il padre dei vizi, ma io credo ci sia dazio e dazio» Dazi buoni e dazi cattivi? «Non proprio, ma è ovvio che se diffusi in più paesi che li impongono agli altri i dazi limitano gli scambi, ma ci sono anche dazi compensativi che tutelano da forme sleali di concorrenza e questi mi pare siano ampiamente giustificati. Non tutti i dazi sono uguagli, insomma, ma…» Ma? «Ma la loro imposizione espone sempre a

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possibili ritorsioni da parte di chi li subisce, e il rischio della guerra tariffaria c’è sempre, dietro ogni limitazione della concorrenza…» Anche in un’economia globalizzata che, quindi, continua a crescere. Ma chi è che cresce più in fretta, oggi? «I paesi emergenti, come è ovvio che sia. Per loro parliamo di crescite medie del prodotto interno lordo anche del 5%, a fronte dei paesi cosiddetti ‘maturi’ che si fermano attorno al 2, e per i quali superare un traguardo del genere è un exploit. L’Italia, per dire, si attesta attorno all’1,5%, ma da una parte è impensabile le nostre economie evolute possano crescere come quelle dei paesi emergenti, dall’altra i dati di quest’anno sono superiori a quelli, per fare un esempio, di due anni fa, e questo testimonia crescita diffusa…» Non per l’Italia: si fa un gran parlare di fase economica difficile, di crisi dei consumi, di banche a rischio fallimento e di spread… «Lo spread è una variabile che vale comunque la pena tenere d’occhio: è un costo del debito i cui effetti si dispiegano sia sul

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settore pubblico che sul privato. E il debito italiano non è un dramma, nel senso che è alto ma con la sua entità ci si può misurare gestendolo. Ma nessun dubbio che sia un fattore che pesa…» E limita, a mio avviso, la nostra sovranità: inevitabilmente, del resto, ovvio che un paese indebitato sia oggetto di direttive altrui. Un’azienda in mano alle banche non nomina un amministratore delegato senza essersi confrontata con le banche stesse, del resto… Un paese indebitato non può esimersi dal confronto con chi quel debito lo finanzia e lo sostiene… «Il parallelismo regge. La Cina, per esempio, sta ben attenta a fare in modo che non uno yuan del suo debito finisca in mani non cinesi per evitare ingerenze. L’Italia, il cui debito è anche in mano ad altri Stati, sa invece che ridurre il debito deve essere una priorità, e non tanto per evitare ingerenze, ma perché sul debito si pagano gli interessi e pagare gli interessi sottrae risorse che si potrebbero destinare altrove»

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Ovvero? «Paghiamo 65miliardi di interessi: si tratta di risorse che, senza un debito del genere, potrebbero finanziare altro. Pensioni, sanità, sociale, piani di rilancio dell’economia…» Riusciamo a fotografarlo, questo debito? «Ci proviamo: dura mediamente 7 anni e vale circa tre punti di tasso di interesse, ed è detenuto in gran parte dagli italiani» Perché allora la Merkel alza la voce ? «Non è che alzi la voce…. La Merkel non vuole che l’Italia esca dall’eurozona, perché l’Europa non è un club dal quale si entra e si esce da porte girevoli» Non fecero uscire nemmeno la Grecia, del resto… «Appunto, e del resto non è così che funziona. L’Europa, nella sua accezione più alta, è un sistema complesso di cui l’Italia, insieme a Francia, Germania e Spagna è uno dei cardini. L’Italia deve creare alleanza e trattare, negoziare magari rinunciando a qualcosa che possa interessarci di più contribuendo al nostro sviluppo».

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Litokol: grande evento per 50 anni di attività Oltre 250 persone hanno preso parte ai tre giorni di festeggiamenti

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Se siamo qua, dopo tanto tempo, vuol dire che qualcosa di buono lo abbiamo fatto. Un traguardo del genere regala emozione, ma anche un pizzico di soddisfazione». Il percorso di Litokol è stato lunghissimo, ha attraversato un pezzo di storia del distretto ceramico e oggi che gli anni di attività sono 50 Luciano Cottafavi, presidente dell’azienda reggiana specializzata nella produzione di adesivi, sigillanti, materiali per l’edilizia e decorazione d’interni, ha voluto festeggiarlo in modo speciale. Circondando la ricorrenza di oltre 250 invitati – tra cui i vertici di Confindustria Ceramica e di Unindustria Reggio Emilia- presso la suggestiva location di ‘Ruote da sogno’ quasi a ringraziare ognuno per il contributo offerto allo sviluppo dell’azienda. Tra gli invitati, infatti, c’erano anche 80 clienti esteri che hanno visitato il territorio emiliano gustandone le sue prelibatezze tra le colline di Castelvetro, per poi proseguire la giornata a Maranello a bordo di fiammanti Ferrari e visitare, il giorno successivo, gli stabilimenti di Rubiera dove giornalmente si producono 340 tonnellate tra adesivi, stucchi e resine. E dove, entro fine 2018, verrà portato a termine un programma di investimenti di circa 7 milioni di euro in nuovi fabbricati, impianti e linee di produzione ad alta tecnologia, cui si sommano oltre 2


milioni di euro destinati a Ricerca e Sviluppo. «La nostra – ha detto ancora Cottafavi – è soprattutto la storia di una grande passione, quella che accompagna ognuno di noi quando varchiamo i cancelli dell’azienda». In questo mezzo secolo di storia scritto da Litokol non ci sono infatti solo risultati economici, ma soprattutto valori di eccellenza che hanno permesso all’azienda, fondata nel 1968, di raccogliere e vincere le tante sfide che le ha

proposto il mercato. Cuore e cervello legati a doppio filo con il distretto ceramico – il quartier generale e il centro di ricerca di Litokol sono a Rubiera – ma progressione inarrestabile che nell’ultimo ventennio, complice una crescita sostenuta da risultati, investimenti e innovazioni, oggi permette a Litokol di essere presente in 100 diversi paesi, con società commerciali o strutture produttive su mercati strategici come Russia, Armenia, Ucraina e Cina.


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a cura della redazione

Evo_2/e: vivere all’aria aperta 12 mesi all’anno Il sistema professionale di pavimentazione per esterni di Mirage in gres porcellanato rappresenta, alle sue elevate qualità tecniche ed estetiche, la miglior soluzione per l’outdoor living

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giardini, i vialetti, la piscina sono gli elementi che per primi catturano la nostra attenzione in un’abitazione: con pochi e semplici interventi si possono costruire o rinnovare, trasformando l’esterno della propria abitazione grazie a dettagli e materiali moderni e funzionali. Evo_2/e è il sistema professionale di pavimentazione per esterni di Mirage realizzato in gres porcellanato, che grazie alle sue elevate qualità tecniche ed estetiche rappresenta sicuramente la soluzione più completa, performante e raffinata per l’outdoor living. Evo_2/e può essere posato con facilità su erba, ghiaia, massetto ed è disponibile in una vasta gamma di formati e pezzi speciali, per applicazioni che spaziano dal gardening all’arredo urbano, fino ad applicazioni specifiche per spa e piscine. Con Evo_2/e si può arricchire l’arredo esterno delle case in campagna, pavimentare la zona gazebo, la zona relax e l’area giochi, o un’area carrabile (con lastre incollate).


Il giardino con Evo_2/e Il giardino è, a tutti gli effetti, un ambiente della casa, e come tale richiede un’accurata scelta dei materiali. Deve essere uno spazio dedicato al relax, sicuro e accogliente, e soprattutto pratico per chi deve seguirne la manutenzione. Con Evo_2/e è possibile creare lo spazio ideale, grazie alla gamma completa di soluzioni e complementi per il gardening a disposizione, con la massima coordinabilità di colori e superfici. Tavoli, piatti doccia e lavabi sono ulteriori complementi di arredo con cui è possibile personalizzare ogni ambiente, progettando il giardino in piena libertà nell’ottica di un benessere abitativo a 360°. Piscine e solarium Grazie ad elevate performance del gres porcellanato e completezza degli accessori, è possibile raggiungere un perfetto equilibrio estetico e funzionale dell’area piscina con l’ambiente circostante. La vasta gamma di complementi e i pezzi speciali in 20 mm di spessore sono progettati per consentire la continuità di superfici tra spazi esterni ed interni, permettendo di realizzare soluzioni architettoniche coordinate. Oltre ai miglioramenti estetici e funzionali, l’ambiente piscina trae da Evo_2/e grandi vantaggi anche in termini di sicurezza, grazie alla piena rispondenza dei prodotti alle norme riguardanti la calpestabilità del bordo vasca, anche a piedi scalzi, grazie al coefficiente di scivolosità R11 (DIN51097 A+B+C).

I vantaggi di Evo_2/e Le caratteristiche tecniche di alto livello di Evo_2/e ne fanno un prodotto all’avanguardia, dai numerosi vantaggi. Prima tra tutti la semplicità di posa, agevolata ulteriormente dalle caratteristiche monocalibro e di squadratura del prodotto. La posa è realizzabile sulle superfici più differenziate, dal massetto di cemento alla ghiaia, all’erba, fino alla posa sopraelevata su coperture piane. Dal punto di vista manutentivo le richieste sono minime, in quanto il prodotto è inattaccabile da muffe e muschio, trattamenti verderame, acidi e agenti chimici, resistente al sale e alle macchie e facile da pulire, anche con una semplice idropulitrice. Evo_2/e inoltre non teme alcun agente atmosferico o temperatura, essendo resistente a sbalzi termici da -50°C a +60°C, e ingelivo. Il prodotto garantisce anche un alto livello di sicurezza: l’elevata resistenza ai carichi di rottura, la superficie strutturata R11, che conferisce proprietà antiscivolo anche su bagnato, e le proprietà ignifughe, ne fanno un prodotto estremamente affidabile in qualsiasi condizione. La totale assenza di collanti, resine o altri allignanti chimici, o di agenti tossici rilasciati, come composti organici volatili o Radon, lo rendono un prodotto sicuro ed ecosostenibile, ad ulteriore conferma del rispetto per l’ambiente su cui si basa la filosofia di Evo_2/e, un prodotto ideale per un ambiente esterno moderno, confortevole e sicuro .


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SM 500 SUPER

L’azienda di Casalgrande, sul mercato dal 1962, continua a proporre soluzioni innovative nel campo della lavorazione di argille e materie prime

Via Don Borghi 2/A 42013 Veggia Casalgrande Loc. Sant’Antonino (RE) - Italy Tel. +39 0536 823625 - Fax +39 0536 824293 E-mail: info@omicimpianti.it

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a anni la OMIC IMPIANTI è presente al porto di RAVENNA con impianti di frangizollatura per materie prime presso Sibelco Italia, Terminal Nord , Sapir e altre aziende, che utilizzano Sminuzzatori SM 500, SM 400, SM 300, con relativi cassoni alimentatori a tapparella con potenzialità di produzione di 180 Ton./ H. ogni linea. Novità importante del 2018 è la costruzione del primo sminuzzatore SM 500 Super con potenzialità di 200 Ton/h con traino Kw 55 e Kw 75. Per migliorare la durata d’esercizio delle parti macinanti, OMIC Impianti può fornire arpioni in antiusura. Altra novità importante è la possibilità di modificare gli attuali sminuzzatori SM 500 per aumentare la produzione a 200 Ton/h con costi contenuti. La OMIC Impianti garantisce anche un rapido intervento per manutenzioni sul posto sia per cassoni a tapparella sia per sminuzzatori con fornitura di ricambi, possiamo organizzare manutenzioni programmate annuali. Per eseguire prove e campionature di zolle d’argilla ,abbiamo costruito lo sminuzzatore SM 110 da laboratorio con 2 traini da kw 0,75. La nostra azienda è presente fin dal 1962 con la produzione di macchine per la lavorazione di argille e materie prime, quali; nastri trasportatori, elevatori, coclee, vagli vibranti, estrattori a stella, deferrizzatori a piastre magnetiche o a barrotti autopulenti.

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Importanti novità nel 2018 per OMIC Impianti


Intervista

a cura di Stefano Fogliani

Claudio Casolari riconfermato presidente di Ceramicolor

L’Assemblea di Federchimica Ceramicolor ha rinnovato i vertici dell’associazione, cui aderiscono le aziende italiane produttrici di fritte e smalti, coloranti e relativi ausiliari per ceramica e metalli, pigmenti inorganici e ossidi metallici 56

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Ci concentreremo sulla necessità di allargare la base associativa, dando seguito a quanto facciamo da tempo. E rafforzeremo il nostro legame con il mondo della scuola e della formazione: non penso solo allo studio in tutte le sue forme, ma più in generale a percorsi formativi e professionali da porre in essere in collaborazione con gli istituti stessi». Idee chiarissime per Claudio Casolari, dirigente di Metco, confermato ai vertici di Ceramicolor per il suo secondo mandato presidenziale. «Sono davvero onorato di essere stato rieletto Presidente di un’associazione che in questi ultimi tre anni è cresciuta molto e ha saputo mettersi in gioco su diversi fronti grazie alle ampie competenze di tutti gli associati coinvolti», ha detto il neopresidente, spiegando come Ceramicolor, da qui al prossimo triennio,

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lavorerà sui grandi temi legati allo sviluppo e all’evoluzione del settore. «Non senza allargare i propri orizzonti», la precisazione, perché l’obiettivo di mandato di Casolari è rafforzare la posizione delle aziende associate all’interno di una filiera della quale «il ruolo dei colorifici – spiega Casolari – è fondamentale». Estetica e tecnologia sono cardini dell’innovazione nel settore ceramico e «se la crisi ha spinto le nostre aziende a reinventarsi, la scommessa, grazie alle innovazioni di prodotto e processo, è stata in parte vinta ma – aggiunge Casolari vale la pena non smettere di alzare l’asticella, continuando ad innovare e ad investire e giovandosi di un buon periodo, fatto di una ripresa progressiva e assecondata dal forte ritorno del colore». Le aziende italiane produttrici in Italia di fritte e smalti, coloranti e relativi ausiliari per ceramica e metalli, pigmenti inorganici e ossidi metallici che sono la spina dorsale di un’associazione che, dice Casolari, «ha saputo mettersi in gioco», sono «lo starter della catena del valore rappresentata dall’evoluzione di processo e da un prodotto sempre più competitivo», e lavorano per affrontare nuove sfide. Da una parte «un contributo sempre più specialistico nell’affermazione dell’italianità e della qualità estetica del manufatto ceramico», dall’altra tematiche come quelle della particolare attenzione «alla compatibilità ambientale, uno degli asset fondamentali sui quali continuare a concentrare i nostri sforzi nell’ottica di quella responsabilità sociale di impresa considerata ormai da chiunque fattore di sviluppo imprescindibile».

Il ‘parlamentino di Ceramicolor Oltre a Claudio Casolari (Metco), confermato Presidente, l’Assemblea di Federchimica Ceramicolor ha rinnovato gli Organi Direttivi per il 2018/21 assegnando la Vicepresidenza ad Angelo Lami (Inco Industria Colori) e a Daniele Bandiera (VetriceramiciFerro). Della Commissione Direttiva dell’Associazione - che rappresenta 15 imprese con oltre 500 milioni di euro di fatturato – fanno invece parte Marco Bitossi (Colorobbia Italia), Riccardo Doni (Def di R. Doni), Giuliano Ferrari (Sicer), Pierluigi Ghirelli (Zschimmer&Schwarz Ceramco), Andrea Giambi (Torrecid), Carlo Alberto Ovi (Smalticeram Unicer), Massimo Prodi (Esmalglass). (S.F.)

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a cura della redazione

Inaugurato a Sassuolo bt-LOG, il nuovo polo logistico di Siti B&T Group

Fabio Tarozzi

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Ci interessava restare nel distretto ceramico, dove hanno sede tutte le nostre attività manifatturiere, e ci serviva una struttura presso la quale centralizzare quanto è legato al deposito e alla spedizione dei nostri prodotti». Fa un altro passo verso il futuro, Siti B&T Group, inaugurando il nuovo polo logistico di Sassuolo cui faranno riferimento, spiega Fabio Tarozzi, «le nostre aziende che hanno tutte sede nel distretto: Digital Design e Projecta Engineering a Fiorano, Siti B&T a Formigine,

Quarantamila metri quadrati di estensione per una struttura che «risponde alla necessità di garantire spazi funzionali alle attività di deposito e di spedizione delle produzioni di tutte le aziende del Gruppo» Ancora a Sassuolo. La scelta di Sassuolo è venuta di conseguenza e risponde anche alla necessità di garantire spazi funzionali alle attività di spedizione, anche considerato che oltre l’ottanta per cento della nostra produzione è destinata all’estero». Il nuovo polo logistico, al cui taglio del nastro hanno presenziato, oltre ai vertici del Gruppo e di Acimac, l’associazione dei produttori di macchine per ceramica, anche i Sindaci di Sassuolo e Formigine Claudio Pistoni e Ma-


ria Costi, la Vicepresidente della Regione Elisabetta Gualmini, il Senatore fioranese Matteo Richetti, riqualifica un’area industriale dismessa, recuperando spazi estesi su circa 40mila metri quadrati e lancia un ponte ideale tra il passato, il presente e il futuro del Gruppo formiginese. «Abbiamo colto un’opportunità importante, dando un segno ben preciso delle volontà di crescita ed evoluzione delle nostre aziende», spiega infatti Fausto Tarozzi, capostipite di Siti B&T Group, dalla cui intuizione ha preso le mosse questa operazione di recupero che, aggiunge «ci garantirà diversi vantaggi: la linea guida che abbiamo sempre perseguito è quella di crescere anche attraverso le sinergie». E le sinergie sono esaltate al meglio da un polo logistico che rilancia in modo importante la leadership del Gruppo formiginese. «Con operazioni di questo tipo si guarda al futuro e quando le imprese guardano avanti – ha detto il Sindaco di Sassuolo Claudio Pistoni – vanno guardate con favore, incoraggiate e sostenute. Anche perché un’operazione del genere chiude anche il cerchio del recupero di un’area dismessa, facendone parte di un sistema che funziona e non smette di investire». Il recupero dell’area è avvenuto per stralci e verrà completato entro un paio di mesi, ma il centro è già perfettamente funzionante e in grado di assicurare ai vertici di Siti B&T i vantaggi attesi. «Vantaggi economici, ma non solo: la centralizzazione di diverse attività – spiega ancora Fabio Tarozzi - ci garantisce un miglioramento dell’efficienza e una razionalizzazione di diverse funzioni, ma ci sono anche fattori di tutela ambientale e di sicurezza che crediamo possano rappresentare

opportunità non meno importanti di quelle legate alla riduzione dei costi». Già: un unico polo logistico, spiega ancora il Presidente di Siti B&T Group, significa impatto ambientale ridotto, dal momento che si riduce la movimentazione delle merci, e la morfologia degli spazi stessi, la loro riorganizzazione «assolve anche ad una necessità di maggior sicurezza, perché ‘nel largo’ si lavora meglio». E ‘nel largo’ di questi grandi capannoni restituiti alla loro vocazione, nelle tre generazioni – Fausto, Fabio, Alejandro Tarozzi – di imprenditori che presenziano al taglio del nastro si scorgono bene sia quel futuro di crescita che quella volontà di guardare avanti che sono le chiavi con cui Siti B&T Group consolida la sua leadership.


NEWS

Aziende

KALESERAMIK RINNOVA 4 LINEE DI SCELTA CON LA TECNOLOGIA SYSTEM KaleSeramik, primario produttore di piastrelle turco e tra i principali player sul panorama internazionale, ha rinnovato 4 interi reparti di fine linea integrando la più innovativa tecnologia sviluppata da System, basata sui moderni principi di interazione uomo-macchina. L’investimento realizzato da KaleSeramik interessa gli stabilimenti produttivi situati nel quartier generale di Çan. Due nuove linee di Scelta sono funzionanti da aprile 2018 e comprendono il sistema Multigecko per lo smistamento rapido delle piastrelle, la confezionatrice BS08 e il pallettizzatore Griffon. Il layout di ulteriori due linee di Scelta prevede il Multigecko per smistare le piastrelle di grande formato e il Griffon per la pallettizzazione delle confezioni. La vera novità riguarda la tecnologia adottata da KaleSeramik per il confezionamento: il sistema innovativo Multipack, scelto per il suo forte contributo nel risparmio di cartone durante il processo di chiusura delle confezioni. A completare l’investimento realizzato da KaleSeramik nel 2017, e messo in opera nel 2018, è la tecnologia per la stampa inkjet: una Creadigit XLE, macchina ad alta produttività e precisione di esecuzione del disegno.

CERAMICOLOR: A CENA CON IL COLORE Un successo la terza edizione di ‘A cena con il colore’, la serata evento promossa da Ceramicolor che ha raccolto centinaia di partecipanti nella suggestiva cornice di Piazzale della Rosa a Sassuolo

TECNOFERRARI PER LIOLI CERAMICA Lioli Ceramica pvt. Ltd ha riconosciuto Gruppo TecnoFerrari come unico fornitore per la movimentazione, stoccaggio e palletizzazione nel nuovo stabilimento di Morbi. Questo stabilimento sarà completamente dedicato al gres porcellanato dove il formato massimo è di 1600 x 3200 e con spessore variabile da 6 a 20 mm. Le caratteristiche del progetto sono state determinate in fase di co-progettazione: un processo di sviluppo che ha avuto l’obiettivo di potenziare le strategie di mercato di Lioli Ceramica pvt. Ltd attraverso la flessibilità della tecnologia s v i l up p a ta d a TecnoFerrari.

SITI BT CONSOLIDA LA PROPRIA POSIZIONE SUI MERCATI INTERNAZIONALI SITI BT Group S.p.A., produttore di impianti completi per piastrelle e sanitari migliora la sua posizione di player mondiale con una serie di prestigiose commesse internazionali. La percentuale di fatturato realizzato all’estero – pari all’83,5% – testimonia come il Gruppo sia da anni un partner tecnologico globale e d’eccellenza dei principali produttori ceramici in ogni angolo del pianeta, dal Sud America fino al Far East. Le tecnologie di SITI BT rappresentano infatti un importante stimolo per tutti quei produttori che desiderano accrescere la qualità del prodotto finito, realizzando piastrelle più moderne, che incontrano maggiormente il favore del mercato. È il caso della Ceramica Almeida, primario gruppo ceramico del comprensorio di Santa Gertrude, in Brasile, che ha deciso di realizzare uno shift tecnologico passando dalla pasta rossa al gres porcellanato, con l’obiettivo di aumentare il valore aggiunto del prodotto e posizionarsi in una fascia di mercato più elevata. La ceramica brasiliana ha infatti investito in un impianto completo di ultima generazione, dotandosi di presse ad alto tonnellaggio, forno tecnologia brevettata Titanium ®, impianto di macinazione a umido, macchine per la decorazione digitale ad alta definizione e linea per la squadratura. Analogamente, in Russia, la Ceramica Ural ha avviato di recente un impianto completo SITI BT introducendo la produzione di gres porcellanato, realizzando una completa ristrutturazione della fabbrica esistente con il supporto di engineering a know how.

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SACMI, FATTURATO SOPRA QUOTA 1,4 MILIARDI DI EURO Aumento di fatturato e crescita del margine operativo lordo caratterizzano il bilancio 2017 di SACMI Imola.Il consolidato di Gruppo chiude infatti con un fatturato di 1,434 miliardi di euro e un risultato netto di oltre 35 milioni, entrambi in crescita rispetto al 2016. Per quanto riguarda l’aspetto patrimoniale-finanziario, il saldo del capitale circolante netto e il consolidato di Gruppo si attestano, a fine 2017, su un valore in linea con quanto riscontrato in chiusura dell’esercizio precedente, mentre migliorano la posizione finanziaria netta aziendale, patrimonio netto (oltre 660 milioni di euro) e addetti, che passano da 4.239 a 4.305. Stabile l’export (84% dei volumi complessivi), spicca il balzo del mercato Italia, superiore al 23% per il solo Ceramics, il business più rilevante del Gruppo. «Questi importanti risultati – rileva Paolo Mongardi, presidente di SACMI Imola – sono trainati dalle ottime performance della Divisione Ceramics e della B.U. Closures & Containers. La prima rappresenta circa il 70% dei volumi realizzati da SACMI e nel 2017 ha consolidato la sua crescita, la seconda mantiene il trend positivo, con risultati rilevanti e referenze in oltre 60 Paesi».

STARLINE: LINEA AUTOMATICA FERRARI&CIGARINI PER TAGLIO E PROFILATURA Continua il successo e le installazioni, sia in Italia che all’estero, della linea automatica STARLINE di Ferrari & Cigarini, che è stata progettata per il taglio multi disco e la profilatura del bordo ed è composta da: MTS 700/2 macchina automatica per il taglio multiplo lineare con dischi diamantati di gres porcellanato, monocottura, bicottura, marmo e granito, DSA deviatore smistatore per listelli, MBS 50/600 macchina bordatrice a 6 testate per realizzare il bordo arrotondato tipo bullnose o becco di civetta su materiali ceramici in monocottura, bicottura e gres porcellanato, marmo e granito. STARLINE è la soluzione ideale per realizzare velocemente e con alta produttività listelli, mosaici, battiscopa, pezzi speciali, jolly, zoccolini in marmo lucidati in costa dritta, mezzo toro, toro

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impianti e servizi www.ceramicanda.com redazione@ceramicanda.com

NUOVE FORNITURE LB PER PORCELANITE LAMOSA/CERAMICA SAN LORENZO Una nuova fase per la storica relazione tra LB e Porcelanite Lamosa/Ceramica San Lorenzo, primario gruppo ceramico americano. Relativamente a Ceramica San Lorenzo Perù, LB ha infatti fornito le tecnologie per l’ampliamento della “planta III” di Lima per la produzione di macinato a secco. Nello stabilimento di San Juan (Argentina) verrà invece installata una linea di microgranulazione polveri Migratech con l’obiettivo di produrre formati più grandi, realizzare prodotti con una maggiore resistenza meccanica e con un minore assorbimento di acqua. Entrambi gli impianti andranno in produzione a fine 2018.

BMR PER LE GRANDI LASTRE DI ROCK SANAT È firmato da BMR l’impianto di finitura per grandi formati che sarà installato nello stabilimento di Rock Sanat (gruppo Mah Ceram), la prima azienda ceramica iraniana ad investire in una linea completa per la produzione di lastre, incentrata sulla tecnologia Supera® di Siti BT Group. BMR, che opera sul mercato iraniano con le principali aziende del settore e che da oltre 20 anni collabora con il gruppo Mah Ceram, ha affiancato Rock Sanat nell’adozione di tecnologie di finitura di ultima generazione, tra cui una linea di lappatura, trattamento, taglio e squadratura per lastre fino a 1600x3200 mm e una linea di taglio, squadratura e profilatura per sottomultipli, pezzi speciali e spessori maggiorati. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla fase di trattamento delle superfici con l’installazione di Supershine, tecnologia BMR che permette di ottenere valori di Gloss superiori a 90 punti e con proprietà durevoli nel tempo in termini di profondità, compattezza e qualità estetica.

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di Claudio Sorbo

Economia

Le PMI e il 4.0: a che punto siamo? Per saperne di più, ecco cosa dice il primo rapporto sull’applicazione del modello “Factory 4.0” nelle PMI, Piccole e Medie Imprese MAGGIO - GIUGNO 2018

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appiamo della Quarta Rivoluzione Industriale, denominata “Factory 4.0”, ma non sappiamo molto dell’esito della sua applicazione nelle imprese, eccezion fatta per i provvedimenti presi dal Governo per finanziarne l’applicazione e le somme che vi hanno investito le imprese più illuminate. Per saperne un po’ di più, ci aiuta il primo rapporto pubblicato nell’ottobre 2017 sull’applicazione del modello “Factory 4.0” nelle PMI, Piccole e Medie Imprese. Chi fosse interessato, lo troverà in versione PDF all’indirizzo http://www. economia.unipd.it/sites/economia.unipd.it/ files/PrimoRapporto_LMD_ottobre2017.pdf. Prima di addentrarci nei dati occorre qualche precisazione. In primo luogo, chi ha classificato le PMI, Piccole e Medie Imprese italiane e come? Se ne è occupata l’Unione Europea, che le ha catalogate in base al numero dei dipendenti e al fatturato. Micro, Piccole e Medie Imprese… Così, abbiamo le Microimprese (fino a 10 dipendenti e con un fatturato fino a 2 milioni di Euro), le Piccole Imprese (da 10 a 50 di-

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pendenti e fatturato fino a 10 milioni di Euro) e le Medie Imprese (da 5 a 250 dipendenti e fatturato fino a 50 milioni di Euro). Le Grandi Imprese sono le restanti, cioè quelle con oltre 250 dipendenti e un fatturato superiore ai 50 milioni di Euro. Quante sono le PMI? Quasi tutte quelle esistenti, essendo il 99,9%, del totale. Le restanti, cioè lo 0,1%, sono le Grandi Imprese. Poiché le imprese in Italia a fine marzo 2018 (dati Unioncamere) sono 6.070.191, se ne deduce che le Grandi Imprese, ovvero lo 0,1%, sono 6070. Altrettanto se ne deduce che le PMI italiane sono 6.064.121. Del 99,9% delle PMI, il 94,8% sono le Microimprese, vale a dire con meno di 10 dipendenti, il 4,6% sono le Piccole (tra 10 e 50 dipendenti) e lo 0,6% le Medie (tra 50 e 250 dipendenti). Infine, sempre secondo la Commissione Europea, le PMI danno lavoro all’81% della nostra forza lavoro: ciò vuol dire che il 99,9% delle imprese italiane (ovvero 6.064.121) impiegano l’81% della forza lavoro, mentre lo 0,1%, (cioè le 6.070 Grandi Imprese) ne impiegano il 19%. Questa struttura industriale impone due domande: se la nostra economia è fatta da un

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99,9% di microimprese che impiegano l’81% della forza lavoro, quanto ciò è compatibile con una globalizzazione sempre più competitiva strutturalmente, tecnologicamente e finanziariamente a livello mondiale? E poi, perché la nostra struttura industriale è fatta così, a differenza di quella dei paesi più avanzati? Le risposte sono note: la nostra struttura industriale non è sostenibile in una economia fortemente competitiva ed ad alta specializzazione tecnologica, cioè il reticolo delle piccole e medie imprese italiane alla lunga sarà incompatibile con la Factory 4.0 e, in via più generale, con le regole di mercato previste dalla globalizzazione. Quanto alle origini del nostro sistema industriale, l’attuale struttura è l’erede della frammentazione produttiva nata nel Rinascimento, quando si è sviluppato l’artigianato, ovvero l’impresa costituita da un titolare collaborato principalmente dai suoi familiari, come tuttora recita il Codice Civile, art. 2083 e seguenti. Il contesto italiano e il 4.0 Quindi, le odierne PMI sono ancora, come

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allora, a conduzione familiare, di durata temporale spesso limitata alla vita del fondatore, con ambiti commerciali geograficamente modesti, con una ridotta autonomia economica e finanziaria e con scarsa propensione all’innovazione ed all’investimento, spesso frenati da un respiro finanziario inadeguato. Nelle PMI, inoltre, manca quasi sempre la cultura del lavoro oggi richiesta dai mercati e dalle abilità richieste dalle tecnologie più avanzate; inoltre, la forza lavoro presente nelle PMI è valutata dalla proprietà più in relazione ai suoi valori, meglio se coincidenti con quelli del titolare, invece che sulle competenze tecniche, spesso acquisite nell’azienda in cui i dipendenti lavorano. Ne consegue che le PMI prosperano solo se il loro prodotto – servizio è venduto in mercati poco esigenti e se la domanda di mercato è favorevole, mentre diventano facili vittime della loro gracilità culturale, economica e finanziaria quando la domanda cala, come è accaduto in occasione della crisi economica nata in Italia nel 2007, esplosa nel 2008 e non ancora estinta. Tutti questi elementi danno

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luogo a un’economia complessiva diversa da quelle europee più significative (Germania, Gran Bretagna e Francia). Eppure gli italiani considerano normale questo modello di struttura economica, nonostante gli economisti e i manager avvertano da tempo che esso non potrà reggere all’infinito l’urto con i giganti mondiali di ogni settore. E non è cosa di oggi: ricordo che già nel 2004 un Dirigente del settore motociclistico mi spiegò perché la Laverda, azienda vicentina eccellente nella produzione ma strutturalmente para artigianale, avrebbe presto chiuso: “A Barcellona, nella sua filiale europea la giapponese Yamaha produce 6.000 moto al giorno, a Zanè la Laverda ogni giorno ne produce 6”. Fu facile profeta: la Laverda chiuse nel 2006. Poi è nata in Germania nel 2011 la Industrie 4.0, quasi subito anglicizzata in Factory 4.0, concepita per consentire all’Occidente di mantenere il primato industriale nel mondo senza toccare le retribuzioni e il Welfare State (sanità pubblica e pensioni). Grazie alla Factory 4.0 manterremo in vita, almeno nelle intenzioni, il primato dell’Occidente nello storico primato tecnico e qualitativo delle nostre produzioni contro la concorrenza delle economie emergenti, che, quanto a Welfare State, sanità, pensioni e – aggiungo io – legislazione del lavoro sono dove noi eravamo 130 anni fa. Per mantenere questo primato, qualche co-

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sto comunque dovremo pagarlo: la ricerca The Future of the Jobs presentata nel 2016 al World Economic Forum di Davos ha annunciato che entro i prossimi 5 anni il nostro lavoro subirà una pesante trasformazione. Lo scenario La tecnologia del cloud, lo sviluppo della robotica, l’impiego dell’intelligenza artificiale, le stampanti 3 D e altri sviluppi influenzeranno la nostra vita in modo inedito e decisivo: basti pensare a come sono già cambiate le automobili europee e giapponesi negli ultimi tre anni. L’effetto della Factory 4.0 sarà la creazione in Europa di 7 milioni di nuovi posti di lavoro e la perdita di 5, con un saldo negativo di 2 rispetto a oggi. Chi perderà il lavoro? In massima parte coloro che non hanno alcuna attitudine a modificare la loro cultura del lavoro (l’Italia ne uscirà con un pareggio, 200.000 posti creati e altrettanti persi, meglio di Francia e Germania). Le perdite si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione, rispettivamente 4,8 e 1,6 milioni di posti eliminati. Secondo la ricerca, compenseranno queste perdite l’area finanziaria, il management, l’informatica e l’ingegneria. Quindi, cambieranno le competenze richieste, che riguarderanno soprattutto problem solving, pensiero critico, creatività (non la fantasia, che serve a poco o a niente), oltre

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alla progettazione, installazione, manutenzione ed assistenza tecnica nella robotica e nella manifattura additiva (cioè, le stampanti 3 D). In vista di questa rivoluzione il Governo Italiano, come gli Stati Uniti, Inghilterra, Germania e Giappone, ha varato nel 2017 numerosi investimenti a favore del cambiamento tecnologico. Noi italiani comunque siamo due volte fortunati: in primo luogo perché la Factory 4.0 non è un modello applicabile in tutte le microimprese, per cui in queste non saranno persi posti di lavoro: semmai, ne verranno persi nelle medie e soprattutto nelle grandi. Quali lavoratori saranno le vittime della Factory 4.0? I cosiddetti “collezionisti”, coloro che – come chi colleziona francobolli o scatole di fiammiferi – danno valore solo al passato. Per meglio intenderci, i lavoratori fieri di non saper accendere un PC o quei venditori del comprensorio ceramico – l’innovazione riguarderà anche loro – che oltre 30 anni fa già dicevano, con tronfia arroganza, di “essersi laureati all’Università di Ponte Fossa”, perché secondo loro la cultura non serviva a niente, visto che anche senza particolare qualificazione avevano fatto ugualmente i soldi. Che sorte subiranno costoro? L’Unione Europea ha già svolto uno studio in base al quale costerà meno a ogni Stato erogare un reddito di sopravvivenza a chi sarà espulso dalle fabbriche (sui 1.000 Euro mensili fino

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all’età della pensione) piuttosto che mantenerli sul posto di lavoro quantunque inutili e dannosi (intralcerebbero il lavoro altrui). E ora finalmente parliamo del Rapporto sulle nostre PMI. Ha riguardato le aziende attive nei settori arredocasa, meccanica e moda. Settori estremamente dinamici, con marchi affermati a livello mondiale e con una percentuale di esportazione in alcuni casi superiore all’80% del fatturato. Ebbene, è significativo questo dato: nell’81% delle aziende interpellate non viene usata nessuna tecnologia associata alla Factory 4.0. Vale a dire che in queste aziende non sono presenti macchine per il taglio laser, robot industriali per la verniciatura o la saldatura di parti metalliche, software ed hardware idonei alla gestione dei così detti Big Data o, come detto, la “manifattura additiva”, cioè le stampanti 3D. Come mai? Le ragioni del mancato impiego la dicono lunga sulla mentalità degli intervistati: circa il 60% di questo 81% non ha adottato la Factory 4.0 perché ne ignorava l’esistenza (complimenti alle Associazioni di Categoria!) mentre il restante 40% non l’ha adottata perché la ritengono inadatta alle loro imprese o al loro settore: è la solita tronfia litania delle mosche cocchiere, quelli che non conoscono la Factory 4.0 ma la giudicano, magari aggiungendo con l’aria di chi la sa lunga: “La Factory 4.0 da noi non può funzionare perché il nostro è un settore

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Economia

un po’ particolare”. Infine alcuni – pochissimi – vedono la loro impresa come troppo piccola per poterla adottare. In sintesi, per un motivo o per l’altro l’81% ha rifiutato la Factory 4.0 e il 19% l’ha accettata ed applicata. Il bicchiere mezzo pieno Sconfortante? Certamente. L’esperienza però insegna che è sempre meglio vedere il bicchiere mezzo pieno: se l’81% delle PMI ha ignorato la Factory 4.0, il 19% ne ha impiegato stabilmente le regole. Di più: in queste aziende sono stati registrati dati oltremodo importanti: l’abbattimento degli scarti di produzione e delle contestazioni da parte della clientela, non è stato perso nessun posto di lavoro e sono aumentate la produttività e la redditività. In più, il loro ROE (Return On Equity) è aumentato (a chi interessa, il ROE si calcola dividendo gli utili netti d’esercizio per il capitale proprio investito e moltiplicando il risultato per 100). L’indagine è stata svolta tra marzo e settembre 2017 su 5.421 imprese: hanno dato risposta solo 668 (ovvero il 12,3%, ben poco). Poiché l’indagine è stata svolta prima che il Piano Industria 4.0 (detto anche “Piano Calenda”) entrasse nel vivo, possiamo dire che la maggior parte delle certificazioni sono avvenute in assenza degli incentivi poi previsti dal Piano: ci riferiamo agli iperincentivi e ai superincentivi, chiaramente descritti nel sito del Ministero dello Sviluppo Economico,

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al quale rimandiamo. Il disinteresse delle PMI verso l’indagine conoscitiva non sorprende, anche se nessuno degli interessati ammetterà mai di essere un conservatore retrivo e immobilista perché così sono fatti “gli altri”, ma anche questa è una vecchia storia: nella prima metà del ‘900 il poeta gallese Dylan Thomas disse: “Un alcolista è uno che beve quanto te, ma che ti sta antipatico”. La ricerca che ha prodotto il Primo Rapporto Industria 4.0 è stata condotta dal Professor Marco Bettiol, titolare della Cattedra di Economia e Gestione delle Imprese e dalla Professoressa Eleonora Di Maria, entrambi attivi nel Laboratorio di Manifattura Digitale nato nel Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Padova. Il Professor Bettiol ha anche aggiunto che soprattutto le piccole aziende sono l’ossatura del citato 19% che sta applicando la Factory 4.0. Questo è un dato sorprendente e per nulla intuitivo: chi direbbe mai che più del 40% di questo 19% è fatto da aziende con un fatturato che va dai 2 ai 10 milioni di Euro, cioè imprese artigiane o poco più? In particolare, la stampa 3D è adottata soprattutto nel comparto della occhialeria e nell’oreficeria, nella robotica per la produzione di mobili e nell’automotive, settore in cui gran parte dei fornitori di componentistica per l’industria automobilistica tedesca sono italiani. Se ne conclude che l’artigianato non è una condanna: è solo un fatto di mentalità.

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Se l’81% delle PMI ha ignorato la Factory 4.0, il 19% ne ha impiegato stabilmente le regole. Di più: in queste aziende sono stati registrati dati oltremodo importanti, l’abbattimento degli scarti di produzione e delle contestazioni da parte della clientela, non è stato perso nessun posto di lavoro e sono aumentate la produttività e la redditività


a cura della redazione

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La rivoluzionaria lastra ceramica Laminam per gli esterni I Naturali per i grandi edifici universitari: la facciata ventilata del Politecnico di Breslavia

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er l’estrema leggerezza e le eccellenti proprietà fisiche e meccaniche del materiale, le lastre ceramiche di grandi dimensioni e minimo spessore LAMINAM trovano la più ampia e innovativa espressione nel campo dell’architettura, dove vengono utilizzate come rivestimento esterno applicate su sistemi di facciate. Le caratteristiche principali del materiale LAMINAM, inattaccabile dagli agenti atmosferici, inalterabile ai raggi UV, resistente alle sollecitazioni più estre-

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me e disponibile nel formato eccezionale di 1000x3000mm, incredibilmente leggero grazie agli spessori ridotti di soli 3mm e 5mm, permettono infatti soluzioni ineguagliabili, coniugando le ottime prestazioni con un aspetto moderno e sofisticato che diventa la cifra distintiva di una realizzazione. Con oltre 140 superfici a catalogo, LAMINAM offre un ampio spettro di possibilità estetiche pensate per accontentare tutti i gusti e gli stili: da colori naturali e morbidi che rispon-

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dono alla tendenza di ricerca materica per disegnare atmosfere classiche e intime, fino a texture ultramoderne, industriali e tridimensionali. Tra le più recenti referenze di pregio in ambito architettonico, spicca per la sua eleganza la facciata di un grande edificio universitario a Breslavia: il Politecnico delle Tecnologie sede anche della Facoltà di Architettura. Il progetto realizzato dall’Arch. Ewa Frankiewicz, combina in modo perfettamente

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equilibrato le grandi vetrate con le pareti esterne totalmente rivestite con le lastre ceramiche Laminam di formato 1000x3000mm, spessore di soli 3mm rinforzate sul retro con la fibra di vetro. L’edificio è caratterizzato da un aspetto luminoso, sia per la presenza delle pareti finestrate sia per la texture naturale dai toni caldi e delicati scelta per la facciata ventilata, Crema Marfil, finitura che fa parte della collezione I Naturali. Una collezione unica che garantisce la stessa resa su grande

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LAMINAM, inattaccabile dagli agenti atmosferici, inalterabile ai raggi UV, resistente alle sollecitazioni piĂš estreme e disponibile nel formato eccezionale di 1000x3000mm, incredibilmente leggero grazie agli spessori ridotti di soli 3mm e 5mm

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Il progetto

dimensione dei materiali naturali maggiormente diffusi, per offrire a progettisti e designer possibilità inesplorate nella realizzazione di progetti di grande rilievo architettonico. La collezione riproduce fedelmente l’essenza tecnica ed estetica dei materiali da cui trae ispirazione rivelando texture ad alto valore tecnologico: Pietre e Marmi. Le lastre sono state installate con l’ausilio di rivetti apposi-

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tamente verniciati dello stesso colore della finitura Crema Marfil per mantenere l’uniformità cromatica tra il fissaggio e la lastra. Per consentire il montaggio, le lastre sono state preventivamente forate e rese solidali alla sottostruttura metallica frapponendo tra la lastra e il rivetto una guarnizione in neoprene. La superficie totale ricoperta è di circa 4000 mq e l’altezza massima della

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Politechnika Wroclwska Wroctawr

Breslavia /Polonia

facciata è di 41m. Le superfici ceramiche Laminam, per le elevate prestazioni tecniche e le innumerevoli applicazioni in ambito architettonico, sono il prodotto che meglio si integra con l’edificio del Politecnico delle Tecnologie e la Facoltà di Architettura. Le grandi superfici ceramiche infatti, per la leggerezza e la facilità di lavorazione sono una vera e propria pelle in grado di rivestire

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gli edifici, inoltre le sue proprietà estetiche e tecniche garantiscono una resa evocativa oltre a performance durevoli nel tempo. Le lastre Laminam sono un prodotto totalmente naturale e resistono ai graffi e all’abrasione profonda, agli sbalzi termici, al gelo e al fuoco, a funghi e muffe e i raggi UV non intaccano le proprietà cromatiche del materiale.

Design: Arch. Ewa Frankiewicz I Naturali Crema Marfil Laminam 3+ 1000x3000mm Facciata ventilata Laminam S.p.A Via Ghiarola Nuova, 258 41042, Fiorano Modenese Modena – Italy www.laminam.it

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Mercato

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L’ombra spagnola sul Coverings

Un 2017 in crescita per la piastrella

La ‘factory 4.0’ e la galassia PMI Bertozzi & Casoni

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Periodico della comunicazione ceramica - Tariffa R.O.C: Poste italiane s.p.a. - Spedidzione in A.P. D.L. 353-2003 (conv. in L. 27/02/2004 - n. 46) art. 1 comma 1 DCB Fil. EPI di Modena - Tassa riscossa - Anno XVI - Nr. CENTOTRENTA Maggio-Giugno 2018 - Euro 4,00

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Reportage

Ceramica d’autore

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Maggio/Giugno 2018

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