Gianfranco Asveri - "Ucci Ucci..."

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GIANFRANCO ASVERI - Ucci Ucci... 16 Dicembre 2018 - 27 Gennaio 2019 Galleria d’Arte Contemporanea di Palazzo Ducale Pavullo nel Frignano, Modena A cura di Francesca Baboni Stefano Taddei Testo critico Paolo Donini Francesca Baboni Stefano Taddei Fotografia Gianfranco Negri Francesca Longoni Organizzazione logistica CASATI Arte Contemporanea In copertina Via Roma 53, 2016 - dettaglio

Città Di Pavullo nel Frignano


GIANFRANCO ASVERI

Ucci Ucci...


Gianfranco Asveri Š G. Negri



Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 16x18

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Quando si valuta il lavoro di un artista, secondo i “manuali”, si devono tenere in grande considerazione diversi parametri: la comunità dei galleristi apprezza le sue realizzazioni? Ci sono dei critici che ne sposano la visione? I collezionisti ritengono che si tratti di un buon investimento? Di certo, in decine e decine di fiere d’arte, che si svolgessero in Italia o all’estero, prima che esponessi le opere di Gianfranco Asveri non avevo mai visto nessuno sorridere soddisfatto guardando i dipinti che erano appesi alle pareti. Questo mi basta e avanza per sostenere che le opere di Gianfranco sono il frutto di un genio fuori dagli schemi. Onesto. Appassionante. Abbiamo l’onore di essere la galleria che lo rappresenta e che ne valorizza il lavoro. Ringraziamo Asveri per il privilegio che ci concede e lo abbracciamo idealmente insieme ai collezionisti che, tutte le sere - rincasando - dedicano un sorriso ad un suo dipinto.

Luca Manganiello Direttore della Galleria CASATI Arte Contemporanea

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SAPIENZA DELL’INFANZIA Gianfranco Asveri a Palazzo Ducale Quando capita di guardare il disegno di un bambino di 4, 5 anni si resta spiazzati e disturbati dalla sregolatezza, l’alterazione di profili e proporzioni, la sintesi radicale e la tavolozza coloristica felicemente anarchica, macchiata e debordante. I disegni dei bimbi sovvertono le nostre aspettative perché in essi risultano assenti tanto l’opzione estetica quanto l’istanza imitativa a cui siamo pigramente abituati. Vi si afferma invece un puro evento emozionale, traumatico e conoscitivo, dove le figure si accampano sghembe, allarmate, ingigantite e barcollanti e tuttavia tenute insieme da un campo di forze precario e commovente, il magnete di una impressionabilità sorgiva che accoglie il quotidiano come straordinario. Il disegno fissa e isola elementi topici, restituisce un tracciato di meraviglia, vertigine, allegria, familiarità, caos e sottentrante intimidazione. Lo sguardo che presiede all’imbandigione visiva dell’infanzia è probabilmente quello dipinto da Philipp Otto Runge ne I bambini di Hülsenbeck, nel 1806, dove il pittore dei bambini tenta di ritrarre la disposizione sgranata ed enciclopedica con cui l’infanzia guarda le cose, accettandole in termini complanari, sferici, inermi. Nel tempo tutto quello che appartiene all’infanzia si deposita e segretamente resta in dote alla complessa identità di ciascuno ma perlopiù per essere negato, subissato dai reticoli di revisioni, codici e discipline della vita adulta. Cosa accade però se la disposizione primaria ad accogliere il mondo resta miracolosamente attiva in una persona matura e, nel nostro caso, in un artista? Jean Dubuffet, coniando letteralmente l’art brut, si rivolse all’infanzia per traghettarne in arte l’insegnamento implicito, il giacimento originario ed esente dalle dogane della cultura accademica, classica o semplicemente, e da più parti, engagé. Ma già in Dubuffet il transito dall’infanzia all’arte non è privo del rischio dichiarato del disequilibrio, dato che i materiali e le espressioni che i bambini sanno maneggiare con incantevole disinvoltura divengono potenzialmente pericolosi, infiammabili nelle mani di un adulto. Al bagliore di questo azzardo l’art brut nasce non a caso come arte dei folli. Inutilmente corteggiata dalle operazioni mnestiche che tentano di raggiungerla e rappresentarla nel suo selvatico fulgore, l’infanzia per perpetrarsi ha dunque bisogno non di interpreti e pedagoghi ma della complicità paritetica di adulti follemente bambini. E uno di questi complici gemellari è certamente Gianfranco Asveri. Fiori 8


magici ronzavano. I pendii lo cullavano. Circolavano bestie di un’eleganza favolosa, scrive Rimbaud in Enfance, nelle Illuminations, entro una circostanza lirica che si addice anche ad Asveri. I suoi quadri sono abitati da dilatazioni magiche di figure, congreghe stregonesche, galline di cui si intuisce la capacità parlante, macrocefali dai contorni liquefatti, esseri perimetrali animati da vaste lacune d’occhi, il popolo fiabesco, indaffarato nel niente ed esultante, di un bambino cresciuto alla dismisura adulta, artista fanciullo ora in grado di pervadere gallerie e musei richiamando il visivo contemporaneo, generalmente fotografico e preda di riuscite e sospette restaurazioni, a un ordine irriverente che presuppone esista, davvero, oltre la specchiante immagine oculare, un altro mondo. L’infanzia non è una regione conciliata e arcadica ma è più affine al continente che scopre il bambino di Maurice Sendak navigando dalla sua cameretta, invasa dopocena da un’improvvisa giungla, sino al paese dei mostri selvaggi che, significativamente, non lo aggrediranno bensì lo faranno Re. E quel continente a sua volta è contiguo al mondo nuovo dell’arte. Lo stesso che hanno visto a tratti e reso in forme esemplari ed in concetti plastici i grandi, coraggiosi e intelligenti decostruttori, riuniti nelle avanguardie o solitari e fuori tempo, risparmiati dalle ruspe della Storia. Oggi, a quanto pare, quel varco visivo è di nuovo aperto solo ai matti, ai pochissimi artisti-bambini-matti e naturalmente ai nostri piccoli, verso crescita zero anche loro, nelle aule degli asili. La mostra “Ucci Ucci...” di Gianfranco Asveri a Palazzo Ducale si suggerisce allora di immaginarla allestita ad altezza di bambino, con il centro del quadro allo stesso livello di quegli occhi sgranati e inclusivi dipinti da Runge, e ciò nient’affatto per sminuire la portata di questo maestro bensì per porgerla opportunamente, nella misura più giusta, quella che non impone al bimbo di farsi grande o al pazzo di rendersi giudizioso, ma all’adulto, per attingere l’arte, di chinarsi a cogliere la sapienza temeraria dell’infanzia. Paolo Donini Direttore delle Gallerie Civiche di Palazzo Ducale

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Cicon, 2012 - dettaglio



GIOCO ALCHEMICO di Francesca Baboni “Ucci ucci sento odor di cristianucci”. La celebre frase dell’orco nella favola di Pollicino di Charles Perrault ci riporta da subito all’ immaginario fantastico di Gianfranco Asveri, che a prima vista potrebbe legarsi ad un mondo fanciullesco o infantile, o a quella intercapedine che unisce la rappresentazione informel al filone dell’ “arte irregolare”, outsider art o art brut come la definì Jean Dubuffet nel 1945, e che ha visto negli ultimi anni l’apertura di numerosi musei e l’interesse di un certo tipo di collezionismo, soprattutto in ambito mitteleuropeo e in cui l’inconscio e le sue manifestazioni visionarie diventano i veri protagonisti dell’opera. Osservando le sue figurine, vengono difatti alla mente i brulicanti bestiari da cortile e il Petit jardinier preso da una viscerale ed euforica joie de vivre del celebre artista francese, sebbene la vera poetica dell’artista tralascia la facile definizione di outsider per spostarsi verso un’impronta pittorica individuale e del tutto personale, che non presenta quei tratti angosciosi di una psiche turbata ma una leggerezza di fondo data da una propensione a rappresentare il lato più giocoso dell’esistenza. E se l’arte è un gioco dello spirito, come affermava Dubuffet, l’artista gioca misurandosi su affioramenti stratificati della memoria che corrispondono alle stratificazioni pittoriche, ricerca spasmodicamente la carne della materia fino al suo interno, arrivando a scarnificarla per trovarne la vera essenza, il suo puro spirito. Il rapporto emotivo con gli animali, in particolare i cani, uccelli e bestie del giardino, che sono parte della sua stessa esistenza come una sorta di alter ego, si mostra nelle opere con marcata evidenza. Sotto forma di simpatici personaggi fantastici a metà tra la realtà e la fantasia, ibridi rielaborati da una fervida immaginazione, gli esseri viventi in cui lui stesso si identifica e di cui coglie l’anima interiore, umanizzandoli profondamente anche nei tratti somatici, nella resa bidimensionale e nelle graffiature, agiscono all’interno di un mondo domestico e familiare. Gianfranco Asveri è inscindibilmente legato a quell’ambito rurale che osserva dalle sue finestre e che sente come la sua casa, e non potrebbe essere altrimenti. Il segno, il colore, la pregnanza materica che rompe in modo viscerale la perfezione dell’immagine rappresentata creando agglomerati pastosi, risultano un atto di consapevolezza e di presa di coscienza della realtà. E mentre padroneggia con maestrìa 12


lo spazio, tra colori squillanti e abbacinanti e il dinamismo delle figure sgraziate, che paiono perennemente in movimento e costruiscono l’ambiente attorno, la magia della pittura che permea ogni raffigurazione si rivela in tutta la sua spontaneità. I soggetti privilegiati divengono così pretesti per dipingere e i pochi accenni elementari di paesaggio, sia naturale che urbano, si inseriscono tra i fautori della scena senza causare mai azione di disturbo, anzi amalgamandosi perfettamente a quei corpi sghembi e poetici nei quali non manca mai un barlume di speranza e positività, pur nella loro esasperata provocazione espressionista. Con un moto propulsivo e quasi alchemico, che scopre la forma e poi la distrugge, per arrivare a costruire altro, Gianfranco Asveri giunge a cogliere l’anima mundi di un universo pastoso creando un’anti-forma, un’alchimia intrigante segnica e coloristica, nel momento in cui gli elementi dati si intersecano tra loro e i toni si fondono mirabilmente mettendo in scena un formalismo pregno di liricità, all’interno di un mondo fiabesco fatto di parole magiche che aprono porte nascoste come quell’Abracadabra che ci rimanda ai sortilegi fantasiosi della nostra infanzia, in cui trovano posto i trasalimenti di moti interiori che provengono da emozioni trattenute e che danno vita a visioni ulteriormente poetiche. Le pulsioni che derivano da un’interiorità complessa e articolata, vengono efficacemente espresse dalle potenzialità oniriche dell’artista che concentra la sua rappresentazione su un impianto armonico di trasfigurazione della realtà, come fosse un continuum con l’immaginazione stessa. Gianfranco Asveri ci presenta dunque una pullulante e grottesca umanità, descritta con ambivalenze espressive e una solidità grumosa in cui si intravvedono le pennellate e che crea narrazioni fantasmagoriche come si nota in quelle Favole in viaggio, che si prestano agli infiniti racconti di un peculiare che riesce immancabilmente ad arrivare al fulcro dell’universale. Cosa che soltanto i grandi sanno fare.

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Favole in viaggio, 2018 - dettaglio


INCONTRI IN PUREZZA di Stefano Taddei Viviamo in mezzo a forme che costringono il nostro esistere. Sovente tali configurazioni non hanno nessuna ragione, sono mere consuetudini. Non adeguarsi a questo dato di fatto vuol dire andare a scardinare tali strutture, alla ricerca di quell’ulteriore che santifica ogni vita libera da quei vincoli non basilari al quieto vivere. Gianfranco Asveri propone una ricerca in cui la presa in carico emozionale è sicuramente centrale. Attraverso elaborazioni in cui gli animali assumono sembianze diversificate l’autore cerca di scardinare - il tutto verso una vera e propria rottura – ogni comprimibile fattura estetica. Con una ricerca che fa del crescere insieme uno dei suoi punti focali, le opere nascono e crescono quasi incontrollabili. Questa magnificenza di Gianfranco Asveri trova in una memoria non edulcorata la sua ragione d’esistere. Per mezzo di un sostrato poetico che si è liberato di ogni corrispondenza certa al vivere comune, i soggetti di tali elaborazioni trovano perennemente nuova linfa immaginifica. In fondo l’autore è riuscito a trovare una sorta di spazio sacro dove fomentare una peculiare visione d’insieme. Tale libertà di pensiero e tipicità sono certamente vincastri di una modalità personalmente espressa perché innalzata sull’autonomia. Non è facile tale percorso solitario nel flusso dell’ordinariamente costringente, anche perché qui non resiste alcuna corrispondenza tra forma e contenuto. La fantasia regna in tali opere ed è lei che guida perennemente la danza delle apparizioni animali. Le bestie non sono però conchiuse nella loro apparizione, si nutrono e si evidenziano come apparizioni in cui è riscontrabile un afflato umano, primariamente infantile. Tutti aspirano o idolatrano l’innocenza dei bambini come un luogo che non ritorna più nel mondo adulto. Tale idea è una scelta consapevole dell’essere. Nulla vieta, come fa Gianfranco Asveri, di essere un adulto in numerose questioni ma di mantenere una visione fanciullesca nel suo fare artistico. Noi, persi sovente in concezioni mature soffocanti, possiamo solo invidiare la purezza di queste idee.

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OPERE



Abracadabra, 2017 Tecnica mista su tavola, cm 101x70 19


Abracadabra, 2017 Olio su tavola, cm 35x50 20


Abracadabra, 2017 Tecnica mista su tavola, cm 70x101 21


Abracadabra, 2017 Olio su tavola, cm 32x51 Collezione Pierelli - Viganò, Besana Brianza 22


Abracadabra, 2015 Tecnica mista su tavola, cm 125x80 23


Abracadabra, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 48x61 24


Abracadabra, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 40x56,5 25


Abracadabra, 2017 Olio su tavola, cm 60x78 26


Abracadabra, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 150x150 27


Memorie, 2013 Tecnica mista su tavola, cm 70x70 28


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Memorie, 2011 Tecnica mista su tavola, cm 150x150 31


Memorie, 2011 Tecnica mista su tavola, cm 61x93 32


Memorie, 2013 Tecnica mista su tavola, cm 107x73 33


Memorie, 2011 Tecnica mista su tavola, cm 73x93 34


Abracadabra, 2012 Tecnica mista su tavola, cm 83x60 35


Abracadabra, 2011 Tecnica mista su cartone, cm 70x50 36


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 92x61 37


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 109x109 38


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 110x110 39


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tela, cm 30x30 Collezione GSR - MAS, Bologna 40


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 35x40 Collezione Privata, Genova 41


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 60x40 42


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 40x40,5 43



Abracadabra, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 100x100 45


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 35x40 Collezione Bertelli - Vergnano, Torino 46


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 35x40 Collezione Castellan - Scaravelli, Torino 47



Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 20x30 Collezione Di Cera, Roma 49


Abracadabra, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 47x26 50


Abracadabra, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 32x34 51


Abracadabra, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 20x30 Collezione Privata, Torino 52


Memorie, 2014 Tecnica mista su tavola, cm 81x61 53


Abracadabra, 2010 Tecnica mista su tela, cm 180x130 54




Via Roma 53, 2017 Tecnica mista su tavola, cm 100x120 57


Abracadabra, 2016 Tecnica mista su tavola, cm 93x72 58


Memorie, 2014 Tecnica mista su tavola, cm 94x66 59


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tela, cm 50x70 Collezione Privata, Bologna 60


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 35x40 61


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Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 109x109 63


Abracadabra, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 50x54,5 64


Abracadabra, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 50x50 65


Abracadabra, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 44x61 Collezione Privata, Bologna 66


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 40x60 Collezione Privata, Bologna 67


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Cicon, 2012 Tecnica mista su tavola, cm 150x150 69


Cicon, 2012 Tecnica mista su tavola, cm 150x150 70


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Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 20x30 Collezione Privata, Bernareggio 72


Memorie, 2014 Tecnica mista su tavola, cm 55x55 Collezione Privata, Torino 73


Abracadabra, 2012 Tecnica mista su tavola, cm 50x50 74



Abracadabra, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 71x125 76


Memorie, 2013 Tecnica mista su tavola, cm 60x83 77


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 30x45 78


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 50x54 79


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tela, cm 80x80 80


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su cartone riportato su tavola, cm 53x108 81


Favole in viaggio, 2018 Tecnica mista su tavola, cm 52x80 82


Via Roma 53, 2016 Tecnica mista su tavola, cm 83x60 83


Gianfranco Asveri nel suo studio Š G. Negri


BIOGRAFIA Gianfranco Asveri è nato nel 1948 a Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza, da una famiglia di estrazione contadina. Non ha frequentato accademie né seguito studi artistici di altro genere, ma nel 1969 ha cominciato a dipingere, trovando nell’arte una ragione di vita. Da anni vive e lavora ai Gasperini, sulle colline piacentine, in compagnia dei suoi cani. Dopo un periodo iniziale in cui si è espresso con un linguaggio figurativo tradizionale, a partire dagli anni Ottanta la sua pittura è approdata a un gesto più istintivo e personale, ricco di colore e di materia, vicino all’espressionismo dell’Art Brut. Rappresentante di uno stile pittorico fortemente istintuale ed emotivo, Asveri aggredisce la superficie con un gesto prepotente e primitivo, che lascia tuttavia convivere con altre matrici espressive meno percettibili, memoria di immagini artistiche. Con un afflato profondo e vitale, la pittura di Asveri scaturisce dall’osservazione del reale: gli animali che l’artista raccoglie e cura, con i quali vive e che ama sopra ogni cosa, ai quali dedica disegni, dipinti e poesie. Definito tra i 10 pittori italiani emergenti dal quotidiano Il Sole 24Ore, ha ottenuto consensi di pubblico in numerose mostre personali in Italia e all’estero. Di lui hanno scritto critici quali Luca Beatrice, Paolo Blendinger, Beatrice Buscaroli, Luciano Caprile, Martina Corgnati, Maurizio Corgnati, Elda Fezzi, Stefano Fugazza, Flaminio Gualdoni, Elisabetta Longari, Lorenzo Kamel, Domenico Montalto, Nicoletta Pallini, Elena Pontiggia, Giovanni Quaglino, Alessandro Riva, Marco Rosci, Maurizio Sciaccaluga, Giorgio Seveso, Claudio Vela e il poeta Ferdinando Cogni. Nel dicembre 2017 inizia a collaborare in esclusiva con la Galleria CASATI Arte Contemporanea di Muggiò.

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PRINCIPALI ESPOSIZIONI 2018 • “Qui non piove mai!”, a cura di Luciano Caprile, CASATI Arte Contemporanea • “Memorie dal Soprassuolo Parte II”, a cura di Claudio Castellini e Luciano Caprile, Palazzo Comunale di Busalla (Genova) • “Memorie dal Soprassuolo”, a cura di Claudio Castellini e Luciano Caprile, Mu.Ma di Genova 2017 • “Tra colore e segno”, a cura di Alexandre Aleman, Lugano, Svizzera 2013 • “Cicon”, a cura di Luciano Caprile, Palazzo Pretorio, Castell’Arquato (PC) • “Cicon”, a cura di Luciano Caprile, Oratorio dei Disciplinati, Finalborgo (SV) 2011 • “Memories”, testo in catalogo di Paolo Manazza, Galerie Mark Peet Visser, Hertogenbosch, Olanda • Biennale di Venezia - Padiglione Italia, a cura di Vittorio Sgarbi, Palazzo Nervi, Torino 2010 • “Guardami, amo te!”, con Veronica Fonzo, Galerie Mark Peet Visser, Hertogenbosch, Olanda 2008 • “Can che abbaia”, a cura di Paolo Manazza, MarcoRossi artecontemporanea, Pietrasanta 2007 • “Nieuwe Verhalen”, Galerie Mark Peet Visser, Hertogenbosch, Olanda • “Credere nell’infanzia”, testo di Stefano Fugazza, Confindustria, Piacenza • “Arte Italiana 1968-2007 Pittura”, a cura di Maurizio Sciaccaluga, Palazzo Reale, Milano 2006 • “La luna nel pozzo”, a cura di Beatrice Buscaroli, Torrione Estense e Palazzo Pretorio, Castell’Arquato (PC) 2005 • “Gianfranco Asveri”, Galleria Robinsons, Knokke, Belgio 2004 • “Die gestische Malerei von Gianfranco Asveri”, Galerie Barbara Ruetz, Monaco, Germania • “Nevicata ai Gasperini”, a cura di Martina Corgnati, Spirale Arte, Pietrasanta e Milano • “25 anni ai Gasperini”, a cura di Martina Corgnati, Fondazione Stelline, Milano 86


2002 • “I cani di Asveri”, a cura di Pierluigi Peccorini Maggi, Galleria Civica, Modena 2000 • “Asveri”, mostra a cura di Lynne Faulstroh, New York Gallery, Brugg, Svizzera 1995 • “Incontri”, a cura di Flamingo Gauldoni, Spirale Arte, Milano • “Moder-Incontri”, a cura di Luciano Gnugnoli, Krebsen Gallery, Copenhagen, Danimarca 1994 • “Mostra antologica 1964-1994”, a cura di Angelo Gilardino, Galleria Civica d’Arte Moderna, Gallarate • “Asveri”, a cura di Stephen Watts, Zebra One Gallery, Londra 1992 • “Incontri”, catalogo a cura di Marco Rosci, Studio d’Arte Gulminelli, Mendrisio, Canton Ticino, Svizzera 1991 • “Incontri”, catalogo a cura di Marco Rosci, Galerie 31, Lille, Francia • “Incontri”, catalogo a cura di Marco Rosci, Galerie De Francony, Parigi, Francia • “Incontri”, catalogo a cura di Marco Rosci, Boycott Gallery, Bruxelles, Belgio 1990 • “Gianfranco Asveri”, a cura di Marco Rossi, Palazzo della Regione, Torino • “Asveri”, a cura di Ferdinando Cogni, Boycott Gallery, Bruxelles, Belgio • Zebra One Gallery, Londra, Gran Bretagna 1989 • “Racconti e personaggi”, a cura di Marc Le Cannu, Tonino Art Gallery, Campione d’Italia (CO) • “Asveri”, a cura di Stefano Fumagalli, testo di Ferdinando Cogni, Galleria Fumagalli, Bergamo 1986 • “Incontri”, a cura di Corrado Mingardi, Palazzo Monte di Pietà, Busseto (PR) 1981 • Sala Giuseppe Verdi, Rocca di Busseto (PR)

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FINITO DI STAMPARE NELLA TIPOGRAFIA BANDECCHI & VIVALDI PONTEDERA

DICEMBRE 2018

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