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CARITAS N. 3 / Giugno 2018

La Rivista di Caritas Svizzera

Come integrare i rifugiati? Pagina 6

Focus

Rapporto annuale

Svizzera

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I Rohingya di nuovo in pericolo

L’aiuto di Caritas nel 2017

Piccoli crediti, grandi debiti


Lettera aperta

Care sostenitrici Cari sostenitori La parola «integrazione» è una parolona. Ma cosa significa realmente? Per Caritas integrazione significa andare a riprendere le persone che vivono ai margini della società o che vi vengono spinti e aprire loro le porte, in modo che possano partecipare alla nostra comunità. L’integrazione è di centrale importanza in particolare per le persone che arrivano nel nostro Paese come migranti o profughi. Comprende sempre due lati: da un lato, la comunità dovrebbe essere aperta al nuovo e all’inconsueto. Per questo

­ ccorrono un lavoro di sensibilizzazione o e sicurezza sociale. Dall’altro, i migranti devono essere disposti a dare anch’essi il proprio contributo per rendere possibile la loro integrazione. Lo possono fare imparando una delle lingue nazionali e mostrando disponibilità a conoscere i fondamenti della società. Più di cento anni fa, la Svizzera ha introdotto l’obbligo scolastico. Questa decisione saggia poggiava sull’esperienza che ogni persona e ogni cittadino avevano bisogno di un’istruzione approfondita per vivere in un mondo che diventava sempre più complesso e che era caratte-

rizzato dalla tecnica, dall’industrializzazione e dal continuo mutamento. In Svizzera, l’istruzione secondaria I è obbligatoria per tutti i bambini. È la condizione per poter fare un apprendistato e costituisce la base per l’appartenenza sociale e il sostentamento economico di ogni singola persona.

«Si può costruire solo su un livello di istruzione adeguato.» Si può costruire solo su un livello di istruzione adeguato. Se agli immigrati non trasmettiamo le nozioni di base in matematica e scrittura, le conseguenze sono emarginazione e mancanza di opportunità. E se non garantiamo la formazione di base, non dobbiamo meravigliarci che le persone non istruite facciano ricorso all’assistenza sociale. Non esiste integrazione senza istruzione. Perciò Caritas chiede che per i richiedenti l’asilo e i profughi in Svizzera vengano create le possibilità per ottenere il livello di istruzione secondario I. Solo così anche loro ricevono l’opportunità di essere indipendenti e autonomi. Vi ringrazio di cuore, care sostenitrici e cari sostenitori, del vostro aiuto per questa nostra causa. Cordialmente

Hugo Fasel Direttore Caritas Svizzera

Foto: Franca Pedrazzetti


Sommario

Sogni realizzati

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Yohannes Berhane, eritreo, e Lava Khalil, siriana, condividono un destino analogo: guerra, violenza e la fuga da esse hanno impedito loro di seguire una formazione in patria. Quando sono arrivati in Svizzera erano giovani, ma troppo grandi per poter frequentare una scuola pubblica. Nella storia di copertina raccontiamo come sono comunque riusciti a fare il salto nel mondo del lavoro grazie all’aiuto di Caritas.  Pagina 6

F ocus: i Rohingya di nuovo in pericolo

Un milione di profughi Rohingya sono fuggiti in Bangladesh dove vivono in condizioni disastrose. Con l’arrivo del monsone si aggiunge un ulteriore pericolo. Roshida (38 anni) racconta la sopravvivenza nel campo profughi più grande del mondo.

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Rapporto annuale: l’aiuto di Caritas nel 2017

Nel 2017, l’operato di Caritas è stato caratterizzato da missioni umanitarie, anche nella Siria sconvolta dalla guerra. In Svizzera il lavoro si è focalizzato sull’aiuto per i bambini toccati dalla povertà.

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Svizzera: piccoli crediti, grandi debiti

I crediti privati promettono la rapida realizzazione di un sogno e la risoluzione delle difficoltà finanziarie. La realtà, però, è ben diversa: si cade facilmente nella trappola dell’indebitamento.

IMPRESSUM La rivista di Caritas Svizzera esce sei volte all’anno. Editore è Caritas Svizzera, Comunicazione e Marketing, Adligenswilerstr. 15, Casella postale, CH-6002 Lucerna, info@caritas.ch, www.caritas.ch, Tel. +41 41 419 24 19 Redazione: Sabine Schaller (ssc), Direzione; Jörg Arnold (ja); Fabrice Boulé (fbo); Stefan Gribi (sg); Anna Haselbach (ah); Vérène Morisod Simonazzi (vm); Odilo Noti (on) Il costo dell’abbonamento è di 5 franchi all’anno e viene dedotto una sola volta dalla donazione. Grafica: Urban Fischer Copertina: Fabian Biasio Tipografia: Kyburz, Dielsdorf Carta: 100 % riciclata Conto donazioni: PC 60-7000-4

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Eco

Eco mediatica

Durante gli eventi informativi sul tema migrazione, le donatrici e i donatori si sono anche potuti fare un’idea dell’operato di Caritas in Siria.

La politica migratoria oggi Di quale politica migratoria abbiamo bisogno? Di questo e della situazione in Siria hanno discusso gli esperti di Caritas insieme alle donatrici e ai donatori in occasione di due eventi informativi che si sono tenuti a Lucerna e a Ginevra. All’evento

Prix Caritas 2018 Il 15 giugno 2018 verrà assegnato il Prix Caritas. Il premio onora personalità che dimostrano uno straordinario impegno per il bene dei più deboli. La laudatio sarà tenuta da Yves Serra, direttore generale di Georg Fischer AG (GF). GF sostiene Caritas nel miglioramento dell’approvvigionamento idrico nei Paesi del Sud. (ssc) Per informazioni (dal 16 giugno): caritas.ch/prix-caritas

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tenutosi in Romandia è intervenuto Alessandro Monsutti, professore di antropologia sociale e sociologia all’Istituto di alti studi internazionali e dello sviluppo di Ginevra (IHEID), parlando della prospettiva storica della migrazione. (ssc)

Giornata mondiale Per procedure delle mestruazioni corrette In molte società le mestruazioni sono un tabù con importanti conseguenze: il nostro web reportage spiega perché il ciclo mestruale limita la mobilità, impedisce l’istruzione e mette in pericolo la salute e illustra l’intervento di Caritas per migliorare la situazione delle ragazze e delle donne interessate. (ssc) Web reportage: caritas.ch/menstruation

La Segreteria di Stato della migrazione SEM ha affidato a Caritas il mandato di rappresentanza legale dei richiedenti l’asilo nei Centri federali d’asilo di Boudry (NE) e Giffers (FR). In questi centri da aprile è in corso un progetto pilota con le procedure d’asilo accelerate. Caritas si adopera per informare i richiedenti l’asilo in merito ai loro diritti e doveri durante la procedura. (ssc)

Radio SRF, Doppelpunkt: «Es droht eine Katastrophe in der Katastrophe» (Si rischia una catastrofe nella catastrofe)  |  27.3.18 Nel giro di poche settimane circa 800 000 Rohingya sono fuggiti dal Myanmar in Bangladesh. La Catena della solidarietà ha raccolto più di quattro milioni di franchi per aiutarli (…). Idris Ali Khan, responsabile del programma di Caritas, considera grave il problema dei bambini che non possono andare a scuola. Il 60 % circa dei profughi che alloggiano nei campi sono bambini. Blick: «Das ist irreführend» (È fuorviante)  |  10.4.2018 Dal 2013 al 2016 il 12,3 % della popolazione è stata stimata povera in almeno uno degli anni considerati. La percentuale è nettamente superiore rispetto ai tassi di povertà registrati annualmente. Ma il messaggio di Berna era: in Svizzera la povertà di solito è di breve durata. Perché, secondo l’Ufficio federale di statistica, gran parte delle persone povere dopo poco tempo ha di nuovo un reddito sopra alla soglia di povertà. «Questo tipo di interpretazione dei numeri sulla povertà è fuorviante e non rende giustizia alla situazione di incertezza vissuta da uno svizzero su otto che finisce nella trappola della povertà nel giro di quattro anni» dichiara Bettina Fredrich, responsabile dell’ufficio Politica sociale di Caritas Svizzera. Südostschweiz: «Bern muss laut Caritas mehr für Syrien tun» (Caritas chiede a Berna di fare di più per la Siria)  |  5.4.2018 La guerra in Siria dura da ormai sette anni e il presidente Baschar al-Assad ha consolidato il suo potere. Per Caritas Svizzera è dunque ovvio che la Svizzera deve dare un contributo maggiore per lenire le sofferenze del Paese e chiede (...) che l’aiuto umanitario annuale venga incrementato da 50 a 100 milioni di franchi mediante un credito aggiuntivo.

Foto: Alexandrea Wey, Barbara Graf Horka


Focus

Circa la metà dei profughi Rohingya sono bambini.

I Rohingya traumatizzati minacciati da una nuova catastrofe Quasi un milione di appartenenti alla minoranza dei Rohingya sono fuggiti dal Myanmar nel vicino Bangladesh. Ma con l’arrivo delle piogge monsoniche incombe una nuova catastrofe e la violenza e l’oppressione vissute gravano pesantemente sui profughi. La trentottenne Roshida congiunge le mani sul ventre mentre racconta ai soccorritori di Caritas Bangladesh di aver avuto un aborto spontaneo due settimane fa. I collaboratori di Caritas non solo prestano aiuto d’urgenza ai profughi del campo Kutupalong, ma ascoltano anche le loro storie.

«Hanno incendiato le nostre case. Siamo fuggiti pieni di paura. È stato un incubo.» E quello che sentono è sconvolgente: «Pensiamo che nel nostro villaggio in Myanmar non ci sia più nessuno in vita» dice la madre di quattro figli. «Hanno incendiato le nostre case. Siamo fuggiti pieni di paura. Abbiamo camminato per quattro giorni. Abbiamo patito la fame e ci siamo nascosti nel bosco. È stato un

Foto: Caritas Internationalis

incubo. Ogni minimo rumore che sentivamo ci spaventava e ci riempiva di paura.» «In mano avevano delle armi, noi non avevamo niente» Mentre attraversavano un fiume, Roshida ha visto dei cadaveri portati dall’acqua. «Una volta mi sono dovuta tappare il naso per andare sott’acqua per nascondermi dai soldati. Non sapevamo dove andare. Alcuni giovani uomini sono stati legati agli alberi e bruciati vivi. In mano avevano delle armi, noi non avevamo niente» continua la donna. Il monsone potrebbe provocare alluvioni Al momento Roshida vive in un campo profughi provvisorio terribilmente sovraffollato, come altre centinaia di migliaia di appartenenti alla minoranza dei Rohingya. Le condizioni igieniche sono critiche.

Si può solo immaginare cosa accadrà quando arriveranno le piogge monsoniche che metteranno sott’acqua le capanne di fortuna e faranno franare i pendii sui quali sono state costruite. Per cucinare manca materiale combustibile. Roshida manda i suoi figli lontano nel bosco a raccogliere la legna e a tagliare i rami degli alberi. Come tanti altri, partono prestissimo la mattina e tornano esausti la sera per tagliare e far seccare la legna. Identità perduta Roshida è sollevata di trovarsi in un posto sicuro dove la notte può dormire. Ma le prospettive per il futuro sono cupe: «Non abbiamo documenti. Se il governo ci desse un’identità, potremmo cercarci un lavoro e mantenerci da soli. Ma così, gli aiuti umanitari sono l’unico modo per sopravvivere.» In collaborazione con Caritas Bangladesh, Caritas Svizzera presta aiuti d’urgenza a 11 700 profughi. (sg)

Informazioni sull’aiuto d’urgenza di Caritas ai Rohingya: caritas.ch/rohingyas

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Reportage

«Sin da piccolo sognavo di fare il meccanico» Testo: Vérène Morisod Foto: Fabian Biasio

Una volontà ferrea: Yohannes non si è mai arreso. Ha imparato la lingua, ha fatto degli stage e infine ha trovato un posto d'apprendistato con l'aiuto di Caritas.


Reportage Hanno tra i 16 e i 25 anni, vengono dalla Siria, dall’Eritrea, dall’Afghanistan e dall’Iraq. Hanno dovuto lasciarsi alle spalle la loro vita di prima, interrompere scuola e formazione. Come possono farcela a crearsi una vita indipendente se non hanno una formazione scolastica adeguata e dopo aver vissuto esperienze traumatiche durante la fuga? Nel Canton Friburgo i giovani profughi possono contare sull’aiuto di Caritas Svizzera: con esiti positivi, come dimostrano le storie di Yohannes e Lava. C’è molto da fare nella grande autofficina nella regione di Friburgo. Quando il ventiduenne Yohannes Berhane* entra, i suoi colleghi lo salutano con una pacca sulle spalle. Il giovane profugo eritreo sta

« Yohannes è gentile, puntuale e motivato. » seguendo la formazione per ottenere il Certificato federale di formazione pratica (CFP) come Assistente di manutenzione per automobili. Yohannes è arrivato in Svizzera nel 2012 con la madre e la sorellina. Aveva 16 anni. I primi tempi in Svizzera sono stati difficili. «Non conoscevo la lingua, non sapevo niente della cultura e non conoscevo

nessuno» racconta il giovane. Subito dopo il suo arrivo a Friburgo ha iniziato a frequentare un corso di preparazione di un anno alla Scuola professionale artigianale e industriale di Friburgo (EPAI). In seguito ha svolto diversi stage in varie aziende. Formazione duale «Sin da piccolo sognavo di fare il meccanico» continua il suo racconto Yohannes. Caritas Svizzera, che sta seguendo il giovane profugo, ha contattato il dirigente di una grande autofficina nella regione di Friburgo. «Abbiamo visto subito che era motivato» ricordano Corinne e Jean-François Lacilla. Hanno assunto Yohannes e gli hanno dato l’opportunità di seguire una formazione di due anni per diventare Assistente di manutenzione per automobili CFP.

Il giovane lavora quattro giorni alla settimana nell’officina. Il lunedì va a scuola. Corinne Lacilla è molto soddisfatta: «Yohannes è gentile, puntuale e molto motivato.» Rimasti impressionati dalla sua fame di sapere e dai buoni voti ottenuti, i suoi capi gli hanno fatto la proposta di continuare l’apprendistato per conseguire, dopo tre anni, l’Attestato federale di capacità (AFC) come Meccanico di manutenzione per automobili AFC. Aiuto per il francese Ma dapprima Yohannes deve migliorare il suo francese. Caritas lo aiuta e cerca una soluzione che gli permetta di fare progressi rapidamente: un corso intensivo nella pausa estiva o la sera, magari con l’aiuto di un volontario. «All’inizio Yohannes non parlava quasi mai» racconta Corinne Lacilla. «Ma poi, dopo breve tempo, abbiamo potuto osservare un bellissimo sviluppo.» Oggi il ragazzo è integrato molto bene nel gruppo. E ha un traguardo preciso. Vuole portare a termine la sua formazione con

Caritas Svizzera sostiene l’integrazione professionale dei giovani profughi Le persone giovani che in Svizzera sono riconosciute come rifugiati hanno poche possibilità di trovare un lavoro. Esistono numerosi programmi a sostegno dell’integrazione professionale, ma se gli adolescenti e i giovani adulti non presentano un’istruzione scolastica adeguata, questi programmi raramente portano al successo auspicato. Caritas Svizzera segue, su incarico del Cantone, 1600 profughi riconosciuti nel Canton Friburgo. 342 profughi hanno tra i 16 e i 25 anni. Il Cantone ha intrapreso delle misure per promuovere l’integrazione dei giovani di questa fascia di età: in una prima fase frequentano corsi intensivi per quattro mezze giornate alla settimana nella Casa dell’i-

struzione e integrazione aperta recentemente da Caritas a Matran. Lo scopo è di prepararli all’anno integrativo della Scuola professionale artigianale e industriale di Friburgo (EPAI). Lì approfondiranno le loro conoscenze in francese, matematica e geografia. In seguito hanno la possibilità di partecipare a un semestre di motivazione (SEMO) e di svolgere degli stage in aziende di vari settori. In questo modo ottengono tutte le qualifiche necessarie per l’istruzione di base professionale che con una formazione della durata di due, tre o quattro anni gli permetterà di conseguire il Certificato federale di formazione pratica (CFP) oppure l’Attestato federale di capacità (AFC).

Durante il periodo della formazione, Caritas offre ai giovani profughi sostegno e assistenza individuali. Stabilisce inoltre anche il contatto tra i datori di lavoro e i ragazzi. Lo scopo è creare una proficua collaborazione tra datore di lavoro, scuola e ragazzi. Nella presa di posizione «Meilleures chances d’intégration pour les jeunes réfugiés», Caritas illustra i provvedimenti da adottare affinché i giovani profughi possano acquisire le conoscenze indispensabili per un’integrazione professionale riuscita.

Presa di posizione da scaricare: caritas.ch/prises-de-position

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Reportage s­ uccesso e realizzare il suo sogno. «Vorrei essere autonomo, non dipendere dagli altri.» La fuga ha preso il posto degli studi Anche Lava Khalil, una ragazza curda siriana, ha il desiderio di indipendenza. La ventunenne era al secondo anno di liceo quando ha dovuto abbandonare tutto per fuggire dal suo villaggio che era ormai diventato teatro di guerra. «Non ci siamo potuti portare via niente» racconta la ragazza che insieme ai genitori, ai fratelli e

« Da quando parliamo francese, per noi tutto è diventato più facile. » alla sorella ha intrapreso un viaggio estenuante. «Abbiamo attraversato il confine con la Turchia e siamo arrivati a Istanbul dove siamo rimasti sette mesi.» L’idea di proseguire gli studi era ormai remota. Tutti, anche i bambini, dovevano lavorare per mantenere la famiglia. Nel 2014, finalmente, il momento tanto desiderato: la famiglia ha potuto presentare una domanda di asilo ed è stata accolta dalla Svizzera. «L’inizio non è stato facile, soprattutto per i miei genitori» racconta Lava. In Siria,

Dopo una tragica fuga e un inizio difficile in Svizzera, Lava guarda al futuro con ottimismo. La ventunenne ha trovato un posto per l'apprendistato. suo padre lavorava per una compagnia petrolifera, la madre faceva l’insegnante. Oggi frequentano entrambi un corso di francese. La famiglia seguita da Caritas vive a Romont e ha ottenuto lo status di rifugiato. «Da quando parliamo francese, per noi tutto è diventato più facile» dice contenta Lava «e i nostri vicini sono diventati nostri amici». Stage e formazione Lava ha frequentato per due anni corsi di francese, matematica, geografia e storia all’EPAI di Friburgo. In seguito ha partecipato a un semestre di motivazione e ha svolto degli stage in varie professioni. «In Siria volevo studiare Farmacia» racconta

I giovani profughi hanno bisogno del nostro aiuto Dia alle persone giovani come Yohannes e Lava la possibilità di integrarsi. Li aiuti a imparare un mestiere e a costruirsi un futuro in Svizzera.

Aiuti con una donazione! Conto donazioni: 60-7000-4 Causale «Integrazione»

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Lava. Da qui il desiderio di seguire una formazione in questo campo. Dopo aver fatto uno stage in una farmacia di Matran, ha ottenuto il posto di formazione. Ha già firmato il contratto. Ad agosto inizierà l’apprendistato come Assistente di farmacia AFC. «Forse fra qualche anno sarò una farmacista e avrò dei figli» ci svela i suoi sogni la ragazza. «Ma la cosa più importante è che sono con la mia famiglia.» * Il nome è stato modificato per motivi di protezione dei dati personali.

Per maggiori informazioni: caritas.ch/integrazione


Reportage

«Con il nostro lavoro contribuiamo a rendere indipendenti i giovani più rapidamente.» Patrick Bussmann, lei lavora ogni giorno con giovani profughi tra i 18 e i 25 anni. Che cosa le crea più problemi nel percorso verso l’integrazione? Senza dubbi la mancanza di conoscenze scolastiche. Bisogna però tener presente che questi giovani, nella maggior parte dei casi, sono stati in fuga per mesi e mesi prima di arrivare in Europa. Per non parlare poi delle condizioni quadro raramente buone per quanto riguarda l’istruzione scolastica nei loro Paesi di origine. Per fortuna i pessimi presupposti con cui iniziano la loro esperienza qui da noi, il più delle volte vengono compensati da una grande motivazione. Ma questi giovani sono tormentati da tante altre preoccupazioni: il ricongiungimento familiare, la ricerca di parenti scomparsi, la mancanza di una casa in cui stare. Alcuni non hanno mai frequentato una scuola e per questo fanno progressi solo lentamente. Se la loro situazione non migliora entro breve tempo, rischiano di perdere il coraggio. Come vengono assistiti? Per prima cosa bisogna conoscersi e instaurare un rapporto. Per questo occorrono alcuni incontri personali. Insieme poi elaboriamo un piano di azione e un dossier di candidatura. Spiego al giovane profugo quali sono le misure adatte per mettere in pratica il piano e gli assicuro che lo assisterò nel suo percorso. La mia professione è quella di un generalista: preparo le domande per il riconoscimento dei titoli di studio, cerco posti liberi nei corsi di lingua o posti di stage nelle aziende, aiuto queste giovani persone nella ricerca di un possibile posto di lavoro, nella stipulazione di un contratto di lavoro e nell’otteni-

Foto: zVg

Quali risultati si ottengono con le misure di integrazione? Ho l’impressione che con il nostro lavoro (siamo cinque consulenti per l’integrazione professionale) contribuiamo a rendere indipendenti i giovani più rapidamente. L’assistenza permette ai profughi di trovare più velocemente la loro strada e il loro posto nella società. Cerchiamo soluzioni a lungo termine e facciamo di tutto per consentire ai giovani di seguire una formazione professionale.

Patrick Bussmann lavora come consulente per l’integrazione presso Caritas Svizzera a Friburgo.

mento di un permesso di lavoro. Stabilisco il primo contatto con le imprese e le aiuto nella preparazione di un colloquio di lavoro per uno stage. Lo scopo è sempre raggiungere l’indipendenza. Affianco i profughi dando loro consigli, ma il lavoro per integrarsi devono farlo da soli. A chi non ha bisogno di aiuto lascio ovviamente la possibilità di prendere l’iniziativa. Come si svolgono i contatti con i datori di lavoro? Molti datori di lavoro sono molto aperti nei confronti dei profughi e disposti a partecipare, premesso che i giovani mostrino impegno e che siano motivati. Un primo contatto avviene spesso nell’ambito di una domanda per uno stage. Se il datore di lavoro è interessato, vengono chiarite le modalità durante un incontro. Nella prima settimana dello stage c’è un altro incontro e alla fine lo stage viene valutato. Se il rapporto di lavoro viene prolungato, io sono ancora a disposizione in qualità di consulente.

Lei lavora in questo settore da 35 anni. Quali sviluppi ci sono stati in questi anni e come valuta il futuro dei migranti? La situazione è peggiorata considerevolmente: molti profughi hanno subito gravissimi traumi, le frontiere vengono chiuse in modo sempre più ermetico e i percorsi di fuga diventano sempre più pericolosi. E anche nel Paese di accoglienza le condizioni sono più difficili. Quando, ad esempio, nell’inverno del 1956/57 arrivarono in Svizzera i profughi ungheresi, la popolazione era molto aperta nei loro confronti e si trovarono abbastanza in fretta le case per ospitarli. Oggi accade il contrario. Le tensioni che caratterizzano la situazione geopolitica e il cambiamento climatico comporteranno un ulteriore aumento del numero dei profughi. E le società occidentali si mostreranno sempre meno disposte ad accoglierli.

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Rapporto annuale 2017

Nel 2017, Caritas ha realizzato complessivamente più di 200 progetti in tutto il mondo.

Réponses 2017: Rapporto annuale di Caritas Svizzera Nel 2017, l’operato di Caritas all’estero è stato caratterizzato dalla guerra in Siria e dalle conseguenze devastanti del cambiamento climatico. In Svizzera il suo impegno è andato in particolare a favore dei bambini toccati dalla povertà. La Siria è in guerra da oltre sette anni. Il bilancio è sconvolgente: 6,1 milioni di siriani sono in fuga nel proprio Paese e 13,1 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari. Altri 5,5 milioni hanno cercato rifugio nei Paesi confinanti. Caritas ha prestato di nuovo aiuto anche l’anno scorso, sia in Siria che in Giordania e in Libano. Nell’aiuto allo sviluppo a lungo termine è stato centrale l’impegno per le vittime del cambiamento climatico. Altre priorità delle attività all’estero sono stati l’aiuto d’urgenza e alla sopravvivenza per le vittime della siccità nel Corno d’Africa e i programmi di soccorso nei Caraibi dopo il passaggio dell’uragano «Irma». Complessivamente sono stati investiti 48,1 milioni di franchi a favore di progetti e programmi della cooperazione internazionale. Per i bambini In Svizzera Caritas ha sostenuto, tra l’altro, progetti sociali per 39,5 milioni di

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franchi. Si è incentrata sull’aiuto ai bambini toccati dalla povertà: bambini che sono cresciuti nel nostro Paese e che sono finiti nella spirale della povertà e bambini che sono fuggiti in Svizzera da soli alla ricerca di asilo. Nel comune grigionese di Bondo, Caritas ha aiutato la popolazione colpita da una frana. Con le sue attività sociali, come la consulenza sociale e la consulenza in caso di indebitamento, i negozi Caritas e la CartaCultura, ha prestato quotidianamente e in collaborazione con le organizzazioni Caritas regionali un aiuto pratico alle persone povere. Le donazioni cambiano la vita L’anno scorso, Caritas Svizzera ha realizzato oltre 200 progetti in tutto il mondo. L’aiuto è stato possibile solo grazie alle persone e alle istituzioni impegnate che hanno sostenuto il nostro operato. Sul versante delle entrate si sono registrate

donazioni dirette per 34,3 milioni di franchi, un ottimo risultato superato solo nel 2005, anno dello tsunami (35 milioni). I contributi privati di terzi – della Catena della solidarietà e altre organizzazioni Caritas – si sono attestati a 20,2 milioni di franchi. Si aggiungono ricavi aziendali propri per un ammontare di 10,9 milioni di franchi e contributi della Confederazione per un importo di 42,9 milioni di franchi destinati alla cooperazione allo sviluppo (DSC) e ai mandati di prestazione nel settore dell’asilo e dei rifugiati. Nel 2017, le spese generali di Caritas per l’amministrazione e la pubblicità sono state del 9,4 %. Il 90,6 % delle donazioni e dei contributi è quindi andato direttamente a favore dei progetti e dei programmi.

Per scaricare il rapporto annuale: caritas.ch/rapport-annuel

Foto: Fabian Biasio


Rapporto annuale 2017 11 Par son engagement en Syrie, tout 75 000 personnes Caritas a atteint en ont reçu de l’an dernier. Les intéressés toit. L’aide d’urgence la nourriture et un a aidés à surmonter et à la survie les

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Les projets de Car dans le monde

les mois d’hiver.

34 440 habitants Grâce à Caritas, ont accès à l’eau du Bangladesh t d’installations potable et 8057 disposen sanitaires.

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dans le canton de À travers un projet Bosnie­Herzégovine, Zenica-Doboj, en réduit leur con1000 ménages ont Trois écoles se sont sommation d’énergie. renouvelables. converties aux énergies permis d’économiser Ces mesures ont . 500 tonnes de CO 2

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Quel avenir pour les victimes ?

Réponses 2017 ité de Caritas Suisse Rapport d’activ

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Cambodge, dans Au nord-ouest du Meanchey, la province de Bantey appris de 35 villages ont 22 800 habitants aux inondations à mieux se préparer

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13 Bolivie 14 Brésil 15 Cuba 16 Éthiopie 17 Grèce 18 Guatemala 19 Inde 20 Indonésie 21 Irak 22 Italie 23 Jordanie 24 Kosovo 25 Myanmar 26 Nicaragua 27 Ouganda

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523 personnes En Colombie, 13 intégrées dans leurs déplacées ont été Elles ont ainsi nouvelles communes. pour pouvoir revendiquer obtenu de l’aide à des programmes leurs droits, pris part et bénéficié de formation professionnelle psychosociale. d’une prise en charge

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t Coopération au développemen Aide humanitaire t Coopération au développemen et aide humanitaire

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sur la gestion Une formation portant et sur l’agriculdes ressources naturelles dispensée à 1652 payture durable a été connaissances sans d’Haïti. Les les intéressés à amélioacquises aident rer leur sécurité alimentaire.

32 Roumanie 33 Rwanda 34 Somaliland 35 Sri Lanka 36 Tchad 37 Ukraine 38 Vietnam

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et aux sécheresses.

ent toujours de l’aide personnes dépend Treize millions de l’heure, pas peuvent donc, pour humanitaire et ne globale n’est Une reconstruction s mener une vie digne. millions de réfugié possible. Les 6,5 pas ment actuelle Europe n’ont de la Syrie et en dans les pays voisins nt. Cela montre de retour immine le peuple aucune perspective oublier pas s ne pouvon clairement que nous e. syrien dans sa détress

28 Pakistan 29 Palestine/ Israël 30 Philippines 31 République démocratique du Congo

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ont Au Kenya, 24 488 personnes à l’eau. Celle-ci désormais accès pour la cuisson est potable et utilisable et l’hygiène corporelle.

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promeut la qualité Au Liban, Caritas scolaire, aussi de l’enseignement dans réfugiés syriens, pour les enfants à long terme le sysle but de renforcer ont appris tème éducatif. 60 enseignants classes et différents à gérer de grandes e. besoins d’apprentissag

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d’alerte météoAu Mali, un système à 6250 paysans rologique a permis semences les plus de sélectionner les leur situation et appropriées pour ainsi aux conséde mieux s’adapter

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climatique.

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10 Par la construction de nouveaux du d’eau au Soudan bassins de retenue et 23 838 hommes Sud, 14 000 femmes et plus durable ont un accès meilleur en ont ainsi de l’eau à l’eau potable. Ils des denrées réserve pour cultiver abreuver leur bétail. alimentaires et pour

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Des enfants pauvres en Suisse ?

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Il Rapporto annuale la informerà sull'operato di Caritas Svizzera nel 2017.

Svizzera

Il nostro impegno contro la povertà infantile In Svizzera, 108 000* bambini vivono in povertà e altri 154 000* in condizioni precarie. Le conseguenze per i bambini sono devastanti: soffrono più spesso di problemi di salute dovuti a carenze alimentari perché mancano i soldi per un’alimentazione equilibrata. A causa dello stato permanente di difficoltà finanziaria dei genitori, devono spesso rinunciare agli hobby. In più sono cupe le loro prospettive per il futuro, perché in Svizzera le chance iniziali non sono distribuite in maniera equa e non è garantita nemmeno la mobilità sociale: chi cresce povero in Svizzera, di solito rimane povero per tutta la vita.

Caritas Svizzera ha prestato aiuto pratico ai bambini toccati dalla povertà con proposte sociali della rete Caritas: l’anno scorso, 22 841 bambini erano in possesso di una CartaCultura e sono potuti andare allo zoo, in piscina o al cinema pagando un prezzo più basso. 369 bambini poveri sono stati affiancati da madrine e padrini volontari nel progetto «con me» e hanno potuto organizzare in modo attivo il proprio tempo libero. Nei 21 negozi Caritas, i bambini e le loro famiglie hanno potuto comprare alimenti sani a prezzi fortemente ribassati. Caritas si è impegnata per i bambini anche a livello legale e nella

presa di posizione dal titolo «Kinderarmut überwinden. Gefordert ist die Politik» ha illustrato gli elementi necessari per una politica di lotta alla povertà sostenibile: prestazioni complementari per le famiglie, una migliore conciliazione di lavoro e famiglia e l’accesso al sostegno alla prima infanzia. (ssc) * Numeri attuali dell’Ufficio federale di statistica pubblicati ad aprile.

Video e maggiori informazioni: caritas.ch/povertainfantile

Mondo

Il nostro impegno per le vittime di guerra siriane Nel 2017, Caritas Svizzera ha incrementato gli aiuti in Siria: ha aiutato 34 500 persone ad Aleppo e a Homs distribuendo loro cibo e articoli per l’uso quotidiano. Ha anche contribuito al pagamento degli affitti, delle cure mediche e ha offerto un aiuto per accedere alla scuola. Ad Aleppo hanno ricevuto un aiuto per l’inverno 1800 famiglie sfollate e tornate in patria. In Giordania sono registrati 650 000 profughi siriani. Cadono sempre più in povertà e diventano sempre più vulnerabili. Caritas Svizzera ha aiutato 1850 persone in quattro province nella copertura dei loro bisogni primari. Nei casi proble-

Foto: Mauro Fermariello/Keystone; Alexandra Wey

matici ha prestato anche aiuti d’urgenza. 950 famiglie si sono procurate stufe, bombole di gas e coperte per superare il freddo della stagione invernale. Considerato il perdurare della difficile situazione, assume maggiore importanza il fatto che i profughi e la popolazione locale trovino una possibilità di conseguire un reddito sul lungo periodo. Caritas ha offerto posti di lavoro nello smaltimento dei rifiuti a 2350 profughi siriani e giordani bisognosi. In Libano, la crisi dei profughi ha comportato un raddoppio del numero dei bambini in età scolare. Il sovraffollamento delle scuole fa soffrire un’intera gene-

razione. Con il suo impegno nel settore dell’istruzione, Caritas crea un ambiente sicuro e favorevole per 3600 bambini profughi siriani e bambini svantaggiati libanesi. Dall’inizio del conflitto in Siria, Caritas Svizzera ha investito 37 milioni di franchi in progetti in Siria, Giordania, Libano e Iraq. Nel 2017 ha aiutato 90 000 persone bisognose per un valore di progetto di oltre otto milioni di franchi. (sg)

Video e maggiori informazioni: caritas.ch/syria

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Personaggi Cose di tutti i giorni

Muradija Arifi, Kosovo

A Sady Odinashoev piace soprattutto lavorare nei campi: a contatto con la natura e insieme ai piccoli contadini.

«Mi auguro che ci sia un albero per ogni metro quadro» Il cambiamento climatico segna il nuovo aspetto della povertà. Sady Odinashoev lotta quotidianamente contro il fenomeno in Tagikistan e intanto sogna una patria ricoperta da boschi. Siamo a Muminabad, nel Sud del Tagikistan, in una calda serata di marzo. Sady Odinashoev torna a casa dal lavoro con un gruppo di contadini. È la stagione della semina, le giornate sono lunghe e faticose. Ma la stanchezza non gli dà fastidio. C’è un’altra cosa che lo turba. «È marzo e ci sono 30 gradi. I campi rischiano di prosciugarsi e la gente è molto preoccupata!» Il Tagikistan dei suoi sogni In Tagikistan l’acqua scarseggia. «Piove sempre meno» dice Odinashoev. Quando nel delicato ecosistema una rotellina si ferma o gira troppo velocemente, sono inevitabili le conseguenze per le persone che per il 70 % vivono di agricoltura. Odinashoev dirige un progetto di Caritas Svizzera a Muminabad nel quale le famiglie contadine apprendono a usare l’acqua con parsimonia per proteggere le risorse naturali. «Offriamo corsi di addestramento e workshop per nuovi metodi di coltivazione, piantiamo alberi per

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proteggere il terreno dall’erosione e affianchiamo i contadini dando loro consigli utili.» È bello vedere che riescono sempre più ad affrontare i problemi da soli; infatti c’è voluto un bel po’ di lavoro. «La menta-

Piove sempre meno. lità delle persone è ancora caratterizzata dal sistema sovietico.» Ma è valsa la pena impegnarsi: «Vedo ogni giorno quali effetti siamo in grado di produrre.» E questo lo sprona a continuare a lavorare per realizzare il suo grande sogno. «Mi auguro che ci sia un albero per ogni metro quadro, in modo che la gente possa finalmente essere al riparo dai disastri naturali e riesca a interrompere il circolo vizioso della povertà.» (ssc)

Per maggiori informazioni: caritas.ch/160066

«Sono felice di aver potuto investire nella produzione di miele grazie all’aiuto ricevuto da Caritas Svizzera.» Com’è la sua giornata tipo? Ho cinque figli, quattro femmine e un maschio. La mattina, non appena i bambini sono andati a scuola, vado a lavorare. La sera faccio il programma per il giorno dopo insieme alla mia famiglia. Di cosa vive? Abbiamo una pizzeria e in più produciamo uova e miele nella nostra piccola fattoria. Sono felice di aver potuto investire nella produzione di miele grazie all’aiuto ricevuto da Caritas Svizzera. Con questo guadagno aggiuntivo la famiglia riesce ad andare avanti. Che cosa apprezza della sua patria? Di Pousko (Prizren, nel Kosovo) apprezzo la convivenza di culture diverse e l’atteggiamento e lo spirito positivi delle persone. Cosa significa per lei essere felici? Essere felici significa avere una famiglia sana, un’economia che funziona e libertà di movimento senza restrizioni. Per quale causa lotta? Voglio che i miei figli ricevano una buona formazione e che migliori la posizione della donna nella nostra città. Sandra Ege

Foto: Caritas Svizzera


Svizzera

La pubblicità aggressiva e la concessione illegale di crediti contribuiscono al indebitamento eccessivo delle persone private.

La pubblicità sul credito promette l’impossibile Le offerte della pubblicità sul credito sono allettanti: promettono di risolvere i problemi finanziari e di realizzare i nostri sogni. Un business di massa lucrativo nel quale non tutti gli istituti di credito rispettano le disposizioni della legge. Con conseguenze fatali per gli interessati. Che sia per le vacanze o per l’arredamento della casa, la tentazione che ci arriva dalla pubblicità sul credito al consumo è grande e lo diventa ancor di più con le offerte che propongono i concessionari del credito per aumentare un cre-

Gli istituti di credito devono assumersi le proprie responsabilità legali e sociali. dito già esistente. In teoria, la legge sul credito al consumo vieta la pubblicità aggressiva. Tuttavia, il legislatore lascia agli stessi istituti di credito la scelta di stabilire quale pubblicità sia aggressiva. L’esperienza acquisita nel settore del tabacco ci insegna che questo tipo di «accordi di autolimitazione» sono in gran parte inefficaci. E dal punto di vista di Caritas, il settore creditizio finora non ha dimostrato il contrario.

Foto: Keystone / Caro / Sorge

Poca accuratezza nell’esame della capacità creditizia Nella storia di indebitamento eccessivo delle persone private, i crediti al consumo svolgono un ruolo decisivo. Per evitare un indebitamento eccessivo causato dai crediti, la Legge federale sul credito al consumo (KKG) richiede un esame della capacità finanziaria del consumatore. Tuttavia, alcuni concessionari del credito non sempre eseguono l’esame della capacità creditizia prescritto osservando scrupolosamente la legge. Il servizio Consulenza in caso di indebitamento di Caritas Svizzera ha controllato contratti di credito stipulati da due grandi istituti ed è giunto alla conclusione che nel 90 per cento dei casi non è stato eseguito un esame corretto della capacità creditizia. In questi casi l’indebitamento eccessivo è programmato sin dall’inizio. Caritas Svizzera rileva violazioni sistematiche e per tale ragione ha presentato una denuncia contro i due isti-

tuti presso la FINMA, l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari. In considerazione di questa realtà dei fatti, è assai più preoccupante che di recente il Parlamento abbia discusso un ammorbidimento delle sanzioni contro i concessionari di credito che violano la legge sul credito al consumo. Il comportamento dei consumatori viene influenzato dalla pubblicità. Le persone che si trovano in difficoltà finanziarie a causa di un reddito esiguo o di fatture alte da pagare, vedono nell’assunzione di un credito la presunta soluzione dei loro problemi. Le persone private spesso accendono un prestito al consumo quando si trovano in una situazione psicologica difficile e per questo la responsabilità principale nella concessione del credito è della parte più forte. Gli istituti di credito devono perciò necessariamente assumersi le proprie responsabilità legali e sociali per contrastare con efficacia l’indebitamento eccessivo dovuto all’assunzione di crediti al consumo. Claudia Odermatt Per maggiori informazioni: caritas-dettesconseil.ch

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Servizi

Agenda Fino all’8 luglio 2018: Anders. Wo. Zuger Ein- und Auswanderungsgeschichten: la mostra temporanea è dedicata alle storie di persone che negli ultimi 200 anni hanno lasciato il Canton Zugo o vi si sono trasferite. Raccontano perché e come hanno voltato le spalle alla loro vecchia patria e come si sono stabilite all’estero. www.burgzug.ch

Non si era mai vista così tanta gente costretta ad abbandonare la propria patria: nel mondo sono in fuga da guerra, violenza e povertà oltre 65 milioni di persone.

Migrazione e sviluppo sostenibile

15 giugno 2018: Prix Caritas: consegna del premio al KKL di Lucerna. Caritas Svizzera premia una personalità che si è contraddistinta per l’impegno in ambito sociale, nella cooperazione allo sviluppo o nello scambio interculturale. www.caritas.ch/prixcaritas

I Paesi benestanti non offrono quasi più possibilità di immigrazione legale. Perciò gran parte dei profughi e dei migranti si ritrovano su percorsi irregolari nei quali si espongono a pericoli che possono essere fatali. La situazione crea nuove problematiche anche nei Paesi di transito e di destinazione. L’Almanacco Politica dello sviluppo 2019 di Caritas si interroga sulle

cause della fuga, va a fondo dei legami esistenti tra migrazione e sviluppo e analizza le premesse per una politica migratoria più umana. La raccolta esce a settembre. Manuela Specker

Le donazioni a portata di un click

Caritas prende posizione

Vorrebbe impegnarsi e sostenere l’operato di Caritas? Sul nuovo portale online dedicato alle donazioni troverà tutte le informazioni sulle varie possibilità di donazione in modo semplice e veloce: ad esempio, come fare una colletta nella sua azienda o in occasione di una ricorrenza come un compleanno. Se invece desidera fare una donazione spontanea dove c’è la massima urgenza di aiuto – per esempio dopo una catastrofe – oppure se desidera impegnarsi sul lungo periodo e in modo mirato con l’adesione a un padrinato o in favore di progetti contro la fame o che favoriscono l’istruzione dei bambini, lo può fare direttamente dal portale delle donazioni: bastano pochi click per migliorare la vita delle persone bisognose. (ssc) Per maggiori informazioni: caritas.ch/donare

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Per maggiori informazioni: caritas.ch/almanach-eza

Le cause della povertà sono strutturali. Per questo Caritas non solo presta un aiuto concreto per le persone toccate dalla povertà, Kinderarmut überw inden: Gefordert ist die Politik ma si impegna anche a livello politico. Nelle prese di posizione elaborate dal settore Studi scientifici, Caritas prende posizione su dibattiti attuali della politica sociale, migratoria e dello sviluppo. Porta alla luce la situazione precaria, avanza richieste di natura politica e offre risposte a questioni sociali scottanti. Il suo obiettivo è fare in modo che le questioni riguardanti le persone toccate dalla povertà rimangano nell’agenda politica e vengano prese in considerazione nelle decisioni politiche. (ssc) Fakt

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16/17/20 giugno 2018: Giornate dei rifugiati: durante la Giornata nazionale dei rifugiati (16 giugno), la Domenica dei rifugiati delle Chiese (17 giugno) e la Giornata mondiale dei rifugiati (20 giugno) si richiama l’attenzione sulla situazione delle persone che sono in fuga in tutto il mondo. La Domenica dei rifugiati, le parrocchie cattoliche raccolgono la colletta in favore di Caritas. Sostengono in questo modo il lavoro svolto nell’ambito dell’asilo e della migrazione. 1 dicembre 2018: youngCaritas-Award: assegnazione del premio al Dynamo di Zurigo. young­ Caritas premia i migliori progetti di giovani persone che si adoperano con creatività e grande impegno personale per un mondo più giusto. www.youngcaritas.ch

Tutte le prese di posizione sono scaricabili da: caritas.ch/prises-de-position

Foto: Lefteris Partsalis


Insieme

Ecco perché ci sto

Letizia Witton (56 anni), Prepositura Wislikofen

«La povertà infantile mi tocca il cuore. Non deve esistere in un Paese come la Svizzera. Perciò nella prepositura Wislikofen facciamo una colletta a favore dei bambini.» mpio ndo più sociale, ad ese impegnano per un mo si as arit ngC you di . ri Giovani volonta ione e politica d'asilo rAction sul tema migraz durante il weekend Mig

I giovani: il nostro futuro? «I giovani sono il futuro della nostra società.» Lo sentiamo dire spesso. Perciò è ora di dare più peso a questa generazione. youngCaritas vede le esigenze dei giovani impegnati e li sostiene nell’attuazione delle loro richieste. Da oltre dieci anni mettiamo in pratica questo modello di successo in tutta la Svizzera tedesca. Dalla fondazione di youngCaritas Zurigo nel 2015 siamo radicati ancora di più anche a livello regionale. Ma la gioventù non si riunisce solo nel nostro Paese sotto il tetto di youngCaritas, bensì in tutta Europa. I giovani volontari si incontrano periodicamente in occasione di manifestazioni internazionali e Caritas Europa vuole crescere ulteriormente: è previsto che entro il 2030 ciascuna delle 49 organizzazioni Caritas abbia un settore della gioventù. La nostra offerta include progetti e iniziative partecipativi, supporti informativi creati ad hoc, visite nelle scuole e corsi di formazione continua per i giovani. I giovani non sono solo il nostro futuro. No, i giovani sono il presente e hanno il pieno diritto di contribuire attivamente alla formazione della nostra società. Diventate anche voi parte di questo movimento

Foto: youngCaritas, su gentile concessione

e come classe scolastica, gruppo giovanile o ufficio regionale di Caritas collegatevi e riunitevi con youngCaritas. Non vediamo l’ora di accogliervi! Andreas Lustenberger

Stephan Zehnder (48 anni), univativ Schweiz AG

«Abbiamo sostituito il regalo di Natale per i nostri clienti con una raccolta fondi per sostenere un progetto destinato al miglioramento della formazione professionale.»

Per maggiori informazioni: youngcaritas.ch

Partecipa anche tu! D’estate c’è voglia di campo estivo. Mentre Faires Lager cerca supereroi, maschi e femmine, che lottano contro le crescenti montagne di rifiuti sul nostro pianeta, tu trascorrerai il tuo tempo con i ragazzi profughi nel campo estivo interculturale. E alla fine dell’estate attiva, durante il weekend MigrAction, apprenderai tutto sui temi asilo e migrazione. Maggiori informazioni su www.youngcaritas.ch.

Classe 2CFGP, Liceo cantonale am Brühl, San Gallo

«Anche in Svizzera ci sono persone toccate dalla povertà. Perciò vogliamo attivarci per queste persone e lo facciamo donando loro vestiti che abbiamo in qualche modo abbellito.»

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Yohannes Berhane (22 anni), rifugiato. Si integra grazie alla sua formazione.

Fare la cosa giusta

Quando la povertĂ mostra il suo volto Per saperne di piĂš su Yohannes: www.farelacosagiusta.caritas.ch

Caritas Rivista giugno 2018  
Caritas Rivista giugno 2018  
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