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Anno III - N.15 - MARZO - APRILE 2012 spedizione in abbonamento postale art. 1, legge 46/04 del 27/02/2004 Registrazione n째 921/2009 presso il Tribunale di Latina

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In questo numero: Apertura dei lavori pag. 3 Roberta Busatto Direttore Responsabile PMI Live

Saluti istituzionali pagg. 4/5 Antonio Marzano Presidente CNEL Remo Pertica Presidente AIAD

Relazioni di apertura pagg. 6/9 Il Ruolo dei distretti per lo sviluppo del Paese Giorgio Alessandrini CNEL e Coordinatore Centro Studi CISL Aerospazio: forme aggregative a confronto Massimo Claudio Comparini Presidente Spin-it e Deputy CTO Thales Alenia Space I distretti aerospaziali Italiani Maurizio Madiai Responsabile Spazio AIAD Verso un mercato aerospaziale e della difesa sempre più europeo Michele Nones Direttore Area Difesa e Sicurezza IAI

I distretti aerospaziali italiani pagg. 10/15 Moderatore: Giancarlo Naldi, CESMA Sono intervenuti: il Presidente del Distretto Aerospaziale Pugliese Giuseppe Acierno, il Presidente del Distretto Aerospaziale Lombardo Giorgio Brazzelli, il dirigente Servizio Promozione Sistema Produttivo Regionale Regione Campania Sergio Mazzarella, il Presidente del Distretto Aerospaziale Piemonte Mario Calderini, il Coordinatore del Distretto Tecnologico dell’Aerospazio della Campania Luigi Carrino, il Presidente del Polo Aerospaziale dell’Umbria Renato Cesca, il direttore del Distretto Tecnologico dell’Aerospazio del Lazio Gerardo Lancia, il Coordinatore del Polo Tecnologico dell’Optoelettronica e Spazio della Toscana Optoscana Roberto Pini

PER LA PRIMA VOLTA TUTTI INSIEME

I distretti aerospaziali a confronto per contribuire alla ripresa economica dell’Italia

“ETIAM CAPILLUS UNUS HABET UMBRAM SUAM”

Tavola rotonda: l’Italia dei distretti Roberta Busatto

pagg. 16/18 Moderatore: Silvio Rossignoli, Presidente Federlazio Aerospazio e Difesa Interventi di: Alessandro Castagnino, Segretario generale Polo aerospaziale Umbria, Angelita Luciani, Responsabile del Settore Ricerca Industriale, Innovazione e Trasferimento Tecnologico del Dipartimento alle Attività Produttive Regione Toscana, Sergio Mazzarella, dirigente Servizio Promozione Sistema Produttivo Regionale della Campania, Paolo Bellomia, Dema, Silvano Capuzzo, Sofiter, Chiara Pavan, Gemelli, Eduardo De Francesco, Setel

PMI Live: anno III numero 15 bimestrale MARZO - APRILE 2012 Registrazione: presso il Tribunale di Latina - n° 921/2009 Direttore responsabile: Roberta Busatto direttore@pmilive.it Redazione: Coop. Editoriale “Barra Spaziatrice” redazione@pmilive.it

Foto: copyright CNEL

Direttore Responsabile PMI Live

(dalle “Sententiae” di Pubilio Siro, mimo del 1° secolo a.C.)

Per noi è un momento importante e siamo felici di condividerlo con un numero così cospicuo di partecipanti. Molti di voi ci conoscono e altri sono venuti solo fidandosi di noi. PMI Live è una rivista dedicata alle piccole e medie imprese della difesa e dell’aerospazio e quel Live che si trova vicino a PMI identifica queste imprese un pò speciali che riescono sempre a essere vive e brillanti anche quando tutto intorno il mondo sembra crollarci addosso. È con questo spirito che abbiamo voluto organizzare questo convegno a cui abbiamo chiamato tutti i presidenti dei distretti

aerospaziali italiani, di quelli di cui eravamo a conoscenza e di quelli di cui siamo venuti a conoscenza nel corso del tempo. In un momento come questo in cui l’economia italiana deve in qualche modo riorganizzarsi in maniera abbastanza forte, incisiva e rapida, i distretti aerospaziali possono essere, almeno del nostro punto di vista, uno strumento molto importante e, in qualche modo, già pronto purché le migliori pratiche di ciascuno si mettano a sistema e si crei una rete, un coordinamento tra tutte queste realtà che sono sparse per l’Italia.

Stampa: Nuova Grafica 87 Via del Tavolato Snc 04014 Pontinia (LT) Editore: Coop. Editoriale “Barra Spaziatrice” info@barraspaziatrice.it iscritta al roc in data 25/10/2011 con numero 21618

Vedere insieme i massimi rappresentanti di tutti i distretti aerospaziali italiani è stato per noi motivo di grande soddisfazione. Abbiamo infatti contribuito, con gli strumenti di cui una rivista dispone, a porre le basi per quel coordinamento di cui il settore ha assolutamente bisogno. Dalle parole di Mario Calderini, consigliere del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo, intuiamo di non essere andati poi così lontani dalla realtà dell’immediato futuro. Un grazie di cuore a tutti i presidenti, ai relatori, alle imprese e agli amici presenti. Vi dedichiamo questo numero monografico di PMI Live, a cui, lo confessiamo, teniamo particolarmente.

Sito web: www.pmilive.com

Art direction - Graphic: Pier Paolo Bigioni Vincenzo Schiano Moriello

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Per ricevere PMI Live in abbonamento postale inviate una mail a: redazione@pmilive.it

Apertura dei lavori

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aluti istituzionali

Antonio Marzano Presidente CNEL

Mi pare ormai acquisito che i distretti industriali costituiscano un fattore decisivo di competitività e sviluppo. Non amo le autocitazioni però mi sono occupato a più riprese di questo argomento, l’ultima occasione è rappresentata da uno studio per la celebrazione dell’Unità d’Italia che si intitolava “Dai campanili ai distretti’ volendo così sintetizzare l’evoluzione delle economie locali che abbiamo avuto nel nostro paese e che inizialmente erano campanili attorno cui si sviluppavano poi arti importanti fino ai distretti di oggi. Forse esiste un filo sottile tra la creatività di quelle arti e i distretti di oggi. Ho poi tenuto qualche mese fa una conferenza a Verona sull’economia veneta nella quale mostravo che quella Regione, economicamente confrontabile con le più ricche d’Europa, dovesse molto ai suoi numerosi distretti manifatturieri. Gli ultimi dati ci dicono che le vendite all’estero dei primi 100 distretti industriali italiani sono salite nel 2011 dell’11%. La ricetta di questo modello di sviluppo di successo, come ad esempio nel Veneto, è basato su alcuni particolari ingredienti: un tessuto imprenditoriale diffuso articolato in piccole e medie imprese che hanno saputo organizzarsi in decine di distretti che a loro volta hanno mostrato la loro capacità di evolvere in strutture a rete; un’elevata capacità delle imprese di competere sui mercati internazionali e infine una posizione geografica favorevole. Mi pare fuori discussione l’importanza del distretto, una nozione economica introdotta da Alfred Marshall, ma tipicamente italiana. Quando ero ministro alcuni politici in Medioriente mi suggeriva scherzosamente di organizzare dei container di distretti di mandare lì. Deve far riflettere la considerazione del presidente Usa nel recente discorso sullo stato dell’Unione circa la necessità di re-industrializzare la nazione.

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Saluti istituzionali

La tradizionale centralità dell’industria manifatturiera nella storia economica del nostro paese assume un peso oggi forse maggiore di quello che ha avuto per la rinascita nell’ultimo dopo guerra perché in questo settore, dove l’Italia è seconda solo alla Germania, sono conseguibili risultati significativi in tempi relativamente rapidi con effetti di sostegno della domanda interna. È in questo settore che si rende possibile intercettare e attenuare gli antichi squilibri economico-territoriali che hanno un grande impatto nel determinare la debolezza dell’economia nazionale. Il Pil italiano è prodotto per circa il 74% da sei regioni, 4 del nord e 2 del centro. Se si aggiungessero le due regioni manifatturiere del sud, Campania e Puglia, si raggiungerebbe il 93% del Pil totale. Queste due ultime regioni sono anche quelle che non producono ricchezza sufficiente per sostenere i propri investimenti e consumi interni ma richiedono trasferimento di risorse dall’esterno per circa il 20% annuo del totale delle risorse impiegate. Il superamento di questo gap varrebbe di per sé a far segnare una svolta in tempi contenuti non solo nel divario di sviluppo ma nella situazione generale dell’economia nazionale. In quest’ottica si colloca la scelta di attenzione a quei comparti dell’industria manifatturiera che meglio si rapportano al mercato globale specie nei segmenti che maggiormente hanno rilevanti opportunità di crescita e che al tempo stesso fanno registrare una presenza qualificata nel paese, anche al Sud. Tra essi un ruolo di punta occupa senz’altro l’industria aeronautica, da sempre in posizione non secondaria nelle produzioni civili e militari mondiali: l’Italia offre qualificate capacità progettuali e tecnologiche nella produzione di aviostrutture, equipaggiamenti, manutenzione e perfino nella produzione di

aeromobili di fascia piccola e media. La capacità industriale è diffusa in molte regioni con importante presenza in Campania e in Puglia dove si colloca la metà dei circa 40.000 addetti diretti del settore. Occorre por mano al superamento di limiti strutturali che da molti anni segnano il comparto aeronautico e se tali limiti non verranno superati in tempi rapidi c’è il rischio oggettivo che un’opportunità si trasformi in fenomeno di marginalizzazione sul mercato internazionale. Bisogna correggere i limiti strutturali che sussistono. Si tratterebbe cioè di superare una produzione basata su un ristretto numero di aziende leader a prevalente capitale pubblico e una miriade di imprese, alcune di media dimensione e la gran parte molto piccole che interagiscono secondo logiche spesso occasionali e non gerarchizzate. Bisognerebbe perciò riordinare il sistema delle forniture per le grandi produzioni internazionali gerarchizzando i diversi apporti progettuali, industriali, tecnologici, così come già avviene nei più avanzati paesi che realizzano i più noti prodotti aeronautici finali: Boeing, Lockeed Martin, Bombardier e così via. Credo che questo sia il nodo più importante da sciogliere adesso, in particolare in Campania e Puglia, un nodo di struttura organizzativa. In questo senso vorrei mettere in risalto il piano di rilancio del comparto aeronautico messo a punto dagli esperti di politica industriale del ministero dello sviluppo economico in collaborazione con i tecnici delle maggiori imprese, che punta a mettere in sinergia il sistema delle imprese medie e piccole, fornitrici di Alenia per iniziare a realizzare una capacità di offerta complessiva, competitiva e qualificata nel comparto italiano delle aerostrutture e che colloca le imprese di media dimensione in un ruolo centrale rispetto alla grande impresa e alle imprese minori. Il progetto delinea un approccio e un metodo basato sul

riconoscimento della piena responsabilità delle scelte imprenditoriali sottraendosi a tentazioni neo-dirigistiche: si basa sulla sperimentazione operativa, e non solo formale e burocratica, di un sistema a rete, sulla esplicita rimozione delle carenze strutturali che contraddistinguono la capacità produttiva, l’accesso ai mercati, il potenziamento del management, i rapporti con la finanza e il credito, i rapporti con le istituzioni e in modo non secondario la possibilità di acces-

so al comparto di nuove imprese. In questo modo la manovra progettata offre un’occasione singolare di sperimentazione di un approccio valido e ripetibile anche per altri settori. La previsione di un governo della manovra affidato a una struttura tecnica, espressione delle stesse imprese, che svolga il ruolo di promotore industriale per l’attuazione, consentirebbe di confrontare il piano con scenari di politica economica nazionali e con gli strumenti pubblici di intervento. Si

rende opportuno individuare un parallelo promotore istituzionale che sviluppi le sinergie possibili fra iniziativa delle imprese e capacità d’intervento. Voglio concludere sottolineando che lo stesso Cnel potrebbe offrire una sede idonea per il confronto tra i soggetti imprenditoriali, sindacali e istituzionali allo scopo di valorizzare e sistematizzare al meglio tutti gli spunti innovativi di metodo e di merito che questa occasione offra.

Remo Pertica Presidente AIAD

In un momento di grande crisi e di profondo rigore le iniziative che riguardano le PMI atte ad individuare il loro futuro e i provvedimenti necessari a mantenerne viva la loro capacità e ad aumentarne la competitività si sprecano. Questo però lo considero un convegno diverso dagli altri perché riguarda le PMI della difesa in generale e dell’aerospazio in particolare. Le PMI della difesa si trovano in una situazione particolare, più complessa e sotto certi aspetti anche potenzialmente più interessante, perché a parte avere clienti diretti, in molti casi hanno due riferimenti di business importanti. Da un lato la grande industria, che produce piattaforme e grandi sistemi di cui loro sono fornitrici, dall’altro i clienti finali, normalmente i Ministeri della Difesa che richiedono la garanzia e il soddisfacimento di requisiti operativi. Il doppio ruolo è quindi molto delicato e comporta anche dei rischi, perché gestire rapporti con la Pubblica Amministrazione non è facile e molto spesso richiede non dico strutture dedicate ma una mentalità particolare e un’organizzazione aziendale che non tutte le PMI di settore si possono permettere o hanno. Dall’altra parte la grande industria non vede tanto di buon occhio che i suoi subfornitori vadano direttamente dai clienti e dialoghino con loro. Come si può fare per potenziare questo gruppo di imprese high

tech che costituiscono l’ossatura fondamentale di tutto ciò che riguarda i settori della difesa, della sicurezza e dell’aerospazio? Credo che ci siano diverse iniziative e strumenti. Ci sono i distretti industriali, nati per una forma di corporativismo per difendere società che appartengono allo stesso settore merceologico. E’ stata ricordata prima la necessità di una forma di coordinamento. I distretti dell’aerospazio soffrono di una forte competitività interna. I distretti tecnologici, circa 40 in Italia, abbastanza favoriti dal MIUR, hanno il vantaggio su determinati programmi di ricerca e sviluppo di coagulare grande e piccola e media impresa e enti di ricerca pubblici, però principalmente in quelli con governance industriale e non sono tanti. Le altre due possibilità sono da un lato le reti di impresa, fortemente sponsorizzate da Confindustria, presentano il vantaggio di raggruppare all’interno di un stessa struttura società grandi, piccole e medie complementari tra loro dal punto di vista merceologico e con finalità condivise. Da ultimo c’è la strada che alcune grandi industrie stanno perseguendo da tempo, la partnership con le principali PMI che fanno parte della Supply Chain, con cui la grande industria invita su suo stesso tavolo la PMI, che diventa parte attiva del programma e non un semplice subfornitore.

Saluti istituzionali

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elazioni di apertura

IL RUOLO DEI DISTRETTI PER LO SVILUPPO DEL PAESE

forte immagine internazionale per qualità e marchio, non imitabili da paesi emergenti, se non attraverso contraffazioni clamorose. Molte imprese hanno delocalizzato le produzioni, in tutto o in parte, altre hanno chiuso i battenti. Se si va al nocciolo del problema, è evidente come ai distretti sia mancata una politica industriale di sostegno e una governance capace di affermare i loro prodotti in aree più ampie e meno accessibili dei mercati mondiali, specie nelle economie emergenti. Dal lato delle politiche nazionali, si sono dimostrate poco efficaci le iniziative del governo precedente, mirate a dare personalità giuridica e competenze peculiari di governo alle entità distrettuali riconosciute. In realtà le filiere produttive viaggiano e s’intrecciano ormai ampiamente al di là dei “confini” di un distretto storico, sia a livello interregionale, sia a livello internazionale. Solo nel 2009, con la Legge n. 33/2009 si è previsto d’incentivare, peraltro con risorse limitate, il “contratto di rete” fra diverse imprese, per attivare forme di collaborazione più formalizzate e robuste rispetto alla cooperazione informale già operante nei territori. A livello regionale solo alcune regioni, come il Piemonte, il Veneto, l’Emilia, la Toscana e la Puglia hanno avviato iniziative interessanti per valorizzare i propri punti di forza. E’ però evidente che risorse ed iniziative regionali, specie se poco coordinate a livello settoriale, non sono oggi una leva adeguata

per sostenere sia la competizione interna- canza di un “sistema di governance”, sia zionale, sia per orientare i processi di ristrut- nazionale che territoriale, in grado di offrire soluzioni accessibili alle varie dimensioni turazione. d’impresa, in termini d’innovazione, ricerca, L’evidente complessità del mercato globa- formazione, possibilità d’internazionalizlizzato richiede oggi, alle imprese distret- zazione, accesso al credito, il contrario di tuali, un aumento delle competenze ed uno quanto avviene in paesi come Germania, Francia e Giappone. sforzo di riorganizzazione notevole. E’ difficile che ciò avvenga su larga scala, se non si attivino politiche industriali finaliz- A nostro giudizio, i tre temi critici che neceszate, coerenti e continuative ed un sistema sitano di policy specifiche sono: finanziario moderno ed internazionalizzato. Nessuna delle due condizioni è oggi effica- a) come promuovere e sviluppare una mocemente presente sul versante dell’offerta derna cultura finanziaria nelle piccole e menazionale e locale, e molte imprese debbo- die imprese, sostenendole con strumenti no scegliere tra rimanere in Italia con il freno fiscali adeguati, certi, coerenti, accessibili e, a mano tirato, o disancorarsi dal territorio e soprattutto, rapidi; gestire il proprio futuro in base alle migliori condizioni offerte dal mercato internazio- b) come promuovere e sviluppare una monale delle opportunità. derna struttura di servizi alle imprese, anche In ogni caso, siamo in presenza di un vuoto favorendo l’ingresso di operatori esteri depreoccupante di valutazione e proposte su tentori di saperi e competenze qualificate; un sostegno adeguato e un rilancio dei distretti industriali. Non è sufficiente l’azione di c) come promuovere e strutturare un sisteriduzione dei costi burocratici e della pressio- ma nazionale di supporto all’internazionane fiscale messa in atto dall’attuale governo. lizzazione, risolvendo la polverizzazione L’analisi di ciò che sta accadendo nei distretti delle competenze, delle iniziative e delle ha fatto emergere alcuni temi cruciali, come risorse che caratterizza l’attuale quadro di la disponibilità di “marchi di qualità” visibili, riferimento. la possibilità di far transitare i propri prodotti attraverso una forte rete commerciale, Si tratta di tre temi che dovrebbero essere svisoprattutto all’estero, la capacità d’investire luppati con particolare attenzione sul versandurevolmente nel proprio capitale umano e te delle istituzioni locali, le prime ad affrontanelle proprie competenze distintive. re i nodi di crisi e certamente le meno dotate Il punto principale di riflessione è la man- di strumenti culturali e normativi specifici.

Giorgio Alessandrini CNEL e Coordinatore Centro Studi CISL

Il modello di sviluppo basato sui distretti è un tratto specifico e originale della nostra storia industriale. Si basa su un apparente paradosso economico, quello della capacità di insiemi d’imprese di piccole dimensioni, di per sé deboli, con una dimensione media di 9 addetti, di aggregarsi e cooperare in entità produttive distrettuali che mostrano caratteristiche di sistema, di organicità e grande vitalità. Il distretto è un esempio classico di “sinergia”, dove l’insieme vale più delle parti che lo costituiscono. Come si sia arrivati in Italia a costituire oltre duecento distretti, che coinvolgono circa la metà dell’occupazione manifatturiera, è ancora oggetto di studio ed interesse in tutto il mondo, visto che anche i cinesi cercano d’importare i nostri modelli distrettuali. Oggi l’export distrettuale vale circa il 40% dell’export manifatturiero. Nel 2010, anno di debole ripresa economica, alcuni distretti tipici del sistema moda, come mostra l’indagine di Intesa San Paolo, hanno aumentato le loro esportazioni intorno al 10%. Parliamo dei poli di Firenze ed Arezzo della pelletteria, del tessile di Biella, della maglieria di Carpi. Nel secondo trimestre del 2011, i 140 distretti tradizionali, censiti da Intesa San Paolo, hanno realizzato un aumento tendenziale delle esportazioni del 12,9%, superiore anche al ritmo delle esportazioni della Germania, mentre i 20 poli ad alta tecnologia (4 farmaceutica, 9 ICT, 5 aeronautica, 2 biomedicale) sono cresciuti del 5,7%. A metà del 2011 circa la metà dei distretti aveva recuperato le quote produttive perse nel corso della crisi del biennio 2008-09,

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relazioni di apertura

mostrando segni di vitalità e sorprendente capacità di reazione. La tenuta dei distretti, nonostante le profezie negative sulle sorti delle piccole imprese, si spiega solo in relazione al formidabile valore della “cultura” produttiva e delle relazioni sociali nei territori, che crea una rete comunitaria capace di scavalcare ostacoli apparentemente insormontabili. I territori distrettuali, comprese le istituzioni politiche ed economiche, come Banche e Camere di Commercio, conservano “memoria” del passato, offrono modelli di comportamento imprenditoriale e familiare che si trasmettono per generazioni, riescono a dotarsi di servizi avanzati di miglioramento e aggiornamento delle competenze. Nei distretti la specializzazione delle piccole imprese, collegate in filiere complesse ma organiche, ha sopperito ai grandi investimenti in capitale fisso tipici della grande impresa; l’apprendimento basato su “fare” e sull’accumulazione incrementale d’esperienza ha sopperito alla scarsità di risorse investite nella ricerca. Oggi i distretti stanno reagendo a loro modo alle sfide di un mercato “globalizzato e alle minacce evocate dalla crisi di mercato, attraverso una dura selezione fra le imprese che riescono ad innovare e quelle costrette a chiudere. Sta anche emergendo una tendenza ad una maggiore collaborazione tra imprese, elemento peculiare da sempre dei distretti produttivi italiani, con esperienze che possono arrivare, in alcuni casi, alla co - progettazione e alla condivisione dei rischi delle

iniziative intraprese in partnership. Spesso l’elemento di traino delle riorganizzazioni interne ai distretti è costituito da medie imprese innovative a carattere familiare. E’ la stessa tipologia d’imprese, cresciute nei distretti negli ultimi venti anni, ampiamente internazionalizzate e specializzate, che hanno avviato il “quarto capitalismo” in Italia, dopo il declino delle grandi imprese, e costituiscono oggi la punta più avanzata dell’industria italiana. Come per i distretti tradizionali, anche l’esperienza dei “poli tecnologici”, come quello aeronautico, si avvale delle potenzialità sinergiche delle relazioni territoriali, anche se non può far leva sugli elementi distintivi del “Made in Italy”, qualificati da gusto, design ed eleganza (prodotti alimentari tipici, sistema moda, sistema arredamento). Se si ragiona di politiche per i distretti, per il futuro, si deve allargare lo sguardo anche ai sistemi territoriali che si basano sulla tecnologia. Nei fatti l’export manifatturiero nazionale ha ormai i suoi punti di forza in settori a tecnologia avanzata, presenti anche nei distretti, come i macchinari, che valgono il 20% o i prodotti chimici (al 7,0%) e farmaceutici (al 4,3%). L’insieme dei prodotti del sistema moda – abbigliamento - arredamento ha invece ridotto l’incidenza sull’export, dal 21,5% all’ inizio degli anni novanta al 14,0% attuale. La riduzione della presenza del Made in Italy nei mercati internazionali non può essere addebitata ad una generica “perdita di competitività”. Si tratta, infatti, spesso, di prodotti con una

AEROSPAZIO: forme aggregative a confronto Massimo Claudio Comparini Presidente Spin-it e Deputy CTO Thales Alenia Space

Il settore spaziale italiano è indubbiamente molto importante, terzo per consistenza in Europa e, considerato l’elevato tasso di intensità tecnologica e innovazione, certamente è un settore particolarmente pregiato. Al di là degli aspetti quantitativi e dimensionali, parliamo di un settore da circa 1 miliardo e mezzo di euro con 5.000 addetti diretti, che però riesce effettivamente a sviluppare una capacità di leadership nei programmi spaziali che va al di là della quota percentuale rispetto al mercato spaziale mondiale. E’ fortemente concentrato e sostanzialmente le PMI aggregano una quantità di fatturato non superiore al 12/13% del fatturato italiano. E’ caratterizzato da una elevata intensità di ricerca e sviluppo della quale circa il 50 % proviene da finanziamenti istituzionali (ASI,

Ministero Difesa e MIUR). Un comparto quindi che effettivamente nelle decadi passate attraverso una capacità continua del sistema istituzionale di supportarlo, ha raggiunto un posizionamento importante a livello europeo e non solo. E’ altresì vero che proprio in un periodo in cui vedremo budget a sostegno di ricerca e sviluppo certamente non in crescita e speriamo non troppo decurtati, è proprio in questo momento che una riflessione rispetto al mantenimento di tale posizione è particolarmente rilevante. In quest’ottica si introduce correttamente una discussione rispetto alle realtà distrettuali, il ruolo da un punto di vista territoriale e globale che i distretti possono avere. Certamente non solo per questo ma anche per una capacità rispetto alle forme di finan-

ziamento classico di ricerca e sviluppo (ASI, Ministero Difesa), ma anche una capacità integrativa di finanziamento e di sostegno alla ricerca e all’innovazione che se collegata ad un modello di riferimento da un punto di vista delle priorità tecnologiche rispetto ai grandi domini applicativi delle grandi applicazioni spaziali possono rappresentare un’opportunità per le realtà territoriali che rappresentano ma un motore per il Paese e il suo posizionamento a livello europeo. In questi ultimi anni il forte interesse delle regioni a forte vocazione spaziale, ove la comunità scientifica e gli insediamenti industriali sono particolarmente rilevanti, questo forte interesse ha costituito una leva importante per la crescita delle realtà distrettuali, non in tutte le regioni con lo stesso livello di maturazione ma certamente

relazioni di apertura

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oggi ad un livello tale che possono rappresentare una opportunità per l’intero sistema spaziale italiano. E’ vero che al pari del settore aerospaziale l’azienda spaziale è caratterizzata da una forte componente globale, per sua natura e per caratteristica dei programmi sono tipicamente di cooperazione transnazionale e quindi questa dimensione territoriale e locale va declinata effettivamente rispetto all’impatto che può generare in una dimensione globale altrimenti risulterebbe un’azione troppo limitata e certamente non in grado di inferire positivamente nello sviluppo spaziale del paese. Al pari del mondo industriale anche quello spaziale oggi è fortemente interconnesso e multidisciplinare e con componenti di ricerca e innovazione che hanno ricadute e prendono risultati da settori industriali contigui. Allora risulta sempre più importante come, al di là del ruolo della singola impresa o della singola rete di impresa, sia assolutamente fondamentale per una realtà territoriale ov-

vero per i grandi player spaziali poter portare un posizionamento che va su tutta la catena del valore e quindi sviluppare la rete di cooperazione con la piccola e media e i centri di ricerca del territorio ai diversi livelli della catena stessa del sistema spaziale. D’altronde quello che è accaduto nelle ultime due decadi e l’azienda ove opero, Thales Alenia Space ne è una testimonianza, c’è stato a livello mondiale un consolidamento dell’industria spaziale molto forte. Oggi in Europa abbiamo sostanzialmente due grandi gruppi Astrium-EADS e Thales Alenia Space-Telespazio più un terzo player più piccolo OHB in Germania. Parallelamente a questo consolidamento, si osserva anche un processo di deverticalizzazione. Oggi sempre più osserviamo una crescente esternalizzazione dovuta alla difficoltà anche per i grandi gruppi di presidiare uno spettro di tecnologie abilitanti molto vasto e su questo si inserisce una opportunità vera per quei territori e quelle reti di impresa che effettivamente colgono nella spe-

cializzazione un elemento del loro sviluppo. Ovvero non rete di impresa o aggregazione di PMI che cercano di sviluppare in piccolo quello che il grande player per natura e per massa critica può fare, ma una dimensione di specializzazione che aiuti ad inserirli nella catena di fornitura non come Supply Chain ma come partnership, nei modelli più evoluti condividendo anche i rischi. In questo momento storico una governance complessiva non è un’opzione ma è assolutamente indispensabile per poter dare un’unica direttiva a questo movimento distrettuale. Deve coinvolgere tutti gli attori della filiera industriale nonché i grandi attori istituzionali, ASI, Ministero della Difesa e sappiamo quanto l’aver declinato il concetto di dualità sia stato significativo per il Paese perché ha consentito di costruire infrastrutture spaziali che altrimenti avrebbero avuto altre difficoltà di essere realizzate. L’industria spaziale italiana si inserisce nel più ampio bacino dell’industria spaziale europea che occupa una posizione rilevante.

I distretti aerospaziali italiani

Maurizio Madiai Responsabile Spazio AIAD

Quando nei primi anni 2000 si cominciava a parlare delle prime iniziative per formalizzare la costituzione dei distretti. Non serve avere l’etichetta di distretto per poter funzionare. Ho accolto con grande entusiasmo quando, sulla spinta della costituzione del Distretto Tecnologico Aerospaziale del Lazio, per prima la Campania attraverso una commissione aerospazio istituita dalla Unione degli Industriali, aveva creato l’embrione per poter poi dare vita al distretto. Quando partecipai alle prime riunioni in qualità di membro della commissione, cercai però di portare un messaggio nuovo. Da poco arrivavano dalla Francia segnali che avevo accolto con entusiasmo. Nel 2004 la Francia aveva deciso di mobilitare quelle chiavi di competitività prima tra tutte l’innovazione per dare origine ai poli di competitività. Il più importante fu quello dell’Aerospace Valley, che era rivolto al settore aerospaziale e raggruppava due regioni. In Campania cercai allora di favorire una sinergia con la Puglia tanto da creare l’embrione del successivo progetto di metadistretto che ha coinvolto Campania, Puglia e Piemonte. In realtà oggi la situazione è tale che la chiave che ha decretato la risoluzione degli intenti da parte dei distretti che hanno ottenuto più risultati è la capacità di essere coesi tra grandi imprese, PMI,

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Relazioni di apertura

centri di ricerca, università. Ciò ha determinato sia la nascita di progetti innovativi che la possibilità di promuoversi in contesti internazionali facendo quella massa critica necessaria per affacciarsi in maniera competitiva. Al di là dell’apprezzamento da parte dell’AIAD per la nascita di queste realtà abbiamo cercato di interagire, ad esempio mettendo a fattor comune le strutture e le capacità in termini di aggregazione. Noi abbiamo tre piattaforme, che coprono le aree dell’aeronautica, della sicurezza e dello spazio. Le piattaforme hanno fondamentalmente due compiti: fotografare lo stato dell’arte della ricerca nell’ambito dei settori ai quali si indirizzano e costituire una road map tecnologica, individuando quelle tecnologie abilitanti per implementare il livello di competitività dell’industria nazionale nel contesto internazionale. Credo che nello spazio i distretti e ancor più le Regioni abbiano un ruolo fondamentale nell’affrontare in maniera competitiva le sfide dei prossimi anni. Le capacità di sono, cerchiamo di unire le nostre forze. Vorrei immaginare che i distretti possano creare quelle condizioni per poter valorizzare le eccellenze dei vari territori e che tutti insieme come Sistema Paese possiamo andare lontano.

Verso un mercato aerospaziale e della difesa sempre più europeo Michele Nones

Direttore Area Difesa e Sicurezza IAI

Parlerò di un aspetto particolare del settore aerospaziale che è quello legato alla difesa. Aerospazio, sicurezza e difesa si vanno sempre più integrando in un unicum, un settore in cui la trasversalità delle tecnologie e in parte anche delle componenti che vengono utilizzate ci costringe ad affrontare queste problematiche in un’ottica complessiva. Può sembrare un po’ originale che in un momento in cui l’Europa sembra annichilita dalle sue difficoltà finanziarie, in cui la crisi economica colpisce molti Paesi europei io vi venga a parlare di una prospettiva europea. Penso che il processo di integrazione europea sia un processo, e quindi che vada visto in tempi molto lunghi, che conosca battute d’arresto e dei passi indietro ma che sia ineludibile, nel senso che per i Paesi europei o si arriva alla costruzione di un’Europa in un mondo caratterizzato dalla presenza di forti potenze a base continentale o non ci sono alternative, significa affrontare la strada di un declino inarrestabile. Dando per scontato che prima o poi questo momento verrà superato, conviene prepararsi per quelle che saranno le caratteristiche della dimensione europea non di oggi forse di domani e di dopodomani. Nel momento in cui il processo riprenderà il suo corso solo i Paesi che si saranno preparati potranno goderne dei benefici, gli altri saranno inevitabilmente penalizzati. Tre elementi vorrei presentarvi: il primo riguarda le regole del mercato. Fino ad oggi il mercato della difesa e quindi anche dell’aerospazio militare, è stato caratterizzato sostanzialmente da regole nazionali. La direttiva sugli acquisti pubblici 2004/18 non è stata applicata nel settore della difesa, in base all’articolo 346 del trat-

tato la maggior parte degli stati europei compresa l’Italia hanno sistematicamente derogato dagli impegni europei acquistando con scelte di carattere nazionale che ovviamente andavano a beneficio delle imprese nazionali. Domani inevitabilmente dovrà essere applicata la nuova direttiva 2009/81. L’Italia l’ha recepita nel dicembre dell’anno scorso anche se mandano i regolamenti applicativi e sarà costretta ad applicare la nuova norma europea che prevede un certo grado di competizione. La nuova norma fissa delle regole che aprono un flusso di competizione in questo mercato anche se è un flusso regolato. Per quanto riguarda le PMI ci sono due aspetti che sono importanti: la possibilità per tute le agenzie di acquisto della difesa di fissare fino al 30% di obbligo di subappalto a carico del vincitore della gara. Può essere richiesto fin dall’inizio della procedura che il vincitore debba subappaltare alla difesa fino al 30% della commessa. E’ un sistema molto coercitivo ma efficace per vincere una certa tendenza alla verticalizzazione della produzione, cioè a mantenere all’interno della società tutta o il più possibile della produzione stessa. Il secondo aspetto è quello della competizione tra i prime contractors. Qualsiasi impresa che debba partecipare ad una commessa italiana farà di tutto per presentare un valore aggiunto di partecipazione italiana alla commessa stessa. Sarà suo interesse favorire una partecipazione delle PMI italiane assegnando loro delle parti della commessa presentando così il proprio prodotto come più italiano di quanto non sarebbe in realtà. Secondo aspetto è quello che riguarda i trasferimenti extracomunitari.

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distretti aerospaziali italiani

DISTRETTO AEROSPAZIALE PUGLIESE

Il Presidente Giuseppe Acierno

moderatore

Giancarlo Naldi CESMA

Lo scenario del XXI secolo è caratterizzato da un’imprevedibile complessità: sono crollati i vecchi riferimenti e bisogna essere estremamente agili per identificare nuove soluzioni. Le guerre di oggi non si vincono più sui campi di battaglia ma nelle borse e nei mercati finanziari. Possiamo già renderci conto sia di come sarà la competizione dei prossimi anni, se pensiamo che il debito pubblico degli U.S.A. è in mano alla Cina, sia di come sia stato superato il concetto della protezione dei confini nazionali, se pensiamo a quando siamo andati nella guerra del golfo trovandoci, per la prima volta, a difendere l’interesse nazionale e non più il confine. Si è trattato di un salto culturale non indifferente per noi militari che ormai è ampiamente accettato e riconosciuto. I fattori di sviluppo che caratterizzano il nostro periodo attuale sono: l’adattamento a queste nuove situazioni, la capacità di innovarsi e quella di resistere agli shock che possono turbare la nostra struttura e i nostri piani. Le caratteristiche dell’aerospazio sono la concorrenza globale, l’alta tecnologia, la dualità e lo sviluppo di servizi. Sono state evidenziate, oggi, alcune esigenze civili e militari tra cui: le capacità dei velivoli stealth, per ora in mano solo agli U.S.A.; i nuovi equipaggiamenti per le forze speciali, che sembra siano destinate a operare nei nuovi conflitti; la capacità d’intelligence

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reconnaissance, ormai consolidata; i sistemi spaziali, dove, soprattutto, possiamo giocare un ruolo importante, in particolare con i satelliti aviolanciati. Tra le sfide future ci sono anche la riduzione dei consumi, la silenziosità dei velivoli e la capacità cibernetica; quest’ultima è una nuova forma di competizione per la quale bisogna prepararsi se si vuole essere in grado di gestirla adeguatamente, un mondo nuovo ma con grossi ritorni; pensate a cosa è successo con il virus che ha mandato in tilt tutti i processi di produzione nucleare iraniani. Il sistema dei distretti evidenzia una complessità non indifferente in cui agiscono molti soggetti diversi, tutti alimentati da finanziamenti non omogenei: da quelli europei a quelli della difesa. Le attività sono articolate. I distretti, inoltre, interagiscono con altri distretti, con i meta-distretti e con reti europee e globali. Una situazione molto sfaccettata in cui occorre fare chiarezza, poiché non siamo in grado di dipanarla adeguatamente quando in realtà abbiamo bisogno di nuove strategie. Ci sono una serie di domande chiave cui bisogna rispondere per riuscire a sintetizzare una linea di pensiero: qual è la governance, quali sono gli obiettivi che si prefiggono i vari distretti, quali sono gli indicatori di efficacia e quali sono le opportunità di miglioramento.

I distretti aerospaziali italiani

Il Distretto Aerospaziale Pugliese è riconosciuto tale per legge. La regione Puglia ha inteso, nel 2007, riordinare il tema delle politiche industriali alla luce dei cambiamenti che la formazione del suddetto ha sviluppato in questo paese: ha introdotto una nuova legislazione in materia di distretti, mettendo le realtà industriali territoriali nelle condizioni di poter vedere in questo strumento normativo un elemento di amplificazione delle potenzialità di sistema. Il Distretto Pugliese, che ha ottenuto il riconoscimento per legge, non vede delimitata in un perimetro amministrativo l’esperienza distrettuale e si discosta dal concetto tradizionale a esso attribuito, poiché è visto non come luogo di prossimità fisica, ma ha essenzialmente due fattori che lo contraddistinguono: la presenza dei soggetti, e soprattutto un piano di sviluppo per le politiche di settore. La governance è molto semplice, e si esplica attraverso un comitato di distretto che contribuisce alla redazione di questi strumenti di programmazione e monitora l’attuazione degli stessi svolgendo una funzione di advisor delle istituzioni regionali. Diciamo che il cuore di queste iniziative è la programmazione. Il distretto sta varando per conto della regione un programma strategico per le politiche spaziali in Puglia. Quest’ultima si è candidata al Ministero della Ricerca con un suo studio di fattibilità, dove individua dei domini tecnologici e delle tecnologie chiave che vogliono essere il tratto

distintivo della sua specializzazione; così come il distretto aerospaziale che è nato con un progetto di sviluppo. Ritengo che in Puglia, così come in altre aree in cui è operativo l’Obiettivo 1, in altre parole dove è noto che ci sia una dotazione di risorse alla luce delle politiche della Comunità Europea, per quanto i fondi ci siano e siano abbondanti, sia la qualità della programmazione e la capacità di poter utilizzare queste risorse attraverso una programmazione diffusa che coinvolga i diversi attori a fare realmente la differenza. A livello di governance si ha anche la responsabilità di usare quelle dotazioni finanziarie in linea con la propria capacità di programmazione. Credo che aver imperniato la vicenda distrettuale sulla capacità degli attori di darsi una strategia di sviluppo sia un tratto caratterizzante. La Puglia ha provato a farlo e gli obiettivi quindi non sono stati altro che quelli di dare una specializzazione o rafforzarla. Nel caso della Puglia, quest’ultima era preesistente grazie alla presenza di grandi industrie che hanno, infatti, visto in tale Regione un indirizzo per la costruzione di componenti e strutture per aeromobili. Gli obiettivi quindi, come dicevo, sono stati di fare in modo che questi strumenti di programmazione che vengono messi a disposizione dei decisori pubblici e che sono frutto di questo concerto di soggetti e che altresì utilizzano risorse pubbliche rilevanti, riescano a rafforzare una specializzazione produttiva in grado di accompagnare il salto tecnologico

che il settore sta attraversando negli ultimi tempi. La Puglia, che era un insieme di PMI, di officine meccaniche non particolarmente evolute, oggi si trova a dover rincorrere e accrescere le proprie competenze tecnologiche per non essere tagliata fuori anche da questa integrazione da sempre auspicata. Gli indicatori di efficacia da considerare potrebbero essere innumerevoli, ma i nostri strumenti di programmazione che definiscono gli obiettivi, le strategie e le risorse sulle quali si basano le vicende del Distretto Aerospaziale Pugliese, che tra l’altro non è beneficiario di risorse, ma semplicemente favorisce lo sviluppo dal basso, sono quelli tipici e numerosi. In particolare il livello di partecipazione dei diversi attori alla costruzione di questi strumenti di programmazione, all’individuazione dell’azione e poi alla loro capacità di protagonismo. Le iniziative delle quali si parla non sono accadute per caso ma sono state pianificate. Il distretto ha una funzione di programmazione e non interviene direttamente. Le azioni di miglioramento possono essere tante e diverse: voglio ricordare come nel 2008, quando fu sottoscritto un accordo tra alcune delle regioni che immaginammo in grado di dare una risposta positiva a una possibile integrazione di politiche industriali, si cercò in quella circostanza di dare una “ratio”, così come avviene in alcune regioni d’Europa, per tentare di dare un obiettivo e così noi, ora, auspichiamo di poter riprendere questo percorso.

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DISTRETTO AEROSPAZIALE CAMPANO

Sergio Mazzarella Anche la Campania vanta una lunga tradizione nel Settore Aeronautico tramite personaggi importanti che hanno dato vita a grandi impulsi, come ad esempio Umberto Nobile, fondatore del DIAS, Dipartimento Aerospaziale, dove si è sviluppata un’industria che, sin dagli albori dell’aeronautica, è stata favorita anche dalle ottime condizioni meteo dell’area. Altresì, tra le prime importanti realtà, v’è anche l’Iman, con esportazioni in tutto il mondo. In Campania la nascita dell’industrializzazione risale a una data precisa: il 1° aprile 1939, quando, vedendo avvicinarsi la guerra, si decise, dato che gli stabilimenti dell’Italia settentrionale erano troppo esposti a possibili bombardamenti, di aprire un grosso centro a Pomigliano d’Arco e in un solo anno si arrivò alla produzione dei primi motori. Un esperimento attualmente impossibile da replicare. Dopo la guerra, un grande impulso all’attività civile fu dato da Renato Bonifacio e altri, che diedero il via alla creazione di una filiera dove, ora, si sono inserite moltissime PMI prendendo come riferimento Alenia. Mi piace evidenziare che ultimamente tra queste PMI è nato un forte fenomeno di associazionismo e di consorzi che permettono il superamento dei limiti dimensionali. La Campania rappresenta il 25% dell’intero settore aeronautico con circa 10.000 addetti, 170 aziende e un fatturato di circa 2 milioni di euro. Come assessorato, riteniamo che un indicatore veramente importante di cui tenere conto sia quello di pos-

DISTRETTO AEROSPAZIALE LOMBARDO

Il Presidente Giorgio Brazzelli La Lombardia è una regione nella quale ci siamo chiesti il motivo per cui non esistesse un distretto, nel senso che il tessuto delle imprese è abbastanza importante anche dal punto di vista numerico: sono, infatti, 185 le imprese che si occupano a vario titolo di aerospazio per un organico complessivo di 15.000 addetti. Su questo territorio la Cultura Aeronautica ha una tradizione molto importante, basti pensare che qui sono nate le aziende che hanno rappresentato l’esordio storico italiano quali Caproni, Marchetti, Aeronautica Macchi, Agusta, etc. La struttura di questo nostro così numeroso comparto, che comprende tutte le aziende che abbiamo detto, è molto stratificata. Mi pare che anche il ministro Marzano abbia fatto un accenno alla gerarchia di fornitura, e quindi abbiamo cercato di individuare questa piramide, la quale colloca al vertice le prime Contractors che nel caso della Lombardia sono: Agusta, Aeronautica Macchi, Selex Galileo, Thales Alenia Spazio e poi ancora la CGS. Naturalmente la lettura della tipologia d’impresa che si fa attraverso questa piramide mostra come ci sia al vertice, con solo l’8% del numero delle aziende interessate, una concentrazione potente di fatturato: quindi c’è una distinzione molto importante tra alcune grandi imprese che fanno un altissimo fatturato e una quantità di aziende molto più piccole che collaborano alla catena di fornitura, anche ai primi livelli di attività. Se guardiamo la distribuzione degli occupati per dimensioni d’impresa e la distribuzione d’imprese per dimensione aziendale vediamo che le due situazioni s’invertono: in un caso si vede che il 27% degli occupati è nelle piccole imprese e quindi la maggioranza è nelle grandi, nell’altro caso si osserva che solo il 13% delle aziende lombarde sono grandi. Il distretto nacque nel 2009 per iniziativa di persone che si appassionarono a questo problema dando luogo a un comitato promotore che, con l’ausilio dell’Unione Industriale di Varese, ha dapprima raccolto un consenso limitato ai soci sottoscrittori e poi è gradualmente cresciuto. Il Distretto Lombardo ha una caratteristica molto diversa dagli altri,

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sia nella genesi che nella struttura. Prima di tutto è nato dal basso e ha poi cercato l’allargamento verso le eccellenze nel campo universitario e di ricerca. In seguito ha avuto un consolidamento delle proprie basi anche attraverso il rapporto col mondo istituzionale, a partire dalla Camera di Commercio e Regione; interessi che sono stati sempre non-dirigistici: nel senso che l’interesse della Lombardia è sempre stato quello di creare un “frame” in cui ci si potesse muovere agevolmente. Questo è un discorso che tocca la qualità del rapporto di tipo amministrativo e che coinvolge operazioni di prestito finanziario. In poche parole il tipo di forma giuridica nel quale si muove il distretto lombardo è molto diverso dagli altri. Siamo partiti sin dall’inizio con tre obiettivi fondamentali relativi alla ricerca, alle attività operative e alle attività di marketing e vendite. Abbiamo in seguito allargato questi obiettivi alla cooperazione internazionale, alla formazione e al monitoraggio dei finanziamenti della ricerca. Il nostro distretto funziona con un consiglio direttivo nel quale sono presenti tutti i soci iniziali, in cui possono entrare anche nuovi membri, con un nucleo tecnico scientifico con funzione consultiva rappresentante l’elemento di advisor a proposito delle scelte di ricerca tecnologica futura. Abbiamo poi la partecipazione delle istituzioni e il tutto ci ha permesso di crescere dai 9 soci iniziali ai 75 di oggi con una richiesta di ulteriore partecipazione. Preferisco definire gli indici di efficacia come indici di successo, giacché pensiamo che il numero delle aziende che hanno pensato di aderire sia un primo indicatore di efficacia; un secondo indicatore che abbiamo individuato è la visibilità a livello internazionale, che abbiamo riscontrato essere oggettiva; e un terzo è il numero di aziende che partecipano alle attività di ricerca e formazione, che è passato da zero a un numero importante. Auspico che sia possibile in futuro riuscire a sincronizzare il sistema centrale con quello periferico, così come avviene in altri paesi, per poter pensare, in altre parole, a un affiancamento dei grandi progetti e finanziamenti a quelli di livello regionale.

DISTRETTO AEROSPAZIALE PIEMONTE

Il Presidente Mario Calderini Il distretto è stato avviato per iniziativa regionale nel 2006 e abbiamo dato subito un’impostazione molto “estrema” a esso, mitigandola nel corso degli anni e apprendendo anche dall’esperienza positiva lombarda. Nel 2006 eravamo innanzi a un problema fondamentale, in quanto venivamo da una politica strettamente legata al ciclo di programmazione europeo, precedente per il quale abbiamo assistito al disastro degli interventi a pioggia che hanno distribuito risorse in maniera indiscriminata, con efficacia quasi nulla; in particolare nell’aerospazio, questo sistema era insostenibile. Quindi uno dei primi obiettivi che avevamo era di, attraverso il distretto, fare una cosa quasi antitetica al suo stesso concetto di base, concentrando le risorse su pochissimi, grandi, progetti. Alcuni dei distretti partiti in quegli anni non erano stati per noi delle esperienze positive, e c’eravamo quindi posti anche l’obiettivo di rivisitare la nozione stessa di distretto. Quello Piemontese ha avuto

sedere sempre dei prodotti competitivi, poiché essi sono in grado di distribuire occupazione vera. Esiste, infatti, un’intera filiera di PMI, tra le quali alcune non sono neanche più così piccole, che hanno avviato un importante percorso di contatto con grandi player dello scenario mondiale; ciò ha permesso una crescita delle loro competenze e capacità che sicuramente va a vantaggio anche del sistema nazionale. È un percorso che riteniamo virtuoso e che si distingue nettamente dalla scelta pericolosa di legarsi a un singolo gruppo industriale. Quindi non esiste solo la filiera di fornitura Alenia - centrica, ma vi sono anche altre realtà significative. Per quanto riguarda il distretto, il nostro è un percorso ancora incompiuto. Una delibera del 2009 prevedeva la costituzione di una commissione per l’istituzione di un distretto attraverso un tavolo tecnico con tutti gli attori, dai sindacati alle università. Questo lavoro ancora non è stato compiuto ma devo dire che, politicamente, ci si è orientati a porre l’accento sulle reti d’impresa intendendole come filiere lunghe, e quindi come uno strumento flessibile. I soggetti e gli attori sono tanti, tra i quali la Regione che credo abbia il compito, importantissimo, di smussare gli individualismi tra le molte aziende coinvolte per poter trovare una forma di convivenza e arrivare a programmi comuni. Riteniamo quindi che la governance sia molto complessa e occorre mantenere una forte attenzione su ogni aspetto della questione. Personalmente mi ritengo molto ottimista.

nella sua prima fase una caratteristica peculiare: non abbiamo chiesto soldi, giacché non eravamo un’agenzia, ma avevamo l’obiettivo di gestire una piattaforma. Altresì abbiamo chiesto alla Regione di gestire i soldi, mentre noi raccoglievamo tutti i grandi stakeholder di settore e, con loro, concertavamo tre grandi agende di ricerca; l’idea era poi di tornare dalla Regione, presentare questi tre temi e, se si fossero ritenuti interessanti, a questo punto, far partire bandi in quei settori. La risposta c’è stata e la Regione ha bandito risorse per quasi 40 milioni di euro nella prima fase. I tre progetti erano chiaramente identificabili, e orgogliosamente guidati da grandi leader tecnologici: uno sul volo senza pilota, uno sul basso impatto ambientale e l’altro sulla robotica per l’esplorazione spaziale. Le proposte hanno funzionato, tant’è che c’è stata pochissima attività distrettuale e devo dire, però, che rivendico questa scelta. Oggi abbiamo avviato una seconda fase in cui abbiamo dato molta più forza all’attività di cluster reale e abbiamo promosso molto le cooperazioni meta-distrettuali. Dal punto di vista dei risultati credo pochissimo alla celebrazione degli indicatori ma mi pongo ovviamente il problema. Veder però volare i primi prototipi senza pilota lo scorso settembre lo ritengo un buon indicatore di successo con una precisazione importante: è evidente che dall’investimento fatto avremo nuove competenze che ci daranno in futuro delle chance in più. Voglio sottolineare inoltre che il ruolo della ricerca nel contesto di Horizon 2020 non è del tutto rassicurante nonostante l’impegno del Ministero in questo. Per quanto riguarda la cooperazione tra distretti, nell’assenza di speranza che la politica nazionale decollasse verso visioni strategiche, noi l’abbiamo sempre proposta e ci siamo sempre dati da fare presupponendo, tuttavia, che si parla di federazione molto leggera fra distretti. Se l’esito delle nostre politiche causasse un accentramento, ciò sarebbe sicuramente un disastro, mentre scegliere di collaborare sotto alcuni aspetti può essere, invece, un lavoro importantissimo e pieno di risultati. Non è un mistero che quello che è avvenuto tra i distretti aerospaziali, cioè la realizzazione di un meta-distretto, sia una sorta di prototipo che ha scalfito parzialmente la posizione politica molto frammentata finora esistente. Allo stesso tempo, la proposta di finanziamento attualmente in valutazione, per la creazione di distretti nel CentroSud, dove in 4 regioni abbiamo 7 proposte, mi sembra francamente poco seria. Il Ministero sta per mettere in pista il tanto atteso bando per i distretti del Centro-Nord, con in ballo una dotazione economica che supera i 300 milioni, che sarebbe circa la metà di quella messa a disposizione delle regioni di convergenza, dove ci sono due grandi temi: il rifinanziamento sia dei distretti esistenti, sia di nuove proposte distrettuali. Il bando nasce con un forte riconoscimento alla sinergia tra regioni del Centro-Nord e Sud, con l’intento di recuperare la situazione bizzarra in cui abbiamo da una parte dei grandi distretti, dall’altra alcuni nati attraverso accordi di programma perfezionati e da un’altra ancora abbiamo distretti fortemente voluti da accordi regionali che devono essere riconosciuti come tali.

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DISTRETTO TECNOLOGICO DELL’AEROSPAZIO DELLA CAMPANIA

Il Coordinatore Luigi Carrino Il Distretto Tecnologico Aerospaziale della Campania fa parte di un’iniziativa che è stata candidata utilizzando l’opportunità del “PON Ricerca e Competitività”, e che ha superato la prima fase di valutazione. Ora siamo nella seconda fase, nella quale la società di gestione di questo distretto deve essere formata. I soci fondatori sono 13 grandi imprese, tra cui Alenia, Telespa-

zio, Avio, Piaggio, le Università, il Cnr, l’Enea e il Cira. Una delle prime difficoltà che ho dovuto affrontare è quella di capire se un distretto tecnologico debba partire dalla ricerca o dalle imprese; io ho deciso di cominciare dalle imprese, poiché a esse va data la responsabilità positiva di avviare la produzione di merci strategiche per il futuro e da queste le tecnologie critiche. In conformità a queste tecnologie bisogna poi realizzare quell’alleanza decisiva con il sistema della ricerca, che consente di condividere rischi e tempi; inoltre, fondamentale è la necessità di masse critiche di competenze, indispensabili per lo sviluppo tecnologico. Quindi la prima questione che si pone è di metodo: bisogna partire dalle necessità delle imprese. Successivamente bisogna riuscire a fare una mappa dettagliata delle necessità tecnologiche e a confrontarle, assicurando la coerenza di ciò che emerge con il livello nazionale e internazionale. Per quanto riguarda il settore aeronautico, ci siamo strettamente collegati all’esperienza a gare, mentre, per la parte spaziale, all’Agenzia Spaziale Europea. Abbiamo, poi, cercato di individuare tra tutte queste necessità tecnologiche quelle che fossero comuni a più settori: in un processo durato alcuni mesi, abbiamo candidato 11 grandi progetti per un valore complessivo di 145 milioni di euro che vanno dalla certificazione virtuale, ai materiali compositi applicati alle grandi e piccole strutture, all’elettronica di bordo, ai sistemi di atterraggio intelligenti e così via. Si tratta quindi di individuare specifiche necessità reali espresse dalle imprese

sulle quali bisogna far convergere tutte le masse critiche di cui hanno bisogno. È questo il compito di un distretto tecnologico. Voglio inoltre ricordare che le politiche dell’innovazione e della ricerca vanno poste su un territorio dove la qualità della pubblica amministrazione, in termini di risposta e di efficacia, e il collegamento con la formazione e la logistica, siano forti. Se un governo regionale è in grado di avere una visione di questo genere allora sono sicuro che si potrà andare avanti. All’interno del distretto abbiamo previsto alcuni gruppi di lavoro trasversale a livello della governance, uno dei quali è sulla dualità. Voglio solo aggiungere che il governo precedente stabilì, attraverso un accordo tra il ministro della difesa e quello della ricerca, che nel settore aerospaziale, il programma di ricerca nazionale e quello militare dovessero convergere per quanto possibile verso obiettivi comuni: questa è un’opportunità che non va persa. Sulla necessità del coordinamento dei distretti posso dire che ho avuto la possibilità di partecipare, con Mario Calderini e Giuseppe Acierno, a un lavoro di elaborazione per trovare un sistema di governo attraverso il quale ogni distretto, nella sua assoluta autonomia, potesse portare un contributo alla capacità competitiva del paese. Questo perché nessuna regione, per quanto sviluppata, può essere in grado di sostenere la competizione in tutti i settori e in tutte le tecnologie che occorrono oggi a livello mondiale; quindi facciamolo questo coordinamento, che sia formale o informale, ma facciamolo.

DISTRETTO TECNOLOGICO DELL’AEROSPAZIO DEL LAZIO

Il Direttore Gerardo Lancia Ritengo che incontri di questo tipo dovrebbero essere ricorrenti e noto che l’eterogeneità del linguaggio dei presenti è notevole: sarebbe quindi auspicabile uniformarlo per puntare agli stessi obiettivi. In merito agli interventi precedenti, in particolare con i distretti con cui abbiamo similitudine di organizzazione, mi associo completamente. Guardiamo al futuro positivamente, nessuno non vuole fare cooperazione, anzi il problema capitale è il raccordo a livello nazionale. Si parlava, poco fa, di un tavolo di confronto per le proposte sui progetti duali, noi saremmo ben felici di esserci per fare da raccordo tra imprese del territorio e politiche nazionali. Il piano nazionale per la ricerca è suddiviso in: piano strategico spaziale, coordinato dall’ASI, e piano dei distretti, governato dal Miur. Anche riguardo a questo tema, giacché il piano del distretto Lazio, avviato in coordinamento con la Filas e con il Ministero, è rivolto allo sviluppo, all’alta formazione e al sostegno della crescita e dello sviluppo economico del territorio, faccio presente che non siamo un

distretto industriale e servono tutti questi attori per produrre dei risultati importanti; il tutto attraverso un coordinamento e un’intelligenza a livello governativo. L’Aerospazio del Lazio è il primo e il più grande grazie ai suoi numeri: 30.000 occupati e 5 miliardi di fatturato documentati, dove però non ci sono solo imprese ma anche 10 istituti di ricerca, più tutta una serie di parchi tecnologici e incubatori di varia natura. Bisogna, a mio avviso, creare un discorso di governo che metta dentro un consorzio tutti questi attori, tra cui sono inclusi anche i ministeri e le associazioni di categoria con le quali dobbiamo tentare di rivendicare visibilità e legittimità, in primis col Ministero della ricerca. Se guardiamo attentamente, l’11% del distretto, che sono 250 imprese, genera circa il 74% del fatturato, che sarebbe il 26% del fatturato complessivo, quindi circa 1 miliardo e 200 milioni: e ciò è costituito da PMI. Quindi le PMI del Lazio hanno un peso rilevante, e se guardiamo poi l’andamento dell’occupazione, vediamo che c’è un significativo aumento rispetto alla grande

impresa, proprio nella logica di co-sharing dei rischi. In questa fase, dopo le precedenti nelle quali avevamo sostenuto grandi progetti di ricerca, ci stiamo focalizzando ora su nuovi obiettivi tramite un grande sostegno: ci sono aperti 58 milioni di euro a fondo perduto anche per l’aerospazio, sulle PMI, e quindi su quelle imprese che hanno un ciclo di vita con una forte dinamicità. Nel Lazio l’aerospazio è un ecosistema, quindi non possiamo appoggiarci solo a un unico progetto che finanzi in maniera selettiva solo alcune imprese con un arco di programma molto lungo. Sui 650 milioni pronti, di cui circa 300 per i distretti tecnologici del Centro-Nord, vorremmo avere visione o un confronto con il Ministero, magari in ambito conferenza Stato-Regioni per comprendere meglio i criteri di ammissibilità a questo bando. Le mappature delle competenze noi le facciamo già e sono online secondo le tassonomie care a Esa. Le potete consultare sul sito www.lazio-aerospazio.it/ dove c’è la possibilità di dare visibilità alle tecnologie e a chi fa cosa, in termini di competenze.

POLO AEROSPAZIALE DELL’UMBRIA

Il Presidente Renato Cesca Nonostante in Umbria non vi siano sedi di Finmeccanica, ci sono, comunque, aziende importanti che operano nel settore dell’aerospazio e, alcune tra queste, hanno fortemente voluto creare un Polo Aerospaziale. Esso nacque nel 2008 da 6 aziende, oggi ne associa 26 con un fatturato di circa 500 milioni e 2.500 persone, ponendosi l’obiettivo di internazionalizzare le piccole aziende che vi partecipano. Il Polo fa sinergia sia con l’Università, sia con la Regione, che ci ha dato un supporto molto rilevante permettendo di presentarci in importanti vetrine e incontri. Il 75% delle nostre aziende ha rapporti commerciali con clienti internazionali, il 56% coopera con istituti di ricerca e, inoltre, abbiamo avviato forti investimenti nella formazione. Le specializzazioni delle nostre aziende sono in grado di rispondere alle molteplici esigenze del mercato aeronautico, nel campo della progettazione, dei componenti, dei processi speciali, dei servizi, dei banchi prova e quant’altro. Siamo quindi in grado di fornire prodotti di vario tipo e, le aziende, sono complementari tra loro in modo da poter fare massa critica per presentarsi sui mercati. Abbiamo fatto i primi passi e l’obiettivo è di porci insieme sul mercato. Siamo certamente d’accordo a un’organizzazione dei distretti perché ci sono molti obiettivi importanti da raggiungere: migliorare le condizioni di competitività sia a livello delle singole imprese che di sistema, lo spostamento verso l’alto dei livelli tecnologici, delle produzioni, del know-how grazie agli strumenti regionali ad hoc come i poli d’innovazione. Riteniamo che sarebbe auspicabile avere una governance privata e industriale, la sola in grado di poter governare dal basso i processi e gli obiettivi perseguiti, e quindi sviluppare un modello bottom-up. Una governance privata garantirebbe inoltre una separazione di ruoli e competenze d’imprese e istituzioni. Dovrebbe inoltre essere supportata dalle grandi aziende attraverso azioni specifiche di contribuzione tecnologica e organizzativa. Poi occorrerebbe istituzionalizzare un coordinamento tra i

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POLO TECNOLOGICO OPTOELETTRONICA E SPAZIO DELLA TOSCANA distretti e, questi, a loro volta, con le grandi aziende leader a livello nazionale. Da parte mia ritengo sia molto importante valutare il grado di soddisfazione tra obiettivi e risultati, ma oggi parliamo quasi di condizioni di sopravvivenza, quindi ritengo sia importante mettersi tutti in rete per iniziare un percorso insieme che ci può aiutare a trovare gli sbocchi in un mercato globale.

Il Coordinatore Roberto Pini Il Polo di Innovazione Toscano è costituito da 6 membri, il comparto conta circa 2.500 addetti con un fatturato di 500 milioni di euro, e si declina in aree tecnologiche che vanno dall’optoelettronica a servizi di software. Esso si localizza tra Firenze, Pistoia, Pisa, Grosseto e Livorno. Da notare che, la struttura del comparto aerospaziale toscano, riflette quella nazionale in cui la grande industria mantiene un ruolo strategico su tecnologie chiave e delega a un tessuto di PMI la progettazione e lo sviluppo di altri payload. Nel Luglio del 2011 si costituì, sulla base di un bando regionale, il Polo di Optoelettronica e Spazio e, la regione Toscana, ne ha promossi 12 con lo scopo di favorire l’interazione fra la ricerca e l’industria con particolare riferimento alle PMI. Ciò che si auspica di ottenere è, infatti, un potenziamento di tutti gli aspetti che riguardano le attività di progettazione, dei laboratori congiunti, della consulenza e di prototipazione. Attualmente ci sono circa 80 aziende che rappresentano le varie declinazioni di questo comparto ma, un aspetto importante, è che ci sono 40 laboratori di ricerca afferenti che hanno dato la loro disponibilità ai processi di trasferimento tecnologici; in particolare per le PMI che non hanno al loro interno

laboratori di ricerca. La regione Toscana ha fornito uno strumento dedicato alle PMI che supporta fino all’80% del finanziamento dei servizi avanzati e qualificati a favore di esse. Si tratta di un aspetto molto importante, e sottolineo che c’è una forte vocazione della Toscana a sostenere il Settore Aerospazio attraverso progetti già in corso per i quali sono state devolute cifre superiori ai 10 milioni di euro; ma anche attraverso progetti che s’inquadrano nel bando unico di sviluppo della regione, emanato in questo periodo e che sarà chiuso a marzo. Ovviamente i Poli di Innovazione hanno un ruolo primario di trasferimento tecnologico e anche di creazione di un ambiente favorevole per le iniziative bottom-up. La regione Toscana ha, per la prima volta, vincolato un bando di costituzione di Poli di Innovazione a dei criteri di performance. Siamo vincolati, in pratica, a far crescere il progetto sotto vari aspetti: è richiesto il doppio delle aziende associate allo start-up, un budget minimo del polo che tenda nei tre anni verso l’auto sostenibilità, e la capacità di svolgere un’attività di mediazione tra organi di ricerca e imprese del Polo. Si tratta di criteri che se non saranno soddisfatti porteranno a eliminare i fondi dati.

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avola rotonda: l’Italia dei distretti

moderatore

Sergio Mazzarella

Silvio Rossignoli

dirigente Servizio Promozione Sistema Produttivo Regionale Regione Campania

Presidente Federlazio Aerospazio e Difesa

Tutto quello che abbiamo sentito stamattina è stato molto bello e interessante ma ne nasce un quadro quanto meno frammentario. Diciamo che l’Italia dei distretti è un’Italia arcobaleno. Dopo il quadro istituzionale chiedo ai relatori di dare un quadro più ‘intimistico’, più personale, come vedono davvero i distretti, al di là del cartellone pubblicitario. Proprio per questo ho realizzato un elenco e

una serie di domande: che cosa avreste voluto avere dai distretti e che non avete avuto; quello che secondo voi è il ruolo dei grandi player, i prime contractor all’interno dei distretti; come pensate che si debba relazionare il distretto con i programmi europei; e infine esprimete un desiderio, cosa vorreste nel futuro dai distretti, sia che facciate parte del mondo istituzionali che delle imprese.

Alessandro Castagnino Segretario generale Polo aerospaziale Umbria

Siamo una realtà giovane e di bilanci avremo tempo per farne, il problema è quello che stiamo cercando e che non abbiamo ancora ottenuto, avere cioè quella funzione, che riteniamo importantissima, di diventare più bravi di quanto siamo. Secondo me un errore nel quale è facile cadere è quello di costituire un polo o distretto per dimostrare che si è bravi. Il problema vero è costruire un distretto

per diventare più bravi. Spero non sembri una banalità ma si tratta del problema di organizzare un polo che non sia l’ennesima struttura autoreferenziale solo per avere posti dirigenziali d’amministrazione, ma che risponda a esigenze precise dovute ai cambiamenti di mercato che implicano per le imprese del settore delle scelte e delle condizioni di competitività che sono diventate oggi molto più difficili di quello che potevano essere 10 anni fa. Questo vale per tutti, ma in questo settore in particolare, dove i mercati cosiddetti emergenti stanno scompigliando tutti gli assetti a cui eravamo abituati; si impongono delle azioni non tanto dei proclami. Questo le grandi imprese lo sanno bene ed è materia per loro di confronto continuo, ma forse sono poco supportate dal governo e dalle istituzioni a differenza di altri stati che sappiamo bene continuano a sostenere la loro azione. Non abbiamo ancora ottenuto proprio questa capacità di essere sinceramente competitivi. È evidente che ci stiamo provando, da ora in poi le scelte saranno sempre più stringenti; il nostro settore è individuato dalla regione come prioritario e quindi nel nostro settore ci attendiamo di concentrare il maggior numero di aiuti possibili. Il problema è però sopra di noi, in una esigenza di coordinamento, poiché costituiamo l’ultimo anello di una catena che non funziona dall’inizio: non esiste l’Europa e non esiste una politica di investimenti a livello europeo coordinato, dove gli stati più deboli si trovano in difficoltà contro quelli più forti. Scendendo arriviamo infine all’azienda che paga il conto di questa debolezza che parte dalla politica che non c’è. Abbiamo la presunzione di partire dal basso e dire che dovremmo essere più bravi noi.

Angelita Luciani

Responsabile del Settore Ricerca Industriale, innovazione e Trasferimento Tecnologico del Dipartimento alle Attività Produttive Regione Toscana

Posso indicare una parola comune ai quattro spunti suggeriti: processo. Le domande poste attengono a una dinamicità dei distretti o poli, cosa vogliamo che ci sia e ancora non c’è. Restando fuori dalle etichettature direi che per la prima domanda per quanto riguarda la regione Toscana, possiamo certamente migliorare la razionalizzazione, la qualificazione del sistema del trasferimento tecnologico e direi che con l’individuazione dei 12 poli di innovazione stiamo facendo passi concreti in avanti. Questo perché i poli sono soggetti che cercano di fare sistema tra il mondo dell’impresa, facendone emergere la domanda, in connessione con le grandi eccellenze che abbiamo in Toscana nel mondo della ricerca. Per quanto riguarda la seconda domanda, il ruolo dei grandi player, è certamente molto importante che nel territorio ci siano poche grandi imprese, tuttavia, come è emerso durante la mattina, senza il tessuto e l’eterogeneità delle PMI sarebbero monche. È quindi molto importante sostenere l’aggre-

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gazione tra grandi e PMI, e posso dire che la Toscana lo sta facendo in modo concreto. Da ormai tre anni, e mi allaccio alla terza domanda, stiamo utilizzando le risorse europee del fondo Fesr per sostenere grandi e piccoli progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, soprattutto promuovendo le aggregazioni di imprese. L’ultimo bando che si chiuderà a marzo allocherà 70 milioni di euro per i settori ad alta tecnologia tra i quali quello aerospaziale. Riguardo all’ultima domanda, mi collego a quanto detto prima sui risultati e le performance e aggiungo che la parola chiave per i fondi strutturali europei è la condizionalità, cioè per ottenere risultati certi, che abbiamo un’effettiva ricaduta sul territorio, è bene condizionare in qualche modo i finanziamenti a risultati realmente conseguibili anche durante la realizzazione dei progetti. Al di là delle molte parole che si spendono su indicatori e misurazione dei risultati, c’è bisogno di individuare pochi indicatori e condizionare il finanziamento alla loro stessa misurazione.

Tavola rotonda: l’Italia dei distretti

Le aziende del nostro territorio si aspettano dalle istituzioni in generale una maggiore velocità e attivismo. Fermo restando che si tratta sicuramente di un settore strategico del nostro territorio, i tempi della politica non sono certo quelli degli imprenditori. C’è la necessità di aiutare le PMI, sia sostenendole con una maggiore visibilità che stimolando la capacità di far rete che tendenzialmente è poco diffusa. In Campania il 65% lavora nel settore strutture dove è molto sentito il rapporto con la grande azienda e si approfondisce il rapporto con la singola realtà. Adeguatamente promosse e stimolate a investire anche culturalmente potrebbero inserirsi anche in altri circuiti e trovare quindi nuovi prodotti senza dover lasciare necessariamente il rapporto con l’azienda nazionale. Il ruolo del prime contractor è ovviamente fondamentale, in quanto la presenza della grande industria ha portato la filiera in progetti di livello internazionale e in grandi cooperazioni, cosa che la PMI da sola ov-

viamente non potrebbe fare, così come lo sviluppo di nuove tecnologie. Sicuramente il prime contractor deve avere un senso di auto responsabilità, senza schiacciare la PMI, perché ci sono anche dei prodotti di nicchia che possono avere grande successo nel mondo. Non deve monopolizzare totalmente lo scenario perché questo innesca meccanismi di conflittualità sui progetti. È necessario quindi individuare vari prodotti che possono essere competitivi con varie pesature a seconda dell’importanza dei progetti e assicurarne l’attenzione. In questo va ovviamente stimolato il rapporto con l’Europa: le nostre imprese arrivano ai progetti europei attraverso la mediazione di soggetti più importanti, come ad esempio il Cira, che partecipa e tira dentro altre realtà. Ai distretti credo che le aziende chiedano maggiore attenzione e soprattutto la promozione delle loro competenze nel mondo. E’ su questo che possiamo effettivamente aiutarle in maniera anche agevole, assicurando loro nuovi mercati.

della nostra nazione. I distretti diventano un nodo centrale, potrebbero esserlo se semplifichiamo il modello e se in tempi molto brevi svilupperemo un progetto comune di sviluppo mirato alla creazione di un sistema aeronautico nazionale. Non abbiamo un sistema nazionale, per cercarli non dobbiamo guardare molto lontano, c’è a Tolosa un sistema che funziona molto bene dove tutti partecipano alla finalizzazione della competitività, in Canada dove c’è un sistema molto evoluto in cui si decide a monte quello che bisogna fare per rendere più competitivo il paese nell’ambito aeronautico e si fanno tutti i passi insieme per arrivare a quello. Significa che, per far crescere la nostra credibilità a livello nazionale, questo progetto dovrebbe portare a muovere la creazione di un’offerta nazionale. Altro punto fondamentale, coglierei immediatamente la proposta e la disponibilità che ci ha fatto il dott. Marzano, creiamo qui un tavolo al Cnel. Potrebbe essere un punto di raccordo tra il mondo delle imprese, le regioni, il governo centrale e tutto quello che i distretti oggi hanno in pancia. Si tratta di momenti di comunicazione che vengono

creati sporadicamente, come questo, mi chiedo dove sia il luogo in cui si parli, dove tra i distretti si crei l’opportunità di dialogo. Tutto quello che si è detto oggi è importantissimo ma è necessario a questo punto portare avanti un discorso di progetto concreto che abbia dei tempi, che abbia delle soluzioni, porti a un sistema nazionale e credo dunque che l’appello del dott. Marzano possa essere estremamente interessante.

Paolo Bellomia Dema

La prima parola che mi viene in mente dopo tutti gli interventi che si sono succeduti oggi è la semplificazione del modello; ho notato troppe complessità mentre ritengo bisogna andare verso la semplicità. Quando si cerca di fare molte cose si cerca di semplificarle, quando invece parliamo di complessità significa che non le vogliamo più fare, trovando solo argomenti di discussione senza concretezza. In questo momento lo scenario odierno è di economia reale, riguarda cioè la capacità di vendere quello che si produce con profitto. Ci sono anche tempi brevissimi affinché la nostra nazione si possa posizionare in modo centrale e non marginale in quello che è lo sviluppo dei mercati internazionali e quindi è oggettivo che l’industria manifatturiera oggi è l’unica che in tempi brevi, 24/36 mesi, è in grado di produrre una reale ripresa dell’economia, in particolare, nell’ambito del comparto aeronautico. Dato il forte sviluppo che si sta conoscendo nel mondo e aumentando le produzioni anche per una fortissima richiesta dei paesi emergenti, il settore può rappresentare una locomotiva di sviluppo proprio per la ripresa industriale

Silvano Capuzzo Sofiter

Voglio essere velocissimo e rispondere alle domande. Prima: una visione dei progetti finalizzata a tempi brevi di immissione sui mercati dei prodotti che si fanno attraverso una gestione certe dei percorsi di sviluppo e attraverso un raccordo con le attività di promozione nel mercato. Seconda risposta, un cambio culturale: fatemi crescere per poter andar da solo verso il mercato, ne avrete dei benefici. Terzo, programmi europei: ci voglio essere ma se son da solo faccio una fatica terribile. Ultima, una richiesta ai distretti: non scoprire che si fanno tante cose simili da tante parti.

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Chiara Pavan Gemelli

Il distretto aerospaziale lombardo viaggia su percorsi un po’ diversi dagli altri, per cui per quello che riguarda cosa avreste voluto avere dal distretto e che cosa non avete avuto, la risposta è niente. Nel senso che siamo un distretto relativamente giovane che in due anni sta facendo esattamente ciò che volevamo, siamo partiti con un’idea e la stiamo portando avanti nonostante un inizio burocraticamente lento e quindi un po’ di scalpitio da parte delle piccole aziende che volevano vedere immediatamente il risultato. Oggi iniziamo a vedere i primi risultati di un lavoro che abbiamo portato avanti per 24 mesi con una grande voglia da parte delle imprese di fare sinergia. Le grandi aziende del distretto oggi devono insegnare alle PMI o accompagnarle per tutto quello che riguarda la crescita, non a livello di dimensione ma di qualità. Sta crescendo la qualità del lavoro, le certificazioni, dobbiamo avere così un punto in più nei confronti del resto del mondo. Quello che vorrei come impresa, non come distretto, dal distretto è quello di riuscire a raggiungere una realtà significativa sul territorio, avere la forza di interfacciarsi con le pubbliche amministrazioni e avere un peso maggiore.

Eduardo De Francesco Setel

Che cosa vorremmo aver avuto di più: una visione di ricerca più condivisa, una sorta di complicità organizzata che può essere sintetizzata come un cambiamento di visione nel rapporto con i distretti. Nel rapporto con i prime, abbiamo bisogno di una nostra linea di ricerca, perché se vogliamo andare in mercati non strettamente di aerospazio e difesa creando anche uscite diverse abbiamo bisogno di avere una nostra linea di pensiero. Certo gerarchizzati, per essere funzionali alla linea verticale, ma con un mi-

nimo di pensiero laterale per poter andare su mercati nuovi. Il ruolo dei grandi prime deve essere quindi anche quello di indirizzarci, alimentarci e aiutarci ad andare su mercati diversi. Riguardo alla relazione distretto/proposte, se c’è un cambio di visione e si va in una direzione in modo complice, la risposta c’è già: individuiamo i temi, si è anche proposto un tavolo, indirizzateci e le grandi strutture della regione finalizzino il tutto. Desidero quindi che ci concentriamo su un cambio di visione.

tunità soprattutto alle Pmi di questo settore, aziende che per noi sono il target, l’indotto del settore e quelle che maggiormente risentono dei momenti congiunturali ciclici delle crisi. È giusto chiedere un coordinamento a livello nazionale in quanto ritengo che nella situazione attuale non è possibile andare avanti in maniera sparpagliata, i distretti sono certamente importanti, ma è importante trovare anche un foro di ordinamento almeno a livello

nazionale. Di fatto, andando sul concreto, mi chiedo cosa possiamo fare per rispondere a questa esigenza di trovarsi tutte insieme in un progetto comune sui mercati internazionali, che sento essere ritenuta primaria per le aziende oggi. Al proposito, ho sentito parlare il dott. Naldi della costruzione di un progetto pilota che possa in qualche maniera pensare alla commercializzazione di un prodotto che sia di interesse magari di più distretti. Personalmente partirei dal contrario.

ANTONELLA MARIA

MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO

Occupandomi in particolare dell’internazionalizzazione delle imprese italiane sul mercato russo, sono venuta a parlare di questo mercato emergente e importante. Curo infatti da un decennio una task force italo-russa sui distretti e le piccole e medie imprese; un foro bilaterale molto molto importante su cui, visto il tempo ridotto, non mi soffermerò a lungo. Il discorso internazionalizzazione, più volte evocato, è un discorso molto importante che offre grandi oppor-

La task force italo-russa sui distretti e le pmi Il gruppo di lavoro si è finora occupato prevalentemente di: 1) sviluppare la collaborazione tra PMI italiane e russe, attraverso lo sviluppo di rapporti “istituzionali” tra Regioni russe e Regioni ed Associazioni di categoria italiane; 2) avviare un’attività di leasing italiane sul mercato russo, propedeutica alla costituzione di PMI in loco, interfaccia - e potenziali partner - delle PMI italianE; 3) fornire forme di assistenza doganale alle Autorità delle Regioni russe coinvolte nella costituzione di distretti nel proprio territorio;

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4) favorire, in tale ambito, il superamento delle eventuali problematiche inerenti gli investimenti sui reciproci mercati, fornendo garanzie e tutela alle imprese dei due Paesi interessate a collaborare e/o a investire sui mercati russo e italiano; 5) sostenere lo sviluppo delle PMI sul territorio russo. L’attività della task force procede a ritmo serrato: ogni anno, si realizzano, in media, due sessioni, una in Italia e una in Russia. Gli incontri sono incentrati prevalentemente su: a. Settori innovativi e tecnologi-

Tavola rotonda: l’Italia dei distretti

camente avanzati: meccanica e meccatronica; aerospazio; logistica e cantieristica; ambiente; energie rinnovabili e alternative (comprese tecnologie smaltimento rifiuti); costruzioni; nuove tecnologie lavorazione legno b. Collaborazione “local to local”: incontro tra Regioni/Enti/associazioni/imprese italiane e Regioni/associazioni/imprese russe; c. Investimenti delle PMI: Z.E.S. (Zone economiche speciali); d. Sostegni finanziari alle PMI dei due Paesi. Per info: www.mincomes.it e www.sviluppoeconomico.gov.it.

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