Page 1

Live

PMI

Bimestrale - n. 6 - anno I - spedizione in abbomento postale - art. 1, legge 46/04 del 27/02/2004 - Registrazione n° 921/2009 presso il Tribunale di Latina

Anno I n. 6 SETTEMBRE - OTTOBRE 2010

barraspaziatrice

>

Cooperativa

>

>

Cooperativa editoriale

barraspaziatrice info@barraspaziatrice.it

>

Le imprese al centro dell’economia

“La grande forza delle imprese italiane d’eccellenza si mostra proprio nel momento di maggiore difficoltà del tessuto produttivo nazionale e internazionale ”.


EDITORIALE

Il viaggio è solo all’inizio

Ma inizia a rafforzarsi la rete delle PMI dell’Aerospazio e della Difesa

IN QUESTO NUMERO: Editoriale

3

Il viaggio è solo all’inizio

Ma inizia a rafforzarsi la rete delle PMI dell’Aerospazio e della Difesa

L’intervista

4-5

Occorre ripensare lo sviluppo globale per rispondere alla crisi

Dentro le PMI

6 -7

Viaggio in una PMI audace dell’attiva Puglia

Economia

8 -9

Per accelerare la crescita occorre una nuova politica industriale

Intervista al Sottosegretario agli Affari Esteri Onorevole Vincenzo Scotti

Intervista all’Ingegnere Stefano Grasso, Direttore commerciale della International Aviation Supply S.r.l.

Facciamo il punto sulla situazione economica del nostro Paese a ridosso della crisi irlandese

10 - 11

Economia

Anche un solo capello fa la sua ombra: liberiamo la forza creativa delle imprese

Prima conferenza di produzione delle PMI della Difesa e dell’Aerospazio organizzata da AIAD

Idee a confronto

Aperture

12 -13

14

Le PMI al centro dei processi di trasferimento tecnologico Intervista al professor Giorgio Petroni, Rettore dell’Università di San Marino

L’azienda Nonino: quando la cultura è già impresa

Un viaggio nella famiglia della grappa italiana più famosa al mondo

Come sempre accade, dopo aver ultimato la definizione del numero, cerchiamo di tirare le somme rispetto alle tematiche affrontate. La scelta degli articoli non è mai casuale, ovviamente, e segue un filo che ha l’obiettivo di raccontare la situazione economica contingente, le iniziative portate avanti dalle nostre PMI dell’aerospazio e della difesa e le principali novità del settore. Anche questo numero assume dunque un senso univoco che può essere racchiuso in un solo concetto: la grande forza delle imprese italiane d’eccellenza si mostra proprio nel momento di maggiore difficoltà del tessuto produttivo nazionale e internazionale. L’industria della difesa e dell’aerospazio, infatti, sembra apparentemente non portare addosso nemmeno i segni del ciclone che ancora continua a sfiorare l’economia mondiale. E per quanto siamo perfettamente consapevoli che la situazione sia più complessa di quel che diciamo, l’evidenza di questo sta nelle parole degli stessi protagonisti della scena italiana, imprenditori e istituzioni. Di particolare rilevanza in tal senso è l’intervista al Sottosegretario agli Affari Esteri Vincenzo Scotti, che delinea per le imprese del settore, in un quadro molto articolato, il ruolo di avanguardia nell’internazionalizzazione del nostro Paese. Prima, durante e dopo la crisi. L’onorevole stuzzica la nostra sensibilità parlando della necessità di un ripensamento dello sviluppo in chiave globale e ci riempie di orgoglio inserendovi a pieno titolo proprio le PMI a più elevato contenuto tecnologico. Ed è in qualche modo quanto sosteniamo nell’articolo di pagina 8, in cui, pienamente consapevoli della forza d’urto dimostrata dall’economia italiana, chiediamo però una nuova politica industriale in grado realmente di puntare sulle eccellenze e sulle imprese che garantiscano la coesione dell’intero tessuto sociale e produttivo. Nel frattempo qualcosa di estremamente importante inizia a muoversi e a propagarsi nell’aria: le PMI del settore si siedono intorno ad uno stesso tavolo per discutere delle criticità, delle peculiarità e delle loro specifiche necessità, chiamando le istituzioni civili e militari ad una assunzione di responsabilità rispetto alle soluzioni individuate. Nell’articolo di pagina 10, dunque, c’è molto più di un racconto di uno dei protagonisti della prima conferenza di produzione in ambito AIAD, c’è il segnale del rafforzamento lento ma ormai, pensiamo, inesorabile, di una rete. E chissà che, concedetecelo, questi non possano essere considerati anche i primi frutti del lavoro di PMI Live. In ogni caso, la nostra rivista assume forza laddove forti siano le imprese che raccontiamo e forte la loro volontà di costruire una rete in grado di supportarne le legittime esigenze di rappresentatività. Ma il viaggio è solo all’inizio… Roberta Busatto Direttore PMI Live

PMI Live anno I numero 6 bimestrale Settembre - Ottobre 2010 Registrazione: presso il Tribunale di Latina - n° 921/2009 Direttore responsabile: Roberta Busatto direttore@pmilive.it r.busatto@gmail.com Redazione: Coop. Editoriale “Barra Spaziatrice” redazione@pmilive.it Progetto Grafico: Vincenzo Schiano Moriello Stampa: Graficart snc - Formia (LT) viale dell’industria 37 - 04023

2

Editore: Coop. Editoriale “Barra Spaziatrice” info@barraspaziatrice.it

“ETIAM CAPILLUS UNUS HABET UMBRAM SUAM” (dalle “Sententiae” di Pubilio Siro, mimo del 1° secolo a.C.)

3


L’intervista

Occorre ripensare lo sviluppo globale per rispondere alla crisi

Intervista al Sottosegretario agli Affari Esteri Onorevole Vincenzo Scotti Onorevole Scotti, è inevitabile iniziare questa intervista con il contesto economico generale. Avendo la delega ai rapporti con l’America e i Paesi confinanti può aiutarci con ancora più efficacia a tracciare il quadro. La crisi sembra trasformarsi in uno stato di fatto. Come giudica la situazione internazionale e italiana? “Quella che stiamo attraversando è senza dubbio una stagione senza precedenti per dimensioni, impatto e conseguenze. Nulla a che vedere con quanto si è verificato fino ad oggi; questo deve essere chiaro a tutti. Dobbiamo evitare, infatti, di utilizzare strumenti e soluzioni che, se dimostratisi validi in passato, oggi non sono in grado di riprodurre lo stesso effetto. La crisi è planetaria anzitutto perché i sistemi e i temi sono fortemente interrelati: l’economia reale e l’imporsi dei flussi finanziari, il contesto geopolitico con lo spostamento delle assi strategiche verso “player“ che stanno scalzando quelli classici, la questione sicurezza, le sfide legate all’ambiente naturale e ai cambiamenti climatici. La sfida che oggi abbiamo di fronte, che non può farci rassegnare, consiste anzitutto nel comprendere che le crisi nascondono sempre delle opportunità positive e che, contemporaneamente, pongono all’evidenza storica le criticità che vanno mano a mano affrontate. Si pensi, ad esempio, alla necessità di ripensare in maniera totalmente innovativa le teorie e le pratiche dello sviluppo, guardando ai problemi connessi alle sue dinamiche. Oggi dobbiamo considerare il mondo come una realtà fortemente integrata, ben capendo che sono antistoriche e dannose le separazioni fra Paesi ricchi, Paesi poveri e Paesi in via di sviluppo: oggi più che mai, infatti, o ci si salva tutti insieme o non si salva nessuno. Dobbiamo ripensare lo sviluppo globale perché rischiamo che, senza una visione complessa, gli aiuti e gli sforzi compiuti non producano gli auspicati risultati positivi, rischiando d’innescare circoli viziosi e non virtuosi, non risolvendo l’annosa questione del rapporto fra decisioni globali e “tenuta“ dei sistemi nazionali, mantenendo di fatto le popolazioni bisognose in uno stato d’inaccettabile povertà materiale. Pare evidente, a questo punto della riflessione, che soltanto le realtà statuali e regionali che dimostrano maggiore dinamismo riusciranno ad uscire dallo stallo ed a determinare, oltre che ad importare, crescita e sviluppo globali. C’è, certamente, un problema di governance globale complessiva ed io credo che sia ormai maturata nelle classi dirigenti a tutti i livelli la coscienza di tali problemi. A mio parere ci vuole una sferzata di entusiasmo nelle decisioni globali: i grandi vertici e gli incontri bilaterali e multi-bilaterali, certamente importanti, debbono mostrare maggiore aderenza con la realtà, debbono ridurre l’oggettivo divario fra la velocità dei processi economico-finanziari, che comunque vanno avanti e la lentezza, oltre che il poco dinamismo, della politica e delle istituzioni e quindi delle regole”. Si può parlare secondo lei di crisi del sistema occidentale? “Sarebbe davvero semplicistico liquidare la questione rispondendo con un sì o con un no. E’ evidente che quello che Lei chiama “sistema occidentale“ sia stato il modello a cui si è fatto riferimento e che oggi risulti il maggiore indiziato per la profondità di una crisi che avvertiamo primariamente come economicofinanziaria. Ma la questione, io credo, è spostata: ci sono, anzitutto, un grande problema culturale ed un altrettanto grave problema politico.

4

Sul piano culturale dobbiamo recuperare con urgenza e convinzione una “cultura del convivere“, dobbiamo guardare al mondo come realtà integrata perché, lo dicevo prima e lo ribadisco, o ci si salva tutti insieme o non si salva nessuno. Sul piano politico è venuto il momento di ridare contenuto e prospettiva ad un’attività, quella politica, che negli ultimi decenni ha sostanzialmente abdicato a favore di un mercato che non esito a definire drogato; un mercato al quale sono state affidate doti pressoché taumaturgiche, primariamente considerandolo in grado di auto-regolarsi. E quello è stato un gravissimo errore, pensare che ciò fosse sufficiente per creare uno sviluppo globale ed equilibrato; dobbiamo ripensare la categoria del bene comune e delle regole conseguenti, in tal modo ridando dignità all’attività politica. Si comprende, quindi, che non è un tema occidentale o orientale. È un tema davvero globale che supera le appartenenze politiche-ideologiche, le categorie culturali del passato, le longitudini, le latitudini. È un problema di classi dirigenti e di formazione”. In momenti di crisi economica è necessario compiere una scelta tra il taglio di investimenti a settori ipoteticamente meno strutturali e, al contrario, il destinare maggiori finanziamenti proprio a questi settori. Ci riferiamo in particolare alla ricerca. Lei segue proprio il rapporto con le Regioni e le università al fine di una internazionalizzazione delle attività di ricerca. Il Governo italiano che linea sta seguendo rispetto a questo tema? “In un momento di emergenza sarebbe una facile soluzione, ma al tempo stesso una scelta dissennata, tagliare i fondi per la ricerca. Il Governo italiano, lo dicono fonti di valutazione europea, sta rispondendo bene a questa crisi ma ciò non basta; stabilizzare i conti pubblici, come ha fatto il nostro Esecutivo, è fondamentale ma uscire dalla crisi e ripartire è un altro conto ed è un obiettivo che il Governo ha ben presente. A tale scopo è strategico seguire la strada di investire in settori-chiave come la ricerca. Non voglio spendere ulteriori parole ma mi limito a ricordare, prima di tutto a me stesso, che abbiamo – in diversi settori - miniere intellettuali senza pari al mondo che rischiamo di vedere utilizzate all’estero, dove trovano le opportunità per realizzarsi. È l’ora di un’inversione di marcia, di puntare sui nostri giovani per renderli competitivi sul mercato del lavoro globale, investendo nella formazione ed internazionalizzando davvero un sistema universitario chiuso al cambiamento e di “rendere sistema“ nel mondo le nostre eccellenze”. Tanto il tema dei rapporti economici con l’estero quanto la ricerca sono due argomenti di estremo interesse per le nostre PMI dell’aerospazio e della difesa. Sono previste misure specifiche che ne favoriscano da un lato l’internazionalizzazione e dall’altro le attività di sviluppo? “Nel settore aerospazio-difesa l’attività di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie riveste un ruolo fondamentale ai fini dell’internazionalizzazione, commerciale e produttiva, delle aziende di questo importante comparto dell’economia italiana. Il successo nei mercati internazionali delle nostre aziende non può prescindere dalla capacità di queste ultime di saper offrire prodotti, tecnologie e know how produttivo a prezzi competitivi, in grado di soddisfare le richieste dei clienti esteri. Ricerca e internazionalizzazione sono entrambe variabili critiche per il successo dell’industria italiana del settore aerospazio e difesa in un mercato sempre più globale e competitivo. Il Ministero degli Affari Esteri, in stretta sinergia con la Presidenza del Consiglio ed i Ministeri della Difesa e dello Sviluppo Economico, ha fornito il proprio contributo all’affermazione dei settori industriali

di punta. La Rete Diplomatica ha inoltre svolto una capillare e sistematica azione di contatti, consultazioni e segnalazioni, finalizzate all’individuazione di nuove opportunità per le aziende del settore ed alla definizione dei comportamenti più idonei ad assicurare il successo delle proposte avanzate da parte italiana. Nel complesso, si può certamente affermare che tutte queste iniziative hanno inciso positivamente sulla crescita tecnologica della nostra industria nazionale. L’industria aerospaziale italiana possiede oggi capacità tecnologiche e prodotti ad elevato potenziale di esportazione. I risultati ottenuti inducono, pertanto, a guardare con un certo ottimismo al futuro, a condizione che il sistema Paese nel suo complesso riesca a cogliere le importanti sfide imposte da un contesto internazionale in rapido mutamento, sempre più competitivo e globalizzato. Deve comunque essere valutata la possibilità di un incremento delle risorse assegnate”. Per quanto riguarda nello specifico l’internazionalizzazione per i settori che ci interessano direttamente (aerospazio e difesa) quali Paesi ritiene maggiormente interessanti da esplorare per le PMI? “Come ho già avuto modo di evidenziare, in particolare nell’ultimo decennio, le nostre principali industrie hanno conseguito in ambito internazionale significativi successi, che ne hanno confermato la qualità. Il consolidamento delle capacità dei maggiori player nazionali, ha innalzato il livello tecnologico dell’intera filiera produttiva italiana, costituita da oltre un centinaio di piccole e medie imprese. Queste ultime hanno saputo stabilire e mantenere nel tempo importanti rapporti di fornitura con i prime contractor internazionali, riuscendo, in alcuni casi, a proporsi autonomamente sui mercati internazionali con prodotti di elevata sofisticazione. Tornando al tema dell’internazionalizzazione, ritengo che sia innanzitutto necessario per la nostra industria consolidare il proprio posizionamento nei mercati tradizionali acquirenti dei nostri prodotti, USA ed Europa. Credo infatti che la definizione di una strategia condivisa di promozione e valorizzazione degli interessi prioritari dell’industria nazionale del settore aerospazio e difesa nelle principali sedi di dialogo con il partner americano e con gli altri stati europei, in particolare in ambito comunitario (Unione Europea, Agenzia Europea della Difesa, Agenzia Spaziale Europea), potrebbe consentire di massimizzare i ritorni economici derivanti dalla partecipazione del Paese ai progetti attualmente in corso di esecuzione e, in prospettiva, in quelli che verranno avviati nel prossimo futuro. Ciò con particolare attenzione alle opportunità che potrebbero aprirsi per le PMI italiane. L’azione di coordinamento interministeriale precedentemente menzionata potrà senz’altro contribuire al conseguimento di tale obiettivo. Volgendo lo sguardo ai possibili nuovi mercati, sono convinto che le crescenti sinergie Istituzioni-Industria siano, inoltre, essenziali per l’espansione del settore aerospazio-difesa nei mercati caratterizzati da una domanda in costante crescita. Tra questi segnalo molte economie emergenti, in America Latina, nel Sud –Est Asiatico ed altre aree estremamente interessate alla tecnologia ed ai prodotti italiani. Un’analisi delle principali trattative in corso o recentemente concluse in questi Paesi conferma la tendenza dei rispettivi Governi ad inquadrare le nuove forniture nell’ambito di più ampie intese intergovernative bilaterali, finalizzate all’instaurazione di partenariati politici di lungo periodo tra il Paese acquirente e quello fornitore in questo campo. Per tale ragione, un’azione promozionale di alto profilo del Governo italiano, che in alcuni Paesi è già stata avviata con risultati estremamente soddisfacenti, potrebbe agevolare le trattative delle nostre principali aziende in questi dinamici mercati, aprendo, inoltre, importanti prospettive d’affari e di collaborazione all’estero per le realtà italiana di dimensioni minori, che hanno conseguito importanti nicchie di eccellenza in taluni segmenti di mercato”. Ritiene che siano le PMI con la loro elevata specializzazione ma meno mezzi a disposizione

o le grandi aziende che portano avanti grandi programmi di investimento ad essere favorite in un processo di internazionalizzazione? “E’ difficile immaginare nello scenario internazionale una piccola e media impresa competitiva senza che questo non sia frutto del posizionamento di prestigio acquisito dalla nostra Grande Impresa. E’ altresì fuori di dubbio che, nell’ambito di questo comparto, molte imprese di dimensioni maggiori abbiano tratto e traggano tuttora dalle PMI linfa essenziale e siano portate a realizzare con esse significative sinergie. Le due realtà si alimentano e sostengono a vicenda, costituendo una base imprescindibile per il successo del sistema Italia nel suo complesso”. Chiudiamo la nostra intervista con un altro argomento di sua pertinenza: l’esportazione dei materiali d’armamento. Le nostre aziende del settore lamentano una estrema rigidità della legge 185, sappiamo che c’è un tavolo di lavoro ministeriale per migliorarla lei cosa ne pensa? “La Legge 185/90 ha rappresentato un punto d’incontro tra le esigenze della società civile e le aziende del settore, disciplinando le esportazioni di materiali di armamento in un quadro di legalità anche internazionale per circa un ventennio. Dopo questa fase, si sono inevitabilmente registrate evoluzioni significative sul piano geopolitico e settoriale. In tale contesto, si inserisce la Direttiva 43/2009 che crea un mercato europeo del settore volto, da un lato, a facilitare i movimenti dei materiali di armamento all’interno del mercato comunitario e, dall’altro, a creare maggiori sinergie fra le industrie della difesa europea. Su tali basi si è sviluppato un processo di adeguamento della 185/90 che, pur mantenendone fermi i principi ispiratori, recepisce le indicazioni comunitarie e propone un nuovo modello normativo per regolare i flussi dei prodotti per la difesa. Tale processo si è sostanziato in un Disegno di Delega attualmente in discussione in Parlamento che stabilisce gli elementi di fondo di tale normativa, lasciando ai Decreti delegati la definizione delle modalità operative. L’aspettativa di fondo è di pervenire ad un quadro normativo che, al tempo stesso, sappia contemperare i principi della legalità internazionale e gli impegni in ambito comunitario”. Roberta Busatto Il Sottosegretario Enzo Scotti Nato a Napoli l 16 Settembre 1933, laurea in Giurisprudenza cum laude (Università di Roma, La Sapienza) con tesi su Economia dello Sviluppo e Regioni Arretrate (1955). Nominato dal Ministro per gli Interventi Speciali nella Regione Mezzogiorno come responsabile per il Dipartimento dei Progetti Industriali e successivamente come Segretario Generale del Comitato dei Ministri per il “Mezzogiorno” (1958-1968). Eletto Deputato per la Democrazia Cristiana nel Parlamento Italiano (1968). Sottosegretario di Stato presso il Ministero del Bilancio (1976-1978). Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale (1978). Ministro per il Coordinamento delle Politiche della Comunità Europea (1980). Ministro dei Beni Culturali ed Ambientali (1981). Ministro della Protezione Civile (1984). Eletto sindaco della città di Napoli (1984). Presidente del Gruppo Parlamentare della Democrazia Cristiana alla Camera dei Deputati (1989). Ministro degli Interni (1990-1992).
Ha fondato, in collaborazione con il giudice Giovanni Falcone ed il procuratore americano Rudolph Giuliani la DIA (Direzione Investigativa Antimafia). Ministro degli Affari Esteri (1992). Deleghe Nell’ambito delle direttive di indirizzo politico impartite dal Ministro, coadiuva il Ministro nella trattazione degli atti concernenti: a) il raccordo con il Parlamento e le altre Amministrazioni dello Stato nelle materie di seguito indicate e in tutti i casi di volta in volta indicati dal Ministro; b) le relazioni bilaterali con i Paesi dell’America del Nord e dell’America centrale e meridionale, al fine di favorire ed intensificare i relativi rapporti e l’azione italiana nelle diverse Organizzazioni intergovernative regionali e sub regionali; c) i temi trattati nell’ambito delle Nazioni Unite e delle agenzie specializzate; d) la problematica dei diritti umani e delle libertà fondamentali, al fine di favorire l’azione italiana nelle principali Convenzioni ed Organizzazioni internazionali in materia, anche in coordinamento con le altre Amministrazioni interessate; e) i rapporti con le Regioni, anche nei settori della collaborazione interuniversitaria e delle attività di ricerca, nella prospettiva di rafforzare le potenzialità di collaborazione interregionale con i Paesi confinanti e litoranei; f) il coordinamento delle posizioni dell’Amministrazione in merito alle questioni relative all’internazionalizzazione delle imprese; g) l’attività interdirezionale concernente l’esportazione dei materiali d’armamento; h) le variazioni di bilancio e le integrazioni dei capitoli di spesa.

5


Dentro le PMI

Viaggio in una PMI audace dell’attiva Puglia Intervista all’Ingegnere Stefano Grasso, Direttore commerciale della International Aviation Supply S.r.l. Iniziamo con una breve descrizione della sua

campo nazionale, mi sento di affermare che è sempre

un mercato come quello aeronautico dove si tende

azienda. Di cosa si occupa la International

meglio pensare di poter fare di più per, quantomeno,

sempre di più alla verticalizzazione dei prodotti e

Aviation Supply Srl?

tendere al massimo”.

tenendo in considerazione i Paesi emergenti (vedi i Paesi asiatici), il rapporto tra aziende piccole medie e

“La International Aviation Supply, è una azienda aeronautica Italiana nata nel 1985 come ufficio

Lei opera in un importante distretto, quello

grandi e quello con istituti e centri di ricerca, risulta di

commerciale per l’acquisto e vendita di ricambi

aeronautico pugliese. Che giudizio si sente di

fondamentale importanza”.

per aeromobili. Negli ultimi anni la IAS, ha iniziato

poter esprimere su questa esperienza?

a sviluppare una propria competenza in campo

“Sicuramente positiva. Ed in particolar modo per due

La sua azienda opera in un’area del nostro Paese

aeronautico, specializzandosi nel settore altamente

fattori importantissimi per lo sviluppo dello stesso:

che dimostra segni di grande vitalità, la Puglia.

tecnologico degli aerei senza pilota. Nel contesto

la considerazione concreta da parte della politica

Come vive il fare impresa nel tanto bistrattato,

delle proprie attività di Ricerca e Sviluppo, l’azienda

regionale in questo distretto, e la volontà e l’impegno

spesso a torto, Sud d’Italia?

ha avviato diversi programmi che includono il design,

nel fare gruppo e soprattutto nel far dialogare le

“Per certi versi positivo considerato il supporto

la produzione, l’integrazione ed il test di diverse

grandi imprese con le piccole e medie imprese”.

della nostra Regione nelle attività aeronautiche e soprattutto in quelle ad alto contenuto tecnologico

tipologie di UAS (Unmanned Air System)”. Come vive il rapporto con le aziende di grandi

mentre per altri versi negativo data la scarsa e poca

Ritiene che le PMI dell’Aerospazio e della Difesa

dimensioni? E quello con istituzioni e centri di

considerazione da parte dei gruppi bancari”.

abbiano instaurato un adeguato confronto

ricerca?

reciproco e attivato efficaci azioni aggregative?

“Al momento non vi è stata ancora nessuna

Prima di chiudere dedichiamo un doveroso

“Ritengo che, rispetto al passato, siano stati fatti molti

opportunità di collaborare o avere rapporti né con le

spazio alla crisi economica. La sua azienda come

passi in avanti in questo senso tuttavia sono convinto

grandi aziende né con i centri di ricerca. Tuttavia in

sta vivendo una situazione che ancora sembra

che molto ancora si

non lasciare troppi spazi alla tranquillità?

debba fare”.

“Ciò che posso dire è che la nostra fortuna è stata quella di aver conservato nei periodi buoni una le

piccola riserva che ci ha consentito oggi, periodo di

E

pensa

PMI di eccellenza

grande crisi, di sopravvivere ed investire in settori

facciano quello che

considerati altamente tecnologici”.

devono

che

fare

L’AZIENDA RAGIONE SOCIALE International Aviation Supply IAS S.r.l. PRESIDENTE Grasso Teodoro AMMINISTRATORE DELEGATO Grasso Teodoro SEDE STABILIMENTO Via Maestri del lavoro d’Italia 16-18, 72100 Brindisi RIFERIMENTI Tel: 0831 555625 Fax: 0831 451840 E-mail: info@interaviosup.it SITO WEB www.interaviosup.it CAPITALE SOCIALE 255.000,00 euro NUMERO DI DIPENDENTI 35 PRINCIPALI CLIENTI Al momento abbiamo interessamenti provenienti da vari Paesi come Pakistan, Algeria, America, Malta PRODUZIONE Progettazione e costruzione aerei senza pilota

per

affermare il proprio

Infine un piccolo gioco che ci aiuta nel nostro

ruolo

all’interno

lavoro quotidiano di racconto delle PMI di

del

panorama

Aerospazio e Difesa. Se dovesse descriverle con

nazionale?

tre parole, quali utilizzerebbe?

“Pur non essendo

“Audaci, Attive, Svantaggiate”.

par ticolarmente addentrato

6

nel

Piera Zocchi

7


Economia

Per accelerare la crescita occorre una nuova politica industriale

Facciamo il punto sulla situazione economica del nostro Paese a ridosso della crisi irlandese

“La ripresa economica è in corso, ma appare molto lenta ed intermittente e non riesce a dissipare uno scenario caratterizzato da una complessiva incertezza”. Così descriveva la situazione Il Sole 24 del 13 ottobre, in un articolo dal titolo “Imprese caute sulla ripresa, prevale ancora l’incertezza”. Nel frattempo il Presidente della Ferrari ha affermato che “l’incapacità di pensare alla crescita trasforma il Ministero dell’Economia in un Ministero del Bilancio” e Vincenzo Boccia, presidente della Piccola industria di Confindustria, ha aggiunto che “occorre una finanza a supporto della crescita, che metta da parte la speculazione per investire nell’economia reale e quindi nelle aziende”. E’ chiaro il messaggio: bene ha fatto Tremonti a cercare di tenere fermamente in ordine i conti dello Stato ma oggi occorre un salto di qualità, è necessario pensare a varare stimoli urgenti ed efficaci per rilanciare lo sviluppo. Anche perché, senza un intervento pubblico attento ed adeguato, stimoli efficaci non potranno intervenire dagli investimenti delle aziende. Allo stato attuale la forza lavoro inutilizzata risulta superiore al 10% (quasi 2 punti percentuali in più del tasso di disoccupazione): in presenza di tali margini inutilizzati di capacità produttiva, anche la spesa delle imprese in beni strumentali risulta modesta. E la questione è urgente. Secondo l’OCSE l’Italia avrà una crescita debole (1%) sia quest’anno che il prossimo, più lenta rispetto alla Germania (3.3 % nel 2010 e poco meno nel 2011), alla Francia (1,6% sia nel 2010 che nel 2011) e ad Eurolandia nel suo complesso che crescerà dell’1,7% nel 2010 e dell’1,5% nel 2011. Con tale ritmo l’Italia per tornare ai livelli di PIL del 2007 impiegherebbe più di 6 anni. Tutto ciò è ben presente nei Paesi ad economia avanzata ove, tra l’altro, il dato peggiore riguarda i livelli dell’occupazione. Questa, infatti, è la maggiore preoccupazione perché pone problemi alla domanda e può mettere a rischio la coesione sociale.

8

Secondo le stime del fondo monetario internazionale ci sono più di 210 milioni di persone senza lavoro a livello globale, oltre 30 milioni in più rispetto al 2007, e i tre quarti di questo aumento è sperimentato nelle economie avanzate. Nell’area euro il tasso di disoccupazione stimata è al 10,1% nel 2010 e al 10% nel 2011. E per il futuro, la situazione è a forte rischio di peggioramento. Per l’UE gli aggiustamenti di bilancio in Eurolandia devono iniziare nel 2011. Sul finire del 2009, infatti, il deficit delle Amministrazioni pubbliche, che si è attestato intorno al 5%, sta ulteriormente crescendo nel corso del 2010 mentre l’avanzo primario è diventato negativo (- 6 %) per la prima volta dal 1991. Tutto ciò non potrà non avere effetti negativi per le economie. Più che opportuna, dunque, è l’indicazione di Confindustria: lavorare per un “piano per la competitività basato su ricerca ed innovazione, maggiore produttività, infrastrutture e grande attenzione al Sud”. Il nostro problema infatti non è quello di competere con la Cina ed i Paesi emergenti, sul terreno del costo del lavoro, per il quale resta del tutto prioritario l’abbattimento del cuneo fiscale, ma quello di competere con la Germania, il Regno Unito e la Francia elevando il contenuto tecnologico del PIL italiano. E’vero che il nostro Paese è stato parzialmente in grado di resistere alla crisi: tra i principali settori produttivi, la crescita del valore aggiunto dell’industria in senso stretto, ha compensato i persistenti cali delle costruzioni e dell’agricoltura mentre ha ristagnato il terziario, dopo essersi contratto per più di un anno; in questo quadro il contributo maggiore è venuto dalla tenuta delle PMI che ha impedito soprattutto un ulteriore peggioramento della crisi occupazionale. Ma è anche vero che oggi occorre un salto di qualità nella politica economica. Orbene se la crisi ha dimostrato che i piccoli e medi sono stati uno strumento prezioso di coesione sociale, ad essi è necessario riservare un’attenzione particolare

nella formulazione delle misure di intervento. Il rafforzamento patrimoniale, l’accesso al credito, il rafforzamento della cultura coalizionale orizzontale, gli incentivi per la ricerca ed il sostegno ai loro processi di internazionalizzazione costituiscono per loro le condizioni per un ulteriore sviluppo. E’ sperabile che in Parlamento si riesca a trovare il consenso necessario per l’adozione di una migliore ed adeguata politica industriale e per la definizione di una Legge Finanziaria funzionale alla bisogna. Intanto tra i gruppi dirigenti più responsabili è forte la preoccupazione sui rischi di un contagio dalle vicende irlandesi. In realtà –al di là di quanto emerge dalla stampa tedesca, convinta che il Paese sia “sull’orlo dell’abisso” a causa anche della “paralisi politica”- l’Italia è al “riparo dalle tensioni”. È il convincimento di gran parte del mondo produttivo e della stessa Presidente della Confindustria. La società americana Moody chiarisce, infatti, che “un rischio di contagio” si prospetta possibile “quando le strutture economiche fondamentali sono in sofferenza” come nel caso di “un sistema bancario difficile, una eccessiva debolezza dell’economia e l’incapacità di un governo nel ristrutturare i conti”. Non pare questa la situazione del Paese. Il Governatore della Banca d’Italia ha ricordato, infatti, che “le Banche Italiane hanno resistito meglio delle altre alla crisi finanziaria mondiale” e sono in grado di assorbire “le perdite derivanti da un significativo deterioramento del quadro macroeconomico e da un aumento del rischio sovrano”. Il Ministro Tremonti ha sottolineato, più volte, “la solidità del sistema nazionale: oltre alle banche, abbiamo il risparmio delle famiglie ed un sistema pensionistico riformato”. D’altra parte le ultime vicende finanziarie lo dimostrano. Dai dati, riportati da Elena Polidori su la Repubblica del 26 novembre “l’esito dell’asta dei BOT, segnala un rialzo dei rendimenti dei titoli di stato (1,483%) e dunque un aumento del costo di finanziamento per il Tesoro” tuttavia “la domanda va a gonfie vele: 13,8 miliardi contro 8,5 offerti”. Inoltre, Maria Cannata, Responsabile per la gestione del debito, afferma che “non c’è nessuna tensione particolare sull’Italia: c’è solo un nervosismo generalizzato”. E tuttavia nei prossimi mesi il Tesoro dovrà collocare sul mercato una cifra che si aggira tra i 240 e i 250 mld ed una simile operazione, unitamente all’esigenza di una politica economica volta al rilancio ed allo sviluppo, presupporrebbe una situazione politica stabile, coesa ed efficiente. Tutto ciò consiglierebbe una uscita dall’attuale situazione di grande confusione e di crisi politica attraverso un chiarimento di fondo, la ridefinizione di un governo in grado di affrontare le emergenze del Paese e di evitare elezioni politiche anticipate con i relativi lunghi mesi di conflitto politico e di inattività operativa strutturale.

IL RAPPORTO ISAE L’ultimo rapporto dell’ISAE, l’Istituto di Studi e Analisi Economica, fa emergere la crescita della fiducia delle imprese industriali e il peggioramento delle attese su ordini e in genere sull’economia per i servizi di mercato. In particolare per l’industria il clima di fiducia si colloca sui massimi dal marzo 2008. L’indice che misura la fiducia delle imprese industriali sale a novembre da 100,1 a 101,6, portandosi sui massimi dal marzo 2008. In particolare, migliorano le aspettative a breve termine riguardo l’andamento della domanda. L’aumento del clima di fiducia riguarda però soltanto il Centro-Nord, mentre nel Mezzogiorno prevale la stabilità. Guardando invece alle dimensioni, sono soprattutto le piccole imprese a mostrare maggiore ottimismo, mentre la fiducia subisce invece una battuta d’arresto nelle medie e nelle grandi imprese (che comunque in termini assoluti si collocano sui livelli superiori dell’indice). COMMERCIO L’indicatore relativo alla fiducia dei commercianti italiani a novembre si conferma in crescita per il terzo mese consecutivo, portandosi dal precedente 101,7 a 102,5. Emerge ottimismo dalle aspettative sulle vendite, nonostante le prospettive di un nuovo accumulo delle scorte. Ottimismo anche sul fronte degli ordini e dell’occupazione. SERVIZI Si registra un peggioramento delle attese su ordini e sull’economia nel suo complesso a novembre per i servizi di mercato. L’indice in effetti migliora per i servizi alle imprese, ma peggiora nei rimanenti settori (trasporti e magazzinaggio, turismo, informazione e comunicazione). La fiducia cresce nel Nord-Est, ma peggiora in tutte le altre ripartizioni territoriali. COSTRUZIONI Il clima di fiducia per le costruzioni a ottobre sale per il quinto mese consecutivo, passando da 77,9 a 80,4. Migliorano decisamente i giudizi sui piani di costruzione, ma le aspettative sull’occupazione subiscono un lieve deterioramento. Attese negative, ininterrottamente dal settembre 2008, per i prezzi praticati dal settore.

Giovanna Prina

9


Economia

Anche un solo capello fa la sua ombra: liberiamo la forza creativa delle imprese

Prima conferenza di produzione delle PMI della Difesa e dell’Aerospazio organizzata da AIAD AIAD, la Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza, rappresenta 120 aziende che fatturano ogni anno circa 13.000 M€ e impiegano 50.000 lavoratori. Sono 83 le Piccole e Medie Imprese che operano nei settori dell’aerospazio e della difesa e che sono rappresentate dalla nostra Associazione. Le nostre PMI impiegano circa 3.500 addetti e riportano un fatturato complessivo annuo di circa 500 M€. Possiamo stimare ben oltre il doppio l’insieme di tutte la PMI italiane che operano nel nostro settore e che sono iscritte anche ad altre associazioni di categoria, per un totale nazionale di circa 10.000 addetti con 1.500 M€ di fatturato annuo. Anche se questi numeri possono essere comunque abbastanza significativi noi non rappresentiamo che una minuscola frazione delle innumerevoli PMI del nostro paese alle quali il Legislatore ha recentemente pensato di dedicare una Legge. La prima conferenza di produzione delle PMI dell’Aerospazio e della Difesa organizzata dall’AIAD il 14 ottobre 2010 ha lo scopo di avviare un percorso annuale di riflessione sulle peculiarità e le specifiche necessità delle imprese del settore, individuando criticità e proposte da sottoporre ai nostri interlocutori istituzionali. Lo Statuto delle Imprese A distanza di quarant’anni dallo Statuto dei lavoratori sembra avvicinarsi il momento nel quale vedrà la luce anche lo Statuto delle imprese. Rileggendo l’articolo 41 della Costituzione sull’iniziativa economica privata non si evince l’entusiasmo dei Costituenti per i valori sociali del fare “impresa”, soprattutto se confrontiamo lo spessore di questo articolo con quanti dedicati ai lavoratori, più precisamente dall’Articolo 35 all’Articolo 40. Finalmente oggi, anche sotto l’impulso dello Small Businss Act, approvato dal Parlamento europeo nel marzo del 2009, é in discussione alla Camera una nuova proposta di legge (c. 2754) volta a stabilire i diritti fondamentali delle imprese, definendone lo stato giuridico e focalizzando gran parte delle principali enunciazioni a favore delle PMI. Questo Progetto di legge sembra voler amplificare e aggiornare lo scarno dettato costituzionale, ponendo l’accento sul contributo fondamentale delle imprese nella crescita dell’occupazione e nello

10

sviluppo economico del paese e sul ruolo sociale dell’imprenditore. Sappiamo però purtroppo per esperienza che spesso il legislatore, al di là delle dichiarazioni di intento, dimentica o sottovaluta i regolamenti attuativi e la copertura finanziaria dei provvedimenti legislativi e così le buone intenzioni restano spesso tali e la società non ne trae il giusto beneficio. Noi ci auguriamo che ciò non avvenga nel caso di questo progetto di legge, ma venendo alla pratica, ci chiediamo come pensa il legislatore di far sì che leggi e prassi vigenti che finanziano la ricerca e l’innovazione possano recepire da subito alcuni dettati della legge a favore delle PMI. La Direttiva Europea sul procurement della Difesa - 2009/81/CE Nel 2009 il Parlamento Europeo ha approvato, dopo un interessante dibattito, una nuova Direttiva sul procurement della Difesa, che dovrà essere trasformata in Legge nazionale entro il 21 agosto 2011. L’obiettivo della Commissione è di favorire la creazione di un mercato europeo del materiale per la difesa e la sicurezza finalizzato a rafforzare la base industriale e tecnologica necessarie per attuare la Politica Europea di Sicurezza e Difesa dell’Unione. In questo mercato globale gli Stati membri dovranno essere particolarmente impegnati a sostenere il coinvolgimento delle PMI e dei fornitori non tradizionali per migliorare l’efficienza complessiva del sistema. Ancora oggi la situazione di mercato vede un’enorme frammentazione, con 27 Stati membri e 27 forme diverse di trattazione dei prodotti e servizi per la Difesa. Questa frammentazione - che è di ostacolo a tutte le industrie del nostro settore che vogliono affrontare l’internazionalizzazione - rappresenta un ostacolo spesso insostenibile per le PMI in termini di tempi o oneri da sostenere, in un contesto nel quale gli investimenti sulle tecnologie si giustificano solamente in un’ottica globale. Se le grandi imprese possono attuare politiche di internazionalizzazione basate sull’acquisizione di aziende operanti nei vari paesi, le PMI devono seguire logiche differenti: allearsi con forti partner locali, con qualche pregiudizio della proprietà intellettuale, oppure elevare il livello competitivo dei propri prodotti al punto di divenire un riferimento mondiale del settore. E ciò non è per nulla facile. Nelle more di conoscere le modalità di recepimento della Direttiva nella normativa nazionale, una domanda che anzitutto ci poniamo riguarda l’estensione delle eccezioni previste dall’art. 13. Ora ci domandiamo quali sarebbero potute essere le implicazioni per i maggiori contratti recentemente assegnati dalla Difesa. Sarebbero rientrati in una di queste eccezioni? Come potremo in futuro realizzare quella simbiosi difesa/industria auspicata di recente dai rappresentanti

della Difesa? E ancora: le esclusioni possono essere applicate anche al procurement di oggetti alla portata delle PMI? Da quanto ci è dato di capire le nuove norme dovrebbero anche prevedere un certo livello di subappalto (fino al 30%) da aggiudicare con gli stessi criteri di trasparenza previsti dalla Direttiva. Quest’ultima lascia però ai paesi membri un ampio margine di manovra nella trasposizione di questa parte. Non abbiamo notizia dell’orientamento di Governo e Parlamento in merito. Noi siamo per l’applicazione nella forma più ampia dell’art. 21, quello che definisce i confini del subappalto, perché riteniamo che in questo modo gli spazi conquistabili da noi PMI nell’ambito delle grandi commesse nazionali e internazionali sarà più ampio di quanto sia attualmente. Siamo invece lieti del fatto che l’Amministrazione della Difesa ha recentemente previsto un incontro con le imprese per illustrare le linee guida della trasposizione della Direttiva. Ricerca e Sviluppo Meglio di altri le PMI sono in grado di raggiungere importanti obiettivi in tempi ridotti e in maniera efficace. Siamo soprattutto in grado di anticipare l’innovazione e proporla ai nostri clienti, quando anche in alcuni casi il nostro cliente non ha ancora ben focalizzato il proprio requisito. Per questa ragione sarebbe per noi importante disporre di interlocutori dotati di analoga rapidità e flessibilità. In una sorta di contrappasso dobbiamo invece constatare i tempi improponibili che passano tra il momento nel quale sottoponiamo un’idea a un organo pubblico e il momento nel quale abbiamo la certezza del finanziamento o del contributo. Possono passare anche 3 anni. L’accesso alle diverse forme di finanziamento della Ricerca è uno dei problemi di più difficile soluzione da parte delle PMI. Partiamo già con una sorta di handicap, di avere in alcuni casi una limitata visibilità delle esigenze future del cliente finale e una scarsa dimestichezza nei rapporti con i Centri di Ricerca e le Università. Le difficoltà di redazione e presentazione di proposte in ambito nazionale (MIUR, ASI, Regioni) o internazionale (EU, ESA, EDA) sono poi in molti casi per noi insuperabili e spesso dobbiamo ricorrere a una consulenza specialistica pelosa e spesso incompetente per presentare le nostre idee. Noi riteniamo che un modo concreto per rendere più agevole l’accesso delle PMI ai fondi per la Ricerca e Sviluppo sarebbe quello di riservare loro delle quote di finanziamento ben definite. A ciò andrebbe però aggiunto l’obbligo da parte delle Amministrazioni di dare esito ai bandi sull’innovazione entro un periodo massimo di 3 mesi. Un’altra importante considerazione da fare riguarda l’aggregazione tra PMI. Noi siamo fondamentalmente un po’ autoritari e molto orgogliosi delle nostre capacità autonome di sviluppo, ma molti di noi stanno anche rivalutando le grandi opportunità offerte dai sistemi territoriali di impresa per

aggregare e moltiplicare le risorse disponibili. Serve, infine, anche la sicurezza della continuità: un programma di finanziamento di 3 anni per una ricerca, che viene sospeso un anno per mancanza di finanziamenti e poi ripreso l’anno dopo, non può funzionare, ma succede. PMI e politica industriale Pur rappresentando in Italia complessivamente il 96% del PIL, non abbiamo mai visto la nostra categoria ai vertici delle rappresentanze che portano le proprie istanze al Governo o al Parlamento e non vorremo certo ora pretendere di divenire i referenti del Ministero della Difesa e dello Sviluppo Economico per tutte le aziende del nostro settore. Ci piacerebbe essere più ascoltati, avere le possibilità di informare e essere informati delle strategie industriali dei grandi gruppi e del committente finale per poter orientare le nostre scelte di investimento. Ci piacerebbe sapere quali tecnologie sono ritenute chiave per il futuro e vorremmo trovare un tavolo intorno al quale poter raccontare delle nostre capacità e dei nostri nuovi prodotti. Il tempo e la creatività Il tempo é la principale variabile con la quale tutti noi ci confrontiamo quotidianamente nell’ambito professionale, come pure in quello personale. La velocità con la quale prendiamo decisioni e realizziamo le nostre azioni é oggi l’elemento più evidente di qualsiasi successo professionale. Se sbagliamo paghiamo subito e di persona, ma spesso siamo anche capaci di capire rapidamente i nostri errori e di correggerci di fretta. Questa nostra peculiarità, unita alla nostra creatività possono divenire un vantaggio competitivo della grande impresa alla quale forniamo i nostri beni e servizi, ma noi possiamo essere di ausilio anche e soprattutto nei confronti dei clienti finali e perché no, dei regolatori del mercato che sono oggi nostri ospiti. Il tempo scandisce anche le misurazioni periodiche dei nostri risultati economici, fondamentali per una valutazione sulla nostra stessa esistenza. Ogni anno noi prepariamo e pubblichiamo un bilancio economico, ma questo fatto banale sembra a volte ignorato da chi gestisce i tempi della burocrazia. Non è vero che quello che si deve fare oggi si può rimandare a domani. Domani potrebbe essere troppo tardi. Credo che sia nell’interesse del nostro Paese liberare la forza creativa che le PMI rappresentano, con un minimo di coerenza tra quello che si afferma pubblicamente - la centralità delle PMI nell’economia nazionale - e la voce effettiva che esse hanno nelle relazioni industriali e nei confronti con le istituzioni. E lasciatemi concludere dicendo che anche un solo capello fa la sua ombra. Silvio Rossignoli Presidente Comitato PMI dell’AIAD

11


Idee a confronto

Le PMI al centro dei processi di trasferimento tecnologico

Intervista al professor Giorgio Petroni, Rettore dell’Università di San Marino Da meno di due mesi è nelle librerie italiane un testo di estremo interesse dedicato al tema del trasferimento tecnologico, scritto dal professor Giorgio Petroni, Rettore dell’Università di San Marino. Si tratta di uno dei primi tentativi di sistematizzazione di un argomento che sempre più si va facendo largo all’interno del dibattito economico, politico e culturale. Lo stesso professore racconta di essere partito da un’esigenza che unisce tutti I soggetti coinvolti nell’individuazione di iniziative in sostegno di tali processi: gli imprenditori, gli operatori pubblici e le università stesse. Siamo certi che molti spunti di riflessione scaturiranno dalle parole seguenti e che questo sia solo l’inizio di un percorso di approfondimento che interessa prima di tutto le PMI, assolute protagoniste dei processi di innovazione e trasferimento tecnologico. Professor Petroni, mi piacerebbe raccontare il suo libro delineandone insieme il percorso principale. Partiamo quindi dall’inizio e dalla distinzione che lei fa tra trasferimento e diffusione. “Nel trasferimento c’è un progetto, c’è qualcuno che intenda trasferire conoscenze o tecnologie da un’impresa ad un’altra o da un settore all’altro in un modo organizzato. Il trasferimento non avviene mai per caso. Possiamo portare l’esempio della Francia che ha scelto di investire in 4 settori: militare, Alta Velocità, agroalimentare e nucleare, e poi ha scelto di potenziarli. Le imprese francesi hanno acquisito un elevato livello di competenze e conoscenze partecipando essenzialmente a programmi finanziati dallo Stato. Il trasferimento a favore delle imprese stesse è avvenuto principalmente attraverso la promozione del loro apprendimento, consentendo, dunque, loro di  sperimentare soluzioni tecnologicamente avanzate. La diffusione, invece, è spontanea. È il mercato che la stimola. L’esempio è quello dell’automobile, dai primi prototipi al suo pieno utilizzo ci sono voluti 50 anni. Non c’è stato un vero e proprio progetto ma una lenta presa di coscienza”. Si tratta dunque di due sistemi importanti. Lei però ha scelto di puntare su uno, quello che sembra garantire maggiori possibilità di sviluppo. “Quello del trasferimento non è un sistema nuovo, c’è sempre stato in diversi settori uno scambio di conoscenze e tecnologie. Ed è un paradigma che interessa soprattutto le PMI che guardano con

particolare interesse alla possibilità di disporre di innovazione e ricerca a costi più bassi”. Arriviamo dunque a noi, alle PMI. Nel suo libro individua diverse modalità di approccio a quello che definisce il paradigma del trasferimento. Proviamo ad elencarle tutte. “In generale la PMI ha a disposizione almeno 7 opportunità: 1) rafforzare e sviluppare i rapporti con l’università. In questo caso c’è solo il problema che tradizionalmente i docenti si sono mantenuti lontani dalla ricerca applicative, che tra l’altro prima nei concorsi non veniva premiata. Ma oggi stiamo subendo una mutazione genetica tanto che le università possono fare impresa nei loro dipartimenti. E’ dunque più semplice per le imprese avvicinarsi. Già disponiamo di esempi importanti. Cito su tutti l’esperienza del Parco scientifico virtuale di Padova, il Parco Galileo (www.galileopark.it). Si tratta di un portale in cui è possibile entrare in contatto con competenze e lavori industriali già portati avanti dalle università. Lo scopo è quello di sostenere la capacità competitiva delle imprese, grazie anche ad un forte sviluppo delle relazioni. 2) partecipare ai Parchi scientifici, luoghi dove imprese e università fanno ricerca insieme al servizio del territorio in cui operano. A mio parere tra l’altro questi sistemi di mediazione tra impresa e ricerca sono meno rischiosi dei distretti industriali che invece rischiano nel tempo di evaporare. Tra i Parchi cito l’Area Science Park di Trieste (www.area.trieste.it) dove 2500 ricercatori e 80 imprese portano avanti uno splendido programma di supporto all’innovazione. 3) fare in modo che la politica promuova una loro partecipazione maggiore alle alte tecnologie. In Italia sono scomparsi dalla Pubblica Amministrazione i corpi tecnici che indirizzavano con più competenza le risorse pubbliche. Non è così altrove, in Francia ad esempio si è deciso di investire su Toulouse che oggi è un polo tecnologico di altissimo livello. Lì i ricercatori progettano e le imprese realizzano. Nel nostro Paese abbiamo comunque esempi positivi in tal senso. Ma c’è molto ancora da fare e molto è ancora da scoprire. Occorre un’assunzione di responsabilità da parte dei Governi, delle Regioni, delle grandi aziende, della grandi Agenzie nazionali. 4) chiedere di favorire e sviluppare il più possibile la circolazione del capitale fisso. In genere le imprese comprano macchine e strumenti da fornitori, che poi li migliorano proprio monitorandoli presso le imprese stesse. Esiste dunque una circolarità di innovazione perché la PMI innova semplicemente sostituendo le macchine. Le istituzioni dovrebbero dunque favorire la circolazione del cosiddetto capitale fisso. In Italia c’è stata una legge in tal senso, negli anni ‘70 a cura dell’onorevole Sabatini ma più nulla si è fatto da allora. 5) partecipare ai programmi comunitari di ricerca pre-competitiva, dove il processo è totalmente finanziato. Bisogna seguire l’esempio dell’Emilia dove esistono già società specializzate

12

nel mettere insieme le PMI romagnole con quelle di altri paesi europei. 6) attivare modalità che definirei elettive. La PMI più di tanto non può competere sul piano tecnologico con la grande azienda ma può puntare a valorizzare i propri valori culturali, estetici, simbolici che vengono in particolare dal design e dalla sua innovazione. Esistono in molti settori PMI che utilizzano tecnologie e materiali provenienti dall’esterno inserendovi i propri valori culturali, che le rendono uniche. 7) attivare iniziative e attività orientate all’Open Innovation che enfatizza il paradigma del trasferimento. Si tratta di un approccio caratterizzato dalla possibilità di attingere, da parte dell’impresa, ad una pluralità di fonti esterne per fare fronte ai propri bisogni di innovazione. Tali fonti sono costituite da Laboratori universitari, altri Laboratori di ricerca pubblici e privati, piccole imprese high tech, Agenzie pubbliche preposte al governo di settori ad alta intensità tecnologica, grandi aziende. Questo nuovo approccio che allontana la funzione di Ricerca e Sviluppo dall’impresa che ne ha bisogno, pone le sue basi nell’evoluzione dei sistemi informativi e nella dimensione globale in cui si muove ormai l’economia. Abbiamo visto quali sono le opportunità per le PMI, veniamo ora alle modalità di relazione con gli altri soggetti interessati al processo di trasferimento tecnologico. “La PMI dispone di 4 circuiti per entrare in possesso di nuove tecnologie: 1) dall’università alla PMI. In questo caso però c’è un limite reciproco che dipende dalla possibilità da parte della prima di produrre al massimo un prototipo privo dell’adeguata funzionalità data dall’esperienza industriale e dall’indisponibilità della seconda di conoscenze tecniche adeguate. 2) dalla grande impresa alla PMI. È un sistema poco sviluppato in Italia che punta sulla necessità da parte della prima di far sviluppare alla seconda un know how che altrimenti non sarebbe conveniente sviluppare in proprio. 3) da una società di engineering alla PMI. Qui il punto è quello di avere impianti chiavi in mano. È un sistema più sviluppato in Italia ma ha limiti per lo più economici dati dalla necessità di disporre di adeguate risorse finanziarie che in genere la PMI non ha. 4) dalle istituzioni alla PMI. Si tratta di impegnare contrattualmente le PMI ad occuparsi di lavori tecnologicamente avanzati inseriti in programmi più ampi. Sarebbe opportuno in tal senso premiare le aggregazioni. In Italia è un circuito esistente ma poco utilizzato”. Veniamo ora nello specifico al nostro Paese. Lei ha avuto modo di confrontare la nostra esperienza con quella di altre Nazioni europee. Come giudica lo stato dei fatti? “In Italia il trasferimento tecnologico si fa ma non in maniera diffusa e organizzata, tranne che nei Parchi scientifici. In Europa è un po’ più sviluppata, in particolare in Germania. In effetti nel nostro Paese è recente l’interessamento delle comunità locali alla ricerca e allo sviluppo, avvenuto nel 2001 con la riforma del titolo V della Costituzione. Ancora ci stiamo organizzando. Il modello tedesco in cui le PMI convivono con le grandi, insieme a istituti bancari e

centri di ricerca è invece già forte e sviluppato. Occorre dunque l’impulso della mano pubblica per favorire questi processi. Una nota particolare merita poi la formazione. Nel nostro Paese corsi sulle nuove tecnologie esistono da troppo poco tempo. Non c’è la necessaria consapevolezza di come si debba gestire la tecnologia. Occorre uno sforzo in più per favorire l’apprendimento di tali processi nelle PMI”. I settori dell’aerospazio e della difesa sembrano da quel che ci ha raccontato in questa intervista di poter essere I principali protagonisti dei processi di trasferimento tecnologico. “In questi due settori il paradigma c’è ma non è così sviluppato, anche se si tratta comunque di aree ad alta intensità tecnologica. Esistono in tal senso due ordini di problemi. Il primo, che interessa esclusivamente lo spazio, deriva dal fatto che questo è ormai in mano francese; leggi Thales Alenia Spazio. L’altro dipende dalla difficoltà di accesso per la PMI ai grandi programmi nazionali. Mentre il primo è difficilmente risolvibile, il secondo problema potrebbe essere superato se ci fossero nei contratti parti riservate alle PMI, che nel frattempo hanno deciso di fare ricerca e sviluppo autonomamente e per propria scelta”. Mirna Mascherino

Il libro “Il trasferimento tecnologico”. Principi, metodi, casi Egea S.p.A., Milano 2010 Frutto di anni di impegno scientifico, il libro fornisce un approccio sistematico al tema del Trasferimento Tecnologico, tema che sta riscuotendo una crescente attenzione sia da parte degli operatori sia da parte degli studiosi di innovazione industriale. Si articola su 7 capitoli preceduti da una breve introduzione metodologica. CAP 1. Alcuni quadri concettuali di riferimento CAP 2. Soggetti e percorsi tipici del trasferimento tecnologico: fattori critici di successo CAP 3. Ricerca e sviluppo e trasferimento tecnologico CAP 4. Open Innovation e trasferimento tecnologico CAP 5. Mano pubblica e promozione del trasferimento tecnologico CAP 6. Trasferimento di tecnologie e sviluppo del territorio: il ruolo dei parchi scientifici CAP 7. La valutazione dei programmi di riferimento: alcune indicazioni di metodo ed esempi L’autore Giorgio Petroni è Rettore dell’Università di San Marino. Già professore ordinario di Economia e organizzazione aziendale presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova, è giunto alla cattedra dopo una lunga esperienza nel mondo industriale. È stato consigliere di amministrazione dell’Agenzia Spaziale Italiana e recentemente ha diretto un progetto CNR di trasferimento delle tecnologie spaziali al sistema delle imprese. L’area della organizzazione e gestione dell’innovazione tecnologica costituisce il suo terreno elettivo di impegno scientifico-culturale.

13


Aperture

L’azienda Nonino: quando la cultura è già impresa

Un viaggio nella famiglia della grappa italiana più famosa al mondo

L’aspetto più affascinante del mestiere di giornalista è quello di poter entrare costantemente in contatto con realtà nuove e stimolanti. E di poter mettere in relazione esperienze apparentemente lontane ma unite da fili che l’intuito sa legare. L’incontro con la famiglia Nonino è un regalo che il mio mestiere mi ha concesso. Arrivata a loro con l’obiettivo di raccontare l’attività culturale di una Piccola e Media Impresa artigianale che da 35 anni porta avanti un Premio letterario, ho capito di aver commesso un errore. L’attività culturale di una delle aziende italiane più famose al mondo sta già nella grande cura che da 1897 dedica alla valorizzazione della terra e dei suoi prodotti. E oggi Benito e Giannola, le figlie Cristina, Antonella ed Elisabetta, la prima generazione di nipoti conducono ancora una produzione di grappe con metodo artigianale in alambicchi di rame che funzionano a distillazione a vapore discontinua. “La grande forza di mia madre” ci ha raccontato Antonella “è stata quella di capire nel 1973 che bisognava investire nel recupero delle tradizioni e nella valorizzazione delle tipicità della terra”. Il 1973 è infatti l’anno in cui la Nonino rivoluziona il modo di produrre e presentare la grappa in Italia e nel mondo attraverso la produzione da una sola tipologia d’uva. Dalle vinacce di una delle produzioni più importanti del Friuli Venezia Giulia nasce così il Monovitigno Picolit. E la storia cambia. O forse era già cambiata quando Giannola Nonino aveva deciso con determinazione di riportare la grappa allo status che meritava, pur non dimenticando le origini contadine della sua diffusione. Ed ecco che un’attività imprenditoriale acquisisce prima di tutto una funzione sociale e culturale. La nascita del Premio Nonino ne è forse la prova più evidente. “Nel 1975 i miei genitori istituiscono un premio per salvare i vitigni autoctoni friuliani in via d’estinzione: il Premio Risit d’Aur è dedicato infatti ai coltivatori che sia siano distinti nella salvaguardia delle uve più importanti” ci racconta Antonella. Da allora inizia un caparbio viaggio tra le leggi dello Stato che si conclude nel 1978 con il riconoscimento dei vitigni friuliani come sperimentali e nel 1984 con il loro inserimento tra le coltivazioni raccomandate. Oggi il Premio Nonino è suddiviso in 4: Premio Nonino Risit d’Aur, Premio Nonino di Letteratura, nato per

14

sottolineare l’attualità della civiltà contadina, Premio Internazionale Nonino, riservato a scrittori stranieri purché pubblicati in Italia, Premio Nonino ad un maestro del nostro tempo. Ed è un momento capace di coinvolgere le più importanti personalità mondiali della letteratura, della cultura, del giornalismo. La ricerca di una grande qualità Nonino si trasmette così ad un premio che è molto più che letterario. Con una vita dedicata all’innovazione, alla ricerca e alla valorizzazione del territorio, l’azienda entra così a pieno titolo nel novero delle più importanti imprese del Made in Italy, andando a sfiorare i “nostri” settori dell’aerospazio e della difesa. Si conferma in tal senso la nostra convinzione che esistano alcuni tratti specifici che rappresentano i punti di una rete che unisce tutte le PMI in grado di fare grande l’Italia. “Ogni prodotto Nonino è nato da un intuito. La grappa monovitigno, l’acquavite d’uva, il distillato di miele sono frutto di sperimentazione e ricerca”. E l’innovazione vera è già nella scelta di confrontarsi fin da subito con il contesto internazionale. Ecco perché oggi il marchio Nonino è immediatamente collegato alla qualità, “la nostra comunicazione è diretta al consumatore, non abbiamo bisogno di pubblicità, perché siamo riconosciuti in tutto il mondo per quel che facciamo, per la nostra passione e la nostra affidabilità”. E vi assicuro che la capacità di trasmettere calore e autenticità che possiede questa speciale famiglia friuliana è un dono prezioso concesso a pochi. Roberta Busatto NONINO Distillatori in Friuli dal 1897 33050 Percoto - Udine/Italy Tel. +39 0432 676331 www.nonino.it - info@nonino.it “…Per decenni la Grappa è stata poco più che una forma tascabile di riscaldamento per i contadini del Nord Italia… Gli italiani più ‘in’ e la maggior parte degli stranieri la disdegnavano. Ma tutto questo accadeva prima che i Nonino di Percoto salissero alla ribalta…” (R. W. Apple Jr. – The New York Times, 31 dicembre 1997) BREVISSIMA STORIA La famiglia Nonino si dedica all’arte della distillazione fin dal 1897. 1897 è l’anno in cui Orazio Nonino, capostipite della famiglia, stabilisce a Ronchi di Percoto la sede della propria distilleria, esistita fino ad allora solamente sotto forma di un alambicco itinerante, montato su ruote. 1 dicembre 1973, Benito e Giannola Nonino rivoluzionano il sistema di produrre e presentare la grappa in Italia e nel mondo. Creano la grappa di singolo vitigno, il Monovitigno Nonino, distillando separatamente le vinacce dell’uva Picolit. Il successo è tale da indurre i distillatori italiani e stranieri a seguire il modello Nonino. 29 novembre 1975, istituiscono il Premio Nonino per sottolineare la permanente attualità della Civiltà Contadina. 27 novembre 1984, i Nonino segnano una nuova svolta, distillano l’uva intesa e creano l’Acquavite d’uva UE. 3 aprile 2000, dopo anni di ricerche, dal miele, che nell’antichità veniva considerato un miracolo della natura Cristina, Antonella ed Elisabetta, presentano GIOIELLO, il distillato della ‘Purezza’, l’acquavite ottenuta dalla distillazione solo del miele. 4 dicembre 2003, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi consegna a Giannola e Benito Nonino il prestigioso premio Leonardo Qualità Italia per la “Qualità assoluta, la Ricerca e l’Innovazione…I Nonino sono riconosciuti i veri Ambasciatori della Grappa Italiana nel Mondo”. Marzo 2010, New York, al primo Ultimate Spirits Challenge, al quale hanno partecipato oltre 520 distilliati da 42 Paesi, la Grappa Nonino il Merlot vince il Chairman’s Trophy, il massimo riconoscimento mondiale della categoria Brandy, Grappa e Acquaviti.

“Di inderogabili necessità di trasformazione sono pienamente consapevoli le Forze Armate italiane che hanno intrapreso da tempo, pur nei limiti imposti dalle ridotte risorse a disposizione, un significativo processo di razionalizzazione, volto a mettere in campo capacità operative più idonee rispetto alle effettive minacce da fronteggiare negli attuali scenari di impiego, garantendo altresì la continuità del reclutamento e delle attività addestrative, così come il mantenimento in efficienza dei mezzi e il loro costante adeguamento ad esigenze come quelle, sempre primarie, relative alla protezione del personale militare impegnato nelle missioni internazionali e alla sicurezza delle popolazioni civili coinvolte. Credo sia dovere di tutte le Istituzioni del Paese e di ogni cittadino sostenere la Difesa nella realizzazione di questo grande progetto”. Giorgio Napolitano

Per ricevere PMI Live in abbonamento postale inviate una mail a:

info@barraspaziatrice.it

15

Pmi live n. 6  
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you