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B U S I N E S S

M A G A Z I N E

Periodico di informazione economica edito da Mediaservice Srl ANNO V | NUMERO 3 | 2013 | 2,50 EURO

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale -70% Aut: CBPA-SUD/NA/297/2009

Giustizia, Borrelli:

“Basta con i tagli”

La crisi e i numeri nel rapporto di Bankitalia Calabria regione in affanno. L'allarme di Confindustria Cosenza

BpMezz, Vitti: “Il legame

con il territorio resta la nostra priorità” La sfida (vinta) di Caffo tra ricerca e innovazione

L’opportunità Expo 2015 spiegata da Giuseppe Oriana

I Giovani imprenditori hanno scelto Mario Romano


editoriale

Fondi strutturali: ora o mai più di Aldo Ferrara*

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«Siamo di fronte a una grande sfida per un territorio come il nostro, in cui si sta creando una rarefazione sia della densità imprenditoriale sia delle persone»

lla luce della crisi che stiamo attraversando, l'unica, grande, vera opportunità per la nostra regione, risiede ancora nell'efficace utilizzo dei fondi strutturali. Ora è inutile tornare al passato e intentare processi a questa o quella giunta regionale per l’inefficacia della spesa. E’ sotto gli occhi di tutti che i risultati non sono quelli attesi e che le ricadute sul territorio sono impalpabili. Piuttosto sarebbe il caso di analizzare nel dettaglio i motivi di questa difficoltà. Probabilmente, da un lato avrà inciso il rispetto del patto di stabilità. Dall’altro una troppo generica programmazione per l’utilizzo dei fondi. Forse anche la vischiosità delle procedure europee, e le strozzature di una asfissiante burocrazia. E’ partendo da questo esame che bisognerebbe, così, chiedersi quali sono le criticità riscontrate e come sia possibile superarle. Intanto, partiamo da una buona notizia, cioè quella dell’uscita dalla procedura di infrazione. Ciò consentirà il cofinanziamento delle misure europee senza che queste somme siano computate a deficit. Un aspetto di non poco conto perché potrebbe consentire una attenuazione dei paletti con i quali si è dovuto fare i conti per la spesa dei fondi. E’ evidente che siamo di fronte a una grande sfida per un territorio come il

nostro, in cui si sta creando una rarefazione sia della densità imprenditoriale sia delle persone (mi riferisco a una sostenuta ripresa della migrazione intellettuale). Le somme di cui parliamo - miliardi di euro - impatterebbero anche in termini di moltiplicazione del Pil. E siccome queste sono le uniche risorse che possono essere destinate, in Calabria, per gli investimenti, non ci sono alternative. Occorrerà un lavoro serio su due fronti: produrre, nei prossimi 30 mesi, una forte accelerazione sulla spesa dei fondi 2007 – 2013 per evitare di perdere risorse; pensare a una programmazione di grande qualità per i fondi 2014/2020. Non si tratta, in effetti, soltanto di spendere ma, soprattutto, di spendere con criterio per creare crescita e occupazione di lungo periodo. Unitamente ad Expo 2015, la partita delle erogazioni comunitarie costituisce il più credibile volano di sviluppo: sapremo essere in grado di cogliere l’ennesima (e forse davvero ultima) occasione? •

* editore di "CalabriaEconomia"

numero 3 - 2013

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editoriale

Gli ingredienti per il successo: ricerca, innovazione, rete di Davide Lamanna*

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«Anche la crisi spinge in questa direzione: ci si salva se si mettono in comune competenze ed esperienze. E se si è capaci di rinnovarsi»

icerca e innovazione. Quante volte, anche dalle pagine di questa rivista, abbiamo parlato della necessità delle nostre aziende di investire nei due settori? E quante volte sono stati organizzati convegni e seminari rivolti agli imprenditori per sollecitarli, fornendogli in qualche modo le coordinate, a intraprendere un percorso in tal senso? In questo numero di Calabriaeconomia vi proponiamo una storia aziendale che conferma quanto si sostiene ormai da tempo. E’ quella della Distilleria Caffo. L’impegno di questa famiglia per la valorizzazione dei prodotti locali si è concretizzato in anni di studi che hanno coinvolto anche le Università. E oggi il brand “Caffo” è sinonimo di qualità e successo. In Calabria. In Italia. Nel mondo. Lo dimostrano i riconoscimenti ottenuti in importanti eventi di caratura internazionale. Un altro esempio di come la serietà e la dedizione pagano anche in una terra come la nostra, in cui spesso occorre molto tempo per avviare dei processi virtuosi. E di tempo, a dire il vero, non è che ce ne sia molto soprattutto se vorremo sfruttare appieno le opportunità che arrivano da un evento irripetibile come sarà l’Esposizione Universale di Milano. Lo accennava, già nell’editoriale dello scorso numero, Aldo Ferrara; lo ribadisce, in questo, il delegato per il Comitato tecnico di Confindustria “Expo 2015”, Giuseppe Oriana. Nell’intervista che vi proponiamo, Oriana spiega quali benefici po-

trebbe trarre la Calabria, a patto che si lavori sin da adesso nel far convergere tutte le energie e le risorse su un unico progetto condiviso. Una bella sfida, in una regione in cui “fare rete” è ancora difficile. Tanto che il nuovo presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Mario Romano – a proposito, a lui vanno gli auguri di un proficuo lavoro – inserisce questo tra i punti del suo programma, evidenziando come “sia finito il tempo dell’individualismo” mentre oggi “va avanti solo chi è capace di fare squadra”. E probabilmente anche la crisi, i cui numeri impietosi sono stati snocciolati dal rapporto sull’economia calabrese di Banca Italia (vi proponiamo un ampio servizio), spinge in questa direzione: ci si salva se si mettono in comune competenze ed esperienze. E se, come detto all’inizio di questa breve riflessione, si è capaci di rinnovarsi. A tal proposito, voglio salutare con entusiasmo la sinergia tra la nostra testata e CalabriaInnova, il Progetto Integrato di Sviluppo Regionale finalizzato a sostenere i processi di innovazione delle imprese calabresi, favorendo il trasferimento di tecnologie e conoscenze sviluppate dal sistema della ricerca al mondo imprenditoriale. Da questo numero, otto pagine saranno dedicate alle attività portate avanti nell’ambito di questo progetto. Con la certezza che si tratterà di un utile servizio per tutti voi lettori. •

* direttore di "CalabriaEconomia"

numero 3 - 2013

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ANNO V | NUMERO 3 | 2013

In copertina B U S I N E S S

Roberto Vitti

M A G A Z I N E

BpMezz

Calabria Economia periodico di informazione economica Anno V - numero 3 - 2013

Giuseppe Borrelli

Direttore responsabile

Davide Lamanna

Sebastiano Caffo

Contatti Redazione via Caduti sul Lavoro, n. 9 88100 S. Maria di Catanzaro tel. 0961.781410 - fax 0961.789650 www.calabriaeconomia.it info@calabriaeconomia.it Collaborazioni esterne saltuarie Danilo Colacino, Vittorio Daniele, Enrico Mazza, Monia Melia, Paolo Orofino, Maria Rita Galati, Eugenia Ferragina, Maurizio Bonanno Progetto grafico Gianluca Muzzi

Giuseppe Oriana Mario Romano Editoriali Fondi strutturali: ora o mai più

Fotografie: Icaro fotocronache MediaService srl Antonio Raffaele

di Aldo Ferrara

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Gli ingredienti per il successo: ricerca, innovazione, rete di Davide Lamanna 3

Stampa Stabilimento Tipografico De Rose Montalto Uffugo (CS) Società Editrice Mediaservice Srl via Caduti sul Lavoro, n. 9 88100 S. Maria di Catanzaro www.mediaserviceagency.it info@mediaserviceagency.it

Quotidiano Economico On-Line Leader nella regione per informazione e comunicazione

Pubblicità tel. 0961.781410 - fax 0961.789650 Responsabile Marketing Biagio Muzzi info: 333.3686792 marketing@mediaserviceagency.it

Pubblicazione mensile registrata presso il Tribunale di Catanzaro al n. 14 Reg. Stampa del 07/07/2008

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numero 3 - 2013

info@calabriaeconomia.it


sommario PRIMO PIANO 6 BpMezz, una banca tra tradizione e innovazione 8 La crisi e i numeri nel rapporto di Bankitalia

attualità 12 “La Calabria nella crisi italiana: una regione in affanno”

46 Giustizia, Borrelli: Riorganizzare sì, tagliare no”

economia 48 Innovazione e ricerca fanno rima con… Caffo! 52

Formazione giuridica e impresa: concluso il progetto Dike

14 Crisi economica: il calo dei consumi e la disoccupazione giovanile

56 Arrivano gli incentivi per la nascita di nuove imprese al Sud 16 Keynesiani contro austeriani: chi ha ragione? 20

La ‘ndrangheta frena l’economia calabrese

22 L’opportunità Expo 2015 spiegata da Giuseppe Oriana 24 Cuzzocrea: “Tornati a svolgere la nostra funzione”

60 Il ruolo del sindaco di società nelle dinamiche aziendali e di mercato 62 Savuto. Se un ponte (che non c’è) frena l’economia…

business 64

“La Calabria nel Mondo" premiato floriano noto

27 In-Rete per In-novare: ci credono le Pmi di Crotone 28 Mario Romano alla guida dei Giovani Imprenditori calabresi 30

Uno sportello per le Start up

32 Il portale Suap è realtà 34

Sbarco in California per la TEC.AL.CO

Speciale inserto

37 "RestartCalabria"

pag.

a cura di CalabriaInnova

8 pagine da staccare e conservare

eventi 66 Premio Fedeltà al Lavoro e Progresso Economico 72

Anche un pezzo di storia della seta catanzarese a Torino

cultura 76 Intersezioni e Parco Internazionale della Scultura

il libro 80

La causa nei contratti di lavoro

numero 3 - 2013

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primo piano

BpMezz, una banca

tra tradizione e innovazione Il direttore generale Roberto Vitti spiega la filosofia dell’istituto di credito per il quale il legame con il territorio resta la priorità

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a rotta da seguire è chiara. Roberto Vitti, direttore generale della Banca Popolare del Mezzogiorno, non ha dubbi: «Dobbiamo essere in grado di coniugare la tradizione con le tante novità che si possono offrire ai nostri clienti». E nel suo ampio studio, ospitato nello stabile di via Napoli, a Crotone, snocciola i dati di una banca che nonostante la crisi e la scarsa liquidità a disposizione di famiglie e imprese, continua a svolgere il ruolo che le è proprio: concedere credito. “Perché noi ci crediamo”, dice. «Dobbiamo fare banca anche e soprattutto tramite i rapporti territoriali. Ecco perché – spiega – non abbiamo fatto nessuna politica a danno delle piccole imprese, dietro alle quali ci

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numero 3 - 2013

sono le famiglie. Così andiamo avanti col nostro modo di essere banca popolare, banca del territorio». I numeri di metà 2013 avvalorano le parole del direttore e di un istituto che presenta una dinamica opposta a quella del mercato. I crediti erogati da BpMezz crescono soprattutto in Calabria dove si registra un +7% relativamente ai prestiti e un +4,76% alle imprese. «C’è però da dire una cosa che ascolto e leggo poco quando si parla di impieghi bancari. Di solito – afferma Vitti – lo si fa complessivamente ed è sbagliato. Noi, ad esempio, abbiamo un impegno su tre versanti: mutui (a privati e imprese), prestiti personali e finanziamenti alle imprese. Poi ci sono gli affidamenti di conto corrente. In qualche caso succede che se hai una impresa e ora non lavori come in passato, utilizzi meno i conti però questo non può essere considerato come una riduzione di impieghi. E’ necessario differenziare la situazione dei finanzia-


primo piano menti e l’utilizzo dei conti correnti». Tutti, soprattutto in periodo elettorale, sembrano interessarsi ai giovani, considerandoli preziosi per il futuro. La BpMezz è impegnata su questo target e se sì come?

«Abbiamo mutui per le nuove famiglie con spread agevolato (2,90%); poi stiamo spingendo molto sulla nuova tecnologia. Ad esempio il Conto Smart, il conto on line che permette di realizzare qualsiasi operazione dall’I Phone. Dunque, innovazione da un lato e tassi agevolati dall’altro. Bisogna puntare, però, su tutta la clientela. Per esempio c’è un’ampia fascia di persone che è legata ai prodotti tradizionali che, quindi, manteniamo. Come i libretti o le forme assicurative. Anche per quanto riguarda le filiali, noi facciamo di tutto per non chiuderle, magari le trasformiamo in sportelli leggeri assistiti dalla filiale madre: vogliamo mantenere una presenza nell’entroterra e, quindi, il rapporto con il cliente. Soprattutto in questo periodo, dobbiamo cercare di non spaventare la gente. Bisogna seguire il pubblico giovane, le imprese attraverso la tecnologia ma mantenere anche gli utenti tradizionali nei modi che prediligono. Tra l’altro, il 49% delle persone che hanno un conto on line desidera la consulenza e questo la dice lunga su come la clientela ha comunque bisogno di un rapporto diretto».

Quanto restringenti sono i parametri dettati da Basilea 3 e quanto potranno influire sulla concessione del credito?

«L’idea di Basilea era nata a difesa del risparmiatore. Si voleva, cioè, che la banche avessero una serie di strumentazioni affinché non cadessero in episodi incauti, tutelando di fatto i risparmiatori. E nonostante la crisi, da questo punto di vista le banche sono rimaste solide. Noi siamo una di queste. Basti dire che abbiamo già raggiunto i livelli di ‘Basilea 3’. Il ‘Tier 1 capital ratio’ – ossia il

rapporto tra il Patrimonio di base della banca e le attività di rischio ponderate – è salito dal 12,38% del 2011 al 15,02% del 2012: un dato molto positivo considerando che le indicazioni di Banca d’Italia pongono come valore di riferimento l'8%. Ciò dimostra che la nostra banca è ben patrimonializzata soprattutto rispetto all'esposizione ai rischi. L'incremento del 2012 è legato al fatto che la BpMezz ha messo a Patrimonio il 62% dell'Utile: tale scelta denota un'attenta politica della nostra Banca che ‘mette da parte’ una bella fetta del risultato positivo di quest'anno per rendersi più solida e più capace di affrontare i rischi futuri. La patrimonializzazione che è il dato principe di qualsiasi azienda, lo è ancor di più per le aziende bancarie che devono fondare la propria attività sulla fiducia nei risparmiatori depositanti. Basilea 3, dunque, non ci fa per nulla paura e se dovesse entrare in vigore domani non ci sarà nessun contraccolpo». Ci dà qualche numero relativo al 2012: ad esempio quanti mutui avete concesso, quanti prestiti e, più in generale, quanto denaro avete riversato sul territorio?

«Abbiamo concesso 974 mutui a privati per acquisto abitazioni, per un importo di 89 milioni di euro. Relativamente ai prestiti personali e con cessione del quinto, sono stati poco più di 3500, per un importo di 40 milioni di euro. Gli impieghi (2574 milioni di euro) registrano, in termini di media liquida, un calo del 2,81%, in linea con il dato di settore. La contrazione è stata determinata da un minor utilizzo, da parte della clientela, dei rispettivi fidi di conto corrente, mentre i mutui e i prestiti risultano stabili. Quattrocentosessantuno sono stati i finanziamenti di fine esercizio, per un importo di 47 milioni di euro».

Cosa ne pensa del sistema dei Confidi?

«Il ragionamento sul confidi è es-

senziale, direi basilare. Il fatto che i consorzi fidi tendono al “107”, vuol dire che una garanzia del Confidi vale moltissimo. Il passaggio dal “106” al “107” è fondamentale perché dà poi la possibilità di attenuare il default. A mio avviso vanno dati ai Confidi i fondi affinché gli stessi si organizzino, svolgendo il ruolo che sono chiamati a svolgere. Il loro sforzo dovrà essere anche sul piano tecnologico e informatico: sarebbe importante se un giorno il sistema bancario si potesse collegare con quello dei Confidi. Bisogna che Stato e Regioni contribuiscano a renderli solidi dal punto di vista imprenditoriale. In fin dei conti si tratta di migliorare strumenti che già abbiamo, fare in modo di rendere adeguati ai tempi banche e Confidi». C’è un aspetto che vi caratterizza molto: “sponsorizzate” tante iniziative di valenza culturale e sociale. Tutto questo ha un ruolo centrale nella vostra mission?

«Sì, è vero. E soprattutto in questo momento, in cui c’è stato il crollo del sostegno pubblico. Nel piccolo, cerchiamo di sponsorizzare gli eventi che ci vengono proposti, quelli che riteniamo di maggior qualità e che, magari, abbiano una maggiore ricaduta sul territorio. Diciamo che è un fatto di stile. Piuttosto che fare grandi regali ai clienti facoltosi, preferiamo sostenere eventi culturali o dare un contributo per la lotta alla povertà».

Lei non è calabrese, è di Ravenna. A suo avviso la nostra regione su cosa dovrebbe puntare?

«Guardi, fuori dai confini regionali c’è una percezione molto positiva dei prodotti calabresi. Soprattutto relativamente all’agroalimentare, settore considerato di grande qualità. Ecco, se potessi suggerire, direi di pensare a itinerari turistici legati ai prodotti della terra perché sono buoni e nello stesso tempo concorrenziali». •

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primo piano

L’economia calabrese nel rapporto di Bankitalia: Poche luci e moltissime ombre 10

numero 3 - 2013


primo piano

di Danilo Colacino

Q

uattro punti di forza cui aggrapparsi per sperare in un futuro migliore sono forse un po’ poco, ma la Calabria non sembra avere molto altro su cui confidare stando al rapporto presentato come ogni anno dalla Banca d’Italia che - nel solco della tradizione, purtroppo - ha fotografato una realtà desolante. Un panorama di fronte a cui viene quasi da cedere allo sconforto, sebbene non si tratti di notizie inedite o sconvolgenti. Ecco perché bisognerebbe soffermarsi di più sulle crescenti potenzialità del porto di Gioia Tauro (che ha fatto segnare un aumento del 18% dei container arrivati nella grande infrastruttura situata nei pressi della Piana); sulla leggera flessione del debito delle pubbliche amministrazioni nei confronti dei prestatori d’opera e fornitori privati; sulla crescita delle esportazioni nell’agroalimentare (appena dell’1%, però) e, infine, sul piccolo incremento degli investimenti in innovazione da parte delle imprese. Sono questi, come premesso, gli unici indicatori con davanti il segno più (eccetto quello, nel caso di specie negativo, che precede il tasso di disoccupazione) in una regione costretta a fare i conti con mille problemi, alcuni dei quali peculiari e di

Aldo Quattrone

Luisa Zappone

conseguenza aggiuntivi rispetto a quelli contingenti alla base della draconiana crisi in atto. A prescindere dello scarno elenco delle positività, che meriterebbero comunque un approfondimento degli organismi preposti ad analizzare dati e flussi in materia di economia, la pioggia di numeri e grafici comunicati durante la presentazione del Report 2013 sulla situazione economica calabrese a cura della sede di Catanzaro di Bankitalia tratteggia un quadro a tinte fosche. Impietose le valutazioni espresse a corredo della giaculatoria di dati e istogrammi declinata nell’aula Giovanni Paolo II dell’Università Magna Graecia dagli esponenti del nucleo di Ricerca della Banca d’Italia Giuseppe Albanese e Paolo Piselli, dal loro collega del servizio studi di Struttura economica Andrea Brandolini e dal direttore della filiale della Banca d’Italia del capoluogo Luisa Zappone. “Ordalia” in parte mitigata dagli interventi, improntati a un cauto ottimismo che deriva dagli esempi virtuosi e dalla voglia di riscatto, del rettore dell’Umg Aldo Quattrone, del docente della Bocconi Donato Mascianda►

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primo piano in agricoltura. Si sono comunque persi 36 mila posti di lavoro. Malgrado ciò, i soggetti con alta scolarità, vale a dire in possesso di lauree o anche di specializzazioni e master, hanno avuto qualche opportunità in più. Il Pil ha perso oltre 3 punti sopra la media, già in ribasso, del resto del Meridione e dell’Italia. Come se non bastasse la fragilità del sistema produttivo ostacola l’accesso al credito, un circolo vizioso che si ripete da parecchio. Le banche sono infatti restie ad essere disponibili, magari anche rischian-

Daniele Rossi

ro, del presidente di Confindustria Catanzaro Daniele Rossi e dalla docente dell’Unicz Annarita Trotta, che peraltro ha coordinato la discussione tenutasi nell’Umg a testimonianza della sinergia ormai consolidata fra il Campus e Bankitalia. Le cifre snocciolate alla presenza delle massime autorità civili e militari della regione, non si può che ribadirlo, non fanno dormire sonni tranquilli. Anzi, tutt’altro. I segnali di ripresa sono timidissimi. Poche le eccezioni, che però non bastano assolutamente a invertire la tendenza. «I risultati emersi nel 2012 – hanno sostenuto tutti i relatori di Bankitalia – sono preoccupanti. L’occupazione della popolazione in età lavorativa, compresa fra i 15 e i 64 anni, è scesa al 41.6% a fronte del 42.5 dell’anno precedente, salvo un leggero aumento di richieste di personale

«

Veniamo fuori da 12 mesi in cui si è registrato un -9% dei redditi delle famiglie, un -25% della produzione industriale e la perdita secca di 500 mila posti di lavoro»

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Annarita Trotta

do seppur in maniera calcolata, nei confronti dei propri clienti, eccetto coloro che siano in grado di offrire ampie garanzie i quali tuttavia rientrano quasi sempre nella categoria di soggetti senza deficit di liquidità. Questa politica più prudente dei cinque maggiori gruppi bancari attivi nel Paese, attuata l’anno scorso, si è tramutata in un decremento di quasi il 2% dei prestiti concessi alla clientela della regione. Una percentuale in netta controtendenza rispetto all’aumento del 3.2% del credito erogato dagli stessi istituti nel 2011». Tali dati aggravano gli effetti della situazione italiana e internazionale in cui l’economia reale continua a ristagnare. «Veniamo fuori da 12 mesi in cui si è registrato – hanno aggiunto – un -9% dei redditi delle famiglie, un -25% della produzione industriale e la perdita

secca di 500 mila posti di lavoro». Ma la sgradevole solfa dei segni meno del sistema Calabria, non certo addebitabili a chi si limita a metterli in rilievo, è davvero interminabile: «Due terzi delle aziende – hanno rincarato la dose – hanno fatto segnare un calo del fatturato, mentre appena il 20% un aumento. Le medesime imprese hanno denunciato un graduale scadimento dei servizi offerti dagli enti istituzionali. Un’altra tara, tutta calabrese, che si paga a carissimo prezzo. Ma non è ancora finita, perché è emersa una contrazione del 18.8% della vendita di auto e del 16% degli arrivi di turisti stranieri nonché un calo, addirittura del 40% ma riferito al picco di vendite del 2006, delle compravendite immobiliari tornate ai livelli disastrosi del crollo avvenuto nel biennio 2008/2009. Ci si riferisce, per i pochi che non lo ricordassero, al periodo della cosiddetta bolla statunitense da cui si è innescato il terrificante effetto domino della recessione planetaria, partendo proprio dall’ingentissima mole di transazioni effettuate per acquistare abitazioni negli States con un conseguente indebitamento divenuto ben presto insostenibile. E per finire – hanno concluso nel solco del ragionamento complessivo – c’è stata una flessione dei prestiti, a partire dal -4.5% nel settore delle costruzioni e del -3.6% nel manifatturiero. Minore la disponibilità, pure nei confronti delle famiglie. Una diffidenza, per chiamarla così, che si evince dall’atteggiamento delle banche più importanti, inclini tanto per fare un passo indietro a concedere finanziamenti esclusivamente alle aziende garantite dai Confidi. Sono pure diminuiti gli sportelli bancari, calati di 22 unità, e sono usciti dal mercato due crediti cooperativi, le cui strutture sono però state rilevate da altri istituti attivi nel territorio». •


Tonno Callipo da 100 anni a vele spiegate

Navighiamo in mare aperto, a vele spiegate, verso orizzonti di Qualità e Trasparenza difendendo da 5 generazioni una tradizione che in Calabria è secolare. Noi Callipo produciamo i Filetti di Tonno completamente in Italia e li lavoriamo ancora oggi a mano, scegliendoli uno ad uno per offrirvi un prodotto gustoso ed inconfondibile. Continueremo ad ammirare la prua ed osserveremo i gabbiani per non perdere mai la rotta, perché i nostri 100 anni non sono solo un traguardo ma un nuovo obiettivo verso l’innovazione, lo sviluppo e la responsabilità.

Una storia che arriva dal mare

www.callipo100.it


attualità

L

avorare su due linee di intervento: una che guardi a misure immediate in grado di immettere liquidità sul mercato, facendo ripartire la domanda interna e restituendo fiducia a cittadini ed imprenditori, l’altra che si concentri su misure di natura strutturale. E’ quanto chiedono gli Industriali cosentini, numerosi alla presentazione dello studio "La Calabria nella crisi italiana: una regione in affanno", il Rapporto sull’economia calabrese che ogni anno Confindustria Cosenza realizza con i dati economici aggiornati al primo trimestre dell’anno in corso. Introdotti e moderati dal Direttore di Confindustria Rosario Branda, che attraverso le immagini delle copertine degli ultimi cinque studi ha proposto una riflessione sulla nascita e sulla consistenza della crisi, i lavori hanno registrato gli interventi del Presidente di Confindustria Cosenza Natale Mazzuca, della Docente di Politica Economica dell'Università della Calabria Rosanna Nisticò, dell’assessore alle attività produttive della Regione Calabria Demetrio Arena e sono stati conclusi dal Direttore Generale di Confindustria Marcella Panucci. Il numero uno degli Industriali cosentini Natale Mazzuca, dinanzi ad un parterre d’eccezione ed ai colleghi Presidenti del sistema confindustriale calabrese (Giuseppe Speziali, Francesco Cava, Andrea Cuzzocrea, Giuseppe Gentile, Daniele Rossi, Michele Lucente, Aldo Ferrara e Mario Romano), ha rimarcato «la necessità di dare un segnale di discontinuità per il bene di tutti, iniziando dal pagamento dei debiti pregressi alle imprese (in grado di generare un gettito fiscale che per alcuni economisti risulterebbe maggiore di quanto apporterebbe il

Allarme degli industriali cosentini

“La Calabria nella crisi italiana: una regione in affanno”

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numero 3 - 2013

previsto aumento dell’Iva di un punto), all’abbassamento del costo del lavoro, dalle misure urgenti in favore dell’occupazione alla realizzazione di piccole opere per la manutenzione del territorio in grado di far aprire tanti cantieri, generare occupazione nella filiera dell’edilizia ed a cascata sull’intera economia territoriale. In questa direzione va il fondo sbocca– cantieri, il piano dei “6mila campanili” con cui il Governo punta a sbloccare interventi già maturi, dotati di tutti i pareri ed autorizzazioni. Quest’opportunità è riservata ai comuni italiani con meno di 5mila abitanti, che con queste risorse potranno avviare interventi di riqualificazione urbana o messa in sicurezza del territorio». Per quanto concerne le misure

regionali, il Presidente di Confindustria Cosenza ha fatto particolare riferi- Natale Mazzuca mento agli interventi a cui sta lavorando la Regione Calabria, di 80/90 milioni di euro, non ancora partiti, che si riferiscono ai contributi alle PMI giovanili e femminili, al bando start-up imprese innovative, al bando per gli spin-off, al fondo di Garanzia Diretta. «L’imperativo è fare presto – ha sottolineato Mazzuca – l’effetto moltiplicatore che si potrebbe mettere in moto è fin troppo facilmente intuibile». Per Rosanna Nisticò, curatrice del


attualità

Rapporto e Docente dell'Università della Calabria «il rallentamento dell’attività produttiva, le politiche fiscali restrittive ed il calo dell’occupazione hanno in Calabria effetti più severi di quelli nazionali, si sono ridotti i consumi e gli investimenti e vi è l’incapacità di catturare la domanda estera. Le giovani generazioni subiscono di più i contraccolpi severi della crisi: solo l’occupazione per i giovani laureati tiene. Bisogna accompagnare la crescita – ha concluso Rosanna Nisticò – a un’idea di progresso in cui il benessere economico si associ a livelli essenziali di qualità della vita». «L'economia calabrese – ha commentato il Direttore Generale di Confindustria Marcella Panucci – è la riproduzione in scala di quella nazionale. E' questo che emerge dal Rapporto presentato oggi da Confindustria Cosenza: l’attività produttiva rallenta, la pressione fiscale si impenna, la domanda interna continua a scendere, il credito diventa meno accessibile e più caro, l'occupazione crolla, tanto da registrare 31 mila occupati in meno rispetto allo scorso anno. I problemi che gravano sul tessuto produttivo italiano e su quello calabrese registrano una sostanziale convergenza, con l'aggravante che la Calabria, con una scarsa presenza sui mercati internazionali, non beneficia dell'effetto traino dell'export, l'unica nota positiva in uno scenario difficile». Il Centro Studi Confindustria la scor-

sa settimana ha stimato che probabilmente quest'anno la crisi ha toccato il picco e si cominciano ad intravedere alcuni timidi segnali di ripresa che dovrebbero consolidarsi verso la fine dell'anno. «Tuttavia – ha aggiunto il Direttore Generale di Confindustria Panucci – una crescita di qualche decimale non risolleverà una base produttiva che è stata minata nel profondo. Dobbiamo crescere ad un ritmo del 2/3% l'anno, quindi occorre rilanciare gli investimenti, immettere liquidità nell'economia, sostenere l'accesso al credito, tagliare il costo del lavoro e quello dell'energia, riformare il fisco e semplificare l'apparato burocratico per puntare ad una PA che sostenga imprese e cittadini. Confindustria – ha concluso il Direttore Generale Marcella Panucci – non smetterà di incalzare Governo e Parlamento ad agire su queste leve perché il nostro sistema produttivo torni ad essere competitivo». L’Assessore alle Attività Produttive della Regione Calabria Demetrio Arena ha dichiarato che il grande problema della Calabria è la disoccupazione che si pone «sia come problema sociale che come problema economico. Per questo, il primo obiettivo è quello di congiungere le risorse al fine di creare buone politiche per il lavoro. Ed oggi ci confronteremo con Confindustria per sostenere lo sviluppo economico che a sua volta genera lavoro». Per ciò che concerne il problema

della burocrazia regionale e nazionale, l’Assessore ha dichiarato che «la Regione ha investito 4 milioni di euro per una piattaforma informatica, già partita, che serve proprio a snellire la burocrazia. L’obiettivo è di fornire alle aziende un unico interlocutore pubblico. Questa piattaforma è stata resa necessaria dal fatto che molte aziende calabresi vanno via dall’Italia, non solo per l’eccessivo carico fiscale, ma anche per l’eccessiva burocrazia». Dall’assise di Confindustria Cosenza emerge, quindi, un quadro desolante e rigoroso delle difficoltà in atto ed al contempo la volontà di voler incidere nei processi e rompere con gli schemi del passato, puntando al futuro con pochi e condivisi obiettivi e con la consapevolezza che occorra fare in fretta e che sia necessario concentrarsi su alcuni temi, che abbiano come comune denominatore l’innovazione e l’istruzione, aspetti che favoriscono lo sviluppo economico accrescendo la competitività e la possibilità di catturare la domanda estera, ridurre l’affanno della crisi economica. E’ scritto chiaramente nella prefazione al Rapporto del Direttore di Confindustria Cosenza Rosario Branda, “l’analisi dei dati congiunturali indica una direzione pressoché obbligata: puntare sul circolo virtuoso costituito da lavoro, welfare, istruzione, innovazione, competitività. In maniera coerente, equilibrata, armonica”. •

numero 3 - 2013

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attualità

Crisi economica: il calo dei consumi e la disoccupazione giovanile di Vittorio Daniele

I

Vittorio Daniele

«Qual è la causa della disoccupazione? Sono davvero le regole e le politiche per il lavoro a essere carenti o, invece, le ragioni sono da ricercare altrove?»

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l problema della disoccupazione giovanile, che nel 2013 ha raggiunto il 39%, è al centro del dibattito politico italiano. Le proposte sono diverse: riformare il mercato del lavoro per renderlo più flessibile, ridurre il costo del lavoro attraverso sgravi fiscali per i neoassunti, attuare programmi di sostegno all’occupazione attraverso i Fondi europei. Ma davvero il problema sono le regole sulle assunzioni? Davvero le misure di sostegno all’occupazione sono in grado di aumentare la domanda di lavoro? Come si ricorderà, alla fine degli anni Novanta, il mercato del lavoro italiano è stato profondamente riformato. Insieme alla flessibilità è cresciuta anche la precarietà degli impieghi, ma l’effetto delle riforme sul tasso di occupazione è stato, certamente, positivo. Nonostante la fiacca crescita economica, per diversi anni, la disoccupazione è diminuita. È con la crisi, cioè dal 2008, che le cose sono cambiate: la disoccupazione è au-


attualità

mentata; le imprese hanno smesso di assumere e cominciato a licenziare. La regolamentazione del mercato del lavoro è rimasta, però, essenzialmente la stessa. Qual è, dunque, la causa della disoccupazione? Sono davvero le regole e le politiche per il lavoro a essere carenti o, invece, le ragioni sono da ricercare altrove? Flessibilità e costo del lavoro sono variabili importanti per la competitività di un’economia. Ma si tratta di variabili che, insieme con altre, influenzano l’offerta del sistema economico, cioè la sua capacità di produrre beni e servizi. Dal punto di vista congiunturale, cioè con riferimento alla crisi, il problema italiano – ed europeo – non riguarda,

però, l’offerta di beni e servizi, bensì la domanda. In Italia, il calo della domanda riguarda, in particolare, i consumi che, tra il 2008 e il 2013, sono diminuiti cumulativamente di 6,5 punti percentuali (si veda la Figura 1). Considerato che i consumi rappresentano la quota principale della domanda interna, è il loro calo a spiegare, in larga misura, la caduta del Pil italiano. Il calo dei consumi si accompagna, ovviamente, con la contrazione degli investimenti e con licenziamenti da parte delle imprese, in una spirale che si autoalimenta. Come ovvio risultato, la disoccupazione tende ad aumentare. Quali le ragioni? Si risponderà: la

Figura 1. Spesa per consumi finali. Tassi di variazione annui (%).

Fonte: Eurostat, online database.

crisi! Ma la risposta è tautologica: il calo dei consumi è, di per sé, una delle cause della crisi. Il punto è, dunque, capire perché i consumi diminuiscano. Dal mio punto di vista, una delle ragioni principali (uno degli impulsi) della dinamica negativa della domanda interna è la progressiva riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, in particolare dei lavoratori dipendenti. Checché se ne voglia dire, l’aumento, talvolta spropositato, dei prezzi di molti beni e servizi, di tariffe e tasse locali, cui ha corrisposto una debole dinamica dei salari, seguita dal blocco degli stipendi dei pubblici dipendenti, hanno depresso la domanda aggregata. A ciò si aggiunga che una quota ampia di lavoratori a tempo determinato o atipici ha redditi molto bassi, spesso inferiori a 1.000 euro mensili, mentre quasi il 35% dei pensionati percepisce meno di 500 euro al mese. La cassa integrazione per migliaia di lavoratori e la disoccupazione crescente hanno reso ancor più grave il calo dei consumi. Alla base della crisi vi è, dunque, un problema di carenza di domanda, aggravato dalle misure di contenimento della spesa pubblica, dalla contrazione del credito bancario e da una diffusa incertezza, che si riflette negativamente sui consumi delle famiglie. Ben vengano, dunque, le misure a sostegno dell’occupazione giovanile e della competitività. Non è affatto detto, però, che servano davvero a far uscire il Paese dalla crisi. •

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Keynesiani contro austeriani: chi ha ragione? C'è chi sostiene le misure di austerity e chi invece crede che bisognerebbe andarci piano con i tagli. Due posizioni divergenti. Cosa è meglio per l'Italia? di Giuseppe M. Pignataro

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a alcune settimane il dibattito tra due scuole di pensiero economico, identificabili nei "Keynesiani" da un lato e nei fautori dell'ortodossia del rigore dall'altro si è fatto molto duro e si è raggiunto un livello di confronto degenerato al limite dell'insulto. Analizziamo quello che sostengono. I primi dicono: "l'austerity ha gettato l'Europa in recessione. Dopo tre anni la situazione è peggiorata" (Paul Krugman). Per contro i sostenitori del rigore dicono: "non esiste una bacchetta magica Keynesiana in grado di alleviare le sofferenze dell'Eurozona. Le masse "anti austerità" sembrano credere che esistono davvero soluzioni semplici per problemi strutturali complessi" (Kenneth Rogoff). Due posizioni molto divergenti. Vediamo quanto sono convincenti le loro argomentazioni. Sostenere che in un periodo di recessione bisogna andarci piano con il taglio della spesa e con l'aumento

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Giuseppe M. Pignataro

delle tasse perché così si distrugge solo ricchezza e cio Pil un concetto pressoché ineccepibile. Infatti, tutti i paesi che stanno adottando forme di risanamento dei conti basate su riduzioni drastiche di spesa e di aumenti molto concentrati nel tempo di imposizioni fiscali stanno sperimentando un sensibile peggioramento del rapporto debito/Pil. Quindi fuor di

dubbio che l'argomentazione di fondo di questi economisti sia molto solida perché provata dai fatti. Tuttavia le deduzioni che ne traggono molti loro seguaci non sono così convincenti come appaiono in prima battuta. Occorre infatti evidenziare che se la riduzione di spesa in un periodo di recessione acuta appesantisce i problemi producendo un risultato negativo sul rapporto debito/Pil, illudendo altresì coloro che attraverso questa strada immaginano di poter ridurre la pressione fiscale, non è neanche vero che un incremento di spesa produce necessariamente un risultato di segno contrario. Gli Stati Uniti e il Giappone per esempio dopo la crisi del 2008 hanno accresciuto enormemente la spesa pubblica ma il rapporto debito/PIL è peggiorato in misura molto rilevante per entrambi. Ciò non vuol dire che gli Stati Uniti hanno sbagliato politica. Anzi dato il contesto in cui si trovavano hanno operato efficacemente in quanto la loro economia e la loro situazione finanziaria si stanno ora rafforzando significativamente e questo li metterà in condizioni


attualità di adottare politiche di rientro del deficit e del debito, al momento opportuno, senza creare bruschi contraccolpi negativi al loro sistema economico. Ma ciò che è vero per un grande paese come l'America non necessariamente tale per altre nazioni. Anzi per alcuni, accrescere il deficit e il debito, ove praticabile nei fatti, significherebbe portarsi su livelli di rischiosità insostenibili. Ciò è senz'altro vero per i piccoli o medi sistemi economici già molto indebitati e/o squilibrati strutturalmente. Pertanto la teoria dei Keynesiani pone consistenti dubbi o quesiti sopratutto per i paesi in difficoltà dell'eurozona. Se questi paesi non hanno dimostrato in tempi migliori di saper realizzare un percorso virtuoso della loro economia accrescendo la spesa e si sono portati su livelli di rischiosità molto elevati, perché dovrebbero cominciare ora a dimostrare di saper andare in una direzione diversa se non ci sono cambiamenti strutturali positivi di ampio spessore? Se il loro debito dovesse crescere ad un ritmo superiore a quello della crescita del Pil per effetto dell'adozione di politiche espansive (più deficit), com'è altamente probabile che accada, come potrebbe essere gestita, su chi ricadrebbe e quale costo avrebbe la crescita di questa rischiosità? E chi ci dice che quella crescita di rischiosità non possa produrre destabilizzazioni più consistenti di quelle che finora hanno provocato, anche nei paesi finanziatori di quel debito, oltre che all'interno degli stessi paesi in crisi? Chi sarebbe allora disposto a finanziare ulteriormente questi paesi se i rischi connessi sono così elevati? In definitiva le teorie dei Keynesiani sono rispettabili e hanno certamente un solido fondamento logico ma sono applicabili con convinzione per contrastare cicli negativi solo a quei paesi che hanno livelli di debito e di rischiosità complessiva ritenuti accettabili, data la solidità del loro quadro d'insieme, dalla comu-

nità finanziaria e che hanno capacità autonome di gestire con un ampio livello di flessibilità la leva monetaria, valutaria e fiscale. Per gli altri potrebbero anche funzionare ma poiché il successo dipende da molti fattori che devono concretizzarsi in forma concomitante, ricorrervi significherebbe assumere lo stesso livello di rischio di un giocatore che decide di giocarsi tutto alla roulette russa. Se preme il grilletto e il colpo non parte ha vinto ma se parte ha finito di campare. Non sembra essere un tipo di gioco adatto ad uno Stato interdipendente con molti altri (eurozona), per uscire dalle proprie difficoltà. Vediamo ora quali considerazioni possiamo fare sui fautori dell'ortodossia del rigore. Il noto economista Rogoff e la sua collega Reinhart sostengono che quando il debito pubblico ha raggiunto livelli molto elevati (superiori al 90% del Pil) è molto difficile continuare a crescere o comunque la capacità di crescita risulta molto più limitata. Gli "apologeti del rigore" sostengono inoltre che le mo-

dalità di riduzione dei debiti elevati di paesi in difficoltà sono limitate a casi ben definiti: alta inflazione e tassi reali negativi, svalutazioni valutarie consistenti o produzione di avanzi primari di livello sufficientemente elevato da mantenere costanti per lunghissimi periodi di tempo. Le loro conclusioni sono che quando queste tre possibilità non risultano, per varie ragioni, perseguibili bisogna prendere necessariamente atto che non c'è altra strada che procedere con la svalutazione dei debiti sovrani dei paesi ad alto debito e bassa competitività; naturalmente i contraccolpi associati a questa eventualità sarebbero devastanti sia per i paesi debitori che per i paesi creditori. Analizziamo quali sono i punti poco convincenti di questa teoria. Stabilire quando e come un paese non più in condizione di riuscire in nessun caso a riequilibrare il proprio bilancio un compito molto complesso, a meno che il disequilibrio diventato abnorme ed oggettivamente insanabile. Far parte di un sistema valutario in►

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attualità tegrato impone ai paesi fortemente indebitati o squilibrati, al fine di evitare gravi ripercussioni anche sugli altri paesi, di fare ogni sforzo per tentare di rendere ripagabile quel debito; questo significa che prima di prendere atto che il paese in difficoltà non più in grado di trovare un equilibrio accettabile, deve sottoporsi ad un lungo periodo di rigore intenso e di riforme e solo in presenza di una evidente incapacità di ripresa sarà possibile stabilire l'irreversibilità del disastro. Ma se il rigore fine a se stesso per un paese in recessione altro non fa che produrre peggioramenti del rapporto debito/Pil generando inasprimenti ulteriori delle politiche di bilancio, come ampiamente verificato, il paese sottoposto a piani di rigida austerity è condannato solo a procrastinare per un periodo indefinito la sua agonia, rischiando di rinviare nel tempo il momento in cui dovrà dichiarare il default, o di attendere tempi geologici prima che le riforme producano i loro effetti. E' chiaro che essendo il paese debitore ostaggio dei paesi creditori che fanno parte del sistema monetario in cui è inserito il paese sottoposto a regime di austerity, essi riterranno sempre e comunque preferibile, in mancanza di alternative, provare la cura, perché da un lato consente loro di guadagnare tempo e dall'altro permette comunque di alimentare la speranza di un recupero prodigioso del paziente. A seguito di queste valutazioni critiche su entrambe le due teorie, quali sono le conclusioni da trarre? Il difetto comune delle due teorie è quello di avere la pretesa di essere universalmente valide ed è questo il loro principale difetto. Esse invece sono validamente applicabili in alcuni paesi mentre in altri non lo sono affatto. Ne consegue che la prima deduzione logica da trarre è che oggi non esistono più filoni ideologici utilizzabili per ogni situazione

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ed è quindi necessario individuare una cura ad hoc da applicare in funzione delle peculiarità che il paese presenta. Le teorie dei Keynesiani sono applicabili a Stati con livelli di indebitamento che non sono sconfinati su livelli abnormi e con situazioni strutturali che ne evidenziano una discreta competitività di base; oppure a paesi che hanno sistemi monetari del tutto autonomi che godono di bassi tassi d'interesse e sistemi fiscali che hanno spazi di consolidamento sostenibili (bassi livelli di pressione fiscale). Questi paesi devono altresì sapere associare a politiche espansive interventi di rafforzamento strutturali, rapidi ed incisivi, in grado di elevare significativamente la competitività; rendendo così la capacità di produrre ricchezza non dipendente per lungo tempo unicamente da motivi correlati a stimoli di bilancio o politiche finanziarie permissive. Le teorie dell'ortodossia del rigore sono applicabili a quei paesi con alti livelli di debito o di deficit ma con livelli di spesa pubblica primaria esorbitante e una pressione fiscale che presenta ancora spazi di consolidamento; a ciò si deve aggiungere una capacità di compensare gli effetti depressivi delle politiche di austerity con interventi ad efficacia rapida di recupero di produttività e di competitività, per riuscire in tal modo a preservare un livello di fiducia adeguato da parte dei mercati, al fine di mantenere i tassi da pagare su debiti accumulati e su quelli nuovi su livelli accettabili. In caso contrario la terapia del rigore avrebbe l'unico effetto di prolungare e a volte peggiorare a tempo indefinito l'agonia, senza cambiare mai in modo sostanziale le prospettive. Per i paesi che hanno un elevato debito pubblico, un alto costo del servizio del debito accumulato, alti tassi di interesse di rinnovo, un elevato livello di pressione fiscale, una spesa pubblica primaria difficilmente comprimibile, un livello di produttività e competitività

basso e che non hanno leve monetarie e valutarie autonome, entrambe le due teorie non appaiono convincenti. Per queste realtà occorre trovare soluzioni nuove capaci di provocare, almeno su uno dei fattori destabilizzanti o sui deficit strutturali, uno shock positivo immediato, da incardinare comunque all'interno di un piano straordinario di risanamento e rilancio. Per un paese come l'Italia questo potrebbe essere la riduzione istantanea dello stock di debito capace di produrre un sensibile abbassamento della vulnerabilità finanziaria e un tangibile abbassamento del costo del debito. Se ciò fosse possibile, meglio con una modalità in grado di segregare il volume di debito in eccesso per redimerlo gradualmente con un piano ben congegnato e con un ricorso equilibrato alle ricchezze private si creerebbero i presupposti per ridurre significativamente la pressione fiscale creando le condizioni per attuare una politica adeguatamente espansiva. Si realizzerebbe così un virtuoso ritorno alla crescita, molto positivo per tutti e soprattutto per i possessori di ricchezze che le vedrebbero rivalutarsi sensibilmente. Naturalmente affinché non si riformino i disequilibri è necessario negoziare un contestuale piano di riforme molto consistente che agisca sulla competitività, da richiedere, come contropartita all'abbattimento dello stock di debito, alle parti sociali. In altri termini in questi casi sarebbe utile mixare, all'interno di programmi specificatamente strutturati, le teorie di Rogoff e di Krugman ricorrendo ad un approccio innovativo ("rigorkeynesiano" o "keynesianoaustero"), dato che del tutto nuovo è lo scenario economico che si è formato nell'eurozona a seguito della crisi finanziaria prima e dei debiti sovrani poi. Una miscela esplosiva che non trova riscontro in nessuna altra fase storica post bellica e a cui né i "Keynesiani" né gli "austeriani" sono riusciti finora a dare risposte credibili. •


attualità

La ‘ndrangheta frena l’economia calabrese I numeri del danno in un libro di Dorina Bianchi e Raffaele Sergio Rio di Danilo Colacino

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’impero della ‘ndrangheta”, in altri termini l’estensione di un’organizzazione malavitosa dalle origini agropastorali - capace, nel giro di qualche decennio, di colonizzare il mondo proprio come gli antichi romani fecero un paio di millenni fa - raccontata in un libro scritto a quattro mani da Dorina Bianchi e da Raffaele Sergio Rio. Una “strana coppia” di ricercatori, di sicuro molto qualificati, composta da una parlamentare di lungo corso, peraltro con un’esperienza maturata nella commissione d’inchiesta sul Ciclo dei rifiuti e le attività illecite connesse, e un economista che svolge la funzione di dirigente generale del dipartimento regionale Turi“

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smo. Il testo, presentato nella sede catanzarese di Confesercenti, si compone di una parte saggistica e di una narrativa, prefiggendosi lo scopo di dimostrare plasticamente le ragioni del suo titolo apparentemente a effetto. Oltre al deputato Bianchi e al dg Rio, alla conferenza stampa di presentazione del volume sono intervenuti il direttore di Confindustria Calabria Luigi Leone, il presidente regionale di Sos Impresa Antonino Marcianò e la giornalista Adele Filice che ha moderato la discussione. Un paio di dati in particolare, fra tutti quelli emersi nel dibattito, lasciano quasi interdetti, raccontando di una diffusione capillare nei quattro angoli del mondo. Il riferimento è all’estensione del sistema di malaffare ‘ndranghetistico dal Canada all’Australia e dal Regno Unito all’Estremo Oriente, passando per l’Africa e naturalmente l’Europa, ma anche alla mancata crescita dell’economia calabrese per 1.2 miliardi di euro che si traduce nel 3.5 del Pil. Come spesso capita in occasione della redazione di questi report, sono i nume-


attualità

ri a farla da padroni. Cifre e percentuali come quelle inerenti all’usura e al racket che colpiscono oltre 40 mila operatori economici, i quali - “interrogati” da Demoskopika - hanno risposto per il 38.5% di non sentirsi al sicuro, per il 18,5% di essere taglieggiati nell’area in cui operano e per il 33,3% di essere convinti di poter accrescere il proprio fatturato tra il 5% e oltre il 20% senza la nefasta presenza delle ‘ndrine. Di contro, però, c’è un 75% di imprenditori che ribadisce la volontà di non voler lasciare la regione, malgrado quanto si registri e a fronte del 13.3% intenzionato a trasferirsi, al 3.2% deciso addirittura a chiudere definitivamente i battenti e al 10.1% pronto a cessare l’attività. Un elenco, purtroppo ricco di nomi, che comprende il 70% di vittime di vessazioni, a cui si somma un 23.6% che subisce furti, un 18.5% sottoposto a estorsioni e strozzinaggio e un 7.7% alle prese con danneggiamenti. Situazione che spinge oltre un operatore economico su due (51.6%) a invocare un crescente attivismo dello Stato, ma anche più solidarietà fra colleghi (nel 7.4% dei casi) e una maggiore vicinanza delle associazioni di categoria (6.3%). In pochissimi (sono solo il 5.5%), infine, ritengono che il rischio di subire azioni criminali si possa contrastare con l’impiego di sofisticati sistemi privati di

sicurezza e vigilanza e ancora di meno quelli per cui è utile stipulare una polizza assicurativa ad hoc contro i reati (i premi pagati per lo specifico tipo di copertura ammontano appena al 3.9%). Ad aprire il giro delle relazioni all’incontro con i giornalisti è stato l’on. Bianchi: «La criminalità organizzata di casa nostra è, ormai da tantissimo tempo, in forte ascesa. Una crescita inarrestabile, che viaggia di pari passo con l’aumento della pesantezza del giogo imposto al sistema produttivo locale. I clan hanno trovato la maniera di globalizzarsi, di varcare i confini delle nazioni e perfino dei continenti, ma rafforzandosi nelle piccole roccaforti interne. Il cuore pulsante delle cosche è qui, nella terra in cui potenzia, giorno dopo giorno, la struttura tentacolare che alimenta. L’auspicio è che le istituzioni preposte riescano a contrastarle adeguatamente. Organismi come la task force nominata dal Governo presieduto da Enrico Letta, di cui fa parte il magistrato Nicola Gratteri (procuratore aggiunto della Dda di Reggio, ndr) con il quale vogliamo collaborare per affinare sempre di più la legislazione antimafia, si prefigge tale obiettivo». Nel prosieguo le valutazioni del dirigente Rio: «La ‘ndrangheta non è un argomento da trattare in maniera statistica o didascalica, perché dietro ai dati

inquietanti che fa registrare c’è la sua pervasività. Un’ingerenza capillare, soffocante, che incide sulla vita delle persone comuni così come degli imprenditori, piccoli e grandi, spesso devastandola o comunque condizionandola in modo molto negativo. Un fatto inaccettabile che, come dimostra anche la specifica mappa da noi diffusa, riguarda tutti, a qualsiasi latitudine». Il direttore Leone si è invece soffermato sul ruolo di contrasto che, per quanto di competenza, svolge con assiduità Confindustria, pur assumendosi forti rischi: «Nella nostra regione le consorterie criminali non abbandonano le vecchie strategie, semmai le evolvono adeguandole alla realtà del momento. La mia associazione, pur preferendo non amplificare e divulgare il lavoro fatto, ha deciso di costituirsi parte civile nei processi di mafia e soprattutto di sospendere gli iscritti dopo il rinvio a giudizio e, in talune circostanze, addirittura in seguito all’invio di un’informazione di garanzia, restando vigile in particolare nel settore edile maggiormente esposto al pericolo di infiltrazioni. Un obbligo che avvertiamo per cercare di tagliare fuori dal circuito produttivo quanti inquinano il mercato. Si tratta di aziende controllate dalle cosche o addirittura espressione di esponenti stessi di tali famiglie che alterano la regolarità delle normali relazioni di natura commerciale ed economica». A chiudere il presidente Marcianò: «Non bisogna essere giuristi per affermare che non basta la repressione per estirpare il peggiore dei mali della Calabria. Serve un’efficace azione politica, ma anche una spinta della società civile. Ecco perché, vorremmo che si invertisse il trend secondo cui a rivolgersi ad associazioni come la nostra sono imprese, nella grande maggioranza dei casi, già alle prese con gravi problemi dovuti all’azione dei clan». •

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Expo 2015,

Giuseppe Oriana:

“Opportunità per il Paese. Ma non si arrivi impreparati”

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l tempo non è tantissimo. Tutto dovrà essere pronto per il 1° maggio del 2015. E considerata la portata dell’evento, i mesi che ci separano dal taglio del nastro dell’Expo milanese potrebbero non essere sufficienti. Ecco perché si sta lavorando senza sosta affinché l’Italia non getti alle ortiche un’occasione così importante per dar fiato alla sua economia. Confindustria, com’è ovvio, punta molto sull’Esposizione universale. E il delegato per il Comitato tecnico, Giuseppe Oriana, sta già girando in lungo e il largo lo “stivale”, cercando di far conoscere meglio le opportunità della sei mesi meneghina. Che, come lui stesso sottolinea in questa intervista, non sono destinate soltanto alla Lombardia. Sull’Expo 2015, anche alla luce della grave situazione economica che il Paese attraversa, si stanno riponendo molte aspettative. C’è però il rischio che non ci si stia preparando adeguatamente a

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questo appuntamento?

«Expo 2015 rappresenta senza dubbio l'evento più importante degli ultimi 50 anni. Un recente studio della SDA Bocconi stima un impatto di 25 miliardi di € di produzione aggiuntiva, con 10 miliardi e mezzo di € di valore aggiunto e 200 mila posti di lavoro creati direttamente ed indirettamente dall'evento. Si attendono 20 milioni di visitatori - il 30% stranieri -, insomma un evento anticiclico che può ridare una sana boccata d'ossigeno alla nostra economia. Certo il 2015 non è lontano e non mancano le difficoltà, ma c'è da parte del Governo l'impegno a procedere con tutte le energie necessarie a garantire il successo dell'iniziativa. Pochi giorni fa il Presidente Napolitano a Monza ha dichiarato che su Expo 2015 ci dovrà essere "la più larga convergenza di sforzi, un' autentica feconda coesione sociale e istituzionale"».

Può spiegare meglio perché Expo2015 è un’opportunità non esclusivamente

per la Lombardia ma per tutta l’Italia e, in concreto, come si può raggiungere questo obiettivo?

«Il tema di Expo "Nutrire il Pianeta energia per la vita" offre a tutti i nostri territori la possibilità di giocare un ruolo di primo piano. Certo in Expo nulla e' gratis, occorrono quindi oltre a progetti validi risorse finanziarie ben canalizzate. Da molto tempo offro il mio supporto al progetto Expo e, su incarico del vice presidente di Confidustria e commissario del Padiglione Italia Diana Bracco, tra le altre cose mi impegno anche a portare Expo sui territori. Ho proposto un format che e' partito dalla Toscana ma è stato già ripreso e personalizzato in molte altre realtà (Brescia, Mantova, Cremona, Bari e naturalmente in Calabria). Il modello, che mette al centro il sistema camerale, prevede l'accordo di tutti gli stakholders di riferimento del territorio (associazioni, sindacati, pubblica amministrazione, banche, fondazioni) che individuano


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Giuseppe Oriana

percorsi di attrazione per investitori e turisti da presentare al Padiglione Italia che siano altamente attrattivi così da riuscire a portare una parte dei 20 milioni di visitatori in tutti i territori che avranno saputo organizzarsi e coordinarsi per tempo». Una regione periferica come la Calabria, a suo avviso, come si dovrebbe organizzare per questo grande appuntamento?

«La Calabria ha molto da offrire ad Expo 2015 per storia, cultura, tipicità enogastronomiche, attrattività turistiche e valore imprenditoriale. Sarà però necessario far convergere tutte le energie e le risorse su un unico progetto condiviso che sia di largo respiro e che veda il coinvolgimento di tutti gli attori interessati a questa grande opportunità. Sono stato coinvolto dalle locali Confindustria che hanno già attivato impor-

tanti iniziative e sinergie con il sistema camerale. Sono certo che l'impegno profuso sarà garanzia di successo». Quali saranno i settori che, a suo avviso, potranno trarre maggiori benefici da questo evento?

«Francamente credo che tutti i settori potranno essere beneficiati direttamente ed indirettamente da Expo. Penso al turismo in tutte le sue forme, ai servizi, ma anche all'industria in senso stretto. Gare, appalti, possibilità di diventare sponsor dell'iniziativa, insomma tutti grandi e piccoli - naturalmente in rete - potranno beneficiare di questa grande opportunità».

Confindustria punta molto sull’Expo e avete intrapreso una serie di iniziative sul territorio. Che risposta state riscontrando da parte delle imprese e delle istituzioni con le quali state dialogando? E , nello specifico, in Calabria?

«Confindustria ha iniziato a lavorare al progetto Speciale Expo 2015 già 4 anni fa. Sono stati attivati tutti i possibili canali di informazione (roadshow, sito dedicato, newsletter mensile) per creare una cultura ed una sensibilità sul territorio. Ci si impegna per coinvolgere imprese, associazioni, sindacati, pubbliche amministrazioni, banche, scuole, affinché ci sia convergenza massima sugli obiettivi generali. C'e' un forte impegno ed investimento sul versante delle tecnologie con una piattaforma dedicata che sarà di supporto alla promozione del turismo e delle imprese interessante. Insomma un lavoro che parte da lontano e che inizia a raccogliere i suoi frutti, anche in Calabria, regione che si sta adoperando per presentare tutte le sue ricchezze in modo coordinato». •

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a fine di un lungo letargo segna il ritorno ad un ruolo da protagonista in ambito economico, sociale e politico, nello scenario cittadino e provinciale. Sono questi i tratti distintivi del nuovo “percorso etico per il rilancio economico” che il direttivo di Confindustria Reggio Calabria, ha intrapreso dodici mesi fa. Un deciso cambio di direzione che il presidente, Andrea Cuzzocrea, ha rimarcato più volte nel corso dell’assemblea annuale svolta nel Salone degli Industriali di via Torrione. Un appuntamento tanto atteso in quanto primo vero riscontro del lavoro compiuto durante l’ultimo anno, con un occhio sempre rivolto ai temi più delicati della vita di una comunità come quella reggina, afflitta da piaghe dolorose e profonde. In quest’ottica ha assunto particolare valore la presenza al tavolo dei relatori del senatore Nico D’Ascola, componente della commissione Giustizia di Palazzo Madama, che ha relazionato sui limiti all’ingerenza dello Stato nell’iniziativa economica privata e del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, intervenuto in merito all’azione repressiva della magistratura contro le infiltrazioni delle cosche nel tessuto produttivo locale. In una sala conferenze gremita, presenti fra gli altri numerose rappresentanze provinciali e regionali, del mondo politico e produttivo. Una grande scommessa quella lanciata sul fronte della legalità, «al punto che nei nostri riguardi – ha esordito Cuzzocrea – è sorta una certa diffidenza, e in alcuni casi vera e propria insofferenza, di un pezzo del mondo politico. Ciò significa che Confindustria è tornata a svolgere la funzione che le compete: rappresentare istituzionalmente gli interessi dell’imprenditoria locale». In una fase così difficile per la storia della città, lo Stato ha fatto la sua par-

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Assemblea di Confindustria Reggio

Cuzzocrea: “Tornati a svolgere la nostra funzione”

Andrea Cuzzocrea


attualità te, anche attraverso l’ottimo lavoro e l’impegno della Commissione Straordinaria. «A Reggio Calabria sono arrivati uomini di grande qualità morali e professionali. In novembre è stata approvata la nuova procedura di pre-dissesto finanziario, che grazie al Senatore De Sena, ha consentito di accedere ai primi fondi per superare le emergenze; di grande importanza infine, il Decreto 35 del marzo scorso, cosiddetto “Sblocca pagamenti”, grazie al quale il Comune ha beneficiato di un’erogazione straordinaria di 187 milioni di euro, la metà dei quali è stata già accreditata presso il conto di Tesoreria. E’ grande la soddisfazione con la quale abbiamo verificato, leggendo le oltre 300 pagine di cifre e di date, che il Comune farà fronte entro il prossimo mese (agosto, ndr) alla totalità dei debiti maturati al 31.12.2012 dai piccoli-medi fornitori, assicurando alle imprese locali l’ossigeno indispensabile alla sopravvivenza». La situazione però è ancora critica: «Pesano le incognite sugli ingenti crediti vantati nei confronti del Comune, sulle oscure vicende delle società miste,

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E’ grande la soddisfazione con la quale abbiamo verificato, leggendo le oltre 300 pagine di cifre e di date, che il Comune farà fronte entro agosto, alla totalità dei debiti maturati al 31.12.2012 dai piccoli-medi fornitori, assicurando alle imprese locali l’ossigeno indispensabile alla sopravvivenza»

sulla soffocante pressione fiscale, sul dramma del terzo settore e sull’enorme difficoltà nel garantire servizi pubblici essenziali». Sul versante Giustizia Cuzzocrea ha poi citato Calamandrei ("Le leggi sono vive perché dentro queste formule bisogna far circolare il pensiero del nostro tempo") per ribadire l’apprezzamento e la fiducia di Confindustria «nei confronti del lavoro che Procure e Tribunali stanno conducendo. Puntiamo l’indice, semmai, contro strumenti amministrativi obsoleti e giuridicamente discutibili, come quello dell’informativa prefettizia antimafia che privi spesso dei necessari riscontri, rischiano di paralizzare l’attività di numerose aziende». Un intervento a tutto campo quello del presidente degli industriali reggini che, inevitabilmente, non poteva eludere i temi legati alla città, all’area dello Stretto, a Gioia Tauro, al settore turistico e ai trasporti. «Sulle grandi incompiute come il Centro integrato di Mortara o il Palazzo di Giustizia, esigiamo estrema chiarezza. Non esiteremo a tutelare in sede civile gli interessi e i diritti delle aziende di questa provincia. Ci sono stati imprenditori che hanno scritto pagine importanti della storia di questa città, come il compianto presidente della nostra associazione, il commendatore Lillo Mauro, che non si sono mai voltati dall’altra parte davanti all’incalzare dei problemi collettivi». Piena condivisione, inoltre, dell’appello rilanciato dal procuratore De Raho: «denunciare l'illegalità – ha affermato Cuzzocrea – è un nostro dovere. Anche per quanto riguarda la pubblica amministrazione. Il prezzo che paghiamo a causa della malaburocrazia è molto alto. Emblematica in tal senso la vicenda di Antonino De Masi a cui rivolgiamo ancora una volta un abbraccio». Tornando all’analisi del contesto reggino il presidente di Confindustria ha

affrontato il capitolo Gioia Tauro, sottolineando l’encomiabile attività svolta da Medcenter e dagli imprenditori terzisti che operano per conto del terminalista. Di rivoluzione keynesiana ha parlato infine Cuzzocrea, «per ridare fiato all’imprenditoria reggina e all’intero mondo produttivo locale. Noi questa rivoluzione siamo disposti a farla purché essa si accompagni a un risveglio della nostra coscienza civile». La presenza dello Stato nel mondo economico in generale e nella gestione delle imprese in particolare è un argomento delicato e impantanato in cavilli normative alcune volte anche contradditorie fra di loro. «Se prendiamo in esame l’articolo 41 della nostra Costituzione – ha spiegato D’Ascola – verifichiamo dati alla mano che le imprese trovano nello Stato non solo un alleato ma a volte anche un limite. Spostandoci dai cavilli giurisprudenziali è evidente la sfiducia da parte del mondo economico nei confronti della politica e delle istituzioni. La crisi che abbiamo vissuto e purtroppo stiamo ancora vivendo ha sottolineato l’inefficienza delle misure poste in essere che invece di arginare il problema hanno trasformato una crisi inizialmente finanziaria in una crisi economica profonda. Lo Stato deve capire in quale situazione deve essere presente in maniera preponderante e quando invece deve stare “dietro le quinte” ad osservare da un determinata distanza. In estrema sintesi la libertà di fare impresa deve riscontrare dei forti limiti solo quando è evidente l’illegalità dell’azione. Infine lo Stato deve attivarsi affinché il tessuto imprenditoriale sia omogeneo in tutto il territorio nazionale. E’ inaccettabile constatare ancora oggi il divario economico tra Nord e Sud. Uno stato democratico non può permettere il perdurare di tale situazione. Fra le azioni che noi politici calabresi abbiamo presentato al tavolo del governo ce n’è una che stiamo spingendo fortemente ►

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attualità

perché, a nostro avviso è foriera di crescita, ovvero la ZES (Zona Economica Speciale) capace di far arrivare nel bacino del porto di Gioia Tauro, grazie agli sgravi fiscali previsti, 15mila aziende straniere. Obbiettivo arduo ma importantissimo per il rilancio economico dell’intera Calabria. Risanare sì i conti economici ma senza dimenticare il benessere della popolazione». Quando si parla dell’economia reggina occorre fare i conti con quelli che sono i freni che ancora ne impediscono un pieno decollo. «Il presidente Cuzzocrea – ha detto il procuratore De Raho – ha giustamente posto l’accento sull’impegno profuso dal mondo imprenditoriale locale a favore della legalità. Un impegno che non deve essere mai disgiunto dalla realtà in cui vive un’impresa. La nostra coscienza economica insieme a quella civica, devono convivere, sovrapponendosi, in un unico luogo. Gli ultimi ingenti sequestri di cocaina effettuati nel porto di Gioia Tauro, sono stati possibili in larga parte proprio grazie all’utilizzo di fonti confi-

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denziali. Naturalmente non vanno sottaciuti i numerosi problemi che oggi è costretto ad affrontare, specie nel Mezzogiorno, il mondo dell’impresa. Su tutti – ha proseguito De Raho – il sistema bancario i cui meccanismi di controllo non riescono, come invece accade negli

Usa, ad arginare il dilagare di numerose operazioni illegali. Il tutto a fronte delle mille difficoltà che un semplice cittadino incontra quando deve chiedere un mutuo. In tal senso l’ultimo capitolo della vicenda De Masi appare emblematico. La collaborazione del tessuto produttivo resta comunque un tassello basilare. Occorre guardarsi negli occhi, isolare quanti operano con la criminalità organizzata e se necessario, dare vita ad una grande denuncia collettiva poiché ciascuno è la forza dell’altro. Questa procedura peraltro, sarebbe nettamente più veloce della stessa raccolta di informazioni mediante intercettazioni ambientali. Questo miracolo tuttavia sarebbe possibile solo attraverso una vasta collaborazione fra tutte le componenti della società civile. Lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria è un triste primato che merita una risposta immediata. Acanto alle denunce serve però, anche la bonifica di tanti altri settori della società civile. Sono ottimista per Reggio, in tanti credono davvero alla possibilità di un riscatto sociale». •


attualità

In-Rete per In-novare: ci credono le Pmi di Crotone

L

’innovazione deve essere considerata come il principale motore per aumentare le performance delle nostre aziende e rafforzare la loro posizione competitiva”, così ha esordito Mario Spanò, Presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Crotone, introducendo i lavori del seminario “In-Rete per In-novare”, organizzato in collaborazione con il Comitato regionale della Piccola industria. Alla presenza del Presidente del Comitato regionale della Piccola industria di Confindustria Calabria, Aldo Ferrara, l’incontro ha approfondito il tema della ricerca e dell’innovazione da diverse angolazioni. La sessione dedicata alle esperienze aziendali è stata animata dagli interventi di Valentino Bolic, Presidente V&V Group, Giovanni Pugliese, amministratore dell’Istituto S. Anna, Marco Tatullo, responsabile Area ricerca del Gruppo Marrelli, Miriam Vona, amministratore di Arredo inox. Attraverso il racconto dei progetti e delle strategie innovative adottate, è emerso un contesto imprenditoriale crotonese ricco di professionalità e competenze, capace di fare sistema e di migliorare la propria posizione sul mercato grazie all’innovazione tecnologica. Dalla produzione di energia da rifiuti al settore sanità, nel campo riabilitativo e odontoiatrico, alla produzione di impianti per la trasformazione alimentare, gli interventi delle aziende hanno focalizzato l’attenzione sulle opportunità offerte dalla scelta di obiettivi ambiziosi ed innovativi coniugati ad una strategia indirizzata a creare collaborazioni proficue con le Università ed i Centri di ricerca, per consegnare sul mercato prodotti e servizi distintivi e competitivi. La sessione destinata ai centri di ricerca si è avvalsa dei contributi del prof. Giovanni Cuda dell’Università Magna Grecia

di Catanzaro, del prof. Felice Arena, Pro Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e del prof. Riccardo Barberi, Responsabile di Tech Nest Incubatore dell’Università della Calabria di Cosenza. Nelle testimonianze dei docenti universitari è stata evidenziata la capacità del mondo universitario calabrese di generare ricerca ed innovazione per il mercato e le imprese, attraverso la partecipazione ai Poli di innovazione, gli spin off e le start up promosse ed affiancate dalle Università. E’ stata sottolineata in particolare la necessità di migliorare la qualità e l’intensità della interlocuzione tra imprese e università, con l’obiettivo di svolgere un’ampia azione di divulgazione della importanza di mobilitare risorse e competenze per trasformare in senso innovativo prodotti, processi e servizi in un mercato che sempre di più premia la capacità delle imprese di innovare e di internazionalizzare. Sono quindi intervenuti Maria Bruni, Direttore del Parco scientifico e tecnologico di Crotone, da anni impegnato nella intermediazione della domanda e dell’offerta tecnologica nel nostro territorio e Antonio Mazzei e Raffaele Fraudatario, Direttore e Responsabile dei servizi alle imprese di CalabriaInnova. Nata con un finanziamento regionale per costituire ed animare la Rete regionale dell’innovazione, Calabria Innova dal 2011 opera sul territorio erogando servizi per gli attori dell’innovazione, promuovendo la nascita di imprese innovative, facilitando l’introduzione dell’innovazione nelle aziende e la messa in rete di soggetti, esperienze e competenze. E’ stato evidenziato il ruolo di facilitatore svolto in questi mesi da CalabriaInnova che, attraverso un lavoro di squadra, sta

sia valorizzando iniziative di promozione dell’innovazione già avviate in Calabria sia sollecitando la partecipazione di tutti gli attori al circuito della Rete dell’Innovazione. In particolare il sistema Confindustriale calabrese ha definito con CalabriaInnova una convenzione che presto sarà declinata a livello provinciale. I partecipanti hanno rivolto molte sollecitazioni alla Regione Calabria raccolte dalla Vice Presidente, Antonella Stasi, che intervenendo ha messo in evidenza la qualità delle esperienze raccontate dalle Aziende crotonesi, i risultati finora raggiunti dall’amministrazione regionale e la necessità di proseguire il percorso sul tema dell’innovazione in occasione della programmazione dei fondi comunitari 2014/2020. Ha concluso il seminario Aldo Ferrara, sottolineando con soddisfazione la ricchezza dei percorsi innovativi portati avanti dalle aziende crotonesi e la necessità di intensificare la collaborazione tra tutti i soggetti della Rete. Ha evidenziato il ruolo propositivo del sistema Confindustriale calabrese che vuole condividere attività e competenze sul tema dell’innovazione con l’obiettivo di contribuire a migliorare significativamente il posizionamento della Calabria nel Regional Innovation Scoreboard che, nonostante timidi segnali di recupero tra il 2007 ed il 2011, ancora ci classifica tra i “Modeste innovators”, all’ultimo posto tra le regioni europee. •

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Mario Romano alla guida dei Giovani Imprenditori calabresi

di Maurizio Bonanno

É

lo stesso Mario Romano, 39 anni, sposato e padre di due figli, amministratore unico della "Romano Arti Grafiche" di Tropea, appena eletto alla carica di Presidente regionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria Calabria, ad evidenziarlo, non senza una giustificata punta d’orgoglio: “Forse, è la prima volta in assoluto che alla carica di presidente si succedono due imprenditori dello stesso territorio”. E del territorio di Vibo Valentia, c’è da aggiungere, considerato che il Vibonese non vive un momento idilliaco dal punto di vista economico mentre, invece, riesce ad offrire giovani carismatici al punto da assumere una guida così prestigiosa ed impegnativa. Mario Romano, infatti, succede a Nuccio Caffo, anch’agli vibonese, che negli ultimi tre anni aveva guidato il Gruppo riuscendo a proiettarlo positivamente sulla scena associativa nazionale. Un testimone non facile quello passato al neo presidente e Mario Romano ne sente il peso e la responsabilità: «Evidentemente – afferma, come a volersi spiegare le motivazioni che hanno portato alla sua elezione – il lavoro fatto in questi ultimi anni è stato buono ed è riconosciuto dai miei colleghi che mi hanno consegnato la loro fiducia esprimendo un giudizio che non ha tenuto conto degli aspetti territoriali, ma solo della capacità di realizzare un lavoro unitario che guardi ai giovani imprenditori calabresi come ad un’unica realtà fatta di prospettive e di futuro». Mario Romano guarda in faccia la situazione con quel senso del realismo

Trentanove anni, vibonese, succede a Nuccio Caffo

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che un giovane deve avere e che si trasforma da subito come elemento distintivo del suo operare. Proprio perché conscio delle difficoltà che le imprese stanno affrontando, ovunque ed in Calabria in particolare, sin dal momento del suo insediamento ha già annunciato che il suo mandato sarà come un cantiere aperto puntando all'obiettivo di contribuire a costruire un futuro migliore per la Calabria. Il suo, però, è lo sguardo di un ottimista: «Voglio pensare a questa fase – afferma – come ad un grande momento storico, che trasformi la crisi in un’occasione di profondo cambiamento. I giovani imprenditori di Confindustria sono coscienti della situazione e sono certo che non staranno fermi ad aspettare la svolta come se dipendesse da un evento magi-

co, ma sapranno contribuire fattivamente, con azioni concrete. D’altronde, tutti i giorni siamo impegnati a confrontare le nostre idee, la nostre strategie, sempre pronti a premere sull’acceleratore favorendo investimenti ed innovazione». Quale l’impronta che la presidenza Romano vuole imprimere?

«La crescita di una rinnovata cultura d’impresa”, risponde deciso. “Compito principale sarà quello di stimolare questo tipo di mentalità che consenta a molti altri giovani di avvicinarsi a questo nostro mondo. Dobbiamo convincerci che ognuno deve farsi imprenditore di se stesso, perché il posto fisso non esiste più, perché è finito il tempo delle raccomandazioni. È finito il tempo dell’individualismo, oggi va avanti solo chi è capace di fare rete, di fare squadra».


attualità

«Voglio che sia chiaro, una volta per tutte, che anche in Calabria il pilastro della nuova economia sarà il merito. È tornato il tempo della meritocrazia». «L’essere imprenditore – aggiunge – è una vocazione che si coltiva sul campo, giorno per giorno facendo esperienza diretta. Non si nasce imprenditori, nel senso che non si è imprenditori per qualità innate o per asso ereditario. Lo si diventa con l’applicazione, scommettendo su se stessi e sulle idee innovative. Nostro compito sarà proprio quello di sostenere chi dimostra queste qualità, ma soprattutto chi si applicherà con serietà ed impegno. E devo notare con piacere che tutte le più recenti start up in Calabria sono opera di giovani che hanno accettato questa sfida».

E il rapporto con le istituzioni? Con il mondo della politica?

«Il nostro non sarà un rapporto subalterno, tutt’altro… – risponde il neo presidente regionale dei Giovani di Confindustria – vogliamo assumerci il compito degli stimolatori, pronti a dare i suggerimenti giusti per quelle che sono le esigenze reali delle imprese, in modo che possano finalmente coincidere con le misure ed i bandi che la Regione pubblica e che finora non sempre sono state in sintonia con le urgenze delle nostre imprese». «Il rapporto che noi vogliamo instaurare con le istituzioni sarà quello del suggeritore, ma anche di osservatori imparziali: diremo “bravi” quando avranno fatto un buon lavoro, saremo

critici implacabili quando ripeteranno gli errori di sempre». Innovazione, cultura, meritocrazia ed internazionalizzazione sono, dunque, le parole chiave con cui caratterizzare l’iniziativa nei prossimi tre anni. Un’iniziativa che farà del rapporto costruttivo con il territorio e con le Istituzioni i perni centrali di un confronto finalizzato alla ricerca di tutte quelle iniziative utili allo sviluppo della Calabria e soprattutto con soluzioni adeguate a mettere al centro delle priorità i giovani ed il loro futuro. Il messaggio finale suona come uno slogan: «Rimbocchiamoci le maniche e facciamo rete. Noi imprenditori dobbiamo rappresentare l’esempio positivo per tutta la regione». •

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Lo ha presentato Confindustria Catanzaro

Uno sportello per le

Start up di Maria Rita Galati

U

no sportello “start up” per fornire una prima assistenza ai giovani che vogliono realizzare una nuova impresa ed hanno bisogno di confrontarsi con il mondo imprenditoriale. Uno strumento ambizioso finalizzato a sostenere idee innovative e vincenti, pronto a offrire l’analisi della fattività, l’accompagnamento con la stesura del business plan, l’assistenza per definire la migliore forma di finanziamento, ma anche l’assistenza contabile e legale. Confezionare, insomma, tutto quello che serve per la presentazione dell’azienda start up e favorire l’incontro con potenziali investitori ed incubatori. L’iniziativa, promossa dal gruppo dei Giovani di Confindustria Catanza-

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ro, è stata illustrata dal presidente del Gruppo, Marco Rubbettino, nel corso di una partecipata iniziativa tenuta nella Sala Convegni “G. Papaleo” di Confindustria del capoluogo, che ha portato i saluti del presidente di Confindustria Catanzaro Daniele Rossi, passando poi la parola a Paolo Abramo Presidente Camera di Commercio di Catanzaro e quindi al professore Luigi Ventura Direttore del Dipartimento di Scienze Civiche, Storiche Economiche e Sociali. Il seminario è stato arricchito dagli interventi di Enrico Mazza (Assistente alla Cattedra di Diritto Commerciale presso l’Università Magna Grecia), Saverino Verteramo (Docente di Gestione Aziendale presso l’Unical), Antonio Mazzei (Direttore CalabriaInnova) Riccardo Barberi (Technest), Domenico Quaglio (Bridges to Italy) ed Elena Console (Presidente della Sezione Terziario di Confindustria Catanzaro). Un progetto volto a prestare un aiu-

to concreto ai giovani che guardano con speranza al mondo imprenditoriale, proprio perché uno dei compiti del gruppo dei Giovani di Confindustria, secondo il presidente Rubbettino è «diffondere cultura d'impresa nelle giovani generazioni», attraverso la creazione di una reti di rapporti con il mondo accademico e con le scuole, come percorso innovativo nell’approccio operativo nell’affrontare una preoccupante problematica, quel tasso di disoccupazione under 24 che si avvicina alla soglia del 40% in Italia, e in Calabria al 50%». «Dopo l’acquisizione delle informazioni, da trasmettere allo “Sportello”, sul progetto – ha spiegato ancora Rubbettino – in particolare, l’aspirante imprenditore incontrerà il Comitato Scientifico con il quale analizzerà più nel dettaglio la fattibilità dell’idea. Una volta costituita l’impresa l’imprenditore potrà usufruire, inoltre, dei servizi forniti dai partner (commercialisti e notai) ad un prezzo concordato


attualità e convenzionato e potrà iscriversi al Sistema Confindustriale usufruendo di tutti i servizi riservati agli associati». Il Gruppo Giovani, coadiuvato da un Comitato scientifico e da altri partner, affiancherà il giovane e lo assisterà in tutte le fasi necessarie all’avvio del proprio progetto imprenditoriale, comitato tecnico scientifico che sarà composto dal Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Calabria, da Aldo Ferrara, vice presidentedel Cda di Unionfidi Calabria, da Saverino Verteramo, da Enrico Mazza e dal professor Rocco Reina dell’Università Magna Graecia di Catanzaro «Il gruppo dei Giovani di Confindustria è da stimolo alle attività di sviluppo, inventa le cose migliori, forse più strane ma migliori – afferma Abramo –. Lo sportello è qualcosa di positivo in virtù del fatto che aiuta e accompagna coloro non hanno maturato l’esperienza giusta per ridurre al minimo gli errori». «Ho aderito immediatamente a questa proposta trovo importante il collegamento tra università, mondo dell’impresa e mondo del lavoro perché siamo istituzioni che corrono il pericolo dell'autoreferenzialità – ha detto il professore Luigi Ventura – si corre il rischio di regredire, senza impresa, soprattutto piccola e media e senza cultura non c’è speranza si crescere». «E’ vero che non siamo qui a dare denari – ha detto Enrico Mazza – qualcuno lo farà per noi, e in questa direzione guardiamo con fiducia alla Camera di Commercio, ma noi siamo pronti a dare il nostro contributo per individuare

la formula più idonea di finanza agevolata a cui accedere». Mazza approfitta dell’occasione per diffondere una “freschissima” circolare del Ministero per l’industria, lo sviluppo e l’economia che vede proprio le aziende start up come soggetti beneficiari: a disposizione un gettone da 190 milioni, per le regioni ad obiettivo convergenza, come la Calabria. Il professore prof. Saverino Verteramo, docente di gestione aziendale, corso di laurea ingegneria gestionale dell’Università della Calabria, ha parlato dettagliatamente di “modelli di business”. «Il vero problema – spiega – è chiederci perché vogliamo avviare una start up e se rispondiamo perché siamo senza lavoro, non partiamo con il piede giusto». Insomma, creare un’azienda come risposta alla disoccupazione è solo un modo per mettere in piedi un’impresa che rischia di non essere duratura nel tempo. Capire qual è il valore che l’impresa crea al cliente, costruire il business model, che sia corrente in tutta le sue parti, soddisfare un desiderio, risolvere un problema, in poche parole, individuare quale è il bisogno, e dare risposte innovative. Si tratta insomma di uno sportello che «deve avere capacità di intercettare esperienze tecnico-professionali per tradurre in capacità di impresa», aggiunge Antonio Mazzei di CalabriaInnova. Senza dimenticare il punto di partenza che può innescare un percorso virtuoso delle politiche pubbliche per l’impresa: fare rete e sistema, promuovendo la rete regionale dell'innovazione, e dei servizi a questa annessa. «Noi di CalabriaInnova – ha aggiunto Mazzei – ci siamo orientati verso la realizzazione di un modello diverso, che prevede lo snellimento delle procedure di intercettazione e valutazione delle idee innovative e che accompagna gli aspiranti imprenditori in tutte le fasi della costituzione

dell’impresa, anche attraverso brevi ma intensi cicli di formazione. Per tale ragione accogliamo con entusiasmo la presentazione dello Sportello Start Up, che contribuisce a mantenere un clima di interesse e vivacità intorno al tema dell’innovazione. Esprimiamo pertanto la volontà di offrire la nostra piena collaborazione – ha concluso il direttore di CalabriaInnova – inserendo l’iniziativa tra le sinergie e le azioni già intraprese con l’attuazione del progetto Start Cup Calabria, la cui quinta edizione ci vede partner dell’Università della Calabria, e con il nuovo progetto SMOAC – Sistema Microcredito Orientato Assistito alle imprese calabresi, che offrirà servizi di orientamento, tutoraggio, assistenza tecnica e analisi finanziaria». Di innovazione, oltre che della necessità di colmare il gap infrastrutturale puntando sulle eccellenze, ha parlato anche Domenico Quaglio, presidente di Bridges to Italy Italia, che ha sede in Calabria. La fondazione internazionale è nata a Los Angeles con lo scopo di offrire servizi mirati all’internazionalizzazione delle start up e agevolare le aziende orientate all’innovazione nelle operazioni di espansione dall’Italia agli Stati Uniti. Le conclusioni sono state affidate a Elena Console, che si è concentrata sulle finalità e le potenzialità del Premio Best Practices per l’Innovazione, un progetto ideato da Confindustria Salerno nel 2005. Il progetto ha interessato 19 regioni italiane e punta alla creazione di una rete di innovatori dal basso e si propone come «catalizzatore di numerose iniziative ed eventi mirati all’incontro con potenziali finanziatori, oltre che come promotore della diffusione di un’adeguata cultura d’impresa che contempli creatività, innovazione, responsabilità e capacità di integrarsi in modo consapevole nel sistema economico-sociale». •

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Il portale Suap è realtà Eviterà duplicazioni procedurali e una inutile burocrazia di Danilo Colacino

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receduto da una conferenza stampa di presentazione, il Workshop di avvio del Sistema Calabria Suap (una sorta di ponte web tra pubblica amministrazione e operatori economici) ha registrato una notevole partecipazione di imprenditori, professionisti, e “semplici cittadini” accomunati dall’interesse per un progetto - in apparenza quasi banale, un classico uovo di colombo - che potrebbe risultare addirittura rivoluzionario in una regione alle prese, fra l’altro, con soffocanti pastoie burocrati-

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che. Al centro della discussione, come premesso, il varo ufficiale del portale Suap. In altre parole la piattaforma che consentirà di gestire online le procedure amministrative e autorizzative in base a quanto sancito dal Decreto del Presidente della Repubblica 160 del 2010. Un atto, quest’ultimo, che sostiene e rilancia la funzionalità e il ruolo degli Sportelli unici, mirando alla semplificazione e al supporto della competitività delle imprese. Il sito internet rappresenta, di conseguenza, il punto unico di contatto tra le aziende e i Comuni di riferimento, fungendo da gateway telematico per l’indirizzamento delle domande diretta-

mente verso i soggetti deputati al rilascio dell’autorizzazione in maniera da evitare duplicazioni procedurali e inutile burocrazia che rallentano moltissimo l’iter. L’iniziativa di presentazione del Sistema è stata suddivisa in due appuntamenti, a cominciare dall’incontro con i giornalisti - tenutosi nella Sala Giunta di Palazzo di Vetro - a cui hanno preso parte il commissario della Provincia Wanda Ferro (nelle vesti di padrona di casa), il prefetto Antonio Reppucci, l’assessore regionale alle Attività produttive Demetrio Arena (anche in rappresentanza del governatore Giuseppe Scopelliti), il dirigente della Regione Francesco Ven-


attualità neri, i dott. Antonio Giulio Frustaci e Stefania Rutella per conto dell’ente intermedio e il responsabile dei Servizi informatici di Fincalabra Carmine Canino. Quasi tutti hanno partecipato anche alla successiva giornata di illustrazione del programma con accanto, fra gli altri, il referente di Fincalabra Francesco Della Nera e l’esperto della società di consulenza per la direzione e formazione manageriale specializzata in interventi di innovazione e modernizzazione Lattanzio e Associati, Ferdinando De Luca. Il Suap non andrà a esclusivo vantaggio dei privati, dal momento che gli enti locali potranno gestire e monitorare le pratiche in modo efficiente così da rilasciare una autorizzazione unica al richiedente. Le disposizioni del Dpr n. 160 costringono i Municipi a un grande impegno, perché devono avviare, gestire e concludere, i procedimenti mediante la via telematica. Per qualsiasi necessità, inerente alle attività produttive, il Suap comunale deve essere in grado di fornire alle imprese una risposta, unica e tempestiva, al posto di tutte le strutture e gli organismi coinvolti nel procedimento. In questo nuovo scenario, anche per effetto della normativa sul decentramento amministrativo (L.R. 34/2002), il ruolo delle Province, dei Municipi e degli altri enti preposti all’espletamento delle procedure e chiamati ad attuare la riforma è fondamentale. Ecco perché il Por Calabria Fesr 2007/2013 supporta, in tale direzione, la totalità dei soggetti istituzionali (Regione, Prefetture, Province e Comuni) e rappresentativi del mondo economico e produttivo (organizzazioni di categoria, ordini professionali e così via), destinando allo specifico scopo ingenti risorse. Un sostegno assicurato agli sportelli Sapp e Suap (ai quali sono devoluti cospicui fondi per il potenziamento) attraverso una governance multilivello con il Surap. La Provincia di Catanzaro, in particolare, riveste il ruolo

Rutella, Canino, Frustaci, Venneri, Della Nera, De Luca

di coordinamento dell’intero programma su base territoriale e di realizzazione di alcune delle attività a più alto impatto sul sistema produttivo e amministrativo locale. L’interfaccia web Calabria Suap, gestita direttamente dal data center della Regione, costituisce l’esclusivo strumento di contatto tra le imprese e i Municipi che può rispondere alle esigenze del mondo produttivo, garantendo una gestione efficace e trasparente dei vari processi amministrativi. La commissaria Ferro ha espresso la propria soddisfazione per l’iniziativa: «Abbiamo compiuto un incessante lavoro sinergico, finalizzato alla realizzazione di un obiettivo importantissimo. Abbiamo dialogato con 20 amministrazioni locali e 67 Comuni. Il sistema informativo detterà da adesso in avanti una nuova tabella di viaggio, che vi assicuro farà camminare molto più spedite le aziende calabresi e in generale i cittadini». A seguire l’assessore Arena ha esordito, dicendo: «Purtroppo l’Italia, tra le varie lacune che patisce, fa segnare pure un pessimo piazzamento nella graduatoria dei rapporti fra le imprese e la p.a. Un dato che contribuisce a far ulteriormente perdere appeal al Paese agli occhi dei grandi investitori i quali preferiscono fare operazioni in altre nazioni. Ragion

per cui ogni iniziativa che possa servire ad assottigliare questo gap va salutata positivamente e appoggiata in ogni maniera. Riferendoci più specificamente agli Sportelli unici – ha proseguito – diciamo che è un mezzo tramite cui si elimineranno le criticità connaturate ai procedimenti amministrativi in tempi molto brevi. Le pratiche saranno monitorate continuamente e si scorgeranno subito i motivi di eventuali intoppi che sarà possibile rimuovere abbastanza rapidamente». In conclusione le considerazioni del dott. Reppucci: «Una volta tanto abbiamo assistito a un lungimirante esempio di istituzioni cooperative. Ma mi soffermo anche su un profilo, non messo sufficientemente in rilievo. Mi spiego. Grazie all’apertura del portale c’è una pessima abitudine che dovrebbe subire un duro colpo. Il riferimento è all’intervento della politica in determinati procedimenti, al fine di snellirli per poi però fare clientela. Un modo squallido di guadagnarsi il consenso. Dal mio punto di vista, sempre orientato a un intransigente rispetto della legalità che va tutelata sopra ogni cosa, questo è un aspetto fondamentale. Peccato, quindi, che molti Municipi risultino ancora inadempienti, denotando purtroppo scarsa sensibilità». •

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attualità

Sbarco in California per la TEC.AL.CO L

a TEC. AL.CO. (TECnologia Alluminio Conduttori) azienda localizzata nell’area industriale del Porto di Gioia Tauro, start up nata grazie a un progetto fortemente innovativo nell’ambito dell’Alluminium Technology finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico, grazie al suo elevato livello tecnologico nella produzione di conduttori elettrici di alluminio è stata selezionata da una importante società americana operante a livello mondiale, la californiana CTC

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Global, intenzionata a consolidare la sua presenza anche in Europa. L'accordo industriale sottoscritto a Irvine in California dai CEO (Chief

Executive Officer) delle due aziende, Ingg. Jason Huang e Domenico Barbieri, rappresenta l'inizio di una nuova era nella realizzazione di elettrodotti ad alta efficienza energetica. L'obiettivo è quello di sostituire i più pesanti conduttori elettrici bimetallici (alluminioacciaio), attualmente usati, con conduttori elettrici di nuova generazione ottenuti dalla combinazione di un conduttore di alluminio altamente performante prodotto dalla Tecalco con il “carbon core” prodotto dalla CTC.


attualità

I vantaggi derivanti dalla riprogettazione che la Tecalco ha fatto del conduttore di alluminio unitamente all’utilizzo del “Carbon Core” (cuore in fibra di carbonio isolato con lana di vetro e resina ipossidica) della CTC vanno dalla maggiore efficienza energetica, alla maggiore leggerezza, dalla maggiore resistenza alla corrosione, alla maggiore resistenza alle alte temperature cui corrisponde un impatto ambientale fortemente ridotto sia in termini di CO2 sia in termini di acidificazione atmosferica. Ad essi vanno aggiunti tutti i vantaggi economici, ambientali e di sicurezza legati al minore peso e alla maggiore facilità di installazione anche per via dell’innovativo sistema di ancoraggio alla scopo ideato da quast’azienda Californiana che ha protetto questo innovativo sistema di realizzazione degli elettrodotti con oltre 90 brevetti a livello mondiale. Tali conduttori infatti consentono di aumentare la potenza elettrica degli elettrodotti esistenti mantenedo inva-

riate le infrastrutture, evitando cioè la rimozione e lo smaltimento dei tralicci esistenti e pertanto con minore impatto ambientale. La joint venture TECALCO-CTC prevede inoltre l’accompagnamento e la formazione one to one per i tecnici progettisti e per le imprese installatrici operanti non solo in Italia ma anche in altri Stati europei (Romania, Serbia, Slovacchia, ...) dove sono maggiormente presenti le più importanti Multiutility Italiane come Enel e Terna. Grazie all’utilizzo dei nuovi con-

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Essere stati scelti quali partner industriali italiani ma soprattutto europei per noi è stato motivo di grande orgoglio ed ha rappresentato un prestigioso riconoscimento ai sacrifici, all'impegno ed al duro lavoro profusi negli ultimi anni»

duttori sarà dunque possibile aumentare la potenza delle esistenti linee senza costi infrastrutturali, migliorando le prestazioni in termini di efficienza e di risparmio energetico ed impiegando un prodotto made in Italy più resistente e più leggero frutto di anni di R&D che combina il know-how italiano nella trafilatura e cordatura dell’alluminio con quello statunitense nell’impiego della fibra di carbonio, nel pieno rispetto di tutte le normative e le certificazioni previste dal settore specifico. «Essere stati scelti quali partner industriali italiani ma soprattutto europei per noi è stato motivo di grande orgoglio ed ha rappresentato un prestigioso riconoscimento ai sacrifici, all'impegno ed al duro lavoro profusi negli ultimi anni», dichiara l’amministratore Domenico Barbieri. «Lo scenario è di portata internazionale e poter ricoprire un ruolo attivo sarà una grande opportunità per la Tecalco e per tutto il territorio calabrese grazie alle molteplici potenziali ricadute occupazionali, economiche, di immagine e sociali che arriveranno. Considerato, tra l'altro, che la vendita dei nuovi prodotti comporterà, vista la loro innovatività, anche l'assistenza e la formazione del personale tecnico preposto alle installazioni, prevediamo di creare delle nuove figure professionali interne da formare con un interscambio Italia-USA. Il nostro obiettivo principale sarà quello di poter annoverare tra i nostri clienti anche le grandi realtà italiane come Terna e Enel. Mi auguro fortemente – ha concluso – che la Calabria riesca a colmare il GAP che la separa dai paesi più evoluti a cominciare dall’Area Industriale nella quale ci troviamo, che pur non avendo nulla da invidiare a quella Californiana dal punto di vista strategico, logistico e paesaggistico pecca fortemente per infrastrutturazione e manutenzione». •

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RestartCalabria

N.1 - Agosto 2013

La passione? Una leva per l’innovazione

EDITORIALE

Riattiviamo l’innovazione Si può fare innovazione in Calabria? È questa una regione ospitale per i nuovi investimenti o per la nascita di start up innovative? Che speranza hanno i ricercatori calabresi di vedere i propri studi trasformarsi in business di successo senza per forza dover andare altrove? Queste le domande che in molti ci hanno posto fin dalla nascita di CalabriaInnova, domande alle quali stiamo cercando di dare risposta attraverso la Rete Regionale dell’Innovazione: un modello di intervento integrato che coinvolge tutti gli attori dell’innovazione. Un’iniziativa della Regione Calabria, coordinata da CalabriaInnova che vede protagonisti Confindustria Calabria, le tre Università calabresi,

il servizio a pag. 3 >>

Indice Unioncamere e i Poli dell’Innovazione. Restart Calabria è un diario di bordo, dove vogliamo raccontare le tappe di questo percorso. Incontreremo imprenditori illuminati che ci racconteranno i loro progetti di innovazione; parleremo con il ricercatore che sta portando sul mercato il risultato della sua ricerca; conosceremo l’inventore che sta per dar vita al suo prototipo o il giovane imprenditore che ha deciso di mettere in gioco con coraggio le sue competenze. Tutto questo è Restart Calabria, nel cui nome è racchiusa l’ambizione comune a tutti gli attori della Rete: riaccendere, riavviare, rimettere in moto l’economia calabrese, dando nuovo impulso ed energia all’innovazione e alla ricerca industriale. Buona lettura. Mario Caligiuri – Assessore alla Cultura, Istruzione e Ricerca - Regione Calabria

DALLA RETE Notizie dagli attori dell’innovazione

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STORIE D’INNOVAZIONE Intuito e passione: la ricetta di Europan per l’innovazione

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Idee di successo a colpi di Start Cup

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NUOVI MATERIALI UPM ProFi Deck: la perfetta sintonia fra sostenibilità e performance

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SCENARI TECNOLOGICI BIPV: sistemi fotovoltaici integrati nelle costruzioni edilizie

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VETRINA DELLA RICERCA L’edilizia sostenibile in laboratorio

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CHANCE

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IN AGENDA

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DALLA RETE

Notizie dagli attori dell’innovazione A cura di Alessia Salamone

Unioncamere: un corso per l’internazionalizzazione d’impresa Sostenere le micro e piccole imprese nell’avviare, ripensare e rafforzare la propria presenza sui mercati esteri. Con questo obiettivo, Unioncamere Calabria ha organizzato il corso in Commercio Estero, per formare giovani laureati inoccupati o disoccupati sui temi e le problematiche dell’operare con l’estero. Per saperne di più: www.uc-cal.camcom.gov.it

Il talk show di presentazione della Rete Regionale dell’Innovazione – 18 aprile 2013

I Contact Point di CalabriaInnova Grazie alla collaborazione con le tre università calabresi, nascono i Contact Point di CalabriaInnova. Gli sportelli, attivi presso i Liaison Office degli atenei, offrono a laureati e ricercatori servizi di supporto alla brevettazione e di accompagnamento alla creazione di aziende spinoff. Il primo Contact Point è già attivo presso l’Università della Calabria. A breve partirà quello dell’Università Mediterranea presso il SARITT-ILO ed è in arrivo anche lo sportello dell’Università Magna Graecia, realizzato in collaborazione con Biotecnomed, il Polo d’Innovazione delle Tecnologie della Salute. I Contact Point si inseriscono nelle attività di sviluppo della Rete Regionale dell’Innovazione.

convegno Italian Symposium on Advanced Database System, ha organizzato un seminario dedicato all’importanza delle ICT per le Smart City e al ruolo dei Poli d’Innovazione nello sviluppo regionale. In occasione dell’evento, l’ICT Calabria ha presentato le attività del progetto TETRIs, un’iniziativa innovativa realizzata nell’ambito delle smart cities e finalizzata al monitoraggio e al controllo del territorio. Per maggiori informazioni: www.cc-ict-sud.it

Nasce a Catanzaro lo Sportello Start up

L’Italian Symposium dell’ICT Calabria

Vuoi dare vita a una nuova impresa e hai bisogno di confrontarti con il mondo imprenditoriale? I Giovani di Confindustria Catanzaro hanno presentato il nuovo Sportello Start up: un help desk per fornire prima assistenza alle nuove idee imprenditoriali, dalla valutazione del progetto al business plan.

Il Polo di Innovazione ICT Calabria, nell’ambito della 21esima edizione del

Per maggiori informazioni: www.giovaniimprenditori.cz.it

Per saperne di più: www.calabriainnova.it

Il successo dei Contamination Lab di Reggio Calabria e Cosenza Medaglia d’oro per Reggio Calabria e le sue Università; argento per l’Università della Calabria di Cosenza. Un successo che sa di “contaminazione”. Il progetto Contamination Lab promosso dall’Università Mediterranea, infatti, in partenariato con l’Università per Stranieri “Dante Alighieri” e con il MEDAlics – Centro di Ricerca per le Relazioni Mediterranee, guadagna il primo posto nella graduatoria del Bando Startup – Linea 4 del MIUR. Grande successo anche per l’ateneo cosentino che si aggiudica il secondo posto. I Contamination Lab sono luoghi connessi e accessibili, formati da spazi sia informali (co-working space) sia formali (aule per corsi/seminari), pensati per facilitare la diffusione delle risorse - umane e di know-how - presenti in ambito scientifico-universitario. Costituiscono un punto di riferimento in cui poter effettuare l’analisi, la pre-valutazione e lo sviluppo di business plan per idee progettuali innovative. Attraverso la creazione di spazi fisici e virtuali si faciliteranno nuove modalità di integrazione, interazione e collaborazione tra studenti e docenti universitari, imprenditori, istituzioni e territorio. Per saperne di più: startup.miur.it


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STORIE D’INNOVAZIONE

Intuito e passione: la ricetta di Europan per l’innovazione di Valentina De Grazia

Trentotto anni, imprenditore per tradizione familiare, intuito sopraffino e capacità di prevedere il futuro. Andrea Paola, negli ultimi 10 anni è riuscito a costruire a Rogliano, un’impresa vincente, non di mattoni e cemento come quella di suo padre, ma di rivestimenti leggeri, resistenti e soprattutto a impatto zero. La sua azienda, Europan, produce pannelli per condotte aerauliche in poliisocianurato. Poliuretano, per intenderci. Ma non chiamateli così in sua presenza: Andrea Paola ci tiene a chiamare le cose con il proprio nome. È un imprenditore verace, curioso, appassionato, incline alla ricerca e alla risoluzione dei problemi con creatività: doti che lo hanno certamente aiutato. Nel 2003, grazie all’incoraggiamento di suo padre, ha preso in mano l’azienda che attraversava un brutto momento. Dopo due anni di notti insonni e stomaco a pezzi ha cominciato a vedere i primi risultati. Oggi Europan è tra le tre aziende leader in Italia nella produzione e commercializzazione di pannelli in poliisocianurato, ha un fatturato di circa 4 milioni di euro e vende in tutto il mondo. Il suo è diventato un marchio di qualità che i clienti sfoggiano con orgoglio. Ha una rete di distribuzione internazionale e una rete vendita nazionale. Negli ultimi mesi sta sviluppando dei punti vendita, gli Europan point, nei quali, dopo aver inviato attraverso un software il proprio progetto, si può passare a ritirare il materiale già tagliato e pronto da montare. Lo incontriamo nel suo ufficio, nella zona industriale di Rogliano, per farci raccontare la sua storia. Com’è cominciato tutto? Europan è nata dall’intuizione di alcuni imprenditori locali (ora miei soci) che hanno pensato di produrre sul nostro territorio un prodotto innovativo. Il mio ingresso in azienda risale al novembre 2003, l’azienda viveva un brutto momento dal punto di vista finanziario. Aveva però un’opportunità per ripartire: un finanziamento del Ministero dello Sviluppo Economico, un PIA Innovazione. L’abbiamo utilizzato per acquistare una linea altamente tecnologica e per assumere un chimico esperto in materia. Grazie a questo intervento siamo riusciti a realizzare la nostra personale ricetta per la produzione dei pannelli: ecologica, modulare e che garantisce un eccellente isolamento termico. Possiamo gestire da soli tutto il processo produttivo e intervenire per migliorarlo costantemente. Abbiamo anche abbattuto i costi, con sfrido quasi nullo, maturando una competitività altissima in poco tempo. In 8 anni ho recuperato l’investimento e ho colmato il gap di 15 anni di esperienza che ci divideva dal leader italiano di settore. In quegli anni è nata

Andrea Paola Amministratore delegato di Europan srl

la consapevolezza dell’importanza della ricerca, anche perché i clienti hanno subito apprezzato la qualità del nuovo prodotto. Da allora, tutto è stato più semplice. Crisi e innovazione: qual è la ricetta di Europan? Fare ricerca è, secondo me, l’unica possibilità di restare sul mercato e di far crescere la propria azienda. In periodo di crisi, l’imprenditore si pone un quesito legittimo: tirare i remi in barca e aspettare tempi migliori, oppure continuare a investire, credendo che l’innovazione sia una leva ancor più importante,


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oltre che redditizia. Io ho scelto questa seconda strada: Europan investe ogni anno dal 3 al 5% del fatturato in ricerca. Sicuramente è un costo, a volte elevato e dall’esito incerto, ma credo fermamente che tra i rischi dell’attività di un imprenditore, la ricerca debba essere al primo posto. Non c’è strategia migliore per la crescita. Fare innovazione, inoltre, serve anche a ottenere un altro risultato, indiretto, ma dall’impatto altrettanto considerevole: un miglioramento dell’immagine aziendale. Attualmente stiamo lanciando due nuovi prodotti, mentre siamo in fase di ricerca avanzata su un terzo che dovremmo realizzare entro fine anno. Per questo si è rivolto a CalabriaInnova. È soddisfatto? Che vantaggi ne ha tratto? In virtù di alcune esperienze passate, non ero molto propenso a lavorare con la Pubblica Amministrazione, perché la gestione del progetto di ricerca prevede troppa burocrazia e i tempi sono lunghi. E il tempo è una leva dell’innovazione. Quando ho incontrato i broker di CalabriaInnova, invece, sono stato felicemente contraddetto: ho conosciuto esperti preparati e rapidi nel darmi le risposte che cercavo. Inoltre, le informazioni di scenario che mi sono state fornite sono state molto utili per orientare la ricerca nella giusta direzione, così come la proposta di valide soluzioni alternative. Questo mi ha fatto anche capire che il lavoro di analisi era stato molto approfondito. Importante il contributo di CalabriaInnova anche nella fase di ricerca applicata: ci ha messo in comunicazione con labora Un particolare dell’impianto di Europan

NUOVI MATERIALI

UPM ProFi Deck: la perfetta sintonia fra sostenibilità e performance Rubrica a cura del servizio CI Materiali – imprese@calabriainnova.it

Proviene dalla Finlandia UPM ProFi Deck, il bio-pannello in perfetta armonia con la filosofia delle tre “R” dell’ecologia (Reduce, Reuse & Recycle) e con interessanti prestazioni tecniche. Si tratta di un tavolato in legno-plastica (WPC) realizzato dal riciclo di etichette autoadesive. La casa madre produce prodotti in carta e utilizza le eccedenze del processo come materia prima per la composizione del WPC. Anche gli scarti risultanti dalla produzione del pannello vengono nuovamente reinseriti nel processo produttivo. Le tavole, realizzate per estrusione, sono a bassa densità e presentano un’eccellente resistenza all’usura, un’elevata resistenza a fatica a flessione e un basso coefficiente di espansione. Sono disponibili in lunghezze da 300 a 7.000 mm, con larghezza 150 mm e spessore 28 mm, nelle colorazioni autunno caldo, pietra scura e ombra blu. Possono essere utilizzate per pavimentazioni e superfici di pareti per interni ed esterni. Il materiale è fono-assorbente, ha elevata resistenza del colore, elevata resistenza chimica, alle macchie, all’acqua, ai raggi UV, ai graffi. Per maggiori informazioni scopri il servizio CI Materiali di CalabriaInnova in collaborazione con Material ConneXion Italia: www.calabriainnova.it


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tori e competenze altamente specializzate nella sperimentazione e test di nuovi trattamenti superficiali. Queste expertices sono attualmente impegnate a contribuire al nostro progetto d’innovazione. Spero di poterlo concludere entro fine anno, per proporre la novità alla prossima fiera internazionale di Milano, l’EXPO CONFORT. La Calabria è una sfida possibile? Da dove si può ripartire? Fino a qualche anno fa il vero handicap della Calabria era la distanza rispetto ai grandi paesi europei. Oggi, in seguito al peggioramento delle condizioni finanziarie dell’Eurozona, i mercati emergenti come l’Africa, l’America Latina, hanno permesso di ribaltare il problema logistico a favore delle nostre aree, perché servite dal porto di Gioia Tauro. Per un’azienda come Europan che si affaccia sui mercati esteri, questo è molto positivo. Per le aziende che invece non esportano all’estero è un periodo veramente drammatico. Ma noi calabresi siamo nati insieme alla parola “crisi”, quindi siamo avvantaggiati. Non ci facciamo prendere tanto facilmente dal panico. E poi, credo che siamo più bravi degli altri a risolvere i problemi con praticità, una capacità che ci deriva dall’intuito. Lei è molto positivo e combattivo, dove trova la spinta per andare sempre avanti? La mia è passione. In Italia l’imprenditore l’ha persa. Entusiasmo, ci vuole più entusiasmo. I pannelli di Europan

SCENARI TECNOLOGICI

BIPV: sistemi fotovoltaici integrati nelle costruzioni edilizie Rubrica a cura del team Informazione Brevettuale e Documentale brevetti@calabriainnova.it

Gli studi di scenario tecnologico sui brevetti sono strategici per compiere scelte aziendali d’investimento mirate e consapevoli. Attraverso una panoramica sui principali attori dell’innovazione e sulle caratteristiche del mercato di riferimento, si possono individuare le tecnologie del futuro, i mercati geografici in crescita o in declino, i trend di sviluppo e i players cui rivolgersi per partnership e licenze. Ecco i risultati di un’analisi realizzata nell’ambito della letteratura brevettuale, sui sistemi fotovoltaici integrati nelle costruzioni edilizie, i BIPV, Building Integrated Photovoltaics.

Tra il ‘90 e il 2013 risultano almeno 316 documenti brevettuali. La tecnologia indagata è stata oggetto di forti investimenti in R&S tra il 2006 e il 2010, con un picco di depositi nel 2009, presumibilmente a seguito dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, per poi approdare sul mercato negli anni successivi. Bisogna comunque ricordare che non tutte le invenzioni si traducono in brevetti e che potrebbero esserci riscontri solo a livello commerciale. I Principali ambiti geografici che registrano il maggior numero di depositi brevettuali sono: USA, Giappone, Cina, Germania e Francia. Top assignees/applicants: le aziende di costruzioni giapponesi Misawa Homes Co. e Sekisui Chemical Co., i cui investimenti appaiono costanti tra il ‘93 e il 2009; il presidente della Renogy, Yi Li, la cui attività inventiva si concentra maggiormente negli anni 2007-2009.


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STORIE D’INNOVAZIONE

Idee di successo a colpi di Start Cup di Giada Cadei

Un momento del TechMeeting con Antonio Bevacqua di Condomani

Entra nel vivo la Start Cup Calabria 2013, competizione tra idee innovative d’impresa organizzata da CalabriaInnova e dall’Università della Calabria. Molte le tappe che scandiscono il calendario della manifestazione, giunta alla sua V edizione, che si concluderà con la grande finale del 25 settembre, quando gli aspiranti startupper presenteranno pubblicamente le loro proposte a una giuria di imprenditori, operatori finanziari e di fondi di seed e venture capital e si guadagneranno premi in denaro e l’accesso al Premio Nazionale per l’Innovazione. Tutto esaurito per la prima fase, la ricerca di idee innovative sul territorio a bordo del Barcamper, che ha sorpreso i calabresi a fine giugno sostando nelle piazze dei 5 capoluoghi: 66 le proposte d’impresa ascoltate per un totale di oltre 200 persone salite sul camper. Le migliori 40 idee, scelte in base all’originalità, alle potenzialità di sviluppo e alle competenze dei team hanno continuato il loro viaggio verso la fase successiva, i TechMeeting di metà luglio: due giorni di approfondimento durante i quali, insieme a mentor e testimonial di rilievo nazionale, gli aspiranti startupper hanno approfondito la loro idea, ascoltato

i suggerimenti di chi “ce l’ha fatta”, esercitandosi come in un boot camp militare per presentare in modo brillante e incisivo la propria idea ai valutatori. Breve pausa ferragostana per lasciar decantare i progetti e i migliori 20 gruppi si preparano ora alla TechWeek, la settimana intensiva di mentorship dedicata alla costruzione del business plan e alla definizione delle strategie di mercato, che si svolgerà durante la prima settima di settembre. In 4 anni la Start Cup Calabria ha già collezionato numerosi successi: circa 300 le idee di business raccolte, 20 le imprese costituite, 4 milioni di euro gli investimenti in equity. Molti i partecipanti che hanno ottenuto il riconoscimento del mercato�: tre anni fa Floriano De Rango, ricercatore nel settore telecomunicazioni all’Università della Calabria, ha creato Spintel coinvolgendo alcuni dei suoi migliori studenti conosciuti durante l’attività di assistente. Il principale prodotto dell’azienda è IRC - Intelligent Remote Controller, un’app gestibile da smartphone e tablet in grado di interfacciarsi con diversi dispositivi hardware ed effettuare azionamenti per ottimizzare i costi legati al consumo di energia, luce e gas, adattandoli alle necessità ambientali.


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De Rango ci parla della sua esperienza. Quando hai partecipato alla Start Cup ti aspettavi un tale successo? Sinceramente no, è stato il mio gruppo a insistere per partecipare. Oggi li ringrazio perché quest’esperienza ci ha consentito di entrare in un circuito di investitori e mentor cui non è facile accedere normalmente. La competizione ci ha anche consentito di rilevare e correggere le criticità del nostro piano di business. Che ruolo ha una business plan competition nel lancio di una startup? Può essere un aiuto ad accelerare i tempi di definizione, strutturazione e presentazione dell’idea. Serve a mettersi in gioco, a confrontarsi, a ricevere importanti feedback e stimoli da professionisti che in passato hanno svolto o svolgono il mestiere di imprenditore o di investitore. È importante conoscere le loro aspettative, per strutturare al meglio piani di business credibili ed efficaci che possano coinvolgere figure chiave o nell’investimento o nelle partnership aziendali. Per saperne di più sulla Start Cup Calabria 2013 e per assistere alla finale del 25 settembre dove le 10 migliori idee si sfideranno a colpi di pitch, visita il sito www.startcupcalabria.it

La conferenza di presentazione di Start Cup Calabria 2013

VETRINA DELLA RICERCA

L’edilizia sostenibile in laboratorio Rubrica a cura del team Valorizzazione della Ricerca – ricerca@calabriainnova.it

Negli atenei calabresi si registra grande vivacità di ricerca nel campo dei materiali e delle tecnologie al servizio dell’edilizia. Segnaliamo alcuni laboratori e dipartimenti che hanno rivolto la propria attività di ricerca in modo particolare verso i materiali innovativi, sostenibili ed ecocompatibili.

UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI MEDITERRANEA

Dipartimento di Ingegneria Civile Analisi meccanica strutturale di costruzioni in materiale composito, modellazione meccanica della microstruttura di materiali naturali, analisi a collasso di materiali compositi fibro-rinforzati mediante tecniche multiscala.

Dipartimento di Architettura e Territorio Progettazione ambientale sostenibile, recupero ecologico e sociale del costruito, tecnologie per l’ambiente, efficienza energetico-ambientale e verifica delle prestazioni alla scala esecutiva dei progetti.

Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale - DIMEG Caratterizzazione meccanica e funzionale di materiali tradizionali e innovativi e di leghe a base di nichel e titanio per la realizzazione di compositi per applicazioni strutturali. Nuovi materiali di rivestimento per edifici a illuminamento naturale e raffrescamento passivo radiativo. Dipartimento di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e Ingegneria Chimica - DIATIC Progettazione e realizzazione di calcestruzzi auto-compattanti innovativi a basso impatto ambientale, per i quali si utilizzano sia aggregati provenienti da demolizioni sia materiali di riciclo come la gomma di pneumatici a fine vita.

Laboratorio Materiali per l’Architettura (LAMA) Nuovi percorsi informativi di consultazione su prodotti e componenti per l’edilizia attraverso l’utilizzazione di un “Sistema Informativo Materials” - attivo in rete – e di una “Materioteca Fisica”; Sperimentazione e ricerca su materiali e analisi del patrimonio edilizio esistente, materiali e trasferimento tecnologico, materiali e sostenibilità, materiali e design. Per saperne di più rivolgersi ai Liaison Office degli atenei o scrivere a: ricerca@calabriainnova.it


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CHANCE

IN AGENDA

A cura di Alessia Salamone

2-6 settembre 2013 START CUP CALABRIA 2013 – AL VIA LA TECHWEEK La settimana intensiva di tutorship e mentorship per trasformare le idee della business plan competition in progetti d’impresa strutturati attraverso corsi teorico-pratici, alternati a giornate di lavoro sul prodotto o sul servizio. TechNest - Università della Calabria – Arcavacata di Rende www.startcupcalabria.it 10-13 settembre 2013 VI SUMMER SCHOOL “GIOVANI E TRASFERIMENTO DI CONOSCENZA” Esigenze e modalità dei processi di Trasferimento di Conoscenza con i giovani e per i giovani, per generare innovazione in Italia. A cura di Netval, in collaborazione con l’Università della Calabria. Popilia Country Resort - Maierato (Vv) www.netval.it 23-27 settembre 2013 MISSION GREEN TECH Workshop promosso dal MISE e affidato a Unioncamere per migliorare la competitività del made in italy nei settori innovativi. Pechino www.camcom.gov.it 24-29 novembre 2013 MISSIONE IMPRENDITORIALE A BUENOS AIRES Workshop organizzato con il patrocinio di Unioncamere Calabria per promuovere nuove collaborazioni commerciali e industriali tra operatori italiani e argentini. Buenos Aires www.camcom.gov.it 25 settembre 2013 START CUP CALABRIA 2013 – GRAN FINALE AL TECHGARAGE Sfida tra le idee finaliste a colpi di pitch. In giuria imprenditori, venture capital, operatori ed istituti finanziari e di fondi di seed, amministratori pubblici e docenti universitari. Teatro Auditorium Università della Calabria – Arcavacata di Rende www.startcupcalabria.it 27-29 settembre 2013 TRIESTE NEXT - SALONE EUROPEO DELLA RICERCA SCIENTIFICA Promosso dal Comune di Trieste, dall’Università di Trieste e da Nordesteuropa Editore in collaborazione con tutti gli enti di ricerca e di alta formazione del territorio. WaterWISE - Salone Europeo della Ricerca Scientifica – Trieste www.triestenext.it

SMART&START In arrivo dal MISE un nuovo incentivo per le start up del Mezzogiorno: ben 190 milioni di euro destinati al sostegno delle nuove imprese innovative. Si tratta di Smart&Start, che contribuisce a coprire i costi di gestione sostenuti nei primi quattro anni di attività (Smart) e le spese per investimenti legati all’avvio dell’attività imprenditoriale (Start). La procedura di richiesta e concessione dei contributi avverrà esclusivamente via web: a partire dal 4 settembre 2013 alle 12 sarà possibile presentare domanda di agevolazione sul sito www.smartstart.invitalia.it. Per maggiori informazioni: www.smartstart.invitalia.it

WOMEN-INNOVATORS Incoraggiare le donne a intraprendere percorsi di innovazione, utilizzare al meglio le opportunità commerciali offerte dai loro progetti e diventare imprenditrici. È questo l’intento del premio Women Innovators cui possono partecipare, con progetti già realizzati, le donne residenti in uno Stato membro dell’UE, fondatrici o co-fondatrici di una società esistente e attiva. Il primo premio ammonta a 100.000 euro, il secondo a 50.000 e il terzo a 30.000 euro. La scadenza per poter partecipare è fissata al 15 ottobre 2013. Per prendere visione del bando: ec.europa.eu

PROGETTO CHARISMA Fino al 16 settembre sarà possibile partecipare al progetto Charisma (Cultural Heritage Advanced Research Infrastructures: Synergy for a Multidisciplinary Approach to conservation/restoration) sulla conservazione e restauro del patrimonio culturale. Potranno beneficiarne le Università, gli Enti di ricerca pubblici e privati, le CCIAA e le associazioni imprenditoriali. E ancora, le grandi imprese, le PMI e le microimprese. I bandi offrono la possibilità di accedere a tre tipologie di infrastrutture di ricerca europee: gli archivi di dati analitici e tecnici dei maggiori istituti culturali (musei, istituti di ricerca); la strumentazione mobile necessaria per le misurazioni tecniche dell’opera d’arte non invasive ed in-situ (MOLAB); le facilities europee di grandi e medie dimensioni. Per saperne di più: www.charismaproject.eu

RICERCA E MOBILITÀ ACCADEMICA Migliorare le prospettive di inserimento professionale di ricercatori che intendono proseguire la loro carriera in Europa. È questa l’azione del bando FP7-PEOPLE-2013-CIG, che offre ai ricercatori che pensano di stabilirsi in Europa l’opportunità di gestire un proprio budget di ricerca, contribuendo in tal modo ad agevolarne l’inserimento professionale duraturo e il successo nella carriera scientifica. Potranno partecipare i ricercatori di qualsiasi nazionalità e gli esperti, ossia persone fisiche che abbiano svolto almeno 4 anni di attività di ricerca a tempo pieno o che siano in possesso di un diploma di dottorato. Il budget totale è di 40 milioni di euro. Il sostegno finanziario consiste in un contributo annuale di circa 25.000 euro a ricercatore, per una durata massima di 4 anni. La scadenza del bando è prevista per il 18 settembre 2013. Per maggiori informazioni: ec.europa.eu

Restart Calabria, Idee e persone che cambiano il futuro, è lo speciale di CalabriaInnova. CalabriaInnova è un Progetto Integrato di Sviluppo Regionale finalizzato a sostenere i processi di innovazione delle imprese calabresi, favorendo il trasferimento di tecnologie e conoscenze sviluppate dal sistema della Ricerca al mondo imprenditoriale. Restart Calabria è a cura del Team Comunicazione & Networking di CalabriaInnova In Redazione: Francesco Bartoletta, Giada Cadei, Valentina De Grazia, Alessia Salamone Hanno collaborato a questo numero: Sonia Garieri, Teresa Granato, Rodolfo Politi, Medina Tursi Prato Per segnalazioni e info su Restart Calabria: comunicazione@calabriainnova.it

Area Industriale Benedetto XVI (Ex-Sir), Comparto 15, Padiglione F3 - 88046 Lamezia Terme (CZ) CalabriaInnova è una iniziativa di: Regione Calabria, Fincalabra S.p.A, AREA Science Park - Trieste


attualità

Il procuratore della Dda di Catanzaro sottolinea l’esigenza di rinforzare gli apparati giudiziari

Giustizia, Borrelli: “Riorganizzare sì, tagliare no” di Paolo Orofino

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l procuratore della Dda di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, ormai non perde più occasione per ribadire l’urgente necessità di rinforzare gli apparati giudiziari e investigativi delle Stato, in una terra di Calabria dove le insidie sono continue ed in ogni angolo del territorio, anche dove non te le aspetti. Il magistrato inquirente da quattro anni in servizio alla procura distrettuale di Catanzaro “approfitta” di ogni convegno dove è ospite per parlare dell’argomento. Ribadisce la questione “centrale”, per la lotta al crimine anche nelle interviste e nelle conferenze stampa successive ai blitz antimafia messi a segno nel distretto di sua competenza, quello catanzarese, che include anche le province di Cosenza, Vibo e Crotone, quindi, arrivando a coprire i due terzi del territorio calabrese. Un’esten-

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attualità

sione vastissima, che aldilà del numero di abitanti, abbisognerebbe di maggiori presidi di legalità e di maggiori unità lavorative destinate alla polizia giudiziaria, con un rinforzo dei commissariati e delle compagnie dei carabinieri, per reprimere, ma anche per prevenire i reati. Emblematico, per tale discorso, è l’esempio verificatosi a Scalea, città del Tirreno cosentino, al confine con la Basilicata, dove tutto sembrava procedere tranquillo. Poi all’improvviso, lo scorso 12 luglio, abbiamo scoperto che pure i reati procedevano “tranquillamente” finanche in municipio, dove i malavitosi del posto agivano indisturbati con la costante complicità di amministratori e dipendenti comunali. Scalea dista da Catanzaro, sede della Dda, ben 153 chilometri. Il tenore di alcune intercettazioni ha impressionato gli investigatori, abituati a captare conversazioni criptiche in altri contesti a più alta e serie densità mafiosa. Nell’inchiesta “Plinius”, che ha sgominato il clan locale, costola della cosca Muto di Cetraro, la spregiudicatezza nel parlare al telefono e l’imprudenza nel trattare liberamente alcuni argomenti “sporchi”, sono sintomatiche di un luogo dove non si ha nessuna paura, o meglio dove non c’è nessuno di cui aver paura. A Scalea, a sentire il procuratore Borrelli, potrebbe essere accaduto proprio questo. Diventa allora di tutta evidenza il bisogno di colmare determinate lacune, che di fatto

rallentano o, addirittura, ostacolano lo sviluppo socio-economico di una determinata zona. Riorganizzare sì, tagliare gli apparati giudiziari in Calabria no. Assolutamente no. «La lontananza degli apparati repressivi dello Stato – ci ha detto Borrelli – alla fine induce le persone, autori e vittime di reati, a ritenere, i primi, la non esigenza di alcuna cautela; le altre, la ineluttabilità di ogni genere di prevaricazione, a cui sentono di non poter sfuggire. Insomma, se manca lo Stato viene meno chi deve incutere timore a chi delinque e dare sicurezza ai cittadini onesti. Credo che la gestione del riordino degli uffici giudiziari calabresi sia tutto sommato avvenuta al ribasso. Nel senso che, accettata l’idea di lasciare in funzione la quasi totalità dei tribunali esistenti, si è poi deciso anche di lasciare per il resto la situazione così com’era, guardando essenzialmente a meri dati numerici, peraltro a mio parere anche piuttosto equivoci, e perdendo di vista le specificità di ogni singola area geografica, come quelle, per esempio, del distretto di Catanzaro, che occupa i due terzi del territorio regionale e che, come dimostrano i provvedimenti cautelari a cui la mia procura sta continuamente dando esecuzione, si presenta ad altissima densità mafiosa. Se in passato questi fenomeni non sono emersi è dipeso unicamente dalla ristrettezza delle risorse dedicate alle investigazioni, sia in ter-

mini quantitativi, che qualitativi. Se da un punto di vista qualitativo la situazione è in alcune ipotesi migliorata, avendo avuto il mio ufficio la possibilità, peraltro piuttosto casuale, di poter disporre di singole eccellenze investigative, da un punto di vista quantitativo le cose sono rimaste drammaticamente inalterate. Per quanto poi riguarda specificamente gli assetti organizzativi della polizia giudiziaria sul litorale tirrenico cosentino – ha rimarcato il procuratore aggiunto di Catanzaro – le carenze sono così macroscopiche che non abbisognano nemmeno di una spiegazione. Basta guardare i fatti tra Tortora a Campora San Giovanni, ben 155 chilometri di costa, sono presenti un solo commissariato e due compagnie dei carabinieri. E non si tratta di reparti di una consistenza speciale. In tutto alla polizia giudiziaria, competente al contrasto sia dei reati ordinari che di quelli di mafia, saranno destinate una ventina di unità. Penso – ha aggiunto Borrelli – che una dimostrazione significativa di un’inversione di attenzione sulla Calabria possa essere, per quanto riguarda l’organizzazione degli apparati a tutela dei cittadini, la costituzione di un gruppo carabinieri dotato di adeguata composizione numerica sul litorale del Tirreno cosentino ed un potenziamento significativo del commissariato di Paola. Se poi, tutto si arresta di fronte all’affermazione : “non ci sono soldi” e che “non si trova gente che vuole venire in Calabria” allora non resta che rassegnarci tristemente a questo stato di cose. Si tratta di una opzione, perché la rimozione dei problemi è uno dei possibili modi per non doverli affrontare. L'importante, però, è assumersi le proprie responsabilità, come facciamo ogni giorno noi che lavoriamo su questo territorio,  e non riesumare, ad ogni episodio eclatante, una sensibilità destinata a venir meno il giorno dopo».•

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attualità

Innovazione e ricerca fanno rima con… Caffo! N

Illustrati i risultati di un progetto durato tre anni e realizzato con il contributo della Regione

on è stata la semplice presentazione dei risultati di un progetto. Non è stato il solito convegno per discutere di programmi che si concretizzeranno nel futuro. Si è trattato, piuttosto, dell’occasione per ricordare che, anche in Calabria, operano aziende capaci di fare dell’innovazione e della sperimentazione la chiave del loro successo. Com’è il caso della Distilleria Caffo. In una sala gremita (quella dell’Hotel “501” di Vibo), docenti universitari, ricercatori ed esperti si sono confrontati su un tema molto caro al patron Pippo Caffo e a suo figlio Sebastiano Giovanni, Ceo del gruppo: il contributo della ricerca

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alla valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti tradizionali. Il tutto partendo dalle risultanze di un progetto, della durata di tre anni, che ha portato non solo alla commercializzazione di nuove bevande firmate dal Gruppo Caffo ma anche a elaborare un ritratto chimico e sensoriale ad alta definizione di ciò che il territorio offre. L’obiettivo, realizzato anche grazie al Por Calabria, è stato quello di avviare un laboratorio chimico e sensoriale che non fosse a servizio solo dell’azienda ma dell’intera regione e, nel contempo, di dar vita a un sistema di accoglienza che permetta al turista di comprendere da vicino il patrimonio che il territorio offre e le sue potenzialità. E’

toccato al padrone di casa, un emozionato Pippo Caffo, dare il via alla tavola rotonda. Ha ricordato che sono trascorsi ormai cinquant’anni da quando è entrato nell’azienda di famiglia e quasi cento da quando la stessa è nata. «Per cui – ha detto – non posso che essere felice e orgoglioso per aver avviato questo progetto». Il quale porterà, tra l’altro, alla costituzione di un museo della Distilleria Caffo e al “giardino delle essenze”. Un percorso esperienziale che si propone come sinergia tra passato e presente.  «Perché – ha spiegato Sebastiano Giovanni Caffo – troppo spesso ci si dimentica che la tradizione è una innovazione ben riuscita e quindi si tende a proporre pedissequa-


attualità Il convegno ha messo in luce l’importanza di questo tipo di investimenti che promuovono il made in Italy di qualità e la ricchezza che rende unico il nostro Paese... mente quanto il passato ci ha lasciato in dote, senza verificare se questo è cambiato con il cambiamento dell’ambiente e se va bene ancora per le nuove culture che vanno a incontrare i prodotti tipici e tradizionali. Troppo spesso non ci si chiede neppure se quanto oggi facciamo è coerente con la parsimonia di un tempo in cui non si buttava via nulla e quindi non si pesava sull’ambiente». Ecco, allora, il ruolo prioritario della ricerca, dell’innovazione. Il tutto finalizzato alla valorizzazione del territorio. «Tre sono state le vie esperite nel progetto: una verifica puntuale dell’esistente attraverso l’analisi chimica e sensoriale per operare un recupero selettivo della tradizione; l’impiego, attraverso una operazione di ridisegno del tipico in considerazione di quanto oggi non venga utilizzato; lo studio di nuove modalità di comunicazione. Durante il percorso – ha proseguito Sebastiano Caffo – sono stati allestiti nuovi laboratori chimici e sensoriali, eseguite sperimentazioni, messi a punto impianti e progettato un percorso esperienziale in fase di realizzazione. Qui sta un altro cardine che riguarda il futuro: portare gente in Calabria, soprattutto dall’estero, sicuri che la nostra regione la può entusiasmare. Per fare questo però, occorre pensare non solo all’offerta ma al dettaglio dei suoi contenuti e alle modalità di proposta. Ecco perché occorre – ha concluso – rivolgersi a format innovativi di narrazione e agli aspetti ludici per

generare emozione, l’unico elemento in grado di ancorare il ricordo e, quindi, di fidelizzare i clienti». Moderati dal giornalista Massimo Tigani Sava – il quale ha ricordato come, in Italia, solo il settore agroalimentare in questa fase di crisi è in grado di creare occupazione – si sono quindi susseguiti gli interventi squisitamente più tecnici. Roberto Zironi, ordinario Industrie agrarie all’Università di Udine, ha illustrato la ricerca che ha un lungo titolo: «Elaborazione di bevande alcoliche o analcoliche derivate da uve autoctone, erbe aromatiche ed agrumi coltivabili in Calabria, con aggiunta di Bioflavonoidi e polifenoli estratti da succhi di agrumi e vinacce esauste». «Un progetto molto ampio – ha detto – portato a termine in tre anni, grazie al quale abbiamo messo in evidenza alcune opportunità di utilizzo di piante officinali diffuse sul territorio calabrese ai fini della produzione di bevande. Alcune prodotte, seppur in via sperimentale, nel corso del progetto stesso». Il convegno ha messo in luce l’importanza di questo tipo di investimenti che promuovono il made in Italy di qualità e la ricchezza che rende unico il nostro Paese, ma anche la necessità di valorizzare piante officinali che aiutano a stare meglio. E’ il caso del Cardo mariano, pianta spontanea già utilizzata dalla medicina popolare come epatoprotettivo e depurativo (grazie alla presenza della silimarina) che, oltretutto, attraverso la ricerca, ha messo in evidenza un potere antiossidante importante anche per le alte percentuali che se ne possono utilizzare senza compromettere i caratteri sensoriali dei formulati. Luigi Odello, del Centro Studi Assaggiatori, ha spiegato come l’analisi sensoriale sia al servizio della ricerca per la caratterizzazione e la comunicazione dei prodotti. L'uomo sente infatti la necessità di descrivere e valutare qualsiasi oggetto proprio perché possiede un “gusto”, caratteristica che gli  consente

di provare piacere. «L’analisi sensoriale è l’insieme delle tecniche che consentono di individuare il livello di piacere che un evento offre, ma anche di descriverlo accuratamente in termini qualitativi e quantitativi al fine di migliorarlo e di renderlo ripetibile. Nell’ambito del progetto – ha affermato – sono state condotte operazioni del tutto inedite in Calabria e non solo: è stato creato un sistema di analisi sensoriale in grado di descrivere compiutamente i prodotti in termini oggettivi e correlabili con le determinazioni fisiche e chimiche; è stato profilato l’esistente dal punto di vista della percezione e dell’evocazione, dando quindi anche un valore all’apporto emozionale dei prodotti; sono stati interrogati i consumatori sui nuovi elaborati messi a punto con la ricerca. La strada tracciata punta ora nella direzione dell’impiego dell’analisi sensoriale per la comunicazione del tradizionale e dell’innovato». Piergiorgio Comuzzo, dottore di ricerca Università degli Studi di Udine, ha illustrato la caratterizzazione aromatica di vinacce e distillati di vitigni autoctoni calabresi, lavoro che costituisce una parte delle attività condotte nell’ambito dei Work Package del Progetto, il WP1 Bis, relativo alla “Individuazione dei vitigni autoctoni per la produzione di distillati di qualità e l’estrazione di aromi varietali da vitigni autoctoni”. «La vinaccia e la grappa di Gaglioppo sono state oggetto di valutazioni più approfondite ed è stato possibile – ha affermato – discriminare la vinaccia di Gaglioppo da quella di Merlot e Cabernet, denotando caratteristiche distintive per la materia prima che sono riconducibili ad aspetti compositivi legati alla varietà». Francesco De Gaetano, ricercatore dell’Università degli studi di Udine, ha presentato invece un lavoro sulla caratterizzazione delle piante officinali, studio condotto su diverse piante presenti sul territorio calabrese, quali arancio amaro e dolce, bergamotto, limone, mandarino, ►

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attualità anice, ginepro, finocchietto, zafferano, mirto, chinotto, liquirizia, cardo mariano, carciofo selvatico, genziana e assenzio. Vincenzo Lombardo, esperto tecnologo agrumario, si è occupato del “recupero dei bioflavonoidi: un aiuto alla salute, un sostegno per l’ambiente”. Si è trattato di una descrizione generale di questi composti naturali presenti nel mondo vegetale dei quali sono state elencate le loro proprietà curative, farmacologiche e l’impiego nei vari settori richiesti, compreso quello alimentare. Infine l’architetto Giovanna Zerbo ha illustrato il percorso esperienziale per valorizzare il territorio e le sue produzioni tradizionali, progetto che vede protagonista la sede del gruppo Caffo, con il museo della distilleria, il “giardino delle essenze” ed il nuovo punto vendita. Il cuore di tutto sarà il centro di analisi sensoriale costituito da sale di preparazione campioni, depositi, office, ed il punto focale è la sala di analisi sensoriale, dove sarà possibile analizzare e studiare i prodotti tradizionali del territorio. La seconda tappa del percorso è il museo: «Attraversa il tempo, dalle origini, i pri-

mi anni del 900 sino ai nostri giorni. Il visitatore – ha detto – sarà accompagnato attraverso i più antichi, sino ai più moderni, sistemi di lavorazione delle erbe e delle vinacce». La terza tappa è il giardino delle essenze, un anfiteatro verde che connette la vecchia sede Caffo alla strada provinciale “Nicholas Green”. «Il visitatore attraversando sentieri e terrazzamenti in pietra a secco conoscerà le erbe aromatiche, i vitigni, gli alberi che concorrono alla creazione dei liquori Caffo». Le conclusioni sono toccate all’assessore alla Ricerca e Innovazione tecnologica Mario Caligiuri. «In Calabria ci sono aziende che fanno innovazione e ricerca – ha detto nel suo intervento – e per questo hanno posizioni prestigiose all’interno del mercato nazionale e internazionale, a conferma di come in Calabria vi siano tante potenzialità che vanno conosciute e valorizzate». Tra i presenti al convegno anche il regista Massimo Scaglione il quale ha proiettato alcune immagini del suo film “La moglie del sarto” – protagonista Maria Grazia Cucinotta – girate proprio all’interno della Distilleria Caffo. •

Gli interventi istituzionali Al convegno di Vibo hanno partecipato diversi esponenti delle istituzioni. A cominciare dal sindaco Nicola D’Agostino il quale ha ringraziato la famiglia Caffo per quanto contribuisce, con la sua attività, alla crescita del territorio. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Camera di Commercio, Michele Lico. «Caffo ha saputo innovare, coniugando la ricerca con la competitività dell’impresa e ha coinvolto le Università per sperimentare in un settore, l’agroalimentare, trainante per il Paese. Un settore strettamente legato anche al turismo». Il presidente di Confindustria Vibo, Antonio Gentile, ha sottolineato che il “caso Caffo” dimostra come anche in Calabria le aziende possono arrivare al successo: «E’ necessario mettere in campo dedizione e professionalità». Alberto Statti, presidente di Confagricoltura Calabria, ha invece rilevato come sia necessario sforzarsi per captare nuovi spazi di mercato. «Per questo – ha detto – ringrazio la famiglia Caffo: ha saputo coniugare la tradizione con l’innovazione». Mariateresa Russo, docente di del Dipartimento di Agraria dell’Università di Reggio Calabria ha illustrato le attività del Polo di innovazione per le filiere agroalimentari di qualità, mentre il presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Calabria, Mario Romano, ha ribadito come l’azienda Caffo sia un modello da imitare: «Soprattutto – ha spiegato – perché in questa famiglia non è avvenuto un passaggio tra generazioni diverse ma, per usare le parole di Sebastiano Caffo, si è consolidata una convivenza generazionale».

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E i riconoscimenti non mancano… Limunì, il liquore di limoni calabresi inventato da Distilleria Caffo, si è aggiudicato l'edizione 2013 del Concours Mondial de Bruxelles - Spirits Selection. Limunì è stato scelto tra più di 500 alcolici prodotti in 30 nazioni diverse da una giuria internazionale di esperti del settore. "Questo Limoncello, ottenuto dall'infusione alcolica di scorze di limoni non trattati, maturati sotto il caldo sole della Calabria - è scritto in un comunicato della Distilleria Caffo - ha conquistato gli esperti, tra cui giornalisti, buyers e importatori di 15 nazioni diverse". "Per la nostra azienda - afferma Sebastiano Caffo, ceo dell'omonimo gruppo - si tratta di un successo importante che premia l'attenzione al territorio e alla selezione di materie prime provenienti esclusivamente dalla nostra regione. Un'attenzione confermata anche dalla ricerca presentata nei giorni scorsi che si propone di valorizzare le risorse e le tipicità della Calabria. Limunì nasce solo da limoni provenienti da aziende agricole ubicate nelle vicinanze della Distilleria Caffo, che vengono lavorati lo stesso giorno della raccolta. Un elemento che fa la differenza. La ricerca della qualità sin dai dettagli è fondamentale per essere competitivi dentro e fuori dai confini dell'Italia". Ma riconoscimenti continuano ad arrivare anche per il prodotto di punta dell’azienda. Si tratta del Vecchio Amaro del Capo, il liquore d'erbe di Calabria, frutto di un’antica ricetta rielaborata e migliorata dalla famiglia Caffo. Di recente ha conquistato il secondo posto nella categoria bevande alcoliche dal Panel Toluna della quattordicesima edizione di Brands Award. Il premio è dedicato alle migliori marche dei beni di consumo ed è promosso e organizzato dalle testate del Retail Gdoweek e Mark Up del gruppo Sole 24 Ore che ha assegnato al prodotto di punta della Distilleria Caffo. Tra le 29 erbe officinali che compongono l’infuso da cui trae origine il Vecchio Amaro del Capo ne ricordiamo, per le loro proprietà tonicodigestive, alcune molto diffuse in Calabria, come l’arancio amaro, l’arancio dolce, la liquirizia, il mandarino, la camomilla e il ginepro. Sotto il profilo sensoriale, il liquore si distingue per il suo gusto gentile ed aromatico, che ben si adatta anche ai palati non abituati agli "amarissimi".


economia

Formazione giuridica e impresa: concluso il progetto Dike

di Danilo Colacino

L

a funzione fondamentale della formazione giuridica di manager e dirigenti d’azienda quale motore per la crescita del sistema imprenditoriale calabrese. È stato questo lo scopo del progetto Dike (patrocinato da Unione Europea-Fse e da Regione, Confindustria e Calabria), la cui cerimonia di

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consegna degli attestati di partecipazione ai rappresentanti delle imprese e associazioni aderenti ha richiamato la presenza del gotha del tessuto produttivo regionale intervenuto nella Sala Convegni della Confederazione regionale degli Industriali. Un’occasione servita anche per promuovere un’interessante tavola rotonda su “legalità e attività economiche” alla quale hanno preso parte il curatore del corso (professionista associato dello

studio legale meneghino La Scala, che ha promosso il seminario) Ermanno Cappa (peraltro già presidente italiano degli Avvocati d’Impresa), l’assessore al Lavoro della Giunta Scopelliti, Nazzareno Salerno, e il dg dello stesso Dipartimento Bruno Calvetta nonché i presidenti di Confindustria Catanzaro Daniele Rossi, dei Giovani Imprenditori della Calabria Mario Romano e della Camera di Commercio del capoluogo Paolo Abramo. Accanto a loro, fra gli


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altri, la coordinatrice di Dike Anna Infantino, il past president dei Giovani Imprenditori della regione Sebastiano Caffo e l’ing. Floriano Noto. All’avv. Cappa e ai presidenti Romano, Rossi e Abramo, è anche toccata l’assegnazione dei “diplomi” a Fondazione Betania onlus, Confindustria Catanzaro e Vibo Valentia, Salpa Srl, Callipo Group SpA, Balzano Impianti Srl, Italiana Gas, Distilleria F.lli Caffo Srl, Lamezia Europa SpA, Forgest Srl, Si►

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Alessandro Roberto

Giacinto Callipo

Anselmo Pungitore

Domenico Capellupo

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Ilaria Triolo

cos SaS, Ligeam Srl, Mia Mondo Impresa Azienda e Ifm Srl. La giornata ha suggellato la conclusione dell’iniziativa. Il riferimento è al programma finalizzato alla promozione della cultura giuridica d’impresa. Il ciclo di lezioni (articolato in 48 ore di lezione e suddiviso in 10 moduli) è stato tenuto, oltre che dall’avv. Cappa, dai suoi colleghi Riccardo Bovino, Federico Strada, Emiliano Russo, Carlo Sinatra, Antonio Bianchi, Giovanni Cerruti, Daniela De Pasquale, Elena Farina e Giuseppe La Scala. Come premesso, nel coro della manifestazione si è parlato della contingente realtà socioeconomica del territorio con cui sono quotidianamente alle prese gli imprenditori calabresi. Il tema sviscerato ha anche offerto molti spunti sull’emergenza lavoro, ricordando la saturazione del settore pubblico a livello occupazionale e spronando i giovani, so-

prattutto quelli con altissima scolarità, a cercare sbocchi in ambito privato. Preoccupanti a Filippo Cipparrone riguardo i dati forniti, fra le altre considerazioni, dal neo assessore al ramo Salerno: «Abbiamo già speso 357 milioni di euro e ne potremo impiegare ancora 41 milioni, più un’ultima tranche di 16, che però non basteranno per dare garanzie sul futuro alle Fabio Balzano circa 18 mila persone, che usufruiscono attualmente di ammortizzatori sociali. Senza contare che, da adesso a dicembre, ovvero quando i lavori della A3 Salerno-Reggio saranno finalmente completati in base a quanto comunicato dall’amministratore unico dell'Anas Pietro Ciucci, dovremo gestire l’enorme problema di ulteriori 6 mila e 700 unità in cassa integrazione. Dati che non ci consentirebbero minimamente – ha aggiunto – di avviare un’efficace programmazione per valorizzare tutte le nostre migliori menti. Eppure noi ci sforziamo ogni giorno di cercare di cambiare le cose. Di invertire la tendenza. Ma ci vuole tempo. Tanto, considerato che niente si può risolvere a colpi di bacchetta magica. In particolare quando c’è una tale penuria di risorse da impiegare in un’efficace progettualità. Ragion per cui bisogna darsi da fare, cogliendo al volo qualsiasi opportunità anche per inventarsi, nel senso letterale del termine, un’occupazione». Un chiaro avviso ai naviganti che fa tuttavia il paio con le difficoltà di quanti vogliono fare impresa, addirittura cominciando da zero o quasi, in una re-


gione alle prese con la nefasta ingerenza della criminalità organizzata, oltreché della terribile crisi contingente in atto. Francesco Giugno Durante la discussione sono comunque state molte le considerazioni fatte dai vari relatori come quelle proposte dall’avv. Cappa: «Il nostro intento è mettere in stretta relazione legali e imprenditori al fine di far loro conoscere Sebastiano Caffo le rispettive competenze ed esigenze. È l’unico modo di instaurare una sinergia vincente per entrambi le parti». A seguire le valutazioni del dg Calvetta: «Abbiamo sempre avuto grossi intoppi nell’impiego dei fondi strutturali, ma negli ultimi anni abbiamo dimostrato di saper investire nel migliore dei modi e a supporto del territorio. Un fatto che ci fa essere ottimisti, almeno sul punto, per quanto potrà accadere nei prossimi anni». Nell’ottica del sostegno alla realtà regionale il presidente Abramo ha lanciato un appello alla Regione affinché i bandi, una volta pubblicati, non vengano successivamente annullati, causando così gravi disagi alle imprese. Il massimo esponente di Confindustria Catanzaro, Rossi, ha invece indicato nel turismo un possibile indirizzo di formazione dei giovani. «Bisogna creare – ha spiegato – una vera e propria cultura del settore, prima di intraprendervi una qualunque attività economica. È necessario che si remi tutti dalla stessa parte. Le istituzioni non possono lasciare da soli quanti decidono coraggiosamente di

Enrico Mazza

Antonia Abramo

investire, talvolta anche ingenti risorse di tasca propria». Subito dopo, però, lo stesso presidente si è soffermato su un aspetto particolarmente delicato, che tocca anche una vicenda personale di Rossi, che ha fatto cenno ad atti intimidatori subiti da un imprenditore: «Le sensazioni che si provano sono molto sgradevoli, per non dire destabilizzanti. Purtroppo le ho vissute sulla mia pelle e pure il semplice ricordo mi fa male. Il primo impulso, appena successo il fatto, è stato di lasciar perder tutto, ma poi il sangue imprenditoriale che mi scorre nelle vene mi ha spinto ad andare avanti. E non solo per la mia famiglia, quanto soprattutto per le persone care di tutti i dipendenti che lavorano e la collettività alla quale si vuole garantire un servizio e un effettivo sviluppo. Mi riferisco alla crescita che anche la Calabria può e deve conoscere per evolversi sul piano finanziario e in particolare sociale». •

Daniele Rossi, presidente Confindustria Catanzaro

Maria Rosaria Celeste

Laura Chirumbolo

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Arrivano gli incentivi per la nascita di nuove

imprese al Sud

di Enrico Mazza*

I

l Ministero dello Sviluppo Economico, con Circolare n° 21303 del 20 giugno 2013, ha previsto lo stanziamento di 190 milioni di euro, finalizzati alla nascita di nuove imprese nelle seguenti regioni: Basilicata, Calabria, Campani, Puglia, Sardegna e Sicilia. Si promuove, in queste misure, il percorso di incentivazione a favore del sistema produttivo delle regioni del Mezzogiorno d’Italia, che in tale momento puntano sulla strategia innovativa: quella strategia aziendale che consente all’azienda di dotarsi di valore aggiunto e distinguersi dalla concorrenza. In questo piccolo contributo cercheremo di riassumere gli aspetti più sa-

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lienti contenuti nella Circolare, analizzando: i soggetti beneficiari, i requisiti di ammissibilità, gli investimenti ammissibili, le forme ed intensità dell’agevolazione e infine, le modalità di presentazione delle domande con relative istruttorie e valutazioni.

Beneficiari

Iniziamo subito precisando che le agevolazioni sono rivolte alle imprese di piccola dimensione, incluse le startup innovative, costituite in forma societaria, da non più di sei mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione, aventi sede operativa e legale nei territori delle regioni sopra menzionate. Bisogna, altresì evidenziare,

che possono richiedere le agevolazioni anche le persone fisiche che intendono costituire una nuova società (quindi anche società costituende, ancora non costituite).

Requisiti di ammissibilità

Per quanto concerne i requisiti di ammissibilità, alla data di presentazione della domanda tutte le imprese già costituite (indipendentemente dalla loro forma giuridica) devono: • essere iscritte al Registro delle Imprese competente per territorio, nel caso di start-up innovative alla sezione speciale dello stesso; • avere la sede legale e operativa nei territori della Basilicata, Calabria, Cam-


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«

Le agevolazioni sono rivolte alle imprese di piccola dimensione, incluse le start-up innovative, costituite in forma societaria, da non più di sei mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione; possono richiedere le agevolazioni anche le persone fisiche che intendono costituire una nuova società» pania, Puglia, Sardegna e Sicilia; • possedere una situazione di regolarità contributiva certificabile con il D.U.R.C.; • essere in regola con le disposizioni normative in materia di sicurezza dei lavoratori; • essere in regime di contabilità ordinaria.

Forme, investimenti ammissibili e intensità di agevolazioni

Questa misura agevolativa prevede due forme di aiuto: a) aiuti in favore delle piccole imprese di nuova costituzione; b) sostegno ai programmi di investimento effettuati da nuove imprese digitali e/o a contenuto tecnologico (esclusa la regione Sardegna). Suddetta distinzione è rilevante sia in merito agli investimenti ammissibili,

sia in merito alle regioni beneficiarie, sia in merito al tipo e all’intensità delle agevolazioni previste. Infatti circa gli investimenti ammissibili, il MISE prevede per l’agevolazione di cui al punto A un contributo a sostegno delle imprese che adotteranno soluzioni (tecniche, organizzative e/o produttive) nuove rispetto al mercato di riferimento. Sono ammissibili alle agevolazioni i piani di impresa che: prevedano l’adozione di soluzione tecniche, organizzative e/o produttive nuove rispetto al mercato di riferimento; siano funzionali all’ampliamento del target di utenza del prodotto-servizio offerto; prevedano lo sviluppo e la vendita di prodotti-servizi innovativi o migliorativi rispetto ai bisogni dei clienti e/o destinati ad intercettare nuovi bisogni; propongano l’adozione di modelli di business orientati all’innovazione sociale. Mente per l’agevolazione relative al sostegno dei programmi di investimento effettuati da nuove imprese digitale e/o a contenuto tecnologico, il MISE prevede un’agevolazione a fronte della realizzazione dei programmi di investimento direttamente connessi all’avvio dell’attività di impresa, a condizione che: operino nell’economia digitale; realizzino programmi si investimento a contenuto tecnologico, finalizzati a valorizzare economicamente i risultati del sistema della ricerca pubblica e privata. In merito al tipo di agevolazione, individuate, le spese ammissibili per le quali si fa richiesta di contributo potranno riguardare per quanto concerne le agevolazioni di cui alla lettera a: interessi su finanziamenti; spese di affitto di beni strumentali; canoni di leasing; costi di ammortamento; costi salariali. Per quanto riguarda le agevolazioni di cui alla lettera b: macchinari e impianti tecnologici, hardware, software; brevetti e diritti di licenza; certificazioni, know-how; progettazioni sviluppo e collaudi di soluzioni architetturali in-

formatiche e/ o di impianti tecnologici produttivi. E’ opportuno precisare che tutti i beni facenti parte dell’investimento, come per tutte le misure di agevolazioni, devono essere strettamente funzionali per l’esercizio dell’attività di impresa e devono essere caratterizzati da un alto livello di innovazione tecnologica. Anche per quanto riguarda la forma e l’intensità dell’aiuto, è necessario distinguere le due diverse agevolazioni previste. In riferimento agli aiuti in favore delle piccole imprese di nuova costituzione è previsto un contributo in relazione ai costi effettivamente sostenuti nei primi 4 anni (in Calabria 35% per i primi tre anni ed il 25% per il quarto anno) , per un massimo concedibile di € 200.000.00. Per le start-up innovative, invece il contributo è elevato ad € 300.000,00; In merito al sostegno ai programmi di investimento effettuati da nuove imprese digitali e/o a contenuto tecnologico, il contributo concesso sarà pari al 65% delle spese ammissibili, elevato al 75% nel caso di società la cui compagine sociale sia interamente costituita da giovani di età non superiore ai 35 anni o da donne, per un massimo concedibile di € 200.000,00.

Presentazione della domanda e criteri di valutazione Quanto alla presentazione della domanda, questa deve essere redatta, pena l’inammissibilità, utilizzando esclusivamente i format previsti dalla misura ed allegando la documentazione richiesta, la quale dovrà essere prodotta esclusivamente mediante procedura informatica e firmata digitalmente dal rappresentante legale dell’impresa. La procedura valutativa che sarà adottata sarà quella a sportello, questo ►

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significa che all’invio telematico della domanda e dei relativi allegati sarà assegnato un protocollo elettronico, avendo pertanto rilevanza l’ordine cronologico di presentazione, sino l’esaurimento delle risorse disponibili. L’esaurimento delle risorse comporta la chiusura dello sportello. E’ evidente che l’elemento tempo rappresenta un fattore importante, pertanto, a mio modesto avviso chi è intenzionato ad allestire una domanda, nei modi e nei termini previsti, non può perdere tempo per evitare l’esaurimento delle risorse disponibili. Le domande potranno essere presentate a partire dalle ore 12,00 del giorno 4 settembre 2013. Le domande spedite prima non saranno prese in considerazione. Infine per quanto concerne i criteri di valutazione, la procedura di selezione è anche di tipo valutativo. Questo vuol dire che la valutazione di tipo tecnicoeconomica, verrà effettuata applicando una serie di criteri di valutazione dettagliatamente indicati negli allegati alla circolare del MISE. Suddetti criteri riguardanti le carat-

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teristiche del soggetto proponente, la qualità della proposta, la fattibilità tecnica dell’investimento, la sostenibilità economica finanziaria attribuiranno un punteggio alla domanda. Sono previsti anche i punteggi minimi per l’ammissibilità della domanda.

Conclusioni A mio modo di vedere potrebbe rappresentare un’interessante opportunità per le nuove imprese calabresi specie quelle innovative, giovanili e femminili. Quello che sicuramente colpisce positivamente è la possibilità, a differenza di come accadeva ed accade tutt’ora con l’analoga misura gestita dall’ex Sviluppo Italia oggi Invitalia, di partecipare e quindi di allestire la domanda senza passare prima dalla fase della costituzione della società. Questo determinerà, indubbiamente risparmi sia in termini di costi di costituzione sia in termini di costi di mantenimento, e capite bene che se trattasi di imprenditoria giovanile ridimensionare al minimo le spese è sicuramente cosa positiva. Altro aspetto, a mio modesto avviso rilevante, è quello riguardante la

quota parte non finanziata. La giovane impresa, a differenza di altre misure di finanza agevolata, in sede di presentazione della domanda non deve dimostrare la capacità di apporto di mezzi propri, né tanto meno bancabilità. Un’ultima considerazione consentitemela di esprimerla in merito alle risorse finanziarie messe a disposizione per la copertura di questa misura ammontanti a complessivi €190.000.000,00. Non sono pochi ma non sono nemmeno tanti considerando le regioni del sud coinvolte. Mi auguro che la Calabria si faccia rispettare sia in termini di numero di domande sia soprattutto in merito alla qualità delle stesse, questo per evitare che Campania e Sicilia, come sempre, siano protagonisti. Comunque, malgrado tutto, confermo la mia opinione complessivamente positiva, detta misura darà a chi vorrà intraprendere nella nostra difficile terra di Calabria un’attività di piccola impresa un’interessante opportunità. Per qualsiasi chiarimento e/o delucidazione, oltre a consultare il portale www.calabriaeconomia.it, dove avvieremo tutta una serie di aggiornamenti su questa materia magari affrontando e rispondendo alle domande più frequenti, presso la M.I.A. Mondo Impresa Azienda di Catanzaro (telefax 0961.777029 miapscrl@tiscali.it ) tecnici specializzati a fornire informazioni utili e necessarie per capirne di più. • *Amministratore delegato della M.I.A. Mondo Impresa Azienda società specializzata nella consulenza ed assistenza alle imprese; Delegato Confindustria Calabria all’ Agenzia delle Entrate per “osservatorio regionale per l’adeguamento degli studi di settore”; Responsabile della sezione aiuti alle imprese del portale “calabriaeconomia.it”.


economia

Il ruolo del sindaco di società nelle dinamiche aziendali e di mercato di Marina Pecoraro

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un certo punto, anche in regioni a minore densità imprenditoriale, come la Calabria, i processi di espansione aziendale, specie se proiettati al confronto competitivo con forze economiche nazionali ed estere, hanno portato alla riorganizzazione delle aziende in crescita e all’introduzione di nuovi assetti societari. Questo processo è avvenuto nella nostra terra con una certa consistenza, solo da qualche decennio. Il superamento dei modelli più semplificati del fare impresa, incentrati sull’imprenditore o formule aggregative più semplici quali l’impresa familiare, ha introdotto e consolidato gli assetti in materia di governance tipici delle società di capitali, dove la guida del fonda-

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tore è stata tradotta in termini di quota maggioritaria sul capitale e apice della piramide aziendale, massima espressione del suo management. I cambi generazionali si sono quindi inseriti in un più corretto contesto che ha favorito sistematici e graduali inserimenti nei modelli organizzativi societari con percorsi razionali e non repentini nei passaggi di consegne. In questo contesto, il nucleo imprenditoriale ha dovuto chiamare accanto a sé dei professionisti esterni, appositamente abilitati e iscritti nell’attuale registro dei revisori legali, in aggiunta ai tradizionali consulenti di fiducia, per garantire il funzionamento della macchina societaria relativamente all’organo di controllo (collegio sindacale che cumula oggi in molti casi la novellata revisione legale dei conti). L’iniziale approccio con questa funzione, specie nelle aziende di famiglia (altra realtà le società pubbliche o miste), è stato in gran parte vissuto, almeno inizialmente, come una sovrap-

posizione di funzioni e di ruoli, balzello imposto dalla struttura giuridica prescelta. Ma, a ben vedere, i componenti gli organi di controllo interno hanno potuto assolvere a funzioni importanti e rafforzative per le realtà imprenditoriali, in ragione soprattutto delle funzioni e responsabilità dirette che il sistema ha gradualmente accresciuto rispetto al loro ruolo, ed alla profonda differenza di funzioni rispetto alla consulenza direzionale. Una norma che ha rimarcato il ruolo armonico che necessariamente deve contraddistinguere l’organo di controllo interno rispetto alla proprietà e, per l’effetto, al management, espressione di quest’ultima, è stata la così detta clausola di trasparenza (“Al momento della nomina dei sindaci e prima dell'accettazione dell'incarico, sono resi noti all'assemblea gli incarichi di amministrazione e di controllo da essi ricoperti presso altre società”) introdotta dalla riforma portata dal D.lgs. 17.01.2003 n.6 e con decorrenza dal 01.01.2004.


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L’importanza di questa norma rimasta un pò oscurata da altre complesse tematiche settoriali, è in realtà singolare nella parte in cui conferisce alla selezione fiduciaria dei sindaci da parte delle assemblee azionarie, un ruolo determinante e strategico per la creazione delle condizioni di base sulle quali dovranno complessivamente muoversi gli organi sociali, nel compimento del proprio mandato. Il pensiero va ovviamente a problematiche di concorrenza sul mercato, a valutazioni in ordine all’impegno in concreto assicurabile, all’esperienza maturata nell’ambito di specifici settori che interessano l’ambito societario. La dichiarazione di trasparenza, applicativa della norma, non è certo trascurata nei codici di comportamento emanati dalle categorie professionali di riferimento che, anzi, sottolineano che “Qualora le informazioni rese note all’assemblea entro il momento della nomina subiscano rilevanti variazioni prima dell’accettazione, è opportuno che il sindaco no-

minato ne dia comunicazione all’organo amministrativo della società affinché ne informi i soci e valuti se accettare la carica” (Norme di comportamento CND in vigore dal 1 gennaio 2012). Si delinea, alla luce dell’accrescimento di funzioni gradualmente introdotto dalla normativa, la più compiuta interpretazione del ruolo del sindaco di società nelle dinamiche aziendali e di mercato; inteso lo stesso non con semplici funzioni di censura tipiche di altre funzioni di vigilanza esterne all’organigramma aziendale, ma di organo pregno di responsabilità con il dovere di supportare al meglio, tramite un’azione di vigilanza metodica e costruttiva, le complementari maglie della governance aziendale, mirando a garantire il corretto funzionamento della società e l’efficace perseguimento degli scopi statutari. Il legislatore ha quindi accresciuto la forza competitiva delle società con l’inserimento di un organo garante tanto più importante quanto più vicino per

possibilità di nomina, poteri e funzioni all’organo di gestione della società e, al contempo, proprio per questo, più responsabile nei confronti dei terzi. Va sottolineato, infatti, il rigoroso regime di responsabilità, dovendo i sindaci rispondere dei danni solidalmente con gli amministratori per loro fatti o omissioni, in tutti i casi in cui il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformità agli obblighi della carica. Colpisce la recente espressione di Papa Francesco - Gesù non è giudice, ma avvocato... - dalla quale ognuno può trarre conseguenziali argomenti di riflessione soffermandosi a pensare sulla giusta comprensione e utilità richiesta ed assegnata ad ogni ruolo. Lontano dal potere, vicino al senso di responsabilità verso i soci investitori, la realtà extrasocietaria, fatta di istituzioni, fornitori, lavoratori: è questo il ruolo dei sindaci ed è certo argomento complesso del quale si intende lanciare, in questo breve spazio, solo un ulteriore spunto di riflessione. •

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economia

Savuto. Se un ponte (che non c’è) frena l’economia… di Paolo Orofino

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n piccolo ponte, per una grande economia. Può sintetizzarsi così il messaggio del comitato intercomunale “Ricostruiamo il ponte sul Savuto”, che sta battagliando per la riattivazione del ponte, inutilizzabile dal 2006 e definitivamente crollato nel 2008, che collega Nocera Terinese ad Amantea, in una zona collinare ad alta vocazione agricola, con diversi prodotti d’eccellenza, come la cipolla rossa Igp, abbondantemente coltivata tra Nocera e Campora San Giovanni, il vino doc del Savuto e l’olio extravergine di rinomata qualità. Dicevamo produzioni agricole di eccellenza riconosciute, ormai da tutte le associazioni di categoria. Il ponte sul fiume Savuto da sette lunghi non può più essere utilizzato dai coltivatori del posto e dagli imprenditori agricoli, costretti a fare lunghi giri con autocarri e trattori per poter svolgere il loro lavoro e portare a compimento il ciclo per la messa in commercio dei suddetti prodotti. Ciò determina considerevoli perdite di tempo ed una lievitazione dei

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costi di produzione, che gravano sulle aziende, già alle prese con la crisi economica generale. Il ponte sulla strada provinciale, tra l’altro, negli anni passati è stata una valida alternativa alla statale 18, in quell’area continuamente minacciata dal mare, a causa del fenomeno dell’erosione costiera, che imperversa sul versante del Tirreno calabrese. Nei giorni scorsi, ha fatto tappa nella nostra regione, il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, per l’inaugurazione di un tratto dell’autostrada calabrese. Per l’occasione i rappresentanti del suddetto comitato, si sono rivolti al rappresentante del governo, per sensibilizzarlo al problema, scrivendogli una lettera aperta. La Regione Calabria e la Provincia di Catanzaro, si sono già impegnate per la ricostruzione del viadotto, ma ancora c’è difficoltà per reperire i fondi necessari per mettere in cantiere l’opera. La cifra prevista per la realizzazione del progetto già redatto, si aggira attorno ai quattro milioni di euro. Dopo un’attesa così lunga i cittadini ed i principali attori  dell’economia dell’ampio comprensorio, sperano che la ricostruzione del ponte sia diventata una priorità da affrontare e risolvere al più presto.

La Lettera

«Egregio ministro, abbiamo appreso della sua presenza in terra di Calabria in occasione dell'apertura al traffico di un importante tronco autostradale. Opera importantissima ed essenziale per una regione che, sempre più sofferente e debole, stenta a proiettarsi a livelli di normalità sociale ed economica. La Calabria soffre, non solo, per la carenza di opere strutturali così importanti e fortemente strategiche quali l'A3, ma anche per criticità dovute all'assenza di opere, certamente meno complesse, come il "ponte sul Savuto" di cui qui le diremo. Il ponte sul Savuto, chiuso al traffico nel 2006 e successivamente crollato nel 2008, attende ancora oggi azioni decisive alla sua ricostruzione. Non ci soffermiamo sull'importanza di un ponte e su ciò che esso rappresenta o possa rappresentare nell'ambito del territorio in cui insiste, ponendosi come attore principale di tematiche significative per il territorio stesso. Sappiamo bene che trattasi di temi che già hanno tutta la Sua attenzione. Ma non possiamo non evidenziare come la mancanza del ponte stia mettendo a dura prova l’economia che intorno ad esso si muo-


economia

ve. Trattasi, infatti, di un ambito territoriale prevalentemente agricolo, che presenta delle sue specificità di pregio come la cipolla rossa di Tropea, i vitigni e i pregiati uliveti della Valle del Savuto. In tale contesto operano operatori, mediamente strutturati, e una miriade di coltivatori autonomi che, con mille difficoltà, traggono dalla terra i loro unici sostentamenti. L'area si caratterizza anche per una forte valenza archeologica sempre più discussa in conseguenza di continui ed importanti ritrovamenti. In un recente dibattito da noi promosso, alla presenza, tra gli altri, del Commissario della Provincia di Catanzaro,

Wanda Ferro, sono emersi diversi percorsi alternativi per poter arrivare alla ricostruzione di tale importante opera, pur nella difficoltà della contingente situazione economica che l'intero Paese attraversa. Le soluzioni individuate, se perseguite, possono restituire dignità al territorio interessato dal ponte, ma meritano l'attenzione di chi può agire ponendo la questione ponte all'attenzione dovuta. Noi crediamo che la Sua visita in Calabria possa essere di volano per ridare centralità nostra regione. Il ponte sul Savuto è certamente poca cosa rispetto alla sofferenza di questa terra troppo

spesso dimenticata. Ma questa sofferenza è la risultanza della sommatoria di singole criticità minori, ma non meno rilevanti. Il ponte sul Savuto è certamente una di queste criticità. Intorno ad esso si avverte il peso crescente di un contesto di marginalità che si manifesta con l'abbandono della ruralità, coinvolgendo sempre più i piccoli centri della fascia collinare, proprio in conseguenza della difficoltà del vivere quotidiano. Signor ministro, ci dia speranza, non sul ponte Savuto in sé, che sappiamo avrà tutte le sue attenzioni, ma su tutta la nostra bella Calabri». •

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business

“La Calabria nel Mondo”

Premiato Floriano Noto per le sue qualità imprenditoriali di Eugenia Ferragina

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entiduesima edizione per il premio “La Calabria nel mondo” che viene conferito a personalità calabresi che “con intelligenza, onestà e capacità non comuni, si siano distinti in tutti i settori, conquistando traguardi d’innegabile prestigio nazionale ed internazionale” . L’ingegnere Floriano Noto ha ricevuto a Roma, nella sala Protomoteca del Campidoglio, il prestigioso riconoscimento, alla presenza delle più alte cariche ed Autorità dello Stato – tra i quali, i Presidenti del Senato e della Camera, i Governatori delle Regioni Lazio e Calabria ed il sindaco di Roma. Il Premio consiste in una importante realizzazione dell’orafo calabrese Gerardo Sacco. La pregevole opera, è stata consegnata dal Vice Ministro allo Sviluppo Economico, Antonio Catricalà. Premiato l'uomo ed il professionista, un imprenditore di successo che ha saputo concretizzare il concetto di

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cultura manageriale e di squadra. Cosa significa per lei aver ricevuto il riconoscimento “La Calabria nel mondo”?

«Mi riempie di orgoglio ma parte del merito va ai miei collaboratori. Siamo una squadra!»

Lei esordisce nell'imprenditoria nel 1979 creando con i suoi fratelli la Società AZ S.p.A. Cosa ricorda di quel periodo?

«Erano gli anni del boom economico e c'era molto entusiasmo. Quello che ora manca. Noi imprenditori dovremmo essere gli attori principali che danno una spinta maggiore verso lo sviluppo».

Le condizioni in cui verte l'economia nazionale è ben nota a tutti. Lei vede qualche spiraglio di luce? Quando usciremo da questa depressione?

«Al momento non vedo una luce in fondo al tunnel. Occorre attuare delle riforme strutturali e serie che mettano in discussione tutto e tutti».

Quali possono essere degli interventi mirati per risollevare l'economia della nostra regione?

«Le istituzioni dovrebbero accom-


business pagnare, prendere per mano le piccole e medie imprese e sostenerle in un processo di commercializzazione internazionale verso i paesi emergenti come la Russia e la Cina. Sarebbe interessante anche realizzare un serio progetto turistico rivolto ai mercati esteri con camping e villaggi di alto livello. Per fare tutto questo occorre realizzare una pianificazione secondo un'idea di marketing territoriale, non servono gli interventi sporadici». Come presidente di Catanzaro Fiere, come può essere potenziato il fenomeno fieristico per essere un utile alleato dello sviluppo economico?

«Bisogna concentrarsi su temi che possono interessare e coinvolgere la Calabria. Ad esempio, stiamo lavorando per il 2014 su una fiera dedicata al fitness, benessere e tempo libero, spaziando sull'argomento a 360°».

Se un giovane avesse una piccola cifra da investire, su quale settore lo indirizzerebbe?

«L'importante non è il settore ma l'idea, e non basta, perché bisogna avere la stoffa per gestire un'azienda. La capacità di fare l'imprenditore devi averla nel dna. In ogni caso, io indirizzerei un investimento verso le biotecnologie che possono permettere di accedere a mercati globali, oppure verso prodotti di nicchia».

Istruzione, formazione e lavoro: come possono integrarsi fra loro per evitare la fuga delle giovani menti che impoverisce il nostro territorio?

«E' fondamentale che cammini tutto insieme. In altri paesi le scuole collaborano con le aziende. Da noi no. Bisogna capire quali sono le esigenze del territorio ed occorre iniettare la cultura del management. Importantissimo lavorare in gruppo e sganciarsi dall'idea del posto fisso».

Tutta la regione sta investendo molto sulla cultura. In particolare, nel capoluogo ci sono realtà ben definite che han-

no assunto importanza e considerazione anche a livello nazionale: il Magna Graecia Film Festival, il Festival d'Autunno, il Festival Armonie d'Arte, il Museo Marca. La cultura, sappiamo, può essere un volano per il turismo e, quindi, per l'economia. Cosa manca ancora per ottimizzare il processo?

«Occorre fare rete per offrire il meglio a chi arriva, per far conoscere il nostro territorio. Storia, bellezze paessaggistiche, tradizioni, enogastronomia: tutto legato in modo sinergico. I servizi sono l'elemento basilare».

Un difetto di questa Terra calabra...

«Noi lavoriamo in maniera indiviualista, non c'è collaborazione, spirito di squadra. In più, siamo i primi a denigrare la nostra Terra e a non trattarla con cura». E un pregio?

«La testardaggine, che esasperata

può essere un difetto». Ci sono tanti “Calabresi nel mondo” importanti e degni di nota. E se questi calabresi facessero qualcosa per la loro Calabria?

«Sarebbe bello mettere in rete tutte le conoscenze e le professionalità. Durante la cerimonia di consegna del premio ho dichiarato che si potrebbe realizzare una convention, una tre giorni dove riunire la “Calabria nel mondo” per creare delle sinergie positive». •

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loriano Noto dopo aver conseguito a soli ventitre anni la Laurea in Ingegneria, con il massimo dei voti e la lode , presso l’Università degli Studi di Napoli, completa la sua formazione frequentando importanti corsi di Formazione presso l’Università Bocconi. Insieme ai fratelli, nel 1979, costituisce la Società AZ S.p.A. operante nel settore della grande Distribuzione Alimentare che rappresenta per dimensioni (1000 addetti) , fatturato e numeri di punti vendita la più importante realtà calabrese. Fonda nel 1989 la SICOS, società di cui è Amministratore Unico, che si occupa prevalentemente di Logistica, Marketing e Sviluppo Aziendale delle piccole e medie imprese. E’ Presidente del Consiglio di Amministrazione della ICOM SRL ed è Amministratore Unico della COMET SRL., entrambe le società con know how nella realizzazioni di immobili per il retail e per il direzionale. Ha ricoperto la carica di Presidente di Confindustria della Provincia di Catanzaro, quella di Membro del Comitato del Mezzogiorno di Confindustria, quella di Componente del Consiglio Centrale della Piccola Industria di Confindustria. E’ stato membro del Consiglio Generale dell’Istituto Banco di Napoli – Fondazione. Ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Italiana, l’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Ricopre la carica di Componente del Consiglio Generale della Camera di Commercio della provincia di Catanzaro. La sua vivacità imprenditoriale, le sue competenze professionali nonché la sua determinazione e l’alto rigore morale lo configurano come un sicuro  punto di riferimento nel panorama imprenditoriale italiano.

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attualità

Premio Fedeltà al Lavoro e Progresso Economico Grande partecipazione per la XV edizione che ricade nell'anno del 150° Anniversario della Camera di Commercio di Catanzaro 68

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eventi di Rosalba Paletta

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Da sinistra al tavolo, Mauri, Ferrara, Paletta e Mostaccioli, in primo piano Paolo Abramo

edeltà al lavoro e progresso economico. Sono queste le parole che ancora una volta hanno ispirato l’omonimo Premio della Camera di Commercio di Catanzaro, giunto alla quindicesima edizione e celebrato nel mese di luglio scorso con una elegante serata all’interno del Villaggio Guglielmo, storica location del Golfo di Squillace. Destinatarie del prestigioso riconoscimento istituito negli anni ‘50 su indicazione dell’allora Ministero dell’Industria, e oggi portato avanti con grande entusiasmo dall’Ente camerale catanzarese presieduto da Paolo Abramo e diretto da Maurizio Ferrara, aziende e personaggi che hanno fatto del lavoro, dell’impegno, della costanza e della longevità imprenditoriale, valori su cui costruire la propria vita, dedicandosi con fedeltà all’attività prescelta, da lavoratori dipendenti, da imprenditori, da professionisti. Queste le diverse Sezioni del Premio, a voler significare che qualunque cosa si faccia nella vita e qualunque ruolo si rivesta, l’importante è farlo al meglio, orientandosi a valori universali ed eterni, in grado di reggere a qualunque mutamento, a qualunque crisi, a qualunque stravolgimento storico e sociale, come quello in corso ad esempio. Soltanto così sarà possibile offrire davvero il proprio contributo al progresso economico, ma anche, e forse prima di tutto, sociale, del proprio territorio. Con questo auspicio il Premio Fedeltà al Lavoro e Progresso Economico fu istituito nel Secondo dopoguerra. Allora era importante incoraggiare, stimolare e riconoscere quanti si adoperarono per fare ripartire il Paese dopo il conflitto mondiale, ricostruendo il sistema economico italiano in tutti i suoi settori. Oggi, a più di sessant’anni di distanza, conserva ancora questa sua fondamentale motivazione, e anzi nell’epoca di grandi difficoltà che stiamo attraversando, vede potenziata la sua valenza. In modo particolare la rafforza, poi, nel mondo camerale, che ►

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Antonio Mosca

Mario Capicotto

Francesco Loprete

Luigi Notarianni

Lidia Del Negro

Saverio Nisticò

Mario Volpe

Valentina Aiello - Hotel Il Pescatore

Francesco Muraca

Salvatore Passafaro

Francesco Palaia

Antonio Paparazzo

nel 2013 celebra l’importante traguardo del 150° anniversario della fondazione delle Camere di Commercio, nate all’indomani dell’Unità d’Italia (1862) con Decreto Regio per dare una ossatura economica sistematica al Paese appena nato. Come ha spiegato nel suo discorso

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di apertura lo stesso Presidente Abramo: «Nel dare il benvenuto a tutti voi – ha affermato – , istituzioni, rappresentanti del sistema produttivo e categoriale, molti dei quali miei colleghi in seno al Consiglio camerale presente nella quasi totalità, lavoratori, imprenditori, famiglie

e amici della stampa, vorrei condividere alcune riflessioni per richiamare la vostra attenzione sul momento socio-economico non semplice che stiamo vivendo a livello mondiale e locale. Un momento – ha precisato Abramo – in cui è necessario riaffermare e celebrare valori fon-


Autosalone Gerardo Gagliardi

Francesco Greco

Patrizia Durando - Idra Fer it

Vito Mario Rocca

Vincenzo Tavella - Tavella sas

Gino Arzente

Saverio De Santis

Francesco Boccuto - Il Dolce Forno

Bruno Costanzo - Antica Panetteria sas

Pasquale Bruno - R.Auto.In

Vincenzo Mellace - Birrificio Artigianale Esperia

Giuseppe Paletta

damentali come l’impegno, la fedeltà al lavoro, la dedizione, il merito. Valori che sono, non a caso, alla base di questa nostra serata e del Premio che siamo qui per consegnare a personaggi che a tali ideali si sono ispirati nella loro vita. Per questo voglio rivolgere un ringraziamento non

formale a tutti i presenti in sala, perché è dall’unione dei nostri intenti, dalla condivisione di punti di partenza e di vedute, guidati da una leadership autorevole e responsabile, che possiamo sperare di ripartire per superare la difficile crisi che ci attanaglia. Riconoscere i meriti degli

uomini e delle donne della nostra provincia – ha proseguito ancora il Presidente Abramo –, che si sono spesi nella loro vita per affermare senso di responsabilità, dedizione e impegno significa per noi offrire modelli presenti e futuri ai giovani che oggi devono trovare il loro spazio, ► numero 3 - 2013

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Pasquale Ligarò - Casa Ligarò srl

Mario Maioirana

Pietro Muleo - Bar Muleo

Gianpaolo Catania - MyJobPage srl

Giuseppe Falbo

Vittorio Antonini Ester e Laura Antonini

affinché possano orientarsi e muoversi nel mondo del lavoro, che si va facendo sempre più complesso. Modelli – ha concluso Abramo – che quando tutto sembra mutare, permangono e indicano con straordinaria lungimiranza la strada da seguire. Agli illustri premiati, alla memoria per ciò che hanno fatto per lo sviluppo, e a tutti i presenti per ciò che ancora continueranno a fare in una logica di continuità, giunga il mio, il nostro più sentito ringraziamento». Al tavolo della presidenza erano presenti anche il Segretario Generale, Maurizio Ferrara; il Vice-Presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Antonio Mauri; il Presidente dell’Azienda Speciale, Raffaele Mostaccioli, mentre in Sala hanno preso

Salvatore Talarico

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parte alla cerimonia numerose autorità, fra cui anche il Prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci; il Commissario Straordinario della Provincia, Wanda Ferro; l’Assessore comunale alle Attività Produttive, Giovanni Merante; il Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Colonnello Salvatore Sgroi; il Direttore del Dipartimento di Scienze Sociali, Economiche e Giuridiche dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Prof. Luigi Ventura; il Direttore Sanitario dell’Asp Provinciale, dott. Mario Catalano; il direttore di Confindustria Catanzaro, Dario Lamanna. A ricevere il Premio Fedeltà al Lavoro e Progresso Economico, nelle diverse categorie, sono stati: per la Sezione Lavoratori Dipendenti, premiati dal Presidente Abramo, affiancato dal Vice-Presidente dell’Ente Antonio Mauri, i signori: Antonio Mosca, Mario Capicotto, Francesco Loprete, Luigi Notarianni. Premiati nella stessa sezione dal Presidente Paolo Abramo, affiancato dal Direttore di Confindustria Catanzaro Dario Lamanna, i signori: Lidia Del Negro, Saverio Nisticò, Mario Volpe. Per la Sezione Imprese Industriali, il Presidente Abramo, affiancato dal Presidente di Confindustria Catanzaro Daniele Rossi, ha consegnato il Premio a: Hotel Il Pescatore di Giuseppe Aiello, ritirato da Valentina Aiello, e


eventi

Francesco Maruca per la sua attività nelle Costruzioni Edili. Per la sezione Imprese Commerciali, il Presidente Abramo, affiancato dal Presidente di Confcommercio Catanzaro, Pietro Tassone, ha consegnato il riconoscimento a: Francesco Greco per l’attività di agente di commercio; Idra.Fer.It Casa di Durando Patrizia & Co. per il commercio di prodotti per la casa e la persona; Vito Mario Rocca per il commercio di prodotti per la casa e la persona; Tavella Sas dei Fratelli Tavella Vincenzo e Giuseppe & C. per il commercio di bevande. Ancora per la Sezione Imprese Commerciali il Presidente Abramo, affiancato dalla VicePresidente di Confesercenti Catanzaro, Daniela Carrozza, ha consegnato il Premio Fedeltà al Lavoro a: Salvatore Passafaro per il commercio di tabacchi e diversi; Salvatore Talarico per il settore della ristorazione; Luigi Palaia per il commercio di articoli di cartolibreria; Antonio Paparazzo per commercio di giornali e prodotti di cartolibreria; Gerardo Gagliardi per commercio di autoveicoli. Per la Sezione Imprese Artigiane il Presidente Abramo, affiancato dal Presidente di Promo Catanzaro Raffaele Mostaccioli, ha premiato: Gino Arzente (sartoria e lavanderia); Saverio De Santis (pasticceria). Per la stessa Sezione, affiancato dal Presidente di Confar-

tigianato Catanzaro, Emilio Verduci, il Presidente Abramo ha premiato: Il Dolce Forno di Boccuto Francesco (panetteria); Antica Panetteria di Costanzo Bruno (panetteria); R.Auto.In (officina meccanica) di Esposito Daniela e Bruno Pasquale. Il Premio per il Progresso Economico è stato assegnato dal Presidente Abramo affiancato dal Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche, Economiche e Sociali dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, prof. Luigi Ventura a: Birrificio Artigianale Esperia, ritirato da Vincenzo Mellace; Ditta Paletta Sedie e Tavoli di Giuseppe Paletta, ritirato da Francesca Paletta. Per la Sezione Esportatori Benemeriti, il Presidente Abramo, affiancato dal Prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, ha consegnato il Premio fedeltà al Lavoro a: Casa Ligarò S.r.l. per l’attività olearia e Mario Maiorana per l’attività di commercializzazione nel campo delle barbatelle da vite. Il Premio Speciale Impresa più longeva è stato consegnato dal Presidente Abramo unitamente al Direttore Sanitario dell’Asp Provinciale Dott. Mario Catalano a: Bar Muleo, ritirato da Pietro Muleo. Il Premio Speciale Giovane Impresa Innovativa è stato assegnato dal Presidente Abramo, affiancato dal Colonnello dell’Arma dei Carabinieri della Provincia di Catanzaro Salvatore Sgroi, alla MyJobPage srl, consegnato a Gianpaolo Catania. Il Premio Speciale del Presidente è stato assegnato all’ultraottantenne signor Giuseppe Falbo, accompagnato dal figlio Pietro Falbo. Il Premio alla Memoria “Franco Scavo” è stato infine assegnato dal Presidente Abramo e dal Presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, Gianfranco Migliaccio, alla figura dell’esimio magistrato catanzarese Vittorio Antonini, e ritirato dalle due figlie del compianto illustre personaggio, Ester e Laura Antonini. In particolare, nel consegnare il Premio Speciale del Presidente, Abramo ha

spiegato al pubblico le motivazioni: «Il signor Pietro Falbo rappresenta lo spirito di sacrificio, unito all’ingegno e alla determinazione, che in tempi molto duri, hanno permesso all’anziano signore che oggi riceve questo Premio di sganciarsi dal mondo rurale e dai metodi arcaici con cui si lavorava nell’edilizia, inaugurando un’organizzazione proto-industriale per il trasporto della sabbia, sperimentando modalità meno gravose per gli operai, con la sostituzione dei buoi caricati a mano, con i cavalli ungheresi che trainavano carrelli in ferro posti su binari, poi a loro volta sostituiti con autocarri ribaltabili». L'esempio dell'anziano signor Falbo, accompagnato dal figlio Pietro a ritirare il Premio, insegna come i cambiamenti, più o meno grandi e importanti, passino attraverso le scelte, la capacità di adattamento e la versatilità di ciascuno di noi, nel quotidiano agire. Ed ancora, nel consegnare il Premio alla Memoria “Franco Scavo”, il Presidente Abramo ha voluto ricordare l’esimia figura del Magistrato Vittorio Antonini, alla presenza delle figlie Ester e Laura e della famiglia intera, disegnando davanti agli occhi dei presenti il toccante ritratto «di un uomo franco, trasparente, profondamente legato alla città di Catanzaro, che amava scoprire nei suoi vicoli e nei suoi angoli più nascosti. Ricevono questa sera il Premio le due figlie di quest'uomo, che encomiabilmente ha operato nel campo della Giustizia, spiccando prima come giudice di Corte d’assise a Catanzaro e poi come Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari. Magistrato di straordinario equilibrio e competenza, Antonini legò il suo nome alla storica sentenza, di cui fu estensore, del processo per la strage di piazza Fontana, assegnato dalla Cassazione alla Corte d’assise di Catanzaro. Grazie a nomi come il suo la grande tradizione giuridica della nostra Città ha potuto ulteriormente rafforzare il proprio prestigio in Italia, dando esempio alta levatura, preparazione, dedizione, profondo senso dello Stato». •

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eventi

di Rosalba Paletta

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ccezionale presenza della Calabria quest'anno al Salone Internazionale del Libro di Torino. L'area dedicata allo stand istituzionale della nostra Regione - quest'anno ospite d'onore - curata dall'assessorato alla Cultura retto da Mario Caligiuri, ha infatti accolto un originale e frequentatissimo allestimento, in cui hanno fatto bella mostra le eccellenze dell'intero territorio regionale. Dai libri delle case editrici locali, protagonisti principali e indiscussi; ai meravigliosi ori e argenti del Maestro orafo Gerardo Sacco; all'arte pittorica di Mattia Preti (in occasione del Quattrocentesimo anniversario della sua nascita); alle maschere apotropaiche dell'antica arte ceramista di Seminara;

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alle Cinquecentine di Bernardino Telesio, Tommaso Campanella, Gioacchino da Fiore; al primo commentario biblico pubblicato in ebraico a Reggio Calabria; ai prodotti d'eccellenza agroalimentari e vitivinicoli che tanto contribuiscono a far parlare della "bontà" della terra calabrese nel mondo. E l'elenco potrebbe continuare, a testimonianza del fatto che cultura, in una regione come la Calabria, da secoli significa pensatori illustri, autori, pensiero, abilità, saperi e sapori. Non a caso, infatti, nella sezione dedicata alla contaminazione fra cibo e libri, straordinariamente accattivante, ha campeggiato la scritta: "Dal mito di Italo alle eccellenze agroalimentari - La Calabria parla al mondo di cibo di qualità da almeno 3.500 anni". L'originale miscellanea ha funzionato, e a visitare lo stand nelle sue poliedriche articolazioni sono stati nu-

merosissimi visitatori. Fra gli altri, oltre all'onnipresente assessore Caligiuri, anche: il Vice-Presidente del Consiglio regionale calabrese Alessandro Niccolò; il ministro alla Cultura, Massimo Bray, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini; il ministro all'Integrazione, Cécile Kyenge (che ha dichiarato informalmente: "Conosco i vostri tesori! Mio marito è calabrese!"); il Maestro Vittorio Sgarbi; il regista e attore Giorgio Albertazzi; la scienziata Sandra Savaglio; il giudice Nicola Gratteri; gli autori Mimmo Gangemi, Carmine Abate, Angela Bubba; l'artista Eugenio Bennato; l'attrice Maria Grazia Cucinotta; il giornalista Michele Cucuzza, e molti altri ancora. Tutti, indistintamente, affascinati di fronte alla poliedrica esposizione. In questo contesto, grazie alla collaborazione con la Camera di Commercio di Catanzaro


eventi

Anche un pezzo di storia della seta catanzarese a Torino presieduta da Paolo Abramo, anche uno dei migliori pezzi di storia della città dei Tre Colli è stato protagonista al Lingotto. I Capitoli Ordinazioni et Statuti dell'Arte della Seta a Catanzaro - documento unico risalente al XVI secolo di proprietà esclusiva dell'Ente camerale, sono stati esposti in una teca che ne ha custodito, ma anche svelato, il valore davanti a migliaia di visitatori. A presentarla in conferenza stampa sono stati il Segretario Generale Maurizio Ferrara e l'assessore Mario Caligiuri. E anche in questo caso il riscontro di pubblico è stato altissimo. È emerso che gli Statuti della Seta sono avanti e indietro rispetto al presente, come i veri capolavori. Nella piena consapevolezza di ciò e per permetterne una maggiore diffusione, nel 2010 il Presidente Abramo volle realizzare una speciale ristampa del documento, con testi a fronte e saggi critici, anch'essa in mostra a Torino. Il testo storico, grazie agli studi dell'architetto catanzarese Oreste Sergi, si è così aperto al grande pubblico, permettendo a noi tutti di venire a conoscenza di aspetti della vita di un'epoca ormai remota di straordinaria importan-

za. Come ha ricordato Ferrara: «È un vero onore per noi esporre un documento di pregio come gli Statuti della Seta, che attestano la fiorente attività produttiva, commerciale ed economica che ruotava attorno all'arte serica a quell'epoca. Fra l'altro – ha ricordato Ferrara – questa iniziativa ricade nell'anno in cui la Camera di Commercio di Catanzaro celebra il suo Centocinquantesimo anniversario (1863-2013, ndr), altro importante appuntamento con la storia

Paolo Abramo

che abbiamo voluto immortalare con un documentario da lasciare ai posteri, dal titolo "Centocinquanta: una storia, un'istituzione, una città", realizzato da Oreste Sergi e Nicola Carvello. Si tratta di un'opera che ripercorre l'evoluzione amministrativa e sociale dell'Ente camerale, ma anche il recupero architettonico di Palazzo Grimaldi-Montuori, che ospita la sede della nostra Istituzione, e che stiamo riportando ai suoi antichi fasti anche mediante il recupero dei preziosi arredi. Azioni come queste – ha concluso Ferrara – danno la misura di come sviluppo economico e sviluppo culturale procedano di pari passo, come pure ci danno la prova che i libri custodiscono la parte migliore dello sviluppo della civiltà umana». Commentando l'iniziativa, lo stesso presidente Abramo ha affermato: «Quella condotta a Torino è un'operazione di divulgazione culturale di straordinario respiro, che la Camera di Commercio della Città capoluogo di Regione ha voluto mettere a disposizione dell'in► numero 3 - 2013

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eventi

Da sinistra, Mario Caligiuri, Maurizio Ferrara e Rosalba Paletta

tero territorio calabrese, arricchendone l'immagine agli occhi del mondo. Leggendo gli Statuti della Seta si scoprono molteplici informazioni antropologiche, sociali, economiche e culturali che si svilupparono intorno all'arte serica. Per esempio – ha spiegato Abramo – si apprende che già nel XVI secolo il quadro normativo regolatore dei commerci seppe porsi il tema cruciale della tutela delle produzioni di qualità, inventando qualcosa di molto simile all'odierno marchio di qualità 'DOC'. La promozione di una diversa e più realistica immagine del nostro territorio nel resto d'Italia e nel mondo – ha concluso Abramo –, passa anche e soprattutto attraverso azioni di questo tipo, e con grande orgoglio ce ne facciamo promotori». Anche l'Assessore Caligiuri ha voluto rimarcare l'importanza strategica della mission al fine di contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della Calabria: «Quello che vogliamo generare con simili azioni, che mettono in re-

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lazione, ma anche in mostra, il genio e le idee alla base della produzione culturale calabrese, sia essa libraria, orafa, pittorica, agroalimentare, artigianale, è un circuito virtuoso. Un circuito – ha spiegato Caligiuri – che sia in grado di recuperare innanzitutto la memoria e l'orgoglio della nostra storia, e a partire da essa, di innescare la rinascita calabrese. Il primo motore deve essere la lettura – ha concluso –, straordinario e millenario veicolo di divulgazione del sapere, per questo abbiamo scelto di puntare sulle scuole e sulla promozione della lettura fra i nuovi nati, e di lanciare da qui questo messaggio rivoluzionario». Calabria Economia, per sua natura, non poteva non cogliere la carica positiva di questo messaggio e la capacità di visione che esso rappresenta: indub-

biamente la Calabria viene identificata generalmente con una immagine assolutamente immeritata, che tende a enfatizzare gli aspetti meno edificanti - che non mancano altrove -, e mette in ombra le tante e indiscutibili positività. Come è stato dimostrato alla kermesse culturale piemontese, è forte e diffuso il desiderio di scrollarsi di dosso la negatività con cui siamo spesso ingiustamente etichettati. Una presa di posizione intelligente, consapevole e onesta non può non tenere conto di ciò che è la nostra storia ed anche il nostro presente. Ed in nome di questo immaginare il domani della nostra terra. •


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Foto di Antonio Doria

cultura Intersezioni e Parco Internazionale della Scultura

Ripartire dal territorio Quando un'operazione culturale può avere importanti risvolti turistici ed economici di Eugenia Ferragina

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a natura è un'opera d'arte e l'arte è uno strumento di cui si serve l'uomo per comunicare. Quando questi due elementi si fondono, il risultato non può che essere eccezionale. Arte&Natura: binomio perfetto per valorizzare la realtà storica e paessaggistica territoriale e diffondere l'arte contemporanea. Da questo obiettivo nascono il progetto Intersezioni e il Parco Internazionale della Scultura. Intersezioni nasce nel 2005 per precisa volontà della Provincia di Catanzaro e del suo Assessorato alla Cultura, con la collaborazione della Regione Calabria e del Dipartimento Regionale ai Beni Artistici e Culturali, ed è ospitato nello splendido Parco Archeologico di Scolacium.

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Un grande evento con il quale gli artisti, tra i più importanti del panorama contemporaneo internazionale, stabiliscono un forte legame tra il luogo e le proprie creazioni, riuscendo a far convivere e dialogare antico e moderno. L'iniziativa ha dato vita, inoltre, al Parco Internazionale della Scultura, tra le perle del Mezzogiorno dove, tutti gli artisti che prendono parte a Intersezioni, sono presenti in permanenza con testimonianze emblematiche, entrate a far parte del patrimonio pubblico cittadino. Il Parco Internazionale della Scultura si trova all'interno del Parco della Biodiversità Mediterranea, un'area di oltre 63 ettari adiacente al centro urbano di Catanzaro. Si tratta di uno dei più significativi progetti di arte pubblica in ambito nazionale. Un progetto di museo all'aperto il cui curatore è Alberto Fiz, direttore ar-

tistico del Museo Marca di Catanzaro, nonché artefice di Intersezioni. «Con il Parco Internazionale della Scultura – dichiara Fiz – si è creata una delle collezioni pubbliche di scultura all’aperto tra le più significative in Italia concepita in un luogo collettivo, a disposizione della città. Nel nostro paese sono stati fatti di recente altri progetti di installazioni all'esterno (basti pensare a Piazza del Plebiscito a Napoli o a Villa Manin di Passariano, in provincia di Udine) ma, ben pochi, hanno lasciato un segno così profondo, un plusvalore in grado di modificare il tessuto connettivo del territorio». Attraverso queste iniziative, è stata diffusa l'immagine di una città, Catanzaro, e di una Calabria in grado di


cultura

Michelangelo Pistoletto, I Temp(l)i cambiano-Terzo Paradiso, 2010, materiali da elettrodomestici dismessi ECODOM, 440x450x80 cm

progettare il futuro e di sviluppare un rapporto innovativo con le arti. Un'operazione culturale con importanti risvolti turistici ed economici. Dal punto di vista turistico, il Parco Scolacium, conosciuto prima solo dagli addetti ai lavori, è stato riattivato e reso noto anche fuori dai confini regionali. Intersezioni conta circa 20 mila visitatori ad edizione e molti provengono dall’estero, in particolare Germania, Francia e Inghilterra. Queste iniziative hanno attirato l'attenzione dei media na-

zionali evidenziando anche le bellezze, per alcuni ignorate, della provincia di Catanzaro. Durante le 7 edizioni di Intersezioni sono state collocate, in modo permanente, nel Parco Internazionale della Scultura 23 opere di 10 artisti che sono tra i più importanti scultori di arte contemporanea a livello internazionale. Personaggi già presenti nei principali circuiti artistici ma che, col tempo, sono cresciuti di fama storica ed economica. Niente di più positivo per la Cala►

Stephan Balkenhol, Senza Titolo (Uomo e Ballerina), 2005, bronzo dipinto, h.160 cm

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cultura

Antony Gormley, Seven Times, 2006, ferro, sette elementi, 189x53x26 cm

bria e la provincia di Catanzaro che, in taluni casi, ha visto quadriplicare il valore dei propri investimenti. Il direttore artistico Fiz spiega: «Antony Gormely, ad esempio, ha realizzato la seconda edizione di Intersezioni allestendo 100 sculture nel Parco Archeologico di Scolacium. Fra queste, l'artista inglese ha realizzato al Parco Internazionale della Scultura un'installazione di 7 opere intitolata Seven Times. La creazione nel 2006 era valutata 80-100 mila euro, oggi ha un valore complessivo di circa un milione e 400 mila euro. Una sola di queste statue è stata venduta nel maggio 2013 dalla casa d'aste Christie's a New York per 315 mila dollari. Ed era solo un settimo di quello che abbiamo noi a Catanzaro». Un grande investimento pubblico sulla cultura, quindi, che ha dato ampi risultati in termini di una nuova relazione con l'arte contemporanea che interagisce con il pubblico in modo molto

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evidente. «L'arte contemporanea ha Jan Fabre, L'uomo che misura le nuvole, 1998, silicone bronzo, 285x120x80 cm la grande capacità di comustante impegno del Presidente Wanda nicare emozioni, di entrare in contatto Ferro e dell’ufficio Cultura guidato da con il mondo esterno – conclude AlMaurizio Rubino. Non c’è dubbio che berto Fiz –. Sono convinto che ci siaoggi abbia un'innegabile importanza no tutti gli elementi per proseguire un strategica che nessuno può negare». processo di crescita che possa rendere Tra i lavori esposti in modo peril Parco Internazionale della Scultura manente al Parco Internazionale della un luogo di riferimento primario non Scultura: Uomo e Ballerina di Stesolo per il territorio ma per l'arte e la phan Balkenhol, Cast Glances di cultura contemporanea internazionale. Tony Cragg, Concrete Mixer di Wim Insomma, Catanzaro potrebbe diventaDelvoye, L’uomo che misura le nuvole re la vetrina privilegiata per rileggere la di Jan Fabre, Seven Times, di Antony scultura di oggi, al pari di luoghi mitici come lo Yorkshire Sculpture Park in Gormley, Testimoni di Mimmo PalaInghilterra o la Fondazione di Serralves dino, Totem di Marc Quinn, Electric in Portogallo. Kisses di Dennis Oppenheim, I Templi Questa avventura, iniziata per scomcambiano-Terza Paradiso e Le sponmessa, è un punto di riferimento della de del Mediterraneo-Love Difference politica culturale della Provincia di Cadi Michelangelo Pistoletto, Catanzaro tanzaro ed è stata possibile grazie al co’11 di Mauro Staccioli. •


Giornale delle IdentitĂ Territoriali

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il libro

La causa nei contratti di lavoro Il professore Carmelo Romeo* dell'Università di Catania illustra il testo di Angela Marcianò

I

l volume, lo si dica in prima battuta, rappresenta un importante contributo scientifico alla ricognizione funditus sui contratti di lavoro, con apprezzabile approfondimento sul bilanciamento tra atipicità e causa del contratto, nel segno di una concezione dinamica e flessibile del ruolo assegnato alla funzione economico-sociale negoziale. Nell’ambito della dottrina giuslavoristica è raro poter leggere una monografia, come quella della Marcianò, dal forte impatto dogmatico, ma allo stesso tempo contrassegnata da un metodo di indagine estremamente attuale e visibilmente ancorato alle più recenti vicende del diritto del lavoro. Ed infatti, l’autrice tiene nella dovuta considerazione il panorama europeo del diritto dei contratti, nonché l’approdo ad una teoria della causa come elemento valutativo dei nuovi scenari del diritto del lavoro italiano. Indubbiamente apprezzabili sono, poi, lo stile e il lessico, sempre sorvegliati, ma anche la semplicità dell’approccio alle variegate questioni; a ben vedere, quest’ultima dote non sempre riscontrabile nei contributi di altri giovani ricercatori. Angela Marcianò, nel dare prova di un’approfondita conoscenza del diritto civile, conferma ampiamente che il giuslavorista non è affatto un civilista minore, “prestato” occasionalmente al diritto del lavoro. E’, invece, un giurista dotato di una spiccata autonomia, il quale utilizza

validamente lo strumentario del diritto civile, al fine di poter conseguire un solido approdo alle tecniche interpretative del diritto del lavoro. Emerge, dal lavoro monografico qui in esame, una ricostruzione dell’elemento causale nell’ambito della dinamica negoziale, con un’evidente finalizzazione ad un costante interrogativo, che rappresenta il leit motiv del libro, su che cosa sia la causa nell’attualità del contratto di lavoro. Più in particolare, del volume si apprezza l’impianto complessivo e la scelta metodologica adottata, che potrebbe consentire alla dottrina giuslavoristica di meditare sulla reale funzione economico-sociale del contratto di lavoro e sul sicuro rifluire dell’argomento nell’ambito del principio dell’autonomia negoziale. Su questo specifico ed ultimo rilievo l’autrice, con sicurezza e notevole senso critico, si confronta con la più autorevole dottrina giuslavoristica italiana della tradizione del nostro diritto del lavoro, ma per approdare sempre alla spiaggia dell’attualità ed a quella delle soluzioni normative più recenti adottate dal legislatore. Infine, sul piano dei concreti risultati, la monografia va apprezzata anche per il ruolo indiscutibile che la causa, in concreto, può svolgere nella funzione dinamica del contratto, soprattutto ai fini di una valutazione comparativa degli interessi contrapposti in gioco tra datore di lavoro e la-

Angela Marcianò

voratore. E’ di interesse sottolineare come grazie alla rappresentazione della causa, il contratto di lavoro, sia pure nelle sue varie tipologie, diviene lo strumento negoziale per scegliere la soluzione più opportuna ai fini dell’occupazione e, quindi, per le assunzioni di personale. Allo stesso tempo consente di operare come vera e propria forma di controllo all’autonomia delle parti. Si tratta di approdi naturali che finiscono per attribuire un’utilitas al contratto di lavoro e, allo stesso tempo, nel contesto di una visione flessibile della causa in sintonia con la nuova ed ultima fase del diritto del lavoro italiano. Particolarmente pregevole è, poi, lo sforzo finale dell’autrice rivolto ad una vera e propria ricostruzione della causa come strumento, non più dogmatico del contratto, ma concretamente operativo. Tutto ciò nel segno di un principio di ragionevolezza ed equilibrio che sembra indicare la nuova via all’interprete, affrancandolo dai “lacci e laccioli” dei formalismi giuridici, al fine di poter accedere ad una funzione eminentemente pragmatica del diritto del lavoro. In questa prospettiva la causa - sia pure in relazione alla pluralità delle tipologie contrattuali - tende a divenire lo strumento di lettura ideale per cogliere le dimensioni della realtà sociale e la complessità del sistema dei tessuti normativi. • *Carmelo Romeo, Ordinario diritto del lavoro - Università di Catania

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Taranto

Melilli (SR)

Marcellinara (CZ)

Orciano Pisano (PI)

Non tutto va male in Calabria     La Cal.Me Cementi SpA, società del gruppo Speziali ringrazia  i suoi 250 collaboratori per l’insostituibile contributo che nel  corso degli anni ha permesso il raggiungimento di risultati  sempre crescenti. Evoluzione tecnologica, ricerca ed eccellenza sono da sempre  i punti cardine della “mission” aziendale. Importanti società  impegnate nella realizzazione delle grandi opere, come il tratto  autostradale A3 Salerno-Reggio Calabria, hanno mostrato vivo  apprezzamento per la proficua collaborazione avuta con i  tecnici Cal.Me SpA. Ciò ha consentito la produzione di calcestruzzi di straordinaria  qualità. Nella consapevolezza dell’assoluto valore del capitale umano,  la Cal.Me SpA affronta il futuro forte della solidità e compatezza  della propria struttura societaria.  Perché in fondo…. “C’E’ UNA CALABRIA CHE PRODUCE”

www.calme.it


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e s e r p m i e l r e p z BPMez ezzogiorno: del M garantito impeuegfinnano arantiti . g i t n e m a zi , innovare

D , , crescere e o territorio r u a s t l r e d o ri p o s it per e li imprend , studiati per oraggia g

ne e inc u misura pre sostie oluzioni s s m e e s i iende. c a a d ic z ff z izi e lle loro az BPMe rv e e d s a o it d c n s e il 10%, i cre pon ort supera p e lo fa pro celerare i processi d x e to ttivo ra ttu ac anno lʼobie h in cui il fa e io h c risolvere e c n , a E il C b on un ranzia SA imprese c nti con Ga e m ia z n Oggi, alle a titi ziende. n po delle a ropone i fi menti assis ia z n a n fi i BPMezz p il processo di svilup ropone llo Stato re , BPMezz p ), garantiti quindi da e c e di sostene v in , e pres /96 e Medie Im bblica (ex legge 662 resa. u Alle Piccole P ʼi na ti dell mp ranzia n a e G i m d ti ovarci in u s o e tr d v a in e li it g n a e dal Fon àe mpia per voi, v ti allʼattivit lʼintera e a , nto che fa e re m ta e finalizza ia lu z a n v a e el fin cere zione usufruire d otrete anche conos ellʼinternazionalizza p Per potere d e o v e filiali, do i a sostegn rese. delle nostr anziamenti e serviz elle imp fin sviluppo d o ll e gamma di d e te corren dellʼattività ! mo Vi aspettia

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