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editoriale

La ripresa c’è. Ma senza pensare al Sud non c’è speranza di Aldo Ferrara*

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«Basta con il piagnisteo, la retorica del Sud e gli annunci ad effetto, adesso è il tempo di agire con interventi mirati e concreti per avviare un percorso virtuoso che affranchi il Meridione da logiche assistenziali ed emergenza permanente»

a copertina che qualche mese fa ha pubblicato L’Espresso presentava un’immagine abbastanza forte. Era quella di un’Italia monca del suo Mezzogiorno. Una provocazione, certamente, per evidenziare la negatività dei dati Svimez secondo cui il Sud sarebbe destinato a una stagnazione permanente che, di fatto, lo cancellerebbe dal resto del Paese. Proprio alla luce di quei dati è ripreso un ampio dibattito sul futuro del Meridione che potrebbe ora portare alla determinazione di provvedimenti finalmente concreti per il suo rilancio. Il momento sarebbe favorevole anche alla luce della, seppur debole, ripresa economica che sta caratterizzando la nostra economia. I dati macroeconomici segnalano un arresto della caduta. Addirittura le principali istituzioni economiche ipotizzano una crescita ancora maggiore di quella prevista. Si prospetta, così, uno scenario favorevole ma che va guardato con prudenza. La ripresa, infatti, è attualmente sostenuta da fattori più che altro esogeni al nostro sistema economico quali: l’andamento del prezzo del petrolio, il calo dei costi energetici, la diminuzione dello spread, la ripresa del mercato internazionale, il Quantitative Easing “partorito” da Mario Draghi, il rilancio del credito. Tutti questi fattori, insieme, hanno prodotto la spinta verso la ripresa. Ma per guardare con più fiducia al futuro bisogna attendere, innanzitutto, il consolidamento di questi risultati, dando il via agli altri interventi annunciati da Renzi, come la riduzione dell’Ires, e, soprattutto, lo sfruttamento

di tutte quelle potenzialità che sono presenti nel Meridione. Non dimentichiamo infatti che l’Italia è ripartita ma il Mezzogiorno no. A tale proposito sarà importante conoscere le proposte concrete messe nero su bianco sul Masterplan annunciato dal Governo per comprendere le strategie di intervento che si intendono sviluppare per il Sud. Che, non dimentichiamoci, se dovesse ripartire può rappresentare un grande mercato di destinazione per il resto del Paese. Ma perché ciò avvenga è indispensabile riattivare, nel Mezzogiorno, e nel più breve tempo possibile il ciclo degli investimenti pubblici e privati con adeguate misure.Stimolando ad esempio l’attrazione di investimenti dall’estero e la cooperazione tra le imprese di diverse aree geografiche con quelle del Meridione. Senza dimenticare che il segno più tangibile l’Esecutivo dovrebbe darlo sulle infrastrutture, a cominciare dai treni ad alta velocità. Che nell’immediato, si badi bene, non significa per forza l’impegno di fondi ma anche solo l’accorciamento dei tempi di percorrenza attraverso la razionalizzazione delle fermate. Questo darebbe un segnale tangibile di come si voglia da subito legare la Calabria – che è il mezzogiorno del Mezzogiorno – al resto del Paese. Insomma basta con il piagnisteo, la retorica del Sud e gli annunci ad effetto, adesso è il tempo di agire con interventi mirati e concreti per avviare un percorso virtuoso che affranchi il Meridione da logiche assistenziali ed emergenza permanente. � * editore di "CalabriaEconomia"

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editoriale

La bellezza salverà la Calabria? di Davide Lamanna*

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«Noi calabresi non riusciamo a vedere quanta bellezza c’è tra i boschi della Sila, dell’Aspromonte, del Pollino e le spiagge dello Ionio e del Tirreno. O forse, più semplicemente, non la percepiamo»

ochi giorni ancora e il sipario calerà sulla grande Expo di Milano. Non è ancora tempo di bilanci. Anche perché se è vero che i numeri sono oggettivi, è anche vero che ognuno, nel gioco delle parti, li leggerà come più gli aggrada. Tuttavia è innegabile che si sia trattato di uno straordinario momento di promozione per l’intero Paese e anche per la nostra regione. Che, nonostante i ritardi accumulati ed evidenziati, spesso, anche da queste pagine, è riuscita a presentare un’immagine positiva di sé ai milioni di visitatori che hanno affollato l’esposizione e soprattutto alle centinaia di migliaia che hanno riempito i padiglioni nella settimana dedicata alla Calabria. L’apertura di questo numero di Calabriaeconomia è dedicata proprio a questo evento. Ma credo che per le nostre imprese ancora più importanti siano state le missioni di incoming promosse dalla Regione e da Unioncamere Calabria che hanno portato decine di buyer, arrivati da tutto il mondo, a visitare le eccellenze del nostro territorio. Un’opportunità per quel processo di internazionalizzazione che le nostre aziende devono – senza molte alternative – perseguire per vincere le sfide del mercato globale. Come giustamente ha sottolineato il direttore di Unioncamere Calabria, Maurizio Ferarra, scopriremo tra qualche mese se le visite aziendali, che si sono susseguite in queste ultime settimane, avranno dato o meno i loro frutti. L’impressione è che il “made in Calabria”, nel settore agroalimentare, abbia

fatto centro. Così come le bellezze naturali e paesaggistiche. Del resto, sfogliando la rivista, troverete anche la “pazza” storia – come l’abbiamo intitolata - di un californiano che ha deciso di vivere in Calabria, tanto l’ha trovata bella. La terra, i suoi prodotti, i suoi abitanti. Forse, anzi probabilmente, noi calabresi non riusciamo a vedere quanta bellezza c’è tra i boschi della Sila, dell’Aspromonte, del Pollino e le spiagge dello Ionio e del Tirreno. O forse, più semplicemente, non la percepiamo perché sopraffatti dall’ incapacità di ribaltare quei luoghi comuni che ci vogliono non all'altezza di invertire la rotta. Anni di amministrazioni che hanno promesso e non fatto. Di fondi investiti malamente. Di emigrazioni continue alla ricerca di un futuro che la propria terra non è stata in grado di garantire. Ma gli apprezzamenti, sinceri e disinteressati, di chi visita per la prima volta la Calabria, di chi è protagonista di una immigrazione al contrario, noi li consideriamo una iniezione di fiducia e speranza. Convinti che, parafrasando il principe Mishkin ne l’Idiota di Dostoevskij, la bellezza potrà salverà la Calabria. A patto che ci sia la volontà dei calabresi stessi, nessuno escluso, a tagliare con le logiche di un passato ricco di fallimenti. Quelle che, ad esempio, denuncia la Corte dei Conti, parlando di una Regione diventata, da tempo, solo “un poltronificio” piuttosto che centro nevralgico di programmazione. � * direttore di "CalabriaEconomia"

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ANNO VII | NUMERO 3 | 2015

In copertina B U S I N E S S

M A G A Z I N E

Daniele Rossi

Calabria Economia periodico di informazione economica Anno VII - numero 3 - 2015

Giovanni Mezzatesta

Direttore responsabile

Davide Lamanna

Anthony Plourd

Contatti Redazione via Caduti sul Lavoro, n. 9 88100 S. Maria di Catanzaro tel. 0961.781410 - fax 0961.789650 www.calabriaeconomia.it info@calabriaeconomia.it Collaborazioni esterne saltuarie Danilo Colacino, Vittorio Daniele, Enrico Mazza, Maria Rita Galati, Eugenia Ferragina, Maurizio Bonanno, Rosalba Paletta, Monica Perri Tommaso Rotella

Antonietta Santacroce

Editoriali La ripresa c’è. Ma senza pensare al Sud non c’è speranza

Fotografie: Icaro fotocronache MediaService srl Antonio Raffaele

di Aldo Ferrara

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La bellezza salverà la Calabria? di Davide Lamanna

Stampa Stabilimento Tipografico De Rose Montalto Uffugo (CS) Società Editrice Mediaservice Srl via Caduti sul Lavoro, n. 9 88100 S. Maria di Catanzaro www.mediaserviceagency.it info@mediaserviceagency.it

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info@calabriaeconomia.it

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sommario PRIMO PIANO

Speciale EXPO Calabria

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PRONTI A SFRUTTARE LA POTENZA DELLA "BIG BANG DISRUPTION

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CORRENTISTI SEMPRE MENO TUTELATI

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“UNA SOMMA DI PROGETTI NON FA UN PROGRAMMA”

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RICERCA E INNOVAZIONE, INTESA UNICAL-UNINDUSTRIA

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SI RAFFORZA L’ASSE CALABRIA-COREA

ECONOMIA

LA CALABRIA PROTAGONISTA A MILANO: SETTE GIORNI PER PROMUOVERE IL TERRITORIO

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IL CAFFÈ GUGLIELMO ALLA CONQUISTA DEL NEW JERSEY

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CONSUMI, SI FERMA LA CONTRAZIONE DELLA SPESA FAMILIARE

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LE GREEN COMMUNITIES DIVENTANO REALTÀ IN CALABRIA

EXPO 2015, BUYER DA TUTTO IL MONDO IN CALABRIA

ATTUALITÀ 16

LA CORTE DEI CONTI ACCUSA: LA REGIONE? UN "POLTRONIFICIO"

BUSINESS 68 18

I GOVERNANTI LOCALI COSTANO AI CALABRESI 46,6 EURO PROCAPITE

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DOVE FARE IMPRESA. LA CALABRIA ANNASPA

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CONTRATTI DI INVESTIMENTO

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FORMAZIONE CONTINUA PER LE IMPRESE. CI PENSA L’OBR

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MIMMO STILLO NON SI È ARRESO: IL “SUNRISE” HA RIAPERTO IN TEMPI RECORD

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#LACALABRIACHEREMA SPEGNE LA PRIMA CANDELINA. E CONTINUA A LOTTARE

33 RestartCalabria n.11 Speciale inserto

PROFILTEK: TRADIZIONE, ESPERIENZA E TECNOLOGIA A SERVIZIO DEL CLIENTE

PERSONAGGI 70

DAGLI USA IN CALABRIA: LA PAZZA STORIA DI UN UOMO CHE AMA LA NOSTRA TERRA

EVENTI 72

pag.

IL FESTIVAL D’AUTUNNO RENDE OMAGGIO AL SUD

a cura di CalabriaInnova

16 pagine da staccare e conservare LA STORIA 76 50

DISPERSIONE SCOLASTICA, SITUAZIONE ALLARMANTE

ITALYAMONEWS, IL GIORNALE ON LINE CHE INSEGNA LA NOSTRA LINGUA

FLASH NEW 78

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CALABRIA

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Speciale EXPO Calabria


La Calabria protagonista a Milano: sette giorni per promuovere il territorio di Domenico Iozzo

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erritorio, biodiversità agricola e alimentare, storia e innovazione: queste le parole chiave attorno a cui si è articolata la settimana del protagonismo della Regione Calabria tenutasi dal 25 al 30 settembre scorsi all’Expo di Milano. Sei giorni all’insegna non solo della promozione e della valorizzazione delle eccellenze agroalimentari locali, ma anche del dibattito culturale e del confronto sui temi della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica rispetto ai quali la Calabria offre un importante contributo. Arrivati alla stazione di Rho, a colpire subito sono i grandi pannelli e le immagini dedicate alla Calabria che accompagnano le centinaia di migliaia di visitatori attesi ogni giorno all’Expo.

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Un biglietto da visita importante per una terra calda e accogliente, ricca di tradizioni e meraviglie naturalistiche tutte da scoprire. All’interno del Padiglione Italia e dello spazio curato dal Corriere della Sera, la Regione Calabria ha potuto mettere in mostra le sue eccellenze agroalimentari regionali diffuse nei

mercati internazionali, con particolare attenzione a quelle Dop e Igp: la cipolla di Tropea, le clementine, il caciocavallo di Sibari, la patata silana, il bergamotto sono solo alcuni dei prodotti che identificano la nostra regione nel mondo. In tale contesto, attività produttive, agricoltura e turismo hanno costituito i tre


pilastri ben rappresentati a Milano – insieme ai Consorzi di tutela e le assicurazioni di produttori, le università, i centri ricerca italiani e il Miur-Ufficio scolastico regionale per la Calabria - attorno a cui costruire l’azione di sistema che deve coinvolgere tutti gli attori istituzionali per spiccare il volo a livello internazionale. A detta di Giacomo Giovinazzo, dirigente del settore valorizzazione e promozione produzioni agricole e filiere produttive, «le aziende calabresi anno dopo anno aumentano le proprie esportazioni all’estero ed evidentemente l’internazionalizzazione per i nostri prodotti costituisce un fattore importante. In particolare, la filiera produttiva dell’olio extravergine è una delle più rilevanti, con 180.000 ettari di terreno e una fatturazione di 500 milioni di euro annui. L’obiettivo è quello di riuscire ad essere maggiormente competitivi su tutti i mercati, in quanto i costi

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Il cibo deve essere un elemento rafforzante della politica turistica calabrese e dello sviluppo economico e sociale dell’intera regione, sfruttando un’onda positiva che sembra in ascesa considerando che nella stagione estiva trascorsa si è registrato un incremento di turismo nazionale pari al 12%»

di produzione restano ancora elevati». Anche per Carmelo Salvino, direttore generale del dipartimento agricoltura della Regione, «la Calabria ha finalmente voltato pagina facendo sistema con il mondo produttivo e quello dell’associazionismo ed è su questa rinnovata sinergia che bisogna puntare quale vero volano di sviluppo per la nostra regione».

Parole a cui fanno eco quelle di Pasquale Anastasi, direttore generale del dipartimento turismo, secondo il quale «il cibo deve essere un elemento rafforzante della politica turistica calabrese e dello sviluppo economico e sociale dell’intera regione, sfruttando un’onda positiva che sembra in ascesa considerando che nella stagione estiva trascorsa si è registrato un incremento di turismo ►

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nazionale pari al 12%». La vetrina calabrese dell’Expo, tra le diverse degustazioni allestite da studenti e docenti degli istituti alberghieri della regione, ha visto come protagonista il vino la cui produzione di qualità è da tempo riconosciuta in tutto il mondo. Con una superficie a vigneti di circa 12mila ettari ed una produzione per ettaro di circa 110 quintali, la Calabria conta 36 vitigni autorizzati dei

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quali il 50% autoctoni, pari al 60% della superficie vitata. Numeri, questi, avvalorati da un’intensa attività di recupero delle varietà dimenticate, di riscoperta di vitigni dismessi e di creazione di vini - come il Gaglioppo, il Greco nero di Sibari, la Guarnaccia, il Magliocco dalle proprietà uniche tant’è che grosse aziende piemontesi hanno già avviato collaborazioni importanti con la Calabria per supportarne la promozione. Alla settimana del protagonismo si è,

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La Calabria conta 36 vitigni autorizzati dei quali il 50% autoctoni, pari al 60% della superficie vitata»


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In Calabria nel 1957 iniziò il grande lavoro di ricerca dell’equipe di scienziati americani, diretti da Ancel Keys, che portò alla definizione della dieta mediterranea come stile di vita e di alimentazione salutare»

poi, discusso delle produzioni agroalimentari della montagna calabrese, dove sono localizzati tre dei più importanti e splendidi parchi nazionali del Vecchio continente: l’Aspromonte, la Sila e il Pollino che, insieme alla rete Europarc delle aree protette d’Europa, hanno presentato per la prima volta la Carta del cibo sano e sostenibile volta a favorire lo sviluppo di una rete interregionale che unisca le risorse delle aree protette. Expo ha, inoltre, consacrato il ruolo ricoperto dalla Calabria per la diffusione della dieta mediterranea come patrimonio dell’umanità. La storia, infatti, racconta che proprio in Calabria nel 1957 iniziò il grande lavoro di ricerca dell’equipe di scienziati americani, diretti da Ancel Keys, che portò alla definizione della dieta mediterranea come stile di vita e di alimentazione salutare. Un modello che continua a rappresentare un punto di riferimento perché in grado di rispondere al meglio alla domanda di qualità e salute secondo i valori della sostenibilità e del rispetto per l'ambiente. In tale direzione, ricerca, innovazione e tecnologia, come hanno dimostrato le testimonianze di spin off e start up calabresi presenti all’Expo, possono costituire il valore aggiunto nel proporre soluzioni innovative di valore internazionale per quanto riguarda i processi di produzione del cibo. A riscuotere particolare successo sono state le proposte nate nel catanzarese de “Il muscolo di grano” di Enzo

Marascio, alimento vegetale che “sembra carne ma non lo è”, e il piccolo frantoio casalingo per produrre da sé olio di oliva extravergine, “espresso” e personalizzato, grazie alla Revoilution illustrata da Antonio Pagliaro. La Calabria ha offerto il proprio contributo anche all’insegna della musica e dello spettacolo, con gli apprezzati concerti presso il Padiglione Italia delle orchestre giovanili di Laureana di Borrello e di Delianuova, dirette rispettivamente dai maestri Maurizio Managò e Gaetano Pisano, le “incursioni” del gruppo folk dei Canterini di Serrastretta, la mostra fotografica sull’antichissima festa tradizionale della Varia di Palmi,

la leggendaria storia della ricerca del cedro perfetto presentata insieme alla comunità ebraica, le immagini inedite dei Bronzi di Riace, girate con le più avanzate tecnologie di ripresa. Dal palcoscenico di Expo Milano 2015, infine, si è parlato delle potenzialità di sviluppo in prospettiva nazionale e internazionale racchiuse nel porto di Gioia Tauro, uno dei maggiori “hub transhipment” del Mediterraneo, al centro dei flussi tra Oriente e Occidente. Uno snodo cruciale e di grande rilievo strategico attorno a cui è necessario concentrare gli sforzi del Paese per far sì che il sistema economico nazionale possa rilanciarsi proprio a partire dal Sud. �

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Expo 2015,

buyer da tutto il mondo in Calabria S

ostenere, favorire e promuovere l’internazionalizzazione del sistema agroalimentare regionale facendo leva sulla straordinaria piattaforma logistica e mediatica di EXPO 2015 costruendo così una ponte di benvenuto verso le meraviglie agroalimentari e paesaggistiche made in Calabria. Questa la parabola ascendente di azioni strategiche generata dal Progetto “Expo in Calabria” messo a punto da Regione Calabria Settore n.5 “Cooperazione e Internazionalizzazione dei Sistemi produttivi” Dipartimento Presidenza e Unioncamere Calabria, in qualità di soggetto attuatore, che ha visto lo svolgimento di molte missioni di incoming realizzate in Calabria. Un fitto programma che ha consentito all’agroalimentare regionale di mostrarsi in tutta la sua varietà e di impressionare piacevolmente i procacciatori d’affari giunti appositamente, tra gli altri paesi, da Russia, Canada, Australia,

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Cina, Francia, USA, UK , Germania, così da far conoscere non solo l’eccellenza della filiera agroalimentare calabrese, ma anche la ricchezza di un patrimonio storico, culturale e paesaggistico che rappresenta il vero ed autentico volano per lo sviluppo del territorio. Cresce, dunque, sempre di più il livello di attrattività delle aziende locali a livello internazionale che, grazie alla

vetrina di Expo Milano 2015, hanno potuto accogliere diversi operatori economici provenienti da tutto il mondo e stringere nuovi rapporti commerciali destinati a svilupparsi in futuro. Da una parte, gli operatori accreditati in materia di internazionalizzazione per lo svolgimento di attività di incoming relative alle filiere agroalimentari e, dall’altra, le imprese locali interessate si incontrano per dare maggiore visibilità ai propri prodotti all’estero e per cogliere nuove opportunità di crescita sui mercati internazionali. La Regione Calabria si è impegnata, inoltre, negli scorsi mesi a portare avan-

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L’intervento è stato fortemente voluto dalla giunta regionale nell’ottica di riaffermare un’immagine positiva della nostra regione anche in termini produttivi e di sviluppo»

ti azioni di informazione e formazione sul territorio attraverso l’istituzione di un apposito sportello (Sprint) che supporta e affianca le imprese nel corso di eventi dedicati all’internazionalizzazione e dei b2b previsti dai Progetti Paese. L’Assessore regionale allo Sviluppo economico, Carmen Barbalace, “ha sottolineato che l’intervento è stato fortemente voluto dalla giunta regionale nell’ottica di riaffermare un’immagine positiva della nostra regione anche in termini produttivi e di sviluppo”. Obiettivo condiviso e ribadito anche ►

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dalla dirigente del Settore “Cooperazione Euro-mediterranea e Internazionalizzazione dei sistemi produttivi” Dipartimento Presidenza Regione Calabria, Saveria Cristiano, nell’auspicio che, dando un’ulteriore spinta alla crescita del tessuto produttivo calabrese, si possa stimolare, al tempo stesso, anche una ricaduta positiva a 360 gradi sul territorio regionale. Un ruolo strategico è stato svolto, in tal senso, da Unioncamere Calabria nella consapevolezza, sottolineata dal Segretario Generale Maurizio Ferrara, che «i risultati di questa intensa attività di promozione si potranno cogliere nel lungo termine auspicando che le nostre imprese colgano le opportunità offerte da un mercato globale in costante cam-

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biamento ed in cui l’innovazione tecnologica gioca un ruolo fondamentale». L’ampio programma di iniziative realizzate si è articolato attraverso importanti momenti istituzionali dedicati all’accoglienza dei delegati esteri ed alla disseminazione mediatica delle missioni di volta in volta realizzate anche grazie all’ausilio di prodotti multimediali appositamente confezionati per presentare al meglio lo straordinario patrimonio paesaggistico, culturale ed enogastronomico regionale (filmato “Calavrìa Made of I_talia Calabria” prodotto da Regione Calabria e Unioncamere Calabria). Ma non solo: seminari formativi sui mercati Paese, percorsi ad hoc sui territori per la realizzazione di visite

aziendali guidate ed incontri d’affari B2B presso confortevoli spazi espositivi appositamente allestiti dalle stesse aziende. Il bilancio delle fortunate iniziative di internazionalizzazione, fin ad ora realizzate, parla chiaro: cinquanta aziende agroalimentari regionali hanno usufruito dei servizi specialistici erogati; circa quarantacinque operatori commerciali esteri giunti in Calabria per degustare i numerosi prodotti tipici che, nella loro varietà, dipingono il quadro di una regione capace di dare un contributo prezioso alla produzione di cibo buono e genuino. Non solo il peperoncino e la ‘nduja – veri “must” apprezzati e ricercati in tutto il mondo - ma anche il vino, l’olio


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Cinquanta aziende agroalimentari regionali hanno usufruito dei servizi specialistici erogati; circa quarantacinque operatori commerciali esteri giunti in Calabria per degustare i numerosi prodotti tipici»

d’oliva extravergine e i numerosi prodotti certificati Dop e Igp sono destinati a conquistare fette di mercato sempre più ampie specialmente in alcuni Paesi, come gli USA, dove la propensione ai consumi e all’importazione dall’Italia è in costante aumento. Gli operatori esteri in “tour” per la Calabria” hanno potuto”, ad esempio, scoprire l’unicità del bergamotto, con le sue qualità benefiche e terapeutiche, e l’eccellenza della tradizione dolcia-

ria con il tartufo di Pizzo e il torrone di Taurianova preparati a mano e con materie prime di qualità del territorio, etichette vinicole e olio evo di eccelsa qualità e pregio. L’auspicio è che, dopo questa prima occasione di confronto, le relazioni commerciali internazionali avviate possano proseguire e rafforzarsi oltre la parentesi dell’Expo nell’ottica di una collaborazione istituzionale necessaria per supportare il percorso di internazio-

nalizzazione delle aziende calabresi e porre le basi per nuovi scambi commerciali dalle condizioni più agevolate. Infatti, solo attraverso una forte azione sinergica in grado di far dialogare tutti gli attori del sistema produttivo locale, la Calabria potrà compiere il definitivo salto di qualità valorizzando le specifiche eccellenze del territorio e offrendo una testimonianza importante a sostegno di una cultura dell’alimentazione sana, naturale e sostenibile. • D.I.

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attualità

di Maria Rita Galati

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on più una “estensione dello Stato centrale”, la più vicina ai territori e quindi - secondo quanto previsto nella nostra Carta Costituzionale, di interpretare al meglio i bisogni dei cittadini che rappresenta – ma un “poltronificio”. In occasione dell’Adunanza di parificazione del rendiconto generale della Regione per l’esercizio 2014, il presidente facente funzione, Giuseppe Ginestra, ci va giù pesante, mettendo in luce come emerga «una assai scarsa capacità di dialogo tra l’Ente Regione e la Sezione della Corte dei Conti che si è occupata di analizzare il Bilancio», sottolineando «la carenza di coordinamento dell’azione amministrativa e di adeguato svolgimento della comunicazione interna; un inadeguato raccordo tra indirizzo politico e gestione operativa». La Corte, inoltre, ha accertato un risultato di amministrazione incapiente per un importo non inferiore a più di 120 milioni di euro. Una bocciatura vera e propria quella della Sezione di Controllo che afferisce ad ogni capitolo del documento presentato, anche in ritardo, dalla Regione. Ritardo nell’approvazione del rendiconto che mette in evidenza come la gestione del Bilancio di previsione sia stata sia avvenuta sulla base di dati contabili sostanzialmente presunti. «Un lusso – ha rimarcato il procuratore regionale Rossella Scerbo – quello di navigare a vista in un mare periglioso che non può essere concesso». «La Regione – ha aggiunto Ginestra – pare aver perso di vista il ruolo di Ente più prossimo al territorio trasformandosi in

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La Corte dei Conti accusa: La Regione?

Un "poltronificio"

un “poltronificio”, poco trasparente nel suo rendiconto che non è facilmente leggibile ed è simile ad una scatola cinese. Mancano, dunque, trasparenza, efficienza ed efficacia, che sono alla base del buon andamento di ogni ente pubblico». Tutto questo è dovuto, ha inoltre dichiarato Ginestra «al progressivo passaggio della Regione da Ente di legiferazione, programmazione, coordinamento e vigilanza a soggetto amministrativo di carattere gestionale, prova ne è il deleterio fenomeno delle partecipazioni societarie dell’Ente Regione». Andando poi nello specifico dei conti Ginestra ha rilevato che «l'ente ha presentato al dicembre 2014 un avanzo di amministrazione pari a 2.500.083.859,74 euro, avanzo, però,

del tutto fittizio. L’avanzo, infatti, non risulta capiente per coprire i vincoli che gravano sull'ente. Allo stato dell’analisi, difatti, si evidenzia un netto negativo, che possiamo tranquillamente chiamare buco di bilancio, pari a più di trentadue milioni di euro. Situazione peggiorata rispetto al 2013. Tutto questo poteva essere evitato con l’adozione di adeguati quanto dovuti correttivi durante l’esercizio finanziario, in modo da evitare che gli impegni di spesa superassero le risorse accertabili».

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La Corte, ha accertato un risultato di amministrazione incapiente per un importo non inferiore a più di 120 milioni di euro»


attualità La Sezione di Controllo ha, inoltre, espresso «particolari riserve sulla modalità di contabilizzazione delle anticipazioni di liquidità nella disponibilità della Regione sulla base di contratti stipulati con il Ministero dell’Economia e Finanze, che hanno comportato come conseguenza un ampliamento della spesa pregiudicando l’equilibrio di bilancio». Tra le anticipazioni di liquidità spiccano quelle relative al pagamento dei debiti sanitari del 2013 per un importo pari a più di 89 milioni di euro. Dall’analisi dei conti regionali, è detto nella relazione, risulta «un evidente risultato negativo del saldo entrate-spese nell’esercizio 2014 che rispetto al 2013 in termini assoluti, presenta un peggioramento pari a più di quattro miliardi di euro. Si rileva, anche al netto, un evidente peggioramento della gestione di cassa: si passa da un valore positivo ad uno negativo». «Tali spese sono state destinate alla copertura del debito sanitario cumulato al 31 dicembre 2012, su cui non risultano effettuati pagamenti né impegni. La Regione – si legge ancora – ha coperto le medesime con le entrate derivanti da tale anticipazione mentre avrebbe dovuto essere costituito un fondo vincolato». Tutti dati profondamente negativi quindi che si sommano alla gestione dei residui attivi per i quali si è registrato un decremento pari al 14,55%, al fronte del 6,79% del

2013. A questo va aggiunta una contrazione delle riscossioni che sono passate 20,63% al 12,30% del totale dei residui. «Ciò mette in luce – è sottolineato nella relazione – le difficoltà che la Regione Calabria incontra nell’attività di riscossione. Quanto al trasporto pubblico locale la Sezione di Controllo ha riscontrato un debito complessivo pari a più di 375 milioni di euro. La Corte, è riportato nella relazione, ha inoltre rinviato "ad un ulteriore approfondimento di indagine l’analisi dei bilanci non ancora presentati integralmente delle società partecipate della Regione Calabria». Sono diminuite le spese di rappresentanza pari per il 2014 a 20mila euro. La Sezione di Controllo ha infine analizzato il capitolo del contenzioso dal quale «possono derivare effetti economici negativi tali da risultare una delle principali cause di squilibri strutturali dei bilanci degli Enti pubblici». La Regione, inoltre, «non ha cognizione del numero totale dei procedimenti giudiziali a suo carico» e la Sezione «può soltanto prendere atto della incapacità dell’Amministrazione di fornire dati che siano minimamente significativi, con riferimento ad un ambito altamente sensibile per gli equilibri finanziari dell’Ente». «Le amministrazioni pubbliche stanno vivendo un momento di crisi che non può non tradursi in una crisi fiscale. Una crisi – ha affermato il presidente della Regione Mario Oliverio intervenendo al termine dell’udienza – che ha colpito tutti i settori e non poteva mancare quello produttivo. Mi preme sottolineare come la riforma del sistema contabilefinanziario, seppur corretta, produca evidenti effetti negativi sulle casse della Regione. La Regione, come è noto, infatti, ha subito la sospensione, per svariati motivi, dell’erogazione dei fondi comunitari. Superata tale criticità la Commissione europea ha finalmente autorizzato l’erogazione. Per questo motivo l’ente ha anticipato delle somme; oggi, però, quelle stesse somme anticipate, secondo

tale riforma, non possono essere reintegrate con i fondi che arrivano. Tra le spese maggiori della Regione ci sono quelle relative all’Afor, oggi Calabria Verde, e proprio in riferimento a ciò – ha detto ancora il governatore – posso tranquillamente affermare che i tempi sono maturi per una riforma dell’intero sistema agroforestale, ridefinendo il personale impegnato. A questo aggiungo che presto, sempre in tema di “spending review”, cambieranno molte cose, alcune delle quali riguarderanno le società in house e le partecipate». L’impegno da parte della Giunta, conclude il presidente Oliverio «è di procedere sulla strada di una corretta gestione del bilancio; la richiesta che la Giunta rivolge alla Sezione è di continuare con suo lavoro di continuo di accompagnamento le risorse pubbliche siano spese per il bene pubblico. La Giunta non considera la Sezione Controllo della Corte come un nemico da cui guardarsi, ma semmai come un soggetto le cui competenze professionali ed istituzionali sono al servizio della collettività, quella stessa collettività il cui bene comune costituisce l’obiettivo primo dell’azione politico-amministrativa della Giunta e del suo Presidente. In questa prospettiva, Regione e Corte, pur nella distinzione dei ruoli, operano sulla stessa linea di frontiera, nella consapevolezza che per ogni euro speso dovrà darsi non soltanto il rendiconto, ma ancor più il conto ai cittadini, attanagliati da una crisi intensa quante altre mai e che giustamente non più sono disposti a sopportare che l’interesse di pochi vada a danno dei molti. Il bene comune è il faro e la meta dell’azione pubblica: per questo la Regione chiede alla Corte di accompagnarla su una rotta non priva di rischi e di ostacoli ma che trova origine e fine nell’impegno che la Costituzione affida alle pubbliche amministrazioni, quello cioè di rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena eguaglianza e la piena partecipazione dei cittadini». •

Mario Oliverio numero 3 - 2015

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attualità

I governanti locali costano ai calabresi 46,6 euro procapite A

mmontano a 1.408 milioni di euro i mandati di pagamento effettuati delle tesorerie di Regioni, Comuni, Province, Comunità montane e Parchi per gli amministratori locali. Una spesa in diminuzione di 420 milioni di euro rispetto al 2009 (-22,9%) quando i costi della rappresentanza locale erano stati poco più di 1.827 milioni di euro. Uno “sforzo di democrazia” pari mediamente a 23,2 euro per ciascun cittadino. Ma c’è chi la media la supera abbondantemente. Valle d’Aosta e il Trentino Alto Adige, ad esempio, con 143,4 euro e 63,5 euro per abitante. Sul versante opposto, si collocano il Lazio con 12,8 euro pro capite e Lombardia che, per il 2014, ha speso 12,9 euro per abitante. E la Calabria? Nel 2014 ha generato costi per la rappresentanza locale pari a 92,3 milioni di euro (46,6 euro pro capite). Peggio, ol-

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tre alle già citate Valle d’Aosta e Trentino, hanno fatto Molise - con una spesa di 16,8 milioni di euro (53,5 euro pro capite) - Basilicata - con una spesa di 29,4 milioni di euro (50,8 euro pro capite) e Sardegna - con una spesa di 80,7 milioni di euro (48,5 euro pro capite). Analizzate principalmente alcune categorie di spesa e di voci contabili: indennità, compensi e rimborsi per il funzionamento degli organi istituzionali, acquisto di beni e di servizi per le spese di rappresentanza. E, intanto, nei primi otto mesi del 2015 risultano effettuati pagamenti per indennità, rimborsi e spese di rappresentanza per 675 milioni di euro. E’ quanto emerge dalla Nota scientifica sulla mappatura dei costi

Raffaele Rio


di 120 milioni di euro»

attualità della politica nelle regioni italiane realizzata dall’Istituto Demoskopika che ha utilizzato e rielaborato i dati contenuti nel sistema informativo Siope per il 2009, 2014 e 2015. «I dati – commenta il presidente dell’Istituto – confermano che, nell’ultimo quinquennio, si è ridotta la spesa corrente degli enti locali e, in particolare, di quasi un quarto la macro voce dei costi diretti della politica. Malgrado persistano ancora alcuni interessanti spazi di manovra per razionalizzare ulteriormente le spese il funzionamento degli organi istituzionali dei governi locali, la strategia prioritaria di “spremere” ulteriormente gli enti locali – continua Raffaele Rio – sembra poco proficua in termini di risultati provocando, in alcuni casi, inutili tormentoni quali quello sulla soppressione delle Province e delle Comunità montane che, per assenza di una visione chiara e decisionista della politica stessa, ha prodotto situazioni tanto ambigue quanto complesse nella risoluzione. Si riprenda con decisionismo politecnico – conclude il presidente – la strada della giungla delle partecipate e il lavoro di efficentamento della spesa degli enti locali attraverso i costi e i fabbisogni standard ancora in alto mare o, nella migliore delle ipotesi, lontani dal produrre risultati tangibili». Con 741 milioni di euro, pari al 52,6% dei costi complessivi, prevalgono le spese sostenute per il funzionamento degli organi istituzionali delle Regioni ed, in particolare, per l’indennità di carica e di missione ai componenti del Consiglio e della Giunta regionale, del Presidente della Giunta, le spese di funzionamento dei gruppi consiliari, i compensi derivanti dalla partecipazione dei componenti degli organi istituzionali alle riunioni degli organi. A seguire i costi messi in campo per i Comuni,pari a 555,3 milioni di euro (39,4%), per le Province,con

Confronto: taglio di 420 milioni di euro rispetto al 2009 Nel 2014, i costi della politica hanno subìto una significativa sforbiciata rispetto al 2009 quando il monte spesa per i governi locali era complessivamente di 1.827 milioni di euro: 418,8 milioni di euro in meno pari al 22,9%. Come era prevedibile visto i provvedimenti normativi di “soppressione graduale”, i tagli più consistenti in termini percentuali si sono verificati per le spese di funzionamento degli organi istituzionali delle Comunità montane (-63,4%) e delle Province (-46,4%) per i cui costi di mantenimento della rappresentanza si è determinata una con-

105,6 milioni di euro (7,5%) In coda, con esborsi meno rilevanti, le spese sostenute per le Comunità montane e per gli Enti parco pari rispettivamente a 4,4 milioni di euro (0,3%%) e 2 milioni di euro (0,1%). •

trazione complessivamente pari a 99 milioni di euro: 91,4 milioni di euro per le Province e 7,6 milioni di euro per le Comunità montane. In termini assoluti, la riduzione più rilevante si è registrata per le indennità, i rimborsi, gli acquisti e le spese di rappresentanza degli amministratori delle Regioni con un meno 173,7 milioni di euro (-19%) e dei governanti comunali con un meno 146,1 milioni di euro (-20,8%). Un’unica nota, in direzione opposta, la spesa per gli Enti parco che rispetto al 2009,hanno fatto registrare un aumento dei costi pari al 6,7%.

Come è stato condotto lo studio L’ammontare della spesa per la rappresentanza di Regioni, Comuni, Province, Comunità montane ed Enti parco è stata ottenuta elaborando ed aggregando alcune voci di costo rilevabili dalla banca dati Siope, sistema di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti, in tempo reale, effettuati dai tesorieri di tutte le amministrazioni pubbliche, che nasce dalla collaborazione tra la Ragioneria Generale dello Stato, la Banca d'Italia e l'Istat.

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attualità Indagine Unioncamere-Ref

Dove fare impresa. La Calabria annaspa L

a firma è tra quelle più prestigiose del Corriere della Sera. Sergio Rizzo è tra i giornalisti italiani più apprezzati, autore di inchiesta che, negli anni, hanno alimentato il dibattito sul presente e il futuro del Paese. Quello che ha pubblicato a fine agosto, tuttavia, non rientra nel filone solito delle sue "riflessioni". Si tratta, piuttosto, di un articolo ragionato su dei numeri, quelli arrivati da una indagine di Unioncamere e Ref. L’obiettivo della ricerca era quello di valutare l’impatto che i servizi pubblici erogati nelle nostre città hanno sull’attrattività delle imprese. E il risultato è davvero sconfortante per la nostra regione. Cosenza ultima, Reggio Calabria 98esima e Catanzaro 96esima. Un disastro. La classifica incrocia le valutazioni sulla qualità e il costo dei servizi (la gestione dei rifiuti,

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il servizio idrico, il gas, la luce, ecc.) con le esigenze di otto categorie di attività economiche. Così risulta che ci vuole un particolare coraggio per aprire un bar o un supermercato a Cosenza, così come un salone per parrucchiere. Non va meglio negli altri capoluoghi storici di provincia: e c’è une abisso con le città del Nord. In particolare con Udine che, in questa particolare graduatoria, guarda tutti dall’alto. La situazione più critica si registra per la gestione dei rifiuti solidi urbani. Ma anche gli acquedotti sono un vero problema: la dispersione, a causa di condutture datate e non modernizzate, è notevole e tra le ultime cinque province, quattro sono calabresi. Alle tre già citate si aggiunge, infatti, Vibo. Nel complesso, le città che stanno meglio sono quelle più a misura d’uomo per dimensioni. E anche questo si configura come un’ulterio-

re negatività, visto che le nostre non sono esattamente delle metropoli. Tra l’altro, centri come Isernia o Campobasso, certamente non collocate nel “profondo” Nord, riescono a occupare la quarte e la settima posizione. Vuol dire, quindi, che non è questione di mera latitudine ma di gestione. Su questa ricerca abbiamo deciso di interpellare i presidenti di Unindustria Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, cercando di capire cosa si può fare per invertire la rotta.

Natale Mazzuca:

Al di là dei dati pubblici diffusi non conosco nel dettaglio l'indagine di Unioncamere e Ref. Per poter esprimere un giudizio nel merito servirebbe capire quale è stato il campione intervistato, come è stato costruito, quali domande sono state poste e quale il periodo di riferimento. Ciò premesso non credo che la bassa qualità dei servizi pubblici basti a tenere lontano investitori, imprenditori o aspiranti tali. A mio avviso le politiche di contesto, i tempi della burocrazia, la certezza del diritto pesano di più, in assoluto. I giornalisti hanno messo in evidenza i risultati dello studio che considerano, invece, prioritari la raccolta dei rifiuti ed i costi dell'energia che, sì, rappresentano un problema ma non più importanti del costo del denaro, della carenza di infrastrutture materiali ed immateriali, del debole intervento ordinario del Governo versi i territori del Sud d'Italia. Quale la ricetta per invertire comunque la tendenza in atto che vede i territori del Sud in fondo a numerose classifiche? E' ormai diventato indispensabile avere una politica capace di adottare l’obiettivo della crescita dell’economia meridionale, e quindi di tutto il Paese, come stel-


attualità la polare della propria azione economica. Una politica capace di mettersi dal punto di vista delle imprese assecondandone gli sforzi, rimuovendo gli ostacoli alla loro azione, lavorando per rendere il territorio meridionale un posto migliore per vivere e lavorare. La sfida vera è quella di avere il coraggio di rischiare la proposta offrendola in maniera trasparente alla possibilità di confronto, arricchimento ed implementazione. Gli oltre 100 miliardi di euro della politica di coesione comunitaria e nazionale che saranno a disposizione delle regioni meridionali nei prossimi nove anni possono fare molto per cambiare il volto del Mezzogiorno e ricostruire una immagine del Sud fatta di coraggio e di voglia di fare. Ma non basta la loro disponibilità per trasformarli in occasioni di investimento per le imprese, in servizi migliori per i cittadini, in nuove competenze per i lavoratori ed in opportunità di lavoro per i giovani. Quello che serve è un disegno complessivo e coerente da parte di Governo e Regioni, in stretto coordinamento tra di loro, supportato da adeguate capacità di guida e sostenibilità finanziaria, anche per non ripetere gli errori del passato.

Daniele Rossi:

"Un dato che certamente non è nuovo e non sorprende. Quattro province calabresi su 5 risultano le peggiori in Italia per il servizio idrico, non va molto meglio né per la fornitura di energia elettrica né per la gestione dei rifiuti. Una regione che da anni continua ad essere il fanalino di coda della penisola, che ha bisogno di uno scatto di orgoglio e di consapevolezza per rialzarsi ed imporsi. Una responsabilità politica innegabile, un governo regionale che deve investire sul proprio territorio

partendo dai servizi. Acqua, luce, gas e gestione dei rifiuti dovrebbero rappresentare la priorità per la qualità della vita stessa dei cittadini, e successivamente un punto di partenza per lo sviluppo e gli investimenti. Per il problema della dispersione dell'acqua non si può pensare solo ad un elenco di opere, ma ad una ripianificazione generale, sia territoriale che urbanistica, che non sovraccarichi gli impianti di depurazione. Una riorganizzazione di tutto il sistema idrico, che punti alla separazione delle acque nere, che defluiscono nelle fognature e quelle bianche che possono essere riutilizzate per uso domestici, non potabili. Solo in questo modo si riuscirà a sovvertire una classifica che ci vede inesorabilmente ultimi".

Andrea Cuzzocrea:

““La capacità di attrarre nuovi investimenti è uno dei tasselli fondamentali nel quadro delle politiche di crescita e delle strategie di sviluppo nella nostra regione. Oggi, anche a livello locale, un sistema economico capace di creare benessere e contribuire al miglioramento degli standard economici, deve essere una realtà in grado di competere con i mercati, nazionali e internazionali, in chiave sempre più innovativa e dinamica. Viviamo in un mondo che oggi si appresta a conoscere una seconda e ancor più radicale globalizzazione, un processo ineludibile che porterà sempre più a privilegiare chi saprà adeguarsi a standard di competizione planetaria. In Calabria, purtroppo, questi processi risul-

tano ancora largamente insufficienti a innescare un reale percorso di ripresa e quindi di riduzione dell’enorme distanza che separa questo territorio dal resto del Paese. Le ragioni di ciò sono molteplici e richiederebbero un’analisi approfondita che abbraccia, come minimo, gli ultimi due secoli di storia. Dovremmo parlare ad esempio dell'irrisolta questione meridionale. Rimanendo al presente, è scoraggiante il quadro dei servizi e delle infrastrutture essenziali che il territorio offre ad un eventuale investitore. La rete viaria, quella ferroviaria, gli aeroporti e più complessivamente il sistema dei collegamenti sono inadeguati. Se a questo si aggiungono il vero e proprio muro di gomma della malaburocrazia e le enormi difficoltà di accesso al credito, il quadro d'assieme è sconfortante. Perché mai si dovrebbe decidere di investire in Calabria? Da anni ripetiamo che la nostra regione deve ripartire dal suo sistema economico più importante, ovvero il porto di Gioia Tauro. Dall’istituzione della Zes, cioè di un'area a regime fiscale agevolato, alla riduzione delle tasse di ancoraggio e delle accise carburante, fino alla realizzazione del gateway ferroviario, sono tanti i nodi da affrontare per fare di Gioia Tauro un insediamento in grado di affrontare i competitor nel bacino del Mediterraneo e offrire un contributo tangibile alla ripartenza dell’intero Mezzogiorno e del sistema Paese. Il tessuto imprenditoriale è pronto a raccogliere questa sfida. Il nostro auspicio è che lo siano anche gli altri attori della classe dirigente”. �

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attualità

Contratti di investimento Fino al 70% a fondo perduto per la realizzazione o il potenziamento di micro-filiere produttive locali all'interno dei pisl

C

on il Decreto n. 9005 del 27 agosto 2015, pubblicato sul BURC n.57 dello scorso sette settembre, è stato pubblicato l’avviso pubblico Enrico Mazza per la selezione e il finanziamento di contratti di investimento riferiti a specifici programmi integrati, proposto da consorzi o da aggregazioni di PMI costituite sotto forma del "contratto di rete". Con il nostro esperto, avvocato Enrico Mazza, ne analizziamo gli aspetti più salienti. Chi può beneficiare di questa misura?

«Da un’attenta e accurata lettura del citato avviso si evince che i beneficiari sono le micro, piccole e medie imprese (PMI), che intendono realizzare Programmi Integrati di investimenti previsti nell'art. 3 dell'avviso. In particolare, questo programma integrato di investimento deve essere promosso dalle imprese partecipanti a consorzi, società consor-

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tili ovvero aggregazioni sotto forma del Contratto di Rete, da realizzare nell'ambito di unità produttive, di cui detengono la piena disponibilità, localizzate nei territori dei PISL regionali. Il programma deve essere organico e funzionale nonché tecnicamente, economicamente e finanziariamente valido. Per conoscere analiticamente chi sono i soggetti beneficiari è possibile consultare la pagina facebook di M.I.A. Mondo Impresa Azienda. Nella stessa pagina è stato riportato l’elenco dei Comuni rientranti nei PISL. Si possono presentare domande di agevolazione per i Piani di Sviluppo interaziendale e per i Piani di Sviluppo Aziendale. Detti consorzi, società consortili o reti di imprese (già costituiti o costituendi) devono essere partecipati da almeno 3 imprese ( già esistenti e che si impegnino a formalizzare la costituzione) ed avere un fondo consortile / patrimoniale o un capitale sociale non inferiore a ventimila euro; la quota di ciascuna impresa non può superare il 35% delle quote di capitale. Condizione di ammissibilità delle imprese beneficiarie, per come disposto dall'art. 5

«

I beneficiari sono le micro, piccole e medie imprese (PMI), che intendono realizzare Programmi Integrati di investimenti previsti nell'art. 3 dell'avviso»

dell'avviso, è quello di trovarsi nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non in stato di scioglimento, liquidazione o sottoposto a procedure concorsuali, avere unità produttiva nel territori della Regione Calabria, trovarsi in regime di contabilità ordinaria ( salvo per le imprese artigiane), in regola con il pagamento degli oneri previdenziali ed assicurativi e con la normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza. E' opportuno, a mio avviso, precisare che, i soggetti beneficiari e le aggregazioni dei soggetti beneficiari che intendono beneficiare di questa misura, non devono essere necessariamente già costituiti alla data di presentazione della domanda ma, per come consentito dall’ art. 4 del


attualità

citato avviso potrebbe trattarsi anche di costituende imprese che aderiscono in costituende aggregazioni di imprese che si impegnano a costituirsi entro i termini di sottoscrizione dell’Atto di Adesione e Obbligo». Quali sono i settori e le attività ammissibili e soprattutto quali sono le agevolazioni previste ?

«Possono essere ammessi alle agevolazioni esclusivamente i Piani di sviluppo interaziendale/aziendale riferiti ai 13 PISL " Sistemi Produttivi locali, Distretti Agroalimentari e Distretti rurali",

«

Possono essere ammessi alle agevolazioni esclusivamente i Piani di sviluppo interaziendale/ aziendale riferiti ai 13 PISL " Sistemi Produttivi locali, Distretti Agroalimentari e Distretti rurali", e dovranno riferirsi ai soli codici ATECO 2007 tassativamente indicati nell'articolo 6 dell'avviso»

e dovranno riferirsi ai soli codici ATECO 2007 tassativamente indicati nell'articolo 6 dell'avviso. Per individuare le attività ammesse e/o escluse rinvio alla nota 21 pubblicata nella pagina facebook indicata in precedenza nella quale è stato riportato l’elenco delle attività ammesse ed escluse. Quanto invece alla forma ed intensità dell'aiuto sono riconosciuti contributi in conto capitale, a copertura delle spese ammissibili sopra indicate. In particolare per la realizzazione dei piani di sviluppo aziendale / interaziendale sono concesse nella misura del 35 % degli investimenti per le medie imprese e del 45% per le piccole imprese. Quanto invece alle agevolazioni previste per le spese relative ai servizi reali sono pari al 50% del costo ammesso. Preciso che l'ammontare minimo dei mezzi da apportati dall'impresa non deve essere inferiore al 25%. Il beneficiario dovrà comunque garantire la totale copertura della parte non agevolata del programma degli investimenti facendo ricorso o al finanziamento bancario o all'apporto di mezzi propri o ad altre fonti di copertura. Nel caso in cui gli aiuti vengano conces-

si in «de minimis», le agevolazioni sono concesse nella forma di un contributo in conto capitale nella misura massima del 70% delle spese ammissibili, fino all’importo massimo di 150.000 per i Piano di sviluppo aziendale/interaziendale». Quali interventi e quali spese sono ammissibili?

«Gli interventi ammissibili, per ciascuna delle imprese facenti parte del Contratto di Investimento, devono riguardare, per come disposto dall'articolo 11 dell'avviso, una solo unità produttiva e non possono essere suddivisi in più domande di agevolazione. I Piani di sviluppo aziendale devono riguardare una delle seguenti tipologie: a) realizzazione di nuove unità produttive; b) ampliamento di unità produttiva esistenti; c) diversificazione della produzione di un'unità produttiva di nuovi prodotti / servizi aggiuntivi; d) cambiamento fondamentale del processo di produzione complessivo di un'unità produttiva esistente. ►

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attualità dell'impresa; mezzi mobili, escluso i mezzi di trasporto targati; ● programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell'impresa, brevetti, licenze, know-how e conoscenze tecniche non brevettate concernenti nuove tecnologie di prodotti e processi produttivi, per la parte in cui sono utilizzati per l'attività svolta nell'unità produttiva interessata dal programma; ● spese per l'acquisto di servizi reali che consentano la risoluzione di problematiche di tipo gestionale, tecnologico, organizzativo, commerciale, produttivo e finanziario, per come descritti nel Catalogo». Ci può illustrare le modalità di presentazione delle domande e la loro valutazione?

Quanto invece alle spese ammissibili devono riferirsi all'acquisto e alla realizzazione di immobilizzazioni come definite dall’articolo 2423 e seguenti del codice civile, in particolare: ● progettazioni ingegneristiche riguardanti le strutture dei fabbricati e gli impianti, sia generali che specifici, direzione dei lavori, studi di fattibilità economico-finanziaria e di valutazione di impatto ambientale, oneri per le concessioni edilizie, collaudi, spese di fidejussione; ● suolo aziendale e sue sistemazioni; ● opere murarie e assimilate e infrastrutture specifiche aziendali; ● macchinari, impianti ed attrezzature varie nuovi di fabbrica, ivi compresi quelli necessari all'attività gestionale

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«Le domande di agevolazione debitamente compilate, pena l’inammissibilità, utilizzando rigorosamente la modulistica pubblicata sul sito della Regione Calabria sopra indicato, dovranno essere inviate tramite raccomandata a.r., posta celere o corriere espresso, entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’ avviso sul BURC. E’ inutile puntualizzare che la predisposizione del progetto rappresenta la fase più delicata, in quanto il mancato rispetto di termini, modi e modulistica previsti dal bando comporta, ribadisco, l’inammissibilità dello stesso; pertanto la compilazione della domanda, del formulario, degli allegati e di quant’altro richiesto deve essere effettuata utilizzando i format predisposti senza apportare alcuna modifica. Ma, soprattutto, per accedere alle agevolazioni previste i soggetti proponenti devono presentare tutta la documentazione dettagliatamente indicata nell'articolo 17 dell'avviso e analiticamente elencata nella nota 23 della pagina facebook Mondo Impresa Azienda.

Quanto invece alla valutazione delle domande, l’istruttoria prevede una prima verifica formale, volta ad accertare la sussistenza dei requisiti di accoglibilità (oggettivi e soggettivi), e una valutazione di merito circa l’idea imprenditoriale, la fattibilità tecnico – economica dell’iniziativa, la cantierabilità della stessa. Il nucleo di valutazione provvederà a predisporre una graduatoria redatta sulla base dei punteggi previsti dettagliatamente nell'articolo 14 dell'avviso, punteggi assegnati a ciascuna iniziativa, per procedere poi all'approvazione delle graduatorie dei contratti di investimento e quindi al finanziamento delle stesse nei limiti delle risorse disponibili». Qual è la sua opinione su questa misura di finanza agevolata ?

«A mio modo di vedere, questa misura rappresenta un’interessante opportunità per le imprese calabresi che, poco competitive singolarmente, possono iniziare a progettare il loro futuro in modo aggregato. Oramai a da anni che sia con le Camere di Commercio che con le associazioni confindustriali ci occupiamo di aggregazione ed in particolare del modo innovativo e moderno di aggregare quello dei cosiddetti "contratti di rete". Ebbene, questa misura diventa l'occasione per i contratti di rete già costituiti ma soprattutto per quelli costituendi di intraprendere insieme ad altre imprese per essere più competitive ed aggredire mercati che singolarmente non potrebbero mai raggiungere. �


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attualità

Formazione continua per le imprese. Ci pensa l’Obr L

a formazione è uno dei fattori fondamentali per lo sviluppo dell’impresa e della propria forza lavoro. Con un mercato che cambia velocemente, adeguare, rinnovare o innovare le figure professionale dei propri dipendenti diventa una priorità Luigi Leone per le Pmi. Che hanno la possibilità di sfruttare i servizi messi a disposizione dall’Obr, l’Organismo bilaterale regionale della Calabria che sta nella rete Fondimpresa, uno dei fondi interprofessionali per la formazione (in particolare quella continua). In Calabria, dove gli organismi sono stati rinnovati nello scorso mese di maggio ed è stato presentato un nuovo piano di sviluppo, a presiederlo è Luigi Leone che ha le idee molto chiare sugli obiettivi da dover perseguire.

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«Cerchiamo di dare risposte a tre priorità del mondo del lavoro: la prima – spiega – è di rafforzare, naturalmente con la formazione, le competenze dei ragazzi che escono dalle scuole per far sì che possano soddisfare le esigenze delle imprese. La seconda priorità è quella della necessaria e continua innovazione nelle competenze professionali di chi ha già un impiego, per cercare di tenere il passo con l'economia che cresce e le tecnologie che avanzano. La terza, infine

ma non per ultima, è quella del riposizionamento dei profili professionali che oggi possono risultare superati all’interno di un sistema occupazionale che è in continua evoluzione. Negli ultimi anni – prosegue Leone – sia a livello nazionale che regionale, le politiche del lavoro portate avanti sono state sostanzialmente di carattere passivo mentre le tipologie di intervento previste dalla formazione continua, di fatto, sono di tipo attivo e rispondono alle esigenze sia delle imprese che dei lavoratori». Ma chi si assume l’onere, dal punto di vista dei costi, di questa formazione?

«Questa tipologia di formazione è fatta attraverso i fondi interprofessionali, in particolare attraverso Fondimpresa, e non costa: non costa allo Stato, non costa alla Regione, né alle imprese o ai la-


attualità voratori. Questo perché si autofinanzia: ogni azienda è obbligata dalle normative nazionali a versare lo 0,30 delle proprie retribuzioni come contributo volontario per la disoccupazione involontaria. Un contributo che, nella misura dell’80%, può essere usato per la formazione e che, se non utilizzato, finirebbe nelle casse dello Stato senza nessun ritorno per le imprese». Nello specifico chi si occupa della gestione degli interventi formativi e come possono essere organizzati?

«L'aspetto importante è che si tratta di una formazione che gestisce direttamente l'impresa, senza intermediazione di agenzie, di scuole, ecc. Questo perché si esplicita attraverso due strumenti: uno denominato “conto formazione” che è costituito dall'accumulo che ogni azienda, attraverso il versamento dello 0,30 di cui si parlava in precedenza, può utilizzare in qualunque momento e all'interno della propria azienda per aggiornare le competenze dei propri dipendenti. Il secondo campo di intervento denominato “conto di sistema” è sempre alimentato attraverso quel contributo ma è di carattere nazionale. In questo caso i progetti di formazione possono essere multisettoriali o multiregionali e le imprese possono parteciparvi attraverso specifici bandi».

Si tratta di una straordinaria occasione per le piccole e medie imprese che altrimenti avrebbero scarse opportunità di formare i propri dipendenti…

CDA OBR Luigi Leone – Presidente Dario Lamanna – Unindustria Calabria Maurizio Bozzo – Unindustria Calabria Raffaele Mammoliti (Cgil) – Vice presidente Roberto Castagna (Uil) Giuseppe Lavia (Cisl)

«E’ proprio così. Considerando che il tessuto produttivo è caratterizzato in Calabria, ma non solo, soprattutto da piccole imprese, i servizi offerti dall’Obr e dalla rete Fondimpresa consentono a queste ultime - che non hanno strutture formative al proprio interno - di poter utilizzare anche competenze terze che vengono messe a disposizione da questo strumento. Le imprese, per poter fruire di questa opportunità, devono ovviamente aderire ai fondi interprofessionali. Il fondo più importante è quello di Fondimpresa. In Italia vi aderiscono 182mila aziende per circa 4milioni e 700mila lavoratori. Complessivamente, ai fondi nazionali sono associate circa 900mila imprese». L’Obr è un organismo paritetico. Chi ne fa parte e come funziona?

«Sia Fondimpresa sia le sue articolazioni territoriali, nel nostro caso l’Obr regionale, sono organismi paritetici, vedono cioè al loro interno la presenza delle imprese (attraverso Confindustria) e dei lavoratori (attraverso i sindacati). Non è un caso, per esempio, che per partecipare ai bandi vige l’obbligo della sottoscrizione di un accordo sindacale fra le parti».

Che risultati avete ottenuto in Calabria?

«Abbiamo, recentemente, presentato i nostri dati al 31 dicembre 2014. Nella regione sono 4935 le aziende che aderiscono a Fondimpresa in rappresentanza di 48mila lavoratori. Si tratta di un’ utenza significativa. Nel complesso sono stati 321 i piani aziendali presentati dalle imprese calabresi per 964 azioni formative. Questi interventi hanno coinvolto 10860 lavoratori. Nel 92% dei casi hanno riguardato piani aziendali, l’8% piani interaziendali. Diciassette sono stati gli interventi finalizzati alla mobilità dei lavoratori (quindi sullo sviluppo dei profili professionali, sull’inserimento nel mondo del lavoro ma anche come ammortizzatori sociali per i lavoratori in mobilità). Il dato rilevante è che l’83%

«

Sono stati 321 i piani aziendali presentati dalle imprese calabresi per 964 azioni formative. Questi interventi hanno coinvolto 10860 lavoratori» di questi piani ha coinvolto imprese con meno di 50 dipendenti. Numeri che la dicono lunga sul supporto che abbiamo dato alle Pmi dove è certamente più difficile fare formazione. Più della metà di queste azioni formative (54%) si sono incentrate sull’aggiornamento delle competenze professionali, il 27% sulla formazione obbligatoria (sicurezza sul luogo del lavoro e ambiente). Ventinove di queste azioni sono state supportate anche con attività di accompagnamento e orientamento soprattutto per la mobilità e la ricollocazione e sull’orientamento alle competenze. Se volessimo fare una ripartizione di genere, oltre il 78% ha coinvolto lavoratori maschi, il 22% donne. L’età media (85%) è compresa tra 35 e 45 anni. Maggiormente interessati sono stati operai (36%) e impiegati amministrativi o tecnici (52%). La gran parte delle attività formative si è orientata sulle tecniche di produzione». Quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati per il futuro?

«Lo sforzo che noi vorremmo fare è quello di legare queste attività di carattere “privato”, con le attività istituzionali della Regione perché, per quanto importanti possono essere i singoli interventi, se non hanno una sinergia con le politiche pubbliche alla fine non producono, probabilmente, i risultati attesi. Siccome anche la programmazione comunitaria 2014/20 prevede interventi sulla formazione, cercheremo di capire quali strategie con il pubblico si possano mettere in piedi, facendo in modo che questa massa di imprese e di lavoratori possa trarre benefici da questa formazione continua». �

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attualità

Mimmo Stillo non si è arreso: il “Sunrise” ha riaperto in tempi record

Soli 45 giorni per ricostruire il ristorante distrutto dall’incendio dello scorso aprile di Maria Teresa Rotundo

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enacia, forza di volontà e impegno, ecco i compagni di viaggio di Mimmo Stillo durante il cammino che ha dovuto intraprendere per far ripartire la sua attività, riprendendo in mano la sua storia di imprenditore nel campo della ristorazione. Dopo l’incendio, che ha completamente distrutto la struttura, che accoglieva il ristorante “Sunrise” sul lungomare di Catanzaro, non si è arreso ma, spinto dalla determinazione che l’ha sempre contraddistinto negli anni, dalla passione per un lavoro che gli ha dato tantissime soddisfazioni e appoggiato dalla sua famiglia, dal suo fedelissimo staff e da tanti amici che lo hanno inco-

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raggiato, ha promesso fin da subito che il suo ristorante avrebbe riaperto il prima possibile. Una promessa mantenuta, che oggi, a pochi mesi dall’accaduto tutti possono ammirare nella nuova struttura dal design accogliente ed innovativo. Così quest’uomo ha incassato il colpo senza abbassare la testa e si è rimboccato le maniche per riorganizzarsi e ripartire. Una vittoria per tutti. Per Mimo Stillo prima di tutto e poi per i tanti che hanno collaborato a quest’impresa. La bellissima e accogliente struttura sorge sul lungomare di Catanzaro, facendogli onore come uomo e come imprenditore: «Avevo promesso di ripartire subito con un locale più bello di prima ed oggi posso dire di esserci riuscito – ha detto Mimmo Stillo il giorno dell’inaugurazione – ce l’abbiamo fatta in soli 45 giorni, in

un tempo da record. Per tutto questo devo ringraziare Mimmo Stillo la grande squadra che mi è stata vicino. La ditta di Caraffa di Catanzaro “Nova legno” di Gianfranco Bubba e tutti i suoi ragazzi e collaboratori che hanno lavorato sodo ottimizzando i tempi per sposare le mie intenzioni. Un sentito grazie va poi agli architetti Bagnato e Battaglia. Questo miracolo è stato possibile grazie a tutti loro! Ho poi ricevuto affetto e collaborazione da parte dell’Amministrazione comunale, senza nessuna distinzione politica tutti mi hanno dato una grossa mano». Un risultato eccellente, ottenuto in


attualità

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Dover realizzare tutto questo, investire nuovamente in questa città difficile e in questi momenti difficili non è stato semplice. Oggi ripartiamo tutti insieme io, la mia famiglia e tutto il mio staff»

breve tempo grazie al lavoro di squadra che, Mimmo Stillo, da imprenditore con oltre cinquant’anni d’esperienza, sapeva essere fondamentale. Un’impresa che non avrebbe potuto portare a termine se non avesse avuto a fianco sua moglie, i suoi figlie e i suoi preziosi collaboratori: «Tutti hanno fatto degli sforzi e dei sacrifici, il mio staff come i miei cari – ha raccontato – quello che è accaduto non è da

poco, ora posso dire di essermelo dimenticato, però il problema è esistito ed è stata dura. Dover realizzare tutto questo, investire nuovamente in questa città difficile e in questi momenti difficili non è stato semplice – ha proseguito – Oggi ripartiamo tutti insieme io, la mia famiglia e tutto il mio staff. I miei figli e mia moglie saranno accanto a me, ognuno con un suo compito, così come hanno fatto in tanti anni di attività. Grazie alla vicinanza della mia famiglia sono riuscito a fare tante cose, mi sono stati accanto e mi hanno anche permesso di operare in libertà. Tutto questo non è semplice né scontato, perché in questo settore si è impegnati oltre 12 ore al giorno e spesso si deve sacrificare del tempo alla famiglia stessa. La mia è quasi una missione e questo lo hanno capito bene sia mia moglie che i miei figli». Ecco dove risiede il segreto di quest’imprenditore, nella certezza di essere supportato dai suoi cari e nella consapevolezza di aver avuto la fortuna di fare il mestiere che voleva, riuscendolo a fare sempre nel migliore dei modi, guadagnandosi la stima dei clienti che da oggi potranno godere di una struttura in-

novativa, realizzata utilizzando materiali classici come il legno e altri materiali che garantiscono alla stessa di essere ignifuga e antisismica, con ambienti accoglienti e panoramici come la rotonda che affaccia sul Golfo di Squillace. Dopo l’incendio, la riapertura del ristorante è una vittoria per tutta la città che ha imparato a conoscere e stimare Mimmo Stillo per l’onestà e la serietà che l’ha sempre contraddistinto, e che oggi lo guarda con più ammirazione di ieri. «Ripartire con questa attività alla mia età vuol dire avere tanta passione, è questa la verità – ha detto l’imprenditore catanzarese – per fare questo mestiere bisogna avere la vocazione prima di tutto. La mia soddisfazione è l’affetto dei clienti, ed è proprio questo a ripagare tutti i sacrifici – ha proseguito – ho ridato al quartiere un bel posto, non solo un locale dove poter cenare ma anche un luogo dove poter andare a prendere un caffè o un gelato. Mi sentivo di agire in questa direzione e l’ho fatto. Non mi aspettavo quello che è successo ad aprile, ci sono rimasto male, ma non ho agito per ripicca. Non ho abbassato la testa e mi sono dato da fare per proseguire il mio cammino – poi per concludere ha precisato – quella di oggi è, soprattutto, una vittoria di volontà, una vittoria di tutti. Vedo tanto entusiasmo intorno a me e questo mi rende orgoglioso e felice». •

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attualità

#lacalabriacherema spegne la prima candelina. E continua a lottare

di Alessia Burdino

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a Calabria che sogna. La Calabria che vuole. La Calabria che lotta. Tre Calabrie in una: la Calabria che rema. L’associazione guidata da Daniele Rossi compie un anno. Fa festa. Ma scuote, soprattutto, la coscienza dei tanti che, in una magica sera d’estate, si ritrovano sulla Rotonda di Copanello. Varcato l’ingresso dell’incantevole location, tutti ne usciranno con, in testa, uno slogan: “Ho un sogno, o meglio, ho bisogno di La iena Luigi Pelazza

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sognare”. Quando il ticchettio della macchina da scrivere accompagna la scrittura di questa frase, un brivido sale lunga la schiena dei tanti rematori accorsi alla festa di compleanno de #lacalabriacherema. La frase accompagnerà l’intera serata condotta dalla giornalista Rossella Galati ed impreziosita dalla presenza di molti ospiti. C’è la iena Luigi Pelazza. Ma c’è anche lo scrittore Pino Aprile premiato dall’associazione insieme a Rocco Mangiardi, Nino Spirli, Gianvito Casadonte, Stefano Caccavari, Aldo Ferrara, Monica Capizzano, Vincenzo Falcone, Marco e Florindo Rubbettino, Stefano Caccavari, Emanuele Ionà e Giovanni il papà del piccolo Dodo ucciso a 11 anni mentre giocava a calcio al campetto di frazione Canneto, periferia di Crotone.


attualità

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#lacalabriacherema è partita da un anno ma non ha alcuna intenzione di fermarsi. Anzi. Remerà con forza per portare la Calabria verso il lido della rinascita»

Premiazioni, ospiti ma anche tante idee. Come quelle contenute dal “Diario di bordo” de #lacalabriacherema. Si tratta di una prima pubblicazione dei lavori e dei dibattiti portati avanti dall’associazione. All’interno del testo è, infatti, possibile trovare gli spunti di riflessione che hanno, nel corso di quest’anno, animato le riunioni del sodalizio. Ovviamente si tratta di un work in progress. #lacalabriacherema

è partita da un anno ma non ha alcuna intenzione di fermarsi. Anzi. Remerà con forza per portare la Calabria verso il lido della rinascita. Mattatore della serata, oltre agli illustri ospiti, è sempre lui: il rematore numero uno. L’uomo che, prendendo a simbolo il luogo di mare a cui sono inevitabilmente legati i remi del bagnino, continua a lanciare le sue idee, le sue proposte e, insieme ad un gruppo di amici che la rete continua a moltiplicare, prova a fare sintesi di una situazione che, al di là di tutto, anche dello stesso impegno che in tanti mettono, e per usare una metafora legata al mare, è paragonabile a quella di una barca che sta andando alla deriva. Una barca che Daniele Rossi, circondandosi dalle eccellenze calabresi, ha invitato, ancora una volta, a mettere

sulla rotta, utilizzando le braccia di chi in questa terra ci è rimasto o tornato, convinto che fosse possibile renderla non speciale, ma almeno normale. I temi da affrontare insieme per cercare di dare risposte alla nostra terra sono tanti. Quelli in parte già affrontati da #lacalabriacherema sono l’agricoltura, le infrastrutture, la legalità, i fondi europei, il turismo, l’innovazione tecnologica, l’ambiente, la cultura e la sanità. La strada da fare è ancora tanta. Percorrerla insieme sarà, però, un piacere. Ed allora continuiamo a “remare” proponendo linguaggi nuovi, sgombrando il campo da ipocrisie e strumentalismi, additando le lotte di potere e intestine come uno dei mali principali di una terra che ha, invece, bisogno di generosità, altruismo e cambiamento reale. �

Daniele Rossi numero 3 - 2015

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N.11 OTTOBRE

2015

Innovazione agroalimentare, il motore della crescita I fratelli Pugliese e la nuova vita della ‘nduja Mondo Startup, le 12 finaliste della Start Cup Calabria 2015 L’olio d’oliva, dal laboratorio di ricerca alla tavola Arrivano i droni, una rivoluzione per l’agricoltura


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EDITORIALE

Le 4 leve dell’agroalimentare calabrese di Fulvia Caligiuri L’agroalimentare calabrese rappresenta da sempre uno dei settori strategici della nostra regione. In questi ultimi anni, inoltre, sta esprimendo grande vitalità, al punto che potrebbe rappresentare una ghiotta opportunità in grado di trainare lo sviluppo dell’intera regione. Il settore conta in Calabria una rilevante presenza di unità produttive, soprattutto PMI, che dimostrano un crescente interesse per l'innovazione; dall’altro lato esiste una consistente offerta di ricerca pubblica, che pecca però di poca visibilità e scarsa integrazione con i sistemi produttivi. L’agroalimentare rappresenta in Calabria oltre il 30% del valore aggiunto del settore manifatturiero regionale e conta oltre il 55% degli addetti. È il settore trainante dell'esportazione regionale: oltre i due terzi del totale delle esportazioni riguardano i prodotti del settore primario (agricoltura). Un risultato determinato anche dall'elevato numero di prodotti calabresi tutelati: la Calabria è la quarta Regione d’Italia per prodotti tutelati. Il DOP e il Made in Italy, se sinonimi di qualità, sono una risorsa su cui investire in quanto salvaguardano lo sviluppo economico e sociale di aree svantaggiate, traducendosi in occupazione e in un concreto miglioramento della vita. Esistono però molti punti di debolezza che non permettono alla regione di stare al passo con le produzioni provenienti dai Paesi emergenti, come la polverizzazione delle aziende e la diminuzione delle superfici dedicate all’agricoltura che hanno comportato un aumento dei costi. A questo si aggiunge la carenza di produzione standardizzata e adeguata alle esigenze dei moderni canali distributivi e un’eccessiva specializzazione produttiva di alcune aree che determina elevati rischi imprenditoriali. Infine, si evidenziano una difficoltà di concentrazione dell'offerta dovuta alla scarsa capacità di aggregazione dei produttori e gli elevati costi logistici della distribuzione. Malgrado queste criticità, la Calabria esprime caratteristiche e potenzialità enormi che fanno del settore agroalimentare la risorsa da valorizzare. In Calabria esiste una forte vocazione agroalimentare dei comprensori costieri e una disponibilità di superfici pianeggianti, irrigue e fertili da dedicare all’ortofrutta. Ciò potrebbe consentire produzioni di elevata qualità e maggiormente diversificate, puntando anche sulla presenza di produzioni tipiche di qualità, come le clementine, la cipolla rossa, l’olio, i fichi, etc. Elementi che, se opportunamente sostenuti da tutti gli attori istituzionali, fanno sì che il settore diventi il vero volano di sviluppo dell'intera economia calabrese. Ecco le 4 leve che le istituzioni dovrebbero muovere per fare la differenza: favorire l'innovazione attraverso politiche aggregative delle imprese agricole; intervenire sulle infrastrutture, che ci rendono ancora più lontani dai mercati che contano; velocizzare la burocrazia a tutte le latitudini; rivedere la gestione e il funzionamento di quegli enti che dovrebbero supportare il settore, ma che rischiano, di diventare l’ennesimo nemico da combattere; tutelare le nostre produzioni con ogni mezzo, anche spingendo i governi nazionali a far applicare nei mercati internazionali le medesime regole produttive e costi omogenei. Il sistema agricolo calabrese vanta grandi esempi di professionalità e successo, solo con il sostegno concreto delle Istituzioni si potrà favorire la nascita di tante altre eccellenze. Il passo in avanti non avviene se a spingere si è in pochi, ma solo quando è l’intero territorio compatto che si muove in un’unica direzione.

Fulvia Caligiuri, Presidente Confagricoltura Cosenza

Indice DALLA RETE Dalla Start Cup al Premio Nazionale dell’Innovazione a Cosenza

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STORIE D’INNOVAZIONE Nuova vita per la ‘nduja: i fratelli Pugliese rinnovano i sapori di un tempo

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Dal drone pastore a quello contadino: un trend in crescita per Paolo Mirabelli NUOVI MATERIALI Il packaging 4 volte rispettoso dell’ambiente che rivoluziona il mercato dei freschi SCENARI TECNOLOGICI La tutela dei prodotti agroalimentari MONDO STARTUP Start Cup Calabria 2015: le 12 startup finaliste

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VETRINA DELLA RICERCA Nuove applicazioni per la valorizzazione dell’olio d’oliva

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NEWS DA APRE

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IN AGENDA & CHANCE

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DALLA RETE

Dalla Start Cup al Premio Nazionale dell’Innovazione a Cosenza di Alessia Salamone Si è conclusa la VII edizione della Start Cup Calabria, la competizione di idee d’impresa innovative, organizzata da CalabriaInnova, l’Università della Calabria, l’Università Magna Graecia e l’Università Mediterranea. La manifestazione, condotta con entusiasmo da due appassionati giornalisti, Concetta Schiariti del Corriere del Mezzogiorno Economia e Stefano Perri di Strill.it, ha visto sul palco tre opponent di rilievo, che dopo la presentazione delle idee, hanno avuto il compito di porre domande di approfondimento agli startupper. Parliamo di Anna Amati, Vicepresidente di Meta Group, una delle più rilevanti società di consulenza e investimento italiane per le startup, Pierluigi Mazzuca, Direttore Customer & Partner Experience di Microsoft Italia e Francesco Tassone, CEO e Founder di Personal Factory, una delle più riuscite esperienze di startup nate in Calabria. I 12 progetti finalisti che si sono contesi il podio sono il risultato di una selezione che ha coinvolto oltre 250 startupper in tutta la Calabria. A vincere la VII edizione della competizione sono stati: primo classificato Zeropet, un innovativo metodo per ridurre la quantità di plastica nelle discariche e al tempo stesso convertire il PET in materiale pregiato. Il secondo posto è andato a EasyMove: una piattaforma che consente l'ottimizzazione del sistema di trasporto pubblico di lunga percorrenza. Il terzo premio è stato assegnato, invece, a MADE che propone un nuovo modo per reinterpretare la comunicazione visiva. I 3 vincitori, oltre ai premi in denaro da 5mila, 3mila e 2mila euro e ai servizi offerti dallo Studio Rubino nell’ambito dei servizi per la Proprietà Intellettuale, avranno anche l’opportunità di partecipare alla finale nazionale del PNI, il Premio Nazionale per l’Innovazione, che quest’anno si svolgerà il 3 e 4 dicembre presso l’Università della Calabria. Organizzato dall’associazione PNICube, in collaborazione con l’Università della Calabria, CalabriaInnova e la Regione Calabria, il Premio Nazionale per l’Innovazione 2015 è una competizione tra i vincitori delle diverse business plan competition regionali collegate alle Università italiane e agli Enti di Ricerca Pubblici associati a PNICube. Il PNI 2015 prevede quattro premi settoriali e due menzioni speciali trasversali. Verranno assegnati il Premio IREN Cleantech & Energy, dedicato a progetti che presentano prodotti o servizi innovativi orientati al miglioramento della sostenibilità ambientale;

I vincitori della VII edizione della Start Cup Calabria

I giornalisti Stefano Perri (Strill.it) e Concetta Schiariti (Corriere del Mezzogiorno) hanno presentato la manifestazione

Gli opponent della VII edizione: Anna Amati (Metagroup), Francesco Tassone (Personal Factory), Pierluigi Mazzuca (Microsoft Italia)

il Premio Industrial che premia le startup dedite alla produzione industriale; il Premio ICT per l’ambito delle tecnologie dell’informazione e dei nuovi media, dall’e-commerce ai social media, fino al mobile e gaming; infine, il Premio Life Sciences dedicato ai prodotti o servizi innovativi che mirano a migliorare la salute delle persone. Saranno assegnate, inoltre, due menzioni speciali: una per il miglior progetto di “Innovazione Sociale” e l’altra per il miglior progetto di “Impresa sociale in ottica di pari opportunità”, quest’ultima nata in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Pari Opportunità. Tra i 4 vincitori dei premi settoriali verrà infine eletto il vincitore assoluto del Premio Nazionale per l’Innovazione 2015 e verrà consegnata la Coppa dei Campioni PNI all’Università.


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STORIE D'INNOVAZIONE

Nuova vita per la ‘nduja: i fratelli Pugliese innovano nel solco della tradizione di Valentina De Grazia

Un nome che è già di buon augurio. Siamo a Calimera (dal greco buona giornata), frazione del Comune di San Calogero, sulle colline dell’entroterra vibonese, tra Capo Vaticano e le Serre. Qui, a soli 20 km dalla famosa Spìlinga, patria della ‘nduja, i fratelli Pugliese lavorano le carni di maiale da tre generazioni, con l’ambizione di raccontare questi luoghi attraverso il gusto. SAP Salumi nasce come laboratorio artigianale nel settembre del 1988, grazie a un piccolo finanziamento ottenuto con la Legge n.2 della Regione Calabria “Interventi per l'accesso dei giovani nel mondo del lavoro e lo sviluppo dell'occupazione”. All’inizio è stato difficile farsi spazio, ma i fratelli Pugliese hanno compreso rapidamente che, per avere successo, era necessario ragionare in un’ottica di rete e di filiera. Così, da un lato, insieme ad altri produttori calabresi, hanno promosso il disciplinare per l’ottenimento della DOP per i salumi, costituendo il Consorzio di Tutela Salumi di Calabria. Dall’altro, hanno coinvolto gli allevatori locali e i coltivatori di peperoncino, con l’obiettivo di creare una DOP vera, d’eccellenza, 100% calabrese. Incontriamo Salvatore Pugliese nel suo laboratorio, impegnato nella ristrutturazione degli spazi di produzione, uno degli effetti del percorso di innovazione avviato con CalabriaInnova. La sua azienda nasce come laboratorio artigianale, come si conciliano i valori della tradizione con le necessità di un mercato in continua evoluzione? Fin dall’inizio, la nostra mission è stata quella di raccontare la nostra regione attraverso i suoi sapori, i profumi e i frutti della terra. La tradizione calabrese tramanda numerosi metodi di lavorazione dei salumi, ma tutti sono tenuti a conformarsi al disciplinare comune, nato a garanzia sia dei consumatori sia dei produttori. La nostra azienda è fedele ai principi della produzione artigianale, scegliamo le carni migliori prodotte in Calabria e curiamo tutte le fasi che precedono il confezionamento con la massima attenzione, dall’affumicamento alla stagionatura. Ci atteniamo ai disciplinari della produzione DOP per realizzare capocolli, pancette, salsicce e soppressate, ciò significa che utilizziamo solo carni suine che abbiano raggiunto almeno un anno di età e un peso determinato. Utilizziamo esclusivamente peperoncino calabrese essiccato al sole

Salvatore Pugliese di SAP Salumi

che acquistiamo da coltivatori calabresi selezionati e trasformiamo noi stessi. Siamo convinti però che questo non sia sufficiente. Il mercato dei prodotti tipici è in forte evoluzione, anche e soprattutto a livello internazionale, le potenzialità e le opportunità da cogliere sono davvero importanti. Crediamo sia necessario continuare ad avere il coraggio di investire sulla tipicità, pur con la dovuta e opportuna attenzione agli usi e ai gusti di un mercato con segmenti di consumatori in continua evoluzione, come quello dei giovani, ad esempio. Siamo consapevoli che le abitudini alimentari sono molto cambiate rispetto a quando sono nati i nostri salumi, vanno calati nella modernità cercando il più possibile di mantenere inalterato il sapore. E sono molto diversi anche i mercati geografici a cui ora puntiamo, per portare i nostri prodotti sulle tavole di tutto il mondo è necessario puntare sull’innovazione. Infatti, oltre ai prodotti DOP e ai prodotti convenzionali, tra cui spicca la ‘nduja, realizziamo una linea interamente priva di conservanti: la ‘nduja, lo ‘ndujotto e i diavoletti. L’intento è sempre stato quello di avvicinare i prodotti tipici calabresi all’evoluzione degli usi e dei costumi.


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Ci faccia un esempio… Dopo i salumi abbiamo deciso di puntare sulla ‘nduja, il nostro prodotto più tipico, anche tenuto conto che siamo molto vicini a Spìlinga. Così siamo diventati il primo laboratorio organizzato a produrla. La sfida però era di far conoscere questo prodotto fuori dalla Calabria e dall’Italia, dove si poteva guardare con scetticismo al successo commerciale di un salame spalmabile. Il prodotto, invece, ha iniziato a diffondersi e a piacere. Ci siamo resi conto però che c’erano delle resistenze. La ‘nduja, infatti, presentava difficoltà legate al packaging di primo livello (il budello) e alla sua conservazione per gli usi domestici. Problemi di praticità e di conservazione che riscontravamo prevalentemente sia tra gli stranieri, sia tra i giovani. È così che siamo stati i primi a innovare il packaging proponendo la ‘nduja in vasetto di vetro. Abbiamo fatto una prima sperimentazione a Capo Vaticano: è stato un successo. Poi, al crescere della richiesta e della produzione, abbiamo provato la pastorizzazione. Ma questo processo cambia molto il sapore, infatti scioglie i grassi e necessita dell’aggiunta di olio. L’innovazione che vogliamo portare avanti consiste nella rivisitazione della ‘nduja in chiave moderna, mantenendone inalterato il sapore. Da lì sono nate tante altre sperimentazioni: grazie allo scambio con produttori di speck del trentino, abbiamo imparato come affumicare i salumi mantenendo tutte le caratteristiche di salubrità, attraverso affumicatoi a freddo. Abbiamo fatto capire che la ‘nduja può essere usata nella gastronomia con riscontri internazionali. A ottobre saremo a Londra alla fiera del Made in Italy dedicata alla ristorazione. I nostri mercati principali spaziano dall’Inghilterra (siamo presenti nei magazzini Harrods), Spagna, Francia, Svezia, Germania, fino al Giappone e alla Cina dove la ‘nduja comincia a essere apprezzata. Siamo inol-

I prodotti dell'azienda

5 tre entrati in Eataly, la catena di negozi specializzata nella vendita e somministrazione di prodotti alimentari italiani di alta qualità. Ci racconta come sono nati i nuovi prodotti a base di ‘nduja? Il motivo era sempre lo stesso: far assaggiare la ‘nduja a segmenti di consumatori difficili da raggiungere. Così abbiamo pensato allo ‘ndujotto, che rispetto alla tradizionale ‘nduja piccante, è stato pensato per palati più delicati, perché realizzato prevalentemente con peperoncino dolce e senza semi o buccia. Il risultato è un prodotto spalmabile e leggermente piccante, dal gusto delicato e gradevole, adatto per tutte le preparazioni, dai crostini, alla pasta, alla pizza, e pronto a farsi degustare anche da chi, solitamente, mal sopporta l’eccessiva aggressività del gusto piccante. Contemporaneamente, però stiamo sperimentando la versione iper-piccante, dedicata a tutti coloro che amano davvero i sapori forti. Lo ‘ndujotto è oggi uno dei nostri prodotti più venduti non solo fuori dalla regione ma anche in Calabria, nonostante si allontani un pò dalla tradizione della ‘nduja e nonostante non abbia nessun marchio riconosciuto a supporto. La ‘nduja non è ancora riconosciuta e tutelata da nessun disciplinare, per questo prodotto la via della valorizzazione è molto più complicata. Sono anni che spingiamo verso l’IGP dell’area. Ma siamo veramente tantissimi piccoli produttori, quasi tutti artigiani, difficile per ora far convergere tutti su uno standard comune.


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Salvatore Pugliese

Che progetto di innovazione state realizzando con CalabriaInnova? Accennavo prima al successo della ‘nduja in vasetto e al problema che la pastorizzazione ne modifica il sapore. Con CalabriaInnova e la competenza dell’Università di Parma che ci è stata suggerita, il professore Claudio Corradini, stiamo sperimentando un nuovo metodo che sostituisca la pastorizzazione con medesimi risultati di conservazione e sicurezza, ma che allo stesso tempo mantenga il gusto inalterato. Inoltre, stiamo formulando un nuovo prodotto light spalmabile con parametri di piccantezza standardizzati: una ‘nduja più cremosa e a basso contenuto lipidico standardizzandone la piccantezza per gradi Scoville, in modo da dare ai consumatori un preciso riferimento di quanto sarà piccante il cibo che stanno acquistando. Infine, stiamo lavorando a un nuovo packaging per l’uso della

‘nduja nella ristorazione, che sia più accattivante e di facile utilizzo e che riscaldi il salume esaltandone il sapore. Siamo contentissimi del supporto di CalabriaInnova, è stato uno sprone a iniziare il percorso, ma anche un servizio utilissimo perché siamo stati seguiti in ciascuna delle fasi del percorso di innovazione intrapreso. Credo moltissimo nel progetto che stiamo portando avanti, con tutta la passione profusa nelle fasi di sperimentazione in laboratorio, sono certo che faremo quel salto di qualità che ci siamo posti quale obiettivo. I mercati internazionali guardano con crescente interesse ai prodotti agroalimentari calabresi, così permeati di tipicità, cultura e tradizione. Bisogna essere rigorosi, professionali e puntare alla qualità con tecnologie e competenze adeguate. Dobbiamo portare in alto il valore spesso sconosciuto della Calabria. Grazie a CalabriaInnova abbiamo realizzato il sogno che avevamo nel cassetto.


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NUOVI MATERIALI

Il packaging 4 volte rispettoso dell’ambiente che rivoluziona il mercato dei freschi Rubrica a cura del servizio CI Materiali – materiali@calabriainnova.it Un imballaggio innovativo che ha rivoluzionato il packaging delle lavorazioni in filiere non secche per i settori lattiero-caseari, frozenfood, ortofrutta e fiori. Si chiama H2OBOX® l’invenzione dell’azienda italiana SADA che nasce dall’idea di rispettare l’alimento (il marchio UE n.10/2011 ne attesta l’idoneità al contatto con gli alimenti) e di essere a basso impatto ambientale dalla produzione fino allo smaltimento. H2OBOX® è una scatola in cartone e PET (polietilentereftalato) dal design accattivante, personalizzabile nella forma e nella grafica. Può essere decorata sia all’interno che all’esterno. Ha dimensioni fra 450 x 600 mm e 1600 x 2700 mm. Lo spessore della scatola, formata da tre strati successivi di cartone, carta kraft scanalata e carta uniforme, può variare tra 0.5 e 7 mm. È impermeabile all’esterno e a tenuta liquidi all’interno grazie allo strato di PET, laminato o estruso sul cartone. Il prodotto è il sostituto d’eccellenza delle vaschette di polistirolo attualmente adoperate con un effetto quattro volte benefico sull’ambiente. H2OBOX® ha ottenuto il marchio FSC (Forest Stewardship Council) che ne riconosce la realizzazione con materie prime derivanti da foreste correttamente gestite secondo i principi dei due principali standard della gestione forestale e della catena di custodia. Essendo un poliaccoppiato a prevalenza in cartone (C/PAP o CA), minimizza l’uso della plastica ed è conferibile nella raccolta differenziata della carta perché ha superato i test di riciclabilità. Infine, il prodotto si trasporta e si distribuisce in forma di pallet distesi e, quindi, ha bisogno di poco spazio. Il minor ingombro riduce, da un lato, le emissioni di CO2 che derivano dal suo trasporto su gomma, dall’altro, le esigenze di stoccaggio a magazzino degli utilizzatori finali. Per maggiori informazioni scopri il servizio CI Materiali di CalabriaInnova in collaborazione con Material ConneXion Italia: www.calabriainnova.it

SCENARI TECNOLOGICI

La tutela dei prodotti agroalimentari Rubrica a cura del team Informazione Brevettuale e Documentale brevetti@calabriainnova.it L’industria agroalimentare è uno dei punti di forza del sistema produttivo italiano; nonostante la crisi del settore agricolo, mostra segnali di crescita confortanti, anche grazie al forte contributo dato dall’export: il nostro Paese detiene la prima posizione nell’export mondiale di pasta (1,8 mld $), la seconda nell’export di vini (3,9 mld $), la terza nell’export di cioccolata e preparazioni contenenti cacao (890 mln $). La qualità del prodotto italiano è il fulcro della competitività del settore agroalimentare nazionale e va adeguatamente tutelata non solo attraverso il marchio, che rimane comunque lo strumento di Proprietà Industriale cui si ricorre maggiormente, ma anche attraverso l’industrial design e il brevetto d’invenzione; la giusta combinazione di diversi diritti di Proprietà Industriale permette all’impresa di tutelare al meglio il proprio business. L’esigenza di tutelare i nuovi prodotti derivati dall’attività di ricerca e sviluppo in campo alimentare ha spinto le industrie del settore a richiedere un numero sempre maggiore di brevetti d’invenzione; per citare qualche esempio: già nel 1996 la società belga Soremartec SA ha depositato domanda di brevetto svizzero per una pralina costituita da un involucro di wafer salato. Tale domanda svizzera è stata poi estesa in priorità e l’italiana Ferrero S.p.A. è subentrata in qualità di co-titolare nella fase europea; la domanda europea EP0936871 è stata approvata dall’Ufficio per la concessione. Nell’anno 2013 il solo Ufficio Europeo ha ricevuto ben 1.628 domande di brevetto del settore “food chemistry”. Analizzando il dato in un arco temporale e geografico più esteso, a partire dal 2005, sono state presentate 248.145 domande di brevetti internazionali (WO): il Giappone presenta il numero più elevato di richieste di privativa, seguito da Cina e Stati Uniti. Il focus sui principali applicant, persone fisiche o aziende, titolari di domande di privativa vede al primo posto il Gruppo Nestlè, seguito dal Gruppo Unilever, nelle loro rispettive divisioni di R&S. La tutela brevettuale può senz’altro rappresentare un incentivo allo sviluppo tecnologico e molti prodotti di uso comune sono stati studiati, creati e diffusi anche grazie alla tutela mediante strumenti di Proprietà Industriale: dal brevetto del composto chimico (ricetta), ai brevetti degli additivi alimentari, dal brevetto della bevanda energetica (Gatorade®) capace di limitare la deidratazione durante l’attività fisica al brevetto EP 0768043 della Bristol-Myers per un prodotto alimentare ad assorbimento controllato di carboidrati.


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#RESTARTCALABRIA - N.11 - OTTOBRE 2015

Start Cup Calabria

MONDO STARTUP

Cell Service: per microscopi di nuova generazione

Easy Move: a one-stop research solution to buy a coach travel

FIREfly: sistemi di controllo per smart-city

Il team propone un dispositivo touch-screen e lowcost con fotocamera incorporata da accoppiare universalmente all'oculare del microscopio, anche il più obsoleto, che invia i dati a un server di analisi immagine. Il server restituisce un servizio di conteggio cellulare e data mining.

EASY-MOVE è uno strumento di ricerca di soluzioni di viaggio che consente ai passeggeri di accedere da un solo punto a tutte le informazioni desiderate e acquistare con estrema facilità un transfer in autobus, combinando soluzioni offerte da tutte le aziende di autolinee. La piattaforma si propone di ampliare l’offerta di servizi di trasporto e di e-ticketing, garantendo una copertura capillare del territorio.

Assistente stradale multifunzione pensato per le smart-city. Il dispositivo consente di trasformare un lampione in un sistema intelligente capace di offrire servizi per una maggiore sicurezza, per l’efficienza energetica e per il monitoraggio ambientale. Il sistema è scalabile, modulare, adattativo, evolutivo e gestibile da terze parti.

Team proponente:

Team proponente:

Maria Francesca Spadea, Paolo Zaffino, Salvatore Scaramuzzino, Giampaolo Pileggi, Margherita Esposito, Agostina Urzino

Salvatore Della Gala, Marco Della Gala, Andrea Infusino

Leandra Fratto, Floriano De Rango, Giuseppe Borello, Roberto Basile, Giuseppe Settino

Riferimenti:

Riferimenti:

Riferimenti:

mfspadea@unicz.it

m.dellagala@easy-move.it

roberto.basile@electronic-sud.com

Team proponente:

FitBalance: l’Internet of Things arriva in cucina!

Go Credit Goo: il primo network per il recupero crediti

GROWFUNDING: nuove imprese agricole dai terreni incolti

FitBalance è una bilancia da cucina intelligente. Permette di riconoscere automaticamente i cibi, trasmette le informazioni sul peso, visualizza, registra e sincronizza con lo smartphone, attraverso l’app dedicata, le info nutrizionali relative. Sostituisce la normale bilancia da cucina con una bilancia che rende facile e veloce conoscere il contenuto nutrizionale di ciò che si mangia e il tracciamento dei progressi del proprio fitness.

Piattaforma Web che consente di recuperare i crediti insoluti. Le aziende o i loro consulenti si iscrivono al social, caricano i crediti da recuperare e i debiti da compensare che verranno accreditati in un conto che si aggiornerà ogni qual volta ci sarà un recupero del credito. Nella rete di Go Credit Goo le aziende effettuano gli scambi in un’economia reale e aderiscono successivamente a Go Credit Goo per recuperare i crediti, a differenza di un circuito di moneta complementare nel quale le aziende effettuano gli scambi all'interno della rete.

Growfunding è una piattaforma di matching diretto tra nuovi startupper, piccoli produttori, investitori e proprietari di terreni incolti. La piattaforma dispone di un database di terreni non coltivati, implementato dai proprietari che li mettono a disposizione o da soggetti ed enti in open data. Attraverso la piattaforma si possono anche finanziare progetti in Reward Crowfunding e cercare investitori, innescando processi di sharing economy.

Team proponente:

Team proponente:

Team proponente:

Simone Vincenzo Suraci, Marco Pistone, Roberto Raimondi

Attilio Salerno, Giovanni Cirelli, Michele Farace, Valentina Tortelli, Vincenzo Giannotti, Antonio Cioni

Danilo Emo, Andrea Procopio, Giuseppe Mangano, Alessia Palermiti, Fabio Montesano, Giuseppe Oppedisano

Riferimenti:

Riferimenti:

Riferimenti:

simone.suraci@gmail.com

info@gocreditgoo.com

alessia.palermiti@gmail.com


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#RESTARTCALABRIA - N.11- OTTOBRE 2015

2015: le 12 startup finaliste

M.A.D.E.: Modular Architecture Design Element

MIGUSTA: food advisor

Solette innovative: plantari personalizzati in 3D

M.A.D.E. è un nuovo modo di concepire il modulo in architettura, con un innovativo punto di forza rappresentato da un vetro "autoilluminante" che cambia il concetto di comunicazione del prodotto. Soddisfa le numerose identità del consumatore di oggi che, con le proprie caratteristiche e atteggiamenti, ha una diversa percezione di prodotti, marchi, messaggi pubblicitari. M.A.D.E. offre un'esperienza alternativa di sperimentazione dello spazio temporaneo.

Una piattaforma social, web e mobile che, partendo dalla condivisione delle esperienze d’uso dei consumatori in relazione ai prodotti alimentari, è in grado di raccogliere dati, informazioni, opinioni sui prodotti. Uno strumento indispensabile per fornire al consumatore dati oggettivi e indicazioni specialistiche supportate da professionisti e alle aziende un’analisi della costumer satisfaction.

Il prodotto è un plantare confort realizzato su misura attraverso un sistema di scansione mobile e utilizzando la tecnologia di stampa 3D. Il sistema acquisisce la morfologia del piede del cliente e, tramite un’applicazione web la trasmette al dispositivo di stampa.

Team proponente:

Team proponente:

Team proponente:

Luciano Zingali, Alessandro Villari, Francesco Patanè

Teresa Casacchia, Alessandra Noto, Antonio Pasqua, Marco Muto

Teresita Caldera, Andreina Guido

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Riferimenti:

luciano.zingali@unirc.it

teresa.casacchia@gmail.com

teresita.caldera@gmail.com

Stethotelephone: il foneidoscopio interattivo

Tripsy: per esperienze turistiche uniche!

ZEROPET: nuova vita per il PET

Dispositivo innovativo che, attraverso un connettore interfaccia il classico fonendoscopio (dispositivo indispensabile per effettuare l’esame di auscultazione), digitalizzando i suoni auscultati. Tale dispositivo comunica con un’app dello smartphone, processa i suoni registrati e li adopera in applicazioni di telemedicina, teleconsulto a distanza e archiviazione in cartelle cliniche elettroniche.

Tripsy nasce con l’idea di connettere, tramite una piattaforma web, viaggiatori e persone del luogo attraverso esperienze uniche e non convenzionali. Tripsy è costituito prevalentemente da esperienze turistiche, create e proposte da persone locali, i cosiddetti “Tripsers”. Le esperienze sono attività proposte ai viaggiatori che potranno riguardare la cultura, l’arte, l’enogastronomia, le tradizioni locali, lo sport, la natura o qualsiasi altra attività, purché siano in grado di raccontare una storia sulla destinazione scelta dal cliente.

Un innovativo metodo per ridurre la quantità di plastica nelle discariche e al tempo stesso convertire il PET in materiale pregiato, rispettando le risorse naturali e l’ambiente. La startup offre una gamma di prodotti chimici utili per diversi settori, consulenza tecnologica e la concessione della licenza d’uso del brevetto sviluppato.

Team proponente:

Team proponente:

Team proponente:

Marco Bonanno

Vincenzo Sciumbata, Giovanni Tavella, Fabrizio Tavella, Giovanni Cristiano

Ali Mohammadhosseini, Sasan Momtazi

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Riferimenti:

nemovmarco@hotmail.it

giovanni_cristiano@live.it

recyclinnova@gmail.com


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VETRINA DELLA RICERCA

Nuove applicazioni per la valorizzazione dell’olio d’oliva A cura del servizio di Valorizzazione della Ricerca di CalabriaInnova La filiera olivicola del nostro Paese, in particolare del Sud Italia, ha la necessità di trovare nuove soluzioni tecnologiche che rispondano alle avanzate esigenze degli operatori del settore e dei consumatori. Negli ultimi anni, gli Atenei e gli Enti di Ricerca calabresi hanno avviato diversi progetti di innovazione che hanno avuto come attore proprio il prodotto tradizionale calabrese: l’olio d’oliva.

UNIVERSITÀ MAGNA GRÆCIA L’olio d’oliva per la protezione dalle neoplasie L’unità di ricerca di Green Chemistry (GCLab), presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università Magna Græcia di Catanzaro, sta sviluppando un progetto di ricerca dal titolo “Valorizzazione dell’olio d’oliva come alimento funzionale nella protezione da neoplasie”. Finanziato nel 2014 dalla Fondazione UMG, il gruppo di ricerca è diretto dal professore Antonio Procopio. Al consumo di olio extravergine di oliva è associato un ridotto rischio di incidenza di patologie croniche quali neoplasie, malattie cardiovascolari e morbo di Alzheimer. L’obiettivo del progetto è l’arricchimento degli oli d’oliva vergine ed extra vergine prodotti sul territorio, al fine di creare e produrre su scala pre-industriale, un alimento nutraceutico, le cui caratteristiche possano prevenire l’insorgenza di neoplasie diffuse quali quella al seno, alla cervice e alla tiroide. La ricerca ha avuto inizio con la brevettazione internazionale del processo di estrazione dell’oleuropeina (il componente fenolico principale delle olive) dalle foglie d’ulivo e del protocollo di manipolazione chimica sostenibile per l’ottenimento di nuove molecole la cui attività biologica come antiinfiammatori e antiossidanti, è stata approfonditamente studiata. In particolare è stata dimostrata la capacità di inibire la proliferazione di due linee cellulari di carcinoma mammario e del cancro alla tiroide. Queste agiscono arrestando il ciclo di replicazione cellulare, agendo sui marker di promozione di crescita ed esplicando una forte azione antiossidante.

UNIVERSITÀ MEDITERRANEA OLIO-PIU’ L’Università di Reggio Calabria è stata protagonista del Progetto Nazionale OLIO-PIU' - Sistemi tecnologici avanzati e processi integrati nella filiera olivicola per la valorizzazione dei prodotti e dei sottoprodotti, lo sviluppo di nuovi settori e la creazione di sistemi produttivi ecocompatibili. Un programma ambizioso e innovativo finanziato dal MIUR nell'ambito del PON Ricerca e competitività 2007-2013 e dall'Istituto di Tecnologia delle Membrane. Tre anni di ricerche, sperimentazioni e prove sul campo per riprogettare il sistema tecnologico produttivo del settore olivicolo, tipicizzare gli oli extra-vergine, creando dei marchi appetibili sul mercato, ideare processi di recupero energetico e agronomico dei sottoprodotti della lavorazione. Il progetto parte dalla Calabria ma ha l’obiettivo di allargarsi al bacino del Mediterraneo, con l’ambizione di realizzare un modello per generare processi e prodotti innovativi nella loro eccellenza ed eco-compatibilità. Olio-più è stato portato avanti da un network pubblico-privato che vede tra i partner il CONASCO (capofila), Tecnoalimenti e ISOLAB, il CNR e il CRA, l'APOR, il Centro Analisi Biochimiche e l'Olearia San Giorgio. Il Coordinatore scientifico del progetto è il professore Marco Poiana, docente di Tecnologie Alimentari. Il progetto Olio-più si è posto l’obiettivo di migliorare l’intero processo produttivo dell’olio extra-vergine lungo tutta la filiera, dalla produzione all’imbottigliamento e fino alla gestione


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dei suoi sottoprodotti, pur nel rispetto della tipicità propria dell’olio Made in Italy. Un obiettivo perseguito attraverso la valorizzazione e la tipicizzazione delle risorse genetiche calabresi e l’introduzione di elementi tecnologici avanzati che conferiscono un sostanziale upgrading tecnologico al settore. Attraverso una classificazione delle varietà e una standardizzazione dei sistemi produttivi, si punta dunque a ottenere produzioni olearie di qualità. Inoltre, si è posta grande attenzione alla valorizzazione dei sottoprodotti della filiera olearia, attraverso la produzione di biogas dalle acque reflue: è stato sperimentato un digestore anaerobico innovativo, situato presso il centro CRA-OLI di Rende. Completa il quadro il recupero dagli scarti di lavorazione di biomolecole impiegabili nei settori alimentare e farmaceutico. UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA SPREAD BIO-OIL SPREAD BIO-OIL è il progetto realizzato dall’Università della Calabria, in collaborazione con ITM-CNR di Rende, l’Università Mediterranea, Terme Luigiane, Petramale Acciai, SPIN e Gabro. L’obiettivo è svolgere una complessa attività di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale per identificare nuove e originali metodologie per l'ottenimento di emulsioni innovative con consistenza controllata a base di olio d'oliva, in prevalenza biologico. Lo studio è finalizzato alla messa a punto di un processo industriale di emulsificazione innovativo in tutti i suoi aspetti, per ottenere oli d'oliva di consistenza controllata e spalmabili. Il progetto ha come obiettivo generale la realizzazione, mediante un impianto pilota, di prototipi di emulsioni indirizzati ai più diversi usi: semilavorati per l'industria dolciaria (paste frolle, sfoglie), prodotti finiti in package innovativi da indirizzare al catering o a consumi ricorrenti (prima colazione, merende) o con principi attivi e aromi per linee di prodotti alimentari nutraceutici e funzionalizzati; prodotti finiti farmacologici con caratteristiche di rilascio; semilavorati diretti al comparto cosmetico. Dal progetto, nei laboratori di Reologia ed Ingegneria alimentare del Dipartimento di elettronica e sistemistica dell’Università della Calabria, è nato anche lo spin-off EntropiCa Srls (già GelOil). La giovane startup, guidata dal professore Bruno de Cindio, si è aggiudicata il primo posto alla business plan competition, Start Cup Calabria 2014. Il team è riuscito a strutturare sistemi lipidici per controllare la consistenza dell’olio, riuscendo a mantenere inalterata la salubrità e il gusto della materia prima in un processo denominato “organo gelazione”. Il risultato è una salsa vellutata che non schizza e non cola. Il gel, in versione aromatizzata al limone o al peperoncino e basilico, sarà commercializzato in bustine per

Le bustine monodose di Gel-Oil Aromatizzati

essere distribuito anche nei fast food: un’alternativa salutista che piace all’industria alimentare e dolciaria. CRA - OLI CERTOLIO Il CRA – OLI di Rende (CS) è un centro di ricerca dedicato alla biologia, alla genetica e alla selezione varietale dell’olivo. Nel 2013 ha avviato il progetto CERTOLIO, per la certificazione della composizione varietale, dell’origine geografica e dell’assenza di prodotti di sintesi negli oli extravergini di oliva. È un progetto finanziato dal MISE nell’ambito del Programma RIDITT – Rete Italiana per la Diffusione dell’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico alle imprese. I Partner del progetto sono SPIN – Consorzio di Ricerca, Innovazione e Trasferimento Tecnologico S.c.r.l. e LACIA Calabria – Libera Associazione Coltivatori e Imprenditori Agricoli. L’iniziativa mira a favorire l’incontro fra domanda e offerta di innovazione tecnologica e ad attivare processi di trasferimento tecnologico tra centri di ricerca e PMI olivicole calabresi attraverso azioni, attività, servizi reali nell’ambito delle tecnologie chimiche e separative. Il CRA-OLI, in collaborazione con il CNR e l’Università della Calabria, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale, The Scientific World Journal, i risultati della caratterizzazione molecolare dell’intero germoplasma olivicolo nazionale presente presso il campo collezione varietale sito nell’ ARSAC, azienda regionale per lo sviluppo dell'agricoltura calabrese. I risultati sono stati raccolti in un database varietale che contiene dati su oltre 500 varietà di olivo provenienti dalle 17 regioni olivicole italiane.


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NEWS DA APRE

Rubrica a cura dello Sportello APRE Calabria – aprecalabria@calabriainnova.it

Horizon2020: i risultati delle prime 100 call La Commissione Europea ha pubblicato i risultati ottenuti delle prime 100 call del programma H2020 che hanno avuto scadenza il 1 dicembre 2014. Dalla sintesi dei risultati, si possono trarre informazioni utili per le prossime opportunità del programma. La popolarità del programma H2020 è altissima, infatti, solo per le call del 2014, sono state presentate 36.732 proposte. Il tasso di successo delle domande eleggibili è stato del 14%, un passo indietro rispetto al 7° Programma Quadro, dove la quota media di progetti finanziati era compresa tra il 19% e il 21%. Secondo il DG Robert-Jan Smits, l’eccessiva semplificazione delle procedure di accesso ai bandi, che ha visto aumentare enormemente il numero delle proposte presentate, ha portato a una selezione più stringente e a una percentuale più bassa di domande ammissibili. Guardando ai paesi, fino ad oggi è il Regno Unito il Paese ad aver presentato più progetti, ma, in termini di fondi, è la Germania (20%) lo Stato membro che ha incassato di più, seguito da Regno Unito (15%) e Francia (10%). In tale contesto, le PMI hanno ottenuto finora buone performance riflettendo il fatto che H2020 è fortemente orientato all’innovazione. L'obiettivo dell’EU di destinare alle PMI il 20% del budget delle Azione Societal Challenges e Leading and Emerging Industrial Technologies, è stato già raggiunto (24% in H2020 rispetto al 18% nel 7°PQ). In merito ai beneficiari, invece, circa 2,585 (38%) delle organizzazioni che hanno ricevuto fondi nell’ambito delle prime 100 call sono newcomers, ovvero, soggetti che hanno vinto un progetto in H2020 ma che non avevano mai presentato un progetto nel programma F7. Ai primi 100 bandi del programma hanno risposto 1.100 PMI, sia

in forma singola che in consorzio. Per i ricercatori la vera attrazione di Horizon 2020 sono le azioni Marie Sk�odowska-Curie per la mobilità, dotate di un budget di oltre 6 miliardi di euro. Sul fronte dello SME Instrument, invece, la quota media delle proposte che riesce ad essere finanziata scende al 6%, con Spagna e Italia in testa per il maggior numero di proposte presentate. Con riferimento alla tipologia di organizzazione, sono le università i principali destinatari dei fondi (35%), ma con un notevole calo rispetto al 7°PQ (44%); tale diminuzione è legata alla volontà di includere un numero più elevato di PMI nei progetti di innovazione. Si è registrato, inoltre, un aumento in termini di quota relativa di partecipazione e di contributo finanziario di soggetti: PMI, Organizzazioni Pubbliche (esclusi Enti di ricerca e scuole) e di organizzazioni classificate come “Altro”. Va evidenziato che, con riferimento alla tipologia “ Organizzazioni di ricerca” (enti nonprofit che hanno come mission la ricerca o lo sviluppo tecnologico), pur essendo diminuito il tasso di partecipazione, è aumentato il contributo EU ricevuto. I tempi? Nonostante la grande mole di proposte da valutare, ha sottolineato il DG Robert-Jan Smits, finora la Commissione è riuscita a concludere il 95% degli accordi di finanziamento entro 8 mesi dalla chiusura dei bandi (5 mesi per comunicare i risultati, 3 mesi per firmare l’accordo). Ciò significa che più di 3.200 progetti di ricerca e di innovazione sono stati avviati entro la fine di aprile 2015. Nell’ambito del 7°PQ bisognava, invece, aspettare un anno. Con riferimento ai valutatori, almeno la metà di quelli che hanno valutato le domande per le prime 100 call era alla prima esperienza; inoltre il 35% degli 11.000 valutatori è di sesso femminile (40%).


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Calendario giornate nazionali lancio bandi Horizon 2020 2016-2017 APRE (Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea) organizza, per conto del MIUR, in stretta collaborazione con il Rappresentante della Configurazione Specifica e con la partecipazione dei Funzionari della Commissione Europea, le Giornate Nazionali di Lancio dei bandi 2016-17 in Horizon 2020. Ecco il calendario con i topic dell’evento, il luogo e la data: European Research Council, Università Sapienza, Roma, 14 settembre SC 4 - Smart, green and integrated transport, Regione Lazio – Sala Tirreno, Roma, 18 settembre Information and Communication Technologies (ICT), Regione Lazio – Sala Tirreno, Roma 29 settembre Nanotechnologies, Advanced materials, Biotechnology, Advanced manufacturing and processing, Università Sapienza, Roma 30 settembre SC 5 - Climate action, environment, resource efficiency and raw materials, Regione Lazio – Sala Tirreno, Roma 02 ottobre SC 1 - Health, demographic change and well-being, Università Sapienza, Roma 06 ottobre Opportunities for SMEs and Access to Risk Finance, Regione Lazio – Sala Tirreno, Roma 08 ottobre Space, Agenzia Spaziale Italiana, Roma 23 ottobre

EU Prize For Women Innovators 2016 La Commissione europea ha lanciato la terza edizione dell’EU Prize for Woman Innovators, volto a premiare tre donne che hanno prodotto importanti innovazioni, portandole sul mercato. Il concorso è aperto a tutte le donne che hanno fondato o co-fondato un’azienda e che in una determinata fase della loro carriera hanno beneficiato dei finanziamenti europei alla ricerca e all’innovazione, nell’ambito di Programmi Quadro di R&I, Programma CIP o azioni di Ricerca e Innovazione nell’ambito dei Fondi strutturali. Le partecipanti dovranno inviare le proprie candidature entro il 20 ottobre 2015. Una giuria di alto livello valuterà e selezionerà le tre vincitrici, i cui nomi saranno annunciati nel 2016. Il primo premio è di 100.000 euro, il secondo di 50.000 e il terzo di 30.000 euro.

Future Emerging Technologies (FET), Università Sapienza, Roma 29 ottobre SC 3 -Secure, clean and efficient energy, Regione Lazio - Sala Tirreno, Roma 09 novembre Marie Sklodowska Curie Actions, Università Sapienza, Roma 16 novembre Research Infrastructures, CNR, Roma 20 novembre Per saperne di più: www.apre.it/infodayapre2015


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STORIE D'INNOVAZIONE

Dal drone pastore a quello contadino: un trend in crescita per Paolo Mirabelli di Alessia Salamone Sono sempre più diffusi nei nostri cieli. Sembrano giocattoli ma non sono per bambini. Nascono come i gadget più intriganti dell’ultimo millennio. Sono i droni, dispositivi volanti oramai impiegati in molteplici applicazioni: dagli usi civili, fino agli impieghi militari. Uno dei primi a guidare questi aggeggi nei cieli calabresi è stato Paolo Mirabelli, giovane maker cosentino founder di Graphidea, anche pioniere in Calabria della stampa 3d. Nel 2014 Mirabelli, CEO di Droni Lab, partecipa alla Start Cup Calabria con il progetto Social Drone, startup che sfrutta la tecnologia dei droni per condividere la connettività (3G, LTE, Ponte Radio, Satellite) alla rete sempre e ovunque. Il servizio ha una doppia finalità: sociale per le attività di soccorso durante eventi catastrofici (frane, esondazioni, terremoti, calamità naturali in genere) e social per la condivisione di banda veloce in zone desertiche o per intranet di dati sensibili. Il progetto punta da un lato al mercato delle telecomunicazioni, quando è necessaria la condivisione in intranet di dati sensibili o la copertura a medio termine di aree non fornite di banda larga, dall’altro alla Pubblica Amministrazione e alla Protezione Civile per il controllo del territorio (deforestazione, inquinamento, lotta alla delinquenza). Lo incontriamo per approfondire gli sviluppi della sua idea e conoscere gli scenari futuri di utilizzo dei droni. Come funziona tecnicamente Social Drone? Social Drone è un drone (che può essere sia multirotore, sia dirigibile), vincolato a terra tramite un cavo conduttore attraverso il quale si alimenta il sistema e si scambiano i dati, condividendo connessione via WIFI durante eventi catastrofici, come le alluvioni, le frane, ecc. Questo consente di connettere i soccorritori con gli aventi bisogno di soccorso. A che punto siete, avete ricevuto qualche riconoscimento? All’indomani della partecipazione alla Start Cup Calabria 2014 abbiamo iniziato a muovere i primi passi. Dopo qualche mese il mio team è arrivato in finale a SMAU Calabria e, successivamente, il

Paolo Mirabelli - Droni Lab

progetto è stato selezionato al GEC 2015, il Global Entrepreneurship Congress tra le startup partecipanti. Attualmente c’è molto interesse verso i droni: a tuo parere esiste un vero business? Quali sono i maggiori ambiti d’applicazione di questa tecnologia? Si, è un trend in crescita. Esistono diversi ambiti d’applicazione: in primis l'agricoltura di precisione. Gli impieghi comunque sono i più disparati. Si passa dai settori hi-tech come la sicurezza o i controlli di condotte, a quelli health, per la salute pubblica. Di recente, insieme ad altri attori stiamo sviluppando un servizio di trasporto medicinali salvavita in sud Europa. Inoltre, non vanno trascurati altri settori di applicazione come: la lotta all’abusivismo edilizio,


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al bracconaggio, al contrabbando e il monitoraggio ambientale e dei rifiuti, il giornalismo sportivo e generalista, la promozione turistica, l’archeologia, il settore dei trasporti e i sopralluoghi per incidenti stradali, la sorveglianza, il drone-pastore e tanti altri. Soffermiamoci sul settore agroalimentare: quali novità introduce l’utilizzo dei droni? E quali potrebbero essere i vantaggi per le aziende? I vantaggi sono enormi. Un “drone contadino” è capace di svolgere attività di monitoraggio dei campi, spargimento di concimi e fitofarmaci. Riesce a trattare da una singola pianta fino a 10 ettari di terreno all’ora. Oltre alla distribuzione del concime, è in grado di controllare la maturazione della frutta e il bisogno di acqua di ogni pianta. In Cina lo scorso anno è stato impiegato nelle risaie un numero di droni superiore ai trattori. I droni per l’agricoltura sono ormai una realtà in alcuni Paesi e solo da poco si stanno affacciando anche in Italia, ad esempio in Toscana, come supporto per la coltivazione delle viti. Si tratta di un’agricoltura definita “chirurgica”, che permette di diversificare il trattamento da effettuare anche su piccolissime aree, come il riconoscere le porzioni di filari che necessitano di più acqua oppure di concimazione o trattamenti particolari. I punti di forza? Semplicità e abbattimento dei costi per le medesime operazioni.

non sono sfuggite all’ENAC, l’Ente Nazionale per l'Aviazione Civile, che all’art. 22 del Regolamento ha stabilito, ai fini del rilascio dell’autorizzazione, l’obbligo di specificare eventuali profili di criticità relativi al trattamento di dati personali. In buona sostanza, per considerare illecita una ripresa all’esterno bisogna verificare se “per conseguire la captazione siano stati adottati accorgimenti volti a superare” quelle barriere che altrimenti impedirebbero la visione. Viceversa, quando le riprese avvengono in luoghi visibili da tutti senza che ricorrano tentativi di superare o rimuovere ostacoli, le persone inquadrate nelle riprese possono essere considerate parte integrante del paesaggio ripreso, in quanto “necessariamente” consapevoli della loro esposizione.

Come si conciliano privacy, sicurezza e uso dei droni? Le eventuali implicazioni con la privacy attraverso l’uso dei droni

Rumors dicono che sarai protagonista del prossimo Maker Faire, la tre giorni dedicata al mondo dell’artigianato tecnologico, in programma a Roma il 16, 17 e 18 ottobre… Sì, è vero. Mi ha invitato Riccardo Luna, organizzatore di Maker Faire e di Asset Camera. Io gestirò l’House of Drones: una "voliera" che ho ideato proprio per Maker Faire. In questi giorni, insieme al mio media partner Tom's Hardware, sto programmando cosa succederà nella House of Drones: ci saranno tornei, “guerra fra droni” e prove dei piccoli velivoli, oltre a dimostrazioni che faranno provare l'ebbrezza del volo in realtà virtuale attraverso degli occhiali particolari che rimandano ciò che inquadra la telecamera del drone.

Un esempio di drone

Un'immagine di Maker Faire in programma il 16, 17 e 18 ottobre a Roma


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CHANCE

IN AGENDA

di Alessia Salamone BREVETTI+ 2, IL NUOVO INCENTIVO PER IMPRESE E SPIN-OFF DELLA RICERCA Parte Brevetti+ 2, il nuovo incentivo che si aggiunge alle altre agevolazioni della misura Brevetti+ e che sostiene i depositi presentati dal 2012 (per gli spin-off) o dal 2013 (per le imprese). Brevetti+ 2 si rivolge: alle micro, piccole e medie imprese che presentino progetti per la valorizzazione economica di un brevetto; agli spin-off universitari a cui partecipa, per almeno il 10% del capitale, un’università o un ente di ricerca. Le agevolazioni prevedono un contributo a fondo perduto fino a un massimo di 140.000 euro. L’obiettivo è stimolare l’innovazione e il trasferimento tecnologico attraverso la valorizzazione della proprietà intellettuale e dei progetti più qualificati che derivano dai risultati della ricerca pubblica e privata. Le domande dovranno essere presentate esclusivamente online a partire dal 6 ottobre 2015. Per saperne di più: http://bit.ly/1ifX4wz I PREMI DI HORIZON: PARTE IL FOOD SCANNER Un premio pensato per lanciare una sfida ben precisa: ridurre i problemi legati all’alimentazione, sviluppando una soluzione mobile a prezzi accessibili e non invasiva che permetta agli utenti di misurare e analizzare la loro assunzione di cibo. Questa soluzione sarà particolarmente importante per le persone con patologie quali obesità, allergie o intolleranze alimentari. Il premio si chiama Food Scanner lanciato il 9 settembre. L'obiettivo di questo concorso è quello di migliorare la qualità della salute e il benessere dei cittadini aiutandoli a controllare l’assunzione di cibo con l'utilizzo di uno scanner ad hoc. Sarà possibile candidarsi fino a marzo 2016. In palio 1 milione di Euro. Per informazioni: http://ec.europa.eu/research/horizonprize/index.cfm 42ACCELERATOR: APERTA LA PRIMA CALL 2015 C'è un nuovo programma di accelerazione: si chiama 42Accelerator, fondato da un gruppo di giovani imprenditori e business angel, che ha lanciato una call dedicata alle startup, aperta fino al 15 luglio. Le startup selezionate (massimo 6) avranno a disposizione: un percorso di mentoring intensivo, con supporto tecnico e metodologico alla validazione dell'offerta, del prodotto e del team da parte degli stessi imprenditori founder; collegamenti con mercati privilegiati e pipeline di investitori nazionali ed internazionali; 15.000 euro di sostegno finanziario per raggiungere una public beta; uno spazio in cui condividere la quotidianità con i mentor, tutti residenti, e gli altri imprenditori. Per altre informazione: http://42accelerator.co/ IMPORTANTI RICONOSCIMENTI PER LE INNOVATORS WOMEN Il Premio europeo per Donne Innovatrici (EU Prize for Women Innovators) riconosce e celebra le donne che hanno beneficiato di finanziamenti comunitari legati alla ricerca e all'innovazione e che hanno unito la loro eccellenza scientifica con l'attitudine al business creando imprese innovative e portando innovazioni sul mercato. La Commissione Europea intende aggiudicare fino a tre premi per le donne Innovators a seguito di un concorso. Tre i premi che verranno assegnati ai migliori progetti: il primo pari a 100.000 euro, il secondo a 50.000 e, infine, al terzo classificato verrà dato un contributo di 30.000 euro. Termine per la presentazione delle proposte: 20 ottobre 2015. Per informazioni: http://bit.ly/1Ev3ull EUROSTARS 2: UN PROGRAMMA CHE SOSTIENE LA RICERCA INDUSTRIALE Ai nastri di partenza il programma EUROSTARS 2, il programma rivolto al sostegno della ricerca industriale delle piccole e medie imprese europee aventi proprie capacità di ricerca, cofinanziato dalla Commissione Europea insieme a tutti gli stati membri. Si tratta di un programma dedicato alle PMI innovative che investono almeno 10% del loro fatturato in Ricerca e Sviluppo. La deadline per la prima data di cut-off è fissata al 18 febbraio 2016. Il programma è gestito dalla segretariato Eureka a Bruxelles. Per saperne di più: http://bit.ly/1MZF2Kv

21-23 ottobre 2015, Milano SMAU MILANO OSPITA GLI STATI GENERALI DELL’INNOVAZIONE ITALIANA Da oltre 50 anni Smau aiuta le imprese e i professionisti italiani a innovare ed è il momento scelto da imprenditori, manager, aziende e pubbliche amministrazioni per crescere e aggiornarsi su temi quali innovazione, tecnologia e ICT. L’evento internazionale dedicato al mondo dell’innovazione aprirà i battenti il 21 ottobre con il convegno inaugurale dedicato agli Stati Generali dell’Innovazione delle Regioni italiane a cui parteciperà anche la Regione Calabria con CalabriaInnova. www.smau.it 2-4 novembre 2015, Monaco di Baviera BIO-EUROPE: A MONACO UN EVENTO SULLE BIOTECNOLOGIE L'ICE-Agenzia, in collaborazione con l'Associazione Assobiotec, organizza un importante evento sulle biotecnologie a Monaco di Baviera, all’interno della prossima edizione della BIO-EUROPE. BIOEUROPE è la più importante convention europea del settore incentrata sul partnering, che riunisce ogni anno i decision makers del settore biotech e i rappresentanti del mondo finanziario a livello internazionale. www.ice.gov.it 10 novembre 2015, Trento IL D2T START CUP CERCA IDEE D’IMPRESA Torna il Premio Impresa Innovazione D2T Start Cup che, giunto all’ottava edizione, scova e seleziona le migliori idee di impresa dei giovani dai 16 ai 35 anni e le accompagna fino a farle diventare una vera e propria azienda. Tre le categorie in gara: meccatronica, green e digital tourism. Ai vincitori andrà un assegno da 5.000 euro ma soprattutto l’accesso a un programma mirato di tutoraggio con servizi di promozione e spazi dentro gli incubatori d’impresa. La premiazione ufficiale si terrà il prossimo 10 novembre a Trento. www.premiod2t.it 24 novembre 2015, Milano AL VIA IL BOCCONI START-UP DAY AWARD Bocconi Start-Up Day Award è un’iniziativa dell'Università Bocconi, in partnership con Citi Foundation, finalizzata a promuovere l'imprenditorialità. Una giuria internazionale, infatti, premierà le startup che hanno raggiunto risultati significativi già nella fase iniziale del proprio ciclo di vita. Un'opportunità per le imprese costituite dopo il primo gennaio 2010 e protagoniste di una storia di successo. www.startupday.unibocconi.it 3-4 dicembre 2015, Cosenza COSENZA OSPITA IL PREMIO NAZIONALE DELL’INNOVAZIONE Tutto pronto per il PNI, il Premio Nazionale per l’Innovazione 2015 che quest’anno si svolgerà a Cosenza, presso l’Università della Calabria, il prossimo 3 e 4 dicembre. La competizione è organizzata dall’Associazione PNICube, in collaborazione con l’Università della Calabria e con CalabriaInnova e la Regione Calabria. I protagonisti sarrano team che hanno scritto il business plan di un’idea imprenditoriale innovativa e hanno partecipato ad una delle business plan competition, denominate Start Cup, collegate alle Università italiane e agli Enti di Ricerca Pubblici associati a PNICube. www.pnicube.it 11-12 febbraio 2016, Bari BIAT: UN’OPPORTUNITÀ PER LE IMPRESE DEL MEZZOGIORNO Parte la seconda edizione della BIAT, la Borsa dell’Innovazione e dell’Alta Tecnologia, a sostegno delle aziende provenienti dalle Regioni della Convergenza (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), organizzata dall’ICE a Bari, nell’ambito delle iniziative ricomprese nella seconda annualità del Piano Export Sud. La Borsa mira a costruire un’offerta sistematica di opportunità di applicazione industriale a favore dell’industria del Mezzogiorno. La partecipazione alla BIAT è a titolo gratuito. Per partecipare è necessario effettuare l’iscrizione obbligatoriamente online. biat2016.ice.it

Restart Calabria, Idee e persone che cambiano il futuro, è lo speciale di CalabriaInnova. CalabriaInnova è un Progetto Integrato di Sviluppo Regionale finalizzato a sostenere i processi di innovazione delle imprese calabresi, favorendo il trasferimento di tecnologie e conoscenze sviluppate dal sistema della Ricerca al mondo imprenditoriale. Restart Calabria è a cura del Team Comunicazione & Networking di CalabriaInnova In Redazione: Francesco Bartoletta, Giada Cadei, Valentina De Grazia, Alessia Salamone Hanno collaborato a questo numero: Monica Filice, Sonia Garieri, Teresa Granato, Mariacarmela Passarelli, Luana Renzelli, Teresa Scopelliti, Vera Tomaino. Per segnalazioni e info su Restart Calabria: comunicazione@calabriainnova.it

Area Industriale Benedetto XVI (Ex-Sir), Comparto 15, Padiglione F3 - 88046 Lamezia Terme (CZ) CalabriaInnova è una iniziativa di: Regione Calabria, Fincalabra S.p.A, AREA Science Park - Trieste


attualità

Dispersione scolastica, situazione allarmante

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numero 3 - 2015

di Teresa Bifezzi°

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a dispersione scolastica, malgrado ricerche, studi, convegni, iniziative e importanti risorse finanziarie, vive una situazione paradossale: debacle sociale, virus che ogni anno indebolisce il corpo sociale del paese e ne riduce la capacità di competere come sistema nazionale nella società della conoscenza, che, d’altro canto, non sembra essere vissuta come una vera emergenza. I numeri sono impietosi ed allarmanti ed evidenziano che negli ultimi 15 anni quasi 3 milioni di ragazzi italiani iscritti alle scuole superiori statali non hanno completato il corso di studi. Uno su tre, praticamente, si è “disperso”, come si dice nel gergo sociologico. Ma disperso, ed è questo il punto estremo di allarme, è sinonimo di “disoccupato” e di “Neet” ovvero di giovane, tra i 15 e i 29 anni (proprio 15 classi di età), che non studia, non lavora, non si impegna nella formazione o nell’apprendistato. L’Istat valuta i Neet in Italia in 2,2 milioni, pari al 23,9% di quelle classi di età. Cifre sconvolgenti e costi sociali ed effetti collaterali che vanno dall’aumento del livello di criminalità ai costi del welfare. Gli studi sul fenomeno della dispersione, negli ultimi anni, sono stati molti e qualitativamente apprezzabili, ma come tutti i fenomeni sociali, che manifestano una pluridimensionalità di cause, necessitano di indagini ancor più specifiche. Ad oggi, le variabili analizzate rimangono ad un livello che non consente una completa ed esaustiva comprensione del fenomeno e sono, solitamente, le diverse tipologie di istituti e la distribuzione territoriale che restituiscono certamente una prima serie di dati che dovrebbe fungere da input per ulteriori analisi.


attualità

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I numeri sono impietosi ed allarmanti ed evidenziano che negli ultimi 15 anni quasi 3 milioni di ragazzi italiani iscritti alle scuole superiori statali non hanno completato il corso di studi»

In riferimento alle variabili sopra richiamate, riteniamo apprezzabile soffermarci al fenomeno nelle scuole secondarie di secondo grado. Nei licei classici il tasso di dispersione, che era arrivato al 20%, nel quinquennio in corso è pari a 18,4% con un dato territoriale che vede l’Emilia Romagna che è passata dall’8,6% di dispersione nel 2001-02 al 19,8% di quest’anno e la Liguria dal 9% al 19,4%. Nei licei scientifici il forte aumento degli iscritti ha apportato una maggiore selezione ed un tasso di dispersione pari a 21,3% con una distribuzione territoriale che vede la Toscana, la Calabria (11% a 15%) e la Sardegna con tassi aumentati del 5% nell’ultimo decennio. Negli Istituti e scuole magistrali (licei delle scienze umane), la dispersione ha un andamento sostanzialmente costante, con minime fluttuazioni intorno al dato base che è del 24% con delle eccezioni territoriali che vedono Umbria, Marche e Piemonte con tassi raddoppiati nell’arco di 5 anni. Gli Istituti professionali sono, certamente, i luoghi della dispersione con un tasso che ha spesso raggiunto e superato il 50%, poi ha iniziato dal 2009 un lento decremento che lo ha fatto scendere ogni anno di almeno un punto percentuale. In particolare la Calabria è scesa dal 42,9% del 1999-2000 al 37,8% di quest’anno (2014), la Sicilia dal 56,1% al 51,5% (meno di cinque in meno).

Concludiamo con gli Istituti tecnici in cui il calo degli iscritti ha coinciso con la diminuzione del tasso di dispersione (non è provata alcuna correlazione) che è passato dal 32% del 2006/2007 al 27,1% del 2014. A livello territoriale spicca il caso del Lazio che è passato dal 46,1% di dispersione del 1999-2000 al 22,8% attuale (oltre 23 punti in percentuale in meno). Fatta la necessaria premessa statistica, è importante iniziare ad isolare alcuni fattori che, nella multidimensionalità del fenomeno, possono generare la dispersione scolastica, primo fra tutti la mancata corrispondenza tra l’offerta e la domanda di istruzione ovvero tra l’offerta formativa nazionale e regionale ed i bisogni educativi di coloro che alla fine decidono di abbandonare. Una soluzione, in questo caso, potrebbe essere da una parte quella di rafforzare i servizi di orientamento per i ragazzi che completano la scuola secondaria di primo grado e dall’altra una maggiore attenzione da parte delle regioni per la creazione di un’offerta formativa per i percorsi IeFP maggiormente legata alle opportunità del territorio. Agendo in questa direzione si potrà porre un forte contrasto anche a quella deformazione culturale, che alimenta la dispersione, che è la convinzione dell’inutilità dell’istruzione che porta tanti giovani alla ricerca dell’autonomia economica o presunta tale, che nelle aree più ricche è rappresentata dalla facilità di accesso a lavori manuali e saltuari mentre nelle aree marginali si configura con il lavoro nero e poco qualificante.

Un altro elemento su cui porre l’attenzione è rappresentato dall’impostazione pedagogica che necessita di un immediato cambio di paradigma che tenga conto della specificità dell’universo giovanile contemporaneo che è in continua evoluzione e che possiede delle caratteristiche che lo rende particolare. È inimmaginabile pretendere, dai giovani di oggi, quel livello di capacità di astrazione che possedevano le generazioni passate; quello che li rende unici è il loro vissuto che oggi più che mai diviene elemento su cui impostare una nuova pedagogia scolastica. Oggi un ragazzo in aula non è studente ma una sintesi socio-antropologica che porta con se il proprio ambiente familiare e territoriale. Continuare ad insistere su di un approccio aristotelico che dall’universale giunge al particolare non farà altro che spingere fuori dal sistema scolastico una parte considerevole delle nuove generazioni. Considerare il vissuto degli studenti e partire da esso, equivale a passare dal metodo deduttivo a quello induttivo, procedimento che partendo da singoli casi particolari cerca di stabilire una legge universale. La necessità del “toccare con mano” dei nostri giovani, non può non imporre questo cambio che si riverbera sia nei ►

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attualità contenuti e sia nelle metodologie didattiche. Pedagogista ed Educatore, quindi, a Scuola. Pensiamo alla presenza all’interno delle Scuole, di ogni ordine e grado, di un Pedagogista e di un Educatore che assorbano non solo le Funzioni Strumentali, attualmente attribuite agli stessi docenti, ma che abbiano il compito di facilitare e coordinare ogni attività di processo volta alla partecipazione alla vita scolastica da parte delle comunità e degli attori principali presenti sul territorio, nell’ottica di dare vita ad una vera e propria Unità Educativa Scolastica Integrata. Il Pedagogista nella scuola, poi, contribuisce alla creazione di una comunità educante che ha a cuore i propri giovani, accompagnandoli nel percorso di crescita, un percorso che inevitabilmente può essere ostacolato da cadute e inciampi: alla pedagogia il compito di tendere loro la mano e sostenere il ruolo degli adulti educanti con idonee azioni di progettualità/progettazione pedagogiche. Così come diviene necessaria una netta modifica del metodo valutativo che tenga conto dei ragguardevoli progressi compiuti in alcune discipline quali la psicologia dell’educazione, delle scienze cognitive e delle neuroscienze che hanno messo sul tavolo del dibattito il riconoscimento e la valorizzazione delle tante “intelligenze”, basti pensare a Howard Gardner, psicologo presso l’Harward University, che propone un superamento della concezione unitaria dell’intelligenza, traendo giustificazione da un modello teorico caratterizzato dal duplice sforzo di fornire una spiegazione supportata da indagini neurologiche (sono numerosi gli studi riportati sulla mente animale ed umana), nonché da una marcata attenzione alla questione antropologica, sulla natura delle forme di cultura i cui vincoli e prospettive sarebbero state in grado nel corso della storia, oltre che geograficamente,

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di connotare i processi di conoscenza umani, i modelli di interpretazione della realtà. Questa disamina approfondita ha consentito di pervenire alla formalizzazione di un modello scientifico che ipotizza e, in ultima analisi, attesta, la ripartizione del concetto di intelligenza in sette unità privilegiate aventi una genesi, una localizzazione ed un profilo altamente differenziato, dosate in misura diversa in ogni individuo. Le intelligenze, corrisponderebbero per Gardner a sette modalità cognitive utili ad affrontare la realtà, per procedere a modi di comprendere esaustivi ed efficaci. Egli mette in discussione l’approccio monistico che sta dietro ai test di intelligenza tipici della tradizione statunitense, la cui presunzione è quella di definire uno standard intellettivo misurando, di fatto, solo uno o al massimo due tipologie di pensiero: quella logica e quella linguistica. Ironicamente, Gardner definisce quella categoria di studiosi dell’intelligenza unitaria “ricci”. I “ricci”, “(…) non solo credono in una capacità singola ed inviolabile, che è la specialità degli esseri umani”, quello che è definibile il fattore generale di intelligenza. Essi considerano, altresì, che una determinata quantità di intelligenza sia data dalla nascita e che, quindi, sia invariabilmente possibile registrare le capacità cognitive di un individuo una volta per tutte, collocandolo in una sequenza gerarchica, a partire dai risultati conseguiti nei test carta e matita. In tale prospettiva rivedere tutto il sistema valutativo e soprattutto l’estrema pratica della “bocciatura” è quasi un passo obbligato così come il totem del “6” che non può essere il metro di misura per l’individuo. L’insuccesso scolastico coinvolge tutti gli altri aspetti dell’uomo fino ad arrivare a minarne il futuro. Nella nuova scuola, in cui la flessibilità didattico-organizzativa e la promozione delle specificità dello studente

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L’ultimo spunto nasce anche dall’idea fisica della scuola che ad oggi, nell’immaginario degli studenti, si caratterizza per essere il luogo della fatica e della paura piuttosto che il luogo delle opportunità» emergono come tratti fondamentali, il sistema valutativo dovrebbe indirizzarsi piuttosto verso il “successo formativo”, l’orientamento e la “discriminazione positiva” (contrapposta alla selezione negativa), la valorizzazione delle disposizioni e delle potenzialità del singolo allievo (ecco la teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner ), la certificazione delle conoscenze e competenze acquisite. L’ultimo spunto nasce anche dall’idea fisica della scuola che ad oggi, nell’immaginario degli studenti, si caratterizza per essere il luogo della fatica e della paura piuttosto che il luogo delle opportunità. Così come non è da sottovalutare l’”ambiente di apprendimento” e su questo tema basta analizzare l’esperienza della Finlandia ove il Ministero dell’Istruzione definisce linee guida generali per il setting fisico delle singole classi e dell’ambiente circostante. Una maggiore e più ricca utilizzazione dello spazio scolastico fuori dai canonici orari ed a servizio anche delle famiglie, la ricchezza delle occasioni di apprendimento, anche non formale, la possibilità di luogo di socializzazione al di là dell’orario delle lezioni potrebbero dare un nuovo significato al termine “scuola”. Come è facilmente desumibile dalle argomentazioni precedenti, affrontare seriamente il fenomeno della dispersione scolastica significa essere disposti, in un’ottica multidisciplinare ed aperta, a mettere in discussione le basi di un sistema che per troppo tempo è parso essere autoreferenziale. � *Dott.ssa Teresa Bifezzi Funzionaria Regione Calabria Dipartimento Lavoro e Formazione


attualità

di Tommaso Rotella

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i sono voluti anni o anche decenni perché innovazioni dirompenti arrivassero a scalzare prodotti e servizi dominanti. Oggi invece qualsiasi business può essere realmente devastato in poco tempo da un concorrente migliore e più economico. Chi ha cercato di comprendere e di spiegare questo fenomeno ha coniato il neologismo dal nome "disruption". Come può quindi un imprenditore salvaguardare se stesso e sfruttare la potenza della Big Bang Disruption? L’elettronica di consumo lotta da tempo in un mondo di perfezionamenti tecnologici che procedono a ritmi esponenziali e di prodotti dal ciclo di vita breve. Fino a poco tempo fa imprese e professionisti avevano poco da temere dalla rivoluzione digitale. Quei giorni però sono finiti per sempre. Prodotti basati sul software stanno sostituendo i beni fisici. E ogni fornitore di servizi deve competere con strumenti cloud-based che offrono ai clienti un modo migliore per interagire. Oggi, start-up con esperienza minima e senza capitali possono smontare la strategia di un impresa prima ancora che si possa iniziare a capire che cosa stia succedendo. Non esiste un metro condiviso su quale sia il grado di sterminio al di là del quale abbia senso parlare di disruption, né esiste una chiara idea sui diversi volti con cui la disruption può presentarsi, in forma talora estremamente chiara, talaltra più sottile ma non per questo poco dolorosa. La forma più radicale di disruption si ha quando un’innovazione travolge totalmente un prodotto, una famiglia di prodotti o un intero settore, e insieme le imprese che su questo prodotto o famiglia di prodotti vivevano e prosperavano.

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Pronti a sfruttare la potenza della "Big Bang Disruption"

Quando nacque e si diffuse ad esempio l’automobile, furono diversi i settori interamente disrupted, dall’allevamento dei cavalli da tiro per carrozze, che vide crollare progressivamente la domanda con l’ampliamento della rete stradale e la crescita delle vendite di automobili, alla

fabbricazione e commercializzazione di carrozze, seppur con il tentativo di qualcuno dei produttori di riciclarsi, prima dell’avvento del fordismo, nel segmento luxury del settore nascente. In anni più recenti lo smartphone ha sterminato il cellulare, creando nuovi


attualità protagonisti, Nokia e BlackBerry sono quasi sparite dalla scena, la prima acquisita da Microsoft dopo la caduta e la seconda con una capitalizzazione scesa a meno di un quinto a 5,5 miliardi di dollari, passando il testimone a Apple, a Samsung, a startup velocemente cresciute diventate leader nel proprio settore, e alle spalle di queste ultime a Google con Android. Un passaggio di testimone a priori meno prevedibile, produrre smartphone invece di cellulari sembrerebbe a prima vista molto meno distante che produrre motori invece di cavalli, ma che stimola a fare i confronti guardando bene ai reali contenuti dell’innovazione nella fattispecie l’accesso a Internet in mobilità e la costruzione di un ecosistema in grado di moltiplicare le potenzialità più che una semplice evoluzione dell’hardware e del software del prodotto. Una altra forma meno estrema di disruption si ha quando un’innovazione rende disponibile un nuovo bene e/o servizio che entra in concorrenza con gli esistenti, togliendo mercato e minando la profittabilità e il valore delle imprese. L’offerta più ampia e variegata determina anche un aumento della domanda complessiva, come storicamente avvenuto con il low-cost aereo, ma le imprese più soggette al confronto, le grandi compagnie aeree nell’ultimo caso sono comunque costrette a ridimensionare le loro pretese di remunerazione e/o a in-

crementare sensibilmente la qualità e i costi dei servizi offerti. Il successo di WhatsApp si colloca in una logica simile, ma con una importante differenza, le imprese colpite, i grandi operatori di telefonia, hanno perso una fonte rilevante di profitti. Il prezzo degli sms e degli mms ad esempio era mantenuto su livelli artificiosamente molto alti ma su una fetta ridotta dei loro ricavi, e quindi nessuna di esse è uscita di scena. Le imprese attaccanti come WhatsApp hanno potuto applicare il prezzo zero, perché la loro prospettiva di creazione di valore non era legata ai ricavi diretti, ma a quelli indiretti ottenibili tipicamente vendendo privacy. Si può ricordare anche il shock storicamente subito dal cinema per l’introduzione della televisione che offriva cose molto diverse ma concorreva con il cinema stesso sull’uso del tempo libero e sui filmati, anche se all’inizio su uno schermo molto piccolo e in bianconero per le sue ricadute in termini di ridimensionamento delle sale cinematografiche e focalizzazione degli studios. E quello in corso, in cui sono viceversa le grandi reti tv via digitale terrestre e/o satellite a essere passate dalla parte delle vittime, sotto l’attacco dell’offerta di programmi attraverso il canale Internet. L`ultima forma di disruption riguarda i cambiamenti di rilevanza fra i diversi attori della filiera che l’innovazione

può provocare, cambiamenti che non forzano nessuno degli attori a uscire di scena, ma che modificando la ripartizione dei profitti di filiera ne spingono verso l’alto o verso il basso le capitalizzazioni. L’esempio storico riguarda la nascita e l’evoluzione del comparto dei PC. La grande Ibm si rese conto della ineluttabilità del salto tecnologico dai mainframe in cui era quasi monopolista all’informatica distribuita e per questo con una dura guerra conquistò la leadership e affermò il suo standard, avvalendosi come principali fornitori delle giovani Intel e Microsoft. Non si rese conto per tempo però che la continua innovazione tecnologica avrebbe cambiato le regole del gioco, trasformando progressivamente i PC in una sorta di contenitori per microprocessori e software, trasformando lo standard Ibm in quello che allora veniva talora denominato standard Wintel (Windows più Intel) e permettendo la crescita di una serie di nuovi concorrenti che si basavano su quest’ultimo. L’esito è noto a tutti, Microsoft e Intel superarono Ibm in capitalizzazione, la prima diventando addirittura per un certo periodo la società di maggior valore al mondo, e Ibm ritenendo il business dei PC poco redditizio agli inizi del nuovo secolo lo cedette a Lenovono. Questa rivoluzione culturale, è un vero e proprio tsunami che sta investendo il modo di produrre e consumare, anche i grossi gruppi si stanno adeguando al cambiamento, le banche che fino a poco tempo fa si espandevano aumentando gli sportelli, oggi preferiscono diversificare i propri servizi in quanto i propri clienti oggi utilizzano il servizio home banking. Nei prossimi anni quindi le imprese o si trasformeranno oppure scompariranno, ne varrà l`esperienza maturata negli anni passati che potrebbe diventare un ostacolo invece che un capitale se non si riuscirà a competere con la rivoluzione in corso. •

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Correntisti sempre meno tutelati « di Tommaso Rotella

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er quanto riguarda le tutele riservate ai correntisti rispetto ai loro depositi, resta ferma la garanzia del Fondo interbancario, che tuttavia garantisce le somme solo fino a 100 mila euro. Coloro che hanno depositi superiori a tale soglia, così come gli azionisti delle banche che probabilmente hanno acquistato il titolo su suggerimento del proprio settorista, devono essere coscienti di andare incontro a rischi, anche fino all’8% delle

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passività totali dell’istituto. È questo lo scopo della direttiva europea Banking recovery and resolution (2014/59/UE), ovvero quello di evitare che a pagare siano tutti i contribuenti. L’accordo sul bail-in è stato firmato a livello europeo nel giugno del 2013, all’indomani del salvataggio di Cipro. La novità è abbastanza chiara, lo Stato non interverrà più a salvare le banche in stato fallimentare, ma saranno gli azionisti prima e gli obbligazionisti in seguito a mettere mani al portafoglio,

Lo Stato non interverrà più a salvare le banche in stato fallimentare, ma saranno gli azionisti prima e gli obbligazionisti in seguito a mettere mani al portafoglio, in ultima istanza verranno chiamati in causa anche i correntisti»


attualità

in ultima istanza verranno chiamati in causa anche i correntisti. L’accordo inoltre, prevede anche che ciascuno Stato aderente sia chiamato a istituire un fondo nazionale, che nell’arco di dieci anni, dovrà raggiungere un livello pari ad almeno lo 0,8% dei depositi garantiti. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, ha invitato gli Istituiti di Credito ad utilizzare un approccio nei confronti della clientela coerente con il cambiamento apportato dalle nuove regole, che non consentono d’ora in poi il salvataggio di una banca senza il sacrificio da parte dei suoi creditori. In sostanza, occorre informare i correntisti e i soci affinché ogni loro scelta risulti consapevole. Un percorso iniziato già due anni fa, a fari spenti nel tentativo inizialmente tramite una soluzione di carattere straordinario di salvare Cipro.

Nei fatti l’Ecofin ha deciso di farne un modello per le crisi a venire, che non possono essere escluse a priori, a considerare le difficoltà che ancora caratterizzano il sistema bancario dell’Eurozona. Le banche Italiane, da questo punto di vista, hanno la reputazione di essere tra le meglio patrimonializzate e le più oculate nella gestione dei propri investimenti, ma è pur vero che i dati relativi alle sofferenze bancarie esprimono un costante aumento delle stesse. Negli ultimi anni il sistema bancario italiano ha lavorato per cercare di ripulire i bilanci, svalutando i crediti di difficile esigibilità e rafforzando il patrimonio attraverso manovre di aumento di capitale. Le realtà di piccole dimensioni, ovvero le BCC, si stanno attrezzando attraverso operazioni di fusione e acquisizione anche perché è inevitabile che in una situazione del ge-

nere i risparmiatori finiranno per privilegiare gli istituti di maggiori dimensioni. L’Unione europea, ha quindi adottato la direttiva Banking Recovery and Resolution (2014/59/Ue), che è entrata in vigore il 1° gennaio 2014. In Italia gran parte delle norme necessarie al suo recepimento è contenuta in un decreto legislativo ancora all’esame del parlamento che prevede peraltro la necessità di ulteriori decreti attuativi. Un cambio di rotta evidente anche a livello semantico rispetto al bail-out in voga fino a quel momento, meccanismo in base al quale era lo Stato a intervenire in caso di difficoltà. Detto della mancanza di garanzie per i detentori di depositi bancari superiori ai 100 mila euro, resta invece la tutela per i possessori di obbligazioni garantite, quelle ordinarie restano escluse, nonché per le pensioni e gli stipendi dei dipendenti bancari. Se la protezione del fondo nazionale non fosse sufficiente, la banca potrà richiedere un prestito dal governo, che dovrà essere ripagato con il denaro generato dallo stesso istituto. Solo se vi saranno esigenze straordinarie, il governo nazionale potrà decidere di utilizzare il denaro dei contribuenti per proteggere i depositanti. La soluzione potrebbe essere ricercata nel prevedere consistenti accantonamenti per fronteggiare eventuali difficoltà, che nell’ambito delle già regole stringenti adottate per conseguire la cosiddetta unione bancaria rischia di limitare le concessioni di credito all’economia reale moderando gli sforzi fatti per immettere liquidità nel sistema. �

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attualità

“Una somma A di progetti non fa un programma” I limiti della Calabria secondo Domenico Minniti

quello scoglio in mezzo al mare è davvero troppo affezionato. Del resto Domenico Minniti, amministratore delegato di Harmont & Blaine S.p.A, trascorre la sua estate da ben 65 anni a Pietragrande, località turistica tra le più belle della costa ionica catanzarese. La sua villa è a pochi passi dalla spiaggia e basta una brevissima passeggiata per raggiungerla e per vedere quella roccia che, imponente, vien fuori dalle acque del mare. Uno spettacolo cui è profondamente legato. Così com’è legato, più in generale, alla sua Calabria nonostante l’imprenditore catanzarese viva lontano da essa, preso com’è dalla gestione dell’azienda del “bassotto”, sempre più presente sui mercati internazionali. Innamorato della sua regione sì, ma anche critico Minniti, che al Comune di Montauro ha voluto regalare uno splendido parco giochi: 1500 metri quadrati che oggi accolgono decine di bambini festanti. Un’area dedicata al papà Giuseppe, morto a soli 44 anni. «Un gesto forse piccolo – afferma – ma che contribuirà a rendere più bello e recuperare uno spazio che altrimenti sarebbe rimasto abbandonato». Per parlargli del futuro di quest’area gli aveva telefonato il sindaco Leo Procopio il quale lamentava l’assenza di fondi per poterla recuperare. «E io ho pensato che potesse diventare un parco giochi perché un’area attrezzata per i più piccoli non aggrega solo bimbi, ma riporta alla necessità di ripensare molti dei valori che si sono persi, primo fra tutti quelli della famiglia. Un parco giochi accoglie nonni, mamme, zii. Un mondo di adulti che ha occasione di ritrovarsi».

« Domenico Minniti con la moglie Marina Stocco

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Al Comune di Montauro ha voluto regalare uno splendido parco giochi: 1500 metri quadrati che oggi accolgono decine di bambini festanti»


attualità

Un regalo a un territorio «che, con fatica – dice – sta crescendo. A Montauro ho visto progressi e credo che, tenendo fede a un tweet inviato da Alessandro Gassman ai romani, ognuno debba metterci del suo per migliorare il posto in cui vive». Il tweet in questione recitava: «Pulisci davanti all’uscio di casa e tutta la città sarà pulita». Questa è la logica che lo ha spinto a metterci del suo, provando a innescare un meccanismo virtuoso che potrebbe cambiare lo stato delle cose. E’ da cambiare, in Calabria, ci sarebbe tanto. Ma è anche a livello centrale che le cose non funzionano. «Il Governo oggi si accorge del Sud… mi viene da sorridere. C’è una classe politica sempre più autoreferenziale: si parlano addosso senza sapere di cosa». Così restano in piedi, da anni, i soliti problemi: la burocrazia, prima di tutto, che soffoca la voglia di imprendere dei più giovani (e non solo). Ma tornando alle cose di casa nostra, Minniti sottolinea come in Cala-

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Siamo i primi produttori di olio di oliva ma non c’è un marchio conosciuto aldilà del Pollino. Produciamo, nel Crotonese, un ottimo vino, ma non c’è un prodotto che abbia un mercato importante»

bria si siano sviluppate filiere di qualità soprattutto nell’agroalimentare senza essere riusciti a imporsi fuori dai confini regionali. «Siamo i primi produttori di olio di oliva ma non c’è un marchio conosciuto aldilà del Pollino. Produciamo, nel Crotonese, un ottimo vino, ma non c’è un prodotto che abbia un mercato importante. C’è un problema relativo all’internazionalizzazione – sostiene Minniti, vicepresidente di Confindustria Napoli con delega proprio a questo settore – che è, a sua volta, legato all’incapacità di fare rete». E poi il turismo: «E’

indiscutibile, considerato il nostro territorio, che la Calabria abbia una grande vocazione turistica. Ma, in questo settore, non c’è un progetto industriale. Pensiamo al sistema portuale. In tutto il Meridione d’Italia, i nostri porti movimentano appena l’1,5% dell’intero flusso del Mediterraneo: vuol dire che qualcosa non funziona. E poi come si può pensare di fare turismo in una regione che ha carenze notevoli dal punto di vista viario? Pensate alla costa ionica, alle sue strade, alla linea ferrata…». In queste condizioni, sostiene Minniti, è stato facile per altri paesi, nostri competitor, surclassarci. «Abbiamo perso molto tempo, almeno un paio di generazioni. Il fatto è che bisogna prendere consapevolezza che una somma di progetti non fa un programma. Ecco: credo che fino a quando non si delineerà un programma ben definito, con un obiettivo preciso – conclude – sarà difficile regalare un futuro migliore a questa terra». •

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Ricerca e innovazione, intesa Unical-Unindustria S

ottoscritto da Unindustria Calabria ed Università della Calabria un protocollo d'intesa sulla ricerca e l’innovazione che va nella direzione di rafforzare le modalità di collaborazione e per mettere in rete e valorizzare le competenze e le esperienze imprenditoriali sulla frontiera tecnologica. La firma, apposta dal presidente degli industriali calabresi, Natale Mazzuca e dal magnifico rettore dell'Università della Calabria, Gino Mirocle Crisci, è avvenuta in occasione del seminario di presentazione delle novità normative sul credito di imposta per ricerca e sviluppo ed il Patent Box, svoltosi presso il Liaison Office dell'Università della Calabria. Introdotti con la Legge di Stabilità 2015 e il decreto Investment Compact questi strumenti arricchiscono ulteriormente il quadro normativo in tema di innovazione, quali startup e pmi innovative, crowdfunding, startup visa, ecc. Per il presidente degli industriali Mazzuca «l’investimento in ricerca e sviluppo in Italia è davvero esiguo, se si pensa che è pari a poco più dell’1% del Pil nazionale mentre la media dei paesi industrializzati viaggia intorno al 3%. Innovare significa trasferire competenza e conoscenza alle imprese rendendole più competitive. Il protocollo è il pun-

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to di partenza per fortificare lo sviluppo dell’innovazione in Calabria». Secondo il Rettore Crisci «l’Unical è il primo ateneo d’Italia ad aver intrapreso il percorso degli spin-off per facilitare l’apertura verso il privato e fornire occasioni di lavoro ai giovani laureati dell’ateneo. Promuoviamo l’utilizzo degli incentivi comunitari attraverso azioni mirate e condivise con il sistema imprenditoriale». I lavori hanno registrato anche gli interventi del Delegato Ricerca e Trasferimento Tecnologico dell'Università della Calabria, Giuseppe Passarino, del direttore degli industriali Rosario Branda e di Mattia Corbetta della Direzione Generale del MISE. Gli strumenti agevolativi sono stati presentati e discussi ascoltando il punto di vista di due rappresentanti di imprese

impegnate nello sviluppo di processi, prodotti e servizi innovativi, quali Elvira Longo e Luigi Vizza e di fornitori qualificati di centri di ricerca e startup. Con la sottoscrizione dell'intesa, Unindustria Calabria e Unical, si impegnano, attraverso l'incubatore d'ateneo TechNest, a facilitare la nascita e lo sviluppo di startup innovative con l’apporto di gruppi di ricerca, competenze manageriali e di mercato, grazie anche ad un accesso a finanziamenti privati da parte delle startup attraverso accordi con operatori specializzati quali banche, confidi, fondi di seed e venture capital ed investitori privati. Sulla base dell’esperienza già maturata dall'Ateneo calabrese e dal sistema confindustriale regionale, le specifiche attività saranno sviluppate selezionando idee innovative di impresa promosse da studenti delle scuole superiori e dell’università, attraverso il tutoraggio di progetti d’impresa con l’apporto di laureati, dottorandi, assegnisti di ricerca e giovani ricercatori, insieme a mentorship per startup innovative, da costituire o già costituite, con l’apporto di imprenditori esperti ed attivando una rete di soggetti imprenditoriali di primaria importanza a livello nazionale e locale per accompagnare progetti imprenditoriali innovativi, adeguatamente selezionati, anche con sostegni finanziari e/o di capitale. •


attualità

Si rafforza l’asse Calabria-Corea Grazie al vicepresidente di Unindustria Calabria, Daniele Rossi, e ai manager della Guglielmo Caffè

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a via coreana l’hanno sperimentata ormai da tempo. E l’hanno trovata davvero interessante se i vertici della Guglielmo Caffè hanno pianificato, nel futuro prossimo, l’apertura di ben 60 store in tutto il paese rafforzando, in questo modo e in maniera determinante, il marchio all'estero. Sono al momento 14 le caffetterie aperte in Corea, tutte a marchio esclusivo Guglielmo Caffè, tutte situate nei punti strategici del territorio. All’ultimo viaggio a Seul, oltre a Daniele Rossi, hanno partecipato anche il direttore export, Matteo Tubertini, e il manager Guglielmo Tubertini. Rossi, in Corea, c’è stato anche in veste di vicepresidente di Unindustria Calabria e presidente di Unindustria Catanzaro, facendo visita alla multinazionale Shinsegae con lo scopo di creare un collante economico e costruttivo con gli associati calabresi. A tal proposito i dirigenti della multinazionale hanno espresso la volontà di organizzare, presto, un viaggio in Calabria. «Si tratta certamente di un obiettivo importante – chiarisce Rossi – perché la presenza in Calabria di una multinazionale così prestigiosa può dare uno slancio anche in termini di pianificazione alle nostre aziende». Ma gli incontri del vicepresidente non si sono limitati esclusivamente alle imprese. Nell’agenda anche un appuntamento istituzionale di rilievo con l'ambasciatore italiano in Corea, Marco Della Seta. «Una chiacchierata informale e profi-

cua sulle possibilità di stabilire fattive sinergie tra il territorio coreano e le aziende calabresi – ha spiegato Rossi – che potrebbero avere interessi economici oltre confine». L'ambasciatore ha dimostrato grande disponibilità e ha sottolineato l'importanza relazionale tra due grandi realtà economiche, palesando anche compiacimento rispetto ad aziende, come la Caffè Guglielmo che, con coraggio e determinazione, sono riuscite ad ottenere importanti successi anche in Corea. La presenza di Matteo Tubertini, manager export della Caffè Guglielmo, ha rafforzato la collaborazione tra l'impresa calabrese, come detto ormai ben radicata in Corea, e l'Ambasciata italiana, in un'ottica di fattiva interazione. «Siamo particolarmente soddisfatti dell'incontro avuto con Della Seta che ci ha riservato un'ottima accoglienza – ha affermato Tubertini – un rapporto che costruiremo e svilupperemo nel tempo, con progetti e idee che rafforzeranno maggiormente il nostro marchio in Oriente». Daniele Rossi, dal canto suo, ha avviato un dialogo costruttivo per realizzare una trait d'union tra le aziende calabresi e l'ambasciata italiana in Corea. Un luogo che, per molti versi, è ancora ver-

gine e aperto a strategie di investimento serie e funzionali per entrambi i territori: quello orientale da un lato e quello italiano e calabrese dall'altro. •

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economia

Il caffè Guglielmo alla conquista del New Jersey

La storia di due catanzaresi che hanno portato un pezzo di Calabria in America

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’idea ce l’avevano ormai da tempo. Ma il coraggio di lasciare tutto, gli amici, la famiglia, le abitudini consolidate in quasi 40 anni di vita, lo hanno trovato solo lo scorso anno quando hanno deciso che sì, il grande salto andava fatto. C’è il gusto della sfida. Ma anche la consapevolezza di costruire qualcosa di serio Antonio Caré e Elisabetta Febbraro e duraturo per i figli ( Melissa, 12 anni, Marika 8 e Domenico “Guglielmo”? Grazie a Matteo TuberVito 2) nella scelta di Antonio Caré ed tini, responsabile del mercato estero Elisabetta Febbraro. Così hanno dedell’azienda catanzarese del caffè, il sociso di fare impresa dall’altra parte del gno è diventato realtà. Un locale arredamondo, puntando su un brand che porto con grande cura e stile, nella 71 Main tasse nel stato del New Jersey un pò di Street, ad Hackensack, come detto in eccellenza calabrese. Cosa sarebbe stato New Jersey, che offre dallo scorso mese meglio di un Coffee Break con marchio di settembre ai propri clienti anche altre

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specialità italiane. «Per adesso ci limitiamo a qualche prodotto gastronomico – raccontano – ma nel giro di qualche anno c’è l’idea di ingrandirci con una tavola calda e pizzeria». Del resto si sa: la cucina italiana ha pochi rivali nel mondo. E, associata a un caffè di qualità,


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l’idea dei coniugi Caré potrebbe essere davvero vincente. Imprenditori nella ristorazione a Catanzaro, hanno avuto a che fare anche con la burocrazia americana: e se quella italiana appare spesso insormontabile, con quella a “stelle e strisce” non si scherza. E non ci sono scorciatoie: tutto deve essere a posto. «Dopo aver individuato il costruttore – dicono – lo stesso ha impiegato circa due mesi per presentare la documentazione al Comune. Che – aggiungono – solo dopo alcuni chiarimenti sul progetto ha rilasciato l’autorizzazione necessaria nei tempi previsti dalla legge (40 giorni, ndr). Una cosa è certa: nessuno può mettere un chiodo senza avere la licenza per poter lavorare nello stato in cui stai aprendo il locale. Per questo devi per forza affidare l’incarico a una ditta». Quindi, il ritorno in Italia per predisporre la documentazione del “Visto E2”: «E’ quello che ci consente – proseguono – di vivere legalmente negli USA» . In tutto sono trascorsi circa 5 mesi tra documenti e interviste al Consolato americano di Roma: «Fatto tutto questo, siamo rientrati negli Stati Uniti dove, nel frattempo, la ditta

non aveva mosso un dito! Per fortuna che, poi, sono stati rapidissimi. Una volta conclusi i lavori, abbiamo dovuto superare le ispezioni da parte del Comune (idraulica, elettrica, ecc.)». E quando tutto è ok, ecco che arriva la licenza: «Si va in comune, si paga una piccola tassa e, finalmente, si può alzare la saracinesca», dicono soddisfatti. All'inaugurazione ha partecipato anche il sindaco di Hacken-

sack, John Labrosse, che ha subito considerato eccezionale il caffè “made in Calabria”, portato da Antonio ed Elisa a miglia di chilometri di distanza dalla loro terra. E siamo certi che sarà un successo così come avvenuto per gli altri store della Guglielmo aperti anche in Corea del Sud, Germania, Austria e Svizzera, solo per citare alcuni Paesi in cui il marchio del buon caffè si è imposto. �

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economia

Consumi, si ferma la contrazione della spesa familiare P

iù spese per alimentari e per la salute, meno acquisti per cultura, abbigliamento e vacanze. Dal 2013 al 2014, l’andamento della spesa media dei nuclei familiari calabresi ha interrotto, dopo gli ultimi anni di crollo degli acquisti, la sua contrazione facendo registrare un lieve incremento dello 0,2%: circa 32 milioni di euro in più pari a 41 euro a famiglia. La crescita è assorbita per oltre il 42% dalla spesa alimentare. Quasi 400 milioni di euro in meno, al contrario, per le voci di bilancio domestico legate all’abitazione, all’elettricità e all’acqua. É questo l’identikit della famiglia calabrese in relazione alle decisioni di acquisto effettuate nel 2014 rispetto all’anno precedente emerso dal consueto "Borsino delle famiglie calabresi" realizzato annualmente dall'Istituto Demoskopika. «Nel 2014 – dichiara il presidente dell’Istituto Demoskopika, Raffaele Rio – sembra che si stia arginando l’andamento negativo dei consumi. Gli ultimi sono stati molto difficili per le famiglie calabresi che sono state costrette a contrarre drasticamente le proprie decisioni di acquisto rinunciando a migliore la qualità della vita. In questa fase e facen-

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do tesoro del recente passato – continua Raffaele Rio – i calabresi hanno gestito gli effetti di questa situazione concentrando l’attenzione principalmente sui beni di prima necessità, tagliando alcuni eccessi, cercando di limitare gli sprechi e riducendo alcune voci di costo ritenute, in questa fase, non indispensabili. Insomma – conclude il presidente dell’ Istituto Demoskopika, Raffaele Rio – stiamo assistendo ad alcuni segnali di uscita dalla crisi ma siamo ancora molto lontani dal 2004 quando ciascuna famigli calabrese spendeva quasi 400 euro in più al mese per vivere meglio».

Il borsino della spesa: consumi in crescita dello 0,2 per cento Sono 6 su 12 le voci del bilancio domestico calabrese che hanno registrato un incremento nel corso del 2014. Una stima dell’andamento in salita della spesa familiare di 32 milioni di euro, pari allo 0,2 punti percentuali rispetto al 2013, ottenuta estendendo all'intero anno la spesa media mensile familiare regionale e moltiplicando il dato per il numero complessivo dei nuclei familiari. In testa, nei valori assoluti della crescita della spesa familiare, le decisioni


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di consumo legate agli “Alimentari e bevande non alcoliche” che hanno fatto registrare un incremento di poco più di 300 milioni di euro pari ad un più 9,7% rispetto al 2013. A seguire la categoria “Altri beni e servizi” con un aumento dai budget familiari di 195 milioni di euro (+16,1%), per le voci “Mobili, articoli e servizi per la casa” con 78,8 milioni di euro (+11,7%), “Comunicazioni” con una crescita di 67,3 milioni di euro pari ad un più 12,8%, “Servizi sanitari e spese per la salute” con 39,2 milioni di euro (+5,8%) e, infine, la categoria “Tabacchi e bevande alcoliche” con 22,3 milioni di euro (+7,9%). In rosso, in direzione opposta, le decisioni di acquisto relative al capitolo del bilancio domestico “Abitazione, acqua, elettricità e altri combustibili” con un taglio di circa 382,7 milioni di euro (-6,6%), alla voce “Ricreazione, spettacoli e cultura” con poco meno di 151 milioni di euro (-21,7%), alla categoria “Abbigliamento e calzature” con 70,7 milioni di euro (-7,8%), ai “Servizi ricettivi e di ristorazione” con una riduzione pari a 52,4 milioni di euro (-10,3%), all’ “Istruzione” con un taglio di 8,7 milioni di euro (-10,7%) e alla voce “Trasporti” con una contrazione pari a 5 milioni di euro (-0,3%). •

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Le Green Communities diventano realtà in Calabria Il progetto, in fase di realizzazione con dieci interventi di efficientamento energetico su edifici pubblici nell'area del Pollino, presentato a Civita

di Domenico Iozzo

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ono dieci gli interventi di efficientamento energetico che riguardano altrettanti edifici pubblici e che rientrano nell'ambito del progetto "Green Communities", interventi finanziati dal Programma Operativo Interregionale “Energie rinnovabili e risparmio energetico 2007 – 2013”. Sono stati presentati nelle sale del Museo Etnico di Civita. Dopo un breve saluto del sindaco del comune ospitante, Alessandro Tocci, i lavori si sono aperti con la relazione di

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Luca Lo Bianco dell’ UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), che ha ricordato l'origine del progetto. Il quale parte da una ricerca intersettoriale del 2012 sulle aree montane delle regioni convergenza, mirata al miglioramento delle condizioni ambientali ed economiche delle stesse, finanziata dal Ministero dell’Ambiente e realizzata dall'UNCEM, che ha avuto come partner, in Calabria, il Gruppo di Azione Locale Pollino, partenariato attivo che unisce diciassette comuni dell’area intorno a Castrovillari. Lo studio effettuato ha affrontato diversi aspetti sociali e scientifici: da quelli più legati all'antropologia dei luoghi a quelli sulle

risorse forestali, dal risparmio energetico alla produzione di energia da fonte solare, dalla produzione agricola ai sistemi virtuosi per l'utilizzo di biomasse solide o liquide. Tale progetto ha operato per attivare e consolidare un contatto tra le risorse e le istanze locali e le migliori conoscenze e pratiche tecnologiche che si stanno affermando nel Paese attorno ai temi della sostenibilità, cercando di cogliere l’occasione della rivoluzione energetica necessaria per fare attecchire nuove opportunità imprenditoriali e nuove traiettorie di mobilitazione delle risorse locali. Un'occasione importante per ripensare le strategie di sviluppo di territori montani e rurali che di questi beni sono in considerevole misura depositari e custodi. Tra le diverse traiettorie di studio, effettuate sinergicamente in quattro aree del meridione (Alto Tamma-


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ro e Titerno, Cilento, Pollino e Madonie), sicuramente una delle più interessanti è stata quella relativa all'"Efficientamento energetico degli edifici pubblici", dove si sono individuate, partendo da una serie di edifici campione (in relazione alla tipicità, l'importanza socio-economica, l'utilizzo, le caratteristiche costruttive, la vetustà,…), una serie di azioni che fossero quanto più possibile sostenibili economicamente e dal punto di vista ambientale. Ciò ha portato alla redazione di quaranta studi di fattibilità, di cui dieci per l'area del Pollino che, a luglio 2014, sono stati finanziati dal Ministero dell’Ambiente e sono in corso di realizzazione. La parola è quindi passata all’ingegnere Salvatore Leto, responsabile scientifico del progetto oltre che direttore tecnico del Polo di Innovazione regionale per l'energia e l'ambiente, che ha illustrato l'approccio adottato e la metodologia organica utilizzata distintamente in ogni singolo progetto e globalmente in tutti i dieci interventi avviati. Ha quindi esaminato i diversi interventi in fase di realizzazione: Palazzo Calvosa e la Scuola “De Nicola” a Castrovillari, il Municipio a Civita a San Sosti, la scuola media a San Basile, il Municipio e la Scuola materna a Mormanno, il Municipio e l'Auditorium a Morano Calabro, il rifugio a Saracena, in località Novacco. Per ciascuno sono state evidenziate le tecniche innovative adottate che vanno dall'impianto fotovoltaico ad isola per il rifugio di Novacco all'impianto di clima-

tizzazione a pompa di calore con recuperatori alla Scuola di Castrovillari; dagli impianti idronici a pavimento ai sistemi di accumulo con solare termico, il tutto realizzato con sistemi di controllo per il controllo dei limiti di CO2 presenti nei diversi ambienti. Sicuramente adeguate, secondo Leto, le diverse Imprese del territorio che hanno appaltato i lavori, le quali con elevata professionalità hanno prima integrato i progetti con alcune migliorie di carattere tecnicofunzionale e successivamente stanno procedendo in tempi strettissimi alla realizzazione delle opere. L'intervento si è concluso con una breve disamina delle procedure amministrative adottate, sostanzialmente in modo uniforme in tutti i comuni e che permetteranno, entro ottobre, in solo dodici mesi dalla comunicazione di finanziamento, la realizzazione e il collaudo di tutte le opere previste per un importo totale di quasi quattro milioni di euro. Quindi innovazione oltre che sui prodotti utilizzati anche nel processo virtuoso seguito nelle diverse fasi amministrative. L'unicità del progetto "Green Communities" riguarda però anche altri due aspetti fondamentali: il monitoraggio e la diffusione dei risultati. Per rappresentare come sarà svolta l'attività di monitoraggio dei consumi a seguito degli interventi previsti è intervenuto l’ingegnere Giancarlo Filice che ha illustrato le diverse soluzioni tecnologiche che permetteranno sia localmente (tramite un PC dedicato nella struttura efficientata) sia in remoto (tramite terminali collegati via internet o anche uno smartphone) di controllare i consumi di energia, di calore, di acqua e verificare gli obiettivi previsti in progetto. La parte degli interventi tecnici è stata conclusa dall’ingegnere Sonia Caruso che ha indicato la metodologia prevista per le azioni di pubblicità e diffusione dei risultati, tale da garantire l’accesso alle

informazioni attraverso un contatto diretto ed indiretto con la pubblica amministrazione, i liberi professionisti, le società del settore ed i cittadini, ed innescare, nei diversi target di riferimento, meccanismi virtuosi orientati all’efficientamento energetico. Ha concluso i lavori l’onorevole Domenico Pappaterra, presidente del Parco Nazionale del Pollino, primo promotore del progetto “Green Communities” nel territorio in qualità, tra l'altro di presidente del GAL. Pappaterra si è mostrato particolarmente soddisfatto del buon esito dell'attività realizzata, portata avanti grazie alla sinergia di un team di diverse figure professionali ed amministratori pubblici sensibili alle problematiche oggetto degli interventi e ha espresso la sua convinzione sulle elevate potenzialità del Progetto stesso, grazie alla replicabilità degli interventi, alle attività di monitoraggio e all’attenzione posta verso l'innovazione di processo e di prodotto. L'ultima parte della relazione è stata interamente dedicata alla programmazione che guarda al futuro, che non può non mettere al centro le tematiche ambientali per lo sviluppo economico; dalla recente enciclica del Papa, contro i cambiamenti climatici, all’azione che il Governo intraprenderà emanando il Green act. sono state indicate una serie di spunti di pianificazione economica e territoriale che dovrà sprecare poche risorse prime e riciclare molti prodotti finiti, per il raggiungimento degli obiettivi europei 2030: 40% di riduzione di emissioni, 27% produzione da fonte rinnovabile, 27% efficienza energetica; obiettivi che saranno confermati, se non resi ancora più ambiziosi, nell’imminente Conferenza sul clima, prevista a Parigi alla fine del 2015. In questo ambito il Progetto "Green Communities", a parere di Pappaterra, può rappresentare un buon tracciato su cui proseguire. All'evento hanno partecipato numerosi amministratori locali, imprenditori, tecnici e dirigenti scolastici oltre che cittadini del comprensorio. •

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business

Profiltek: tradizione, esperienza e tecnologia a servizio del cliente di Maria Teresa Rotundo

È

un’azienda innovativa, competitiva e fortemente orientata alla soddisfazione del cliente, sorge a Soveria Mannelli e vanta l’esperienza e la professionalità della famiglia Mezzatesta. Stiamo parlando della “Profiltek”, l’azienda calabrese leader di mercato nella produzione di lamiere grecate e tipo coppo, lattonerie, fissaggi, accessori per coperture metalliche e canne fumarie in acciaio inox. Per conoscere i segreti di questa virtuosa azienda, nata dallo spirito imprenditoriale di Maurizio Mezzatesta, che ha poi voluto al suo fianco i figli Andrea e Giovanni, abbiamo intervistato Giovanni Mezzatesta, che all’interno dell’azienda si occupa della gestione amministrava e commerciale, puntando insieme al fratello Andrea a rendere la Profiltek sempre più competitiva sui mercati. Può dirci quando ha inizio la storia della

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Profiltek e con quale mission?

«La Profiltek nasce nel 2007 dopo oltre 20 anni di esperienza dell’azienda “La Gronda Universale” del fondatore Maurizio Mezzatesta, mio padre, che produceva ed istallava grondaie e lattoniere in ambito regionale. Negli anni l’impresa individuale è notevolmente cresciuta al punto tale che si è resa necessaria la creazione della nuova azienda con nuovo marchio “Profiltek”, proprio per poter affrontare mercati nazionali con gli articoli prodotti e soprattutto con gli articoli in fase di sviluppo. La crescita, negli anni, è stata sia in termini di innovazione che di volumi. Con la nascita della Profiltek mio padre ha voluto inserire nella compagine societaria me per la gestione del ramo amministrativo e

commerciale e mio fratello Andrea per il ramo produttivo e logistico. La nostra mission aziendale è stata fin da subito quella di servire la clientela a 360 gradi, offrendo i migliori prodotti e le migliori soluzioni di mercato, dalla progettazione alla realizzazione di tutto quanto concerne le coperture metalliche e le varie condotte fumarie prodotte. Grazie ai nostri uffici tecnici e puntando sul personale specializzato l’azienda è sempre riuscita a seguire i clienti in tutte le fasi del cantiere. Oggi la Profiltek è leader di mercato nella produzione di lamiere grecate e tipo coppo, lattonerie,


business

fissaggi, accessori per coperture metalliche e canne fumarie in acciaio inox». Un’azienda virtuosa che, facendo tesoro di una pluriennale esperienza nel settore, ha saputo innovarsi e crescere. A tal proposito quali sono state le scelte che hanno permesso all’azienda di imporsi sul mercato nazionale ed estero?

«La dedizione e la passione nel lavoro, la ricerca della qualità e dell’innovazione, la fidelizzazione della clientela grazie alla cura ed al servizio offerto, e poi la specializzazione in prodotti di nicchia, la continua ricerca nell’innovazione di prodotto e di processi e il completo rinnovamento degli impianti produttivi, tutti di ultima tecnologia: ecco i nostri punti di forza. Voglio poi precisare che su diversi articoli prodotti, grazie all’innovazione tecnologica degli impianti produttivi, l’azienda è riuscita e fare delle economie di scala raggiungendo produzioni talmente elevate da generare così dei prezzi molto vantaggiosi, mantenendo sempre la contraddistinta e solita qualità. La nostra è l’unica azienda del settore che in questi anni di forte crisi ha perseguito una logica completamente contraria a quella del mercato, investendo oltre 3 ml di € in impianti e strutture».

Con l’ausilio di quali brevetti?

«Operiamo con diversi brevetti come il brevetto su una canna fumaria

con esterno in alluminio anticato che garantisce una qualità ed un’estetica molto apprezzata, il brevetto per finestre/ lucernai specifiche per pannelli coibentati e poi, grazie al secondo impianto di produzione canne fumarie, completamente automatizzato con controlli in linea, l’azienda ha raggiunto una produzione di circa 1500 tubi al giorno garantendo la massima qualità di prodotto e di processo». Un’eccellente produzione giornaliera dove la professionalità si unisce ad un efficiente approccio tecnologico…

«Certo, l’innovazione tecnologica degli impianti insieme alla qualità dei prodotti, al servizio celere, ad una rete commerciale capillarizzata e alle economie di scala ci permettono di soddisfare al meglio i nostri clienti. L’azienda si avvale poi di tecnologie innovative computerizzate per lamiere grecate e tipo coppo, presse piegatrici a controllo numerico con tecnologia laser, impianti di saldature tig e plasma, tagli plasma, stampaggi industriali e tanto altro».

E dal punto di vista dell’ambiente invece, quali strategie sono adottate dall’azienda per ridurre l’impatto ambientale?

to antincendio dell’azienda. Il sistema di climatizzazione degli stabili aziendali oltre che essere di ultima generazione con massime efficienze è completamente gestito con energia solare. L’illuminazione è con tecnologia led che genera consumi nettamente inferiori rispetto agli standard». Ha appena affermato che la Profiltek è attenta alla salvaguardia dell’ambiente. In conclusione può dire di porsi analogamente anche sotto l’aspetto della formazione e della ricerca?

«Certamente, come detto in precedenza, l’azienda ha puntato sul fattore innovazione fin dall’inizio, investendo notevolmente nelle risorse umane interne costantemente formate ed aggiornate. Grazie alla dotazione di uno studio tecnico e di un laboratorio interno l’azienda ha partorito già due brevetti ed ha innovato radicalmente alcuni prodotti aziendali. Vista l’attenzione dedicata fin da sempre al fattore ricerca, da poco ha partorito un nuovo ramo che è la “PROFILTEKlab” che si occupa di progettazione di soluzioni innovative, prototipazione di nuovi prodotti, controlli ed analisi specifiche sulle produzioni in essere. Particolare enfasi all’aspetto qualitativo è stato caratterizzato anche dal conseguimento della certificazione di produzioni a marchio CE secondo le ultime normative vigenti in campo europeo. L’azienda fin dall’inizio si è dotata anche del sistema di qualità ISO 9001». •

«L’azienda è nata con la logica della green economy, infatti è un’azienda ad impatto zero sull’ambiente, grazie alla differenziazione rifiuti e scarti di lavorazione che vengono opportunamente separati e conferiti a riciclo, completamente autosufficiente per l’energia elettrica consumata grazie agli impianti fotovoltaici. Anche le acque fluviali delle coperture dei capannoni vengono recuperate per essere utilizzate dall’impian-

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personaggi

Dagli Usa in Calabria: di Carmen Loiacono

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e volessimo gettarci a capofitto nei luoghi comuni, potremmo dire che l’America l’ha trovata qua, ma saremmo completamente fuori strada, perché lui, l’America, se la sta costruendo passo dopo passo, lavorando sodo. Classe ’85, Anthony Plourd, californiano di San Diego, da quattro anni ha deciso di vivere in Calabria. Una scelta che suona come una follia se si pensa che ha lasciato uno dei Paesi più ricchi del mondo, per venire a stare nella parte più povera d’Italia, ma basta chiedergli il perché per rendersi conto che la sua consapevolezza va ben oltre quei luoghi comuni di sopra. Anthony è il classico giovanotto americano con il sorriso perfetto che si fa benvolere da tutti: quando ci incontriamo per questa chiacchierata all’Ifm in via Lombardi di Catanzaro, nel percorso dal portone del palazzo all’ufficio di sua moglie, al primo piano, non sono altro che pacche sulle spalle, sorrisi, abbracci e saluti calorosi da

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la pazza storia di un uomo che ama la nostra terra


personaggi parte e per chiunque incontriamo. «Ho deciso di venire in Italia per tre mesi, nel 2011 – inizia a raccontare – e per prima cosa sono stato a Casto, in provincia di Brescia, perché la mia nonna materna è di lì – da parte del padre, invece, nel suo sangue scorrono origini molto varie, da più Paesi europei e anche da nativi americani, ndr -. Poi mi sono spostato in Calabria e non so dire cosa è successo. So solo che è stato allora che ho deciso di rimanere qui. Non a Brescia, qui. Se avessi trascorso i primi tre mesi in Lombardia, sarei tornato negli Usa». Anthony non nasconde infatti che il suo più che amore per l’Italia è amore per la Calabria, che è diversa dal resto del Paese: «Non vi rendete conto del tesoro nascosto che possedete – continua –, avete una costa meravigliosa in ogni suo punto. Da Scilla a Copanello, Crotone, Diamante, Reggio, Villa San Giovanni. Ma avete anche le montagne dove poter andare a sciare d’inverno, posti straordinari come le Valli Cupe», e l’elenco continua senza sosta. Come insegnante di Inglese – è questo il lavoro che fa –, negli ultimi anni l’ha girata eccome, la nostra regione: organizza corsi per aziende e istituzioni varie, ha lavorato con la Guardia di Finanza, è coinvolto in progetti scolastici, come quello attuale con l’Università della Calabria. La differenza, oltre ad essere madre lingua, Anthony la fa nel metodo: «Mi sono reso conto che qui a scuola si insegna ancora con i libri, mentre l’inglese reale è un’altra cosa, va vissuto prima che imparato. Chi non ha la possibilità di andare a Londra o altrove per conoscere la lingua inglese, deve poterla vivere attraverso le canzoni, gli articoli di giornale, i film». E’ stato grazie a uno di questi corsi che Anthony ha ricevuto il regalo più grande che la Calabria potesse fargli, l’incontro con la sua attuale moglie – sposata appena un mese fa –, Antonia Abramo. Ed è grazie a lei che è riuscito a superare il classico “blocco dell’artista” durato ben due anni: il nostro californiano è infatti

anche un musicista – c’è chi dice somigli molto in quanto a stile a John Mayer - e con la sua band ha pure all’attivo due album, ma da un po’ di tempo non riusciva più a comporre. Poi è arrivata Antonia. E adesso che il resto del gruppo è rimasto dall’altra parte dell’oceano? «Il mondo della musica è molto vasto – dice –, non è affatto facile emergere. La band c’è ancora, un giorno chissà». Per il momento si dedica a cose più immediate, concrete, insomma. Va detto che Anthony non è un dipendente di un’azienda, sa bene che guadagna solo se lavora. E che, ad ogni modo, e con nel cassetto il sogno, o ancora più il progetto, di una scuola tutta sua, lo stipendio che può racimolare difficilmente può raggiungere quelli statunitensi: «Lì sono tre volte quelli di qua – ammette –, ma qui, con stipendi così bassi vivi comunque da re». Cosa fa della Calabria un regno, allora, secondo Mr. Plourd? A parte la sua geografia, come ha già detto, c’è anche «il cibo, certo. Qui è tutto fresco, dal pesce agli ortaggi. I pomodori sono buoni e di qui, in qualsiasi posto vai a comprarli – spiega –, negli States hanno lo stesso sapore della carta. Non avevo mai mangiato frutti di mare, ora ne sono ghiotto. E la stessa cosa è per le olive, mai mangiate prima di essere arrivato qui». E poi c’è la ‘nduja, che i californiani del sud, abituati al piccante del vicino Messico, non possono non amare con devozione. Ma c’è ancora qualcosa che secondo Anthony abbiamo, di cui non ci rendiamo conto però: «Gli stessi calabresi – afferma compiaciuto –. Si fermano a parlare con te per strada, quando ti riconoscono. Ti accolgono con affetto, sono sempre con il sorriso sulla bocca. Negli Stati Uniti, si vive per lavorare. Si lavora e lavora e basta. Nessuno, se ti incrocia con l’auto, ti saluta. Qui si vive decisamente meglio». Se fosse davvero come dice lui, gli faccio notare, non saremmo la regione più povera d’Italia: «I problemi ci sono dappertutto – risponde –, ma ci sono anche cose da valorizzare, che in Calabria forse

non sono promosse come dovrebbero». E veniamo quindi a quello che non va. «Dovreste avere prima di tutto più rispetto per ciò che avete, averne più cura – è quanto ha maturato nei suoi anni di permanenza -, poi pretendere strade vere, non quelle che ci sono. Bastano la 106 e l’autostrada,

nelle condizioni in cui sono tra l’altro, a servire l’intera regione? Per il resto, non si può aspettare che arrivi qualcuno a salvarci, dobbiamo guardarci intorno, vedere cosa può servire», aguzzare l’ingegno per intenderci. «Girando in lungo e in largo per la regione – racconta -, mi sono reso conto che ci sono molte idee e molti giovani che decidono di rimanere qui e svilupparle, nonostante le difficoltà. Ci sono attività imprenditoriali importanti, che guardano all’estero, all’avanguardia. Guarda l’Ifm o Personal Factory, del resto». La sua famiglia come ha reagito a questa decisione? «Mia madre, e come lei tanti altri, compresi i parenti della provincia di Brescia, mi hanno chiesto più volte di pensarci – ammette -, non comprendendo il perché di una simile scelta. Poi, una volta arrivati qui per il matrimonio, tutti hanno capito e non hanno più detto nulla». Qualcuno qualcosa l’ha detta, in realtà: il più caro amico di Anthony, ha deciso di lasciare la sua Chicago – molto più metropoli di San Diego, quindi con tutto ciò che stare lì comporta –, per venire a vivere in Calabria. «Arriva a gennaio», dice Anthony. E sorride sornione, pensando a quanto conosce bene la magia che ha stregato anche il suo amico. �

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eventi

Il Festival d’Autunno rende omaggio al Sud U

n omaggio alle tradizioni e alla cultura del Sud Italia. Così Antonietta Santacroce ha presentato il cartellone della XIII edizione del Festival d’Autunno, da lei ideato e diretto. Un programma, anche quest’anno ricco, di eventi, realizzato con il bando PORFESR Eventi Storicizzati promosso dalla Regione Calabria per il 2015 e con il sostegno di partner storici come la Camera di Commercio di Catanzaro, Confindustria Catanzaro, Fondazione CARICAL, le aziende Guglielmo Caffè, Igea Calabra e Rubbettino Editore. La novità è una

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nuova collaborazione con l’Università Magna Grecia, «con la quale – ha detto il direttore artistico – spero di inaugurare una proficua sinergia tra cultura cittadina e mondo accademico». La rassegna si è già aperta con un partecipato concerto di piazza. Ed è stata, tra l’altro, la prima volta che il Festival d’Autunno ha abbandonato il teatro per “abbracciare” la città. In piazza Prefettura, a Catanzaro, lo scorso 26 settembre, è toccato ad Antonio Castriglianò - re della “Notte della Taranta” di Melpignano – aprire il cartellone. «Da alcuni anni nei miei pensieri –


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spiega Antonietta Santacroce – c’era la volontà di realizzare un concerto come quello di Antonio Castrignanò. Finalmente quest’anno è stato possibile concretizzare la mia idea che, considerando il numero di presenze, è stato un vero successo. L’evento è stato un regalo del Festival d’Autunno alla città di Catanzaro, ai suoi cittadini e a quel centro storico che da un decennio ha subito una crisi che molti giudicano irreversibile. Certamente l’attuale situazione economica non favorisce la ripresa e lo sviluppo delle attività economiche e sociali, vero motore del cuore della città. Ma eventi come questo sono la chiara dimostrazione che i catanzaresi hanno voglia di riappropriarsi del loro luogo di appartenenza. Sono sicura – prosegue – che il consenso tributato dal pubblico a questo tipo di appuntamenti non verrà trascurato e che da questo momento verranno gettate le basi per una programmazione più attenta e continua nel tempo». Altri suoni e atmosfere sone previste per giorno 24 ottobre, al Teatro Politeama di Catanzaro con Franco Battiato. L’eclettico musicista siciliano,

conosciuto per le sperimentazioni e i manierismi musicali ma anche per le raffinate scritture pop, proporrà le più belle pagine del suo songbook in maniera originale e coinvolgente. Gli appassionati della musica leggera italiana e i nostalgici degli anni sessanta, giorno 31 ottobre, rivivranno storie e memorie di un’epoca sempre viva con la voce del Sud: Al Bano. Il cantante pugliese, ambasciatore della nostra musica nel mondo, reduce dai successi ottenuti

in America e Russia proporrà i suoi grandi successi in un concerto che si preannuncia carico di nostalgia. La sezione L’anima del Sud si concluderà sabato 7 novembre con un doppio concertoevento per gli appassionati del rock nostrano, in particolar modo di quel sound napoletano che negli anni settanta è stato un laboratorio stilistico. James Senese & Napoli Centrale e gli Osanna si esibiranno sul palco del Teatro Politeama in quello che può essere considerato un concerto unico nel suo genere. Due set diversi per le due band che hanno saputo dare una immagine nuova alla musica italiana nel momento in cui il beat stava scomparendo e il rock assumeva grande importanza tra i giovani. Jazz-rock e prog sono i generi musicali che caratterizzano il sound di una Napoli che ha dato una nuova identità all’Italia musicale.

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eventi

Dunque nessun artista straniero quest’anno nel cartellone del Festival che pure aveva abituato i suoi spettatori a presenze internazionali. La scelta la spiega lo stesso direttore artistico. «Ho pensato ad un cartellone fuori dall’ordinario che celebrasse la mia terra e tutto il Sud Italia. Gli artisti che animeranno il Festival, comunque, non faranno rimpiangere l’assenza di artisti stranieri, considerando che il loro valore è riconosciuto in tutto il mondo». Ma cos’è il Sud per Antonietta Santacroce?

«Quando si parla del Sud – afferma – si pensa sempre ad un luogo ostile, in cui è difficile vivere. Io invece lo vivo positivamente. Le sue tante mancanze sono compensate dai sapori, dai colori, dalle atmosfere uniche che solo alcuni nostri posti sanno regalare. E' bello viverci... Dobbiamo lottare perche si concretizzi anche quella crescita socio-culturale e di senso civico che lo renderebbe veramente unico».

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Quanto il riscatto del Sud e di una città come Catanzaro può passare proprio dalla cultura?

«La cultura, unitamente alla valorizzazione del territorio e del suo patrimonio artistico, sono il punto di partenza per il nostro riscatto. Tutta l’area del Mezzogiorno d’Italia deve riuscire a trovare la forza di reagire a una situazione di passività creatasi nel tempo, creando sinergie che riescano a dare nuova linfa vitale e

maggiore respiro alle iniziative private. Purtroppo sono decenni che lo dicono anche i nostri politici. Ma ai proclami non seguono cambiamenti. Ritengo che non possiamo attendere oltre e che tutti noi dobbiamo dare un contributo attivo e concreto per riappropriarci dei nostri luoghi e attivarci per ripartire senza attendere che qualcuno dall'alto risolva i nostri problemi». Il Festival d’Autunno è poi da sem-


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pre attento all’approfondimento di tematiche che si sviluppano nell’arco di alcuni incontri culturali letti da punti di vista diversi. Con "Cibo è arte. Eccellenze d’Autore in scena" si parlerà di cibo e nutrizione. Una proposizione nuova ed esaustiva che analizza i vari aspetti proposti sotto l’aspetto sociologico, economico, agroalimentare, cinematografico e teatrale. Dieci incontri che non mancheranno di catturare l’attenzione e l’interesse di ogni fascia di età e si con-

cluderanno con la produzione originale del Festival "C’era una volta. Le fiabe calabresi" di Letterio Di Francia che valorizza la produzione letteraria del grande umanista calabrese del secolo scorso e, contemporaneamente, i promettenti attori catanzaresi del Teatro Incanto, fedele alla mission di valorizzare gli artisti della nostra terra. • Per informazioni: 388.8183649 e www.festivaldautunno.com

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la storia

Italyamonews,

il giornale on line che insegna la nostra lingua L’idea è di una giornalista calabrese, Paola Gagliano, che da anni vive a Parigi

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orse non tutti lo sanno (o non lo pensano) ma l’Italiano è la quarta lingua più studiata al mondo. Lo ha rivelato uno studio presentato lo scorso anno a Roma che forse ha un pò sorpreso. Ma dopo l’Inglese, il Francese e lo Spognalo, è la lingua di Dante ad avere maggiori estimatori. E così una giornalista calabrese, Paola Gagliano, ha pensato di realizzare un giornale on line per stranieri studenti d’italiano. Si chiama Italyamonews. Paola da anni vive e lavora a Parigi dove è riuscita a coniugare le sue due più grandi

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passioni, il giornalismo e le lingue, in un progetto editoriale originale e innovativo. Italyamonews è, infatti, lo strumento ideale per perfezionare la lingua italiana tenendosi informati su tutto quello che accade nel Bel Paese. Attualità, Economia, Ambiente, Salute, Moda, Cultura, Tradizioni, Viaggio in Italia. Sono alcune tra le principali rubriche d’Italyamonews i cui articoli, classificati in base al livello di difficoltà in intermedi (B1-B2) e avanzati (C1-C2), sono tutti arricchiti da un glossario (in inglese e francese) e da una pillola di grammatica, di ortografia o modi di dire.

Come è nata l’idea di questo progetto?

«È un progetto a cui ho pensato per anni. La vita mi ha portato lontano dall’Italia e vivendo all’estero mi sono resa conto di quanto sia amata la nostra lingua. Secondo gli ultimi dati forniti dalla Farnesina l’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo, prima del tedesco e del cinese, e questo anche grazie allo sviluppo del web che permette a molti più studenti di avvicinarsi all’italiano attraverso gli strumenti disponibili on line. Tra la miriade di siti e blog che propongono letture, esercizi e video in italiano mancava, però, qualcosa per gli


la storia

studenti che volessero perfezionarsi e tenersi aggiornati su quello che succede in Italia. Da qui l’idea di creare un giornale on line che trasformasse l’attualità in mini unità didattiche che rendessero più dinamico e vario l’apprendimento». Con che cadenza italyamonews pubblica nuovi articoli?

«Al momento non ci sono dei giorni di uscita prefissati. Pubblichiamo due post a settimana, un articolo che racconta un pezzo d’Italia e un post di grammatica, ortografia o modi di d dire. Recentemente abbiamo ideato due nuove rubriche che hanno riscosso molto successo: C’è posta per… in cui pubblichiamo le lettere degli studenti/lettori su un argomento a loro scelta, (ovviamente gli scritti sono corretti e lo studente riceve le correzioni via posta elettronica) e quella delle letture a tema. Da maggio, ad esempio, stiamo pubblicando, in collaborazione con la casa editrice Loescher, una lettura al mese che, in linea con i temi di expo 2015, illustra il variegato e ricco mondo del cibo italiano. Sono tutti post molti apprezzati e cliccati perché il crescente interesse per

la lingua italiana nasce anche dall’amore che gli stranieri hanno per la nostra buona cucina». Quale aspetto dell’Italia interessa di più all’estero?

«Purtroppo l’immagine dell’Italia che compare su quotidiani e settimanali stranieri non è sempre molto positiva. Si parla del nostro paese per gli scandali giudiziari che riguardano i nostri politici o per fatti di cronaca legati alla criminalità organizzata, tuttavia, la mia esperienza mi dice che quello che interessa di più gli stranieri sono la nostra cultura e il nostro ambiente. Gli articoli più letti sono quelli che parlano delle ricchezze culturali ed artistiche del nostro paese, delle nostre tradizioni, della nostra creatività. Insomma, nonostante tutto, quello che piace all’estero è ancora il nostro Bel Paese».

Chi sono i lettori di italyamonews?

«Il target dei lettori è molto vario, come diversi sono i paesi da cui si connettono ad italyamonews. Oltre ad Italia e Francia siamo molto letti anche in Argentina,Stati Uniti, Australia, Egitto, Tunisia, Messico, Federazione

Russa, Grecia Ucraina, Polonia, Lettonia Canada, Cina e Giappone, solo per citarne alcuni Paesi molto lontani e diversi tra di loro dove vivono persone che amano l’Italia e l’italiano. La maggior parte dei lettori è composta da studenti universitari, ma ci sono anche molti insegnanti d’italiano che utilizzano i nostri articoli per variare l’offerta didattica e molti anziani che hanno deciso di imparare l’italiano per dare un’impronta culturale agli anni della pensione. Inoltre sono sempre di più gli italiani di seconda o terza generazione che ormai d’italiano hanno solo il nome e che si avvicinano alla lingua italiana per ritrovare le proprie radici culturali e le proprie tradizioni». Cosa c’è nel futuro di italyamonews?

«Ho molte idee che dal prossimo autunno spero di poter concretizzare. Certamente italyamonews cambierà veste grafica per diventare un vero e proprio giornale on line e poi ci saranno tante novità per i lettori. Ma non posso svelare nulla. Continuate a seguirmi, per migliorare la lingua italiana basta un click».•

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flash news

Una fabbrica di auto a Gioia Tauro: fra tre anni 600 posti di lavoro È

stato sottoscritto a Roma il Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Economia, rappresentato dal ministro Federica Guidi, la Regione Calabria, rappresentata dal Presidente Mario Oliverio, la Regione Puglia, rappresentata dal Presidente Michele Emiliano e dall’Amministratore Delegato di Invitalia Domenico Arcuri, per un investimento di oltre cento milioni di euro per la realizzazione di un impianto per la produzione di auto che creerà in Calabria e in Puglia oltre 1000 nuovi posti di lavoro, di cui oltre 600 a Gioia Tauro.

«La sottoscrizione di questo Protocollo d’Intesa tra la nostra Regione, il Ministero dell’Economia, la Regione Puglia ed Invitalia per la realizzazione di una fabbrica di auto attraverso un investimento di oltre cento milioni di euro a Gioia Tauro e a Modugno in Puglia – ha detto il Presidente della Regione, Mario Oliverio, commentando l’importante atto – è un risultato rilevante e significativo per le nostre regioni e per tutto il Mezzogiorno. Nel Piano Industriale presentato dagli investitori sono previsti oltre mille posti di lavoro dei quali ol-

Il Codex Purpureus Rossanensis Patrimonio dell’Umanità I

l Codice Purpureo della città di Rossano è stato elevato a Patrimonio universale dell’Umanità. La notizia è stata ufficializzata a conclusione del lungo iter del Memory of the World dell’Unesco. «Per la Città del Codex e per il territorio della Sibaritide si prospetta un’opportunità importante di sviluppo e di crescita – ha dichiarato sindaco Giuseppe Antoniotti – che dovremo saper cogliere al meglio. Credo che attorno al Codex d’ora in poi dovranno ruotare tutte le politiche di sviluppo della nostra città e del comprensorio. Con particolare attenzione alla crescita, alla tutela e ad un maggiore rilancio del centro storico

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tre 600 saranno creati a Gioia Tauro a conclusione dei tre anni previsti per il completamento dell’attività produttiva dell’impianto».

che sarà, in modo più ampio, il custode di questo monumento. E tutto questo dovrà avvenire attraverso il confronto proficuo e costante con la Chiesa diocesana e con l’arcivescovo S.E. Mons. Giuseppe Satriano, che dia vita a un percorso sinergico e virtuoso per la promozione permanente del Codex. Parte da qui, infatti, una sfida importante, quella che accomuna tutte le Città d’arte, come lo è Rossano, che dovremo cercare di vincere tutti insieme. Cioè quella di saper attrarre i grandi flussi turistici, offrendo loro tutti i servizi necessari. Abbiamo risorse culturali e paesaggistiche invidiabili su cui far leva per raggiungere questo obiettivo. Ma abbiamo bisogno – ha concluso il sindaco – anche del supporto di tutte le Istituzioni sovracomunali, a partire dalla Regione Calabria per finire al Governo centrale, che attraverso investimenti ampi e mirati possano dare impulso alla creazioni di nuovi servizi pubblici».


flash news

E’ calabrese il miglior giovane chef dell’anno

L

a fotografia della nuova ristorazione italiana ha una grande identità calabrese. Nella guida dell’Espresso, presentata alla Leopolda di Firenze, la Calabria delle giovani leve assume un peso ed una forma che racconta l’entusiasmo ed il coraggio dei giovani chef, sempre più attenti alle materie prime ed autentici interpreti dell’areale variegato dei territori. Tra questi lo chef catanzarese Luca Abbruzzino che è stato premiato come il migliore giovane chef dell’anno, segno indiscutibile della nuova tendenza della ristorazione che in Calabria appartiene a chef sotto i trent’anni.

La Camera di Commercio di Cosenza a Londra per “Welcome Italia” U

na partecipazione convinta quella della Camera di Commercio di Cosenza e di alcune imprese della provincia che, a Londra, sono state protagoniste di “Welcome Italia”, la fiera organizzata dalla Camera di Commercio Italiana per il Regno Unito dedicata interamente a tutti gli appassionati gourmet che hanno potuto scoprire ed esplorare il mondo dell’enogastronomia italiana. Per tre giorni, buyer e operatori del settore, giornalisti specializzati e consumatori interessati si sono lasciati affascinare dai profumi e dai sapori dei prodotti nostrani, intraprendendo un vero e proprio percorso che ha unito qualità, passione e sostenibilità. Oltre a incontrare i produttori delle migliori eccellenze cosentine, si è assistito a spettacolari cooking show, durante i quali i più famosi chef Italiani in UK, tra tutti il cerchiarese Francesco Mazzei, hanno dato prova delle proprie abilità culinarie, ricreando gustose e raffinate ricette con i prodotti locali. «La scelta di presenziare alla kermesse londinese – dichiara il presidente Klaus Algieri – risponde al forte interesse della Camera di Cosenza verso il mercato inglese. Essere presenti a Welcome Italia e aver consentito ad aziende della nostra provincia di mettersi in mostra in una delle vetrine più importanti del settore è stata l’occasione giusta per far entrare in contatto i nostri imprenditori con importatori, buyer e distributori del mercato britannico, che attualmente rappresenta il quarto mercato di sbocco per l’export agroalimentare italiano, che

registra un crescente interesse per le nostre eccellenze enogastronomiche. Sono molto contento di aver potuto osservare direttamente il sensibile apprezzamento rivolto ai nostri espositori dai tanti avventori consumatori è dalle grandi catene distributive. Per cogliere e sviluppare le opportunità offerte dal mercato britannico – conclude il presidente della Camera di Commercio di Cosenza – occorre essere flessibili, con una formula che coniughi tradizione e innovazione, adattando il prodotto, la confezione e l’etichetta alle abitudini alimentari e di acquisto dei consumatori britannici. In questo senso, la Camera di Cosenza potrà giocare un ruolo vincente, puntando sulla qualità e sui canali distributivi che servono i segmenti di mercato sensibili al rispetto per l’ambiente e al consumo etico». Una fetta di consumatori britannici, infatti, si mostra molto interessata a prodotti che includono contenuti di qualità, etica, ambiente e tradizione, come quelli della provincia di Cosenza, anche a prezzi superiori.

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Giornale delle IdentitĂ Territoriali

www.localgenius.eu

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