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Costo copertina €6

I tanti volti della Cina

Da “fabbrica del mondo” a opportunità di business per il settore moda. Intanto la Cina investe nelle aziende europee.

Direttore responsabile Flavia Colli Franzone

Trend P/E 2013 Una overview sull’abbigliamento e gli accessori uomo e donna dalle sfilate e dalle fiere Da pag. 13

Issue #17- Novembre 2012

Produzione Malloni e ixos Un mix di industriale e artigianale. L’importanza della manodopera specializzata Pag. 36

Ideazione Ergonomia La ricerca delle forme contamina i capispalla maschili, fra sportswear e informal Pag. 39

Retail concorrenza leale I siti e-commerce dei brand non sono una minaccia per i negozi tradizionali Pag. 43

Primavera/estate 2013

Boys&Girls

“Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - LO-MI”

Borsa della limited edition La Maison Canton Road di Longchamp

I dati parlano da soli: nel 2004 i cinesi hanno speso 2miliardi di dollari in beni di lusso. Questo dato è cresciuto tanto che lo scorso anno ha raggiunto i 15,6miliardi di dollari, crescita che fa prevedere che nel 2015 la Cina sarà il più grande cliente del mercato lusso a livello mondiale. Una ricerca Capgemini indica che oggi in Cina ci sono oltre 2milioni di HNWI (High Net Worth Individual), ossia le persone che hanno un net income disponibile di oltre 1milione di dollari e un’età media di 39 anni. Oggi la Cina rappresenta circa il 10% dei consumi mondiali del settore lusso; un dato che nel 2015 secondo gli analisti dovrebbe arrivare fino al 20%. Eppure anche qui è iniziato un processo di rallentamento che preoccupa il mondo intero. Tuttavia ci sono buoni motivi per continuare a inverstire in questo smisurato Paese. (pag . 31)

Dall’avatar al sé digitale

Gli scenari dell’ e-retail sono in continua evoluzione. E non si tratta di fantascienza.

L’ esperienza di vendita reale e quella virtuale possono andare di pari passo in negozio, rendendo sempre più labili i confini fra offline e online, fra indossare un capo reale e poter comporre l’outfit attraverso il virtual fitting. Questa simulazione consente di vedere come sta l’abito addosso al proprio avatar digitale, declinato in una vasta gamma di tessuti e colori che non sono presenti in negozio. E’ il caso del servizio su misura offerto in alcuni negozi Ermenegildo Zegna, dove il personale di vendita è dotato di iPad. La società Seac02, che ha sviluppato questa applicazione, sta andando oltre con il MyDself, una sorta di carta di identità digitale che riproduce le sembianze del suo possessore e ne registra le misure del corpo. Ma già si parla di “scanatar”. (pag. 42)

Jeanne Moreau in Jules et Jim, 1962, regia di François Truffaut - Archivio Storico del Cinema / A F E

La moda maschile sempre più vicina o lontana da quella femminile? Il mercato le vorrebbe insieme – nelle date di presentazione – e anche nelle tendenze in certi casi. Di sicuro in comune avranno il colore e le stampe.

Più che una moda un modo di essere. Impostasi come tendenza nelle scorse collezioni, quando i boyfriend pants erano il capo icona da rubare al guardaroba di lui, per la stagione a venire l’ispirazione “maschile” nelle proposte per la donna riflette un certo rigore, nella vita come nella moda, in sintonia con il difficile momento sociale ed economico. La differenza è più concettuale

che sostanziale: meno tailleur pantaloni tout court e blazer rigorosi, invece più tagli maschili nelle camicie e nei volumi delle giacche, nell’uso di tessuti della migliore tradizione biellese, declinati nei pesi e nelle leggerezze che si confanno alla stagione estiva. Se è innegabile il fascino che esercita la donna in abiti maschili – indimenticabili sono Marlene Dietrich in Marocco del 1930, Katha-

Le stampe di Mary Katrantzou nella collezione P/E 2013

rine Hepburn in Sylvia Scarlett del 1935, Jeanne Moreau in Jules e Jim del 1962, o Julie Andrews in Victor Victoria del 1982, solo per citare alcuni film icona del passato, fino al recente Albert Nobbs (2011) con Glenn Close – è pur vero che per la primavera/ estate 2013 torna la voglia di essere femminili senza mezzi termini. Una femminilità grintosa, sottolineata da stampe di-

gitali coloratissime – una strada aperta da Mary Katrantzou e Peter Pilotto e che ha fatto proseliti - trasparenze discrete, decorazioni ben evidenti. Una tendenza gridata che ha contagiato nei colori e nelle stampe anche l’abbigliamento maschile, accendendo addirittura i capi formali con tonalità decise e intense, mentre lo sportswear si fa contaminare da influenze militari.


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Issue #17 - Novembre 2012


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Issue #17 - Novembre 2012

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Issue #17 - Novembre 2012

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l'editoriale

Febbre d’Oriente

Nell’economia e nella moda, la Cina è di grande attualità

A

pochi giorni dalla stampa del giornale e pochi giorni dopo il Congresso del Partito Comunista in Cina in vista del cambio ai vertici, il Paese che abbiamo scelto di trattare del Focus di questo numero, la Cina appunto, diventa ancora più di attualità. Negli articoli sono state ampiamente evidenziate le zone di luce e ombra della Cina come mercato e come sistema industriale e le conseguenze del calo della crescita del PIL, al 7,4% nel terzo trimestre di quest’anno. Un rallentamento che, se dovesse perdurare, avrebbe serie ripercussioni su settori come la moda, il design e i beni di lusso in generale. Anche Gaetano Marzotto, in apertura della rituale conferenza stampa di Pitti Immagine per la prossima edizione di gennaio 2013, ha parlato di consumi fermi in Cina nei mesi precedenti il Congresso soprattutto per la regalistica, ma la ripresa - tanto auspicate vista l’importanza del mercato per il made in Italy – non dovrebbe tardare. E in effetti ci sono buoni motivi per continuare a presidiare il mercato, che attrae il 10% del totale degli investimenti mondiali, soprattutto in vista degli obiettivi di crescita formulati al termine del Congresso che prevedono un raddoppio entro il 2020 del PIL nazionale e del reddito procapite del 2010. Questo però non significa che la navigazione del nuovo timoniere Xi Jinping sarà particolarmente facile. Al contrario, la sfida che dovrà affrontare sarà proprio quella di bilanciare equilibrio sociale e sviluppo economico in una fase storica ben più complessa per il mondo e il suo Paese di quella in cui si sono trovati ad operare i suoi predecessori. La riconferma della Cina quale fabbrica del mondo e nuovo promettente mercato di sbocco per la moda dipenderà da come questo nuovo leader saprà governare la transizione del Paese in questa nuova fase. La Cina non è però sotto i riflettori solo dal punto di vista economico, ma anche delle tendenze. Per la primavera-estate 2013 è forte una influenza della cultura e della tradizione orientale che per la donna si traduce nei tagli a kimono delle giacche e degli abiti, nei colli alla coreana, nelle stampe e ricami di dragoni cinesi. Una femminilità, quella orientale, più delicata di quella proposta invece dall’Occidente, dove di fa strada una donna che vuole apparire attraverso abiti dalle stampe grafiche e digitali, dalle trasparenze soffuse, dai ricami opulenti. Per accompagnarsi a un uomo che predilige sempre più un abbigliamento easy e che, se sceglie la giacca, questa deve essere destrutturata e rinnovata nei tagli e nei dettagli. In questo numero si parla anche delle nuove frontiere del retail e dell’integrazione fra offline e online, argomento centrale della strategia editoriale di Fashion Illustrated. Infatti la possibilità di affiancare all’esperienza di vendita reale quella virtuale sta cambiando gli schemi del retail tradizionale. D’ora in poi, in negozio e in qualsiasi momento e luogo si potrà comporre l’outfit verificando la taglia sul proprio corpo, un servizio proposto da Ermenegildo Zegna nei monomarca che vendono l’abbigliamento su misura. E sempre in tema di digital, anche questa volta vi proponiamo una serie di app da scaricare sui tablet per essere sempre aggiornati e alcuni device integrati negli abiti e negli accessori per condividere in tempo reale con gli amici i social media.


Masthead 6

Direttore responsabile Flavia Colli Franzone f.colli@fashionillustrated.eu Publisher Marco Poli mpoli@milanofashionmedia.it Progetto grafico BUREAUBUREAU www.bureaubureau.it Sviluppo grafico e impaginazione Silvia Del Vesco grafica@milanofashionmedia.it Redazione Virginia Simoni v.simoni@fashionillustrated.eu Hanno collaborato Diana Barbetta, Giuliano Deidda, Giovanna Caprioglio, Patrizia Coggiola, Alessandra Iannello, Federica Motta, Morgana Caniato (ritratti) Redazione Corso Colombo 7 20144 Milano Tel. +39 02 87365694 www.fashionillustrared.eu info@fashionillustrated.eu Concessionaria esclusiva per la pubblicità Milano Fashion Media Via Alessandria 8 20144 Milano Tel. +39 02 58153201 www.milanofashionmedia.it info@milanofashionmedia.it Responsabile testata Paola Cordone pcordone@milanofashionmedia.it Segreteria di Direzione Samuela Martinelli smartinelli@milanofashionmedia.it Ufficio traffico Laura Barilli lbarilli@milanofashionmedia.it Stampa Fashion Illustrated è stampato presso RIPACK SRL Via Copernico 8, Binasco (MI) Tel.: (+39) 0290092766 Fax: (+39) 0290092628 info@ripacksrl.it La pubblicazione Fashion Illustrated è edita in Italia ed all’estero da Biblioteca della Moda Corso Colombo 9 20144 Milano Tel. +39 02 83311200 info@bibliotecadellamoda.it www.bibliotecadellamoda.it Periodico bimestrale registrato presso il Tribunale di Milano n. 138 del 22.03.2010 © 2012, tutti diritti riservati. Nessuna parte della pubblicazione può essere riprodotta in qualsiasi forma rielaborata con l’uso di sistemi elettronici senza l’autorizzazione dell’editore. Testi, fotografie e disegni: riproduzione vietata. Qualsiasi tipo di materiale inviato in redazione, anche se non pubblicato, non verrà in alcun modo restituito. Tutte le immagini contenuta in questo progetto sono a puro scopo illustrativo e tutti i diritti appartengono ai rispettivi autori. Abbonamento 2013: 6 numeri e The Black Book of Retail € 39. Spedire una mail a v.auricchio@libreriadellamoda.it tel. 02 83311216 – 02 58153201 La riservatezza per gli abbonati è garantita dal pieno rispetto della legge 675/96 sulla privacy. I dati forniti verranno utilizzati esclusivamente per l'invio della pubblicazione, non verranno ceduti a terzi per alcun motivo.


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Issue #17 - Novembre 2012


Sommario 8

52

Zoom

Dai prodotti ai negozi, come gira la moda

PRODUZIONE&IDEAZIONE

36

Malloni e Ixos

54

Fashion chi legge

Ready-to-wear o ready-to-buy?

Quando industriale fa rima con artigianale

TREND p/e 2013

13

Nuova tradizione

La rinnovata vita della giacca doppio petto

14

Non solo gioventù bruciata

L’ultima incarnazione dello stile da motociclista

16

Camaleontico

38

Lo spirito dell'Atelier cambia il prodotto moda

39

Ergonomia

Il nuovo canone estetico tra sportswear e informal

40

I giovani riscattano la moda

Le ispirazioni per la p/e 2013 tra cappelli riesumati e nerd redenti

E’ il pattern del momento, e lo sarà ancora di più durante la nuova stagione

RETAIL

18

Dall’avatar al MyDself

Boys&Girls

Questa stagione le passerelle maschili e quelle femminili non sono sembrate più così distanti

42

il su misura diventa digitale

43

20

Una concorrenza leale

Una contrapposizione di vuoti e pieni

UPDATE

22

44

Tondo, rettangolo, trapezio sono le forme che hanno influenzato le collezioni / Cina e Giappone, culture che influenzano la moda

L'arte della Moda

Trasparenze

Geometrie/Oriente

24

Tra folk e sportswear

I nuovi siti di e-commerce non sono una minaccia per i negozi

Agenda

45

Libri

Le ultime novità nelle pubblicazioni moda

Tessuti e pellami per l'a/i 2013-14

FOCUS cina

46

31

Iniziative e acquisizioni

Un Paese che fa shopping: non solo di merci ma anche di marchi

Oggi la Cina rappresenta circa il 10% dei consumi mondiali del settore lusso

PR&Comunicazione

48

Digital

35

La Cina scala la vetta

Nel 2012 gli investimenti in advertising collocheranno il Paese al secondo posto dopo gli Usa.

50

World News

La rassegna stampa dal mondo

Gucci per lei e Burberry Prorsum per lui

Le applicazioni fashion da non perdere


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Issue #17 - Novembre 2012


Contributors 10

Special guests

illustratore

Karin Kellner

Antonio Fossati

Mauro Galligari

Partner fondatore di RDS, società di consulenza specializzata in retail strategy. Ha lavorato per aziende leader tra cui Apple, Timberland, Trussardi, Eni, Trenitalia. Docente all’Università di Pavia, visiting professor    master MIB Trieste, autore di libri ed articoli su management e retail, è stato board member di Popai, Assofranchising, Nemolab.

Mauro Galligari è un’istituzione nel campo della moda. Il suo showroom multi-brand Studiozeta.org presenta 60 collezioni fra uomo e donna in tutto il mondo. Con la sua esperienza ha lanciato designer tra cui Martin Margiela, Antonio Marras, Giambattista Valli e Albino.

Classe 1979 e nata a Norimberga, consegue la laurea in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano. Matura le prime esperienze lavorative nell’ambito dell’architettura e allestimenti di spazi pubblici. Dal 2008 inizia la sua carriera indipendente da illustratrice riuscendo in pochi anni a ottenere collaborazioni con alcune tra le più importanti riviste italiane ed estere nei settori fashion, design, food e musica. Vive e lavora a Milano.

Chiara crocetti In Mindshare da 10 anni,oggi ricopre il ruolo di Head of Entertainment and Content in Mindshare Italy. Dopo un’esperienza internazionale è oggi responsabile di Invention, area unconventional che si occupa di eventi, sponsorships, product placement e branded content.

FASHION CHI LEGGE

Silvia Paoli

EVA SQUADRONI Laureata in Lingue e Letterature Straniere, parla perfettamente inglese e russo. Nel 2003 inizia a lavorare nell’area manager East Europeo per la Fornari Spa, dove rimane fino al 2008. Conclusa questa sua esperienza, entra alla Fabi Spa dove diventa Marketing and Communication Director.

jacopo tonelli Presidente dalla fine degli anni ‘80 della Jato Group, azienda del ricamo e decoro per il Prêt-à-porter, nel 2001 apre L'Inde Le Palais, concept store riconosciuto a livello internazionale. Nel 2008 nasce anche il progetto di E-commerce per lo store, e il nuovo marchio Amen.

FLAVIO SCIUCCATI Laureato in Fisica Nucleare, dopo aver lavorato come ricercatore applicato alla Saes Getters Spa, consegue il diploma MBA serale alla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi di Milano e cambia così rotta verso il Managing Consulting. Dopo aver collaborato per Lanificio Ermenegildo Zegna, si avvicina al mondo della moda e dell’industria tessile italiana, diventando paladino del Made in Italy. Attualmente è partner della società di consulenza e servizi professionali The European House-Ambrosetti.

Giornalista per le maggiori testate di moda femminili come Marie Claire, D-La Repubblica delle Donne e Vanity Fair. Dopo 10 anni di esperienza nel settore, ha scelto la strada del  free-lance per sviluppare nuovi progetti personali tra cui un libro, dal titolo Lost in Fashion e una webtv dedicata alla moda chiamata proprio www.lostinfashion.it. Nel frattempo tiene anche rubriche su Vanity Fair, Amica e Casamica.


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Issue #17 - Novembre 2012

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Issue #17 - Novembre 2012

GALLOSPA.EU

FOTO DI GIOVANNI GASTEL

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MODELLI DEPOSITATI

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Trend 13

primavera/estate 2013 La rinnovata vita della giacca doppio petto: nuovi volumi, leggerezza di costruzioni e materiali, colori e pattern inediti. Da portare con bermuda e sneaker. Testo di Giuliano Deidda

nuova tradizione (1)

(1)

L'OPINIONE

Troppe collezioni Per l’uomo una moda informale e

veloce; per la donna si impone un gusto forte e gridato.

(2)

Testo di Mauro Galligari Fondatore showroom Studiozeta.org

inite le campagne vendita F nelle showroom è tempo di bilanci. Nell’abbigliamento ma-

(4)

S

i è tornati a sperimentare nel guardaroba maschile. Non è un caso che, in una stagione nella quale la dimensione estetica e ludica è tornata sulle passerelle, si sia riscoperto uno dei pezzi più classici della tradizione, la giacca doppio petto. La sua rinascita è stata al centro dei tre quarti delle collezioni estive, attraverso una ricostruzione dei volumi, la declinazione in una palette di colori inedita e lo sfruttamento di tutte le sue potenzialità. Jil Sander ne ha fatto una sorta di divisa per giovani uomini di classe, nella sfilata che ha segnato il ritorno alla direzione della propria griffe dopo sette anni. Per il suo ideale maschile, il doppio petto rappresenta l’anima sartoriale dell’eleganza, ma le sue proporzioni devono essere asciutte e allungate, mentre la stampa a pois, assieme all’abbinamento ai maxi shorts al ginocchio da studente degli anni Venti, rappre-

senta l’anima fresca e facile della collezione. La giacca perde quindi l’aspetto eccessivamente impettito e scappa dai palazzi istituzionali per ritrovare il glamour perduto, attraverso, per esempio, l’uso di colori accesi, come il giallo dell’abito proposto da Gucci, più adatto a un aperitivo in Costa Azzurra, abbinato ai mocassini iconici della griffe, che quest’anno compiono sessant’anni. Punta sul clash di colori invece Salvatore Ferragamo, che accorcia e snellisce il doppio petto in cotone, riducendo a due i bottoni, e lo fa diventare il fulcro di un’elegante tenuta da yacht, con pull girocollo a contrasto e sneakers. A questo proposito, Hermès sembra pensare alla vela, con l’utilizzo di un leggerissimo canvas in versione stropicciata nei toni del petrolio, mentre Louis Vuitton utilizza un impeccabile abito khaki dai revers ampi come perfetto outfit per le celebrazioni dell’anniversario dei 30 anni della Louis Vuitton Cup, con tanto di charms di ispirazione nautica applicati sul taschino. Corneliani segue lo stesso approccio di rinnovamento del doppio petto e si ispira all’effetto di morbidezza dei tessuti invernali, ricreandolo per l’estate attraverso un mix di seta e lino fiammato e tonalità chiare di colori freddi o naturali.

1. Corneliani 2. Jil Sander 3. gucci 4. Salvatore Ferragamo

(4)

(3)

dettagli scarpe: stile deciso

Church's

PREMIATA

n che le scarpe formali subiscono un A processo di rinnovamento dei canoni tradizionali, forse per la prima volta. Se da un

Santoni

Bruno MAGLI

lato le forme sono quelle classiche della derby o della francesina, non c’è limite agli abbinamenti di materiali, canvas e pelle soprattutto, ai trattamenti effetto vintage e alle tinture dei pellami. E’ un perfetto e coraggioso mix di formale e casual anche l’utilizzo della suola in gomma per la Oxford.

schile continua a farsi sentire la crisi per quelle collezioni definite uomo “classico e formale”. Sicuramente tutti i clienti finali, che abitualmente sono imprenditori o addetti alla finanza, fedeli a questo genere, hanno stretto il rubinetto. Questo a favore di una moda uomo più semplice, informale, comoda e veloce. Ferme anche le vendite dell'abbigliamento uomo troppo “design”. Questo genere, quasi scomparso in occidente, ha lasciato il posto a un uomo "easy" che guarda più alla moda comoda e di qualità e meno a quella troppo "vistosa e gridata". Sempre molto bene le vendite di “street-style” e “progressive-jeans”, in calo invece per la donna, che ha smesso di "rubare" i capi dal guardaroba maschile per vestirsi. Nella donna un nuovo filone, e ancora tutto da sfruttare, è nato nel giro di poche stagioni. Sto parlando proprio di un “gusto molto forte”, una moda "violenta e gridata”. Che ha visto come precursori gli stilisti inglesi Mary Katrantzou e Piter Pilotto, ma immediatamente seguiti dalle nostrane collezioni MSGM e dal brand-hit Marcobologna, disegnato da Marco Gugliano e Niccolò Bologna, vincitori a Roma lo scorso Luglio del premio Who is on next. Una moda fatta da stampe digitali Fra coloratissime, applicazioni di borParigi, chie multicolor, Milano, fantasmagorie in Londra e paillettes. In questo filone è doveroso New York 3.500 citare anche la nuovissima collezione collezioni Piccione Picuomo e cione. I compra12.500 tori hanno scelto donna. le collezioni piú femminili con un mood più romantico, ironico, sofisticato. La sensazione generale é che sul mercato oggi l’offerta sia superiore alla richiesta. Sommando le proposte solo delle quattro capitali dell'occidente, Parigi, Milano, Londra e New York, risultano 3.500 collezioni uomo e ben 12.500 per la donna. Questi numeri parlano da soli. Tutti stiamo attendendo con speranza l'arrivo di questi "benedetti compratori cinesi”, che dovrebbero risanare la mancanza di domanda sul mercato. Questi però ancora non si sono fatti vedere, salvo qualche sporadica presenza. Probabilmente la mancanza d’importanti negozi multibrand all'interno della Cina è la causa principale di questa assenza. Fortunatamente la carenza cinese é stata ben compensata da una presenza massiccia di compratori provenienti da tutte le Repubbliche dell'Ex Unione Sovietica, linfa vitale per tutto il nostro made in Italy.


Trend 14

Polo Shirt

non solo gioventù bruciata primavera/estate 2013

’ il pezzo principe della belE la stagione: in classico piquet oppure in maglia di cotone,

L’ultima incarnazione dello stile da motociclista: pelle, suede, decorazioni e trafori. La biker jacket è ormai uno dei pezzi irrinunciabili. A tutte le età. Testo di Giuliano Deidda

rigorosamente a maniche corte. Da indossare aperta o chiusa fino all’ultimo bottone. Per quanto riguarda colori e pattern, poi, basta scegliere: colori accesi, polverosi, naturali, tinta unita, a righe o con motivi grafici.

1. Belstaff 2. Diesel Black Gold 3. Calvin Klein 4. Tommy Hilfiger 5. Iceberg 6. emporio armani

Trussardi

(3) (1)

N

e ha fatta di strada dagli anni Cinquanta ad oggi. Da James Dean in poi, è stato un percorso di alti e bassi, durante il quale il giubbino da motociclista è stato parte integrante della divisa di una quantità infinita di culture giovanili, rockabilly, punk, metallari e gotici, tanto per citarne alcune. L’essere stato oggetto di culto di tante tribù nel corso dei decenni è stata la sua fortuna ma, contemporaneamente, l’eccessivo senso di identificazione della biker jacket, con questo o quel movimento, ha fatto sì che vivesse anche lunghi periodi di oblio. Solo negli ultimi anni, infatti, è stata completamente sdoganata dal suo passato, diventando un classico del tempo libero per un target trasversale, grazie alla sua versatilità. Del resto, in un momento in cui la moda è costantemente alla ricerca di icone del passato sulle quali sperimentare, il design del “chiodo”, come era chiamato negli Anni Ottanta, offre di sicuro svariate opportunità. Non sorprende dunque che sia stato uno dei principali protagonisti sulla passerella di Belstaff,

(2)

all’interno di una collezione che si propone di coniugare l’heritage legato alle due ruote del marchio, con una rinnovata estetica lussuosa. Ecco allora la riproduzione del modello originale in pelle, ma dall’inedita tonalità di grigio, indossata su pantaloni flat-front microfantasia. Anche nella collezione Diesel Black Gold la linearità delle linee è impreziosita dai materiali. utilizzando il suede abbinato alla pelle traforata delle maniche, mentre Calvin Klein Collection ne propone una versione minimalista, in pelle écru. Il rinnovamento del look da motociclista passa però anche attraverso il più contemporaneo giubbotto con il collo a listino, proposto da Emporio Armani in versione smilza, realizzato in pelle trattata dall’effetto usato, e da Iceberg, in nappa blu, per uno stile decisamente preppy. Tommy Hilfiger, invece, che del mondo preppy è il portabandiera, decora la biker jacket con le righe ispirate alle corse, e la abbina ad una classica polo in piquet.

Lacoste

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Etiqueta Negra

Focus DSquared2: Giochi di sguardi Un classico come la montatura da aviatore è riproposto da DSquared in una versione particolarmente estiva. Realizzati in metallo, con il frontale laccato bicolore, gli occhiali sono decorati da una foglia d’acero, tributo alle origini canadesi dei due stilisti Dean e Dan Caten.

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Ermenegildo Zegna

dettagli L’uomo in borsa e si escludono coloro che riescono a tenere S in tasca tutto quello che serve, esistono due tipi di uomini: quelli che portano lo zaino e gli

affezionati della tracolla. Che si tratti di esigenze pratiche o scelte di stile, la borsa ha ormai per loro la stessa importanza che ha per le signore. Le opzioni per i materiali sono infinite, dal kevlar, al vitello spalmato e trattato, al canvas.

Bottega Veneta

MCS we are the people

Valextra

Zagliani

Altea


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Trend 16

Basics

camaleontico Preview primavera/estate 2013

o rbida, versatile, essenziale M e non stirata. La camicia per il tempo libero deve avere una

E’ il pattern del momento, e lo sarà ancora di più durante la nuova stagione, a giudicare dalle proposte degli stilisti. Il camouflage ritorna, per decorare giacche, camicie e accessori. Testo di Giuliano Deidda

vestibilità perfetta e dettagli di stile, come il collo a contrasto, il micro plissé, o i tasconi di ispirazione militare. Che si tratti di pesante twill di cotone o leggerissimo lino, i colori più azzeccati sono quelli naturali, dal bianco ottico, all’écru, al kaki.

Xacus Beluga Washed

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C

ome spesso succede, il ritorno trionfale del camouflage sulle passerelle maschili per la prossima primavera estate è stato anticipato da una tendenza della strada. Questo in realtà è un bene, perché significa che la moda istituzionale è ancora attenta agli orientamenti del gusto del pubblico e continua ad essere espressione della contemporaneità. Inoltre, il pattern mimetico è per ovvi motivi la fantasia maschile, anzi, virile per eccellenza. Naturalmente, l’uso che ne hanno fatto i designer è stato tutto fuorché scontato. Nessuno si è limitato a inserire pezzi militari in collezione, ma si è assistito alle più diverse variazioni sul tema. Dries Van Noten, di sicuro uno dei punti di riferimento per quanto riguarda la moda maschile contemporanea, rielabora il camouflage distruggendolo e ricostruendone le proporzioni e le sfumature di colore, utlizzandolo per esempio su un'impeccabile giacca a doppio petto dalla costruzione sartoriale, abbinata alla camicia dalla

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fantasia simile, ma non identica, per dimensione e tonalità. Anche da Valentino si gioca con gli abbinamenti, tra il trench corto in mesh dal camouflage termosaldato e la borsa di stagione, in pelle stampata, a misura di iPad. Sulla passerella di Kenzo vince il total look, camicia e pantaloni flat front, ma in tonalità diverse di colore della stampa, mentre Comme des Garçons utilizza lo stesso cotone e la stessa fantasia sopra e sotto, quasi come si trattasse di un pigiama, da portare sotto un montgomery in jersey. Michael Bastian, in una collezione che rivendica il sex appeal dell’uomo, snatura i colori del camouflage dando una dominante bordeaux a giacche e pantaloni cargo da macho. Anche da Pringle of Scotland si sono cercate delle variazioni cromatiche per i pull girocollo dall’elaborata combinazione tra intarsi e maglia inglese, utilizzando solo toni di grigio o di rosso.

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MCS We Are The People

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Eton

1. Comme Des Garcons 2. dries van noten 3. michael bastian 4. kenzo 5. Pringle of Scotland 6. valentino

Focus Carhartt: a tutto camouflage Overcoat e zaini, quintessenza dell'urbanwear, ripropongono la stampa mimetica nei capi e negli accessori della collezione p/e 2013 dello storico marchio americano, che compie 123 anni.

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Ermanno Scervino

dettagli Classico retro

boots si amano o si odiano, non c’è via di Ila desert mezzo. Per gli appartenenti alla prima categoria, prossima stagione offre una serie di novità da aggiungere alla propria collezione. Per i fans del tradizionale color sabbia, Missoni ne propone una versione stampata, mentre gli altri possono scegliere tra la fantasia ispirata ai vinili di Clarks, il camouflage firmato Patrick Cox per Geox o il tinta unita in blu di Cappelletti. Sempre in suede, naturalmente.

alessandro martorana

Cappelletti

Clarks

Missoni

Bagutta


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Issue #17 - Novembre 2012

BELEN RODRIGUEZ

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Trend 18

primavera/estate 2013 Questa stagione le passerelle maschili e quelle femminili non sono sembrate più così distanti. Da un lato, c’è stata voglia di sperimentare sui classici da uomo, dall’altro la donna riscoprire un lato androgino. Testo di Giuliano Deidda

boys & girls

STAMPE 1

BURBERRY PRORSUM

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a anni una minoranza di addetti ai lavori ipotizza di modificare il calendario delle sfilate unificando le settimane della moda maschili a quelle femminili, come già succede a New York. Ci sarebbero anche delle valide motivazioni, in termini di novità, immagine e, probabilmente, anche business. La tesi non sembra comunque avere un gran riscontro se, di recente, il British Fashion Council ha deciso di dividere nettamente anche le manifestazioni londinesi. A prescindere da tutto, la connessione e il confronto tra le collezioni uomo e donna è comunque tornato ad essere interessante, dopo un periodo in cui le due realtà sembravano aver preso direzioni autonome. L’idea di un evento unico per presentare l’universo completo delle proprie griffe potrebbe piacere a Miuccia Prada, che ha puntato da tempo sui richiami tra le linee maschili e femminili, attraverso uno scambio di materiali, proporzioni e pattern. Non a caso, la sfilata dell’uomo per la primavera estate 2013, una celebrazione della linearità ossessiva, è stata totalmente declinata in passerella anche in versione femminile. La collezione è concepita come un ritorno alle origini, da cui ricominciare, tutta giocata su pochi colori che si ripetono in geometrie lineari a contrasto, concedendosi soltanto di sperimentare con le proporzioni. Una strada concettuale, quella della ricerca sui volumi, intrapresa anche da Consuelo Castiglioni, che, per la collezione femminile di Marni, ha deciso di esasperare, abbandonando in parte il gusto per le stampe eccessive e concentrandosi sul bianco e sul nero. Da Miu Miu lo stesso tipo di percorso è stato seguito utilizzando il più “povero” dei tessuti, il denim scuro, per ricreare dei look da signora degli anni Cinquanta, una femme fatal contemporanea, meno inarrivabile dell’originale. Una simile celebrazione dell’understatement del denim è stata al centro della collezione maschile di Kris Van Assche, che l’ha utilizzato in versione raw per riproporre il giubbino senza maniche con la T-shirt bianca. A proposito di maniche, su entrambi i fronti c’è stata una gara per farle sparire dalle giacche formali, dal doppio petto “mutilato” con gli shorts dell’uomo Versace, a quello sensuale indossato dalla donna Balenciaga, su micro top e derby maschili. C’è chi è andato oltre, portando in passerella la perfetta incarnazione della sintesi sexy tra stile maschile e femminile, vale a dire Jean Paul Gaultier, con la sua fedele riproduzione di Annie Lennox nel video di “Sweet Dreams”.

Christopher Bailey si è ispirato agli artisti del Bloomsbury Group per le stampe sulla camicia in popeline, da portare su classici pantaloni due pince in fresco di lana.

SLEEVELESS 1 VERSACE

DENIM 1 KRISVANASSCHE

VOLUMI 1 PRADA

La camicia a maniche corte in cotone doppio bicolore cambia le proporzioni e si allarga verso il basso, mentre le maniche sfiorano il gomito.

Lo stilista utilizza il denim per proporre un total look con giubbino senza maniche e inediti pantaloni con le pince.

Donatella Versace reinventa il doppio petto in lana e seta: senza maniche, con gli shorts, la cravatta in lurex e i boots da pugile.


Trend 19

Focus: donna vs uomo Non è prevista una via di mezzo per le scarpe della prossima stagione: basse in modelli maschili oppure altissime, dai tacchi quasi invisibili. L’unica costante è il massimalismo decorativo, che si tratti di patchwork cromatici, echi pop, pattern animalier, Swarovski, perline o glitter.

ALBERTO MORETTI

CAR SHOE CASADEI

FRATELLI ROSSETTI

L'OPINIONE

DENIM 2 MIU MIU

Miuccia Prada ha declinato le forme classiche della couture Anni Cinquanta in un denim scuro, inventando una femme fatale dei giorni nostri.

VOLUMI 2

SLEEVELESS 2

MARNI

La camicia maschile si allunga in una forma a trapezio, fino a toccare i fianchi, su una gonna al ginocchio che segue la stessa silhouette.

SERGIO ROSSI

BALENCIAGA

STAMPE 2 PAUL SMITH

La camicia maschile è un patchwork tra una stampa foulard e il bianco ottico, abbinata a pantaloni stretch e décolleté in vernice.

La giacca da smoking diventa un gilet femminile per Nicolas Ghesquiére. da portare a pelle, su pantaloni e stringate maschili.

La crisi ha ucciso la creatività e anche il prodotto

Testo di Jacopo Tonelli JATO Group. L’inde Le Palais

roprio così, per anni si è penP sato che bastasse collocarsi nel mondo del “lusso”, agire sui

moltiplicatori a dismisura e quotarsi in borsa vendendo l'anima al diavolo dei mercati, per poi capire che il lusso vero va percepito, e non è un titolo nobiliare che si compera su internet. Per anni si è pensato che uscendo da un'importante scuola di design si fosse veri creativi, che la creatività fosse la chiave di accesso a un Nella mondo in realp/e 2013 tà sconosciuto, manca una senza tenere presente le regole visione fondamentali su nuova cui è fondato il rispetto al sistema moda, passato. e cioè che la creatività fine a se stessa non serve a nulla, che bisogna fare cose belle, di buon gusto, in tendenza, al giusto prezzo, ben coordinate, coerenti e possibilmente con buona dose di creatività. Come se non bastasse, si è pensato troppo a lungo che le collezioni di “prodotto” fossero la strada migliore per contrastare i vari Zara di turno. Ma come si fa a utilizzare gli stessi fornitori cinesi dei gruppi della grande distribuzione mondiale, uscire ad un prezzo superiore di circa tre volte, solo a causa dei passaggi e dei moltiplicatori, e pensare che anche il meno lungimirante dei consumatori non se ne accorga, e a quel punto comperi dove la bassa qualità costa tre volte di meno? Nelle collezioni p/e 2013 è mancata la creatività e ancor di più una visione nuova rispetto al passato, che in quanto tale, non tornerà più. Vi sono sì eccezioni ed eccellenze che confermano crescite di fatturato e consolidano l'immagine su cui hanno costruito la loro fortuna, ma dietro sembra esserci il deserto. C'è un grande ritorno al brand, forse perché in tempi di crisi, chi spende si sente rassicurato. C'è grande voglia di massimalismo, di architettura delle forme e preziosità di materiali, forse perché chi spende in tempi di crisi, vuole farlo vedere. In pochissimi sanno proporre un'idea di collezione massimalista in modo moderno, chi lo ha fatto sta riscuotendo successo, vedi Peter Pilotto o l'Italiano Fausto Puglisi. Un'ultima considerazione: sfili chi ha le carte in regola per farlo e per farci sognare... ne avremmo tutti tanto bisogno. Gli altri farebbero bene ad utilizzare i soldi spesi per gli show, in vera qualità di “prodotto”, a volte lo styling non basta...


Trend 20

Trafori in pelle

trasparenze primavera/estate 2013

Una contrapposizione di vuoti e pieni, di materiali corposi e morbidi, di trafori e intarsi: per un effetto di leggerezza. Testo di Federica motta

o rbida e duttile la pelle imM perversa ormai anche per l’estate, resa ancora più leggera e

plasmabile da trafori e intagli, laserature e lavorazioni intrecciate. Archiviato l’impiego solo per i dettagli, la nuova frontiera è l’abito in pelle. Meglio se total black.

1. ROberto cavalli 2. Costume National 3. dolce&gabbana 4. Alberta Ferretti 5. Alexander Wang 6. Francesco Sconamiglio

Ermanno Scervino

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L

a leggerezza è denominatore comune delle collezioni e non solo perché la stagione sotto i riflettori è l’estate, ma perché le lavorazioni contrappongono i tessuti corposi a quelli rarefatti; le trasparenze sono ottenute da inserti di rete o materiali impalpabili e tagli inaspettati attraversano gli abiti più castigati. Il risultato non è mai sfacciato o volgare, la sensualità è soffusa, l’insieme è bon ton. Da Francesco Scognamiglio l’atmosfera è rarefatta alla ricerca di una estetica raffinata e discreta, ma sempre femminile attraverso abiti lunghi, anche per il giorno, impalpabili e leggeri che lasciano intravvedere il corpo senza ostentazione. Vedo non vedo anche nella collezione di Costume National, grafica e minimale, dove tutto si scompone e si alterna: una gamba scoperta e l’altra no, un tessuto pesante sotto e leggero sopra. E’ un susseguirsi di inserti e intagli, nei capi e negli accessori (i calzari costruiti con fasce), la collezione di Alexander Wang che crea un gioco di vuoti e di

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effetti tridimensionali. Sceglie il ricamo e le decorazioni Roberto Cavalli per esaltare la femminilità della sua donna, avvolta in tessuti leggeri o in trame di pelle. Da Dolce&Gabbana trionfano i materiali (rafia, rete, broccato) per sottolineare la sicilianità dell’ispirazione della sfilata; lavorazioni a crochet, organze e tessuti leggeri si alternano a materiali ispessiti dai ricami. Leggerezza è da sempre la parola d’ordine di Alberta Ferretti che anche in questa collezione non si smentisce, costruendo gli abiti con organze, chiffon, pizzo e voile che danno movimento ad ogni passo. Sono fluide anche le silhouette di Blumarine che svelato appena il corpo sotto i ricami e le trasparenze dei pizzi, mentre da Blugirl Anna Molinari indugia su sangalli, broderie di pizzi, uncinetto e sofisticati ricami in filo per interpretare le sue sognanti ragazze ritratte da David Hamilton.

John Richmond

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tibi

Focus mcqueen: intreccio nido d’ape E’ sempre una sorpresa la sfilata di McQueen, anche quando a disegnarla è Sarah Burton, che ha proposto cappelli e calzature a rete che ricordano gli alveari.

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Baldinini

dettagli La sostenibile leggerezza dell’accessorio a cchi in plexiglass, zeppe svuotate o sagomate, tomaie T in vinile o in rete di nylon, pellami punzonati e traforati, intrecci che salgono anche alla caviglia, tacchi-scultura

iper decorati: le calzature diventano esercitazione di stile per i designer e le aziende che puntano però su linee aeree per non appesantire l’accessorio. Dal Micam alle sfilate le scarpe della prossima stagione hanno brillato per creatività.

ICEBERG

Bally

Violavinca

Alberto Moretti

Versace


Issue #17 - Novembre 2012

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FASHION ILLUSTRATED

Milano

contemporary woman's and girl's wear


Trend 22

geometrie primavera/estate 2013

Pigiama palazzo

Tondo, rettangolo, trapezio sono le forme che hanno influenzato le collezioni con silhouette lineari. Rombi e quadri micro o maxi ricorrono anche nelle stampe dei tessuti. Testo di Federica motta

o rdido e fluido oppure più M asciutto nella silhouette, il due pezzi blousa e pantaloni, de-

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clinati negli stessi tessuti e stampe, è stato il fil rouge di molte collezioni e sfilate. Una interpretazione contemporanea del pigiama palazzo degli anni Sessanta, sia in versione da sera che quotidiana.

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S

e nel linguaggio comune il termine geometria è diventato sinonimo di ordine e armonia, allora sotto questo punto di vista le silhouette per la prossima primavera-estate sono molto armoniche nei loro tagli geometrici. Rettangolo, trapezio e tondo sono le figure che più hanno influenzato abiti e blouse, sottolineando la pulizia delle linee e offuscando anni di forme che strizzano, scolpiscono e enfatizzano il corpo. Tutto è più morbido, fluido, lineare e semplice. Chic e sofisticato. Come la sfilata di Chanel che insiste su giacche a bolero dalle spalle arrotondate e abiti dalle maniche voluminose che definiscono una silhouette a forma di cerchio. Oppure Burberry Prorsum che ha affiancato al classico trench cappe e piccole mantelline in vinile che arrotondano la figura. Sono a trapezio, invece, i mini abiti trompe l’oeil di Moschino giocati sulle righe mischiate anche alle stampe, fra effetti optical e pop. La silhouette è pulita e scolpita anche da Marni,

dove linee rette si contrappongono a linee a trapezio o curve, creando contrasto: il top dal profilo rettangolare è indossato con la gonna svasata. Sceglie invece il rettangolo Antonio Marras per casacche, tuniche e vestiti alternandolo alla forma ad A; comune denominatore il mix di tessuti dai pesi e spessori diversi, leggeri o corposi, ormai una costante nelle collezioni dello stilista sardo. E’ un alternarsi di figure geometriche anche da Gucci: abiti corti egg shape o super lunghi affusolati, apparentemente severi, ma resi femminili da profondi tagli alla Fontana sulla schiena. Le geometrie caratterizzano anche le stampe, una su tutte quella damier di Louis Vuitton che ha impostato la collezione sulla scacchiera black and white o bianco/giallo o verde in una sfilata di grande effetto dove tutto si concentra sul rigore e la purezza delle linee allungate. Rombi anche da Aquilano Rimondi e Balmain, mentre il brand Acne ha alternato maxi quadri in bianco e rosso.

GALITZINE

1. louis vuitton 2. ANTONIO MARRAS 3. burberry prorsum 4. MOschino

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Roccobarocco

gucci

Focus chanel: a tutto tondo

E’ un maxi hula-hoop la borsa Chanel – ma è declinata anche in versione pochette – estremizzazione del tondo che altrettanto caratterizza il cappello dalla tesa in vinile colorato.

Mantù

dettagli borse rettangoli a portata di mano

o lumi rigidi e semirigidi, forme piccole o meV die per le borse da giorno e da sera. La pochette non può mancare nel guardaroba, meglio se

in pellami preziosi, decorata o ricamata, con chiusure gioiello. Ma soprattutto, curata nei dettagli e nei particolari. Emporio Armani

eduardo wongvalle

Rodo Firenze

Santoni

.NormaLuisa


Trend 23

sguardo a oriente primavera/estate 2013

Cina e Giappone sono le culture e le suggestioni che continuano a influenzare la moda nelle stampe e nei tagli dei capi.Testo di Federica motta Focus Emilio Pucci: la Cina in dettaglio La collezione di Pucci indugia sui dettagli: dalla chiusura delle tipiche camicie cinesi al dragone ricamato o stampato su pantaloni e abiti, l’ispirazione all’Oriente è esplicita

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a’ dove ti porta il business” sembrano suggerire le collezioni per la prossima stagione. E il business porta senza dubbio nel Far East, il mercato più ricettivo e attento ai prodotti haute de gamme, dove il potere d’acquisto sta aumentando anche nella fascia media della popolazione. Inevitabile quindi che anche la moda strizzi l’occhio alle forme e ai colori di ispirazione orientale per compiacere le ricche clienti dei paesi asiatici e i numerosi buyer che hanno affollato le fiere e le sfilate di Milano e Parigi. Un mix, a volte solo evocato ma più spesso esplicito, di Cina, Corea e Giappone, evidente nelle stampe, nei tagli a kimono e in certe calzature che ricordano i geta, sandali tradizionali giapponesi a metà fra gli zoccoli e le infradito. Un po’ come quelli di Prada che si abbinano ad abiti con maniche a kimono, gonne e giacche con pannelli sormontati che movimentano la costruzione del capo. Ricordano la Cina le stampe floreali e i ricami disseminati su

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pantaloni, camicie di voile e giacche-kimono di Etro. Gli abiti sono scivolati e tagliati a poncho e scendono fino ai piedi con orli asimmetrici. Anche Alber Elbaz nella collezione Lanvin si lascia suggestionare dall’immaginario giapponese nella costruzione rigorosa delle giacche senza maniche con un solo rever trattenute da una cintura obi. Hanno grandi colli kimono le giacche in pelle nera di Gareth Pugh che bene si accompagnano alle acconciature con chignon decorati dagli spilloni in una collezione declinata in soli quattro colori: nero, rosso grigio e bianco mai mischiati fra loro. Per l’esordio nella moda donna, Andrea Incontri spazia dal tema floreale, stampando bouquet colorati su chemisier e morbidi abiti lunghi, agli echi jap nei tagli delle tuniche.

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1. Andrea incontri 2. Prada 3. LANVIN 4. Mulberry 5. Gareth Pugh 6. etro

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Focus beachwear: fascia mania a sta con bikini striminziti e trikini imB mettibili sulle spiagge sabbiose dei nostri litorali, c’è voglia di viaggiare e di linee

A'bidikkia

Domani

Fisico

Paladini

Parah

confortevoli e pratiche. Ecco che arriva in soccorso il due pezzi con fascia sulle passerelle del beachwear per la p/e 2013. Stampe orientali, floreali, etniche o in tinta unita, per un’estate all’insegna della dolce vita. C’è chi interpreta la fascia in versione optical con i toni dell’azzurro o dei viola abbinata con slip a vita alta in stile anni ’60, come Domani. I colori accesi e fluo resistono anche per la prossima stagione ravvivando l’abbronzatura di chi preferisce un look casual e ironico. Il beachwear prende in prestito dall’underwear dettagli romantici, ed ecco comparire sui costumi di Parah pizzo leggero e colorato. A’bidikkia propone invece un top bicolor dal look sportivo abbinato a un completo estivo con stampe che rievocano la foresta tropicale. Fisico gioca a mixare stampe floreali e optical con colori a contrasto con blu oltremare e rosa shocking. La tendenza dello spezzato fascia / slip spopolerà il prossimo anno con abbinamenti che si preannunciano essere molto interessanti. V.S.


Trend 24

Tra folk e sportswear A Milano Unica i tessuti per l’inverno 2013/2014 Testo di Virginia Simoni

L

’autunno-inverno 2013/14 si tingerà dei toni caldi e avvolgenti dell’arancio e dei marroni dal nocciola al lattemiele, con punte di colori accesi come il rosso papavero o il turchese. Sfumature cromaticamente armoniose, come in un quadro di Rothko, tingeranno gli abiti sia per l’uomo che per la donna. Per quanto riguarda le stampe, le fantasie floreali strizzano un occhio all’Oriente, con immagini vegetali che rimandano ai giardini verdeggianti del Far East. A queste si aggiungono suggestioni preraffaellite con disegni delicati e senza tempo nei toni del pastello. I pois continuano a influenzare e a rimanere una costante per i tessuti classici, anche in rivisitazione optical come le proposte dell’azienda toscana Jackytex, specializzata nel jersey. I tessuti prendono anche le sembianze di superfici metalliche sia lucide che opache per effetti cangianti e caleidoscopici. La tendenza heritage influenza inevitabilmente i disegni che riscoprono colori e motivi folk legati alle tradizioni regionali, come ad esempio quella tirolese, con motivi di stelle alpine e cervi. Secondo il Lanificio di Pray i tweed sono di ispirazione vintage British anni '60 con quadrettoni e disegni molto ampi su lane spesse come la shetland per abiti sempre più materici. Nel mondo del formale maschile sono stati presentati tessuti rasati e filetti inconsueti, che donano nuova vivacità alle classiche gessature, come nella collezione di Vitale Barberis Canonico, che ha inoltre scelto per le giacche toni più intensi come il lime e il ciliegia alternati al verde smeraldo e prato. Il Principe di Galles è asimmetrico, pied de poule e damier per accostamenti ironici e inusuali. Il cashmere diventa “sportivo” grazie all’unione di una rete di nylon come nel brevetto del Lanificio F.lli Cerruti dal 1881, il quale prende inoltre ispirazione dalle opere geometriche dei primi astrattisti del Bauhaus per le collezioni donna. Anche Reda guarda allo sportswear creando la nuova capsule “Active” in pura lana merino, 100% biodegradabile, dall’alto potere traspirante e termoregolatore che segue il corpo nella sua dinamicità.

L’estetica si fonde con la tecnologia

Le tendenze per i tessuti intimo e mare della p/e 2014

tessuti per l’intimo e il beachIa MarediModa wear 2014 sono stati presentati di Cannes dal 6 all’8

Sopra: tessuti Jackytex Sotto: pannello tendenza informal and spicy e hot and classy in mostra a Milano Unica

Superfici mosse e morbide per pellami versatili A Lineapelle i trend per l’a/i 2013/14

r asversale e transtagionale, T duttile e versatile, la pelle è onnipresente nelle collezioni sia

Sabrina Brazzo nel balletto "La Magia della pelle nelle Fiabe" organizzato da Lineapelle

invernali sia estive. Addirittura durante Lineapelle di Bologna (9-11 ottobre) è salita sul palcoscenico del Teatro Auditorium Manzoni per diventare protagonista del balletto La Magia della pelle nelle Fiabe. A indossare mantelli e  tutù in pelle è stata l'etoile del Teatro alla Scala, Sabrina Brazzo insieme ad altri ballerini provenienti da tutta Italia, dimostrando che questo materiale può essere utilizzato anche nei costumi da ballo. A Lineapelle sono state presentate le tendenze per l’a/i 2013/14 allestite dalla trendsetter Antonella Bertagnin nell’Area Trend della fiera. Un tema si rifà alla “Magia dello Spirito” per una sobrietà raffinata ma movimentata da micro raggrinziture, tagli al vivo, feltro accoppiato alla pelle, pull-up con pigmenti sensibili al colore, materie morbide, lisce e gonfie. Torna anche

uno stile androgino dove maschile e femminile vivono in osmosi. Nella “Magia del Ricordo” l’attenzione si concentra sulle grane, soprattutto naturali, ma con spessori sottili e un tocco morbido; le rifiniture donano una lucentezza naturale. La “Magia dell’Emozione” porta a un romanticismo moderno dove dominano pizzi, velluti stampati con cammei o teschi, vernici liquide e dense, e superfici metalliche. Con la “Magia della Natura” si parla di aspetti gassosi, ispirati a eventi naturali come l’aurora boreale, la brina e il ghiaccio, effetti materici magmatici come le croste cerate e i floccati con fondi perlati. Le gamme colori spaziano dai chiari invernali, ai caldi colorati con tutte le tonalità dei marroni spesso tendenti al rosso e all’aranciato, ai neutri scuri con tutti i toni del grigio rischiarato da tocchi di luce e di colore o comunque con abbinamenti inaspettati.

novembre. A questa fiera si sono date appuntamento cento aziende europee che, nonostante la crisi, fanno registrare buone performance nei tessuti per il beachwear, confermandosi il settore più effervescente della filiera. Le tendenze, elaborate dal visionario e futurologo David Shah, sono declinate in sei temi. Fresh Spirit (mare) dove lo spirito vintage si evolve in uno stile più moderno e giovane con contrasti netti e effetti ottici a volte forti. Exotic Glam (mare) sottintende un legame con il folclore con motivi etnici, fioriture esotiche, piume e pellami; l’intervento della tecnologia consente di ottenere laminazioni metalliche, goffrature e trafori, ma tutto è ingentilito da ruches e plissettature digitalizzate e manuali. Power Play, per il mare, indugia su materiali intelligenti e sensibili dove le superfici filtrano la luce e l’acqua.

Trafori e tagli laser, intagli e dettagli imbottiti e goffrati permettono di scolpire il corpo. Nuovi effetti ottici sono conferiti dai materiali adesivi e dalle laminature. Geo Evolution (mare) si ispira alla natura con aspetti naturali e rustici su tessuti opulenti per una nuova forma di lusso. Candy Baroque (intimo) propone una storia che riconduce al passato, ma non lo vuole riprodurre; i tessuti sono freschi e vividi, i materiali high tech e sofisticati senza tralasciare un tocco di humor. L’eclettismo gioca su pizzi e merletti degli anni Trenta, sulle stampe naif dei Cinquanta e sul tulle sintetico dei Sessanta con un accenno alla Chinoisery. Relive History (intimo), a metà fra storia e contemporaneità, vuole esaltare la raffinatezza dei dettagli e dei materiali e si rivolge agli amanti del lusso.

Dall'alto le tendenze: fresh spirit collage, exotic glam collage, relive history


FASHION ILLUSTRATED

Issue #17 - Novembre 2012

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FASHION ILLUSTRATED

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Biblioteca della Moda rappresenta con oltre 46.000 titoli il piu’ importante archivio privato in Europa, che propone libri, lookbook e le piu’ grandi riviste, dai primi del ‘900 ad oggi. Una collezione storica, interamente dedicata al settore della Moda. Biblioteca della Moda realizza inoltre mostre fotografiche a tema, con immagini originali tratte dalle piu’importanti pubblicazioni internazionali dal 1930 ad oggi e organizza eventi, aperitivi, colazioni per ospitare presentazioni di libri e riviste italiani ed esteri.

Nasce a Milano nel gennaio del 2009 con l’ambizione di creare una boutique di vendita pubblicitaria a disposizione di editori italiani ed esteri di moda e Lifestyle ad oggi, all'inizio del suo quinto anno di vita, gestisce 25 testate e 15 siti di tutto il mondo.

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Casa editrice nata nel 2011 per ospitare i periodici Fashion Illustrated e The Lifestyle Journal oltre che l’attività libraria che si sviluppa intorno a The Black Book of Retail Italia e Russia e alle guide dedicate ad approfondimenti su vari segmenti della filiera moda ( Denim, sneakers …) fino all’annuario Wonderful Italy. Fashion Illustrated e The Lifestyle Journal si rivolgono a due target complementari, il primo fatto di appassionati di moda il secondo di un pubblico consumer particolarmente attento alle tematiche del green.

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FASHION ILLUSTRATED Issue #17 - Novembre 2012


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Genere: moda internazionale Periodicità: Mensile Diffusione: 27.000 in distribuzione controllata

Genere: trade e consumer Periodicità: Annuale Nazione: Italia Diffusione: 35.000

INTERNAZIONALE

THE LIFESTYLE JOURNAL

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IL GIORNALE DELL’ARCHITETTURA

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LE JOURNAL DES ARTES

Genere: Arte Internazionale Periodicità: Quindicinale Nazione: Francia Reddito: 3 milioni annui

Genere: Consumer - Lifestyle Genitori/Bimbi 0-12 Periodicità: Semestrale Nazione: Francia Diffusione: 83.000 Età media: 28/48 Reddito: medio/alto

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Genere: Arte Internazionale Periodicità: Mensile Nazione: USA

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Genere: moda e accessori Periodicità: Mensile Nazione: Germania Diffusione: 120.000 Età media: 25-35 anni Reddito: medio/alto

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Genere: moda e accessori Periodicità: 10 uscite annue Nazione: Svizzera Diffusione: 33.000 Reddito: medio/alto

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Genere: trade e consumer Periodicità: Annuale Nazione: Italia Diffusione: 35.000

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Focus 31

CINA N

uova frontiera per molte imprese, la Cina è vista dagli imprenditori più lungimiranti non solo come un serbatoio di manodopera a basso costo, bensì come opportunità di sbocco per tutta una serie di prodotti, per lo più della categoria lusso, che trovano nei mercati consolidati un’accoglienza ormai stanca. «Italia e Cina – spiega Catherine Cai, co-head of China Coverage di Merryl Lynch Asia Pacific – condividono molte sinergie. La Cina è per l’Italia un mercato importantissimo mentre i cinesi amano il made in Italy. Da “fabbrica del mondo” il Paese della Grande Muraglia si è così trasformato in grande opportunità». Oggi la Cina, con una crescita media del 10%, è il nostro terzo mercato mondiale dopo Europa e Usa. «Noi vogliamo – ha detto Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia – che entro il 2015 la Cina diventi il secondo, anzi il primo, cliente (oggi rappresenta già il 30-40% delle vendite dei brand del lusso italiano ndr)». Questo non dovrebbe essere un obiettivo irraggiungibile perché i milionari cinesi sono in continuo aumento (sono quelli che al mondo crescono di più) e tutti amano il lusso e lavorano duramente per poterselo permettere. A dimostrazione di ciò, basti dire che nel 2004, i cinesi hanno speso 2miliardi di dollari in beni di lusso. Questo dato è cresciuto tanto che lo scorso anno ha raggiunto i 15,6miliardi di dollari, crescita che fa prevedere che nel 2015 la Cina sarà il più grande cliente del mercato lusso a livello mondiale. «La popolazione cinese negli ultimi dieci anni – dice Paola Durante, managing director Investment Banking Division and Head of the Corporate Broking Italy, Bank of America Merrill Lynch - è cresciuta un po’ meno dell’1% medio annuo ed è una popolazione che sta diventando più “matura”. Un dato importante perché sappiamo che le persone di età tra i 30 e i 50 anni sono i consumatori ideali per il mondo del lusso, sono quindi vicini a raggiungere il massimo della capacità economica e possono spendere acquistando questi beni. Una ricerca Capgemini indica che oggi in Cina ci sono oltre 2milioni di HNWI (High Net Worth Individual), ossia le persone che hanno un net income disponibile di oltre 1milione di dollari e un’età media di 39 anni. Dieci anni fa c’erano già in Cina alcuni brand italiani e oggi ce ne sono di più e hanno un’ottima presenza anche a livello retail sul territorio cinese anche nelle città di seconda e terza fascia». Da una ricerca sui consumi è risultato che Omega è la marca preferita

Produzione

Un Paese che fa shopping: non solo di merci ma anche di marchi

Da “fabbrica del mondo” a opportunità di sbocco per l’abbigliamento. Oggi la Cina rappresenta circa il 10% dei consumi mondiali del settore lusso; un dato che nel 2015 sfiorerà il 20%. Intanto crescono gli investimenti cinesi nelle aziende europee. di Alessandra Iannello illustrazione karin kellner

Cresce il costo del lavoro La Cina cerca nuovi mercati per produrre pag. 28

Hong Kong

Business

Un ruolo importante

La nuova frontiera è l’Ovest

pag. 29

Pag 30

Dopo l’entrata in vigore del Cepa, Hong Kong è una corsia preferenziale per la Cina

La recente politica di urbanizzazione punta su Chongging.

nel segmento orologeria, Chanel nella cosmetica e Louis Vuitton nella pelletteria. Lo stesso studio riporta che Hermès è il marchio del lusso più acquistato dalle donne cinesi seguito da Prada e da Vuitton. I consumatori cinesi del lusso comprano in Cina, ma anche all’estero, soprattutto gli HNWI che viaggiano fanno sempre più shopping in Europa e negli Stati Uniti. Nel breve, i dati economici mostrano un rallentamento dell’economia cinese anche se quel mercato è un driver importante per lo sviluppo del settore. Oggi la Cina rappresenta circa il 10% dei consumi mondiali del settore lusso; un dato che nel 2015 secondo gli analisti dovrebbe arrivare fino al 20%. Anche Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia Cina, conferma «abbiamo calcolato che il prossimo anno la spesa dei turisti cinesi in Italia potrebbe aggirarsi intorno al miliardo di euro. La stima è calcolata sulla base dell'incremento del turismo cinese nel nostro Paese. Il turista cinese in Italia spende in media 11mila euro per ogni viaggio». Ma la peculiarità del grande mercato cinese è che i top spender non sono concentrati solo nelle grandi città. «Molte altre realtà – conferma Xing HePing, vicepresidente del comitato scientifico per i centri commerciali della Camera di Commercio cinese – sono presenti all’interno del Paese e vantano una popolazione multimilionaria». Ma al di là del mero scambio di merci, la Cina sta facendo shopping in Europa non solo di merci, bensì di marchi. Poco tempo fa Ferruccio Ferragamo aveva anticipato questa tendenza e l’aveva commentata così: «è possibile anzi molto probabile che aziende della moda con marchi minori e finanziariamente deboli finiranno per essere tentate dai capitali cinesi». E i dati elaborati dal ministero cinese del commercio parlano chiaro, entro il 2015 gli investimenti al di fuori dei confini saranno di oltre 150miliardi di dollari. A oggi sono già numerosi i marchi europei del lusso che parlano cinese. L’inglese Aquascutum è di proprietà di YGM, l’italiano Cerruti di Trinity, così come il brand dei luxury yacht Ferretti che è stato acquisito da Shandong. Per rimanere nel comparto moda Lanvin è del taiwanese Shaw-Lan Wang mentre Miroglio di Mandarin Capital Partners, Pringle of Scotland di Fang Brothers Knitting e Sonya Rykiel di Fung Brands. Se mai ce ne fosse bisogno anche Mario Boselli incita gli investitori cinesi a guardare in Italia: «la Cina sia pronta a cogliere ogni opportunità per inserirsi nella partita del made in Italy del lusso».

Pubblicità

La Cina scala la vetta

Fra i top spender sui magazine tutti i più importanti marchi del lusso. Pag. 31


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cina

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 L'OPINIONE

La Cina fra buone e cattive notizie La “cattiva notizia” è che anche nella grande Cina è iniziato un processo di rallentamento a causa dei seguenti fattori: eccesso di esportazioni e quindi sbilanciamento verso i Paesi con economie avanzate (tra cui Eurozona e USA in forte crisi), calo dei consumi ed elevato risparmio (circa il 40 % del reddito) generato dalle forti preoccupazioni della popolazione verso il futuro (l’assenza di un vero sistema di welfare e l’invecchiamento della popolazione i veri fattori scatenanti). La “buona notizia”, tuttavia, è che la Cina e il suo sterminato mercato da soli valgono un intero continente e quindi essa rappresenta una grande opportunità per tutti coloro che abbiano idee, intraprendenza e risorse da investire ... Alcuni dati veloci per cui essere ottimisti e puntare sulla Cina: 1) il tasso di crescita del GDP (Gross Domestic Product) della Cina dal 2000 è sempre stato superiore al 8% e ha toccato il suo picco nel 2007 con un +15% per poi invertire la tendenza a causa del rallentamento dell’economia mondiale nel biennio 2008-2009; le previsioni per il 2013 parlano di una forchetta tra il +7,5% e l’+8%, quindi valori che l’Eurozona e gli USA non vedranno per tanti anni ancora; se nel 1990 l’incidenza del GDP della Cina valeva circa l’1% del GDP del Mondo, nel 2015 si prevede che varrà circa il 12% (il totale EU più USA vale oggi circa il 2223%); 2) la Cina è in assoluto il Paese al Mondo che attrae il maggior numero di investimenti esteri: circa 90 mld di $ nel 2011 e pari a circa il 10% del totale investimenti mondiali; 3) a livello di classifiche, in quella di Global Fortune tra le prime 500 Aziende al Mondo, le aziende Cinesi sono passate da 3 nel 1990 a ben 75 nel 2012; in quella delle prime 10 Banche mondiali per valore di capitalizzazione, oggi le Banche Cinesi sono già 4 (primo, secondo, quinto e settimo posto); nella classifica dei Porti mondiali con maggiore traffico oggi la Cina occupa già ben 7 dei primi 10 posti (gli unici tre Porti al mondo che sono in grado realmente di competere sono Singapore, Pusan e Dubai); 4) il numero delle famiglie “middle class” in Cina (con un reddito annuo superiore ai 10mila $) è in fortissima ascesa ed ha già superato nel 2010 il numero dei 150 ml di unità, con un tasso di crescita annuo nell’ordine del 5-6% (in Est Europa, per confronto, è nell’ordine soltanto del 1-2%); 5) da ultimo, facendo più diretto riferimento al segmento dei consumi di fascia alta e Lusso (high-end and luxury market), il numero degli “High Net Worth Individuals” (gli HNWI sono persone fisiche, non società, con un patrimonio netto pari o superiore ad 1 ml $) nel 2011 in Cina ha registrato un +25% e in valore assoluto ha già superato il numero degli stessi in Europa (parliamo di una ricchezza finanziaria di questa fascia nell’ordine dei circa 9.500 ml di $).

La zona dello shopping di XinTianDi di Shanghai

Testo di Flavio Sciuccati Senior Partner di The European House-Ambrosetti

Delocalizzazione di qualità

La spinta sociale e la migliorata qualità della manodopera hanno fatto innalzare il costo del lavoro, così anche la Cina cerca nuovi sbocchi per le produzioni low costdi Alessandra Iannello

C

he la Cina stia attraversando un periodo di rivendicazioni sociali non è notizia di oggi. Infatti se il caso FoxconnApple (il colosso cinese dell’elettronica lavora anche per Sony, Hewlett Packard, Nokia e Dell) ha tenuto banco nelle ultime settimane, sono anni che il China Labor Watch (organizzazione con sede a New York che si batte per i diritti dei lavoratori in Cina) denuncia i casi più scabrosi di sfruttamento della manodopera. Casi che non hanno avuto risonanza internazionale come quelli della fabbrica di scarpe Dongguan (produce fra le altre marche anche per New Balance), che ha visto incrociare le braccia a ben 7mila operai o di Jingmo (produttore di elettronica) e Top Form Lingerie, dove i lavoratori ab-

bandonarono il lavoro per protestare contro i bassi salari e la gestione poco trasparente dei loro diritti. Le imprese straniere che hanno visto il loro nome associato a concetti quali “sfruttamento” o “condizioni invivibili” hanno chiesto ai loro partner cinesi di intraprendere delle azioni concrete per migliorare la situazione all’interno dei siti produttivi. «Di fronte alla complessa e fragile situazione economica interna ed estera – spiega Du Yuzhou presidente onorario del China National Textile and Apparel Council - nella prima metà del 2012, il governo cinese ha dato priorità, in materia di sviluppo, a una politica fiscale proattiva, a una prudente politica monetaria e ha anche inasprito i controlli su tutti i fronti». Questo ha portato a un aumento del costo del lavoro che,


cina

Focus 33

DIRECTORY

Le “nuove” province

di Shanxi, Anhui, Jiangxi, Henan, Hubei e Hunan coprono l’11% dell'intero territorio cinese, ospitano circa il 28% della popolazione e producono il 20% del PIL

Hong Kong trampolino per la Cina Il "Porto profumato", questo è il

significato del nome Hong Kong, sembra essere la carta vincente per tutte quelle società che vogliono avere successo nel mercato più vasto, più ricco e più in crescita del mondo: la Cina

a sempre denominata D “Porta per l’Oriente” Hong Kong, con la

unito all’innalzamento dei prezzi delle materie prime, sta portando diversi produttori a cercare soluzioni più convenienti. È emblematico il caso, riportato dal periodico News China Business, di Vancl.com, il sito cinese di shopping on line che ha spostato parte della propria produzione in Bangladesh, dove i costi della manodopera sono del 30% inferiori a quelli cinesi. Il sito ha fatto una prova con 30mila camicie avvalendosi, come tramite, di un produttore della provincia di Jiangsu, che già da tempo ha attivato una fabbrica in Bangladesh. Dopo aver analizzato i costi relativi al primo lotto e aver accertato una riduzione che va dal 5 al 10%, la società ha confermato la collaborazione con un ordine di altri 140mila capi di abbigliamento. Alla ricerca del miglior prezzo possibile, Vancl sta valutando anche unità produttive in Indonesia e in Cambogia. E che produrre in Cina non sia più conveniente come prima lo hanno capito anche gli imprenditori occidentali. Infatti, uno studio di Deutsche Bank prevede che entro il 2015, per le multinazionali di Usa e Ue, produrre negli stabilimenti dei propri Paesi potrebbe costare come farlo in Oriente. Tornare a fabbricare in Europa e negli Usa avvicinerebbe la produzione al mercato, tagliando così i tempi e i costi delle spedizioni, e rendendo i cicli più flessibili e più velocemente rispondenti alle richieste dei consumatori. Come back home Negli Stati Uniti e nella zona euro, si sta assistendo anche a un’inversione di tendenza nell’andamento dell’occupazione manifatturiera che, dopo essere calata, tra il 1991 e il 2011, di oltre un terzo, nel 2012 ha iniziato a crescere con incrementi previsti del 3,2% negli Usa e del 4% in Europa. Questa tendenza sta toccando, per il momento, le aree dei Balcani, dell'Ucraina, della Bielorussia e tutti i Paesi europei satelliti dell' ex Urss. Così, se la crisi sta rafforzando la competitività occidentale, il successo economico cinese si sta rivelando un boomerang. Infatti l’apprezzamento dello yuan sul dollaro (+35% in cinque anni), la crescita dei salari (che varia tra l’8 e il 35%), l’aumento delle tasse, la diminuzione degli incentivi fiscali per gli investitori stranieri, i controlli più serrati del fisco cinese e l’incremento esponenziale del prezzo dei carburanti sta rendendo meno competitive le imprese cinesi. Un'indagine condotta su 600 società straniere delocalizzate in Cina ha riportato che il 44% di esse sta calcolando i costi per rimpatriare la produzione, o spostarla in altre regioni. Certo è che, nell’alto di gamma, la differenza di pochi centesimi sul prezzo alla fonte non incide certo sulla decisione di spostare la produzione. «Come in ogni parte del mondo – ribadisce Sergio Tegon, presidente e amministratore delegato di Cà da Mosto – anche in Cina esistono le eccellenze e bisogna saper scegliere. Noi siamo in Cina da oltre vent’anni per lo più in società frutto di joint venture fra cinesi e giapponesi. I giapponesi portano in azienda il know how in tema di materie prime e macchinari, i cinesi la loro capacità lavorativa. Abbiamo scelto di produrre in Cina la maglieria. Infatti acquistiamo il cachemire dalla Mongolia e dal Nepal e lo facciamo lavorare da laboratori che impiegano macchinari giapponesi di ultima generazione che necessitano di un apporto manuale molto limitato. Altri prodotti che realizziamo in Cina sono tutti quelli che impiegano la piuma. Sempre in questo segmento, nel caso di capi più elaborati e ad alto contenuto di manualità ci avvaliamo di stabilimenti in Ungheria, Bulgaria, Romania e Italia». Produrre e vendere in Cina Oggi per le aziende è fondamentale vendere in Cina. Per distribuire i propri prodotti nel paese è fondamentale avere in loco una struttura produttiva e commerciale propria. «In Cina – spiega Stefano De Paoli, chairman di Sviluppo Cina – gli investimenti stranieri sono suddivisi in incentivati, consentiti, limitati e proibiti (tra l’altro la categoria consentiti è stata aggiunta quest’anno). Ovviamente le difficoltà burocratiche e le restrizioni (o incentivi) alla partecipazione straniera nel capitale dell’impresa è proporzionale al gradimento dell’attività prevista dall’investimento stesso. In linea di massima, non ci sono difficoltà a investire con il 100% di proprietà in attività industriali e commerciali per la maggior parte dei prodotti di largo consumo, a eccezione di prodotti e servizi considerati strategici, inseriti nelle liste “proibiti” e “limitati”. È vero piuttosto il contrario. Uno straniero può insediare una WOFE (wholly foreign owned enterprise) con proprietario unico del 100% del capitale (da qui l’opportunità di una società di controllo di Hong Kong), mentre è praticamente impossibile avere quote di società in partnership con altri stranieri o con persone fisiche cinesi, a meno di entrare nel campo specifico delle joint venture, regolate diversamente e in alcuni casi imposte, come per esempio nel caso degli investimenti inclusi nella lista “limitati”».

sua posizione strategica nel cuore delle economie asiatiche che registrano i maggiori tassi di crescita, è la capitale del business asiatico. «L’affermazione “Hong Kong porta d’accesso per l’Oriente” – conferma Gianluca Mirante, presidente dell'Hong Kong Trade Development Council in Italia - è oggi più che mai attuale. Nel 1984 Deng Xiaoping firmò una dichiarazione congiunta Sino-Britannica dove dopo formulò il principio di "Un paese, due sistemi". Ovvero anche dopo il 1997, quando tutto il territorio tornò alla Repubblica Popolare Cinese, pur delegando alla Cina i compiti di politica estera e difesa, si lasciava libertà amministrativa a Hong Kong per un periodo di 50 anni, e cioè fino al 2047». Questo ha portato il sistema economico del Paese a essere molto appetibile per le aziende. Un esempio sono i vantaggi derivanti dalle aliquote delle tassazioni che si attestano al 16,5% per le persone giuridiche e al 15% per quelle fisiche. O ancora l'assenza di imposte sui capital gain, dividendi e interessi maturati sui depositi che le società mantengono presso conti bancari sulla piazza di Hong Kong. «Inoltre – continua Mirante – nel 2004 è entrato in vigore Cepa (Closer Economic Partnership Arrangement), il primo accordo bilaterale di libero commercio tra la Cina e Hong Kong, che elimina le barriere sostanziali al commercio e agli investimenti tra i due Paesi. L’accordo verte su tre aree principali: la liberalizzazione del commercio di merci, la liberalizzazione del commercio dei servizi e la promozione del commercio e degli incentivi a investire. Si tratta di una liberalizzazione progressiva che ha comportato l’eliminazione

delle tariffe, l’accesso preferenziale degli operatori di Hong Kong al mercato cinese dei servizi e il trattamento preferenziale accordato ai prodotti con origine in Hong Kong». Avere una vetrina a Hong Kong è molto importante per i brand di tutto il mondo. Infatti, grazie alla possibilità di viaggiare liberamente e di pagare in yuan, Hong Kong è diventata la meta preferita dello shopping di alto livello dei ricchi cinesi. lo scorso anno su 43milioni di turisti che hanno scelto Hong Kong ben 28milioni sono stati cinesi. Fra questi anche buyer che approfittano della vicinanza e dell’assenza di dazi, per fare acquisti su vasta scala. Infatti il primo paese acquirente di Hong Kong è la Cina continentale, con 246,59miliardi di dollari e una quota del 54,12%, seguita da Unione Europea (46,42miliardi, 10,19%), Stati Uniti (42,65miliardi 9,36%) e Giappone (17,42 miliardi 3,82%). Oggi l’Italia è il 14esimo partner commerciale di Hong Kong per l’importazione e il 16esimo per l’esportazione (3,8miliardi di dollari, +4,3% rispetto al 2010). Con un valore delle importazioni dall’Italia di che si attesta a 5,8miliardi di dollari(+28,6%), il nostro Paese risulta il secondo fornitore UE. Il numero di aziende italiane stabilmente presenti a Hong Kong è di oltre trecento (più di 10mila hanno rapporti con partner locali), attive principalmente nei settori della finanza, della logistica e della moda/lusso, che costituisce il settore in cui l’Italia è più ampiamente rappresentata. Oltre agli uffici di coordinamento regionale di tutte le principali case di moda, a Hong Kong sono operanti più di centocinquanta negozi monomarca italiani, posizionati nei maggiori centri commerciali e alberghi e nelle strade principali. A.I.

Hong Kong offre opportunità di: •

Partnership (per progetti a Hong Kong e j/v in Cina)

Finanziamento progetti in Cina

Consulenza

Servizi commerciali, legali e amministrativi per lo sviluppo di progetti in Cina

Protezione marchi e brevetti

Strumenti di ottimizzazione e protezione dell’investimento (Holding, gestione fiscale, ecc.)

Strumenti avanzati per lo sviluppo del mercato di distribuzione

Logistica

Chi e dove Consulenza YGM Trading 22 Tai Yau Street, San Po Kong, Kowloon, Hong Kong www.ygmtrading.com

Mandarin Capital Partners Kerry Center, 1515 Nanjing Xi Lu 200040 Shanghai – China www.mandarincp.com

Invest HK Sede Italia Via del Mare, 47 20142 Milano 0289534108 www.investhk.gov.hk

Logistica Omlog Italy Office: Omlog Spa Via G. di Vittorio 21, 20090 Settala (MI) +39 029554511 Hong Kong Office: Omlog Asia Ltd Unit A 11/F China Insurance Group Building 141 Des Voeux Road, Central, HK +852 23643987 info@omlog.com

Lifestyle Logistics Unit 1, 7th Floor Glenealy Tower, no. 1 Gleanealy, Central, Hong Kong +852 22371771 www.lifestyle-log.com

Fondi di Private Equity Trinity Limited 30/F, OCTA Tower - 8 Lam Chak Street, Kowloon Bay - Kowloon, Hong Kong www.trinitygroup.com

Shandong Heavy Industry Group Zheshan Industry Park Jinan, 250200 China www.sdhigroup.com

Mandarin Capital Partners Kerry Center, 1515 Nanjing Xi Lu 200040 Shanghai - China www.mandarincp.com

Fang Brothers Knitting 20-24 Kwai Wing Road Kwai Chung Hong Kong

Fung Brands 11th Floor, LiFung Tower - 888 Cheung Sha Wan Road - Kowloon, Hong Kong www.fungcapitaleurope.com

Varie China National Textile and Apparel Council  Room.207 Tower B, Huaye Internaional Center, No.39 Dongsihuan Zhonglu, Chaoyang, Beijing, 100025 China english.ctei.gov.cn

Camera di Commercio Italo Cinese e fondazione italia cina Palazzo Clerici, Via Clerici 5 – 20121 (MI) +39 02 72000000 www.italychina.org

HKTDC HK Trade Development Council Hong Kong Convention and Exhibition Centre 1 Expo Drive, Wanchai, Hong Kong +852 1830 668 www.hktdc.com

Italian Chamber in Hong Kong and Macao 19/F, 168 Queen's Road Central, Hong Kong +852 2521 8837 www.icc.org.hk


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La nuova politica di urbanizzazione punta su Chongqing, la megalopoli definita interna e permettere ai cinesi di acquistare beni di lusso senza dola “Chicago cinese” per la sua posizione strategica di collegamento tra la ver viaggiare all’estero». costa est, simbolo del boom economico, e le più arretrate regioni dell’ovest. Testo di Alessandra Iannello

La nuova frontiera è l’ovest Lo sviluppo delle città di fascia 2 e 3

Fascia 1 "Big Four"

Le 4 più grandi città con il più elevato reddito, popolazione e i più elevato PIL

Fascia 2a "Emergenti" (11 città)

Beijing Shanghai Guangzhou Shenzhen

41 città rappresentano: 1/2 del PIL 1/4 della popolazione 1/2 delle vendite di beni di consumo

Chongqing Foshan Tianjin Wuhan Hangzhou Nanjing Chengdu Shantou Xian Shenyang Jinan

Molto popolose, elevato reddito e PIL

Dongguan Wenzhou Taizhou Ningbo Wuxi Zhuhai Xiamen Zhongshan Suzhou Changzhou Fuzhou Qingdao Changsha Yantai Putian Zhengzhou Guiyang Shijiazhuang Changchun Tangshan Kunming Taiyuan Huaian Harbin Zibo Dalian

Fascia 2b "Nicchia" (10 città) Consumatori benestanti ma mercato abbastanza ridotto

Fon te: Co nse aF ash ion &R eta il

«Agli imprenditori italiani - ha detto Wu Jianmin, presidente della Shandong Showlong Fashion Co. - sento di consigliare di puntare anche sulle città cinesi di seconda o terza fascia, non soltanto Shanghai o Pechino, perché in questo modo potranno comprendere meglio le caratteristiche e la segmentazione dei consumatori nel nostro Paese e sfruttare al meglio le opportunità offerte dal nostro mercato». E così adesso gli imprenditori che vogliono approcciare il mercato cinese devono anche aver ben presente che non possono fermarsi alle città di prima fascia, ovvero quelle che sorgono sulla costa che va da nord a sud (come Pechino, Shanghai, Hangzhou, Shenzhen e Nanchino) ma devono tener conto anche di altre realtà. «Le “nuove” città – spiega Lorenzo Riccardi, partner di GWA – possono essere l’obiettivo di quei fashion brand che già sono consolidati a Shangai e Pechino». Queste metropoli di seconda fascia sono nate a seguito di una campagna lanciata circa cinque anni fa dal ministero del commercio cinese. Con "Go Inland" il governo centrale voleva attirare gli investimenti diretti esteri verso sei province del centro del Paese: Shanxi, Anhui, Jiangxi, Henan, Hubei e Hunan. Per dare un’idea delle potenzialità di questi territori basti dire che queste province coprono l’11% dell'intero territorio cinese, ospitano circa il 28% della popolazione e producono il 20% del PIL. Esempio e fulcro di questa politica di urbanizzazione dell’ovest del Paese è Chongqing, la megalopoli definita la “Chicago cinese” per la sua posizione strategica di collegamento tra la costa est, simbolo del boom economico e le più arretrate regioni dell’ovest. Oggi Chongqing, con i suoi 32milioni di abitanti, è l’area metropolitana più grande del mondo e la sua crescita pare non volersi arrestare visto che circa 500mila contadini lasciano ogni anno le campagne per cercare fortuna in città. «Va anche detto – continua Riccardi – che il fenomeno dell’urbanizzazione è anche favorito dalla politica del governo che assicura ai contadini che arrivano in città una previdenza garantita anche al di fuori della propria provincia d’origine». Il distretto di Liangjian (che si trova a Chongqing) è il fulcro di un programma governativo che lo vuole trasformare nel nuovo centro economico come avvenuto per Pudong a Shanghai e Binhai a Tianjin. La Lingjian Economic Zone deve diventare una nuova base manifatturiera per attirare

Fascia 2c "Tradizionali" (16 città) Reddito relativamente basso, ma molto popolose

Linyi Nanchang Zaozhuang Xuzhou Xiangfan Baolou Urumchi Huizhou Lanzhou Jilin Daqing Huzhou

Fascia 3a "Prossima frontiera" (136 città) Mercati in crescita con una popolazione superiore al milione

Quanzhou Jinhua Jiaxing Dongying Jinzhou Shaoguan Liuzhou Baoding Xinxiang Hengyang Baoshan Huludao Bengbu Zhengjiang Langfang Fascia 3b "I cugini poveri" (484 città)

Esportazioni italiane in Cina e Hong Kong

(Periodo gennaio-maggio 2012 su 2011)

Paese

mil. di euro

var %

Abbigliamento femminile (fonte: SMI su dati ISTAT)

Hong Kong Cina

116 42

- 0,9 + 45,8

Calzature (fonte: elaborazione Anci su dati ISTAT)

Hong Kong Cina

91,05 53,12

Pelletteria (fonte: Aimpes)

Hong Kong Cina

155,8 58,4

Tessuti (fonte: SMI su dati ISTAT periodo gennaio-giugno 2012 su 2011)

Hong Kong Cina Filati

Hong Kong Cina

+35,4 +76,4

+45,23 +65,27

82,2 108,8

-9,3 +5,2

97,6 34,2

+6,3 +26

Previsioni di crescita del PIL nei Paesi BRIC e nel resto del Mondo. 2012 – 2013 (Fonte: Erns&Young. Aprile 2012)

2012

CINA INDIA BRASILE RUSSIA EUROPA + G EUROZONA MONDO

8,4 6,1 3,1 4 101,2 -0,3 3,3

2013

8,8 8,5 5 3,3 1,8 1 3,7

Piccole città con una popolazione inferiore al milione

gli investimenti nella regione, con un hub logistico attraverso il fiume Yangtze e un centro finanziario della Cina dell’Ovest. A confermare l’importanza di questa città c’è anche il piano di sviluppo di una nuova zona economica che si svilupperà tra Chengdu e Chongqing. Sempre a supporto dello sviluppo dell’ovest, Pechino ha pianificato investimenti anche nei 31 distretti della municipalità di Chongqing in 13 città della provincia dello Sichuan. Tutta l’area copre una superficie di 200mila chilometri quadrati e, nei piani governativi, dovrà diventare entro il 2015 il quarto polo economico cinese la Bohai Bay, lo Yangtze River e la regione del Pearl River Delta. Il rapido sviluppo infrastrutturale (sono stati investiti in infrastrutture circa 400miliardi di dollari) e le politiche d’incentivazione hanno portato numerosi investitori esteri, player mondiali del settore automobilistico, finanziario e della distribuzione come Ford, Mazda, HSBC, Standard Chartered Bank, Wall-Mart e Carrefour.

Dazi e balzelli Nonostante mall, quartieri e boutique dedicate i cinesi preferiscono acquistare il lusso al di fuori dei loro confini. Infatti, oltre alla marcata esterofilia che contraddistingue i ricchi dagli occhi a mandorla, gravano sulle merci dazi veramente onerosi. «In Cina - spiega Riccardi – i prodotti di alta gamma, legati a fashion e lusso, quali cosmetici, orologi, abbigliamento, calzature, pelletteria e liquori sono soggetti a dazi e tributi accessori sull’import che li rendono più costosi del 45%, 50% e 70% rispetto all’Italia, Francia e Hong Kong». Ci sono aziende che hanno aggirato l’ostacolo creando delle joint venture per realizzare in Cina i prodotti da commercializzare su quel mercato. «Le autorità locali – anticipa il consulente - stanno però implementando una serie di misure atte a ridurre in modo significativo i dazi sull’importazione di questi prodotti; con una riduzione tra il 30% e il 50%, al fine di stimolare la domanda

Il lusso italiano vince «Nel 2011 – dice Balbina Wong, CEO di Imaginex e tra i top retailer a Hong Kong e in Cina abbiamo fatto il record di vendite. Anche in questi anni di incertezza economica, i nostri clienti non hanno perso l’abitudine all’acquisto di prodotti di lusso e noi abbiamo aperto nuovi negozi, soprattutto nelle città cinesi di seconda e terza fascia. Proprio l’aumento dei salari in queste città dovrebbe portare a una crescita del 30% nel 2012, portando la Cina, in un anno o due, al sorpasso sugli Stati Uniti come primo mercato dei beni di lusso». Già per i marchi italiani del lusso la Cina è un mercato d’elezione come dimostrano le esperienze di due brand che hanno storie diversissime quali Ermenegildo Zegna e Cucinelli. Il Gruppo di Trivero è un antesignano poiché è stato il primo marchio di lusso, nel 1991, ad aprire un punto vendita in Cina, a Pechino, presso l’Hotel Peninsula. Anche se, a caccia di materie prime e di tessuti in cachemire, Zegna approda in Asia negli anni Ottanta, più precisamente nella Mongolia Interna. La Cina è attualmente il principale mercato per il marchio, con una rete consolidata di negozi in 37 grandi città, 82 dei quali con una superficie di vendita che si sviluppa in media su 250 metriquadrati. In Cina da poco più di due anni Brunello Cucinelli ha aperto il suo capitale anche al cinese Jacky Chen (con il 2%), con il quale è stata costituita una joint venture (per il 51% nelle mani del Gruppo di Solomeo). I primi due monomarca in questo territorio sono stati aperti a Dalian e Chengdu e, oltre ad aver coperto con boutique dirette e in franchising Hong Kong, Taipei, Haerbin, Shenyang, Shanghai e Macao, Cucinelli ha archiviato il primo semestre di quest’anno con un turnover nella Greater China di 6,2milioni di euro (+51,6% rispetto alla prima metà 2011). I piani del Gruppo neo-quotato sono ambiziosi e, nel giro dei prossimi tre anni, il numero di store dovrebbe raggiungere quota 20. Anche Armani, uno degli stilisti più amati in Cina, ribadisce l’importanza di questo Paese. Infatti dei 30 nuovi monomarca a insegna Armani Junior che verranno aperti in tutto il mondo, ben 9, fra boutique e shop in shop saranno in Cina.


Focus

Cina

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L

top ten testate per pagine redazionali

Testata

HARPER`S BAZAAR Madamme figarò elle BEIJING LIFESTYLE Femina COSMOPOLITAN THE BUND MEN`S UNO HARPER`S BAZAAR MEN`S STYLE VOGUE CHINA

Variaz % GG 2012 vs GG 2011 pag.red.

Paese: Cina Genere: abbigliamento, ogetti personali, corporate Periodo: gen/giu 2012 vs gen/giu 2011* Gen - Giu 2012  pag.red. 

a recessione mondiale ha influito pesantemente sui consumi e penalizzato gli acquisti facendo perdere fiducia nei consumatori. Di conseguenza anche gli investimenti in pubblicità hanno subito una battuta d’arresto, soprattutto sulla carta stampata. Non in tutti i Paesi, però. L’Asia rimane un’isola felice e, nonostante il fisiologico rallentamento dopo momenti di boom economico, il potere d’acquisto è in aumento, grazie al rafforzarsi della classe media. Come avviene in Cina nel segmento del lusso, per il quale l’anno scorso i cinesi hanno speso 15,6 miliardi di dollari. “La pubblicità in Cina, sta recuperando il ritardo della domanda, sempre più consistente, delle aziende che desiderano espandere la loro comunicazione nel  più popoloso paese al mondo e con un potere di acquisto del consumatore in crescita. - spiega Enzo Di Sarli di Digital Media Research, azienda di servizi che opera nel mondo della comunicazione - Le analisi stimano, infatti, che entro la fine di quest’anno, gli investimenti in advertising aumenteranno fino a renderlo il secondo mercato pubblicitario nel mondo dopo gli USA. Il 2011 si è chiuso a 38,8 miliardi di dollari in crescita del +14%”. Boston Consulting Group nella sua ultima indagine ha dichiarato che nel 2015 la Cina rappresenterà il 29% dei consumi di lusso mondiali, diventando così il primo paese al mondo. Attualmente ne detiene il 25% ed è secondo solamente al Giappone. E’ quindi ovvio che le grandi griffes stiano investendo molto in comunicazione per affermare i loro marchi e guadagnare quote di mercato. “Rispetto al 2011 – continua Di Sarli - Digital Media Research ha aumentato il numero delle testate e dei marchi monitorati, quindi non è possibile dare una reale misura della crescita della comunicazione pubblicitaria, anche se si può stimare un valore a due cifre. Nel primo semestre di quest’anno abbiamo censito circa 7.300 pagine di advertising e oltre 25.000 pagine di annunci redazionali”. Le performance migliori riguardano i più importanti marchi internazionali dell’abbigliamento e degli accessori, che hanno una brand awareness elevatissima, poiché i cinesi sono abituati a vederli e comprarli anche all’estero e soprattutto in Europa. Infatti, da uno studio recente di Global Blu per Altagamma risulta che il primato degli acquisti Tax Free in Europa spetta per la prima volta ai cinesi che nei primi nove mesi del 2012 hanno rappresentato il 23% del totale con una crescita del 62% rispetto a gennaio-settembre 2011. Inevitabile, dunque, che questi stessi marchi, che hanno conquistato il mercato cinese a colpi di aperture di monobrand, investano anche sulla stampa locale. “Tutti i principali brand internazionali sono presenti nella classifica dei Top Spender in pubblicità – continua Di Sarli - Al primo posto c’è Swatch, con 310 pagine pubblicate sulla stampa da gennaio a giugno di quest’anno. Seguono Dior, Cartier, Louis Vuitton e Armani con oltre 200 pagine. Unico brand locale nel ranking dei big spender è Chow Tai Fook, la più importante catena di gioielli in Cina, che occupa il nono posto con 175 pagine. Il mercato cinese, secondo le stime

1168 956 875 861 850 831 749 725

38,7 0 52,3 0 0 60 44,3 11,1

724 693

0 7,1

* elaborazione su un campione selezionato di testate e aziende

Cover di Harper’s Bazaar China - Maggio 2012

La Cina scala la vetta PUBBLICITà

Nel 2012 gli investimenti in advertising collocheranno il Paese al secondo posto dopo gli Usa. Nella classifica dei top spender sono presenti tutti i marchi del lusso, da Dior a Cartier, da Louis Vuitton a Giorgio Armani. Al primo posto si piazza Swatch. a cura di FEDERICA MOTTA

Sopra la copertina di Elle China - Marzo 2012; sotto copertina di Robb Report Lifestyle Cina

del World Gold Council, potrebbe superare a breve l'India come pri- dimostrazione che anche gli editori credono nelle strategie di sviluppo mo mercato al mondo nel settore gioielli. E, per dare un’ idea delle delle grandi griffe”. E continua Di Sarli: “dal punto di vista dei ritordimensioni, basti pensare che il gruppo Chow Tai Fook è presente in ni redazionali è Chanel ad avere la leadership con 995 pagine; ben 1.700 punti vendita in Asia, copre 320 delle più grandi città cinesi, ha posizionati sono anche Prada, Dolce&Gabbana, Gucci e Max Mara ricavi per 4,5 miliardi di dollari Usa e un utile che hanno ottenuto molte citazioni, nonostante netto di quasi mezzo miliardo”. I magazine influenzano i ridotti investimenti pubblicitari”. La presenza di abbigliamento e accessori sui Quanto alla scelta di periodici e testate patinai consumatori cinesi ai quali te, giornali patinati si misura non solo dalle paginella prima parte dell’anno i brand del lusso spetta anche il primato degli hanno ne di pubblicità tabellare, ma anche dai servizi privilegiato nelle loro pianificazioni Elle acquisti Tax Free in Europa; (455 pagine) e Vogue (452 pagine). A The Bund, redazionali che meglio riescono a interpretare il lifestyle delle griffe. questi nei primi nove mesi del Harper’s Bazaar, Modern Weekly sono andate “Un dato che balza subito all’occhio è che in 2012 hanno rappresentato il circa 300 pagine e a Grazia, GQ, Femina, CoCina gli inserzionisti del lusso ottengono me- 23% del totale con una crescita smopolitan e Marie Claire oltre 200. Molte di diamente 3,4 pagine redazionali per ogni pagina queste testate, secondo l’analisi di Digital Medel 62% rispetto al 2011 pubblicitaria acquistata, un valore decisamente dia Research, hanno fatto registrare un aumento alto se confrontato con le medie occidentali. A della raccolta pubblicitaria superiore al 30%.


Trend Produzione 36 36

Malloni e Ixos

Quando industriale fa rima con artigianale

Capi costruiti sul manichino e calzature con interventi manuali. Grazie a sarti esperti e manodopera specializzata che ancora si trova nei distretti italiani. Come a Sant’Elpidio nelle Marche. A cura di Federica Motta

Il panel che utilizza l'ufficio stile per la scelta dei tessuti e dei relativi colori da inserire nella collezione; le diverse forme di scarpe che servono per la ricerca degli accessori; l'ufficio stile con il direttore creativo Floriana Orsetto durante un fitting con modella per lo sdifettamento dei primi prototipi insieme all'ufficio prodotto e modellisti

U

n brand moda è sempre il frutto di un cocktail Il valore aggiunto per Malloni è la ricerca e la personalizzaperfetto di ingredienti, ognuno dei quali non zione dei materiali; inoltre la manifattura semi-artigianale può prescindere dall’altro per decretare il succes- molto spesso si mescola a interventi manuali. I capi vengoso del prodotto: knowhow, passione e creatività. no creati e costruiti sul manichino, il tutto montato da sarti Gli stessi che si ritrovano nell’azienda marchigiana, dove esperti affinchè il risultato finale si avvicini alla couture pur convergono il knowhow maturato da tre generazioni dalla mantenendo una produzione da pret-à-porter. famiglia Malloni con il calzaturificio Ixos, la creatività di Per quanto riguarda i materiali, ad esempio, per la p/e 2013 Floriana Orsetto e la passione per l’architettura del marito abbiamo utilizzato una seta tecnica mano carta con una laFabio Malloni; insieme nel 2000 hanno avuto l’intuizione vorazione jacquard ed intervento di stampa. di dedicarsi all’abbigliamento, cercando una propria identi- Inoltre, spesso le nostre stampe non sono sempre serigrafatà in un settore già affollato di marchi. Invece Malloni si è te in all over, bensì pensate e studiate direttamente sul capo fatta strada scegliendo di rivolgersi a una donna metropo- e realizzate manualmente. litana lontana dagli stereotipi televisivi, attenta alle forme Per entrambi - calzature e abbigliamento - quali sono i voe al contenuto stilistico dei capi. Oggi la fabbrica dell’ab- stri punti di forza? bigliamento si affianca a quella delle calzature, facendo Tanto nella calzatura quanto nell’abbigliamento il prodottesoro dell’esperienza acquisita nel mondo dell’accessorio to è ricercato, unico, di certo non omologato poiché fedele per quanto riguarda i meccanismi di vendita, l’approccio a una sua identità precisa, che è riconducibile ad aspetti alle collezioni attraverso il merchandising e la trasversali e comuni divisione del prodotto per usi e funzioni. In a tutti i nostri proIl concept della comune Ixos e Malloni hanno una strategia dotti, come l’abbicollezione nasce produttiva precisa, che prevede uno stretto lenamento di diverse dalla ricerca di game con il territorio per trovare manodopera materie – maschili materiali che molto specializzata. Come spiega il direttore creativo e femminili mixate spesso influenzano le Floriana Orsetto, mettendo in risalto le specifra loro – o il gusto forme. L’ispirazione è ficità delle due aziende. evergreen per forQuanto è importante per voi essere inseriti libera, perchè segue un me atemporali. istinto naturale. nel distretto marchigiano di Porto S. Elpidio? Producete tutto in Essere collocati in questo distretto è fondaItalia o delocalizmentale per l’azienda calzaturiera poiché abbiamo la filie- zate all’estero alcuni tipi di prodotti? ra a completa disposizione per le lavorazioni delle diverse Tutto è rigorosamente prodotto in Italia escluse alcune ficomponenti della calzatura. nezze di maglieria per le quali non siamo competitivi nel Quali sono le fasi della lavorazione che qualificano e di- nostro paese. stinguono la produzione di calzature? Come nasce il concept di una collezione? Le fasi del montaggio e delle finiture artigianali su pellami Nasce da esigenze precise, partendo innanzitutto dalla rie prodotto finito, quindi spazzolature, trattamenti manuali cerca di materiali che molto spesso influenzano le forme. e così via. L’ispirazione in realtà è libera, ogni volta diversa perchè seQuali le fasi della linea Malloni che danno valore aggiunto gue un istinto naturale in continua evoluzione. Ad esempio, al prodotto? per la collezione p/e 2013 il “viaggio” è partito da un giar-

dino botanico immaginario, un eden ideale in cui potersi contornare di sete e tessuti preziosi per riscoprirsi delle geishe del nostro tempo. Risultato finale: una donna sofisticata e cosmopolita, che ama mischiare confini tra oriente ed occidente. Bon-ton e rigore, gentilezza e austerità, in un’atmosfera retrofuturistica in cui la creatività si insinua nella vita quotidiana. In tempi incerti il ritmo della moda deve trasmettere l’arte per emozionare innanzitutto lo spirito. Quali sono i punti in comune nella progettazione della collezione di scarpe e quella di abbigliamento? Tra i punti in comune lo stesso target di clientela finale che vede i due concept in linea tra loro. Quando nasce la linea di scarpe a marchio Malloni e come si diversifica da Ixos? La collezione di calzature Malloni nasce in contemporanea all’abbigliamento come supporto al total look. Una linea legata per materiali e modelleria alla collezione -stessi temi e colori- che si diversifica da Ixos soprattutto nelle forme e non nella struttura e filosofia. Quali sono le nuove sfide? Nel settore calzaturiero come nell’abbigliamento la sfida è credere in ciò che facciamo fino in fondo, con sacrificio e determinazione anche remando contro tendenza: questo significa avere una propria identità, creatività, uno stile unico - o quasi - non omologato con il resto che ci circonda. Quali le strategie commerciali e sviluppo retail per Ixos e Malloni? Lo sviluppo del retail segue un filo comune costante, mentre le strategie commerciali vengono diversificate attraverso una rete vendita differenziata.

Sandalo della collezione Ixos p/e 2013


FASHION ILLUSTRATED

Issue #17 - Novembre 2012

Connecting Global Competence

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Ideazione 38

donna

Lo spirito d’atelier cambia il prodotto moda

L'allure e la finizione sartoriale stanno entrando anche nel linguaggio del prêt-à-porter. Il ritorno di un’eleganza d’autrefois trasferisce anche alla produzione industriale o manifatturiera questa tendenza. Testo di Patrizia Coggiola

Da sinistra Forte_Forte, piumini Tatras (al centro), Erika Cavallini

G

li elementi della costruzione e le finiture tipiche della sartoria sono tradotti in processo produttivo e possono trovarsi anche in collezioni prêt-à-porter. Questo avviene sia per brand affermati sia per nuove etichette emergenti, che anzi nascono proprio sull’onda di un nuovo gusto habillé. Bally rappresenta uno degli esempi classici di questo momento: è un brand che si distingue per la pregiatissima produzione artigianale, che dagli storici accessori è passata alla produzione di una linea di abbigliamento sia uomo che donna. Anche per le collezioni di abiti, si continua a lavorare costruendo un universo di elementi identificativi del brand, molto caratterizzanti, come l’uso della pelle scolpita nei capi, la scelta di colori simbolo come il classico nero e la nuance rosso carminio. Segni distintivi attorno a cui si costruisce l’immagine della casa svizzera, e che sono orchestrati dai direttori creativi Michael Herz e Graeme Fidler. Tessuti principalmente scelti tra cashmere, voile, chiffon, georgette, di cotone e seta, e una collezione p/e 2013 che valorizza la giacca: nella prossima stagione estiva di Forte_Forte, il capo spalla principe, abbinato a pantaloni in chiffon e organza, è la giacca declinata in pizzo, stampata o semplice in lino-cotone, per una femminilità di stampo classico. Per Giada Forte, una delle due anime alla direzione di Forte_Forte, l’opzione sartoriale è soprattutto un’opportunità per dare continuità e forza all’idea creativa: “Credo che questa allure e finizione sartoriale dia un valore aggiunto ai capi, permettendo di tradurre l’emozione creativa in vero prodotto finito. L’alternativa ‘sartoriale’ fa in modo che la cura dei dettagli, i particolari, i tessuti, regalino anima ed empatia”. E continua: “c’è voglia di capi sartoriali perché il cliente ha percezione che dietro il prodotto vi sia un progetto speciale, una cura e un savoir faire che lo rende differente da un capo di mass production”. Un percorso che non è tuttavia esente da difficoltà perchè la ricerca filo-sartoriale, portata su scala am-

pia e sugli alti numeri impone un controllo assoluto e verticale di ogni singolo passaggio produttivo. Conferma Giada “Abbiamo iniziato dieci anni fa, con una micro collezione, fatta di cura artigianale e sapore emotivo. Oggi siamo passati a numeri notevolmente maggiori ma l’unica soluzione per rispettare la nostra identità, credo sia il mantenere il controllo su tutte le fasi della produzione. Quello che per noi regala carattere anche in una singola camicia di chiffon, è la persona che, nel processo produttivo, ha portato il proprio patrimonio, una ricchezza umana e professionale che viene messa nel processo produttivo. La produzione, per noi rimane nel Veneto, anche questa una scelta importante: il legame col territorio, per i tessuti e le manifatture, è da valorizzare. Capiamo e sfruttiamo al meglio la nostra terra, rimanendo nel buonsenso del saper fare italiano”. Erika Cavallini è l’anima creativa del marchio omonimo nato nel 2009 e che ha già sollevato grandi attenzioni attorno a sé, tanto che nuovo socio di maggioranza è Tiziano Sgarbi, già fondatore di Twin Set. Il marchio si definisce Semi-Couture perché parte dell’idea di abito non finito, dall’estetica dell’errore e del gusto straniante dei particolari ‘fuori quadro’. Sartorialità e senso dell’unicità che in questo caso derivano da un dettaglio che appare sbagliato, studiato e ideato ad arte. Una realtà creativa che permette di avere un capo unico dotato di grande personalità perché, come dice la stessa Erika “c’è voglia di tornare a vestirsi in modo più femminile, con dettagli ritrovati”. E grazie soprattutto a una produzione artigianale, fatta di manualità riscoperte e costruita nel distretto d’oro di Carpi, Bologna, Modena. Anche nei piumini si può dare un valore aggiunto nella scelta dei materiali e dei dettagli. Per il marchio d’alta gamma Tatras, la tendenza sartoriale si costruisce sulla selezione delle materie prime. Come spiega Paolo Bindolini:“i capi ad alto valore qualitativo come i nostri hanno un controllo su ogni elemento, dalla piuma, ai tessuti studiati insieme ai produtto-

ri, agli accessori quali bottoni e zip, che devono avere qualità performanti per resistere ai processi aggressivi della tintura in capo”. Qui l’elemento principe è la piuma d’oca polacca, utilizzata al 95% in fiocco d’oca (la parte più nobile che si trova nel petto dell’animale), e al 5% piuma con una capacità di dare struttura al capo. Per la collezione estiva p/e 2013 il capo top è il trench Inostra, realizzato in tessuto di nylon giapponese, tinto in capo. La tonalità cangiante viene data dalla combinazione di trama e ordito in nylon, una cangiante e una opaca.

Marithé e François Girbaud:

Fabrizio Ferri Tubic 1985

Sono stati tra i protagonisti della rivoluzione produttiva degli anni ’70 e ’80. E sicuramente tra i primi a cimentarsi nei codici espressivi dell’abbigliamento sportivo. Con l’enfasi sperimentale creativa tipica delle avanguardie artistiche loro contemporanee, Marithé Bachellerie e François Girbaud, coppia nella vita e nel lavoro, hanno dimostrato


Ideazione 39

uomo

Ergonomia:

il nuovo canone estetico tra sportswear e informal

Dalle soluzioni tecniche innovative, alla vestibilità in campo sportivo e active, alle nuove frontiere dell’ingegnerizzazione: la ricerca dello sportswear più puro filtra nell'abbigliamento maschile. Un’ampia gamma di asset formali, ormai divenuti quotidiani e consueti anche nel citywear. Testo di Patrizia Coggiola

Ai lati due modelli Belstaff, al centro Dainese (sopra) e Tucano Urbano (sotto)

L

THIRTY

TWENTY SIX

a ricerca e l'innovazione dell'abbigliamento sportivo entrano anche nel linguaggio del prêt-à-porter maschile. Nelle ultime collezioni estive presentate, questo processo come si è definito? Gli elementi della costruzione o della finizione del capo sportivo sono tradotti in processo produttivo su base industriale, confermando l’idea che il capo da privilegiare sia quello ricco di contenuti e performance, anche per tutti i giorni. La qualità delle superfici e delle materie è un elemento fondamentale da cui non si prescinde, tanto più che trattamenti

l'innovazione nello sportswear che l’innovazione tecnologica nel processo industriale moda può portare a delle assolute rivoluzioni di stile. Nessuno prima di loro l’aveva fatto, e dopo di loro in pochi seguiranno questo solco. La mostra ‘L’altro Jeans’, che farà parte degli eventi inseriti nella prossima Biennale Internazionale del Design di Saint-Étienne a marzo 2013, presenta le creazioni, la ricerca, la nuova identità, ribelle e fuori dai sentieri battuti, nello sportswear e nel jeanswear contemporaneo: passando dallo stone washing (1968), al trattamento laser applicato al jeans (2003), all’ozono-incisione, all’ingegnerizzazione della costruzione con il Metamorphojean (1988). Come alchimisti, Marithé e Francois Girbaud reinventano aspetti e proprietà di una superficie tessile ancora non sperimentata fino agli anni ‘60: il jeans. Alla ricerca del comfort, di una forma ergonomica quasi ossessiva e di un’immagine urbana e active: con il concetto SPQRcity ai primi anni ‘90, la coppia Girbaud fonda i codici dell’abbigliamento sportivo e cristallizza i nuovi comportamenti street: il modello cowboy, il baggy, i tagli lungo la gamba, sono patrimonio ormai originale di questo marchio epico.

e finissaggi cominciano a entrare a pieno titolo nelle conoscenze e nelle richieste di una clientela sempre più attenta e preparata. Quali linee innovative sono state presentate nella collezione estiva p/e 2013? Per Dainese la collezione contiene diversi elementi di costruzione e finizione puramente tecnica: “Inspired by Humans”, il mood generale, ispirato al movimento del corpo umano, spazia dallo studio delle maniche, alla spalla co-iniettata con inserto in metallo presente sulle tute e sui giubbini della collezione moto 2013, alla forma del carrè nei giubbini in tessuto. Qualità delle superfici e delle materie prime nel design tecnico conferiscono tridimensionalità al capo e una percezione di tecnicità e qualità al consumatore finale. Sono proprio le superfici e le materie a rappresentare il ‘core appeal’ estetico ricercato da un’azienda come Dainese, che unisce tecnicità allo stile. Materiale per eccellenza è la pelle, nelle ultime collezioni introdotta con il trattamento Microelastic (accoppiamento di tessuto elastico al pannello di pelle per inserire nei capi delle microelasticizzazioni localizzate dove il corpo ha bisogno di maggior mobilità). Questa tecnologia brevettata viene riportata anche nel tessuto, accoppiando al tessuto elastico un materiale più “rigido” in modo da avere allo stesso tempo protezione e comfort. Caratterizzato da un’elevata resistenza meccanica e bi-elastica, inoltre il tessuto S1 per abbigliamento sportivo, composto da un elastomero ricoperto con poliammide Cordura, garantisce un ottimo comfort e grazie al trattamento “Protector”, messo a punto con uno studio nano tecnologico applicato nel finissaggio tessile. Vero prodigio tecnologico, il gilet D-AIR Street: giacca indossabile sopra ogni capo d’abbigliamento, intelligente grazie alla tecnologia airbag D-AIR Street brevettata. Questo capo è dotato di fascia in vita con un pulsante di accensione che mantiene in posizione il sistema protettivo. Il funzionamento della giacca è indipendente dall’alimentazione della moto, senza alcun tipo di collegamento o cavo.

Anche per Tucano Urbano il DNA motociclistico si declina in una visione più ‘morbida’, mantenendo i principi dell’active in nome della funzionalità: lo si vede nel caso del 100% d’impermeabilità anche nelle giacche con imbottitura sintetica o nella chiusura con zip dei revers nel blazer, un esempio quest’ultimo di esigenza antivento divenuta un elemento ‘normale’ nel capospalla da uomo. Una costruzione tecnica, con cuciture nastrate, membrane impermeabili e le cerniere principali isolate, che sfrutta la leggerezza dei tessuti, sintetici o naturali come il cotone canvas, meno tecnici nell’immagine anche se sempre impermeabili e traspirabili.  Un lavoro differente, impostato sulla ricerca storica e sulla valorizzazione delle soluzioni tecniche d’Antan, è quello portato avanti dall’ufficio stile di Belstaff, capitanato da Martin Cooper. “Abbiamo un archivio meraviglioso di oltre 3.000 capi che ci ispirano in una infinita combinazione di possibilità. Io sono personalmente ispirato e influenzato da questo patrimonio” afferma il direttore creativo. Per la collezione uomo primavera/estate 2013, Martin Cooper si è ispirato al romanticismo del viaggio. L’outwear è il main focus della collezione, forti richiami agli archivi del brand che Cooper ha reinterpretato rendendo moderno il fit dei capi e accostando tra loro materiali inattesi, il cotone al coccodrillo o il lino al camoscio. Riferimenti ad antichi bauli da viaggio si trovano nelle cinture e nei colletti in pelle del trench in lino e rafia e della Trialmaster jacket in tela di lino. Leggende come Lawrence d'Arabia e Che Guevara hanno indossato capi storici di questo marchio, per il quale i tessuti sono sviluppati oggi in esclusiva, in collaborazione con i produttori più prestigiosi nel mondo. Fibre naturali e tecnologia tessile, gran parte dell’ispirazione parte dall’archivio, re-immaginato in definizione moderna. Per la p/e 2013, grande rilievo all’interpretazione della leggendaria giacca Trialmaster. In resina placcata su lino legato o in camoscio, abbinata allo splendido pantalone biker in pelle scamosciata.


Ideazione 40

I giovani riscattano la moda

Le ispirazioni per la p/e 2013 tra cappelli riesumati e nerd redenti, monumenti ridisegnati e angeli terreni. Testo di Virginia Simoni

Benedetta Bruzziches

SuperDuper Hats

Un giorno Ilaria, Veronica e Matteo entrano in possesso di una vecchia forma di legno, una di quelle per fare i cappelli come una volta, e da lì inizia l’avventura di SuperDuper Hats. La voglia di andare più a fondo nella storia di questo oggetto porta la squadra a ricercare materiali, rifiniture e tecniche di lavorazione artigiane quasi dimenticate. Matteo Gioli, Ilaria Cornacchini con la sorella Veronica iniziano così nel 2010 a produrre interamente a mano e con coscienza delle più antiche tecniche di lavorazione i cappelli SuperDuper, creando una sorta di magia capace di vanificare la transitorietà del prodotto moda. 

Reduce da Who’s on Next di Alta Roma dello scorso luglio, la creatività di Benedetta Bruzziches dalla piccola cittadina di 5000 anime di Caprarola è arrivata fino alle più belle boutique del mondo: da New York a Parigi passando per Hong Kong. Nel 2008 in giro per Lineapelle incontra un indiano, e da lì cambia la sua vita. Inizia a viaggiare, a creare e produrre la propria linea di borse, divertenti e ironiche come lei. Insieme all’inseparabile fratello Agostino gestisce la sua piccola grande azienda che ha sede a Viterbo.  Collezione p/e 2013: “L’arte della gioia” è il mood della p/e 2013 che promette di riportarci a quelle sensazioni di gioia che appartengono ad ognuno di noi. È un viaggio tra i ricordi di felicità: da quelli d’infanzia fino al viaggio dove la gioia diventa il piacere dei vizi: la gioia dell’amore ed eros, la gioia di parlare, di mangiare, di scrutare con lo sguardo e conoscere. (foto sotto)

Collezione p/e 2013: si sten-

de sull’erba di un pic nic all’inglese come in un quadro di Monet. Panama, balibuntal e intrecci antichi rivisitati in versione optical e trasparenze fluo per signori e signorine. Dalla collaborazione con il brand eyewear Lotho nasce il cappello Pince Nez, accessoriato con occhialini a pinza da applicare al cappello o da appoggiare elegantemente sul naso come nel diciannovesimo secolo. (foto sotto)

LedaOtto

Toscane di nascita e viaggiatrici da sempre, Simona Cassai e Marta Saletti, decidono nel 2010, durante uno dei loro viaggi di fondare il loro brand LedaOtto, dai nomi dei loro nonni. Due amiche inseparabili, la cui passione per la moda e l’arte prende forma negli accessori e gioielli che producono rigorosamente made in Italy.

Collezione p/e 2013:

nasce da uno studio architettonico di immagini, mantenendo intatte le proporzioni originali delle piante di alcuni dei monumenti italiani più belli. Come la borsa Arena, che riprende le forme e i colori dell’antico stadio romano, la serie Pantheon che riproduce perfettamente la struttura architettonica dell’antico tempio, o la collana che raffigura i Giardini Farnese di Roma. I materiali usati sono ottone placcato oro rosa o rutenio, plexiglass e swarovski. (foto sotto)

Steven Tai

Selezionato da Yohji Yamamoto come finalista dell’ultima edizione del festival di Hyeres, e vincitore del Chloè prize award, Steven è una delle stelle nascenti del Fashion. Ha già lavorato come design assistant in grandi case come Stella McCartney, Damir Doma e Victor & Rolf, ma con la sua prima collezione p/e 13 è pronto a sfondare.

Collezione p/e 2013: L’amore per i libri e la vita accademica ha influenzato fortemente il mood di questa collezione: fogli che sembrano di carta, tagli a vivo, tessuti strappati come le pagine dei manuali, tutto a ricreare la sua amata vita da Nerd. La collezione riscopre la bellezza e l'estetica dei libri, attingendo dall'antica arte della legatoria. Cotone e lino con finiture ridotte al minimo per dare al tessuto le sembianze della carta. (foto sopra)

Mario Chiarella

Un vero debuttante Mario Chiarella, che presenta per la stagione p/e 2013 la sua prima vera collezione. Nato a Giovinazzo, in provincia di Bari, a 25 anni si aggiudica il primo premio del concorso nazionale “Riccione Moda Italia” e inizia a lavorare per la maison Gattinoni. Vince inoltre il premio "Nuovo stilista Italiano" promosso da Vogue Italia e l'Associazione Italiania Pellicceria. Oggi la sua collezione viene distribuita e promossa dallo studio Laura Strambi by Yoj.

Collezione p/e 2013: ispirata agli angeli, di un candore abbagliante e dalle linee strutturate che sembrano fluttuare nell’aria. Ecco la scelta di Mario Chiarella, che per il suo debutto ha preferito il colore bianco e i tessuti innovativi come la fibra di bamboo e il neoprene che si intarsia e gioca con un’organza iridescente. L’accessorio è in carta e cotone e realizzato come un origami fatto a mano. (foto a lato)


FASHION ILLUSTRATED

Issue #17 - Novembre 2012


Retail 42

Gli scenari dell’ e-retail

L

Dall’avatar al MyDself, il su misura diventa digitale

In negozio e in qualsiasi momento e luogo si potrà comporre l’outfit verificando la taglia sul proprio corpo. Dall’esempio delle boutique Zegna al “sé digitale”. Ma già si parla di “scanatar”.

a possibilità di affiancare all’esperienza di vendita reale quella virtuale sta cambiando gli schemi del retail tradizionale. Le boutique di moda sono state tra le prime ad accogliere, all’interno dei propri negozi, soluzioni tecnologiche che integrassero la messa in scena reale del prodotto con una sua versione digitale. E il vantaggio non va solamente nella direzione di un aumento del livello di engagement dell’acquirente, che specie nel target alto ha ormai consuetudine con le applicazioni online, ma anche nella direzione di una maggiore efficienza del sistema di vendita per l’azienda che ne fa uso. Le moderne tecnologie di 3D Body scanning, di virtual fitting e di simulazione di come il capo scelto dal cliente “veste” sul suo corpo una volta indossato, fanno il resto dando una dimensione digitale completa all’acquisto, sia offline che online. E’ il caso di Ermenegildo Zegna. La casa di moda aveva l’esigenza di offrire ai clienti, che sceglievano il servizio su misura negli store in giro per il mondo, la possibilità di visionare la gamma di preziosi tessuti messi a disposizione dall’azienda. Molto più ampia di quanto il negozio fosse in grado di esporre. Nel 2011, gli assistenti sono stati dotati di un iPad tramite il quale accedere a tutto l’assortimento di stoffe, texture e materiali. Un’applicazione con la quale non solo mostrare le alternative, ma anche operare il mix & match tra tessuto e taglio selezionati. Il cliente, riprodotto sotto forma di avatar digitale grazie all’inserimento delle misure del corpo (soluzione che in prospettiva futura potrà fare uso di un vero e proprio alter ego digitale del cliente,

quello che in gergo già viene chiamato “scanatar”, che ne riproduce in maniera precisa e dettagliata tutte le fattezze e che viene ricavato da una scansione in 3D del suo corpo) può vedere in tempo reale l’outfit scelto sul modello virtuale, girare fronte e retro e registrare tre opzioni tra quelle che preferisce. Il prodotto può essere gestito in remoto direttamente dall’headquarter dell’azienda che segnala i sold out e aggiorna l’offerta con le nuove collezioni di stagione. Zegna ha messo a disposizione l’applicazione in cinquanta punti vendita. E’ stato un passo importante con il quale garantire ai clienti un servizio di accoglienza e di vendita capace di emozionare ma anche di res-

tituire la qualità e la varietà dei loro capi. Il mobile commerce, settore che già nel 2012 ha visto un forte sviluppo, consente di spostare il momento del dress fitting dal negozio al proprio device personalizzando ulteriormente l’esperienza d’acquisto. E’ in questa direzione che sta lavorando Seac02, società specializzata in soluzioni derivate da tecnologie in Realtà Virtuale e Aumentata, a cui si deve l’applicazione realizzata per Zegna. “Stiamo lavorando a un’evoluzione del classico avatar digitale con il quale siamo ormai abituati a interagire nelle applicazioni di e-commerce. Lo chiameremo MyDself, una sorta di carta di identità digitale che riproduce perfettamente le sembianze del suo posses-

Nel negozio di Zegna attraverso l'iPad si accede a tutto l’assortimento di stoffe, texture e materiali dell'azienda

sore poiché ne registra le misure del corpo” dice Andrea Carignano. La possibilità di avere, all’interno del proprio device, un sé digitale con il quale interagire su qualsiasi piattaforma per l’acquisto online potrebbe essere imminente. In qualsiasi momento e in qualsiasi luogo si potrà comporre il proprio outfit mixando i prodotti provenienti dai negozi online dei vari brand, verificando in tempo reale la correttezza della taglia sul proprio corpo digitalmente ricostruito. “La tecnologia che stiamo mettendo in campo consentirà anche di “prestare” in maniera virtuale la propria ID digitale a parenti o amici che vogliano regalarci abiti così che sarà quasi impossibile sbagliare” prosegue Carignano. Il successo della tecnologia, oltre ad affascinare per l’immaginario fantascientifico a cui introduce, apre uno spettro di vantaggi anche per le aziende di moda. Sul settore infatti i resi pesano per circa il 20% del fatturato globale. Da una indagine di Forrester Research, Research Boston, risulta che “la vendita on line di abbigliamento ha il più alto tasso di resi nell’ e-commerce (11% per le T-shirt, 25/30% per il casualwear e oltre il 40% per la moda “fitted”). Si calcola che circa 15 miliardi di dollari vadano in fumo a causa della logistica connessa al rientro del capo in azienda e al fatto che il pezzo restituito non può più essere messo in vendita a prezzo pieno. La prospettiva di possedere un’identità digitale in tasca non affascina solamente gli acquirenti ormai abituati all’integrazione tra offline e online ma anche le case di moda che potrebbero vedere risolti i non pochi problemi di gestione dei magazzini e della vendita.

Connessi, netizens e emergenti: le categorie che comprano on line Crescita della popolazione online, stimata tra il 2009 e il 2014

he il mercato dell’online sia C una “piazza” in completo e continuo fermento è da tempo fat-

to noto. Ma osservare le previsioni di crescita della popolazione online da qui al 2014 fa comunque impressione. Da uno studio condotto da Seac02 su dati Forrester Research risulta che, a fronte di modesti incrementi in aree come l’Europa ed il Nord America nelle quali il fenomeno è consolidato da tempo, in paesi come Cina e India (ma anche il Brasile) nei prossimi due anni la popolazione online crescerà a tassi notevoli, quasi raddoppiando per esempio in Cina (dove nel 2014 si stima che arriverà a circa 430 milioni, quasi uno ogni tre abitanti). Essere online non significa necessariamente comprare, ma i tassi di crescita del valore del commercio online restano tra i più alti, indicando nelle vendite via web uno tra i pochi canali che, anche nelle economie che stanno oggi

muovendosi al rallentatore, continuano a crescere; il dato globale lo conferma: nel 2009 il valore totale del commercio online è stato di 251 miliardi di dollari e si aspetta che cresca a 485 miliardi nel 2014. Ma non tutti i compratori online sono uguali; ancora Forrester, in una ricerca del 2010, li divide in quattro categorie: i “connessi” nei paesi di presenza consolidata di Internet e con grande disponibilità di connessioni anche a banda larga, i “netizens” che hanno facile accesso a Internet ma che spendono soprattutto offline, i “compratori veloci” che hanno poca confidenza con il web ma elevata capacità di spesa, e gli “emergenti” con scarsa cultura web e basso potere di spesa; almeno per ora. Al confine tra questi ultimi e i “netizens” stanno gli abitanti delle zone metropolitane della Cina il che lascia immaginare quanto questa immagine sia destinata a cambiare nei prossimi anni.


Retail 43

Flagship store online e multibrand offline

Una concorrenza leale

I nuovi siti di e-commerce aperti direttamente dai brand non sembrano rappresentare una minaccia per i negozi multimarca tradizionali, forti della propria capacità ed esperienza. Testo di Virginia Simoni

I

n principio ci fu Yoox, poi Amazon e tutti gli altri online shop multimarca che hanno invaso letteralmente il web. Oggi la tendenza sta cambiando, i brand preferiscono non affidare la vendita online ad altri, ma aprono e gestiscono direttamente i propri negozi virtuali. "Abbiamo preferito partire subito con un sito monobrand- dice Manuela Miola, direttore marketing e comunicazione di Pal Zileri - per poter dare al nostro marchio la visibilità che merita e gestire l’immagine in linea con la comunicazione corporate". Pal Zileri, storico brand vicentino di abbigliamento maschile, è un esempio di azienda che da poche settimane è entrata per la prima volta nel mondo dell'online e ha scelto di creare strategicamente una piattaforma sviluppata in proprio, dove tutto il processo possa essere gestito internamente. " Lo store virtuale non è una minaccia per i nostri negozi fisici continua Manuela Miola piuttosto pensiamo possa generare vendite aggiuntive soprattutto nelle zone non servite dai nostri monomarca. E’ comunque nostra intenzione proporre sul sito un certo numero di prodotti esclusivi e avviare sinergie anche con i flagship store per stimolare ulteriormente il consumatore". Anche Stuart Weitzmann, marchio americano delle calzature di lusso, si appresta a rafforzare la propria presenza sul mercato europeo grazie a una nuova e-boutique dedicata esclusivamente a quest'area di consumo. Il nuovo sito servirà 40 paesi in 5 lingue del vecchio continente, per soddisfare una richiesta sempre crescente del prodotto in zone in cui la distribuzione negli store tradizionali non è ancora arrivata. Dice Wayne Kulkin, vice chairman Stuart Weitzman: "Se una cliente si innamora delle nostre scarpe in uno degli store a Parigi mentre è in vacanza, perchè non farle continuare l'esperienza anche quando torna a casa a Praga?" Per l'azienda le aspettative per la vendita online sono molto alte, si prevede che il canale di e-commerce arriverà nel 2013 a costituire il 25% del fatturato generato dalla vendita al dettaglio. I mercati sui quali puntare maggiormente per lo sviluppo di strategie online per l’azienda del footwear sono USA, Canada, Russia e China e per l'Europa Francia, Italia e Germania. Alla domanda se lo store monomarca online possa entrare in conflitto con i clienti retailer multibrand la risposta è ovunque molto serena: sull'online store gestito direttamente dal brand non si applicano politiche da stockist a prezzi stracciati che possano ledere il business dei negozi offline. Manuela Miola di Pal Zileri a questo proposito precisa: "A seguito di perplessità da parte di nostri clienti buyer, li abbiamo rassicurati che il sito avrebbe

venduto a prezzi in linea con quelli dei nostri punti vendita". Secondo Wayne Kulki l’e-boutique è inoltre un'occasione per sostenere i clienti retailer rafforzando l'immagine del prodotto tramite il web, avendo la possibilità di mostrarne tutte le sfaccettature. Ma i buyer e proprietari dei negozi "offline" cosa pensano di questo fenomeno? In linea con quanto dichiarato dalle aziende, non si sentono minacciati e anzi vedono il caso in modo positivo. Marco Inzerillo, dello storico store menswear di Palermo Michele Inzerillo, afferma: "Credo che negozi come il mio siano ancora un bene prezioso per far conoscere un marchio e soprattutto far muovere il mercato. Oggi il prezzo di acquisto è molto importante e i brand presenti nella mia boutique applicano tutti un mark-up più alto nei loro store e anche online, proprio a protezione dei clienti. Se temo i monomarca online dei brand? Oggi no, in futuro forse. Tutto dipenderà dalla convenienza all'acquisto e soprattutto se si abbatterà il muro di diffidenza verso l'acquisto online. Sicuramente le politiche di reso faranno la vera differenza". Continua Inzerillo: "Il pubblico italiano ha una certa diffidenza verso l'acquisto online di prodotti che non può toccare, soprattutto vestiario, quindi il provare gli abiti nel negozio di fiducia della propria città (dove può essere consigliato e dove il rapporto interpersonale è importante) resta fondamentale. E' pur vero però che se un giorno i brand decidessero di applicare politiche di prezzo molto aggressive il mio multimarca rischierebbe di diventare una sorta di succursale dove provare il capo e poi acquistarlo dal miglior offerente online". Anche Elisabetta Giannini, titolare del negozio Cose di Cremona, crede che la concorrenza con l'online monomarca non sia una minaccia, piuttosto uno stimolo a "comperare con sempre maggiore abilità, dimostrando che le nostre boutique sono assolutamente all'altezza dell'offerta internazionale pur trovandosi in piccole province". La ricetta per resistere alla crisi e alla concorrenza online - secondo Elisabetta Giannini - sta quindi nei valori di capacità e serietà affidati a boutique storiche e affermate, dove il minuzioso lavoro di ricerca è affidato a uno staff competente e affiatato, in grado di mantenere uno stretto rapporto con il pubblico.

Vetrine web per le boutique di alta gamma

i sviluppa il fenomeno delle piattaforme di vendita online per le bouS tique. Dopo il successo del colosso britannico Fartfetch, la vetrina web per le boutique più belle del mondo, nascerà a breve un nuovo portale tutto

impeccabile e completo, seguendo a 360 gradi i negozi che si affacciano per la prima volta sul web: dalla definizione e sviluppo del business plan online, agli shooting fotografici personalizzati a domicilio presso lo store, alla italiano: Mygriffe.com. Il 12 digestione completa di tutta la cembre 2012 sarà aperto il sito parte logistica delle spediziodi modello business to consuni. "Mygriffe - rivela Stefano mer riservato ai grandi store e Cereseto, Business Developboutique di tutto il mondo che ment di Mygriffe.com - metintendano valorizzare la propria te inoltre a disposizione una immagine e conquistare nuogrande novità che agevola la vi mercati grazie alla vendita gestione del proprio negozio online, creando per ognuno di online grazie ad un pratico e loro una vetrina virtuale e valosofisticato sistema di monirizzando al massimo l'identità toraggio degli ordini: un'apdello stile caratteristico di ogni plicazione per iPhone e iPad negozio. Due le sezioni princiche consente di avere sempali a disposizione del pubblico pre sotto controllo le schede che saranno su Mygriffe.com: la prodotto". Con la funzione prima chiamata Maison e dedi"preleva codice a barre" sarà cata a brand rappresentativi del anche possibile aggiornare in mercato del lusso, creando una modo semplice disponibilità sorta di monobrand store, mentre l'altra dedicata alle boutique esclusiva- e quantità dei prodotti, così da gestire in tempo reale il negozio fisico e il mente di alta gamma. Proprio a queste ultime Mygriffe offre un servizio negozio sul web come se fossero la stessa cosa. V.S.

 L'OPINIONE

Come aprire negozi on-line Testo di Antonio Fossati Partner fondatore di RDS

negozio on-line è un must e Ichelserve sia per chiudere le vendite per aprirle (comparare prezzi,

prodotti), pena la perdita dei clienti non solo “smanettoni” ma anche di quelli più tradizionali. Ma come aprire un negozio on-line? Ecco alcune riflessioni: 1. Non basta il sito. Non confondiamoci: un conto è il sito aziendale con le informazioni standard, diversa è la creazione di un vero e proprio punto vendita on-line. Deve essere un luogo di vendita, un negozio di e-commerce costruito con un processo di acquisto che arriva sino al carrello, anche se poi l’acquisto vero si chiuderà con una visita su un negozio per poter vedere e toccare i prodotti. 2. URL. Usare il dominio istituzionale o creare un sotto sito? Questa seconda strada è quella scelta dai grandi brand che premettono o aggiungono al proprio marchio la denominazione “shop”. È un modo chiaro di differenziare il sito informativo dal sito di vendita, ma dà anche la possibilità di avvicinarsi all’e-commerce non sovrapponendosi con violenza alla rete vendita fisica. È una sorta di difesa del rivenditore, dei negozi che trattano il prodotto. Poi si vedrà…L’azienda fa esperienza, i clienti fanno esperienza, In USA sono in un mondo mutevole, in più le App di futuro si co- vendita che i siti struirà passo a di e-commerce passo. Alcune di queste strategie prevedono anche la sinergia diretta, con retrocessione di commissioni anche ai rivenditori sulle zone dei clienti on-line. Ma questo è un altro tema. 3. Mobile Commerce e App. Il negozio on-line va costruito per il mondo mobile, per gli smart phone, immaginando che in futuro i computer tenderanno a scomparire e tutto si sposterà su tablet e cellulari. Negli Stati Uniti si sviluppano ormai più App di vendita che siti di e-commerce. 4. Il negozio on-line creato dal negoziante. È più innovativo e intrigante. Alcune note: a) Sono progetti impegnativi, costosi, che richiedono attenzione e non vanno sottostimati. Ma il progetto è vincente: qualifica il marchio del negozio, valorizza la sua proposta, la sua storia, i suoi valori, le sue competenze, i servizi, andando oltre il limite del luogo e del bacino di attrazione fisico del negozio. b) È un’operazione delicata: aprire un negozio on-line per un commerciante significa diventare brand, lavorare sulla reputazione che diventa un grande asset on-line. Ma va costruito con i paradigmi del web: le tecnologie di costruzione del sito devono essere inappuntabili, come la qualità del servizio, la logistica, i tempi di consegna, il customer care. c) Deve creare traffico: il commerciante è abituato a parlare di traffic store sul suo punto vendita. Nel web dovrà abituarsi a parlare di web traffic store. Gli strumenti esistono: SEO (Search Engine Optimization), banner on-line, gestione dei parametri di Google per aumentare il page rank del proprio sito.


Agenda 44

A cura di Virginia Simoni

L'arte della moda novembre/dicembre

mostre

 Vintage l’irresistibile fascino del vissuto

Dal 7 dicembre 2012 al 30 maggio 2013 Museo del Tessuto, Prato

Coveri Story

Fino al 18 gennaio 2013 Auditorium Camera di Commercio, Prato Collezione P/E 1987 Ph. F. Yarbrough modella Naomi Campbell

Un viaggio indietro nel tempo, per immergersi in tutti quei capi che hanno fatto la storia della moda. La pratica dell’usato è sempre stata radicata nell’ambito della storia dell’abbigliamento e del tessuto ed è stata capace di dare al second hand un fascino irresistibile, generando una vera e propria tendenza capace di resistere nel tempo. La mostra è divisa in quattro sezioni con oltre 100 capi d’abbigliamento esposti a raccontare la storia di Prato nell’ambito del riuso delle fibre e nella raccolta di enormi quantità di capi usati provenienti da tutto il mondo.

© ph Alessandro Moggi

Un grande tributo a Enrico Coveri, pratese di nascita, dagli esordi in Toscana, fino al successo mondiale. Nel 1977 debutta a soli 25 anni a Parigi, dove nasce il suo stile inconfondibile, riconoscibile in tutto il mondo per i messaggi di allegria, gioco e gioia di vivere. In mostra abiti, bozzetti, storyboard delle sfilate, fotografie, video e le copertine sulle riviste di moda internazionali. Una sezione speciale verrà dedicata alla grande passione di Enrico Coveri per l’arte contemporanea con una selezione di opere tra cui il suo ritratto realizzato da Andy Warhol.

 "Albert Leclerc, Ginette Caron, Nicolas BellavanceLecompte. Tre generazioni, tre designer del Québec a Milano"

fino al 9 dicembre 2012 Palazzo Morando, Milano

3 designer, 3 generazioni, la stessa vita professionale dal Quebec all’Italia e nello specifico a Milano. La mostra presenta le loro attività attraverso tre percorsi diversi a dimostrare come Leclerc, Caron e Bellavance-Lecompte abbiano contribuito al patrimonio del design milanese creando occasioni d’incontro e di interazione tra il loro paese d’origine e quello che hanno scelto come loro terra d’adozione.

 Madame Grès sculptural fashion

Grès, Evening dress, P/E 1975 © Stéphane Piera Quidam de Revel/Roger-Viollet

Fino al 10 febbraio 2013 Momu Mode Museum, Anversa

Fiere Valentino with models, 2007 © Lorenzo Agius @ www.aandrphotographic. co.uk

Il genio di Valentino a Londra Somerset House, Londra - 29 novembre 2012 – 3 marzo 2013

La mostra “Valentino: Master of Couture” alla Somerset House di Londra sarà inaugurata il 29 Novembre e resterà aperta al pubblico fino al 3 marzo 2013. Una mostra sulla leggendaria haute couture di Valentino ripercorrendo i suoi 50 anni di carriera attraverso 130 abiti indossati da icone come Jackie Kennedy Onassis, Grace Kelly e Sophia Loren. La mostra sarà suddivisa in 3 sezioni con un’area dedicata alla parte più intima di Valentino tramite foto inedite della sua vita privata, inviti e immagini dello stilista al lavoro nel suo atelier. La Somerset House sarà allestita per l’occasione con una passerella lunga 60 metri dove in un gioco di capovolgimento dei ruoli i visitatori prenderanno il posto delle modelle e potranno sfilare guardando il pubblico vestito Valentino Couture. In fondo alla passerella l’eccezionale abito da sposa della Principessa Marie-Chantal creato con 10 tipi di pizzo diversi, per poi entrare in una stanza dedicata all’ultimo progetto dello stilista: il Valentino Garavani Virtual Museum.

I capolavori della grande couturier parigina in una mostra antologica del suo percorso creativo. Madame Grès (1903-1993) si sentiva tanto uno scultore quanto una stilista di moda e diceva: “Volevo diventare uno scultore. Per me lavorare con la pietra o i tessuti è la stessa cosa”. È considerata la pioniera della lavorazione seamless, senza cuciture, poiché era solita modellare i drappeggi direttamente sul

manichino senza l’uso di forbici e aghi. Tra le sue clienti storiche: Edith Piaf, Marlene Dietrich, Jackie Kennedy e Grace Kelly.

immortalato in fotografie, video, sculture e collage. 

Fino al 27 gennaio 2013 Somerset House, Londra

 Rubble and revelation di Cyprien Gaillard

13 novembre – 16 dicembre 2012 Fondazione Nicola Trussardi, Milano

La prima grande mostra personale di Cyprien Gaillard in un’istituzione italiana a cura di Massimiliano Gioni, questo basterebbe a renderla imperdibile. A ospitare la mostra sarà il panificio milita-

Tim Walker: Story Teller

re della Caserma XXIV Maggio, struttura ex-industriale perfetta per ospitare le opere dell’artista che in questa esibizione ci racconta il suo viaggio esplorando il mondo, imbattendosi in rovine e macerie, un tempo monumenti dell’umanità, che Cyprien ha

La mostra, supportata da Mulberry, è un percorso tra le immagini del noto e visionario fotografo di moda Tim Walkers. In esposizione, oltre alle sue fotografie, le istallazioni protagoniste di alcuni dei suoi scatti: come le bambole giganti per un servizio di Vogue Italia e la copia quasi a grandezza naturale di un aereo da caccia Spitfire.

Denim by Premier Vision

28-29 novembre 2012 La Halle Freyssinet, paris

Tutto quello che i confezionisti cercano in fatto di denim si trova a Parigi. A fine novembre tutto il mondo del jeans in una fiera internazionale che ospita dai produttori di tessuti, ai retail brand, dalle tintorie fino ai distributori. Con oltre 2600 visitatori attesi è la fiera leader del settore. 

FFany

28-30 novembre 2012 Hilton NY Hotel, New York

Il trade show delle scarpe all’Hilton Hotel di New York si prepara anche quest’anno ad ospitare il meglio dei brand di calzature internazionali. In esposizione circa 800 aziende del footwear, accessori e relativi brand di abbigliamento. 

Tissu Premier

28-29 novembre 2012 Grand Palais, Lille

Il salone internazionale dei tessuti e filati presenta ogni anno circa 130 espositori. Aziende specializzate in filati e nella fabbricazione di tessuti ad hoc per soddisfare tutte le esigenze dei fashion designer, sono in mostra con le ultime innovazioni in fatto di trattamenti, tinture, laser cutting e molto altro.


Libri 45

A cura di DIANA BARBETTA

Ideas From Massimo Osti Daniela Facchinato

Creatività e sperimentazione Damiani Editore, pp.432(400 illustrazioni), € 60.00

Cover di Ideas From Massimo Osti

A

nno 1972: dalla grande intuizione di Gian Battista Giorgini, nasce la prima edizione di Pitti Immagine Uomo. La stretta sinergia tra creatività e innovazione rende sempre più impellente la nascita di una rassegna dedicata al maschile, un settore fino a quel momento confinato ai margini della grande industria della moda. Una complessa epoca, in bilico tra tradizione ed innovazione, tra storici couturier e giovani designer, tra passato e futuro. Due generazioni a confronto, due esigenze contrapposte. I primi anni '70, connotati da una moda che non rispecchia il sentire delle nuove generazioni, vedono l'affacciarsi di nuove tendenze. Libertà espressiva e condanna dell'omologazione impongono il cambiamento. Rifiuto dei conflitti bellici e nuove utopie di vita divengono principi, a cui anche il semplice capo di abbigliamento non può sottrarsi. E' qui che trova spazio la figura innovatrice di un grande pioniere del Made in Italy ovvero Massimo Osti. In un ormai atrofizzato mondo del formale maschile, Osti impone la sua visione creativa, e non da stilista, bensì da grafico pubblicitario. Un approccio in linea con le tendenze artistiche più ardue, una “visione contaminata”, in grado di abbattere le rigide barriere tra campi e settori fino ad allora ritenuti inconciliabili. Un background, il suo, che trae forza espressiva dalla

leggendaria epoca della grafica del Made in Italy, quando la comunicazione diviene “ancella” di storiche aziende del design. L'approccio da comunicatore e non da stilista lo rende fautore di una grande rivoluzione nell'ordinario abbigliamento maschile. Applica processi cari alla stampa, quali quadricromia e serigrafia, al capo d'abbigliamento, attraverso un processo ludico, che tratta la superficie tessile come se fosse quella di un quadro. E non solo, la sua incalzante passione per l'aspetto materico rivoluzionerà l'intero settore del tessile. Dalla lavorazione del “tinto in capo” con effetti di tono su tono, al rivoluzionario tessuto bicolore reversibile, dagli innovativi materiali brevettati come il “Rubber Flax” e il “Rubber Wool” resistenti ed impermeabili, all'invenzione della “Ice jacket” dalle proprietà camaleontiche, fino ad arrivare alla “Reflective Jacket”, materiale in grado di riflettere sorgenti luminose. Una costante sperimentazione, dettata dal suo amore per la ricerca, e riscontrabile nella cronologia delle aziende che portano il suo imprint: 1967 l'onomatopeica “Chomp Chomp”, la prima linea di t-shirt d'ipirazione pop, 1971 “Chester Perry” , un' esperienza che veicolerà la grafica applicata al tessuto, 1978 “C.P.Company”, l' acronimo di Chester Perry rivoluzionato nella forma e nei contenuti. Negli anni '80, nuove intuizioni daranno vita a Boneville, Stone Island e C.P.Collection. Elementi della tradizione nautica si fondono alle atmosfere della leggendaria prosa di fine Ottocento. E poi i tanto discussi anni '90, in cui l'avvento del Micro e del Thermojoint segneranno la nascita di un nuovo marchio Left Hand del 1993, mentre il “tecnowool” sarà il tratto distintivo di una nuova collezione la Massimo Osti Production”del 1995, a cui seguirà Massimo Osti del 1999, un progetto che cercherà di rivoluzionare i meccanismi distributivi dell'industria. Un'intensa vita professionale svelata attraverso un percorso visivo che ne celebra la grandezza: Ideas From Massimo Osti.

Issey Miyake, Midori Kitamura Taschen, pp. 576, € 29.99

Issey Miyake, Pleats Pleas

' approccio innovativo e la L continua ricerca di nuovi linguaggi espressivi, condu-

cono Issey Miyake verso un rivoluzionario concetto realizzare l'abito in un solo pezzo. Una visione scaturita dall'acuta osservazione del designer più che dello stilista, interessato a indagare i rapporti esistenti

tra corpo e abito, tra materia e funzionalità. Comprendere l'intelligenza di un tessuto per plasmare una creazione. Una percezione possibile solo se lo stilista è anche artista. Nel 1993 Issey Miyake democratizza il nobile abito plissé di Fortuny, ideando la linea Pleats Please. In bilico tra tradizione ed innovazione, tra celati principi shintoisti propri dell'arte del piegare, e rivoluzionari processi tecnologici. I suoi origami tessili, consentono di adattare un singolo pezzo di stoffa alla struttura umana, generando un dialogo tra le singole parti e il tutto. Da un'intuizione nata nel '68, osservando un tumultuoso “Maggio francese”, Miyake decide di progettare abiti non solo per élite della moda, ma anche per la gente comune. Un abito universale pensato per tutti.

Josh Sims, Roy Luckett & Douglas Gunn L' Ippocampo, pp.304, € 29,90

Vintage Menswear

el cuore del West End N londinese, nel distretto di Convent Garden tra

meraviglie architettoniche e curiosi intrattenimenti di artisti di strada, sorge un luogo ormai leggenda: The Vintage Showroom. Nel 2007 i due fondatori Roy Luckett & Douglas Gunn decidono di creare un luogo dalla magica aurea, in cui poter trovare capi

storici, veri e propri esemplari dell'abbigliamento maschile provenienti da diverse parti del mondo. Punto di riferimento e fonte d'ispirazione per stilisti, disegnatori di moda e appassionati d'abbigliamento utilitaristico del Novecento. Una collezione storica che ripropone capi vintage, in cui progettualità e tecnologia riportano, da un lontano passato, una visione funzionale dell'abito applicabile straordinariamente al contemporaneo. E così lo stile di avventurieri, di sportivi e perfino di combattenti rivive in una elegante dimensione atemporale tra passato e presente con l'aggiunta di quel qualcosa in più, quel valore aggiunto che solo il tempo sa attribuire all'esistente. La magia si tramuta in libro, curato dagli stessi fondatori insieme a Josh Sims, e si svela al grande pubblico:150 capi che ripercorrono l'evoluzione del Menswear.

KEVIN CUMMINS. MANCHESTER. SUONI E VISIONI DA UNA CITTA'  Curatori: Maurizio Guidoni e Vittoria Mainoldi Nda Press, pp.80, € 10,00

Teatro di esasperate polemiche e tensioni sociali, tra disoccupazione ed orrori di una quotidianità senza sbocchi, Manchester mette in campo il suo sentire. Una recessione che porterà non solo capovolgimenti economici ma culturali. Una rivoluzione che nascerà dal riscatto non solo personale ma colletti-

vo. Chiusura delle fabbriche e severi decreti governativi, porteranno un'intera generazione a sognare e a realizzare una realtà altra. Siamo nel 1976 e la Lesser Free Trade Hall sarà il luogo destinato a entrare nella leggenda. Devoto e Shelley dei Buzzcocks, porteranno la prima esibizione dei Sex Pistols nello storico edificio in Peter Street. L'irruzione della cultura punk sulla scena di Manchester catalizzerà l'attenzione. E a tradurre l'energia sprigionata da quell'ormai mitico incontro, sarà Kevin Cummins. Iconici scatti in bianco e nero immortalano i pionieri di quell'insurrezione culturale che porterà Manchester, periferia dell'impero, a far parlare di sé: Ian Curtis dei Joy Division, Peter Hook dei New Order, Tony Wilson della Factory Records, Morrissey degli

Smiths, Gallagher degli Oasis, Ian Brown degli Stone Roses, solo per citarne alcuni. Testimone oculare di un'ondata creativa che si riverserà nella cupa periferia metropolitana, in cui fatiscenti fabbriche, residui della cultura industriale, verranno tramutate in vere e proprie fucine creative. Fau-

tore della nascente scena culturale: Tony Wilson, conduttore del programma So it goes, fondatore insieme a Saville ed Erasmus della Factory Records, etichetta che lanciò il primissimo LP dei Joy Division, il memorabile Unknown Plesure. Un album passato alla storia non solo per le tracce sonore ma anche per la sua cover, veicolo di una poetica del tutto nuova. Peter Saville, sarà colui che caratterizzerà l'estetica della Factory, e della successiva produzione dei New Order, designer la cui produzione sconfinerà perfino in ambito moda, attraverso importanti collaborazioni da Jil Sander a Christian Dior. L'allucinata cultura dell'acide house vedrà l'Haçienda centro propulsore della scena musicale nata tra gli anni Ottanta e Novanta, designa-

ta con il termine Madchester. Questa è la storia passata in rassegna dall'acuto sguardo di colui che l'ha vissuta in primissima persona, e che c'era il 4 giugno del 1976, data fatidica in cui tutto ha avuto inizio, tra la sbigottita folla che assisteva alla performance dei Sex Pistols.

Kevin Cummins: sound and vision from Manchester. Dal 5 ottobre al 20 novembre 2012 ONO Arte Contemporanea, Bologna www.onoarte.com

Potete trovare questi libri presso Biblioteca della Moda, un grande archivio nel cuore di Milano, dove sono disponibili magazine, libri e quaderni di tendenza dal 1860 a oggi. Biblioteca della Moda, Via Alessandria 8, Milano, tel. 02 83311200, www.bibliotecadella moda.it


PR&Comunicazione 46

Pubbliche relazioni fra B2B e B2C L’agenzia diventa media che coniuga attività di comunicazione offline/online, marketing e di social networking aprendosi al pubblico finale. L'esperienza di Probeat Agency. Testo di Virginia Simoni

I

l lavoro di agenzia stampa negli ultimi 10 anni è cambiato quasi radicalmente. Oggi viene richiesto dai clienti un servizio di assistenza marketing, di analisi e reportistica. “Siamo passati da pochi report a semestre, a report anche settimanali, conference call quotidiane e centinaia di analisi qualitative del coverage.“ dice Paolo Ruffato, titolare della Probeat Agency di Milano. Questa evoluzione delle attività di pr ha portato gli uffici stampa a trovare un nuovo asset conciliando le necessità delle aziende con le normali attività di recall o gli appuntamenti nelle redazioni. Continua Ruffato: “Noi abbiamo trovato una soluzione integrando nel nostro staff una risorsa formata e specializzata in reportistica e data analysis, che lavora orizzontalmente su tutti i clienti”. Oggi la gara tra press agency non si gioca più a suon di contatti stampa e numero di clienti, ma è fondamentale saper gestire anche e soprattutto le campagne fatte sul web e sui social. Questi ultimi sono diventati ormai i veri protagonisti della “nuova” comunicazione e per questo è importante integrare l’esperienza dell’ufficio stampa classico con le attività d’avanguardia. L’agenzia del presente e del futuro deve così diventare un vero e proprio media che integri attività offline, online e di marketing (product placement, social networking etc) capace di seguire le strategie di comunicazione di un cliente a 360 gradi. “Siamo stati tra i primi a credere fortemente nell’ufficio stam-

Screenshot del nuovo blog di Probeat Agency

consumer. Dal nostro sito infatti si può entrare nel ProbeatBlog (probeatagencyblog.com) dove tutti possono accedere alle news, alle immagini e ai lookbook dei nostri clienti. Il nostro blog è oggi a tutti gli effetti un ‘media’ e non un contenitore per addetti ai lavori, un esperimento di condivisione social che vuole pensare all’agenzia come ad un sito sia press che consumer, in grado di amplificare i messaggi dei nostri clienti con tutti i mezzi possibili, non ultimi i social network”. È questa la vera novità ed evoluzione del mondo delle pubbliche relazioni, la comunicazione non si ferma più al rapporto one to one con il giornalista, ma l’agenzia si deve aprire al B2C creando un rapporto diretto con il pubblico. Ed ecco comparire le pagine fan su FB e gli account Twitter delle agenzie, dove si dialoga con il cliente finale, fornendo informazioni quasi come un customer care e ricevendo feedback utili per le aziende. “I primi clienti che hanno creduto in noi sono stati Eastpak, G-Shock, le Coq Sportif e anche Dainese, che curiamo per tutto il mondo in doppia lingua e che abbiamo portato da 20.000 a più di 100.000 fan in meno di un anno.” Inoltre un’agenzia di moda dovrebbe ampliare i suoi orizzonti a nuove categorie di prodotti, come ad esempio l’hi tech che ormai è sempre più sinonimo di design. Ad esempio acquisendo come Probeat nuovi clienti di riferimento in questo settore, come Tivoli Audio, Sennheiser e Teac.

pa digitale e concedere dignità e interesse alle prime forme di web magazine e blogging”, afferma il fondatore di Probeat e continua: “Per facilitare e ottimizzare le richieste dei giornalisti abbiamo realizzato prima una press room, uno spazio web dove i giornalisti - muniti di user name e password

- potevano trovare tutte le news dei nostri clienti, scaricare i lookbook per effettuare le scelte per gli shooting. Poi nel 2012 abbiamo fatto un ulteriore passo avanti abbandonando l’idea di press room per una più efficace piattaforma, aperta al pubblico, di live blogging per stampa ma anche per

portate sempre con se. Infatti, grazie ad un’esclusiva tecnica brevettata, queste maglie, oltre ad adattarsi perfettamente alla silhouette femminile, si chiudono a gomitolo, in modo da avere sempre un posto per loro in borsa.

EDELMAN ACQUISISCE MORELLATO E ENZO MANTOVANI

Edelman PR 21 ha recentemente annunciato l’acquisizione di due nuovi clienti: il gruppo Morellato per la gestione del brand Morellato e il gruppo Luca Maglierie per il brand Enzo Mantovani.

L’agenzia No-Words ha ampliato il proprio portfolio clienti con Sperry Top-Sider, brand americano di calzature per la barca. La collezione autumn-winter 2012/13 è già disponibile presso lo showroom dell’ufficio stampa a Milano, in via Quadrio, 20.

IN BREVE STELLA JEAN E’ IL NUOVO CLIENTE DELLO STUDIO RE PUBLIC RELATIONS

Il giovane marchio di abbigliamento femminile, Stella Jean, ha affidato l’attività di comunicazione e ufficio stampa allo Studio Re Public Relations: la designer, ospite al White, ha sfilato per la prima volta a Milano durante la Fashion Week di settembre.

KLAUS DAVI SEGUE IL MARCHIO TO BE G

Da settembre 2012 l’agenzia Klaus Davi si occuperà dell’attività di ufficio stampa e delle pubbliche relazioni per il marchio fiorentino To Be G di Guccio e Alessandro Gucci, produttore di borse, scarpa da donna e sofisticata maglieria femminile.

GRUPPO SAFILO E W+K AMSTERDAM PER LA GESTIONE DEL BRAND EYEWEAR CARRERA

KNITKNIT ENTRA NELL’AGENZIA MUNARI COMUNICAZIONE 

Da settembre l’agenzia Munari Comunicazione ha acquisito il cliente KnitKnit, occupandosi della promozione dell’immagine e dell’ufficio stampa. Il brand, a seguito di un inedito progetto di ricerca, ha presentato delle nuove maglie: pratiche, comode e confortevoli, studiate appositamente per essere

Nicola Giorgi, global head della Safilo Brand Division e Clay Mills, managing director di W+K Amsterdam, hanno annunciato la collaborazione tra il Gruppo Safilo e Wieden+Kennedy, per la gestione della creative strategy del brand di eyewear Carrera, a partire da settembre 2012. La prima mossa consisterà in una campagna teaser sui diversi canali media, inclusi quelli on line, e nei punti vendita a livello internazionale. Il secondo passo invece sarà la realizzazione di una campagna di comunicazione globale a 360°, che potenzierà la crescita globale del brand, sempre improntata sul concept di racing, che da sempre ha contraddistinto l’anima del marchio.

MARIALICCI SI OCCUPA DI ZALANDO

Marialicci, agenzia che opera nel settore della comunicazione, del design e del lifestyle da settembre 2012 supporta le attività di pubbliche relazioni e di ufficio stampa per Zalando, big player dell’e-commerce, con l’obbiettivo di raccontare il progetto del mondo on line.

CAFE’ NOIR SI AFFIDA ALLO STUDIO ISABELLA ERRANI

A partire dalla presentazione della nuova collezione Spring/Summer 2013 Cafè Noir, brand di calzature femminili, ha affidato la gestione delle pubbliche relazioni allo Studio Isabella Errani.  MADDALENA TORRICELLI VINCE IL PREMIO CHI E CHI 2012

Maddalena Torricelli, titolare dell’omonimo studio di PR, a settembre si è aggiudicata il premio annuale del Chi e Chi, testata di moda, giornalismo, cultura e spettacolo, per la sezione dedicata agli uffici stampa moda e bellezza.

SPERRY TOP-SIDER ALL’AGENZIA NO-WORDS

Negri Firman raddoppia a New York

In Novembre Negri Firman PR & Communication, fondata da Silvia Negri Firman nel 2008 a Milano, ha aperto la prima filiale americana nel Soho Building al 110 di Greene Street, nel cuore di New York. Con una vista mozzafiato su lower Manhattan e un’impronta tipicamente newyorchese, questo loft è lo spazio ideale per accogliere le collezione dei prestigiosi clienti seguiti dall’agenzia, fra cui Antonio Marras, Karl Lagerfeld, Agnona, Longchamp, Hackett London, Gap, Banana Republic, Asos, Ter et Bantine, Galitzine.

LA COMUNICAZIONE WEB DELLA CASIO va ALLO STUDIO AD MIRABILIA

La comunicazione web della Casio, azienda internazionale giapponese nel settore dell’elettronica, è stata affidata allo studio Ad Mirabilia, che si occuperà dell’intero articolato portfolio di marchi dell’azienda.

 L'OPINIONE

L’arte del video Tra sublime tecnologico e consumismo virale.

Testo di Eva Squadroni Marketing and Communication Director Fabi

’ epoca moderna e contemL poranea ha portato ad un uso alternativo di molte forme arti-

stiche, che gradatamente si sono avvicinate al sistema pubblicitario e comunicativo in generale, una di queste, da cui indubbiamente si deve partire anche per ragioni logico-cronologiche, è quella della fotografia. La fotografia ha tracciato, durante gli anni ottanta e novanta, i percorsi della moda, riuscendo in pieno, a magnificare le nuove tendenze e gli stili delle firme più prestigiose. Il marketing della comunicazione passava - attraverso immagini statiche ma di grande effetto - i concetti su cui la conversazione con il consumatore era fondata. Le foto patinate delle copertine e dei servizi moda hanno creato un immaginario “fatato”, “magico” in cui il prodotto riusciva ad essere percepito nella mente dell’osservatore, con un valore ancora più esaltato ed esaltante. C on t e m p o raneamente, un certo sistema di video-arte L’utente ha cominciava ormai bisogno ad essere di vedere sempre più “oltre” la foto esposto ed statica appre zz ato, e l’avvento di alcuni strumenti tecnologici, quali la video camera ed infine i telefonini di nuova generazione, ha fatto sì che lo stesso utente finale prendesse sempre più confidenza con le tecniche video e traesse divertimento ed interesse nella loro fruizione. Gli anni 2000, l’avvento dei social network e l’importanza della condivisione tra utenti, hanno dato un enorme spinta all’utilizzo di questo mezzo, fino ai giorni nostri, tempi in cui il video ha espresso appieno la sua essenza polivalente e polimorfa. Il campo della moda ha colto in pieno queste sue caratteristiche e ne ha sfruttato il potenziale, utilizzando questa nuova forma espressiva come vero e proprio nuovo strumento comunicativo ed estetico. L’utente, che nel tempo ha affinato effettive doti di voyeurismo, ha ormai bisogno di vedere “oltre” la foto statica. I video di backstage, video campaign e viral soddisfano la curiosità del consumatore, avvezzo alla cultura cinematografica, televisiva e mass mediale. Non da ultimo l’ingresso della realtà aumentata, che riesce nell’intento di unire la fotografia al video. Le immagini prendono movimento e come in un sogno, ci trasportano da un sistema all’altro, sufficienti: un app e uno smartphone… E mentre scrivo di questi prodigi tecnologici e della nostra insaziabile era virtuale, d’un tratto mi torna in mente la mia bisnonna, che mi raccontava della meraviglia di vedere dal vivo quei primi “carri che non avevano bisogno di cavalli per essere trainati” e a quanto sfortunati siamo noi invece a vivere il tempo della meraviglia senza più avere la capacità di meravigliarci.


FASHION ILLUSTRATED

Issue #17 - Novembre 2012

Operazione ufficio amico. Semplifichiamoci la vita...

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Digital 48

A cura di Virginia Simoni

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Nuovi device su abiti e accessori

Ossessione 2.0

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ondividere, condividere e condividere è l’ossessione del nuovo millennio. Sembra che non si possa vivere senza essere su almeno 2/3 social network e postare in continuazione foto, registrarsi nei luoghi preferiti, twittare gli ultimi gossip. Ed ecco il naturale adeguamento della moda alle nuove manie popolari: i social devono essere assolutamente a portata di mano e iniziano a diventare appendici naturali di vestiti e accessori. I device si incorporano nei jeans, nelle borse e negli orologi per soddisfare l’istinto sfrenato a comunicare dell’uomo moderno con i suoi simili. Ăˆ nato infatti il primo Social denim, brevettato da Replay, che incorpora uno special device nei suoi classici jeans che permette di interagire in modo immediato tramite social network. Un semplice click sul dispositivo inserito nella taschina anteriore del pantalone e in tempo reale si può segnalare la propria posizione, il proprio stato emotivo, tracciare e condividere il proprio “livello di felicitĂ â€?. Le borse sono studiate a misura di tablet e diventano trasparenti per agevolarne l’utilizzo anche quando si è di corsa in giro per la cittĂ , come la Touch bag firmata Henry Beguelin pensata apposta per Ipad e Iphone. Siete affetti da ansia da batteria scarica? In soccorso le energie pulite, come quella solare sfruttata da mini pannelli applicati a zaini e borsoni hi tech. E-mission ha proposto questa innovativa soluzione per garantire autonomia a tutti i nostri amati device per tutta la giornata, salvaguardando l’ambiente. Se vi capitasse di imbattervi in persone che parlano alla propria mano, tenuta a forma di cornetta, non vi spaventate, non parlano da soli, e non vi stanno chiedendo il numero di telefono, indossano solo il guanto hi-Call di hi-Fun. Dotato di un microfono inserito nel tessuto del mignolo e di un auricolare nel pollice questo accessorio invernale permette di parlare al cellulare tramite bluetooth, semplicemente avvicinando la mano sinistra all’orecchio.

L'OPINIONE

Vi ricordate l’orologio multiuso di James Bond? Bene, ora potrete sentirvi anche voi agenti 007 grazie al nuovo watch phones di Burg. Alla prima occhiata può sembrare un comune orologio da polso, ma al suo interno si nascondono: un telefono cellulare, vivavoce integrato, una foto-videocamera integrata, scheda di memoria, lettore MP3/MP4, touchscreen, tecnologia Bluetooth e agenda completa e a breve sarà disponibile anche un sistema di localizzazione. Cosa chiedere di piÚ?

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1. social denim by Replay 2. watch phones di Burg 3. touch bag di Henry Beguelin 4. la borsa con pannelli solari E-mission 5. il guanto hi-Call di hi-Fun

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Tutti i media, always on Testo di chiara crocetti Head of Content Mindshare Italy

Le parole magiche oggi sono interattivitĂ , audience profilato e contenuti. utti i mezzi di comuniT cazione, anche quelli piĂš tradizionali, come la stampa e

l’affissione, si sono ormai trasformati grazie alla digitalizzazione, per diventare anch’essi always on e interconnessi tra loro. Internet ha radicalmente trasformato il nostro modo di comunicare cosĂŹ come lo abbiamo conosciuto fino a dieci o anche solo cinque anni fa, ma in particolare il declino della stampa e dell’affissione, a lungo predetti in quanto legati a supporti per definizione non interattivi e percepiti dunque come “inertiâ€?, si stanno trasformando in straordinarie opportunitĂ , solamente trasferite nell’editoria e nell’execution online. Le parole magiche – declinate oggi su tutti i mezzi – sono interattivitĂ , ovvero conversazione bidirezionale con le ďƒŒla sfida audience di per gli editori riferimento della carta è di ciascun la produzione brand, au- di branded dience profilate in modo content sempre piĂš di reale preciso, e interesse per i contenuti. consumatori Una case history meritatamente premiata al festival di Cannes, relativa all’affissione interconnessa, è “live and uneditedâ€?, realizzata da Mindshare per i conti correnti First Direct in UK: i commenti su First Direct provenienti da forum, da blog, e dai social media sono stati pubblicati live e senza filtri in una affissione online, oltre che naturalmente sul sito di First Direct, e resi condivisibili a loro volta sulla rete. L’operazione ha raggiunto 1.5 milioni di consumatori, ha visto una crescita del 240% dei commenti, del 10% nella differenziazione del brand rispetto ai competitors, e del 14% del cosiddetto brand momentum, ovvero della propensione dei consumatori alla prova del prodotto o all’acquisto definitivo. Per quanto riguarda la garanzia della qualitĂ  dei contenuti, di essi restano reali detentori gli editori professionali. Se è vero che la rete è in grado di sfornare una quantitĂ  impressionante di contenuti “dilettanteschiâ€?, è altrettanto vero che il know-how detenuto dagli editori che arrivano dalla carta stampata è imprescindibile per qualitĂ  e professionalitĂ . La sfida per loro oggi è relativa al comprendere i nuovi mezzi e le loro differenti modalitĂ  di fruizione, specialmente quelle on-the-go, integrando contenuti di qualitĂ , nuovi valori estetici legati ai device stessi, e non ultimo, ma assai promettente per il nostro mercato, la produzione di branded content di reale interesse per i consumatori


FASHION ILLUSTRATED

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World news 50

A cura di Giovanna Caprioglio INDUSTRIE ISSUE 05

The Guardian blog di Simon Chilvers 5 Novembre 2012

Il nuovo fashionista

Il maglione balena di Jil Sander

Partendo dal nuovo piano delle calzature uomo di Selfridges, l’articolo segnala come in UK la domanda di moda maschile di passerella stia esplodendo, grazie alla crescita di consumatori evoluti, che richiedono proprio i capi di sfilata.

Con più di 3.000 metri quadri, 72.00 paia di scarpe a stagione in circa 3.000 stili, dallo stivale su misura di Tom Ford alle flip-flop, il nuovo piano calzature uomo di Selfridges sarà il più grande nel mondo e soprattutto precursore di una nuova era nel modo di fare shopping degli uomini. David Walker-Smith, direttore della moda uomo di Selfridges, conferma: “E’ un periodo davvero eccitante. L’introduzione di London Collections (la fashion week maschile a Londra) è stato un passo importante nei confronti dell’industria del fashion e mette in risalto la moda British nel mondo”. Adam Kelly , buyer uomo del department store, aggiunge che “c’è assolutamente una domanda crescente di moda maschile di passerella. Ormai abbiamo clienti che vengono da noi direttamente con le immagini delle sfilate, mostrandoci quale pezzo sono interessati ad acquistare”. Anche per lo store online Mr Porter, il team di personal shopper riceve email di clienti subito dopo i fashion show che mostrano interesse nei look che hanno appena sfilato. Terry Betts, buying manager del gruppo, riporta

che in solo 18 mesi di vendite, Mr Porter ha visto emergere un nuovo e davvero definito “fashion guy”. “ Storicamente, nella moda uomo la maggior parte delle vendite viene dai pezzi più classici, ma abbiamo notato che ora ci sono clienti che vogliono esattamente i pezzi delle sfilate!”. La maglieria di Balenciaga, la camicia di felpa di Givenchy e il maglione balena di Jil Sander sono stati i pezzi “hit” della stagione, quest’ultimo persino riordinato da Mr Porter per la lunga waiting list. La crescita del fashion online è stata sicuramente parte integrante di questo boom. Jessica Punter di GQ riassume così il fatto che blog di moda uomo come Tommy Ton siano così popolari : “ Moda vera indossata da uomini veri rende le tendenze più accessibili”. Betts crede che sia anche merito delle collezioni maschili che sono molto migliorate: “le collezioni sono più forti e i designer osano di più in termini di stoffe e tessuti e anche il consumatore è più

informato, perché le sfilate sono più accessibili grazie ad internet, attraverso i live streaming o comunque le foto pubblicate appena dopo gli show”. Sono le stesse aziende del lusso a investire nella moda uomo. Burberry ha appena aperto il suo primo negozio dedicato solo all’uomo a Knightsbrige, confermando che nell’ultimo anno il comparto degli accessori maschili è stato quello con la crescita più veloce, mentre la sartoria maschile ha raddoppiato le vendite. Anche Alexander McQueen ha appena aperto uno spazio in Saville Row prima di apparire nelle prossime sfilate Uomo della London Fashion Week maschile a gennaio. La risposta degli operatori alla edizione inaugurale di giugno è stata molto positiva ed è stato anche un successo commerciale. Sull’argomento Jessica Punter conferma che tutti i designer che GQ ha incontrato hanno visto un incremento importante dei propri ordini. Si può dire che London Collection sia partita con il piede giusto.

Armani Tweet Talks

In occasione dell’evento ‘One night only in Beijing’ il Gruppo Armani ha inaugurato una nuova iniziativa, #ArmaniTweetTalks, conversazioni su argomenti importanti legati all’industria della moda, trasmessi in rete attraverso la piattaforma social Twitter.

U

na sorta di tavola rotonda con un panel di ospiti di spicco scelti per autorevolezza e numero dei loro followers su Twitter, che hanno risposto alle domande poste da utenti digitali e moderati dal giornalista e scrittore Peter Howarth sul tema “Cina, la nuova super potenza del fashion”. In questa prima occasione sono stati coinvolti Angelica Cheung Direttore di Vogue China , Tommy Ton - fotografo di moda e fondatore del blog Jak&Jil, Godfrey Deeny - giornalista di moda, Susie Bubble - fashion blogger , Federico Marchetti - fondatore e amministratore delegato di Yoox. com, Hung Huang - editore del magazine di moda iLook, opinionista su WWD e fondatore di Brand New China, per promuovere giovani designer cinesi. Interrogati sul ruolo della moda nel mercato cinese attraverso domande specifiche, ne è emerso che in Cina sono ancora i marchi occidentali a prevalere e che anche gli investimenti cinesi vanno verso il rilancio di vecchi brand occidentali con un forte heritage, piuttosto che il supporto di giovani designer locali. Per questo i giovani designer si trovano

di fronte ad un paradosso, ossia sono costretti a produrre in Occidente per i grandi numeri che le aziende locali sono abituate a richiedere; oltretutto spesso anche la loro formazione è occidentale, per cui perdono di vista le loro radici, invece di interpretare in chiave contemporanea i codici della loro cultura. Il mercato è senza dubbio enorme, ma c’è ancora molto da fare, soprattutto in termini di comunicazione con il potenziale enorme pubblico cinese. E’ assolutamente necessario essere in Cina per comprendere le sue dinamiche e studiare politiche specifiche sia commerciali che di prodotto. I cambiamenti più evidenti che gli intervistati prevedono nei prossimi anni sono anzitutto la perdita di un’accezione negativa per il concetto di Made in China, la crescita di un’attenzione per i giovani designer attraverso iniziative di supporto, come quella di Vogue China e Yoox che ha dedicato un “corner virtuale” a una selezione di designer cinesi e la crescente attenzione anche di celebrities cinesi verso nuovi marchi nazionali. La domanda finale a cui tutti hanno risposto è stata: “Con sempre più brand internazionali che distribuiscono in Cina, cosa possono fare per mantenere il loro margine competitivo?” Angelica Cheung: Devono adattarsi al mercato cinese senza perdere il proprio DNA. Federico Marchetti: Differenziarsi e continuare a portare nuovi prodotti in Cina. I cinesi sono molto curiosi e amano le novità. Godfrey Deeny: Vestire sempre più cinesi eleganti. Hung Huang: Devono rimanere coerenti però essere sicuri che la loro strategia di comunicazione nel mercato cinese sia allo stesso modo coerente. Susie Bubble: stare lontano dagli stratagemmi per il mercato cinese, essere assolutamente limpidi. Tommy Ton: l’hanno già fatto creando delle capsule collection specifiche per il mercato cinese.

IN BREVE numerose fashion blogger dalle taglie forti. Sono principalmente donne giovani che amano la moda e non rinunciano a vestirsi in modo fashion, fiere di indossare taglie importanti. La ventitreenne Bethany Rutter di Londra, del blog

 The New York Times

Fashion and Style Marisa Meltzer 7.11.12

Un nuovo corso per le taglie forti Nell’estate di quest’anno Gabi Gregg, la fashion blogger che indossa la taglia 18, ha postato la sua foto in costume, che ha creato talmente tanto scompiglio che è stata inviata al “Today” show. Gabi è una delle sempre più

La foto in costume di Gabi Gregg postata sul suo fashion blog

Arched Eyebrow conferma che spesso viene contattata da ragazze che dopo aver visto i suoi post in cui si fotografa indossando bikini, pantaloni stampati o tute, prendono coraggio e seguono il suo esempio. Lo stesso accade a Tiffany Tucker del blog Fat Shopaholic che a 22 anni sogna dalla sua casa di Chicago che Jeremy Scott o Rick Owens facciano una linea per le taglie forti. Nadia Aboulhosn è una blogger di West Harlem che veste una taglia 12 e ha già posato per American Apparel e il magazine Seventeen. Sono proprio i post che mostrano gli outfit ad essere più popolari. Lo conferma anche Samantha Rasmussen del blog Stiletto Siren. D’altronde si tratta di una fetta di mercato importante, che oggi, come dimostra

 ChinaDaily.com.cn

20.10.12

giovani in sovrappeso promuovono una moda glamour per le taglie forti

Particolare del dipinto "Uomo e Donna" di Botero

questo fenomeno, non vuole rinunciare alla moda e molti grossi retailer, come ASOS Curve e Forever21+ si sono già mossi in questa direzione.

Zhong Yun è un trentenne sicuramente più grosso della media cinese, ma che non rinuncia a vestire fashion. E’ un imprenditore che cerca di aiutare altre persone in sovrappeso a sentirsi a proprio agio in abiti glamour. Inizialmente era un designer di moda donna, che ha deciso di dedicarsi alla moda maschile dopo il suo incontro con Ma Liang, proprietario di uno store online che soffriva della sua stessa problematica nel trovare abiti alla moda in taglie forti.

Decisero così di aprire insieme un negozio su Taobao, una sorta di Ebay cinese, vendendo merce occidentale per persone in sovrappeso, ma ben presto si resero conto che i capi risultavano sempre troppo lunghi . Oggi producono e vendono capi ridisegnati per cinesi in sovrappeso. Un mercato che avrà certamente una grande crescita, visto il rapidissimo sviluppo della società cinese e della sua economia, che ha comportato l’arrivo di cibi grassi, l’utilizzo delle auto invece delle biciclette e la relativa diminuzione dell’attività fisica e di conseguenza il cambiamento della corporatura dei cinesi. Le statistiche affermano che in Cina una persona su cinque -in una popolazione di 1.3 miliardi di abitanti - è in sovrappeso e 120 milioni sono già obesi.


FASHION ILLUSTRATED

Issue #17 - Novembre 2012


Zoom 52

Salvatore Ferragamo sbarca a Brisbane con gli accessori Salvatore Ferragamo ha inaugurato un nuovo monobrand dedicato alle collezioni di accessori uomo e donna a Brisbane, in Australia. Il negozio, che si sviluppa su una superficie di 160 metri quadrati, è situato al piano terra del prestigioso Queens Plaza mall, in Adelaide Street. L’interno della boutique richiama le caratteristiche di lusso ed eleganza dello stile Ferragamo, con un ambiente sobrio e raffinato, allestito secondo il concept degli stores di tutto il mondo. Noce, alcantara, pietra naturale, arricchiti da dettagli in acciaio lucido sono i materiali che caratterizzano le pareti. Per celebrare l’apertura dello store, Salvatore Ferragamo ha creato una serie limitata di 25 pezzi dell’iconica borsa Sofia in colore grigio opale, con una speciale placca in metallo con il nome del negozio e l’anno di apertura. Con questo nuovo opening, sale a 12 il numero degli store monomarca Salvatore Ferragamo in Australia.

Ermanno Scervino ha scelto Dubai per entrare negli Emirati Arabi La boutique, aperta il 17 ottobre nel prestigioso Mall Fashion Dome di Dubai, si estende su una superficie di 250 metri quadri di cui una parte dedicata alle collezioni donna e accessori e l’altra alla linea junior. Il Gruppo ha archiviato il 2012 con un incremento del +3% sul fatturato pari a 96 milioni di euro di cui il 66% di export con crescita nei mercati Europa, Est Europa, Medio Oriente ed Estremo Oriente. L’apertura a Dubai, con la recente inaugurazione anche della boutique a Dnepropetrovsk, fa salire a 41 i monomarca Ermanno Scervino nel mondo.

Corneliani in Cina

Con le tre aperture autunnali di Pechino, Changsha e Nanning, giungono a 34 i monomarca del brand italiano sul territorio cinese. A Pechino all’inizio di settembre Corneliani ha inaugurato un’importante boutique nel prestigiosissimo Charter Shopping Centre, nuovo punto di riferimento per la distribuzione dell’alto di gamma nella capitale; all’interno del negozio Corneliani una prima sala accoglie i clienti con il mondo degli accessori e dell’eleganza pensata per il tempo libero di Corneliani ID, mentre, superato un grande portale, si accede all’area dedicata al capo sartoriale. Ai primi di ottobre invece è stato aperto il monomarca di Nanning, 225 mq presso il nuovo MixCity shopping mall. Qui è la facciata a tracciare il segno distintivo dello store: due pareti rivestite in pelle nera profilate di acciaio inox con loghi retroilluminati accolgono ampi display con i filmati delle sfilate. Stesso concept per i 180 metri quadrati del negozio di Changsha, popolosa città bagnata dal fiume Xiangjiang: boutique che inaugurerà verso la metà di novembre presso il prestigioso Friendhsip Shopping Centre. Corneliani persegue la sua espansione nel mercato cinese, riservando alla chiusura dell’anno 2012 l’apertura del flagship store di proprietà del Gruppo nella città di Shanghai, primo centro economico della Cina.

Dsquared2 lancia con ISA la collezione di intimo e mare

Dsquared2 e ISA hanno firmato un contratto di licenza esclusivo per la produzione e distribuzione della nuova linea di intimo e mare firmata dai gemelli Dean e Dan Caten. Con oltre cinquanta anni di storia, ISA è una azienda che vanta un grande know how nella stampa su seta e nella produzione di accessori di abbigliamento, dell’intimo e mare, con una specifica esperienza e capacità nello sviluppo del prodotto. Il nuovo contratto di licenza, che avrà una durata di tre anni, sarà attivo dalla stagione A/I 2013/14. I prodotti saranno venduti nei negozi monomarca Dsquared2, nei più prestigiosi department store e nei migliori speciality store del mondo.

Nuovo concept store Ecco in Italia

Ai primi di dicembre il marchio di scarpe internazionale Ecco aprirà il suo secondo concept store italiano. Situato a Merano, in via Delle Corse 43, il negozio propone l'offerta completa di scarpe uomo, donna e bambino ed è equipaggiato con la nuova Ecco Store Concept Unity. Il fatto che Ecco affondi le proprie radici in Scandinavia non influenza solo il metodo di realizzazione delle calzature, ma anche l'atteggiamento del marchio nei confronti delle persone e della natura. Sia i modelli minimal e confortevoli che le politiche aziendali derivano dalla fede nella tradizione Scandinava.

news dal tessile Milano Unica sbarca a Shanghai e debutta con On Stage

Dopo l’edizione di Pechino dello scorso anno, Milano Unica è approdata in ottobre a Shanghai all’interno di Intertextile, la più grande fiera tessile del mondo. È stata registrata una crescita di presenze del 50% rispetto all’edizione di Pechino con oltre 3000 visitatori. I 124 espositori di tessuti italiani si sono detti soddisfatti dell’esperienza, di questi 29 hanno partecipato per la prima volta all’edizione cinese di Milano Unica preferendo la fiera Made Italy rispetto ad altri eventi come Denim by Premiere Vision e Premiere Vision Shanghai a cui avevano già partecipato. Il Lanificio Moessmer alla pri-

ma esperienza in Milano Unica Cina si è detto soddisfatto e ha rivelato la tendenza dei buyer asiatici ad acquistare i loro prodotti più colorati e dai motivi più estrosi per le collezioni donna, mentre Lanificio Subalpino e altre aziende biellesi già presenti a Pechino, hanno affermato la propria soddisfazione nell’entrare nel mercato cinese creando gruppo ed essendo così più forti insieme. Milano Unica ha inoltre sottoscritto un memorandum di intenti con Messe Frankfurt e CCPIT TEX, l’Associazione degli industriali del TessileAbbigliamento cinese, per l’organizzazione di Milano Unica Cina, all’interno del-

le edizioni di Intertextile a Pechino (Marzo) e Shanghai (Ottobre). La prossima edizione di Milano Unica in Cina si terrà a Pechino da 27 al 29 Marzo 2013. Milano Unica ha scelto di presentare durante l’edizione di Shanghai per la prima volta il progetto On Stage per creare un ponte di creatività tra stilisti cinesi e italiani. Sono stati selezionati come designer emergenti portavoce della qualità e dello stile italiano: CAMO di Stefano Ughetti (foto) e Andrea Pompilio per il menswear e Marco De Vincenzo per il womenswear. Mentre a rappresentare la Cina sono stati scelti Huishan Zhang e Vega Zaishi

Wang per il womenswear, e Xander Zhou per il menswear. I sei stilisti hanno sfilato con le loro collezioni di fronte a un pubblico di 1200 persone, in un evento organizzato da Milano Unica e L’Uomo Vogue che ha presentato un’edizione Cina del magazine. (V.S.) 

a migliorare ogni giorno grazie alla continua ricerca nel campo dell’innovazione. Sempre fedeli ai principi di qualità, servizio e innovazione

Carvico

50 anni di eccellenza e innovazione

Sono passati 50 anni da quando Giuseppe Colnaghi fondò Carvico, l’azienda tessile bergamasca che da sempre è stata simbolo del Made in Italy. Mezzo secolo di storia costellato di successi raggiunti grazie all’esperienza nel campo tessile che ha portato l’azienda

Carvico cerca oggi come sempre di essere orgoglioso portavoce del nostro Paese, adottando strategie che guardino alla salvaguardia dell’eccellenza Made in Italy. La volontà di rimanere in Italia è radicata più che mai in quest’azienda che


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Rifle apre il primo monomarca a Roma. A Milano nel 2013 Dopo l’apertura in giugno a Firenze (nella foto), in ottobre Rifle ha inaugurato il suo prima monomarca a  Roma nel Romaest Shopping Center. 150 metri quadri dove sono esposti i total-look uomo e donna, il denim con una ampia gamma di modelli e trattamenti e i best-seller di sempre, come la mitica felpa con cappuccio Rifle 58. Lo sviluppo al retail coincide anche con un concept rinnovato degli store, progettati dallo studio di architettura  David Rossi Design, che propone un mix equilibrato di artigianalità e tecnologia.   L'azienda di Barberino del Mugello annuncia per marzo 2013 anche l'opening del primo flagshipstore a Milano in posizione centralissima e strategica. Attualmente il marchio conta 600 punti vendita in Italia ed è presente nei più importanti department stores del nostro paese con corner personalizzati mentre sono 25 i negozi monobrand di proprietà e 20 in franchising.

Dopo Aeffe, Jean Paul Gaultier si allea con Gibo

Indas Retail ha in programma l’apertura di un negozio monomarca Etiqueta Negra polo & sportswear nel Mall of Arabia a Jeddah (nella foto), in Arabia Saudita, in partnership con una società locale, e una presenza di corner all’interno dello store multimarca Modern Home a Doha, in Qatar. A questi primi opening ne seguiranno altri

Mattijs (Ph. Jeroen Snijders)

Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con i Dutch Fashion Awards, l’ambito riconoscimento assegnato ogni anno dalla Dutch

Jackytex

vince l’handle prize ai Premiere Vision Awards

L’azienda toscana specializzata nei tessuti jersey che quest’anno ha festeggiato i

due, a Jeddah, nel Red Sea Mall e nel Faysalia Mall, dove troverà spazio anche un corner Tortuga Academy, il secondo brand che fa capo al Gruppo bergamasco. La tappa successiva sarà Dubai, dove sono già stati individuati i partner per l’ apertura di un nuovo store Etiqueta Negra presso il Dubai Mall.

La moda olandese premia i creativi

La società Jean Paul Gaultier e Aeffe hanno deciso di comune accordo di non rinnovare il contratto per la produzione e distribuzione della linea donna di prêt-à-porter Jean Paul Gaultier. Conclusa questa collaborazione con la collezione primavera-estate 2013, per il brand francese si apre quella con Gibo Spa.

ha sempre creduto nel territorio, nella ricchezza del proprio know how e negli sviluppi nel campo dell’innovazione. I dati del bilancio lo confermano, il 6% del fatturato aziendale è dedicato a investimenti in nuovi impianti e nuove tecnologie. Nel 2010 un investimento di 1 milione di euro ha consentito di aprire un centro di ricerca per poter sviluppare in modo agevole e dinamico nuovi tessuti, testare e sperimentare nuove fibre e trattamenti. (V.S.)

Da Jeddah a Dubai, Indas sviluppa il retail in Medio Oriente

40 anni di storia, ha aggiunto un altro importante traguardo. Durante l’ultima edizione di Premiere Vision di Parigi Jackytex ha ricevuto, dal presidente della giuria Felipe Oliveira Baptista, il premio nella sezione Handle dei PV Awards grazie al brevetto di una nuova seta dai contenuti tecnici innovativi. (V.S.)

Fashion Foundation ai designer di moda locali (fra i candidati anche Mattijs e Elsien Gringhuis) che si distinguono per le collezioni creative e stimolanti. L’evento è in programma il 30 novembre a L’Aia e vedrà fra la giuria internazionale anche il fondatore della showroom Studiozeta.org. Mauro Galligari, che mette a disposizione il premio Incubator, Alberto Salesi di Camera Buyer e Roberta Valentini di Penelope di Brescia. Il progetto Dutch Touch (con il patrocinio del Ministero degli Affari Economici olandese) supporta questi giovani nel loro percorso internazionale e molti di coloro che hanno partecipato alle varie edizioni del premio hanno trovato partner distributivi anche in Italia e si sono fatti conoscere a Parigi, Londra e Milano, grazie al lavoro della global product manager Cristina Egger che ha contribuito al lancio di questi stilisti lavorando a stretto contatto con la Camera Italiana Buyer e le showroom più importanti, da Studiozeta. org a Goa, da Papaveri a Spazio Genova. Durante la serata del 30 verrà consegnato anche un altro importante premio di 50.000 euro, devoluto da Prins Bernhard Cultuurfonds, a un designer olandese, con capacità stilistiche e commerciali, che abbia creato almeno 15 collezioni. Nel 2011 è stato vinto da Ilja Visser e nel 2012 da Francisco van Benthum.

 Lanificio Tallia di Delfino: Ferrari e aerei per

promuovere le eccellenze italiane

Il 15 settembre il rombo di 70 Ferrari e Maserati ha risuonato tra le montagne biellesi fino a giungere nel piccolo paesino di Strona dove ha sede la storica azienda tessile Lanificio Fratelli Tallia di Delfino. La seconda edizione dell’evento di “eccellenze italiane”, dedicata ai clienti italiani e stranieri dell’azienda, è iniziata con la sfilata di questi gioielli rampanti fino alle porte del lanificio, famoso produttore di tessuti drappieri di altissima qualità, per poi spostarsi all’aeroporto di Biella Cerrione, chiuso ap-

positamente per permettere alle vetture del cavallino e del tridente di gareggiare. “L’idea anche quest’anno – spiega il direttore commerciale Giorgio Marcarino del Lanificio Tallia di Delfino – era quella di abbinare il meglio dei nostri tessuti con il meglio delle vetture Made in Italy simbolo del lusso nel mondo, valorizzando allo stesso tempo il nostro territorio". Sicuramente un’iniziativa di grande pregio che ha fatto avvicinare i clienti stranieri alla realtà del Made in Italy più autentico con un’esperienza unica. La giornata si è poi conclusa con un volo panoramico sul territorio biellese con aerei turistici. Inutile dire che l’edi-

Elsien Gringhuis (Ph. Meinke Klein)

zione del prossimo anno è già attesissima. (V.S.)

jersey lomellina

i nuovi tessuti Hariel e Luce a Mare di Moda

Jersey Lomellina ha partecipato all’ultima edizione di

Mare di Moda portando con sé tutta l’esperienza di 35 anni di storia tra innovazione e tecnologia. Durante il salone dedicato al beachwear, l’azienda ha proposto oltre ai già conosciuti Piuma e Piuma Light, Hariel il primo tessuto al mondo realizzato con la tecnologia della finezza 80. Inoltre è stato presentato il tessuto Luce: ultrapiatto, sottile e con un prezioso scintillio superficiale che ne accentua la resa cromatica. Morbido al tatto, Luce garantisce grande confort e vestibilità. Due le gamme colori: una fluo e l’altra dai toni più saturi e brillanti, perfetti sia per il beachwear che per lo sportswear. (V.S.)


Mercati 54

FASHION CHI LEGGE

Ready-to-wear o ready-to-buy?

I capi delle sfilate ormai entrano quasi subito nel guardaroba. Le pelliccie in passerella per l’estate sono un esempio. Da comprare subito in negozio o con un click. di Silvia Paoli illustrazione di Karin Kellner

G

li stilisti sanno qualcosa che noi non sappiamo. Lo scopri quando vai alle sfilate per la stagione primavera estate 2013 e esce in passerella… un bel cappottino di pelliccia rasata. Ma allora la prossima estate niente caldo da impazzire, niente Caligola, Nerone e Lucifero (speriamo, più che altro per questi nomi insopportabili) niente piazze infuocate e notti insonni. Insomma, se l’estate prossima si va in pelliccia, si prevede almeno che sia fresco. Vada come vada, la pelliccia estiva non è stato un caso isolato su un’isolata passerella. Belle blusette di astrakan, giacchini di visone rasato e soffici stole si sono viste da New York a Milano a Parigi. Ma al di là della sollecitazione consumistica (la pelliccia estiva non l’abbiamo, dobbiamo per forza comprarcela), c’è di più. Che questi pezzi un po’ distonici col clima della stagione che verrà si intonano invece perfettamente con la stagione in cui si entra subito dopo le sfilate e accendono dunque un desiderio istantaneo: ready to wear and ready to buy che è il destino (vicino o già qui) dell’e-commerce (dalla sfilata a casa in un click). Altro tema forte è l’Oriente. Prada ha dedicato l’intera collezione a un immagina-

rio asiatico con sandali da geisha, tagli e motivi naif (la margheritina rosso scarlatto) e donne sottilmente inquietanti, un innesto di una fanciulla post manga e un’alienata fashion, l’ugly touch che dona allo stile di Prada un’impronta inconfondibile. Ma l’Oriente come speranza, mercato e ispirazione è un’intenzione condivisa da molti e un esempio interessante di mix and match continentale è rappresentato dal kimono di tela militare sontuosamente ricamato di Emilio Pucci (lo voglio!!!) e dai cheosang (abiti tradizionali cinesi) reinterpretati da Etro in fantasie flamboyant. Veniamo alla palette cromatica. A parte il bianco abbagliante, di cui parlerò dopo perché abbinato a un nuovo concetto di volume, i colori sono segnaletici sia per l’uomo sia per la donna. Anche in marchi conosciuti per il loro approccio classico allo stile come Salvatore Ferragamo. Ci sono turchesi e gialli accecanti, e rosa “stagnola” (da Burberry), che letteralmente ti evidenziano in una folla, anche in una folla di curricula, perché si deve spiccare per farsi notare, per emergere, riguadagnare le proprie posizioni, anche quelle professionali esposte ai venti della crisi. Anche per la donna colori densi,

e abiti monocromatici così intensi da non aver bisogno di alcun decoro se non il volume. Ecco quindi il prossimo tema. Quello delle forme e delle ampiezze. Volumi ampi e rotondi specie sulle spalle, che sono ad arco, e creano quasi delle piccole ali. Spalle grosse ma anche fianchi sporgenti, quasi parabordi contro i colpi della vita. Il volume non è solo disegno ma elemento decorativo: i cannoni sporgenti sul dietro, le maniche a campanula, le gonne spioventi sono elementi strutturali ma anche ornamentali. Gli abiti sono architetture più che sculture, mantengono una pulizia lineare eppure sono “ricchi” (vedi alla voce Marni, ma anche a quella Jil Sander). Se poi dobbiamo toccare un tema estivo eccoci ai fiori. E se di fiori freschi si deve parlare, selezionerò per prime le ortensie (fiore originario di Cina e Giappone) di Andrea Incontri, poi le buganville di Just Cavalli, papaveri e paisley (ma anche peonie e fiori di mandorli e ciliegio) di Etro e le margherite stilizzate di Bottega Veneta. Fiori di serra, se farà tanto freddo da mettere la pelliccia la prossima estate. Ma forse gli stilisti sanno qualcosa che noi non sappiamo.


FASHION ILLUSTRATED

Issue #17 - Novembre 2012


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